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LADOMENICA

DIREPUBBLICA

DOMENICA 23 OTTOBRE 11 NUMERO 349

CULT
Allinterno

La copertina

La canzone globale cos la world music diventata la nostra colonna sonora


BYRNE E VIDETTI

Il libro

Troppa felicit lincredibile arte del racconto di Alice Munro


FRANCO MARCOALDI

Gli ultimi mesi, la fine improvvisa, una lettera segreta

FOTO EVERETT

Stewart Stern, sceneggiatore di Giovent bruciata, svela il ragazzo dietro il mito


Spettacoli
CLAUDIA MORGOGLIONE

James Dean
JAMES DEAN

Il amico mio

Lintervista

Jaimy Gordon Fantini e cavalli ecco come ho vinto il Book Award


SUSANNA NIRENSTEIN

La mostra

Monica Vitti, quando la bellezza sa far ridere


NATALIA ASPESI e MONICA VITTI

Next

Il Nobel Laughlin Il nuovo petrolio crescer sugli alberi


CARLO PETRINI e FEDERICO RAMPINI

ipenso continuamente al giorno in cui Jimmy Dean ci lasci. Mi trovavo a Los Angeles, ospite di mio cugino Arthur Loew. Presi io la telefonata. Dallaltro capo del filo cera Henry Ginsberg, produttore de Il gigante, il film a cui stava lavorando. Mi disse solo: The kid is dead, il ragazzo morto. Capii subito di chi parlava. Uscii e cominciai a passeggiare a casaccio, intorno a me tutto sembrava normale. Molte ore pi tardi, la radio diede la notizia del suo schianto con la Porsche a Cholame, California: e giovani, adulti, bambini si riversarono in strada. Piangendo, abbracciandosi, suonando i clacson delle auto per esprimere il dolore e la rabbia. Io rivedevo dentro di me solo immagini piene di vita: la sua energia, gli scherzi infantili, il modo in cui arrivava rombando, con la moto, fin quasi dentro il soggiorno di casa. Sempre imprevedibile, inafferrabile: duro e dolce, allo stesso tempo. (segue nelle pagine successive)

20 MAGGIO 195?

aro Re del Bosco: E-je! E-je a te. Un equilibrio nelle dualit sovrintende a questa epistola. Asmodeo e le sue arpie sono in pensione al momento. I miei wooh-ha metafisici si sono assoggettati a sfumature leggermente spirituali. Fortunatamente ho incontrato scarso successo nel sormontare il mio tabernacolo finanziario. Ti spedisco linteresse sulla mia vita. 12,50 dollari, beh, sic transit gloria mundi. Qui me la sto cavando molto bene. Ho debuttato a Bway e sono stato generosamente applaudito dai critici. Nemine contradicente, nemine. Guadagnato da vivere recitando. Comportamento di e per altre persone. Non so chi sono io veramente, ma non importa, pro bono publico. Viva televisione. $$$$$. Non ci sono davvero opportunit di grandezza in questo mondo. (segue nelle pagine successive con un articolo di GIUSEPPE VIDETTI)

Nella galleria dei ritratti fatta dai maestri del Quattrocento


ANNA OTTANI CAVINA

Il teatro

Sulla scena Via col vento si trasforma in un burlesque


RODOLFO DI GIAMMARCO

Repubblica Nazionale

DOMENICA 23 OTTOBRE 2011

LA DOMENICA
The kid is dead, gli dissero al telefono Capii subito di chi stavano parlando Stewart Stern, sceneggiatore di Giovent bruciata, ricorda cos lamico Jimmy. E consegna a Repubblica una lettera inedita

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La copertina
James Dean

che getta nuova luce su una storia mai chiarita

CLAUDIA MORGOGLIONE
(segue dalla copertina)

iverso dal clich di nevrotica fragilit che gli hanno affibbiato. Stewart Stern racconta il suo amico James Dean. un ritratto inedito dellattore quello che emerge dalle parole di Stern sceneggiatore di Giovent bruciata, candidato agli Oscar per Teresa, autore di script celebri come La prima volta di Jennifero The Last Movie. Un resoconto appassionato, affidato a Repubblica e centrato sugli ultimi mesi di vita del divo. Stern non omette neppure i temi pi controversi, come la presunta omosessualit nascosta di Dean (Non ne ho mai avuto sentore) o il rapporto intenso e morboso che lo legava dallinfanzia al reverendo James DeWeerd (Spero che il pastore lo amasse solo come un figlio). Occasione per questa chiacchierata con lormai ottantottenne scrittore di cinema, la sua trasferta italiana per presentare Hollywood bruciata Ritratto di Nicholas Rayal prossimo Festival di Roma. Memoria di ferro, spesso commosso fino al pianto, Stern comincia la sua rievocazione di Dean dal primo incontro: Veniamo presentati a un party di Gene Kelly. Cera anche Marilyn Monroe. Poi, non so perch, ci ritroviamo soli in una stanza. Entrambi imbarazzati, senza sapere cosa dire. Allimprovviso lui imita il verso di una mucca: muuuu E allora io rispondo con il beeee di una pecora. Siamo diventati amici cos. Qualche giorno pi tardi, Jimmy mi viene a prendere e mi porta allanteprima di un film, senza dirmi quale. Scavalca il red carpet e mi trascina in sala. Il film era La valle dellEden e lui era lattore protagonista. Capisce? Per lui tutto era come un gioco. Jimmy per molti versi si comportava come un bambino. Non stava mai fermo, quando ci veniva a trovare si nascondeva in bagno, si arrampicava da un piano delledificio allaltro. Poi tornava tutto sorridente, come se nulla fosse.

Vi racconto il ragazzo ribelle


Un eterno ragazzino. Se solo fosse sopravvissuto, Dean oggi avrebbe ottantanni. E invece perde la vita il 30 settembre 1955, e diventa leggenda. Un mese dopo esce nelle sale Giovent bruciata, diretto da Nicholas Ray: un successo planetario. Un po per leco mediatica della scomparsa del suo eroe. Un po per la sua potente rappresentazione del ribelle senza una causa (Rebel Without a Cause fu il titolo originario del film). Credo che saremmo potuti restare amici fino a oggi sostiene chi quel film lo scrisse tutto successo troppo velocemente per Jimmy: larrivo a New York dallIndiana in cui era cresciuto, il teatro, il primo exploit con La valle dellEden di Elia Kazan, la trasformazione in star alla pari con Marlon Brando... Lui faceva di tutto per piacere a Brando, Marlon invece lo considerava una minaccia. Ma lastro nascente di Hollywood non era affatto unanima soltanto fragile e tormentata come spesso ci stata rimandata, non somigliava allimmagine riflessa dal grande schermo: Altro che debole racconta Stern aveva unenergia, una forza a cui non ci si poteva sottrarre. Era un tipo tosto, insomma. Con un senso dellumorismo sboccato, volgare, senza alcuna educazione formale se vedeva entrare una donna in una stanza non si sognava neppure di alzarsi. Una volta, mentre girava la scena dei coltelli di Giovent bruciata, Ray ordin lo stop. Jimmy gli si rivolt contro: disse che quando lui entrava nei panni di un personaggio nessuno al mondo poteva osare interromperlo. E il regista dovette adeguarsi. Anche sulle strade della California, sulle moto di grossa cilindrata, si comportava da duro: Veniva a prendermi e mi faceva montare in sella per prendere a tutta velocit i tornanti nei dintorni di Los Angeles. Io ero terrorizzato, ma poi tutto finiva con delle grandi risate. E questa solo una delle facce della medaglia. Perch Dean era anche capace di una grande dolcezza. Ricordo ad esempio la tenerezza che gli ispiravano i bambini. In particolare una piccola di cinque anni, figlia del musicista e amico Oscar Levant. Jimmy andava la sera a casa sua, saliva dalla piccola al piano di sopra e le leggeva delle storie fino a farla addormentare. Ecco, lui era anche questo. Era rimasto un ragazzino ansioso di dare e di ricevere affetto. Del resto era cresciuto senza genitori, allevato dagli zii. E proprio allinfanzia, segnata dalla morte della madre, i biografi pi scandalistici fanno risalire le prime manifestazioni della sua presunta omosessualit. Su questo Stern categorico: Labbiamo frequentato quasi ogni giorno per molti mesi, lo abbiamo avuto ospite tante volte a casa, ma giuro che n io, n mio cugino Arthur, abbiamo avuto sentore di una sua omosessualit. Jimmy stato compagno di stanza a New York di un altro mio carissimo amico: nemmeno lui ha avuto questa impressione. vero invece che era un uomo sensibile. E anche un opportunista. Pi controverso laltro punto su cui il gossip postumo si scatenato: la natura del legame fortissimo tra lattore e il reverendo dellIndiana, James DeWeerd. Il suo consigliere spirituale, il pastore metodista che celebr i suoi funerali; ma che, secondo alcuni, abus sessualmente di Dean ragazzino. Interpellato anche su questo, Stern non si sottrae: Possiedo due lettere autografe indirizzate da Jimmy a DeWeerd. Una quella che ho consegnato al vostro giornale (e che pubblichiamo in queste pagine, ndr), pi allegra e spensierata; nellaltra, che preferisco tenere privata, il mio amico, a New York, si lamenta delle avances che riceveva da uomini pi vecchi di lui. Segno di una grande confidenza col suo corrispondente. Quanto al presunto legame erotico, Stern ammette indirettamente questa possibilit: Se secondo me il pastore amava Jimmy solo come un figlio? Io lo spero, ma non lo so. Posso dire che aveva un potere ipnotico su di lui. E so pure che Jimmy, nella sua adolescenza, ogni tanto scappava dalla fattoria degli zii per ritornarci uno o due giorni dopo. Ma io l non cero, e non posso sapere cosa facesse durante quelle fughe.
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IL DOCUFILM
Hollywood bruciata Ritratto di Nicholas Ray, scritto e diretto dallitaliano Francesco Zippel, viene presentato in anteprima mondiale il prossimo 28 ottobre, alle 20,30, al Festival di Roma, nellambito della sezione Extra curata da Mario Sesti Ci sar anche un incontro pubblico con Stewart Stern, sceneggiatore di Giovent bruciata e amico personale di James Dean. Ampio spazio del docufilm viene dedicato alla genesi e alla lavorazione proprio di quella che resta lopera pi famosa di Ray Dopo il passaggio Festival, il documentario verr trasmesso in prima tv su Studio Universal il canale televisivo dedicato al grande cinema classico, e che ha anche prodotto il film il prossimo 7 novembre, alle 21,15

