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domenica 15 maggio 2005 LINDIPENDENTE

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RACCONTINI ROMANI

DI

MATTEO S IMONETTI

ORSE IL PIANISTA pi celebre di tutti i tempi, sicuramente il pi celebrato. Glenn Gould merita appieno la fama ottenuta. Non solo per il suono a cui diede vita, ma soprattutto per lardimento con il quale mostr una nuova via nellinterpretazione musicale e per la lungimiranza nella sperimentazione dei supporti tecnologici. Canadese, classe 1932, scomparso prematuramente a cinquantanni, Gould fu musicista ma anche pensatore di musica. Dopo la sua morte stato oggetto di innumerevoli saggi, romanzi, lm e studi, che si sono aggiunti alla notevole mole di interviste, programmi radiofonici e televisivi, documenti di varia natura prodotti in vita. Ricordiamo solamente la celebre pellicola di Francois Girard 32 piccoli lm su Glenn Gould del 93 un mito per i cineasti la raccolta delle interviste di Bruno Monsaingeon Glenn Gould. No, non sono un eccentrico (Edt) no al recente libro di Kevin Bazzana Mirabilmente singolare (Edizioni e/o).

LA RIVOLUZIONE DI UN PIANISTA ARISTOCRATICO


Per descriverlo necessario soffermarsi sullimmagine di Gould al piano: linseparabile sedia dalle gambe tagliate, le braccia appese alla tastiera per le dita sfruttando al massimo lestensione delle articolazioni le mani lunghe e cos particolarmente conformate, quellespressione cos assorta, incurante delle aspettative del mondo circostante, forse della sua esistenza, il caratteristico borbottio che intonava frammenti melodici, come faville emerse di colpo dal magma delle tanto amate costruzioni polifoniche. Questimmagine gi di per s un manifesto artistico che delinea e pregura leternit dellartista. Si detto anche che il fascino della sua immagine super quello della sua musica: se non le fu superiore, non le era da meno.

G
Iscritto dufcio alla contestazione, fu s un ribelle ma soltanto per ridicolizzare i manierismi musicali del suo tempo
un articolo di Roberto Caro sulla rivista Hortus Musicus, la quale, a scorrere i nomi dei collaboratori, appare politicamente pi che schierata. ovvio, e qui occorre fare mea culpa, che la disattenzione della cultura di destra per la musica la prima causa di questo monopolio, non solo gouldiano, che il solo Paolo Isotta, pur nelle sue importanti pubblicazioni, non stato sufciente a controbilanciare. Purtroppo il fantasma di Adorno con la sua critica musicologica impegnata a vedere ovunque una rappresentazione dei rapporti sociologici del potere oggi a sinistra ancora vivo, imperante. Proviamo a riettere senza preconcetti sulla natura politica del pianismo gouldiano, dando per scontato che siffatta operazione sia plausibile. La domanda : Gould fu davvero un sovversivo, una guiA UN CERTO PUNTO della sua carriera Gould prefer dedicarsi alla registrazione in studio piuttosto che alle esecuzioni dal vivo. Questa scelta fu vista come un facile rifugio nellasettico e riservato mondo del mediato, dellartificiale. Molti gli rimproverarono di sottrarsi alla realt, di voler mettersi al riparo dallerrore, dai pericoli dellemotivit e dalla responsabilit del contatto diretto con la platea. Mentre i pi maligni immaginavano meticolosi ritocchi in fase di editing del suono, Gould investiva di un elevato valore estetico la sua scelta, illustrandola in un articolo intitolato The prospects of recordings. Al di l delle possibili riflessioni connesse alle idee di Benjamin in Larte nellepoca della riproducibilit tecnica, nel quale il francofortese contrappone al valore culturale dellarte quello espositivo, sembra che le ragioni
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LEN

