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Anno I, n 0

redazione.inside@gmail.com

INDICE

Cara studentessa, caro studente, hai nelle mani "INSIDE, Anno I, n 0": un'uscita che, chiss, un giorno potrebbe essere storica. Questo progetto si propone, infatti, di

LA POLITICA E' UN OPINIONE (Politica Nazionale) ................ pag. 2

essere il periodico studentesco di riferimento dell'Universit Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano. Una redazione indipendente da partiti, ideologie, nazionalit, credo religioso, nata dai comuni sforzi di due gruppi studenteschi dell'ateneo: "Il Laboratorio - Il Cambiamento in Cattolica" (presente nelle Facolt di Giurisprudenza e Sociologia) ed "I

OUTSIDE (Politica Internazionale) ................ pag. 7

Riformisti" (per Scienze Politiche). Ma oltre alle origini (gi evolutesi in una redazione che conta componenti di oltre 5 Facolt dell'Ateneo) e guardando al futuro, ci che conta la passione. Per la politica, l'economia, la societ, la cultura, a livello universitario, nazionale, globale. L'anima di INSIDE, che vive della libera espressione degli

MAIN STREET (Economia) ................ pag. 11

studenti, dei ricercatori, dei professori. Linformazione senza opinione, del resto, sinonimo di sterilit; al contrario, lo sviluppo di un dibattito studentesco tramite una seria attivit redazionale un'entusiasmante possibilit che siamo felici di offrire al nostro prestigioso Ateneo. Universit, Universalit e Cambiamento sono le stelle che seguiremo nel

LIFE CATT (Universit) ................ pag. 14

nostro percorso, segnato dal desiderio di svolta che pervade la societ nazionale e globale, testimoniata dai molti avvenimenti di questanno cos intenso. Avvenimenti che vogliamo vivere appieno, uscita dopo uscita, articolo dopo articolo, senza il timore di andare contro corrente o di affrontare temi spinosi. Tutto ci poggia su una ferma convinzione:

CULTURA & SOCIETA' (Cultura) ................ pag. 18

ogni dibattito, nato anche solo da una frase, sar un'occasione di crescita. Questo spirito si concretizza particolarmente nella rubrica di politica interna: "La politica un'opinione". Abbiamo deciso di affrontare, gi nel primo articolo, un tema che ha diviso il paese per i 17 anni appena trascorsi, senza inseguire un equilibrio forzato, ma con la

OFFSIDE (Sport) ................ pag. 24

serenit necessaria per l'espressione di qualsiasi idea che, essendo umana, trova senso nella sua messa in discussione. Solamente in questo modo "INSIDE" sar sempre un elemento di arricchimento per l'UCSC. La nostra ambizione grande e si concilia perfettamente con quella di ogni vero studente: aberrando il rischio di essere spettatori del mondo, desideriamo ardentemente viverlo da protagonisti, vogliamo

comprenderlo nel cuore, vogliamo essere INSIDE. La Redazione

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LA POLITICA E' UN'OPINIONE

"INMARIOPINION": IL BERLUSCONISMO DOPO BERLUSCONI


Era il 1994 quando tutto ebbe inizio. Silvio Berlusconi con un discorso a reti unificate scendeva in campo per attuare la sua rivoluzione liberale. Oggi, anno 2011, tiriamo le somme di quello che stato molto di pi di un semplice governo. E' stato un modo di pensare, di credere e di vivere la politica in una maniera completamente diversa rispetto al passato: stato il berlusconismo. Personalmente per, non credo affatto che questo sia finito. Giorgio Gaber diceva: Non ho paura di Berlusconi in s, ma di Berlusconi in me e forse queste parole possono esprimere con maggiore chiarezza i cambiamenti di questi ultimi 20 anni. Su Berlusconi si detto tutto, si scritto tanto, si anche discusso tanto e i giudizi su di lui hanno sempre e profondamente diviso lItalia a met. "E un grande imprenditore! E tutta invidia!", "E un perseguitato!", "E un uomo che si fatto da solo!", quante volte abbiamo ascoltato questi commenti, nei bar, con gli amici, in tv, per strada, ovunque. Opinioni contrapposte che si traducevano in voti, e quelli s che fanno la differenza. E allora, alla luce delle parole di Gaber, come ricorderemo Berlusconi? Lo ricorderemo come un perseguitato o come un ladro? Vivremo contrapposizioni come quelle che ancora oggi ci sono su Mussolini e sul ventennio fascista, oppure emerger una verit storica (se davvero esiste), univoca e oggettiva? Perch ci che ha maggiormente colpito di lui, stato il modo con cui ha utilizzato lo strumento della legge per risolvere le proprie questioni personali, e si potrebbe fare un lungo elenco dei provvedimenti che hanno avuto una ricaduta sulle sue aziende o sui suoi processi. Come il d.lgs. 61/2002 che ha depenalizzato il falso in bilancio, reato per cui Berlusconi era imputato in ben cinque processi, che si sono poi quasi tutti conclusi con la formula "il fatto non pi previsto dalla legge come reato". O ancora la legge Ex Cirielli, la 251/2005, la quale ha, tra le tante cose, anche diminuito i tempi di prescrizione da 15 a 10 anni del reato di corruzione giudiziaria, reato per il quale era imputato lavvocato David Mills, che non stato condannato proprio perch il reato si prescritto pur essendo stato commesso, e poi il Lodo Alfano, dichiarato incostituzionale dalla Consulta perch tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, compreso il Capo del Governo. Il Berlusconismo stato anche questo. Un nuovo linguaggio, un nuovo modo di relazionarsi con la realt, di chiamare le cose con vecchie e nuove parole, come "comunista", un vocabolo gettato nel dimenticatoio per decenni e riesumato per bollare chi la pensava in maniera differente e magari, con il comunismo, non aveva e non ha nulla a che fare. Tuttavia il Fascismo, seppur in assoluto contrasto con i moderni principi costituzionali democratici, aveva una sua ideologia di fondo, un suo

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perch. La causa dellattuale dibattito sul periodo fascista sorge proprio sulla base del fatto incontestabile che, in effetti, in Italia durante il regime, vennero fatte anche tante cose positive. La "grandezza" di Berlusconi oggi invece, sta nellessere riuscito a far credere agli italiani di aver fatto tanto, quando in realt ha fatto poco o pochissimo. Del resto non a caso Montanelli lo definiva "il pi grande piazzista del mondo". Ecco appunto, le televisioni: nessuno meglio di lui ha capito come potessero essere utilizzate nella maniera pi utile. Spesso ci si chiede: "Ma capitato anche a lui di perdere le elezioni, e in quei momenti dove erano le sue televisioni?", in realt la domanda che ci si dovrebbe porre :"Anche quando ha perso le elezioni, di quanto le avrebbe perse se non avesse avuto le televisioni?". Il conflitto dinteressi lelemento che segna il deficit di democrazia italiano rispetto agli altri Stati esteri, in nessun altro Paese del Mondo il Presidente del Consiglio anche il pi grande industriale nel ramo delle telecomunicazioni e dellinformazione. Nel 2001 durante la campagna elettorale per le presidenziali, circolava nelle case degli italiani un libricino chiamato Una storia italiana, dove veniva raccontata la storia del Cav. Berlusconi per primo aveva quindi deciso di porre la propria vita privata al centro della politica italiana, salvo decidere poi di marchiare come "gossip" le inchieste che ruotavano intorno a quella sua stessa quotidianit, fatta anche di escort e feste nei palazzi istituzionali. Laver attirato su di s e sulla propria vita lattenzione mediatica stata quindi, per un primo periodo, una mossa vincente, che in seguito si tuttavia rivelata unarma a doppio taglio, perch anche la condotta privata di un uomo pubblico di rilievo pubblico se ci si rende ricattabili. E quante cose in tv non ci vengono raccontate? Come quando nel 2002 Berlusconi pronunci il famoso "Editto bulgaro" contro Santoro, Luttazzi e Biagi, i suoi ordini vennero prontamente eseguiti da una Rai addomesticata. Berlusconi stata una grande occasione per lItalia. Purtroppo persa. Con la maggioranza parlamentare che aveva a disposizione, senza precedenti nella storia Repubblicana, avrebbe potuto davvero migliorare il nostro Paese, colmare le lacune e le mancanze dei governi precedenti. E invece dov la "rivoluzione liberale" dopo 17 anni? Di concreto, guardando la realt delle cose, non si fatto quasi nulla: la legge anti-fumo, quella sullo stalking e la patente a punti. Non proprio una rivoluzione. Ma certe cose in Italia ce le meritiamo. Non siamo mai stati veramente in grado di scendere dal carro dei vincitori, anzi siamo sempre stati pronti ad assaltarlo, come in un teatro affollato dove si fa a gara per avere le poltrone migliori. Non siamo mai attenti "a quelli che verranno dopo", forse perch, come diceva Ugo Jetti: "L'Italia un Paese di contemporanei, senza antenati n posteri perch senza memoria di se stesso". Ed questa la preoccupazione pi grande: la paura che si possano dimenticare le mancanze di questi anni e che il "Berlusconi che in noi" possa ripresentarsi in altre forme, magari tra le fila del centrosinistra. S perch in fondo il Cavaliere poteva stare benissimo anche nella fazione politica opposta, di destra ha davvero poco. La sua caduta quindi un segnale di respiro per questa democrazia italiana malata perch favorisce unalternanza e una riorganizzazione della linea conservatrice, magari pi conforme agli altri partiti

