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Fabio Guidi

Sulle tracce di Socrate

Indice

Per introdurre: la psicosofia come terapeutica dello spirito

1. Alle origini della filosofia. Pitagora 2. Luomo Socrate 3. La psych come coscienza 4. La sapienza umana 5. La missione di Socrate 6. Larte della maieutica 7. La maschera dellironia

Per introdurre. La psicosofia come terapeutica dello spirito


Si sa, lantica Grecia la culla della filosofia, quel particolare procedimento spirituale che segna il pensiero dellOccidente. Eppure, pare che oggi non siamo pi in grado di raccoglierne leredit: questo vale tanto per la filosofia cristiana medievale quanto per la filosofia della scienza contemporanea o per gli esiti del pensiero debole della postmodernit. Ci si dimentica semplicemente che la filosofia , di per s, un esercizio spirituale. Laggettivo spirituale, nonostante la sua ambiguit, il migliore che abbiamo a disposizione per definire la natura della pratica filosofica, a cui dedicata la prima parte del presente volume. Si potrebbe parlare di filosofia come esercizio intellettuale, se non fosse per il fatto che gli aspetti intellettuali della ricerca filosofica (la definizione, lanalisi, il sillogismo...), pur assai importanti, non riescono a coprire lintero suo campo dazione. La tesi di questo libro che la filosofia deve tornare ad essere una terapia, comera concepita al suo sorgere: n pi n meno che una terapeutica dello spirito. Ci che la filosofia diventata, invece, sotto gli occhi di tutti: una disciplina puramente accademica e

intellettualistica, senza radici a terra, al punto che qualcuno, non senza

ragione, lha potuta definire come una di quelle cose per le quali , sia che esistano sia che non esistano, il mondo rimane tale e quale. Gli antichi non la pensavano cos. Di sicuro, cos non la pensava Socrate, per il quale la pratica filosofica non doveva consistere nella semplice arte sofistica della persuasione, ma in una reale cura della psych, per rendere luomo pi saggio e pi buono. Se la filosofia progressivamente si intellettualizza, la pratica della nuova scienza psicologica rischia di assumere esclusivamente i contorni di una tecnica per modificare il comportamento umano, perdendo la dimensione della sofa, della saggezza che stabilisce lorizzonte di senso di ogni prassi. Diventa una psico-logia senza psych, cio senza anima, e si riduce facilmente a strumento funzionale alla cultura dominante. Di contro, una psicologia che intenda custodire la vitalit necessaria ad affrontare il disagio delluomo contemporaneo, una psicologia che scelga lindividuo e il suo destino spirituale, ma che sia anche capace di risvegliare una coscienza collettiva, ebbene, una psicologia del genere ha bisogno di recuperare le sue profonde radici filosofiche. Una filosofia senza corpo e una psicologia senza anima devono tornare a fondersi in una psicosofia, se entrambe vogliono mantenere la vitalit necessaria a costituire un effettivo aiuto al disagio delluomo contemporaneo. In altre parole, la psicosofia recupera la pratica filosofica in quanto metodo di formazione dellindividuo. Cos come era intesa dallantico filosofo ateniese. Ma il recupero di una tale pratica filosofica non pu non avvalersi delle scoperte della moderna psicologia del profondo - a partire dalle geniali intuizioni di Sigmund Freud -, rivelatasi capace di penetrare le profondit della psych e di liberarne le potenti forze inespresse. Dedicheremo alla psicoanalisi la seconda parte di questo scritto. Tuttavia, la psicosofia non vuole essere una psico-logia: non una scienza, e neppure ambisce ad esserlo, e in questo si diversifica dalla

psicoanalisi. invece una saggezza pratica che si orienta sulla psych, cio sulla dimensione profonda e originaria delluomo. Ritengo che tale saggezza costituisca la base di ogni filosofare, di ogni amore per la conoscenza, che non si presenti, come gi infinite altre volte, un arrogante e sterile tentativo di individuare quel fondamento ontologico capace di rassicurare i nostri sonni notturni. Almeno da Nietzsche in poi questa ricerca del fondamento si rilevata per quello che : unillusione.

Alle origini della filosofia. Pitagora

Il re del tempio, Apollo lobliquo, coglie la visione attraverso il pi diritto dei confidenti, locchiata che conosce ogni cosa. (Eraclito)

Al dio di Delfi, Apollo dallocchio penetrante, da attribuire il possesso della sapienza, il gettare luce nelloscurit. Apollo ambiguo. Dice Eraclito:
Il signore, cui appartiene loracolo che sta a Delfi, non dice n nasconde, ma accenna.1

Apollo terribile, ha un aspetto distruttivo. E chiamato colui che colpisce da lontano, perch il suo arco allude ad unazione indiretta, mediata, differita. Eppure, Apollo anche benigno, come sta a designare la sua lira. Armonia contrastante, come dellarco e la lira, dice Eraclito in un altro dei suoi Frammenti. Secondo il suo pensiero, ogni coppia di contrari un enigma, il cui scioglimento lunit, la sapienza divina che vi sta dietro. Il sapiente colui che riesce ad andare oltre questi esiti distruttivi, vincendo la sfida apollinea e il nichilismo totale. La profetessa di Delfi tale in quanto posseduta dalla mana, dal momento che i pi grandi doni ci provengono proprio da quello
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ERACLITO, Frammenti, 93.

stato di delirio datoci per dono divino2. Tuttavia, chi posseduto dal dio non sapiente, solo un tramite della sapienza divina, perch chi possegga intelletto incapace di poetare e di vaticinare3. La divina mana dunque un dono contingente, fortuito, unirruzione della sapienza del dio nella coscienza di un essere umano del tutto ordinario. La forma comunicativa della sapienza di Apollo lenigma, che altro non che la manifestazione nel logos di ci che divino, impenetrabile, indicibile. Lenigma quindi collegato alla sfera mistica e misterica. Nel Fedone platonico si afferma che coloro che hanno disposto le mistiche iniziazioni, non sono affatto gente da nulla, ma davvero, fin dai tempi antichi, hanno voluto esprimersi sotto forma di enigma, indicando che chiunque giunger profano alla casa di Ade e senza essere stato iniziato, sar sommerso nel pantano; al contrario, chi stato purificato e iniziato, una volta giunto col, prender dimora insieme agli Dei.4 Gli iniziati di cui parla Platone sono i filosofi, coloro che hanno esercitato quel loro amor di sapienza con impegno costante.

Il personaggio che pi di ogni altro, nellantichit, stato considerato, un iniziato e il depositario dellantica sapienza senzaltro Pitagora di Samo. La sua profonda conoscenza misterica gli sarebbe stata trasmessa direttamente da Apollo, per bocca della sacerdotessa di Delfi. Molto vi di leggendario nelle testimonianze che narrano dei viaggi iniziatici di Pitagora, in Egitto e nei paesi dOriente, e che fanno di lui un operatore di fatti prodigiosi e un taumaturgo. Resta il fatto, per, che nessun altro presocratico, pare che abbia influenzato cos tanto la speculazione greco-romana intorno alla figura ideale del sapiente.
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PLATONE, Fedro 244a. PLATONE, Ione 534b.

Tuttavia, lenigma, col passare degli anni, verr sempre pi usato come gioco intellettuale, agonistico, ed anche in questo possiamo scorgere lappropriazione del mondo patriarcale di valori e acquisizioni che un tempo appartenevano alla cultura della Grande Madre.

Nello stesso tempo, Diogene Laerzio e Cicerone riportano la testimonianza di Eraclide Pontico, secondo la quale Pitagora sarebbe stato il primo, nel VI secolo a.C., ad usare il termine filosofia,

distinguendolo dalla vera sapienza. Cicerone afferma che, dopo i Sette Saggi,
quanti in seguito si consacravano alla contemplazione della natura erano considerati e denominati sapienti, e tale appellativo rest in uso fino al tempo di Pitagora. Come scrive il discepolo di Platone Eraclide Pontico, che era un erudito di primordine, la tradizione vuole che Pitagora sia giunto a Fliunte e avesse a lungo e dottamente dissertato di una serie di argomenti con Leonte, il locale tiranno. Questi, pieno di ammirazione per lintelligenza e leloquenza del suo interlocutore, gli domand quale fosse la scienza su cui faceva pi assegnamento, ma da Pitagora si sent rispondere che non era un conoscitore di nessuna scienza, ma era semmai un filosofo.5

E Diogene Laerzio aggiunge:


Pitagora sosteneva infatti che nessuno sapiente, se non la divinit.6

Di lui ben documentato un forte atteggiamento ascetico, che era mirato a raccogliere e coltivare le energie necessarie allelevazione spirituale:
cos, avendo rinunciato al vino e alla carne, e gi da prima alle grandi quantit di cibo, si limitava a nutrirsi di alimenti leggeri e digeribili, ottenendone necessit di poco sonno, facilit alla veglia, purezza dellanimo e insieme perfetta e incrollabile salute fisica.7

La scuola iniziatica che Pitagora fond una volta stabilitosi a


CICERONE, Tusculanae Disputationes, V, 3,8. In effetti, lattribuzione a Socrate dellinvenzione del termine e della nozione di filosofia frutto di una costruzione del IV sec. a.C..
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DIOGENE LAERZIO, Vite dei filosofi, I, 12,1. GIAMBLICO, La vita pitagorica, III, 13.

Crotone, era tesa alleducazione dei giovani e orientata alla formazione politica e spirituale dei cittadini. In tale scuola, studio, disciplina, medicina e culto degli dei erano strettamente connessi. Pare, infatti, che il motto della scuola fosse laffermazione di Pitagora, secondo la quale
occorre bandire ed estirpare con ogni mezzo, col ferro e col fuoco e ogni altro espediente, la malattia del corpo, lignoranza dellanima, la

smoderatezza del ventre, la sedizione della citt, la discordia della casa e insieme la dismisura di tutte le cose.8

risaputo che Pitagora non accettasse incondizionatamente tutti coloro che gli si rivolgevano per diventare discepoli, ma seguiva una procedura molto severa, come ben descritto nella seguente paginetta de La vita pitagorica di Giamblico.
Quando dei giovani gli si rivolgevano , animati dal desiderio di andare a vivere con lui, non li accettava immediatamente, ma attendeva che fossero esaminati e giudicati. In primo luogo si informava sui rapporti che essi avevano intrattenuto con i genitori e gli altri parenti prima di accostarsi a lui, poi osservava se solevano ridere inopportunamente, tacere, parlare a sproposito, quindi quali passioni nutrissero, quali amici avessero e da quali rapporti fossero legati ad essi, a che cosa dedicassero la maggior parte della giornata, per che cosa gioissero o soffrissero. In pi, ne considerava laspetto, landatura e il modo di muoversi con tutto il corpo: cos, per mezzo di un giudizio fisiognomico fondato sui segni caratteristici della natura di ognuno, Pitagora riusciva a mettere in evidenza i tratti dellindole spirituale di ognuno, i quali sono di per s invisibili. Coloro che avevano superato tale esame, egli lasciava che per tre anni fossero lasciati in nessun conto, allo scopo di valutare quale fermezza essi avessero e quanto amore sincero del sapere e di vedere se fossero sufficientemente premuniti contro la gloria al punto da restare indifferenti

PORFIRIO, Vita di Pitagora, 22.

agli onori. A questo punto imponeva agli aspiranti cinque anni di silenzio, per mettere alla prova la loro padronanza di s. [...] In questo periodo i beni di ciascuno - le sostanze personali, vale a dire - venivano messi in comune, e affidati ai sodali a ci preposti, che prendevano il nome di politici [politikoi] ed erano in parte amministratori [oikonomikoi] e in parte legislatori [nomothetikoi]. Quanto agli aspiranti, se sulla base della condotta di vita e in generale della buona qualit della loro indole si mostravano degni di essere messi a parte delle dottrine, dopo il quinquennio di silenzio diventavano per sempre esoterici [esoterikoi] e avevano la facolt di ascoltare Pitagora allinterno della tenda. Prima, invece, dovevano limitarsi a fruire del suo insegnamento ascoltando da fuori la tenda, senza avere alcuna possibilit di vederlo. Cos davano prova, in un ampio arco di tempo, della loro indole. Se poi venivano rifiutati, recuperavano, raddoppiati, i loro averi, mentre gli uditori in comune [homakooi], come venivano chiamati tutti i seguaci di Pitagora, innalzavano loro un monumento funebre, quasi fossero defunti. E se poi i discepoli incontravano i respinti, li trattavano come se non fossero pi loro....9
9

