Sei sulla pagina 1di 63

Una sentenza che non dia sfogo cocrcnte P.

completo sia alle qaastioni elevate dall' accasa, sia alle (leduzirini defensionali (si in fallo come in diritto) i! nulla nei primo casi) per denegata giustizia, e per conculcata difesa nel sccondo.

Quanclo la soutunza emana, non da un solo giudice, ma da un collegio, nascono tre impo~'tnnti qiiestioni 1.O se debba esigersi la ullalziniitk ?,.O clie debba dirsi in caso di parit - 3.' elle del~badirsi in caso di scissura i~ piic cli due opiniolzi.

Pnrar~ RICERCA - fl sistem: della una?1itrrit fu sostcnuto in Italia da B a r b rt c o v i , cho, profiose una minor:izione (li pena in casa di discordia, sulla ragionc che sci rrieno uno non potcra essere ugi~alo a sci: fu propngnato iii Gerrriania dal S o ii n (r 11 f c I s, clic ammise la ~ ~ r c ~ a l c ndella ~naggioritancllo quesliorii xa [li diritto , niri. nella qucstions di fiitto [ri'opose in caso di clisscnso in susI~ensiotieclc!l giudizio, sulla ragiorir, clic la uriit(2 aruralc o roibeitiart, costituita (la1 collegio, non si era aiiclie liroriuiicitita: o fu cnlorosarnentr difeso in Jngliiltei.i.ir d:i 13 c s t in nrio scritto piibliliCGO nel 1855 d:dln iiisipe sorict giuridica di Lou-

- 604 {Ira. Il metodo della unanimitg rigc iin Ingtiiltcrrn, n ~ f . Biicato di Bruilswicli ,e agli Stati Uniti 3 e si tcnth pii1 wIte di stabitirlo in Francia, ma cori infclice risultato e breve durata.

La prevalenza della maggioritia si sostiene osservando: 1.0 che anche la unanimit non gunceritiscc, da iln errore giucliciario 2.O che esigere la unanimith apre troppo facile via alla impunit .3.' che C di uso generale in tutte le deliberazioni riconoscere la prevalenza della maggioriti. Questo sistema t! generalrnente prcferito dai legislatori contemporanei.

SECOKDA R~CERCA - Posto cho la unanimitir, non si esiga alla condanna, che dovri farsi in caso di parit dei suffragi .t Assolvere: perche la umnnith lo esigo. -4ss ~ l \ ~ c rperchl: due qnanliti cguali si olidono, c danno e, un risriltato ilregalico ; mentre l' accusa per vincere la presunzione d' innocenza, deve avere s suo favor~,un risultato affemralivo. Questo 8 cib che volgarmente dicesi prevalenza del voto di Jfinerva (i).
l )1 origine (li questo bi*occardo ser1:isi C o o c c j o ciiss. 56, vol. 'L C r n m r. r npicsc. 2 8 , ~ ~ ~ 1 . D o c C l P r Q 2 nltri ; che confutato I' crrorr di AJ r li rrliss. 5, ??O[. 1 , si o , din~vstrano il voto di 4lincirvn n 4 qiudizio di Oreche slc vcnna a coslitiiirc la parit, non a vincerla.

TERZI BICEROA Assai per&lcssa la formula per trovare il giudizio obiettivo preralente nel caso di scissura del collegio in tre diverse opinioni. Questa ipotosi di cui ricordano esempi pratici P l i n i o , G e ll i o , P o l i b i o e Q u i n t i l i a n o , facile e a riprodursi. Di norc giudici (per esenipio) tre opinano per la pena di morte, tre por lo esilio, tre per l' assoluzione : oppure quattro per la morte, tre per la carcere, due per 1' esilio.

Q u i n t i l i a n o (declam. 36s) insegnb che nori dovesse guardarsi alla severiti o mitezza dello opiuioni; ma dorcs~eprevdcre quella clie avea merto contraril, fosse anche la opinione per Is morte. Cotestn formula si prese a dimostrare rnateniriticanieute dal V I o l f i o, sul ~lrin~ipio le qiiantili d'fermntivo non potenilo che somrnarsi perchb eterogenee, dcvono sommarsi le. negalive; le quali come omogenee si prestano a somrrin. La formula llrolfianri, c l in ultima analisi i In san~ ! zioric della maggioriti relatim, fu riprotlotta modernanitrito dal C r a m e r , c1ie si vnotb di avcr por1ato la cvilleiiza su questa difficile questioric. Ma essa non scioglie il nodo quando vi sin jjcrrit fra Ic. divergenti : ed ha poi il secoudo difetlo di csyorrp n ccinilsnririrc a morlc con quattro voti contro ciiillue.

I,' E r o d i a (rer, j i d , 3, 7, 279 ) iricc;!nii, anciii come pratica da lui osservata, ctie dovcv:lnu tenersi fcrn~cIc dile opinioni estrolic, e costriugcrsi qiii;1.ili c112 tenevano la opinianc media a gettarsi s u l l ' u ~ ajelle a!tr'o due. Ma qnestr> metodo imita la spada di -4iessri1rdro. Risn vi 4 rliritlo per coartxre In liberti di tre rntnriti piutbostcichC: dc$i rillri.

Z i e g l e r risolvette il problema rinvinndo al trlino la ~fecisioni:. Con ci6 si converte in atto di ar.l)itrio un atto cfic deve essere iii giustizia. C poi se Io Slato il retto esso pure dn iin collegio, e ancht! questo si sciride in diversi pensieri? Il nodo irisoluo,

I\ o r s e t o ed altri rcpcteriti si~gerironnctic si prendesse la media pnq~c~rziortul~. questa liallills iifa ril'roclinzioiie della tcorica deltatrt dal S a l i c (3 t o nelle materie c<ivili,non Irs utiliti pralica clunn(lo I:r rlirergcnza non cade sulla quuntith (li una identica pena, riin su divcr~especie di yenalilti.

- 607 sta forniula (tratta dalla 1. 27, 3. 3, de receptis) dk un risultato quando la divergenza cade sulla qzlanlitic di una stessa pena, niente risolve ove cada su peiie di specie diversa fra cui nulla cotllune (2).
(1) Dc jure belli l&. 1 1 , cap. 6 , 5.13. - et Jlorust sprsiu cid leg. 27, 5. 3 , ff. de ~eccplis. (2) Yedusi S c h i l t e r exerc. 12,s. 20 N c r i o AnuZect. 1,30,,i,r TIhes, O t l b n t a i s vol.2,pay.564- Hubero de jure otvital8 5, 2, 0, 5 G r o C n e w e g e n de 1 ~ y i b . nbr. 4, 8, 95 - V o e t ad prrlid. 4, 8, 19 - B o s c h d c disso~iisjudiczmz soite~lliis,cap. 3.

C a r i g n e n i tentb riprotlurrc il concetto (.li C r o z i o , rettificandone 1s formula ; col dire che dovea prevalere la maggiorit implicita. Ma il mutato vocabolo non declina le aritiche obiezioni.

Allri soslitui la fornlnla clie dovea prevalere la maggiorili si~~lpnticcc Rla questa. formula ha un sooso (1). soltai~tu qilando fra le tre opinioni siavi quella tlol1' assoluzioue; perchP allora potrA trovarsi ron veriti nei giudici clie volevano assolvere (,e ciic dalla m q gioritit ssorio costretti a coridannar e) iina simpatia inaggiuro per 13 per2 pii rnitc che pcr I' altra. hla quando In discordia cada sii tre diverse ccindaiine, nori vi h criterio pcr cleteriniriare in sinrpatiri maggiore fra O ~ I -

nione e opinione. E I~OFB piire sia trnvzto ~OtcitO, non vi ragione per disprezzare una olrinionr f.iiittusl0 cire I' altra. Jlentre 1s formula di Q u i n t i l X a n o e ili \Y o l f i o riscIiiava di'far prevnlcre 13 o~iiniunc!massima, ossia la pii1 severa, le formule della prevaleliza di eiii che vi C di r o u ~ u n c ,di cib che vi i! (1' inlpliriro, o di ci6 che vi 6 di siri~patico,tulte tendono a far prcralere la opinione rnrdia. ?iIa DOU si $3 C O ~ I prenilere, ni! si all~litnda alciino, il prilicipiu rcitc;9nnlc di yiusrizirr per cui si debbano coririun::crc piiitti~slo i voti iirfitizi coi mcdj per andare alla Iicri:b m c r l i ~ di, quello che i voti nierlii cuu gl' irilirni per ~ ariilare alla ~rzilriva o i vuti medj cui r~$nssin~i iter andare alla nlassimtr. 111 lutti qucsti conati io non vcggo in faccia alla giuslizia che una formula arbitraria.
( l ) Tedi 11 u L e r 6 de jrwe cit~iiolislih. 3, .?cct. 43, cnp. 6 , S. 4, 5, 6. C o c C cr j u i r r C'rllitititrl li6. 3, c/rli. G , 9. I!), til. 9 : In citi 1cciric:i si l'ou+l.i .;.lIli osscrv:irc clir Ic riceilclic dei Colicxio $i ccindoiio iu due pieti : 1." si ccrc:i sc I d~1!11-, ,satu 6 reo: 2 . 0 SI C C F C ~qu01 piJl&a rrrcrili.

La procedura toscaricl (Dicliiarrizioni r, Istruzioni ileI O ilovcm~re 1838 art. 493 ) creilette sciogliere il riudo, ortlinarido clie prima si ninndnsse a w,ti la apiniotte piic sel'rra , 1 ~ 1 1 I;t ~ m d i a , ialinc 13 piit 9)iilv. c J1;i supposto clre nci votalili 11on sia elssticili di coscieriza, nia con~irizionc~lcllugiustizia tlcl loro volo,

noli

puii la legge imporre nella scconfla votazione ai

giudici piu sereri un voto difforriie dalte loro convinzioiii, Capisco che i ] ~fatto i giiidici finiranno col porsi ' accordo. Ma iu cotcsla previsione era inutile clie tanti dotti surlassero per trovare la soluzione scientifica del problema. 1 problerina stesso presuppone per 1 natura sua, non la discordia di un prino .pensiero, per consecutiva discussione conciliata; ma una discordia tenace e perseverante, perchC coscienziosa. Ed allora Ic siiccessive votazioni bench ripetute all' infinito, niente concluderanno (l). Eisogna, in una ~)asola, che la legge non finga di sciorre il nodo POI dire ai giudici che si pungilo d' accortlo: nia che lo sciolga essa medesima col decidere cosa deve dirsi quando quelli si mantengano discordi.
(1) Anche la procedilra iia~~olciana art. 491 adotta 11 all' sislenin dcll' E r o d i o , ciok la culizione dei voli o pi severi , o riiinuri di riurilcro. RIa alrrierio risolve i r i cliialolic riiodo il problema con prescriaioiie posiliva: poiclic ivipone iii rdissenaicnti o ylh rigtdi, o minori di nuriiero, di votar^ per. un:( delle alf,rc (11ic. oplniooi. perii scniprt: vero che con questo metodo vi 1! li) coiabin:i%ione possil~lle.che uii

reo n

cili

la ninggioritii

nolla prinia votoziirne volea salvii

la vita; cslsosto a nuova votazi0t.w per In discordia (li queilii iiruggiorit intorno In specie o qi~iiutil~i della peiia , vcs$i

dalla riuova votazione sorgere iina maggiorita per 1ii peii:i li morte. Caso difffcilc: rna che pure Iia la sua po~~i1)ilitii nella le;ge.

Altri legislatori finalmente adottarono i1 precetto di P a01 o (leg. 38 ff. do ie jud.) (1) il rluale insegnc) d iloversi preferire la opinione pih mite. %a anche quest3 formula, ove si accetti in modo assoluto, porta nllJ assurdo: perch se tre giudici si pronunciaoo per la inorte, due per la detenzione a vita, e uno per lieve pena correzionale; ne avverr che quost' una, perchii piu mite, prevarra sugIi altri cinque. Certamente nel difetto di un criterio razionale che determini per giustizia la prevalenza di ~111'opinione sul1' altra, & conveniente clie s i ricorra ad un criterio di equitu, coi Br prevalere la opinione che si appoggia alla regola itb d'ubiis pro reo ( 2 ) : parloche se dar prevalenza alla opiniono piu severa B liarbaro ; se darla alla maggioriti relativa anco quando 6 pii severa, B mostruoso; se darla alla opinione per la pena media h arbitrario; se ricorrer0 a caazioni, o intervento di principe, b un violentare la indipendenza della giustizia; la prevalenza della pi mite opinione ha almeno [in canone di equith che 1 sostiene. Ma 3 cib non ostaate essa iion deve condilrsi a conseguerize esorbitanti.

