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Cosi la storia anche nella penalit del furto fa testimonianza delle umane contradizioni additandoci punito da molte genti

con lo estremo supplizio il furto che altre nazioni vollero anatto impunito (i). La storia perpetuamente ci mostra quella oscillazione delle opinioni umane da estremo ad estremo opposto che signoreggi con singolare vicenda i consorzi cittadini: e tuttavia durer finche il progresso dei lumi e della civilt non li abbia fermati in quel mezzo dove soltanto risiede il vero. Nc~demamente si rese dominatrice dei dettati penali la considerazione della oggettivit giuridica dei malefizi. Si comprese ancl~e prima che fosse nettamente enucleata dalla scienza la nozione della co~nplessivita li reanc' ti. E applicando tale nozione al furto si dissero qunllficati quei furti che recavano lesione di pit diritti; e semplici quelli che avevano offeso soltanto il diritto di propriet. Cosi si destinarono contro i primi pene di alto criminale assai pi severe, e se nc spinse la cognizione ai tribunali di maggior competenza: lasciando la cognizione dei sernplici ai tribunali inferiori cd applicando pene piu lievi. Questo concetto fu giustissimo. Ma poscia si osservo dle anche tra i furti che rispetto alla loro oggettivit si sarehbero dovuti dire semplici (perche offendevano *ilsolo diritto (li propriet) ve ne erano alcuni che o per ragione di quantit naturale, o per ragione di quantit politica meritavano pena pi se* vera; ed anche questi si vollero noverare trai qzbalificati, e colpirli pi severamente. Nella ulteriore

elal.rorazione della scienza si osserv peraltro che a torto davasi il nome di qualij5cati a tali furti perche la qualzficcc nella esattezza del linguaggio doyeva nascere da un ulteriore diritto violato. Ed allora si disse che anche questi dovevano restare nella classe dei furti senzplici; ma poichk era conveniente sottoporli ad un aggravamento di pena si dissero furti semplici c6ggr.avati. Ecco coine nacque in molti dei codici contemporanei la triplice divisione dei furti in qualificati, aggravati e semplici; o, a meglio dire, la suddivisione dei semplici ( nel contrappbsto di complessi) in semplici propriamente detti, e semplici aggravati. E simile concetto naturalmente si svolse nel rapporto della penalita col minacciare ai qualificati una pena di alto criminale (reclusione, casa di forza, galera) ed ai semplici sempre la prigionia aumentata negli aggravati in prolungamento, senza mutazione di specie.
(1) Co s t a l i o adversaria pag. 2 7 , n. 9. & per vero che molti negano essersi assolutamente permesso il furto appo gli egizi e gli spartani: G r a n t z dc defenaione veol o t a l pug. 149, n. 83 S t r a u c h i o opuscula pag. 674. E pi recentemente combattb questa opinione T h O n i s s e n in un suo erudito scritto inserito nella Revue Ilistorique vol. 14, png. 2 4 0 , e riprodotto test8 nell' opera pubblicata dallo illustre professore di Lovanio sotto il titolo e'tudes a 1 1 ~ 1" fristoive drc droit criiliinel des petaples anciens lit). 2, cBhap.5, p(ty. loci.

Tale concetto in punto di scienza sarebbe esattissimo perchb in sostanza si riduce a questU. con-

- 40-1 dusione. Stabilire come principio che il criterio di penalitii desunto dalla sola offesa al gius di propriet (1) non porti mai a pene di alto criminale: che per salire a questa occorra l' adiezione di uii secondo criterio desunto dalla offesa ad altri diritti poziori: e che tutte quelle concoiriitanze le quali aumentano la quantit del reato per ragione di maggior danno meiliato ma senza lesione di ulteriori diritti, portino aumento di pena ma sempre nella sfera delle pene inferiori senza mai passare allt: pene superiori. Malgrado ci0 dissi di sopra che io non credeva opportuno alla trarttazione scientifica il seguire questa triplice divisione; e coerentemente a simile idea esposi le diverse aggravanti secondo l' ordine dei respettivi criterii intrinseci, senza guardare se pei medesimi si producesse in qucsto o in quel coilice contemporaneo il titolo di furto qualificato o soltanto aggravato. Adesso che i miei alunni hanno pi da vicino conosciuto le principali circostanze aggravanti del furto, eccomi a dare la ultima ragione di quel mio pensiero, e del metodo da me tenuto. Fra tutti i codici contemporanei che hanno adottato la distinzione tra furto aggravato e furto qualificato non ne trovo alcuno che abbia poi nell' applicazione strettamente obbedito al principio cardinale che ho riassunto in questa teorica, Seguendo la radicale della distinzione non si s,arlebbero dovuti collocare tra i qualificati clie i soli reati complossi ; e qui per tanto quelli chfi presentano in loro oltre la lesione del diritto di propriet relativo alla cosa sottratta anche quella di altri diritti. Cos sta benissimo tra i qualificati il furto violento che offende ancora la sicwrezaa ptif*-

sonccle; il furto con effrazione scalata o falsa chiave ed altri, che offendono la sicurezza del domicilio; il furto sacrilego che ofrencle anche la religione: e via cos discorrendo. Ma tutti gli altri furti che sempre offendono il solo diritto di proprieta non dovrebbero essere che agg~u~atz'. i codici conSe temporanei avessero applicato in questo esatto senso la triplice distinzione, si sarebbe potuto benissimo assumere la medesima come guida di una trattazione scientifica perch sarebbesi riannodata ad un punto fisso e razionale. &fa i codici contemporanei non hanno poi rigorosamente obbedito a quel criterio naturale. Essi hanno preso a guida un criterio prepostero : un criterio che ho gi notato in termini generali (g. 1080 nota) non esser mai buono per 71na esposizione scientifica : il criterio, voglio dire, della pena. Hanno prestabilito quali circostanze dovevano secondo loro condurre alla pena superiore (per esempio la reclusione) ed hanno detto quei furti essere q~~aZificcc2;i: hanno prestabilito quali furti meritavano pena inferiore (carcere) e li hann.0 chiawati senylici: hanno srestabilito quali tra questi meritavano un aumento di carcere nella durata e li hanno detti aggrccvati. Ma la pena speciale minacciata da uno o da altro codice contro un illalefizio e un' ccccidefiGali!z't,esteriore rispetto aila natura di quel malefizio : essa i? variabile secondo il diverso Inodo di veclere dei vari legislatori, ad uno dei quali piacque punire un fatto con pena superiore, mentrtt un altro puniva lo stesso fatto con pena inferiore. Ora Pi indubitato che non pu affermarsi come dottrina scientifica un principio che non sia assoluto. I1 criterio della pena 21 variabile : dunque non puo

assumersi come guida da chi imprenda ad esporPe in punto di ragione astratta le specialit del furto. Se io avessi voluto disporre le specialita dei furti pi gravi seguendo la triplice distinzione mi sarei trovato a collocare fra gli aggf1uvat2un furto che il codice di una provincia novera tra i quulificc~ti e viceversa: lo che avrebbe generato confusione e perplessit nella mente degli studiosi.
(1) Questo criterio per non si pu dire costantemente osservalo nelle pratiche, per quanto apparisca razionale. Avvegnach molte volte per ragione degli speciali servici di ccrte cose, e dello interesse che vi si annette si salito negli antichi tempi e si sale tuttavia ad altissime pene quantiinque non siavi complessit nella oggettivil giuridica de! rnalefizio. La storia ne fa solenni testimonianze di questo rigore desunto dalla niera predilezione della cosa rubala. Cos anche riell' antico diritto scandinavo si pun cou la morte e con la confisca dei beni il Curto di grano dai campi se asportato mediante carro: H e r r i g de rebus agrariis Sueciis et Danicis pag. 45.

Basta che il giovine studente conosca quale dovrebbe essere il vero criterio scientifico della distinzione tra furti aggravati e qualifcnii. Gli basti conoscere che da quella distinzione risulta l'effetto di una diversit nella specie della pena. Gli basti ctoiroscere molti legislatori aver dovuto prendere per criterio della distinzione lo effetto che era figlio della loro volontC1 invece della causa giuridica. Comprese queste idee sar chiarito allo intelletto c1i ognuno il senso pratico di tale distinzione ; e ogntino

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portanclo I' occllio su quel codice che egli sald chinmato a rispettare nel proprio paese, troverh agevole applicare la distinzione stessa senza pericolo dl incontrare contradizioni fra il dettato teorico e la disposizione legislativa (1).
(1) Prendo qui occasione di ricordare le differenze che passano tra un corso teorico ed il commentario d i un codice, e ,le maggiori difficoll che in quello e non in questo S incontrano. Non troverete due codici che interamente con' cordino fra loro nella classazione dei reali. 11 commentatore accelta quella che trova fatta : il teorico deve crearla secondo ragione sua, facendo astrazione da tutti i diritti costituiti.

Questo sia detto intorno ai criterii generali da seguirsi dal legislatore per la misura della penalita in tema di furto. Ma l' argomento della pena in questo reato puo presentare eziandio materia di studio speciale sotto il punto di vista della sua appli- ' cazione pratica; in quanto possano esservi in questo reato speciali circostanze diminuenti la pena che in altri reati non lianno uguale valore. Questa ricerca non si confonde con la ricerca del grado (1) nel reato di furto che esponemmo nel precedente capitolo; poichh orinai sappiamo qual sia la differenza c fra degradazione clel clelitto, la quale conduce a3 una minor pena come mera conseguenza della minorata quantit clel mdefizio; e degr~adazione della pena ( 5 . 699) la quale porta a punir meno per ragioni inerenti a cjuesta, sebbene la quantit8 del malefizio non ne venga modificata.

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\l) Evvi un criterio che non f~~llisce per dislinguert: mai ci che tiene al grado del delitto da cib che tiene alla sua quamtitti; e ci che tiene al grudo del delitto, da ci che tiene al grado dellu penti. Il grado del delitto i? sempre inerente alle forze soggettive di questo : la sua quantil sempre connessa alle forze oggeitioe del medesimo. Il grado nella pena non hti nessuna relazione n& con le forze SOgrettive n con le forze oggettive del delitto isolatamente guardate, ma ha la sua radice nella forza oggettiva della pena, Ia quale o diviene eccedente o insuniciente in una specie per ragione della suscettivit individuale dei condannato; o diviene eccedente per il suo rapporto con la forza oggettiva del delitto in quanto questa siasi per eventi posteriori diminuita. Cosi la fame che spinse a rubare non 6 iina degradante della pena, ma una degradante della ' i / p ~ tazione, perloch niente s' immuta nel rapporto oggettivo e nelle altre conseguenze giuridiche del malefizio, perch ove cib fosse non vi sarebbe nel ladro l' obbligo ad indennizzare benclik tornato in fortuna migliore (Col e r o de alintentis paq. 906) e per altro lato lo ignudo che ruba il pane e lo affamato che ruba le vesti non dovrebbe scusarsi quantunque per argomento dalla 1. 2. C. de potr. qui fZlios suos uendid. comunemente si scusi: R o i t z decisiones Lithuaniae decs. 3, n. 313. Al contrario la restituzione del tolto non ha niente che vedere con le forze origiunrie del malefizio, ma perch il fatto posteriore della restituzione ha smorzato gli entti della forza morale oggettiva del reato, cos il rapporto che in prima era proporzionale tra la forza oggettiva del malefizio e la forza oggeltiva della pena, vieIie a modificarsi, ed O causa di diminuire la pena qaantunque il grado c la quantit del delitto nel rnonienlo della consuinazione fossero alle condizioni ordinarie. Uguale criterio regola tutte le altre attenuanti la pena che veramente sono tali: non concordo pertanto con la doltrina di alcuni moderni ( W e i s s b e i n dc poenitcnlia eficaci post oonsumalionem cap. 2) i quali per regola generale insegnano

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clie il pentimento ulile dopo la consumazione debba giovare al colpevole, adagiando simile precetto sulla presunzioi~eche 11 pentimento efficace niostri non avere concorso nel delinqiiente la pienrzzct del dolo al momento dell' azione. Se tale presunzione si potesse accettare, la teorica della restituzione de: tolto si connetterebbe col g r a d o nel delitto. Ma io non credo alla condizione nssolutn di simile presunzione, potendo nelli~ realt avvenire il pentimento efficace anche dopo consumato un delitto con pienissino dolo. Anche qui si argomenta per via di esempii scegliendoli a comodo della tesi che si sostiene; ina E sistema pericoloso. Per m e le solide ragioni per valutare a scusa del delinquente le riparazioni da lui eficncemente operate dopo la consumazione, partono tutte da riguardi politici e appartengono strettaniente al grado della pena. Identica tesi si volle sostenere dal F o r n e t f n i s s e r talio de poenitenlin qune dicitur cf-licnx ccip. 2 ) il quale pronuncib la sentenza non potere il giudice minorare 1;i pena se non dove trova una minore colpabilit(c nello agente. ')uccle aberrazioni derivano dalla signoria clie vuole accordarsi in certe scuole ai principio soggettivo ;e dal non comprendere la distinzione che passa fra g r a d o nel delitlo ( considerazione soggettiva ) e g r a d o nella pena ( c~iisiderazione oggettiva) e dal confondere il cardine morale della imputazione col cardine politico della punizione. Il pregio della Scuola Italiana, della quale fu principe C a r m i g n a n i , sta appunto in questo di avere combinato i due principii ritenendo ciirscuno di loro i11 quello che ha di vero, iiledinnte la distinzione fra degradanti il delitto e degradanti la pena. La restituzione del tolto non pu appartenere che alla categoria delle degradmati la pena, ed anche in Russia ( G u i zz e t t i P r i n c i p i a j u r i s Russiae de delictis et poenis pag. 47) 'si riconosce questa verit, che taluno si ostina a far moslra di non conipr~:ndere.

