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La forza morale srsgget~it~u della pcna SE^ nel procedere essa dalla volo~itb ~usicrtzuie del giudice competente

,che interpetra od applica. la volonti della legge. Senza questo elemento, senza un fatto psicologico che gli dia IegittiniitA, nel male irrogato non si Ila una pcna, ms un fatto violento che non ha caratteri giuridici: nel modo stesso che se il fatto dannoso non procede da volanti intelligente, non si I-ia un delitto, ma iina violenza del fato senza carattere giuriilico; percl18 gli manca il concorso del fatto psicologico.

La forza naarnle oygeltivcc ilella pena si reppresenta dal risultato ntorale che il supplizio eccita negli ani~nidei cittailini; o buoni col farli tranquilli, o rnalvasi col frenarli. . 5. 632. La grande efficacia politica della pena sta in questa sua foracc ~nsrnle. Dalla forza morale del delitto nasce la offesa sociale; dalla forza morale della pena nasce 13 riparuzions sucicle.

tale la. importanza de.113 forza mcirulc della ponn, clie alcuni criminalisti , fra i quali N i c n 1 i n i ( l ) ,

~olleroiti gucsta sola, considerata nei suoi effetti sul1' animo del colpevole, ravvisare la vera petln. Il cnrcere, 1' ammenda, e la stessa morte non sono, secondo questa dottrina, veramente la pelzn ;ma sono i mezzi per cagionare la pena: c quelli sano unicamente legittimi per cotesta loro aaione sull" allimo.
un SUO trattato inedito sul diritto di pwire, itiviato in fonila di lelteril a 31. O r 1 o l a n nel 1843.
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Non pub negarsi questo duplice significato della parola perm, Quando si dice, i! carcert? 11 zuta ~ J ~ I ~ EsiC , dcsigaa la ma~erialitit di un mezzo siiccialo destinnta a far soffrire jl colpevole. Quando si dice, C@ Ifa subii0 la ~arce?~e esprime il risriltalo del mezzo , si materiale usalo contro di lui, la privazione della liIlerta personale, e il patimento che questa hn, ctigionato al colpevole. Cotesta duplice accezione delIa parola pena, emorge clliara da una frase comiine che senza ci6 sarebbe un' anfibologia. Dicesi spesso h' pene infnmanii non so710 pena per 1' irbfarnc :le perbc j~ecuniarie non sono pena per il ricco. CiO venendo a dire la peua aoi C petia, affermerebi~ela irn110ssibilita logica dell' essere e non essere, se non si (lesse un duplice senso alla prola.

Simile pensiero B dunque esatto: ma l' aspetlo tlitto ideologico solto il quale la pena verrebbe tosi a

considerarsi, male si presta alla sposizione della dottrina; e rinnorerebhe quasi il liiiguaggio scientitico. Senza dunque abbandonare il significato materiale. che comunemente si d alla parola peila, al concetto ideologico si giunge assai, per qiinnto importa ai bisogni della scienza. col rintracciare distintamente nella penci (oiltezia di cagionare dolore) le forze che in lei si contengooo, e clie ne costituiscono il meccanismo, ed i resultali. S. 636. La forza nioil'ale nella pena sotto entrambo i suoi sspelti, anclie prima che sia irrogata. Anzi allo stato di ~ninacciaessa non agisce che moralrncnte. Rla quando il rlelitto dallo stato di ~rerisione passato allo stato di realt, la forza morale della minaccia sarebbe distrutta se anche la pena non divenisse una realtli. i la sua 3 irrogazione materiale quella che restituisce alla minaccia, disprezzata dal delinquente, tulla la efficacia sugli animi: ed 6 in questo momento che si completa la forza morale della pena. La irrogazione materiale del castigo diviene un fatto giuridico, perchi: rende piu sensibile la idea : la idea nel colpevole di aver meritato quel patimento col violare il precetto: la idea nei buoni di essrre proietti merct! la sanzione del precetto: la idea nei maleinclinati di correre incontro ad uguali patimenli se violeranno il precetto.

Ma perchi! la pena abbia in tutta la sua potenza Cotestn forza nzorule oggcliiva, bisogna che risponda

alle condizioni che nella iiiedesima sono ricliiestc rlal suo principio fondamentale e dal suo limite.

Condizioni chz d ~ c e avere la petto.

Tali co~zdiaivni possano divjdsrsi in due classi, secc~ndochi.o emanano dal criterio tutto positioo della tirtela del diritto; o dal criterio della giustiriu, che, riconoscioto corne limite, {tu0 clirsi meramente rregativj.

Condizioni

dellli

pertu derictrt~ti dal suo principio positivo.

i n questa prima categori:~si ricliirirnario tutto quelle condizioni che tengono alla e[pcacin della punizion(3. Aftnc'tiC! la jlena risponda alla legge dell' ordine, che 1% WOIP come mezzo di proteggere i cliritli umani, [lave essere sentita dal reo che colpisce, E sclilita mora/memte dapii altri cittadini, Iri lei devono esserr! pertanto sotto qriestn rapporto, le condizioni s~guenti:

1.O Deve essere afjzitticu del rccl, o fisirnrne/tdP o nlineno snorctlmenle. Fu un' aberrazione siipyiorre , cc)5

- 367 me taluno fece, che il bisogno della pena fosse soddisfatto quando si potesse persuadere gli altri che il delinquente soffre, benchb in realti nulla soffrisse. Ore pure siffatta pena ideale fosse bastante tutela del diritto rispetto agli altri, non lo sarebbe rispetto al reo che ne riilerebbe.

g.

641.

2.0 Deve essere esemnplare; tale ci06 che generi nei

cittadini la persuasione che il reo ha patito un male. La mancanza del primo requisito fa cessare la efficacia della pena rispetto al reo: la mancanza di questo secondo la fa cessare rispetto a tutti gli altri; e cosi nei buoiii conio nei malvagi per diversa cagione. Ma la esemplaritic che richiedesi nella pena non deve guardarsi come un fine precipuo a cui debba essa servire (vedasi P i t t m a n n opusc. crim.pag. 265, fi. etsi aul tefn ad pug. 270): ci condurrebbe alla falsa dottrina della intimidazione. Deve piuttosto intendersi come una condiziorie esteriore della pena nella siia irrogazione. BIai non deve spingersi ali' effetto di aggiungere alla pena tormenti oltre la sila giusta misura sotto il pretesta di renderla pi esemplare. La esemplarith in una parola b un risifltato che si deve ottenere dalla punizione, senza che per ottenerlo se ne alteri la misura oltre il rapporto (5. 048) della giustizia.

:L0 Deve essere certa; c cosi irredimiliile. La forza morale oggettiva della pena sta pi in ragione della

sua crrte;uu, che della sua seccril; ossia questa senz:; quella i! elusoria. La c ~ r t s z z u ~ clie q ~ t isi parla di

non quella di fatto che emerge clall'airrnentnta probahiliii di scoprire i delitti; lo elle attiene tigli ordinainenti procedurali, e di polizia giudiciaria, 1\13 8 irivece la certezza legnle: ciol! che la legge non animcltn mezzi di evadere In pena rluarirlo & i~~corsa eil t3 riconosciuta la delinqtienza. In tal senso osta a qucsta conllizione il principio clie vorrebbe insinuarsi ilaila dottrina rorreziolialista, i~segnandoche Ia pena (leve cessare contro il reo quanclo dimostri di essersi emeild'lto (1).
( I j Vedasi il rriio discorso Oprtscoli uol. 2, ofiusc. 2.
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4.O Deve essere pronta: percht? nell' intervallo fra i1 deliltu e la pi~nizionc,la forza morale oggettiva del delitto continua ad esercitare i fiinesti suoi efletti.

5 Deve essere pubblica. I,a pena irrogata irk scgl'elo . ' sarebbe logica se il suo prinripio emanasse dalla vr!ndetta , dalla e s p i a z i o ~ i o , dalla ri[orntu. hfa unificalo ~ il Suo principio nel hisogrio di coinpletarc la l e g s dell' ordine, ogni pena segreta 6 un abuso illcgilli~flu di forza.

6.O Deve essere irrogata in guisa che ?zon divenga peruertiti8ice del reo Noi non ritonosciano come fine proprio della pena la riforma morale del colpevole, se non in quanto dal suo cssore di pena nasce lo infrenamento delle malvagie passioni. Lodiamo quanto pub farsi dai provvidi governi onde profittare della penalit per riconclurre alla moralith i ciltadini traviati, Ma altro 0. dire clie debba profittarsi [li ulh fatto per raggiungere un Jiue ulteriore; altro B dire che cotcsto fine sia una ragione od una causa del fatto. Altro e cib che spetta al buon governo; altro ci6 che spella al magislero punitioa. Questo deve correre per la sua

via ai fini suoi proprii: quello deve profittare di ogni occasione per educaro il popolo al benc: ma con cil, non deve intralciare il moviniento dcll' altro. La troppn lenerozza dclla rif{irrna del condannalo, 50 si cornpenetra col giure peii:ilc, porta ad arnrnullire la sua i~tftessibilit,cd a far vacillxrire Ix idea della arcditnibikith della colpa .con gravo pericolo della societi. Ma se nella correzione interna del reo (che lodiamo come opera santa di buon governo) noi non ravvisiamo un f i ~ z e proprio (1) della pena, rigettiamo perb ogni oiocto di puniziotic chc avvilisce o corrompo il conilanriato, o gli rcndc pii1 difficile i1 ritorno sul buori sentiero.
;l) Io so bene che qiiesti pensieri vanno a rilroso della VJrrente del sccolo. Cresce ogni giorno nei criuiinalisti mo9A

derni I'enlusilismo per In dottriria della en~elido del reo, Xel momento attuale poco vi vuole a scorgere che qiiesto il punto culminante che richiama lo meditazioni del giurisla. L' onda del secolo muovesi in questo scnso come marea che monta. Se le nuove tendenze poggiano al vcro, trattasi di ricostruire tutta la scienza penale. U e s t r iv e a ux nel Belgio sostenne che l' unico fondamento giuridico della pena la correzione del coIpavole. M a z z o l eri i il]Ifnlia pone questo pensiero conie base dei suoi ~rz~of'i principi di dirilto pende, inscgnanrlo clie la societu ?ron Iia diritto a punire ib reo, tna soltanto cos~t~l'i~~gct'lo (4 emcndarpi. H e n li e proscrive Iw dele~taoncperpchci , perche il reo emcnduto nrln si deve punire pizi oltre; e il codice di ~ o l h i a(art. l42 c segq.) adotta questa teoria. P i n h e i r o , M a r q u e t - V a s s o l o t , ed altri proclariiauo il ctonlina che la correzione del colpevole UEVE far casstlre la pena: c il nuovo codice pen:iI~ pcl rcgno di Portcig~llo sembra ispirarsi a coteste idee. Idee .tuttcz eccitate da un sentimenlu lodevole: m:i io vorrei che non fossero perico: lose se iuvadoiio il magistero penale. Cotcsta dottrina non S che una trasformazione dd domriia religioso. M fu sempre arrisicrito per gli uomini 1 a 0 iitiitare la diviiiitu. Gli avi nostri si arrognrono 1' esercizio della giustizia di Dio: e riacque il sistcnia ciella espiazione. O;'gi si vuole eserciliire il perdo110 di Dio, o si riduce a sistema il diritto di punire per correzione. Non si VUOI 1il:li restrirgcrc 1' autorit nci confini della difesa giuridica. Corne solo pub misurare la giusta espiuziono, cos Dio solo pu congiiingere la giustizia e la mis~ricordin,e Per un atto di pentiincnto stncero caricei1;ire una serio di scel1 ~ w g i a iQuesta fede cristiiina : fede necessaria all'ordinc . nioraie , e quasi dirb necessaria nlla viicr. Pcrclii! I' U U ~ ~ O cos procrive a cadere, son poti-ebbe , c,iduto iiria volta aver pi quiete neli' anima senzi questo dilciliiiin; o TIIl!legare la credenza della vila futura, e c0rrci.e ciecnnic11tc ne1 Bentiero del malo ; o confidare nel perdono di D i o ,
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corre~gersi meritarlo. Ma questa legge divina: percbb per Dio discerne con la sua onniveggenza il peiiliuiento siricero dalla ipoc,rita apparenza ; mentre L' tiorilo confonde spesSO Agostino con un Ciappelletto. La irredh~iibili'tii dclla colpa repugnava bene ;illa legge diviiin: che tion accctt:i come mezzo di larncro un pentimento ispirato dal rtesitet.io di g~~igiiorare nos11.n sorlc terrene, o dai torIcc menti del carcere, e dalla speranza di farli cessare col iiiostrarsi pentito. 3Ia IUlegge umana non pub avere forza pratica frenatrice, se non si afferra tenace a l principio dclla irredimibiiitb, Ilesa incerta cotesta, la legge ? fatta gioco di nrtificiose specalazionl. Guai se la protezione dei rei si spinge al scguo da far vcderc nel delillo un niczzo di vincere 1' avversite della fortuna I !o non avverso il sistema p~.nilenziario. Calunnicrebbe 1~ iute I~itenzioni chi cIb mi apponesse. IO lo encoinio percli! toglis alla pena clcIla detenzione la brulta rnacchin (li essere, come lo fu pur troppo per tariti secoli, istrutlierito di corriiziooe , rcuola di mal costume, occasiotie di perniciose alIearire. Io lo encomio perclii! i dovcre di ogni p! rerllo, e dir0 di ogtli ciitadinn, di prornriovere In mor;ilizzsaioiie del popolo. DIR 1; iiorrio si derr: corrppgere col purificarne il cuore dagli anCLli ieri'erii ;col solli~vartiri prnsiori a Dio; Q facendolo rnssogiialo ai pntirnenti di qilaggii nssuehrlo a cuiirdare iti questi i111 titolo di anticipata eapi~zionc.Non si deve corrcggera col pronicllergli bcrii duchi , o esenzione ilai nieritnti castighi ; e n~oliomeno s deve preferire la suii emenda apparente, al reuic pericolo della societ$i. In pcnu. non pub PRSCPC 0110 un:i pene. RIilo 6 : giusta ; , s nin adeguata. ul gassato ; i ~ ~ ~ i \ ~ o v peri Irari:iro di f:itti e ib ~. posieriori. La c;ciptiz,i ~iun:ilr noi, piib cnilibidre la $un clivisa ; nb corrpi~riq{Iietro :I s(>~luct*nfi ill~~$io~ii ~ t r a ~ ~ ~ ( t t t ~ r e ,ir la protcziorir (lei biru~ii per 1:i oiniin d' ~ d [ i c a r ri iilalvi~gi. LO .~pctt:~colo iin dclinqucnte ccirrctto ti ediiicanre, b uiilisiiiin nlln piiblilicn riioralc : uc curivcngo. Rla deliri-

