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Al seguito di cotesto processo storico la nozi~tie del plagio secondo i dettati delle scuole e delle riiigliori legislazioni contemporanee,

pu circoscrive~si in questi termini - la violenta o fi.cludolctzta abrZuunione di un zronio per7farne lucro o p)* di ve?zfine detta. I criterii esse~zzinli questo reato sono tre di i." che siasi sottratto un uomo ( I ) - 2 . O che siasi sottratto con frode o violenza 3." che siasi sottratto per fine di f a r m lucra, o per esercitare sopra di lui una cencletta.

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(1) k singolare che trovisi da molti proposta la qiieslione se il plagio possa cadere sull' uonlo niorto. La importanza deila ricerca e la ragione del dubbio la trovo spiegata dgl L e y s e r , dall' H a r p p r e c h t fresp. crinz.47) e dal P u r t m a n n (S. 490) che la referiscono alla ipotesi di un bambino morto consegnalo ad una levatrice per portarlo a sotterrare, che dalla medesima eiari erendwto ad un medico per esercitarvi i suoi studi. Concordano i dottori che in cib non vi plagio: ma sar questo un fatto punibile? Se la madre ne portasse qrierela potrebbe oggi trovarsi titolo che vi fosse applicahile? Io credo che questo mio lavoro non sia per recare alla scbnza nessuna altra utilith tranne questa di persuadere che il diritto criminale non k poi tanto facile quanto generalmente si crede. Altra questione sorge nella ipotesi di coniugi separati per sentenza di Tribunale, che abbia consegoato la custodia del figlio esclusivamente ( a modo di esempio) alla madre. Dove il padre rapisca il proprio figlio e via seco lo porli, potrb esso punirsi come colpevole di plagio P Secondo la nostra nozione manchsmbbe nel caso semplice lo spil'ito di lucro. Ma quando eccezionalmente intervenisse lo spirito d i lucro, perchb ( per esempio ) il padre

- 601 volesse oggrecare il figlio nd una cornpagaia di saltimbancbl O giuoeoliori da lui cripitanatn, casa sarebbe a dirsi P

I1 terzo criterio vriol osxere pi particolarmente esornnto pcrchb b quello che specializza il delitto di plagio, e ne distinguo la Asonomia giuridica da d t r i delitti dle nella materialita lo somigliano. Cos se con violenza o frode il colpevole escgui l'abdrxzione dell' altrui persona per fine di libidine si avr il ~latto; per Rna di consumare un furto a suo se danno si avrii il furto violento; se per costringerlo ad eruettcrs obbligazioni si avr la esfarsiolze, o nei congrni 1;erinini il furto con sequestro o per ricatto ; se per animo cli rovesciare il governo si sono condotti via prigionieri dci pubblici ufidali si avrh la pez*dz~eZlionc; per animo di esercitare giustizia sulse 1' uomo violentato si avrk, secondo i casi, la rnyion futtasi o il caycere privato proprio. Per avere il titolo speciale di plagio bisogna che il Ifins dell' agent e non siasi diretto alla lesiono di altri diritti; siano essi universali come la giustizia, sia90 essi particolari come la integrith del corpo o h propriea. Quando si abdnce un uomo per fine di vendetta non si vuole offoadere il nemico se non appunto col togliorgli la Zibertd: quando si abdnce per far lncro noti uscendo dal suo patrimonio pecuniario non altrv si toglio a lui che la Zibertd. Dunque la IibertA personale e i' unico oggetto possibile del delitto in questi termini concepito. L' UOMO non p i coniide~ rato come cosa, ma come pei.son@,non ai sottrae alla propriet di nessuno; B a lui che vien blta la

sua liberta dal colpevole che se n' mpadronito : potr8 dirsi che a Ini si tolta la proprictj di se stesso; ma la proprieti di s? stesso o proprietn peri sonale non. che la libert. & plagio se si abduce un uomo per farlo schiavo a proprio servigio o venderlo altrui come tale, o costringerlo ad un servigio in utile nostro. E plagio se un bambino di forme 8traordiriarie si rapisca per condarlo in giro, c mostrarlo per prezzo al pubblico. plagio se si rapisce un uomo per servirsene di modello, od altro simile ;ed B plagio eziandio per la nozione ultimamente ricevuta (i) nel giure penale se si priva della sua libertb individuale un uomo per isfogare con tal mezzo mvra Si lui, o sovra persone a lui attenenti, un sentimento di odio O vendetta.
(1) Appo gli antichi pratici e criminalisti come oondizioae del delitto di plagio si esigeva recisamente i1 concorso del tine di lucro; e tutte le definizioni laeciateci per lunga mano di tempo dagli istitutisti coartano il concetto a aiffatta condizione: C a r m i g n a n i elenrentra $, 1119 Anbon Matt li e o de crirni~iibuslib. 48, tU. 12, cap. 1 Ca r a v i ta itislit. crim, lib. 4, cap. 70 C r e m a n i to'b. 2, cap. 7, art. 3, $. l P a o l e t t i Ib. 4, tit. 7 - B r u n n e r n a n n in.!. l,f.lib.4?3, tit,15 Carpzovioquaesli. 83, n.85. Ma pih modernamente si equiparb all' abduzione commessa per Rna dl lucro aaohe quella commessa per Bne di vendetta; ed B quasta la idea che prevale in gran parte delle sciiole e leggi contemporanee. Ma ta formula di lucro aoche in questo reato si intende in un sengo l a r ~ h i ~ s i m comprensivo cos o, di qualsisia vantaggio materiale che per ogni modo quanluaque indiretto il colpevole speri conseguire mercl! lo impadronirsi auohe temporario di uu uomo. Colui che, a modo di esempio, facesse violentemente coDdur via o rinchiudere un elettore,

- 003 un ~nlagouisla,un avversario, per tenerlo lontano nel periodo opportuno uiJinch non venga a votare conko di lui o a farla da testimone o con tradir!^ in un parlamento o a contestare la lite od altro simile, ci renderebbe a mio avviso colpevole, secondo le nozioni moderne, di plagio. 1 romani provvidero a questa ultima ipotesi con disposizioni speciali dirette a putiire colui che pcr frode o violenza aveva irnpedito l%vversario ne judiciun, si8leret f l . 8,f .ad leg. Jiil. de ai pu6licnJ e ne fecero nelle pendette argoliiento speciale del titolo D eo per qucm facltrn~ erit, qlco nii?iits quis in e judieio sislnt. Ma odiernarneole io credo che anche questa forma di delinquenza assumerebbe il caraltore di plagio.

Fra i diversi fini dai quali pu ispirarsi 1' ahduzione di un uomo libero avvenne uno che merita ili essere specialmente notato per avvertire anche una volta 'influsso clie esercita snlin nozione del malefizio la diversith del fino dell' agente. Questo A il caso che un bambino sia stato tolto dalla propria casa e consegnato ad +strane0 ondo lo tenga loco fllii, per il fine di spogliarlo della ereditb, o simili. Tale ipotesi, che pnd verificarsi anche per opera degli stessi genitori, si trova dagli scrittori noverata fka i plagii. Noi per non possiamo accettare come esatto cotssto collocamento : in simili circostanze il delitto pertiana alla classe dei reati contro i diritti di famiglia e non contro la liberth, e lo ritroveremo in quella classe nella seconda serie relativa ai diritti di filiaiione, e come soppressione di stato. Tale ipotesi si contempla dal codico Francese (art. 345) e da altri contemporanei; e pud ariar re Bgnra BCconcio cEio in danno dei genitori, o dai genitori me-

desimi per vedute loro si commetta. Sfn non puii mai considerarsi come una offesa alla libcrtd del bambino, perchb la potestA patria alla quale si sottoponga non b un vincolo, ma nn mezzo invece (lestinato alla tutela ed al migliore svolgimento clella libera del figlia Le idee del giurc civile relative alla inferiore diminuzione di capo pnrmi che niente abbiano relazione col concetto della classe presente ; e gli stessi romani nella celebre leggo Fabia (l) mantennero un rispetto to~tante a simiie distinzioxla fra potesta domenica!e e potest9 patria, che malamente ai B confnsa da alcuni criminalisti.
(1) Ln mnteria del plagio e la celebre legge Fabia cle plagiariia presenta nel giure romano larga serie di punti disputati ed scuri, sopra alcuni dei quali trascorrono niyidamente la maggior parte dei commentatori. lo disputa sullo stesso nome della legge Fabiu che da Si alcuni vuol leggersi Flaoia, e sull' autore di lei. 3 disputa se prima della Legge Fabu esistesse O no una legge CorneEicr de $ogwiir, Alcnoi l o affermarono : C u j a o i o Pnralit. in wd. ad A, t. G r a v i n a de o r i g . jur. c i v . 111, n. 7 M s dt h e u a de crim'pninibus Ilb. 48, tit. 12, cnp. I i quali assodano questo punto storico sopra ; un framnieato di A p u l e i o : altri invece referiscono con mag@ore probabili& cotssto frarnmqnta alla leg. Co~neli'ade patrie : By n k e r s h o e k dser, y'ur. rom, obo. III, 18 S a h Q l t i n g ad collat. leg. onos, #t. 1 4 , s . 3, no&.93. E questa ut3tmr vpififws tn586ra fl delitto sotto una faccia divema, e con nua og$aNivith tutta dbllnla. Chi aveese vendulo come schiavo ua uomo libero fapnnaoa il ooapralore che si vedeva dchndato M l,dsmro s dei servo quando qaeatl avesse reclamato ia saa f ~ t ,ii dlrtlta 1680 ara quello del h 81 Qni uompratore* W par n44 a~tebwoogtltu~to u 2 fmde ; t8 ma oprun, i romani referfvrm al QI&acert! Wt che la pratica

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cliiarnb poi slellionati, e le i~iodernescuole frodi; come a luogo vedremo. 5.'~ Rimane oscuro cosa intendessero i romani di configurare con la parola supprirnere servtcm, la quale crinbra esprimesse cnzo diverso del celare scrvund. 4.O Si discorda sul plagio commosso dal padrone sul crertio p r o p r i o ; il quale dai pi si nega, ma da molli beue si arn. mette nella ereadilio fuqae. 6.0 Rimane dubblo quando i roinani pcr l' abduzione, o soppivessionc, o nascondirnento del servo dessero 1' actio de vi, quando I; ~ i c l i oficrli, o quando 1' nclio de lege FuOiii ; si capisce bene che 1' aclio de vi sorgesse quando il servo era stato sottriitto ;i1 padrooa violentemente e contro la VOloulh del servo stesso ; Il o C h insiitutiotaes $. 256 T h uw a s l o nslae ad Stroztclsium disa. 19, thes. ti: ma ri~naae scuro il coiicorso delle alire due azioni, C uj a c i o ( r e r i lntiones in codicetra Eib. 9, tii. 51, edil. ven, nzut. v o l . 9 , col, 1372, 151. A ) scio~lie il tiodo referendo il plagio alla parson:i del servo, t! il furto alle cose clie aveva seco quatido fu$$ ddal p;idrone. Ma questa sollilo spiegazione non finisce di persunclrrili, pcrclih iion si tippoggia ad alcuna particella dei froniiiienii roni,ini clie autorizzi riferire l' ctio furti piiiliosto alle vesti del servo cbe al servo stesso. 11 K o c h (S. 2 5 2 ) ellegando r;r~;itiicute la comune degi' interpetri, e il 1 u t 11%u n 11 ( S. 489 ) dicono otie il plagio ricarre, si ma ' rrrlsit (Yrc~tadi anitnus, alias errina furfum eri. Ma 5e i l aer\ o era una cosa vende, e se la legge Fabia lefteralmenie cuiiiciiipln il ciiso di chi vcnde il serao alieno come plagio, conro 1vii iilirna~iu:irsi uiin sottrazione di servo fatta a fiue ( l i venderlo senza I' ttnirno ,%randi? Aperto B il rescritto df A(1ri:iiio riferito alla leg. 6, p r , lf. dc lcgc Fabia --+scire dc1it.r pt,s.w r t t i l l l ~ ~ f furti cri?~liae ik oh serijus ( I ~ ~ ~ V Jinrerceplos OS fenrlri, Irec i d ~ i r c o sfati& tnaren p\ngiarium esse exittimarf. 31;) t? assai scabro trovar luce intorno a qiicasto nodo. 6." Discordano nucora gl: intarlictri in quanto alla ptns t;lic coniiiiiiiavii*i dall;i legge Fdbia, sc ciob fosse pecilaieria,
SUO

- 008 o afflitiiva. Alcuni conciliano le due penalil ricorrcado alla diversit dei tenapi: altri ricorrendo alla diveisith dei cm{, e supponendo che la pena capilale fosse riservata al caso che si fosse ridotto In servit l' uomo libero; e questa seconda opinione sembra prevalente fra i pratici, Vedusi Sc h u 1 t i n g ad Paulm senten. V. 6, 5-14, not. 75 : e ad coldot. legum mos. tit. 14, 5. 3, not, 25. N soltnato disputata la penali[& del plagio per la legge Iiabin, ma vi 1? controversin auclie intorno alle penalil posteriori per 1' apparente contradizione che trovasi nella leg, 7, ed ukima C. de

l e g ~Pa bia. 7." Finalmente si disputa ad occasione della leg. 17, $, 4, fl: de aedilitio edicdo se i Romani punissero come consumata la tentata fuga del servo. Ma inopporlunamente a parer mio, psrctib U l p i a n o a quel luogo non ccrca se il servo che si nascose per prepararsi alla fuga debba /eliuniai in domo manscvitj dirsi fuggitivo per il Eiie di punirlo; ma bens al fine di accordare la redibz'toria. La qnalo concedendosi nei congrui casi anche per i vizi dell' animo potb bene dal Giui~econsullotrovarsene ragione anche nella nudu intenzione d i fuggire, manifestata con atti preparatori e non auco ebecutivi della desiderata fuga, Pare impossibile che slansi adoperate le piu sotliii interpretazioni per condurre i fram111eoLidel giure Roma~ioa sostenere le massirne pi feroci di diritto penale. Abilissimo fu i n questo il Cu j a C i o. Mi1 1:) mia osservaziont? si conforta dal 9. 3 dello stesso frammento ove Ieggo fugitivum ab a ffectu aninii intelligendta~lrexse non ulique a fuga.

