Sei sulla pagina 1di 284

Rapporto Coop 2011

Consumi e distribuzione
Assetti, dinamiche, previsioni
Rapporto Coop 2011
Consumi e distribuzione
Assetti, dinamiche, previsioni
Consumi e distribuzione
A cura di ANCC-COOP
Copyright Coop Italia
Via del Lavoro 6/8
40033 Casalecchio di Reno [BO]
Il presente Rapporto stato curato da Albino
Russo, responsabile dellUfcio Studi Ancc-Coop,
e realizzato con la collaborazione scientica
di ref. (Ricerche per lEconomia e la Finanza)
e il supporto danalisi di Nielsen.
In particolare, il Capitolo 1 stato redatto
da Fedele De Novellis (ref.) ad eccezione del
Riquadro 1.2 redatto da Albino Russo (Coop).
Il Capitolo 2 stato redatto da Fedele De Novellis
ad eccezione dei Riquadri 2.2 e 2.4 redatti
da Albino Russo e del Riquadro 2.5 redatto
da Luigino Ceccarini (Demos). Il Capitolo 3
stato curato da Donato Berardi (ref.)
e redatto da Fulvio Bersanetti (ref.). Nel Capitolo
4, Albino Russo ha redatto il paragrafo 4.1
e i Riquadri 4.3, 4.4, 4.9, Valentina Ferraris (ref.)
i paragra 4.2, 4.3 e 4.6 e il Riquadro 4.2,
Francesca Signori (ref.) ha redatto
i paragra 4.4 e 4.5 e i Riquadri 4.7 e 4.8,
Donato Berardi ha redatto i Riquadri 4.5 e 4.6,
i Riquadri 4.1 e 4.10 sono stati redatti
da Nicola De Carne (Nielsen).
Il Capitolo 5 stato redatto da Fulvio Bersanetti,
ad eccezione dei paragra 5.1 e 5.2 redatti
da Donato Berardi. Il Riquadro 5.1 stato redatto
da Nicola De Carne e il Riquadro 5.3
da Francesco Cecere (Coop). Il Capitolo 6
stato redatto da Albino Russo ad eccezione
del Riquadro 6.1 redatto da Nicola De Carne.
Finito di stampare nel mese di settembre 2011
Realizzazione editoriale: Agra srl
Progetto graco: Blu Omelette
Foto di copertina: Alessandra Graziani
Stampa: CSR Roma
Tutti i diritti sono riservati a Coop Italia scrl
Nessuna parte di questo libro pu essere
riprodotta o utilizzata in alcun modo,
senza lautorizzazione scritta di Coop Italia scrl
n con mezzi elettronici n meccanici,
incluse fotocopie, registrazione
o riproduzione attraverso qualsiasi sistema
di elaborazione dati.
Indice
7
Prefazione
13
1. La doppia velocit della ripresa globale
1.1 In sintesi 13
1.2 Ancora incerta leconomia statunitense 14
1.3 I paesi emergenti guidano la ripresa globale 18
1.4 La domanda asiatica traina linazione mondiale 24
1.5 La crisi del debito frena la ripresa europea 28
1.6 Leconomia mondiale in frenata 39
47
2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
2.1 In sintesi 47
2.2 LItalia fanalino di coda in Europa 48
2.3 I problemi della nanza pubblica 56
2.4 Il mercato del lavoro si stabilizza 61
2.5 Le prospettive del prossimo biennio 73
83
3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
3.1 In sintesi 83
3.2 Il 2010: lannus horribilis delle materie prime alimentari 84
3.3 Lo scenario dellinazione al consumo in Italia 90
3.4 Dalle materie prime alla tavola: linazione alimentare in Europa 100
113
4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
4.1 In sintesi 113
4.2 Bilanci familiari ancora in crisi 114
4.3 I consumi delle famiglie non ripartono 127
4.4 Bisogni e modelli di consumo 140
4.5 Famiglie e livelli di spesa: un esercizio di analisi 150
4.6 Le prospettive dei consumi nel triennio 2011-2013 173
187
5. Gli acquisti di beni di largo consumo
5.1 In sintesi 187
5.2 Il largo consumo confezionato 188
5.3 Landamento delle vendite: giro daffari, prezzi e quantit 190
5.4 Lalimentare confezionato 204
5.5 Il freddo 207
5.6 Il fresco 208
5.7 Le bevande 210
5.8 La cura degli animali 212
5.9 I prodotti per la cura della casa e della persona 212
5.10 I carrelli della spesa 216
223
6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
6.1 In sintesi 223
6.2 La dimensione macroeconomica 225
6.3 Landamento delle vendite 228
6.4 La rete distributiva 230
6.5 La grande distribuzione alimentare 239
6.6 Lo sviluppo della Gdo nelle regioni Italiane 249
6.7 La Gdo: un confronto Italia Europa 267
6.8 Competizione verticale e rapporti di liera 271
Riquadri
Riquadro 1.1 Investimenti e consumi nella ripresa globale 20
Riquadro 1.2 Le famiglie, la crisi e la domanda di welfare in Europa 34
Riquadro 1.3 Regioni italiane, regioni europee 40
Riquadro 2.1 Nord e Sud: i divari territoriali delleconomia italiana 51
Riquadro 2.2 Gli italiani, un popolo di giocatori 60
Riquadro 2.3 I giovani pagano il conto della crisi, soprattutto al Sud 66
Riquadro 2.4 Il tempo degli italiani e il ruolo delle donne 74
Riquadro 2.5 Le parole degli italiani 77
Riquadro 3.1 Top e Bottom 20: i prezzi nel primo semestre 2011 97
Riquadro 3.2 Inazione: regioni italiane a confronto 106
Riquadro 4.1 Il sentiment e le intenzioni di spesa degli italiani 119
Riquadro 4.2 Reddito disponibile e consumi: un dettaglio regionale 122
Riquadro 4.3 Consumi italiani, consumi europei 136
Riquadro 4.4 Lauto e il costo della benzina 138
Riquadro 4.5 Consumi e tipologie familiari 143
Riquadro 4.6 Lepicentro della crisi dei consumi nel Mezzogiorno 146
Riquadro 4.7 Crisi e dieta alimentare della famiglia 148
Riquadro 4.8 Le differenze regionali della spesa 162
Riquadro 4.9 Gli italiani e i prodotti tecnologici 182
Riquadro 4.10 Il ruolo delle donne nelle decisioni di spesa 183
Riquadro 5.1 Le strategie di risparmio degli italiani nel largo consumo 195
Riquadro 5.2 Top e Bottom performer del largo consumo 215
Riquadro 5.3 Barometro Coop: quali prospettive per i consumi? 218
Riquadro 6.1 I consumi delle famiglie e il mercato potenziale della Gdo 248
Riquadro 6.2 La Gdo nelle province metropolitane italiane 258
Riquadro 6.3 La Gdo in Lombardia 261
[ 7 ]
Prefazione
Ripresa e recessione sono temi che caratterizzano ancora, contemporanea-
mente, lo scenario economico mondiale del 2011.
Da un lato, continuano a crescere a ritmi sostenuti le economie dei paesi
emergenti che hanno superato di slancio le transitorie difficolt degli ultimi
anni. Allopposto, nelle economie avanzate, ed in particolare negli Stati Uniti,
leredit della recessione tale da aver limitato di molto la velocit del recupe-
ro e compromesso la sostenibilit della debole ripresa iniziata nel 2009.
Per queste economie vengono al pettine i nodi non ancora risolti della crisi.
Finito labbrivio offerto dalla eccezionale mole di interventi messi in campo da
governi e da banche centrali, il ciclo economico pare nuovamente spegnersi. E,
anzi, proprio leccesso di indebitamento a seconda dei casi, delle famiglie,
delle banche, delle imprese, degli stessi Stati ad ipotecare pesantemente il
futuro. I prossimi anni, forse i prossimi decenni, saranno ostaggio della neces-
sit di ripianarlo.
In questo difficile contesto si inserisce lanalisi sui consumi degli italiani e
sullevoluzione della distribuzione commerciale del Rapporto Coop 2011 che,
anche questanno, si avvale della collaborazione scientifica di ref. e del suppor-
to di analisi di Nielsen.
Il Rapporto sottolinea, innanzitutto, come lItalia si trovi a dover fronteggia-
re gli squilibri delleconomia mondiale avendo beneficiato in maniera presso-
ch nulla della recente ripresa internazionale. Anzi, la crisi del debito a livello
mondiale coinvolge direttamente il nostro Paese, gravato da uno dei pi grandi
debiti pubblici del mondo. E se questa poteva essere considerata, sinora, una
condizione strutturale da affrontare nel lungo termine, oggi, lattacco dei mer-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 8 ]
cati ed impone ladozione urgente di politiche sin qui lungamente rimandate,
riaccende gli interrogativi sul come arrestare lormai percepibile declino.
Il Governo italiano oggi impegnato nella affannosa ricerca di un nuovo
equilibrio dei conti pubblici che consenta di raggiungere presto il pareggio di
bilancio e impedisca la speculazione sui titoli di debito pubblico italiani.
Ma i segnali che i detentori del debito pubblico italiano si attendono sono
di due tipi. Da un lato, la certezza che il paese torner a spendere secondo le
proprie possibilit e dallaltro, soprattutto, la progressiva riduzione del debito
pregresso. In entrambi i casi riduzione del deficit e del debito in rapporto al
Pil lobiettivo non pu essere raggiunto solo aumentando la pressione fiscale
o riducendo la spesa ma fondamentale per leconomica nazionale tornare a
crescere, come il Rapporto Coop ha tentato di argomentare negli ultimi anni.
Spingere solo sulle entrate fiscali contribuirebbe, infatti, a deprimere ulte-
riormente la domanda interna, alimentando un spirale perversa in cui i mag-
giori introiti fiscali si rivelano insufficienti a compensare il deterioramento del-
le prospettive di crescita.
Occorre invece, ridare presto un futuro allItalia e agli italiani. Solo rigua-
dagnando lorizzonte di una nuova prospettiva futura si potr chiedere alle
famiglie di intraprendere il percorso di inevitabile austerit che le attende.
Negli anni passati la ricetta di Coop stata chiara. La crescita nel nostro
Paese non pu prescindere da un recupero dei divari sociali (giovani vs adulti,
donne vs uomini, poveri vs ricchi) e da una nuova stagione di liberalizzazioni
che elevi il dinamismo della societ italiana, elimini le posizioni di rendita e
offra nuove opportunit imprenditoriali ed occupazionali a chi merita di pi.
In questo quadro, il Rapporto Coop 2011 d conto dello stato di salute
delleconomia delle famiglie italiane. Nel 2010 si interrotta la fase di caduta
del reddito disponibile degli italiani che rimasto, comunque, di oltre sei punti
percentuali al di sotto dei valori pre-crisi. Non un caso, quindi, che i quattro
quinti degli italiani siano convinti di vivere al di sotto o sul limite di uno stan-
dard di vita appena accettabile.
La crisi, inoltre, ha punito con particolare durezza gli anelli deboli del nostro
sistema sociale, il Sud ed, in particolare, le nuove generazioni, ignorate dal
mercato del lavoro e impossibilitate ad immaginare un proprio futuro.
Peraltro, negli ultimi anni i consumi si sono ridotti in misura inferiore alla
caduta del reddito grazie al ricorso delle famiglie al risparmio. La quota di
reddito non spesa dalle famiglie italiane difatti diminuita di circa due punti
nel corso della recessione e si colloca circa dieci punti pi in basso rispetto ai
valori degli anni 90. Limmagine di un paese di risparmiatori definitivamen-
[ 9 ]
Prefazione
te tramontata: il tasso di risparmio del paese oggi inferiore a quello di Francia
e Germania.
La spesa delle famiglie rimane comunque ampiamente inferiore ai livelli pre-
crisi, con una distribuzione abbastanza peculiare. Geograficamente lepicentro
della caduta dei consumi nelle regioni del Mezzogiorno, dove le possibilit di
risparmio e lo stock di ricchezza erano gi inferiori. Dal punto di vista sociale,
penalizza in particolare i pi giovani, dove la disoccupazione arrivata a sfio-
rare il 30 per cento, soprattutto se con figli a carico.
Negli ultimi mesi, poi, tornata a salire linflazione sulla spinta dei rincari
delle materie prime nei mercati internazionali. I versanti pi esposti sono quel-
li dellalimentazione e del trasporto ma anche dai servizi pubblici non giungo-
no segnali confortanti: i forti aumenti di molte tariffe e dei servizi di pubblica
utilit (come acqua, rifiuti e trasporti urbani) contribuiscono ad accrescere il
peso che si scarica sui bilanci delle famiglie.
In un siffatto contesto, non un caso se i timidi segnali di recupero della spe-
sa monetaria delle famiglie manifestatisi negli ultimi mesi siano stati pressoch
interamente assorbiti dallaumento dei prezzi e dalle spese obbligate come gli
affitti, le utenze, i carburanti, la sanit, i servizi sociali.
Restano, invece, ampiamente negativi quei consumi che caratterizzano il
modello di spesa delle famiglie italiane. Arretrano ancora i consumi di abbi-
gliamento e calzature, gli alimentari, i durevoli per la casa. Ripiegano pesante-
mente gli acquisti di auto dopo la fiammata del 2009 dovuta agli incentivi.
Eccezion fatta per smartphone e tablet, tornano negativi anche i consumi di
prodotti tecnologici che erano stati nel 2010 una delle poche note positive della
spesa delle famiglie italiane.
Tali trend si proietteranno, con ogni probabilit, nei prossimi anni, quando
si potrebbero, in alcuni casi, accentuare le intonazioni negative sin qui eviden-
ziate.
Le famiglie, infatti, a lungo rimaste in attesa della ripresa, hanno probabil-
mente compreso che questa, almeno a breve, non ci sar pi. E ora possibile
che possano operare una riflessione pi profonda sui propri stili di vita, spe-
rimentando nuovi equilibri nelle scelte di consumo e tornando ad innalzare il
tasso di risparmio per fare fronte alla accresciuta incertezza sul futuro.
Quello che inizialmente poteva essere un aggiustamento momentaneo delle
abitudini di spesa, traguardato al superamento della difficile congiuntura, oggi
potrebbe trasformarsi in una nuova fase di austerit e contenimento della spe-
sa. In questa ottica, le prospettive per il consumo, gi ridotte al lumicino nella
prima parte dellanno, risultano sensibilmente deteriorate.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 10 ]
Il Rapporto, com ormai consuetudine, approfondisce, inoltre, landamento
dei beni del largo consumo nella grande distribuzione, un osservatorio privile-
giato dei comportamenti di acquisto e di consumo degli italiani.
Si assiste, in questo caso, ad un ritorno ai consumi in ambito domestico, alle
colazioni in famiglia, alle cene tra amici, che premiano le vendite della grande
distribuzione a discapito delloutdoor. Crescono dopo alcuni anni gli acquisti di
prodotti di base come lolio doliva, il latte uht, il tonno in scatola. Si conferma
la preferenza degli italiani per i prodotti pronti e per quelli etnici, espressio-
ne di una popolazione che cresce grazie al contributo dellimmigrazione e del
sostegno alla natalit offerto dai nuovi residenti. Aumenta lattenzione agli
sprechi e al risparmio che si concretizza nei minori acquisti di acqua minerale,
detersivi, di ortofrutta. Perdono smalto, invece, i driver della salute e del lusso,
a testimoniare che anche per quella quota di famiglie che aveva superato in-
denne la fase acuta della crisi arrivato il tempo delle rinunce.
Riprende quota il fenomeno del downgrading della spesa, ovvero la capacit
dei consumatori di ricomporre la spesa quotidiana nel tentativo di recuperare
potere dacquisto a parit di consumi. Le famiglie continuano ad operare una
sostituzione tra le referenze e tra i punti vendita: il prodotto di marca acqui-
stato se sostenuto dalle promozioni, mentre una quota crescente di famiglie si
orienta verso il prodotto a marchio commerciale. Il supermercato si conferma il
luogo dacquisto preferito dagli italiani, anche se il forte sviluppo delle vendite
nei discount rivela che la fedelt al formato si scontra con la necessit di fare
quadrare i bilanci familiari.
Il Rapporto illustra, infine, gli effetti che la crisi ha prodotto sulle dinamiche
della distribuzione commerciale e del commercio in generale.
Le vendite del commercio al dettaglio non hanno ancora recuperato i valori
pre-crisi; tale contrazione ha colpito in maniera particolarmente dura il pic-
colo dettaglio, senza, per, risparmiare i grandi operatori della distribuzione
moderna.
Ma, negli ultimi anni si ridotto, soprattutto, il valore aggiunto del settore,
peraltro in misura molto pi marcata di quello dellintera economia. A dispet-
to di tali difficolt gli occupati del settore sono diminuiti nellultimo triennio
solo dell1,2%, quindi, in misura largamente minore rispetto agli altri settori; il
dettaglio dimostra di essere, nonostante tutto, uno dei settori economici mag-
giormente dinamici in termini di nuovi investimenti e opportunit imprendi-
toriali.
In sostanza, il dettaglio sembra accentuare quel recupero di efficienza ini-
ziato oramai da alcuni anni che tende a comprimere i costi e i margini delle
[ 11 ]
Prefazione
imprese a vantaggio del potere dacquisto del consumatore finale e senza una
significativa perdita di posti di lavoro.
Protagonista di tali andamenti certamente laffermazione della grande di-
stribuzione che, sebbene presenti ancora significativi gap di sviluppo rispetto
agli altri grandi paesi europei, garantisce oramai una consolidata presenza in
tutti i territori italiani.
Non un caso che, la grande distribuzione italiana stata quella che a livello
europeo ha manifestato la minore crescita dei prezzi, a tutto vantaggio del
consumatore finale.
Tale sforzo si manifesta chiaramente nei bilanci delle imprese distributive
che fanno segnare infatti una riduzione delle marginalit e dei risultati netti,
che invece non appare con la stessa chiarezza nei bilanci dellindustria alimen-
tare.
Anche in questo caso, il Rapporto sottolinea come le marginalit operative
della Gdo italiana siano di gran lunga pi basse di quelle degli altri paesi eu-
ropei.
Queste difficolt economiche trovano riscontro nella stessa morfologia della
rete moderna. La crescita delle superfici di vendita rallenta bruscamente nella
prima met del 2011: alla continua crescita dei discount e dei superstore si
associa, infatti, un consolidamento delle grandi strutture e, per la prima volta,
una riduzione dei punti vendita di superficie minore, segnatamente nei conte-
sti territoriali pi evoluti.
In questo senso, pare definitivamente avviato un processo di riconfigura-
zione settoriale molto profondo. Il turnover dei punti vendita ha riguardato in
appena due anni e mezzo quasi il 30% della rete. E altrettanti sono stati i punti
vendita che hanno cambiato network imprenditoriale con una forte impennata
rispetto al passato. Questa circostanza segnala lormai avvenuta entrata del
settore in una nuova fase di maturit. Prevalgono oramai logiche di competi-
zione intra-canale acuite dalla debolezza endemica del mercato finale e dalle
difficolt dei consumatori-clienti.
Le dinamiche nazionali trovano poi declinazione autonoma nei singoli con-
testi territoriali che divergono spesso dalle tendenze aggregate. In questo con-
testo, ad esempio, utile notare come lincremento delle vendite realizzato
nellultimo triennio dalla Gdo italiana si concentri in un numero ristretto di
province, mentre tutti gli altri territori, anche in corrispondenza di incrementi
cospicui della rete di vendita, sembrano soffrire maggiormente gli effetti della
crisi.
[ 13 ]
Capitolo 1
La doppia velocit
della ripresa globale
.Insintesi
Quella iniziata intorno alla met del 2009 una ripresa economica sulla
quale gravano elementi di fragilit di carattere strutturale, in buona misura
eredit della crisi stessa e delle politiche economiche adottate per risolverla.
Innanzitutto, in molti paesi i livelli della produzione dellultimo massimo ci-
clico non sono stati ancora raggiunti e comunque molti sistemi economici non
hanno certamente superato le conseguenze dellultima crisi. Si tratta, poi, di
una ripresa fortemente sbilanciata, con la crescita concentrata nei paesi asiatici
e in quelli pi dinamici dellarea delleuro.
La crescita mondiale, infatti, non pu pi contare sul traino delleconomia
americana, che deve ricondurre il proprio grado di indebitamento su valori
pi sostenibili; allo stesso tempo, per, non detto che i paesi asiatici, la Cina
innanzitutto, sappiano raccogliere il testimone nel fungere da locomotiva della
crescita globale. certo, allo stesso modo, che non sar lEuropa certamen-
te il traino dello sviluppo degli anni duemiladieci. Infatti, le politiche fiscali
allinterno dellarea delleuro stanno acquisendo una intonazione significati-
vamente restrittiva. Le tensioni finanziarie allinterno dellarea, partite con lo
scoppio della crisi greca nel maggio 2010 non si sono attenuate, coinvolgendo
dapprima Irlanda e Portogallo e, pi recentemente, Spagna e Italia.
Allo stesso tempo, molti sono gli elementi di preoccupazione che penalizza-
no il quadro economico dellarea nei prossimi mesi da cui conseguono rischi
sulla tenuta della ripresa. Le tensioni sui prezzi delle materie prime e sul petro-
lio, acuite dalle crisi del mondo arabo, il terremoto giapponese e il disastro nu-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 14 ]
cleare di Fukushima hanno pesantemente ipotecato la ripresa. A ci si devono
poi aggiungere le tensioni sui mercati del debito pubblico di molti paesi che,
come gi stato sottolineato, si sono tradotte in una fase di politiche pubbli-
che di segno restrittivo. La minore crescita comporta a sua volta difficolt di
finanziamento per le banche, i cui attivi divengono pi rischiosi in un contesto
di crescita debole.
Nel complesso, quindi, se da un lato, il rallentamento della ripresa interna-
zionale pu essere considerato un fatto fisiologico dopo due anni di recupero,
non pu neanche essere scartata lipotesi pi pessimista che vede materia-
lizzarsi il rischio che le tensioni sui mercati finanziari e le politiche fiscali di
segno restrittivo portino ad un peggioramento del quadro macroeconomico
particolarmente marcato, eventualmente determinando una nuova recessione
delleconomia globale nel 2012.
.zAncoraincertal'economiastatunitense
La crisi delleconomia globale da un punto di vista tecnico terminata nel
secondo trimestre del 2009. Da allora sono trascorsi gi due anni, un lasso
di tempo sufficientemente esteso per potere parlare, in un ciclo economico
tradizionale, di una ripresa oramai entrata in una fase avanzata. Vi sono per
alcuni tratti peculiari della attuale fase storica che rendono questa ripresa di-
versa dalle altre.
Innanzitutto, la dimensione della contrazione economica che ha preceduto
lavvio del ciclo attuale, decisamente superiore a tutti i precedenti episodi di
recessione conosciuti dal dopoguerra. In secondo luogo, il fatto che la ripresa
stata sinora diseguale, con alcune aree, soprattutto i paesi emergenti, che
hanno recuperato pi rapidamente le posizioni perdute, ed altre dove i livelli
produttivi sono ancora inferiori ai massimi precedenti la crisi.
Vi per un terzo fattore, pi importante, relativo al fatto che il nuovo ciclo
ha ereditato dal precedente forti squilibri macroeconomici. Le crisi sono solita-
mente determinate da alcuni squilibri specifici che tendono ad essere superati
anche grazie alla crisi stessa: in tal modo, il nuovo ciclo riparte una volta risolti
gli squilibri che avevano causato la recessione. Non per questa la situazio-
ne attuale; in particolare, a livello mondiale sono diversi i focolai di crisi che
possono essere ricondotti ancora a situazioni di eccesso di debito nel settore
privato, o alla trasformazione di debito privato in debito pubblico e, in alcuni
casi, a iniziali tensioni inflazionistiche. Se a questo si aggiunge la difficile situa-
zione politica internazionale, soprattutto in relazione alle tensioni nel mondo
[ 15 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
arabo, e lulteriore sollecitazione al ciclo delle materie prime che ne derivata,
si colgono tutti gli elementi di un mix che rimane di difficile lettura.
Il punto di partenza dellanalisi del quadro internazionale costituito dalle
tendenze delleconomia americana. Dal punto di vista dellattivit economica
gli Stati Uniti hanno registrato un biennio di crescita a tassi moderati, e un
avvio del recupero anche del mercato del lavoro. Nellultimo anno sono stati
creati circa due milioni di posti di lavoro, che per rappresentano un risultato
modesto tenuto conto della contrazione di circa otto milioni di occupati avve-
nuta durante la recessione.
La ripresa stata anche sostenuta dalla politica economica americana, che
rimasta di segno fortemente espansivo: basti ricordare che, a due anni dallav-
vio della ripresa, i tassi dinteresse restano prossimi a zero, e su valori di segno
negativo in termini reali. Inoltre, gli Stati Uniti non hanno neanche avviato la
fase di aggiustamento della finanza pubblica: il livello del deficit pubblico nel
2011 elevatissimo, superiore al 10% del Pil per il terzo anno consecutivo. Per
queste ragioni, nonostante si venga da due anni di ripresa, non ancora chiaro
se leconomia americana ha avviato una fase ciclica in grado di autosostener-
si: restano forti elementi di incertezza circa le prospettive di tenuta del ciclo
americano nei prossimi anni, una volta attenuatosi il sostegno delle politiche
economiche alleconomia.
CraFico . Stati Uniti: deFicit pubb|ico
{in%delPil,stimeImFperilzo)
-14
-12
-10
-8
-6
-4
-2
0
2001 2004 2007 2010
Fonte:elaborazionireF.sudatiImF
In generale, quindi, nonostante lavvio della ripresa, la collocazione delleco-
nomia americana allinterno dello scenario economico internazionale non
pi quella degli anni prima della recessione. Gli Stati Uniti difficilmente po-
tranno quindi tornare con la loro domanda a svolgere il ruolo di traino della
crescita globale. Il paese deve ancora completare la fase di aggiustamento dei
propri squilibri, e questo trova anche riscontro nellandamento del dollaro che,
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 16 ]
pur fluttuando ampiamente nel corso degli ultimi due anni, tornato su po-
sizioni di debolezza. Gli Stati Uniti non potranno tornare a trainare la crescita
globale perch i conti delle famiglie americane non permettono di sostenere
un trend di crescita della loro domanda a tassi sostenuti. Nellultimo triennio si
osservato un incremento del tasso di risparmio delle famiglie e si avviata la
fase di riduzione del grado di indebitamento. Buona parte dellaggiustamento,
per, stato realizzato grazie alla politica monetaria che, attraverso la caduta
del livello dei tassi dinteresse, ha liberato risorse dai bilanci familiari: la ridu-
zione dei tassi dinteresse ha difatti un impatto significativo quando lo stock di
debito accumulato cos elevato (graf.1.2).
CraFico .z Stati Uniti: stock di debito de||e Famig|ie
{inrapportoalredditodisponibile)
0,80
0,90
1,00
1,10
1,20
1,30
1,40
90 95 00 05 10
Fonte:elaborazionireF.sudatiBls
Dal grafico 1.3 si osserva difatti la contrazione della spesa per il servizio del
debito delle famiglie (ovvero la somma fra il capitale rimborsato in ciascun
periodo e gli interessi pagati sul debito contratto), variabile che evidentemen-
te potrebbe tornare a salire nelleventualit di una fase di aumento dei tassi
dinteresse.
Sui conti delle famiglie pesa poi, in particolare, leffetto di un mercato im-
mobiliare che resta debolissimo nonostante la ripresa degli altri settori sia co-
munque iniziata e i tassi dinteresse siano bassissimi. La caduta dei prezzi delle
case ha reso in molti casi gli immobili, che fungevano da collateral ai mutui,
incapienti rispetto allentit del debito cui facevano da garanzia. Il credito alle
famiglie per lacquisto di immobili oggi molto pi selettivo rispetto agli anni
passati mentre, nel contempo, sulle decisioni di acquisto di case pesa la me-
moria della recente caduta dei prezzi (graf. 1.4).
Si ritiene che la crisi del mercato immobiliare sia fra i fattori che stanno fre-
nando la ripresa anche per gli effetti che essa determina sul mercato del lavo-
ro.
[ 17 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
CraFico . Stati Uniti: pagamenti de||e Famig|ie per i| servizio de| debito
{in%delredditodisponibile)
10
11
12
13
14
80 83 86 89 92 95 98 01 04 07 10
Fonte:elaborazionireF.sudatiFederalReserve
Il mercato del lavoro americano si caratterizzato tradizionalmente per una
elevata mobilit territoriale della forza lavoro, che favoriva quindi la caduta
della disoccupazione dopo le recessioni: i lavoratori si spostavano difatti in
fretta dalle aree pi colpite dalla crisi verso quelle con prospettive economiche
pi promettenti. La mobilit territoriale richiede per anche la possibilit di
vendere in fretta e senza particolari costi limmobile di propriet per acquistar-
ne un altro nel nuovo luogo di residenza. Questo processo per ostacolato
proprio dal fatto che i lavoratori delle aree pi colpite dalla recessione sono
anche quelli che hanno visto il valore del proprio immobile cadere in misura
maggiore, e che quindi nel caso di vendita spesso non riescono a coprire nean-
che il valore residuo del mutuo contratto.
CraFico .q Stati Uniti: Prezzi rea|i deg|i immobi|i
{indicediCase-Schiller,deFlazionatoconiprezzialconsumo,8=oo)
100
125
150
175
200
225
98 00 02 04 06 08 10
Fonte:elaborazionireF.sudatiBlseStandard&Poor
Limpressione quindi che il consumatore americano sia di fatto uscito defi-
nitivamente dalla scena globale, dopo esserne stato il protagonista per almeno
venti anni. Il percorso di rientro delle famiglie dal debito cumulato negli ultimi
anni e lesigenza di un contestuale aggiustamento del debito da parte del setto-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 18 ]
re pubblico suggeriscono che in prospettiva leconomia globale dovr affidare
alla domanda di altri paesi il ruolo di traino della crescita.
.Ipaesiemergentiguidanolaripresaglobale
I paesi emergenti in generale, e le economie asiatiche in particolare, hanno
realizzato una fase di ripresa nel corso del passato biennio decisamente pi
robusta rispetto alle economie avanzate. La maggior parte di queste economie
si riportata sui trend di crescita prevalenti prima della crisi. Questo aspetto
importante anche perch, soprattutto per i paesi asiatici, prevaleva lipotesi che
la loro crescita fosse dipendente dalla capacit di esportare verso le economie
avanzate. Negli ultimi tre anni, invece, si osservata una crescita robusta dei
paesi emergenti nonostante la fase di bassa domanda che ha caratterizzato le
economie avanzate. Queste economie hanno quindi avviato un percorso di
recupero basato in misura maggiore sullandamento della domanda interna.
aumentato anche il loro peso sulla domanda internazionale e questo poi
si riflesso sulle capacit di sviluppo delle economie avanzate. Come vedremo
meglio pi avanti, le economie europee dellarea tedesca stanno realizzando
una fase di crescita che sta beneficiando proprio della crescita della domanda
asiatica.
CraFico .y Prodotto interno |ordo: economie avanzate, paesi emergenti
{variazioni%,previsioniImFperilzo)
-4
-2
0
2
4
6
8
10
1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010
Economie avanzate
Paesi emergenti
Fonte:elaborazionireF.sudatiImF
Partendo dalla constatazione dellentit degli squilibri delleconomia ameri-
cana tuttora irrisolti, e considerando la forte crescita dei paesi emergenti, uno
sviluppo virtuoso del quadro economico globale dovrebbe avere come esito
naturale lindebolimento del dollaro, circostanza che si effettivamente veri-
ficata, anche se non in maniera uniforme verso tutte le valute. In particolare,
la tendenza spontanea allindebolimento del dollaro stata ancora contrastata
[ 19 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
dalle autorit cinesi, che hanno protratto la politica di difesa del cambio dello
yuan. Laccumulo di riserve da parte della Cina si protratto ancora, proprio al
fine di limitare le variazione del cambio fra le due valute.
CraFico .6 Cambio yuan do||aro
6,0
6,5
7,0
7,5
8,0
8,5
00 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiFcb
Da diverse parti sono state sollevate critiche alla posizione cinese, che pare
ostacolare laggiustamento degli squilibri globali. Daltronde, si deve anche
osservare che, qualora la Cina accettasse di abbandonare la politica di difesa
del cambio, ne conseguirebbe anche uninterruzione della fase di accumulo di
titoli di Stato americani, e questo potrebbe a sua volta determinare un incre-
mento dei tassi dinteresse Usa.
Le ragioni per cui le autorit cinesi non vedono con favore unipotesi di cam-
bio pi forte dello yuan sono in parte legate al timore di abbandonare troppo
in fretta un modello di sviluppo che stato basato sulla concorrenza dal lato
del costo del lavoro. Inoltre, si ritiene che la possibilit di fluttuazioni della va-
luta richieda anche un mercato domestico dei capitali pi sviluppato di quello
cinese. Infine, va ricordato che, nonostante la forte espansione industriale, la
base produttiva cinese prevalentemente agricola, con redditi dei contadini
legati allandamento dei prezzi delle materie prime; visto che, come le altre
commodity, anche quelle agricole sono quotate in dollari, un apprezzamento
dello yuan potrebbe ridurre i prezzi dei prodotti agricoli misurati in valuta in-
terna, penalizzando quindi i redditi degli agricoltori cinesi.
La politica valutaria cinese, limitando lapprezzamento dello yuan sul dol-
laro, concorre a mantenere elevati i prezzi dei prodotti importati rispetto alle
produzioni domestiche; in questo modo, viene ostacolata la formazione di una
classe di consumatori cinesi in grado di compensare gradualmente la progres-
siva uscita di scena della domanda americana e giapponese. Laumento delle
importazioni cinesi ha difatti avuto sinora una maggiore incidenza sugli acqui-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 20 ]
sti di materie prime e di beni intermedi per la produzione. Non va per trascu-
rato il fatto che, sia pure con una velocit inferiore rispetto a quello che sarebbe
possibile, sta emergendo una classe di consumatori che potrebbe gradualmen-
te allargarsi, sino a rendere quello cinese un mercato di sbocco decisivo anche
per i produttori mondiali di beni di consumo.
Riquadro . Investimenti e consumi ne||a ripresa g|oba|e
LaFasedicrisiattraversatadall'economiamondialenelcorsodegliannipassati
siecaratterizzataperdiversitrattipeculiari.UnodiessiecostituitodalFattoche
larecessionedelzoo8zoohaaccomunatolemaggioriaree.Nonvisonosta-
ticioesFasamenticicliciFraidiversipaesi.Ledivergenzesisonoinveceprodotte
soprattuttodalzoo,quandosonoemerse,conevidenzacrescente,ampidivari
nellarapiditdisuperamentodellacrisi.Ilrecuperoestatosoprattuttorapido
neipaesiemergenti.
UnaspettointeressanteerappresentatoanchedaiFattorichehannoguidatole
oscillazionidelladomandainternazionale.Inparticolare,unaspettocondiviso
dallediverseeconomieeilFattochelacadutadelciclohariFessosoprattuttola
Fessionedegliinvestimentie,allostessomodo,ealladiversarapiditdirecupe-
rodegliinvestimentichepuesserericondottaalladivaricazionenellevelocit
disuperamentodellacrisi.Inpartetalecomportamentoenormalenellamisura
incuilareattivitdelladomandadelleimpresenelcorsodelcicloeingenere
molto ampia: in presenza di spazi di capacit produttiva sottoutilizzati, interi
piani di investimento possono venire anche completamente azzerati. Inoltre,
l'ultimacrisihaavutodeitrattispeciFci,einparticolarelediFFcoltdeisistemi
bancari,chepotrebberoaverecontribuitoalimitareledecisionidispesadelle
imprese,attraversopolitichediFnanziamentopiuselettivedapartedegliistituti
di credito. Inoltre, un altro aspetto peculiare dell'ultima crisi e rappresentato
dall'andamentodegliinvestimentiincostruzioniche,dopoavereregistratoun
ciclo esuberante durante gli anni duemila, hanno avviato in molti paesi una
Fasedicrisianchemoltomarcata.Ledivergenzenelpercorsodegliinvestimenti
nelcorsodellaFasediripresa,sonounelementoimportanteperunadiagnosi
della natura della crisi che ha investito le diverse economie. DiFatti, in alcuni
paesilacrisihalasciatocomeereditunampiostockdicapitaleineccesso.In
partesitrattadiunostockdiimmobilieinpartediinvestimentiinmacchinari
strutturalmentesottoutilizzati:taleerediteunsegnalediuneccessodiinve-
stimentiduranteglianniduemila,presumibilmentederivantedacondizionidi
Fnanziamentoparticolarmentepermissive.Inquestipaesi,unavoltaripristinati
[ 21 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
comportamentipiuprudentidapartedeisistemibancari,gliinvestimentiten-
donoariportarsisuunlivellopiuequilibratoancheperchelostockdicapitale
esistenterisultaeccedenteiFabbisognidellaproduzione.Inconseguenzadici,
la crisi determina una caduta strutturale degli investimenti che non viene poi
recuperatanelcorsodellaFasediripresasuccessiva.Inaltreeconomie,invece,
lacadutadegliinvestimentieunFattodicaratterepuramenteciclico,equindi
compensatodaunrecuperonelcorsodellaFasediripresadelcicloeconomico.
Investimenti, distanza dai massimi
{variazioni%cumulaterispettoalzoo))
-60 -45 -30 -15 0 15 30
Indonesia
Brasile
Argentina
India
Turchia
Taiwan
Singapore
Australia
Malesia
Sud Africa
Svizzera
Russia
Tailandia
Corea
Germania
Messsico
Belgio
Canada
Austria
Svezia
Olanda
Francia
Finlandia
Nuova Zelanda
Rep. Ceca
Pololina
Ungheria
Italia
Giappone
Regno Unito
Rep. Slovacca
Usa
Spagna
Grecia
Irlanda
Fonte:elaborazionireF.suFontistatistichenazionali
SipuquindiaFFermarecheildiversoandamentodegliinvestimentieunodei
Fattoricheconsentonodidistinguereinchemisuraciascunaeconomiaecarat-
terizzatadaunacrisidicaratterestrutturale.Alloscopo,nelgraFcosirappre-
sentalavariazionedegliinvestimentiintervenutaFrailzoo),ultimoannopre-
cedenteallacrisiperlamaggiorpartedeipaesi{ancheseilmassimooscillaFra
iniziozoo)elaprimametdelzoo8asecondadeicasi),elamediaFrailquarto
trimestredelzooeilprimodelzonellemaggiorieconomiemondiali.Sios-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 22 ]
servacomeledivergenzesianoparticolarmentepronunciate,coneconomieche
registrano gi un livello degli investimenti superiore al dato pre-crisi, mentre
inaltreledistanzedacolmaresonotuttoraparticolarmenteampie.Ipaesiche
hannogirecuperatointegralmenteleperditesonosoprattuttoquellidellearee
emergenti,mentrenelleeconomieavanzaterestanoperlopiuampigapnega-
tivi.Ipaesichenelperiodohannorecuperatointegralmenteleperdite,osono
addiritturagialdisopradellivellopre-crisisonosicuramentegliasiaticiequel-
lilatino-americani.Fraleeconomieavanzatequellanellaposizionemiglioree
l'Australia,produttoredimaterieprimeeconvantaggidiprossimitall'areadel
sudestasiatico.Fraleeconomieavanzateseguonoleeconomiedell'areatede-
sca{aparteilCanadanell'ordineseguonoSvizzera,Germania,Belgio,Austria,
SveziaeOlanda).Ascendereglialtriconleultimeposizionioccupatedaipaesi
dellaperiFeriaeuropeaoeconomiecomeUsaeRegnoUnito,caratterizzateda
unacadutapesantedegliinvestimentiimmobiliari.Anchel'Italiaenelleposizio-
nidiretrovia,Fraipaesiicuiinvestimentidevonorecuperaremoltodelterreno
perduto.Iconsumi,invece,hannounillorocomportamentonelcorsodelciclo
enormalmentepiustabilediquellodegliinvestimenti.Nonequindiragionedi
sorpresailFattocheilrangeFraipaesiconcrescitadelladomandapiuomeno
ampiasiapiucontenutorispettoagliinvestimenti.Larelativastabilitdeicon-
suminelcorsodellacrisihaperriFessoanchecaratteristichespeciFchedell'ul-
timociclo.Inparticolare,duesonogliaspettichemeritasegnalare.
Il primo e rappresentato dall'andamento dei corsi delle materie prime. Si ri-
corder che nel corso della Fase piu diFFcile della crisi, i prezzi delle materie
prime Fossero crollati, e questo di Fatto ha comportato che i paesi produttori,
soprattuttodipetrolio,abbianoassorbitopartedelloshock,attenuandolecon-
seguenzedellacrisisuiconsumatori{sirammentercomenelzool'inFazione
Fossecrollatainmoltipaesi).1rattandosidieconomieabassapropensioneal
consumo,dateancheleFortidisuguaglianzeneiredditichesoventelecaratte-
rizzano,l'eFFettosuirispettiviconsumiestatocontenuto.
Ilsecondoaspettoerappresentatodallepolitichedibilancio.Inmoltipaesila
crisiestatacontrastataattraversopoliticheFscalichehannogiocatoinbuona
misuraFornendounsostegnoairedditidelleFamiglie.QuestohaFattoschela
contrazionedeiredditideiconsumatorisiastatalimitata,aFrontediunpeggio-
ramentodeibilancipubblici.
IFattoriallabasedellarelativastabilitdeiconsumisisonoperrapidamente
invertitidalzoo.Iprezzidellematerieprimehannorecuperatoposizioniel'au-
mento dell'inFazione ha iniziato ad erodere il potere d'acquisto delle Famiglie
suscalaglobale.SipotrebbeaFFermarecheipaesiproduttoridimaterieprime
[ 23 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
sisonoripresiquantoavevanocedutonelcorsodellarecessione.Insecondo
luogo, la Fase di peggioramento del bilanci pubblici ha raggiunto il suo apice
nelzoo,edalzomolteeconomiehannoavviatounaFasediaggiustamento
deiconti.
Consumi, distanza dai massimi
{variazioni%cumulaterispettoalzoo))
-15 0 15 30
India
Argentina
Malesia
Indonesia
Brasile
Polonia
Singapore
Russia
Tailandia
Turchia
Canada
Australia
Sud Africa
Corea
Rep Slovacca
Taiwan
Svizzera
Svezia
Belgio
Austria
Finlandia
Francia
Messico
Germania
Nuova Zelanda
Usa
Rep Ceca
Olanda
Italia
Giappone
R Unito
Spagna
Ungheria
Grecia
Irlanda
Fonte:elaborazionireF.suFontistatistichenazionali
Inquestecondizioni,sicomprendecomeallamaggiorestabilitdelladomanda
delleFamigliedurantegliannipassati,possacorrispondereancheunaFasedi
sostanziale diFFcolt nel corso della Fase di recupero. A ci potr contribuire
ancheilFattocheilcreditoaiconsumatorisieFattomenogenerosorispettoagli
anniduemila,equestoporterleFamigliepiuindebitateadaccrescereiltasso
dirisparmio.
Guardandoallagerarchiadeipaesi,costruitaancoraunavoltasullabasedella
distanzarispettoallivellomediodelzoo),siosservacomeleeconomieado-
mandapiudinamicasianoancoraquelleemergenti,mentreGreciaeIrlandasi
mantengononelleposizionidiretrovia.L'Italia,d'altronde,nonemoltodistante
daquestapattugliadiretroguardia.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 24 ]
.qLadomandaasiaticatrainal'inFlazionemondiale
La ripresa dei paesi emergenti del 2010 si accostata a forti tensioni dal lato
dei prezzi delle materie prime. Lentit degli incrementi stata particolarmen-
te accentuata, con un andamento simmetrico rispetto a quanto osservato nel
corso della recessione, quando i prezzi erano letteralmente crollati.
Landamento fortemente correlato con il ciclo economico suggerisce di ri-
condurre il comportamento dei prezzi alle oscillazioni registrate dallattivit
economica, anche se lampiezza delle variazioni tale da avere indotto molti
a puntare lattenzione su fenomeni di carattere speculativo. Su questo punto,
si ravvisa dal 2010 una crescita dei prezzi delle materie prime che presenta
unelevata sincronia con il rafforzamento dei mercati azionari. Tale circostan-
za potrebbe anche costituire un esito della politica monetaria americana, che
avrebbe di fatto finanziato la speculazione, e favorito acquisti di attivit finan-
ziate attraverso indebitamento denominato in dollari.
Non da escludere che i due fattori che stanno alla base dellaccelerazione
della domanda possano essersi sovrapposti, ovvero che la speculazione po-
trebbe in alcune casi essersi aggiunta ad una tendenza di fondo legata alla
ripresa del ciclo internazionale.
CraFico . Prezzo de| petro|io
{varietBrent,Salbarile)
0
20
40
60
80
100
120
140
00 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiDatastream
Probabilmente conta anche il fatto che laccelerazione della domanda ha
sollecitato mercati dove non necessariamente vi era una grande disponibilit
di offerta attivabile in tempi brevi. I problemi di carenza dofferta si sono poi
acuiti dal mese di marzo a seguito del deterioramento dello scenario politico
dei paesi del Nord Africa. Nel breve periodo questo ha comportato una ridu-
zione delle forniture da parte della Libia. Le conseguenze sul mercato petro-
lifero sarebbero per ben pi ampie qualora si immaginasse una estensione
[ 25 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
delle tensioni allintero mondo arabo, tale da limitare lofferta di greggio da
parte dei paesi dellarea mediorientale. In generale, quindi, sebbene leffetto
dimpatto della crisi dei paesi del Nord Africa sullofferta globale di petrolio
sia stato di entit contenuta, i rischi del mercato petrolifero sono significativa-
mente aumentati. Le tensioni non sono rimaste circoscritte per al solo com-
parto energetico, ma hanno anche coinvolto le altre commodity. In particolare,
si osservano aumenti importanti nei comparti dei metalli, nelle agricole no-food
(come le materie prime tessili o il legname) e in tutto il comparto alimentare.
Le tensioni sul mercato petrolifero hanno determinato un serio ostacolo alla
ripresa, tanto pi che i paesi Opec non hanno di fatto operato al fine di com-
pensare la contrazione nelle forniture di greggio libico. Questo ha determinato
a fine giugno un intervento del tutto eccezionale da parte dellAgenzia inter-
nazionale dellenergia (Aie) che ha deciso di rilasciare 60 milioni di barili delle
sue riserve strategiche, che ha avuto lesito di determinare una temporanea
correzione delle quotazioni. Al di l delle oscillazioni di breve, le tendenze
evidenziate dai prezzi delle materie prime nel 2010-2011 hanno messo in luce
come limpennata del 2008 non sia stata un fatto episodico. Se la correzione
dei prezzi del 2009 aveva lasciato presumere un assestamento dei prezzi su li-
velli pi contenuti, bastato un recupero del ciclo internazionale per riportarci
su livelli non distanti dai massimi raggiunti prima della crisi. sempre pi evi-
dente come lascesa della domanda guidata dalla globalizzazione e dallingres-
so di una nuova platea di consumatori sui mercati internazionali, si confronti
con limiti allespansione dellofferta.
Livelli delle quotazioni pi elevati comportano cambiamenti nelle strutture
produttive, si pensi alla diffusione delle energie alternative, ma anche vincoli
potenziali allo sviluppo. possibile cio che per qualche anno, sino a quan-
do nuovi cambiamenti tecnologici e innovazioni nei processi di produzione
avranno nuovamente spostato in avanti il potenziale produttivo globale, le fasi
di accelerazione della domanda si traducano in accelerazioni dei prezzi, pi
che delle quantit prodotte.
Con lascesa dei corsi delle materie prime il quadro inflazionistico mondiale
si modificato: lampiezza delle oscillazioni delle quotazioni ha difatti con-
dizionato in tutte le maggiori economie la dinamica dei prezzi, portando ad
invertire lo scenario del 2009, quando in tutti i paesi linflazione era scesa su
livelli bassissimi, anche in quel caso a seguito dellandamento, allora in disce-
sa, dei prezzi delle commodity.
Il quadro inflazionistico del 2011 presenta quindi alcune caratteristiche che
possono essere rapidamente commentate.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 26 ]
Innanzitutto, si trattato di uno shock comune: nella misura in cui i rinca-
ri delle commodity colpiscono tutti i paesi, ne consegue anche che laumento
dellinflazione risulta condiviso.
Questo vuole dire anche che laumento dellinflazione, pur dipendendo
dallaumento della crescita globale, colpisce tutti i paesi indipendentemente
dal fatto che essi crescano pi o meno degli altri. Quindi, i paesi che stanno
crescendo meno si ritrovano a subire, via rincari delle commodity, una conse-
guenza avversa del maggiore sviluppo dei paesi pi dinamici, la cui crescita ha
determinato lascesa dei prezzi delle materie prime.
Le differenze nelle dinamiche inflazionistiche dei diversi paesi paiono in
questa fase riconducibili anche allandamento del cambio, nella misura in cui
economie la cui valuta si rafforza sul dollaro tendono poi a ricevere spinte in-
feriori dai rincari delle commodity.
CraFico .8 Stati Uniti: inF|azione core e no core
{variazioni%tendenziali)
-3,0
-2,0
-1,0
0,0
1,0
2,0
3,0
4,0
5,0
6,0
01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11
Totale
Excl food & energy
Fonte:elaborazionireF.sudatiBls
Conta poi anche la composizione dei consumi delle famiglie: in particolare,
nei paesi pi poveri la struttura dei consumi anche caratterizzata da un peso
pi elevato della spesa rivolta a soddisfare bisogni essenziali. Pesano di pi
quindi sulla spesa delle famiglie proprio gli acquisti di beni a elevato contenuto
di materie prime, soprattutto i prodotti alimentari. A parit di rincari dei prez-
zi dei prodotti alimentari risulta quindi anche maggiore limpatto sul potere
dacquisto delle famiglie.
Nei paesi pi poveri aumenti dei prezzi delle materie prime di base, come il
riso o il mais, possono rendere una famiglia non in grado di sostentarsi. Alcuni
commentatori ritengono che i rincari delle materie prime alimentari siano fra
i fattori che hanno contribuito a scatenare le tensioni politiche nei paesi del
Nord Africa.
[ 27 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
CraFico .g Area euro inF|azione core e no core
{variazioni%tendenziali)
-1,0
0,0
1,0
2,0
3,0
4,0
5,0
01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11
Totale
Excl food & energy

Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
La natura dello shock ha anche avuto in tutti i paesi leffetto di determinare
una divaricazione nelle dinamiche dei prezzi per le diverse tipologie di beni o
servizi a seconda dellincidenza del contenuto di materie prime in ciascuno di
essi. I maggiori rincari sono concentrati fra i prodotti energetici e alimentari,
e questo quindi determina lapertura del divario fra i cosiddetti indicatori di
inflazione core e i tassi dinflazione complessivi.
Tale distinzione fa quindi da premessa ad un ulteriore elemento di analisi,
relativo al fatto che laumento della dinamica inflazionistica del 2011 rappre-
senti un cambiamento di regime di carattere transitorio, piuttosto che la pre-
messa ad un aumento permanente della dinamica dei prezzi. Tale distinzione
importante per le scelte di politica economica. Difatti, a rigore un aumento
soltanto temporaneo dellinflazione non andrebbe contrastato dalla politica
monetaria, nella misura in cui esso riflette circostanze, come i rincari delle ma-
terie prime, che non dipendono direttamente dalle decisioni delle banche cen-
trali. Diverso il caso in cui laumento dellinflazione innescato dallandamento
delle commodity dovesse comportare un aumento delle aspettative dinflazio-
ne generando un incremento della dinamica salariale e un aumento del tasso
dinflazione anche nei prossimi anni. Naturalmente, per una banca centrale
non agevole distinguere le caratteristiche dellaumento dellinflazione. Se
decide di aumentare i tassi dinteresse rapidamente vi il rischio di frenare
troppo la crescita: si va difatti ad aggiungere una restrizione monetaria agli ef-
fetti del rincaro delle materie prime. Daltro canto, se la banca centrale ritarda
molto, allora rischia che si materializzino aspettative di inflazione pi elevata,
e quindi di essere costretta ad adottare successivamente una politica monetaria
ben pi restrittiva, con effetti ancora maggiori sulla crescita delleconomia.
Sinora ha prevalso una lettura del recente rialzo dellinflazione differente a
seconda dei paesi. In diversi paesi emergenti stata avviata una fase di restri-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 28 ]
zione monetaria, nel timore che gli effetti legati ai rincari delle materie prime,
sovrapponendosi ad una fase di crescita sostenuta, potessero innescare una
accelerazione delle tensioni sui prezzi.
La Fed, dal lato opposto, ha optato per una lettura delle tensioni sui prezzi
come un fatto occasionale, anche in virt del quadro congiunturale ancora in-
certo. In una posizione intermedia la Bce, che ha avviato, sia pure con estrema
gradualit, la fase normalizzazione del livello dei tassi dinteresse.
.LacrisideldebitoFrenalaripresaeuropea
Allinterno del quadro sopra descritto, larea delleuro ha evidenziato un an-
damento del tutto peculiare. Difatti, i risultati medi dellarea rappresentano
la sintesi di tendenze differenti delle varie economie al suo interno. In parti-
colare, una fase di crescita robusta ha contraddistinto la Germania e le altre
economie dellarea tedesca, mentre una posizione di maggiore debolezza ha
caratterizzato le economie dellarea mediterranea.
La divaricazione fra le performance delle diverse economie europee legata
in parte alle caratteristiche della stessa ripresa delleconomia globale. Il fatto
che i driver dello sviluppo internazionale siano state le economie emergenti ha
in generale comportato che le esportazioni siano cresciute di pi in quei paesi
meglio posizionati sui mercati pi dinamici.
Nella tabella 1.1 si presenta la composizione geografica delle esportazioni
delle tre principali economie dellarea euro, evidenziando innanzitutto la mag-
giore presenza della Germania sui mercati asiatici, e in particolare su quello
cinese. Il peso di queste economie sul totale delle esportazioni tedesche con-
corre a spiegare la maggiore capacit della Germania di cogliere le opportunit
concesse dalla crescita dellarea asiatica. Nella tavola si evidenzia anche il peso
relativo come mercato di sbocco dei paesi del Nord Africa e di quelli dellarea
mediorientale. Si osserva subito come il peso di queste aree come mercato di
destinazione delle esportazioni risulti decisamente inferiore nel caso tedesco
mentre pi ampio il rispettivo rilievo per i paesi dellarea del Mediterraneo,
come Francia e Italia. Una frenata di queste economie potrebbe avere effet-
ti non secondari sulle economie europee. Vi sono poi anche altri fattori che
concorrono a spiegare la divaricazione nelle tendenze dei paesi europei. Uno
di questi costituito dal peso della crisi del settore immobiliare. Difatti, la
Germania un caso abbastanza unico nel panorama europeo (e di fatto insie-
me al Giappone anche a livello mondiale) non avendo sperimentato il boom
immobiliare degli anni duemila.
[ 29 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
1abe||a . I| peso dei mercati di sbocco su||e esportazioni dei maggiori paesi europei


mercato di destinazione de||'export
Ue
Europa
centro
orienta|e
Usa
Emergenti
asiatici
Ciappone
Nord
AFrica
Asia
occidenta|e
A|tri
Francia 6z,o ), ,) q,) ,q , q,6 o,6
Germania 6,z ,z 6,) ),o ,) ,o , ,)
Italia 8,o , , q,6 , q,o ,) ),
FonteelaborazionireF.sudatiUnctad
Tale specificit riflette diversi fattori, fra cui il pi importante che la
Germania aveva gi sperimentato negli anni novanta un forte ciclo dellim-
mobiliare, legato soprattutto a forti investimenti pubblici nel residenziale negli
anni successivi alla riunificazione. Si era determinata una fase di eccesso di
immobili edificati, e prezzi delle case relativamente bassi, che avevano scorag-
giato poi gli investimenti negli anni duemila. Tutti i maggiori paesi dellarea
mediterranea hanno invece realizzato negli anni duemila un forte ciclo immo-
biliare, che si poi invertito dal 2007. Il caso in cui questo fenomeno pi ri-
levante quello spagnolo, ma anche Francia e Italia hanno registrato nel corso
degli ultimi tre anni significative cadute degli investimenti immobiliari.
Vi infine da considerare anche che i diversi paesi dellarea euro hanno
avviato programmi di correzione delle finanze pubbliche di diversa entit. In
alcuni casi, la necessit di ridurre gli ampi deficit cumulati nel corso della crisi
ha portato ad adottare manovre di politica fiscale di segno ampiamente restrit-
tivo, come soprattutto nel caso della Spagna, ma anche in quello dellItalia.
Naturalmente, situazioni di aumento delle imposte o di contenimento della
spesa pubblica, se adottate in una situazione in cui leconomia fatica ancora
a superare gli effetti della crisi, tendono a peggiorare ulteriormente il quadro
economico generale.
Il tema dellaggiustamento del bilancio pubblico appare particolarmente gra-
voso per i paesi periferici dellarea euro: Grecia, Irlanda e Portogallo. Queste
tre economie, sia pure per ragioni differenti, hanno cumulato squilibri dal lato
dei conti pubblici non sostenibili nel tempo. Questo ha quindi condotto i mer-
cati a valutare progressivamente come pi rischiosa la detenzione di titoli del
debito pubblico di questi paesi sino a scontare una elevata probabilit di insol-
venza. Le autorit europee hanno cercato di contrastatare le crisi, anche se i
rimedi sinora proposti non sono risultati risolutivi.
Fra i problemi messi in luce dal dibattito vi il fatto che quando un paese
appartiene ad una unione monetaria subisce la perdita di sovranit monetaria
e, quindi, non ha la possibilit, nel caso di una crisi del debito, n di deprezzare
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 30 ]
il tasso di cambio, n di sollecitare acquisti di titoli di Stato da parte della pro-
pria banca centrale. Questo rende pi probabile il default di uno stato mem-
bro sia perch senza la flessibilit del cambio gli aggiustamenti degli squilibri
macroeconomici sono pi difficili, sia perch lo Stato in crisi non ha la possi-
bilit di influenzare direttamente le decisioni della banca centrale. Si tratta di
una situazione simile a quella fronteggiata in passato dai paesi emergenti che
avevano denominato il proprio debito pubblico in una valuta estera per paga-
re tassi dinteresse pi bassi (ad esempio il debito argentino era denominato
in dollari). Sino a quando sui mercati vi un adeguato grado di fiducia sulla
solidit del bilancio pubblico i capitali affluiscono a tassi relativamente bassi,
ma se qualcosa va storto e la sostenibilit dei conti pubblici perde credibilit,
allora si verifica una fuga improvvisa di capitali che rende impossibile collocare
sul mercato il debito in scadenza. In questo caso larma della svalutazione non
funziona, nella misura in cui un deprezzamento del cambio avrebbe lesito di
fare ulteriormente apprezzare il valore dei titoli emessi in valuta estera.
In queste condizioni, quando un paese dellarea euro si trova sotto lattacco
dei mercati, vede salire il rendimento dei propri titoli di Stato, per remunerare
il maggiore rischio di default sul debito. Laumento del costo del debito rende
per a sua volta insostenibile la situazione dei conti pubblici perch aumenta
la spesa per gli interessi sul debito pubblico. essenziale quindi che un paese
appartenente alla moneta unica goda di una buona reputazione tale da quasi
azzerarne il differenziale di rendimento rispetto ai paesi pi virtuosi dellUnio-
ne monetaria: quanto era accaduto nel primo decennio delleuro, con spread
bassissimi per tutti i nuovi entranti nelleuro nei confronti dei titoli di Stato
tedeschi.
Un altro dei problemi emersi nel corso della crisi il fatto che la percezio-
ne di un rischio paese elevato ha leffetto di determinare una crisi di liquidit
del paese e questo si ripercuote sulle possibilit di finanziamento da parte del
sistema bancario. Ad esempio, in Portogallo e Grecia la crisi delle finanze pub-
bliche si trasformata in una crisi del sistema bancario nazionale. Diverso il
caso dellIrlanda dove valso il contrario: la crisi delle banche ha determinato
un intervento massiccio da parte dello Stato nei salvataggi bancari, e quindi si
trasformata in una crisi di finanza pubblica.
La risposta delle istituzioni europee alla crisi stata la costituzione nel
2010 dellEuropean Financial Stability Facility e dello European Financial
Stabilisation Mechanism. Sullipotesi di interventi da parte delle istituzioni dei
paesi in crisi si per aperto un ampio fronte di dissenso nellopinione pub-
blica, ma anche fra gli economisti, dei paesi del Nord Europa. Il tema sostan-
[ 31 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
zialmente quello del cosiddetto moral hazard per cui ipotesi di salvataggio
esterno avrebbero leffetto di vanificare la disciplina fiscale che dovrebbe esse-
re imposta dal mercato, creando le basi per nuove situazioni di dissesto della
finanza pubblica dei paesi europei in futuro.
Inoltre, unaltra importante risposta alla crisi, stata offerta dalla Bce, che ha
acquistato direttamente i titoli dei paesi in crisi o li ha accettati come collateral
per finanziare le banche di questi paesi. Anche questo tipo di intervento appa-
re per come un fatto eccezionale, ovvero non descrive la strategia che la Bce
intende seguire nel lungo periodo, ed stato quindi insufficiente per abbattere
il premio al rischio pagato dai paesi in crisi.
Ci che ha quindi portato alle difficolt degli ultimi mesi il fatto che non si
sia riusciti a costruire una rete di garanzie tale da ripristinare un sufficiente gra-
do di confidence verso i paesi in difficolt, e questo ha fatto degenerare la crisi.
Siamo quindi in mezzo al guado. I paesi in crisi realizzano manovre pesan-
tissime per cercare di ridurre i deficit, con costi economici rilevanti in termini
di caduta del prodotto. la stessa recessione che conduce poi a non rispettare
del tutto i piani di rientro mantenendo elevata lincertezza sul percorso di risa-
namento delle finanze pubbliche.
La situazione si poi aggravata progressivamente sino a determinare un
allargamento del differenziale rispetto ai tassi tedeschi anche per la Spagna
e lItalia. Nonostante queste due economie abbiano problemi meno gravi ri-
spetto ai tre piccoli , in questo caso la situazione per alcuni versi anche
pi difficile. Si tratta difatti di paesi pi grandi, e il cui debito pi difficile
da finanziare attraverso interventi di salvataggio di altri paesi. Sullonda delle
tensioni sui mercati, e nel timore di una crescente diffusione degli effetti di
contagio della crisi, nel corso del mese di luglio stato organizzato un altro
piano di salvataggio e di aiuti alla Grecia associato ad una proposta di adesione
su base volontaria da parte delle banche detentrici di titoli di Stato greci ad un
allungamento della scadenza dei titoli.
Nonostante lo sforzo finanziario, la situazione peggiorata nel corso del
mese di agosto proprio dopo che i paesi europei erano riusciti ad avviare il
proprio meccanismo di contrasto alle crisi, con il varo dellEuropean Financial
Stability Fund.
La dotazione del fondo, pari a 440 miliardi di dollari, era sostanzialmente
costruita sullipotesi di affrontare, sia pure tardivamente, la crisi della Grecia ed
eventualmente degli altri due paesi piccoli, Irlanda e Portogallo. Essa per in-
sufficiente per sostenere una situazione di crisi estesa alle economie pi grandi
dellarea, come Italia e Spagna. Daltronde la costruzione di un meccanismo
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 32 ]
di supporto ai paesi grandi richiede risorse talmente ingenti, da renderne ir-
realistica lattuazione: si tratterebbe difatti di un onere a carico di Francia e
Germania le cui implicazioni anche in termini elettorali non sarebbero secon-
darie. Fra laltro, la dimensione dellintervento sarebbe tale da penalizzare il
merito di credito di queste economie.
Il peggioramento della valutazione sulla solidit dei Governi importante
per la stabilit dellintero sistema finanziario internazionale. Conta sia il fat-
to che le banche detengono titoli di Stato nei loro portafogli, sia il fatto che
con laumento generalizzato del debito pubblico a livello internazionale (e su
questo aspetto rilevante la dimensione del debito americano) viene meno la
capacit in futuro di effettuare interventi, qualora necessari, a supporto delle
banche, come invece accaduto in diversi casi negli ultimi anni.
Se non si riusciti ad abbattere il premio al rischio attraverso la costruzione
di reti di protezione da parte delle istituzioni europee, sarebbe stato possibile
guadagnare credibilit attraverso una rapida azione di contrazione dei disa-
vanzi.
I premi al rischio dei paesi in crisi sono per rimasti elevati nonostante le ma-
novre di risanamento dei conti siano state di dimensione significativa. Questo
anche perch, dati gli elevati valori di partenza dei deficit, la fase di correzione
ancora da realizzare di dimensioni molto ampie in alcuni paesi. Inoltre, il
rapido aumento dello stock di debito sta incrementando lonere per il paga-
mento degli interessi, compensando in parte i benefici sul saldo derivanti dal
miglioramento del primario (cio il saldo al netto della spesa per gli interessi
sul debito). In ultimo, la stessa fase di prolungata crisi influenza negativamente
le entrate, ostacolando lazione di miglioramento del saldo.
In questo contesto, le condizioni a livello macro dei paesi in crisi sono dif-
ficili. Il Pil di Grecia e Irlanda su valori di circa il 10% inferiori ai massimi di
inizio 2008. Le cose non vanno molto bene neanche nelle economie grandi che
hanno visto un aumento del premio al rischio: allItalia manca il 5% per tor-
nare sui valori del Pil pre-crisi, alla Spagna il 4. Per confronto, si consideri che
nel primo trimestre di questanno Germania, Austria e Belgio hanno invece
raggiunto nuovamente i livelli di inizio 2008.
I paesi in crisi stanno anche sperimentando serie conseguenze in termini di
andamento del mercato del lavoro. La crescita della disoccupazione tale da
comportare serie conseguenze di carattere sociale. Anche questo contribuisce
a generare dubbi sulla sostenibilit di una fase di politiche fiscali restrittive che
si protrae ancora per alcuni anni.
[ 33 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
CraFico .o Pi| Crecia
{zoo)=oo)
88
90
92
94
96
98
100
102
07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
CraFico . Pi| Ir|anda
{zoo)=oo)
88
90
92
94
96
98
100
102
07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
Le strette fiscali sinora realizzate non sono quindi sufficienti per raggiungere
una situazione dei conti pubblici sostenibile. A questo si deve poi aggiungere
che, con la ridefinizione delle regole europee, gli obiettivi in termini di discipli-
na fiscale risultano particolarmente ambiziosi.
Si va quindi ben oltre il tetto del 3% del Pil per il deficit, ma si indicano
ritmi di contrazione del rapporto debito/Pil che richiedono di fatto ai paesi
in difficolt di raggiungere il pareggio di bilancio. In particolare, gli obiettivi
sono quelli di ridurre il rapporto debito/Pil ogni anno di un ventesimo della
distanza fra il valore dellanno precedente e il 60%. Ad esempio, un paese
con un rapporto debito/Pil al 120% com appunto lItaliadovr ridurlo di 3
punti allanno, anche se lapplicazione della regola non sar di tipo meccanico,
dovendosi tenere conto anche di altri aspetti, come la dimensione del debito
privato o gli equilibri pensionistici di medio termine del paese.
Vi poi anche una regola sullandamento della spesa pubblica, che deve
mantenere una dinamica tale da consentire una riduzione in termini strutturali
del deficit dellordine dello 0,5% del Pil.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 34 ]
La conclusione cui si perviene sulla base di questo scenario che, sia per
la pressione derivante dalle nuove regole stabilite in sede europea, sia per le
tensioni prevalenti sui mercati finanziari, molti paesi hanno avviato una fase
di politiche fiscali volte a ridurre il deficit. Quindi, pur essendo la situazione di
ciascuna economia parzialmente diversa dalle altre, lesito complessivo che
larea euro ha avviata la fase di risanamento delle finanze pubbliche gi dal
2010, e in misura pi decisa nel 2011.
Riquadro .z Le Famig|ie, |a crisi e |a domanda di we|Fare in Europa
1uttiipaesieuropeisonostaticompitidallacrisidegliultimiannieleFamiglie
nehannosubitoovunqueinegativieFFettisuipropristandarddivita.LeFamiglie
italiane,per,appaionoquelleinmaggiorediFFcolt.
SolounquintodelleFamiglieitalianeritieneinFattidipotercontaresuunred-
ditosuperioreaquellonecessarioperavereunostandarddivitaminimamente
accettabile.F,traquesti,soloil%dellapopolazionedichiaradigoderediun
redditolargamentesuperiore.
Il graFco riporta le evidenti diFFerenze con gli altri paesi europei di maggiori
dimensionielamediadell'Ueaz)membri.
L'adeguatezza de| reddito de||e Famig|ie europee
(|l redd|to nens|le della sua jan|gl|a p| alto o p| basso dell'annontare |nd|spensab|le per a|ere uno
standard d| ||ta n|n|no accettab|le)
17
5 6
10
15
3
38
29
20
26
31
18
21
26
29
22
19
30
12
22
35
21
17
24
11
16
7
19 14
21
1
2
3
2
4 4
0%
20%
40%
60%
80%
100%
Germania Spagna Regno Unito Eu 27 Francia Italia
molto pi alto
leggermente pi alto
pi o meno lo stesso
leggermente inferiore
molto pi basso
non so
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurobaromentrozoo
La stessa Spagna, che condivide con l'Italia, le maggiori diFFcolt degli ultimi
annimantienecomunqueoltreunterzodellapopolazioneconunredditoade-
guato alle proprie necessit. L'Italia presenta, all'opposto il dato piu elevato
ancheperleFamigliechedichiaranodiesseresigniFcativamentedistantidallo
standarddivitaminimoaccettabile.SonoinFatti,ilz%deirispondentiinItalia,
soloil6%inSpagna,ilq%inFrancia,l'%inGermaniaeaddiritturail)%
nelRegnoUnito.
[ 35 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
Peraltro,leFamiglieeuropeehannoproFondamentecompresolaportatastori-
cadellacrisieconomicadegliultimianniesembranoritenerecheessapossa
interrompereilprogressivomiglioramentogenerazionaleiniziatonelsecondo
dopoguerra.
InFatti, tutti gli europei, con diFFerenze abbastanza marginali, ritengono che i
propri genitori abbiano avuto una sicurezza economica migliore di quella dei
proprinonni.
La sicurezza economica de||e Famig|ie europee: generazioni a conFronto
(|n generale, d|rebbe cbe dal punto d| ||sta econon|co .. ,% d| r|sposte ajjernat||e)
Eu z Cermania Spagna
Regno
Unito
Francia Ita|ia
lagenerazionedei
proprigenitoriha
avutounavitameno
sicuradiquelladei
proprinonni
zz z8 8 ) z
lapropria
generazionehauna
vitamenosicura
diquelladeipropri
genitori
q qz z6 o o
Ibambinidioggi
avrannounavita
menosicuradiquella
dioggi
) 66 q8 q8 )z 8
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurobaromentrozoo
Unaquotacrescentedipersoneritengono,invece,chelapropriagenerazione
abbia una minore sicurezza economica rispetto a quella dei propri genitori. F
quil'ItaliaelaFranciaFannosegnarelaquotapiualtadirispondenti{o%)che
ritengonodipotergoderediminoricertezzeeconomicherispettoallagenera-
zione che li ha preceduti. Gli altri paesi al contrario presentano valori ampia-
menteinFeriorialdatoitaliano.
InvecelamaggioranzadeglieuropeiritienecheiloroFgliavranno,economica-
menteparlando,unavitamenosicuradiquelladicuihannopotutogodereloro
stessi.InquestocasoildatopeggiorelomaniFestanolaFrancia{)z%dirisposte
aFFermative)elaGermania{66%),mentrel'Italiarimanemoltovicinaallamedia
continentale{8%).
L'acutezzadellacrisielecronichediFFcoltdell'economiaFannoschel'Italiasia
ilpaeseeuropeo,dopolaFrancia,doveicittadinihannolamaggiorepercezione
di povert. I quattro quinti degli italiani pensano inFatti che la povert sia un
FenomenodiFFusonelloropaese.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 36 ]
La diFFusione de||a povert
(% d| r|spondent| cbe sostengono cbe la po|ert d|jjusa nel propr|o paese)
74
75
70
76
85
79
65
90
Germania Spagna Regno Unito Eu 27 Francia Italia
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurobaromentrozoo
Lasoluzionedeiproblemisocialidelpaesecompeteadattoridiversisecondoi
cittadinideidiversipaesieuropei.Maunaresponsabilitdelsoggettopubblico
nei conFronti del benessere dei cittadini e riconosciuta dalla maggioranza dei
cittadinidiquasituttiipaesieuropei.
C|i europei e |a domanda di we|Fare
(/ propos|to delle d||erse pol|t|cbe cbe do|rebbero essere adottate per contr|bu|re a r|sol|ere problen| so-
c|al| ed econon|c| nel paese, quale d| queste due ajjernaz|on| s| a|||c|na d| p| alla tua |dea)
57
70
42
55
51
64
34
21
48
34
36
20
8
6
9
9
10
12
1 3 1 2 3 4
0%
20%
40%
60%
80%
100%
Germania Spagna Regno Unito Eu 27 Francia Italia
Il governo dovrebbe
provvedere a tutti
La gente dovrebbe
provvedere a se stessa
Dipende
Non so
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurobaromentrozoo
SolonelRegnoUnitolamaggioranzadellapopolazioneritienechesianoleper-
soneenonloStatoadoverprovvedereasestesse.
InItalia,invece,idueterzidellapopolazioneritienechesiailsoggettopubblico
adoverprovvedereaicittadiniesoloilzo%pensachequestidebbanovedersela
dasoli.1raigrandipaesieuropeisololaSpagnaproponepercentualisimilial
nostropaese,neglialtripaesieinvecemenoaltaladomandadiwelFare.
Ma,segliitalianiritengonoimportantecheloStatosioccupidiloro,esprimono
alcontempoungiudiziolapidariosullepolitichepubbliche.Adesempioquelle
chemiranoallariduzionedellapovert.
[ 37 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
C|i europei e |e po|itiche pubb|iche
(|n generale, d|rebbe cbe le pol|t|cbe pubbl|cbe e | progrann| cbe n|rano a n|gl|orare la cond|z|one de|
po|er| nel paese)
17
23 21
17
10 10
64 55 65 63 75 60
12
12
6
12
12
21
7
10 8 8
3
9
0
25
50
75
100
Germania Spagna Regno Unito Eu 27 Francia Italia
hanno migliorato
le cose
non hanno
avuto impatto
hanno peggiorato
le cose
non so
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurobaromentrozoo
LamaggioranzadegliitalianiritieneinFattichetalipolitichenonabbianosorti-
toeFFettoalcuno,inquestonondiscontandosiperaltroinmanierasigniFcativa
dall'opinionedeglialtricittadinieuropei.
Il giudizio degli italiani appare piu negativo invece perche, a diFFerenza degli
altripaesi,laquotadiquantiritengonochelepolitichepubblicheabbianopeg-
gioratolasituazione{z%)sonoildoppiodiquellicheritengonochel'abbiano
migliorata{o%).
Lariconosciutanecessitdiunsoggettopubblicochesioccupideicittadinie
la contemporanea disillusione sull'eFFcacia delle politiche pubbliche Fa s che
gliitalianisianoicittadinieuropeicherichiedonoconminoreForzaunabbas-
samentodelletasseeallostessotemposembranopiurestiiadunloroincre-
mento.
C|i europei e i| ruo|o de| soggetto pubb|ico
(Qual| d| queste due ajjernaz|on| s| a|||c|na d| p| alla tua |dea)
54
62
74
61
65
53
28
21
16
21
16
18
13 11
7
12
10
22
5
6
3
6
9
7
0%
20%
40%
60%
80%
100%
Germania Spagna Regno Unito Eu 27 Francia Italia
non so
dipende
Le tasse devono essere ridotte anche
se questo significa un livello generale
pi basso di assistenza
sanitaria, istruzione e spesa sociale
Garantito un pi alto livello
di assistenza sanitaria, istruzione
e spesa sociale, anche se ci significa
che le tasse potrebbero aumentare
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurobaromentrozoo
Soloil8%degliitalianiritienecheletassedebbanoessereabbassate,seque-
stopossacomportareunariduzionedeiservizisocialipericittadini.Unaper-
centualequestatralepiubassed'Furopaedistanteadesempiodalvaloredella
Germania{z8%)edellaSpagna{z%).
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 38 ]
C
|
i

i
n
t
e
r
v
e
n
t
i

p
u
b
b
|
i
c
i

n
e
c
e
s
s
a
r
i

s
e
c
o
n
d
o

i

c
i
t
t
a
d
i
n
i

e
u
r
o
p
e
i
(
Q
u
a
l
|

s
o
n
o

l
e

a
r
e
e

a

c
u
|

|
l

g
o
|
e
r
n
o

n
a
z
|
o
n
a
l
e

d
o
|
r
e
b
b
e

d
a
r
e

l
a

p
r
|
o
r
|
t


p
e
r

a
|
u
t
a
r
e

l
e

p
e
r
s
o
n
e

p
o
|
e
r
e


,

%
)
E
U

z

C
E
R
M
A
N
I
A
S
P
A
C
N
A
R
E
C
N
O

U
N
I
1
O
F
R
A
N
C
I
A
I
1
A
L
I
A
O
F
F
r
i
r
e

o
p
p
o
r
t
u
n
i
t

d
i

l
a
v
o
r
o
6
o

8
)