(1) Concorda crrp. 7 de al-biiris in srxto N e v i o rrd j i r s licbecense l i b . 1 , tic, 1 , aT1. I l , n. 35, 56. (2) riotubile il niodo col qi~ainespriiiiavn cntesto prin-

&.

ci~io Cui~lomagIiv~ i c isuoi Capitolitri f i. 7, si riscntc della viva fede religioia l'li cjritli

ctip. 386 j Essn . t ~ t i i p i i i i a coli,

- 6ii tiene una subliine verith: voi non dovete (epli dice al Giiidici) condannare un accusato sopra presunzioni e semplici consetture. In caso di dubbio dovete lasciare quell' ilorno alla ~iustiziirdi Dio ; e dovete tener per ieriiro , che poichl. Dio non ha permesso che voi siate complelamente illuminati sul suo delitto, ci un segnale iafaliblle che Dio non i i n voluto che c~uellricolpa sia punita da voi, na ne ha riseivato la punizione a sb Stesso.

Accetterei pertanto come regola assoliita la prevalenza della pena pi beuigna, nel caso che le piu opinioni difformi avessero ciascuua ugual numero di suffragi a loro favore. h3a quando vi fosse disparit di suffragi, disprezzerei tjilella che ne Ita mcIio per sb; e sceglierei la piii mite fra le due rimanenti opinioni.

Compiuto merci.. la sentenza il giudizio, B doveroso o coweggerlo se vizioso; o eseguire la sentenza stessa. La correziolte ciella sentenza criminale pu essere rictiiesta o dalla sostanza, o dalla forma. DaiIa sostailaa, quando si yrctendn che la sentenza sia intrinsecamente erronea. In tal caso yub procurarsi la emenda della ingiustizia, o con I' appello ; questo apre il corso a nuovo giudizio integrale, ma perb no viene geueralmente nogata la convenienza nello materie criminali ( specialmenle nei giudizi gravi ) per ragione di pubblico ordine: o con la revisintre, la qualo pii1 spesso si liniita alla censura del ra.

gionmiento che ha dire110 la prima scntcnza, seaza rinnovare il processo : o con la ~.nssn:iw~e quando : la seritcaza, non censurabile nella parte dcl filiio . lo

sia nella parte del dtrilro. Dalla forma della sentenza nasce il liiso:tto della emeads, quando si ammetta il siio annu1l;irnerito per violazione del rito procedurale. Fel qual caso il triliuuale che cassa per violata forma, non emette alciiri giudizio sul merito della rjuestiorie. La convenienza di ammettere uno od alleo inetatlo (li emenda di una sentenza viziosa e jncontrasialiilc. Ed i: pure evidente clie tale emenda non pr~b deferirsi agli stessi giudici che la pronunciarono, come si ebbe il coraggio di fare in Francia fino alla rivoluzione.

La esecu:iorte della sentenza deve ossere specialmente affidata dalla legge ad iin j J ~ f i 1 / ~ i c OufjTcinie. Questo ne1 sistema misto e! il yubl~lico ministero. Le sentenze o siano assolu~orie o sieno cundsut~iat a l m i e ,devono eseguirsi prontamente. Ogcii rilardo i~uanto alle prime i? una ingiustizia a ~iannodell' imputato quanto alle seconde ii ritardo nuoce al puhl?lico esenipio; ed anche riguardo al condannato accresce ingiustamente i suoi dolori. Soltanto ragioni speciali o di giustizia, come se penda s~ipplicaper grazia, o app'llo ( I ) - o di urna~~it, come in cati casi por ma1atti:t , demenza, gravidanza, del condannato o (li religiotlc, o di alta politica, possono condurre a sosperiderne la esecuzione.

(1j Ricorda M n r l i n e z uri giiidice di Spagna tultorn vivente ai suoi tenipi ( l S 4 8 ) che tisavn uvdinnre la csecuzioar della condailria n nlorte, nggiungencio la formula senzrc pl-egi7cdi:in dell' ir]i])elIo z't~terposto dal condrr?t~atlto,Sinlili in~ruanilu olfeiidono non solo il cuore ma aliche la rnjione. Ovurique si aniuietta un rimedio correttorio della sentenza criruinrile (o ordiaario , P straordiiiario che sia) l'uso del inedesimo per parte rlcl conrlantiato deve socperiderr di pieno diritto la esccazinne della concliinna.

Fin qui sono concorrli tutti gli scrittori intorno ;I tali cause di sosl~e~tdcrc esecu:io?ke di una sentenza In condennatoria. Ma ve ne sono elleuo altre 'i Gli anticlii crimjnalisti non t~lovociie no conoscessero di ulteriori. Bla una moderna dottrina, insegnando il sistema dclla lilicrazionc provvisoria, viene ad introdurre una quarta causa di sospe~tderela esecuzione di una condanna : causa che pii0 dirsi la correzione. J seguaci della scuola c;orrcwionnlista spingono a diversi gradi le loro speculazioni. Alcuni recisamente pon,aono caxnc principio che l' i~nicofine della pena sia la eme?~du del reo; anzi in questa sola trovano il fondamento dell:r IegitlirnitB del giare periale: altri con un eclettismu impossibile ( poichb i! inipossihjle congiuugere le idee di punire e di fare 2111 bc1l~fGz00al colpevole) congiungono il f i ~ z o della emenda, al fine dello esempio. Allri recisamentc negano che possa la sociell infliggere pene perpetue (1) ~ierchk avversano la corrozione, o mostrano disperarne: altri si contentano del metodo della liberaziolie rrovrisoria. Eui abbiamo gii

(S. 655 nota i ) espresso il nostro pensiero su questo novello sistema: ma qualche torta interpetrazione della nostra opinione ci forza a formularla di nuovo. Noi ammettiamo che la societ abbia il dovere di tentare per ogni modo la emenda del colpevole; ed ammettiamo che come strumento a tale effetto essa debba profittare del tempo della espiazione della pena per agire efficacemente sull' animo del condannato ; come suo debito di operare sempre a cotesto effelto sull' animo di tutti i cittadini, salva per sempre la libert individuale. RIa ci che noi neghiamo si che questa immensa serie di azioni, a cui la societ deve adoperarsi indefessa pel miglioramento dell' uomo (ultimo fine della consociazione umana ) appartenga al magistero penale. Noi non ammettiamo che la giustizia penale debba deporre la sua spada in faccia al delinquente corretto. La pena deve essere pena. Non gia perchb si punisca per il piacere di punire, coine fu argutamente detto da alcuno che volle porre in ridicolo cotesta formula: ma perchi: il filze della pena i: di riparare al male politico del delitto. 11 delitto ha intimorito i buoni, incoraggiato i male inclinati; la pena deve rialzare il coraggio dei buoni, deprimere l' audacia dei perversi. I1 diritto negato col malerizio deve essere riaffermato dallo stesso colpevole col subire la pena. La forza morale oggettiva del crimine deve essere neutralizzata dalla forza morale oggettiva della pena. Ecco come noi concepiamo il fine della pena. E perchi raggiunga cotesto fine, la pena deve essere un male (2) (poich la sua forza ~worale oggettiva non pub essere senza iin rapporto

con la sua forza fisica oggettiva) e deve essere certa. E cosa intendiamo noi per cerlezza della pena gi ( 5. 64.2 ) lo avvertimmo. La certezza della pena non sta solo nel pi o meno facile discoprimento del1' autore del delitto, o nella pi o meno facile condanria del medesimo. Essa sta in questo che la condanna pronunciata faccia sicuri i cittadini tutti (o buoni o rei) che essa sar realmente eseguita; e non si risolver in una vana parola che dileguisi al vento o per protezione di fautori, o per debole piet del governo, o per artificiosa ipocrisia del condannato. Tale, e non altra la opinione nostra: alla quale aderiamo, non perch non si conosca da noi cosa significhi emenda del reo (come piacque a taluno di dire) ma perch noi stimiamo prevalente e assoluto il debito che ha la societh verso i cittadini di punire i delinquenti : secondario e relativo il debito della societ verso il colpevole: e perch la esperienza ci ha mostrato con quanta faciliti da alcuna sorta di colpevoli (specialmente da quelli appartenenti al sesso ipocrita per natura e gran maestro di finzione) si venga a simulare pentimento e correzione, anche nello sola speranza di un alleggerimento del peso della pena. Or che sar se si pone per regola che la pena cessi in ragione della enienda? La penalila, non piu nella mano del giudice, n della legge: essa nella mano ed arbitrio dello stesso colpevole. Il bambino capriccioso che apprese una volta come col piangere si ammollisce la severit paterna, seguita ogni sua voglia senati piu temere il castigo: perch sa che il castigo si evita col piangere.

- GlG Qual t: d' altronde la emenda che ruolsi raggiungere con la pena? La soggetlivu o irttrriore, oppure la oyyetliva o esteriore? La emenda soggeltiva non puD mai dalla societa accertarsi : solo Dio pu Ieggere nelle latebre dell' animo umano, e scorgervi la leale abiura delle viziose propensita , 1' affetto sincero ridestatosi in quello per la virtu. L' uomo benchi: vestito di porpora, sar il piu delle volte ingannato : e piu spesso e meglio ingannalo dai pi scellerati. SicchB se 1' autoritk sociale deve procurare anche la eirienda svggetiiva (non del solo colpevole ma di tutli i cittadini) non pub per altro sull' afferinazione della medesima radicare una decjsione qualunque : perclie tale affermazione non pu mai essere positiva per parte sua, ma unicamente congetturata dalla emenda oggettiva, ossia da cib che mostra la condotta esteriore dell' uomo. D' altronde pu egli seriamente affermarsi che l' autorit sociale abbia neppure il diritto di esigere la cmenda soggettiva? Io ne dubito. Ed in certi casi tengo come positivo che non ne abbia il diritto. Vi sono di quei reati che tengono ad una convinzione dell'animo, ad una fede o religiosa o politica; la quale per quanto si possa deplorare come erronea, non ha niente in s di vizioso. La emenda soggettiva in cotesti fatli non pub esigersi senza conculcare la liberti di coscienza o la libert di opinione. I1 partigiano del governo dispotico, e del diritto divino, che si conduce in carcere per manifestazioni contro il governo nostro, non potri dirsi soggettivarnehle corretto, se non ha rinnegato le sue convinzioni. Lo stesso dicasi del liberale che si ponga in carcere da un governo dispotico per

-Gli causa di scritti, oli atli tendenti a promuovere I' alItiazione delle dottrine in suo cuore radicate. Ha essa . il diritto la socieli di esigere questa e~ne~lda? . . Di esigere cio clie il realista divenga liberale per fede di animo, e il liberale realista; come vanta il diritto di esigere che il Iadro si persuada che fa male a rub ~ r e e colga in aborrimento il rubare, e converta l'ani, mo suo alla piu splenciida fede del diritto di propriet i ? Io non credo che neppure coloro che pi si currano alla idolatria dello Stato, osassero oggi proclamare cotesti diritti; essi che con tanta energia lottarono a demolire la idolatria del diritto regio. Io lodo nell' autoriti sociale il desiderio della enienda soggettiva, che come desiderio 6 libero a tutti: ammetto pure che essa debba procacciare tale emenda; salva per0 sempre ( come sopra ho detto ) la liberti individuale: non le concedo il diritto di esigerla. Penso che essa non abbia n potenza n diritto di imporre al condannato niente altro pi che la emenda oggettiva. Esigere cio che egli faccia proposito di conformare in avvenire i suoi atti esteriori alla legge, e che uniformi a cotesto proposito le proprie azioni. Vale a dire di non piu ( a modo di esempio) ledere 1' altrui proprieti; salvo a conservare nel segreto del suo cuore la pi religiosa aderenza alle dottrine di Owen, o di Proudhon, se a lui cos piace. illa Ia emenda oggettiva come pub essa. manifestarsi dal condannato, fincti ! rinchiaso nella sua cella? . . .
(1) Non tutti gli avversarii della pena perpetua ragionano la loro ostiliti a cotesta Itcna sui principio della enzcridu.