Potrebbe sembrare che il delitto di plagio e carcere privato non avessero bisoguo di speciale nozione, perche rimanessero bastanternente colpiti dalla nozione generale della visprivata elevata a de-

litto sui generis. k vero che sotto un punto di vista pi ampio questi due fatti non sono che dne forme speciali di violenza privata, avvegnachh conducendo via o rinchiudendo un uomo contro sua voglia lo si costringa a fare o a patire cosa che altrimenti non avrebbe voluto fare nB patire. Ma il bisogno di non appagarsi di questa generalit di concetto e di creare in queste due forme due specialitd distinte di malefizio, deriva da doppia cagione - le0deriva da questo che il plagio VUOI essere punito anche quando B commesso mediante semplice frode, nei quali termini il fatto potrebbe sfuggire dalla generica nozione della violenza privata - 2.0 deriva da questo che nella vis privata contemplata come delitto szci generis il costringimento della liberi&non B che un accidente. Cotesto accidente si piglia come costitutivo dell' obiettivit del delitto, qnando nel1 ultimo fine del colpevole non si estrinseca un altro ' delitto. Ma la restrizione alla libert della vittima sempre nel disegno del colpevole una concomitanza della quale ei farebbe a meno quando senza quella potesse raggiringere il pravo suo scopo. Laddovs nelle due forme speciali che configurano il plagio e il carcere privato, la lesione della libert pii3i intimamente si compenetra col fine dell' agente. Del resto giova riflettere che questa non B una specialita del presente titolo ma uno svolgimento costante della buona economia nella distribuzione dei delitti. 1 fine dell' opei-a non sempre s' identifica col fine 1 dell' operante. E fine dell' opera quello che si raggiunge con la opera stessa senza bisogno di eventi o conseguenze ulteriori ; e quando in q n e ~ t anltimo compimento dell'opera sta il fine dell'operanbe iil

- 608 compendio soggettivo del fatto si unifica con la sila oggettivit Chi uccide per vendetta ha per suo flne la morte del nemico, e la morte del nemico rappresenta il compimento dell' opera: il fine dell' opera s' immedesima per tal guisa col fine dell' operante, e il delitto non pu avere altro titolo tranne quello di omicidio: chi violenta altri per privarlo con ci0 della sua libera ha un fine che s' immedesima col fine dell'opera, e il delitto non pu essere rappresentato che da quel titolo che emerge dalla offesa alla libert. Ma spesso l'operante ha un fine distinto dal fine dell' opera : egli mira al conseguimento di qualche cosa ulteriore a cui l'opera deve aprire la via: chi ferisce altri per poscia meglio derubarlo fa un'opera che ha il suo fine nel feriniento; ma il fine dell' operante va piu oltre. Allora se in questo ulteriore efl'etto trovasi una lesione di altro diritto la quale costituisca malefizio speciale, si cerca in questo il criterio determinatore del titolo del reato, salvo il caso eccezionale in cui il primo Ane (fin dell' opera m a x o ) offra prevalenza giuridica sul fine dell' operante. Quando pertanto a questo luogo si delimita il titolo di plagio dai titoli di estorsione, di ratto, di furto violento, o simili, e quando si delimita il plagio dalla violenza privata, non si fa che obbedire ad un criterio che signoreggia l'ordine generale della scienza nostra. Nella violenza privata il fine dell' operante non coincide mai col fine del1' opera : non si violenta per il gusto di violentare rna per giungere al conseguirnento di un ulteriore effetto iI quale, mentre B al di l del flne dell' opera, non si estrinseca per in una ulteriore criminosit. Non dunque n una sottigliezza scolastica n un

m9errore il tener distinta dalla violenza privata questa forma speciale a cui si d& il nome di plagio,

La vioienxa o la fr0& sono estremi di questo reato, perch. natnralmento il consenso distrugge ailche la poesibilitA di concepire la offesa aPa liberth persotlale, e se cotesto consenso fosso pazzamente dato con destinazione di irrevocabililA uell'avvenire, la nullitA intrinseca del patto basterebbe a guarentire il diritto da ogni possibile lesione, 11 fatto non delittuoso in principio per il libero consentimento prestato a scrvirs altri, diverrebbe tosto delitto al momento in cui revocato tale consenso si rivendicasse dal soggetto passivo la liberti naturale, e l'altro malgrado cid persistesse a volerla comprimere. Ma poicbb v3 ha uno stadio nella vita dell' uomo nel quale egli si considera come giuridicamente incapacc di consenso, in q u e s t ~titolo equivale alla violenza vero la vi01enza presm#cz,ar.. la quale s i avrk tutte le volte che l'uomo si'R&tb sia msntecatto, o minore di e%&.Ma m tds p p o sito deve avvertirsi che b maggiore e& non pud essere definita secondo i termini che le amegna il. civilista per accordare all' uomo la Xibsra disponibilit8 dei suoi h n i , o il criminalista per dicbisrarb pienamente responsabilcr delle me azioni. Esigone i bisogni sociali, esige la stessa dignit n m m , che 1' norno divenga entro certi limiti libero dispositom della propria persona pi presto che x l ~ ndi libero dispositoro della 8ua fortuna, onde h patria potesth non degener' '- un vinccd~intvUabib. VOL.TI. 39

- 610 Cos il codice Toscano (art. 353) determina all'et di 14 anni il limite della violenza presunta nel plagio. L' abduzione di un giovine al disotto degli anni i 4 bench da lui consentita si ha come non consentita, ed reato di plagio se non consentano i genitori o tutori. Il maggiore di 14 anni puG disporre liberamente della sua persona; pu validamente ingaggiarsi come garzone, come n~arinajoo ad altro qualunque impiego per cui si procuri o un sostentamento o un diporto, senza che colui che lo riceve possa essere accusato di plagio. La formula della violenza presunta nella quale si estrinseca questa parte della presente teorica si adopera per analogia del linguaggio che B prevalso in materia di stupro, come altrove (. 1490) osservamnio; e noi per le identiche ragioni vorremmo piuttosto che per maggiore corrispondenza della noinenclatura con la veritii delle cose si usasse qui il termine di seduzione anzichb quello di violenza. Lo che darebbe agio a doverosamente distinguere il caso della abduzione del minore senza resistenza od anche con suo desiderio, dal caso della abduzione del minore con violenza reale. E da avvertirsi che da un lato nella ipotesi della abduzione del minore senza violenza il fatto apparisce meno grave sotto il rapporto della sua materialit, e la sua fisonomia giuridica si fa meno truce, e i caratteri della sua oggettivit si trovano piuttosto nei diritti della famiglia sul giovine sedotto od abbandonato, che nella offesa positiva alla libert umana. Ed b da avvertirsi che per altro lato il delitto assume nella ipotesi della violenza sul minore le condizioni di complesso, perch duplice B il diritto che si viola :

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quello ci08 della libert nei' individuo manomesso, e quello che hanno i genito ri sopra la di lui persona.

JIalgrado questa sensibile verit il codice Toscano all' art. 358 ha compreso con unica nozione auibedue questi casi, ed ha punito con la casa di forza da tre a sette anni cosi il plagio violento del maggiore quanto il plagio del minore annuente. E vero che lo stesso articolo ammette che nei casi piir leggieri (formula vaga prediletta da quel codice) la pena possa discendere al carcere da uno a tre anni. Ma io non posso lodare l' indefinito in una legge dove il definito si pu8 raggiungere. Cotesta discretiva s' intencle bene : ma pure pri avvenire che qualche giudice la intenda diversamente, e verificarsi la bruttura che ncll'istesso giorno da due tribunali un plagio violento si punisca col carcere, ed un plagio non violento con la casa di forza: n a ci6 sarebbe riparo la lettera della legge, n la censura delle Corti regolatrici. E tanto pi B notabile cotesto indefinito se si pone mente alIa clausula elastica usata da quell' articolo ivi - per quulsivoglia scopo. Questa clausula non ammette restrizione. Se mosso da piet io tolgo un bambino ad una madre capricciosa che lo fa Ianguire nella inedia, o ad un tutore scellerato che Io lascia vagare per le vie, ed il bambino io reco appo me per fargli benefizio grandissimo, cado inevitabilmente sotto la censura di quell' articolo. Ci6 B rigorosamente giusto, ed in genere ne convengo, perchh ho violato il diritto della madre o del tutore che dis-

sentivano, quantunque dissentissero per egoismo o capriccio: il mio fatto ingiusto malgrado la onesta dello scopo. BIa io vorrei che la legge distinguesse (1) nella penalitil, e non lasciasse possibile ed incensurabile la irrogazione di sette anni di casa di forza contro cotesto fatto. E parrebhmi ancora che in certe condizioni il plagio clel minore annuente potesse rilasciarsi alla querela di parte.
(l) Negli antichi scrittori sembra che si distinguesse tra I' abduzione commessa al fine di celare un uomo o affatlo privarlo della sua Iiberth, e I'abduzione commessa per il fine di servirsi precariamente del corpo di quell' uomo per trarne iin lucro. E sembra che nella prima ipotesi soltanto riconoscessero il plagio proprio e l'applicabilit della pena ordinaria, mentre nel secondo caso ravvisavano un titolo impropriato e applicavano la pena straordinaria. Cos il P a o1 e t t i flib. 4, tit. 7, pag. 121) nel caso di una donna che aveva rubato un bambino per portario in braccio, mentre giva limosinando, ad eccitamento &li' altrui carila, vide un plagio improprio punibile di pena straordinaria perchb appunto non diretto a spogliare 1' uomo della sua libert. Cos pare la intendessero anche gli scrittori alemanni: P u t t m s n n Elemenloc juris S. 492 L e y s e r spee. 624, med. 3 et seqq. B o h eni e r o h'lementu . 108 M e i s t e r principia .S. 189. Ma io credo che nello stato altuale della dottrina cotesta distinzione non sia di alcun frutto, e che si abbia vero plagio anche nel precario illegittimo impossessamento dell' uomo per fine di l u c ~ o vendetta, quanlunque non informato della o idea ( d ' altronde oggid ineflettusbile) di privarlo perpetuamente della sua liberiti.

I criterii misuratori di questo maleflzio si desumono in ordine alla sua quantit naturale, o dalla duvata (1) o distanza dell' abduzione; o dalla gravit degli effetti'. Per la specialit del fine si aumenta la quantit del plagio - 1.0 se 1 uomo fu ' ridotto in servitu - 2." se fu ingaggiato ad un servizio militare estero - 3." se il minore di 14 anni fu tolto all'antoritA domestica per farlo abiurare (codice Toscano art. 359) la religione in cui nacque. Per la specialit dei modi si aumetnta Iw quantit del plagio, quando B accompagnato dw &te~zioneo aincolazione. Nel quale ultimo caso assume il nome di carcere ps3ivato: codice Toscano art. 360.
(1) Alcuni antichi staluti d'Italia distinguevano nella pena secondo la durata pi o meno lunga della arbitraria detew zione: e non punivano di morte s e la detenzione non awtpa. durato due giorni. k intuitiva la giustizia di gsze~K@ aPIWo interamente referibile alla qactxnbitd a~tduraile&i msilrefizfo. Esso pub estrinsecarsi oasi nel plagio per 18 maaicsre Iicintananza a cui fu trasportala la vittima, come nd caroara, privalo per il maggiore prolungamento della detenzione. Mostrerb pi innanzi che il delitto ne acquista il carattere di successivo. 11 danno immediato se ne aumenta: ma dffficiimente pu in un codice lenersi conto a priori di questa circostanza per la indefinibile sua varielh, a meno &e BOd piacesse di delinearla a grandi tratti. Ma non bisogna d-~iiiticare che il reato b pienamente perfetto d 8d&' @fm6 toglimento della liberth.

P). 1674.

Il titolo di carcere p'vata noi lo troveremo 1i.a i delitti contro la pubblica giustizia, e quello pii() dirsi carcere privato p-owo: ed B tale se proceda dal pravo animo di farsi giztstiuia e d' infliggere una puniuiom. I1 filze diverso (1) mutando la oggettivita del reato, io porta necessariamente in classe diversa. Lo ritroviamo a questo luogo; e qui ytir dirsi carcere privato improprio (ed io pi volentieri lo distinguerei col nome di detenaio~zearbitraria) ed tl quello che risulta dal rinchiudimento o vincoIcizione di persona dissenziente (2) eseguita per fine (li odio (come se si rubi un flgiio al nemico e si chiuda altrove per cagionare aniizione ai genitori a sfogo di vendetta) o per fine di lucrare sul corpo di quello. Laonde deve avvertirsi che il delitto di carcere privata sparisce tostocb siavi giusta causri. di ritenere un uomo contro sua voglia. Tale la causa della modica coercizione per la quale i genitori od educatori rinchiudano un giovinetto al fine (li corregger10 o prevenire un male. Tale B la cails:i d'impedire sregolatezze, per cui un marito rinchiuda entro certi limiti ragionevoli la propria moglie. Tale la caasa della sicnrezza privata propria od altrui, per cui si rinchiuda un maniaco. Tale la causa per cui rincl~indasiun ladro sorpreso in flagranti onde consegnarlo alla pubblica forza.
fine speciate fa mutare e claseo r? nome alla violenta delenziono cieli' uomo, quando vieno coniiuessa pcr esigere dalle famiglia i.prezzo del suo riscatto. l
stessa guisa il

( I ) Nolln

IJucsta fornin speciale di crimine che troveremo nella famiglia

dei furti rientra nelle estol'sioni, e corre sotto il nome di


seqzcsstrn o ricatto; ed E il tipo principale del cosi cl~tto

frri!y~ntayyio.Molti codici contemporanei ebbcro appena occasione di occuparsi di siflatto reato: ma troppa occasione ne ebbero e ne hanno lo leggi del reame di Napoli, dove questa foggia di masnadieri forrnb da tempo anlicliissimo i1 flagello dcl paese. Cib rilcvasi dagli slorici, a con positiva certezza dalle l e g i criminali di quella regione. Nelle prauimatiche napolelaue sono notevoli la sanzione del 2G febbraio 1560; quella dal 27 marzo 1563; quella del 19 aiarzo 1596; quella del178 iuglio 1627; quella del 18 marzo 1630; e qriella del16 giugno 1684,ed altre: le quali per gli eccezionali rigori contro i complici e portatori di letterc, per le promesse di impunit, ed altri simili disperati rimedi, sembrano essere state il tipo della celebre legge Fica. Cotesti facinorosi risalgono ai tempi pih antichi, poich da S v e t o n i o f i n vila Octuviani Attgust. S. 5 2 ) si dissero rnptos per agros vlatores ergastzrlis svpritnentes : O t t o n e de tutela viarum pnrs 5,
cop. 9. nla quando si O notato che questo per noi non plagio, quantunque col plagio venga erroneaniente confuso da ~itolti, se ne ha ragione che basta per rimeltere ad allro luogo ($. 2140 e segg.) Ia esposizione di tale reato. (2) Vedasi avanti S. 2885,

Vuole pure avvertirsi che sebbene il carcere privato sia d' ordinario uiia forma speciale che assume il plagio per la sincolazione o detenzione della persona .tria condotta contro sua voglia, non repugna
per6 clie il carcere privato stia ancora come delitto di por $8 senza la materialith dell' abdnzione. Pongasi che mentre taluno sta solo in una camera della siin villa altri per vendetta ve lo rinchiuda dal di

- 616 fuori, sicchb sia costretto a restare col5 per ore o per giorni: pongasi che quando alcuno viene a visitarmi in mia casa io maliziosamente lo chiuda in una stanza, o lo cinga di catene, o lo tenga guardato a vista, i1 che torna ail' istesso, come avverte P n C C i o n i (Cfornnleiato vol. 4, pag. ti33 e segg.). Ecco un carcere privato senza plagio: avvegnachb lapropriet8 del luogo ove fu operata la detenzione (sia pure mia pertinenza della vittima stessa) non influisce sulla essenza di questo reato.