)
A
i
u
t
a
r
e

l
e

p
e
r
s
o
n
e

p
o
v
e
r
e

a
d

a
c
c
e
d
e
r
e

a
d

u
n

a
l
l
o
g
g
i
o

d
e
c
e
n
t
e

e
d

e
c
o
n
o
m
i
c
o

q
z

8
G
a
r
a
n
t
i
r
e

l
a

c
r
e
s
c
i
t
a

e
c
o
n
o
m
i
c
a

a
l

F
n
e

d
i

m
i
g
l
i
o
r
a
r
e

g
l
i

s
t
a
n
d
a
r
d

d
i

v
i
t
a

z
z
8

6
I
n
c
r
e
m
e
n
t
a
r
e

a
d
e
g
u
a
t
a
m
e
n
t
e

g
l
i

a
s
s
e
g
n
i

s
o
c
i
a
l
i

l
e

p
e
n
s
i
o
n
i
z

z
z

6
O
F
F
r
i
r
e

p
r
o
g
r
a
m
m
i

d
i

F
o
r
m
a
z
i
o
n
e

q
u
a
l
i
F
c
a
z
i
o
n
e

p
r
o
F
e
s
s
i
o
n
a
l
e

8
q
8
z
8
q
)
q

z
8
C
o
m
b
a
t
t
e
r
e

o
g
n
i

F
o
r
m
a

d
i

d
i
s
c
r
i
m
i
n
a
z
i
o
n
e
z
o
z
z
z
o

6
z

M
i
g
l
i
o
r
a
r
e

l
'
a
c
c
e
s
s
o

a
i

s
e
r
v
i
z
i

s
o
c
i
a
l
i
z
)

)
z

z
8
z

m
i
g
l
i
o
r
a
r
e

l
'
a
c
c
e
s
s
o

a
g
l
i

a
s
i
l
i

n
i
d
o

s
c
u
o
l
a

m
a
t
e
r
n
a

{
o
-

a
n
n
i
)

)
z

r
i
q
u
a
l
i
F
c
a
r
e

l
e

a
r
e
e

p
o
v
e
r
e
z
)
z
q
z

q
q
z
6

8
I
n
F
o
r
m
a
r
e

l
e

p
e
r
s
o
n
e

s
u

c
o
m
e

e
v
i
t
a
r
e

d
i

i
n
d
e
b
i
t
a
r
s
i
z

z
)

8
z
z
q

q
A
i
u
t
a
r
e

l
e

p
e
r
s
o
n
e

p
o
v
e
r
e

a
d

a
c
c
e
d
e
r
e

a
i

s
e
r
v
i
z
i

b
a
n
c
a
r
i

F
n
a
n
z
i
a
r
i

o
A
l
t
r
o

N
o
n

c
i

s
o
n
o

m
o
d
i

e
F
F
c
a
c
i

p
e
r

a
i
u
t
a
r
e

l
e

p
e
r
s
o
n
e

u
s
c
i
r
e

d
a
l
l
a

p
o
v
e
r
t

n
o
n

s
o
z
o

z
F
o
n
t
e
:

e
l
a
b
o
r
a
z
i
o
n
i

U
F
F
c
i
o

S
t
u
d
i

A
n
c
c
-
C
o
o
p

s
u

d
a
t
i

F
u
r
o
b
a
r
o
m
e
n
t
r
o

z
o

o
[ 39 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
Allostessotempo,per,solounarisicatamaggioranzadelpaesepropendeper
unaumentodelletassechepermettaunmaggiorlivellodiservizioaicittadini
{istruzione,sanit,pensioni).
Laparticolaritdell'Italiastainquelquintodicittadiniitalianichenonsischiera
{rispondedipende)eassumeunaposizionecondizionataprobabilmentealla
eFFettivavaliditdellanuovaspesasocialeoaltipodiservizidatagliare.
Inognicaso,gliitalianisembranocondividereconglialtripaesieuropeilari-
cetta per ridurre le diFFcolt economiche delle Famiglie. Lavoro, casa, crescita
economicaepensionisonopertuttiipaesiconsideratiaiprimipostidellepre-
Ferenzedeicittadini.
Fmerge qui una domanda classica di welFare, probabilmente normale in una
Fase di crisi ma che ripropone un ruolo del soggetto pubblico che sembrava
oramaiindisusoesembrainveceorariemergereconForza.
.6L'economiamondialeinFrenata
La rassegna sopra presentata ha evidenziato i problemi di una ripresa eco-
nomica sulla quale gravano elementi di fragilit di carattere strutturale, in buo-
na misura eredit della crisi stessa e delle politiche economiche adottate per
risolverla. Una fase ciclica robusta pu evidentemente aiutare a risolvere tali
squilibri. Non per scontato che le prospettive siano del tutto favorevoli.
In particolare, dai mesi primaverili sono intervenuti diversi elementi di freno
allattivit economica, da cui conseguono rischi sulla tenuta della ripresa. Le
tensioni sui prezzi delle materie prime, acuiti dalla crisi politica del mondo
arabo, si sovrappongono al crollo dellattivit produttiva in Giappone legato
alle conseguenze del terremoto e ai problemi di approvvigionamento ener-
getico dopo il disastro alla centrale nucleare di Fukushima. Molte imprese di
altri paesi sono legate allattivit delle industrie giapponesi delle quali sono
fornitrici direttamente o indirettamente (nel senso che si collocano in un punto
pi a monte della catena del valore) o dalle quali dipendono come acquirenti,
e questo determina effetti sfavorevoli sulla produzione internazionale, anche
se di carattere transitorio. A ci si devono poi aggiungere le tensioni citate sui
mercati del debito pubblico dei paesi della periferia europea che, come gi
stato sottolineato, si sono tradotte in una fase di politiche di segno restritti-
vo. La minore crescita comporta a sua volta difficolt di finanziamento per le
banche, i cui attivi divengono pi rischiosi in un contesto di crescita debole.
Nel complesso, quindi, non mancano gli elementi di incertezza, che spiegano
linversione di tendenza di alcuni indicatori congiunturali rispetto ad un picco
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 40 ]
ciclico raggiunto in genere nel mese di marzo.
I fattori sopra menzionati non dovrebbero determinare una vera e propria
inversione del ciclo internazionale, ma certamente penalizzano il quadro eco-
nomico della parte finale del 2011. Siamo quindi entrati in una fase di rallen-
tamento della ripresa internazionale iniziata a met 2009. Per certi versi tale
decelerazione un fatto fisiologico dopo due anni di recupero, ma occorre an-
che pensare che per molti paesi i livelli della produzione dellultimo massimo
ciclico non sono stati ancora raggiunti, e che la fase di decelerazione colpisce
sistemi in molti casi ancora fragili, che non hanno certamente superato le con-
seguenze dellultima crisi.
Non pu quindi neanche essere scartata lipotesi pi pessimista che vede
materializzarsi il rischio che le tensioni sui mercati finanziari e le politiche fi-
scali di segno restrittivo portino ad un peggioramento del quadro macroeco-
nomico particolarmente marcato, eventualmente determinando una nuova re-
cessione delleconomia globale nel 2012. Uno scenario di questo tipo avrebbe
conseguenze molto gravi, anche perch leconomia mondiale si ritroverebbe
ad affrontare la nuova recessione avendo di fatto esaurito gli spazi di manovra
delle politiche, monetarie e fiscali. Inoltre, la finanza, di imprese, famiglie e
Stati, verrebbe colpita dalla recessione in un momento di difficolt. Si apri-
rebbe la possibilit di frequenti casi di default, con conseguenze per il sistema
bancario internazionale.
In definitiva, il 2012 si annuncia come un anno di rallentamento della con-
giuntura internazionale, e con forti rischi di una nuova recessione dellecono-
mia globale.
Riquadro . Regioni ita|iane, regioni europee
PocoasuddelCaucaso,inprossimitdeiconFniconl'Iranel'Armenia,lepro-
vinceturchediAgrievanattendonodientrarenell'Unioneeuropeaperdetenere
ilpocoinvidiabileprimatodiareeconilredditopiubassoconiloropocopiu
diqmilaeurodiPilpro-capite.Peroralamaglianeradellosvilupposelocon-
tendonolaregionerumenadiNord-estcon)zooeurodiPilpro-capiteequella
bulgaradelSeverentsentralendovesiviaggiasui)ooeuroall'anno.Risalendo
lungolagraduatoriadelPilregionalesiincontranodiverseregionirumeneebul-
gareprimaditrovareipolacchidelPodkarpackieconunPilpro-capitedi)oo
euro,sopraiomilaeurotroviamoleprimeprovinceungheresi.
Dobbiamo risalire ancora molto la graduatoria prima di incontrare la prima
regione di un paese europeo nell'accezione piu ristretta dell'Ue a : con un
[ 41 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
reddito pro-capite di z.qoo euro, l'economia della Guyana Francese ha poco
da scialare, e certo non Fa invidia ai connazionali d'oltralpe. Fscludendo le
ex-colonie, e la Regiao centro in Portogallo quella continentale con il Pil piu
basso nell'area dell'Ue a {6.oo euro), precedendo, nell'ordine, Calabria e
Campania{a6qooeuro).Risalendonelrankingdelleregionidell'Furopaaa
redditopiubassoritroviamoancoraleregionidelMezzogiorno,adesclusione
diGuadalupe.LamediadelSudea).ooeuro,inFeriorealGallesoccidenta-
le {).oo euro) alle regioni piu povere della Spagna {8oo euro l'Fstrema-
dura) e della Grecia {Dytiki Fllada e Ipeiros a 8.qoo euro ma i dati del zoo8
inquestocasoappaionoprobabilmenteoggicomeunmiraggioagliocchidei
greci).Dobbiamosalirea8.8ooeuropertrovarelaprimaprovinciatedesca,il
BrandeburgodiNordovest,ilcuiredditopro-capiteavrperaltroprobabilmente
abbondantementesuperatonegliultimidueanniquellodellaBasilicata{ooo)
edellaMartinica{oo).Risalendolungoilrankingincontriamoaltreregioni
greche,portoghesiespagnole.
Un Sud p| a Sud...
Si pu quindi a ragione aFFermare che le regioni dell'Italia meridionale sono
posizionateinun'areasostanzialmenteesternarispettoaivalorimedidelleeco-
nomiepiuavanzatedell'Unioneeuropea.
D'altronde,l'ItaliaeilpaeseconlamaggioredispersioneterritorialedelPilpro-
capite,avendoilmaggiornumerodiregionichesicollocanosuilivellibassie
un numero elevato di regioni che presentano invece valori elevati del Pil pro-
capite.
Pocbe reg|on| |tal|ane nelle pos|z|on| |nterned|e
Su valori poco inFeriori alla media Ue vi sono Molise, Abruzzo e Umbria, che
presentanovaloriprossimiaquellidellamaggiorpartedelleprovincespagnole
einglesi.Inparticolare,laFranciaeFraipaesigrandiquelloconladistribuzione
piuuniFormesulterritoriovistochequasitutteleregionipresentanolivellidel
Pilpro-capiteintornoallamediaUeconl'eccezionedell'IledeFranceealtredue
regioni che presentano valori signiFcativamente superiori alla media, mentre
nelgruppodelleregionipiupovereoltrealleex-colonied'oltremarec'esolola
Corsica.
Su valori appena superiori alla media Ue troviamo le restanti tre province
dell'Italiacentrale,oltreadueprovincedelNordFriuliePiemonte.Suquesti
valorivisonomoltilaendertedeschioltrearegionibritannicheespagnoleela
metdiquelleolandesi.Pocosopralamediatroviamoancheregionisvedesi,
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 42 ]
Fnlandesi,maanchequalcheregionegreca,slovenaequellarumenadellaca-
pitale,Bucarest.
...and tbe u|nner |s...
LeregionipiuriccheconunPilpro-capitesuperioreaio.oooeurovedonouna
presenzasigniFcativadiregionitedescheeolandesi{oltrearegioniaustriache,
danesi, Fnlandesi non rappresentate in tabella) e qualche territorio del Belgio
e del Regno Unito. Si tratta delle regioni piu ricche d'Furopa, e all'interno di
questogruppoviequasituttoilNordItaliaoltrealLazio.Delresto,nonesolo
inItaliacheleareeintornoallacapitalehannolivellidiredditoelevati.Risaltain
particolarelaposizionedellazonacentralediLondra,conunPilpro-capitepari
a8.ooeurolegataevidentementeairedditielevatideimoltioperatoriFnan-
ziaridellacity,manonselapassanoneanchemaleiFunzionaridelleistituzioni
europeeedegliuFFcicollegati,chegiocanounruoloessenzialeneldeterminare
ilivellipro-capitedelredditodeicittadinidelLussemburgo{alsecondoposto
con)o.oooeuro)edell'areadiBruxelles{sulterzogradinodelpodioconq.oo
euro).Ingeneralerestanoaiprimipostileareeintornoallecapitali:Fraleprime
regioniinFuropaperlivellodiredditopro-capitetroviamoanchelaregionedi
Pragacheconiq.zooeuropro-capiteprecedel'IledeFrance,cuiseguonole
regionidellecapitalidiSvezia,RepubblicaslovaccaeAustria{conlivellipocoal
disopradeiqomilaeuro).LaregionepiubenestantedellaSpagnasonoipaesi
baschiconunPilpro-capitediq.ooeuro,inItalialaprovinciaautonomadi
Bolzanoconsoloooeuroinmeno.
[ 43 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
I| Pi| procapite di a|cune regioni europee
{Prodottointernolordoaparitdipotered'acquisto,NU1S]z)
Pi| procapite
variazione zoo8-
ggg
rank Euz=oo zoo8 rank var. %
UII InnerLondon qz 8.8oo z 6%
LU Luxembourg z z) )o.ooo zo 6%
BF RegiondeBruxelles-Capitale z6 q.oo 6 z%
UII London q 6 q.zoo q q6%
NO Norway 88 q).oo z 8%
DF6 Hamburg 6 88 q).oo 8 z8%
CZo Praha ) )z q.zoo q )%
FR IledeFrance 8 6) qz.ooo )8 z%
SF Stockholm 6) q.oo 66 %
SIo Bratislavskkraj o 6) q.8oo 8 8%
DF Bremen ) .oo q6 %
UIM NorthFasternScotland z ) .oo - -
UI}
Berkshire,Buckinghamshireand
OxFordshire
8.oo 6 q%
DIo Hovedstaden q 8.ooo - -
FIz land q 6.oo o z8%
CH Switzerland 6 q .8oo o )%
DF) Hessen ) q.8oo )6 z%
I1D Provincia Autonoma 8o|zano 8 q.oo oz zy%
DFz Bayern .oo %
FS ComunidaddeMadrid zo .oo 6 qq%
NL Netherlands zz .oo qq%
I1Cq Lombardia z .yoo z zo%
IF Ireland z .oo z q%
DF Baden-vurttemberg zq z z.qoo )) z%
FSz Noreste{FS) z z) .oo zq %
I1Dy Emi|ia-Romagna z6 z .goo zo zo%
I1C Nord-Ovest z zy .yoo q zz%
UII
Gloucestershire,viltshireand
Bristol]Batharea
z zq .zoo 6 %
UIDz Cheshire z8 zq .zoo 6 %
A1 Austria o zq .oo 6) %
I1D Nord-Fst zq .ooo zz%
DI Denmark z z o.8oo )q z%
I1Eq Lazio z o.8oo o zy%
SF Sweden zz o.)oo z 6%
I1Dz Provincia Autonoma 1rento q zz o.oo zz g%
IS Iceland ) zz o.oo o z%
I1D veneto 6 zz o.yoo zz%
UI} SouthFast{UI) 8 z o.qoo 6%
FS Catalua z o.oo ) qq%
Segue>>
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 44 ]
Pi| procapite
variazione zoo8-
ggg
rank Euz=oo zoo8 rank var. %
I1Cz va||e d'Aosta qo z o.oo o8 zq%
FI Finland q 8 z.oo q%
I1Dq Friu|i-venezia Ciu|ia qz 6 zg.zoo gq z6%
DFA Nordrhein-vestFalen q 6 z.oo ) z%
DF Germany qq 6 z.ooo 6 %
I1E Centro (I1j qy 6 zg.ooo o zy%
BFz vlaamsGewest q) z8.8oo )o %
BF Belgium q6 z8.8oo 8o z%
DFC Saarland q8 q z8.)oo 8 qq%
UI UnitedIinGdom q q z8.)oo )%
I1E 1oscana y q z8.yoo oq zy%
I1C Piemonte yo q z8.yoo z%
ROz BucurestiIlFov z z8.oo zz%
GR Attiki z z8.zoo 8%
UIM Scotland q z z8.ooo q qz%
FS Fste{FS) o z).qoo qz q%
UIH FastoFFngland ) o8 z).zoo q8 8%
P1) Lisboa 6 o8 z).zoo 6q %
I1C Liguria y8 o8 z.oo 8y o%
HU Iozep-Magyarorszg o) z6.8oo 8%
FR France 6o o6 z6.)oo 8 %
I1E Marche 6 o6 z6.yoo g z%
UII Southvest{UI) 6z oq z6.oo ) %
FR) Centre-Fst{FR) 6 oq z6.ooo 8) z%
I1 Ita|y 6q oq z6.ooo o zq%
FS Spain 6 o z.oo %
DF Niedersachsen 66 oz z.oo 86 z%
FUz) FuropeanUnion{z)countries) 6) oo z.oo q q%
UIF FastMidlands{UI) 6 oo z.oo 68 %
DFB Rheinland-PFalz 68 oo z.oo 88 z8%
DFF Schleswig-Holstein )o zq.oo o z%
DF Berlin ) 8 zq.)oo 8 z%
UID Northvest{UI) )z 8 zq.oo ) z%
C Cyprus )q ) zq.qoo z8 6%
I1Ez Umbria g zq.qoo g zo%
UIG vestMidlands{UI) ) 6 zq.zoo z z)%
UIF orkshireand1heHumber )6 6 zq.ooo 8z %
FR6 Sud-Ouest{FR) )) q z.)oo )z z%
FR8 Mediterranee )8 q z.6oo 6z q%
GR Greece ) q z.oo z 6o%
FS Noroeste{FS) 8o z.oo 8 66%
FR Ouest{FR) 8 z.oo ) z%
Segue>>
[ 45 ]
Capitolo 1. La doppia velocit della ripresa globale
Pi| procapite
variazione zoo8-
ggg
rank Euz=oo zoo8 rank var. %
FRz BassinParisien 8z z z.ooo z6%
SI Slovenia 8q zz.8oo z 8%
UIN NorthernIreland{UI) 8 zz.8oo q) 8%
FRq Fst{FR) 8 zz.8oo o6 z%
FS) Canarias{FS) 86 o zz.6oo 6 %
UIC NorthFast{UI) 8) 88 zz.zoo %
FSq Centro{FS) 88 88 zz.ooo z) )%
FR NordPas-de-Calais 8 86 z.)oo 8 %
DFD Sachsen o 86 z.oo qo q%
DFF Sachsen-Anhalt 8 z.qoo o %
I1F Abruzzo gz 8y z.qoo zz%
UIL vales 8q z.zoo 8q %
DFG 1huringen q 8q z.oo q)%
BF Regionwallonne 8q z.ooo ) z%
DFq Brandenburg 6 8z zo.oo q 8%
DF8 Mecklenburg-vorpommern ) 8 zo.qoo q %
CZ CzechRepublic 8 8o zo.zoo zz 6%
FS6 Sur{FS) 8o zo.zoo z6 8%
I1Fz Mo|ise oo 8o zo.oo 8 %
I1Cz Sardegna o 8 g.oo oo zy%
M1 Malta oz )8 .oo q %
P1 Portugal o )8 .oo 6o q%
1R Istanbul oq )6 .zoo 6 68%
I1Fy 8asi|icata oy 6 g.oo gg z6%
SI Slovakia o6 )z 8.oo o%
I1C Iso|e o 6g .qoo g8 z6%
I1F Sud o8 6g .zoo oy zy%
FF Fstonia o 68 ).ooo q zq%
I1Fq Pug|ia o 6 6.goo z zz%
I1C Sici|ia 66 6.6oo g z%
FR Departementsd'outre-mer{FR) z 6 6.qoo qq %
I1F Campania 6y 6.qoo g6 z6%
I1F6 Ca|abria q 6y 6.qoo g z6%
HU Hungary 6 6.zoo ) 6)%
HR Croatia 6 6 .8oo - -
L1 Lithuania ) 6 .oo 6 zz%
Lv Latvia 8 6 q.oo ) zo%
PL Poland 6 q.oo z 6q%
BGq
ugozapadnaiyuzhnatsentralna
Bulgaria
zo .)oo z q%
RO Romania z q) .)oo q%
1R 1urkey zz q) .)oo 6%
BG Bulgaria z q o.oo zz%
MI
FormerugoslavRepublicoF
Macedonia,the
zq q 8.oo ))%
BG SevernaiiztochnaBulgaria z 8.oo o 8%
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
[ 47 ]
Capitolo 2
Leconomia italiana alle prese
con il risanamento scale
z.Insintesi
Le tendenze delleconomia italiana non potevano che risentire delle sfavore-
voli condizioni del difficile quadro economico internazionale. Ci nonostante,
pure tenendo conto delle tendenze dello scenario globale, gli esiti delleconomia
italiana nel corso degli ultimi tre anni sono stati particolarmente deludenti.
LItalia difatti uno dei paesi che hanno registrato nel corso della crisi la
maggiore contrazione del Pil ed poi risultata fra quelle economie che meno
di altre hanno beneficiato della successiva ripresa.
A inizio 2011 il livello del Pil italiano era ancora del 5% inferiore ai valori pre-
crisi. Landamento peggiore tra le principali economie dellarea euro. Peraltro,
la media nazionale nasconde andamenti differenziati della diverse ripartizioni.
Il Nordest e soprattutto il Centro hanno recuperato i livelli economici di inizio
decennio mentre il Nordovest e il Sud restano ancora ampiamente al di sotto
di quei risultati.
La crisi ha colpito duramente tutti i settori industriali del paese che sono qua-
si tutti ancora molto lontani dai livelli produttivi del 2007 e tale circostanza pur-
troppo fa temere che si tratti di perdite di prodotto di carattere permanenti.
Le difficolt della ripresa si riflettono sullandamento dei conti pubblici, visto
che anche le entrate dello Stato, rispecchiando landamento delle rispettive
basi imponibili, si espandono con velocit simili a quelle dellattivit econo-
mica. Le difficolt della finanza pubblica hanno quindi richiesto un nuovo,
pesante, intervento di correzione dei conti che ancora una volta avr effetti
depressivi sulla domanda delle famiglie.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 48 ]
I fattori di ostacolo al consolidamento della ripresa riguardano innanzitutto
la domanda interna. Lavvio della fase di restrizione della politica di bilancio
frena la crescita del reddito disponibile delle famiglie, ulteriormente ostacolata
dal rialzo dellinflazione. In conseguenza di ci, dopo un triennio caratteriz-
zato da tre variazioni consecutive di segno negativo, la previsione sullanda-
mento del reddito disponibile risulta in termini reali ancora a stento positiva
sia nel 2001 che nel 2012. Pertanto, solo assumendo una ulteriore flessione
del tasso di risparmio che si perviene a quantificare una crescita dei consumi
ad un valore che rimarr al di sotto del mezzo punto percentuale. Anche la
domanda delle imprese non potr dimostrare andamenti particolarmente esu-
beranti, giovandosi solo degli investimenti per il rinnovo dello stock di capitale
esistente.
La crescita resterebbe quindi affidata al traino delle esportazioni, che co-
munque non potr non risentire delle difficolt della domanda europea, dato
che la fase di correzione fiscale comunque in corso in molte economie e
comunque la nostra economia ha sempre maggiori difficolt ad agganciare il
traino della domanda tedesca, dalla cui ripresa in passato tendevamo a trarre
maggiori benefici.
La crescita del Pil che deriva da questo scenario modesta, pochi decimi di
punto allanno. Insufficiente per produrre aumenti significativi della doman-
da di lavoro. Un mercato del lavoro che ha penalizzato negli ultimi tre anni
soprattutto il Sud e nei prossimi anni non sar in grado di offrire opportunit
professionali ai pi giovani che sembrano sempre pi caratterizzarsi dramma-
ticamente come una generazione senza futuro.
Nel 2012 il rapporto debito Pil dovrebbe interrompere la fase di aumento
stabilizzandosi su un livello comunque vicino al 120% del Pil.
z.zL'ItaliaFanalinodicodainFuropa
Guardando alle regolarit storiche, che una fase di ripresa del ciclo tenda
a registrare qualche rallentamento dopo due anni da quando iniziata un
fatto non sorprendente. per chiaro che tale rallentamento suscita allarme
per quei paesi che vedono rallentare la ripresa quando questa stata gi di per
s molto lenta. il caso evidentemente di alcune economie europee, fra cui
quella italiana.
LItalia difatti fra i paesi che avevano registrato la maggiore contrazione
del prodotto nel corso della crisi, ed poi risultata fra quelle che meno di altre
hanno beneficiato della successiva ripresa.
[ 49 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
Vi quindi un problema specifico di mancato sviluppo del nostro paese che,
come verr illustrato pi avanti, condiziona anche la futura tenuta dei nostri
conti pubblici.
CraFico z. I| Pi| dei principa|i paesi de||'area euro
{trim.zoo8=oo)
92
93
94
95
96
97
98
99
100
101
07 08 09 10 11
Ger
Fra
Ita
Spa
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
A inizio 2011 il livello del Pil italiano risultava quindi ancora del 5% in-
feriore ai valori pre-crisi. Landamento peggiore tra le principali economie
dellarea euro. Per questa ragione la ripresa del 2010-2011 non pu essere
considerata risolutiva rispetto agli effetti della passata recessione della nostra
economia.
Per comprendere meglio gli effetti della crisi il grafico 2.2 illustra la tendenza
del prodotto nel periodo 2000-2007 per rappresentare quello che sarebbe il
livello ad oggi del Pil italiano ove non si fosse verificata la crisi e la crescita si
fosse protratta seguendo il debole trend degli anni duemila (poco pi dell1%
allanno): la differenza tra il valore attuale e quello che sarebbe risultato da una
prosecuzione delle tendenze pre-crisi amplissima, pari a pi dell8%.
La quantificazione in euro di tale perdita di Pil, oltre 120 miliardi, consente
anche di stimare che il valore del deficit sarebbe oggi pi basso di quasi 60 mi-
liardi se non avessimo avuto la recessione. Vale a dire che, se avessimo avuto
la stessa politica fiscale, ma senza la crisi, allora i nostri conti sarebbero in pa-
reggio gi da questanno, e non sarebbe stata necessaria la manovra aggiuntiva
varata nel corso dellestate.
Si pu quindi affermare che la posizione del nostro paese presenta elementi
di specificit nel quadro europeo.
In generale, ha colpito landamento deludente della ripresa industriale. Molti
settori, che avevano registrato forti contrazione dei livelli di attivit nel corso
della crisi, hanno recuperato solamente una frazione di tali perdite.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 50 ]
CraFico z.z Ita|ia: Prodotto interno |ordo
{zoo)=oo)
90
92
94
96
98
100
102
104
00 02 01 03 05 07 09 04 06 08 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiistat
La ripresa delle esportazioni stata anchessa insufficiente per ritornare sui li-
velli pre-crisi e questo spiega in parte la debolezza della produzione. Daltronde,
il quadro dal lato della domanda interna, soprattutto quello relativo ai consumi
delle famiglie, trattato in maniera estesa nel capitolo successivo, presenta tut-
tora serie difficolt.
Conta anche il fatto che la ripresa ha portato anche ad un parallelo incremen-
to delle importazioni. Di fatto il mercato italiano, gi di per s caratterizzato
da una crescita molto debole, viene soddisfatto in misura crescente da prodotti
importati che stanno spiazzando la produzione interna.
Questo scenario sufficiente per mantenere le imprese sulla difensiva. Molti
settori presentano del resto livelli produttivi ancora largamente inferiori ai va-
lori precedenti la crisi, evidenziando quindi come le perdite di prodotto cu-
mulate negli ultimi anni siano di carattere strutturale, e lo stock di capitale
esistente risulti per conseguenza eccedente rispetto ai fabbisogni produttivi.
Lattivit industriale raggiunge in Italia il precedente punto di massimo cicli-
co a inizio 2008 e il minimo successivo nel secondo trimestre del 2009, con una
caduta cumulata del valore aggiunto dellindustria in senso stretto del 24%.
Il recupero cumulato in un anno e mezzo, fra il minimo e il quarto trimestre
del 2010 solo una frazione di tali perdite. Proprio il fatto che siano oramai
trascorsi tre anni dal conseguimento del massimo precedente suggerirebbe
che parte delle perdite cumulate sia di natura permanente. Su questo punto
le divergenze fra i settori sono ampie. Utilizzando i dati relativi alla disag-
gregazione settoriale della produzione industriale si osserva come in diversi
settori dellindustria vi siano livelli produttivi di oltre il 20% inferiori ai valori
del 2007.
Rilevante in questo scenario la questione degli effetti dellaumento dei prez-
zi delle materie prime sulla redditivit delle imprese industriali.
[ 51 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
1abe||a z. La produzione dei settori industria|i ne||'era post-crisi
{variazioni%,mediamar-mag'rispettoalItrim.zoo8)
var. % peso %
Mezzitrasporto -z,) ,6
Apparecchielettrici -zq,) q,
Metallurgia -zq,o ),o
Gommaeplastica -zz,z ,z
Fstrazdiminerali -zo, ,
Macchinari -zo,z ,8
Prod.inlegno -, 6,
RaFFnerie -6, ,
FlettronicaeinFormatica -,) q,6
Chimica -,6 z,z
1essile,abbigliamentoecalzature -, ,
Fnergiaelettrica,acqua,gas -8,z ,o
AltremaniFatturiere{incl.mobili) -), 8,8
Alimentare o, ,z
Farmaceutica z,) ,
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Gli aumenti delle quotazioni delle materie prime contribuiscono a sostenere
la crescita dei costi per le imprese in un contesto in cui la traslazione a valle dei
rincari resa pi difficile dalla contenuta crescita della domanda.
Lattivit di ristrutturazione dellindustria potr essere accelerata dallesigen-
za delle imprese di tagliare i rami di azienda meno produttivi in un contesto in
cui laccesso al credito bancario resta comunque soggetto a criteri di selezione
maggiori che in passato. Il fatto che la crescita si mantenga su ritmi estrema-
mente contenuti potrebbe avere riflessi sfavorevoli sullandamento delle sof-
ferenze, spingendo le banche a razionare il credito al sistema economico. Le
probabilit di un consolidamento della crescita della domanda interna resta-
no quindi modeste, anche perch la politica fiscale contribuir a smorzare gli
spunti di ripresa del ciclo.
Riquadro z. Nord e Sud: i divari territoria|i de||'economia ita|iana
Letendenzedescritteinaggregatopossonoessereanchedeclinatealivelloter-
ritoriale.Lacontabilitregionalerendedisponibililestatistichesinoalzooe
ha prodotto le stime preliminari sull'andamento del Pil nel zoo, senza per
diFFondere indicazione sulla perFormance delle componenti della domanda, e
senzadettagliareladisaggregazionesettorialeeterritoriale.
Idatisulletendenzedellemacroareemostranocomenelcorsodegliannidue-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 52 ]
milaidivaridicrescitainItaliasianorisultatirelativamentecontenuti.Nonsia-
mocioeinpresenzadiunadivergenzamarcatadelletendenzealivelloterritoria-
le,equestoequivalediFattoadunainvarianzadeidiFFerenzialineilivelli.
LediFFerenzecumulateFrailzooeilzoomostranocomel'areachehaFatto
megliosiailCentro,mentresonoandatepeggioilNordovesteilMezzogiorno.
Prodotto interno |ordo
{aprezzicostanti,zoo=oo)
97,0
100,0
103,0
106,0
109,0
2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Nord Ovest
Nord est
Centro
Mezzogiorno
Fonte:elaborazionireF.sudatIstat
IlFattocheleregionidelSudabbianopresentatoundivariodicrescitarelativa-
mente contenutorispettoallealtre regioni del Nord del paese e un Fatto rela-
tivamente controintuitivo, almeno rispetto alla diFFusa sensazione secondo la
qualenelcorsodegliultimianniilSudavrebberegistratounarretramentomolto
marcatorispettoallagidebolecrescitadelleregionidelsettentrionali.
FFFettivamente,FattoooillivellodelPilnelzoo,nelzooillivellodelPildel
Sudsiposizionerebbea).,rispettoal.)delNordovestealoz.zdelNord
est. Fra l'altro, come illustrato piu nel dettaglio nel successivo Riquadro z., i
diFFerenziali nelle perjornance registrate dalle regioni del Sud rispetto a quelle
settentrionali, si riducono ulteriormente se si passa dall'analisi dei livelli del
PilaquellidelPilpro-capite,inquestocasoilSudFaanchemegliodellamedia
nazionale.
In realt la tendenza e molto piu preoccupante di quanto non traspaia dalla
semplicedimensionequantitativadellediFFerenzedicrescitacumulate,inquan-
tolaperditadiposizionidapartedelleregionidelSudestatacostantenelcorso
deldecennio,esieattenuatasolamente,inmanieraabbastanzaparadossale,
conl'arrivodellacrisi.Questoequantoemergedall'andamentodelgraFcoalle-
gato,dalqualetrasparecomeilSudproprionelzoointerrottolaFasediperdita
diposizionirispettoalrestodelpaese.Ildatodelzootornagiaperdereilter-
renorecuperatol'annoprima,manelcomplessol'ultimobiennioFacertamente
meglio,interminirelativi,diquantovistonelcorsodeglianniprecedenti.
[ 53 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
Prodotto interno |ordo ~ Rapporto Mezzogiorno]Itaia
{aprezzicostanti,zoo=oo)
96,0
97,0
98,0
99,0
100,0
101,0
2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Fonte:elaborazionireF.sudatIstat
Inrealt,visonoancheeFFettilegatiallacomposizionedellastrutturaproduttiva
che spiegano la tenuta del Pil del Mezzogiorno in termini relativi. Occorre ri-
cordarechegliandamentidelperiodochestiamoconsiderandosonodominati
daglieFFettidellacadutadelprodottoregistratanelbienniozoo8-zoo.Inparti-
colare,lacrisiestataconcentratanell'industria,ilcuipesopernelleregionidel
MezzogiornoeinFeriorerispettoallamedianazionale.
Andamento settoria|e de| va|ore aggiunto: zoo-zoog
{aprezzicostanti,variazioni%medieannue)
Agrico|tura
Industria
in ss
Costruzioni Servizi 1ota|e
Italia -o,q -z, o, o, o,o
NordOvest -o,q -z, o, o, -o,
NordFst -o,8 -,) ,8 o,6 o,o
Centro o,z -z,o o,z , o,
Mezzogiorno -o, -z, -,q o,o -o,
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Allostessomodo,nelcorsodellacrisisonoandatimeglioalcunisettoritradi-
zionalmentepocolegatialcicloeconomicoechequinditendonoadavereun
andamentopiustabile,comel'agricolturaotutteleattivitdelsettorepubblico.
InquestocasositrattadisettorichesonosovrarappresentatialSudrispettoal
datomedionazionale,edaquestoderivaquindilarelativatenutadellivellodel
Pilmeridionale.
Lamaggioredivergenzanegliandamentiterritorialidelprodottosiosservapoi
nell'edilizia,chenelzoo8-zooharegistratoalSudunacadutamoltopronun-
ciata.Larelativaconvergenzadeitassidicrescitadellemacroareeitalianenon
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 54 ]
enaturalmenteunanotapositiva,nellamisuraincuiessacomportaunapersi-
stenzadeidivariterritorialidisviluppoche,comenoto,sonoinItaliaparticolar-
menteampi.OltrealdiFFerenzialedicrescitacontaperancheiltassomedioin-
tornoalqualesiesplicanotalidiFFerenziali.Suquestoaspettopuquindiessere
interessanteconFrontareledinamichealivelloterritorialeprevalentiinItaliacon
gliandamentidialtreregionieuropee.NeiquattrograFciallegatisiconFronta
l'andamentodelPilFrailzoooeilzooprendendoledueregioniconcrescita
massimaeledueregioniconcrescitaminimanelperiodoinGermania,Belgio,
ItaliaeSpagna,rispettivamente.
Andamento de| Pi| regiona|e ~ regioni con crescita massima e crescita minima ne| perio-
do zooo-zoog
{numeriindicezooo=oo)
Belgio: andamento del Pil regionale
95
105
115
125
135
00 01 02 03 04 05 06 07 08 09
Brabant Wallon
Hainaut
Lige
Oost-Vlaanderen
Germania: andamento del Pil regionale
95
105
115
125
135
00 01 02 03 04 05 06 07 08 09
Bremen
Rheinland-Pfalz
Baden-Wurttemberg
Thuringen
Lazio
Valle dAosta
Abruzzo
Puglia
Spagna: andamento del Pil regionale
95
105
115
125
135
00 01 02 03 04 05 06 07 08 09
Region de Murcia
Extremadura
Canarias
Illes Balears
Italia: andamento del Pil regionale
95
105
115
125
135
00 01 02 03 04 05 06 07 08 09
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
IngeneraledaidatisiosservacomeladispersionedelleperFormanceregionalia
livelloterritorialenonevidenzianomaliedelcasoitaliano.Lapeculiaritstanel
Fatto che conla crisileregioni italiane a perFormance peggiore sono anche le
unichechenelzoohannovistoscendereillivellodelPilaldisottodeivalori
diiniziodecennio.1alecircostanzasieveriFcataancheinaltreregionidelSud,
come Basilicata e Campania, ma anche in regioni del Nord come Piemonte e
Lombardia. Questo tipo di risultati sembra quindi evidenziare come nel caso
italianopiucheperladispersioneterritorialedellacrescitaglianniduemilasi
siano caratterizzate per la condivisione a livello territoriale della mancata cre-
scita.Lagerarchiadellosviluppoterritorialeillustratanellepagineprecedentisi
modiFcasesiprendonoinesameidatirelativiall'andamentodelPilpro-capite.
InquestocasopeggioranoleposizionirelativedelleregionidelNord,chehan-
noregistratounandamentodelPilpro-capitepeggiorerispettoalleregionidel
[ 55 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
Mezzogiorno.IlsigniFcatodaattribuireaquestotipodirisultatoecontroverso,
nella misura in cui la minore dinamica demograFca al Sud in realt e anche
un esito delle peggiori prospettive occupazionali, che si riFettono in minore
capacitdiattrarreFussidiimmigratidaaltreregioniedall'estero,oltrechein
maggioriuscitedalterritoriomeridionale.
I| Pi| de||e regioni ita|iane
{variazioni%cumulatezooo-zoo)
-6
-4 -2 0 2 4 6 8 10 12
Lazio
Valle d'Aosta
Prov Aut Bolz
Marche
Molise
Toscana
Prov Aut Tren
Veneto
Sicilia
Liguria
Sardegna
Calabria
Emilia-Rom
Lombardia
Umbria
Friuli-Venezia G
Campania
Basilicata
Piemonte
Puglia
Abruzzo
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
Ilsaldomigratorioconl'esterodelleregionimeridionaliedecisamenteinFeriore
a quello osservato per le regioni centro-settentrionali. A questo si aggiunge il
Fussomigratoriointerno,ovverodimeridionalichesimuovonoversoilCentro-
Nord.Iltrenddell'emigrazionedalMezzogiornoincalosinoaglianniottanta,
sieinvertitonelcorsodeglianninovanta.Inquindicianni{trailoeilzoo)
sisonotrasFeritialCentro-Nordquasizmilionidipersone,eanchenegliultimi
anni il Fusso ha continuato ad essere consistente, seppur con qualche dece-
lerazione. Inoltre, nel corso degli ultimi anni e cambiata la tipologia dell'emi-
grazione meridionale verso il Centro-Nord con un peso crescente di persone
piuistruite.Unadelleragioniecheconl'arrivodegliimmigratistranierisono
soprattuttoquestiultimiasoddisFare la domanda di manodopera poco quali-
Fcata, che in passato era invece soddisFatta proprio dai lavoratori meridionali
menoscolarizzati.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 56 ]
Prodotto interno |ordo per abitante
{aprezzicostanti,zoo=oo)
91,0
94,0
97,0
100,0
103,0
2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Nord Ovest
Nord est
Centro
Mezzogiorno
Fonte:elaborazionireF.sudatIstat
Negli ultimi anni e anche aumentato il Fenomeno del pendolarismo di lungo
raggio.Pendolaridilungoraggiosonotutticolorochelavoranoadunadistanza
dalcomunediresidenzataledaimpedireditornareognigiornoacasa.Questo
Fenomeno e molto piu diFFuso al Sud perche le minori opportunit lavorative
spingonoadaccettareimpieghiancheadistanzesigniFcativedacasa.
Inconclusione,lavalutazionedeidivaridisviluppointerminipro-capitetendea
migliorarelaposizionerelativadelleregionidelSud.Nonostanteciquestanon
eunabuonanotizia.Inrealt,proprioilFattocheciderividatendenzesFavore-
voliinterminidiFussimigratorideilavoratoripiuistruitianticipaunatendenza
chepenalizzerleopportunitperiprossimianni:eilcosiddettoeFFettobra|n
dra|n,laFugadeicervelli,chedeterminaoggiunlimitepressocheinvalicabile
allapotenzialitdicrescitadeiprossimianni.
z.IproblemidellaFinanzapubblica
Il quadro macroeconomico sopra descritto suggerirebbe evidentemente mi-
sure a sostegno dellattivit produttiva, e in particolare volte a stimolare la cre-
scita della domanda. Le decisioni della politica di bilancio italiana non paiono
per favorire un rapido recupero del ciclo, risultando difatti di segno esplici-
tamente restrittivo. A luglio scorso il Governo aveva varato una manovra con
la quale si intendeva ridurre il deficit pubblico da un valore pari al 4,5% del
Pil nel 2010, sino al pareggio entro il 2014. Si trattava quindi di realizzare una
riduzione del deficit pari ad oltre l1% del Pil ogni anno.
Tale obiettivo sarebbe stato conseguito cumulando una correzione signifi-
cativa per gli anni 2013 e 2014 allintervento sul 2011 e il 2012 gi varato lo
scorso anno. La manovra varata nel 2010 comportava, infatti, una correzione
del bilancio quantificata dal Governo in 25 miliardi nel biennio 2011-2012.
[ 57 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
Lintervento di luglio prevedeva, invece, una leggera correzione aggiuntiva
nel 2011-2012 e una pi ampia nei due anni successivi, sino a cumulare un
aggiustamento del deficit di 48 miliardi sino al 2014.
Sommando le due manovre, si giungeva quindi ad una stretta fiscale di di-
mensioni eccezionali nellintero quadriennio.
Pur tenendo presente che parte delle quantificazioni del Governo pareva
sovrastimare lefficacia effettiva degli interventi, la dimensione della correzio-
ne di bilancio risultava significativa e tale comunque da garantire la tenuta
dei conti pubblici italiani. Il varo di una correzione cos ampia e ladozione di
target ambiziosi, come il pareggio di bilancio, si spiegavano evidentemente da
un canto nellottica di assecondare una tendenza coerente con le nuove regole
europee discusse nel capitolo precedente, e dallaltro in funzione delle tensioni
sui mercati finanziari e delle pressioni esercitate dallaumento dei tassi dinte-
resse sui nostri titoli di Stato.
Nonostante lampiezza della manovra di luglio, per, nel corso del mese di
agosto le tensioni sui mercati si sono intensificate. Gli spread sui rendimenti
dei titoli di Stato italiani si sono allargati, stabilizzandosi solamente quando la
Bce intervenuta verso met mese con acquisti massicci di titoli di Stato italia-
ni e spagnoli. Questo ha spinto il Governo a cercare di rafforzare la manovra al
fine di migliorare il clima delle aspettative sui mercati. In particolare, la dimen-
sione della manovra stata aumentata: 55 miliardi rispetto ai 48 della mano-
vra di luglio. Ma, soprattutto, mutato il timing della correzione, che adesso
ambisce a conseguire il pareggio di bilancio gi nel 2013. Questo fa s che sia
aumentata lentit della riduzione del deficit da conseguire nel 2012 e nel 2013.
La stretta fiscale sarebbe particolarmente accentuata nel 2012, quando il deficit
secondo il Governo si porterebbe all1,4% del Pil dal 3,9% del 2011. Tale ridu-
zione deriverebbe dal fatto che si sovrapporrebbero il prossimo anno gli effetti
della manovra varata nel 2010 (che determinava nel 2012 una correzione di 13
miliardi di euro) e quelli della manovra di agosto (18 miliardi sul 2012).
Anche considerando che lefficacia di parte delle misure possa essere infe-
riore al valore facciale dellintervento annunciato dal Governo, comunque
chiaro che gli effetti della politica di bilancio penalizzeranno il prossimo anno
landamento della domanda interna in Italia. In una fase in cui le esportazioni
potrebbero essere insufficienti per sostenere da sole la crescita, dato anche il
presumibile rallentamento della domanda internazionale. La scelta di accele-
rare laggiustamento dei conti pubblici stata per obbligata, considerando le
tensioni sui mercati finanziari e lapertura del premio al rischio richiesto dai
mercati sui titoli del nostro debito pubblico. La posizione italiana daltronde
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 58 ]
abbastanza peculiare considerando che nel panorama internazionale il nostro
deficit pubblico risulta relativamente contenuto. Anche in termini di livello del
rapporto debito/Pil vi sono diversi paesi che hanno registrato una crescita si-
gnificativa, approssimando i livelli italiani, e senza per questo vedere aumen-
tare il livello del premio al rischio sul debito pubblico. Si consideri ad esempio
che Usa e Regno Unito hanno un rapporto debito Pil (vicino al 100 e al 90%
del Pil rispettivamente) non troppo distante dal 120% dellItalia, e un deficit
nel 2011 (10 e 8,5% del Pil rispettivamente) decisamente pi elevato di quello
atteso per lItalia (intorno al 4%).
CraFico z. I| deFicit pubb|ico de||e maggiori economie avanzate
{n%delPil,stimeOcseperilzo)
0 2 4 6 8 10 12
Stati Uniti
Giappone
Regno Unito
Spagna
Francia
Canada
Italia
Olanda
Belgio
Australia
Germania
Fonte:elaborazionireF.sudatiOcse
CraFico z.q I| debito pubb|ico de||e maggiori economie avanzate
{in%delPil,stimeOcseperilzo)
0 50 100 150 200 250
Giappone
Italia
Spagna
Stati Uniti
Belgio
Regno Unito
Canada
Francia
Germania
Olanda
Australia
Fonte:elaborazionireF.sudatiOcse
Nei grafici 2.3 e 2.4 si confronta il livello di entrambe le variabili per le mag-
giori economie avanzate proprio al fine di mettere in luce il posizionamento
[ 59 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
non favorevole, ma neanche particolarmente deviante, dellItalia. Per spiegare
per quale ragione lItalia subisca una pressione cos rilevante dai mercati oc-
corre in effetti segnalare come il vero problema per lItalia non sia in realt
tanto la conduzione della politica fiscale, risultata fra le pi prudenti su scala
internazionale. Contano piuttosto altri due fattori: innanzitutto lelevato stock
di debito ereditato dal passato, e in secondo luogo i problemi di crescita che
gravano sul nostro paese. Il timore che lo scenario congiunturale relativa-
mente debole renda pi difficile il rispetto degli obiettivi di riduzione del de-
ficit, imponendo ulteriori manovre che a loro volta penalizzerebbero ancor di
pi le prospettive di sviluppo per i prossimi anni.
Il quadro della finanza pubblica suggerisce quindi che i redditi familiari nei
prossimi anni saranno penalizzati dai numerosi interventi che, direttamente o
indirettamente, ne influenzeranno il potere dacquisto.
Fra le diverse misure ve ne sono alcune che pi direttamente interessano
le famiglie. Fra queste, le principali sono il blocco del turnover e il blocco dei
salari nel pubblico impiego. Questa misura si applica ad una massa di spesa
pubblica che conta per circa il 10% del Pil: in quattro anni si ottiene una decur-
tazione in termini reali dei salari del pubblici di circa l8%, che corrispondono
a circa 12 miliardi di euro nel 2014.
Peraltro, tra le misure della manovra varata nel 2010 vanno anche ricordati
i provvedimenti di lotta allevasione, che risultano al momento di quantifica-
zione incerta.
Fra le altre misure introdotte con la manovra varata a luglio 2011 vi sono
limposta di bollo sui conti titoli (2 miliardi a regime nel 2014) aumento accise
sui carburanti (altri 2 miliardi a regime). Vi sono poi misure a effetto indiret-
to, come i tagli dei trasferimenti agli enti locali i quali potranno a loro volta
rivalersi eventualmente sui cittadini ad esempio attraverso misure di aumenti
delle tariffe. A questi effetti, si aggiungeranno quelli derivanti dalla manovra di
agosto, al momento in cui scriviamo ancora oggetto di discussione, con pro-
poste che vanno dallaumento del prelievo sui redditi pi elevati (cosiddetto
contributo di solidariet) sino ad ampi tagli agli enti locali.
Vi poi la questione della delega fiscale che di fatto porter ad una rifor-
ma che dar un gettito aggiuntivo, quindi maggiori tasse pari a 20 miliardi a
regime nel 2013. La manovra ha introdotto su questo punto una clausola di
salvaguardia che dispone, qualora la delega non venisse esercitata nel 2013,
una serie di tagli ai regimi di esenzione, detrazione e agevolazione fiscale sui
redditi (ad esempio detrazioni per figli carico) e sullIva (aumento dellaliquota
dei beni che attualmente hanno unaliquota agevolata al 4 e al 10%).
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 60 ]
In generale, quindi, pur non essendo ancora possibile al momento una cor-
retta quantificazione degli effetti della politica di bilancio sul reddito delle fa-
miglie, comunque evidente che nei prossimi anni il potere dacquisto dei
consumatori subir conseguenze significative dalla correzione fiscale. Dalla
dimensione degli interventi di cui si discute si pu quantificare in prima bat-
tuta un ordine di grandezza delle misure ad impatto diretto sui consumatori
tale da comportare una minore crescita del reddito disponibile di almeno l1%
allanno nei prossimi tre anni.
Riquadro z.z C|i ita|iani, un popo|o di giocatori
InunperiododiFortidiFFcolteconomichedelleFamiglieitalianeappareestre-
mamente singolare registrare l'impetuosa crescita della spesa destinata dagli
italianiaigiochiapremieallelotterie.LestatisticheuFFcialirilasciatedall'Am-
ministrazioneAutonomaMonopolidiStatodannocontodiunasituazionesor-
prendente.Nelzoogliitalianihannospesoingiochicirca6,qmiliardidieuro
conunincrementodel%sulzoo.
Alla Fne del zo, se si conFermasse il trend di crescita del primo semestre
{+,%),sipotrebberoagevolmentesuperarei)miliardidieuro.
La spesa deg|i ita|iani in giochi a premi e |otterie
Racco|ta var.% su periodo precedente
zoo q.qo q,q%
zoo 6.qoo z,8%
semzo .8o ,%
Fonte:AAMS
La spesa deg|i ita|iani in giochi a premi e |otterie (zooj
Skill game 4%
Superenalotto 4%
Lotto 9%
Lotterie 15%
Giochi a base sportiva 6%
Giochi a base ippica 2%
Bingo 3%
Apparecchi 57%
Fonte:AAMS
Per avere un'idea della dimensione del Fenomeno basti dire che questa ciFra
e pari a quella che si spende annualmente per il vestiario e le calzature, per i
[ 61 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
carburantieicostidieserciziodell'autooancoraepariallaspesaperibarei
ristoranti.ancorapariacircail6o%deiconsumialimentari.
La parte piu rilevante di questa spesa e riconducibile alle slot machine e agli
altri giochi elettronici che sono oramai ampiamente diFFusi nei locali pubblici
dituttoilpaese.
Alsecondopostosicollocanolelotterieconil%easeguireilLotto{%),i
giochiabasesportiva{6%)eviaviatuttelealtreFormedigiocoapremi.
z.qIlmercatodellavorosistabilizza
Se il quadro per la finanza pubblica pesa sullandamento dei redditi delle
famiglie, complessa risulta anche la situazione del mercato del lavoro. A fronte
dei primi segnali di stabilizzazione del livello del prodotto, anche la domanda
di lavoro ha interrotto nel corso del 2010 la fase di caduta, anche se i primi
segnali di ripresa delleconomia non sono stati sufficienti per ricondurre la do-
manda di lavoro su una tendenza crescente.
Questo tipo di andamento nelle fasi iniziali della ripresa era del resto scon-
tato considerando che nel corso della fase pi acuta della crisi la domanda di
lavoro si era ridotta meno di quanto non fosse accaduto per il Pil. I primi re-
cuperi dei livelli occupazionali hanno interessato essenzialmente lo sviluppo
delloccupazione straniera.

