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Dalle Alpi alle Ande, un grido si espande: ci han tolto l'acqua, altro che mutande.

Da Cochabamba ad Aprilia, le lotte per l'acqua pubblica. Si potrebbe iniziare parlando del Nuovo Ordine Mondiale, come viene chiamata da un certo tipo di internauti, ma anche da personalit di rappresentanza, come in Italia da Tremonti e Napolitano, quella che potrebbe essere inquadrata in maniera meno velata, ma non meno drastica nella sua funzione, la fusione tra i governi e le multinazionali compiutasi durante gli ultimi trent'anni, altrimenti denominata globalizzazione. I governi/multinazionali di tutto il mondo industrializzato, globalizzato e finanziarizzato, dopo aver lasciato in mutande gran parte delle genti di questo pianeta, hanno deciso di lasciare almeno quelle, perch dopo aver tolto loro il cibo e anche l'acqua da bere, almeno il pudore della morte rimanga. Ma andiamo con ordine. Mentre il furbetto del quartierino focalizza l'attenzione solo sull'amministrazione di turno, perpetrando il gioco della sedia, le grandi multinazionali si fanno amici i burattini di quell'invenzione oramai obsoleta e sistematicamente corrotta che sono i partiti politici di ogni ordine e grado: lo stesso principio di delega che va rimesso in discussione, ma di democrazia partecipativa (o partecipata) parleremo un'altra volta. Ci preme partire da lontano perch si sa, oggi lontano vuol dire solo lontano dagli occhi, ma il mercato e la tecnocrazia arrivano ovunque nel mondo. Si rende pertanto assai prezioso il confronto con le vicende avvenute in Bolivia, in quanto il problema dell'acqua pubblica non di Cori, Latina o Italia ma un problema mondiale destinato inevitabilmente ad aggravarsi. Non c' nessun elettore che con un pezzo di carta infilato in un cartone ogni cinque anni possa dire di vivere in una democrazia. La vera democrazia non delega, ma indaga e vigila sui propri interessi che sono quelli di tutti, chi dice il contrario fa anch'egli parte della razza dei ladri, tanto fortunata nel nostro bel paese, ma ora di cambiare. Il cambiamento non passer mai dalla delega ad un politico, umanamente impossibile che un singolo individuo si assuma la responsabilit di gestire tutti i beni comuni, ma pensare che la soluzione sia privatizzarli credere ciecamente in un fondamentalismo neoliberista che ci ha regalato il mondo inquinato, guerrafondaio e sull'orlo del collasso, quale quello in cui viviamo. Un individuo isolato come un sindaco (qualsiasi) con la sua amministrazione perci stesso reso ricattabile, corruttibile o nei migliori casi arginabile. L'unica risposta possibile che la cosa pubblica sia gestita da tutti coloro che, onestamente, vivono e apportano ricchezza al proprio territorio, nell'interesse di tutti, sapendo che questa l'unica vera maniera di curare anche il proprio interesse. L'uomo non lupo tra gli uomini, questa solo una delle culture e delle civilt possibili, quella che ci hanno insegnato dalle televisioni (in primis), dai giornali e dalle stesse scuole primarie e secondarie. Fascismo e comunismo sono solo nomi di illusioni passate, il cambiamento non mai dal grande al piccolo, ma solo partendo da se stessi si pu realmente sperare di cambiare: se stessi, i propri affetti e quindi la societ. La vera utopia quella dello sviluppo e della crescita infinita, paradigma arcaico e caro solo alle oligarchie; un nuovo umanesimo parte proprio dalla consapevolezza del potere personale di ognuno, che non si limita ad una scelta di burattini di destra e sinistra, ma si fa strada attraverso il lento e inesorabile cambiamento della coscienza propria e del paradigma economico nel nostro caso. Il problema non pubblico vs privato, ma sta nella libera presa di responsabilit degli abitanti di un territorio, un territorio che senz'acqua (arsenico a parte), non pu n svilupparsi n vivere. Ci sembra giusto partire dall'acqua, perch ci riguarda tutti, una questione trasversale sia politicamente che socialmente e accusare una o l'altra amministrazione significa mordersi la coda, l'obiettivo dev'essere un paese (o i monti lepini...tanto per cominciare) uniti per riprendersi l'acqua che era propria e che stata comprata da una multinazionale francese. Sapete cosa significa? Quando gli abitanti di un territorio perdono il controllo delle proprie risorse, quel territorio pu essere categorizzato come paese in via di sviluppo, altro che aperitivi e vacanze al mare, tempo quindici anni e staremo c le pezze... Ci che ne consegue che possiamo imparare qualcosa anche da un altro paese, considerato in via di sviluppo, la Bolivia appunto.

Nel 1999 la compagnia statunitense Bechtel assume la gestione del servizio idrico a Cochabamba, la terza citt della Bolivia. Il prezzo dellacqua viene triplicato, vengono imposti lobbligo di acquisto di permessi per accedere alla risorsa e addirittura un sistema di licenze per la raccolta dellacqua piovana. Dopo un anno di gestione il 55% degli abitanti continua a non avere accesso allacqua. Nel giro di pochi mesi gli abitanti di Cochabamba vedono aumentare le tariffe del 300%, mentre le condizioni precarie delle reti idriche e fognarie non subiscono alcuna operazione di mantenimento o miglioramento. La spesa media dellacqua arriva a toccare circa 12 dollari mensili, su un salario medio di 60 dollari; le tariffe vengono adeguate al dollaro statunitense, costituendo una grave perdita del potere dacquisto per una popolazione gi in condizioni di estrema povert; gli alti costi richiesti per le connessioni domiciliari sono a carico degli utenti e laccordo con Aguas del Tunari proibisce luso di fonti alternative naturali, non riconoscendo il sistema di autoorganizzazione dei cittadini e non rispettando i costumi tradizionali delle comunit e dei loro sistemi tradizionali di approvvigionamento. Nellaprile del 2000 centinaia di migliaia di persone scendono in piazza e marciano a Cochabamba contro il governo, costretto a fare marcia indietro e a revocare la legislazione sulla privatizzazione dellacqua. Il contratto con la multinazionale Bechtel viene interrotto e il servizio idrico ripubblicizzato. La vicenda, conosciuta come Guerra dellAcqua di Cochabamba, ha assunto un alto valore simbolico nellambito delle lotte per la difesa dei beni comuni, dimostrando che la partecipazione popolare pu portare ad esercitare una reale influenza sulle decisioni riguardanti la gestione della cosa pubblica. (Fonte: www.cdca.it) Questo segnale intercontinentale stato riverberato ad Aprilia, dove la cittadinanza unita ha cercato di fare fronte comune (trasversale) contro il colosso Acqualatina. Il gigante trema davanti a un popolo unito e noi? Lasceremo che siano gli apriliani a combattere le nostre stesse battaglie? Come per la famigerata Turbogas? L'unico modo per uscirne lottare insieme, condividendo strumenti di lotta pacifici ma risoluti e risolutivi. La popolazione unita ha il potere di delegittimare una grande corporation come quella che sta dietro ad Acqualatina, se lasceremo sola Aprilia e non faremo fronte unito con tutti gli altri comuni della provincia, assieme agli abitanti di altri quattro comuni nella provincia di Frosinone e due nella provincia di Roma, coinvolti anche loro contro questa scandalosa truffa, degna dello sdegno di un popolo, orgoglioso della bellezza del proprio territorio e della speranza che ancora molti di noi riponiamo gli uni negli altri. (Continua...)