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LADOMENICA

DIREPUBBLICA

DOMENICA 18 DICEMBRE 2011 NUMERO 357

CULT
Allinterno

La copertina

Nuove tecnologie e libri per bambini ecco le e-storie del futuro


BACCALARIO e KINNEY

Le recensioni

Quei racconti sulla bellezza degli adolescenti eccentrici


SIMONETTA FIORI

Temi sui grandi maestri, nudi e falce e martello Nel centenario della nascita
i quaderni di scuola di un ragazzo che gi artista
FOTO ARCHIVIO PASQUALINO - PALERMO

Lintervista

Lattualit

GIANCARLO BOCCHI

Guttuso
RENATO GUTTUSO

Giovane
Il

Lo scienziato Hubert Reeves Spiego le stelle ai miei nipoti


LUCA FRAIOLI

Lopera

Tutti i segreti del ladro di biciclette


LUCA RASTELLO

I sapori

Verde Natal, il menu vegetariano


LICIA GRANELLO e UMBERTO VERONESI

statocome trovare un tesoro. Inaspettato e sorprendente. Pi di cinquecento pagine di quaderni di scuola di Renato Guttuso, fitti di appunti sullarte, sullarchitettura, sulla filosofia, densi delle passioni di un ragazzo che non poteva immaginare che sarebbe diventato un artista famoso, ricco, potente. Cercavamo immagini per un film documentario in occasione dellimminente centenario della nascita, quando lanziana ma ancora vivace amica dellartista, che ci aveva permesso di consultare le foto di famiglia nel suo piccolo e caotico appartamento alla marina di Bagheria, si ricordata: Ma ci sono anche dei quaderni di Renato!. Dopo unaffannosa ricerca tra i ricordi di una vita, Flora, la figlia del poeta Ignazio Butitta, lamico da sempre di Guttuso, apre una vecchia scatola da cioccolatini e mostra a uno stupito Antonino Russo, docente universitario di linguistica e germanistica a Palermo, e a chi scrive, le pagine del giovane Renato, rimaste sconosciute per pi di ottantanni. (segue nelle pagine successive)

n S. Maria Novella si conserva il quadro della Trinit. [...] Nel centro Cristo mentre dallalto tende leterno padre con le braccia aperte per raccogliere il figlio. Dinanzi alla croce Maria e Giovanni e presso le colonne scannellate il committente in ginocchio insieme alla moglie. Questa lopera che ci rimane di Masaccio, il quale fu un innovatore del nuovo stile pittorico, perch rompendo la tradizione della scuola di Giotto, imita larte di Donatello per lespressione, e introduce per la prima volta la prospettiva che ha appreso da Brunelleschi.

Luca Guadagnino debutto lirico Un grande Falstaff senza birignao


ANGELO FOLETTO

Il romanzo

Piero della Francesca [...] Lultima opera che volle lasciare a Borgo S. Sepolcro il quadro della Resurrezione: Cristo dai grandi occhi sorge dal sepolcro, su cui poggia il piede sinistro, piantando sullurna lo stendardo crociato. (segue nelle pagine successive)

Una certa idea di mondo: Medici di corte e lezioni di libert


ALESSANDRO BARICCO

Repubblica Nazionale

DOMENICA 18 DICEMBRE 2011

LA DOMENICA
Riflessioni sulla filosofia e sullarchitettura, lunghi componimenti sui padri fondatori da Masaccio a Michelangelo. Ma soprattutto decine e decine di schizzi, bozzetti, studi di figure che segnalano lurgenza di disegnare e di dipingere
Nel centenario della nascita, i primi passi di un ragazzo diviso tra la Sicilia, la lotta degli umili e la pittura
GLI APPUNTI
Sotto, alcune pagine dei quaderni di scuola di Guttuso fitte di appunti sullarte, sullarchitettura e sulla filosofia

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La copertina
Autoritratti

GIANCARLO BOCCHI
(segue dalla copertina) acconta Flora Butitta: Quando nel 1945 mor la madre, Renato non pot partecipare ai suoi funerali. La casa fu liberata dal proprietario e alcuni effetti personali vennero affidati al podest. Dopo qualche tempo Renato torn a Bagheria per ritirarli. Insieme al pittore Garajo, io lo aiutai. Fu per questo che mi regal i suoi quaderni di scuola, per sdebitarsi. Per lei sono solo un ricordo, ma quegli otto quaderni ora ritrovati raccontano molto dellartista siciliano, una parte importante della sua esistenza, un periodo tra i meno conosciuti, di certo il pi determinante per la formazione delle sue idee sullarte e sulla vita. Anni di povert e di speranza. Di forti ideali e di scelte obbligate. Di passioni e dincertezze. Tutto ha inizio a Bagheria, un paese di mille casette e una decina di sontuose ville nobiliari, il giorno di Santo Stefano del 1911. Ma Gioacchino e Gina, i genitori, vogliono regalare al piccolo Aldo Renato Guttuso una settimana di vita e lo registrano allanagrafe di Palermo solo il 2 gennaio 1912. Il primo ricordo di Guttuso bambino drammatico. Un colpo di lupara rimbomba nel vicolo sotto casa, dietro corso Butera. Dal balconcino, ornato di vasi di gerani, Renato vede un uomo cadere a terra, morto. La violenza della sua terra gli entra dentro per la prima volta, lasciando unimpronta indelebile sulla sua sensibilit. La seconda scoperta di Renato quella di avere due genitori molto diversi tra loro. La madre una donna semplice, che vorrebbe imporgli uneducazione cattolica. Ogni giorno cerca di trascinarlo a messa, in Cattedrale. Il padre invece un anticlericale, figlio di un garibaldino mazziniano, un uomo dai modi eleganti e raffinati che ama larte, scrive di teatro e di cinema. un agrimensore e porta spesso con s il figlio in giro per i campi insegnandogli ad amare lumanit dolente e disperata della Sicilia. Appena adolescente, Renato di casa al circolo anarco-socialista Filippo Turati, fondato da Ignazio Butitta a Bagheria, dove si pubblica il foglio La povera gente e si organizzano le manifestazioni dei braccianti. la sua prima scuola di antifascismo, proprio negli anni in cui il regime di Mussolini si va consolidando. A dodici anni scopre davanti alla nuova casa di corso Diaz, sempre a Bagheria, una miniera di colori, segni e figure: la bottega di Emilio Murdolo, pittore di carretti siciliani, suo primo maestro. Da quel momento Renato inizia a sfogliare con passione i libri darte del padre, futura fonte dispirazione per i quaderni del liceo. Intanto in casa Guttuso si tira la cinghia. La madre sogna il figlio avvocato e vede linnamoramento del ragazzo per larte come un ostacolo alle proprie ambizioni. Gioacchino, fine acquerellista, incoraggia invece la passione del figlio e gli suggerisce di frequentare gli altri artisti locali. Renato d ascolto alla madre, continua a studiare e nonostante le difficolt economiche viene iscritto al liceo classico Umberto Primo di Palermo. Ma gi a quindici anni inizia anche a scrivere di arte sul primo dei suoi quaderni ora ritrovati, e apre il suo primo studio nel piccolo abbaino che si affaccia sul terrazzino di casa con vista sul golfo. Presto questo spazio angusto, ma panoramico e soleggiato, diventa una factory frequentata dai giovani artisti come Nino Franchina, Giuseppe Bar-

Guttuso I miei quaderni di scuola


LE MATITE
Nudi, caricature, una piccola falce e martello: schizzi, disegni e studi di figure ritrovati sui quaderni di Guttuso (Archivio Asb Si ringrazia Flora Butitta) Nella foto di copertina Guttuso nel 1930 nel suo studio romano

