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I FORMIDABILI ORDIGNI1

Semplificando alleccesso, in fondo, potremmo postulare che la storia militare degli ultimi duecento anni abbia consistito in una sorta di corsa ad inseguimento, in cui i due concorrenti fossero la difesa e lattacco. In alcune fasi del processo evolutivo dellarte della guerra, ha certamente prevalso limpeto dellattaccante, la velocit e la precisione dellassalto, sulle capacit operative dei difensori. In altre circostanze, la scelta di posizioni ben strutturate difensivamente o lutilizzo di poderosi deterrenti ha favorito la difesa rispetto agli sforzi, per quanto valorosi, di chi attaccava. Lelemento determinante di questa prevalenza altalenante si pu facilmente individuare in due fattori, che vanno di conserva: la tattica e la tecnologia militare. I progressi tecnologici, quasi sempre, hanno determinato, nelle guerre moderne, aggiustamenti tattici che, per quanto piuttosto in ritardo rispetto alla tecnologia, hanno portato a determinanti modifiche nella pratica della guerra. Alla fine, questi cambiamenti sono stati tanto incisivi da condizionare definitivamente anche gli aspetti strategici dei conflitti, dando loro, per cos dire, un volto ben preciso: un tema conduttore. Fin qui, i processi evolutivi della tecnica militare non farebbero una grinza. Il punto chiave consiste proprio in quel ritardo con cui i vertici militari hanno sempre colto la portata delle scoperte scientifiche e delle loro applicazioni tecnologiche: il gap tra la nascita di unarma e la corretta interpretazione del suo peso, sulla bilancia della guerra. Alla profondit e durata di questo iato hanno contribuito, di volta in volta, lintuito o lottusit dei comandanti: tuttavia, possiamo certamente asserire che, breve o lungo, ci fu sempre un periodo di metabolizzazione dei nuovi armamenti, che ha comportato scelte tattiche catastrofiche e colossali stragi, facilmente evitabili. Insomma, lo scienziato e il tecnico furono sempre un passo (e, spesso, molti passi) avanti rispetto alla capacit di percezione ed analisi dei comandi militari. Questo, naturalmente, con le dovute eccezioni, che, per, proprio perch eccezioni, esulano dal tema di questo intervento. La prima guerra di una certa importanza in cui rilevabile il peso determinante delle nuove tecnologie, fu certamente la guerra civile americana: in quel conflitto non solo emersero delle fattispecie militari che trovarono eclatante conferma nei decenni successivi, ma esso fu anche il banco di prova di tutta una serie di sperimentazioni, tanto tattiche quanto tecnologiche, destinate a diventare la normalit nel primo conflitto mondiale, cinquantanni pi tardi. Per cominciare, la durata stessa della guerra, che per quattro anni insanguin gli Stati Uniti, rappresentava un monstrum rispetto alle guerre napoleoniche, basate su di una campagna e su di una battaglia risolutiva per volta. Questa inusuale estensione nel tempo e nello spazio del conflitto impose ai belligeranti tutta una serie di accorgimenti tattici e di evoluzioni strategiche, che non esistevano prima: dalluso esplorante e sabotante della cavalleria di Stuart alle campagne daggiramento di Grant e di Sheridan. Il campo, per, in cui le novit furono davvero eclatanti proprio quello oggetto del presente studio: dalle armi individuali e pesanti a canna rigata e a retrocarica, alluso tattico della trincea come elemento di manovra, dalla mitragliatrice alla nave corazzata, fino al sommergibile e alle carabine spencer a ripetizione, la guerra civile
1 La definizione di questi ordigni appartiene al romanzo di I. Svevo, La Coscienza di Zeno

americana mostr agli eserciti di tutto il mondo in quale direzione sarebbe andata larte della guerra2. E il numero enorme di perdite avrebbe dovuto, del pari, ammonire i governanti circa le eccezionali capacit distruttive delle nuove armi. Invece, paradossalmente, questi dati rimasero, in un certo senso, sepolti in una zona latente della memoria militare, fino a quando un nuovo conflitto, enormemente pi sanguinoso e vasto, non li avrebbe riportati alla luce. Eppure, nei numerosi conflitti premoderni3, che scoppiarono in Europa e fuori dEuropa, in quegli anni cruciali che precedettero la prima guerra mondiale, le indicazioni fornite dalla guerra civile americana