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SECOLO DITALIA

MERCOLED 28 FEBBRAIO 2007

INVENTARIO POETICO DEL NOSTRO TEMPO


Nicola Vacca
ra sono seduta e aspetto che venga/la voce a parlarmi/a suggerirmi la soluzione/dellenigma lo scioglimento/difficile se non si trova un capo/ma posso usare le mie parole/e contorcerle a piacimento. Inizia cos il viaggio poetico di Antonella Pizzo nella materia e nellantimateria del vivente. La poetessa siciliana in Catasto e altre specie (Fara editore, pagine 60, euro 8) decide di inventariare la propria esistenza, catalogandone passato, presente, futuro, affetti e stati danimo. Il risultato un affascinante minimalismo interiore che scava dentro le cose ordinarie di un quotidiano. La Pizzo con grande pazienza cataloga il tempo presente, prestando

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attenzione allinvenzione che scaturisce dai suoi attimi, piuttosto che alla descrizione dei momenti vissuti. Il minimalismo che troviamo nella sua poesia lascia spazio ad una fertile immaginazione. Alla poetessa non interessa la realt, ma le sue percezioni. Catasto e altre specie-scrive Stefano Guglielmin nella prefazione-, organizza, nei suoi lucidi archivi, esperienze, sogni e bisogni messi in scena con masochistica intenzione o sarcasmo o tenero abbandono. Antonella Pizzo scrive sul filo del precipizio, avverte lurgenza del quotidiano e sente la necessit di scrivere la strategia etica per cercare un approdo interiore. Rovescia tutti i cassetti della propria anima: colmare il vuoto del tempo presente, che segna loggi, lora,

sentirsi naufraghi sul mare che scorre dentro. Parte da queste tracce di significati profondi il lavoro di catalogazione delle cose dellautrice che nella realt e nelle sue percezioni cerca la salvezza nel culmine della disperazione. Antonella Pizzo sa raccontare una realt che ci coinvolge con la presenza dei sentimenti, allo stesso tempo, intrecciando le parole dentro e fuori il loro significato, costruisce una mappa di orientamento esistenziale sulla quale tutto scorre. Nella sua poesia tutto scorre con enorme velocit. Lei seduta al suo scrittoio con il foglio bianco davanti, in attesa che la voce della poesia le venga in aiuto. Una voce intimista, radicata nel suo tempo presente che non disposta a rinunciare alle sue profonde tensioni.

CHI L ANTI-FREUD? ROGERS LO PSICOTERAPEUTA UMANISTA


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Matteo Simonetti
uando oggi si parla di psicologia e psicoterapia, nella mente di tantissime persone, sicuramente la maggioranza, si creano delle immagini stereotipate, difficilissime da estirpare, anche perch confermate incessantemente dalla letteratura e dal cinema. In tanti film americani, non solo nei polizieschi e nei thriller, ma anche in quelli ambientati nella New York che conta, ad esempio quelli di Woody Allen, troviamo i clich del lettino, dello psicanalista che interpreta i sogni come una Sibilla, che apre con delle misteriose chiavi simboliche le porte dellinfanzia, fino ad arrivare alla verit che viene spiattellata con sicumera al paziente, al quale non rimane che prenderne atto e guarire (cosa che in realt quasi mai avviene). Di contro, quando nel cinema si vuole criticare la figura dello psicoterapeuta, lo si presenta come un buono a nulla, aggrovigliato nei suoi propositi buonisti, lontanissimo dallazione efficace. Costretto nel suo ruolo sociale di sfogatoio pubblico, attore scontato nei gruppi di autoaiuto per alcolisti oppure consulente di annoiati, decadenti e facoltosi esponenti dellalta borghesia, non si sottrae mai al destino di perfetta macchietta per la pellicola. Questi stereotipi si fondano su un fatto: il credito per troppo tempo concesso alla psicanalisi, alle idee di Freud e dei suoi successori. A parte la sopravvalutazione della sessualit, occorre criticare ancora oggi lidea freudiana di un uomo scisso in pi parti contrastanti tra loro, cocci da rimettere insieme meccanicamente, giustapponendoli e saldandoli con la colla della razionalit. Se c un personaggio che a tale impostazione si oppose con fermezza, questo Carl Rogers, fondatore dellApproccio Centrato sulla Persona, del quale recentissimamente stato tradotto in italiano lultimo libro ancora rimasto in inglese. Si tratta di Carl Rogers, un rivoluzionario silenzioso, tradotto dalla psicoterapeuta rogersiana Alessandra Natali ed edito da Edizioni La Meridiana. Si tratta di una raccolta di interviste e dialoghi, che compongono una sorta di autobiografia di Rogers. Carl Rogers, dagli anni 40 agli anni 80, propose una psicologia umanista, in linea

