Sei sulla pagina 1di 17

Gabriella Mariani cremasca per nascita, russa per formazione.

Ha esordito con Montag nel 2009 (Il Trentesimo Regno- romanzo fantasy). Suoi racconti sono contenuti nelle antologie I sentieri del cuore (Montag 2010) HORROR PER UN ANNO (Delos Books 2011). e 365 RACCONTI

- I Campi della Signora-

-I-

Hildebrand bbandon la citt di notte, sotto la tempesta, prima che la carriera del Duca giungesse al suo culmine. Non era stata una sequela di atti pietosi, l'ascesa del signore di Brichsna. Non aveva risparmiato nessuno dei suoi nemici. Aveva ucciso di propria mano donne e bambini. Aveva ignorato la piet e la virt, violato ogni legge umana e divina, quel vigliacco, e Hildebrand conosceva ogni particolare di quella repentina ascesa. Ora il bastardo, dopo essersi assicurato i servigi di un nuovo esercito e la fedelt di un nuovo capitano, dopo che il Priore laveva benedetto ed il re gli aveva concesso un titolo, voleva sbarazzarsi dei tagliagole che lavevano aiutato fino ad allora. Li aveva fatti sgozzare uno dopo laltro, quella notte. Nessuno avrebbe rimpianto la loro morte. E lui, Hildebrand il Goto, capo della "vecchia guardia" non sarebbe di certo sfuggito alla stessa sorte se non fosse stato per il prezioso aiuto di un servo di Sua Grazia, che lo aveva fatto fuggire in segreto, dandogli un ronzino. Un rapido sussurro nel buio delle scuderie, un ringhio di avvertimento e di buon augurio e il capitano caduto in disgrazia si trov nelle vie fangose del borgo, nel buio di una notte di settembre illuminata solo dai lampi. La tenebra era propizia. La luce sarebbe stata morte per lui. Luce sarebbe stato il fuoco dei suoi inseguitori, degli scagnozzi del feudatario che sicuramente si sarebbero messi alle sue calcagna non appena scoperta la fuga. Si diresse deciso verso la tenebra, verso la massa scura dei monti, a Settentrione. Si lasci ingoiare da quelle montagne, che il fiume aveva sventrato aprendo una serie di gole selvagge, coperte da fitte foreste mai toccate dallascia. Fugg tutta la notte, mentre la pioggia non diminuiva, e si faceva nevischio. Per due volte il cavallo scivol sul lastricato sconnesso dellantica strada. La seconda esso non riusc pi ad alzarsi ed il fuggiasco lo lasci agonizzante ai piedi di una rupe. Continu a piedi, le ossa rotte dalla fatica e dal

gelo, il cuore strangolato dal terrore. Con lalba egli abbandon la strada, si inoltr nella foresta e cammin per ore e ore per scoscesi sentieri, e cammin dove non cera alcun sentiero. Avanz finch pot, finch le membra non si fecero insensibili allumidit, al freddo, al dolore. E fu proprio il sopraggiungere del torpore a convincerlo a fermarsi. Si gett al suolo strisci sotto i cespugli, in mezzo al fango, e quando gli parve di essere ben nascosto si abbandon. Era ferito, affamato, febbricitante ma vivo. La notte pass rapida. Cess la pioggia e il sole lo raggiunse. Hildebrand non sentiva calore, come se la foresta contaminasse i raggi con il nepente stillato dai suoi rami. Il fuggiasco ancora troppo gelo attorno a s, e dentro di s. Gli si bloccava il fiato in bocca, gli si saldavano le palpebre. La notte continuava per lui, e continuava lululato della tempesta. Monotono, gelido, perpetuo.

***

Apr gli occhi dopo quello che avrebbe potuto essere stato un breve sonno, ma anche unincoscienza durata per giorni. Tremava per la febbre e aveva fame. Debolissimo, con la testa pesante, si sollev appoggiandosi alla spada. Doveva cercarsi da mangiare, trovarsi un riparo. Riusciva a stare in piedi, a camminare, e questo era gi qualcosa. Poteva cercarsi delle bacche nel bosco, delle radici. Poteva raggiungere il villaggio pi vicino e chiedere ospitalit e cibo. Cera da pregare gli dei che una belva non lo aggredisse, o che non lo prendessero di mira i briganti. Non sarebbe mai riuscito a difendersi, debole comera. Alle guardie del Duca non ci pensava pi. Dovevano aver rinunciato ad inseguirlo ormai, essersi convinte che era morto. Attraversava la foresta lentamente Hildebrand, e raccoglieva cibo. Percorso da brividi febbrili si fermava a mangiare seduto a terra, ingoiando senza masticare frutti aspri e amarissime radici. Non era abbastanza per sfamarsi e riprendere le forze. Le gambe non lavrebbero sorretto a lungo, se non avesse trovato del vero cibo. Ma dove cercarlo? Quella valle sembrava disabitata. Avrebbe dovuto inerpicarsi per i monti, alla ricerca delle malghe nelle quali si rifugiavano in contadini in quel periodo, oppure spingersi ancora a nord. I sentieri si facevano sempre pi impraticabili. Occorreva scendere a valle. Ora oltre il bosco si estendeva una piana paludosa e deserta. Lantica strada lattraversava incerta, perdendosi nei pantani. Hildebrand non avrebbe dovuto fidarsi di quello spazio aperto e avrebbe dovuto attraversarlo solo di notte. Era per sempre pi debole e stanco, e tutto gli sembrava indifferente ormai. Decise di proseguire il suo viaggio in pieno giorno quindi, attraversando lacquitrino. Sarebbe stato pi facile trovare un viandante disposto ad aiutarlo. E se anche lo avessero preso La piana si faceva sempre pi ampia, si diramava in altre due valli, una ad est e una ad ovest. A Occidente i pendii si coloravano del verde tenero dei campi coltivati. Le masserie si contavano a decine, bianche di intonaco nuovo, arroccate fino alla met del monte. A est il bosco conservava intatto il suo manto a lutto, che

sestendeva fin quasi ai limiti delle cime innevate. A nord cerano le famigerate caserme di Storzl, le prigioni, le guarnigioni dei cavalieri dellordine di Difensori del Popolo. And verso ovest.

