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La Primavera araba e gli scenari energetici: prospettive di policy per lItalia

Ricerca Ispi per il Ministero degli Affari Esteri Novembre 2011

La rilevanza del Mar Caspio come terzo canale di approvvigionamento energetico extra-europeo per lItalia
Carlo Frappi*

* Carlo Frappi Research Fellow dellISPI.

La rilevanza del Mar Caspio 49

1. Introduzione
Da circa un quindicennio, le risorse energetiche dellarea del Mar Caspio sono divenute oggetto di unaccesa competizione internazionale finalizzata alla loro esplorazione, sfruttamento e trasporto. Linstabilit interna dei produttori energetici di Nord Africa e Medio Oriente, la crescente dipendenza dei paesi consumatori da un ristretto numero di fornitori e il progressivo esaurimento delle riserve energetiche del Mare del Nord hanno, infatti, attirato le attenzioni di decisori politici e operatori economici su unarea, quella del Caspio, il cui potenziale energetico risulta ancora in gran parte inesplorato. Nonostante la priorit attribuita dalle giovani repubbliche post-sovietiche allo sviluppo del settore energetico e allattrazione di investimenti e know-how straniero, un complesso intreccio di ostacoli di natura logistica, finanziaria e politica ha ritardato lo sviluppo del potenziale energetico del Caspio. Potenziale che inizia tuttavia oggi a mostrare la propria rilevanza rispetto allesigenza, sempre pi avvertita tanto a livello comunitario quanto nazionale, di tutela della sicurezza energetica, di garantirsi cio un adeguato e sufficientemente stabile approvvigionamento di risorse a prezzi ragionevoli. In questo capitolo si cercher di ricostruire il potenziale produttivo dei paesi dellarea caspica, di valutare il posizionamento delle compagnie energetiche italiane nella regione e tracciare un quadro delle possibilit che il corridoio energetico dal Mar Caspio possa assurgere a terzo canale dapprovvigionamento nazionale extraeuropeo, accanto a quello russo e a quello nordafricano e mediorientale. Ai fini dellanalisi, i paesi produttori presi in considerazione sono lAzerbaigian, sulla sponda occidentale del bacino, e Kazakistan e Turkmenistan su quella orientale. Russia e Iran, che pur affacciandosi sul Mar Caspio a nord e sud, esulano dallanalisi in quanto gi pilastri dei tradizionali canali di approvvigionamento energetico italiano.

2. Il Mar Caspio: attori, riserve e potenzialit


Larea del Caspio e in particolare il territorio dellattuale Repubblica dell'Azerbaigian stata, sin dalla seconda met del XIX secolo, una delle prime regioni eurasiatiche a essere interessata da ambiziosi progetti di sfruttamento petrolifero. Ci nonostante, considerazioni di carattere strategico legate alla vulnerabilit della frontiera caucasica in caso di conflitti e la progressiva scoperta e sfruttamento dei giacimenti nella regione del Volga-Urali e in Siberia, hanno impedito il pieno sviluppo del potenziale energetico dellarea del Caspio nella lunga fase di dominazione sovietica 1 . Al conseguimento dellindipendenza dallUnione Sovietica, nel 1991, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan ereditavano dunque un elevato potenziale di sviluppo del settore energetico, reso tuttavia di difficile sfruttamento a partire da una sfavorevole collocazione geografica, senza sbocco diretto al mare e ai mercati occidentali, e dalla mancanza di una rete infrastrutturale al di fuori di quella russocentrica di derivazione sovietica. La mancanza di capitali da investire nel settore energetico, liniziale ritrosia delle compagnie occidentali
Attorno alla Prima guerra mondiale, la produzione petrolifera nellarea di Baku e di Grozny, in Cecenia, copriva circa il 93% del fabbisogno dellUnione Sovietica. Nel corso della Seconda guerra mondiale, la sola regione di Baku forniva invece oltre i due terzi dei consumi dellUrss. Tale percentuale sarebbe crollata al 3% nel corso degli anni Ottanta. A. MARSHALL, The Caucasus Under Soviet Rule, Routledge, New York, 2010.
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a effettuare investimenti ad alto rischio in unarea caratterizzata da una spiccata conflittualit e, non ultimo, la determinazione russa nel mantenere il monopsonio sullacquisto di idrocarburi dallarea del Caspio hanno contribuito a ritardare lavvio dei progetti regionali di sfruttamento energetico e il parallelo tentativo delle repubbliche caspiche di fondare sui proventi energetici il difficile processo di state building avviato dopo il 1991. Su questo sfondo, e in un quadro di progressiva politicizzazione della competizione per lo sfruttamento e il trasporto degli idrocarburi caspici 2 , le compagnie occidentali hanno sottoscritto i primi accordi di esplorazione e sfruttamento a partire dalla met degli anni Novanta e, favoriti dallaumento dei prezzi degli idrocarburi successivi al 2001, hanno approntato le prime rotte per lesportazione diretta degli idrocarburi verso i mercati occidentali. Il riferimento va, in particolare, alla rotta georgiano-turca per lesportazione del greggio e del gas naturale dallAzerbaigian, lungo la quale sono stati commissionati loleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc) nel 2005, e il gasdotto BakuTbilisi-Erzurum (South Caucasus Pipeline, Scp), nel 2006. Gli investimenti in esplorazione, produzione e trasporto energetici assicurati dai consorzi internazionali hanno dunque stimolato, a partire dalla seconda met degli anni Novanta, il progressivo aumento della produzione di petrolio e gas dellarea.
Figura 1 - Andamento della produzione di petrolio e gas nellarea del Caspio (1990-2010)
Petrolio (in Mb)
2000 1800 1600 1400 1200 1000 800 600 400 200 0
1991 1993 1995 1997 1999 2001 2003 2005 2007 2009 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010

