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Leredit di Gdel: rivisitando la Logica

Giuseppe Ragun Universit UCAM di Murcia, Spagna (graguni@ucam.edu) May 2, 2013


1. Introduzione 2. Il fardello di una frase 3. Licenze di Chaitin 4. Unavvizzita classicazione 5. Linterpretazione del Secondo Teorema dincompletezza
Abstract Si evidenziano alcuni diusi equivoci su argomenti fondamentali di Logica: linterpretazione dei due Teoremi dincompletezza, diverse leggerezze di Chaitin e lusuale classicazione dei Sistemi assiomatici in base allordine espressivo. Some common fallacies about fundamental themes of Logic are exposed: the First and Second incompleteness Theorem interpretations, Chaitins various supercialities and the usual classication of the axiomatic Theories in function of its language order.

PAROLE CHIAVE: Incompletezza, indecidibilit, coerenza, categoricit, completezza semantica, casualit, complessit, linguaggi del primo ordine, linguaggi del secondo ordine. KEYWORDS: Incompleteness, undecidability, semantic completeness, categoricity, randomness, Chaitins constant, rst and second order languages, consistency.

Introduzione

Da sempre, dopo aver goduto dei frutti del genio di alcuni uomini straordinari, dobbiamo subire lindiscutibilit di qualsiasi loro conclusione: tutto ci che essi hanno asserito oro colato. In Fisica, un esperimento pu porre ne alle pi ostinate persuasioni, ma se la dottrina relazionata con la Filosoa pura, le cose sono molto pi complicate e quasi mai risolvibili in modo perentorio. Tuttavia in alcuni settori applicati della Filosoa, come in Logica matematica, da qualche tempo possibile - e doveroso - esigere correttezza e rigore. Il 1

formalismo introdotto da Hilbert alla ne dell800 ha, infatti, dotato le Discipline matematiche di una prescritta sistemazione simbolica, priva dellambiguit di ricorsi allintuito e suscettibile di una rigorosa analisi epistemologica. Ne seguirono i pregevoli - e sconvolgenti - risultati della Logica moderna, capeggiati dalle dimostrazioni di Gdel. Ci nonostante, a tuttoggi restano assai estesi non pochi gravi errori e malintesi su argomenti anche dimportanza fondamentale. Tali equivoci, assieme alluso di una terminologia che gi da tempo si rivelata insidiosa e insuciente, ostacolano la diusione - e non solo in ambito umanistico - di questo inestimabile ed aascinante sapere. Illustreremo brevemente alcune di tali confusioni, coscienti di non poter pretendere, in questa sede, ladeguato grado di profondit che gli argomenti meriterebbero.

Il fardello di una frase

Il primo appunto riguarda lambito di applicabilit del Primo Teorema di Incompletezza di Gdel. Ometteremo, qui, lenunciato e le importantissime implicazioni di tale famoso Teorema, che il lettore potr trovare in un qualsiasi buon libro di Logica. Ci che si deve sottolineare che le ipotesi stesse del Teorema impongono la numerabilit dellinsieme dei teoremi e delle dimostrazioni della Teoria a cui pu applicarsi1 . Come operazione previa alla dimostrazione, Gdel stabilisce un particolare codice numerico (chiamato brevemente gdeliano ) sia per gli enunciati che per le dimostrazioni. Quando applicata alla Teoria formale 2 dei numeri naturali (o Aritmetica di Peano, in seguito PA), tale codicazione fa s che ad ogni enunciato e ad ogni dimostrazione venga assegnato un codice numerico, unico ed esclusivo. Ma che succede se si fa lo stesso con una Teoria aritmetica che possiede una quantit pi che numerabile di teoremi? Tale Teoria esiste e viene usualmente chiamata Aritmetica del secondo ordine (nel seguito ASO ). Le sue premesse contengono uno schema assiomatico metamatematico che, generalizzando il principio di induzione di PA, introduce un assioma per ogni elemento di P(N), linsieme di tutti i sottoinsiemi di numeri naturali. Dato che tale insieme pi che numerabile, ne consegue che anche gli insiemi dei teoremi e delle dimostrazioni sono pi che numerabili. Pertanto, in tale Teoria, non tutte le dimostrazioni possono possedere un distinto gdeliano : o sarebbero numerabili. La pi che numerabilit delle dimostrazioni rivela luso imprescindibile di una strategia intrinsecamente semantica (cio con limpiego di signicati non interamente codicabili) per la deduzione dei teoremi. Anche volendo considerare il principio di induzione completa come un singolo assioma simbolico, ne risulta un assioma semantico che non decidibile (n eettivamente numerabile), in quanto la sua semanticit ineliminabile. A tale conclusione si giunge, per es1 Un insieme si dice numerabile se pu essere messo in corrispondenza biunivoca con linsieme dei numeri naturali. 2 Con laggettivo formale intenderemo, ovunque in questo articolo, lassenza di signicato esplicito, ovvero lo stesso che sintattico, simbolico, codicato.

