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Secolo d'Italia

Idee & Immagini

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Sabato 8 ottobre 2005

Ancora sul fondamentale saggio Teoria del partigiano, scritto dal pensatore tedesco nel 1962

Schmitt, ti spiego chi il terrorista


Unanalisi giuridica e politica insuperata della figura del combattente irregolare
MATTEO SIMONETTI

EL bicentenario della morte di Carl Schmitt, forse il pi grande politologo della nostra epoca, lAdelphi ha giustamente deciso di pubblicare, in edizione economica, il testo del 1962 Teoria del partigiano (a cura di Franco Volpi, pagg. 179, euro 10). In questo libro relativamente tardo, Schmitt opera forse lunica analisi completa, giuridica, filosofica e politica, della figura del combattente irregolare. Partendo dalla guerra napoleonica in Spagna dei primi dell800 e attraversando, tra gli altri, gli scritti di Von Clausewitz, i testi e le leggi speciali dellapparato militare prussiano, le idee di Lenin e le esperienze della guerra nazista di Russia, Schmitt giunge fino ai suoi anni, prendendo in esame anche le personalit e il pensiero di Che Guevara e Mao Zedong. Questo interessante excursus storico ci consente di penetrare la filosofia della guerra classica, ormai lontana anni luce dalla nostra sensibilit ed immaginazione, ma anche e soprattutto di mettere in relazione la figura del partigiano con quella del terrorista, anche di quello dei nostri giorni. Al di l delle considerazione pi ovvie sui metodi di lotta, la chiave di lettura dellinterpretazione Schmittiana del partigiano moderno, che ci consente tale accostamento, il ruolo fortemente politico sia del partigiano che del terrorista. Ne parleremo pi avanti. La teoria di Schmitt presenta una doppia faccia: da un lato egli esalta lefficacia del combattimento irregolare, subendo il fascino militare dei suoi meccanismi, dallaltro spiega come questo tipo di lotta possa condurre a un concetto dinimicizia dagli effetti devastanti, sia sulla popolazione civile di uno stato che in unottica interstatuale. Alla fine per il secondo aspetto a prevalere. In un certo senso, il pensiero di Schmitt sembra avvalorare lipotesi secondo la quale la figura del partigiano-terrorista sia legata alla modernit, al massimalismo ideologico e in definitiva al nichilismo, e quindi in tal senso criticabile dal suo punto di vista di filosofo conservatore. Un esponente odierno di questa posizione ad esempio il francese Andr Glucksmann. In realt, in Schmitt, bisogna distinguere il combattente tellurico, cio quello che lotta in maniera irregolare e con ogni mezzo per la difesa del suolo patrio, dal combattente ideologizzato, globalizzato, che agisce in nome di un progetto politico o religioso, senza che la sua azione si leghi fortemente al proprio territorio. Mentre il primo tipo di

temente taciuto la sua storica avversione alla religione (e tanto pi al fanatismo religioso!), cos come aveva fatto sulle crudelt del regime iracheno. Il terzo interessato compare ogni volta ci sia una lotta terroristica, e nello spiraglio tra legalit e legittimit che sempre questi apre, il terrorismo sinsinua e prolifera. Si ripensi alla connivenza tra Brigate Rosse e Partito Comunista nellItalia degli anni Settanta, ma anche e soprattutto allancora attuale comportamento del governo francese nei confronti degli stessi terroristi. Il caso Battisti ne solo un esempio. chiaro, sempre riferendosi ai due concetti schmittiani di partigiano, come i nuovi terroristi dello scenario mondiale non abbiano scrupoli nel martoriare principalmente il proprio territorio e la propria gente, ponendosi agli antipodi di quel legame tellurico prima citato e mostrando uninimicizia radicale, per certi versi utopica. A mio parere, dalla lettura di Teoria del partigiano, emerge un forte contenuto politico, uninteressante interpre-

lusconi come uomo e non solo come politico, strategia piccina ma fruttifera? In Schmitt per non c solo una riflessione politica o morale: dal punto di vista estetico, egli savvicina alle posizioni di Junger. La sua critica alla figura meschina del partigiano, il Parteignger, che lotta nella notte, occultando le armi e vestendo abiti civili, ricorrendo a facili imboscate verso chiunque indossi una divisa, non in contraddizione con lesaltazione estetica del Waldgnger jungeriano. Anche se a prima vista potrebbe trattarsi di giudizi antitetici sulla stessa figura, luomo del bosco, nella sua lotta per la riconquista di un diritto individuale violato (poco attinente alla res publica), non assume mai una connotazione esclusivamente politica. Alla fine, lo Schmitt tradizionalista emerge con prepotenza, e la sua sapiente analisi converge su una critica della modernit anche in ambito bellico. Egli sottolinea come, a partire dalla scomparsa dellidea di guerra classi-