I DOCUMENTI
La sceneggiatura originale di Rebel Without a Cause, una lettera di Stern a Dean e una dedica della Wood a Stern Nella foto grande, James Dean sul set di Giovent bruciata Nella piccola, la prima lettura collettiva del copione. Da sinistra in senso orario: Nicholas Ray (di spalle con camicia bianca), Stewart Stern (proteso in avanti), James Dean e una sorridente Natalie Wood Qui sopra, lo sceneggiatore oggi

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ollywood non lavrebbe permesso Lo star system era protettivo al punto che una lettera come quella indirizzata da James. Dean al reverendo DeWeerd (che qui a fianco pubblichiamo) non avrebbe mai visto la luce. Jimmy era una splendida promessa e quel tono confidenziale non sarebbe sfuggito alle giornaliste-iene. La missiva fu spedita allepoca del debutto a Broadway; pochi mesi dopo, a Hollywood, sarebbe diventato idolo e sex symbol. Nel 1956 al primo biografo William Blast non pass neanche per la mente di rivelare la loro relazione. Sarebbe stato linciato. Lo fece pi tardi, in un secondo libro, in cui parl anche della liaison che Dean ebbe col produttore Rogers Brackett. Ma lattore non disdegnava relazioni con i colleghi, come si poi appreso dalle biografie di Anthony Perkins, Paul Newman e Marlon Brando. Il primo a rivelare che ladolescente Dean era stato iniziato da De Weerd fu il biografo Paul Alexander in Boulevard of Broken Dreams

e solo dagli anni 70 quando il regista Nicholas Ray ammise che Jimmy era gay si sollevato lo sciocco dibattito sulla sessualit del divo. Darwin Porter, lultimo biografo di Newman, ha scoperto che negli anni newyorchesi Dean aveva una relazione fissa col quattordicenne Sal Mineo. Al punto che quando fu chiamato a Hollywood affid Sal alle cure di Paul. Elizabeth Taylor, amica di tutti, disse: Era molto difficile nel nostro ambiente rendere pubblica la propria omosessualit. Monty (Clift), Jimmy (Dean) e Rock (Hudson) si confidavano con me perch ero pi aperta degli altri. Allepoca era difficile fare coming out a Hollywood. Oggi, impossibile. Dovremo attendere altre biografie post-mortem per sapere chi. E con chi. (giuseppe videtti)

Dormi il giorno, stai sveglio la notte


JAMES DEAN
(segue dalla copertina) on ho nessun odium theologicum, ma anche tu sei una vittima del vivere stupido. Siamo infilzati a un uncino di condizionamento. Un pesce che in acqua non pu scegliere chi . Genio vorrebbe che nuotasse nella sabbia. Noi siamo pesci e affoghiamo. Viva atomo. Restiamo in un unico mondo e ci interroghiamo. Gli ospiti viaggiano e sono stanchi. Tutta la creazione terrestre della mente, e la mente malata. Al fortunato viene insegnato a chiedere perch. Nessuno in grado di rispondere. Non pu fare altro che studiare a fondo lo status quo. Zowie! Trova il vuoto, trova il vuoto, trova il vuoto, divorzia da te stesso. Immagina, crea, dormi il giorno, stai sveglio la notte. Venera le convenzioni e maledicile. Secundum artem

LA LETTERA
Concessa da Stern a Repubblica, ecco la versione originale della lettera scritta da James Dean a DeWeerd

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FOTO BOB WILLOUGHBY/PHOTOMASI

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LA DOMENICA

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I luoghi
Come Chatwin
Il convoglio sequestrato dai ricchi turisti texani, lorgoglio di classe dei ferrovieri, il mate, la gente che guarda passare i vagoni
Lo scrittore cileno racconta il viaggio daddio del mitico Express argentino a sud del 42 parallelo
LUIS SEPLVEDA apevamo che la Trochita partiva da El Maitn il marted con patagonica precisione, fra le otto del mattino e mezzogiorno, e che dopo aver raggiunto Esquel ritornava il gioved, mettendosi in marcia con identica puntualit per ripercorrere al contrario i trecentocinquanta chilometri a cui erano stati ridotti, dopo le privatizzazioni e la morte delle ferrovie argentine, gli originari millesettecento del Patagonia Express. Quella mattina la stazione appariva stranamente deserta. Da quanto ci risultava, il vecchio treno continuava a essere lunico mezzo di trasporto per gli abitanti di El Maitn che dovevano andare a Esquel a comprare beni di prima necessit, a farsi vedere dal medico o a lottare contro la burocrazia. La biglietteria era chiusa e cos cominciammo ad aggirarci per la stazione senza incontrare nessuno, finch non arrivammo davanti allofficina e sentimmo la musica di una radio e delle voci. Era un capannone enorme e l, fra tonnellate di metallo arrugginito, una locomotiva a vapore che mostrava parte delle sue viscere dacciaio e tre vagoni di legno, scorgemmo un gruppo di uomini vestiti con la
classica tuta blu dei meccanici. Cosa raccontate di bello, ragazzi? ci salut uno di loro vedendoci. Rispondemmo al saluto e subito fummo invitati a bere mate e a mangiare pane e formaggio. Possiamo sapere cosa vi porta da queste parti? chiese un altro. Il treno. Ci hanno detto che partiva oggi per Esquel. Il nostro piano di lavoro per quel giorno era abbastanza semplice: il mio socio avrebbe fatto il viaggio a bordo, scattando foto in interno, mentre io lo avrei seguito in automobile. Saremmo rimasti a Esquel fino al gioved e poi saremmo rientrati al contrario, io in treno riempiendo di appunti la mia Moleskine, e il mio socio in macchina, scattando foto in esterno. vero. Partiva oggi, ma non partito e non partir dichiar uno dei meccanici. E quando parte? domandammo. Questo non lo sa nessuno. charteado spieg uno dei pi giovani. Charteado da chartear? indag il mio socio. S, da chartear, un nuovo verbo maledetto derivato a sua volta da charter. Unassociazione di oziosi milionari texani amanti delle ferrovie a vapore avevano charteado il Patagonia Express per un periodo indefinito, senza curarsi del fatto che gli abitanti di El Maitn, Esquel, orquinco e Leleque sarebbero rimasti senza il loro unico mezzo di trasporto. Erano ormai undici giorni che la Trochita era in mano a quei turisti e i ferrovieri, senza nascondere la loro rabbia, cercarono di consolarci suggerendoci una soluzione. Oggi arriva uno di quelli. Credo che sia cubano o dominicano, il loro interprete. Parlate con lui e forse vi lasceranno salire sulla Trochita disse Marcelo. Decidemmo di aspettare linterprete chiacchierando con il gruppo. Come tutti i patagoni, ciascuno di loro aveva qualcosa da raccontare, ma discorrevano lentamente, come per non dare importanza a quello che dicevano. Avete visto la locomotiva che stiamo riparando? un gioiello, una Maffei 350, tedesca, costruita nel 1915. Non ci sono pi macchine del genere in nessun posto al mondo. Ne abbiamo due e sono parte della storia della Trochita. [...] Larrivo di un insolente fuoristrada con luccicanti paraurti cromati e fari sul tetto spense lallegria nel capannone. Lautista faceva anche da interprete e parlava con un inconfondibile accento cubano. Con un gesto interruppe le dimostrazioni di servilismo del capostazione e, indicando il mio socio che in quel momento scattava qualche foto alla vecchia locomotiva tedesca, puntualizz: Le avevamo detto che, finch il treno era nostro, non volevamo attorno nessun giornalista. Avevo intenzione di tranquillizzarlo spiegandogli che non eravamo giornalisti, solo due viaggiatori che passavano per caso da l, ma Marcelo fu pi svelto: Sono amici miei, volevano vedere lofficina e li ho invitati. E poi il treno voi lavete soltanto charteado. Non di vostra propriet. Vogliamo salire sul treno, fare qualche foto, tutto qui. Ci dai una mano? domand il mio socio. Il cubano ci osserv con attenzione prima di rispondere. Per cinquemila dollari vi portiamo alla prossima stazione. Solo andata. La stazione successiva era a una trentina di chilometri, un po meno di unora di viaggio sulla Trochita. Allora d ai tuoi capi che vadano a farsi fottere, solo andata aggiunse il mio socio nel suo tono pi gentile. [...] Be, siamo rimasti senza treno osservai. Bevemmo il mate in silenzio, fumammo una sigaretta. Il mio socio chiese se poteva scattare qualche foto allofficina e i ferrovieri acconsentirono con entusiasmo. Ragazzi dichiar Marcelo servendo qualche

