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DIREZIONE CENTRALE VIII SVILUPPO COMMERCIALE, ARTIGIANALE E TURISTICO

REGOLAMENTO PER IL COMMERCIO AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA Allegato B

Napoli Gennaio 2011

Sommario
Capo I - Principi e disciplina................................................................................................................... 2 Articolo 1 - Principi e finalit ............................................................................................................... 2 Articolo 2 - Definizioni e specificazioni degli esercizi commerciali.................................................... 2 Articolo 3 - Esercizi Storici................................................................................................................... 3 Articolo 4 - Condizioni per linsediamento delle strutture di vendita .................................................. 3 Articolo 5 - Centri Commerciali Naturali ............................................................................................. 4 Articolo 6 - Caratteristiche qualitative delle medie e grandi distribuzioni di vendita .......................... 5 Articolo 7 - Vendite promozionali, di liquidazione e di fine stagione.................................................. 5 Articolo 8 - Orari e giorni di apertura strutture di vendita.................................................................... 5 Capo II - Procedimenti ............................................................................................................................ 5 Articolo 9 - Esercizi di vicinato ............................................................................................................ 5 Articolo 10 - Medie strutture di vendita................................................................................................ 6 Articolo 11 - Grandi strutture di vendita............................................................................................... 6 Articolo 12 - Procedimento per lautorizzazione allesercizio h 24 ..................................................... 7 Capo III - Disciplina funzionale ed igienico sanitaria ............................................................................ 7 Articolo 13 - Requisiti dei locali per gli esercizi di vicinato ................................................................ 7 Articolo 14 - Vetrine, tende ed insegne ................................................................................................ 8 Articolo 15 - Nuove aperture di esercizi di vicinato e rivendite di generi di monopolio collocati in chioschi ................................................................................................................................................. 8 Articolo 16 - Occupazioni per esposizione di merci............................................................................. 8 Articolo 17 - Occupazioni con elementi di arredo urbano.................................................................... 9 Articolo 18 - Ulteriori requisiti igienici dei locali per gli esercizi di vicinato alimentare o misto ....... 9 Articolo 19 - Obblighi del conduttore di un esercizio di vicinato alimentare o misto.......................... 9 Articolo 20 - Registrazione delle attivit del settore alimentare......................................................... 10 Articolo 21 - Requisiti e formazione del personale addetto del settore alimentare ............................ 10 Capo IV - Sanzioni e Norme transitorie e finali ................................................................................... 10 Articolo 22 - Sanzioni ......................................................................................................................... 10 Articolo 23 - Vigilanza e controllo ..................................................................................................... 10 Articolo 24 - Autocontrollo................................................................................................................. 11 Articolo 25 - Rapporti con la ASL...................................................................................................... 11 Articolo 26 - Norma transitoria per la regolarizzazione dei punti vendita in chioschi esistenti......... 11 Articolo 27 - Norme finali................................................................................................................... 12 Articolo 28 - Abrogazioni .................................................................. .12 NOTE ...................................................................................................................................................... 13

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Capo I - Principi e disciplina


Articolo 1 - Principi e finalit
1. LAmministrazione Comunale, nellosservanza delle norme comunitarie, nazionali e regionali vigenti in materia di attivit commerciali, incentiva il perseguimento dei seguenti obiettivi generali e settoriali: a) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la libera circolazione delle merci e la libert diniziativa economica privata, ai sensi dellart. 41 della Costituzione, garantendo altres il contemperamento di tali diritti con lesigenza di salvaguardia dellinteresse generale allordinato sviluppo dellassetto distributivo della citt, anche in armonia con gli strumenti di programmazione urbanistica e di tutela del territorio; b) la tutela del consumatore, con particolare riguardo allinformazione, alla possibilit di approvvigionamento, al servizio di prossimit, allassortimento e alla sicurezza dei prodotti; c) il pluralismo e lequilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita, onde consentire al consumatore di poter scegliere tra differenti alternative di offerta, in modo che non si producano posizioni dominanti nel settore; d) lefficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva, nonch dellevoluzione dellofferta, anche al fine del contenimento dei prezzi; e) la sostenibilit dellofferta commerciale rispetto al contesto ambientale, sociale e territoriale di riferimento; f) la caratterizzazione della programmazione commerciale nel contesto di quella urbanistico/edilizia dettata dal P.R.G. vigente e dei relativi P.U.A., facendo emergere, da un lato, le opportunit da questi ultimi definite ed individuando, dallaltro, criteri pi rigorosi di qualit e di compatibilit urbanistica ed ambientale delle medie e grandi strutture di vendita; g) la integrazione e lo sviluppo della rete distributiva attraverso il riconoscimento ed il sostegno dei Centri Commerciali Naturali; h) la previsione di pi stringenti forme di tutela del tessuto commerciale tradizionale, nonch la valorizzazione, il sostegno, lagevolazione e la tutela delle botteghe e degli esercizi storici al fine di promuovere la cultura e le tradizioni della citt, attraverso le attivit che contribuiscono a qualificarla. 2. La disciplina dettata dal presente regolamento tiene conto dellinserimento del Comune di Napoli nellArea funzionale omogenea 1 Area Metropolitana di Napoli - e dellappartenenza alla classe dimensionale n. 1 (comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti), di cui alla L.R. 1/2000.

Articolo 2 - Definizioni e specificazioni degli esercizi commerciali


1. Le definizioni e le classificazioni in materia commerciale sono quelle previste dal D.Lgs. 114/98 e 2. 3.
s.m.i. e dalla Legge regionale n 1/2000 e s.m.i., ivi comprese quelle relative alla identificazione tipologica degli esercizi ed alle relative superfici di vendita ed accessorie1. Le superfici di vendita devono essere separate fisicamente e stabilmente dalle superfici accessorie destinate ad altri fini (magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi), salvo quanto stabilito al successivo comma 3. Gli esercizi di cui allart. 2 comma 4 della Legge regionale n1/2000 sono definiti dal presente regolamento quali esercizi di Vicinato Speciale (VS), in quanto trattano esclusivamente merci ingombranti delle quali il venditore non in grado di effettuare la consegna immediata (auto, mobili ed elettrodomestici, legnami, materiali per ledilizia). Per tali esercizi la superficie di vendita convenzionalmente corrispondente a mq 250. Qualora un esercizio di vicinato speciale integri la propria offerta merceologica con prodotti diversi da quelli gi oggetto di autorizzazione di vicinato speciale, sar tenuto a munirsi di un ulteriore titolo commerciale per lattivit di vendita complementare, da esercitarsi nel limite massimo di 100 mq, pari al 40% della superficie convenzionale di vendita. I locali dove si intende insediare una attivit di vendita di qualsivoglia dimensione devono essere legittimi sotto il profilo urbanistico-edilizio, ovvero legittimabili con procedimento in corso. Tali condizioni devono essere oggetto di esplicita dichiarazione del richiedente e saranno oggetto di accertamento dal parte dellAmministrazione.

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5. Fermi restando i requisiti igienico-sanitari ed il divieto di servizio assistito di somministrazione, 6.


negli esercizi di vicinato alimentare consentito il consumo immediato dei prodotti venduti utilizzando i locali e gli arredi dellazienda. Allinterno di unit produttive la vendita dei propri prodotti consentita entro la superficie di vendita prevista per gli esercizi di vicinato, purch in locali separati, aventi conforme destinazione duso.

Articolo 3 - Esercizi Storici


1. Il Comune di Napoli riconosce lesistenza di botteghe ed esercizi storici e di identit e ne persegue la valorizzazione, la promozione, il sostegno, lagevolazione e la tutela al fine di promuovere la cultura e la tradizionale della citt, attraverso le attivit che contribuiscono a qualificarla. Per le procedure di riconoscimento e le misure di promozione, si rimanda a specifico Regolamento degli Esercizi e dei mercati storici, allegato al Piano di Sviluppo dellArtigianato, del Commercio e dei Servizi.

2.

