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Società Chimica Italiana Divisione di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali col patrocinio di: Seminario

Società Chimica Italiana Divisione di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali

col patrocinio di:

Seminario Scientifico–Tecnico Dipartimento Scienza dei Materiali Università del Salento

Dipartimento Scienza dei Materiali Università del Salento X X C C O X C O O

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Acaya Golf Hotel

Acaya, Vernole (Lecce), 11 - 15 Giugno 2007

ATTI DEL CONGRESSO

SCOPO DEL CONGRESSO

La Chimica è una tra le più importanti discipline scientifiche in grado di fornire elementi conoscitivi per lo sviluppo di azioni atte a salvaguardare l’uomo, la qualità della vita e l’habitat naturale. La Chimica, inoltre, è in grado di supportare politiche di sviluppo sostenibile e affrontare emergenze planetarie, spesso legate a un irrazionale uso delle risorse. La Chimica, come scienza al servizio dell’umanità, dimostra dunque la sua forza creativa nell’innovazione tecnologica, nei nuovi materiali e nei processi industriali puliti e, allo stesso tempo, nel settore dei Beni Culturali, offre strumenti metodologici per la salvaguardia e valorizzazione. In questo senso, la Chimica si propone come “Scienza di Vita” a difesa degli equilibri naturali e per la tutela delle opere frutto dell’ingegno umano.

Il X Congresso Nazionale della Divisione di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali vuole, dunque, mettere in risalto questi aspetti, confrontando le più avanzate esperienze scientifiche in campo nazionale. La scelta di Acaya, esempio di cittadella medioevale fortificata, vuole esaltare il connubio tra “Ambiente e Beni Culturali” in un’area, il Salento, dove la conservazione del patrimonio naturalistico e storico-culturale diventano strumenti di un armonico sviluppo del territorio. I temi del Congresso riguardano aree come “ metodi innovativi di conoscenza e indagine, prevenzione, protezione e qualità”. All’interno di queste trovano spazio importanti problematiche come “la bonifica dei siti contaminati e la valutazione del rischio ambientale, gli inquinanti prioritari e le nuove direttive per le sostanze chimiche, l’ inquinamento di aree urbane e la salute umana, la depurazione delle acque e gestione dei rifiuti, la conservazione e valorizzazione dei beni culturali.

Nicola Cardellicchio Presidente della Divisione di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali

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COMITATO SCIENTIFICO

Angelo Albini, Università di Pavia Ezio Bolzacchini, Università Bicocca, Milano

Luigi Campanella, Università La Sapienza, Roma Nadia Marchettini, Università di Siena

Nicola Cardellicchio, CNR-IAMC, Taranto Antonella Casoli, Università di Parma Alfredo Castellano, Università del Salento Maria Perla Colombini, Università di Pisa Massimo Del Bubba, Università di Firenze Gianluigi De Gennaro, Università di Bari Angelo Dell’Atti, Università del Salento

Franco Dell’Erba, CRC - Taranto Paola Gramatica, Università dell’Insubria, Varese

Gioacchino Micocci, Università del Salento Luciano Morselli, Università di Bologna, Rimini Fabrizio Passarini, Università di Bologna Roberto Ramadori, CNR-IRSA, Roma Corrado Sarzanini, Università di Torino Antonio Tepore, Università del Salento Pietro Tundo, Università di Venezia

COMITATO ORGANIZZATORE

Cristina Annicchiarico, CNR-IAMC, Taranto Alessandro Buccolieri, Università del Salento Giovanni Buccolieri, Università del Salento Micaela Buonocore, Università di Bari Antonella Di Leo, CNR-IAMC, Taranto Vittorio Esposito, Consorzio INCA, Lecce

Santina Giandomenico, CNR-IAMC, Taranto Floriana Pizzulli, Università di Bari Stefania Santoro, CNR-IAMC, Taranto Mariella Siciliano, Università del Salento Lucia Spada, Università di Bari

SEGRETERIA SCIENTIFICA E ORGANIZZATIVA

Nicola Cardellicchio CNR - Istituto per l’Ambiente Marino Costiero, via Roma 3, 74100 Taranto Tel. 099 4542208/206/207, Fax 099 4542215, e-mail: n.cardellicchio@iamc.cnr.it

CON IL PATROCINIO DI:

Regione Puglia, Provincia di Lecce, Comune di Vernole, ARPA Puglia, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Consorzio Interuniversitario INCA, Ordine Interprovinciale dei Chimici di Lecce e Brindisi, Ordine dei Chimici di Taranto, S.C.I. – Gruppi Interdivisionali Green Chemistry e Scienza e Tecnologia degli Aerosol, WWF.

ARTICOLAZIONE DEL CONGRESSO

Il Congresso è articolato in conferenze plenarie, comunicazioni orali e poster. Le comunicazioni orali hanno la durata di 20 minuti, compresa la discussione. Il formato dei poster non deve superare la dimensione di 80 x 100 cm. I poster saranno affissi il primo giorno e per tutta la durata del Congresso.

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Si ringraziano gli sponsor:

Analitica S.a.s., CEM, Chebios, Consorzio Interuniversitario INCA, Ecomondo, FKV, Italgest, Labozeta, LabService, Lenviros S.r.l., Levanchimica, Monticava, Osservatorio di Campi Salentina, Perkin Elmer, Sea Marconi Technologies S.a.s., Seminario Scientifico Tecnico - Università del Salento, Shimadzu, Solvay Chimica Italia S.p.a., STD Italia S.r.l., Systea, Varian, Zanichelli.

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PROGRAMMA

LUNEDÌ, 11 giugno 2007

Arrivo dei Congressisti all’Acaya Golf Hotel

17.00-20.00

Registrazione dei partecipanti

20.00

Cocktail di benvenuto - Acaya Golf Hotel

MARTEDÌ, 12 GIUGNO 2007

8.00-9.00

Registrazione dei partecipanti

9.00-10.00

Cerimonia inaugurale: saluto delle Autorità, apertura del Congresso

Consegna delle Medaglie a Personalità scientifiche della Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali

Consegna delle Medaglie della Divisione a:

LUCIANO MORSELLI, Università di Bologna, Sede di Rimini MARIA TERESA VASCONCELOS, Università di Porto

Consegna della”Medaglia Liberti”a:

LUIGI CAMPANELLA,Università “La Sapienza”, Roma

CONFERENZE AD INVITO

Presiedono: M. Del Bubba, C. Sarzanini

10.00-10.40

L. Morselli La Chimica dei Beni Culturali: il degrado dovuto all’azione degli inquinanti

10.40-11.20

M.T. Vasconcelos Influence of salt marsh plants on levels and speciation of trace metals in sediments and water column in case of sediment re-suspension

11.20-11.40

Coffee break

SESSIONE: ANALISI DI RISCHIO E BIOINDICATORI

11.40-12.00

A. Marcomini, A. Critto, C. Micheletti, E. Semenzin L’analisi di rischio ecologico nella gestione dei siti contaminati

12.00-12.20

D. Brigolin, F. Rampazzo, D. Berto, S. Covelli, S. Predonzani, M. Giani, R. Pastres Un modello matematico per lo studio degli impatti delle attività di mitilicoltura sulla chimica dei sedimenti superficiali

12.20-12.40

S. Girotti, L. Bolelli, E. Ferri, E. Maiolini, M. G. Fumo, N. Barile, P. Fonti I bioindicatori nel monitoraggio ambientale: batteri bioluminescenti, mitili, squali ed api

12.40-13.00

M. Bernardello, E. Centanni, S. Noventa, D. Berto, M. Formalewicz, M. Giani, B. Pavoni Metodiche per la determinazione di composti organostannici: applicazione al mollusco bioindicatore Nassarius nitidus nella laguna di Venezia

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13.00-14.30

Intervallo pranzo

SESSIONE: SITI CONTAMINATI, DEPURAZIONE, RIFIUTI

Presiedono: G. Petruzzelli, R. Ramadori

14.30-14.50

L. Campanella, R. Antiochia, F. Borzetti, P. Ghezzi, E. Martini, M. Tomassetti Il Vetiver una nuova opportunità per la fitodepurazione da metalli pesanti:

prestazioni e comportamento

14.50-15.10

S. Doumett, A. Cincinelli, D. Fibbi, L. Lepri, S. Mancuso, M. Del Bubba Applicazione di tecniche di fitoestrazione per la bonifica di suoli contaminati da metalli pesanti

15.10-15.30

C. Alisi, R. Musella, F. Tasso, C. Ubaldi, S. Manzo, A. R. Sprocati Biorisanamento di suolo contaminato da diesel mediante bioaugmentation con un consorzio microbico autoctono, isolato dal sito di Bagnoli-Coroglio

15.30-15.50

C. Di Iaconi, G. Del Moro, R. Ramadori, A. Lopez Applicazione su scala dimostrativa della tecnologia a biomasse granulari per il trattamento dei reflui municipali

15.50-16.10

C. Bonserio, A. M. Losacco, M. Muolo, F. Tedeschi Laser induced breakdown spectroscopy (LIBS) monitoring emission produced by a plasma torch for the treatment of wastes

16.10-16.30

M. L. Feo, M. Sprovieri Metodi di decontaminazione da idrocarburi policiclici aromatici in sedimenti marini: soil washing e reagente di Fenton

16.30-16.50

Coffee break

Presiedono: N. Marchettini, P. Bruno

16.50-17.10

G. Pojana, E. Corrocher, A. Fantinati, D. Vallotto, A. Marcomini Sostanze farmaceutiche in ambienti costieri: comportamento negli impianti di trattamento sversanti in laguna di Venezia

17.10-17.30

F. Italiano, A. Agostiano, F. Milano, L. R. Ceci, F. DeLeo, R. Gallerani, L. Giotta, A. Dell’Atti, A. Buccolieri, G. Buccolieri, M. Trotta Interazione fra metalli pesanti e batteri fotosintetici rossi anossigeni

17.30-17.50

R. Terzano, M. Spagnuolo, B. Vekemans, K. Janssens, P. Ruggiero Alcune applicazioni di tecniche microanalitiche che impiegano raggi X di sincrotrone per lo studio di metalli nel suolo e nella pianta

17.50-18.10

B. De Tommaso, G. Mascolo, C. Malitesta, G. Bagnuolo, V. F. Uricchio, G. Brunetti Applicazione della tecnica TD/GC/MS per la determinazione diretta di PCB in campioni di suolo contaminati

18.30-19.30

RIUNIONE DOCENTI GRUPPO CHIM12

20.30

VISITA AL CASTELLO DI ACAYA

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MERCOLEDÌ, 13 giugno 2007

CONFERENZA AD INVITO

Presiedono: L. Morselli, F. Passarini

9.00-9.40

L. Campanella Ambiente e Beni Culturali: un ponte per la Chimica fra passato,presente e futuro

SESSIONE : TECNICHE DI INDAGINE PER I BENI CULTURALI

9.40-10.00

P. Baraldi, F. Paccagnella, P. Zannini Development of complementary microscopic techniques in the analysis of cultural heritage materials

10.00-10.20

L. Campanella, F. Borzetti, R. Dragone, P. Galli La datazione di manufatti cementizi: un problema ancora aperto

10.20.10.40

F.

Adduci, A. Buccolieri, G. Buccolieri, A. Castellano, R. Cesareo, L. S. Leo, F. Vona

La fluorescenza a raggi X in dispersione di energia (EDXRF) per lo studio della tela “San Felice in Trono” di Lorenzo Lotto

10.40-11.00

L. Campanella, C. Costanza, A. D’Aguanno Applicazioni di un fotosensore di persistenza ambientale a carte antiche

11.00-11.20

Coffee break

SESSIONE: QUALITÀ DELLARIA E PARTICOLATO ATMOSFERICO

Presiedono: E. Bolzacchini, G. De Gennaro

11.20-11.40

M. Amodio, P. Bruno, M. Caselli, P. R. Dambruoso, B. E. Daresta, G. de Gennaro,

P.

Ielpo, V. Paolillo, C. M. Placentino, M. Tutino

Monitoraggio e composizione chimica del PM2.5 e PM10 in Puglia

11.40-12.00

P. Bonanni, A. Giovagnoli, C. Cacace, R. Gaddi Impatto dell’inquinamento atmosferico sul patrimonio storico-artistico italiano:

definizione del rischio ambientale-aria nell’area del comune di Roma

12.00-12.20

A. Bergamo, A. Buccolieri, G. Buccolieri, I. Carofalo, A. Dell’Atti, M. R. Perrone Caratterizzazione chimica di particolato atmosferico frazionato

12.20-12.40

P. Fermo, A. Piazzalunga, R. Vecchi, G. Valli, M. A. De Gregorio Levoglucosan, a tracer for wood combustion in Milan particulate matter

12.40-13.00

L. Pasti, F. Dondi Frazionamento in campo termico-flusso di particelle submicroniche

13.00-14.30

Intervallo pranzo

SESSIONE: BENI CULTURALI

Presiedono: L. Campanella, F. Dell’Erba

14.30-14.50

A. Proto, M. Alfano, M. Passamano, A. Farina, C. Scarabino, D. Alfano, O. Motta Archeologia, ambiente e salute

7

14.50-15.10

E. Campani, A. Casoli, K. Trentelman Studio di leganti organici in provini simulanti la pittura murale

15.10-15.30

A. Maccotta, P. Fantazzini, M. Gombia, M. Brai, M. Marrale Indagini NMR su legni moderni e antichi

16.00

VISITA OASI NATURALISTICA WWF DELLE CESINE

20.00

Cena libera in Hotel

21.15

VISITA GUIDATA ALLA CITTÀ DI LECCE ALLA SCOPERTA DEL BAROCCO

GIOVEDÌ, 14 giugno 2007

CONFERENZA AD INVITO

Presiedono: A. Casoli, L. Rampazzi

9.00-9.40

P. Cremonesi Il contributo della Chimica alla conservazione e al restauro delle opere policrome

SESSIONE: QUALITÀ DELLARIA E PARTICOLATO ATMOSFERICO

Presiedono: M. Caselli, A. Piazzalunga

9.40-10.00

P. Barbieri, L. Di Monte, S. Cozzutto, C. Vezzil, F. Lo Coco, P. Sist, B. Scaggiante,

A.