qoente corretto a prezzo dello alleggerimento della pena meritata B un ecoilamento a deiinyuere; i uno scanda; lo politico. Io considero dunque la riforma del reo utilissima cosa, P da procacciarsi con ogni studio, ma fuori a h l t o del cerchio del mrrf;istero penale. Lo immischiarvela (oltre ci che effetto nuturale della pena) pare alla mia mente una colltradizione. Punire vuol dire recare un male. Eme~idnr e , islruire, educure vuol dire recare un beue graridissimo. Due forzo distinte debbono 311' aspetto di uri delitto mettersi in movimento ed agire contemporanee sul delinquente. Forze diverse nel punto di loro partcnzs, e nella meta a cui tendano. La prima guarda il delillo, e vi scorge un disordine; e lo vuole inesorabilmenic? prinilo per ristabilire l' ordine che quel fatto ha turbato. La seconda guarda il delinquente, e vi scorge una creatura di Dio, traviata dai buon sentiero, e vuole ricondurveln, La prima si ispira al scnllrnento del pericolo sociale, o alla reverenza del giuslo. La seconda si infiarnma alle aspirazioni della carith verso i nostri siniili. La sociela deve provvedere accib queste due forza si svolgnso ciascuna'neiln suil sfera (Il nzione, senza urtarsi ed elidersi. M striagerle in a una teoria ;unificarle nel principio e ncI fine; e porre in aililedue 1' anima del magistero penale, come vorrebbe la nuova scuola correzionnista ,pare alla mia toniliti repugnante.

Condizioni della pelka derivanti dai suo limite.

Dallo essere, per I' eterno precetto della legge di natura, subordinato il principio pos;irivo della tutela

- 373 del rlirilto al criterio negatit'o o 2rnitatioo della giustizia, ne scalurisce spontanea la necessitii di esigere nella pena le condizioni seguenti ; 1.0 Non deve essere illegale :cio, non si irroga legittimamente se prima la legge non I' ha minacciata. Bere essere la legge, non l' uomo, che punisce. Vedusi la dottissima dissertazione di K 6 ri i g s w a rt e r ~zzclltclndeliclutn nulla poena sine pra-ecia legs penali - dmstelodami 1585.

2.O La pena non deve essere aberralite. La persofialilct della pena ne i! condizione assoluta. Non vi 15 pretesto di utiliti, e nemmeno ragione di difesa, che logiltinii un male irrogato sotto sembianza di giustizia ad un innocente.

3 . O Non (leve essere eccessiua ciob non deve esuberare la proporzione col male del delitto: ogni patimento che si irroghi 'al colpevole oltre il principio della pentc, ciob di dare una sanziono al precetto proporzionalinento alla sua jmportanza giuridica; ad oltre 31 bisogno della difesa, cio di elidere la forza mnrale oggettiva del delillo ; tin abilso di forza, i! .una crlirielta illegittima. Ls eccessivitic della pena 4 viziosa anche sotto il rispetto politico, s i per 1' influsso cbe esercita sui costumi; si perchi? eccita la pubblica aritipatia; e per le dannosissimil. consegiienze di questa.

La logge i! dililcilmente obbeclita quando non iia seco la simlialia delle coscienze. La pieta (i) opera il fenomeno che i buoni si uniscono coi nial~aqi ad eludere In giustizia; ed iI suo troiio 6 ~~iinato. Questa corisicieraziouc politica per aiiro un di pii. Poichi? % proscrivere la eccess8r;fhi delle pene, basta la sola ragione di giristizia , prescindendo da qualunque empirica considernzione.
,.l) Perche io non treiiii allo spettacolo doli:) pena, perciib io non pianga slille sofferenze dell' accusato, liico~na che il delitto abbia t t t o treniiire e piangore I' initclceiite che ne fu vitliina : allora la pieth por 1: offeso soffoca la piet5 per 1' offensore. Questa verith clie clctcrmitia il criterio essenziale necessario ad un fatto pctrclik possa essere (lichiarata delitto, determina per la logica dci correlalivi il criterlo misurotore della peunlibb.

4.O Non deve essere disuguale. Niente cioh deve

guardare alla diversa posiziono dei delinquerili, quando questa non altera la qiiantili del delitto.

5.O Deire essere dicisibili!, ossia frazionabile iii guisn da rispondere al diverso grado della irnputaaione; la quale si modifica col modificarsi delle circostanze che accompagnano ciascuna delinquenza : no1 che l' opcr:\ prudente del magistrato forza tt che completi 1' OPQ-

ra del legisfatore.

6.0 Deve essere, per quanto si puU rpurabile ; Dei' rh troppo b facile un errore giudiciario (I) : c troppo ne sono fatali le conscguenze. La condanna di t ~ ninnoceoto irn r ~ \ ~ e s c idi idee: perchG lo strumento o della giustizia si converte in un fattore di ingiustizia. Essa 4 una sera calamiti sociale, per lo spavento che genera nei cittadini, maggiora assai di quello che nasca da molti delitti impuniti.

(1) Si cono avuti anche ai tcrilpi nostri esea~pj dolorosi

innocenti condaunati a copitale supplizio, NeIla cola Prnncia B stata riconosciuta la inaocenxa di Eesurqrces, Badger, RavCer, C I,oi,z,-crolles tutti yuaitro guillottinati : di Filippi. e Rosariu Dulee, ai quali l' arbitrio be~ieficodel tribunale nvea camajlitata la peno di morte nella galera a vita. Di Reizosi cd altri, condannati innocenti a pena temporaria. Tutti ~ ~ u e sfatfi attetlgono al presente secolo: c bisogna confessare ti ~ h o per dieci innocenti riusc casualmente ottenere la se ~iustificaziooe deve cssere magiore il numero di coloro , che non obhero altrettanta fortuna.
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C A P I T O L O VI.
Nozioni ye~ta'nli della qualiti, quantit:~, e grado ~zellapena.

Abbiamo sin qui coiiteniplato la pena nel sua geriere: cio in quelle condizioni essenziali che debbono,

con maggiore o minore prevalenza, esser comuni a tiitte lt: pene. Ma Come guardando il delitto nelle sue possibili specialila trovammo (55. l 2 8 e segg.) potervi essere variefA importantissin~edi quulith, di qwatriirb, e di grado tra falto e falto; cosi analoghe differenze troviamo adesso tra pena e pena. E come lo studio di queste Ire nozioni completb la teoria del delitto; cosi lo esame della qualitu, quantitic, e grado nella pena, completa la teorica di questo secondo oggett!, del giure penale.

3.

633.

Gi notammo (5. 429) che le nozioni di qtlalith. e quanlitb, relative a diverse specid del medesimo genere; come pure la nozione di grado, relativa a diversi iiidividui della medesima specie; nascono dal non essere fra specie e specie congeneri, n& Ira individuo e individuo, perfetta identit. E notammo pure in che consistesso astrattamente fa diversificante che si denota col nome di yualibb (g. 130): in che la diversificanta che designa la qecantiib ($. 632): iii clie consista quella clie designa il grado (5. 138). Familiarizzati ormai con questi termini e con queste idee, non rimane ctie ad esaminare i diversi criterii coi quali siffalte noziorii si applicano alle pene.

La importanza di queste tre indagini nel delilto nasceva dal principio di giostizia; il quale esige che quando due reati si unifichino nel criterio della quali%

- 377 della quantit, e del grado, debbano identificarsi nella loro imputazione (5. 445). La relativa importanza in ordine alle pene, nasce dallo stesso principio ; il quale esige che come alle diuersilh di qualith, di quantiti, o di grado nel delitto risponde una diversith di imputazione ,cos risponda ua' adeguata diversith nella peoa. BIa il grado della pena richiama inoltre a considerazioni sue proprie, che sono indipendenti dalle diversificai~ti dcl delitto, come Ira poco mostreremo.

Criterio della qualiti nelle pene.

Anche nelle pene 1' esame della qualilti conduce alla loro clussazionc. Anche nelle peno 1' e2emento purricdare di rapporto (5. 147) die costituisce il criterio del loro ordinamento, e die fra loro determina la diversa qualitli, dove cercarsi nolla loro forza fisica; che I: quarato dire nella dive?-sith del bene che la sotoglie al delinquente a1 fine di punirlo.

Ora volendo ridurre a certe classi prominenti i beni del cui toglimento pui, lo giustizia farsi strumento di punidoi~c apparisce coinplck la divisione delle pene , in quutlro classi, secondo che privano il ilelinqilente o del bene della vit&, o della integritk e libera delle

mernbra , o dell' onore, o del yalriao~riopecu~lial.iu. Dalle diversit esseriziali di queste quattro specie di beni goduti dall' uomo, nasce la diversa qltrtliici delle pene; e cosi la loro clistribi-iziorie in quattro crandi d:tssi - cupituli - mf~ftiiee- irrfccnzarrli - pljlcti~tiarie.

Contro siffatta clnssazione si fece l' obietto di inr:om[detezza, osservando che certe punizioni speciali lisate da alcuni legislatori , non vi trovavano sede : a inodo di eseiiipio 13 interdizione di certi atti. Ma G facile riferire eotesti divieti alla classe delle uiuilianti , o delle pecuniarie, o delle afliltive; secondo che la negaziorie della facolt porta solo un discredito al condannato, oppure gli arreca ariche un detrimento patrimoniale, od un restringimento rli libert.

Quo~ta classazione nei rapporti della scieikzu uon richiauia, se non accessoriamentg, all' esame dei vzodi pt'utici di irrogare cbtoste diverse pene. 11 suo scopo h di definire le classi, ed esarniriare di ciascuna o la legiltimit, o la co7iaenielrza.

Pene capitali.

Pene capitali sono quelle che privano il delinqire~~te della oiCa.

I,a indagine fllcisiiflca sul dirilta nella societli di spiiigere la punizione fluo a darc morte al colpevole, non conducendo a guardare cmpiricamente 1' utilit (li la1 pena, nla a trovare it priu~ipioquestionato della sua legittimitil; iioti puii non dipendere dalla soliiziorie rlel ~iroblernapr*cambulo sulla genesi razionale dcl sliritto di punire,

5.

001.

