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Perchi: I' affetto operi colesta rnodificazionc della forza morale del detifto, bisogna duaque clie egli

rappresenti una coazione sulla facolt volitiva, per cui si precipiti la detarrninaziorio criniinosa, e con facililii maggiore si dimenticliino gli ostacoli della legge proibitiva. Non nella nozione speciale deli' alretto, ma in qupsta suo carattere sta la sua efficacia escusante.

Deve ~iercibdistinguersi tra passioni cicche e passioiii ragioiaatrici, Quelle agiscono con veemenza sulla volonti, e soverchiano i ritegni della ragione, lasciando ali' intelletto minor balia di riflettere. Queste aguzzano irlvece i calcoli del raziocinio, e lasciano ali' uomo la pienezza dell' arbitrio. Le priine devono ammettersi come cause minoranti la imputazione, perclik merita scusa chi si lascia trascinare al malc dali' impeto di

subitanea perturbazione. Le seconde no, percb all'unmo che ragiona e che calcola, corre tutto I' obbligo di ricordare i divieti della legga, e riflettere alle conseguenze delle proprie azioiii, La occasiont Belle une o deUe altre pu essere 1' istessa: ma differiscono nel modo di agiro sull' animo,

Con facifith poi si distinguono le passioni cieche dalle t.ayio)iatrici secondo la causa che le muove. Le pas-

sioni mosse dali'aspetto di un bene sono sempre i a g i o ~ z a t ~ ~ iQuelle eccitare dall' aspetto di un male dici. v e n g o ~cieche (1). ~~
(1) SiKatto criterio risole ai filosofi dell' antichit. Disse T oo f r a s t o a~iipliurrr esse crU)tillft qifae cian voluplate, qiram qime etl111 dolore adi~?littik)zttlr. qual sentenza venne La poi svolta da &Ia r c 0 A u r e l i o y~nviorcc esse qutrc per czrpidi?aci,?, quuj)r qiwe peun ivla)ri.ctdn2illzrrtlzrr; etenirri qtii irliscitur , C U M dcr1ot.e qilorlalr~CI conlractio?ze animi, n rutio?tis tramite declinare videtitr : qiiZ v e r o per ctcpidinem delinqui&,quiu uolttpt~terincilicr ,intemperit iltipr qtcodauzmodo et i n peccnndo cjrcmi?antlor 9)iilehrr. C.!uantuqc~ire in dottrina del grado c della degradazione non fosse giuridic:imcnte svolta bene , preconcep P i l o n e che I' affetto iii-ipetuoso facesse essere un c11e di nic~to11el delitto tli?rziticctam u2dc1.i fuol?aus cui non accessit Zotkyu deli6erai5o.

5.

323,

Questo carattere per conseguenza si riscontra soltanto neil' ira e nel timore. L' ira si eccita all' rispetto di un male pccfito; il timore all' aspetto di un male
da patillsi.

$. 324.

L' ira e il tiniorc saranno dunque lo sole passioni a cui potrQ i1 giure penale concedere la emcaciii di minorare la imputazione. PiU al timoro clie all' ira, pcrChi non vizioso e meno dominabile dalla volont. Piu al tiniore ed all' ira, quando concorrono inrieme.

Wel linguaggio forense 1' ira eccitala da un male recato alla nostra persona dicesi costituire la scusa della prot.ocazione. L ira eccitata da un' offesa alla proprie' i&, o a persone a noi care, dicesi costituire la scusa del giusto dolore. 3. 326. Tutta la forza escusaate di queste passioni consiste nella veemenza e nella rapidilu della loro azioiie sulla volont. L' uomo 6 responsabile delle sue determinazioni perchb la sua volonti r: armata dalla ragione. Ma 1 azione della ragione umana fredda e turda, ' Tutto ci che spinge precipillisamente ad agire toglie la culma e il tempo per maturaraente riflettere; c cos rende la volanti disarmata mornei~tanearnentedel suo presidio. Da tali condizioni che presentano nella proeresi criminosa una forza meno energica di nequizia, acquista la passione una efficacia escusanle. Di qui la logica conseguenza clie gli estremi di una passione per fornire la scusa debbono essere appurito la uiolenza, e la isianra?ze&t&. $. 327. Da ci nasce che 1' ira deve esser distirita dall'odio : cho pu tenerle dietro, ma ne S una fase diversa. Questo ha la sua causa in uri. rnalp, remoto che dapprima gcnerb 1' ira, divenuta poscia odio col trapassare dalla veemenza al calcolo. L' odio non tanto pro-

- 157 cede dal dolore del male patito, quanto ilal piacere che 1' anima da lui pervertita ravvisa nella vendetta, alla quale appetisce come ad un bene.

Del pari il timore non pub assumere il carattere di passione cieca, quando appella ad un malo remoto. Cib che lontano, o come precedente o come: susse-

gueate , dal momento della determinazione, non pub esercitare sulla medesima uu impulso che paralizzi I'ufficio della ragione e trascini la volontri.

L' amore, 1' amicizia, la gelosia, ed altre passioni non hanno uo criterio speciule. Esse possono scusare, non per sb slesse, ma in quanto siano cause d'ira o di timore, ed assumere la forma di giusto dolore (11,
(1) C r e i i de piriuikgio d o l o r i ~ in ejus Diascrt. fa, s c i ~ 12, pdg. 20Gl. .

La maggiore o minore grnvith del ,male o patito o temuto che concit la passioae, la giustizia maggiore o minore della causa che la destb, i1 maggiore o minore intervallo od ostacoli intercedenti fra tale eccitamento e l' azione, sono le norme sulle quali si gradua la ~ninorantedell' impeto dcgli affetti.

Ma quando la passione, anche eccitata dali' aspetto di un male o patito o da patirsi, non ha i due caratteri di essere inrproruisa, e di essere ( almeno apparentemente (1) ) giusta, noil se lo pub altribuire veruna efficacia cscusunte. Potri talvolta far discendere il dolo al secondo grado od al terzo a forma delle circostanze; nia non inai degradarlo sino al quarto.
(1) Dico nl)nstzo appil?~enieritcnie; e questa forinlila in pratica feconda dei pi iuportanti resullali. h costanle il principio che all' uomo non pu farsi debito degli errori dell' intelletto, tranne (nei congrui casi) in ragione di colpn. %la quando l' errore ha indotto nell' uomo la coscienza di rion delinquero, o di delinquerc nieno, il suo dolo si deve giudicare secondo lo stato dei suo intelletto, e non secondo la verith delle cose da Iui ignorale. Ci porta alla regola che cosi nella coazionc, come nella provocazione e nel giusto dolore, non debba cercarsi la yiuslizia dell' ira o del timore, nclla verifa dolle coso qualc si i: palesata alle fredde investigazioni dei giudice; ma nclla rogiulaeuole opi~tiu?ze dcl giudicabile, Se (a modo di eseriipio) alcuno baston un uomo che egli trovb notturnanionta in sua casa porchi? lo credcltc un drucio dclla propria nioslie, cd ora invece l' rimante della fanlesca, in rei veritate il suo dolore o il suo sdegno furono ingiusti. &Io piire sarebbe itigiusto negargli la sciisa, quando egli ebhb causa ragionevole d i i&ludersi iicll:i sua hlsa credulit. Non si dimcntictii niai cho 1;i essenrialitt dcll' errore pub cssere assoli&tae rclalivln ($261) ; C che quando . relaliva deve operare nel senso relrclivo quegli effetti che opera nel senso assolulo quando i t assulitt<i. li1 lein;i di provocazione aUlo rocenlcirientc ~~i~lcllcato tra

Di qoi nasce il vario modo di vedere dei criniinalisti (i) nel giudicare di questa condizione innormale dell' uomo; nel valutarla come minorante la impiitcizione; e uello attribuirle la vera sua sede neli' ordine delle materie. %a poich 1' ultimo grado di azione della ubriachezza sull' intelletto b raro ed eccezionale; e la sua influenza sul!a facolth volitiva costante: cos a buon diritto si colloc tra le cause che modificarlo la
oaloalb &IL'

agente.

(i) Decisamente avverse ad ammettere la ebrieth come scusa furono le scuole inglesi e francesi fin quasi ai di nostri. B l a o k s t o n e esaur osni argomento per respingcrrio 1' ammissione. J Francia uiia ordinanza di Francesco I del 31 n agosto 1536, riferita da So u s s e (Juslice criminelle vol. 2, plig. 618), prescriveva si applicasse la pena ordinaria , e pih un aumento di pena per la ubripchezza. Onde s u tali tradizioni si conserv in quel reame 1' avversione n cotcsla scusa. E fu gran rtlercb SO F o u 5 l a n s (loia crifriin. IEv. 1 , til. 3, ch. 2, S. 4) nnimise la distinzione frii h r e s s c r: ivivroyncrie :dislin7iorie che risale a C i c e r o n e , che fu applicala , diil Bu r t o I o , ed erroneamente attribuita all' h n to n ni a tt eo, In Germania prevalse la opinionc ftivorevole alla scusa, come rilevasi dalla dissertazione del M i t t e r m a i e r sulla implcbubili~ir.degli ubriachi. Nel Bclgio si ammise innlgrado gli espressi divieti di Carlo V ; e poi sostenno la scusa 1' F a us observations sur le projet de code pnnb. urrl. 1 l pag. 410. In Italia , malgrado lo dissidenza di B n l d o , prcvalse per la dottrina di F a r n a c c i o o C l a r o la opinione pi mite. Nella Francia moderna la sostennero Du l o u IO uella Tltemis e 0 a Y o u x Iegons dc droil critrrinel

pag. 567; ma con mano avara c con le distinzioni clic ricorda C h a u v e a u ihoric dzi code pklznl S. 883. Pai si acceltb su pi larga base, coi.rendo sulle orme calorose di H o s s i , da B e r t a u l d lcpons dc droit pnal pag, 320; da O r t o l a n ilemclzts dc droit pinul bj. 321; e generalmente dai recentissimi, Non mancano per dei crinlinnlisti severi che esitano tuttavia ad arnmcttere la ebbrezza coine scu.sa, concedendole soltanto la eGcucia di circostanza aite?luclnte, secorido il linguaggio della giurisprudenza frauceso. L a m b e r t fphilosuphie des cours d' assiscs chup. 24, pag. 589 ) non ammette che la ubriachezza possa giungere Inai allo stiito di cornpleta alienazione mentale, e I-uole equipararla sempre nei suoi effetti alla passione, la qualo per quanto turbi la intelligenza, secondo lui non 1' annichila mai. L' ubriaco che non sa quello che opera e che privato affatto di ogni cognizione ridotto allo stato di automa, secondo L a m b e r t una Ogura creata dalla fantasia e ctio nlzii non si assise sul banco degli accusati. Lo confut IJa u j a r d i e r e de 1 turesse pag. 149 : ma lo sbaglio ra' dicale di L a n i b e r t non cade soltanto nella negazione di una ipotesi ( l o che iu fin dei conti sarebbe una conferma della regola cjuante volte la ipotesi verificata smentisse li1 nepazioue di c1uell:i ) lo sbaglio radicale di La m b e r t ctn i n c~ucstoche anche dove tollera una benignitb vereo il dcliclquente ubriaco, pretende trovarvi un'attenuante della penu e non una mjnorante della imputazione. Ci confonde i principli fondamentali : sostenula In pkna finputaaiote doll'ulririaco 6 impossiblIe trovare a suo favore una mitigante della pena.hache L n iij il r d i c r e nella sua confiitazione di L n rnb e r t code f op. c i l a pug. 151 ) neIla rriedesirna confusione quando esemplifica le attenuanti la pena in colui chc rubi un pane per impoto di miseria e di fanio. Buche in questo caso vi B minorante d' E~~putazionc pcrchh 1' tirgcnte bisogno rese meno libera la deterrninnzlotio dsll' u$ente.*Vi fu depra(Lati te nella forza mornlc soggelliva : tolto ci non vi sarebbe c'sorliilatizn nelle pena, Sopra rutti 1' nmrriisslbilitA d i questD

scusa dimostr lucidamente C a r n1 i g n a n i teoria delle leggi sulla siciwezza socictlc. Un quadro delle antiche leggi e costumanze in questo argoniento trovasi nella erudita dissertazione di N e y r e ni a n d repression d e l' iurcsse f Bevuc critique ,vol. 15, png. 515 ). Nelle leggi romane si trovb un argomento per la efficacia dirin~elatedella ebrietci. nella lcg. 5 , S. 2 , jr. ad leg. aquil. ;e per la sua efficacia minoranle nelle Icggi 7 f'. ad ley. aqztil., e 11 ff. de poens. Yedasi V a n Rla a n e n de jicre circcc ebrietntein.