Bandiera, R. Urbani

Studies on stack emissions: defining policyclic aromatic hydrocarbons profiles for source apportionement and protocols for toxicity testing

10.00-10.20

M. Amodio, P. Bruno, M. Caselli, G. de Gennaro, M. R. Saracino, M. Tutino Monitoraggio indoor di composti organici volatili e caratterizzazione delle principali sorgenti emissive

10.20-10.40

E. Filippo, D. Manno, A. Serra, T. Siciliano, M. Tepore, P. Ielpo, M. Caselli Caratterizzazione morfologica e composizionale del particolato aerodisperso di origine urbana e industriale in due città del sud Italia

10.40-11.00

L. Ferrero, S. Petraccone, M. G. Perrone, G. Sangiorgi, B. Ferrini, Z. Lazzati,

C.

Lo Porto, E. Bolzacchini, A. Riccio, E. Previtali, M. Clemenza

Altezza dello strato di rimescolamento e variazioni nella distribuzione dimensionale del particolato atmosferico lungo profili verticali nell’area urbana milanese

11.00-11.20

Coffee break

SESSIONE: BENI CULTURALI

Presiedono: O. Chiantore, M. P. Colombini

11.20-11.40

R. Ploeger, D. Scalarone, O. Chiantore Caratterizzazione di colori alchidici per artisti

11.40-12.00

A. Diamanti, F. Valentini, G. Palleschi, E. Tamburri, M. L. Terranova, S. Bellezza,

P. Albertano

Studio analitico dei processi di deterioramento di alcuni materiali lapidei e strategia enzimatica di recupero

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12.00-12.20

A. Andreotti, I. Bonaduce, U. Bartolucci, A. Ceccarini, M. P. Colombini, A. Favara Un progetto per la salvaguardia degli affreschi del camposanto monumentale di Pisa

12.20-12.40

S. Iacopini, E. Joseph, R. Mazzeo, D. Prandstraller, S. Prati Indagini analitiche su manufatti in argento dal sito archeologico di Classe (Ravenna)

12.40-13.00

F. Adduci, G. Buccolieri, A. Buccolieri, A. Castellano, L. S. Leo, C. Ragusa, F. Vona Studio delle cause di degrado della basilica di Santa Croce a Lecce: la risalita capillare dei sali solubili

13.00-14.30

Intervallo pranzo

14.30-15.30

SESSIONE POSTER

15.30-16.00

RIASSUNTO DEI POSTER

Presiedono: A. Casoli, L. Morselli

SESSIONE: BENI CULTURALI

Presiedono: A. Castellano, A. Taticchi

16.00-16.20

A. R. Sprocati, C. Alisi, F. Tasso, N. Barbabietola, E. Vedovato Isolamento di ceppi batterici calcinogenici dalla tomba etrusca della Mercareccia (Tarquinia) ed ipotesi di una loro applicazione nel biorestauro

16.20-16.40

L. Rampazzi, B. Rizzo, C. Colombo, C. Conti, M. Realini, U. Bartolucci, M. P. Colombini Le decorazioni in stucco della chiesa di S. Lorenzo (Laino, Como): studio della tecnica artistica

16.40-17.00

S. Lorusso, A. Natali, C. Matteucci Diagnosi e digitalizzazione del Codice Dantesco Phillips 9589

17.00-17.20

F. Adduci, A. Buccolieri, G. Buccolieri, A. Castellano, M. Di Giulio, V. Nassisi, L. Sandra Leo Laser cleaning per la rimozione selettiva dei prodotti di corrosione su manufatti bronzei di interesse storico-artistico

17.20-17.40

A. Genga, M. Siciliano, T. Siciliano, A. Tepore, A. Traini, A. Mangone, C. Laganara Coloranti e opacizzanti in frammenti vitrei di età medioevale: caratterizzazione chimico-fisica

17.40-18.00

R. Giorgi, D. Chelazzi, E. Carretti, P. Baglioni Sistemi “soft-matter” per la pulitura di superfici pittoriche

18.00-20.00

ASSEMBLEA DELLA DIVISIONE

21.00

CENA SOCIALE

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VENERDÌ, 15 GIUGNO 2007

CONFERENZA AD INVITO

Presiedono: G.Crippa, P. Gramatica

9.00-9.40

M. Sabetta Il regolamento Reach: prospettive, problematiche, strategie. Le imprese italiane utilizzatrici di sostanze chimiche di fronte alla nuova politica comunitaria

SESSIONE: REGOLAMENTO REACH, INQUINANTI EMERGENTI, PRINCIPIO DI SOSTITUZIONE

9.40-10.00

E. Papa, P. Gramatica Approcci QSAR per l’identificazione di composti chimici persistenti, bioaccumulabili e tossici (PBTs), come supporto predittivo per il REACH e la Chimica Sostenibile

10.00-10.20

V. Esposito, A. Maffei, L. De Vitis Inquinanti organici emergenti in ecosistemi sensibili. Il caso dei ritardanti di fiamma

10.20-10.40

V. Librando, A. Alparone Relazione attività–struttura di nitro-derivati di idrocarburi policiclici aromatici

10.40-11.00

L. Canesia, C. Ciacci, L. C. Lorusso, M. Betti, G. Gallo, G. Poiana, A. Marcomini Emerging contaminants in the aquatic environment: effects on a sentinel organism, the mussel Mytilus

11.00-11.20

Coffee break

Presiedono: A. Marcomini, F. Mangani

 

11.20-11.40

S. Brivio, M. Riccio Il Processo NEUTREC ® : una tecnologia di riferimento nella depurazione dei fumi e nella valorizzazione dei prodotti residui

11.40-12.00

L. Balest, G. Mascolo, C. Di Iaconi, A. Lopez

 

Rimozione

di

sregolatori

endocrini

(EDC)

mediante

trattamenti

biologici

innovativi

12.00-12.20

L. Lopez, N. Cardellicchio Inquinanti prioritari in bacini marino costieri: analisi ed ipotesi di recupero ambientale

12.20-12.40

S. Ciavatta, T. Lovato, C. Micheletti, R. Pastres Analisi di sensitività e di incertezza di un modello di bioaccumulo di POP applicato alla laguna di Venezia

12.40-13.00

M. DellaGreca, M. R. Iesce, S. Montanaro, L. Previtera, M. Rubino, F. Temussi Fotodegradazione di farmaci in condizioni ambientali

13.00

CONCLUSIONI E CHIUSURA DEL CONGRESSO

 

10

SESSIONE POSTER

SESSIONE: BENI CULTURALI (BC)

BC01

M. Berzioli, E. Campani, A. Casoli, P. Cremonesi Enzimi lipolitici nel restauro: studio applicativo per la rimozione di sostanze filmogene naturali

BC02

E. Campani, A. Casoli, P. Cremonesi, I. Saccani, E. Signorini Studio preliminare per l’utilizzo di gel rigidi di agar e agarosio nel restauro delle opere policrome

BC03

E. Campani, A. Casoli Uno studio per la conoscenza dei leganti pittorici del dipinto “Sacra Conversazione” di Palma il Vecchio

BC04

P. Croveri, O. Chiantore La diagnostica chimica per il monitoraggio dello stato di conservazione del patrimonio monumentale

BC05

A. Maccotta, M. Marrale, M. Brai, P. Fantazzini Indagini EPR su legni moderni e antichi

BC06

F. Pinzari, M. Montanari Diagnostica di alterazioni chimiche e biologiche su carte antiche per mezzo di un SEM- VP con rivelatore BSD e sonda EDS

BC07

F. Pinzari, M. Montanari, I. Renda, F. Lonero, C. Fanelli, L. Fachechi, D. Bellusci, S. Greco Potenzialità di applicazione di un naso elettronico all’individuazione precoce del biodeterioramento nei materiali cartacei

BC08

C. Riedo, D. Scalarone, O. Chiantore Riconoscimento di gomme vegetali di interesse nei beni culturali mediante pirolisi accoppiata con idrolisi e metilazione termicamente assistita

BC09

A. Taticchi, A. Marrocchi, M.L. Santarelli, V. Librando, M.C. Ginnasi, L. Minuti Sviluppo di una metodologia innovativa per la conservazione di beni culturali

BC10

A. Taticchi, A. Marrocchi, M.L. Santarelli, M.C. Ginnasi, L. Minuti Inibitori di cristallizzazione salina e beni culturali. Il caso studio del mosaico di Orfeo e le Fiere (Perugia)

BC11

A. Diamanti, F. Valentini, G. Palleschi, E. Tamburri, M.L. Terranova, S. Bellezza, P. Albertano Diagnosi analitica del biodeterioramento su materiali lapidei: strategie di recupero via lipasi e Gox.

BC12

A. Diamanti, F. Valentini, G. Palleschi, E. Tamburri, M.L. Terranova, S. Bellezza, P. Albertano Strategie analitiche di rimozione delle patine superficiali su supporti lapidei, a base di enzimi lipasi ed amilasi

11

BC13

C. Boschetti, A. Corradi, E. Kamseu, C. Leonelli Il “Sealing-Wax Red Glass” nel mosaico romano: studio archeometrico e riproduzione sperimentale

BC14

S. Lorusso, C. Matteucci, A. Natali, S. Tumidei Analisi storico-stilistica e diagnostica del dipinto a olio su metallo “Cristo Crocifisso con due angeli dolenti”

BC15

M.P. Colombini, I. Degano, G. Cambini, D. Digilio

 

Caratterizzazione

dei

materiali

impiegati

in

una

seta

dipinta

tramite

tecniche

cromatografiche

BC16

M.P. Colombini, I. Degano, J.J. Łucejko, G. Bacci Coloranti organici negli arazzi: un approccio multi-analitico

 

BC17

L. Rampazzi, C. Corti, B. Giussani, M. Guzzo, M. Marelli, B. Rizzo Classificazione di malte storiche: il caso studio del Castrum Altomedioevale di Laino (Como)

BC18

A. Mangone; L.C. Giannossa, R Laviano, L. Sabbatini, A. Traini Tecnologia di produzione della ceramica in epoca romana

 

BC19

A. Augenti, C. Fiori, A. Genga, M. Siciliano, S. Tontini, M. Vandini Indagini archeometriche sul vetro tardoantico e medievale da Classe (Ravenna)

BC20

R. Mazzeo, S. Prati, E. Joseph, E. Kendix Mapping ATR-FTIR nella caratterizzazione e localizzazione stratigrafica di materiali artistici ed archeologici

BC21

L. Famà, A. Serra, D. Manno, A. Siciliano, R. Vitale, G. Sarcinelli Analytical method for the characterization of coins with high percentage of Ag

 

BC22

M. Magrini, E. Ramous, I. Calliari Metallurgical and technological study of bronze objects of ancient venetic people

BC23

L. Campanella, C. Costanza, M. Tomassetti Confronto di dati termoanalitici, biosensoristici e di persistenza ambientale per carta invecchiata artificialmente e per campioni di legno di noce invecchiati naturalmente

BC24

L. Campanella, C. Costanza, A. D’Aguanno Confronto tra metodi per la determinazione dell’andamento del pH nel tempo di carte invecchiate naturalmente, scritte e non.

