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Di Nicola Palilla nicolapalilla@libero.it http://nicolapalilla.blog.post.com http://perunanuovarepubblica.blog.spot.

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Della dualit ragione/indole e dei tipi umani


1. Tra le specie animali esiste una distinzione tra uomini e mere bestie molto pi difficile a riscontrarsi di quanto sembri. A mio giudizio, la differenza soltanto pratica e risiede nella superiore capacit fisica e d'adattamento dei primi, dovuta alla postura eretta, al pollice prensile e alla crescente capacit di comunicare. Non penso, invece, che la distinzione possa farsi su base razionale o morale, in quanto le bestie dimostrano di sapere imparare le regole della convivenza civile, se ammaestrate. Le specie pi facilmente ammaestrabili sono, evidentemente, pi intelligenti delle altre. Al contrario, non pochi uomini si comportano similmente alle bestie, anche nelle forme pi avanzate e complesse di societ umane. 2. L'intelligenza dimostrata dalla capacit di saper agire per la propria autoconservazione e per la perpetuazione della specie. In questo senso, tutti gli animali comprese le mere bestie sono intelligenti. 3. Il comportamento intelligente non scaturisce necessariamente da quell'attivit cerebrale che chiamiamo pensiero, altrimenti non si spiegherebbe l'intelligenza dei vegetali. Senza l'intelligenza non si spiegherebbe nemmeno l'evoluzione, giacch lo sviluppo di una funzione fisiologica o di una forma non necessaria ad un uso specifico non potrebbe avvenire. A meno che l'evoluzione non sia un caso inteso nella maniera pi nuda possibile. 4. L'evoluzione non necessita di una guida intelligente, essendo alle specie sufficiente il bisogno di agire per la sopravvivenza e di adattarsi in un qualunque modo. Inoltre, se le specie esistono perch, evidentemente, non possono non esistere. Ci non nel senso di una necessit morale, bens in quello della meccanica derivante dall'esistenza di leggi fisiche e chimiche fin dall'origine del tempo. Da dove e quando abbia avuto inizio il tempo non affare che mi interessi e che io, in quanto uomo, potr mai sapere. 5. Per necessit morale intendo riferirmi al fatto che una cosa esiste e non pu non esistere, un fatto avviene e non pu non avvenire, un fenomeno ha luogo e non pu non avere luogo in ragione di una qualche intelligenza trascendente, sopra-umana o di uno Spirito, di un Assoluto, di un Disegno o di una qualunque entit metafisica imperscrutabile. Io nego l'esistenza di tale necessit. 6. Ogni azione manifestazione di intelligenza. Nelle specie pi complesse, ogni azione pu sottendere un pensiero. La qualit del pensiero, e forse la sua consapevolezza, aumentano