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appartenenti alla medesima tradizione europea, i quali vantano, ad esempio, donne musulmane come chairman di partito (vedi i "Tories" inglesi). Anche se il Cav se n andato resteranno i suoi programmi televisivi importati dallAmerica, che oggi influenzano le ambizioni e le diete di milioni di italiani, il suo modo di vedere le donne e la politica, la sua capacit di saper indicare sempre la scelta pi conveniente e mai la pi giusta. Luomo di Arcore non sar stato la causa di tutti i problemi ma di sicuro era il problema pi grosso, il pi evidente, quel problema senza la cui soluzione, non si potranno risolvere tutti gli altri. Semplicemente perch "il Berlusconi in s" era la scusa per tutti "i Berlusconi in me", i quali si sentivano quasi autorizzati a comportarsi di conseguenza, "Se lo fa lui che il Presidente del Consiglio, perch non dovrei farlo io che sono un comune cittadino?". Questo sillogismo, che obiettivamente non fa una piega, per anni ha fatto passare atrocit politiche di qualsiasi livello e di qualsiasi fazione, come normali banalit spicciole, bazzeccole, frutto dinvenzioni di giornalisti e magistrati. Indro Montanelli nel 94, scrisse: Con Berlusconi la parola destra diventer impronunciabile per almeno 50 anni, per ragioni di decenza e credo che i cittadini italiani di destra, e non meno quelli di sinistra, meritino ormai una risposta concreta dai propri rappresentanti in Parlamento. La fine del Berlusconismo sembra quindi essere ancora molto lontana ma abbiamo in Italia degli esempi che si muovono in una direzione opposta e da cui possiamo senzaltro attingere per le nostre condotte future. Limportante essere attrezzati, limportante restare vigili. Mario Pagano, Facolt di Giurisprudenza, III Anno mario.pagano90@hotmail.it

"Non sono d'accordo con te ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee". Voltaire

LA PENSI DIVERSAMENTE? INVIACI LA TUA OPINIONE VIA MAIL, SCRIVENDO AL SINGOLO REDATTORE DELL'ARTICOLO O ALLA REDAZIONE NEL COMPLESSO (REDAZIONE.INSIDE@GMAIL.COM)! -

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DAMMI PASSIONE... ANCHE SE IL MONDO NON CI VUOLE BENE


C' nell'aria una strana sensazione. Palpabile, contagiosa, che ti si attacca addosso, ti entra dentro e non ti molla. E' un miscuglio di rimpianti e rabbia per un passato che ora rimpiangiamo e condanniamo allo stesso tempo, di paure per un presente di cui non ci rendono partecipi attivamente ma al quale ci limitiamo ad assistere con il fiato sospeso, di sconforto per un futuro senza certezze. Questa sensazione, che ci abbatte, soffocandoci, sembra essere diventata quasi l'unico collante che da un po' di tempo a questa parte ci unisce, da Nord a Sud, nella consapevol ezza di un comune destino del Paese. Quale destino? Affermare con certezza cosa accadr da qui a qualche mese compito delicatissimo, soprattutto se si cerca di uscire da questo labirinto di previsioni catastrofiche che designano un'Italia ormai gi bella che fallita, di gran lunga al di sotto degli standard europei, incapace di rialzarsi e di riappropriarsi della propria dignit. Al di l della pesante eredit, frutto di politiche sbagliate del passato, che continuiamo a portarci in spalla e sorvolando sulla discutibile credibilit di cui abbiamo goduto per molto tempo a livello internazionale, credo che l'Italia abbia ancora vivo nel profondo quel focolare di passioni e di competenze che lhanno resa in passato una delle principali protagoniste della nascita dellUnione Europea. L'italianissimo Alcide de Gasperi si rivolter nella tomba all'idea che il proprio Paese oggi stia rischiando l'isolamento dalla scena europea. Proprio lui che lEuropa l'ha fondata! Eppure oggi tutta quella passione, quell'attaccamento alle nostre radici pi profonde, che hanno fatto dell'Italia in passato un perno dello scenario politico ed economico internazional e, sembrano essere sparite, lasciando posto a generazioni di uomini senza bussola, a cittadini disamorati della politica e stanchi, a giovani che non riescono ad immaginare un futuro migliore. Il presente fotografa una realt giovanile, la nostra, in cui in meno di 4 mesi oltre 1 milione di giovani ha perso il proprio lavoro. Dai dati Censis 2010 risulta che 1 giovane su 4 non studia n lavora. Nessun Paese europeo ha un dato cos sconcertante. A questo deprimente fenomeno disoccupazionale, che negli ultimi 2 anni cresciuto in maniera esponenziale, se ne accompagna un altro ben pi grave, che interessa soprattutto la mia generazione: il CINISMO. L'impatto

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non su un eventuale tornaconto personale. Se non c' passione non c' BUONA politica e senza buona politica un Paese non pu tornare a sbocciare. Io credo che l'Italia sia sempre stata un vulcano di idealismi combattuti e di fermenti patriottici, gridati in nome di una politica intesa come una branca dell'amore verso il prossimo. E' la nostra natura! Non basta un ventennio di sonnolenza politica e morale per cancellare quello che siamo! E dunque, pi che di un abbassamento dello spread o di una patrimoniale, la cosa principale di cui noi italiani, e soprattutto noi giovani, abbiamo bisogno ricucire il rapporto Stato-cittadini, Governo-elettori, Uomini politici-societ civile, in modo saldo, sano e trasparente. Abbiamo bisogno di re-innamorarci ancora del nostro Paese, di recuperare fiducia nei nostri rappresentanti. DOBBIAMO RIAPPASSIONARCI di ci che ci appartiene. Noi giovani abbiamo bisogno di tornare a credere in qualcosa. A credere magari che un futuro ci possa essere ancora, che tutti gli sforzi che stiamo facendo saranno un giorno ripagati e che in Italia, alla fine, non si viva poi cos male. Io ci credo ancora. E voi? Mariangela Rulli, Facolt di Giurisprudenza, V Anno

della crisi ha avuto infatti come maggior risultato un diffuso sentimento di sfiducia, soprattutto tra gli under 35, sempre pi demotivati, disillusi e pessimisti rispetto al futuro. C' anche da dire che le gravi conseguenze di una crisi mondiale hanno effettivamente toccato in prima persona un giovane su due, dimezzando cos le possibilit di un accesso sereno al mondo del lavoro. Eppure questo presente non spaventa pi del futuro. Sui possibili scenari post-crisi aleggiano ancora confusione e pessimismo, considerando anche il fatto che la maggior parte della popolazione ritiene che il peggio debba ancora venire. E mentre un governo tecnocratico cerca di salvarci afferrandoci per i capelli e prendendo decisioni impopolari in nome di una nuova primavera Italiana, mi chiedo se tutto ci sia sufficiente. Baster una serie di maxi manovre economiche per rimettere in piedi un Paese che si sente ferito nell'animo? Baster una patrimoniale, discussa nei talk show e non in parlamento, per far riacquistare la fiducia di quel milione di giovani che ora si trova a combattere contro i mulini a vento per conquistarsi un posto nella societ? Baster che il nuovo Presidente del Consiglio vada in giro su un'auto italiana, per far tornare un senso di patriottismo nei cittadini? E soprattutto: baster tagliare un paio di privilegi ai nostri governanti per far re-innamorare i giovani della politica italiana? Pur appoggiando pienamente un governo puramente tecnicista, che si preoccupi di risanare almeno parte dei problemi enormi che attanagliano il nostro paese da oltre un ventennio, credo che l'ingrediente segreto per riportarci su una corsia preferenziale sia la PASSIONE. La stessa che in passato ha mosso uomini di grande spessore umano ad agire per attuare una politica nazionale incentrata innanzitutto sul bene del Paese, e