BC25

L. Campanella, P. Ciancio Rossetto, T. Gatta, R. Grossi, M. Tomassetti Caratterizzazione di malte e stucchi del teatro di Marcello e del portico di Ottavia in Roma

BC26

L. Campanella, C. Costanza, A. D’Aguanno, R. Grossi, M. Missori

 

Fotosensore per la misura della protezione artificialmente

di carta di vario tipo anche invecchiata

BC27

A. Smeriglio, G. Nava, C.O. Rossi, S.A. Ruffolo, G.A. Ranieri Indagini diagnostiche sui dipinti “Preghiera di Tobia e Sara” e “L'Arcangelo Raffaele si rivela a Tobi e a suo figlioTabia”

12

BC28

A. Beneduci, M.C. Gallucci, S. Gigliotti Studio storico-artistico e diagnostico-materico su un affresco del XV sec. rinvenuto nella Cappela dei Nobili del Duomo di Cosenza

BC29

M.P. Casaletto, F. Caruso, F.M. Mingoia, M.L. Testa, G. M. Ingo, T. de Caro, C. Ricucci

Il

progetto Atena: sistemi diagnostici e progettazione molecolare a tutela dei beni

 

culturali

BC30

M.L. Amadori, F. Mangani, M., F. Palla, M. Sebastianelli

Il restauro della Chiesa delle Anime Sante di Bagheria (Pa)

SESSIONE: QUALITÀ DELL’ARIA E PARTICOLATO ATMOSFERICO (QP)

QP01

D. Baldacci, V. Benedetti, S. Parmeggiani, M. Stracquadanio, L. Tositti, S. Zappoli Analisi della componente carboniosa nel PM10 e nel PM2.5 nell’area urbana di Bologna

QP02

D. Baldacci, A. Musetti, S. Parmeggiani, M. Stracquadanio, L. Tositti, S. Zappoli Determinazione degli idrocarburi policiclici aromatici nell’area urbana di Bologna:

conferme e anomalie

QP03

A. Benedetti, E. Errani, B. Fabbri, I. Gualandi, V. Poluzzi, I. Ricciarelli, M. Stracquadanio, S. Zappoli Ciclo giorno – notte di composti carbonilici nell’area urbana di Bologna

QP04

A. Cecinato, C. Balducci, G. Nervegna, M. Possanzini, G. Tagliacozzo Cocaina in aria ambiente, effetto inatteso dell’abuso di droghe

QP05

D. Cesari, D. Contini, A. Donateo, S. Francioso, F. Belosi Caratterizzazione del contenuto di metalli pesanti nel particolato atmosferico a Lecce

QP06

E. Bernardi, C. Chiavari, C. Martini, D. Prandstraller, L. Morselli Simulazione di run-off su materiali esposti all’aperto

QP07

M. Possanzini, C. Balducci, G. Nervegna, A. Cecinato, G. Tagliacozzo Carbonili volatili nell’aria di Roma: confronto tra ambienti interni ed esterni

QP08

M. Caselli, G. de Gennaro, P. Ielpo, L. Trizio

Sviluppo di una rete neurale di tipo “feed forward back propagation” per la previsione

di

PM10: confronto con un modello di regressione multivariata

QP09

M.V. Russo, G. Cinelli, I. Notardonato, P. Avino Valutazione dell’adsorbente XAD-2 per il campionamento e l’arricchimento d’inquinanti organici persistenti (POPs) in atmosfera

QP10

A. Buccolieri, G. Buccolieri, N. Cardellicchio, A. Dell’Atti Variazioni temporali dal 2002 al 2005 di metalli pesanti nel PM10 prelevato nel Salento

QP11

L. de Gennaro, P. Bruno, M. Caselli, G. de Gennaro, E. Andriani, M. Brattoli, M.A. De Leonibus, A.E. Parenza L’inventario delle emissioni in atmosfera per la Regione Puglia: le emissioni da riscaldamento residenziale e terziario

13

QP12

G. Cecchetti, M. Iacobucci, M.E. Conti Controllo dell’esposizione alla formaldeide in relazione alla nuova classificazione IARC

QP13

V. Librando, G. Tringali, G. Perrini, Z. Minniti, S. D’Amico Caratterizzazione della componente organica del particolato atmosferico di aree ad elevato interesse storico e culturale

QP14

V. Librando, G. Tringali, G. Perrini, Z. Minniti, S. D’Amico, M.C. Facchini, L. Emblico Caratterizzazione del particolato atmosferico segregato dimensionalmente nella città di Catania

QP15

V. Librando, G. Perrini, S. D’Amico, Z. Minniti, E. Foresti, I.G. Lesci, S. Petraroia, N. Roveri Caratterizzazione della componente inorganica ed organica del particolato atmosferico frazionato nella citta’ di Catania

QP16

C. Lo Porto, M.G. Perrone, G. Sangiorgi, L. Ferrero, S. Petraccone, Z. Lazzati, E. Bolzacchini Campionamento e composizione chimica del particolato atmosferico (PM10, PM2.5 e PM1) per l’area urbana milanese e per il sito remoto alpino di Alpe S. Colombano (M. 2260, SO)

QP17

S. Petraccone, M. Cameletti, A. Fassò, L. Ferrero, M.G. Perrone, C. Lo Porto, G. Sangiorgi, Z. Lazzati, E. Bolzacchini Mappatura dei dati storici di PM10 e ozono in Lombardia

QP18

G. Sangiorgi, L. Ferrero, M.G. Perrone, B. Ferrini, Z. Lazzati, C. Lo Porto, S. Petraccone,

A.

Balzarini, E. Bolzacchini, B. Larsen, M. Duane

Profili verticali di composti organici volatili nell’atmosfera urbana di Milano

QP19

D. Cesari, D. Contini, A. De Marco, A. Genga, M. Siciliano, T. Siciliano Caratterizzazione chimico-fisica di particolato atmosferico in un sito di fondo urbano

QP20

G. de Gennaro, P. Bruno, M. Caselli, M. Brattoli, L. de Gennaro, M.A. De Leonibus, A.E. Parenza Valutazione dell’inquinamento olfattivo mediante olfattometria dinamica: indagine preliminare

QP21

E. Bolzacchini, L. Ferrero, B. Ferrini, Z. Lazzati, M. Orlandi, C. Lo Porto, G. Perrone, G. Sangiorgi, S. Petraccone, L. Zoia. Metodologie di caratterizzazione di residui polimerici nel particolato atmosferico

QP22

I. Lancellotti, M. La Robina, L. Barbieri, A. Corradi, C. Leonelli Rapid microwave heating of fly ash and borosilicate glass mixtures

QP23

B. Ferrini, L. Ferrero, M.G. Perrone, G. Sangiorgi, Z. Lazzati, C. Lo Porto, S. Petraccone,

E.

Bolzacchini, A. Riccio

Importanza dello strato di rimescolamento nella relazione tra i valori di AOD ricavati da immagini satellitari e la concentrazione degli aerosol al suolo per la città di Milano

QP24

L. Barbieri, A. Corradi, I. Lancellotti, L. Morselli, F. Passarini, I. Vassura, A. Zardin Polveri da inceneritore: caratterizzazione e vetrificazione

14

QP25

L. Morselli, I. Vassura, F. Passarini, S. Ferrari Caratterizzazione chimica delle deposizioni atmosferiche nei pressi di un inceneritore

QP26

P. Ubbrìaco, A. Traini, D. Manigrassi, D. Calabrese Caratterizzazione delle ceneri volanti da CDR e delle miscele stabilizzate con legante a base laterizio/calce

QP27

W. Di Nicolantonio, A. Cacciari, E. Bolzacchini, L. Ferrero, B. Ferrini, M. Volta, E. Pisoni Utilizzo delle proprietà ottiche dell’aerosol derivate dal sensore MODIS per la stima delle concentrazioni di PM 2.5 a livello del suolo nel nord Italia

QP28

M. Giannoni, D. Vannucchi, T. Martellini, M. Del Bubba, A. Cincinelli, F. Lucarelli, S. Nava, M. Chiari, S. Becagli, R. Udisti, F. Rugi, L. Lepri La caratterizzazione chimica del PM10 in Toscana (progetto PATOS): 2. la componente carboniosa

QP29

F. Lo Coco, G. Vinci, P. Barbieri, G. Stani, D. Restuccia, G. Gasparini Hydrocarbons and inert gases determination of gases by-products of reforming processes by high speed gas analyser

QP30

M. Buonocore, N. Cardellicchio, L. Lopez, L. Spada Biomonitoraggio degli elementi in traccia nelle deposizioni atmosferiche mediante l’utilizzo del muschio Pleurochaete squarrosa

QP31

S. Becagli, C. Bommarito, E. Castellano, O. Cerri, M. Chiari, F. Lucarelli, F. Marino, S. Nava, A. di Sarra, D.M. Sferlazzo, M. Severi, F. Rugi, R. Traversi, R. Udisti Caratterizzazione chimica dell'aerosol nel Mar Mediterraneo. Un caso di studio: Isola di Lampedusa

QP32

R. Udisti, S. Becagli, E. Castellano, O. Cerri, A. Cincinelli, M. Chiari, M. Giannoni, L. Lepri, F. Lucarelli, T. Martellini, S. Nava, M. Severi, F. Rugi, R. Traversi Caratterizzazione chimica del PM10 in Toscana (progetto PATOS): 1. la componente inorganica

QP33

L. Campanella, D. Lelo Monitoraggio dell’aria (indoor e outdoor) nella città di Tirana

QP34

M.A. Benincasa, F. Borzetti, N. Caretto, R. Grossi, L. Campanella Biosensore amperometrico per la determinazione della tossicità integrale di particolato atmosferico

QP35

V. Librando, G. Perrini, S. D’Amico, Z. Minniti, G. Tringali Analisi HPLC-FD di composti mutageni nel particolato frazionato della città di Catania

QP36

M. Caselli, B. E. Daresta, G. de Gennaro, P. Ielpo, C. M. Placentino, A. Febo, A. Forgione, A. C. R. Imperatore, F. De Tomasi, M.R. Perrone, S. Di Sabatino Sistema integrato per il monitoraggio del particolato atmosferico (SIMPA)

QP37

M. Amodio, P. Bruno, M. Caselli, P.R. Dambruoso, G. de Gennaro, P. Ielpo, L. Trizio, A. Riccio, B. Bove, A.M. Crisci, G. Di Nuzzo, C. Mancusi, L. Mangiamele, G. Motta Andamenti del PM10 nelle regioni di Puglia e Basilicata

15

QP38

L. Tositti, D. Baldacci, S. Parmeggiani, S. Zappoli, M. Stracquadanio, D. Ceccato Speciazione inorganica di particolato atmosferico PM10 e PM2.5 nella citta’ di Bologna durante il progetto SITECOS

SESSIONE: INQUINANTI PRIORITARI (IP)

IP01

E. Papa, H. Liu, P. Gramatica Screening, basato su modelli QSAR di composti chimici ad attività estrogenica

IP02

P. Gramatica , P. Pilutti, E. Papa Previsione della mutagenicita’ e genotossicita’ di composti aromatici policiclici mediante modelli QSAR

IP03

A. Giordana, A. Maranzana, G. Ghigo, M. Causà, G. Tonachini Theoretical study on PAH and soot structure and oxidation

IP04

C. Frazzoli, R. Dragone, A. Mantovani, C. Massimi, L. Campanella Implicazioni tossicologiche di nuovi contaminanti ambientali: il caso di Pd, Pt e Rh

SESSIONE: TECNOLOGIE DI TRATTAMENTO, BONIFICHE, RIFIUTI (TR)

TR01

G. Mele, L. Jun, L. Palmisano, R. Słota, G. Vasapollo Photocatalytic degradation of organic pollutants in water: toward the design of a new generation of hybrid TiO 2 based catalysts working under visible ligth

TR02

L. Campanella, R. Vitaliano, N. Bruzzese, N. Caretto, F. Borzetti Riutilizzo di acque reflue a seguito di trattamenti fotocatalitici con biossido di titanio per uno sviluppo sostenibile

TR03

F. Pedron, G. Petruzzelli La qualità del suolo nella bonifica dei siti contaminati: un aspetto trascurato

TR04

C. Della Torre, G. Pignolo, R. Urbani, P. Sist, A. Bandiera, A. Falace, M. Sesso, P. Plossi, P. Barbieri Brownfields beside recreational areas: some conceptual models and challenges for sensible remediation technologies

TR05

M. Girardini, L. Franz, L. Paradisi, A. Ceron, F. Loro, L. Bergamin, F. Germani, D. Formigoni, B. Pavoni Produzione di ammendante compostato verde: valutazione del processo e del prodotto

TR06

L. Morselli, L. Piccari, F. Passarini, I. Vassura Analisi di rischio associata alle emissioni di una discarica di rifiuti non

pericolosi

TR07

L. Zanin, L. Franz, L. Paradisi, M. Girardini, B. Pavoni Studio sulla definizione di biodegradabilità dei rifiuti di origine urbana e confronto sperimentale tra le principali metodologie di determinazione analitica

TR08

M. Muolo, M. Giannini, F. Tedeschi, C. Pappalettere ARC non-transferred plasma torch for waste treatment

16

TR09

M. Girardini, L. Franz, L. Paradisi, A. Ceron, F. Loro, L. Bergamin, F. Germani, B. Pavoni Aspetti metodologici dell’analisi del “dissolved organic carbon” nel compost: effetto del rapporto di eluizione e della granulometria del materiale

TR10

L. Morselli, V. Baravelli, D. Fabbri, A. Paludi, F. Passarini, I. Vassura Caratterizzazione chimico-fisica del car fluff ai fini della valorizzazione

TR11

A. Maccotta, P. Fantazzini, G. Alonzo, M. Gombia Indagine su fibre di carbonio e interazione con l’acqua mediante rilassometria NMR

TR12

E. Argese, S. Bedini, P. Figliola, U. Gamper, G. Rampazzo, C. Rigo, M. Simion, L. Zamengo Caratterizzazione delle componenti biotiche e abiotiche di un sito contaminato da ceneri di rifiuti solidi urbani

TR13

N. Cardellicchio, B.M. Petronio, M. Pietrantonio, M. Pietroletti, R. Caracciolo, L. Grifa Bonifica di sedimenti inquinati da metalli pesanti. Prove preliminari

TR14

M. Nicolì, E. Epifani, G. Ingrosso, L. De Vitis, A. Maffei, V. Esposito Efficacia di Phragmites australis nella fitorimediazione di terreni contaminati da idrocarburi policiclici aromatici (IPA): il caso di Cerano (Br)

SESSIONE: METODI INNOVATIVI DI INDAGINE (MI)

MI01

L. Campanella, D. Lelo, E. Martini, M. Tomassetti Analisi di fitotossici con un biosensore ad inibizione enzimatica e studio di possibili interferenti, quando si operi in soluzione acquosa o in solvente organico

