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1 postprint Rivista di Estetica, n.s., 8 (2/ 1998), XXXVIII, pp. 95-112 Reprints: andreacarbone@lepisma.

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Rosenberg & Sellier

Andrea L. Carbone

LA SENSAZIONE COME TRATTO DISTINTIVO DELL'ANIMALE NELLA ZOOLOGIA ARISTOTELICA.


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PLUTARCO,
Le virt degli animali, 986b.

Grazie alla Aristoteles-Renaissance 1 che in questi ultimi anni ha dato un fruttuoso impulso agli studi aristotelici, anche le cosiddette opere biologiche sono state oggetto di un nuovo interesse2, ed oggi opinione ampiamente condivisa che un'interpretazione circostanziata del pensiero di Aristotele non possa prescindere dalla valutazione delle istanze formulate in questi scritti, per lungo tempo considerati minori. Le esigenze che presenta lo studio della multiformit dell'insieme dei viventi hanno costituito infatti un cimento decisivo per la riflessione ontologica e metodologica dello Stagirita, ed nella pratica della ricerca che appare con chiarezza l'eccezionale attitudine di Aristotele a ricorrere a forme di razionalit sempre diverse e adeguate all'oggetto di studio, facendo della dialettica un potente strumento argomentativo3. Sia nelle opere di argomento specificamente biologico sia in numerosi altri luoghi del corpus,4 Aristotele enuncia la definizione di animale indicando il possesso della sensazione 5 come la propriet caratteristica che distingue gli animali nell'ambito del genere dei viventi.

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Cfr. E.BERTI, Profilo di Aristotele, Roma 1993, p. 8. Uno sguardo d'insieme sui lavori pi recenti, secondo due diverse prospettive critiche, offerto da G.E.R.LLOYD, Aristotle's zoology and his metaphysics: the status quaestionis. A critical review of some recent theories, in AA.VV., Biologie, logique et mtaphisique chez Aristote. Actes du sminaire CNRS-NSF, Olron 28 juin - 3 juillet 1987, publis par D.Devereux et P.Pellegrin, Paris 1990, pp. 7-35, e da A.GOTTHELF, Report on recent work, in D.M.BALME, Aristotle, De partibus animalium I and De generatione animalium I, Oxford 1992, pp. 168-173. 3 Si veda un chiaro ed esauriente panorama dell'evoluzione della linea interpretativa che ha di mira la rivalutazione della dialettica come metodo di argomentazione e di ricerca proprio dell'indagine filosofica e scientifica in: A RISTOTELE, Organon, a cura di M.Zanatta, Torino 1996, p. 45, sgg. 4 Cfr., oltre ai passi discussi pi avanti, De gen. an. I, 21, 731a 33; I, 21, 731b 4; II, 1, 732a 13; III, 7, 757b 16; V, 1, 778b 32; Eth. Nic. IX, 9, 1170a 16. 5 Si avverte sin da ora che in ogni attestazione si render con sensazione il termine , il quale sia nel vocabolario comune sia nel lessico aristotelico ha l'accezione di senso, inteso come facolt percettiva, e quella di sensazione, intesa come avvertimento di uno stimolo. indica invece sia la facolt sia la parte ad essa preposta, mentre si riferisce all'oggetto percepito.

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Il presente lavoro si propone di analizzare il modo in cui le conclusioni alle quali lo Stagirita perviene a proposito della sensazione negli scritti di argomento specificamente psicologico, e le tesi di fondo che vi sono sottese, vengono assunte nell'ambito della ricerca zoologica come punto di riferimento per l'esplicazione causale e come premessa di diverse argomentazioni. Nella divisione delle scienze la zoologia e la psicologia appartengono del resto ad un medesimo impianto, poich trattano dello stesso oggetto da punti di vista complementari. D'altra parte la stessa trattazione dell'anima procede secondo una prospettiva che non esclusivamente antropologica, bens quanto pi possibile estesa a tutto il mondo vivente6. La connessione essenziale tra queste discipline, sulla quale lo Stagirita insiste pi volte e in opere diverse7, appare manifesta gi nella stessa definizione dell'anima come entelechia prima di un corpo naturale che ha la vita in potenza ovvero di un corpo strumentale 8, poich chiaro che a partire da questo principio la trattazione delle diverse facolt dell'anima, quella nutritiva, quella sensitiva e quella intellettiva, intesa a definire gli aspetti per cui l'anima causa e principio delle funzioni del corpo vivente. Per altro verso sono qui a tema i procedimenti adottati dallo Stagirita per la costruzione di questo discorso definitorio, al fine di studiare le modalit della ricerca dei principi e l'evoluzione della teoria della definizione negli scritti biologici. Infatti, secondo la fondazione aristotelica del pensiero scientifico, le definizioni rientrano, insieme alle ipotesi, nel novero dei principi propri di ogni disciplina. Pertanto la definizione di animale, che enuncia al pi alto livello di universalit l'essenza dell'oggetto di cui tratta la zoologia, viene assunta come primo principio proprio di questa scienza.

1. La struttura della definizione di animale. Il procedimento che Aristotele adotta per formulare la definizione di animale pu essere delineato sulla base di quanto si dice in De an. II, 2, 413a 20 sgg., dove si chiarisce quali facolt dell'anima possieda ciascuna specie vivente. Il minor numero di facolt si trova nelle piante, che hanno soltanto attitudine a crescere mediante l'acquisizione del nutrimento, e costituiscono pertanto la forma di vita pi semplice, o - che lo stesso - quella meno diversificata. Gli animali si distinguono invece tra i viventi per il fatto che oltre alle diverse

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De an., I, 1, 402b 4 sgg. De an. I, 1, 402a 4-7; De part. an., I, 1, 641a 15 sgg.; Metaph., VI, 1, 1026a 5-6. Sulla questione cfr. G.E.R.LLOYD, Aspects of the relationship between Aristotle's psychology and his zoology, in AA.VV., Essays on Aristotle's De anima, ed. by M.C.Nussbaum A.Oksenberg-Rorty, Oxford 1992, pp.147. Lo studioso osserva che at certain key points in his [scil. di Aristotele] zoology his specific psychological doctrines strongly influence his interpretation of the biological phenomena, ma che d'altra parte Aristotele d una biological or zoological orientation to his psychological discussion. 8 De an., II, 1, 412a 27-28; De part. an. I, 5, 645b 15 sgg.

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forme di mutamento e alla facolt nutritiva possiedono - come si detto - anche la sensazione. Pertanto la specie animale pu essere individuata nell'ambito del genere vivente secondo la differenza dotato di sensazione / non dotato di sensazione. Affinch una definizione sia formulata in modo corretto occorre per che essa sia propria del definiendum 9 e non si applichi anche ad altre cose. Come si precisa in De an. I, 1, 402b 26 e II, 3, 414b 20 la definizione di animale invece una definizione comune [ ], cio universale: essa, dunque, propria del genere, ma non pu essere predicata come propria delle diverse specie indivisibili di animali, o pu esservi riferita soltanto in seconda istanza. Perch si possa formulare la definizione di una specie particolare sono necessarie infatti ulteriori precisazioni, tali che facendo riferimento ad esse l'animale sia definito secondo molte differenze10. In effetti secondo Aristotele il metodo pi rigoroso di argomentazione in ambito biologico, almeno da un punto di vista teorico, consisterebbe nel procedere determinando dapprincipio le caratteristiche proprie di ciascuna specie indivisibile. Ci tuttavia comporterebbe ripetizioni ridondanti nelle definizioni degli animali appartenenti ad uno stesso genere, e questa circostanza renderebbe fallaci le definizioni cos costruite11. Pertanto il procedimento pi corretto consiste nell'assumere dapprima le caratteristiche proprie dell'intero genere, procedendo poi per successive divisioni, secondo una molteplicit di linee di differenziazione. questo appunto il metodo di definizione delineato in De part. an. I, 2-4. In questo passo degli Analitici posteriori viene esposta la parte preliminare del procedimento, che consiste appunto nella determinazione dei generi secondo le loro caratteristiche proprie:
per avere padronanza dei problemi si devono scegliere le partizioni e le divisioni, e sceglierle in questo modo: dando per presupposto che il genere la <determinazione> comune di tutti i <soggetti>: per esempio, se <i soggetti> studiati siano viventi, quali <determinazioni> appartengono ad ogni vivente; e, una volta assunte queste, di nuovo quali conseguono al primo dei restanti <raggruppamenti nella sua totalit>: per esempio, se questo 'uccello', quali conseguono ad ogni uccello; e cos sempre <prendendo in considerazione> i <raggruppamenti> pi vicini12.