CraFico z.y Occupati tota|i
{migliaia)
21500
22000
22500
23000
23500
04 05 06 07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Nel primo trimestre del 2011 questa componente aumentata significativa-
mente per entrambe le componenti di genere (+137mila uomini e +139mila
donne), mentre prosegue il calo degli occupati italiani, che coinvolge per solo
gli uomini.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 62 ]
CraFico z.6 Occupati dipendenti part-time
{migliaia)
1800
2000
2200
2400
2600
2800
3000
04 05 06 07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
La crisi continua quindi a pesare in misura maggiore su determinati segmenti
del mercato del lavoro, tra i quali in particolare la componente maschile, in
quanto prevalentemente occupata in quei settori dove il calo della produzione
stato pi intenso, e dove attualmente la ripresa stenta a riprendere vigore. A
favorire loccupazione femminile stata daltronde la buona performance del
lavoro ad orario ridotto, anche nel corso della crisi. In crescita anche il lavoro
a termine; tra i dipendenti loccupazione a tempo determinato aumentata a
inizio 2011 del 4,1% su base annua. A registrare risultati positivi sembrerebbe
pertanto la sola occupazione pi instabile e precaria.
CraFico z. Occupati dipendenti temporanei
{migliaia)
1800
1900
2000
2100
2200
2300
2400
2500
04 05 06 07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Ci probabilmente dovuto anche al venir meno di parte dei rapporti di
lavoro inizialmente salvati dalla Cassa integrazione, e questo trova riscontro
nelle riduzioni registrate per loccupazione dipendente a tempo indetermina-
to. La dimensione territoriale delle tendenze del mercato del lavoro mette in
luce come la caduta delloccupazione sia risultata nel Mezzogiorno particolar-
mente pronunciata.
[ 63 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
CraFico z.8 Occupati dipendenti permanenti
{migliaia)
13500
14000
14500
15000
15500
04 05 06 07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Gli effetti della crisi sono andati difatti a sovrapporsi ad una tendenza
gi negativa in precedenza. dai primi anni duemila che gli andamenti del
Mezzogiorno seguono un profilo divergente dal resto del paese. Pure nel bien-
nio 2009-10, in cui loccupazione del Centro-Nord andata riducendosi, il gap
rispetto al Sud si ampliato. Alla caduta pi intensa delloccupazione meri-
dionale ha anche concorso il fatto che lincidenza della Cassa integrazione
aumentata pi al Nord che nelle regioni meridionali. Il calo delloccupazione
del Mezzogiorno da ricondurre non solo alla flessione dellindustria in senso
stretto, ma anche alla riduzione delloccupazione nel terziario: in particolare,
la dinamica delloccupazione dei servizi nel Mezzogiorno ha risentito del calo
del pubblico impiego. La recessione ha quindi rafforzato un divario territoriale
che nel periodo precedente era gi andato allargandosi. Gli occupati comples-
sivamente persi nelle regioni meridionali tra il 2008 ed il 2010 sono stati quasi
288 mila, il 57% del totale del numero di occupati persi durante la recessione. Il
Centro-Nord, invece, che pur rappresenta quasi tre quarti delloccupazione (il
73% degli occupati risiedono in regioni centro-settentrionali), risultato sotto-
rappresentato nella perdita occupazionale complessiva: i posti di lavoro com-
plessivamente persi sono stati 221 mila, sui 509 mila persi a livello nazionale.
Il peggior andamento delloccupazione nel Mezzogiorno da ricondurre
anche ad alcuni effetti di composizione della manodopera, soprattutto per
quanto riguarda le tipologie contrattuali; nel corso della crisi sono stati par-
ticolarmente colpiti i lavoratori con contratto di lavoro temporaneo, data la
maggiore flessibilit che contraddistingue questa categoria. Nel Mezzogiorno
lincidenza del lavoro temporaneo sulloccupazione dipendente totale pi
elevata di quella osservata nel Centro-Nord, e quindi questo contribuisce a
spiegare perch durante la crisi lespulsione di occupati dalle imprese sia stata
pi accentuata che nelle regioni centro-settentrionali.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 64 ]
CraFico z.g Occupati Centro-Nord e Mezzogiorno
{trim.zooq=oo)
96
98
100
102
104
106
108
04 06 08 10
Centro-Nord
Mezzogiorno
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
In termini di disoccupazione, invece, gli incrementi maggiori si sono osser-
vati nel Centro-Nord, dove il numero di disoccupati aumentato del 40% tra
il 2008 ed il 2010, mentre nelle regioni meridionali lincremento nello stesso
periodo stato del 7.6%. In termini assoluti, nel periodo considerato lincre-
mento complessivo della disoccupazione stato di 398 mila nuovi disoccupati
(ma di oltre 591 mila se si prende a riferimento il 2007). Di questi, solo 68 mila
risultavano residenti nel Mezzogiorno. Ma le regioni meridionali restano quel-
le dove la disoccupazione particolarmente diffusa: sullo stock di disoccupati
i meridionali pesavano nel 2010 per oltre il 45%.
La crisi ha determinato un maggior passaggio alla disoccupazione dei lavo-
ratori precedentemente occupati nelle regioni del Nord, mentre nel Sud, date
anche le pi difficili possibilit di ricollocazione per coloro che hanno perso il
lavoro, si avuto un incremento delle persone uscite dal mercato del lavoro
ovvero che hanno rinunciato a cercare un nuovo lavoro con una riduzione
delle forze lavoro, che si sono contratte in misura significativa.
In altre parole, la crisi ha evidenziato reazioni diverse dellofferta alla caduta
della domanda: si osserva difatti il fenomeno dello scoraggiamento, che so-
prattutto in periodi di scarsit di domanda di lavoro, spinge molti a smettere
di cercare un impiego pur ritenendosi disponibili a svolgere un lavoro qua-
lora gliene venisse offerto uno indotti dalla consapevolezza di non riuscire
a trovarlo.
Le persone che smettono di compiere azioni di ricerca sono considerate
inattive, ovvero al di fuori del mercato del lavoro. Si spiega cos il paradosso
osservato durante la crisi, ovvero di una crescita relativamente ridotta della
disoccupazione proprio nelle aree dove le perdite occupazionali sono state pi
ampie. Nel Mezzogiorno, infatti, molti lavoratori sono passati allinattivit,
uscendo cos dalle fila dei disoccupati. Il tasso di disoccupazione nelle regioni
[ 65 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
meridionali salito al 13.4% nel 2010, dall11% registrato nel 2007, mentre in
quelle centro-settentrionali il tasso di disoccupazione, pur restando su livelli
decisamente inferiori a causa del minore stock di disoccupati pre-esistenti la
crisi, salito dal 4.1 al 6.4%, con un incremento percentuale pi che doppio.
CraFico z.o Forze di |avoro ~ Centro-Nord e Mezzogiorno
{trim.Izooq=oo)
92
94
96
98
100
102
104
106
108
04 06 08 10
Centro-Nord
Mezzogiorno
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
CraFico z. I| tasso di disoccupazione ne||e regioni settentriona|i
{in%delleForzedilavoro)
3,0
3,5
4,0
4,5
5,0
5,5
6,0
6,5
04 06 08 10
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
CraFico z.z I| tasso di disoccupazione ne||e regioni meridiona|i
{in%delleForzedilavoro)
10,0
11,0
12,0
13,0
14,0
15,0
16,0
04 06 08 10
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 66 ]
Riquadro z. I giovani pagano i| conto de||a crisi, soprattutto a| Sud
Unodeitemichehannodominatoildibattitorelativoalleconseguenzeecono-
michedellacrisiequellodeglieFFettichequestaavrebbeavutosullegenerazioni
piugiovani.Sitrattadiunaquestioneimportantesuscalanazionale,cheeutile
declinareanchenellasuadimensioneterritoriale.
SeeverocheoggivieunaspeciFcaquestionegenerazionale,echequestasi
sovrapponealletradizionalispeciFcitdicarattereterritorialechecaratterizzano
l'economiaitaliana,eallorachiarochelacomposizionediquesteduecaratteri-
stichedeterminalaFattispeciedelgiovanemeridionalecomeunadelleFgure
chestannopagandoicostidellacrisiinmisuradecisamentesuperioreadaltre
classidilavoratori.
IlpuntodasottolineareecheunmarcatoeFFetto-coortenonsolodetermina
unaconcentrazionedeicostidellacrisisuunaparticolaregenerazione,mapu
portareancheaconseguenzedilungoperiodosiainrelazioneaidestiniproFes-
sionalidiquestepersone,chealleprospettivedicrescitadell'economia.
Percb | g|o|an|
una circostanza relativamente consueta nelle Fasi cicliche avverse che ad
essere colpiti in misura maggiore dalla crisi siano proprio i giovani. DiFatti, il
rallentamentodelladomandadilavorotendeatradursiinriduzionidegliorga-
niciinnanzituttoattraversolacontrazionedelnumerodellenuoveassunzioni.
Ovepossibileleimpreseriduconolostockdioccupatianchearrestandoinuovi
ingressi man mano che alcuni lavoratori escono dal mercato per il raggiungi-
mentodell'etdipensionamento.Ilcalodellenuoveassunzionicolpiscequindi
inmisuramaggiorecolorochesonoall'iniziodelpercorsoproFessionale,allun-
gandoitempidiingressonell'occupazione.
Si ritiene che nella Fase piu recente abbia anche pesato la diFFusione dei con-
tratti di lavoro temporanei che consentono alle imprese di ridurre gli organici
senzaonerisemplicementenonrinnovandoicontrattiquandoquestigiungono
ascadenza.Inoltre,indiversipaesi,Fracuil'Italia,lepolitichesisonoconcen-
trate sulla protezione dei lavoratori gi assunti, attraverso il Fnanziamento di
meccanismi{comelaCassaintegrazioneguadagniinItalia)voltiapreFerirela
riduzione dell'orario piuttosto che i licenziamenti di alcuni lavoratori, queste
politichehannoavutol'esitosperato,inquantohannoFortementeridimensio-
natoilcalodell'occupazioneFrailavoratoridipendentipermanenti,mahanno
evidentementeancheacuitoladisparitrispettoailavoratoriconcontrattitem-
poranei,lacuiincidenzaemaggioreFrailavoratoripiugiovani.
[ 67 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
M|nor| cost| soc|al| nel bre|e
LariduzionedelleopportunitproFessionaliperipiugiovanieunFenomenoche
apparentemente ha minori costi sociali nella misura in cui gli inoccupati che
vivonoancoranelcontestodellaFamigliad'originevannoincontroaproblemi
inFerioririspettoalcaso,adesempio,diperditadelpostodilavorodapartedi
uncapoFamiglia.IneFFetti,idatirelativialzoosecondoalcuneanalisirecen-
ti
1
mostrano che all'interno del gruppo dei giovani che lo scorso anno hanno
persoilpostodilavoro,bennovesudiecirisultavanoviverepressolaFamiglie
d'origine.
Poss|b|l| cost| d| lungo per|odo
Iproblemiperrestanogravi,soprattuttosesiguardaalleconseguenzedime-
dioterminelegateallediFFcoltall'ingressonelmercatodellavoro.Unprimo
ordine di problemi riguarda le conseguenze sulla crescita nel medio termine.
DiFattiigiovanichehannoappenacompletatoglistudi,serestanoperunperio-
dolungoincondizionediinattivittendonoaregistrareundeterioramentodel
lorocapitaleumano.Inoltre,quandolecondizioniall'ingressonelmercatodel
lavorosonodiFFcili,laricercadiunpostopuportarealcuniadaccettarelavori
periqualisonorichiestirequisiti,adesempiointerminidilivellod'istruzione,
inFerioririspettoalpercorsoscolasticoseguito:eilFenomenodell'o|ereducat|on,
anch'esso motivo di scarsa accumulazione di capitale umano per il lavorato-
re. Del resto, per un'economia come quella italiana, caratterizzata da livelli di
scolarizzazione delle Forze di lavoro inFeriori rispetto agli altri paesi, sarebbe
importanteassecondarel'occupazionedeigiovani,mediamentepiuscolarizzati
rispettoallacoortianziane.
AquestotipodiFenomenosenedevepoiaggiungereunaltro,percuilediFFcol-
tatrovareunimpiegopossonoancheaumentarelamobilitversol'estero.Il
dannoperl'economianazionalelegatoaFenomenidiemigrazioneversol'estero
etantomaggiorequantopiuelevatoilcapitaleumanodellavoratorechedecide
diemigrare.Inparticolare,l'economiaitaliananelcorsodegliultimiannisieca-
ratterizzataperaFFussinettidilavoratoridall'esteromediamenteconqualiFche
elivellid'istruzionebassi{oalmenoutilizzatiperlavorimenoqualiFcatianche
quandopoisonoinpossessodititolidistudiopiuelevati)eperdeFussinettidi
lavoratoricontitolidistudiopiuelevati.
Oltre ai costi legati ai problemi per lo sviluppo economico generale, contano
ancheicostialivelloindividuale.Naturalmente,quellinelbrevelegatiallostato
1 Si veda Istat (2011) Rapporto annuale.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 68 ]
didisoccupazionedellavoratoresonounFattoscontato.Ma,anchenelmedio
termine, lavoratori che nelle Fasi iniziali della carriera si sono ritrovati in una
condizionedidiFFcoltpossonoaveredeglisvantaggipersistentiinterminidi
opportunitFuture:unpercorsodicarrieradebolepudiFattietichettareilla-
voratorecomeunsoggettodeboleproFessionalmentesFavorendoloneiprocessi
diselezione.
Anche le conseguenze di medio termine di carattere sociale non sono secon-
darie.CambianodiFattimoltesceltedivita,Fracuievidentementeanchequelle
relativeallacostituzionediunaFamigliaoallaprocreazione.
All'internodiciascunacoortevisonopoiigruppidicoloroche,anchepereFFet-
todiunaposizionesoggettivadisvantaggio,adesempiounlivellodiscolarit
moltobasso,nonriesconoproprioadentrarenelmercatodellavoro,otendono
a mantenere impieghi marginali e saltuari. Naturalmente la probabilit di ca-
dutainunacondizionediquestogenereemaggiorealSud,ehaconseguenze
importantianchesulpianosociale.
| dat|
Le diFFcolt dei giovani possono essere illustrate attraverso poche statistiche
disintesi,comel'andamentodeitassididisoccupazione.Daquestisiosserva
comelaquestionegenerazionaleemergacomeconseguenzadellacrisiunpo'
intuttiipaesi.Nelcomplessodell'areaeuroiltassodidisoccupazionegiova-
nile, calcolato sulle Forze di lavoro di et inFeriore ai z anni {cioe la classe di
etFraieizqanni),aumentadicircaqpuntipercentuali,dal)%delzoo6
alz%delzoo.AncheFuoridall'areagliincrementisonostaticospicui:oltre
puntipercentualinelRegnoUnito{dalq%al,6%),ben8negliStatiUniti{dal
o,al8,q%).Fraipaesidell'areaeuro,l'Italiaregistraunpeggioramentopiu
marcato,conunaumentodeltassodidisoccupazionegiovaniledioltre6punti
percentuali,dalz,q%alz8%.
Lecoortipiugiovanisonoanchecaratterizzatesolitamentedacambiamentian-
che rilevanti delle decisioni di partecipazione al mercato del lavoro, perche in
FasipiudiFFcilidalpuntodivistadelleopportunitproFessionalisipuveriFcare
ancheunatendenzaarinviarel'ingressonelmercato:adesempio,eilcasodella
sceltadiiscriversiall'universitdapartedilavoratoricheavrebberopreFeritoun
impiego,qualoraneavesseroavutol'opportunit.Unindicatorediverso,come
iltassodioccupazione,calcolatocomerapportoFrailnumerodioccupatieil
totale delle Forze di lavoro, pu rappresentare una misura probabilmente piu
eFFcacedellacondizionedeigiovaninelmercatodellavoro.
Inquestocaso,sempreFacendoriFerimentoaidatisullapopolazionedietcom-
[ 69 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
presaFraieizqanni,l'Italiaregistraunacontrazionedeltassodioccupazione
chepassadalz.%delzoo6alzo,%delzoo,unaFessionesuperioreaquella
riscontratanell'interaareaeuro{dovelaFessioneedipuntipercentuali).La
FessioneregistratainItaliaetantopiusigniFcativasesiconsiderachedanoiil
tassodioccupazionegiovanileegistrutturalmentepiubasso{zo%,controil
q%dell'interaareaeuronelzoo).
Considerando i dati relativi alla coorte immediatamente successiva, ovvero
quellidietcompresaFraizeizanni,siosservanolemedesimecontrazioni,
apartiredalivellipiuelevati.Seperl'areaeuroiltassidioccupazionesiriduce
ditrepuntidal)q,6%al),6%,inItalial'ampiezzadellacontrazioneedoppia,
dal6%al8,8%.
Idatimostranoquindicheperl'Italiailproblemanonetantoquellodeltasso
di disoccupazione, comunque piu alto della media dei paesi europei, quanto
piuttostoquellodellaelevatainattivit,ovveromoltigiovani,purnonessendo
disoccupati non sono neanche occupati: si collocano quindi nella Fascia degli
inattivi.L'inattivitdeigiovanienaturalmentespiegatainmolticasidalpercor-
soscolastico.visonoanchegiovaniche,nonriuscendoatrovarelavoro,eaven-
doterminatoglistudi,diFattononsvolgonoalcunaattivit
2
:eilFenomenodei
cosiddettiNeet{Not |n educat|on, enploynent or tra|n|ng).L'aumentodiquesto
tipodiFenomenonelcorsodegliultimiannihacaratterizzatosoprattuttoico-
siddettigiovaniadulti,ovverolaFasciad'etFraizeioanni,chehaoramai
abbandonatodeFnitivamenteglistudi.
Nord e Sud
Letendenzesopradescritteacquisisconounadimensioneancorapiuallarman-
teseseneprendeinconsiderazionel'andamentolungoilterritorio.
In particolare, le divergenze nei valori dei tassi di occupazione Fra le regioni
italiane risulta molto piu marcata per i giovani che per l'intera popolazione.
Questovaindirezionecontrariarispettoaquantosarebbeauspicabileconside-
randocheipiubassitassid'occupazionecomplessivialSudperpoteretendere
aconvergereversoipiuelevativaloridelleregionisettentrionali,dovrebberove-
deredeimiglioramentisoprattuttoFrainuovientrantinelmercatodellavoro.
I dati mostrano diFatti anche che i diFFerenziali lungo il territorio sono molto
ampi,anchepercheloeranogiprimadellacrisi.DiFatti,Frailzoo6eilzoo
iltassodioccupazionedelleregionisettentrionaliescesodal,)%alz6,%,
mentrequellodelleregionimeridionaliepassatodalgimisero),%alq,q%.
2 Si veda Cnel (2011) Rapporto sul mercato del lavoro 2010-2011.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 70 ]
L'eFFettolegatoallespeciFcitterritorialisisovrapponeancheallediFFerenzein
baseailivellid'istruzione.PiupenalizzatidallacrisisonostatidiFattiigiovani
contitolidistudiopiubassi,periqualilacadutadeltassod'occupazioneestata
piumarcata.
1asso di occupazione giovani|e
{occupatiin%dellaForzalavorodietcompresaFraieizanni)
0
5
10
15
20
25
30
35
40
Nord Centro Mezzogiorno
2006
2010
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Considerandoitassidioccupazionesempreperlaclassediet-zqsiosserva-
novalorialNordpiuelevatichealSudeinentrambiicasicrescenticonititolidi
studio
3
.Nelcasoestremodeigiovanimeridionaliinpossessodellasolalicenza
mediailtassodioccupazionenelzoosiecollocatoappenaalo%.
Lasituazionedelgiovanimeridionaliequindidiparticolaregravit,innanzitut-
to perche la concentrazione territoriale dei disoccupati aumenta le diFFcolt a
trovare un impiego sul territorio. In secondo luogo perche si determina in tal
modouneFFettocoortecherendepercertiversinormaleilFattodinonavere
unlavoro,equestopupoicondurreacambiamentidicarattereculturaleche
certononagevolanoilritornoversounasituazionedinormalitdelmercatodel
lavoroalSud.
aquestopropositochesideveenFatizzareildatorelativoaiNeet.Seprendia-
moadesempiolaclassedietFraizoeilzqanni,l'incidenzadeiNeetsullapo-
polazionediquell'etrisultaparial8%nelleregionidelNord,alznelcentro,
eal6nelMezzogiorno.Perleclassid'etFraizeizildatodelcentro-Nord
restapressappocostabile,mentrequellodelSudsalealqo%.
Questidatisuggerisconoquindicomelaquestionedelmercatodellavorodei
giovani stia generando nel Mezzogiorno situazioni tali da comportare quasi
delleuscitedeFnitivedalmercatodellavorosindalleFasiinizialidelpercorso
3 Anche se per questa classe di et il tasso di occupazione dei laureati pi basso di
quello dei diplomati anche perch fra i primi vi solo una frazione che ha completato il
percorso di studi.
[ 71 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
lavorativo.Laconseguenzadicinonpucheessererappresentatadaldepau-
peramentodelcapitaleumano,einalcunicasidallosgretolamentodelcapitale
socialedialcuniterritori.proprionelleFasidimaggiorediFFcoltdelmercato
dellavoroche,diFatti,siintensiFcanoideFussideilaureativersoleregioniset-
tentrionalieversol'estero.Manelcontempoeinquestesituazionicheicanali
Formali di ricerca del lavoro divengono meno eFFcaci rispetto ai meccanismi
relazionali. L'ingresso nel mondo del lavoro avviene, in altri termini, sempre
piusullabasedimodellidiselezionechepossonoancheindurrealcunigruppi
digiovaniadesistere,inalcunicasiaccelerandol'abbandonodelterritorio,ein
altriFacendoprevalereloscoraggiamentoel'abbandonodeglisForzidiricerca.
|a percez|one de| g|o|an| e |l conjronto con gl| altr| paes|
La situazione sin qui descritta non pu che provocare nei giovani italiani un
sensodiscoramentoedidisillusionesulleeFFettivepossibilitdiemergereed
aFFermarsi.
In una recentissima indagine dell'Furobarometro della Commissione Furopea
eemersochiaramentecomeigiovaniitalianinoncredanopiunell'istruzionee
nellaFormazionecomestrumentidirealizzazionepersonaleeproFessionale.
Solo un giovane italiano su due ritiene che istruzione superiore e Formazione
proFessionalesianoopportunitinteressantiperilproprioFuturoconun'amplis-
simadiFFerenzacontuttiglialtripaeseeuropeidovelalargamaggioranzadeigio-
vanicredemaggiormenteintaliopportunit.tipicoilcasotedescodovepres-
socchelatotalitdeigiovaniritieneinteressantelaFormazioneproFessionale.
L'attrattivit de||a Formazione
(Secondo te, l'|struz|one un'opz|one |nteressante per | g|o|an| nel tuo paese, r|sposte ajjernat||e de|
g|o|an| d| et conpresa tra + e ann|)
95
83
82
78
75
50
86
74
77
76
62
57
40
50
60
70
80
90
100
Germania Spagna Regno Unito Eu 27 Francia Italia
formazione
professionale
istruzione
superiore
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurobarometrozo
Ma,Forse,ancorapiusintomatichedellarealtincuiversanoigiovaniitalia-
nisonoledichiarazionisullavolontdiavviareunapropriaattivitimprendi-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 72 ]
toriale. In un paese come l'Italia caratterizzato da una amplissima schiera di
imprenditorielavoratoriautonomi,chehaFattodell'autoimprenditorialituna
dellecaratteristichemaggiormenteidentitariedilarghistratidellapopolazione
cisiattenderebbeunavogliadiimprenditorialitdeigiovanimaggiorediquella
deglialtripaesieuropei.
Sorprendentementeinvece,nonecos.
La propensione dei giovani europei a||'autoimprenditoria|it
(vorrest| nettere su un'att|||t |n propr|o |n juturo R|sposte de| g|o|an| con et conpresa tra + e ann|)
31 54 40 43 44 27
6
5
7
7 8
6
12
11
14
13
17
22
27
15
11
14
11
15
8
5
7
8
4
8
4
6
7
6
7
5
0
25
50
75
100
Germania Spagna Regno UnitoEu 27 Francia Italia
Non risponde
Ho gi avviato un'attivit
No, non ho accesso ai finanziamenti
No, perch rischioso
No, complesso avviare l'attivit
No, non ho adeguate capacit professionali
SI
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurobarometrozo
Solo un quarto dei giovani italiani dichiara la volont di avviare in Futuro una
propria attivit imprenditoriale, una percentuale questa molto piu bassa della
mediaUe{qo%)edaglialtrigrandipaesieuropeicheesprimonotuttipercen-
tualipiualtediquellaitaliana.
InSpagna,paeseanoipermoltiversiaFFne,addiritturailq%deigiovanidi-
chiara una Futura volont imprenditoriale e la stessa Germania culturalmente
distantedallaretoricadellapiccolaimpresaevidenziaunapercentualedirispo-
steaFFermativepiualtadiquellaitaliana.
interessanteanalizzarelemotivazionidellerispostenegative.
Ilzz%deigiovaniitalianidichiaradinonvolersimettereinproprioacausadelle
complessitdiavviareunaattivitautonoma,il%ritienechesiarischiosoe
unulteriore8%ritienedinonavernelecapacit.moltoelevatainFne,laquota
diquantinonFornisconounarisposta.
1rasparequindidallerisposteunatteggiamentorinunciatario,quasiFatalista,di
unagenerazionecheapparesemprepiuperdutaenonpiuingradodiscom-
metteresulproprioFuturo.
[ 73 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
z.Leprospettivedelprossimobiennio
Il quadro delleconomia sin qui descritto ha messo in luce le sostanziali dif-
ficolt che gravano sulle tendenze del biennio in corso. In particolare, si pu
segnalare come lesito pi probabile sia costituito da una fase di crescita molto
lenta, a ritmi ampiamente inferiori all1% su base annua. I fattori di ostacolo
al consolidamento della ripresa riguardano innanzitutto la domanda interna.
Lavvio della fase di restrizione della politica di bilancio frena la crescita del
reddito disponibile delle famiglie, ulteriormente penalizzata guardando alla
dimensione degli incrementi in termini reali, per effetto del rialzo dellinfla-
zione rispetto ai tassi molto bassi del 2009-2010. In conseguenza di ci la pre-
visione sullandamento del reddito disponibile, discussa pi nel dettaglio pi
avanti, risulta in termini reali a stento positiva sia nel 2001 che nel 2012, e
dopo un triennio caratterizzato da tre variazioni consecutive di segno negativo.
Pertanto, solo assumendo una ulteriore flessione del tasso di risparmio che
si perviene a quantificare una crescita dei consumi non superiori allo 0,5%.
Circa la domanda delle imprese, da un canto il recupero potrebbe riprendere
forza, nella misura in cui, dopo un triennio di bassi investimenti i fabbisogni,
anche semplicemente legati al rinnovo dello stock esistente, potrebbero essere
aumentati. Daltro canto lincertezza resta elevata e in molti casi la redditivit
attuale bassa, e questo scoraggia le imprese ad avviare nuove iniziative.
La crescita resterebbe quindi affidata al traino delle esportazioni, che co-
munque non potr non risentire delle difficolt della domanda europea, dato
che la fase di correzione fiscale comunque in corso in molte economie. In
secondo luogo, le tendenze degli ultimi anni hanno confermato le difficolt
della nostra economia ad agganciare il traino della domanda tedesca, dalla
cui ripresa in passato tendevamo a trarre maggiori benefici rispetto a quanto
osservato nel corso degli ultimi anni.
La crescita del Pil che deriva da questo scenario modesta, marginalmen-
te positiva. Insufficiente per produrre aumenti significativi della domanda di
lavoro. Possibile per che nel biennio loccupazione tenga per effetto della
riduzione delle ore lavorate pro-capite, soprattutto in virt della tendenza alla
prosecuzione dellaumento dellincidenza del part-time. La tendenza potrebbe
portare anche ad una leggera flessione della disoccupazione. In questo quadro,
lazione della politica di bilancio determina una graduale riduzione del deficit,
che gi nel 2012 dovrebbe portarsi verso il 2% del Pil. Nel 2012 il rapporto de-
bito Pil dovrebbe interrompere la fase di aumento stabilizzandosi su un livello
vicino al 120% del Pil.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 74 ]
1abe||a z.z Quadro di sintesi
{variazioni%aprezzicostantisalvodiversaindicazione)
zoog zoo
Previsioni reF
zo zoz
Prodottointernolordo -,z , o,) o,q
Importazioni -,) o, ,o o,6

ConsumiFnalinazionali -, o,6 o,6 -o,
spesadelleFamiglieresidenti -,8 ,o o,6 o,
spesadellaPAeISP ,o -o,6 o, -,
InvestimentiFssilordi -, z, ,q ,o
macchine,mezzitrasporto -q, 8,) z,8 ,6
costruzioni -8,) -,) -o,z -o,q
Fsportazioni -8,q , q,o z,o

Prezzialconsumo o,8 , z,6 ,8
1assodidisoccupazione ),8 8,q 8,z ),
Unitdilavorototali -z, -o,) -o, o,

Datiin%delPil
Saldopartitecorrenti -z,z -, -, -q,)
Indebitamentonetto -,q -q,6 -,8 -z,z
Saldoprimario -o,) -o, , ,o
DebitoP.A.deFnizioneUe 6, ,o zo, ,8
Fonte:elaborazionireF.perAncc-Coop
Riquadro z.q I| tempo deg|i ita|iani e i| ruo|o de||e donne
Iltempo,oltrealdenaro,costituiscel'altrarisorsascarsadelleFamiglieitaliane.
Masedell'utilizzodelledisponibilitFnanziariesisamolto,quasimaisidedica
spazioall'usoosevogliamoalconsumodeltempodegliitaliani.
AquestopropositoepossibileFareriFerimentoaidatiprovvisoridiun'indagine
recentementeresadisponibiledall'IstitutoNazionalediStatistica.
Latabellaseguenteriportal'usodeltempochegliitalianihannoFattonegliulti-
mivent'anni.Inparticolare,siFariFerimentoallagiornatateoricamediadelle
coppieconpartnerFemminiledietcompresatraizeiqqanni.
Facilenotarecomeinvent'annisisiaridottoiltempochegliitalianidedicanoa
sestessi.SezoanniFa,adesempio,gliitalianiimpiegavanooreesetteminuti
algiornoperl'espletamentodelleloroFunzioniFsiologiche{dormire,alimenta-
ri,ecc,ecc.)allaFnedeldecennioscorsotaletemposieraridottodi6minuti,
quasidueoreinmenoallasettimana.
Allostessomodosiriducediunammontaresimileiltempodedicatoaltempo
[ 75 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
libero che passa inFatti da poco piu di tre ore e mezza a circa tre ore e venti
al giorno, con una riduzione anche in questo caso di un'ora e un quarto alla
settimana. Una ulteriore riduzione di z6 minuti al giorno { ore la settimana)
riguardaillavorodomestico,probabilmenteacausadelprogressivoincremento
delledonnelavoratrici,delladiminuzionedeipastiincasaedeisempremaggio-
riausiliitecnologicineilavoridomestici.
Il tempo risparmiato in queste attivit e andato a soddisFare la crescente do-
mandaditempocheponeillavoroextradomestico{minutiinpiualgiorno,
un'oraeunquartoallasettimana)esoprattuttoglispostamentiquotidianiche
adispettooForseacausadellamaggioremotorizzazionedellapopolazione
assorbonozminutidipiualgiorno,quasidueoreemezzainpiunellasetti-
manatipo.
I| tempo deg|i ita|iani
{usodeltempodellepersoneincoppiacondonnadiz-qqanni,minuti)
g88-g8g zooz-zoo zoo8-zoog (aj DiFF. og]8g
1empoFsiologico :o) o: o: -o:6
Lavoro q:o q:oq q:q o:
Lavorodomestico z: z:q z:z) -o:z6
Curadeibambini{<anni) o:q o:6 o:8 o:6
Spostamenti :oq :z8 :z o:z
1empolibero : :z :z -o:z
Altrousodeltempo o:oz o:oq o:o8 o:o6
{A)datiprovvisori.
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiIstat
Cresceanchediunquartod'ora al giorno la cura dei Fgli che a dispetto della
diminuzionedeiminoriinItaliasembranoriceveredalleFamiglieunaattenzione
crescente. Il dato medio dell'uso del tempo non permette per di apprezzare
appienoleproFondediFFerenzedigenerechepermangononelleFamiglieitalia-
ne.PersisteinFattiunaFortedisuguaglianzanelladivisionedelcaricodilavoro
Familiaretraipartner,oltreil)6%dellavoroFamiliaredellecoppieeancoraa
caricodelledonne,valoredipocopiubassodiquelloregistratonelzooz-zoo
{)),6%).L'asimmetrianelladivisionedellavoroFamiliareetrasversaleatuttoil
Paese,anchesenelNordraggiungesemprelivellipiubassi.LediFFerenzeterri-
torialisonopiumarcatenellecoppieincuileinonlavora.L'indiceassumevalori
inFeriorial)o%solonellecoppiesettentrionaliincuiladonnalavoraenonci
sonoFgli,enellecoppieincuiladonnaeunalavoratricelaureata{6),6%).
PropriotaleasimmetriaFasicheledonnesianoisoggettisucuigravailmaggior
caricodilavorodellecoppie,soprattuttoquandolavorano.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 76 ]
Nellecoppiedoveledonnelavoranoiltempodilavorototale{lavorodomestico
edextradomestico)sopportatodalpartnerFemminileepariaoltre6qorealla
settimanamentrepergliuominisiFermaaapocopiudi)ore.Ledonnelavo-
ratrici,inpratica,ecomeselavorasseroungiornoinpiuasettimana.
Nellecoppiedoveladonnanonlavoraildivarioepiucontenutomacomunque
asFavorediquest'ultima.Gliuominilavoranocomplessivamenteperpocopiu
diorelasettimanamentreledonneperoltre6oreemezza.
I| ruo|o de||e donne ne||e Famig|ie ita|iane
{usodeltempodellepersoneincoppiacondonnadiz-qqanni,in%sultempototale)
7,9
19,4
6,0
33,1
26,1
18,8
25,6
44,2
44,4
45,8
46,4
14,8
10,8
15,7
14,6
6,5 6,1 6,5
4,7
0%
20%
40%
60%
80%
100%
Maschi Femmine Maschi Femmine
Lei occupata Lei non occupata
Lavoro familiare
Lavoro
Tempo fisiologico
Tempo libero
Spostamenti
Altro uso del tempo
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiIstat
dunqueillavorodomesticoapesareparticolarmentesultempodelledonne.
Sudiessegravalaquotapreponderantedeilavoridomesticiedegliacquistidi
benieservizi.Fsequestopuesseremaggiormentecomprensibileperledonne
chenonlavoranorimanecomunqueunretaggioculturaleevidentementeancora
moltoradicatoancheneiconFrontidelledonnechesvolgonoancheunaattivit
lavorativaextradomestica.
Lavoro domestico e ruo|o de||e donne.
{incidenzapercentualedellavorodomesticoacaricodelledonne,coppiecondonnadiz-qqanni,
zoo8-zoo)
Attivit
Lavoro
domestico
Preparare
i pasti
Apparecchiare]
sparecchiare,
|avare i piatti
Pu|izia
de||a casa
-Lavare
e stirare
Acquisti
di beni e
servizi
Coppieconlei
occupata
1otale
coppie
)),o 8o,q ),o 8z, ),z 8,q

Coppia
conFgli
)8,o 8,o 8o, 8,6 8,z 8,
Coppieconlei
nonoccupata
1otale
coppie
8,) q,o ,) z,6 ,8 68,o

Coppia
conFgli
o,o q, z, z,) ,8 6),
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiIstat
[ 77 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
Leattivitdipuliziadellacasaedegliindumentisonoquellecheappaionomag-
giormentedicompetenzadelledonnementreunpiccolospazioeappannaggio
degliuominisoloperquantoriguardaperlapreparazionedeipastiesoprattutto
perFarelaspesaquotidianaesettimanale.
Riquadro z.y Le paro|e deg|i ita|iani
4
La XXX edizione dell'Osservatorio Demos-Coop ha proposto recentemente
un'indagine sul lessico degli italiani. Si e concentrata sul vocabolario e sui si-
gniFcatidiuninsiemedilemmi.L'obiettivoeraquellodicostruireunamappa
sintetica dei vocaboli {si veda il graFco), che potesse oFFrire una rappresenta-
zione degli orientamenti dei cittadini verso signiFcati di interesse pubblico.
L'indagine, inFatti, chiedeva di esprimersi su una trentina di parole, scelte Fra
quelle maggiormente ricorrenti nella comunicazione mediale e internautica.
Quindi,particolarmentesigniFcativenellinguaggiodeltempopresente.
Agliintervistatiuncampionerappresentativodegliitalianidicircaoooper-
sonesisonoposteFondamentalmenteduedomande:laprimachiedevaquale
sentimento,inunascalapositivo-negativo,suscitasseognunadelleparolecon-
siderate,lasecondachiedevaunavalutazionecircal'importanza,inprospettiva
Futura,diquesteparole.
Sitratta,diunaricercacherilevapercezionieaspettative.Unasortadiu|sbjul
tb|nk|ng,doveicittadinitendonoavalorizzare{esoprattuttoasperare)nelFu-
turoquantooggiconsideranoparticolarmenteimportante.Immagini,dunque,
proiettatesuunospaziocognitivocheFornisceunageograFadegliorientamen-
ti. Immagini, per, che rendono conto del clima culturale che oggi si vive nel
paese.
IlgraFcoriportanell'asseorizzontaleilsentimentopositivo-negativosuscitato
daivocaboliconsiderati.
versodestraleparolein,quellechestimolanosimpatia,signiFcatiriconosciu-
ti come importanti e socialmente accettati e accettabili. verso sinistra quelle
out.Paroleantipatiche,cheincarnanosigniFcatisgraditiesgradevoli.
4 Questo contributo integra e rielabora due articoli pubblicati ne la Repubblica del 18 lu-
glio 2011 da Ilvo Diamanti e Luigi Ceccarini, nellambito della presentazione dei risultati
del XXX Osservatorio Demos-Coop Sul Capitale Sociale dal titolo Il Nuovo Lessico Degli
Italiani. Il dossier completo dei due articoli, di altri grafici e tabelle reperibile su http://
www.demos.it/a00610.php
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 78 ]
P
A
R
O
L
E
P
a
r
o
l
e

a
i
M
A
R
G
I
N
I
P
a
r
o
l
e
I
M
P
O
P
O
L
A
R
I
P
a
r
o
l
e
C
O
M
U
N
I

E

C
O
N
T
E
S
E
P
a
r
o
l
e

d
i
S
U
C
C
E
S
S
O
P A R O L E D E L
I
s
t
i
t
u
z
i
o
n
i

e

A
t
t
o
r
i

p
o
l
i
t
i
c
o
-
s
o
c
i
a
l
i
G
o
v
e
r
n
a
n
c
e

c
e
n
t
r
o
-
p
e
r
i
f
e
r
i
a
V
a
l
o
r
i

e

I
m
p
e
g
n
o

c
i
v
i
c
o
M
e
d
i
a

e

N
e
w

m
e
d
i
a
E
c
o
n
o
m
i
a
O
r
i
e
n
t
a
m
e
n
t
i
P
A
S
S
A
T
O

F
U
T
U
R
O

O
U
T

I
N

c
r
e
s
c
i
t
a
I
m
p
r
e
n
d
i
t
o
r
i
G
l
o
b
a
l
i
z
z
a
z
i
o
n
e
l
e
a
d
e
r

f
o
r
t
e
P
u
b
b
l
i
c
o
S
t
a
t
o
A
p
p
a
r
i
r
e
P
a
r
t
i
t
i
P
a
n
d
a
n
i
a
V
e
l
i
n
e
B
e
r
l
u
s
c
o
n
i
M
a
t
r
i
m
p
o
n
i
o

g
a
y
F
e
e
r
a
l
i
s
m
o
I
n
d
i
v
i
d
u
a
l
i
s
m
o F
u
r
b
i
z
i
a
I
n
d
i
g
n
a
z
i
o
n
e
C
h
i
e
s
a
M
i
s
s
i
o
n
i

m
i
l
i
t
a
r
i
I
m
m
i
g
r
a
z
i
o
n
e
T
e
l
e
v
i
s
i
o
n
e
P
r
i
v
a
t
o
Q
u
o
t
e

r
o
s
a
N
a
p
o
l
i
t
a
n
o
T
e
s
t
a
m
e
n
t
o

b
i
o
l
o
g
i
c
o
D
e
c
r
e
s
c
i
t
a
P
a
r
t
e
c
i
p
a
z
i
o
n
e
G
i
o
v
a
n
i
G
i
o
v
a
n
i
E
n
e
r
g
i
a

p
u
l
i
t
a
B
e
n
e

c
o
m
u
n
e
U
n
i
t


n
a
z
i
o
n
a
l
e
M
e
r
i
t
o
S
o
l
i
d
a
r
i
e
t

C
o
n
c
o
r
r
e
n
z
a
[ 79 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
Nell'asseverticalel'importanzamaggiore-minorechequestilemmi,eirelativi
signiFcati,avrannoinprospettiva.versol'altosicollocanoleparoledelFuturo.
Quellechesecondogliitalianisaranno{ovorrebberoFossero)centralinellasFe-
ra pubblica del domani {e dell'oggi). verso il basso quelle che apparterranno,
presto,{oritengonogiappartenere)alpassato.
A partire da queste due coordinate si sono individuate quattro aree di signiF-
cato.
.Inaltoadestrasicollocalospaziochecombinaleparoleinelacrescente
importanzanelFuturo.Sonoleparoledisuccesso.l'areadeibuonisentimen-
ti,iqualinonhannogodutodigrandepopolarit,FnoapocotempoFa.Basti
vedere,perprimo,ilBenecomune,divenutoilmaniFestodelcambiamentoso-
ciale,annunciatodaireFerendum{anzitutto,sull'acquapubblica).FraunaFor-
mulain-dicibileperchivolesseaveresuccesso.IlbenelosiFacevasicuramen-
te,masenza,per,dichiararlo.1antopiusecomune.Attinente,cioe,allasFera
pubblicaecomunitaria.PercheprevalevanoaltririFerimenti:l'individualismo,la
Furbizia,ilcesarismo,illocalismo.
L'amoralepubblicaeilcinismo,d'altraparte,sovrastavanolargamentelamo-
rale e il civismo, tra i valori della societ. Dove l'anestetica l'indiFFerenza
occupava un posto piu importante dell'etica. Parola, quest'ultima, anch'essa
impopolareFnoapocotempoFa.
Si tratta dell'area che oggi emoziona maggiormente, oFFrendo senso e signiF-
cato ai cittadini. 1roviamo anche altre parole in questa regione di signiFcato:
Internet,partecipazione,solidariet,maanchequellelegateall'ideadisosteni-
bilitoltrealbenecomune,sobrietdeiconsumi,energiapulita-.Poi,obiettivi
comepremiareilmerito.IlPresidenteNapolitano.L'unitnazionale:ancorapiu
valorizzatarispettoallarilevazionediunannoFa.Igiovani:metaForadelFuturo
edelcambiamento,inunpaesechesoFFrequandoguardainavanti.
z. Dall'altro lato, in basso a sinistra, si combinano i sentimenti negativi con
l'idea del declino. Sono le parole ai narg|n|, gi oggi ma ancor di piu prossi-
mamente{almenosecondogliitaliani).1roviamosoggettiistituzionalicomei
partitioilPresidentedelconsiglio.L'ideadiPadaniaeleveline.Simboliormai
logori,chestannoperdendoappeal.RispettoaBerlusconi,naturalmente,anche
in questo caso occorre prudenza nell'interpretazione. , inFatti, probabile che
molti italiani continuino a seguire le veline su Striscia e in altre trasmissio-
nitelevisive.ChecontinuinoaguardareBerlusconiconindulgenzaeunpo'
diinvidia.Sottosotto.SenzaconFessarlo.Appunto.MentreprimaloFacevano
apertamente.Senzavergognanetimidezza.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 80 ]
Nell'ultimo anno, dunque, e cambiata, la gerarchia delle parole da dire nel
discorsopubblicoeneirapporticonglialtri.Berlusconi,inparticolare,esceso
inFondo,aimarginidellinguaggio.UltimaancheFraleparoleimpopolari.
.1raquesteregioniestremetroviamoaltredueareedisenso.Leparole|npo-
polar|,chesicollocanopocosopraquelleaimargini.SitrattadisigniFcatisgra-
devoliaicittadini,quindiparoledaevitare,perchenonpiacciono,nonsuscitano
emozionipositive.visonoistituzionicomeloStato.MaancheriFormecomeil
Federalismo. Ipotesi come il matrimonio gay. Orientamenti come l'apparire o
l'individualismo.
q.InFne,l'ultimaregionedisigniFcato,strettatrailemmidisuccessoequelli
impopolari.l'ambitodelleparoleconun| e cond|||se. SitrattadisigniFcatitra-
sversali,chestannoalcentrodellerappresentazioniedegliorientamentideicit-
tadini.l'areamediana,dovesiconcentrailmaggiornumerodiparole:pubbli-
coeprivato,indignazioneeimmigrazione,imprenditorieconcorrenza,Chiesa
cattolicaeglobalizzazione.Crescitaequoterosa,tralealtre.Nonsegnanone
inpositivoneinnegativogliatteggiamentisocialidiquestaFase.Caratterizzano
invecel'orientamentogeneraleecondivisoe,appunto,ilsensocomune.
Sitrattaperaltrodell'areadovesicollocaCoop.AnziabenvedereCoopsiposi-
zionaaiconFnitral'areadelleparolecomuniecondiviseequelledisuccesso.
Segno che questa organizzazione ha un'immagine importante negli orienta-
mentideicittadini,dovutosicuramentealruolosociale{oltrechecommerciale)
che ha svolto negli anni e sul territorio. Del resto, Coop e stata proposta agli
intervistati come parola composita, densa di signiFcati piu o meno espliciti
Associazionediconsumatorichesioccupaanchedellecatenedisupermercati
ediipermercatimanonperquestomenocondivisiericonosciuti.Anzi,Coop
gode di un riconoscimento trasversale che attraversa, appunto, tutti gli strati
dellapopolazioneechelacollocatraleparolecomuniproprioperchetraquelle
piucondivisee,permolti,traquelledimaggiorsuccesso.Almenooggi.Falme-
nonellesuevarieaccezioni,diventaanchesinonimodisolidariet,democrazia
ediritti{deiconsumatori).
IndeFnitiva,emergeunlessicocherendepaleseladomandadicambiamento,
espressaattraversolegenerazioni{giovani)eilgenere{quoterosa).interes-
sante,peraltro,osservarecomeillinguaggioriproducaFedelmenteletendenze
inattonellacomunicazionesociale.Perprima,l'ascesadellareteeilparallelo
declinodellatelevisione.Maillessicodegliitalianirendeesplicitaanchel'ambi-
[ 81 ]
Capitolo 2. Leconomia italiana alle prese con il risanamento scale
valenzadialcunisentimenti.L'atteggiamentoversol'economia,adesempio,Fa
coesisterelacrescitaeladecrescita.Cioe,ilsostegnoallosviluppoeconomico
eFnanziario.Maanchelasobrietneiconsumi,ilrisparmioenergeticoedelle
risorse{ambientalieterritoriali).Ladomanda,cioe,diallargareilPILinsiemeal
BIL{doveilBenesseresostituisceilProdotto).
Anchel'alternativaFrapubblicoeprivatorestaconFusa.Percheilprivatohade-
luso,mailpubblicocontinuaanonsoddisFare.
Nelcomplesso,leprincipaliparoleindeclino{Padania,Berlusconi,veline.)si
posizionano nello spazio politico di destra. Mentre quelle che hanno conqui-
statopopolarit{partecipazione,benecomune,indignazione,tralealtre)sono
proiettateasinistraeacentro-sinistra.Ci,tuttavia,nonsigniFcachegliattori
politicidicentrosinistrasianodestinatiadaFFermarsi,trainatidallinguaggio
e dai valori diFFusi Fra i loro elettori. Le parole hanno bisogno di attori capaci
didirle,ditradurleinscelteecomportamenti.Coerentiecredibili.Inmodo
nuovoediversodalpassato.
[ 83 ]
Capitolo 3
Le materie prime guidano
ancora lo scenario dellinazione
.Insintesi
Sollecitata dallonda lunga delle materie prime energetiche, industriali e
agricole, linflazione al consumo tornata a salire dopo un biennio di rela-
tiva stabilit. I maggiori rincari colpiscono, in questa fase, lenergia e i generi
alimentari ma i primi segni del contagio si osservano anche nei servizi in
particolare legati al trasporto e, tra i beni non alimentari, nei mobili, nei
casalinghi, nel comparto auto. Anche le tariffe pubbliche stanno mettendo a
segno recupero importanti, che contribuiscono a erodere il potere dacquisto
delle famiglie e a veicolare segnali contradditori agli operatori industriali e
commerciali.
Considerata lincidenza che la spesa alimentare riveste nei bilanci delle fa-
miglie, laumento dei prezzi dei generi di prima necessit rappresenta uno dei
temi centrali di questa prima parte di 2011. LItalia insieme alla Germania con-
divide un percorso di crescita dei prezzi alimentari: laumento alla produzione
supera la capacit di assorbimento da parte dei margini della distribuzione
commerciale e si riversa sullandamento dei prezzi al consumo.
Peraltro, le turbolenze delle materie prime di questi anni hanno prodotto
esiti non uniformi sul territorio. Nel settore alimentare, per, gli andamenti
delle diverse regioni suggeriscono che in atto un completamento del percor-
so di convergenza di questi prezzi.
Per il futuro, invece, le difficolt del ciclo internazionale, il conseguente ral-
lentamento dei prezzi delle commodity e le perduranti difficolt della domanda
finale prospettano, per, lavvio di una fase di rientro delle tensioni su prezzi
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 84 ]
che dovrebbe proseguire anche per tutto il 2012. Linflazione alimentare do-
vrebbe collocarsi nel 2012 ad un valore di circa un punto percentuale pi basso
rispetto allanno in corso.
.zIlzoo:l'annushorribilisdellematerieprimealimentari
Landamento dei prezzi delle principali commodity alimentari sui mercati
internazionali si caratterizzato nellultimo quinquennio per una spiccata va-
riabilit.
Allo shock targato 2007-2008 ha fatto seguito nei mesi scorsi unimpennata
delle quotazioni delle materie prime senza precedenti. Tenuto conto dellim-
patto diretto sullinflazione alimentare al consumo e dellincidenza che questo
comparto assume sulla spesa complessiva, soprattutto nei paesi meno svilup-
pati, si tratta di un tema di grande interesse per i risvolti non solo economici
ma anche di carattere politico e sociale: le cosiddette rivolte del pane che
hanno incendiato i paesi del Nord Africa nei mesi scorsi possono certamente
essere inquadrate nellalveo di questo fenomeno.
Se si osserva levoluzione dei prezzi internazionali delle commodity alimen-
tari dal 2006 ad oggi, possibile constatare come le fasi di maggior surriscalda-
mento siano state complessivamente due, intervallate da un periodo in cui alla
caduta seguita una relativa stabilit: la prima a cavallo tra il 2007 ed il 2008, la
seconda attualmente ancora in atto ed avviata nella seconda met del 2010. In
media danno la variazione in aumento fatta registrare dallindice relativo alle
materie prime alimentari stata pari a circa il 40% nel 2008, a fronte di un pi
contenuto 10% nel 2010. In avvio di 2011, tuttavia, le quotazioni delle materie
prime alimentari sono tornate a superare i massimi storici.
CraFico . Prezzo de||e materie prime a|imentari
{indiceFconomist,prezziindollarizoo=oo)
60
100
140
180
220
260
06 07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.suFontiinternazionali
[ 85 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
Che cosa ha determinato queste tensioni di eccezionale intensit? E quali
novit caratterizzano questo percorso rispetto al passato?
Allorigine del trend emerso nel corso dellultimo anno e mezzo vi sono una
serie di specificit. La prima, sottolineata da pi parti, quella che fa capo alla
crescita delle economie emergenti come Cina, India, Brasile e Russia: laumen-
to di reddito che ha interessato larghe fasce della popolazione di questi Paesi
ha prodotto un generale cambiamento nelle abitudini alimentari ed il progres-
sivo passaggio da una dieta basata su prodotti cerealicoli ad una alimentazione
a maggior contenuto proteico. In altre parole anche cinesi ed indiani hanno
cominciato a consumare prodotti (come la carne e il latte) prima inaccessibili
per reddito o cultura.
Le evidenze che emergono dallanalisi dellandamento dei prezzi relativi
agli input agricoli sembrerebbero offrire una convincente sponda per questa
tesi. A titolo esemplificativo stata presa in esame levoluzione dei prezzi dei
principali mangimi (orzo, mais e soia) che vengono utilizzati negli allevamenti
da latte e da carne. Leffetto mangimi senza dubbio significativo; il grafico
3.2 evidenzia come, dallautunno 2010 tutte e tre le derrate oggetto di analisi
abbiano intrapreso un percorso di crescita che ha riportato i prezzi su livelli
prossimi se non superiori a quelli di met 2008.
CraFico .z I prezzi de||e materie prime: i mangimi
{prezziindollari)
0
50
100
150
200
250
300
350
06 a l o 07 a l o 08 a l o 09 a l o 10 a l o 11 a
0
100
200
300
400
500
Mais
Orzo
Soia (sc. dx.)
Fonte:elaborazionireF.sudatiFMI
Un altro elemento da considerare per spiegare i rincari delle materie pri-
me alimentari rappresentato dalle specifiche condizioni, climatiche e non,
che hanno influenzato nellultimo anno qualit e quantit dei raccolti. Alcune
produzioni agricole, infatti, sono state penalizzate da eventi atmosferici ecce-
zionali. Un primo versante di criticit stato innescato dalla significativa con-
trazione della produzione mondiale di cereali che, dopo le buone rese del 2008
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 86 ]
e del 2009, ha subito le conseguenze degli incendi nelle pianure russe, delle
alluvioni in Canada, Pakistan ed Australia e della siccit in Cina.
I rincari della soia, di cui si gi avuto modo di parlare, sono da ricondurre
principalmente alle difficolt delle coltivazioni nelle maggiori aree di produ-
zione (Argentina e Brasile) che non sono riuscite a soddisfare le crescenti im-
portazioni da parte della Cina destinate sia alla trasformazione per lalimenta-
zione umana sia allutilizzo come mangime negli allevamenti.
Al contrario, per altri prodotti gli aumenti sono da imputare in buona misura
alle politiche commerciali di alcuni Paesi produttori: il caso della Thailandia,
primo produttore al mondo di riso, che ha bloccato una quota delle espor-
tazioni al fine garantire la sicurezza alimentare della propria popolazione, e
dellIndia, che ha adottato il medesimo provvedimento per le esportazioni di
zucchero.

CraFico . I prezzi de||e materie prime
{prezziindollari)
0
100
200
300
400
500
06 a l o 07 a l o 08 a l o 09 a l o 10 a l o 11 a
0
200
400
600
800
1000
1200
Grano
Soia
Riso (sc. dx.)
Fonte:elaborazionireF.sudatiFMI
Seppur rilevante, lo shock da domanda contribuisce ma non spiega integral-
mente landamento dei prezzi delle commodity alimentari: i detrattori di questa
tesi, ad esempio, sottolineano come leffetto reddito possa essere apprezzato
solo nel lungo periodo senza influenzare il vigore della domanda nel breve
termine.
Daltro canto, un ruolo importante pu certamente essere attribuito al prezzo
del petrolio. I rincari del greggio che si sono materializzati a partire dalla met
del 2010 sono entrati nella filiera alimentare sia in maniera diretta andando a
gravare sui costi di trasporto, sia in maniera indiretta attraverso i fertilizzanti
di origine chimica che prevedono un intenso impiego di prodotti derivati dal
petrolio. Il prezzo del Brent ha accelerato a partire dagli ultimi mesi del 2010.
Le tensioni si sono poi acuite in avvio di 2011 (la quotazione del barile ha
[ 87 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
sfondato la soglia dei 120 dollari riportandosi in prossimit del picco registrato
nellestate 2008) per effetto della guerra in Libia e della catastrofe nucleare di
Fukushima che hanno reso pi incerti gli scenari energetici mondiali. Tutto ci
in un contesto in cui il rialzo delle quotazioni del petrolio ha reso pi conve-
niente la conversione dei terreni destinati alla coltivazione di materie prime
agricole in campi di produzione di biocarburanti (bio-fuel), contribuendo a ri-
dimensionare la produzione alimentare mondiale.
Pi in generale, la correlazione commodity-petrolio che andata intensifi-
candosi nelle tendenze recenti indice del peso crescente che la finanza ha
assunto nei mercati delle materie prime. Si tratta, bene ricordarlo, di una
componente che non pu avere determinato linversione di tendenza, la quale
resta ancorata alle fluttuazioni di domanda ed offerta, ma opinione diffusa
che abbia contribuito ad accentuarla. un dato di fatto che nel corso degli
ultimi anni le materie prime, comprese quelle agricole, siano state oggetto di
maggiore attenzione da parte degli operatori finanziari che hanno inteso sfrut-
tare linstabilit dei mercati a fini speculativi. Come si realmente verificato,
acquistare in presenza di attese di rincari significa sostenere ulteriormente al
rialzo i listini. Per questa ragione laccresciuta volatilit delle materie prime
stata paragonata a quella dei titoli azionari in Borsa; il rischio, come evocato a
pi riprese da alcuni organismi internazionali (Fao, Banca mondiale) e da molti
analisti, che si possa essere in presenza di una bolla da materie prime.
Dalla fine di giugno si osservano alcuni segnali di assestamento dei mercati
delle materie prime. I segnali di rallentamento della congiuntura economica
internazionale uniti ai rischi sui mercati del debito sovrano per alcuni Paesi
europei ha prodotto lavvio di una fase di stabilizzazione, seppur su livelli me-
diamente pi elevati rispetto a quelli pre-shock. plausibile pertanto sostenere
che le materie prime abbiano gi raggiunto e superato il momento di massimo
surriscaldamento, contribuendo ad attenuare i timori inflazionistici per i pros-
simi mesi. I prezzi allorigine rilevati in Italia riflettono sia landamento delle
quotazioni internazionali sui mercati a monte, sia elementi contingenti propri
del panorama domestico. In generale, seppure con differenze anche marcate
tra filiere e singoli prodotti, la tendenza al rialzo del comparto alimentare
stata significativa: i prezzi alimentari alla produzione si sono portati al 3% di
incremento su base annua a fine 2010 per poi attestarsi ad oltre il 5% nei primi
mesi del 2011. Si tratta di variazioni ancora lontane da quelle a doppia cifra ri-
levate a met 2008, ma la progressione dellaccelerazione stata senza dubbio
intensa. Crescono nello stesso tempo i timori per la trasmissione dei passati
rincari allinflazione alimentare al consumo.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 88 ]
CraFico .q I prezzi a||a produzione dei prodotti a|imentari in Ita|ia
{variazioni%tendenziali)
-8
-4
0
4
8
12
16
06 a l o 07 a l o 08 a l o 09 a l o 10 a l o 11 a
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Un quadro pi dettagliato del fenomeno pu essere tracciato prendendo in
esame landamento di alcune delle principali materie prime e merceologie ali-
mentari; ad esempio quelle che maggiormente caratterizzano lalimentazione
italiana e la stessa trasformazione industriale nazionale.
In primo luogo lattenzione va posta sullevoluzione del prezzo dei cereali.
Nel corso del 2010 si registrata una moderata crescita della produzione na-
zionale (+2,9%) che non ha tuttavia alleggerito il ricorso allimport soprattutto
per quanto riguarda i volumi di materia prima richiesti dallindustria pastaria.
CraFico .y I prezzi a||a produzione dei prodotti a|imentari in Ita|ia: i| Frumento
{zoo=oo)
50
100
150
200
250
300
05 06 07 08 09 10 11
Frumento tenero
Frumento duro
Fonte:elaborazionireF.sudatiIsmea
Sulla scia degli incrementi dei listini internazionali, anche i prezzi nazionali
hanno mostrato una dinamica al rialzo, soprattutto per i prezzi del grano tene-
ro che in media danno sono cresciuti nel 2010 di oltre il 20%. Proprio il grano
tenero ha superato i livelli della precedente crisi a cavallo tra 2007 e 2008,
mentre quello duro ne rimasto sensibilmente distanziato.
[ 89 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
Il quadro risulta ancor pi allarmante per il 2011, nel corso del quale lofferta
nazionale dovrebbe far segnare una significativa flessione (pi accentuata per
il frumento duro), determinando con ogni probabilit una maggiore dipen-
denza del mercato interno dalle importazioni e di conseguenza una maggiore
esposizione alla volatilit delle quotazioni internazionali. I segnali di rallenta-
mento recentemente osservati sui mercati a monte, tuttavia, dovrebbero ridi-
mensionare le preoccupazioni per il settore.
Una filiera che pi di altre ha risentito di forti pressioni inflazionistiche
quella lattiero-casearia. Nel corso del 2010 si consolidata la ripresa dei listini
gi avviata a fine 2009, in anticipo di alcuni mesi rispetto alle tendenze riscon-
trate per le altre macrocategorie.
Alla base di questa evidenza vi una sorta di rimbalzo che i prezzi del latte
e dei suoi derivati hanno avuto a seguito delleccezionale calo registrato nel
periodo compreso fra la met del 2008 e del 2009, quando i volumi di produ-
zione avevano beneficiato della reintroduzione del sostegno alle esportazioni
da parte di Stati Uniti ed Unione Europea.
CraFico .6 I prezzi a||a produzione dei prodotti a|imentari in Ita|ia: |atte e derivati
{zoo=oo)
60
80
100
120
140
160
05 06 07 08 09 10 11
Latte
Parmigiano reggiano
Burro
Fonte:elaborazionireF.sudatiIsmea
Pi che di un vero e proprio surriscaldamento, per il latte la fase attuale si
configura come un rientro verso la stabilit: ne testimonianza il fatto che il
prezzo nazionale del latte alla stalla nonostante abbia evidenziato nellultimo
anno e mezzo un percorso di sostenuta accelerazione, si riportato sui livelli di
inizio 2007, precedenti la fase acuta dei rialzi delle materie prime.
Discorso diverso invece per i prodotti derivati, penalizzati nellultimo anno
da una pesante flessione della trasformazione industriale: non un caso che
landamento dellintero comparto sia stato influenzato in misura determinante
della crescita dei listini relativi ai formaggi a pasta dura.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 90 ]
I prezzi alla produzione di Parmigiano Reggiano e Grana Padano hanno
chiuso il 2010 con una variazione positiva pari rispettivamente al 25% ed al
15% in media danno e sperimentato nel corso della prima met del 2011 una
ulteriore ascesa (graf. 3.6).
Ultimo reparto analizzato quello ortofrutticolo: si tratta di un settore che
per sua natura caratterizzato da una maggiore volatilit delle quotazioni per
effetto della stagionalit delle coltivazioni e dellincidenza degli andamenti cli-
matici (graf. 3.7).
Se analizzati in prospettiva storica, i prezzi alla produzione non hanno mo-
strato dinamiche in aumento particolarmente rilevanti: sia per la frutta che
per la verdura la dinamica si colloca ampiamente al di sotto dei relativi picchi
dellultimo quinquennio, registrati rispettivamente nei primi mesi del 2008 e
ad inizio 2009.
CraFico . I prezzi a||a produzione dei prodotti a|imentari in Ita|ia: Frutti e ortaggi
{zoo=oo)
50
70
90
110
130
150
05 06 07 08 09 10 11
ortaggi
frutta
Fonte:elaborazionireF.sudatiIsmea
.Loscenariodell'inFlazionealconsumoinItalia
Archiviato un 2009 caratterizzato dalla discesa dellinflazione in prossimit
dei minimi storici, la dinamica dei prezzi al consumo tornata ad accelerare
nel corso del 2010, chiudendo con una variazione pari all1,5% in media dan-
no. Si tratta di un tasso di crescita quasi doppio rispetto allanno precedente
(0,8%), seppur non elevato in prospettiva storica.
Il recupero dei listini in buona misura riconducibile alla ripresa del ciclo in-
ternazionale, al traino delle economie emergenti, ed alle conseguenti tensioni
che si sono manifestate sui mercati delle materie prime. Fondamentale a tal
proposito il contributo del greggio e del comparto alimentare, i cui prezzi alla
produzione hanno definitivamente archiviato la fase di moderazione prose-
[ 91 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
guita sino al primo semestre 2010. Le spinte al rialzo che si sono materializzate
nel corso dellultimo anno e mezzo sono pertanto associate in prevalenza alla
trasmissione al consumo dei maggiori costi delle materie prime; a risentirne
nello specifico le componenti pi volatili del paniere, come quella energetica
che ha chiuso il 2010 con un aumento medio del 4,2% rispetto al 2009.
CraFico .8 I prezzi a| consumo in Ita|ia
{variazioni%tendenziali)
0
1
2
3
4
5
05 a l o 06 a l o 07 a l o 08 a l o 09 a l o 10 a l o 11 a
Indice generale
Inflazione di fondo (1)
)Fsclusiittici,ortoFrutticolieenergetici
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat{NIC)
Per contro, gli indicatori dellinflazione di fondo hanno evidenziato una
maggiore stabilit: al netto di prodotti energetici, ittici ed ortofrutticoli, nel
2010 la crescita stata mediamente pari all1,4% anno su anno, addirittura in
rallentamento se confrontata con lanno precedente (1,6%). Deboli in partico-
lare le dinamiche dei comparti dei beni non alimentari e dei servizi, che pi di
altri scontano lo scarso vigore della domanda interna e lindebolimento della
capacit reddituale delle famiglie per effetto della stagnazione della dinamica
salariale reale.
Il fenomeno di crescita dei prezzi al consumo si poi intensificato nella pri-
ma met del 2011 arrivando ad attestarsi oltre i due punti e mezzo percentuali
di variazione tendenziale. Non mancano tuttavia alcuni elementi di disconti-
nuit rispetto al recente passato. Diversamente dai mesi scorsi, levoluzione
della dinamica inflattiva non interamente sostenuta dalle voci pi volatili
del paniere, bens si osserva un passaggio di testimone dai prodotti energe-
tici e dai carburanti ai beni non alimentari, alle tariffe pubbliche e ai servizi.
Tutte in rialzo risultano infatti le misure di inflazione di fondo, segno di come i
rincari delle materie prime abbiano progressivamente risalito la filiera produt-
tiva sino a contagiare i prezzi delle merceologie tradizionalmente pi stabili.
Significativo anche il contributo delle tariffe pubbliche, in crescita nei primi
cinque mesi dellanno a ritmi superiori al 2%, guidate dai rincari per i prezzi
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 92 ]
amministrati a livello locale. In termini prospettici il quadro che si apre per la
seconda parte dellanno dovrebbe caratterizzarsi per il perdurare della trasmis-
sione al consumo delle sollecitazioni a monte registrate nel 2010 e nei primi
mesi del 2011.
Lo scenario quello di una stabilizzazione dellinflazione: ad incidere su
questa tendenza diversi elementi tra cui le prime avvisaglie di rallentamento
della congiuntura economica internazionale e lavvio di una moderazione sul
versante delle quotazioni delle materie prime, uniti ai timori sui mercati del
debito sovrano di alcuni Paesi europei (Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo e
Italia).
La dinamica complessiva dellindice dei prezzi al consumo dovrebbe sta-
bilizzarsi al 2,6% in media danno per il 2011 e in discesa, sotto il 2%, lanno
prossimo.
Nei prossimi mesi dovremmo quindi assistere ad una moderata accelerazio-
ne dellinflazione dei prodotti non alimentari e di alcune voci dei servizi, come
quelli di trasporto, che risentiranno dellaumento del costo dei carburanti.
Inoltre, si manterr relativamente sostenuta la crescita delle tariffe, soprattutto
di quelle locali, anche in virt delle difficolt attraversate dai bilanci degli Enti
locali.
Un bilancio pi dettagliato del quadro inflazionistico nel 2010 e nel primo
semestre 2011 pu essere tracciato analizzando lo spaccato delle voci del pa-
niere ed il relativo contributo allevoluzione della dinamica complessiva.
Un tema che ha assunto particolare rilevanza nel corso dellultimo anno
quello dellalimentare, protagonista nel 2010 di una crescita poco pi che nulla
(0,2% di media su base annua, che sintetizza andamenti differenziati nel corso
dei vari mesi).
Al fine di esaminarne pi compiutamente levoluzione, infatti necessario
scindere il periodo in due fasi distinte: la prima quella compresa tra gennaio e
luglio 2010, mentre la seconda, avviata a partire dallagosto dello scorso anno,
proseguita fino ai mesi recenti.
La prima parte del 2010 si caratterizzata per lingresso della dinamica ali-
mentare in territorio negativo: la flessione stata guidata interamente da una
voce specifica, quella della frutta e della verdura, che nei mesi centrali dellan-
no ha beneficiato di condizioni climatiche favorevoli, consentendo il regolare
svolgimento delle operazioni di raccolta ed influenzando positivamente volu-
mi e qualit dei prodotti ortofrutticoli scambiati sui mercati nazionali.
[ 93 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
1abe||a . Ita|ia: i prezzi a| consumo per settore
{variazioni%sulperiodoindicato)
Settori Media zoog Media zoo I sem. zo
Alimentari , o,z z,q
alimentariescl.Fresco , o, ,)
Frescoittico ,o ,8 q,)
FrescoortoFrutticolo ,8 -, 6,
Nonalimentari ,z , ,z
Prodottiterapeutici z,z z,o z,
Abbigliamento ,z o, ,z
Calzature , o,8 ,o
Mobiliearredamento ,) , ,8
Flettrodomestici -o,z -o,6 -o,6
Radio,tv,ecc. -6,6 -, -),o
Foto-ottica ,z o,6 o,)
Casalinghidurevolienon z,q ,) ,
Utensileriacasa z,q , ,)
ProFumeriaecurapersona ,) o, o,8
Cartoleria,libri,giornali z,z ,q ,z
CD,cassette -6, -6,6 o,
Giochiearticolisportivi ,z o,8 ,
Altrinonalimentari ,6 6,8 ),o
Autovettureeaccessori ,q ,o z,
Fnergetici -8, q,z ,8
Prodottienergetici -,z , ,)
1ariFFeenergetiche -,8 -q, q,
Servizi ,) ,8 z,
Personaliericreativi , ,o ,
Perlacasa z, , z,
Ditrasporto , z,z z,
Sanitari z, ,) ,8
Finanziariedaltri z,6 , z,)
Alberghiepubb.esercizi ,z ,6 z,z
1ariFFe ,q ,q z,z
acontrollonazionale o, o,q o,8
acontrollolocale z,8 z, q,o
AFFtti , z,6 ,)
1abacchi q, , z,
1otale o,8 , z,
1otaleescl.Frescoalimentareeenergia ,6 ,q ,8
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 94 ]
1abe||a .z I prezzi a| consumo in Ita|ia: consuntivi e previsioni
{variazioni%sullostessoperiododell'annoprecedente)

zoog zoo zo zo zoz
Media Media I sem Media (-j Media (-j
Prezzialconsumo{NIC)
Prodottialimentari , o,z z,q z,6 ,)
alimentari,exFresco , o, ,) z,z z,
Prodottinonalimentari , , ,z , ,
Prodottienergetici{) -8,8 q,z ,8 ,z -o,)
Serviziprivati ,) ,) z, z, z,z
1ariFFepubbliche{z) , ,q z,z z,z z,
AFFtti , z,) ,) , ,6
1otale o,8 , z, z,6 ,8
{`)Previsioni
{)IncludeletariFFeenergetiche{enelettrica,gas,edaltri)
{z)Fscludeglienergetici{en.elettrica,gas,edaltri)
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
La diminuzione dei prezzi di frutta e verdura ha raggiunto la massima inten-
sit nella tarda primavera del 2010 (-4% tendenziale a maggio), salvo poi af-
fievolirsi progressivamente solo in autunno inoltrato. Nello stesso periodo il
confezionato si mantenuto su tassi di crescita contenuti, inferiori al mezzo
punto percentuale.
Di tuttaltro tenore il secondo semestre del 2010; tornata su valori positivi a
partire dallagosto 2010, linflazione alimentare ha mostrato un lento percorso
di recupero sino a fine anno restando per sotto il punto percentuale di cresci-
ta tendenziale, pur in presenza di dinamiche alla produzione giunte a superare
il 4%.
1abe||a . L'inF|azione a|imentare: i prezzi per reparto
{variazioni%sullostessoperiododell'annoprecedente)
Reparto Media zoog Media zoo I sem zo Media zo Media zoz
AlimentareconFezionato , o, ,8 z, ,8
Bevande z,o o,) o,) , o,
Drogheriaalimentare z, o, ,6 z, ,8
Latticiniesalumi , o,) ,o , z,
Gelatiesurgelati ,o -o,q o,q ,z ,
Carni ,8 o, , z, z,o
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat{NIC)
A tale fase, a partire dai primi mesi del 2011, seguito un recupero dei listini
che ha riportato la dinamica su valori registrati due anni prima (2,4% nel primo
[ 95 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
semestre). Ancora una volta a sostenere laccelerazione stato il reparto del
fresco (pesce, frutta e verdura) con ogni probabilit da ricondurre ai minori
livelli di offerta sul mercato domestico.
Contestualmente, anche il confezionato ha mostrato lavvio di un recupero,
seppur pi graduale, che si fatto via via pi marcato nei primi mesi del 2011
(1,7% tendenziale nel semestre), causa gli aumenti dei prezzi di alcuni generi
di prima necessit come la farina e gli altri prodotti della filiera cerealicola (pa-
sta e biscotti), e dei latticini.
Gli aumenti di questi mesi sono destinati a protrarsi anche nella seconda
parte del 2011, che dovrebbe chiudersi con uninflazione del 2,3% in media
danno. Aumenti diffusi in tutti i reparti, soprattutto tra i latticini, i salumi e
lalimentare confezionato. Quanto al prossimo anno londa lunga dei rincari
registrati sui mercati a monte dovrebbe progressivamente essere riassorbita. A
fare eccezione a questa tendenza i gelati e i surgelati, su cui andr ad incidere
in misura maggiore lincremento dei prezzi del petrolio, oltre alle carni che
invece sconteranno lincremento del prezzo dei mangimi per allevamento.
Un altro fronte particolarmente caldo nel corso dellultimo anno e mezzo
stato quello delle tariffe pubbliche. In media danno laggregato tariffario si
attestato nel 2010 su un saggio di crescita (1,4%) sostanzialmente in linea con
quello dellinflazione complessiva (1,5%).
CraFico .g Le tariFFe pubb|iche
{variazioni%tendenziali)
-4
-2
0
2
4
6
05 a l o 06 a l o 07 a l o 08 a l o 09 a l o 10 a l o 11 a
-15
-10
-5
0
5
10
15
20
Locali
Nazionali Energetiche (sc. dx)
{)FscluseletariFFeenergetiche:elettricitegas
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat{NIC)
Come nel caso dellalimentare, anche lanalisi dellinflazione tariffaria va fra-
zionata in due periodi. Il quadro si presenta piuttosto eterogeneo; fino a met
2010 la dinamica ha confermato il percorso di decelerazione in atto dallanno
precedente.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 96 ]
La flessione origina in buona misura dallalleggerimento delle tariffe
dellenergia elettrica e del gas naturale, che hanno recepito alcune tendenze
favorevoli: la caduta del prezzo del petrolio seguita al picco di met 2008, il
conseguente abbattimento dei costi di generazione termoelettrica, le moda-
lit di approvvigionamento dellAcquirente Unico per il mercato di maggior
tutela sulla Borsa elettrica ed alcuni interventi amministrativi sulle condizioni
economiche di fornitura adottati dallAutorit per lEnergia Elettrica e il Gas.
Nonostante le evidenze rilevate nei mesi successivi le tariffe dellenergia elet-
trica e del gas naturale si sono rispettivamente ridotte di quasi il 7% ed ol-
tre il 3% rispetto al 2009. Significativo in questa fase anche il contributo dei
prezzi amministrati a livello nazionale, soprattutto per quel che riguarda la
voce relativa ai medicinali. Essi hanno sperimentato un percorso di deflazione
che deriva dalla manovra di contenimento della spesa sanitaria a carico del
Servizio Sanitario Nazionale varata dal Governo nel mese di febbraio 2010 e
dalla progressiva diffusione dei farmaci generici.
A partire dalla met del 2010, al contrario, si assistito ad una rilevante in-
versione di tendenza. Laggregato tariffario ha intrapreso un percorso di forte
accelerazione che ha portato la variazione tendenziale dal punto percentuale
dellestate 2010 alle soglie del 3% nella primavera 2011. Oltre alle tensioni del
comparto energy, su cui ha impattato il contemporaneo acuirsi dei rincari del
greggio, un ruolo di primo piano stato giocato dallevoluzione delle tariffe
locali che in media danno hanno chiuso il 2010 con un saggio positivo pari al
2,9% (per un confronto si consideri che quelle nazionali sono aumentate nello
stesso periodo solo dello 0,4%).
Fondamentale risultata linfluenza di due voci di spesa, quelle relative
alle tariffe dellacqua potabile (8,2% tendenziale nel 2010) e dei rifiuti urbani
(3,7%): tali rincari riflettono gli aggiornamenti che gli enti territoriali compe-
tenti (Comuni ed Autorit di ambito) deliberano in corso danno al fine di ade-
guare i corrispettivi tariffari ai costi del servizio. Anche dalle tariffe nazionali
non sono mancati i motivi di preoccupazione: i pedaggi autostradali ed i tra-
sporti ferroviari nel 2010 sono rispettivamente cresciuti del 5,3% e del 15,6%
di media.
Medesime tendenze anche nei primi mesi del 2011 con unulteriore acce-
lerazione della dinamica (2,2% di crescita nel semestre) e sempre per effetto
delle tariffe locali.
La rilevanza e lattualit del tema risultano enfatizzate se si considera il
paniere armonizzato dei beni e dei servizi, utilizzato in sede comunitaria per
effettuare esercizi di benchmarking sullinflazione (indice IPCA): leffettivo ag-
[ 97 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
gravio di spesa per le famiglie italiane ha di recente superato il 5% di incre-
mento tendenziale (oltre 4% per le tariffe nazionali, 6% per quelle locali) e non
sembra destinato a riassorbirsi nei prossimi mesi.
Le componenti meno volatili del paniere, rappresentate dai beni non ali-
mentari e dai servizi privati, hanno pi di altre risentito delle conseguenze
della crisi economica e della stagnazione della domanda interna. La dinamica
moderata frutto sia dei bassi consumi, che hanno messo le imprese nellim-
possibilit di scaricare a valle i maggiori costi di approvvigionamento delle ma-
terie prime, sia della maggiore concorrenza nella distribuzione commerciale e
di quella esercitata dalle produzioni provenienti dai Paesi emergenti (Cina e
India in testa). Nel caso di queste voci i profili di crescita dei prezzi sono risul-
tati stabili nellultimo anno e mezzo: i non alimentari hanno chiuso il 2010 con
una variazione dell1,1% (nel 2009, nel mezzo della crisi, era stata addirittura
pi elevata, pari all1,2%), mentre i servizi all1,8%.
Tra i non alimentari le contrazioni fatte registrare dai prodotti a pi elevato
contenuto tecnologico (elettrodomestici, radio, tv) sono state compensate da-
gli aumenti delle altre categorie merceologiche, tutte vicine al punto percen-
tuale, come abbigliamento, calzature, mobili ed arredamento.
Stesso tenore per i servizi, i quali tendono a risentire maggiormente dellevo-
luzione delle determinanti interne di costo come il costo del lavoro e la produt-
tivit. Variazioni in generale contenute seppur con qualche distinguo; il caso
dei servizi finanziari che, trainati dal rincaro dei prezzi dei servizi di deposito,
incasso e pagamento, sono cresciuti mediamente del 3,5% nel 2010.
Per questi comparti lo scenario cambiato nel primo semestre 2011 con i
primi segnali di ripresa dei prezzi che si sono palesati in apertura danno: i
rincari pi elevati sono quelli legati al trasporto, per via degli incrementi di
eccezionale intensit imputabili ai collegamenti marittimi e ai viaggi aerei.
Riquadro . 1op e 8ottom zo: i prezzi ne| primo semestre zo
AlFnedivalutarel'impattodell'inFazioneneiprimimesidell'annosullaspesa
delleFamiglieitalianeestatastilatalaclassiFcadelleventiposizionirappresen-
tative che hanno contribuito in misura maggiore a sostenere il recupero dei
prezzialconsumoedelleventimerceologieche,alcontrario,hannosvoltouna
Funzionedicalmiere.L'esercizioeutilepercomprenderedaqualivocidelpanie-
reoriginailrecuperoinFazionisticodocumentatonelprimosemestrezoea
qualiFlieresonoascrivibililemaggiorisollecitazioni.
In testa ai 1op zo si collocano gli energetici: le prime quattro posizioni sono
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 98 ]
occupatedacarburantiecombustibili{benzinaverde,gasolioperautoeperri-
scaldamento,GPL)cheFannosegnareinunsemestreaumentisuperiorialo%
echecomplessivamentemettonoasegnomezzopuntopercentualediinFazio-
ne,unadimensionedelcontributocertamenteimportantesesiconsiderache
eriFeritaasoliseimesi.Leragionidiquestaevidenzarisiedononelletensioni
chesisonomaterializzateneiprimimesidell'annosulFrontedellequotazioni
delpetrolio.Comeenoto,leoscillazionidelgreggiosuimercatiinternazionali
tendonoatrasmettersisuiprezzideicarburantiedeicombustibiliconunacerta
rapiditmentresiriFettonoconqualcheritardosulletariFFedell'energiaelettrica
edelgasnaturale{nonacasononcompresenellagraduatoria,seppurindiciz-
zateall'evoluzionedelprezzodelpetrolio).
Prezzi: i primi zo aumenti de| zo
{inordinedecrescentepercontributoall'inFlazionediperiodo,semestrezo)
n. Descrizione
Incidenza %
su||a spesa
var. % u|timi 6
mesi
Contributo
a||'inazione
Benzinaverde ,)q% z,6 o,z%
z Gasolioperauto ,% ,6 o,%
Gasolioperriscaldamento o,))% q,6 o,o%
q GasGPL o,q% 6, o,o)%
Fedeinoro o,8% 8, o,o)%
6 1rasportomarittimoepervied'acquainterne o,% ), o,o6%
) AcquapotabiletariFFa o,% o, o,o6%
8 viaggioaereoeuropeo o,z% z,q o,o6%
1rasportiFerroviarinazionali o,z% , o,oz%
o CaFFetostato o,)% ,) o,oz%
viaggioaereonazionale o,o% zo, o,oz%
z Assicurazionemoto o,% ,z o,oz%
ParmigianoReggiano o,% o, o,o%
q Granapadano o,z% ,z o,o%
Campeggi o,% ,q o,o%
6 AcquapotabileFognature o,% ,z o,o%
) Zucchero o,% , o,o%
8 Compactdisc o,oq% q,8 o,oo%
Ingressoaiparchididivertimento o,o% o,z o,oo%
zo Agli o,oo% q, o,oo%
Contributoall'inFazionenelIsemestrezo o,%
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Un secondo comparto che ha mostrato variazioni di prim'ordine e quello dei
trasporti{percircaloo,z%dicontributoall'inFazione),lacuiaccelerazionein-
corporaglieFFettidelcaro-carburanti.Aquestosettoresideveperaltrolavaria-
zione piu elevata in assoluto: e quella che Fa capo ai collegamenti marittimi,
[ 99 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
cresciutiinseimesidioltreilo%.Unrincarodieccezionaleintensitcheha
indottol'AutoritGarantedellaConcorrenzaedelMercatoadaprireun'istrut-
toriaalFnediveriFcarechelecompagnienonabbianomessoinattopratiche
commercialiscorretteadannodeiconsumatori.
Prezzi: |e prime zo riduzioni de| zo
{inordinecrescentepercontributoall'inFlazionediperiodo,semestrezo)
n. Descrizione
Incidenza %
su||a spesa
var. % u|timi 6
mesi
Contributo
a||'inazione
Medicinali ,q% -q, -o,o)%
z 1eleFonicellulari o,q% -, -o,oq%
Smartphone o,o% -z6 -o,o%
q 1vcolor o,z)% -8, -o,oz%
Notebook o,o% -zo, -o,oz%
6 Computerdesktop o,o% -8,6 -o,oz%
) viaggioaereointercontinentale o,z)% -q,z -o,o%
8 Giochielettronici o,z% -,) -o,o%
MonitorLCD o,oz% -z,) -o,o%
o videocamera o,o% -6, o,oo%
Rosa o,o8% - o,oo%
z Netbook o,o% -q,q o,oo%
Stampante o,o% -q,q o,oo%
q FilminDvD o,o% -q, o,oo%
Consolepergiochielettronici o,o% -,z o,oo%
6
Schedadimemoriapermacchine
FotograFchedigitali
o,oz% -q, o,oo%
) Lettore]registratoredisupportidigitali o,o% -z,8 o,oo%
8 MacchinaFotograFcadigitale o,o% -, o,oo%
Navigatoresatellitare o,o% -,) o,oo%
zo Memoriarimovibileperpersonalcomputer o,o% - o,oo%
Contributoall'inFazionenelIsemestrezo -o,6%
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Gliaumentirisultanocomunquetrasversaliatutteletipologieditrasporto,da
quelloaereo{+zo%inseimesiperletrattenazionali,+z,q%perivolicontinen-
tali)aquelloFerroviario{+,%).Untemadigrandeattualitequellorelativo
alle tariFFe dell'acqua: negli ultimi anni i soggetti titolari della regolazione del
settore{ComuniedAutoritdiambito)hannoavviatounprogressivoadegua-
mento dei corrispettivi ai costi del servizio che ha comportato una sensibile
crescita delle tariFFe e, conseguentemente, una crescente incidenza di questa
vocedispesasuibilancidelleFamiglieitaliane.Ilprimosemestredell'annonon
Fa eccezione a questo percorso: entrambe le posizioni rappresentative che si
riFerisconoalservizioidrico{nelzol'Istathaarricchitoillivellodidettagliodel
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 100 ]
paniereoperandoloscorporodellaprecedentevocetariFFadell'acquapotabile
in due quote relative all'acquedotto ed alla Fognatura]depurazione) rientrano
in classiFca con una variazione prossima al o%. Non mancano, inFne, due
prodotti in rappresentanza del comparto alimentare: si tratta dei Formaggi a
pastadura{parmigianoreggianoegranapadano)chenellaprimametdelzo
hannoguadagnatooltreopuntipercentuali.1alirincari,chesiprotraggonoda
circaunannoemezzo,vannoascrittiaduncontestodirecuperodellequotazio-
niall'origineuscitedaunalungaFasedidepressionedurataoltreundecennio.
Sulversantedellemaggioririduzionilevocidelpanierechehannocontribuito
aridimensionareladinamicaneiprimiseimesidell'annoappartengonoprin-
cipalmente all'elettronica di largo consumo: si tratta sia di prodotti maturi
giampiamentediFFusisulmercatoeditecnologiainpartesuperata{sipensi
al teleFono cellulare tradizionale, al computer desktop, alla videocamera) sia
diprodottipiuevolutisuiqualilamaggiorconcorrenzahaprodottouneFFetto
Favorevolediriduzionedeiprezzi {e il caso dello smartphone, del notebook e
delnetbook).
AlivellodicontributodisinFazionisticolaclassiFcadeiBottomzoeguidatadai
medicinali,interritorionegativodaalcunianniechebeneFciano,inparte,della
maggiore concorrenza Favorita dall'apertura dei corner nei punti vendita della
grande distribuzione e, soprattutto, del taglio dei prezzi di listino per eFFetto
dellemanovredicontenimentodellaspesaFarmaceuticapubblica.
.qDallematerieprimeallatavola:l'inFlazionealimentareinFuropa
Determinato dalle spinte al rialzo registrate sul versante delle materie prime,
il recupero dellinflazione alimentare al consumo ha mostrato negli ultimi mesi
unaccelerazione pronunciata. Lapprofondimento qui proposto intende met-
terne a confronto levoluzione nei quattro principali Paesi europei (Germania,
Francia e Spagna, oltre allItalia) al fine di individuare analogie ed eventuali
scostamenti nelle dinamiche.
La tabella 3.4 rappresenta i tassi medi annui relativi al comparto alimentare
nel periodo compreso tra il 2009 ed il primo semestre 2011. Con una buona
approssimazione possibile identificare due fasi distinte: la prima, coincidente
con il 2009, beneficia del crollo delle quotazioni delle materie prime alimentari.
Il risultato lavvio di un percorso di disinflazione che interessa tutti i Paesi
europei e che conduce ad una diminuzione dei prezzi in Germania, Spagna e,
in misura pi contenuta, Francia.
[ 101 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
1abe||a .q InF|azione a|imentare in Europa
{variazioni%sulperiodoindicato)
Media zoog Media zoo I sem. zo
Francia -o, o,8 o,6
Germania -,q ,6 z,6
Italia ,6 o,z z,
Spagna -, -o, ,o
MediaUe o, , ,
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
Nel caso dellItalia si osserva un rientro pi graduale dellinflazione alimen-
tare: si tratta di un andamento abbastanza noto per cui in fasi caratterizzate
da forti aumenti dei prezzi la distribuzione commerciale opera una diluizione
dei rincari al consumo attraverso una temporanea compressione dei margini.
Unevidenza che tende a proteggere il sistema dei prezzi alimentari da repen-
tini aumenti dei costi degli input e che daltro canto si traduce in una maggiore
persistenza degli shock.
La fase pi recente quella caratterizzata dalle forti tensioni che hanno
investito le commodity alimentari nella seconda parte del 2010 e conduce gi
nellanno ai primi effetti di recupero: lunica eccezione proprio rappresentata
dal nostro Paese che ha proseguito nel percorso di moderazione mettendo a
segno una variazione sostanzialmente nulla dei prezzi al consumo dei generi
di prima necessit (0,2%).
La trasmissione al consumo degli aumenti delle materie prime si fatta per
pi intensa nel corso del 2011: la media dellinflazione alimentare nellUnio-
ne Europea passata dall1,1% con cui ha chiuso il 2010 al 3,3% del primo
semestre 2011. Quanto al dettaglio dei Paesi in esame, Germania ed Italia si
collocano alla testa di questo trend, con un saggio di crescita rispettivamente
pari al 2,6% ed al 2,5%.
Al fine di mostrare il ruolo di calmiere esercitato dalla distribuzione alimen-
tare nellultimo anno un esercizio utile consiste nel mettere a confronto le serie
storiche relative allinflazione alla produzione ed al consumo.
Come anticipato, questa superiore rigidit dei prezzi equivale a dire che le
variazioni sui mercati allingrosso, le quali a loro volta risentono delle flut-
tuazioni delle materie prime, si trasmettono a valle con tempistiche pi lun-
ghe. Conta poi anche il fatto che nel prezzo al consumo ha unincidenza la
componente del costo del servizio offerto dalla distribuzione commerciale, il
cui andamento naturalmente meno instabile rispetto ai costi delle materie
prime.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 102 ]
A titolo esemplificativo stato analizzato landamento dei prezzi alla produ-
zione ed al consumo in Italia ed in Germania dal 2007 ad oggi.
CraFico .o L'inF|azione a|imentare nei principa|i Paesi europei
{variazioni%tendenziali)
-6
-4
-2
0
2
4
6
8
10
09 a l o 10 a l o 11 a
Germania
Francia
Italia
Spagna
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
Ad una prima lettura risulta evidente come la tendenza dei prezzi al con-
sumo in Italia si caratterizzi per un profilo pi piatto e regolare, seppur in
presenza di andamenti dei prezzi alla produzione sostanzialmente allineati;
ci avvenuto sia nel 2008 che nei mesi pi recenti.
Intensit di trasmissione ma non solo: mettendo a confronto prezzi alla pro-
duzione e al consumo nei due Paesi, emerge infatti un differente timing con
cui i rincari degli input a monte vengono recepiti nei prezzi a valle. Lo dimo-
stra il calcolo degli scarti tra i rispettivi tassi di variazione, laddove valori pi
contenuti sono il segnale della maggiore sincronia con cui si muovono le due
dinamiche. Nel 2008 il differenziale medio tra produzione e consumo stato
pari per la Germania al 2,6%, scostamento pi che doppio (5,5%) per lItalia e
a vantaggio dei prezzi alla produzione.
Infine, se ci concentriamo sul 2009, se vero che il nostro Paese ha speri-
mentato una fase di moderazione meno accentuata (lo dimostra la pendenza
della curva nel grafico 3.12), tuttavia essa stata anche pi prolungata.
I prezzi dei beni alimentari hanno proseguito il percorso verso la stabilizza-
zione anche nei mesi in cui linflazione alimentare tedesca tornata ad accele-
rare: ci peraltro sintomatico della funzione calmieratrice che la distribuzione
commerciale riuscita ad esercitare in questi anni sulla dinamica al consumo
dei prezzi alimentari. Il confronto Italia-Europa sullinflazione al consumo
stato poi approfondito prendendo in esame alcune delle principali voci del pa-
niere alimentare tra cui pane e cereali, carni, pesce, latte, frutta e verdura (che
rappresentano circa il 90% della spesa alimentare delle famiglie).
[ 103 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
CraFico . InF|azione a|imentare a||a produzione: Ita|ia vs Cermania
{variazioni%tendenziali)
-8
-4
0
4
8
12
16
07 a l o 08 a l o 09 a l o 10 a l o 11 a
Italia
Germania
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
CraFico .z InF|azione a|imentare a| consumo: Ita|ia vs Cermania
{variazioni%tendenziali)
-4
-2
0
2
4
6
8
07 a l o 08 a l o 09 a l o 10 a l o 11 a
Italia
Germania
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
Lindagine stata condotta per raggruppamenti merceologici omogenei al
fine di isolare gli impulsi originati dalle diverse filiere e per quantificare il ri-
spettivo contributo allevoluzione complessiva dei prezzi alimentari. In gene-
rale, le tendenze di fondo sono sostanzialmente allineate per i vari Paesi e si
osserva, soprattutto negli ultimi mesi, una diffusa convergenza verso ritmi di
crescita omogenei. Levidenza valida soprattutto per le merceologie tradizio-
nalmente meno volatili del paniere alimentare, come pane e cereali, carni, latte
e derivati: se esaminate in prospettiva storica, le variazioni recenti risultano,
seppur in aumento, sensibilmente al di sotto delle tensioni del biennio 2007-
2008. Non mancano tuttavia gli elementi di differenziazione. Il calcolo del
contributo allinflazione, che tiene conto dellincidenza che i prodotti di una
specifica filiera assumono sul paniere alimentare (e quindi in buona misura
delle diverse abitudini a tavola), rivela come la maggiore inflazione, trasversale
a tutti i Paesi, non origini dalle medesime categorie di prodotti.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 104 ]
1abe||a .y InF|azione a|imentare in Europa: pane e cera|i
{variazioni%sulperiodoindicato)
Incidenza % su|
paniere a|imentare
Media zoog Media zoo I sem. zo
Contributo
a||'inazione
Francia 6% , -o, o,) o,
Germania 8% o,) -o, z,z o,q
Italia z% z, o, ,q o,
Spagna )% o,8 -o,8 , o,z
MediaUe 8% ,) o, ,6 o,)
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
1abe||a .6 InF|azione a|imentare in Europa: carni
{variazioni%sulperiodoindicato)