Lopera consente di penetrare la filosofia della guerra classica ma soprattutto di mettere in relazione la figura del partigiano con il terrorismo dei nostri giorni
ca continentale, legata al territorio, a favore della guerra marittima, una deregolamentazione progressiva abbia trasformato i rapporti di conflitto tra gli stati in casi di diritto privato, e quindi portato a un atteggiamento totalmente incentrato sul predominio della sfera economica su quella valoriale e politica. Mentre nel passato i conflitti statuali erano in un certo senso protetti e mitigati dalla giurisdizione bellica e da un sentimento diffuso di cavalleria, nellepoca della globalizzazione non esiste pi una protezione dagli eccessi bellici dellinimicizia totale. Il terrorismo pu imperversare anche in chiave offensiva al di fuori dei confini nazionali, proprio come conseguenza di quella saldatura di cui dicevamo sopra. Nonostante dal suo punto cronologico di osservazione Schmitt non abbia potuto intuire il nuovo terrorismo di matrice religiosa, le sue considerazioni rimangono dunque attualissime e Teoria del partigiano un testo di cui si consiglia caldamente la lettura, per avere almeno una bussola interpretativa nel caos delle letture politiche del terrorismo odierno.

Unimmagine di Carl Schmitt

guerrigliero una figura pi comprensibile, giustificabile, tradizionale forse, il secondo del tutto assimilabile al criminale comune e va combattuto senza i riguardi che, secondo il diritto di guerra classico, sono riservati al soldato. Sul partigiano tellurico Schmitt esprime parole dapprezzamento, le stesse che hanno fatto di questo libro un testo di culto per gente come Toni Negri: Il partigiano significa ancora un pezzo di vero suolo; egli una delle sentinelle della terra, elemento della storia universale non ancora completamente distrutto. Sul partigiano moderno, ideologizzato, dice invece lo studioso: Il partigiano cessa cos di essere una figura essenzialmente difensiva per diventare uno strumento manipolato da unaggressivit che mira alla rivoluzione mondiale. A partire da questa distinzione, potrebbero farsi del-

le interessanti riflessioni sulla natura dellorganizzazione partigiana nellItalia della seconda guerra mondiale, quella resistenza sulla quale insistono ancora oggi, glorificandola senza distinguo, le istanze simboliche e morali della sinistra. Si potrebbero ad esempio giudicare diversamente, in quanto a legittimazione e moralit, i partigiani del periodo da Sal in poi, quindi quelli in un certo modo forzati da unoccupazione straniera del suolo, da quelli del periodo precedente. Ma qui si andrebbe a finire in questioni ben pi complicate da affrontarsi. Ritornando a Schmitt, quello che pi colpisce della sua analisi losservazione secondo la quale il partigiano ideologizzato sfrutta la legittimazione fornitagli da un terzo soggetto (oltre a s e al nemico) per infilarsi nelle maglie del diritto e costruirsi quindi una

giustificazione morale e un appoggio pratico. Abbiamo gi detto come Schmitt sottolinei, come aspetto fortemente caratterizzante del partigiano moderno, il suo forte impegno politico, riscontrabile tra laltro dalletimologia della parola partigiano. Proprio la politicizzazione, e non pi laspetto tellurico, consente lappoggio del terzo soggetto. Nel nostro caso, per capire il senso delle parole del filosofo tedesco, basta osservare come in Italia Liberazione e Il Manifesto, nonch le varie pubblicazioni noglobal, chiamino i terroristi islamici. I termini combattenti o resistenti, al posto di assassini tradiscono un interesse politico, qui rappresentato dal comune nemico, motivo di legittimazione. Faccio solo notare di sfuggita come, di fronte al proprio interesse, partigiano, di strategia politica ed economica, la sinistra abbia sapien-

tazione storico-filosofica degli scenari politici attuali. Schmitt parte da un rammarico per la fine dellideale classico di guerra, in cui linimicizia tra i popoli era ben confinata e non assoluta. Egli mostra come la sinistra di ieri e di oggi abbia saldato alla figura del partigiano tellurico quella del partigiano rivoluzionario, con lobiettivo di sfruttare linimicizia assoluta, che deriva da un tale sistema di combattimento, per il conseguimento del suo proposito politico, ossia la distruzione radicale non solo della controparte, ma di ogni ordine e assetto di potere. Questa saldatura stata possibile soltanto attraverso la diffusione strategica della criminalizzazione del nemico, fatta in maniera totale e acritica. Da sempre questa uno strumento di lotta politica della sinistra: come non pensare alla demagogica demonizzazione di Ber-