con la filosofia esistenzialista, con il pensiero di Heidegger, Husserl, Nietzsche per certi versi, che guarda alluomo olisticamente, come persona appunto, rigettando un approccio scientista e tecnologico alla psiche. Rogers era convinto che ogni persona avesse valore, capacit di autodeterminarsi e di giungere ad un equilibrio, nonch dignit, e queste convinzioni, nel periodo in cui le present per la prima volta, non erano proprio di moda. Diceva: Un cliente responsabile di se stesso, sta andando da qualcun altro per avere aiuto, ma il centro di valutazione, di decisione, ancora dentro se stesso. E non sta mettendo se stesso nelle mani di qualcun altro. E chiaro come ci sia enorme differenza anche nella concezione della figura del terapeuta rispetto allorientamento freudiano. In questultimo, il terapeuta dominante

Carl Roberts. Nella foto piccola: Sigmund Freud

Pubblicata in Italia una raccolta di dialoghi e interviste dello psicologo che si oppose al modello totalitario della terapia

Guardava al paziente come persona capace di raggiungere un equilibrio in base al volere se stessi raccomandato da Nietzsce
rispetto al paziente, il quale sviluppa una dipendenza fortissima e tale soggezione parte integrante della terapia stessa. In qualche modo il terapeuta freudiano vicino alla figura della guida carismatica e annichilente che sovrasta gli individui nei totalitarismi. Nella concezione rogersiana, invece, terapeuta e cliente (non pi paziente, perch il ricorso allaiuto non indice di patologia) sono alla pari e massima importanza ha proprio lempatia. A differenza di quanto avviene negli altri orientamenti psicologici, in quello rogersiano agisce una sorta di accettazione di s molto simile al volere se stessi di Nietzsche. Ci, eticamente ed esteticamente, ha delle conseguenze importanti delle quali per qui sarebbe possibile parlare. Il divario ideale tra Rogers e i freudiani si coglie benissimo in questo passo tratto dal libro in questione: Ho la convinzione molto ferma che la psicanalisi sia una teoria

speculativa e superata che ancora sopravvive, che ha unimportanza spropositata ed eccessiva nella formazione degli psichiatri e degli assistenti sociali. Penso che sia assurdo che non sia stata soppiantataSe uno avesse bisogno di qualsiasi prova del fallimento dellorientamento psicanalitico, questa sarebbe da cercare nei figli degli psicanalisti. Erano un disastro, quasi senza eccezioni. Le idee di Rogers si opposero non solo alla psicanalisi freudiana, ma anche al comportamentismo di Skinner, del quale disse il punto di vista comportamentista pi popolare nelle universit perch si adatta allaspetto tecnologico dellepoca attuale. Abbiamo una tecnologia per tutto il resto, adesso abbiamo anche una tecnologia per gestire il comportamento umano. Trovai interessante che quando un dittatore sudamericano volle aiuto nellamministrazione fece ricorse a degli psicologici comportamentisti. Si potrebbero fare molte considerazioni storiche e filosofiche sullimportanza del pensiero di Rogers, cos come si potrebbero criticare diversi aspetti pedagogici o sociali della sua posizione; vorrei per soffermarmi, da ultimo, sullattualit della lotta rogersiana al dirigismo, allassertivit, allinvasione della sfera decisionale della persona. Oggi assistiamo ad una mania normativa da parte dello stato, che tenta di legiferare sulle modalit dei rapporti sentimentali e affettivi dellindividuo. Si tratta dell assurda intromissione della tecnica, del calcolo, delleconomia, dellinteresse, del cavillo e della disputa forense, in uno degli ultimi ambiti privati. Credo che Rogers avrebbe avuto da ridire non solo sullorrenda desacralizzazione, ma anche e soprattutto sulla limitazione della libert dellindividuo, della sua riduzione ad attore sociale, sullultima vittoria del dover essere sullessere.

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