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La direttrice dell'intero pomeriggio sul tema mafie stato la richiesta di svolgere l'attivit di contrasto e lotta alla criminalit organizzata

a di stampo mafioso evitando, in ogni circostanza, il clamore, qualunque sia la forma e la modalit con la quale s'intenda declinarlo. L'idea della pacatezza, attraverso la quale esercitare azioni di contrapposizione alle mafie, ci che ha unito, attraverso un sottile filo conduttore, l'evento di luned 16 dicembre con quello che si tenuto, sempre a Desio, luned 5 dicembre, allorquando il neonato Giardino della Legalit si pubblicamente costituito e presentato. Venerd pomeriggio, nella sala comunale Sandro Pertini, erano presenti molti attori del panorama civile ed istituzionale, impegnati, ciascuno per le proprie competenze, nella lotta alle mafie. Innanzitutto, l'organizzatrice, Libera associazioni, nomi e numeri contro le mafie, rappresentata da Valerio D'Ippolito, referente per la provincia di Monza e Brianza, e da Davide Pati, responsabile nazionale per i beni confiscati alle mafie e da Luca Basanisi, rappresentante dei giovani di Libera Monza e Brianza; poi, il dott. Renato Saccone, prefetto della neo-provincia; e, ancora, il vice-sindaco di Desio, Lucrezia Ricchiuti, da tempo impegnata nel cercare di portare ad emersione le attivit illegali sul territorio cittadino; infine, il sindaco Roberto Corti, primo tra gli ospiti ad introdurre il seminario con un discorso incentrato sulla necessit di ammettere la presenza delle mafie nella regione lombarda e nel contesto, pi ristretto, della provincia di Monza e della Brianza. Il primo cittadino ha anche ricordato la bont di qualunque iniziativa che sia volta a creare un argine, anche culturale, all'infiltrazione mafiosa nel tessuto, per la stragrande maggioranza sano, della Citt. A tal proposito, l'attuale Amministrazione ha promesso che fornir il suo contributo nel creare una consapevolezza diffusa sulla presenza della 'ndrangheta, partendo da due dati oggettivamente riscontrabili: la sentenza del processo, svoltosi con rito abbreviato, con la quale sono stati comminati oltre mille anni di carcere a 110 imputati coinvolti nell'inchiesta Infinito; l'esistenza, a Desio, di ben 7 beni confiscati, di cui la dott.ssa Ricchiuti ha fornito una precisa descrizione al termine della prima parte della giornata voluta da Libera. L'intervento pi approfondito ed articolato stato quello di Davide Pati, esperto in materia di normativa antimafia e, in particolare, delle disposizioni di legge che disciplinano il sequestro, la confisca e l'assegnazione dei beni sottratti alla criminalit mafiosa. Il relatore ha fornito una panoramica completa dell'excursus storico che ha condotto all'adozione della legge introduttiva del reato di associazione di stampo mafioso, l'articolo 416 bis del codice penale, il quale cos definisce la fattispecie in questione: l'associazione di tipo mafioso quando color che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omert che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attivit economiche, di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per s o per altri ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a s o ad altri in occasione di consultazioni elettorali. Davide Pati ha ricordato come l'approvazione di questa importante norma del codice penale sia avvenuta a seguito di sacrifici umani importanti da parte di coloro i quali hanno dedicato la propria esistenza alla lotta al potere criminale mafioso. Su tutti, egli ha ricordato Pio La Torre, ucciso il 30 aprile 1982 insieme al suo autista, Rosario Di Salvo. Il deputato, di origini siciliane, fu il primo a presentare una proposta di legge che introducesse il reato di associazione mafiosa nonch una specifica normativa, poi divenuta realt grazie all'impegno di Libera, sulla confisca dei beni appartenenti alla mafia. Successivamente, Pati ha ricordato anche l'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, barbaramente assassinato per mano mafiosa il 3 settembre 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro. Furono quei due omicidi eccellenti a scatenare la reazione emotiva dell'opinione pubblica e di una parte della Chiesa cattolica (si pensi alla celebre omelia del cardinale Pappalardo che, durante la funzione per il prefetto di Palermo, cos si espresse: Mentre a Roma si pensa sul da fare, la citt di Sagunto viene espugnata dai nemici e, questa volta, non Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo...), aprendo la strada, finalmente, all'approvazione della legge Rognoni-La Torre (legge del 13 settembre 1982 n. 646), introduttiva del gi richiamato articolo 416bis. Il riferimento all'istituzione cattolica non stato fatto casualmente dal relatore. Infatti, egli ha fatto presente agli uditori che, nel 1991, la Conferenza

