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Antonio DAL MUTO RIFLESSIONI SULLE LETTERE DI SAN PAOLO, APOSTOLO DEI GENTILI

Prima Lettera ai Corinzi

Secondo Volume

Prefazione

Le mie riflessioni sulle lettere di San Paolo non sono altro che riflessioni private, condivisibili o meno, ma condivise con tutti i lettori che accedono a SCRIBD: non sono oro colato, al massimo, in chi sente come me la necessit di rileggersi San Paolo, considerato il vero e unico fondatore delle basi cristiane della teologia della salvezza, possono stimolare ulteriori e proprie riflessioni, che potrebbero assurgere a considerazioni tali che sarebbe un peccato che rimanessero nel comodino. Rileggere o leggere per la prima volta le lettere di San Paolo cosa necessaria per non distaccarci dalla via della salvezza a causa di impegni mentali troppo pressanti e per uscire dai luoghi comuni che, l'abitudine a pensare in un certo modo usuale facilita: rappresenta, questo esercizio di riflessione. quell'attimo di silenzio necessario affinch sia mantenuta vigile e sveglia la mente oltre che il cuore nelle cose di Cristo. Nelle nostre cose.

dalmuto_antonio@tin.it

parrocchiano. Uno tra i tanti

Su San Paolo

Cosa dire di Saulo o San Paolo che gi non si sappia? Originario di Tarso, antica citt dell'attuale Turchia, nacque tra il 5 e il 10 a.C. e mor a Roma attorno al 64-67 d.C. sotto Nerone. Cittadino di Roma, Ebreo osservante, educato alla dottrina ebraica, secondo i Farisei, da Gamaliele, sacerdote, si trov coinvolto nella persecuzione, esercitata e promossa dalla classe sacerdotale giudaica, contro le prime comunit cristiane. Andando a Damasco per questo, scopo venne investito da una luce fortissima dalla quale ud le famose parole: Saulo, Saulo, perch mi perseguiti? ; ne usc trasformato nella mente e nello spirito!! Era l'anno 36 dell'era cristiana, quando inizi la sua predicazione che si concluse con la sua morte a Roma. Due parole sulla sua morte. Roma ospitava da tempo una nutrita comunit di ebrei, osservanti della legge mosaica, integrata nella societ di allora che, sembra, non abbia mai dato motivo di preoccupazione in riferimento all'ordine pubblico. Sotto l'Imperatore Claudio ( dal 41 al 54 d.C. ) i seguaci della religione mosaica cominciarono a scontrarsi con gli ebrei convertiti al cristianesimo, causando problemi di ordine pubblico, ... a causa di un certo Chresto... come ci riferisce Tacito, fino a che,

Claudio, decise di cacciare da Roma tutti i giudei che, molto probabilmente, crebbero nel risentimento contro i cristiani, ritenendoli responsabili dei loro guai. Il 18 luglio del 64, Roma si trov a combattere contro il grandioso incendio che la distrusse quasi del tutto; Nerone volle i responsabili e il Prefetto del Pretorio, Tigellino, si dette da fare per trovarli, anche se gli storici, contrari a Nerone, scriveranno che lo stesso incendio venne appiccato dallo stesso imperatore ( gli incendi in quell'epoca erano frequenti a causa delle caratteristiche delle abitazioni: soppalchi di legno e vicinanza delle stesse. Bologna stessa fu distrutta da un incendio poco prima che Nerone salisse al trono imperiale). A questo tragico evento per la citt di Roma si lega, a mio parere, la lettera di Clemente Romano, quarto papa, che parlando di San Pietro, scrivendo ai Corinzi vent'anni dopo la sua morte, rifer che l'apostolo venne mandato a morte ...per invidia e per gelosia.... Gelosia e invidia da parte di chi? La risposta non pu che trovarsi tra le comunit degli ebrei osservanti della legge mosaica, arrabbiati con i giudei cristiani e perch traditori della legge dei padri e perch motivo della loro cacciata da Roma. E' quindi verosimile pensare che sia Pietro che Paolo ( tra l'altro, quest'ultimo, fu ritenuto innocente dal Prefetto Afranio Burro, sostituito poi da Tigellino, dall'accusa di turbare l'ordine pubblico mossagli dai sacerdoti di Gerusalemme) vennero denunciati dagli ebrei romani probabilmente come ispiratori e quindi responsabili dell'incendio, procurando