KAFKA E MIO NONNO


1883-1924
DI

F ERNANDO ACITELLI

OULD
da per la giovent rivoluzionaria? Le sue scelte interpretative sono seriamente da leggersi cos almeno scrive Roberto Caro come le istanze ribelliste di una generazione il cui lascito innerv molte decisive conquiste nellambito dei diritti civili?. Gould a braccetto con Mao, con il Che, con psichedelici e gli dei ori, nelle piazze a farsi di spinelli e coretti. thoven, e non Joan Baez, con tutto ci che questo comporta in termini di rapporto con il passato e la tradizione. Le sue esecuzioni erano s innovative, ma non dissacratorie. Ricreavano, non distruggevano. Avrebbe potuto dedicarsi a musiche ben pi davanguardia e non soffermarsi su quelle storiche, gettare biglie e fermagli dentro il piano ed esprimere la sua supposta eversione politica con gesti pi eclatanti. Forse aveva gi capito che la ventata di supposta novit rivoluzionaria si stava gi trasformando in nuovo establishment e che la mediocrit abitava dallinizio quellideologia. Non va dimenticato che il riuto del concertismo fu un atto di denuncia contro le brutture di quel mondo, ma anche un segno di resa dalla volont di cambiarlo. Forse una forma di egoismo, di onanismo narcisista. Si faceva le sonate e poi distribuiva i lmini ai fans feticisti. troppo ingenuo interpretare questa sua scelta solo come un atto damore e di ducia per le nuove possibilit della tecnologia.

Tra autori e stile diversi Di Gould va sottolineata innanzitutto la cura nella scelta del repertorio, se vogliamo molto ristretto rispetto alla sterminata esigenza del pianismo odierno: da considerare gi un segno di forte personalit. Come catalogare un musicista che suona venti autori diversi, di ogni periodo, dallestetica contrastante con la stessa naturalezza con la quale si cambia una camicia al mattino? Interpretare un autore signica farlo proprio interamente, condividerne il senso e il linguaggio: impossibile aggirarsi nella storia della musica e indossare larte come fosse una serie di maschere per una festa da ballo. Gould si concentr su Bach, su una parte della produzione e degli aspetti di Mozart e di Beethoven, su Schnberg, su Gibbons e poco altro ancora. Il pianista canadese fu decisamente antiromantico, o meglio contro i rimasugli manieristici novecenteschi del romanticismo. Nulla concesse infatti al bel suono e al bel gesto, scardinando le convenzioni interpretative del suo tempo. Nelle sue esecuzioni c tutto un mondo di cura estetica per il meccanismo, di adorazione per lintellettuale in musica, un panorama di complessa introspezione. Tutto ci insieme con il rapporto positivo con le possibilit tecnologiche, con la sperimentazione in fatto di incisione ed editaggio e con la stessa scelta del repertorio ne ha fatto un paladino dellavanguardia, con tutti gli esercizi retorici di apologia ed elogio da parte degli esponenti teorici del progressismo politico e musicale. Sullesaltazione di aspetti di Gould, quali il riuto della musealit dellapparato del concerto, tutto il suo corollario di nzioni e mode decrepite del peggior stile borghese siano o no di sinistra non si pu che essere daccordo. Ma il punto un altro: indubbio che esista in Gould un aspetto musicalmente ed esteticamente eversivo, ma la trasposizione di questo in chiave politica unoperazione arbitraria e miope. Basta farsi un giro per la rete e rendersi conto di quanto il nome del pianista venga continuamente accostato a quello di Gramsci e di come a sinistra si sia puntato sulla sua militanza. Emblematico al riguardo

Mozart, non Joan Baez In realt per portare avanti questa tesi occorre bendarsi gli occhi e tirare avanti per la propria strada ideologica, senza curarsi dei fatti. Ma sappiamo che per una certa parte della cultura non mai stato un problema. Innanzitutto si deve riettere sul fatto che Gould fu eccentrico, aristocratico, snob, misantropo e ricco. E questi non sono dettagli. E poi suonava Mozart e Bee-

Labbandono delle platee e la ricerca della perfezione che avvicini al divino


della scelta del musicista siano di diversa natura. La ricerca di un modello ideale lo si pu definire un vero e proprio platonismo artistico di un modello perseguibile solo al di l di ogni singola apparizione fenomenica, alla base della predilezione di Gould per la registrazione. una vocazione ascetica di distacco dal sensibile, alla ricerca di una perfezione che avvicini al divino, oltrepassando il limite del corpo. A essa poi funzionale la concezione apollinea della musica, che radicata nel musicista. Lo studioso Evan Eisemberg vede in questo un puritanesimo tutto canadese, mentre pi facile pensare che si avvicini soprattutto al pensiero e alloperato di Arnold Schnberg, anche questi impregnati di ascetismo. La scelta tecnologica di Gould ha dato comunque alla luce una raccolta di incisioni dalle dimensioni mai viste nella storia della discografia: la Glenn Gould Edition. La Sony Classical ha riunito tutte le incisioni fatte con Columbia, Cbs, Glenn Gould Estate, Cbc insieme con alcuni inediti, creando una collana di settanta cd rimasterizzati, divisa in quaranta sezioni. Il re incontrastato di questo lavoro senza dubbio Johann Sebastian Bach, del quale Gould incise, oltre alle celebri Variazioni Goldberg, le Suites Inglesi, tutto il Clavicembalo ben temperato, le partite e i concerti. Questa predilezione per Bach pu essere vista proprio in relazione allaspetto apollineo del musicista di Toronto. E chiss se la distanza della sensibilit bachiana dal sentire contemporaneo richiama la necessit di Gould di distanziarsi fisicamente dal suo [M.S.] pubblico casalingo?