vennero puntualmente confermate: era tramontata lera dellattacco alla baionetta in campo aperto, dello spiegamento per file o in ordine, della cavalleria come arma di sfondamento. La difesa aveva in mano quasi tutte le carte vincenti, con luso delle armi automatiche e del filo spinato, della trincea e dello shrapnel. La devastante potenza di un battaglione di fucilieri armato con fucili moderni si era gi ampiamente affermata, in Transvaal come in Cina. La capacit di annientamento e di penetrazione delle moderne artiglierie medie e pesanti aveva dato brillante prova di s a Tsushima4 come nelle guerre balcaniche. Il fumo della polvere nera aveva abbandonato definitivamente i campi di battaglia, sostituito dai colori psichedelici dei picrati e dalla spaventosa efficacia dellecrasite e della balistite. Nella guerra italo-turca era perfino successo che, dai primi, traballanti, velivoli, a qualche aviatore italiano fosse venuta lidea di sganciare dallalto delle bombe di mortaio5. Eppure, in tutti gli alti comandi dEuropa si continuava a sottovalutare i segnali che, da ormai mezzo secolo, provenivano dalle esperienze belliche pi disparate: tanto che si arriv allo scoppio della Grande Guerra del tutto impreparati a quello che avrebbero incontrato i soldati nelle prime, terrificanti, battaglie della modernit. Quando scoppi il primo conflitto mondiale, praticamente nessuno ne aveva previsto la portata, sia politica che militare: limpressione che esso suscit sullanimo di tre o quattro generazioni di europei fece s che la definizione di Grande Guerra venisse mantenuta anche dopo che lumanit conobbe un conflitto ben pi esteso e sanguinoso, tanto questimpressione fu sconvolgente ed indelebile6. Fin dallinizio, le diplomazie mondiali avevano ritenuto che la guerra non sarebbe scoppiata e che, comunque, si sarebbe potuto mantenerla ad un livello locale e circoscritto: i meccanismi di alleanze incrociate, invece, scattarono, quasi in maniera automatica, e lEuropa si trov in guerra, quasi senza rendersene conto7. Allo stesso modo, i belligeranti affrontarono i primi temi tattici: stabilita la ben nota strategia delle porte girevoli, sui due fronti
2 Per approfondire il tema, si veda: R. Luraghi, Storia della guerra civile americana, Rizzoli, Milano, 1985 3 Qui per conflitti premoderni si intendono quelle guerre periferiche e, spesso, asimmetriche, che caratterizzarono gli anni immediatamente precedenti la Grande Guerra, come il conflitto anglo-boero, quello ispano-americano, la repressione della rivolta dei Boxer in Cina e, soprattutto, la guerra russo-giapponese (1904-05) e le guerre balcaniche (1912-13). 4 Fu a Tsushima che apparve con grande evidenza lenorme superiorit degli esplosivi balistici sulla polvere nera 5 Per maggiori informazioni, si veda: B. Di Martino, Laviazione italiana nella Grande Guerra, Mursia, Milano, 2011 6 Si vedano: G.L. Mosse, Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti, Laterza, Bari,2005 e P.Fussell, La Grande Guerra e la memoria moderna, Il Mulino, Bologna, 1984 7 Illuminante, in questo senso, risulta la lettura di: L. Albertini, Le origini della guerra del 1914, 3 voll., LEG, Gorizia, 2010

principali, ad est e ad ovest, ai reparti fu affidata la conduzione della guerra, con criteri che non si discostavano granch da quelli napoleonici. Certo, la logistica era profondamente mutata: le ferrovie ebbero un ruolo cruciale nella prima fase del piano Schlieffen-Moltke, tuttavia, lo spirito del 14 fu molto simile a quello che aveva guidato gli eserciti alla battaglia della Nazioni, nel 1813, a Lipsia. Cos, quando i biffins francesi si lanciarono allattacco delle armate tedesche, indossavano ancora la vecchia tenuta rossoblu, e caddero a migliaia, sotto il tiro delle armi automatiche e dei fucili dei soldati in Feldgrau. Daltra parte, sulla Marna e sullAisne, i tedeschi, che attaccavano, ebbero modo di apprezzare le formidabili virt tecniche del cannone francese da 75 dport8, che semin la strage nelle loro file. Qualche settimana prima, i forti del Belgio, ritenuti imperforabili dalle pi moderne artiglierie, erano stati malamente danneggiati dai pezzi superpesanti che la Krupp di Essen aveva fornito allesercito del Kaiser: nella pubblicistica del periodo immediatamente precedente la guerra, perfino lesistenza di quegli