loro la condanna a morte, liberandosi, al contempo, di due apostoli responsabili di molte conversioni tra i giudei e per i miracoli che fecero. Ecco la gelosia e l'invidia quindi. Nerone non fece alcuna persecuzione contro i cristiani, (anche perch in quel tempo di loro si conosceva poco o nulla, e poi perch non sopportava il sangue: viet i giochi gladiatori, favorendo solo le corse dei cavalli e i giochi di esercizio fisico, di atletica, non finalizzati alla guerra e per questo inviso alla classe senatoriale aristocratica e antiellenista che arriv ad eliminare Nerone come fece con Caligola Vedi Storia di Anzio a Fumetti. Dalle Origini a Nerone dello stesso autore, pubblicata da Arduino Sacco Editore ) cosicch, i cristiani, probabilmente, finirono per essere arrestati, oltre che per le denunce, le delazioni da parte della comunit ebrea, anche perch quelli che vennero catturati confessarono di aver alimentato i focolai di incendio: molti tra loro, infatti, erano convinti che la fine del mondo, la venuta di Cristo, fosse imminente. E confessarono loro stessi questa colpa, pagando con la loro vita secondo la legge romana. Tacito sulle cause dell'incendio espresse forti dubbi sul ruolo di Nerone. Paolo fu decapitato e non crocifisso come gli altri, perch era cittadino romano.

Possibile identikit di Paolo di Tarso realizzato da un nucleo della polizia scientifica tedesca nel febbraio 2008 sulla base delle descrizioni contenute nelle pi antiche fonti storiche, con la commissione e consulenza dello studioso Michael Hesemann . Non sono stati esaminati i reperti ossei a lui attribuiti contenuti nel sepolcro presente nella Basilica romana di San Paolo fuori le mura

Prima Lettera ai Corinzi Codice Vaticano

Prima Lettera ai Corinzi


Fu scritta attorno al 54 d.C. quando Paolo soggiorn ad Efeso e la sua preoccupazione che la giovane comunit di Corinto, citt portuale, potesse lasciarsi andare sotto la spinta di una forte presenza ellenista nella societ di allora. Egli aveva predicato la Parola a Corinto attorno all'anno 50 e non poteva sopportare che il frutto del suo lavoro potesse essere compromesso da un paganesimo sfrenato e da una altrettanta sfrenata libert di costumi. C'era, insomma, molto lavoro da fare per costruire quell'uomo nuovo che avrebbe dovuto incarnare il principio di una nuova era sotto l'egida di Cristo. Paolo inizia, esortando i Corinzi a stare uniti, evitando ogni sorta di divisione e cercando di comprendere che nulla importa se uno stato evangelizzato o battezzato da Cefa o da Paolo o da Apollo, poich tutti i convertiti sono, solo e solamente, di Cristo. Ma soprattutto, insiste, che occorre evitare di confondere l'evangelizzazione come un opera di scienza e sapienza, poich Paolo, sottolinea, venuto a professare Cristo crocifisso, scandalo per i benpensanti ma salvezza per gli umili. Cita per questo alcuni passi tratti da Isaia e da Geremia: ...distrugger la sapienza dei sapienti e annuller l'intelligenza degli intelligenti... e ...chi si vanta si vanti nel Signore... onde sottolineare che il lavoro di perfezionamento, richiamato nella Prima lettera ai Tessalonicesi, non far altro che smontare le certezze culturali e scientifiche acquisite con una visione limitata per sostituirle con la visione cristica in cui tutte le cose ritorneranno nella loro naturale nicchia, riacquistando la loro originale importanza.