Renato

bera, Nino Garajo, e anche da Topazia Alliata di Salaparuta, giovane ed esuberante duchessa, che studia allaccademia darte e dipinge con talento. I due diventano inseparabili, e si innamorano. Renato si presenta al padre di Topazia a Villa Valguarnera, e chiede ufficialmente al duca il permesso di frequentare la figlia. Iniziano le incursioni dei due giovani a Palermo sulla veloce limousine guidata dallo chauffeur sudanese del duca di Salaparuta. Non pensano ci siano grandi differenze tra loro, ma quando il gruppo di artisti si riunisce sulla terrazza di corso Diaz a parlare di arte e di futuro, la madre di Renato non pu offrire loro che una piccola fetta di melone per ciascuno. Il giovane, di idee antifasciste, a Palermo si trova a fare i conti con unaltra realt. Incontra un grande maestro di pittura nel futurista Pippo Rizzo, uno degli artisti di punta del movimento di Marinetti, che predica la rivolta contro Giotto, Raffaello e Tiziano. Ma il giovane Guttuso non la pensa allo stesso modo. Decine di pagine dei suoi quaderni sono dedicate non solo ai grandi della pittura antica, ma anche ai cosiddetti minori, che per lui minori non sono. I quaderni del liceo si

riempiono di pi di cento tra schizzi, disegni, studi di figure, che ora attendono di essere esaminati in modo approfondito. Tutte le altre materie lo interessano assai meno e i voti in pagella sono appena accettabili. Renato vorrebbe disegnare e dipingere, dipingere e disegnare. Sono proprio i suoi quaderni a riportare questurgenza, questa pulsione. Illuminano un mondo fatto di grandi passioni, ma anche di scelte difficili e non pi rinviabili. Non pi il tempo scrive dei giardini di limoni, delle notti di luna e dei discorsi antichi dei contadini di Bagheria. Non pi il tempo di far convivere pacificamente il libero pensiero del padre e il conformismo della madre. C una vita da vivere accanitamente. Ma quale, e dove? Il giovane Renato legge i discorsi di Lenin sugli opuscoli dellAvanti! diffusi clandestinamente. Sui quaderni di scuola compare una piccola falce e martello, vicino a figure indistinte e al disegno di un ometto trasfigurato alla George Grosz. Disegno autografo o forse frutto collettivo della factory bagherese. Compare anche unannotazione, probabilmente dello stesso Renato, ma con calligrafia stravolta: Renato Guttuso Bagheria,

disegna meglio con la mano sinistra.... Frequenta il coetaneo Franco Grasso, attentamente osservato dalla polizia politica fascista, animatore di un gruppo che si svilupper nel Fuai, il Fronte unitario antifascista dispirazione comunista. Ma poi, quando si iscriver alla facolt di legge per volont della madre, per usufruire dei servizi assistenziali e per poter partecipare alle esposizioni pubbliche deve accettare la tessera dei Guf, i Giovani universitari fascisti. Sono gli eventi che decidono per il ventenne. Solo dopo alcune mostre nel continente e il successo ottenuto da due opere esposte alla Prima Quadriennale di Roma, nel 1931, Renato decide che non diventer mai un avvocato. Abbandoner gli studi universitari e partir per la capitale. Ormai ha in testa una sola cosa: fare lartista. E artista diventer, sar lartista di punta della sinistra italiana, il pittore acclamato ma anche criticato, lamico di Picasso ma anche il difensore del realismo, luomo che amava i trasgressori ma che trasgressore non era. Perennemente al bivio nei suoi primi ventanni, scelse infine il Pci.
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Tema: I tre grandi maestri che hanno cambiato larte


RENATO GUTTUSO

(segue dalla copertina) n terra dormono le guardie, di cui una profondamente immerso nel sonno e sembra di vederlo russare. Anche qui il paesaggio formato di montagne sparse di alberi e cespugli. Con questa opera si chiude la sua faticosa vita.

Raffaello [...] Egli pens alla Sicilia perch anchessa avesse qualche sua pittura. Fece per il Convento dello Spasimo dei frati di Monte Oliveto, a Palermo, un quadro ove dipinse lo spasimo di Cristo. La storia di questa tavola ha del miracoloso. Raffaello la sped per nave ben chiusa; ma la nave fu travolta da una tempesta e sbattuta dalle onde and a frantumarsi sulla spiaggia ligure. I genovesi videro una cassa, laprirono e vi trovarono il quadro intatto. [...] Leonardo da Vinci [...] lunico che possa stare alla pari con Raffaello. Mentre la produzione di Raffaello abbondante quella di Leonardo consta solo di otto opere, almeno quelle che noi abbiamo. Ma certo molte altre opere egli dovette produrre, le quali se fossero a noi giunte ci avrebbero stupito. Egli ebbe un ingegno straordinario, perch non fu solo un insigne artista, ma anche ingegnere, architetto, idraulico, matematico, fisico, naturalista, poeta, letterato. Egli quindi si distrasse troppo dallarte. Fu dotato di una strana caratteristica, cio di non essere mai contento delle sue opere. [...] Mentre di ogni pittore possiamo trovare una derivazione, Leonardo non ha veramente alcuna educazione, tranne un po di Verrocchio. Infatti Leonardo quando era fanciullo molto prese dal maestro Verrocchio, il quale impose nellarte unorma profonda per essere stato anche il maestro del Perugino.[...] Michelangelo Egli fu uno dei pi grandi artisti del mondo, specialmente per il fatto che non essendo nato per larte, con lo studio divenne sommo nellarchitettura, pittura, e specialmente scultura. A tredici anni lasciava la scuola di lettere si recava nella bottega del Ghirlandaio per impararsi il disegno e la tecnica dellaffresco, e l rimase per un anno. In seguito frequent la scuola di scultura, che si impartiva nei giardini dei Medici, ricchi di statue. Egli il solo pittore che pu stare accanto a Raffaello e Leonardo. Ebbe infinite schiere di allievi, tra i quali il Vasari. A ottantanni moriva pianto da tutta Roma che vedeva in lui spegnersi uno dei pi grandi artisti del mondo. Ed ora dopo la luminosa triade formata da Raffaello, Leonardo, e Michelangelo, larte comincia a decadere e non d alcun artista che possa stare accanto ad essi. (Brani tratti dal quaderno n.1, 1927)
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IL DOCUMENTARIO
I quaderni giovanili di Guttuso e molti filmati inediti saranno presentati nel film documentario di Giancarlo Bocchi La vita arte, che andr in onda in occasione del centenario della nascita dellartista

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LA DOMENICA

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Lattualit
Remake

Tronchesina e furgone. Sono i ferri essenziali di un mestiere che si credeva fissato


per sempre nel bianco e nero di De Sica

E che invece, grazie al boom di un ciclismo metropolitano anti-crisi e anti-smog, sta conoscendo una nuova primavera. Parola di un esperto del settore

LUCA RASTELLO
tia tranquillo, non ci vorr mica molto. Da buon piemontese, il signor Giovanni si rivolge a me con un rigido lei di cortesia. Al tavolo di un caff di piazza, fronte mercato, in una piccola citt del nord. Si discute di furti di biciclette, fra intenditori. Mi creda, c meno attenzione, la gente ci bada meno. Non pi il tempo che se ti rubano la bicicletta perdi il lavoro. Discretissimo sfoggio di cultura: non c neanche bisogno di citare esplicitamente De Sica, fra gente di mondo. Del resto Giovanni ha let per ricordare il film e forse, frugando nellinfanzia, anche il trio Lescano che cantava Ma dove vai bellezza in bicicletta. Certo, anche che c pi traffico, pi bici in giro: un po la crisi, un po il fatto che oggi anche i Comuni promuovono... Sa quelliniziativa.... Bike sharing? Quello. Ma perch in inglese?. Boh? Un

2 mln
le biciclette rubate ogni anno in Italia

momento di silenzio, poi riprende: Diciamo che c tendenza? E quindi aumenta la domanda. Domanda di biciclette rubate: secondo i dati delle associazioni di appassionati (Federazione italiana amici della bicicletta in testa) il 18 per cento dellintero parco bici circolante composto da veicoli rubati, uno su cinque. Le grandi citt registrano una media di venticinque furti al giorno, e molti di pi se ne contano in provincia dove il mezzo pi usato e la viabilit pi amichevole. Si pu dire che la bicicletta ha sostituito lautoradio degli anni Settanta e Ottanta nelle brame dei ladri di strada. E non c Comune che non provi a correre ai ripari promuovendo iniziative come la punzonatura del telaio, la richiesta di un pubblico registro nazionale simile al Pra, listituzione di bacheche online e siti internet su cui rintracciare le bici rubate dopo averle fotografate. Intanto qui al bar si chiacchiera, stiamo certamente per parlare della civilt dellauto e della civica resistenza a pedali, ma il signor Giovanni mi tocca il braccio: Guardi quello l. Un uomo con un giaccone pesante lega la sua bici accanto alle altre alla transenna che proteggono il marciapiede. Giovanni fa un gesto degno di Holmes quando stupisce Watson: Matematico. Basta sapere i posti, come per andare a funghi. Pochi secondi e luomo con il giaccone si allontana pedalando. Il signor Giovanni per mi fa notare che la sua bici ancora l, alla catena. Mi ha distratto con un trucco da prestigiatore, la mia retina non ha fermato un solo movimento sospetto, e ora Giovanni fa sfoggio di pazienza spiegandomi la tecnica: Viene in bici, la tronchesina sotto il giubbone. Lega la sua accanto a quella che ha scelto, poi zac! Un colpo solo e se ne va sullaltra. La sua la lascia anche per giorni, quindi, fra parentesi, si rilassi che non c proprio da far denuncia. E poi roba da piccolo cabotaggio: una o due bici al giorno. Basta un colpo? Chiaramente ha individuato la catena debole: ce ne sono di ogni tipo, ma mi creda: quella sicura al cento per cento non esiste. Ci sono quei tubi a U che vanno di moda adesso.... Archi rigidi. Quelli (come dire: La smette di interrompermi?). Sono duri per la tronchesina. Ma l il punto debole la serratura, si apre con il cacciavite. Pensi che allinizio bastava una penna bic, che ha lo stesso esagono delle vecchie serrature. Giovanni annusa laria e offre un bicchiere di vino: Far nebbia, dice. La nebbia gli piace, ma non per ragioni professionali. che gli ricorda la giovinezza