Se il definiendum un certo animale, ad esso converranno in primo luogo tutte le differenze che attengono ad ogni animale in quanto animale. In secondo luogo bisogna procedere asumendo un genere pi ristretto, che si distingue a sua volta nell'ambito della determinazione sovraordinata secondo certe differenze.

Cfr. Top. VI, 1, 139a 32. De part. an. I, 3, 643b 10 sgg. 11 Per quel che concerne la fallacia delle argomentazioni e in particolare delle definizioni causata dalle ripetizioni ridondanti cfr. Top. V, 2, 130a 9 sgg.; VI, 3, 140b 26 sgg.; Soph. el. 13 e 31; Metaph. VII, 5, 1030b 28 sgg.; VII, 12, 1038a 18 sgg. 12 An. post. II, 14, 98a 1 sgg. Due lavori di importanza cruciale hanno mostrato in maniera esauriente che vengono esplicate come 'edos' e 'genos' determinazioni che appartengono a differenti livelli di generalit: P.PELLEGRIN, La classification des animaux chez Aristote, Paris 1982 e D.M.BALME, Aristotle's use of division and differentiae, in Philosophical issues in Aristotle's biology, ed. by A.Gotthelf and J.G.Lennox, Cambridge 1987.
10 Cfr.

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Fondamentale in questa fase l'osservazione empirica, grazie alla quale possibile reperire gli elementi di identit e di differenza che caratterizzano le determinazioni esplicate come generi. Una lettura equilibrata dei testi, tuttavia, dovrebbe senz'altro indurre a pensare che il metodo delle ricerche zoologiche sia tutt'altro che esclusivamente empirico13. Lo Stagirita stesso raccomanda di
condurre la ricerca osservando molte cose, giacch ci che per natura nel tutto o in ci che per lo pi14,

ma puntualizza che per procedere correttamente


bisogna rendere chiare alcune cose maggiormente mediante il ragionamento, altre secondo l'osservazione15.

Pertanto, il procedimento di determinazione dei generi fa riferimento sia agli ndoxa attinenti ai casi in questione, sia all'osservazione empirica:
noi parliamo nell'ambito dei nomi comuni che sono stati tramandati; per non si deve indagare soltanto in questi casi, ma se si sia scorto che si d anche qualche altra determinazione <comune>, dopo averla assunta, <dobbiamo> in seguito <indagare> a quali cose si accompagna e quali <propriet> vi

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A proposito dei presupposti che Aristotele assume nella sua indagine G.E.R.Lloyd, parla di una influence of his theoretical preoccupations and preconceptions on his observational work, ma per altro verso dice che there are other occasions when the theories themselves appear to depend on, and may in some case even be derived from, one or more observations (G.E.R.LLOYD, Empirical research in Aristotle's biology, in Philosophical issues, cit., pp., 56-57). Una lettura che tende invece a sottolineare unilateralmente la preminenza del dato empirico svaluta di conseguenza il momento dialettico: cfr. W.KULLMAN, Bipartite science in Aristotle's biology, in Biologie, logique, cit., p. 336: dialectics has [] lost its auxiliary function of guiding to the first principles of the sciences. One can only be conducted to them by means of perception. Cfr. anche R.BOLTON, Definition and scientific method in Aristotle's posterior analytics, in Philosophical issues, cit., p. 122: lo studioso sostiene che l'osservazione empirica e l'argomentazione dialettica non sono compatibili, poich new empirical data [] fail to fit into any of the sub-classes of endoxa permitted to figure in dialectical reasoning, e altrove (The epistemological basis of aristotelian dialectic, in Biologie, logique, cit., p. 236) afferma persino che the old clich that Aristotle is fundamentally an empiricist is, after all, in certain respects basically right. 14 De part. an., III, 2, 663b 28-29. La Historia animalium costituisce il risultato di questo lavoro di raccolta e analisi delle differenze. In proposito D.M.Balme ha osservato che the role of the HA would be to collect, screen, distinguish, and describe correctly the differentiae requiring explanation (Aristotle's use of division and differentiae, in AA.VV ., Philosophical issues, cit. p. 80). 15 Ibid., IV, 5, 680a 3. Cfr. ad esempio l'esame delle parti sensibili della testa in De part. an. II, 10, 656a 34-35 e in Hist. an. IV, 8, 533b 1 - 534a 5 e 534b 6-10. A proposito di questo passo R.Bolton osserva che new informations based on reliable eyewitness reports of non-experts in biology [] do not count as endoxa and thus cannot be accomodated in dialectic either, ma ammette che Aristotele fa spesso riferimento a simili dati (R.BOLTON, Definition and scientific method in Aristotle's posterior analytics, in Philosophical issues, cit., p. 123): lo studioso non tiene conto del fatto che qui proprio contro il dato percettivo che viene fatta valere l'esperienza dei pescatori, esaminata e verificata dialetticamente mediante un confronto con altre istanze e utilizzata poi in una nuova argomentazione. Inoltre deve essere puntualizzato che l'opinione dei pescatori non assunta come un ndoxon : l'argomentazione dialettica infatti non consiste [] nel cercare di salvare gli ndoxa, bens consiste nel mettere alla prova i phainmena, cio le opinioni, alla luce degli ndoxa (E.BERTI, Le ragioni di Aristotele, cit., p. 131). Pi recentemente R.Bolton ha sostenuto che Aristotele often appeals to new perceptual data which [] contradict all standing opinion (The epistemological basis of aristotelian dialectic, in Biologie, logique, cit., p. 191), ma - come si inteso mostrare - si d anche il caso contrario, e d'altra parte simili procedimenti di confutazione sono in ogni caso essenzialmente propri della dialettica.

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conseguono: per esempio, per i <viventi> che hanno le corna, l'avere il guscio e il non avere denti incisivi su entrambe le mascelle16

Pertanto la condizione dell'esplicazione di un genere sempre l'effettiva sussistenza di caratteristiche comuni, e la conformit alle denominazioni in uso costituisce soltanto un punto di riferimento sia dell'osservazione che della discussione dialettica delle tesi. Questo lavoro di raccolta e di analisi stato osservato17 che lo Stagirita non formula in nessun luogo una definizione che si possa considerare completa di una qualsiasi specie animale, e che per questo motivo necessario che nella ricostruzione del suo metodo argomentativo l'importanza della definizione sia ridimensionata. Questa circostanza induce piuttosto a pensare che negli scritti biologici l'interesse dello Stagirita sia concentrato sulla viva pratica della ricerca e del confronto dialettico piuttosto che sulla formalizzazione dei risultati delle indagini. In secondo luogo questo modo di procedere sembra in realt del tutto conforme al passaggio dall'universale al particolare che si delineato, di guisa che la definizione di animale resta un punto di riferimento fondamentale nell'indagine relativa alle singole specie. Si deve anzi pensare che definizioni complete, se fossero state formulate, avrebbero avuto forma ridondante, poich avrebbero nuovamente enunciato le caratteristiche generiche individuate in precedenza. La costruzione della definizione di animale corrisponde dunque al primo momento di determinazione delle caratteristiche comuni ad un certo genere, naturalmente suscettibile di ulteriori differenziazioni: stabilito, cio, che la sensazione appartiene a tutti gli animali, resta da studiare il modo in cui essa viene esercitata e le parti che vi sono preposte, che sono differenti in ciascuna specie. in tal modo che la definizione viene assunta con funzione di principio nelle diverse argomentazioni che hanno di mira l'esplicazione causale relativa ai fenomeni osservati. Da questo punto di vista il procedimento qui adottato peculiare delle scienze fisiche, poich in questo ambito, come si precisa in De an. II, 2, 413a 13 sgg.,
il discorso definitorio non deve chiarire soltanto la nozione, come riportano la maggior parte delle definizioni, ma deve contenere e mostrare anche la causa.

Definzioni di questo genere sono quelle nelle quali il che cos' e il perch coincidono, come avviene nella definizione di eclissi riportata in An. post. II, 2, 90a 15 sgg.,

16 An. 17

post. II, 14, 98a 13 sgg. Cfr. per esempio A.GOTTHELF, Notes toward a study of substance and essence in Aristotle's 'Parts of animals' II-IV, in AA.VV., Aristotle on nature and living things, cit., pp. 27-54. In proposito G.E.R.Lloyd osserva che the absence of good complete examples of definitions of animal species might be as much a sign of his realizing the difficulty of the task as of his not wanting to undertake it (G.E.R.LLOYD, Aspects of the relationship between Aristotle's psychology and his zoology, cit., p. 160).