La grande caserma dei Cavalieri incombeva alla sua destra. Due di loro bloccavano la strada; si scostarono e lo lasciarono passare, guardandolo con disprezzo. Vedevano di sicuro solo un pezzente vestito di stracci, che zoppicava penosamente dalla gamba sinistra. Hildebrand lasci alle sue spalle le mura di Storzl. Percorse la strada per poco pi di un miglio e poi la via spianata dal passaggio dei carri e dei pedoni fin, si perse allimprovviso in campi non segnati da alcun sentiero. Le ridenti masserie dai bianchi muri e dai balconi fioriti che lavevano attirato da lontano ammiccavano da sopra la montagna, alla sua destra, separate da lui da un pendio scosceso. Nessuna strada sembrava portare ad esse. Forse per raggiungerle bisognava attraversare la citt e pagar dazio. Hildebrand affront il pendio. Probabilmente un uomo nel pieno delle forze non avrebbe trovato difficile quella salita, ma lui, fiaccato dalla febbre, dalla fame, dalla mancanza di sonno, vacillava a ogni passo. Era allo stremo ma la speranza lo titillava. I contadini lo avrebbero ospitato forse, lo avrebbero curato. Gli avrebbero sicuramente dato cibo sufficiente per quel giorno. Non poteva arrendersi proprio ora Finalmente apparve un sentiero, che dapprima sinerpicava irto per i prati, poi continuava pi facile e piano tra i frutteti ed i coltivi. Alberi di mele, di pere e di albicocche tardive costeggiavano il cammino. Alcuni erano gi spogli dei frutti, altri ancora carichi di pomi dorati e rotondi. Dovette semplicemente chinarsi a terra e raccogliere ci che era caduto dai rami, per procurarsi cibo sufficiente. Si riemp la bisaccia e continu a camminare, avvicinandosi alle abitazioni.

Gli Dei ti benedicano!

Lo salutarono in dialetto baiuvaro dei villici intenti nella fienagione, accennando un sorriso. Rispose sorridendo. Mentre si dirigeva verso una delle fattorie lo raggiunsero altre benedizioni, altri sorrisi di uomini, donne e ragazzi. Gente pacifica, che non aveva paura degli estranei. Ne esisteva ancora in quegli anni di guerre ininterrotte, di carestia e pestilenze? Accompagnato dalla benedizione invocata sulla sua testa, ristorato dai sorrisi gratuiti Hildebrand entr nel cortile della masseria che aveva scelto quale meta. Non cera nessuna palizzata a difenderlo. Due cani vagavano per laia ma non sembravano intenzionati a cacciarlo latrando. Gli si avvicinarono, lo annusarono, poi scossero la testa quasi in segno di assenso e se ne andarono. Era una ricca fattoria, ampia e linda. Dalle finestre delle stalle annuivano pacifici i cavalli. Due gatti prendevano il sole in cima al fienile. Le galline becchettavano quiete nella sabbia e nel letame. I muri erano stati intonacati di nuovo ed il loro candore era quasi abbacinante. Le soffitte, i fienili ed i granai erano invece di legno vecchio, annerito dal tempo. I contadini avevano intagliato nelle assi dabete i simboli

sacri del sole e della ruota della vita. Le travi avevano forma di dragoni, di spighe di grano, di rami fioriti. Gli ampi balconi erano adornati di lavanda in fiore. Lungo i muri erano gli immancabili arbusti di sambuco. Dietro ledificio pi vecchio, che doveva avere pi di centanni, sul pendio della montagna, sorgevano delle case nuove. Il legno dei tetti, era dorato, risplendente di lacca. Tutto parlava di prosperit, di pace centenaria, che non aveva subito interruzioni. Dallinterno della casa padronale venivano voci di donne e bambini. Un attempato contadino sedeva a un tavolo presso lingresso: si godeva il sole e mangiava pacifico una mela, tagliandola in piccoli pezzi. Portava una tunica grigia e un cappello di panno dello stesso colore, ornato da un mazzolino di fiori di campo. Il suo volto largo, rosso di sole e di gelo, sillumin di un sorriso non forzato, non appena Hildebrand si avvicin al suo desco. Gli Dei ti benedicano, figliolo Che ti esaudiscano, vecchio posso sedermi accanto a te mangiare anchio le mie mele? Certo che puoi e se vorrai mangiare anche del lardo e del pane fai pure Non ho n lardo n pane. E potresti bere anche del vino cotto, se ti piace Vecchio se questa una taverna ti avviso che non ho un soldo. Non una taverna come ti chiami? Hildebrand Io sono Holbreed adesso mando a prenderti il lardo,il pane ed il vino Holfi! Vieni qui, figlia!

Dalla casa usc una giovane matrona dalle trecce castane. Portava una veste macchiata ma non stracciata. Si pul le mani nel grembiale e sorrise, scorgendo Hildebrand. Gli rivolse la consueta benedizione.

Figlia, portaci del pane e del lardo affumicato e del vino cotto, aromatizzato col ginepro E il finocchietto e il miele Brava. E poi

Hildebrand non afferr le ultime parole del vecchio. Erano un sussurro quasi impercettibile. La giovane spar. Dopo poco port del cibo. Era il pane duro dei montanari, coriaceo come la scorza di un albero, il lardo era compatto, bianco. Il vin cotto fumava ancora. Il fuggiasco mangi e bevve, prendendo il lardo fra i denti ad ampi lacerti strappati con le mani, tagliando con il coltello la parte che non riusciva ad entrargli in bocca, ingoiando il pane senza masticarlo, versandosi nella bocca le coppe di vino. La stanchezza invase le sue membra. Brividi profondi gli percorrevano la schiena, le guance gli tremavano, i denti battevano febbrilmente.

Veleno avete messo eleno nel vvv maledetti!

La risata sfrenata della donna fu lultima cosa che sent.

