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Pu dunque tenersi conto del dolo nella misura dei delitti solo in quanto il dolo influisca sulla morabit

esterna dell' atto. E la moraliti esterna di un atto ci'iminoso si modifica appunto per 1' aumento o ilecrcmento del danno mediato, ossia per il. crolla maggiore o minore, che il fatto c r i m i a w 'ha dato alla op"lriom dstla propria oicureaxa nel4'mitrlo dei ciuadini.

Una infrazione dei diritti altrui non aumcata di grnviti perche sia comniessa con maggiore freddezza t! con maggiore malizia, se non in quauto quella maggiore malvagili dei proposito genera maggiore spveiito nei cittadini, e cosl aumenta il danno mediw.

Se ii do10 o la malieia aumentassero ia un dato fatto senza niente influire sul dauno .ri@so, sarebbe un errore desumerne una aggravante al delitto slesso ; perchb alla modinoazione ihterna non rispondendo una modificazione esterna, 1' aulorit soeiale col prenderla alcm%ieraizione cederebbe i limiti del suo potere.

A~chela valutaeioM del d a m o mediato ha un crterio che procede da dati positivi. Gli elementi che fra

due delitti di danno im~nediatouguale ne accrescono la gravii& relativa in ragiorie deI maggior clanrro mediado, sono 1.O la violazione di pih diritti avvenuta per 1' alto criminoso inalgrado la identit di risultato materiale 2.0 In nailzorcbta liotsizxn della difesa privala. 5. 202.

h chiaro che in due delilti di resultuti materialmente


uguali, lo spavento dei buoni sarA tanto maggiore quanto piu sar2nno.i dij*itti che il delinquente manomise per giungere a qusl resullato (I); e quanto pi le condizioni del fatto daranno ragione di sentire che le cautele do1 privato erano impotenti a ripararsene.
(1) Eon sempre alla violazione di pi diritti corrispolidv un rlsz~italo~r~ateriale gravo: e iri c~uesti casi 1;i rapi gione dell' auiilento di quaulith conviene cercarla piuttosto ne1l'~umentu di dauno medialo. Quando un furto i! commesso con sc:isso si ha anche u n aurnelito di ilanno nel risultato dclla porta iufrauta : nia questo criterio sarebbe

nieschiuo se sotto il solo rapporto clella sua ~~iaterialitl i s pronilosse a considarare. L' aurirenio vistoso dello quanlith del furto p e r codesta circostanza rioii discendo dal clnirno materiale tle11' uscio giiast,tto : ma dalla violazio~icdel dumicilio, e dalla minorata potenm della difcsn privata. Nel furto proprio posto a confronto col furto improprio la diversa quantith non discende dal danno materiale clic pui) elevarci alla identica cifra ;ma dall' essere in quello violato il diritto s (li domiiiio che di possesso, o in questo il solo diritto di dontiriio; a ntilln iilaggiorc potcnzo che }in 13 caulela del proprietario di difendere la cose sue da queslo aozichb cla quello. Si ripetano qiiante roltc si vuole lo ap-

piioaziorii, si troverk sempre &e il variare del: datuw mediato malgrado la identil &ll' irrimediato, corrisporide ai due crlterii da me stafiilitl.

in questa semeda consideraziouo

unicamente risiede

il principio che dk al grado del dolo una infiiienzrt sulla gravitA politica del malefizio , e 13 ragione di terieri, corno piQ gitave il Qlitto ,coramosso con dolo di

propsito. Questo infatti genara maggiwe spavenlo procisamante par;kb B pib difpcile alla diligema del privato difendersi da w malvagio che preparb e maturb i proprli disegni, Non 6 la maggiore bruttura morale; e il maggiore pericolo sociale dle reade politicnmtiritc pi imputabile il &lo di proposito.

E qtiesta la ragioue por cui ilivieiie influe~tesulla gravit relativa dei delitti anche la considerazione delle diverse cause impellenti al delitto, e dei diuersi r~iczzi adoperati per consumarlo.

A quei

dile

alsmenti si riduce tutta la teorica delle aggravanti o qualifiche nei delltti speciali.

Anzi la influwa del danno mediato nel calcolo della quantilh dei delitti tale che spesso uiodiiica le pro-

- 127 porzioni desunte dal danno immediato. Onde avviene cie un delitto il quale rappresenta un danno materiale minore def17altro, e che a condizioni ordinarie ba una rriinore graviti, pub per le circostanze dalle quali in iina specie 6 accompagnato offrire tale eccedenza di danno rnediato da soverchiare la quanti& politica del1' altro rimasto nelle condizioni ordinarie (i).
rl) Dn questi principii scaturiscono dite conseguenze. La prima b che nel nostro sistema si fonilono le due formule di R o s s i e di R orn a e; n o s i , le quali si rigettano da noi in quanto si vogliono porre come a~soIutee cardiuali, ma si accettano in quanto le nicdesitne siano trasforniabili nel1ii formula del danno mediato. Casi la violazione di iin dovere ulteriore noi la valutiaii-io conie ragione di aumento di qtiantita no1 delitto quando la lesione di pi diritti sia causa di aurriento nei tirnori del puhblico (come nel parricidio) e la spinta criminosa noi pure la valutiamo quando per la medesima si miriori la potenza della difesa privata (corri@nel lntrocinio). La seconda oonsequcnza B che iri og11i clelilto deve riscoiitrarsi una quantil natocrrrlc rappresetitata dal danrlo immediato, a una quantz'tci polilica rappresentata dal diinao ix1ediaE0, come verr largamente moslrando nella Pnrlc Speciale. Cos avviene che la formula quantitti polilicn ha nel nostro sistema due ~lgniflcazioni 1' unri : piu vasta e goneralo indicativa della ultima resultante della quantiti nei delitti, ed 6 qiiecto il senso in cui I' adopero nella P w t e Generale: l'altro pi ristretto e che coalrappane la qitantt'td 1)oIiticn propriamente delta alla qucrntitu natvrnlc del malcfizio. In [piesto secondo senso (che 1! yuello in cui la user nella Parte S~ccialejIs pcnntitci politica esprirrie la risultante clcl danno mediato e la quupztit& r~nlzrrale la risultante del danio imiliediato ; nientrrt nel scnco generale esprimo il calcolo di :imherlue gli elrrii~ntl.

CriierJo del grado nel delitto.

5.

307.

Dal sin qui detto rilevasi che la quantith del deIitlo si misura dal combinato criterio della forza fisica e della forza morate del delitto, guardate queste due fone nei loro risaltati del danno immediato e del danrio mediato. Il grado nel delitto si desume dal criterio della forza fisica e della forza morale del delitto, guardate in principal modo nei loro elementi. Nella indagine sulla quantiti si studia il fatto astrattsrriente guardaw nella sua specie. Nella ricerca sul grado si esamina un fatto nelle eccezionali accidenlaliti del suo concreto modo di essero. Con questo metodo si riuniscono in una sola trattazione e le cause di scusa. e le ~ause di non ImputabilitS; perch8 sebbene nei loro risultameiiti distinte, pure tengorio a principj o identici o analoghi, dei quali per tal guisa si seniplicima lo studio. 5. 208.
'

Qumdo lo elemento w r ~ l e delitto (che trovauldel mo nel caaorso del]' inrellerto e della oolonih) in un fatto speciale si riscontci minore dell' ordinario, o parchb deficiente o meno atli~ofu 1' intelletlo dell'agente, o perchh deficieate o meno spontanea fu la sua aobonllc, avremo una degradazione del delitto nella sua forzo snorate.

Quaudo 1' elemento fisico, consistenle negli alli esccutiri del delitto, si trover in un fatto speciale minore del\' ordinario, o perchi? i momenti fisici dell'azione rimasero in parte deficienti o impotenti all' effetto voluto, o perche non sono tutti altribuibili ad un solo individuo, avremo una degradazione del d~littonella
sila forzcc fisica.

5. 210.
Questc generali nozioni vengono a chiarirsi merce la loro applicazione. Solo (leve avvertirsi corno regola generale comefie a tulte le circostanze o rlirimenti o minoraati la impulaziune , che sulla efficacia giuridica cielle medesime deve in prevenzione stabilire i suoi precetti In. legge: ma della loro ricorrenza noi casi spe4 n l i non pub conoscere che il niagistrato, perchF: 1' uomo deve esscr condannato seco~idn 13 z'erili~no11 secoarlu le lnes?~nzion i.

Del grado del tlelitto ~ / s l l nsica forza iiioral~,

La forza rnoralc soggeltira del delitto si corripone di tiitti i momenti slic costituiscorio l' alto iuterno prnredendo d:illn priiria l,cl'ceuiirkre (li iin' idea fino al!\

laultima deterrninazionc volitiva. Per avere in un delitto la pieriezzs della sua forza morale bisogna che riei due momenti della percezione c del giudizio sia stato 1' agente illumina60 dail' isirulletco; e che nei diio successivi momenti del desiderio e della deiermis~uzione abbia godutu la pieriezza della sua lihrth. Minorato o mancato il presidio del p r i i o , si minora o cessa la imputazione; come si minora e cessa se B stato diminuito o tolto l'esercizio della seconda. Di qui la suddivisione (le1 grado sotto il rapporto della forza morale soggettiva del delitto secondo che esso deriva dallo stato delI' intelletto, o ilallo stato della libertli nell' agente.

Dct grado rapporto ali' i~felletto delE' agerlte.

li concorso dell' intellelto dell' agente pub nel fatto

essere diminuito o cessato tanto per cause fisiche, qnnilto per cause morali.

Per cause fisiche o fisiologiche, quando la deficienza della forza intellettiva proviene da difetto o alterazione nell' wgmismo corporeo. Per cause inarali, o ideologiche, quarido malgrado la perfezione abituale dei sensi e la piena attitudine deIi' intelletto, questo in un dato moineuto mancb a sb stesso, perch8 le idee dell' agente intorno ai rapporti dol' azione deviaraho dal reUo ordine logico; e dq eib nacque la infrazione della legge,

Le cause @siologicfie che potendo zmiggere 1' inlclletto si devono prendere in esame pcr determinare se e quando siano influenti sulla imputazione, si rrdurono alle seguenti - 1.O 1' et8 2.0 il sesso 3.' il so~rio 4.O il sordomutismo 5 . O la pazzia.

Per conoscere quando e come I' etb modifichi la irnputazione in ragione dell' i~itelletic~ agente, bisogna deII' combinare i principii della scicnza con la osservazione dei fenomeni della umana natura. I primi ci irisegnano cile l' uomo non pu essere responsabile delle proprie azioni, so non in quanto egli i: capace di discernere il bene dal male. Le seconde ci mostrano che 1' intelletto dell' uomo, beneh8 al primo momento della nnscitn di lui abbia perfetta la potenza di svilupparsi, pure non giunge se non per gradi ali' altualith del suo pieno servigio (I).
(1) ITedi F r a s o r Dissert. tra qiculent&$ in crirninibus inr$utu~~cZis aetnlis deti~qztcntiinn kabcnda SEI raiio E n ge l b e n s rle inyitlatio'nc proptcr netntis dcfectlbrn ecssunle S t r y c k i u s dc pocnis i?/lilpuberus fin yfus

dissertalionibus vol. 4 , clia6ei.t. 2 2 ) S C h u l t z dc drtictis puerorurn P l a t n c r de tienin aetntis iil o ll e r de eo quod juslztff~ est circa variica honiinis optate8 1C it k a d c l l ~ impiilabilitci crimitrnle dei giovunotli negli scritti germanici prrbblicaii drrl N o r i uul. 2, gay. 77: e fra $li iintichi N a r b o n a de uelate e D a r o n i n do effectibus minuris nelutis circa judicialia.