Patagonia
Ultima corsa

In

LUIS SEPLVEDA

sul treno della steppa

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bicchiere di vino, voi siete venuti a fotografare la Trochita e la fotograferete. Il mio socio e io ci guardammo decisi ad accettare qualunque cosa ci proponessero, perch a sud del 42 parallelo la fiducia nasce senza mezzi termini, senza ambiguit n goffi richiami alla prudenza. Vi aspetto domattina presto, alle sette, al campo da calcio. E portate qualche soldo per comprare la nafta sugger Marcelo. Il resto del pomeriggio lo passammo a visitare El Maitn, prendemmo alloggio in una pensione dai letti duri e al tramonto andammo a mangiare in un ristorante che ci sedusse col suo nome, Patagonia Express, e ci rimpinz con uno dei migliori matambre che avessimo mai assaggiato. Poi ci sedemmo in un parco a guardare le migliaia di stelle che illuminano il cielo della Patagonia. [...] Come in tanti altri paesi delle lontane province del Sud, a El Maitn la gente aveva labitudine di sedersi dentro la stazione a guardar passare il treno. unusanza che conferma lesistenza del tempo e delluniverso: se il treno passato vuol dire che partito da un posto e va in un altro. Il mio socio e io bevevamo il vino osservando le stelle, El Maitn era immersa nel buio e in qualche angolo della steppa

i sequestratori della Trochita dovevano lamentarsi della scomodit dei vagoni mentre dalla sua dignitosa umilt di immaginetta sbiadita la Madonna di Lujn doveva guardarli con occhi ancora pi tristi del solito, perch la tristezza lunica cosa che lasciano i vincitori al loro passaggio. Il giorno dopo alle sette, interrompendo una partita di calciatori mattinieri, andammo da Marcelo, che ci aspettava accanto al suo vecchio ma impeccabile 113 biplano Curtiss Falcon. [...] Dopo aver sorvolato per dieci minuti la steppa seguendo i binari del treno, avvistammo la Trochita. Il vecchio espresso patagonico avanzava lentamente, una grossa scia di fumo usciva dal comignolo della locomotiva e subito veniva dispersa dal vento. Dalla pianura infinita, il vecchio treno ci faceva segnali di vapore e fumo, ci invitava ad avvicinarci a lui, amico dai muscoli di ferro e dal cuore di fuoco. Volammo sopra il treno, accanto al treno, di fronte al treno, lo seguimmo quasi attaccati ai fianchi nelle due direzioni, mentre i padroni provvisori della Trochita erano passati ai gesti osceni. [...] Scendemmo dal Curtiss Falcon mezzo anchilosati e aiutammo Marcelo a coprire laereo con un pesante telone. Eravamo riusciti a fotografare la Trochita, il vecchio espresso patagonico, il leggen-

dario Patagonia Express, e ci consideravamo soddisfatti, ma nellofficina i ferrovieri ci riservavano ancora una sorpresa. La nostra conversazione fu interrotta dallinconfondibile fischio di un treno e tornando nellofficina vedemmo limponente Maffei 350 che innalzava una densa colonna di fumo e muoveva le bielle, facendo girare le ruote e trainando due carrozze passeggeri. Eccolo, ragazzi. Il vecchio Patagonia Express. Volete farci un giro? disse uno dei ferrovieri. Ci guardammo a vicenda, guardammo anche il treno che sbuffava per la voglia di partire verso la steppa e stringemmo forte la mano a quegli uomini che esibivano lorgoglio pi sano del mondo, quello del lavoro ben fatto, quello di essere parte di un insieme indispensabile: lorgoglio di classe, semplicemente. I gringos sono andati verso nord, perci noi andremo a sud disse il macchinista. Allora il mio socio ebbe lidea pi brillante. E se avvisassimo la gente del paese che c il treno?. Ed esattamente due ore dopo, con perfetta puntualit, la locomotiva mand sbuffi di vapore che bagnarono di nebbia le banchine, il fochista cominci a buttare palate di carbone nella caldaia e

noi ci accomodammo sulle due carrozze in mezzo a una cinquantina di persone felici di poter nuovamente contare sul loro unico mezzo di trasporto. Quel viaggio fu una festa. Quel viaggio fu il pi bello della nostra vita, perch era nato dalla determinazione di un gruppo di uomini che, infischiandosene delle rappresaglie che avrebbero subito, avevano deciso che due viaggiatori venuti da molto lontano dovevano essere testimoni del loro amore per il lavoro. Era limpida laria della steppa, erano allegri i volti affacciati ai finestrini delle carrozze, era compatta la colonna di fumo che usciva dalla locomotiva, era chiaro e onnipresente il fischio che annunciava il passaggio del treno, era dolce il vigore delle bielle che con tutta la forza dellacciaio spingevano le ruote, e lo sferragliare del convoglio invitava a bere il mate offerto dal passeggero accanto mentre le conversazioni passavano in rassegna tutte le cose della vita. Fu un viaggio allegro, molto allegro, perch fu lUltimo Viaggio del Patagonia Express. Traduzione Ilide Carmignani ( Luis Seplveda e Daniel Mordzinski 2011 By arrangement with Literische Agentur Mertin Inh: Nicole Witt e K. Frankfurt, Germany) 2011 Ugo Guanda Editore Spa)
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IL LIBRO
Ultime notizie dal Sud di Luis Seplveda (Guanda, 168 pagine,16 euro), da cui tratta questa anticipazione, sar in libreria dal 3 novembre. Le foto, tratte dal libro, sono di Daniel Mordzinski

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LA DOMENICA
Sbarc in America dallUngheria con 75 centesimi in tasca e senza sapere una parola dinglese. Ancora oggi, a centanni dalla morte, il suo nome resta legato al pi ambito premio giornalistico. Ecco la storia delluomo che ai suoi redattori disse:
Ogni truffa ha bisogno di un segreto Il vostro dovere provare a svelarlo

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Lanniversario
Caratteri di stampa

Pulitzer
1917
Herbert Bayard Swope del New York World vince il primo premio Pulitzer, per il reportage sulla Grande guerra Inside German Empire pubblicato tra ottobre e novembre 1916

Mr.

1922
Per la prima volta un disegnatore vince il Pulitzer Rollin Kirby con la vignetta On the road to Moscow, pubblicata sul New York World

1928
Grover Cleveland del Montgomery Advertiser vince nella categoria Editorial Writing per i suoi articoli contro il gangsterismo e lintolleranza razziale e religiosa

I VINCITORI DEL PREMIO


1966
Peter Arnett della Associeted Press vince nella categoria International Reporting per i reportage realizzati durante la guerra in Vietnam

1973
Linchiesta Watergate di Bernstein-Woodward sul Washington Post scuote gli Usa Huynh Cong Ut, invece, vince con una celebre foto sugli effetti del napalm in Vietnam

1991
Serge Schmemann del New York Times vince nella categoria International Reporting per i suoi reportage sul processo di riunificazione della Germania

VITTORIO ZUCCONI

YELLOW JOURNALISM
WASHINGTON Una vignetta pubblicata nel 1898 mostra Joseph Pulitzer (a sinistra) e il direttore di un giornale concorrente, William Randolph Hearst, combattersi a suon di yellow journalism: ovvero di giornalismo scandalistico Accanto una prima pagina di The New York World, il giornale di cui Pulitzer fu proprietario e dalle cui colonne lanci una campagna di sottoscrizione per la costruzione del piedistallo della Statua della Libert

i leggi bavaglio e di intercettazioni proibite, il figlio del mercante ebreo di Budapest non poteva sapere nulla quando divenne editore del suo primo giornale, nel 1872, ma sui vizi e sulle paure del potere non aveva dubbi. Non c truffa, non c malaffare, non ci sono corruzione o disonest che non abbiano bisogno del segreto per poter esistere spieg Joseph Pulitzer nel suo inglese ancora un po incerto ai redattori del St. Louis Dispatch, il quotidiano del Missouri che aveva fondato. Il vostro dovere lacerare questi veli di segreto. La repubblica americana crescer o languir insieme con la libert della informazione. A cento anni dalla sua morte, avvenuta il 29 ottobre del 1911 a bordo dello yacht che teneva ancorato nel porto di New York, reso cieco dalle sedici ore al giorno, tutti i giorni, trascorse leggendo e scrivendo alla propria scrivania, il nome del piccolo, vile ebreo che tradisce la propria gente come lo insultarono i concorrenti del Sun sperando di alienargli le simpatie dei lettori ebrei dopo la sua conversione al cristanesimo, continua a vivere non soltanto nel massimo riconoscimento giornalistico, letterario e artistico del mondo, accanto al Nobel. Il messaggio, lesortazione, lutopia, la retorica, del suo appello sono scolpiti, seppure non sempre rispettati, nella cultura e nelle aspirazioni di ogni giornalista americano, che sia una grande firma

riverita della stampa, un laccato mezzo busto da teleschermo o una ragazza sconosciuta che arranca nel nuovo oceano della Rete. Come tanto spesso nella storia americana, cera voluto un immigrato, un miserabile sbarcato con le pezze al sedere dopo che lazienda granaria fondata dal padre nellUngheria asburgica era fallita, non per inventare, ma riscoprire la natura e il senso del grande esperimento della democrazia, quello che Thomas Jefferson aveva riassunto, un secolo prima, nella mas-

sima: Meglio una libera informazione senza governo, che un governo senza libera informazione. Pulitzer, che leggenda vuole fosse arrivato nel porto di Boston a nuoto dopo essersi gettato da una nave merci, non parlava neppure linglese e quando volle arruolarsi nel 1862 fra le Giubbe Blu del Nord nella Guerra Civile, fu messo in uno speciale reggimento, il Lincoln Cavalleria del Massachusetts, dove erano stati concentrati tutti gli immigrati di lingua tedesca. Al giornalismo, che avrebbe reso ce-

lebre lui e che lui avrebbe cercato di rendere una professione e non soltanto un mestieraccio, arriv attraverso la propria ignoranza dellinglese. Si spinse nel Missouri, a St. Louis, perch la comunit tedesca era fortissima e pubblicava un quotidiano, il Westliche Post, il Post dOccidente, dove riusc a infilarsi, salendo i gradini fino alla propriet e alla direzione. La sua fu una scalata prodigiosa, visto che aveva in tasca soltanto i settantacinque centesimi ottenuti vendendo un fazzoletto

CARICATURA
Joseph Pulitzer in una caricatura del 1895

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Dal Wall Street Journal a Propublica.org cambiano i mezzi, ma non i fini