Ora la teorica del grado nella pena, cia noi esposta sotto un punto di vista generale dal S. 700 al 1;. 778, incontra alcune particolarit nel reato (li furto per Ie quali se ne spande maggiormente lo influsso benefico. Queste derivano dalla possibilit di una ?*iparaaio'one covqbta del danno immediato, la quale nella maggior parte degli altri malefizi non niai altrettanto ottenibile. Perci avviene che inentre ( a modo di esempio) la riparazione del danno eserciti lieve influsso sulla pendit dell'omicidio, delle ferite, ed altri reati, nei quali la indennit all' offeso non B mai una reintegrazione perfetta, nel furto per lo contrario eserciti tanto influsso, come 6'' avernmo ria occasione di osservare al $. 2234 nota l. Altret,tanta benignit non potrebbe davvero usarsi in altri reati quanta se ne accorda nel furto alla spontanea restituzione del tolto (1) appunto perchb in questo malefizio B possibile la cancellazione totale di ogni danno recato all' offeso: ed O la identica ragione per cui nessuno sognc) mai la punibilit del furto colposo: perchb se si restituisce ci che fu preso per disawertenza non vi B danno alcuno, e se no sorge il dolo nel ritenere scientemente lo altrui.
(1) Non fu universale nell' antica pratica 1' uso di a m -

mettere come diminuente nella pena di furto la restituzione del tolto. Su ci disputassi vivamente in Sassonia : W e rn ti e r obser.vatio~ltr;m tom. 1, pars 4 , observ. 4, n. 125, pag. 742 ; e t oliseru. 201, n. 7, pag. 938 ct seqq. at (168er.v. 225, pag. 964. Nell' antica pratica toscana lo ammet-

- 411 tere quesla diminuente era facollalivo: Annnli di yiurisprudenza Toscana X'V, 1, 383 ;e XII, 1, 637. Lo rendette obbligatorio pei giudici il codice del 1 8 5 3 art. 415, S. 1: ina sotto diverse condizioni che l' articolo stesso esprime, o che vi ha per interpretazione introdotto la giurisprudenza ; cioS : 1.0 Che sia totale :Annuli Toscn?li X V , l,653, 654 2.0 Che si abbia la veni ~ e s l i tz~aionenon la semplice offerta o promessn: Annali To.qccrni XVI, 1, 876, 8 7 7 5 0Che non sia salutabile quan. do il ladro per restituire la cosa pretese un dono in denaro dal proprietario: Annali Toscani X V I I , 1, 7 5 - 4.O Che non sia valutabile quando il ladro vi fu necessitalo per la sorpresa del proprietario: Annali Toscnni X I X , l, 151 e 707; e X X , 1 , 708, 709; X X I , 1, 726 5.0 Che nori sia valutabile quando avvenuta per opera della famiglia del ladro a di lui insaputa : Annali Toscani XITII, 1 , 1 0 6 7 , 1058; e X X I , l , 442 6.0 Che non tolga la diininuento desunta dalla completa restituzione il danno in cui sia rimasto il terzo compratore della cosa furtiva al quale il Iadro I' abbia ritolta per restituirla : Annali Toscani ,YiYII 1 , 595 7.0 Che debba ammettersi la scusa quando il proprietario rict~sdi accetiare la restituzione sebbene onrta nel 'suo conlpleto: Annnli Toscani X V I , 1, 391.

Cos per indentiche ragioni troviamo che i pratici accordarono alla confessione spontanea maggiore potenza come causa di diminuire la pena nel furto che non in altri reati: specialmente quando la confessione porta seco la restituzione o la scoperta dei complici. Il ladro non B come l' oniicida o come lo stupratore, il quale sfogata una volta quella sua passione verso un individuo potr forse condurre lunga vita senza pi avere occasione di ucciclere o

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(li stuprare. L' aritlita dello altrui che domina il ladro rarissime volte k sazia al primo bottino. O egli tesaurizza, e11 allora in lui avverasi la sentenza c~escitamar nzbznnzi quantunz @sa peczi.izia cloescil. C) egli dissipa il male acquistato denaro (lo che il caso pii1 frequente per la facilit con cui si k procacciato) e datosi all'ozio ed al bel tempo, quando si trova in secco torna a rubare (1). Di qui nasce che la societ ha maggiore interesse a discuoprire i complici di un furto che non i complici di un oinicidio. Se probabile che questi atterriti dalla pena del loro compagno si astengano dal porre a rischio la propria impunitti con nuove stragi, cib non ugualmente probabile in quelli. I1 cittadino, che ha conosciuto essere stato invaso un domicilio da sei ladri, ed esserne stato punito uno solo sa per certo che restano in societh cinque nemici delle propriefa comuni, i quali imbaldanziti dalla loro fortuna, e signoreggiati dalla perseverante passione sono pronti a cogliere il destro di aggredire lo altrui. Quindi se ne stanno in pi grande timore e sospetto ; e clesiderosi di torselo dall' animo fanno pi buon liso alla mitezza che siasi usata verso il ladro confitcnte, in faccia al grande benefizio di vedere repressi i malandrini sconosciuti. Ecco perch troviamo generalmente nella pratica (H) essersi valutata la confessione del reo nel delitto di furto con pi larghezza che non in altri reati, Oltre a ci stando in fatto che nella maggior parte dei casi alla condanna del ladro bisogna giungere per via d'in&zii (3) i quali possono riuscire fallaci, cosi la confessione in questo reato desideratissima pi che

- 413 in altri: ma pur troppo B anche pi" rara per la indole versipelle di questi delinquenti.
(1) Questa osservazione pur troppo vera e costante si usufru per condurla a pii1 larghe conseguenze dal B r u s a nei suoi stztdi sulla rccidiun. ('2) La confessione si valutb dcii prdtici coine diminuente anche quando fosse viziata da qualche- reticenza : W e r n h e r o b s e r u r r ~ i o ~t n m .~2,~purs IX,obnerv. 151, pag. 250 et ~~ n s ~ q q Ad ammettcxrc la confessione come bastante a far pas. saggio alla pena straordinaria conlro il ladro condusse ancora un7alLra regola. I1 furto delitto di fatto trctnsezcnle, e percib la confessione del reo supplisce alla rigorosa prova del corpo del delitto secondo la comiine clotlrina dei pratici: e di qui una ulteriore cagione ,di scendere a pena straordinaria qiiando il reo con la sua confessione avea fornilo la prova di un .materiale che altrimenti non sarebbesi avula : C a r p z o v i o pvnct. prirs 2, qr~rtest.81, n. 68 ct 59 T i r a q u e l l o de poenis tel~~percrndis cons. 30, n. 1 et seqy. M n r p p r e c h t decis. 1, n. 61) decis. 5, n. 2 7 ; p t ; dscis. 5 , n. 79. (5) Fra g17 indizi pi frequenti e pi culminanli di cui h grande maneggio la pratica a raggiungere la condanna degli accusati di furto prinieggia quello della rcperizionc degli oggetti frcrtivi presso di loro. E bene: anche questo riesce molte volte fallace, C h e s t e r t o n nel suo libro intitolato 'Reuelutions o f prisons life ( c h e B un registro di falli :iutenlici) ricorda al clhctp. 6 , vol. 2,pag. l 5 0 il caso lacrime\~oledi una cameriera condannala a severa pena per un preteso furto domestico sul fond;tmcnlo della reperizione presso di lei di oggctli prctesi furtivi, tnenlre essa era del tiltlo innocente.

Altra difficoltA nella pratica applicazione del). pena del furto iiicoglie per la frequenza di dovere giudicare in un solo tratto pi successivi furti : ed i4 ora doverli giudicare rin-ipetto allo stesso colpevole, ora rinipetto a diversi. La priina cornbinszione porta inibarazzi nella teorica. della continuazione ; la seconda nella teorica della coiilp1icitL.

Per la teorica della continuazione (1) nascono inciampi a rnotivo dei criterii misuratori della penalith i quali facilissimaniente s' incontrano differenti nei pi f'urti che si vogliono unificare col cliclliararli ~o~zti'iuati. qui nascono tre distinti probleDi mi 1." Quando dei piu furti continuati alcuni siano corzszcrnati; ed altri solo tentati (2) 2." Quand do dei medesimi alcuni siano semplici ed altri qzcc6l@~at.i(3) - 3." Quando in ragione delle soinme del tolto ciascuno (lei furti non porterebbe dia a carcere, ma sommandoli porterebbero a redusione, o casa di forza.

(1) La pratica ho gi pii1 volte notato corne fosse JargliiCsima quando trattavasi di dichiarare 1;i continuazioiie per rninorare la imputazione del fiirto, laonde nou si esilb ;i dichiarare continuati diversi furli bench commessi a diversi ititervalli e contro diverse persone purch iti qu;iiclie modo potesse dirsi che era un eKetto di iina sola risoluzione: ;C i u i. b a cunsilia criniiraaliu c u i ~ s .03.

(2) La combinazione del furto consurnato col furto teiltnto si contempl dalla Cassazione di Firenze f d n n a l i d i gii~risprzide~zza XVI, 1, 1113) e ammise si misurasse la

pena sul consumalo avuto un riguardo entro i liniiti legali della quantiti al furto tentato. Altra volta aveva insegnalo ( A n ~ c a l i Toscani X"VII, 1, 596 ) essere violazione di legge lo applicare una pena per il tentato ed un'altra pena per il consumato, sotto il pretesto che non sia offesa la stessa legge da entrambo i farti perchS 1: uno incontra 1' articolo che punisce il tentato e l'altro lo articolo che punisce il consumato. fi troppo frequente lo errore di credere si debbano applicare le due pene, e non la sola pena del delitto continuato per I' accidentalit di due titoli diversi emergenti di1 due atli che fanno parle della medesinra aaiome. iila sarebbe non nieno erroneo a parer mio il supporre che quei due atti per 1' accidentaIit di un difforrne titolo costituiscano sempre un delitto continuato quando non lo sarebbe per le altre condizioni. & sempre un delitto unico. Cajo entr0 in chicsn e rubb due cose sacre: ecco tutti d' accordo a dire che un furto unico. Ma s e invece rub una COSU s~zcraed una cosa n o n sacra ecco alcuni che dicono, abbiamo due titoli, due leggi diverse; dunque dohbianio dar e entrunzbo le pene, quella del furto sacrilego e quella del furlo non sacrilego primo errore. Altri coaibatlono tale errore; ma dicono, il diritto offeso lo identico, dunque dobbiarno dare utzn sola pena, ma aumentata per la continuazione: secondo errore. Non vi luogo n alle due pene, D? alla pena aumentata, perchS i! un furto unico. Se la accidentaiit& che nella sottrazione di uno degli oggetti riihati sorga uii titolo meno grave portasse ad impedire d'infliggere il n~inimodellii pena deduceudone la continuazione, si andrebbe allo assurdo intollerabile che lo agente. incorrerebbe pena maggiore per aver fatto cosil meno grave. Dove conseguenza assurda, la interpctrozionr non pu essere diibbia.