Paolo continua, ricordando ai Corinzi, quando si ferm tra loro appena due anni prima, che dette testimonianza di Cristo, del Cristo crocifisso e: ...la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perch la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. (2, 3-5). Appare evidente come la catechesi, diremmo oggi, non pass, per i Corinzi, attraverso descrizioni o tesi sapienti di una sapienza imparata a memoria, come una lezione scolastica, ma attraverso lo svelare le manifestazioni dello Spirito e la potenza di Dio. Probabilmente Paolo oper affinch si manifestasse lo Spirito Santo mediante i suoi doni, come il parlare le lingue degli angeli e comprenderle, come le guarigioni, gli esorcismi... La sostanza della Parola di Dio, insomma, ecco perch nel capitolo 1 della lettera, scrivendo: ...i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza... (1, 22) volle sottolineare che la ricerca della sola sapienza o del solo miracolo fuorviante se si perde di vista Ges crocifisso. La Potenza di Dio, attraverso l'azione dello Spirito Santo riamane indispensabile, ma solo ai fini della reale conversione e non di una parziale aderenza a Cristo: perch la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio... Ecco che il discorso di Paolo entra nello specifico: ...tra i perfetti parliamo, s, di sapienza, ma di sapienza che non di questo mondo, n dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, MISTERIOSA, CHE E' RIMASTA NASCOSTA, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria... (2, 6-7). Dovrebbe esserci chiaro come la predestinazione dell'uomo, pensato per la glorificazione di Dio sulla base dell'impostazione

salvifica di Cristo, passi attraverso la sapienza, ma una sapienza misteriosa, difficile da immaginare perch parla il linguaggio di un universo che non conosciamo, una sapienza la cui mente umana, la Psich, non potr mai conquistare, poich essa viene rivelata solo dallo Spirito Santo al nostro Pneuma e da qui passa alla Psich. E il problema sta proprio qui. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondit di Dio ( 2,10) ...esprimendo cose spirituali in termini spirituali... ( 2, 13 ). Ma per la comunit di Corinto, sembra che la manifestazione dello Spirito non sia ancora sufficiente alla loro piena conversione, poich, ancora, cadono nei tranelli della divisione interna. Il paganesimo aveva deformato il loro modo di pensare che anche le manifestazioni dello Spirito potevano passare per magia, quella dei riti pagani, sminuendo di fatto il messaggio di fondo, a causa di un forte condizionamento della Psich, della funzione mentale, da parte del paganesimo, responsabile di una certa forma mentis: ...vi ho dato da bere latte, non nutrimento solido, perch non ne eravate capaci. E neanche ora lo siete, perch siete ancora carnali: dal momento che c' ancora invidia e discordia... ( 3, 2-3 ) Non pi tempo di divisioni interne: ora che tutti pongano a fondamento delle proprie azioni Ges Cristo, l'uomo nuovo, l'archetipo pensato all'inizio dei tempi come attore principale di un mondo costruito sull'armonia del tutto e nel tutto. Importante, per che ognuno di noi si consideri uno stolto, solo cos la Sapienza di Dio potr agire nel Pneuma e nella Psich. Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio... ( 4,1 ) un invito a vedere colui che evangelizza non come un uomo qualsiasi, ma come un prescelto in

