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Autore Nicola Palilla nicolapalilla@libero.it http://perunanuovarepubblica.blogspot.com http://nicolapalilla.blogspot.

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Democrazia ed lites
Ci che noi abitualmente chiamiamo democrazia, tale realmente non . I giuristi si guardano bene dall'uso del termine, a questo preferendo la pi asettica espressione stato di diritto. In effetti, i nostri ordinamenti sono retti da un sistema di governo rappresentativo. In questo sistema il demos, ossia la moltitudine, elegge una minoranza di persone al cui interno sar ulteriormente fatta una selezione. Il risultato che il governo costituito da una minoranza di una minoranza a cui il demos non ha fatto altro che delegare la funzione politica. Affermare che il popolo sia sovrano pu tradursi concretamente in una corbelleria, se questo popolo si limita solo a votare secondo intervalli regolari. Oltretutto, il dato sull'alto astensionismo delle elezioni degli ultimi due decenni ci induce a riflettere sul significato di sovranit popolare. Di fatto, quella che chiamiamo democrazia un sistema fondato sull'elezione di lites, le quali non sono pi obbligate a battersi con le armi e a trascinare l'intera comunit in guerra, com'era un tempo. Un grande passo avanti, ma non questa la democrazia. La democrazia solo un ideale, tra l'altro parecchio indefinito. Un'aspirazione, un bisogno primitivo. Non pu esistere, a mio giudizio, una forma d'organizzazione del potere definibile democrazia in un contesto territoriale e demografico cos ampio qual lo stato nazionale. Non bisogna nemmeno farsi sfuggire di notare che strutturalmente non vi grande differenza tra lo stato liberale ottocentesco e del primo Novecento con quello attuale. La differenza qualitativa, infatti, risiede nell'esistenza di un avanzato stato sociale; quella quantitativa nel suffragio universale, ossia il numero degli elettori. Ma il sistema continua a basarsi sul metodo rappresentativo-parlamentare e sulla separazione del potere. Potremmo affermare che la qualit degli ordinamenti attuali dipende dalla loro quantit, nel senso che l'allargamento del suffragio ha favorito l'ingresso dei rappresentanti delle masse e giocato a loro favore. Il modello talmente in continuit con quello precedente che, superato il rischio rappresentato dal mondo sovietizzato, si rimesso su binari pi propriamente liberali, discostandosi da quelli socialisti/riformisti tanto usati negli anni '60 e '70. Non un caso che storicamente a favorire politiche riformistiche siano stati tante volte i partiti liberali progressisti e quelli cattolici, i quali si resero conto dell'inevitabilit delle riforme. Posso citare i casi di Giolitti e della Dc in Italia (Giolitti ottenne l'appoggio dei socialisti di Turati e si fece promotore di leggi al tempo molto avanzate. La Dc checch se ne dica ha governato l'Italia per cinquant'anni e le va dato il merito di averla condotta nel novero dei pochi paesi ricchi e benestanti del pianeta. Oltretutto, la Dc ha introdotto il divorzio e l'aborto e fatto la

riforma del diritto di famiglia in tempi precoci. E questo non poco per un partito vicinissimo alla curia vaticana), dei liberali in Inghilterra, della economia sociale dei governi democristiani in Germania e citare il fatto che in Europa i partiti socialisti sono spesso andati al potere in ritardo rispetto all'edificazione dello stato sociale. Per la verifica di queste affermazioni, tuttavia, richiesta un'adeguata e realistica conoscenza della storia: a cagione di ci, non mi faccio molte illusioni circa il consenso che potranno ricevere. Il sistema rappresentativo elastico e flessibile: oggi da, domani pu togliere. Ecco perch sostengo che non vi sia stata una vera rottura della continuit con il modello liberale. Ecco perch accetto e condivido l'uso dei giuristi dell'espressione stato di diritto in luogo di democrazia. La democrazia dipende dal grado di coinvolgimento delle persone comuni, dal senso di appartenenza alla collettivit, dalla capacit di cooperare e di collaborare, dal sentirsi veramente uguali. Ma gli uomini sono degli esseri per loro natura mediocri perch invidiosi, superbi, egoisti e competitivi. Lo stato non pu fare che buone leggi e applicarle nei suoi tribunali, essendo la qualit della vita sociale dovuta alla pratica del vivere quotidiano di ciascun cittadino. La democrazia, in altri termini, nei comportamenti delle persone, non nella forma d'organizzazione del potere statale. Ripeto: la democrazia pu esistere come forma di governo cittadino, ma impossibile nello Stato, in quanto questo richiede sempre e comunque l'elezione di rappresentanti. Si potrebbe ovviare a tale problema con lo sfruttamento delle tecnologie della comunicazione. Nondimeno, ogni qualvolta si presenta questa possibilit si argomenta l'impreparazione delle masse. Questo un dato assolutamente evidente e condivisibile, ma per i fautori della democrazia partecipativa una contraddizione, giacch le masse sono impreparate o che si usino strumenti di comunicazione sofisticati o che si faccia ricorso ai vecchi e cari strumenti delle assemblee, dei seminari e via discorrendo. La tecnologia serve solo a facilitare la comunicazione, mentre irragionevole argomentare che la comunicazione per via tecnologica faciliti il plagio delle menti. Come avrebbe fatto, altrimenti, la Chiesa in duemila anni? Tanti si dicono democratici perch pensano di interpretare correttamente la volont popolare, non perch abbiano fiducia nelle facolt cognitive del popolo. Dubitare del fatto che le persone comuni sappiano comprendere le tematiche politiche e decidere non sintomatico di un animo democratico. Tutti siamo interessati al buon governo della cosa pubblica, ma non tutti siamo competenti. La divisione del lavoro e le diverse inclinazioni naturali degli uomini rendono indispensabili e necessarie (nel senso che non pu non essere cos) la formazione di una lites di potere. Il problema politico fondamentale, allora, non dovrebbe essere come creare un sistema democratico, ma come impedire alle lites di istituire il dispotismo.