Tre divargenze radicali s' incontrano negli scrittori in proposilo dell' et considerata come causa minoranto la imputazione. Si disputa infatti 1.O se I' efA debba assuniere cotcsto raloro per ragioni di politico o per ragioni di giustizia 2.O so P et debba referirsi alle minoranti per Is relazione che Iia con l' intellello, o per l' influsso che esercita sulla libertit del volere: 3.0 se debba o no ammettersi un periodo di assuluto irrespo~zsabililic nella vita dell' uomo ctie r;uopra I' agente da ogni molestia per presunzione juris et de jure (i). E sabbene le diie prime questioni appariscano puramente speculative esse refluiscono essenzialrnentc sulla soluzione della terza, e su lutla I' economia pratica di questa escusante. Se la prima si scioglio nel senso del principio politico, la terza si deve risolvere affcruoativarnenta: negativamente si deva sciogliere se si considera l' 8th rimpetto alla pura giustizia. Se nella seconda si fa prevalere il concetto (li iin riguardo all' impetc~giovanile che reude piu irreflessiva la volont, avremo nell' etk una causa di minoraziune sollarito: se si scorgo nell' et una causa che rende insufficiente i' intelletto, potr ravvisarsi in lei piY

vol~ntieriuna dirii~ieizre.La terza tliicstione poi tutta ~iialenelia pratica applicazione.


,l) I sostenitori delic, diverse opiiiiooi e i loro a r g o ~ l l e t ~ l i si enumerano dnII' E l l e n1 e e t dc minore cletntc.

La divergenza sulla terza questione non si liuita all' accademia, ma si estrinsoca nelle varie legislazioni moderrie. -4mmcsso che nella vita unlana debba esservi ur. periodo di irresponsubilit assoluta per presunzione di leggo, 1' autore del fritto che versi in tale periodo non pu6 essere tradotto in giildizio per quanta precocitk di malizia egli dimostri. E questo b il principio a cui si ispirano parecchi codici conlemporanei (1). Reietto aI conlrario cotesto periodo, l' autore del fiilto per quanto costituito in eli giovanissima, deve essere inquisito e soltoposts ad una ropressione quando risulti capace di dolo.
(1) Pi tenaci per 111 tutela giuridicii il codice Francese (nrb 06) e il codice Sardo (iirl, 88) nori ricono~couostadio dt irresponstrbilkB assoltcta. Anche no1 primo pcriodo della vifa, che il codice Francese clliutle ai 10 anni, e il Sardo a 14, ammettono la possibile ciipacitu deI dolo. E indistlntarnente sotio~iougonol' nutoro del fallo a criminale procedura ed anche a condauria, pvrclih il giudico nella coscienzii sua dichiari CIIC ag con ~ ~ S C C I I Z ~ I ) ~I1 Icodice PrusC ~~O. slallo del 1 luglio 1851 conserva In disposizione frniicesc. E la i~riitbil codice Portoghese del 1852, il codico del Brasile, il codice delle isole Jonie , il codice di h'euchatel, e il codlcc Belga del 1867. (21iesto lcggi uon arririieltono yusaliorie

di discerniiricnto per 1' agente che abbia varcalo il sedice-

simo e respettivamente il quatlordicesirno anno nia non riconoscono stadio alciino inferiore di assoluta irresponsabili[. Al contrario le leggi inglesi, il codice Buvuro, Ticincse, Siipoletano ,Badese, Spagiiiiolo, Toccano ,il progetta I'ortoghcsc ed altri, fermano uno stadio pi o mepo esteso di assoluta irresponsdbilit. I1 sisl~inaf r a n c ~ s efu ocreriieute cetisurato da H a u s observations 6fir l e j ? r o j e l de ~i;l'isir)?z du coue pnnl, vol. 1, pcrg. 219, 21-4; C con t:11e solidith di argomenti da non lasciare dubbiezza. La idea di tradurre in giustizia e sottoporre alle indagiiii sul discernimento un infunto acl qllaie il discerniruento impossihil e , espone la pubblica giustizia al pericolo che un giiidicc zelante trovi il discernimento in uu bambino di due aniii; B un anacro~uismo in quesli tenipi di lumi e di civilt;. Atiche R o s s i aveva inveito contro siEatto scandvlo. ()uando in Francia si discussc la Irgge del 28 aprile 1852 per riformare il codice penale, f u proposto alla Camera dei Pari di I r e il giudizio contro i minori di 7 a m i a porle citiicse e senzcc la presenxn dell'accusato; ecco la giustizia che si vergogna dei suoi atti. L'articolo rimase qual era ; o tale qual' B fu riprodotto nel codice Sardo.

In questo conflilto noi pensiamo pia esalto dovtrsi roferire 1' 0th alle cause che dipendono dall' intelletbu. Ed esponiamo la dottrina che ha prevalso in Toscana. Secoudo la quale l' ec per gli effeihi penali dividesi in quattro stadj. I veri rapporti delle cose sono alla intelligenza del bambino circondali da una nebhia , c.he non si dirada se non lentamente col progredire negli anni, c mercb l' ajuto della istruzione s della csperienza. E secondo questa progresso della luce intellet-

tusle nell' uomo, nascere e. progredir deve la imputxzione dei suoi ritti. Lnonde i varj stadi non possono ccientificamentc esprimersi con un criterio ?iz&rneric.n o con denominazioni desunte da una materialilh, rna con un criterio tutto giuridico. E percib direi 4.0 stadio cl' irresponsabili ti^ assolutcc 2." stadio di respionsallilitu co~tdi;iotzole e meiio piena 3.0 stadio di respo~isnbilithpiena - 4.O stadio di ~esponsabiln't modificabile yiei resultuti. Possono essere assoii~ti i principj che delimitano questi quattro periodi ; ma non possono essere che relative le concrete misure ilella delimitazione. Ed 6 percih che questa teorica non si puib contturre all' ultima forrnuls della sua pralica espressione, senza referirsi ad un qualche diritto costituito.

1.0 STADIO Infanzia (dalla nascita ai 7 anni) e implbberr prossirna all' infanzia (dai 7 anni a i 42 ( l ))

- In ambedue i periodi di questo primo stadio, nes-

suna imputabiliti in faccia alla legge oivile. Presunzione jinis et de jure cbe non ricorra nell' ageille discernimento suficieate por incorrere le censure della giustizia.
(1) Arico le Icgislazionii che animettono la irresponsabiliti nssotttta in un pcriodo della vitn umana, discordano poi nel dctcrmi~~are punto in cui deve ccssare questo il stadio. Le leggi Inglesi, il codice del Pcrh ed il codice di Bolivia lo linjitario a 7 anni. I1 codice Bavero n 8 anni. I1 codice Napoletano, il oodico di 31rilta c il codico Syiagnuolo lo eslendono a O anni. Il codice Ticinese, il codice di S. Marino e il nuovo progetto do1 codice Portogtlese lo

- 136 spirisono fino a 30 anni. 31 codice Bedese (5. 78), e il codice Toscano d d 1883 art. 36 protraggono lo stadio d' irresponsabilita fino a 12 anni. Il codice del Vallese (art. 89 j il codice di Vaud (art. .!il), codice di Fribourg ( art. 6 2 ) , il il codice dei Grigioni (S. Q6 n. 1) lo spingono fino agli anni 14. Potrebbe pensarsi che queste diversilk tenessero alla considerazione dei climi e dei metodi di educazione dei diversi paesi. Ma ci non corrisponde 8110 osservazioni del fatto. La divergenza dipesa dall' accordai'e pi o meno importanza al pensiero che la pena applicata ai giovanelti non risponda al suo fine politico. Mn il codice Toscano rnostrossi poi, non so con quale coerenza, pi severo dei Bticiese quanto alla ricerca del disoerniniento.

Quando un uomo in questo stadio mostri una precoce malvagith, e uno straordinario sviluppo di mente, alle infrazioni ctia egli commetta provvede I' autoriti di buon governo. $. 224.
2.0 m n i o

- lquterid

prossima alla mWioriiic

( dagli anni 4% ai 44.) e minoretanit (dai 44: ai 18

compiti). Presunzione jarz's la-ntecrn di capacita a deltnquere. Percib in questo .stadio l' uomo 13 chiamato a reiidere conto delle sue azioni. Ma spetta al giudice ad esaminare se egli agi o no con sufficioute discernimento. O V non trovi discernineolo deve assolvere. ~ Ove trovi che agi con discernimento deve imputarlo; ma con un grado minore di quello stabilito dalla legge pel maggiorenne.

La ricerca sul discernitneirto dell' agente deve essere ammissibile in tillti i periodi che si racchiudono in queslo secotldo staclio. Sultai~to oel primo ~reriodo (impuberth prossima alla niiuoretic) deve essere tale questiorie obbligatoria pel gilidice : nel secondo periodo (milroret&) pu lasciarsi f~~0ltabi'~la (i).
{l) P u C C i o n i (commentario l Cu&ice penale tuscuuo art. 57 e 38) vorrebbe estendere pii1 oltre 1' obbligo del1' apposita questioue sul disccrnirtiento, f.; singolare la coincidenza che mentre il codice Spagriolo del 1848 liinila la ricerca sul discernimento ai 15 anni ( art. 8 ) , l'a lrl e-

s o n ftk&orie d~ code espngnol pag. 69) cornrnentatrdola,, vorrebbe che la facoltk di dichiarare la rnalicnriza di (liscernimento si estendesse firio ai 21 anni.

La ragione per cui in qtiesto stadio si ammette la ricerca sul discernimento nasce dalla osservazione che in qualclie indivicluo, o per difetto di istruzione o per tardiviti naturale, lo sviluppo della facolti intellettiva si fa pib ientamenle. E non pu per urla mera presunzione d' jnteliigeoza a ~ c ~ m o d n r ~I iI ~imputazione U dove la intelligenza realmente si trovi imperfetta.

La ragione per cui in questo stadio si diminuisce sempre la irnpulazione si questa; che sebbene il mi-

nore abbia capaciti bastevole di mente per essere responsabile dei suoi atti, pure In sua mente non ancora assodata, ed a lui manca la eslierienza per bene usare del. lume della ragione, e contrapporre i consigli di questa ai vivaci suggerimenti delle passioni.

La scusa della minore eta procede sempre con pii1 energia nei delitti causati dall' impeto degli affetti, pereh8 sulla giovinezza (per la corinaturalo sua precipitaoza ad agire) esarcitano le passioni veementi una ooazione psicalagica piU potente.

3.O

STADIO

- J f a y g i o ~ eeth (dai

18 anni com-

piti in poi). Questo lo stadio jn cui si applica il g r d o ordinario della imptitazione secondo le condizioni speciali del fatto. L' intellelto a questo stadio hn raggiunto la sua maturiti; e se altre circostanze noli lo soccorrono di qualclne causa minorante la irnpntazione, I' agente che trovai in tale stadio non pu sperarne alcuna dagli anni.