Gas (in Gmc/a)


90 80 70 60 50 40 30 20 10 0
1991 1993 1995 1997 1999 2001 2003 2005 2007 2009 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010

Turkmenistan
Fonte: Dati BP

Kazakistan

Azerbaigian

Nonostante la profonda valenza del Btc e del Scp nello spezzare lisolamento infraNel corso degli anni Novanta, la competizione per laccesso agli idrocarburi del Caspio ha rappresentato solo uno dei diversi piani sui quali si andata giocando la pi ampia partita per la transizione dinfluenza nello spazio meridionale dellex Unione sovietica. Tale partita, che ha visto attivamente coinvolti attori regionali e non (dalla Turchia alla Russia, dagli Stati Uniti allIran, dal Regno Unito alla Cina), ha, non a caso, spinto analisti e commentatori internazionali a richiamare la metafora storica del Grande Gioco di ottocentesca memoria. Per una prospettiva coeva, A. COHEN, The New "Great Game": Oil Politics in the Caucasus and Central Asia, The Heritage Foundation, Backgrounder, n. 1065, January 1996; M. AHRARI - J. BEAL, The New Great Game in Muslim Central Asia, Institute for National Strategic Studies, McNair Paper, n. 47, January 1996.
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strutturale dellAzerbaigian e, in senso pi ampio, dei produttori del Caspio 3 , la capacit delle due infrastrutture 1,2 milioni di barili al giorno (mb/g) di petrolio e 8 miliardi di metri cubi annui (Gmc/a) di gas risulta tuttavia inadeguata rispetto alle riserve provate e al potenziale estrattivo dei produttori dellarea, lasciando ancora aperta la partita infrastrutturale per il trasporto degli idrocarburi caspici (cfr. infra). Tale considerazione, daltra parte, tanto pi rilevante in relazione alla commercializzazione del gas che, a differenza del petrolio di intubazione, ha un trasporto rigido che implica maggior programmazione degli investimenti nella fase di midstream la mancanza dei quali, come gi avvenuto nel caso dei produttori caspici, pu finire per inficiare gli stessi progetti di upstream. Maggior programmazione e maggior disponibilit agli investimenti daltro canto necessaria anche per il trasporto di gas in forma liquefatta, che richiede la predisposizione di impianti di liquefazione e di ri-gassificazione e risulta maggiormente profittevole per volumi di gas elevati e distanze pi ampie. Necessit di maggior programmazione deriva infine dalle caratteristiche proprie delle contrattazioni sul gas che, in assenza di un mercato internazionale di riferimento, avviene sulla base di negoziati bilaterali, che legano produttori e consumatori con accordi di lungo periodo dalle rilevanti ricadute strategiche. Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan possiederebbero congiuntamente riserve provate per circa 48 miliardi di barili (Mldb) di petrolio, pari al 3,4% del totale delle riserve petrolifere mondiali. Tali riserve non sono, daltra parte, uniformemente distribuite tra i tre paesi. La gran parte delle riserve petrolifere dellarea caspica si concentra, infatti, in Kazakistan che, con 39,8 Mldb, si colloca immediatamente dietro la Libia nella classifica mondiale dei detentori di riserve petrolifere e, significativamente, solo dietro alla Federazione russa tra i paesi non appartenenti allOpec (Organization of the Petroleum Exporting Countries) 4 .

Daltra parte, secondo le pi recenti stime dellAgenzia internazionale dellenergia (Aie), le riserve kazake potrebbero raggiungere i 68,9 Mldb di petrolio, mentre quelle totali dei tre produttori caspici i 103 Mldb ovvero il 4,5% circa delle riserve mondiali 5 . Sulla base di queste stime, lo scenario New Policies dellAie, 6 prevede, nei prossimi venti- Va lo ri e sp re ssi in Mld b ; Da ti:BP cinque anni, una netta espansione della produzione di greggio, che porterebbe loutput totale dei tre paesi sino a 5 mb/g dagli attuali 3, con un picco di produzione (5,3 mb/g) attorno al 2025. Inoltre, mentre la produzione azera e turkmena sarebbe destinata a calare dopo il picco della met degli anni Venti, quella
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Disponibilit di riserve petrolifere provate (201 0)* 1 Arabia Saudita 264,5 2 Venezuela 211,2 3 Iran 137,0 4 Iraq 115,0 5 Kuwait 101,5 6 Emirati Arabi 97,8 7 Russia 77,4 8 Libia 46,4 9 K azakistan 39,8 20 Azerbaigian 7,0 44 Turkmenistan 0,6

Sulla rilevanza del Btc per i paesi produttori e di transito degli idrocarburi del Caspio, si veda F. STARR S. CORNELL (a cura di), The Baku-Tbilisi-Ceyhan Pipeline: Oil Window to the West, Central AsiaCaucasus Institute & Silk Road Studies Program, Uppsala, 2005. 4 BP Statistical Review of World Energy, June 2011, p. 6. 5 International Energy Agency (Iea), World Energy Outlook 2010, Oecd-Iea, Paris, 2010, p. 500. 6 Le previsioni dellAgenzia Internazionale dellEnergia si basano su tre approcci differenti basati sulla non variazione delle politiche statali correnti (Base Scenario), sulla piena conformit agli obiettivi di riduzione dei gas serra (450) e su uno intermedio, quello New Policies, basato sui pi ampi impegni e piani di produzione nazionali.