.4ccettan1lo noi, sulle orme del N i o c o l i n i , conie findamerito di questo diritto la legge di natura (8. GOB), ci troviamo alla couscgurssza di negare la potestd di uccidere; perchi? In legge di natura i; legge essenzialmente C O I I S ~ T L ' G C ~ T ~ C ~ . sonlmo principio si jspiA qilcsto cotesta legge .o vi aderisce costantemente, tranno 1 casi in cui la conservazione di un essere sia uttual?Bente incoonrparibile con la conservazione di altri e$seri itguali: nel qual ccas la legge clio permette 13 distrnsioiie, rian contraria iua conforma il priacipin conservalore. Ora da cotcsto somino principio sembra noi doversene dedurre chu la logge conscrvutrir,e non I~ermetta la distrilsiune di un uoriro, quando 1s ileeessirk preselite della d i f m degli altri uomini iion esige cotesto sacrifizio. Coililotta lo. disputa 3 ~ U C S ~ D puilto, In legittiiiiith tlella liena di morte iion i! pii1 Oggi sostenibile. Perch le condixio[ii attu@li dei po!'oli culti noti f'~ilnopii1 (riells delinqulenze ordinarie , nei tempi narniali degli Clati) del12 uccisione del

nemico sociale una necessita materiale. E i termini di iina necessirh morale presente, fondaki sulla idea di punir uno per intimorire gli altri, possono per il supplizio capitrcle aurmarsi, ma non mai dimostrarsi in modo da non lasciare possibilit in contrario. Nel caso del perdue118 la morte ehe gli s' infligga nella permanenza della guerra civile, non piu si giustifica coi precetti del giure penaie, ma con queili dello jus belli. Ed anche in questo caso la uccisione del vinto non trova la sua ultima ragione che nei timori del vincitore, e nclIa coscienza della propria debolezza. Dopo B e c c a r i a la pena di morte O stata cornbattuta da M a l a n i m a , E l r i s s o t , T,ucas, Pas t o r s t , L i v i i i g s t o n , C a r m i g n a n i , DI]cptetiaux, Puccioni, P e r e z do Molin a ( I ) , ]E: l l s r o, ed altri molti. La stia necessit si i! sostenuta fra i moderni da U l l o a , V a n g h e r t , B e n s a , S i I v e l a , Tr e l ~ u t i e n ,e in generale dai criminalisli francesi.
(1) Molto diffusamente ne1 libro intolato La sociedad y el patibulo Madrid 1854. Vedasi i l recente scritto di kI i tt c r In o i e r su questo araornerito intitolato la pena d i morte considerata nella scienza, neil' eapericnza e nello legiaazioni: la cui traduzione fu pubblicata a mia cura coi tipi Cheli in Lucca 1864.

pena di morte ; diie regolo dominano la sua applicazione 1 . 9 t i e deve essere inflitta in quel modo cbe meno faccia sofpire il pa-

Ove sia ammessa la

ziente: lo che ricbiama ad una questione fisiologica 2 0 che rion sia irrogat.~ . alla presenza del popolo, perch i' aslietto del sangue inferocisce gli animi: al principio della pubblicillt pub siipplirsi con la rrotoriet, senza chiamare il popolo allo spellacolo del macello umano. Gli anticlii non si contentarono di uccidere iI reo: vollero aoclie martorizzarlo. Non avrebbe fine la dsscrizioae dei diversi modi ( i ) invealati ier questo supplizio : frutto deli' errato pensiero, che lo scopo della pena fosse la intimidazione (I),e che i popoli si dovessero guidare col terrore.

(1) Io Francia per esempio si ebbero cinque modi diversi di uccidere il condaiinato 1.0 Il firoco pcr Ia lesa maest8 divina 2.0Lo squnrc2o a quattro cavalli per certi casi di Iesa maest& umnnn. 59 La decollazione pei de. Iitfi comuni se il condannato cra nobile, 4.* La fijrca se era plcbeo. 6 0 La ruottt pei furli violeiiti alla strada . pubblica. Vcdasi la erudita dissertaziorie d i V a n K a s s e l t de carnifice: e quanto alla orisine dei supplizio della ruota tanto esteso negli ultimi secoli 6 a vedorsi L a n g 1a e u s scmcstriuua lib. I O , cap. 3. (2) Taluno calcando lo orme insidioso del P i l n n 6 i e r i obiettb che come por legge niituralc tutti i diritti orginarii, 0 connati, cono inalienabili, cos Cauto urtava ilella leggo naturale In pena di rriorte, quanto tutto la peno amittfvo. >!a fri caso, o caso vi rliirei.cnzo. I diritti originari; delI' uomo sono inaliciiabili finclik ta loro distrazione faccia venir niciio Ia lrcrsonaliti uuiaun. Quiiidi se non possono :ilienar.si in tiiodo (~ssoluto;pui pcrb dislrr?~scnu pnrle una ovc il diritto nr! sia cusccliihil~(Za i l le r j t l s nalurae 40 1Ia u s doclrina j w i s pliilosoplticn $. 71, 73). Cos non pub alienarsi la libcrth pcrctii: cib ridurrebbe 1' uomo a vx+saro di esser uomo, spogliiiiidolo di un attributo indispcn-

$1

sabile alla stia personnlit. JIa paL alienarsene uiia porle: e tutta la tcoria dellit efffcacia ddle obhligazionj personali nel diritto naturale fondlila su questo principio; cha appunto 1' uouo vinc~lnndosicon una obhlignziorie verso 1: altro uomo trasferisce in questo la relativa porzioile df?lla sua liberti. Ora ci che I' uomo pui) fare col panc, lo pirb fare col fatto: ci che per la legge si ammette come coriscguelxza di una esplicita coavenzionc, piib essere conseguenza di un fatto ctic per legge porti al nicdcciino egetto. Soiio validi per legge naturale i voli monastici, il tii:itriuionlv, e simili. COS~ rion repugna alla legge natur~le,che iio uolrio col violare 1:i legge del diritto si astrin~aa perdere, anclie per tutta 1;i vita, una porziuiie della stia liherth; perchl: rion cessa di essere persona, Ma repugna alla legge n;itiirale che voloritariaorentc tolga a s la vita ; o si obblighi SI espressanicilte che Lacitaniente a perderla ; perch coi1 ciO distrugge la suli personaliti, non podendo fa vita rillcnarsi in parte. Ecco pereli&io dico ($. 661) che alla leggo oatui.,ile repugna la pena di morte, e non repugnano le pene tiflliltivc. Ii rimprovero di contToprovare che si S voluto fare al riiiu ragioua~uonto, accusandolo di distruggore tutto Ic penalila, non ha base. Perclii? con le pene afflittive 1' uorrio aoir si fa cecsnrc di esser persoli8 ,conle avverrebbe se si rcndcsso schiavo, e tosi distruggibile a talento del padroi~c.La pena amittiva restririge la libcrli e impedisce certi atti. M la liberti rcsta nel cona rla~iiiato corrie diritloformale, qilantuoquc lirilituk ncll'oliictC0; e 1' attua, salva la restrizioric che ha incorso col violare la luegc. Egli conserva la libert di coscienza, la libera nlnnift3atazioiie dei cuoi pensieri, Iti liber18 dei suoi tiioti ~ D L O la cella. Iri liuti parola scrriprc uoriio, ni! In sua persoilalili cessata. Tanto vero che pu nuouumeribe dclinqucre. . Tutta questa teoria dipende {la un soiklrno principio. L)ecidcre. se I'lioRio ha un Fne rieiia vita e qurile. Chi ixcghi questo fine, 0 (Come S p i n o s a ) trovi il fine della vita riclla fciicilh inateriale , condotto per tal guisa a riiiitcrializzare il hrne iiiortlle, cade nella perniciosa doilrina della utili6u. h Fa-

cile allora nella conservasione della cosa pubblica fdre il passo ulteriore, e s t ~ b i l i r e la felicit dei pi debba preche ferirsi alla felicit8 della uno: donde scaturisce il f a t ~ l e snlus p1i1icc~s ~ c p ~ e ~ n n esto. Ma i! egualriiente facile l' allro lea: passo che porta a concedere all'uomo infelice la facolti di disporre della propria vila. Se perb il fine dell' uomo si riconosce nel suo indefinito perfezionamento, questo fii~ecrssolttto, per il quale 1' ordirle particolare imposto all' uomo dalla legge di sua natura si concatena coll' ordine universale, porta necessariamente a negare all' uomo la disporiibilit di quei diritti che sono indispensabili alla sua pcrsonalit. Se la legge eterna ha detto all' uomo - ti1 rion puoi volontariamente cessare di essere persona questa stessa legge, per essere, logica, dcve aver dcito alld societh ( che allro non S s e non uno strumento coordinato alla tutela della legge giuridica)- tu non potrai, per qualunque suo fatto, sottoporre l' uomo a d una pena, che d i s t r u g g ~la sua pe:sonalit<t: tu non puoi ridurre 1' uomo alla condizione di cosa. O bisogna negare una legge morale, assoluta , inimiitahile , che dal momento della sua creazione sovrasti alla uinanith ; legge che non fu ncgats neppure dai pagani, sehbene la intendessero a modo loro; o ammessa una suprrnia legge morale, bisogna dedurne una suprema legge giuridicii: e di qui la inalienabilith per fatto noslro, c la indistrullibilit per fatto altrui, della uriiatii~personalit So si ammettesse nellii mente del Crcatorc il concetto deila libera distruttibilit~dclla propria vita riel17 uomo, si supporrebbe un concetto contraditlorio. Creazione di una mano di esseri destinati ad un fine, e f,icolt in tutti codesti esseri di distruggersi e tosi rendere impossibile quel fine d l u ~ e n d oi disegai provvid~nzi:iIi implica co~itr:iilizioric. ,

Pene afflittive.

Pene afflittice diconsi quelle, che aftiggano jfsicamente il colpevole, senza giungere a lorgli la vita.

Le pene affiitiive possono essere o dirette (positive) ,o indirette (negative).

Pene amillive dirette, o positive, sono quelle nelle quali al paziente si reca un dolore con la mano del1' %orno. Sono indirette, o negatizle , r~ilelle nelle quali al condannato in urla qualunque guisa impedito I'esercizio della naturale liberta del suo corpo. Quelle che noi cfiiarniamo pene afflittiue direlle o positive, altri f fra i quali 1' esimio sig, h In b r o 3 o l i ) vorrebbero denominarle pene corporali. Ma desso cotesto termine suiliciente al bisogno? Io crcdo che nu. Perche in ogni distinzione i1 nome dato ad una, specie richiama naturalmente un contrapposto di nolile alla specie contrapposta. Onde se le peiic aflittiva dirette si chiamassero pene corporali, come per esempio il marchio, e le battiture, bisognerebbe chiamare pene non coT-

l~orali le perio amittive indirette, corno In carcere e i' esilio. Ala una specie di pene non clf/Zitiive di corpo posta come membro di una categoria di peno rrffllttice di corpo nii semlira urla contradizione. Quindi io mi attengo alla nrimenclatura del mio maestro. Piit esalto iovero sarebbe a tnio credere che si dividessero railicnlmentc quelle die C a r m i ,n n 3 n i cliiama pene aalittive di corpo in doe classi distinte; cioh dicendo uf/Zittit(c quelle che IcJono la integrili pcrsonnle, o recano al corpo clirelts dolore, e f'esnillive quelle cl~c tioltanto limitano lo esercizio rlcll:i personale liberti. In tal guisa lo pene non pii1 si diviclcre1~l~ei.o quntin tro ma in cinque categorie.

Le aflittive liositlvc possono essero o i~ldelehili, .o ileltBili. Sona i/~llcieBiliq~iellt:clie lasciano riiia traccia permanente su1 corpo, come il marclhio e la mulilawioic. Sono rlclcbili le altre che non lasciano talo I'i~ulttito,come la, jirstignzicine ( i ) , Ic rate~tgec.
(1) 11 cciBbrc k l l l ~ l l tliSal0 i11 RUSR~II PriI :lil1'0 (1111i111(10 IlOn ri adupcrara non conio torttirii iiiii coirie pena j , clie 1111

I~~UJO p:irlic~)l;irc di frtsti~azioiie r w a ~ i i iterribile per Li filI'rilti speci:tlu I]cl fliiacllr~di ciii?/o c l i c ilicdt. il siio iiviriis fpleulo atrucissiiiio supplizio. Colrslii j"'ii:t :iil!icliissini i \ > ~ ' ~ s sio 'J'artiri.1 fu iiltroiluttii ~ F I ' I:I p i * i ~ t f ~ ~ t : :1 1 1 H 1 1 ~ s i l ~. i i l d l ' ntiiio I,f!jO sotto kisilici i l cicc8o ['i'itici\ie (li klosca. ala iillc110 dopo l i l ~ ~ r a z i ~ t ~ 1i11+ii11 1 ~ 1 1ginyi~ T r ~ r 1 : ~ ~ ~~ &-i I t 1 t ~ ~ ~ ~ C ~ ~ I rL i C~ Il1.181 (l;) ~ V . I I I \ r ; t s s i l i ~ * ~ i 1-1~ ~ lj ~h ~ i ; ~ 1 k t i4d i f l Iii3litciiut.i ; c trov,tsi l ! ~ ] codice p~ifi]iljcatn r{Kiest(i I'!cirrcip~ I I C ~ ~ I ~ 1.1!)7. 311110

2;j

Le pene afllitlive indelebili sono da riprovarsi come degradanti la dignit umana; e per la loro perpetuira, che le rende ostative alla emenda del reo (1).
(1) Le pene indelebili si dettavano un tempo con niolta predilezione pi specialmente nell' Oriente, dove tuttavia si mantengono. Ma non era unico il concetto al quale ispiravasi codesta predilezione. Piuttosto che per osseqiiio alla vera idea di pena si scelsero certi modi come utile mezzo di in]pedire al colpevole il ritorno aHa stessa delinquenza: e ci con veduta una seconda volta biforme , o per designare il colpevole ai suoi concittadini affinclib potessero gualrdarsene, conie usarono i Romani avverso i calunniatori; o per togliere al reo la potenza di ripetere quel delitto, come il taglio della mano ai falsari, il taglio del piede ai ladri, e simili. Da ci nacque che il bollo s' irrogasse con irnpriniere iina lettera del!' alfabeto indelebilmente sul corpo del reo, la quale appunto richiamasse la iriiziale dal reato commesso, o della pena subita ; onde il P a n C i r o l o <the~esnurusvcrt-iaruln lectionian cctp. 241 ) ricorda che i hollati in tal guisa si appellavano Ibonzines literuti (13 e n li a r t dissertatio de .slignaafeJ e che il nienlbro reciso fosse appunto quello c l ~ e nieglio poteva soccorrare al delitto : C r e l l disscrlnliones fnscic. 2,disserb. 6, cap. 2, pag. 91. de jure mnnuiirll foro criminali.