Ladri biciclette
di

FONTI: EASY TRUST; EDICICLO; CENSIS; MINISTERO DEL COMMERCIO ESTERO; ANCMA

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RUBATE & RITROVATE


Ai lati di queste pagine, alcune bici recuperate a Milano: in assenza di una anagrafe, il Comune pubblica le foto sul proprio sito per facilitarne il riconoscimento

32 mln
di italiani possiede una bicicletta

+11,9%
laumento degli italiani che vanno in bici rispetto al 2002

+10%
laumento dei furti di bici negli ultimi dieci anni

1 su 5
delle bici in circolazione in Italia rubata

300 mln
di euro il valore delle bici rubate ogni anno in Italia

50 %
delle bici sono acquistate in Toscana e nel Nord

1,7 mln
le bici vendute in Italia nel 2010

qua nelle basse, storie di ragazze e biciclette: Prendevamo dei bei freddi, va. Per andare a ballare. Adesso lo prende a lavorare, il gelo. Eh s, ma ho il furgone, non cos dura. Sa, ho scelto questo lavoro perch non faticoso. Alla mia et capir. Non ti fa ricco ma permette di sopravvivere. E poi d meno problemi: niente numeri di telaio, niente libretto di circolazione. Lui, quando fa notte, va in giro con un furgone. Punta una citt non troppo lontana da quella dove vive. Stanotte ha scelto Pavia. Ma solo come direzione: mentre vado giro i paesi sulla strada, se trovo lavoro prima chiudo l e torno indietro. Ha una certa et. Come i suoi colleghi pi famosi e sfortunati: Nonnofurto, per esempio, alias Francesco Cameriere, 74 anni, arrestato a Roma, o il pensionato settantunenne preso a Grosseto. Ha le sue passioni: Mi piace battere la Liguria, ma anche Vercelli, la Lombardia. Poi vado matto per Saluzzo, Cuneo, Fossano. Ah, Arona! Bellissima!. Non lavora nelle grandi citt: L il tasso di delinquenza alto e la gente si protegge di pi. Nelle piccole trovi porte pi deboli. E girano pi soldi, la merce pregiata. Non usa attrezzature particolari: Il valore della merce relativo. Conta la quantit. Se raccogli dieci, quindici bici in una notte allora bonanza. Ma in media nei fai da tre a cinque. Tutto sta a individuare il sobborgo giusto: Palazzine nuove, giardini condominiali, non troppo in centro. Poi scendere a dare unocchiata alle serrature: Senza attrezzi. Non che girare con i ferri da scasso sia il massimo della prudenza.... Poi, recuperati gli arnesi, apre a colpo sicuro: Se gira bene basta landrone con quelle belle rastrelliere. Ma poi ci sono le cantine, e l non prendo solo le bici. Ci sono le precedenze: per esempio la carne vale di pi. Il meglio quando trovi un freezer: ti porti via anche quello. C chi lascia lo champagne e ci sono bar e ristoranti che usano le cantine condominiali come magazzino. Prende solo bici nuove: Le pi richieste sono quelle eleganti da uomo con i freni a bacchetta. Non quelle da corsa? No, quelle vere si fanno fare dagli artigiani, mica si comprano rubate. Una volta mi capitato: pi una disgrazia che altro. Provo a portarla a un pensionato che chiamavamo Bartali, un patito. Quello la esamina e mi fa: Se sai a chi darla prendi quel che ti offrono perch questa non la vendi mai pi. Pensavo volesse fregarmi, ma aveva ragione. Lho data via otto mesi dopo per 60 euro. Un disastro. Non vende pi su piazza? No. Ci sono i ricettatori. Non obbligatorio dare a loro, ma se servono pochi, maledetti e subito solo loro te li garantiscono. Poi loro fanno la vagonata e portano la roba lontano. Corrono un rischio grande: sanno chi fornisce la merce ma non sanno da dove viene, devono cambiare piazza. Ho sentito anche allestero. Pu darsi, ma a me non risulta, i colleghi che conosco sono tutti italiani e lavorare per uno straniero significa guadagnare poco. Ma non pensi a organizzazioni, eh? Voi giornalisti cercate sempre qualche mafia, anche dietro alle patatine. Lorganizzazione costa, ci sono settori che rendono di pi. Sa qual il massimo dellorganizzazione?. Dica. Che a volte tiro sul furgone qualche collega, magari se trovo un palazzo che non posso fare da solo. E alla fine si litiga sui prezzi di vendita. Sempre. Ecco, questo il massimo dellorganizzazione. Almeno si dividono le spese: benzina, manutenzione, ferri... E le decalcomanie: sa quelle che mette chi ti vende la bici. La rendono rintracciabile. Io le faccio fare e le sovrappongo. Se al ritorno mi fermano i carabinieri dico che sono stato a un mercatino dellusato (dove non fanno ricevuta!). Il rischio maggiore per strada. Sa, si ruba fuori provincia perch le vittime poi cercano nel capoluogo e a volte ti pinzano: uno di Alba mi ha preso. Io pensavo che avrebbero cercato a Cuneo, invece quello era furbo e mi ferma a Porta Palazzo, Torino: Quella bici di mio figlio. Provo a portarlo a spasso: Lho appena comprata, ho dato 50 euro, vuol mica che ci rimetta? Ma era uno sveglio: Io posso farti rimettere molto di pi. Mai pi ad Alba, mi creda. Giovanni, come ha iniziato? Ho imparato da un amico che lavorava nelle cantine come me, ma spediva la merce in treno, allora costava poco. Io dovevo aspettare alla stazione con i tagliandi, ritirare, vendere. Lui guadagnava tanto e io poco. Il salto con lidea del furgone: mi sono messo in proprio. Adesso me la cavo. Si incupisce un poco, Sa, per noi non c pensione, nessun ministro si commuove. Ma a lei la crisi conviene, no, signor Giovanni? Ah beh, con quel che costano i carburanti. Sa che quando ho sentito di nuovo la parola Austerity son tornato giovane?. Si congeda Stia bene! va via a passi lenti, per una sera ha dato spettacolo e torna nella nebbia. Non mi viene da augurargli buon lavoro, ma forse buona fortuna s.
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DOMENICA 18 DICEMBRE 2011

LA DOMENICA
stato un grande esploratore, un grande scienziato, un grande soldato
Considerato eroe in mezza Europa, in Italia quasi uno sconosciuto

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La storia
Fuga di cervelli
PAOLO RUMIZ