empio, se si rappresenta il Sistema nella Teoria formale degli insiemi3 : lassioma si traduce in uno schema assiomatico insiemistico che genera una quantit pi che numerabile di assiomi induttivi4 . La semplice conseguenza che il Primo teorema dincompletezza non pu applicarsi allASO 5 . Eppure questo equivoco largamente e scandalosamente diuso un p dovunque, anche in ambiti specicatamente tecnici6 . Spesso si nota un tipico e inaspettato abbandono di rigore terminologico intorno alla questione, probabilmente signicativo di dubbi malcelati: una frase ricorrente, per esempio, che anche lAritmetica del secondo ordine, dato che contiene gli assiomi di PA, soggetta al Teorema dincompletezza. Ma, naturalmente, si deve anche conservare leettiva assiomatizzabilit. Emblematico il caso della Teoria che si ottiene da PA aggiungendo come assiomi tutti gli enunciati di PA veri nel modello standard : anchessa contiene tutti gli assiomi di PA ma completa. A rigore, anche possibile che lASO sia sintatticamente completa, malgrado il suo linguaggio sia semanticamente incompleto. Trattandosi di un Sistema non formale, la risposta a questo interessante interrogativo non pu che venire dalla Metamatematica7 . Ci sono ben pochi dubbi sul fatto che questo stato di cose si debba, essenzialmente, allintoccabilit della gura di Gdel. Nella presentazione del Teorema dincompletezza al convegno di Knigsberg del 1930, Gdel annunci il suo risultato come una prova dellincompletezza semantica dellAritmetica, dato che essa categorica 8 . Ora, poich ci si riferisce a unAritmetica categorica9 , non pu che trattarsi dellASO. Gdel, pertanto, basa la sua aermazione applicando - erroneamente - il Primo Teorema dincompletezza allAritmetica pi che numerabile: dallincompletezza sintattica e dalla categoricit segue, infatti, anche lincompletezza semantica. Nonostante lerrore, la conclusione corretta: come
qualsiasi tra NBG, ZF o MK. Ragun, I Conni logici della Matematica, Aracne Roma (2010), p. 127-129. Sono anche disponibili versioni on-line, pi aggiornate, su Amazon, Bubok, Lulu e Scribd. Versione in spagnolo: Connes lgicos de la Matemtica, rivista culturale La Torre del Virrey - Nexofa, nel Web : http://www.latorredelvirrey.es/nexoa/pdf/Connes-logicos-de-la-matematica.pdf (2011). 5 Infatti in tale Teoria, lenunciato di Gdel, la cui interpretazione standard non esiste codice di una dimostrazione di questo stesso enunciato non equivale pi a io non sono dimostrabile in questa Teoria , come succede in PA. 6 Due esempi: <<ovviamente il primo teorema dincompletezza dimostrabile anche nellAritmetica al secondo ordine >>, E. Moriconi, I teoremi di Gdel, SWIF (2006), sul WEB : http://lgxserve.ciseca.uniba.it/lei/biblioteca/lr/public/moriconi-1.0.pdf, p. 32. C. Wright, On Quantifying into Predicate Position: Steps towards a New(tralist) Perspective (2007), p. 22 sul WEB : http://philpapers.org/autosense.pl?searchStr=Crispin%20Wright. In questultimo lavoro forse indicativo che lautore commenti tale propriet con una serie di delicati quesiti epistemologici. In entrambi i casi, comunque, la propriet viene considerata come ovvia, senza nessuna spiegazione. 7 G. Ragun, op. cit.(nota n.4), p. 232-233. 8 K. Gdel, Collected Works I: publications 1929-1936, eds. S. Feferman et al., Oxford University Press (1986), p. 26-29. 9 Una Teoria si dice categorica se ammette un unico modello a meno disomorsmi. In termini pi semplici (ma anche piuttosto imprecisi), se ammette ununica interpretazione corretta.
4 G. 3 Una