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poich in esse ci che costituisce la differentia la causa della cosa18. Questo appunto anche il caso della derfinizione di animale, poich in De an. II, 2, 413b 2-3 Aristotele dice che
l'animale soprattutto a causa della sensazione19.

necessario ora chiarire appieno il senso di questa istanza, analizzando in dettaglio la funzione attribuita alla sensazione nella vita animale. Nella ricerca sulle parti sensibili e sulle relazioni che esse hanno con le altre parti del corpo i principi sui quali si basa la formulazione della definizione di animale hanno infatti funzione di premessa in argomentazioni particolari: pertanto vengono tradotti ad un livello di generalit pi ristretto e adattati a circostanze specifiche. Per quel che concerne la sensazione si pu dire che a questo restringimento del campo di applicazione corrisponde all'inverso un ampliamento di prospettiva, circostanza, questa, che testimonia l'eccezionale capacit dello Stagirita di osservare ogni cosa da punti di vista diversi. Per un verso infatti Aristotele studia gli aspetti per i quali la sensazione necessaria in vista della conservazione dell'animale, analizzando il funzionamento e l'importanza di ciascun senso. Per altro verso, procedendo in questo studio delle parti sensibili, egli assume la sensazione a sua volta come fine in vista del quale necessario che alcune parti si generino. Pertanto la sensazione viene indicata come condizione necessaria dal punto di vista della vita dell'animale, e, in quanto tale, come fine dal punto di vista della generazione delle parti.

2. La sensazione come condizione necessaria per la vita dell'animale. In De an. II, 3, 413b 5 sgg., e 415 a 2 sgg., la definizione di animale viene ulteriormente articolata, e si puntualizza che la sensazione della quale sono dotati in primo luogo tutti gli animali quella del tatto. In questo caso l'argomentazione procede in forza del fatto che questo senso pu esistere anche senza tutti gli altri (pare che ci avvenga nel caso di alcuni
18

Cfr. R.SORABJI, Definitions: why necessary and in what way?, in AA.VV., Aristotle on science, Proceedings of the eighth Symposium Aristotelicum, ed. by E.Berti, Padova 1981 p. 214 sgg. In questo senso D.M.Balme parla di search for causal differentiae, osservando che Aristotele seeks the significant, causal grouping of differentiae. He does not use them as a method of reference to animals in a cataloging system []. On the contrary, he selects just those differentiae which appear relevant at the moment, as offering a clue to the problem under discussion (Aristotle's use of division and differentiae, cit. p. 86). 19 R.Bolton, ponendosi in una linea esegetica di segno contrario rispetto a quelle improntate ad una rivalutazione della dialettica come metodo argomentativo, ha rilevato una discrepanza tra la teoria della definizione negli Analitici posteriori e nei Topici, sostenendo che there is nothing in the Topics which corresponds to the doctrine much emphasized in the Analytics that advanced definitions of the sort that are more intelligible absolutely are adequate only to the extent that they can be used to explain those perceptible and other characteristics of things which figure in initial definitions (R.BOLTON, Definition and scientific method in Aristotle's Posterior Analytics and Generation of animals, in Philosophical issues, cit., pp. 147-8). L'analisi qui svolta intesa a mostrare che il modo in cui formulata la definizione di animale costituisce una prova della tesi contraria a quella sostenuta dallo studioso.

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esseri acquatici che, pur avendo una tendenza alla vita bentonica, presentano caratteristiche intermedie tra quelle degli animali e quelle delle piante20). Inoltre le altre sensazioni dipendono tutte in qualche modo da quella tattile. Per distinguere il vivente dal non vivente Aristotele procede in modo analogo, considerando condizione necessaria per la vita il possesso di quelle facolt che possono sussistere indipendentemente da tutte le altre21. In De sensu, 1, 436b 10-14, dove questa istanza viene ribadita, la necessit del possesso della sensazione posta in primo piano come dato saliente per la costruzione della definizione di animale:
agli animali, in quanto ciascuno animale, necessario che appartenga la sensazione: con ci infatti definiamo l'essere animale o non animale. In particolare per ciascuno il tatto e il gusto si accompagnano necessariamente a tutte <le sensazioni>.

Un ulteriore richiamo alla necessit della sensazione si trova in De part. an. II, 1, 647a 21-22, dove si dice che
impossibile che vi sia un animale senza sensazione.

La diversit della formulazione soltanto apparente, poich secondo la tavola di consecuzione dei modi22 a impossibile che non sia consegue necessario che sia. La ragione per la quale necessario che la sensazione appartenga a ogni animale appare evidente se si osserva che la facolt sensibile ha una relazione di qualche sorta con tutte le altre facolt dell'anima, ed necessaria anche nel caso delle facolt pi elevate e apparentemente indipendenti da ogni contenuto sensibile, come la fantasa e l'intelletto23.

20 Cfr. 21

De part. an., IV, 5, 681b 1 sgg. Questo modo di argomentare si richiama alla nozione di anteriorit secondo natura e sostanza trattata in Metaph. V, 11, 1019a 1 sgg.L'accertamento dell'effettiva presenza di parti sensibili indispensabile anche per studiare organismi come le ascidie, che si trovano in una posizione intermedia della scala naturae. Cfr. De part. an. IV, 5, 681a 25 sgg. Aristotele si riferisce in pi luoghi alla crescente complessit e differenziazione degli organismi dalla materia inanimata alle piante e agli animali attrraverso alcune specie intermedie: cfr. De part. an. II, 3, 666a 29; IV, 5, 681a 11-15; Iv, 10, 686b 29-35. L'affinit di questa concezione della continuit dei viventi con le moderne teorie evoluzionistiche stata sottolineata ad esempio da D'Arcy W. Thompson, illustre morfologo e studioso della biologia antica, il quale ritiene che nella biologia aristotelica l'evoluzione fosse un concetto mentale che si riferiva a ordine e continuit in una sequenza di eventi, indipendentemente dal tempo (cfr. D'ARCY W. THOMPSON, Crescita e forma, ed. ridotta a cura di J.T.Bonner, Torino 1992, p. 220). 22 Cfr. De int. 12-13. Sull'uso delle enunciazioni modali nelle opere biologiche cfr. A.KOSMAN, Necessity and explanation in Aristotle's Analytics, in Biologie, logique et mtaphisique chez Aristote, cit., soprattutto pp. 357 sgg. 23 Cfr. De an. III, 8, 432a 6 sgg. e inoltre M.Zanatta, Lineamenti della filosofia di Aristotele, Torino 1997, p 161. Il rapporto tra la sensazione e la formazione delle immagini viene chiarito in De an. III, 3, 427 b 14 sgg. e 428b 15 sgg., mentre in De an. III, 7, 431a 15 sgg. viene indicata la necessit della sensazione per l'esercizio della facolt intellettiva, e si precisa che l'anima non pensa mai senza un'immagine. In De sensu, 1, 436b 1 sgg. si precisa che le funzioni pi importanti, cio veglia e sonno, giovinezza e vecchiaia, inspirazione ed espirazione, e infine vita e morte, sono connesse in qualche modo alla sensazione. C.Kahn ha rilevato che nella stessa trattazione di nos, phantasa, dinoia e nesis lo studio della sensazione ha una analoga funzione direttiva (C.KAHN, Sensation and consciousness in Aristotle's psichology, in AA.VV., Articles on Aristotle, ed. by J.Barnes, M.Schofield, R.Sorabji, New York 1979, soprattutto pp. 4-5).

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L'analisi delle relazioni con le altre facolt fondamentali, svolta principalmente in De an. II, 3, attiene pi strettamente alla trattazione dei diversi sensi, e in primo luogo del tatto che, come si visto, viene considerato come il senso primo e pi essenziale dell'animale:
definiamo l'animale per il fatto di avere sensazione, e in primo luogo il tatto 24.