BOLOGNA

un fantasma che si aggira per Bologna, sale nottetempo le scale dellOsservatorio astronomico sul tetto di palazzo Poggi, fa scricchiolare il parquet della Biblioteca universitaria dove Ermanno Olmi gir la scena madre di Centochiodi, apre e sfoglia senza essere visto rari manoscritti ben custoditi, si sofferma su favolose mappe turchesche del Mar Mediterraneo. Nei giorni di temporale si aggira inquieto attorno a una lapide col suo nome nella basilica di San Domenico, un sepolcro che a dir dei frati contiene un cranio con una misteriosa sciabolata sopra la tempia sinistra. Su quella pietra c il suo nome: Luigi Ferdinando Marsili, soldato e scienziato, nato a Bologna il 10 luglio 1658 e morto sempre a Bologna l1 novembre 1730 dopo una vita da romanzo. Che lui fosse tornato lo si capito qualche mese fa, quando un vulcano spento s rimesso a borbottare in fondo al Tirreno. Un mostro sommerso, grande il doppio dellEtna, forse il pi esteso del Mediterraneo, che gli studiosi hanno chiamato Marsili in memoria dei suoi studi sugli abissi del mare. Un risveglio a orologeria, che pare orchestrato apposta per celebrare, questanno, i tre secoli dalla fondazione della sua creatura pi bella, pi celebre e pi invisa: lAccademia delle Scienze la prima in Italia che tent di rinnovare, sullesempio dellAcadmie Franaise e della Royal Society, lasfittico sistema universitario bolognese. Una celebrazione dovuta, dopo secoli di oblio, e destinata a essere sempre inadeguata rispetto allenormit del personaggio. E c da chiedersi come lItalia abbia fatto a dimenticare un uomo che allo stesso tempo Indiana Jones e James Bond, Erwin Rommel e Guglielmo Marconi; esploratore e agente segreto, stratega e scienziato. Uno che ha viaggiato in mezza Europa, al servizio di tante bandiere, raccogliendo materiali che oggi riempiono archivi di Londra, Parigi, Roma e Berlino. Un fenomeno, che ha combattuto battaglie storiche, pranzato col Re Sole e Isaac Newton, affrontato mille temi e sempre in modo geniale: piante, animali, funghi, rocce, fiumi, fortificazioni, frontiere, diplomazia, correnti marine, coralli, astronomia. Una quantit tale di cose, che impossibile collocarlo in una casella del sapere, non solo nella storia dItalia, ma anche dEuropa. Chiedete a un francese chi Marsili e risponder che suo connazionale. Dir Mais parbleu, Louis Ferdinand! Il fondatore delloceanografia, il primo a misurare il mare!. Fate la stessa domanda anche a un austriaco, e sentirete che Herr General Marsili, come il Prinz Eugen, fu artefice della riscossa occidentale sugli Ottomani, il soldato che dopo la pace di Carlowitz seppe disegnare i confini pi solidi che limpero asburgico avesse mai avuto. Provate con un ungherese, e vi dir: Marsili? Certo, un eroe nazionale magiaro, colui che salv da un incendio i libri di Mattia Corvino, il primo esploratore del Danubio e il primo a cartografare gli spazi fra Pannonia e Transilvania. Persino un turco sapr darvi una risposta. Ah Marsili, lo scopritore delle correnti del Bosforo! Marsili, uno dei primi a descrivere in un trattato le qualit del caff, la bevanda pi turca che ci sia. Bene. Ora provate a chiedere a un italiano chi era costui. Vi specchierete in un imbarazzato silenzio. Il buio sul Marsili uno dei santissimi misteri di questo nostro Paese di santi, scienziati e navigatori. Persino a Bologna sono in pochissimi a conoscerlo e in tanti a snobbarlo. Il Nostro rompeva gli equilibri nel Settecento e li rompe anche oggi, post mortem. Dimostra che in tre secoli poco cambiato in Italia e persino allombra degli Asinelli. Del governo di Bologna io non intendo nulla e anche per questo opportuno esserne lontano, scrive deluso dalla freddezza della classe dirigente verso i suoi progetti di apertura al sapere dOltralpe. il suo modo di ammonire: questa Italia che espelle i cervelli mi incomprensibile, non sta in Europa. Nella sua sfiducia ricambiato: i cronisti di corte lo definiscono pazzo, nottambulo, visionario. La famiglia lo disconosce per aver dilapidato in libri le sue fortune. Osserva il geografo Franco Farinelli: Ci sono due tab a Bologna. Uno il 1977, quando Cossiga mand gli M 113 contro gli studenti, ci scapp il morto e il sindaco Zangheri fu obbligato a dimettersi con un atto che spian la strada alleutanasia del Pci. Laltro tab Luigi Ferdinando Marsili. Oggi in Italia la memoria del Grande un affare controcorrente, gestito da una confraternita

Le

straordinarie avventure
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DOMENICA 18 DICEMBRE 2011

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Trecento anni fa fond a Bologna lAccademia delle Scienze

loccasione per ricordare la sua vita e quanto tutti noi gli dobbiamo

LACCADEMIA
La visita del principe ereditario di Polonia, Federico Cristiano, nel 1742 allAccademia delle Scienze di Bologna, fondata da Marsili Dentro il medaglione centrale il ritratto di Luigi Ferdinando Marsili

MARSILI
di
LUIGI FERDINANDO

interdisciplinare di sedotti, simile a quella raccoltasi attorno alla figura del geografo Alexander von Humboldt. Geologi come Giambattista Vai, storici della filosofia come Annarita Angelini, geografi come Farinelli, maghi della storia antica come Gianni Brizzi, e ancora medici, studiosi di strategia, oceanografi. con loro che puoi navigare a Bologna nellarcipelago marsiliano disseminato fra la biblioteca e il museo scientifico di palazzo Poggi (ex residenza di lui) e altri luoghi ancora. Nella sala dei suoi manoscritti pregherete di essere dimenticati dal custode per restare soli con favolose raffigurazioni di pesci del Danubio, uccelli migratori dAnatolia, turbanti turchi di ogni foggia, monete romane, eserciti in movimento, e ancora carte di citt sotto assedio, planimetrie del Nilo, disegni di fondali marini e rocce nel profondo delle miniere. E poi, nel museo, i modellini delle fortezze ideali, un concentrato di scienze, ingegneria, balistica, idraulica. Modelli perfetti, da powerpoint, che hanno rivoluzionato la strategia del Settecento. Vi muoverete in un labirinto dove tutto lasciato in ordine perfetto ai posteri. Stefano Magnani, studioso di storia antica: A lavorare su quelle carte sembra che abbia voluto facilitare il lavoro non tanto ai contemporanei, ma a quelli che sarebbero venuti. La Angelini azzarda una spiegazione: Il suo eccesso di lungimiranza lo rendeva ostico, e lui ne era consapevole. Per questo era rassegnato a pensare solo al dopo. Ed stupefacente pensare che tutto questo sia finito in un grande buco nero per tre secoli, come accaduto in parte a tantissimi grandi dellepoca. Malpighi, Spallanzani, Volta, Guglielmini, Beccari, Cassini. Geni assoluti, tuttora pi noti allestero che nellItalietta. C da chiedersi come non gli abbiano ancora dedicato un film. Stanley Kubrick non avrebbe esitato un attimo. Sentite che biografia. Adolescente, viene disarcionato in un torneo davanti alla spasimante, in piazza Maggiore. Umiliato, scappa a Roma, dove Cristina Di Svezia, regina mangia-uomini, lo indirizza verso la scienza e le corti. Con lambasciatore di Venezia va a Istanbul, dove diventa spia dalto bordo, si infila nelle stanze segrete del Sultano e sonda i fondali del Bosforo, scoprendone le due correnti eguali e contrarie. Fornisce al Papa carte dellimpero ottomano corrette dal Turco, poi entra nellesercito asburgico ma fatto prigioniero dai tartari e venduto come schiavo. Passa due anni incatenato a una palla di ferro in un paesino dErzegovina, dove si vocifera subisca sodomia, poi riesce a farsi assegnare al servizio del caff presso gli ufficiali ottomani, impara la loro lingua e strappa informazioni nellavanzata su Vienna del 1683. Da allora, pare, non ci saranno pi donne nella sua vita. Quando, liberato dagli austriaci, torna al servizio del Kaiser, diventato uomo prezioso. Sa tutto dei turchi, ne conosce la lingua, scrive sullo stato militare del loro impero. Partecipa allassedio di Buda e strappa al saccheggio collezioni coraniche uniche al mondo. Definisce i confini orientali dAustria, setaccia il Danubio con unquipe di esploratori, ne disegna flora e fauna, e scopre i segni del limesromano, cos tanti che osserva: L dove costruivo un campo, un ponte o una strada, l i Romani lavevano gi fatto, e meglio di me. Torna dai viaggi con cassoni di reperti, e ha in testa un solo pensiero: mettere il sapere al servizio del potere. Ma gli va male: quando lo spostano sul Reno, la sua fortezza cade in mano francese. Per questo lo degradano ingiustamente, gli spezzano la spada in pubblico, lo privano dei possedimenti. Ma per limpero un autogol, Marsili il massimo esperto del tempo in fortificazioni. Ritorna a casa e con caparbiet militare si imbarca in nuove sfide. Vuole svecchiare lateneo, parificarlo a quelli di l dai monti, chiamare gente dallestero, spezzare il monopolio ereditario delle cattedre. convinto che solo la ricerca pu rilanciare lindustria bolognese. Mobilita gli amici dellAccademia degli Inquieti, costruisce uno staff, spende tutto ci che ha per impiantare un laboratorio che per tutto il Settecento sar la cosa pi innovativa di Bologna e ancora oggi un museo di sconvolgente modernit. Fonda lAccademia, ha dalla sua persino il Papa Lambertini, ma la citt gli contro, cos torna allestero, sulla Costa Azzurra a studiare il mare. E l, come Galileo rovescia i cieli, lui ribalta labisso: intuisce che loceano non unimmensit senza fondo e le catene montuose di superficie continuano sottacqua. Ad Amsterdam pubblica Histoire physique de la mer, un capolavoro. Torner a Bologna solo per morire, col nome di Cavalier dAquino, allinsegna del motto Nihil mihi. Nulla per me, tutto per la collettivit; nel senso che la cultura cosa pubblica, non un affare di pochi. Mai insegnamento fu pi attuale.
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DOMENICA 18 DICEMBRE 2011

LA DOMENICA
Novanta citt solo negli ultimi quattro anni: da Parigi a San Pietroburgo, da New York a Berlino. Ogni citt,
un teatro, ogni teatro un palco diverso, diversi i camerini e gli applausi. E prima e dopo

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Spettacoli
Dietro le quinte

lo spettacolo, i riti, una lingua straniera ascoltata alla radio, la troupe che diventa famiglia. E un divo che prende i suoi appunti di viaggio
ANNA BANDETTINI

D
PARIGI E ISTANBUL
Gli appunti che Servillo prende in tourne con gli schizzi delle citt attraversate: qui a destra, annotati anche i nomi di tutti i membri della troupe

