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Universit degli Studi di Bari - Facolta di Farmacia

TECNICHE ERBORISTICHE
CHIMICA ORGANICA
A.A. 2010-2011
2. La Struttura dei Composti Organici e le
caratteristiche chimico-fisiche
6. Propriet fisiche e struttura molecolare
diagramma di fase
dellacqua
Giuseppe Carbonara
Dipartimento Farmaco-Chimico
p.f.
p.e.
T
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CHIMICA ORGANICA
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La struttura dei composti organici
6. Propriet fisiche e struttura molecolare
I. Interazioni intermolecolari
II. Punti di transizione e solubilit
III. Spettri di assorbimento: generalit
IV. Spettri nellultravioletto e nel visibile
V. Spettri infrarossi
VI. Spettri di risonanza magnetica nucleare
VII. Spettri di massa
VIII. Risoluzione di problemi strutturali con
metodi spettroscopici
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Forze intermolecolari
2.6I Interazioni intermolecolari
I composti organici presentano diversi stati fisici: solidi cristallini (disposizione
ordinata delle molecole nel cristallo), solidi amorfi, liquidi o gas.
Cristalli di (-)-mentolo
[(1R,2S,5R)-2-isopropil-5-
metillcicloesanolo]; p.f. 33-35 C
Cristalli amorfi di acido stearico
p.f. 69.6 C
glicerolo
(1,2,3-propantriolo)
p.e. 290 C
OH
CH
3
C H
3
CH
3
OH
O H OH
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Forze intermolecolari
2.6I Interazioni intermolecolari
Composti organici polimorfi.
Il polimorfismo la capacit di una
stessa molecola di cristallizzare in
differenti strutture cristalline alle quali
corrispondono caratteristiche fisiche diverse
(p.f., solubilit, densit).
La conoscenza di tale comportamento
importante nellindustria farmaceutica in
quanto forme cristalline diverse di uno
stesso farmaco possono essere
assorbite in modo diverso dallorganismo
quando somministrate allo stato solido
(diversa solubilit in H
2
O).
Cristalli diversi hanno caratteristiche
spettroscopiche diverse, ma quando sono
sciolti in un solvente labito cristallino viene
distrutto e, pertanto, le molecole diventano
indistinguibili.
Il diamante e la grafiite sono polimorfi
uno dellaltro: hanno la stessa
composizione (solo Carbonio) ma strutture
e propiert diverse.
5-metil-2-[(2-nitrofenil)amino]-3-
tiofencarbonitrile (ROY)
(Chen, S.; Guzei, I. A.; Yu, L. New Polymorphs of ROY
and New Record for Coexisting Polymorphs of Solved
Structures. J. Am. Chem. Soc. 2005, 127, 9881-9885)
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Stessa molecola, solidi diversi (polimorfismo)
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Forze intermolecolari
2.6I Interazioni intermolecolari
Lo stato fisico assunto da un composto organico dipende dal tipo di forze di
attrazione intermolecolari che esisto tra le molecole.
Queste forze sono forze non covalenti, pi deboli dei legami ionici o covalenti,
che si stabiliscono tra le molecole di sostanze solide, liquide o tra solidi e liquidi.
+ -
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2.6I Interazioni intermolecolari
Interazioni dipolo-dipolo
Le molecole dotate di momento
dipolare si attraggono tra loro
poich possono allinearsi in modo
che l'estremit positiva di un
dipolo risulti adiacente
all'estremit negativa di un
altro dipolo.
Queste forze attrattive
elettrostatiche sono dette
interazioni dipolo-dipolo: sono
pi forti delle forze di Van der
Waals, ma pi deboli dei legami
ionici o covalenti.
Lallineamento che possono
assumere i dipoli pu essere,
grosso modo, o testa-coda o
antiparallelo.
interazioni dipolo-dipolo
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2.6I Interazioni intermolecolari
Legami idrogeno H-N:H, H-O:H, H-F:H
Il legame idrogeno un tipo speciale di interazione dipolo-dipolo tra un
idrogeno legato ad ossigeno, azoto o fluoro e il doppietto elettronico su un
ossigeno, azoto o fluoro di un'altra molecola.
I legami idrogeno pi forti (1,9-40 kcal/mole) sono quelli lineari, con i due
atomi elettronegativi e l'idrogeno allineati sulla stessa retta.
La lunghezza dipende dalla forza del legame, dalla temperatura e dalla pressione e,
in generale, compresa tra ~1,6 e 2,0 .
I legami idrogeno sono pi forti delle altre interazioni dipolo-dipolo, ma meno
dei legami ionici o covalenti.
o