Ha una relazione con questo senso in primo luogo la facolt desiderativa, poich il desiderio sempre rivolto a ci che procura piacere, e la percezione del piacere e del dolore propria appunto del tatto. In secondo luogo, per la facolt nutritiva, che presiede alla capacit di accrescimento mediante la nutrizione e alla riproduzione, ovvero alle funzioni vitali primarie dell'animale25, sono determinanti i sensi che si esercitano per contatto con l'oggetto percepito: il tatto, perch atto a cogliere le diverse qualit del nutrimento, e naturalmente il gusto, che una specie di tatto poich il suo oggetto una sorta di tangibile. Quanto sia essenziale il possesso del tatto per la vita dell'animale secondo lo Stagirita appare con chiarezza sotto un altro rispetto da ci che egli dice in De an. III, 13, 435b 13 sgg. a proposito del caso estremo in cui l'animale perde questo senso, in seguito al verificarsi di un eccesso del tangibile:
l'eccesso dei tangibili, ad esempio delle cose calde, fredde o dure, uccide l'animale: l'eccesso di ogni sensibile infatti distrugge la parte sensibile, e cos anche il tangibile <distrugge> il tatto; ma l'animale si definisce sulla base del tatto, giacch si mostrato che non possibile che vi sia un animale senza tatto. Perci l'eccesso dei tangibili corrompe non solo la parte sensibile, ma anche l'animale.

Come si pu osservare, Aristotele dice con chiarezza che la ragione per cui la definizione di animale deve essere enunciata facendo riferimento alla sensazione il fatto che il possesso della sensazione necessario per la vita dell'animale. L'importanza attribuita alla necessit nella costruzione del discorso definitorio del tutto in accordo sia con la trattazione del per s svolta in An. post. I, 4, dove si precisa che le determinazioni che rientrano nella definizione sono per s e che ci che si dice per s necessario, sia in generale con la dottrina dei predicabili esposta in Top. I, 5-626. L'importanza di questo riferimento non pu essere per rilevata in tutta la sua portata se prima non si precisa qual la forma di necessit che deve essere attribuita alla sensazione. A questo proposito alcune preziose indicazioni possono essere rintracciate in De an. III, 12, 434a 30 sgg., dove la necessit della sensazione viene posta in relazione ad un certo fine:
necessario che l'animale abbia la sensazione, se la natura non fa nulla invano. Tutte le cose che sono per natura sussistono infatti in vista di qualcosa, o saranno circostanze di quelle in vista di qualcosa. Dunque

24 De part. 25 Cfr.

an., II, 8, 653b 22-23. De an. II, 4, 415a 23 sgg. 26 A questo proposito, e in generale sulla questione dei rapporti tra definizione, essenza e necessit cfr. A.C.LLOYD, Necessity and essence in the posterior analytics, in Aristotle on science, cit., soprattutto p. 163, e R.SORABJI, Definitions: why necessary and in what way?, cit., soprattutto p. 211.

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ogni corpo che fosse capace di movimento ma privo di sensazione si corromperebbe e non giungerebbe al fine, che funzione della natura27.

Il possesso della sensazione dunque condizione necessaria in prima istanza in vista del fine costituito dalla sopravvivenza e dalla conservazione dell'animale. Pertanto la forma di necessit alla quale allude Aristotele quando si riferisce alla sensazione quella detta per ipotesi, cio la necessit di un certo mezzo in vista di un determinato fine28. Questa forma di necessit costituisce l'armatura della teleologia aristotelica in ambito biologico, poich consente di inquadrare la relazione tra fine e condizioni necessarie in una struttura ben definita, ma al tempo stesso articolata e duttile29. Deve essere ben chiaro per che la necessit non estesa ad entrambi i termini di questa relazione, bens affetta soltanto il mezzo. Pertanto sul piano dell'argomentazione scorretto inferire la necessit del realizzarsi di un fine in forza del fatto che ne sussistono le condizioni. Un'argomentazione corretta procede invece a partire dal fine, cio in senso inverso rispetto al corso della generazione, dove le condizioni sono cronologicamente precedenti rispetto alla realizzazione del fine30. Il rapporto tra mezzo e fine stabilito secondo la nozione di necessario per ipotesi pu essere comunque determinato a diversi livelli di generalit. Il fine di ciascuna parte del corpo la funzione [] alla quale quella parte preposta31, mentre il fine ultimo della genarazione lo sviluppo completo dell'animale, cio la realizzazione della forma: come si pu osservare, la causa formale e la causa finale sono affatto coincidenti. Poich l'anima la forma del corpo, la relazione tra anima e corpo assimilabile sotto questo rispetto a quella che lega una parte e la sua funzione, come nel caso dell'occhio e della vista, dal momento che l'esercizio delle facolt dell'anima atto delle diverse parti del corpo che vi concorrono32.
27 Seguo 28

qui il testo di Bekker. I luoghi pi rilevanti in cui viene trattata la necessit ipotetica sono Phys. II, 8-9; De gen. et corr. II, 11; De part. an. I, 1. Il pi recente convincimento di D.M.Balme a proposito della necessit ipotetica non pare condivisibile: Aristotle do not refer to 'hypotetical necessity' in his biology, but only to 'necessity', poich he means necessity to cover both hypotetical and absolute necessity (D.M.BALME, Teleology and necessity, in Philosophical issues, cit., p. 285). In tal caso infatti si dovrebbe ammettere che pur avendo effettuato nel primo libro del De partibus animalium e in molti altri luoghi una distinzione dialettica dei diversi significati del termine necessario (An. Post. II, 11, 95a sgg., Phys. II, 8-9; Metaph. V, 5; Eth. Nic. VI, 3-4) lo Stagirita continui ad utilizzarlo in maniera a conti fatti equivoca. 29 Cfr. Metaph. VI, 1, 1025b 10 sgg. A proposito della duttilit delle strutture argomentative della fisica aristotelica cfr. E.BERTI, Le ragioni di Aristotele, Roma-Bari 1989, pp. 47 sgg.: lo studioso rileva che questa scienza possiede una diversa forma di razionalit, caratterizzata [] dalla"duttilit", la quale non un grado minore di necessit, perch la necessit non ha gradi, ma veramente un carattere diverso. 30 Cfr. Phys. II, 9, 200a 8 sgg.; An. post. II, 12, 95a 12 sgg. 31 Per quanto riguarda le parti degli animali W.Kullmann parla di tending of organs toward the whole animal as 'the aim of something' plus 'to the benefit of which', distinguendo due diversi tipi di causa finale (W.KULLMANN, Different concepts of the final cause in Aristotle, in AA.VV., Aristotle on nature and living things, edited by A.Gotthelf, Pittsburgh 1985, p. 172.). 32 Cfr. De an., II, 1, specialmente 413a 1 sgg. Cfr. inoltre D.M.BALME, De partibus animalium I, cit. p. 90. Dopo aver chiarito che as the form of the body, the soul is the animal's being (ousia ) considered in abstraction from flesh and bones e che as the mover of the body, the soul is the animal's ability and tendency to grow, change, move, in riferimento allo sviluppo completo come fine della generazione lo studioso puntualizza che

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Da quanto si delineato appare dunque chiaramente che nella formulazione del discorso definitorio l'esplicazione della causa formale rinvia da diversi punti di vista all'esplicazione delle altre cause. In primo luogo, per quel che concerne il fine, per un verso si visto che esso coincide con la forma, di guisa che la definizione lo enuncia immediatamente, e per altro verso che l'argomentazione deve procedere a partire da esso:
evidente che sia primo ci che diciamo fine di qualcosa, giacch la definizione questo 33.

In secondo luogo a partire dal fine si determina l'ambito delle condizioni necessarie, il cui livello basilare nella generazione naturale costituito dagli elementi naturali e dalle loro qualit. Infine la definizione enuncia anche la causa motrice, che identica per specie a quella formale, in quanto costituita dalla forma del generante che viene trasmessa al generato34. Un discorso definitorio costruito in questa forma pu dunque essere il fondamento di un'indagine corretta, poich, se si enuncia la definizione in questo modo, non viene tralasciata la ricerca di nessuna causa. Lo Stagirita ritiene che i pensatori antichi siano proceduti in maniera fallace proprio a causa del fatto che non hanno elaborato la nozione di essenza e non hanno esercitato la pratica di definire la sostanza, e per questo motivo hanno condotto le loro ricerche esplicando soltanto le cause materiali e quelle motrici35.

