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venerd 20 gennaio 2006

| Secolo dItalia

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Quello che invece non condivisibile che, nella critica alla funzione distintiva in senso economico dellopera darte (il ricco la compra non per goderne, ma per fregiarsi del suo possesso), Ferrarotti non dica la forte connessione tra il pensiero liberal-marxista, quello adorniano ad esempio, e tale situazione. Invece che far derivare dal liberismo individualista il fatto che venga valutato milioni di euro un papa schiacciato da un meterorite, o altre amenit dellarte astratta contemporanea, il sociologo di sinistra avrebbe potuto rendersi conto che tale scempio deriva dalla concezione dellopera darte come protesta, come atto di accusa, come strappo allesistente, come arte engag, lascito di un marxismo che non n ingenuo n ortodosso. Inoltre, quando Ferrarotti dice che Lopera darte indice di certe posizioni raggiunte in una data stratificazione sociale, non si rende conto che ad opera darte si potrebbe sostituire progressismo politically correct, o radicalismo chic, cio il pensiero dellattuale sinistra dominante. A conferma di quanto detto, si vedano il pensiero e le imprese della femminista Butler, criticati addirittura dalla compagna M. C. Nussbaum. Man mano che si entra nel vivo del libro, si apre una serie di divergenze tra le convinzioni del sociologo di sinistra e le nostre. Sa ad esempio di maniacalit di stampo freudiano lelogio di Lucien Goldman, artefice di un recupero dellidea lukacsiana del romanzo, che si traduce in una connessione tra questa societ alienata rispetto a se stessa e alla promessa di eguaglianza originaria. Se provassimo a rileggere i romanzi del novecento in tale chiave, ci accorgeremmo che pochi sono manifesti di questa promessa di eguaglianza originaria. Il punto chiave del libro di Ferrarotti per, come dicevo, lanalisi del futurismo. Questo viene definito come una corrente prometeica, modernista, positivista, progressista. Il fenomeno futurista dipinto come assolutamente borghese, propugnatore di un anti-uomo immerso nel pi totale meccanicismo materialista. Ovviamente, nel movimento futurista sono presenti questi tratti, e lautore pronto nel riportare i giusti passi di Marinetti o Balla a conferma, ma la questione saper vedere oltre la lettera, sottolineare quale valenza abbiano questi gesti nel contesto di riferimento. Ferrarotti non ci dice, o almeno lo accenna troppo brevemente, che il tentativo futurista ha unispirazione antimaterialista, antiutilitarista, ed tutto fuorch borghese. Esso si trova davanti al fallimento della societ delleconomia, alle sue illusioni, e contemporaneamente alla morte dei vecchi canoni dorientamento aristocratici, religiosi, mitici persino. Il nichilismo sta gi facendo piazza pulita di ogni prospettiva romantica di riscatto e sembra gi preludere alle mollezze del postmodernismo. Con uno slancio ideale, allora, Marinetti tenta una disperata soluzione: il rovesciamento di segno della modernit. Trasformando la percezione dellinevitabile - il dominio della tecnica - in un nuovo mito, frutto di volont creatrice, capace di veicolare su di s le forze del sacro. Loperazione cosciente e coincide con lautoinganno tipico dellartista - filosofo. Come fa Leopardi con il canto del nulla, il quale diventa unico motivo di sopravvivenza, come Evola e il suo andare a cavalcioni della tigre, Marinetti cerca di detronizzare il mostro, portandolo dal campo dellutilit, della scienza fredda e calcolatrice, a quello dellestetica, dellirrazionalit, della forza vitale. In questa operazione c molto di Nietzsche, sia in riferimento al tema del trasformare il cos fu in cos volli che fosse, sia a quello della fedelt alla terra, che si traduce nellesaltazione futurista per la fisicit e lanti-intellettualismo. Ecco, una lettura del futurismo come quella proposta da Ferrarotti, emendata con le precedenti considerazioni, potrebbe gi essere pi vera.

Quanti volti ha il Futurismo


Sfogliando il recente libro di Ferrarotti dedicato al ruolo politico delle avanguardie
La caccia di Carr. In basso: il sociologo Franco Ferrarotti

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MATTEO SIMONETTI
arte nella societ, edito da Solfanelli, il libro pi recente dello studioso Franco Ferrarotti, celebre accademico che si occupa di sociologia e di linguaggi. Il lavoro verte sul rapporto tra testo e contesto nella produzione artistica, approfondendo in maniera particolare il ruolo politico delle avanguardie, con particolare attenzione al futurismo. Su queste pagine mi ero gi occupato di letture del futurismo provenienti da sinistra, ad esempio criticando quella distorta di Nicole Janigro con la sua idea di un Marinetti necrofilo. La chiara collocazione politica di Ferrarotti, da sempre militante a sinistra, potrebbe far presumere che, anche in questo caso, ci si trovi di fronte ad una lettura ideologizzata. La Premessa che apre il libro, in effetti, sembrerebbe fornirne una conferma: Oggi annuso aria di restaurazione. [] avverto, con riguardo allItalia e al suo attuale gruppo dirigente, dichiaratamente conservatore ma in senso dinamico o anche, come si dice con inconsapevole auto-ironia, creativo, il bisogno di riscoprire e individuare e valorizzare una cultura di destra. A parte la vacuit storica del concetto di restaurazione, a parte il fatto che una cultura di destra non va individuata perch gi chiara, forte e ampia, si nota in queste parole un sentimento di superiorit intellettuale che, oggi che anche quello morale si dimostra nientaltro che un postulato, dovrebbe essere messo da parte. Comunque, il libro di Ferrarotti si presta ad alcuni commenti interessanti, n mancano passi condivisibili, soprattutto a causa del fatto che le pre-