- II-

Finalmente ti svegli, straniero

Aveva di fronte quella donna. Era sudato. Sopra di lui cerano delle strane erbe appese al soffitto. Era nudo, puzzava di qualche impiastro.

Cosa mi avete fatto perch mi avete avvelenato perch

Lei rise ancora.

Sei stato malato. Eri ferito e avevi la febbre. Lhai avuta per parecchi giorni e noi ti abbiamo curato.

Non ti abbiamo fatto alcun male, anzi Scatt a sedere sul letto.

Dove sono? Dov la mia spada? Sei in casa di mio padre, Holbreed di Rots'negg io mi chiamo Holfriede e tu Dov la mia spada! Ed i miei vestiti e I tuoi vestiti sono sulla cassapanca.

Hildebrand scese dal letto e vide gli abiti l dove la rosea Holfriede gli aveva indicato. Li ho lavati e rammendati. E la tua spada non so dove labbia nascosta mio padre. Lavrai quando te ne andrai di qui.

Perch tuo padre mi ha nascosto la spada? Cosa avete in mente! Tu vaneggi ancora, straniero. Ti abbiamo salvato la vita e tu te la prendi per Dov la mia spada! le si scagli contro, la scosse violentemente , stringendola per le spalle

dimmi dov!

Non lo so! Lasciami andare! Io so solo che tu non puoi averla fino a quando starai a Rots'negg

Nessuno pu portare una spada, finch rimane al villaggio.


E perch mai? La Signora non vuole. La Signora?

Hildebrand si calm. Lasci andare la sua ospite. Laveva accudito durante la malattia. Aveva curato le sue ferite. Doveva dimostrarle un minimo di gratitudine.

Grazie.

Come? Ti ringrazio per quello che hai fatto per me. E ti chiedo perdono. E aspetter che sia tuo padre a

ridarmi larma, il giorno della mia partenza.


Perch ritieni tanto importante quella vecchia spada? Io sono un guerriero, Holfriede, un mercenario. stata la sola compagna di cui abbia potuto fidarmi, durante la mia esistenza. Gli uomini mi hanno tradito pi volte ma quellarma, che ereditai da mio padre, non mi ha mai abbandonato..

Non ti capisco. Al mio villaggio non ci sono guerrieri. Nessuno si affeziona agli strumenti di morte. Non possibile che non ci siano guerrieri. Proprio ai giorni nostri, quando ogni uomo deve saper

usar la spada per sopravvivere.


A Rots'negg non ci sono guerrieri. La Signora non vuole che si pratichino le arti della guerra. E come fate a difendervi? Ci protegge la Signora.

Le risposte di Holfriede erano quelle di una povera idiota, proferite con limperturbabile sicurezza che gli scemi impiegano per interloquire con la gente normale.

Non farmi ridere una donna sarebbe capace di difendere tutto un villaggio? Non difende solo il nostro villaggio ma tutta la valle, fino a Monte Nevoso, ad ovest. Da sola? S Saranno i suoi soldati a difendervi. No non ha soldati. Non ne ha bisogno. Questo non possibile se fosse cos la vostra valle sarebbe gi stata invasa da decine di eserciti.

Nessuno pu difendersi senza armi. Cosa succederebbe se i cavalieri del re desiderassero conquistare i domini della vostra Signora, se non ci fosse unarmata a contrastarli? E se il granduca di Brichsna volesse prendere i vostri villaggi niente lo potrebbe fermare.

Perch? Ci penserebbe la signora. Tutti i nostri nemici tornerebbero indietro sconfitti. E come pu una semplice donna difendere un territorio cos vasto? Tu non conosci la Signora. Lei non una semplice donna. la regina delle Genti Beate. La regina dei beati? Parli della vergine Maria? Della Grande Madre dei cristiani? No! I cristiani sono demoni incarnati. Bruciano i templi, uccidono la gente in nome di un dio malvagio. Da quando ci sono i cristiani per la terra ci sono solo morte e distruzione. Loro invocano la fine del mondo e Sei forse un cristiano tu?

Io? Dio mi salvi dallesserlo!

Hildebrand si era fatto il segno della croce fin da piccolo. Si era inginocchiato nelle chiese degli ariani come in quelle degli ortodossi promettendo di essere buono e giusto in nome di Dio e offrendo oboli per le vedove e gli orfani. Ma in nome di quel dio egli aveva anche ucciso e in fondo, contemplando la furia dei credenti di tutte le confessioni contro il creato non poteva che capire le idee di quella contadinotta pagana. Per il resto, per, con quella poverina non cera alcun verso di ragionare. Si alz dal letto e si fece dare i suoi vestiti.

A sera tutta la famiglia del vecchio Holbreed era riunita attorno a una ricca mensa. I suoi figli e i suoi generi erano scesi dalle malghe,e avevano portato a casa dei formaggi. Di fronte a grosse marmitte ricolme di gnocchi di pane e lardo, conditi con abbondante burro, gli uomini discutevano della passata stagione e del prossimo ritiro dagli alti pascoli, previsto per la fine del mese. Parlavano del peso delle vacche, della loro produzione in latte e vitelli, dei capi da vendere e da macellare. Le triviali, fondamentali faccende delle quali avevano sempre parlato in quel periodo, sempre con le stesse parole, con lo stesso tono di voce. Cos si era discusso attorno a quella tavola lanno prima, e lanno prima ancora,e dieci e venti e cento anni prima. Cos discorrevano i loro padri, ed i loro avi. Allo stesso modo, con le stesse parole e lidentico tono di voce. Le donne stavano zitte mentre gli uomini parlavano. Bisbigliavano tra loro cantilenando, come se stessero pronunciando scongiuri e vaticini, solo quanderano nel loro regno, in cucina ed in dispensa. Anche i bambini giocavano in silenzio oppure si limitavano a discreti sussurri e pigolii, per non turbare gli importantissimi discorsi degli adulti. Anche Hildebrand taceva. Non ne sapeva nulla lui di vacche e formaggi, di quale fosse lerba migliore, di quanto dovesse pesare un manzo di undici mesi. Non sapeva nulla del raccolto della segale e della monta dei cavalli. Stava zitto come una donna od un bambino ed aspettava di essere interpellato.