- uis Avvi chi vorrebbe proscritta la pena perpetua per la uiera eccessivith del suo rigore. Su queefo proposito mi piace iiotare un fatto singolarissiino. Quando la Spagna lanciatasi nel 1831 sulle vie del progresso, intendeva a correggere la sua legislazione penale ( non barbara quanto quella delle ordinanze di Francia ma tinta pur troppo del colore dei secoli passati) e il nuovo progelto di Codice dettato dalle Cortes circolavasi alle magistrature per consiglio, la Corte della Nuova Castiglia pubblicava ( 1822 ) le sue osseraarioni su tale progetto. La Corte pone questo principio che la servit perpetua della pena L' I N REALTA' ?&nmale maggiore della morte. Quindi propone di abolire le pene perpetue: e seguendo cotesta idea, a molti dei pi gravi crimini, pei quali il progetto delle Cortes minacciava la galera a vita, propone sostituirsi la pena d i morte ! Questo pensiero; che non gi rin volo fantastico di privato scrittore, ma un voto solennemente emesso da un rispettabile collegio di magistrati; non soltanto notevole per la singolarit delle applicazioni: esso meritevole di essere meditato da tutti coloro che studiano la questione della pena di morte, come fatto per cui mostrasi ad evidenza che la convinzione della prevalente gravit della reclusione a vita sulla morte non una opinione dei soli umanitarii, nE dei soli nemici di questa pena. Essa sentita come una realtci anco da coloro che ne sono fautori. Noi dividiamo su questo la opinione della Corte di Castiglia : ma rinneghiamo assolutamente ambo le conseguenze che ne volle dedurre. ( Su? proposito a vedersi la dotta polemica in! questo i ) serita nella Escueln del derecho, tomo 2 , p a g 241 e w s seguenti. lo non credo vera la formula proclamata da illustri giureconsulti contemporanei i quali affermano che dopo la istiliizione del sistema penitenziario la pena ha cangiuto natura, ha mutato fine. Io aborro il vecchio metodo della detenzione promiscua , lodo il sistema penitenziario, le societ di patrocinio dei liberali, e quanto altro la nioderna civilth viene dettando nel salutare scopo di richiania-

- 616
re i ca~liitidal sentiero della colpa. A rne pure gode I'anr1 1 ne1 vedere che la societu, mentre niente opera a p n ~ 10 degli infelici colpiti da calaruilh iiumeritrite, ponga ogni studio ad istriiire, educare e proteggere gli infelici che sono rimasti vittima di un fatale pervertimento del ciiore. Me ne gode I' animo, pecchS ne trqgo speraneo che questo sia avviamento nel progresso ulteriore a diffondere sempre pii1 In carita ciltodiria, ed a fare verso gli onesti per virt del l'amore, ci che viene a praticarsi a riguardo dei corrotti, per cagione di timore. itIa in tutto questo svolgimento umanitario, benefico e santo, io n o ~ C ~ O Y corno possa aiodificarsi la natura della pena, o cambiare il suo fine. Egli ! questo 1' ordine solilo della industria umana, che si sfrutti R diverso fine uha cosa che fu ad altro fine co~tituita:rn;: il novello servigio non donatura cotesta cosa, n: fa cessai-e il prin~itivosuo scopo. La pena sta iiiimota sui cardini che lo diede la legge cterna del17ordine. Sanzione necessaria della legge naturale, essa B e sar, perchS abbisogna ci10 sia ; porch senza di lei non sarebbe possibile un ordlne ne1 nioudo morale. Sta bene che lo stato sfrutti ad altri scopi il ternpr) della punizione per miglioraro il colpevole. Ma la pena rimane qual7b nella sua naturn. Essa deve avere una forza fisica oggelliva che amigga il colpevole: e non pu, inni convertirsi in una opera di paterna belieficctiza. Essa conserva il primitivo suo une, e deve avere una forza murale oggettiva che ricornponga la pubblica tranquillit turbata dal delitto, confortando nei buoni la opinione della propria sicurezza. E qiiesta natura e questo fine sono inalterabili, pcrchb essenziali alla indole iirnana , essenziali a l iiia~isteropenale. I h tutte queste aovellc istituzioni altra 1110dlricazione non pu, trarre il giurc penale fuomlil! quella tiitta esterioro di niinorare Iii duriitn dei gastighi in ragione della iriaggioro durezza della cella solitaria: ma cib ben lungi dal densturarc la pena, altro non i: che lo svolgimento del principio fondaiiient;ilc iuipostolo dalla giustizia, che la cresciuta intonsiti d e l l ~ pena debba minorurno la durata,

viceversa. Scl ririlan~nte essa rlrve reslnrp r111al'P , e bisogna che resli tale, se viiolbi cootiticii a d cswrc ctrtimenln (li pubblica sicurezzn. I,a pcnn ha nella sua n:ttiira e nel siio fina primitivo come condizione nrrrsaririrr In cmcntla del cooda~inato,iu quiiato i* pena che lo ~ltlig$e:e dilli;~ e n d olo costringe per la via del timore alla emenda oggettiva, e la avvia per la riflessione alla emenda ~rnggeltiz'cr, ma quesla condizione acceaaorin. I,a societ in quanto aniministra ,olfre il magistero penale, anche I' alfa direziontx riioralc dei consociali, profitta ulteriormerite della pena per nxire sui condannati: e Pd benissimo. Ma ci) non pub alterare la natiira ed il fine privzurio della pena. L'iioiiio si approfilta del sole per rasciugare le sue lingi, d ~ l l a luce per dipingere, del vento per solcare i m a r i , delle ncquc come forza motrice. Ma non puO per qircsio ar~rmnrsic l i ~ il sole, la luce, l' acqua, i venti abbiano cambiato natura , O deviato dal fine pel qmle la iiiente divina l i volle come strumento di ordine nel moodo fisico.
P

Ci mi coriduce a non ammettere per niodo alcuno la teoria della cessaa'une della pena. per cagioric della emenda che credusi ottenuta: e mi conduce altresi a non ammeltere il sistema della liberazione 2,ro.vuisoria per cagione della emenda che si spera ottenere. Liberazione provvisoria, come mezzo d i sospenciere la esecuzione della sentenza, si intende oggidi sciogliere il condannato dal carcere o dalla reclusione, dopoclih ne ha espiato uoa parte, ponendolo in liberti a condizione che qualora conducasi male ei debba essere ridotto ad espiare il restante della sua pena, salvo aggiungervi le nuove che egli abbia incorso. Ora que-

- 024 sto metodo pud essere speranzoso a proctrrare la emenda oggettiea del condannato : percIi& appui~tosi renile a lui certu la pena (consist?nle nel complemento della inflitta condariiia) per qualsiasi cagione che egli offra di temere di s6; ma b dnnriuso alla tutela giuridica, pewlib rende itwerea la pena del prinio delitto. Io concordo la utilith di sjffntto sistoma sotto un aspetto: ma persevero a tenerlo pericolsu sotto altro aspetto. Esso pub giovare ad impedire le ricadule, lila rende piu facili le cadute. L' odierno calore d'irnpcdire le recidise 6 Bglio di uno spavento clic si B de. stato oggi nei dotti perche Ie statistiche ne hanno presentato loro il numero in cifro rotoade: e non avvertono che in tutti i secoli vi sono stati ( e pur troppo vi saranno) i deliriquenti abitudiuarii, & lo zelo di ovviare alle recidive clie porta a vagheggiare nuove idee. Un tempo si creclelte porvi argine con esacerbare la penaliti del secondo delitto fino alla crudela. Oggi che 1, f~ilenel terrore, la Dio merca, irnpaliidiace, si vuole ovviare alle recidivc non pio con la esacerhnzione clelln seconda pena, Ina con lo alloriamento della prima pena. E per correre dietro ad una utilita ~irobletiiatica si rna~iomette la giustizia, r, si d un fomite a tulti coloro clie sono per la prima volta allettati a delinquerc, per la certezza clie offre loro la legge di ridurre ai due terzi ocl a113 mega quella pena clic aveva loro niinncciato la. legge medesima. 81%almeno questo diritto di grazia che si concede ad una direzione di carceri, ~uolsiesso fondare sopra fatti positivi? N o ~ i gii. Una mera apparenza; urla rtinnsuetudine afrettata pel fine di consumare ulteriori

vendette, scioglie i lacci che trattenevano l'assassino, e lo lancia per esperz'rne~ztoa correre ove la passione lo spinge: salvo poi a riprenderlo (se riesce) dopo che ha messo in .costernazione le famiglie dei suoi denunciatori, dei testimonj , e via discorrendo. Un' apparenza, uua speranza disarma la giustizia. Come fatlo positivo la emenda non pu affermarsi mai. Non la emenda soggettiva perch lbrcano del cuore: non la emenda oggettiva perch manca il criterio di sperimentarla nell'uomo chiuso in una cella. Tanto 8 ci6 vero, che comune~entesi usa la espressione , delinquente che si mostra emendato ; non gii , che emendato. Cosi un' apparenza revoca un decreto solenric dell' autori& giudiciale. Ma almeno questa apparenza si fonda essa sopra un giudizio solenne, pubblico, che valga a far quieti gli animi dei cittadini; e che non agralisca il rispetto dovuto alla autoriti magistrale? Niente di questo: e male si potrebbe davvero procedere con forme di esatta giustizia ad una liberazione che dassi a chi si mostrato corretto. La liberazione decretata da iin collegio di amministrazione carceraria ( che per quanto rispettabile pur sempre inferiore alla magistratura giudicante) 6 una deroga all' autoria magistrale; che nell' animo mio si presenta come una incoerenza gerarchica, e come un indebolimento dell' autoritt punitiva. Un irenarca, un delegato, un proposto di prigioni divengono gli arbitri della ese~~uzione delle pene. Lo saranno pur troppo anche oggidi; per la necessit che le autorila locali abbiano sempre un impero nella esecuzione di ci6 che loro si aPTida: e da ci6 ne av-

verr cho non tutti i detenuti stiano malo i~gualmente nelle prigioni, e vc ne siano di piu o meno fortunati secondo le simpatie dei carcerieri. ,Ma cib si asconde entro le pareti delle prigioni, n il pubblico B testimone della ilztensilic maggiore o minore [lei castighi come lo 6 della loro durata. Eaonde se vi 13 nel [IOpolo quella fede nei magistrati che b gagliardo sostegrio dell' ordine, saravvi altrettanto sospetlo avverso lc liberazioni ordinate contro il giudizio dei magistrati. Dice il sig. M i t t e r m a i e r (slalo atiica,le dellc questioni sulle carceri cup. P1 in fin.) che ogni giudice quando sappia che un reo condannato da lili a due anni di prigionia B stato scarcerato dopo un arino perchb si mostrato corretto, dovri nel]' animo proprio esultarne, perchi: dir a s stesso che se avesse preveduto la di lui emenda lo avrebbe egli stesso condannato a pena minore. 1,' illustre professore di Eidelberga , principe dei eriminalisti europei, dice benissirno in un senso. 1 giudice ne goodrS come uomo. 1 Rla agli occhi del pubblico la reverenza alla magisiratura ne soffre. Il colpevole esce di carcere a dispetto rlel suo giudice e gli ride in faccia; e il pubblico vctle con timore che i decreti della magistratura (nella quale riposa i1 cuore come in palladio della sua sicurezza) sono revocati da una amministrazione che agisce in segreto, e nella quale egli sospetta a ragione lo sinistre influenze deila burocrazia. Pie meno ne colgono audacia i perversi. un fatto che col mostrarsi pentiti si elude la pena, e si schernisco il giudicato : ed un fatto che in tal guisa si capovolgo 1' ordine delle gerarchie; e il rispetto al desiderio del-

la emenda volge a pregiudizio della penaliti, ed C1 causa di pubblica trepidazione. In sostanza lanto ~ a l eche dicasi a chi tentato a1 delitto, vi minaccio cinque anni di pena, tanto vale gli si dica ve oe minaccio dieci, ma con facolti in voi di ridurli a cinque sc vi piaccia. 11 s~stema della liberazione provvisoria non pub dunque sostenersi neppure in faccia al criterio della utilit; perchk, 4.0 dimiauisce la sicurezza 2.O diminuisce la opinione della sicurezza 3.0 apre 1' adito ad un arbilrario pericoloso 4.O affievolisce 1' autorit della magistratura. hla noi che nella utilitu non possiamo riconoscere il fondamento della ragione di punire, abbiamo, oltre coteste considerazioni, ostacoli pi gravi e piu severi che ci costringono a non ammettere siffatta elasticita di repressione. La pena 6 la necessaria sanzione del - precetto violato, sanzioae prescritta e voluta dalla suprema legge dell' ordine niorlile, precedente e causa delle societi civili, e sovrastante a tulte le leggi uniane. Quella porzione di pena alla quale si esime provvisoriamente il condannato, per poi di nuovo iyrogargliela se male si conduce, rimane senza la sua ragione di essere. PuO dimandarsi se questa pena condizionale si irroga pel primo delilto o per le posteriori irregolarit. Se dessa era giustamente dovuta alla prima infrazione, fu contro la giustizia il toglierla a colui che ne era stato dichiarato coi legittimi modi e dalla legittima autoriti meritevole : se si irroga per le posteriori irregolarit, t! ingiusto che lievi mancanze arrechino un castigo che pu8 essere talvolta di parecchi anni di casa di forza. Che se ad evitare cotesto dilemma si ordinasse il me-

- 6'28 tocio della pena cr~ndiziotialeper piisa che il liberato non dovesse incorrerla, tranne per un vero delitto posteriormerite commesso da lui, e regolarmente verrficato e giudicato; scorgesi facilmente che ridotto il metodo a cotesti termini ( nei quali soltarito potri farsi cessare ogni sospetto di parzialiti ) ei non sarebbe altro che una forma speciale di punire la r e c i d i v ~ . L' aumento d i pena pel recidivo sarebbe allora stabilito dalla legge, e decretato dal giudice, in una misura determinata alla occasione del primo giudizio. Il magistrato avrebbe detto - abbia costui (per esempio) tre anni di casa di forza immediatamente; e pi se ricada in un nuovo delitto, at~bia oltre la nuova pena un altro anno di casa di forza. Lo che sarebbe , ripeto, una nuova forrna data alla repressione della recidivanza; e niente di piu. Sarebbe 1' attuazione del sistema che la pena della recidiva si misuri dal prin~o, e non dal secondo rncslefizio. Ma tacendo cib che potrebbe obiettarsi alla liberazione provvisoria quando sotto cotesta forma si presentasse, certo 13 che i1 metodo oggi propiignato dai correzionalisti non procede su cotesta linea. .il modo con cui essi la intendono, il residuo della pena da cui hanno liberato il conil:ilinato per la speranza della sua emenda, evidcntemi~ntelo irrogano pel primo delitto; poich a ci6 bastano meri sospetti. Dunque si ritiene che il primo delitto esigesse cotesta repressione: dunque fu contradittorio il non applicarla. Fu un tentativo empirico che tolse al precetto una parte della iiovutn sanzione : fu contri) la gi~istizia.In una parola il sistema non puii difendersi ser~6snegare che la pena deve essere cer40

- GRli fa; c proclainrirln invece re!li?riihilc a piacrrnentci clel

condannato.
CSPITOLO ULTIMO
Lim~ri esterni
dpl

gi?~re yennle.