messe critiche di partenza allo stato dellarte e delle sue teorie, sono comuni alla sua e alla nostra parte politica. Questa convergenza daltronde si trova anche in pensatori contrapposti come Heidegger ed Adorno. Questultimo, polemizzando ferocemente contro lesistenzialista tedesco, evit sapientemente di accennare alla sua concezione dellarte, sapendo di trovare, l, poco materiale per una contrapposizione. Anche a livello politico, ma questo gi un altro discorso, bisogna rilevare come Lukacs e il comunismo sovietico fossero praticamente sovrapponibili in parte a Heidegger e, ancor di pi, allestetica nazista. Sempre a proposito di marxismo sovietico, notevole lo sforzo di Ferrarotti nel cercare una giusta misura tra il soggettivismo di matrice romantica e lo strutturalismo marxista pi ingenuo, quello ad esempio di Plechanov, ma anche di Lukacs. La prima posizione , infatti, quella che concepisce larte come intuizione, frutto della visione solitaria del genio, e quindi scarsamente in contatto col sociale, la seconda lopposto, cio quella che esalta larte solo se impegnata, e la vede quasi come unemanazione del sistema economico. A proposito di posizioni comuni, alle quali prima accennavamo, la critica al carattere di merce dellarte moderna, determinato secondo Ferrarotti dalla fine della Sacralit che contraddistingue la nostra epoca, dalla laicit che sposta lopera dal regno del sacro al regno dellimmaginario, una riflessione valida, in quanto sottolinea che la fuoriuscita dellarte dal terreno della collettivit e della condivisione senza dubbio un aspetto negativo. Sembrano qui riecheggiare le teorie spengleriane sulla ciclicit, le convinzioni sulla decadenza occidentale, con tutto il loro portato politico di conservatorismo, se vogliamo.

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Nonostante il volume non sia troppo ideologizzato e spostato a sinistra, discutibile la posizione del sociologo sul movimento marinettiano, dipinto come assolutamente borghese e immerso nel materialismo

Un libro al giorno

Quaderni che parlano di dolore, malattia ma anche di speranza


NICOLA VACCA
enning Mankell autore di polizieschi che sono diventati bestseller in molti paesi. Da diverso tempo lo scrittore svedese si dedica concretamente alla lotta contro lAids. In questi anni si recato numerose volte nel continente africano, per dare voce e dignit a chi scompare annientato dalla malattia. Da un viaggio in Uganda nato, Io muoio, ma il ricordo vive, un libro davvero unico che porta dentro di s un progetto legato alla speranza (lautore devolve il ricavato delle vendite di questo libro al progetto Aids di Plan International). Nel

suo intenso diario africano, Mankell racconta lesperienza dei Libri della memoria. I malati senza speranza di guarigione in piccoli quaderni raccontano la loro esperienza, ma soprattutto il loro dolore, e affidano alla pagina ricordi e impressioni perch la memoria non venga dispersa invano. Questi piccoli libri rappresentano i documenti pi importanti del nostro tempo, perch raccontano alle generazioni future la grande piaga che oggi uccide milioni di persone rendendo orfani milioni di bambini. In questi ricordi di chi morto troppo presto e lascia ai figli una testimonianza, perch consapevole che non vivr a lungo

per vederli crescere, Mankell vede alimentare una speranza che ha in questi racconti tragici una risposta concreta a numerosi interrogativi. I racconti sono parole. Prima le storie si tramandavano oralmente di generazione in generazione e, in molti casi, questo si fa ancora oggi. Ma chi rester per raccontare se cos tanti anelli della catena dei narratori spariscono? Che cosa possono raccontare i bambini dei loro genitori, se non possono ricordarli perch erano troppo piccoli quando loro se ne sono andati?. Mankell si dedicato alla lotta contro lAids, che sta devastando il continente africano. Grazie al suo impegno, di scrittore e di

uomo, i Libri della memoria sono divenuti progetto di sensibilizzazione sullepidemia mortale. Incoraggiando i genitori scrive Desmond Tutu nella prefazione - a ricordare la storia delle loro vite, non solo per i loro figli, ma per lumanit, Henning Mankell ha fatto al mondo un grande dono. Lo scrittore svedese ha usato il suo talento dartista per costruire dei ponti. Nel mondo siamo tutti uniti dalla nostra comune condizione umana. Una persona tale attraverso altre persone. Questa la personale risposta di Mankell allAids. Nei frammenti di vita della memoria, nel centro della morte e della sofferenza, sono ambientate le storie commoventi che

incontriamo in queste pagine di dolore che sottolineano la vulnerabilit degli esseri umani. Questi racconti hanno un enorme valore terapeutico. Il progetto dei Memory Books un contribuito importante a destare la consapevolezza di questa epidemia. Per arrestare lo sviluppo della malattia indispensabile che il ricordo viva. Lo scopo finale degli scritti della memoria dovrebbe essere quello di fare s che un giorno non siano pi necessari. E nessuno dovr pi morire prima del tempo di Aids. Henning Mankell Io muoio, ma il ricordo vive. Unaltra battaglia contro lAids. Marsilio editori, pagg. 126, euro 10