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Editto del gennaio 1562. Saint Germain en Laye.

EDITTO del Re Charles IX sui mezzi pi appropriati per sedare i tumulti e le sedizioni per i fatti di religione. Carlo, per la grazia di Dio Re di Francia, a tutti coloro che leggeranno le presenti lettere. Salve. risaputo quanti tumulti e sedizioni da tempo e ogni giorno sono stati suscitati, accresciuti e aumentati in questo Regno per la malizia dei tempi, e la diversit delle opinioni che si scoprono nella religione: e bench i nostri predecessori abbiano tentato alcune misure per ovviare (alla situazione) sia con il rigore e la severit dei castighi, sia con la dolcezza in virt della loro naturale benignit e clemenza, le cose sono andate cos avanti in questo nostro Regno, e negli spiriti di alcuni nostri sudditi di qualsivoglia sesso, stato e qualit, che giunti Noi a cingere la Corona, ci sono mancati avvisi e consigli per trovare i mezzi da seguire che portassero qualche buona e salutare soluzione. E di fatto, dopo lunghe e serie consultazioni a questo proposito con la Regina nostra onoratissima e amatissima Signora e madre, con il nostro carissimo e amatissimo Zio il Re di Navarra, nostro Luogotenente Generale che rappresenta la nostra persona in tutti nostri Regni e paesi, con altri Principi del nostro sangue, e persone del nostro Consiglio privato, avremmo (sic, = abbiamo) convocato un'assemblea nella Corte del nostro Parlamento di Parigi questo nostro detto Zio, i Principi di sangue, i Pari di Francia ed altri Principi e Signori del nostro detto Consiglio privato. I quali, insieme con la gente della nostra Corte, avrebbero dopo varie conferenze e delibere, concluso con l'editto del mese di luglio ultimo, con il quale abbiamo, tra altro e pena la confisca di corpo e beni, vietato tutte le riunioncelle ed assemblee pubbliche, con armi o senza armi, anche le riunioni private, in cui si svolgerebbero prediche ed amministrazioni di sacramenti diversamente dall'uso della Chiesa cattolica dai tempi in cui la fede Cristiana fu ricevuta dai re di Francia nostri predecessori e dai Vescovi e Prelati, Preti, Vicari e Deputati: avendo allora pensato che, nell'attesa di un Concilio generale, il divieto di siffatte assemblee fosse il mezzo principale per interrompere il corso della diversit delle opinioni e mantenere cos i nostri sudditi uniti e concordi, e fare cessare tumulti e sedizioni. I quali al contrario, per la disubbidienza, ostinazione e mala intenzione dei

popoli, anche perch l'applicazione dell'editto si rivelata difficile e pericolosa, per il nostro grande dispiacere e rimpianto, molto pi di prima si sono accresciuti anche con atti crudeli. Per cui, dovendo provvedere, visto che l'editto era solo temporaneo, siamo stati consigliati di fare qui un'altra assemblea del nostro detto Zio, Principi del sangue e gente del nostro Consiglio privato, insieme a un buon numero di Presidi e principali Consiglieri delle nostre Corti sovrane da noi convocati per rendere un fedele conto dello stato e del bisogno delle province al riguardo della detta Religione, tumulti e sedizioni, afinch si possano ravvisare i mezzi pi idonei, utili e comodi per cessare tutte le sedizioni. Essendo ci fatto, e tutto bene e seriamente considerato e deliberato in nostra presenza e della nostra detta Signora e madre, da parte di una tanta ampia e considerevole assemblea, Abbiamo secondo il loro avviso e assennata delibera, detto e ordinato, diciamo e ordiniamo quel che segue: Ossia. Che tutti coloro della Nuova religione o altri, che si siano impadroniti di templi, saranno tenuti dopo la pubblicazione della presente, di uscirne ed anche di uscire e lasciare le case, beni e redditi di propriet degli ecclesiastici, ovunque siano, rimettendo quest'ultimi in completo possesso, libero e sicuro godimento, com'erano prima di esserne privati. Dovranno rendere e restituire ci che hanno preso tra reliquari e ornamenti dei detti templi e chiese, senza che coloro della nuova religione possano prendere altri templi n edificarne di nuovi, dentro o fuori delle citt n suscitare agli ecclesiastici, rimessi in possesso delle loro decime, redditi, diritti e beni vari, n adesso n in futuro, alcun ostacolo, turbativa o impedimento. Questo proibito e vietato. Proibiamo e vietiamo con le presenti di abbattere e distruggere i crocefissi e di commettere altri atti scandalosi e sediziosi, sotto pena della vita, e senza speranza di alcuna grazia o remissione. E similmente ( vietato) riunirsi nelle citt per fare prediche e sermoni, sia in pubblico che in privato, sia di giorno che di notte. Tuttavia, per mantenere i nostri sudditi in pace e concordia, nell'attesa che Dio faccia la Grazia di potere riunirli e congregarli nello stesso ovile, ci che il nostro massimo desiderio e intenzione, Abbiamo provveduto fino alla convoca del detto Concilio generale, o fino ad altro nostro ordine, alla sospensione - sospendiamo e rimandiamo - dei divieti e pene promulgate dall' editto di luglio e dai precedenti - per quanto