Ma se, come veniva avvertendo, il carcere privato conseguente al plagio pu e deve aumentare la quantit naturale del primo malefizio per ragioni che ognuno intende, quando peraltro (come B possibile) il carcere privato avvenga senza precedente plagio, inqaanloch. siasi rinchiusa una persona senza previa abduzione da Inogo a luogo, il delitto pochissimo cangia .sotto il rapporto della sua qnantitti naturale, perchb il rinchiudimento per la indole di codesto fatto assume rispetto al plagio che lo prece& come mezzo il carattere di maggiore gravit8: laonde se un' abtluuions senza successivo rinchiudimento pud prevedersi nel caso semplice come leggiera, il. rinchiudimento b ugualmente grave tanto se gli fu mezzo 1' abduziono quanto se no. Da tal0 concetto non sembrano ispirati gli ad. 358 e 360 del codice Toscano che ugualmente pnniscono con la casa di forza da tre a sette anni tanto il plagio non susseguito da carcere, quanto il carcere non prcceduto da plagio, quanto il carcere ed

il plagio concorrenti il primo come mezzo del secondo (1). Nei quali ultimi termini potrebbe pord

sorgere non inelegante questione se dovessero applicarsi le penalit di e~itramboi fatti; o se invece a causa del rapporto di mezzo w fine e della unicita ilel disegno, dovesse ravvisarvisi un solo delittc, ed una sola penalith infliggersi.
(1) Parranno a taluno rninuziose di troppo certe dicllnzioni cbo io vengo tratto tratto facendo; e in specinl modo si vorrh dire che C cosa impossibile in una legge penale tenere esabro calcolo di tante varictli. lo rispondo che le osservazioni della scuola, dove non possano raccoaljersi dal legislatore, si potranno raccogliere dal magistrato: ma dico di pi che per molte di loro pub trovar modo anche il legislatore di eatendervi le sue contemplazioni. Bene avverti P a g a n o che i filosofi misurano le umane azioni con la bilancia dell' orafo, i legislatori con quella del mugnajo. Questa sentenza pub dirsi verissima come osservarione di fatto. Ma quale ne B egli ii costrutto pratico? k egli possibile condurra i legislatori a valerci della bilancia del12orafo? Io dice che se ci fosse possibile ne verrebbe tin servigio migliore della giustizia. Laonde s e cib non . complehmenle possibile vorrh almeno coucetlersi che ogni avvlcinanierito a quella bilanaia sark un progresso di giustizia.

Giustissimo B poi come attenente alla qtxantit nntw-nk del malefixio valutare quali circostanze' aggravanti gli effetti pii1 seriamente dannosi che 1' abrlazione o il rinchiudimento abbia recato dia vittiala. Cos il codice Toscano all' art. 360 5. 2 estende fino u dodici anni la casa di forza se la

vittima oltre la sofferta privazione della liljert.4 ahbia per a m e g m u a del n & o del Zuop iacl q u a fu tenuta incorso altri parimenti oltre la privazione della n a t u r a l e liberta. Ed io n o n veggo perchP ugriale aggravamento n o n si fosse potuto p r e v e d e r e ariche nel plagio non susseguito d a detenzione, ment r e l a possibilita di altri putimenti (per esempio aberrazioni transitorie d' intelletto, e simili) possono benissimo oltre la volont del colpevole derivare anche dalla m e r a auduzione. C o m e pure n o n ceggo percllb gli eventi piu sinistri debbano valutarsi in a g g r a v i 0 solo quando derivino d a l modo o dal luogo scelto dal colpevole ; c o m e sarebbe se derivasseilo dal10 scarso e cattivo nutrimento, dalla utnidita del locale, o da a l t r e sevizie. Capisco che in siffatti termini l'evento debba m a g g i o r m e n t e g r a v a r e sril colpevole perchh assume il c a r a t t e r e d' intenzionale: ma non converrei che fuori d i ci non dovesse niente valutarsi; perchb, quantunque avvenuto oltre do1 la volont dell' agente, sempre fu s u o scellerato procedere (1).
(1) Il codice Francese (art. 544) cornrnina la penti di morte contro la detenzione arbitraria quando d a nccoinpngnata da torture corpornli. E la giurisprudenza sempre pronta ad estendere il rigore della legge ha deciso che possono aversi carne torlurn corporcsle anche la negazione di a l i r n e n l i , ~lo avere costretto il detenuto a giacere in terra, O lo averlo privato di vesti. i o non difendo certarriente azloni cosi barbare a disumaue: ma vorrei ancora che In legge protegcesse la vita dei cittadini. Ognuno comprende che quando un detenirto fu privato di un giaciglio por opera del auo scellernto nemico, la vita di quell' infelice non b pi protetta dalla legge, parclit. 11 colpevole avendo ornai incoreo la pena di morte

PIU nel timore di pena pi grave un freno che lo trat:I morte l a sua vittima. Quell' articolo 344 fli riformato modernamente in Francia nelle sue due prime disposizioni relative al concorso di abuso di divise e di minaccie di morte, nei quali casi all' anlica pena capitale la rifortaa sostitiii la galera a vita. $la I' antica impolilica ferocits i i i inantenota anche dopo la riforma pel terzo caso di inferili tl>rm?nfi.Yedusj R I n o c h e cinprriime elrrde png. 268, el airir.
~ J iia W

Icnga da1 porre

In ordine alla quantit, j102iEic:cn del plagio ne 110ssono costituire altrettanti criterii misuratori tutte quelIe circostanze per le quali la previsione del rinnovamento del fatto generi negli animi dei cittadini uno spavento niaggiiore, ed in tal guisa aumcmti il danno mediato per il sentimento della minorata potenza della difesa privata. Cosi, a modo di esempio, 1' essere eseguita 1' abdaziorie piuttosto cori violenza clie con inganno pnb coilsi6erarsi co1118 elen~ento aggravi0 andle sotto questo punto di di vista, perdi& ognuno pensa che egli sapr in pari frangente cautelar meglio sb stesso in faccia arl un inganno; e. quindi risente un timore piu lieve. Cosi lo essersi 1' abduzione eseguita al mozzo (li congregate persone, o con 'presidio di armi, o con simulazione di pubblica forza, ne aumenta la gravitk politica por la piu difficile resistenza della vittima. g. 2079.
1 grado in questo malefizio non richiama ad ec1 cezionali considcraxiani sotto il punto di viata della forza moralo. Sotto il rapporto delta forza ffsica b

dove ha patito la prima sua detenzione non aia quello che i nemici suoi gli destinavano a carcere definitivo.
(1) La questione relalivn al varo momento della consatmastone del. plac.10 si riproduce identica nel delilto di ratto,
e vuol essere risoluta nel medesimo senso. Fra gli anliclii si trova clii insegna che quando le persona rapita h tutlora non mollo distante dalla casa da coi veline divelta, s e il rapitore fu sorpreso e inipedito df oltre ptVocedere, abbiasi un teatativo e tian u n deliiro consumato: BIa t t h e u et S a n z conlrov. 55, n, 24, ed allri con lui. RIa sa ognuno quaoio fosse nei criminalisti incomplela od inesalta la riozione del tentativo prinia che 1' acuta menle del C a r m i g n a o i ne ricostruisse la teorica sopra solide basi. Oggid non credo che seriamente possa ( alrrieno nella scuola italiana ) riproporsi il diibbio che un rapilore qiiando venne sorpreso e arrestato : cento passi dalla caso della rapita debba tenersi a calcalo i per mero Lcnhhivo peroh8 la donna fu presto liberals dalle sue iotini od egli non pot raggiungere il flnc SUO. Corre perfetta paril di ragioiie con 1' nonloga do~triuadel furlo. Il delitto camc ente giuridico Iia il suo oggetto nel diritto attaccalo; e quando I R Icsioiie del medesimo consumata, ooasumato il riialcfizio.

9. 2680.
La flgura del tentativo si avr dunque soltautr,

quando ( a modo di esempio) entrati nella mia casa i malfattori gih abbiano posto le mani addosso a me, xna ilon abbiano ancora incominciato 1' abdazione criininosa fuori del domicilio e pertineue sue; giacclib io credo che il momento della deWtlva consumazione del plagio si abbia appena h vittima B stata anche per pochi passi cvndotb ria dal luogo dove essa volea rimanere. E q ~ # b 4

carcere privato il tentativo si avri nelio stesso plagio qnaniio era destinato a servire di niczzo al secondo delitto; come pure in tutti quegli alti di esecuzione die inc7oruincia1-ano il. rinchiudiuientu. E sirnile tentativo sar evidentemente prossfwo al1' istante in cui le operazioni cominciarono n svolgersi sulla persona della vittima. Se per commeltere il plagio o il carcere privato si ust violenza contro i domestici od amici di quella onde rustringcrli ad allontanarsi e non impedire, si avri in ci0 una 7:i.s privata contro i domestici, una minaccia, od altro delitto in se completo, il quale alla sua volta f'ZIrh e funzioni di tentativo del plagio ctic poscia non si pot consumare: ma questo tentativo sar4 per opinione mia sempre remoto (S. : M )Anche gli alti non si saranno svolti in presenza della persona che si voleva rapire o rinchjudere.

Biii sottile mi aernbra la ricerca se in questi reati si possa configurare il ;delitto ma?zcato. Nel plagio peiiss assolutamente che no: almeno a m e non riesce di configurarlo, porchi: se il delitto mancato dev' essere un malefizio szcHeltknmente consumato senza esserlo obiettivamente, la subiettiva consumazione del condur via un uomo non puU avvenire senza che concorra la obiettiva consumazione dall' uomo condotto via. Fosse pur l' uomo afferrato e la sua abduzione imminente, il sopraggiunto impedimento insieme con la consumazione obiettiva avrh impedito anche la consumazione subiettiva della seguita abduzione, atto che ri~jr,aane a

- 023 farsi. Pui, idearsi un errore di persona; ma pur aempr'e si asrh allora un plagio consumato benchb su persona diversa da quella. destinata, ecl un plagio appena tentalo sulla persona destinata. Nel carcere privato puh nascere sospetto di una coi-~figuruziune di delitlo mancato nella ipotesi che In. vittima sia stata chiusa, in un luogo il quale contro le previsioni dei malf'atlori offriva una uscita, doiide quella si pose in salvo senza patire gzeppure ecn istante il voluto rinchiudiniento. Ci6 porturh a ilire che consumato il delitto di carcere noil sia, ~e:rcliB non veriflcntasi privazione neppur brela vissima clelln libertj, esclrrclo la obiettivit necessal'in 3113 consumazione. Ma non per questo io crederei che clovesse dirsi ntancato (almono in faccia al codico Toscano) perdlb se nassuna effettiva privazione di liberti consogrii alla serie dei fatti subie1;tivatnente esauriti secondo il disegno ilell'ageiit@,dG clerivi) dalla inettitudine del supposto moiriento mnsumativo, a cosi clallo stesso ~lzodo di agke del colpevole; il qarile pcnsb rinchiudere un uomo seiBrt-ri~iiouscio di una stanza che aveva aperti od 1' aprihili dnll' interno gli altri egrossi (i).
(1) Uii giiiilicato della Suprema Corte di Giustizia di Yienn:i tli.1 $1 11iglio 1872, riprodotto nella G a i W 2 6 l ~dei Tribunrrbi di T~*irste nn?&o6,n. 18, pitg. 126, fra molte altre massima intrronatiniissiinu che stribili uel caso celt.brc del Conte LIcliiioskij, ripeti: aricnr qucsln, che la criminoeiti delIu deteoxiorio nrhitrarl:~si elirriina qiinute volte il preteso recluso avcva tnirerinliiientc pieni1 nhilit di evddere. Questa deciaiorie riieritavolr di stiidio per la singolarit dct caso e per le gravi ritiestioni propubte, sembrami avvicinarsi a quanto io gih scri-

vera a questo luogo nel testo, sul!' argomento della inidoneit dei mezzi applicata alla detenzione arbitraria.