cui agisce lo Spirito Santo, anche se Paolo non ha paura di essere giudicato da nessuno poich ha alzato Cristo a solo suo giudice, ma indispensabile, se chiamati ad un servizio, non vantarsi per i doni ricevuti dallo Spirito; la vanagloria un altro pericolo incombente che nasce dalla consapevolezza, tutta umana e tutta materiale che possedere significa essere differenti da chi non possiede. ...e se l'hai ricevuto, perch te ne vanti come non l'avessi ricevuto? ( 4, 7 ); infatti, vantarsi di una cosa ricevuta equivale a disconoscere che questa cosa un dono gratuito fatto da Dio e non gi una qualit da sempre posseduta e quindi come se non fosse stata ricevuta in dono. ...perch il Regno di Dio non consiste in parole, ma in potenza... ( 4, 20 ) La lettera prosegue con l'affrontare tematiche sull'immoralit: l'ellenismo era portatore di modi di vivere non consoni alla visione cristiana della vita: la fornicazione, l'incesto, la pedofilia facevano parte del normale agire nella societ ellenica ed ora, quindi, di prendere le dovute distanze e divenire consapevoli che noi siamo tempio di Dio: ...O non sapete che il vostro copro tempio dello Spirito Santo che in voi e che avete da Dio... ( 6, 19 ), e queste sue preoccupazioni Paolo le scrisse in una ...lettera precedente... ( 5, 9 ), onde per cui la Prima lettera, questa su cui faccio le mie riflessioni, non sarebbe che la Seconda. Evidentemente questa precedente lettera o stata persa o non stata riconosciuta e fa ora parte del patrimonio apocrifo. Chiss. La comunit di Corinto, evidentemente, talmente esposta ai pericoli di una condotta immorale che Paolo affronta il tema del matrimonio e della verginit, della vedovanza... tutto dovr essere inquadrato nella nuova visione cristiana dell'esistenza terrena. ...ai non sposati e alle vedove dico: cosa buona

per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; meglio sposarsi che ardere... ( 7, 8-9 ) Paolo, nella sua conversione e trasformazione mentale, sub una forte e improvvisa crescita spirituale, al punto tale che la visione delle cose future per lui divennero elementi di forte presenza nel suo quotidiano: tutto appariva in lui come cosa fatta, poich gli era stata svelata la realt del divenire, la realt e la portata del nuovo mondo, tanto da apparire cos vicina, cos imminente, ma imminente era solo la sua certezza dell'essere incamminato verso la conquista dell'uomo nuovo. Per questo invitava tutti a restare nello stato in cui Cristo li aveva chiamati: il celibe, la nubile, il vedovo e la vedova, addirittura lo schiavo, che rimanessero in quello stato, poich la conversione e la rinascita talmente reale e vicina, talmente vicina che rende inutile l'affannarsi a cercare le cose di questo mondo. Per Paolo la resurrezione era prossima in lui perch in lui era gi operante e ne comprendeva appieno i meccanismi: ...ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato... ( 7, 20 ). Paolo sapeva della sua specificit riguardo la chiamata, e comprendeva appieno le difficolt di un cammino di fede per chi si converte in maniera non straordinaria, ma aveva la certezza dell'azione dello Spirito Santo, una certezza granitica perch l'aveva vissuta, la viveva, sulla sua pelle e per questo la invocava per tutti i convertiti, come evento imminente, poich sapeva che tutto possibile a Dio in un uomo pronto ad accoglierlo. Tutti i precetti e le regole o i consigli che Paolo d alla sua comunit di Corinto sono per mettere nelle condizioni migliori i membri della stessa ad accogliere lo Spirito; sono precetti che