Cg. 668.
Le principali pene afflittice negative sono la detenzioile, e l' esilio. Alle medesime riferirei pure la vigilanza della polizia se questa potesse veramente guardarsi come pena (1). Ma iri lei prevale la idea

- 387 della prevenzione esercitata come misnra di buon guverno: e sebbene molti codici la noverino fra le pene percbb trovano conveniente che in certi casi debba

decretarsi dal tribuiiale, pure scientificamente guardata non so persuadermi clie sia veramente una pena nel senso filosofico di questa parola. Infatti la misura di quesla coercizione si ragiona praticamente sulla malvagiti indiuz'dzsale o vera o presunta del colpevole, lo clie esce dai criterii ordinarii deIla punizione e rientra nelle considerazioni di polizia, Cos la pensarono anche i compilatori del codico Yonio, ricco d' altronde di bellissiuie idee. Questo codice descrive una cIasse spociale di sanzioni da irrogarsi dai tribunali come affatto estranee alle vere pene: e le designa (art. 06 e segg.) Cosi rrcisure d i precauzioite diretle a prevenire i reati, le qudi possot20 adottarsi dalla giustizia pu~itiua: quivi enumera 1' allontrinamenlo , la mallevee ria, la soltoposiziorie alla sorveglianza speciale, e la espulsione dallo stato dei condannati stranieri. Con ci) mostrarono quei legislatori che senza niente perdere nelle g~arentigiosociali si puli fare un codice penale elle risponda alla esattezza del linguaggio ed ai dettati dclla scienza. Keppure a parlarsi della morte civile conio pena conscgwenzialc , perchb dalla civilti combattiltli ed ormai universalmente rejetls dopo che venne definitivalaente abolita ancho in Iprailcia col Ijecreto 4cl 31 maggio '1 $54. Neppure novcro fra Ic Fenc restritlivo 13 interdixiotae di arti s mestieri, perchi: pena assolutnrnente inaccettabile. Scrisse non Ira G W i il Consigliere C u n i a c elle questa pena repunnerebbe ai costurni Francesi : io dico cl1e repugna

ai costurni di tulli i popoli civili, e spero di essere riascito o f ~ r l a cancellaibe dal nuovo Progctlo di codice penale Italiano.
(1) \'eJ:isi IO fcriilo di Etn i 1 i o i3 r ii s a iratito1:ito r l ~ I l solbecglitlW::r s/?ec;ctle ; e la rnrmori:~ ili h il z i c s ii~seritii o g l i L i l i ~ i c r l i tlell' crcrntlewiri rli Legisla;ione di Tolosa olrlio 186-3, vol. 13, pqg. 568; r! lo scritlo dell' illiirtrt! Filol i n i e r ivi pnre inserilo a png. 271.

L:i detenzione ( i ) comprende cIiialunque modo di puriizione con cui si priva il delincpente dalla sua libert, col chiiiderlo per un determinato tempo in iin ricovero a cih destinato.
(1) SulIc divcrse forme di detenzione appo i vari pupolr possono consiiltarsi V a n T ti y l l de poentc wgusltcli (lpiid Jclyis or'iyitic et modo. Iu Francia fino 31 Codice del 1791 1ii dclenziuna iioil si considcrb coinc penrt nia soltanto corne rr2ez;o di assicurarsi dei cofpovoli: D es 1) o r t e s R/~/?witrc tic,$ pr'isrlns piig. 8; ovc trovasi In storia contcrtiporntiafi clcl sistetna pnitcnziario in Fr:iiicia : i, u c a s ilu sy~tnie p[iniE~r~iairc Europe et uus 26ats Uni8 en V n 8 s e1 o t exunle?&dcs diuersrs tlhiot-iea ptii/etlticrires C i l v e1 fl nccessitad d e li1 pcila cupiral crrp. 13 V a n d e r D r uggli e n Eludes sulx le syst6~rcp&nitcntliri~.eTrlttniltris.

Col nurne di de[en~ioriesi esprimono duiiqiie tutlc le forme congeneri di punizione, consistenti 1ie1 cliiu-

dcre il reo in un Iuogo di pena: alle qriali si dR il nolile speciale dal nome dato al riccivero; cl~e secondo le sue ari et dicesi prigiol~c,curcere, casa di forza, castc di discipli~zct.,cosa di conawiascc, erga$fulo, yulern, e simili. Tali varieti di nome non hanno un senso delcrrninato cho possa offrirne una nozione costante. Quel nome che in alcune legislazioni esprime la detenzione pii6 gruce, in altre desigrin. la detenzione pi leygera. CiO dipendo dai gius costituiti, giacdll! i nomi non possono rappresentare un principio assolulol

Circs la detenzione si rovoch un tempo in q~iestione il diritto nella societ8 di irrogarfa il& pe-ettto: nia senza plausibile fondamento. La scuola correaiolialista lenta o ~ g iriprodurre cotesta opinione sotto forma diversa. Questa scuola perb, mrilgrdo le sue esagcrazioni ha recato di grandi benefixi allargando il sistern;~ penitenziario (I). l{ parimente da notarsi che gli flra s t i iu casa, quantunque abbaiidonati da molte legislazioni, possono riuscire utilissimi come infima perla amittivs, Non dovrebbe tralasciarsi mai nessi-ino degli strunienti che possono servire a proporzionare ai diWsi gradi dclIs imputazione. un diverso grado di rePressiana, E poiche ad un infimo grado cli responsriI)ilil pub adattarsi un infimo grado di restrizione dcll:~ liberti personale ( c ~ i , por quanto infinrio, pufi essere e sentito pi del13 multa) non 6 razionale disr~rczzarlo.
(1) In ordine illiti storia dei sistorna penitriiziiirio tfcdnsi 1' opera di B! n r q u t-V a s s I 0 t , e c i t riic tle dice nel

suo corso O r t o I a n a pag. 668, Circa (;t' incouvenienli della gcilero vedasi A l n u z e t Eaaai sur les peines, clrop. 4.

L esilio (i) in senso generale compreniie tanto '


1' esilio propriamenle &[lo, quoto la r e l e g a z i o ) ~ o , ~ confino.
(1) S e r o o s k e r k e n de poena e x a i l i i .

L' o i l i o (i) ia senso proprio B I' allontanamento del delinquente DA un determirrato luogo, chc solo gli 4 interdetto; con piena libert a lui di recarci ovunque altrove gli piaccia. Alcuni moderni Codici hanno tolto I' equivoco nascente dai due scnsi della prola esilio, chiamando l' esilio particolare i~zterclizionedi luoghi.
(l) Sulle
tre specie di esilio appa i Roinaui , ricordati

M a r o i n ti o irr leg. 5
cap. 8.

de irzlerdict. et ?.eleg. disputnno 61i eruditi; vcdasi E r m s n n o C a n n e g i c t e r obsel1v. liha 1,


fj.

874.

mora

La relegazione consisto nell' imporre al reo la diIN un deterniinato ser~itorio con interdizione a , lui di recarsi in qualrrnque altra parte del globo.

Ambedue queste Ferie uon ammettono costrii~gimcrifisico. Tutta la coazione sta nel precetto. Di qui la necessia di aggiungere al precetlo una sanzione apecials costituendo un titolo di malcfizio di pura creazione politica nel reato di i?zosservanzn di pem.
lo

Quando 1' esilio consistc nolla espulsione da tzctlo il territorio dello Stato dicesi bando. Quando la relegazio* ne B in un luogo oltre maro dicesi depurtaaione (1).
(1) Culle diverse forme della deportazione romana vodasi V a n V r y h o f f observaliones cap. 25, p q . 126 Van d R IV a t to i. observatiulaes cap. 7 , pag. 288 -V a n W e s t de poena deportationis pars 1 , pag. 10 Z i g l c r disceptaiiones selectcti, thcma 48, $. 46 ; e 6ulla convenienza attuale (li questa pona R u b e c h i della deportbzione.

Tutte le pene afflittive negasivamenre luli hanuo a comune i seguenti caratteri di prestanza liolitica : 1.O La graduabilith; c11e O irninensa tanto nella fltrrata, quanto nella i t t t ~ ~ ~ s i l . 2O La reparabilita. .

&la la deicrrzione comparntivnmento all'esilio Ira ulteriori caratteri di convenienza nei seguenti rnpprt ,

che I' esilio non offre; e ~ieiqualili anzi C? 1' esilio di. f~ttosissimo. g. 679.

Prevale infdtti la detenzione e difella 1' o~ilio,sotto il rapporto : !.O della forza Fsica; obiotliz.a, perdii! 1' esilio i: disuglialmente s e l l l i l o , c forse nicl~ie.sentito da certi delinquenti (i): 1 . O della I;ma ozorale obiotciacc ;perclik lhesilio inanca iJi csenlplcc~ith: 3.O della nlornlillc pubblica; a cui la pena deve seme IJre guardarsi dali' avversare. T,' esilio demoralizza. L a carcere of(i=ela opportunitri a1 buon governo ed alle :issociazioni private di esercitarsi alla emenda dcl reo. Scopo utilissimo e santo, al quale il giure penale deve tenersi estraneo, ma non frnpporre impedimenti, ed ami prestargli fat-ore, per quanto B compatibile con la essenzialiti clella peiia.
(1) & dotevolc una clisposizionc della Carolina: ove all' art. 161 invece di esiliare i rei di secondo furto, o relegarli riltrovc, si condannano a vivcrc in perpetuo nel luogo dove ccveuluio nrtccto. Qriestd sanzioiic procede pi che da una veduta dl amiggere il colpevole, da una vecluta di reudert! pi difficile iii ladri la ripctizioiic dcl malefizio. Sotto questo aspelto i11 tale prov~ediincntori era ~ ~ filosoria che i h ncll' esilio.

Per lali motivi la iletanlionc con ~ c ~ J u ~ col- ~ ~ Q ? ~ c ~ ~ Ialcrra dei condannati va oggi allargandosi iri ililti i

prie,cicivili : pcrsiiaf'lcnclo la ragione, e inoslrantlu la esperienza, che la pron~iscuilit (lei clcter-iuti foniite di corruzione. S. GPi.

Ugual~uente per tali motivi le moderno legislazioni fianno moderato 1' ahuso c11e in addietro (per la [ire~alento~ e d u t xdella economia pccnuiaria) fecesi (101In coilio; e sono venute ad applicarlo soltaoto a certo nuncanze clie non rivelano decisa proclivitb al male.

Nel grailuare la pena della detenzione i! specialrnente da esaminarsi la grave qucstioric, se solto il duplice rapporto della sensibilitk del reo, e della opinione pubblica (e cosi sotto il rapporto della forza obiettiva, tanto fisica quanto morale, della pena) la considerazione della intertsilic superi la efficienza dell; (llwuilc. Questo prol~lema non & stato sciolto a dave. da certi codici rnoderni.

Petze i n f a m a n t i .

Pene infuszaicti (4) sono quello clic feriscono il dejinqucnte nel patrimonio dell' onore. bla poidib la natura stessa della deliriqi~enzti o del13 [iunizione pu 0pe1'are 1' eifctto di macclliare la fama del reo come conseguenza spontaiiea di si! medesima; cos B da av-

verlirsi che pena infarnalgte dicesi soltanto quella in cui In infamia 6 irrogata per una formale dichiarazi(1?te dello legge.
(l) Sulle pene infanianii dissertarono piU spccialmentr W o l t a e r oDsercationurn uol. 1, obseru. 22 G o l l e r k f! de infanlia i ' n n G e u n s de infanzia H e p p dc m e d' infamie en droit Romain R i c li t or de rirtlzirt1

et indole infuntice mediala?. Yedasi che scrisse P ad c h c c o el codigo p e ~ a l comentado vol. 1, png. 320 e sey. c B o 11 u e v iI l e I'atrieliorafion de la loi criminclle tonte4, p"$. 433.

- ci3

8.

685.

Distinguesi infatti la infaaia di fatto (o dell'opinione) dalla infamia di diritto (o della logge) : secondoche il disonore si infligge o e$ judicio hominum, 0 ex Eegis sanctione. La prima fu da U l p i a n o detta aiatwnulis la seconda cicilis. La prima, corno avverte , W o l t a e r , co~nincia dal giorno del delitto; la seconda dal giorno della sentenza. In antico la infamia civile si irrogava con la espulsione da certe corporazioni. Poscia venne in uso si decretasse espressamente: e prevalsero due modi diversi d' irrogarla: 1.O Con decreto di giudice che dichiarasse infame il reo 2.O accompagnando. il decreto con una raanikstazion~ materiale; per esempio la gogna, la mutazione delle vesti, la qnitazione sall' asino (1).