conseguenza del Teorema di Lwenheim-Skolem10 , la categoricit e linnit di un modello sono sucienti ad assicurare lincompletezza semantica del linguaggio di una qualsiasi Teoria. Tuttavia, non tutte le sconcertanti conseguenze di questultimo fondamentale Teorema, divennero chiare prima del 1936 (grazie alla generalizzazione di Malcev) presso tutti i logici del tempo, inclusi Gdel e Skolem. Ci si pu legittimamente domandare, nei riguardi del pi grande logico di tutti i tempi, non solo che cosa lo abbia indotto in errore, ma soprattutto perch non abbia mai corretto, successivamente, la sua aermazione. Rispondere alla prima domanda non sembra facile. Qui osserviamo solo che, almeno no al 1930, Gdel raramente distingue i due tipi di Aritmetica cos logicamente dierenti. Daltra parte, in quel periodo, n lui n alcun altro logico evidenzia mai lintrinseca semanticit delle Teorie con un numero pi che numerabile di enunciati. E le conseguenze di ci. Si pu ben comprendere, daltra parte, perch non ci sia giunto alcun tipo di correzione circa la citata aermazione. Il motivo che essa coinvolge un argomento - la completezza / incompletezza semantica e la sua relazione con la categoricit - che nel fondo, come si riconobbe successivamente, ha ben poco a che vedere con la completezza sintattica e quindi con il Primo Teorema dincompletezza. Nel corso degli anni 30, il suddetto tema era assai dattualit, soprattutto a causa delle preoccupazioni di Hilbert circa il problema della categoricit. Gdel cominci col dimostrare che il linguaggio formale classico11 semanticamente completo: se coerente ha sempre almeno un modello12 . Ne seguiva che una Teoria formale sintatticamente incompleta, cio con almeno un enunciato indecidibile I, non poteva essere categorica. Infatti, essa ammette almeno due modelli non isomor: uno in cui I vero ed un altro in cui falso. Oltre a ci, Gdel continu a congetturare, come tacitamente supposto da Hilbert ed ogni altro logico del tempo, che la completezza sintattica di una Teoria formale (o, pi in generale, di una Teoria con un linguaggio semanticamente completo) implicasse la sua categoricit. Di conseguenza, si vide nel Primo Teorema dincompletezza, subito dopo la sua accettazione, uno strumento capace di discriminare la categoricit e/o la completezza semantica. Ad esempio, si ritenne che la Teoria formale PA fosse non categorica perch sintatticamente incompleta. Come abbiamo gi accennato, la piena comprensione del Teorema di LwenheimSkolem rese chiaro, dopo alcuni anni, che la categoricit impossibile per ogni Sistema formale (o, pi in generale, con un linguaggio semanticamente completo) dotato di un modello innito (che il caso delle Discipline di ordinario interesse); sia esso sintatticamente completo o no. In tal modo, il tema in questione veniva nalmente decifrato grazie alle conseguenze del Teorema di completezza semantica (da cui, infatti, deriva lo stesso Teorema di Lwenheim-Skolem). N Gdel, n altri logici avveduti ebbero buoni motivi per ritornare su una frase che, in
include, qui, sia la versione allins che allingi del Teorema. chiamarlo cos piuttosto che Logica classica del primo ordine, per ragioni che chiariremo presto. 12 Teorema di completezza semantica, 1929.
11 Preferiamo 10 Si

denitiva, si era rivelata quantomeno fuorviante circa le ripercussioni del Primo Teorema dincompletezza. Le quali erano invero assai profonde, ma riguardavano aspetti di natura fondamentalmente diversa. I pi signicativi legati al concetto, nuovo e dirompente, di macchina, come fu chiarito principalmente da Church, Turing e, successivamente, Chaitin. Il triste epilogo che, ancora oggi, risulta facile imbattersi in frasi che, nella sostanza, ribadiscono senza alcun tipo di correzione la sfortunata frase di Gdel. Per esempio: lincompletezza sintattica dellAritmetica al primo ordine produce lincompletezza semantica della Logica al secondo ordine ! 13 . Sorvolando sulla terminologia dell"ordine espressivo" (che, come evidenzieremo pi avanti, ci sembra ambigua), pare che si voglia in primo luogo suggerire la trasmissione automatica dellincompletezza sintattica al Sistema ampliato, cio a quello "del secondo ordine" (prima scorrettezza); e, successivamente, dallincompletezza sintattica e dalla categoricit, concludere lincompletezza semantica del linguaggio (mentre basterebbe la categoricit pi linnit di un modello). Del resto, laermazione letteralmente smentita dalla semplice osservazione che anche per il linguaggio della Teoria integrale dei reali "del secondo ordine", informale e categorica, non vale il Teorema di completezza semantica; e ci malgrado la sua versione formale del primo ordine sia sintatticamente completa (come dimostrato da Tarski). Evidentemente, lincompletezza semantica del linguaggio di tale Teoria prodotta soltanto dalla sua categoricit, unitamente allinnit del modello. Che ruolo dovrebbe giocare qui lincompletezza sintattica di PA? Anche in un libro pi recente si pretende concludere lincompletezza semantica della "logica del secondo ordine" sia sfruttando il Primo Teorema dincompletezza, sia il Teorema di Church-Turing14 . Nel primo caso il Teorema viene illegalmente applicato allAritmetica del secondo ordine. Nel secondo caso, lautore - allineandosi con tanti altri autori - fonda la dimostrazione sul fatto che se [per assurdo] la logica del secondo ordine fosse [semanticamente] completa allora dovrebbe esistere un sistema di enumerazione delle formule valide al secondo ordine...15 . Si intende uneettiva numerabilit. Tuttavia tale conseguenza suppone che tutte le formule del secondo ordine siano numerabili. Ma se con lespressione "logica del secondo ordine" si vuole indicare un Sistema numerabile, lAritmetica categorica non ne fa pi parte! In verit, no a quando lincompletezza (o la completezza) sintattica dellASO resta indimostrata, non si scorgono alternative alluso del Teorema di LwenheimSkolem per dimostrare lincompletezza semantica del suo linguaggio. Inne, si ripete spesso persino il vecchio abbaglio che la non categoricit dellAritmetica formale, PA, si deve alla sua incompletezza sintattica. Un p come dire che linnit dei poligoni si deve al fatto che i triangoli isosceli sono inniti.
13 E. Moriconi, ibidem (nota n. 5). Una frase del tutto simile si ripete nellabstract di F. Berto, Gdels rst theorem, ed. Tilgher Genova, fasc. Epistemologia 27, n.1 (2004). Ma anche presso tanti altri autori. 14 C. L. De Florio, Categoricit e modelli intesi, ed. Franco Angeli (2007). 15 C. L. De Florio, op. cit., p. 54.