Articolo 4 - Condizioni per linsediamento delle strutture di vendita


1. I negozi di vicinato sono realizzabili in tutto il territorio cittadino. 2. La media e la grande distribuzione non alimentare, la media alimentare e mista di tipologia M1 (da mq 250 fino a mq 1.500) sono ammissibili esclusivamente nelle aree ove le norme del Piano Regolatore Generale ammettano tali usi, nel rispetto della legge regionale n. 1/2000 e di tutte le seguenti condizioni: a) presenza di adeguati spazi per parcheggi, secondo i rapporti superficie di vendita/superficie di parcheggio, di cui allo standard di riferimento stabilito nellallegato E della Legge R.C. n1/20002; b) la presenza di adeguate aree, aggiuntive a quelle destinate a parcheggio, per il carico e lo scarico delle merci, al di fuori delle sedi stradali. 3. La media distribuzione alimentare e mista nella tipologia M2 e la grande distribuzione mista sono ammissibili esclusivamente nelle aree cittadine ove le norme del Piano Regolatore Generale ammettano tali usi, nel rispetto della legge regionale 1/2000 e di tutte le seguenti condizioni: a) la presenza di un accesso diretto allarea dalla viabilit primaria esistente o di progetto, come indicata dagli strumenti urbanistici vigenti; b) la presenza di adeguati spazi di parcheggio, secondo i rapporti superficie di vendita/superficie di parcheggio, di cui allo standard di riferimento stabilito nellallegato E della Legge R.C. n1/20003; c) la presenza di adeguate aree, aggiuntive a quelle destinate a parcheggio, per il carico e lo scarico delle merci, al di fuori delle sedi stradali. 4. L'apertura, il trasferimento di sede e l'ampliamento della superficie di una grande struttura di vendita sono subordinati allosservanza degli strumenti e dei criteri di programmazione regionale, ai sensi degli art. 3 e seguenti della legge regionale n. 1/2000 e s.m.i.4. 5. Laggiunta del settore merceologico alimentare in una media o grande struttura di vendita pu essere autorizzata, a parit di superficie di vendita complessiva, nel rispetto delle condizioni di cui al precedente comma.3. 6. Lapertura di una media o di una grande struttura di vendita per accorpamento di preesistenti esercizi commerciali sempre ammissibile, nel rispetto delle condizioni di cui al presente articolo. 7. La disciplina di cui al comma 3 trova applicazione anche per le medie e grandi strutture di vendita di prodotti ingombranti, mobili o articoli di giardinaggio, di cui al comma 2, nella formula selfservice o del cash and carry, in considerazione della peculiarit dellofferta merceologica e della connessa modalit di acquisto, comportante limpiego del mezzo privato con conseguente maggiore impatto sulla citt. 8. Nel caso in cui scelte di pianificazione urbanistica e di pianificazione dei trasporti e della mobilit mirate allincentivazione delluso della rete del trasporto pubblico consentano la limitazione delluso del trasporto privato, nelle zone pedonalizzate o a traffico limitato, istituite o da istituire, per le medie strutture di vendita di tutte le tipologie e per le grandi strutture di vendita non alimentari, come definite dalla legge, non trovano riferimento applicativo i parametri di parcheggio indicati nei commi 2 e 3, fermi restando le altre prescrizioni alla localizzazione dettate dai commi medesimi e quanto stabilito al successivo comma 10. In tali casi, il corrispettivo dellonere finanziario corrispondente alla realizzazione dei parcheggi prescritti dalla legge 1/2000 deve
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essere versato alla Pubblica Amministrazione per la realizzazione di progetti di riqualificazione della viabilit e di miglioramento del trasporto pubblico locale, su ferro e di superficie, ad integrazione degli oneri di urbanizzazione. A fini di calcolo, il richiamato onere fissato, in ragione del costo medio per la realizzazione dei parcheggi, in euro/mq 500,00 (cinquecento). Tale importo soggetto alladeguamento periodico in base agli indici ISTAT di incremento del costo della vita. 9. Per le grandi e le medie strutture di vendita di tutte le tipologie realizzate allinterno dei nodi di interscambio ferroviario, portuale o aeroportuale, in conformit alle norme urbanistiche vigenti, il reperimento di aree per parcheggio ai sensi della legge regionale 1/2000 non deve intendersi aggiuntivo delle superfici di parcheggio interne al nodo, ad eccezione delle superfici dei parcheggi destinate allinterscambio modale tra il trasporto privato e il trasporto pubblico su ferro e su gomma. 10. Per la realizzazione di strutture di vendita di media e grande distribuzione il calcolo delle aree da destinare a parcheggio effettuato con la coordinata applicazione della disciplina di cui alla legge regionale 1/2000 e al D.M. 1444/68, art. 5, specificando che le quantit previste dal D.M. 1444/68, art. 5, quando dovute, nel rispetto degli obblighi scaturenti dallapplicazione del medesimo art. 5, si intendono ricomprese in quelle previste dalla legge regionale, fermo restando il rispetto di quanto previsto in materia dallart. 41 sexies legge 1150/42 e s.m.i. . 11. Nel caso di immobili dismessi, gi adibiti ad attivit manifatturiere industriali, artigianali o di servizio, le attivit gi svolte nellimmobile devono essere cessate e quindi non produrre reddito da almeno tre anni antecedenti alla presentazione del progetto di rifunzionalizzazione per lapertura di unattivit commerciale di media e grande distribuzione. Nel caso di immobili gi adibiti ad attivit culturali, quali cinema, teatri, musei, le attivit gi svolte nellimmobile devono essere cessate e quindi non produrre reddito da almeno cinque anni antecedenti alla presentazione del progetto di rifunzionalizzazione per lapertura di unattivit commerciale di media e grande distribuzione. Tali immobili dismessi possono essere utilizzati per la localizzazione di attivit commerciali di media e grande distribuzione esclusivamente nelle aree ove le norme del Piano Regolatore Generale ammettano tali usi, nel rispetto della legge regionale n. 1/2000, del regolamento edilizio e di tutte le condizioni previste dai commi 2 e 3 del presente articolo, mediante procedimenti autorizzativi diretti, se consentiti dalle norme urbanistiche, ovvero mediante Piani Urbanistici Attuativi, se richiesti dalle medesime norme.

Articolo 5 - Centri Commerciali Naturali


1. In conformit alla vigente disciplina regionale5, lAmministrazione Comunale promuove sul proprio territorio il riconoscimento dei Centri Commerciali Naturali, quali forme di aggregazioni tra imprese commerciali, artigianali e di servizio, utili alla definizione di politiche integrate di riqualificazione del tessuto urbano a vocazione commerciale, per il sostegno dellapparato distributivo e funzionale. 2. A tale scopo, sono stabiliti i seguenti indirizzi di pianificazione comunale per la identificazione dei Centri Commerciali Naturali cittadini: a) di carattere territoriale: la valorizzazione delle aggregazioni commerciali tradizionali; il rafforzamento dei nuclei commerciali dei tessuti storici, e delle botteghe storiche in essi comprese; la integrazione dellofferta merceologica in termini di diversificazione sia delle tipologie di esercizi commerciali, artigianali e di servizi, in particolare quelli legati alla valorizzazione del territorio, interne al CCN, sia di variet di prodotti e servizi offerti; b) di carattere tematico: il rafforzamento delle lavorazioni dellartigianato artistico tipico della tradizione cittadina quali quelle dellarte orafa, presepiale, della ceramica, di quella sartoriale, ecc. . 3. A precisazione della disciplina regionale di settore, sino alla emanazione di ulteriori o diverse disposizioni legislative, si stabilisce, quale parametro per il riconoscimento dei Centri Commerciali Naturali, che il bacino delle imprese di riferimento vada limitato ai settori G ed I della classificazione delle attivit economiche, meglio nota come ATECO 2007. 4. E attribuita alla competenza della Giunta Comunale ladozione del provvedimento di riconoscimento della qualifica di Centro Commerciale Naturale, sulla scorta dellistruttoria del competente Ufficio.

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Articolo 6 - Caratteristiche qualitative delle medie e grandi distribuzioni di vendita


1. Le strutture di vendita classificabili come media e grande distribuzione, oltre al rispetto delle condizioni di cui al precedente art. 4, devono possedere le caratteristiche qualitative minime previste per ciascuna tipologia nella L.R. 1/2000 comma 3 dellart. 2 per le medie e art. 4 per la grande distribuzione6. 2. Per esse, inoltre, sempre richiesta la realizzazione di uno o pi spazi per la raccolta dei rifiuti di tutte le specie, opportunamente differenziati, in conformit alle disposizioni di legge e alla relativa disciplina comunale, leliminazione delle barriere architettoniche, nonch ladozione di soluzioni tecnologicamente innovative per la tutela ambientale, anche attraverso l'utilizzo di energie rinnovabili e sistemi che garantiscono il pi elevato risparmio energetico.

Articolo 7 - Vendite promozionali, di liquidazione e di fine stagione


1. Le modalit e i periodi di svolgimento delle vendite promozionali, di liquidazione e di fine stagione nel territorio comunale sono soggetti alle disposizioni ed alle condizioni derivanti dalle norme di programmazione di cui allart. 20 della L.R. 1/2000 e s.m.i7 e dalle direttive regionali emanate in materia.

Articolo 8 - Orari e giorni di apertura strutture di vendita


1. Al fine di assicurare il corretto sviluppo del sistema commerciale cittadino, in linea con le esigenze dei consumatori e degli esercenti, nel Comune di Napoli, in quanto ente ad economia turistica, gli esercenti determinano liberamente gli orari di apertura e chiusura nellarco temporale che va dalle ore 8 alle 22 di ogni giorno, fermo restando il limite delle tredici ore fissato dallart.11 comma 2 del D.Lgs.114/98. Essi possono derogare dallobbligo di chiusura domenicale e festiva, in conformit al disposto dellart. 19 della L.R. 1/20008. 2. Gli esercizi che intendono effettuare apertura per lintero arco delle 24, dovranno richiedere al competente Ufficio dellAmministrazione specifica autorizzazione. Detta autorizzazione sar rilasciata unicamente per lesercizio allinterno dei locali, con espressa esclusione di ogni attivit allaperto a tutela della quiete pubblica. LUfficio provveder ad evadere la richiesta in conformit al procedimento illustrato al successivo articolo 12. 3. Gli esercenti sono tenuti a comunicare entro il 30 settembre di ciascun anno solare gli orari che intendono effettuare per lanno successivo ed il calendario dei giorni di chiusura settimanale. Eventuali variazioni al calendario delle chiusure dovranno essere comunicate almeno 15 giorni prima della data della richiesta modifica. 4. Gli esercenti sono tenuti ad esporre ben in vista allingresso del negozio il cartello recante lorario di apertura e chiusura e la giornata di chiusura.