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OUTSIDE

L'ULTIMO FIORE DELLA PRIMAVERA ARABA


17 Dicembre 2010: unuomo di nome Mohamed Bouazizi si dato fuoco nella citta di Sidi Bouzid per protestare con la polizia che gli aveva confiscato tutte le merci per la mancanza dei permessi necessari per venderli. Mohamed, con questo gesto, non ha bruciato solo il suo corpo, ma ha generato la scintilla iniziale di uno degli eventi piu importanti degli ultimi anni: la Primavera Araba. Da quel giorno la rivoluzione ha richiamato lattenzione di tutto il mondo, ponendosi come unavvenimento ogni giorno piu importante e foriero di conseguenze internazional i. Iniziato in Tunisia, il fenomeno si diffuso poi in Egitto, Libia, Yemen, Siria, Marocco, Kuwait, Iraq, Arabia Saudita, Oman, Sudan, Mauritania, Giordania, Libano, Bahrein, Algeria, Armenia e Gibuti. Tanto da giustificare le tesi secondo cui questa rivoluzione il 1789 dei paesi arabi, in virt del fatto che ha portato a trasformare tanti regimi e ha provocato piu di 30.000 di morti. Ma cosa hanno vissuto tutti questi paesi e, sopratutto, adesso com' la situazione e cosa cambiato veramente? Durante quest'anno molto caldo, sono caduti tre capi dello stato che governavano da parecchi anni: Zine El-Abidine Ben Ali, leader della Tunisia dal 1987, Hosni Mubarak, a capo dell'Egitto dal 1981 e Muammar Gheddafi, in Libia dal 1969. In altri paesi invece sono accaduti, o stanno ancora accadendo i cambi di governo, scarcerazioni, dimissioni e tanti morti come avevamo trattato prima. Tra queste nazioni, una particolarmente colpita dal fuoco della primavera araba: la Siria. Nel 1946 la Siria riusc ad ottenere l'indipendenza dalla Francia e subito dopo fu coinvolta nella guerra araboisraeliana nel 1948. Dopo la sconfitta decise di unirsi con lEgitto per dare vita alla Repubblica Araba Unita tra gli anni 1958 - 1961. La guerra dei 6 giorni tra Israele e Paesi Arabi (Egitto, Siria, Giordania e Iraq), svoltasi nel 1967 e terminata in una nuova sconfitta per i paesi arabi, caus un fortissimo contrasto all'interno del partito Bath, che governava il paese dal 1963, e la salita al potere

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aiutare i cittadini siriani, offrendo la possibilita di entrare nel paese. Subito dopo e inaspettatamente, ad Aleppo e Damasco sono iniziate manifestazioni a sostegno del governo esistente. Il 12 novembre scorso la Lega Araba (lorganizzazione internazionale che riunisce 22 paesi arabi) ha deciso di sospendere la membership della Siria, causando forti polemiche in quanto la Lega non aveva fatto ci quando di fronte a avvenimenti simili negli altri paesi e nonostante la decisione della NATO, datata 1 novembre, di non intervento nei territori siriani (in contrasto con quanto accaduto nelle vicende liniche). Il 23 agosto, infine, stata fondata unAssemblea Nazionale di Transizione con sede in Turchia, allo scopo di portare sulla scena politica le rivoluzioni attuali. I moti stanno diventando sempre piu grandi e violenti e sembra che non finiranno presto. Tutti fanno previsioni e, come avevo citato sopra, ci sono tantissimi focolai ancora in fiamme, alcuni proprio in questi giorni. Viene da chiedersi: dove cadr lultimo fiore della Primavera araba? Alphan Yahya zlk, Facolt di Scienze Politiche, III Anno alphan.ozluk@aiesec.net

dell'allora Ministro per la Difesa Hafiz alAsad come leader del partito e del paese; leadership mantenuta fino al 2000, anno in cui lasci la sua carica al figlio Bashar alAsad. Dopo 11 anni di governo, il 15 marzo 2011 (nel pieno della primavera araba), iniziarono le prime manifestazioni anch in Siria. Asad, come primo tentativo di calmare il popolo siriano, ha accettato le dimissioni del governo presieduto da Muhammad Naji al-Otari e la nomina dell'ex ministro dell'Agricoltura Adel Safar per formare il nuovo governo in aprile. Ma nel frattempo le proteste sono divenute sempre piu violente e, come risposta, Asad ha chiuso la confine con la Giordania e ordinato ai soldati di sparare sulla folla per fermarla (come confermato anch dall AlJazeera). Gli Stati Uniti sono stati i primi a muoversi, dopo che si diffusa la notizia di 60 morti nelle proteste del 29 aprile, con sanzioni contro il governo siriano. Anch la Turchia ha cercato (e cerca anche oggi) di

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demuestra que el pueblo espaol ha votado un hombre que ha elegido estar siempre presente en la escena poltica y de hacerlo, no obstante las derrotas, en un modo constructivo contro la crisis, que ha prometido de no tocar las pensiones y que ha buscado el dilogo entre las partes sin exponerse a ridculas discusiones verbales. La prudencia lo ha guiado a no revelar mucho de su programa poltico, sobre todo en temas controversiales como el aborto y las uniones gay. A las crticas del adversario Rubacalca responde: no soy ni vago ni indeciso, pero me gusta reflexionar antes de actuar. Las consultaciones y los nombramientos de los ministros iniciern el 13 diciembre, y alrededor del 20-21 diciembre tomar poseso el nuevo Presidente del Gobierno, el 23 est programado el primer Consejo de Ministros. Qu podr hacer rajoy? Como saldr Espaa de esta situacin? Por el momento son cosas que nadie sabe... Teresa Bartolomei, Facolt di Economia, I Anno t.bartolomei@yahoo.it (trad. Yesenia Badilla Jimenez)

CRISIS: ESPAA FESTEJA EL TRIUNFO DE RAJOY EL TENAZ


Lunes por la maana estar aqu a trabajar, estas son las palabras del nuevo presidente Mariano Rajoy inmediatamente despus de las celebraciones de la victoria electoral que el 21 noviembre 2011, ha sealado el final del gobierno socialista en Espana. Su partido popular ha obtenido el 44,55% de los votos conquistando la mayora absoluta en el Congreso de Diputados: 186 puestos sobre 350. Se nos limitamos a justificar este cambio poltico como el nico necesario para hacer frente a las crisis econmica, pederamos de vista la particularidad de esta eleccin. Mariano Rajoy es el que se dice un veterano de la poltica. En el 2000 Azmar lo nombra vicepresidente, despus de haber sido dos veces ministro, en el 2004, candidato primer ministro vencido por Zapatero, en el 2008 se repite la misma escena. Pero Rajoy no es solo el tenaz, algunos lo definen el prevedible. Peridicos como El pas han seleccionado estas frases tautolgicas de sus discursos: El cambiamento quiere decir que es necesario cambiar, las pensiones se pagan con el dinero, crear ocupacin es una buona cosa para quien est desocupado, haremos las reformas que impone el sentino comn, y hasta he dormido poco porque me he ido a acostar tarde y me he lenvantado temprano... mas all de las posibles risas que pueden provocar estas salidas, la vistoria electoral

TRADUZIONE SU
WWW.LABCATTOLICA.ALTERVISTA.ORG

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American Censorship Day and had displayed over their logos a black banner with the words Stop Censorship. This could be a very strong way to stop the bill: in fact these sites have a huge leverage on people, who tend to follow their lead. Are American politicians ready to make a enemy of the web population? The United States of America has always presented themselves as a Land of Freedom, but it's no secret that they're also a land of hypocrisy and this bill is just another proof of that: in fact SOPA would be another of the many ways in which lobbies, giant corporations and also political parties can control whatever goes online and defend themselves from any form of criticism. Running a small blog myself, I think is really important to defend everybody's right to say, think and write whatever they feel right, even if is against what politicians and corporations think. The internet is a place where everybody has the right to express their own opinion, where there are very few limits and freedom of speech has a very big value. Everyone can run a blog, post pictures, photographs and more. What makes the internet special is exactly its accessibility and the fact that it is not run by some elite and the most of it is not subjected to the control of politicians and corporations. There's television for that. It's already enough! Carolina Fornari Facolt di Economia, I Anno carofornari@gmail.com