E se invece che a Storzl decidessimo di venderli a Prichsna i nostri formaggi? Forse riusciremo a

ricavarne pi soldi disse Leuwe, il marito di Holfi Che ne dite?

E che ne so io gli rispose suo cognato Holbrecht non ci vado da anni a Prichsna non conosco i

prezzi.

Forse il nostro ospite, il goto, ne sa qualcosa lui viene proprio da Prichsna. Anzi, io ho sentito dire

da uno dei valligiani di Falmink che il suo nome in quella citt sulla bocca di tutti. E non solo sulla bocca. C un cadavere appeso ad una forca, sulla piazza del mercato, al quale appeso un cartello che recita Hiltibront, goto, traditore Hildebrand non fece una piega ed ingoi con calma lultimo pezzo di pane.

E ovvio che non sono io. Per a Prichsna qualcuno aveva cos tanta voglia dimpiccarti che pur di vederti pendere dal cappio

ha appeso un altro disgraziato alla forca e lha battezzato con il tuo nome

E che ne so io Forse veramente lui Hildebrand il traditore, e io per quanto ne puoi sapere tu a Brichsna posso anche non esserci mai andato in vita mia.

Il contadino sogghign sinistramente e si cacci in bocca un altro gnocco di pane.

No no sei tu quellHiltibront ti riconosco biascic masticando, sbrodolandosi di burro tutta la bazza ed il collo, rigirandogli sotto il naso la punta del coltello che usava per mangiare sei il capo delle guardie di Wolfrom di Prichsna, almeno lo eri prima di essere impiccato Credi che sia la prima volta che vedo la tua brutta faccia, goto? Linverno scorso, nella piazza di Storzl mi sei venuto addosso con il cavallo e hai rovesciato a terra me, mio cugino ed i nostri formaggi per far strada al tuo signore, che ancora non era duca ma si comportava come se gi lo fosse. Per poco non mi hai ammazzato, carogna!

Attento con le parole, bifolco!

Hildebrand scatt, stringendo in mano il suo coltello da pane. Il malgaro per era pi robusto e pi veloce di lui, e di certo in forma migliore, gli tolse il coltello di mano, lo prese per le spalle e lo costrinse a sedere. Il resto della compagnia non parve affatto turbata per lepisodio. Si udivano grasse risate.

Ma guarda un po che roba! Ospiti un uomo, gli salvi la vita e quello tenta di tagliarti la gola! Hai

dormito nel mio letto, hai mangiato il mio cibo vuoi anche la mia pelle adesso?

Se non sono ben voluto in questa casa me ne andr. Restituitemi la mia spada! Oppure volete

tenervela in pagamento della vostra zuppa e del vostro pane?


Te ne vuoi andare? E dove? Dove andr un rinnegato come te? Ti cercheranno in tutta la regione Se mi hanno impiccato vuol dire che non possono pi farmi alcun male. Possono anche ammazzarti senza sapere che se gi morto, sai? Perch ti preoccupi di me, mangia-terra? Ridammi la mia spada e lasciami andare.

Hildebrand rovesci a terra il cibo che gli era stato offerto e si alz, deciso a prendere la porta.

Aspetta, se proprio vuoi andartene ora dovrai farlo senza spada la tua arma non in questa casa! E dov? Al sicuro nella nostra baita, sotto le Cime Bianche Perch diavolo lavete portata lass ah certo la Signora non vuole che i suoi servi custodiscano armi nelle loro case! Ma forse le sue mucche possono portare la spada

Il contadino grugn e prese da bere. Trangugi un paio di bicchieri di vino e poi ricominci a parlare con i fratelli ed i cognati, degli argomenti di prima, come se nulla fosse accaduto. Hildebrand and a prendere la sua bisaccia, nella stanza che lo aveva ospitato, al piano superiore. Non dimentic di arraffare un paio di piatti dargento ed un idolo doro, posati con noncuranza sopra le cassapanche.

Scese nella stanza ove tutti pranzavano e si avvicin alluscio. Non li avrebbe neppure salutati quei dannati contadini. E non avrebbe provato alcun rimorso. Holfi lo ferm.

Accetta questo sacco di provviste, straniero e che la benedizione degli dei sia Ancora questa lagna? Andate alla malora! E dove andrai adesso, goto? gli chiese il vecchio Holbreed - che strada prenderai? Sei debole,

disarmato e sta calando la notte. Fermati ancora.

Per quale motivo? Lasciatemi al mio destino!

Leuwe mangiava delluva. Sput a terra buccia e vinaccioli e poi brontol.

Rimani, goto. Tu ci servi. Tu ci insegnerai ad usare la spada. Non c nessuno tra noi che sappia

usare le armi. Hildebrand si blocc e si volt indietro.

Non possibile! Davvero c qualcuno che vuole usare ancora gli strumenti di morte in questa valle

felice?

Da secoli non ci sono guerrieri in questa valle. E neppure tu potrai praticare le arti della guerra nei

Campi della Signora. Le malghe per non appartengono a lei. Gli Alti Pascoli sono solo nostri. Nostri e della Madre Terra e del Padre Sole. Gli uomini dei villaggi verranno alla baita. Diventer una fucina ed una scuola di combattimento. Impareranno a forgiarsi le armi e ad usarle. Cos quando verr il momento

Volete ribellarvi alla vostra padrona? No no per tutti gli dei Tu non sai chi la Signora. Non sai di cos capace! Comunque in qualche modo voi volete imbrogliarla, disobbedirle. No. Non disobbedirle. Prepararci ad aiutarla, quando sar necessario. Ma lei non ha chiesto il nostro aiuto se e quando le servir lo chieder! intervenne Holfi e noi

laiuteremo.

Zitta, donna, lo sai bene cosa succeder, se lei dovr cercare il nostro aiuto come ha fatto con i nostri padri! Saremo investiti dal suo potere, e diventeremo dei mezzi demoni. Ma io voglio combattere da uomo, non da figlio dellAbisso.