3. La sensazione come fine della generazione delle parti . In Metaph. VII, 11, 1036b 28 sgg. Aristotele prospetta la necessit di formulare la definizione di animale in maniera a prima vista diversa rispetto alle enunciazioni sin qui esaminate:

the soul is potentially this end, which is the definition of the animal. 33 De part. an. I, 1, 639b 14-15. Cfr. De part. an. I, 1, 640a 18-19, probabile riferimento a Platone, Phil. 54a 8 c 4, e ibid. 641b 31, dove si dice che la sostanza il fine. Una volta chiarita questa coincidenza appare priva di fondamento l'ipotesi, formulata da J.M.Cooper, che Aristotele faccia per lo pi riferimento ad una necessity of what follows directly from the human essence distinta dalla necessit ipotetica, e che it's only where [] this kind of necessity cannot be claimed that the question of a hypotetical necessity arises (J.M.COOPER, Hypotetical necessity, in Aristotle on nature, cit., p. 152). 34 Cfr. De gen. an., I, 18, 742a 17 sgg.; II, 1, 735a 2 sgg.; Metaph. VII, 7, 1032a 24 sgg.; 8, 1033b 30 sgg. 35 Cfr. De part. an. I, 1, 640a 1-9, dove Aristotele polemizza con quanti invece argomentano sui viventi facendo leva sulla necessit assoluta, che propria degli enti non soggetti a generazione; cfr. anche De part. an. I, 1, 642a 3 - b 4, dove viene addotta come ragione di questo errore metodologico l'ignoranza dell'essenza e del definire la sostanza. Secondo A.Gotthelf la questione della teleologia pu essere ricondotta a quella della biological reducibility, poich secondo Aristotele the development of a living organism is [] the actualization primarily of a single potential for an organism of that form, an actualization which incorporates many element-potentials, but is not reducible to them, e in questo senso va interpretata la sua coscienza di essere ben distante from his 'mechanistic' predecessors ( A.GOTTHELF, Aristotle's conception of final causality, in AA.VV., Philosophical issues in Aristotle's biology, edited by A.Gotthelf and J.G.Lennox, Cambridge 1987, p. 213. Nel postscript 1986 in calce al saggio si pu trovare una preziosa rassegna critica dei pi importanti lavori sul tema della teleologia aristotelica).

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l'animale qualcosa di percettibile, e non possibile che esso sia definito senza il movimento, perci neppure possibile <definirlo> senza le parti che stanno in un certo modo. La mano <infatti> non parte dell'uomo in ogni caso, ma <lo soltanto> quella che in grado di condurre a termine la propria funzione, sicch animata: se invece non animata, non una parte.

L'istanza formulata in questo passo pu essere considerata una risposta definitiva alla questione sollevata all'inizio di Metaph. VII, 10, dove Aristotele si chiede se la nozione della parti deve essere compresa nella definizione del tutto36. Tutte le facolt dell'anima sono in qualche maniera in relazione con la facolt sensibile. Secondo la psicologia aristotelica l'esercizio della funzione di ciascuna parte del corpo coincide con l'esercizio della facolt dell'anima che ad essa corrisponde37. Il fatto che tutte le facolt dell'anima sono in qualche maniera in rapporto con la facolt sensibile fa s che lo studio delle parti del corpo venga condotto assumendo come punto di riferimento la necessit del possesso della sensazione. In Metaph. VII, 10, 1035b 16 sgg. infatti si precisa che
se ciascuna parte <dell'animale> definita bene, non sar definita senza la funzione, e questa non potr appartenere <a quella parte> senza la sensazione.

Come si vede il definiendum in questo caso costituito dalle singole parti e non dall'intero animale38, ma la necessit della sensazione comunque posta in rilevo. In questo passo infatti si dice che le cause per le quali una parte ha una certa conformazione possono essere determinate soltanto a partire dalla funzione alla quale essa preposta, e che pertanto la parte in questione pu essere definita soltanto sulla base della sua funzione. Ora, poich la sensazione condizione necessaria affinch le parti svolgano la loro funzione, anche in questo caso la costruzione del discorso definitorio procede a partire dall'assunzione della sensazione come condizione necessaria per la vita dell'animale39. Proprio per questo motivo la realizzazione delle condizioni migliori per il perfetto esercizio della sensazione certamente uno dei fini pi rilevanti della generazione delle parti, sia di
36

Il riferimento alle parti costituisce propriamente nell'ambito della definizione l'esplicazione della materia. A questo proposito cfr. D.M.BALME, Aristotle's biology was not essentialist, in Philosophical issues, cit. pp. 291312; cfr. anche ID ., Matter in the definition, in Biologie, logique, cit., pp. 49-54 dove, rispondendo alle difficolt sollevate da Lloyd a questo proposito (cfr. G.E.R.L LOYD, Aristotle's zoology and his metaphysics, cit., pp. 16 sgg.), Balme formula provocatoriamente l'ipotesi che l'unico Aristotle's target in natural philosophy is causal explanation e che definition and its associated logical apparatus became as irrelevant to Aristotle as it has to modern philosophers of nature. 37 Cfr. De an. II, 1, 413a 5 sgg. 38 Cfr. quanto A.Gotthelf dice a proposito della existence of definition at such varying levels of generality (A.GOTTHELF, Notes toward a study of substance and essence in Aristotle's 'Parts of animals' II-IV, in Aristotle on nature..., cit., p. 49). P.Pellegrin sviluppa per questa idea sino alle conseguenze pi estreme, giungendo per esempio ad affermare che the proper objects of the Aristotelian method of definitional division are the , che in Aristotelian biology the , in the primary and strong sense, are the and that this biology is primarily a 'moriology' (P.PELLEGRIN, A zoology without species, in Aristotle on nature, cit., trad. ingl. A.Preus, p. 106). 39 Per altro verso la sensazione lo strumento con il quale l'animale avverte la presenza del cibo o dei pericoli: cfr. De sensu, 436b 12-20.

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quelle sensibili che delle altre coinvolte indirettamente. Il modo stesso in cui Aristotele studia le parti sensibili, la loro struttura, la loro disposizione e la loro relazione con le altre parti del corpo mostra che la sensazione, assunta come causa finale, uno dei pi significativi criteri guida della ricerca. La sensazione ha innanzi tutto funzione di discrimine nello studio sulle relazioni tra la forma di composizione delle parti e la loro funzione, che sta a fondamento della gran parte dell'indagine zoologica:
Dunque per queste cause negli animali vi sono alcune parti semplici e omogenee, altre composte e non omogenee. Poich inoltre negli animali alcune parti sono strumentali e altre sensibili, ciascuna di quelle strumentali non omogenea, come ho detto prima, mentre la sensazione si genera per tutti nelle parti omogenee, perch una qualunque sensazione di un solo genere, e la sensibilit di ciascun <genere> ricettacolo delle sensazioni40.

Come si vede l'indagine sulla struttura materiale delle parti e sulle relative potenzialit non esaurisce affatto la ricerca, ma necessario anche mettere in relazione le caratteristiche di una parte con la sua funzione. Mette conto di analizzare alcuni esempi significativi di applicazione di questo procedimento. (1) Per quel che concerne la posizione delle parti sensibili41, Aristotele osserva che ragionevole che gli occhi siano nella testa in prossimit dell'encefalo poich questo umido e freddo42, e quindi possiede le qualit ideali per la vista - che acqua per natura43 - e in generale per le sensazioni pi precise, le quali abbisognano di sangue puro e non caldo:
necessario che le sensazioni assai esatte si generino pi esatte attraverso le parti che hanno il sangue pi puro, giacch il movimento della caldezza nel sangue interrompe l'attivit sensibile44.

Inoltre la posizione frontale consente all'animale di rivolgere la vista nella direzione del movimento. Le orecchie sono invece disposte in modo che i suoni siano percepiti da tutte le direzioni nel modo migliore, mentre il naso si trova come in una linea sul movimento della respirazione45. Le osservazioni sulla posizione delle parti preposte alla sensazione del tatto e del gusto presentano difficolt maggiori: per quanto riguarda il tatto Aristotele ritiene, anche se con qualche incertezza, che la prima parte sensibile non la carne e la parte siffatta, ma all'interno46, e cos pure nel caso del gusto, sensazione assai affine a quella del tatto47 perch il suo oggetto una sorta di tangibile percepito nell'umido48.
40 De part. 41 Cfr.

an. II, 1, 647a 1-9. Aristotele allude qui alla dottrina dei sensibili propri esposta in De an. II, 6. De part. an. II, 10, 656b 1 - 657a 12. 42 Il cervello secondo aristotele principio della freddezza: cfr. De part. an. II, 7, 652a 24 - 653b 18. 43 De part. an. II, 10, 656b 2. Cfr. De an. II, 7, 418b 4 sgg. 44 De part. an. II, 10, 656b 2-5. 45 Ibid. II, 10, 657a 10-11. 46 Ibid. II, 10, 656b 35.