Licenze di Chaitin

Nel 1970, Gregory Chaitin formul uninteressante versione informatica del Primo Teorema dincompletezza. Nella sua presentazione pi semplice essa prescrive che una qualsiasi macchina che rispetti la Tesi di Church-Turing16 pu stabilire la casualit di un numero necessariamente nito di stringhe di simboli. La casualit di una stringa simbolica, viene denita come limpossibilit, per la macchina stessa, di comprimerla per pi di un certo grado (che dovr pressarsi). Per ogni macchina, esiste un numero innito e preponderante di stringhe casuali: infatti, si pu facilmente concludere che, data ad arbitrio una stringa nita di simboli, la probabilit che una prestabilita macchina possa comprimerla sempre molto bassa (a meno di non considerare un grado di compressione davvero irrisorio). Tuttavia ci non toglie che le stringhe comprimibili siano innite; inoltre bisogna evidenziare che gli ordinari prodotti umani, anche codicati in simboli, sono quasi sempre non casuali17 . Grazie allinterpretazione di Chaitin, sappiamo che ogni macchina pu indicarci soltanto un numero nito delle stringhe che non pu comprimere. Come conseguenza, nessun programma di compressione, che termini sempre, pu essere stabilito con certezza come ideale, cio immigliorabile: per assurdo, sarebbe in grado di stabilire la casualit di qualsiasi stringa, per il fatto che non riesce a comprimerla; in violazione della citata versione dellincompletezza18 . Purtroppo Chaitin ha rilasciato aermazioni superciali, spesso scorrette, che causano pericolose confusioni sulla questione dellincompletezza, gi di per s non cos facile. Il fatto che le suddette conclusioni valgano anche per le macchine universali 19 , lo ha indotto, in primo luogo, a trascurare che la denizione di casualit si riferisce sempre e comunque ad una concreta macchina particolare. Inoltre, per il fatto ovvio che in ogni ordinario calcolatore i numeri naturali si rappresentano mediante stringhe, egli ha precipitosamente assegnato la propriet della casualit ai numeri naturali. Come risultato di tale approssimativit egli ha pi volte proclamato di aver scoperto la casualit in Aritmetica 20 . Rib16 Tale famosa Tesi, non che la supposizione che tutte le macchine siano riproducibili logicamente tramite funzioni ricorsive e viceversa. Le funzioni ricorsive rappresentano tutto il possibile campo di calcolabilit dambito aritmetico. Dettagli pi esatti ed ampi possono trovarsi in un qualsiasi buon libro di Logica. 17 Da cui la diusione delle tecniche di compressione dei les del tipo loss-less, cio senza perdita o alterazione di dati, come zip, tar, etc.. Comunque, per i prodotti con maggiore casualit, come video e musica, si pu comprimere ecacemente solo con perdita o deterioro di dati, come nei formati jpeg, mp3, etc. 18 G. Ragun, op. cit., p. 217. 19 Una macchina si dice universale se in grado di riprodurre logicamente il comportamento di una qualsiasi altra macchina. La sua esistenza deriva dalla Tesi di Church-Turing e dallesistenza di funzioni ricorsive universali. Un esempio di macchina universale un qualsiasi, anche modesto, PC ma con una memoria ampliabile senza limiti. 20 Due esempi: recentemente ho dimostrato che esiste una casualit nella teoria dei numeri. Il mio lavoro dimostra che - per usare una metafora di Einstein - Dio talvolta gioca a dadi con i numeri interi! , La casualit in Aritmetica, rivista Le Scienze n. 241, settembre (1988); in poche parole, Gdel ha scoperto lincompletezza, Turing lincomputabilit e io la casualit , prefazione del libro The unknowable, ed. Springer-Verlag, Singapore (1999). Frasi di questo tipo, comunque, si ripetono in quasi tutte le sue pubblicazioni, anche pi recenti.