Capo II - Procedimenti
Articolo 9 - Esercizi di vicinato
1. Lapertura, il subingresso il trasferimento di sede e lampliamento di superficie di un esercizio di vicinato, in tutte le sue forme di vendita, sono soggetti a Segnalazione Certificata di Inizio Attivit (S.C.I.A.) con efficacia immediata, da presentare al competente Ufficio comunale, ai sensi del D.Lgs. 59 del 26.03.2010 e della Legge 241/1990 e s.m.i.. Resta ferma la potest dellAmministrazione di disporre la cessazione dellattivit iniziata, in caso di accertata carenza delle condizioni, modalit e fatti legittimanti, restando impregiudicate le ulteriori conseguenze, ai sensi di legge, derivanti dalle verificate carenze. 2. Allo scopo, lUfficio competente, in conformit alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, predispone apposita modulistica prelevabile dagli interessati sul sito web istituzionale. 3. La Segnalazione Certificata di Inizio Attivit, redatta e firmata dallinteressato ai sensi del DPR 445/2000, dovr tra laltro contenere lindicazione: del possesso dei previsti requisiti soggettivi morali e professionali in base al settore di attivit9; del rispetto dei regolamenti e delle disposizioni di tutela, in materia urbanistico/edilizia, igienico-sanitaria dei locali e per le attivit poste in essere;
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degli estremi del titolo giuridico di disponibilit dellunit commerciale, con lidentificazione completa delle parti contraenti. Al modello di segnalazione va altres allegata la rappresentazione planimetrica dei locali, redatta da tecnico abilitato, con indicazione delle relative superfici di vendita, nonch la documentazione comprovante la destinazione duso e contenente i dati catastali, ivi comprese le titolarit; 4. Il responsabile del procedimento attiva, in conformit alle disposizioni di legge, le procedure di verifica delle dichiarazioni rese e dei documenti prodotti, con il concorso degli uffici comunali addetti e degli altri enti con specifiche competenze. In caso di accertamento di dichiarazioni e/o documentazioni non veritiere, si provvede allirrogazione delle sanzioni di cui allart. 22 del D.Lgs. 114/98, e, ricorrendone le condizioni, anche alla relativa denuncia penale agli organi competenti. 5. Gli atti del procedimento sono soggetti alle forme daccesso previste dagli art. 22 e ss. della L. 241/90 e s.m.i. e dal regolamento comunale in materia. 6. Lesercente dovr esporre allinterno dei locali copia della S.C.I.A. sottoscritta, completa di tutti gli allegati, timbrata e vidimata dallUfficio, quale titolo abilitante allesercizio dellattivit.

Articolo 10 - Medie strutture di vendita


1. Lapertura, il trasferimento di sede e lampliamento di superficie di una media struttura di vendita sono soggetti ad autorizzazione rilasciata dal Comune secondo il procedimento di cui al presente articolo. 2. La domanda in bollo, predisposta utilizzando gli appositi modelli, va presentata in triplice copia, secondo le modalit di cui al D.P.R. 160/2010 e s.m.i., al competente Ufficio Comunale e corredata dalla documentazione necessaria per la valutazione dellinsediamento, di cui allallegato B) della L.R. 1/200010. 3. Con la presentazione della domanda linteressato dovr, altres, produrre idonea documentazione, come previsto dalla modulistica adottata dal competente Ufficio comunale. Non si d corso al procedimento istruttorio per istanze incomplete o carenti. 4. LUfficio procedente, provvede a richiedere le eventuali integrazioni della documentazione prodotta, inviando, al contempo, copia della domanda agli Uffici competenti per le verifiche sulle dichiarazioni. Il Responsabile del procedimento articola e chiude il procedimento nei termini e secondo le modalit di cui al D.P.R. 160/2010 e s.m.i.. ed avvia la predisposizione dellatto conclusivo a firma del dirigente competente. 5. Ove la realizzazione dellinsediamento proposto richieda un provvedimento autorizzativo di natura urbanistico-edilizia e/o paesaggistico-ambientale, nonch altri atti abilitanti, lautorizzazione comunale per la media struttura di vendita consiste in un unico atto, da rilasciarsi a cura del competente Ufficio Comunale previa riunione e sintesi dei vari subprocedimenti, avente tutti i requisiti abilitanti previsti dalle norme vigenti per la realizzazione dellintervento. 6. Le medie strutture di vendita devono essere attivate entro il termine di 12 mesi dalla data del rilascio del relativo titolo. Il Comune pu concedere proroga fino ad un massimo di un anno nei casi di comprovata necessit. Nel caso in cui l'atto unico di autorizzazione abiliti ad attivit di natura edilizia, i suddetti termini iniziano a decorrere dalla dichiarazione di agibilit dei luoghi.

Articolo 11 - Grandi strutture di vendita


1. L'apertura, il trasferimento di sede e l'ampliamento della superficie di una grande struttura di
vendita sono soggetti ad autorizzazione comunale, secondo la procedura di cui allart. 11 L.R. 1/200011, cos come integrata dal presente articolo. 2. La relativa domanda, redatta secondo la modulistica approvata e pubblicata sul sito web istituzionale, va presentata dallinteressato al competente Ufficio comunale, corredata da: a) documentazione di cui allallegato B) della L.R.1/200012; b) idonea documentazione, come previsto dalla modulistica adottata dal competente Ufficio comunale, necessaria per: - la valutazione di conformit urbanistico/edilizia delle aree e dei locali: - la valutazione sulladeguatezza della rete infrastrutturale esistente o di progetto, tenuto conto dellincidenza della struttura di vendita sullassetto della viabilit e dei relativi flussi di traffico; - la valutazione di ogni altro aspetto concernente limpatto territoriale e localizzativo dellinsediamento proposto, da effettuarsi anche sulla base delladozione di soluzioni
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tecnologicamente innovative per la tutela ambientale anche attraverso l'utilizzo di energie rinnovabili e sistemi che garantiscono il pi elevato risparmio energetico. LUfficio competente d avviso dellavvio del procedimento e, contestualmente, invita il richiedente, ove necessario, a procedere allintegrazione della documentazione presentata. Non si d corso al procedimento istruttorio per istanze incomplete o carenti. La domanda, completa degli allegati, inviata alla Regione e a tutti gli Uffici competenti, per le relative istruttorie. La domanda esaminata in sede di Conferenza dei Servizi convocata dal competente dirigente comunale, dintesa con i rappresentanti della Regione e della Provincia nei termini di legge. La conferenza dei Servizi prende atto di tutti i pareri ed accertamenti tecnici resi sullinsediamento proposto e degli ulteriori adempimenti procedimentali, anche connessi al perfezionamento degli eventuali strumenti urbanistici, deliberando le relative decisioni a maggioranza dei votanti. Il voto negativo del rappresentante della Regione, debitamente motivato, preclude agli altri componenti lespressione del proprio voto. Successivamente alla conclusione positiva dei lavori della Conferenza dei Servizi, lUfficio competente provvede ad emanare il provvedimento conclusivo del procedimento, che costituisce, ad ogni effetto, titolo per la realizzazione dellintervento richiesto. In caso di esito negativo dei lavori, provvede, invece, a comunicare al richiedente il motivato diniego. Il Responsabile del procedimento articola e chiude il procedimento nei termini e secondo le modalit di cui al D.P.R. 160/2010 e s.m.i.. Ove la realizzazione dellinsediamento proposto richieda un provvedimento autorizzativo di natura urbanistico-edilizia e/o paesaggistico-ambientale, nonch altri atti abilitanti, lautorizzazione comunale per la grande struttura di vendita consister in un unico atto da rilasciarsi a cura del competente Ufficio Comunale previa riunione e sintesi dei vari subprocedimenti, avente tutti i requisiti abilitanti previsti dalle norme vigenti per la realizzazione dellintervento. Le grandi strutture di vendita devono essere attivate entro il termine di 24 mesi dalla data del rilascio del titolo unico. Il Comune pu concedere una proroga fino ad un massimo di due anni, in caso di comprovata necessit. Nel caso in cui l'atto unico di autorizzazione abiliti ad attivit di natura edilizia, i suddetti termini iniziano a decorrere dalla dichiarazione di agibilit dei luoghi.

Articolo 12 - Procedimento per lautorizzazione allesercizio h 24


1. Il competente Ufficio dellAmministrazione comunale istruisce le richieste di esercizio h24 in ordine
cronologico.

2. Le richieste, formulate dallesercente sulla apposita modulistica, saranno inoltrate allunit della
polizia municipale competente per territorio, che nel termine di 30 gg dovr far pervenire al responsabile del procedimento un puntuale rapporto dal quale emerga, in ragione del contesto ambientale cittadino, se la richiesta apertura notturna ammissibile, ovvero quali sono le cause ostative per la pubblica sicurezza e/o per la tutela della quiete pubblica. 3. Non saranno accolte le richieste di esercizi non dotati di un adeguato spazio interno corrispondente almeno ai requisiti minimi fissati dal presente regolamento. Non saranno accolte, altres, le richieste per le quali lesercente non sia in grado di dimostrare di disporre del personale in numero sufficiente a coprire il turni di lavoro, nel rispetto dei contratti collettivi nazionali di comparto. 4. Il responsabile del procedimento termina listruttoria ed emana il provvedimento nel termine di 60gg dalla ricezione dellistanza correttamente formulata.

Capo III - Disciplina funzionale ed igienico sanitaria


Articolo 13 - Requisiti dei locali per gli esercizi di vicinato
1. Gli esercizi di vicinato, al fine di conseguire ladeguamento della rete distributiva a migliori standard qualitativi, devono possedere una superficie di vendita minima di almeno mq 20. Le superfici accessorie, in aggiunta alla superficie di vendita, per depositi, servizi (spogliatoi e igienici), devono essere fisicamente e funzionalmente separate dalla superficie di vendita. 2. I locali dovranno rispettare le norme in materia di agibilit, anche con espresso riferimento alla eliminazione delle barriere architettoniche, e salubrit dei luoghi di lavoro e di tale rispetto dovr essere dato espressamente atto nella segnalazione certificata di inizio attivit.
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3. La disciplina di cui al presente articolo, fermo il rispetto delle norme igienico sanitarie e di tutela della sicurezza dei luoghi di lavoro e dei lavoratori, non si applica agli esercizi esistenti, ivi compreso i subentri, in assenza di modifiche alla sede dellesercizio. Nel caso di ampliamenti e/o modifiche della sede dellesercizio e trasferimenti in altri locali, gli esercizi devono osservare integralmente le disposizioni del presente regolamento. 4. Di norma i locali per gli esercizi di vicinato sono collocati al piano terra direttamente aperti sulla pubblica via. E ammessa lapertura di esercizi di vicinato in condizioni diverse da quelle prima enunciate solo in conformit alle destinazioni urbanistiche ed edilizie.