In quanto aHa compficitii pu presentare questo titolo una particolare questione sal proposito di coloro che d q u la consumata abduzione sopraggiringano a dare aiuto al rapitore, o dopo la eseguita carcerazione sopraggiungano ad assumere la custodia o vigilanza della vittima, Fino che questo delitto si consider erroneamente come un reato contro la proprieth privata potb forse accettarsi la idea che il nasconditore deIla persona rapita o colui che in quaIunqne guisa senza precedente compatto fosse venuto dolosamente ad aiutare l' abduzione o la carcerazione nel suo prolungamento, dovesse equipararsi al ricettatore di cosa furtiva. E ci6 ( secondo le moderne nozioni, preferite nella scuola Gerrnanica e in qualche codiso Italiano) avrebbe potuto condurre a ravvisare in cotesti fatti posteriori alla consumata aliduzione piuttosto iI favoreggiamento che la complicit. Ma il plagio Q un delitto contro la libortk individuale: la IibertS. nell' uomo un diritto indefettibilc che quantunque in lui violato criminosamente rimane sempre intogro come diritto, e per conseguenza novellamcnte riolabife. Io penuo dunque che i successivi aiutatori (qnantunque sopraggiungano ad un momento in cui giA la libert8 sia stata lesa nella persona condotta via o rinchiusa) se per il fatto loro si protrae la indebita abduzione o detenzione, non gi8 dubbano uscirne col mero titolo di favoreggiamento, ma voglia

giustizia che si assomiglino essi medesimi ai coautori o autori principali di plagio o di carcere privato per quello che essi operarono con effetto di prolungare a danno della vittima la privazione della liberta. Se chi vende 1 uomo commette il plagio non ' mi sembra che possa impugnarsi commettere plagio anche chi dolosamente lo compra (l) e che continua a tener10 in violento servaggio. Sarebbe assnrdo che si punisse come delitto principale 1' azione che agi soltanto per breve tempo sulla libert della vittima, e non si punisse come delitto principale il Ihtto che agi su quella libert forse per mesi ed anni successivi. Fu in questa ed altre simili configurazioni che io ravvisai alla materia della complicitg ( Progl-anzniu S. 484, Co?izplicit pag. 219 ) la convenienza di distinguere fTa i partecipi del delitto la fisonomia. speciale dei continuatori del niedesimo,
(1) Queste condizioni particolari hanno fatto nascere in alcuni antichi statuti, e riprodurre in iiiolli codici conternporanei, la descrizione di una forma speciale di complicit nel delitto di plagio o di carcere privato, consistente appunto iiel prestare la casa a chi abbia violentemente condotto via t~ualcuno. Cos il codice francese all' art. 341 dispone che chiunque abbia prestalo i1 luogo per eseguire la detenzione o sequestro illecito sar punito con la medesima pena (galera da cinque a venti anni estensibile alla galera a vita s e la detenziotie dur pi di un n ~ e s e ) della quale sono col~iitigli autori principali. Gli scrillori francesi designano questo conle un iilodo di complicit speciale : (1 li a u v e a u e l Il e l i e tkc'oric dtr code n. 2953 V o i s i n de la compiicite' p ~ g .157. Vcdasi U l ; n C h e ciiiquinic d u d e n. 240, dove i acnsura la spcciiilizzazioiie di questa forma di compliciili, OS-

Var,. 11.

40

- 626 serviado che con cib niente 6i i? derogato a lutte le altre forme generali dl parkcipazione al reato altrui. Ha forse i n facc1.1 alla economia generale della legge di Fraiicia in proposito della complicii non sarebbe stata neppure necessaria tale s p ~ c i f i aziotie clie pu rendersi opportuna ia altre legislazioni. ijueska specialiih stata pure preveduta dal codice di Eeuchatel art. 182, dai codice di Spagna art. 405, dal codice di hfiilt art. 713, dal codice del Yallese art. 260, e dal codice Sardo a art. 190. Senza che, a quanto pare, veruno di questi codici distingua il caso della promessa antecedente dal caso in cui quesia non fosse intervenuta avanti lo impossessamento arbitrario della persona. La previsione di questa forma di parbcipanza nella conlinuazione del delitto sopravvenuta dopo la colisuniazione dei medesimo ha la sua radice nel testo. E di fatto c' insegna U l p i a n o iiz leg. 1, JI: ad legem Fabinm de plagiariis, che per la legge Fabia era ugualmente tenuto il compratore doloso come il venditore delt' uomo libero: e G a j o nella leg. 4, ff. eudem parlfica al compratore ogni altra che per drverso titolo ne avesse scienleniente acqulslato 51 pos6essu. Acremente disputano i dolrori iritorno al frammento di M a r m c i a n o riferii0 alla l e g . 3, ff. ad kg. Fab. contradicendosi b u qilanto ivi si dice dei possessori di buona fede. Vedasi W a n W r y h o f f observat. cap, 12, confutato dal P u t t m a n n interpetrasionurncap. 25; e dal C a n n e g i e t e r G i o va n ri i ad collat. lcg. mos. tit, 14, pag. 247. Ma qualunque sia la pi vera lezione del frammento di B a r C i a n o sembra certo che ai possessori di buona fede non si estendesse la legge Pabia.

La penalit di questo delitto, che in generale dai codici moderni (2) si determina in una detenzione temporaria, b stabilita dal codice Toscano ( art. 358, c;~6,3GO) nella casa di forza da tre a sette anni

- 627 pei casi ordinari, estensibile per le circostanze aggravanti fino a dodici anni, e riducibile ancora al mero carcere nei casi pi leggieri; che per altro il codice stesso non indica, lasciando come B suo metodo alla libera apprezziazione del magistrato il giudizio della leggerezza. I1 codice Sardo (come bene osserva P u C C i o n i commentario vol. 4, pag. 6 2 4 ) non contempla la vera ipotesi del plagio; ma confondendolo con lo arresto arbitrario 10 punisce ( art. 199 ) col carcere non minore di un anno, passando alla reclusione dove sia stato eseguito con falsa divisa; e ancorchh all' arresto arbitrario abbia susseguito la detenzione (art. 200 ) non passa a minacciare la reclusione tranne quando la detenzione arbitraria abbia superato il tempo di un anno.
(l) codice Auslriaco, che enumera il plagio fra le vioIl Lencc pubblicl~e,commina ( S . 93) secondo i casi la carcere da sei mesi ad un antio, o s e ne resultb danne il carcere duro da uno a cinque anni; il codice Bavarese (art. 193) un anno di casa di lavoro, e la casa di forza per lo stesso tempo nei casi pi gravi; il progetto di codice Portoghese (art. 206) la reclusione dalla prima alla terza classe; il codice Parmense (art. 378) la reclusione; il codice Hstense (art. 235) la carcere d~ due mesi a due anni estendibile ai lavori forzati; il codice Badese ( S . 2G7) cammina la casa di disciplina conlro il plagio, attribuendo per altro a questo reato una noziono in parte pi vasta c in parte pi ristretta della comune.

R a t t o .

Col tilolo di ratto si designa oggi - la ciol~~nla o frnttdoltlnta ddtluione o ~~ite,l;io,le ?lna doilttn di cont4.0 la sua volontape~~ di libidine, o dz' nacxtrifine r m i o . Gi ho detto e ripetuto (S. 1373 e 5. 1478, ~ ~ o t le) ragioni per cui il ratto io non colloco n& a fra i delitti contro la famiglia, n& fra i delitti contro 12 pudicizia: non fra quelli contro la famiglia perchb il ratto esiste ancorcli8 la rapita sia libera di s, c non al~hialegarni di famiglia: non fra qriclli contro la pudicizin perche il ratto puo essere consaniato senza che ncssrinissimo oltraggio siasi recato al pudore deila donna, come B etiiaro qrxantlo sia diretto al flne di matrimonio; e se la oggettiviti del ratto si trovasse nella pudicizia bisognerebbe che il medesimo si griardasse come un delitto tentato rlriendo nori ulrLe consumazione In ofi?.;ti al pudore. 11 ratto cousiderato come specie ha noi pii completi terniizii lo esauriniento della sua soggettivita e della sua oggettiviti nella consumazione della offesa alla libcrt rncrce la dissentita abduzionc. I1 fine o di liliidine o di matrimonio una condjzione della specie per distinguerla in ragione di iltiello dal plagio. Ma cos 1' uno come 1' altro coincidvno nella oggettivitd giuridica prevalcntc che ~ i c !deve determinare la classe. Come vedcmrno che r~uundoal plagio commosso per Arie di Iu-

cru sricco+la il furto al quale era destinato a servire di mezzo, naturalmente il delitto esce dalla clsissc dci reati contro In IikicrtA per far passaggio nella serio clci furti qualiticnti: cos pu6 avvenire

clie al ratto t'.ngtl dietro 1:i violenza carnale a serrisi0 della quale orasi coirirnesso, cd allora uqualiucilte il delitto uscir8 dalla classe dei reati contro In lihcrtit per far passaggio nella serie ilai delitti ccmtro la padicizia corne ~?irllenzacarnale, e di questa appunto la prima estrinsecnzione violenta r;ttirit nel rapiniento della donna; dopo il quale invano vorri'~pretendersi che lo stupro cessi di ossere violento pcrclib la donna per avrentnra desistette da ogni inutile lotta contro l'uomo che ormai 1' aveva ridotta in propria balia. Xon B arnmissibilc nella esattezza del linguaggio che il ratto si dica qualificato dalla successiva violenza carnale, perch Croppo & pii1 grave questa seconda offesa al diritto die no1 sia stata la prima: invece coerer-ito alle regole di un buon rnetodo che si dica I" abuso carnale (lesioilc al diritto della pudicizia) qualificato dal ratto o dalla indebita detenzione, come ai dice qualificato dalla violenza privata, qaando gli furono mezzo. I1 codice Toscano (art. 284) ha obbedito alla forza di cjuesto pensiero, quando ha parificato csattamente nella pena il ratto con susseguito abuso alla violenza carnale: ma dove non si volesse aderire a sifftltta deduzione, e si volesse dire che I'abuso con semplice violenza meno grave dell'abuso ron auduziouo e che qucsto B meno grave del1' abuso con incarceramento, ci niente altererebbe il criterio nozionale; si avrebbe soltanto una @sidnzione nelle diverse qualiflcho. X a queste per la

gravit non perderebbero il carathe, e la lesione principale determiwtrice del titolo sarebbe rpempre quella recata alla pudicizia. Qnan la offesa alla gudicizia non ebbe la ana oon e e neppare il BQO tentativo speciale, ree il ratto ( f ) si va01 rnanhere nella fignra di delitto perfetto bisogna considerarlo come reato contro la libert.
(1) E&BI.IOGRAIIA Da m ho lid e r prasic ver. criln. eup. $7 Bossio tit. de r @ p z u d i e r r < m - H a r p p r e e h t i n insrif. tit. de publicis judiciis $. 8 L ci d w e l t elcereitat. i n quarltstn imtiLwJiownr png. 349, li^. 9 G u i d o P a g a singul. 107 C a r e r i o praxir cvim. ria. de raptu Cl a r o lib. 6,sente&. S. rapttto DeCi aoo tractat. 6ib. 8 , cap. 6 ad 14 C a l a de modo arricubandi S. 2, 9108s. un. qunest. 212, n. 664 H a s c a r d o conclu8. 1263 He i l s tracbutus crinrinalis pug. 382 G r a n t z de defenrione reorum paro I , cap. 4 , memb. 1, secr. 3, n. 113 ~ c h n e i d w i n o iastit. ad tit. de ptrin bllcis j d i c i i s S. 8 I,a P p a; e r S o ptacbica pate I , quae' a&. 40, n. ? et aeqg. H BPfrnoobb@de (~FMLP. .m$. Sn0, n. 30 et seqq.- D i n o L i c i n i a n e r i . lec. 34 Sesse dec.94, 95, 96 A l e s s a n d r o cons. lib. 3, com. l C r a v e t t a cons. 18 R o l a n d o vol. 1 , cons.24, n. 1% - C a s t i 1 1 0 &C. 183- C o r b i a d a dec. 75, n. 7 - Sorg& enualaod. praxis crim. cap. 3 7 , n. 17 Fa r i n a c c i o qw66~~8I. $45 Sa l i c e t o in l. u n . C. dc ruptu virginesrn n. 7 G r l l l a n d a de puenis omnif. coit. li6.3, quaeat. 10, n. 22 el seqq. C h I i n g e n r p e r g e r apotsleama juris civili8 Eib. 4 , 3it. 18, qutaesk. 9 G o m e z ruper l . 80 Tauri,m. 96- B ~ c s r E opuaesr. 315, col. SZ - M a t t h e u . e t S a n z controti. 16, n. 29 e$ seqq. e l i b a c h selecta crim. posil. 79, n. 2 1 cdd 18 A a g s Z dodeblcbis cap. 109 o B l u m n e r de raptw>Bp8ire 1188-L. fS:l e i n disputati@ 10;

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- 631 i n e j u s collecl. pag. 433, et 475 A la foro Criminale vol. 7, pag. 71 Boe h m e r o elernenla sect. 2, cap. 11 P u r l m a n n elementcr $. GGG et seqq. M e l l i o instil. j u r . crinl. lusitani lil. 4 , S. 17 K e m m e r i C h synopsis lib. 2, tit. 11, n. 50 Z u f f i o instit. crim. lib. 2, tit. 27, 71. 20 Bon i f a c i o instit. crim. lib. 2, #il. 6 , n. 10 et seqq. B u g n y o n legum abrogatarum tib. 1, sat. 218, Bruxelles 1702 R o u s s e a u d d e la Co m b e naatires c ~ i ~ n i n e l l e s 39 pag. M uy a r t de V o u g l a n s institules nzb droit crinz. pag. 499 V a l a z l o i x p h a l e s png. 54 J o u s s e justice criminelle tom. 3, pag. 719 B o r n em a n (lisser~atfo crimine raptus -. T i s s o t droit pkde . tznl vol. 2, png. 84 Re n a z z i lib. 4 , pars 4 , cap. 7 C a r m i g n a n i elementa $. 1159 et seqq. - G i u l i a n i iititz~zioni vol. 2, pag. 397 M a n g a n o i1 codice penale A r a bi a principii italiano, trattalo 1, vol. 2, pag. 61 sol. 3, pay. 236.