Incidenza % su| paniere
a|imentare
Media zoog Media zoo I sem. zo
Contributo
a||'inazione
Francia z% ,q o,q , o,q
Germania z% z,z o, , o,
Italia z% ,6 o, ,6 o,q
Spagna z)% -o, -,z o,
MediaUe z% z,) o , o,
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
1abe||a . InF|azione a|imentare in Europa: pesce
{variazioni%sulperiodoindicato)

Incidenza % su| paniere
a|imentare
Media zoog Media zoo I sem. zo
Contributo
a||'inazione
Francia )% -o,z , z,6 o,z
Germania q% z,) ,6 q, o,z
Italia )% z, ,6 ,z o,z
Spagna q% -z,8 , ,z o,
MediaUe 6% o,q ,8 , o,z
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
1abe||a .8 InF|azione a|imentare in Europa: |atte e derivati
{variazioni%sulperiodoindicato)

Incidenza % su| paniere
a|imentare
Media zoog Media zoo I sem. zo
Contributo
a||'inazione
Francia 6% -,q -,q o, o,
Germania 6% -),q o, , o,
Italia % o, o, ,z o,
Spagna % -, -, o,z o,o
MediaUe 6% -,) -o,z z, o,q
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
In Germania, ad esempio, a guidare la dinamica sono due specifiche famiglie
merceologiche; quella della frutta e quella del pane e cereali, che insieme spie-
[ 105 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
gano oltre la met (1,4%) dellinflazione alimentare del primo semestre 2011.
1abe||a .g InF|azione a|imentare in Europa: Frutta
{variazioni%sulperiodoindicato)

Incidenza % su| paniere
a|imentare
Media zoog Media zoo I sem. zo
Contributo
a||'inazione
Francia )% -, q,8 ,) o,
Germania % -,8 ,z , ,o
Italia )% z, -,6 q,q o,
Spagna % o,q -o, , o,
MediaUe 8% -,) z,) 6,q o,
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
1abe||a .o InF|azione a|imentare in Europa: verdura
{variazioni%sulperiodoindicato)

Incidenza % su|
paniere a|imentare
Media zoog Media zoo I sem. zo
Contributo
a||'inazione
Francia o% o, 6,q -, -o,6
Germania % -q,z 6, -o,) -o,
Italia o% z, o, , o,
Spagna % -o, ,8 -, -o,
MediaUe z% ,z , ,6 o,q
Fonte:elaborazionireF.sudatiFurostat
Nel caso della Francia la variazione in aumento quasi interamente ricon-
ducibile alle carni (0,4%), mentre un forte effetto disinflazionistico portato
in dote dagli ortaggi. Ancora, se in Spagna met della crescita dei prezzi ali-
mentari ascrivibile al comparto dei prodotti ittici (soprattutto in ragione del
maggiore peso che il pesce ha nel paniere), in Italia il quadro pi complesso:
a differenza degli altri Paesi, le tensioni sembrano distribuirsi sullintero as-
sortimento alimentare. I diversi reparti concorrono ai 2,5 punti percentuali di
incremento segnati nel primo semestre dellanno, con un contributo che varia
dallo 0,5% del latte e prodotti derivati e della verdura (si tratta dellunico Paese
fra quelli di riferimento in cui il saggio non negativo) allo 0,2% del pesce.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 106 ]
Riquadro .z InF|azione: regioni ita|iane a conFronto
Unlavororealizzatodall'IstatedaUnioncamere
5
hamisuratolediFFerenzenel
livellodeiprezzialconsumotraiComuniitalianicapoluogodiregione{indici
delle Parit del Potere d'Acquisto), con riFerimento a tre tipologie di prodotti:
generialimentari,articolidiabbigliamentoecalzature,arredi,rappresentatividi
oltreunterzodellaspesaperconsumidelleFamiglieitaliane.L'analisihacon-
Fermatol'esistenzadidiFFerenzeterritorialipiuttostoampie,inparticolareperi
generialimentarieperl'arredamento.Ilivellideiprezzinellecittsettentrionali
risultanosuperioriaquellirilevatialCentroesoprattuttoalSud.
AFrontediquesteevidenze,riFeriteall'annozoo6,sembraimportanteveriFcare
larispostaallesollecitazionioriginatedallematerieprimeneivariterritori.
Come variano i prezzi su scala territoriale? possibile osservare uno scosta-
mento signiFcativo tra i tassi di inFazione delle regioni italiane? I prezzi dei
generialimentarisimuovonoinmodosolidale?
Perdareripostaaquestiinterrogativiestatarealizzataun'analisidibencbnar-
k|ngsuitassidivariazionedeiprezzialconsumorilevatinellezoregioniitaliane
nelperiodocompresotrailzooedilprimosemestrezo.Comeenotoilpe-
riodoestatocaratterizzatodaduedistinteFasi:unaprimaFase,checoincideso-
stanzialmenteconl'annozoo,diestremamoderazionedeiprezzialconsumo,
calmierati dai Forti ribassi delle materie prime e dalle conseguenze piu acute
dellacrisieconomica,unasecondaFasechericomprendeilsuccessivobiennio,
dove ai segnali di qualche recupero dell'attivit economica e alla risalita delle
materie prime si e accompagnato un progressivo rialzo anche dell'inFazione,
conunaintensitcheperaltroeandataintensiFcandosinelcorsodelzo.
Comeprevedibileilsegnoeladirezionedelletendenzesonocomuniatuttoil
territorionazionalemanonmancanoelementididiFFerenziazione,soprattutto
perquelcheconcernel'intensitdell'accelerazioneodelrallentamentoinatto.
InterminigeneraliepossibilesostenerechedinamicheinFattiveregionaliten-
donoaconvergereversoilvaloreriFeritoatuttoilterritorionazionale:un'eviden-
zacheaccomunatantolaprimaFasedidiscesadelledinamicheinFativequanto
quelladelsuccessivorecupero.Guardandolatabellasull'inFazioneperregione,
aFrontediunincrementocumulatodelq.8%inmedianazionale,benregioni
registranoincrementichenondistanopiudimezzopuntopercentuale.Leecce-
zionisonorappresentate,versol'altodallaCampania,dallavalled'Aostaedella
Calabriae,versoilbasso,daMoliseeveneto.
5 Istat-Unioncamere, Le differenze nel livello dei prezzi tra i capoluoghi delle regioni italiane
per alcune tipologie di beni anno 2006, Roma, aprile 2008.
[ 107 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
I
n
d
i
c
i

d
i

P
a
r
i
t


i
n
t
r
a
-
n
a
z
i
o
n
a
|
e

d
e
|

P
o
t
e
r
e

d
'
A
c
q
u
i
s
t
o

(
P
P
A
j
,

p
e
r

c
a
p
i
t
o
|
o

d
i

s
p
e
s
a

e

c
i
t
t

A
n
n
o

z
o
o
6
A
|
i
m
e
n
t
a
r
i
A
b
b
i
g
|
i
a
m
e
n
t
o
A
r
r
e
d
a
m
e
n
t
o
C
i
t
t

A
|
i
m
e
n
t
a
r
i

|
a
v
o
r
a
t
i
A
|
i
m
e
n
t
a
r
i

n
o
n

|
a
v
o
r
a
t
i
1
o
t
a
|
e
P
r
o
d
o
t
t
i

c
o
n

m
a
r
c
h
i
o

n
o
t
o
P
r
o
d
o
t
t
i

g
e
n
e
r
i
c
i

1
o
t
a
|
e
P
r
o
d
o
t
t
i

c
o
n

m
a
r
c
h
i
o

n
o
t
o
P
r
o
d
o
t
t
i

g
e
n
e
r
i
c
i

1
o
t
a
|
e
1
o
r
i
n
o

,
8

o
8
,

6
,
)

8
,

,
)

)
,
6

A
o
s
t
a

o
q

o
6
,

q
,
8
8

,
)

o
,
z

)
,
)

o
,
z
G
e
n
o
v
a

o
z
,
6

o
)
,

o
o
,

o
z
,

,
z

o
o
,
8

8
,
)

o
8
,
6
M
i
l
a
n
o

o
o
,
8

z
6

,
z

,
q

,
z

q
,

q
o
,

,
8
B
o
l
z
a
n
o

o
6
,
6

,
q

o
z
,

o
)
,
q

o
q
,

v
e
n
e
z
i
a

o
o
,
6

)
,

o
)
,
6

o
8
,
6

o
z
,
z

,
q

q
,

q
,

q
,

1
r
i
e
s
t
e

o
q
,
8

,
6

,
q

o
)
,
8

,
q

o
o

o
o
,
6
B
o
l
o
g
n
a

8
,
z

,
)

o
)

o
z
,
6

8
,
8

o
o
,
)

,
z

o
8
,

A
n
c
o
n
a

,
6

,
8

,
q

6
,
8

o
q
,
8

o
o
,
)

q
,

8
)
,
q

F
i
r
e
n
z
e

)
,

q
,

6
,
6

o
q
,
)

6
,
)

o
o
,
)

o
8
,
6

o
)
P
e
r
u
g
i
a

,
6

o
o

o
)
,

,
q

o
o
,
z

o
,

,
q
R
o
m
a

8
,
8

q
,
z

6
,
)

o
o
,
q

6
,

8
,
6

o
6
,

z
o
,
q

z
,
8
N
a
p
o
l
i

,
)
)
8
,
8
8
8

)
,
z

z
,

8
6
,

o
,

8
8
,
6
L
'
A
q
u
i
l
a
n
,
d
,

)
,
q

)
,
8

,
8

)
,
8

,
q

8
,

q
,
)
C
a
m
p
o
b
a
s
s
o

8
,
q
8

,
6

,
8

z
,
6

o
o
,

6
,
z

,
8
6
z
,
8
)
)
,
z
B
a
r
i

8
,

8
o
,

n
,
d
,
n
,
d
,
n
,
d
,
n
,
d
,
n
,
d
,
n
,
d
,
P
o
t
e
n
z
a

)
,
q
8
6
,
q

z
,

)
,
8

8
,

o
o
,
8

o
o
,

o
o
,
6
R
e
g
g
i
o

C
a
l
a
b
r
i
a

8
,
8
8
)

o
o
,

o
6
,

,
z

8
,

P
a
l
e
r
m
o

)
,

8
)
,

,
z

,
q

,
q

8
,
q
8

,
z

C
a
g
l
i
a
r
i

o
o
,
8
8

,
)

,
8

o
6
,
8

o
z
,
8
n
,
d
,
n
,
d
,
n
,
d
,
m
i
n

,
)
)
8
,
8
8
8

z
,
6
8

,
)

o
,
z
8
6
,

6
z
,
8
)
)
,
z
m
a
x

o
6
,
6

z
6

o
8
,
6

o
6
,

q
,

q
o
,

,
8
1
o
t
a
|
e

o
o
,
o

o
o
,
o

o
o
,
o

o
o
,
o

o
o
,
o

o
o
,
o

o
o
,
o

o
o
,
o

o
o
,
o
F
o
n
t
e
:

I
s
t
a
t
-
U
n
i
o
n
c
a
m
e
r
e
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 108 ]
Prescindendo dalle realt minori e assai probabile che il dato del veneto sia
da ascrivere alla maggiore severit delle crisi e ai suoi risvolti occupazionali
inuncontestoFortementeindustriale,specularmente,nelcasocampano,una
miglioretenutadelladomandapuaverFavoritounrientropiugradualedell'in-
Fazione.

InF|azione per regione


{variazioni%sullostessoperiododell'annoprecedenteecumulata)
Media zoog Media zoo I sem. zo zoog-zo
Piemonte o,) ,6 z,q q,)
valled'Aosta o, z, ,8 ),o
Lombardia o, ,q z,6 q,
1rentino-AltoAdige o, z,o z,q q,
veneto o,q ,q z, q,
Friuli-veneziagiulia o,) ,8 z,q q,
Liguria o,8 , z, q,)
Fmilia-Romagna o,8 ,z z, q,
1oscana o, , z, q,6
Umbria , , z,6 ,z
Marche o, ,6 z, q,8
Lazio o,) ,q z,8 q,
Abruzzo , ,o z,q q,
Molise o, ,z z, q,z
Campania ,) z, z,q 6,
Puglia o,) , , ,
Basilicata o,) ,z z,) q,6
Calabria , ,6 z,8 6,z
Sicilia o, ,8 z,z ,o
Sardegna o,8 ,8 z,) ,
I1ALIA o,8 , z, q,8
Mas. +, z, ,8 ,,o
M|n. o, +,o z,+ ,+
De|. St. o, o,z o,8 o,,z
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat{NIC)
In particolare, nel zoo l'Italia ha chiuso con un saggio di variazione tenden-
zialedell'inFazionecomplessivaparialloo,8%,maildatoregionaleoscillatra
loo,%annosuannodellavalled'Aostael',)%dellaCampaniasinoall',%
dellaCalabria.Seppurinterminidivariazioneenondilivello,ilzoosFatailtra-
dizionalemitodellamaggioreinFazionealNord:calcolandolamediaaritmetica
semplicedelletremacroareeincuisisuddividesolitamenteilnostroPaese,si
ricavaunacrescitadeiprezzialconsumopariall',%nelleRegionimeridionali,
controloo,%eloo,6%relativirispettivamentealCentroedalNord.
[ 109 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
AnchenelzoolaForbiceestataampia:dataun'inFazionenazionaleall',%,si
epassatidall'%dell'Abruzzoalz,%dellavalled'Aosta.IlFattocheunaregio-
neoccupiunannolacaselladellaminoreinFazioneel'annosuccessivoquella
dellamaggioreinFazionesuggeriscechegliscostamentisonoinbuonamisura
determinatidairitardiconcuiiprezzialconsumorecepisconogliimpulsiche
sioriginanoamonte.QuestotipodiletturasembraavvaloratadalgraFcoche
poneaconFrontol'andamentonegliultimidueanniemezzodell'inFazionein
quattroRegioni:Lombardia,Laziopiuduediquelleprecedentementemenzio-
nate,lavalled'AostaelaCalabria.
L'inF|azione ne||e regioni ita|iane
{variazioni%tendenziali)
-2
-1
0
1
2
3
4
5
09 a l o 10 a l o 11 a
Valle d'Aosta
Calabria
Lombardia
Lazio
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Siosservaunacertastabilitdelladinamicanelcasodellaregionemeridionale
contassicompresinell'intervallo-%pertuttoilperiodoanalizzato.Intensit
del tutto diFFerente per la valle d'Aosta, che ad una Fase di disinFazione nella
primametdelzoohaFattoseguireunrilevanteincrementoproseguitosino
ai mesi recenti. In media, tuttavia, le relativit sono sostanzialmente in linea:
z%perlavalled'Aosta,,%perlaCalabria.Comegiaccennato,Lombardiae
Laziomostranovariazionitraloroallineateenondistantidallamedianazionale.
Nel primo semestre del zo le indicazioni che emergono sono di una gene-
rale intensiFcazione del processo inFazionistico con saggi di variazione anno
su anno costantemente sopra i z punti percentuali {z,% l'aumento in media
nazionale).Neiprimimesidell'annosembraperaltroessersilievementeridotta
lavariabilit{ladeviazionestandardcalcolatasullezoregioninelzoelapiu
contenuta dei tre periodi considerati): la recente accelerazione dell'inFazione
si pu pertanto classiFcare come un Fenomeno che ha interessato in misura
abbastanza omogenea tutto il territorio nazionale, suggerendo l'esistenza di
unacomunematricemacroeconomicarinvenibilenell'aumentodeiprezzidelle
materieprime.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 110 ]
Undiscorsoanalogopuesseresviluppatoperl'andamentodeiprezzialcon-
sumodelcompartoalimentare.
InF|azione a|imentare per regione
{variazioni%sullostessoperiododell'annoprecedenteecumulata)
Media zoog Media zoo I sem. zo zoog-zo
Piemonte , o, z,8 q,z
valled'Aosta z, , z,6 6,
Lombardia , -o,z z,) ,)
1rentino-AltoAdige , -o, z, ,)
veneto ,6 o, z,) q,q
Friuli-veneziaGiulia , o, ,o q,)
Liguria ,q o,o z, ,
Fmilia-Romagna , -o,z z,6 q,
1oscana ,8 -o, , ,q
Umbria z, -o, ,z ,q
Marche z, o,8 z, ,q
Lazio z, o,q z,8 ,
Abruzzo z, o,q ,z ,
Molise z, o,) , q,
Campania z, o, z,o ,)
Puglia ,8 o,o z, q,)
Basilicata ,6 o,o ,z q,)
Calabria , o,6 z,q 6,o
Sicilia ,) o,z o, z,8
Sardegna , o,) z,8 6,6
I1ALIA ,8 o,z z,q q,q
Mas. ,+ +,+ ,z 6,6
M|n. +,+ -o, o, z,8
De|. St. o,6+ o, o,6 +,oo
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat{NIC)
Comenoto,questosettorehasperimentato,seppurconqualcheritardo,ilme-
desimopercorsodescrittoperl'inFazionecomplessiva.Purtuttavia,nonostante
laFortedecelerazioneinatto,ancorapertuttalaprimametdelzooilmercato
alimentare e stato segnato dalle code degli aumenti scattati nella prima met
del zoo8 {i tassi tendenziali inFatti sintetizzano andamenti relativi ad un arco
didodicimesi).Lamoderazioneavviatagidallasecondametdelzoo8sie
protrattasinoatuttoilzoo.Solonelprimosemestrezoindicedeiprezzidei
generi alimentari e indice dei prezzi al consumo hanno ripreso a marciare di
paripasso,tantochesuscalanazionaleildiFFerenzialeinFavoredell'inFazione
complessivasiepraticamentechiuso.
[ 111 ]
Capitolo 3. Le materie prime guidano ancora lo scenario dellinazione
Nelzoosievinceunacrescitamoderataperiprezzideigeneridiprimaneces-
sitinLombardiae1rentino-AltoAdige{,%),mentreessisisonoposizionati
sulivellidiguardiainSardegnaeCalabria{,%).Nelzoo,aFrontediunava-
riazionenazionalevicinaalvalorenullo,l'alimentareecresciutoaritmidipoco
inFeriorialpuntopercentualeinCampania,mentrenell'annoildatomediorela-
tivoa1oscanae1rentino-AltoAdigeepassatointerritorionegativo{-o,%).
Nel primo semestre dell'anno in corso l'impatto dei rincari delle materie pri-
mealimentarisuimercatiall'ingrossohasollecitatol'interaFlieraindipenden-
temente dalla localizzazione geograFca: tutte le regioni hanno evidenziato un
rialzodelladinamica,inalcuneinmisurapiupronunciata{UmbriaeBasilicata
sisonoattestateal,z%inseimesi)piuttostocheinaltre{o,%inSicilia).
AncheconriFerimentoaiprezzideigenerialimentari,sepursiconFermaun'ele-
vata solidariet di andamenti gli scarti territoriali non sono marginali: nel pe-
riodo analizzato vi sono regioni che cumulano oltre un punto percentuale in
piudicrescitadeiprezzideigenerialimentari.ilcasodiCampania,Calabria,
Sardegnaevalled'Aosta.Scorrendoildettagliodeisingoliannisipuosservare
comequestodivariomaturisostanzialmentenelcorsodellaprimaFase,quella
del rallentamento. I dati suggeriscono dunque una discesa meno rapida dei
prezzi dei generi alimentari in risposta al calo delle materie prima in queste
regioni.Unapossibileinterpretazionepuntasuunpercorsodiconvergenzanei
livellideiprezzi,consideratochecomedocumentatodall'Istatepiudirecente
anchedaBancad'Italia
6
nelleregionidelMezzogiornopermangonodiFFerenze
tra i prezzi dei generi alimentari dell'ordine del -o% rispetto alla media ita-
liana.
6 Cannari L., Iuzzolino G., Le differenze nel livello dei prezzi al consumo tra Nord e Sud,
Occasional Paper, Questioni di Economia e Finanza, n.49, Luglio 2009.
[ 113 ]
Capitolo 4
Le famiglie italiane
in perdurante difcolt
q.Insintesi
Nellultimo triennio il reddito disponibile degli italiani diminuito di sei
punti percentuali, una misura non distante dalla perdita del prodotto interno
lordo. La caduta dei consumi stata meno marcata di quella dei redditi solo
grazie al ricorso alla ricchezza pregressa e alla riduzione del risparmio cor-
rente. Il tasso di risparmio delle famiglie italiane difatti diminuito di circa
due punti nel corso dellultima crisi e si colloca oramai circa dieci punti pi in
basso rispetto ai valori degli anni 90. Limmagine di un paese di risparmiatori
definitivamente tramontata e il tasso di risparmio del paese oggi inferiore
a quello di Francia e Germania. Si comprendono quindi le difficolt, anche in
prospettiva, a intravedere la possibilit di una ripresa della domanda che non
trovi origine in una dinamica dei redditi molto pi sostenuta.
I consumatori sono stretti fra le perdurante debolezza del mercato del lavo-
ro, la risalita dei prezzi e la necessit di consolidare le finanze pubbliche. La
spesa rimane ampiamente inferiore ai livelli pre-crisi, con una distribuzione
abbastanza peculiare: geograficamente lepicentro della caduta dei consumi
nelle regioni del Mezzogiorno, dove le possibilit di risparmio e lo stock di
ricchezza erano gi inferiori e la crisi ha contribuito ad accrescere le disugua-
glianze, colpendo in particolare le famiglie pi giovani, dove la disoccupazione
arrivata a sfiorare il 30%, soprattutto se con figli a carico.
I dati disaggregati per tipologia di consumo mettono in evidenza reazioni
dei consumatori orientati a contenere gli esborsi monetari, sia riducendo le
quantit fisiche consumate, che attraverso un downgrading degli acquisti lungo
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 114 ]
la scala di prezzo. evidente per che i sacrifici non sono stati distribuiti in
maniera uniforme: rivede al ribasso il proprio tenore di vita chi ha un reddito
pi basso e un tasso di risparmio inferiore, mentre i soggetti con redditi pi
elevati hanno ridotto il flusso di reddito risparmiato per cercare di sostenere il
tenore di vita.
Ha sofferto in particolar modo la domanda di quei beni che caratterizza-
no il modello di consumo italiano rispetto a quello degli altri paesi europei.
Abbigliamento, alimentare ed arredamento, le tre voci di consumo per le quali
gli italiani spendono di pi rispetto agli altri cittadini europei sono i comparti
che hanno visto diminuire maggiormente i consumi e anche quelli la cui do-
manda finale rimarr debole nei prossimi anni.
Lo stesso comparto auto che aveva fatto segnare un parziale rilancio nel
2009 in coincidenza con gli ecoincentivi manifesta un nuovo arretramento che
negli ultimi mesi si esteso anche ai prodotti tecnologici, unico comparto dei
durevoli che aveva goduto sin qui di un andamento positivo.
Gli unici consumi che hanno continuato a crescere anche nellultimo trien-
nio sono quelli legati allabitazione e alle utenze la cui incidenza sul budget
familiare passa dal 20,5% al 22,3%, quasi quattro punti percentuali in pi ri-
spetto al 2000.
q.zBilanciFamiliariancoraincrisi
Il quadro delleconomia italiana descritto nei capitoli precedenti qualifica le
condizioni di contesto allinterno delle quali si determinano i comportamenti
di consumo. In generale, la situazione illustrata risulta nel complesso poco fa-
vorevole allandamento dei redditi delle famiglie, e quindi anche alle decisioni
di spesa.
I consumatori sono stretti fra gli effetti passati della caduta occupazionale,
le conseguenze pi recenti della ripresa dellinflazione, e quelle in prospettiva
legate alle politiche del bilancio pubblico; si pu quindi affermare che le fami-
glie registrano un lungo periodo di difficolt dal punto di vista dellevoluzione
del reddito.
Di ci vi una crescente consapevolezza; sufficiente fare riferimento
allandamento del clima di fiducia dei consumatori per osservare come anche
nel corso della seconda parte del 2009, e durante tutto il 2010, i segnali di
iniziale recupero registrati dal mondo delle imprese non siano stati condivisi
dalle famiglie.
[ 115 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
CraFico q. C|ima di Fiducia dei consumatori ita|iani
-35
-30
-25
-20
-15
-10
-5
0
98 00 02 04 06 08 10
Fonte:CommissioneFuropea
Landamento del clima di fiducia dei consumatori coerente del resto con
le condizioni di fondo dei bilanci familiari. Levoluzione in termini reali del
reddito disponibile delle famiglie si limitata difatti dalla met del 2009 ad
interrompere la fase di caduta, senza per mostrare cenni di recupero. In so-
stanza, dopo la recessione si passati ad una fase di stabilizzazione sui valori
pi bassi raggiunti, ma senza evidenziare una tendenza al ritorno sui livelli di
reddito precedenti la crisi.
CraFico q.z Reddito disponibi|e de||e Famig|ie ita|iane
{aprezzicostanti,sullabasedeldeFlatoredeiconsumidelleFamiglie,zooo=oo)
95
97
99
101
103
105
107
109
111
1999 2001 2003 2005 2007 2009 2011
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Tale evoluzione peraltro coerente con landamento del Pil, che non ha
recuperato la caduta registrata nel corso della crisi. Il reddito disponibile delle
famiglie italiane risultava quindi a inizio 2011 ancora di quasi il 6% inferiore al
livello di inizio 2008.
Se poi da allora il reddito avesse continuato ad aumentare al pur debole
ritmo sperimentato nel corso degli anni duemila sino al 2007, meno dell1%
allanno, allora il livello attuale del reddito disponibile reale delle famiglie sa-
rebbe dell8% superiore al valore attuale.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 116 ]
Per rendere conto della dimensione di tale perdita, essa risulta pari a ben
86 miliardi, una somma superiore allintera manovra di finanza pubblica per il
2013-2014. Tale somma rapportata ai ventiquattro milioni di famiglie presenti
in Italia corrisponde una caduta di reddito di circa tremilaseicento euro allan-
no a famiglia.
Un ulteriore modo per valutare la dimensione delle perdite accusate dai bi-
lanci familiari quella di considerare il livello del rispettivo potere dacquisto,
che si portato sui valori dei primi anni duemila, e su quelli di fine anni no-
vanta se lo si considera in termini pro-capite una volta tenuto conto del conte-
stuale aumento della popolazione.
La caduta del reddito negli anni della crisi stata quindi pi marcata di quel-
la dei consumi, il cui andamento stato decisamente pi stabile, e caratteriz-
zato, dalla met del 2009, da una tendenza leggermente crescente.
CraFico q. Consumi de||e Famig|ie
{prezzicostanti,sullabasedeldeFlatoredeiconsumidelleFamiglie)
180.000
185.000
190.000
195.000
2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Questo vuol dire che la caduta del reddito non si traslata completamente
sui livelli di spesa, e che le famiglie hanno cercato di limitare il deterioramen-
to del proprio tenore di vita riducendo il tasso di risparmio. Si tratta di una
tendenza in corso oramai dai diversi anni, come del resto diagnosticato dalla
stessa Banca dItalia che ha misurato nel biennio 2008-2010 una contrazione
superiore ai due punti percentuali del tasso di risparmio e di oltre dieci punti
percentuali dalla media degli anni 90. LOcse, che riclassifica il tasso di ri-
sparmio dei diversi paesi utilizzando definizioni omogenee, mostra come le
famiglie italiane, una volta caratterizzate dai livelli di risparmio pi alti fra le
economie avanzate, abbiano costantemente ridotto il proprio tasso di rispar-
mio negli anni sino a condurlo su valori inferiori a quelli dei nostri maggiori
partner europei, come Francia e Germania.
[ 117 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
CraFico q.q 1asso di risparmio de||e Famig|ie
{prezzicostanti,sullabasedeldeFlatoredeiconsumidelleFamiglie)
11
12
13
14
15
16
17
18
2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
La caduta del tasso di risparmio, ha certamente giocato un ruolo positivo
durante la crisi, nella misura in cui grazie ad essa che la caduta dei consumi
stata mitigata; tale comportamento per apre altri quesiti, in relazione alla
sostenibilit dei livelli di spesa attuali da parte delle famiglie.
Landamento dei consumi, difatti, pur essendo stato decisamente deludente
in termini assoluti, non ha apparentemente pienamente incorporato le conse-
guenze dellabbassamento del reddito disponibile delle famiglie.
Tale comportamento nel corso del ciclo economico non costituisce per ta-
luni aspetti unanomalia; difatti i consumatori dovrebbero in teoria calibrare il
proprio standard di consumo tenendo conto dellandamento del reddito che si
attendono di potere percepire stabilmente in futuro: ci cui ci si riferisce con
la nozione di reddito permanente.
Pertanto, i consumi non dovrebbero seguire landamento del reddito quan-
do questo cade durante le recessioni, cos come non dovrebbero trasferire
completamente in maggiori consumi gli aumenti di reddito che si verificano
nella fasi di espansione del ciclo economico.
Il fatto che le famiglie abbiano ridotto in misura cos consistente il tasso di ri-
sparmio nel corso degli ultimi anni per ragione di apprensione, nella misura
in cui tale contrazione potrebbe indicare che, almeno nelle fasi iniziali della
crisi, la caduta del reddito stata interpretata dalle famiglie come un fatto epi-
sodico, di carattere transitorio perch legato ad una congiuntura sfavorevole.
Con il passare dei mesi per, appare sempre pi evidente che gli effetti della
crisi sul reddito non sono stati transitori, ma di natura permanente. E a mag-
gior ragione considerando che gli effetti dellazione di risanamento dei conti
pubblici lasciano pochi spazi di crescita del reddito per gli anni a venire. In
queste condizioni quanto pi a lungo il reddito delle famiglie si mantiene su
valori inferiori a quelli precedenti la crisi, tanto pi appare probabile che si
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 118 ]
possa anche entrare in una nuova fase in cui le aspettative delle famiglie acqui-
siscono consapevolezza del relativo grado di impoverimento degli anni passa-
ti, adeguando quindi anche il tenore di vita al pi basso livello di reddito.
Il dibattito degli ultimi mesi sulla necessit di politiche di bilancio di se-
gno restrittivo ancora per diversi anni potrebbe avere del resto contribuito ad
orientare il sentiment delle famiglie verso una maggiore consapevolezza delle
difficolt che si prospettano.
Vi quindi anche la concreta eventualit che, se il clima generale non si
dovesse rasserenare in tempi brevi, possa anche verificarsi una fase in cui il
tasso di risparmio dei consumatori tenda addirittura ad aumentare, portando
la dinamica dei consumi al di sotto di quella gi debole del loro reddito.
Fra gli elementi che possono contribuire a penalizzare levoluzione del tasso
di risparmio delle famiglie, vi anche landamento della ricchezza.
Le difficolt dei mercati finanziari, con le perdite della borsa italiana e le
flessioni dei prezzi dei titoli di Stato, penalizzano la componente finanziaria
della ricchezza, anche considerando che le famiglie italiane si caratterizzano
tradizionalmente per un certo home bias, ovvero la tendenza ad acquistare at-
tivit finanziarie nazionali rispetto ad attivit estere.
Daltronde, nel confronto internazionale il peso delle attivit finanziarie nei
portafogli delle famiglie italiane comunque pi limitato, data la preferenza
maggiore per il possesso di immobili.
La detenzione di attivit reali normalmente un elemento di stabilizzazione
del valore dei patrimoni familiari, nella misura in cui landamento dei prezzi
delle case pi stabile di quello dei prezzi delle attivit finanziarie. per que-
sta ragione che durante la crisi le famiglie italiane hanno risentito meno delle
oscillazioni delle borse.
CraFico q.y Ita|ia: Compravendite di immobi|i
{migliaia,unitimmobiliarinormalizzate,annomobile)
600
650
700
750
800
850
900
05 06 07 08 09 10 11
Fonte:elaborazionireF.sudatiAgenziadelterritorio
[ 119 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
Daltro canto, il fatto di avere una peculiare esposizione sullimmobiliare po-
trebbe non essere una circostanza del tutto favorevole nel corso dei prossimi
anni. In particolare, la domanda di immobili molto sensibile alla disponibilit
di credito, soprattutto nella componente di mutui per lacquisto dellabitazio-
ne. In una fase come quella attuale, possibile che le condizioni di accesso al
credito divengano pi selettive, sia perch il quadro macro pesa sul merito di
credito delle famiglie, ma anche perch le stesse banche italiane hanno mag-
giori difficolt a finanziarsi nella misura in cui il loro portafoglio crediti diviene
pi rischioso in quanto esposto al peggioramento delle prospettive a livello
macro.
I dati sullandamento delle compravendite immobiliari hanno del resto gi
evidenziato una significativa contrazione della domanda negli ultimi anni, cui
corrisposta una contrazione anche del livello degli investimenti in costruzioni.
Partiamo quindi gi da una situazione di difficolt del settore, che nei prossimi
anni potrebbe risultare particolarmente vulnerabile alla sovrapposizione di un
andamento debole dei redditi delle famiglie accompagnato da una politica di
erogazione del credito particolarmente prudente da parte delle banche.
Riquadro q. I| sentiment e |e intenzioni di spesa deg|i ita|iani
Gliitalianisecondounpatterncheliaccomunaaglialtripaesioccidentali,con-
sideranolaFnedellarecessioneancoralontana,conFermandoquindiunaForte
cautelaneipropricomportamentidispesa.Soloil%deiconsumatoriitaliani
{eranoil%unannoFa)pensachesiuscirdaquestarecessioneneiprossimi
zmesi.
I| giudizio deg|i ita|iani su||a crisi
{giugnozo,%rispondenti)
Pensi che i| tuo paese sar Fuori da||a recessione
economica nei prossimi z mesi?
S %
No qq%
Nonso qo%
Fonte:NielsenGlobalOnlineConsumerConFdence,ConcernsandSpendingIntentions
SintomaticodellaFasediFFcilechestiamoattraversandoel'aumentodellaquota
di popolazione che prevede un peggioramento delle prospettive di lavoro in
Italia{ilqz%rispettoalz%digiugnozoo)edunpeggioramentodelleproprie
Fnanzepersonali{ilz%rispettoal%diunannoFa).
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 120 ]
I| giudizio deg|i ita|iani su| mercato de| |avoro
{giugnozo,%rispondenti)
Pensi che |e prospettive di |avoro ne| tuo
Paese nei prossimi z mesi saranno
Pensi che |o stato de||e tue hnanze
persona|i nei prossimi z mesi saranno
eccellenti z% z%
buone % %
nontantobuone qq% %
pessime qz% z%
nonso z% %
Fonte:NielsenGlobalOnlineConsumerConFdence,ConcernsandSpendingIntentions
1uttoquestohaportatoleFamiglieitalianeaperpetuarecomportamentidiac-
quistocaratterizzatidaunamaggiorecautelaeimprontatialcontenimentodella
spesa.
La propensione deg|i ita|iani a| contenimento de||a spesa
{giugnozo,%rispondenti)
Rispetto a un anno Fa, ha modihcato i suoi
comportamenti per risparimiare su||e spese Fami|iari?
S 6%
No %
Fonte:NielsenGlobalOnlineConsumerConFdence,ConcernsandSpendingIntentions
LespeseincuileFamiglieitalianetentanodirisparmiaresonoquelleperl'abbi-
gliamento,l'intrattenimentoextradomestico,leutenzee,ancoraunavolta,gli
acquistidellargoconsumo.
Aquestoproposito.eutilesottolinearecomenell'ultimoannoproprioinquesto
ambitocrescadidiecipuntipercentualilaquotadiitalianichecercadicontene-
relaspesaproprioattraversoilpassaggioamarchipiueconomici.
D'altro canto tale propensione e quella che assume maggiore carattere strut-
turale. Un terzo degli intervistati dichiara inFatti che continuer ad utilizzare
questastrategiadiacquistoancheinFuturo.
FratutteleazionidipossibilecontenimentodellaspesaFamiliarevasottolineata
l'ascesanelrankdellevocirelativeallasostituzionedeglielementiprincipaliper
lacasaediquelleperintrattenimentoincasa.
Positivainvecelatendenzainrelazioneallespesepervacanzeesoggiornibrevi
eallevacanzeannualiche,dopoesserestateparticolarmentecolpitenelcorso
degliultimidueanni,sembrerebberooggimostrarespiraglidiripresa.
A conFerma della tendenza di Fondo improntata ad una maggiore cautela, il
risparmio si conFerma al primo posto tra le diverse voci alle quali destinare
l'eventuale denaro rimasto disponibile dopo aver soddisFatto i bisogni essen-
ziali.
[ 121 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
Azioni di contenimento de||a spesa de||e Famig|ie ita|iane
{giugnozo,%rispondenti)
Rispetto a un anno Fa, qua|i
azioni ha intrapreso per
risparmiare su||e spese de||a
sua Famig|ia?
Quando |e condizioni
economiche
mig|ioreranno, qua|i
de||e segueti cosa
coninuerai a Fare?
giu giu o
Spenderemenopernuoviabiti 66 6 zz
RidurrelespeseperintrattenimentoFuori
casa
6o
Provarearisparmiaresugasedelettricit q8 8
Passareamarchipiueconomici
{prodottidilargoconsumo)
qq zz
Ritardolasostituzionedeglielementi
principaliperlacasa
q 6
Ritardarel'aggiornamentodellatecnologia,
ades.PC,Moble,ecc
qz qz z
Ridurrevacanze]soggiornibrevi ) z
RidurrelespeseteleFoniche 6 q z
Usarelamiaautomenospesso q
1agliarelevacanzeannuali q o
Ridurrelespeseperintrattenimentoincasa z) zo 8
RicercadimigliorioFFerteperimutui,
assicurazioni,cartedicredito,ecc.
z z
Ridurrel'acquistooacquistaremarchedi
alcolicipiueconomiche
8 q
RidurreilFumo o 8
Hointrapresoaltreazioninonelencate
sopra
o
Fonte:NielsenGlobalOnlineConsumerConFdence,ConcernsandSpendingIntentions
L'impiego de| denaro disponibi|e deg|i ita|iani dopo aver soddisFatto i bisogni essenzia|i
{giugnozo,%rispondenti)
giu og giu o giu
Risparmio ) ) 8
Abbigliamento z6 z
vacanze z
Nessundenarodisponibile 6 zz
IntrattenimentoFuoricasa z z6 zo
Pagaredebiti]cartadicredito]prestiti z zo )
Prodottitecnologici z zq
Ristrutturare]apportaremigliorieallapropriaabtazione z) z8 z
Fondipensione o
Investireinazioni]Fondid'investiento o 6
Nonso]nonhodeciso
Fonte:NielsenGlobalOnlineConsumerConFdence,ConcernsandSpendingIntentionsgiugnozo
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 122 ]
D'altrocantoaumentalapercentualediindividuichedichiaranodinonessere
piu in grado di risparmiare nulla a Fne mese {picco del zz% a giugno zo).
Fmergeinoltreunaminorepropensioneallariduzionedellespesediabbiglia-
mento,vocequestatralepiucolpitedaitaglidelleFamiglienegliultimianni.Il
desideriodivacanzeoccupasempreunpostoprioritariotraquellidarealiz-
zare,ancheascapitodiulterioririnunceperspesededicateall'intrattenimento
Fuoricasa,all'acquistodiprodottitecnologicieallespeseperlaristrutturazione
dellapropriacasa.Sembrerebbequasichedopoannidirinunceeconunbud-
getsemprepiulimitato,levacanzetorninoadessereunbisognoprimarioda
soddisFare.
Riquadro q.z Reddito disponibi|e e consumi: un dettag|io regiona|e
La diFFusione dei dati di contabilit regionale sino all'anno zoo permette di
distinguere,alcunespeciFcitterritoriali.
Dinorma,inFatti,l'analisisiconcentrasull'aggregatonazionalema,comenoto,
il nostro paese e caratterizzato da un marcato dualismo territoriale che Fa s
chediFattocisianorealtmoltodiversealsuointernochetendonoadessere
mascheratedallamedianazionale.
Convergenza de| reddito disponibi|e
{redditiprocapitenelzoo{Italia=oo),valoricorrenti)
0,5
1,0
1,5
2,0
2,5
3,0
3,5
60 70 80 90 100 1 10 120 130
v
a
r
i
a
z
i
o
n
e

m
e
d
i
a

a
n
n
u
a

2
0
0
1
-
2
0
0
9

redditi procapite nel 2001 (Italia=100); valori correnti
Italia
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Ildualismoterritorialeriguardainnanzituttoillivellodeiredditi:conFrontando
iredditidisponibilinettiespressiinterminiprocapitesiosservacomequesti
tendano ad essere piu elevati {mediamente) nel Nord Ovest e piu bassi nel
Mezzogiorno.
[ 123 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
Distinguendoalivelloregionale,lagraduatoriamutasololievementenelcorso
degli anni duemila: ad inizio del decennio il massimo si osservava in Fmilia
RomagnaeilminimoinCalabria,mentreaFnedecennio
7
ilmassimoedilmi-
nimo si osservavano, rispettivamente, nella Provincia autonoma di Bolzano e
inCampania.
Fsprimendoiredditiinrapportoallamedianazionale{Fattapariaoo)siosser-
vainoltrechenelcorsodeldecennioladistanzatrailminimoeilmassimosie
ridotta.ConFrontandolacrescitamediadelredditoprocapiteeillivelloiniziale
siosservad'altraparteunacorrelazionenegativatraidue,inaltreparole,tanto
piubassoeraillivelloinizialedelredditoprocapitetantopiuintensamentee
cresciutonelcorsodeldecennio.Idatisembranocossuggerirel'esistenzadi
unFenomenodiconvergenzadeiredditidelleFamiglieall'internodelterritorio
nazionale.1aledatosembracontrastareconaltreevidenze,comel'andamento
delmercatodellavoronelcorsodeldecennioinesame,olacrescitadell'eco-
nomia.Dalpuntodivistadell'occupazione,neiprimianniduemilasieassistito
aunadivaricazionetral'andamentoosservatonelCentro-Nordequellorileva-
to invece nel Mezzogiorno. Se nei primissimi anni duemila si era evidenziato
un andamento sostanzialmente simile per l'occupazione nelle due principali
macroaree, a partire dal zoo si e osservata invece una decisa divaricazione:
l'occupazione ha continuato a crescere nel Centro-Nord, a tassi medi annui
dell',% Fno al picco del zoo8, mentre nel Mezzogiorno ha evidenziato una
sostanzialestagnazione,contassimediannuidivariazionedelloo,%nelquin-
quenniozooq-zoo8.LascarsaperFormanceoccupazionaledelSudeunFeno-
menochepuesserericondottoalgeneraleindebolimentodeltessutoprodut-
tivo dell'area, con una conseguente erosione delle opportunit occupazionali
nelterritorio.Inoltre,comeabbiamoosservatonelprecedentecapitoloz,anche
ragionandointerminidivaloreaggiuntoprocapite,ovveroun'approssimazione
della produzione al netto delle diverse dimensioni regionali, si evidenzia una
sostanziale assenza di convergenza: escludendo il zoo, che e stato un anno
eccezionale,sirilevacomeleregionimenosviluppatenonabbianorecuperato
minimamenteladistanza,datocheitassidivariazionedelvaloreaggiuntopro
capitenonsonorisultatisuperioriaquellidelleregionipiusviluppate.
Come e possibile allora che ci sia stata una parziale convergenza dei redditi
disponibili quando il contesto occupazionale ed economico ha mantenuto le
divergenze?
7 Lultimo anno per il quale sono disponibili i dati di contabilit regionale il 2009.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 124 ]
Limitando l'analisi alla sola componente del reddito da lavoro dipendente si
osservadelrestounacorrelazionenegativamoltomenonettatraillivelloini-
ziale del reddito da lavoro pro capite e il tasso di variazione evidenziatosi nel
decennio.Ilcheetuttosommatocoerenteconleosservazionicompiutesull'an-
damentodell'occupazioneedellaproduzione.
Convergenza de| reddito da |avoro dipendente
{redditidalavorodipendentenelzoo{Italia=oo),valoricorrenti)
0,5
1,0
1,5
2,0
2,5
3,0
3,5
4,0
60 70 80 90 100 1 10 120 130
v
a
r
i
a
z
i
o
n
e

m
e
d
i
a

a
n
n
u
a

0
1
-
0
9

redditi da lavoro dipendente nel 2001 (Italia=100); valori correnti
Italia
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
La convergenza,pertanto,edaricondurre ad altre componenti del reddito di-
sponibile,menostrettamentelegateall'andamentoeconomicodelterritorio:tra
questeitrasFerimentinetti,cheincludonoleprestazionisociali.Questacompo-
nenterappresentacircaunterzodelredditodisponibiletotalee,comesipu
vedere dal graFco, si evidenzia una correlazione negativa tra livelli iniziali dei
redditievariazioneneldecenniochesuggeriscel'esistenzadiunFenomenodi
convergenzapertalevoce.
Convergenza di trasFerimenti e prestazioni nette
{valoriprocapitenelzoo{Italia=oo),valoricorrenti)
0,5
1,5
2,5
3,5
4,5
5,5
6,5
60 70 80 90 100 1 10 120 130
v
a
r
i
a
z
i
o
n
e

m
e
d
i
a

a
n
n
u
a

0
1
-
0
9

valori pro capite nel 2001 (Italia=100); valori correnti
Italia
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Del resto si deve anche sottolineare come parte della convergenza nell'anda-
mentodeiredditopro-capiteriFettanontantol'andamentodelredditodisponi-
[ 125 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
bilecomplessivo,chepresentadinamichemoltosimilinellediversearee,quanto
l'evoluzionedellapopolazione,chenelleregionidelNordhatrovatosostegno
neiFussimigratori,FenomenochealSudestatodecisamentepiumodesto.
Aldilcomunquedellaconvergenza,illivellodeiredditiprocapiterestamolto
diFFerenziatotraleregionicentro-settentrionaliequellemeridionali.Aprezzico-
stanti,ilredditomedioprocapiterilevatonelCentro-Nordnelzooerapiualto
delo%diquellorilevatomediamentenelMezzogiorno.Interminidiconsumi,
lediFFerenzesonosimili,seppurpiucontenute.Inmedia,inFatti,iconsumipro
capite {in termini reali) osservati nel Centro-Nord nel zoo erano piu alti di
quelli rilevati nel Sud del q%. A limitare lo scarto e la propensione al consu-
mo,ilcuilivelloepiuelevatonelleregionimeridionali.Cinonostante,mentre
nel Mezzogiorno la propensione al consumo e rimasta pressoche costante, e
aumentatasoprattuttonelCentro-Nord,dovelacontrazionedelredditodispo-
nibileprocapite,interminireali,estatamaggiore{-o,%divariazioneinmedia
all'annotrailzooeilzoo,mentrenelSudestatadi-o,q%).
La contrazione dei consumi e invece stata simile, proprio perche nelle regioni
centro-settentrionali le Famiglie hanno aumentato la propensione al consumo,
comprimendoirisparmi,cosachealSudnonsarebbeavvenuta,d'altrapartela
quotadiredditoconsumataalSudequasisulivellimassimi,quindidiFFcilmente
innalzabile,amenodicontrarredebiti.Normalmente,inFatti,lapropensioneal
consumotendeadesserepiuelevataperiredditipiubassi,datochecisonomeno
spazidimanovraperrisparmiareemantenerestandardminimidiconsumo.
Potere d'acquisto in Ita|ia
{redditodisponibilereale,euro]procapite)
9000
9200
9400
9600
9800
10000
10200
14500
15000
15500
16000
16500
2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Centro-Nord
Sud (scala dx)
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
QuestoeFFettohagiocatounruoloimportantenelcorsodellacrisi:secondola
contabilitnazionale{disponibilesinoalzoo)inconsumipro-capiteintermi-
nirealihannoregistratounaFessionealSudFrailzoo)eilzoo,superioreal
q,%,mentrenelleregionidelNordlacadutasiearrestataal%nelbiennio.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 126 ]
Probabilmente questo e spiegato proprio dal Fatto che una classe di soggetti
in condizioni di maggiore disagio economico non ha potuto innalzare la pro-
pensionealconsumooattingereairisparmiperstabilizzareilFussoannuodi
consumi. Il reddito pro capite e un dato medio: la distribuzione del reddito e
pernotoriamenteasimmetrica,datochemoltihannounredditobassoepochi
unredditoelevato.
Consumi in Ita|ia
{consumireali,euro]procapite)
9400
9600
9800
10000
10200
13500
13800
14100
14400
14700
2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Centro-Nord
Sud (scala dx)
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Indice di deprivazione Eurostat
{%Famigliechesegnalanoalmenoindicatorididisagio)
0 10 20 30 40
Piemonte
Valle d'Aosta
Lombardia
Bolzano
Trento
Veneto
Friuli V. G.
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Italia
2009
2008
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
[ 127 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
Lamediarisultapertantoessereunindicatoredecentrato,seppureilpiuFacile
dacalcolareapartiredadatiaggregaticomesonoquellidicontabilit.Lostesso
Istat,inunanotadicommentoadunaindaginecampionaria
8
,evidenziachei
risultati conFermano l'esistenza di un proFondo divario territoriale, dato che il
redditomediano{cheeunindicatoremigliorerispettoaquellomedio)rileva-
to per il Mezzogiorno e decisamente inFeriore a quello rilevato per le Famiglie
del Nord. Questo perche la distribuzione dei redditi delle Famiglie nel Sud e
maggiormente concentrata nelle Fasce di reddito piu basse rispetto a quanto
osservatonelCentro-Nord.
Il Sud e d'altronde un'area dove la Frequenza di situazioni di diFFcolt econo-
micaeparticolarmenteelevata:l'indicatoreFurostatdideprivazioneriguardava
nelzooilz,%delleFamiglieresidentinelMezzogiorno,aFrontediunaFre-
quenzadel,z%edel,6%,rispettivamente,nelNordenelCentro.
q.IconsumidelleFamiglienonripartono
Come ricordato, nonostante la debolezza del reddito, il 2010 ha evidenziato
qualche segnale di ripresa della spesa delle famiglie. I consumi hanno difatti
registrato un aumento pari all1%. Tale incremento si per prodotto dopo
ben due anni di contrazione (-0,8% nel 2008, e -1,8% nel 2009). Sinora la ri-
presa stata quindi insufficiente per riportare la spesa delle famiglie sui valori
pre-crisi, e probabilmente neanche nel 2011 riusciremo a recuperare i livelli
del 2007.
Si pu quindi affermare che in una fase come quella attuale il concetto di ri-
presa, sia pure corretto dal punto di vista tecnico, non sia del tutto appropriato
dal punto di vista sostanziale. Siamo piuttosto in una fase in cui la spesa ha
toccato una sorta di pavimento con recuperi limitati ad alcune voci particolari,
ma non si ancora osservata una chiara inversione di tendenza.
La modestia della ripresa va anche letta alla luce del fatto che essa segue ad
una contrazione piuttosto pronunciata nel precedente biennio, e ancora pi se
si considera che ancora prima che la recessione arrivasse la spesa delle famiglie
veniva da un periodo di stagnazione. Tale andamento evidente se di fa riferi-
mento allandamento dei consumi reali espressi in termini pro-capite, ovvero
dividendone il livello per la popolazione. Il decennio passato si sarebbe difatti
concluso su valori inferiori di circa il 3% rispetto ai livelli iniziali.
8 I dati sono quelli dellIndagine sulle condizioni economiche e di vita delle famiglie (IT-
SILC), condotta dallIstat, e sono relativi al 2008.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 128 ]
CraFico q.6 Consumi pro-capite de||e Famig|ie
{consumiaprezzicostanti,indicezooo=oo)
96
97
98
99
100
101
102
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Per illustrare le specificit nellandamento della spesa delle famiglie nel
corso degli ultimi anni, se ne pu confrontare il profilo con quello che si era
osservato durante la recessione dei primi anni novanta, la pi grave prima
dellultima crisi. Lestensione temporale presa in esame di quattro anni; di
seguito si confronta quindi il periodo che va da inizio 2007 a inizio 2011 con
quello compreso tra il secondo trimestre del 91 e il secondo del 95.
CraFico q. Consumi interni de||e Famig|ie: conFronto Fra Fasi cic|iche
{trimestri,indicepostopariaooilpuntodimassimodelcicloprecedente)
96
97
98
99
100
101
-4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1 1
I '07 - I '11
II '91 - II '95
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
In entrambi i casi, rispetto al massimo il minimo viene raggiunto dopo quat-
tro o cinque trimestri, con una contrazione dei consumi a prezzi costanti di
circa il 3,5%. Un anno e mezzo dopo il punto di minimo si riscontrano per
ampie differenze: a inizio 95 difatti i consumi si erano gi riportati al di sopra
del precedente massimo di tre anni prima. Nellultima fase, invece, il recupero
molto pi graduale: a inizio 2011 siamo ancora del 2% al di sotto del livello di
inizio 2008 e, date le prospettive che discutiamo nelle pagine successive, anche
nel corso del resto dellanno resteremo su valori inferiori allultimo massimo.
[ 129 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
Dallandamento riportato nel grafico si evince come laggiustamento dei li-
velli di spesa verso il basso non abbia avuto, nella fase pi recente, le carat-
teristiche di un aggiustamento di carattere ciclico. Sembrerebbe cio che le
aspettative delle famiglie abbiano in una certe misura iniziato ad incorporare
il deterioramento della loro capacit di spesa almeno in parte come un fatto
permanente. Questo tipo di comportamento da ricondurre anche alla natura
stessa della crisi, che difatti ha determinato in molti settori cadute dei livelli del
prodotto che non sono state poi recuperate. possibile quindi che le famiglie
italiane abbiano rivisto al ribasso la valutazione del tenore di vita che sono in
grado di sostenere, e questo pu evidentemente condizionare non solo i livelli
della spesa, ma anche la composizione. Vi sono difatti consumi che per loro
natura tendono a reagire al ciclo economico, mentre altre voci tendono a se-
guire in misura maggiore dei trend strutturali. Come illustrato pi avanti, una
caratteristica della fase pi recente che si sono modificati i comportamenti
di consumo anche per tipologie di spesa tradizionalmente caratterizzate da
elevata stabilit nel corso del ciclo economico.
Le principali tendenze possono quindi essere sintetizzate scomponendo
landamento complessivo dei consumi secondo le principali tipologie di
spesa.
Innanzitutto, si stabilizzano nel 2010 gli acquisti di prodotti alimentari, dopo
un biennio di contrazioni significative, che hanno rappresentato il vero tratto
peculiare di questa crisi. Depurati delleffetto dellinflazione, i consumi del-
le famiglie si mantenevano a fine 2010 su livelli del 6% inferiori rispetto ai
massimi pre-crisi toccati a inizio 2007. Si tratta di una contrazione di entit
eccezionale, che si prodotta principalmente attraverso una ricomposizione
della struttura della spesa.
Fenomeni di downgrading sulla scala di prezzo nella scelta dei prodotti, una
maggiore attenzione alle promozioni e un controllo pi attento degli sprechi
paiono avere guidato le scelte di spesa delle famiglie italiane, ma in alcuni casi
si anche verificata una vera e propria modifica delle abitudini di consumo,
con riduzioni negli acquisti di alcuni prodotti.
La contrazione della spesa appare peraltro condivisa da tutte le maggio-
ri tipologie di prodotti alimentari. Il comportamento della spesa alimentare
nel corso degli ultimi due anni stato quindi molto diverso rispetto a quanto
accade normalmente nel corso del ciclo economico, quando alcune spese ob-
bligate tendono a rimanere stabili. Riproponendo per i consumi alimentari lo
stesso tipo di grafico discusso in precedenza (e mantenendo invariato il tempo
0 in corrispondenza del picco dei consumi totali) si nota come nel corso della
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 130 ]
recessione dei primi anni novanta i consumi alimentari fossero rimasti sostan-
zialmente stabili, a fronte della caduta osservata nel corso degli ultimi anni.
CraFico q.8 Consumi de||e Famig|ie, prodotti a|imentari: conFronto Fra Fasi cic|iche
{trimestri,indicepostopariaooilpuntodimassimodelcicloprecedente)
94
96
98
100
102
-4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1 1
I '07 - I '11
II '91 - II '95
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Tale andamento pu essere ricondotto sia ad un mutamento della reattivit
di questa voce di spesa al ciclo economico, sia a tendenze di carattere struttu-
rale. Sul primo aspetto, possibile che conti anche il fatto che oggi la struttura
della spesa alimentare non pi composta soltanto da pochi prodotti di base
di fatto costanti nel tempo.
I consumi alimentari incorporano ormai una quota crescente di componenti
immateriali (servizio, marca, innovazione, ...) che pu essere pi facilmente
ridotta rispetto alla quantit intrinseca di prodotto. Potrebbero poi essere in
gioco anche elementi di carattere strutturale, fra cui ad esempio linvecchia-
mento progressivo della popolazione, oltre che mutamenti di carattere sociale
e culturale che comportano un aumento della spesa per pasti fuori casa, o pi
in generale una minore preferenza per il consumo alimentare rispetto al pas-
sato.
Pi simile rispetto agli anni novanta landamento della domanda di durevoli.
Anche in quelloccasione a tre anni dallultimo massimo ciclico i segnali di
recupero erano scarsi. In ogni caso, la fase recente evidenzia un profilo miglio-
re rispetto ai primi anni novanta principalmente spiegato dal maggiore peso
dellelettronica di consumo, tra cui i cellulari e i computer, il cui exploit stato
illustrato largamente nel Rapporto Coop 2011. I durevoli pi tradizionali, come
lauto e il mobile hanno comunque nel complesso fatto peggio rispetto alla
crisi di venti anni fa. Per il complesso degli acquisti di durevoli a fine 2010 ci
si posizionava su valori ancora inferiori per ben il 15% rispetto ai livelli prece-
denti la crisi. La caduta interessava tanto larredamento e lelettrodomestico,
[ 131 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
quanto gli acquisti di automobili, nuovamente crollati dopo la fine degli incen-
tivi del 2009. Un periodo cos esteso di debolezza della domanda di durevoli
potrebbe anche determinare un graduale deterioramento dello stock esistente,
generando esigenze di rinnovo che potrebbero innescare nuovi spunti di re-
cupero della domanda nei prossimi anni. Sebbene almeno nel breve il quadro
generale per i consumatori italiani non appare tale da sostenere questo tipo di
acquisti, tanto pi che il costo duso dellauto aumentato in misura significa-
tiva a seguito dei rincari della benzina, mentre il ciclo dellarredamento risente
della crisi del settore immobiliare.
CraFico q.g Consumi de||e Famig|ie, beni durevo|i: conFronto Fra Fasi cic|iche
{trimestri,indicepostopariaooilpuntodimassimodelcicloprecedente)
75
80
85
90
95
100
105
-4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11
I '07 - I '11
II '91 - II '95
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Anche la domanda di semidurevoli, composta principalmente dalla voce
dellabbigliamento, presenta unevoluzione relativamente simile a quella dei
primi anni novanta, anche se questa volta la caduta stata pi marcata, ma con
un recupero quasi completo delle perdite entro fine 2010. I semidurevoli del
resto hanno una durata inferiore a quella dei beni durevoli, e questo potrebbe
avere favorito il ritorno della domanda dopo due anni di forte crisi.
CraFico q.o Consumi de||e Famig|ie, beni semi-durevo|i: conFronto Fra Fasi cic|iche
{trimestri,indicepostopariaooilpuntodimassimodelcicloprecedente)
90
92
94
96
98
100
102
104
-4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11
I '07 - IV '10
II '91 - I '95
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 132 ]
Infine, la domanda di servizi, sebbene abbia mantenuto un andamento ten-
denzialmente crescente, come peraltro osservato anche in altre fasi storiche,
ha per evidenziato una crescita comunque inferiore a quella dei primi anni
novanta. La crescita di questa componente della spesa legata a fattori strut-
turali che guidano la ricomposizione della spesa, come per i servizi ricreativi o i
servizi alle famiglie. Si deve anche segnalare la fase di difficolt della domanda
della voce alberghi e ristoranti in virt tanto del ridimensionamento della
spesa per le vacanze, quanto del fatto che la crisi del mercato del lavoro ha in
parte interrotto il processo di femminilizzazione del mercato, che aveva guida-
to lincremento della frequenza dei pasti fuori casa.
CraFico q. Consumi de||e Famig|ie, servizi: conFronto Fra Fasi cic|iche
{trimestri,indicepostopariaooilpuntodimassimodelcicloprecedente)
97
100
103
106
-4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1 1
I '07 - IV '10
II '91 - I '95
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
A partire dallanalisi degli andamenti dei volumi di spesa, si pu provare
a soffermare lattenzione sul mutamento della struttura della spesa avvenuto
nel corso degli ultimi anni guardando in questo caso allincidenza delle diverse
voci sul complesso degli acquisti delle famiglie. Occorre per prendere in esa-
me non solo landamento dei volumi, ma anche levoluzione dei prezzi relativi,
anche perch questi ultimi possono concorrere nella spiegazione dellanda-
mento delle quantit acquistate. Allo scopo, confrontiamo il dato medio del
2010 con il dato del 2007, prima della crisi, e il precedente valore di inizio de-
cennio. Oltre a rappresentare la quota sul valore dei consumi, nella tabella 4.1
se ne calcolano i differenziali di crescita cumulati (rispetto al totale) in ciascun
periodo con riferimento ai valori della spesa, e scomponendo questi ultimi nel-
le quantit acquistate e nei relativi prezzi
9
.
9 Nelle tavole si calcolano i differenziali rispetto alle differenze dei logaritmi, che sono sola-
mente una approssimazione delle variazioni percentuali, ma sono di lettura pi agevole in
quanto mantengono la propriet delladditivit delle variazioni dei prezzi e delle quantit
rispetto alle variazioni dei valori.
[ 133 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
1abe||a q. Come cambia |a struttura de||a spesa
{principaliaggregatidispesa,quote%)


zooo zoo zoo
variazioni
zooo-zoo zoo-zoo
Alimentari , q,6 q,q -o, -o,z
Alcolicietabacchi z, z,6 z,) o, o,o
vest,Calz,rip,lav. 8, ),) ),) -, -o,
Comb.man.ser.casa 8, zo, zz, z, ,8
dicui:FttieFFettivi ,8 z,o z,z o,z o,z
FttiFgurativi o, z,z , z,o ,
manutenzioneabitazione ,z , , -o, o,o
acquaealtriservizi ,) ,8 z,o o,o o,z
energiaelettrica,gasedaltricombustibili ,q ,q ,8 o,o o,q
Mobili,elettrodomestici,detersivi,altro 8, ),q ),z -o,8 -o,z
Farmaci,apparecchimedicali,serv. ,q , ,z -o, o,z
Auto,altro ,8 ,q z,8 -o,q -o,6
1eleFonoeserviziteleFonia z,) z,) z, o,o -o,z
Ricreazione ), 6, ),o -o,q o,o
Istruzione o, o, ,o o,o o,
Alberghiepubbliciesercizi ,q o, o,z o,6 o,z
Altribenieservizi ,q o,o , o,6 -o,
1otale oo,o oo,o oo,o o,o o,o