I psincipii fondamentali sulla nozione del delitto necessitano ad ammettere questa circostanza come scusa. Se il delitto per la sua essenza esige la forza morale; se questa desume la sua vita dalla volanti illuminata : se la minorazione d(;rlla forza morale nel delitto porta di giustizia ad una minorazione di imputazione; tuttavolta debbasi convenire che la ebbrezza esercitb un impero sulla volonta, i! necessili logica accorilarle un' efficqacia scusante, e pi ancora se giunse a perturbare l' intelletto. $, 336.
Non puO dunque il criminalista. guardare con la i'igillitii del moralista la ubriac,liezza nclla sua causlc. Male si pone come canone assoluto che la iibriacliezza sia nel suo principio viziosa, mentre risulta da una serie di atti ciascuno dei quali b innocente. RIa quando anche lo fosse, ci6 nonostante sarebbe ingiustizia equiparare nella imputazione il delitto dell' ubriaco al dolitto del sano, quando il delitto di quello ha incontrnstabilmente un grado ininore di forza morale.

d combattere il sistema di coloro che si ostinavano a negare ogni scusa al delitto deli' ubriaco si giocb suli' argomento dalle leggi civili. GiB P u f f e n d o r f (da jure Platurue et ye~zlitmlb. 3, cap. 6, n. 3) aveva ammesso che i contratti dell' ubriaco fossero nulli, come gi F u r ,n o l e lo aveva ammesso nei testamenti, e tale nulliti non aveva evidentemente altra ]lase che la presunta mancanza di libera volont nell' ubriaco. Malgrado cib si prelendeva doversi distinguere tra effetti civili ed effotti penali della ebrieti; e M e r l i n affett meraviglia deI tentativo di scusare i delitti dell' ebro, e disse che la ubriachezza essendo un delitto era inammissibile che il delitto precedente scusasse il misfatto sirsseguentc, &fa tale argoinontazione I! falsa cosi nel priricipio che afferma come nelia deduzione che ne trae. Questo sistema che ammetie In scusa soltanto quando la ubriachezza sia accideniale o prodotta da malizia di un terzo, trasporta il processo dal momento in cui fu commesso il delitto al momento in cui nacque la cbrieta, od identifica la supposta volont8 di ubriacarsi con la volanti di delinquere, lasciando inoltro fluttuante il termine medio di colui che noo si ubriacb per determinata. volont di ubriacarsi, e neppure fu vittima di casualil& o di mdizia. Costui neli'ubriacarsi rion presenta n dolo n mera casualibh ; presenta irno stato di colpa anche in quanto ali' inebriarsi. Anctie ammessa la formula rigorosa 7k01d vulpa vini sed cikipa bibentis , si punirebbe sempre
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come doloso colui che non fu in dolo n6 nella causa nU nell' effetto. Si pretese aricora assidere la distiuzirine dal civile al criminale sopra I' altro broccarrlo che chi volle la causa colle I' effetto: V e l d t m a n ds delicto et pena ebriorun rrtp. 2. Con cib si punisce il delilto dell' ubriaco per una finzione, e si demolisce tutta la teorica dei delitti colposi nei quali la causa i : seniprc voiula quantunque non voluli li15 preveduti gli entti. S o l o n nel suo trattato cielle nullita tornb a lropugnara In differenza dal civile muovendo ulteriorrilente dalla considerazione ernpirica dei poricoii di airimeitere simile scusa che egli chiama una facile patente di impuniti: nia questo il vecchio argomento ili B l :t C li s t o n e riprodotto forse con maggiore cinismo, e che ammettendo In punibiljti senza dolo vuol fare la giustizia schiava dolla politica utilitA. Noti avendo valore pertanto gli obietti coi quali vorrebbesi respiilgere 1' argomento (lesunto dal giire civile rimane tutto ' assurdo di tenere come abile a legarsi criminalniente chi nori i abile a legarsi civilmente (4). dggiuilgesi che : 1' abitudine della obrieti cagiona sempre alterazione nel cervello e degradazione nella inlelligenza, e puh giungere al punto di condurre il disgraziatu clie soggiace a tal vizio in uno stato permanente ed insanabile di demenza. I,' uomo cos riconosciuto demente si dichiara a cagiorie del morbo irresponsabile dei suoi ritti, quantunque tutti i medici che lo esaminano ricorioscano che la ragione vergognosa della sua alienazione mentale sia stata la ebriositi. Persistendo a nori :immettere come scusa il delirio transitorio cagionato rl;ill;i, ut~riachezzasi vicrie dunque alla conseguenza che

l' alienazione nientale prodotta dal vino si compatisce

in chi si obriacu per vizio pertinacemente e per lungo tempo, e non si ammette in chi una sola volta cadde in simile stato. Bisogna dunque riconoscere che i danni cagionati dallo ubriaco appartengono alla classe dei foriuiti pi che alla classe delle azioni. Essi escono dal dominio della liberla per rientrare sotto il dominio della natura.
il) E1 Editto di Enrico I11 del 3577, ctie rimase nelle 1 consuetudini di niolti luoghi di Fr~~iicia, negava agli osti ogni azione per chiedere il prezzo del vino che era stato bevuto nelle loro osterie. Questa disposizione pot ragionarsi sul principio che dovesse presumersi che la chiesta del vino fosse fatta in stato di ubriachezza, e tendeva a indurre gli osti a negar vino agli ubriachi. Un editto di Leopoldo di Lorena del 28 niaggio 1723 estese l'anuiillainento a tutii i contratti fatti nell' osteria a favore degli osti, anche per causa di compre di derrate. La consuetudine di Brettagna and anche pi oltre, permettendo indistintamente di ritrattare nelle 24 ore successive yualunclue contratto fatto nelle oslerie. Tali ed altre simili furono le conseguenze giuridiche della ubriachezza presunta. In generale poi tutte le leggi civili riegurono efficacia ai contratti che si dimostrassero stipulati nello stato di ubriacliczza vera. Con qual logica appo cib si persistette dai ricoristi a soslenere che chi non era .capace di volont in faccia alla legge per contrarre un debito, fosse con palpabile contradizione capace di volont per giuocare la libert od anco la tesla!

Ma gli effetti della ubriachezza sulla volonlA essendo sempre proporzionali ai siioi effetti sull' organisnio cor-

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poreo, il criterio della graduazione di questa scusa Bisogna, per essere esatti, desurnerlo dalle sue wndizioni fisiologiche (i), Esattissima O la distinzione suggerita dal!' csirnio Prof. P u c C i n o t t i ( L e z . 23 ) e ripetuta da P e r r o n e (ntedicinca legale S. 722 e segg.) in ebbrezza yiuliva, ehbrezza furibonda, ebbrezza ieta~gica.
(1) Cho la ubriachezza dovesse guardarsi sotto ii puiito di vista fisiologico, gi io avevano fino dai loro tempi insegnato 1 ' I I a r p p r e c h t e il R i c h t e r velitat. acadew. velia. 4 0 , thes. 16. In scnerale li Alemanni sono stati sempre proclivi ad animettere la scusa della ubriachezza ;i Francesi generalmente contrdr'i,

La ebbrezza giuliva, o mera esilarazione, esercita una spinta sulla volont cui rende pi precipitosa ed irreflessiva : equiparata ali' impeto dagli aUetti pui, minorare la imputazione ma noiJ mai cancellarla.

La ebbrezza furibonda esercita la sua azione sul1' inssllsito cui offusca per guisa da togliere temporaneamente la facolti di percepire e di giudicare rettamente: equiparata alla mania con delirio, pub cancellare affatto la imputazione. Imputare chi non ebbe coscienza dei propri atti sarebbe un soggettare alla legge poaals la sola materia, NB varrebbe 1' opporre che l'uomo siasi condotto di proprio arbitrio a questo sta-

mentale, volontariamenlt' iihriacaudosi. Se alcuno per crapule e dibosci si fosse ridotto ad una vera ed insanabile pazzia, soggettereste voi alla coercizione della legge penale i fatti di coteP ~ Oinfelice, per la speciosa ragione che egli fu causa della sua miserabile condizione ! La ebbrezza quando k giunta a cotesto grado polra dirsi che transitoria, ma 8 un vero stato di alienazione mentale.
to di transitoria alienazione

La ebbrezza letargica assurnmdo le forme del coma, paralizza e le forze dell'animo s le forze del corpo : equiparata al 'sonno deve anche questa esimere da ogni responsaliilit. Imputare I'uomo divenuto automa non E tollerabile dalla giustizia.

Se la ebbrezza fu procacciata volontariamente, o per riprovevole imprudenza, potrariuo aversi in ci gli elementi della colpa, ma non far sorgere il dolo nel1' azione successiva che non fu accompagnata da uoloriti intelligente. Tale 4 l' ultimo pronunciato della dottrina. E con queste idea si coordio0 dalla giurisirudenza il codice penale di Parma ( art. 62 ) di Napoli ( art. 02 ) cli Toscana ( art. 34, e 64 ) mentre vi aveva aderito pi esplic,itarncnle I' Austriaco.

Se la ebbrezza sarh preurdinuta al delitto, o come dicesi, ~ffellata,il colpevole potr bene punirsi per

ci ctie fece in stato di sana mente, quandi, con lucida previsione e ferma volanti renclette si s t m o fuLuro saru?amto del delitto a cui egli intendeva. La imputazione si radica contro di liii in tale istante: cib che avviene dipoi 13 conseguer~zadel suo fatto doloso: nou si imputa ci che feco 1' ubriaco, ma cib che fece 1' uomo in sana mente; al quale come ad unica causa 4 attribuibile il delitto. L' uomo sano il soggetto 01tiuo prinrario del delitto, ed in condizione di piena imputabiliti. L' uomo ubriaco ne 13 il soggetto attiz:~ secondario (5. 40);strumento materiale dell' itnpiilso ricevuto, come 1 invito. Ni?varrebbe 1' opporro (conie ' dubitarono acutamente T i s s o t o B e r t a u I (1, che neppure in questo caso possa al pienamente ubriaco imputarsi i1 suo fatto per non essere stato il dolo conco~~ilante azione. La cotzcomitccnza del dolo all' all' azione (il) non condizione assoluta della impiitahiliti~ (2).