all'aumentare della complessit della specie. Penso che nessuno possa dubitare del fatto che un cane o un animale predatore sia in grado di pensare. 7. I cervelli pi complessi degli animali sono in grado di pensare in modo viepi complesso. Essendo l'animale pi complesso, l'uomo dotato dell'intelligenza pi complessa e completa. Non so dire con certezza per le bestie, ma l'uomo ha sicuramente la capacit di pensare e di essere consapevole del proprio pensiero. Ci nonostante, non sempre gli uomini pensano prima di parlare o di agire; semmai, prima agiscono e poi cercano una giustificazione razionale. 8. Nel suo agire, l'individuo umano asseconda due pulsioni, usualmente denominate ragione e istinto. Decrescendo la complessit cerebrale, l'istinto sempre pi condizionante rispetto alla ragione, la quale probabilmente si annulla negli stadi pi bassi dell'evoluzione. 9. L'istinto una forma d'intelligenza, bench non sia razionale. Si potr concludere che l'uomo si distingue dalla mera bestia perch, tra tutte le specie, ha la maggiore razionalit possibile e non perch dispone della ragione in via esclusiva (come sostengono in tanti). 10. Affermare che gli animali non abbiano l'anima un controsenso, giacch animale un termine derivato da anima. L'anima, dunque, piuttosto che essere una sostanza eterea, infinita, trascendente o una non-materia a secondo delle diverse scuole di pensiero, semplicemente la facolt di un corpo di muoversi, di essere animato. Un sasso non un animale perch non si muove. Ci a cui ci riferiamo quando parliamo di anima, di conseguenza, un'altra cosa. E, forse, in tal modo si spiega perch taluni ritengono che non tutti gli uomini abbiano un'anima (intendendo quell'altra cosa). Dell'esistenza di quest'altra cosa non mi interesso perch, in quanto uomo, non ho mezzi per dimostrarne l'esistenza o l'inesistenza. 11. In conseguenza del fatto che agli stadi pi bassi dell'evoluzione corrisponde un difetto di razionalit, definisco primitive le caratteristiche dell'uomo che assecondano maggiormente l'istinto. In conseguenza del fatto che agli stadi pi alti dell'evoluzione corrisponde un grado maggiore e pi consapevole di razionalit, definisco progressive le caratteristiche dell'uomo che assecondano maggiormente la ragione. 12. In conseguenza del fatto che l'istinto una forma d'intelligenza da s bastante ai fini dell'autoconservazione dell'individuo e della perpetuazione della specie, definisco primitive le caratteristiche istintive che cercano la prima a danno della seconda e progressive quelle che permettono la prima col minore sacrificio possibile della seconda. 13. Gli individui umani possono essere classificati lungo un asse avente come estremi i progressivi in cui i caratteri progressivi sono massimi e i primitivi in cui i caratteri primitivi sono massimi. Essendo detti estremi puramente teorici, gli uomini e le donne

possono solo tendere verso il tipo progressivo o verso il tipo primitivo (per semplicit continuer a chiamarli progressivi e primitivi, senza farli precedere dall'avverbio tendenzialmente). La gran parte di noi, per, si trova nel mezzo ed evidenzia una combinazione dei due caratteri. In ragione di ci, siamo prevalentemente opportunisti o frustrati. 14. Possiamo chiamare indole il modo d'essere dell'individuo secondo l'istinto. Chiamiamo morale il complesso delle regole razionali che l'individuo impara e pratica in societ. Seguendo la morale, l'individuo pu talvolta sentire la sua ragione divergere dalla sua indole. 15. Le combinazioni tra caratteri progressivi e primitivi riguardano la ragione e l'istinto. I tipi progressivi evidenziano caratteri progressivi sia nella ragione che nell'istinto. Analogamente, i tipi primitivi evidenziano caratteri primitivi sia nella ragione che nell'istinto. 16. Le caratteristiche progressive rendono l'individuo incline alla cooperazione, all'altruismo, alla compassione, alla piet. L'individuo progressivo entusiasta, sincero, disponibile, disposto al sacrificio, a riconoscere i meriti altrui, alla suddivisione della ricchezza, alla pace. Per le sue caratteristiche l'individuo primitivo incline alla competizione, all'egoismo, all'indifferenza, alla crudelt, al vizio. L'individuo primitivo non mai disinteressato ed bramoso di ricchezze e di potere; sleale, cinico, avaro, iniquo, bellicoso. 17. L'opportunista l'individuo con un'indole tendenzialmente progressiva che, per ragioni d'opportunit, piega detta indole a talune primitivit della sua ragione. Il frustrato ha una ragione fortemente progressiva avendo egli acquisito i precetti morali ad un elevato livello ma contrapposta ad un'indole tendenzialmente primitiva, cos da essere costretto a vivere costantemente dilaniato da un insanabile conflitto interiore. Entrambi i tipi elaborano, per mezzo della ragione, giustificazioni per non sentirsi in colpa o in difetto verso gli altri. Tuttavia, il frustrato non riesce a trovare appagamento. In termini pratici: l'opportunista il peccatore che del suo peccato sa farsi una ragione; il frustrato non un primitivo solo perch stato educato fin troppo bene. Queste classificazioni si riferiscono ad atteggiamenti ordinari degli individui, quelli che ne strutturano la personalit: assolutamente ovvio, infatti, che a tutti noi capiti di essere opportunista o frustrato secondo le circostanze. La frustrazione che talvolta si prova dopo essersi comportati opportunisticamente non lo stato di frustrazione abituale a cui mi riferisco nel definire il tipo frustrato. 18. Generalmente, sono esemplificazioni contemporanee del tipo frustrato gli emo, i gay non dichiarati e repressi, i transgender (prima della loro accettazione e del loro cambiamento), i nevrotici, gli ossessi compulsivi, i paranoici, gli alcolisti, i tossicodipendenti. 19. Poich nei progressivi e nei primitivi ragione e indole tendono dalla stessa parte, negli

