Sei sulla pagina 1di 6

Osservatorio Balcani e Caucaso

Agricoltura e aree rurali dei Balcani occidentali: stato di salute


Matteo Vittuari 29 giugno 2011 E' un settore cruciale dell'economia dei Balcani Occidentali. Tanto importante quanto trascurato negli anni della transizione. Un'ampia rassegna sull'agricoltura e le aree rurali di questa parte di sud est Europa I Balcani sono caratterizzati da territori frammentati e spazi eterogenei: a citt che guardano allEuropa si alternano campagne dimenticate, che spesso raccontano storie di marginalit, migrazioni, comunit lasciate a se stesse e opportunit perdute. Rurale ancora sinonimo di arretratezza, povert, dipendenza esclusiva dal settore agricolo e la visione (panic/flickr) romantica che contraddistingue molti Paesi europei rimane lontana. Esistono per voci fuori dal coro che raccontano di successi e di iniziative che lasciano intravedere un futuro anche per aree spesso troppo lontane dai centri della politica che conta.

Utilizzo della terra e struttura delle aziende


Terra e agricoltura sono ancora fattori importanti, con un rapporto tra superficie agricola e area complessiva che varia tra il 23% della Croazia e il 66% della Serbia. Un primo elemento che emerge, in realt premessa necessaria per tutte le fonti statistiche legate al settore primario nei Balcani occidentali, la mancanza di una base dati aggiornata, omogenea e comparabile. Nel caso della Croazia, dove i dati sullutilizzo del suolo sono stati armonizzati con gli standard Eurostat, parliamo di superficie agricola utilizzata (SAU), mentre per gli altri Paesi non esiste una chiara distinzione tra larea realmente utilizzata e quella inutilizzata. Labbandono dei terreni e il loro mancato utilizzo sono tra le conseguenze pi comuni delle trasformazioni del settore primario nei Paesi in transizione, vuoi per i movimenti migratori verso i centri urbani, vuoi per la parcellizzazione dei terreni a seguito del processo di 'decollettivizzazione' avviato a inizio anni novanta. Nei Balcani i Paesi che presentano le forme pi acute di abbandono e inutilizzo dei terreni agricoli sono, per motivi diversi, Albania, Bosnia Erzegovina e Kosovo. LAlbania per via di un processo di redistribuzione delle terre particolarmente complesso, causa di una grave insicurezza fondiaria che ha poi limitato lo sviluppo del mercato della terra e pi in generale disincentivato possibili investitori. Bosnia Erzegovina e Kosovo a seguito dellallontanamento forzato di intere comunit che, soprattutto nelle zone pi marginali, ha portato a occupazioni illegali e mancati ritorni, e quindi alla necessit di gestire problematiche estremamente controverse. Tabella 1. Uso del suolo nei Balcani occidentali nel 2008 (dati in .000 ettari)
Albania Bosnia Erzegovina Croazia Kosovo Macedonia Montenegro Serbia EU 27

1/6

Osservatorio Balcani e Caucaso


Superficie totale (in .000 km2) Area agricola Seminativo utilizzato Seminativi non utilizzati Colture permanenti Pascoli Altro

28,7

51,2

56,6

10,9

25,7 1.064 287 137 36 603 1

13,8 516 31 14 16 452 3

77,5 4.325 5.065 172.485 3093 104.341 209 301 59.545

1.122 2.136 584 n.d. 123 415 n.d. 549 438 100 1049 n.d.