Provocatore per autonomia Non sessantottino ma individualista, non sovversivo ma creativo, non sobillatore ma nietzschianamente coraggioso costruttore di nuovi valori, quelli propri. Questo fu Glenn Gould. Praticamente un simbolo vivente di quellidea di soggetto contro cui combatte il neocomunismo postmoderno. Se si va oltre le letture sinistrorse di Nietzsche, infatti, e si pensa allattivit etica ed estetica del Superuomo, ecco che si chiariscono lanticonvenzionalit e insieme laristocraticit di Gould, il suo gusto per lautonomia e la singolarit della provocazione. Forse non vale neppure la pena di giudicare se una personalit del genere sia di destra o di sinistra. Magari chi se lo chiede, pu farlo ascoltando il suo Quartetto darchi op.1, dalla apollinea pulizia, o il giocoso e massimamente antipolitico So, you want to write a fugue, o il Preludio e Fuga n.2 in Do minore di Bach. Difcile non sentire la sintonia tra Gould e Bach, lafnit dei loro spiriti. Forse anche in Bach, mentre suonava lorgano in una delle cattedrali tedesche o quando componeva la Passione di S. Matteo, viveva a sua insaputa un protoMarx.
Pubblicit: A. Manzoni & C. Spa Via Nervesa 21 20139 Milano Testata: Cronache de LIndipendente Registrazione Tribunale di Salerno N. 919 del 9/05/95 Anno XI nr. 132

Direttore: Gennaro Malgieri Vicedirettore responsabile: Giancristiano Desiderio Caporedattore: Nico Forletta
Questo numero stato chiuso in redazione alle ore 19.30

Redazione: Mario Accongiagioco Errico Novi Francesco Pacifico Riccardo Paradisi Susanna Turco Segreteria: Clara Pezzullo Illustrazioni: Dariush Radpour