I1 W a e C h t e r ( d e lege saxonca pag. 5 ) si fece 1' obietto che il ratto non dovesse pertenere alla classe dei delitti contro la piidicizia per le ragioni da noi sopra esposte. Ma nonostante persiste a mantenerlo nella vecchia classe, perchb - ifi eis quoque casibus, in quibus matrimonii tantumnzoclo uxtorquendi cazcsa perpetratur, castitatem et pudcitiam honoremque mulieris violare dici possit. Malgrado la opinione del sapiente alemanno, e qnantunqne prevediamo che anche a questa occasione il nostro metodo di classazione possa incontrare censura, come gib lo ha in altre occasioni incontrato per la impossibilitb che tutti gli nomini pensino allo stesso modo, io persisto nella opinioqe mia,

- 632 che fu pcr quclla preferita tlal V a I a z Irr.ls p;+)alespny. 5 i c da altri. , E qui ripeter6 una vdlta per sempre ( e 10 diril anche piu chiaro amnchb i censori sappiano a quale argomento rispondere) qual' & il criterio che a sencs mio deve decidere la questione della classe in oqni delitto. Qucsto criterio e qrlello della ccisi;qr,izInsr;. I1 diritto la cui lesione hasta n dire consurilnto il malefizio quello che deve determinare lti classe. 1 1 latrocinio si consurna con 1' omicidio quanturiqrie il furto sia tentato. Dunque spetta alla classe dei delitti contro la vita e non a quella dei delitti contro la proprieti. La falsa ~iioneta consuma con la falisi Iii-icuzionc quantunque non sia stata spesa; durique male starebbe nclla classe dei delitti contro la proprieth, e bene nella classe dei delitti contro la pul~blica fede. La calunnia B corisurnata quanttinque 1' innocente non sfasi fatto condannare : dunque la calunnia non spetta alla classe dei reati contro la privata sicurezza, ma a quella dei reati contro la pubblica giudizia. I1 ratto si consuma egli o no senza che sia aricorc? avvenuto alcun attacco alla pudicizia della donna? (l). Tutti ne convengono. Dunque il ratto spetta alla classe dei delitti contro la liberti qualido non B susseguito dall' oltraggio a1 pudore: e quando ne B susseguilo sorge la combinata lesione di rlae diritti, e la combinazione di due reati; dei quali 1' uno b menzo e l' altro b fiw: ed allora la collocazione si determina ( secondo i principii generali, 170) con la teorica della prevalenza. L' argomento di W a e c h .t e r pecca a mio purere in questo, che egli confonde I'o~ore(repntazione della donna) con la pudicizia, Che ogni ratto

- 633 rlnnntuncjue non susseguito da nessuna offesa alla l~i!dici:ia della donna, rechi un qualche detrimento all'onorc SUO per il sospetto che la pudicizia sia stata coi~tnminata,io lo concordo. Ma allora vioIato I'on~)~t?,non la pzsclicizin: e la cosa sostane ziaImente differente. Tale la mia opinione coordinata ad un modo generale di vedere, che fu universalmente lodato in C a r m i g n a n i: e qnanclo il principio generale 6 appi70rato io non veggo come possano negarsene quelle applicazioni che logicamente derivano dal psincipio prestabilito.
(1) Fra gli antichi rlisputb su queslo p u n l o lo S t r u v i o eiiokctii~ncsp i g . 675.

A questo luogo pertanto io niente prenderci a considerare la ipotesi della susseguita violenza carnale, e niente ritornerb sulle molte osservazioni che gi% feci al suo luogo in proposito dei delitti contro la pudicizia. Nella presente sede io non mi occupo che del ratto nella sua forma semplice e nel suo modo di essere di delitto principale contro la individuale libertb. E ci porta all' altra conseguenza che molte delle osservazioni da me fatte in propositc clel plagio, vogliono qui essere ripetute dal lettore se congruamente vi sono adattabili, ma Don debbono essere ripetute da me; poichh in sostanza il plagiio ed i1 atto non differiscono che nel fine (1). (Jueste premesse riducono il presente capitolo ai suoi minimi termini.

- (i34 (I) La diversit del fine non influisce soitanio per dare un diverso tiblo (plagio o ratto) alla aldurione violenld: influisce ancora sul dare un diverso tiiolo alla ritenuionc, la quale diviene detenzione arbitraria o curccre pri~lnln se per Ene di lucro o vendetta, e rimane ootio il titolo di ratto se per fine di libidine: e ci anche a senso degli antichi pratici; N e v i z a n o sylua nuplicrlis li6. 4 , n. 46 B a j a r d o ad Clarum li6.5, $ 9.n. qunest. 68, n. 84.

La definizione che ho dato del ratto pone in chiaro i criterii essenziali di questo malefizio: e sono f .O il fine o di libidine o di matrimonw 2." 1' abduzione o ritenzione della donna - 3 . O la vGZenza o la frode - 4.0 la contraria volont della donna,

1." I1 fine per cui si abdace o si ritiene la donna deve essere quello o di libidine o di matrimonio. Sta in questo fine il criterio che delimita il ratto dal plagio e da altri delitti. Se il fine di matrimonio (1) non fosse sufficiente a costituire il reato di ratto, non vi sarebbe ragione per mantenere questo titolo nella scienza. I1 ratto potrebbe incontrare la sna repressione nel titolo della violenza carnale consumata, quando lo fosse, o nel tentativo della medesima; perch in fine dei conti il rapire, il rinchiudere, il legare e lo afferrare per le braccia, sono sempre violenze contro la liberth che potrebbero nella nozione considerarsi come assorbite nel delitto fine, salva la graduazione dovuta alla

gravit maggiore della usata violenza. Ma poiclih il ratto ha la sua speciale nozione giuridica anche nella ipotesi che sia diretto al fine del matrimonio, e il matrimonio non nb una offesa alla pudicizia ne un delitto, ma soltanto una ulteriore offesa alla libertci pe~sonalecostringere alcuno ad un sacramento e al conjugio; cos B una necessit di inetodo che si conservi i1 titolo di ratto come titoIo speciale, ed appunto come titolo che desume la sua criminosit8 costante dalla offesa alla libert quando non viene assorbito da una offesa maggiore.
(I) Da ci vollero alcuni trarre una regola generale; e cos si insegn nettamente dal S e i g n e u x fsystSme abrgd de jurisprudenee eriminelle png. 247) la proposizione che il ratto dovesse in modo assoluto punirsi meno della violenza carnale, per la ragione che nei casi ordinari eseguito al pne legittimo di matrimonio. Ma questa stessa ragione porta alla conseguenza che praticamente la proposizione non debba accettarsi come assoluta, e che perci quando consti del fine di libidine risorga tutto l' interesse della protezione della pudicizia, e il titolo di ratto faccia luogo alla violenza carnale consumata o tentata qiiando ne ricorrano i termini. In sostanza il titolo di ratto nelle mie idee non dovrebbe essere che un titolo supplementario, da applicarsi ciok soltanto dove non sia fatta chiara la iotenzione di violentare ctirnalmente. Quando questa siasi estrinsecata io ripeto che: non v i ragione di fare una figura speciale del ratto. un niodo di violenza pi grave, ma sempre un mezzo della violeiiza carnale.

S.

1680.

2." L' nbduzione o ritenzione della &%%a. Questo

secondo estremo o criterio essenziale tiene alla ma-

terialitd. Il ratto si consuma con I' aliluzione (1) come dicemmo nel plagio; e quella puG essere o no susseguita dalla ritenzione. Ma pu anche consumarsi con la sola ritenzione senza precedente abdnzione, quando ( a modo di esempio) taluno cliiuda nella propria casa una donna che siasi cola spontaneamente condotta per sue bisogne, e ve la ritenga a fine d'indurla a disonesta conoscenza o a nozze da lei non volate. E qui potrebbe nascere dubbio se lo estremo della ritenzione dovesse riconoscersi nella diversa ipotesi che all'istesso fine si fosse rinchiusa la donna nella casa propria di lei, per avventura solitaria: ed io non vedrei difficolt nessuna a trovarvi lo estremo del ratto, purchb la donna fosse posta con ci sotto la balia del suo oppressore; almeno in faccia alla vaga lettera del codice Toscano (i*itielze) non vegpo motivo di respingere siffatta opinione.
(1) I1 M o l i n e o nelle note al consigli dell' A l e x a n d r o (consil. 1, n. 12, lib. 3) pretese sostenere che il ratto non aveva bisogno di abduzione da luogo a luogo, ma che era ratto qualunque conoscenza carnale di donna per niezzo di violenza. Di questa singolare dottrina fece particolare confutazione il h1 o l l e r o nei suoi semeatri, lib. 3, cap. 7, pag. 240. E parmi possn affermarsi coine singolare e non ricevuta la opinione del M o l i n e o , prevalendo la regola aliud est rapere, aliud per virn stuprare. Laonde pub aversi ratto senza Stupro, Stupro senza ratto, e stupro e ratto congiunli insieme. Il ratlo pub essere mezzo allo stupro, e pu essere anche successivo allo stupro, quando il colpevole dopo avere stuprato la donna senza idea di rapirla, venuto poscia in desiderio di avere maggior copia di lei, proceda ancora a rapirla senza poscia aver agio di deveoire con quelld a nuovi Con-

grossi violenti. In qiiesia ipotesi s i avrebbero due delitti distinti, continuati s e vuolsi, ma pur sempre due, ci08 una violenza carnale senza precedente ratto, ed un ratto senza susseguente violenza carnale : la quale osservazione potrebbe essere importantissima in faccia ad una legislazione che pi severamente punisse il ratto susseguito da stupro, e meno punisse lo stupro violento non preceduto da ralio, e il ratto non susseguito dalla violenza carnale. Cos ( a modo di esempio ) nell' antica pratica sassonica che per la pi ricevuta opinione noli soleva punire di morte il ratto non susseguito da stupro, questa mia osservazione poleva essere vitale. L' A n t o n M a t t e o ( d e crimi?ziDus tib. 48, ti. 4, cap. 2, 91. 7 ) dissert con molta erudizioiie e solidi argomenti per dimostrare che il ratto e lo stupro violento erano una ideritica cosa. C a r m i g n a n i felemcnfa $. 1163, nola 4 ) iondandosi sulla autorith del R e n a z z i e del P o g g i e degli autori da loro citati, censurb il hf a t t e o e profess opinione contraria. In questa disputa non bisogna confondere il punto di vista di rnera erudizione per cui si esamina il quesilo rispetto a1 giuro romano; e il punto di vista scientifico. Sotto il priirio aspetlo mi permetler di osservare che s e insigni romanisti sostennero e 1' una e I' altra opiniorie, ci forse dipende da questo che l'una e l'altra possono esser vere secondo clie si g u o r d ~il diritto romano antico od il diritto roiitaiio nuovo; essendo un fatto che nei monumenti d i quella legislazione Lrovasi talvolta il ralto confuso con lo stupro e t;ilrolia distinto. iila sotto il punto di vista scieiitifico il quesito non p ~ i b""'0 parere risolversi scnza una distinzioiir. Quando il ratlo fu conimesso a mero fine di costringere a1 ii~olrimoniosenza iiicntc volere attentare alla pudicizia della donria, il ratto ! uu vero e proprio delitto contro la liberla personale distinto dallo stupro o violenza cariisle: ma quando invece il rollo ebbe per fine l'allentato al pudore o fu dal niedesinio susseguilo, la distinzione fra ratio e stupro diviene inutile nella scienza. Se lo stupro non avvenne, il ratto potri l~ui~irsi come tentativo di stupro: s e lo stupro avvenne,

il rallo gli dar la qualifica di violento; e quando anche vo-

glia considerarsi questo mezzo di violenza come pi grave non far niestiero costituirne un titolo speciale : vedasi T h om a s i o notae ad pandectas pag. 359. Certo che per la dottrina concorde dei moderni criminalisti lo stupro commesso violentemente sopra una donna anche conducendola da una jtanza al17altra del suo domicilio non si considera come ratto.

In questo secondo estremo si fa parola della denna. Dunque, checch si opinasse in antico (i), 1' abduzione o la ritenzione di un uomo per fine di libidine non b ratto, ma violenza carnale o consumata o tentata. E questo nuovamente dimostra la verit di quanto avvertiva test&; vale a dire che la ragione di mantenere il titolo di ratto come figura distinta dalla violenza carnale deriva dalla ipotesi deI ratto a fine di matrimonio. Potrebbe sembrare che questo ragionamento non bastasse ad escludere il ratto dell' uomo commesso dalla donna, potendo avvenire che talvolta anche la donna rapisca l'uomo per il fine di matrimonio. Ma 1' obietto O apparente perchb bisogna riflettere che la donna non pu mai esercitare sull' uomo rapito quella coazione morale che sulla donna da lui rapita esercita l'uomo conducendola a considerarsi come perduta nella reputazione, e cos necessitandola a cercare nel matrimonio col suo rapitore, quantunque inviso, l' unico riparo possibile alla propria rovina. Uguale coazione non pu esercitarsi 'dalla donna sull' uomo da lei rapito che nulla soffre discredito nell' onor suo; laonde se il matrimonio sopraggiunga al ratto del-

1' uomo bisogna dirlo liberamente consentito da que sto : ch.3 se invece i1 fine o la conseguenza del ratto del17nomo fu lo sfogo della Iibidine, la violenza alla libert si assorbisce nel titolo della violenza al pndore ed incontra la debita. repressione come vioZetzaa carnak o consumata o tentata. Cosicchh il ralto dell' uomo come figura speciale di delitto contro la personale libert non merita di essere contemplato. 11 ratto di un nomo commesso da un uomo non si presta alla ipotesi del fine di matrimonio; non ammette che il fine di una turpd libidine, per la quaIe rientra senza dinicolt nella violenza carnale (2). Di qui la specificazione eccezionale del sesso nel soggetto passivo di questo malefizlo.
(2) Gli antichi pansorono che i1 ratto delly uomo coni-

mosso dalla donna dovesse invece punirsi con maggiore severit: L u c w e l l e x e r k a i i o n e s diaput. 18, thes. 8, pag. 960. i E senza andare a simili estremi molti furono che insegnarono doversi la rapitrice punire di morte n1 pari del rapitore: S a l i c e t o ad Lun. C.de raplu uirg. n. 8 Marsi l i o i n I . un. C. de ruptu virginuna n. 223 Papon io Lib. 22, lit, 6, arrest. 4 G o m e z in l . 8 0 Tauri n. 27 D a m h o u d e r pralcis rer. crin~. cap. 97, n. I 7 S or ge criuclentioncs vol. 9 , pag. 233, n. 16. Altri perb anchc fra gli antichi opinarono non doversi questo caso punire come ratto : G r i l l a n d a de divers. crim. lib. 3, quuest. 30, n. 23 - C i a r o 5. rnptus n. 6 i l l e n o o h i o de arbttr. cas. 291,n.Il- E u t t i e r e z demalrimpn.pap.s3,cap.86,n.23. (2) G r i l l a n d a de pomi8 omnifur. coa't. lili. 3, qetae$t. 10, n, 23. I pralici considerarono ancora la ipotesi del ratto comniesso dalla donna sulla donno per fine di tribadismo, e alcuni negarono che qui ricorresse i l titolo di ratto: 1)cciiino hb. 8, cap. 7, n. 28 M e n o c h i o de a r b f l ~ .