GIAMBLICO, La vita pitagorica, XVII, 72ss. In un altro passo Giamblico offre ulteriori informazioni, assai interessanti, sul periodo di prova cui erano sottoposti i candidati: E dunque, nel corso della prova cui erano sottoposti gli aspiranti, egli anzitutto osservava se essi fossero in grado di tacere (echemythein, vale a dire trattenere le parole, era il vocabolo che usava) e di tenere per s, nel corso dellapprendimento, gli insegnamenti ricevuti; in secondo luogo osservava se si mostravano pudchi. Quanto a lui poneva pi impegno nel tacere che nel parlare. Ma prestava attenzione a ogni altra cosa: per esempio se fossero sfrenati nella passione e nel desiderio, in particolare come si comportassero di fronte allira o al desiderio, e se fossero litigiosi o ambiziosi, e quanto inclini alla rissosit o allamicizia. Se dopo aver osservato ogni cosa con estrema cura gli apparivano provvisti di buoni costumi, allora si dava a considerarne lattitudine allapprendimento e la memoria, valutando in primo luogo se fossero in grado di seguire con rapidit ed esattezza le parole e poi se fossero provvisti di un senso di affezione e di un atteggiamento di sobriet intellettuale nei confronti di quanto apprendevano. Esaminava quanto la loro natura inclinasse alla mansuetudine (e ci chiamava lallestimento), perch reputava inconciliabile con la sua regola di vita un atteggiamento fiero e indomabile. Questo infatti comportava irriverenza, sfrontatezza, sfrenatezza, inopportunit, ottusit, anarchia, ignominia e simili; mentre la mitezza e la mansuetudine comportavano qualit esattamente opposte. Cose del genere dunque egli valutava durante la prova e a questo scopo esercitava i discepoli. Quanti erano adatti ai beni della sua sapienza, li accoglieva e si sforzava nel modo che si detto di introdurli alle scienze; chi vedeva inadatto, lo allontanava come se fosse un elemento estraneo e di diversa origine. (GIAMBLICO, La vita pitagorica, XX, 94s.) La severit dei criteri daccesso nella scuola pitagorica ci fa comprendere i motivi per cui gli allievi erano suddivisi in due gruppi:

In effetti non era giusto che tutti fossero messi a parte delle stesse dottrine in egual misura, perch la natura delluno era diversa da quella dellaltro; n era giusto che solo alcuni potessero ascoltare gli insegnamenti pi sublimi, in quanto questo non era conforme ai princpi comunitari ed egalitari. Cos [Pitagora] riusc ad essere di giovamento a tutti, per quanto possibile, e ad osservare una misura di giustizia, comunicando ai componenti di ciascun gruppo solo le dottrine che pi si confacevano loro e facendo s, in tal modo, che ascoltassero quanto era il pi possibile loro adatto. Conseguentemente, chiam gli uni Pitagorei e gli altri Pitagoristi [...]. Con tale distinzione terminologica da un lato sanc che gli uni fossero gli autentici discepoli e dallaltro stabil che gli altri risultassero per cos dire gli emuli dei primi. E ai Pitagorei prescrisse comunanza di beni e convivenza perpetue, agli altri che si riunissero insieme per lo studio in comune, pur mantenendo la propriet privata dei beni. (GIAMBLICO, La vita pitagorica, XVIII, 80s.) La scuola pitagoriga era tesa alla purificazione del carattere, scopo che veniva perseguito con una infinit di strumenti: Per mezzo della musica, egli [Pitagora] praticava la preparazione delle anime. E usava tramite esercizi di vario genere, unaltra forma di purificazione del pensiero e insieme di tutta lanima, nel modo che segue: riteneva dovessero essere drastici gli sforzi rivolti alle scienze e agli esercizi e che si dovessero stabilire per i discepoli duri banchi di prova e modi svariatissimi di punire ed estirpare col ferro e col fuoco lintemperanza e la cupidigia innate in chiunque, modi tali da non essere sopportati dai malvagi. Inoltre insegnava ai discepoli a non cibarsi della carne degli animali e ad astenersi anche da certi alimenti che ostacolavano la vigilanza e la purezza dellintelletto; insegnava il riserbo e il totale silenzio, che educa a dominare la lingua per molti anni, nonch la ricerca e la ripetizione accanite e instancabili dei concetti pi difficili. Per le medesime ragioni prescriveva di non bere, di mangiare e dormire poco, e consigliava lo spontaneo disprezzo e il rifiuto della gloria, delle ricchezze e simili, il sincero rispetto dei pi anziani, uno schietto atteggiamento di cameratismo e di benevolenza verso i coetanei, sollecitudine e incitamento, esenti da invidia, verso i pi giovani, amicizia di tutti nei confronti di tutti, e dunque degli dei verso gli uomini, per il tramite della piet religiosa e del culto basato sulla conoscenza razionale, delle dottrine tra loro, in generale dellanima con il corpo e della ragione con le facolt irrazionali, grazie alla filosofia e alla contemplazione speculativa che di questa propria; e ancora, lamicizia degli esseri umani tra loro; tra i cittadini, tramite la retta osservanza della legge; tra stranieri, in virt di unesatta scienza della natura; delluomo per la moglie, i fratelli e i congiunti, in virt di un incorruttibile sentimento di comunanza. In sintesi, amicizia di tutti con tutti, e anche con determinati animali, grazie a un sentimento di giustizia e di naturale unione e solidariet; amicizia del corpo mortale con se stesso; pacificazione e conciliazione delle forze contrastanti in esso latenti, da conseguire grazie alla buona salute, al regime di vita a questa conforme e alla moderazione, a imitazione della condizione di benessere che vige tra gli elementi celesti. Che dunque sia una sola e sempre la medesima la parola in cui tutto questo compreso e riassunto, vale a dire amicizia, opinione unanime Pitagora abbia scoperto e attestato. E in generale questi sollecit nella massima misura nei suoi discepoli la pi stretta consuetudine con gli dei, di giorno e di notte, cosa che non pu realizzarsi quando le anime siano sconvolte dallira o indotte allerrore dal dolore, dal piacere o da qualche altra turpe passione, ovvero dallignoranza, che indubbiamente la pi empia e pericolosa fra tutte. Pitagora aveva labilit di un demone nel guarire e purificare lanima da tutti questi mali, e nel riaccendere e tener viva la divina scintilla che in essa, indirizzando verso lIntelligibile quellocchio dello spirito che, come dice Platone, merita di essere salvato pi di migliaia e migliaia di occhi corporei. Del resto soltanto lacuto sguardo di questocchio, quando sia stato potenziato con tutti gli ausli convenienti ed esercitato a fondo, in grado di cogliere la vera natura delle cose. Mirando dunque a tale scopo egli operava la purificazione del pensiero. E questo era il carattere generale delleducazione che Pitagora impartiva e siffatti i suoi intendimenti.(GIAMBLICO, La vita pitagorica, XVI, 68-70.)

Pitagora, in definitiva, appare come il fondatore di una comunit cui si appartiene in base alla condivisione di uno stile di vita: ci che distingue un pitagorico , infatti, il tropos tou biou e non una particolare posizione dottrinale. Tale modo di vivere costituito da un insieme di regole di comportamento, prescrizioni o divieti rituali, norme

disciplinari... Tutto orientato alla sfera del sacro: al divino che mirano tutti i loro precetti relativi al fare o non fare una determinata cosa.10
GIAMBLICO, La vita pitagorica, XXVIII, 137. Quanto alla giornata dei sodali, pare che i Pitagorici non si levassero mai dopo il sorgere del sole, momento che celebravano con premura. cfr. GIAMBLICO, La vita pitagorica, XXXV, 256. Ascoltiamo ancora Giamblico: Dir a questo punto delle consuetudini di vita relative allintera giornata tramandate da Pitagora ai suoi discepoli. Questi vivevano, conforme allindirizzo da lui impresso, nel modo seguente: Di mattina facevano delle passeggiate solitarie in luoghi dove regnassero solitudine e adeguata tranquillit, e fossero templi e boschetti e quantaltro poteva allietare il cuore. Erano convinti che non ci si dovesse intrattenere con nessuno prima di aver predisposto la propria anima e ordinato armoniosamente il pensiero: quella tranquillit era confacente alla preparazione dello spirito. Invece consideravano fonte di turbamento mescolarsi alla folla appena alzati. Ecco perch tutti i Pitagorici sceglievano sempre i luoghi pi sacri. Dopo la passeggiata mattutina si riunivano tra loro, per lo pi nei santuari o, altrimenti, in luoghi di analoga natura, e dedicavano questo tempo allinsegnamento, allapprendimento e allemendazione del carattere. Dopo di che si davano alla cura del proprio fisico. I pi si ungevano e si esercitavano nella corsa, altri, in minor numero, praticavano la lotta, nei giardini e nei boschi, altri ancora gli esercizi con i manubri o il pugilato senza avversari, tutti curandosi di scegliere quegli esercizi adatti a irrobustire il corpo. A pranzo consumavano pane, miele o miele misto a cera, e non bevevano vino per tutta la giornata. Dedicavano il dopopranzo allamministrazione degli affari pubblici di natura interna o estera, perch le leggi cos volevano: erano tutti affari infatti di cui essi intendevano occuparsi nelle ore pomeridiane. E quando si andava facendo pomeriggio inoltrato, tornavano a passeggiare, non, come di mattina, da soli, ma in gruppi di due o tre; nel frattempo, richiamavano alla memoria le nozioni apprese, cos esercitandosi in nobili occupazioni. Dopo il passeggio prendevano il bagno, e quindi si recavano al banchetto comune, cui non era lecito prendessero parte pi di dieci persone. Una volta che i commensali erano riuniti, venivano offerti agli dei libagioni, aromi e incenso e poi si passava al banchetto, che non poteva protrarsi oltre il tramonto. Il pasto consisteva di focaccia, pane, vino, companatico, verdura cotta e cruda; era a disposizione anche la carne di quegli animali che era lecito sacrificare, ma raramente cera pesce, in quanto esistevano delle ragioni per le quali non era lecito cibarsi di alcune specie. Dopo questo banchetto offrivano nuovamente libagioni; poi aveva luogo la lettura. Era costume che leggesse il pi giovane, e che il pi anziano stabilisse cosa e come si dovesse leggere. Quando si accingevano ad andar via il coppiere versava loro del vino per una libagione, e dopo, il pi anziano dava loro i seguenti precetti: Non danneggiate n distruggete una pianta coltivata che dia frutti, e nemmeno gli animali che non arrecano danno alluomo. E inoltre abbiate pensieri benigni e pii per la stirpe degli dei, dei demoni e degli eroi, nonch per i genitori e i benefattori, venite in soccorso della legge e combattete lillegalit. Una volta pronunciate queste parole, ognuno faceva ritorno a casa. Indossavano vesti candide e pure, e usavano lenzuola ugualmente
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Il pitagorismo costituisce un chiaro esempio di scuola esoterica. Infatti:


[premura dei sodali era custodire] in se stessi come segreti non divulgabili le pi importanti ed essenziali tra le loro dottrine, trattenendole nella memoria, senza scriverle, e rendendole inaccessibili agli estranei, stante il perfetto silenzio che le circondava, per trasmetterle infine ai successori quasi fossero misteri divini. [...] Di fronte agli esterni, i profani, per cos dire, i Pitagorici parlavano fra loro, se mai accadeva, adoperando detti simbolici, dei quali resta ancora una traccia in quelle espressioni che sono sulla bocca di tutti, [...] che nella semplice letterale formulazione sono paragonabili a consigli degni delle vecchiette, ma una volta spiegate procurano a chi li intenda, un mirabile ed elevato giovamento.11

bianche e pure, che erano di lino, perch non adoperavano pelli. Disapprovavano che si praticasse la caccia e non si davano a tale attivit. Questo dunque ci che giorno per giorno alla maggior parte di queste persone veniva insegnato, con riferimento al regime alimentare e come mezzo di elevazione della loro vita. (GIAMBLICO, La vita pitagorica, XXI, 95-100) GIAMBLICO, La vita pitagorica, XXXII, 226s. Allinterno della scuola esoterica pitagorica, la mistica del numero assume unimportanza di primo piano. Nel pitagorismo il numero il modello originario delle cose e la tetraktys viene considerata il simbolo dellordine numerico, al punto da inserirla nel solenne massimo giuramento, nel nome di colui che ha trasmesso al genere umano la tetraktys, fonte che assomma in s le radici della perenne natura (PORFIRIO, Vita di Pitagora, 20). Per una sommaria descrizione della numerologia si pu vedere anche i 49-52. Luno (Monade) il principio dellidentit, delluguaglianza e dellimmutabilit. Il due (Diade) il principio dellalterit, della disuguaglianza e del mutevole. Il tre (Triade) invece il principio di tutto ci che ha un centro, tra un opposto e un altro, cos come tra un inizio e una fine. Il dieci (Decade) il numero perfetto e contiene in s tutte le differenze e le proporzioni, ma nel quattro che sta lessenza di questa pienezza. Infatti, se sommo lunit, con il, con il tre e, infine, con il quattro, ottengo il numero dieci. Inoltre il simbolo della tetraktys rappresentata da un triangolo formato da quattro punti per lato, in modo da formare una piramide che contiene alla base il quattro, poi il tre, il due e, infine, e alla sommit lunit: ebbene, sommando insieme questi punti si ottiene la decade. Nelle scuole esoteriche - come la Kabbala, per esempio - ogni realt, e quindi anche luomo, possiede un determinato numero. Un numero certo unastrazione, ma corrisponde anche ad una frequenza vibrazionale, che si concretizza ai vari livelli di manifestazione, fino al piano fisico. La materia un fenomeno di cristallizzazione e di accumulo a partire dal numero. Tutte le scienze, in fondo, si basano su rapporti numerici: sanno che per dominare la materia devono utilizzare un linguaggio matematico. Conoscere il nostro numero significa conoscere il proprio posto nelluniverso. Ad ogni sefirah dellalbero della Kabbala corrisponde un numero, ad ogni numero uno spirito, cio una volont, poi una mente, unaffettivit e, infine, un corpo fisico.
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Il carattere esoterico del pitagorismo appare in tutta la sua evidenza dalle severe parole con cui, secondo la testimonianza di Giamblico, un discepolo di Pitagora, Liside, riprende un certo Ipparco per essere contravvenuto alle regole di segretezza della scuola:
Dicono che tu, o Ipparco, pratichi la filosofia intrattenendoti col primo venuto, anche in pubblico; cosa che Pitagora aveva proibito, come tu stesso hai appreso con entusiasmo. Ma non ti sei attenuto a tale divieto, adesso che hai provato, mio caro, le raffinatezze della vita siciliana, cui non avresti dovuto indulgere. Ora, se cambierai atteggiamento, ne sar ben lieto; diversamente sei gi morto (per noi). Infatti, sarebbe conforme alla legge divina cos continua, conservare memoria dei precetti umani e divini di lui, e non far partecipi dei beni della sapienza coloro che non si sognano nemmeno di avere unanima purificata. Perch non lecito offrire al primo che capita quanto si faticosamente acquisito con cos grandi sforzi, come non lo rivelare ai profani i misteri delle dee di Eleusi: coloro che lo fanno, sono in pari misura ingiusti ed empi. bene considerare quanto tempo abbiamo impiegato per eliminare le macchie (del vizio) impresse nel nostro cuore, fino a che, trascorsi degli anni, non fummo idonei ad accogliere la sua parola. In effetti, come i tintori, dopo aver pulito gli abiti da tingere, li trattano con lallume perch assorbano la tintura in maniera indelebile e permanente, allo stesso modo quelluomo divino [Pitagora] preparava preventivamente gli animi di coloro che con ardore aspiravano alla filosofia, cosicch non restasse deluso da quanti egli sperava sarebbero divenuti persone eccellenti. 12

Ho voluto dedicare gran parte di questo primo capitolo alla citazione abbondante delle pi significative testimonianze che

riguardano il pitagorismo, per evidenziare in quale contesto sapienziale


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GIAMBLICO, La vita pitagorica, XVII, 75ss.

e spirituale sia nata la nostra tradizione filosofica occidentale. Ci che ha permesso, dallantica sapienza, lemergere della filosofia cos come noi oggi lintendiamo la dialettica, questa oggettivazione degli opposti, nel suo senso originario di arte della discussione, reale, tra persone viventi. Nasce sul terreno dellagonismo, quando lo sfondo religioso si ormai allontanato. Il procedimento dialettico si articola attraverso una lunga serie di domande, le cui risposte costituiscono i singoli anelli della

dimostrazione. La domanda laspetto decisivo del procedimento, ci che pone la prospettiva, la direzione allinterno della quale pu essere trovata la risposta. Ma perch tale risposta sia significativa, la domanda deve essere formulata correttamente: ne consegue che porre domande pi importante che non offrire risposte, anche se, superficialmente, appare il contrario. Per chi non vuole avvicinarsi alla verit, ma solo avere la meglio nella discussione, domandare pi agevole, perch non corre il rischio di rimanere in imbarazzo di fronte ad una domanda a cui non sa rispondere. Ma colui che libero da questo agonismo intellettuale e insegue onestamente e appassionatamente la verit, non ha alcuna remora psicologica nel rispondere alle domande dellinterlocutore. Eppure, inseguire la verit si non mai in stata una pratica rimanere

particolarmente

diffusa:

preferisce,

genere,

arrogantemente ancorati alle proprie facili certezze. Cos, come appare nei dialoghi socratici, chi crede di sapere, in realt non sa e, al termine del procedimento dialettico, incappa nella proposizione che contraddice la sua tesi iniziale. Secondo Aristotele, i ragionamenti dialettici sono quelli che partono da opinioni accreditate per far cadere in contraddizione linterrogato13. Socrate utilizzava questo procedimento, inseguendo il t est, il che cos, la definizione della cosa intorno alla quale ruotava la

discussione. Questa la testimonianza di uno dei suoi discepoli, Senofonte:


Quando poi [Socrate] discuteva una questione, procedeva mediante princpi concordemente ammessi, ritenendo che questo era lunico metodo sicuro. [...] Perci, stando con gli amici, non cessava mai di esaminare che cosa sia ciascun oggetto.14

Anche per Socrate, la pratica filosofica si svolge necessariamente allinterno di una scuola, di una cerchia di persone che portano avanti una comune ricerca e condividono un certo stile di vita. Senofonte, in un altro passo dei Memorabili, riporta lopinione del maestro secondo la quale il vocabolo dialettica deriva dalluso di riunirsi insieme per discutere, distinguendo le cose per generi. Non si educa attraverso un libro (o attraverso uno schermo, secondo certi attuali orientamenti pedagogici). Attraverso un libro, o uno schermo, si pu istruire, si possono trasmettere nozioni..., ma formare spiritualmente, questo proprio no. In questo senso, necessario modificare il nostro modo di leggere gli autori antichi, a partire dagli stessi dialoghi socratici. In quegli scritti, cimbattiamo, innanzitutto, in preoccupazioni di tipo educativo, formativo, e vi si trovano riflesse sensibilit politiche. Non tanto importante la costruzione teorica, quanto determinare un metodo inteso a formare una nuova maniera di vivere e vedere il mondo, di trasformare luomo. Facere docet philosophia, non dicere, sentenzia lo Pseudo Galeno: la filosofia insegna a fare, non a discutere a vuoto. E, secondo Epitteto, la nostra sola occupazione deve essere la nostra guarigione, guarigione che consiste nel recupero dellunico piacere autentico, il piacere di essere, la semplice gioia di esistere.

13 14

ARISTOTELE, Confutazioni sofistiche, 165b. Senofonte, Memorabili, IV 6.

Luomo Socrate

DallApologia di Socrate15 sappiamo che ai tempi del processo che lo porter alla morte, nel 399 a.C., il filosofo ateniese aveva circa settantanni. Ci significa che Socrate nacque intorno al 470 a.C., figlio di Sofronisco, uno scultore (cio un lavoratore del marmo), e di Fenarete, una levatrice. Probabilmente Socrate, da giovane, fu introdotto dal padre alla sua stessa professione e, del resto, Pausania gli attribuisce la paternit di un paio di statue collocate alluscita di Atene, nei pressi dellAcropoli. Sia vera o no questa notizia, resta il fatto che Socrate, ancora giovane, abbandon la strada paterna per dedicarsi alla sua ricerca filosofica, riducendosi, cos, in povert, ma ritenendo, comunque, che quel poco che possedeva soddisfacesse appieno i suoi bisogni. In et matura, per una decina danni (432-422 a.C.) fu impegnato in tre campagne militari, a Potidea, a Delio e ad Anfipoli. Durante la prima, addirittura, si distinse eroicamente, salvando la vita ad Alcibiade, come lo stesso riconosce nel dialogo platonico del Simposio. La testimonianza di Alcibiade tratteggia la figura di Socrate come un uomo forte nel sopportare i disagi, sprezzante dei bisogni del corpo, coraggioso e sicuro di s:
15

LApologia costituisce lopera di Platone nella quale il maestro viene presentato maggiormente nella sua storicit. Apologia il termine che tradizionalmente traduce la parola greca che significava giustificazione, vale a dire ci che, allinterno di un processo, limputato adduceva a propria difesa. Progressivamente, apologia ha assunto un significato piuttosto diverso dalloriginario.

Per cominciare, nelle fatiche non solo era superiore a me, ma a tutti quanti. Quando, rimasti isolati in qualche parte, come avviene in guerra, ci capitava di dover sostenere la fame, gli altri, in confronto, non valevano nulla in resistenza. [...] Quanto a sopportare linverno - perch l erano tremendi faceva miracoli e, fra le altre cose, una volta che cera un gelo da inorridire e tutti stavano rintanati dentro o se uno usciva si avvolgeva in una incredibile quantit di panni, si calzava e si fasciava i piedi con feltri e pellicce, lui con un tempo simile, se ne usciva con questa gabbanina che ha sempre, e scalzo camminava sul ghiaccio, pi tranquillo che tutti gli altri tutti iscarponati. E i soldati lo sbirciavano credendo che li volesse mortificare. [... Una volta] tutto assorto in qualche idea sera piantato ritto l, fino allalba, meditando; e poich non ne veniva a capo, continuava, ritto in piedi, la sua ricerca. E gi era mezzogiorno e alcuni uomini se ne erano accorti e, meravigliati, dicevan lun laltro: Socrate se ne sta l impalato dallalba in qualche pensiero. Alla fine, alcuni Ioni, scesa la sera, dopo aver cenato poich allora era estate - portarono fuori i giacigli e si misero a riposare allaperto e nello stesso tempo a controllare se stesse piantato l tutta la notte. Ed egli vi stette finch fu lalba e si lev il sole. [...] Quando ci fu la battaglia per la quale gli strateghi mi decorarono al valore, nessun altro mi salv se non lui, che non volle abbandonarmi ferito: anzi, port in salvo le armi e me stesso. Ed io, o Socrate, anche allora pregai gli strateghi che premiassero te: n di ci puoi biasimarmi n dire che sia falso. Ma gli strateghi, considerando la mia posizione sociale, volevano insignire me, e tu stesso fosti pi sollecito di loro perch il premio lo ricevessi io e non tu. [...] Quando lesercito si stava ritirando in rotta da Delio, mi capit appunto di essergli accanto, io a cavallo e lui a piedi, come oplita. [...] Io avevo meno da temere, perch ero a cavallo, ma lui [...] mi pareva che anche l camminasse come qui, Aristofane, come tu dici tutto gonfio e sbirciando di traverso, e squadrava con calma amici e nemici mostrando chiaro ad ognuno anche di lontano che se qualcuno avesse toccato questuomo, con gran forza

si sarebbe difeso. 16

Pare che Socrate si sia sposato in et avanzata, tra i cinquanta e i cinquantacinque anni. La moglie Santippe era molto pi giovane di Socrate. Nellultimo giorno di vita del marito, secondo la testimonianza di Platone, Santippe presente con il loro figlio piccolo in braccio (Fedone, 60a) e, al momento della sua morte, sono presenti anche gli altri due suoi figli: ne aveva tre, due piccoli e uno grande (Fedone, 116a). La notizia confermata nellApologia, quando Socrate ricorda ai concittadini di avere tre figli, uno gi un ragazzo e due ancora bimbi (34d). Si viene quindi a sapere che, oltre al primo figlio che era un ragazzo (meirkion) e quindi doveva avere tra i quindici e i ventanni, un adolescente, anche il secondo figlio, come il terzo, era ancora un bambino (paidon). Dalle testimonianze emerge chiaramente che Santippe avesse un carattere particolarmente animoso. Eppure, Socrate non mostrava insofferenza per la moglie. Ci emerge nel dialogo con il figlio maggiore, Lamprocle, riportato da Senofonte nei Memorabili, dove Socrate difende Santippe dalle critiche del figlio esasperato dalle intemperanze della madre17. Cos come emerge anche da un passo di unaltra opera di Senofonte, il Simposio, che riporta la conversazione avvenuta a seguito dellesibizione di una ballerina particolarmente aggraziata18. Ebbene, Socrate in quelloccasione afferma:
Amici, da molte altre cose e anche da questi esercizi compiuti da una fanciulla, appare chiaro che la natura femminile non si rivela affatto inferiore a quella maschile: solo manca di conoscenza e di forza. Quindi, se qualcuno di voi ha moglie, le insegni con passione ci che pretende che essa sappia.