La ragione per cni mentre la e t i maggiore per gli effelti civili incomincia generalmente dopo i 24, ed anche in corti luoghi dopo i 2.3 anni, si vuole stabilire dopo i 18 per gli effetti penali , S intuitiva. Al fine

di comprendere tutta la importanza del proprio dovere in faccia alle leggi penali occorre minore capacitb, minore esperienza e maturitb di consiglio, che non occorra a bene amministrare le cose proprie, ed a difendersi dall'altrui calliditl nelle contraltazioni.

TTecchiazza. Il periodo della vec. cliiezza e della decrepitezza , rariamente deterniinatc dai iisiologi nella vitn iirnana, parve ad alcuni criminalisti dover fornire una minorante (1). kIa questo i ! un equivoco.
4."
STADIO

(1) BIolti presero a considerare i l~rivilegii che si doveS t r u v i u s de jtwibtts et priijivano alla veccliiezza legis setzecttttis I1 o m n1 e l d e jt~rblisS ~ I ~ Z Isi~zyuln~IL ribz~s S c h o p f l e r Geronlologin sive de jure sottorr. 311o il privilegio di clcliuquere impunemente (? arduo a sostenersi; ed anzi ci clie si dice dei privilegi dovuti alla eth canuta contrasta dirottamente allo assunto di trovare cei vecchi una minorata iniputabilitk. T i s s O t ricorda uuit legge chinese che esonera da ogni pena 1' uomo il quale abbia compito gli anni novanta. Per esser logica codesta legge dovrebbe dichiarare l' uomo ri codesta eth incapace agi' impieghi, inabile alle professioni , interdetto a tesiare, il contrattare, e spogliato per ilno della patria potest. Un uoin0 diciliarato dalla Icgge irresponsabile noli pu) pia csscre u n cittadino attivo.

g.

229.

La vecchiezza puO esser causa di diniinuire la pelra , rti111e altrove osserveremo: ma ciY i, beo diikrente.

13 una inesattezza pur troppo frequente quella di confondere le rninoranli la imputazione con le diminuenti la pena. La idenliti dell' effetto sensibile portb molti a farne un fascio, con grave pregiudizio della chiarezza scientifica ed anche con pericolo di equivoci nella pratica applicazione. Kon si deserti 1' analisi; o ogni ricerca Iia il suo luogo. Qui si studiano le cagioni di ravvisare minore imputabilit nello autore di un fatto criminoso. Non si cerca n6 la quantiti del delitto in astralto, nb le convenienze o giuridiche o polticlie di applicare al fatto una pio o meno grave penaliti.

La vecchiezza puU condurre lhuonio alla z'nabocillitic ;

e dirb aucora che ove si prolilrighi, essa vi conduce


per processo ordinario. Ma in questo caso Itl rninoranza star8 uelia demeizza, e non negli atzni.

Ma la e t i senile per s8 stessa, non pu minorare la responsabilith delle azioni che il veccliio commetta; mentro invece la socielA ha diritto di esigere rPa lui, per la sua esperienza e pel raffreddamento delle pnssioni , maggiore ossequio alla legge: e gli anni cho a lui non tolsero la cognizione del bene e del male, gli impongono forse doveri maggiori. Anzi sotto il rapporto del danno mediato, il delitlo del vecchio presenta nella sua forza rnorale oygeltiva una intensiti maggiore, che quello del giovine. Il senso morale proclama questa veritA alfa mento di tutti.

La teorica del\' e& agli effetti penali coilduce nella sua attuazione pratica a tre ricerche ulteriori circa In prova, E sono .- 1.O carne si proui la e l i - 3 @chi . debba provarla 3Vn qttule stadio di giudizio se . i ne passa conoscere (1).

2.0

Sesso

Penso non doversi ravvisnre no1 sesso fein:~rzi~zile una. rninorantc della imputazione. Causa di modificare la pena il sesso pub esserla per riguardi alla sei1sibilitLr del reo, o alla ptllibiica decenza: ma di cib altrove. Causa di sottoporre la donna ad una impctazio?ie minore non vi P, (4). Si obietta - 1.0 La iritelligenza minore nella donna che riell' uomo; e si vuol provare quasta pih liiiiitata intelligenza argomentando dalle leggi civiIi e politiche - Rispondesi ctie quando fosse vero codesto supposto, non conclurlarebbe allo scopo. l a intelligenza della donna lucida ed ordinata quanto basta per tenerla capace di conipreridero il debito c.he lo corre, cos in fcccin alla logge religiosa e morale come in faccia alla legge dello Stato che 13 protegge; nk potrebbe farsi un codice cccezioat~leper 13 rnet del genere uinano. N& vale che lo leggi civili e politiche

- 182 diano minori diritti alle donne. Dalle tutele delle leggi civili e dalle incapacit politiche della donna, non pub trarsi argomento in favore del sesso; percht! ad esser capaci di dolo non occorre sapienza politica, n esperienza ainministraliva.
(1) Alcuni pensarono che a favore della doiina uovecsc anirnettcrsi la scusa della ignoranza di diritto; e IL l e i n fdissertot. 19; de innozia mulierum juris ignorantia pag, 881) si studib a determinarne i casi. Certamente se la donna B oIfesa ricorda subito la legge penale cortbendo al. giudice, o male ptib ammettersi che non la conosca quando offtinde. Illa ad ogni modo (quando ancbo volcsso ammcttcrsi cotesta dottrina assai ardita) In scusa sotto siffUtta f~iormii non sarebbe utia minorante propria del sesso nia di una accidcntaliti che rendettc valutabile 1' errore di dritb.

Si objetta - 2.0 Che la donna i: piii gracile di complessione, pi debole assai deH'iiomo nel suo organismo - Risyiondcsi csser questa una buona ragione per esonerare la donna (la certe forme di penali& faticose, e soverchianti le sue abitudjni e le sue forze corporee: essere in una parola una buona ragione, come a suo luogo vedremo (g. 74R), per diruiauire la pena; ma iion esserlo altrettanto per minorare la irriputazione. Nienle ha che fare la forza corporea con la moralith dell' azione.

Si obietta

- 3.O Che la donna t5


tia

pi volubile per

natura, che

una eccitabilitA nervosa maggiore, che

- 143 timida, pi modesta dell' uomo; e si 8 detlo perfino da uno scrittore che e pi labile di memoria Ma dalla sua volubilit9, eccitabilita nervosa, e sensiviti maggiore, non puO trarsi biiono argomento per ravvisare riel delitto da lei commesso una forza morole minore di quella si ravvisi nel delitto del maschio. Tutte le specialiti fisiologiche delle feminc non fanno in loro [meno lucida la perceziono, n meno libero il volere: e se di tali cose do~ossetenersi conto alla donria, sarebbe lo,nica necessita tenerne conto anche all' ~01110 che in pari condizioni si trovasse. Seppure puO trarsi argomento dal pudore e modestia, che si asserisce esser connaturale alla donna : imperoccht! sotto qiiesto rapliorto avendo la donna maggiori ostacoli da superare per giungere al delitto, mostra col delinquere una maggiore rnalvagilA di proposito (i).
t; pii1
(1) Intorno alle coudizioni giiiridico poIilidae cleia donna sotto il punto di vista storico sono da consultarsi; U a c h o f e r &t8 ~iiulterv,echt,Slultgerb 1861 G i d e sur lu conditiari Se Err fetilale , P u ~ i s 1867.

Un insigno criminalista ha recen tcrnen te riassunto la protezione del sosso femminile in faccia alla punitiva giustizia, e con vedule Iodovoli e filantropiche ha tenlato sottrarre alla scure del carnefice la meta del genere umario ricorrendo a nuove ed ingegnose osservazioni, onde persuadere clic il delillo commesso dalla donna sia politicamente meno imputabile di quello

commesso dali' uomo. Lodo la sanlita, dell' intendirncnm, 1' ingegno adoperato per farlo trionfare, e la novit! dei concetli. &la scientiriwmente non posso recedere dali' insegnamento di R o s s i , che rsppreserita la dottrina prevalente oggidi. Qrieste novolle obiezioni a Favore del sesso sono 4.') che il delitto della donna presenta un duano a e dialo minore di quello del)' uomo Ma questo potra esser vero in ordine a certi delitli, nei quali i1 sesso offre ostacoli o difficold maggiori: non lo peri) per quei delitti cbe possono con uguale facilit ripetersi per parte della danna comc per parte dell'uorno, e molto meno per certi reati che la storia dimoslrn essere prediletti dal sesso debole.

Obietta 5.0 Che la donna 6 pi corrigibile del1' uorno; e lo prova colla statistica delle reciclivanze Ma questo nrgomcnlo parte dal presupposto che riella corrcziolze del delinqriente trovisi il fine della punizione. Ed io vorrei che questo principio potessc tenersi por vero, perch la logica inevitabile conseguenza di codfisto postulato sarebbe 1' abolizione della pena (li morte. &la poiclik non tengo per vero codesto priacipio (5. 645) e se na ricusa 1' applicazione nel pii ir11portante dei suoi corollarii, non trovo nella piu agevola corrigibilitk di un individuo ragione per dirlo meni, imputabile alloraquando delinqus. Se d'altronde la corrigibiliti, che b una previsione, portasse seco la minoranza della irnpufazione, 1s correaione effetlive, che

i! un fatto reale, dovrebbe per buona logica condurre a far cessare la pena del delinquente corretto (1). Obietta finalmente 6.O che la donna i: meno dell' uomo yl-oclive a deli~iquere: e lo prova apodittica-

mente con vasti dati statistici Ma si deve toner calcolo degli ostacoli maggiori e delle minori occasioni cbe ha la donna a cadere in certo specie di delinquenze. E si deve aggiungere cbe per ragione di codesti maggiori ostacoli la energia della volonth criminosa si palesa maggiore nolla donna che delinque. Ma anche prescindendo da ci, non pu ammettersi la efficacia di cadesto argomento, poichS non vero il principio sul quate esso necessariamente si asside. Non ammettendo che per la frequenza di certi dolitli ei possa aumentare la pena ( 5. 698) molto meno posso ammettere che se ne abbia motivo cli aumentare la imputazione. E questa sarebbe necessariamente la base deI1' obiettato argomento; perch8 per la indole dei c.orrelativi tanto vale il dire che la donna s' imputa meno, quanto il dire ctie l' uomo s' imputa piu. E quando un condannato dimanda perche si punisca piu lui ch0 la sua carrea, non parmi sia persuadente risposta il dirgli, ti punisco di piil perche sei uomo, e perchb trovo pi delinquenti fra gli uomini cIie fra le donne. D' 'altronde nel calcolo dclls responsabiliti della donna delinquente non pub prendersi in considerazione ci che non le k personate. Sari minore il numero delle donne clie delinquono; ina la donna che ha delinquito, appunto perch la eccezione pi rara. bisogna dirla pii1 corrotta o malvagia dell' uomo clie f3 altrettanto; o per lo meno bisogna dirla ugoalmentc
1 o

rcsporisabile : e tanto basta. Affermisi pure, se vuolsi , ilhe le donne sono piu morali degli uomini perchhe piu raramente delinquono; ma In donna che ha delinquito non pub trovare seusa alla siia immoraliti nella mo2. rali& delle sue compagne ( ) Tale la opinione che, rispeltando le convinzioni diilormi, io professo. Trovo nel sesso una circostanza diminuente la pena; non so persuadermi a trovarvi una minorante deda imputazione.
(1) lo nii soscrivo interamente alla sentenza dello I o n g e f d e delictis vol. 2 , puy. 2 9 7 ) Civitus ycnerc poenue ,et udininiclclis quilrz~stcti polest ,oonari debet f qilantum fieri licct J ~toziunatanqtiani c i v ~ m et tnnqzram ltoiriz'nc?is

enlendure; verttm Iboc numquam jtcris pttniendi princlpiunl esse polest. (2) Questa confutazione di B o n n c v i l l e fu riprodotta ed esornata cla W a h l b e r' g ( Eco dci trihnuli n. 1568) ove aggiunge che se dovessero prendersi a norma dcllu iniputazlorie i dati statistici raccolti da B o n n e v i l I e , i medesimi imporrebbero che pih si punissero le delinquenti vetlore che non le aiaritatc, essendo incontrastabile che tre l p ~xiinc numero dello colpevoli O assai tlisg;iore che il i i o n Lrn le S C C O L ~ C O S ~si andrebbe ad una casuistica che ~~: iiietlereluhc in caricatura la proporzione delle penc.