riguarda le assemblee che si faranno fuori delle citt e di giorno, per le prediche, preghiere e altri esercizi della loro Religione. Vietando sotto tali pene a tutti i giudici, magistrati ed altre persone, di qualsiasivoglia stato, qualit o condizione, quando coloro della detta nuova Religione andranno, e si riuniranno fuori dalle dette citt per il fatto della loro detta Religione, di impedire o molestare o scacciarli in alcun modo. E nel caso qualcheduno volesse offenderli, ordiniamo ai nostri magistrati ed ufficiali di trattenerli per impedire torbidi e sedizioni, facendo severamente punire ogni sedizioso, di qualsiasi religione, secondo il tenore dei nostri precedenti editti et ordinamenti (.....). Intimendo di nuovo, secondo gli editti, a tutti i nostri sudditi, di qualsivoglia religione, stato, condizione e qualit, di non fare alcuna assemblea in armi, di non scambiarsi insulti, rimproveri e provocazioni sui fatti della religione, n fare, incitare, procurare o favorire alcuna sedizione, ma di vivere e comportarsi con dolcezza e gentilezza gli uni con gli altri, senza portare alcuni fucili, rivoltelle, archibugi n altre armi proibite e vietate, che vadano in queste assemblee o altrove, ma ai gentiluomini sia lecito avere i pugnali e le spade che son soliti portare. Vietiamo inoltre ai Ministri e principali della detta nuova Religione di ricevere in queste assemblee nessuna persona prima di essersi informato bene della sua vita, costumi e condizione: affinch se fosse incriminato, o contumace per crimini meritevoli di castigo, la dovessero deferire ai nostri Ufficiali per ricevere la punizione. E tutte le volte che i nostri ufficiali vorranno andare a dette assemblee e assistere alle prediche e sentire quale dottrina vi annunciata, ch vi siano ricevuti e rispettati secondo la dignit dei loro impieghi ed uffici. E se fosse per prendere ed arrestare qualche delinquente, devono essere ubbiditi e ricevere l'aiuto e l'assistenza che loro occorrer. Che non facciano nessun sinodo o consistorio tranne se per licenza o in presenza di uno dei nostri Ufficiali, n possano creare alcun magistrato tra di essi stessi, n leggi, statuti, ordinamenti, essendo materia che spetta a noi solamente. Ma se stimano necessario di costituire tra di essi alcuni regolamenti per

l'esercizio della loro Religione, li debbano mostrare ai nostri Ufficiali i quali potranno autorizzarli nel caso siano cose ragionevoli da fare; altrimenti ci avvertiranno per averne il nostro permesso o sapere la nostra volont e intenzione. Non potranno assolutamente reclutare genti, n per fortificarsi e proteggersi, n per offendere altrui, nemmeno tassarsi tra di loro o fare collette. In quanto al fare la carit e le elemosine, saranno volontarie e mai per quote o imposizione. Coloro della nuova Religione saranno tenuti osservare le nostre leggi politiche, ed anche quelle della nostra Chiesa cattolica per quanto riguarda le feste ed i giorni festivi, e nei matrimoni per i gradi di consanguinit ed affinit, al fine di evitare le discussioni e processi che potrebbero derivarne, rovinando le migliori Case (= famiglie) del nostro Regno e distruggendo i legami di amicizia che si acquistano con il matrimonio e l'alleanza tra i nostri sudditi. I Ministri saranno tenuti di presentarsi davanti ai nostri Ufficiali locali, per giurare tra le loro mani l'osservanza delle presenti, e promettere di non predicare alcuna dottrina contraria alla pura Parola di Dio a tenore del concilio di Nicea, e dei libri canonici del Vecchio e del Nuovo Testamento, per non riempire i nostri sudditi di nuove eresie. loro vietato espressamente e alle stesse pene di sopra di parlare nelle prediche contro la messa e le cerimonie ricevute dalla nostra detta Chiesa Cattolica, e di andare di luogo in luogo, e di villaggio in villaggio, per predicare per forza, contro il consenso dei Signori, Preti, Vicari e fabbricieri delle parrocchie. E similmente ad ogni predicatore vietato usare nei propri sermoni e prediche insulti e invettive contro i sudetti Ministri e i loro discepoli, essendo questo fino ad oggi servito solo ad eccitare il popolo alla sedizione pi che a spingerlo alla devozione. E ad ognuno di qualsivoglia stato, qualit o condizione, vietato ricevere, nascondere o dare alloggio ad alcun imputato, processato o condannato per sedizione, a pena di mille scudi di multa applicabile anche ai poveri. Chi

non potesse pagare subir la pena della frusta e del bando (esilio). Vogliamo inoltre che tutti stampatori, "seminatori" e venditori di cartelli e libelli diffamatori, siano puniti alla prima volta con la frusta, e alla seconda volta con la morte. (Seguono gli ordini a tutti magistrati ed ufficiali di applicare con rigore l'editto e di dare conto ogni mese al Re di quel che stato fatto)

Dato a Saint Germain en Laye, il 17 giorno di gennaio, l'anno di grazia mille cinque cento sessanta uno, di nostro regno il secondo. Firmato, dal Re in suo Consiglio.

Stampato nel 1562 par Robert Estienne Paris.