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CONSIGLIO DI STATO SEDE GIURISDIZIONALE - ROMA RICORSO IN APPELLO

COMPAGNIA BARRACELLARE di TUILI, C.F. 91012830922, in persona del legale rappresentante pro tempore Capitano Stefano Melis, con sede in Tuili (Ca), alla Via Margherita, 3, rappresentata e difesa, per procura speciale a margine del presente atto, dagli Avv.ti Vincenzo Contu e Andrea Boi, con studio del primo in Nuoro alla Via Leonardo da Vinci, 40, con elezione di domicilio in Roma, presso la Segreteria della Sezione designanda del Consiglio di Stato APPELLANTE CONTRO MINISTERO DELLINTERNO, in persona del Ministro pro tempore, per legge rappresentato e difeso dallAvvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui Uffici domiciliato, in Cagliari, Via Dante Alighieri, 23 ; UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI CAGLIARI , in persona del l.r. pro tempore, per legge rappresentato e difeso dallAvvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui Uffici domiciliato, in Cagliari, Via Dante Alighieri, 23 ; APPELLATI per la riforma - della sentenza n. 2100 del 2010, emessa dal TAR SARDEGNA in data 10 Agosto 2010, notificata allodierno appellante in data 21 Settembre 2010, pronunciata nel ricorso n. 340/2009 proposto nellinteresse della Compagnia Barracellare di Tuili (Ca) . ****************** FATTO Con istanza inviata allUfficio Territoriale del Governo in data 27 Novembre 2008 a firma del Capitano Stefano Melis, in qualit di legale rappresentante della Compagnia Barracellare di Tuili (Ca), si richiedeva all Ecc.mo Sig. Prefetto di Cagliari lautorizzazione al porto di arma corta, per lespletamento dei servizi previsti dal Regio Decreto n. 403 del 14 Luglio 1898 e dalla Legge Regionale n. 25 del 1988 . Il Prefetto di Cagliari adito, col proprio provvedimento impugnato nanti il TAR SARDEGNA riteneva di limitare ad una sola arma ( quella lunga) il porto autorizzato del Barracello sulla base del fatto che, in considerazione sia del tipo di servizi espletati ( collaborazione con le Autorit istituzionalmente preposte in materia di Protezione Civile, prevenzione e repressione dellabigeato, infrazioni nel controllo degli scarichi civili e industriali, salvaguardia del patrimonio boschivo, forestale, silvo pastorale e idrico, tutela
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di parchi e aree protette, caccia e pesca, prevenzione e repressione degli incendi) sia della circostanza dellimpiego delle Compagnie Barracellari in attivit delle forze di Polizia di Stato, larma lunga , a canna rigata o liscia con riferimento alla specificit delle funzioni sopra delineate e al contesto ambientale ( fuori dal centro abitato ) nel quale esse vengono prevalentemente svolte - fosse larma pi adatta a garantire lefficace svolgimento del servizio barracellare. Pertanto, in considerazione della principale finalit di sorveglianza nellagro territoriale di ciascun Comune, lUfficio Territoriale del Governo riteneva larma lunga come quella pi idonea per le sue caratteristiche di non facile occultabilit e per il tiro a lunga gittata (?), allespletamento dei Servizi Barracellari . Poste queste premesse, ritenuto che il provvedimento Prefettizio fosse certamente non soddisfacente nonch illogico, carente di motivazione ed anche contraddittorio, si adiva il TAR competente, il quale per rigettava le doglianze dellodierno appellante. A sommesso parere dello scrivente, la decisione oggi appellata frutto di errate ed incomplete valutazioni, nonch il risultato di un erronea lettura delle norme di riferimento; per tali ragioni la si impugna per i seguenti motivi di DIRITTO Col primo motivo di cui al ricorso si chiesta una pronuncia, al TAR SARDEGNA, sul problema della violazione dellart. 