Tutti tacquero. Nella stanza si sparse un silenzio pesante, gelido. Pazzi. Erano pazzi. Hildebrand volt le spalle ai suoi ospiti e varc la porta.

Aspetta! grid Leuwe Se ci aiuterai ti pagheremo bene. E la roba che hai preso in camera mia

puoi tenertela come anticipo! Hildebrand torn alla sua panca, si sedette e prese da bere.

Contro chi volete armarvi, lass sulle malghe? Contro le vacche dei vostri vicini?

Tacevano. Le donne gemevano nelle stanze vicine e sussurravano una parola insensata, qualcosa come Gurgunien.

Holfi! Non aprire bocca e porta la sambuchella! - rugg il vaccaro Il fatto che c' una grande minaccia potremmo essere attaccati da un momento allaltro.

Certo, di questi tempi anche la vostra Valle dei Beati rischia di venir aggredita da un esercito Se

Wolfram di Brichsna

Che ce ne importa di quel porco! Se venisse qui con le sue armate la Signora lo caccerebbe indietro.

Fuggirebbero a gambe levate, i suoi prodi, come sono fuggiti i Vandali ed i Franchi, com fuggita la tua stessa gente un secolo fa. Come sono fuggiti i romani al loro tempo. La Signora pu annientare qualsiasi esercito. Non ridere. Non la conosci

E chi questa vostra signora, Holle in persona? Non scherzare riguardo a lei, straniero! Comunque neppure lei potrebbe far nulla contro di Loro se

ritornassero a vedere

Loro chi?

Holfi aveva portato la sambuchella. I bicchierini sul vassoio tremavano, spargendo il liquore per ogni dove. Il malgaro prese egli stesso il piatto, lo appoggi sul tavolo e distribu i bicchieri agli uomini presenti. Dovette scolarsene un paio prima di trovare il fiato per parlare.

Le Lame Sottili disse con un singhiozzo - Che lInferno se li riprenda E chi sono?

Le donne nella cucina sussurrarono il loro Gurgunien.

Gurgunien? ripet Hildebrand GurgundI Burgundi, forse?

Holbreed rise ed intervenne nella discussione

Ma quali Burgundi! brontol il vecchio- Gurgunien Gorgonides, li chiamavano i Romani la

stirpe della Gorgone. Sono dei demoni. Infestano questa valle fin dai tempi pi antichi.

Ma la Signora li ha resi impotenti e loro non possono far male a nessuno disse Holfriede, in un sol

fiato.

Zitta ! disse Holbreed - Non sono impotenti sono ciechi, persi nella fuliggine del mondo delle ombre. Per questo non vedono le nostre abitazioni e non attaccano. La Signora li ha accecati.

Per adesso lasciano i loro graffi sugli alberi e sulle palizzate - disse Leuwe e perci qualcosa ci vedono. Noi siamo le Lame Sottili, scrivono qui sono state le Lame SottiliE questo successo anche di recente. E poco lontano da qui.

10

Ma non hanno attaccato nessuno. disse Holfi - Vuol dire che la Signora ci protegge ancora. E non

abbiamo bisogno di armi

Zitta! Zitta!. Hanno incominciato ad uccidere, invece. Me lo ha raccontato un valligiano di Mooreit,

che abita proprio sotto il castello della Signora.

E guai a voi se continuate a complottare contro di lei, e a nominare i suoi nemici. Lei ci sente, Lei ci

punir.

Taci, donna! Tempo fa un missionario cristiano sera spinto fino a quei villaggi. E aveva predicato per convertire la gente al culto del suo dio. E diceva che la croce lamuleto pi potente contro i demoni. Bene, non ha convinto nessuno e se n andato via verso il fondo della valle. Dopo pochi giorni hanno ritrovato la sua croce, sotto la croce una pozza di sangue, e appesi alla croce una lingua, due orecchie e - Leuwe si tocc gli attributi - E inciso sopra il pastorale c'era il simbolo delle Lame Sottili.

E vero Tutto vero.Bisbigliavano sotto i baffi i barbuti montanari.

Questo accaduto perch sono proprio i cristiani ad evocare i demoni. sentenzi Holfi Ed stata

una bella punizione per quel


Zitta! Zitti tutti tagli corto Hildebrand io non mi far incantare dalle vostre storielle riguardo ai diavoli che strappano le palle ai viandanti. Voglio andarmene e domani me ne andr. Lo farei anche adesso, ma siamo nel cuore della notte e sono stanco. Tenetevi la mia spada e riprendetevi la vostra chincaglieria. Io vado a dormire nella stalla.

Gett sul tavolo i due piatti e lidolo, trangugi la sua sambuchella e se ne and.

Si infil in un fienile e coricandosi sullerba secca, profumata di melissa maled quei contadini. Maled i loro gnocchi al lardo affogati nel burro, che sicuramente gli sarebbero rimasti sullo stomaco tutta la notte. Maled il loro pane ed il loro vino. Era un ingrato? Anche se gli avevano salvato la vita, anche se lavevano curato e rimesso in piedi quei bifolchi non potevano pretendere nulla da lui. Non potevano imporgli di servirli come farebbe un feudatario, di organizzare per loro un esercito, di essere un mastro darmi ed un generale per chi mai lavrebbe potuto pagare con moneta sonante, unica vera gloria al mondo. Entrando nella stanza ove mangiavano, quella sera, aveva invidiato la loro famiglia. Vivevano in pace e prosperit, avevano una ricca casa, e la terra faceva loro dono di cibo abbondante. Egli invece era uno spiantato. Tutte le ricchezze di cui si era fatto vanto fino a poco prima erano svanite. In tutta la sua vita non era stato capace di crearsi una famiglia, di procurarsi una dimora stabile. Non aveva una moglie da stringere a s, dei figli da vezzeggiare. Non aveva un nome rispettabile. Non aveva nulla.