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kazaka dovrebbe mostrare un trend di crescita costante in tutto larco temporale preso in considerazione. In Kazakistan, infatti, sono localizzati due dei tre maxi-giacimenti petroliferi (Tengiz e Kashagan) che, assieme al giacimento azero di Azeri-ChiragGuneshli, assicurerebbero laumento della produzione petrolifera dellarea caspica. I tre giacimenti conterrebbero congiuntamente riserve stimabili fino a 5 Mldb e, mentre quelli di Tengiz e Azeri-Chirag-Guneshli hanno gi iniziato la fase di produzione, quello di Kashagan dovrebbe entrare in produzione nel giro di un anno circa (cfr. infra). Inoltre, in ragione di un livello di consumi petroliferi nazionali che nei tre paesi dovrebbe restare invariato nellarco di tempo preso in considerazione, il maggior livello di output petrolifero sarebbe quasi interamente destinato alle esportazioni. Se il Kazakistan rappresenta il pi rilevante attore caspico nel settore petrolifero, analogo ruolo nel settore del gas Disponibilit di riserve ricoperto dal Turkmenistan. Con riserve provate pari a 8 di gas provate (201 0)* trilioni mc (Tmc) di gas, il Turkmenistan infatti il quarto 1 Russia 44,8 paese al mondo per ampiezza di riserve dopo Russia, Iran 2 Iran 29,6 e Qatar. Mentre i tre paesi dellarea del Caspio posseggono congiuntamente 11 Tmc di gas, pari al 6% delle riserve 3 Qatar 25,3 mondiali provate di gas naturale, Ashgabat, da sola, ne 4 Turkmenistan 8,0 controlla il 4,3% 7 . Inoltre, a fronte degli 11 Tmc di riserve 5 Stati Uniti 7,7 di gas provate, quelle recuperabili ammonterebbero, se6 Arabia Saudita 8,0 condo le stime dellAie, a 21,8 Tmc. Lelevato livello di risorse provate e recuperabili lascia dunque preconizzare 7 Emirati Arabi 6,0 una forte espansione della capacit estrattiva dei paesi 8 Venezuela 5,5 produttori del Caspio, guidata dalla maggior produzione di 9 Nigeria 5,3 gas del Turkmenistan che, dai 42,4 Gmc/a del 2010, rag1 8 K azakistan 1 ,8 giungerebbe i 128 Gmc/a nel 2035. Nello stesso arco temporale, la produzione azera passerebbe dagli attuali 24 Azerbaigian 1 ,3 15,1 a 49 Gmc/a, mentre quella kazaka unica tra le tre a * Va lo ri e sp re ssi in Tmc ; Da ti:BP essere destinata per la quasi totalit al mercato interno da 33,6 a 68 Gmc/a 8 . Bench i volumi di gas prodotti in Kazakistan siano destinati principalmente al consumo interno e associati alla produzione di petrolio, il paese tuttavia gi divenuto esportatore netto di gas e rafforzer nei prossimi anni questa posizione grazie soprattutto allo sfruttamento di Karachaganak, il maggior giacimento gassifero nazionale, al confine con la Russia.

Figura 2 - Comparazione riserve di petrolio e gas provate e recuperabili


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BP Statistical Review of World Energy, June 2011, p. 20. Ibidem, p. 22; Iea (2010), op. cit., p. 524.

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Petrolio (in Mldb)


80 70 60 50 40 30 20 10 0

Gas (in Tmc)


14 12 10 8 6 4 2 0

Kazakistan

Azerbaigian

Turkmenistan

Turkmenistan

Kazakistan

Azerbaigian

Fonte: Dati Bp, International Energy Agency (iea)

A confermare e parzialmente correggere verso lalto le previsioni di crescita venticinquennale della produzione gassifera dellarea caspica hanno contribuito, nel corso del 2011, le nuove valutazioni sulle riserve condotte in Turkmenistan e la scoperta di un rilevante giacimento effettuata in Azerbaigian. In Turkmenistan, la valutazione delle riserve del maxi-giacimento di South Yolatan destinato a essere il principale motore della produzione regionale di gas effettuata dalla societ di consulenza britannica Gaffney, Cline and Associates (GC&A) su commessa governativa, ha confermato le apparentemente gonfiate stime delle autorit di Ashgabat. Se, infatti, gli analisti internazionali tendevano ad attribuire al giacimento riserve comprese tra i 4 e i 14 Tmc, le valutazioni della GC&A hanno innalzato tale stima fino a 20 Tmc, consentendo alle autorit turkmene di fissare gli obiettivi di produzione di gas al 2030 a 230 Gmc/a, contro i 119 previsti dall'Aie 9 . Parallelamente, in Azerbaigian la compagnia francese Total lo scorso settembre ha scoperto un nuovo rilevante giacimento di gas nel blocco offshore di Absheron, nel Mar Caspio. Secondo le prime stime delle autorit azere, il giacimento potrebbe contenere, oltre a diverse migliaia di tonnellate di condensati, fino a 350 Gmc di gas ovvero circa un quarto delle attuali riserve gassifere provate del paese e permettere un incremento delle quantit di gas destinate allesportazione fino a 30 Gmc entro il 2025 10 . Bench quantitativamente pi limitate rispetto alle nuove stime sulle riserve potenziali turkmene, le scoperte effettuate da Total in Azerbaigian potrebbero rivelarsi pi significative da un punto di vista strategico. Unico paese produttore caspico sulla sponda occidentale del bacino, lAzerbaigian beneficia, infatti, di un vantaggio competitivo rispetto a Kazakistan e Turkmenistan derivante dalla maggior prossimit ai mercati europei e dalla disponibilit di infrastrutture di trasporto verso il Mar Nero e il Mediterraneo. La scoperta di nuovi giacimenti gassiferi ad Absheron approfondisce dunque la valenza strategica di un paese gi al centro della competizione internazionale per il trasporto del gas che andr in produzione nella seconda fase di sfruttamento del giacimento off9