15 del Regio Decreto n. 403 del 14 Luglio 1898 ed anche in ordine alla violazione e falsa applicazione dellart. 12 del D.P.R n. 348 del 19 Giugno 1979, in quanto tale norma non consentirebbe di operare una limitazione nelluso delle armi nel senso indicato nel provvedimento impugnato. Sostiene, il Giudice di prime cure, che la norma di cui al R.D. n. 403 del 1898 istitutiva delle Compagnie Barracellari in Sardegna, sarebbe stata fortemente limitata dalla successiva disciplina contenuta sia nel D.P.R. n. 348/1979 sia nella L.R. 25/1988, ove sarebbe stato inequivocabilmente attribuito al Prefetto un ampio potere di valutazione che gli consentirebbe di individuare non soltanto lo specifico modello, ma possibilmente anche la categoria di arma portabile, legittimando cos la distinzione tra porto dellarma lunga e porto dellarma corta ( rigo 21 e 22, pag. 5 della sentenza impugnata). Ci in virt di un ampio potere discrezionale, appunto, riconosciuto in materia allAutorit Prefettizia. Tale affermazione non condivisibile: ai sensi della prima disposizione test citata, ancora in vigore seppur vetusta , i barracelli possono, senza permesso, andare armati di fucile e rivoltella, e lo devono nellesercizio delle loro funzioni, ma non possono fare uso di fucile da caccia senza averne ottenuto regolare permesso a termini delle disposizioni della legge di pubblica sicurezza Il TAR SARDEGNA, infatti, ritiene di fatto superata la legge istitutiva delle Compagnie Barracellari ( pur riconoscendone la vigenza) , e che la disciplina
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relativa allistituzione ed al funzionamento delle Compagnie Barracellari in Sardegna sia da ricercare al giorno doggi nella L. R. n. 25 del 15 Luglio 1988; ritiene altres che per la questione specifica afferente alluso delle armi debba poi farsi esclusivo riferimento allart. 12 del D.P.R. n. 348 del 19 Giugno 1979. Cos non : esiste una precisa posizione sostanziale in capo allappellante, legittimata dal R. D .n. 403 del 1898, ancora in vigore come peraltro riconosciuto dal Giudice Amministrativo di I grado ed affatto limitata dalla successiva disciplina normativa . Sulla base dellart. 12 del D.P.R. citato, spettava al Prefetto di individuare il tipo di armi (e non di arma al singolare) che i Barracelli devono utilizzare come proprio armamento. Contrariamente a quanto afferma il Giudice di prime cure, non stato introdotto nel 1979 un potere limitativo e discrezionale del Prefetto teso a decidere quale tipo di arma portare (corta o lunga) ma, a parere di questa difesa, solo il potere di individuare il tipo di arma corta e di arma lunga che dovessero utilizzare i Barracelli. In sostanza, secondo quanto sostenuto dal Giudice di I grado, la legge avrebbe ampliato, con chiarezza cristallina, il potere limitativo e discrezionale del Prefetto in materia; tale impostazione non condivisibile, atteso che i Barracelli hanno sempre utilizzato, per precisa disposizione di legge, luna e laltra arma per cui, se si vuol dare un senso letterale alla norma, deve concludersi che il Prefetto avrebbe dovuto semplicemente enumerare tra le armi legittimamente portabili ex art. 15 del R.D. n. 403 del 1898 il tipo tecnico da utilizzare (a canna liscia o rigata se trattasi di fucile, ovvero automatica o a tamburo se trattasi di pistola, oppure semplicemente armi comuni da sparo). Quando infatti fu emanato il D.P.R. n. 348 del 1979, le Compagnie Barracellari dipendevano direttamente dal Ministero degli Interni ed adoperavano regolarmente luna e laltra arma ( corta e lunga), addirittura fornite dalle locali Compagnie dei Carabinieri ovvero dai Distretti Militari: trattavasi quindi di armi da guerra. Il Legislatore dellepoca, al momento dellemanazione del D.P.R. citato, non poteva che riferirsi allunica disposizione di legge esistente in quel momento, ossia allart. 