(.3) La combinazione del furto qiialificato col furto sem-

plice si conlempl dalla Cassazione di Firenze 1;4w?lali Toxcnrli XIII, 1, 646) decidendo doversi applicare la pena del furto qualificato accresciuta entro i suoi limiti pel furto semplice. hia tale precetto vale quando trattasi di due fiirti distinti, unificati per la continuazione. Se perb trattisi di iin solo furto che in parte sia semplick e in parte qualificato disse la Cassazione iuedesin~a(Annali Toscani XVIII, 1, 647, 648 ) non essere obbligatorio Io aumenfo e polerr il giudice applicare la pena del furto qualificato anche nel n~inimodella medesima. E ci a buona ragione: poich? se il giiidice avrebbe avuto balia d' infliggere il solo niini~~io quando tutto il furto fosse stato qualifciito, sarebbe assurdo gli si negasse tale balia perchb il furto in parle fu seniplice: ed un errore, corne tio detto nella nota precedente, quello di coloro che credono trovare applicabile l i i teorica della continuazione in due sottrazioni cornuiebse nello siesco contesto di azione unicamente per l' accidentalit che dalI' una sorga il titolo di furto qualiticato e dall: altra il lilolo di frirto semplice: malgrado ci si tia sempre un furto unico quando le pi sottrazioni avvengano contemporaneameiite nello stesso luogo: Annali Toscani XVII, 1, 451. Vedasi ancora Annali Tascani-X-Y, l , 146.

La soluzione del terzo problema (intorno al quale S. 1477, e al S. 2064) riflette sulla soluzione dei due precedenti. Stabilite) il cardine che la continuazione debba sempre riuscire ad effetto diminuente della pena, b con questo principio che debbono sciogliersi tutte queste combinazioni. In sostanza deve sempre farsi il confronto tra gli effetti della dottrina regolatrice del cumulo delle pene e gli effetti della dottrina (l(?.b
gi&esposi la mia opinione al

continztaziofle, e sciogliere il dubbio sempre in quel


senso che mena ad un risultamento pi mite (i).
(1) Ci pu impugnarsi in faccia ai dettati apertamente contrarii di qualche legge positiva speciale : H e r b s t decisioni fondanaentali S. 179. &la tranne questa necessit la regola benigna deve sempre prevalere. La sostenne il Gl a s e r in apposita dissertazione nell' Eco dei Tribunali n. 1465.Vigevano in Toscana regole pressoch identiche sulla conlinuazione anche prima della pubblicazione del codice e sotto lo influsso della legge del 24 febbraio 1821 : Annali Toscani XIII, l, 203; e XV, 1, 223. Che poi la continuazione ancorch realmente concorra non debba valutarsi quando la somma dei valori porterebbe la pena alla specie SUperiore, lo stabili in termini la decisione inserita negli Annali Toscani XXI, 2,687, 688 ; e ci si dimostr coerente alle antiche pratiche toccane dall' altra decisione che trovasi negli Annali Toscani XV, 1, 160. Dove in un Regno esistano diverse legislazioni pu ancora svolgersi il problema sulla penalil da applicarsi quando le successive sottrazioni sebbene commesse in luoghi diversi presentino il carattere di continuate. La regola generale per cui deve sempre applicarsi la pena del luogo del commesso delitto vale anche in tema di furto: B a r t m lin n observut. pract. additae ud V um r s e r lib. 2, tit. 60, observ. 8, n. 13, png. 432. M a questa regola non scioglie il problema nel caso misto. Parimenti nel caso di vzandato a rubare se il furto sia commesso in altro luogo o in un tempo successivo in cui per avventura sia sopraggiunta legge diversa, s' insegna doversi applicare anche al mandante la legge del ltrogo e del lemp0 che inves~la esecuzione del mandato. Rla questo rientra nelle regole generali della complioit e del mandato: ed e, questione relativa aiia generaliti esaminata specialmente dal10 H e r m a n n commentatio rrd art. 159,C.C. C.pay. 26,27.

La teorica della complicith produce combimzioni singolari pur esse quando in un furto od in pi furti snccessivi siano intervenute pii1 persone senza comzlnansa di bottino. Quando nel preconcetto dei ladri i1 bottino doveva esser comune, e d'altronde la scienza respettiva comunica le aggravanti materiali, il caso semplice: i criterii misuratori della penaliti procedono uguali per tutti salvo il calcolo della respettiva qualit di autori o di complici. Ma dove non fosse comunanza di bottino pu nascere il dubbio. Snppongasi che tre mariuoli sono andati insieme in un uliveto intesi gi che ognuno avreblic, fatto suo pro speciale della propria destrezza, senza partecipazione del compagno. FinchZs si guarda il caso nel punto di vista della corresponsabilit8 si potra dire benissimo che tutti sono a vicenda complici 1' uno dell' altro in quanto si sieno vicendevolmente instigati, ed in quanto si siano incoraggiati ' un i' altro nella perpetrazione del reato; sicchb l sonosi aiut:iti ope et consilio. Ma quando poi griardasi il caso sotto il punto di vista della ,soZidn~*ictb nella pena mi sembra difficile clie la medesima si possa trovare dove non fuvvi solidarieth nel guadagno (1). Ognuno rubava per conto proprio: Cajo pi svelto rapi un sacco di olive; Tizio e Mevio pii1 inerti ne raccolsero appena uno staio por ciasclieduno. Seguendo il principio della solidariek- dovrebbc farsi un cumulo del valore del tolto da ciascrino dei tre, e sul coacervo misurare la pena. Reietta la solidariet Tizio vedr misurare la sria pena conie

- 419 autore sullo staio di olive che si approprib, e Cajo sul valore del sacco di o b e di cui si arricchi. Tizio potr inoltre esser punito come complice del furto (li Cajo, e Cajo del furto di Tizio: ma potr avvenire altres che le due pene di autore e di complice restino inferiori alla unica pena di correi calcolata sul valore con~plessivodei due o pih furti: ed ecco lo interesse della ricerca. Io penso clie nel reato di furto la unificazione del giudizio e la contemporaneit della esecuzione rimangano uccidentulitc senza influsso sulla misura della pena sotto il rapporto del criterio desnnto dal tolto. Per avere la vera societccs crimi?zis bisogna che i delitti siaiio risoluti nello .i.lzteresse comune. blancando ci i fatti restano p~i?zc&uZiter giuridicamente sconnessi. Vi sar8 una connessione giuridica tra la persona di Tizio e il futto di Cajo, e tra la persona di Cajo e il fatto di Tizio; nel che sta appunto la respcttiva complicit5. Ma tra fatto e fatto non vi corinessione, e non se ne possono sommare i rcsultamenti per farne un tutto od zcnit giuridica che porti a pii1 severa punizione (2).
(1) La conclusione che qui accetto non come a priiiiii

giunta parrebbe in contradizione a yiiello che sopra esposi iu ordine alla possibilit di punire come cornplice del furio da iiltri conirnpsso anche chi non era per avere pc-rrle nessuna nel ltc~o: qilcsta proposizione (che si consolida ai)cova con la 1. 50, S. l , verb. iriinlicilinrun~ cittlssa ff. de ft11'ti-9 porta alla conseguenza che i l parfecipe senza lucro proprio risporicla del furlo c;ilcol;ito sulla sotnmti iiitegrale, laddove il partecipe per lucro proprio senza corounanza di bottino risponderebbe del furto calcolato soltanto sullii soirinia parzirilc del tolto da lui. iiIa le due proposizioni sono ugual-

- 420

mente solide e non si contradicono, perch nella ipotesl che faccio al presente luogo non si ha un zsnico furto 3 cui pi persone parlecipino; ma si hanno pi furli distinti ai quali vicendevolmente i due respettivi autori intervengono COme corriplici. :2) Yedasi V e i t t e n a u cons. 11, n. 100. ]

Molte altre speciosissime questioni pratiche vengono a sorgere per le combinazioni di pib furti successivi e di pi e diverse persone che abbiano alternativamente preso parte all'nno e non all'altro. Per esempio la circostanza aggravante che intervenne in un primo furto (effrazione) informa essa agli effetti della penalit8 anche tutti i successivi nei quali non fu materialmente ripetuta, ma sempre serv di mezzo a consumarli? Se informa tutti i successivi rispetto a colui che la pose in essere nel primo furto e poscia ne trasse profitto per consumare i successivi senza ripeterla (perchb l'uscio era sempre rotto) 1' informer essa anche a carico del novello socio che al primo furto nel quale. fa eseguita era affatto estraneo, ma che scienternente ne approfitt intervenendo nei furti successivi ? Ma k forza che io mi arresti por non immergermi in una casuistica senza fine.

C A P I T O L O TTIII.
F241*to i m p r o p r i o .

Idea e contenuto di questa nozione.

I romani non usu6.uirono la distinzione tra furto


$ q 3z e furto Z ~ z p r g (1). Essi riferirono e parifiw 2 rb ~o

carono al titolo di furto molti fatti che noi oggi specializziamo con titoli differenti; e molti altri, nei quali trovarono la rnistione del falso, confusamente designarono col nome di stellionato. Ma la pratica sent il bisogno di distinguere e specializzare piu nettamente a causa dello esorbitante rigore introdotto nella penalit del furto. E come al fine di diradare le applicazioni di pene tropio severe sovente si afferr6 a distinzioni anche prive di solido fondamento, cosi pi alacremente potB propugnare una distinzione che procedeva da una verit ontologica, qual Q quella del delitto p?-oprio e del delitto Zmproprio. Ogni ente (e cos ogni delitto) deve avere certi caratteri essenziali che lo costituiscono. Quando tutti cotesti elementi ricorrono nel palefizio, esso Q propio, ciok intero, completo nelle sue condizioni ontologiche. Quando poi alcuna di tali condizioni gli manchi, restandogli le altre (senza che alla deficiente sia sostituita una diversa che faccia degenerare 1' ente o il delitto in diversa specie) si

--

422

disse impopriata la nozione, ci08 non completa, non intera nei suoi elementi costitutivi. Poscia procedendo sul principio che quando la legge impone una pena ad un fiitto deve aver contemplato il fatto nel suo modo di essere completo, sfrutt largamente quella osservazione t2) insegnando che la pena ordinaria poteva irrogarsi soltanto ai relativi delitti nel caso che fossero p?oop~+ii;quando per il clifetto ma di nn qnalche elemento erano E?~?p?*op~iati, cioveva scendersi ad una pena straordinaria e pi~mite.
( l ) (Jueslo punlo di storia positivo. Ma se i Romani p n riticavano al proprio il furto. che noi chiamiamo i~nproprio, liub egli :iffcrmarsi che anche a r~ucstoultiri~oi Romani adatlassero li1 distinzione tra furto non ~r~ntzifeslouzn?lifesto due plicando iri queslo secondo caso anche la potia dei furti irnproprii? Non mi riuscito incontrare alcuno scrittore che esamiiii questo dubbio; e non lo tocca neppure il G a h b l e r nella dissertazione de /Zngrrrnti delicto ex jztris R o u ~ n n praei ceplis Botanae 1851, ove prccipuiirnerite svolge la dotlrina del furto uiaiiifeslo Romano, e le ragioiii della medesima. Intorno ii quesie noi tentammo di sopra (S.2048 nota eLj. 2110) le nostre congeliure, Il G a h b l e r crede trovare la ragione della pena maggiore del furto manifesto 1.0 nel sentimento della vendetta che p i ~vivo quanto pi il delitto presenta2 . O nella certezza maggiore della reit. Ma queste due neo ragioni non ci sembrano serie; perch non pu ainmeftersi che la sapienza Iioniana volesse proporzionare le pene al senliniento della vendetta privata; n ravvisare una dimiiiucnte neila incertezza delle prove. Piic felice il G a h b l e r nella coiifutazione degli argomenti allrui: e bene dimostra falsa la opinione di M o n t e s q ri i c u che il rigore Romano contro il furto nianifcslo afferm desunto dalle leggi spartane: falsa la opinioue di C u j a c i o il quale congettur si volesse premiare la diligenza dei proprietarii: falsa la conget-

- 423 tura di F e u e r b a C li che afferm esser maggiore 1' audacia del ladro sorpreso in flragranza, laddove invece costui mostraci meno accorto e perci meno temibile; n. in lui prova : di audacia I;i casualiti di essere stato sorpreso; e bene dimostra come ciidesse in equivoco il P e u e r h a C h quando credette appoggiare la sua congettura suH7autorili di G e l I i ci noctes atticae lib. 20, cap. 1. Bla s e noi pienamente aderiamo alle confutazioni che porge G a h b l e r delle congetture altrui, non ci sentiamo peraltro persuasi di quelle da lui tentate; e poich dobbiamo appagarci di congetlure teniamo la nostra. (2) Cosi abbiamo trovato il parricidio i m p ~ o p r i o ,il fainulato f ~ n p r ~ p r i i1 , ralto inzproprio, e simili. La differenza o che passa fra caso improprio e caso nzisio dipende da questo che nel primo vi mera deficienza di un qualche elemento nel secondo vi sopi.avvenienza di una qualche circostanza modificatrice della condizione ordinaria.