Articolo 14 - Vetrine, tende ed insegne


1. La realizzazione di tende, di vetrine e di insegne degli esercizi commerciali deve avvenire in conformit a quanto previsto in materia dal D.Lgs. 380/2001 s.m.i., dal D.Lgs.42/2004 s.m.i. e dai vigenti regolamenti comunali di settore (regolamento edilizio, regolamento della pubblicit). 2. Nel caso in cui tali manufatti, in relazione alla specifica natura ed al contesto urbanistico nel quale si vanno ad inserire, possono essere realizzati senza espresso provvedimento urbanistico-edilizio e/o paesaggistico-ambientale, sono anchessi oggetto della comunicazioni di inizio attivit. Nel caso in cui la realizzazione dei citati elementi edilizi necessiti di specifico provvedimento autorizzativo, si dar luogo ad un sub-procedimento, in conformit a quanto stabilito agli art. 9, 10 11 del capo II, il cui assenso verr definito nellatto unico finale.

Articolo 15 - Nuove aperture di esercizi di vicinato e rivendite di generi di monopolio collocati in chioschi
1. Si definisce chiosco la costruzione strettamente necessaria ad ospitare la superficie di vendita e gli spazi per i servizi igienici per il personale e/o per il pubblico, la cui specifica dimensione complessiva sar fissata dallAmministrazione mediante lapprovazione del progetto generale di uso dello spazio pubblico urbano, come stabilito nel successivo comma. 2. Nuovi punti vendita realizzati in chioschi su suolo pubblico sono localizzati dalla Amministrazione Comunale con atto motivato di Giunta Comunale. Le successive assegnazioni vengono effettuate con procedura di evidenza pubblica. 3. Per tutte le strade, le piazze ed i larghi urbani ammesso linserimento di chioschi se non espressamente vietato dalle norme urbanistiche ed edilizie vigenti, nel rispetto delle procedure di tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o di tutela della salute e della pubblica incolumit. 4. Nella Zona A Insediamento di Interesse storico del vigente Piano Regolatore Generale e nelle zone oggetto di tutela paesistico ambientale, e di pianificazione paesistica o comunque vincolate ai sensi del decreto legislativo 42/2006 e s.m.i. , non ammessa la realizzazione di nuovi chioschi su suolo pubblico. Le installazioni esistenti potranno essere mantenute in essere in conformit a quanto stabilito al successivo art. 26 del presente regolamento.

Articolo 16 - Occupazioni per esposizione di merci


1. A chi esercita attivit commerciali in locali prospettanti sulla pubblica via pu essere rilasciata la concessione per l'occupazione dellarea frontistante lesercizio, nel limite di metri 0,70 dal filo del fabbricato, per la esposizione delle merci. La occupazione deve rispettare il Codice della Strada ed il Regolamento Viario comunale. Loccupazione del marciapiede, nelle zone di rilevanza storico-ambientale, ovvero quando sussistano particolari caratteristiche geometriche della strada, ammessa a condizione che sia garantito uno spazio libero dal margine del marciapiede non inferiore alla somma dellingombro trasversale necessario per la circolazione contemporanea di un pedone e di una persona con limitata o impedita capacit motoria, considerata la misura standard degli ausili meccanici di deambulazione e tenuto sempre conto delle esigenze generali di sicurezza. 2. In particolari contesti o situazioni ambientali, ambiti territoriali omogenei, Centri Commerciali Naturali, potranno essere espressamente autorizzate dalla Amministrazione comunale forme di occupazione di suolo pubblico connesse a esercizi di vendita al dettaglio diverse da quelle indicate al precedente comma 1, attraverso motivato atto di Giunta comunale di approvazione del progetto esecutivo delle occupazioni.
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3. La domanda per le occupazioni per la esposizione di merci, sottoscritta dal titolare dellesercizio commerciale, o, nel caso di cui al precedente comma 2, dal legale rappresentante del soggetto che propone il progetto di occupazione, deve essere corredata da idonea documentazione tecnica (grafici del progetto e relazione illustrativa e fotorendering) che espliciti le caratteristiche e le dimensioni degli espositori e la loro collocazione. 4. Congiuntamente alla concessione di suolo per l'esposizione, sono autorizzate le strutture di esposizione dal competente Ufficio comunale. 5. L'autorizzazione per la esposizione di merci valida soltanto nell'orario di apertura dell'esercizio commerciale. Le strutture, pertanto, dovranno essere rimosse alla chiusura dell'esercizio. 6. Lesposizione deve rispettare le vigenti norme igienico-sanitarie. I generi alimentari non confezionati non possono essere esposti ad altezza inferiore ad un metro dal suolo.

Articolo 17 - Occupazioni con elementi di arredo urbano


1. A quanti esercitano attivit commerciali in locali prospettanti su pubblica via, o ai quali si accede dalla pubblica via, pu essere concessa l'occupazione del suolo pubblico per collocarvi elementi di arredo (quali, ad esempio, vasi ornamentali e fioriere), a condizione che ci non pregiudichi in alcun modo la circolazione pedonale, che si tratti di intervento unitario interessante l'intera via o, quanto meno, l'isolato, e che i concessionari mantengano in perfetto stato gli elementi medesimi. 2. La domanda per le occupazioni con elementi di arredo urbano, sottoscritta da quanti partecipano o sono comunque interessati alla iniziativa, deve essere corredata da idonea documentazione tecnica (grafici del progetto e relazione illustrativa e fotorendering) che espliciti le caratteristiche e le dimensioni degli elementi di arredo, la loro collocazione, le modalit dell'occupazione e la durata della medesima.

Articolo 18 - Ulteriori requisiti igienici dei locali per gli esercizi di vicinato alimentare o misto
1. Gli esercizi di vicinato alimentare o misto, in aggiunta ai requisiti di cui al precedente articolo 13, devono rispettare le specifiche prescrizioni in materia igienico sanitaria dettate alla legislazione comunitaria regolamento (CE) N. 852/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sulligiene dei prodotti alimentari, le conseguenti disposizioni legislative nazionali e regionali. 2. Tali condizioni dovranno espressamente essere dichiarate e/o autorizzate in conformit alla disciplina igienico-sanitaria vigente. 3. La planimetria dellesercizio, con tutte le indicazioni funzionali, allegata allatto abilitante e recante gli estremi di validit, dovr essere esposta nellesercizio a disposizione degli organi di vigilanza e controllo.

Articolo 19 - Obblighi del conduttore di un esercizio di vicinato alimentare o misto


1. Gli operatori del settore non alimentare devono garantire che i locali in cui viene insediata lattivit siano conformi alle condizioni igienico-sanitarie di carattere generale e che macchinari ed attrezzature non compromettano le condizioni di vita degli addetti e dei consumatori. 2. Gli operatori del settore alimentare garantiscono che tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione degli alimenti sottoposte al loro controllo soddisfino i requisiti di igiene fissati dalla normativa comunitaria e nazionale. 3. Essi sono responsabili delladozione di tutte le misure di sicurezza da attuare per garantire ligiene dei prodotti alimentari, in corrispondenza di tutte le fasi del processo di filiera, dalla produzione primaria, fino alla somministrazione e/o alla vendita al consumatore finale. 4. Gli operatori del settore alimentare devono, inoltre, assicurare: a. che gli addetti alla manipolazione degli alimenti siano controllati e/o abbiano ricevuto un addestramento e/o una formazione, in materia d'igiene alimentare, in relazione al tipo di attivit; b. che i responsabili dell'elaborazione e della gestione della procedura o del funzionamento delle pertinenti guide abbiano ricevuto un'adeguata formazione per l'applicazione dei principi del sistema HACCP;
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c. che siano rispettati i requisiti della legislazione nazionale in materia di programmi di formazione per le persone che operano in determinati settori alimentari.

Articolo 20 - Registrazione delle attivit del settore alimentare


1. Sono soggetti a registrazione tutti gli stabilimenti del settore alimentare che eseguono qualsiasi delle fasi di produzione, trasformazione, trasporto, magazzinaggio, somministrazione e vendita, salvo quelli che, per la normativa comunitaria, sono soggetti al riconoscimento CE. 2. La registrazione avviene a seguito di notifica degli stabilimenti allautorit competente. 3. La Segnalazione Certificata dInizio Attivit esplica gli effetti previsti ai fini della registrazione delle attivit alimentari. 4. Le attivit gi in possesso di autorizzazione o nulla osta sanitario o di una registrazione ai sensi di specifica normativa di settore non hanno necessit di effettuare unulteriore notifica ai fini della registrazione prevista dal reg. 852/2004. 5. Il titolare dello stabilimento o del mezzo di trasporto invia allUfficio competente del Comune in cui ha sede tale attivit o in cui residente (nel caso di mezzo di trasporto) la notifica dellesistenza, dellapertura, della variazione di titolarit o di attivit, della cessazione, della chiusura di ogni attivit soggetta a registrazione. 6. LUfficio competente trasmette le comunicazioni allASL competente per laggiornamento dellanagrafe delle registrazioni.

Articolo 21 - Requisiti e formazione del personale addetto del settore alimentare


1. Ogni persona che lavora in locali per il trattamento di alimenti deve mantenere uno standard
elevato di pulizia personale ed indossare indumenti adeguati, puliti e, ove necessario, protettivi.