3.O S o n n o .

Gli alli comrnessi nel sonno, quantunque in quegli individui clie i7anno soggetti al fenonieoo rnistsrioso del srtnnamhulismo presentino a primo aspetto il serii-

biante della intelligenza, sono puramente maccliinali , e non diretti da una ~ o l o n t j razionale, ni: dalIa cosrienza delle proprio operazioni. Pcrcib lutti consentono che non possa all' uomo obiellarsi il dolo per cib che fece nel sonno (i).
i l ) B C u t e l de jrcre circtc sollinunz et ~onlniu cap. 5 cle , j t w e circa somia b dclicfis fin T h o ni a s i o disscrlcit. jltridic((e vol. 1 , disu. 11) I p p i u s de delicto et poesct uoctan?brrlorttrn siue rlorniie~iriu~~t ao)~'rzia?aliztm 2, CC cap. ti11 et g i r o z l s q t i ~ obligentllr rcocint~ibzrlr'dur?~~ienles, soa??iia?lles ,e 8 nzaleficio.

S.

239.

Si arametta per altro che possa al soltslurnkulo obiettarsi la colpa: non giA per quello che egli fece ncl

sonnu, ma piu propriamcnle per le cautele che non us yztu,t/do kra desto se, conscio della propria infermit, pot prevedere che clucsta lo avrebbe guidato ; violare la lebge dormendo, e non provvide ad irrit pellire siffatto male. hla di questa ecctlzinnaie avvprtenza snri rarissima l' applicazione.

Xon pub accettarsi come praticanionte possiltile e meritevole di speciale provvedimento, la fautastica ipolesi di iiri sonilanilrulismo vero n38 afftttato: eioi! di un disegno diretto a preparare c? sG stesso ~ : e lsonw i mezzi di couirneltere un delilto deliberalo reutiando.

Il filosofo che reietta la dottrina del sensismo, riconosce neli' anima umana la potenza di supplire anche al difetto di un seuso per raggiungere una netta nozione delle cose, bisogna per che riconosca una limitazione a questa teoria nella percezione delle idee astratto (I).
(i) Questa comune opinione b stata receritemcnte combattuta con molta dottrina dal Profcssor V e r a t t i di Modena. Nella sua opera sulla imputcablit dei sorda-muti egli $0stiena ah' appoggio di molti fatti da lui raccolti olie ariche il sordo-muto non istruito possa essere imputabile.

Le idee astratte, quali soil quelle di dovere, di dirilto, di giustizia, non si acquistano dall' uomo se non merc6 la comunicazione che ne riceva per i'udito rlagli altri uomirii. I1 veicolo necessario alla comunifinzione dello idee astratte F! la parola: gli altri sensi possano farci acquisire la ilozione del giure penale conie fittlo mteriul6, ina non la nozione della sua giustizia, Non B che a tali aspirazioni sia ndisponsabile ali' anima urnana 1' aiuto dai sensi. Ma le occorre un senso che serva a porre in comunicaWone la intelligenza del bambino con lo intelligexlze altrui. Le anime sciolte dagli organi avrebbero questa potenza in loro stesse; per-

ci16 la comunicazione dei pensieri si fortna tra loro per una intuizione reciproca. Ma Enchb i' anima imprigionata nel corpo non vi 6 contatto fra intelligenza ed intelligenza, se nun per rnezzo dogli organi, e piii

specialmsnte del]' udito e della loquela.

La impotenza perlanto in cui Irovasi quell' infelice che gettato in mezzo agli uomini senza l' organo del1' udito non ebbe mezzo di acquisire dall' altrui voce una lucida percezione della idea di diritto e di giustizia, fu causa che si dettassero speciali precelli intorno alla sua capaciti giuridica (1) e si accogliesse un tempo come regola la non imputabilita del sordo a laalivituta.
(1) G u y o t de jure sirrdtrnturo~rtm C; a s s e r de iraguisitione contra surdunz et mulum nnluru talcm Viv Fiir les ddlils des sourtls-muets.

Quando per altro un benefattore della unlsnitt ebbe ideato il metodo portentoso di istrnire i sordomuti, e quando correndo sillIe sue orme si utilizzb a pro loro la parola scritta come equivalente alla parola parlata, si comparti a cotesti infelici il mezzo di giun,nero a coricepire le idee astrnlte supplendo col senso della vista al difetto dall' udito. E allora dovette bene riconoscersi GIIC anchc i sordomuti potevano divenire res~ionsabili i~ faccia alla logge civilo.

Perch dunque al sordomuto possa senza ingiustizia attribuirsi capacith di delinquere, sark necessario al giudice accertarsi che il giiidicabile affetto da tale infelicit era stab istruito per guisa da poter formare iru retto giudizio delle proprie azioni, deile conseguenze loro, e dei loro rapporti razionali con la legge penale

Ove cib risulti il giudica dichiararido il concorso del discer14imento in quolla data azione [le! sordo-muto la quale rappresentb la infrazione delli1 legge, verri a dichiarare la responsahilita di lui in faccia alla legge stessa. La formula. del tliscernitibe~?to , come parnon ve al G i ti l i a n i , eqoivalente a quella d' istruzioize. La parola istruzione tanto pub asprimere il fatto causante, quauto I' sfftltto cuusato. La responsabiliti nori nasce dalla istruzione data ; ma dal risultato dell' acquisizione dei luuii. Dicendo di@ sordo+muto sia imil putabile quando istruito, si rischia che un giudice sul certificato della istruzione data al sordo-muto io dichiari responsabile quantunque sia rimasto un idiota D altronde neppure Io stesso fatto causante potrebbe ' definirsi da una legge a priori senza scendere a determinare il metodo e il grado della istruzione fornita. Ottinia adunque ed esalla e la Tormula del discer~ l i ~ n e l z ; essa sola rispande al principio che non amio rriclte si conrlanni por presunzione : e la cognizione dei

- 154 c.liccerniinento Iiisogna per necessiti consegnarla all:i coscienza del magistrato.

313 cib non ostante se per .tale verificazione il sordomuto apparir politicamente imputabile, lo sara perii

sempre in un grado minore dell'ordinario; perclie un riguardo dovra aversi alla sua infelicith, e perchh rimarB sempre uu dubbio che tale infortuiiio, di cui egli non r & causa ma ~ i t t i m aabbia in qualche guisa lasciato tor, hide le sue ideo e influito stilla sila delinquenza.
2O P a z z i a .

La pazzia (1) considerata come circostanza diritnente la imputazione, pu definirsi u n abito morIloso che togliendo all' uomo la facolttt di conoscere . veri rapporti dello sue azioni con la legge, lo ha i portato a violarla senza coscielzza di .uiokarla.

(1) Lo interesse e 1arr;hczza maggiore che va ogni giorno ricevendo per la dottrian psichiatrica I'orgomento delIn pazzia, dovrebbe nllribuirsi non solo allo sviluppo generale odiorno di tutte le scienze, ma alla maggioro frequenza attuale di questo fenomeno, che si volle dichiarare projrediente in proporzione clelIa civilta; corno prese a (11mostrnro B r i e r r a d e B o i s m o n t de Z'Afltrence de ciz~ili.rationszcr / P ~ l ~ c l o p p e n ~ ~ ~a tf o l i ~ . (Jc l z

Da questa nozione discendono tre conseguenze : l . a Che la sola mania intellcttunle, o mania cor4 delirio, pu escludere la imputazione. E la esclydc sia che presentisi sotto la forma di imbecillit, o di demenza, o di fzdrore. Non la mania murale, o senzu tlclirio; la qua1,le moralmante e politicamente guardata iion diminuisce la responsabilit clell' agente, perchi: non altera la potenza intellettiva, n6 distrugge 13 liIicrti di eleggere. La forza che una mala tendenza eserciti suIla determinazione del maniaco morale aumenta la ragione che ha la societa di temerne, senza diminuire la sua responsabilit (ij. 4 2 Cbe la mania intellettuale escludo sempre la iinputabjliti cluando vaga, o totale. Ove sia fissa, o parziale la escludc soltanto se fu efficace : ci08 se ijbIlvi siilla determinazione ad agire (2). Che la durata maggiore o minore deli' alterazione morbosa niente influisce sulla imputabiliti, ~iurchb l' accesso sia concornitante all' azione criminosa ; laonde anche un furore transitorio pnb affatto escludere la responsabiliti dei propri atti. Ed invece aliche il maniaco con delirio s@ delinque nello stato di lucido intervallo, B respomabilo del proprio fatto. J!: girista la osservazione del R o b e r t che vi B differenza grandissima nel valutare la pazzia per gli effetti citriti per i penali. Per quelli a causare 1s interdiziono bisogna G ~ abbia una pvmanenru o continzra o interC mittente: per questi ba6la che sia intervenuta in quel1' ertaico momento. & questo il caso del furor transitorio.