I pratici applicando questa distinzione al reato di furto considerarono che l'oggettivo del furto consiste nella violazione del diritto di propriet e del possesso: e da ci conclusero che ogni qualvolta si violava la propp*.iet altrui per animo di lucro, senza per violare il possesso (perch il proprietario gia ne fosse in quel momento privato) mancava al furto uno dei suoi elementi e precisamente quello del violato possesso; e cos doveva il fatto (senza toglierlo dalla classe dei furti per la perseveranza degli altri elementi) dirsi furto improprio e punirsi pi mitemente, o per lo meno disapplicarne quelle circostanze aggravanti che al solo furto propvio dovevano referirsi. Questa distinzione, come ognuno ve(le, non B una vana sottigliezza : essa, bench ignota

ai romani, obbedisce ad una veriti antologica, ed of-

fre distintissima difformita cosi giriridica come politica tra caso e caso. Differmith gizcridica; poiche diversb nei due casi B il diritto leso: difformit politica, perch grande differenza intercede fra il disturbo che genera nella opinione della sicurezza il fatto audace deI vero ladro, e quello che reca un' azione della quale non pu (nella maggior parte dei casi) rimaner vittima .il proprietario se non per troppa sua correntezza;~trascuranza, o credulit (1). Che se ancora in qualche caso di furto improprio avviene (come vedremo) che nella penalit sia piaciuto di stabilire una adequazione, non per questo pu dirsi inane il distinguere ci che per sua natura & distinto; e il distinguere produce sempre utile frutto sotto il punto di vista delle qualifiche.
(1)La distinzione tra furti proprii e furti improprii si chiam infelicissima dal17E r h a r d fde notione fu:ulltipag. 133) perch a suo dire ci che furto improprio non furto. A tutto rigore di termini pub essere esatta simile censura. Ma a clie conduce? SarA verissimo che il furto improprio non furto; e non lo , perch gli manca lo elemento della contrettazione invito danzino ed il carattere essens. ziaie della violazione del possesso. E perci bene ha fatto la scienza moderna ad attribuire a codesti singoli fatti, che non sono furti, un nome speciale che l' uno dal17altro distingua, e che tutti li distingua dal vero furto. Ma quando vi bisogno di esprimere con una sola parola tutta la famiglia alla quale coteste figure appartengono, non potendole chiamar furli perch non sono, bisogna bene usare un vocabolo che tutte simultaneamente le comprenda, e che ricordi la negazione costante dei completi requisiti del titolo di furto che a tlitti loro resta comune: questa una neces-

- 425 sit dello espositore. Laonde poich una pratica secolare aveva ormai dato a quella famiglia il nome di furti irrrproprii (sia pure con minore esattezza) noi abbiamo ainato meglio riprodurre quel nome, che pu dirsi classico ed inteso da tutti, anzich rimanere nel innominalo che genera oscurit, o creare un nuovo nome a capriccio. La impropriazione del furto ha tutto il suo crilerio in una condizione yiuddicn della cosa ; e niente valgono a questo fine le condizioni materiali della medesima. Laonde noi dicemmo a $. 2028 che il furto anche delle cose intangibili furto proprio (come quello del gaz) quando la cosa sebbene intangibile pu essere nel dominio e possesso dell' uomo ; e j>ub esservi tutte le volle che malgrado la sua intangibilit cosa corporea, come osserva W i t t e w e e n cle notio~zefurti pay. 15.

I concetto generale che impropria il furto b dtin1 que quello della violazione del diritto di propriet non accompagnata dalla violazione del possesso. La distinzione b tutta noxz'onale e indispensabile alla esattezza scientifica : ma non pu dirsi come altre distinzioni, inerente alla penalith o influente in un i~lodoassoluto sulla medesima : avvegnachh niente ripugni che ad un furto improprio si applichino in certe odiose condizioni le pene del furto proprio. Cos troveremo che la frode b punita alla pari del frirto semplice; e che la truffa con baratteria B punita alla pari dei furti qualificati. Cid nonostante la impropriazione della nozione il pi delle volte modifica la quantit del delitto e mitiga la penalit. Ma si abbia sempre ricordo che ci niente muove nel metodo nostro, perclib il principio cardinale di cui parecchie volte abbiamo fatto solenne

professione, si 6 che la pentilit6 sia un coizti-e?zte estet3iore del delitto : e che la nozione del iuedesirno non debba mai desumersi da qnesto criterio prepostero, ma dalle condizioni essenziali del fatto per le quali si richiama alla vera sua specie. Punisca (1) il legislatore qnesto o quel fatto come par meglio aiia prudenza sua; il fatto per cotesto non muta; esso rimane sempre quello che e.
(1) Anche sulla penalit del furto improprio influisce il valore del tolto. La regola che anche il furto di cosa minimn sia furto (S. 2026 E C k o l d o compcndia pclndectarum pag. 1225, #t 1226, n. 6 A r u m a e u s dispulationes pag. 1014 diznali Toscani X'CTI> 144) vale anche nel 1, furto improprio. Alcuni codici moderni procedendo con un inelodo particolare di classazione, come lo Austriaco il Friburghese e il Bavaro del 1861, hanno distinto fra delitti e contravvenzioni, e danno questy ultimo nome alle sottrazioni che rimangono al disotto di un certo valore. k chiaro da ci che la classe delle contravvciizioni nel codice Auslriaco pro(lede (almeno in parte) da u n criterio razionale desiinto dalle intrinseche condizioni del falto che niente ha di comune tranne 1' accidentalita del nome col criterio irrazionale desunto dalla pena. Le dcyradante' che emergono daIla niinorata forza morale soggettiva del m a l e k i o procedono senza dubbio nel furto improprio come nel proprio; e non avvi ragione di eccezzionali considerazioni. Cos la et, la demenza, il sordoniutisrno, e simili, si estendono senza esitazione da caso a caso: e poichb la estrema necessit di fame (S. 2040 nota) esclude la iniputazione nel furto proprio, cos la esclude in ogni forrna di furto improprio. Potrebbe sofisticarsi dove la lecge punitiva abbia come in Russia (Gu i z z e t t i principia generalia j u r i s Russiue de delictis el poenis, Koenisberga 1832, pag. 14) dettato uno speciale precetto per ordinare che non si punisca il furto commesso per fame: potrebbe insistersi

- 427 sulla leitera della legge, e osservando clie nelle leggi penali le parole debbono iiitendersi nel senso proprio, desumere una avversativa cla simile disposizione. M questo dubbio a sarebbe futile; si percli siamo io materia favorevole, si percli ad ogni modo suppliscono le regole generali, a cui non pu niai pensarsi che il legislatore abbia voluto derogare quando anzi ha preso cura di convertirle in precetto espresso.

I1 criterio coniune a tutti i furli i?~proprii, li clie


distingue dai furti piaoprii (1) essendo adunque il non violato possesso, questa nozione presuppone come sua condizione generale che il possesso della cosa sua, o non si godesse dal proprietario della medesima mentre il terzo se ne rese dolosamente padrone, o clie il proprietario si fosse volontarialilelite spogliato a pro di altri di tale possesso, indottovi dalle costui arti o malizia. Laonde dalle diverse cause per le quali pu nascere questa contingenza della separazione del possesso dalla proprietd, derivano spontanee le diverse forme dei furti fi?q..v*op~ii, parlizione e classazione dei medesimi. e la
e

(1) Ad firiunz refirttir quando rex animo lucrifaciendi ititc7*ael-titui.quidem, sed tumen ex possessiorzc non aufertnv: L e y s e r sledit. ud pandcct. specim. 537, rncdit. 16.

I1 possesso pu essere separato dalla propriet per quattro cagioni diverse 1 - Perch il proprietario siasi spontaneamente a favore di altri dispogliato del possesso di una cosa, riservandosene il dominio.
.O

Questa forma fa nascere i titoli di truffa, frodata

amministrazione, e barattef-ia.
2."-Pn il proprietario essersi volontariamente dispogliato a favore di altri del possesso al seguito di un inganno o di un artifizio preordinato ad usurpare la propriet. Questa seconda forma fa nascere il titolo dello stellionato, del falso privato, e della

usura prava. 3 " - Pu al proprietario esser venuto meno il .


possesso della sua cosa per averla involontariamente smarrita. Questa terza forma fa nascere il titolo di furto d i cosa trovata. 4."- Finalmente pu il proprietario non trovarsi al possesso della cosa sua per non averlo mai conseguito sia col corpo sia con l'animo. Qui nasce il titolo della espila;ta eredita, e del furto del tesoro. Su queste linee verr tracciando la partita esposizione dei diversi casi che la pratica comune referisce alla famiglia dei furti improprii. Ma in sostanza la distinzione radicale ed importante sta in questo: tenuto come carattere comune che nel momento della appropriazione di una cosa il proprietario non ne abbia il possesso, . guardarsi se il colpevole in un atto di sua malizia sia stato causa egli stesso di quello spossessamento in apparenza volontario, perchb egli abbia indotto a ci il legittimo possessore con artifizi ed inganni; oppure se quello spossessamento sia stato effetto del caso, o della volont libera spontanea ed illuminata del proprietario, e il delinquente non abbia fatto che approfittare di tale accidentalith senza averla preordinatamente procurata. Sotto il punto di vista della quantitd, del reato .