risentono della temporalit, del momento, in cui sono stati dettati, bench si basino su principi morali che ancor oggi valgono. L'esempio dato dal capitolo 8 in cui parla di ...carni immolate agli idoli... ( 8,1-3 ) con cui specifica la vacuit di tali azioni, poich: ...non esiste alcun idolo al mondo e che non c' che un Dio solo. . Erano tempi di paganesimo. Ma nell'affermare che: ...non sar certo un alimento ad avvicinarci a Dio; n, se non ne mangiamo, veniamo a mancare di qualche cosa, n mangiandone ne abbiamo un vantaggio. ( 8, 8 ) indirettamente mette anche in discussione la ritualit ebraica, ancora in uso, di mangiare cibo incontaminato, Kosher, che, ancor oggi nelle preoccupazioni delle comunit ebraiche, e che nei secoli, il concetto ha accumulando migliaia di volumi scritti dai loro saggi. E l'affermazione paolina appare pienamente coerente con quello che Ges afferm, dicendo che ci che contamina l'uomo non quello che entra nella sua bocca, ma quello che ne esce, perch viene direttamente dal cuore. Cristo ha quindi liberato l'uomo dagli orpelli rituali che, se avevano un valore nelle religioni antiche, prive dello Spirito, ora che lo Spirito a guidare l'uomo, quest'ultimo scopre la pienezza della libert nella consapevolezza della vera sostanza nel senso e significato di uomo nuovo. D'altronde proviamo a pensare che sar l'uomo nell'anno 3000 ( dopo esserci liberati dalle contaminazioni di chi vorrebbe la fine del mondo, e forse riusciremo ad intuire che prevarr la sostanza dell'essere e non le tradizioni, che la storia, ci insegna, sono tutte destinate a sparire. Ma nonostante questo, pur di non scandalizzare un fratello, il quale non ha ancora raggiunto la maturit nel pensare, ...se un cibo scandalizza il mio fratello, non manger mai pi

carne... ( 8,13 ). Anche questo amore verso il prossimo. ...pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei... ( 9,19-20 ) Paolo ribadisce il suo concetto: per amore degli altri, mi sono uniformato per guadagnare a Cristo gli altri. E' la scelta di un uomo libero che sa immedesimarsi nelle ancora infantili abitudini dell'uomo, alle sue necessit degli altri per avviarli, grazie allo Spirito e alla potenza di Dio, verso il pieno risveglio della coscienza in Cristo. E questo il suo obbligo. L'Unico obbligo che ha, perch datogli direttamente da Cristo.

Pietro e Paolo. Opera di Guido Reni 1605 -

Nel capitolo 10, Paolo dimostra come la storia Mosaica sia ormai superata, asservita e ridotta a simbolo di Cristo:ogni avvenimento ora ha una nuova ed unica chiave di lettura: Cristo. ...tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava e quella roccia era il Cristo. ( 10, 2-3 ) e Paolo, in virt degli eventi veterotestamentari, invita i nuovi convertiti a non cadere negli errori dei loro padri nel deserto, che non compresero, rimanendo vittima. In 10,16 Paolo sottolinea che l'unico pasto, rituale e sostanziale, che deve essere tenuto in considerazione, quello eucaristico ... il calice della benedizione che noi benediciamo, non forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non forse comunione con il corpo di Cristo?.... Questo passo mette in evidenza che il rito eucaristico era presente come motore centro dell'ecclesia, della comunit cristiana, la comunit, punto fondamentale con e per l'unione a Cristo. Oltre che con l'azione dello Spirito Santo. E questa comunione unisce il comunicando nello stesso modo all'oggetto della comunione nei riti idolatrici. Cosa che, sottolinea Paolo, va evitata per non dare scandalo. L'eucarestia, Paolo sottolinea, nelle assemblee non un pasto con cui cenare e, magari, ubriacarsi: l'eucarestia e comunione con Cristo, un atto sacramentale che va vissuto nella consapevolezza che si riceve Cristo. Probabilmente Paolo ha avuto notizia di un andamento non consono all'interno della comunit e nel portare avanti le assemblee e gli incontri eucaristici. Per quanto concerne la carne immolata all'idolatria si pu modernizzare questo concetto con il darsi corpo e anima a certe