(1) Dissente rnodernaineiiti? una scuola medica della quale sarebbe troppo lungo enumerare i so~lcuitori. sostanza In la sua tesi si riassurna nel sostenere clie nell' uomo la volont non possa essere amrilalata senza essere aniriialato lo intelletto : pu) vedersi $1a n d o n kistoire ~ ? ~ i t i y t de la tc fYlie, Paris, 1862. 3Ia sotto il punto di vlsta giuridico certe teorie sar assai dilIicilo che giungono a farsi accettare : in tale aspetto la materia B riassunta da L c g r a n d d u S a u l i e la folle de.vant les tl*iDzinaux, Paris 1861. (iIi antichi guardarono molto superficialmente i problemi rel a t i ~: F r o ni rn a n n de ju;re f~criosorzbw i t1 o m m e l dc

teslpcras~rlispoenis oh inibecillilutenz intellcclus, (2) Questa formula esattissima, accettata orrriai dai giurisli. f u posta innanzi da R i t t e r m a i e r nella sua dotta dissertal zione de aiienationib2ts aetzlis, HeideEberg 1825. Di tal(! scritto assunse la confulazionc il G r o li m a n n de nte.rlris ali+ ~zcitionilizds,Iiautliicrgi 1827. Ritorn pi volle su questo srgonienlo il dottissimo RJ i t t e rrn a i e r non solo in apposita dissercaaione pubblicata nel 1838 (che f u tradotta da U l l o a discorsi uol. 1, pay. 257) ma in altre moltissime rnonogrcifie. E recentemente quando n lui piacque onorare di un re~oconlola seconda edizioae del mio Programma, censurando ci cho i8 avova insegnato suiio orme sue in proposito della mnnia parziale, parve recedere egli stesso dall;t sua anticn opinione dicendola contradetta dagli ultimi pronunziati della scienza. Con cib alludeva alla moderna clott riua medica riassunta d\ B r i o r n e de B o i s ni o n t nello i sua Mcuoria letta all' Aocadcniia clclle scienze nella sedutri deI 3 Agosto 18135, ed in i~ltrisuoi scritti ; dovc lo illustre niedico prese a mostrare che quando 1' uoino pensa b tutto il cervello che pensa, laonde ancho un' affezione parziale del cervello modifica per intero la inteIli$cnza o rende a$surda la lesi di una irresponsabilit rneriiniente paraiulc, Io non ho lumi per giudicare le basi di tale doltrina: uia sotto il riguardo pratico giuridico non saprei adattarmi ad esonerare da ogni responsabilito. certi iiomini che sodono in

societ: la pienezza dei loro diritti quantunque aiIelti da una tiiania o da una allucinaziooe parziale, appunto perche in tutto il rimanente dando rion dubbi segni di acuto e completa intelligenza sarebbe ingiusto chiuderli in uu iuanicoiiiio o trattarli eccezionalmente come insensati. Se duiiqugcostoro rnalgrndo la loro parziale mania Iinnno ragione di esscre niante~iutinel godirilento dei diritti di citladlno, 1% sogna bene clie sopporlino 1%responsabililh. Vedasi Bl a n e h e gtudes sur le code pknul, deuxiime c'tude, art. 64, ?a. 176. Che anzi tlovc puro certi diritti fossero interdetti ad un uomo per una mania parziale (come avvicnc dei prodighi i quali in certi casi possono veramente dirsi vittime di una rnenin, cosiccbk le leggi romane li equipararono ai furiosi) puro noil potrebbe accettarsi i n massima la loro irresponsnbiiitn : R i C li t e r tlelitntiones uclit. SO, png. 795.

Anche nel caso di mania parziale non efficace, e (li alto commesso nel lucido interuullo, se si mantiene il principio della responsabilitu, C per altro di giustizia concedere una nzinorazione di imputazione (i). E cib tanto per riguardo di umanit, qiianto perchi: quella innormaliti delle potenze iritellellive lascia sempre sospettare clie la infermitj abbia potuto esercitare una qualchc influenza sul delitto. I'altronde sente ognil) no die in questi casi il daano mediato sempre minore. 13 ioiitile avvertire che la pazza simu.lata non pub esser mai di scusa al delitto. Bensi giova ricordarc che tutte I6 indagini di fatto relative alle condizioni della pazzia bisogna rilasciarle al giudizio del magistrato (2) n6 possono definirsi a priori dalla legge.
(1) Discordi furotio gli antichi sull' apprezzazionc dei licridi inte~aalli,come si rivela dalle rlispiitc! fra G o m e z (oa-

- 453 ~'iar. ?*esolut.lib. 5 , rnp. 1 11. 72 j c Fiicli i n e o fcatit~~over*sicre jtrris Iib. 9 , cap. 5 ) nia og;lgiarno la doltria:~
setiso che esponso :F r i wlr e i c h della inpittuzione dei pazzi nel lucido i~rteruallo (nelli scritri ger~ttnr~ici raccolti dal h1 o r i vol. 3, png. 17). ( 2 ) T o m a s i o con una dissertaziooc sottilissihia secondo il suo stile, protese di stabilire a priori dei cnnoni per giudicare la pazzia. P i l a n g i c r i ,bench: niente tmtore delI' arbitrio del giudice, ammise la necessith di ricorrer~iper queste reriflcazioni, C a r m i q a a s i censur acreniente il F i l a n g i e r i pcr siffatta dottrina. ?AiccoIiiii nII:i sun rolfa censurb C a r m ig n a n i , e ristabil In dottrina di F i I a n3 i e r i ; che i: la sola praticamente accetlabile. Bisogna peru che il giudice i11 queste ricerche deferisca dal giudizio d ~ i pcriti medici, se non vuolo iocorrere taccia di presuntuoso e porre a pericolo la giuslizin. Che se lo opiaiorii dei periti medici si scindano sopra alcuna di tali qiiestioni, e le apinioui siano per l' uno e per I' altro lato aiilorevoli, il giudice pone in quiete la sua coscienza abbracciando 1:i opinione pi mite. Facendo allrimenli incorrer2 non solo In taccia di presuntuoso, ma anche quella di feroce, Uelln prova della pazzia nel punto di vista pratico legale tratllr rccentcriicnte B l a n c h e deuxi8me ilucle art. 04 n. 178 ; nve esaminb 14 questione della influenza cho pu avere sul giudizio criminale la sentenza del tril~unelf: civile che abbia interdetto per pazzie.
i. concorde nel

Cause ideologiche.

Le causo ~)zorali, ideologiche, per le quali a certi o iiiomenti si rende nell' rlrirno inemcace 13 p01~11za111-

- 151; tellettiva di cui d' altronde egli completatnente for.nito, sono la ignoranza o l'errore.

La ignoranza consiste nell' assenza di qualuriqui! nozione intorno ad un oggetto. L' errore in una nozione falsa circa un oggetto. La ignoranza C uno stato ~zegativo dell' animo: ' errore uno stato positivo. Mel tafisicamente guardati la ignoranza e 1' errore sono distiiltissirni fra loro.

5. 2-53,
Ma siccome il giure penala non si occupa dello cundizioni dell' animo se non in quanto furono causa di azione; e siccome Io stato di ignoranza come pir-

ramente r~egaiivo,non pub esser causa di aaiorte; cos il criminalista non ha occasione di portare le sue osservazioni sulla ignoranza, ma soltanto sull' errare (1).
(1) Aiicha S a v i g n y unifica In ignoranza e 1' errore qunnto agli effetti ciuridioi. Ma andando in un concetto opposto insegnb che tutto erba agnornnaa, poicii I'et'rore seniprc nasce dall' ignorare una qualche cosa. La dottrina dell'crroro nelle materie peliali f u irilidamentc svolta cla Ii e n a z z i elementa juria criminali's lih. l,r o p S .

L' errore cade sui rapporti dei proprii atti con ia legge tanto se conoscendo Ea legge si erra sulle condizioni che accompagnano il fatto, quanto se ben

- 157 conoscendo le condizioni del /alto, si erra circa la esistenza della legge proibitiva del fatto stesso. Cosi 1' errore guardato in ordine all'oggetto su cili cade, pu essere o di fatto o d i diritto.

L' errore pub nascere da una allucinazione dell' inlelietto, di cui 'i uomo coll' adoprare cautamente i sensi e la ragione si poteva liberare; o pub aver causa da un abbaglio che tuita la pi accurata diligenza non polea dileguare. Cosi 1' errore guardato nella sua causa, dividesi in errore vincibil~,e non uincihile.

Finalmente 1s falsa nozione cfie avviluppb la mente poti! esser tale, cha data anche la sua verit, r i ntatresst? sempre la criminosilic dell' azione: c potk esser tale che se fosse stata vera, la criminosit, sarebbe sparita. Cosi guardato nel rapporto della sua influenza suHa criminosillt de1l' azione, P errore dividesi in errore accidentale ed in errore esssnaicsle.

Poste queste nozioni, ecco lo regole secondo le quali si valuta l'errore come circostanza rnodilicatrice clell,z imputazione.

S. 258.
L' errore di diritto non scusa mai. Bige politica che si presilmn ncl cittadino la cognizione della
1."

- 158 legge penale, che d' altronde 6 debito di ognunu di conoscere. ,P. 239.
X cotesla regola pu farsi moderata limitazione nel caso di forestiero, giunto di recente nel territorio dominato dalla legge che agli violb ; purchb per altro nel1' atto da lui commesso ricorrano queste due condizioni 1.O che non sia riprovato dalla morale 2.O che non sia proibito nella patria del forestiero medesimo. Cosicdi: questa eccezione 6 tutta propria delle trasgressioni; dif-

ficilmente applicabile ai veri delitti (1).


(1) La regola che l'errore (li diritto IlQn scusa ha perii bisoguo di una dichiarazione che non vidi Dtta da alcuno, forse perchb giudicata inutile. Non scusa l' errore di diritio quando cade sullo legge penale: ma pub scusare benissitiio se cade sopra altre leggi. Per esempio la figlia che i ~ l i i i !ilorto del genitore occupa le sostanze lasciate da lul e ne dispone, non potri condannarsi come rea di furto, o di espilnta eredila, quando rngioncvomente alleghi di nou :rver coriosciuto la legge civile che deferiva la succossiolie agli ngnnti piu remoti. Qui manca il dolo. Qualunque errore per CUI ferrnarncnlc si creda propria la cosa che 2? altrui, esclude la nozione giuridica del furto. Largamente sulle ragioni di iiegarc ogni scusa all' errore di diritto anche riei delitti di creazione politica dis~ertb W a n P 0 l t d e ig?rciranlia et errore in dclictis S. 14. pay. 31 Vedasi aliche Bo n,f i 1 s , de la cri?rtpetelzce pug. 280.

%O

- L' errore di fatto esime da ogni inipiituianc

r~uaodo essenziale, e iriuincibile. 111 nulla pecc clii fu

non credea di peccare, quando non gli era possibile di illuminarsi sulla pravili del suo fatto.

3 . 0 - L' errore di fatto anche invincibile non scusa se U accidentale, o co?zcomitante. La volont fu diretta al delitto; le variet degli effetti, quando non modificano il delitto, non sono valutabili. E se lo modiiicano (e debbano per conseguenza attenclersi), ove lo rnodificliino in meno sar l' evento, non sar l' errore che giover al colpevole (1); ove lo modifichino .i,z pizi, 1' errore in ordine alla circostanza variata diverr esse?zziale. CosicchU resta costantemente vera la formula che 1' errore accidentale non scusa.

(I) Sulle varie configurazioni dell: errore di fatto S i s ftle errore facti i n delictis, pars. 1; pag. 1 0 ) riferisce lo dispute tra F e u e r b a c h e T i t m a n n ; e alla pag. 60 svoice la distinzione fra erroro nell'obietto e r r o r e neli' eveirt , e aberrazione: tre casi nei quali la differenza pro-

nuriciatissinia , e che vogliono essere distiniciniente cc:iriiinati e giur1ic;iti.

Ej. 202.