PAUL STEIGER

hiedere a un direttore qual il Pulitzer a cui pi affezionato un po come chiedere a un genitore qual il figlio a cui vuole pi bene. Ma c un premio che non potr mai dimenticare: 11 settembre 2001. I nostri uffici erano proprio di fronte al World Trade Center, le finestre erano volate via e il collasso delle Torri aveva reso gli ambienti tossici. I reporter e i redattori non potevano neppure entrare e cos dovemmo trovare un posto alternativo nel New Jersey: i reporter in molti casi non potevano neppure comunicare con i loro capi, ma sapevano quello che andava fatto. Il risultato fu un giornale assolutamente eccezionale. E se ogni Pulitzer un premio speciale, quella volta davvero tutta la redazione ne vinse il suo pezzettino. Anche oggi dopo i sedici premi con il Wall Street Journal la sfida con ProPublicaresta la stessa. Negli ultimi anni sono solo cambiati i mezzi: con lapertura anche ai siti web come noi. Gli ingredienti sono grande lavoro di reporting e grande lavoro nellesposizione della notizia: possibilmente a grande impatto. Quando arrivato il primo Pulitzer due anni fa eravamo gi convinti della nostra scelta: un servizio online e no profit che produce inchieste in partnership con altre testare. Ma la straordinaria inchiesta di Sheri Fink sui morti dellospedale di Katrina pubblicata col New York Times Magazine ci ha dato una credibilit straordinaria. Perch tutti i premi sono impor-

tanti: ma nessuno come il Pulitzer regala questa risonanza mondiale. Un altro ingrediente ovviamente la qualit del reporter. Per anche il ruolo del capo importante. Ricordo che un giovane reporter aveva scritto una storia forte. Un farmacista era stato rapinato e minacciato con la pistola e da quel giorno aveva anche lui la pistola sotto la cassa. Un giorno si presenta un altro bandito e lo minaccia: quello spara e lo uccide. Il reporter aveva raccolto la sua versione: cosa scatta nella testa di un uomo che uccide, la disperazione per il ragazzo morto. La bozza arriv nelle mani del caporedattore: impressionante cos com, disse, ma sarebbe ancora meglio se potessi raccontare un po anche del ragazzo. Il reporter spieg che ci aveva provato. E il capo: perch non ci lavori ancora? Attraverso lagenzia di pompe funebri riusc a risalire alla famiglia del ragazzo. Stavano fuori citt. Li scov. E quando buss alla porta di casa scopr che la madre non sapeva ancora che il figlio era stato ucciso. Proprio l gli si present anche il fratello: appena uscito di galera. Risultato: da una grande storia venne fuori una storia semplicemente eccezionale. Era il 1999 e Angelo Henderson e il Wall Street Journal vinsero un altro Pulitzer. (testo raccolto da Angelo Aquaro)
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1937
lanno di Anne OHare McCormick del New York Times che vince nella categoria Correspondance per i dispacci e gli articoli inviati dallEuropa nel 1936

1945
Joe Rosenthal vince nella categoria Photography per la celebre foto dei marines che piantano la bandiera americana a Iwo Jima

1964
Meriman Smith della United Press International vince nella categoria National Reporting per il lavoro svolto sullomicidio Kennedy

1999
David Horsey del Seattle Post - Intelliger vince nella categoria Editorial Cartooning per una serie di vignette sullo scandalo Lewinski

2008
Jose Antonio Vargas vince nella categoria Breaking News per il racconto del massacro alla Virginia Tech School. Nel 2011 Vargas dichiarer di essere un clandestino

2011
Per la prima volta il premio va a uninchiesta pubblicata online Eisinger e Bernstein di Propublica.org vincono nella categoria National Reporting

di pizzo bianco ereditato dalla madre e dormiva nei carri merci fermi agli scali. Al giornale era arrivato dopo avere lasciato il solo lavoro che fosse riuscito a trovare nel Missouri: quello di conduttore di quattordici muli che lo fecero disperare. Ma che furono evidentemente unottima preparazione per imparare a guidare una redazione. Sia nel giornaletto in tedesco, poi al quotidiano principale di St. Louis, il Dispatch (che ancora esiste) e infine al New York Worldche comper grazie al successo nel Missouri, la formula del suo successo sarebbe sempre rimasta identica. Un lavoro da mulo, ogni giorno dalle dieci del mattino fino alle due di notte con i lumi a petrolio, e un naso implacabile per gli scandali e la corruzione che si nascondevano dietro i panciotti e le catene doro dei politicanti, dei boss, dei finanzieri, nellAmerica della rivoluzione industriale e dellespansione selvaggia, dove il danaro sporco era pi grande del Mississipi, come scrisse. E redattori disposti a tuffarvisi senza timore di annegare perch, coperti dal proprietario-direttore, potevano nuotare senza mai andare a secco. Il World, che lui comper al fallimento, con quarantamila dollari di perdite annue, una somma da moltiplicare per cento in dollari di oggi, arriv a vendere la sbalorditiva cifra di seicentomila copie al giorno. Il potere, naturalmente, non stette a guardare. Fu querelato, addirittura dal presidente Thedore Roosevelt, pi volte e sempre assolto. Il concorrente principale, quel William Randolph Hearst inventore dello yel-

low journalism, del giornalismo scandalistico e romanzato, colui che ricordava ai dipendenti che il solo dovere morale di un giornalista vendere pi giornali, lo assal con gli insulti razzisti dalle pagine del Sun. Pulitzer ri-

Lavor prima come conduttore di muli, poi acquist giornali

sponde adottando la stessa formula editoriale, quella che il citizen Charles Foster Kane in Quarto potere, il film per cui Orson Welles si ispir proprio a Hearst, aveva riassunto in questa frase ai suoi: Non abbiate paura di pubbli-

care notizie false, sono quelle che piacciono di pi ai lettori. Ma alla fine rinunci a questa gara al ribasso. Ormai molto ricco lascer alla sua morte trenta milioni di dollari, una fortuna confinato sempre pi nel suo yacht dalla cecit, Pulitzer decise di imprimere la propria impronta nellindustria che lo aveva arricchito e salvato dai muli e dai carri merce. Istitu, attraverso la Columbia University, quella facolt di giornalismo che sarebbe stata poi il modello per ogni altra e il premio, al quale chi pubblica libri, articoli, servizi audio o video, inchieste ambisce pi che a ogni altro. Non certo per i soldi, visto si tratta di appena diecimila dollari. Il sogno di Pulitzer, sempre inseguito e mai realizzato del tutto, si sarebbe comunque tradotto in una lunghissima serie di trionfi della libert di stampa allintero di norme e di regole protette da tutti i tribunali fino alla Corte Suprema, dalla battaglia contro i boss politici che stringevano in pugno New York fino alle rivelazioni sulle torture e le menzogne attorno alla guerra in Iraq passando per lapoteosi del Watergate. Chi visita New York, pu vedere anche oggi un pezzo della sua eredit, piantato nel mezzo del porto. il piedistallo sul quale poggia la Statua della Libert, che Pulitzer pag attraverso una sottoscrizione lanciata dal suo quotidiano, per trovare una collocazione alla gigantesca fanciulla di bronzo fusa da Gustave Eiffel che giaceva nei magazzini francesi. Dunque, senza Pulitzer e senza la sua fede nel giornalismo, non ci sarebbe la Libert. Nel senso della statua, ma non soltanto.
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LA DOMENICA
Spia, sposa medioevale, popolana, ragazza con la pistola, moglie svitata. Al cinema ha interpretato mille ruoli, nella vita non mai stata diva. Da tempo lontana dai riflettori, ora che sta per compiere
ottantanni ecco i suoi disegni, i ricordi e le foto del suo album privato

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Spettacoli
Polvere di stelle

Buon compleanno

Monica

La bellezza della commedia


NATALIA ASPESI
uandoil cinema trovava del tutto naturale essere intellettuale, quando esisteva un pubblico vasto, popolare, che correva a vedere Lavventura e anzich ribaltare i sedili si entusiasmava per unastrazione elegante come lincomunicabilit, Monica Vitti divenne celebre perch mormorava, nel film, Mi fanno male i capelli. Era anche molto carina, seppure ancora nel genere borghese (filo di perle, chemisier a pois, capelli biondi e lisci tagliati appena sotto le orecchie), genere che piaceva a Michelangelo Antonioni, magari per criticarlo nei suoi film, come in Cronaca di un amore, La signora senza camelie, Le amiche. Si amavano, la ragazza romana non ancora trentenne, uscita dallAccademia di arte drammatica e da filmini come Le dritte di Amendola, e il colto regista non ancora cinquantenne, elegante, bello e severo. Nei film che fecero insie-

me, tra il 1960 e il 1964, si continu con le malinconie e gli sguardi dolenti di varie nevrosi del vivere moderno; dopo Lavventura, ci furono infatti La notte (nevrosi della coppia), Leclisse (nevrosi dei sentimenti) e Ildeserto rosso, (nevrosi della societ dei consumi). Premi su premi, critici estasiati, anche allestero un trionfo, del resto allargato a tutto il cinema italiano di quegli anni. Regista e attrice vivevano quasi insieme, in due appartamenti uno sopra laltro con scaletta interna: persone squisitamente private, in tempi in cui i gossip si chiamavano pettegolezzi e parevano molto ordinari, tanto che quando il sodalizio si estinse, non si seppe davvero perch. Oppure non se lo ricorda pi nessuno. Forse tutta quella cinenevrosi li aveva nevrotizzati, forse i tempi erano cambiati, la cineincomunicabilit si era insinuata anche nelle loro vite reali e tutti e due lavevano finalmente giudicata barbosissima. Di fatto Monica aveva conosciuto, proprio con Il deserto rosso, il direttore della fotografia Carlo De Palma che, uscita lei indenne

dallaver lavorato con Mastroianni e con lallora bellissimo Alain Delon, divenne il suo nuovo compagno. Michelangelo e Carlo, tutti e due amori e ombre dei suoi anni belli, non ci sono pi e lei, Monica Vitti, compie ottantanni il 3 novembre. Non si sa perch c questa mania di celebrare la vecchiaia, per i rari centenari, poi, si organizzano trionfi, in attesa impaziente di celebrarli ancora, anche pi sontuosamente, alla morte. Ma le uscite di scena prima che cali il sipario non rallegrano nessuno, soprattutto il vegliardo, che magari ha vissuto pienamente, stato una celebrit, ha dato il colore a unepoca, e nel caso di Monica Vitti, ha donato bellezza, intelligenza, allegria, pensiero, garbo, alla nostra famosa commedia allitaliana. Ma i ricordi, ammesso che ci siano, non danno un senso al presente quando le luci si spengono ad una ad una e niente le riaccende pi. Lultimo film in cui apparsa stato il poco fortunato Scandalo segreto, diretto e interpretato da lei nel 1990, quindi ventuno anni fa, quando ancora por-

tava con la sua solita grazia disinvolta le belle gambe, la figura slanciata, i capelli biondi e arruffati, la magnifica voce roca. Nel settembre del 2000 ha sposato il fotografo-regista Roberto Russo, che viveva con lei da ventisette anni, da quellanno per lei fortunato che stato il 1973, quando aveva girato tre film, tra cui Polvere di Stelle in cui, con Alberto Sordi, cantava Lamore un treno, che fischia sereno e sgambettava nel ruolo di vedette di una scalcinata compagnia di variet negli anni della Seconda guerra. Il loro incontro era avvenuto sul set di Teresa la ladra, ispirato al bel romanzo di Dacia Maraini, diretto da Carlo De Palma. Il giovane Russo, chiamato come fotografo di scena, ri-