adiamo che la denita casualit una propriet che riguarda soltanto le stringhe di caratteri e si ripercuote sui numeri naturali solo attraverso la codicazione che per essi si scelta. Questultima, dal punto di vista logico, del tutto arbitraria. Di fatto, possibile che una determinata macchina faccia uso di una codicazione (sia pure assolutamente scomoda e dispendiosa di bits ) che rende nito il numero di numeri naturali casuali (o meglio delle stringhe che li rappresentano)21 . Inoltre, come dicevamo, anche la casualit delle stringhe relativa al funzionamento e al codice della macchina pressata. Data unarbitraria e sucientemente lunga stringa casuale per una determinata macchina, non c nulla che vieti lesistenza di unaltra macchina, magari concepita ad hoc, che riesca a comprimerla. Per essa, possibilmente, saranno invece casuali talune stringhe considerate comprimibili nelle macchine che usano gli ordinari codici. Nello stesso articolo de Le Scienze gi citato, Chaitin scrive: La maggior parte dei matematici non ha dato molto peso [allincompletezza].... forse bisognerebbe [invece] cercare nuovi assiomi validi per i numeri interi. La quantit di problemi matematici rimasti irrisolti per centinaia o migliaia di anni tende a raorzare la mia tesi. Non potrebbe darsi che qualcuno di tali enunciati sia indimostrabile? Se cos fosse, forse i matematici farebbero meglio ad accettarlo come assioma. Questa proposta potrebbe sembrare ridicola a molti matematici... ma non agli scienziati empirici... In realt, in alcuni casi i matematici hanno gi assunto a fondamento congetture non dimostrate ma utili. Queste parole sembrano proporre la rivoluzione gdeliana di una nuova Matematica empirica che, in verit, esiste da sempre: quella che fa anche uso di congetture. Considerare come assiomi queste ultime senza alcuna giusticazione metamatematica sarebbe, naturalmente, inutile oltrech imprudente. E non suona a progresso ma a presunzione rinunciataria: si desiste, a priori, dal ricercare metadimostrazioni di indecidibilit che si sono spesso rivelate preziose miniere per la Logica e la Matematica. Tanto pi se si considera che il Teorema dincompletezza non preclude, per nessun enunciato indecidibile, la possibilit di un riconoscimento puramente metamatematico. Questo scorretto punto di vista si ripete, entusiasticamente, in quasi tutti i suoi lavori pi recenti: di fatto egli giunge a questionare, sulla base (epidermica, non certo logica) del Teorema dincompletezza, lopportunit stessa dei Sistemi assiomatici22 ! Il logico svedese Torkel Franzn, scomparso recentemente, ha evidenziato nel 2005 altre errate leggerezze di Chaitin23 . Lunica che qui riferiamo quella relativa allabstract di un articolo dove si aerma: Il teorema di Gdel pu essere dimostrato mediante argomenti la cui natura appartiene alla teoria dellinformazione. In tale approccio possibile evincere che se un teorema contiene pi informazioni
esempi in: G. Ragun, op. cit., p. 218-219. Chaitin, The halting probability : irreducible complexity in pure mathematics , Milan Journal of Mathematics n. 75 (2007), p. 2 e seguenti. 23 T. Franzn, Gdels Theorem: an incomplete guide to its use and abuse, A.K. Peters (2005).
22 G. 21 Due

rispetto a un dato insieme di assiomi, allora impossibile per il teorema essere derivato da quegli assiomi 24 . La frase mescola scorrettamente la propriet che per ogni macchina esistono sempre innite stringhe casuali, con la capacit dimostrativa della macchina stessa (soggetta al Teorema dincompletezza). Franzn confuta in modo semplice ed ineccepibile: dal solo assioma x (x =x ), di complessit costante, si pu ottenere un teorema, n =n , di complessit arbitrariamente grande al crescere del numero naturale n. Questultima propriet, infatti, garantita qualora si rappresentino i naturali con un ordinario codice esponenziale in base qualsiasi. La costante , introdotta da Chaitin in riferimento a una pressata macchina universale, rappresenta la probabilit che un programma della macchina, scelto a caso, si fermi. Il suo indiscutibile interesse si deve al fatto che rappresenta una sorta di massima compressione della conoscenza matematica: dalla conoscenza dei primi n bits di si pu risolvere il problema dellarresto per tutti i programmi di lunghezza minore o uguale a n. Tuttavia, Chaitin ne esalta oltremisura limportanza, giungendo perno a descrivere come il mezzo per ottenere la conoscenza25 . Naturalmente, le cifre di non sono, invece, che limmigliorabile modo di riassumere tale conoscenza matematica, per il cui raggiungimento non restano che i tradizionali teoremi e metateoremi. Queste critiche non hanno lo scopo di scalre la gura di questo grande logico-informatico, ma pretendono solo aiutare a far chiarezza su un panorama che, non soltanto ai non esperti, appare piuttosto confuso.