questa la distinzione vitale. I1 resto non tiene che alla nozionalit ed alla esattezza della nomenclatura (1).
(1) Recentemente si B agitata in Germania con grande calore la questione se il carcerato il quale evadendo porti seco il vestiario od altri oggetti della pubblica amministrazione si renda colpevole di furto proprio o di furto improprio. Il caso trovasi esaminato nell' Archivio d i diritto penale prussiano d i G o l d t d a m m e r vol. 1,1853, pag. 91 ; e da O s e n b r u g g e n nella sua casustica del diritto penale, Sciaffusa 1854, pay. 170, n. 950. Certo che la non punibiliti in certi casi della evasione non pu togliere la punibilil della sottrazione, perch sarebbe contro la regola dettata da [il p i a n o alla leg. 2, princ. fl: de privatis delictis. hla in quanto alla questione sul titolo parmi si debba distinguere. Se lo evaso port via oggetti dello stabilimento sar senza dubbio responsabile. Ma in quanto agli oggetti di vestiario non potr tutto al pi rimproverarglisi che un furto improprio. E dico tutto al pit; perch a caso semplice finchb avr ritenuto o gettato via gli abiti carcerarii che ha recato seco perch coattivamente a lui furono indossati e non poteva spogliarsene senza fuggire ignudo, non sar debitore di alcun reato perch in lui mancher 1' anim o di lucro. Soltanto sar punihile quando abbia poscia venduto quei cenci, e il dolo nascer in lui a questo preciso momento, ina non potrh obiettarsi altro titolo che quello di trii&. E analoga la questione proposta dai Dottori se il decertore si rendareo di furto in quanto al vestiario che in~ ~ S S U quando abbandona le bandiere. La questione fii trattata da En g e l h a r d de jure niilitum S. 634 : ma il diritto penale militare non entra nell' ambito della mia esposizione. Al contrario fu deciso tra noi (Annali Toscani XVI, 1 , 1055, 1 0 5 4 ) che lo infermo se uscendo dallo ospedale porta via il vestiario postogli indosso nello stabilimento, , reo di furto e non di truff.2: e cib perch si

detto che la consegtan no lo rende possessore. In quanto alle lenzirola ed altri oggetti questo proriunciato sar verissimo; ~ i i 1in quanto alle vesti iiii permetto di dubitarne. Costi s' intende egli per rendere possessore? S' intende un possesso uti dorrrinus? Inteso cos a c t u ~ nest del titolo di truffa. Si deve intendere di un possesso per un zrso deterntinrcto e transitorio, il quale siasi dal coaseguatario iuvertito col farsi padrone dell' oggetto consegnato o usarne iri modo difforme per proprio lucro? Stando ci, come pu dirsi che io non sia possessore della camicia datami perch la indossi finch dimoro nello stabilimento? Io vi scorgo il vero e proprio commodato e il possesso u f i commodata?.ius: vi quella conlrettnzione che i giuristi ( E c ko l d compendia pandectarurn pay. 1224-25,la. 4 ;et pag. 1216, n. 4 ) chiamarono finta. Accettato il principio cardinale clic la consegna quaritunque condizionata improprii sempre il furto (RI o r i n c.m. 7843) mi sembrano arbitrarie tante distiiizioni e liniilazioni sotto i l piiiito di vista della nozionaliti. I1 concelto antologico scsrripre ;tssoluto. Potr spaziarsi in pi od in meno nella pcnalith ; stabilirsi delle aggravanti : ma il fatto clie quello, spnipre quello.

Truffa.

ofucia ( ~ 1 1 derivava da ~ ~ G C U S ) introdusse nella pratica pS' nale nei tempi di rriezzo (l) vennc fino n noi coe rrtci costante espressione di una forma speciale di reato cont-ro la propriet. Modernamente per nel foro Lonibardo-Veneto si venne ad usare questa parola in un senso assai diflorme per corisegrie1lza
1,a parola t ~ u f a sostit~~ita latino ai

- 431 della versione italiana del codice Austriaco col introdotto. Nello originale alemanno i fatti che nel1' antico foro si chiamavano stellionati, e che noi chiamiamo fi*ocli, vennero designati con la parola belwg che significando inganno rappresentava esattamente il concetto. Ma il traduttore infelicemente volt il betwg in trzcffa, non trovando forse la parola frode che meglio avrebbe corrisposto : e cos quando poi venne a volttire la parola veruntrenung, che nel codice Austriaco designava la vera tvuffa secondo il concetto universale, vi contrappose la parola infedelt nuova afratto nel linguaggio scientifico. Cosi mentre in Francia si sono clesignate le truffe con la formula di abz6.s de confia?zce, il codice Austriaco nel veneto ha posto in uso la parola t?.lcffa in un senso latissimo e quasi direi indefinito. L i oltre moltissimi casi che hanno appo noi speciali denominazioni per altra prevalente oggettivit giuridica, si sono noverati fra le truffe certc figure criminose ( per esempio la falsa testimonianza ) alle quali se bene conveniva il nome di belvzcg designativo di qualsisia reato commosso al mezzo di menzogncc, non sappiamo comprendere come siasi potuto adattare da quel traduttore il nome di truffa. Anche a questa occasione peraltro noi dobbiaino ripetere che dove s' incontra fra le diverse scriole, o ira le diverse legislazioni una divergenza nella nomenclatura di qualcilo fatto criminoso, stin~iamonostro debito strettarnente aderire a quella tscnologia che troviamo pi universalmente accolta dai pratici (2) ed in spocial modo a qrielln che B prevalente in Italia, o almeno a quella che fri tra noi prevalente finchi? In importazione violenta di codici stranieri

non venne a gettare la confusione anche nel nostro vocabolario legale.


(1) Sul significato originario della parola t r u f a pub vedersi Du C a n g e glossariumverbo brupha- S c a n n a r o l o de uisitatione carceraloruna lib. 1 , cap. 3 - L a u r e n t i u s amalbh. onornastic. verbo irupha. Ma nella sua originequesta parola indicando un inganno, una finzione qcialunque si sarebbe adattata tanto a quella che oggi pi propriamente SI dice truffa, quanto alla frode e allo steliionato. La specializzazione di quel vocabolo ad una forma pi particolare di malefizio B dunque tutta moderna. Circa la etimologia e la origine di tale parola ecco cosa leggo nel T o s e I l i (Cenni sul ~ O P Ocriminale boloynese, Appendice p .205) g a nella a lingua dei Brettoni, e nei Dizionarii loro si legge truffe, a truffa, inganno ; truffare, dileggiare, beffare ;truffa, sota trarre : trulfa, lusingare, sedurre con lusinghe : nella [ina gua Basca trufutza, io mi burlo :gli antichi francesi ebbero trure, burla; t r u f i r burlare : gli spagnuoli trufa burla ; u trulfar deridersi. Il C o r m o n sobrino aumentado, la a vuole voce del17 antico italiano, senza sapere che fu ed n: ancora dell' antico brettone, e francese. In un processo a criminale del 1311 si legge, in Cappella S. Luciae a contrata quae dicitur truffza ' l mondo. Truffa B dunque a vocabolo gallico, o celtico della pi remota antichiih. E non n: solo nel 1311, ma ezlandio trovasi usato truflare per burlare dileggiare, ne' documenti pi antichi. Nel 3281 dopo la scacciata de' Lambertazzi, alcuni Geremei venena do dalla cavalcata fatta in Romagna e vedendo due Lama bertazzi tigliuoli di Giacomo Abate alla finestra di una R casa posta nella strada maggiore dicevano: haec sunt mala

opeTa, no8 imus in cavalcatas et Onnnili, pro parte stant in civilate et truffantur de nobis a .

('2) k perb vero che anche fra i pratici si trova spesso usato promiscuamente il nome di furto per designare fatti che sarebbero per noi o frode o truffa: G a r g i a r e o casua

~~ilitctres 59 - O t t o n e M a r c o consilin Argcntorncns. terulu pag. 1505 L e y s e r medit. nd pandect. spcc. 557, merlit. 9 et IO. Pu dirsi clie la stretta aderenza ;i questa nomenclatura non si S rigidamente mantenul:~ in nessun

luogo quanto nelle osservanze giudiciali toscane.

Definiamo dnnrlne la tt-ufpct - la cloloscc u p j ~ ~.i(/- ~ ~ i ~o zioize c7i zclza cnscc cclt~zciche si & ~~icerslcta ~ 21~ocl ~1 prletcwio per- ztnu convefzzione .rzolz tt~tslcctiz7a docli ~kzitzz'o ad zuz zcso dgle~nzhzato I criterii essenzicre (1). li, o estreini, cli qnesto reato sono pcrtaiito i seguenti.
(1) Dicesi per un 2 1 ~ 0detcr~?iinato non gi per consere varla e resiituirla al padrone. Perci sulla cosa data ad altri affinch la venda per conto del padrone cade vera triifi'ii: come pure i i i ogui altro caso che non tragga seco 1' obbligo della restituzione; per esempio s e vendasi il concio clie 110 consegnato ad altri afinchS lo dia alle piante del mio giardino. k indifferente clie 1' uso determinalo sia a profitto del consegnante (abito dato per rticcornodare) O a profitto dei consegnatario (c;ivallo dato per un viasgio). Il caso del170ggetto dato per venclere si esaminb in termini nel giudicato del tribunale provinciale di Venezia il 26 febbraio 186'6': Eco dei Trihuttiili 11. 3 651. Consegurntcmente si ritiene-! senza esitazione come truEa la appropriazione del denaro consegnato al fine di recarlo ad altri, anclie in dono : K l O C i com. 189, n, i , vol. 3, pny. 757. 11 padrone aveva abdicato doniinio e possesso su queii' oggetto e su cluel denaro; il terzo noi1 vi aveva ancora acquisito n dominio, nS possesso. hlalgrado ci truffa, perchl: il padrone coriserva i suoi dirilti sulla cosa finch il mandatario 1;i ritiene, e s e n e spoglia definitivamente soltanto quando questi I' abbia tr:ismessa ;il donatario od al crediiore, e questi 1' abbia accettilta.

VOIJ.IV.

2s

1.0 Est?vvzo - Che il possesso di una cosa ( o mobile, o mobilizzata dal delinquente per appropriarsela) siasi trasferito nel giudicabile dal proprietario. Questo il criterio generale che impropria il furto, Dove ricorra usurpazione di possesso cont9-o la volo~ztadel legittimo detentore non pub pi esser luogo a parlare di truffa. La consegna per parte del proprietario deve peraltro esser fatta con Ikaivzo di spogliarsi delpossesso. Se taluno oonversando con altri gli faccia vedere un oggetto e lo passi in sua mano perch lo esamini, e costui fugga involandolo, egli non potr dire di aver commesso una semplice truEa n un abuso di fiducia, perch quella momenU tanea detenzione accorciatagli dal proprietario non aveva invertito il possesso della cosa. Questa specialita fu clecisa in termini dai nostri tribunali: A * naM Toscalzi XVIT, 1, 1085. Questa con molto acuine si disse dal F o r t i (Conclzcsionipag.240) consegna materia16 per contrapposto a quella che egli chiama consegna per fiducia (1). I1 principio ebbe. pure applicazione in Francia nel caso giu(1icato dal,la Corte di Cassazione 1' 11 gennaio 1867: M or i n art. 8452. Era un debitore che recatosi clal creclitore col pretesto di voler vedere la propria obbligazione se la era fatta consegnare, e iminediataiiicnte l' aveva lacerata.'Si pretendeva chc ci costituisse un abuso di fiducia, rna i tribunali di Francia non ammisero questo sistema; e fecero benissimo Ier la ragione sopra indicata. Dissero pero che eri1 f?nafo,P rloveticro (lira cos perchb 10 leggi francesi

non conoscono il falso pel* so~~ressione. Appo noi che abbiamo nella pratica e nel cociice che ci governa questo titolo (che a suo luogo mostrer6 esattissimo e conveniente) quel fatto meglio che riferirlo al titolo di fnrto, del quale non esauriva gli estremi perchi: il foglio soppresso non era un valore ma una jiroua di obbligazione, lo avremmo riferito al falso. Certo per6 che non pno aversi la truffa c~uancioil proprietario serbando la vigilanza personale della cosa sua mostra chiaro non volersene spossessare: e cosi in termini fu stabilito dai tribunali toscani: Alzfiali Tosca?zi XIX; 1, 546 (2).
il) Queste conclusioni del F o r t i ritraggono al vivo i caratteri che distinguono la truffa dal furto, e mostrano quanto sia inelta la idea francese di definire il contratto speciale passato fra consegnante e consegnatario. Non una od altra indole di contratto quella che costituisce la specialit della truffa. i3 la consegna fatta per /lJilcict senza traslazione di propriet. E questa rende minore il delitto (come benissimo osserva F o r t i ) per doppia ragione - 1." perch colui che fu vittima della propria imprudente fiducia merita protezione ininore dalla legge 2."peschh il fatto eccitando minore spavento nei cittadini ha una minore gravit politica. Trattavasi (nel caso esaminato dal F o r t i e dalla Rota deciso i11 conformitk delle sue conclusioni) di un gioielliere che aveva consegnato un vezzo di perle ad uno sconosciuto i l qualc mostrava di volerlo comprare, nfinch lo facesse visitare e stimare. Se il gioielliere (osservava P O I. t i) avesse mandalo con lo straniero il suo garzone, 1' appropriazione di colui sarebbe stato iin ftcrto, pcrcli la consegna era tnnteriale, ciob senza fiducia. Ma percliE fuvvi fiducia iniprudentissimii e cos lo stesso leso eccit8 la ten(azione di delinquere non vi E clie truffa.