individui opportunisti e in quelli frustrati che le due facolt si combinano in modo apprezzabile. Una ragione poco educata secondo le forme delle societ pu infatti piegare l'indole dell'opportunista fin al punto da fargli fare ci che considerato male. Quanto pi tali comportamenti e pensieri si ripetono sistematicamente, tanto pi l'individui regredisce verso il primitivismo. Al contrario, una ragione analogamente bene educata, pu condurre l'individuo su di un percorso virtuoso che gli far evolvere i tratti pi progrediti. In tal senso, l'istruzione assume una grandissima importanza, purch lo studio non sia un semplice e formale apprendimento meccanico e mnemonico, ma qualcosa di pi intimo. Per contrastare una ragione tendenzialmente primitiva, invece, bisogna fare leva sulla bont dell'indole attraverso lo sviluppo di quella che viene chiamata intelligenza emotiva. Nel primo caso, sar comunque necessario evitare fenomeni di rigetto dell'educazione, che potrebbero generare un individuo frustrato. Nel secondo, l'educazione dell'indole dovrebbe passare, ad esempio, per l'arte, la musica, il volontariato. 20. L'amore il sentimento di simpatia per la propria specie. Coloro che sono capaci di amare anche individui di specie diverse, manifestano caratteristiche chiaramente progressive. Nondimeno, tanti amano gli animali per fuggire dagli uomini, il che non piuttosto regressivo. 21. Siamo governati da individui primitivi. La gran parte degli uomini di potere costituita da primitivi.

Della dualit realt/verit e dei tipi sociali


1. La vita degli uomini si svolge ordinatamente in comunit. L'esistenza di una comunit e delle sue regole genera il concetto di societ. La societ si origina quando l'uomo si emancipa dalla condizione della mera bestia mediante la creazione dei concetti di bene e male, giusto e sbagliato, vero e falso. Saggi gli antichi che dissero Ubi ius, ibi societas... o qualcosa del genere! 2. Si osserva facilmente, anche tra le bestie, che qualunque forma di vita comunitaria comporta un'organizzazione sociale con differenziazione e divisione dei ruoli. Bench tutti i ruoli siano stati istituiti per fronteggiare una necessit organizzativa ergo, un bisogno sociale e siano sul piano logico di valore eguale, si stabilisce sempre e comunque una gerarchia tra gli individui, secondo i rispettivi ruoli. 3. Poich l'uomo ha la chiara percezione della sua precariet esistenziale, egli ha sempre finito con l'attribuire una grande considerazione ai membri della societ che, su questo fronte, sapevano in qualche modo rassicurarlo. Questo probabilmente il motivo per cui i guerrieri e i sacerdoti hanno sempre goduto di maggiore considerazione, bench non facciano nulla di