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RA SO BENE perch via Napoleone III mi solleva nella mente limmagine del mio nonno paterno Alfonso. Non lho conosciuto. A Roma edic la nostra casa e vi mor nel 1924: due foto appena posseggo di lui. Quando passeggio per quella strada e il sole sul punto di salutare il giorno ma le sue intensit ancora confortano quegli edici, mio nonno mi chiama e pare voglia dirmi: Fai qualcosa per me. Gli edici di via Napoleone III hanno facciate da Vicer ed i portoni, spesso con atri solenni e con guardiole che sono una stanza in pi per il custode, smuovono immagini remote: cortili della Guardia, tabacchiere smaltate che pur vide Guglielmo Pepe e quelle istantanee che sono i cammei efgiati con i proli dei glioletti del Murat. Mio nonno Alfonso nacque ad Assergi nel 1883 e mor a Roma nel 1924. Chi come me ha familiarit con le date di nascita e di morte e le manda a memoria per custodire esistenze, non pu non ricevere un sussulto unendo quellinizio, 1883, a quella ne, 1924. Franz Kakfa si distinse su questa traiettoria: 41 anni. Ecco, almeno adagiandolo sullintensit duna simile vita, dono un po di sollievo a mio nonno Alfonso e in parte esaudisco quella sua lieve richiesta di far qualcosa per lui. Con poco si ricompongono esistenze: pi i dati biograci sono esili e pi si ha desiderio di riempire con il bene quel vuoto immenso. Mio nonno apprende larte muratoria e, attorno al 1910, gi un mastro. Ad Assergi ha innalzato case ma i suoi tocchi dartista sono i mosaici da porre sopra il portone. Mosaici entro i quali pure sincide lanno di costruzione delledicio. Nel 1911 in Prussia: a lavorare e a studiare tecniche nuove. Con quali treni arriver a destino e chi, nelle stazioni e negli scompartimenti, incrocer il suo sguardo? Torner in Italia con il tesoro di quanto visto e appreso e con strumentazioni prussiane, manuali tecnici e vocabolari di lingua tedesca. Sposer Teresa Lalli nel 15 e mio padre nascer nel dicembre del 16. Combatter gli elmi chiodati degli Imperi Centrali, ma chi avvister nelle trincee? Mi sono sempre immaginato mio nonno accanto a Sbarbaro e Ungaretti. Qualche cartolina in franchigia e almeno una lettera a Giovanni Papini possono essere state vegliate da mio nonno Alfonso. Magari quella che recita: Natale labbiamo fatto in seconda linea, ma festeggiati dalliprite. Su una roccia in trincea c ancora una chiazza gialla. O quella di Ungaretti: Caro Papini, i miei compagni scrivono, accoccolati, nelle tane, in mezzo ad un fracasso ch ormai, per noi, una monotonia. Forse con costoro avr pure scambiato parola (chi pu affermare il contrario?) e questi pensieri mi sorgono sempre perch tanto vorrei porlo in salvo ed attenuare la sua tremenda ne. Terminata la guerra a Philadelphia, dove rimane diversi anni. Nel 19 nasce il fratello di mio padre, Fernando. tutto pronto per latto di richiamo: mia nonna s recata dal fotografo per la foto sul passaporto collettivo e la partenza da Napoli imminente. Dimprovviso mio nonno telegrafa: Ripensato. Non partite. Deve essere nel 23 che torna in Italia: la sua famiglia sempre ad Assergi. Egli inizia a lavorare a Roma: acquista un terreno con il progetto di costruire un edicio e rivenderlo. il giugno del 24: Giacomo Matteotti viene rapito il 10 e diversi giorni dopo, a cena in una trattoria, mio nonno commenta quel fatto con i suoi operai: non per nulla lirico nei confronti dei fascisti. E come lo si pu essere? A quel tavolo seduto anche un operaio, un fascista della peggior specie, un certo Caldarella, che tutto annota di quanto sbotta mio nonno. Il giorno 24 giugno mio nonno sar scaraventato gi da una impalcatura: un volo da unaltezza notevole con appresso un carrello che lo centrer nella testa. Gli operai lui agonizzante gli ruberanno no allultimo centesimo. Una disgrazia, si dir. Le indagini? Oh, certo, le indagini!... Fu mia nonna Teresa con il suo coraggio (impauriti i bimbi!) a portare a termine la costruzione. Ledicio ha pi di ottanta anni ed ancora nellalbum della nostra famiglia. Il cortile il nostro sacrario e le narrazioni lievi di mio padre mai hanno rimarginato la mia ferita. Eccolo il nostro palazzo del Vicer! Deve essere per questo che quando slo per via Napoleone III, mio nonno Alfonso mi d sempre una voce.

LINDIPENDENTE domenica 15 maggio 2005

BIOGRAFIA

STORIA

TEATRO

NARRATIVA

POESIA

Il ritratto del coraggio


TRA SBILANCIATE ESALTAZIONI e demitizzazioni spesso eccessive, JFK traccia il profilo di un presidente che senza essere il pi grande occupa un posto di rilievo nel 900. Dallek racconta la formazione di un uomo condannato a diventare presidente dalle smisurate velleit paterne, e i mesi durissimi dellapprendistato alla Casa Bianca, il cui momento pi basso fu la sconclusionata avventura della Baia dei Porci. Forgiato profondamente dallinsuccesso, che gli cost un quasi insostenibile calo di popolarit, Kennedy seppe forse per questo imporre ai sovietici di ritirare i missili da Cuba, infliggendo loro una sonora umiliazione. Che luomo fosse cagionevole di salute noto quanto la sua spregiudicatezza nel privato. Non sapevamo, invece, che furono cure inappropriate ad aggravare un quadro non roseo di suo e quanto coraggio quotidiano gli sia stato necessario in tutto il corso della vita adulta. Alla luce di queste polverose, inedite cartelle cliniche, emerge un Kennedy pi umano di quello consegnato alla memoria dalla stampa rosa e dalle teorie del complotto intorno alla sua morte prematura: un vero ritratto del coraggio, per esprimersi con la felice espressione che coni per ritrarre americani impavidi come M ASSI M I LIANO G RI N ER lui.
JFK di Robert Dallek. Mondadori 880 pagine, 25 euro