11

Quella gente non faceva progetti. Avevano il futuro assicurato, lo stringevano nelle mani quando impugnavano la zappa, la cavezza dei loro animali, la mano dei loro figli, quando accarezzavano il pane prodotto con il frutto della loro terra. Lui invece aveva in mano solo sogni balordi riguardo all'avvenire. Sognava di diventare un notabile, di possedere palazzi, servi, tenute. Avrebbe trovato un signore di buona creanza, lavrebbe servito con onore e sarebbe stato premiato. Padrone di vasti possedimenti, avrebbe trascorso una vita gloriosa e beata. Forse si sarebbe dedicato alle conquiste. E dopo la sua morte il suo corpo sarebbe stato conservato in un degno monumento, sotto la cupola dorata di una basilica. Se la sorte non fosse stata cos generosa con lui, e probabilmente non lo sarebbe mai stata, sperava almeno di avere una degna morte in battaglia. Sarebbe stato ricordato dai compagni come un buon combattente. Lo avrebbero compianto. Forse persino qualche donna avrebbe versato le sue lacrime per lui. Questa era la fine giudicata migliore dai suoi antenati. Anche suo padre era morto cos, e lui non poteva disprezzare lidea di entrare nel novero degli eroi il cui ingresso nellaldil era stato fulmineo e sanguinario. E infine cera lultima speranza, il progetto pi meschino, che solo raramente solleticava la sua immaginazione: quello di diventare un angelo, visto che durante tutta lesistenza era stato pi bestia che uomo. Un giorno sarebbe stato incapace di combattere, per la stanchezza, la vecchiaia, la malattia, e avrebbe rischiato di morire come un cane. E allora avrebbe cercato rifugio in un convento. Sarebbe divenuto un silenzioso monaco e avrebbe finito i suoi giorni nellozio e nella noia dei beati. Tutti questi fumosi progetti, di fronte alla felicit di cui quella gente modesta, tranquilla e lavoratrice sembrava godere si erano rivelati i sogni di un miserabile. Quei contadini gli erano molto superiori a lui. Poi per erano venute le parole vuote di Leuwe, i suoi insulti, i suoi racconti insensati, ed il suo imbarazzo nei confronti degli ospiti era svanito. Non aveva nulla da invidiare a quei montanari folli che vivevano nel culto e nel terrore di creature demoniache. Non si poteva sradicare il male dal cuore delluomo. Se quella gente non era sanguinaria, bestiale, prona allodio, non era di certo immune da ossessioni maligne. E la pazzia che li opprimeva derivava proprio dalla pace alla quale era costretta da secoli quella valle remota, dalleterna, bestiale ripetizione di tradizioni ed usi che i padri avevano trasmesso loro. Era generata dalla sostanziale incapacit, da parte degli uomini, di godere della vera beatitudine. Non erano afflitti da alcun male reale quei valligiani, ma cercavano il male, lo corteggiavano. Hildebrand sentiva che i suoi pensieri si facevano sempre pi pesanti e faticosi, e si mischiavano alle immagini ed ai suoni confusi che penetrano nella mente di chi scivola verso il sonno. Si sarebbe alzato di buon mattino. Si sarebbe diretto a sud ovest, verso le terre del Burgravio di Mairen, che gi aveva avuto modo di servire.

-III-

12

Fu svegliato nel cuore della notte, da acutissime grida di donna. Il primo urlo si incaston in uno degli incubi che lo avevano tormentato durante le ultime ore, causati dal cibo pesante e dal troppo vino. Sognava che uno dei famigerati Gurgunien stava incidendo le sue rune sopra la porta del fienile dove dormiva. Non vedeva in volto quel demone. Aveva mani lunghe e sottili, che stringevano lunghi stiletti. I suoi compagni intanto distruggevano la fattoria. Divampava un incendio e i corpi giacevano impilati in mezzo al cortile. Una vittima non ancora immolata, una donna, gridava. Apr gli occhi, sbuff e si rigir nel fieno. Si ud un secondo grido. Reale. Agghiacciante. Hildebrand salt in piedi. Cera odore di bruciato. Del fumo nero sinfilava sotto la porta. Un terzo grido. E grida di animali, nelle stalle accanto. Muggiti e nitriti spaventosi, zoccoli che cercavano di sfondare le pareti. E poi odore di carne bruciata e di sangue. Scatt alluscio, lo apr. La fattoria era in fiamme. Due dei contadini giacevano al centro del cortile, sventrati. Non osava pensare. La donna gridava ancora. Era Holfi. Attravers il cortile, discinta e scarmigliata, ululando il nome del marito. Hildebrand la raggiunse, la afferr per le braccia.

Cos successo? Cosa succede! sbrait sono stati dei banditi? Scappa corri - sibil la giovane vattene! Sono i Gur...gun No! No! E LEI! Fugginasconditi!

Hildebrand si sent travolgere da una vampata calda ed ud un possente fruscio sopra la sua testa, simile al rumore del vento che gonfia le ampie vele di un grande veliero. Sollev gli occhi e la vide. Vide una creatura che pensava potesse esistere solo nelle leggende, nelle storie di antichi eroi da narrare attorno al fuoco. Aveva smesso di credere allesistenza di simili mostri quando aveva s e no sei anni, ma ora quella cosa era l, sopra di lui, ed era vera. Planava sopra di loro muovendo ampie ali da nottola. Il suo corpo coperto di squame perlacee, serpeggiava nella densa caligine del cielo notturno, resa ancora pi nera dal fuoco dellincendio. Si ud un sibilo di potenza inaudita, inimmaginabile, ed un torrente di fuoco attravers loscurit, disperdendosi in miriadi di scintille.

Un dradra un dragone Scappa - mormor Holfi con un fil di voce.

Hildebrand non aveva abbastanza forza per fuggire. Era paralizzato dal terrore. Lunica sua speranza era che fosse anche quello un sogno. E che al prossimo grido si sarebbe svegliato, scoprendo la reale causa di quel trambusto che turbava il suo sonno. Holfi grid di nuovo.

Leuwe!

13

Il marito giungeva di corsa dal fondo del cortile. Stringeva in mano un forcone.