Cosi se alcuno volendo uccidere Cajo , uccida Tizio , sarebbe errore il pretendere che costui sia responsabile di tentato o~sticidio contro Cajo, e di oaticirlio i~zz~olontario danno di Tizio (1). f3 reo deli' omicidio a ili Tizio: e quest' omicidio b 1?olo?2tario,perchb la volenti dell' agente era diretta alla rnorte di un cittadino cti il SUO braccio 1' Iia operala.

(1) Qualche scriV,orc Sermanico preteso sostenere sifitta tesi. Altri Ia confutarono senza discriminazione. L' H a us (Corcrs de dro.oit crimine4 n. 135) concilia le divergenti opinioni distinguendo cos: si ucciso un individuo credendo che fosse Cajo mentre invece era Pietro, ed allora siccome il risultato dell' azione b stato quello che si voleva perch 1' individuo colpito materialmente qiiello contro cui si dirigeva 1' azione; cosi in questi termini non si deflette dal titolo di omicidio volontario. O invece si i! scagliato il colpo contro Cajo, e si ucciso Piclro che gli era vicino; ed allora si avr8 un omicidio tentato o mancato a danno di Cajo, e un omicidio invololitario a danrio di Pietro. Vedasi S i x de errore facli in delictls pars alte?*a,ptcg. 40. e pag. 64, 66 r f o t o n li n u e r de dcliclo per errori21n ia persona conzmisuo: e cib clie dir0 a S. 3136 c se$?.

di fatto essenziale quando b [)incibile esime dalla imputazione in ragione di dolo, ma vi sostituisce la responsabilit in ragione di colpu. Fu una omissione uolontaria di diiigenza il non riietterc a cib che avrebbe dileguato i' errore. Questa volontaria omissione fu causa della infrazione delia legga
4.O

-- L',errore

Ilunque rimane una responsabilit.

Cos i' errore vincibile ,ai pari della colpa, se non vale come causa dirimente , vale per come minorar~te la imputazione. In tal guisa la colpa trova la sua sede iiella teoria del grado; percbh modifica grandemente, e talvolta perirne l' imputazione: come ve la trova il caso, che sempre la distrugge.

Ma fra 1' errore vincibile e la cnlpu ontologicairiente guardati, intercede questa diversiti ; che nella colpa aun si sono preoiste per negligenza tutte le consogucllse mctrcriali del proprio fatto, e manca ogni direzione del\' intenzione verso 1' evento che si B prodotto. Nel1' errore vincibile le coweyuenie ma~erialidel fatto si w ~ previste e volute, ma non si i. prevista per o negligenza o per un equivoco di fatto, la conscguenzs giwridicar della violazione della legge che stava in quei]' cvento. g. 26G.

Quale sia il criterio della colpa e della sua gradilahilitA, e come si distingua dal dolo e dal caso lo notammo (S. 88 ) di sopra.

La irnputabilit della colpa procede cos rapporto alla calisa immediara, come rapporto alla causa mediata della. infrazione; purch nei loro atti respettivaniente ricorra I' elemento moralo desuato dalla prevedibilith, e i' elemento fisico desunto dalla efficienm positiva degli atti medesimi. M la respettiva imputaa hilith non varia per essere la causa o mediata o ima mediata: sempre subisce il criterio della prevedibiliti; ne la rcsponsabilih dcll' una esclude la responsabilith dell' altra agli effetti penali (4). il

(1) La penale responsabilith della ctrusa n~ediata nelle lesioni colpose stata riconosciuta da un giudicato della C o r t e d i C a s s a z i o n e di Francia del 16 Giugno 1864. Trattavasi di un inforluaio avvenuto ad un operajo; erasi stabilito che vi era stata iniprudenza per parte dell' opcrajo stesso; ma che altres vi era stata iiegligenza per parte dell! intraprenditore del lavoro, e la negligenza doll' intraprenditure si faceva consistere 1.0nel non avere eomrninistr3to all' operajo la scala occorrente, ed averlo cos costretlo a costruire un poute 2 . 9 e l l o avore osscrvnlo visitando il lavoro , che quel ponte era male costruito, e minacciava la caduta che poscia avvorine, ed avere tollerato che si continuasse ad usarne. In questi termini di fatto fu dichiarata la respoiisabilitii penale deil' intrapreriditore. Vednsi h1 o r i n Journal du droit crimtnel n. 7975. Quesla dottrina per della responsabilit della causa mediata nei fatti colposi, che procede a parer mio in presenza di arti positivi dell' uomo cui si riniprovera di essere slnto causa mediala dell' iiifortunio , difficilrncnte potrehbe estendersi ad atti purarneiile negativi ed alla ipotesi di une conipleta inanionr.

5. 268.
La regola che la colpa porti notevole &iminuzione nella politica imputabilila B iriconcussa, Divergono perb le opinioni circa 1' &etto dirimente di questa condizione dell' animo. Alcuni lo hanno negato sempre, non solo nella colpa lata m anche nella leve, 0 leuissima. Altri (come C a r m i g n a n i) lo ammisero nelle ultime due, perclib vollero desumere il fondamento della imputtbilit della colpa dal sospetto del dolo. Altri con pii retto consiglio, deaumendo cotesto fonclamento dal danno mediato, attribuirono effetto diminuente alla colpa lece e alla lala :effe&lo dirimelire alla

- 463 ievissi?na, perclie non pub nascere allnrrae valutal~ilc da un fatto cagionato da tale imprevidenza, nella qiiale i cittadini sentono cha la ntslggior parte di loro

sarehbe facilriionte incorsa.

Tutti pecb sono concordi uel ravvisare il grado maggiore della imputabilit della colpa quando v i fu permistio~ze d i dolo; lo che costiluisce quella che i pratici chiamano colpa inforw~ata dolo. In cotesto caso da il grado della. imputazione non piii si misura sril solo 1' criterio della possibilitk di ~~rcvedei'e effetto dannoso, ma sulla norina del dolo che concorse nel)' atto.

E tutti i criminalisti sono pure d' accordo nello iriseguare che anche il caso possa essere politicamente imputabile in ragiona di colpa, quando l' agente Cliti per mero fortuito non prevedihilc violb la legge, versava in cosa illecila.

Evvi peri, una forma speciale di degradazione desunta dalla manc;ta psevisiono dell' effelto piti grave, che costituiscc un medio di imputazione fra quella che si darebbe al fatto doloso, e quella clxe si darebbe al fatto coiposo. Questa i! la msi detta preteri~~t~zio~rnlith, che B un titolo speciale applicato frequentemente in pratica agli nmicidii cnmrne.ssi colz nllinzn (li of/'ett-

- 168 -dere e senza ifltenaione di uccidere. Nell' omicidio praeler rate~ltioneez si ravvisa il.dolo che nasce dall' animo di nuocere al nemico. M quanto all' effello a letale vi colpa perch si suppone 120a preceduta la morte. Vi meno che nel clolo inderer~nilzato, pel quale 1' effetto pi grave ci suppone pretledutlr quantunque non precisameute voluto ( $, 70): vi e piu che nella colpa, perche si agi con intenzione diretta a recar male ai nernico.
A R T I C O L O

11.

Del grado rapporto alla volonlk dell' agente.

L uomo ha hco1t.i di determinarsi nelIe sue azioni, '


preferendo a proprio talento il fare o il non fare, dietro
i calcoli dell' intelletto. Questa potenza qilella che

costituisce In sua lilierlh di elezione. in virt di tale facolta, che a Iiii si chiede conto degli atti a cui si determina. 5. 273.

La libert di eleggere, come potenza astratta dell' animo, non pu mai togliersi all' uomo. Anche colui che cade da uti' altezza, mentre cade o sa di caders non vorrebbe cadere. La liberti come idea gli rirnane: ma gli e impedita la realizzazione dell' idea.

I1ub essere tolta all' uomo la piane~zaileli' arbitrio nell' atto della sua deterroinazione quando una causa

o esterna o interna agisca per guisa sull' atiimo suo da esercitare valido impulso sulla sua cleterminazione.

L' atto in tal caso 6 sempre volontario, percht! la liberti della scelta rimanova sempre all' agente; ed ei uols appigliarsi ad uno piutlosto che ad altro partito. Ma la sua volonlA dicesi meno spontanea, perch minorato 1' cirbitrio nell' atto della determinazione.

Siffatla diminuzione di spontaneit deve esser tenuta a calcolo a favore di colui che al seguito di tale impulso violb la legge,; perch per essa minorasi In forza morale del delitto, tanto nel sila elemento, che i: la prava intenzioiie, quanto nel suo risultato, che il danno mediato. S. 277.

Le circostanze CIIG operano cotesta effetto di limitare l' a.rbitrio dell' uomo nella determinazione del suo volere, costituiscono nella scienza nostra la teoria della ciegraclazione del delitto nell' elemento clolla volont.

La forza che costringe 1' uori~oad agire pu essere fisica, e morale. Fisica quando agisce sul rorpo; mornle quanrlo agisce siillauninza.

Nel primo caso 1' uomo dicesi i?ivibo; nel secondo


coatto. L' invito non pub esser mai responsabile in faccia alla legge penale. Esso non agente, ma agito ;

la causa dell' infrazione non 8 egli, ma quella forza che adopera il suo corpo come stromento di un'azione, nella quale agli B meramentrs passivo.

NeIl' atto i~zaolontario I' uomo fisico t: attivo ; ma 'i uomo interno non vi ha preso parte: vi azione,
ma non intei$zione.

Neli' atto iizviio non vi prende parte neppure l'uomo fisico, perchb anche questo O passivo. Non di quella passiaith clic esso ha sempre rispetto al]' anima alla qaale 6 coagiunlo, nia di una passiviti innormale; perchb obbedisce dl' irnpulsa di un altro corpo e non dell' anima propria, Non vi 8 n4 ivtej~zione, azione. ni:

Nell' atto colalto prende parte I' uomo interno, e 1' uomo esterno: vi B intenzione ed azione; ma vi lirnitaiione di arbitrio nella dclerminrrzione e nel-

l' azione.

Questo effetto della coazione morale, o psicologica, che rendendo meno spontanea la volonta, modifica la imputazione, si ritrova - 1.O nella coazione propriamente detta, o ciolenza ~noraleesterna 2.O nel1' impeto degli affetti 3.O nella ubriachezza.

Coazione in stretto senso significa il costringimento che 1' aspetto di [in grave male imminente esercita swl1'albimo dell'uumo, e ne violenta le determinazioni ( I ) .
(1) Moltissimi dissertarono su questo interessante argomento : S t r u v i o dc uindicta privata I-len r. C o oc e j o exercitat. curios. exerc. de fuga cap. 5 V e nema de casu cxtrenaac necessitatis - Ur i e s de natu?*ali szli def'ensione ' C o l l a r d de ?nodernmins i?&cu4pnta~ butelae S t r y ki o cle jure necessarine dcfensionis 1101.10, disserj. 4 P u t tm a n n opuscula cri,?bi?aall'n.. opusc. 5 Y a n d e r h1 a es e n de jzcstn sui defensione G e r m i n g h a u s e n dc violenta defensione privata - L e v i t a sur la Icglta'nic dkfense. Quelli peri] che a mio credere hanrio pi esnttarneutc di bgni altro formulato la teoria della ncces.sit8 di difesa , sono N i c c O l i n i (qiccslioni di diritto par-le 2 , qt~est, 5 , n. 8, pag. 289 edio, 2 livorneae; e quest. 26 pcr intcro pag, 293) 1'1% u s fcoura u

(le droit criniinel g. l61 ) c B e l i iu e (philosopliie du droif toni. 1, png. 204, S. j e repo7idruQ. Pi recentemente se ue h occopato G re g o r y de inculpntae tutelae moderalio~ i e IIugne Comilis. 1804; e con la sua consueta profondith , In erudftissimo Ber n e r nella sua dissertazione dc impicniInlc

propter summam necessitatem proposito.