o
+
o
+
o

o
+
o
+
o

o
+
o
+
o

o
+
o
+
o

o
+
o

o
+
o

o
+
o

o
+
FH
...
:F (40 kcal/mol)
OH
...
:N (6.9 kcal/mol)
OH
...
:O (5.0 kcal/mol)
NH
...
:N (3.1 kcal/mol)
NH
...
:O (1.9 kcal/mol)
Legami idrogeno nellacqua
doppietto
libero
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Interazioni ione-dipolo
La Struttura dei Composti Organici
Nei composti ionici, in cui esiste una forza di attrazione
elevata tra ioni di carica opposta, bisogna spendere unenergia
elevata per poter rompere il reticolo cristallino.
Un solvente (es. acqua) capace di sciogliere una specie
ionica se presenta determinate propriet molecolari:
alto momento di dipolo molecolare;
elevata costante dielettrica:
La costante dielettrica c il parametro che permette di
valutare la capacit di un solvente di sciogliere un sale, ovvero
di separare due ioni di carica opposta. c si pu ricavare dalla
seguente equazione:
1 2
2
q q
F
r c
=
dove: F forza di interazione tra le
specie cariche, q
1
e q
2
rappre-
sentano la grandezza delle cariche,
r la distanza di separazione.
Nel vuoto c ha valore 1; in un liquido, maggiore il valore
di c minore la forza di attrazione tra due cariche opposte.
Solventi con c alta sono detti polari (acqua c = 78,5, N-
metil-formammide c = 180), mentre quelli che presentano
c bassa sono detti apolari (idrocarburi c = 2).
+
-
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Forze di Van der Waals
2.6I Interazioni intermolecolari
Negli alcani, che hanno momenti dipolari
molecolari molto deboli e sono indicati
come composti apolari, le uniche forze di
attrazione esitenti sono dette forze di Van
der Waals, o interazioni dipolo indotto-
dipolo indotto
Sono dovute allinterazione tra dipoli
molecolari temporanei che si generano in
seguito al movimento degli elettroni negli
orbitali molecolari, in cui la distribuzione pu
risultare momentaneamente non simmetrica.
Il dipolo temporaneo induce la polarizzazione
della nuvola elettronica di una molecola
neutra adiacente, con la formazione di un
momento dipolare indotto comple-
mentare.
I due dipoli molecolari temporanei, e
fluttuanti, producono una debole forza di
attrazione tra le molecole.
Gli idrocarburi lineari avendo una
superfice di contatto maggiore, rispetto
agli idrocarburi ramificati, hanno maggiori
opportunit di instaurare forze di
attrazione pi efficaci tra le molecole.
Le forze di attrazione di Van der Waals
sono quelle pi deboli delle altre interazioni
intermolecolari.
dipolo molecolare
temporaneo
dipolo molecolare
indotto
pentano
neopentano
dipolo molecolare
indotto
dipolo molecolare
temporaneo
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
- -
-
-
-
-
-
-
- -
-
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+ +
+
+
+
+
+
+
+ +
+
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
- -
-
-
-
-
-
-
- -
-
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Forze intermolecolari
2.6I Interazioni intermolecolari
Le forze non covalenti che si stabiliscono tra le molecole di sostanze solide, liquide
o tra solidi e liquidi, pi deboli dei legami ionici o covalenti, diminuiscono di
intensit nellordine: legami H e interazioni ione-dipolo > interazioni dipolo-
dipolo > forze di van der Waals.
+ -
>
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Il passaggio di stato (solido-liquido o liquido-vapore) richiede unenergia