cause che hanno come finalit la conquista di un punto di vista prettamente ideologico o anche materialista. E' il caso, secondo me, di certi partiti politici che perseguono un'ideologia talmente parziale da avere la presunzione di piegare il mondo intero alle proprie visioni. Ma questo non che un esempio. Se ne potrebbero citare tanti, ma il concetto di fondo rimane che, nel bene e nel male, noi diventiamo tutt'uno con l'obiettivo che cerchiamo di realizzare. Nel Capitolo 13, Paolo affronta l'aspetto dei doni che lo Spirito d alle comunit cristiane, doni, carismi che vengono dati per l'edificazione della comunit e non sono casuali, sono, invece, coerenti tra loro e interdipendenti: ci sar chi avr il dono delle lingue; chi quello della sapienza; quello della scienza, ma ognuno serve all'altro per l'edificazione personale e comunitaria. Per esiste un dono pi grande, perch questo dono permette di aspirare a doni maggiori: Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carit, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede cos da trasportare le montagne, ma non avessi la carit, non sono nulla... ma non avessi la carit, niente mi giova... ( 13, 13 ) Ecco, la carit il dono essenziale per poter predisporre la nostra Psich a ricevere lo Spirito. Ma cosa la carit? La carit paziente, benigna la carit; non invidiosa la carit, non si vanta, non si gonfia, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verit. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carit non avr mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesser e la sapienza svanir... ( 13, 4-9) Questa la carit. La carit un

atteggiamento che pu essere dettato solo dallo Spirito grazie al quale possibile riconoscere nella nostra quotidianeit quelle priorit e qui valori comportamentali e dare loro il giusto peso: perch arrabbiarsi, quando hai Cristo? Perch entrare in depressione se hai Cristo? Perch avere timore del domani se hai Cristo? Perch bisticciare se hai Cristo nel cuore? La Carit un dono che rimodula la funzione mentale e la sfera emotiva; quella che ti fa ripensare al proprio mondo interiore e all'ambiente in cui vivi; ti d la possibilit di soppesare ogni cosa e ti concede la grazia di comprendere cosa c' dietro ogni cosa: la Carit rende liberi perch aumenta la comunione con Cristo. Cosa f quel contadino, come ricorda la parabola, che zappando il proprio orto trova un tesoro? Vende tutto per godersi il tesoro trovato. Ebbene se il tesoro Cristo il vendere tutto diventa una condizione posta sotto l'influenza della Carit: chi ha la carit come se fosse distaccato da ogni cosa; come se se avesse venduto ogni cosa, poich nel cuore ha Cristo. E al cristiano sono solo tre le cose sostanziali e fondamentali di cui potr disporre: ...la fede, la speranza e la carit: ma di tutte la pi grande la carit. ( 13, 13) Quindi, il consiglio che Paolo d ai Corinzi di ...ricercare la Carit... ( 14, 1) perch il dono maggiore che lo Spirito pu fare e dare. Anche se invita a cercare, ossia a chiedere gli altri doni, come il profetare e il parlare lingue sconosciute, poich: ...non parla agli uomini, ma a Dio, giacch nessuno comprende, mentre egli dice per ispirazione cose misteriose. Chi profetizza invece parla agli uomini per la loro edificazione... ( 14, 2-3 ). Questo aspetto pone un interrogativo: perch nelle comunit parrocchiali non si sente o si avverte l'azione dello Spirito e non si ricevono i suoi doni che vengono dato per edificare la comunit, non certo per