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Reuters, 12 ottobre 2011; per le stime su produzione e riserve, Iea (2010), op. cit., pp. 525 e 536. Reuters, 12 settembre 2011; Bloomberg, 9 settembre 2011.

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shore di Shah Deniz (cfr. infra). Questo potrebbe, infatti, contenere fino a 1,2 Tmc di gas di cui solo il 10% circa in via di estrazione con la prima fase di sfruttamento volume sufficiente a sostenere le esportazioni azere nel medio periodo.

3. Il Mar Caspio nellapprovvigionamento energetico italiano


Il petrolio di produzione caspica gi parte integrante dellapprovvigionamento nazionale italiano. LAzerbaigian in particolare a partire dallentrata in funzione delloleodotto tra Baku e Supsa (1999) e pi intensamente con linaugurazione del Btc (2006) ha assunto un peso crescente tra gli esportatori di petrolio verso lItalia, divenendo terzo fornitore dopo Libia e Russia nel 2009 e arrivando a pesare, nel 2010, per il 13,5% delle importazioni annue. Rilevante, sebbene inferiore, stato il flusso di petrolio di provenienza kazaka, attestatosi nel 2010 al 3,8% sul totale delle importazioni 11 . La tendenza alla crescita delle importazioni dallAzerbaigian si daltra parte confermata e accelerata nei primi sette mesi del 2011, durante i quali sono stati importati dal paese 7,5 milioni di tonnellate di petrolio, pari al 18% del totale. Significativamente, laumento delle importazioni dallAzerbaigian primo paese fornitore di petrolio nellarco di tempo preso in considerazione ha permesso sino a oggi di compensare parzialmente la diminuzione di importazioni causata dalla guerra in Libia, tradizionale primo partner petrolifero italiano le cui forniture si sono azzerate dopo il marzo 2011 12 .
Figura 3 - Andamento delle importazioni petrolifere dei primi cinque fornitori allItalia (2006-2011*)

*Dati provvisori; valori espressi in migliaia di tonnellate. Dati: Unione Petrolifera

Il Mar Caspio ha tradizionalmente rappresentato una delle pi rilevanti frontiere per gli investimenti esteri italiani nel settore energetico. Eni, in particolare, stata tra le prime compagnie internazionali a investire nei piani di esplorazione e sfruttamento delle risorse energetiche regionali, sin dai primi anni successivi alla dissoluzione sovietica. Interlocutore privilegiato di Eni nellarea del Caspio tanto pi dopo il ridimensiona11 12

Unione Petrolifera, Importazioni di petrolio greggio per aree di provenienza, Dati statistici, 2010. Ibidem.