1.289 609 769 86 342 5 n.d. 243 n.d. 6 98 262

1.423 12.517 39 -

Fonte: Agripolicy.net Durante la transizione il settore agricolo ha vissuto una prolungata fase di declino in cui venuto meno agli obiettivi commerciali e ha svolto una funzione prevalentemente sociale. Ruolo che, come testimonia la presenza di un numero elevato di piccole unit produttive orientate alla sussistenza o semi-sussistenza, ricopre ancora a vent'anni dalla dissoluzione della Jugoslavia e dalla caduta del regime in Albania. La dimensione media delle aziende agricole non supera infatti i 2 ettari (ha) in Albania, Kosovo e Macedonia, i 3 ettari in Croazia, ed compresa tra i 3 e i 4 ettari negli altri Paesi. Questa dinamica si riflette in una struttura duale, dove piccole unit familiari convivono con moderne realt commerciali. Guardando allUE, dove lazienda media ha una dimensione di quasi 13 ettari, le differenze principali vanno ricercate nel numero di unit oltre i 10 ettari e nella superficie agricola che queste utilizzano. In UE le aziende con oltre 10 ettari rappresentano il 10% del totale e utilizzano l85% della superficie agricola, mentre nei Balcani solo Croazia, Montenegro e Serbia superano appena la soglia del 5% per una superficie agricola utilizzata del 52% in Croazia, del 41% in Montenegro e del 25% in Serbia (VOLK T., 2010). Complessivamente la dimensione delle aziende agricole ancora inferiore a quella che caratterizzava la parte mediterranea della Comunit europea (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna) negli anni 70 (LAMPIETTI J. e altri, 2009). Tabella 2. Struttura delle aziende agricole (dati al 2008)
Albania Bosnia Erzegovina Aziende agricole (in .000) Dimensione media (in ettari) % di aziende inferiori ai 2 ettari % di aziende superiori ai 10 ettari Superficie agricola occupata da aziende superiori ai 10 ettari (in %) Croazia Kosovo Macedonia Montenegro Serbia EU 27

357 1.2 89 -

515 3.3 50 4 -

1,077 177 2.4 67 5 52 1.5 81 1 10

193 1.7 90 1 13

43 3.2 66 5 41

779 3.7 46 6 25

13.633 12.7 47 20 85

Fonte: T. Volk, 2010, p.13 2/6

Osservatorio Balcani e Caucaso

Lagricoltura nelleconomia
Forti problemi strutturali quindi, che per non impediscono al settore agricolo, anche per le performance non eccessivamente brillanti degli altri, di mantenere un peso consistente su economia e occupazione. Se nell'UE il settore primario conta per l1,8% del prodotto interno lordo (PIL) e occupa meno del 6% degli attivi, la situazione nei Balcani occidentali mostra rapporti decisamente diversi: in Albania il settore primario pesa rispettivamente per il 18,5% del PIL e per il 57% degli occupati; in Bosnia Erzegovina per il 9,1% ed il 20,6%; in Croazia per il 6,4% ed il 13,2%; in Macedonia per il 10,8% ed il 18,2%; in Montenegro per il 7,5% ed il 28% ; in Serbia per il 12% ed il 21,4% (dati Agripolicy.net) . In Kosovo per il 19% e il 15% (dati al 2006), ma le stime rischiano di essere fuorvianti. Le istituzioni kosovare infatti fissano la disoccupazione ufficiale al 40%, dato che andrebbe ponderato considerando il peso dell'economia sommersa, particolarmente importante nel caso del settore agricolo (UNDP, 2011).
2 1

Il biologico nel Programma SeeNet II


All'interno dell'intervento di Seenet II sullo sviluppo dell'agriturismo nelle aree montane della BiH, guidato dalla Regione Piemonte, oltre all'azione prevista dal progetto sulla predisposizione di una guida di prodotti biologici e tipici dell'area del Comune di Zenica, come risultato dei momenti di formazione tenutisi sia in Bosnia Erzegovina che in Italia nel corso del primo anno di attivit, emersa una forte attenzione per questo settore da parte di tutti i partner bosniaci. Inoltre, sempre all'interno del Programma SeeNet II, l'azione sull'animazione imprenditoriale per la crescita transnazionale di sistemi produttivi locali integrati, guidata dal Friuli Venezia Giulia, include attivit legate alla produzione biologica, soprattutto nella Contea di Vukovar-Srijem.

Inoltre, pur presentando considerevoli differenze tra Paese e Paese, la transizione dalleconomia di piano alleconomia di mercato stata caratterizzata da numerose contraddizioni e inefficienze, tanto a livello strutturale quanto politico, che in molti casi non hanno favorito lo sviluppo e il consolidamento delle filiere. In questo scenario i produttori agricoli non sono stati incentivati a modernizzare, a specializzarsi e a rendere pi competitivi i sistemi produttivi, e quindi per lungo tempo il settore non stato capace di attrarre investimenti significativi.