- 640 i n addit. cas. 291, n. 30 cl reqq.; menire altri iiidislinla-

mente lo ammisero : S a I i C e t o in l . un. C. de rnpfu ciryin. n. 7 F a r i n a c c i o quaetl. 144, n. 4 3 S o r g e eitucleationes vol. 9 , cnp. 37, n, 17. M qui pure si deve ripra iere I' avvertenza che il tiiolo speciale di ratto ha la sua necessil di essere per la contingenza del fine di matrimonio. CosicchB dove questo impossibile, il rapire ( tosto che si faccia per fine di qualsisia libidine) una violenza che trova la sua repressione nell'attentalo alla pudicizia.

3." TTiolenaa o frode. Queste due condizioni

dir!

attengono pur esse alla materialit .del fatto si pongono alternativamente, perch la frode come la violenza escludendo il libero consenso del soggett,~ passivo fanno ciascuna (li loro sorgere la contrndizione del fatto col diritto della libert individuale. La ragione dello equiparare sta dunque nella presunzione di dissenso che ugnalrnente risulta cosi clallo inganno come dalla violenza. E tanto B ciil vero che se taluno avesse fatto venire con falsit. e pretesti una donna nella propria casa, e questa poscia trovatasi cola avesse di buona voglia aderito ai desiderii di lui, non vi sarebbe delitto; perchb alla violenza carnale ed al ratto violento mancherebbe l' estremo della vis; ed il ratto fraudolento malgrado la presenza di un inganno non potrebbe sostenersi, percbb Ia spontanea adesione successiva eliderebbe la presunzione di dissenso. I1 dissenso sarebbe stato opinato dal giudicabile, ma erroneamente; e i delitti pntativi non si ammettono.

4.0 Contro Z ~070121d della donna. Questo quarto a estremo che si aggiringe nelIa definizione sulle orIile rlei codice Toscano b piuttosto una dilucidazione 6 : dichiarazione del terzo anzidi rin criterio distinto. Esso serve a dimostrare che l' apparenza esteriore di rina violenza o' di nna frdc non hnstano n costittiirc i1 ratto punit~ilese la donna vexl;\meiite non dissent: percll in sostanza la crimii~lisitkclel Ihtto non sta n nella violenza, n& nella fyrrde, guarilntc in loro stesse, ma nel soggiogamento (li riila rotilrliria volontA, del quale ordinariamente si Iin rrnn rnnnifcstazione ncll' inganno o nella forza ii1.lopwatt3 per ottenerlo. Tutto cib che ad oecasiane ~1011avioleiiza carnale 1.u avvertito da noi (S. 1510 I:$?O) intorno alle difficolt pratic'be di ben distinguere la relrittanza vera dalla reluttanza aEetr:tt*t cleEIa donna, vrioI essere qui ricordato; salvo (.li(: il cuiioscirnciito rimarr assai piu facile al gintlice i11 tema di rcltto.
( h

T1 consenso della donna d ~ e dice rapita fa di ai ordinario cessare ogni possibiiitd d' imputazione ir~attandosi di lesione ad un diritto del quale la persona offesa ha la libera disponibilitti. Ma vi sono tlellc condizioni nelle quali una femmina non ha k piena e libera tlislionibilitA di si? stessa, o p& e i ritenuta incapace [li consenso, o perchb snbietta l :t pofcstii altrui violi essa medesima i' altrui diritto voi,. 11. 4t

- GC2 sottraendosi n qrlelln. L n prima i{)ottlsi,c21esi t r o ~ l i nella ragazza al dibotto di dodici anni I rirtlln rucn. tecatta, riproduce qui Ia teorica sulla T-ioltlriza prcsunta della quale altrove ( S. i49i e segg, e 9. 1 F115) zia disputammo, e che parrebbe dovere essere riscilata sotto qualunque sua forma con identico principio (i).
(1) Dove la leggo vegliante ammelle come tjualificn dcll(~ stopro la violenza presunta o indulliva o crrsisiilufiii, clie s i vuolc desumere dalla quaii( di menlecaita ricoaosciut~ riclln donn:i, si agiti, la questioiie sc aoaloga qualifica per

identica condi7ioiie possuauiniellcrsi nci delitto di rntlo. 'Tale qu~?stionesi prescniii alla Corie di Assise di Messina i l 14 ot~uhre 1870, la quale pronunzib condnnon per raito violento siil fondamento della irnbecillitil della femmina che erasi coridoi~a via senza USO di alcuna violenza positiva nk rnorale nb [ i ~ i c a .Ma questo giudicato si annulli3 ben presto tlalla Corte di Cassazlone di Palermo, la quale ool d w ~ e l u del P0 marzo 1811. dotlameotc csarnitrando il problema statjili non essere valutabile come criterio di violenza i a meeteciibkaggiiie della donna fuggita.

~s seconda ipotesi s' incontra nella donna maritata e nelh ragazza al di sopra di dodici anni, o cbe non abbia ancora compita il. sedioesimo anno, o che avendolo compito sia tuttora soggetta alla patria potest od all' autoritA tatoria. Qualora la femmina iri queste tre condizioni abbia conmntito a fuggire coll' uomo, la vera figura del ratto o scomparisco aff'atto, od impallidisce. Ma rimane un argomento d' irnpntabilit sdto altro punto di vista

- 6113 il qual9 non b l' identico nelle tre ipotesi accentiate. Nel caso clolla ragazza che versa fra i dodici e i scdici anni s' irriprita il fatto pcrch il consenso ('ti lei si considera come ginrirlic~irncnte moiio pie110. E perci0 subentranclo i1 concetto della scduzi(lne si putlisec il ratto con pena pii1 lieve m:4 se111pi.e iiltlipenclenternente da ogni rigriardo 211' anforiti patria e tutoria; e perci6 si pcrsepriita a prilLlicn azione. Questo B il caso previsto clnll' art. CSfj clcl codice Tosctirio. Xella ipotesi dcll:~ ragazza al disol~radei scdici anni iiia soggctia sll' altrui potcsti~, e ilulln ipotesi della clonna iiinritnta il malefizio muta affatto la stia giuridica iisonornia. Non pii1 si pii0 parlare di lesiorle del diritto (li liberti nella femiuinri : iila bisogna parlare di lesione dei diritti tci8rii, Iritorii, o marilali. l per rispetto a cotesti che ? s i perseguita il fatto in simili termini, punendo soltniito il cosi detto rapitore se la donna era nubile; 1)utlentlo anche la donna se era maritata, ma senipl'c a cluerelu di parto, Questi sono i due casi pi'c1visti d:il cuclice penale Toscano agli art. 287 e 289; c sono cluosti i casi elio nclltl pratica universalinente (.l) si sogrialarorio col nome di ratto Z m ~ r r q ~ i o .
(1) Fra i codici moderni pu dirsi una siaeolarili quella degli ctatuli criminali delle Engiadina che al S. 90 dcll;t arz. 9, pnr~flca~io rnfto it)lpruprio a1 ~ u t t o ii proprio, niiiiaccfnrido indisfiiit:iiiicnt~ ad eritrnmbo i casi la pena dri ferri da rina fino n quattro anni.

(;li scrittori di cose criminali riuniscono tutti la trattazione del ratto &~aprop)-io quclla del rattu con

-~i i t i
Iirropri~,~ i c l r i t t i fni.se d 3 rin' ortilira (li so~~iiplian~a i cstcriui.~: e d:ilia idcrititii del nonie. .\Ia in ~ ~ i . i l n o luogo l:% iilentit,ii dttl nuriie e tiri neologisrilc> rti11 $:ti.cl~Lc tcbuipo 4i Lariclirt: ilal Iingilaggic, scieiitilllo. t u ragazza di venti anni che fugge dal pailiv, t. la mogiie ctri! fugge dal iiizirito per seguitare il+:yiderosa il lirdprio ari~rrtcirt!, n1 y u i ~dirsi uupiic r nel vero scnso elic tia 1t.i yaitola : quc!sta luogo, i cioi? rapima se stessa; e solo yrib dirsi r:ipitrt :il parenti o al niarito: e: difatto i giuristi trovarono il criterio di iriiputabiliti di tali fattispecie nella 2-is i l z pi1ra2Ics. ;\la allora sorge In ulteriore osservazic~tit?cIic i mtrIufizi Iion voglioua essere definiti ~Jasstxti c;cctoiirlo I' accidenttiiiti di un nonle, rria c c c b ~ ~ d r]:i 101'0 vera oggettiviti giriridira. Ora rli i rjtle~torclsi [letto ratto iri4p7giric~ iioii essendo possii~ilcr;ivvisare ' ogcettu nella lil>crt;i inrlividualii, l sarebbe affdto fuori di luogo discorrerne a questa sede ;e poicht? iiivece I' unico oggetto di tale rcato sono i diriiN di fmzigilia, B k)en dovere che a quei1% sede (. 1975 e e g g . ) se no rimetta la trattaxionc come di rcato essenzialmente distinto dal ratto. 1,o clie pii1 colerlt~erifticciritiio perchk rion trattasi [li ril:ileli~;(~ rlrrtilo r~0.w riscirseno con un rlel rapido arceniio, nia argoriietito che condocs n molte ricerche e suscito eleganti rluestioni, Ic qnali esposte al presente luogo ridiiamerebbero ad un nrrli~ied' idee tutto distinto da quello dal quale s'infurtna la classe clie qui perc.orriamo, e che invecn tl,jtn:ino adatte a conipletare la classe dei deIitti r 8 ~ r i t i Bla famiglia secondo il nietoiio che ci siarnn 0 p~~dflssi. Uasti dunque questo mero accenno, c! bi.iiiarrio &ci esar~rirelo studio del vero ratto.
lri

1 criterii ruis~rst~ori i*c~ttto dal .cono clnclli stessi clie $3, iro~~nrnxrio !)la,-io. Acvene per oltilo Tino nel s~!ecialissirno clic k irici'itevole di consiilerazione, quello ciub del susseguito rnatiti.irironio.Gcneib~ilmr.ntc+ il mntrinionio ~usslvguitoal ratto si consi~Icr0,I I C ~ . Yinflusso del girii'u canonico, come una circostnt~z;~ clic ne miriora~se la inipritazionc. k rltiesta iin:L deroga al pioincipici generale ctho ncgn potcrsi c f n i * ~ efllcacia minur:~lite ai fitti sriccAr:ssivi coilerimaalla zionu del dclitto? Pzik*rehl)ca pri~kiagirinta cI(,vessi i*,zvvisarcilell' anzitl~tta dis~)~sizione d~sog-3 una a adesto principio. Plirrel~bectic la valritaziui~ccici successivo riiatriuioliio, l;\ qi~nled:ill' art. 285 del codice Toscana si ~pitlgcflrio n ridurre la pena rlel 3t%ttoviolento al carcere [la rin niusc ai1 uii anno cc1 a dicliiararlo per'seguitnl~ile soltnnto n qricrela di parte, fosse ispirata da un mero principio politico analogo a qricllo per cui nel furto si amiiiette come diminuente la spontanea re~titnzione clcl tolto; non ~ierchbil fatto giuridico ormai compirito possa modificarsi, nln per l:& veduta d' intlurre i] tt~.,lpcvolcalla possil)iir! riparazione. Ma neHa ipotesi presente parrni ravvisare una diffcrenzinlc, otl ecco il mio pensiero. GiA dissi che nel ratto il flne (li nintrirnonio si equipara n1 fine di libidine: la ilificronza di ~ii:~lvapit:i rielle due proercsi parrebbe clie portassea distinguere almeno nella pena; ma iion ~i pri6 per In ragioae che in molti casi il il,?pitoro avrchbe balia di allegare il pretasto clic: :igi yer fine di rnatriinoriio: bisogna dunque ade1 b i 0

gunrc le due penaliti oncle non apicii.r: :itlito n c:ilc scusa. _\fa rl'iando il rapitore !i:i realrn~>ntt: eoiit~ntro niatririionio con 13 rapita 6 evidente clie il tinr: r11:Il~~ nozze non b piu un pretesto: onde senza p(,i,,r~~lu (1' inganni per parte dell' accusato si prib star t-crt della differenziale del fine, e cosi nel fine tiictli) pravo trovare una circostanza non .%i& elle minoia il delitto e%post facto, ma cile rivela t..~.posl @c/o la minore praeitk origfnaria del malefizio; ctl i11 tal 'guisa ricongiungere la diminuente con un principio stcttaniente giuridico (t).
( 1 ) Coniunerriente distingu~vaooi pratici allo scopo dell,i pcualiii~fra 11 raito corrlmesso a fiiie di rnalrinionio, e il r;itto rommesso a fine di libidine: e dalla pena capilale, serbata pcr questa secoiidn ipolesi, deflettevano nelld priniit. Arizi ld niitigazione della pcii;i ammettevasi eziandio nel ratto coniniesso a fine di libidine q u i i ~ ~ d o poscia In violeriza carnale non avessi* avulo luogo, a condizioue per altro clie ci& fosse derivato dalla volonth del colpevole, i l quale sebbene avesse ;ivulo M i a di dogare la libidine che lo aveva spinto al delilto, sc iic fosse volontariarriente aslenuto: che se invece dallo slupro egli era stato impedito per altre cagioni, niente consideraviisi sinlile circostanza corne infliiente n& sulla essenzialiti n& sulla quantilh del malefizio : C a r p z o v i o pars 1, gutiesi. 40, n. 27 e nei suoi re8ponsa lib. 6, tit. 9, respon. 87 G r a o lz de defens. reorurn, pars 1, cap. 4, n. 114, pag. 151. Questa diminuente che generalmente si ripete dai pralici li conduce ad esaminare la speciale questione proposta da S e ri e C a /conlrooerbiuc lib. 1, conbrov. 6 ) il quale narra clie uii uorno avendo in una stessa notte rapito due donne, sebhenc fosse pronto a sposarne una rischiava malgrado cib noti potersi salvare dal paltbolo, per Ia impotenza io cui egli era di sposare anche l' altra : e comunemente rlpelono che il Livore del malrimonio dovesse ssivsr costui dalla morte anche

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in faccia al secondo ratto nel cluale era iinpossibile cotesta diminueille : si vedaiio i citali da S o r g e enucleationes zjo1. 9, PIILJ. 235, rz. 8. Bisogna pcrb confessare che gli antichi non la guardarono tanto per la sottile come noi la guardianlo, e ad accogliere queska diminoente si indussero per la ragione cmpirica del favore del matrimonio; presso a poco coirie il T i r. a q u e l l O inse~uavadoversi far grazia del capo il qualunqiie colpevole che si fosse olyerto di sposare ariti iiieretrice. Questa sola considerazione di favore delle u o z z ~ iiori parrebbe a me ~ u f i c i e n t e se non si svolgesse in un principio giuridioo.