Unavvizzita classicazione

Si vuole adesso criticare lusuale classicazione delle Teorie assiomatiche classiche in base allordine espressivo: primo ordine, secondo ordine, etc.26 . Purtroppo si consolidato negli anni il ritenere che la formalit del linguaggio (o, pi in generale, la sua completezza semantica) sia una prerogativa del primo ordine espressivo e daltra parte che i linguaggi di ordine superiore siano tutti necessariamente semantici (tipicamente, pi che numerabili). Lerrore dovuto principalmente a due malintesi. Il primo legato al signicato dellespressione Logica classica del primo ordine. Con tale locuzione si intende normalmente la collezione di tutti i Calcoli predicativi classici. Ogni Calcolo predicativo classico una Teoria formale del
24 G. Chaitin, Gdels Theorem and Information, International Journal of Theoretical Physics, n. 22 (1982). Traduzione dellautore. 25 Per esempio, nellarticolo: Meta-mathematics and the foundations of Mathematics, EATCS Bulletin, vol. 77, pp. 167-179 (2002), espone un criterio che dovrebbe esser valido in principio per risolvere lipotesi di Riemann a partire dalla conoscenza di un numero suciente di bits di . Ma il ragionamento un palese circolo vizioso! 26 Un linguaggio si dice del primo ordine se i quanticatori e possono riferirsi soltanto a variabili (come avviene in ogni retta parallela a r anche parallela a t ). Al secondo ordine, si pu quanticare anche sui predicati (e tradurre frasi come: ogni relazione che c tra le rette r e t, c anche tra le rette r e s ). Al terzo ordine si pu quanticare anche su relazioni ancora pi generali (super-relazioni ) e cos via allinnito.

primo ordine che consiste: a) di alcuni assiomi di base, del primo ordine, individuati per la prima volta da Russell e Whitehead, che formalizzano i concetti non, o ed esiste 27 ; b) di altri eventuali assiomi propri, sempre numerabili e del primo ordine, che formalizzano alcuni concetti particolari che si vogliono usare nella Teoria (per esempio: uguale, maggiore di, perpendicolare, etc.); c) delle quattro regole deduttive classiche di particolarizzazione, generalizzazione, sostituzione e modus ponens. Dato che tali regole si compongono di operazioni meramente sintattiche sugli assiomi e/o sui teoremi via via dedotti (cio si applicano, macchinalmente, solo al codice simbolico degli assiomi), in ogni particolare Calcolo - e quindi nellintera Logica classica del primo ordine - risulta sempre rispettata la formalit. Ma, ovviamente, ci non signica che ogni Teoria del primo ordine, fondata su un particolare Calcolo predicativo classico e che deduca solo con le quattro regole classiche, debba essere formale. Nulla vieta, ad esempio, che la Teoria aggiunga una quantit pi che numerabile di assiomi propri a tale Calcolo, bench tutti espressi al primo ordine: ne risulterebbe un linguaggio intrinsecamente semantico e dunque non formale. La Logica classica del primo ordine, in altri termini, non ingloba tutti i Sistemi classici del primo ordine. Inniti di essi usano un linguaggio informale e/o semanticamente incompleto28 . Il secondo equivoco legato al Teorema di Lindstrm. Esso aerma che ogni Teoria classica espressa in un linguaggio semanticamente completo pu essere espressa con un linguaggio del primo ordine. La confusione deriva dal confondere il pu con un deve. Il Teorema non vieta la completezza semantica, n la formalit, dei linguaggi di ordine superiore al primo. Aerma soltanto che, quando si ha questo caso, la Teoria pu essere ri-espressa in un - pi semplice - linguaggio del primo ordine. Certamente, questa propriet distingue la particolare importanza del primo ordine espressivo. Una propriet che, daltronde, pu gi evidenziarsi grazie alle capacit espressive della Teoria formale degli insiemi: ogni Sistema formale, infatti, in quanto totalmente rappresentabile in tale Teoria - che del primo ordine - esprimibile al primo ordine. Ma tale importanza non va radicalizzata. Sicuramente, il fatto innegabile che i linguaggi del secondo ordine siano, nel caso tipico, pi che numerabili e dunque intrinsecamente semantici, aggrava la situazione. Ci di deve al fatto che, se il modello innito, i predicati variano, nel caso pi generale, su un insieme senzaltro pi che numerabile. Ma, certamente, nulla impedisce lesistenza di un assioma che limiti tale variabilit a un sottoinsieme numerabile; e, in particolare, che sia rispettata anche la formalit29 . Un esempio concreto il Sistema ottenuto da PA esprimendo il suo principio di induzione parziale, cio limitato agli enunciati con almeno
altri usuali concetti classici, come e, implica e qualunque sia, vengono deniti mediante questi. Inoltre, ricordiamo che anche non e o possono ottenersi dallunico connettivo NAND (o NOR), come dimostrato da H. Sheer nel 1913. 28 A sostegno: M. Rossberg, First-Order Logic, Second-Order Logic, and Completeness, Hendricks et al. (eds.) Logos Verlag Berlin (2004), sul WEB : http://www.st-andrews.ac.uk/~mr30/papers/RossbergCompleteness.pdf 29 Si legga ad esempio: H. B. Enderton, Second order and Higher order Logic, Standford Encyclopedia of Philosophy (2007), sul WEB : http://plato.standford.edu/entries/logic-higherorder/.
27 Gli