STOP CENSORSHIP!
On October 26th the United States House of Representatives presented the Stop Online Piracy Act (a. k. a. SOPA) with the main goal is preventing copyrighted contents to be spread on the internet, allowing the owners of these contents to take legal action against web sites - such as YouTube or Vimeo and many others and even shut them down for good. If SOPA is really going to pass, there will be a shift in the balance of power over the internet. Whereas a site as YouTube may be able to stand a big legal suit, small websites and personal blogs just can't. This means that they will be forced to close and big corporations will be the only ones able to post anything online.This bill is being supported by both Republicans and Democrats: in fact both parties have received huge contributions from Hollywood studios and big lobbies who wanted to save their works from piracy and plagiarism. A similar bill, called PROTECT IP, was introduced in the Senate and passed in May. This means that there are very good chances that SOPA is going to pass as well on December 15th, when the House of Representatives is going to discuss it again. Why should we care about what's happening across the ocean, you may ask. Well, dear readers, if the United States will agree on SOPA, many other Countries will follow their lead and create similar laws. However, not all hope is lost: in fact, there are many prominent personalities, like Nancy Pelosi (one of the most influential women in the United States), who are strongly against the bill and are doing their best to suppress it. Also many websites are fighting against SOPA: in the last few weeks Facebook, Google, Twitter, Tumblr, Mozilla, Yahoo and others had created the

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MAIN STREET

"Main Street": il nome di questa rubrica di economia ha un senso preciso. Avrete colto l'assonanza con Wall Street (tempio storico della finanza internazionale) ma la scelta non si limita a questo, andando ben oltre, anzi, contro. Questo perch siamo intenzionati a incentrare lo sviluppo del dibattito economico d'ateneo sull'esaltazione dell'economia reale, che intendiamo come la "via principale" da seguire. Ci in aperto contrasto con quella che possiamo definire l'"ipertrofia finanziaria" di cui il sistema economico globale soffre da svariati decenni. In questo quadro, intendiamo dare risalto all'altissimo valore dell'economia italiana, che noi ci permettiamo di giudicare non adeguatamente sfruttata in tutto il suo grande potenziale. Cos si inserisce il seguente ciclo di articoli sul "Made in Italy", che in questo numero ha inizio e che si svilupper nel corso delle prossime uscite del periodico. Buona lettura! La Redazione di "INSIDE".
Made in China, Made in Indonesia, Made in Taiwan. Sono soltanto luoghi di fabbricazione dei pi disparati prodotti che ogni giorno entrano nelle abitudini di acquisto dei consumatori. Oltre ad essi, il Made in Italy: anch'esso un semplice luogo di fabbricazione? Una denominazione di origine? O esiste un universo ben pi complesso dietro queste tre parole, semplici, ma riferimento per 5 continenti? Gi negli Eighties un esiguo numero di ricercatori, tra cui Fu e Becattini, aveva polarizzato l'interesse sul fenomeno naturale di settori tradizionali che s'apprestava a divenire un autentico successo, delineando gradualmente i connotati di quellidea che, successivamente, avrebbe preso il nome di Made in Italy. Dagli anni 60 fino agli anni 90 si assistito ad un graduale ed allo stesso tempo incessante aumento delle PMI e dei Distretti Industriali espressione di posizioni di leadership nella produzione e nel commercio mondiale. Questo nei pi disparati settori manifatturieri: dallabbigliamento alloreficeria, dallarredamento alle macchine utensili, dai vini ai prodotti agroalimentari tipici della dieta mediterranea. Il concept Made in Italy ha cos ristrutturato il suo classico modo di essere esclusivamente un brand dorigine ed gradualmente diventato sinonimo di design, di leadership e di qualit accreditata universalmente, evolvendosi a brand collettivo che richiama alla mente lesclusivit delle produzioni italiane, lestro dei nostri imprenditori e il lifestyle italiano. Un fenomeno che inevitabilmente lopinione pubblica associa quasi istantaneamente e meccanicamente allhaute-couture di Prada e Valentino, alle borse Gucci, alle scarpe di Della Valle e Ferragamo o alla Ferrari. Ma in realt il Made in Italy un universo ben pi articolato e strutturato, un universo che vive anche dei suoi paralleli, come i beni industriali o i prodotti tipici dellagricoltura e del turismo. Ancora oggi, in unera connotata da innovazioni prorompenti, il Made in Italy in grado di affermarsi a livello

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MAIN STREET

internazionale per la sua esclusiva attitudine di evocare bellezza e valori di umanit, e ben pu essere concepito come un autentico secondo miracolo, dopo quello del Boom economico targato Fifties, che ha permesso al Bel Paese di moltiplicare e diffondere il benessere, conseguendo elevati livelli di sviluppo. Innumerevoli le nicchie della moda, dellagro-alimentare, dellautomazione e dellarredamento in cui lessere Made in Italy conferisce uno status internazionale indiscutibile: il design innovativo e sperimentale di Alessi, lalta gioielleria di Bulgari, le macchine per il legno di SCM Group, i luxury yacht di Ferretti, i divani di alta qualit di Natuzzi sono soltanto alcuni dei casi di eccellenza produttiva italiana. Tali aziende costituiscono, per, unicamente la punta di un iceberg composto da numerose PMI i cui brand non godono, ovviamente, della medesima notoriet ma che basano la propria credibilit sul fatto di battere bandiera italiana, di produrre in Italia, di essere parte integrante di Distretti di fama internazionale. Il Made in Italy , dunque, una realt ben articolata e comprendere tale fenomeno in una corretta prospettiva equivale, in primo luogo, a capire i soggetti che ne sono espressione. Il sistema produttivo italiano, e in misura maggiore quello manifatturiero, mostra peculiarit alquanto singolari rispetto agli altri Paesi pi sviluppati; la quota dellindustria manifatturiera sul PIL, infatti, pi elevata che altrove e ci evidenza nel nostro sistema economico un pi che proporzionale orientamento a questo tipo di attivit. Inoltre, allinterno del comparto manifatturiero, lItalia ha un ruolo scarsamente incisivo in settori quali lelettronica, la chimica, la farmaceutica, laerospaziale rispetto a States, Germania, UK, Francia o Giappone (nonostante alcuni primati internazionali in comparti scientifici ad opera di Finmeccanica e gruppi medio-grandi, quali Bracco o Mapei). Per contro, dagli anni I Distretti Industriali sono definibili come Settanta, lItalia ha rinvigorito la presenza in settori come il tessilenetwork produttivi locali costituiti da abbigliamento, le pelli-calzature, unagglomerazione di imprese fortemente il mobilio o in alcuni comparti interdipendenti, ubicate in ambito territoriale della meccanica leggera (rubinetteria e macchine circoscritto e storicamente determinato, che, altamente specializzate in fasi diverse del industriali) complessivamente e medesimo processo produttivo e integrate congiuntamente al settore mediante una rete complessa di interrelazioni alimentare, racchiudono circa i 2/3 delloccupazione di carattere economico e sociale. manifatturiera italiana. Altra

Cosa si intende per Distretto Industriale?

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interessante (e ormai nota) peculiarit del

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sistema produttivo italiano la scarsa presenza di grandi gruppi e di grandi imprese, non solo nellindustria manifatturiera ma anche nei servizi; lItalia un tessuto intrecciato di piccole e medie imprese con origini storiche articolate, conseguenza anche dellaltalenante fragilit del capitalismo familiare che l'ha condotta ad unincessante rarefazione dei gruppi di grande dimensione. Infine, lItalia per accezione il Paese dei Distretti Industriali; nonostante non sia unesclusiva italiana, tale modello di sviluppo locale integrato riuscito a trovare nel nostro Paese i presupposti ideali per una completa affermazione. Una realt, quella dei Distretti, che caratterizza una quota cospicua del nostro apparato produttivo e che spesso espressione di unItalia latente, lontana dai riflettori dei mass media, di unItalia locale fatta di coesione sociale; eppure quellItalia restia a schiudersi riesce a conferire un apporto notevole alloccupazione manifatturiera e al Made in Italy, cio limpulso vitale delle nostre esportazioni e lelemento positivo principale della nostra bilancia dei pagamenti. Analizzando le specializzazioni del Made in Italy da una distanza ravvicinata, lItalia mostra quattro vaste aree di attivit manifatturiera che la collocano indiscutibilmente allapice mondiale, anche se, tuttavia, tale accezione delinea inevitabilmente anche una semplificazione che omette realt rilevanti che il nostro Paese gode in settori quali la chimica, lauto, lelettronica e il cemento; 4 aree qualificate altres come le 4 A delleccellenza italiana: Abbigliamentomoda (I); Arredo-casa (II); Automazionemeccanica (III); Alimentari e bevande (IV). Ma per scoprire cosa si cela esattamente dietro tali eccellenze, basta aspettare il prossimo numero. Be awake... and stay tuned! Angelo Anello Facolt di Economia, V Anno angelo.anello@hotmail.it