Toni Servillo
La
NEW YORK
A destra, pensieri in libert sul modo differente di vivere lesperienza teatrale nei paesi dellEst, da Budapest a Varsavia, e a New York: Una citt che macina teatro continuamente

a Sarajevo si spostato a Parigi, da Budapest a Marsiglia. Si perso nei trentacinquemila metri quadri del gigantesco Teatros del Canal di Madrid, ha varcato il celebre portone del Lincoln Center di New York, si immerso nella folla festante dei teatri russi, si commosso sul proscenio del leggendario Berliner Ensemble di Bertolt Brecht. Con i miei compagni abbiamo girato il mondo, da Montreal a Istanbul, e un conto vederlo da turista, o in televisione, un conto vedere il mondo dal palcoscenico. Toni Servillo, licona degli adorati Il Divo e Gomorra, cinquantadue anni senza tempo e senza vezzi, attore e regista sempre con pensiero, rigore, bravura, intelligenza, racconta il teatro come la sola vecchia arte che ti costringe ancora a girare per paesi e citt, lasciandoti per di pi sempre in pegno qualcosa. una delle eccellenze italiane che pi hanno girato il mondo. Gli ultimi quattro anni, un tempo lunghissimo per un attore, li ha trascorsi in tourne, e ha cambiato pi di novanta citt, diciannove allestero, settantaquattro in Italia, con un Goldoni anticonvenzionale e divertente, la Trilogia della villeggiatura. Racconta che viaggiare con il teatro unesperienza speciale. Significa andare per villaggi, entrare nelle case, conoscere persone, aprire porte su altre culture e scoprire che non corrispondono allidea globale che ogni giorno ci danno i media, quel mondo dove tutto uguale e indistinto. Se allestero ci vogliono, per vedere lunicit italiana, scenografie e costumi che attribuiscono al nostro modo di essere, comportamenti che sono nostri, per ascoltare la bellezza della nostra lingua.

valigia attore
dell
IN VOLO
A sinistra, ancora appunti sul teatro di Toni Servillo: Ho capito bene i russi per la prima volta vedendoli recitare Lalbergo dei poveri di Gorkij Il piacere del teatro che porta in giro la specificit di un paese, di una cultura, ti fa incontrare altre culture e altre identit e rifugge quella gran polpetta anonima che il mondo visto dalla tv. Il teatro non appiattisce, non rende tutto uguale, marca le differenze ed quello che rende ogni tourne unavventura straordinaria. Non per punitiva austerit, ma perch sostiene che basta e avanza, Toni Servillo laffronta solo con una valigia e uno zaino. La valigia con il minimo indispensabile per i cambi e lo zaino per i libri, i copioni e la radio. Sono un ascoltatore compulsivo. La tv orrenda e uguale dappertutto, la radio ti fa capire in che paese sei: a Istanbul senti la musica turca, a New York Central Park in the Dark, a Sarajevo ascolti quella lingua che un concentrato di cultura islamica, balcanica, greca e macedone. Quello che nello zaino non manca mai un diario per appuntare pensieri e niente pi, cose che mi vengono in mente dagli incontri con le persone, coi luoghi. Se ci si attiene alla cronaca, la prima cosa, spiega Servillo, che un attore fa appena arrivato in una citt, visitare il teatro. Perch recitare non una cosa irreale, ma qualcosa di tremendamente fisico. La mia abitudine guardare innanzitutto la relazione che c tra sala e palcoscenico. Ci sono teatri costruiti in modo che il palcoscenico sia il luogo da cui gli attori suggeriscono unidea del mondo agli spettatori. Parlo di quel modo dolcissimo del pavimento di legno di scorrere verso la platea, uninclinazione proporzionata che anche fisicamente crea labbraccio, favorisce la condivisione, non la distanza che induce lattore solo allesibizione. Nel nostro lungo girovagare sicuramente il Berliner Ensemble di Berlino un teatro fatto cos. Ma uno dei vertici di bellezza, in questo senso, per me resta il Thtre des Clestins

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BILBAO, CRACOVIA E BERLINO


Sopra, le locandine della Trilogia della villeggiatura nei teatri di Bilbao (in alto), Cracovia e Berlino (a destra)

MOSCA E SAN PIETROBURGO


Nelle foto in questa pagina, Servillo in viaggio in diverse citt: dallalto in senso orario, a Mosca, Berlino e San Pietroburgo

IN SCENA
Qui sopra e in alto, alcuni momenti della Trilogia della villeggiatura di Goldoni portata in scena dai Teatri Uniti in pi di novanta citt del mondo. Nella foto grande al centro, sempre Servillo durante lo spettacolo. Sulla valigia che tiene in mano i loghi di alcuni dei teatri che hanno ospitato lo spettacolo

di Lione che anche per i grandi artisti parigini stato ed il luogo dove verificare i loro lavori. E parlo di artisti come Louis Jouvet, Gerarde Philippe, Sarah Bernhardt: un teatro allitaliana dove tutto di grande semplicit eleganza, ricchezza, un piccolo tempio teatrale che invoglia a intense vicinanze. Dietro ogni viaggio, dice Servillo, c la storia di molte persone: tecnici, accompagnatori, artisti... Per la Trilogia della villeggiatura si mosso un cast formidabile di diciassette attori. Siamo stati in tourne quattro anni. Un tempo lunghissimo durante il quale ti muore un padre, ti nasce un figlio, ti separi da una donna. Anche il personaggio che porti in giro si informa di queste cose e crea una qualit speciale. Si diventa una famiglia di girovaghi, come raccontato nel film-documentario di Massimiliano Pacifico 394 (proiettato domani a Roma al Teatro Valle Occupato): una famiglia che condivide serate, spostamenti, alberghi e i riti della tourne, anche i pi triti, dallurlare ogni se-

Quanto a bellezza il mio preferito resta il Thtre des Clestins

di Lione, mentre detesto gli hangar moderni e nel nord della Spagna ne abbiamo trovati parecchi: pare di perdersi come in corridoi dellInps

ra in coro merda! prima di entrare in scena dovunque tu sia al leggere le recensioni due giorni dopo il debutto. Angelo Curti della nostra compagnia, i Teatri Uniti, che con il Piccolo ha prodotto la Trilogia, a ogni debutto sparge anche sale sul palcoscenico in funzione apotropaica. Io? Io no, ma lo lascio fare. Mai mettersi tra un rito e le sue possibili conseguenze. Non per snobismo, ma per ragioni di comodit, a Toni Servillo viene dato sempre il camerino pi vicino al palcoscenico. I miei preferiti sono i vecchi teatri allitaliana che hanno i camerini direttamente sul palcoscenico, cos se lasci la porta leggermente aperta quando non sei di scena sei comunque nello spettacolo perch senti arrivare le voci degli altri attori. Detesto gli hangar, e nel nord della Spagna ne abbiamo trovati molti, dove i camerini sono o sottoterra o allottavo piano e per raggiungere il palcoscenico devi percorrere quei lunghi corridoi che sembra di perdersi nei meandri dellInps. Quello che gli attori aspettano con pi trepidazione in tourne sono gli applausi, specie allestero dove sono il connotato per decifrare umori e reazioni. I russi sono passionali come li conosciamo e in pi hanno labitudine di lanciare fiori, di studiare parole italiane e di gridarle ad alta voce mentre applaudono. I francesi alla seconda uscita cominciano a ritmare lapplauso tutti assieme ed emozionante. I tedeschi aggiungono allapplauso lo sbattere dei piedi sullimpiantito della platea per cui si ha la sensazione che tremi tutto il teatro. Gli americani si alzano in piedi e fanno un applauso, massimo due, come gli inglesi, e poi basta, due ringraziamenti e via. Lapplauso pi strano lungherese perch circolare, muore e riprende. Sono tutti segno di unidentit nazionale che bello conoscere. Cos come straordinario avvertire nei paesi dellEst la necessit del teatro. L gli artisti sono ancora chiamati artisti del popolo e senti che sono vissuti come testimoni di un poeta che ti aiuta a capire come stare nel mondo. Sono cose cos che rendono il viaggio inevitabilmente qualcosa di pi della recita serale o dellagenda fitta di incontri mattutini, lezioni, masterclass, interviste che ogni tourne si porta dietro. un labirinto di tracce, luoghi, personaggi, parole che si legano imprevedibilmente: Per me a Montreal sono stati i luoghi di Barney, a Mosca la casa di Majakovkij e di Cechov. stata lemozione forte della prima volta al Berliner Ensemble, il teatro di Brecht, dove ho recitato commosso e spaventato. stato a San Pietroburgo il Teatro Studio di un grande artista come Lev Dodin, o Parigi, perch Parigi una citt gemella per noi italiani: Goldoni, Strehler, les italiens, gli attori italiani. Sta al viaggiatore, allattore, alla sua passione, trovare un percorso tra queste tracce, ricucire la necessit di questa erranza che regala il teatro. Ed quasi sempre qualcosa di immateriale, come per esempio, la gioia che ho provato a New York dove il nostro Goldoni, dalla profondit del Settecento, stato visto come un poeta che raccontava ai newyorchesi il momento che stavano vivendo, una societ al tramonto arroccata nel bon ton e nei privilegi e spazzata via dalla crisi. Ma il bello del teatro proprio questo: dovunque tu sia, amplia lo sguardo, sempre avendo al centro luomo. Se non mi avesse portato il teatro in giro per il mondo, io non mi sarei mosso. E dunque sono grato a questo obbligo di viaggiare, di avere la possibilit di incontrare altri da s. Perch capendo che non siamo tutti uguali, capisco un po pi me stesso.
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LA DOMENICA
Ci sono quelli che eseguono ordini nelle fabbriche. Ci sono quelli che tagliano prati, guidano sonde spaziali e operano negli ospedali. Ma quelli che stanno nascendo nei laboratori pi avanzati del mondo, Italia compresa, sono molto di pi: si muovono, pensano e sbagliano
Ecco come a separare noi da loro rimasto solo un algoritmo