(1) Trovo che questa cotifutazione del dukbio si & data


in simili terniini nuche da O r t o l a n 324, e dn B c rn a r d Hevuc critiqiie uol. 20, pag. 464. La tesi di T i F s n t

S.

che nega la imputabilith do1 delitto commesso nell' ubritichezza completri anche quando la medesima sin preordinata al delitto, si sostenne anohs da .Bo es c h de 1' abus des b o b sons. Lo oonfut L a u j a r d i b r o f d e I ' i v ~ e s s c p a g .180) ma per la raaione diversa della continuazione di una volontti Impellente aacbe nello stato di ubriachezza. Questa pu dirsi ragione medico legale, o dipende dai principli di tale scienza lo ammetterla o no, vale a dire -decidere se sia conciliabile In ipotesi di una qualsiasi forma continiiaiiva dell'atto volllivo formato a mente fredda, coli la ipotesi

cli una ubriachezza completa. Per noi hasta la ragisnv giii ridica clie rion necessaria la coiicomitanza del dolo :il ~tlornentodella consumazioiie. L' unico caso nel yu:ilc puii iinbitarsi della imputabilits completa quello della dipsonlnnin. Questo stato niorboso a cui si riduce l' uomo per . il prolungato abuso di bevaude alcooliche i incontrastnbile. I medici lo noverano fra qli stati di alienazione mentale permanente. Quanilo un unino giunto iii cosi miserabll~ condizione prea~edifiun delitto e si ubriachi poi conipletamente per meglio consuiriarlo, si soctsiiuto ciie sia irresponsabile. Come ognuno vede questa specialiti n011 attacon la nostra regola, che consiste nel contentarsi della intelligenza nel momento della determinazione! quantunque sia siiarita nel rnomerllo deil'azione. Nel caso speciale proposto si nega la intelligenza anche nel moniento della deterrninazione. SicchS la questione non C veramente speciale rnn nssuine una forma generale che ooinprende tutte 1e azioni commesse dall: uomo In quella guisa ammalato. La questime dipende dal definire quali sinuo gli eretti rnorali della dipfinn~acrraicl:c i ~ & essa lolge veramente ogni coscienza, se nel quai caso cessa In irnpiitahilitl: o se si limiti soltanto s produrre una necessit irresistibile di ilhriaoarsi , nel qual caso non offrirebbu che una rniaorante per gli altri delitti, ed una dirimeiite per il solo fatto della ubriachczza, secontlo la teorica d ~ l l amrtnin pnt.,xiffle che a noi semhrti pii1 ;iccetlabilc. (2) Alla teorica del grado in ordine alla volonth Oggiungano i criminrilisti la questione doII2abitudine, tolta ad imprestito dai moralisti , e scilla quale pub vedeiai C a r m iq n a n i 5.218. Altri elevn qui pure In qirestione siilln sciisa desunta dalla fiocile occnbione di ilclinqucre, trattata elegniitcmente dUl P u t t rn n n n diss. n 7 ~ et qzcnndo occrrsia d ~ l i > ~ q i t e ? rldictwnt ~ ~ t l ~ r i f l l . ~&i

Riassumendo questa teorica dir che la ubriachezza puii guardarsi o nel siio grado o nella sua causa. Guardata nel grado si divide dai modico-legali in giztliva, ftaibonda ,e I~ta?~gica dai giuristi in completa ;e o pienu, ed incampkta, o semipiena, secondo che lasci0 o no un qualche raggio d' intelligenza, e cosi una qualche possibilith di coscienza. Guardata nella causa presenta diverse ipotesi 1.O ubriachezza accfdenlnl e : la quale si ha in cc7lni che non beve smoderatamente, ma rimane sopraffatto o por sua condizione morbosa, o per coutraf-fazionedel liquore operata tnaliziosarnente da altri 2O ubriachezza colposa: ed 8 . quella di colui che beve smoderstamento sino ad ubriacarsi ma non provedendo che si sarebbe ubriacato 3.O ubriachezza volontaria: ed quella di colui che postosi a bere si ilrefisse precisamente il fine (li condurre s stesso allo stato di ebriet8, ma senza prevodere che avrebbe commesso delitto 4.O ubriachezza affoltata , o come altri dicono preurdisiatcs, o premediiGbta: ed e quella in cui il colpevola si pone dopo avere premeditato un delitto, per il fine o di darsi maggior coraggio a commetterlo, o di soffocare le esitazioai della coscienza, o di prepararci una scusa. 1,a ubriacbezza affetlata a qualunque grado salga non & mai di scusa. La ubriachezza colposa e la volontaria se sono complete tolgono ogni imputazione in ragione di dolo, lasciandola sussistere pero in ragione di colpa ; e se sono incomplete non operano che una minora-

zione. La ubriachezza accidentale non pu mai far stirgere la contlgurazioue della colpa : o completa, e distrugge ogni irnpiltabilith; o 6 incompleta, e restando allo ap;eille una cognizione attuale si mantiene la imputazione del fatto come daloso salvo la minorazione del dolo, come nella irtco~nplctca colposa e coloiitariti.
C A P I T O L O 1X.
Del grado nella forza fisica del tlelitto.

Ogni delitto suppone un: azione esterr~a.Le azioni esterne si compongorio di diversi rnomenli fisici, come le inteme di diversi tlzonerzti moruEi (1).
(1) Per il iiiaggiore sviluppo della teorica del conato e della complici6ic, si vedaiio le leaiutii da me pubblicala SII questo argonlonto; Oplisroli 2101. 1, O ~ U S C . 6.

Questi momenti fisici possono essere incompleti soggettiz;amente e oggetliiialne~ilenel teiupo stasso, perche tilcu~io di loro non abbia avuto il suo corso, e perci8 non siasi raggiunto il fine dal colriovole agognat@:e possono essere completi soggcttiu~~naits irima completi oygcrchumsrtte, pcrchb malgrado 1' esaurimento rli tutti i momenti fisici dell' azione il dirilto che l' agento attaccava noil ds stato violalo.

In tali casi il delitto prosenla una deyl'adaaio?le netk firalc flsisica; perch o non 6 perfetla neppure l azione: o se I' azione, fu psrfetta non t! perfetta ' la offesa d i a legge. E in aillbo casi si configura un delilto imperfetto.

5. 348.
Quando i momenti fisici dell' azione sono cnmpleli cos ~oggeliiva~cnte come oggettivamente, la degradazione della forza fisica del delitto pu) sempre scir@re; ma non pi p0r ragione di inaperfeaiople, bensi por ragiono di division~. avviene quando pi perCi sonc abbiano parbcipato al delitto, ma non a tzllte coteste porsone siano, o in purle o in tutto, attribuibili i momenii fisici del delitto stesso. In tali casi sorge la nozione della camplicilti.

Del delilto imperfetto

1 delitto e pwferio quando cunsuniata la viola1 zione del diritto tutalato dalla leggo penda. & iinaperfetto (I) quando tale vidazione oon 8 avvenuta scbbene il colpevole avesse, cm volont dirotta a cotesto fine, dato opera ad ,&\ti esterni abili a procacciarla,

(I) Gli antichi :sci.iti~ri(per escrnl)io il K eni ti1 e r i C k I ~ b h e r odel delitto iaperfilto uun idea pih larga. Uissertr che il delitto poteva essere iinpcl-Pllu tanto rntiolte 21)socrr>resis, quanto ratione e2cciilWwix. Imperfetto nellaelenienlo intenzionale dissero il delitto dcll' infante, dell' ebro , del1' irato, ed anche il colposo. Oggi ha previilco di cpccializzrire la i111pcrJ~ziolte delitto iiella considorazione de1l:i del sua iiinterialitit. Guardalo il delitto come ente giuridica era forse pi esatta la locuzione aiitica. Infatti C bene natiirale clie alla intpnzione iapcr[ettn rispoiidn iin reatn Oi)prrfi[tri.

Uri delitto pub restare iuiperfetto, o quando sia rimasta imperfetla 'l azione, perchh interrotto o irisufficie~hternetite assunto il corso dei suoi rnomcnti fisici: o quando, sebbene sia perfccta E' aiione in tutti i morneoti che erano necescarii a raggiungere il pravo fine, erl i medesimi fossero in loro sufficienti allo scopo, non per0 couseguito 1 efTetto cui tendova I' agente ' a causa di un fortunato ed impreristo impedimento. Nel primo caso si ha il conato ; secondo pub aversi nel in certe condizioni il dclitto ?nardcato.

I clelitti finperfetli non possono dunque per natura loro presentare l'elemento del danno immedicta.

Ci,b non pertanto sono politicamerile imputabli; perchb mentre sorge anche da loro evidente il daluzo

- 204 mediato, le funzioni del danno hnmediato, che in loro manca, le fa il pericolo corso dalla societ o dal cittallino attaccato (1). E dicesi pericolo corso, per distinguerlo da un pericolo d i ~lzera previsione: dal qr~alenon emerge ragione legittima di imputazione.
(1) M i t t e r r n o i c r , L e l i B v r e , e W i n t g e n s sostc~iriero che siceorno il conato un principio della esecuzione di un fatto uietato dalla legge, i magistrati possono punir0 i l tentativo di un delitto ancorchb la legge non abbia delcito speciale diviolo, e minaccialo una pena speciale. La ]liirte di uu tutto proibito e punito B pur essa irriplicitamente proibita o punita. Quosta dotlririu perico1osissim;i si coafuta dallo J o n oyc de deliclis vol. 2 , pug. 280. I codici moderni tolsero via questo dubbio deltondo una disposizionc generale per definire i casi nei quali volcvano 1;) punizione del tentativo, lochb in certo modo fu la coriferma della opinlonc scientifica che se la legge avesse taciulo noli sarebbe stato puaibile. L'antica pratica se ne sbarazzava cori IUteorica della impropriasa'ofie e della pena straordiiiorltr.

Ma se la ragione (li irnputnrc il delitto P~~iperfetto sta nel pericolo, che fa le voci del danno, egli t! intoritivo che, appo la legge umana prevalendo la conoidwailions satema al\' interaa, un delitto iwapsrfetto non potA mai impwtarsi alla pari del delitto perfetto : appunto perchb iin pericolo corso, per quanto grave, non potri mai equivalere ad un danno patido.

h questo motivo primario si aggiunge eziandio la considerazione che nel delitto imperf~lto sempre proporzionalmente minore il danno mediaro, si nel rapporto dello spavento dei buoni, s ne1 rapporto del1' incitamento ai malvagi. E si aggiunge altres un riguardo politico : poichk esaurendo sul delitto imperfetto

tutta la imputazione che si darebbe al delitto perfetto, resterebbero necessariamente senza imputazione gli atti che si fossero o continuati o ripotuti dal colpevole, per condurre il delilto, rimasto senza effetto, alla sua perfezione. Non mancano pure tuttavia specialmente in Francia caldi sostenitori della dottrina della parificazione. Ma notabile si come si riproduca qui i'usato fenomeno dclla severit8 nella mitezza, e della mitezza nel rigore. Coloro ohe sostengono la parificazione nel conato ne restringono la nozione: coloro che invece insegnano la piir comune dottrina di una imputazione decrescente, estendono Ia nozione del conalo punibilr? anche a casi nei quali i primi pronunciano la impunita. Qucsto feuomeno (i) B costante in tutta la storia del giure penals: e deve esserlo per la natura delle cose.
(1) Novella prova no porge lo urudito scritto del Lac o i n t a flevzre critiyice tom. 2 Lppng. 464) priacipal. mento diretlo n corifutare il mio opuscolo sul tentativo: rlove mi censura 3n u n lato per troppa boriignith in quanto sostengo la disparith riella iroputnzione, e poi mi censura

per troppa severila in quanto io trovo conato punibile iti molte ipotesi che per lui dovrebbero sfirgcire ad ogni ini~iutazione.Soli b questo il luogo di replicare tt quello scriito che trova (1' altronde prevenliv:~ risposta in cib che io ho gi pubblicato su questo argoiriento. Solo qlii mi piace notare non essere esatto che il codice Yrussilino del 18Gl ubbia seguito la dottrina della parificszione : se qllel codice parificu il delitto tentato al cousunlato nei reati che colpisce con penti relativamente determinata ( p e r esempio da cinque a dieci aririi) ci lascia carnpo al giudice di applicarp il rilinirno ai f a t t i teillati e il rnassinio ai consumali. aia dove commina pena nssoluta (come la &alera a vita, e la niorte) ho. espressamente prescritto che nel tentativo si sceuda di un grado. Dunque il codice Prussiario ha accettato il plllncipio che nel tentativo riconosce una minore Fra-vita. Non so poi come possa ascerirsi che il dclitlo tentate* dia un nial esempio uguale a quello del consiimalo. Tutt' altro che mal esempio e incoraggimento ai malvagi deire dirsi una operazione delusa la quale assoggetta pure u nori lieve pena. Se la questione s i porta sul terreno del mal esetiipio poco vi vuole invece a persuadersi della opinione nostra: si per la ragione tes& dotta ;si perclib la ~iarrlficazione jioriaiido la tiecessiiria cotiseguenza di liiscinrc spesso iiupuiiiti riiolti teiitativi clie noi punirerntt~o,da tale impiinit5 tic cleriva appunto lo effetto d' incoraggire i1 nialvegio. Que$li non adotto nelle difrerenziali giuridiche fra conato pi pro66imo e pih remoto, quando vede altri restare impunito inalgrado il tentutivu commesyo ,ne costruisce il ciilemiiiii o rioh rliuscirb e non avri) uiolestie, o riuscirb e avrb sfogato la mia passione. Laddove nel nostro sistema ogni nirile iiitonzionnto vede dinanzi a sb il terzo termine della nori riuscita e della punizione incontrata ad ogni passo che egli iiiiiovo riella via del delillo.

$. 355.