J limiti del giure pcnalc in ordthe ai tre diversi fatti che ne forrnmo I' oggetto, sonosi svolti fin qui sotto il mero rapporto irlterno. La princiliale ricerca del ginre penale filosofico, nella sua parte generale, stririgesi in questo campo: trovato il fondamento della potesti punitrice, determinare quali siano i confini che la ragione giuridica impone all' autoria sociale, si nel ~ i c t a r e ,si nel minacciare In pena, si nel gizcdicars, ossia nell' attuare la. minaccia. E questi limiti si dicoilo .i?dte~thi;perchb, o si desum:mo dai dettati di assoluta giustizia o dslla ragione politica, essi iliscendo~io sernpre come necessarie deduzioni logiche dalla naqion~ essere del giuro penale. di Laonde non dipendono da condizioni estrinsecile , n& da circostanza di persona o di luogo; sempre che qrielle o questo non modilicliino la inrlole giuridica del fatto, ossia il suo rapportr> col diritto respettivamente offeso e protetto.

A corona delle nostro speculazioni rimano ad esaminare se il giure penale abbia o no dei limiti ssber-

~ z , e quali essi siano. Cotesta teorica fu da molti prei termessa, e da altri anteposta alla esposizione del corso; lasciando i primi una lamentabile laguna, e seguendo i secondi un ordine (a mio avviso) prepostero ; perche non bene si possono definire i limiti esterni del giure penale, e neppure se ne pu comprendere tutta la importanza, finche non si sono completamente definiti e compresi i suoi interni confini.

Pub essa l'.autorit punitrice, mentre trova in un fatto le condizioni che legiltimercbbero lo esercizio della sua potesti ( astrattamente guardata come tiltela del diritto ) incontrare, malgrado cib, un ostacolo che arresti le sue investigazioni, e che la disarmi?

Tale ostacolo non solo si configura nel tempo :avvegnacli la non retroattiviti dclla legge penale, tenga alla nozioiie del delitto ( S. 23 ) : ma piu specialmente si configura nel luogo del commesso delitto, ove questo siasi eseguito fuori del territorio sottoposto alla giur.isdizione dell' autoriti sociale clie vorrebbe punirlo. Eccoci all' arduo e controverso problema della territc)rictlitd, o pe~~sonalit giure penale (1). del
(1) Vcdasi I' articolu del prof. Il c r ti1 u l d inserib nell,~ Reulre critirlac tiol. 2!), pii!/. 21 : c la stessa Reatte criiiqcir! vol. 20, pag. 554 ; vol. 21 , p;ig. 437.

Cbe la legge penale sia legge primitivamente territoriale, ella S cosa fuori di dubbio. Dissimle dalla legge militare, dalla legge ecclesiastica, o da altre tali che legano soltanto gli nomini ascritti ad un deterrninato consorzio; la legge penale proteggendo i' ordine nello Stato impera a tutti i fatti che nello Stato si compiono a danno di quell' ordine; senza curare se da suddito, o contro suddito; o piuttosto da straniero, o contro straniero siano commessi.

Alcuni a spiegare 1' impero della legge sui forestieri cEie sono nel territorio (1) ricorsero alla idea che il forestiero venendo nel nostro paese si assoggetta tacitaniente alle leggi del medesimo. Questa spiegazione 6 viziosa, perchi: presuppone che la forza obbligatoria della legge non possa nascere che da un palto o espresso o tacito. La ragione vera quella detta test.
(1) Per territorio di lino Stato SI intende tanto il ferritorio reale, quanto il territorio /lttizio. Ed b tale 1 . O il cosi detto mare dc~9'ito~iale 2.0la nave sotto bandiera nuzionale - 3.P i luoghi all' estoro dove sventola la bandiera riaziori;ilc, p ~ r c l t b occupati d:ill' esercito della nazione. La questionc chc ri;iscc sul proposilo della territorialitti. della IcgKe peniilc non cado sulle persone ctie delintriiono entro il ferritorio; Ic qiiali tutto indistintarnente sono soggcbte alla I e g gc punitiva. Cade bcnsi sul punto di defiriiro cosa si intcride

- 6120 prr trrrilorio n coirstn rRetlo. E i l dubbio sorge in proposito (1c.i bnsliiiienli. Ccrcasi ci&: 1." se i bastimenti ii;izioriali ,(I da ~ I I C P I I O l i l ~ ~ r ~ i ~ r i uIenI1.c ~cleggiarloin ullo lili, Idare,ci co~isi~larino coiae p r c ~ ~ e c ~ i ~ilcl~ n c i ( I~rritoriodrlla n~izione I."se si coosidrririo come tali iiicritrc soiio in por.li sirttuieri se si cciuslderillo corrie proseciizionc di territorio i porli C pf/;. iittorali della niizione , rispetto e alle uuvi straniere ivi ancoratt-, c ai delitti che vi si coriimettono. L'ultinzo prnriuncinto clrlla dottrina su tali questioni 6 heniscluiu riassririto ncl prtiaetfa dcl codice Porloglicsc elaborato con somiiio studio dalla curujnibsinuo presierlutu (.la1 Cowuicndcitore Consigliere L c v l-h1 n r i n J o r i l :l 11 , titoIo preliminare, capitolo 3 ,sczione 2, articolo 2.

o per altro motivo, la tarritorialitk come causa efficiet~ledel giiis di punire. non si nega da slciano. Gi clic porgc argomento di disputa 12 In tcrritorialil come limite del gius di punire; in quaoto prctendasi che Ia legge proibitiva e punitiva (li certi fatti, non possa colpirli se commessi in estero territorio. E qui la divergenza delle opinioni, e dei pecctti iegidativi,
ilno

Uel resto o per

Nei tempi primitivi lo stato di antagonismo, e quasi di guerra, in cui vivevano Ic nazioni fra loro, dovette hr pcvalerc i\ sistcma delIa tcrrilorialii& come limite insir[icra?>ile del girire penale. E se le storie di quei tcinfii ricordano rlurtlche eseiiipio di eccezione, la ricordano piutlosto conie concesdone ottenuta dal timore

o dall;r benevolenza ~lell':iutoriti presso 13 q~ialecrasi rifuggito il colpevole, di quello cfie come ubhedienza ad una regola costante ili diritto. R'C manch anco fra gli scrittori clii strettamente opinasse applicabili al giure ~ e n a l ei termini di $ero siututo reale ( i ) ; e non poter mai per cciriscnuenza il codice perlale prender di mira fntli avvenuti fiiori dello Stato, neppure se cornmessi rla cittadini, o 3 danno di cittadini : ved:isi K l ub e r droit de yens S. G i. Per costoro la territorialith condizione sine qua non indispensabile allo impero della legge penale. Tale dottrina prevale in Inghilterra e negli Stati Uniti.
(1) Il richiamo a questo luogo della distinzione fra statuto reale e statulo personale non fece che intralciare il problema, complicandolo con parole ed idee, le quali attengono a tempi e materie diverse, e sono iuapplicabili alle leggi punitive. Queste hanno propriamente un modo di essere tiltto diverso s dagli statuti personali come dagli statuti reali. Quando in una disputa s' introduce una distinzione clie non vi Iia che fare, arnbcdue i discettanti procedono per via di eliniin;~zione: e dimostrato che un termine non : applicabile ,credono aver diniostrcito (ciascuno alla sua volta ) la ricorrenza del terrnine opposto. RIa ci conduce a false argon~entazioni vedasi T r e b u t i e n 2, 128. :

Ma la cresciuta civilth aiTratellando le nazioni, e facendo loro sentire ctie meglio :i tulte tornava conto aiutarsi reciprocamente anziclii: rnaliguamente osteggiarsi, venne introducendo piu larglii principii : e la

estraterriturialit?t del giure penale giunse poco a poco a costituirsi in dottrina, ed ebbe caldi sostenitori.

Se non che costoro adoperando la formula inesatta della perso~zalitcome sinonimo della estraberritorialitic del giure penale, vennero esprimendo concetti confusi, e spesso discordi nella sostanza; quantunque sembrassero propugnatori della istessa dottrina. Il principio che tutti costoro ebbero a comune fu unicamente quello di ammettere per certe condizioni la potenza del giure penale fuori del territorio: ma poi nel definire coteste condizioni divagarono per diversi e spesso opposti sentieri. Dal che ne avviene che senza un riordinamento, non pu venirsi a capo di niente in questa dottrina ; non solo a fine di risolvere il problema, ma neppure a fine di classare le opinioni, e ben distinguere le concordi dalle discordi. E poiche sono per chiudere questo programma, mi piace trattenermi su tale argomento un poco piu in largo che non si addirebbe al concetto del presente lavoro.

Io mi valgo pertanto della formula estraterritorialilit, come quella clic vale a comprendere in sc tutte le varie affermazioni che sonosi in senso estrsterritoriale sostenute. E quindi analizzando le varie opinioni secondo il diverso criterio che si assunse dagli scrittori come ragione di spingere l'occhio dell'autorith punitrice oltre i confini dello Stato, io tcnlerb di classarle.

JIa prima bisagria avvertire chc la qricclione nori nasco quando la serie dei rnomenti fisici clic costitiilscono il delitto e stata iri parte eseguita in un regrit,. e in parte su territorio estero (i).
(1, Queskr ipotesi sviluppa un caso rnislu e pub sulla iriedesirua vedersi B u n f il s Je ta competente pog. 520, risa voglio notare clie dove rioii fosse ripplicahile In giurisdiziorrc nostra sul fitto principale consiiniato ali' esttbi.o sarcl)l)c criipirico pretendere che tale giurisdizione nasca dal coi,rincitrmento ~ P Cf f ~ l t o tra m i , a meno che ( riotisi bcer ) tale cominciamento non presenti gi is sb i caratteri di un'aziooe criminosa per so stessa puuibile come tonbtivo. Parimente affatto diversa dalla. questione presenre B quella relativa ai delitti cornmcssi sui bastirn~nti rnercantili, la quale ha in7plicito il preamliulo problcin:t relativo a dctermlnatse se i rncdesirrii possano considerarsi come ~~rctsccuzionc terdel ritorio al qiiale apparlie~ela loro bandiera, e qiiai-ido ci0 ; e se essi soggiacciano o no alla giurisilizione del ~irirto(love sono ancorati. Pub veclcrsi iin cenno di tali rluestioiii iri R o n f i l s de lor conrpetancc pay. 2U2, c l I n u t e f c ~ . i i l l e legislation crinlinclla rnnritilwe. 3I:i ripclo cho tali qoesliOIii niente tianiio di coniune col probleina pri~ciprilccl~ll:iestraterritorialit5 se riun iri quanto una ocl :iltra soluzione dklts a questo principale prokleriia possa elimitiare la occasione di siffotle questioni.