MI02

L. Campanella, N. Bruzzese, M. Aiossa, M. Papacchini, P. Di Gennaro, G. Bestetti Sviluppo di biosensori per il monitoraggio della contaminazione ambientale da idrocarburi mediante batteri ricombinanti

MI03

L. Lopez, C. Zambonin, F. Latanza Determinazione di metilxantine mediante cromatografia liquida (LC).

MI04

G. Anzilotta, T. Trabace, A. Palma Analisi di screening dei VOC nelle matrici solide e applicazione al controllo dei fanghi di depurazione

MI05

P. Iannece, D. Acanfora, O. Motta, A. Proto Determination of trace level perchlorate in drinking water

MI06

S. Ciavatta, C. Badetti, G. Ferrari, R. Pastres Stima dei tassi di produzione e respirazione in laguna di Venezia attraverso l’analisi di dati in continuo di qualità’ dell’acqua

MI07

M.C. Bruzzoniti, R.M. De Carlo, M. Fungi, C. Sarzanini Determinazione di metalli alcalini, alcalino-terrosi e di ammonio mediante cromatografia ionica in acque destinate a consumo umano

17

MI08

M.C. Bruzzoniti, R.M. De Carlo, S. Fiorilli, E. Garrone, B. Onida, A. Prelle, C. Sarzanini, F. Testa Separazione di ioni metallici in scambio cationico mediante substrati silicei mesoporosi funzionalizzati

MI09

M.C. Bruzzoniti, R.M. De Carlo, C. Sarzanini Separazione e arricchimento di tensioattivi anionici in matrici acquose mediante cromatografia ionica

MI10

A. Calisi, M.G. Lionetto, M.E. Giordano, T. Schettino Biomarkers nel lombrico Lumbricus terrestris

MI11

A. Di Leo, E. Prato, F. Biandolino, G. Calzaretti, E. Casalino, N. Cardellicchio Attività enzimatiche e induzione di metallotioneine nel Mytilus galloprovincialis esposto al cadmio

MI12

E. Erroi, M.G. Lionetto, M.E. Giordano, T. Schettino Studio di un nuovo bioassay in vitro basato sulla misura di inibizione dell’attività enzimatica di anidrasi carbonica

MI13

A. Genga, M. Lazzoi, A. Miceli, C. Negro, M. Siciliano, L. Tommasi Fitomonitoraggio: utilizzo della vegetazione esistente per la determinazione della qualità ambientale

MI14

G. Blo, C. Contado, C. Costa, F. Dondi, A. Pagnoni, A. Ceccarini, R. Fuoco Applicazione della tecnica combinata SDFFF-CID-ETAAS per la caratterizzazione di materiale particolato colloidale di interesse ambientale

MI15

G. Mangani, A. Tiberi Preparazione del campione ed analisi GC-MS di stirene ed altri VOC nelle resine poliestere insature.

MI16

L. Giotta, F. Italiano, F. Milano, A. Agostiano, M. Trotta Immobilizzazione di inquinanti su cellule batteriche: identificazione di siti di binding mediante spettroscopia ATR-FTIR differenziale

MI17

F. Pisani, L.R. Ceci, R. Gallerani, F. Italiano, M. Trotta, L. Zolla, S. Rinalducci, F. De Leo Analisi proteomica dell’efffetto del cobalto sull’apparato fotosintetico di Rhodobacter sphaeroides R26.1.

MI18

N.B. Barile, E. Nerone, G. Mascilongo, L. Bolelli, S. Girotti Risultati preliminari sull’utilizzo di sensori analitici biologici nel monitoraggio delle acque marine costiere

MI19

R. Matarrese, V. De Pasquale, S. Rochira, P. Cosma, M. Trotta, M.T. Chiaradia, G. Pasquariello Calibrazione di un profilatore per misure fluorimetriche in situ per lo sviluppo di modelli bioottici satellitari

MI20

F. LoCoco, D. Restuccia, G. Vinci , G. Adami Simple and rapid determination of polycyclic aromatic hydrocarbons in different wastewaters, sewage sludges and stream waters samples by liquid chromatography with fluorimetric and UV detection

18

MI21

T.R.I. Cataldi, G. Bianco, G. Pace, S. Abate Identificazione di molecole segnale mediante cromatografia liquida e spettrometria di massa in trasformata di Fourier (LC-ESI-FTMS) ed implicazioni del quorum sensing

in

batteri gram-negativi coinvolti nei processi di biorisanamento ambientale

MI22

S. Cavalli, S. Ghirlanda, R. Al-Horr, C. Saini, R. Slingsby, C. Pohl Sviluppo di una nuova colonna per la misura di acidi aloacetici nell’acqua potabile con IC/MS e IC/MS/MS

MI23

S. Cavalli, S. Ghirlanda, S. Henderson, E. Francis, R. Carlson, B. Murphy, B. Dorich, B. Richter Determinazione di contaminanti ionici in matrici diverse usando la tecnica di estrazione accelerata con solvente (ASE ® )

MI24

M. Riess, S. Ghirlanda, S. Cavalli, J. Richardson, M. Wolf Determinazione HPLC di ritardanti di fiamma polibromurati (PBFR). Ottimizzazione e miglioramento dei test ROHS. Paragone dei metodi HPLC/UV, HPLC/MS e GC/MS

SESSIONE: SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E MONITORAGGIO (SM)

SM01

R. Ridolfi, R.M. Pulselli, A.C. I. Pizzigallo, S. Bastianoni Integrating environmental aspects in traditional economic evaluation: the case Province of Pescara

of the

SM02

N. Marchettini, F.M. Pulselli, E. Tiezzi Thermodynamics and anthropic systems: a physical view of globalization

SM03

L. Guzzi, G. Tartari

Il

data-base limno per la valutazione previsionale della sensibilita’ al mercurio degli

ecosistemi lacustri italiani

 

SM04

G. Mele, M. Fiorentino, E. Margapoti, M. Palazzo, M. Serafino, L. Vasanelli, G. Vasapollo Environmental sustainability of agro-industrial processes toward the extraction of fine chemicals: utility of a web Geographic Information System

SM05

A. Buccolieri, G. Buccolieri, A. Castellano, A. Dell’Atti, L.S. Leo, L. Rizzo Misure di radon nella falda del Salento

 

SM06

E. Filippo, D. Manno, A.R. De Bartolomeo, M. Di Giulio, A. Serra

A biosensor based on silver nanoparticles embedded in starch for determination of hydrogen peroxide

SM07

G. Adami, E. Reisenhofer, S. Cozzi, C. Cantoni, L. Celic , P. Barbieri. F. Lo Coco

 

Parametri chimici in prossimità della “sediment-water interface” di un’area del golfo

di

Trieste esposta agli scarichi dell’impianto di depurazione cittadino

SM08

N. Calace, B.M. Petronio, M. Pietrantonio, M. Pietroletti Analisi del materiale particolato in acque naturali

 

SM09

C. Annicchiarico, N. Cardellicchio, A. Di Leo, S. Giandomenico, L. Guzzi, W. Martinotti, S. Santoro, L. Spada La biomagnificazione del mercurio nel Mar Piccolo di Taranto

19

SM10

L. Trianni, S. Giandomenico, A. Giangrande, N. Cardellicchio Valutazione dell’accumulo di policlorobifenili (PCB) nel polichete Sabella spallanzanii

SM11

N. Cardellicchio, A. Di Leo, C. Annicchiarico, L. Lopez, L. Spada Contaminazione da elementi in traccia in sedimenti ed organismi del Mar Piccolo di Taranto: bioaccumulo e considerazioni ecotossiclogiche

SM12

N. Cardellicchio, S.Giandomenico, L.Lopez, F. Pizzulli, L. Spada Studio della distribuzione dei livelli di concentrazione di IPA in 5 carote di sedimento prelevate nel Golfo di Taranto

SM13

L. Canesi, C. Ciacci, M. Betti, R. Fabbri, G. Poiana, A. Marcomini Effects of commercial and purified nanosized carbon black (NCB) on molluscan immunocytes

SM14

A. Farina, C. Cavaliere, O. Motta, M. Capunzo, F. De Caro, A. Proto Migrazione globale in simulanti alimentari di manufatti polimerici monouso

SM15

A. Buccolieri, G. Buccolieri, N. Cardellicchio, D. Corlianò Caratterizzazione chimico-fisica delle acque di falda nel Salento

SM16

S. Noventa, E. Centanni, E. Pistolato, F. Garaventa, M. Faimali, B. Pavoni Contaminazione da composti organostannici e inquinanti organici persistenti (PCB, IPA, pesticidi clorurati) in molluschi gasteropodi affetti da imposex prelevati lungo la costa slovena

SM17

B. Giussani, D. Monticelli, E. Ciceri, A. Credaro, L. Rampazzi, A Pozzi, S. Recchia, C. Dossi Lago di Como: studio della distribuzione e della speciazione di metalli in traccia nel bacino lacustre mediante analisi multivariata

SM18

F. Zanon, N. Rado, E. Centanni, N. Zharova, B. Pavoni Contaminazione da composti organostannici in molluschi bivalvi della laguna di Venezia

SM19

D. Karamanis, G. Mele, P. Assimakopoulos, K. Ioannides, A. Katsikis, I. Leonardos, C. Papadopoulou, K. Stalikas, K. Stamoulis, C. Malitesta, R.A. Picca, L. Vasanelli, G. Vasapollo, E. Margapoti, N. Kotsios, A. Korou, K. Grinias, E. Mellos, A. Ciccolella The ECODONET project: Development of a model Web based virtual observatory of Acherontas, Kalamas and Torre Guaceto ecosystems and its application as a mobile exhibit and permanent environmental kiosk towards public awareness and sustainable development of coastal ecosystems

SM20

L. Guzzi, W. Martinotti Influenza delle caratteristiche sito-specifiche sulla metilazione del mercurio in ecosistemi acquatici fluviali

20

PREMI TESI DI LAUREA

Allo scopo di divulgare la cultura della Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali, nell’ambito del Congresso sono assegnati 5 premi da 500 € ciascuno per tesi di laurea in Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali a laureati dell’anno accademico 2005-2006. I premi sono stati offerti da: Ecomondo, Osservatorio di Campi Salentina, Sea Marconi Technologies S.a.s., STD Italia S.r.l., Zanichelli. I premi saranno consegnati nel corso della cena sociale.

Sono risultati vincitori:

Berzioli Michela Università di Parma Laurea Specialistica in Scienze per i Beni Culturali Titolo della tesi: Enzimi lipolitici nel restauro: studio applicativo per la rimozione di sostanze filmogene naturali.

Boneschi Silvia Università di Bologna Laurea in Tecnologie Chimiche per l’Ambiente e la Gestione dei Rifiuti Titolo della tesi: Monitoraggio del fall-out atmosferico in prossimità di un termovalorizzatore per CDR.

Lauri Vittorio Università di Torino Laurea Specialistica in Analisi e Gestione dell’Ambiente Titolo della tesi: Valutazione della stabilità/instabilità fotochimica della materia organica disciolta nelle acque naturali.

Leo Laura Sandra Università del Salento Laurea in Fisica Titolo della tesi: UV laser cleaning e analisi EDXRF su manufatti in rame e su leghe

Mancusi Carlotta Università di Roma Laurea in Chimica Titolo della tesi: Caratterizzazione di malte di interesse archeologico. Il caso studio del Rione Terra di Pozzuoli

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MEDAGLIE dELLA DIVISIONE

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Medaglia della Divisione per il 2007 al

Prof. Luciano Morselli

Dipartimento di Chimica Industriale e dei Materiali Università di Bologna - Polo di Rimini

Luciano Morselli è nato a Revere (Mantova) il 5 Agosto 1943. Laureato all'Università di Bologna in Chimica Industriale; dal 2001 è Professore Ordinario di Chimica dell'Ambiente e dei Beni Culturali nella Facoltà di Chimica Industriale - Polo di Rimini. Dal 1989 al 1992 è stato comandato quale esperto al Ministero dell'Ambiente a Roma (settore: gestione dei rifiuti). È stato ed è membro di Commissioni europee e nazionali su diverse tematiche ambientali inerenti rifiuti, Deposizioni Acide e Carichi Critici, Microinquinanti nei vari Comparti Ambientali. È stato membro della Commissione E.U. al D.G. XI (Priority waste streams) a Bruxelles e Berlino come esperto del Governo Italiano. Responsabile del Gruppo di Lavoro Atmosfera nel Programma di Monitoraggio Ambientale della Tenuta Presidenziale di Castelporziano presso il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica (1992 - 2000). Dal 1998 al 2000 è stato Presidente della Divisione di Chimica dell'Ambiente della Società Chimica Italiana. È membro del Comitato scientifico EuCheMS-DCE e chairmen del sub-committee “Cultural Heritage Chemistry” (CHSC). Chairman e membro di Comitati Scientifici di diversi Congressi nazionali ed internazionali, tra i quali l’organizzazione della 10th EuCheMS-DCE International Conference on Chemistry and the Environment – Rimini Settembre 2005. Dal 1997 è Coordinatore del Comitato Scientifico ed Editore degli Atti di Ricicla/Ecomondo, la più importante Fiera annuale Italiana e seconda in Europa dedicata a Tecnologie e Sostenibilità ambientali. Dal 2001 è Presidente del Corso di Laurea triennale in Tecnologie Chimiche per l'Ambiente e per la Gestione dei Rifiuti - TECHIAR (Facoltà di Chimica Industriale, Università di Bologna – Polo di Rimini). Dal 2005 è il coordinatore del Progetto di Laboratorio a Rete LITCAR (“Laboratorio Integrato di Tecnologie e Controllo Ambientale nel Ciclo di Vita dei Rifiuti”), della Rete Alta Tecnologia, finanziato dalla Regione Emilia- Romagna. Ha pubblicato circa 100 articoli originali in riviste scientifiche internazionali e nazionali, e più di 150 lavori in Atti di Congressi nazionali ed internazionali, Curatore di più di 10 volumi ed altrettanti atti di Congressi nei settori di ricerca relativi alla Chimica dell'Ambiente e dei Beni Culturali. I principali temi di ricerca attivati sono: Tecnologie e Controllo Ambientale nel Ciclo di Vita dei Rifiuti; Gli strumenti per il controllo e la certificazione Ambientale; LCA- Valutazione del Ciclo di Vita; AR- Analisi di rischio; Sistema Integrato di monitoraggio Ambientale; Chimica dei Beni Culturali: interazione di inquinanti con materiali costituenti i Beni Culturali.