sufficiente, in genere sotto forma di calore, per rompere le forze di
attrazione intermolecolari.
2.6II Punti di transizione e solubilit
Punto di fusione (p.f.) e punto di
ebollizione (p.e)
Il p.f. la temperatura alla quale un
solido diventa liquido, a una data
pressione
Il p.e. la temperatura alla quale una
sostanza passa dallo stato liquido allo stato
gassoso, a una data pressione.
Il p.e. pu anche essere definito come la
temperatura alla quale la pressione di
vapore del liquido uguale alla pressione
atmosferica.
Per esempio, lacqua, a 1 atm (760
mmHg), ha p.f. 0 C (32 F, 273.15 K; noto
come punto di congelamento) e p.e.
100 C.
p.f. p.e.
T
Diagramma di fase dellacqua.
P = pressione; T (C) = temperatura espressa in
centigradi; p.f. = punto di fusione (C); p.e. =
punto di ebollizione (C); T = punto triplo (punto
in cui coesitono le tre fasi).
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Punto di fusione (p.f.)
2.6II Punti di transizione e solubilit
Il p.f. utile per caratterizzare i composti
organici e per determinarne la purezza.
Un composto puro ha sempre un p.f. pi alto
di quello dello stesso composto mischiato con
una piccola quantit di impurezza. Aumentando
la quantit di impurezza il p.f. si abbassa.
Il p.f. aumenta allaumentare delle
dimensioni molecolari (P.M.).
Lincremento del p.f. influenzato anche
dallimpacchettamento delle molecole nel
cristallo, ed meno regolare di quello del
p.e..
Limpacchettamento di un solido la
propriet che determina il modo in cui le
singole molecole si sistemano nel cristallo,
che a sua volta influenzato dalla forma delle
molecole.
Migliore la sistemazione delle molecole, pi il
cristallo compatto, maggiore lenergia
necessaria per disgregarlo, o farlo fondere.
Gli alcani con un numero pari di atomi di
carbonio hanno un p.f. pi alto di quelli a
numero dispari perch si impacchettano in
modo migliore. Gli alcani ramificati che
hanno una forma pi compatta si sistemano
meglio e hanno p.f. pi alto.
Composto Formula p.f. p.e
pentano CH
3
(CH
2
)
3
CH
3
130C 36C
esano CH
3
(CH
2
)
4
CH
3
95C 69C
eptano CH
3
(CH
2
)
5
CH
3
91C 98C
ottano CH
3
(CH
2
)
6
CH
3
57C 126C
nonano CH
3
(CH
2
)
7
CH
3
54C 151C
decano CH
3
(CH
2
)
8
CH
3
30C 174C
tetrametilbutano (CH
3
)
3
C-C(CH
3
)
3
+100 106C
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Determinazione del Punto di fusione (p.f.) e punto di ebollizione
(p.e)
2.6I Punti di transizione e solubilit
Schema di apparecchio di
Gallenkamp
Tubo capillare con
termometro a mercurio
Apparecchio di Thiele
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Punto di ebollizione (p.e)
2.6II Punti di transizione e solubilit
Il p.e., a una determinata pressione, un
parametro caratteristico di un composto
liquido e pu essere utilizzato per
identificare il composto stesso.
Anche il p.e. dei composti organici
condizionato dalla forma e dalle forze di
attrazione intermolecolari esistenti.
Negli alcani lincremento del p.e. pi
regolare di quello del p.f.: risente sia
dellaumento del peso molecolare sia delle
forze di Van der Waals esistenti tra le singole
molecole.
Gli alcani lineari hanno p.e. pi alti di
quelli ramificati.
Tra gli alcani con uguale peso molecolare quelli
ramificati hanno un p.e. pi basso.
P
u
n
t
o