Del pari (lui non trattasi di cercare se una nazione possa invadere il territorio alieno per amrxiirristrarvi

giustizia punitiva, c coli r~cpiungere il colpevole e punirlo. Ci nan si tollera; e sarebbe una violazione del gius dele genti. Perlocli? io dissi stendere l'occhio; e non dissi steiidere E ~nuao. a Avvegnaclit: trattisi aolt;into di sapere se ' autore di un delitto commesso l ail' estero possa, quando spontaneo si conduca tra noi, dalls autorj6 nostre IegittimameoIe arrestarsi, giudicarsi, e punirsi per quel delitto. Sono questi i puri termin del protliema. Che lo si possa in genere, ossia in certi casi, In insegnano molti: ma dire quando lo si possa, dipende dall' accettare una od altra delle varie formule clio vado ad esporre : e sono
1.O Estraterrit~rialitiper ragione di difesa pvblica , o di conseruaa.n'one. 2.O Estraterritorialit per ragiono di personadiii uttiva. 3.4 Estratarrit6rialii per ragione di w w i a pus.

siaa. 4..O Estraterritorialith per ragiohe di eccitametito

privuro. 3." Estraterritnria\it per ragione di reciprocitit. G.' Estruterritorialiti assoluta.

.. -

Estrilterritoria1jt;iper ragz'olte di difesa pub-

blim.
19, S. "533) 1" antesignano dclla dottrina clie autorizza In in-

F u il V a t t c l (Uroit des geris, lib. 4 , chap.

qnisizione cIi fatti cstraterritoriali ,quando cotesti siano

di tale natura da porre a pericolo la sicurezza pubblica della nazione. Questa dottrina, distinguendo fra delitto e delillo, ammette che da noi si puniscano,

benchi: commessi ali' estero, le cospirazioni o altri attacchi contro il governo, la falsa moneta, ed altri simili. Per costoro il diritto di punire i fatti commessi fuori dello Stato non vi sarebbe, ma bisogna costituirlo per la necessit della pubblica difesa e per la presunzione che il Governo del luogo dove tali fatti si commisero possa non avere interesse a punirli o averlo. contrario. Vedasi O r t o l a n $. i883, 900. A questo pensiero s' ispir il codice Francese di istruzione criminale (art. 5 e 6 ) (i) limitandolo per0 nell' applicazione forse piti di quello non fosse il concetto di V a t t el. Infatti ammette potersi punire in Francia il delitto commesso ali' estero anche dal forestiero, soltanto quando si tratta di attentato contro lo Stato, o di falsa moneta. Analoghe disposizioni leggiamo nel codice Sardo art. 7, e nel codice Toscano art. 5, S. 1.
(1) Le disposizioni di questi articoli sono state modificate in Francia con la legge del 1866, sulla quale i! a vedersi lo scritto pubblicato a Parigi in detto anno sotto il titolo, Xnpport sltr le projct de loi rclatif uux crinles ct delits conlnlis cla pays ctrnvrgcr , lu uu senut le 22 juin 1866 pnr Jf. le P ~ c s i d c ~ U to 11 j e a n Solcztelrr: nel quale scritto benz chi! sia corso un qualotic equivoco di fatto in ordine alla legislazione penale vigente nel Rcgno d' Itolin si Lrovano ottimc osservazioni filosoficlie, e ragguagli iinportarili sullo stato attuale della dottrina relativa al presente argoinerito.

I seguaci della territorialiti pura del giure penale, persistono a dire che in questo caso non si irroga U Q ~ pena per giustizia, ma si fa un atto di mera politica. E veramente mera ragione politica 6 quella che ne addusse 1' fIe r t i o (de collisione leguna secc. 4, $. 49 ) , ripetuta poscia dal F e u e r b a c h ; osservando che se alcuno all' estero commetta omicidio o furto, sar punito dall' autorit di quello Stato; ma se cospira contro il nostro governo, il governo estero non ha interesse a punirlo. Quindi necessita che si punisca da noi.

2.a

- Estraterritorialit in ragione

della persona-

lit attiva. Molti di coloro che sostennero la personolisa della legge penale, presero a considerare la persona uget~6s nel delilto ( 1 ) e fondarono la efficacia estraterritoriale del giura punitivo sulla sua qualiti di statuto persordale.
(1) V O e t de statutis Bo h e m e r dc delictis exlru tcrrz'torlz~nz C l a r o qunest. 39, n. 44. J o u s s e fdruit crin~inel o n ~1,png. 424) e R o u s s e n u d d c I n C o m b e t .

(2, 1 , 34) dicono che tale era l'antica pratica di Francia. Si attu questa iiiassinia nel codice del IJrurriajo anno I V , e si tent riprodurla riel 1842, 1846, 1849, 1862: Bert a u l d prly. 121 , et 128 Il e l i o instruction. vol. 2

pay. 564, et 574.

Che tale sia il concetto di questa sciiola B intui. tivo ove se ne coiisiderino gIi argomenti. Il' suddito (dicono) 0 sempre lognto dalla legge del suo paese. Ovunque egli vada, il precetto lo lega. La legge a cui soggiace gli ha detto, lu non ruberai. Egli viola il precetto e offende la legge cui deve obbedienza, in qualsivoglia luogo commetta un furto. Reduce in patria, la legge ha diritto di chiedergli conto del vi0lato precetto.

5.

1043.

Coloro che partono dalla idea del contratto, la ragionano con parole diverse. Djcono violato il patto, anzichb violato il precetto. Ma la sostanza clell' argomento 6 la stessa: sempre si prende a base un vincolo tra 1 agcpzte e la legge dello stato. E qualunque ' sia la base della formula, il suo risultato B quello d i o il cittadino tornato in patria pu essere chiamato a render conto di lutti i delitti che ali' estero abbia commossi, sia contro un cstoro, sia contro un connazionale.

P;.

10hO.

Cosi la ragionano fra i moderni T i t t m a 11, e J er i u l l ; i quali si combattono da A b e g g , Wcris, Cos m a n (4) ed altri. L0 obiezioni di questi si stilingono nello invocare la regola ~iulluclelictutla sii2e lego. li &o (dicono essi) avvenne i ) ~ luogo c2nve

ln legge tbulr avwa inzpero: durique col pun,irlo voi figurate un delitto senza Iegse violata.
(1) L' Iie n h e nel suo v)luri.urrle di diritto c ~ i l t l i ? u l e , ( t . 1, S. 90) limita. qiiesta teoria SOIOal citso di lino cba sinsi assentato dalla ratria per andare u commettere lin delitto, e poi sia tornato. &h,salvo il rispctto a tanto noilio, pornii che amuiessu li1 punihilit;~in questo caso, ninnclii In ragioiie gt'lcrirlicn di negarla negli altri. O vi b impero clcllii I r e ~ i b , o non vi 8. Nel caso figurato dnll' Il e ti k e vero ciic il progetto crin~fi~oso snrek,hp forniato qii:r, rila la Icggc si viola con lu eseguire 11 doliltn, non col pro~eltarlo:e se vi b cow-. petensa pei. il fhlta, esca vi 1: scniprc: se si rlcsiiinc d:iI p c ~ l s i e ? . si , punisce il parih.iero. ~

3." Estraterritorialiih per ragione. della pcrso~&alitic yassiua; ossia della persoiia a danno della qualc fu consumato il delitto : in una parola, del pazieritc (I). Jfolti sostengono quella, che essi dicono persu~lnlitt~ della legge penale, in un seriso tutto diverso; npiilicando cioh qiiostn. formiil,? al paziente del delitto.
(3) Rettifieri una inesnttrzz:~cii(1iit;i a qiicsto Liirijio ~irlln pririiti ciliztonc. Il pnzic?ile di iiii clrliil<i iioii i I t i riiotlo iis. soluto , I? costantetncntc, 1' iilrritico che il suo soggrlln possiao. Yii i i i :ilciiiii delitti irlcnliflairsi I' tino con 1' riltro. Cos ncl12oiiil~ldioo 1icll;i It~siOiicpcrsoriiilo, i l fcrilo o I' iicciso soiio ad un tciiilio soggrlto prtsst~ior 1i:ixirritc i l ~ iriinlefizio. hrri tiili acoideutalit:i iion ~ ) ~ r t ; t n:id idvriliflcnrli iri iin rnotln o irssoluta. c d a cotfondcrc 1:) iiozioue dcll' uno con In niozioilc

- 638 d~ll'allro. Il soggetto pnssiao P uno degli elementi che concorrono a costituire la v~cilerialitddel delitto. quei corpo sul quale il colpei.ole consuma l' azione criminosa. Il soggetto passiuo pu anche in certi delitti identificarsi col soggetto attivo primario, come nei reati che il colpevole consuma in s stesso: per esen~piola ii~utilazionedel soldato operata di propria mano. itIa non sempre il soggetto passivo il paziente del reato; percl18 non sempre il diritto, la cui violazione costituisce I' ente giuridico del reato, risiedc nel suo soggetto passiuo. Questo deve per necessit essere p1.esente all' azione: poichk se edso ne completa il soggetto deve nzaterialnzentc intervenirvi. I1 paziente del delitto i: la persona ( o personc) o fisica o giuridica, nella quale risiedc il diritto che dal nialefizio si viola. Questo pu rappresentarsi anclie do tutti i consociati, quando trattasi di vio1;izione di diritto univcrs:ilc. Pu essere assente e lontana le cento miglia dal luogo dove il niisfatto si consuma ; ed esserne anclie ignara. Cos nello incendio la casa abbruciata i? il soggelto passivo del reato: ma il paziente il proprietario bench lontano, s e trattasi di casa ultrzii; sono tutti i cittadini posti a pericolo dal fatto, se trattasi di casa prop1ia. Nella diLTamazione sono soggetto passivo del realo le persone che ascoltano o leggono la parola inlaniante: il paziente E il diffamato. Se invece trattasi di contunielia, lo ingiuriato anclie soggetto passivo insieme con *gli altri che ascoltano. Nella presente ricerca la forinula pcrsonnlit4 pnssiuu non indica per conscgucnza il soggetto passivo, ma il pnzienlc <li un delilto. Se s7incendia in Francia un cdificio che io 15 posseggo, il sogyello passivo [le110 incendio b cosa Francese, iiia il p;tziciilo sono io Itnliniio. Se qua si deruba la casa che vi possiede uu Francese, il soggetto passivo del furto h ItaIiano, ma il paziente b Francese. Ora si noti che in questo caso non si dubita della coiiil)cteiizn Italiana sellbenc il pazicntc sia Francese, percli qiiaritunc~ucla cosa in ragiouc del diritto privato spetti ad un Friiiiccsc, in ragiorie del dir i t b poliiico It~liiiiiiiperclih iiel rioslro territorio. La b r -

- 659 rlclln pcrsonnlilh p:iLsivn dcl delitto vuol essere dunclur di persona clin soffre in O f i s a ; di persona il cili diritto B violato; bene116 C S C ~ non intcrverip? cortie soggetto passivo uci Iiioriicnli dell' azione delittuosa, per I* natura stcss.:i del mnlcfizio che uoii lo esige.
iiiula

intwr ricl senso

Cib pure 6 evidcntc dallo esame dei loro argomenti. Questi nou piu guardano In gersona vincolata dal precetto, ma la persona protetta dal medesimo; considerando nel giure penale la protezione dei consociati. Dovunque si conducano coloro alla cui difesa 6 volta la legge, essi devono trovarsi sotto la tulela del suo rnsgistero, in faccia a chiiinque: EIa u s coiws dc droit crintbel vol. I , n. 96 - Or t o l a n f i . 897, 908. Secondo la dottrina di qnest' iillimo jl forestiero clie offese all' estero un nostro cittadino non dee tollerarsi che venga tra noi ad insultare l' offeso con lo spettacolo della sua impunita. Si in diritto di punirlo qua se si introduce nel nostro territorio.

Qiicsta idea della protezione del suddito si combini, con la pritria lurrnula dall' art. (i o 7 della proce-

dura penale Nalioletana: e si cornbin) con arribeduo le precederiti f~rrriulc nell' art. % c 5 del codice Toscano, ai1 irnik~ionedel Badese ( 3. h , 5 , 6 ). Ma il codice Tosctino dispo~ie clie so 1111 toscano delinqne ali' estero cutrlra U I L ~ ( ~ S C I Cllebt~3.O S S C ~ O pilnito Con ~~O

le pene orrlinarir : r re invccr il (lelittn d rioinmrssn all' estero da un toscano ~~orrlro f~rcstiero, oppiire rctc clrt un prestiero contro un toscano, si cletilta iriflizgere 11eutcs piU ?)lile. Questa distinzione di peun fii censurata dall' egregio lirof. L o d o v i C o T3 o s c ll i n i. La giiirisdizione a conoscere dei delitti conimessi all' estero c o ~ ~ t rio ?rostri truzionuli si sostiene in senso assoluto sulla scorta del C o c c e j o e del R o c c o dal prof. C a s a n u o v a , diritto internuzionale seu. 33. E come unica causa possibile di giurisdizione punitiva sui fatti avvenuti al]' estero, si propugnb acreinente dal S i e g e n b e e k ( Diss. de jur. civil. extra tem.) al quale sembra un' aberrazione punire i reati consumati fuori del territorio, quando non abbiano recato offesa ai membri della nazione che pretende conoscerne.