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Next

Troppo umano

Robowarden Robot guardia carceraria progettato in Corea del Sud dallUniversit di Kyonggi

Kr15 Robot dellitaliana Kuka per le fabbriche e le catene di montaggio

Halluc II Opera dellistituto di Chiba Pu camminare e muoversi in tutte le direzioni

Da Vinci Robot chirurgo della Surgical Robotics. Permette di operare a distanza

Spykee Robot giocattolo della Meccano Dotato di webcam, pu muoversi anche a distanza via Rete

Automower Il rasa erba robotizzato e intelligente della Husqvarna

Io, Robot
JAIME DALESSANDRO
l nipote di Mazinga Z gattona contento. Si chiama iCub, nato in Italia e possiede una pelle bianca di plastica semitrasparente. Lunica sensibile al tocco, costruita con la stessa tecnologia degli schermi per smartphone. La sua voce la sintesi di decine di voci umane, mentre il suo cervello imita i processi dei nostri neuroni. La passione di iCub sono le palline colorate. Le guarda a lungo con la mano aperta, immobile, poi le colpisce lentamente per spingerle via. Gesti vagamente maldestri, imprecisi, insicuri. Eppure non c dubbio: proprio il nipote di Mazinga Z. Fa parte dellunica categoria di robot, la pi inutile ai fini commerciali, capace di prendere decisioni autonome. Ed il frutto pi maturo di un sogno cominciato a Tokyo sessantanni fa e che ora ha contagiato buona parte dellOccidente. Nel dopoguerra, dopo la resa, gli ingeneri giapponesi furono costretti ad abbandonare lindustria bellica, racconta Shigeoki Hirai dellIstituto di robotica di Chiba, riversandosi in quella automobilistica e in parte nella ricerca a lungo termine. La robotica moderna, da noi, nasce cos. E nascono cos i manga e le serie animate legate ai

I
Roomba Il dispositivo automatico per le pulizie della americana iRobot

Nexi Parla e comunica attraverso le espressioni del volto opera del Mit Media Lab

robot, dal bambino di ferro Astro Boy apparso nel 1952 fino al mastodontico Gundam arrivato nel 1979. Che non a caso erano invincibili e armati fino ai denti, personificazione di una rivincita possibile partendo dallunico campo dove i giapponesi avevano mano libera. Un settore sul quale sono stati investiti a fondo perduto miliardi e miliardi nel corso degli anni. Anche se lunico vero risultato tangibile fu il dominio dellimmaginario collettivo. Guardando iCub, costato duecentomila euro allIstituto italiano di tecnologia, viene da chiedersi quale sia il vero futuro degli automi pensanti. Al di l delle presentazioni alla stampa, delle esibizioni nelle fiere, degli show tenuti con regolarit da Asimo della Honda o dai robot dal volto umano come Hrp-4c, Repliee, Actroid-Der, Geminoid HI-1. Oscillano tutti fra due opposti: fanno sognare le magie di Astro Boy, quando in realt sono costretti in una quotidianit difficile, piena di limiti, dove una semplice corsa o il riconoscere una pallina blu rappresentano un successo. Sono ancora fragili e in ambienti complessi, Fukushima ad esempio, del tutto incapaci di operare, spiega Giorgio Metta, a capo delle ricerche allIit. Le scienze cognitive ci dicono per che una vera intelligenza artifi-

ciale deve avere un corpo umano per assomigliarci. Perch la nostra intelligenza legata al corpo che abbiamo. Ma c anche un altro motivo che rende iCub e i suoi fratelli importanti. Quella dei robot umanoidi capaci di compiere scelte la promessa di uninterazione fra noi e le macchine del tutto diversa. Se Wii e iPhone hanno avuto successo usando come linguaggio gesti e tocco, facile immaginarsi cosa potrebbe succedere se il dispositivo che abbiamo in casa si mettesse anche a camminare e a parlare. Peccato che per far diventare realt commerciale una macchina umana servano almeno altri quarantanni. La difficolt maggiore sta nel costruire delle unit di calcolo che funzionino come dei neuroni, racconta Giorgio Metta. Si chiama ingegneria neuromorfa. Ma siamo ancora alle fasi iniziale della ricerca. Per ora iCub in grado di riconoscere e di interagire con una serie di oggetti su un tavolo, pu parlarne e indicarli, capisce delle frasi semplici. Dietro ci sono algoritmi di riconoscimento automatico delle cose e delle parole. Anche sulla voce stiamo facendo ricerca: abbiamo ad esempio registrato diverse persone legando il parlato ai movimenti della lingua e delle corde vocali. E su questo abbiamo costruito un algoritmo che aiu-

ta iCub a esprimersi meglio. Intanto, altrove, si sta preparando un invasione di robot ma di genere completamente diverso. Sono le altre due categorie di automi, quelle che non pensano, non prendono decisioni, eseguono solo sequenze complesse di ordini. Eppure sono le uniche a rappresentare un mercato di una qualche rilevanza. I primi sono i robot industriali, impiegati nelle catene di montaggio o nelle fabbriche, che secondo la International Federation of Robotics ammontano a circa un milione di unit per un giro daffari di 5,7 miliardi di dollari. Dopo il 2009, anno nero con un calo delle vendite di quasi il cinquanta per cento, ora il settore ha ripreso a respirare. Grazie a Cina e Corea del Sud, dove gli acquisti sono triplicati. Solo a Seul e dintorni ne hanno ordinati 23.500, superando per la prima volta il Giappone. Primato significativo ma effimero. Il prossimo anno sar infatti la volta della Cina. La Foxconn, multinazionale da 60 miliardi di dolla-

Bimby Il robot per cucinare pi famoso in circolazione. Lo costruisce la tedesca Vorwerk

Una vera intelligenza artificiale deve avere un corpo umano Perch la nostra intelligenza legata al nostro corpo
GIORGIO METTA Capo delle ricerche dellIstituto italiano di tecnologia Manoi Pf01 Uno degli ultimi robot programmabili sul mercato della giapponese Kyosho G-Dog Robot venduto in kit di montaggio dalla giapponese Hpi programmabile via computer Aibo Il cane robot della Sony lanciato nel 1999. stato in produzione fino al 2006

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GLOSSARIO

Robot
Il termine nasce in Cecoslovacchia nel 1920 Deriva dalla parola robota, lavoro forzato. Fu usato da Karel Capek nel dramma teatrale I robot universali di Rossum

Androide
Essere artificiale con sembianze umane. Deriva dal greco andros, uomo, per definire una macchina che ha il nostro aspetto Quello dellandroide un mito antico La parola usata per la prima volta nel 1270 dal teologo Alberto Magno

Cyborg
Organismo in parte biologico e in parte meccanico-sintetico Il termine risale al 1960 ed nato in ambito medico per descrivere i potenziamenti del corpo umano derivanti dalluso delle nuove tecnologie

Intelligenza artificiale
Labilit di una macchina di compiere ragionamenti simili a quelli della mente umana Lespressione del 1956, opera del matematico John McCarthy e diede vita a un nuovo campo di ricerca scientifica

Ingegneria neuromorfa
Nata alla fine degli anni Ottanta grazie allo scienziato americano Carver Mead, una disciplina che si ispira alla biologia per progettare sistemi digitali evoluti come costruire computer partendo dai neuroni umani

Quince Sonda robotica costruita dalla giapponese FuRo e usata nella centrale di Fukushima

BigDog Progettato dalla Boston Dynamics per il trasporto di oggetti su terreni scoscesi

iCub Robot bambino capace di apprendere costruito dallIstituto italiano di tecnologia

Eccerobot Sviluppato dallUniversit del Sussex, ha la struttura interna di ossa e muscoli di un essere umano

ri che produce fra gli altri iPad, iPhone, PlayStation 3 e Kindle, questa estate ha annunciato di voler aumentare il numero di automi. Lidea di farli passare dalle attuali diecimila unit a circa trecentomila per il 2012, con lobiettivo di raggiungere il milione entro il