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La memoria contro di me
MONICA VITTI
n casa mia cera sempre molto da ricordare, come un pegno da pagare per continuare a vivere. Ti sei ricordata di lavarti i denti, di fare i compiti, di andare da zia Giulia, di aspettare, di non parlare, di non ascoltare, di non capire? Come se, senza la memoria, non si avesse il permesso di continuare a vivere. Perch hai dimenticato di chiudere la finestra?. Mi piaceva aperta, forse. Dunque avevo il dovere di ricordare. Ma non sempre. Il precetto di mia madre era: Tu sei una bambina e non devi ascoltare i discorsi dei grandi. Ma se per caso afferri una parola, la devi subito dimenticare. Oggi scrivo non per ricordare, ma per reinventarmi tutto, per cancellare e ricostruire visi e fatti che mi girano da tanto tempo intorno e ridono insieme a me; non di me. Lasciatemi lemozione, e tenetevi pure la memoria. Io non la voglio, perch una truffa, e non la si pu nemmeno portare in tribunale perch vincerebbe lei. La memoria non con me, ma contro di me. Sono anni che provo ad allontanarla, cancellarla, lho anche presa a schiaffi, a spintoni, e lei subisce tutto pur di restarmi in testa come un cappello di carta velina. Io non la voglio e lei lo sa. Ma qualche volta mi cade in braccio e mi tocca cullarla. Lho sentita anche ridere, ieri. Non voglio pi storie complicate, non voglio il passato, voglio solo dei giorni chiari, semplici, senza costrizioni, senza cose da fare, da capire, da accettare. Mi piacerebbe una passeggiata molto lunga tra gli alberi. Ne ho proprio bisogno, ma non ritroverei la strada del ritorno. Preferisco uno sgarbo, alla memoria; certo, molto meglio un bacio o una gita al mare. Ma allora come mai facevo lattrice? Niente di pi naturale per me, quando recito ho una memoria di ferro. la realt che mi risulta nebulosa, non Shakespeare. (Tratto da Il letto una rosa, Mondadori, 1995)

i film

IL DESERTO ROSSO
(1964) il primo film a colori di Michelangelo Antonioni. Famosa la battuta della Vitti Mi fanno male i capelli

LA RAGAZZA CON LA PISTOLA


(1968) Diretta da Mario Monicelli per la prima volta interpreta un ruolo comico

DRAMMA DELLA GELOSIA


(1970) Di Scola, con Mastroianni innamorato e la Vitti indecisa tra lui e Giancarlo Giannini

POLVERE DI STELLE
(1973) Diretto e interpretato da Alberto Sordi Successo clamoroso anche per la canzone Ma ndo Hawaii

A TAVOLA
Nelle foto in bianco e nero a sinistra, con Michelangelo Antonioni e Vittorio De Sica; con Luis Buuel e Jean-Claude Brialy ne Il fantasma della libert. Sopra con Al Pacino, Marina Ripa di Meana e Francesco Rosi mase folgorato da quella bella attrice che riusciva col suo talento a far ridere con classe, e che pure a lui sembrava nascondere una segreta inquietudine, una richiesta muta di aiuto. Ci fu, ancora una volta, una specie di passaggio del testimone, sul set: da Antonioni a De Palma, da De Palma a Russo: un compagno, un marito, che a quella signora per lui infinitamente preziosa ha dedicato tutta la vita, per amarla, proteggerla, rallegrarla, curarla; dagli anni del suo splendore e della celebrit, lungo la lenta discesa verso una malattia che a poco a poco lha isolata da se stessa e dagli altri. Un anno fatale deve essere stato il 1995, quando scrisse il suo secondo libro, Il letto una rosa(Mon-

dadori), una specie di autobiografia nebulosa dei suoi pensieri e delle sue angosce: Lo smarrimento mi stringe alla gola come un boa trasparente. Non posso dimostrare che ci sia, ma lui mi avvolge e mi striscia sul viso, promettendo orrori. In 35 anni di cinema, un tempo lunghissimo per unattrice, Monica ha lavorato in 55 film, certe volte ne ha girati anche tre in un anno. E dal momento in cui ha abbandonato la seriosit (definita da Oreste Del Buono la nefasta ombra di Antonioni) che lei pareva comunque non prendere sul serio, diventata grande. Andavamo a vedere i film con lei e Sordi, o Tognazzi, o Proietti, o Manfredi, o Mastroianni (e persino Benigni), perch era allora la sola donna bella cui era concessa quella comicit con cui rivelava alle donne come si poteva ridere di se stesse senza farla tanto lunga, e agli uomini come non prendersi troppo sul serio perch le donne potevano inchiodarli alla loro presunzione virile con il fascino dellironia. Spia dei servizi segreti, fata inseguita da un bruto, sposa me-

dioevale, ragazza con la pistola, popolana tra due amori, stella del variet, Tosca, Nin Tirabusci, Mim Bluette, moglie svitata, moglie cornificata, moglie cornificante, moglie pazza, Monica Vitti non mai stata una diva, ma una attrice di grande talento, forse la pi grande, davvero, del cinema italiano. I registi andavano con lei sul sicuro, Monicelli e Zampa, Loy, e Scola, ma anche gli stranieri, da Cayatte a Buuel a Losey, incapaci per di capirne la leggerezza raffinata con cui ci ha divertito tanto. Gremese le ha dedicato un bel libro curato da Laura Delli Colli: del 1987 e naturalmente introvabile, forse andrebbe ristampato. Film dopo film, mostra quanto la sua bellezza, la sua ironia intelligente, la sua bravura, abbiano resistito agli anni, siano del tutto contemporanee, tanto da cancellare le tante piccole star del cinema italiano di oggi, deformate dalla chirurgia, pessime attrici, costrette a divertire un pubblico triste con una tetra sguaiataggine.
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CON IL MARITO
Qui sopra, lattrice con Marcello Mastroianni in Dramma della gelosia In alto, nelle foto a colori, Monica Vitti con il marito Roberto Russo e alcuni disegni originali tratti dal libro Il letto una rosa (Mondadori) Nella foto grande, la Vitti sul set de Il deserto rosso nel 1964

IL FANTASMA DELLA LIBERT


(1974) Buuel la vuole per il suo inno al surrealismo lennesima trasformazione

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DOMENICA 23 OTTOBRE 2011

LA DOMENICA
Quando sar finito il petrolio continueremo a guidare automobili, viaggiare in aereo e illuminare case e strade. Con cosa? Con un nuovo tipo di carburante tratto dalle piante che coltiveremo nei deserti e negli oceani
Parola di Robert Laughlin, premio Nobel per la fisica, che traccia la sua idea di futuro ancorata a leggi scientifiche