16 17 18

PLATONE, Simposio, 219e-221b. SENOFONTE, Memorabili, II, 2. SENOFONTE, Simposio, 2,9s.

Al che uno dei presenti, Antistene, chiede a Socrate il motivo per cui, se cos stanno le cose, egli continui a rimanere con una donna la pi fastidiosa, credo, di quelle che sono, furono e saranno.
Perch - rispose - vedo che quanti vogliono diventare cavallerizzi non usano i cavalli pi docili, ma quelli focosi, pensando che se riescono a domare questi reggeranno facilmente gli altri. Cos io, volendo frequentare gli uomini e trattare con loro, mi sono preso quella, ben sapendo che, se io riesco a sopportarla, potr agevolmente stare insieme a tutti gli altri.

Socrate difende la moglie. Contro la misogina di Antistene, tipica poi di tutta la scuola cinica, egli sostiene che non solo la donna non per niente inferiore alluomo, ma che costituisce anche uno strumento per il perfezionamento morale. Colui che vuole intrattenere rapporti costruttivi con gli altri uomini, deve imparare a tollerare le loro debolezze. Alla donna, dice Socrate, manca la conoscenza, cio possiede una visuale limitata, e la forza, cio la saldezza danimo, lasciandosi sopraffare dalla propria natura emotiva. Probabilmente queste

caratteristiche erano esasperate in Santippe. Ma questi limiti, sembra dire il filosofo, non sono forse i fantasmi con cui ognuno, uomo o donna, deve confrontarsi? Se cos stanno le cose, Santippe rappresenterebbe, nella vita esemplare di Socrate, un segno profetico: come il profeta Osea sposa una prostituta come simbolo della prostituzione del popolo di fronte a Dio19, cos Socrate, profeta del dio Apollo, sposa Santippe, simbolo della ottusit e della natura passionale dellessere umano, le quali allontanano dalla strada della vera conoscenza. Era naturale che Santippe, una donna di comune estrazione, preoccupata della sorte sua e dei figli, con un marito in et avanzata che vedeva uscire al mattino e tornare alla sera, interessato unicamente al
19

Osea, 1,2.

suo compito filosofico - un compito di cui lei non era in grado di comprendere la natura e il valore - dovendo reggere sulle sue spalle tutte le conseguenze di questa situazione, si sia sentita sola,

abbandonata a se stessa, a covare risentimento per questo marito cos singolare. Del resto, non pare che Socrate si sia curato particolarmente dellamministrazione della famiglia. Lo afferma lui stesso, durante il processo che lo porter alla morte, quando mette di fronte agli occhi di tutti il carattere del tutto disinteressato della sua attivit:
Non certo un motivo semplicemente umano pu spiegare questa mia indifferenza di fronte ad ogni interesse personale; questa sopportazione con cui ho visto per tanti anni la mia famiglia trascurata; e, daltra parte, la dedizione con cui mi sono occupato delle cose vostre, in ogni momento, con cui maccompagnavo a ciascuno di voi nellintimit domestica, come fossi un padre o un fratello pi anziano, e vi esortavo a coltivare e ad esercitare la virt. E se facendo ci avessi avuto qualche vantaggio e ne avessi guadagnato qualche compenso, via, mi si capirebbe. Oggi, invece, vedete voi stessi che gli accusatori hanno s sfrontatamente detto ogni genere di menzogne nella loro accusa, ma su questo punto non hanno avuto la faccia tosta di produrre un solo testimone, che cio io mi sono fatto dei soldi in questo modo o che ne ho richiesto qualche volta. Del resto, su questo punto posso addurre io un testimone indiscutibile della verit delle mie parole: la mia stessa povert.20

Socrate si disinteressava dei problemi politici, se intendiamo il termine politica nel senso ordinario. Egli stesso, sosteneva che cos come per gli interessi domestici non aveva mai avuto n tempo n possibilit di dedicarsi un poco alle cose dello stato, e che proprio per questa sua dedizione al compito affidatogli dal dio si era ridotto in

20

PLATONE, Apologia, 31b-c.

povert21. Ma se da una parte Socrate disdegnava la vita politica, dallaltra, se guardiamo bene fra le righe, svolgeva unattivit che non poteva non essere considerata un elemento di disturbo, se non addirittura un pericolo per le tradizioni della Citt. Al seguito di Socrate vi erano alcuni tra i giovani pi ricchi di Atene, che dietro suo esempio, si cimentavano ad imitare i suoi atteggiamenti, divertendosi a mettere alla berlina parecchi personaggi in vista22. Era ovvio che, agli occhi dei concittadini, Socrate venisse fatto apparire come un corruttore di giovani: la difesa dellinnocenza giovanile stata e continuer ad essere lalibi pi sottile per reprimere ogni tentativo di sovvertire i sacri costumi del sistema. Socrate era un fine educatore, nel senso pi ampio e profondo possibile, e come tale si collocava in mezzo ai suoi concittadini. Davanti alla sua citt volle sempre e con coerenza mantenere un atteggiamento severo, compiendo unopera moralizzatrice nei confronti del corrotto regime politico democratico. La sua aperta antipatia per il governo popolare, dovette apparire agli occhi dei democratici unadesione al regime oligarchico spartano e, in ultima analisi, una simpatia per la causa della citt nemica. Da qui allaccusa di tradimento il passo era breve: la sensibilit etico-pedagogica di Socrate, di ispirazione pitagorica, fu facilmente fraintesa come un tentativo di sovvertire le tradizioni sacre di Atene e di corrompere i giovani, deviandoli dai corretti insegnamenti della citt. Fraintendimento operato anche da molti suoi discepoli pi orientati in senso politico, se vero che, in seguito, alcuni di essi presero decisamente posizione in favore di Sparta, come lo stesso Alcibiade, che milit in armi a fianco dei lacedemoni contro Atene. Del resto, sostiene Socrate durante il processo, non c nessun uomo che possa sottrarsi a rovina estrema, se ha cuore dopporsi per
21 22

Cfr PLATONE, Apologia, 23b. Cfr ivi, 23c.

generoso impulso non solo al vostro, ma a qualsiasi governo popolare, se cerca dimpedire che nella citt si compiano illegalit di ogni genere e ingiustizie23. Non si pu dire che il filosofo ateniese abbia fatto molto per assicurarsi il favore dei giudici.

Ivi, 31e. Subito dopo, Socrate ricorda un paio di episodi, estremamente significativi, a testimonianza del fatto che, se si fosse occupato di politica, sarebbe morto prematuramente e che, in ogni caso, aveva sempre preferito comportarsi secondo giustizia, anche a rischio della propria vita.

23

La psych come coscienza


Socrate considerato a ragione come colui che ha scoperto la coscienza. Egli identifica luomo con il suo aspetto razionale, con la sua posizione morale e, in definitiva, con il suo Io. Tutto questo, dallantico filosofo ateniese, viene indicato con il nome di psych. Il concetto di psych, nei poemi omerici, stava a significare lombra, il fantasma delluomo, una volta che la vita lo ha abbandonato. Una volta che luomo morto, la sua psych perde ogni vitalit, sensibilit, intelligenza, volont: non-vita. Tale concezione viene radicalmente ribaltata nellOrfismo, dove la psych costituisce

quellidentit occulta delluomo da identificare con il dio prigioniero dentro di noi. Di questa psych, contrapposta al corpo, luomo deve prendersi la massima cura. Ma anche in questo caso, la psych non pu essere identificata con lIo delluomo, con la sua coscienza e la sua volont. Parallelamente, nei filosofi naturalisti, la psych arriva a costituire il principio vitale che anima tutte le cose e quindi anche lessere umano. Anassimene, nellunico frammento pervenutoci delle sue opere, afferma:
Come la nostra psych, che aria, ci sostiene e ci governa, cos il soffio e laria abbracciano il mondo intero.

Con Eraclito, principio vitale e coscienza razionale arrivano a coincidere e la psych diventa espressione del principio cosmico razionale, chiamato logos:

I confini della psych, peregrinando, non potrai mai trovare, pur se tenti ogni via, tanto profondo il suo logos.24

Nei presocratici, dunque, prende forma lidea di una psych che costituisce il principio razionale dellesistenza, un principio di cui partecipa luomo e che, naturalmente, ha una natura talmente illimitata, infinita, che sfugge a qualsiasi tentativo delluomo di racchiuderla in stabili confini. Ebbene, Socrate compie una rivoluzione che segner lintero percorso del pensiero occidentale fino allavvento della psicoanalisi: circoscrive lambito della psych, identificandola con la coscienza delluomo. Il compito di Socrate non consisteva che nellammonire

incessantemente gli ateniesi


a non pensare fissamente al corpo o ai soldi, prima o con maggiore impegno cha alla psych, tesi a farla sempre pi perfetta.25

Per il filosofo, occuparsi della psych significa prendersi cura di ci che si realmente, accrescere la propria interiorit, anzich affannarsi per i beni esteriori. Cos, dice Socrate, venivo da voi deciso a convertirvi, ad uno ad uno, a non coltivare i propri interessi personali prima di coltivare il proprio io, nella direzione del progresso interiore e di coscienza.26 Di questa opera di conversione, di trasformazione della mente e del cuore, il discepolo Senofonte nei suoi Memorabili rende cos

testimonianza:
24 25 26

Frammento 45 PLATONE, Apologia, 30b. PLATONE, Apologia, 36c.

Non gli premeva di rendere i suoi amici abili a parlare, ad agire e fronteggiare una situazione: riteneva che, prima, dovessero avere un retto sentire. Infatti, quanti, privi del retto sentire, erano in grado di far tutto ci, riteneva fossero ingiusti e pi abili a compiere il male. E cercava, in primo luogo, di dare ad essi idee giuste intorno agli dei.27

In questo passo, il retto sentire messo in immediato contatto con una sensibilit di tipo religioso. Socrate non si mai occupato di fare teologia (mitologia): la disdegnava, come qualcosa di inutile, anzi come hybris, arroganza. Luomo ha una sapienza puramente umana; come pu dire qualcosa intorno alla divinit? Allo stesso modo, Socrate non si occupa di determinare ontologicamente la natura della psych, perch questa conoscenza riservata al dio, ma si limita a definirne operativamente le funzioni, in vista del progresso interiore delluomo. Per il filosofo ateniese la psych lessenza delluomo, ci che lo rende tale, gli permette di conoscere il bene e il male, cos come di dirigere razionalmente le sue azioni.