costruttivo, ossia non coltivano e non raccolgono, non pescano, non cacciano, non costruiscono case, non realizzano oggetti, non fanno invenzioni (purch queste attivit non siano strettamente strumentali alla loro attribuzioni). Nelle prime e poco evolute societ umane l'affermazione di rappresentazioni magico/religiose (pi magiche che religiose, in verit) ha messo in evidenza gli individui che sapevano confrontarsi con le forze della natura, considerate alla stregua di entit con cui l'uomo poteva entrare in contatto, mitigandole o addomesticandole. I primi cacciatori/guerrieri furono senz'altro portati in vetta alla gerarchia sociale per effetto della loro capacit e del loro coraggio nello sfidare tale forze specie quando venivano identificate in un animale. I sacerdoti, invece, accrebbero la loro importanza perch conoscevano il codice per mezzo del quale parlare a queste forze e domarle. 4. A lungo, anche se nel frattempo le rappresentazioni razionali cominciavano a sostituire quelle magico/religiose, la gerarchia sociale ha visto al suo vertice chi deteneva la forza e chi la conoscenza del soprannaturale. Queste cose costituivano il potere politico. Per potere politico intendo la capacit/possibilit di una minoranza di determinare gli obiettivi dell'organizzazione sociale e la scelta dei mezzi per il loro raggiungimento. In tal senso, si costituisce un poter politico ovunque gli uomini si debbano organizzare. All'interno di ciascuna organizzazione possibile che si costituiscano altre organizzazioni pi piccole, in conseguenza della divisione dei ruoli. In ciascuna di queste organizzazioni pi piccole si costituir sempre una minoranza con potere politico. 5. Oggi il potere politico non pi legato strettamente alla forza, n alla conoscenza del soprannaturale. Diversamente che in passato e molti dissentiranno l'esercizio del potere oggi solo genericamente legato all'esercizio della forza. Negli ordinamenti attuali la forza si misura in termini di voti, in quanto la guerra combattuta per il potere stata sostituita da una guerra indolore, in cui a rivaleggiarsi non sono pi gli eserciti armati al comando di un generale, bens eserciti di elettori al comando di un partito. Un'altra considerazione concernente i partiti politici d'opposizione: in quanto esclusi dalla funzione di governo, non hanno il controllo delle forze armate e dell'ordine; nondimeno non pu negarsi che tali persone abbiano comunque un qualche e notevole potere politico. Allo stesso modo non pu pi dirsi che la Conoscenza conferisca potere come in passato, in quanto il sapere oggi richiesto ed apprezzato ha natura tecnica. 6. La conoscenza tecnica indispensabile per il potere politico e al tempo stesso ne anche l'origine. Attualmente il potere politico si esplica sopratutto all'interno dello Stato. Lo Stato un complesso enorme di apparati, regolati da norme proprie e progettati per il raggiungimento di un interesse specifico. La conoscenza tecnica degli apparati e delle norme

che li regolano indispensabile per il loro corretto funzionamento. Non un caso che oggi la complessit delle burocrazie e delle tecnologie richieda il possesso dei requisiti di studio e professionali un tempo non richiesti. In pratica, questo spiega il perch le amministrazioni pubbliche e le imprese private facciano sempre pi richiesta di buoni laureati con esperienza. Ci vero anche per la carriera militare, la quale oramai fatta esclusivamente da professionisti e non pi da refrattari ed impreparati soldatucci di leva. 7. Competenza il nome che do alla conoscenza tecnica. Seguito il nome con cui indico la forza politica di una persona o di un'organizzazione. 8. Il seguito ha natura differente a seconda di cosa lo generi. In questo senso condivido i concetti webberiani di a) potere meramente politico, b) potere sociale e c) potere ideologico/culturale, nonch il discorso relativo alle forme di legittimazione del potere 1) legale-razionale, 2) tradizionale e 3) carismatica. Detto in termini non webberiani e pratici, il potere politico quello esercitato dall'autorit civile; il potere sociale quello per esempio di chi possiede un'azienda, ha uomini e mezzi alle sue dipendenze e in ragione di ci ha una grande influenza sul territorio; mentre la migliore esemplificazione del potere ideologico/culturale rappresentata dalla religione. Infine, in ogni epoca chi ha potere lo giustifica (ossia, lo legittima) dichiarando di possederlo secondo le regole stabilite (legalit/razionalit) ovvero per diritto di famiglia (tradizione) o ancora per via della sua personalit del tutto eccezionale (carisma). 9. Ogni organizzazione politica ha degli scopi dichiarati, che corrispondono alle esigenze vitali della comunit, e una struttura funzionale a tali obiettivi. Per la divisione e la specializzazione dei ruoli, ciascun membro della comunit si collocher ad un livello della gerarchia sociale, ossia la disposizione verticale delle funzioni in base al grado di considerazione di cui godono presso gli uomini. Ogni individuo si collocher ad un livello secondo le sue competenze ed il suo seguito. 10. Sul piano sociale tutti gli individui possono essere tipizzati in base alle combinazioni tra competenze e seguito. I tipi con scarse competenze e seguito costituiscono gli strati pi bassi della popolazione. Li chiamer misrables o diseredati. Gli individui che possiedono elevati livelli di competenze e di seguito costituiscono l'lite. In mezzo a queste due tipologie si trovano gli inconsapevoli e i falliti. 11. Il tipo misrables o diseredati, che altri prima di me hanno chiamato sottoproletariato urbano o plebaglia, costituito da quegli individui senza particolari competenze e talento, che popolano i quartieri pi disagiati delle citt. Ovviamente, essi non hanno colpa alcuna della loro condizione. Usualmente non hanno un lavoro, in quanto il loro livello di alfabetizzazione molto basso, com' anche la loro formazione professionale. Sono