dare spettacolo? Chiss perch... forse abbiamo perso l'abitudine o perch la storia ha scoraggiato ( santa inquisizione) tali abitudini per paura di essere processati? Chiss. Forse deve andare cos? Comunque, Dio non si contraddice: se Paolo invita a chiedere i doni dello Spirito vuol dire che questo invito varr sempre: ...Quindi anche voi, poich desiderate i doni dello Spirito, cercate di averne in abbondanza, per l'edificazione della Comunit... ( 14, 12) Ma importante, sottolinea Paolo, che i doni possano coinvolgere non solo lo spirito, il Pneuma, ma anche l'intelligenza, la Psich, onde rendere fruttuoso il dono stesso. Il capitolo termina con delle raccomandazioni in cui si evince anche un aspetto storico, almeno mi sembra, che il divieto alle donne di intervenire in assemblea con domande, ma di porle ai mariti nelle proprie case. Questo farebbe pensare che in Paolo esiste una coscienza storica che stride accanto alla sua coscienza rinnovata dallo Spirito e quindi libera. Probabilmente, queste indicazioni sono date per non dare scandalo in quella societ pagana che aveva in uso tale abitudine, infatti se ricordiamo le parole precedentemente citate in 9, 19-20, possiamo capire le preoccupazioni di Paolo e il motivo di queste considerazioni. Molto denso per spunti e riflessioni appare il capitolo 15, con il quale Paolo affronta il tema della resurrezione. Se affront questo argomento perch, molto probabilmente, nella comunit si insinu, per cattive frequentazioni, il seme del dubbio circa la resurrezione di Cristo e di ci che ne consegue. La stessa cosa accade oggi. Un esempio di posizioni anti-cristiane provengono da certe opere come Inchiesta su Ges, scritta da Corrado Augias e dal prof Nicola Pesce, un'opera piena di contraddizioni in termini di buon senso e coerenza con quel che si dice da

renderlo un'offesa all'intelligenza degli scrittori stessi. A tal proposito si veda la mia opera edita su SCRIBD Antonio Dal Muto. Le Eresie Di Ieri e Quelle Di Oggi Il punto centrale della questione, Paolo la sintetizza in queste parole: ...se non esiste resurrezione dai morti, neanche Cristo resuscitato! Ma se Cristo non resuscitato, allora vana la nostra predicazione ed vana la nostra fede... ( 15, 12-14 ). E' chiaro che noi non dobbiamo scomodare ne i santi del paradiso ne i teologi pi sapienti che abbiamo avuto, poich se Cristo non resuscitato di cosa stiamo parlando? Se Cristo non resuscitato, meglio seguire l'invito di Paolo che dice: ...mangiamo e beviamo, perch domani moriremo... ( 15, 33) ricordando il profeta Isaia. Eppure, i detrattori della fede cristiana si fanno sempre pi numerosi. Occorre stare in guardia e rammentare che la nostra fede, senza la certezza della resurrezione di Cristo, risulta un mero esercizio filosofico destinato a perire con la morte. Ma, fortunatamente per tutti noi, non cos: la resurrezione cosa reale, poich Paolo ne parla non per sentito dire, ma perch ha vissuto di persona la realt di Cristo risorto: un privilegiato rispetto agli altri apostoli, per certi aspetti. Gli aspetti della resurrezione espressi da Paolo sono interessanti, perch ribadisce che alla resurrezione non verr dato ad ognuno di noi un semplice corpo, ma un corpo spirituale, par di comprendere, coerente con la nostra essenza spirituale: ogni uomo avr il suo corpo spirituale in funzione della propria valenza spirituale, luminoso ma differente, come sono differenti, per luminosit, le stelle: ...non ogni carne la medesima carne; altra la carne degli uomini; altra la carne degli

uccelli e altra quella dei pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri: Altro lo splendore del sole, altro lo splendore della luna, e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un'altra nello splendore. Cos anche la resurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso; si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale e risorge un corpo spirituale. ( 15, 39-44). La morte sar dunque sconfitta, poich quell'uomo fatto di carne corruttibile, in forza all'azione dello Spirito, in forza al piano della Salvezza, rinascer con un corpo spirituale al termine di un cammino personale e collettivo. Il peccato sar vinto. Il Capitolo 16 quello conclusivo con cui Paolo annuncia il suo arrivo, passando per la Macedonia, arrivo anticipato dal suo aiutante Timoteo. Maran Tha, Vieni o Signore!

Il Sarcofago della Tomba di San Paolo ritrovato sotto la Basilica omonima costruita sul luogo della sua decapitazione.