15 del R.D. del 1898, posto che la L. R. n. 25 del 1988 che ha ridisegnato le funzioni e i compiti delle Compagnie Barracellari stata emanata quasi dieci anni pi tardi. Detta Legge, per inciso, fa un solo riferimento alla normativa del 1979 quanto al potere del Prefetto di determinare il tipo di armi di cui dotare le Compagnie in oggetto, ma non abroga affatto la disciplina preesistente: anzi, allart. 1, promuove e favorisce listituzione ed il funzionamento ed il potenziamento delle Compagnie Barracellari, di cui al R. D.14 Luglio 1898, n.403. Contrariamente a quanto sostiene il TAR SARDEGNA( pag. 5, rigo 23, 24 e 25 della sentenza impugnata), il tenore letterale della norma non affatto in

equivoco e neanche trova conferma, testualmente, nellanalisi sistematica che ne confermerebbe la logicit tale da consentirne di apprezzarne la ratio. Non sfuggir al Supremo Consiglio, peraltro, che lo stesso Giudice di prime cure adopera una locuzione ( pag. 5, rigo 21 e 22) di questo tenore: .con possibile distinzione, quindi, tra arma lunga e arma corta. Ci sintomatico del fatto che neanche il TAR SARDEGNA certo, al di l di ogni ragionevole dubbio, dellaffermazione pronunciata, ma si limita a ipotizzare che il Prefetto possa questa volta con un arbitrio che sconfina nellirrazionale decidere senza alcun valido motivo quale tipo di armamento imporre alle Compagnie Barracellari. ********* Si poi posto, al TAR SARDEGNA, il problema relativo alleccesso di potere esercitato dal Prefetto per illogicit e incongruit della motivazione , anche alla luce dellart. 2 del D.M. 145 del 4 Marzo 1987 in relazione alla Legge Quadro n.65 del 7 Marzo 1986, nonch alla L.R. n. 25/1988. Sostiene il TAR SARDEGNA ( pag. 7 , rigo 16 e seguenti della motivazione) che il provvedimento del Prefetto sia sorretto da analitica motivazione, con cui il Prefetto d ampiamente conto del percorso logico-giuridico utilizzato per esprimere una scelta rimessa alla sua discrezionalit, e come tale sindacabile in questa sede esclusivamente sul piano estrinseco. Non si comprende, in verit, dove sia lanalitica motivazione in un provvedimento di tal guisa, che si riporta testualmente: lo scrivente conferma che luso dellarma lunga ( a canna rigata o liscia ) con specificit delle funzioni sopra delineate e al contesto ambientale ( fuori dal centro abitato) nel quale esse vengono prevalentemente svolte, sia larma pi adatta a garantire lefficace svolgimento del servizio barracellare. Cinque righe, diconsi cinque, ove il Prefetto liquida senza mezzi termini il problema, non solo mostrando di trattare con immeritata sufficienza la realt delle Compagnie Barracellari oltre che errare clamorosamente sulle funzioni da essa esercitate, ma anche di interpretare erroneamente le norme che ne disciplinano il funzionamento. N si coglie, nonostante il TAR SARDEGNA opini diversamente, lampio percorso logico-giuridico utilizzato dal Prefetto: cinque righe ove il rappresentante del Governo dice che in relazione alle attivit svolte ed al contesto ambientale ( fuori dal centro abitato, circostanza