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(2) Lo Stagirita, procedendo nel suo attento studio delle differenze di conformazione delle parti sensibili nell'intera serie animale, si sofferma su alcune particolarit assai significative per stabilire un'affinit di funzione tra parti analoghe o diverse di animali che appartengono a specie spesso assai distanti, oppure per individuare parti che sono preposte a pi funzioni49. Uno dei casi pi interessanti quello della narice dell'elefante:
L'elefante ha questa parte pi peculiare degli altri animali, giacch essa ha grandezza e potenza smisurata. Infatti la narice <la parte> con la quale porta alla bocca il nutrimento, solido e liquido, come se usasse una mano 50.

Una situazione analoga quella della bocca umana, che formata da parti come la lingua, le labbra e i denti, che sono destinate sia alla masticazione che alla fonazione. La lingua di molti animali adatta esclusivamente alla percezione del gusto a causa della sua durezza e della difficolt di articolazione, mentre nel caso dell'uomo, ma anche degli uccelli canori, l'attitudine della lingua a variare in forma e dimensioni consente l'emissione di voci articolate:
Nell'essere largo vi anche l'<essere> stretto: nel grande infatti vi anche il piccolo, ma nel piccolo non vi il grande. Perci inoltre la maggior parte degli uccelli che pronunziano lettere sono dotati di lingua pi larga degli altri. [] Tra gli uccelli alcuni sono dotati di molte voci, e quelli dotati di artigli adunchi hanno <la lingua> assai larga. Quelli dotati di molte voci sono invece assai piccoli. Tutti inoltre fanno uso della lingua per la reciproca comunicazione, ma alcuni pi di altri, tanto che si ritiene che in alcuni vi sia anche un apprendimento reciproco 51.

Nello studio di questo genere di parti l'esplicazione della causa finale si presenta dunque particolarmente complessa, poich necessario che la conformazione materiale e la struttura siano messe in relazione a fini spesso affatto diversi, come appunto sono l'articolazione delle parole e la prima elaborazione del cibo: per questo motivo le parti preposte a pi funzioni presentano a volte una struttura capace appunto di un rapido adattamento. (3) L'esempio forse pi significativo costituito dalla trattazione dell'encefalo e del cuore, le due parti che nella fisiologia aristotelica sono principio rispettivamente della freddezza e

47 Cfr. 48 Cfr.

Ibid. II, 10, 657a 1. De an. II, 10. 49 Aristotele utilizza solitamente il verbo o quando si riferisce al fatto che la natura destina una certa parte ad una molteplicit di funzioni. Non forse inutile ricordare che lo studio delle strutture atte ad esercitare pi funzioni oggi ritenuto fondamentale per la comprensione dei meccanismi della selezione naturale e dell'evoluzione (cfr. E.MAYR, Biologia ed evoluzione, Torino 1982, pp. 82 sgg.). 50 De part. an. II, 16, 658b 33 - 659a 2. 51 De part. an. II, 17, 660a 26 - 660b 4. Queste straordinarie osservazioni dello Stagirita precorrono gli studi pi recenti sul linguaggio degli animali, che si situano in un territorio di confine tra scienza e filosofia, ma generalmente ignorano il possibile precedente aristotelico: cfr. per esempio AA.VV., Animal communication, ed. by T.A.Sebeok, Indiana University Press 1968, trad. it. G.Usberti e L.Vezzoli, Zoosemiotica. Studi sulla comunicazione animale, Milano 1973.

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della caldezza del corpo. Aristotele attribuisce infatti ad entrambi una funzione essenziale nella sfera della sensazione:
due <sensazioni> sono evidentemente connesse al cuore, quella dei tangibili e quella dei gusti, mentre delle <altre> tre, quella dell'olfatto mediana e l'udito e la vista sono nella testa massimamente per la natura delle <parti> atte alla sensazione52.

Aristotele ritiene tuttavia che l'unico ricettacolo di tutte le sensazioni sia il cuore53, che una parte omogenea in quanto appunto principio della sensazione, pur essendo sotto un altro rispetto una parte disomogenea in quanto principio dell'azione54. Il fatto che il cuore sia principio della sensazione per Aristotele un elemento decisivo per stabilire che esso principio della vita stessa dell'animale. Il ragionamento pu essere ricostruito secondo questa scansione: (I) in primo luogo si accerta che le parti che appartengono a tutti gli animali dotati di sangue, cio le parti proprie, sono il cuore e il fegato; (II) il fegato tuttavia ha delle caratteristiche che lo rendono inadatto per varie ragioni a svolgere la funzione di principio; (III) il cuore invece principio del sangue. Di qui la conclusione, alla quale si perviene in forza del fatto che il cuore una parte non solo propria ma anche necessaria per l'espletamento di una funzione essenziale:
l'animale si definisce infatti per la sensazione, e la <parte> che per prima sensibile quella che per prima sanguigna, e siffatto il cuore55.

Le osservazioni sulla sensazione e sulla relazione che essa ha con il cuore hanno un ruolo notevole anche nella determinazione dei luoghi e delle direzioni fondamentali del corpo :
nelle parti anteriori e nel mezzo si trova il cuore, nel quale diciamo che sia il principio della vita, di ogni movimento e anche della sensazione (infatti la sensazione e il movimento sono verso quello che chiamiamo davanti, e proprio per questa ragione si distingue il davanti e il dietro)56.

D'altra parte Aristotele rileva che vi per lo pi una corrispondenza tra l'orientamento delle parti e la loro funzione, che pu essere interpretata nei termini di un rapporto tra condizione necessaria e fine. Questo evidente nel caso del diaframma, poich esso protegge il cuore, situato in alto, dai turbamenti provocati dall'attivit dello stomaco e degli intestini:
Per questo la natura ha effettuato una divisione, realizzando il diaframma come un muro divisorio e uno steccato, e ha diviso ci che assai ragguardevole da ci che non lo , dove possibile distinguere alto e basso, giacch l'alto la causa finale e il meglio, il basso invece a cagione di questo e necessario, <essendo> ricettacolo del nutrimento57.

52 De part. 53 Cfr.

an. II, 10, 656a 30-33. ad esempio Ibid., III, 4, 666a 10-17. 54 Cfr. Ibid. II, 1, 647a 25 sgg. 55 Ibid., III, 4, 666a 35 - 666b 1. 56 Ibid., III, 3, 665a 10 sgg. 57 Ibid., III, 10, 672b 19-24.

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La natura di principio del cuore appare evidente anche a causa della posizione centrale che esso occupa nel corpo necessario, cio nella regione che contiene le parti essenziali per la vita dell'animale58. Questa teoria della centralit del principio della sensazione si rivela per altro verso un importante punto di riferimento per lo studio di animali come gli insetti e gli organismi acquatici, le cui parti sensibili non sono facili da individuare e descrivere59. Nell'ambito della sua trattazione del cuore lo Stagirita ingaggia inoltre una decisa polemica contro la tesi encefalocentrica, incompatibile per ovvie ragioni con le sue teorie, e in particolare contro Platone, riportando e confutando le ragioni che egli adduce nel Timeo in favore della tesi che l'encefalo sia la parte che presiede alla sensazione60:
Per ci che si detto sull'encefalo accade necessariamente [ ] che <l'uomo> abbia la testa priva di carne. Infatti non come alcuni dicono, che se la testa fosse carnosa il genere <umano> sarebbe pi longevo, e sostengono peraltro che sia priva di carne a cagione di una buona sensazione: si ha sensazione con l'encefalo, e le parti troppo carnose non ricevono la sensazione. Nessuna di queste cose vera, ma se la regione intorno all'encefalo fosse molto carnosa farebbe il contrario di ci per cui [ ] l'encefalo si trova negli animali (infatti non potrebbe produrre raffreddamento essendo esso stesso troppo caldo), e non causa di nessuna delle sensazioni, anzi privo di sensazione, ed come uno qualunque dei residui. Ma non ricercando per quale causa alcune delle sensazioni negli animali sono nella testa, e vedendo che questa pi propria della altre parti, combinano tra loro <le due cose> con un sillogismo [ ]61.

Poich allo stesso tempo vengono discusse pi tesi necessario che l'argomentazione sia scandita punto per punto. L'istanza pi importante riportata in forma sillogistica: (I) le parti troppo carnose non ricevono la sensazione, (II) la testa priva di carne, (III) l'encefalo riceve la sensazione. Si tratta di un modo non valido del sillogismo di prima figura, con premessa maggiore universale negativa e premessa minore indefinita negativa62, ma Aristotele non impugna la scorrettezza formale della tesi platonica poich la sua critica si calibra su un piano differente. Egli ritiene piuttosto che l'encefalo non sia causa di nessuna sensazione e che anzi non sia affatto in grado di riceverne per la sua costituzione materiale, in quanto una sorta di residuo63. D'altra parte lo Stagirita non pu ammettere che le parti carnose siano insensibili,
58 Cfr. 59 Cfr.