(1) D O n e 110 censurb la dlstlazione tra inii~rriin di f i t t o di diritto. Ma b6ne lo eonfutb A m a y a itl Cod. de infur*. thes. 11 B a c h o v l u e ad T r o u t i e r u r n Lhcs. 4.

Jla fu &ne a~veriitoche I' irrogare la infamia per disposizione di legge C superfluiti, se gi;i il delitto trae seco la infamia di fritto; od B iin conato impotente della legge, che ricade a sua derisione, se la opiriione pubblica non vi risponde: perchi3 il patrimonio dell' onore non esiste che nelle menti dei nostri simili : e la legge pub comandare ai corpi, non alla opinione.

D altronde fu osservato clic le ' vano il difetto di essere

[ierie

infamanti ave-

i.haberratzli, 1 . O disugualmente sentite, 3.O perpelue; checchb sognasse il Il e n t h a m di una infamia graduabile a piaciment~ nella intensiti e nella durata, col suo singolare paragone delle macchie in Un panno. In fatto vi certametite una indefinita gradazione nella perdita dell' onore, a causa del mggiore o minoro aborrimento che spiega la pubblica orinione contro i diversi fatti disonoranti. Ma questa gradaziono non si pu comandare dalla legge l nk dolimitarsi in modo esatto ed efficaco. 4.O distruttive della dignith umana, e cosi ostaiiz:e alla enzslido. g. 687.

Per queste ragioni, malgrado le declarnazioni di 2s i l a n g i e r i, prevalse ncl1;i scienza moderna In idea

- 396 elic rigetta la infaiiiia, come dannosa od iriulilc , dalIhrinamentario penale. Salvo a conservare come appendice di cerle pene quella zt9ni2iuzio~teche 4 redimibile , e che lungi dali' essere offensiva alla digriiti umana, esprime anzi la obbedienza ad rin dovere per parte di chi ha mancalo: e salvo il disonore colzscqueizziale, che porta seco la perdita di certe digniti, o di certi ufficii. Sicchti. questa terza classe di pene, bencti per ossequio al metodo universale dei criminalisti continui a designarsi sotto il nome di pene infamanti, male conserva questo nome; essendo antilogico che si crei una classe specialo di pene cho poi si conclude non dovervi essere. Pure una clcrssc speriale di quelle pene che non affliggocio n6 il corpo, r ~ kla crumena, o sotto il nome di pene umilianti o sotto altro nome necessit mantenerla. Io volentieri avrei dato a questa classe il noine di pene ~lzornli, se non avessi temuto di apparir novatore; e se non avessi ravvisalo poco esatta la denominazione di mordi, tranne per figura di antonomasia; clovendo essere comune a tutte le pene un effetto morale anche si11 delinquente. In questa classe dovrebbero trovar sede 1' ammoniziotle (la sloria e la utilit della qual pena fu test& rilevata dal Consiglier B o n ri e v i 1 I e in un eccellente scritto) la nota censoria il biosimo la interdizione di certe onorificenze; ecl altre simili. Ma cib che non ho osato di fare io, lo fari altri per certo; poich lo esige 10 svolgimento rapidissimo che ha preso nei tempi nostri la scienza. La classe delle pene infamanti apparterri tra breve alla storia.

P e ~ i ep e c u n i a r i e .

Dicesi pena peclciu'aria qualunque diminuzione delle nostre ricchezze sancita dalla legge come punizione di un delitto. E nella indole di questa pena che la parte di patrimonio ritolta al colpevole si addica allo Stato. Ove fosse altrimenti si avrebbe una ragione di iudelznitic, piiittosto che di castigo. Ria E morale che lo Stato destini il prodottit delle amruendc ad opere pie. La legge in pena del delitto pu togliere al delinquente o tvtto il patrimonio; e la pena prende il nome di confisca: o soltanto una parto; e prende il nome di nmmetrdcc o nlulta secimio i casi. Questa forma di penaliti vuol essere studiata storicamente, giu~idicam~enle,

potitical~~ede.

5.

689.

Nel rapporto storico troviamo che la pena pecuniaria ha sofferto notevoli tramutamenti. Troviamo le pene Pecuniarie anche nelle leggi mosaiche, inflitte con la ~onilannaal pagamento di denaro presso quel popolo che fu il primo inventore della pecunia numerata. Le troviamo nelle tradizioni di altri porioli anche nei secoli posteriori mantenuto colla condarin,? al pagamento di pecore e buoi , o di altri oggetti; e in qualche luogo persino di mattoni ( l ): sotto In prima forma per I;r non anco invalsa costunlanza della moneta; sotto la se-

- 398 conda per lo speciale bisogno che sentivano certe citth di circondarsi di mura. E in cotesti popoli scorgiamo che siffatte condanne ebbero il vero carattere di pena. &la con ben differente carattere le troviamo nelle tradizioni dei popoli germanici , e nelle loro consiietudini : le quali, prevalute fino al secolo sesto dell'era cristiana, continuarono presso alcune di quelle genti, e si protrassero fino a1 secolo decimoterzo, ed anche oltre. Mentre apparisce che codesti popoli per un lungo periodo tutti i reati punissero di pene pecuniarie, un fatto per che non conobbero mai questa pena come pena. Perch quelle somme che un delinquente pagava ali' offeso erano il prezzo della pace; ossia della renunzia che il leso o la sua famiglia facevano del preteso diritto di vendicarsi. E la somma che i delinquenti pagavano ai capi della trib sotto il nome di fredum, era una retribuzione che il delinquente dava al capo (qualunque si fosse) della nazione, per la protezione che gli aveva accordato contro la vendeita del1' offeso. Avvegnach ( come bene osserv H e n l<e ) sia singolare che appo codesti popoli per molti e molti secoli 1' alitoriti non difese i privati contro i delinquenti, ma i delinquenti contro i privati offesi, affinchb non esercitassero esorbitanti vendette. Laonde tutti cotesti pagamenti non s' infliggevano nel vero concetto di pena. ll aoeregeld (2) dato agli offesi era un' indenniki: i1 fredum una spomla. Quando poscia lo Studio risorto delle leggi romane rendette viva energia alle tradizioni di queli' impero, si condussero in voga altre idee: e i capi delle nazioni cercarono nelle costituzioni imperiali il lesto di una supremazia pi potente. Si senti

- 399 allora il bisogno di un riordiiiamento delle leggi criniinali. Cos avvenne che le ordinanze di Francesco in Francia, e la costituzione di Carlo V in Germania, che fu detta la Nemesi Carolina, non meno che altri Statuti nel secolo decimosesto (con vicenda uguale a quella che si veduta nel presente) fecero sorgere una codicizzazione penale per tutta Europa. Questi nuovi ordini, mentre dileguarono gli antichi errori e le confusioni che regnavano nel diritto penale, costituirono un sistema crudelissimo (3) di punizioni. La ragione di ci si trova evidente nell'aver tolto la maesta a fondamento del giure punitivo. La Carolina nettamente pone come sua base il principio che i sovrani debbor~opunire i delitti perche Dio ha dato loro la missione di vendicare le offese a lui fatte. Con tali premesse dovevano bene scomparire le pene pecuniarie. E di fatto noi le troviamo ristrette soltanto ai piccoli furti, o a lievi mancanze. Ron cosi per la confisca; la quale si tenne cara in certi delitti, e specialmente nei politici, come mezzo di dar forza e ricchezza ad un partito e di opprimere ed indebolire 1' allro. Dopochb i progressi dei Iiimi ebbero nella materia punitiva eccitato quella universale commozione che dette origine ad una niiova scienza; mentre vennero gradatamente a cessare i modi atroci delle precedenti punizioni, che avevano fatto cosi trista prova della loro insufficienza, si ripresero in esame dai pensatori le pene pecuniarie solto il loro rapporto giuridico a politica.
(1) Ncl libro intitolato Ccntzi sul Fiiro Bolo!/n~aealla pccg. 96 e seguenti dell' Appendice, si Irova per via di

molti docuinenli chiarito, che anche In citB d i Bologna conservava fino nel secolo decin~osesiola coiicuetildinc di infliggere il pagainento delle niulte in certi generi speciali, per esenipio arrni, e siniili. Ncl seguito poi, prevalso il metodo LI' indire le multe in denaro, si conscrvb gencralrnente il sistema di sfornnrc per certi spccinli dclitli i1 pagamento delle multe che di regola fdcevasi al fisco, e destinarlo a certe opere speciali. Cos nel libro suddello ricordaci, che il Collegio degli U n p r i in Bologna destinato arl attrarre la giovent tedesca agli studi legali in quella UniversitB fu eretto col prodotto delle niulle che un Dccrelo del 15 luglio l580 ordin:iva dovcrsi pagare ai Rappresentanti della Nazione Germrinica pel fine di tale fondazione. (2) Sulla storia del Wc 7.eg e l d appo i popoli barbari vedusi S a v i g 11y IIistoirc du droit tonz. 1, cap. 3. Nel sisteirin barbarico il IYe r e g e l S si proporzion sempre al danno r.cc:ilo. La iJca di proporzionare la pena pecuniiiria al patrimonio del dclinqucnic si novcllameiite' carezzata cla B O n n e v i I I e dc 1' n i t ~ e l i o r t r t i o n vol. 2, prry. 249L'art. 76 del codice Spngnuolo del 1848 esprcssamerilc 10 vollc proporzionate alla fortuna drl delinquente, e W a ld e s o n lo closi~.La disposizione del codice Austriaco che ordina dovcrsi sostiluire la carcere col diciti110 alla peni1 pecuni:rria qriando 1' accusato sia in cos strelte finanze il pagamento della miilta farebbe languire la f'trniglia lutt' 31h-o clie nuova ; irovasi un idenlico provvedirnrrit~ In una ordin;inza del Wurtemberg dell' anno 1567. (3) Fra questi il pi crudele di tiilti fu quello di Fr'incia.

Sotto il punto di vista giuridico cercasi se la pena pecuniaria sia giusta. E qui non pub cader tlubbio circa 1' ammenda, o multa: bensi circa 13 C O ~ ~ ~ S C G .conLa fisca tolnlc del patrimonio del condannalo fii oggetto

- 401 delle invettive di B e C c a r i a. E malgrado la sofistica difesa che tenti, farne il C r e m a n i (n pur troppo fu solo ed ultimo) venne generalmente riprovata. Non si accordarono per0 i suoi avversarii sulla ragione (1) per. cui dovesse respingersi codesta pena. Ii l e i n s c h r o d pretese di sostenerla gizcsta; ma la riprov come inzc~ ~ ~ u D u . B r o g l i e la riprov come it~~politica, ne perchh alletta 1' ariditi dei partiti, e perpetua gli sdegni citladini. Ma pu bene farsi oniaggio a tutte quesle ulteriori ragioni ; e dirsi con C a r m i g n a n i e con R o s s i , che la confisca dei beni del condannato non solo impolitica ed inumana, ma eziandio 6 ingiusta, perch pecca di aberi.aziorze in quanto colpisce i figli innocenti pi clie il colpevole. La legge che I' ammette mentre in caso di prodigaliti interdice il padre per serbare i beni alla famiglia, & contrailittoria seco medesima. Si volle conservare in Francia nel codice del i810, che Napoleone dettU senza avere i1 coraggio di dargli il suo nome. Ma la Carta del 1814 abol li, con.ia in Olanda ed altrove; ed t! stata reietta da tulti i niigliori codici conleinporanei delle culte nazioni.
(1) La diversitu del riiodo di ra:,iouare le acciise coiiti.o la confiscci dipcnde dal diverso principio clic si assiiriic a base del diritto di propriet, del diritto di siiccessione, e della societ di famiglia. Se si nega la. p r o p r i e t ~ in diritto naturale, lo Stato clie I' ha diih non 11a scrupoli ncl ritorin: se si neg;i il diritto di successione lii~iililnilolo ;ii soli bisogni, c se iiegasi ogni condoniinio nella socie:h di Lirni,qlici, niente avvi clic inipccliscn di spoyli:ire i figliiioli. Neldoltrine giiiridichc i priiic:ipii forn~nriotrii loro iinii [)ci'pctu;i catcna. Sulle pcne nI,crra~iti e sulla coiifiscn ilisscr-

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- 405 tarono in vario senso Boehin e r o Exercitntio dc poenn sine crimine; in cjus exercilationes, E ~ c r c i l a t .101 C r e l l disecrtatio 13, png. 416 de boliis eorum qui n f ~ l e benteJianz si6i mortenl conscitlerunl Y ri u L i n b u r 5 de i rotzfincrrlione bonorrrtn npud Romnnos.