Prodotti e produttivit
Dopo il declino seguito al processo di transizione e, nel caso di alcuni Paesi, ai conflitti, i volumi e le rese delle produzioni hanno ripreso a crescere con alcune naturali oscillazioni dovute in prevalenza a fattori atmosferici. I cereali sono la coltura principale ed occupano una quota importante dellarea a seminativi: circa il 40% in Albania, quasi il 50% in Kosovo, oltre il 50% in Bosnia Erzegovina, oltre il 60% in Croazia, Macedonia e Serbia . Soltanto in Montenegro, dove patate e colture orticole superano rispettivamente il 30% e il 20% in termini di area seminata, i cereali occupano una posizione relativamente meno importante (circa il 20%). Accanto ai cereali le produzioni principali sono quelle orticole, oltre il 10% dellarea in Macedonia e Bosnia Erzegovina, e le colture industriali (oleaginose e barbabietola) che superano il 10% in Croazia e Serbia. Facendo invece riferimento ai volumi, emerge limportanza della frutticoltura che occupa il 26% delloutput in Croazia, il 19% in Albania, il 16% in Serbia e il 12% in Macedonia (VOLK T., 2010). Sebbene non siano ancora stati raggiunti i livelli dellUE, nellultima decade le rese sono cresciute in modo significativo, testimoniando che tutto sommato, almeno per la parte pi commerciale del settore agricolo, ci sono stati effettivi miglioramenti in termini di efficienza e tecniche di produzione. Un discorso a parte riguarda il settore zootecnico che, nonostante stia mostrando progressi in quasi tutti i Paesi, presenta ancora debolezze strutturali in termini di legislazione, rispetto degli standard igienico-sanitari (con riferimento al quadro UE soprattutto per i sistemi di controllo) e introduzione dei sistemi di tracciabilit (identificazione e registrazione dei capi) (EUROPEAN COMMISSION, Country 2010 Progress Reports, 2010). Complessivamente il settore dominato dalla produzione di carne bovina e latte (VOLK T., 2010) anche se osservando i singoli Paesi emergono differenze significative rispetto a tradizioni, caratteristiche del territorio e prescrizioni alimentari legate alle credenze religiose. In questo quadro Serbia (36%), Croazia (26%) e Macedonia (16%) presentano una produzione di carne suina decisamente importante, mentre lAlbania, e 3/6
3

Osservatorio Balcani e Caucaso anche se in misura pi contenuta Bosnia Erzegovina, Kosovo e Montenegro, si caratterizzano per le produzioni ovino-caprine. La Bosnia Erzegovina presenta poi unulteriore diversificazione interna che riflette la divisione amministrativa seguita agli accordi di Dayton del 1995.

Scambi e bilancia agroalimentare


Elementi importanti nellanalisi dellevoluzione del settore agricolo arrivano anche dalla struttura della bilancia commerciale. In questo senso lo stato di salute del settore pu essere misurato osservando quanto materie prime e prodotti trasformati incidano su importazioni ed esportazioni. Ovviamente pi elevate sono le importazioni di prodotti trasformati e le esportazioni di materie prime, tanto meno solido il settore di un Paese. Al contrario esportare trasformati e importare materie prime spesso sintomo di un settore sano e capace di internalizzare buona parte del valore aggiunto nel processo di trasformazione dei prodotti. Da questo punto di vista la maggior parte delle filiere mostrano debolezze strutturali e una scarsa capacit di trattenere al proprio interno il valore aggiunto. Gli scambi sono in costante crescita sia a livello regionale sia a livello internazionale, con lUE largamente primo partner commerciale. Tra i dati pi rilevanti il peso dellagroalimentare sullimport-export complessivo - ben oltre le medie UE (che nel 2008 si attestano al 5,7% sul totale dellexport e al 6,3% sul totale dellimport) - e la negativit della bilancia commerciale di settore, con la Serbia unico Paese a presentare un saldo positivo tra importazioni ed esportazioni. Osservando i singoli Paesi lagroalimentare copre meno del 10% delle importazioni soltanto in Croazia e Serbia e si avvicina, o oltrepassa anche largamente, il 15% in tutti gli altri. Il peso sulle esportazioni tende invece a convergere verso il 10% con le eccezioni di Serbia (18%), Albania (6,6%) e Bosnia Erzegovina (6,3%).

Il ritardo delle aree rurali


Nelle aree rurali a situazioni di povert diffusa si aggiungono carenze di infrastrutture, servizi pubblici (tra cui quelli socio-sanitari e educativi) e opportunit di lavoro alternative allimpiego nel settore primario. In questo contesto cresciuto il fenomeno migratorio, soprattutto da parte delle fasce pi giovani della popolazione, sia verso le aree urbane sia verso lestero. E come per tutte le zone rurali lemorragia di capitale umano rischia di rendere irreversibile il declino e lo spopolamento non solo delle aree pi periferiche e dei villaggi meno abitati, ma anche di quelle cittadine medio-piccole che spesso costituiscono centri nevralgici nellerogazione di importanti servizi di base. Con il rischio della perdita di tradizioni, storia e competenze che costituiscono il frutto di secoli di interazioni e adattamenti reciproci tra luomo e il territorio circostante. Risorse che in molte aree dei Balcani sono gi state erose (talvolta in modo consistente) dalla pianificazione socialista e dai conflitti caratterizzati dallallontanamento forzato di intere comunit. Tabella 3. Principali tipologie di comunit rurale nei Balcani Comunit montane di pastori-agricoltori Comunit agricole di media montagna e zone collinari Comunit legate alle grandi aziende agricole delle pianure Villaggi mediterranei (zone costiere e isole)