assolutamente fuori luogo ed infondata, posto che i Barracelli notoriamente svolgono le loro funzioni anche allinterno del centro abitato), larma lunga sia la pi adatta a garantire lefficace svolgimento del servizio barracellare ( perch?). Dimostra, il Prefetto, di non sapere cosa fanno i Barracelli, quale sia la loro natura giuridica, n come operano, n a quali servizi essi sono da sempre adibiti. Ma la cosa pi sconcertante, e che la dice lunga sulla bont ed inattaccabilit dellampio percorso logico giuridico utilizzato dal Rappresentante Territoriale del Governo, laccoppiata per usare un eufemismo, arma
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lunga/ funzioni esercitate, soprattutto alla luce dellinciso per il quale, sempre secondo lorientamento prefettizio, larma lunga sia da considerare come quella pi idonea per le sue caratteristiche di non facile occultabilit e per il tiro a lunga gittata (?) , allespletamento dei Servizi Barracellari. Ci si chiede, allora, e lo si chiede al TAR SARDEGNA ed al Prefetto, se a loro noto che la maggior parte delle funzioni barracellari sono inscindibilmente connesse alla prevenzione e contestazione di reati? Ci si chiede, ancora, e lo si chiede al TAR Sardegna e allUfficio Territoriale del Governo, se hanno preso in giusta considerazione la copiosa documentazione allegata al ricorso di I grado, ed in particolare la sentenza della Suprema Corte di Cassazione dellanno 2000, ove si legge che prevalente lo scopo pubblico della prevenzione dei reati sopraindicati (furti, abigeati e incendi) a mezzo dei servizi di vigilanza, rispetto a quelli di lucro delle citate Compagniee che la parificazione tra Ufficiali o impiegati dordine di Pubblica Sicurezza a ruolo organico e appartenenti alle Compagnie dei Barracelli in Sardegna confermata dallarticolo unico del Regio Decreto 17 Maggio 1914, n. 548, lettera M I Sezione, n. 5642 allegata al n.17 ) del ricorso. Ma si tenuto conto che si tratta di attivit che vengono svolte allinterno del territorio del Comune di appartenenza, ma anche al di fuori di questo; che uno dei compiti certamente quello di difendere la propriet privata, ma che si pratica molto pi spesso la prevenzione e la repressione dellabigeato, la prevenzione e la repressione delle infrazioni in materia di controllo degli scarichi dei rifiuti civili ed industriali, la vigilanza e tutela del patrimonio boschivo? Ma si tenuto conto, altres, che prevista la collaborazione con le forze di Polizia di Stato quando ne sia fatta richiesta al Sindaco, per specifiche operazioni, da parte delle competenti Autorit? Ma si tenuto conto del fatto che i Barracelli sono agenti della Forza Pubblica? ( Tribunale Penale di Sassari in data 21 Febbraio 2000, allegato al n.14) del ricorso ove il Giudice evidenzia che i Barracelli in quelloccasione esercitavano un servizio di Polizia per una specifica operazione). Ci si dimenticati del fatto che regolarmente, le Procure della Repubblica utilizzano i Barracelli per appositi servizi, quali indagini su delega del Pubblico Ministero, come evincibile dai documenti allegati ( doc. n. 15), nonch per laccertamento degli illeciti amministrativi ai sensi della legge n. 689 del 1981( doc. .n. 16) ? Duole dirlo, ma si convinti che le attribuzioni delle Compagnie Barracellari pur abbondantemente documentate non siano state affatto considerate, e si abbia viceversa attribuito una decisiva valenza ad uno scarno provvedimento prefettizio, dal quale non traspare, a dire la verit, n unanalitica motivazione n un ampio percorso logico-giuridico.