Episcopale Italiana (CEI) emise una nota pastorale dal titolo Educare alla legalit, ispirata alle parole di papa Giovanni Paolo II, il quale, come viene ricordato nella premessa alla stessa nota, scritta per mano dal vescovo di Pavia, Giovanni Volta, allora presidente della commissione ecclesiale giustizia e pace, cos si espresse il 10 novembre 1990 a Capodimonte-Napoli: Non c chi non veda lurgenza di un grande ricupero di moralit personale e sociale, di legalit. S, urge un ricupero di legalit!. Quel documento afferma con forza il valore intrinseco del rispetto della Legge come precondizione per garantire la giustizia sociale e per ovviare ad ogni forma di sopruso o di sovercheria, alimentate dall'esercizio del potere del pi forte sul pi debole. La legalit non improvvisazione, ma un valore che si testimonia. Aggungo che, per poterla mettere in pratica, necessario attuare un processo che, grazie all'attivit culturale, formativa ed educativa delle scuole, passi attraverso la societ civile e le istituzioni deputate ad assicurare, a tutti indisitintamente, la parit dei diritti e dei doveri. Se la legalit ha un valore, innanzitutto, culturale, essa si estrinseca ai pi attraverso l'approvazione di norme di legge che danno il senso profondo della capacit di individuare i fatti umani e disciplinarli. La mafia un fatto umano e, come tale, pu essere sconfitto, sosteneva Giovanni Falcone. L'approvazione della legge 109/1996 costituisce un altro importante momento di creazione di una coscienza collettiva sulla criminalit organizzata di stampo mafioso. Grazie alla ferrea volont di Libera, che ha impedito che la normativa sul sequestro e la confisca dei beni si arenasse nelle commissioni parlamentari, la capacit dello Stato di colpire duramente il patrimonio mafioso diventata una realt normativa di immenso valore simbolico e d'indiscutibile efficacia. Se il pool antimafia, allora guidato dal giudice ucciso a Capaci insieme alla moglie ed agli uomini delal scrta, era riuscito ad imbastire il pi grande processo contro le mafie della storia del Paese e ad assicurare alla giustizia carceraria decine di boss e centinaia di gregari, lo si doveva, com' noto ai pi, alla capacit di seguire le tracce dei patrimoni immobiliari e finanziari. La pista patrimoniale continua a rappresentare, ancora oggi, l'unica la pi efficace per debellare il fenomeno in questione. La confisca dei beni in Lombardia, che si contende con la Puglia il quarto posto per il maggior numero di beni confiscati e che si colloca al terzo per numero di aziende confiscate, costituisce il punto di forza di un'incisiva lotta contro le mafie, in grado di produrre effetti di lungo periodo proprio in quanto si tratta di uno strumento attraverso il quale scardinare un sistema di potere economico molto forte e pervasivo e riconsegnare alla comunit, nella quale il bene consegnato, qualcosa che le stato sottratto in maniera criminale ( sufficiente pensare ai costi sociali a carico della collettivit che derivano dall'assegnazione di commesse pubbliche ad imprese mafiose o colluse). Ma cosa rende davvero ottimale l'attivit di sequestro e confisca di un bene, si chiesto retoricamente Davide Pati? La risposta pu apparire banale, ma decisiva: la tempestivit con la quale il bene viene ridato al territorio e rimesso a disposizione di coloro i quali intendano mantenerlo produttivo. Nonostante il decreto legge del 4 febbraio 2010 n. 4 (poi convertito in legge del 31 marzo 2010 n. 50) abbia costituito una Agenzia nazionale dei beni confiscati, la cui sede a Reggio Calabria e, da luned 19 dicembre, anche a Milano, esistono spesso difficolt di carattere giudiziario ed amministrativo che rallentano la fase di passaggio del terreno, dell'immobile, dell'azienda dal proprietario mafioso, a cui sono stati sottratti, alla collettivit che lo impiegher per realizzare specifiche finalit sociali. Questa farraginosit pu essere fatale, nel senso vero del termine: il tempo rappresenta una variabile essenziale affich il bene soggetto a confisca non diventi improduttivo e, quindi, di difficile utilizzo. La lentezza pu inficiare la bont delle normative in materia di contrasto alla criminalit organizzata di stampo mafioso, anche quelle che, come il D. Lgs 159/2011 (il c.d. codice antimafia) sancisce l'obbligo di dare comunicazione della presenza sul territorio di beni sottratti alle mafie e destinati, quindi, ad un utilizzo sociale. Il decreto in questione, ha ricordato Davide Pati, non solo stabilisce ci (art. 48), ma statuisce che l'assegnazione dei beni deve avvenire attenendosi ad alcuni principi inderogabili: trasparenza e parit di trattamento su tutti. Il lungo ed articolato intervento di Davide Pati stato seguito da una serie di interventi e di domande, rivolte ai relatori, ad opera del Presidente del Consiglio comunale desiano, sig, Carmine

Messaggiero, di una rappresentante sindacale, di un membro del neo-costituito gruppo desiano Il Giardino della Legalit e dell'Osservatorio sulle mafie di Monza e Brianza. Al termine di questa fase di dibattito, intervenuto il prefetto di Monza, dott. Renato Saccone, il quale ha espresso alcune considerazioni personali sul tema della lotta alla mafia e, in particolare, ha ribadito la necessit di dover lavorare, insieme, cittadini ed Istituzioni, per impedire che le mafie inquinino ulteriormente il tessuto socio-economico dei comuni della Brianza, evitando l'inutile clamore. Il prefetto ha ricordato, infine, che nella neonata provincia stato istituito un gruppo interforze di monitoraggio dei cantieri ed uno di supporto all'Agenzia dei beni confiscati (composto dalla Direzione antimafia e dalle Forze dell'Ordine). Inoltre, la Prefettura intende elaborare, entro la fine di febbraio, 39 schede attraverso le quali ripercorrere la storia degli altrettanti beni confiscati; entro la fine di marzo, l'elenco dei beni confiscati e della relativa destinazione verr reso pubblico sul sito della Prefettura medesima. La giornata si conclusa, infine, con una fiaccolata per le vie di Desio, partita dal Comune e ad esso ritornata, alla quale ha partecipato circa un centinaio di persone. (Davide La Greca)