(2) In tema di furto di cosa sequestrata i! evidente clie ove la appropriazione si commetta dal terzo consegnalario deil' oggetto, questi non commette clie una trufIj, percili* abusa di cosa posta in suo possesso per tito10 non triislativo di dominio. Se l' o g ~ e l t osi sottrae da un terzo, si ha vero furto; n concorderei clie la acciden(a1iIh di essere Ii cosa posta sotto la mano della giustizia inverta il titolo del reato in quello di violazione di deposito clie piacque a taltino, r nemmeno clie ne derivi una qualifica del furto. hla una queslione elegante si presenta nel caso che i terzi i eludi sottrassero al sequestratario la cosa iivessero per una convenzione regolare acqiiistala In medesima dal proprietario a ciii danno era sta:a secloestrata. k certo che ci non toglie il reato; e clie i terzi acquirenti e solLr~ttori agivano scieiitenientci (se sono p,irtccipi del nicdesimo. Ma la qucslione nasce ( e in questi tcrmini si presenlb alla Corte di Cassnziorie di Prancia il 1 rn~irzo1867 : DI o r i li art. 8461 ) sul punto di determinare clilal sia 11 mnmc)~toC O ~ I S L ~ I I I [del~reato; s e ciil I~ L'O 4asi consunlato col pnllo o con la sottvazione. Se si corisuma con la solt!.azione ne deriva duplice conseguenza r;iii. ridica: - 1.0 clie la couvenzione fra il proprietario ed l terzi non fu che un tentativo 2 . V h e i terzi sottraltori sono i soli u u t w i del reato, e il proprieiario che a loro vendette non clie un conzplice. 1n C<issazione di Fraiici~i . parve opinare che il reato a termini dell' art. 400, S. 4 dtxi codice pcn,~loI"riiriccse rii'ormato nei 1863, si fosse corisuriiato con In convenzione di vendita, C che cos il debitore piissivo del seqiiestvo fosse autore principale del delitto qaantunqiie non avesse preso parte alla sottrazione. $la s e ci;) potb dirsi per la disposizioiic speciale di quella legge positiva, non polrehbe dirsi uprralnieiite in faccia alla scienz;!. Ci che Lrovo notabile in terna di rottura di sequestro si i' che n'IenLre b certa la non pcrsegiiibilith del furto cUil'ilrlL?s~~) Ira niarito e rnoglic, In giurisprtidenza francese (31 0 r i 11 urt. 8 0 8 5 ) h3 animesso che i l nlorito (malgrado 1: art. 580; pbssa essere responsabile crirriiiialmenle per Iii rottura di

riii sequestro fatto a carico di lui nell' interesse di sua moslie. Sulla quesiione s e lo asporto della cosa sequestrata conmesso dal debitore apertanienfc a dispetto del custode di sequestro sia furto, leggesi apposita dissertazione nellTco d e i Tribunali anno 1861, 12i2. 1172-1175.Nelle vecchie ~ ~ r a t i c l nostre si sarebbe trovato in ci una ragion fattasi. ie I1 codice Toscano all'art. 405 lelt: a ha troncato le dispute, noverando questo fatto speciale tra le frodi insieme col furto del pegno, ma sottoponendolo per alla pena della trulh.

2 . O Es6ve1,zo

- Che la convenzione traslativa del

possesso non fosse nltresi trc~sluliucc cZi do~niqzio : poieh8 in codesto caso 17appropriazione della cosa ess~ndola esecuzione del contratto, non potrebbe pii presentarne l oiola,ux.io~ze. Indefinita (almeno in fhccia alla scienza) e vastissimlz 6 l'applicazione di questi termini ai diversi contratti. I1 dcpositario, il coiiiodatario (1) il locatario che si appropri la cosa mobile locata, comodata, o depositata: il colono chc ~lcndai buoi senza consenso (le1 domino: il frantoiano, o ~nugnaio, clualunclue arteilce che si apo propri i generi consegnatigli per una lavorazione : il vettore che si al~propriIt: cose dategli per un traspoi%o:e chiunque in generale, dopo aver ricevuta una cosa d d paclrone per fariic un uso detern~in:it,o, della medesima si mlga altrimenti a su lucro usandone come padrone, coinn~cttela Irzlfra. r* i u l i n 11 i et1 altri elevarono dubbio sul contratto dilieglilo, c il clribbio nacque in ragione dcl diritto che 11a il crcditore sulla cosa ol~pignoratagli.Ma il dubbio non sombra solido perch un di?*itto sulla cosa vc lo hanno tutti i consegnatari anche lJcr altri

- 438 contratti; n ci iml~edisceclie dallo abuso fattone a proprio lucro sorga la t?*zhIfou, perch il diritto clie ha il creditore sul pegno un diritto ben diverso da quello di propriet; sicch se vende la cosa inverte l'uso per cui gli era stata consegnata, ne usurpa il ciorninio, e si rende debitore di truffa. P u C C i o n i introduce in questa disputa una distinzione Ia quale sottile nia parmi esatta. Esso distingue fra pegno che abbia un vulo?*e eguivcclente al credito, e pegno che abbia un valore szqe?.iore al credito: e dice che il creditore vendendo i1 pegno rendesi debitore di truffa soltanto fino al valore superiore al suo credito; ma a concorrenza di questo non commette che una vagion fatiusi.

il) Esiste divergenza fra i codici moderni intorno alla definizione del contratto. Per me qualunque contratto traslativo di possesso senza iraslazione di dominio, quando abbia dato occasione alla appropriazione indebita, fa sorgere il reato di truffa, O abuso di fiducia come voglia cliianiarsi: pure ad alcuni legislatori parve diversamente, e dichiarando reato lo abuso della consegna ricevuta per certe cause giuridiche, lo xiegarono nelli1 consegna fatta per altre cause. Cos il codice Franceso del 1810 non aveva noverato fra i casi di abuso di fiducia la consegna falta per comodato: ve la incluse la riforma del 15 maggio 1863. La tassativa definizione di qualche speciale contratlo ha implicato parecchie volte la soluzione dei casi pratici. Si disput in Francia ( fil o r i n art. 8058) se il credilore rimasto per fiducia del siio debitore nel possesso di un pagltcrd rinnovato, quando lo abbia rimesso in circoiazione si renda colpevole di frode (scroccheria) o di t r t ~ f a (abuso di fiducia j. La frode non vi B perchb il creditore non ha usato artifizi e raggiri onde restare i n possesso di quel foglio spontaueamente lasciatogti dal debitore per sua dab-

benaggine. Ma faceva difficolt 1' osservare che quel rilascio di foglio non poteva dirsi un contratto che poi si fosse violato. Si disse che era un n6andato. Ma qual mandato? Il mandato di lacerarlo? Va1 meglio non impegnarsi, quando si definisce la truil'a, nella designazione di uno od un allro contratto. Dite consegnato per un uso delerminalo e si elimina ogni sofisticheria. Una specialili assai broccardica la presenta il caso del debitore che furtivamente sottragga ( e cos coutretti) la cosa propria data ad altri in pegno. Si occuparono di tale ipotesi aiiche le leggi romane, leg. 12, S. 12, f i de fi~rtis;1. 14, S. 4, eodent: sulle quali a vedersi J e n s i o stricturccc jur. Justininnei, Rotterodami 1749, pag. 489. Spesso i pratici !o definirono furto quantunque si fosse contrettata la cosa propria ( A s i n i o de religiosis n. 16, pay. 85) ravvisandovi il furtum possessionis. Nelle vecchie pratiche toscane dicevasi furto improprio (Annali Toscani X V , l , 586) lo che allarga la idea del furto improprio applicandola tanto a1 caso in cui si violi la proprieti senza violare il possesso quanto s e il possesso senza violare la propriet. Questa tesi si sviliipp e si mise in sodo con la sua consueta ~itidezza dal P o r t i in una conclusionale avanti la cessata Rota Fiorentina,la quale vi ader pienamente col giudicato del 1 0 settembre 1834: si vedano le conclusioni del F o r t i pubblicate dal Cammelli a prfg,251. H e i n e C C i o (Elementa juris Gerllzanici tit. 2, lili. 2, S. 3 3 ) opin che il furturn possessionis si conosoessc anche dalle leggi barbariche argomentandolo da una disposizione della legge dei Visigoti. Ma quesla b la uiiica fra le leggi barbariche che ne dia cenno: e sappiamo che la legge Visigota s7 inform, a differenza delle altre, alle tradizioni del giure romano. In ordine al creditore che vende il pegno ne fa argomento in faccia al giure romano di speciale disputa A r u m e u s dispzttat. 24, S. 5, ed O r t e g a Pithanon Labeons, Salmanticae 1688, pag. 815, n. SO, et seqq. ma su cib ho proposto di sopra (5.2286) la soluzione. k a vedersi su questa figura M o r i n art. 8404. Analoga questione sorge in ordine al proprietario depositante ohe sot-

trbgga una sor~initidi danaro da lui consegn:ifa al deposilario: vedasi h1 o r i n art. 8156. O ci si fa apertaniente pel fine di stornare indebitaniente il deposifo; ed ;illorii noi vi tro\i:imo l , ~ ragion Cittasi: o ci si fCl occultamente pel fine di costringere i1 dopnsitario a restituire il ~talore,e poti'k n e r s i un furto inlproprio: codice Toscano art. 404, S. 1, I P ! ~ . e. Se per lu consegna era stata fatta non a titolo di deposito ma a titolo di mandato, e trattasi non di aosii clie rimane nel dominio del mandante ma bens di una sot11oza che fosse stata data al riiandatario per acquistare ogpetti a servizio del mandante, trasferendosi per virt del contratto nel consegn:ilario il dominio del denaro, il furto (quanlunque commesso dallo stesso mandante) s i rende proprio. Circa gli abiisi di fiducia commessi tra i socii vedasi il caso riferito da 1 o r i t i cwt. 8271 ; e circa quelli commessi dal coerede gli 1 B?uattli Toscnni ,PIA7, l , 638, 650.

:3.0 Eslfnenzo Che la cosa sia mobile (1) o renduta mobile da chi ne ha usato contro il contratto quantunque nel momento della consegna fosse iiiimobile o per natura, o per destinazione. Se un immobile affidato alla mano altrui si venda coiizo tale (a nzodo di esempio) dal colono, o dai' inquilino, non sorge il titolo di semplice truffa, ma di stcltionato. a notarsi che in questo caso mentre il soggetto passivo clel clelitto sarebbe sempre coine nella trnEa la coscc venduta, diverso perii ne sarebbe il pnsiente; e cos ne diversificherebbe l' oggetlo. Mentrae nella truffa I' oggetto del reato principalmente si guarcla nel diritto delpvoprietnrio che si B leso col vendere la cosa di lui mobile o mobilizzntn, per la ragione che nelle cose mobili il possesso equiva-

lenclo n1 titolo si t fatta abilita al terzo acq~~irentr! (li renc1erl:i sria n danna rlel vero padrone; ncllo stellionato invece si rax~7isail SUO oggetto nel diritto rlel feja;o che si E: leso ai1 rendergli cosa di crii non si aveva aljilita di renderlo padrone. Ciij tiene alla diversita degli effetti civili dell'atto, perchi! al proprietario dello stabile indebitamente alienato (2) rimane sempre salva la ~~;i?zdiccttlo mediante la rjuale conduce I' acquirente alla perdita del prezzo sborsato. Percib la misura deUa quantith del reato si cletermina nel primo caso secondo il gevo unlore I~~?ZZCLCOSLC vc~idr~ta il truf3htore riusci sc. ven: se' dere per cento una cosa che valeva soltanto dieci (!gli i rco di una truffa del valore t i dieci. Nel sc: X condo caso ,211' opposto la misura della rluani,it&dr:l reato si dctcrrriina sul in*e,mo riccbvato :chi vende dolosai~onteper il prezzo di dicci lo stabile altrui clie valeva conto i debitore di uno stellionato di : dieci e non (li uno stellionato di cento.
(1) Una questione singolare s i presentb a termini del codice penale Auslriaco nell' anno 1865, che dicde 1iioi;o ~1111 discussionc riprodotti1 nell' Eco dei Tribunali IZ. 1503.AIcuni creditori ipotccarii denunciarono che i l loro d ~ b i t o r c andava demolendo una casa ipotecata a loro favore e verirlendone i m:iteriali: C perch i loro crediti non avevano altra guarentigia tranne quella casa, cos niostrando la criminosith di quel fitto diretto a danno loro, sostrnevano doversi applicare al inedrsimo il titolo d' i~~/icclclt,conie tale punirsi. e I tribiinaii decisero non esservi delitto; rriossi principalmente dalla considerazione che t ubuso clellic cosn ficceunai da chi nc c ~ propriclario, Porse a qiiel fatto indubitalamcnte u disonesto e dannoso sarebbe stato meglio adattabile il titolo di stelliotinlo.