enormi obici da 42 centimetri era stata messa in dubbio, quando non in ridicolo, come in un articolo di un sedicente esperto italiano, che di mestiere faceva il capitano di vascello. Gli errori di valutazione circa limpatto sulla guerra delle moderne tecnologie non si limit alle armi convenzionali: anche nel campo di quelle sperimentali, allinizio, vi furono errori a iosa, reticenze e colpevoli censure. Lenorme potenziale dellarma aerea, ad esempio, fu decisamente sottovalutato, quando non scopertamente ignorato, dai comandi tanto dellAlleanza quanto dellIntesa: perfino lutilizzo dellaereo come strumento dosservazione dietro le linee nemiche, in collaborazione con lartiglieria, allinizio venne guardato con sospetto. Figuriamoci se concetti come quello di supremazia aerea o di bombardamento strategico potevano essere noti ai generali del 1914: questo era impossibile, eppure, nellarco della guerra, essi divennero sempre pi evidenti. Va da s che anche la tattica di approccio e di attacco dovette subire numerose modifiche, nel corso del conflitto: se le prime battaglie furono di sfondamento e di arresto, rapidamente si giunse allo scavo di due linee trincerate ininterrotte, che, di fatto riproposero il vecchio tema della guerra dassedio. Era laffermazione assoluta della vittoria della difesa sullattacco: due eserciti che, per centinaia di chilometri, si assediavano reciprocamente. Naturalmente, questa situazione di stallo impose la creazione di tecniche dinvasione ed infiltrazione sempre pi sofisticate e, per contro, di altrettanto sofisticati sistemi di difesa. I processi di adattamento, comunque, rimasero sempre lenti e piuttosto macchinosi: in pratica, risultava difficile per i comandanti imparare dai propri errori, soprattutto perch era loro difficile ammetterli. Dapprima, si cerc di intervenire soltanto sulla tattica dattacco: via via, si pass dalle preparazione dartiglieria basate su numeri mostruosi e tempi lunghissimi, come nel caso della prima battaglia della Somme, nel 1916, a bombardamenti violentissimi e brevi, in cui lassalto delle fanterie seguisse a poca distanza lavanzare progressivo del tiro di distruzione, come nel caso del cosiddetto creeping barrage inglese o delle Sturmtruppen germaniche9. Inoltre, i belligeranti impararono linutilit di attacchi su fronti troppo vasti, preferendo lincursione di reparti scelti, in punti precisi del fronte, cui, solo in caso di successo, avrebbe fatto seguito linvasione in massa. Nacquero cos alcune specialit della moderna fanteria: le truppe dassalto, gli incursori, i
8 Il cannone campale francese da 75 mm. venne considerato il pezzo dartiglieria di piccolo calibro pi efficiente durante il conflitto. 9 Si veda: B.I. Gudmundsson, Sturmtruppen, LEG, Gorizia, 2005

lanciafiamme, i sabotatori, gli arditi. Lattacco, dal punto di vista dei soldati, vedeva diminuire il numero degli attaccanti, a favore di un armamento sempre pi pesante e di un addestramento sempre pi specifico. Possiamo dire che il primo esempio clamoroso dei successi conseguibili con una tattica di questo genere, basata su di una preparazione accurata, una logistica efficiente, una collaborazione interforze e, in definitiva, unenorme cura dei dettagli, fu la conquista del Sabotino10, nella sesta battaglia dellIsonzo. Grazie allutilizzo congiunto di tutti questi criteri, il formidabile baluardo della testa di ponte di Gorizia, che aveva resistito tenacemente agli assalti italiani per pi di un anno, cadde in quaranta minuti, con perdite assai ridotte tra gli attaccanti delle brigate Toscana e Trapani. Si tratt, purtroppo, di un caso isolato, giacch, subito dopo, il Regio Esercito riprese, contro la nuova linea nemica, la vecchia tattica, con nuove, evitabili, stragi. Altro discorso quello legato allutilizzo di armi del tutto nuove: tra queste, certamente la pi determinante, per superare le linee fortificate e difese da filo spinato, si rivel il carro armato. Non a caso, allinizio, quasi nessuno, tra i comandanti, si disse favorevole allimpiego su vasta scala dei primi carri: va anche detto che linglese Mk.I, il primo mezzo corazzato ad essere impiegato in guerra, aveva enormi limiti operativi, sia per la lentezza che per la scarsa affidabilit. Per, esso dimostr, soprattutto le rarissime volte in cui venne impiegato autonomamente