La ?livergsnza fra l' antica scuola Italiana e i' aotica scuola Francese intorno alla grave questione sulla equiparazione del delitto tentato al consumato, ebbe forse causa dalla difforrne intelligenza che i respettivi giuristi diedero alle leggi Romane. Rla codesta divergenza che si mantiene fra le due scuole moderne rimonta a pii1 alti principii. Non solo vi differenza per la trascurata distinzione fra il grado e la quantiti del delitto; ma evvi ancora intorno al cardine fondarnentale della nozione del delitto. La scuola prevalente Francese punisco nel delitto la pracn iilterizione purchc nint~ifestutncon atti esteriori, e dimostrata perseverante cosi da mantenersi fino al principio della esecuzione. In tale concelto il fatto non cib che si punisce; il fatto invece non serve che a rivelare In rea intenzione, la quale 6 cib che si vuole punire. Simile idea si ricnngiunge da alcuni giuristi con un modo rl' interpetrare il diritto Romano per guisa da sostonere che ariclie i Romani nel delitto punissero il dolzcs e non 1' azione; lo che m solidamente dimostrato iri faccia ai monumenti di nlcirne scuole Hornanc, forse non era vero neppure in faccia a tutte c~iiellescuole. Da cib ne consegue che dovendosi puriire nel delitto la intenzione prava, lostochb flessa venga accertata dal principio della esecuzioue, rimane indillerente alla essenza del reato che. lo eve~ito sia o no consegirito. Qircsto non 6 che in aecidetrte, uiia circos~anra del nialellcio, ma il rnnlcfirio completo e rirnaru? soltan-

to a discutere se per tale accidente debba o no attenuarsi la pena. Al contrario la scuola prevalente Italiana nel delitto punisce un fatto accompagnato da malvagia intenzione; laondo la materiali& assume i cargtteri di ekemeiibo dr.1 reato. In conseguenza il delitto si compone di due forze esseuziali o di due elementi. E poich guardato so#o il punto di vista oiitologico il delitto cosi concepito non B coMpleto se quelle due forze non hanno percorso interamente la respeltiva linea, cosi ne deriva che lo offetb pancato dia per risulbmexito uu ente giuridico niinure che non 6 il crimine susseguilo dall'effetto, Per la1 guisa noi imputiamo meno il conato non per iittenuanza o benigniti, ma perchb vi troviarno un merlo del consumato, E! perch naturalmente il meno nelle condizioni di un erite deve riprodurre un meno nel suo valore. Stando cosi la divergenza ueHa primitiva nozione delI' ente giuridico che si chiama delitto, chiari, clie noti potremo mai intenderci.

ma

conato.

Ueiinisco i1 conalo (tentativo, attentato) palulrgus alto sstenlo, wnioocanton6e condtscellte di sua tratura ad m &mio c h i n o s o , ed d medeaimo dii-etto dalE' ti;gmte gola esplicita volont, rton susscguito dnli' evento rtesso, n8 dalla lesione di un di-

riito o pciuiore otl equioalente a quello che si vuiertc cioltre. L' analisi di questa rlefinizioiie ci fa conoscere quando si abbia il CO?ZU~O(1) e quanclo non se ne abbiano che le appareme.
(l)Vedasi la dissertazione di L u d e r o h1 e n c ii e n i O JL' inipzbnitate conalus in deliclis F a i d e r dc conuttt delinqicendi P h i l i p s e de coticlizc delinqlce~rdi N o e rga a r d de conati6 delicti eji~sqlrepoetriz J o r d a n de conatu delinqucndi h s t e r de plcniendo conatu Yan D e r Y e e n de corotu delinifuendi H o n i u s (le poenlc

cotzatus Grariff de pocna conutus C r o p p de principiis juris romani circa prcnienduni conntum N i cc o li n i questioni di diritto parlo 2 , 5. 21. H u mb e r t sur la tentative d' aprl.s le droit cri))iiel iles rornains f Journul dc 1' ucadezie de Tozitoluse vol. l1 , png. 407 ).

- -

5.

,357.

Qualu~tqu~ esteino alto il conato deve essere un principio di esecuzione del delitto; ma la esecuzione delittuosa non pu neppure incoarsi senza un atto esterno della classe di quelli che per la natitra del f ~ t t c ~ rappreseutano un momento fisico dell' azio?rs criiiliriosa. I desiderii ,i pensieri, le dcliberazioni, anche manifestato o confdenzialmenle o per via di minacce o di accordi o di istigazioni, non sono co?zati. Non Iiossorio essorlo per la duplice ragione 4 . O che nuri rendono sempre certa la i?zterzziune di eseguire 2.O che data ancora tale intenzione, non sono i)t Ioro stessi un principio di esecazione del delitto pensalo, deliborato , minacciato, istigato, od anche concordato (I).

I li

(1) Eon concoi.do col D e Z u n i g a fPraclicn j i ~ d i ~ i n l Madrid 4 861 ,uoE. 2, trug. 452, ~aota1) clic 1- W , cordo criminoso nel delitti che non pertengono alla classe ciei socicrli direlti ( nei quali 1: accorclci criminoso assunicn-(lo il titolo di congiicrc~e delitto cons!naato di per ce stiinte ; possa , cotlie afieriria questo insigne scri~tore conside, rimi corrie uri wcro t e ~ i i a d i i o .Convengo per con liii che I' irccordo r In istigazione a delinqiiere dehbano, quaridr~ tcndono a delilti gravi, iniputarsi e reprimersi , ma corrrt' falli criminosi distinti e completi iii loro r~iedesimi.E penso pure col prelodato scritlorc che 1' accordo e la isli~:izione non meritino repressione speciale quando avvennero i11 uno slrcnciu subiturreo d i collcrn. VeritL di assoliala giu>tizia, che fu cliscnnoseiuta dal codice Toscalio; il qiitilc cril piiiiire indistintainente q~ialsinci istigazione il delinrl11er(t ' art. $4 ) parificb la istigazione scrinmcnte ernesrn cnl pii1 Iiiaturo [)roposito , alla isligazione incorisidcrntairient~ecciiiitn da11' erompere di uno sdegno in~provviso.

u~tiuocnme~iic conduce~~te delilto - La uliicoritil al della loro direzioiie al delitto il printo curubtere indispensabile a ricercarsi negli atti esterni cho si YOgliono imputare come cotzaii. Fincli 1' atto esterno sarL tale da poter condurre tanto al delitto, quanto ad azione inriocenle, non avremo che un alto prc~arntorio, il quale non pub impularsi corne conato (1).
(1) Si i dello da inoili ( S c ti u e r rri a n s prtcis rle droil ! pi!nal poy. 2 2 ) cho nelle mcre uitiissio7ai noli piib ravvistarsi tcntiltivo. h10 sa nella omissione o rriera iiineiotie s i configura il delitto doloso, ove sia la omissione volontariainente dirotta al pravo fine e 1' ottenga, non vegso perrh.

- 241 dehbn assoluiarnente neprvisi la possibilitii rlel tentati\ o , quantunque possa riiiisntre pii1 dimciic In pntica coslat:~zione della uuivocit2. Una ruadre ille~illitnttii~ente fecoiidat:( che lascia in terra la creatura senza legrlo il fuiiicolu i)> ciarie aliuieliio, e perserera iii coteslo abFbanduno ttiiito clir I;i creatura ruuojg, non sorU essa rea (1' irifnnticidio dolosoi' E se dopo parecchie ore di qucl ~ii:iiiziosn ;ilsbando110 in cui perseverara la madre, venne la creatura utilniente soccorsa, non s i sark egli il tentativo?

ruliducentc di sua ~zataraad un ct'eiiirr c ~ i 7 ) l i l i u La iduneilic, o attituflino di condurre al flne malvagio, t? il seco~zdo cntSatterc indispellsabile alI' atto esterno nel quale voglia rav~lisarsi I' ele?ize?ztu Jt.sicu del tentativo.
so

Gli atti inidonei non possono cliinque iiitputarsi al preteso atteatante. Se lit inidoneith fu nei primi mow rneuli clell' azione, ccssa ogni inipntazione loro coine cotzuti : perchii essi tulli rriailcsronn (li ~ B ? ' ~ c o Seo .fu . ~ rici successivi, resta In iriip11taziotle degli antecedenti quando ne siano sosc~ttibili.

di sua tialzrrn Nella indagine ilclls idonrila si Bevono yiaardaro soltanto le condizioni degli atti nei quali si cerca il con:tto. Non b clunqiie necessario clie

la loro inidoneih sia yrecoglhita all' agente. Esigere cib sarebbe wu ridicolo controsenso.

Ma coteslc condizioni degli atli devono esser guardate tanto in loro stesse, quanto nei loro rapporti coi soggetto passivo del delitto. Percib la inidoneiti, finclii! siamo nei termini di mero conato, deve essere tanto obiettiva u concreta (cio negli atti guardali nel loro rapporto col fi7le speciale cui gli indirizzava l' agente) quanto subiettiva o astratta, cioh negli atti astrattawstlte guardati.

3.

303.

ad etn evento e ~ ~ i m i ~ ~ o s o delitto B un ente Il

giuridico. Dunque coteste condizioni degli atti esterni rlcvono anclic guardarsi nei loro rapporti giuridici. E cosi la inidoneila pu derivare ancora da certe relazioni esistenti fra gli alti esterni e il soggetto passivo del dclitto; le quali abbiano formato un ostucobo legale, che rese impossibile fino dal suo principio la creazione, in quel dato ordirie o foriria di fatti, del1' ente giuridico che si dice delitlo. La inesistelasa del soggetto passivo contro il quale si dirigeva 1' azione pu nei congrui casi equivalere alla inidoneit.

Ma in generale in proposito di inidoneit deve tlistirigiiersi tra il soggetto passivo dell' attentato, e il

- 8.13 soggetto passivo della coslsumazioae. Perchh se la inidoneiti, da qualsivoglia causa nascente, esisteri fino nel primorilio dell' azione criminosa, e cos nei rapporti degli atti coi soggetto passiuo dcll' attentuto, si avrk la totale cessazione del conato. Se invece esister solo nei rapporti col soggetto passivo della consumazione, potri talvolta cessare Ia imputazione degli ultimi atti, e rimanere quella dei primi. fi soggetto pcassivo dttlla consrcmttzione 1s cosa Q persona, su cui doveva aver luogo 1' atto consumativo dsl malefizio. Tulte le altre cose o persone, sulle quali per la natura del fatto avvenga che il colpevole debba esercitare certi atti come mezzo per giungere poscia. ad essguiro altri atti sul soggetto passivo della consu~nazione,sono soggetto passivo dell' attentato. P e r esempio chi voleva rubare le gioie atterr 1' uscio della stanza. L' uscio b iI soggetto passivo dell' atterzlato: soggetto passivo della consumazione sono le gioie. Onde se la inidoneith era nell' istrumento col quale volevasi sforzare I' rrscio , sparisce ogni attentato pojiticamcnte irnputabile. Se gli ritti furono iiloriei a questa prima operazioiie, o l' uscio fu difatto atterrato: ma furono invece inidonei gli atti preordinati dal ladro ad inapossessarsi delle gioie; cesserii la imputabiliti di quesli ultimi atti per ragione di inidoneit. (I); ma rimarrh 13 imputazione dei primi.
(1) Anche gli atti iniclo~iei sirccessivi ad atti idonei, berichk direttiimente nori si Imputino, hanno peraltro uii vnloro di indole diversa sppo la giustizia, ma un valore eEetlivo. Bd C quello di rerzdcre unicaci gli atti idonei precedenti; i qiiali di per loro iion avrebbero forse avuto univocilg. E poichi: il criterio degli aiti preparci~oris'bisogna