2014. Raddoppiando quindi in tre stagioni la quantit di robot industriali presenti sulla faccia della Terra. Con un impatto sulloccupazione tutto da verificare. I robot di servizio invece, altra categoria delle macchine non pensanti, valgono 3,2 miliardi di dollari lanno e nel 2010 ne sono stati venduti oltre due milioni. Si va dai tagliaerba automatici agli aspirapolvere intelligenti, fino ai robot giocattolo, agli aerei senza pilota dellesercito, alle sonde e ai rover spaziali, ai dispositivi impiegati negli ospedali che vengono tutti guidati a distanza. Estensioni dei nostri occhi e dei nostri arti, come il robot chirurgo Da Vinci. Permette di eseguire unoperazione anche se medico e paziente non si trovano nello stesso luogo. Quella della medicina e dellassistenza personale ai pazienti un settore promettente, sottolinea Shigeoki Hirai. I robot umanoidi, invece, sono ancora molto distanti dalla produzione di massa. Per continuano a far sognare, che in fondo sempre stata lo loro funzione principale. La stessa di Mazinga Z, Goldrake e Gundam.
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Kobian Comunica imitando le espressioni del volto. Lo ha costruito la Waseda University di Tokyo

Asimo Il robot pi sofisticato Costruito dalla Honda nel 2000, alla terza versione

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Il men delle feste pu diventare un inno al piacere anche senza zamponi e macinati, faraone e frattaglie. Basta trasformare

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I sapori
Alternative

le verdure (e se non si puristi anche i formaggi e il pesce) in regine dei nostri piatti. Cosa che tante ricette della cultura mediterranea gi fanno. Da sempre

Vegetariano ma goloso, laltro cenone


LICIA GRANELLO
ianco Natale. Ma nel senso di maccheroni ai formaggi, pur, cavolfiori al gratin, fonduta, panna cotta. Oppure rosso celebrazione: ma nel senso di pizzette, chips di barbabietola, risotto al radicchio, peperonata, bavarese ai frutti rossi. Nei giorni in cui macellerie e pescherie vivono la loro massima gloria, tra super arrosti e macinati per farciture, faraone e frattaglie, zamponi e baccal, una parte ormai consistente di italiani uno su dieci, secondo le ultime statistiche si allena ai fornelli per trasformare verdure e formaggi nei protagonisti assoluti di cenone e dintorni. Sacrificare la rassicurante opulenza di cotechini e brasati in favore di piatti che non prevedono la morte di animali potrebbe apparire una diminutio gastronomica. Errore: evitando pregiudizi e pigrizie, ci si affaccia su una miriade di ricette strepitose. Si potrebbe dire che il Natale vegetariano una questione di colori: il men delle feste pu diventare candido o multicolor, perch le verdure tutto consentono, a patto di trattarle bene. Del resto, sfogliando linfinito catalogo delle ricette tradizionali italiane, trovare piatti che esaltino la base della dieta mediterranea facile come fare surf alle Hawaii. Si dribblano i carrelli dei bolliti per sposare la causa dei ravioli di magro, il capitone in favore della parmigiana di melanzane, il cotechino per la mozzarella in carrozza, senza abdicare a patate al forno e caponata. Certo, la definizione di men vegetariano va trattata con attenzione, visto che al suo interno lunica ripudiata, senza se e senza ma, la carne, mentre sul pesce si apre il primo discrimine che si traduce in possibilit per i napoletani di godere per intero del men di magro della vigilia. Poi esistono i vincoli dei vegetariani propriamente detti n carne n pesce con uova e formaggi a farla da padroni. Ma il vero cimento, senza arrivare agli estremi dei crudisti (nessun cibo scaldato sopra i 45 di calore, pratica che riduce allo zero quasi assoluto la mediazione culinaria), riguarda il men di Natale dei vegani, refrattari alle proteine di qualsivoglia animale, vivo o morto che sia. Quindi, niente latte e latticini, niente uova e nemmeno miele. Una sfida che lalta gastronomia planetaria ha saputo raccogliere e vincere molto pi di quanto succeda in Italia, malgrado il nostro vantaggio in termini di materie prime. Cos, da Parigi a Hong Kong, da Tokyo a Barcellona, i ristoranti di pure food, lontanissimi dalle ricette punitive di un tempo, sanno attrarre i clienti a prescindere dai vincoli dietetici grazie a piatti ad alto tasso di golosit, tanto che nella New York del multilinguismo alimentare solo un frequentatore su quattro di veg-restaurant si dichiara vegetariano. Da noi, al contrario, i men vegetariani sono ancora sinonimo di cibo tristanzuolo e di scarsa soddisfazione. Se volete sconfiggere la diffidenza, provate la ricetta che lo chef vegetariano Pietro Leemann ha ideato per voi. In caso la prepariate per il cenone di Capodanno, le lenticchie augurali sono le benvenute. Basta non soffriggerle con la pancetta.

Verde Natal

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I ristoranti

SATPREM CUCINA NATURALE Via Piave 8 Torino Tel. 011-4366680 Sempre aperto Men da 30 euro

JOIA Via P. Castaldi 18 Milano Tel. 02-29522124 Chiuso domenica Men da 50 euro

LA ZUCCA Santa Croce 1762 Venezia Tel. 041-5241570 Chiuso domenica Men da 35 euro

TRATTORIA SALE E PEPE Via Capoluogo 19 Stregna (Udine) Tel. 0432-724118 Chiuso marted e mercoled Men da 30 euro

CENTRO NATURA Via degli Albari 6 Bologna Tel. 051-235643 Chiuso domenica sera Men da 25 euro

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LA RICETTA
Maggese
Ingredienti per 4 persone Per la sfoglie 200 gr di acqua 25 gr di farina di grano saraceno 25 gr di farina bramata Per le verdure 100 gr di radicchio trevigiano 2 carciofi 100 gr di zucca di Hokkaido 1 mela 100 gr di scorzonera dolce 100 gr di cavolo rosso Per il pesto di porri 200 gr di porri 40 gr di olio extravergine doliva Per la salsa 1 rapa grattugiata il succo di unarancia e la sua scorza il succo di mezzo limone 5 gr di timo 1 bustina di zafferano 4 gr di maizena Per la guarnizione 10 gr di liquirizia in polvere 20 gr dacqua 20 gr di foglie di sedano verde e di foglie di porro fritte Per le sfoglie Preparare una polenta di saraceno e una di mais. Cuocerle 15, distenderle sottili sopra a un foglio di carta da forno. Seccare in forno a 100C per due ore Per la salsa Grattugiare la rapa e marinarla 12 ore con gli agrumi, lo zafferano e il sale. Strizzarla bene e far addensare il liquido aromatico portandolo a ebollizione con la maizena sciolta in poca acqua Per le verdure Sbollentare il radicchio 30 e raffreddarlo, pulire i carciofi,tagliarli a spicchi e arrostirli. Grigliare la zucca a fette, cuocere la mela 15 in forno a 210 e tagliarla a tocchi, pelare la scorzonera dolce e cuocerla 15 in acqua salata e acidulata Per il pesto Cuocere i porri 30 in acqua bollente, raffreddarli, frullarli con olio e sale. Velare i piatti col pesto e scaldare 2 a 200. Appoggiare le verdure con la salsa, guarnire con le cialde e le erbe fritte. Rifinire il piatto con la liquirizia sciolta nellacqua

A tavola

Nessuna rinuncia
UMBERTO VERONESI
Natale men rigorosamente vegetariano per me, Susy e per tutta lampia trib: sette figli e quindici nipoti. La scelta vegetariana prima di tutto etica: chi ama davvero gli animali non li mangia. Poi di responsabilit sociale: il consumo di carne il primo responsabile dellingiustizia alimentare del pianeta. Infine, di salute: i vegetariani vivono meglio e pi a lungo. Ma non rinuncio al piacere e al gusto, ed ecco infatti il nostro men. Per antipasto bruschettine di verdura, insalata russa e humus di ceci e curcuma. Come primo ravioli di magro, amatissimi e quasi immancabili. Come secondo innanzitutto verdure cotte e crude: carciofi in tegame, crocchette di patate (soprattutto per i bambini), scelta di torte salate (porri e zucchine, spinaci ed erbette, carciofi). Poi insalata di finocchi e arance, e trevigiana con melograno. Per chi non vuole rinunciare al piatto principale: rombo alla mediterranea o spigola al forno (ma io eviter anche il pesce, come vuole letica vegetariana autentica). Infine, nel rispetto della tradizione natalizia: mandarini e frutta secca e panettone e pandoro con crema pasticcera e, ovviamente, crema al cioccolato. Questultima omaggio speciale per me, che sono un grande sostenitore della bont assoluta del cioccolato.