probabilmente i discendenti di coloro che lasciarono le campagne nei secoli passati per trovare un lavoro in citt, senza tuttavia riuscire a socializzarsi. Sono degli emarginati sociali di cui nemmeno i movimenti socialisti si sono mai presi cura. Conseguentemente, sono costantemente sotto le cure delle chiese e si prestano facilmente a quei piccoli lavoretti che, per il loro carattere di illegalit o immoralit, i committenti non osano fare in proprio. Politicamente parlando sono facilmente utilizzabili tanto dalla destra quanto dalla sinistra. Un esempio pratico fornito dall'enorme numero di parcheggiatori, attacchini, spacciatori, taccheggiatori, abusivi che popolano i quartieri pi mal ridotti della citt di Palermo. Ripeto, essi non hanno colpa alcuna della loro condizione. 12. Le lites sono gli individui che all'interno di un gruppo si posizionano in corrispondenza dei pi alti livelli, grazie alle loro superiori competenze e seguito. La pi importante lite quella al vertice della comunit politica nazionale: questo dovuto al fatto che l'organizzazione politica fondamentale dell'attuale ordine sociale, ossia lo Stato, ha dimensioni nazionali. La nazione una comunit che si ritiene tale (ossia nazione) e che alla sua testa comprende i vertici dello Stato, della finanza, dell'economica, della cultura. Spesso si fa ironia circa la reale competenza delle lites, ma troppo spesso ai pi sfugge quali siano le competenze che un'lite deve avere. Il problema rappresentato dalle lite che loro uso, ad un certo punto, trasformare l'organizzazione sociale da strumento a fine. Ci avviene perch, a lungo andare, provando piacere per la loro supremazia sociale nonch per gli agi che ivi discendono, cominciano a sviarne le attivit e gli scopi per il proprio arricchimento, la propria gloria e magari per favorire la successione dei propri figli e discendenti. Nel lungo periodo, dunque, nell'lite competenza e seguito vanno progressivamente declinando. Solo allora sar possibile la sostituzione di un'lite con un'altra. 13. Mano mano che l'organizzazione si deforma sotto la spinta sviante delle lites, il grado di scollatura tra gli obiettivi ed i valori dichiarati aumenta rispetto a quelli veramente perseguiti. Nel lungo periodo anche gli altri individui smettono di conformarsi ai modelli attesi per emulazione delle classi superiori. La cosa importante da notare che tutti, per, cercano di salvare le apparenze e di sembrare ligi ai modelli comportamentali, ossia alle leggi a alla morale. 14. Chiamo realt la dimensione della vita sociale in cui gli individui si adeguano o si sforzano di adeguarsi alle leggi e alla morale o di apparirvi conformi. Chiamo verit la dimensione della vita sociale in cui gli individui agiscono per i propri scopi al di l delle leggi e della morale, di preferenza lontano dagli occhi dei propri simili. Queste due dimensioni non sono entit metafisiche. Un pratico esempio di dualit realt/verit dato dalla politica che