d
i

f
u
s
i
o
n
e

(

C
)

Numero di atomi di carbonio
alcani lineari
alcani 2-metil sostituiti
P
u
n
t
o

d
i

e
b
o
l
l
i
z
i
o
n
e

(

C
)
pentano neopentano
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Punto di ebollizione (p.e)
2.6II Punti di transizione e solubilit
Il p.e. fortemente influenzato anche dalla polarit molecolare e, quindi, dalle forze di
attrazione dipolo-dipolo e dai legami H esistenti tra le molecole del liquido.
Polarit Molecolare [(P.M., D) p.e. (C)] (dipolo molecolare in verde)
Nonpolari
etilene
H
2
C=CH
2
(28) -104
fluoro
F
2
(38) -188
2-esino
CH
3
CCCH
3
(54) -32
carbonio tetrafluoruro
CF
4
(88) -130
Polari
formaldeide
H
2
C=O (30, 2,81) -21
acetaldeide
CH
3
CH=O (44, 3,18) 20
trimetilammina
(CH
3
)
3
N (59, 0,74) 3.5
acetone
(CH
3
)
2
C=O (58, 3,34) 56
acido cianidrico
HCN (27, 3,28) 26
acetonitrile
CH
3
CN (41, 4,05) 82
ossetano
(CH
2
)
3
O (58, 2,17) 50
nitrometano
CH
3
NO
2
(61, 3,30) 101
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Confronti tra (p.f.) e (p.e) di molecole in cui le forze
intermolecolari di attrazione sono dovute soprattutto alle
interazioni dipolo-dipolo e/o ai legami idrogeno.
Gli alcoli hanno p.e. pi alto degli eteri di peso paragonabile;
Le ammine isomere 1
a
, 2
a
e 3
a
mostrano, rispettivamente, p.e. decrescenti, a causa
della minore possibilit di formare legami H: 3
a
<2
a
<1
a
.
I legami idrogeno OH---:O sono pi forti dei legami idrogeno NH---:N (confronto
propanolo-ammine).
2.6II Punti di transizione e solubilit
Composto Formula P. M. p.e. (C) p.f. (C)
dimetiletere CH
3
OCH
3
46 24 138
etanolo CH
3
CH
2
OH 46 78 130
propanolo CH
3
(CH
2
)
2
OH 60 98 127
dietiletere (CH
3
CH
2
)
2
O 74 34 116
propilammina CH
3
(CH
2
)
2
NH
2
59 48 83
metilamminoetano CH
3
CH
2
NHCH
3
59 37
trimetilammina (CH
3
)
3
N 59 3 117
etilenglicole HOCH
2
CH
2
OH 62 197 13
acido acetico CH
3
CO
2
H 60 118 17
etilenediammina H
2
NCH
2
CH
2
NH
2
60 118 8.5
glicerolo HOCH
2
CH(OH)CH
2
OH 92 290 18
In presenza di due o pi
legami idrogeno in un
composto aumenta
ulteriormente il p.e..
Lacido acetico uno di
questi casi. La specie
dimera tenuta assieme
dalla formazione di due
legami idrogeno nello stato
liquido.
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Allontanamento di una
molecola di soluto
E
1
Creazione di una
cavit
E
2
Soluzione
E
3
Fase condensata
del solvente
(liquido)
Fase condensata
del soluto
(solido o liquido)
Solubilit
2.6II Punti di transizione e solubilit
La solubilit di una sostanza (soluto), solida o liquida, in un liquido (solvente), definita
come la concentrazione (moli/L) di un soluto disciolto in un determinato solvente, in
equilibrio col soluto indisciolto (soluzione satura), ad una data T (C) e P (mmHg).
Il processo di dissoluzione detto solvatazione (idratazione nel caso di H
2
O).
La solubilit dipende:
1) dalle forze che si esercitano tra le molecole di solvente ()
2) dalle forze che si esercitano tra le molecole di soluto ()
3) dalle forze che si possono stabilire tra solvente e soluto ()
La rottura delle forze di tipo 1) e 2) e la formazione delle forze di tipo 3) produce
un guadagno di energia del sistema (processo di soluzione) E
1
+ E
2
- E
3
Le forze di tipo 3) sono possibili solo quando sono simili quelle di tipo 1) e 2).
Si ha solvatazione quando sono simili soluto e solvente (similia similibus
solvuntur, ovvero il simile scioglie il simile).
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CHIMICA ORGANICA
A.A. 2010-2011
per cortesia di:
prof. V. Tortorella
disegno: sig. S. Sciacovelli
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1 mm
1
1 miliardo Numero
Superficie totale
6 mm
2
6.000 mm
2
Etc.
Etc.
Etc.
Etc.
Etc.
Etc.
Etc.
Etc.
Etc.
1
1
1
1

per cortesia di:


prof. V. Tortorella
disegno: sig. S. Sciacovelli
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Solubilit
2.6II Punti di transizione e solubilit
La somma delle forze di interazione che possono instaurarsi tra le molecole del
soluto A e del solvente B pu essere correlata alla polarit di A e di B.
In base allintensit dellinterazione i composti possono essere classificati come:
polari, in cui si hanno interazioni forti AA e BB;
apolari o non-polari, in cui si hanno interazioni deboli.
In base al tipo di interazioni che possono instaurarsi tra A e B, possibile
distinguere quattro casi, che permettono di prevedere qualitativamente la
solubilit di un composto:
pu essere alta
a)
forte forte forte polare polare
probabilmente bassa
c)
debole debole forte apolare polare
probabilmente bassa
b)
debole forte debole polare apolare
pu essere alta
a)
debole debole debole apolare apolare
AB BB AA
Solubilit
di A in B
Interazione
Solvente B Soluto A
a)
Non ci sono molte differenze tra soluto e solvente (similia similibus solvuntur).
b)
Difficolt di rottura di BB.
c)
Difficolt di rottura di AA.
(tratta da: Solvents and Solvent Effects in Organic Chemistry, C. Reichardt, Wiley-VCH, 2003)
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Solubilit
2.6II Punti di transizione e solubilit
Da un punto di vista quantitativo, la solubilit di un composto, ad una
determinata temperatura e pressione, definita come la concentrazione (mol/L)
del soluto disciolto in un solvente, in equilibrio col soluto indisciolto.
(tabella e immagine tratte da: Solvents and Solvent Effects in Organic Chemistry, C. Reichardt, Wiley-VCH, 2003)
2200 1900 polare CH
3
OCH
3
2800 1700 polare CH
3
Cl
130 220 apolare CH
3
CH
3
25 29 apolare CH
4
in CH
3
COCH
3
(polare)
in CCl
4
(apolare)
Solubilit (mol/L) a 25 C
Polarit
del
soluto
Soluto
Es.: solubilit di metano, etano,
clorometano e dimetiletere in CCl
4
(solvente
apolare) ed acetone (solvente polare)
Rappresentazione schematica della miscibilit di
solventi organici: ______ miscibile in qualsiasi
proporzione; - - - - - miscibilit limitata; . . . . . poca
miscibilit; nessuna linea: non miscibili.
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Solubilit in acqua H
2
O
2.6I Punti di transizione e solubilit
Lacqua H
2
O considerata il "solvente universale" e pu essere utilizzata come
solvente di riferimento nella determinazione della solubilit di molecole inorganiche e
organiche.
Lacqua scioglie molti sali ionici:
alta costante dielettrica (c = 78,5): riduce lattrazione tra ioni di carica
opposta;
solvatazione degli ioni: mediante linterazione ione-dipolo stabilizza gli ioni
legandosi ad essi e delocalizza la densit di carica.
Alcani e altri idrocarburi: sono quasi insolubili in acqua.
Composti organici solubili: in genere hanno gruppi accettori (eteroatomi con
doppietti liberi) o donatori di legami idrogeno (idrogeni legati ad eteroatomi)
Il meno solubile tra i composti in grado di formare legami idrogeno il
dietiletere, che funziona solo come accettore di legame idrogeno ed ha il
75% di carattere idrofobico (si comporta come un idrocarburo). Nonostante ci
il dietiletere circa duecento volte piu solubile in acqua che in pentano.
In molti casi la solubilit in acqua dovuta al bilancio tra linfluenza esercitata
dalle pozioni idrofile e da quelle idrofobe (o lipofile) di una molecola.
La formazione estesa di legami idrogeno tra le sue molecole la principale
caratteristica dellacqua che influisce sulla solubilit. La rete di legami idrogeno
stabilizzata dalla somma delle energie di tutti i legami idrogeno.
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Solubilit in Acqua di Composti Caratteristici
Tipo di
Composto
Composto
Specifico
g/100mL Moli/Litro
Composto
Specifico
g/100mL Moli/Litro
Idrocarburi
e
Alogenuri
alchilici
butano
esano
cicloesano
0.007
0.0009
0.006
0.0012
0.0001
0.0007
benzene
dicloro metano
cloroformio
0.07
1.50
0.8
0.009
0.180
0.07
Composti
con 1
Ossigeno
butan-1-olo
tert-butanolo
cicloesanolo
fenolo
9.0
completa
3.6
8.7
1.2
completa
0.36
0.90
dietil etere
tetraidrofurano
furano
anisolo
6.0
completa
1.0
1.0
0.80
completa
0.15
0.09
Composti
con 2
Ossigeni
propan-1,3-diolo
2-butossietanolo
acido butanoico
acido benzoico
completa
completa
completa
completa
completa
completa
completa
completa