Sei personaggi Disfatta interiore in cerca dun secolo di una nazione


IL VOLUME TENTA di ripercorrere il secolo scorso attraverso sei personaggi (Benedetto Croce, Giovanni Testori, Renzo De Felice, Ernesto Rossi, Achille Campanile, Giorgio Gaber) con una sana riflessione, spuria da tutte le fossilizzazioni ideologiche che hanno trovato spesso credito nei partiti. Personaggi che sembrerebbero in aperto contrasto tra loro ma formano quella speciale voce interiore con la quale si pu provare ad interpretare il novecento con chiavi di letture diverse. Una lettura che serve per mantenere viva ogni sorta di specificit intellettuale che fatica ad essere accettata perch fattore disgregante allinterno di unegemonia culturale ancora imperante. Questi personaggi hanno sfaldato i classici circuiti di elaborazione e diffusione delle idee. Tuttavia esiste una dimensione che per non sovrasta in maniera determinante la loro opera: Strana compagnia, davvero. I sei viaggiatori solitari hanno rifiutato di mimetizzarsi. Immaginatisi clandestini per la libert di oltrepassare quel tempo (ma anche il nostro), non hanno, tuttavia, rinunciato a pagare un prezzo per il trasporto, che sfuggito di mano a folli conducenti, imboccava anche i vicoli ciechi dellideologia. Questi sei personaggi hanno osato poL U IGI I AN NON E stuma eresia.
Altri Conformismi di Marsilio Editore. Marsilio 168 pagine, 12 euro

Le metafore della vita


Chi lha detto che le favole sono scritte per esser raccontate solo ai bambini? Un pregiudizio duro a morire, che in questo anno dedicato al bicentenario della nascita di Hans Christian Andersen (1805-1875) si cerca di demolire, ripercorrendo le opere di uno dei pi grandi aedi della fantasia. Le favole aiutano a crescere, rappresentando le metafore della vita. Ma non finisce qui: ci sono anche eroi come Peer Fortunato, capolavoro finora inedito dellindimenticabile sognatore di Copenaghen. La malinconica vena letteraria di Andersen persiste: poesia e prosa, canto e ballo, recitazione e pittura, infanzia e maturit dominano i successi e il crollo del povero e geniale commediografo- musicista. Una storia senza tempo o et, un romanzo dai toni lirici che parla di ieri e di oggi, affrontando i sogni e i desideri di ogni uomo: i veri baciati dalla fortuna sono quelli che nel proprio talento trovano una lampada incantata da cui fluiscono le inestimabili ricchezze dello spirito e del cuore. Lettori e non-lettori di tutto il mondo, tornate a leggere con i vostri figli luniverso delle favole: cos facendo si potranno imparare morali sempre nuove che riporteranno in auge quella parte bambina andata perduta o dimenticata forse quella pi vera.
S ARA B UZZU RRO Peer Fortunato di Hans Christian Andersen. Iperborea 123 pagine, 10,50 euro

Tutto Scotellaro in un volume


LA POESIA DI ROCCO SCOTELLARO, maestro del nostro neorealismo pi lirico, ha subto per lunghi decenni uningiusta esclusione dal panorama letterario. Le sue poesie sono state pubblicate postume grazie allinteressamento di amici, in particolare Carlo Levi e Manlio Rossi Doria. stato proprio lautore di Cristo si fermato a Eboli a firmare la prefazione alla raccolta fatto giorno pubblicata nel 1954 e vincitrice, in quello stesso anno, del Premio Viareggio. Quel volume, in unedizione riveduta e integrata a cura di Franco Vitelli, fu pubblicato nel 1982 da Mondadori. Successivamente la poesia di Scotellaro stata avvolta da un ingiustificato oblio. A trentanni dalla morte del poeta lucano, cantore della civilt contadina del Sud, finalmente la sua opera torna in libreria con un volume che raccoglie, per la prima volta, lintera produzione poetica. Con questa importante iniziativa editoriale saranno in molti a scoprire una delle voci pi autentiche della poesia italiana del secondo Novecento. Lintensit lirica ed evocativa resta ancora oggi il punto di forza della sua poesia, difficile da ignorare nonostante alcuni oblii forzati imposti dautorit dai soliti chierici ammalaN ICOLA VACCA ti dideologia.
Tutte le poesie di Rocco Scotellaro di Rocco Scotellaro. Mondadori 354 pagine, 8,40 euro