Ambientale; Chimica dei Beni Culturali: interazione di inquinanti con materiali costituenti i Beni Culturali. 25

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Medaglia della Divisione per il 2007 alla

Prof.ssa Maria Teresa Sá Dias Vasconcelos

Dipartimento di Chimica, Facoltà di Scienze, Università di Porto (Portogallo)

Maria Teresa Sá Dias Vasconcelos Dipartimento di Chimica, Facoltà di Sc ienze, Università di Porto (Portogallo)
Maria Teresa Sá Dias Vasconcelos Dipartimento di Chimica, Facoltà di Sc ienze, Università di Porto (Portogallo)

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Medaglia “Liberti” per il 2007 al

Prof. Luigi Campanella Dipartimento di Chimica,Università “La Sapienza” Roma

Dipartimento di Chimica,Università “La Sapienza” Roma Laurea in Chimica e abilitazione alla professione di Chimico

Laurea in Chimica e abilitazione alla professione di Chimico nel 1961. Libera docenza in Elettrochimica nel 1967. Professore Incaricato Stabilizzato, prima di "Esercitazioni di Chimica Industriale II", poi di "Esercitazioni di Analisi Chimica Applicata, presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" dal 1967 al 1980. Professore Ordinario di "Chimica Analitica" dall'a.a. 1980/81 all’a.a. 2002-2003 e di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali successivamente a tale data. Titolare di Chimica Agraria e poi di "Chimica del Suolo" dall'A.A. 1994/95 ad oggi, di "Chimica del Restauro" dall'A.A. 1998/99 ad oggi di Chimica degli Alimenti (Facoltà di Farmacia)dall’a.a.2003-2004, presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Chimica Industriale dal 1981 al 1983. Direttore del Dipartimento di Chimica dal 1983 al 1986. Dal 1988 al 1992. Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Scienze Chimiche. Dal 1988 al 1994 Preside della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell'Università "La Sapienza" di Roma. È autore di oltre 500 lavori nei settori della Chimica Analitica, dell'Elettrochimica, della Chimica Ambientale, delle Biotecnologie Analitiche,della Chimica dei Beni Culturali. In particolare ha preparato, caratterizzato ed applicato numerosi biosensori, basati su enzimi immobilizzati o su tessuti vegetali, per la determinazione di sostanze di interesse clinico, farmaceutico ed ambientale e per la datazione di reperti archeologici cellulosici. Con queste ricerche è entrato a far parte del Gruppo di Ricerca CEE su "Biosensori". Ha anche studiato l'applicazione di metodi chimici e biologici alla degradazione ed alla rimozione di inquinanti (tensioattivi, idrocarburi, pesticidi, metalli pesanti) in scarichi civili ed industriali. Ha partecipato ad oltre 500 Congressi Nazionali ed Internazionali. Presidente della Divisione di Chimica Analitica della Società Chimica Italiana negli anni 1989-1990 e di quella di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali nel triennio 2004-2006. Vice presidente della Società Chimica Italiana dal 1990 al 1992. Presidente del MUSIS (Museo Multipolare della Scienza e dell'Informazione Scientifica) dal 1991 ad oggi, Consigliere Scientifico del Sindaco di Roma dal 1993 al 1997. È membro di numerose Commissioni di Studio del CNR, del Ministero della Ricerca Scientifica e Tecnologica, dell'Università e dell'ENEA, fra le quali il Comitato per le Infrastrutture, per i Materiali Innovativi e per la Chimica del Ministero della Ricerca ed il Gruppo Metalli dell'Istituto Ricerca sulle Acque del CNR. Dal dicembre 2005 Presidente dell’Ordine dei Chimici Interregionale Lazio – Umbria – Abruzzo. Vincitore dell' "International Capire Prize for a creative future" 1994. Vincitore del premio Internazionale "Scuola Strumento di Pace" nel 1996. Vincitore della Medaglia 2003 della Divisione di Chimica Ambientale della Società Chimica Italiana. Vincitore del Premio SCIENCE FOR PEACE 2005 (USA Convention). E’ stato eletto Presidente della Società Chimica Italiana per il triennio 2008-2010.

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CONFERENZE AD INVITO

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LA CHIMICA DEI BENI CULTURALI. IL DEGRADO DOVUTO ALL’AZIONE DEGLI INQUINANTI

Luciano Morselli

Dipartimento di Chimica Industriale e dei Materiali, Università di Bologna - Polo di Rimini Viale Risorgimento 4, 40136 Bologna e-mail: luciano.morselli@unibo.it

La chimica, nel campo dei beni culturali, riveste senza dubbio un ruolo di primaria importanza, essendo coinvolta in tutte le fasi del Ciclo di vita di un bene. In questo contesto, un contributo fondamentale è richiesto alla chimica che si occupa dell’ambiente nel quale il bene è collocato. Diversi sono, infatti, i fattori che minacciano l’integrità del patrimonio culturale, uno di questi è di certo l’inquinamento atmosferico. Gli inquinanti che interagiscono con i beni culturali sono numerosi e ciascuno mostra differenti specificità, sia per quanto riguarda le sorgenti di provenienza che la reattività di ogni specie, in relazione alle sue caratteristiche chimico-fisiche, alla concentrazione rilevata, alle condizioni ambientali ed alle altre specie presenti mostrando effetti sinergici e agire prevalentemente su alcune tipologie di materiale. La Normativa ha prodotto un atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, indicando valori limite raccomandati per gli inquinanti aerodispersi, ma ancora nulla in relazione ai limiti per i beni outdoor, anche se la UE, nella direttiva 96/62/EC, ha sottolineato la necessità di tutelare dall’inquinamento anche il patrimonio culturale esposto all’aperto. Per giungere a limiti in questo senso la strada è certamente difficile e deve passare attraverso la definizione di Carichi/Livelli Accettabili per ogni tipologia di Bene Culturale. Ciò richiede un percorso che va da una conoscenza di base relativa alla classificazione merceologica dei materiali costituenti ed alla loro durevolezza, alla funzione delle diverse condizioni ambientali meteoclimatiche alle quali sono soggetti (Indoor, Outdoor), ad una puntuale caratterizzazione delle singole specie inquinanti interagenti, alla conoscenza dei loro prevalenti percorsi di rimozione, allo studio delle varie azioni ed agli effetti che si possono manifestare. Questo percorso porta a definire i meccanismi di interazione che intervengono e a “pesare” ogni singolo fattore di degrado, per poter scegliere gli strumenti tecnico-scientifici più idonei per una corretta diagnostica e conservazione. Le recenti esperienze di ricerca prodotte presso il nostro Dipartimento studiano gli effetti degli attuali livelli di inquinanti, sia in atmosfera che nelle deposizioni, sui materiali costituenti i beni culturali, monitorando gli inquinanti, il degrado dei materiali ed investigando i meccanismi di azione, anche attraverso lo sviluppo di adeguate strumentazioni per l’invecchiamento accelerato. Un aspetto, per certi aspetti inedito, riguarda la valutazione degli effetti degli ossidi di azoto su materiale lapideo tal quale e trattato con prodotti protettivi e di investigare i processi di degrado di bronzi esposti alle deposizioni secche ed umide. Un progetto è in corso anche per valutare l’impatto di inquinanti e microclima sul patrimonio culturale moderno e contemporaneo.

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INFLUENCE OF SALT MARSH PLANTS ON LEVELS AND SPECIATION OF TRACE METALS IN SEDIMENTS AND WATER COLUMN IN CASE OF SEDIMENT RE-SUSPENSION

M. Teresa S. D. Vasconcelos 1,2 , C. Marisa R. Almeida 2 , Ana P. Mucha 2

1 Departamento de Química, Faculdade de Ciências, Universidade do Porto, Porto, Portugal e-mail: mtvascon@fc.up.pt 2 CIMAR / CIIMAR – Centro Interdisciplinar de Investigação Marinha e Ambiental, Universidade do Porto, Porto, Portugal

In the last years increasing importance has been given to rhizoremediation of persistent toxic

substances (PTS), which utilize the synergy between plants and micro-organisms of the rhizosphere (environment among roots). However, the efficiency of rhizoremediation will depend on several factors, namely as follows: (i) soil (or sediment) composition; (ii) contamination composition; (iii) environmental conditions (temperature, humidity, redox potential, pH, …); (iv) plant species; and (v) nature and abundance of micro-organisms. Therefore, monitoring and understanding rhizoremediation is difficult, requiring further

investigation. Studies of rhizoremediation in estuarine environments are still very scarce, biogeochemistry at the rhizosphere of salt marsh plants and implications on speciation of trace elements and consequent availability to organisms which feed in pore water/water column being not well known yet.

A project on these topics, involving different salt marsh plants (Halimiones portulacoides,

Juncus maritimus and Scirpus maritimus), which have colonised estuarine sediments at Cavado, Douro and Sado rivers, from Portugal, is in progress. The project aims include the evaluation of concentration, uptake, availability/degradation of some PTS (metals, organic - POPs - and butiltin compounds) in the selected estuarine environments, and their influence on the biological response of plants, which includes release and uptake of organic ligands by plants. Significant differences between sediments and rhizosediments have been found [1-4], rhizosediments presenting higher metal (and pesticide) contents, and metals more weakly bound to the sediment and more available. In addition, plants were able of accumulating metals from the medium and releasing root exudates, such as low molecular weight organic acid capable of complexing metals [5]. Very recent results (un-published yet) indicated that potential solubility of metals present in the rhizosediments was markedly higher than that of metals in the surrounding anaerobic sediments. The presence of sulphide in sediments and its absence in rhizosediments (as plants could oxidize their rhizosphere) played a decisive role in the observed behaviour.

Therefore, the presence of vascular plants may cause a marked increase in metals concentrations in the dissolved phase (pore water/water column) in case of rhizosediment re- suspension, which can result of both natural occurrences, like floods, and human interventions, such as plant removal or dredging affecting colonized areas. As salt marsh plants are abundant in many coastal areas, this phenomenon should not be disregard in future studies which are intended for supporting policy development for such coastal areas.

Acknowledgements - This work was partially funded by Fundação para a Ciência e Tecnologia, Portugal, through fellowships awarded to A. P. Mucha (SFRH/BPD 7141/2001) and C. M. Almeida (SFRH/BPD 9430/2002) and the project

POCTI/CTA/48386/2002

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References

1- C.M.R. Almeida, A.P. Mucha, M.T.S.D. Vasconcelos, Environ. Sci. Technol., 38, 3112,

2004

2- C.M.R. Almeida, A.P. Mucha, M.T.S.D. Vasconcelos, Mar Environ Res, 61, 424, 2006 3- C.M.R. Almeida, A.P. Mucha, M.T.S.D. Vasconcelos, Environ Pollut., 142, 151, 2006

4- C.M.R. Almeida, A.P. Mucha, M.T.S.D. Vasconcelos, Environ Sci Pollut Res, 12, 271,

2005

5- A.P. Mucha, C.M.R. Almeida, A. Bordalo, M.T.S.D. Vasconcelos, Estuarine Coastal Shelf Science, 65, 191, 2005

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AMBIENTE E BENI CULTURALI:

UN PONTE PER LA CHIMICA FRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Luigi Campanella

Dipartimento di Chimica, Sapienza Università di Roma P.le A. Moro, 5 – 00185 Roma e-mail: luigi.campanella@uniroma1.it

Il ruolo della chimica nello sviluppo della società moderna è stato dapprima sostanzialmente euristico, caratterizzato cioè dalla acquisizione di risorse, di capacità produttive e di benefits. Successivamente il ruolo è cambiato: l'avanzamento nel livello di qualità della vita ha indotto la ricerca di garanzie da un lato per conservarlo ( e se è il caso per accrescerlo) e dall'altro per proteggere i cittadini e gli utenti dalle ricadute negative che l'elevato tasso di consumismo poteva produrre,in termini di ridotta sostenibilità. La prospettiva per il futuro è quella per una chimica che concili le sue due vocazioni riscoprendo il volto euristico, ma finalizzato al monitoraggio delle condizioni di garanzia. La salute,l'ambiente,gli alimenti,i beni culturali sono tutti settori della vita della ns società nei quali questa semplificazione storica - essenzialmente vera- trova maggiori sedi di conferma. In particolare la Chimica dell'Ambiente e dei Beni Culturali ha vissuto questo processo con grande attinenza alla realtà sociale. I beni preziosi- particolarmente nel nostro Paese - di Ambiente e Beni Culturali sono stati dapprima scoperti nelle loro realtà complesse e poi protetti. In prospettiva, le future innovazioni dovranno tenere conto della rivoluzione correlata alle nuove strategie ed ai nuovi metodi per diffondere e quindi rendere accessibili e popolari quanto più possibile cultura e programmi di intervento.