Ibid., III, 4, 665b 24. Ibid., IV, 5, 681b 13 sgg. 60 Cfr. Platone, Timeo, 75 a-d. 61 De part. an. II, 10, 656a 24-26. Cfr. G.E.R.LLOYD, The empirical basis of the physiology of the Parva naturalia, in AA.VV., Aristotle on mind and the senses, ed. by G.E.R.Lloyd and G.E.L.Owen, Cambridege 1978, pp. 215-39, ora in ID., Method and problems in Greek Science, Cambridge 1991, trad it. F.Aronadio, Metodi e problemi della scienza greca, Roma-Bari 1993, pp. 393-423. Lo studioso, pur facendo riferimento al De partibus animalium nel suo esame della controversa questione del cuore come sensorio comune, non si sofferma sulla polemica con Platone. L'analisi ha come fine soprattutto la valutazione della effettiva rilevanza dell'osservazione diretta e della dissezione anatomica nell'indagine di Aristotele: lo studioso conclude che tutti i [] riferimenti ai rapporti fra il cuore e gli organi di senso e fra il cuore e il cervello soffrono di un pi o meno alto grado di imprecisione e pi in generale che i Parva naturalia mostrano la preponderante importanza delle considerazioni teoretiche, tanto nel definire i problemi da indagare [] quanto nell'interpretare i dati scoperti attraverso quelle indagini (p. 421 della trad. it. cit.). 62 Cfr. An. Pr. I, 4, 26b 10 sgg. 63 Aristotele ritiene probante inoltre l'assenza di una evidente continuit del cervello con le parti sensibili e il

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dal momento che la sua trattazione del tatto fondata sull'assunto contrario. Platone introduce nel Timeo l'ipotesi secondo cui se l'uomo avesse una testa carnosa avrebbe una vita pi lunga, e che tuttavia l'assenza di carne giova alla sensazione, al fine di mostrare che i demiurghi hanno ritenuto preferibile fornire in tal modo all'uomo una vita pi breve ma migliore. Aristotele non nega che la testa sia priva di carne in vista dell'acutezza della sensazione, ma la sua spiegazione teleologica radicalmente diversa da quella platonica. Egli infatti delinea una catena di rapporti causali, mostrando che le caratteristiche materiali della testa sono condizione necessaria per l'esercizio ottimale della sensazione in quanto il calore prodotto dalla carne sarebbe d'intralcio all'azione di raffreddamento prodotta dal cervello, che a sua volta necessaria alla sensazione. La necessit ipotetica dunque viene qui presentata da Aristotele come il fondamento stesso della sua teleologia e come il tratto distintivo di essa rispetto ad altre teorie che potrebbero sembrare simili e di pari dignit. L'obiezione conclusiva contro la tesi encefalocentrica di carattere metodologico, coerentemente con l'andamento generale dell'argomentazione critica: vi stato a monte un errore nella conduzione della ricerca e nell'esplicazione della causa finale, anzi non si neppure tenuto in considerazione il fine della conformazione e della posizione delle parti sensibili che si trovano nella testa, ed inoltre stato fuorviante argomentare in forza del fatto che il possesso della testa proprio dell'animale. Quest'ultimo rilievo tuttavia, nei termini utilizzati dallo Stagirita, non trova riscontro in nessun luogo64, diversamente dagli altri, che corrispondono sia a ci che viene riportato in precedenza sia al testo platonico. Aristotele intende infatti chiarire, con le sue critiche sul metodo di indagine, le cause della fallacia del ragionamento di Platone65, dopo che esso stato confutato sotto il rispetto della sua materia rilevandone l'assurdit delle conseguenze66. 4. L' eccellenza della sensazione e le qualit psicologiche degli animali. La rilevanza in ambito psicologico delle questioni che concernono la sensazione fa s che, come si visto, diversi orizzonti si aprano alla ricerca zoologica, la quale guadagna in tal modo un patrimonio teorico fondamentale. Sebbene la gran parte degli studi riguardi la conformazione e il funzionamento delle parti che consentono l'esercizio della sensazione,
fatto che il cervello stesso insensibile (cfr. De part. an., II, 10, 652b 2 sgg., 656a 20 sgg.). 64 Si potrebbe pensare che Aristotele si riferisca a quanto Platone dice a proposito del fatto che il demiurgo ha attribuito questo nome all'encefalo perch in ciascun animale il 'vaso' che dovr contenerlo la testa (cfr. Timeo, 73d 1-2), poich viene riconosciuto in forma implicita che la testa una parte posseduta da tutti gli animali, oppure a qualche altra argomentazione esterna al dialogo, ma si tratta di ipotesi difficilmente verificabili e comunque poco utili. 65 Aristotele parla di causa esplicitamente in questo senso ad esempio in De part. an. I, 1, 642a 24. 66 Lo Stagirita rivolge anche una critica, per certi versi analoga a quella esaminata ma assai meno articolata, contro la teoria platonica dell'influenza della bile sulla sensazione: cfr. De part. an. IV, 2, 676b 22 sgg., e Platone, Timeo, 71a.

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l'interesse di Aristotele non rivolto esclusivamente a questo tipo di indagine: in alcuni passi del De partibus animalium infatti egli si sofferma a descrivere la funzione che la sensazione svolge nel dirigere l'attivit degli animali, e il modo in cui essa influisce sulle loro attitudini e peculiarit caratteriali67. Questo genere di osservazioni ha un parallelo nella pi estesa trattazione di Historia animalium VIII, ma nel De partibus animalium l'indagine pi approfondita dal punto di vista della ricerca delle cause, ed fondata in maniera pi evidente sullo studio della sensazione e delle parti sensibili. Aristotele ritiene che la migliore qualit della sensazione abbia un'influenza sulla dinoia degli animali e sulla loro indole, e dunque per lo pi mette in relazione le caratteristiche psicologiche degli animali con la natura del loro sangue o con la struttura del loro cuore, cio con parti essenziali per l'esercizio della sensazione68:
la natura del sangue per gli animali causa di molte cose sia secondo l'indole sia secondo la sensazione, ragionevolmente, giacch la materia di tutto il corpo. Il nutrimento infatti materia, e il sangue il nutrimento ultimo. Dunque fa molta differenza che sia caldo o freddo, sottile o denso, torbido o puro 69.

La medesima condizione valida sia per gli animali sanguigni che per quelli non sanguigni, poich l'eccellenza della sensazione dipende negli uni dalla qualit del sangue, mentre negli altri dalla qualit dell'umoreanalogo, che svolge una funzione assimilabile a quella del sangue. Gli animali non sanguigni che Aristotele ritiene pi intelligenti () o dotati di un'anima capace di maggiore intendimento ( ), anche pi di alcuni animali sanguigni, sono senza dubbio le api e le formiche70. Nel caso degli animali sanguigni, poich
il sangue pi denso pi produttore di forza ed pi caldo, mentre quello pi fine pi atto alla sensazione e pi atto all'intellezione, ed pi freddo 71

egli ritiene che la condizione ideale sia una sorta di mediet tra queste qualit:

67

Grazie all'interesse per l'thos degli animali la zoologia aristotelica si pu considerare per certi aspetti un vero e proprio precedente dell'odierna etologia. Recentemente per J.-L.Labarrire ha sostenuto che le osservazioni di Aristotele sono troppo viziate da pregiudizi antropocentrici per permettere lo sviluppo di una vera etologia (Cfr. J.-L.LABARRIRE, Aristote et l'thologie, Revue Philosophique de la France et de l'tranger 183, 1993, pp. 281300). Questo pu essere ammesso nel senso che difficilmente manca la ricerca di una analogia con i comportamenti umani, in conformit con il pi generale orientamento di ogni indagine zoologica dello Stagirita: sostenere che un simile orientamento metodologico pregiudichi la validit della ricerca dunque non pu che dare esito ad un giudizio negativo su tutta l'opera biologica di Aristotele. 68 Il sangue, come l'encefalo, ha natura di residuo e concorre indirettamente alla sensazione: cfr. De part. an. II, 3, 650b 3 sgg.; II, 10, 656b 19 sgg. In De part. an. II, 4 Aristotele si sofferma a descrivere la relazione tra la qualit del sangue, l'acutezza della sensazione e il carattere degli animali, mentre in III, 4, 667a 8 sgg. analizza la relazione tra queste caratteristiche e la conformazione del cuore. 69 De part. an., II, 4, 651a 11-16. 70 Cfr. De part. an. II, 2, 648a 5-7; II, 4, 650b 25-27. In De gen. an. III, 10, 761 a 5 si dice che le api, al contrario dei calabroni, partecipano del divino, cio dell'intelletto (cfr. I.DRING, Aristotele, Milano 1976, p. 609 e n. 210). 71 De part. an. II, 2, 648a 3-4.