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FEDERICO RAMPINI

SAN FRANCISCO

roiettiamoci nel futuro: quando gli esseri umani non bruceranno pi carbone, petrolio o gas naturale. Continueremo a guidare qualche tipo di auto? Viaggeremo in aereo? Da dove verr la luce per lilluminazione? Comincia cos lultimo saggio di Robert Laughlin, premio Nobel per la fisica, docente alluniversit di Stanford nel cuore della Silicon Valley californiana: Powering the Future (Basic Books, 2011). Puntando sulle proprie competenze, parla da fisico, non da economista n da scienziato dellambiente: questo gli consente di tenere i piedi per terra, ragionando su vincoli e leggi della fisica fondamentali. E sfocia su una conclusione sorprendente: dovremo continuare a fabbricarci qualcosa che assomigli a petrolio, benzina e cherosene, perch n lidrogeno n latomo n il solare potranno completamente sostituirsi allefficienza di questi carburanti. Ma li produrremo sinteticamente grazie allagricoltura. Non sottraendo raccolti alla stessa agricoltura che alimenta gli esseri umani; bens coltivando oceani e deserti. Laughlin adotta un approccio originale per riuscire a parlare alla sinistra e alla destra, agli ambientalisti e agli industrialisti: si proietta in un futuro inevitabile, quando i carburanti fossili nelle viscere della Terra saranno finiti, lasciando ad altri le diatribe sulla data esatta in cui ci accadr. Non vuole schierarsi con il partito dei limiti dello sviluppo che vede un esaurimento imminente del petrolio, n con gli esperti alla Daniel Yergin secondo cui linnovazione tecnologica ci consentir di valorizzare nuovi giacimenti e di spostare pi in l il giorno dellultima goccia. Tutto questo non gli sembra troppo rivelante, come spiega quando lo incontro al World Affairs Council di San Francisco. Come si fa a evitare di schierarsi con i profeti dellesaurimento imminente delle risorse, o con gli ottimisti del progresso tecnologico? Basta scegliere un orizzonte temporale un po pi lungo, per esempio due secoli. Nellarco di vita della nostra Terra equivale a un battere di ciglio; ma anche nella storia dellumanit un periodo breve: appena sei generazioni. A quel punto sar iniziata lEra post-fossile, su questo non c dubbio. Davvero si possono escludere nuove scoperte di giacimenti finora ignoti, e nuove tecnologie che rendano economicamente sostenibili queste nuove estrazioni? vero che sono state fatte nuove scoperte di giacimenti simil-petroliferi, per esempio nelle sabbie del Canada e del Venezuela. Ma lo U. S. Geological Survey ha dimostrato in modo inequivocabile che le nuove scoperte non saranno sufficienti a compensare il declino. Le riserve complessive dellArabia Saudita, per esempio, gi entro sessantanni entreranno in una zona dinstabilit, e questo un arco temporale che ci costringe a riflettere seriamente: riguarda gi i nostri nipoti. questo il problema che io mi pongo: esercito i miei studenti a interrogarsi su come vivranno i nostri discendenti. La risposta lei la d, com giusto, da scienziato della fisica. Spiego che non immaginabile un futuro con aeroplani a batteria; per quanto migliori la Robert B. Laughlin tecnologia delle batterie ci sono delle leggi della fisica che lo impediscono. Cos come non pensabile laereo da trasporto a cellule solari, sempre in virt di leggi fondamentali della fisica. Un carburante come il cherosene, usato oggi nei jet, ha caratteristiche ottimali di densit, efficienza energetica, sicurezza. A differenza dellidrogeno che ha controindicazioni di pericolosit. In quanto al nucleare, il suo ruolo nellequazione energetica del futuro sar quello di un calmiere dei prezzi: qualora i costi di tutte le altre energie dovessero salire a livelli socialmente e politicamente inaccettabili, allora le opinioni pubbliche accetteranno di fare ricorso in parte al nucleare. Di qui la conclusione del suo saggio: quando non potremo pi derivare il cherosene o la benzina dal petrolio, dovremo fabbricarceli. Entra in gioco la nuova agricoltura, e anche a questa lei arriva usando le leggi della fisica. Sul nostro pianeta le piante hanno sequestrato CO2 dallaria per milioni di anni. In questattivit loro sono professionisti, noi siamo dilettanti. Perci non ho dubbi: la risposta sar lagricoltura. Quando sar finito lultimo giacimento di energia fossile, la nuova fonte sar lagricoltura, non qualche tecnologia da inventare. I biocarburanti vengono prodotti gi da tempo, con le controindicazioni che conosciamo: fanno concorrenza allalimentazione umana, contendono gli stessi terreni coltivabili che servono a sfamarci. Lintera superficie attualmente arabile degli Stati Uniti non sarebbe sufficiente, se dovessimo riconvertirla solo ai biocarburanti, per darci lautosufficienza nellera post-carbonica. Perci non possiamo pensare di uscirne con lagricoltura tradizionale. Solo coltivando gli oceani e i deserti ci riusciremo. La tecnologia esiste gi, quella della sintesi sperimentata dalla Germania al Sudafrica, molto simile anche a quella che la Shell e altre compagnie usano per la conversione del gas naturale. Consentir di produrre con lagricoltura carburanti di sintesi con la stessa densit, efficienza energetica e sicurezza di quelli che oggi deriviamo dal petrolio. Ci saranno problemi politici da risolvere, come la sovranit sulle acque extraterritoriali e il ruolo delle correnti. Ma la vita continuer, grazie allagricoltura.

Energia
Metteremo dei fiori nei nostri serbatoi

Bio

Ultima goccia Le riserve dellArabia Saudita entreranno in una zona di instabilit entro 60 anni Questo ci costringe a riflettere: riguarda gi i nostri nipoti

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GLOSSARIO

combustibili fossili
Derivano dalla trasformazione di sostanza organica (carbogenesi), sviluppatasi nel corso di milioni di anni. Sono di questo tipo i combustibili tradizionali come il petrolio, il carbone e il gas naturale

energie rinnovabili
Sono prodotte da fonti che si rigenerano come il sole, il vento, lacqua o lagricoltura Non sono esauribili e il loro utilizzo non pregiudica la reperibilit di risorse energetiche per le generazioni future

biomasse
Tutti quei materiali di origine animale e vegetale che non hanno subito processi di fossilizzazione utilizzati per produrre energia Si tratta generalmente di scarti dellagricoltura, dellallevamento e dellindustria

biocarburanti
Si ricavano dalletanolo e dallalcol etilico prodotto dalla fermentazione di vegetali ricchi di zuccheri (mais, canna da zucchero, barbabietola) o dalla spremitura di piante oleoaginose (girasole, colza)

biogas
Si produce sottoponendo la biomassa (animale o vegetale) a digestione, processo di decomposizione del materiale organico da parte di alcuni batteri che sviluppa anidride carbonica, idrogeno e metano

Alla fine ci salva sempre la cara vecchia agricoltura


CARLO PETRINI

remettendo che ogni previsione su come sar il mondo tra duecento anni un esercizio che si lascia volentieri ai premi Nobel, la visione nel nuovo libro di Robert B. Laughlin offre spunti interessanti. Il tema lenergia, ma soprattutto lagricoltura. La tanto bistrattata agricoltura, ritenuta da moltissimi un settore marginale, data cos tanto per scontata da essere trascurata, lasciata per troppo tempo e con troppo potere in mano a un sistema agroindustriale globale che ha finito con il metterla in ginocchio, prima nei paesi poveri e ora anche in quelli ricchi. E sempre con effetti nefasti per ambiente, contadini e consumatori. Laughlin sostiene che tra due secoli lagricoltura sar fondamentale per continuare a garantirci la vita. Dice che il settore agricolo sar il principale produttore di energia nellera postfossile. Lidea di coltivare oceani e deserti per non far entrare in competizione cibo ed energia molto affascinante e neanche tanto fantascientifica. Per bisogna ricordare che il cibo stesso energia, perch ci nutre e ci fa muovere e perch cresce grazie alla fotosintesi clorofilliana, dunque allenergia del sole. Lagricoltura sempre stata, lo oggi e sempre sar ci che ci garantisce la vita. Una volta presa coscienza di questo assunto banale ma un po troppo spesso dimenticato, va per fatto un discorso su come dovrebbe essere lagricoltura del futuro. Che si debba cambiare profondamente, che la si debba rinnovare un atto dovuto anche per il palese fallimento del modello intensivo-industriale che ha dominato lultima met di secolo. Che linterazione tra produzione di cibo e produzione di energia sia gi nelle cose dimostrato poi da come facilmente molte aziende agricole facciano gi le due cose insieme. Il problema che quando prevalgono la concentrazione, linseguimento di presunte econo-

mie di scala, lidea per cui lagricoltura come uno qualsiasi dei settori industriali e risponde alle stesse leggi economico-produttive cibo ed energia saranno sempre in competizione tra di loro. Non bisogna fare cibo oenergia, ma cibo e energia. Potremo coltivare gli oceani, i deserti e anche gli altri pianeti, ma senza cambiare il nostro modo di pensare continueremo sempre a risolvere un problema creandone un altro. Sono sicuro che ci saranno innovazioni importanti in campo energetico, e tecnologie sempre pi pulite per sfruttare direttamente o indirettamente lenergia solare (lunica vera, enorme, sicura, perenne centrale che ci fa piovere addosso, in ogni momento, enormi quantit di energia) con tutte le forme che ne derivano. Ma ci vorr la consapevolezza che tutto questo andr realizzato in un sistema complesso che non dovr pi essere governato in maniera centralizzata. Ci vorr un sistema capillare, diffuso, in cui le comunit e le persone diventano produttrici di cibo ed energia prima di tutto per se stesse e poi per gli altri, in rete tra di loro. necessaria una democratizzazione della produzione energetico-agricola, con tecnologie accessibili che si diano come obiettivo primario la sostenibilit dei processi e non la possibilit di realizzare speculazioni. Gi ora vediamo come biogas e fotovoltaico, che potrebbero essere dei modi perfetti per integrare la produzione agricola a livello aziendale, in nome del profitto e dei grandi numeri possano diventare altamente insostenibili, ponendosi come alternative, e non complementari, a unagricoltura che cos com risulter sempre perdente, siccome non riesce pi a generare entrate dignitose per i contadini. Per garantire il futuro non sar tanto questione di quali tecnologie ci inventeremo, ma piuttosto in quale paradigma le vorremo calare.
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ILLUSTRAZIONE CORBIS

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LA DOMENICA

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I sapori

Tricks-or-treats
colorata, polposa, ricca di vitamine Ma anche ipocalorica e a prova di diabete
Prodotto tipico delle feste di novembre, ora rivisto e corretto in versione Halloween
LICIA GRANELLO

Chioggia
Chiamata marina per la vicinanza alla laguna, una cucurbita maxima dalla spessa buccia verde. Polpa gialloarancio resa saporita dalla salsedine

Mantova
Ha forma globosa e costoluta, la torta (o melone): buccia giallo uniforme o screziata, polpa soda e zuccherina, ideale per il ripieno dei tortelli