una variabile libera, come un singolo enunciato simbolico (anzich come uno schema assiomatico metamatematico). Ne risulta un assioma del secondo ordine che bisogna ancora interpretare semanticamente, dato che le premesse del Sistema non specicano alcuna deduzione sintattica con formule del secondo ordine. Tuttavia tale semantica non intrinseca, cio ineliminabile: rappresentando il Sistema nella Teoria formale degli insiemi, tale assioma si traduce in uno schema assiomatico insiemistico che genera una quantit numerabile di assiomi induttivi formali. Di conseguenza, nella stessa Teoria originaria la formalit potrebbe ripristinarsi aggiungendo le opportune premesse con cui operare sintatticamente sullassioma induttivo del secondo ordine in modo da produrre i richiesti teoremi sulle propriet enunciabili simbolicamente. Ma, naturalmente, esistono strategie pi semplici per ricostituire tale formalit30 . Come risultato della confusione, spesso si critica il carattere non formale delle Teorie del secondo (o pi) ordine sulla base dellintrinseca semanticit di alcune di esse. E altri, anzich evidenziare che il problema non risiede nel tipo di ordine espressivo, bens nella particolare sionomia delle premesse della Teoria, ribattono che anche alcuni Sistemi del secondo ordine possiedono una veste formale come quelli del primo . Semmai, come alcuni del primo! In conclusione, il raggruppamento delle Teorie assiomatiche classiche in base allordine espressivo fuorviante, in generale, delle loro propriet logiche fondamentali. Queste sono conseguenza della struttura delle premesse, in cui lordine espressivo non gioca sempre un ruolo decisivo. Il principale strumento di classicazione resta il rispetto della formalit hilbertiana o, pi in generale, della completezza semantica del linguaggio.

Linterpretazione del Secondo Teorema dincompletezza

Finalmente, bisogna far chiarezza sullabituale, erronea, interpretazione del Secondo Teorema dincompletezza. In riferimento a una Teoria che soddisfa le stesse ipotesi del Primo, il Secondo Teorema dincompletezza generalizza lindecidibilit ad una classe di enunciati che, interpretati nel modello standard signicano questo Sistema coerente. La sua (non semplice) dimostrazione, solo accennata da Gdel, fu rilasciata da Hilbert e Bernays nel 1939. Lusuale interpretazione di questo Teorema, soggetta alle nostre critiche, che ogni Teoria che soddisfa le ipotesi del Primo Teorema dincompletezza non pu dimostrare la propria coerenza. Ci sembra evidente, infatti, che la conclusione che una Teoria non possa dimostrare la propria coerenza sia valida per un qualunque Sistema classico, anche non formale! Inoltre, che tale conclusione non spetti al Secondo Teorema dincompletezza, ma ad un nuovo Metateorema. Consideriamo un arbitrario Sistema classico. Se esso incoerente, privo di modelli e, quindi, di ogni sensata interpretazione di qualsiasi sua proposizione31 . Pertanto, il semplice ammettere che un enunciato del Sistema signichi qualRagun, op. cit., p. 160-161. in profondit: di qualsiasi interpretazione che rispetti i principi di non contraddizione e del terzo escluso.
31 Pi 30 G.