e non come blockhaus mobile per la fanteria, che le trincee si potevano superare agevolmente. Lidea di un utilizzo del carro armato come tank cruiser, ossia come una nave da guerra sulla terra, era ancora di l da venire, ma, nelle Fiandre, i primi impieghi di centinaia di mezzi corazzati in ununica offensiva diedero risultati formidabili11. Entro la fine del conflitto, tutti gli eserciti si erano dotati di mezzi corazzati: tanto carri armati (a cingoli) quanto autoblindate (su ruote), ma, come vedremo, questo dato sarebbe caduto nel vuoto, per i conflitti a venire. Lo stesso dicasi, con qualche differenza, per lo sviluppo dellaeroplano come mezzo bellico: la prima parte del conflitto vide, addirittura, un acceso dibattito tra i sostenitori dei pi leggeri dellaria, ossia i dirigibili, e quelli dellaereo. Poco alla volta, apparve evidente limportanza di detenere il dominio dei cieli, tanto che, gi agli inizi del 1916, durante la battaglia di Verdun, la supremazia aerea fu considerata un fattore determinante dello scontro. Nel corso della guerra, si svilupparono le diverse specialit dellarma aerea, e, alla fine del conflitto, in pratica, esisteva gi una moderna aeronautica: tuttavia, anche i dati emersi nella Grande Guerra sulluso operativo, tattico e strategico, dellaeroplano, furono ampiamente trascurati nel periodo tra le due guerre. In particolare, pochissimi si resero conto di come laviazione avesse reso del tutto obsolete le gigantesche navi da guerra e i loro colossali cannoni, la cui portata, per quanto eccezionale, era decine di volte inferiore al raggio dazione di un aeroplano. La retorica militare complet lequivoco, esaltando soprattutto lazione bellica di tipo ottocentesco: lassalto alla baionetta e il gesto cavalleresco, contribuendo grandemente alla perpetuazione di un concetto di combattimento antiquato e poco attento, quando non ostile, alle innovazioni tecnologiche. Certamente, negli anni Venti e Trenta, non mancarono isolati sostenitori della necessit di un completo cambio di prospettiva nei confronti dei criteri di conduzione di una guerra moderna: tra questi, futuri statisti, come Churchill e
10 Lo scrivente ha appena licenziato un libro sulla battaglia del Sabotino, incentrato su questo aspetto della battaglia 11 Si veda: A. Turner, Cambrai 1917, Osprey, Oxford, 2007

De Gaulle e grandi storici militari, come Liddell Hart. In generale, tuttavia, quasi nessuno, nel mondo militare, si era davvero reso conto di quanto veloce ed importante potesse essere lo sviluppo tecnologico e scientifico nel XX secolo e come fossero cambiati i presupposti tattici e strategici, nel breve volgere di qualche anno, in cui si pass, di fatto, da un conflitto di marca napoleonica ad una guerra moderna, basata su mezzi tecnologici sviluppati ed efficienti. Ancor di pi sarebbe apparsa rapida questa evoluzione nella seconda guerra mondiale, in cui si sarebbe passati, nel giro di cinque anni, dal biplano al bireattore e dalla bomba a mano alla bomba atomica. I generali, nel 1939, per, non avevano ancora metabolizzato questa grande lezione della storia moderna e, in sostanza, avevano commesso lo stesso tipo di errore che li aveva condizionati allo scoppio della Grande Guerra: se, nel 1914, pensavano ad una guerra di movimento, basata sulla manovra, e si trovarono impantanati nelle trincee, nel 1939, erano pronti a difendere giganteschi sistemi fortificati, come la linea Maginot o i forti belgi, e dovettero affrontare la guerra pi estesa territorialmente e manovrata della storia militare. Sempre un passo indietro, in definitiva! Quando scoppi la seconda guerra mondiale, nel settembre del 1939, il mondo impar un nuovo termine tedesco Blitzkrieg: si trattava dellapplicazione alla strategia e alla tattica degli strumenti tecnologici che erano stati sviluppati nel 900 e, in particolare, i grossi reparti motocorazzati e laviazione da bombardamento medio. Non si deve, peraltro, pensare che il sopravvalutatissimo OKW12 fosse tutto concorde a favore di questo nuovo modo di intendere la guerra: Hitler, per, poteva contare su un gruppo di generali che aveva sposato la causa dellattacco aviocorazzato, come Rundstedt e Guderian. Tanto bast perch le armate germaniche, che, sulla carta, non erano affatto preponderanti rispetto ai principali eserciti europei, e