Dalla idea clie il ratto, considerato come delitto tli per s stante e non come qualifica della violenza cariinle posteriormente consumata, debba referimi ai reati contro la liberti ~iersonale,ne deriva neccssaria la conseguenza che nel delitto di ratto la rjualifica di uie.~*sl?+ice rapita non possa assunella ificre importailza che diininuisca la rluantit. naturale del malefizio. O disonesta od onesta che sia la tlonns, sempre ha ugualmente nella sua pienezza il diritto alla individuale libertb: la circostanza del iileretricio, culminante nei reati che hanno la loro oggettivith giuridica iiclla offesa pudicizia, diviene iiisiguificnnte nei reati clie hanno 1' oggetto loro nclla lesa libsrta. Malgrado ci il codice Toscano lin ammesso questa mirioraute anche nel ratto, senza viil distinguere (art. 200) n fra donna innutta 4: donna iiitiritata, nC fra violenza carnale consumata u wiiipliec ratto: lo che scn11)rerebbe equivalere a (lucsto clie ucllc mcrctrici si fosse considerata corno di tiiimr ~+nlore anche la libert personale.

Fra i criterii misuratori della quantiti p l i t i c ~ (li i questo reato rioverarono i pratici la circostanza che la donna rapita fosse J l)t*OtilcsSa .TOSO ( I ) dei suo a rapitore. Qtiesta regola, che i pr-ntici :itili~:iserotorse per una ~ a g a obbedienza al senso triciralt; pu0 rilinnodarsi con i principii fondamentali della scieiiz:~ moderna ; riconoscendosi chiaro clic simile circostanza diminuisce per grsnda niisura il llrrnnn niediato, ~ J C ~ C ~ si pciisn facilmente da ognuiio h: I& colui noli avrebbe os:ito altrettanto sopra una donna che gli hssc stata straniera. La idea di un certo diritto che illuse la coscienza del rapitore fa una fiiriziane meraxuente morale : la considerazione clie il fatto di questo colpevole si presenta come meno temibile ail'universale dei cittadini giova veramente come criterio politico.
(1) Generalmente i pntlici 8el;nalarooo il ratto delh propria sposa corile un caso rrierirevole di altenuaziooe : G r a n t z de Jefereiune reoruni piita 1, C U ~ I .4, n. 114, pay. 151. Coneordarono i pi che il liiolo di ratlo dovesse rnanlepersi. Alcuui dlslinsero fra spotisali de proesenti a sponsali do futuro; ma in generale si rilenoe come Gaso pi lieve: H e v i o in l. un. C. de rnplu viryin. n. 6 Llec i e n a trae&.crim. lifr. 8, cup. O, n. 5 et seqq. B rmu a o e m s n n in 1. 4, fi ad leg. Juliana de c i pullfcu n. 10 Fa r i n a c c i o guaesl. 145, n. 9% l e l ;h e u a de crim. lib. 48, li(. 12, cop. 2, n. 19. A tale benigniti fece per altro il da ld o (itr I. un. C. de raptu oirginumj una iirnitaziooe pel caso che la sposa volesse recedere dal conLrart0 per farsi ilionacn e lo sposo l' avesse rapita per impwilrle oolerto puwo.

Ci dicono puro l' uno dopo I' altro i dottori che il. marito che rapisca ia moglie non colpevole di ratto ma soltanto di violenza: ma per trovare o d niarito i termini dello vlo-

lenza piinibile bisogna irnmnginarc delle circostanze cccezionali. Che si direbliu di uu marito il quale dopo aver s o g giacilito nel giuclizto di separazione promossogli dalla proprio mogiie procedesse a rapirla P La sentenza di scparazione facendo in lui cessare ogni diritto sul corpo della moglie, io non vedrei difficoll5 di trovarvi i tcrinini di violenza carnale se a cib fosse giunto : o altrimenti i termini del rallo nella sua geuuiua figura di reato contro la Iiberfb personnlo, io quanto il rapitore voleva costriiigere 1a don~ioa tnrnnrr! presso dl lui conle nioglle.

In quanto alla compIicitr2 nel ratto torna acconcio ripetere ci8 chu gid diverse volle ho notato (S. 477 e Cj. 1082) vale a dire che colui il qnalo a rtitto gia consumato, cioD clnanclo gi4 l' al~daziono della doaiia S cominciata (cI1B fino ,z questo momento avremmo solo un ratto tentitto) interveniie per improvvisa risoluzione a dare airito all' ultoriors ailontariaiz-iento della donna o ad ulteriori restrizioni della sua libertCt, presenta nua figura meritovolo di spocialo considerazione. Costui non O un ausiliatorc: del ratto, perch cluanttinrlrie airitnsse ei peri) sopraggitinse a ratto gin consumato, senza preccclentc conccrl,~: B un C O I C P G ~ Oa ~ C xioli ~ rigoro di termini, per le stesso ragioili: non un mero flztttotic; perchD non ag o1 Aiio di iligarin:rre In giustizia. Bia B vornmente riu cod.inz!ukoi.c dcl ratto (t).
(I) 11 rnllo dngli siiticlii scrittori noverossi corniinerncrile Ira i delilli siiccesslvi: 1,; ln i. o q/lcrent. !il, ti. 5 Fii r i<:

- t;>o n ;i C C i Q quaest, 10, ti. Ili l O 11sP e junlcre rriltlinellc tum. 1, puy. 585, ?a. S. Y a i s o n n e r i v e fexpfrre'pfl3.281 invece sostiene che i l ratto sia assoluiatucnte un d~litlo istnntaneo, seguendo ia ci8 a dottrioa di O r t o 1 a n klitrle~ilr tom. I , n. 756. Io giii altrove rni sono permesso dubitare di siffatta proposizione, quando voglia prendersi come assoluta. il momento della consumazione del raito si riconosce da tutti nell' abduzione della persona per fine di libidine. Condotta la donna per frode o violenza, ed a codesto fine, fuori della casa propria, il ratlo E consumato. Ma il rapitore all' indomani trova conveniente di trasportare la doiina rapita dal luogo ovc l'avea chit~sa nel d precedente. Ecco di nuovo la estrinsecazionc dei rnomenti coctilutivi di un ratlo. Questo trasporto della donna dal primo luogo al secondo & unf abduzione di persona :fu violenta : fu a fine di libidine non oncora sfogata : esaurisce dunque i criterii costitutivi del ralla. SarB egli un secondo ~aCto E E\ colpevolo dovr in conse? guenza punirsi come autore di due ratti, o (ripetendo la ipotesi) di tre, di quattro, di sei ratti, unificati soltanto per la dottrina della continuazione? Se il ratto si riliene in modo assoluto che sia un delitto istantaneo bisogna venire a simile conseguenza, pcrohb il diritto alla libert quantunque violalo daila prima abduzione ri~nasepur sempre nella donna dotata della sua pienezza e della sua violahilii$; 0 fu di nuovo vioiato con la seconda abduzione. hIa io penso che In siflatti termini dsbbasi il ratto considerare come un delitto successivo. Suppong:tsi poi un' altra ipotesi, e si vedri ad un tempo la importanza e ia di5colt di questa ricerca. Suppongasi cbe sia stata rapita una donna da Torino: di II condotta a Nizza, e da Nizzo a larsilin, Il ratto sar egli commesso in Italia, o commesso in Francia? Se il ratto un delitto istanlaneo, evidentemente I'abduzione della donna da Nizza a Marsilia costil\lirb in sb un nuovo delitto completo di ratto, perchh quella donna da Nizza a hlarsilia fu cnnclotla contro sua volont, a fine di libidine, ed in quel Btto si concreth una violazione del dirillo in lei petmiineiite allo. sua liberla.

- tisi

Le autorit frailcesi saranno competenti per giurisdizione propria e senza soccorso di trattati come delitto coinmesso in Francia, e puniranno I'ribduzionc da Nizza a Marsilia con le pene stabilile dal codice Francese. Se al contrario il ralk, 6 un delitto successivo pih rliEcilmcnle potrk disgregarsi Il seguito dal principio, La competenza ne sarh italiana, e non polranno conoscerne i tribunali francesi tranne per virlb di trattati, e come di delitto commesso in Italia ; e non potranno applicare che le pene italiane. Adesso facciasi un' aIlra ipotesi. Abdotta violentemente la persona fuori del suo domicilio a 50, 200, 1000 passi, continua a loltare. I1 rapitore chiama in aiuto un coiloscente che a caso incontra senza precedente accordo. Questi o per mercede o per amicizia lo aiuta. Sar8 esso un correo di ratto o di plagio? ii senso n o . rale risponde sulrito che si. Rla per adattare coteslo respanso alla formula giuridica bisogna domandarsi se il rutto ed il plngio sono veramente delitti istantanei P Dato che il ralto s h delillo istantaneo esso fu consinnato con 1' abduzione della vildinrn. 11 terzo che sopravviene non pub essere complice del delitto gi consumalo. Egli sosterr8 una figura adesa ma non coesn al delilto, a somiglianza del riceltntore nei fiirlo. Ma ci repugna al senso worale. Bisogna dunque dire che il ralto ed il plagio sono dclitli successivi e non delitti islantanei. D' altronde la scuola francese che tiene gran conto di questa distinzione, insegna 0110 il delitto di detenzione arbitraria B deliUo succe~sa'vo:M a i s o n n e u v e eapos pay. 28 la sqtte~lration illgale est irn dlr'lil S U O C C ~ G La , con~~ tradizione che corre tra questo concetto e lo affermare che il ratto sia sempre delitto istantaneo, ferisce a colpo d' occhio. Quale la ragione di cosl (lifformo opinione intorno a dile coiidizioni di ftitto colauto ~naloghe,e per le quali si ferisce la identica oggettivil giurldicn, ci08 la liberth individiiole? Se male non mi appongo ~ t ~ l mie congettiire le io penso che il disvario nasca da questo: che nel ratto e nel pl:igio gli scritlori i quali vollero dicliiarnrli delitti istnntnnci si ferriiasscro n guardare come punto essenziale e co-

stitutivo della consumazione la esirazione della ~ittiiiin dal proprio domicilio: parrni che a loro sembrasse essersi esaurita con~pletanrentelii offesa al diritto c~ilatidola vittim:t era stata tolta ai lari doriicsiici o alla sua libcrlri di frrtio, coi-iccfii: negli ulteriori oltraggi recati alla sua libert di diritfu non si ripetesse alcuna successiva criminosit;~.M allora non (10a veva egli cotesto argomento ripetersi ;inche in proposito della carcerazione? Rinchiusa una volta la vittima, la offesa alla sua libert di fallo 6 esaurita, come S esaurita nel ratto tostoch la donna in balia del rapitore. Krl prolunganrento della detenzione per ulteriori giorni v i una progressivit di spazio in ordine al tempo. Nel prolungamento della abduzione per ulteriori niiglia vi una progressivit di spazio nel luoyo (che nella prolungata detenzione non ) ed avvi ancora una progressivil di spazio necessariamente nel tcmpo. La offesa alla liberti di fatto si protrae e si ripete ad ogni miglio come si protrae e si ripete ad ogni giorno. Se In liherl di diritto si vuol considerare come non pi suscettibile a costituire una violazione criminosa nel ratto dopo che la libertti di fitto fu tolta alla vittima, perche non dovr dirsi 1' istesso nella detenzione? Oltre a ci egli verameute essenziale nel ratto 1' abduzione dal domicilio? Io per fermo non lo credo. Si trovano pratici che intpropriano il ratto caduto sopra donna mentre era fuori della casa propria: C a v a l c a n o de brncl~ioregio pnrs 4, n. 92. fila ci che i dottori dissero ad evitare la pena di morte non : sempre da accettarsi come buona teorica odierna. Se una donna e stala afferrata, imbavagliata, e condotta via mentre era fuori di sua casa, si ha bene il ratto, quanlunque ella si trovasse nei canipi altrui o in casa terza o nella pubblica via. Se si usa nel parlare del ratto e del plagio la formula abduainnc d a domicilio, si usa per riferirsi al caso e forma pi ordinaria, ma non per faro del uiolato domicilio un estremo del delitto. L' ahduzionc violonta e criminosa coiriinria qiinndo la vittim:~ non pi si muovc in quella direzione clie ella vorrcbhc seguirr, ma ncll:t direzione che le irnpono la forza altriii. li uri '

- 653 rlclitto corilro la libert perconnle. Un minuto di rincliiudiiii~ntocorilro volont lo concilrna corrie la consoiria irn passo di niovirnento contro volont. Quaudo la doniis pub dlrsi viuto i 1 , i 1 1 ~ forza che! la disviu C consumato il ratto; ui: deve atttwdersi ciu clir: il rapitore I' abbia cliitis,i nel suo ciistetlo: cliS :\lioril il riilto dovrehl~e avpr sen1pi.l: la sua consurnazione nel carcore priviito, e ci corifonderchbe i due tiloli e condurrebbe all' assrirdo. blu s e la Iiheri(i di fatto 6 tolta coei alln donnv rinchiusa coiiie alla douna vinta do1 rapiiore, riinnne per seoipre a le1 la libert di diritto che nuovilnlente torna R ledersi a d ogni tiioriiento ulteriore in cui si ripete lo stato di contradizione tra la forza che la wigncreggia e le dctcrrninnzioui della s i ~ h voloulh. Penso dunque che si l'uno conie l'altro realo debbano novernrsi fra I delitti successivi. E qual sia la in\port;inza pratica di questa dietinzione fra delitti successivi e istaiitanei lo riconoscano i giovani studiosi nelle due i~ppliciiziuni ctic? ho qui toccale della conipetenz;~e della coriiplici14. (&estioni sottili sono queste; le quuli io ~ i tiun presiimo (lirimere, ma soltanlo accennarne Io interesse e la graviih.