Ma coscienza di s anche coscienza morale. Dalla identit di psych e principio razionale nelluomo, Socrate trae la celebre

conseguenza che la virt (aret) conoscenza, mentre il vizio ignoranza, formulando il paradosso che luomo persegue sempre ci che lui ritiene essere il bene, e fugge ci che, allopposto, ritiene sia male. Diventare virtuosi significa prendersi cura della psych,

rendendola sempre migliore, e realizzare progressivamente le proprie potenzialit razionali, raggiungendo, in questo modo, il fine proprio della natura delluomo e, quindi, la felicit. Sostenendo questa tesi, Socrate ribalta completamente i valori riconosciuti dalla cultura greca, valori che erano essenzialmente legati alla vita materiale: la bellezza, in primo luogo, ma anche la salute e il piacere, lonore e la fama, il potere e
27

SENOFONTE, Memorabili, IV 3,1.

la ricchezza... Un esempio illuminante della concezione etica dei Greci, cos basata su valori esteriori, ci offerto dalla traduzione greca della Bibbia, risalente al III secolo a.C. e conosciuta come dei Settanta. Ebbene, nel primo capitolo del Genesi, dove si dice che Dio, valutando la creazione, vide che era cosa buona, i Settanta, bench si sforzassero di tradurre letteralmente, non poterono fare a meno di scrivere che era cosa bella. Sapevano, infatti, che bello e non buono era il termine che stava ad indicare comunemente approvazione. Socrate rivoluziona questa

visione, portando in primo piano i valori interiori della psych, vale a dire la coscienza critica e consapevole di s. Non che disprezzasse il corpo, ma, semplicemente, lo subordinava alla psych e lo poneva sotto la sua guida. Cos Socrate si esprime nellEutidemo platonico:
E allora, o Clinia, ecco il capo della questione. Finisce che tutte quelle doti che sopra dicevamo beni [e cio ricchezza, salute, bellezza...] non forse esatto discorrerne come se fossero per s beni in natura, ma, sembra, altrimenti stia la cosa: se la loro guida lignoranza sono ancora pi mali dei loro contrari, di tanto quanto pi potenti sono gli strumenti che mettono a disposizione della loro cattiva guida. Se invece hanno a guida prudenza e sapere sono beni maggiori: in s e per s nessuno di essi un valore. [...] E che ne vien fuori da tutto quello che si detto? Che nessuna di tutte le altre cose buona o cattiva, mentre delle due che restano, la conoscenza un bene e lignoranza un male.28

Secondo Socrate, non solo i valori esteriori sono gerarchicamente orientati ai valori della psych, ma questi ultimi (giustizia, temperanza, santit, fortezza...) si riducono ad una sola e unica virt: la sapienza, la conoscenza di s, celebrata nel motto del dio di Delfi. Ne consegue che lunica forma di vizio risulta essere lignoranza e che colui che compie il male lo fa non perch vuole il male, ma, appunto, per ignoranza, perch
28

PLATONE, Eutidemo, 281d-e.

non ha lesatta cognizione del bene. Ma se cos stanno le cose, se luomo fa il male inconsapevolmente, involontariamente, soltanto per

ignoranza, allora, il peccato non esiste e luomo liberato dalla colpa. Non per questo liberato dalla responsabilit di fronte a se stesso, agli altri e alla divinit: Socrate a coniare lespressione enkrteia, con il significato morale di dominio di s, nei bisogni della vita quotidiana e nella turbolenza delle emozioni. Luomo, progressivamente e nella misura in cui riesce a prenderne consapevolezza, deve tendere a questo dominio di s, che il bene pi grande per luomo29 e le fondamenta della virt30. In questo modo, luomo pu raggiungere la vera libert e la felicit. Proprio per questo motivo luomo compie il male inconsapevolmente, per ignoranza: la virt porta necessariamente alla eudaimona, alla felicit, perch riunifica i vari impulsi delluomo, armonizzandolo interiormente.

29 30

SENOFONTE, Memorabili, IV, 5, 8. SENOFONTE, Memorabili, I, 5, 4.

La sapienza umana e la missione del dio


La religiosit legata al culto di Apollo ben rappresentata dallesortazione incisa sulla facciata del tempio di Delfi, a lui dedicato, sopra lingresso: (gnthi seautn), cio Conosci te stesso!. Lintera frase delliscrizione attribuita al dio Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l'universo e gli Dei, il che, per prima cosa, sta a significare che luomo deve riconoscere la propria pochezza, la propria insufficienza, e su questa base stabilire il giusto rapporto con la divinit. Ma la religiosit apollinea era strettamente legata alla sapienza e, quindi, linvito ad assumere questa forma di consapevolezza di s, richiamava anche la necessit di avvicinarsi alla conoscenza con un atteggiamento religioso, rispettoso della distanza divina. Luomo doveva evitare il pericolo della hybris, dellarroganza che lo portava a mettersi sullo stesso piano del mondo celeste. Socrate apollinea. Innanzitutto, dedicando la sua vita ad una incessante ricerca sulluomo, una ricerca che escludeva, per forza di cose, qualsiasi interesse speculativo di tipo naturalistico e cosmologico, o, se si vuole, metafisico. Nel Fedro Socrate prende spunto da un quesito posto dallinterlocutore circa la verit o meno del mito di Borea, per sostenere che
per queste cose io non ho tempo libero a disposizione. E la ragione di

trasse

le

conseguenze

pi

radicali

dallesortazione

questo, mio caro, la seguente. Io non sono ancora in grado di conoscere me stesso, come prescrive liscrizione di Delfi; e perci mi sembra ridicolo, non conoscendo ancora questo, indagare cose che mi sono estranee. Perci, salutando e dando addio a tali cose e mantenendo fede alle credenze che si hanno di esse, come dicevo prima, vado esaminando non tali cose, ma me stesso, per vedere se non si dia il caso che io sia una qualche bestia assai intricata e pervasa di brame pi di Tifone, o se, invece, sia un essere pi mansueto e pi semplice, partecipe per natura di una sorte divina e senza fumosa arroganza.31

Borea era il freddo vento del nord che, secondo il mito, innamoratosi di Orizia, la rap. Ai tempi di Socrate si andava affermando unopera di demitologizzazione che tendeva a ricercare il significato razionale che il mito voleva esprimere. Ebbene, Socrate non dimostra alcun interesse per la questione: dice che la sua ricerca intorno al motto delfico cos impegnativa, da non permettergli una, del resto assurda, indagine di altro tipo. Tra laltro, tali indagini gli appaiono ridicole, fino a quando luomo non ha fatto chiarezza intorno alla propria natura, intorno a ci che il soggetto stesso dellinterrogare. La dichiarazione di attenersi alle credenze tradizionali, non deve essere presa alla lettera, ma un modo, per Socrate, di dire addio a tali speculazioni, cio di non farsi irretire in discussioni che per lui non hanno alcun senso e che lo possono solo distrarre dal compito indicato dal dio: indagare se stesso. Proprio per sottolineare la sua posizione, Socrate prende a prestito la figura mitologica, mostruosa e terrificante, di Tifone, personificazione dellimpetuoso vento del Sud. Socrate sa benissimo che Tifone una metafora, e lo utilizza come tale: come se rispondesse alla domanda di Fedro, senza rispondergli. Il suo intento solo quello di distogliere lattenzione da una discussione per lui del tutto sterile.
31

PLATONE, Fedro, 229e-230a

Ma la divinit, anche se non pu essere oggetto dindagine, pu essere sentita, percepita dentro di s. Il famoso daimon (dmone) socratico unesperienza di questo tipo:
Questo che si manifesta in me fin da fanciullo come una voce che, quando si manifesta, mi dissuade sempre dal fare quello che sono sul punto di fare, e invece non mi incita mai a fare qualcosa.32

La possibilit di avvertire la voce divina risuonare nel nostro intimo ci che hanno testimoniato anche i profeti del Vecchio e del Nuovo Testamento: come si pu vedere, cambia il linguaggio, cambia il contesto culturale di riferimento, ma le esperienze originarie delluomo rimangono sempre le stesse, in ogni luogo e in ogni tempo. Lespressione daimon, che Socrate utilizza in riferimento a questa voce divina, un sostantivo neutro che indica, quindi, non tanto unentit spirituale, quanto una manifestazione impersonale, un

fenomeno, un segno di natura divina33. Presso i Greci, i dmoni erano considerati delle realt intermedie tra gli di e gli uomini e, con ogni probabilit, Socrate, con il termine daimon, non ha voluto indicare nientaltro che questa intermediazione. Il dmone non diceva mai a Socrate ci che doveva fare, ma, allopposto, interveniva per impedirgli di fare o di dire una determinata cosa34. La conoscenza umana che Socrate acquisisce deriva unicamente dalla sua indagine razionale, e non da un qualsiasi tipo di rivelazione (e infatti umana, non divina). Socrate non si ritiene un sapiente, ma un saggio, ch la saggezza non la conoscenza delle verit ultime, ma laccortezza di fare le cose giuste nel momento giusto, la capacit di interpretare la situazione del momento, di cogliere limmediato, il concreto. Questa lunica sapienza possibile per lessere umano!
32 33 34

PLATONE, Apologia, 31d. Cfr PLATONE, Apologia, 27. Cfr PLATONE, Apologia, 40.

E in quanto saggio, Socrate non si appella alla rivelazione, alla voce del dio per agire, ma al logos, al principio razionale che alberga nelluomo. Del tutto comprensibile , in questottica, la sua professione di fede esposta nel Critone:
In realt, non ora per la prima volta, ma sempre, ho pensato di non seguire obbediente nessun altro impulso se non quello di una ragione che a me, ragionando, risulti la migliore.35 (Critone, 46b)

Per questo motivo, Socrate rimane il modello di ogni religiosit laica, svincolata da ogni rivelazione positiva. Luomo non ha bisogno della religione - sembra dire Socrate - perch la felicit, anche in questa vita, raggiungibile semplicemente attraverso la virt.36

Socrate, evitando ogni hybris, ha tenuto fede allammonizione del dio di Delfi, sostenendo che solo il dio sapiente e riconoscendo di possedere solo una sapienza puramente umana. Ma di che tipo questa sapienza umana? Una sapienza delfica inevitabilmente un sapere di non sapere. Ci emerge magnificamente nellApologia, nel passo in cui Socrate espone ai concittadini i motivi che hanno fatto sorgere tutte le calunnie sul suo conto, e in particolare riguardo al fatto che egli avrebbe fatto professione di un particolare insegnamento, per il quale si sarebbe fatto pagare. In altre parole, Socrate si sarebbe spacciato per sapiente, al modo dei sofisti37 del tempo.
35 36

PLATONE, Apologia, 41d.

Chi buono non deve temere alcun male, n da vivo n da morto. Cos pure, sappiate che gli dei non trascurano mai la sorte di un uomo siffatto.
37

I sofisti, la cui fioritura si attesta tra il V e il IV secolo a.C., erano dei maestri di retorica, famosi per la loro abilit di sostenere con argomenti cavillosi qualsiasi tesi. Di conseguenza, sostenevano che la conoscenza non fosse altro che opinione, cio qualcosa di puramente relativo. Se, a prima vista, questa posizione poteva sembrare simile a quella socratica, in realt le conseguenze etiche che

Io, vedete, cittadini di Atene, questa fama me la sono procurata per una sola ragione: la sapienza. E qual poi questa sapienza? Eh, certo quella sapienza che consentita alluomo. Io senza dubbio sono sapiente in questa sapienza soltanto. [...] Certo quanto vi sto per dire vi sembrer detto per presunzione, ma ci che ora vi dir non roba mia: mi riferisco a un garante per voi ben degno di fiducia. Di questa mia sapienza, seppur si tratta di sapienza e qualunque essa sia, vi addurr quale testimonio il dio di Delfi.38

Socrate comincia quindi a narrare lepisodio in cui il suo amico Cairefonte, assai conosciuto dai presenti, una volta giunto al tempio di Apollo a Delfi, interroga loracolo se ci fosse stato qualcuno pi sapiente di Socrate. Il dio, per bocca della sua profetessa e sacerdotessa, la Pizia, risponde di no.
Io, dunque, al sentire questa notizia ragionai pressa poco cos: Cosa vuol dire mai il dio? E cosa nasconde sotto queste parole oscure? io, intanto, un fatto, non ho la minima coscienza di essere un sapiente: e allora perch mai egli dice che sono il pi sapiente? Certo, non vi menzogna nel suo dire: a lui non concessa. E per molto tempo non sapevo capire quale fosse il senso delle sue parole. Alla fine, mi accinsi a fare una verifica di questa sentenza. Quella che ora vi dir.39

Socrate, pertanto, inizia unindagine serrata presso vari personaggi che riscuotevano la fama di essere sapienti, o si credevano tali. LApologia (21-22) ci parla di tre categorie di uomini, i politici, i poeti e gli artigiani, detentori di un qualche tipo di conoscenza, di sophia. In tutti e tre i casi, Socrate afferma di avvicinarsi a costoro animato dal sincero desiderio di mostrare la propria maggiore ignoranza, e in tutti e
da essa venivano tratte erano assai diverse: la riduzione del bene allutilit e linconsistenza dei valori morali sono quanto di pi lontano dalla responsabilit del filosofo ateniese.
38 39

PLATONE, Apologia, 20d-e. PLATONE, Apologia, 21b.

tre i casi Socrate deve ricredersi. I politici sono i potenti, cio coloro che per nascita, per censo o per fortuna, arrivano ad assumere posizioni di riguardo. Vengono descritti come una categoria particolarmente arrogante e ignorante nello stesso tempo: anzi,
i personaggi che godevano di particolare fama, mi apparvero, quasi quasi, esser proprio quelli che presentano le deficienze pi sensibili, quando si compie indagine secondo la misura del dio.