4." - Estraterritorialiti per ragione di eccitamerrto dell" of[eso. Ognuno pu perseguitare il silo debitoro ovunque li) trova: uhi te il~uetiio,ibi te co~zvenio.Se cliO si pui) per un debito civile, molto piu deve polersi per uii delitto. Laonde quando l' offeso e 1' offensore s' incoritrino in uri paese, l)uO, secorido tale principio (che procede da un' analogia desiinta dal diritto civile) e(*cilarsi dall' offeso la giiirisdiziose locale, niediante qucrela coritro 1' autore del delitto da lui patito xltrove.

. tali pensieri sembra affine la osservazione del cei Iebre 31 i t t e r m a j e r , che ciuB lo Stato in cni si

rico~crncoliri che si rese delii~queritealt' eclcro, Tenga, t:t:cntl? I' impuI~odel leso, al1 esercitare legiltims giurrclliz;crri~,qu:isi per rnsnilsfo della societit offesa.

Pece oniaggio a cotecta dolfrins 1' art. 7 dcl rodicc per nssiirriorln c o d iI'isttruzione francese; Inn non Lliruia precipua della giurisdiziclnc. Se r.c valsc i i n i q wentr! coue limitazione al criterio della ~ ~ e r s r t ~ ~ a l i t b , elle le leggi di Francia iii ordine ai delitti coutro i rlarticolari esigono copulali~srncnte tanto allii.n quauto pass.icu, Infatti quell' articolo dispone che anche i deliftr) commesso fuori di Stato cla un francese contro u ~ i Iraticese, non possa in Francia perseguitarsi se non per dog2;unua dell' offeso. Invece 1 art. O del codice Sardo ' accetta l' ecciiamento dell' offeso come elemento di giurisdizione anche dove manca 1s ycrsonnliric passiua, c d;i efficacia u~malealla cloglianza del forestiero offeso, pilrch l' offensore sia un nazionale. Ron mi F? avvcnrito di trovare un diritto costituito clie estenda siifatta efficacia clcllri. do;lisnza anche al caso di delitto di forestiero contro forestiero. E so10 ne vidi accennalo qualclrc esempio in alcurii trattati politici della ferlcrazione germanica. Devesi pcrb avvertire che 13 t.untlizionr: particolu~~e certi Stati (membri tutti di di
41

- 642 un grande corpo politico) rende problematico lo argomentarne una regqla scientifica.

in ragione di reciprocit. Molti scrittori di diritto delle genti applicarono il principio della reciprocit (che dominante nei rapporti internazionali) anche al presente problema: S c h m a l t z droit des yens liv. 4, ch. 3, n. 3 (1).
(1) La influenza di questo principio anche nelle materie civili fu latainente svolta da &Ii t t e r m a i e r in una dissertazione apposita, che si trova tradotta negli Arehives Je droit vol. 2, pag. 75.

- Estraterritorialit

Assunto cotesto principio come guida, non vi sarebbe regola assolilta; ma il delitto commesso all' estero potrebbe o non potrebbe punirsi, secondoch la legge dello Stato ove fu commesso punisse o non punisse il delitto medesimo se commesso nello Stato nostro. Cotesta teoria trova una pratica applicazione nel codice penale Sardo del 1859 all' art. 6, S. finale, ed all' art. 9.

- Estraterritorialit

assoluta (1).

Questa dottrina, speculativamente guardata 6 una logica deduzione della genesi del giare penale, concepita secondo la formula che noi riconosciamo.

(I) Potrebbe aggiungersi una settima formula , suggerifa


pure da qualche scrittore. E consiste ncl determinare un raggio d i terreno al di l del limitedel regno; e ammettere che possano punirsi i clelitti commessi entro questo raggio; no1 possano quelli consumati al di l. Rla vede ognuno che simile dottrina vaga tulta nell' arbitrario, e nello indefitzito. Non ha una base razionale; percli se la cognizione penale pu spingersi al di l del confine, non vi principio che misuri a palmi questa potenza. Non serve al bisogno pratico, perch nelle conlingenze dei casi torna male a far dipendere la importanza della repressione da un centimetro pi o meno che interceda fra il luogo del delitto, e il confine dello Stato che vuole piinirlo. Pure questo metodo piacque al legislatore sardo (codicc penale art. 8 ) e fu elogiato da M. Re r n a r d come una transizione e un avviamento a raggiungere la universalite. del giure penale.

Quando il diritto di punire si desurna dalla mera volont degli uomini, e dal vincolo che lega lo Stato coi cittadini, 6 diEcile concepire una'ragione giuridica assoluta, per cui l' autorita, di una nazione possa chieder conto ad un forestiero dei delitti che egli abbia commesso all' estero a danno di forestieri. In quest' ordine di idee il principio del diritto di conservazione, il principio della forza obbligatoria del precetto politico, il pensiero della erne~ida,restano per tali casi inoperosi.

q.

1057.

RIa se il giure punitivo si fa risalire ad un precetto universale e assoluto, preesistente nella legge eter-

na dell' ordine ad ogni placito ilmano; allora il giure penale, destinalo dalla ?ilente Siiprcrni alla tutela del diritto, k una necessiti uninnilarin. E rtcrcii, quando trattasi di ceri delitti, ci06 di violazioni dei diritti compartiti ali' uomo dalla legge naturale, frai qudi bisogna riconoscere (S. 608 in fine) il diritto di costituire e di conservare I' associazione, e le guarentigie che essa fornisce al diritto; la qucslione ci limita a due soli punti - 1.O a ordinare la forma della cognizione - 2.O a definirc se la pena deve esser quella del luogo del delitto, o dcl luogo del giudizio. Ma non pub dirsi che manchi il precetto dcl qualc si vuole rinfacciare la violazione.

In quesla piii Iniga veduta le diverse autorita sociali sono altrettanti strumenti (li quella legge eterna, che volle si dassc: col braccio umano una sanzione presente e sensibile, al precetto regolatore del mondo morale. Il fatto che le autoriti sociali si siano frazionate tra loro la dominazione dei territorj, i: una contingenza che non muta la loro primitiva ragione di essere: tutte esistono come esecutrici di una legge universale. N pu ammettersi che per tale frazionamento ne avvenga sulla terra la elnsione della legge; e per la impunita della violazione del diritto, i ~ eavvenga la delicienza di sanzione al precetto.

Questa dottrina, coltivata dall' E g g e r , e da R o tt e c k , si professb recisamente da P i n h e i r o (i). Essa gii aveva portato il li l u b e r (5. 6 4 ) a farne applicazione ai delitti commessi fuori d' ogni Stato; per esempio in alto mare. E fu generalmente accettata come dottrina pratica nei delitti di pirclteria (2) e di abbordcrggio. Senza riconoscere cotesti principj, il pirata non si potrebbe punire che da quella sola nazione a cui esso appartiene (giusta la seconda formula) o da quella a cui appartengono le navi predate (giusta la terza formula): e in questo caso bisognerebbe, come fecero alcuni , ricorrere alla finzione della territorialiti della bandiera; oppure gettarsi nello jus belli. E come disposizione legislativa trovasi sanzionata dal codice penale Austriaco del i862 al 40.

a.

(1) Droit pz~lic png. 52, 170. (2) V a n I n g e n de crimine piraiicac S. 3 Va n-As c h (le dclictis c x t r n tcrriiuriunk pag. 6G et seqq.

Questa dottrina dunque in s vera sotto il punto di vista speculativo. E se le presenti condizioni dei popoli non permettono che si attui nella sua piena estensione, il civile progresso aumentando la fratellanza delle genti, deve graclatamente condurre al suo completo riconoscimento. Corretta la idea che il diritto pu-

nitivo sia un htlo di mera creazione sociale, e couipreso che la ragione di punire non sta in una societi soltanto per difrjndere s% stessa, ma sta in tutte le societh per difendere con azione solidale la umaniti; i limiti territoriali scompariscono. La tutela del diritto sar i realizzata secondo il preconcetto della legge primitiva allora soltanlo quando giungasi al desidorabile risultato che piii non siavi angolo della terra ovc il nemico della umanit possa augurarsi di godere senza tema di pena il frutto delle sue scellcraggini.

La sovranita. del diritto superiore a tutte le so: vraniti della terra; le quali altro non sono che subalterne e ministre : ed A contradittario che la legge umanitaria rimanga inosservata per una collisione giurisdizionals tra i suoi esecutori. Le autori18 terrene hanno per ragione dell' esser loro la tutola della legge giuridica anche mediante la pena. E non possono dsclinare cotesto douere che loro incombe sotto pretesto di divisioni di uflcio. La mente creatrice diede uguali diritti a tutte le creature ; e li volle ugualmente rispettati e protetti iri tutte, contro tutte, e dovunque. La esclamnaione di Caino B la espressione della universali& del giure penalo. Ecco ia quali termini si esprime M. B e r n a r d , procuratore imperiale a Chateau Ttiisrry, in uri suo scritto in elogio del codice Sardo Xe Iusser jamais le crime i~npun,cslle sst la pensde qzri n alzimd les eedracteurs; et disons-le hautemcnt, si elle dtait adopttie par lazstes les natiolls,

cen'uit pas , h- la faceur d' une r&gle qui doit disparaitre avec 16s progrbs de ia civilisation, se reproddrs ces exemples d' une hospilalitt! [onde donnde uux ylus uils malfaiteurs. Pourquoi le jour ne aiendrait-il pus 01% le crime ne serait pus co?isidtfrd cmm e ayo~lt por14 atteirate a un membre de telle natioa, wais ds E' humanitc, s" il est de Z categorie de ceuc a yue toute socik&f rt?gulidrernent organise doit chdtier La uraie libertd serait celle protectiun reciproque que tous Ecs peuples se donneraie~ti co~irre les criminels ;sans auoir u recourir h des traitds, qui ?l& doiuent dR'e considrt?~ ddns le pass que cowtme des actes de trarisilion, et comme un ach~~idnemenl di? la barbarie la ciuilisation,
01, liti

Le sistemazioui fattizie dalle diverse socieli nelIe quali si parti il genere umano, e le delimitazioni delle diverse genti (i), devono dunque col progressivo incivilimcnto, a riguardo dei veri delitti, cornporsi o coordinarsi per guisa che dagli ordini loro particolari non ne derivi inciampo all' ordine supremo del mondo morale: n& si possa dallo scaltro vagabondare di un facinoroso annientare ogni tutela della legge giuridica. Anche questo io considero come I' avvenire della progressiva elaborazione della civilta cristiana.
(1) Il non riconosoimento del principio della estrnterritocialiti assoluta fece nascero i trattali di astradiziono dei delinquenti fra i popoli contigui a misura del Irrro incivilimen-

ciic il piii aritico trilttaIo di estradizione sia qireIIo del 20 uiaqgia 1409 ( ley. 3 , tit. SO, li&. 12, de lu n~ieva r e c n p i ( ( t d i ~ ~passalo rrii il I'oriogallo c la Cpazna. Per kj l a stessa c;rgionc acquisiG srande iinporlrinza il drilihio se fra dne popoli amici potesse farci reciprocanicnle in consegna di un delinquente senza preccdcnte trattalo: sulla rl~iale questione sostennero 1- aU'ermaLiva cwne derivanto dal glus delle genti primili\-o, Grazio, H e i n n e c c i o , V a t t e l , Bolieriier, K a n t : e sostennero la negativa V o e t , P u f fendorf, L e y s e r , Kliiber, BIartens, Schrnaltz, M i t t e r i n a i e r , B I a n g i n , W e n t o n , ed altri: e questionossi anche recei-itcmcnte se il cousenso del delinquente consegnato potesae suppIire ai trattati : M o r i n Jozcrllcil dtc droit c?@irnirrelir. 8390. EXa la estradizione (clic d' altronde i materia di diritto internazionale o non di diritto criminale) : perde ogni importanza teorica ed ogni vifa pretica clliando prevalg la dottrina della estralcrrilorialitd assoluta siii delitti cotnmessi all' estero, previa interpellanzn. E di fatti P i n h e i r o F e r r e i r a che decisamente propugna questa opinione, avverte che per In niedceima tutti i trattali di estradizione debbono cessare la loro vita e fondersi in una regola di diritto penalo internaziooale accettata da tlilti i popoli culti.
i o : vuolsi