- 216 trovarlo ilella nrancanza di rcnir>ocitff,rjiiesta Osservazionr h feconda di risultati: poichi? rende imputabili come conato per cll'elto degli atti i~iido~rca' u s s ~ p e n l i ,quegli atli idawci s precedenti, i quaii per loro noil nv~ebtiero (pcrclii? cqc~isocl/ costituito un conato punibile. Gli atti i?u'd~tll'i non foreiccono dunque il, loro un elemento di ituputuzione, ma rivelano e completano le colidizioni giuridiche degli aili idonei. Con questa osservazione s i gilistiGcn 1s sentouza della Corte di dgen de11) 8 decombre 1819, della quale parln B l a n o h e fpreniier btitde pog. 16) C L a c o i 1 t a f l I l u u e 1 Crldique vol. 23, pag. 173). Laurent aiicvn preparato un fucile carico per uccidere il aglio. Qrrcsti ~ccortamentclo tiveva scaricato, e riposto n1 suo luogo. Alla sera Laztreiit di8 di piglio al fucile, e di8 lo ccatio per esploderlo coutro il figlio, ma erit vuoto. Fu punito coriie reo di Lcnliito omicidio. Come (si grid) un tentativo con un fucilo vuoto i' No. I1 tcritalivo punibile non sta nollo scatto di un' arinit assolutnrriente iiiidoncii a nuocere. Sta nella precedente cnricaxiono. (liiesto atto qriantuuque idoaeo ~tirohbestato nieranlonte prepriretorio percili: ecjuivoco. L' atto successirfo puautunque inidoneo diede al primo la univocit, e Io rese puoibile coine tentativo ; soltanto 18 iliffercnza nel risultaineoto t? questa : ed ? risiiltamento vitale. JI conato pu punirsi in qiiella ipotesi come r e n m o , ma non come procsinio. Lo scatto per esplodere era alto di conato prossimo pcrchb cseguito sulln vittima clie doveva essere soggetto passiuo della colisuntazione. hla quesd' atto b inidoneo, e pcrci non B in s2 stesso irnputabile. La oaricuzione e preparazione del fucile non era punihile Anch. rimaneva equivoca. 1.latto successivo benchb inidoneo le ha dato univocitii e lo tia reso punibile, Ya la imputazione si dirige contro questo primo atlo e non mai contro il secondo. Oru quel primo atto quantunque divenub univoco non pu essere clie collato T C I I ~ U ~ O parclib non cadde sul soggetLo passivo della consuinazione. I,a uosa I, intuitiva. Ber@ perb avvertire che ,quando stal)ili800 che gli ittli inidonei successivi rendano iinpiitahili gli

24;

&ti idonei precedenti quantunque merameet~ prcparatori~ in loro stessi, non riconos~otale potenza nelle sole sliccessive dichiarazioni verbali del colpevole. La univocitk &vr risultare cla alti esecutivi e non da rrierit confessioiii.

In tutti questi casi il corial0 cessa per ragione di difetto nel suo elemento fisico. Vale a dire gli manca la forza fisica oggettiva, la rluale rappresentata dal pbricolo COTSQ. Vi un coltato iri senso uolgare, rion vi un conato in senso giuridico. E ciQ per clefcienzn
di condizioni nella forza fisica soggetliva.
al ~~te~lesi?~tr,e l t o dnll' agente -- La poienza di~ negli atti eseguiti ;i procacciare la infrazione della legge, non polrcbbe bastare perche si tenesse responsabile di conato 1' autore di tali atti, se cotesta potenza egli nnn conobbe; e se non li esegui con intenzione dirctlu precisamente a cotosto fiue. La colyis lia Ia sua. essenza morale nella ma?rl:atnprecisiople dell' effetto procurato con la propria azione. I1 couato tia la sua essenza morale iiella prcvisiolie di un effetto non ottenuto, e nella volontA (li ottenerlo. Dunque fra la colpa e il corrato vi B repugnanza in termini. Immaginare un atteiliato culposo G lo stesso die sognare iiii mostro logico. Eppure di qiiesto mostro logico si volle da. tnlurio (1) insinuare la giuridica possibilitk f
(1) W i s s i n s e r disr. p u t e sint diferc?itiae intsr fuctn dolosa et culpo.~a png. 88, cap. 4 , scct. 2 et sect. 4-L cl i c v r e de potttrrrum dcliclis n~lequandaruni .~'afiont.

che devono punirsi ariche pag, 9 , 10 ; ovc a i fatti colposi che non hanno recato danno, e COSI punirsi come leutato omicidio colposo il getto di un sasso dalla finestra bench iion abbia offeso nessuno, portasi In peregrina ragione che il pubblico puii credere che quell'atto imprudente ed innocuo, fosse fatto con animo d i nuoccrc, e quindi dubitare della propria sicurezza! !

c o ? ~esplicita volontb

- Onde affermare che certi

atti erano dal]' agente preordinati ad ottenere un effetto diverso da quello che ne risultato, non basta essere in grado di ritenere che cotesto risultato non ottenuto fosse un effetto che facilmente potevasi dagli atti stessi produrre, e con facititi prevedere, Bisogna essere certi di piu che 1' agente non solo p o b prevedere, o vagamente previde 1' effetto, ma bisogna eswr certi che egli voleva precisamente procacciare cotesto crfktto non ottenulo ,anziche 1' effetto che ottenne. Per esempio, bisogna esser certi che voleva uccidere, e non soltanto ferire, quando di fatto fer e non uccise?. A cotesta esplicita volo?$lhfermamente diretta a conseguire un fine determinalo, non 11ub soslituirsi una vaga previsione, una incertezza in cui oscilli 1' agente ' circa 1 eflatto che produrra : non basta, in una parola, la situazione del dolo indetermhato. Se avventb i suoi colpi indetenllinatamente, come 311' azzardo, incerto se avrdlbe ferito od ucciso, non B responsabile che del solo risultato che produsse. E se questo fu un ferimento non pub addebitarsi di tentato omicidio, percb ad avere cotesto titolo per cui 1 affetto prevalga sui'

l' effetto, bisogna che 1' affetto fosse posilivaiilente corr-

rrurlo ed esuberante all' effetto oltenuto.

Da quesla veriti che tutti i criminalisti riconoscono, sul fondamento della regola inconcussa c;lie in qualunque dubbio si dere supporre nell' agente la intenzione piu mite e meno malvagia, ne consegue il principio che ai fatti comniessi per istantaneo impeto di affetti non pu adattarsi la nozione do1 conato. Codesta inteazione positivamente diretta alla morte bisogna che in colui cui vuole apporsi il tentativo di omicidio, risulti da circostanze che manifestino essersi all' intelletto cieli' agente presentata esplicita la idea del1' omicidio, ed uvei*Ia esso preferita nll' idea del solo ferimento. Nel fatto dell'uomo acceso dall' ira la potenza ad eccctdere che ricorra nei mezzi adibiti non 6 criterio cbe valga, a meno che quei mezzi allibiti si riferissero esclzcsivamentc! alla morte, o almeno che la morte fosse la conseguenza ordinaria e quasi necessaria dei medesimi, ed abbiasi ragione di credere chc per codesta loro condizione micidiale si eleggessero dall' agente. Ora codesti termini non si adattano all'uso di un' arma, o da taglio o (la fuoco. E coloro che corrono precipitosi a dire nsll' arma adoperata vi era I' attitudine ad uccidere, dunque nel feritore vi era la i?tleizzz'une di uccidere; non fanno un buon sillogismo. Il loro ragionamento B vjzioso per tre cagioni. 4.Verch dai ~nezzi usati argomentando al fine voluto, szcppor2a Itn calcolo in chi non agi per calco-

lo,

ma per subikaea perturbazione. E cosf confonde la prova dell'elernenlo mseriale del tentativo con In prova dell' elemerito intenzioaale. Anzi rinnega, contro i priucipii fundiinientali, il bisogno di questo elemento : C viene a creare il tentativo nella sola attitzcdi?te dei mezzi adoperati. 2.0 Perche dinieutica quella vei'a sentita da tutli, i che i' uomo irato d i di piglio al primo strornento che gli cade sotto la mano, senza riflettere se il suo effetto sara o no micidiale. 3,QPerchdimeriticri la veritb sperimeritale che ammaestra come anche nelP uso di armi o da taqlio o [la fiioco il risaltaio pi fr'requ~rzte e ordinario sia il ferimento: il piu infrequente 1' omicidio. Questa vsrit;~ i dimostrata dalle statistiche degli spedali , e dalle : statistiche dei processi criminali. E da cib si rende palpabile il sofisma dell' argomento che riducesi a questi termini Cajo ha walo uno slruwento che il& dieci casi cagiona la morte, ma in tre.nln cngionu saltanto il ferinlento: dunque hcc'uolz4to la aorte e non il feriwnto. Non vi 4 dialettica che possa velare il vizio di tale argomentazione. Eppure coleslo viziosissimo argomento quello che si ripele tulte b vulte in cui si precipita dalla prova dell' abtitzldins alla prova della i~letzziane senza cer, care a questa distinto elemento una distinta costruziona. Del rirnmante la regola che nei delitl~commessi soUo 1 impeto d" istantanea collera non 1iu6 aversi la ' nozione dei tentativo, regola ammessa da R o rn sg o o s i , sosteriuta da N a n i , da C a r r n i g n a n i , da L a u r i a , da G i u l i a r i i , da P u c c i o n i , e

- 219 da altri molti, si di nuovo nitidainerite insegnntn iiall' Il a u s (Ciliirs dtl droic crimi~rcl,Garld, i 86 1, 1, 79-80) : che pone cornis assoluto i1 brocc:irtli:, -rlolzts ,ilidccer~~~itiultr.s dctennir2atur erelttzl: p, piii receritemente dal mio dotto collega signor T a n c r e d i C a n o n i G o Professore di giure penale a Torino, nel suo bel libro intitolato latrudlcziune cc! dirillo petttrle png. 807, 3. 360.

In questi ultimi due casi di intenzione ioi(lirctlu. r! i n z ~ ~ s r f ~il~ i ~ n , sparisce per difetto nel suo eleconato mento morde. La regola pertanto deve su questo proposito ridursi, a miu parcrc, alle seguenti due furinule, 1 . O Si ammetta coliato nell' impeto istantaneo quaado gli atti non potevano condurre chc xl uja solo risultato possibile, per cscrnpio il getto rlcl fuoco non pub conrlurrc clie al' incendio. Allora non potendo supporsi mai che l' uomo ( in qualsiasi filato di animo ) agisca senza volere qascclclte C O N , bene nwessitj iogica presumcro voluto quell' w ~ i c o effelto clie rispondeva aIl1 atto esoguito. 2.O Quando agli atti eseguiti nell' impeto possono rispondere dae diversi effetti (per esempio il fminiento e la morte) si dcve sempre ritenere jl minimo : san2per i12 dubiis id quod imi~~iel.unl csl eliycntltcnz. La pertur'brtzioric ilell' aniriio non pub negarsi clie renda dzblibia la sua direzione ad un Tine 1iicittosto cBc ad un altro: e tanto basta. di dolo resta iridetcrnlinato; e col dolo indcterininato non pub accozzarsi la nozionc del tenlativu ( l ) tlel delitto pi grave.

- 220 (1) Vedasi L e l i e v r e de eonafu pag. 201, e s e1 t ad art. 295, pay. 37.

W a n 11a s-

ilon susseguiso dalla mento stesso Allrimenti il delitto sarebbe perfezionab dall' evento; e il conato sparirebbe per eccesso.

In conseguenza i delitti che perficiutllur unico actu. i delitti di parola, non ammettendo frazionamento nei loro momexiti fisici, non possono offrire i termini di conato. $. 372.

dalla lesione di un drit6o o poziore o equicalelrte a quello che si voleva violare 11 delinquente pot spesse volle dirigere la sua azione ad un fine ulteriore, che da lui non si cousegai. Ma non sempre gli dato per questo, ove pure dimostri essere cosi rimasto deluso il suo intendimento, di invocare la scusa
111

del tsntativo.

5. 373.
Quando I' azione da lui posta in essere ha consuinato la otliasa di un dirn'tlo urciversale, od anche di ua diritto parbicolare, ma uguale o poziore di quelln che si voleva ledere dal reo; si ha un delilto perfetto nella sua obiettivit ideale: e sebbene non abbia. il

- 221 colpevole raggiunto la obielii~itizmateriale del suo disegno, non piib parlarsi di tentativo.