1,2-dimetosietano
1,4-diossano
etile acetato
-butirrolattone
completa
completa
8.0
completa
completa
completa
0.91
completa
Comoposti
contenenti
Azoto
butan-1-ammina
cicloesanammina
anilina
pirrolidina
pirrolo
completa
completa
3.4
completa
6.0
completa
completa
0.37
completa
0.9
trietilammina
piridina
propionitrile
1-nitropropano
dimetilformammide
5.5
completa
10.3
1.5
completa
0.54
completa
2.0
0.17
completa
Solubilit in acqua
2.6I Punti di transizione e solubilit
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Solubilit in acqua
2.6I Punti di transizione e solubilit
Lintroduzione di molecole non polari come lesano allinterno della rete di legami idrogeno
dellacqua ne distruggerebbe la struttura locale senza contribuire a loro volta a formare nuovi
legami idrogeno.
Le molecole di esano risentono di una significativa attrazione di van der Waals con le molecole
vicine, ma tali forze di attrazione sono molto piu deboli di quelle dei legami idrogeno. Di
conseguenza, quando lesano o altri composti non polari sono mischiati con lacqua, la rete delle
forti forze di associazione delle molecole di acqua esclude le molecole non polari, che si aggregano
a loro volta in una fase separata.
Lesano (sol. 0.0009 g/100mL, dens. 0.6548 g/mL) e gli altri idrocarburi poich sono meno densi
dellacqua formano una fase che galleggia sulla fase acquosa, mentre il cloroformio (sol.
0.8 g/100mL, dens. 1.483 g/mL) e altri liquidi alogenati che sono piu densi dellacqua formano una
fase al di sotto di quella acquosa.
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Coefficiente di partizione (P) o di distribuzione (D)
2.6I Punti di transizione e solubilit
Il coefficiente di partizione (P) o di distribuzione (D) il rapporto delle
concentrazioni di un composto nelle due fasi formate da una miscela di
solventi immiscibili allequilibrio.
La IUPAC considera piu appropriato luso dei termini costante di partizione,
rapporto di partizione o rapporto di distribuzione.
Normalmente uno dei solventi impiegati per determinare il coefficiente di
partizione lacqua mentre il secondo solvente un solvente idrofobico come il
n-ottanolo
Pertanto, sia il coefficiente di partizione (P) che quello di distribuzione (D) sono
misure della idrofilicit o idrofobicit di una sostanza.
Nella pratica medica i coefficienti di partizione sono utili per determinare la
distribuzione dei farmaci nel corpo umano. I farmaci idrofobici, con alti
coefficienti di partizione, si distribuiscono preferenzialmente nei
compartimenti idrofobici come i due strati lipidici delle membrane cellulari,
mentre i farmaci idrofilici, con bassi coefficienti di partizione, si trovano nei
compartimenti idrofilici come il siero.
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Coefficiente di partizione (P) o di distribuzione (D)
2.6I Punti di transizione e solubilit
Il coefficiente di partizione (P) il rapporto delle concentrazioni di un
composto non ionizzato tra due solventi ad una data temperatura T. Per
misurare P, si aggiusta il pH della fase acquosa in modo che la forma non ionizzata
sia quella predominante.
Il logaritmo del rapporto delle concentrazioni del soluto non ionizzato nei due
solventi chiamato log P e rappresenta una misura della lipofilicit.
Il coefficiente di distribuzione (D) il rapporto della somma delle
concentrazioni di tutte le forme di un composto ionizzabile (ionizzato e non
ionizzato) presenti in ognuna delle due fasi. Per determinare D si utilizza una
fase acquosa tamponata ad uno specifico valore di pH che non venga variato
significativamente dallintroduzione del composto.
Il logaritmo del rapporto della somma delle concentrazioni delle varie forme del
soluto in un solvente verso la somma delle concentrazioni delle sue forme nellaltro
solvente chiamato log D.
Poich log D dipende dal pH necessario specificare il valore di pH a cui misurato.
Di particolare interesse il log D a pH = 7.4 (il pH fisiologico del siero saguigno). Per
i composti non ionizzabili log P = log D a qualsiasi valore di pH.
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| |
| |
2
2
ottanolo
ottanolo/ H O non ionizzato
H O
log log
soluto
P
soluto
| |
|
=
|
\ .
| |
| | | |
2
2 2
ottanolo
ottanolo/ H O ionizzato non ionizzato
H O H O
log log
soluto
D
soluto soluto
| |
|
=
|
+
\ .