Alimentare ),6 ),z ), -o, -o,z
Nonalimentare 8z,q 8z,8 8z, o, o,z

benidurevoli ,o , 8,6 -, -,z
nondurevoli , z,) z,) -,q o,o
benisemidurevoli z, o,8 o, -, -o,z
servizi q,6 q,6 , q,o ,
servizi{esclusoaFFtti) , ,q ,) , o,z
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Landamento tendenzialmente crescente del peso dei servizi naturalmente
la principale ragione di mutamento della struttura dei consumi delle famiglie
nel corso dellultimo decennio. La loro incidenza sul totale passa dal 45,6%
al 49,6% fra il 2000 e il 2007, sino a portarsi al 51,1% nel 2010. In entrambi
i sottoperiodi lincremento della quota dei servizi sul totale della spesa delle
famiglie di circa mezzo punto allanno.
Una quota importante di tale aumento, circa tre decimi allanno, per lega-
ta allaumento di una tipologia particolare di spesa, vale a dire la voce dei fitti
figurativi. Si tratta di una componente che in sostanza attribuisce i servizi per
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 134 ]
luso dellabitazione ai proprietari delle case in cui essi abitano valorizzandoli
sulla base dei prezzi degli affitti.
La particolarit di questa voce sta nel fatto che ad essa non corrisponde un
vero e proprio esborso in termini monetari da parte delle famiglie. Come si
osserva dalle tavole, laumento del peso di questa voce di spesa nella struttura
dei consumi legato in misura prevalente alla componente di prezzo che ha
cumulato soprattutto fra il 2000 e il 2007 un divario rispetto al complesso dei
consumi del 15% circa.
C stato anche un aumento dei volumi, legato al forte ciclo dellimmobilia-
re, ma questa componente incide in misura secondaria sullandamento della
quota dei fitti nella struttura dei consumi delle famiglie. Al netto dei fitti il
peso dei consumi di servizi cresce meno, tre decimi allanno fra il 2000 e il
2007, un decimo allanno nellultimo triennio. La minore crescita della quota
sui consumi totali riflette il fatto che crescono di meno i prezzi, mentre rima-
ne pressoch inalterato il divario in termini di quantit: anche escludendo gli
affitti il tasso di crescita dei consumi di servizi in volume supera la media con
uno scarto di mezzo punto allanno fra il 2000 e il 2007 e ben nove decimi fra
il 2007 e il 2010.
Riassumendo, laumento dellincidenza dei servizi sul totale della spesa delle
famiglie in buona parte legato al fatto che aumentato il costo dellabitazio-
ne imputato ai proprietari di immobili, essenzialmente per effetto dellaumen-
to del costo relativo.
Escludendo questa componente, laumento del peso dei servizi si ridimen-
siona, soprattutto perch minore leffetto spiegato dal cambiamento dei
prezzi relativi.
Fra le altre voci dei servizi che registrano incrementi della loro incidenza
relativa sul totale della spesa vi sono soprattutto quella degli alberghi e pub-
blici esercizi, che ha mantenuto un andamento delle quantit superiore al dato
medio nonostante anche il differenziale dinflazione sia risultato di segno po-
sitivo.
Questo aspetto interessante perch queste voci di spesa, in parte di carat-
tere pi voluttuario, avrebbero potuto in linea di principio risentire in misura
maggiore della contrazione della spesa legata alla recessione.
Landamento dei prezzi dei beni rispetto a quelli dei servizi gioca un ruo-
lo essenziale nel modificare lincidenza delle diverse voci di spesa. Gli anni
duemila, sino a prima della crisi, erano stati un periodo in cui linflazione era
sostanzialmente guidata dai servizi, a fronte di dinamiche sotto controllo per
i prezzi dei beni.
[ 135 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
Tale differenziale rappresenta una regolarit storica, ma negli anni duemila
la differenza fra i diversi comparti era risultata piuttosto accentuata rifletten-
do da un canto processi di cambiamento tecnologico, che avevano interessato
soprattutto i prodotti dellelettronica e la telefonia, con vere e proprie cadute
di prezzo, oltre alleffetto dellingresso della Cina nei circuiti di interscambio
internazionale, con la conseguente forte decelerazione dei prezzi dei manu-
fatti. Negli ultimi anni, invece, la divaricazione fra i prezzi dei beni e quelli dei
servizi tende a ridimensionarsi soprattutto perch i prezzi dei beni risentono
dellascesa dei corsi delle materie prime.
1abe||a q.z La crescita re|ativa de||e diverse voci di spesa: va|ori, prezzi, quantit
{diFFerenze%cumulaterispettoaltotaledeiconsumineiduesottoperiodi)

va|ori prezzi quantit
zooo-
zoo
zoo-
zoo
zooo-
zoo
zoo-
zoo
zooo-
zoo
zoo-
zoo
Alimentari -,o -, -,6 z, -,q -q,
Alcolicietabacchi q,z ,) q, 6,o -o, -q,z
vest,Calz,rip,lav. -, -o,8 -, -o,) -o,z -o,
Comb.man.ser.casa o,) 8, z,o ,z -, ,
dicui:FttieFFettivi 8,z 8, 8,z , -o,o ,
FttiFgurativi ),) 8,z q,8 ,8 z, q,
manutenzioneabitazione -o, o,6 , q, -,8 -,)
acquaealtriservizi z,z , ,z 8,6 -),o o,6
energiaelettrica,gasedaltricombustibili o, o, ,6 -,q -, ,)
Mobili,elettrodomestici,detersivi,altro -o,z -, -,z , -, -,o
Farmaci,apparecchimedicali,serv. -8, ,z -6, -, 8,z o,
Auto,altro -,o -q,6 -z,o z,6 -, -),z
1eleFonoeserviziteleFonia o, -),6 -q8,z -,6 q, q,o
Ricreazione -,6 o, -8,6 -z,8 ,o ,
Istruzione -,o ), , z, -q,z q,8
Alberghiepubbliciesercizi 6, , q,q o,8 , o,)
Altribenieservizi 6, -,8 , -,) , ,8
1otale o,o o,o o,o o,o o,o o,o

Alimentare -z,o -,o o,) , -z,) -q,
Nonalimentare o,q o,z -o,z -o,) o,6 o,

benidurevoli -o, -,q -6, -z,8 6,o -o,6
nondurevoli -q,6 o,o -,q ,) -, -,)
benisemidurevoli -, -z, -q,8 -,z -8, -,z
servizi 8, ,o ,) -o,z z,8 ,z
servizi{esclusoaFFtti) ,q o,) z, -, , z,6
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 136 ]
Di interesse il caso della spesa alimentare, che nel corso degli ultimi anni
ha visto ridursi la propria incidenza sulla struttura dei consumi delle famiglie
per effetto di una dinamica dei prezzi pi elevata della media, compensata da
una maggiore contrazione delle quantit. Come noto, invece, la crisi ha inciso
soprattutto sui livelli di spesa destinati agli acquisti di beni durevoli con una
caduta della rispettiva quota sul complesso della spesa superiore ad un punto
percentuale. Tale contrazione tanto pi significativa se si considera che il
peso della domanda di durevoli si era gi ridimensionato negli anni prima del-
la crisi, ma soprattutto per un effetto di caduta dei prezzi relativi dei prodotti
della telefonia e dellelettronica di consumo. La caduta delle quantit stata
marcata per durevoli tradizionali (auto, mobili ed elettrodomestici) che hanno
continuato a perdere di peso durante tutto il periodo considerato.
Riquadro q. Consumi ita|iani, consumi europei
Per comprendere meglio le peculiarit dei consumi italiani e oltremodo inte-
ressanteconFrontarelaspesadelleFamiglieitalianeconquelladeglialtrigrandi
paesieuropeieconlamediacontinentale.
innanzituttoevidentecomeiconsumidegliitalianisianoinaggregatosigniF-
cativamentepiualtidellamediaUeaz)membrimasianoinveceleggermente
piucontenutiseilconFrontosirestringeallamediadeipaesiFondatoridell'euro
neicuiconFrontilaspesamediaprocapiteepiubassadicircaooeuro.
1raigrandipaesieuropeil'ItaliaFamegliodellaSpagna,neicuiconFrontipu
ancoravantareundiFFerenzialepositivodiquasiduemilaeuromarimaneleg-
germente indietro rispetto a Francia {-oo euro), Regno Unito {-qoo euro) e
soprattuttoGermania{-.oooeuro).
L'articolazionedellaspesatotalenellesingoleFunzionidiconsumopermettedi
coglierelespeciFcitdeisingolipaesieinparticolaredell'Italia.
LaprimaevidentediFFerenzariguardailcompartodell'abbigliamentoedellecal-
zature dove gli italiani presentano di gran lunga i consumi piu elevati con un
diFFerenzialediooeurorispettoallamediadell'areaeurozeaddiritturadioo
euroecircail)o%inpiudellaspesamediaprocapitediGermaniaeFrancia.
La seconda evidente diFFerenza riguarda invece proprio l'alimentare. Sebbene
in questo contesto il processo di omogeneizzazione dei consumi e in corso
damoltiannipermaneancoraunmaggiorlivellodellaspesadegliitalianiche
ancheinquestocasosicollocanoincimaallaclassiFcaeuropeaconundiFFeren-
zialesullamediaeuropeadizooeuro.
InFatti,inmediaciascunitalianospendeinprodottialimentaricircaz.ooeuro
[ 137 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
controiz.ooodeiFrancesi,i.8oodeglispagnoli,i.6oodeitedeschieaddirit-
turai.ooeurodeibritannici.UlterioridiFFerenzepositivenelconFrontocongli
altripaesieuropeiriguardanolespeseperl'arredamentoeglielettrodomestici,
e quella per alberghi e ristoranti dove l'Italia evidenzia una spesa media piu
elevatadiooeurorispettoallamediaeuropea.
Consumi procapite dei principa|i paesi europei
{eurocorrentiperabitante,zoo)
Uez
Area
euro z
Cermania Spagna Francia Ita|ia
Regno
Unito
diFF.
Ita|ia-
Area
euro z
Consumi tota|i .qoo y.6oo 6.oo .qoo 6.yoo y.oo y.oo -oo
Alimentari .6oo .oo .6oo .8oo z.ooo z.oo .oo zoo
Bevandenon
alcoliche
zoo zoo zoo oo zoo zoo zoo o
Bevandealcoliche zoo zoo zoo oo zoo oo oo -oo
1abacco oo oo oo oo oo oo oo o
Abbigliamentoe
calzature
)oo oo oo )oo )oo .zoo oo oo
Abitazione,
utenzee
combustibili
.oo .6oo q.ooo z.6oo q.zoo .qoo .oo -zoo
Arredamento,
elettrodomestici
emanutenzione
immobili
8oo .ooo .oo )oo .ooo .oo 8oo oo
Salute oo 6oo 8oo oo 6oo oo oo -oo
1rasporti .8oo z.ooo z.oo .oo z.oo z.ooo z.oo o
Comunicazioni qoo qoo oo qoo oo qoo oo o
Culturae1empo
Libero
.zoo .oo .oo .oo .qoo .ooo .8oo -oo
Istruzione oo zoo oo zoo oo oo zoo -oo
Alberghie
Ristoranti
.zoo .qoo oo z.oo .zoo .oo .6oo oo
Altribenieservizi .oo .)oo .8oo .oo .oo .qoo .oo -oo
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurostat
1utte le altre voci presentano un diFFerenziale negativo con gli altri paesi e la
mediacontinentale.LediFFerenzemaggioririguardanoilcompartodellacultura
edeltempolibero{-ooeurosull'areaeuro),glialtribenieservizi{-ooeuro)
elaspesaperl'abitazione{-zooeuro).
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 138 ]
Riquadro q.q L'auto e i| costo de||a benzina
Quellaperl'automobileelaterzavocedispesaperleFamiglieitaliane,dopola
casael'alimentazione.Inparticolarenelzoogliitalianihannospesoperl'auto
circa6miliardidieuro,unterzodeiqualiseneeandatoinprelievoFscale.
I costi per |'auto deg|i ita|iani
{milionidieuro,zoo)
Manutenzione e riparazione 16%
Pneumatici 4%
Carburante 25%
Acquisto auto 35%
Rca 9%
Bollo 3%
Pedaggi autostradali 3%
Parcheggio 5%
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiAci
Dopolacontrazionedelzoolaprimariduzioneinanninelzooilcosto
perl'acquistoel'utilizzodell'automobileetornatoacresceredell'%,comerile-
val'AutomobileClubd'Italia.
Lavocepiuconsistenteanchenelzooerappresentatadall'acquistodeiveicoli
{6, miliardi di euro) che vede una signiFcativa contrazione dopo l'aumento
delzoo{-%).
Altri costi di rilievo sono ancora la manutenzione {z,8 miliardi e +z,% sul
zoo)elaspesaperlaRCauto,cheestatadicirca,)miliardidieuro{+q,z%
rispettoalzoo).tornatoacrescereinveceilprelievoFscalepertuttiiveicoli:
nelzoosonostativersatinellecassedelFsco),)miliardi,+o,%sulzoo.
Maggiore attenzione merita la spesa per carburante che cresce nel zoo del
+,q%perunvalorepariq,qmiliardi .benequisegnalarechesololadiminu-
zionedelcarburanteacquistatohapermessodilimitarel'esborsodelleFamiglie
in quanto l'incremento dei prezzi alla pompa, come sottolinea l'Aci, e salito
delo,6%perlabenzina,delz,q%perilgasolioeaddiritturadel),%peril
gpl.ProprioinriFerimentoalprezzodellabenzinaeutilenotarecomenell'ulti-
masettimanadiluglio,mentregliitalianisipreparavanoperandareinFerie,il
bollettino settimanale della Commissione Furopea segnalava una signiFcativa
diFFerenzaneiprezzideicarburantitral'Italiaeglialtripaesieuropei.
SeinFattiilprezzodeicarburantiinItalia,tasseincluse,esololievementesupe-
rioreaquellomediodell'areaeuro,quandosiFariFerimentoalprezzoalnetto
deglioneriFscalieFacilenotarecomeilconsumatoreitalianopaghipericarbu-
rantiunprezzopiualtodiquellodeglialtripaesieuropei.
[ 139 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
Fattocentoilprezzonell'areaeuro,inFatti,ilprezzomediodell'Italiaepiualtodi
seipuntipercentualiperlabenzinaedicinqueperildiesel.Ladistanzaeancora
piuampiasesiprendonoariFerimentoigrandipaesidell'Furopasettentrionale.
Perlabenzina,adesempio,ladiFFerenzaconlaFranciaeilRegnoUnitoeparial
z%,quellaconlaGermaniaal%.
I| prezzo dei carburanti in Europa
{rilevazionedelz.o).zo)
Prezzo esc|use |e tasse Prezzo inc|use |e tasse
8enzina Diese| 8enzina Diese|
`]| Indice `]| Indice `]| Indice `]| Indice
Francia o,oq q o,8 q , q),oo 8
Germania o, ) o, ) ,q oo 88,ooo o
Italia o,66 o6 o,)8 o ,o o q6,o o)
Spagna o, o o,)z oq ,6 88 z8z,)o q
RegnoUnito o,oq q o,z 6 ,) oo 8,8o 6
Uez) o,z) o, oo , 8,6o o
AreaFuro o,q oo o,z oo , oo 68,zo oo
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiCommissioneFuropea
A proposito di auto, poi l'Annuario Statistico dell'ACI evidenzia come cresca
ancheilnumerodelleautocircolanti+8o.ooovetturenelzoo,peruntotaledi
6.).unit):le.)z.o)onuoveimmatricolazioni,seppureincalorispetto
all'annoprecedente,sonostatecomunquemaggioridelle.66).6qradiazioni.
Il % delle vetture ha piu di o anni di vita e le Furoo non catalizzate sono
ancorailz,%deltotalecircolante.
Autovetture per mi||e abitanti
{datizoo)
300
400
500
600
700
L
o
n
d
r
a
P
a
r
i
g
i
M
a
d
r
i
d
B
e
r
l
i
n
o
P
a
l
e
r
m
o
B
a
r
i
N
a
p
o
l
i
V
e
r
o
n
a
T
o
r
i
n
o
M
i
l
a
n
o
G
e
n
o
v
a
B
o
l
o
g
n
a
F
i
r
e
n
z
e
R
o
m
a
676
657
577
487
571
617
612
573
528
572
347
499
453
336
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurostat
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 140 ]
In Campania {e piu in generale in tutto il Mezzogiorno) l'aumento piu consi-
stentedelparcoautonegliultimiventianni{+)q%),mentrelaLiguriaFaregi-
strareappenail+%.Rispettoallapopolazione,ilnumerodelleautocircolanti
inItaliaeunodeipiualtialmondo.SeaRoma,adesempiocircolano6)6auto
ognimilleabitatiaLondrasono6,aBerlinoq)aParigiqeaMadridq.
L'aumentodelleautosiattenuacomunquenellegrandicitt:negli8maggiori
ComunidellaPenisola{1orino,Milano,Genova,Bologna,Firenze,Roma,Napoli
ePalermo)nel8circolavail8%delleautoitalianeeoggiappenail%.
In un arco temporale ventennale si possono apprezzare meglio le tendenze
diFondodeiconsumicheruotanoattornoall'auto.Avaloricostantil'acquisto
dell'autosiriducedicircaopuntipercentuali,laspesapercarburanticresce
di circa il o% e crescono allo stesso modo i costi per bollo e assicurazioni
{+)o%),pedaggi{+)z%)epneumatici{+q%).
vent'anni di costi per |'auto
{valoriaprezzio,o=oo)
80,0
100,0
120,0
140,0
160,0
180,0
200,0
220,0
240,0
90 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10
Carburante 149,7
Riparazione e manut. 110,5
Pneumatici 214,4
Pedaggi 167,4
Garage e parcheggio 169,9
Bollo e assicurazione 171,8
Acquisto auto 90,1
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiAci
q.qBisogniemodellidiconsumo
Lappuntamento annuale con i risultati dellindagine sui consumi delle fa-
miglie offre la possibilit di indagare le abitudini di acquisto degli italiani, e di
articolarne gli impatti sulla vita quotidiana.
I risultati per il 2010 mostrano una spesa media mensile sostanzialmente
allineata a quella del 2009, anche a valori nominali la crescita modesta e non
supera il mezzo punto percentuale (2.453 euro al mese per famiglia, erano
2.442 nel 2009). Una stagnazione della spesa monetaria che si inserisce in un
contesto di recupero dei prezzi al consumo: il rincaro medio misurato dal de-
flatore dei consumi di contabilit infatti dell1,4%.
assai probabile che alla riduzione delle quantit acquistate si accompagni
[ 141 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
uno scivolamento verso il basso degli acquisti lungo la scala di prezzo: il
cosiddetto fenomeno del downgrading della spesa documentato anche nelle
pagine di questo Rapporto.
questo il caso dellalimentare dove, come viene illustrato pi avanti, per
soddisfare lo stesso bisogno ci si pu orientare verso prodotti a prezzo pi
basso, spostandosi lungo la scala di prezzo, oppure a parit di apporto calorico
si pu optare per prodotti pi economici: basti pensare al caso della morta-
della che viene scelta al posto del prosciutto crudo o dei salumi pi pregiati e
a quello delle carni bianche che vanno a sostituire le carni rosse. Un cambia-
mento delle abitudini cui si accompagna anche una minore fedelt alla marca:
le famiglie scelgono i prodotti affermati prevalentemente quando sono in pro-
mozione e sempre pi spesso abbandonano il prodotto di marca in favore di
quello a marchio del distributore.
Un altro comparto dove sono cresciute le possibilit di contenere la spesa
agendo sulle abitudini di consumo quello dellabbigliamento dove, nono-
stante la forza e il richiamo del made in Italy, conquistano importanti quote
di mercato le catene della distribuzione internazionale. Basti pensare che nel
caso della moda maschile catene e franchising, grazie allaumento delle vendite
registrato nel 2010, hanno raggiunto quasi il 25% del totale delle vendite, po-
sizionandosi al secondo posto subito dopo il dettaglio indipendente.
In altre sfere del consumo pi difficile agire sulla leva del prezzo, perch
minore la possibilit di scelta: ci si risolve in una superiore rigidit nel breve
periodo della spesa. il caso delle spese legate allalloggio, come gli affitti,
mutui o le utenze. La scelta dellabitazione di residenza si muove tipicamente
su orizzonti piuttosto lunghi, ed sostanzialmente incomprimibile nel breve
periodo.
Inoltre, nel caso delle utenze (energia elettrica, gas, acqua e telefono), il mar-
gine di risparmio ottenibile dalle famiglie quanto mai ridotto, in quanto si
limita alla capacit di attivare comportamenti virtuosi orientati a contenere il
consumo, tipicamente intervenendo sugli sprechi.
Per altre categorie di spesa, invece, prevale il carattere voluttuario dellac-
quisto: si tratta cio di beni e servizi non indispensabili e quindi maggiormente
esposti a tagli e rinunce nei periodi di maggiore difficolt economica. sicu-
ramente il caso di alcune sfere del tempo libero, come ad esempio i viaggi,
e dei beni durevoli, sui quali le famiglie possono pi facilmente intervenire
rinviando lacquisto.
Guardando alle risultanze documentate dallindagine sui consumi delle fa-
miglie, nel 2010 la composizione della spesa delle famiglie non ha registrato
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 142 ]
particolari stravolgimenti: per cogliere i cambiamenti nelle abitudini di consu-
mo necessario estendere lanalisi ad un arco temporale pi ampio. A tal fine,
si prende a riferimento il triennio 2007-2010.
1abe||a q. La spesa de||e Famig|ie in Ita|ia
{principaliaggregatidispesa,euro]meseequote%,valorinominali)
zoo zoo8 zoog zoo
variazioni %
zoo]zoo
Alimentariebevande q66 q) q6 q6) o,z%
Nonalimentari:dicui z.oq z.oo .8 .8) -,%
1abacchi % % % % -z,%
Abbigliamentoecalzature 6% 6% 6% 6% -8,%
Abitazione z)% z)% z8% z8% ,z%
Combustibilieenergia % % 6% % ,%
Mobili,elettrodomestici 6% 6% 6% % -6,%
Sanit q% q% q% q% -8,%
1rasporti % q% q% q% -),%
Comunicazioni z% z% z% z% -,%
Istruzione % % % % 8,8%
1empoliberoecultura q% q% q% q% -,%
Altribenieservizi % % % o% -q,8%
Spesa media mensi|e z q8o z q8y z qqz z qy -.%
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Nel caso dellalimentare si registra nel 2010 una leggera ripresa della spesa
che mantiene comunque la spesa monetaria delle famiglie ad un livello pi
basso dell1% rispetto al 2007. In ottica di medio periodo, per, utile ricorda-
re che linflazione alimentare stata di oltre 7 punti percentuali: ci suggerisce
una consistente diminuzione delle quantit acquistate. Il settore dellabbiglia-
mento e delle calzature si invece assestato nel 2010 ai livelli registrati lanno
precedente: il calo di nove punti percentuali registrato nel triennio quindi
concentrato nel periodo 2008-2009, quando si registra una pesante battuta
darresto del comparto moda, con variazioni significative sia nella spesa per
lacquisto di calzature sia, ancor pi, per gli acquisti di vestiario.
Le spese per labitazione, ovvero laffitto, la manutenzione ordinaria e stra-
ordinaria, nonch le principali utenze sono invece tra le poche voci a registrare
una crescita nel triennio considerato, in buona misura concentrata nel biennio
2008-2009. Laumento ascrivibile congiuntamente alla rivalutazione dei fitti
figurativi (legata allaumento dei prezzi degli immobili) e alla lievitazione del
costo della fornitura di energia elettrica e gas, che registra un aumento a due
cifre; nel caso del riscaldamento leffetto sulla spesa riconducibile anche a
[ 143 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
fattori climatici che hanno accentuato il rincaro del prezzo dei combustibili e,
principalmente, del gas naturale.
Il settore dellarredamento, per lo pi caratterizzato da beni durevoli, ha
subito, come spesso accade nei periodi di difficolt economica, un taglio dei
consumi piuttosto consistente, solo in parte recuperato nellultimo anno: la
spesa per mobili, elettrodomestici ed utensili per la casa si infatti ridotta com-
plessivamente di circa sette punti percentuali nel triennio, ma solo dell1%
nel 2010.
Laumento registrato nel 2010 dalla spesa delle famiglie per le cure ed i
medicinali compensa, in parte, il forte calo registrato nel precedente biennio.
Landamento della spesa sanitaria delle famiglie suggerisce un possibile au-
mento nel consumo pro-capite di medicinali ed un pi frequente ricorso a pre-
stazioni sanitarie, di tipo privato (ad esempio per visite specialistiche) anche in
conseguenza del progressivo arretramento del servizio pubblico.
Il capitolo di spesa che riguarda trasporti e comunicazioni registra un calo
consistente nel periodo considerato, concentrato quasi esclusivamente nel
biennio 2007-2009. Allinterno dellaggregato utile distinguere il comparto
delle comunicazioni che ha perso circa 4 punti percentuali e quello dei traspor-
ti che invece registra una battuta darresto ancora pi forte soprattutto a causa
della riduzione della spesa per lacquisto di mezzi di trasporto (automobili,
moto, etc.).
Infine, la spesa per il tempo libero e listruzione recupera nel 2010 oltre 7
punti percentuali e riporta la spesa complessiva del comparto ai valori del
2007. Una lettura pi dettagliata mostra una dinamica eterogenea allinterno
dellaggregato: la spesa per il tempo libero ha infatti messo a segno un incre-
mento piuttosto sostenuto, mentre la spesa per listruzione ha registrato un
calo seppur contenuto.
Riquadro q.y Consumi e tipo|ogie Fami|iari
Idatidicontabilitnazionalemostranochetrascorsipiuditreannidall'avvio
dellaFasedirallentamentodelcicloeconomico,laspesaperconsumidelleFa-
miglie italiane e cresciuta a valori nominali di z,6 punti percentuali {consumi
Fnali interni).Unavolta considerato che nel triennio la popolazione italiana e
cresciutadicircaunmilionediabitanti,passandoda,6milionidiFnezoo)
ai6o,6milioninelzoo{+,)%),echeildeFatoredeiconsumihaquantiFcato
unacrescitadeiprezzideibeniedeiserviziacquistatidalleFamigliediq,)punti
percentuali,sigiungerapidamenteallaconclusionecheinterminipro-capitela
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 144 ]
spesamonetariaecresciutadimenodiunpuntopercentualeedediminuitain
terminirealidiquasiquattro.
D'altro canto la quantiFcazione dell'arretramento della spesa monetaria nel
trienniomisuratasuibilancidelleFamigliesicollocaintornoalpuntopercentua-
le,corrispondentiacircaz)euroalmeseinmeno{laspesamediapernucleo
Familiarenelzoo)sieattestataazq8oeuro).
AFrontedellasostanzialestasidellaspesamonetaria,ilcontestualeaumentodi
q,)puntipercentualideiprezzideibeniedeiservizimisuratodaldeFatoredi
contabilitconduceadiagnosticareunacontrazionedellaspesainterminireali
superioreaipuntipercentuali.
Si tratta di una quantiFcazione abbastanza coerente con quella poc'anzi illu-
strataconriFerimentoall'andamentodeiconsumipro-capitedacontabilitna-
zionale,unavoltatenutocontodellaprogressivacontrazionedelladimensione
dei nuclei Familiari. Una tale dimensione della caduta dei consumi necessita
diqualcheapproFondimentosiapercherivelaunproFondocambiamentonelle
abitudini di spesa e negli stili di vita delle Famiglie italiane, sia per le pesanti
implicazioni che pu avere indotto per talune categorie Familiari, sia per suoi
risvolti sociali. Il dato medio, inFatti, considera l'Italia come un'unica grande
Famiglia,Fattochetendeanascondereoabilanciareimutamentinellaspesa,
soprattuttoquando,comenellapresentecrisieconomica,leconseguenzesono
sopportateinmanieraassaipocouniFormedallediversetipologieFamiliariedai
diversi territori. interessante osservare come il dato medio si declina lungo
lediversetipologieFamiliari,identiFcatedaunacombinazionetraetanagraF-
cadelcapo-Famiglia,numerodeicomponentiilnucleoelegameFamiliaretrai
componenti.
L'IstattabulabendiecitipologieFamiliari,piuunacategoriaresiduale:sipassa
dainucleiconununicocomponente,articolatilungotreclassidiet{inFeriore
ai anni, compresa tra e 6q, superiore a 6q anni), alle coppie senza Fgli,
parimentideclinateinrelazioneall'etdellapersonadiriFerimento,allecoppie
conuno,dueetreopiuFgli,indipendentementedall'et,perFnireconimono-
genitori,conunoopiuFgliacarico.
ConsiderandolanumerositdeinucleiFamiliarisiosservaunaprimaimportan-
tecesura:l'universodelleFamigliesidivideinduegruppididimensioneequiva-
lente,uno%diFamiglieperlequalilaspesamonetariaperconsumineltrien-
nioerimastastabileoecresciutaeunaltroo%diFamiglieperlequalilaspesa
monetariasieridotta.ScorrendoildettagliopertipoFamiliaresinotaancheche
i due estremi della graduatoria sono rappresentati, dal lato dei meno colpiti,
dallepersonesoleconpiudi6qanniedacoppiegiovanisenzaFgli{personadi
[ 145 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
riFerimentoconmenodianni)edall'altro,quellodeipiucolpiti,dallepersone
soleconmenodianniedaimonogenitori.
La spesa dei tipi Fami|iari
{spesamedia,euro]meseevariazioni%)
zoo zoo variazioni %
Personasolaconmenodianni qq 88 -z%
Personasolacon-6qanni zoo %
Personasolaconpiudi6qanni 6 qq6 )%
CoppiasenzaFgliconp.r.conmenodianni z)6z zo8 %
CoppiasenzaFgliconp.r.di-6qanni z8)q z88 -%
CoppiasenzaFgliconp.r.6anniepiu z zz %
CoppiaconFglio z) zzz -%
CoppiaconzFgli 88 -z%
CoppiaconepiuFgli 8 z8 %
Monogenitore zq zo8 -)%
Altretipologie z) z6qq -q%
1otaleFamiglie zq8o zq -%
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Leprimeregistranoneltrienniounprogressodellaspesamonetariamensiletra
iei)puntipercentuali,lesecondesonooggettodiunacadutarispettivamente
dizeoltre)puntipercentuali.Inmezzo,inunacondizionedipesanteridimen-
sionamentodeglistilidivitaedelleabitudinidiconsumo,inucleipiudiFFusi,
quelliFormatidallecoppieconunoodueFgliacarico,chemettonoasegnouna
contrazionedellaspesamonetariacompresatraezpuntipercentuali.
Seaquestopuntositienecontodell'andamentodeiprezzideibeniedeiservizi
acquistati,coscomemisuratadaldeFatoredicontabilit,ladiagnosipeggiora
ulteriormente:tuttiitipiFamiliari,conl'eccezionedellepersonesoleconoltre
6qannielecoppiesenzaFgliconcapoFamigliadietinFerioreaianni
10
pre-
sentanounariduzionedellaspesareale,cioeuncalodellequantitacquistate
cheraggiungeisettepuntipercentualitralepersonesoleconmenodiannie
superaidiecipuntipercentualitraimonogenitori.
DaidatisiriscontralamaggioretenutadellaspesaperinucleidoveilcapoFami-
gliaepersonaanziana,equestoelegatoalFattocheingenerelaprincipaleFonte
di reddito per questi gruppi e costituita dalle pensioni la cui elasticit al ciclo
10 Con riferimento a questa tipologia familiare pare opportuno ricordare che assai
poco diffusa sul territorio nazionale (meno del 2% delle famiglie italiane). La ridotta
numerosit delle famiglie nelluniverso, si riflette in un ridotto numero di unit campio-
nate, dunque in un margine di errore delle stime assai ampio.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 146 ]
economicoepernaturadecisamentepiubassadeiredditidalavoro,soprattutto
nelle Fasi storiche in cui l'occupazione evidenzia ampie Futtuazioni. Per con-
verso, i nuclei Familiari piu esposti a ridimensionamenti del tenore di vita nel
corsodellacrisisembranoessereproprioletipologieFamiliaripiuclassiche,
ovverolecoppieconunoodueFgli.Fquestae,invece,unaconseguenzadiretta
dell'elasticitdellororedditoalcicloeconomico,datochepresumibilmentela
voce principale e per queste Famiglie costituita da redditi da lavoro. va anche
consideratochesitrattadiFamigliealpiccodispesanelcorsodelciclovitale,
echepresentanoquindiunastrutturadeiconsumivincolatamaggiormenteai
Fussi di reddito disponibile. I gruppi dei piu giovani rivelano contrazioni del-
la spesa nei single e andamenti crescenti nelle coppie con Fglio, questo dato
potrebbeancheriFettereilFattocheledecisionidicostruzionediunaFamiglia
hannoriFessoinquestiannil'andamentodelredditoFamiliareeinparticolarela
permanenzaomenoinsituazionidiprecarietproFessionalechepossonoavere
scoraggiatolacreazionedinuoveFamiglie,aumentandolapersistenzadiqueste
personenellostatusdisingle.SoFFronoancheinquestianniimonogenitori,e
anchelacondizionedimonogenitorepotrebbeesserecorrelatapositivamente
concondizionididisagioeconomicorelativo.Sonodatichetestimonianocome
la crisi e i suoi risvolti occupazionali abbiano causato l'apertura di importanti
divari,doveigiovanichevivonodasolieimonogenitorisonolecategorieche
hannomaggiormentesubitoleconseguenzeperlaspesacausatedellaperdita
delpostodilavoro,mentreinucleidianziani,cheannoveranounaassolutapre-
valenzadipensionati,beneFcianodiunasuperioretenutadellaspesareale.
Riquadro q.6 L'epicentro de||a crisi dei consumi ne| Mezzogiorno
Le conseguenze della crisi economica hanno segnato proFonde cesure a livel-
lo geograFco. La sostanziale stabilit della spesa monetaria media del nucleo
Familiare osservata tra il zoo) e il zoo sintetizza diFatti andamenti territoriali
assaieterogenei.SenelleregionidelNordedelCentrolaspesamediamensile
delleFamiglieerimastaancorataaivaloridelzoo),enelMezzogiornodelpa-
esechesonomaturatiimaggioricedimenti:laspesamediadelleFamiglie,che
nelzoo)eragiinFerioredioltrezopuntipercentualiaquellamediaitaliana,
e ulteriormente scivolata. Nel triennio la contrazione della spesa mensile nel
Mezzogiornosuperaiquattropuntipercentuali,da.6euro]mesedelzoo)si
passaa.88zeuro]mesedelzoo,corrispondentia8)euro]meseinmeno.La
maggioreentitdellacontrazionenelleregionidelMezzogiornosicaratterizza
ancheperlamaggioreestensionetemporaledellaFasedicadutavistocheanco-
[ 147 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
ranelzoosirilevavaunaFessionedellaspesaaprezzicorrenti,mentrelealtre
aree del paese iniziavano ad evidenziare qualche primo segnale di recupero.
L'arretramentoaccomunatantoilversantealimentare,dovesipassadaq8oa
q)euro]mese{conunaFessionedicircailz%intermininominali),quantoil
nonalimentare.inquest'ultimoambito,tuttavia,chesiosservanoimaggiori
cambiamenti:laspesamediadaq8euro]mesedelzoo)scendeaqeuro]
mesenelzoo,conuncalosuperioreaipuntipercentuali.
Spesa media mensi|e: diFFerenze geograFiche
{principaliaggregatidispesa,euro]meseequote%)


Nord Centro Sud e Iso|e
zoo zoo zoo zoo zoo zoo
Alimentariebevande qq q6 q8 q)z q8o q)
Nonalimentari:dicui z.q) z.q z.oq z.o6) .q8 .q
1abacchi
Abbigliamentoecalzature 6 6 6 8 8
Abitazione z8 z z z z
Combustibilieenergia 6
Mobili,elettrodomestici 6 6 6
Sanit q q q q q q
1rasporti 6 z
Comunicazioni z z z z z z
Istruzione
1empoliberoecultura q q q q
Altribenieservizi z z o o 8
Spesamediamensile z.)6 z.)6 z. z. .6 .88z
var.%zoo)-zoo o o -q
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
1raglialimentariiltaglioallaspesacolpiscetrasversalmentetuttiiraggruppa-
mentimerceologici,conlasolaeccezionedipane,cereali,patate,Fruttaeortag-
gi,dovelaspesatieneilivellidelzoo).Colpitiinmisuramaggioregliacquisti
di bevande, zucchero e caFFe, con ogni probabilit merceologie ritenute meno
necessarieosullequalisiriscontranocambiamentinelleabitudinipiuorientate
daconsiderazionidisalutedeiconsumatori.1raibeninonalimentarilaFessio-
nedellaspesamensilematuraprevalentementenelcompartodeibenisemidu-
revoliedurevoli:scende,inFatti,laspesaperabbigliamentoecalzature,arredie
elettrodomesticietrasporti,guidatadalcalodegliacquistidiautoecarburanti.
In Forte ridimensionamento anche le spese per il tempo libero. In contro ten-
denzalespesepertabacchi,abitazione,combustibilieenergia{utenze,aFFtti,
manutenzioniordinarieestraordinarie),spintedairincarichehannocolpitole
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 148 ]
tariFFeenergeticheeicorrispettivideiservizipubblicilocali,adesempioilservi-
zioidricoedallarelativarigiditchecaratterizzaladomandadiquestibeni.
NelleareedelCentroedelNordItalialastasidellaspesael'esitodiunbilancia-
mentotraandamentodellaspesapergenerialimentarienon.Nelleregionidel
Nordlaspesapergenerialimentariecresciutaneltriennio,trainatasoprattutto
dall'aumento dei consumi di carne: a Fronte di un esborso medio mensile in-
variato,ilprogressodell'alimentarecompensaladiminuzionedellaspesanon
alimentare, concentrata in particolare nei comparti dell'abbigliamento e delle
calzature, nei trasporti e nelle spese sanitarie. La lettura piu convincente per
spiegarelospostamentoinFavoredellaspesaalimentarepuntasulcambiamen-
todeglistilidivita,Favoritidall'aumentodeiprezzideicarburantichehapesan-
tementedisincentivatol'acquistoel'usodell'auto,edalladiFFusionedellegrandi
superFcinonalimentaricheconsentonodiabbattereicostiditaliprodottisen-
zarinunciareallerispettivequantit.
InFne,nelleregionidelCentrolospiazzamentohagiocatoinsensoopposto:a
paritdispesamediamensile,neltrienniosirilevaunariduzionedellaspesa
per generi alimentari contro bilanciata dalla crescita della spesa per beni non
alimentarieservizi.
Ladiscesadellaspesapercarneebevandesiaccompagnaalcalodellaspesa
pertrasporti,conunadiminuzionedegliesborsiperl'acquistodicarburantie
mezziditrasportochesiconFermatrasversalealterritorionazionale:ilcalodi
queste voci e pressoche interamente assorbito dalla Forte crescita delle spese
perl'abitazione,delriscaldamentoedell'energia.
Riquadro q. Crisi e dieta a|imentare de||a Famig|ia
La spesa per l'alimentazione, legata al soddisFacimenti di bisogni primari, e
solitamente tra le voci di spesa meno inFuenzate dall'alternarsi delle Fasi del
cicloeconomico.Inrealt,ancheall'internodeiconsumialimentariepossibile
rintracciareduediverseeoppostetendenze.DaunlatolacrescentesoFstica-
zionedelconsumochesitraduceinunagammamoltovariadiprodotti,basti
pensareaicibietniciocosiddettiFuoristagione,oquellicheincludonouna
componente di servizio, come dimostra la proliFerazione di cibi preparati e
prontiall'usoormailargamentediFFusi.Indirezioneopposta,invece,simuove
lospostamentoversoilbassolungolascaladiprezzo,acuipucorrispondere
unaminorequalitdelprodottoacquistatoocomunqueunaminorevarietdel
ciboconsumato.QuestidueFenomenispostanoversol'altoeversoilbassoil
livellodellaspesaalimentarecontribuendoadampliarelediFFerenzetraFamiglie
[ 149 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
condiversacapacitdispesa.Larecentecrisieconomicahaavuto,comegiac-
cennato,unimpattosuiconsumialimentariseconsideratiinterminireali,cioe
alnettodelladinamicainFazionistica.Complessivamentelavariazioneregistra-
tanelcompartoeprossimaallozero,maquestorisultatovadepuratoperda
unaumentodeiprezzidicirca)puntipercentuali.

Composizione de||a spesa a|imentare


{quota%sullaspesaalimentare)
zoo zoo8 zoog zoo
Pane e cerea|i ,o , ,q 6,8
Pane,grissiniecrackers 6,8 ), 6,8 -
Biscotti z, z, z,z -
Pastaeriso ,q , ,6 -
Pasticceriaedolciumi z,8 z,) z,) -
Carne zz,6 zz,6 zz,8 z,6
Carnebovina , ,z , -
Carnesuina z,q z,q z,q -
Pollame,coniglieselvaggina q,q q, q, -
Salumi , ,o , -
Pesce 8,g 8,y 8, 8,g
Latte, Formaggi e uova ,y ,y , ,
Latte q,o q,o q,o -
Formaggi 6,o 6,o 6, -
Uova , ,z ,z -
O|i e grassi ,8 , ,y ,z
Oliodioliva z, z,8 z,6 -
Patate, Frutta e ortaggi ,g 8, 8, ,g
Frutta ,o ,o 8, -
Zucchero, caFF e drogheria , ,z , 6,8
Zucchero o,8 o,8 o,) -
CaFFe,teecacao z,8 z,8 z,8 -
Gelati , , , -
8evande g, g, 8,g 8,g
vino z,) z,6 z, -
Birra ,o ,o ,o -
Acquaminerale z,8 z, z,) -
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
LanecessitdelleFamigliediFronteggiarel'aumentodeiprezzihaquindideter-
minato una riduzione delle quantit o uno spostamento verso prodotti meno
costosi.PoichegliaggregatidisponibiliconriFerimentoalzooconsentonouna
letturasoloparzialedelFenomenoepoichelacontrazionepiusigniFcativanei
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 150 ]
consumi e quella del zoo, dove a Fronte di un aumento dei prezzi di quasi
il z% annuo si e registrato un calo della spesa di quasi il q,%, l'analisi viene
condottasuimicrodatirelativialbienniozoo)-zoo.Inquestoperiodolaspesa
alimentaredelleFamiglieitalianemostrainmediauntagliosuperiorea6oeuro]
annoconcentratoneicompartidelpesce,deglioliiegrassiedellebevande,il
cuirisparmiocomplessivorappresentaquasiilo%delrisparmiototale.Nelle
altrevocidispesasiregistraunospostamentoversoiprodottiaminorvalore
unitario, come nel caso delle carni dove pollame, conigli, selvaggina e salumi
sostituisconolacarnebovina,oconlarinunciaaiprodottilegatipiualpiacere
chealbisognodialimentazionequalipasticceria,dolciumi,drogheria,gelati,ma
anchelebevande:sial'acquaminerale,probabilmenteperunritornoalconsu-
modell'acquadirubinetto,siaglialcolicicomevinoebirra,ilcuiconsumoviene
limitato alle consumazioni Fuori casa. Nonostante i diversi andamenti sulle
singolevocidispesa,laFamigliaitaliananonregistracambiamentisigniFcativi
nellacomposizionedelpropriopaniere:lequotepercentualidellesingolevoci
sultotalealimentareregistranovariazioniinFeriorialmezzopuntopercentuale.
q.Famiglieelivellidispesa:uneserciziodianalisi
La teoria economica concorde circa il fatto che la spesa per beni e servi-
zi disomogenea e mostra un diverso grado di elasticit sia al prezzo sia al
reddito, dettata da stili di consumo diversi che caratterizzano le famiglie. In
particolare beni e servizi che hanno scarsa elasticit al prezzo e al reddito sono
quelli definiti primari, il cui consumo resta pressoch immutato al variare della
disponibilit economica e del prezzo di acquisto, e per questo considerati in-
comprimibili o obbligati. Quelli con elasticit al reddito pi elevata tendono a
rispecchiare in misura maggiore gli andamenti del ciclo economico: crescono
nelle fasi di recupero economico e crollano nei periodi di crisi. Si tratta di beni
e servizi voluttuari, di lusso o di significato sociale, oppure beni destinati a
soddisfare bisogni per un arco temporale lungo (durevoli e semidurevoli), il cui
acquisto, sostituzione o rinnovo pu essere dilazionato nel tempo.
La composizione della spesa quindi una chiave per leggere i gusti delle
famiglie italiane, i loro stili di vita e, implicitamente, la scala valoriale con cui
orientano il proprio consumo. A questo fine si utilizzano i dati riportati nei
questionari compilati da circa 23 mila famiglie nellambito della annuale inda-
gine sui consumi delle famiglie. Lutilizzo di informazioni riferite alle singole
famiglie identificate per numero di componenti, et anagrafica e genere del
[ 151 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
capofamiglia, zona di residenza, condizione professionale e grado di istruzio-
ne, consente unanalisi che permette di capire, con maggiore precisione, quali
fenomeni e quali tendenze sono nascoste o compensate nel dato medio.
Inoltre, lutilizzo di micro dati consente di guardare alle singole voci di spesa
per isolare, in unanalisi statica, le pi importanti analogie e differenze e, in
termini dinamici, i driver del cambiamento della spesa. Non meno importante,
la possibilit di aggregare le singole voci di spesa secondo logiche che tengo-
no conto del tipo di bisogno che la spesa destinata a soddisfare (secondo
una classificazione originale differente da quella attualmente in uso nella sta-
tistica ufficiale COICOP). A tal proposito, lanalisi sviluppata negli anni nel
Rapporto Coop cerca di cogliere i cambiamenti con riferimento alla tipologia
di bisogno che beni e servizi acquistati soddisfano. Le sfere del bisogno indivi-
duate sono in questo caso declinate in: alimentazione, alloggio, abbigliamento,
mobilit, istruzione, salute, servizi sociali e svago. Per individuare lungo il ter-
ritorio famiglie accomunate da una analoga capacit di spesa si scelto di fare
riferimento al concetto di spesa corrente, cio allesborso monetario riferito a
quellinsieme di beni e servizi di consumo quotidiano e acquistati da tutte le
famiglie. Lassunzione implicita in questo esercizio che tali spese, in quanto
non influenzate da fattori straordinari o stagionali, rappresentano una buona
indicazione circa la reale capacit di spesa delle famiglie: attraverso questa via
si perviene a gruppi di famiglie che condividono condizioni di reddito e di
spesa pi simili e pertanto pi confrontabili.
Le spese correnti raggruppano sia esborsi sui quali le famiglie hanno una mi-
nore possibilit di intervenire (le cosiddette spese obbligate, come le utenze)
sia spese intorno alle quali le famiglie modulano il proprio tenore di vita e che
in un certo senso lo qualificano: si pensi al budget destinato allacquisto di
generi alimentari (oltre la soglia funzionale al mero sostentamento), alle spese
quotidiane per la ricreazione e il tempo libero (colazioni al bar, pranzi e cene al
ristorante, cinema, ecc.), alla spesa per labbigliamento e le calzature, eccetera.
Sono esclusi dalla presente analisi le spese straordinarie e non ricorrenti: rien-
trano in questa categoria gli acquisti soggetti a una forte stagionalit, i beni e i
servizi il cui beneficio si estende su un arco temporale ampio e quelli acquistati
solo da una porzione della popolazione
11
.
11 Si tratta ad esempio di viaggi e vacanze, la cui spesa caratterizzata da forte stagionalit,
di cure mediche che rappresentano una spesa in buona misura obbligata ma non comune a
tutti i nuclei familiari, nonch di beni e servizi il cui godimento si protrae oltre il momento
dellacquisto. Rientrano in questultima categoria sicuramente i beni durevoli quali lacqui-
sto di autovetture, grossi elettrodomestici e articoli di arredamento, ma anche alcuni servizi
come labbonamento a manifestazioni sportive e teatrali, e anche le assicurazioni. Per una
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 152 ]
Le quantificazioni che seguono sono riferite alla spesa corrente del tipo fami-
liare pi numeroso e rappresentativo: si tratta della cosiddetta famiglia media,
un nucleo composto da una coppia con un figlio a carico, il cui capo famiglia
ha unet compresa tra i 18 e i 49 anni e il figlio una et inferiore ai 18 anni. Si
tratta di circa 1,9 milioni di famiglie italiane, distribuite per il 52% nelle regioni
del Nord, per il 19% nelle regioni del Centro e per il 29% nel mezzogiorno. Tra
queste si identificano tre porzioni nel corpo centrale della distribuzione della
spesa, eliminando due code simmetriche del 10%: le famiglie che si collocano
nella porzione di distribuzione rilevante sono quelle il cui consumo corrente
si colloca tra il decimo e il novantesimo percentile nella distribuzione della
spesa corrente.
Le porzioni individuate sono cos definite:
s
le famiglia basso-spendenti, ovvero linsieme dei nuclei familiari con una
spesa corrente compresa tra il decimo e il trentesimo percentile della distri-
buzione dove il valore medio della spesa corrente risulta pari a circa 1.000
euro/mese;
s
le famiglie alto-spendenti, che corrisponde alla famiglia con livelli di con-
sumo corrente che ricadono tra il settantesimo e il novantesimo percentile
della distribuzione, con un valore medio della spesa corrente pari a circa
2.500 euro/mese;
s
le famiglie medio-spendenti corrisponde alla famiglia con livelli di con-
sumo corrente compresi tra il trentesimo e il settantesimo percentile della
distribuzione, il cui valore medio della spesa risulta pari a circa 1.500 euro/
mese.
La spesa media della famiglia tipo italiana pari nel 2009 a 2.563 euro/mese,
dato che nasconde tuttavia importanti differenze lungo la distribuzione, con
un rapporto di 1 a 5 tra le due classi estreme, ovvero tra la spesa media dei
poveri e quella dei ricchi.
buona parte dei beni durevoli e degli acquisti stagionali le famiglie esercitano una maggiore
discrezionalit, ovvero hanno una maggiore possibilit di modulare la spesa, che tipicamente
si risolve nel rinvio dellacquisto.
Viene infine annoverata tra le spese non correnti anche la spesa sostenuta per la rata del mu-
tuo e per il canone di locazione: in questo caso il carattere straordinario della spesa dipende
dal fatto che essa interessa solo una percentuale ridotta della popolazione.
Per tutte queste spese, come si pu intuire, il momento dellacquisto configura un esborso
monetario importante a carico del bilancio del mese in cui effettuato: le famiglie che af-
frontano tali spese nel mese di rilevazione vengono automaticamente a collocarsi in cima
alla distribuzione dei consumi mensili, senza che a ci corrisponda effettivamente unelevata
capacit di spesa permanente, cio rinvenibile anche nei restanti mesi dellanno.
[ 153 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
1abe||a q.q Spesa media mensi|e de||a Famig|ia tipo
{coppiaconFiglioacarico,euro]meseperclassidispesamensile,zoo)

Media
C|assi di spesa corrente mensi|e
Poveri
8asso
spendenti
Medio
spendenti
A|to
spendenti
Ricchi
Alloggio 88 ) zq) q z )
Manutenzioneecuradellacasa z 6q ) zoo
Utenze,dicui: zqz qo 8 zo zo o
Fnergiaelettrica qz q o 6 6
Riscaldamento )6 8 6 o
Alimentare qz zq) q)6 6 8z
Mobilit z6 q z) q 66
Costispostamentopubblico z6 z z) 6
Costispostamentoprivato,dicui: z) zz z6 8 )
Carburante ) q) o zoq z)z
ServiziallaFamiglia z ) z 6 8o
Abbigliamento zzz 8 )8 q )
1empolibero zzz 8 8) 66 o
Hobby 6o 8 zq z q
Svagoedivertimenti 6 ) q o 6
RistorantieBar oz q6 z 6q z
Altrespese )o 6 6 zo8
1otalespesecorrenti .)o )o 6 . z.8 .)z6
Altrespesenoncorrenti 8 ) q) )88 . .6zz
Spesamediamensile z.6 o .q6z z.o8 .8 .q8
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Concentrando lattenzione sulle 3 classi di consumo individuate, le differen-
ze nei livelli di spesa si riducono sensibilmente: il dato medio passa da 1.461
euro/mese della famiglia basso-spendente a 2.389 euro/mese per i medio-
spendenti e a 3.581 euro/mese della famiglia alto-spendente.
Prima di concentrarci sulla composizione della spesa corrente interessante
notare che questa rappresenta due terzi della spesa totale per tutte e tre le
famiglie tipo, ad indicare che esse distribuiscono in maniera omogenea la pro-
pria capacit di spesa tra beni di acquisto quotidiano e beni e servizi durevoli e
stagionali. come se esistesse una sorta di regola aurea, in virt della quale
al crescere delle disponibilit economiche da destinare al consumo le famiglie
allocassero sempre una quota di 2/3 alle spese correnti e una restante quota di
1/3 alle spese non correnti.
Tra le spese non correnti interessante notare la diversa composizione delle
spese per lalloggio: se tra le famiglie basso-spendenti il budget destinato alle
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 154 ]
spese non correnti in gran parte assorbito dal pagamento di mutui e affitti,
nel caso della famiglia alto-spendente, dove maggiore la percentuale di pro-
prietari, le risorse che si liberano dal pagamento degli affitti sono destinate a
migliorare il comfort e la qualit dellalloggio, attraverso interventi di manu-
tenzione straordinaria, lacquisto di mobili e arredi.
1abe||a q.y Famig|ia tipo: composizione de||a spesa corrente
{coppiaconFiglioacarico,quote%perclassidispesamensile,zoo)
8asso spendenti Medio spendenti A|to spendenti
Alloggio z6 z zz
Manutenzioneecuradellacasa ) 8 8%
Utenze,dicui: %
Fnergiaelettrica q %
Riscaldamento 6 %
Alimentare z6
Mobilit q 6 q
Costispostamentopubblico %
Costispostamentoprivato q %
Carburante o %
ServiziallaFamiglia z z
Abbigliamento o z
1empolibero z
Hobby z q%
Svagoedivertimenti z %
RistorantieBar 6 )%
Altrespese q q q
1otalespesecorrenti oo oo oo
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Tornando alla spesa corrente, il budget familiare in gran parte destinato a
soddisfare i bisogni di alloggio e di nutrimento, comparti che insieme assorbo-
no pi del 50% della spesa totale.
Unaltra voce significativa nel bilancio familiare, con una quota pari al 15%
della spesa corrente totale, quella per la mobilit ovvero i costi di spostamen-
to, sia quelli sostenuti per la manutenzione di mezzi di trasporto privati, sia
quelli per lutilizzo di mezzi di trasporto pubblici. Seguono, per importanza, la
spesa per labbigliamento e quella per il tempo libero, inteso nella sua accezio-
ne pi ampia, ovvero come svago, hobby e benessere. Residuali, in termini di
quota sul totale, la spesa per i servizi alla famiglia e le altre spese.
[ 155 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
Nello specifico, la famiglia basso-spendente destina allalloggio un quarto
della spesa corrente, e gran parte della somma complessiva, circa 180 euro al
mese, assorbita dalle utenze, in particolare riscaldamento, energia elettrica
e telefono, comprensivo delle spese per ricariche e abbonamenti per cellulari.
Nel caso della famiglia media, la quota destinata allalloggio si riduce di circa
2 punti percentuali, per poi stabilizzarsi nel caso della famiglia alto-spendente.
Allinterno di questo aggregato, si nota che al crescere della capacit di spesa,
le utenze, come avviene nel caso di beni a domanda rigida, occupano una
quota inferiore liberando cos disponibilit che vengono destinate alla cura
e alla manutenzione ordinaria della casa. Inoltre, interessante sottolineare
come la famiglia alto-spendente sia lunica a registrare costi per la seconda
abitazione.
La spesa alimentare per la famiglia basso-spendente complessivamente
pari a circa 340 euro/mese, ripartita in modo non perfettamente omogeneo su
tutti i reparti: si registra infatti una preferenza per la carne che, dato il maggior
costo unitario, arriva a pesare per circa un quarto sulla spesa alimentare e, in
misura minore, per pasta, formaggi e uova, alimenti meno costosi e quindi
pi utilizzati dalle famiglie con bassa capacit di spesa per soddisfare i bisogni
alimentari. Per la famiglia media la spesa in beni alimentari passa a circa 470
euro/mese: la differenza si distribuisce in maniera piuttosto uniforme su tutti
i prodotti, tanto che non si registrano cambiamenti nella composizione del
carrello, ad eccezione di un lieve progresso del reparto di dolciumi e drogheria,
beni non di primissima necessit che quindi trovano poco spazio nei carrelli
della famiglia basso-spendente. Nel caso, infine, della famiglia alto-spen-
dente, la quota complessivamente destinata allalimentare decresce ulterior-
mente, a conferma di una minore elasticit al reddito di tali beni, anche per il
significativo impatto dei beni sostituti, quali ad esempio le cene al ristorante.
Il focus sul carrello mostra una parziale sostituzione tra carni e pesce, con le
prime che perdono quota a vantaggio del secondo, una crescita degli alcolici
che nella spesa alimentare paiono comportarsi come beni di lusso.
Nonostante lalimentare si caratterizzi come spesa incomprimibile, la cui
domanda ha una bassa elasticit al reddito, la differenza di spesa tra la famiglia
basso-spendente e quella alto-spendente, pari a circa 300 euro al mese,
suggerisce che anche in questo comparto, a parit di apporto calorico, gli esiti
in termini di maggiore o minore esborso monetario sono piuttosto ampi: dan-
do per scontato il modesto contributo delle quantit, la maggior parte delle
differenze di spesa sono riconducibili al diverso mix alimentare e alle differen-
ze nella qualit e nei costi dei prodotti.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 156 ]
Il bisogno di mobilit costa alla famiglia basso-spendente circa 130 euro/
mese, prevalentemente destinata ai costi di spostamento privato, di cui il car-
burante rappresenta oltre l80%. Al crescere della capacit di spesa si assiste ad
un aumento proporzionale della spesa dedicata alla mobilit, con una leggera
preferenza nel caso della famiglia alto-spendente per lo spostamento priva-
to. Inoltre, con riferimento alla spesa per carburanti interessante notare che
la quota scende al 70% per le famiglie medie e addirittura a meno del 65% per
le famiglie alto-spendente, per le quali diventa significativa la spesa destina-
ta alla manutenzione e riparazione dei veicoli, probabilmente a causa di costi
maggiori per autovetture di classe superiore.
La spesa sostenuta per labbigliamento, la cui quota sul totale cresce allau-
mentare della capacit di spesa, un ottimo esempio per comprendere come
un bene necessario possa diventare edonistico o comunque un bene cosiddet-
to di status. La famiglia basso-spendente risponde infatti al bisogno con
una spesa di circa 100 euro/mese che aumenta di circa l80% nel caso della
famiglia centrale e addirittura raddoppia ancora passando da questa alla fami-
glia alto-spendente: la differenza tra minimo e massimo, che si cifra in circa
250 euro/mese, esprime la preferenza delle famiglie con maggiori possibilit
economiche per la marca, gli indumento di moda, gli accessori.
Una simile progressione in termini di quote sulla spesa totale caratterizza
anche laggregato del tempo libero, tipicamente considerato voluttuario, in
quanto comprende i costi sostenuti per svago, divertimento, sport, benessere,
e come tale ha una domanda caratterizzata da forte elasticit al reddito, oltre
che al prezzo. La spesa destinata complessivamente al tempo libero pari a
circa 90 euro/mese per la famiglia basso-spendente, raddoppia nella famiglia
media e si duplica nuovamente per la famiglia alto-spendente, arrivando ad
un totale di oltre 365 euro/mese, ovvero il 15% della spesa corrente totale.
Infine, per quanto riguarda i cosiddetti servizi alla famiglia, interessante
notare che la spesa diventa significativa solo nel caso delle famiglie pi ab-
bienti che destinano allacquisto di tali beni e servizi circa 70 euro/mese. La
differenze con le altre famiglie giustificata dal fatto che trattandosi di servizi
di supporto alla famiglia, sono pi richiesti nelle famiglie in cui entrambe i
coniugi hanno una occupazione stabile, cio in quei nuclei in cui il reddito e la
capacit di spesa sono superiori.
Le preferenze delle famiglie sono guidate sia dalle caratteristiche socio-eco-
nomiche del contesto abitativo in cui risiedono sia dal sistema di valori intrin-
seco nella societ in cui sono inserite.
Rientrano sicuramente nella prima categoria il livello del reddito, gli orari di
[ 157 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
lavoro, il tasso di pendolarismo, lofferta di servizi pubblici e privati, mentre
sono di carattere pi culturale la diffusione del lavoro femminile, la possibi-
lit di fare ricorso al supporto della famiglia allargata, limportanza attribuita
ai beni che fanno status, etc.
Un esercizio interessante quello di cercare di isolare le differenze nella spe-
sa che originano dal contesto economico, sociale e culturale in cui le famiglie
sono inserite, osservato a partire dalla loro residenza anagrafica.
1abe||a q.6 Famig|ia tipo e spesa corrente
{coppiaconFiglioacarico,distribuzioneperclassidispesasulterritorio,zoo)
Poveri
Nord %
Centro %
SudeIsole 6%
Italia o%
Bassospendenti
Nord %
Centro q%
SudeIsole )%
Italia zo%
Mediospendenti
Nord z%
Centro 8%
SudeIsole %
Italia qo%
Altospendenti
Nord z%
Centro q%
SudeIsole q%
Italia zo%
Ricchi
Nord 6%
Centro z%
SudeIsole z%
Italia o%
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Si pu osservare innanzitutto la distribuzione sul territorio della famiglia
tipo individuata, distinta per le classi di consumo: si nota una maggiore dif-
fusione delle famiglie povere nel Mezzogiorno e delle famiglie ricche nel
Centro-Nord. Guardando inoltre alla distribuzione delle famiglie per classi di
consumo emerge che quelle delle regioni meridionali riportano un livello di
spesa inferiore a quello medio: le cinque classi di consumo calcolate sui decili
della distribuzione delle famiglie italiane sono infatti distribuite in modo diso-
mogeneo sul territorio nazionale.
In particolare, le classi a minore consumo cio il 10% di famiglie povere e
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 158 ]
le famiglie basso-spendenti, circa il 30% della popolazione italiana, sono
decisamente pi diffuse nel Mezzogiorno, arrivando a rappresentare oltre il
40% della popolazione (nel Nord sono meno del 25% del totale). In manie-
ra speculare, la fascia alta della distribuzione, ovvero lunione tra la famiglia
alto-spendenti e le famiglie ricche, pesa nelle regioni del Sud e nelle Isole
solo il 20%, mentre nel Nord la quota sale al 36%.
Infine, il corpo della distribuzione, la famiglia centrale mostra una distribu-
zione territoriale lievemente pi omogenea, con una quota che si innalza al
44% nelle regioni del Centro e una minore presenza nelle regioni meridionali
(37%).
CraFico q.z Famig|ia tipo: distribuzione geograFica de||e c|assi di spesa corrente mensi|e
{coppiaconFiglioacarico,quote%,zoo)
6 8
19 10
18
19
24
20
40
44
37
40
24
21
13
20
12
8
7
10
0
20
40
60
80
100
Nord Centro Sud e Isole Italia
Alto spendenti
Ricchi
Medio spendenti
Basso spendenti
Poveri
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Data questa distribuzione delle famiglie, lanalisi di seguito sviluppata ha
lobiettivo di far luce sulla composizione della spesa delle tre diverse famiglie
tipo, per comprendere come le preferenze e le priorit variano sul territorio, a
parit di capacit di spesa.
Prima di addentrarci nella descrizione di tali differenze utile ricordare che
lesercizio condotto con riferimento alla coppia con figlio a carico precedente-
mente descritta. Concentrare lanalisi sulla spesa corrente che, per come sono
state definite le classi di consumo, pressoch identica nelle tre aree geografi-
che, consente inoltre di confrontare quote riferite ad un medesimo monte di
spesa. Nella tabella 4.7 vengono riportati tutti gli aggregati che compongono
la spesa corrente, nonch il dettaglio di alcune singole voci particolarmente
significative in termini di contributo alla spesa complessiva.
Nel caso della famiglia basso spendente, gi ad una prima osservazione si
nota una discreta similitudine tra le regioni del Nord e quelle del Centro, che
invece viene meno procedendo verso Sud.
[ 159 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
1
a
b
e
|
|
a

q
.