Cib accade in quasi tutti i reati che appartengono alla classe dei delitti sociali : o sia politici, o diretti

o indiretti. Cos la congi~ra;la perduelliona; l' oltraggio alla murale o alla religione; lo spargimento di empii dommi; la culunnicc; la falsa: lestimonianna; il favoreggz'amenlo; la violenza pzcbblica ;la resistenza ; corrula zione; il falso in slrumetl6o pubblico, a riummario ;non sono tentativi quando siano in sB slessi completi. No11 sono tentativi, quantunque i loro autori non abbiano respettivamei~teotleilrito l' uli imo fine al quale unicamente dirigevano il loro maleficio. Non hanno rovesciato il governo; non corrotto la pubblica morale; non perverlite le altrui credenze ; non hanno fatto mnh.mare 1' innocente, o assolvere il colpevole; non procacciata la impunit del reo favorito; non obbligalo 1' autorit a chinare la fronte alte loro esigenze; non costretto 13 forza piihblica a desistere dalle sue operazioni; non procacciato una sentenza ingiusta; non Iianno lucrato sulla falsa moneta. Niente in una parola di cib che quei diversi delinquenti volevano ottenere, fu consegniio da loro. Ma pure il loro delitto S perfetto : perehts la effeitivitic del danno ur~iv~rsale cousiste nella violazione del diritto astratto cile ha ciascun cittadina a vedero rispetlate 1 autoriti, la religione, la morale ' pubblica, la giustizia, la pubblica forza, la pubblica fede.

- 224 E questa e f f s f l i ~ i tnel danno recato al diritto aslruflo i t~niveisale basta a far si, che la semplice yotetuialitir della violazione del dirirto crrncrelo costituisca ~ierfetta. la offesa alla legge ( 3. t 14 ).

Ma qiiesta potenzialiik deve esservi; altrimenti repug'nerebbba ~ l i eatti inconcludeali e puerili configurassero urla perfetta offesa alla legge. I faai che non Iianno potenza nessuna cli violare effettivamente mai il diriito cowcrelo, non possono offendere il dirittu ustrallo. Chi oserehbe punire colui ctie avesse coniato una rrionek di legno, o che fosse veriuko in giustizia ad accusarmi di aver rubalo il carnpanila dcl duomo!

[leve per0 avvertirsi che sobhene tali tfelilti 14011 siauo tentativi, ammettoun per la oozione del ~endnfico ral.ii~oi.to loro stessi. a

M q t sfletto .della ,prevdenza del mezzo sul a wo


fine, w b i v a deHa perfaione del delitto anche qiiari-

do il ,coIpsvole non abbia raggiunto il suo inteuto, si verifica anahe bei delilti di mra danno immediato paf-~icolw~.e, le .va\@ &B w Pnezao si viola un WW 1 diritk, D eqhvdmte o. ipwiisre ,a quello, la cui violaziope volevasi COm8 @e.

Cosi nel ~npiacniodi orinn a fine di libidine si lia ratto consumato. benche la libidine non siasi sfogata. Cos nella uiolenzu prr'cala , e nello scopelismo , si ha il delitto perfetto, bench 1' uomo che si voleva intirriorire aon abbia poscia adsrito alle voglie del vinlentature o del minacciante: cosi nel luZrocinio si ha hlilto perfetto, quantiinque il malvagio (Ioyio ucciso l' uomo non abbia ~iotutoconsumare il furlo: e cosi nell' inrendici a fiiie (li furto; e in altri casi.

Cosi nel furto stesso, sefibenc il ladro sorpreso con la roba in dosso mecitre scendeva le mie scale, non abbia niente lucrato, il furto B consumato; perclii: 1' identico diritlo di prcilirieb'~che si voletla violare dal ladro con lo spogliarmi clella cosa riibala, si i: gi:'~da lui coiripletarnerite violato nello elemento del possesso col grender la ruba.

I n tutti clucsti casi vi (i seinpro cessazione (li conato per ragione di eccesso: perclli! ci06 gli atti compiuti preseritando una violazione c,he uguaglia o soverchin quella chc si sarebbe prodotta tlaH7 cventu voluto o dagli atti ulteriori, 1 azione eccede la nozio' nc del mero attentato (I)

- 2% (l) Taluni insegnano che la parola allentato debba unicarnsnte rescrin~;ersia designare gli atti preparatorii del tentativo; ossia il tentativo in scoso volgare sempre dislinto dal tentativo in senso legale: ma salvo il rispetto al criminalista Italiano cui piacque tale nomenclatura, io non credo la medesima nb bnstantetiiente fondata nell' autorith , a& bastantemente giustificata dal senso etimologico, nB in alcun modo utile alla traLtazione della materia. Potr forse trovarv In sua ragione in qualche diritto costituito; Na in quanto a me segiiito i[ comune linguaggio, usarido promiscuamente come siiionime le parole allcntolo cormtu. tentativo ; indicane rlo con il loro semplice e geniiiuo norne gli alti preparatorii i quali non essendo punibili non co;tituiscono un atlcntuto giuri(lico, e percib non sono i n faccia alla scienza altcnluti.

La degradazione della imputazione del tentativo procede sempre con un rapporto proporzionale alla imputazione cl~e sarebbesi data al delitto se fosse stato yerfetto. E questo il primo tipo della sua misura.

Ma nello iriiputare il conato deve ancora aversi riguardo alla qualitb, e alla yuantitic del conato stesso, servendoci della nomenctatura del C a r r i g n a n i ; n alla quale noi per niaggiore esattezza vorremmo soslituire le forrnui~ paniit& morale, e di quantitk lisiecc. di

La qu~litb(ossia 1 sua qumlfi6ic morale) no1 co8 nato si desume dalla sua forza morde. E questa cre-

- 2% sce o decresce secondo le cause che impedirono la corisumazione.

5. 3%.
Tali cause possono essere u vuloniarie, o casuccli.

Sono volof~tarierluelle cile ebbero la loro genesi in un carribiamento lutto ultroneo di. volonti nell'agctnte. fi i1 caso del vero pentirneato; k la desistenza dal filze, ben diversa dalla. mera desistenza dai mezzi. Quindi non 6 vero, come taluno pretese, che alle causo volontarie non debba referirsi la pietk che siasi destata nell' animo dell' assassino alle preghiere ilella vittima. I1 moto dei suo animo, sia pur esso eccitato dal pianto altrui, i! sempre moto dell' animo suo; seinpre vero pentimento e vere desistenza dal delitlo : lo che non si avvera quando la desistenea e figlia di un moto d' animo che proceda dal sospetto o (la1 tiniorc di qualche accidente sopravvenuto (1).

(1) L n c o i n t a ffievue c~itiqtretom. 23,pccy. 470) ccnsura la nostra uoziione delle causo rnornli. Egli (lice clic iir pratica 5 irnpossibilc conoscere sc 1' agente desicfi! sparitaneo o coatto, Cosi corifondendo la Iiuzioric si fu strncln il sostenere la imptitnbilili~mnlgr:ido la dcsistenza spontiinea : e per dimostrare qiicsta sua tesi fa un. caso di desistcnzii clie o011 , sporitanea come qricllo che giudic In C:n s s :ii i o n e di Francia il 28 Irrglio 18.38, ovc un terzo con la pi. xiolii alla nlnno aveva cosli9c.ito i' assasslno a desiutei'r. Scattibioiido la ipotesi di fatto & Cicile cuiifutnre qualun~llie re-

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-%N&a I1 cribeilio per di&inguera la desisispza s p W a e o dalla non spontanea agli occhi miei nitido e chjaro, La ceeoluiorie s: interrompe per un atto di ~9lont delt' agente tonto se egli si ritrae per un ostacolo che a p r a n d n , quanto se desistd per cangiato pensiero. Ma nel primo caso si ha 1' interroriipinr0nto per musa msuale morala; nel secondo caso si ha I' interrompimento per causa oiulonlaria, ossia desiatenza spontanea. Se 1' a#r& dbsiste perch un terzo gl' intimi, con la pistola di desistere; ce desislb perchb si vide scoperto da qualcuno ;sa,dersir&h percbk il case latr, o percti vide accurrere gente, la cawa k morale: poich tutti clitesti accidenti noti $1' impedivano psicctmenle d'l continuare; ma non b uolonleris percbb de~ieib calibro sua vdonlrX, menire @i uvricbbe veduto corrlinurt~e. 1' agente a l contraSe r i ~ desiatk pere& pensl alla peaa, o desisbb perch si commosse al giaoto e alfe preghiere dell' aggredito ; ei non vide in cib un ostacolo iff?rninente. Fu tutto un moto delI'aiiinio suo che lo fece cangiar consiglio. LU causa b e a l o n t a ~ i u . 1.a desistenia' spontanea, e non deve imputarsi. U-ualmente non trovo conal&nza giuridica nella distinzione clie suggerisce L a c a i u t a f l . e. pag. 83) tra cause ceali, e cause inirnagi~barie.L' uno desi&& pecchi: sopravvennero persone, 1' altro desistb perchk cretlelle udire soprnggiuogei'e persone ma invece erano i passi di uti ntiirpale, Pare che I' illustr~criminalista trovi una differenza fra caso e caso: io non ve ne trovo alcuna. In arnbedrie i casi noil piib dirsi rioq?rere,,cau6o fso gerclie il sopraggiungere di persoiia ne ( o raala, o ;iqtmginario, ,l06613) non ayportnve fisico,,impedirnc?atoa cq~tinuere,In enbrdmbo i casi non si ha una ,causa, valonlaria peroh8 le g e ~ e s i dalla dasistenza tiene / una, wdn aj eslranea al volere4 del reo, e perchi. t c k ib %li b i e t e d i mala voglie. In ambo i casi abb*mc duaque una causa. eqruale mclralsh Pr~gjpjpplaRene il concetto &lla sponlantitb dalla d$@baata, 9 Ison trovere~~o dimmltb. ad applicarvi la dot)rine deila ceosazione di ogni peso. in una parola la di&rcriz,, frit caiisa casuale ~rrurale,e cailm
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- 297 !:olu>ltnrirr si riduce a questa indagine. Il colpevole desiste percha ebbe coscienza di non potere con sicurezza per cagioni r> vcre o siipposte, compire il delitto? La causa c casuale morulc e il tentativo rimane imputalile. Il colpevole desisto perchS rimanendo in l u i la coscienaa di potere setzzn proprio pericolo condarre a termine. il reato cambib consiglio? Xon impulabile, La nou irnyutabilit non in desurniamo dunque dalla circostanza deI mzstalo consiglio, nia dalla cagione del mutato consiglio. Se cotesta cagione provenne d41' apprensione di un osLacolo o di un pericolo )>roprio imrninetrte, non resipiccenza, Se proverine. da pirafii o da prevalenza della rasionc e del sentiuento del dovere, F! rosipiscenza. 110 volulo q u i dilungnr111i in qiicst:l ccirili~taziorie mostrare quanta stinia io mi al~bindel dotti) per Magistrato fraricese cile ha l'atto studi profulidi sul tciitiitivn; clima che niente iulpallidisce per ccrli disserisi dir? la Illnpa corrispondenzn della quale iiii /le otinrntn nilri ? rillsnita a v i ~ ~ r Irit e iloi, ~ r (li

1.e cause cusuali sono quelle provenienti da circostririze ,clie sospesero la esecuzione del reato contro la volontit dell' agente.

Queste possouo essere o fisiche, o murali, Le c m e chc allri disse legali non degradano il conato; ne (listruggono la essenza: ed 6 repugnante il dire chc cib die clislrugge kin wsere attribuisca una qualitb all'essero stesso.

- PPY Le cause fisiche sono queIle che con un' azione nznteride impedirono la consumazione : sia che abbiano agito sul soggetto attivo primario, come se alcuno arrest il Liraccio del feritore: sia die abbiano agito s~il soggetto altivo secoridario; come se la falsa chiave. si ruppe nella serratura che dovea rendere aperta; sia che abbiano proceduto dal soggetto passivo o dell' attenlato , o della consumazione presentando un ostacolo maleriale che abt~iaresistito ali' azione colpevole. Tostochl: 1' impedimento o I'ostacolo ha agito ~,astcrialmente, dicesi il delitto essere rimasto imperfetto per causa fisica. 5, 389.