Fonte: PREVELAKIS G., 1997 Leconomia delle comunit rurali si basa largamente sul settore primario, che nelle aree marginali caratterizzato da problemi strutturali ancora pi acuti rispetto alle aree periurbane. Nonostante queste

4/6

Osservatorio Balcani e Caucaso condizioni, in termini relativi la popolazione rurale dei Balcani occidentali resta superiore a quella dei Paesi meridionali dellUE (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna): oltre il 46% contro il 36% (Lampietti J. e altri, 2009)

1.Nel caso del Montenegro i dati sono FAOstat: http://faostat.fao.org. 2.Dati sul Kosovo non disponibili al momento della stesura dellarticolo. 3.Medie approssimate del periodo 2000-2008 su dati Agripolicy.net.

Bibliografia Bogdanov N., Vasiljevic Z. (2011), Role of Agriculture and Multifunctional Rural Development in Serbia, in Applied Studies in Agribusiness and Commerce - APSTRACT, 1-2, pp. 47-55, Agroinform, Budapest. EUROPEAN COMMISSION (2010a), Commission Opinion on Albania's application for membership of the European Union, Commission Staff Working Document, Brussels. EUROPEAN COMMISSION (2010b), Bosnia and Herzegovina 2010 Progress Report, Commission Staff Working Document, Brussels. EUROPEAN COMMISSION (2010c), Croatia 2010 Progress Report, Commission Staff Working Document, Brussels. EUROPEAN COMMISSION (2010d), Kosovo 2010 Progress Report, Commission Staff Working Document, Brussels. EUROPEAN COMMISSION (2010e), Commission Opinion on Montenegros application for membership of the European Union, Commission Staff Working Document, Brussels. EUROPEAN COMMISSION (2010f), Serbia 2010 Progress Report, Commission Staff Working Document, Brussels. EUROPEAN COMMISSION (2010g), The former Yugoslav Republic of Macedonia 2010 Progress Report, Commission Staff Working Document, Brussels. HORVATH G., HAJDU Z. (a cura di) (2011), Regional Transformation Processes in the Western Balkan Countries, Center for Regional Studies of the Hungarian Academy of Sciences, Pecs. Lampietti J., Lugg D., Van Der Celen P., Branczik A. (2009), The Changing Face of Rural Space, Agriculture and Rural Development in the Western Balkans, World Bank Publications, Washington DC. PREVELAKIS G. (1997), I Balcani, Il Mulino, Bologna. UNDP (2011), Kosovo Human Development Report 2010. VITTUARI M., SEGR A. (2010), Structural Change in Republika Srpska - Small Farms Between Subsistence Orientation and Modernization, in Applied Studies in Agribusiness and Commerce APSTRACT, 3-4, pp. 51-58, Agroinform, Budapest. VITTUARI M. (2006), Agricoltura, sviluppo rurale e sostenibilit nei Balcani occidentali, in "Diario europeo". Culture prospettive e progetti per l'Europa, I/2006, Bologna. VOLK T. (a cura di) (2010), Agriculture in the Western Balkan Countries, Leibniz Institute of Agricultural 5/6

Osservatorio Balcani e Caucaso Development in Central and Eastern Europe, Leibniz. Dati (fonti principali) Agripolicy,net: http://www.europartnersearch.net/agripolicy/ Faostat: http://faostat.fao.org/

URL
www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Agricoltura-e-aree-rurali-dei-Balcani-occidentali-stato-di-salute-95798
Tutti i contenuti disponibili sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso sono distribuiti con licenza Creative Commons, se non diversamente indicato. Se vuoi ripubblicare questo articolo sul tuo blog o sito internet puoi farlo utilizzando la dicitura "Questo articolo stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso" includendo un link attivo diretto alla pagina dell'articolo e indicando il nome dell'autore. E' gradita una e-mail di segnalazione alla redazione dell'avvenuta ripubblicazione: redazione@balcanicaucaso.org

6/6