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mento della presenza della compagnia italiana in Azerbaigian dopo il 2004 13 il Kazakistan. LEni presente nel paese dal 1992, quando, assieme alla British Gas, inaugur i negoziati per lesplorazione e lo sfruttamento del giacimento di Karachaganak che portarono, nel novembre 1997, alla firma di un Accordo di partecipazione alla produzione (Production Sharing Agreement, Psa) quarantennale tra le autorit kazake e un consorzio internazionale partecipato da Eni al 32,5%, in qualit di co-operatore 14 . Nello stesso 1997 Eni unitamente ad altre compagnie internazionali riunite nel consorzio Kazakhstancaspiishelf siglava inoltre un Psa per lesplorazione e lo sfruttamento dellarea settentrionale del Caspio dove, nel 2000, sarebbe stato scoperto il maxi-giacimento di Kashagan. La misura della partecipazione di Eni al consorzio deputato allo sfruttamento di Kashagan stata al centro di una lunga vertenza tra i partner del consorzio e le autorit kazake frutto del tentativo, da parte di queste ultime, di riequilibrare le condizioni degli accordi sottoscritti negli anni Novanta in una fase di picco negativo dei prezzi del petrolio e, contemporaneamente, di assicurare una maggior partecipazione alla compagnia energetica nazionale, la KazMunaiGaz. A chiusura dei negoziati, nellottobre 2008, lEni ha cessato di essere operatore unico del progetto cooperato congiuntamente dai partner della North Caspian Operating Company (Ncoc), allinterno della quale stato riconosciuto un maggior ruolo alla KazMunaiGaz 15 . I lunghi negoziati su Kashagan hanno contribuito peraltro a ritardare lavvio della produzione nel maxi-giacimento, inizialmente prevista per il 2005 e gi slittata in seguito alle difficolt tecniche dei processi di esplorazione. Stando alle dichiarazioni rilasciate la scorsa primavera dallAmministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, la prima fase della produzione di Kashagan della quale Eni responsabile inizier nel dicembre 2012, assicurando cos il rispetto degli impegni assunti con le autorit kazake 16 . Tuttavia, se le prospettive di avvio della prima fase di sfruttamento del giacimento che dovrebbe assicurare un livello di output pari a 370.000 barili al giorno (b/g), incrementabili fino a 450.000 sembrano rosee 17 , maggiori incertezze circondano lavvio della sua seconda fase, che dovrebbe portare la produzione fino a 1 mb/g. Dopo una serie successiva di revisioni della tempistica del progetto che da una previsione iniziale di avvio al 2015 recentemente slittata sino al 2019-2020 18 disaccordi sui costi permangono, infatti, tra la Shell, responsabile della parte offshore della seconda fase, e le auNel giugno 2004, nel quadro della razionalizzazione del portafoglio upstream, Eni ha ceduto alla compagnia russa Lukoil la propria partecipazione alla societ paritetica LukAgip, costituita nel 1995 e titolare di una quota del 10% del consorzio per lo sfruttamento del giacimento di Shah Deniz, oltre che di quote di minoranza in societ per la commercializzazione e il trasporto di gas in Azerbaigian. Nel novembre 1995 Eni aveva inoltre acquisito diritti di sfruttamento del giacimento petrolifero offshore di Karabakh attraverso la partecipazione, con una quota del 30%, alla Caspian International Petroleum Company. La sopravvalutazione delle riserve contenute nel giacimento ha tuttavia comportato, nel 1999, la chiusura del consorzio. 14 Altri membri del consorzio sono Bg Group (32,5%), Chevron (20%) e Lukoil (15%). Lesportazione di petrolio verso i terminali russi di Novorossiysk, sul Mar Nero, stata avviata nel luglio 2003, a seguito del completamento della connessione tra i giacimenti di Karachaganak e loleodotto del Caspian Pipeline Consortium. Eni, Comunicati stampa, 16 luglio 2003. 15 Le quote della Ncoc sono attualmente ripartite tra Eni, KazMunaiGas, Total, Shell e ExxonMobil (con quote del 16,81%), ConocoPhillips (8,40%) e Inpex (7,56%). 16 Staffetta Quotidiana, 19 maggio 2011. 17 Confermando la tempistica annunciata da Scaroni, Kairgeldy Kabyldin, Amministratore delegato di KazMunaiGaz, ha recentemente affermato che il 93% dei lavori sulle installazioni offshore della prima fase del progetto stato ultimato. Silk Road Intelligencer, 5 October 2011. 18 Trend, 4 ottobre 2011.
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torit kazake, la cui contrariet allelevato livello di investimenti previsto sembra aver temporaneamente congelato lavanzamento del progetto. La prospettiva di avvio della prima fase di sfruttamento del giacimento di Kashagan, ha rilanciato la discussione sulladeguamento della capacit infrastrutturale di esportazione del petrolio kazako che, stando alle previsioni dellAie, potrebbe risultare insufficiente a gestire i flussi petroliferi gi a partire dal 2015. A oggi il Kazakistan esporta petrolio principalmente verso la Russia, attraverso gli oleodotti Tengiz-Novorossiysk (Cpc) e Atyrau-Samara (della capacit rispettivamente di 650 e 300.000 barili/giorno (b/g), verso la Cina, lungo la rotta Atyrau-Alashankou (200.000 b/g), e, tramite chiatta, verso lAzerbaigian (300.000 b/g). Su questo sfondo, nel dicembre 2010 i partner del consorzio Cpc nel quale Eni ha una partecipazione del 2% hanno sottoscritto la decisione finale sugli investimenti per laumento della capacit delloleodotto verso Novorossiysk fino a 1,34 mb/g entro il 2014 19 . Ci nonostante, la necessit di garantire un sistema infrastrutturale adeguato alle potenzialit produttive del paese e, parallelamente, la volont delle autorit kazake di diversificare i canali di esportazione energetica hanno conferito rinnovata valenza ai progetti di interconnessione trans-caspica finalizzati allapertura di un canale di esportazione verso i mercati europei transitante attraverso il territorio caucasico e la Turchia. In questa prospettiva e coerentemente con limpegno alla valorizzazione del potenziale energetico kazako sancito dallaccordo di cooperazione siglato da Eni e KazMunaiGaz alla presenza dei capi di governo dei due paesi nel novembre 2009 20 Scaroni, in occasione della visita effettuata ad Astana in maggio, ha discusso con il presidente Nursultan Nazarbayev riguardo alle prospettive di approntare nuovi collegamenti infrastrutturali nellarea del Caspio. Il pi rilevante di questi, il Kazakhstan Caspian Transportation System (Kcts), prevede la realizzazione di un sistema di trasporto volto a collegare tramite oleodotto limpianto petrolifero di Eskene al porto di Kuryk, sul Mar Caspio, da dove il petrolio kazako potrebbe raggiungere la costa azera e congiungersi alloleodotto Btc, del quale Eni detiene una quota del 5%. Un accordo preliminare tra Kazakistan e Azerbaigian verso le cui coste Astana dirige gi circa un quinto delle proprie esportazioni per la realizzazione del Kcts era stato siglato gi nel 2006 per la messa in opera del sistema entro il 2012, data di avvio della prima fase di sfruttamento di Kashagan. Assicurato dallaumento di capacit del Cpc lo sbocco per il petrolio prodotto da Kashagan I, i negoziati vertono oggi sulla possibilit di realizzare il Kcts, con una capacit di trasporto iniziale pari a 23 milioni di tonnellate annue, entro il 2019, data di presunto avvio della produzione dalla seconda fase di sfruttamento del giacimento 21 .