Alla luce delle annoverate incombenze, non pare proprio possibile o credibile come invece sostiene il Prefetto, che unarma lunga possa essere considerata la pi adatta al loro puntuale ed efficace svolgimento. A parere di questa difesa, il provvedimento del Prefetto, oltre che essere scarno e poco esaustivo, si appalesa gravemente inficiato da illogicit ed irrazionalit, e per questo motivo se ne chiede in questa sede un ulteriore esame al fine di riformare una conseguente ingiusta sentenza. Si crede che, nel caso di specie, sia stato stravolto completamente il concetto di discrezionalit, a favore di una palese arbitrariet e irrazionalit: la prima perch, senza un motivo giuridicamente valido il Prefetto che dimostra di ignorare completamente la realt che viene sottoposta al suo vaglio sceglie di propria iniziativa unarma piuttosto che unaltra fondando la propria decisione su una discutibilissima e personalissima idea. La seconda poich non tiene conto di un dato fondamentale, certamente non preso nella giusta considerazione dal Giudice di I grado: i Barracelli, realt esclusivamente a carattere regionale e sicuramente sconosciuta ai pi, costituiscono tuttavia unassodata manifestazione di Polizia Locale e Rurale. Essi sono dei tutori dellordine, investiti della qualifica di Agenti di Pubblica Sicurezza dallo stesso Prefetto che per pone poi degli ostacoli insormontabili al regolare esercizio della loro funzione nellinteresse della collettivit. E non si tratta, sia chiaro, di un potere parallelo o avverso allapparato dello Stato, ma di un Corpo riconosciuto dalla legge, da essa favorito, i cui componenti sono per legge e non per grazia ricevuta agenti di pubblica sicurezza e pubblici ufficiali. Tornando per un attimo allanalitica motivazione a sostegno del provvedimento prefettizio per usare la locuzione adoperata dal TAR Sardegna non si capisce il nesso logico che esisterebbe tra luso dellarma lunga e lattivit da prestare fuori dal centro abitato. Ma cosa significa? Per logica, forse, che se i Barracelli avessero svolto la propria attivit allinterno del centro abitato cosa che da sempre fanno, peraltro avrebbero avuto diritto alluso dellarma corta? AllEccellentissimo Consiglio di Stato la risposta. Cos come non si comprende la logica stringente per lAutorit Prefettizia che contempla luso dellarma lunga in rapporto alla specificit delle funzioni esercitate. Secondo il ragionamento suddetto, il Prefetto dichiara apertamente che per inseguire un bracconiere, domare un incendio, svolgere insomma tutte le attivit in ambito rurale ( che non proprio come stare dietro una scrivania) molto pi indicato avere un ingombrante fucile in spalla, piuttosto che una comune e ben pi maneggevole arma corta. Non solo, non affatto comprensibile il riferimento dellAutorit Prefettizia ad alcune caratteristiche tecniche che farebbero preferire luso dellarma lunga a quella corta, ossia la difficile occultabilit e il tiro a lunga gittata.
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Forse che unarma meno occultabile meno pericolosa di unarma pi occultabile? O che unarma dotata di un tiro a lunga gittata meno pericolosa di unarma a gittata pi breve? Francamente questa difesa non coglie la logica di tale scelta, ma al contrario trae conferma della sua insita irragionevolezza: non c un motivo, pur sussumibile nella discrezionalit garantita al Prefetto, che giustifichi abbastanza questa scelta. Di tutta evidenza che il TAR SARDEGNA ed il Prefetto non hanno minimamente tenuto conto della difficolt e dellintrinseca pericolosit nel perlustrare le campagne, nel saltare gli onnipresenti muretti a secco, nellinseguire un potenziale reo e quantaltro. Non solo: completamente omesso, sia dal TAR SARDEGNA che dal Prefetto, laspetto fondamentale della responsabilit penale legata alla custodia dellarma. Quella corta pu sempre essere portata al proprio seguito, senza creare alcun disagio, laddove quella lunga risultando di difficile occultabilit sarebbe sempre esposta ai rischi di trafugamento, come accade nellipotesi molto frequente dello spegnimento di un incendio: il barracello dovrebbe avere la massima libert di movimento, che invece preclusa dalla presenza ingombrante e pericolosa dellarma