LIBRI

LA CANTATA DEI GIORNI DISPARI raccoglie le commedie messe in scena da Eduardo De Filippo tra il 1944 e il 1955: il secondo dei tre volumi di opera omnia curati dallautore stesso. Nel tomo che la Einaudi ripropone sono contenute le opere del periodo pi fecondo: quello dellimmediato dopoguerra. De Filippo, che era stato antifascista convinto negli anni precedenti alla caduta del regime, non si associa ai facili entusiasmi per la Liberazione, ma getta uno sguardo sconsolato su Napoli citt simbolo della realt italiana. In Napoli milionaria (1945), Questi fantasmi (1946), Filumena Maturano (1947) e soprattutto nelle Voci di Dentro, la disfatta interiore di una nazione caduta nel baratro della storia si colora di tinte paradossali (solo apparentemente macchiettistiche) e si esprime nelle figure maschili, deboli e saccenti. Eduardo descrive in maniera impietosa (forse non priva di reminiscenze autobiografiche) la crisi della figura cardine della societ tradizionale: il padre di famiglia; nel contempo manifesta la sua convinzione nella maggior capacit di resistenza del mondo femminile: le donne, pazienti, forti, mediterranee sono sempre lelemento di luce nei cupi chiaroscuri napoletani di De Filippo.
A LFONSO P ISCITELLI La Cantata dei Giorni Dispari di Eduardo De Filippo. Mondadori 1750 pagine, 49.00 euro

DRAMMATICO

DRAMMATICO

DRAMMATICO

DRAMMATICO

DRAMMATICO

Unaltra La consapevolezza Gruppo di famiglia Nube di incertezza La sottile linea storia damore della vita reale dellambiguit in un esterno sullavvenire

CINEMA

INSULSO, BRUTTO, TRISTE, scritto male e girato peggio. Praticamente un Banfi-movie al contrario in cui si ravana gratuitamente nel dolore anzich nelle pruderie sessuali di dottoresse, collegiali e onorevoli. Solita storia damore che non va, soliti rimpianti, solite nostalgie, solite solitudini, solite speranze continuamente disattese. Azzeccato (involontariamente) il simbolismo spicciolo di una partita a Scarabeo continuamente interrotta: il film non azzecca nessun incrocio. Lunica cosa a non essere scontata in questo sottocalopresti (al peggio non c mai fine!) il montaggio che finisce per confondere le acque con strafalcioni macroscopici che qualche ingenuo cinefilo dellultimora potrebbe scambiare per tocco dautore. Con Barbara Bobulova ormai onnipresente in tutti i film che vogliono sembrare intelligenti, a farne le spese la splendida citt di Trieste il cui sindaco dovrebbe citare la produzione per danno allimmagine. Insomma, il cinema italiano in crisi? Guardate il film e capirete perA NTON IO VALENZI ch.
Tartarughe sul dorso Regia di Stefano Pasetto. Con B. Bobulova Italia, 2004

IL DODICENNE SANDRO, protagonista di Quando sei nato non puoi pi nasconderti, figlio unico di una coppia di piccoli imprenditori bresciani, conduce una vita piena di affetto e di agi. Durante una crociera in Grecia con il padre, il ragazzino cade di notte dalla barca. Giunto allo stremo delle forze, viene salvato da Radu, un ragazzo rumeno, e ricondotto in Italia a bordo di un pericolante barcone di immigrati clandestini. Raggiunto dai genitori, che lo credevano morto, al centro di accoglienza, Sandro manifesta una consapevolezza del tutto nuova delle ingiustizie e della fatica di vivere. Accantonati gli anni Settanta dei Cento passi e della Meglio giovent, Marco Tullio Giordana traccia un veritiero affresco del Nord industriale di oggi, tra razzismo, sensi di colpa e sofferte aperture. Ma il fulcro poetico del film, unico italiano in concorso a Cannes, il traumatico passaggio di Sandro allet adulta, reso con sensibilit degna di Truffaut e riassunto negli sguardi della bellissima se[P. D .R.] quenza finale.
Quando sei nato non puoi pi nasconderti Regia di Marco Tullio Giordana. Con M. Gadola, A. Boni, M. Cescon, V. Alexandru Toma. Italia 2005

STORIE DI FAMIGLIA attraverso quattro generazioni di uomini, dal bisnonno (un Michael Caine che sa invecchiare con rara intelligenza) al nipote, attraverso le generazioni intermedie con Cristopher Walken personaggio centrale dellintreccio e figura obbligatoriamente sinistra come si conviene ai suoi registri interpretativi, ma allo stesso tempo necessaria allazione del film. Un po road movie tipico americano, diviso tra atmosfere spersonalizzanti, momenti lirici e poi ironici, il film dellesordiente Jordan Roberts un esempio di molta tendenza del cinema a stelle e strisce degli ultimi anni che, forse sulla breccia aperta da Woody Allen, tenta lapertura ai canoni stilistici europei (il primo esempio che viene alla mente La Famiglia di Ettore Scola). Tuttavia il giovane regista non sempre riesce ad essere convincente in una prova dove la figura dellattore centrale e che, visto il cast a disposizione, avrebbe avuto bisogno di una direzione con maggiore esperienza.
[A N .VA .] Dietro langolo Regia di Jordan Roberts. Con M. Caine, C. Walken Usa 2004