Sotto iI punto di vista polibico si osservir che le pene pecuniarie sono inefficaci rimpelto a delitti che muovono da jrnpefuose passioni ; solo pub utilmenla farsene uso nei reati che provengono da avarizia (i), purclie si propor~ionino all' utile speralo dal delitto, ed abbiasi la cauleln. di cilngiiingerle alle pene affiittive. Cih per evitare il caso che non siano sentite; lo rhe avviene o per la grande ricchezza, o per 1s estrema poverti del colpevole. Caterina Il ordin, nel snn codice che lc pene pecuniarie si mutassero ogiii ti'eiila anni; per 13 probabile variazione della pubblica riccliez%a. hla colesti Gettati cono iiiatili oggi: poichi: Lire un coilice penale destinato a durare, C una presunzione clke da nessuno si ostenta. Solo deve av~ertirsi le multa dle non possono dettarsi uguali nelle \*arie provinc.ie, tr:i quali interceda diversitk nolabile nello slnto econoiiiico. IJer tali riguardi ella cosa piena di clificoltit (Icterininnre il criterio della distribuzione delle multe in ijna legge: r, d' altronde non pub ammettersi clic se nc rilasci la quantiti ali' arbitrio illimitato del gitiilira (2)#
!l) &l furto peraltro yrob1rn;;~tica la loro coiivciiicr~H;ll~nnirntr r h i riiha Iia ~ostnnzcdondp possa rc(.ilpc

I.

L;).

qilanrlo abbia c~ualche rrcscg~l~irr~~nto , fu osservato che la lesse col privar10 anche di qucsto i11 pna del furto lo rende deriipre pi ijovero. Cosiccbb sr2 prirlin rubava per bisogno dolio ruba pcr rieccssilii. Otiiiiril i11 proposilo della pena pecuniaria sono Ir ratrizioni rletta~r

rarsi la mu1t:i. E

dal Codice Austriaco. (2)Si V P ~ R Q Ole nciate ricserx-azioni dcllo illustre C o n f o r t i nel suo scritto intitolato I~linrwn diritto d i p t i t t i r ~ (11 ed al nuow Codice Prit~~innlc Xcgtto Irnlieo ptiy. 52. drl

F i l a n g i e r i risuscitmdo un pensiero di P l at o n e (de Icgibus 11, 19 ) riprodotto (la P'a o l o (se~ztent,recept.) ;sugger che la perin pecuniaria onde renderla u,nuale rior tutti gli uomini collocati in diTersa fortuna, si determinasse in una qarotct del patriinoriio del reo. RIa cotesto concetto non raggiiingcrehbe mai In sl~ernlaegrrngliurzzn relniica della penti; come lierie rilevarono O e r s t e il, R o s s i , od altri. Di piU siffatto metodo (d' altronde i?zeseguibile) sarchlie ~ I J f l i ? d ~ tnel suo principio. Densi deve accettarsi la dot~ trina del T i t t ~ a n, che la pena peciiniaria clet~,bf~a n siirrogarsi da altra qiiando lo applicarla condurrebbe lilla miseria il colpevole: porchi. allora snreljbc una confisca inilirelta. Trovo pure mollo cnggin In idea (le1 I' r nn c k fi~lriEoso~~kic droit J I ~ I part. 3) il quale osserdu ~ ! 17anclo clie 1a comtriutanione della pena pecuniaria in

carcere, stimata comunemente una necessita indispensabile, i) perb sempre dura, proponr! clie prima di de~enirealla carcerazione del debitore insolvente gli si iiebtia offrire il mezzo di scontare il suo debito me: 'linnte giornate di lavoro cla prestarsi n1 Comune.

Del resto giova tenere presente clie la pena periiniaria deve essere nella legge criminale spogliata sempre da ogni idea d' inde~ltzitii,e distinta da yuesla. Tale distinzione non soltanto tecnologica. Essa influisce sulle conseguenze giuridiche del passaggio contro gii eredi, della solidarieth , e. della respotzsnbilitk dei terzi: cose tutte che se possono amniettersi quando iiu' ammenda, irnprapriamente cliiamata jiena, non sia in sostanza che una refusione di danno ; rcpugriano alla multa che s' irroghi veramente come pena; poichi? (sebbene pecuniaria) non perb deve cessare di essere perso~rale. Circa la solidarietci dei condelinquenti vengono in urlo due considerazioni diverse. Il pericolo di rendere eliisoria la pena coi frazionaria a cagione del numero dei rei; e il pericolo di moltiplicarla e crescerla a rlismisura per il cresciuto numero dei correi: loche avverrebbe senza fallo se si ammettesse la sn2idarietct nella multa. Bnclie per la consiclerazione di questi due opposti pericoli va1 dunque meglio rigettarla, e tenere ciascuno dei rei responsabile soltanto della mulla che da lui individualmente si deve. I1 principio opposto prevale quando 1' amriienda sta conle refusione d7 indeuniti, perchi: questa non si aumenta pel numero dei contravventori, e tuiti per giustizia debbono esserne solidnlmeritr! rcspoiisnbili. La idea di po)1(b che accompagna anche la multa riproduce nella niedesiina la concliaione della pn.sortulit. Laonde, come sostciiliero viirilincnle R a u t e r , Il a c k e r, 3 g p c l s, GLI

altri, non ~intrel:~besi principio scieritirico amnietper tere su ci0 distinzione tra pena corporale C pecuniaria.

C A P I T O L O VIII.
Criterii della quantila delle pene.

Dall" esame della qualit delle pene si rileva la loio respettiva gztafztit ~zaturale.;ci06 il rapporto di graviti dal patimento che le diverse punizioni arrecano al colpevole. Ci6 abilita il legislatore, dopo avere sciolto il problema del nzazin~unz,a formare la scala pemie: che cosi dicesi la distribuzione delle pene ordinata secondo la loro gravit relativa. Ma il criminalista deve nelle pene esaminare ancora la gzcaliti~b politica : cercare cio le regole secondo le quali la diversa quantiti naturale delle pene deve essere distribuita ai diversi delinquenti ; avvegnacl16 la giusta adequazione clelle varie pene alle diverse delinquenze sia principio assoluto e supremo nel magistero punitivo.

Primo oggetto di tale ricerca quello di deterrninare la regola astralta di proporzione (1) da seguitarsi in cotesta misura. l-, qui C ormai massima pacifica, almeno nella scienza, che (reielto il sistema arconico, e geonletrico) la misiira delle pene debba ordinarsi sui solo sistema uritmetico: quello cio che

prende per criterio di proliorzione la sola qtticwritic del delitto. La proporzione geomeirica , cLe nella mi sui':^ rlella, pena vorrebbe teilere n calcolo la coiidialone perscitiale del deliriqoente, fu per lunga stagione domii~atricc.Ma B singolare che ~ C Jfu con vicenda corrtradittoria. PerchS della elevata condizione del reo si tenne conto in alcuni luoghi al firie di aggrat7e?*e la pena, per la ragioue dcll' aumentato danno tiioralc del delitto (2);e in altri luoglii se ne trasse ragione di d i ~ninuire certe pene per Ia maggiore sensibiliti relaliva (lei deliiipuente. lz ammesso che le due osservazioni abbiano un fondo di veriti, la conseguenza i. che tra loro si elidano; e niente debba aversi riguardo alla condizione del reo, se non in quanto questa operi per s i stessa come qualifica?lr! il delitto.
(1) 1 popoli primitivi conccpiroiio la idea dclla pl'opO?':lane dellu pena a l delitto in un senso tutto rlzcttcriclk: e vennero al tnglionc. I1 tagliorle cile si dimostra antichissiiiio per le pi remote tradizioni orientali, c quasi universalnieiitc accolto da tutti i popoli pritiiitivi psrch: ebtrinsecazionc spontanea dello istinto (li ve~idetta si espresse , con la forniula occhio per occhio, maiio per mano. La irr.nzionnlil# di cotesto criterio punitiva f u con uguale liniversalili riconosciuta dai popoli civili. I'iiro rion maacb dei ctioi iodatori ; C o C C e j o exorcitatio 57 , vol. 2 : ed anche fra i modorni ve no ha di tali clie esaltando fino a! f31latismo la scuola storica, se non osano riproporlo conle un:' 1)clla cosa, pure non celano le loro sinipatie. Vedaai v a n T b i CI de poena talioni8 Be e1 d a k r dc tali0iiis jurc. Noil in quccto senso che la si deve intendt?rc 03gidi, Q t i n l : la proporziono Tra li1 ingiilria e in niiilta ; fra 1' omicidio e la casa di forza? La proporziunc della pena

deIillf~ non \llule essere intesa come u11 riipporlo t l r n ( ~ rifffe; nia in iin senso tutto p'i~~iooico. Son 5i cerca g i j una proporziono 11% frctto ulolerialc e ffltlo ),tntericrle :rn:r tra efetlo i~icrrrilee eretto )wr,rnEc. J,Qffett!tio riinrale siihir
;i1

sempre, egli i: vero, uri certo influsso cliill" elfettu riiatei'iole ; e coine il danno i: il criterio della quantitil i~trjnsec~r dei deliili, cos il patimento materiale sark il criterio dell'i qu'ntita Intrinseca della pena. Na quarsdo vuolsi ictitriirc i l rapporlo fra qiianiitii e guanlita , non 5 la niaterialita c1uell:r cbc deve pre~ldersidi *]irti, per dire vi E! gfllbta ~ I ' O P O T i i o > i e . Deve considerarsi la forza moralo oggettiva ilel delilto, ed irro;are una pena che abhia sugli aniriii forza nioiiale bastentc per ristabilire l' ordine conflitlando il dis~rdiue morale cagionato dal maletizio. Se la proporzione della peria a1 delitto dovesse desumersi dal criterio mufen'u'rtle, la sua misura sarebbe costante io tutti i tempi e per tutti i popoli. Ilentro invece indubitato che pi si muralizza un popolo, piU pub senza pericojo ammollirsi i1 rigore deIle pene, appunto perchi? il calcolo del loro rapporto tutto viorale. h in gciesto senso che bene disse N i o c o l i n i , il codice penale ssscre il tcroloinetro della civilth dei popolt. (2) Questo ne accerta, a niodo di esempio , B e a 11 m fin o i r in ordine alla costumanza di Beauvoisis.

La proporzione a~~itnzeticlr. risponde alla etimologia della parola pena, derivata da pendere. La pcna nori i! che un c;irnbio cli valori. la moneta di cui si paga il deiitto. Pocraa, disse P a p i n i a n o (l~y. 41 f i dt, pfierii8) est mstimatio delieti. ! a qiiesla formula asiratM tatnente vcra si reso falsa troppo sovente nell' applicaziarie per lo errato criterio dclla stimfi. E questo non potei mai clesii~nersida coriilizioni estrinseche al de*

- 50% l i t k t ~ , cIie Iruii ne accrescano rii: itt /ur;a fisico, iib \,,rzu niuralc. 11 precetto clie 12 p a m dcce cssudc!yrvpor;ioriata al delitto si i? conrc~titopur troppc~iu una t'urinu1:i rlebulosa. Tutti vedono I:% nebbia, tutti dicono 13 nebbia ci 8 ; ma quanrlo si cerea cosa vi sta dietro, dove I' occl~ioileli' uno erede scorgere un albero l'occliio di ixn allro vi vede un cunipatiile. Tutti i crimiri,ilisti ri[ictono che la pena deve esserle proporzionata al delitto : concordia universa13 in codestu fij~mula;nia eiifrate addentro nel culicetlo (li coloro clis !a ripetono c vedrete rlie avelc ottenuis la coricorilia sull' esislerizit ilella nebliia. Ora si O corifuuaa la y~~r~porzic~~lc con l'a~inL,gia, e I' allalligia con In propo?.ziurlt!: ora si i con: ftislr la i~~crterialilit con la ideulitb: ora si i: confusti il rapporto dell' n/jfetso moveittc col ra[il~oi'tadell' o/'fetta caustrto : ora si S confuso il bene gnrrdngrtato dal colpevole col tujcumelzto da lui cagionato : spessissimo poi si 6 confuso ci6 che atticnc all' ayute clell' ccolio~ ~ t pconulc con cib che spetta alla scienza della raia !/irl)ie p t ~ l l i t i ~ a ; tale miscela i! frequente (1). Iii quaile to a me potrh non piacero la mia forrntlla; ma dessa almeno 6 notta, recisa e costentemente logica. Io non ravviso intlole politica (sia nel cfelitto sia riclta pena) nella nera forza fisica respettiva. La indole politica, dcl delitto (e cosi la ragione dei divieto) io la trovo nella sixa forau morale oggcttiua. Bon perchh nuocciono ad urlo O pi si vietano certe azioai, ma perct~S inoltre tirrbana gli anim di tutti, eccitandovi o 1 emulazion0 3 se perversi, o il timore se onesti. La indole politica della pena ( e cosi la ragione della minaccia) io In trovo iiella sua forza morale oggeitica. Noa perchi: nuoce

al colpevole si irroga la piinizione, ma lilerclit: distrugge il turbamento degli animi cagionato 1131 delitto, e ristabilisce la coscienza della sovraniti del ilirillo e della sila sicurezza nella civile societk. La proporzione pertanto tra pena e delitto deve cercarsi nelle resyiettive forze morali oggettive, nel qual senso la pena 6 in sostanza una vera riparazirine politica. La pena deve avere tanto di forza morale oggettiva, quanta basti 3 distruggere quella che esercitb il delitto sui cittadini. In questo calcolo le condizioni della natura umana portano spontaneamenle ad avere un rigiiardo alle respettive materialit, in qi~antoil male morale subisca la proporzione del male materiale. ilfa il criterio razionale della proporzione sta tutto nel calcolo dell' azione e della reazione delle due forze morali oggettive. Ogni di meno i3 insufficiente, e il legislatore manca al suo dovere: ogni di piu i3 ingiusto, e il legislatore punisce senza diritta.
(1) I1 Signor R a p i s a r d i ha teste pubblicato un suo disegno di codice penale Italiano: c quantunque egli ahbiii preso a tipo i soli due codici Sardo e Napoletano, dinienticrrndo che in Italia vi era pure una qualche cosa, come il codice penale Toscano, che avendo richiamato gli elogi dei dotti delle pi reinote parti di Europa, meritava di non essere diiilcnticuto da un Italiano, pure il suo libro rne, ritevole in qualclie parte di elogio. Bia cluando viene alta pena di morte (che ad o ~ t o r ed' Italia vuole manlenufa l ) egli sosiiene clic se quattro malfattori ne hanno ucciso uno S, ingiusto amniazzarli tutti c qiiatlro. Il conto B chiaro: quattro vite urnano sono pi clic una vita sola. Questo pen, siero, che il dotto Consigliere C LI 11 i a C chiaru) h i r ~ a r r o 1110slra come si brancoli qiinndo si viene a convcrtirc in una

realt pratica la regola generale clie la pena deve essere proporzionata al delitto.