Questi uomini non hanno raggiunto una posizione prestigiosa per particolari doti interiori, ma per le pi fortuite circostanze, cio per le condizioni meno nobili, agli occhi della divinit. Devono dunque atteggiarsi a grandi sapienti, fini conoscitori delle vicende umane e astuti tessitori di relazioni importanti, ma in realt non hanno alcun valore. Poi viene la categoria dei poeti, cio di coloro che mossi da una divina ispirazione, come i profeti e glindovini, compongono delle opere dindubbio valore. Essi rappresentano ci che oggi viene indicato attraverso la figura dellartista, capace di esprimere contenuti sublimi per una particolare ricettivit attraverso cui riesce a farsi portavoce degli influssi pi spirituali. Eppure, dice Socrate,
si verificava il fatto che [...] gli ascoltatori sapevano ogni volta dir le ragioni di quelle opere assai meglio dei loro stessi autori.

Vale a dire che coloro che fruiscono dellopera poetica si mostrano addirittura pi sapienti di chi lha creata: si arriva al paradosso che linterprete superiore allautore; in un linguaggio moderno, il critico darte superiore allartista stesso. In termini sapienziali, il poeta, rapito dallo spirito divino, un semplice tramite, un portavoce passivo e ignaro della divinit.

La terza ed ultima categoria costituita dagli artigiani, cio gli esperti in una qualche forma di techn. Con lo sviluppo, che oggi assume dimensioni inquietanti, della tecnica, questa categoria di esperti, i tecnici appunto, ha preso sempre pi piede. Chi sono i tecnici? Sono i depositari di un sapere specialistico, legato ad un particolare saper fare: oggi sono medici, ingegneri, economisti, informatici, e cos via. Certamente essi conoscono la loro disciplina, ma dove sta il problema? nel fatto, dice Socrate, che
ciascuno di essi sapeva bene la sua arte, e ciascuno pretendeva per questo fatto di essere particolarmente un gran sapiente anche nelle altre discipline. Per me era evidente: questo errore finiva per oscurare anche le cose che effettivamente sapevano.

Come essere pi chiari di cos? La conoscenza tecnica non sufficiente a se stessa: serve a realizzare, a ottenere dei risultati concreti. Ma realizzare cosa? che tipo di risultati ottenere? Questo non lo sa e non lo pu sapere. Eppure - e oggi sotto gli occhi di tutti - molti tecnici, dalla loro prospettiva assai limitata, si ritengono i detentori della verit, i possessori delle risposte ultime circa lesistenza delluomo. larroganza della scienza in quanto techn, arroganza che arriva ad oscurare le conoscenze effettivamente utili acquisite con abilit e fatica.

La missione di Socrate
I pellegrinaggi di Socrate alla ricerca dei sapienti suscitarono inevitabili conflitti, come lui stesso afferma nei ricordi del discepolo Platone, presente al processo:
Da queste mie visite indagatrici, o cittadini ateniesi, sono sorte contro la mia persona inimicizie dogni genere, accanite e pericolose. E tutte le molte calunnie a mio riguardo presero origine da esse. Cos pure il nome, con cui mi si chiama, di uomo sapiente. Perch quanti ebbero modo di assistere alle mie interrogazioni finirono per convincersi che io sono un sapiente su quegli argomenti, appunto, per mezzo dei quali dimostro agli altri la loro ignoranza.40

Socrate veniva considerato un maestro; eppure, teneva a sottolineare che non forniva alcun insegnamento positivo e che, pertanto, non poteva avere discepoli. Lui stesso rifiutava per s il titolo di maestro, proprio perch si prestava ad equivoci:
Io non sono mai stato maestro di nessuno; soltanto, se cera chi nutriva un senso dinteresse per i miei discorsi e per la mia condotta e mi voleva ascoltare, fosse costui giovane o vecchio, io non lo allontanai mai da me; come daltra parte non vero che io discuta con chi mi paga e allontani chi non mi paga. Al contrario, ugualmente a ricchi e a poveri concedo piena facolt dinterrogarmi, come pure di conversare, se si vuole, su ci che via via mi capita di dire. Di queste persone, poi, sia che riescano bene, sia che non

riescano affatto, non giusto riversare la colpa su di me. Io non ho fatto promessa con nessuno di fornire una certa dottrina, e nemmeno

dinsegnargliela.41

In definitiva, la sapienza di Socrate ha una natura negativa e distruttiva: da una parte consapevolezza dellumana ignoranza riguardo alle cose divine e terrene, dallaltra si costituisce come metodo di confutazione delle false certezze. Di fronte a chi si ritiene sapiente e invece non lo , Socrate proclama la sua ignoranza, smascherando, nello stesso tempo, la presunzione dellaltro. Una cosa almeno sa in pi rispetto al suo interlocutore, e forse la pi importante: sa di non sapere. E questa una posizione profondamente religiosa, che riecheggia le parole del salmista: Principio della saggezza il timore del Signore (Salmi 111,10).

Sempre nellApologia di Platone, Socrate ribadisce con fermezza limportanza che per lui assume il compito che gli stato attribuito dal dio. Egli intravede con lucidit che il bene pi prezioso per luomo sia scoprire la propria via e attenersi scrupolosamente a ci che tale via comporta per lui. Durante il processo che lo porter alla condanna a morte, di fronte alla possibilit di poter essere liberato alla condizione di non praticare pi le sue indagini filosofiche in pubblico, Socrate cos si esprime:
Cos stanno le cose secondo verit, cittadini ateniesi: nel luogo in cui ci si pone da noi stessi, ritenendo che quello sia il posto migliore, oppure nel luogo in cui il comandante ci pone, qui dovere nostro rimanere saldi e affrontare il pericolo; questa la mia idea. Non si deve mettere in conto n la morte n cosa alcuna pi di unazione disonorevole. Del resto, cittadini ateniesi, bruttissima azione io commetterei. A Potidea, ad Anfpoli e a Delio,
40 41

PLATONE, Apologia, 22e-23a. Apologia, 33a-b.

quando i comandanti ai quali voi deste autorit su di me mindicarono il posto di combattimento, allora, dove essi mi posero l rimasi affrontando il pericolo di morire. Ma anche il dio mi ha assegnato ad un posto di combattimento... cos io credo, cos ho interpretato il suo volere. E il posto a me assegnato quello di vivere filosofando e sottoponendo ad esame me stesso e gli altri. Ebbene, bruttissima azione commetterei se, per timore della morte o di qualsiasi altra conseguenza, lasciassi il mio posto.42

Qui

Socrate

fa

due

sottili

quanto

importanti

distinzioni.

Innanzitutto, egli afferma, possiamo essere noi stessi a decidere quale debba essere il nostro posto nella vita, oppure obbedire ad un comando superiore. In altre parole, viene tracciata la differenza tra luomo religioso e chi, invece, religioso non . Questultimo crede di essere larbitro assoluto della propria esistenza e non si d pensiero di ascoltare la voce divina risuonare interiormente. Socrate sa fin troppo bene che non a tutti dato di sentire questa voce, non a tutti dato il dono della religiosit, ma vuole comunque sottolineare che la sua vita regolata da un comando divino a cui non pu transigere. Come possibile? - sembra dire Socrate -, ho obbedito a voi, a rischio di perdere la vita, e non devo, a maggior ragione, obbedire, agli dei? mi intimate di disattendere il comando divino e, nello stesso tempo mi accusate di non credere negli dei? La logica di Socrate ribalta la situazione processuale: sono gli stessi accusatori del filosofo a dimostrare la loro scarsa sensibilit religiosa. Il paradosso serve a mettere in luce la seconda distinzione, circa lobbedienza alle leggi umane e a quelle divine. Queste ultime sono prioritarie, costi quello che costi:
Cittadini ateniesi, io nutro per voi ogni senso di venerazione e di affetto, ma, come obbedienza, io la debbo prestare pi al dio che a voi. E finch avr fiato e mi reggeranno le forze, io non smetter la mia missione di fedelt alla sapienza, non desister dalle mie esortazioni e dai miei
42

PLATONE, Apologia, 28d-e.

incitamenti; e quando mimbatter in qualcuno di voi gli dir, sempre come il mio solito: Amico mio caro, tu sei ateniese, cittadino della citt pi grande e pi famosa per sapienza e potenza. Ebbene, non ti vergogni di occuparti delle ricchezze, per guadagnarne il pi possibile, e della fama e dellonore, e di non preoccuparti affatto della saggezza, come acquistare una visione spirituale della vita e con essa la verit; insomma, della tua anima? Certo, a queste mie parole molti di voi rimarranno sorpresi, e diranno che, invece, il loro pensiero rivolto a ci; ma allora il mio interlocutore non lo lascer andar via, n me ne andr io, ma lo interrogher, lo sottoporr a indagine precisa, far critica attenta di ogni sua opinione. E se non arriver a convincermi che egli possegga virt, se non a parole, lo rimproverer in quanto tiene in pochissimo conto le cose che hanno maggior valore, e in maggior conto le cose pi spregevoli. E questo io continuer a fare con chiunque incontrer, a giovani e a vecchi, stranieri e concittadini, anzi in modo particolare a voi, cittadini, in quanto mi siete pi vicini per stirpe. Perch questo il comandamento che mi viene dal dio, sappiatelo bene; e sono convinto che alla mia patria non possa venire bene pi grande di questo mio servizio al dio.43

Da queste parole emerge quello che era labituale atteggiamento socratico. Egli, pubblicamente, esortava gli individui a occuparsi della ricerca di s, della sapienza o, in altre parole, della filosofia, secondo il motto di Delfi. Quando capitava che qualche ascoltatore si dichiarasse, in qualche modo, sapiente, Socrate iniziava la sua sistematica e puntigliosa indagine critica, che spesso conduceva alla demolizione delle idee dellinterlocutore. evidente che in questo modo, dal momento che interpellava cos fastidiosamente la falsa coscienza degli ateniesi, il filosofo ateniese si facesse molti nemici, ma non poteva fare altrimenti: il dio glielo comandava.
43

PLATONE, Apologia, 29d-30c.

A me questo, come ancora vi ripeto, stato comandato dal dio, per mezzo di profezie, di visioni nel sonno e di tutti quei segni con i quali, anche in altri casi, il divino volere ha gi imposto a qualcuno di compiere determinate cose.44

Lo stesso Socrate paragonava la sua attivit a quella di un insetto fastidioso, un tafano, che pungola il fianco di un grande cavallo di razza, ma, proprio per la grandezza, un po pigro. Analogamente, la missione del dio lo aveva posto sulla splendida Atene per tenere desta la coscienza dei concittadini, pungolandoli e rimproverandoli45.

Cos, Socrate si pone di fronte agli ateniesi come un terapeuta della psych, un ruolo che egli riteneva prezioso al punto che, durante il processo, chiamato a proporre una pena alternativa a quella richiesta dagli accusatori, e cio la condanna a morte, il filosofo arriva ad esprimersi in questo modo:
Allora, qual la pena equa per me? Un beneficio, signori ateniesi, se devo essere veramente valutato in base allequit. [...] Niente di meglio, signori, niente di pi adatto che mantenere nel Pritaneo46 un uomo del genere. Assai pi che se uno di voi ha trionfato alle Olimpiadi con il cavallo, il carro o la quadriga: quello si limita a darvi limpressione momentanea della felicit, io do la felicit.

Socrate svolge, dunque, un servizio divino per la citt. Eppure, si


44 45 46

PLATONE, Apologia, 33c. Cfr PLATONE, Apologia, 30e-31b.

PLATONE, Apologia, 36d. Il Pritaneo era un edificio di forma circolare in cui si riunivano i pritani, cio coloro che, dei Cinquecento, a turno erano chiamati a presiedere lassemblea. I pritani erano mantenuti nelledificio a spese pubbliche, insieme ai cittadini benemeriti e agli ospiti della Citt. Socrate non era certo uno sciocco: sapeva benissimo che questa sua posizione avrebbe irritato ancora di pi i giudici. Ci dimostra, oltre a quanto egli disprezzasse la morte, lalta stima che aveva della sua missione educativa.

rende ben conto che i suoi concittadini non riescono a comprendere la sua posizione: non capiscono perch egli, ormai giunto in tarda et non potrebbe rinunciare ai suoi discorsi e starsene un po quieto. Pensano che, dietro al richiamo alla missione divina, Socrate nasconda qualche altra ragione. Ancora meno sono in grado di persuadersi che
il bene pi grande per luomo fare ogni giorno ragionamenti sulla virt e sugli altri temi intorno ai quali mi avete ascoltato discutere e sottoporre ad esame me stesso e gli altri; e che unesistenza cui sia tolto il libero esercizio dindagine, non vale la pena per luomo dessere vissuta47.

47

Cfr PLATONE, Apologia, 37e-38a.