Figura 4 - I progetti infrastrutturali per il trasporto del petrolio da Kashagan

IHS Global Insight, 16 December 2010. Laccordo, siglato in occasione della visita in Italia del presidente della Repubblica kazaka Nazarbayev, impegna le due compagnie a condurre congiuntamente studi di esplorazione nel Mar Caspio, di ottimizzazione dellutilizzo del gas nel paese e di valutazione di iniziative industriali. Eni, Comunicato stampa, 5 novembre 2009. 21 Silk Road Intelligencer, 25 January 2011.
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Fonte: North Caspian Operating Company (Ncoc)

La possibilit di apertura di un canale di collegamento trans-caspico, daltra parte, evidenzia il ruolo centrale che lAzerbaigian va assumendo, prima ancora che come produttore di idrocarburi, quale potenziale snodo del transito energetico tra i paesi produttori dellarea orientale del Caspio e i mercati italiani ed europei. La duplice connotazione dellAzerbaigian, quale paese produttore e di transito dellenergia, si potrebbe inoltre concretizzare, oltre che in relazione al trasporto del petrolio kazako, rispetto a quello del gas di estrazione centroasiatica. Non un caso che, dopo luscita dal settore dellupstream azero nel 2004, lEni stia valutando la possibilit di effettuare investimenti in quello del midstream nella prospettiva di far convogliare su Baku, via nave, il gas che potrebbe andare in produzione nei giacimenti kazaki e turkmeni. In entrambi i paesi, infatti, la produzione di gas nei giacimenti di Karachaganak e Nebit Dag 22 stata sino a oggi principalmente associata a quella di petrolio. Lalto potenziale gassifero dei due giacimenti ha tuttavia spinto Eni a valutare la possibilit di investire pi risolutamente nel settore. La possibilit di trasportare in Azerbaigian un volume di gas compreso tra 2 e 3 Gmc/a estratto in Turkmenistan nella forma di gas naturale compresso stata dunque avanzata alle autorit di Baku, nel corso di una visita nella capitale azera, dallamministratore delegato Scaroni, coerentemente con limpegno alla valorizzazione del settore metanifero turkmeno siglato a Roma nel novembre 2009 con lAgenzia di Stato per gli Idrocarburi 23 . Lapprodo di metano centrasiatico in Azerbaigian consacrerebbe definitivamente il ruolo di hub regionale del paese, nella prospetti-

22

Eni operativa in Turkmenistan dal 2008 con il completamento dellacquisizione della societ inglese Burren Energy, titolare dei diritti di sfruttamento del Blocco Nebit Dag, di cui oggi operatrice. 23 Eni, Comunicati stampa, 20 luglio 2010 e 25 novembre 2009.

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va del rafforzamento di un corridoio energetico il cui sviluppo rientra tra gli indirizzi generali della politica del Ministero per lo Sviluppo Economico italiano 24 . LAzerbaigian, daltra parte, gi al centro dellinteresse internazionale in relazione alla prossima assegnazione del gas che andr in produzione, a partire dal 2017, dalla seconda fase di sfruttamento del giacimento di Shah Deniz. Il giacimento potrebbe, infatti, produrre un volume di gas pari a 16 Gmc/a 1,5 dei quali destinati al mercato azero e georgiano, 6 a quello turco e i restanti 8,5 ai mercati europei 25 . Attorno alla possibilit di acquisizione e trasporto del gas azero verso i mercati europei si dunque aperta unaccesa competizione tra consorzi e progetti infrastrutturali concorrenti e, allo stato attuale, alternativi luno agli altri. Due di questi il Trans-Adriatic Pipeline (Tap) e lInterconnettore Turchia-Grecia-Italia (Itgi) sono finalizzati al trasporto del gas azero sino alle coste pugliesi lungo il corridoio sud-orientale dellUe. Entrambi, dunque, hanno presentato unofferta di acquisto del gas al consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento di Shah Deniz, che annuncer lassegnazione entro la primavera del 2012. Il progetto Itgi prevede limportazione di circa 10 Gmc/a attraverso gli interconnettori Turchia-Grecia (Itg) e Grecia-Italia (Igi). Il primo di essi stato completato nel settembre 2007, mentre lIgi, costituito da un tratto onshore in territorio greco e da uno offshore fino alle coste pugliesi, previsto venga costruito da Edison e dalla compagnia greca Depa, tramite la joint venture paritetica Poseidon. Forte dallaccordo intergovernativo siglato dai ministri competenti in materia energetica dei tre paesi coinvolti nel luglio 2007 26 , lItgi ha ottenuto letichetta di progetto dinteresse europeo nel quadro dellasse prioritario del gas paesi del Mar Caspio Medio Oriente Unione europea da parte della Commissione europea, che ha successivamente incluso linfrastruttura tra i progetti energetici sostenuti nellambito dellEconomic Recovery Plan, con unofferta di cofinanziamento pari a 100 milioni di euro 27 . Lungo una rotta sostanzialmente analoga, il Tap, frutto di un accordo tra la compagnia norvegese Statoil e la svizzera Egl allargatosi nel 2010 alla partecipazione della tedesca Eon Ruhrgas, prevede lesportazione del gas azero attraverso Grecia, Albania e un tratto offshore nello stretto di Otranto. Punto di forza del progetto Tap, prima ancora che la presenza di Statoil nel consorzio deputato allo sfruttamento di Shah Deniz II 28 , il minor costo preventivato per la realizzazione dellinfrastruttura, a fronte di una capacit incrementabile nel tempo, dai 10 Gmc/a inizialmente preventivati sino a 20 Gmc/a, attraverso linstallazione di compressori aggiuntivi. Allapprovvigionamento di gas al mercato italiano potrebbe contribuire, sebbene indirettamente, anche il Nabucco, il terzo e pi ambizioso progetto infrastrutturale lungo il
Senato della Repubblica X Commissione permanente, Comunicazioni del Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, sugli indirizzi generali della politica del suo Dicastero, 10 Resoconto Stenografico, Tipografia del Senato, 1 febbraio 2011, p. 13. 25 Iea (2010), op. cit., pp. 528-529. 26 Edison, Comunicati stampa, 26 luglio 2007. 27 Decisione n.1364/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,del 6 settembre 2006, che stabilisce orientamenti per le reti transeuropee nel settore dellenergia e abroga la decisione 96/391/CE e la decisione n.1229/2003/CE, Gazzetta ufficiale dellUnione europea, L.262 del 22/09/2006, p. 10; Commissione europea, Press release [IP/10/231], 4 marzo 2010. 28 Statoil, al pari di Bp, possiede una quota del 25,5% nel consorzio di Shah Deniz. Il restante 49% suddiviso tra la compagnia azera Socar, la russa Lukoil, la francese Total, la National Iranian Oil Company (10% ciascuna) e la turca Tpao (9%).
24