2. Nessuna persona affetta da malattia o portatrice di malattia trasmissibile attraverso gli alimenti o
che presenti, per esempio, ferite infette, infezioni della pelle, piaghe o soffra di diarrea deve essere autorizzata a qualsiasi titolo a manipolare alimenti e ad entrare in qualsiasi area di trattamento degli alimenti, qualora esista una probabilit di contaminazione diretta o indiretta degli alimenti. Qualsiasi persona affetta da una delle patologie sopra citate che lavori in un'impresa alimentare e che possa venire a contatto con gli alimenti deve denunciare immediatamente la propria malattia o i propri sintomi, precisando se possibile le cause, al responsabile dell'impresa alimentare. 3. Gli addetti alla manipolazione degli alimenti devono essere controllati periodicamente, in conformit alle disposizioni sanitarie e devono aver ricevuto un addestramento e/o una formazione, in materia d'igiene alimentare, in relazione allo specifico tipo di attivit svolta.

Capo IV - Sanzioni e Norme transitorie e finali


Articolo 22 - Sanzioni
1. Per le sanzioni amministrative si rimanda alle espresse statuizioni dell'art. 22 del Dlgs. n. 114/1998, richiamato della legge regionale n. 1/2000.

Articolo 23 - Vigilanza e controllo


1. L'attivit di vigilanza e controllo sull'osservanza delle norme di cui al presente regolamento effettuata dagli organismi dello Stato, della Regione e del Comune istituzionalmente a ci preposti.

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Articolo 24 - Autocontrollo
1. Il titolare delle attivit, tenuto ad intraprendere tutte le azioni destinate ad assicurare e dimostrare che le operazioni che si svolgono nellesercizio rispettano le norme di igiene e le buone tecniche di lavorazione. In particolare, predispone, attua e mantiene una o pi procedure permanenti basate sui principi del sistema HACCP (Piano di Autocontrollo), fissati dallart. 5 del regolamento (CE) n.852/2004.

Articolo 25 - Rapporti con la ASL


1. Il Comune, per il tramite dei competenti servizi interessati, al fine di meglio corrispondere alle esigenze di tutela della salute pubblica e di semplificazione delle procedure amministrative, attiva specifici protocolli ed opportune intese con lASL competente per territorio, sia per la gestione della fase autorizzativa, che per il controllo degli esercizi.

Articolo 26 - Norma transitoria per la regolarizzazione dei punti vendita in chioschi esistenti
1. Nel territorio cittadino sono presenti molteplici esercizi di vicinato e/o rivendite di generi di monopolio localizzati in chioschi. Al fine di assicurare la piena rispondenza delle localizzazioni esistenti alle norme urbanistico-edilizie di tutela paesistico-ambientale e storico-artistica, igienicosanitarie, di sicurezza urbana e della circolazione stradale, entro 12 mesi dallapprovazione del presente atto, gli uffici comunali preposti procederanno ad avviare una verifica di tutti i punti vendita in chioschi autorizzati, da attuarsi secondo gli indirizzi di seguito definiti. Entro i successivi tre anni si concluder il procedimento di revisione delle autorizzazioni amministrative. I punti vendita che avranno cessato lesercizio, sempre che tale circostanza abbia formato oggetto di verifica da parte dellAmministrazione, non potranno pi essere riattivati sulla base delle vecchie autorizzazioni. Il procedimento di revisione sar uniformato ai seguenti indirizzi: gli uffici coinvolti dovranno perseguire lobiettivo della massima conservazione possibile delle localizzazioni esistenti, anche proponendo interventi strutturali, viabilistici e di arredo urbano per rendere compatibile il sito attuale con la presenza del chiosco esistente; qualora, per la localizzazione a suo tempo autorizzata, non sia possibile identificare opportune sistemazioni, tali da rispettare le disposizioni di legge e regolamentari richiamate al comma 1, gli uffici potranno valutare ipotesi di modifica e/o di delocalizzazione del chiosco esistente, a spese dei titolari, secondo modalit compatibili con le norme vigenti e con un armonioso inserimento nel contesto urbano di riferimento, presentate dallesercente; nel caso in cui il chiosco sia localizzato in aree interessate da progetti di riqualificazione urbana, o nel contesto di Centri Commerciali Naturali riconosciuti, o in ambiti urbani omogenei per caratteristiche funzionali, morfologiche, storico-culturali, paesaggistiche ed ambientali, le proposte di cui al punto precedente dovranno tenere conto, per quanto possibile del criterio di un armonioso inserimento del chiosco nel contesto urbano di riferimento e di un coordinamento estetico e funzionale con le altre occupazioni di suolo pubblico presenti nellarea. I progetti di sistemazione dei chioschi proposti dal titolare dellesercizio devono essere corredati da idonea documentazione tecnica (grafici del progetto e relazione illustrativa e fotorendering) che espliciti le caratteristiche e le dimensioni degli chiosco e la loro collocazione; Al termine del procedimento di revisione degli atti abilitanti, lAmministrazione comunale rilascer latto di autorizzazione commerciale. Questo sar integrato dalle necessarie concessione di suolo e soprassuolo pubblico e delle autorizzazioni edilizie per il chiosco ove allocato il punto vendita. Nellambito del procedimento potranno essere conseguiti i necessari adeguamenti funzionali del chiosco. Con il medesimo procedimento, potr essere autorizzato il trasferimento del chiosco, ovvero il trasferimento dellattivit in un negozio. Al termine del periodo definito al comma 1 del presente articolo, ove il procedimento di revisione amministrativa non si sia concluso per inerzia del titolare delle autorizzazioni/concessioni, per inaccoglibilit delle soluzioni dallo stesso proposte, ovvero per mancato adeguamento del medesimo alle proposte dellAmministrazione, si proceder alla revoca di ogni precedente
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autorizzazione ed alla rimozione di ogni occupazione. 7. Sino al perfezionamento del procedimento di revisione delle autorizzazioni amministrative: a) sono sospesi eventuali procedimenti nei confronti dei titolari dei chioschi la cui ubicazione non sia corrispondente al dettato dellart. 24 del regolamento viario, in quanto lo stesso non integra lintera fattispecie di cui al comma 3 dellart 20 del codice della strada, che consente ai comuni, limitatamente alle occupazioni gi esistenti allentrata in vigore del codice, di derogare alle disposizioni generali per le aree a rilevanza storico-ambientale, ovvero quando sussistano particolari caratteristiche geometriche della strada; b) le istanze di subingresso saranno valutate tenendo conto esclusivamente delle condizioni soggettive del subentrante. Qualora allistanza di subentro si accompagni una richiesta di modifica della localizzazione e/o della configurazione spaziale del manufatto, si dovr procedere ad una revisione dei singoli atti abilitanti ed al rilascio dei nuovi titoli autorizzativi sulla base del lavoro istruttorio di tutti gli uffici competenti. 8. Nel regolamento di organizzazione saranno definite soluzioni idonee a dare piena attuazione agli indirizzi di cui sopra, nel rispetto dei principi dello Sportello Unico e della collaborazione interistituzionale. 9. Per gli esercizi collocati in chioschi, fermo restando la necessit di conseguire una separazione funzionale tra lo spazio di vendita e di ufficio, non si applicano il limiti minimi di superficie di cui allarticolo 13.

Articolo 27 - Norme finali


Per tutto quanto non espressamente previsto nel presente regolamento, si rimanda alle norme vigenti, anche dettate da altri piani e regolamenti comunali, con particolare riguardo agli strumenti urbanistici ed edilizi, alle norme in materia di tutela della salute e di tutela dellambiente.

Articolo 28 - Abrogazioni
4. Del Regolamento di Polizia Urbana, approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 46
del 09/03/2001, sono abrogati gli articoli 11, 19, 26, 27 in quanto disposizioni contenute nel presente Regolamento. 5. Del Regolamento Comunale di Igiene e Sanit Pubblica, approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 46 del 09/03/2001, sono abrogati il Capo II e III sostituiti rispettivamente dagli articoli 6 e7 e dagli articoli 8,9,10, e 11, in quanto disposizioni di competenza annonaria contenute nel presente Regolamento. 6. Ulteriori norme contenute in altre disposizioni regolamentari dellAmministrazione ed afferenti a vario titolo alla materia del Commercio al Dettaglio, ma contrastanti o previgenti con quelle contenute nel presente regolamento, sono abrogate.