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IL CONTRIBUTO DELLA CHIMICA ALLA CONSERVAZIONE E AL RESTAURO DELLE OPERE POLICROME

Paolo Cremonesi Coordinatore scientifico Cesmar7 Centro per lo Studio dei Materiali per il Restauro, Via Mentana 5, 37128 Verona e-mail: plcremon@inwind.it

Generalmente, la persona che osserva il dipinto - anche perché costretta ad una visione esclusivamente frontale - lo percepisce come mera “immagine pittorica”, ignorandone così la natura composita: una successione di strati (lo strato protettivo, gli strati pittorici, lo strato preparatorio, il supporto), che, anche se non visibili, sono funzionali all’immagine pittorica e alla sua permanenza. L’immagine è fatta di materia: anche questa banale affermazione, in realtà, è tutt’altro che scontata: spesso viene percepita come se fosse solo colore, quasi addirittura una proprietà immateriale. Di conseguenza, è piuttosto difficile che, osservando un dipinto, la persona pensi a quanta chimica è presente nella creazione e nella permanenza di quel dipinto! Quasi istintivamente, infatti, tendiamo a porre le “belli arti” in un’altra dimensione, sicuramente più vicina all’estetica, o alle discipline umanistiche, piuttosto che alle Scienze. Invece, tanta chimica è coinvolta nelle varie fasi dell’opera d’arte, dal momento della sua creazione al momento in cui arriva davanti agli occhi dello spettatore, o nelle nostre mani per il trattamento conservativo. Fin dai tempi più remoti, per dare espressione alla propria ispirazione, l’artista ha dovuto fare della chimica: per molti secoli inconsapevole, certo; ma comunque chimica. Pensiamo all’artista dei secoli trascorsi: come purificare i minerali per ottenere i pigmenti - le polveri colorate adatte a dipingere - o addirittura riuscire ad “estrarre” e fissare permanentemente su una matrice inerte il colore di certi organismi viventi, animali e vegetali, o addirittura come arrivare a sintetizzare materie coloranti partendo da sostanze diverse; e come riuscire a “legare” stabilmente queste polveri colorate, ricorrendo ad adesivi di origine naturale, in modo da formare una pittura. Come arrivare ad estrarre, manipolare, modificare queste materie prime, in modo da poterle utilizzare: tutto questo richiede operazioni chimiche. Il fatto sorprendente che queste opere siano arrivate a noi attraverso i secoli, indica che questa chimica, anche se inconsapevole, di fatto funzionava. Altra chimica poi è coinvolta nella permanenza dell’opera, nel suo passaggio nei secoli, nelle sue interazioni con un ambiente che in particolare negli ultimi cento-centocinquant’anni sembra essere diventato assolutamente ostile alla fragile consistenza della materia artistica! Ossigeno, luce, temperatura, umidità, inquinanti atmosferici, con le loro sollecitazioni chimico-fisiche sui materiali e gli strati, condizionano pesantemente il mantenimento dell’integrità strutturale e formale. Fino a quando riusciremo a tramandare questa creazione ai posteri? Qui si innesta la terza fase, il terzo ambito di coinvolgimento della chimica. Il nostro intervento finalizzato alla comprensione analitica dei materiali, sia quelli costitutivi che quelli che sono stati aggiunti nel corso dei secoli; alla diagnosi delle condizioni strutturali; alla definizione delle condizioni ottimali per la conservazione dell’opera; alla manutenzione della sua integrità e, nella maggior parte dei casi, al ripristino della stessa. Siamo ad un momento critico. Siamo ad un punto in cui assistiamo ad una grande confluenza di conoscenze e metodi scientifici intorno all’opera d’arte, intorno al restauro che nella tradizione italiana è invece ancora fresco di un’impostazione artigianale, di manualità e di saperi appresi e tramandati in bottega. Queste due realtà devono riuscire ad integrarsi con pari dignità, finalizzate a garantire la tutela di queste fragili creazioni della mente umana. Nella presentazione si percorreranno queste “tappe” del coinvolgimento della chimica nell’opera d’arte, con particolare riferimento alle opere policrome mobili, illustrandole con esempi.

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IL REGOLAMENTO REACH: PROSPETTIVE, PROBLEMATICHE, STRATEGIE. LE IMPRESE ITALIANE UTILIZZATRICI DI SOSTANZE CHIMICHE DI FRONTE ALLA NUOVA POLITICA COMUNITARIA.

Mauro Sabetta

Unione Industriale Torino Via Fanti, 17 10128 Torino, Italia e-mail: m.sabetta@ui.torino.it

Prima del regolamento 1907/2006 (Reach) l’impalcatura normativa comunitaria che disciplinava il mondo delle sostanze e dei preparati pericolosi era basata su alcuni pilastri, rappresentati dalla direttiva 67/548/CEE (la cosiddetta direttiva madre, adeguata 29 volte al progresso tecnico), concernente le sostanze pericolose, dalla Direttiva 1999/45/CE, concernente i preparati pericolosi, dal Regolamento 850/2004, concernente i POPs , e dalla direttiva 76/769/CEE, riguardante le restrizioni all’immissione in commercio. Nonostante tutto, numerosi problemi si sono manifestati nel corso degli anni: si va dal numero limitato delle sostanze ufficialmente censite, alla eccessiva macchinosità delle procedure, ma principalmente si è posto l’accento sulla carenza di informazioni disponibili, soprattutto in merito alle sostanze esistenti da tempo sul mercato europeo. I lavori, che possono datarsi a partire dal giugno 1999, si sono conclusi con l’approvazione del regolamento 1907/2006, in vigore dal 1° giugno 2007. Per quanto riguarda il sistema industriale, uno dei timori che il mondo industriale ha sempre evidenziato è rappresentato dal concreto rischio che Reach si manifesti verso le imprese con

la veste di un aumentato carico di oneri burocratici cui adempiere, che si tradurranno in un

aggravio di costi senza un effettivo beneficio per la salute umana e l’ambiente. In sintesi, il sistema Reach risulta articolato nelle fasi di :

Registration (Registrazione) : si tratta del primo stadio del sistema, dove le informazioni sulla produzione, l’impiego e la sicurezza delle sostanze, nel momento in cui loro quantitativi siano esse prodotte, importate od impiegate siano superiori ad una tonnellata per anno. Non si potrà fabbricare, importare o utilizzare un chemical se esso non sarà registrato (secondo il principio"no data, no market"). Evaluation (Valutazione): stadio seguente alla registrazione

è la valutazione dei dati ricevuti e registrati: essa sarà condotta in stretta sinergia tra le autorità nazionali e autorità comunitarie. Authorisation (Autorizzazione): una autorizzazione sarà prevista per sostanze particolarmente pericolose per l'ambiente e la salute umana, ovvero le (sostanze C/M/R di cat. 1 e 2, i PBT, i vPvB ) (19), ed i distruttori endocrini. Tali sostanze dovranno essere appositamente indicate in appositi elenchi. Restrictions (Restrizioni): tale strumento agirà prescindendo dai livelli quantitativi e più radicalmente (vietandone l’impiego)

di come agirà una autorizzazione. Si tratterà di attivare un dispositivo che raccolga l’eredità

della direttiva 76/769/CEE, ma che sia più tempestivo ed efficace. Un software per gli Utilizzatori: una proposta concrete dal mondo dell’industria italiana Per far fronte ai numerosi obblighi che impatteranno a breve sulle imprese italiane, uno degli strumenti messi a punto è il software STAR (Software Tecnico Adempimenti REACH), realizzato dalla collaborazione posta in essere tra tre associazioni del sistema confindustriale:

l’Unione Industriale Torino, l’ UNIC e Federlegno –Arredo, a disposizione delle imprese associate alle tre organizzazioni ed a tutte le altre imprese ed Enti che lo vorranno acquisire. Tale strumento, che sarà costantemente implementato, ha l’ obiettivo di essere di ausilio alle imprese che siano principalmente utilizzatrici di prodotti chimici.

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COMUNICAZIONI ORALI

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L’ANALISI DI RISCHIO ECOLOGICO NELLA GESTIONE DEI SITI CONTAMINATI

Antonio Marcomini*, Andrea Critto*, Christian Micheletti*, Elena Semenzin §

* Dipartimento di Scienze Ambientali, Università Ca’ Foscari di Venezia, Calle Larga S. Marta 2137, 30123, Venezia e-mail: marcom@unive.it

§ CVR – Consorzio Venezia Ricerche c/o VEGApark, Via della Libertà 5-12, 30175 Marghera, Venezia

L’analisi di rischio ambientale rappresenta un supporto decisionale insostituibile per la formulazione di politiche sostenibili. In particolare, per la valutazione ed il risanamento di ecosistemi contaminati da sostanze chimiche, l’Analisi di Rischio Ecologico (ERA) è lo

strumento utilizzato per identificare gli obiettivi di qualità e gli aspetti ecologici rilevanti da tutelare. Nel contesto normativo europeo, infatti, essa è stata posta alla base della Direttiva Quadro sulle Acque ed affiancherà l’analisi di rischio per la salute umana nella Direttiva Quadro sui Suoli di prossima emanazione. Attualmente l’analisi di rischio è già parte della legislazione nazionale della maggior parte degli Stati Membri. In Italia, essa è stata in parte recepita nel Testo Unico Ambientale di recente emanazione (D.lgs. 152/2006) come Analisi di Rischio per la Salute Umana nella definizione degli obbiettivi di qualità per la bonifica dei siti contaminati e come Analisi di Rischio Ecologico per la valutazione dello stato di qualità delle acque superficiali (recepimento della Direttiva 2000/60/EC). Si può prevedere quindi che in un prossimo futuro giocherà un ruolo ancora più rilevante nella valutazione e gestione dei siti contaminati nella loro complessità (suolo, acque e sedimenti), richiedendo un ulteriore sforzo a livello nazionale

ed internazionale nello sviluppo, applicazione e validazione di metodologie e di strumenti

applicativi.

Verranno presentati i risultati di alcuni progetti nazionali ed internazionali volti allo sviluppo

di specifiche procedure di Analisi di Rischio Ecologico per diversi siti contaminati (suoli,

acque costiere e lagunari, bacini fluviali) variamente inquinati da sostanze chimiche. Tali metodologie sono state validate, o sono in corso di validazione, mediante applicazione a specifici casi di studio e sono state implementate, o sono in corso di implementazione, in Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS). Questi ultimi sono strumenti che rivestono un ruolo cruciale nel supportare l’analisi e la gestione dei siti contaminati da parte dei diversi attori coinvolti nel processo decisionale.

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UN MODELLO MATEMATICO PER LO STUDIO DEGLI IMPATTI DELLE ATTIVITA’ DI MITILICOLTURA SULLA CHIMICA DEI SEDIMENTI SUPERFICIALI

Daniele Brigolin a , Federico Rampazzo b , Daniela Berto b , Stefano Covelli c , Sergio Predonzani d , Michele Giani b , Roberto Pastres a

a Dip. Chimica Fisica, Università di Venezia, Dorsoduro 2137, 30123, Venezia e-mail: pastres@unive.it b ICRAM - Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare, Chioggia; c Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine, Università di Trieste; d ARPA – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Friuli Venezia Giulia.

Durante lo scorso decennio la produzione di mitili in Italia ha subito un notevole aumento, raggiungendo le 10 5 tonnellate annue nel 2003. Questa tendenza è dovuta principalmente all’aumento del prodotto da maricoltura, che nel 2002 ha rappresentato circa il 70% della

produzione totale di mitili. L’accumulo di bio-depositi organici, feci e pseudo-feci, prodotti dalle mitilicolture in sospensione è considerato come un potenziale impatto negativo di questa attività sull’ambiente bentonico. Infatti, l’arricchimento organico aumenta la domanda di ossigeno e può portare a condizioni

di anossia nei sedimenti superficiali. Questo lavoro, sviluppato nel contesto del progetto

europeo ECASA (http://www.ecasa.org.uk), ha come obbiettivo lo studio dell’impatto dei bio- depositi organici rilasciati dalle mitilicolture in sospensione sui sedimenti sottostanti

attraverso un approccio di tipo integrato. Questo approccio è basato sulla corroborazione di un modello matematico mediante l’utilizzo di un insieme di dati sito-specifici appositamente raccolti. La massa di bio-depositi organici che raggiunge i sedimenti, nell’area occupata dall’impianto di mitili, è stata calcolata utilizzando il modello di deposizione DEPOMOD (Cromey et al., 2002).

I flussi di biodepositi rappresentano l’input per un modello del tipo trasporto-reazione che

rappresenta i processi di prima diagenesi. Questo è stato implementato utilizzando l’ambiente di simulazione BRNS (Biogeochemical Reaction Network Simulator), sviluppato dal Dipartimento di Geochimica dell’Università di Utrecht. Il modello è stato progettato per

simulare:

le principali reazioni di degradazione della materia organica;

la dinamica delle principali specie chimiche coinvolte nei processi di prima diagenesi all’interno dei sedimenti superficiali e all’interfaccia tra acqua e sedimento.