lunga. Non si comprende, poi, il riferimento che il TAR SARDEGNA opera a proposito delle circolari che non risulterebbero mai essere state impugnate, ed anche ai provvedimenti di attribuzione della qualifica di agenti di pubblica sicurezza che del pari non risulterebbero impugnati. Il ricorso al TAR SARDEGNA aveva come oggetto, invero, la contestazione di un provvedimento prefettizio illogico, irragionevole, palesemente viziato da errori di valutazioni ed ingiusto, e nulla a che vedere invece con le circolari ( che peraltro sono atti interni non a conoscenza della Compagnia Barracellare, la quale pertanto non aveva alcun interesse alla loro impugnazione) n tantomeno con la attribuzione della qualifica di pubblica sicurezza agli agenti barracellari ( che, del pari, attribuita dal Prefetto prima dellimmissione nelle funzioni e che la Compagnia non ha evidentemente interesse ad impugnare). ******* Si affrontato, poi, il punto dellequiparazione delle Compagnie Barracellari alla Polizia Locale. Sostiene infine, il TAR SARDEGNA, con una motivazione affatto pregnante e condivisibile di poche righe che, essendo diversa la connotazione della Polizia Municipale da quella delle Compagnie Barracellari basata sullappartenenza della prima al potere dellapparato pubblico, mancante invece sulla seconda sarebbe negato a questultima il porto delle armi. Omette infatti, il TAR SARDEGNA ed il Prefetto, di considerare il dato ricavabile sia dalla Legge Quadro n.65 del 7 Marzo 1986 ( doc. n. 7 del ricorso) che dal Decreto Ministeriale n. 145 del 1987 ( doc. .n. 8 del ricorso) , aventi ad oggetto rispettivamente lordinamento della Polizia Locale ( di cui la
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Compagnia Barracellare esemplare manifestazione) e larmamento degli appartenenti alla Polizia Municipale cui conferita la qualifica di agenti di Pubblica Sicurezza. Gli operatori della Polizia Locale ( ossia la Compagnia Barracellare, anche se il Prefetto sembra non considerarla tale) devono possedere le armi ed utilizzarle durante lo svolgimento del servizio: questa , in sintesi, la risposta fornita dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dellInterno alla Prefettura di Treviso ( nota n. 557 dell11 Ottobre 2006, di cui si chiede lacquisizione poich non stato possibile reperirla prima). E, si badi bene, il citato Dipartimento si guarda bene dalloperare una distinzione tra arma lunga e arma corta, limitandosi ad enucleare una serie di servizi in cui sarebbe opportuno utilizzare le armi, ma lasciando giustamente a ciascun Comune la possibilit di individuare, a livello locale, ulteriori specifiche tipologie di servizi armati in aggiunta a quelli di vigilanza, ai servizi notturni e di pronto intervento. In sostanza, il Dipartimento del Ministero assicura allEnte territoriale Comune un ampio margine di autonomia affermando per un principio fondamentale, ossia che alcuni servizi devono obbligatoriamente essere svolti con lausilio delle armi. ( Quella stessa autonomia che, nel caso di specie, viene invece negata ). Ci il frutto della giusta interpretazione delle norme in materia di armamento della Polizia Locale, che senza dubbio devono potersi applicare anche al caso di specie . Per non tediare ulteriormente il Collegio, si richiamano qui lart. 5 della legge 7 Marzo 1986 n.65, che opera un chiaro riferimento allagente di polizia agente di Pubblica Sicurezza ( quale il Barracello). Il successivo provvedimento del 4 Marzo 1987, n. 145, poi, sancisce senza mezzi termini luso delle armi ( corte e lunghe ) come obbligo degli appartenenti alla Polizia Locale . Non si comprende, allora, come il Ministero possa dettare alle Regioni delle condivisibili direttive in materia di Polizia Locale, salvo poi disattendere clamorosamente quanto detto nel momento in cui si affronta una particolare situazione, quale quella della Regione Sardegna, caratterizzata dalla presenza di un peculiare tipo di Polizia Locale del tutto assoggettabile, per, alla disciplina delle Leggi test citate. Si ripete allora, in questa sede, quanto gi affermato in ricorso, ma mai affrontato in sede di esame dei provvedimenti: 1) i componenti delle Compagnie Barracellari sono Agenti di Pubblica Sicurezza e Ufficiali di Polizia Giudiziaria, e possono andare in giro armati : lo prevede il dettato normativo ( artt. 14 e 15 del R.D. n. 403/1898, art. 13 della L.R. 25/1988, art. 4 D.M. 145/1987), e lo conferma anche lorientamento giurisprudenziale dei Tribunali di merito e della Corte di Cassazione ( per esempio, Tribunale di Lanusei del 28 Luglio 1903 ( doc. .n. 9 del ricorso) ; Corte di Cassazione , Sez. I, l