S
p
e
s
a

c
o
r
r
e
n
t
e

d
e
|
|
e

F
a
m
i
g
|
i
e

e

t
e
r
r
i
t
o
r
i
o

{
c
o
p
p
i
a

c
o
n

F
i
g
l
i
o

c
a
r
i
c
o
,

q
u
o
t
e

p
e
r

c
l
a
s
s
i

d
i

s
p
e
s
a

m
e
n
s
i
l
e

t
e
r
r
i
t
o
r
i
o
,

z
o
o

)
8
a
s
s
o

s
p
e
n
d
e
n
t
i
M
e
d
i
o

s
p
e
n
d
e
n
t
i
A
|
t
o

s
p
e
n
d
e
n
t
i
N
o
r
d
C
e
n
t
r
o
S
u
d

e

I
s
o
|
e
N
o
r
d
C
e
n
t
r
o
S
u
d

e

I
s
o
|
e
N
o
r
d
C
e
n
t
r
o
S
u
d

e

I
s
o
|
e
A
l
l
o
g
g
i
o
z
)
z
)
z
q
z

z
o

M
a
n
u
t
e
n
z
i
o
n
e

c
u
r
a

d
e
l
l
a

c
a
s
a
6
)
)
)
8
8
8
)

U
t
e
n
z
e
,

d
i

c
u
i
:
z

z
o

F
n
e
r
g
i
a

e
l
e
t
t
r
i
c
a
q
q

q
q

R
i
s
c
a
l
d
a
m
e
n
t
o
8
)

A
l
i
m
e
n
t
a
r
e

z
6

z
M
o
b
i
l
i
t

C
o
s
t
i

s
p
o
s
t
a
m
e
n
t
o

p
u
b
b
l
i
c
o

C
o
s
t
i

s
p
o
s
t
a
m
e
n
t
o

p
r
i
v
a
t
o

C
a
r
b
u
r
a
n
t
e

S
e
r
v
i
z
i

a
l
l
a

F
a
m
i
g
l
i
a
q

q
q

A
b
b
i
g
l
i
a
m
e
n
t
o

)
1
e
m
p
o

l
i
b
e
r
o

H
o
b
b
y
z

q
q
q
q
q

S
v
a
g
o

d
i
v
e
r
t
i
m
e
n
t
i
z
z
z

R
i
s
t
o
r
a
n
t
i

B
a
r
6
6

6
)

A
l
t
r
e

s
p
e
s
e
q

q
q

q
q

1
O
1
A
L
F

S
P
F
S
F

C
O
R
R
F
N
1
I

o
o

o
o

o
o

o
o

o
o

o
o

o
o

o
o

o
o
F
o
n
t
e
:

e
l
a
b
o
r
a
z
i
o
n
i

r
e
F
.

s
u

d
a
t
i

I
s
t
a
t
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 160 ]
In particolare, per quanto riguarda le spese per lalloggio, le famiglie resi-
denti nel Nord e nel Centro Italia sostengono una spesa maggiore dovuta es-
senzialmente alle utenze.
Il dato pu sembrare anomalo dato il carattere obbligato di tali spese e
considerato che talune voci, come i corrispettivi per lutilizzo dellenergia elet-
trica e del gas naturale regolati dallAutorit nazionale di settore, presentano
elevati livelli di omogeneit geografica. Le differenze di spesa sono dunque
dovute in parte a fattori climatici e in parte a corrispettivi, come quelli del servi-
zio idrico, che invece presentano elevate differenze sul territorio. In particolare
le regioni del Nord e del Centro sono caratterizzate da un clima pi rigido che
quindi comporta maggiori spese per il riscaldamento, al contrario nelle regioni
del Sud le temperature sono pi miti in inverno e particolarmente elevate in
estate, il che determina un elevato consumo di energia elettrica riconducibile
alluso di condizionatori.
Non va sottovalutato anche il minore grado di metanizzazione delle regioni
meridionali ed insulari la cui conseguenza quella di obbligare le famiglie
ad utilizzare fonti energetiche meno efficienti, come lenergia elettrica, anche
per il riscaldamento (si pensi alla diffusione di scaldabagni e stufe elettriche).
Altra voce su cui si registrano differenze interessanti quella per il condomi-
nio: la maggiore spesa registrata al Nord riconducibile alla presenza di servizi
di portineria, e alla presenza dellascensore, pi frequente nei grandi centri
urbani dove c una prevalenza di grandi condomini.
Nel caso dellalimentare c una progressiva caduta della spesa salendo ver-
so Nord: tale andamento riflette inevitabilmente diversi stili di vita e una di-
versa considerazione del ruolo che svolge lalimentazione nella vita quotidia-
na. Probabilmente anche a causa della minore femminilizzazione del mercato
del lavoro, nelle regioni del Mezzogiorno il consumo alimentare concentrato
prevalentemente in casa, anche come momento sociale, mentre pi diffusa
al Nord labitudine alloutdoor. Tra tutte le voci dellalimentare peculiare il
caso del consumo di pesce, per il quale le famiglie del Sud spendono quasi il
doppio rispetto a quelle del Nord.
Per quanto riguarda la mobilit, le differenze geografiche mostrano una spe-
sa minore rispetto alla media nazionale nelle regioni meridionali ed insulari,
frutto di minori costi sia per lo spostamento privato che per quello pubblico,
in entrambi i casi riconducibili probabilmente ad un tasso di pendolarismo pi
contenuto ed ai minori indici di occupazione. Il confronto tra Nord e Centro
mostra, invece, un diverso approccio agli spostamenti: nel primo caso pi
alta la spesa per il trasporto privato, mentre nel secondo emerge una buo-
[ 161 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
na propensione allutilizzo di mezzi pubblici, dato che probabilmente riflette i
comportamenti nellarea metropolitana della capitale.
Fortemente condizionate dallo stile di vita e, soprattutto, dalla diffusione del
lavoro femminile la spesa per i servizi alla famiglia, nella quale rientrano ad
esempio i costi per baby-sitter, collaboratrici domestiche, scuolabus e mense
scolastiche, spese che diventano obbligate in assenza di un supporto alla fami-
glia rappresentato, ad esempio, da parenti e familiari. La maggiore diffusione
del lavoro femminile nelle regioni del Nord giustifica la maggiore spesa per
tali servizi.
Tale esborso viene controbilanciato nelle famiglie del Nord, ma anche del
Centro, da una minore spesa per vestiti e calzature: tra le spiegazioni vi una
pi elevata presenza di grandi superfici distributive, dove la gamma dei pro-
dotti sicuramente pi ampia e maggiori sono le possibilit di risparmio.
Infine, per quanto riguarda il tempo libero, dimensione dove pi si esprime
la componente edonistica del consumo, si nota una maggiore spesa nelle
regioni del Nord e del Centro, riconducibile essenzialmente a quella per bar e
ristoranti, dove entrano in gioco fattori legati sia alla quantit, e cio alla fre-
quenza delle consumazioni fuori casa, sia ai prezzi. Questo elemento conferma
quanto prima accennato in merito alla spesa alimentare e la netta spaccatura
dellItalia nei confronti della tavola.
Le differenze emerse nella famiglia basso-spendente sono in gran parte
valide anche per la famiglia media e la famiglia alto-spendenti, a conferma
che i gusti e le preferenze sono fortemente condizionati dal contesto territoria-
le, pi che dalla capacit di spesa.
Ci nonostante interessante vedere dove limpatto geografico cede a mo-
tivazioni di tipo economico.
Nello specifico, la famiglia media mostra nelle diverse aree geografiche mi-
nori differenze rispetto alla famiglia meno abbiente, quasi a suggerire che le
principali differenze lungo lo stivale risiedono soprattutto nella modulazione
delle rinunce, cio nelle diverse strategie messe in atto per far quadrare il
bilancio familiare. In particolare, con riferimento allalloggio, si conferma solo
la maggior spesa nel Nord e nel Centro per il riscaldamento, peraltro con-
trobilanciata nelle regioni settentrionali dalle altre spese del comparto. Nelle
regioni del Sud viene confermata una maggior propensione agli acquisti di
beni alimentari e di abbigliamento, mentre nel caso della mobilit, a fronte
di un uguale peso dellaggregato, si inverte il ruolo del trasporto pubblico, la
cui spesa diventa nelle regioni centrali relativamente pi contenuta rispetto a
quanto registrato in Italia.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 162 ]
Infine, per quanto riguarda il tempo libero si nota una crescita omogenea
in tutte le aree geografiche che non modifica quindi le differenze in quota sul
totale.
Nel caso della famiglia alto-spendente le differenze geografiche rappre-
sentano una buona approssimazione dei gusti delle famiglie, in quanto la
maggiore capacit di spesa si sposta su quelle voci in cui c una maggiore
discrezionalit e che hanno una componente edonistica pi forte.
Al Nord rimangono immutate le quote destinate allalloggio soprattutto
per effetto delle altre utenze, quali labbonamento alla pay tv e alla mobilit,
da ricondurre ai costi di manutenzione dei mezzi privati di trasporto. Crolla
invece quanto destinato allalimentare che viene spostato sullabbigliamento
e, ancor pi, sul tempo libero.
Diversa levidenza per le famiglie del Centro: alloggio e mobilit, e in
misura minore rispetto al Nord anche lalimentare, perdono quota a favore
soprattutto dellabbigliamento, che guadagna 5 punti percentuali nella gra-
duatoria di spesa, e dei servizi alla famiglia che raggiungono il livello delle
famiglie settentrionali.
Infine, nelle regioni meridionali, dove lalimentare continua comunque a
rimanere in testa nella graduatoria della spesa, la maggiore capacit di spesa
viene destinata prevalentemente a mobilit, abbigliamento e, in misura mino-
re, al tempo libero, ma non ai servizi di supporto alla famiglia.
Riquadro q.8 Le diFFerenze regiona|i de||a spesa
L'analisieFFettuatasullaFamigliatiponellediverseareegeograFchehamessoin
luce interessanti peculiarit nei modelli di consumo. Per esaminare con mag-
giordettaglioquestediFFerenze,eopportunosoFFermarsisullaspesamediapro-
capitenelleregionie,nellospeciFco,allevocidispesasucuilasingolaregione
registra la maggiore diFFerenza di segno positivo e di segno negativo rispetto
allamediaitaliana,ovverolecosiddettetopebottom.Utilizzareildato
procapiteconsentediescluderelavariabilitdovutaalladimensionedeinuclei
Familiari,inoltreordinarerispettoallediFFerenzeassolute{ineuro)consentedi
coglierelevocichesegnanolemaggiorivariazioni,machecontemporaneamen-
tesonopiusigniFcativesullaspesatotale.
Ingeneraleicompartidovesiregistranoimaggioriscostamentisonol'alloggio,
l'alimentare,ibenidurevolieiltempolibero.
Nel dettaglio, per l'alloggio si conFerma la distinzione tra regioni geograFche
rispettoall'abitazioneprincipalechesiesplicitadaunlatoinunamaggiorecon-
[ 163 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
centrazionediFamiglieinaFFttoedall'altrainuncanonediaFFttopiualto.il
caso,adesempiodelLaziodovel'elevatocostodell'aFFttoeingranpartericon-
ducibile all'impatto della capitale, della Campania dove, al contrario, la spesa
mediaelevatadipendedaunapercentualepiualtadiFamiglieinaFFtto,edella
Liguriadoveentrambelevariabilisonosuperioriallamediaitaliana.
Famig|ie in aFFitto
0
50
100
150
200
250
300
350
P
i
e
m
o
n
t
e

e

V
a
l
l
e

d
'
A
o
s
t
a
L
o
m
b
a
r
d
i
a
T
r
e
n
t
i
n
o

A
.
A
.
V
e
n
e
t
o
F
r
i
u
l
i

V
.
G
.
L
i
g
u
r
i
a
E
m
i
l
i
a

R
o
m
a
g
n
a
T
o
s
c
a
n
a
U
m
b
r
i
a
M
a
r
c
h
e
L
a
z
i
o
A
b
r
u
z
z
o
M
o
l
i
s
e
C
a
m
p
a
n
i
a
P
u
g
l
i
a
B
a
s
i
l
i
c
a
t
a
C
a
l
a
b
r
i
a
S
i
c
i
l
i
a
S
a
r
d
e
g
n
a
I
T
A
L
I
A
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
canone medio
procapite
% famiglie
in affitto
Fonte:elaborazionireF.sudatiIstat
Inoltre, nel caso del riscaldamento, il dato medio distinto per area geograFca
mostravaunamaggiorspesanelNordperlebollettedigasmetano,riconduci-
bilecomedettoaquestioniclimatichenoncheadundiversogradodimetaniz-
zazione.AconFermadici,idatidialcuneregionimostranol'eFFettosostituzio-
nedelgasdireteconaltricombustibili:ilkerosenein1rentino,carboneelegna
inBasilicataeCalabria,ilgasinbomboleinSardegna.
Altrevocisucuisivedebenel'eFFettosostituzioneelaspesaalimentare,con-
trappostaaquellaperipastiFuoricasa,ovveropranzieceneinristorantietrat-
torie:eilcasodelPiemonteedel1rentinocheamanocenareFuorie,dall'altro
lato, di Puglia e Campania che invece preFeriscono i consumi |ndoor. Inoltre,
proprioinquestedueregioni,oltreaSiciliaeMolise,siregistraunelevatocon-
sumodipescechetienealtoilvaloremedionazionale.L'acquistodibenidure-
voli, inFuenzato, come ampiamente esposto, dal ciclo economico, conFerma
il diverso impatto della crisi sulle regioni italiane. Il dato dell'auto, consumo
chemegliorappresentalacategoria dei durevoli, mostra una spesa elevata in
Lombardia ed Fmilia Romagna e una spesa molto contenuta in quasi tutte le
regioni del Centro-Sud: Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia,
Basilicata,CalabriaeSiciliahannounaspesamediadimoltoinFerioreaquella
italiana.LadiFFerenzanonetantoriconducibilealtipodiautoacquistato,equin-
dialcostoeFFettivamentesostenuto,quantoallamaggioreominorediFFusione
dell'acquisto.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 164 ]
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Piemonte e va||e d'Aosta
Spesa media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia (euro]
mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Riscaldamentocentralizzato ,q8 ,8q q
Ristorantie1rattorie ,) ),
Arredamento ,q6 ),z6 z)
Gasmetano ), ),o z
AFFtto q,o ,q q
8ottom y
Carnesuina ,6q -, )q
Carnebovinaadulta q,) -, )
Abbigliamentodonna ),z -,6
Autousata z,q -,6q 6q
Fnergiaelettrica ,86 -z,q8 8

1otalespesamedia{euro]mese) . 6q,o q
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Lombardia
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Autonuova qo,8 8,6 8)
Gite{estero) zo,8 z, zq)
Pensionecompleta{Italia) zo, , z
Gasmetano q, ,o8 )
Condominio z, ,qz )
8ottom y
Carnesuina q,oq -o, 8z
Carboneelegna , -,6
Pesce ,) -,) 8
Carnebovina ,q) -, 8
Gas{bombole) o,o -z,qo )
1ota|e spesa media (euro]mesej .qy6 6q,yo zz
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
[ 165 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
1rentino A|to Adige
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Dentista z6,z6 8,6z qq
AFFtto q,z ,) q
Arredamento ,8 ,6 zo
Ristorantie1rattorie ,qo ,) )
Ieroseneealtricombustibili ,6z 8, qq
8ottom y
Assicurazioneveicoli zz,oq -q,z 8q
Medicinali , -,q )q
Carnebovina ,6 -8,z6 8
Pesce ,8q -,)q )
Gasmetano 8,q -,8o 6
1ota|e spesa media (euro]mesej .z 6q,yo oq
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
veneto
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Manutenzioneeriparazioneveicoli o, ,88 8
Mobili ,6o ,z o8
Gasmetano q,8 z,q q
RiFacimentiesterni ,)6 , zq
Autonuova z,6 o, q)
8ottom y
Pane ,68 -,qz
Riscaldamentocentralizzato ,z -z,q )
AFFtto ,qq -,o z
Pesce ,o -,68 )6
Carnebovina ), -,q)
1ota|e spesa media (euro]mesej .g 6q,yo
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 166 ]
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Friu|i venezia Ciu|ia
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Autonuova q,88 zz,o zo
RiFacimentiesterni ,8 , zz
Manutenzioneeriparazioneveicoli z,z 6, q
InFssi 8,q 6,q) qz6
Ristorantie1rattorie z,8 6, z
8ottom y
Pensionecompleta{Italia) 6,o -z,z) )
Parrucchiere]Fstetista z,q -z,6 8
Pesce z,z -, )8
AFFtto q,o) -q,qo 8
Carnebovina ),q -,88 6
1ota|e spesa media (euro]mesej .6y 6q,yo y
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Liguria
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
AFFtto q,z ,)q q
Condominio z),) , zz)
Dentista q,)8 ), q
RiFacimentiesterni q, ,) 68
Assistenzadisabili 8,) ,z z6)
8ottom y
Manutenzioneeriparazioneveicoli ,) -z,z 8q
Autonuova 8,6 -z,8 8)
Fnergiaelettrica ,q -z, 8)
Arredamento z,8q -,6 q6
Pezziricambioveicoli ,)8 -, z
1ota|e spesa media (euro]mesej .8 6q,yo 6
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
[ 167 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Emi|ia Romagna
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Autonuova ,8 o,oq z8
Gasmetano q,q ,) o
Ristorantie1rattorie q,86 ,o
Manutenzioneeriparazioneveicoli zz,z 6,z)
Gasoliomoto 6,o q,) qz
8ottom y
1integgiatura , -z,oq qo
Autousata ,)) -z,8z
Pesce z,zz -,6 )8
Carnebovina 8,6 -q,) 6q
AFFtto ,z -),z 8
1ota|e spesa media (euro]mesej .qz 6q,yo zo
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
1oscana
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Gasmetano qo,q ,
AFFtto q6,qo ),q z
Autousata o,)8 6, z
Carburanti q,z6 ,z z
Fnergiaelettrica z,z) z,
8ottom y
Mobili z,8 -,z q
Riscaldamentocentralizzato z,o) -,) )
Pensionecompleta{Italia) q,q -q,zq
Arredamento ,6 -,oq
Condominio 6, -,qq
1ota|e spesa media (euro]mesej .zz8 6q,yo o
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 168 ]
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Umbria
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Carnebovina z,zq ),8 8
Gasmetano ),qo ),) zq
Gasoliomoto ),z ,8 z
Dentista , , )
Autousata ,) ,6 z
8ottom y
Gite{estero) ,z8 -z,) 6q
LiberiproFessionisti ,z -,6 z
Condominio 6,6 -,
Autonuova 6,) -,q) )
AFFtto z8,o -,6 )q
1ota|e spesa media (euro]mesej .zqy 6q,yo oy
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Marche
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Gasmetano ),6z ), zq
Gasoliomoto 6,q ,66 o
Impiantoriscaldamento ,)o ,8o oo
Parrucchiere]Fstetista ,o , z
Carnebovina 6,)) , z
8ottom y
Pensionecompleta{Italia) q,)o -,88
Condominio ),q -q,q 6z
Gite{estero) ,6 -q,6 q
AFFtto ,o -),8 8
Autonuova ,oq -z,8 q
1ota|e spesa media (euro]mesej .yq 6q,yo g
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
[ 169 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Lazio
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
AFFtto ),o 8,q q8
RiFacimentiesterni ,o 6,6 )
Condominio q,) z,)q z
Assicurazioneveicoli z8, z,)q o
Assistenzadisabili ,q z,qq 8o
8ottom y
Parrucchiere]Fstetista ,8 -,)z )6
Carburanti ,6 -q,q o
Arredamento o,6q -,6 o
Autonuova q,) -6,88 6
Gasmetano zz,oo -8,zq )
1ota|e spesa media (euro]mesej .z8 6q,yo oq
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Abruzzo
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Carnebovina zz,) ,8 )o
Abbigliamentouomo z,o) 8,68
Gasmetano ),) ),)q z6
Pesce zo, q,) z
Medicinali zq,q ,)z 8
8ottom y
Pensionecompleta{Italia) z,q -6, z8
Gite{estero) , -6,z z
Condominio z,z -,o zq
Autonuova 8,z) -,8 8
AFFtto ),z -zo,q q)
1ota|e spesa media (euro]mesej .og 6q,yo gz
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 170 ]
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Mo|ise
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Arredamento z,q z,zz q)q
1integgiatura ,q 6,o) z8o
Pesce z,z ,q 6
Carnebovina ),q6 q,oq o
Giochiescommesse 6, ,6 zzo
8ottom y
Carburanti 6,z -),o 8q
Condominio ,)q -8,z
Assicurazioneveicoli ),68 -8,) 6)
Autonuova ),q6 -q, q
AFFtto ,z -z,q
1ota|e spesa media (euro]mesej .ozy 6q,yo 86
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Campania
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
AFFtto qo,)) z,o o6
Pesce ),86 z,z)
Gas{bombole) , z,zq ))
Carnesuina 6,) ,)6 6
Crostacei z,)8 ,o) 6
8ottom y
Manutenzioneeriparazioneveicoli ),8 -8,88 q
Ristorantie1rattorie ,o) -z,)
Carburanti o,6 -,q )o
Gasmetano o,o -,)
Autonuova o,66 -z,
1ota|e spesa media (euro]mesej gy 6q,yo 6
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
[ 171 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Pug|ia
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Pesce ),86 z,z)
Carneequina z,6q ,)8 o6
Crostacei z,86 , 68
Lavanderia 6,qq , z
Gioielli q, ,z )
8ottom y
Condominio q,q -),8
Gasmetano z,qz -8,8z )
Ristorantie1rattorie ,qq -z, z
AFFtto zq,68 -,) 6q
Autonuova z, -,q z
1ota|e spesa media (euro]mesej 8q 6q,yo o
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
8asi|icata
Spesa media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Abbigliamentouomo ,8 ,qz z
Pezziricambioveicoli o,) ,oq qz
Carboneelegna ,q8 ,oz zz
Convitto ,q z,)) o
Acqua 8,6 z,zo q
8ottom y
Assicurazioneveicoli ),) -8, 68
Condominio z,)z -,z z
Ristorantie1rattorie ,o -, q6
Autonuova ,qq -8,q 6
AFFtto o,8o -z),66 z8
1ota|e spesa media (euro]mesej 8oy 6q,yo 68
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 172 ]
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Ca|abria
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Carboneelegna ,o 6,6 6
Carnebovina ),o ,88 z
Fnergiaelettrica z, ,) o
PomodoriFreschi ,zz ,o8 z6
Impiantoelettrico ,q o,8
8ottom y
Ristorantie1rattorie ,q -o,q
Manutenzioneeriparazioneveicoli ,o -,
Gasmetano 8,86 -,8 6z
Autonuova ),6) -q,8
AFFtto ,z -,q o
1ota|e spesa media (euro]mesej 8 6q,yo 66
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Sici|ia
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Pesce ,z q,q z8
Fnergiaelettrica z,) ,q
Carnebovina 6,6 ,z) zq
Medicinali zz,) ,6 o8
1ovaglioli q,z ,q6
8ottom y
Manutenzioneeriparazioneveicoli ), -, qq
Ristorantie1rattorie ,qo -o,q 6o
AFFtto zq,o -,6 6
Autonuova ,oz -6,8z z
Gasmetano o,zz -zo,o q
1ota|e spesa media (euro]mesej 8oo 6q,yo 6
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
[ 173 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
DiFFerenze regiona|i di spesa
{maggioridistanzedallamediaitaliana,zoo)
Sardegna
Spesa
media
(euro]mesej
DiFFerenza con
media Ita|ia
(euro]mesej
Indice
base media
Ita|ia=oo
1op y
Fnergiaelettrica o,qo 8,o) 6
Gas{bombole) o,qo ),o 8
Carboneelegna ,o z,8 zo
Carnesuina ),z z,) q8
Medicinali zz,6q z,o o
8ottom y
Gite{estero) o,oo -8,z o
Ristorantie1rattorie ,z -z,)
Autonuova o, -z,z z
AFFtto ,86 -zq,6 6
Gasmetano ,q -z8,6
1ota|e spesa media (euro]mesej gzo 6q,yo
Fonte:elaborazionereF.sudatiIstat
InFne,sulversantedeltempolibero,lespesepiusigniFcativeesucuisiriscon-
trano le maggiori diFFerenze sono quelle per i viaggi: in generale si nota una
maggiorepropensioneperlevacanzenelleregionisettentrionali,soprattuttoin
LombardiaeFriuli,mentreunappiattimentosullivellomedionellealtreregioni,
conunascarsapropensioneadandareall'estero,comenelcasodiAbruzzoe
Molise.
NelletavolecheseguonosiriportanopermemorialeprincipalidiFFerenzenei
consumidelleregionirispettoallamedianazionale.
q.6Leprospettivedeiconsumineltrienniozo-zo
Landamento dei consumi nel triennio 2008-2010, caratterizzato dalla peg-
giore crisi economica del secondo dopoguerra, stato complessivamente ne-
gativo. Il 2010 ha quindi descritto una prima inversione di tendenza dopo una
fase cedente dei volumi di spesa. Lincremento dei consumi osservato lo scorso
anno riconducibile, per, in buona misura, alla compressione del tasso di ri-
sparmio che continua a contrarsi anche nel 2011. Vi sono per non poche per-
plessit sul mantenimento di tale tendenza nel lungo periodo: in altre parole,
fino a quando possibile garantire la tenuta dei livelli di spesa accentuando
la compressione dei risparmi? Le prospettive per il reddito disponibile, difatti,
non sono particolarmente rosee risentendo, come visto nei precedenti capitoli,
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 174 ]
della sostanziale stagnazione delleconomia italiana nel suo complesso e del
miglioramento molto graduale del mercato del lavoro.
La crescita del reddito da lavoro dipendente verr certamente contenuta
dalla modesta dinamica salariale; sebbene la struttura dei rinnovi contrattuali
limiti gli effetti negativi sui salari di un mercato del lavoro ancora in stato cri-
tico, plausibile che il taglio agli aumenti retributivi nel settore pubblico, in-
trodotti con la manovra nel 2010 e rinnovati recentemente, possa avere effetti
di contagio sui salari privati e comunque frenare la crescita complessiva delle
retribuzioni.
1abe||a q.8 Le previsioni reF. sui consumi ita|iani
{variazioni%medieannue,aprezzicostanti)
zoog zoo
previsioni reF.
zo zoz zo
Retribuzionipro-capite ,8 z, ,) , ,
DeFatoredeiconsumi o,o , z, z,o z,o
Retribuzionipro-capitereali ,8 o,6 -o,8 -o, -o,
Unitdilavorodipendenti -z,8 -, o,o o,q o,z

Redditodisponibilereale -z,8 -o,) o, -o,z o,o
Consuminazionaliaprezzicostanti -,8 ,o o,6 o, o,
Fonte:elaborazionireF
Laccelerazione dellinflazione, per effetto delle tensioni sui prezzi delle ma-
terie prime, impatta poi in senso ampiamente negativo sulla dinamica reale dei
salari. Infine, oltre allinflazione, ad influenzare negativamente landamento
del potere dacquisto delle famiglie vi naturalmente soprattutto la politica
fiscale.
In questo senso, in un contesto in cui una correzione delle finanze pubbli-
che non appare procrastinabile, non possono essere escluse inversioni nella
tendenza della propensione al consumo da parte delle famiglie: lelevata in-
certezza sullo stato delleconomia, gli effetti ricchezza negativi derivanti dal-
le tensioni sui rendimenti di titoli di Stato, landamento cedente del mercato
azionario e la stagnazione dellimmobiliare hanno comportato una riduzione
della ricchezza delle famiglie italiane, e la prospettiva di ulteriori correzioni del
bilancio pubblico potrebbe tradursi in un recupero del tasso di risparmio lega-
to allinteriorizzazione di attese meno favorevoli per i prossimi anni da parte
delle famiglie. Queste premesse sono alla base dello scenario di previsione dei
consumi delle famiglie italiane nel prossimo triennio, in media attesi crescere
[ 175 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
a tassi molto contenuti. Nel triennio di previsione, 2011-2013, il tasso medio
annuo di incremento dei consumi delle famiglie italiane non supera lo 0,4%
annuo e si presenta comunque in decellerazione. Dato il modesto ritmo di
incremento previsto, solo nel 2013 la spesa complessiva delle famiglie sar tor-
nata sui livelli pre crisi. Lo stesso, per, non si potr dire per la spesa pro capite
che, in base allo scenario di previsione e alle ipotesi sulla crescita demografica,
resteranno su livelli inferiori rispetto a quelli toccati prima della crisi, quando
peraltro risultavano sostanzialmente stagnanti in termini reali.
CraFico q. Consumi pro capite ~ previsioni
{indicebaseo=oo,zo-zo)
95
100
105
1 10
1 15
120
125
1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012
Fonte:previsionireF.perAncc-Coop
Landamento complessivo della spesa per consumi si declina, naturalmen-
te, in maniera diversa tra le diverse voci. Ci sono infatti capitoli di spesa pi
sensibili di altri al ciclo, come i durevoli; ci sono tendenze specifiche ad alcune
tipologie di consumo, che risentono di mutamenti sociali, demografici, nei gu-
sti e nelle abitudini. Inoltre, per effetto dellemergere di nuovi bisogni, ci sono
nuovi beni che guadagnano peso nelle decisioni di spesa, mentre altre voci
di consumo sono state ridimensionate. Sebbene tali cambiamenti siano poco
evidenti nel confronto tra un anno e laltro, ma si rilevino su periodi pi lunghi,
anche vero che tratteggiano delle tendenze lungo le quali si muove la spesa,
al di l delle oscillazioni dovute al ciclo.
La spesa alimentare, che rappresenta oramai circa il 14% della spesa com-
plessiva (una quota considerevole, seppur in ridimensionamento rispetto al
passato), prevista restare in diminuzione.
Nel triennio 2011-2013 il tasso medio annuo di variazione previsto restare
negativo (-0,4% in media allanno). La spesa alimentare sta mostrando ormai
da parecchi anni unevoluzione piuttosto debole, inferiore a quella della spesa
complessiva; la ridotta crescita risente dei mutamenti demografici e di quelli
sociali.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 176 ]
1abe||a q.g Le previsioni reF. sui consumi ita|iani: a|imentari, bevande e tabacchi
{variazioni%medieannue,aprezzicostanti)
zooy-zoo zoo8-zoo
previsioni reF.
zo-zo zo zoz zo
Alimentariebevandenonalcoliche , -z, -o,q -o, -o,q -o,q
Generialimentari , -z, -o,q -o, -o, -o,q
Bevandenonalcoliche,caFFe,teecacao o,) -,) -o, -, -o,z -o,z
Bevandealcoliche,tabacco,narcotici -,z -z,o -o,8 -o, -o,) -o,)
Bevandealcoliche -o,8 -z, -, -, -z,o -,
1abacchi -, -, -o,z -o, -o, -o,z
Alimentari,ebevandenonalcoliche , -z, -o,q -o, -o,q -o,q
Paneecereali z, -, -o,z o,z -o, -o,
Carne ,6 -z,o -, -, -, -,
Pesce o,o -,8 -o,8 -,o -,o -o,z
Latte,Formaggieuova o, -z, -o,6 -o,z -o, -o,
Oliegrassi -, -z,6 -z,o -, -z,o -z,
Frutta ,o -, -o, -o, -o, o,o
vegetaliincluselepatate z,o -, -o, -o, -o, o,o
Zucchero,marmellata,miele,sciroppi,
cioccolatoepasticceria
, -,) o, -o, o,q o,q
Generialimentarin.a.c. q, -o,8 , , , ,
CaFFe,teecacao , -,) -o, -o,q -o,6 -o,
Acqueminerali,bevandegassatee
succhi
o, -,6 -o, -, o,o -o,
Fonte:elaborazionireF.perAncc-Coop
Da una parte, infatti, la popolazione italiana fino allinizio degli anni duemila
ha mostrato un andamento di sostanziale stagnazione, con la cosiddetta cre-
scita zero che solo laumento dei flussi migratori ha interrotto. Inoltre, pur
con lapporto positivo del saldo migratorio, prosegue il fenomeno di progres-
sivo invecchiamento della societ: let media ormai sopra i quarantanni.
Si osserva in generale che con laumentare dellet si riducono i consumi ali-
mentari, date le minori necessit caloriche, il condizionamento delle diete alle
esigenze di salute proprie della popolazione pi anziana; ne deriva, in media,
una ridotta crescita dei consumi alimentari pro capite. Altri fattori che hanno
determinato un ridimensionamento della spesa alimentare sono laffermarsi
delle famiglie mononucleari, la crescente femminilizzazione del mercato del
lavoro e la crescente diffusione di pause brevi durante la giornata lavorativa,
[ 177 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
che hanno portato un mutamento del modello alimentare, privilegiando i pasti
fuori casa e quindi lo spostamento della spesa dai generi alimentari ai consumi
presso gli esercizi pubblici (bar e ristoranti).
Non da trascurare inoltre il processo di progressivo allineamento con i
modelli di consumo degli altri paesi europei nei confronti dei quali lItalia
mantiene come si gi sottolineato i pi alti livelli di consumo alimentare
procapite.
Ad ogni modo, la generale debolezza della spesa alimentare nello scenario
di previsione caratterizza un po tutte le principali voci.
Le contrazioni pi ampie sono invece previste per la spesa nel capitolo
Carne e in quello Oli e grassi, effetto anche di un progressivo mutamento
delle abitudini alimentari, a favore di unalimentazione pi sana, dati anche gli
allarmi circa la crescente obesit della popolazione italiana.
Il capitolo del Vestiario e calzature ha registrato negli ultimi anni un anda-
mento pressoch stagnante; se durante il biennio di recessione la spesa per tale
voce ha conosciuto una contrazione marcata (soprattutto per quanto riguarda
le calzature), nel periodo pre-crisi landamento non stato particolarmente
vivace. Qualche spunto potrebbe derivare dalla necessit di rinnovamento dei
beni, il cui ciclo di vita non molto lungo; ma la mancata ripresa dei bilanci
familiari, che continuano a sperimentare grosse difficolt, non permette recu-
peri della spesa. Oltretutto ci sono anche in questo caso dei fattori demografici
allorigine della tendenza stagnante della spesa, legati allinvecchiamento della
popolazione. A ci si sommano mutamenti nellofferta, che spinge i consuma-
tori, soggetti a vincoli maggiormente stringenti di bilancio, a riposizionarsi su
standard di spesa pi bassi, verso prodotti di minore valore unitario.
1abe||a q.o Le previsioni reF. sui consumi ita|iani: vestiario e ca|zature
{variazioni%medieannue,aprezzicostanti)
zooy-zoo zoo8-zoo
previsioni reF.
zo-zo zo zoz zo
vestiarioecalzature o, -o,) -,o -o, -,o -,
Abbigliamento o,o o, -o, -o,8 -o, -o,
Calzature o,6 -,q -,6 -,q -,6 -,)
Fonte:elaborazionireF.perAncc-Coop
In prospettiva, quindi, la spesa per lacquisto di abbigliamento e calzature
prevista continuare a contrarsi anche nel triennio 2011-2013; si riduce soprat-
tutto la spesa per calzature, ad un tasso medio annuo dell1,6%.
Le spese per la casa rappresentano da sole quasi un quinto dei consumi
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 178 ]
totali: la maggior parte delle voci che costituiscono tale capitolo di spesa sono
difficilmente comprimibili.
1abe||a q. Le previsioni reF. sui consumi ita|iani: casa
{variazioni%medieannue,aprezzicostanti)
zooy-
zoo
zoo8-
zoo
previsioni reF.
zo-
zo
zo zoz zo
Abitazione o, ,o o,g o,y , ,o
FittieFFettivi o, , o,z o,q o,z o,o
Fittiimputati , o,8 , o, ,q ,q
Manutenzioneeriparazionedell'abitazione o,o -, -o, -o,) -,o -,z
Acquaealtriserviziperl'abitazione -z,o -o, o, o,z o, o,z
Fnergiaelettrica,gasedaltricombustibili -z,z , ,z ,o , ,
Mobi|i e|ettrodomestici e manutenzione casa o,q -z, -o, -o,g -o,6 -o,8
Mobiliearticolid'arredamento -o, -,6 -z,o -,8 -z, -z,z
1essutiperlacasa -q, o,) -z, -z,o -z,q -z,
Principalielettrodomestici,inclusiaccessori
eriparazioni
o,q -q, -, -,o -, -,
Cristalleria,vasellameeutensiliperlacasa -o, -q,8 -o, -o,6 -,o -,o
Attrezziedequipaggiamentoperlacasaeilgiardino -, -o,6 -,o -o,) -, -,
Beninondurevoliperlacasaeservizidomestici z, o, , o, ,) ,
Fonte:elaborazionireF.perAncc-Coop
Alcune, come i fitti effettivi o quelli imputati, sono collegate allaffitto o al
possesso della casa; i fitti imputati, in particolare, risentono del ciclo immobi-
liare degli anni passati: in prospettiva, plausibile immaginare che continue-
ranno a mantenersi lungo un trend crescente. Anche le spese per le utenze
(energia elettrica, gas, acqua) sono difficilmente comprimibili, anche se una
maggiore attenzione ai consumi, orientandoli ad un utilizzo pi efficiente delle
risorse, non da escludere, dato laumento delle tariffe in prospettiva e il gra-
duale mutamento delle abitudini di consumo.
La domanda energetica, per, piuttosto rigida rispetto al prezzo, e quindi
reagisce solo limitatamente alle variazioni nei prezzi. Lunica voce per la qua-
le si prevede una contrazione nel biennio di previsione quella della manu-
tenzione, che sono le spese pi facilmente comprimibili o posticipabili, salvo
emergenze, per far fronte ai vincoli di bilancio pi stringenti che le famiglie si
trovano a dover affrontare. Nel complesso, la spesa per il capitolo Abitazione
prevista crescere ad un tasso medio annuo dello 0,9%, trainata dai fitti impu-
tati e dalle spese energetiche.
Nel corso dellultimo triennio la spesa nel capitolo Mobili ed elettrodomesti-
ci si decisamente contratta, riflettendo la flessione del ciclo immobiliare; sono
[ 179 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
crollate le spese in mobili ed arredamento e negli elettrodomestici, ovvero nei
beni durevoli, cos come quelle nel vasellame. In prospettiva non ci sono spun-
ti di ripresa a breve: il ciclo immobiliare previsto restare debole e il credito al
consumo, che negli ultimi anni aveva sostenuto queste voci di spesa, appare
in decelerazione. Nel complesso, quindi, la spesa prevista continuare a con-
trarsi, seppur in misura meno marcata di quanto osservato durante lo scorso
triennio, ad un tasso medio di -0,7 punti percentuali allanno. Lunica voce in
controtendenza quella dei servizi domestici, che tornano gradualmente su un
trend crescente, seppur inferiore a quello osservato nei primi anni duemila.

1abe||a q.z Le previsioni reF. sui consumi ita|iani: sanit
{variazioni%medieannue,aprezzicostanti)
zooy-
zoo
zoo8-
zoo
previsioni reF.
zo-
zo
zo zoz zo
Sanit z,6 z,8 ,8 ,o ,8 z,
Prodottimedicinali,articolisanitarie
materialeterapeutico
, q,6 , , ,8 z,)
Serviziambulatoriali o, , , , z, z,
Serviziospedalieri o,6 o, , o,z o, z,
Fonte:elaborazionireF.perAncc-Coop
La dinamica della spesa nel capitolo Sanit risultata, anche nellultimo
difficile triennio, piuttosto vivace: pi che le oscillazioni del ciclo, infatti, pe-
sano sullevoluzione complessiva della domanda i mutamenti demografici e i
cambiamenti nelle abitudini. Non da trascurare peraltro il progressivo spo-
stamento sui bilanci delle famiglie delle spese sanitarie non pi coperte dalla
sanit pubblica.
Una popolazione progressivamente pi anziana, e comunque molto pi at-
tenta alla cura del s, tende a destinare una quota maggiore delle proprie spese
ai consumi sanitari. Anche in prospettiva tale voce di spesa si distingue per
la propria vivacit: in media nel triennio di previsione la crescita dell1,8%
allanno, con un profilo di graduale accelerazione.
Nel complesso, tale capitolo di spesa dovrebbe registrare un tasso medio
annuo di variazione del -1%, seppur con un profilo di graduale miglioramento.
Sullandamento complessivo pesa negativamente la contrazione delle spese
per acquisto di mezzi di trasporto; prosegue difatti la flessione gi osservata
durante lultimo periodo, con la sola eccezione dei mesi interessati dagli in-
centivi fiscali per la rottamazione delle auto, ai quali per seguita una caduta
ancora pi intensa. Leffetto degli incentivi tipicamente di breve durata, e
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 180 ]
parte della domanda attivata meramente anticipata al fine di usufruire dei
sussidi, pertanto sono seguiti da correzioni che spesso ne pi che compensano
gli effetti.
1abe||a q. Le previsioni reF. sui consumi ita|iani: trasporti e comunicazioni
{variazioni%medieannue,aprezzicostanti)
zooy-
zoo
zoo8-
zoo
previsioni reF.
zo-
zo
zo zoz zo
1rasporti o,q -,o -,o -,8 -o,6 -o,6
Acquistodimezziditrasporto z,6 -),8 -6, -8,q -,z -,
Spesed'eserciziodimezziditrasporto -,q -,6 o,) o,6 o,8 o,8
Serviziditrasporto ,q o, ,o o, ,6 ,

Comunicazioni 8,o o,) ), 6, ),8 8,


Servizipostali -z, -z,z o,6 o, o,) o,)
ApparecchiatureperlateleFonia ), , q,q z,8 ,z ,z
ServiziditeleFonia ,8 -z, o,) ,o o,6 o,6
Fonte:elaborazionireF.perAncc-Coop
Restano. invece, ampiamente positivi i costi di esercizio dellauto gi carat-
terizzati dai recenti aumenti dei carburanti.
Landamento dinamico delle spese per telefonia, prevalentemente per lac-
quisto di apparecchiature dato lelevato avvicendamento dellinnovazione di
prodotto, sostiene la spesa per Comunicazioni, che continua a aumentare a
tassi elevati anche nel triennio di previsione.
Il tasso medio di crescita delle spese previsto per il complesso del capitolo
del 7,5% allanno, non molto distante dalle tendenze osservate nel periodo
pre crisi. Il capitolo della Ricreazione e cultura piuttosto eterogeneo come
composizione e, di conseguenza, come dinamiche. Sebbene complessivamen-
te abbia evidenziato un andamento crescente anche nel periodo della reces-
sione, al suo interno si distinguono voci per le quali la spesa si notevolmente
contratta ed altre che hanno mostrato invece una buona vivacit dei consumi.
Tali differenze sono previste mantenersi anche in prospettiva.
Gli articoli audiovisivi, di elettronica, macchine fotografiche e computer da
una parte, e i servizi ricreativi e culturali dallaltra hanno registrato una cresci-
ta vivace anche nel passato triennio: per queste voci prevista solo unatte-
nuazione delle tendenze per effetto delle ridotte disponibilit di reddito. Altre
componenti, come i beni durevoli, i libri e i giornali o le vacanze, si sono di-
mostrate molto pi sensibili alle oscillazioni cicliche, e per queste le previsioni
suggeriscono un proseguimento della flessione.
[ 181 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
1abe||a q.q Le previsioni reF. sui consumi ita|iani: a|tri beni e servizi
{variazioni%medieannue,aprezzicostanti)
zooy-
zoo
zoo8-
zoo
previsioni reF.
zo-zo zo zoz zo
Ricreazioneecultura ,8 o,q ,o o,) , ,
Articoliaudiovisivi,FotograFci,
computeredaccessori
), q, z, z,z , ,
Altribenidurevoliperlaricreazione
elacultura
z,q -6, -z,q -, -z,) -z,)
Altriarticoliricreativi,Fori,pianteed
animali
o,q -, o,o o, -o, -o,
Serviziricreativieculturali ,q ,) ,) ,o z,q ,8
Giornali,libriedarticolidicancelleria -o,6 -,z -, -o, -,z -,z
vacanzetuttocompreso z,o -, -o, -o,z -o,6 -o,6

Istruzione o,) o, -o,q -, -o,8 -,z

Alberghieristoranti z,o -o, o,6 o,o o,q o,q


Pubbliciesercizi ,) -o,q o,z o,o o, o,
Servizialberghieriedalloggiativi z,8 -o,6 o,6 o, o,8 o,8

Benieservizivari z,z -o, -o, -, -o,) -o,8


Benieserviziperl'igiene -o,q -o, -o,8 -o,8 -o,) -o,8
FFFettipersonalin.a.c. -,6 -6, -q, -,q -q,z -q,
Protezionesociale q, , o, z,o o, -o,z
Assicurazioni ),6 -,z -o, -,q -o,) -o,q
ServiziFnanziarin.a.c. ,) z, -o, -o,q -o,z -o,
Altriservizin.a.c. -o, ,z -o, o, -o,z -o,
Fonte:elaborazionireF.perAncc-Coop
La spesa nel capitolo Alberghi e ristoranti stata caratterizzata, negli anni
precedenti la crisi, da un trend vivace, legato al cambiamento delle abitudini
di consumo, in particolare alla crescente propensione a consumare pasti fuori
casa; tale capitolo per toccato dalla crisi, soprattutto per lindebolirsi della
domanda turistica, pi sensibile alle evoluzioni del reddito.
Le prospettive segnalano un andamento poco vivace, anche perch la crisi
del mercato del lavoro ha frenato il processo di femminilizzazione della forza
lavoro che era alla base delle tendenze dellaumento della voce della ristora-
zione.
Le altre voci di spesa (in Istruzione e in Beni e servizi vari) sono previste
restare sostanzialmente stagnanti.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 182 ]
Riquadro q.g C|i ita|iani e i prodotti tecno|ogici
L'impatto della crisi sul reddito delle Famiglie e sulla loro percezione del Futu-
rohaavutoeFFettipesantisuiconsumidibenidurevoliedhaintaccatopiudi
recenteancheiprodottitecnologici.IlmonitoraggioeFFettuatoperiodicamente
daGFIRetailand1echnologyconsentedianalizzaredavicinol'evoluzionedelle
venditeintaleimportantecompartodeiconsumi.
ComeeFaciledesumeredalgraFco,dopoilparzialerecuperodelzoo,nelpri-
mosemestrediquest'annolevenditetornanoaFetteresigniFcativamente.Nel
primo semestre zo le vendite di questi prodotti Fanno segnare, inFatti, una
Fessioneparial6,z%rispettoallostessoperiododelzoo.
LaFessione,peraltro,penalizzasigniFcativamenteproprioalcunideicomparti
cheavevanobrillatonelzoo.L'elettronicadiconsumoarretradel%perden-
doquasiquattropuntidiquotasultotaledellevendite.Siriduce,invece,del%
ilcompartodeisupportiperl'archiviazione,sebbenelasuaincidenzasultotale
dellevenditesiadibassosigniFcatocomplessivo.
inveceimportantelaFessionedel)%nelcompartodeigrandielettrodomesti-
cichecontanoinveceperoltreunquintodelmercatototale.
CalanoinmisuraminorelevenditediapparecchiperlaFotograFa,edelconFort
domestico.Cresconoinvece,sebbeneinmisuranonsuperiorealz%,iprodotti
dell'inFormatica,dellateleFoniaeipiccolielettrodomestici.
L'andamentodeisingoliprodottipermettedicomprenderemeglioleragionidi
questedinamiche.IlgraFcoseguenteevidenziailcontributochelesingolecate-
goriediprodottohannoapportatoalladinamicacomplessivadelmercato.
Le vendite a| dettag|io di beni durevo|i (esc|uso |'arredamentoj
{composizione%evariazioni%tendenziali,gennaio-giugnozo)
0
20
40
60
80
100
Elettronica di consumo
Fotografia
Informatica
Telefonia
Archiviazione
Grandi elettrodomestici
Piccoli elettrodomestici
Home confort
gen 11 - giu 11 gen 10 - giu 10
-20 -15 -10 -5 0 5
28
3,8
20,4
17,1
20,6
7,2
24,2
-19%
-3%
2%
2%
-9%
-7%
-2%
2%
3,9
22,2
18,7
20,4
7,9
Fonte:GFIRetailand1echnology
[ 183 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
I prodotti tecno|ogici che sono cresciuti di pi ne| primo semestre zo
{contributoaltrenddellevenditealdettaglio,variazione%tendenziali,gennaio-giugnozo)
-3,5 -3,0 -2,5 -2,0 -1,5 -1,0 -0,5 0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5 3,0
Tv schermo piatto
Cellulari
Decoder
Lavastoviglie
Frigoriferi
Internet key
Netbook
Lettori dvd
Cucine/forni
Lavatrici
Accessori tel. Mob.
Igiene orale
Ferri da stiro
Asciugatrici
Cuffie
Aspirapolvere
Accessori 3d
Notebook
Tablet
Smartphone
Fonte:GFIRetailand1echnology
Sicomprendono,innanzitutto,leragionidellediFFcoltdelcompartodell'elet-
tronica di consumo. Si e oramai esaurito l'eFFetto del cbange o|er del digitale
terrestrechenelzooavevainteressatoascacchieratutteleregioniitalianeed
aveva oFFerto una considerevole spinta al mercato dei nuovi modelli di moni-
tortelevisivo.Rallenta,allostessotempo,ilmercatodeiprodottipiumaturiin
conseguenzaprobabilmentedellediFFcolteconomichedelleFamigliechepre-
Ferisconorinviarelasostituzionedeglielettrodomestici{lavatrici,Frigo,cucine,
ecc.) oppure che non hanno motivo di acquistare nuovamente i prodotti che
dapocosonoentratinelladotazionedelleFamiglieitaliane{chiavetteinternet,
netbook)NotevoleilcaloanchedeiteleFonimobili,largamentesoppiantatidagli
smartphonecheinFatticapeggianolaclassiFcadeiprodottipiuvendutiassieme
aitabletdiultimagenerazione.Perilresto,rimanediqualchesigniFcatosoloil
marginalecontributoallacrescitadeinotebook.Insostanza,gliuniciprodotti
checontinuanoadareunpo'didinamicitalmercatosonol'iphone,l'ipaded
ilorodirettisuccedanei.
Riquadro q.o I| ruo|o de||e donne ne||e decisioni di spesa
Ilruolodelledonneneiconsumiespessosottovalutatonelleanalisieconomi-
che. Una recente indagine di Nielsen permette invece di apprezzarne la rile-
vanza.Ledonnecontrollano,inFatti,lamaggioranzadelledecisionirelativeagli
acquistieallagestionedelnucleoFamiliare.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 184 ]
I| ruo|o de||e donne ne||e decisioni di spesa
(per le seguent| t|polog|e d| spesaatt|||t, cb| dec|de nella tua jan|gl|a, % d| r|spondent|, zo++)
18
22
30
27
31
38
38
21
22
45
20
45
21
46
37
Prodotti per la pulizia della casa
Salute/Bellezza
Cura dei bambini in casa
Luoghi dove svolgere attivit sociali
Attivit sociali
Food
Cura dei bambini al di fuori della casa
Elettronica Personale
Finanze familiari
Vestiti
Elettronica Casa
Farmaci OTC/da prescrizione
Assicurazioni
Bevande
Automobili/altri mezzi di trasporto
Donne
Entrambi
Uomini
80
77
69
67
63
61
61
55
55
54
51
51
50
49
46
2
1
1
6
6
2
1
24
23
1
29
4
28
6
17
Fonte:NielsenvomenoF1omorrowStudy
Peraltro,ilgenereFemminileelacomponentedelPaesechemantienelamiglio-
repercezionedelFuturo.InItaliaIl))%delledonnepensache,inunprossimo
Futuro,ilproprioruolonellasocietcambiernellequestionirelativeall'ugua-
glianzadeisessi,inpoliticaeinterminidiopportunitpresentinelmondodel
lavoro.
Ma a questo orizzonte di maggiori possibilit, Fanno da contrasto le preoccu-
pazionilegatealleminoriopportunitFutureperipropriFgli,presentinell'8o%
deicasi.
Piuinparticolare,ilqz%delleintervistatepensachelapropriasituazioneFnan-
ziariasiamiglioreinterminidistabilitrispettoaquelladellepropriemamme
{elostessodiscorsovaleperilpiuelevatolivellodiscolarizzazione))%dei
casieperlamaggiorepossibilitdiacquistarelecosedicuisihabisogno
6z%ediquellechesidesiderano6q%).
Alcontrario,soloilq%pensacheleproprieFglieraggiungerannounastabilit
Fnanziariamiglioredellapropria,ecisitraduceperlegenerazionidelledonne
didomaninellaminorecapacitdimiglioramentodelpropriostatus{acquistan-
docidicuisihabisognonelq6%deicasiochesidesideraq%).
Unlivellodiistruzionepiuelevato,maggioriopportunitdicarrieranelmondo
dellavoroeunredditopiualtopotrebberoaprirelastradaadunulterioreau-
mentodelpotereeconomicodelledonne.
Semprerelativamenteall'Italia,puressendooggilacontribuzionedelledonne
al reddito Familiare ancora modesta {il 6% delle intervistate dichiara di non
contribuireeunaltroz8%diFarlosoloinmodomarginale),nelcorsodegliulti-
micinqueanni,perilz%deicasidichiproducereddito,talecontribuzionee
cresciutaaFrontediunz%chedichiaraunadiminuzione.Sempreinrelazione
[ 185 ]
Capitolo 4. Le famiglie italiane in perdurante difcolt
achicontribuiscealredditoFamiliare,unterzodelleintervistateritienechel'ap-
portoaumenternelcorsodeiprossimianni{ilzq%nelcorsodelprossimo
anno).
Le intenzioni di spesa de||e donne ita|iane
(cone spendera| |l denaro add|z|onale cbe ba| guadagnatoguadagnera|, ult|n| ann|pross|n| ann|,
% d| r|spondent|, zo++)
64
49
45
42
41
40
32
32
30
30
27
26
26
21
20
19
19
17
17
14
14
14
12
8
6
Vacanze
Risparmi
Generi alimentari/beni di largo consumo
Vestiti
Uso per emergenze
Migliorie/decorazioni alla casa
Intrattenimento fuori casa
Risparmi per la pensione
Pagare debiti / carte di credito / prestiti
Elettronica per la casa
Automobili / altri mezzi di trasporto
Prodotti per salute / bellezza
Educazione dei tuoi bambini
Una nuova casa
Verso l'avere un figlio / avere pi figli
Investimenti
Assicurazione
Elettronica personale
Sostegno della famiglia (cio genitori, nonni)
Istruzione per te stessa
Internet / Servizi di telecomunicazione
Servizi personali
Beneficienza
Una seconda casa
Assicurazione sanitaria
Fonte:NielsenvomenoF1omorrowStudy
Peravereunaideapiuprecisadiquellochepotrebbeesserel'impattosuiconsu-
midiunamaggioredisponibiliteconomicadelledonneitaliane,einteressante
analizzare dove esse intendano allocare le risorse aggiuntive derivanti da un
incrementodireddito.
Le vacanze, voce molto sacriFcata negli ultimi anni, e la spesa preFerita alla
qualedestinareiredditiincrementaliseguitadairisparmi,aconFermadiuna
largapresenzadiatteggiamentisemprepiucautelativiaFrontedell'attualeFase
economica.Nelq%dellepreFerenze,inFne,lamaggiorecapacitdispesaan-
drebbe a beneFcio del prodotti alimentari e di largo consumo, con un eFFetto
positivoperl'interosettore.
[ 187 ]
Capitolo 5
Gli acquisti di beni
di largo consumo
.Insintesi
I prodotti del Largo Consumo Confezionato rappresentano circa un sesto
della spesa annua per consumi di beni della famiglia italiana, per la gran parte
veicolata al mercato dalla Grande Distribuzione Organizzata.
Si tratta quindi di un osservatorio privilegiato per analizzare da vicino levo-
luzione delle scelte di consumo degli italiani e cogliere al contempo le traietto-
rie di sviluppo della distribuzione moderna.
In questo senso, le vendite di Largo Consumo Confezionato evidenziano
nella prima met del 2011 alcuni significativi segnali di recupero. Infatti, le
vendite di prodotti confezionati nella grande distribuzione fanno segnare a
giugno un incremento del 3,4% su base annua, un dato di quasi quattro punti
pi alto rispetto allanno precedente in cui landamento dei fatturati aveva evi-
denziato addirittura un arretramento.
Lincremento delle vendite trova motivazione soprattutto nella crescita delle
quantit vendute ma incorpora anche una piccola ripresa dei prezzi sollecitati
dalle tensioni nei mercati delle materie prime agricole. Tale incremento pe-
raltro permette di recuperare solo una frazione poco pi di un terzo della
deflazione che aveva segnato il settore nel 2010.
La crescita del Lcc riguarda in particolare i surgelati, il fresco confezionato, gli
alimentari e in misura molto marginale le bevande e i prodotti casa-persona.
Peraltro, pi che un reale incremento della domanda finale di generi alimen-
tari la ripresa delle vendite trainata dalla crescita delle superfici distributive
al netto della quale lincremento non supererebbe il punto percentuale e
dellincremento di quota della Gdo ai danni degli esercizi di vicinato.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 188 ]
interessante notare invece come landamento delle vendite dei singoli
comparti testimoni come il cambiamento delle abitudini di acquisto e di con-
sumo degli italiani. Si conferma innanzitutto la tendenza degli italiani a cerca-
re nel comparto food sempre nuove occasioni per recuperare potere dacquisto
secondo un processo oramai noto come downgrading della spesa. Spostandosi
su canali distributivi pi convenienti, prodotti meno dispendiosi, occasioni di
acquisto pi propizie.
Persiste inoltre, a parit di condizioni, la preferenza dei consumatori italiani
per i prodotti ad elevato contenuto di servizio, in particolare quelli di pi rapi-
da preparazione e consumo.
Perdono smalto, invece, i driver della salute e del lusso, a testimoniare che
anche per quella quota di famiglie che aveva superato indenne la fase acuta
della crisi arrivato il tempo delle rinunce.
Infine, gli acquisti del Largo Consumo beneficiano della rinuncia sempre pi
frequente delle famiglie italiane alle occasioni conviviali extradomestiche e al
ritorno ai consumi in ambito domestico, alle colazioni in famiglia, ai pranzi e
alle cene consumate in famiglia o in compagnia di amici.
.zIllargoconsumoconFezionato
I prodotti del Largo Consumo Confezionato (Lcc) rappresentano una quota
significativa della spesa annua della famiglia italiana. Rientrano in questa ca-
tegoria tutti i generi alimentari con lesclusione del fresco a peso variabile, cio
frutta e verdura vendute sfuse, pesce e carne, pane e prodotti di pasticceria o
gastronomia a peso non imposto acquistati in banchi o in reparti dedicati. A
questi vanno aggiunti i prodotti destinati alla cura della casa (detersivi, deter-
genti e altri generi di consumo per la casa) e della persona (articoli per ligiene
e la cura del corpo, puericultura, ecc.).
Con riferimento allultimo anno disponibile, il 2010, si stima che il giro daf-
fari del Lcc si aggiri intorno ai 60 miliardi di euro, corrispondenti al 14% della
spesa annua per consumi di beni, che la contabilit nazionale cifra in circa 460
miliardi di euro
12
. Circa il 90% del giro daffari relativo a prodotti Lcc inter-
mediato da punti vendita della Distribuzione Moderna, termine che raggruppa
tutti i formati della Grande Distribuzione e della Distribuzione Organizzata.
Si tratta di un ammontare di circa 55 miliardi di euro di vendite che, con rife-
rimento allultimo anno disponibile (lanno terminante a giugno 2011), sono
12 Il dato comprende sia la spesa monetaria sia gli autoconsumi.
[ 189 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
distribuite per circa il 70% tra ipermercati e supermercati, per un 17% in eser-
cizi a libero servizio e la restante quota suddivisa tra un 11% dei discount e
un 3% degli esercizi specializzati nei prodotti per la cura della casa e della
persona (i cosiddetti specialisti drug). Questi ultimi, in particolare, sono un for-
mato distributivo nato nei paesi di lingua tedesca e caratterizzato da superfici
relativamente ridotte, generalmente inferiori ai 250 metri quadri, da unelevata
profondit di assortimento e da bassi prezzi. Si tratta di una formula che ha
conosciuto un forte sviluppo negli anni recenti anche nel nostro Paese, in par-
ticolare nelle regioni del nord-est, tanto da meritarsi lappellativo di category
killer del cura casa e cura persona per la capacit di fagocitare rapidamente
quote crescenti di domanda, a scapito degli altri punti vendita della Gdo.
Il piccolo dettaglio tradizionale infine accreditato di una quota di mercato
residuale inferiore al 10% delle vendite di prodotti Lcc, che corrisponde ad un
giro daffari di circa 5-6 miliardi di euro lanno.
1abe||a y. Lcc ~ |e vendite per Formato distributivo de||a Cdo
{variazioni%sull'annomobile)
Formato

Fatturato Anno terminante Ciugno zo, var. %
m|d ` % Fatturato Quantit Prezzi
IpereSuper 8,6 )o z,) z,o o,)
Liberoservizio , ) z,6 o,) ,8
Discount 6,o 8,q ),6 o,)
Specialistidrug ,6 6, 6, o,
DistribuzioneModerna , oo ,q z,8 o,)
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Giova ricordare che luniverso dei beni di largo consumo confezionato non
esaurisce le vendite della grande distribuzione: i prodotti Lcc rappresentano
infatti circa il 60% del fatturato complessivo intermediato dai punti vendita del
comparto moderno, essendo la restante quota generata dalle vendite di generi
alimentari freschi a peso variabile e di prodotti non alimentari (elettrodome-
stici, articoli per la casa e larredamento, cartoleria, abbigliamento, giocatoli,
ecc.). Ciononostante, il peso non secondario dellaggregato Lcc e la disponi-
bilit di informazioni puntuali e aggiornate in tempo reale (rilevazioni operate
attraverso gli scanner della distribuzione commerciale) fanno dellandamento
delle vendite nel segmento Lcc un sensore affidabile e qualificato per delineare
le tendenze e lo stato di salute della grande distribuzione ed un osservatorio
privilegiato degli andamenti dei consumi delle famiglie italiane.
Lanalisi contenuta nelle pagine che seguono pertanto riferita alle vendi-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 190 ]
te di prodotti Lcc nei punti vendita della distribuzione moderna: ipermerca-
ti (superficie commerciale maggiore di 2500 mq), supermercati (superficie di
vendita compresa tra 400 e 2500 mq), esercizi a libero servizio (tra 100 e 400
mq), discount e specialisti drug
13
. Le statistiche sono riferite al complesso dei
punti vendita in attivit cio includono anche il contributo offerto dalle nuove
aperture (il cosiddetto contributo rete).
.L'andamentodellevendite:girod'aFFari,prezziequantit
Il 2010 si chiuso con risultati di venduto pi positivi per la distribuzione
italiana rispetto al 2009, seppure ancora al di sotto dei livelli pre-crisi. Anche le
evidenze relative al primo semestre dellanno in corso sembrano confermare il
rafforzamento del trend di recupero, nonostante andamenti differenziati tra i
vari canali. Tornano a crescere iper e super, ma sono i discount e gli specialisti
drug, protagonisti nel periodo della crisi di un vero e proprio exploit dei volumi
di vendita a mettere a segno le migliori performance.
Lanalisi del Lcc che segue strutturata in due sezioni: in prima battuta si
esamina landamento, misurato in termini di variazione tendenziale delle ven-
dite scomposte nelle loro due componenti (volumi di vendita e prezzi) nellan-
no mobile terminante rispettivamente a giugno 2010, dicembre 2010 e giugno
2011. Si passa poi ad indagare il dettaglio di ciascun reparto al fine di valutare
levoluzione di fatturato, quantit e prezzi fatta registrare nel corso dellultimo
anno dalle relative famiglie di prodotti.
facile notare immediatamente come nellultimo anno e mezzo si sia av-
viato un deciso recupero del fatturato di vendita della Distribuzione Moderna.
Le tabelle successive documentano evidenze assai differenziate, segno di una
qualche inversione di marcia che ha caratterizzato la dinamica dei consumi e
dei prezzi.
In termini di valore lanno mobile terminante a giugno 2010 certifica uno
scivolamento in territorio negativo, con una flessione del fatturato seppur mi-
nima, pari allo 0,2% rispetto al corrispondente periodo dellanno precedente.
Sono i segni pi rilevanti della crisi economica e della battuta darresto dei
consumi delle famiglie italiane, aumentati in quantit di appena l1%, nono-
stante la flessione dei prezzi superiore al punto percentuale e la crescente in-
tensit promozionale.
13 Landamento delle vendite di questo formato analizzato nelle pagine che seguono con
riferimento esclusivamente allultimo anno per il quale si dispone di statistiche robuste.
[ 191 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
1abe||a y.z Le vendite de||a Cdo ita|iana per area merceo|ogica: i| Fatturato
{variazioni%sull'annomobileannoterminantenelmeseindicato)
Ciu. zoo- Dic. zoo- Ciu. zo
AlimentareconFezionato -o,8 ,) ,
Freddo -, o, q,
Fresco o, , 6,q
Bevande o,z o,8 ,
Pets ,8 ,6 z,)
Curadellacasa -,z -o, o,
Curadellapersona -o,) -, o,)
LCC -o,z ,6 ,q
`FscludegliSpecialistiDrug
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
1abe||a y. Le vendite de||a Cdo ita|iana per area merceo|ogica:|e quantit
{variazioni%sull'annomobileannoterminantenelmeseindicato)
Ciu. zoo- Dic. zoo- Ciu. zo
AlimentareconFezionato -o, z,z ,z
Freddo z, , q,
Fresco ,8 q,) q,
Bevande o,z ,o z,o
Pets ,) z, ,
Curadellacasa -, -o,6 -o,6
Curadellapersona -o,z -o,q ,
LCC ,o z,z z,)
`FscludegliSpecialistiDrug
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
1abe||a y.q Le vendite de||a Cdo ita|iana per area merceo|ogica: i prezzi
{variazioni%sull'annomobileannoterminantenelmeseindicato)
Ciu. zoo- Dic. zoo- Ciu. zo
AlimentareconFezionato -o, -o, o,
Freddo -,8 -z, -o,8
Fresco -z, -o,8 z,
Bevande o,o -o,z -o,
Pets z, , ,q
Curadellacasa -o, -o, o,
Curadellapersona -o,q -o,) -o,q
LCC -,z -o,6 o,)
`FscludegliSpecialistiDrug
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
In buona sostanza i dati descrivono una situazione in cui le famiglie, pres-
sate dal peggioramento del mercato del lavoro e dalla stasi del reddito dispo-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 192 ]
nibile, hanno bloccato il budget di spesa: la diminuzione dei prezzi si traduce,
quindi, in un progresso appena equivalente delle quantit vendute. Passando
in rassegna le famiglie merceologiche, nei dodici mesi in esame risultano in
sofferenza soprattutto i consumi dellalimentare confezionato e quelli relativi
alla cura della casa e della persona: si tratta dei reparti che pi di altri hanno
subito le conseguenze della crisi economica, con una flessione dei volumi di
vendita pari rispettivamente allo 0,3%, all1,1% ed allo 0,2%.
assai probabile che una parte della contrazione dei volumi osservata per i
reparti della cura della casa e della persona sconti un cambiamento di canaliz-
zazione in favore degli specialisti drug, fenomeno del resto documentato, come
vedremo, dalle statistiche riferite allanno 2011.
Lintonazione della domanda cambia pi decisamente a partire dalla secon-
da met del 2010. Il fatturato della Gdo mette a segno una graduale accelera-
zione, beneficiando sia dei primi segni di risveglio della domanda che si rivolge
alla Gdo, sia di ritmi di crescita dei prezzi che si confermano particolarmente
contenuti.
In particolare nei dati pi recenti, riferiti allanno terminante a giugno 2011,
si osserva un netto slancio del fatturato del Lcc, tendenza alla quale contribui-
scono due spinte di medesimo segno. Il valore delle vendite fa infatti registrare
una crescita anno su anno pari al 3,4% cos scomposto: il 2,7% relativo ad
una ripresa dei consumi in termini di volumi, poco meno dell1% al soste-
gno dei prezzi che tornano moderatamente a crescere sospinti dai rincari delle
materie prime. Sempre con riferimento allultimo anno possibile osservare
come le tendenze emerse per il complesso dei prodotti del Lcc siano condivise
dalla maggior parte delle aree merceologiche: al netto dei prodotti relativi alla
cura della casa e della persona, gli incrementi in fatturato oscillano tra l1,9%
delle bevande ed il 6,4% del fresco. Per la parte pi rilevante essi sono dovuti
ad una variazione positiva delle quantit (per il freddo ed il fresco superiore al
4% tendenziale) e da un recupero dei prezzi, in particolare del fresco. Fanno
eccezione i prodotti per la cura della casa, protagonisti di un calo dei volumi
con ogni probabilit cagionato dallaumento dei prezzi. Per i prodotti destinati
alla cura della persona e alligiene si conferma invece il travaso di vendite dai
canali della Gdo agli specialisti drug.
Le buone performance messe in mostra della distribuzione commerciale
sintetizzano una serie di elementi favorevoli. In primo luogo, nonostante il
quadro congiunturale non positivo e al netto di alcune distinzioni, i consu-
mi dei generi di prima necessit si sono rimessi in marcia. Ma soprattutto le
grandi superfici alimentari in corrispondenza della crisi hanno aumentato la
[ 193 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
loro quota sui consumi delle famiglie, tornando ad erodere vendite al canale
tradizionale. Su questo fenomeno ha inciso anche il sostegno della pressione
promozionale che ha caratterizzato le strategie di offerta della grande distri-
buzione e la crescente penetrazione delle marche commerciali anche in reparti
in passato meno presidiati, come alcune merceologie del fresco (ad esempio i
piatti pronti) e i generi non alimentari. A ci si aggiunge la maggiore attrattivi-
t dei formati di vendita pi convenienti (i discount), i quali hanno contribuito
ad accogliere una quota crescente di consumatori soggetti a vincoli di bilancio
pi stringenti. Il vigore di questo canale testimonia il clima di incertezza allin-
terno del quale comunque continua a muoversi il consumatore: la percezione
che la recessione economica tuttaltro che alle spalle ha consolidato le ten-
denze emerse nella fase pi acuta della crisi, cio nel corso del 2009.
Prendendo in esame la variazione delle quantit rilevate nellanno termi-
nante a giugno 2011, ad esempio, il fenomeno si palesa in maniera chiara. Al
netto dei discount il trend al rialzo dellintero Lcc risulta pi moderato, pas-
sando dal 2,7% di incremento al 2.1%. Lo stesso discorso vale per le differenti
aree merceologiche: la crescita del confezionato si fa pi contenuta (dal 3,2% al
2,6%), quella del freddo si riduce dal 4,9% al 4,1%, il fresco dal 4,1% al 3,5%.
Accanto al ritorno dei discount altro fenomeno che caratterizza le tendenze
recenti la crescente penetrazione del formato relativo agli specialisti drug i
quali, pur rappresentando meno del 3% del giro daffari della Gdo, nellultimo
anno mettono a segno una crescita che sfiora il 7%. A corollario delle analisi
presentate giova ricordare che le performance di fatturato sono calcolate a rete
corrente, cio incorporano il contributo al giro daffari generato dalle nuove
aperture. Nel complesso tale apporto si cifra in circa due punti e mezzo per il
caso di ipermercati e supermercati, mentre arriva a superare i sei punti percen-
tuali nel caso dei discount. Come facile intuire, al netto del contributo offerto
dallespansione della rete commerciale le performance di vendita della Gdo
subiscono un radicale ridimensionamento. Le nuove aperture, pur in frena-
ta a causa della progressiva saturazione degli spazi di domanda, continuano
dunque a rappresentare il principale fattore di sostegno alla crescita del giro
daffari.
Il maggiore ricorso a formati distributivi pi convenienti solo uno dei cam-
biamenti nelle abitudini di consumo che le famiglie italiane hanno messo in
atto in risposta alla crisi economica. Anche altri comportamenti di spesa si
incanalano nella medesima direzione, come lo spostamento verso merceologie
meno costose (dalla carne bovina al pollame, dal parmigiano reggiano al grana
padano, per riportare alcuni esempi) e verso i prodotti pi economici presenti
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 194 ]
in assortimento (dai prodotti di marca a quelli a marchio del distributore o ai
primi prezzi), oltre ad una quota sempre crescente di fatturato riconducibile
allacquisto di prodotti scontati o in promozione. Linsieme di questi elementi
sta alimentando il persistere del differenziale tra landamento dei prezzi di li-
stino dellaggregato Lcc (ovvero linflazione misurata a parit di composizione
delle vendite) e quello del costo della spesa (lincremento dei prezzi effetti-
vamente sostenuto dai consumatori).
CraFico y. L'andamento dei prezzi de|| Largo Consumo ConFezionato ne||a Cdo ita|iana
{variazioni%tendenziali)
-3
-1
1
3
5
7
04 a l o 05 a l o 06 a l o 07 a l o 08 a l o 09 a l o 10 a l o 1 1 a
Prezzi di listino
Costo della spesa
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
CraFico y.z I| downgrading" de||a spesa ne||a Cdo ita|iana
{punti%diminoreinFlazionepereFFettodelcambiamentodelmixdivendita)
0,0
0,5
1,0
1,5
2,0
04 a l o 05 a l o 06 a l o 07 a l o 08 a l o 09 a l o 10 a l o 1 1 a
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Tale misura sintetizza lintensit con cui si produce il cosiddetto downgrading
della spesa, ossia quellinsieme di accorgimenti nelle abitudini di consumo
che consentono alle famiglie di contenere e talvolta neutralizzare limpatto
dellinflazione. Esso riflette in buona misura una variazione di mix del carrello,
che sconta un effetto di sostituzione nelle scelte di acquisto. In questo modo
pi facile quantificare la misura della risposta con cui le famiglie si adattano
al differente quadro congiunturale: certamente da sottolineare il fatto che lo
scostamento tra prezzi di listino e costo della spesa sia andato divaricandosi
negli anni raggiungendo livelli massimi nel corso del 2009, ovvero nella fase
[ 195 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
pi acuta della crisi. Ma anche nei mesi recenti, a fronte di una stagnazione
dei salari reali combinata alle tensioni sul versante dei prezzi al consumo, si
assistito ad un ritorno di tale fenomeno. Nei paragrafi che seguono vengono
analizzate con un maggior grado di dettaglio le tendenze pi recenti messe in
mostra dai vari reparti del LCC per quel che concerne gli andamenti del fattu-
rato, delle quantit intermediate e dei prezzi al dettaglio.
Riquadro y. Le strategie di risparmio deg|i ita|iani ne| |argo consumo
Cone janno gl| |tal|an| a r|sparn|are sul c|bo
Costrettodall'attualecontestoeconomicoaFarquadrareicontidelpropriobi-
lancioFamiliare,ilconsumatorehaaFFnatodimoltolesuestrategiediacquisto,
soprattuttoinriFerimentoaiprodottidellargoconsumo.
1alemaggioreabilitglihaconsentitodicontenerelespese,limitandoalmas-
simoleproprierinunceallivelloqualitativoprecedente.
L'articolazionedell'oFFertainterminidivarieteampiezzadegliassortimentie
l'accentuatacompetizionenonsolotraoperatoridellostessocanalemaanche
traFormuledistributivediverse,haFornitounpanoramadialternativeall'interno
delqualeilconsumatoreestatoingradodiottimizzareilpropriobilancioFami-
liarepurcontinuandoasoddisFarebuonapartedeisuoibisogni.
Ilcontenimentodelbudgetdispesapassainnanzituttoattraversounariduzione
delle quantit acquistate, un diverso mix per alcune merceologie e un minor
ricorsoalpiccolodettagliospecializzato
IprodottiFreschicostituisconounavocemoltoimportantenelbudgetdispesa
delleFamiglieitaliane,contandopercircauno%deiconsumialimentari.
Nel corso dell'ultimo anno, a Fronte di una crescita dei prezzi per quasi tutte
le merceologie del Fresco e per contenere il budget di spesa sugli stessi livelli
dell'annoprecedente,leFamigliehannoadottatounatteggiamentoimprontato
versounamaggioreoculatezzanellequantitacquistate.
Peralcuniprodotti,ortoFruttainparticolare,eprobabilechelariduzionedelle
quantitacquistatesisiatrasFormatainunulteriorecontenimentodeglisprechi
piucheinunaveraepropriariduzionedeiconsumiFnali.
Perlacarneeperil pesce,invece, sembra trattarsi di una parziale rinuncia ai
passatilivellidiconsumoperridurrelaspesaFnale.Perlacarneiconsumatori
hanno variato il mix, passando da tipologie di prodotti piu costosi {manzo e
vitellocheatotaleItaliaFannosegnarerispettivamenteuncalodeiconsumia
valoredel-,)%edel-q,z%eaquantitdel-z,)%edel-%)aprodottimeno
caricomepolloeconiglio{+,%e+z,z%avaloree+o,8%e+z,)%inquantit),
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 196 ]
evitandoquindidiridurreeccessivamentelequantitconsumateeallostesso
tempomantenendoinalterateoaddiritturamigliorandolequalitnutrizionali.
IlcaloelastessavariazionedimixepiuevidentealSud.Riduzionisigni-
Fcative dei consumi possono essere riscontrate addirittura nelle Famiglie con
livellidiredditopiuelevato,echiarocomeinquestocasocontinorelativamente
pocomotivazionilegateallaminorcapacitdispesa.Ancheperilpesceicali
piuimportantisonoalSud.
I| comportamento di acquisto de||e Famig|ie ita|iane ne| Fresco
{variazioni%annue,annoterminantegiugnozo)
Totale Fresco
Frutta Fresca
Ortaggi Freschi
Salumi
4,0
Carne Fresca
Pesce al naturale
-8,0
-6,0
-4,0
-2,0
0,0 -4,0 -2,0 2,0
Var. % della spesa a valore delle famiglie
V
a
r
.