I risultati ottenuti dall’applicazione del modello matematico sono stati testati utilizzando un

set di parametri chimici del sedimento e delle acque interstiziali, raccolto in una mitilicoltura

attiva a largo di Chioggia (Venezia) ed in una vicina stazione di controllo. Il confronto con i dati sperimentali fornisce alcune indicazioni circa la capacità del modello di predire la

distribuzione spaziale dei bio-depositi organici che raggiungono i sedimenti. I profili predetti

ed osservati indicano come la presenza dell’impianto di mitilicoltura porti ad un aumento

delle concentrazioni di nutrienti nelle acque interstiziali, causando tuttavia impatti

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notevolmente inferiori rispetto a quelli registrati in corrispondenza delle gabbie utilizzate per le attività di piscicoltura (Black et al., 2001). Sulla base dei risultati ottenuti, si ritiene che il modello matematico sviluppato possa costituire uno strumento utile allo studio degli impatti della mitilicoltura sulla biogeochimica dei sedimenti.

Bibliografia Cromey, C.J., Nickell, T.D. & Black, K.D. Aquaculture 2002, 214, 211-239. Black, K.D. Envionmental impacts of aquaculture Sheffield academic press. 2001, 214 pp

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I BIOINDICATORI NEL MONITORAGGIO AMBIENTALE: BATTERI BIOLUMINESCENTI, MITILI, SQUALI ED API.

Stefano Girotti a , Luca Bolelli a , Elida Ferri a , Elisabetta Maiolini a , Maria Grazia Fumo a,c , Nadia Barile b , Paolo Fonti c .

a Dipartimento di Scienza dei Metalli, Elettrochimica e Tecniche Chimiche- Università di Bologna, Via San Donato, 15, 40127 Bologna, stefano.girotti@unibo.it. b Centro di Biologia Marina, Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e Molise “G.Caporale”, Viale Marinai d’Italia, 20, 86039 Termoli, n.barile@izs.it c Gruppo CSA SpA, Istituto di Ricerca, Via al Torrente, 22, 47900 Rimini, info@csaricerche.com.

La presenza di sostanze che possono agire come inquinanti tossici è ormai estesa ad ogni settore dell'ambiente; la loro individuazione e quantificazione tempestiva è di primaria importanza al fine di limitare i danni conseguenti alla salute umana e/o alle altre componenti biotiche dell’ambiente stesso. Molti organismi possono essere impiegati come bioindicatori, cioè come utili strumenti che indicano, attraverso la semplice osservazione del loro comportamento o l’analisi chimica dei composti estranei trattenuti nei loro tessuti, lo stato di degradazione di un ecosistema. Questo articolo presenta alcune recenti ricerche sull’utilizzo, sotto diversi aspetti, di organismi bioindicatori per lo svolgimento di attività di monitoraggio di inquinanti diversi. Gli organismi finora impiegati sono stati: batteri bioluminescenti (BBL), mitili, squali ed api. L’osservazione dell’andamento della emissione luminosa dei batteri ha permesso di determinare la tossicità di metalli pesanti, idrocarburi in fanghi e morchie, queste ultime anche sottoposte a trattamenti di biorisanamento, per cui in questo caso i BLB erano impiegati come metodo di valutazione della procedura di risanamento. La tossicità dei metalli pesanti nell’acqua di mare è stata valutata osservando il comportamento dei mitili, mentre la loro presenza o distribuzione può essere determinata tramite analisi chimica dei tessuti di piccoli squali prelevati da specifiche aree. Inquinanti organici come i pesticidi sono stati rivelati con metodi immunochimici impiegando le api come organismi che effettuano ampi ed accurati campionamenti ambientali, ideali quindi come bioindicatori della contaminazione di acqua, aria, vegetali, suolo. Questa loro peculiare caratteristica è stata sfruttata anche nel rilevamento di organismi fitopatogeni.

Bibliografia

Girotti S., Bolelli L., Fini F., Ghini S., Porrini C., Sabatini A.G., Musiani M., Gentilomi G., Andreani G., Carpené E., Isani G. Luminescence. 2002, 17, 273-274.

Coletti G., Gubiani F., Piccolo M., Luque de Castro M.D., Japón Luján R., Ferri E., Garcia

Morante B., Bolelli L., Girotti S

Luminescence. 2006, 21, 324-325.

Girotti S., Bolelli L., Fini F., Monari M., Andreani G., Isani G., Carpené E. Chemosphere. 2006, 65 (4), 627-633.

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METODICHE PER LA DETERMINAZIONE DI COMPOSTI ORGANOSTANNICI:

APPLICAZIONE AL MOLLUSCO BIOINDICATORE Nassarius nitidus NELLA LAGUNA DI VENEZIA

Marco Bernardello a , Elena Centanni b , Seta Noventa b , Daniela Berto a , Małgorzata Formalewicz a , Michele Giani a , Bruno Pavoni b

a ICRAM, Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare, Loc. Brondolo, 30015 Chioggia (VE). b Dipartimento di Scienze Ambientali, Università di Venezia, Calle larga Santa Marta 2137, 30123 Venezia. e-mail: brown@unive.it

Le metodiche di analisi di composti organostannici in matrici ambientali mediante tecniche GC/MS consentono di determinare selettivamente le diverse classi di composti, tra cui tri-, di- e monobutilstagno (TBT, DBT e MBT), e richiedono lunghe procedure di preparazione del campione attraverso numerose fasi (estrazioni, derivatizzazione e purificazione). In questo lavoro si presenta il confronto di due metodiche analitiche, basate su due reattivi derivatizzanti (metilmagnesio bromuro 1 e n-pentilmagnesio bromuro 2 ) e su tecniche di separazione gascromatografica accoppiate a due diversi rivelatori MS: quadrupolo lineare (in SIM) e trappola ionica quadrupolare (in MS 2 ). Per i derivati metilati, più volatili, può aumentare il rischio di perdite degli analiti nella preparazione dei campioni, ma i reattivi per la pentilazione disponibili in commercio contengono spesso quantità degli analiti non trascurabili per l’analisi di campioni a basse concentrazioni. In entrambe le metodiche la sensibilità e la selettività nei confronti dei composti butilici dello stagno sono risultate adeguate all’analisi di matrici complesse. L’applicazione delle due metodiche a campioni di molluschi gasteropodi (Nassarius nitidus) provenienti dalla Laguna di Venezia (Nord Adriatico) ha mostrato un buon accordo nei risultati analitici. L’organismo utilizzato in questo lavoro è stato selezionato poiché, in presenza di composti organostannici, sviluppa un effetto noto come Imposex, risultando, pertanto, un buon bioindicatore di contaminazione da tali composti nell’ambiente. L’Imposex consiste nello sviluppo di caratteri sessuali maschili nelle femmine, che rischiano, di conseguenza, di diventare sterili. Tutte le femmine analizzate presentavano caratteri maschili e gli indici di popolazione misurati (Vas Deferens Sequence Index, VDSI, media degli stadi di imposex in una popolazione; Relative Penis Length Index, RPLI, rapporto percentuale tra la lunghezza del pene delle femmine e di quello dei maschi) unitamente ai dati di bioaccumulo hanno indicato la persistenza di livelli di contaminazione significativi nelle aree studiate.

1 Binato, G.; Biancotto; G., Piro, R.; Angeletti, R. Fresenius J. Anal. Chem. 1998, 361, 333-

337.

2 Morabito, R. Microchem. J. 1995, 51, 198-206.

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IL VETIVER UNA NUOVA OPPORTUNITÀ PER LA FITODEPURAZIONE DA METALLI PESANTI: PRESTAZIONI E COMPORTAMENTO

Luigi Campanella, Riccarda Antiochia, Fabio Borzetti, Paola Ghezzi, Elisabetta Martini, Mauro Tomassetti

Dipartimento di Chimica, Sapienza Università di Roma P.le A. Moro, 5 – 00185 Roma

e-mail:luigi.campanella@uniroma1.it

Molti processi industriali contribuiscono all'accumulo nell'ambiente dei metalli pesanti in concentrazioni che possono risultare dannose per la salute dell'uomo e per l'ecosistema. La ricerca negli ultimi anni cerca di sviluppare tecniche di risanamento di siti inquinati da metalli che siano a basso costo, esteticamente compatibili e che determinino la riduzione degli eventuali rifiuti da smaltire. La fitodepurazione, è una tecnica che ben soddisfa i requisiti prima citati, prevede l'utilizzo di specie vegetali, capaci dì accumulare i metalli pesanti, ed è articolata in: fitoestrazione, rizofiltrazione e fitostabilizzazione. La fitoestrazione comprendente il bioassorbimento (processo di rimozione o dissoluzione degli inquinanti dovuto alle attività cellulari) di piante (sia selvatiche che coltivate), capaci di sottrarre dal terreno una quantità elevata di metalli pesanti accumulandoli nelle foglie. Tali piante vengono definite iperaccumulatrici. La rizofìltrazione utilizza piante acquatiche che hanno la capacità di assorbire contaminanti dalle acque inquinate con questo processo si possono bonificare acque lacustri inquinate sfruttando la capacità di assorbimento di ioni da parte delle radici. La fitostabilizzazione utilizza le piante per assorbire contaminanti, in modo da ridurre la loro biodisponibilità nel suolo, è impiegata per evitare erosione e percolamento degli inquinanti ed utilizza, in ambienti altamente inquinati e perciò privi di vegetazione, piante che presentano una elevata tolleranza nei confronti dei metalli pesanti e sono perciò in grado di sopravvivere in condizioni nelle quali altre piante morirebbero. Il nostro studio prevede l’uso, come pianta fitodepuratrice, del Vetiver (nome botanico:

Vetiveria zizanioides), nota per la sua capacità di accumulare i metalli pesanti al fine di valutarne la possibile applicazione in processi di detossificazione ambientale con prove di fitoestrazione e di bioassorbimento nei confronti dei metalli pesanti (in particolare Cromo, Rame, Piombo e Zinco). Le prove di fitoestrazione e di bioassorbimento, a medio e a lungo termine della durata, rispettivamente, di otto e trenta giorni, sono state eseguite rispettivamente innaffiando la pianta con una soluzione contenente una concentrazione nota dei metalli da analizzare o direttamente immergendo in tale soluzione le foglie e le radici preventivamente essiccate. Le concentrazioni dei diversi metalli, in tali campioni, sono determinate tramite spettroscopia di emissione al plasma, dopo mineralizzazione con microonde. Sono state anche eseguite prove di reversibilità del processo di

bioassorbimento, assorbimenti avvenuti trattando il materiale assorbente con acqua

I risultati del

processo mostrano un aumento costante dei valori di concentrazione dei diversi metalli nelle piante del Vetiver nelle prove a medio termine (durante i primi otto giorni). Nelle prove a lungo termine, invece, il valore della concentrazione dei metalli tende a stabilizzarsi, generalmente, verso il ventesimo giorno. Il nostro studio ci ha permesso di verificare che, rispetto a precedenti esperienze descritte in letteratura ed eseguite su piante diverse, il Vetiver possiede capacità superiori nella fitoestrazione del Piombo e dello Zinco. Il Vetiver non risulta invece adatto per prove di bioassorbimento, infatti, i valori

osservati sono risultati di molto inferiori a quelli ottenuti in precedenza con altri substrati biologici.

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APPLICAZIONE DI TECNICHE DI FITOESTRAZIONE PER LA BONIFICA DI SUOLI CONTAMINATI DA METALLI PESANTI

a Saer Doumett, a Alessandra Cincinelli, a Donatella Fibbi, a Luciano Lepri, b Stefano Mancuso e a Massimo Del Bubba

a Università degli Studi di Firenze – Dipartimento di Chimica, Via della Lastruccia, 3 50019 Sesto Fiorentino (FI) b Università degli Studi di Firenze – Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura, Viale delle Idee 30 – 50019 Sesto Fiorentino e-mail: saer.doumett@unifi.it

Questo studio ha interessato un terreno reale inquinato da Cd, Cu, Pb e Zn posto sul territorio della provincia di Pisa. Su tale suolo, ulteriormente addizionato dei metalli suddetti in modo da superare anche i limiti che la normativa 152/2006 prevede per i siti ad uso commerciale e industriale, sono state effettuate prove di crescita dell’essenza vegetale di tipo arboreo Paulownia Tomentosa, una specie mai investigata finora per questo tipo di studi, ponendo a confronto la tecnica di fitoestrazione non assistita con quella che prevede l’aggiunta di ammendanti in grado di mobilizzare i metalli rendendoli maggiormente biodisponibili ai fini della loro traslocazione dal suolo ai differenti organi della pianta. A tale scopo sono stati testati come ammendanti, l’acido tartarico e l’acido glutammico, ambedue caratterizzati da bassa fitotossicità e da costi contenuti, rispetto all’EDTA, diffusamente utilizzato e riportato in letteratura per questa funzione. È stato realizzato un impianto di monitoraggio della crescita costituito da 90 vasi piantumati con germogli di Paulownia e, dopo 30 giorni, 81 dei 90 vasi sono stati aspersi con gli

ammendanti EDTA, acido tartarico ed acido glutammico alle concentrazioni di 1, 5 e 10 mmoli/kg s.s., normalmente utilizzate negli studi riportati in letteratura (Luo et al., 2005; Kos et al., 2003) e compatibili con una loro applicazione in scala reale. In tal modo sono state investigate la crescita della pianta e la sua capacità di rimuovere il metallo dal suolo, in relazione alle seguenti tesi: tipo di ammendante; concentrazione di ciascun ammendante; tempo di contatto con il suolo contaminato. La determinazione dei metalli è stata effettuata tramite mineralizzazione dei vari organi della pianta con un sistema a microonde e successiva analisi in ICP-OES.