- 4-42 (2) La leg. iitcitiilc.na C. de filrlia, per la quale il proprietario rivendica le cose furtive dal terzo acquircote a buona fede senza obbligo d' indennit, non procede in tema di cose truffate: d?znali Toscani XTrI, 2, 1673.

4." .lCstl*e.i?ao L' atto di upprogriaxione (i) nel qnale consiste il momento consumativo della truffa. E speciosa e meritevole di osservazione la figura giuridica che sorge quando il padrone stesso che

ritoglie al locatario, depositario, o coriiodatario la cosa della quale aveva in lui trasferito mediante tale contratto i1 possesso. Torna qui a ripetersi l o influsso che ha l' a&no sulla nozione giuridica dei reati. Se cotesto proprietario riprende la cosa sua con 1' animo di stornare il contratto si rende debif~ttasi.Se sottrae la cosa occultatore di vmagio"lz mente pel fine di costringere poscia il depositario a pagargliene il valore, egli B colpevole di fwto improprio: non mai di vero furto, perch la contvectntio non B caduta su cosa altrui; non mai di tr*z6fa, percliB manca la consegna spontanea del leso : bens di vera frode (come fra poco vedremo ) perche la locupletazione colpevole si fa mediante inganno : cio simulando un furto dove furto non , al fine di scroccare dal consegnatario il valore della cosa propria.
(l) Form argomento di speciale questione fra i criminalisti alemanni il caso in cui il consegnatario non alienasse giB la cosa affidatagli nb la consumasse a suo pro, ma soltanto la dnsse in pegno. Due sono le questioni che sorgono da questa ipotesi 1."Se con lo impegnare si commetta la

truffi! (ilzfedelt secondo il codice Austriaco; abuso d i conpdenzcc secondo il francese) 2." Se, dato costituisca truffa, 10 imporlo del reato debba valutarsi secondo il valore effettivo della cosa, o secondo il fido ricavatone con lo impegnarla. Tre volte ebbe occasione la Corte Suprema di Vienna di decidere siffatte questioni (vedasi Eco dei Tribunali vol. 2, puy. 277, vol. 5, png. 78; vol. 7, pag. 121 ) il l 4 agosto 1851, i1 7 giugno 1854, ed il 29 luglio 1856. E costantemente decise 1.0 fosse trilli% (infedelt) Che 2." Che dovesse valutarsi lo importo del realo sul ricavato dalla impegnatura e non sul valore della cosa. la enlrambo qiiesti pronunciati eccitarono le censure dei giuristi. La prima proposizione si combatte da B e r n e r (trattato del diritlo penale gernzanico pny. 271) il quale critic anche l'art. 225 del codice Prussiano che espressamente dispone commeitersi truffa con lo impegnare la cosa altrui confidata ad altro uso; e da R ul f nella disserlasione inserita neil' Eco dei Tribunali an%O 1867, n, 771; e 1858 e n. 789. Secondo questi eruditi lo impegnare la cosa altrui non sempre equivale allo appropriazione perch pu essersi fatta senza 1' animo di appropriarsela e con la intenzione di riscattarla e restituirla al proprietario. Bisogna dunque distinguere con qual animo la impegnatura fu fatta, cio s e con I'animo o no di riscattarla e renderla. Nel primo caso non si ha la appropriazione e per conseguenza non vi 6 truira. Essa v i soltanto nel secondo caso. Questa opinione fu confutata dal Dott. ICn e p l o r in una dissertazione inserita nell' Eco dei T r i b u n a l i (1857, n. 774) e da altri. Io ne dubiterei in faccia alla scienza (prescindendo sempre da ci che dipende dal linguaggio speciale dei codici positivi) per due ragioni. La prirna fondamentale,ed b che al yius d i dominio essendo inerente il diritto di usare della cosa, chi ne usa indebitamente esercita un atto di propriet; e cos chi la impegna non pu non avere l'animo di usarne come proprietario. Tutta la differenza sta in questo: se siasi voluto usarne come proprietario definitivamente e per tutti i diritti inerenti alla propriet, oppure se siasi volulo eser-

citare sii quella r ~ n o solo dei diritti inerenti alla propriel; nia un atto da' appropriuzione vi E sempre. La seconda ragione b pratica, ed che se si mena buona a chi impegno la cosa altrui la scusa di aver 1' animo di riscattarla e renderla non vi sar pi caso di punizione. Il codice Sassone diede peraltro una sanzione a questa dotlrina quando nell'art. 350 minacci una pena minore (la miilta) a chi avesse soltanlo impegnato la cosa altrui con animo di riscattarla. Il secondo pronunciato si combatte pure da R u l f nelle citate dissertazioni. Esso sottilmente osserv che chi impegnava la cosa altrui non si appropriava indebitamente il danaro percii il denaro dalo a lui era szio. Liappropriazione indebita cadeva sulla cosa che veramente era altrui, e percib il reato doveva misurarsi sullo effetiivo valore della cosa. 11 codice penale Toscano all'art. 306 cumuIando la parola dialraencloln cori le parole cons~o~znndoln, altrimenti corivertendola in prood fitto di s o di un terzo, mostrb chiaro che intendeva la apj~ropricczione nel senso pi lato, cio nello esercizio, anche di un SOIO dei varii diritti inerenti al dominio; e i nostri tril~unaliinsegnarono (Annali Toscani xVII, 1, 74) lo i n pegnare o il vendere la cosa, non essere ci che impropria il furto, ma lo averla o no ricevula in consegna. Lascia poi indccisa la seconda questione.

Lo estrenio della appropriazione include per necessita giuridica l'a?z.in~o appropriarsi. La approdi priazione, che nelIa truffa rappresenta la cont!t~eclc6tlo del furto, deve risultare .da un fdto eslerio?.e che giuridicamente costiiuisca atto di dominio ; e dal1' a?zifizo di appropriarsi la cosa. In moltissimi casi c.otesto aniiiio risulter Te @sa dall' atto ; quando questo sia tale che non possa porsi in essere se non dal padrone: come se si vendb, si consum, o s' im-

pegii la cdsa altrui. 112 una qualche difficoltii iritorno all'ccizhno sorge allorquando il poc ~sessore senza l a titolo ii propriet non S che zcsmqe della cosa: per esempio, il depositario di un orologio lo va portando addosso e se ne serve: il sartore clie ha un alito a racconciare lo indossa e lo. logora. Costui vorrh dire che quell' atto non B univoco segno di appropriazione (i) e che tale ailimo in lui non era, avendo proposito di fare la debita restituzione. Ma codesto scherixo non sempre sar valevole. Quando l'uso della cosa del quale lagnasi il proprietario quello stesso pel quale col contratto erasi consegnata la cosa (e cosi vi sar unicamente eccesso o nel nzodir, o nel telnpo dell' uso) non potrci parlarsi di delitto : sar questione d' indennit contrattua.le da giudicarsi dai tribunali civili : cosi colui chc prese a nolo una vettura per servirsene fino n Pistoja se prolunghi il viaggio e su quella si conduca a Firenze, non fa atto per le pratiche nostre criminalmente perseguitabile : P o g g i elenze?ztcc Zib. 4, cap. 2, S. 24 C a r m i g n a n i eleme~ztc~ 10 90, soS. 3 P u C c i o n i co~?zrnenlo vol. 5, pccg. 10 e 12. Ma se il coiitratto noi1 (lavagli menomarnentc la facolth di Z ~ S G C ~della cosa, non potendo chi uso, *C per modo alcuno pretendere ili desumere tale facolth dal titolo che gli accorda il contratto, sarA necessiti referire coilesto uso al titolo di proprietd e r n ~ v i s a ~ o colrii l' animo di nl~propriarsila .cosa. in (Sucsta conclnsionc nel secoptlo tema si appoggia sul responso di C a l l i s t r a t o nella leg. 69, ff. de fzttldi.s. 11 giurecoiisuIto fa il caso del depositario di niz anello che se lo sia posto in dito: e 10 didiiars reo di furto, lioicli (come dicemrrro) i romani

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cliiamavaiio furto anche la truffa. Tale lo dichiara e sogginnge - nec 93efer-t + digito habecct annzcn Zuf~z, Izypotecne dutzcs sit. Ma nel primo tema &n sembra ostare P a o l o alla 2. 40, f/: de furtis, ove dichiar reo di furto colui qzci Zo?zgizcs ciz{xefnit giui menti affidatigli per un deternlinato viaggio. La rigida niassirna della 1. 40 era osservata nella pratica romana, come si ha da V a l e r i o M a s s i m o Iib. 8, cap. 2, e da G e l1 i 9 Zib. 7, cap. 15; ma il E u g n y o n nel suo aureo libro legzc!vz ubogatarz6??zIib. 1, sect. 64, pag. 2 l 8 , osserva che questo frammento B abrogato daUe consuetudini di quasi tutti i Regni. Del resto la prova dell' appropriazione nasce p~*eszb~ztu, quando il proprietario abbia intimato alla restituzione, e non siasi restituita la cosa.
(1) 1 indubitato che alla npproprinzionc, cio al13atto con 1 cui il ,consegnatario intenda fare clefinitivamente sua la cosa, equivale lo nbtlso consistente nei scruirscne oltre il concesso a suo pro. Prescindendo dalla ricerca se iii questa od i n quella pratica si ammetta il titolo di furto d j uso, per applicarvi le pene ordiiarie del furto ( A r u m n e u s disputaliones pag. 397 P u C C i o n i con,nlentario vol. 5,paq. 10) certo clie in faccia alla scienza nel fatlo di chi conlretti la cosa altrui invilo domino bisogna riconoscere il f i t ~ l o ,quantunque abbiala contrettata al fine non di appropriarsela, ma di usarne per suo lucro e poscia restituirla: vedi sopra S. 203s. &da I!? cerlo altres che il fiwto ~ ' Z ~ Sdegenera in lrzlfi d i O tcso quando della cosa della quale si abus senzf aiiimo di appropriarsela si aveva acquistalo il possesso per consegna del proprietario, perclib monca la cotztpcctatio inuito domino clie elemento indisperisiibile del furto. Qui sia il cardine della dislinzione fra truua e lktrto, &la troppo spesso mi pare che si:isi din~enticato coloro clie peP considerazioni niorali do

o politiche ( l e quali sono buona ragione per aggravare le pene, ma sono pessima ragione per falsare il titolo) hanno dato il battesirnodifurto a molti fatti i quali non erano chetruffe.