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i migliori sono <gli animali> che hanno <il sangue> caldo, fine e puro, giacch allo stesso tempo sono ben disposti sia rispetto al coraggio che rispetto alla saggezza [ ]72.

Come si pu osservare, pertanto, le ricerche sull'thos degli animali e sulle loro qualit psicologiche73, ancorch ricche di implicazioni che in parte esulano dall'ambito specifico dell'indagine anatomica, sono fondate con rigore sui risultati dello studio delle parti. La definizione delle caratteristiche della composizione dei vari tipi di sangue viene infatti effettuata da Aristotele sulla base del criterio generale che consiste nel riferire le differenze qualitative alla funzione che la parte deve svolgere, in modo tale che si possa stabilire se la conformazione di una parte contribuisce in effetti a creare le condizioni migliori per l'esercizio di tale funzione. In questo modo possibile individuare delle differenze sia tra parti diverse di uno stesso animale, in regioni distinte e diversamente orientate del corpo, sia tra un animale e l'altro a vari livelli di generalit, cio confrontando maschi e femmine di una stessa specie, o individui di specie diverse, oppure ancora animali dotati di sangue e animali non sanguigni. Aristotele tuttavia puntualizza che questi principi non valgono soltanto nel caso del sangue o delle altre parti omogenee, e che si tratta di una teoria che pu essere applicata a tutti i livelli dell'indagine:
sia tra le parti siffatte sia tra quelle disomogenee si deve supporre che vi sia differenza, alcune rispetto alle funzioni e all'essenza per ciascuno degli animali, altre rispetto a ci che meglio e a ci che peggio74.

Per questa ragione dunque chiaro che la ricerca sulle qualit psicologiche degli animali non si sviluppa nell'ambito di una scienza autonoma, dotata di principi propri, e che piuttosto il complesso delle osservazioni etologiche articola in una diversa direzione alcuni esiti dell'indagine biologica. Questo per non deve indurre a ritenere che Aristotele si accosti allo studio del comportamento degli animali e delle loro facolt con una atteggiamento che anacronisticamente si direbbe riduzionistico, perch tutt'al contrario le sue ricerche biologiche hanno sempre un'impostazione teleologica e non sono affatto orientate alla spiegazione dei fenomeni esclusivamente in termini di causa materiale ed efficiente. una particolare funzione infatti che rende necessaria una certa parte, e sarebbe del tutto assurdo impostare la ricerca sulla base dell'assunto contrario:
la natura fa gli strumenti in relazione alla funzione, ma non la funzione in relazione agli strumenti75.

72 Ibid., 73

II, 2, 648a 9-10. Si tratta di uno degli argomenti oggi al centro del maggiore interesse: cfr. J.BERTIER, Le comportement animal dans la zoologie d'Aristote, in AA.VV., L'histoire de la connaissance du comportement animal, d. par L.Bodson, Lige 1993, pp. 169-184; J.-L.LABARRIRE , De la phronesis animale, in Biologie, logique, cit., pp. 405-428; R.SORABJI, Animal minds, in 'Spindel conference 1992': Ancient minds, ed. by J.Ellis, Southern Journal of Philosophy, suppl. to 31 (5) 1993, pp. 1-18. 74 De part. an. II, 2, 648a 13-17. 75 Ibid., IV, 12, 694b 14.

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In questo senso illuminante la critica che lo Stagirita rivolge ad una teoria di Anassagora, il quale attribuiva al possesso delle mani la superiorit intellettiva dell'uomo rispetto agli altri animali:
Anassagora dice che l'uomo il pi dotato di senno tra gli animali a causa del fatto che possiede le mani: piuttosto ragionevole che assuma le mani a causa del fatto che il pi dotato di senno. Le mani infatti sono uno strumento, e la natura distribuisce, come un uomo dotato di senno, ciascuna <parte> all'<animale> che pu utilizzarla. [] Il pi dotato di senno infatti fa uso convenientemente di moltissime cose, e si ammette comunemente che la mano sia non uno strumento, ma molti, giacch come <uno> strumento in luogo di <molti> strumenti. Dunque all'<animale> che pu acquisire moltissime arti la natura ha assegnato la mano, che tra gli strumenti di gran lunga la pi utile76.

L'obiezione di Aristotele si fonda sul principio generale secondo il quale sono dotati di una certa parte quegli animali che sono in grado di farne uso o che ne hanno bisogno ad esempio per le caratteristiche del loro ambiente di vita o della loro alimentazione. Si tratta dunque di un'ulteriore testimonianza della preminenza dell'esplicazione della causa finale e di quella materiale in ogni genere di ricerca zoologica. 5. Conclusioni: il metodo della ricerca. Come si cercato di mostrare, la trattazione aristotelica della sensazione in ambito zoologico un esempio pregnante della straordinaria ricchezza e variet del metodo di ricerca di Aristotele, che si presenta particolarmente multiforme e duttile, poich l'analisi di una questione specifica viene affrontata sotto diversi rispetti, adattando le modalit dell'indagine alla natura dell'oggetto. Il metodo della zoologia ha soprattutto una componente dialettica peirastica assai rilevante, che si affianca e si sovrappone con una funzione direttiva alla ricerca delle cause dei fenomeni77 e alla loro esplicazione, che consiste nella descrizione di una struttura materiale, nell'individuazione di un fine rispetto al quale essa condizione necessaria, e nella formulazione di un discorso definitorio. Per altro verso, si visto che tutti questi procedimenti si fondano sulla struttura relazionale, delinetata a partire dalla nozione di necessit ipotetica, che connette le cause attinenti all'ambito delle condizioni necessarie a quelle che rientrano nel dominio dei fini.

76 Ibid., 77

IV, 10, 687a 8-19. G.E.L.Owen distingue nel suo autorevole e assai influente contributo al secondo Symposium Aristotelicum due diversi significati del termine , quello di empirical observations e quello di things that men are inclined or accustomed to say on the subject (Tithenai ta phainomena , ora in Logic, Science and Dialectic. Collected Papers in Greek Philosophy, ed. by M.Nussbaum, London 1986, pp. 239-251). Egli ritiene per che nelle opere biologiche il termine ricorra sempre nel primo significato, e fa esplicitamente riferimento a De Part. an. I, 1, 639b 5-10 e 640a 13-15. Si pu tuttavia rilevare che in De part. an. I, 5, 645a 5 il vocabolo utilizzato con l'evidente significato di 'opinione'.

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Lo stesso esame dialettico ha d'altra parte anch'esso come obiettivo l'individuazione di una causa, poich si tratta di accertare la ragione dell'errore del pensatore del quale si discute l'opinione78:
causa [] del fatto che i predecessori non sono proceduti in questo modo che non c'era l'essenza e il definire la sostanza79.

L'esercizio della dialettica, pertanto, ancorch riferito alla trattazione di problemi specifici, nel corso della ricerca, investe con ci, nel complesso, i fondamenti stessi della scienza, ed ha come fine ultimo la comprovazione della validit generale del metodo di indagine e dei principi propri della disciplina80.

78

Cfr. Soph. el. 1, 165a 17-19 e 11, 172a 34-35. proprio del dialettico infatti effettuare l'esame di una tesi sulla base di quella conoscenza causale nell'ordine del confutare che conferisce alla dialettica il carattere di una (ARISTOTELE, Organon, a cura di M.Zanatta, Torino 1996, p. 67). 79 De part. an. I, 1, 642a 24. 80 La traduzione dei passi citati del De partibus animalium stata condotta sul testo critico stabilito da L.Torraca (De partibus animalium, Padova 1962). Per quel che concerne i passi tratti dall'Organon stata riportata la traduzione di M.Zanatta (ARISTOTELE, Organon, Torino 1996). Sono lieto di avere qui l'occasione di ringraziare il professore Marcello Zanatta per le sue insostituibili premure e per la sua guida sapiente, senza la quale il presente lavoro non sarebbe stato neppure immaginabile.