L' atto a cui I' uomo si determina per sirnile costringimento pub assumere duplice forma; cioe o qiiella dell' azione, o quella della reazione. Distinzione che non fu sufficientemente avvertita in molti Codici (4).

S ha I' enetlo deli' azione quando la violenza procede o dal caso o da un terzo, e l' irlto a cui I'uomo si appiglia per salvarsi dal male che gli sovrasta, dirigesi contro una persona che non era causa del riiale stesso. Eel qual caso, degno di osservazione quantunque piu infrequente, ricorrono solto il punto di vi-

sta della posizioue morale dell' agente uguali termini, (3 devono ricorrere uguali principii come nell' altro.

Si ha l' effetlo della veazio~tequando per liberarci tial pericolo imminente respingiamo quell' isresso clie a noi lo minaccia, e pel bisogno della difesa nostra non ci limitiaino alla semplice repulsa dell' attacco, ma procediamo ancora alla offesa dell' aggressore.

In entrambo i casi vi i: concorso di voloi~ti~., perche anc.he il coadlo ottole, e si determina con escrcizio libero della sua attiviti psicologica a scegliere il male altrui prima che il proprio. Ma pure cessa la imputabilit si dell' ~ z i o n ecome della reazione, quantunque in loro si configuri un faltu rnaterialaiente contrario alla legge, purd~Eriel timore che ci ha spinto ad agire o reagire ricorrano gli estremi di quello clie i criminalisti appellano moderarne! dell' incolpata tut e l a , o con formula piii completa, necessitic.

I1 fondamento di fatto di questa scriminazione b il tiaiore: il timore presuppone sempre 1' aspetto di un mole non ancora patito.

Ii fondamento giuridico della scriniinazione, non i! ineramente la collisione degli ufficii, ne la perturbazione dell' animo. Questi principii per quanto veri, non sarebbero a solo suacienti a render ragione in ~ u t l i i csi della le$ittimit& della difesa privata (1).
(1) Vedasi il iuio discorso sulla tlfesu pirbhlicn e prii11 firie. f Opuscoli uol: 1, opusc. 1 ) L' argomerito dellii logittlmitii della dilesa privata ha occupar0 tal numero

Wttr

di scrittori che tentarne una corupleta bibliografia richiede-

rebbe uii volume. Teologi, moralisti, pii1)bIicicti , e criminalisti ne hanno latarnente discorso, I1 concetlo giliridico della conzione fu esattamente riassunto anche da G i u l i a n i isliruzioni di diritto criminale vol. 1 , pog. 184 e segg. ; tlol, 2,pay. 290 e 310, e d i z . 1856. 21a il chiarissimo Gi 111 i a n i f p q . 185 ) censura C n r m i g n a n i per on concetto che veramente il nostro maestro non ebbe. Egli equivoca sul primo requisito dettato dal C a r m i g n a u i , per non avere avvertito al carattere corsivo :C a r m i gn a n l non pose in corsivo la parola impendeat , come G i u l i a n i suppone nella sua critica : ma la parola timor. La enumerazione del Pwfeijsare pisado B viziosa perohk distingue i1 soggelto dal predicato, e i3 quasi di quollo un predicato distinto, c-rrore che poaoia emend nella sua T c o r l u :ma non B uern che egli cadesse nel pleonasino acsrirdo di fare della presenza B della if)nibincnzn due requisiti distinti.

I1 fondamento costante di tale IegittimitA 4 Ia cessazione del diritto di punire nella societh. Il gius di punire iiell' autoriti sociale emana dalla 1g0 e eterna e , dell' ordine, che esige si dia al precetto morale una pronta ed efficace sanzione, 1s quale completi la legge naturale col guarentire validamente quei diritti che essa comprte, ed alla umaniti impotente a difendersi dai malvagi con le forze private, col soc.correre mediante la difesa pubblica. Ammesso questo postuiato , bisogna per forza logica dedurne che quando la difesa privata pot8 essere eBcace, mentre era iileffioace la difesa pubblica, quella ha ripreso il suo diritto e qiicsta lo ha perduto. Il proverbio volgare necessittr

i72012

kn legge - riassume il concetto filosofico di qtlesta teoria meglio assai che no1 facciano tante formule studiate dai pubblicisti,

Con l' imporre clie 1' innocente si lasci uccidere, si imporrebbe rin disordine, e si anderebbe cosi a ritroso della legge di natura che 6 la unica base del giuro penale umano. Che se vi B disordine anche nella strage di un altro innocente, la pariti dei disordini toglie sempre il diritto di punire, facendone cessare la causa.

La diriments della coaaio?ae rion si misura dunqiie sulIa perdita, o sulla pwseueranza dei diritti di colui che fu vittima deli' azione o della reazione coatta. Si guarda tutta onel coatto medesimo, e si misura dalla sua posizione (i).
(1) Cosi diviene indifferente i ~ d calcolo della coazione la iiinocenza della vittima, giusta il celebre esernpio di Ba c o n e riferito da R l a lista n e confne?dn?*ies book. 1, rllap. 14.

di molti pubblicisti desumere il diritto di difendersi nel)' aggredito dalla supposta perdita del diritto alla vita nell' aggressore. La forza escusante della coazione si deve cercare nell' aggredito,

Fu un errore

non neli' aggressore, o nella vittima del fatto: leg. 2 C. ad Ieg. Cornel. de sicar,

Con tali principii (e non con l' asserta cessazione del diritto di proprieti) si legittima anche il furto commesso per necessiti di fame. La legge dell' ordine non pu preferire il male irreparabile della morte di un uomo, al male reparabile della offesa proprieta : essa legge di conser~~azione vedasi g. 2040 nota). (

Ora perchb al tiuiore .si accordi questo poleiite effetto di rendere legittimo un alto violatore dei diritti altrui e materialmente cotitrario alla legge, it in tutti i casi iiecessario per regola assoluta, che nei mille friinacciato si trovino questi tre requisiti - 4.0 ingiusliain - 2.O gralililtl 3.0 inecitaliilitu.

in due casi

1.O INGIUSTO Manca il requisito della itlgiustizia 1.0 quando il male minacciato lo sia

con tutta legittirnita, come lo 12 nel caso del conllarinato a morte che per salvarsi uccida il carueflce o il carceriere, o di colui che respinge la forza quando lo arresta: M o r i a journal du droit crimine1 n. 7935 %.O quando sebbene il male che si minaccia ecceda i limiti della legittimiti, vi fu ingiustizia per parte del

--

minacciato; come nel caso del ladro o rlell' adultero, che sorpreso e minacciato nella vita dal padrone o dal marito, lo uccida; nel caso dell' eccitatore ilolla rissa; ed in una parola in tutti i conflitti nei quali il pericolo in cui mi sono trovato abbia avuto occasiono da iin fatto mio ripro~evole.

4.' GRAVE La graviti del male non deve cercarsi nell' assoluta verit, che pub essere riniasta occulta all' aggredito; ma nella ragiotzuta opinione deiI' aggredito rii~,desirno.

Si considera coine graue il male che minaccia la oila, le me?illiru, e la. pudicizicc (1) : non quello che attacca la roba: n& quello che lede la fuma; tranne

rimpetto ad iina reazione correlaclz~a. sebbene il comE rnento officiale (le1 codice Bavaro (art. 1.29 nota 1); il codice di Assia IEarmstadt, o il codice Austriaco, ammettano come causa divimcnte la difesa della propriet, la coiarine dei dottori e dei legislatori le accordano soltanto una efficacia ~~~i9zoranle, bs t& che sua ragione nella giustizia dell' atretto motore: ma nori rnsi, quando isolata, le accordano forza scriminatcice. C a r m i g ti a n i ha riclatlo con molta esattezza scientifica il criterio della gravit del male alla sua i r e yarubilita (Teoria delle leggi della sicurezza sociale 001. 9, pccg. 233): C questa it la forrnula piii vera

- i7a cosi teoricamente come praticamente. Vedasi O r t o l a n lenlel~ts d% droit pdnal 11. 422.
(1) Della valutnbilit del moderanie contro un attacco alla plidicizio ricorda notevole esempio C h a r o n d a s re'ponseo rltc droir f r ~ i a c a i s n. 188, png. 323,

Del rimanente 6 grave il male per 1' effetto di che si ragiona, tanto se sovrasta a ?zoi sfessi, quanto se sovrasli ad altro uomo sebbene a noi non congiunto di sangue, purchi innocente, ingiustamente aggredito, e inipotente a salvarsi. Legittimando la difesa propria e non 1' altrui, si santifica l' egoismo e si proscrive la cariti. Un codice cristiano non pub essere piu disumano delle leggi degli idolatri. Rinnegare (nel coricorso dei debiti requisiti) la legitliuiit della difesa a l m i , 4 lo stesso che rinnegare il Vangelo: T r e l) u l i e n cozsrs de droit crinainel vol. b ,pag. 160 Or t o l a n Wdments du droit pdnal n. 432 G iul i a n i islftuzio.t~i vol. 2, pag. 3 10,

I,a legge di natura, dJla quale emana il diritlo di pu~irendla societi, non puO conbradiro alla legge di natura che impone 1 assistenza dei nostri simili. Proi' bire ai cittadini di correre al soccorsa di un inaocsnta aggredito non i: difendere i dirilti dell' uomo, ma Ic

sue prepotenze; noa e un servire all' ordine ma al disordine (1).


(1) Fu erronea la vecchia formula tante volte ripetuta che il timore dovesse essere tale q u i ccldat .in vinan coslnntenk. Questa formula pericolosa nella sua applicazione, peroiib porte a contemplare il timore sotto un punto di vista astratto mentre per glustizia deve calcolarsi subicttivumente. Quando 1' uomo contro cui si dirigevn la minaccia non era 1' ztoalo intrepido ma pusilanime , voi Io punite noti pecche reo o ,t?&nZvuyio peroh8 B di natura pztsilla~bime. ma Cosa importa cercare se altri avrebbe o no temuto ncl caso mio, quando consta cho io temolti, che ~ b b icausa non del tutto irragionevole di temere, e che agii nella coscienza di far cosa legittima !

5. 302.

3.O INEVITAB~L~ Certamente se al male che ci minaccia potevamo soltrarci altrimenti che col violare la legge, la violazione deva rimanere imputabile ; perchS ' arbitrio delt' agente non era pi ristretto fra la scelta di due mali ugualmente gravi; e la legge del1' ordine poteva essere osservata, purchS egli eleggesse il mezzo innocente col quale avrebbe evitato e iI danno proprio e l' altrui.