Sorge djsputa se il matrimonio del rapitore mn la rapita, nei casi nei quali esime da ogni pena l'autore principale, corne nei casi in cui procura a lui uiin diminuzione di pena, clebba estendere i suoi bencflzi anche al complice del rapitore. Vedasi V o is i n 17c l complicit yag. d53, dove allega no1 senu so sf:~vor.evoleal complice tlnu decisione della Cwte (li Cassazionc francese del 26 marzo 183-4; e nel sc~iso opposto SavorovoIe al complice una decidone ilcllu stcss:~ Corte del 2 ottobre 1882. I1 M a~ i io on e u v a (png. 102, 103) decide con tutta disinvoltura che i1 coinplico di ratto non pud sottrarsi

alla pns ordinaria per la iml1unit6 clic 3lilii3 ottcnato l' autore principnlc arnmogliandnsi coii In rnpita; senza prendersi neppure la pena 11i c l i ~ r r i i f . ~ ~ , la questione. Ci non persuade I'anirilo mio. iJrintiilll la Iegge ha condonato !a pena o i' ha ridotta n riit:no a favore dell' autore principale stic nh)iu sposzi::~ la rapita, sia per cagionct della presun~ibiwdi un intendimento meno pravo, sia per rispetto alla d:itn riparazione, sia per il favore dello nozze, una i n i moralitA che mentre egli passeggia tranquillo cfm la sposa, ed usufruisce la dote cos conquistata. gema per anni nel fondo di un carcere il povero vettnrino che scientenicntc lo ajutO della sua vettura per il trasporto della rapita; o il colono che gli presti, niolilcntancnrnentc una stanza di ricorcrn per guadagnare forse una ventirin di lire. E una vera imrnoralith clie non pu0 trovare ragione di sJ! tranne in un tratto di bt?lIo spirito clic proclnnii essere il matrimonio por il rapitore yna pena pii1 qrave che non b il carcere pei suoi complioi. Ma qanmlo il ratlo aveva per fine il matrimonio, l'mtore principale ha consc3guito mediante la effettuazione di questo la utilita clie si propoiicva r % ~ ' lungere con 1' mione delittuosa: esso ha ottenuto fl premio del suo delitto, nb questa pu6 dirsi una espiazione. E se la leggo chfade un occhio sul fallo rlpiuardo a lui, vuolo eqnith che lo chiuda rispetto a tutti (i},
(1) Qliest~ opiolone trovo confortata dall'autortth di B l a nc h e cinquilme ktude n. 324, pag. 365%

L2 pcii:ilit& (i) di cinesto il~llitti> 'inlporalura clir, G i u s t i n i a 11 o ( I, r i l r . C. t i+c~plu b vU.yitlut~~ ) spiiise fliio 5113 iricirte (2) si i! riclotta dai codici con1.uitipornrici ,? proporzioiii pii1 uiiti. I1 coilice Tsscc?nci ( :irt. 28 4 ) priiiisce il ratto col carcere da uno a qiinttro anni se 1' . ' ~ ~ I I S Q donna non avvenuto ; della ( 3 qriaildo clucsto sia avvenuto :tppIica la pena delln vjolcriza carilalo. Quale 1: stato il concetto a cui si ir1spir:ito il codice Toscano con quest~? economia tli pennlitb? EviJu~iCetiientequello stesso su1 qriaLb il) onlilio In teorica del ratto; quello ci00 che il iantfoclrinudn non i? susscguitu da attentato al purli~rcnon il che un clelitto contro la libertk indiviiliralo: c che quando e sasseguito da quello non rblre una fijrriin di virilenza carnale. I1 codice Sardo (:liat, 492) l~rii~iscr, ia:tttc, c m la ilelegnaionc estcnil ilil.iile :iii ntini dioci : (v1 applica poi ( art. 406 ) le livr~ei l ~ l l octtipro violonto eccresciate di un grado ((iiaiitlo il rnt,to sia stato srisseguito da questo iilf i!riore ilelitto.
il

(I) f,hinnl() alle rienallih del ratto presso i popoli antichi vcilnsi ' ' n r i is s c 11 Cttldes sicr 1' hislnlrr dti druit criili ~ i r i s c l 1~01. dppentlicc A , CB!). 5, 9. 6, prrg. 209. E sulla 2, jii~.ll:i~itii P01113118 pu COOSUIL~ITS~ C:i n ! P p i O t e r ii c r m a ril ri o o!)sct'?~otintiesjitris Blivwd pog. 519. (11 [,o Icsgi hnrbnricho si contcntnrorio rii generalo drlla i ~ o i i i ~ i o s i z i ~ prciiiiiarin anclic pcr il delitto dl nl f t c g p !ir lo .*i#li(,a tit. 1 9 lcggc riliirarin !il. 3.1: W a l t o r Corpuz jrlr. ymetuau'. ~uiliqt~i, nerolini 1824, tom. 1, pors 3 , p*(). e1 171) :i$l;i'avnndo la multa secondo i l riumcro dci 21

rapitori e pel concorso delle ~irrili.Secontlo :iiciriii birrthcs eccezione n quesia rriitezza la legge dei i'isi~oritthp ,~rlo [ I ~ nioue loro lo avrebbe puoiio (li IIIOT~P. 313 r i a e ~ r i ~ r .11~ ~ ~ J ~ testo deila legge Visigota nel \\.'a i te r (ccrrpuu j a r . C;rrlrr. trriliqiti, ront. 1, pars 2, yay. 474) trovo che a~icltequtx-l*i l e g e noil si difurigava daile pcndiii;t pecuni.iiie, e ~ . o l i ~ i i i i i * quando il ratto fosse staio 5us~r~;uiiu ddllo ?;tupro v i n w u i i geva la fl,rgellaziona pubblica, aia non In spiiiseva fiuo dllh* peoa di rnorte. E quesio rni pare chiarissiriio, poicii;~ i1 Irsto rnedesiaio ordiua che il c o l p e ~ o l e di rallo hegtiilo (l i stupro sia spogliato in perpetuo della sua ingeriuil, coilspgriato :n serviiu ai pareoli della rapiia, e siagli per sempre iatcrderio il nlutrimouio cou la medesima. Dispocrzioui lullc ciie d.ivvero non lasciano curnprcridere come siasi potuto J J :rlciini tiiodcrni scritlori spaccalare la idea che i Visigoli ptrriissero i l ratlo di morle: in questa guisa la sluria dilla I)[.oa di riiorle non si fabbrica coi documrnti ma sul Parnabo. 4)uesta severilk fu modificai~dal F u r r o Jusy) f l i b . 3, iir, 5 , ley 1, 5. 12) che ridusse !:t. pena alla futigazione : rii;i il Fuero Real flilr. 4, t i f a 10, L c ~1 ) porti) la pena alin niorte ; la qual peoa fu conservala diilte Pnrtidar ( p . 7, ti[. 30, li??./ 3). La Caroliaa fart. 118) rlunl in on solo deltato la previsione del vero ratto con qiiella del ratto improprio, ossia della fuga della donna dal mnrilo o dal padre, e st ne riinise per la sanzione al prescritlo del giure civile. Lo che fece opinare doversi m:intenere in ambo i casi la peni1 capitale: B o e h m e ro nreditat. ad ur1, 118, C. C. C. B r o w e r de jure contiubiuli lib. 2, cap. 23, n. 28 -K r e s s a d a r t . 1 1 8 , S . 2 - - C a r p z o v i o q t l u e s t . 7 5 , n . 68 h1 e i E t e r principiu $. 318. La qual pena si mantenne fili0 alle moderne codillcazioni anche nella Svizzera, dove (come altrove ho deiioj fu spontaneameoie accolta la Carolio~come stnluto penale : S c i g n e u x abrgd dc jurinprudcnccB eriminelle cop. 57, pt~g.243. 11 ratlo era delillo capitnlc anche per le unlictie leaf del Portogallo fosdinnnze lib. ti, !il. 18 i a princ. 3 ), lo Francia la ordinsnza del l(j70

- ( 6 7 -f li!. I . r1r.L. I l j coiift.riiiL IU pena c8ipltale coiilro il ~ - ; i l; ~ ( Il o u s s e ii u d d o I ;i Co tu Li e rliiircu c7'iiriinclles pny. 10: rcl i? notiiliilc la ordiriei~zti di 01.leiitis del gciinsjo 1560, ovt. si conslata clie iiiolti otitnprario per favore delle coi-i deiic. ferlres de cncliet iii viriii delle quali salto 1' autaritt reale i%iipiviinole dorizclle: ttile abuso fu colpito da qucll:i ordiiiirnzu, dis~)onendodoversi procedere per ratto r~ialprado I;i [i,iieiiic rcsi;i; provvcdimento clrr dovette rinnovarsi nelI' :iri. 281 deliii Oitliuiii~zadi Blois del tiinggio 1579, Di morte ]wrr puiiira~i per :iltri diritti stutul;lri e consitetudiiiiiri: slfil~lur~) Cnt-rirrirte 16 an!ytreli 1574, lib. 5 , ctrp. 40 sialitttcin Jfirssrie Alberici III lib. 5, cap. 22: nella qii.11 fullr il rigoi'e di qitelli st,lliiti fii coiiferrnatlr d:~lla le;gr* ilella pietosa Pcatrice D' Esle del 7 decetnbre 1815 5. 22, 11. 2 - Dr! h1 e a n r i l ~ s e ~ c c r ~ i u n e sju8 Leodi~n.siurrt nd ohselaC h ; s s a n e o in cotiatettrd. Ilirrgitndiae l i [ . i utrt, G81 (le j t u l i e e s , n, 45 yuy. 71 : ovo nola una csrcuzione capitale coiisiiriinta il primo fcbbriijo 1436 i u Fnrigi per un ratto ~]iiuotutic]uo non susqeguito ilci cupnlo. E irivnno a niitigare t.rnto rigore i pratici Irnrnngiiiavaiio dictirizioni e li~riilazioiii cjunle fii qiiella di I p p o l i t o d e M n r s i l i s nei stioi singol n r 2 {sisy. 74) il qriiile poneva come estrenici della pena orr1iriari:i In \rcr:;iriitli della donliti, 8llegriiido clie lo nvpre la feoliiiiiiii gib coiicrsso i siioi Li~.uri ~d 1111 altro inducesee presunzione di ;ivci.c iicconseritiio iinche nel rarlo : invano, io dico, lierclia i~iic~sii teiltiitivi aveviiuo rarrrneiite plaiiso dalla praticr~ Iri qiiesto rciito clie nei passati secoli si guard sempre con 1111 LKIIO iioicvolissirrio, Vuole pirre avvertirsi che in geocriilt* le Icgislii~ioiiidei ~ c c o ipassali colpiva'tio iiidlsiiniaiiienie tli iiic>ibciinclic il riltlo Ltiiprol)rio: r dolio cih la storia ci reciiiifcsln Clio i rntli eraria allora per ogiii dove frcqiienti~sirni :iltr~ltanto iliierilo ~ 0 ~ 4 0 1 1dirsi rnrissiiili ai gloriii nostri. 0

l)l<',I,GICCOXDO fOI'T'SlE:, F; I)I:I,I,A TERZA CL,IE65

I N D I C E
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R U B R I C i I E
+C - v

CLASSE SECONDA

C:hi.*.

l ." li.?c/~>lt e i:citlt~iiutoclclln classe g. 13RB G.w. 2." Dci rlcliLL2 coi yzinli si o ~ c ~ d c f l diritto che ha l persona a vr~ianua& cure altrui $. l370 { !.W. t(." Delitti crint?>uZ a iritcgrita

t c

1375

1-1

13IW

rklia persona Lesione ~ ~ c r s ~ n n lsucc essenza di e c,

fatto
(:AI-.
(:AL*.

. . .

....

-1."94?!/21~ lesione personale lVzro cl~~ttzel~to intenzionale 5 A%'!I?~C Iesione personale O .

fi. 2393 u i408

S.

1408 a 14 17

Criterii misuratori deEla sua yrrnrbttit politica . . . g. 1428 a 1433

CAP. 6 St-gi(t~lesione personale O .

C,ri*. f ." .%?gue lesione

I4GT personale Xl)ecidil del grado i% que.sto reato . - - - . S. 1468 a 1472 CAP. 8.' .q~g?telesione personale .c14(1 ~ ~ c n a l i t . - . . S. 1473 a 1177 CAP. 9.' Delitti Cui quali si r)/PYscle In

Critorii misuratori deUa sua quantitci naturale . S. 1434 n

Tit. 1." Stupro . . . . . Tit. 2.Ticrlcnza carnale . , . S. 15 12 Tit. 3."Oltraggio violeiitu al prlore . . . . . . 5. 171j? CLASSE TEIiZ.1

plidicizia i~divitlriale

. S. l i78 n . S. t4S! (4
(L

I I*(, 151 2 1 Il

l :,l:

1 Idea e contcnrito clella classe S. 4558 a t ; il ( C',rr~.2.' Violenza privata . S. i502 n 157.) l'.li1. J innccc f3.O f . S. 1549 a 15X!) I:,rrl. i." Istigazione n ilalinquere . S. 1.5!10 a 160'7 (;,\P,5.V~oalizioneindustriala . . 6 . ifiO8 (1 1 ti?!! CAT*.I;." Apertiira di lettere . . S. !G!30 a iG3i CAP. 7.Tivelazione di segreti . S. 1638 a ItiSJ CAP. 8.' Violazione di domicilio S. 1651 n 4 662 C,w. 9 P k o . : . 5. 28$3 a i683 (:.\I.. 10.6 Ratto . . S. 1684 ccd fin.
C.irl.
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