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corridoio sud-orientale dellUnione europea, i cui promotori hanno presentato unofferta di trasporto al consorzio Shah Deniz II. Forte del sostegno politico ed economico della Commissione europea, il gasdotto il cui consorzio partecipato pariteticamente dalla compagnia turca Botas, dalla bulgara Bulgarian Energy Holding, dalla rumena Transgaz, dallungherese Mol, dalla tedesca Rwe e dallaustriaca Omv deputato al trasporto di 31 Gmc/a di gas dallAnatolia ai terminali di Baumgarten, in Austria. Da qui, attraverso il gasdotto Trans-Austria-Gasleitung (Tag), partecipato da Eni (89%) e Omv (11%), il gas potrebbe in teoria essere commercializzato in territorio italiano. Prima ancora che dubbi sulleffettiva disponibilit di fornitori di gas al Nabucco (cfr. infra), permangono tuttavia incertezze sulla domanda di gas rivolta al consorzio, che ha, non a caso, subordinato lapertura del processo di open season alla finalizzazione di intese con i paesi fornitori 29 .

4. Conclusioni: opportunit e ostacoli allapertura di un terzo canale di approvvigionamento energetico


Diversificazione dei fornitori di idrocarburi e delle infrastrutture di trasporto, assieme al sostegno al dialogo internazionale tra produttori e consumatori di energia, costituiscono le priorit dazione di breve e medio periodo sancite dal Programma energetico nazionale del luglio 2009 30 . In questo contesto, i paesi produttori dellarea del Mar Caspio, gi destinatari di ingenti investimenti italiani e gi entrati nel novero dei pi rilevanti fornitori energetici nazionali, hanno risorse sufficienti a contribuire alla tutela della sicurezza energetica italiana ed europea. Come dimostrato dal peso progressivamente assunto dallAzerbaigian nelle forniture petrolifere allItalia, le risorse energetiche del Caspio rappresentano, infatti, gi a oggi e tanto pi a seguito dei rivolgimenti nellarea nordafricana e mediorientale un rilevante valore aggiunto per la sicurezza nazionale degli approvvigionamenti di idrocarburi. Il potenziale di approfondimento delle relazioni energetiche con i paesi produttori dellarea caspica resta tuttavia ancora elevato, tanto in relazione al settore del petrolio, quanto e soprattutto a quello del gas. Dal pieno sfruttamento di tali potenzialit dipender dunque laffermazione di uno stabile terzo canale di approvvigionamento energetico nazionale, accanto a quello russo e a quello nordafricano-mediorientale. Nel settore petrolifero, stante la rilevanza gi assunta dallAzerbaigian, , infatti, lecito attendersi un progressivo aumento delle importazioni dal Kazakistan, dove Eni, attiva nei settori dellupstream e midstream, avvier presto lo sfruttamento del maxigiacimento di Kashagan. Il paese centroasiatico, daltra parte, contribuir in maniera decisiva allaumento della capacit di esportazione dei paesi caspici, facendo registrare nei prossimi venticinque anni un incremento della produzione petrolifera, su scala mondiale, secondo solo a quello saudita, iracheno e brasiliano 31 . Nel settore dellapprovvigionamento nazionale di gas nel quale sono assenti, a oggi, i produttori caspici il margine dincremento delle importazioni maggiore e strategicamente pi

29 30

Financial Times, 7 February 2011. Legge n. 99/09 del 23 luglio 2009, Gazzetta Ufficiale n.176 del 31 luglio 2009 Supplemento Ordinario n. 136, art. 3. 31 Iea (2010), op. cit., p. 559.