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NOTE
(I testi normativi riportati sono quelli vigenti alla data di formazione del presente regolamento)
1 Art 2 L.R. 1/2000 - Classificazione delle medie e grandi strutture di vendita e dei centri commerciali. 1. Al fine di qualsivoglia valutazione, connessa al rilascio delle relative autorizzazioni amministrative, le strutture commerciali di media e grande dimensione vanno classificate come segue: a) M1 A/M - Medie strutture inferiori, per prodotti alimentari o misti aventi superficie netta di vendita compresa tra 150 e 900 mq. nei Comuni delle classi 4 e 5 e tra 250 e 1.500 mq. nei Comuni delle classi 1, 2 e 3; b) M1 E - Medie strutture inferiori, per prodotti extraalimentari aventi superficie netta di vendita compresa tra 150 e 900 mq. nei Comuni delle classi 4 e 5 e tra 250 e 1.500 mq. nei Comuni delle classi 1, 2 e 3; c) M2 A/M Medie strutture superiori, anche in forma di centro commerciale, per prodotti alimentari o misti aventi superficie netta di vendita compresa tra 900 e 1500 mq. nei Comuni delle classi 4 e 5 e superficie compresa tra 1.500 e 2.500 mq. nei Comuni delle classi 1, 2 e 3; d) M2 E Medie strutture superiori, anche in forma di centro commerciale, per prodotti extraalimentari aventi superficie netta di vendita compresa tra 900 e 1.500 mq. nei Comuni delle classi 4 e 5 e superficie compresa tra 1.500 e 2500 mq.nei Comuni delle classi 1, 2 e 3; e) G1 A/M Ipermercati: strutture di vendita fino a 5.000 mq. per la vendita di prodotti alimentari e non alimentari; f) G1 E Strutture di vendita fino a 15.000 mq. per la vendita di soli prodotti non alimentari; g) G2 CQ Centri commerciali di quartiere o interquartiere: strutture commerciali di almeno 6 esercizi commerciali in diretta comunicazione tra loro, o posti allinterno di una struttura funzionale unitaria articolata lungo un percorso pedonale di accesso comune, fino a 4.000 mq. di vendita; h) G2 CI Centri commerciali inferiori: strutture commerciali di almeno 8 esercizi commerciali con le caratteristiche di cui alla lettera precedente, con superficie di vendita fino a 15.000 mq.; i) G2 CS - Centri commerciali superiori: strutture commerciali di almeno 12 esercizi commerciali, con le caratteristiche di cui alla precedente lettera, con superficie maggiore di 15.000 mq., fino ad un massimo di 25.000 mq. l) G ACP Centri commerciali costituiti da aggregazioni commerciali polifunzionali. Dette aggregazioni devono essere costituite da almeno 6 esercizi appartenenti alle grandi e medie strutture ed esercizi di vicinato, con singole superfici di vendita fino a mq. 2.500 per i Comuni delle classi 4 e 5 e mq. 5.000 per i Comuni delle classi 1, 2 e 3, nonch da attivit produttive artigianali e di servizi. Ci al fine di realizzare la modernizzazione e il recupero delle imprese esistenti secondo le finalit indicate alla lettera f) 1 comma articolo 6 del decreto legislativo 114\98. Dette strutture debbono essere poste allinterno di una struttura funzionale unitaria avente servizi comuni, articolata lungo un percorso pedonale di accesso che consenta la diretta comunicazione tra i singoli esercizi. 2. Nei centri commerciali la superficie occupata dagli esercizi di vicinato non deve essere inferiore al 40% della superficie complessiva netta di vendita. Art 4 d.lgs. 114/98 - Definizioni e ambito di applicazione del decreto 1. Ai fini del presente decreto si intendono: a) per commercio all'ingrosso, l'attivita' svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende ad altri commercianti, all'ingrosso o al dettaglio, o ad utilizzatori professionali, o ad altri utilizzatori in grande. Tale attivita' puo' assumere la forma di commercio interno, di importazione o di esportazione; b) per commercio al dettaglio, l'attivita' svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale; c) per superficie di vendita di un esercizio commerciale, l'area destinata alla vendita, compresa quella occupata da banchi, scaffalature e simili. Non costituisce superficie di vendita quella destinata a magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi; d) per esercizi di vicinato quelli aventi superficie di vendita non superiore a 150 mq. nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti; e) per medie strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto d) e fino a 1.500 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 2.500 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti; f) per grandi strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto e); g) per centro commerciale, una media o una grande struttura di vendita nella quale piu' esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Ai fini del presente decreto per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso presenti; h) per forme speciali di vendita al dettaglio: 1) la vendita a favore di dipendenti da parte di enti o imprese, pubblici o privati, di soci di cooperative di consumo, di aderenti a circoli privati, nonche' la vendita nelle scuole, negli ospedali e nelle strutture militari esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi; 2) la vendita per mezzo di apparecchi automatici; 3) la vendita per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione; 4) la vendita presso il domicilio dei consumatori. Disponibilit minima di parcheggi (mq di superficie per mq. di vendita ) TIPOM1 A/M0,8M1 E0,8M2 A/M1,5M2/ E1G1 A/M2,5G1 E2G2 CQ2G2 CI2,5G2 CS3G.ACP2 Vd. Nota 2. Art 3 L.R. 1/2000 - Programmazione regionale per linsediamento delle grandi strutture di vendita 1. La compatibilit territoriale delle grandi strutture di vendita inoltre soggetta nel periodo di prima applicazione della presente Legge Regionale, ossia fino al 1 gennaio 2002, ai contingentamenti di superficie, determinati per le rispettive aree, contenuti nella specifica tabella di programmazione regionale per linsediamento di dette strutture, di cui allAllegato C. 2. Successivamente, oltre il termine di cui al comma 1 del presente articolo, determinato, con cadenza biennale, dalla Giunta regionale, su indicazione dellOsservatorio Regionale, previo parere della Commissione Consiliare competente da rendersi entro 30 giorni, il nuovo contingente di superficie ammissibile per le strutture di vendita della grande distribuzione per ogni specifica area o ulteriore diversa zonizzazione che si reputi necessaria al fine di consentire un equilibrato sviluppo di tutte le forme distributive, salvaguardando il principio di libero accesso al mercato, gli interessi dei consumatori, i livelli occupazionali garantiti da tutte le imprese della distribuzione commerciale. 3. Il 20% delle disponibilit di cui allallegato C, come risultante per le singole aree sovracomunali, riservato, per le finalit e gli obiettivi di cui al punto f) dellart. 6 del decreto legislativo 114/98, alle iniziative degli organismi consortili delle piccole e medie imprese commerciali a condizione che, alla data di pubblicazione del citato decreto, le imprese risultino operare in dette aree. Tali iniziative, in

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quanto destinate al recupero e alla modernizzazione di tali imprese in strutture innovative, possono comprendere anche attivit artigianali e di servizi. La superficie impegnata dalle predette piccole e medie imprese non deve, in ogni caso, risultare inferiore al 60% della superficie complessiva di vendita della nuova struttura. 4. Nelle aree sovracomunali di cui allart. 1, nei limiti della superficie disponibile, di cui allallegato C del presente articolo, e alle condizioni di cui allart. 2 della presente Legge, almeno 6 titolari di autorizzazioni amministrative rilasciate ai sensi dellart. 24 della legge 11 giugno 1971 n. 426, per tabelle non alimentari, possono richiedere lapertura di strutture di vendita sotto forma di centro commerciale non alimentare. Lautorizzazione, purch la superficie di vendita non sia superiore alla somma delle superfici gi precedentemente autorizzate, sar concessa, previa Conferenza dei servizi, ove ricorrano tutte le condizioni previste dalla presente legge. Art 5 L.R. 1/2000 - Criteri per il rilascio dellautorizzazione per le grandi strutture di vendita 1. Il rilascio dellautorizzazione per le grandi strutture di vendita, di cui allart. 9 del DL.vo 114/98, secondo i procedimenti di cui allart. 14 della presente legge, subordinato al rispetto delle seguenti condizioni: a) losservanza delle disposizioni in materia urbanistica fissate dal Comune e dalla Regione; b) losservanza dei requisiti di compatibilit territoriale allinsediamento previsti dalle tabelle allegate alle presenti direttive relativamente ai contingenti fissati nelle zone per la rispettiva area sovracomunale di appartenenza; c) losservanza dellobbligo di localizzazione lungo assi viari di primaria importanza o in aree adiacenti dotate di adeguati raccordi stradali; d) losservanza dei requisiti minimi previsti per la tipologia della struttura in esame; e) losservanza di ogni altra condizione stabilita dalla presente legge; 2. Vanno valutate alla stregua di nuove aperture: a) la realizzazione di una nuova struttura ; b) lampliamento dimensionale di una media struttura esistente oltre i valori massimi di superficie previsti per le medie strutture di vendita, in relazione alla classe del comune in cui localizzata ; c) lampliamento dimensionale di una grande struttura di vendita di categoria inferiore che comporti il superamento dei limiti dimensionali minimi previsti per le strutture di categoria superiore; d) laggiunta merceologica di un intero settore, di cui allart. 5, comma 1, del D.L.vo 114/98, precedentemente non autorizzato; e) laccorpamento di due o pi esercizi commerciali in ununica struttura di vendita; f) la rilocalizzazione in un comune diverso da quello in cui era autorizzata la preesistente struttura; 3. Le grandi strutture di vendita devono essere attivate per almeno i due terzi della superficie autorizzata entro il termine di 18 mesi dalla data del rilascio. Il Comune pu concedere una sola proroga fino ad un massimo di un anno nei casi di comprovata necessit. Art 6 L.R. 1/2000 - Parametri di parcheggio e compatibilit territoriali 1. Ladeguamento ai parametri di parcheggio richiesto nel caso di rilascio di nuova autorizzazione, di ampliamento della superficie di vendita. 2. Ladeguamento di cui al comma 1 non previsto per il trasferimento, per nuove aperture o per ampliamenti a seguito di concentrazioni o accorpamenti che non superino il limite di soglia delle strutture di tipologia M1, fatta salva diversa specifica indicazione comunale. 3. Le aree di parcheggio devono essere realizzate in diretta contiguit fisica e funzionale con le relative strutture commerciali. 4. La realizzazione di accessi e uscite veicolari in rapporto alle aree destinate a parcheggio ed alla struttura deve essere volta ad evitare interferenze con il traffico delle primarie vie di comunicazione. 5. Per gli utenti fisicamente impediti devono essere rimosse le barriere architettoniche presenti. 6. Per linsediamento delle medie e grandi strutture di vendita devono essere verificate le compatibilit territoriali di cui allallegata tabella D. 7. Le strutture di media e grande distribuzione devono rispettare i parametri di parcheggio in rapporto alla classe demografica del comune, fissati dalla tabella di cui allallegato E. Art 7 L.R. 1/2000 - Criteri di priorit 1. Tra pi domande concorrenti, ossia pervenute in Comune e regolarmente documentate entro 30 giorni dalla presentazione della prima di esse, riguardo al rilascio dellautorizzazione per medie o grandi strutture di vendita, ai sensi dellart. 10, comma 2, del Decreto Legislativo 114/98, data priorit di valutazione alle domande accompagnate da richiesta di concentrazione e contestuale rinuncia, condizionata dallaccoglimento della nuova richiesta, ad una o pi medie o grandi strutture di vendita, nel rispetto delle seguenti condizioni: a) tra le strutture di vendita a cui si rinuncia, almeno una deve risultare appartenente alla categoria dimensionale immediatamente inferiore a quella per la quale si richiede la nuova autorizzazione; b) la somma delle superfici di vendita delle strutture a cui si rinuncia deve essere almeno pari alla superficie richiesta per la nuova struttura, distintamente per i due settori, alimentare ed extraalimentare. 2. Dette priorit possono essere fatte valere esclusivamente se: a) la richiesta sia accompagnata da specifico impegno di reimpiego del personale; b) trattandosi di struttura extraalimentare, la richiesta sia inoltrata da chi abbia partecipato a corsi di formazione, riconosciuti dalla Regione, o dimostri il possesso del requisito di adeguata qualificazione, ossia il possesso del diploma di laurea in economia e commercio o equipollente o del diploma di scuola media superiore conseguito presso un istituto tecnico commerciale o istituto di ragioneria o, infine, da chi abbia conseguito una adeguata pratica commerciale per almeno due anni presso un esercizi commerciale al dettaglio o allingrosso in qualit di titolare, coadiutore o dipendente qualificato di livello non inferiore al III del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, con mansioni attinenti alla vendita o allamministrazione. 3. Tra pi domande concorrenti e vantanti titoli di priorit, cos come tra le altre domande prive di detto titolo, data priorit, nellordine, in funzione dei seguenti criteri: a) rilocalizzazione nella medesima Area sovracomunale omogenea, e, tra pi domande, a quella che prevede una maggiore superficie da rilocalizzare; b) inserimento nella struttura di altri operatori al dettaglio locali che trasferiscano la propria attivit; c) maggiore quantit di manodopera assorbita, con priorit di quella gi precedentemente impiegata nel commercio; d) titolarit di altre medie o grandi strutture di vendita nella regione Campania; e) impegno formalmente assunto alladozione di un CCNL; f) vetrina delle produzioni tipiche locali come artigianato, industria manifatturiera, prodotti agroalimentari. 4. I Centri commerciali individuati con la sigla GACP e costituiti da aggregazioni formate per almeno l80 per cento da aziende commerciali preesistenti sul mercato da almeno un anno e con sede nelle rispettive zone individuate dallallegato A di cui allart. 1 o con esse confinanti, costituite in consorzi o societ aventi lo scopo dincentivare il commercio e le attivit degli associati mediante la creazione di Centri di aggregazione commerciale, godono di deroga liberatoria rispetto ai contingenti di superficie per Aree funzionali di cui alla tabella riportata nellallegato C. Art 8 L.R. 1/2000 - Ampliamento delle grandi strutture di vendita 1. Lampliamento delle grandi strutture di vendita soggetto allautorizzazione comunale, su conforme parere della conferenza dei servizi di cui allart. 9, comma 3, del Decreto Legislativo 114/98. 2. Lautorizzazione, di cui al comma 1, ai sensi del comma 3, art. 10, del Decreto Legislativo 114/98, concessa, fatto salvo il rispetto delle norme urbanistiche, igienico-sanitarie e di sicurezza, qualora concorrano tutte le seguenti condizioni:

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a) lampliamento avvenga per concentrazione o accorpamento di esercizi commerciali autorizzati ai sensi dellart. 24 della Legge 426/71, per generi di largo e generale consumo, conteggiati per il valore di 150 mq. o 250 mq. ciascuno, a seconda della classe del Comune, o per la superficie effettiva se maggiore. Gli esercizi accorpati devono provenire dalla medesima area funzionale sovracomunale omogenea di cui al comma 1 dellart. 1; b) lampliamento delle grandi strutture di tipo G1 non deve superare i limiti massimali della tipologia stessa, in relazione al comune dove insediata la struttura; c) la domanda di ampliamento sia corredata da impegno di reimpiego del personale gi operante negli esercizi oggetto dellaccorpamento o della concentrazione; d) qualora tutti o parte degli esercizi concentrati o accorpati non siano autorizzati per generi di largo e generale consumo, o la domanda non sia corredata da impegno di reimpiego del personale, lautorizzazione allampliamento non costituisce atto dovuto e pu essere concesso previa valutazione effettuata secondo apposita norma regolamentare comunale; e) sempre dovuto lampliamento del 30 per cento delle strutture di vendita di tipologia M1 e del 20 per cento delle M2, della superficie di vendita preesistente, nel rispetto degli indirizzi comunali, purch, in ogni caso, non vengano superati i limiti di superficie di vendita minimi previsti per la tipologia G1; f) il rilascio dellautorizzazione per lampliamento delle grandi strutture della tipologia G1, ivi compresa la trasformazione in centro commerciale di cui alla classificazione G2, soggetto a valutazione da parte della conferenza dei servizi, in rapporto alla disponibilit di superficie autorizzabile nellarea sovracomunale omogenea in cui ricade la struttura. Art 10 l.r. 1/2000: Trasferimento e rilocalizzazione delle grandi strutture di vendita 1. Il trasferimento di sede di una grande struttura di vendita, nellambito del territorio comunale, subordinato allautorizzazione del Comune, previa valutazione da parte della Conferenza dei servizi di cui allart. 9 del D.L.vo 114/98 sugli effetti sul tessuto commerciale, sulla viabilit ed altri aspetti di rilievo, a condizione che la nuova ubicazione prescelta risulti compatibile alle disposizioni regionali e locali in materia di urbanistica; 2. La rilocalizzazione di una grande struttura di vendita ammessa, esclusivamente nellambito della stessa area funzionale sovracomunale omogenea, con la stessa procedura di cui al comma 1. 5 Deliberazione n. 1476 del 18 settembre 2009 Approvazione della disciplina istitutiva dei Centri Commerciali Naturali, ai sensi dell'art. 3, comma 4, della Legge regionale n. 1/2009 (finanziaria regionale per il 2009). Art 2, comma 3 L.R. 1/2000 - Classificazione delle medie e grandi strutture di vendita dei centri commerciali 1. Le strutture commerciali di media e grande dimensione, con superficie maggiore di 1.500 mq., devono assicurare almeno un servizio igienico, ad uso della clientela, per ogni 1000 mq. di superficie di vendita, o frazione di essi superiore a 500 mq. Art 4 L.r 1/2000: Caratteristiche qualitative minime delle grandi strutture di vendita di tipologia A/M 1. Le grandi strutture di vendita al dettaglio di tipologia A/M devono avere le seguenti caratteristiche qualitative minime: a) Grande struttura di vendita G1 A/M G1 E G2 CQ: a.1) Pubblico esercizio di somministrazione di bevande; a.2) Almeno un servizio igienico ad uso della clientela; a.3) Almeno un servizio igienico a disposizione dei portatori di handicap; a.4) Servizi di pagamento bancomat. b) Grande struttura di vendita G2 CI: b.1) Pubblico esercizio di somministrazione bevande; b.2) Servizi di pagamento bancomat; b.3) Attivit artigianali in numero di almeno 4 (parrucchiere, estetista, calzolaio riparazioni, ecc..); b.4) Servizi igienici ad uso della clientela in numero di 1 per ogni 1000 mq. di superficie di vendita; b.5) Servizi igienici a disposizione dei portatori di handicap. c) Grande struttura di vendita G2 CS: c.1) Spazi organizzati per intrattenimento bambini sotto sorveglianza; c.2) Pubblico esercizio di somministrazione alimenti; c.3) Pubblico esercizio di somministrazione bevande; c.4) Servizi di pagamento bancomat; c.5) Attivit artigianali in numero di almeno 4 (parrucchiere, estetista, calzolaio riparazioni, ecc..); c.6) Agenzia di viaggi e turismo; c.7) Servizi igienici ad uso della clientela in numero di 1 per ogni 1000 mq. di superficie di vendita; c.8) Servizi igienici a disposizione dei portatori di handicap. 2. Le licenze ed i permessi comunali connessi alle attivit di cui al comma 1, sono rilasciate dai Comuni anche in deroga ad eventuali parametri programmatori sia comunali che regionali. 3. Ai sensi della lettera g), comma 1, dellart. 4, del Decreto Legislativo 114/98, i centri commerciali costituiti da pi esercizi in una struttura a destinazione specifica, che usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente, sono classificati come ununica media o grande struttura. Le singole autorizzazioni commerciali o comunicazioni di inizio di attivit discendono comunque da un unico provvedimento generale rilasciato, eventualmente, anche ad un soggetto promotore e possono essere scaglionate nel tempo. 4. Non sono da considerarsi centri commerciali linsieme di singoli negozi allocati in edifici a prevalente destinazione abitativa o ad uffici, anche se collegati funzionalmente da percorsi pedonali comuni. 5. Il trasferimento di sede di una struttura commerciale fuori dal centro commerciale di cui alle tipologie individuate allart. 2 della presente legge o autorizzati ai sensi della Legge n. 426/71, non mai consentito. Art 20 L.R. 1/2000 - Vendite promozionali, di liquidazione e di fine stagione 1. Ai sensi dellarticolo 15 del decreto legislativo 114/98, le vendite di liquidazione sono quelle effettuate dallesercente al fine di esitare in breve tempo tutte le proprie merci, a seguito di cessazione dellattivit commerciale, cessione dellazienda, trasferimento dellazienda in altro locale, trasformazione o rinnovo per un periodo non eccedente le sei settimane, elevato a tredici settimane nei casi di cessione, trasferimento, cessazione o chiusura dellazienda previa comunicazione al comune dei dati e degli elementi comprovanti tali fatti. 2. Linteressato d comunicazione al Comune dellinizio della vendita di liquidazione almeno 15 giorni prima dellinizio, specificando i motivi, la data di inizio e la durata. 3. Il Comune verifica la realizzazione di quanto dichiarato dallinteressato in relazione alle disposizioni di cui al comma 2 e, in caso di inadempienza, applica le sanzioni previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (2). 4. Le vendite di fine stagione riguardano i prodotti di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non sono venduti entro un certo periodo di tempo. 5. Le vendite di fine stagione possono essere effettuate soltanto in due periodi dellanno, individuati dal comune, sentite le organizzazioni maggiormente rappresentative a livello provinciale dei consumatori e delle categorie. In mancanza del provvedimento comunale, da