alterna votazioni, promesse e comizi di giorno, complotti e scambi e cene segrete di notte. 15. I membri delle lites hanno chiaro lo iato esistente tra realt e verit, anzi lo alimentano. I diseredati non conoscono a sufficienza la realt per potersi accorgere dell'esistenza di una verit diversa. In mezzo si trovano gli inconsapevoli e i falliti. 16. Chiamo inconsapevoli coloro i quali si accorgono che le cose non vanno come dovrebbero andare e che nondimeno non si pongono seriamente il problema, in quanto antepongono alla questione dell'ordine sociale le proprie necessit. Essi hanno seguito e competenze discrete, in quanto hanno pochi dubbi nella vita e non si fanno alcun problema a far ricorso all'lite per la risoluzione dei loro problemi. Sono dei pratici. Li chiamo inconsapevoli solo perch ignorano o non problematizzano l'esistenza delle due dimensioni, non perch non sappiano come vivere. Su questo punto, anzi, si basa la loro forza d'animo e la loro capacit di andare sempre avanti. Per quanto riguarda il seguito, per lo meno godono del pieno sostegno dei familiari e degli amici. Per quanto riguarda le competenze, spesso ritengono di averne pi di quante effettivamente ne abbiano. L'inconsapevole anche detto uomo medio (nome scientifico: Homo Moedius). 17. Chiamo falliti coloro che drammaticamente avvertono lo iato esistente tra realt e verit e che, malgrado abbiano le competenze per essere lites, rifiutano di esserlo. In ragione di tale scelta, bench godano dell'ammirazione e del rispetto di molte persone, nel lungo periodo declinano nella considerazione dei simili, in quanto non riescono a concludere un granch nella loro vita. Finiscono derisi dagli inconsapevoli e ci li offende; tuttavia, sanno di non poter reagire in quanto non hanno fatti a supporto della loro millantata superiorit morale ed intellettuale. Molto spesso i falliti hanno un'ambizione superiore alle loro reali competenze. Il loro atteggiamento sociale aliena loro il seguito. L'atteggiamento psicologico pi diffuso tra i falliti il nichilismo, inteso come l'incapacit di legare il proprio Io alla realt. Questo ovvio, perch essi sanno bene che la realt la dimensione fallace. Ci nonostante come detto rifiutano di legarsi alla verit, in tal modo trascinandosi verso il basso. 18. La realt la dimensione fallace dell'esistenza, in cui gli inconsapevoli e i falliti sono sostanzialmente fedeli alle proprie convinzioni morali. Essi saranno, dunque, progressivi, primitivi, opportunisti o frustrati secondo la loro natura. Nella realt le lites per lo pi fingeranno o di sforzeranno di apparire od essere progressivi. 19. La verit la dimensione effettiva dell'esistenza. Date le definizioni dei tipi sociali, solo le lites ne fanno parte. Da qui, essi deformano l'organizzazione sociale per piegarla ai propri fini. nella verit che vengono truccati i concorsi pubblici, le gare d'appalto, le elezioni, le competizioni sportive. nella verit che la politica si lega al malaffare, alle mafie. nella verit che l'lite ha la libert di vivere secondo le proprie naturali inclinazioni, ossia

assecondando le sue tendenze primitive. 20. La gran parte della popolazione costituita da inconsapevoli. 21. Quella che chiamiamo democrazia senz'altro la forma di governo pi evoluta da quando esiste la societ. La formazione di un governo democratico legato al grado di evoluzione degli individui. Conseguentemente, non pu esserci democrazia tra i primitivi e i diseredati. Storicamente, la democrazia si affermata quando gli inconsapevoli sono diventati i pi numerosi. 22. Il capitalismo una forma economica primitiva.