SCHABBACH, 1997. Ernst Simon, fratello del protagonista Hermann, combatte con lamministrazione comunale per far approvare il progetto di un museo che raccoglierebbe la sua preziosa collezione darte. Affezionatosi a Maxchen, un quattordicenne bosniaco senza madre, Ernst lo tratta come un figlio e medita di coinvolgerlo nelle proprie attivit. Ma la crescente ostilit dei cittadini lo esaspera spingendolo al suicidio. Nel frattempo Lulu, figlia di Hermann, fatica a crescere il suo bambino senza un padre e Hartmut, figlio del patriarca Anton Simon, fa fallire lazienda di famiglia. Si intitola Gli eredi questo quinto episodio della saga germanica di Heimat 3, pervaso da uneredit amara che ha il volto della disperazione di Maxchen, della fatica di Lulu, del fallimento di Hartmut. Unica nota positiva la guarigione di Clarissa dal tumore e il suo ritorno a casa con lamato Hermann. La fine del millennio incombe, cos come lultimo atto della saga, ma sullavvenire si addensa una nube di PAOLA DE R OSA incertezza.
Heimat 3 Episodio 5 (Gli eredi) Regia di Edgar Reitz. Con M. Kausch, C. Leonard, H. Arnold, S. Kammer. Germania 2004

PARLARE DELLOGGI usando storie e ambientazioni di ieri non una novit. Richard Eyre, ex direttore del Royal National Theatre mette in scena dunque tormenti, passioni e sdoppiamenti del teatro londinese travolto dal puritanesimo di Cromwell quando i ruoli femminili erano interpretati dagli uomini. Il resto viene da se. I riflessi sulla personalit degli attori, il crearsi di situazioni ambigue, il concretizzarsi del paradosso che rende normale un personaggio femminile interpretato da un uomo. Ma via via le ambiguit crescono, teatro e realt si fondono in un gioco di specchi dove il confine tra realt e finzione viene annullato, il personaggio cede il passo alla persona o pi spesso viceversa. Alla fine lunica certezza che non esistono certezze. Film pretenzioso, accattivante nella messa in scena e godibile nei suoi alti e bassi di humor britannico, ma lallestimento complessivo lo rende molto teatrale e poco cinematografico, a riprova che non basta intendersi di qualcosa per fare il salto die[A.V.] tro la macchina da presa.
Stage Beauty Regia di Richard Eyre. Con R. Everett, B. Crudup Usa, Gb, Germania 2004

CLASSICA

JAZZ

POP

ETNICA

SWING

Bartok, il genio Calde emozioni dalla sofferenza e dolce atmosfera

I mille volti della passione


IL TEOREMA SANREMO non sbaglia mai. Si prenda la classifica finale, la si legga al contrario, e si avr la certezza di ascoltare buona musica. I Negramaro hanno addirittura avuto il privilegio di essere stati eliminati alla prima serata del festival e la bellezza del brano ivi presentato, Mentre tutto scorre, dimostra lesattezza del teorema. Mentre tutto scorre anche il titolo del loro terzo album. A comporlo, undici pezzi intimisti che, pur giocando col pop, rivelano unattitudine jazz consolidata (incantevole la tromba di Paolo Fresu in Solo per te). A questi si aggiunge la cover Limmensit, brano reso famoso da Don Backy. Il disco parla degli elementi di tensione tipici dellamore (presenza/assenza, contatto/distanza), e lo fa senza essere melenso, lo fa usando stili e linguaggi diversi che rendono lascolto emozionante e imprevedibile. Anche il regista DAlatri ha dimostrato di apprezzarlo, scegliendo ben otto, dei dodici brani, per la colonna sonora del suo recente film La febbre. Un cd non perdere assolutamente.
C ECI LIA F OPPIAN I Mentre tutto scorre di Negramaro. Sugar Records