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suo effetto di ridurre le aspettative delle imprese su una rapida ripresa, ha esponenzialmente e drasticamente comportato la riduzione dell'offerta di lavoro, facendo emergere questo insostenibile paradosso. Il principio secondo cui il sacrificio nell'ottenere una laurea ci sarebbe valso la pi agevole accessibilit al lavoro da noi desiderato sembrerebbe dunque essere tramontato definitivamente. Ci ritroviamo quindi a dover fronteggiare una situazione nella quale la domanda del neolaureato si trasformata dall'ottimistico e ora da chi mi faccio assumere? al ben pi negativo se non mi assume nessuno, che faccio?. Non facile trovare una risposta valida erga omnes, ma per fortuna la storia che in questi casi ci aiuta a non farci prendere dallo sconforto ma, anzi, a essere propositivi. Tutti i grandi periodi di crisi (la grande depressione del 1929 , la grave flessione del 2001, etc.), hanno comportato un momentaneo tracollo di

LA CRISI E GLI STUDENTI: UNA GRANDE OPPORTUNITA'


Ogni studente della Cattolica sogna il giorno in cui potr correre e saltare nei verdi prati che gli sono stati ingiustamente sottratti per tutta la carriera universitaria. Una tradizione della nostra Universit che rappresenta simbolicamente sia la conclusione della corsa accademica che il salto iniziale nel futuro professionale che attende tutti i neodottori, al di fuori dei chiostri. Un futuro che oggi, a causa della profonda crisi economica che sta imperversando, sembra per meno luminoso di quanto non fosse stato precedentemente. Secondo gli esperti, ci troveremmo di fronte a quella che viene definita come crisi di sistema, una congiuntura economicostrutturale di dimensioni globali, le cui conseguenze finali sono lungi dall'essere prevedibili; tra queste per, pare certo che non potr mancare una radicale modificazione degli attuali assetti di interessi e valori che stanno alla base della nostra societ. Una delle maggiori preoccupazioni, per noi studenti, riguarda l'influenza della crisi sulle nostre possibilit di accedere al mercato del lavoro. Se nell'ultimo decennio avremmo avuto l'apparente certezza di poter trovare, nel breve periodo, un'occupazione adatta al nostro curriculum universitario, oggi vediamo come questa possibilit si sia ridotta notevolmente. Fino a ieri, infatti, la

un modello sociale diffuso. Non meno vero, per, che questultimo abbia permesso il contemporaneo sviluppo di un nuovo modello, con idee profondamente innovative alle quali, senza quel momento di incertezza, nessuno avrebbe mai nemmeno dato ascolto. La crisi quindi muta d'aspetto e
rappresenta per noi studenti il nuovo, una grande occasione di risolvere le questioni lasciate irrisolte da chi ci ha preceduto. Sta a noi trovare il coraggio di imprimere al mondo una visione diversa, proponendo il nostro modello. Non dobbiamo avere paura, quindi, di sostenere le nostre idee. Queste sono il vero capitale di cui disponiamo per poter investire sul nostro futuro, con il quale possiamo costruire il nostro lavoro senza il bisogno di "farci assumere" da nessuno. Jgor Ognibeni Facolt di Giurisprudenza, V Anno

carriera professionale pareva gi predisposta in una grande impresa che poteva permettersi di assumere e formare al suo interno il giovane dipendente, in un'ottica di investimento sul lungo periodo. Il sistema universitario poggiava su questo
assioma, portando gli studenti a preferire ciecamente la pi facile carriera precotta, invece che stimolare in loro il necessario coraggio di ricercare nuove e vitali soluzioni per i problemi della societ. La crisi, con il

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LA CATTOLICA AL GOVERNO: QUANDO LA COMPETENZA VIENE DALL'ESPERIENZA


La recente e discussa formazione di un governo tecnico, nato per condurre l'Italia attraverso il periodo di crisi politica ed instabilit economica senza precedenti che la nazione si trova oggigiorno ad affrontare, ha chiamato in causa tre personalit di grande rilievo del nostro ateneo. Al Magnifico Rettore Lorenzo Ornaghi e ai docenti Renato Balduzzi e Dino Piero Giarda, fino allo scorso mese ordinari di Diritto Costituzionale e di Scienza delle Finanze, stato infatti chiesto di dirigere, rispettivamente, il Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, della Salute e per i Rapporti con il Parlamento nel neonato esecutivo capitanato da Mario Monti. Ciascuno di loro ha infatti dimostrato di possedere i requisiti pi adatti per affrontare una situazione del tutto eccezionale come quella odierna, sia sul piano politico che su quello economico. Quanto al primo aspetto, ad oggi priorit del governo costruire per s l'immagine politica che per il momento gli manca (in quanto ancora percepito prettamente come "tecnico"), non solo per affermare un'identit pi solida e, cos facendo, edificare un rapporto costruttivo con gli italiani che si traduca in futuro in un sostegno convinto da parte dell'opinione pubblica, ma anche per potersi affermare al di sopra dei partiti come forza "altra". Difatti, nonostante fino ad ora il nuovo gabinetto abbia ottenuto il benestare da parte di quasi tutte le fazioni parlamentari, assai probabile che esse ben presto tentino di operare su di esso pressioni sempre maggiori per influenzarlo a proprio vantaggio. Ecco perch la figura di Giarda (nel 2000 insignito dell'onorificenza di Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana) sar cruciale per gestire le relazioni con le Camere, grazie alla sua notevole e duratura esperienza nell'ambiente politico, tutta maturata all'interno del Ministero del Tesoro (come presidente della Commissione Tecnica per la Spesa Pubblica e come sottosegretario) e alla sua competenza in campo economico, ambito sul quale pi di ogni altro andr ricercata l'intesa governativoparlamentare nel prossimo periodo. A lui guarda Monti per costruire al pi presto accordi tra le due istituzioni al fine di favorire un'approvazione quanto pi agevole possibile delle misure anticrisi. Anche l'attivo impegno di Ornaghi e la sua ragguardevole competenza nelle scienze politiche potrebbero rappresentare un importante contributo per forgiare l'identit di cui si parlato, sebbene fino ad ora il suo interessamento a progetti inerenti al mondo cattolico abbia suscitato di gran lunga pi critiche che plausi, in particolare dopo l'incontro di Todi dello scorso 17 Ottobre. Nonostante sia presto per stimare quanto e in che modo la sua presenza nell'organico di governo sar influente, si dovrebbero comunque trarre rassicurazioni dalla prospettiva nella quale egli si pone, di aperto dialogo e accettazione dei diversi punti di vista, che rifiuta l'imposizione ideologica in favore di un