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cosa, implica supporre la sua coerenza. E ci vale, in particolare, anche se linterpretazione dellenunciato questo Sistema coerente. Dunque, se non si pu essere certi della coerenza della Teoria (cosa che, a voler sviscerare i fondamenti, vale per ogni Disciplina), neppure si pu esserlo di nessuna interpretazione del suo linguaggio. Nel caso dellusuale Geometria, per esempio, quando dimostriamo il teorema di Pitagora, in realt quello concludiamo : se il Sistema ammette il modello euclideo (e quindi coerente), allora in ogni triangolo rettangolo c1 2 +c2 2 =I2 . Certo, una deduzione di innegabile valore epistemologico, anche nel caso di clamoroso sfacelo qualora il Sistema si rivelasse incoerente. Supponiamo, per, che a un certo teorema T di una determinata Teoria venga attribuito il signicato questo Sistema coerente in un certa interpretazione M. Analogamente, quello che in realt concludiamo tramite detto teorema se il Sistema ammette il modello M (e quindi coerente), allora il Sistema coerente. Qualcosa che sapevamo gi e, soprattutto, che non dimostra aatto la coerenza del Sistema. In denitiva, per un siatto enunciato si ha una situazione peculiare che lo dierenzia da qualsiasi altro enunciato signicativo in M : preoccuparsi di dimostrarlo allinterno del Sistema ininuente ai ni epistemologici relativi allinterpretazione M. In termini pi semplici, lenunciato in questione pu essere indecidibile oppure un teorema senza nessuna dierenza dal punto di vista epistemologico. Soltanto, non pu essere il negato di un teorema, se M davvero un modello. In ogni caso, il problema di concludere la coerenza della Teoria non alla portata della Teoria stessa. Proponiamo di chiamare Metateorema dellindimostrabilit interna della coerenza tale conclusione metamatematica del tutto generale. Poi, il fatto che un enunciato di tal tipo sia indecidibile o sia un teorema dipende, naturalmente, dal Sistema dalla forma dellenunciato. Per le Teorie che soddisfano le ipotesi del Primo, il Secondo Teorema dincompletezza assicura che di norma tali enunciati sono indecidibili. Abbiamo scritto di norma perch pare che esistano tuttavia altri enunciati, formulanti anchessi la coerenza del Sistema in altri peculiari modelli, che, invece, risultano essere teoremi della Teoria32 . Come aerma lo stesso Lolli, sembra che neanche una dimostrazione chiude le discussioni 33 . Ma in ogni caso tale dibattito, come abbiamo concluso, non tange la validit del proposto Metateorema dellindimostrabilit interna della coerenza. In conclusione, il Secondo Teorema dincompletezza individua altre specie di enunciati essenzialmente indecidibili in ogni Teoria che soddisfa le ipotesi del Primo. Mentre il Primo teorema dincompletezza determina solo lenunciato di Gdel, il Secondo estende lindecidibilit ad una categoria assai pi ampia di proposizioni. Tuttavia, a parte questa radicale generalizzazione, non introduce alcun concetto cardinale circa la coerenza del Sistema, come normalmente si ritiene. Non lo farebbe neanche se fosse valido per ogni enunciato interpretabile come questo Sistema coerente (cosa che, ribadiamo, sembra risultare falsa).
32 G. Lolli, Da Euclide a Gdel, Il Mulino (2004), p. 140 e 142. A. Martini, Notazioni ordinali e progressioni transnite di teorie, Tesi di Laurea, Universit di Pisa (2006), p. 11-15, sul WEB : http://etd.adm.unipi.it/theses/available/etd-11082006-161824/unrestricted/tesi.pdf. 33 G. Lolli, op. cit., p. 142.

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Infatti, in ogni caso, da esso non pu concludersi che il Sistema non pu dimostrare la propria coerenza: ci compete, invece, a un metateorema del tutto generale che non mai stato messo in evidenza, malgrado la sua immediatezza e indiscutibilit34 . Lerrore aggravato dalle frequentissime dimostrazioni intuitive, scorrette, del Secondo Teorema dincompletezza, del seguente tipo: Sia S un Sistema che soddisfa le ipotesi del Primo Teorema dincompletezza e C un suo enunciato che aerma la coerenza dello stesso S. Il Primo Teorema di incompletezza dimostra che se S coerente, lenunciato di Gdel, G, indecidibile. Perci, se C fosse dimostrabile, potrebbe dedursi che G indecidibile e quindi indimostrabile. Ma poich G aerma di essere indimostrabile, ci signicherebbe dimostrare G, il che assurdo 35 . Il difetto manifesto: nel ragionamento si d a C e G un valore semantico che giusticato solo supponendo che il Sistema ammetta un modello con tali interpretazioni e quindi che sia gi coerente. In tale modello fuori discussione che la verit di C implica la verit di G, ma limplicazione sintattica C G una questione aatto diversa. In generale, non c alcun assurdo conseguente alla possibilit che C sia un teorema perch ci, come abbiamo gi osservato, non dimostrerebbe aatto che il Sistema coerente. Del resto, in caso di incoerenza, non si ha forse che ogni enunciato un teorema? In realt, dimostrare limplicazione sintattica C G tuttaltro che banale e, come segnalato, non vale in tutti i casi ma dipende dalla struttura sintattica dellenunciato C. Lunico risultato di rilevante importanza circa la coerenza, dato dal Metateorema della sua indimostrabilit interna. E risaltiamo che la sua metadimostrazione, per il riferirsi a un Sistema classico qualsiasi, non pu che consistere in un ragionamento puramente metamatematico, cio informalizzabile; come quello che si proposto. Nel libro, gi citato, I Conni logici della Matematica, esponiamo altre revisioni e alcune proposte di rinnovamento della terminologia di questi argomenti, che immutata dai tempi di Hilbert.

34 La coerenza di un Sistema pu essere dimostrata soltanto da un altro Sistema, esterno ad esso. Per il quale, tuttavia, il problema della coerenza si riproporrebbe. Lultima conclusione di coerenza, per uscire da tale circolo, devessere puramente metamatematica (ma, nella pratica, pu consistere semplicemente in un sensato convincimento, come in eetti succede con la Teoria assiomatica degli insiemi). 35 Cos, per esempio, in: P. Odifreddi, Metamorfosi di un Teorema (1994), sul WEB : http://www.vialattea.net/odifreddi/godel.htm.

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