%

d
e
l
l
e

q
u
a
n
t
i
t


a
c
q
u
i
s
t
a
t
e

d
a
l
l
e

f
a
m
i
g
l
i
e

Formaggi
Fonte:NielsenConsumerPanel
Sono invece rimaste sostanzialmente inalterate le quantit acquistate di salu-
mieFormaggi,conalcuneinteressantievidenzequalilacrescitadegliacquisti
di alcuni prodotti di Fascia alta di prezzo come la bresaola o di Fascia media
come lo speck. Dall'analisi delle principali merceologie emerge inoltre anche
unavariabilecomunechesilegaadunasempremaggioredomanda{eaduna
relativamaggioreoFFerta)diservizio.Siriscontrano,inFatti,andamentipositivi
periprodottipreconFezionati,comeneisalumi,neiFormaggi,nellaFrutta,cos
comeuntrenddicrescitaperglielaboratidicarneeperilpescepreparato{da
una recenteindagineNielsenemerge che il 8% degli italiani dichiara che la
presenza di una buona variet di cibi preparati al momento inFuenza la sua
sceltadelnegoziodoveFarelaspesa).
AlivellodiFontidiacquisto,unaminorFrequenzadivisitadelpiccolodettaglio
tradizionaleespecializzato{macellerie,pescherie,negozidiFruttaeverdura)ha
consentitodicontenereulteriormentelaspesa.GliacquistidiprodottiFreschi
Fannosegnareunavariazionepositivadel+,%nellaGdoeduncalodel-q,z%
[ 197 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
nellealtreFontidiacquistotradizionali.Inentrambiicasilevariazionideivo-
lumi sono negative {-o,)% nella distribuzione moderna e -6,6% nei negozi di
vicinato).
Cambiamenti ne||a Frequenza di acquisto de| Fresco de||e Famig|ie
{variazioni%annue,annoterminantegiugnozo)
-1,3
-1,4
-0,5
0,2
0,1
-0,8
-1,4
-5,6
-6,6
-2,3
-7,9 -8,0
1,6
2,5
1,5
0,5
0,9
-0,8
-3,5
-1,4
-2,8
-4,0
-0,1
-2,8
Frutta Fresca Ortaggi Freschi Salumi Formaggi Carne Fresca Pesce al naturale
-10,0
-8,0
-6,0
-4,0
-2,0
0,0
2,0
4,0
Var. % della Frequenza di Acquisto negli Iper+Super+Lib.Serv.+Discount
Var. % della Frequenza di Acquisto nel Piccolo Dettaglio Tradizionale e Specializzato
Var. % Famiglie Acquirenti negli Iper+Super+Lib.Serv.+Discount
Var. % Famiglie Acquirenti nel Piccolo Dettaglio Tradizionale e Specializzato
Fonte:NielsenConsumerPanel
C|i acquisti de| Fresco si spostano ne||a Cdo
{diFFerenzialedispesaavalore,mlndieuro,annoterminantegiugnozosuannoprecendente)
-400 -300 -200 -100 0 100 200 300 400 500 600 700
Tot. categorie fresco
Frutta fresca
Ortaggi freschi
Salumi
Formaggi
Carne fresca
Pesce al naturale
Differenziale di Spesa a Valore
Iper+Super+Lib.Serv.+Discount
Differenziale di Spesa a Valore
Piccolo Dettaglio Tradizionale
e Specializzato
Fonte:NielsenConsumerPanel
S| ajjernano ancbe nell'al|nentare | category k|ller
AltrastrategiadiacquistomessainattodalconsumatorealFnedirisparmiare
estataquelladirivolgersisemprepiuaFormuledistributiveingradodioFFrire
convenienza,ovveroidiscounteglispecialistidrug,spostandoinquestinegozi
unapartedegliacquistiinprecedenzaFattiinipermercatiesupermercati.Nel
casodeidiscountquestoFenomenohavistocoinvoltiinmodoevidenteipro-
dottiperlacuradellacasaealcuniprodottialimentaridibaseconFezionati.Si
ricordi,peraltrochelacrescitadiquestoFormatodistributivo,anchenelcorso
dell'ultimoanno,estataprincipalmenteguidatadallosviluppodellaretecheha
Fattoregistrareancoranuoveaperturedinegozianchesesutassidicrescitapiu
contenuticheinpassato.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 198 ]
Lo spostamento deg|i acquisti tra i cana|i de||a Cdo ita|iana per a|cune categorie de| Lcc
{DiFFerenzialevenditeavaloreannot.giu'vsannot.giu'o)

Iper+Super+
Lib. Servizio
Discount
Specia|isti
Drug
FOODCONFFZIONA1O
{Olio,ConservediCarne,ConserveRosse,
CaramelleGommeeConFetti)
-o.qz.8 .)o.o)8
FRFSCO
{BudiniCremeeMerendine,PaniFcatiFreschi,
ogurt,GelatiAsporto,DistillatieSpiriti,Succhi)
-.6.88 z).o).)
CURACASA -6).6z.q) z8.)q.8o) q).oo.6
CURAPFRSONA -q).o.zz q8.z ).z.8
1O1ALF -8.oqz. 8).6.qo z)..))
Fonte:Nielsen1rade`Mis
I principa|i indicatori de| cana|e Speciulisti Drug

Anno ter. Ciugno


'
Inc.%suellevenditedellaGdo{CuraCasa+CuraPersona) q,%
1rendultimoannoavalore
CuraCasa +o,%
CuraPersona +8,6%
IndicediAssortimentovsIper+Super
CuraCasa z
CuraPersona 8q
venditeinpromozione{sconto>o%,Gen-Giu')
CuraCasa{z,6%Iper+Super) 8,%
CuraPersona{8,%Iper+Super) q,)%
PosizionamentoMediodiPrezzovsIpersutopzocategoriepiuvendute
CuraCasa o
CuraPersona{esclusiiProFumi) 8
PosizionamentoMediodiPrezzovsSupersutopzocategoriepiuvendute
CuraCasa
CuraPersona{esclusiiProFumi) 8
Fonte:Nielsen1rade`Mis
I principa|i indicatori de| cana|e discount
Anno ter. Ciugno
'
Inc.%sullevenditedellaGdo z,6%
1rendultimoannoavalore1otalegrocery +8,z%
Svilupporeteinmetriquadriultimoanno +6,6%
IndicediAssortimentovsSuper1otaleGrocery ,
PosizionamentoMediodiPrezzovsIpersutopzocategorievendute )
PosizionamentoMediodiPrezzovsSupersutopzocategorievendute 6
Fonte:Nielsen1rade`Mis
[ 199 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
Diversoeinveceilcasodellecatenespecializzatenellavenditadiprodottiper
la cura della persona e per la cura della casa, dove la preFerenza da parte del
consumatoreedettatanonsolodaragionidirisparmio.Rivolgendosiaquesti
negozi,inFatti,epossibileFruiredeivantaggidiunamaggioreampiezzaepro-
Fonditassortimentalerispettoadunsupermercato.
|'acqu|sto d| jornat| p| p|ccol|
ComeemergedaunarecenteindagineNielsen{SurveysuConsumerPanel),il
q%deiconsumatoriitalianidichiaradipreFerireprodottiinconFezionipiccole
con un prezzo unitario inFeriore per poter risparmiare. 1ale Fenomeno non ha
riportatosviluppisigniFcativinell'ultimoannoanchesedaunconFrontotrail
trendavolumeequelloinconFezioni,sembrachequalcosasistiamuovendo
inquestadirezione.
1ra le poche eccezioni in cui si cerca di risparmiare acquistando Formati piu
granditroviamoalcunecategorienell'areadellaCuradellaPersona{pannolini,
dentiFrici,shampoo,bagniedocciaschiumaedeodoranti)edelleBevande{bir-
ra,acquaebevandegassate).
P| pronoz|on| e narcbe pr||ate. l'|npo|er|nento del carrello non s|gn|pca r|nunc|a
alla qual|t
Sempre secondo i risultati di un'indagine su Consumer Panel di Nielsen, nel
corso dell'ultimo anno il 6% degli italiani dichiara di aver risparmiato sulla
spesacercandodicompraresoloprodottiinpromozione.
L'8% degli individui guarda con attenzione i volantini dei punti di vendita e
circa un terzo dei consumatori pone in atto delle vere e proprie strategie di
sceltadelnegoziodoveFarelaspesadisettimanainsettimana{quellocheha
leoFFertepiuinteressanti).
IlFenomenodelnomadismoallaricercadelleoFFertemigliorihavistonelcor-
sodelzoounincrementomoltoForte.Il%degliintervistatidichiaradicam-
biarenegozioinFunzionedellemiglioripromozionioFFerte.1aledato,peraltro,
collocal'Italiaalprimopostonellagraduatoriaeuropea.
Lacrescentepromozionalit,inoltre,hacaratterizzatotuttelediverseFascedi
brandall'internodellargoconsumo,daileader,aiFollower,allamarcaprivata.
QuestohaconsentitodisoddisFareleesigenzesiadiqueiconsumatorichepre-
FerisconoacquistareinpromozioneillorobrandpreFeritochediquellipiudi-
spostiacambiarebrandall'internodellastessaFasciadiprezzoocheoptano
perl'acquistodiunbrandminoreodellamarcaprivata.
Ilcontenimentodellaspesaattraversol'acquistodiprodottiinpromozionenon
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 200 ]
sitraducequindiinunimpoverimentodelrapportovalueFormoneynelcar-
rello.SonoinFattileAltreMarchequellepupenalizzateinterminidiquota.
La sensibi|it deg|i ita|iani a||e promozioni
{%rispondenti)
28
29
14
20
8
35
25
15
18
8
Cambio negozio in funzione
delle migliori promozioni offerte
Raramente cambio negozio, ma quando
faccio la spesa, cerco attivamente le promozioni
Regolarmente acquisto marche
diverse a seguito delle promozioni
Compro solo in promozione quando la marca
di mio gradimento (quando mi piace gi)
La promozione cambia
raramente la mia scelta di marca
fine 2009
fine 2010
Fonte:NielsenShopper1rends
Evo|uzione de||e vendite in promozione
{iper+super+liberoservizio,%sullevenditegrocery)
2004 2007 2008 2009 2010
1 sem.
2011
19,8
22,4
22,7
24,3
25,9
26,7
Fonte:Nielsen1rade`Mis
Distanza tra intensit promoziona|e deg|i iper (>q.yoo mqj e a|tri punti vendita
(%j
1 sem 2011
2010
2009
2008
2007
2004
5,0
4,8
4,5
5,4
6,4
10,0
Fonte:Nielsen1rade`Mis
[ 201 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
Incidenza vendite promoziona|i per tipo|ogia di brand
{%)
gen-giu 2010
gen-giu 2011
%
Vendite promo
25,7
26,7
28,5
29,8
29,1
30,7
19,9
20,7
23,5 24,2
Leader Followers
(2.a - 3.a - 4.a)
Private
label
Altre
marche
Fonte:Nielsen1rade`Mis
Quote di mercato per tipo|ogie di brand
{%)
Leader
27,3
27,1
24,8 25,0
16,0
16,5
31,9
31,4
gen-giu 10
gen-giu 11
Followers
(2.a - 3.a - 4.a)
Private
label
Altre
marche
Fonte:Nielsen1rade`Mis
Pr||ate |abel. nagg|ore ojjerta assort|nentale e nagg|ore donanda |anno d| par|
passo
L'acquisto di prodotti con marchio del distributore, che consentono di rispar-
miareunzo%mediorispettoalprezzodellacategoria,edisicurounFenomeno
in Forte crescita, nell'ultimo anno in Italia il q% dei consumatori dichiara di
averincrementatol'acquistoeilconsumodiquestiprodotti.Neiprimiseimesi
delzo,nellesuperFcisuperioriaioomq,illoropesosultotaleGroceryha
raggiuntoil6,%conunincrementodiunpuntopercentualenell'ultimoseme-
streeditrepuntirispettoalzoo).
1ali risultati sono da attribuirsi sia ad una crescita della domanda che ad un
aumentodell'oFFerta,coniretailerchehannosostenutoillorosviluppoanche
attraversounmaggiorricorsoallepromozioni{chesiattestanoormaialzo%
dellevenditetotali)eadunamaggiorpresenzadeglistessineivolantini.
LediFFerentiperFormancedellamarcaprivataalivellodicategoriadipendonoin
prevalenzadalgradopiuomenoelevatodiconcentrazioneindustrialeall'inter-
nodellestesse,dall'innovazionediprodottoedallacapacitdapartedeidistri-
butoridicogliereletendenzeinattoeditrasFormarleinopportunit.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 202 ]
La crescita de||a marca privata in Ita|ia
{quotadimercatoin%sultotalegrocery,iper+super+liberoservizio)
1999
8,8
9,4 9,9
10,4
11,3
12,6 12,4
12,7
13,2
14,2
15,1
15,7
16,5
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 1sem
2011
Fonte:Nielsen1rade`Mis
Piu in generale possiamo aFFermare come nell'ultimo anno ci sia stato molto
equilibriotraaumentodell'oFFerta{incrementonelreFerenziamento)edellado-
manda{aumentodellevenditedeiprodottiamarchio).
Pressione promoziona|e ne||a Cdo ita|iana
{%sultotalegrocery,iper+super+liberoservizio)
22,4
14,8
16,1
17,8
19,0
20,9
22,7
24,3
25,6
26,4
Totale grocery
Marca privata
2007 2008 2009 2010 2011 Q1
Fonte:Nielsen1rade`Mis
Presenza de||a marca privata su| vo|antino
{%,oo%=totalegrocery)
2007
7,4%
8,9%
10,5%
11,4%
2008 2009 2010
Fonte:NielsenFolder[Net
[ 203 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
La crescita de||a marca privata ne||e aree merceo|ogiche
{iper+super+liberoservizio,esclusobazaretessile,annoter.maggiozo)
1,6
1,5
-1,3
2,7
-0,7
3,2
5,6
2,6
2,3
2,4
4,2
5,4
6,9
7,8
10,2
7,1
Bevande
Pets
Cura della casa
Food confezionato
Cura della persona
Freddo
Fresco
Totale
Private Label
Categoria
16,3
24,9
23,3
9,5
13,7
20,0
23,0
7,5
Quota Marca Privata nelle
Aree Merceologiche
Fonte:Nielsen1rade`Mis
La corre|azione tra oFFerta distributiva e perFormance de||a marca commercia|e
{areemerceologiche,iper+super+liberoservizioesclusobazaretessile,annoter.giugnozo)
Cura
casa
Freddo
Cura
persona
Pets
Fresco
Bevande
Food
confezionato
R
2
= 0,9736
0,0
2,0
4,0
6,0
8,0
10,0
12,0
0,0 2,0 4,0 6,0 8,0 10,0 12,0
Trend (% vendite in valore)
R
e
f
e
r
e
n
z
e

(
v
a
r

%

n


m
e
d
i
o
)
Fonte:Nielsen1rade`Mis
Questo dimostra anche come gli spazi di crescita siano ancora molto ampi.
LepotenzialiopportunitsimaniFestanosolodandounosguardoalpesoche
hannonellediverseareedelPaese,esistonoinFattialcunediFFerenzepiuttosto
marcatetraNord,CentroeSudItalia.AlSudlaquotadellaPrivateLabelrisulta
decisamenteinFeriorerispettoallamedianazionale,compliceancheunadistri-
buzionecaratterizzatadaun'elevataFrammentazione.
La quota di mercato de||a marca privata ne||a Cdo ita|iana
{annoterminanteMaggiozo,variazione%suannoprecendente)
Quota PL su 1rend % vendite
tota|e Crocery va|ore PL
1otaleItalia 6, ),
Area 6,o ,
Areaz 8,z ),)
Area ), 6,
Areaq ,) ,
Fonte:Nielsen1rade`Mis
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 204 ]
MaealtrettantoverocheproprioalSudlaPrivateLabelstacrescendoaritmi
moltosostenutiintutteleareemerceologicheedinparticolarenelFreddoenel
Fresco.
LaMarcaPrivatanoncostituiscesoloun'interessantealternativadiprezzoma
ancheunostrumentoconilqualeveicolareun'oFFertadiprodottidiFasciapre-
mium.Ilcalodell'importanzadellevenditenelleFascepiubassediprezzonee
unatestimonianza.
Le perFormance de||a marca privata su| territorio naziona|e
{trend%avalorenelleareemerceologiche,iper+super+liberoservizioesclusobazaretessile,anno
ter.giugnozo)
-5,0
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
30,0
Totale Pl Food
confezionato
Bevande Cura
della casa
Cura
della persona
Freddo Fresco Pets
Area 1
Area 2
Area 3
Area 4
Fonte:Nielsen1rade`Mis
Le vendite de||a Cdo per Fascia di prezzo
{variazionesullascalaprezziiper+super+liberoservizioesclusobazaretessile)
47,4 47,2
25,4 25,4
21,2 21,1
35,3 35,6
45,3 45,2
47,2 47,1
17,3 17,2
29,3 29,4 31,6 31,9
Private label
1 sem. 2010
Private label
1 sem. 2011
Media grocery
1 sem. 2010
Media grocery
1 sem. 2011
Altri prodotti
1 sem. 2010
Altri prodotti
1 sem. 2011
Prezzo >130%
Prezzo compreso
tra 86% e 130%
Prezzo <86%
100%
80%
60%
40%
20%
0%
Fonte:Nielsen1rade`Mis
.qL'alimentareconFezionato
Larea dellalimentare confezionato ha chiuso lultimo anno
14
con una varia-
zione positiva del fatturato superiore al 3%, in netta controtendenza rispetto
allanno precedente. A met del 2010 la dinamica era scivolata in territorio
negativo, facendo registrare una battuta darresto del venduto di poco inferiore
14 Per ultimo anno si intende lanno terminante a giugno 2011.
[ 205 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
al punto percentuale. Il trend di espansione che ha caratterizzato questo re-
parto peraltro riconducibile per la quasi totalit ad una ripresa delle quantit
intermediate presso la Gdo (+3,2%). La riduzione dei prezzi comune a molti
comparti dellalimentare confezionato ed il conseguente recupero del potere
dacquisto da parte delle famiglie hanno contribuito a favorire linversione di
marcia: nel carrello della spesa sono tornati a crescere piatti pronti, prodotti
dietetici e specialit etniche, mentre sono risultati ancora in sofferenza i pro-
dotti tradizionali dellalimentazione mediterranea.
1abe||a y.y Le vendite di prodotti a|imentari conFezionati ne||a Cdo ita|iana
{variazioni%sull'annomobile,annoterminantegiugnozo)
va|ore Quantit Prezzi
Alimenticonservati q, q,z o,o
AlimentiinFanzia -, ,6 -,
Dieteticonaturali ,6 , z,
Dolciario q, ,q o,8
Fdulcoranti , ,) ,6
Pasta,risoeFarina -,) -o, -,)
Preparati , ,6 -o,
Preparatiperbevandecalde q,o o,z ,8
ProdottidaForno q,o ,6 o,q
Prodottipercondire z,8 q, -,
Ricorrenze o, o,6 -o,
Snacks 6,) , ,q
1otale , ,z o,
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Passando al dettaglio delle voci, gli indicatori relativi alle quantit vendute
risultano pressoch tutti in forte crescita, ad eccezione del comparto che an-
novera i prodotti della filiera cerealicola (pasta, riso e farina), il quale confer-
ma una stabilizzazione delle movimentazioni sui livelli gi moderati registrati
lanno precedente (-0,1%). Nellambito di questa categoria le merceologie pi
colpite dallarretramento delle vendite sono le variet pi costose come la pasta
ripiena (-12%) mentre tiene la pasta secca sia di grano duro che quella alluo-
vo. In calo il riso confezionato (-1.7%), andamento che risulta determinato
principalmente da un recupero del prezzo allo scaffale. Tra le farine, seppur
sostanzialmente stabili nel confronto rispetto allo scorso anno, si segnala lex-
ploit del semolino per cuscus, i cui volumi di vendita hanno fatto segnare negli
ultimi dodici mesi una variazione positiva pari al 18%. Il dato va letto alla luce
di una duplice evidenza: da un lato esso d la misura di come la distribuzione
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 206 ]
commerciale stia adeguando il proprio assortimento per far fronte ai crescenti
flussi migratori, dallaltro segnala come le specialit etniche continuino a ri-
scuotere il favore dei consumatori, anche tra i residenti di nazionalit italiana.
Tra le voci in maggiore crescita nella spesa delle famiglie italiane signifi-
cativo il boom dei prodotti dietetici (+11,3% in volume), a dimostrazione
di una diffusa attenzione alla cura del s: i dati segnalano la prosecuzione del
trend di diffusione, gi in atto da diversi anni, di alcune tipologie di generi
alimentari come i cibi a base di soia (+27%) e senza glutine (+22%). Bench
secondari in termini di quote di mercato, si tratta di prodotti a domanda ri-
gida che soddisfano specifiche esigenze dietetiche e che rendono possibile il
consumo alle numerose persone che soffrono di particolari disturbi (come le
intolleranze alimentari). Non sono di marginale rilevanza gli incrementi degli
altri comparti, come degli alimenti conservati (+4.2% in termini di volumi):
sostanzialmente stabile landamento delle conserve di carne (che invece, come
si vedr, mette a segno trend importanti presso i banchi del fresco), mentre
mostrano una buona vitalit le vendite delle conserve ittiche (+5.6%).
In questo contesto i risultati pi positivi sono da attribuire alle conserve ve-
getali (ortaggi sottolio e lessati, legumi secchi) e di frutta (candita, cotta, sci-
roppata), prodotti che sperimentano percorsi particolarmente favorevoli grazie
allaffacciarsi delle private label.
Anche il filone del pronto si conferma in costante ascesa: il +3.1% di fat-
turato nellultimo anno beneficia di una contemporanea riduzione dei prezzi
(-0.5%), che riflette con ogni probabilit la maggiore concorrenza allinter-
no del punto vendita. Il pronto infatti uno dei segmenti di mercato dove
maggiormente cresciuta la profondit dellassortimento che ha beneficiato
dellingresso dei prodotti a marchio commerciale. Risultati di vendita di tutto
rispetto accomunano buona parte delle referenze in assortimento come mine-
stre, risotti, preparati per pizze, focacce e torte. Contrariamente alla pasta ed al
riso, i prodotti da forno si caratterizzano per una crescita sostenuta. Messaggi
emblematici dei nuovi modelli di consumo sono veicolati dagli andamenti ri-
feriti al pane ed ai suoi sostituti: aumentano le vendite del pane confezionato
e delle piadine a lunga conservazione (rispettivamente +13% e +8%), per le
quali valgono le considerazioni gi esposte per i piatti pronti; trend positivo
anche per il pane da cuocere, che invece segnala sia una maggiore attenzione
del consumatore verso i prodotti fatti in casa sia un minore consumo extrado-
mestico. Stessa lettura pu essere proposta per i biscotti, in crescita in tutte le
variet: anche in questo caso la famiglia merceologica sembra favorita dalla
riduzione dei consumi extradomestici e dalla maggiore preferenza per le co-
[ 207 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
lazioni a casa. Altri interessanti spunti di riflessione provengono dallanalisi
del dettaglio dei preparati per bevande calde: come da attese, diminuiscono i
volumi intermediati di caff tostato macinato che subiscono le crescenti prefe-
renze per il caff in cialde e in capsule. Infine gli snacks, dati in forte recupero;
gli importanti aumenti delle vendite di patatine (+7%) e salatini (+3%) sono
indicativi di una maggiore propensione a preparare laperitivo domestico in
sostituzione di quello tradizionale al bar.
.IlFreddo
Le luci della ribalta nel comparto LCC spettano ai prodotti del freddo: favo-
rite da una contrazione dei prezzi che nel complesso stata di poco inferiore al
punto percentuale, le vendite sono aumentate nellultimo anno del 4.9%. Pi
solidi della crisi, che non ne ha intaccato il trend di crescita, gelati e surgelati
si confermano quindi in piena salute, almeno con riferimento alle quantit
vendute.
1abe||a y.6 Le vendite di ge|ati e surge|ati ne||a Cdo ita|iana
{variazioni%sull'annomobile,annoterminantegiugnozo)
va|ore Quantit Prezzi
GelatiFamiglia -o,z o, -,
Gelatimonodose , ),6 -,)
Carnesurgelata q, o,z -,
Fruttaeverdurasurgelate ,o , -o,
Pescesurgelato q,o ,o ,o
Surgelatielaborati , ,q -,
1otale q, q, -o,8
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Il risparmio di tempo al momento dellacquisto, la semplicit e la velocit
nella preparazione li rendono infatti tra gli alimenti pi apprezzati dai con-
sumatori italiani tanto da essere diventati parte integrante della nostra dieta:
in questottica va interpretata lottima performance fatta registrare nellultimo
anno dalle vendite di questi prodotti, dalla carne (+10%, grazie anche ad una
rilevante contrazione dei prezzi) allortofrutta e ai piatti elaborati (entrambi
oltre il 5%) sino al pesce (+3%). Alcuni dati appaiono particolarmente signifi-
cativi: i sughi e le salse si attestano su una variazione misurata in quantit del
17%, surgelati di frutta e i filetti di pesce si fermano rispettivamente al 14.5%
ed al 7%. Se incrementi importanti riguardano tutte le famiglie di prodotti,
uneccezione rappresentata dai gelati formato famiglia che crescono ad un
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 208 ]
ritmo inferiore all1%. Tra i gelati monodose, nonostante un quadro comples-
sivamente positivo, si rileva la pesante flessione (-10% circa rispetto allanno
precedente) degli acquisti a impulso, come coni, stecchi e biscotti, penalizzati
forse da un avverso andamento climatico.
.6IlFresco
Al pari del freddo, anche i prodotti del fresco si segnalano per la dinamica
fortemente positiva: nel periodo compreso tra luglio 2010 e giugno 2011 il fat-
turato cresciuto ad un tasso superiore al 6%, il valore pi elevato tra le diverse
aree merceologiche che fanno capo al LCC. Tuttavia, a differenza del freddo,
che ha beneficiato di un effetto statistico favorevole rispetto allanno preceden-
te nel corso del quale si era registrato lavvio di un deciso rallentamento, larea
del fresco aveva gi in passato sperimentato una maggiore capacit di tenuta.
Depurati dalleffetto prezzo (linflazione ha viaggiato ad un ritmo del 2.3%
tendenziale, una volta archiviata una prolungata fase di deflazione), i volumi
di vendita si attestano comunque su un saggio di variazione molto positivo
(+4.1%). Le referenze di questo reparto si configurano nel vissuto dei consu-
matori come prodotti dotati di unutilit superiore al solo soddisfacimento del
bisogno alimentare: trattandosi di cibi pronti ed in confezioni particolarmente
gradite ai consumatori, questi prodotti includono una componente di servizio
che permette di risparmiare tempo nella preparazione. In molti casi il consu-
matore disposto a sostenere un maggiore esborso in termini monetari (la
componente di servizio) pur di recuperare tempo da dedicare al lavoro, alla
famiglia o al tempo libero. Anche in questo ambito si osserva un crescente
gradimento da parte delle famiglie nei confronti dei prodotti freschi a marchio
commerciale, la cui offerta andata progressivamente ampliandosi.
Landamento al rialzo si concentra in modo particolare in tre comparti,
nellordine le carni, le bevande fresche ed i piatti pronti.
Brillano le vendite delle carni, le quali mostrano un saggio di variazione di
eccezionale intensit (+26%), sostenuto anche da una dinamica inflazionistica
in arretramento. Rientrano in questo comparto le carni confezionate a peso
imposto (ad esempio gli hamburger di pollo e di tacchino, le bistecche di man-
zo e di maiale) che hanno visto crescere lattenzione sia da parte delle aziende
produttrici, con un ampliamento ed una specializzazione dellofferta, sia da
parte dei consumatori, per i quali la scelta di prodotti con queste caratteristi-
che viene avvertita come un risparmio di tempo non solo al momento della
preparazione ma anche dellacquisto. A questo discorso si ricollegano anche le
[ 209 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
evidenze relative ai salumi (+9,4% in un anno in termini di quantit): le confe-
zioni sigillate permettono infatti la conservazione nei frigoriferi di casa per un
numero di giorni superiore a quello degli affettati al banco, sono pronti alluso
e si acquistano in dosi selezionate.
1abe||a y. Le vendite di prodotti Freschi conFezionati ne||a Cdo ita|iana
{variazioni%sull'annomobile,annoterminantegiugnozo)
va|ore Quantit Prezzi
BevandeFresche ,z q, -,
Carne z,8 z, -z,
Formaggi ), q,o ,
Fruttaeverdura 8, z,) ,8
Latticiniealtri ,q ,) ,)
Panetteriaepasticceria , q, -,
PastaFresca ,8 z, -o,
Pesce ),) , q,)
Piattiprontiecondimenti o,8 ,o -z,
Salumi 8, ,q -,
Uova ,o o,6 q,q
1otale 6,q q, z,
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Tra le bevande fresche a far registrare gli incrementi pi rilevanti sono i suc-
chi puri (concentrati naturali che si ottengono dalla spremitura a freddo di
alcune piante): tali prodotti, che solo negli ultimi anni sono entrati nellassor-
timento della distribuzione commerciale, hanno visto un rilevante incremento
delle vendite per effetto di un travaso di volumi da altri canali (ad esempio
le erboristerie) e soddisfano una domanda di benessere, che seppur mode-
sta, guadagna crescenti consensi tra i consumatori. Terza voce in espansione
quella dei piatti pronti: grande fermento soprattutto per i primi ed i secondi
piatti, pi contenuta la dinamica delle insalate. In netta crescita anche i piatti
esotici che continuano a conquistare spazi sempre pi ampi negli assortimenti
della distribuzione commerciale.
Levoluzione pi moderata accomuna le merceologie che sono state colpite a
partire dagli ultimi mesi del 2010 dalla maggiore inflazione alimentare, contri-
buendo a frenare la ripresa dei consumi: oggetto di questo percorso i formaggi
e i latticini, ma soprattutto la frutta e la verdura. Come nei precedenti, anche in
questo caso gli aumenti si concentrano nella frutta fresca e nella verdura fresca
di quarta gamma (rispettivamente +18% e +6%), ovvero prodotti pronti (la-
vati, selezionati e confezionati) che rispondono al bisogno del consumatore di
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 210 ]
ridurre i tempi di preparazione dei pasti ed il volume degli scarti di cucina se
confrontati, ad esempio, con lacquisto presso i mercati ortofrutticoli. Nel caso
del pesce la crescita pi contenuta delle quantit nellultimo anno svela uno
spostamento dei consumi dal reparto del fresco a quello del freddo: probabile
quindi che vi sia stato un riposizionamento delle scelte di acquisto dinnanzi a
prodotti equivalenti.
.)Lebevande
Dopo la stabilizzazione delle vendite registrata nel corso del 2010, larea
merceologica delle bevande mostra una discreta vitalit: il fatturato nella Gdo
mette a segno una progressione vicina al 2% che riflette esclusivamente un au-
mento dei consumi a fronte di una stabilizzazione dei prezzi. Esclusi i prodotti
destinati alla cura della casa e alligiene personale, si tratta tuttavia dellarea
merceologica che mostra lincremento di venduto pi contenuto nellultimo
anno (2%). Il dato sottolinea quindi una certa difficolt da parte delle bevande
ad agganciare la ripresa complessiva del LCC, in parte perch i comportamenti
di consumo in questo settore vanno trovando assetti nuovi, in parte perch
tali prodotti vengono solitamente percepiti come generi non indispensabili e
quindi sono i primi a cui si rinuncia a fronte della necessit di fare quadrare i
bilanci familiari.
Alla moderazione della dinamica hanno contribuito infatti le voci pi rappre-
sentative del reparto: lacqua minerale ed i vini. I volumi di vendita dellacqua
sono cresciuti nellultimo anno ad una velocit inferiore all1%: la variazione
sintetizza una riduzione delle quantit relative allacqua gassata e mediamen-
te gassata in favore di quella effervescente naturale ( probabile che si tratti
di un riposizionamento delle scelte delle famiglie su prodotti sostanzialmente
affini).
Da menzionare anche la buona performance dellacqua non gassata (+1.8%),
che tiene nelle vendite nonostante la diffusione sul mercato delle caraffe dota-
te di filtri in grado di rimuovere parte dei minerali disciolti e ridurre il grado di
durezza dellacqua erogata dal servizio pubblico.
Dal canto loro i vini mettono in evidenza una invarianza delle quantit,
con movimentazioni pressoch stabili (-0.1%) rispetto allanno precedente.
Scorrendo il dettaglio, ci si accorge che i pi penalizzati risultano i prodotti di
minore qualit (i vini da tavola), a fronte di una tenuta dei vini doc e docg: le
preferenze dei consumatori sembrano quindi essersi orientate su produzioni
che sanno coniugare alta qualit, valori legati alla provenienza geografica e
[ 211 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
giusto prezzo. I dati confermano quindi lopinione secondo la quale oggi le
famiglie italiane tendono a bere meno e meglio.
1abe||a y.8 Le vendite di bevande ne||a Cdo ita|iana
{variazioni%sull'annomobile,annoterminantegiugnozo)
va|ore Quantit Prezzi
Amari ,) ,6 o,z
Aperitivi ,) , o,
Birreebavandeabassagradazione , q,o -o,
Distillatiespiriti ,8 ,) o,
Liquori , q, -o,)
Acqua -o, o,8 -,
Bevandegassate z, z, o,o
Bevandepiatte q,6 , -o,6
Preparatiperbevande ), 8, -o,8
Reintegratori -,8 -z, -o,
Succhi o, ,o -o,)
Bevandebasevino 6, , z,z
Spumantiechampagne z,z ,) o,
vini , -o, ,q
viniliquorosi ,6 , ,)
1otale , z,o -o,
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Unaltra statistica, in parte sorprendente, veicola il medesimo messaggio:
quella relativa alle vendite di prodotti di alta gamma come gli champagne
(+4.4%) e gli spumanti, comprese le variet alla frutta che si stanno di recente
diffondendo sul mercato.
Tra i prodotti che vedono crescere il loro appeal tra i consumatori gli aperitivi
e le bevande piatte (entrambi caratterizzati da una variazione in aumento pari
al 5.3%), i liquori ed i preparati. Dallanalisi dello spaccato del reparto emerge
un fenomeno trasversale alle diverse categorie analizzate, ovvero il consoli-
damento dei consumi domestici, che tendono a recuperare terreno rispetto a
quelli fuori casa. Significativo in questo senso landamento degli aperitivi,
guidati dalle vendite di apertivi alcolici, in crescita del 5%. A tassi elevati anche
prodotti di pi recente penetrazione come le bevande alla soia (in termini di
volumi quasi un quinto in pi in confronto allanno precedente), ancora una
volta per effetto della generale crescita dei volumi che ha interessato i prodotti
destinati agli individui che soffrono di intolleranze alimentari o che seguono
specifiche diete. Buono il risultato fatto registrare dagli acquisti di birra, au-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 212 ]
mentati negli ultimi dodici mesi del 4%; un dato probabilmente da leggere
in correlazione con la diminuzione degli acquisti di vino e lincremento delle
occasioni conviviali domestiche.
In ripresa infine i consumi dei succhi di frutta, in particolare i nettari con-
centrati 100% frutta (anche questo dato sottolinea la maggiore attenzione dei
consumatori verso i prodotti naturali). Il consumo dei succhi sconta tuttavia un
forte carattere di stagionalit ed in questo senso il recupero pu essere stato
favorito dalle condizioni climatiche del primo semestre dellanno che ha pre-
sentato temperature pi alte della media.
.8Lacuradeglianimali
I prodotti per la cura degli animali hanno complessivamente evidenziato un
incremento del fatturato del 2.7%, dovuto per la met ad una variazione posi-
tiva del venduto e per laltra met ad una accelerazione dei prezzi. Quanto ai
volumi, le due voci dellarea in esame mostrano andamenti antitetici: in terri-
torio positivo i prodotti relativi ai cibi (+1.6%), in flessione invece gli accessori,
anche a causa di una pi sostenuta dinamica dei prezzi al consumo.
1abe||a y.g Le vendite di prodotti per g|i anima|i domestici ne||a Cdo ita|iana
{variazioni%sull'annomobile,annoterminantegiugnozo)
va|ore Quantit Prezzi
Petaccessori ,) -o,6 z,
PetFood z, ,6 ,
1otale z,) , ,q
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
.Iprodottiperlacuradellacasaedellapersona
Le vendite di prodotti per la cura della casa si confermano in affanno nellul-
timo anno: complessivamente larea si attesta in arretramento di sei decimi
di punto. Il tenore della performance sarebbe stato ancor pi negativo senza
il contributo degli specialisti drug, che nel generale quadro di sofferenza han-
no comunque contribuito a sostenere le quantit: al netto di tale formato di-
stributivo, infatti, la flessione avrebbe assunto dimensioni maggiori (-1.3%).
Allinterno del medesimo reparto, inoltre, emergono andamenti di segno op-
posto. Quattro comparti in particolare determinano il rallentamento dellag-
gregato: i prodotti per la cura dei tessuti (-1.6%), i detergenti per le superfici
(-0.6%), i detersivi per i tessuti (-4.1%) e gli insetticidi (-3.8%). Su queste evi-
[ 213 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
denze incide senza dubbio la maggiore propensione da parte delle famiglie
ad attivare atteggiamenti pi sostenibili in termini di minore consumo del
prodotto e minore produzione di rifiuti. In parte, ad esempio, levoluzione di
alcune di queste voci pu aver risentito della crescente diffusione delle vendite
di detersivi sfusi presso i punti vendita della distribuzione commerciale, che
per i consumatori rappresentano anche unoccasione di risparmio in quanto si
tratta di prodotti senza confezione n etichetta.
1abe||a y.o Le vendite di prodotti per |a cura de||a casa ne||a Cdo ita|iana
{variazioni%sull'annomobile,annoterminantegiugnozo)
va|ore Quantit Prezzi
Accessoricasa o,q z, -,
Curatessuti -, -,6 -q,
Deodoranti o,8 ,o -z,z
DetergentisuperFci -, -o,6 -o,)
Detersivitessuti -, -q, ,o
Contenitorierotoli ,) z,q ,
Insetticidi -,6 -,8 z,z
Lavaggiostoviglie z, z, o,6
1otale o, -o,6 o,
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Altre merceologie, viceversa, fanno registrare variazioni positive. Nel novero
di queste categorie gli accessori per la casa (2.3%), i deodoranti per ambienti
(3%), i prodotti per il lavaggio delle stoviglie (2.3%), i contenitori ed i rotoli
(2.4%). Nellambito di questa famiglia due evidenze meritano particolare in-
teresse: in primo luogo sono dati in forte crescita i sacchetti per la spazzatura
(+18%).
Questo dato certamente conseguenza della sostituzione dei sacchetti di
plastica con gli shopper biodegradabili meno utilizzabili per la raccolta del pat-
tume. Inoltre, un elemento di novit giunge dalle stoviglie di plastica: le evi-
denze recenti segnalano una contrazione delle vendite di stoviglie usa e getta
in plastica, in modo particolare per i bicchieri (-10%). Come per i detersivi,
anche in questo caso la riduzione giustificata dallaffermazione di modelli di
consumo pi attenti allambiente.
Larea che comprende, invece, i prodotti per ligiene personale ha sperimen-
tato nellultimo anno un aumento in volume superiore all1% che ha recepito
gli effetti favorevoli di una contrazione dellinflazione. in modo particolare
allinterno di questo reparto merceologico che si manifesta la crescente inci-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 214 ]
denza degli specialisti drug, che si trovano quindi a svolgere una funzione di
traino alla domanda: al netto dellapporto di questo formato di vendita, ovvero
considerando i volumi relativi ad ipermercati, supermercati, libero servizio e
discount, il dato sulle quantit acquistate risulta ridimensionato e si colloca in
territorio negativo (-0.7% tendenziale).
1abe||a y. Le vendite di prodotti per |a cura de||a persona ne||a Cdo ita|iana
{variazioni%sull'annomobile,annoterminantegiugnozo)
va|ore Quantit Prezzi
Accessoricapelli -,8 -q,o z,z
Accessoricorpovisomani ,6 q,o ,)
Accessoriigienepersona -, ,) -q,8
Assorbentiigienici q,o -, ,
Cartaceiperigienepersonale z, -,) q,6
Cotone ,q z,z ,
Farmaciadomestica o, o, o,6
Pannolinietraverse 8,) ), o,8
Accessoripuericultura -q, -zo,o ,)
Igieneneonato -o,8 , -z,)
Corpo,visoemani -o,z z,o -z,z
CosmeticieproFumi -,) -z, o,q
Igienecapelli -, z,z -,)
Igieneorale , q,6 -,
Igienepersona o,6 z,8 -z,z
Rasaturaedepilazione -, -o,z -,q
1otale o,) , -o,q
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Passando al dettaglio delle voci, possibile constatare come gli incrementi
tendano in realt a concentrarsi solo in alcune categorie: si tratta in modo par-
ticolare di quei prodotti che le famiglie italiane hanno iniziato ad acquistare
presso la distribuzione commerciale anzich presso farmacie e parafarmacie al
fine di ottenere un risparmio nellesborso monetario.
Ci vale ad esempio per alcuni beni fortemente segnaletici: si pensi ai pro-
dotti per neonati (pannolini, salviette per infanzia), ai prodotti per la farmacia
domestica (cerotti e bende).
In aumento anche i trattamenti per la cura di corpo, viso e mani, le creme ed
i prodotti per ligiene dei capelli, per ligiene orale e pi in generale per ligiene
della persona.
[ 215 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
Riquadro y.z 1op e 8ottom perFormer de| |argo consumo
La graduatoria dei prodotti che hanno messo a segno nel corso dell'ultimo
annolemiglioriepeggioriperFormancesintetizzaletendenzediFondodellargo
consumo conFezionato. Le categorie selezionate sono quelle che hanno mag-
giormente contribuito alla crescita dei volumi di venduta della Distribuzione
Moderna,quindiordinateinbaseallaperFormancedell'ultimoanno.
Lalistadei1opo,cioedeiprodottichehannomostratoirisultatipiupositivi,
ecompostaintegralmentedaiprodottideirepartialimentari:interminidivaria-
zioneimiglioriperFormerrisultanoilprosciuttocottoconFezionato{+o.6)ed
iFormaggigrattugiati{+o.q%),seguitidallaverduraFrescaquartagammae
dall'oliodiolivavergineedextravergine.
1rai1opotrovanorappresentazionetuttiirepartidell'alimentare,dalconFezio-
natoallebevande{conlebirreagradazionealcolica)sinoalFrescoedalFreddo
{conigelatimultipack).
Lecaselledellecategorieinmaggiorecrescitasonoriconducibiliall'aFFermarsi
diunmixdiesigenze:daunlatosiconFermalanecessitdirisparmiaretempo
nellapreparazionedeicibi,equestoilcasodeiprodotticonFezionatieapeso
imposto,dall'altroscalanolaclassiFcaprodotticomeillattealungaconserva-
zioneelemerendineoiltonnosottolioelaverduraFresca,cheunisconoallara-
piditdelconsumoanchelacomponentedelrisparmio,giaccherappresentano
laprobabilecontropartitadiunarinunciaacolazioniepranzialbar,sacriFcati
innomedellacrisi.
Le tendenze recenti de| Lcc ne||a Cdo ita|iana
{variazioni%annosuannoinvolume,annoterminantegiugnozo)
8O11OM 1EN 1OP 1EN
DetersiviLavatricePolvere -q, BirreAlcoliche q,
ProbioticidaBere -6,q verduraFrescaIvGamma 6,z
CartaIgienica -z, 1onnoSottolio ,
verduraFrescaConFezionata -,6 OliodiOlivavergineedFxtravergine 6,o
vinoI.g.t.eda1avola -,8 Merendine ,)
DetergentiPiccoleSuperFci -q,o FormaggiGrattugiati o,q
GommedaMasticare -,z GelatiMultipack 6,
CosmeticiBlisterati -, ProsciuttoCottoAFFettato o,6
CaFFe1ostatoMacinato -,o LatteUht z,
AcquaMediamenteGassata -8,z FruttaFrescaConFezionata ,o
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 216 ]
Piuarticolatalacomposizionedellagraduatoriachecomprendelemerceologie
chenell'ultimoannohannoFattosegnareirisultatimenoFavorevoli:ancheque-
stapartedellaclassiFcavedelapresenzadialcuniprodottialimentaritracuii
probiotici,prodottiaccreditatidieFFettibeneFcisullasalute{contenentibatteri
oFermentilatticivivi),chedopoundiscretosuccessoneglianniscorsistanno
sperimentandounaFasediFessione,ilvinodatavola,ilcaFFemacinatoel'acqua
mediamentegassata.
Nonmancano,inFne,iprodottidedicatiallacuradellacasaedellapersona{de-
tersiviecosmetici),chenonostanteilcontributopositivodeglispec|al|st| drug,
Fannoregistrarenell'ultimoannouncalodellequantit.
.oIcarrellidellaspesa
Le abitudini di acquisto dei consumatori tendono a mutare piuttosto rapi-
damente con il passare del tempo. I mutamenti sono lesito sia del cambia-
mento degli stili di vita e delle esigenze personali, cio di fattori intangibili, sia
dellevoluzione di grandezze economiche misurabili, come i prezzi e il reddito
disponibile.
A fine di quantificare tali evidenze, sono stati assemblati quattro carrelli
della spesa che si collocano, bene ricordarlo, in un contesto di scelte di con-
sumo pi razionali, che privilegiano il giusto godimento di un bene misuran-
done lutilit anche in rapporto alle quantit acquistate.
Come di consueto, per ciascuno dei carrelli sono stati costruiti indici di vo-
lume cio fatturati a prezzi costanti a partire dagli indici delle referenze
elementari, aggregati secondo pesi calcolati in base alle quote di ciascuno sul
fatturato di un anno base.
Un primo carrello, denominato Pronto, rappresenta levoluzione delle
quantit acquistate di prodotti che vanno a soddisfare lesigenza di risparmia-
re tempo nella preparazione dei pasti. Si ha cos un paniere composto da paste
fresche, piatti pronti e piatti pronti freschi, sughi pronti, surgelati di carne e di
pesce elaborati, surgelati di vegetali elaborati, pizze e snack surgelati, sostitu-
tivi del pane, merendine e colazioni istantanee.
Lincremento dei volumi di questo carrello risultato nellultimo anno par-
ticolarmente elevato, con una crescita di oltre il 7% che ha recepito levolu-
zione dei comportamenti descritti nelle pagine precedenti. Complessivamente
inoltre, tra il 2003 ed il primo semestre 2011 la crescita delle vendite di questi
prodotti ha cumulato una variazione pari a oltre il 70%.
[ 217 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
Un altro carrello protagonista di unottima performance quello che anno-
vera prodotti etnici (che raccoglie piatti esotici, infusi, bevande di varia prove-
nienza) aumentato di oltre il 10% nellultimo anno: nel periodo complessiva-
mente considerato i volumi relativi ai prodotti del carrello etnico sono pi che
raddoppiati.
Accanto alla conferma di alcune tendenze, come quelle del pronto e dellet-
nico, lanno 2011 registra invece un rallentamento delle vendite dei prodotti
legati alla salute e al lusso, prodotti che ancora nel pieno della crisi del 2009
catalizzavano un flusso crescente di preferenze da parte dei consumatori.
Con un incremento in dodici mesi pari al 3%, il carrello del Lusso, composto
da prodotti come champagne e tartufi, segna un deciso ridimensionamento dei
ritmi di crescita. Ancora pi evidente lo stop registrato dal carrello Salute
che comprende prodotti come integratori e complessi vitaminici, dolcificanti,
cereali per la colazione e yogurt funzionali: dopo lexploit degli scorsi anni, il
progresso delle vendite non va oltre l1%.
CraFico y. I carre||i de||a spesa
{indicibasezoo=oo)
90
100
110
120
130
140
150
160
170
180
190
200
210
220
2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 201 1
Etnico
Salute
Luxury
Pronto
Basic
LCC
Fonte:elaborazionireF.sudatiNielsen
Per avere un termine di confronto adeguato, lanalisi stata integrata con
due ulteriori carrelli: il primo quello che fa riferimento allintero aggregato
LCC, che nellultimo anno ha fatto registrare una variazione positiva del 3%
(20% dal 2003 ad oggi).
Il secondo coincide con il carrello denominato Basic che raccoglie molti pro-
dotti base per la nostra tavola, dalla passata di pomodoro al concentrato, dalla
pasta secca al riso confezionato, a piselli e fagioli lessati, eccetera. Lincremento
dei volumi stato pari nellultimo anno al 2%: in otto anni le vendite hanno
guadagnato solo 5 punti percentuali.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 218 ]
Riquadro y. 8arometro Coop: qua|i prospettive per i consumi?
|e attese delle jan|gl|e e la nano|ra est||a
IlBarometroCoopindagineperiodicasuiclientiCoopinpiudiun'occasione
dalzooadoggihaconsentitodiriFetteresugliorientamentidispesael'evolu-
zionedeglistilidiconsumocheattraversanoilnostropaese.
Cosaccaddenelzoodopol'iniziodellacrisicentratasullaspeculazioneFnan-
ziariaelabollaimmobiliareinternazionale,cosaccadeoggiconlacrisicentrata
sulrischiodeFaultdadebitopubblicoelamancataripresadellosviluppo.
Certamentelarilevazionedell'estatezobenecoglie,nellepreoccupazionide-
gliintervistati,cichelarealtdellacrisieconomica,aggravatadallacondizione
dell'indebitamento pubblico, ha messo a nudo con l'emergenza di Fne luglio,
inizioagosto.GliintervistatisindagiugnocihannoripropostoconForzailloro
sentiresulFuturodelpaeseesulleattesecrescentidiFFcoltdelleFamiglieper
inizioautunnoe,probabilmente,perilprossimoanno.Lamanovrastraordina-
riacheinquestigiorniilgovernostaperFezionandoperilzoz-zononpotr
nelbreveperiodocheacuirelepreoccupazionielepropensioniversoilconte-
nimento della spesa degli italiani. Se beneFci ci saranno per i conti pubblici,
certamentenoncisarannonelbreveibeneFcipericittadinieperleimprese.
Oltreall'acuirsidelleimpostedirettesuiredditimediecerti,gliinterventisulle
imposte indirette potranno Favorire eFFetti inFattivi con un possibile conteni-
mentodeiconsumi.Insostanzaprevalenelbrevemedio-periodounaprospetti-
vaulteriormentedepressivapericonsuminazionali.
Gl| or|entanent| delle jan|gl|e. |a consape|olezza della cr|s| s| estende al ceto ned|o
Ilquadrocriticoemersodalnostroosservatorio,richiedelamassimaattenzione
noncheunariFessioneallaluceanchedelleevoluzionidelloscenarioeconomi-
coedellepolitichedirigoreeditassazioneprevisteperiprossimianni.
Il primo aspetto importante e l'assoluta consapevolezza nelle persone del-
le diFFcolt del paese e dell'impatto Futuro sulla condizione delle Famiglie: il
Barometrodell'estatezoequantomaichiaro:questapreoccupazioneoggisi
estendesemprepiudalcetomedio-basso,alcetomediosempremenogaranti-
todalperduraredellacrisiedallaspeciFcitdellasuaevoluzione.
|e n|sure a ant| cr|s| adottate da| c|ttad|n|
Partiamoinprimisdalredditodisponibilepericonsumi:piudellametdegli
intervistatinonriescearisparmiarepiunulla:partedelcetomediodamesiha
dovutointaccareilpropriopatrimonioperFarFronteallespese.
[ 219 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
La capacit di risparmio de||e Famig|ie in base a||a condizione economica attua|e
FperquantoriguardailvostrobilancioFamiliare,qualedelleseguentiFrasiesprimemegliolasitua-
zioneattuale?.incidenze%sultotaledegliintervistati
1O1ALE A|ta]Medio-a|ta Media
Medio-bassa]
8assa
% % % %
Riusciamoarisparmiareabbastanza q 6 q
Riusciamoarisparmiarequalcosa qo
1O1ALFRISPARMIO ) qq 6
RiusciamoaFraquadrareilbilancio,ma
senzametternulladaparte
z qq q 6q
Stiamousandoinostririsparmi o 6 zo
{nonsa) z
oo oo oo oo
Fonte:DirezioneMarketingInFormationeControlloDirezionaleCoopItalia
Gli atteggiamenti verso i consumi dei prossimi mesi ne risultano ancora una
voltaFortementecondizionati.
NeiconsumialimentariilFenomenodominanteelastagnazione.Iconsumiali-
mentarinonsolononcresceranno,anchepermotivistrutturalilegaliall'invec-
chiamentodellapopolazioneeallamodiFcadeglistilialimentari{inparticolare
riduzione del consumo di carni) , ma stanno continuando a cambiare sia in
quantitcheinqualit.
Ilparadigmacheguidadatempolaspesaerisparmioesobriet.
Lemisureanticrisisonoevidentinelricorsooramaisistematicoall'acquistoin
promozione,anchequestooramaipianiFcatoenonpiuimpulsivo,semprepiu
basatosullaricercadiinFormazionichiareedimmediate,sulconFrontodeiprez-
zi, sull'eFFettiva valutazione del vantaggio complessivo, del costo]opportunit
dellospostamentoperFarelaspesa.
L'acquistodelprodottoamarchiodeldistributore,spessopreFeritoallemarche
perilmigliorrapportoqualitprezzo,siconsolidacomeunbene-riFugio.
Nonparisuccessohannoiprodottidiprimoprezzoedilricorsoaldiscount.
Nonostantelacrisi,ilsupermercatosiconFermailcanalepiugraditodalcon-
sumatore per il connubio vincente tra convenienza e comodit]risparmio di
tempo.
Noneuncasochesiaproprioilcanaleiperarisentiremaggiormentedellacrisi.
Nonpermancanzadiconvenienzanellaspesaalimentare,maperilridimensio-
narsidellaquotadiclientiattrattadall'oFFertanonalimentare.
proprionellespesenonalimentarechepiunettamenteleFamiglietaglianoi
consumi,inprimoluogonelcampodeiprodottimultimediali.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 220 ]
La propensione a| consumo di prodotti di marca, prodotti a marchio e primi prezzi
{IltrenddelsaldoFrachiaumenterechidiminuir)
-1 -1
-3
9
5
7
2 2
0
-2
0
7
-10
-5
0
5
10
15
mar 09 giu 09 set 09 dic 09 mar 10 giu 10 set 10 dic 10 mar 11 giu 11
prodotti di marca
marca del supermercato
primo prezzo
alta qualit e tipici
Fonte:DirezioneMarketingInFormationeControlloDirezionaleCoopItalia
Comportamenti di acquisto per Far Fronte a||a congiuntura
E per quanto r|guarda |l |ostro b|lanc|o jan|l|are, quale delle seguent| jras| espr|ne negl|o la s|tuaz|one
attuale ."
{base=unintervistatosuquattro)
giu zo giu zoo
De|ta
giu zoo-giu zo
% % %
Acquistaresololequantitcheservonopernonbuttare
niente
8 ) ),
Acquistaremenocosemadibuonaqualit 8q )o q,z
Farespesaneip.v.vicinicasaperrisparmiaretempoe
carburante
) 6 ,o
Cucinareincasaprodotticheprimaacquistavatepronti q q 8,
Acquistareprodottiviciniallascadenzasehannoprezzi
scontati
z8 ),)
giu zo
%
Farescortedeiprodottinondeperibiliquandosono
inoFFerta
6
ScambiareinFormazioniconamicheeconoscentisu
prodotti]oFFertevantaggioseesuisuper]ipermercati
piuconvenienti
6
ScegliereilpuntovenditadoveFarelaspesainbase
alleoFFertechepropone
8
ConsultareleoFFertedeisuper]ipermercatisuinternet
Fonte:DirezioneMarketingInFormationeControlloDirezionaleCoopItalia
[ 221 ]
Capitolo 5. Gli acquisti di beni di largo consumo
La propensione a| consumo dei prodotti a|imentari dei c|ienti Coop
{IltrenddelsaldoFrachiaumenterechidiminuir)
40
35
38
-16
-8
-11
17
14
18
11
10
9
5 5
7
-20
-10
0
10
20
30
40
mar 09 giu 09 set 09 dic 09 mar 10 giu 10 set 10 dic 10 mar 11 giu 11
ortofrutta
carne
surgelati
salumi/latticini
alimentari confezionati
igiene persona
igiene casa
Fonte:DirezioneMarketingInFormationeControlloDirezionaleCoopItalia
La propensione Futura a||'acquisto nei cana|i
1
0
1
1
1
1
1
6
4
3
3
3
3
5
82
77
84
87
92
88
86
5
4
6
3
1
4
3
5
9
4
5
2
3
4
2
6
2
2
0
2
2
0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%
Grandi negozi di
abbigliamento
Grandi negozi
di elettronica
Discount
Ipermercati
Supermercati
Piccoli Super
vicino a casa
Negozi tradizionali
Aumenteranno molto
Aumenteranno un poco
Rimarranno stabili
(non sa)
Diminuiranno un poco
Diminuiranno molto
Fonte:DirezioneMarketingInFormationeControlloDirezionaleCoopItalia
La propensione a| consumo dei prodotti non a|imentari dei c|ienti Coop
{IltrenddelsaldoFrachiaumenterechidiminuir)
-1 -1
-25
-21
-25
-4
-17
-16
-15
-12
-8
-7
-50
-40
-30
-20
-10
0
10
mar 09 giu 09 set 09 dic 09 mar 10 giu 10 set 10 dic 10 mar 11 giu 11
abbigliamento intimo e tempo libero
prodotti multimediali
prodotti per la casa
prodotti per il fai date (1)
{)ladomandarelativaaiProdottiperilFaidateestatainseritanellarilevazionedigiugnozooaFeldgiincorso
Fonte:DirezioneMarketingInFormationeControlloDirezionaleCoopItalia
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 222 ]
Sesieccettuanoalcuniprodotti'divenutiindispensabili'comequellilegatialla
teleFoniamobile,peraltriprodottisonovenutemenolespintealrinnovamento
tecnologico,inparteindottedapassaggioaldigitaleterrestre{Fermonelzo).
Se il mutimediale si riporta su livelli di contrazione dei consumi vicini al Fne
zoo8-zoo,glialtisettorisicuramentenonbrillano.L'abbigliamento,giinForte
contrazionedaanni,continuaadesserepercepitocomeuncampodipossibile
risparmio.Ancheneiprodottiperlacasaemergenelledichiarazionidegliinter-
vistatiunapropensioneFuturaallacontrazionedellaspesa.
Coop poss|b|le gu|da nella cr|s|. ja|or|re un nuo|o nodello ||rtuoso d| spesa e d|
consuno
Fallora?Dobbiamoaspettarepassivamentechearriviunnovoventochespazzi
vialapauradelFuturoeconquestalacontrazionedeiconsumi?
L'attendismononcisembraunarispostaall'altezzadellasituazione.Crediamo
piuttostochelastradaarduamainevitabileconsistanelrassicurarelepersone
perinFondereperquantoepossibile,maggioreFducianellacapacitdiutilizza-
rebeneleproprierisorsequandosiFaspesainCoop.
Coopnonecertoestraneaallacrisieconomicadelpaese,risentedellaFessione
deiconsumiedellespinteinFazionistiche,mapudaresegnalianticrisi.Pu
Farquestoinprimoluogocontinuandoagarantirelasicurezzadell'oFFertaela
migliore convenienza possibile. Possiamo svolgere anche e soprattutto nella
crisi un ruolo di orientamento verso un consumo, certamente piu sobrio, ma
di qualit, capace di premiare la produzione italiana e del territorio, sensibile
ai costi sociali ed ambientali. La storia di Coop e segnata da grandi iniziative
sulterrenodelrisparmioeconomicoedell'attenzionealconsumoconsapevole:
dobbiamoascoltarelepersoneedesseredalloloroparte.
1orna ineludibile il tema della consapevolezza: non ci sar spazio un nuovo
consumismodaboomeconomico.Siapreinvecel'opportunitperunasociet
in cui 'consumi diversi' possono concorrere alla qualit ed al benessere delle
personeedelloroambiente.questoilcampoelettivoperlacooperazionedi
consumo. Del resto l'alternativa possibile sarebbe un modello pauperistico e
neo-consumistico,tuttocentratosullowcostincambiodilowquality,iltrionFo
dellaquantitascapitodelloqualit,delconsumatoresullapersona:inquesta
prospettivailconsumoconsapevole,l'attenzioneallaqualitedalterritoriore-
sterebberounprivilegiodipochienoncertodeimilionidisocicoop.
[ 223 ]
Capitolo 6
La distribuzione commerciale
in Italia. Evoluzione e competizione
6.Insintesi
La profonda recessione che ha vissuto leconomia italiana, continua ad avere
effetti pesanti sulle dinamiche della distribuzione commerciale e del commer-
cio in generale. Il settore, naturale interfaccia della domanda finale ha pagato
duramente la riduzione dei consumi e la fase di contrazione della dinamica dei
prezzi dei beni.
Le vendite al dettaglio non hanno ancora recuperato i valori pre-crisi col-
pendo in maniera particolarmente dura il piccolo dettaglio, ma senza rispar-
miare i grandi operatori della distribuzione moderna. Il valore aggiunto del
settore si riduce negli anni della crisi in misura maggiore di quanto non faccia
lintera economia. In sostanza, il dettaglio sembra accentuare quel recupero
di efficienza iniziato oramai da alcuni anni che tende a comprimere i costi e i
margini delle imprese a tutto vantaggio della filiera e del potere dacquisto del
consumatore finale.
A dispetto di tali difficolt il settore ha avuto una contrazione occupazionale
pi contenuta rispetto agli altri comparti economici dimostrando di essere, no-
nostante tutto, uno dei settori maggiormente dinamici delleconomia naziona-
le, in termini di nuovi investimenti ed opportunit imprenditoriali.
Protagonista di tali andamenti certamente laffermazione della grande di-
stribuzione che, sebbene presenti ancora significativi gap di sviluppo rispetto
agli altri grandi paesi europei, garantisce oramai una consolidata presenza in
tutti i territori italiani.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 224 ]
Lo sviluppo degli ultimi anni ha visto protagonista della crescita soprattut-
to la grande distribuzione specializzata non alimentare ma certamente anco-
ra oggi la struttura portante della distribuzione moderna rappresentata dal
comparto alimentare.
Sul fronte delle vendite, dopo la riduzione del 2009 la Gdo alimentare
tornata a crescere ma solo grazie ad un nuovo rilevante sforzo di riduzione
dei margini e dei prezzi che tornano a fare segnare variazioni positive solo nel
primo semestre 2011, in coincidenza peraltro con le nuove tensioni sui mercati
delle materie prime agricole.
Non un caso, daltronde, che l grande distribuzione italiana stata quella
che a livello europeo ha manifestato la minore crescita prezzi, a tutto vantaggio
del consumatore finale.
Questo sforzo e il contemporaneo incremento delle superfici ha permesso di
recuperare nella seconda met del decennio appena trascorso quasi 5 punti di
quota di mercato rispetto al comparto tradizionale.
Tale sforzo si manifesta chiaramente nei bilanci delle imprese distributive
che fanno segnare infatti una riduzione delle marginalit e dei risultati netti,
che invece non appare peraltro con la stessa chiarezza nei bilanci dellindustria
alimentare. Le marginalit operative della Gdo italiane sono di gran lunga pi
basse di quelle degli altri paesi europei.
Rallenta bruscamente nella prima met del 2011 anche la crescita delle su-
perfici di vendita che non trova pi il supporto dellapertura delle grandi strut-
ture e comincia a risentire invece della diminuzione del numero degli esercizi.
Le difficolt economiche trovano riscontro nella stessa morfologia della rete
moderna. Ad una continua crescita dei discount si associa infatti per la prima
volta una riduzione dei punti vendita di superficie minore, segnatamente nei
contesti territoriali pi evoluti.
In questo senso, pare definitivamente avviato un processo di riconfigurazio-
ne settoriale molto profondo. Il processo di aperture e chiusure ha interessato,
in appena due anni e mezzo, circa il 30% dellintera rete. E altrettanti sono stati
i punti vendita che hanno cambiato network imprenditoriale con una forte
impennata rispetto al passato.
Questa circostanza segnala lormai avvenuta entrata del settore in una nuo-
va fase di maturit. Prevalgono oramai logiche di competizione intracanale
acuite dalla debolezza endemica del mercato finale e dalle difficolt dei con-
sumatori-clienti.
Le dinamiche nazionali trovano poi declinazione autonoma nei singoli con-
testi territoriali che divergono spesso dalle tendenze aggregate.
[ 225 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
In questo contesto ad esempio utile notare che lincremento delle vendite
realizzato nellultimo triennio dalla Gdo italiana si concentra territorialmente
in un numero ristretto di territori, mentre tutti gli altri, anche in corrisponden-
za di incrementi cospicui della rete di vendita sembrano soffrire maggiormente
gli effetti della crisi.
6.zLadimensionemacroeconomica
Il commercio al dettaglio rappresenta una delle componenti principali
delleconomia italiana. Infatti, questo settore vale il 4,2% del prodotto interno
lordo nazionale e conta oltre il 7,5% degli occupati del nostro Paese con una
maggiore prevalenza tra gli occupati indipendenti. Quasi un sesto dei lavora-
tori autonomi italiani trovano il loro spazio imprenditoriale in questo compar-
to economico (tabella 6.1).
Landamento del settore riflette naturalmente quello dei consumi delle fa-
miglie e, segnatamente, dei consumi di beni commercializzati che rappresen-
tano la componente pi in difficolt della spesa degli italiani, come stato
illustrato nel capitolo 4.
1abe||a 6. La dimensione macroeconomica de| dettag|io ita|iano
{zoo)
Commercio a|
dettag|io
1ota|e Ita|ia Inc.%
valoreAggiuntoalcostodelFattori 6.6 .q.8 q,z%
Occupati .8q zq.68 ),%
dicuiindipendenti 8o6 .)) q,o%
dicuidipendenti .oqo 8.88 ,%
Costodellavorodipendente z8.6o) 6q.86 q,q%
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiIstat
Non un caso, infatti, che il valore aggiunto del dettaglio evidenzi nel de-
cennio una dinamica peggiore di quella del Paese sia a valori costanti che a
valori correnti (tabella 6.2).
Anzi, a parit di prezzi, il valore aggiunto del dettaglio italiano nel 2010 pi
basso di quasi sei punti percentuali rispetto al 2000, mentre la media delleco-
nomia nazionale ha fatto segnare un increemento di 2,5 punti percentuali.
Testimoniando, in questo modo, un significativo recupero di efficienza del set-
tore nella sua funzione di servizio al consumo finale.
In questo contesto il biennio della crisi (2008-2009) stato particolarmente
duro per il dettaglio che ha visto ridursi il valore aggiunto del 7% a valori co-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 226 ]
stanti e ha addirittura segnato una variazione negativa anche a prezzi correnti
(-1,4%).
1abe||a 6.z La dinamica decenna|e de| va|ore aggiunto de| dettag|io ita|iano
{mlndieuro)
zooo zoo zoog zoo
var.%
'o]'oo
var.%
'o]'o
var.%
'og]'o
var.%
'o]'og
Commercio a| dettag|io
valoreaggiunto
alcostodeiFattori
{pr.correnti)
z.) .o .6 6.6 ),z% ,6% -,q% z,z%
valoreaggiunto
alcostodeiFattori
{prezzizooo)
z.) .o q).6 q.qq -,8% -,6% -),o% ,6%
1ota|e economia
valoreaggiunto
alcostodeiFattori
{pr.correnti)
.oz.zq .q.q8 .z.o)8 .q.8 ,% ,q% -z,6% ,%
valoreaggiunto
alcostodeiFattori
{prezzizooo)
.oz.zq .q.6 .o.qoq .oq.)o z,% -,)% -,6% ,q%
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiIstat
interessante notare, a questo proposito, landamento particolare del 2010.
Se consideriamo landamento del settore a parit di prezzi, evidente come la
crescita del settore sia stata pi sostenuta rispetto a quella media dellecono-
mia nazionale recuperando la met del valore perduto durante la crisi.
Landamento a prezzi correnti offre, per, una variazione decisamente infe-
riore rispetto a quella a prezzi costanti.
In concreto, questo vuol dire che per sostenere la domanda e recuperare
almeno una parte dei volumi di vendita pre-crisi il settore ha dovuto accettare
una significativa riduzione dei margini commerciali. Sembra quindi di poter
dire che la contenuta dinamica dei prezzi dellultimo anno, soprattutto nei
beni commercializzati, trovi motivazione anche forse soprattutto nelle di-
namiche interne al commercio al dettaglio e in particolare nella riduzione dei
margini che qui si sono verificati.
Lanalisi dei dati di contabilit nazionale permette, poi, di fare il punto an-
che sulla rilevanza occupazionale del settore e sullandamento del costo del
lavoro, la principale voce di spesa che incide sul valore aggiunto delle imprese
del settore.
Dallanalisi dei dati illustrati nella tabella 6.3 facile cogliere come loccu-
pazione del settore abbia avuto negli ultimi anni una dinamica pi favorevole
rispetto a quella media nazionale.
[ 227 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
1abe||a 6. Le dinamiche de| |avoro ne| dettag|io ita|iano
{zooo-zoo)
zooo zoo zoog zoo
var.%
'o]'oo
var.%
'o]'o
var.%
'og]'o
var.%
'o]'og
Commercio a| dettag|io
Occupatitotali{.ooo) .8) .86) .8q .8q ,6% -,z% -,z% -o,%
Occupatidipendenti
{.ooo)
88 8 .oz8 .oqo zq,% ,8% o,z% ,z%
Occupatiindipendenti
{.ooo)
) 8) 8z6 8o6 -),)% -),q% -z,8% -z,q%
Costodellavoro
dipendente{valori
correnti,mlneuro)
).86z zq.6 z).z8 z8.6o) 6o,z% ,o% z,6% q,%
1ota|e economia
Occupatitotali{.ooo) zz.o z.88 zq.8 zq.68 ),% -z,% -,)% -o,)%
Occupatidipendenti
{.ooo)
6.88 .zo .o)) 8.88 ,% -,q% -,% -,o%
Occupatiindipendenti
{.ooo)
6.oq) 6.o68 .)6z .)) -q,% -q,% -,q% o,z%
Costodellavoro
dipendente{valori
correnti,mlneuro)
q6). 6z.66 6q.qz 6q.86 qo,% q,% -,z% o,8%
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiIstat
Nel periodo 2007 2010, infatti, gli occupati totali del settore sono diminuiti
dell1,2%, poco meno della met della riduzione che ha riguardato leconomia
italiana nel suo complesso (-2,3%). Peraltro, anche confrontando la dinamica
occupazionale con quella del valore aggiunto a prezzi costanti illustrata nella
tabella 6.2 facile notare come la riduzione degli occupati sia stata pari solo ad
un terzo di quella del valore aggiunto.
Landamento aggregato delloccupazione di settore riconducibile comun-
que a tendenze molto diverse che caratterizzano oramai da molti anni gli occu-
pati dipendenti da quelli indipendenti. Nellultimo decennio, infatti, i dipen-
denti del dettaglio sono cresciuti di oltre il 24% mentre i lavoratori autonomi
hanno fatto segnare una riduzione di quasi il 18%.
Tale tendenza si acuita negli anni della crisi; infatti se si considera il trien-
nio 2007 2010 facile notare come a fronte di un incremento di quasi sei
punti percentuali dei lavoratori dipendenti quelli indipendenti sono calati del
7,4%.
Da ultimo, una riflessione ulteriore riguarda landamento del costo del la-
voro dipendente. Anche in questo caso possibile notare negli anni della crisi
un pi favorevole andamento dei redditi da lavoro dipendente del dettaglio
rispetto a quelli delleconomia nel suo complesso. Infatti nellultimo triennio
il costo del lavoro del settore cresciuto (a valori correnti) del 19% a fronte di
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 228 ]
un incremento degli occupati del 5,8%. Nel totale nazionale invece, il costo del
lavoro dipendente cresciuto del 4,5% in corrispondenza di una diminuzione
degli occupati dell1,4%.
6.L'andamentodellevendite
La violenta crisi dei consumi che ha interessato le famiglie italiane negli ul-
timi anni continua a condizionare pesantemente le vendite del sistema distri-
butivo italiano.
Anche la ripresa inflazionistica che ha caratterizzato il livello dei prezzi degli
ultimi mesi non ha permesso di recuperare il livello nominale delle vendite
precedenti alla crisi. Se poi si considera la dinamica inflazionistica di questi
anni, possibile calcolare che che il valore deflazionato delle stesse vendite si
situerebbe circa dieci punti percentuali pi in basso del valore precedente alla
recessione.
Dopo la lieve ripresa del 2010 (+0,2% a valori nominali) il dato del primo se-
mestre del 2011 torna in territorio negativo e fa segnare una contrazione delle
vendite di poco meno di mezzo punto percentuale.
In particolare nel 2010 lincremento delle vendite era stato sostenuto dal
settore non alimentare ed in particolare dai prodotti tecnologici mentre il
settore alimentare si era mantenuto su un dato di poco negativo.
Nel primo semestre di questanno, invece, la riduzione delle vendite alimen-
tare sembra essersi arrestata e ricomincia invece a contrarsi la spesa delle mer-
ceologie non food.
1abe||a 6.q vendite a| dettag|io de| commercio ita|iano in sede Fissa
{variazioni%tendenzialiannueaprezzicorrenti)