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dibattito quanto pi sano ed equilibrato tra le parti, quale spesso mancato nella storia recente dei rapporti istituzionali. Anche la necessit, cui egli ha fatto spesso riferimento, di rifondare valori portanti (non per forza in senso cristiano) estremamente attuale, soprattutto dopo il repentino sconvolgimento politico che ha portato alla formazione dello stesso governo Monti e, parallelamente, dopo che la crisi economica ha suscitato in modo eclatante dubbi considerevoli sui paradigmi sui quali il sistema finanziario mondiale si basato fino ad oggi. Dal punto di vista economico, invece, si necessitano personalit in grado di fornire approcci nuovi a problemi ormai annosamente cronici. Per questo un esperto di diritto sanitario e un navigato frequentatore di ambienti amministrativi del sistema sanitario italiano come Balduzzi particolarmente adatto per fronteggiare le difficolt e le discrepanze proprie di quello stesso sistema. sua convinzione che sia necessario abbandonare la politica dei temuti "tagli" per agire a livello organizzativo o, come lui stesso preferisce definirlo, "strutturale". Il riassesto dei conti pubblici nel settore, a suo dire, deve venire da un'appropriatezza nella programmazione delle finalit del settore stesso (assicurare i LEA-Livelli Essenziali di Assistenza), ottenuta attraverso la razionalizzazione delle risorse e la correzione di sprechi e malfunzionamenti. Il neoeletto ministro dovr anche fronteggiare la crisi di sfiducia che ha investito il servizio sanitario nel Meridione e gestire l'"esodo" dei pazienti che preferiscono essere assistiti al Nord. Su questo punto sar certamente decisiva la sua esperienza quadriennale di direttore dell'AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), a garanzia di una capace gestione di un sistema interregionale nel quale si cooperi, abbandonando una scoordinata decentralizzazione decisionale che porta a gravi disfunzioni sistemiche. La nomina dei nuovi ministri, come si visto, pone numerosi interrogativi su quali saranno le maggiori problematiche che incontreranno e quali le azioni che essi intraprenderanno per affrontarle. Ma il fatto che ben tre dei diciassette ministri del governo Monti siano stati scelti entro il corpo docente del nostro ateneo, porta a interrogarci anche sul passato e chiederci quali risorse essi rappresentassero per l'Universit prima di essere chiamati alla gestione della cosa pubblica. Solo un mese fa ciascuno di loro insegnava nelle aule di Largo Gemelli: cosa era in grado di comunicare a nuove generazioni impegnate nel raggiungere una formazione di alto livello? Ebbene, basta guardare ai loro curricula per comprendere che la loro statura accademica e la loro preparazione teorica sono solo parte di una competenza che ha attirato lo sguardo del premier verso di loro. L'asso nella manica di ciascuno, che contribuisce alla valorizzazione di Milano come citt universitaria, il profondo impegno nella realt, l'attiva partecipazione al mondo del lavoro, alla ricerca avanzata, alla buona politica. Figure come quelle appena descritte sono il fulcro di un'integrazione, che quella tra formazione universitaria e professionalit, che arricchisce profondamente le migliaia di giovani che vivono nel capoluogo lombardo. Questo perch una maturata

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esperienza nell'universo della ricerca e dell'impiego non pu che penetrare nell'ambiente educativo, elevandolo ad un livello superiore. L'Universit Cattolica del Sacro Cuore dimostra cos all'Italia di saper portare all'interno dell'istruzione accademica la componente economico-lavorativa che costituisce l'anima della cultura milanese, creando un innovando un modello culturale non pi solo orientato, ma anche solidamente radicato nel lavoro. La capacit di porre l'azione nella realt come premessa e fine di un processo formativo fonde cos le due anime della Citt, quella di luogo per la maturazione delle potenzialit di giovani di tutta Italia e quella di "capitale" del business e del lavoro, che ora si sostengono vicendevolmente per creare nuovi talenti. Che questi talenti possano, un giorno, assistere la nazione come stato chiesto al nostro Magnifico Rettore ed ai Chiarissimi Professori Renato Balduzzi e Piero Giarda, ai quali vanno i migliori auguri per il loro nuovo ed impegnativo compito. Edoardo Donati Facolt di , I Anno edf.d.y.92@gmail.com

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luoghi. La sua penna ci porta l con lui, in quel passato lontano; passato che, seppur lontano, ha tutto a che vedere con il nostro presente. Ridacchiando infatti aggiunge: "ho scoperto cos anch'io quello che uno dei pilastri dell'Italia Moderna (parlando ad esempio delle risaie piemontesi dell'epoca): le leggi, che s ci sono, ma si possono non applicare o farlo solo quando conveniente. E Manzoni questo lo aveva senz'altro percepito". Tra domande degli studenti e vari interventi di professori, Vassalli ricorda anche la personalit di Giulio Einaudi: il loro rapporto non sempre pacifico, la straordinaria determinazione del famoso editore, la sua schiettezza. Introduce gli studenti a un mondo che non esattamente alla luce del sole, quello dell'editoria. Una realt in cui lo scrittore non il vero protagonista, non ha onnipotenza e deve vedersi anche costretto a lottare per vedere realizzata la sua visione. Lo scrittore un mestiere in cui tante belle idee e una nutrita scorta di carta e penna non bastano, distinguersi ed essere riconosciuti come grandi scrittori non semplice, ma lo stesso Vassalli (forse inconsapevolmente , sicuramente con umilt) dimostra di essersi meritato tale appellativo. Sorride pensando a quella lunga collaborazione con Einaudi e conclude con il racconto di un episodio che non lascia di certo indifferente chi ascolta: "Ho ancora una registrazione di una telefonata in cui Giulio mi da del cretino, la considero molto cara. Non avevo accettato un invito di Maurizio Costanzo e lui con la sua voce nasale inconfondibile mi lasci in segreteria questo messaggio: - Ho saputo che non sei voluto andare da Costanzo (lunga pausa) Sei un cretino! -". Laura Collesano Facolt di Lettere, II Anno laura.collesano@gmail.com

SEBASTIANO VASSALLI IN CATTOLICA


"La mia idea di poesia l'unico estremismo che mi rimasto. La poesia della stessa sostanza di cui sono fatti i miracoli, che esistono perch non potrebbero esistere". E' cos che Sebastiano Vassalli apre il suo intervento, il 23 novembre 2011 nell'aula cripta dell'Universit Cattolica di Milano. Un'aula che sa di storia e di mistero, accoglie la personalit dello scrittore novarese, eccezionalmente in visita. La sua , in effetti, un'esistenza solitaria, come "a met", di un uomo che guarda molto al passato, deluso da questo presente che per vuole comprendere davvero. L'incontro con lo scrittore prosegue con riferimenti al suo libro 'Amore Lontano', un percorso attraverso i secoli sulla poesia e i suoi protagonisti. Vassalli condivide cos il suo viaggio da Omero fino a Leopardi e Rimbaud, cerca di vedere le verit dietro le chiacchiere. "Quello della scrittura un dono non desiderabile" l'amara considerazione dello scrittore: "chi, realmente, lo ha ricevuto non mai stato felice"E' con quest'ottica che Vassalli si appresta allo studio di un autore, vuole svelare l' uomo, la sua quotidianit dietro il personaggio che la storia ha costruito. Nascono cos opere come 'La Notte della Cometa', sulla personalit discussa e affascinante del 'poeta-matto' Dino Campana e altre che raccontano stralci di vite e disavventure di grandi italiani colpiti da questo "indesiderabile dono". Vassalli parla poi, della sua natura di "viaggiatore nel tempo" (come si auto-definisce nella sua biografia): "ho vissuto per circa due anni nel Seicento", dice introducendo il suo grande successo 'La Chimera'. "Anch'io, come Manzoni, mi ero persuaso che il carattere nazionale degli italiani avesse l le sue radici". Vassalli compie un lavoro scrupoloso, "archeologico" su documenti e

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E S.C.O.T.C.H. DI DANIELE SILVESTRI L'ALBUM CONSIGLIATO DA INSIDE!


Quindici le tracce, che alternano ironia e ritmi vivaci con temi piu`profondi e melodie pi pacate. Diversi i generi, dal rock classico al pop, dal jazz al reggae. Ad aprire il disco Le navi accompagnata solo dal pianoforte, canzone con un testo intenso e intimo. Musicalmente simile, anche se con un tema diverso, Questo Paese, accompagnata dal pianoforte di Stefano Bollani: in questo brano Silvestri esprime tutta la sua rabbia per la situazione attuale dellItalia. Il disco vanta illustri e numerose collaborazioni: ne La Chatta duetta con Gino Paoli ripercorrendo il pezzo La Gatta, in Sornione con lamico storico Niccolo` Fabi, in Acqua Che Scorre collabora con lartista emergente Diego Mancino e Precario E' Il Mondo si chiude con la voce di Raiz. Da ascoltare fino in fondo e` S.C.O.T.C.H., che d il nome allalbum, completata dai magnifici Peppe Servillo e Andrea Camilleri. Inoltre la partecipazione di Bunna degli Africa Unite conferisce al pezzo un tocco reggae. Linee melodiche molto orecchiabili nei pezzi Cos'e' Sta Storia Qua, Fifty Fifty, In UnOra Soltanto , Monito(r), Ma che discorsi e Acqua Stagnante. In questi pezzi si affrontano temi diversi: dalle ingiustizie nel nostro Paese allamore, tema descritto da Silvestri in maniera mai banale, e interessata a coglierne le pi sottili sfumature. Io Non Mi Sento Italiano e` un omaggio a Giorgio Gaber, interpretata egregiamente da Silvestri. Nellalbum sicuramente spicca LAppello, dedicata a Paolo e Salvatore Borsellino, ed qui che emerge lestro del cantautore romano, che riesce a conciliare la drammaticit del caso con ritmi vivaci e stile ska, affrontando la questione della lotta contro la mafia e la posizione dei nostri politici a riguardo con unironia molto pungente. S.C.O.T.C.H. un disco bello che si ascolta tutto dun fiato, con ritmi piacevoli e non impegnativi, da ascoltare in ogni momento. La bellezza delle melodie, unita a testi originali e importanti, permettono di consacrare Daniele Silvestri tra i grandi della musica italiana. Laura Caradonio Facolt di Giurisprudenza, III Anno caralaura@hotmail.it