AHa dottrina della eslratorritorialitlt assolutca acwlta nel codice hssone e nel progetto della Commissione pol nuovo codice penale Italiano nel 1867 , sonosi fatti principalmehte due obietti ; 1O Si B negata la giecrisdinione. Quando il delitio . non lia offeso ah il territorio, n Z vostro stato, n& 1 un vostro cittadino, 0 non 4 commesso da un vostro suddito vi manca ogni base su cui radicare la vostra competenza. Rispondesi, ehe la base della competenza

sui fatti commessi all' estero da uu estero contro 1' estero, si radica sul doaicilio eletto volontariamente dal reo nel nostro territorio. Venendo egli qua si volontariamente soggettato alle nostre leggi ed ai nostri tribunali: e come questi hanno giurisdizione per conoscere dei contratti fatti dovunque antecedenlemente da lui, cosi hanno giurisdizione per conoscere dei suoi delitti non aiicora giudicati. 4.O Si 8 negato il danno e cosi lo interesse a giudicare. Il deIitto che non ha turbato il vostro territorio n& o8eso un vostro cittadino, non vi d ragione d' incrudeliro contro il suo autore se ebbe la fortuna di restare impunito no1 suo paese. Rispondesi, che la ragione politica del punire non sta nel danno i~nrnediuto, ma nel ~itecliato.Lo allarme dei buoni non si sviluppa nel momento della co~zsumnxiotle ( che altrimenti i delitti commcssi nello tenebre non avrebbero danao mediato) ma nel momento in cui il pubblico rieno a cogzaizione del fallo, e della sua impunit: allora che ~iascs timore dei buoni. Ora non pub neil garsi che quando venga tra noi l' autore di grave delitto commesso all' estero che tranquillarneiite ostenti le mal giindaguate riccliezze, o meni trionfo della sua imyiuni~,i buoni ne sentono timore che costui possa incoraggirsi a fare altrettanto qua; e i perrersi ne traggono inalo esempio ed incoraggiamento ad imitarlo. taondo il nostro stato ha interesse che con la punizione di colui si spenga nei buoni il sospetto che esso possa rinnuovare qua gli atti crirriinosi , e si spenga il semo del malo esempio che la sua impiiniti sparge fra noi, piii vivo o ferace che no1 sia quello

sparso nel luogo del commesso delitto, e che ogni giorno rinnuovasi per la ostentazione della sua impunitu. Agli obietti del non bis in idem, e dei pericoli di un urto diplomatico, si risponde ponendo per rondizione allo esercizio la non punizione, e Ia non UGcettata restituzione del delinquente per parte del governo a cui per territoriali& spetterebbe il crimine. Ed ali' obietto della diifeereuza delle leggi rispondesi vittoriosamente col fare pravalere la legge pie mite (4).
(1) Yedasi la mia monografia intitolata Delilli c o m ~ ~ l e s s i nll' estero, pub1)licata nei miei opuscoli uol. 2 , opusc. 16. Sono a vedersi la Reuwe Wolowaki vol. 1 7 , pag. 631, e Ia Reuue crifique tom. 8 , pag. 401, et com. 28, pag. 368, dove peraltro il sig. T h o a a r d si conduce a delle conclus i m i cbe sono spesso in antagonismo con le premesse da lui accettate. Vedasi anche i due lavori inseriti dal M o r i n E n. nel suo Jolcrtial c u drait crQ~&SneE 8243 CE 8272; e B o n n e v i l l e arnelioration toiu. 2, png. 511. E fra gli anticlii possono consultarsi C l a r o sentenliar. lib. 5 qzlae$t. 89 C o v a r r u v i o practic. p a e s t . Zib, l , cap. l 1 C i a z z i disccptut 2 6 , n. 19 i o h n universi jtcl'is 3 quaest. 7, pny. 180. In generalo puY atrern~arsiche la dottrina dcrla estratcrritoriatita assoluta ebbe a sostenitori fra gli antichi tutti i dottori clie appartennero a quella scuola

la quale riconosceva come fondamento sufficiente di giurisdizione criininaie il semplice fatto deEl' arresto. Poco vi vuole perb a comprendere ohe talo dottrina 5 prepostera essendo l'arresto gi un atlo di giurisdiziono. Pi singolare era la opinione che ricorda il C i a z z i (loeo cit. n. 20 ) come insegnata da O l d r a d o fions. 124) e da altri antichi, per la quole dicevasi che Roma essexido caput mundi i tribunali roiriani avevano competenza a conoscere i clolitti corninessi in qualunque parte del gIoko.

I n tutti i casi, nei quali si tratti di punire un reato

in uri regno diverso da quello ove fu commesso, nasce la disputa circa la legge penale clie deve applicarsi fra le due concorrenti, Ic quali possono essere eventualmente discordi. Alcuni, dominati dalla equiti, inseguarono doversi fra le due leggi applicare la piis mite, e parecchi Codici sanzionarono cotesta benigna regola.

Altri (1) censurarono tale dottrina, dicendo che ogni tribunale non pub applicare altra legge che quolla del suo paese. Uno Stato non deve mai dipendere dalle leggi dell' altro Stato. Che se quei fatto era punito meno, od anche imponilo nel luogo ovs fa commesso, questo pub soltanto considerarsi come un fatto che modifica la colpabilitit o'ndividual~;e valutarsi come circostanza diminuente, sia, ctie trattisi di nazionale, ' sia che trattisi di forestiero. E qualora 1 azione che punita nel luogo dove essa si giudica, niente lo fosse ove fu commessa, tale circostanza potr valutarsi come un fatto iclorieo ancora in qualche speciabitb ad autorizzare l' assoliizione , non in obbedienza alla legge del luogo, ma come una condizione ~liaterialeche abbia tolta ali' agente la coscienza di delinquere.
(1) O r t o l a n

S. 904

e6 sttiu.

Posta come rerificabi'fe, a per 1' una o per l' altra delle anteposte formule, la estraterritorialik del p i i i r ~ penale, nasce inoltre la grave e combattuta questione sulla influenza della rejudicata estera. Due sono i casi nei quali si pane questo problema: CASO 4.O Delitto commesso ali' estero, e coli giudicato. Delilto commesso tra noi, e giudicaCASO 2.0 to alli estero.

4.

1067.

La questiona poi si complica secondoche si suppone 1.O una sentenza estera assollr~os.ia; 3i.O una sentenza estera condennatorin eseguita con espiazione della pena 3.O una sentenza estera conden?zutoritc Inon eseguita per contumacia n fuga &%una condenlaatoria gruziata dal principe estero (1).

(I) Volendo svolgere questo grande probioma in tutti i cuoi casi possibili, se ne presentano non meno di 36; li quali tutti differiscorio per qualche condizione che pub influire sulla ragione di decidere. la primo luogo la tesi in cui si pone il problema quid jurie del reato giudicuto all' estero - si divide in due ipotesi : secondochb trattasi di giudizio eatero relativo ad un fatto commesso tra noi, oppure ad un fatto commesso nll' estero. In secondo luogo cntrambo queste ipotesi ai stiddivitfonct di nuovo ciascuna In tre caei: secondocIib il fatto yiildi-

- 633 calo ull' estero, era corninesso 1." da estero contro estc~o 2 . O ila estero contro ilariunale 3 0da nazionule . contro estcro. Ed ecco subifo sei casi diucrsi. In terso luogo questi s e i czrsi si lripartlscono ciascuno di loro secoridoch5 il (liticli;io ebtero ebbe n risultato 1 . O o 1' assol?r:iu~lc 2 . O o la condua~zano espiata 5." o la ccl?~flfl?l?~it e,spi~ta. Tutte circo$lanze che possono influire sullo saluzione del pioblerria. Ed ecco nascere la possibilitu di iliciutto c ~ s c l i v e ~ ~ s i . i iiIa questi diciotlo casi possono un7 altra volta sirddivi-. dersl , secoudocli 1.0o I' oflilso tace 2 . O o C 1' offeso che non pago della sentenza estera, viene ( o torna ) a chiedere soddisfazione per la via penale dell' oltraggio patito. Ed ecco che i casi diversi divengoiio trcntusei. Qucsto cenno dimostra che qucl pochiacitno che io dico nel tcsto non 1 neppure uii rneschitio snynio sulla questioue. Essri 3 rneritcrebbe un trntfafu, che sotto un punto di victn scientifico considerasse Ic ragioni somme di r7isolvere ciasci~nrr di tali casi ; C vi afipllcrlsce i diritti costituiti, le giurisprudcazc, e lc dottrine doi pubblioistl.

I1 codice Toscano ( art. 7 ) contempla il 1.O casu. OPC chi ha delinquito all' estero siasi col& condannxto ed abbia espiala la pala, cessa ogni azione penale anclie fra noi. Questa e la id~nticadisposizione che gii si trovan ali' art. 7 del codice d istruzione ' criminale Francese : e nella legge Belga del 30 decembrc 1836. 113. ni: questo leggi, n! il, codice Toscano, e rieppure il codice Sardo all' art, l 0 (sebbene iii ~ U L ' Y ~ argomento sia forse pii1 innanzi degli altri) O nicnlo peri, corisiderano il 2 . O raso ;di un delitto commesso in un regno, C gii punito fuori del regno ovc

fu consumato. E questo appunto era il caso piii arfino e pi controTerso.

Irifalti quanrlo un colperole 6 stato punito nel luogo del colilmesso delifto , la giurisdizione terriloriale ( che b la ordinarin) ha fatto il suo corso ; e si capisce cosi il perch non debba farsi luogo alla ginrisdiziane estrarerri~orialc che 13 ecceaiorrale ;o , come dicc il , V a n - A s C h ( d e delictis extra territorium png. 60 1, meramente sussidiaria. D' altronde la sentenza resa nel luogo del delitto si presume emanata dietro le pii1 complete informazioni (1).
(1) Per altro il codice di Baviera del. 1881 prevede il caso di delitto commesso all' estero da un Bavarese , o da un forestiero contro un Bavarese, e dispone che per lo stesso fatto possa essere glildicato di nuovo in Baviera: c solo debba scomputar~lisisulla pena rlilello che ha giii ntbitn all' estero.

Ma nel caso inverso (ci06 quando siasi esaurita la giurisdizione estraaeirritoriale) rimane dubhio se qucsta abbia potuto ugualmente estinguere la giurisdizione territoriale.

E.

1074.

Molti lo affermano, rrai quali M a n g i n , l l e l i e , 0 r t o 1 a n, B e r n a r d. Essi ammettono noil potersi :ir.

Somentare dal civiIe al criminale: nia fondati recisamente sulla regola 1ion bis in idem dicono essere iniquo che un uomo veaga giudicalo due volte por lo stesso delitto.

Il principio che la sentenza criminale ( a differenza della civile ) non possa mai eseguirsi fuori dello Stato ove fu pronzcrzciccta, regola che non si contrasta (1). Bia col far nascere dal giudicato estero la eccezione della rejudicata, non si d (essi dicono) esecuzione fra noi alla sentenza straniera. Non trattasi di esecuzione. Trattasi di riconoscere un fatto; o 1' assoluzioue, o la condanna, che ha imposto a quell' uomo dei caratteri persavcranli: ciob la condizione o di reo yih ~cssolwto,O di reo gih co~ztiantzatu. concludono che se tale sisteE ma piib offrire qualche inconveniente, quest'obielto cumune in generale alla forza che ci attribuisce alla rejudicata; e per corisegenza ha il vizio di provar troppo.
(1) Questa regola 6 comunemeiite inseguuta : P i n ht. i rn P e r r c i r a , Rlartcns, e C a s a n o v a 11c danno due ragioni 1.0 che la parle ?lioliva di una sentenza criminale iion puD essere slifficiente ( come lo B ncllri sentenza civile ) tl di~nostrarcla sua giustizia 2.Qlie rrientre le leggi civili sono presso R poco i~gu:ili per tutto, vi hanno graridi ed eco)-bitrinii diffcr~nzenello pcnalifk rrppo i tliversi popoli. Cos :! cccrlo ciio la infnrnin 13 inorte civile, In i confisc:i rion seguiliino i( condannato faori del paese ove la siin (?ondc~nnnu profcr*ii;~. f \'crlasi I1 r f i t e r pag. 7'5.