Le cause ?lioroli sono quelle che agirono sulla volont del colpevole, e lo coslrinsero mal suo grado a desistere. Haturalmente anche tali cause devono consistere ia una materialird: ma questa ha esercitato una influenza coattioa non materiale ma puramenle morde sul fatto. Cos se un accorso acclama contro il feritore 0 il feritore desiste, tale acclamazione e iiri fatto maisriule, ma la sria influenza fu puramente morale; perchh malgrado le grida poteva bene colui coritinuare a ferire; e se desist, e cosi non avvenne l' omicidio, fu perch quelle grida eccitarono nell' animo del feritore una trepidazione, che Io spinse a cessare le offeso, quantunque il sua braccio potesse ancora continuarle e quantunque in lui ne perseverasse il desiderio.

La qunlilic del conato, desunta cos dalla diversith delle cnttse che impedirono l a consiiinazione, influisce sulla im~utazionedel conato stesso in questo senso: che tanto pi si degrada la. imputazione dalla misura che avrebbe avuto se il delitto fosse stato perfetto, quanto pi nello impedimento della stia perfezione ebbe parte la volanti dell' agente.

La degradazione desunta da cotesto criterio giuiige fino nd annientare la impntazione del tentativo (I), sc! In desistciiza dnll'aaione fu ccslusivnme~zteattribnibilta :illa volonti dcl siio autore; purchh avvenisse ad uri iliomento in cui non era stato ancora violato nessun diritto. -, evidente che quando la causa impeditiva della consumazione fu volo~ztarianel senso testi? ($. 386 ) definito, il danno modialo sparisce affatto; perchk i buoni certamente nulla hanno a temere da coteslo fatto, il quale ove cento volte si ripetesse non potrebbe iiiai tiirbare tli nn atomo 1' ordino esterno: e sarcblir, ~iuoriloil supljorre che ne gnlcssero trarre argomento (li niiitacia i ninlvrigi.
t l ) (:uirooi.tlii ley. 19 trtl leg. Ct:ci?.~rt~l. / i i l s i s tlc su/'/'tufr!/iou s t u ( ~p~~ct~i/eti[ittc ) s o l ~ ~ ~ ~L t ivt~t .l~ tCuti. t l t ~ j ~t ~ ~ crini. strllio~r S ti. y h i o de j l w c serisnrlf~i diss. I O , n. 27, e6 sfJqy. I'er 1;i cessazione di ogrii iiripiilabililh i101 caso di

/L

desistenza volontaria erasi dopprirna proniinzlato il C a r m ig n a n i. Poi nelle ultime edizioni dei suoi elcniesti passb nel pensiero di ICem m e r i C h, e opin, (5. 246 faota 3) che dovesse almeno leggermente punirsi lo attentante che spontaneo aveva desistito. Per la irnputabilit malgrado il pentimento si pronunziarono il C1 a r o f se?iterzlicirunl lib. 5, qunest. 6 0 , la. 21 ) , Boe h m e r o f n~editut.iu C. C. C. ctrt. 378, S. 1 3 ) C o r p z o v i o , G r o l l m a n , T i t t m a i i n ; P h i l i p s e , e I t l e i n s c h r o d che si content di un monito giudioiale, o W i n tge n a, il qctale si st>rinseali' nrgomento che anche il conato una violazione di le,,'1-e , e cos un delitto punibile. Al contrario sostennero In non imputnbilit penale C r e m a n i flib. 1. parte l,S. 4 ) D e Sirnon i f delitci di mero affetto parte 1, cclp, 7, $. 8 ) Feuerbach, Bexon, Oersted, S c h r o t e r , IIenke, B a u e r ; i quali fanno prevalere la considcrazione politica. Meglio di tutti lo J o n g s r n a disasrt. un dslinqltendi corratzcs poeaa sit crflcZe?uEzis,si clelin/rirens nlutnto coasili0 sponte eG ultro r6ullu rationo czt~i~zsecus ueoedentc coaclzrs, n delkto consicntnznndo se abstZr~ent pag. 57 et 84 et per t o t .

g. 392.
La quantiih del conato ( ossia la qtcavatitl8 lisiC@) che 4 il secondo criterio deHa sua misura, si desume dalla sua fora0 Psicn, E cresce o decresce secondo che il momento al quale si arrestb l'azione era pi o meno prossimo ;111'ullimo atto consumativ~.

In questo criterio fondusi la distinzione tra conato prossinto e conato renaoto. Il conato ijzconzincicc quando gli alli acquistano ujfiiuockci verso il delitto. Fin-

- 2.31 chi! sbno equivoci non sono che atti preyurntorii P non costituiscono attentato polilicnn~eate imputabile. Quando acquistano uriivocil (sono cio indubitatamente diretti al delitto) assumono il carattere [li atti d i e.c~ruziotte.

3.

394.

Ma fiudii: gli alti di esecuzione si svolgoriu si11meso

saggetto attivo seco#~dario, sul soggebto passivo dei o rnlzato (nei casi in cui ~i ha luogo) non sorio che tatto al pio tentativi remodi.

Qilando 1' azione comincia ad esercitarsi direttarriente sull' uonio o sulla cosa che sono destinati ad essere soggetto passivo della consumazione, il tentativo di venta prossimo. In una parola il tentativo i? proasho quando i? incominciata la esecuzione obz'ettiuca: tutti gli atti di mera esecuzione sa4tiiebtiva sono tentativo remoto.

Il tentativo remoto o non t! imputabile, o lo i assai lieveinerite in .confronto del prossimo. La prossitnilic cresco come piu gli atti si avvicinauo alla consu?naciolae; c cresce, non in ragione dir~ttadel numeno degli arsi eseg2cit.i, ma in ragione inversa del numero degli atti che rimanevano a farsi per giungere ad esaurire la consumazione.

Sono queste le regole con le quali il conatti si distingue dai delitti perfetti, e dagli atti polilicamentc innocenti. E cosi si gradua la imputazione del conato sulla ragione composta della sua qualith, e della sua geranbilb: o come preferirai dice, della sua gimntir morale, e ddla sua qcrolantita fisica.

Na tutta questa nomenclatura bisogna intenderl:~ nel senso in cba noi la usiamo; altrimenti le regole sarebbero fallaci. Per noi la esecuziane del delitto esprime una serio di momenti che sono distiuti da quelli della preparazione, e da quelli della conswmazio?ie. Avverto ci6 pereh8 la parola esecuzione varia di significato non solo no1 linguaggio volgare, ma anclie nel linguaggio legislativo. 1.O Varia nel linguaggio volgare, nel qua10 spesso si confonde la prima esecwzio~ie del disegno p r a v o , con la esecuzione del delitto. Quando un uomo deciso ad uczcidere carica 1 arma, il volgo dir8 che comincia ' ad elreguim. Sit @il ~tomiaoiaad eseguire il suo disegtw: ma il ddilto come entri g(rcride'co non incomincia che .quando incomincia univocamsnbe il rapporto di canlradizione fra gli atti e il diritto attaccato. Per il giurista quelli aiti non sano di euecuxone, ma di preparariome. 2O Varia nel linguaggio lagiaiativo. Perctib alcuni . cadici (per esenipio quello di Francia) usano la pa-

rola esecuzione a significare la consumazione. E cosi lasciaildo impunito 11 conato remoto, non ravvisano tentativo politicamente imputabile , cbe quando sono Zncominciati gli atti di consumaxior~e.E per cib che R o s s i , e in generale tutti coloro clie si sono ispirati alla definizione del codice Francese, vi dicono che il ladro finche rompe l' uscio, 0 si iritroduce nella casa non ha anche cominciata la esecuoior2c, e che la coinincia solo qoanclo egli porta la mano sulla cosa che vuol rubare. Cod dicono che 1' omicida incomincia la esecuzione allora soltanto quando appressato alla vittima imprende a darle colpi nella persona. Cosl altri sostengono clie colui il quale imposta un' arme da fuoco contro il nemico carica e a cane alzato, con animo di esploderla e iiccidere , se vien fermato il suo braccio, non Ii reo di tentativo: onde per punir quasto fatto ricorrono al concetto della minaccia; concetto evidentemente falso, parchi? la essenza della miilaccia sta neli' animo di atterrire, del tutto alieno da chi ha invece ' animo di uccidere. & evidente che questa doti trina i: tutta figlia di una variet di linguaggio ; e procisanrente del diverso senso che si i: dato alla parola ssectczione, referendovi il concetto mero di consumaziosl~. B dunque fra noi e loro diBormiti di IinVi guaggio, Ia quale conduce in alcuni casi ad una difformit, di applicazione di principii. Per noi l a p r q ~ ~ ~ r a c i o ~ z e 6 distinta dallu. esecuzioue, come la essc~:lluio~e stretto senso i o B dal periodo in della consumazz'one. Gli utli prepnratorii si sconfinano rlagli aiti esecutivi mercU la utduocilh : quelli non sono riiente ; questi sorio conato rcmoto. Gli u t ti eseeurivi

- 286 si cconfinralio dqli atri cormvlalvi merc& la presenzu dal soggetto passivo della consumazioae. Gli atti che si svolgono fuori della presenza dell' uomo o della cosa su cui doucva il crimim cowumarsi , sono conato remoEo : quelli che si svolgono a soggetto passivo della I consumazione sono, nan piu rrieri atti esecutivi-, ma atti conmntate'h ; , d i ~ & ~ g conato prossimo. I1 quale .0 ow diviene delitto perfesio lwtoch U consumata la. violazione del dfwtto actaccatci. Che ss gli dai mnsumativi sono idoneameilte esauriti, ma 1' evento reo uon segue per cagione di un forluito imprevisto, il conato com~die sua. vita giuridica, e trapassa iri delitto m,a~zrato. k

Del deliito mancato.

II dglitto, dicemmo, puh restare imperiatlo cosi quando gli atti tiecessarii ad ottenere il pravo fine rion siano stati ritti eseguiti, corno allorclik , malgrado l esautimenta loro, non sia per una qualche fortuita ' combinaione,, saresagaito l'.evento oho dal colpevole si agognam, Nel primo caso iilieontra il wnabo; nel secondo il tentativo pu trapiLssare ,in ddirto ma~acato.

Gli taotichi criminalisti nop coaoscevsno come una s ~ ~ o i a l iil i deliito mancato; e chiamando ora conato t

jweteryressa ,ora coriato perfrtlo , quel fatto in ciii I' agente avova esaurito tutti queiii alti che nel disegno suo ilorevano raggiimgere il desiderato evento, senza averlo peraltro procacciato, riknevano questa forfila come. il piu prossinari dei tentativi.

?liodernamente fu avvertito che nel defitto mancato ~i era soverchianza di pericolo, e di daiano mediato, a paragone dei semplici tentativi. E si fece una nozione distinta di questa specialit; la quale fu accolta nella scienza, e trovb sede in parecchi tra i codici moderni (1).
(1) j?; universalinente risentita la opiniolie che attril~liisse di avere per il primo segnaPdtu la configurazione del delitto mailcnto; che ! bene distinta rlnl connm pretersrcsso degli antichi, inquantocbe a questo instiiva che io agente avesse compiuto tutti gli atti coi quali intendeva giungero al prava effeUo, metlie quello riohiede di pi che si siano eseguiti tutli gli atti che erailo per la natura del faio necebsnrii a raggiuiigere il fine. Trovo peW cho il codice Prussinno del 1794 promulgato da Pederigo Guglielnio, agli art. 40 e 41, distinse il caso fn cui i l colpevole avesse eseguito tutti gli aEz' necessarif al delilto senza cossurnarl~,e il caso in cui fosse stato impedito a compirli. Nel primo caeo diminuiva la pena ordinaria. di tin grado ; nel secondo di due gradi. Rla siccome K o nr ag n o s i aveva pubblicato la sua genesi del diritto penale in IJavla no1 1791, cos B probabilissimo che i giuristi chiamati dn Pedcrigo a comporre il suo codice del 1794 attirigessero questa idea dai Libri del nostro anlemdcint'e.
n K o m a g u o s i il merito

si definisca In ssecuzioze d i gli adii nscessarii nElu consumazione cli un delitto, posta ia essere con intenzione esplicilamenle r diret~a coteato delilto , ma flora susseguita dallo efa. fetto volalo per ccagioni indipe~zdenri dalla uol?nrA e dal modo d i agire del colpevols L' analisi falla di sopra della definizione del conato semplicizza 1' analisi della definizione del delitto mancato: ed inutile ripetere ci che si Q detto in ordinc al suo elemento morule; ciob alla intenzione.
1 delilto muncuto 1
tutli

Specializza la nozi~nodel delilto mancato quella furiiiula esecuzione di tutti gli alti necessnrii a l k rorrsimzazione d i 2112 delilbo. Cib che cosiituisce la 6ssenza materiale del delitto mancato i'esaurimento tli rntti gli atti necessarii al rlelilto. Finchi? 1' azione criminosa era i n oia, potevi il delinquente pentirsi. e pentirsi utilniente. Ma quando tzrtii gli atti erano cornpiti, il penliuepto { SO in quegli atti era la idoneitic) sarebbe stato tardo ove la; provvidenza non avesse, con la intromissione di un hrtnilo, salvato la vittima.