I risultati hanno evidenziato un elevato accumulo dei metalli nell’apparato radicale ed una

loro bassa traslocazione nella parte aerea, soprattutto per quanto riguarda il Pb ed il Cd che

non rappresentano metalli essenziali nel metabolismo della pianta. L’uso degli ammendanti, ed in particolare dell’EDTA, non sembra determinare differenze di

traslocazione particolarmente rilevanti; a tale proposito è opportuno sottolineare che la presenza di metalli costituenti la matrice suolo e complessabili dall’EDTA (quali ad esempio

il Ca ed il Mg) possono giocare un ruolo decisivo nella competizione con i metalli oggetto di

bonifica.

Bibliografia (Luo, C.; Shen, Z.; Li, X. Chemosphere 2005, 59, 1-11). (Kos, B.; Grcman, H.; Lestan, D. Plant Soil Environ. 2003, 49(12), 548-553).

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BIORISANAMENTO DI SUOLO CONTAMINATO DA DIESEL MEDIANTE BIOAUGMENTATION CON UN CONSORZIO MICROBICO AUTOCTONO, ISOLATO DAL SITO DI BAGNOLI-COROGLIO

Chiara Alisi a , Rosario Musella b , Flavia Tasso a , Carla Ubaldi a , Sonia Manzo b e Anna Rosa Sprocati a

Enea, Dipartimento Ambiente, Clima e Sviluppo Sostenibile, a CR-Portici. b CR-Casaccia e-mail: sprocati@casaccia.enea.it

Il lavoro presentato si inquadra in un progetto più ampio che prevede lo sviluppo di

tecnologie integrate di bonifica (progetto TIDe, finanziamento MUR, legge 297). In una prima fase progettuale è stato individuato come luogo di indagine il sito siderurgico dismesso

di Napoli Bagnoli-Coroglio, inserito tra gli interventi prioritari nel censimento dei siti di

interesse nazionale (Art. 114, cc. 24 e 25 – L. n° 388/20009). In particolare sono state individuate alcune aree di indagine sulle quali è stata eseguita una caratterizzazione chimica, ecotossicologica e microbiologica del suolo. Nel presente lavoro viene presentato uno studio

preliminare sulla fattibilità del biorisanamento del suolo applicando la tecnologia della bioaugmentation. Lo studio è stato condotto in fase slurry 20% (w/v) mediante biometri da 250 mL, con cattura di CO 2 , posti in agitazione a 28°C, in triplicato, mettendo a confronto due diverse condizioni: il suolo tal quale, come controllo, e il suolo addizionato con diesel 1% (w/v). Il campione negativo era rappresentato da suolo avvelenato con Metilmercurio. Come inoculo microbico (5*10 7 UFC/mg) è stato utilizzato il consorzio ENEA-LAM, isolato in precedenza dalla stessa area (laminatoio). Il consorzio è costituito da 10 differenti ceppi appartenenti a 6 diversi generi (Pseudomonas, Arthrobacter, Rhodococcus, Exiguobacterium, Delftia, Bacillus). La sperimentazione è stata seguita per 42 giorni, monitorando la biodegradazione degli idrocarburi in relazione a vari parametri: respirazione, profilo metabolico e profilo molecolare della comunità microbica, ecotossicità della matrice, composizione dello spettro degli idrocarburi. Mentre nei biometri di controllo l’attività respiratoria si è sempre mantenuta estremamente bassa, nel suolo contaminato con diesel si è registrata una vivace attività respiratoria, in progressivo calo a partire dal 30° giorno. A 15 giorni dall’inizio dell’esperimento gli idrocarburi lineari erano tutti degradati di un 70-80%, gli isoprenoidi di un 50-60%, l’area totale degli idrocarburi era scesa al 46%. Dopo 42 giorni

di incubazione gli idrocarburi lineari erano completamente degradati, mentre gli isoprenoidi

permanevano nelle stesse quantità; anche il fenantrene, usato come standard interno, risultava completamente degradato dopo 42 giorni. La carica microbica, dopo una flessione iniziale, si è mantenuta intorno al valore iniziale, mentre nel controllo è scesa stabilmente a 10 2 UFC/mg. La diversità di specie, stimata attraverso analisi t-RFLP risultava incrementata nel tempo nel trattato e ridotta nel controllo. La batteria di test ecotossicologici eseguiti (Vibrio fischeri, Pseudokirchneriella subcapitata, Heterocypris incongruens), al fine di ottenere informazioni sull’evoluzione della tossicità durante la trasformazione degli idrocarburi negli intermedi metabolici, ha evidenziato, dopo un leggero incremento iniziale, una riduzione della tossicità nel tempo, principalmente nella fase biodisponibile (acquosa). I risultati mostrano l’efficacia del consorzio microbico ENEA-LAM impiegato nella bioaugmentation per la biodegradazione del gasolio. Le prossime tappe riguarderanno la degradazione della frazione degli isoprenoidi e lo scale-up del processo con l’utilizzo di lisimetri in campo.

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APPLICAZIONE SU SCALA DIMOSTRATIVA DELLA TECNOLOGIA A BIOMASSE GRANULARI PER IL TRATTAMENTO DEI REFLUI MUNICIPALI

Claudio Di Iaconi, Guido Del Moro, Roberto Ramadori, Antonio Lopez

CNR, Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA), via F. De Blasio 5, 70123 Bari. e-mail: claudio.diiaconi@ba.irsa.cnr.it

Le tecnologie basate sull’impiego dei sistemi a fanghi attivi sono ancora quelle più diffuse per

il trattamento sia delle acque urbane che industriali malgrado siano caratterizzate da limitate

capacità depurative, grandi volumi di reazione, basse velocità di sedimentazione dei fanghi con conseguente aumento della superficie dei sedimentatori, elevate produzioni di fango da smaltire. Le caratteristiche sopra riportate renderanno inevitabile la progressiva sostituzione dei sistemi a fanghi attivi con processi innovativi che risultino più vantaggiosi in termini di compattezza di impianto, flessibilità operativa, produzione di fango e costi operativi. In questo contesto, l’Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR ha sviluppato una nuova tecnologia (SBBGR- Sequencing Batch Biofilter Granular Reactor) in grado di depurare le acque di scarico con elevata efficacia, minima produzione di fango e costi ridotti. Il sistema SBBGR si basa su un particolare biofiltro a funzionamento discontinuo nel quale le varie fasi del trattamento biologico (rimozione del carbonio, rimozione dell’azoto, sedimentazione) si susseguono nella stessa unità con sequenza temporale anziché avvenire contemporaneamente in unità diverse come negli impianti tradizionali a fanghi attivi. La potenzialità del sistema è attribuibile alle particolari caratteristiche della biomassa che nelle condizioni operative messe a punto (periodicità di funzionamento e fluidodinamica) cresce sotto forma di granuli ad elevata densità, anche 4 o 5 volte maggiore di quella dei tradizionali fanghi attivi.

L’elevata densità consente di avere una maggiore concentrazione di biomassa (fino a 40 kg/m 3 ) e quindi maggiori cinetiche di depurazione con conseguente riduzione del volume di reazione.

Gli interessanti risultati ottenuti applicando la tecnologia su scala laboratorio e pilota per

il trattamento dei reflui municipali e industriali hanno convinto la Commissione Europea che

ha cofinanziato, nell’ambito del Programma LIFE-Ambiente 2005, il trasferimento tecnologico su scala dimostrativa della tecnologia SBBGR. La presente relazione riporta i risultati dell’applicazione della tecnologia SBBGR su scala dimostrativa per il trattamento dei reflui urbani.

I risultati ottenuti dopo quasi un anno di sperimentazione hanno evidenziato efficienze di

rimozione del COD e solidi sospesi intorno al 90% (con concentrazioni nell’effluente inferiori rispettivamente a 60 e 30 mg/L) anche in condizioni di massimo carico organico applicato (ossia, circa 6 kg COD/m 3 .g). La rimozione dell’azoto ammoniacale è stata pressoché completa (almeno fino ad un valore di carico organico di 2,5 kg COD/m 3 ·g) evidenziando inoltre fenomeni di denitrificazione aerobica molto spinti (la concentrazione dell’azoto ossidato è stata sempre molto bassa). Altra nota estremamente positiva è stata la bassissima produzione di fango (quasi un ordine di grandezza inferiore a quella dei sistemi a fanghi attivi) riscontrata durante l’intero periodo di sperimentazione.

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LASER INDUCED BREAKDOWN SPECTROSCOPY (LIBS) MONITORING EMISSION PRODUCED BY A PLASMA TORCH PLANT FOR THE TREATMENT OF WASTES

Cesare Bonserio, Aurora Maria Losacco, Mariagrazia Muolo, Francesco Tedeschi

Centro Laser s.c.a r.l., Str.Prov. Per Casamassima km3 70010 Valenzano (Bari) Italy e-mail: francesco.tedeschi@centrolaser.it

Laser induced breakdown spectroscopy (LIBS) has been used to monitor the process of wastes destruction in a plasma torch plant. Toxic emissions from exhaust gases produced by waste processing may represent a significant health hazard. In order to test the quality of the process chemical-physical characteristics of vitrificated residue are evaluated and the presence of heavy metals flow in the exhaust gas is checked. This paper describes the potentiality of LIBS technique to online and real-time monitoring effluents generated from waste treatment to ensure compliance with safety and environmental protection. The capability of LIBS applied to monitor plasma torch processes has been successfully demonstrated by the use of many different waste kind. LIBS provide optimization and control of wastes treatment facilities.

op timization and control of wastes treatment facilities. Scheme of LIBS experimental setup Keywords : LIBS;

Scheme of LIBS experimental setup

Keywords: LIBS; Plasma torch; Waste; Vitrificated residue; Exhaust gas.

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METODI DI DECONTAMINAZIONE DA IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI IN SEDIMENTI MARINI:

SOIL WASHING E REAGENTE DI FENTON

Maria Luisa Feo, Mario Sprovieri

CNR - Istituto Ambiente Marino Costiero, Napoli e-mail: marialuisa.feo@iamc.cnr.it

Le tecniche di bonifica di sedimenti marini contaminati da Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) sono molteplici e la scelta della migliore strategia di “remediation” dipende sostanzialmente dal tipo ed estensione della contaminazione, dalla destinazione d’uso del sito nonché da considerazioni tecnico-economiche. In questo lavoro di ricerca sono prese in esame tecniche di bonifica ex-situ come il soil washing ed il reagente di Fenton definendo limiti e potenzialità di ciascuna tecnica per i diversi sedimenti contaminati, in relazione alla loro distribuzione granulometrica, contenuto di materia organica totale, mineralogia e composizione chimica. Sono stati sottoposti ai trattamenti di decontaminazione sopra citati cinque sedimenti prelevati all’interno del Porto di Napoli e sugli arenili di Bagnoli e caratterizzati da proprietà chimico-fisiche e granulometriche diverse. La percentuale di decontaminazione per i diversi sedimenti analizzati diminuisce all’aumentare del contenuto delle frazione granulometrica più fine (φ<63) mentre risulta indipendente dal contenuto di materia organica totale. In particolare, il soil washing è stato effettuato utilizzando surfatanti naturali quali acidi umici e sintetici; da un confronto tra le due tipologie di “lavaggio” è stato possibile osservare una migliore decontaminazione (~10% in più) da parte dei surfatanti naturali. La stessa differenza in percentuale di decontaminazione è stata osservata confrontando il trattamento con gli acidi umici e quello con il reagente di Fenton. Per quest’ultimo la percentuale di decontaminazione resta costante pur variando la concentrazione di acqua ossigenata e i suoi tempi di aggiunta alla miscela. Per i cinque sedimenti investigati è stata condotta un’analisi del contenuto di IPA nelle frazioni granulometeriche: 1000<φ<500 ; 500<φ<250; 250<φ<125; 125<φ<90; 90<φ<63; φ<63. Ciascuna frazione è stata quindi sottoposta a soil washing seguendo le procedure sopra discusse. E’ stata osservata una più alta percentuale di decontaminazione per la frazione 125<φ<90; seguono le frazioni più grossolane mentre una bassa decontaminazione si ha per le frazioni fini. L’analisi del contenuto di IPA nel ‘black carbon’ e nelle diverse frazioni granulometriche ha permesso infine di valutare quali siano i vantaggi e gli svantaggi connessi alla decontaminazione di una sola frazione di sedimento rispetto al totale.

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SOSTANZE FARMACEUTICHE IN AMBIENTI COSTIERI: COMPORTAMENTO NEGLI IMPIANTI DI TRATTAMENTO SVERSANTI IN LAGUNA DI VENEZIA

Giulio Pojana, Elisa Corrocher, Andrea Fantinati, Davide Vallotto, Antonio Marcomini *

Dipartimento di Scienze Ambientali, Università Ca’ Foscari di Venezia, Calle Larga S. Marta 2137, 30123, Venezia. e-mail: jp@unive.it

Le sostanze farmaceutiche costituiscono una classe molto eterogenea di inquinanti emergenti,

biologicamente attivi, di interesse per i loro potenziali effetti sugli ecosistemi acquatici. Sono

a

tutt’oggi limitate le informazioni sulla loro presenza e distribuzione nelle acque superficiali

e

di transizione, nonché sulle possibili sorgenti di immissione. Si riportano qui i risultati di

una indagine in campo relativa ai due principali impianti di trattamento delle acque reflue civili dell’entroterra veneziano. I due impianti esaminati tra