Da ci si comprende altro essere il fuvto di uso, altra la truffa di %&SO. Chi piglia invito domino la cosa altrui pel solo flne di servirsene, e poscia la rende al padrone, colpevole di furto perchb ha spogliato altri del possesso ; ma b furto d' %soe non di p ~ o g ~ i e t perchb la cosa fu contrettata al solo a, fine di usarne temporaneamente, e non al fine di guadagnarne la proprieti. Al contrario chi ricevette la cosa dal padrone non reo di furto perch non contrett i.lzvito domino: ma se della cosa si valse per un USO cliforme da quello per cui gli era contsegnata, reo di truffa : Q per altro una semplice? i!ruflu d'tiso, perch colui non volle usurpare la proprieti. 8. 2291. La truffa oltre al criterio della sua quantit notzi;rale, rappresentato clal maggiore o minor val0r.e della cosa truffata ( 1 ) desume i criterii della sua qz6untittu ppoliL.icct dalle circostanze di persoqzn e di f?todo e cii cnzcsct clella consegna analogamente agli altri reati e per uniformi considerazioni. Laonde nella scuola la truffa si clist-ingucin semplice e qualificata,. E mentre s'insegna che la truffa semplice i? delitto di usio~w prZva6u, si considera come delitto di c~zio~zepufiblicatruffa c~uaIiIicata. qualifica (2) la La della truffa in punto cli ragione si clesrime piU slwcinln~enteo dal c7olo o dalla necessifu.

(1) Nella truffa valgono le regole relative alla valulazione del valore del tolto che gi largamente svolsi da S. 2046 a Cj. 2065 in materia di furto. Le diverse teoriche proposte al fine di concludere una formula netta che esprima il criterio sulla valutazione del tol.to nel fui-to e nella truffa si sono riprese novellamente in esame da T e iri m e nella dissertazioiie de praetio r e i fi~rtuiucriteconstituendo, BerolUlo 1866. >la le critiche con le quali T e m m e aggredisce le diverse formu!e sempre pi mi confermano in quella che da m e fii proposta. In ordine al criterio fondamentale della vnlz&tnzione certo che non pu esservi diversit tra furto e truffa sebbene possa esservi diversit nella definizione del tolto quando la truffa cada soltanto sopra una porte di una cosa o sull' uso della medesima. (2) La truffa non ha comuni per regola le qualifiche del furto: molte repugnano alla sua esscnaictlit. Per c~sempia la.viole?azrc cotztro le persone inconciliabile con la medesima; perch il criterio distintivo della truffa essendo la abdicazione spoutanea del possesso fatta dal proprietario, questo criterio necessariamente distrutto dalla violenza a cui quello abbia ceduto. Pu per disputarsi se ugiialmente si denaturi la truffa e ritorni sotto il titolo di furto per la violenza contro le cose. Per esempio : si consegn ad un facchino un baule chiuso onde lo portasse in un determinato luogo; costui per via lo ruppe e ne invol il contenuto. desco responsabile di truffa o di furtoP I nostri tribunali f ll,anali T o s c a ~ i iXAFI, l , 757 ) si prol~~~nciarono il pero furto. Ma io persisterei a dubitare di si@ttta solozione, percli la consegna fu spontanea, e mi seiiibra troppo sottile 121 distinzione fra consesua del coiltine~itee consegna del C ~ R tenuto. A quella severa niassirnn io accederei unicameiite quando il proprietario avesse accompagnato o comunque vigilato il facchino nel trasporto; perchi? allora non vi sarebbe affidatnento n di continente, n di conlenuto. Vedasi 181 nota 2 a S. 2156, e la nota 1 n Cj. 2104.

I .O Il c7olo clualifica la truffa quando fu precedente alla consegna. Questo criterio si desume dalla cronologia dell'acl,izi~no upl~~~opriarsi c7i la cosa altrui. Se questa prava intenzione precedette la consegna, la truffa dicesi con dolo a71 initio o a.pztecedente: se essa non esisteva precedentemente ma solo nacque dopo che la consegna era fatta, dicesi truffa con semplice clolo susseguente. E intaitiva la ragione per cui si considera come nioralmeiite pi malvagio e politicamente piu grave il primo caso del secondo. In quello si us8 una maccliinazione, un inganno, simulando il pretesto di un bisogno, o di una occasione mentita per trarre al laccio il proprietario ed indurlo a darci la cosa della quale si aveva in anirno di dispogliarlo. Sorgono i veri caratteri della frode; e perci0 rettamente i mode~nicodici hanno tolto questo caso dalla serie delle truffe, e lo hanno riportato tra le frodi delle quali ha verainente i caratteri. La traslazione del possesso fatta dal 11i.c~prietario giuridicarilelite inenicace; perch il consenso estorto ,con inganno non & consenso che abf~ia legale validita. Cosicch fu dolostz e criniinos:~ in questo caso la invasione del possesso non meno che la usurpazione della propriet. Fu criminosa la prima, perchb mediante inganno e simulate intenzioni s' indusse il proprietario a clarci quel possesso clie dato non ci avrebbe se avesse conosciuto il vero fine per cui ne veniva richiesto: fu criminosa la seconda, n& pi nb meno come nella trufra semplice. Sicclii: a ragione se ne duplica la quantith. Invccc! VOL.IV. 29

nella truffa semplice la traslazione deI possesso non viziata da dolo fu giuridicamente efficace : sicch non rimane al reato che la sola violazione del diritto di propriet. Il colpevole ha ceduto ad un bisogno sopraggiuntogli : la occasione lo ha sedotto. E se il proprietario B rimasto vittima della sua correntezza, questa ragione per cui si menomi la quantit politica del delitto diminuendosi il pubblico allarme: senza die possa ci eqriilibrarsi da una malvagit maggiore del colpevole che abbia' con inganno indotto a qyella correntezza.

2.0 La necessitd qualifica la truffa, appunto perch in codesto caso non pu ripetersi ci che nel precedente si calcolava, ciob che il proprietario deve principalmente imputare a se stesso se fu corrivo a trasferire in altri il possesso delle cose sue; elle la ragione per cui i terzi poco o niente paventano del delitto augurando a s medesimi di essere pi cauti, e trovando pienezza di tutela nella difesa privata, &fa queste considerazioni spariscono quando il proprietario fu costretto dalla necessiM (1) a consegnare all' altrui fede le cose sue.
(1) La contemplazione della necessiti di consegnare si volle trarre qualoIie volta ad ulteriori conseguenze. Quando il consegnatario fu un pubblico ufficiale che abus della consegna a lui fatla in ragione di ullioio, si decise tra noi (/inntrli T o s e a n i X i X , 1, 244) trattarsi di furto e non di trz~fll. IO vado d'accordo sullci pili severa punizione di queslo caso, e vi scorgerei un abuso di autorit o di ufficio il fine di

lucro : ma le condizioni antologiche del furto ma saprei trovarle giammai dove manca la violazione dei p ~ w s 9 ~t1 ia , contrectatio invito domino. Abbia pi o meno vol@nBicoriil proprietario obbedito alla necessit di depositare le cose sue presso il pubblico ufficiale, certo che vi ader; o almeno la legge vi aderiva per lui. Del resto la garanzia che abbia il proprietario a danno del quale fu fatta la distrazione del1' oggetto, sembra essere indifferente ad eliminare il titolo criminoso: M o r i n art. 8277.

Per tale circostanza della necessitata consegna si qualifica la truffa di cui rendasi debitore ( a ) il sequestratario che riceve in consegna la roba altrui non per fiducia del padrone, ma perch il padrone vi b costretto dall' autorit giudiciale ; ( b ) il pubblico sensale; (C) il commissionato di trasporti clrie storna a suo profitto le cose affidategli in ragione dell' zcfizio; (d) il vetturale (1) e procaccia; ( e ) il facclhino di dogana; ( f ) le guardie di strade ferrate. A costoro non si consegnano le cose nostre per una fiducia speciale che si abbia nell' irzdividuo: non si pu scegliere e fare a noi stessi rimprovero della cattiva scelta. Ognuno che venga a sapere le appropriazioni indebite di costoro non pu dire a se stesso, io sar pi cauto, e tranquillizzarsi sulla difesa privata. una necessit passare per le mani di costoro.
(1) A a r p p r e c h t diss. de juve aurigarirtn cfrca dclictn; nelle sue exercitat. vol. 1, diss. 5. 11 codice Sardo (art. 607, n. 3) novera la infedelt del vetlore tra i furti propri; ma pi rettamente il codice Toscano (art. 398) la 110-

vera tra le truffe, quantunque la punisca con pena uguale a quella del furto, Si dir da laluno: che importa egli a voi chiamisi sottrazione o furto o truffa, poichb andate d'accordo che ancbe chiamandola truffa la si punisca come il furio? Importa moltissimo, In primo luogo brutta cosa che una legge alteri le nozioni della scienza e le verit antologiche, e chiami orzo 1' avena, In secondo luogo importa per le qualifiche. 1 vettore che ha distratto le cose fidategli, ha ci 1 eseguito in compagnia di un suo garzone e in tempo di notte: se il fatto costituisce furto vi trovate la qualifica del tempo notturno e delle due persone; se truffa no, Elegante la questione se ad avere la truffa aggravata per la necessit della consegna occorra che il vettore eserciti abitualmente tale mttstiero : C h a u v e a u e t He l i e n. 3261. h evidenle che mancando l'abitucline del mcstiero la confidenza di ctii gli d oggetti per trasporto volontaria e non necessaria, e che perci l' abuso di chi era anciie per mercede incaricato di un trasporto costituisce truffa semplice.

Per la necessitata consegna si qualifica ancora la truffa ( 9 ) dei colono parxiario in ordine alla parte dei frutti spettanti al padrone; in ordine ai bestiami, alle paglie, ai conci, eci agli strumenti del fondo, che gli vengano consegnati dal padrone, o che a nome di questo egli raccolga od acquisti. E cib perchb appunto non pu farsi a meno 'di consegnare a costoro simili oggetti (2).
(1) Trovo per clie i lribrinali toscani hanno deciso (Ajznali l'oicnni XT7/II, 1, 334; e XX/; 414) che il co1, lono rion si rvntle reo lli sola LriiUii, ma di vero e proprio furlo se taglia lo piante del fondo da l u i esercitato per ven-

h l e a suo profitto. Ci8 si Q giudicato per il motivo che la -segna del fondo fatta al colono non importa traslazione i5 lui del possesso delle piante esistenti sul medesimo. Aminesso questo principio dovrebbe generalizzarsi a tutti i casi daila consegna di un immobile della quale il consegnatario abbia abusato per togliere allo immobile una qualche sua P r l e e venderla a proprio lucro: cos Io ipquilino che venda @nuscio della casa locatagli sarebbe reo di furto proprio. A me sembra assai problematica quella decisione e quel motivo. l a in Francia si va pi oltre, e dichiaraci furlo e non i[ fatto del colono che abbandonando il podere porli pia le paglie che doveva lasciare al nuovo colono : h1 0 r i 11 7689. Ammesso il primo mi sembra logico ammettere il seeondo. Negato il secondo non mi sembra logico affer&f~.Ce primo. Del resto in tema di vendita di bestiami i il Q@&i tribunali (Annoli Toscaai ,UV, 1, 492; e X V I , 1, 2l7, 530) hanno riconosciiito il priricipio che la essenzialit del reato non varia per le straordinarie malizie od arli lisate dal colono onde trppropriarsi gli animali fidati : Annttli Tok@"i ZII, 1, 800 : P XIII, 1, 89. E neppure influisce $10 @vereo no il colono ricevuto la disdetta del fondo: Annali roseani XIX, i , 208. In quanto ai raccolti che doveva divi.&!@@ col padrone i] colono che gli occulli per non darne la !J@k3 si rende debitore di truffa, alla cons~tnazione della gale non necessario attendere che egli abbia distratto o Eiflsiaon altro modo appropriata quella porzione di raccolto : ba$b che I' abbia nascosta in guisa da mostrare 1' animo volerne defraudare il padrone : Antacdi Toscani Xx,1, 540. Nello Statuto di Bologna ( M o n t e r e n 1i 0 sanatone~ crimillales l i b . 6,pag. 40) una disposizione WCQlpiva i sothrattori delle uve.

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1 depositario per dgposilo miserabile. Dicesi 1 deposito miserabile qoello che si fa in occasione