Larte della maieutica


Come abbiamo visto, ci che sta a cuore a Socrate, il senso profondo della missione affidatagli dal dio, consiste non nel generare, perch si ritiene sterile, incapace di generare qualcosa, ma nellaiutare gli altri a partorire se stessi. Cos come sua madre si occupava di far partorire i corpi, egli si sente investito dal dio per questo compito psicagogico, educativo: la generazione delle anime. Rivolgendosi a Teeteto, nellomonimo dialogo platonico, Socrate descrive la sua arte maieutica; un passo piuttosto lungo, ma merita citarlo estesamente:
Tu hai le doglie, caro Teeteto: segno che non sei vuoto ma pieno. [...] E non hai sentito dire che che io son figlio di una levatrice molto brava e vigorosa, di Fenarete? [...] E che io esercito la stessa arte lhai sentito dire? [...] Sappi dunque che cos. Tu per non andare a dirlo agli altri. Non lo sanno, caro amico, che io possiedo questarte, e, non sapendolo, non dicono di me questo, bens che io sono il pi stavagante degli uomini e che non faccio che seminare dubbi. [...] Vedi di intendere bene che cos questo mestiere della levatrice, e capirai pi facilmente che cosa voglio dire. Tu sai che nessuna donna, finch sia in stato di concepire e di generare, fa da levatrice alle altre donne [..., ma tale compito riservato] a quelle donne che per let non possono pi generare. [...] Ora, la mia arte di ostetrico, in tutto il rimanente somiglia a quella delle levatrici, ma ne differisce in questo: che opera sugli uomini, e non sulle donne, e provvede alle anime partorienti e non ai corpi. E la cosa pi notevole che io riesco, in virt di questarte, a discernere sicuramente se fantasma e menzogna partorisce lanima del giovane, oppure se cosa vitale e reale. Poich

questo ho in comune con le levatrici: che anchio sono sterile... di sapienza. E la critica che gi tanti mi hanno fatto, che interrogo s gli altri, ma non esprimo mai io stesso su alcuna questione il mio pensiero, ignorante come sono, verissima. E la ragione appunto questa: che il dio mi costringe a fare da ostetrico, ma mi ha vietato di generare. Io sono, dunque, tuttaltro che sapiente, n da me venuta fuori alcuna sapiente scoperta che sia generazione del mio animo. Quelli invece che amano stare con me, se pur da principio appaiono, alcuni di loro, del tutto ignoranti, tutti quanti poi, continuando a frequentare la mia compagnia, ne ricavano, purch il dio glielo permetta, straordinario profitto: come vedono essi medesimi e gli altri. Ed chiaro che da me non hanno imparato nulla, bens proprio e solo da se stessi molte cose e belle hanno trovato e generato. Ma di averli aiutati a generare, questo s, il merito spetta al dio e a me. Ed eccone la prova. Molti che non riconoscevano ci, e ritenevano che il merito fosse tutto loro e mi guardavano con un certo disprezzo, un giorno, prima del necessario, si allontanarono da me, o di loro propria volont o perch istigati da altri. E una volta allontanatisi, non solo il restante tempo non fecero che abortire, per cattivi accoppiamenti in cui capitarono, ma anche tutto ci che con il mio aiuto avevano potuto partorire, per non averlo abbastanza coltivato, lo guastarono, tenendo in maggior conto menzogne e fantasmi che la verit. E finirono per apparire ignorantissimi a se stessi e agli altri. [..] Ora, quelli che si accompagnano a me, anche in questo patiscono le stesse pene delle donne partorienti: perch hanno le doglie, e giorno e notte sono pieni dinquietudine assai pi delle donne. E la mia arte ha il potere appunto di suscitare e al tempo stesso di calmare i loro dolori. Cos dunque di costoro. Ce n poi altri, o Teeteto, che non mi sembrano gravidi e, allora, codesti, vedendo che di me non hanno bisogno, mi do premura di collocarli altrove. E diciamolo pure: con laiuto del dio, riesco facilmente a trovare con chi possano congiungersi e trovar giovamento. [...] Ebbene, mio eccellente amico, tutta questa storia io lho tirata per le lunghe proprio perch ho il sospetto che tu, e lo pensi tu stesso, sia gravido e

abbia le doglie del parto. E dunque affidati a me, che sono figlio di levatrice e ostetrico io stesso, e a quel che ti domando vedi di rispondere nel miglior modo che sai. Se poi, esaminando le tue risposte, io trovi che alcuna di esse fantasma e non verit, e te la strappo di dosso e te la butto via, tu non ti sdegnare con me come fanno per i loro figli le donne di primo parto. Gi molti, amico mio, hanno nei miei confronti questo risentimento, tanto che sono pronti addirittura a mordermi, se io cerco di strappar loro di dosso qualche scempiaggine. E non pensano che io faccio questo per benevolenza.48

Dal testo platonico emergono molti elementi, che qualificano la maieutica socratica. Innanzitutto, Socrate ammette di essere sterile di sapienza: non ha nessun contenuto positivo da trasmettere e, pertanto, gli altri hanno ragione a dire che ignorante. Tuttavia, possiede la capacit di discernere verit e menzogna, realt e illusione, nellanimo dellinterlocutore. Ci che menzognero e illusorio, Socrate lo strappa di dosso e lo getta via; doloroso, ma salutare, e serve a un adeguato lavoro interiore di gestazione. Socrate svolge lopera sapiente di suscitare e, insieme, placare i dolori di questa gestazione: stimola alla ricerca, suscitando dubbi e interrogativi, e, nello stesso tempo, apporta purificazione, entusiasmo. In questo modo, coloro che si sottopongono a questa dolorosa, ma liberante esperienza giungono a partorire ci che pi conta: se stessi. Non tutti sono per adatti a questo itinerario faticoso. Alcuni, semplicemente, non sono gravidi, non possiedono quellinquietudine che costituisce la conditio sine qua non di ogni autentica ricerca. Altri si stancano prematuramente di questo tormento a cui li sottopone Socrate e, si ritirano, convinti di poter andare avanti con le sole proprie forze. La superbia o le influenze nocive li portano inevitabilmente ad abortire e a distruggere ci che avevano precedentemente maturato. Altri ancora, alimentano in se stessi un violento risentimento nei confronti di Socrate,

48

PLATONE, Teeteto, 148d-15.

dimenticando qualsiasi gratitudine e, addirittura, calunniandolo. La dialettica socratica ha un unico scopo: esortare alla virt, liberando luomo dalle certezze illusorie che lo spingono a prendersi cura di ci che effimero e ignobile. Lunica cosa degna di un essere umano prendersi cura della psych, della propria anima - diceva continuamente il filosofo e i procedimenti dialogici di Socrate

tendevano, appunto, a scrutare a fondo lanima dellinterlocutore, a saggiarla in modo da verificare se fosse abbastanza ricettiva per lincessante ricerca di s. Ma prendersi cura dellanima, alla lettera, non forse traducibile con il termine moderno di psicoterapia49? possibile, seguendo Socrate, individuare inflazionata? Nel Lachete, Platone mette in bocca a Nicia le seguenti parole riguardo al metodo dialogico di Socrate:
[Labituale interlocutore di Socrate] non pu evitare di farsi condurre quasi per mano da lui nel discorrere, fintanto che non abbia dato ragione di s, del modo in cui vive e del suo passato. E una volta che giunga a ci, Socrate non lo lascer andare prima di averlo sottoposto a un vaglio minuzioso e al limite della tortura. Io che lo conosco bene, so che non possibile sfuggire a questo trattamento.50

il

significato

pi

nobile

di

questa

espressione

cos

Un altro dialogo platonico, il Sofista, ci offre ulteriori informazioni sul procedimento dialettico-confutatorio proprio di Socrate. Coloro che seguono questo procedimento
interrogano sugli argomenti sui quali uno crede di dire qualcosa, mentre non dice nulla. Poi, passano facilmente in rassegna le opinioni, dato Anche se lespressione psicoterapia, ormai, assume una ambigua variet di significati, tale che nessuna legge dello Stato potr mai circoscrivere e regolamentare.
50 49

PLATONE, Lachete, 187d.

che sono di uomini che vanno errando e [...] le confrontano tra loro sul medesimo argomento, e dimostrano che esse sono contrarie a se stesse, nello stesso tempo, riguardo ai medesimi argomenti [...]. Ed essi, vedendo ci, sinaspriscono con se stessi, ma diventano miti nei confronti degli altri, e in questo modo si liberano dalle grandi e rigide opinioni che avevano su se stessi, e di tutte le liberazioni questa la pi gradevole da ascoltare e d la massima sicurezza a chi la prova. [... Pertanto,] la confutazione la pi grande e pi potente delle purificazioni.51

Da queste testimonianze possiamo trarre i seguenti elementi: a) Socrate accompagna linterlocutore quasi per mano, a piccoli passi, con cura, fino a quando egli non getti la maschera, non abbandoni un atteggiamento difensivo e intellettualistico, e metta a nudo la sua anima52. b) Il procedimento molto faticoso, una tortura a cui non si pu sfuggire, se la ricerca dellinterlocutore sincera. c) Inizialmente, linterlocutore si accorge di non essere in grado di rispondere ad alcune semplici domande riguardo a ci che fino a quel momento riteneva di sapere con certezza. d) In un secondo tempo, le posizioni dellinterlocutore si rivelano in contraddizione fra di loro: vale a dire, che uno mostra di credere in una cosa e anche nel suo contrario. e) A seguito di questa demolizione delle certezze, linterlocutore, in un primo momento, perde la fiducia in se stesso, arrabbiandosi per la sua precedente ottusit; contemporaneamente appare pi tollerante e comprensivo nei confronti degli altri. f) Col passare del tempo, liberandosi dalla prigione delle false certezze, linterlocutore arriva a guadagnare una sicurezza di s sconosciuta e, finalmente, non illusoria. g) In definitiva, il metodo confutatorio dellindagine socratica si
51 52

PLATONE, Sofista, 230b-e. Cfr anche PLATONE, Carmide, 154e.

rivela essere la pi potente delle purificazioni dellanima, della psych. Il trattamento a cui Socrate sottoponeva se stesso e gli altri, consiste, dunque, in un itinerario del pensiero la cui via tracciata dallaccordo, costantemente mantenuto, fra una persona che interroga e una che risponde. [...] Non si tratta di esporre una dottrina, ma di condurre un interlocutore a un determinato atteggiamento mentale: una lotta amichevole, ma reale. [...] Per vincere in questa lotta non basta esporre la verit, non basta neanche dimostrarla, occorre persuadere, dunque utilizzare la psicagogia, larte di sedurre le anime; e inoltre non sufficiente la retorica, che cerca di persuadere per cos dire di lontano, con un discorso continuo, necessaria anche e soprattutto la dialettica, che esige ogni momento laccordo esplicito dellinterlocutore53.

Ricordiamoci di tutto ci quando affronteremo il metodo psicoanalitico. Allinterno di questo itinerario non tanto importante la soluzione di un problema particolare, quanto il cammino stesso, compiuto per arrivare a tale soluzione. Ogni posizione, infatti, non che una tappa del percorso di avvicinamento alla sapienza, un percorso infinito, che ha di mira lacquisizione di un certo atteggiamento di ricerca, o esistenziale, potremmo dire. Linterlocutore viene invitato a scoprire da solo la verit su di s, attraverso un processo formativo, pi che informativo54. Il dialogo socratico appare, in definitiva, come un esercizio spirituale praticato in comune55, un esercizio che invita alla

consapevolezza e, pertanto, alla conoscenza di s, fondamento di ogni ricerca spirituale. Il conosci te stesso socratico arriva dunque a significare pi di una cosa: - riconoscersi come essere umano, nella propria limitatezza, di
53 54

HADOT P., Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi 1988, p.47.