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28/12/1903 ( doc. n. 10 del ricorso) ; Corte di Cassazione del 19 Gennaio 1905 ( doc. n. 11 del ricorso) ; Corte di Cassazione, Sezione I, dell11/10/1911( doc. .n. 12 del ricorso) ; 2) come componenti della Polizia Locale, urbana e rurale, le Compagnie Barracellari dovrebbero godere dello stesso trattamento che la Legge disponeva per la Polizia Municipale, ossia il porto dellarma corta, ex art. 4 del D.M. n. 145/1987, ma ci non avvenuto; ed infatti, se si parte dal presupposto che gli operatori della Polizia Locale e Rurale sono agenti di Pubblica Sicurezza (ed i Barracelli, come visto, lo sono per provvedimento prefettizio) non possibile negare loro quanto espressamente dispone la legge, ossia che possano anzi debbano portare larma corta del tipo pistola semiautomatica o pistola a rotazione ( art. 4 D.M. n. 145/1987.); 3) la stessa Amministrazione oggi convenuta a riconoscere che tutti gli appartenenti alle Compagnie Barracellari sono, ex lege, Agenti di Pubblica Sicurezza e Agenti di Polizia Giudiziaria ( doc. n. 13 del ricorso); 4) per ci solo, per effetto del D.M. n. 145 del 1987, intitolato Norme concernenti larmamento a coloro che sono titolari della qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza, il soggetto che ricopre tale status sarebbe autorizzato al porto senza licenza della pistola ( ossia, dellarma corta). Questi aspetti, a parere di questa difesa importanti per una motivata decisione, sono stati completamente ignorati dal TAR SARDEGNA, che non ne ha minimamente dato conto in sentenza., limitandosi a sostenere che tra le due categorie esisterebbe una fondamentale differenza, la quale giustificherebbe il differente regime giuridico in materia di porto delle armi. Testualmente: gli appartenenti alla Polizia Municipale appartengono a pieno titolo allapparato pubblico e svolgono esclusivamente funzioni pubblicistiche, mentre le compagnie barracellari collaborano a questo genere di attivit limitatamente ad alcuni settori e, soprattutto, condizionatamente alle valutazioni operate dalle autorit di P:S., cui rimesso il potere di individuare puntualmente le stesse modalit di tale collaborazione. Sei righe di motivazione, ( pagina 8 della sentenza impugnata, rigo da 18 a 24) le quali esprimono un punto di vista assolutamente opinabile: se cos fosse, che dire degli Istituti di Vigilanza privati, organi che effettuano esclusivamente attivit non di carattere pubblicistico, che giammai appartengono allapparato pubblico, ma i cui dipendenti usano larma corta ventiquattro ore su ventiquattro, anche al di fuori dei normali orari di servizio? Peraltro, con sentenza del 12 Marzo 1895, la Suprema Corte ha affermato il principio secondo cui .i Barracelli in Sardegna hanno carattere di Agenti della Forza Pubblica e possono come tali essere dal Sindaco adibiti al mantenimento della Polizia Urbana ( Rivista Amministrativa 1895, pag. 465). Ma lo stesso Consiglio di Stato oggi adito che in un parere di qualche anno pi tardi ( pubblicata in Rivista Amministrativa dell anno 1899 a pag. 355),
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statuiva che : le Compagnie Barracellari in Sardegna, per la loro indole e costituzione, sono istituzioni di ordine pubblico. Sia consentito, infine, esprimere una considerazione in materia di armi, che tiene conto dellorientamento ormai costante del Consiglio di Stato in materia: noto che, ai fini delladozione di un provvedimento concessivo dellautorizzazione alla detenzione ed al porto dellarma, fondamentale che il beneficiario sia esente da mende, che osservi una condotta di vita improntata a puntuale osservanza delle norme penali e di tutela dellordine pubblico, nonch delle comuni regole di buona convivenza civile, s che non possano emergere sintomi e sospetti di utilizzo