neppure tanto pi forti di quei soldati polacchi che travolsero in pochi giorni, conquistassero immensi territori, sconfiggendo, in battaglie terrestri, gli eserciti inglese, francese e sovietico. Quando, finalmente, in Russia, in Africa e in Europa, la marea riflu, ci si dovette allapplicazione delle pi forti economie del mondo ad una produzione bellica imperniata sulle moderne tecnologie: insomma, alla Germania si rispose con le sue stesse armi. Ma, fino a quel momento, la superiorit tedesca fu indiscutibile. Lo stesso si dica per la capillare preparazione nipponica nella guerra aeronavale, che port ai primi, formidabili, successi: il comandante in capo giapponese, Yamamoto, sapeva perfettamente che, se in Europa era apparsa fondamentale, la guerra lampo sarebbe stata addirittura lunica possibilit, per una vittoria del Sol Levante nel Pacifico, contro un nemico potenzialmente strapotente come gli Stati Uniti 13. Infatti, dopo aver sostanzialmente trascurato la propria produzione di portaerei, affidando la difesa del Pacifico a tre sole navi di squadra, il governo statunitense lanci unenorme campagna cantieristica, sfornando decine di portaerei, e centinaia di altre navi da guerra, rovesciando ben presto le proporzioni in campo a proprio vantaggio. In pratica, il Giappone aveva gi perso la guerra dopo la battaglia di Midway: anzi, possiamo azzardare che, quando, il 7 dicembre del 1941, gli aviatori nipponici non trovarono le portaerei americane a Pearl Harbor, avesse gi cominciato a perderla. Dunque, almeno nel caso della seconda guerra mondiale, un errore di valutazione clamoroso, da
12 G.P. Megargee, Il comando supremo di Hitler, LEG, Gorizia, 2005 13 W.Lord, Lincredibile vittoria, Garzanti, Milano, 1969

parte delle democrazie occidentali, venne corretto, ad abundantiam, nel corso del conflitto: ma, certamente, errore ci fu, dettato da ottusit e scarsa capacit di imparare dalle sconfitte. Caso a s rappresentato dallItalia, che fece scelte strategiche assolutamente catastrofiche, anche se non del tutto imputabili ad errori di valutazione, ma anche ad oggettive condizioni falsate di giudizio: la costruzione di navi da battaglia, snobbando le portaerei, la scelta dei carri leggeri e veloci, degli aerei da bombardamento a medio raggio e di una strategia mediterranea dispersiva e poco incisiva, portarono le Forze Armate italiane ad essere incapaci di competere con qualunque avversario ad armi pari. In fondo, Mussolini punt sulla leggerezza e la velocit, forse accecato dal mito futurista, laddove i carri pesanti e i bombardieri strategici si rivelarono larma vincente della guerra. A questo si aggiunga lincredibile incapacit logistica dellItalia, che aggrav ulteriormente un gap gi insostenibile, producendo aerei sostanzialmente identici in quattro fabbriche diverse, con pezzi di ricambio e modelli incompatibili. La storia della guerra moderna, in definitiva, una storia di errori clamorosi e del disperato tentativo, da parte dei contendenti, di ovviare a questi errori il pi in fretta possibile. Daltra parte, anche i pi recenti conflitti, ad onta delle supertecnologie messe in opera, hanno dimostrato come lapproccio tattico e strategico risenta ancora di vecchi pregiudizi e come la classe dirigente, in campo militare, sia spesso del tutto inadeguata alle esigenze. Se pensiamo ai B52 americani in Vietnam o alle tattiche di controllo del territorio applicate dai soldati Onu in Afghanistan, alla rovinosa sconfitta sovietica contro ai Mujaheddin o alle batoste francesi del 54 in Indocina, viene spontaneo concludere che, anche oggi, i comandanti militari, fatte le debite eccezioni, siano del tutto incapaci di leggere la realt contingente e siano, invece, influenzati dalle esperienze del passato. Un po come la sindrome di Lissa della marina italiana, applicata sempre e dovunque. Per questo, oggi, il ruolo della storia militare, oltre a quello di raccontare, potrebbe essere quello di una consulenza qualificata: lo storico, infatti, ha, per necessit professionale, un quadro molto pi completo ed articolato, rispetto a quello che ha sotto gli occhi il soldato. Egli deve considerare anche i fattori economici e quelli culturali: da questi, sovente trae uno scenario pi dettagliato di quello degli alti comandi. Ma, come si dice, questa unaltra storia...