L PENSIERO moderno si fa solitamente iniziare con il dubbio metodico di Renato Cartesio. Su questo non ci sono dubbi. Il filosofo pi celebre e celebrato di Francia un po il pap della filosofia moderna. Sue sono le idee del dubbio, del cogito, dellanalisi, del metodo. Tutte cose che ritornano utili anche oggi e che il Delle Carte (come lo chiamava il nostro Vico) sparse un po ovunque nelle sue tante opere. S, perch Cartesio scrisse non poco. Possiamo ricordare qualche titolo: Regole per la guida dellingegno, Le passioni dellanima, le Meditazioni sulla filosofia prima, Principi di filosofia. C poi unaltra opera intitolata Il mondo che Cartesio, per problemi religiosi e morali, decise di non pubblicare se non in piccola parte. A questa sezione appartiene lopera pi famosa del filosofo francese: il Discorso sul metodo. Perch questa lopera pi famosa? Perch qui vi si trova laffermazione forse pi nota della storia della filosofia: Cogito ergo sum. Il ragionamento di Cartesio pi o meno questo: Invece di credere che tutto sia vero, suppongo che tutto sia falso, e controllo se rimasto in piedi qualcosa in cui credere. Di certo so solo che sto pensando. Se pen-

ETERNO RITORNO

Cartesio, una filosofia in lettere


GIANCRISTIANO DESIDERIO

so, per, vuol dire che esisto, e se esisto vuol dire che esiste qualcuno che mi ha messo al mondo. Dopodich mi decido e chiamo Dio questo qualcuno che mi ha creato e anima la cosa che sta dentro di me e che pensa di continuo. Si d il caso, per, che Cartesio non scrisse solo le opere che abbiamo fin qui citato. Anzi, i suoi libri pi noti rappresentano meno della met della sua produzione letteraria e filosofica. La parte pi cospicua invece quella delle lettere: ben 732 che ora la Bompiani ha pubblicato nella bella collana Il pensiero occidentale con il titolo Tutte le lettere. Sono epistole scritte tra il 1619 e il 1650: la prima fu inviata a Isaac

Beeckman e lultima, qualche ora prima di morire, fu scritta per raccomandare ai fratelli la vecchia nutrice. In mezzo a queste due lettere vi sono missive inviate a personaggi come Antoine Arnauld, Marin Marsenne, Pierre Fermat, Thomas Hobbes, Constantin Huygens, Cristina di Svezia, Elisabetta di Boemia. Il testo della Bompiani riproduce a fronte i testi originali delle lettere che furono scritte dal filosofo in francese, latino e olandese. In alcuni casi Cartesio scrisse una stessa lettera ora in francese, ora in latino. Ma perch leggere le lettere di Cartesio? Perch, al pari delle opere, se non di pi, le lettere rappresentano un testo fondamentale del pensiero moderno.

Si pu sostenere, con cognizione di causa, che il pensiero filosofico e scientifico del filosofo del Cogito sia alimentato proprio attraverso la corrispondenza epistolare. Giustamente Giulia Belgioioso, che ha curato il volume, parla del pensiero cartesiano come di una filosofia che si costruita per risposte. Il filosofo risponde a domande, dubbi, quesiti, richieste di chiarimenti e le sue risposte variano nello stile a seconda dellinterlocutore. Le lettere cartesiane costituiscono lo sfondo dal quale emergono tanto le opere a stampa quanto i diversi volti del filosofo. Sono, dunque, una parte essenziale della formazione dellopera e del carattere del filosofo. Hanno, naturalmente, un doppio volto: quello scientifico e filosofico e quello privato, dal momento che contengono giudizi su persone e su fatti resi senza autocensure. Le opere a stampa di Cartesio e il suo epistolario si tengono a vicenda e si chiariscono scambievolmente. Nelle lettere il filosofo tratta gli argomenti pi disparati: metafisica, fisica, matematica, musica, morale, medicina e tanto altro ancora. C anche la prudenza del filosofo nel trattare argomenti che avrebbero potuto metterlo nei guai.