11lunia cupta~it coloro che guardano cos il delitto come la pena sotto il mero punto di vista della respettiva forza fisica oggettiva. Cercando una eguaglianza impossibile e un rapporto costante tra i mali recati dall' uno o dall' altro di quei due fatti, eccitano desiderii impotenti, e spingono la scienza in un sentiero dove non pub raccogliere che disinganni. Lo stesso delitto e la stessa pena per la natiira delle cose uniane variano incessantemente in ogni loro estrinsecazione nella reala del male recato. La uccisione di un giovine diciottenne e robusto non reca identico male, non privazione di uguali beni, che la uccisione di un infermo sessagenario: pure in ambo i casi se la uccisione fu per delitto chiamasi omicidio, se f ~ iper pena chiamasi pena di morte: il toglimento di mille lire i: insensibile al dovizioso, ed rovina al padre di famiglia che a stento alimenta con piccola industria una prole numerosa: e si l' uno come 1 altro se vengono operati ' dal malvagio si chiamano furto di mille lire, e se dal giudice pena pecuniaria: la reclusione a vita ha una differenziale di dieci a sessanta se infliggesi al giovinetto e al settuagenario: e cosi di ogni altro esenlpio. Se si contempla il solo male materialmente recato o dal colpevole nel delinquere, o dalla socieli nel punire , non pub aversi che una uguaglianza ed una proporzione nominale ed effimera; reale ed effettiva giam-

mai. Cosi il taglione salto un' apparenza ipocrita (li giuslizia celava uarr perpetua ingiustizia. Ma il delitti, e Ia pena non hanno la loro indola politica nel ii-ieril efTetko inaieridile : I' una e 1 altro In traggono dalla re' spettiva ~ O T U I L morale oggettica. Kon si punisce perctii' un uomo sia morto, non yerchb i cittadini abbiano sentito pietic di quella morte; ma perche i cittadini hanno palpitato di timore 8 sentito minorarsi nell' ani1110 loro la opinione della sicurezza. Quindi 10 due uccisioni che preseatano immensa disuguaglianza nella realti dei danrii materiali recati, e immensa nel si~so di pieti eccitato in altri, sono uguali nel limore da. stato; perchi? ognuno nella ripetizione del mcdesiriio fatto a proprio daano prevede un male clio in quanto a se sempre identico (il toglimento (lella propria vita) e cosi nell' animo di ogni consociato risulta sempre uguale la forza morale oggettiva di quel delitto, e la forza inorale oggettiva di quella pena. Non si punisce perchb il colpevole soffra e col patimento cspii la prupria colpa o si emendi; si puriisce perdi6 la pena racqiicli negli animi guasti la libidine di dclinquere, nogli onesti la trepida~ionc.Certamente nB il delitto n6 la pena potranno trovarsi forniti di forza rnorale oggettiva senza il substralo di irn danrto mareriale e del reale toglimonto di un hene clie genera il respeltivo effetto uiurrilc; e dentro certi limiti 1' effetto morale arr9 un rapporto di [woporfz;ione con lo e&tlo materialo. RIa il criterio [iolitico clie determina Ia essenzialili tanto del delitto quanto della pena B nello effetto niorale; ed n cotesto criterio fondamentale ilere uriiforiiinrsi il criterio niisiintore tlell' uno e dell'altro

huu. Laondo il rnpporto di prnyorxioiie rlie tlolio ~ r o rilta la formula determinaoie della qilaritili (le1 t.lcli!to da uri lato, e dclln c~u:intillt della pena dall' altro I:ilu, si vuole adesso stabilire fra le rluc quantiti poste n confronto, rion deve terier dietro alle infiriile varia1jiiit.i dello offetto rriateriale, ma pibecipnamenle n1 paragone delle due forze morali oggettive. Kon deve miiiuziosa~nenteguardarsi n1 delitto o nella pena quanto abbia patito In vittima o qnn~to sia per patire il condanuato, correndo dietro al fantasma tli una uniformiti imliossilrilc; deve giiardarsi quanto abbia oijcrritci iI priino o pcr eccit:ire o per intiniorire i corisociati; e ilevc caIcolarsi qiisnio operer:~ la secorida per tranquillizzare i ~nedcsimi.Plello equilibrio di qilr+ste due forze morali deve stuiliarsi Itr proporzione fra delitto e peiia. Ogni investigazione [li mriteriulith n cili rion risponda una varieta di forza morale puO dare occasione a far pompa di iiori rettorici, ma getta 1;~ scienza fra le pnsoje e can{luce il legislatore a delle utopie pregiildicevoli alla giustizia. Da ci0 scatiirisce 1% conclusione seguente. La nozione del delitto procellc sii' principii assoluti : procede riura sa' principii assolrlti la nozione della pena in quanto i ~xietlesimiinterdicano d' irrugare certi mali, o di varcare certi liiuiti ; e tosi anche la proporzione fra pena e delitto sobiscc 1' impero di principii assoluii, i quali esercitano una virtl nsgutiva costanle. fila quando della propor~ioncfra Pna e delitto si cerca non piu iin mero criterio ?ie$aiiuo ma irn criterio p~sitivt> che il q ~ u t t n desiderato, allora si viene nel campo del relativo, perchh il criterio del qua.nfn siibisce lc varieti delle conrli-

dei dirersi pol~oli ctie possono esqere rivelate soltanto rlalla pilbblicn opinicne: solo giiidice competente rlcl riiuto di sentire di ciascun [lopolo in oriline dia forte riiorali aggctlivc, cosi del reato cornc Jull:i puniziunc ( i ) ; nctl' adeqaato rapporto delle quali trii lurcb sta il giusto criterio della pioliorzione.
zicini

;l; D,I cIuei,ta vai.it;i cc~itriricconolc coosesilenze clic FIO[si nel mio scritto Re la z&)tit4sin c01k11i;iune c t ~ I!jiioBe pstrrile: negli Oplcscnli vol. 41, oplcsc. 0.

Posto tale principio, le regole consequenziali jntorno al metodo di trovare cotesls proporzione sono le
segusuti : 1.O h'ell' adattare la scala delle pene alla scala citi delitti, ordinata pur essa seconilo la loro quantiti i'elatira, dcve ~iroccjciersicon moto discendelite: iiicornintiare ci06 dalla pii1 atroci tlclinquenzc, ed a qiiefitc conti':il>pcrrre le 11iu gravi r~uuizioni;e di qiii passare di gnclo in grtirlo alle api~licazioni inferiori. 1."Nello scegliere la gnalilib del nillle da infliggersi al reo deve cercarci di agire per quanto i: 110ssililo sritla passione clie 10 sliinae al rlelitto, onde ~ w i wrlo (le1 hcno cui rlil snri stesso dclitlo lia triostr:ttn di irtciggiortiienlc np~ietire.Sotisi clic qiiasta rcgola non ha niente di coriliirie con In fo~.l~ll~l;i pr'opcirziodclln ote tosi rlclln qzrolilalivts; ron cui un Jilosofo contemIlaK1nnco Iin col velatkio rli niiDve bsyressioni tcntnlo (li riprodurre n6 pii1 nii mcrio la iIr~tlrinn del taglio-

- 416 ne. I1 rapporto tra pena e passione ii ben diverso dal rapporto di qualitis tra male mnleriale della pena. e nrak mareriule del delillo. Con la strana teoria della proporzione qualifntica si verrebbe (a moila di esempio) nell' itlcendio per odio, che 6 delitto nocivo nlla propricti, a cercare nel male della pena un male cliti amigga il reo nella profrrieth. bia 1' incendiario agi per furore (li odio: e il srio odio si espone senza dolore a dar mille a110 Stato, pur di avere impoverito il nerriico. In questo senso la teoria della prn[iorzione q1mlitatiz:~6 un' idea barbara, grossolail:b, che non solo manca di ragione giuridica, ma b ben snco politicamente vizirisa. I1 rapporto (li qzicilitic deve essere fra la pena e la passione impellente. Lo studio dclla spinta, che noi non credemliin doversi accettare come regolo primario della ~nisurudi imputazioiie, puh diinqrie porgere elementi apprezzabili nella scelta, e distribuzione rlelle pelle. Dal cbe s'intende clic il presente canorie non tanto apgartiene allo siretto yius che nrisura Iri qkiantiti della pena, quanto alla ecc~uomia pelrale che studia i modi (ferma stante In radicale proporzione del castigo) di scegliere nell' applicazione del dolore quella jiirnta che meglio agisca sull' anirno cosi del ~olyievole come (lei male inclinati. 3 . O Cotesta diflicilissima operazione deve sempre esser guidata rlal puro criterio dclla qriantith del delillo; soliza l~scinrsipunto influenzare dalla dif,colru della prtrva di certi delitti. Accrescere la pena per la difficolti di provare il delitto altro non 6 clrc vendicnrci sul reo della impotenza nostra. E, nel iempo stesso sjccome la (lificolti deHa prova ronde pih facile Un

errore giudiciario, ciU varrebbe rendere maggiore il malo che s' infligge quanto pi cresce il ~iericolo di infliggerlo all' innocente. E se obiettasi che la difficoltu della prova fa restare molte delinquenze inipiinite . iene ad arnmetlersi che io solT[-a un male maggiore per conseguenza del fatto altrui (1). 4.O Non dere parin~enteaccattarsi uiia ragione giuridica di austearnre la pena dal4a occidentale frequcnarr di alcuni fatti criminasi.
(1) ( k s p r i o ancora che acceltalo questo crilerio dovrebbe scaiiirsi in tutte le sue logiche conseg!iienze, Per esernpio dovrebbe puriirsi pili il furto di r l c t ? ~ a ~ u , di ogclre getti ~ i c o i ~ o s c i b i f il; ven~Bciocon veleno ~ ~ c ! / c t / ~ b l l t ~ i rli guello cori ni?dei'ctlr~; cnsi via discerrcndo. o

Questa ultiriia proposizione ha formato argornerito di divergenti opiriioni, specialmente dopo clie il e n l h a m ebbe insegnato che lo infittirsi di certe delinqii~nze portava a clovei'e oumeritare il rigore delle punizioni. Tfile pensiero aveva gii dominalo netla mente di troppi legislatori, e ti' era derivato il cresccnle progresso nelI' alrociti dei suppIizi. Sifialln teoria era logica firiclib si {irocctleva con la idea che il 811s della ]lena f i m e quello d' i ~ / ~ p ~ ('il idelitti. In quest' ordine d' idee rar~' ~ionav:i V o t i g l a n s quanclo diceva che la continuazione clcl rlclitto malgrado 1% rnifiaccia ilella pena, era la pruva apotlilticn cIie Ic pene fin qui adollale erario in~i~fljcienti che poru bisognara accrescerle. Si1 qile;e