Questa consideral;ione porta ad imputare rnaggiorinente il delitto mancato. $la fu spinta da alcaunisino

punto di desurnerne la uguaglianza della sua imputazione col delitto perfetto. Questo per altro B un errore; perci16 vuole giustizia che come il fortuito (che rese piu grave I' evento) spesso aggrava la sorte di i l o giodicahile, cosi si tenga conto a di lui favore del fortuito che imped l' evento a cui egli tendeva. D' al. tronde il pubblico spavento 6 scrnpre minore dove non & a piangersi la vitti in:^ del malerizio. Il danno immediato non vi 6; e la sua totale assenza non p116 restare senza peso appo la giuslizia. Esige infine la politica che una differenza (1) nella repressione serva di freno ali' autore del delitto rna~icato per dissuaderlo , ilal riiz~icir~unzcntodegli atti criminosi rlel qiiule poti'ebbe spesso avere occasione.
31

(1) Ai sostoriitori della regola clella disparili iiella peria nel tentativo cornc nel dslilto riiancfito si aggiunto (li Iluovo i3 e r n e r (Leiwliuch des deutsehen strrrfr'rcchts, Leiptigl 1866, S. 134, e nota 2, pag. 824) il quale la sostiene tlioto per ragioni di ~iustiziaquanto per ragioni di politica, quanto per l'argomento gi in 1:irf;o svolto diil nostro NiO l i n i cfio nelln mnggior parte dei casi In dericienza dililo avenlo sinistro B sem1ii.e pik o riieno attribuibile ad iiri;i ind~cisionedella volont.
cos

%la non a caso si dice - izthti gli alli uecessarii al clclirlo Esiste differenza fra l' avere eseguito tictti gli atti ?iecessariii, e I' avere eseguito tuui $li atti che il delinqucn~e aveva disepiaio. Questo dric

formule talvolta si unificheranno, per mera accidenta-

liik., nel caso concreto. Ma possono aocbe non unificarsi; ed allora il delitto rnmcalo sparisce se non trovii applicazione la pi?ialia forrnnla, quantunque, 13 trovi la

secorida.

S. 406.
cili atti nwessurie' a produrre un effetto soilo clefi-

niti dalle leggi naturaii sui rapporti delle cose. L'nomo pub scoprire cotesti rapporti, ma non crearli, o distruggerli- E se con la ranitL della sua immaginazione si figura di ~troliurre un effetlu coi1 atti ai quali la itatiiiia loro ha negato cnlasta poteriza; egli d i opera ad un' aiorie clie i! scevra (li ogni pericolo, e clie per conseguenza non pu0 essere causa di ragionato timore nei cittaclini. 5. 407.

La iriz'dunei~icdegli atti B per consegueriza rlistrutlivn dal delitto ~ ~ ~ r r l l r ua oijiialujiquc molrieritu sia intert , venrita. Potrh nei congrui casi rirnriiiere un tentativo, $t: iuia serie rli atti irlonei intervenne c,he fosse valevole a costituirlo: nia il delitto f~iarrcalo vi si yub rion ravvisare, qilanturique i' agente abbia esaurito tiilttl la serie (lei rnomeiiti che costiluivirio I'axiorie rla Iiii disegnata; ed abbia cosi eseguito anclio I' ultirno ntlo , che nel suo crrori~o coricetto doveva esaurire la i:aitsurnazioae. g. 406.
Si immrigirri per esempro ctle talurro con un arc.l-iiiugio carica a piombo minuto vada in cerca del siio

- 'E39 nemico per ucciderlo; e raggiuntolo gli diriga contro i'arma. bbbiamo firicr a questo momento un tentativo. Se a costui fosse arrestato il braccio, ei sarebbe responsabile di rer2satiuo prossimo di omicidio. Costui perh nan fu fermato; ed esplose: ma ignaro delt'uso dell' arme , attese ad esplodere quando il nemico gi;i si era diiunpato per duecento e pi passi da lui. Ecco, e ~ l iha cousumato lhultino atto del sun alsegno ;ma non per questo egli pub dirsi colpevole di omicidio mancato, quando siasi certi che con quel piorabo, ed a quella rli.ihnza. era impossibile per legge fisica uccidere.

Quel colpo lanciato al vento A un alto insuo, che non piih naverarsi nella somma delle azioni pericolose, di cui si conto al loro autore. In qitcllo non fu che una intenzione prava: l'assenza si del danno come cTel pericolo, lo rese spoglio della forza fisica, indispensabile ad ogni atto delittuoso. Tutti gli alti diseqnuii furono eseguiti; tutli gli atti neresaarz'i no. Quell' at.to uititrio in cui non era potsnza di uccidere, non jiuil dirsi uilo di consu~tzaaiono:i: un atto consumativo immaginario : nei sogni dcll' agente fipurb come ntlo con.wiriativo, ma nella realtli delle cose non lo era, per la perentoria ragione che 9aon poteca consiimare I' omicidio. l a giustizia penale non colpisce le fantasie n6 i desiderii ; ma gli &li esterni che fiirorio cagiorie o di danno, o di pericolo vero ed effettivo.

Se la inidoneiti fu solo nell'ultimo atto che rese vani tutti gli altri, quesl' atto F: giuridicnrnente come non esistente; perch privo ddla forza fisica delittuosa. Dunque 1' azione difelta di urio dei srtoi rnornsriti : dunque non vi delitio mLcnccsto. Se il delitto nancato deve essare un delitto completo soggebtivai~ienie,

e soltanto imperfetto ogyeltivamente, egli t? b e ~ e necessario che presenti completa , la soqgetiiuila antologica, e non la sola soggettivitb psicologica. Lo aver I'agentc perseveralo nel malvagio volere fino al\' cstrerno, rende perfetla la soggettiviti psicologica, nia gli atti ( od anche un solo di loro ) che manchirio (li pcitenza, lasciano incompleta la soggetlnuith o~?tologica, e cosi il rnaletlzio tion p i ~ i pii1 dirsi soggettiuclmen~ te perfetto.

a. B Z I ,

Rimaiie per0 il prccecieute lentativo, che si costituiva di una serie di atti rappresentanti uu pericolo. La iriespericnza del coIpevole ctie tard8 ad esplodere fiocliE si fosse allontanata lla vittima tanto da non piu potero esscre ofnsa, raypreserita la causa fisica fortuita che fece restare iniperfetto il delitto; ma non pub distruggere i fatli precedenti, nb caricellare la imputazione $i& incorsa coi medesimi. E la dico causa fisica forduila, ossia casuale ( 5 . 380) qunntonqile la tarda esplosione si facesse in quella guisa per volont~~ libera dell' agente; perch8 la sua volona non clirigevasi a

non uccidere, ma anche in quel momento ad uccidere: e cos fu fortunoso l'errore di giudizio che feco intervenire la cuusu fisica; della aurutlntata distanza ad impedire la strage, un ecluivoco il credere che la esplosione pazza ed impotente per natura, renda inaccettabile la idea del tentativo. Questo pensiero nasce cl'all'osservare che gli atti non sono stati interrotli. Si dice che a colui che esplosc non restava .niense a fare, e quiildi si afferma che nella sua azione non pub pi essere telitatitxi. Va non si riflette con ci che 1' alto i~ltimo fatto it~utilmented come n a t ~fcltro: ~ i ~ r i d ~ ~ a l i ~ ~ l l l e nullo. Onde il tenlalioo resta pei fatti precedenti sei in loro uc avevano i caratteri. Non 6 vero che a costui nou restasse ~zi~nte fare: si, gli restava ad esplodere I' arma ita nzoilo da colpire, e questo non fece. E la nagione di tiort. avere ci fattu opcra il duplice effetto giuridico, di 'lasciare sussistente nella soinma degli atti ese@ti la figura del tentativo, e di sscli~dere dalla soinrna d tutti quelli atti la fignra dall'ornicidio mancato.

Merita peraltro inevitabile censura l' aggiunta che in alcuni codici si fece alla definizione del delitto mancalo morc la formula per parte sua (eseguido per parte sua tutzi gli a t t i ) , Nei casi ordiearii tale addizione non. porterd cambiamento. Ma vi sono molte forme di reato, come a modo di esernpjo il venefici~ ( $. 1178 ) chc spesso si consumano da persono innocenti ciie divengono strumenti del malvagio. Quando gli atti consuinativi dovevano eseguirsi da tali
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- 24.2 ~iersone al nirtlvagio clie taltn avea predisposto ~irrlla , rirnansca Q fare per parte sua: dunque avendo per parte siln tutto fatto si verrebbe rnercb quella formula vizinsa a trovare un delilto mancato in alti che so110 Iungn pezza distanti dallo incominria~nento {lei consumativi e che talvolla possono anclie gi~ardnrsi come mcrnmenle preparatorii; lo che i: un assurrin.

k conseguenza logicamente indeclinabile di tali principii, che a costituire la essenza di fatto del delitto snncoto si esiga l'attitudine dei mezzi con tutta la pii1 rigorosa esatlezzil; e se ne istiti~iscaIn ricerca con piu positivo criterio, di qoelin si faccia nel tentativo. Enonde arl escludere il delitto nrancato piib hastarc la inidoncitit meramente relativa, purch si connetta al disegno dell' agente ($. 463). E in cib consisle iina differenza fr:i il modo di essere del delitto rnancgalo o ilel coriato; pcl quale rellemrno (5. ,762) non bastare la inidooeit!i relaliva ad esclurlerlo. Sebbene i mezzi adoperati non fossero assolutamenle incapaci, pio8 subiettlvamente, pure se lo erano a cagione del loro rapporto con quel soggetto passivo, o con quell'ordine di csecuaionc che prescelse il colpevole, e ci08 obiettitumente, tanto basta perchi la rnancurm-z dell'evento disceniln dalla ziolonth dell7agenLe che scelPO qaell' ordine di esecuzione ; e dal modo d' agire (li lili, nel quale (st3nle la inebliludine relasiva) era insita per legge irialterabile della sua riatucn In rnanc.anzu, di risultato.

IJ' aitituilino perciir non hasta che sia meratret,t. possibile :ma I~isognaclie il mezzo scelto e l' euetrru cbe si vuoi dire mal~cclto,stia110 tra loro nel rapporto di musa ad effetto nel co7-so ordi~~ar'io fatti. k posdei sibile che un atleta con un pugno uccida un uomo. Se io (arnmettasi pure con animo deliberato ad uccidere) arnineno iin pugno 31 mio nerriico e gli reco una semplice contusione, avremo l' elen~e?itoinlewzio nale del delitto mancata, perclii: la truce irilenziont persever fino ali' estremo momento della esecuzione del pravo disegno; ma 11011ne avremo 1' elcnzento iIiiaterials: c sarh errore applicare cotesto titolo. Era nel pugno la possibilitic di uccidere; Ilia nel corso ordit~arin dei fatti i pugni non uccidono. Dunque se 31 mio collto non sussegui la morte voluta, fu per cagioric del nzezso stesso da mo scelto. I1 mio dissgriio era un volo ~iindarico,che aveva in s stesso la causa del suo f:illire, IVon vi i! delitto mancalo, perchb non fu uno straordinario forluito quello che inipcdi la uccisione, nln l' orilinnrio rapporto delle forze urateriali, clic il dclinquento aveva posto in movimento. Vi i! una intenzio?zc feroce. Rin le intenzioni non hanno valore appo la giustizia penale, se non in quanto sono accompagnate da uri danno effettivo o da pericolo reale. Da cib dipcnde anche il danno mediato, che tanto influisce sulla politica iinputnbilit8.