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UNHATE, TRA ETICA DEL PUDORE E SPIRITO DELLIMMAGINE


Da sempre, Benetton ama mettere nelle sue campagne pubblicitarie un p di provocazione, usando questo strumento per sensibilizzare l'opinione pubblica sui diversi temi di attualit. E con la nuova campagna UNHATE, iniziata il 16 novembre 2011, sono riusciti a raggiungere un enorme numero di pubblico e pubblicit nel giro di due minuti. Si sa, la classe non acqua, soprattutto per noi italiani. Obiettivo: contrastare la cultura dellodio e promuovere con una "global call to action" e con gli strumenti pi innovativi che la comunicazione offre, la vicinanza tra popoli, fedi, culture e la pacifica comprensione delle ragioni altrui. L'erede Benetton ha dichiarato: Con questa campagna abbiamo deciso di dare visibilit mondiale a unidea alta di tolleranza, per invitare i cittadini di tutti i Paesi in un momento storico di grandi turbamenti e non meno grandi speranze a riflettere su come lodio nasca soprattutto dalla paura dellaltro e di ci che non si conosce. La la crisi globale, la morte di Bin Laden, l'avvento della cosiddetta "primavera araba" ed in ultimo la morte di Gheddafi, sembra che il noto brand di moda sia stato ispirato da un comune desiderio generale di pace e serenit. Nicolas Sarkozy e Angela Merkel si scambiano un bacio non esattamente diplomatico, cos come accade tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e quello palestinese, Mahmoud Abbas. Obama invece bacia ben due leader: il cinese Hu Jintao e il presidente del Venezuela Hugo Chavez. Il pezzo forte della collezione, per, sicuramente il fotomontaggio che ritrae Papa Benedetto XVI e lImam del Cairo Mohamed Ahmed el Tayeb. Dalla Casa Bianca e dal Cairo sono arrivati forti critiche, mentre gli appelli dei Papaboys sono stati accolti dal Vaticano e rilanciati dal suo portavoce, il quale ha definito del tutto inaccettabile lutilizzo dellimmagine del Papa. Tale giudizio perentorio ha avuto come conseguenza limmediata rimozione dellimmagine in questione dai luoghi pubblici, nonch le dichiarazioni di Alessandro Benetton, il quale ha affermato: Siamo dispiaciuti che lutilizzo dellimmagine del Papa e

nostra una campagna universale, che utilizza strumenti come il web, il mondo dei social media, limmaginazione artistica, e unica perch chiama allazione coloro ai quali si rivolge, i cittadini del mondo.Con

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dellImam abbia urtato la sensibilit dei fedeli. A conferma del nostro sentimento abbiamo deciso, con effetto immediato, di ritirare questimmagine da ogni pubblicazione. Sentite o meno, le scuse non hanno impedito la diffusione delle immagini. Come era prevedibile, la pi cliccata delle foto proprio quella di Papa Benedetto XVI mentre bacia l'Imam egiziano. Uno scatto pi unico che raro, e forse un p troppo azzardato. Tanto che ha aperto unaccesa diatriba incentrata sul rapporto tra quelle che potrebbero essere definite, sulla falsa riga del sociologo Max Weber, Etica del pudore e Spirito dellimmagine. Lo studioso descriveva la connessione tra protestantesimo e capitalismo, configurando la capacit di guadagno ai fini del reinvestimento come riscontro nella vita terrena della predestinazione alla salvezza. Tuttavia il disagio per tutto ci che appare sconvenientemente legato alle tecniche pubblicitarie, soggette alle leggi di marketing, richiama il concetto weberiano. A tal proposito, Marco Lombardi, professore presso il Dipartimento di Sociologia del nostro Ateneo, ha rilasciato ad INSIDE una riflessione, sostenendo che la strategia della rottura si tanto routinizzata da diventare la banalit della normalit. Nella fattispecie, Lombardi ha affermato: Il limite del lecito non da ricercare nelle fonti della comunicazione ma nei destinatari di essa, anzi nella loro capacit di reagire comunicativamente al superamento del lecito. Il processo della

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comunicazione vive di asimmetrie; sono solo le differenze che rendono possibile lo scambio di simboli, attraverso il quale si persegue una forma di negoziazione. Linterconnessione conflittuale tra pudore e immagine, tra credenti e pubblicitari, in un certo senso, possono essere chiariti dal termine secolarizzazione: espressione usata per indicare landamento storico per cui la societ e la cultura subiscono un processo di laicizzazione. In definitiva, da un lato si riscontra la volont di preservare la propria fede; dallaltro lintento aggressivo, da parte delle aziende, di realizzare campagne pubblicitarie efficaci. Se il senso era quello di far parlare l'opinione pubblica, Benetton ha centrato l'obiettivo: le immagini di Barack Obama, Angela Merkel, Sarkozy e cos via si stanno spargendo sempre pi per il globo e di sicuro le vendite staranno crescendo. Una nuova frontiera stata aperta. Saremo abbastanza moderni per accettarla? Ai posteri l'ardua sentenza. Vincenzo Ligresti Facolt di Lettere e Filosofia, I Anno, vincenzo_ligresti@hotmail.it Eleonora Puglisi Facolt di Sociologia, IV Anno eleonora.puglisi@unicatt.it

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IL DERAPAGE DELLA SCIENZA E LA "VITTORIA ALATA" DELLA DIALETTICA


Per circa tre secoli, a partire dal 1687, anno di pubblicazione dell'opera Newtoniana "Philosophiae naturalis principia mathematica", la pratica stata ritenuta l'unica risposta certa ad ogni nostra domanda. Con la "Rivoluzione scientifica", la natura e lo studio di questa divennero il fulcro intorno al quale si focalizzarono l'attenzione e la ricerca dei maggiori intellettuali. La scienza, cos, non trov spianato solo il terreno intorno ai luoghi fisici, ma riusc ad invadere anche gli ambienti didascalici; da quel momento in poi la ricerca dell'aletheia fu accantonata per affidarsi alla credenza di una stabile e perfetta verit. Ci che fino a quell'istante aveva solo contornato la vita delle persone, d'allora la plasm e la condizion inesorabilmente. Oggi, pi che in passato, la tecnica irrompe quotidianamente nelle nostre vite e pur convivendo con essa fin dalla nascita, non abbiamo ancora imparato a dominarla. Naturalmente, la scienza in s, che pu manifestarsi sotto le sembianze della medicina, chimica, biologia, fisica etc. ha un ruolo fondamentale, tanto da non limitarsi solo a soddisfare con i propri strumenti gli ambiti ov' richiesta la sua conoscenza, ma da riuscire ad espandersi anche all'interno di salotti letterari, gabinetti linguistici e aree giuridiche, spesso facendo risultare le stesse materie competenti non abbastanza risolutive per compiere autonomamente il proprio dovere. Tutte le discipline hanno risentito della "solenne" ascesa scientifica tanto da adeguarsi e adagiarsi su di essa fino a renderla parte integrante e indispensabile di loro stesse. Il diritto appartiene a queste discipline ed probabilmente, grazie al continuo circense martirio mediatico, l'elemento probatorio di questa tesi maggiormente accessibile e comprensibile. La prassi, andandosi ad insinuare nella giurisprudenza, non l'ha solo predisposta ad un'implicita dipendenza, ma ha dato origine anche ad un complesso ed ermetico dibattito riguardo al rapporto tra le due materie. Un esempio che possiamo citare sicuramente il saggio "Scientificit della prova e libera valutazione del giudice" di V. Denti (1972), in cui la soluzione all'inevitabile dissidio la si pu trovare nell'affermazione secondo la quale: <i metodi scientifici non possono offrire nuove categorie di prove, ma possono servire ad una migliore ricerca della verit>. Parafrasandone il contenuto, si pu affermare che l'arte pratica deve essere vista non tanto come l'ineffabile strumento deliberativo, ma come uno dei mezzi attraverso i quali l'organo investigativo e quello giuridico possono operare nel perseguimento della giustizia. Tuttavia ci che ci interessa, non tanto la