Sottrarsi altrimetzti dal male clic ci ti minacciato si pub , o con previsioni ~tnleriori,o con provvedimenti szcccessiui , o con ripari cotzcomitu~~ii. Perci6 la inevitubilitic nel pericolo che indusse ad agire o reagire, si dcsume da tre criterii distinti 4 0 che sia improv. vi.so - 2.O che sia presente 3.O che sia assoluto.

Primo criterio della inevitabilitA - pericolo improvviso, Se era previsto, vi fu colpa nell' affrontarlo ed
esporsi al cimento o di patir morte o di darla. La necessita. in cui ci trovammo ebbe causa da noi stessi, e questa eleggemmo uelln pienezza del nostro libero arbitrio.

S.

30%.

Per altro a far cessare questo criterio si esige clie la previsione sia certa; non basta che fosse sagn e di mero sospetto, qual quella del viaggiatore che prevederido un assalto di malaridrini, si b munilo

d' armi per respingerli.

Secorado criterio che sia presente. Se era passuto, fu un sentimento di veridelta che ci spjnso ad agire, e non corrono i termini della difesa. 60 era ~ ~ G L I C T O , poteva nell' jntervallo rjpararsi altrimenti,

Tsrxo criletio che sia assoluto. Cio che nel rnomento stesso del pericolo non possa questo declinarsi con allri mezzi innocenti. Tali mezzi si riducono alla preghiera, alla acclamaxirino ,alla fuyn.

Ma ouile possa a, chi invoca la necessiti della difesa farsi fondato rimprovero perchb non si apprese alla preglliera, all' acclan~azioiie,o alla fuga ( i ) , si esigono due condizioni. La prima che questi mezzi fossero in realtic ufili; cioh efficaci alla salvezza. La seconda che di tale utilit potesse istitlri~leil calcolo lo stesso aggredito.
(1) In proposito della hycc sono grandi Io tlivergerize f1.d gli ~ c r i t t ~ si moderni che antichi: i qiioli :ilidarono nciie r piU sottili, e spesso irragionevoli, o pi2i spesso ridicole distinzioni, per decidere se colui che aveva ucciso j~otentlo fityyire senz'a pericolu, meritasse o no di essere in~pulato. ingegnosa k la conciliazione che tent di questa discortlia 1' esinlio T r e b 1. t i e n vol. 1 png. 151, 1553. ,

Sarebbe ingiustizia rimproverargli di non aver falto cosa o che era vana a salvarlo, o clelIa qttale ei non poteva cooscere la utilitit. 1 moderarne deve sempre 1 inisi~rarsisecondo le rngionevoli opinioni di colni clie si vide rniliaccialo della vita; non socondo ci che con fredilo calcolo e maturo esame si couosciuto dal giudice. Se l' errore fu grossolano ed inescusabile vi sari precipitazioce e imprudenza; se fu una credulith ragionata c scusabile, w n vi 6 neppure colpa. Ma in ambo i casi colui clio errb nel calcolare il pericolo, ed i rnezzi della propria saIvezza, agi con la coscienza
12

(li fare atto legittimo; e non pub rimproverarglisi dolo giammai. 5. 310.

La deficienza del requisito deIla gravit e della ineuilabilitk del pericolo fa sorgere il cos detto eccesso di difesa; nel quale piu spesso si ravvisano i caratteri della colpa, che quelli del dolo: e se nei gravi delitti non dirirne, deve perb notlibilmente diminuire la imputazione. Ma nou perdasi di vista la distinzione tra eccesso di difesa clie sempre configura il dolo, e eccesso di modeial~ze ( o come altri dice, difetto uel moderarne) che sempre configura la colpa: r, pu anche tal volta lasciarsi impilnito (I). Cosi il Codice prussiano (sanzionato il i 4 aprile, e attuato il 1.O luglio 9881 ) al S. I I secondo alinea, parifea agli effetti della esonerazione la legittima difesa e i' eccesso. filitissirna disposizione, ed accettabile, purch si referisca al clifeilo ( o occesso) nel moderarne, perchb jn t31 senso ha salda base sull' anzidello principio della rescazione del dolo. Colui che illuso sulla gravilit e sutl' irievitabiEi/h del proprio pericolo, irccide o ferisce, non ha la volonrh, non ha la coscietzza di delinguere. Egli non b dunque assolritamcntc in dolo. Gli si pub riaiproverare un errorc di calcolo, una precipitazione; e cos. i termini di un:t ciilpa. >la sc si avverte che I' aspetto di un pericolo irriniiriente nuri lascia facolti di ragionare ctie ad uumini (li slraordirraria presenza di spirito, si comprende che cotestn precipitazione, e il conseguilone errore (li gi~ulizio,k un effetto inovilabilc della umana tiatura: efktto (in. cui

- i79 solo pochissimi andrebbero esenti in circostanze analoghe; cio nella circostanza di una perturbazione cngionatu dal terrore.
(I) Qiicsta distinzione si esorna dal C a rm i g n a n i elcnienla S. 970 in notcr ;e dal G i ti1 i a u i vol. 2, pag, 295.

Evvi una coaciotze che dicesi ivjpropriu. Questa si ha quando senza veruna minaccia di un male corporeo iminiriente, 1' uomo si inctusse n1 delitto per obbedire al comando di allra persona, che sopra di lui esercitava uri' nutarilb.

Tale autoribit pub essere o domestica, o gernrchica, o pole'iica. Subiezione domestica C quclla che si riscorrlra nella donna, nel figlio, nel servo, verso il marito, il padre, o il padrone, che abbia loro comandalo un delitb. g. 3.13.
Subiezione gerarchica B qiiella che consiste in un rapporto di respettiva superioritj. e dipeuderiza, nascente da un ordine particolaro di ufficii o Funzioni, specialniente d' indole pubblica. Tale i: quella che lega il solilato al capitano, il cherico n1 vescovo, il rariceliiere al giudice, e simili.

Subiezioue politica t! quella clie lega il suddito al principe, e in generale verso il governo dello Stato.

Regola generale t! che il 9neto purnmeute reverelzziale non esclude la imputazione. PuB leggermente diminuirla; ma 11oichB la mcra reverenza ed ossequio non toglie la coscienza del proprio rrial fare, n6 1' arbilrio di eleggere, rimangono i caratteri del dolo o la respoiisabilitJ del delitto commesso ( i).
(l) In questo senso 6 costante 1s giurisprudenza francese: ellide g r t . 64, n. 204 ct stciw. La pratica italiana peraltro poichb ammette in genere che una gagliarclii istigazione ricevuta da :iltri possa ~altitai'siconio leggermente rriinoraiite delta imputazione, B ben naturale che applichi con pi larghezza questa regola quando la isLigaaioric part da persona che aveva una certa autoritu niorale sopra lo agente.

B l a n c h e deilai8nlc

Laonds la subieziono domestica, se gu6 talvolta minorare la imputazione, non puo mai farla cessare. La subiazione politica dlrime la imputaziona quando distrugge la crintinosil doll' atto; come nel caso della legge emanata dal governo di fatlo. La subiezione gerarchica non i! dl ordiriario che uoa wrinorante, e

- i81 solo assunie il carattere di dirimelzle quando tolse 1 ioscienza dclla; cri~~zinosila atto : come avvien dell' nel caso in cui il superiore comandi per fine illecit una cosa che era nelle sue attribuzioni di comandare sicch 1' agente creda di far cosa lecita. In questi ter ruini la dirimente dipendo piu daile condizioni ileli' i ~ r tellstto, che da quelle della cololzlit dell' agente. Il re sponsahile del deli~toin tali casi 6 colui che comanda l' altro DO5 che un cieco e materiale strornentr clie agisce senza coscienza di violare la legge; ed a quale non si pu far debito di sindacare gli ordini del suo superiore. Egli scevro da dolo: la sua azione materiale si compenetra. nel dolo di chi si valse del1' opera sua; ed a costui si riferiscono enlrambo le forzo dei deIitto avvenuto.

Per attribuire ad ogni delinquenza la sua giilsta misura, gli affotti cbe mossero a violare la, legga non vogIiono esser guardati n& nzorul?nente, ni! politica?tzenre, ma psicologicantente.

Le passioni sono certvncnle la unica sorgente dellr! azioni malvagie; e il inoralistili dio scorge in loro tiri

rovesciamento della gerarchia divina dell' anima sul corpo, bisogua che le guardi come il nemico a cui deve far guerra. Ma il criminalista che trova un elemento costitutivo della essenza del delitto nella forza morale (la qi~ale la sua causa nell' animo dell' agenha te, ed il suo risultzto neli' animo dei cittadini spettalari del delitto) guarda le passioni con occhio diverso. L a violeoza esercitata suUa volontk dell' agente anche da una potenza meramente inlerna , sebbene viziosa, produce i' irrecusabile effetto di minorare la forza morale dal delitto nel suo elemento col diminuire la spontaneitb della detertninaziono. Alla minorazione soggettiva di questa forza risponde la minorazione oggettiva della medasima. Dunque per logica deduzione dei principii che regolano la essenza e la misura del malefizio, il criminalista trova nel delitto commesso al seguito di quell' impulso violento, una minore graviti morale ed una minore gravil politica. Deve dunque per giustizia attribuirgli un peso minore.

Se il criterio dslla quantit$ dei delilti si deuumessc dalla violazione del dovere, sarebbe conlradittorio trovare una degradante nell' ira; anzi 1 ira dovrebbe au' nientarne la quantit. Ed 6 una contradizione che una circostanza la quale aumenla la qwntitb di un delitto nel suo generB, lo degradi nella specialil individuale in cui essa ricorre piu energica. L' irato che ferisce viola due doveri : uno coli' adirarsi, i' altro col ferire. Ma perche al priuio dovere non corrisponde un d i -

- 183 ritto io altri, cosi non reprignn che 1' ira, bench8 violi un dovere morale, non aumenti la quantiti, e modifihi invece il grado del delitto. Se il criterio della quantiti dei delitti si cercasse nella spinta, questa b per certo maggiore quanto piu energico b l' affetto impellente alla determinazione criminosa. filisurata invece la quantiti del rlelitto sul criterio delle sue forze oggettivamente guardate, niente repugia; ed anzi i! coerente al priricipio che dove trovasi in una specialiti intlividuale urla degradazione della forza morale soggeltiva se ne degradi la imputazione, appunto perch alla miaor forza morale soggettiva risponde sempre una minor forza morale oggettiva. bensi vero che se il dolo si ravvisasse nella cosaienza, non potrebbe trovarsi negli affetti una degradazione di dolo. E cosi non potrebbe dirsi che nel. delitto commesso sotto 1' inipeto degli affetti vi 8 una minarazione di forza moraIe. Cib appunto condusse lo S c h r o e t e r fra i moderni, ed altri, a bandire come inaccettabile Ia dislinzione fra dolo d' impeto e dolo di proposito, essondo~hi: la coscianza di violare la legge sia ugualc! cosi riell' ira come fuori dell' ira. Na anche di questo mostrammo altrove (9. 69) la erroneit. Sicch per noi non pub esser dubbio sull' animissione della degradante in ragione dell' impeto degli afletti , perche coerente alle nozioni delle forze coslitrienti il delitto, coerente aila defiilizione clel dolo, coerenle al criterio assuulo come misuratare della quantiti politica ilsi reati. Cos i principii si coadiuvano e si coorilinano; lo che B il sornrno criterio della loro veritk