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rilevante, tanto in ragione delle caratteristiche proprie del mercato del gas, quanto del crescente uso della risorsa nel mix energetico nazionale. Azerbaigian e Turkmenistan sono, in questa prospettiva, i naturali interlocutori delle imprese e delle istituzioni italiane. Sebbene disponga di minori riserve di gas disponibili rispetto al Turkmenistan, lAzerbaigian emerge come attore chiave nella partita per laccesso alle riserve caspiche, in quanto produttore di gas e potenziale snodo del transito energetico dalla sponda orientale del bacino. Il paese assurgerebbe per questa via ad anello di congiunzione di un corridoio energetico est-ovest in grado di collegare i giacimenti centroasiatici ai mercati europei. Tale disegno, gi predisposto dallAmministrazione Clinton nella seconda met degli anni Novanta, oggi alla base del sostegno offerto dalla Commissione europea al Nabucco, le cui speranze di realizzazione sembrano risiedere nella predisposizione di un collegamento trans-caspico per lesportazione del gas turkmeno. Stante limpossibilit o la difficolt di approvvigionare il Nabucco con gas di provenienza iraniana, irachena o egiziana, solo il Turkmenistan potrebbe infatti garantire a esso il volume di gas aggiuntivo a quello azero necessario a giustificarne la costruzione. Una serie di ostacoli difficilmente sormontabili nello stretto lasso di tempo che il consorzio Shah Deniz II ha a disposizione per lassegnazione del gas sembra tuttavia gettare seri dubbi sulla concreta realizzabilit del collegamento trans-caspico e, dunque, del Nabucco stesso. Il primo e pi rilevante di questi costituito dalla mancanza di accordo tra i paesi rivieraschi sullo status legale del Caspio e, conseguentemente, sulla delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive. Mentre Azerbaigian, Kazakistan e Russia sono addivenuti ad accordi bilaterali di delimitazione dei rispettivi settori nazionali, Iran e Turkmenistan contestano la validit di tali intese e la legittimit dello sfruttamento di giacimenti offshore sui quali rivendicano la propria sovranit. Se, daltra parte, Baku e Ashgabat sembrano di recente aver messo da parte le incomprensioni reciproche 32 nel tentativo di rilanciare il progetto di gasdotto sottomarino, Mosca ha ribadito la propria ferma opposizione, basata su motivazioni di carattere ambientale, alla costruzione di uninfrastruttura che richiederebbe il consenso di tutti i paesi litoranei 33 . La posizione della Federazione russa rappresenta una risposta diretta alla maggior assertivit della Commissione europea che ha ottenuto dal Consiglio, lo scorso 12 settembre, il mandato a negoziare a nome dei 27 membri un accordo con Azerbaigian e Turkmenistan per la costruzione del gasdotto transcaspico 34 . Se lopposizione russa e iraniana alla costruzione dellinfrastruttura sottomarina getta unombra sulla reale offerta di gas al Nabucco, dubbi non meno rilevanti permangono sul versante della domanda. Le stime sulla crescita di medio periodo dei consumi e delle importazioni di gas nello spazio dellUnione non sembrano, infatti, giustificare la costruzione di uninfrastruttura, il Nabucco, progettata in una fase di crescita economica che lasciava
Azerbaigian e Turkmenistan avanzano analoghe rivendicazioni territoriali sui giacimenti di Serdar/Kypaz e sullarea al confine tra il settore azero e quello iraniano del Caspio. Nonostante ci, conformandosi alla posizione tradizionalmente assunta dalle autorit azere, a partire dalla fine del 2010 il presidente turkmeno, Berdimuhammedov, ha sostenuto la legittimit di progetti infrastrutturali trans-caspici che ottenessero il consenso delle sole parti interessate, purch in linea con i pi elevati standard e norme internazionalmente riconosciuti. Central Asia-Caucasus Institute, News Digest, 24 November 2010. 33 Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation, Information and Press Department, 13 September 2011. 34 European Commission, Press Release, IP/11/1023, 12 September 2011.
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presagire una netta espansione della domanda di gas 35 . Nel mutato contesto europeo successivo alla crisi del 2008-2009, il gas che sar reso disponibile dai progetti infrastrutturali in avanzata fase di realizzazione sembra gi sufficiente a saturare il mercato. Su questo sfondo, i progetti infrastrutturali a capacit ridotta quali Itgi e Tap predisposti tra il territorio turco e lo spazio europeo sembrano avere maggiori possibilit di realizzazione, tanto in relazione allapprovvigionamento dei gasdotti quanto alla domanda finale. Con 8 e 10 Gmc/a di gas commerciabili in Italia, i gasdotti Igi e Tap potrebbero, infatti, contribuire a circa il 10-12% degli approvvigionamenti nazionali dallestero quantit pienamente assorbibile dal mercato 36 . D'altronde, la maggiore flessibilit garantita al progetto Tap dalla possibilit di raddoppio della capacit attraverso laumento della compressione, lascerebbe aperta la possibilit dincrementare nel tempo i volumi importati dallarea del Caspio, qualora le condizioni di offerta e domanda di gas lo permettessero. LItalia gioca, in conclusione, un ruolo di primo piano nella competizione internazionale per lo sfruttamento e il trasporto delle risorse di idrocarburi dellarea del Caspio. La proiezione internazionale delle compagnie nazionali, cos come lattrattiva rappresentata per quelle straniere dalla posizione geografica e dallampiezza del mercato nazionale, sembrano dunque poter concretizzare lapertura dal Caspio di un terzo canale di approvvigionamento energetico esterno allUnione contribuendo, in linea con un tradizionale obiettivo della politica energetica nazionale, a fare della penisola un hub energetico nel cuore del Mediterraneo.

35

Sulle stime di crescita della domanda europea, M. VERDA, Una politica a tutto gas. Sicurezza energetica europea e relazioni internazionali, Milano, Universit Bocconi Editore, 2011, pp. 108-113. 36 Ibidem, pp. 161-162.