La tradizione dei bottari


PERCORSO QUANTOMAI vario quello di Enzo Avitabile, sassofonista meraviglioso e buon cantante, passato dalla condizione di stella del soul funky alla napoletana a quella di alfiere della tradizione etnica. In questo Salvammo munno, recupera la tradizione campana e contadina dei bottari, che, appunto, da botti e tini da vino tirano fuori ritmi suggestivi e potenti. Su questa base il nostro imbastisce buone canzoni, condite con suoni etnici molto azzecati: oud, percussioni, mandoloncello. Splendidi i fiati, come in tutte le sue produzioni. Insomma, i risultati sembrano dargli ragione, considerato che anche Peter Gabriel ha incluso lo show nel Womad, il festival mondiale della musica etnica. Il disco molto gradevole, con punte di commozione per la presenza di Khaled come ospite nel brano Abballa abballa. Bellissimo anche La peste. Peccato per la mancanza di assoli di sax: con tutti i musicisti stonati che infestano i nostri cd player, le linee soliste di Avitabile sono una festa per le orecchie, e ci B RU NO G I U RATO mancano.
Salvamm o munno di Enzo Avitabile. Manifestodischi

Tanta energia ma nulla di nuovo


FORMAZIONE STELLARE quella dei Soulbop Band, gruppo ideato e guidato dal trombettista Randy Brecker e dal sassofonista Bill Evans, che esordisce con un doppio cd live frutto del tour europeo dellestate 2004. I due bandleader, infatti, sono affiancati da Victor Bailey al basso, Steve Smith alla batteria, David Kikoski alle tastiere e Hiram Bullock alla chitarra e voce. Formazione fusion di tutto rispetto, che spazia con estrema scioltezza dallo swing al soul, dal r&b al funk. Dodici tracce composte di sei brani di Evans (molto bello Big Fun), quattro di Brecker tra cui (Some Slunk Funk) e due di Bullock (Greed e Tease Me) da lui cantati, che sembrano essere quelli pi accattivanti, in un concerto denso di lunghe improvvisazioni. Cd pieni di energia, ben suonati e registrati, ma che non mostrano niente di nuovo sotto il sole. Limpressione, di un prodotto mirato a catturare un pubblico europeo, non pi abituato ad ascoltare dal vivo formazioni doltreoceano di questo tipo. Attendiamo comunque un seF EDERICO A NGELACCIO guito.
Soulbop Band Live di Bill Evans, Randy Brecker. BHM Prductions

MUSICA

PRENDETE UN BAMBINO, affliggetelo con un doloroso eczema che ne deturpi il volto: probabilmente otterrete un adulto frustrato, in preda a turbe psichiche, isolato e malaticcio. Dategli per anche sensibilit eccezionale, musicalit innata e due genitori capaci. Fate poi che sia nato in Transilvania e che abbia compiuto 18 anni a Budapest nel 1900: ecco che allora otterrete Bela Bartok, con Stravinskij il pi creativo compositore del secolo. Immaginatelo, questo studioso delle tradizioni musicali del suo paese, vagare per i monti della Transilvania o le pianure della Puszta, alla ricerca di ritmi e melodie popolari presso quei pastori analfabeti di cui ci parla Emil Cioran. Al suo celebre percussivismo pianistico fa spesso da contraltare una sonorit orchestrale molto pi varia, sfumata, ricercata. E proprio alle composizioni orchestrali Danze Rumene, Divertimento, Suite op.13, Concerto per orchestra, ecc. dedicata questa nuova ottima collezione in cd con la pregevole direzione di Adam M ATTEO S I MON ETTI Fischer.
Bartok - Orchestral works Hungarian State Symphony Orchestra - A. Fischer

IL MIGLIORE SASSOFONISTA di jazz classico con una delle pi belle chitarre contemporanee. Nasce Recado, progetto di Irio De Paula e di Gianni Basso. Otto standard della musica jazz, tra i quali si evidenzia con molta morbidezza ed eleganza una versione di Wave, di O Barquinio e una fluida interpretazione di Night and Day. Considerando la difficolt soprattutto per il fiato di sostenere la mancanza del contrabbasso e della batteria, il cd una raccolta di calde emozioni e di dolce atmosfera. De Paula dimostra sempre il suo stile rapido, la sua mano sulla chitarra che vola attraverso una strabiliante tecnica. Il sassofonista si avvolge a tutto questo adagiando il suo suono pastoso e la sua capacit di raccontare un brano attraverso il suo linguaggio di un tempo, quello pi vicino ad un jazz, maturo ma semplice, magistralmente articolato ma diretto. Anche se i loro pentagrammi sono egregiamente complessi, il cd un buon compagno per momenti rilassanti da percorrere in solitudine o con qualcuno al proV IVIANA P RESTA prio fianco.
Recado di Irio De Paula, Gianni Basso. Philology Records