Napoli
Detta lunga o piena, una cucurbita moschata grande, giallastra, allungata, svasata alla base, con maturazione tardiva. Adatta alle minestre

envenuti nella settimana di Halloween, ovvero All Hallows Eve, vigilia di Ognissanti. Da vivere a met tra gastronomia e commemorazioni, biscotti da impastare e visite ai cimiteri. Malgrado luso di fantocci, lenzuoli animati, zucche vuote illuminate dalla luce della candela e il bussare a tredici porte offrendo tricks-ortreats dolcetti o scherzetti sia sbarcato in America con limmigrazione europea, la tradizione celtico-anglosassone di festeggiare santi e morti non ci appartiene. Eppure, una scia di ritualit gastro-profane legate a quei giorni corre tra Piemonte e Liguria, in Friuli (dove la sera del 31 ottobre lintero paese di Chiopris si accende dei lumini delle zucche, battezzate musons), in Toscana (dove si chiamano zozzi), Campania, Lazio e Sardegna, dove c la fiera dei riti delle Animeddas e del su mortu mortu, con i bambini travestiti che bussano alle porte chiedendo doni. Pi in generale, al di l di feste, zucche intagliate e serate fintamente spaventevoli re-importate pi per moda che per convinzione, lItalia resta figlia di una tradizione contadina che, in occasione di Santi, Morti e anniversario della vittoria della prima guerra mondiale, prevedeva riunioni familiari accompagnate da lunghe soste a tavola. Freddo, orti ormai orfani delle produzioni estive, voglia di tepore e di cibo di conforto. Da qui, il trionfo di zuppe e dolci, con la zucca regina indiscussa (meglio se raccolta dopo una gelata, che aumenta la quota zuccherina). proprio la tradizione dei piatti dedicati alle feste, dolci in primis, a unirci, da una parte allaltra delloceano, nel sacro nome della zucca. Del resto, la cocutia (da cui cocuzza, ancora in uso al sud, tramuta-

Un mondo a forma di cocuzza


ta in cozuccae e infine zucca), messicana di origine e arrivata in Europa con i conquistadores spagnoli, fa allegria al solo vederla: colorata, polposa e piena di virt. Botanici e nutrizionisti la adorano, in quanto ipocalorica (18 calorie per 100 grammi), ricca di vitamina A e C, potassio, calcio, fosforo, fibre. In pi, i semi ricchi di acidi grassi essenziali, omega-3 e omega6, vitamine e minerali sciacquati e tostati in forno sono preventivi e terapeutici dei disturbi urinari e prostatici. Difficile chiedere altro a un ortaggio capace di resistere settimane intere lontano dallorto (purch conservato al fresco e al buio) o in freezer, sotto forma di polpa sbollentata. In quanto a cuochi e pasticceri, il magico potere zuccherino senza zucchero (come per languria) la rende perfetta per dessert a prova di diabete e bambini in odore di sovrappeso, celiaci (essendo gluten-free) e dannati della dieta. Se volete scoprire tutto quello che avreste voluto sapere sulla zucca e non avete mai osato chiedere, il vostro posto Mantova, dove fino all8 dicembre in programma la quindicesima edizione di Di zucca in zucca, che coinvolge agriturismi, ristoranti e botteghe in un susseguirsi di corsi di cucina, lezioni di intaglio vegetale, gare culinarie, mercati contadini, cene a tema. Per i seguaci della religione del raviolo di zucca, invece, due santuari da non mancare: Al Pescatore di Canneto sullOglio e Il Rigoletto di Reggiolo, dove la zucca, alla faccia di streghe e diavoletti, tocca vette celestiali.
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Zucca
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Dolce

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Gli indirizzi
DOVE DORMIRE
LA CASA DI MARGHERITA Via Broletto 44 Mantova Tel. 349-7506117 Doppia da 80 euro, colazione inclusa CASA POLI Corso Garibaldi 32 Mantova Tel. 0376-288170 Doppia da 130 euro, colazione inclusa AGRITURISMO CORTE VIRGILIANA Via Virgiliana 13, localit Pietole di Virgilio Mantova Tel. 0376-448009 Doppia da 80 euro, colazione inclusa

DOVE MANGIARE
OSTERIA NEGRI Largo Martiri della Libert 14 Gonzaga Tel. 0376-528182 Chiuso dom. sera e lun., men da 30 euro
ILLUSTRAZIONE DI CARLO STANGA

ALLA NUOVA MARASCA Piazza Alberti 19 Mantova Tel. 0376-322620 Chiuso luned, men da 30 euro

OSTERIA DA PIETRO Via Chiassi 19 Castiglione delle Stiviere Tel. 037-6673718 Chiuso mercoled, men da 55 euro

DOVE COMPRARE
PANE&PASTA TRUZZI Via XX Settembre 4 Mantova Tel. 0376-322427 PASTIFICIO LAGNOLINO Via Libert 99, localit Porto Mantovano Mantova Tel. 0376-300861 COSE BUONE Piazza Mazzini 13, frazione Polesine Pegognaga Tel. 0376-525270

Sulla strada

Mantova e i fratelli tortelli


Pumpkin pie
Il dolce-culto di Halloween una crostata di pasta brise con farcia di zucca lessata, amalgamata con zucchero, sciroppo dacero, uova e panna liquida
MASSIMO VINCENZI
ui con il tortello non si scherza, mica zucche da Halloween. Qui, nel Mantovano, per i tortelli si rompono amicizie, madri disconoscono figlie, mariti tornano sotto il confortante tetto materno per scappare da cucine impure. Ci si sfida a singolar tenzone con le zone di confine, rivalit che partono in allegria innaffiate dal lambrusco e finiscono negli studi degli avvocati. Un centimetro pi gi e giurano che la loro ricetta quella sacra, benedetta da Dio e dagli uomini nel corso dei secoli. Un centimetro pi su e gli ingredienti mutano. Cambiano colori e sapori. Appaiono sacrileghe salamelle, sprizzate di pomodoro blasfemo. Qui si scrivono libri serissimi sullargomento. La metafisica del tortello (Edizioni tre Lune) di Stefano Scansani, giornalista studioso di tradizioni e di alimentazione, un specie di bibbia in materia. Basta leggere qualche pagina a caso per capire di cosa stiamo parlando. E parliamo pure di convivenza, di multietnicit ben prima che ci pensassero i politici, perch il tortello che mantovano e solo mantovano (alla larga, a proposito di convivenza civile, ferraresi e cremonesi) ha per origini comuni con piatti ottomani ed ebrei. Sapori di imperi lontani. Minacciati dalle innovazioni, come il rosso del pomodoro. Cos scrive Scansani degli intrusi color porpora: Eversivi. In larga parte della Bassa mantovana e dellAlto ferrarese capita una cosa curiosa, bislacca, incor-

Frittelle
Zucca cotta al forno avvolta nella stagnola, frullata con zucchero, uova e scorza darancia, aggiungendo poi farina e poco lievito. Dopo la frittura, zucchero a velo

reggibile. I tortelli di zucca vagano nel rosso, si tingono esteriormente di rosso, il loro gusto vira al rosso. Perch i tortelli non vanno sporcati con altro che il burro fuso. Qualche anabattista anarchico in vena di eresie ci butta sopra persino le salamelle, equivocando sulla chiave del successo dei tortelli, ovvero quel sublime contrasto tra dolce e amaro, con punte di piccante che ricordano la cucina indiana, quel gusto che qui chiamano il dols-e-brsk. E poi le dispute sulla forma: sacchetto ripiegato, quadrato, rettangolare o triangolare, o un cappelletto emilianizzante e ipertrofico, grosso, grossissimo, della serie tortello di nome e di fatto, recita sempre lo Scansani. Ma ogni massaia, qui ce ne sono ancora, mantovana ha la sua ricetta e la sua idea, appunto, metafisica su come deve essere il tortello Doc. Ultima generazione quella del Trenta o gi di l che ancora custodisce gelosi segreti. Tanto che un fornaio mantovano con il fiuto degli affari ne ha prese una manciata, le ha messe in cucina e sforna tortelli fatti in casa su scala industriale. Permettendo a giovani spose, leste a buttar via la confezione, di fare bella figura e di non essere costrette allesilio. Che qui lostracismo ancora esiste e ha la forma misteriosa di un tortello. Ma, infine, dopo le liti sempre sublime punto di incrocio, alimento povero e comune di terre sparpagliate dalle acque di pianura e confuse dalla nebbia. Che cancella il rosso dei tortelli e ne esalta il dols-e-brsk.
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Torta
Burro montato a crema con lo zucchero, prima di lavorarlo con tuorli, latte e lievito. Prima di infornare si incorporano i bianchi a neve. Alla fine, cioccolato fuso

LA RICETTA
Tortino con cuore morbido alla liquirizia
Ingredienti per 4 persone 300 gr. polpa di zucca 150 gr. di burro 100 ml. acqua 100 gr. zucchero 1/2 bacca di vaniglia 150 gr. farina 8 gr. lievito 100 ml. panna 100 gr. cioccolato fondente 1 cucchiaio di liquore alla liquirizia

Crespelle
Farina, sale, uova, latte, olio per le cialde Al centro purea di zucca cotta nel latte, profumata con scorza darancia In forno con una lieve besciamella dolce

Luruguaiano Matias Perdomo ristorante Pont de Ferr, Milano uno dei giovani pi interessanti della nuova gastronomia italiana Dal mix felice di materie prime, creativit e tecnica nascono piatti originali e golosi, come questo tortino, ideato per i lettori di Repubblica

Crema
Cottura a fuoco dolce di zucca, miele dacacia, uvetta, limone e arancia a fettine. Si schiaccia con la forchetta, aggiungendo altra uvetta ammorbidita nel rum

Cuocere la zucca al forno privata dei semi e tagliata in quarti, coperti singolarmente con carta stagnola per unora a 170 gradi Sbollentare la panna in un pentolino Versare sul cioccolato tritato. Aspettare un paio di minuti e frullare con il frullatore a immersione Aggiungere il liquore e versare negli stampini del ghiaccio Una volta raffreddati, riporre nel freezer Sciogliere il burro a bagnomaria Aggiungere la zucca e frullare Mescolare acqua, zucchero e vaniglia, portare a ebollizione per creare una consistenza sciropposa, poi far raffreddare Amalgamare lo sciroppo con zucca, uova, farina e lievito Frullare fino a raggiungere una consistenza omogenea Coprire con carta da forno degli stampini individuali, riempiendoli con il composto fino a tre quarti Incorporare la pastiglia congelata di cioccolato e liquirizia Cuocere in forno a 190 gradi per 10 minuti. Lasciare riposare qualche minuto prima di servire con panna montata