Cfr PLATONE, Politico, 285c-d. In questo senso, la definizione non nulla di per s; ci che conta il cammino percorso per raggiungerla: maggiore capacit di penetrazione (Sofista 227a), maggiore fiducia (Teeteto 187b), maggiore abilit in tutte le cose (Politico 285d), maggiore purificazione dalle opinioni erronee (Sofista 230b) sono le acquisizioni del tragitto.
55

HADOT P., Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi 1988, p.44.

fronte alla sapienza divina (non un sophos, un sapiente, ma un ricercatore della sapienza, un philo-sophos, appunto). - riconoscersi nella propria essenza, come psych, come anima, cio come interiorit profonda (attraverso un processo di separazione da ci che non fa parte della propria natura autentica); - riconoscere la necessit di una conversione continua, attraverso il dialogo (possibile solo se linterlocutore vuole realmente dialogare, cio se vuole con tutto se stesso trovare la verit). Niente di pi lontano da unasettica disincarnata indagine

teoretica: la maieutica socratica la quintessenza dellatteggiamento educativo. Non forse vero che letimologia di educare ci riconduce al latino ex-ducere, cio tirar fuori, estrarre? La ricchezza dellindividuo gi al suo interno: si tratta solo di evocarla e metterla nelle condizioni di esprimersi. Dal dentro al fuori proprio il contrario della pratica cos diffusa dellin-culcare: imprimere dal fuori al dentro. Socrate sa bene che la conoscenza e la virt non possono essere trasmesse al modo di un liquido che pu essere versato da un recipiente pieno ad uno vuoto56. Molto pi dellindottrinamento importante lesempio personale delleducatore. Nei Memorabili di Senofonte, Ippia, irritato dallincessante interrogare di Socrate sui temi della giustizia (a cui non fa seguito alcuna presa di posizione da parte sua), si spazientisce e gli chiede di esprimere finalmente una sua opinione. La risposta di Socrate esemplare:
In mancanza delle parole, faccio vedere che cosa sia la giustizia con le mie azioni.57

La sapienza e il linguaggio umani sono limitati: non dato alluomo cogliere lessenza di una qualsiasi realt e tutte le definizioni
56 57

Cfr PLATONE, Simposio, 175d. SENOFONTE, Memorabili, IV,10.

che possiamo dare intorno ad essa, hanno un significato puramente euristico. Sono intuizioni, approssimazioni, metafore, analogie, che ci orientano nel nostro cammino verso la verit. Tuttavia, la verit non unidea, ma un atteggiamento interiore. Ecco perch la ricerca filosofica trova il suo compimento nelletica, che filosofia vissuta. In Socrate emerge chiaramente la visione della filosofia come esercizio spirituale (askesis), come unarte di vivere, un atteggiamento che impegna tutta lesistenza. La filosofia una conversione che sconvolge la vita intera, una battaglia contro la principale causa di sofferenza, costituita dalle passioni (le distrazioni del mondo, le preoccupazioni, i desideri disordinati). In questa prospettiva, Socrate appare come il primo

esistenzialista, sostenendo ante litteram il primato dellesistenza sullessenza, e dellindividuo sulla collettivit. Egli esorta a prendersi cura di s, della propria interiorit, prima che della vita nella comunit: la preoccupazione per il destino del singolo deve precedere le esigenze sociali. Tale posizione non poteva non suscitare un conflitto in Atene: la collettivit tende abitualmente a indignarsi davanti al disprezzo delle consuetudini sociali. Ma questo stesso disprezzo, paradossalmente, diventa la pi autentica testimonianza della giustizia e la filosofia diventa decisione in favore di unesistenza autentica, secondo la conoscenza di s e non la fuga da s. Diventa consapevolezza vivente.

La maschera dellironia
Nel Simposio platonico Alcibiade pronuncia un discorso di elogio a Socrate, nel quale il filosofo viene paragonato a un sileno o a un satiro, cio a una di quelle entit fantastiche, un po animali e un po divine, che costituivano il seguito di Dioniso.
Io dico che costui [Socrate] somigliantissimo a quei sileni esposti nelle botteghe degli scultori, che gli artisti figurano con zampogne e flauti, i quali, se li apri in due, mostrano dentro immagini degli dei. E dico ancora che lui assomiglia al satiro Marsia... e che almeno nellaspetto tu sia uguale a costoro, o Socrate, nemmeno tu potresti negarlo. E come somigli loro in tutto il resto, ascolta. Sei insolente, no? Se non consenti produrr dei testimoni. E non flautista? S, e molto pi meraviglioso di Marsia. Costui almeno incantava gli uomini per mezzo dei suoi strumenti, con la potenza che gli usciva di bocca, [...] ma tu sei diverso da lui solo in questo: che ottieni lo stesso effetto senza strumenti e con le nude parole.58

Questi esseri ibridi esprimono un aspetto primitivo, talvolta ripugnante; sono bricconi, dissoluti, sfrontati, insolenti e rappresentano, in definitiva, la natura istintuale delluomo, la negazione della cultura e della civilt. Eppure, hanno in loro delle caratteristiche che li avvicinano alla divinit: cos secondo le rappresentazioni degli artigiani; come il satiro Marsia, il quale, appropriatosi del flauto di Atena, ne diventa talmente esperto che osa sfidare lo stesso Apollo in una gara di musica. Socrate viene presentato attraverso questa immagine grottesca,
58

PLATONE, Simposio, 215b-d.

mostruosa: secondo le testimonianze, il suo aspetto non era armonico, ma sgraziato, gli occhi sporgenti, il naso schiacciato e le labbra troppo carnose. In altre parole, era buffo, caricaturale, insomma, brutto. Eppure, quale ricchezze spirituali nasconde al suo interno. La sua parola capace di incantare, rapire, suscitare delle emozioni profondissime pi di qualsiasi altro oratore. Ma questo primo paradosso seguito da un secondo, ancora pi inquietante. Riprendiamo il discorso di Alcibiade:
Ma ascoltate ancora come simile a coloro ai quali lho confrontato e il meraviglioso potere che possiede. Perch, sappiatelo bene, nessuno di voi lo conosce! Ma io ve lo scoprir giacch mi ci son messo. Voi vedete che Socrate sempre in amore con le belle persone, gli sempre intorno e ne tutto turbato, poi ignora tutto e non sa nulla... almeno allapparenza! E non da sileno questo? Ma tutto lui! Perch questa la sua veste di fuori, come nel sileno scolpito; ma apritelo dentro e immaginate mai, miei cari bevitori, di quanta temperanza pieno? Sappiate che se uno bello, a lui non importa niente, ma lo sdegna quanto nessuno crederebbe, n gli importa se ricco o possiede qualunque altra fortuna di quelle strabenedette dalla gente. Lui ritiene che tutti questi possessi non valgono nulla e che noi siamo nulla, ve lo dico io, e passa il suo tempo a fare lingenuo e a prendersi gioco della gente. Ma quando fa sul serio e si apre, non so se qualcuno ha mai visto i simulacri divini che ha dentro!59

Dopo la bruttezza, la dissimulazione. Socrate appare come uno che si prende gioco degli altri, facendo lingenuo. Il termine greco utilizzato nel testo eironeymenos, che richiama immediatamente la famosa ironia socratica, cio la maschera che Socrate ha assunto su di s. Per quale motivo Socrate vuole apparire dietro questa maschera di finzione, doppiezza, ingannevolezza? Perch la sua missione educativa lo richiede. Dice Nietzsche: Ogni spirito profondo ha bisogno di una
59

PLATONE, Simposio, 216c-e.

maschera: e pi ancora, intorno ad ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cio superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che d60. Socrate ha bisogno dironizzare, dissimulare, esprimendosi

attraverso un atteggiamento ingenuo, svalutando se stesso o gonfiando lego dellinterlocutore, o fingendo di assumere il suo punto di vista... Ci volto a sedurre, irretire, conquistare linterlocutore, per condurlo verso lunico obiettivo che per Socrate conta: la cura della propria anima. Pertanto, avviene che, come continua a dire Alcibiade nel Simposio, i discorsi di Socrate
sono quasi identici ai sileni che si aprono in due. Chi dunque si mette a sentire i discorsi di Socrate, sulle prime li troverebbe del tutto ridicoli, tali sono le parole e le espressioni di cui savvolgono di fuori, [..] cosicch ogni inesperto o sciocco potrebbe riderci sopra, a questi discorsi. Ma chi li veda aperti e vi penetri dentro, trover innanzitutto che essi soli, fra tutti i discorsi, hanno una mente, e poi che sono i pi divini e pieni di ogni immagine di virt e tendono a ci che vi di pi grande, anzi, a tutto quanto bisogna guardare per chi vuole diventare un uomo nobile e eccellente.61

Socrate era un fine psicologo. Egli sapeva bene che, di fronte a chi irrigidito nelle proprie convinzioni, non serve a nulla prendere di petto una discussione e argomentare polemicamente per convincerlo. Questo non fa altro che aumentare le sue resistenze, come si dice in psicoanalisi. Tuttal pi, in questo modo si pu ottenere una vittoria esteriore, una capitolazione momentanea della testa dellinterlocutore, con una corrispondente chiusura sempre pi rigida e cocciuta del suo cuore. Ma Socrate non aveva alcun interesse a queste vittorie di Pirro,
60

Al di la del bene e del male, 40.

anche se, a titolo dimostrativo per i suoi discepoli, ne ha portato a casa pi duna. Egli era interessato alla trasformazione interiore delluomo, alla conversione profonda del suo cuore. Non poteva far altro che dissimulare. Innanzitutto, lironia socratica si esprimeva attraverso la finzione di desiderare di apprendere qualcosa dallinterlocutore. Socrate si svaluta, afferma di essere ignorante e inesperto di fronte alle doti dellantagonista; riesce solo ad interrogare, a porre dei dubbi, fino a quando laltro non resta confuso, non sa pi che rispondere. Alla fine della discussione, pertanto, linterlocutore non ha appreso nulla, anzi sa meno di prima, per pi consapevole della propria condizione esistenziale. Paradossalmente, pi libero. In secondo luogo, la dissimulazione di Socrate non poteva non esprimersi come doppiezza, nel senso pi vero del termine: Socrate si sdoppia, sembra andare in una direzione e invece segue una pista diversa, finge di prendere sul serio la posizione dellinterlocutore e, nello stesso tempo, gli prepara la trappola. Da una parte, Socrate conosce in anticipo gli esiti della discussione, dallaltra, segue lintero percorso dialettico insieme al suo interlocutore, e solo questo percorso stabilir la soluzione (provvisoria) a cui si perverr. Socrate spingeva la sua dissimulazione fino al punto di sostenere di non essere un maestro per chi lo frequentava, ma un amico, o un amante62. Non avendo nulla da insegnare (cio da professare), non poteva considerarsi un maestro, egli diceva; eppure, legava a s coloro che lo frequentavano pi di un qualsiasi altro maestro del tempo e, ai suoi discepoli pi stretti, lasciava intravedere dei frammenti di un insegnamento antico. Per chi osservava pi in profondit, la sua ironia era trasparente e celava una seriet e una sicurezza di s fuori dal
61 62

PLATONE, Simposio, 221d-222a. Per quanto riguarda il rapporto stretto che Socrate intratteneva con i suoi discepoli-amanti, si pu vedere ancora il racconto di Alcibiade nel Simposio platonico, 216a-223a.

comune. La furbizia ironica con cui Socrate irretisce gli interlocutori del momento, non fa altro che creare una pi intima unit con i discepoli (che daltra parte - egli, almeno ufficialmente, non ha mai riconosciuto tali). Linsegnamento di Socrate, perfettamente sulla scia della religione apollinea, non dice, n nasconde, ma accenna, cio tace e rivela nello stesso tempo, e questo accennare diventa comprensibile solo allinterno della comunione tra maestro e discepolo.

In questa prima parte del presente studio abbiamo voluto cogliere alcuni aspetti centrali della filosofia socratica, in modo da evidenziare i tratti fondamentali per la costituzione di una psicosofia. Essi sono: il carattere eminentemente pratico (strano a dirsi, oggigiorno) della ricerca filosofica; la ricerca della verit attraverso il procedimento dialogico, fatto di domande e risposte; la coscienza critica della ricerca filosofica di fronte ai miti della collettivit; laccento posto sulla profonda coscienza di s: uomo, conosci te stesso!; la trasformazione di s verso la realizzazione piena della nostra natura umana e la scoperta del nostro compito nella vita; il raggiungimento del dominio di s, fino a sviluppare una seriet e una responsabilit esistenziali; la conquista della felicit attraverso la pratica della virt, che a sua volta nasce dalla conoscenza di s; lumilt gnoseologica, il rifiuto di una conoscenza teorica,

puramente concettuale, in favore di una consapevolezza pi profonda; lopera sistematica volta allo smantellamento delle false certezze

interiori dellinterlocutore; lassenza di ogni pretesa di insegnare qualcosa e, invece, la pratica paziente e faticosa di tirar fuori ci che vi di meglio nellinterlocutore; infine, latteggiamento neutro, se non dimesso, del filosofo, tale da offrire limpressione di seguire le argomentazioni dellinterlocutore, in modo da condurlo lentamente e inesorabilmente a riconoscere linsufficienza della propria posizione. Adesso, non rimane che vedere come leredit di Socrate sia stata raccolta e sviluppata dal nuovo procedimento maieutico sorto con la psicoanalisi freudiana.

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