Ha confutato cotesfo objelto, non confutano con ugilale fortuna gli ulteriori argouienti, coi quili altri (1) sostengono ririlmente il contrario : ed eccone i principali: 1.0 11 fire della pena il ristabilimento dell' ordine turbato dal delitto. Se l' ordine col delitto commesso in Francia fu turbato in Francia, vi bisogno di una penali& subita in Francia per ristabilirlo. 2.0 Le due sovraniti sono indipeizdenti : il diritto acquisito ali' autorit francese di punire il delitto che ha violato entro il Regno la legge di Francia, non p i ~ ~ esserle tolto da giudici italiani o sriagnoli, corne no1 potrebbe per la grazia del principe italiano, o spagnolo. 3.O I1 delinquente potrii essere assoluto all' estero, perchb l i non esista legge che colpisse quel fatto. Con ciil si renderebbe la legge nostra dipendente dalla legge straniera. 4.O L' assoluzione ali' estero pub essere avvenuta per insufficienza d i prove, causata dalla lontananza : pui anche esservi collusione ed accordo tra i' offeso e 1' ooffensore, onde far nascere ali' estero una sentenza assolutoria per eludere la nostra legge. 5.O Pot il malefizio all' estero dichiararsi prescrilto; mentre non lo sarebbe stato per le leggi nostre. 6.' Commesso qua un reato, 13. giustizia nostra era in diritto di fare ala processo. L' assoluzione o la condanna estera non pub pregiudicare l'erario nostro del ricupero delle spess.

7.O Uguale argomento si riproduce per le naulie, alle quali, tosto commesso il delitto qua, avea quesito

un diritto 1' orario nostro. 80 Se il delitto portava seco la soroeglianza, non . pu8 la sentenza estera privare il nostro governo del diritto di sottoporre a queska misura. il colpevole, c prirare i nostri cittadini di tale prrutezione. Necessiti dunque di rinnovare qua a cotesto fine il giudizio. 9.0 Se il dclitto poteva porre il condannato in stato di recidiua, l a sentenza estera impedirebbe a noi di profittare di cotesta remora salutare coritro un facinoroso. 1 0 . q e la pena estera i! p+& vzite, il colpevole, dopo espiata cctesta peiia, torneri fra noi a deridere il rigore della legge nostra l
(1) Vednsi M o l i n i e r du due1 pcrg. 00 M o r i a jouvri. de droi6 crim. avt 6891.. 7450 , 7586 , 7420, e la tioln ; a vint. 54 png. 100, e 124.

Sono questi i principali argomenti pei quali si sostjene che un giudizio penale fondata sulla pcrsoqlalit&, non impedisce l' attivazione di un nuovo giudizio foridato sulla territoria.lir contro il rnedesirrio fatto. 1 giudizio estero fra noi non '4 niente: la regola nnii 1 bis in idem procede solo quando le due cognizioni vorrebbero istituirsi dalla medesima sovraniti%.

Cotesta riiassinia rigorosa, gii accolta dalla Corte di Metz 10 luglio 4859; I! dalla Cassazione Belga 42

- 638 il 3 1 decerohre 4859 ; stata recentemente sanzionata dalla Corte di Aruiens 17 maggio 18G3 ; e clalla Corte (li Cnssazione di Francia in dile giudicati dello stesso giorno 24 marzo 1802. Gi~idicnti coi quali cassando due divcrsc pronnncie , orclin procedersi a giuilizio contro i dile fi~resiitlri elle avevano clolinqi~ito in Fiancia; quantunque ambedue fossero stati per cntesti delitti ( sii querela &Il' ofTeso ) giudicati deariitivamcnte nella loro patria, e 1' uno fosse stato assoluto, l' altro coridannato ed aresse anche espiata la pena ( l ) .E di nuoro fu sanzionata dalla Corte del Var nel giudicato del 23 luglio 1866, che raccoglie Ii.1 o r i n al n. 8391 , o dalla Corte di Assise del Kord 6 agosto 4866.
( (Jucsta qiiestione si i. iioveilarnentc esaniaata dal l ) Bo nfi 1s de In corjipetcnce. Pctllis 1865, pug. 328,

Quelle due decisioni della Corto Suprerna di Francia sono tanto pi notabili, ihqiiantochb nel turno giiiidicante sedeva cornc consigliere rclslore alla Cassxzione 1 . R e l i e ; il quale ( conie era ben riaturrrle ) 1 con una elaborata relazione, tenth inutilmente di far prevalere la sua contnsia opinione, gi da lui sostoniita nei suoi pregevoli scritti.

La scienza in proposito di cos grave questione non ptib chc kir voti, alIlricbb la legislazione positiva sta-

bilisca norme eque c sicure per regolare cotesti conflilti, Se i principj di giure pubblico non ammettoso che si applichi Iri, regola 1ro1~bis ijr idem fra nazione e uazione; Ia equith per altro esigerebbe che a colili che vuol nuovamente giudicarsi a cagione di un delitto pel quale ha espiato una [iena, si tetiesse alnieno conto della pena subita, in ciiminuzionc della nuova a cui si vuole sottoporre. L' ailetto per la indipendenza nazionale non pu nniai legittinitire una duplicazione di pene per un solo delitto.

Qiiesto priucipio dello Scorriputo 4 stato letteralmente adottato dal codice penale -4ustriaco del 1832.

Quel codice al 5. 36 sanziona letteralmente la riessuna influenza dei giudicati esleri iu quatlto alla giurisdizione. E ci non solo nel caso cliril questi abbiano esercitsto lx gjurisdizione persowirle, tnrt ancora riel caso ( il che B assai pi forte ) che questi ahliinno esercitato 1s giurisdizione GwritoriaZe, e nell' impera voglia tornarsi a conoscere dello stesso crimine sii1 fondamento di giurisdizione persotlale. CusicchC il srrddito austriaco che delinque in Francia, se, rlopo essere stato in Francia a tutto rigore di legge liunito, ei tor~~a. Austria, pub essere col nuoearuentr, giain dicato e punito con la pena austriaca per l' istesso crimine; ma della pena subita i11 Frsiicia gli si tiene coiilo a diminuzione delIa peua austriaca. fila se itivece costui, lurnnto dopo il criminc in Austria, era stato ivi punito, e ios scia reuilesi in Franein, ivi si

sottopone a nuovo git~tlizio, C riiente gli si raliitn In pena soffert:i nella terra nntnle. Qricste ci1 altre multc analnghe divergenze, siilie rluali il piano ili questo scritto non ini permetta di [limorare, mostrano quanto sia giusto il clesitlerio che il progresso dei lumi e~lifichi un diritto penale europeo, concorde almeno nei principii foiidamentali.

F I N E

I N D I C E
D E L L E
~ \ I ; B R I C ~ X E

SEZIONE PRZDXA

CAP. i.('Della iriipulahiliti e della 5. iuiputazionc . CAP. 2 N o z i o a ~del clelitto O . . , CAP. 3.0 Delle forze deE delttto . Art. 4.Qella forza morale . . Art. Seo Della forza fisica . CAP. 4.0 Nozio~aigetterali tlclla qualit, quantiti, e grado 116t

1 16 21 a 53 a M a 9 92 a

20 52
58 91

127

d~litti
Fitti
&P.
G.O

. . . . .

S. 1%

l4

{h5

CAP. 5. Criterio ddla qualiti nei iioO

. . . . . .

5.

116 a

170

CAP. 7.0

GAI).

$.O

. . . . . liti0 . . . . . . 8. Del grarlo dc2 delillo ~teCla sua forza rnori~lo . . g.


C

Ct'iterio tlella quantiti nei deli~ii $ Criterio del grado nel de-

171

(4

206

207 a 210
2l i

. b t . I." 1Ql gradt3 r~lpj/brlldl d l - !ill


i

I C

1.Iitic . . 2. C;caa~) 3 . Sl~tr/c~, . , 5. Stinl~~ntulih)au

. . . . .
.

B.J'u;;;a

I. t O Art. 1.0 Del gt-aflu I u l y t ~ i ocdla r ~ ~ l o n ddl' uycltte . S. 272 ti u f o . . 984 l i t $. 3 17 R?~~.iclic . . . + 332 , f:.4~. 9. Del grado t~ellu O forza fisica del delitto . . . . 5. 34: Art. 1.' nel delidlu imperfutto . 5. 840 i. Cullato . . . . g. 320 11. Zielilto nanciito . . 5. 399 Art. 2"'L)~cllu cornplicil& . $. 4% 1. Corzcorso cli aziorie senza concorso di voIont6 . . Sj. 432 2. Coi~corso iZi volanti senza

. . . .

. . , . . 3. . . . . . . . 3. , . S. . . 3,

$. 212 t!

2 l :;

2 l% 212 cc 1 3 3 tt

42 36 237 238 a 250

251 a 257 "L8 ir 230 2.3 1 CL 211


u
tI

. .

283

:$iC
331

cc rc

345

a 348
a cc a

3%

308
423

n 434
a
C C

438
BG4

coricorso di azione

5.

i39

corso di azione . . . 463 cc 484 4. Ariornalis clcll' tutl~zllazio?le a c i i . . 4 8Ei cc 509 C m . I0.V~eldelitto coritiriuato . . S i 0 u :i:cH C , i i ~ ,11 Ilcyli effetti giuridici del de.o litto . . . , 5. 539 cr. Ci81

3. Co?ico?~sodi volontit, e calz-

DELLA PENA

CAP. 'I.0 1def6 clellc~pen(h . . 3. 585 cc CAP. 2.O Origine clrlln pelid . g. 586 Art. 4."rigi~?e storica clella yellu 3, L87 cc Art. 2.0 Oriyirie filosofica dellcc

. . .

petrn . . . . 3. 595 a CAP. 3.0 Fine ddla j~cr~a . g. G13 a Cxr. Forze a i e ~ ~ c i i t z ' petza . G27 a ccEln CAP. 5.O Canilizioni che clew ntlere la p ~ l a . . . . . 3- 038 Art. i.(' Condizioni clerivalili dal suo priucipio positivo . 039 u Art. 2.0 Condizioni dere'varbti dal suolimite . . . . g. G4G a CAP. t;? Ivooiordi fletterali della qualit, qirantitii, e grado rrslla por1cc . . . S. G R a CAIJ. 7. Criterio dellcc qualiti ))elle p e ~ e. , . . . . t358 n I . Pelle capitali . . . . S. Q39 n 5. 663 11. Pene afflittive . . . 111. Pc~ze jnfamririti . . . S. 683 a IV. Pene pecuniarie . . hj. GH8 a CAP. 8.0 Crilerio delln quantih delle p e w . . . . . , . G94 a CAP. !).O Criterio dcl grado rslltc pena 3. 700 n

- G(ji c.4~.$0." C n u s ~frolitirl~en est1 inse-'

che di tnotlifirarc In 11errn $. 703 i( i U 9 Prit~in Serie lhusel,iJ;fitbr indeterminabili flltlln l q g c $. io!) tr 7 l l Seconila Serie Cctirso y1.11i~i'che clelerniinabili tluliu legge 719,1t 7iS CAP. 1 1.O Cuuse giuriiliclic o intrinseche di ?ilc~dlficure l u pelrn. , . . g. 7 1 9 a 421 Ar(- 1.O Accidet~talitu individi~nli 8. 722 a 725 Prima Serie Cause diminuenti - . . S. 728 a 7312 Seconda Serie Cause di aufientn . . . 733 u 543 Art. 2.O Modificazioni legislative $. 744 a 778

. .

CAP. 1.0 Nozioni gerzerali del giudi-

z i o p e ~ i u l c . . . . g. 779 a CAP.20 Origine storica del giudi. zio penale . . . . S. 706 a CAP. 3.W0rigitre filosofica del qiudiziopenule . . . . . . 807 u CAP. 4.Vinc del giudizio . 5. 818 a

795

8OIi

.
.

817

824
86 80

CAP. 5,Votidizicini

esseuziali

giudizio in generale

(le2 cj, 8%

C ip. G.Vuratteri del prricessn accusatori~ . S. CXP. 7.O Cul'cttte~idel procosso iriqui-

. . .

841 n

84rt
849

sitorio , . . . CAP. 8.O Curatieri del processo misto S. C ~ ~ . 0 , ~ D e 2 l ' a c c u s a t o r ' e. . . 3. CAP. 10.0 Del reo . . . . 5. CAP. 14.O Del giudice . . . . g". CAP. 12.O C u ~ i t ~ s t a ~ cloll' eaccusa $. io~ CAP. 13.0 Dellcc prova . . . . . Art. 1.O Dei due prindpii della csr-

843 a 650 a $[;l a

860 $69 870 n 872 873 u 800 801 a 80'3 D00 a 907 908 a 920

tozza il& crimillale

. 8.

. . . . , Sj. 9% u (32s IL Cotbfcssiou&i . . . . . Sj. 9 9 '3 94.2 I 1s o . . . , S. 9 4 3 a 963 IV. llrdizi , . . , . . 8. 964. u 973 CAIJ. ~ 1 4 . Della dirasa . , . . Sj. 976 cr. 999 ,~ CAP. ].";.O odla sentenza . , . 8. 1000 rc ,1027
1. D o c t ~ ~ e r t t i
,

Art, 2O Dei fonti ilsllu prova i t ~ . criminale . . . . fj. 921 a 016

CAP. 16.O Limiti esterni del


nale

girci'e pe,

. . . .

. S. ,1028 CLC!