Repubblica Nazionale

DOMENICA 23 OTTOBRE 2011

LA DOMENICA

s 40

Lincontro
4-3-3

Zdenek Zeman

Doveva diventare medico come suo padre, scelse di vivere di sport Quando nel 68 i carri armati entrarono nella sua Praga era a Palermo dove iniziava ad allenare Serie C, poi B, poi A, ora di nuovo la B Una lunga carriera senza compromessi. Quello
che chiedo sono applausi se vi piaciuto lo spettacolo, fischi se vi siete annoiati Perch la verit pi importante dei gol

EMANUELA AUDISIO

PESCARA

isogna passare tra i suoi silenzi. E nel suo schema preferito: pause lunghe e sigarette. Bella faccia, da film western: abbronzato, occhi azzurri, un po felino, un po sornione. Sorriso disincantato. Autoironico, non male nella terra di Flaiano. Uno che la fa corta, per la sa lunga. Il solo a dire che il calcio doveva uscire dalle farmacie e dagli uffici finanziari. Era il 98. Fece scandalo lui, non lo scandalo. Un uomo di sport, in senso lato, di quelli che preferiscono il gioco al risultato, un allenatore di pallone, per molti un santone che predica ingenuit, per altri un alieno. Pi attaccato alla verit che al gol. Per questo fatto fuori da un sistema calcio che non prevedeva onest e decenza. Era il reietto, quello che sputava nel piatto, bisognava emarginarlo, boicottarlo, condannarlo allesilio, anzi allinferno. Lui per dice: Io sono normale, sono gli altri a essere anormali. Sono stato fuori per scelte altrui, non mie. Io non ho mai rovinato le societ e non sono mai stato sotto inchiesta. Zdenek Zeman ritorna sotto i riflettori. sempre pi celebrato, ha discepoli ovunque, venerato come quei professori che se ne stanno in posti defilati a fare lezioni grandissime, specialit miracoli, non importa se allena il Pescara in serie B. Lui in panchina non si dimena, non esulta al gol. La sua stata definita: lentusiasta staticit di uniguana. Zemaniano diventato un aggettivo: significa essere zen, andare

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avanti per la propria strada, credere nella bellezza di unazione non nella certezza di un risultato (che per spesso arriva, ma dopo). Ora esce per minimum fax Il ritorno di Zeman, un ritratto-diario di Giuseppe Sansonna, libro pi due dvd (Zemanlandia e Due o tre cose che so di lui, 18,90 euro). Vanno in tanti da lui, a cercare una frase, un pensiero trasgressivo, un qualcosa che non sia melassa, formuletta da dire in tv. Se lo dice Zeman significa che una cosa scomoda, estranea al compromesso, e forse anche alla mentalit italiana. Infatti Zdenek boemo, nato a Praga, allora Cecoslovacchia, suo padre Karel era un primario dellospedale, la madre Kvetuscia casalinga. Pap voleva che anchio diventassi medico, ma a me piaceva lo sport. Quando mi sono iscritto alluniversit non mi hanno preso perch a medicina cera il numero chiuso, e per dieci mesi ho lavorato in una fabbrica farmaceutica, chiesi il turno di notte, cos di mattina potevo allenarmi. Non era un lavoro difficile, pi che altro cera da controllare temperature e macchinari, per in quel periodo ho dormito poco e mi sono stancato molto. Il mio soprannome in squadra era Pistone perch in campo mi muovevo molto. E in campo portavo sempre due palloni, perch cerano ragazzi che non ne avevano. Eravamo amici di Zatopek, ma vederlo nella divisa dellesercito, faceva effetto. Quando a Praga nel 68 entrano i carri armati russi, Zeman in Sicilia, ospite con la sorella di suo zio, Vycpalek. Avevo ventanni, leggevo Kundera, amavo il cielo senza nuvole di Palermo. Nel 69 c il rogo di Jan Palach, niente pi Primavera, basta con Dubcek, Ricordo tutto. Palach doveva essere il primo di una serie, il popolo soffriva, bisognava far vedere che non tutti accettavano quellinvasione amica. Ma purtroppo pass anche lidea che un matto si era dato fuoco. Anche se io non credo che morire per unidea valga mai la pena. Dal 69 al 75 Zeman si ferma a Palermo. Il sud mi piace, i vicini si fanno sentire, mi invitavano spesso a pranzo: vuole favorire? Uscivo di casa la mattina, tornavo di notte. Ho preso il diploma Isef, seguito molti sport: nuoto, pallavolo, calcio, pallamano. Per i ragazzi che venivano a giocare al campo, nella societ di quartiere accanto alla Favorita, era motivo di aggregazione. Nella pratica quotidiana facevo da padre, mi riconoscevano autorit, gli stessi genito-

ri mi pregavano di passare messaggi ai figli. Dal Carini passa a fare il preparatore atletico al Bacigalupo, la squadra palermitana dei fratelli DellUtri, dove c anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il senatore Vizzini. In Sicilia non ho mai incontrato comportamenti mafiosi, non dico che la mafia non esiste, ma la mia esperienza diretta non la contempla, forse sapevano che io venivo da fuori e non ci provavano. vera la storiella raccontata dal dottor Gino Governanti, il farmacista e presidente di Carini, che sostiene che per farla correre le dava due pasticche di Villescon e come ingaggio duemila lire per la benzina? un ricordo un po romanzato, vero che ci dava delle pilloline a me e a mio cugino e noi le buttavamo nel canaletto. E oggi i calciatori come sono? Troppo immersi nellelettronica e in Internet. Io non posso proibire Facebook, per posso provare a dire che stare da soli davanti a un video non va bene, un mondo troppo chiuso, non quella la

Quando Jan Palach si diede fuoco avevo ventanni e leggevo Kundera


Ma non credo valga la pena di morire per unidea

vera vita. Non pu contare pi lingaggio che il collettivo. I ragazzi di oggi non sono cattivi, ma molto individualisti, non guardano attorno e nemmeno allaltro. E attorno c una crisi che si pu toccare: prima mezza citt andava a Cortina, ora piena di negozi falliti. Tecnici stranieri come Ferguson, Wenger, Hiddink in Italia non hanno mai allenato. Solo un caso? Si vede che ai nostri presidenti non piacciono. Vogliono investimenti a brevissimo termine. E vista dallaltra parte lItalia rischiosa. In tribunale durante il processo per Calciopoli un avvocato mi ha rinfacciato di non aver vinto nulla. Mi sono meravigliato: che centrava? Era un modo per diffidarmi, per dirmi: stai zitto tu, perdente e invidioso del successo degli altri. Non contava la verit di quello che dicevo, la denuncia del malaffare, di un sistema corrotto, ma il mio curriculum di allenatore. Avrei potuto rispondere: state zitti voi che avete solo rubato. Ma non lho fatto, non sono cos. Ecco, appunto, com Zeman, dopo quarantanni di vita italiana e una cittadinanza ottenuta nel 75. Mi piace stare con i giovani, anche se a sessantaquattro anni mi sento invecchiato, lo accetto, ma let mi disturba. Non leggo pi, guardo sport in tv, ho un ginocchio che mi fa male, per cui ho iniziato a giocare a golf. Vorrei ricominciare, e farei le stesse cose. Ho lo stesso sogno: vivere nello sport e di sport. Firmo sempre un contratto annuale per lasciare liberi entrambi a fine stagione. Mi emoziona una bella combinazione, un gesto tecnico perfetto, in allenamento alcuni giorni fa siamo riusciti a farlo. E preferisco centravanti piccoli, sono pi agili, si muovono meglio. Chiedo applausi se vi piaciuto lo spettacolo, fischi se vi siete annoiati. Quando ero al Foggia nel 94 sono andato a prendere il presidente, Pasquale Casillo, che usciva dal carcere di Poggioreale, e poi spesso sono andato a trovare lui e il fratello, agli arresti domiciliari. Cerco di capire chi in difficolt, chi ha problemi, gli ero anche riconoscente di avermi scelto. Di Zeman si dice: uno che vince le partite perse e perde quelle vinte. Si vince e si perde, succede a tutti. Ma a me succede pi che agli altri. Si pu fare gol e si pu subirlo, mi piace provarci, cercare un disegno, certe verticalizzazioni le ho prese dallhockey. Bisogna insegnare qualcosa ai giocatori, migliorarli, non solo occuparsi del risultato. La cul-

tura sportiva si insegna cos. Si chiama gioco perch non sai come va a finire, se lo sai prima vuol dire che non lo . Mi affido ai giovani, nel Pescara ho fatto esordire dei 91, 92, 93, non amo la confusione, preferisco le squadre organizzate che sanno quello che fanno. Zeman stato il primo a far vedere il futuro a Totti. No, il futuro ce laveva gi dentro. Quando lho allenato era un ragazzo che aveva voglia di trasgredire perch aveva compagni di squadra pi grandi. Gli ho solo detto che se faceva meno stupidate poteva arrivare in alto e restarci. anche stato il primo a far vedere che un certo calcio non aveva pi futuro. Quello lo vedevano tutti, ma sono stati zitti, forse non volevano spaventarsi: come si fa a spendere pi di quanto incassi? Le societ di calcio sono gestite male, fanno acquisti che non possono permettersi e alla fine qualcuno pagher. Ho dichiarato che il calcio un malato di cancro curato con aspirine e resto della stessa idea. Non che io sono avanti, che gli altri spesso si mettono una benda sugli occhi e sulla bocca. Lho detto: io alla fine sono ancora nel calcio, Moggi, no. Anche se devo rettificare: sarebbe squalificato, ma proprio fuori non . Quando Wojtyla mor, Zeman si fece, come tutti, sei ore di coda in piazza a San Pietro. Sono cattolico, rimasi colpito, ma ci andai per un altro motivo. Lavevo conosciuto in udienza, quando ancora stava bene e sciava, non era come gli altri, emanava qualcosa di forte e di speciale, energia, sentimento. Chiss, forse intima simpatia tra chi allenava anime e chi allena spiriti.
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