ILLUSTARZIONE DI CARLO STANGA

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LIBRERIA BRAC Via dei Vagellai 18 r Firenze Tel. 055-0944877 Chiuso mercoled Men da 30 euro

IL MARGUTTA Via Margutta 118 Roma Tel. 06-32650577 Sempre aperto Men da 38 euro

UN SORRISO INTEGRALE Vicoletto San Pietro a Maiella 6 Napoli Tel. 081-455026 Chiuso domenica sera Men da 25 euro

IL GIARDINO SEGRETO Via Antonietta De Pace 116 Gallipoli (Lecce) Tel. 0833-264430 Chiuso mercoled sera Men da 15 euro

IL MIRTO E LA ROSA Via Principe di Granatelli 30 Palermo Tel. 091-324353 Chiuso domenica Men da 25 euro

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Pietro Leemann lo chef del ristorante vegetariano Joia di Milano, stella Michelin Nei suoi piatti, ingredienti naturali e biologici, preparati in maniera originale e squisita, come nella ricetta creata per i lettori di Repubblica

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Lincontro
Latini

Antonio Banderas

Anche nelle sale italiane la voce del Gatto con gli stivali che ha sbancato i botteghini in America Eppure lui, adolescente timido nella Spagna franchista, non avrebbe mai scommesso di farcela Ok, i miei film non sono stati tutti capolavori, ammette, ma non posso obbligare chi lavora tutto il giorno a vedersi sempre Fellini
suo nome, tutto girava per il verso giusto. Va anche detto che a dispetto del successo la filmografia doltreoceano di Banderas si arricchita di un numero di pellicole che si possono considerare pacificamente pattume cinematografico. Okay, non sono stati tutti capolavori, ma Hollywood mi ha dato la possibilit di fare film come Philadelphia. I film hanno scopi diversi, tutti legittimi. Non posso obbligare un operaio che lavora tutto il giorno in cantiere a portare la sua ragazza a vedere 8 e 1/2 sgranocchiando popcorn, gli viene un attacco di cuore. Vuole qualcosa che lo diverta e lo faccia uscire con il sorriso. Ma ci sono anche persone che a un film chiedono di riflettere sul significato della vita. E ci sono vie di mezzo. Come attore mi piace giocare su tutti i tavoli. Da regista e produttore, per, preferisce andare in profondit. E dopo aver consegnato unopera non troppo riuscita (El camino de los ingleses, su un gruppo di adolescenti a Malaga), ora si prepara a girare Solo, sul trauma di un militare spagnolo di ritorno dallAfghanistan, una storia di fantascienza lontana dai canoni hollywoodiani, una riflessione sulla solitudine e sulla guerra, quasi un monologo teatrale. Il teatro una delle grandi passioni di Banderas. Figlio di un poliziotto e di una maestra, a quattordici anni resta folgorato dal palcoscenico. Fonda con un gruppo di amici una compagnia itinerante e gira lAndalusia con spettacoli di strada e improvvisazioni. Il teatro mi ha fatto scoprire un mondo diverso da quello che conoscevo. Ma il teatro anche il ricordo di uno dei momenti pi difficili della sua carriera. Era il 1988, e io mi ritrovavo a Madrid senza un lavoro e senza soldi. Macinavo provini e non succedeva mai niente. Mi sentivo perso. Ora per i giovani ci sono pi possibilit di accesso, ma allora in Spagna cerano soltanto due canali televisivi e il teatro era dominato dalle famiglie e dai piccoli clan. Immaginate dunque che soddisfazione aver portato ventanni dopo sul palcoscenico di Broadway, e con straordinario successo, il musical tratto da 8 e 1/2. Fellini uno dei miei grandi maestri. E se oggi mi guardo allo specchio, mi rivedo a braccetto con tutti i miei personaggi in un girotondo che sallarga sempre di pi, come nellultima scena del suo film. Artista a tutto tondo, capace di coniugare alto e basso, commerciale e avanguardia, in politica ha un cuore liberal. Del gatto con gli stivali, personaggio a cartoni nato in Shrek 2 e oggi protagonista nel film in cui quattrocento animatori trasformano Banderas in un felino dal marcato accento spagnolo, dice: E pensare che arrivato a Hollywood mi dissero che avrei potuto avere solo ruoli da malavitoso. In realt il gatto di Banderas un cartoon fuorilegge che ricorda tanto Zorro, eroe dinfanzia dellattore che ha portato al cinema due volte. Una delle prime immagini cinematografiche che ricordo uno Zorro versione Tyrone Power. Nel piccolo cinema di Malaga con il pavimento in legno un manipolo di ragazzini attende che Zorro appaia sullo schermo, e poi tutti a battere i piedi per terra fino a far tremare la sala. Di strada, da allora, ne ha fatta parecchia. Anche geograficamente. Ho lanimo da esploratore, mi innamoro dei luoghi e della gente. Mi sono ritrovato in Tunisia a girare Il principe del desertonei giorni della rivoluzione dei gelsomini. Appena arrivato ho trovato un paese sedato, mi ricordava la Spagna di Franco, la mia adolescenza triste. Dimprovviso successo tutto. Ho pianto vedendo sfilare le donne e i giovani. Penso che siano pronti per il futuro, un futuro di cui vorrei far parte anchio. Ambientato negli anni Trenta, il film di Annaud racconta lo scontro tra due sultani, uno progressista e uno tradizionalista, sullo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, metafora di un mondo arabo diviso tra le pressioni del capitalismo occidentale e quelle del fondamentalismo religioso. Nelle mie origini andaluse c molta cultura araba. Quando arrivo in un paese arabo sento un forte senso dappartenenza. Perci sono stato doppiamente felice di poter prendere parte a una favola-kolossal in cui, finalmente, gli arabi non sono terroristi e il mondo visto con i loro occhi.
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ARIANNA FINOS

ro un adolescente timido. Pieno di sogni e con la certezza che non si sarebbero mai realizzati. Questo mi dava un senso di ansia terribile. Mi sembrava di essere in un tempo e in un luogo che non avevano nulla a che fare con me e non sapevo come uscirne. Erano gli anni Settanta, nella Spagna franchista. Nulla, allora, lasciava presagire che Jos Antonio Dominguez, figlio della periferia di Malaga, una carriera da calciatore precocemente stroncata da un incidente al piede, sarebbe diventato il divo Antonio Banderas. Il triste prologo si trasformato in una favola hollywoodiana a lieto fine. Oggi, scavallati i cinquantanni, lattore spagnolo in forma smagliante e colonizza il Natale cinematografico di mezzo mondo. Da noi trino. In versione Gatto con gli stivali per il pubblico ragazzino e gli orfani della saga di Shrek. Emiro assetato di petrolio, con Jean-Jacques Annaud

ROMA

Repubblica Nazionale

FOTO CORBIS

porta nelle sale una favola sullIslam in stile Lawrence dArabia, Il principe del deserto. Mentre il pubblico dessai lo pu ancora scovare in La pelle che abito, il thriller morboso che ha segnato il ritorno sul set con il mentore Pedro Almodovar. Ho passato lultimo anno in giro per il mondo a fare promozioni. Non ricordo altro che aeroporti. Il mio regalo di Natale questanno sar evitare piste di decollo per qualche settimana e stare con la mia famiglia. A dispetto di unetichetta da latin lover inspiegabile per uno, come me, che ha fatto un numero record di personaggi gay Banderas un marito dalla fedelt disarmante. Nel 1995, presentando il film Two Much/Uno di troppo, spiazz gli squali del gossip lanciati sulla storia damore con la collega Melanie Griffith ammettendo serio e candido: Sono innamorato, mi sto separando da mia moglie Ana Leza. Cerco di gestire la situazione con correttezza. Non voglio ferire nessuno, ma so quel che sento: un sentimento vero e profondo. Sedici anni dopo, lattrice di Qualcosa di travolgente rimasta la sua consorte, madre di Stella del Carmen. Siamo ancora innamorati. Malgrado gli alti e bassi, le liti, io e Melanie siamo fatti per stare insieme e insieme siamo felici. Il motivo per cui le donne amano cos tanto questo spagnolo dagli occhi neri forse anche la percezione della reciprocit del sentimento: Delle donne amo la sensibilit, il cuore, la consapevolezza che esistono gli altri. Odio la politica hollywoodiana che non comprende quanto una donna possa essere sensuale a cinquantanni. Amo le nonne, le madri, le sorelle. Le vorrei al potere, in tutto il mondo. La fedelt una regola di vita che Banderas applica anche allamicizia. Nel 98, allepoca di Zorro, raccontava di attendere una chiamata da Almodovar per un film tratto da un noir francese. La chiamata per girare La pelle che abito arrivata tredici anni dopo. E lui ha detto subito s. Il risultato un ruolo con il quale il regista, che ventanni fa lo scov cameriere in un bar madrileno e gli diede la sua prima particina in Labirinto di passioni, dopo averlo prestato a Hollywood lo consegna oggi alla maturit cinematografica. Devo tutto a Pedro. Ogni volta che in unaudizione mi chiedevano con chi avevo lavorato e facevo il

Adoro stare con la mia famiglia Non ho mai capito questa fama da dongiovanni:
avete presente quanti gay ho interpretato?