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adottarsi entro il 30 novembre dellanno precedente a quello di riferimento, le vendite sono svolte nei periodi decorrenti rispettivamente dal 2 gennaio e dal 2 luglio di ogni anno (3). 6. Per il periodo estivo dellanno 2003 la data di inizio delle vendite di fine stagione fissata per il 10 luglio. 7. Le vendite straordinarie di cui ai commi da 1 a 6 dellarticolo 15 del decreto legislativo 114/98, ad esclusione delle vendite di liquidazione per cessazione dellattivit, non sono effettuate nel mese di dicembre e nei quaranta giorni antecedenti e successivi alle date ufficiali di inizio e fine delle vendite di fine stagione (4). 8. Leffettuazione delle vendite promozionali preceduta da comunicazioni al comune di residenza dellazienda, con lettera raccomandata in carta libera, almeno dieci giorni prima della data di inizio della vendita stessa. 9. Le vendite promozionali hanno una durata massima di quattro settimane. 10. I prezzi delle merci, durante leffettuazione delle vendite promozionali, sono indicati a norma del comma 12. 11. Le vendite di liquidazione e le vendite di fine stagione sono presentate al pubblico con adeguati cartelli che ne indicano la esatta dicitura. 12. Le merci in vendita sono esposte con lindicazione del prezzo praticato prima della vendita di liquidazione o di fine stagione e del nuovo prezzo con relativo sconto o ribasso effettuato espresso in percentuale. 13. Durante il periodo delle vendite sopraindicate possibile mettere in vendita solo le merci gi presenti nei locali di pertinenza del punto vendita. E fatto divieto di rifornimento di ulteriori merci sia acquistate che in conto deposito. 14. Le violazioni al presente articolo sono sanzionate ai sensi del decreto legislativo 114/98, articolo 22, comma 3.
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Art 19 L.R. 1/ 2000 - Orari di vendita 1. Ai sensi dellart. 12, comma 3, del Decreto Legislativo 114/98, viene stabilito che tutti i Comuni costieri della Regione Campania hanno rilevanza turistica. 2. Il periodo di massimo afflusso turistico fissato dal 1 maggio al 30 settembre. In tale periodo, ai sensi del comma 1 dellart. 12 del Decreto Legislativo n. 114/98, gli esercenti determinano liberamente gli orari di apertura e di chiusura e possono derogare allobbligo di chiusura domenicale e festiva. 3. Oltre a quanto previsto dal comma 5 dellart. 11 del Decreto Legislativo n. 114/98, il Comune pu individuare ulteriori periodi di deroga per esigenze legate a fattori turistici e culturali. Per tali periodi il Comune individua le specifiche aree del territorio interessate direttamente dai fenomeni turistici e culturali, avendo particolare riguardo alle zone del centro storico previa concertazione con i rappresentanti delle organizzazioni delle imprese del commercio, dei lavoratori dipendenti e dei consumatori, maggiormente rappresentati a livello provinciale. 4. La individuazione di ulteriori periodi, oltre al periodo turistico individuato tra il 1 maggio e il 30 settembre, e delle aree oggetto di ulteriori deroghe, sottoposta dal Comune alla concertazione degli organismi di cui al precedente comma e pu essere attuata previo riconoscimento della Giunta Regionale. 5. Sono confermati gli elenchi e i periodi di riconoscimento delleconomia turistica per tutti i Comuni di cui ai precedenti atti in materia assunti con deliberazioni di Giunta Regionale. 6. Per tutti i Comuni compresi nellarea funzionale sovracomunale 4 riconosciuta leconomia turistica per lintero anno. 7. I Comuni potranno avanzare richiesta di riconoscimento delleconomia turistica o di citt darte alla Giunta Regionale con le modalit e nei termini fissati dalla stessa. 8. In ogni caso va fatto salvo il diritto delloperatore alle tredici ore di apertura giornaliera. 9. E consentita la vendita domenicale e festiva di paste alimentari fresche, latticini freschi e pesce fresco in tutto il territorio regionale per gli esercizi di tipologia esclusiva o comunque prevalente. Dlgs. N.59 del 26.03.2010 Art 71: Requisiti di accesso e di esercizio delle attivit commerciali 1. Non possono esercitare lattivit commerciale di vendita e di somministrazione: a) coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione; b) coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale; c) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei delitti di cui al libro II, titolo VIII, capo II del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione; d) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro ligiene e la sanit pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, titolo VI, capo II del codice penale; e) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o pi condanne, nel quinquennio precedente allinizio dellesercizio dellattivit, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti previsti da leggi speciali; f) coloro che sono sottoposti ad una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a misure di sicurezza non detentive. 2.(omissis) 3. Il divieto di esercizio dellattivit, ai sensi del comma 1, lettere b), c), d), e) e f) permane per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza. 4. Il divieto di esercizio dellattivit non si applica qualora, con sentenza passata in giudicato sia stata concessa la sospensione condizionale della pena sempre che non intervengano circostanze idonee a incidere sulla revoca della sospensione. 5. In caso di societ, associazioni od organismi collettivi i requisiti di cui al comma 1 devono essere posseduti dal legale rappresentante, da altra persona preposta allattivit commerciale e da tutti i soggetti individuati dallarticolo 2, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252. 6. Lesercizio in qualsiasi forma, di unattivit di commercio relativa al settore merceologico alimentare e di unattivit di somministrazione di alimenti e bevande, anche se effettuate nei confronti di una cerchia determinata di persone, consentito a chi in possesso di uno dei seguenti requisiti professionali: a) avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio, la preparazione o la somministrazione degli alimenti, istituito o riconosciuto dalle Regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano; b) avere prestato la propria opera, per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, presso imprese esercenti lattivit nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande, in qualit di dipendente qualificato, addetto alla vendita o allamministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualit di socio lavoratore o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dellimprenditore in qualit di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione allIstituto nazionale per la previdenza sociale; c) essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra scuola ad indirizzo professionale, almeno triennale, purch nel corso di studi siano previste materie attinenti il commercio, la preparazione o la somministrazione degli alimenti.

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ALLEGATO B) Legge regionale 1/2000 : DOCUMENTAZIONE MINIMA DA PRODURRE PER LA RICHIESTA DI RILASCIO DI AUTORIZZAZIONE PER MEDIE E GRANDI STRUTTURE DI VENDITA a) Relazione illustrativa sulle caratteristiche del soggetto richiedente; b) Relazione illustrativa sulliniziativa che si intende realizzare anche con riferimento agli aspetti organizzativo-gestionali, c) Studio sulla presumibile area di attrazione commerciale e sulla funzione che linsediamento intende svolgere nel contesto socio economico dellarea; d) Studio sullimpatto della struttura sullambiente e sul territorio, con particolare riferimento a fattori quali la mobilit, il traffico e linquinamento; e) Studio sullimpatto della struttura sullapparato distributivo dellarea di attrazione commerciale; f) Progetto edilizio, comprendente pianta e sezioni nonch destinazioni duso di aree e locali; g) Piano finanziario complessivo articolato per fasi temporali di realizzazioni nonch gestione (tre anni); h) Impegno a non cedere quote societarie per almeno 5 anni dallattivazione delliniziativa; i) Piano di massima delloccupazione prevista, articolato per funzioni aziendali e fasi temporali, con indicazioni di iniziative ed esigenze di formazione/riqualificazione degli addetti e dei quadri direttivi ed intermedi; l) Relazione sulle modalit di gestione della funzione acquisti e della logistica con indicazione dei prodotti che si intende acquisire dalla realt produttiva regionale e delle eventuali esigenze di promozione pubblica per la migliore valorizzazione dei prodotti regionali sui mercati locali. PROCEDURE PER IL RILASCIO DELLAUTORIZZAZIONE PER LE GRANDI STRUTTURE DI VENDITA 1. Le domande di apertura delle grandi strutture di vendita vanno inoltrate al Comune competente corredate dalla documentazione necessaria per la valutazione, conformemente a quanto predisposto dalla Giunta Regionale con lAllegato B; 2. Copia della domanda va inviata, contestualmente alla Giunta Regionale, Settore sviluppo e promozione delle Attivit Commerciali. 3. Il Comune, entro 30 giorni dal ricevimento della domanda, provvede ad integrare la documentazione allegata alla domanda, mediante la compilazione della apposita modulistica fornita dalla Regione, e ad inviare copia dellintera documentazione al Settore Sviluppo e Promozione delle Attivit Commerciali della Giunta Regionale. 4. Il Comune, dintesa con la Regione e la Provincia, indice la Conferenza dei servizi prevista dallart. 9 del Decreto Legislativo 114/98, fissandone lo svolgimento non oltre i 60 giorni decorrenti dallinvio alla Regione della documentazione a corredo dellistanza. 5. Della data di indizione di detta Conferenza resa, contestualmente, notizia ai Comuni contermini ed alle organizzazioni dei consumatori e delle imprese pi rappresentative in relazione al bacino di utenza dellinsediamento interessato, affinch possano esercitare le facolt di cui allart. 9, comma 4, del Decreto Legislativo 114/98. 6. Decorsi 120 giorni dalla data di convocazione della Conferenza dei servizi senza che ne sia stato comunicato lesito, le domande si intendono accolte se contenenti tutte le indicazioni previste e siano state debitamente corredate dallistante di tutti gli allegati di sua spettanza. 7. Il rappresentante della Regione in seno alla Conferenza dei Servizi un dirigente designato di volta in volta dallAssessore competente al ramo. Vd. nota 10.

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