Leuwe Leuwe ho messo i bambini al sicuro ho

La giovane croll al suolo priva di sensi. Il malgaro rivolse la punta del forcone al cielo. Il drago punt verso terra i suoi occhi di agata fiammeggiante. Scese lentamente, quasi nuotando nellaria, e quando fu vicino al suolo allung i suoi artigli e si pos con inaspettata leggerezza.

Eccoti, brutta bestia, serpe schifosa! Credi davvero di essere cos potente se poi hai paura di noi

poveri contadini? Ma io non ho paura di te, porca! Non ho paura! Quelluomo era un pazzo e si comport da folle fino allultimo respiro. E gli ultimi raccapriccianti momenti della vita di quellinsensato si compirono sotto gli occhi sbarrati di Hildebrand. Un gelo insopportabile lo pervase. Non aveva pi calore nelle vene. Il drago aveva sollevato la testa dal corpo straziato della sua preda e lo fissava dritto nelle pupille. La nausea lo aggred, ed il terrore gli svuot gli intestini. Pochi attimi e anche lui sarebbe stato un ammasso di carni lacerate e combuste. Tutto si fece rosso, sanguigno turbine.

Si rese infine conto che stava correndo. Correva a gambe levate gi per la montagna. Correva senza capire n vedere nulla. La confusione che era diffusa intorno a lui in luogo del mondo incominci a scomporsi in particolari sfuggenti, in oggetti innumerevoli intrisi dellombra notturna. I sassi del sentiero, i fili derba, le radici ed i rametti che scricchiolavano sotto i suoi piedi sapeva che sarebbe stato salvo, che il drago non lavrebbe raggiunto, finch tutte queste cose avessero conservato la loro tinta grigio- opaca. Nel momento della fine tutto si sarebbe illuminato a giorno, trasfigurandosi nellespandersi della vampata mortale. Il buio per resisteva. Il fuoco rimaneva lontano, in cima al pendio alle sue spalle. Hildebrand si gett in un folto di noccioli, ed ancora le gambe lo reggevano, e sentiva solo una fitta sotto lo stomaco, secca e ripetitiva serie di stilettate. I cespugli si infittivano, si diradavano, divenivano di nuovo un muro verde. Il terreno si ricopriva di aghi di pino secchi. Cominciava la foresta. Il suo fiato freddo e denso di umori lo travolse. Se fosse rimasto al riparo di quel tetto dalberi il drago non lo avrebbe visto. Rallent la sua corsa, cominci a camminare. Era scalzo, seminudo. Tutti i suoi averi erano sparsi su per i pendii di Rots'negg. I suoi calzari e la sua bisaccia erano in una baracca in fiamme. La sua spada in mezzo allo sterco di vacca, in una malga sconosciuta. Per lui era vivo. Era sopravvissuto. Aveva visto un drago, aveva assistito alla sua furia, al suo pasto, e gli era sfuggito. Tremava sottilmente per il freddo e per lebbrezza. I peli del petto e delle braccia si erano sollevati in un' inutile barriera. Le fronde stormivano sopra di lui ed il vento che le muoveva penetrava tra i tronchi fino a sfiorare il terreno. Era un vento caldo, impetuoso, le sue folate si susseguivano ad un ritmo regolare. Come un battito dali.

14

Hildebrand sollev la testa lentamente. Il mostro planava sopra la foresta, scrutava cauto nelle brecce che si aprivano nel suo manto antico. Lo scorse, cal incontro a lui, sibilando. La fiamma si mosse rapida nellaria, sfior il bosco. Lincendio attecch. Riprese a correre. Forse non cera scampo per lui ma voleva rimanere vivo il pi a lungo possibile. Il fuoco si sviluppava rapidamente, dilagava di cespuglio in cespuglio, di albero in albero. La bestia infernale volava sopra il bosco, ed il suo sibilo continuo sembrava avere una sua mortale armonia. Ad Hildebrand parve di distinguere delle parole nel soffio del drago, un incantesimo incomprensibile ed agghiacciante. Lo avrebbe ipnotizzato, lavrebbe fermato. Lavrebbe preso e si sarebbe nutrito della sua carne. Cominci a gridare sperando che il suo grido avrebbe coperto quel suono spettrale. E corse ancora pi veloce. Sent di nuovo la fitta sotto lo stomaco. E poi un'altra sotto il costato, a destra. Finch avrebbe sentito dolore sarebbe rimasto vivo. Sarebbe sopravvissuto fino a quando avrebbe avuto voce per gridare, forza per fuggire. Qualcuno lo afferr per un braccio, lo trascin a terra. Erano in fondo alla valle, in unampia radura. Le stelle stavano gi annegando nella luce dellalba. Un vecchio barbuto, gli sorrideva sarcastico, schiacciandolo al suolo. E intorno a loro la foresta bruciava. Dove vai, codardo! era Holbreed. Lasciami andare! strill lasciami andare. Fermati! Guardala negli occhi! Affrontala. No no lasciami andare Ti raggiunger comunque, muori da uomo, almeno! Cosa vuoi da me! Lasciami andare Prendi questa spada e sfidala! Sfida quella bestia! Sfidala tu se vuoi lasciami stare Io non posso ma tu

Holdbreed gli mise in mano un pesante spadone. Hildebrand riusc finalmente ad alzarsi. Gett larma al suolo. Vicino a lui non cera nessuno. Quel brando ingombrante ed antico riluceva di un bagliore azzurrino. Il drago fu sopra di lui. Gli fu addosso, lo blocc al suolo con tutto il suo immenso corpo. Hildebrand afferr la spada, ma prima che potesse stringere saldamente le dita attorno all'elsa, la bestia infernale l'aveva artigliato. Le unghie gelide come il ghiaccio gli passavano da parte a parte la spalla, il torace ed il ventre, lo inchiodavano al terreno. Gorgogli, vomit un copioso fiotto di sangue, e poi un secondo, un terzo. Sarebbe stata breve l'agonia. Gi le sue gambe si muovevano da sole, scalciavano contro il terreno. La lingua scappava fuori di bocca. Un quarto fiotto. Mosse il braccio destro, e fu come se fosse la spada a guidare la sua mano, e non il contrario. Forse era la disperazione, l'estremo anelito alla vita che muoveva i suoi muscoli, e dava loro forza. Colp,

15

una, due volte. Il drago grid. Si contorse. Aveva la gola squarciata. La coda si abbatt violentemente sulle gambe della vittima, le ridusse a poltiglia sanguinolenta. Hildebrand non vide pi. Il sangue del drago lo inond. Un torrente di fuoco lav via l'anima dal suo corpo. Poi il grande serpente spir, un'ultima vampata usc dalle fauci del mostro, e ci fu odore di carne bruciata, prima del buio.