improprio dellarma in pregiudizio ai tranquilli ed ordinati rapporti con gli altri consociati. E noto altres che lecito per lAmministrazione apprezzare di volta in volta i fatti che potrebbero deporre per un uso improprio dellarma. Tutti principi, sacrosanti, che trovano normale applicazione nella sfera dei privati cittadini, e ci per levidente tutela dellordine e della sicurezza pubblica alla prevenzione dei danni che possano derivare a terzi dalluso indebito dellarma o dalla inosservanza degli obblighi di custodia, nonch dalla commissione dei reati. Il fatto che, nella fattispecie, ci troviamo di fronte ad un Corpo di Polizia Locale del tutto peculiare, vero, ma normativamente disciplinato e di tradizione ultracentenaria che non concretamente posto nella condizione di svolgere le proprie mansioni, codificate da almeno tre fonti normative , solo a causa di un provvedimento prefettizio illogico nella sua motivazione, del tutto irrazionale, non coerentemente motivato . Si ritiene che in materia di armamento di Polizia Locale il Prefetto non avesse quel tipico potere discrezionale e pertanto non potesse farne uso che invece chiamato ad utilizzare nei confronti dei privati cittadini, ove lesigenza di tutela dellordine e della sicurezza pubblica costituisce un valore assolutamente prevalente rispetto allinteresse del privato: nel caso de quo si negato luso di unarma indispensabile per lo svolgimento dellattivit a dei tutori dellordine, riconosciuti dallo stesso Prefetto come Agenti ed Ufficiali di Pubblica Sicurezza, oltre che Ufficiali di Polizia Giudiziaria. Si ritiene altres che debba farsi, in questa sede , una diversa applicazione delle norme del T.U.L.P.S. del 1931, poich non solo i richiedenti fanno parte di un organo che esercita funzioni di Pubblica Sicurezza e gi dalla Legge autorizzato al porto delle armi ma anche perch tutti i soggetti che fanno parte della Compagnia Barracellare sono assolutamente esenti da mende, al di sopra di ogni sospetto, ed assolutamente in grado di fare un uso sicuro ed appropriato delle armi in dotazione, siano esse lunghe o corte ( tale ultima circostanza non essendo peraltro mai stata messa in dubbio n dal Giudice di prime cure n dallAutorit Governativa). Inoltre, si reputa che non si possa negare il porto dellarma corta senza indicare compiutamente le ragioni che hanno indotto il Prefetto ad operare la scelta di unarma piuttosto che unaltra ( fermo restando che, a parere di questa difesa,
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detta scelta era preclusa ab origine ) ; e qui deve necessariamente affrontarsi, pur in maniera succinta, il principio della discrezionalit, intesa di norma come una facolt di scelta fra pi comportamenti giuridicamente leciti per il soddisfacimento dellinteresse pubblico e per il perseguimento di un fine rispondente alla causa del potere esercitato. Nel caso di specie, pare il Prefetto aver omesso un altro fondamentale aspetto, ossia la ponderazione comparativa degli interessi secondari rispetto allinteresse primario. In sostanza, se il bene primario da preservare costituito dalla tutela dellordine e della sicurezza pubbliche alla prevenzione dei danni che possano derivare a terzi dalluso indebito dellarma o dalla inosservanza degli obblighi di custodia, nonch dalla commissione dei reati, occorre anche tenere conto degli interessi secondari, ossia quelli legati ad un efficace svolgimento dellattivit in capo ai ricorrenti che, si ripete, costituiscono a tutti gli effetti forze di Polizia. A parere sommesso di questa difesa, il momento del giudizio, ossia quello in cui il Prefetto ha individuato e analizzato i fatti e gli interessi in gioco, non stato sufficientemente valutato, sfociando in una scelta incompleta degli interessi in gioco. Ne consegue che sono stati stravolti completamente i principi di logica, di ragionevolezza e di imparzialit. P.Q.M. si chiede, in accoglimento del presente appello, lannullamento e/o la riforma della sentenza impugnata ; vinte o compensate le spese di lite. Si dichiara che il C.U. verr assolto nella misura di 500,00, essendo il valore della causa di valore indeterminabile. Nuoro-Roma 3 Novembre 2010

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