- $16 st' ordine 9' idee correva J e n u l l qiianJo O S S C ~ ~ V ~ V : ~ che la pena rimpetto a colui che wers delinquito era sempre mite, percht! non avea hastatri a frenarlo. Cc ci ostiniamo n trovare i1 fine della pena tielln cessy%ionedei delitti non ci arresteremo mai nella crescents seceritk. k vero che per colui che ira delinquito la ininnccia della perla fu insiifficierite, poiciik egli l' 112 sprezzaln. Na essa fu perb suficicrite per tutti gli altri. E il delinquente non 1% sprezzB perch6 calcolnsse di andare in cnrcere piuttosto che in galera, ma pereh8 o nel13irilpclo non vi pensb, a percl18 calcoll (li non c ~ s % r scopcrtn. Lnontle col e della iin[.tiiniC~ avrehbe sprczzato i~giialmente ari' altra pena t~enctii! pii1 terribile. Non pareva dunque clic la. Bltaee clottt'inn dell' aumento ilella pcria per l'aunicntarsi (li certi delitti piitcsse trovare accoylieaza presso quei crirninrilisti i qtlali ( mcglio erlotti ) avevano reiello il principio dcHa utiliti, e il fantasma ilella i n t i i i ~ i d x ~:i ~ ~ e comc per esernpio T r e b u t i e n Cours de dt'riit
~.rin&irdel tciln. 1, payl. 32. Sii fino dai siioi ten,;ii 3' u C f c n t1 o r f (jus aaturae et yerzliuua lih. 8, wp. 3, 5. 22 ) ace.va insegnato all'opposto che I frps qtlenxn. rlsi rlelitti valesse come ragione per alleggerire le punizioni ( i ) , dovenilosi ii.ir1rilgenza a colui qui fuil abrqtus a torrenle similia plitra~itiu~a, ciii clie E esli ragiona17a sul principio morale, si riproilollo recentemente dal Professar V c r a t t i andie per ragioni politiche : e perch la moltitudine dei grnve~ri~nte puniti ti! di danno alla societ, e perchk Irt saverclila pena contro [in delitto frequente si rende sempre pii1 intollerab~le Clio non 13 soverchia pena contro iin realo

insolito c raro : e percliil I' eccessivo rigore contro un delitto fregirelite pio facilmerite si risolve nella in~punita generala. Altri sulle orme di G r o z i o ((le jure belli lib. 2, cap. 20,S. 33) distinse tra I uflicio del rnagistrn' to che nella freqtlsnza di certi delitti, conforme al debito che gli corre di calcolare la rnoralita speciaIe del fatto, deve trovare una scusa a chi si lascib trascinare da1 r~oIiieserrnpio: a l'utricio del legislatore, il quale ei volle dovesse per la frequenza accrescere la difesa in ragione del cresciuto pericolo. C a r m i g n a n i saldamente si oppose alla feroce regola S per le considerazioiii politiche, i come per le considerazioni di giustizia; la quale non tollera s' irrughi ad un dclinqueilte una pena a,g ravatit n per i delitti comxnessi cla altri. Se In frequenza accresciuIn in certi delitti tenesse dietro ad una corrczioue legislativa clie no avesse modificato la pena, potrebbe altora 1' insolito spesseggiare della. infraziorre ravvisarsi come iin fatto rivelatore di uno sbaglio legislativo, e consigliarne la emenda. Rfa tranne questo caso 1' aumento occasionale (li certe delinquenze deve 1' autoriti studiarlo P, ~0rreggc1'10nelle sue cause. Queste debbono esservi; o in genere nella trascurata vigilanza della polizia; o in specie in certe condizioni ecccziooali, quali sono (a modo di csempio) le cartislie ncji furti, le agitazioili politiche nelle resistenze, e simili. Trovata In piaga, deve curarla con mezzi prevcritivi, e non ricorrere a! facile ma tristo espediente (li accrescere le pene, col qiiale ritnlbiplica il male serizrt. portarvi rimedio.
i ; (1) Ol~iliionc che fir ~ i f i ~ o d i ~ :dbii ' b i ! i / ! ) / ~I V ~2, , ~ 1 1 1 ) . 1: p t q . 1 15. i

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fiiferii del grado ne7la penn.

La degradazione della quantiti speciale di un ptlo delittuoso operata dalla eccezionale deficienza o diminuzione di alcuna delle sue forze, che costituisca una causa minorunre 1 imputazione (8. 207 e segg.), porta ' seco per dovere di giuslizia una clirninuziono anche nella pena. In cotesti casi per altro la degradazione non nasce dagli elementi della pena, ma dagli elementi della delinquenza considerata nelle sue indiuiduali condizioni. La teoria del grado in ordine alla pena porta invece ad esaminare quelle cause di modificare il castigo che derivano puramente dalle condizio~lie dal fine della pena. Cosiccli questa teorica presuppone che possa rimauers ne1 caso speciale i~~ollerata qzluntitb la; del delitto, e debba cib non ostantf: alterarsi 1s misura ordinaria del male destinato per regola a quella specie. Presuppone (in una parola) o almeno lo mmette, che il fatro cri~ninoso esaurisca in sd tutti i momenti morali e fisici per meritare la pena ordinaria; ma pure sorgano cause che impongano di r n e diacare la pena ordinaria benchb non siano modificati i caratteri della delinquenza ne materiali. ne psicologici.

Tali cause possono discendere dai duc carattcri della pena; di essere essa uno strumento di bene politico, e di dovere rappresentare quella adequata quantia (li ,~naleda patirsi dal Belinquonte, che il legislatore credette eongruo a giustizia lo infliggere. Le prime si dicoao cause estri?zssche, o politiche : le seconde possono dirsi intri~zseche alla pena; o giu~idiche. Alcune di queste cause portano ad una semplice modificazione,o commutaaio~aedi pena. Altre possono spingere la efficacia loro fino al punto di far cessure ogni perialitEt benchS! meritata.

La differenza fra il grado del delitto e il grado della pena, non B sempre beno avvertila da molti criminalisti, in special modo oltrcmonte ; dove, o siasi data Iri. cognizione delle circostanze attenuanti allo indefinito arbitrio del giudice, come in Francia (I) ; o siasi subordinato codesto arbitrio alle definizioni dalla legge come in Spaznn e nel progetto Portoghese; sempre per0 nel fascio delle circostanze nlbertuanti si 6 confuso cib ctiu modifica la imputazione con cib che modifica la pena. Di qui ne nacque un' apparente divergenza tra scuoln e scuola, e ne nacque poi una inesatta cd inndcqunta valutazione dello scuse speciali; ora ingittstamente reiettc, ora ingiustamente accettate senxn ilebitr limitaziani. A tacera di altro basti osser-

vare che se le cause di scusa si ammettono seriza tenere dioanzi agli occhi questa imporlantissinia distinzione, ne consegue che una data causa che lia ia sua ragione saitanlo nella qualitu della peiia si ammetter o si negberi in faccia a qualunque specie di pena; e ci0 condurra si nell' uno come nell' altro caso 31la ingiustizia. Laddove osservata con scrupolosa esattezza la distinzione delfa scuola italiana, si doori dire quando la delinquenza non diminuita nelle sue forze che la imputazione resta nella sua pienezza: e passando poscia a considfirare la pena destinata per quella delinquenza nel suo re2ativo colla persona del deliiiquente , o con certe poliiicke considerazior~i, trovarsi iina ragione o di giustizia o di convenienza per modificare il male che rappresenta la pena ordinaria. Spiegherb la irlea di questa distinzione con un confronto. Ortlinato un lavoro ad un operaio si calcola il valore rlell' opera in sb, e le si d i il prezzo cbe merita in sS stessa: ecco un calcolo analogo al calcolo della quantit nei delitti. Ma se l' operaio USO nel Idvoro intelligenza minore o lascio il lavoro imperktlo, ci6 gli si valuta al di sotto della quanlitA ordinaria del valore di queli' opera; ecco i' analogia col grado nel delitto. Ma se al]' operaio si d qualche cosa di piu del valore ordinario perchit ir povero, perdi6 21a famiglia, per benemerenza di altri servigi, per il calcolo di potere avvantaggiarci altrimenti colla sua benevolenza : ecco 1' analogia col grado nella pena. L' opera 6 L istessa: ha lo istesso intrinseco valore di ogni altra a simile. Sr: per quei riguardi d i a persuria, o per quelle vedute nostre, si d i ali' operaio di pi; o se gli si d i

invece di meno perche abbiamo a lui fatto precedenti servigi, o per altra qualsiasi considerazione personale che non influisca sul valore intrinseco dell' opera, si procede precisamente come procede la legge quando aumenta o diminuisce la pena in due fatti che intrinsecamente avrebbero uguale valore. JI grado nella pena non cambia n il titolo, n: la quantit, n6 il grado del delitto. Fa s che la pena, [a quale il prezzo con cui la societri paga il delitto, debba modificarsi per ragioni di mero rapporto con 1' individuo delinquente, sebbene il valore del delitto non si modifichi.
(1) Ci riconduce la quantitk politica della pena :illa propordoizc nrnzonict.t; la quale appunto consiste nel rilasciare dcl tutto allo illimitato arbitrio del giudice il porre in armo-

nia la quantil della pena con ciascuno nialefizio.

C A P I T O L O X.
Ca.use politiche o estrinseche di modifi:cnre

la pe~aa.

L' ultimo fine del punire 6 il bene sociale. Quando pertarito circostanza speciali dimostrino che 1' applicare 1' ordinario rigore della pena in un dato caso, quantunque consswtaneo a giustizia, proclurrehhe alla societi un danno maggiore di quello non le derivi dal lasciare impunito o dal punir meno quel reo, nasce un conflitto fra la esigenza della rigorosa giustizia e

le esigenze deli' ordine esterno. Sarebbe giusto applicare fa pena ordinaria; ma ci recherebbe un djsordine maggiore di quello che nasceri dall' omettere o moderare la punizione.

Se la ragione di punire avesse a suo fondamento la giustizia assoluta, questa dovrebbe farsi perisse il moodu : se il fine della pena fosse la espiazione, questa dovrebbe essere impreteribile. Ma la giustizia non non che un criterio limitatiuo del giure penale ( 5. 612 ). I1 suo fondamento la tutela del diritto: F! in ogni opera di difesa entra sempre il calcolo corriparativo del male maggiore e deI male minore. I1 suo fine immed.irrto t! il 'ristabilirnenio dell' ordine: e quando 'i ordine completo non pub per ragioni urnarie ottenersj; 1' ordille sta nel disordine nrinore. Dunque il bene maggiore dei consociati puO essere causa di deflettere dal rigore della giustizia: e da questo fonte medesimo pub nascere una serie di cause si dicono eslrhseche alla pena ; le quali impongono la cessazione, o la modificazione della medesima per ragioni che sono inerenti piuttosto al suo ultimo fir2e.1 ed al suo fine immediato nel tempo stesso, anzichc alla stia matura. $. 305.

La giustizia sarebbe ferita quando sotto il pretesto di pubblico bene si aumentasse, oltre il suo prescritto la pena, perchA in quella sta il limite del

- 493 diritto di puiiire, M non si offende nel caso invera so ; appunto perche essa non clie un limite: essa ci08 interviene nel magistero peuale onde impedire che si punisca dove essa lo vieta; ma non per imporre che si punisca sempre ooe essa lo comanda, se al suo comando non risponde il bisogno della tulela giuridica, o I' obbedirvi espone a pericoli map giori il diritto che si vuole proteggere.

Da cib chiaro che possono esservi cause politiche (o estrinseche) di rlimingire la pena; ma non possono ammettersi cause poliliche di aumentarlrc. Polifica morh p& mwi virrcer giustizia a fine di punire di pi: poiitica pud vincsr gizsstizia a fine di punir meno, perchi? la giustizia, aslradto non 4 pia giwsbizia sociale quando cagiona disordine.

Queste cause politiclie si dividono naturalmente in due categorie: e fu a mio credere una clisavvertenza del C a r m i g n an i il farne uaa sola classe. Sifitta suddivisione deriva dalia potenza o impotenza in cui versa la leggo di prevoderle a ps'ori. Fermo nel principio che la legge deve , per quanto B possibiIe , regolare in autecedenza tutti i casi dia essa pub provedore ,'perid so che a questo gratide dovere la legge si uniformi anche in ordine a quelle cause politiche che per la condizione loro possono provedersi, delinearsi, e de-

finirsi a caratteri prontrnciati; e cosi consegnarsi la loro cognizione ed applicazione al giudizio prudente del magistrato, diretto dalle prestabilite disposizioni della legge. Ma per quanlo possa desiderarsi in questa m a l ~ r i ala esclusione dell' arbitrio dell' uomo, non sempre pu oltenersi. Percib vi sono delle cause polilicllc: la cognizione delle quali, n& piiO dalla legge preetnhilirsi cori regolc certe, n& pub affidarsi al giudizio del magistrato; perchb dipendono da conllizioni variabilissime, e da condizioni atteneilti ali' alta politica.

Di qui la irecessiti di formare due distinte categoserie rie di codeste cause. L' una che io chiamo delle cause i?ideiermi?talili dalla legge. Queste inevitabilmente ricadono sotto il diritto di grazia, Dirillo sovrano, in ordirie al quale la scienza pu dare dei suggerirneriti generali, rna che non pub limitarsi Q p i o l i diilla legge. il potere esecutivo quello die deve in ogni sirigo10 caso verificare, e valutlire la convenienza del suo esercizio. L' altra che chinnio serie delle cause deterrnijlabili dalla legge. Jri questa serie non cade )o esercizio del diritto di grazia, non cade arbitrio n6 di principe, n9 di niagiutrato; tutto i: preordinato dalla legge: la quale si i! detcrminata ad accogliere non per ragioni di giustizia, ma per ragioni di pubblica wtilita. Essendo eosi ordinate legge parrebbe che veaissero sotto cotssto rapport'i ad avere il carattere di cause giuridiche. Pure le marileago col C a r m i g II an i nella classe delle estrinseche o politidie, perchb tale 6 la loro genesi razionale.