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retorica intorno alla questione, ma la reale interazione che avviene nelle nostre aule di tribunale tra teoria e prassi. Di quanta importanza investita la "Prova scientifica"? Quanto influenza e quanto va ad incidere nei processi mediatici e non? Sicuramente un'intercettazione ambientale, un'impronta di scarpe o un frammento di DNA posso condizionare l'immaginario collettivo a tal punto da processare e condannare virtualmente il colpevole pi confacente. Ma sono sufficienti nella realt? In passato probabilmente s, ma negli ultimi anni stato possibile riscontrare, in pi di un'occasione, la rottura di quell'instabile equilibrio partorito dalla superficiale fiducia posta nella prova scientifica. Una sorta di drapage culturale corredato dai continui spazi bianchi lasciati laddove ci sarebbero dovute essere conferme o smentite. In poche parole, il fallimento della scienza. I paradigmi a cui attingere per avvalorare tale tesi sono certamente i casi giudiziari che riempiono le prime pagine dei giornali. Un caso su tutti la recente assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, avvenuta per mancanza di prove scientifiche, o quella di Alberto Stasi, fidanzato della vittima Chiara Poggi, o ancora il caso Scazzi, il caso di Melania Rea, il caso di Yara Gambirasio; quest'ultimi non ancora chiusi. Andando a rivangare il passato sar facile trovare molti casi analoghi ancora aperti, come sar normale trovarne molti archiviati proprio grazie alla prova scientifica. Ci che dovrebbe risultare chiaro che la prassi, la scienza, la tecnica, o come la si voglia denominare, non altro che una delle strade che in qualsiasi campo possono essere intraprese. Il suo deragliamento non altro che la dimostrazione della sua fragilit, una fragilit che condivide con la teoria e con tutte le sue sovrastrutture, ma senza la quale non sarebbe tale. Logos e Praxis non sono altro che frutto dell'intelletto, ma a volte necessario guidare noi stessi nella ricerca della giusta applicazione, nel risvelare ci che si cela dietro ogni "Velo di Maya". Per chiuderla in filosofia, necessario guidare noi stessi fuori dalle viscere della "Caverna", evitando abitudine e cecit. Martina Serena Franchetti Facolt di Giurisprudenza, I Anno martinafranchetti@gmail.com

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OFFSIDE
un passo indietro per non aumentare le continue polemiche che la situazione comporta. In seguito a questo appello, proprio Andrea Agnelli fa quello che nessuno si aspetta: rilancia chiedendo l'istituzione di un tavolo politico in cui valutare ci che successo dal 2006 al 2011. Petrucci ha immediatamente accolto la richiesta fissando l'incontro per il prossimo 14 dicembre. A questo tavolo della pace (cos stato ironicamente chiamato dai media) ci sarebbero molti posti, uno dei quali spetterebbe di diritto a Massimo Moratti colui che pi di tutti nelle mire di Agnelli, reo di aver accettato un titolo vinto da altri sul campo. Ora la domanda che sorge spontanea se fosse stato veramente necessario arrivare fino a tal punto. Non penso che questo tavolo placher le polemiche, anzi ritengo che lascer uno strascico ancora pi marcato poich, di sicuro, nessuno dei contendenti vorr lasciare un centimetro di ci che ha guadagnato a discapito degli altri. Agnelli continuer nelle sue rivendicazioni, la Federcalcio continuer a negargli tutto e di certo Moratti non metter lo scudetto vinto sotto l'albero di Natale juventino. La speranza che per una volta gli adulti si dimostrino pi grandi dei bambini. Nicol Smerilli Facolt di Lettere e Filosofia, II Anno n.smerilli@tiscali.it

I CAVALIERI DEL TAVOLO DELLA PACE


Spesso i bambini sono pi maturi degli adulti. Dopo aver litigato non aspettano molto per fare la pace e, dopo averla fatta, sono pi amici di prima. Gli adulti no, se la legano al dito e non la scordano pi. Cos pare che abbia fatto Andrea Agnelli, il presidente della Juventus che non sembra ancora accettare del tutto le sentenze di Calciopoli e le conseguenze che ne sono derivate. Agnelli non digerisce che la giustizia sportiva abbia assegnato agli eterni rivali dell'Inter lo scudetto 2006 che, a suo dire, era stato meritatamente conquistato dalla Juve. Nel periodo post-Calciopoli si sempre battuto per la restituzione del tricolore, pur non difendendo mai chi aveva provocato tutto questo trambusto: Luciano Moggi. Adesso che anche il processo penale condanna l'ex dirigente bianconero, Agnelli continua a dichiarare la Juventus estranea da tutto ci e, ritenendosi parte lesa, chiede alla F.I.G.C. un risarcimento di 444 milioni di euro per il danno ingiusto subito dalla societ in questi ultimi cinque anni. In risposta Giancarlo Abete, presidente della federazione, ha ribadito: i veri danneggiati dalla situazione siamo noi della Federcalcio cos come anche le recenti sentenze hanno confermato. Qui ritorniamo al discorso iniziale, quello dei bambini. Fortunatamente, Gianni Petrucci ovvero l'attuale presidente del CONI. Petrucci invitando tutti ad abbassare i toni ha soprattutto chiesto alla Juventus di fare

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OFFSIDE LE RAGAZZE D'ORO


consecutive, score mai ottenuto da nessuna nazionale italiana. Risultati di tale portata consentono alle azzurre, guidate da Eleonora Lo Bianco, Simona Gioli e la cubana naturalizzata Taismary Aguero, di aggiudicarsi per la prima volta la Coppa del Mondo in Giappone nel 2007 e sempre lo stesso anno il Campionato Europeo battendo La Serbia in finale. Nel 2009, dopo la brutta parentesi dellOlimpiade di Pechino, la nostra nazionale riconquista lEuropeo di Polonia, battendo 3-0 i Paesi Bassi, e la Grand Championship Cup. Dopo i fallimenti delle campagne del Mondiale 2010 e lEuropeo di questanno, ecco lultimo capolavoro delle ragazze di Barbolini: nove vittorie consecutive e i due set vinti dal Giappone contro la nazionale Statunitense, consegnano alle ragazze doro di Barbolini la seconda Coppa del Mondo consecutiva e il pass per le prossime Olimpiadi di Londra 2012. Questo rimane il vero obbiettivo delle nostre azzurrine, che fino ad oggi non hanno ancora conseguito nessuna medaglia olimpica: solo un nono posto a Sidney 2000 e due quinti posti ad Atene 2004 e Pechino 2008. Le azzurre dovranno riuscire a concretizzare gli sforzi fatti fino a qui per portare a casa quello che sarebbe un risultato storico: una medaglia olimpica. In Bocca al lupo Ragazze doro! Davide Bernardi Facolt di Lettere e Filosofia, II Anno davide.bernardi-catt@libero.it

E dire che la storia della nazionale femminile di pallavolo non era nata sotto i migliori auspici: una sconfitta allesordio per 3-2 con la Francia il 7 aprile 1951 ad Alessandria ed un ultimo posto al campionato europeo lo stesso anno. Il resto degli anni 50 e tutti gli anni 60 passati nellanonimato, senza la partecipazione ad alcuna competizione di livello. Il primo oro arriver solo nel 1979 ai Giochi del Mediterraneo: si trattava comunque di un torneo a livello zonale. Il periodo pi ricco di vittorie sar il primo decennio del nuovo millennio. La svolta si ebbe con larrivo nella panchina azzurra di Marco Bonitta nel 2001: lItalia raggiunge al campionato europeo di quellanno la sua prima finale, poi persa 3-2 con la Russia. La prima medaglia doro di assoluto valore invece la nostra nazionale la conquista ai campionati mondiali dellanno successivo, battendo in finale gli Stati Uniti per 3-2, trascinata dalla straordinaria Elisa Togut, atleta che verr poi premiata come migliore giocatrice del torneo. Gli anni successivi, fino al 2006, pur non regalando alle azzurre alcun successo, riservano medaglie dargento e di bronzo a varie edizioni della World Grand Prix ed un argento agli europei in Croazia del 2005, dopo aver perso in finale 3-1 contro la Polonia. Solamente un quinto posto invece alle Olimpiadi di Atene nel 2004, risultato che cost la panchina a Bonitta, sostituito da Massimo Barbolini. Il 2007 fu lanno dei record: dopo il bronzo al World Grand Prix, le azzurre raccolsero ben 26 vittorie

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