Dapprima fu il profumo. Un aroma d'inaudita dolcezza e invincibile forza che pervadeva le narici ed il palato. Sembrava avere una sua corporeit quell'essenza, scivolava dal naso alla bocca e solleticava la lingua come la pi delicata delle bevande. Poi fu il contatto della seta sulla pelle. Seta morbida e calda, che accarezzava tutte le membra, le avvolgeva in un bozzolo pi dolce del ventre di una madre. Le sue orecchie poi percepirono un'armonia essenziale di suoni ovattati. Il battito del suo cuore s'intrecciava al sibilo dell'aria nei polmoni. Il soffio delle sue narici s'univa alla musica di un altro respiro leggero. Gli occhi ebbero la grazia della luce, infine, e si riempirono della visione di un volto meraviglioso. Era vivo, e chinata sopra lui c'era una fanciulla di grande avvenenza. Avrebbe creduto di vedere un angelo, se quella bellezza non fosse stata corporea, sensuale. I lineamenti della donna erano perfetti. E la sua pelle era intatta, senza rughe e cicatrici, lentiggini o nei. Nessuna donna mortale poteva avere una carnagione cos immacolata. Eppure questa perfezione non era gelida, irreale. Non era una creatura da venerare, un'immagine di sogno. Era una vera donna, ed il suo corpo fasciato da stoffe cangianti, pesava sopra di lui, emanando calore e desiderio. Era lei la fonte di quel profumo. Profumavano i capelli corvini, morbidi, che scendevano in lunghe ciocche. Profumavano i seni avvolti ma non nascosti dalle sete del corpetto attillato. Profumavano le mani piccole ma forti. La sinistra era appoggiata sopra la sua spalla destra, la destra era sotto le coperte, e gli massaggiava il ventre. Era seduta sul letto, alla sua destra. Tende sottili chiudevano l'alcova. Oltre i veli si vedevano luci

ondeggianti. Forse qualcuno si muoveva attorno al letto portando delle candele. Eppure non sembrava notte. Quel luogo era pervaso da una luce lattea, pi dolce di quella del giorno. Ed in quella luce bianca, insieme a lui, c'era solo la fanciulla, il suo volto nitido, il suo collo niveo, le sue mani immacolate. Hildebrand apr la bocca e desider parlarle, ringraziarla, poich stata sicuramente lei a salvarlo, lodare la sua grazia, la potenza delle sue arti di guaritrice. Ma la sua lingua si mosse timidamente contro il palato e il suo fiato non la fece vibrare. La fanciulla allora tolse la mano sinistra dalla sua spalla, senza levare la destra da sotto le coperte, e gli porse un boccale, glielo accost alle labbra, gli fece bere una pozione dolce e corroborante.

Sei ... bella... , molto bella. - Aveva parlato con il tono di un bambino che vede per la prima volta in

vita sua una giovane castellana vestita dei suoi abiti migliori. - Tu sei la Signora... vero? Fece cenno di s con la testa.

16

Io sono Yevlavie, la signora di questa valle. Dicono che sei molto potente... e lo sei. Tu mi hai salvato dal Drago... Non ti ho salvato disse lei, sorridendo ho curato le tue ferite. Io ho... ucciso il drago, no?

Scosse il capo sorridendo.

Non l'hai ucciso. L'hai sconfitto. Nessuno pu uccidere un drago. Neppure il pi grande degli eroi

l'ha mai fatto. I draghi sono immortali. Il drago non una bestia, un Custode della Terra... in una delle sue metamorfosi.

E allora quel mostro assalir ancora i tuoi villaggi e porter la morte in questa valle ancora a lungo... forse stato evocato dai tuoi nemici, dai Gurgunien?

Il sorriso della meravigliosa fanciulla divenne una vera e propria risata.


A nessuno di loro consentito di usare un tale potere. Allora chi che brucia le case dei tuoi contadini? Che sparge terrore, nutrendosi di carne umana...

quale potenza infernale ho affrontato? E come ho fatto a sopravvivere?

Era destino. Hildebrand il tagliagole non meritava di morire da eroe...

Ebbe uno scatto di ribellione il mercenario goto, c'era qualcosa di sinistro nella sua salvatrice. Cerc di mettersi a sedere sul letto ma si sent schiacciare contro le lenzuola. Era lei a tenerlo bloccato. Prese la mano destra della dama. Cerc di togliersela di dosso ma quando l'afferr e la tir verso l'alto sent una fitta terribile al ventre. Ricadde sul cuscino, contorcendosi. Un copioso fiotto di sangue irruppe nella sua gola. La donna sollev le lenzuola. Il paziente vide che nel suo stomaco era ancora infilato l'artiglio del drago. E la mano era fusa con quel micidiale spuntone, il candore del braccio era screziato di squame perlaacee, che si univano in un compatto mosaico sul dorso, attorno alle unghie lunghe come scimitarre. La signora infilava in profondit nelle sue carni quel suo arto corrazzato e armato. Lo faceva con delicatezza, con cura, come un cerusico che debba asportare un organo infetto. Sarai consacrato. destino. Sarai mio.

Consacrato. Bruciato. Transumanato. Sent un nuovo torrente di fuoco travolgerlo. E fu la luce suprema ad accecarlo, la luce che da giorni lo inseguiva, affamata della sua carne, e finalmente poteva divorarlo.

17