variazioni tendenzia|i annue
zoo I sem. zo
Alimentari
GrandeDistribuzione o,q +o,
PiccolesuperFci -,q -o,q
1ota|e -o, o,z
NonAlimentari
GrandeDistribuzione , -o,
PiccolesuperFci o,o -o,6
1ota|e o, -o,
1otale
GrandeDistribuzione o,) -o,
PiccolesuperFci -o,q -o,q
1ota|e o,z -o,q
Fonte:Istat
[ 229 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
La riduzione delle vendite penalizza soprattutto le piccole superfici che ac-
cusano un calo del fatturato del -0,4% sia nel 2010 che nel primo semestre
2011.
Nel non alimentare il dato a tutto giugno sembra premiare le piccole su-
perfici rispetto alle grandi strutture, probabilmente a causa di una differente
articolazione merceologica.
Nel semestre, infatti, la grande distribuzione nel suo complesso vede peg-
giorare le proprie vendite del -0,3% dopo un 2010 in miglioramento solo dello
0,7%.
In questo aggregato landamento della componente alimentare e di quella
non food sono significativamente divergenti. Le vendite non alimentari della
grande distribuzione dopo lo slancio del 2010 (+1,1%) tornano a flettere signi-
ficativamente (-0,9%) nel primo semestre.
Le vendite alimentari, invece, dopo il negativo andamento del primo seme-
stre 2010 tornato a segnare variazioni marginalmente positive sia nel totale
dellanno che nel primo semestre 2011.
1abe||a 6.y vendite a| dettag|io de| commercio ita|iano in sede Fissa
{variazioni%tendenzialiaprezzicorrenti)
I sem. zo
A|imentari +o,z%
Non a|imentari -o,%
ProdottiFarmaceutici -o,%
Abbigliamentoepellicceria -o,q%
Calzature,articoliincuoioedaviaggio +o,%
Mobili,articolitessili,arredamento -,o%
Flettrodomestici,radio,tveregistratori -,z%
Dotazioniperl'InFormatica,telecom.,teleFonia -,o%
Foto-otticaepellicole -o,8%
Genericasalinghidurevolienondurevoli -,%
UtensileriaperlacasaeFerramenta +o,%
ProdottidiproFumeria,curadellapersona +o,%
Cartoleria,libri,giornalieriviste -,%
Supportimagnetici,strumentimusicali -,)%
Giochi,giocattoli,sportecampeggio -o,%
Altriprodotti{gioiellerie,orologerie) -o,%
1ota|e vendite -o,%
Fonte:Istat
Le merceologie pi interessate dalla riduzione delle vendite, sono certamen-
te quelle relative ai prodotti durevoli a contenuto tecnologico. Come gi stato
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 230 ]
illustrato nel capitolo 4, hanno giocato a sfavore di tali merceologie lesaurirsi
della spinta propulsiva dellintroduzione del digitale terrestre e le difficolt de-
gli acquisti di sostituzione per i prodotti informatici e della telefonia.
Evidenziano allo stesso modo performance negative le vendite di prodotti
durevoli per la casa (arredamento, elettrodomestici, ecc.) e in minore misura
quelli semidurevoli (farmaceutici, il vestiario e le calzature, libri e giornali).
Nellambito delle vendite della grande distribuzione, quella despecializza-
ta a prevalenza alimentare evidenzia una variazione nel primo semestre 2011
negativa per -0,7% riconducibile pressocch unicamente al risultato negativo
degli ipermercati che fanno segnare una contrazione delle vendite del -2,5%.
Rimangono invece positivi gli andamenti degli altri formati della distribuzio-
ne alimentare con particolare riferimento ai discount che crescono di oltre un
punto percentuale nella media del semestre.
1abe||a 6.6 vendite a| dettag|io de||a grande distribuzione
{variazioni%tendenzialiannueaprezzicorrenti)
I sem. zoo
Fsercizinonspecializzati -o,)%
Aprevalenzaalimentare -o,)%
Ipermercati -z,%
Supermercati +o,%
Discount +,%
Aprevalenzanonalimentare -o,8%
Fsercizispecializzati +z,%
1otale -o,%
Fonte:Istat
Rimangono invece, in netta accelerazione le vendite delle grandi superfici
non alimentari specializzate che a dispetto delle difficolt del non food fanno
segnare un incremento dei fatturati di quasi due punti percentuali e mezzo
nella media del primo semestre, probabilmente motivato dalla crescita della
rete di vendita di questo formato.
6.qLaretedistributiva
Il commercio al dettaglio italiano in sede fissa conta oltre 776 mila negozi di
cui quasi 589 mila nel settore non alimentare e oltre 187 mila in quello alimen-
tare (tab. 6.7). In questo contesto i punti vendita di grande formato sono poco
[ 231 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
pi di 32 mila pari di poco superiori al 4% del totale nazionale.
Lincidenza particolarmente bassa per il settore non food, dove grandi ma-
gazzini e grandi superfici specializzate non superano i tremila insediamenti
commerciali. Pi articolata invece la presenza delle superfici moderne nel
comparto alimentare. In questo caso infatti iper, super, discount e libero servi-
zio superano i 29 mila punti di vendita e rappresentano oltre il 15% del totale
dei negozi alimentari italiani.
Tale articolazione chiaramente differenziata sul territorio.
La numerosit dei punti vendita della distribuzione alimentare caratterizza
soprattutto le regioni del Centro-Sud del Paese, dove la ridotta dimensione me-
dia dei negozi permette una maggiore diffusione sul territorio. Maggiormente
sviluppati nel Nord invece i negozi non alimentari e segnatamente quelli della
grande distribuzione non food.
1abe||a 6. I| commercio a| dettag|io in Ita|ia
{numerodipuntivendita,zoo)
Regione
Non
a|imentare
di cui
A|imentare
di cui
1ota|e
di cui
CD- CD-- CD
Piemonte .zz6 z z.o .o) .z)) z.qz
v.d'Aosta .6 zz qo 6 .8 8
Lombardia )o.)qq 6q .zo6 .88 8.o .z
1rentinoA.A. ).)qo )6 z.)o6 )z o.qq6 868
veneto qo.6zo z) .o z.q .z z.8o
Friuliv.G. o. 8 .oz )6 .qo 8o
Liguria 8.86 66 6.66 8qz zq.8 o8
FmiliaR. .z) z o.q8 .88 q.)8 z.oo
1oscana 8.8q zz .6 .o o.q)
Umbria .)q o z.)z 6qo z.66 )q
Marche q.) 8 q.8q 6 .8o) o)q
Lazio ).8 zo .)8z z.q) ).)oo z.66)
Abruzzo q. q.6 6)q .6q6 )6
Molise .) ) .q)8 .o 66
Campania )z.o8 68 z8.oo z) oo.8 z.)q)
Puglia qq.) zo .6)8 zqo .8) z.o
Basilicata 6.66) o z.6o) qz .z)q q
Calabria zq.zq) oz 8.6z o6 z.8) .qo8
Sicilia q.6 o ).66q z6)6 )z.6z) z.866
Sardegna 8.8z ).z 6o) z6.)6q .)oz
Ita|ia y88.8y z.go 8.yyo zg66 6.6y z.6
{`)GrandiMagazzinieGrandiSuperFciSpecializzate{datizoo)
{``)Iper,Super,LiberoServizioeDiscount
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiMseeNielsen
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 232 ]
La numerosit dei punti vendita della grande distribuzione, stante lampia
disparit delle superfici di vendita rispetto ai negozi di vicinato, non permet-
te di apprezzarne tutte le caratteristiche strutturali. A questo proposito op-
portuno prendere in considerazione invece larticolazione dellarea di vendita
complessiva (graf. 6.1).
CraFico 6. SuperFicie di vendita de||a grande distribuzione in Ita|ia
{zoo-zoo)
Grandi Magazzini 9%
Discount 11%
Iper 17%
Super 31%
Libero servizio 13%
Grandi Superfici Specializzate 19%
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiMseeNielsen
La grande parte delle strutture di vendita moderne superiori ai 400 mq sono
a prevalenza alimentare. Le superfici non food contano per poco pi di un
quarto del totale complessivo. Un terzo rappresentato dai supermercati (400-
2.500 mq) circa un sesto rispettivamente da ipermercati e libero servizio. Poco
pi del 10% dellarea di vendita complessiva rappresentato da discount.
Per cogliere al meglio larticolazione territoriale della distribuzione di grande
formato opportuno rapportare la dimensione dellarea di vendita di ciascun
canale alla popolazione insediata in ciascuna regione italiana.
A questo proposito il grafico 6.2 restituisce lammontare dei metri quadri di
area di vendita di ciascuna di queste forme distributive per ciascuna regione.
Dallanalisi dei dati emerge con nettezza un complessivo maggiore sviluppo
della grande distribuzione nelle regioni del Centro e del Nord del Paese, con
alcune significative eccezioni. La Sardegna e lAbruzzo si collocano ad esempio
a livelli superiori o comunque non dissimili dalla regioni del Nord pi grandi.
Al contrario, il Lazio, la Toscana e la Liguria presentano uno sviluppo delle
superfici moderne su livelli molto simili a quelli di alcune regioni meridionali.
Le differenze non riguardano peraltro solo la dimensione complessiva ma
anche larticolazione interna dei canali che compongono la grande distribuzio-
ne. Ogni regione presenta infatti un differente mix di distribuzione alimentare
e non alimentare, di punti vendita di medie o grandi dimensioni ed ancora
di distribuzione specializzata (alimentare e non) e di superfici despecializzate
(iper e grandi magazzini).
[ 233 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
CraFico 6.z Lo svi|uppo de||a grande distribuzione ne||e regioni ita|iane
{mq`.oooabitanti,zoo-zoo)
92 44 100 45 31 45 40 34 45 48 34 40 38 56 30 22 30 18 22 17 36
253
176 102
65
126
85 108
99
103 85 101
33
34
56
33
40
53
5
- 46
75
59
55
74
121
46
67
30
45
85
53 41
78
41
33
59
81 91
60
61
53
84
166 175
147
150
141
111 105
149
124
123 157
136
91 128 95 86
101
85
74
118
113
84
36
50
85
80
122
111
19
68
72 52
44
62
36
41 36
43
77
30
68
27
77
61
78
57
50
34 48 40 53
35
33
43 37
44 46
48
40 48
19
42
63
0
100
200
300
400
500
600
700
V
a
l
l
e

d
'
A
o
s
t
a
F
r
i
u
l
i

V
.
G
.
U
m
b
r
i
a
S
a
r
d
e
g
n
a
V
e
n
e
t
o
M
a
r
c
h
e
L
o
m
b
a
r
d
i
a
P
i
e
m
o
n
t
e
T
r
e
n
t
i
n
o

A
.
A
.
A
b
r
u
z
z
o
E
m
i
l
i
a

R
.
C
a
l
a
b
r
i
a
L
a
z
i
o
T
o
s
c
a
n
a
S
i
c
i
l
i
a
P
u
g
l
i
a
L
i
g
u
r
i
a
B
a
s
i
l
i
c
a
t
a
M
o
l
i
s
e
C
a
m
p
a
n
i
a
T
o
t
a
l
e

I
t
a
l
i
a
Grandi Magazzini
Grandi Superfici Special.
Libero Servizio
Super
Iper
Discount
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiMseeNielsen
In senso molto generale, lo sviluppo delle grandi superfici (iper e specializ-
zate non food) sembrano far crescere la dotazione complessiva della regione.
In particolare, le regioni del Sud del paese sembrano dare maggiore spazio ai
punti di vendita di minori dimensioni (minimercati e supermercati) ma signi-
ficative eccezione possono essere individuate in ciascuno di tali orientamenti
complessivi.
Gli assetti del 2010 sono il risultato di modelli evolutivi molto diversi che tro-
vano ragione nelle specificit territoriali economiche e sociali ma soprattutto
normative delle singole regioni.
Tali assetti sono stati pesantemente condizionati anche dalleffetto della cri-
si economica, che, come gi stato sottolineato, ha alterato molti equilibri
consolidati. Infatti, nel 2008 e nel 2009, il numero degli esercizi commerciali
aveva evidenziato il primo decremento dal 1999 con un riduzione cumulata nel
biennio dello 0,7%.
Il comparto alimentare, gi in regressione dal 2007, aveva fatto segnare nel
biennio della crisi una riduzione di circa 2,5 punti percentuali. Quello non ali-
mentare, in rapida crescita dal 2000 aveva invece per la prima volta invertito
la tendenza nel 2009 seppur con una riduzione cumulata del tutto marginale
(-0,3%).
Quella che sembrava una inversione di tendenza che andava consolidandosi
non ha trovato conferma nei dati del 2010.
Nellultimo anno infatti, il numero degli esercizi commerciali tornato a
crescere di circa mezzo punto percentuale, con una crescita pi marcata del
settore non food e una sostanziale stazionariet del comparto alimentare.
Ad ogni modo, sul lungo periodo il trend risulta largamente positivo con una
crescita complessiva dal 2000 ad oggi dell8,3% per il totale degli esercizi con
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 234 ]
un calo del 4,3% per i negozi alimentari e di un incremento di quasi il 14% per
le attivit non alimentari.
CraFico 6. Evo|uzione de||a rete distributiva ita|iana
{variazione%delnumerodeipuntivendita)
-1,6%
-2,1%
-2,7%
-2,3%
-1,9%
-0,9%
-2,0%
-3,2%
-4,3%
-4,3%
1,8%
5,1%
5,8%
8,7%
10,0%
12,6%
13,3%
13,1%
13,0%
13,7%
-5%
-3%
-1%
1%
3%
5%
7%
9%
11%
13%
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
alimentari
non alimentari
0
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiMse
Il settore del commercio al dettaglio dimostra quindi ancora una volta la sua
capacit di offrire opportunit imprenditoriali e di lavoro, mantenendo i livelli
di servizio al consumatore anche in presenza di considerevoli riduzioni della
domanda finale, come quelle che lItalia ha sperimentato nellultimo triennio.
Laggregato nazionale comunque la media statistica di situazioni territo-
riali molto differenziate.
CraFico 6.q Evo|uzione de||a rete distributiva ita|iana ne| decennio zooo-zoo
{variazioni%delnumerodeipuntivendita)
-0,1
-0,2
0,8
-2,0
0,2
-1,9
0,0
1,2
1,0
0,2
-2,3
2,4
0,7
0,1
-0,3
0,2
0,7
0,1
-2,0
-1,9
0,0
0,4
1,0
0,7
0,3
0,5
-0,7
-0,1
1,1
0,6
1,1
-0,2
1,8
0,7
0,0
0,9
0,8
-0,2
0,5
0,0
-0,6
0,62
-3
-2
-1
0
1
2
3
P
i
e
m
o
n
t
e
V
a
l
l
e

d

A
o
s
t
a
L
o
m
b
a
r
d
i
a
T
r
e
n
t
i
n
o

A
.
A
.
V
e
n
e
t
o
F
r
i
u
l
i

V
.
G
.
L
i
g
u
r
i
a
E
m
i
l
i
a

R
o
m
a
g
n
a
T
o
s
c
a
n
a
U
m
b
r
i
a
M
a
r
c
h
e
L
a
z
i
o
A
b
r
u
z
z
o
M
o
l
i
s
e
C
a
m
p
a
n
i
a
P
u
g
l
i
a
B
a
s
i
l
i
c
a
t
a
C
a
l
a
b
r
i
a
S
i
c
i
l
i
a
S
a
r
d
e
g
n
a
I
T
A
L
I
A
alimentari
non alimentari
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiMse
Nel 2010 ad esempio, a fronte di un incremento a livello nazionale degli
esercizi alimentari di appena 25 unit, il dato delle singole regioni evidenzia
andamenti molto dissimili. Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Marche,
[ 235 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
Sicilia e Sardegna fanno segnare decrementi di circa il 2% ed anche Piemonte,
Valle dAosta, Campania evidenziano comunque saldi negativi.
Al contrario invece, tutte le altre regioni evidenziano incrementi anche si-
gnificativi. LEmilia Romagna e la Toscana fanno segnare miglioramenti pros-
simi all1% e il Lazio vedere crescere i negozi alimentari di quasi due punti e
mezzo. Il Lazio la regione con la maggiore crescita anche nel comparto non
alimentare (+1,8%) che vede crescere, per, quasi tutte le regioni. Uniche ec-
cezioni ancora una volta il Friuli V.G., le Marche e la Sardegna.
Il confronto del 2010 con la situazione del 2000 offre naturalmente un qua-
dro pi sincrono con la media nazionale. In questo caso infatti, il numero di
punti vendita alimentari in calo in quasi tutte le regioni. Fanno eccezione
esclusivamente il Lazio, la Puglia e la Basilicata.
CraFico 6.y Evo|uzione de||a rete distributiva ita|iana ne| zoo
{variazioni%delnumerodeipuntivendita)
-5,5
-13,8 -13,4
4,7
-6,7
-14,6
-7,1
-4,2
-6,8
-0,3
-4,4
10,1
-0,2 -0,7 -0,5
4,8
2,9
-10,3
-7,8
-10,7
-4,3
3,0
-7,5
-0,1
-0,7
8,2
-7,3
9,2
-2,8
5,5
6,4
5,0
30,2
19,5
25,7
31,8
27,5
15,9
19,7
18,8
57,2
13,7
-20%
-10%
0%
10%
20%
30%
40%
50%
60%
P
i
e
m
o
n
t
e
V
a
l
l
e

d

A
o
s
t
a
L
o
m
b
a
r
d
i
a
T
r
e
n
t
i
n
o

A
l
t
o

A
d
i
g
e
V
e
n
e
t
o
F
r
i
u
l
i

V
.
G
.
L
i
g
u
r
i
a
E
m
i
l
i
a

R
o
m
a
g
n
a
T
o
s
c
a
n
a
U
m
b
r
i
a
M
a
r
c
h
e
L
a
z
i
o
A
b
r
u
z
z
o
M
o
l
i
s
e
C
a
m
p
a
n
i
a
P
u
g
l
i
a
B
a
s
i
l
i
c
a
t
a
C
a
l
a
b
r
i
a
S
i
c
i
l
i
a
S
a
r
d
e
g
n
a
I
T
A
L
I
A
alimentari
non alimentari
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiMse
Al contrario crescono in quasi tutte le regioni i negozi non alimentari che
arretrano soltanto in Valle dAosta, Trentino A.A., Friuli V.G. ed Emilia R..
In questo caso si nota peraltro che lincremento a livello nazionale vede pro-
tagoniste in maniera marcata le regioni meridionali ed il Lazio dove gli incre-
menti sono tutti positivi e compresi tra il 16% della Basilicata e il 57% della
Sardegna.
La dinamica del numero di punti di vendita non esaurisce naturalmente le
componenti evolutive del dettaglio italiano. Come evidente, il numero di
insediamenti commerciali del territorio non coglie levolversi delle diverse ti-
pologie e la loro capacit di servizio al consumo.
In questo senso importante verificare i tratti evolutivi della distribuzione di
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 236 ]
grande formato non solo nella numerosit dei negozi ma anche nella comples-
siva dimensione dellarea di vendita, indicatore che meglio descrive il livello
complessivo dellofferta di servizi distributivi.
Si propone qui una disamina della grande distribuzione non food e si riman-
da invece ai prossimi paragrafi per una trattazione pi approfondita della Gdo
alimentare.
Nellambito della grande distribuzione non alimentare possibile distingue-
re superfici specializzate e superfici despecializzate.
In particolare i grandi magazzini sono punti vendita non alimentari di di-
mensione superiore a 400 mq e caratterizzati dalla presenza di almeno cinque
distinti reparti merceologici.
I dati dellOsservatorio Nazionale del Commercio permettono di cogliere gli
elementi evolutivi di lungo periodo di tali forme distributive.
Innanzitutto immediatamente evidente un significativo cambiamento nel
formato di vendita.
Infatti a fronte di una crescita nel decennio di poco pi di 9 punti percentuali
delle superfici, il numero dei negozi cresciuto del 32%. La dimensione media
dei grandi magazzini passata infatti nellultimo decennio dai 1.838 mq del
2001 ai 1.523 del 2009.
La dinamica stata peraltro, anche in questo caso, molto diversa nelle diffe-
renti aree territoriali italiane. Larea di vendita totale diminuita in quasi tutte
le regioni settentrionali ma non cos il numero dei negozi che in taluni casi
rimasto in crescita. La regioni del Centro-Sud si caratterizzano, invece, per una
crescita pi marcata sia delle superfici che del numero di insediamenti.
I maggiori incrementi riguardano Sicilia, Umbria e Toscana dove laumento
dellarea di vendita supera il 50%.
In rapporto alla popolazione invece (graf. 6.2) le regioni con la maggiore
dotazione di grandi magazzini sono lUmbria (100 mq ogni mille abitanti) la
Valle dAosta (92 mq) e, a distanza la Toscana (56). Quasi tutte le altre regioni
del Nord presentano valori non distanti dalla media nazionale che si colloca a
36 mq. Puglia e Molise hanno un valore di 22 mq, Basilicata e Campania pre-
sentano un dato inferiore a 20 mq.
Le grandi superfici specializzate sono invece punti vendita non alimentari di
dimensioni superiori ai 1.500 mq focalizzate su specifiche merceologie quali,
ad esempio, lelettronica di consumo, labbigliamento, larredo casa.
Tali tipologie distributive sono state le vere protagoniste degli ultimi anni e
hanno fatto segnare una espansione largamente superiore a quella delle altre
forme distributive.
[ 237 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
1abe||a 6.8 Lo svi|uppo dei grandi magazzini in Ita|ia
zooo zoog var. %
Regione
Punti di
vendita
Superhce di
vendita
Punti di
vendita
Superhce di
vendita
Punti di
vendita
Superhce di
vendita
(n.j (mqj (n.j (mqj (n.j (mqj
Piemonte )z zz.6 )) q.68 6,% zz,%
valleD'aosta o o .)6o - -
Lombardia )q q8.68 z 88.o zz,q% -,q%
Liguria z q.) o q).)qq ,q% -,z%
NordOvest z) 6.6 ).) z,% -8,%
1rentinoAltoAdige zq z6.)o 8 q6.o) 8,% )z,%
FriuliveneziaGiulia zz .z68 zo q.qzo -,% -8,z%
veneto 6 68.q) 6 o.6oz -,8% -o,6%
FmiliaRomagna 6) 8.z 66 q).) -,% -6,6%
NordFst )8 qz.6) 8o 8.)z ,% -,q%
1oscana )z z.) qo zo).8oo q,q% 6o,%
Umbria ) 6o.8 6) o.z 8,% o,%
Marche q )q.)qo )o 6.)) ,6% -6,6%
Lazio zq.8 z.o) z,6% o,%
Centro o q).o qz 8z.q8 q,6% z,)%
Abruzzo z.)o q6 6q.6 q8,q% zz,)%
Molise z.8 ) 6. -,% -q6,o%
Campania 6 8.8qq 8 .oz q8,z% o,%
Puglia zo z8.o 66 8.q zo,o% z,z%
Basilicata .88o 8 o.6o 6o,o% ),q%
Calabria 6 )6.o )8 8o.68 zo,o% ,)%
Sicilia ) 6.8qz o q.88 6q,6% q,8%
Sardegna q 6q.z z ).) zo,% ,%
SudIsole q qz.q q)o )6.)o q,)% ,6%
1ota|e Ita|ia .oz .go.6o .qy z.y6.oq z,o% g,q%
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiMse
La crescita di superfici e numero di punti vendita dal 2002 al 2009 rispetti-
vamente del 77% e del 71% con una superficie media per entrambe le annua-
lit di poco inferiore ai 3.000 mq, poco meno del doppio di quella dei grandi
magazzini. In questo caso la crescita del numero dei punti di vendita e delle
superfici si muove in maniera pi sincrona e tende ad essere pi intensa nelle
regioni del Sud che recuperano, per, in questo modo solo una parte dellam-
pio ritardo che le caratterizza nei confronto dellarea settentrionale del paese.
Basti dire a questo proposito che ancora nel 2009 i due terzi delle superfici di
vendita specializzate erano collocate nelle regioni settentrionali, oltre il 23%
nella sola regione Lombardia, il 14% nel Veneto.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 238 ]
1abe||a 6.g Lo svi|uppo de||e grandi superFici specia|izzate non a|imentari in Ita|ia
zooz zoog var. %
Punti di
vendita
Superhce di
vendita
Punti di
vendita
Superhce di
vendita
Punti di
vendita
Superhce di
vendita
Regione (n.j (mqj (n.j (mqj (n.j (mqj
Piemonte 8 o6.z8 8 q8.)z8
valleD'aosta ) z8.66z z.q z8,6% ,o%
Lombardia zzz 6.8 .o6.6 8,% 66,q%
Liguria zo .8 6 86.qo) 8o,o% q,%
NordOvest 6) .oo.z66 q .6z.68 ,o% ),q%
1rentinoA.A. z6 68.8) 8 o.8oq q6,z% ,z%
Friuliv.G. z .)o8 6 z).oq z,)% q,q%
veneto z ).z z 66.8z )q,8% 8z,%
FmiliaRomagna ) zz.6qo q qq.6q6 8,)% o,%
NordFst z)6 )8o.88 q) .8.) )o,)% )),q%
1oscana 6 q6.o )z zo.zz z8,6% q,%
Umbria z . qz z.z oo,o% )z,%
Marche ) o.o q8 z.6zo z,)% z),6%
Lazio o. o.q ),% 8q,6%
Centro q qo6.6o z) 6zq. q,6% ,6%
Abruzzo z) 8o.oz q .o6 66,)% q,8%
Molise
Campania zq )q.zz 8 z)o.qzq zq,z% z6q,%
Puglia .) q 6.z o,% qz),z%
Basilicata z . z .o8 o,o% -,q%
Calabria z.o) zq 66.q8 8,z% 6,%
Sicilia z o.8z 6o 6).zq o6,% 6q,z%
Sardegna z).6z q o8.q zo,8% zo,%
SudIsole ) q.qq8 8q.8) 6),% 6o,q%
1ota|e Ita|ia gog z.y6.z6z .yyy q.yzy.qq ,% 6,%
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiMse
Come gi stato illustrato nel grafico 6.2 le regioni che superano una dota-
zione di 100 mq per mille abitanti di grandi superfici specializzate sono la Valle
dAosta (276 mq), il Friuli V.G. (176 mq), il Veneto (126 mq) la Lombardia (108
mq), il Trentino A.A. (103) lUmbria (102) e lEmilia Romagna (101).
Peraltro per tutte queste regioni (ad eccezione della Lombardia) la dotazione
procapite delle grandi superfici specializzate supera quella degli ipermercati (>
2.500 mq). Al contrario le regioni che si distanziano maggiormente dalla media
nazionale (pari a 75 mq per mille abitanti) sono la Basilicata e il Molise dove
tale forma distributiva praticamente assente, ma anche la Sicilia e la Calabria
(33 mq), il Lazio (34 mq), la Puglia (40 mq), la Campania (46 mq).
[ 239 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
6.Lagrandedistribuzionealimentare
Se vero che la grande distribuzione non alimentare e segnatamente le
superfici specializzate hanno avuto nellultimo decennio i tassi di crescita
pi significativi, allo stesso modo per, le superfici alimentari rappresentano
ancora di gran lunga la maggiore dotazione strutturale del settore.
Come evidenziato in precedenza, infatti, se la superficie disponibile di gran-
de distribuzione pari mediamente a 392 mq per mille abitanti, solo 111 fanno
riferimento ai punti vendita non food. La restante parte invece, il 72% del tota-
le (pari a 281 mq) costituita dalla Gdo alimentare di piccolo, medio e grande
formato. Pare opportuno, quindi, concentrare lattenzione su tale componente
maggioritaria e approfondirne gli assetti e le evoluzioni recenti. Soffermandosi
innanzitutto sullevoluzione della sua dotazione strutturale.
A questo proposito il grafico 6.6 evidenzia come anche in corrispondenza
delle difficolt della domanda finale ampiamente illustrate nei capitoli pre-
cedenti, le superfici della grande distribuzione abbiano continuato a crescere
significativamente per tutta la met dello scorso decennio, rallentando solo
negli ultimi anni.
CraFico 6.6 Lo svi|uppo de||a Cdo in Ita|ia
{iper+super+liberoservizio+discount)
6,50%
4,50%
2,50%
0,50%
gen
04
gen
05
gen
06
gen
07
gen
08
gen
09
gen
10
gen
11
lug
11
17.000
15.000
13.000
11.000
9.000
7.000
5.000
3.000
12.669
3,9%
3,4%
6,1%
5,1%
4,1%
3,6%
2,4%
2,4%
0,6%
13.443
14.258
14.983
15.592
16.159
16.544
16.944
17.040
Mq vendita (.000)
Sviluppo % (mq)
LavariazionediLuglioecalcolatarispettoaGennaio
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
Dallincremento della superficie di vendita di oltre il 6% fatto segnare nel
2005 si giunge ad un ritmo di crescita dieci volte pi basso nel primo semestre
del 2011, con una crescita di poco superiore al mezzo punto percentuale del
primo semestre di questanno.
Nonostante tale rallentamento negli ultimi 3 anni la superficie complessiva
della Gdo italiana cresciuta di oltre otto punti percentuali mentre le ven-
dite, anche a valori nominali hanno fatto segnare in incremento molto pi
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 240 ]
contenuto. Peraltro tale rallentamento complessivo la somma algebrica di
dinamiche dei singoli formati di vendita che negli ultimi anni hanno teso a
divergere significativamente. Come evidenziato nel grafico 6.7, infatti, le su-
perfici inferiori ai 400 mq (libero servizio) mantengono gi da alcuni anni una
dinamica negativa che si andata accentuando negli ultimi mesi. Rispetto a
dicembre 2010 infatti, in soli sei mesi, tali superfici hanno perso il 2% dellarea
di vendita totale.
Tale riduzione ha interessato pi recentemente anche il formato immedia-
tamente superiore (i supermercati fino a 800 mq) che fa segnare negli ultimi
due periodi una variazione negativa. Rimangono al contrario positivi gli altri
formati, sebbene tutti in rallentamento.
Il discount certamente il canale che ha visto crescere maggiormente larea
di vendita, facendo segnare nel 2007 e nel 2008 variazioni a doppia cifra e
mantenendo tassi molto elevati anche nei due anni successivi. Nella prima
parte dellanno invece anche questo canale sembra aver nettamente rallentato
il passo (+1,2%). Superiori alla media di settore rimangono anche gli iper di
minori dimensione (tra i 2.500mq e gli 8.000 mq), soprattutto quelli pi vicini
alla soglia inferiore del range. Tali punti di vendita evidenziano mediamente
tassi di incremento doppi rispetto al mercato aggregato ed anche nel primo
semestre di questanno i valori di crescita sono in assoluto quelli pi elevati.
CraFico 6. Lo svi|uppo de||a Cdo in Ita|ia
{variazione%zoo)-zo)
-4,0 0,0 4,0 8,0 12,0 16,0
07 vs 06
08 vs 07
09 vs 08
10 vs 09
Lug 2011 vs
genn 11
Libero Servizio
Super
- 400-799
- 800-1499
- 1500-2499
Iper
- 2500-4499
- 4500-7999
- 8000 e+
Discount
Tot. Distr. Moderna
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
[ 241 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
Per cogliere meglio il significato di tali dinamiche utile fare riferimento
anche allevoluzione del numero di punti vendita per ciascun formato (tabella
6.12).
In questo senso, ad esempio, la crisi delle superfici pi piccole si concretizza
nella riduzione di 438 negozi a libero servizio nel solo semestre di questan-
no.
Nello stesso periodo crescono invece di 54 unit i supermercati, in partico-
lare quelli di pi grandi dimensioni, e gli ipermercati aumentano di 18 punti di
vendita che vanno ad incrementare soprattutto il formato di minori dimensio-
ni (2.500-4.500mq), che raggiunge cos le 456 unit su un totale di 843.
Sembra invece interrotta la crescita degli ipermercati pi grandi che riman-
gono fermi a 120 punti vendita, uno in meno del 2009.
1abe||a 6.z L'evo|uzione de| numero di negozi de||a Cdo ita|iana
gen'o gen'o8 gen'og gen'o gen' |ug-
var. %
gen'-
gen'o
var. %
|ug vs
ge.'
LiberoServizio .)6 .688 6.oz .8) .86) .qz o,o -z,8
Super ).)z 8.o86 8.6) 8.zo 8.zz 8.q6 o,8 o,)
qoo-) q.6) q.)z q.))o q.))) q.)z8 q.)z -,o -o,
8oo-q z.)8 z.qq) z.qz z.q)q z. z. , ,)
oo-zq 8) 6 6 ) .o .oz8 , ,
Iper 6)q )z )6q )6 8z 8q ,6 z,z
zoo-qq q 8 qz qzq qq q6 q, z,
qoo-) z6 z z z z6z z6) q,q ,
8oooe+ oq z ) z zo zo -o,8 o,o
Discount .8 .6 q.o q. q.8z q.q q, o,
1otale
Distr.Moderna
z).8qo z8.z z8.6 z.oo z.66 z.oz o, -,z
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
Peraltro, unanalisi approfondita dellevoluzione della rete degli ultimi anni
evidenzia come laumento del numero di negozi sia soltanto il saldo algebri-
co di un processo di ristrutturazione di dimensioni ben pi ampie di quello
espresso dalla variazione netta di fine periodo.
La tabella 6.13 riassume quanto accaduto negli ultimi due anni e mezzo.
Nel 2009 e nel 2010 il numero delle chiusure rimasto stabile (1.542 nel
2009 e 1.597 nel 2010); le aperture, invece, che sono state maggiori nei due
anni rispetto alle chiusure hanno accellerato nel 2010 garantendo un saldo
positivo nel biennio per quasi quattrocento nuovi punti di vendita.
Il primo semestre del 2011 sembra, invece, preludere ad una netta battuta
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 242 ]
darresto. In questo caso, infatti, le nuove aperture si sono fermate a 654 unit,
di gran lunga pi basse delle oltre mille chiusure dello stesso periodo, con un
saldo negativo che azzera quasi completamente lincremento dei punti vendita
degli ultimi due anni.
Laltro fenomeno, che testimonia parimenti dei processi di riconfigurazione
anche imprenditoriale della rete, quello relativo ai negozi che cambiano
network distributivo; un numero cospicuo di punti di vendita pari a circa
il 10% della rete complessiva che nel 2010 ha superato le tremila unit e
tende ad accelerare nellprimo semestre di questanno (1.725 cambi di orga-
nizzazione). La tabella 6.13 riassume invece le variazioni cumulate di aperture
e chiusure nel periodo considerato (dicembre 2008 giugno 2011) distinte per
canale di vendita. evidente il processo di razionalizzazione in corso per le
superfici di vendita pi piccole; il libero servizio evidenzia infatti quasi 2.900
chiusure rispetto ad un minor numero di aperture (2.332 nuovi negozi), con
saldo negativo di oltre 500 punti di vendita.
1abe||a 6. L'evo|uzione de| numero di negozi de||a Cdo ita|iana
zoog zoo sem zo
1otaleAperture .66) .86 6q
1otaleChiusure -.qz -) .oo8
Saldo z z)z -q

Cambidiorganizzazione z.6 .oo .)z

IpertrasFormatiinSuper z
SupertrasFormatiinIper z
SupertrasFormatiinLiberoServizio z6 8
LiberoServizotrasFormatiinSuper zz )
SupertrasFormatiinDiscount z)
DiscounttrasFormatiinSuper z
LiberoServiziotrasFormatiinDiscount q 8

DiscounttrasFormatiinLiberoServizio ) )
1otalenegozichehannocambiatoFormato )6) 6
NelcalcolodelsaldotraapertureechiusurerientranoanchedeipossibilicambidiFormati
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
Ma anche i formati che vedono un saldo positivo evidenziano significativi
tassi di chiusura e di cambio insegna, anche nelle dimensioni pi grandi. Tra
gli ipermercati infatti, a fronte di un saldo positivo per 71 nuovi punti vendita
le chiusure sono state ventidue e addirittura 58 i cambi di insegna.
[ 243 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
1abe||a 6.q L'evo|uzione de| numero di negozi de||a Cdo ita|iana
{variazionicumulatedic.zoo8-giuzo)
Iper Super Libero servizi Discount 1ota|e
Chiusure zz )8o z.866 q) q.q)
Aperture o z.z 86o q.o
Saldo ) z -q 8 q
Cambioorganizzazione 8 .8q .o6 8 )))
NelcalcolodelsaldotraapertureechiusurerientranoanchedeipossibilicambidiFormati
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
Alla crescita impetuosa delle superfici di vendita, anche a causa delle diffi-
colt della domanda finale, non ha corrisposto negli ultimi anni una crescita
altrettanto sostenuta delle vendite. A questo proposito, il grafico 6.8 evidenzia
landamento dei fatturati dei prodotti grocery nellultimo decennio con riferi-
mento allaggregato iper, super e libero servizio.
CraFico 6.8 Le vendite de||a Cdo ita|iana
{totalegrocery,iper+super+liberoservizio)
4,3
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Valori
Volumi
1 sem
2011
3,8
8,3
4,2
6,3
2,4
7,7
5,7
1,6
2,4 2,4
3,6
3,9
2,7
2,3
0,9
4,6
1,0
-0,1
-0,3
0,8
1,0
2,9
1,0
Fonte:Nielsen1rade`Mis
Dallanalisi del dati appare di immediata evidenza come la grande distribu-
zione alimentare pur mantenendo incrementi delle vendite ancora positivi ha
visto progressivamente scemare labbrivio che laveva caratterizzata fino alla
met del decennio passato. Peraltro, se la dinamica inflattiva ha sostenuto la
crescita dei fatturati le quantit vendute hanno subito un pi rapido deterio-
ramento.
La dinamica delle quantit ha superato quella del valore delle vendite in due
sole circostanze, il biennio 2004-2005 e il 2010. da segnalare, in particolare, il
2009 che ha fatto segnare un andamento negativo delle quantit e dei fatturati.
La prima volta in assoluto che si verificato una calo del fatturato aggregato
della Gdo.
Il primo semestre del 2011 sembra invece accreditare lipotesi di un pi so-
stenuto incremento dei valori nominali invertendo la tendenza deflattiva del
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 244 ]
2010, probabilmente in conseguenza delle nuove tensioni sul mercato delle
materie prime agricole illustrate diffusamente nel capitolo 3. Concentrandosi
sullultimo periodo possibile approfondire gli effetti che la crisi ha deter-
minato sulle vendite della grande distribuzione e come tale variazione abbia
trovato articolazione nei diversi comparti merceologici e nei singoli formati di
vendita. Va innanzitutto sottolineato come ha pesato il diverso andamento
delle vendite dei diversi settori merceologici e segnatamente del non food.
CraFico 6.g Le vendite de||a Cdo ita|iana
{iper+super)
-3,3%
Totale negozio
1,1%
2,0%
1,2%
3,4%
2010
gen-giu 2011
0,6%
2,8%
2,5%
LCC
Freschissimi a PV
Non food
Fonte:Nielsen1rade`Mis1otaleNegozioIper+Super
Con riferimento al solo comparto iper + super, ad esempio, nel 2010 le ven-
dite erano stato sostenute dal non food alimentare che faceva segnare incre-
menti sullanno precedente del 2,5%, pi che doppi rispetto al totale dei fattu-
rati. Nel primo semestre 2011 invece, ha evidenziato un brusco arretramento
(-3,3%) che si concentrato soprattutto sugli iper ed ha pesato sulle vendite
aggregate; la dinamica complessiva stata invece sostenuta dalla crescita del
largo consumo confezionato e dei freschissimi entrambi con crescite superiori
o prossime al 3%.
La tabella 6.10 illustra, invece, landamento delle vendite totali dei diversi
formati per il periodo 2007-2010 e d conto della loro evoluzione di breve e
medio periodo. di immediata evidenza che la crescita cumulata nel triennio
considerato premi alcuni canali e alcuni specifici formati.
Le vendite del canale discount sono cresciute ad un ritmo di circa 6 volte
superiore a quello del mercato facendo segnare un incremento nel periodo
2007 2010 di quasi il 43%.
Ottime performance riguardano anche le superfici di medie dimensioni
comprese tra i 1.500 mq e i 2.500mq e quelle tra i 2500 mq e i 4.500 mq che
fanno segnare incrementi cumulati rispettivamente del 12,5% e del 20,8%.
[ 245 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
1ab. 6.o Le vendite dei diFFerenti Formati distributivi de||a Cdo
{milionidieuro,totalenegozio)
zoo zoog zoo Inc.%
var. %'og-
'o
var. %'o-
'o
Lis .6 z. z.66 ,q% -q,q% -,q%
Super 6.z6o ).6) ). q,% ,o% q,)%
Super{qoo-)) z. z.8 z.8z ,q% -,q% -,)%
Super{8oo-q) q.o q.6) q.) ,% ,z% ,o%
Super{oo-zq) .6 o.8) o.8 ,)% 6,% z,%
Iper z8.oqz z. o.qz z,% ,q% 8,%
Iper{zoo-qq) .zo6 .ooo .6 z,o% ,% zo,8%
Iper{qoo-)) o.oz o.88 o.q ,% z,6% ,q%
Iper{8oooe+) 8.q 8.8o 8.86 ,6% o,6% ,8%
Discount 8.)o .o .66o z,6% ,% qz,)%
1otale 86.z .8q z.qoo oo,o% o,% ),%
Fonte:Nielsen
da segnalare a questo proposito che i grandi supermercati sono il formato
meglio performante nel 2010, con un dato superiore anche a quello dei di-
scount.
I grandi ipermercati si mantengono su valori positivi ma inferiori al dato
complessivo del mercato. Lievemente meglio della media fanno anche i super-
mercati di medie dimensioni.
A motivare i tratti evolutivi della rete, i formati penalizzati dalla crisi sem-
brano essere invece quelli di minori dimensioni. I supermercati pi piccoli e,
soprattutto, le superfici inferiori ai 400 mq di area di vendita che nel triennio
fanno segnare un calo di vendite di oltre il 9%, quasi la met del quale nellul-
timo anno.
CraFico 6.o La ripartizione de||e vendite nei diversi cana|i de||a Cdo ita|iana
{zoo,totalenegozio)
15,9
13,4
42,1
41,1
32,6
32,9
9,5
12,6
0%
20%
40%
60%
80%
100%
2007 2010
Libero servizio
Supermercati
Iperercati
Discount
Fonte:Nielsen
Questi cambiamenti hanno mutato in appena tre anni gli assetti strutturali
della distribuzione italiana con una calo della quota del libero servizio di circa
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 246 ]
2,5 punti e di quella dei supermercati di un altro punto percentuale. A tutto
vantaggio del discount e solo marginalmente delle superfici commerciali di
dimensioni medio grandi. Lincremento delle vendite dei singoli formati distri-
butivi certamente il risultato della variazione delle superfici installate di cui
si gi detto ma soprattutto delle differenti produttivit che essi esprimono.
Il grafico 6.11 evidenzia a questo proposito le grandi differenze di produtti-
vit della rete tra i diversi formati di vendita.
Le superfici meglio performanti (quelle con area di vendita compresa tra
2.500mq e 4.500mq) presentano un indicatore pi che doppio rispetto ai ne-
gozi di pi piccola dimensione. Nel primo caso si superano gli ottomila euro di
vendite annue per metro quadrato nel secondo caso si sfiorano appena i 3.900
euro. significativo inoltre che gli stessi discount che pure vendono un assor-
timento di prezzo unitario certamente pi basso presentano produttivit su-
periori a quelle del libero servizio. Le produttivit degli altri formati sembrano
correlate con la dimensione media della superfici di vendita fino al format dei
superstore e tendono invece a flettere lievemente nei punti vendita pi grandi.
CraFico 6. La produttivit dei diversi Formati de||a Cdo ita|iana
{stimadelFatturatopermqdiareadivendita,zoo)=oo)
3.899
5.336
4.856
5.450
5.839
7.401
8.002
6.808
7.477
4.574
3.500
4.500
5.500
6.500
7.500
8.500
Libero
Servizio
Super Super
(400-
799)
Super
(800
-1499)
Super
(1500
-2499)
Iper Iper
(2500
-4499)
Iper
(4500
-7999)
Iper
(8000 e+)
Discount
Fonte:Nielsen
Peraltro gli assetti qui descritti sono il risultato di una dinamica recente an-
che molto intensa. Il grafico 6.12 permette di apprezzare il segno e lintensit
del cambiamento della produttivit della rete dei singoli formati di vendita.
immediatamente evidente come solo due formati abbiano incrementato la
propria produttivit negli ultimi tre anni, ancorch a valori correnti. Il discount
ha aumentato le vendite a parit di superficie di circa otto punti percentuali e
le superfici di piccole dimensioni di sei punti.
Al contrario perdono ben il 9% di vendite per metro quadro di area di ven-
dita i punti vendita di dimensione inferiore ai 400mq e gli iper di taglia media
con superfici comprese tra 4500mq e 8000mq.
[ 247 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
CraFico 6.z La produttivit dei diversi Formati de||a Cdo ita|iana
{zoo)=oo)
Libero servizio 91
Super (400-800) 97
Super (800-1.500) 100
Super (1.500-2.500) 101
Iper (2.500-4.500) 106
Iper (4.500-8.000)91
Iper (>8.000)97
Discount 108
90
92
94
96
98
100
102
104
106
108
110
2007 2008 2009 2010
Fonte:Nielsen
Gli altri formati presentano variazioni molto pi contenute e comunque
nella grande parte negative. Un altro modo per cogliere in maniera sintetica
levolversi del posizionamento reciproco dei singoli formati di vendita quello
di misurare la produttivit della rete in ragione della quota di mercato che
consente di ottenere.
CraFico 6. La produttivit dei diversi Formati de||a Cdo ita|iana
{migliaiadimqnecessariperottenereunpuntopercentualediquotadimercato)
202
173
158
148
114 115
112
204
156
237
190
170
158
115
136
124
202
169
100
120
140
160
180
200
220
240
LIS 400-799 800-1499 1500-2499 2500-4499 4500-7999 8000 e + DIS Media
Gdo Italia
2007
2010
Fonte:Nielsen
A questo proposito il grafico 6.13 evidenzia il numero di metri quadrati di
area di vendita (in migliaia) necessari per ottenere un punto di quota nel mer-
cato italiano. Per il complessivo incremento dellarea di vendita che si ve-
rificato in Italia nel periodo considerato (2007-2010) la superficie necessaria
per ottenere un punto di quota di mercato passato da 156 mila mq a 169mq.
Tale incremento si distribuito, per, in maniera molto dissimile tra i diversi
formati di vendita. Per il discount, ad esempio, nel 2010 necessaria unarea di
vendita inferiore a quella del 2007! Allo stesso modo risulta poco significativa
la variazione per il formato compreso tra 2.500 e 4.500 mq mentre ancora una
volta le maggiori difficolt riguardano i punti vendita di minori dimensioni e
gli iper maggiori.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 248 ]
Riquadro 6. I consumi de||e Famig|ie e i| mercato potenzia|e de||a Cdo
AdiFFerenzadiquantosipensicomunementelagrandedistribuzionenonmo-
nopolizzaaFFattotuttiiconsumialimentaridegliitaliani.
certamenteilprincipaleinterlocutoredelladomandadibenidilargoconsumo
delleFamiglieitalianemanonha,comespessosiritiene,unaposizioneesclu-
siva.
Aquestopropositolatabellaseguenteriassumel'incidenzadellevenditedella
grandedistribuzioneitalianasuiconsumidelleFamiglieitaliane,perlediFFerenti
merceologieconsiderate.immediatamenteevidentecomelaGdocoprameno
del8%deiconsumidibenidilargoconsumo{alimentareeigienecasaeperso-
na)epocopiudelz%deicompartinonFoodpresidiati{tessile,abbigliamento,
bazar).
Indice di saturazione dei consumi de||a distribuzione moderna ita|iana
Iper+super+|ibero servizio (oo-gg mqj+discount
{Saturazione=Fatturatidistribuzionemoderna]consumidelleFamigliein%)
zoo6 zoo zoo8 zoog zoo
LargoConsumoConF.+FrescoPesovariabile ,o ,) 6, ),8 ),
LargoConsumoConFezionato 8o,6 8z,8 8,) 8z, 8q,z
FrescoPesovariabile o,o z,) ,) , q,)
NonFood{1essile,Abbigliamento,Bazar) z,o z,6 ,6 z, z,z
Fonte:elaborazionisudatiNielsenealtreFontiuFFciali
FsisteperaltrounanettadiFFerenzatraprodotticonFezionatieprodottiFreschi
venduti sFusi. Nel primo caso inFatti, l'incidenza delle vendite Gdo sul totale
superal'8q%mentrenelsecondocasoquasiidueterzideiconsumicomples-
sivi si rivolge ad altri canali distributivi. InFatti, come e stato sottolineato nel
RapportoCoopdell'annoscorso,circalametdellaFamiglieitalianesirivolgeai
piccolinegozispecializzatioaimercatirionali,soprattuttoperlapiccolaspesa
quotidiana e per l'acquisto dei prodotti Freschi a peso variabile {carne, pesce,
ortoFrutta).
Allo stesso tempo, per, negli ultimi anni, l'incidenza della Gdo sui consumi
degliitalianiecresciutadicircapunti,comeevidenziatointabella.1alecirco-
stanzaericonducibileadueFattori.
CertamenteuncambiodiparadigmaneicomportamentidiacquistodelleFami-
glieitalianeperFareFronteallediFFcolteconomichedellacrisi.Dapprimaper
Fronteggiare l'incremento dei prezzi alimentari iniziato nel zoo) e protrattosi
anchenelzoo8esuccessivamenteperalleviareglieFFettidellaperdurantecrisi
economica.Allostessotempo,hacontatoilcospicuosForzodiespansioneche
[ 249 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
la distribuzione moderna ha prodotto nello stesso periodo, soprattutto nelle
areemenosviluppatedelPaese.
Ciononostante, la penetrazione della grande distribuzione nei diversi contesti
geograFciitalianipresentaancoradellenettediFFerenze.
Gliambititerritorialichepossonocontaresuunamaggioredotazionidisuper-
Fci hanno evidentemente una maggiore penetrazione anche sui consumi dei
residenti.
Contemporaneamente,unamaggioreincidenzadeiFormatidimaggioredimen-
sione solitamente dotati della vendita di prodotti Freschi permette un au-
mentodellaquotaanchenelcompartodelFreschissimo.
Indice di saturazione- dei consumi de||a Cdo ita|iana
{iper+super+liberoservizio+discount)in%sultotaledeiconsumiLcc+Freschissimo{zoo)
41,4
46,7
46,8
53,6
42,9
47,2
40,6
44,5 46,1
40,7
42,2
38,7
33,6
28,2
21,6
28,4
32,0 32,6
34,1
53,5
18,4
22,5
21,9
27,8
18,1
21,5
17,3
24,1
26,9
22,7
23,4
17,6
16,0
13,4
9,1
12,0
12,8
11,8
12,5
25,9
0,0
30,0
60,0
90,0
P
i
e
m
o
n
t
e
V
a
l
l
e

d
'
A
o
s
t
a
L
o
m
b
a
r
d
i
a
T
r
e
n
t
i
n
o

A
.

A
.
V
e
n
e
t
o
F
r
i
u
l
i

V
.

G
.
L
i
g
u
r
i
a
E
m
i
l
i
a

R
o
m
a
g
n
a
T
o
s
c
a
n
a
U
m
b
r
i
a
M
a
r
c
h
e
L
a
z
i
o
A
b
r
u
z
z
o
M
o
l
i
s
e
C
a
m
p
a
n
i
a
P
u
g
l
i
a
B
a
s
i
l
i
c
a
t
a
C
a
l
a
b
r
i
a
S
i
c
i
l
i
a
S
a
r
d
e
g
n
a
Lcc
Freschissimo
{`)Saturazione=FatturatoGdo]consumidelleFamiglie
Fonte:Nielsen
6.6LosviluppodellaGdonelleregioniItaliane
Lanalisi della distribuzione commerciale del nostro paese non pu in nessun
caso prescindere dalla dimensione territoriale, sia per le marcate differenze che
caratterizzano la domanda finale dei consumatori sia perch le competenze
regolatorie in materia di commercio sono da tempo state assegnate agli enti
locali regionali ed hanno inciso significativamente sulla morfologia strutturale
del settore. Anche in questo caso, per comprendere le traiettorie di sviluppo
della Gdo nelle singole regioni opportuno dapprima considerare la dinamica
decennale delle variabili rilevanti.
Le tabelle 6.14 e 6.15 evidenziano in particolare levoluzione del numero
dei punti vendita e dei metri quadri di superficie nellultimo decennio e per
ciascuna regione italiana.
facile notare lo sviluppo impetuoso di discount ed ipermercati e, allo stesso
tempo la continua crescita anche dei supermercati.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 250 ]
1abe||a 6.q L'evo|uzione decenna|e dei punti di vendita de||a Cdo ita|iana
{iper,superediscount)
IPER SUPER DISCOUN1
(n.j
var.
sem.
'-'o
vur. %
: sem.
'::-'o:
(n.j
var.
sem.
'-'o
vur. %
: sem.
'::-'o:
(n.j
var.
sem.
'-'o
vur. %
: sem.
'::-'o:
Piemonte oo q) 88,, zo 8z +8,, o zz ,
valle
D'aosta
z o o,o o o o,o 8 o o,o
Lombardia zo 8 6, .oo z +, ) 6,+
1rentino
A.A.
6 q zoo,o zz q8 z, 8q ) ,8,,
veneto o z +o6,+ )6q )o +o,+ q66 zo8 8o,6
Friuliv.G. zq +66,, zq o , ) 6 ,o,,
Liguria q ,,+ 8z o +,, ) qo o,
Fmilia
Romagna
6o zo o,o 6) zz, z6 6 o,z
1oscana , 6) q +, zz8 6z ,,
Umbria ) z o,o 8 o 8,z 6z,
Marche z q , zo q) +, o 6 ,
Lazio o 8 6, 8qq zo +,, q +,,
Abruzzo ) q o,8 z) z , o z ,z
Molise 6 q zoo,o - -zo, z +o,o
Campania ) +o6, 6o8 8 z, zoq 8 ,,
Puglia zq 6o,o 6q q8 , q qq ,,+
Basilicata 6 q zoo,o 8) 6 ,, z ) z6,,
Calabria z) ) +,o,o ) 8 z,, o ,,
Sicilia ,,o 88 )8 z,,o qoo z8z z,o
Sardegna zz q zz,z o,6 zz )z +,o
1ota|e 8q yz )z,o 8.q6 .8z :j,8 q.gq .8 68,z
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
In un decennio i discount sono cresciuti di quasi 1.800 punti vendita con una
crescita prossima al 70% e un incremento delle superfici di circa il 55%.
allo stesso modo evidente un maggior sviluppo dei discount nelle regioni
meridionali che negli ultimi anni hanno visto crescere in maniera significativa
tale forma distributiva.
Allo stesso modo gli ipermercati a fronte dellincremento del 72% dei nume-
ro degli insediamenti hanno fatto segnare un aumento della rete di vendita del
43% a testimonianza dello sviluppo del canale nei formati pi piccoli.
Risulta allo stesso modo evidente come la collocazione geografica delle
grandi superfici sia prevalentemente nel Nord del Paese. Nella sola Lombardia
sono presenti 230 degli 841 iper italiani e assieme al Piemonte e al Veneto
che superano entrambe i cento insediamenti conta per oltre la met di tutti
[ 251 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
gli ipermercati italiani. Questa situazione anche a dispetto dei maggiori incre-
menti che hanno caratterizzato lo sviluppo di tale canale nelle aree centro-
meridionali del Paese.
1abe||a 6.y L'evo|uzione decenna|e de||e superFici di vendita de||a Cdo ita|iana
{iper,superediscount)


Iper Super Discount
|ug- var.
|ug.'-o
var. |ug- var.
|ug.'-o
var. |ug- var.
|ug.'-o
var.
Piemonte q). z.)8 z,z q68.)q6 6.o8 zq,8 z.66) o.6 ,
valled'Aosta q.q)o .oo z,q .6o .o8 z, .q6o zo 6,
Lombardia .zo.)oq q6.o ), .o8o.8 z6.oq) zq, q.q) ).6) q,)
1rentino-A.A. .6o q.o6o ),6 .z8 z8.z8 8,q qz.6 z. q,z
veneto q.o zoq.6 q6, )).8 qo.6 , zo.q)) 66. ),z
Friuli-v.G. z.o ).o 6,q zo.o 6. ),8 q.o6 z.)) 6,
Liguria ).z8o zq.oo qz, q6.q68 q.68 z,6 )z.6 .8z q,)
Fmilia-R. zq.) .z) q, q.8 )q.8 ,) 6. 6.)68 ,
1oscana zo.q) 86.) ),) q.)q o.88 q,8 ).6 8.6z qz,q
Umbria .qo .oo ,8 6z.qo .8)q q, 6.o8 z.oq ),q
Marche z.o .68o qz,6 zz).6o .q66 zz,6 )q.6o 8. ,z
Lazio zq.o6o o. q,) )88.z68 zq.qz) ,6 zq.6z o.86 q,z
Abruzzo z.6qo zo.8 zz,6 )o.66 .qq 6,8 6).88o q.6 o,
Molise z.o 6.o 6),q z6.6o -.q -q,8 q. .zo 66,z
Campania 6).q8o 8q.z o,) qo.o zq.q z),) .8q6 6.66z q),
Puglia 66.6o ).6q q,o 8.8zo ).)6 ,8 q.6) z.z6 6z,
Basilicata zq.zo .zo q,6 6o.8o . 8,6 zq.q8 .68 8o,q
Calabria o.8o ).8o 6,z q.) .o) ,6 )o.q q.z 6q,)
Sicilia 88.qzo oo.o , 6qq.) .8 z, z.z 66.qq) ),8
Sardegna 8q.z) 8. o,6 zq).qq )8.6 , o.o o.8 8q,z
Ita|ia q.8.zzg .gz.yqz qz,g .z.8 .zo.86 zq,o z.yg.66 .qz.q yy,z
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
A questo proposito il grafico 6.14 evidenzia lincremento delle superfici di
vendita dei diversi canali nelle regioni italiane nel periodo 2008-luglio 2011.
evidente, anche in questo caso la grande crescita del discount. In tre anni
e mezzo le superfici di vendita del discount sono quasi triplicate in Basilicata,
raddoppiate in Sicilia e sono cresciute oltre il dato medio nazionale (+34%)
anche in Sardegna, Calabria, Puglia e Friuli V.G.
Buoni tassi di sviluppo ha avuto anche il canale ipermercati che ha fatto
segnare nello stesso periodo un aumento delle superfici di vendita del 59% in
Trentino A.A. del 39% in Friuli V.G. e in Sicilia, del 27% in Veneto e del 21%
in Calabria. Tutte le altre regioni rimangono su valori positivi e nella maggio-
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 252 ]
ranza dei casi di crescita a doppia cifra. La Campania lunica regione con una
variazione negativa nellarea di vendita degli ipermercati.
I negozi di pi piccola dimensione (libero servizio) fanno segnare quasi in
tutte le regioni una variazione negativa.
Le uniche eccezioni sono il Trentino A.A. che vede crescere la dotazione del
17% nel periodo 2008-luglio11 e la Campania che mette a segno un incre-
mento di poco inferiore (+15%).
Le riduzioni pi importanti riguardano le regioni meridionali dove tale ti-
pologia di punte vendita sembra soffrire lincremento dei formati pi grandi e
segnatamente dei discount.
CraF. 6.q Incremento de||e superFici di vendita de||a Cdo
{zoo)-sem.zo)
2,1
0,3 -5,9
16,8
-5,2
-6,2
1,9
-5,1
4,8
-5,6 -6,2 -3,7
-3,0
-3,7
15,5
-9,1 -8,4 -9,9 -5,7 -9,5 -2,8
7,9
26,8
6,1
4,7
0,0
-0,8
8,5 14,1
5,4
9,3 6,5 9,1
-7,9
-9,6
8,2
-1,6
3,9 8,6 10,7 12,5 6,2
16,4
3,6
13,9
58,7
27,5
39,4
10,0
13,3
4,8 5,3 18,7
1,0
-1,5
12,8
-4,1
3,9
-1,1
21,0
38,6
-10,3
13,2
33,0
6,3
32,4
15,6
29,4
37,3
18,6
21,1
27,8 30,3
14,7
15,9
26,8
33,4
42,5
185,2
47,8
84,5
55,2
33,7
-10%
10%
30%
50%
70%
90%
Libero servizio
Super
Iper
Discount
P
i
e
m
o
n
t
e
V
a
l
l
e

d
'
A
o
s
t
a
L
o
m
b
a
r
d
i
a
T
r
e
n
t
i
n
o

A
.
A
.
V
e
n
e
t
o
F
r
i
u
l
i

V
.
G
.
L
i
g
u
r
i
a
E
m
i
l
i
a

R
o
m
a
g
n
a
T
o
s
c
a
n
a
U
m
b
r
i
a
M
a
r
c
h
e
L
a
z
i
o
A
b
r
u
z
z
o
M
o
l
i
s
e
C
a
m
p
a
n
i
a
P
u
g
l
i
a
B
a
s
i
l
i
c
a
t
a
C
a
l
a
b
r
i
a
S
i
c
i
l
i
a
S
a
r
d
e
g
n
a
I
t
a
l
i
a
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
Il grafico 6.15 permette infine di cogliere lo sviluppo dei diversi formati della
Gdo nelle singole regioni commisurandolo alla popolazione residente.
Sardegna e Friuli V.G. sono le due regioni con la maggiore dotazione com-
plessiva, rispettivamente con 397 mq e 384 mq per mille abitanti. Nei va-
lori compresi tra 350mq e 300mq si collocano lUmbria, il Trentino A.A., le
Marche, la Calabria e il Piemonte. Allopposto, minori dotazioni riguardano la
Campania (185 mq) la Toscana (223 mq) e la Liguria (232).
Tutte le altre regioni si collocano a posizioni non distanti dalla media nazio-
nale pari a a 281 mq per mille abitanti.
La stessa incidenza dei diversi formati di vendita presenta dei tratti peculiari
per ciascun territorio solo limitatamente riconducibili a paradigmi generali.
Certamente nelle regioni meridionali (ma anche in Trentino A.A., Umbria e
Marche) prevalgono i punti vendita di minori dimensioni mentre nelle regioni
del Centro-nord si affermano maggiormente i formati pi grandi.
[ 253 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
A questo proposito rimangono molto ampie le differenze allinterno anche
della stesso regione e pare quindi interessante analizzare i livelli di densit
della grande distribuzione alimentare a livello provinciale.
CraFico 6.y Densit distributiva ne||e regioni ita|iane
{mq`oooabitanti,sem.zo)
45
59
30
86
46
55
63
41
33
74
68
42
53
60 61
81
91
78
59
121
53
35
17
29
77
41
52 34
42
29
53 61
40
52 41 38
54
59
56
56
63
42
40
55
45
59
54
78
31
44
33
71
56
59
50
33
25
27
37
56
50
56
45
31
12
38
14
56
36
21 39
29
52
24
38
22
11
11
14
5
45
22
28
31
34
0 39
19
38
26
5
20
29
10
28
16 12
28
12
6
24
22
11
28
23
60
39
39
0
27
45
20
21
13
26
42
20
31
48
5
16
19
30
13
23
25
17
75
45
0
21
14
10
31
20
0
11
8
25 0
14
18
0
0
13
0
20
48
27
35
41
58
78
48
35
37
62 51
44
53
48
19
47
40
33
44
78
42
0
50
100
150
200
250
300
350
400
Libero servizio
Super (400-799)
Super (800-1499)
Super (1500-2499)
Iper (2500-4499)
Iper (4500-7999)
Iper (8000 e +)
Discount
P
i
e
m
o
n
t
e
V
a
l
l
e

d
'
A
o
s
t
a
L
o
m
b
a
r
d
i
a
T
r
e
n
t
i
n
o

A
.
A
.
V
e
n
e
t
o
F
r
i
u
l
i

V
.
G
.
L
i
g
u
r
i
a
E
m
i
l
i
a

R
o
m
a
g
n
a
T
o
s
c
a
n
a
U
m
b
r
i
a
M
a
r
c
h
e
L
a
z
i
o
A
b
r
u
z
z
o
M
o
l
i
s
e
C
a
m
p
a
n
i
a
P
u
g
l
i
a
B
a
s
i
l
i
c
a
t
a
C
a
l
a
b
r
i
a
S
i
c
i
l
i
a
S
a
r
d
e
g
n
a
T
o
t
a
l
e

I
t
a
l
i
a
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumoealtreFontiuFFciali
In questo senso, la figura 6.1 offre un quadro di sintesi delle molte diffe-
renze territoriali che si estrinsecano non solo tra macroripartizioni ma anche
nellambito della stessa dimensione regionale.
pur vero che sono molti i territori con elevate intensit distributive che si
situano nel Nord del Paese ma significative eccezioni sono riscontrabili anche
nel meridione e nelle isole. Al contrario alcune regioni del centro nord presen-
tano dati inferiori alla media nazionale. da segnalare a questo proposito il
basso livello di dotazione commerciale delle due maggiori aree metropolitane
italiane (Roma e Milano).
Levoluzione della rete di vendita individua la dinamica strutturale dei sin-
goli territori ma nulla ci dice in merito allandamento economico del settore.
A questo proposito appare interessante invece, analizzare come la variazione
delle vendite si articoli in maniera diversa sul territorio italiano seguendo da
un lato levolversi della domanda finale dei diversi ambiti geografici, dallaltro
lo sviluppo della grande distribuzione in termini di dotazione di superfici di
vendita e di incremento della quota dei consumi conquistata.
Il grafico 6.16 riassume lincremento delle vendite della Gdo nel triennio
2007-2010 nelle diverse regioni italiane e ne evidenzia le profonde differenze
che le caratterizzano.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 254 ]
Fig. 6.6 La densit distributiva ne||e province ita|iane
{iper,super,lis,disc,mq`oooabitanti,zoo)
BN
BA
BR
LE
FG
TA
CN
AO
IM
SV
SP MS
CA
NU
OR
SS
GE
AL
AT
MT PZ
CS
SA
AV
CE
CB
KR
CZ
VV
RC
VS
CI
OT
OG
ME
CT
SR
RG
PA
TP
IS
AG
CL
EN
CH
PE
TE
AP
AQ
FR
LT
MC
AN
PU
MI
NO
RM
BI
VC
VB
PV
PC
LO
LC
SO
PD
CR
MN
BG
BS
TN
BZ
VE
RA
LI
BO MO
RE
PR
PO
FI
VT
GR
SI
RI
PG
AR
PI
PT
LU FC
RN
RO
FE
VR
VI
TV
PN
UD
BL
CO
VA
TR
NA
da 350 a 500
da 290 a 350
da 250 a 290
da 150 a 250
GO
TS
TO
BN
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumoealtreFontiuFFciali
La Sicilia la regione che fa segnare lincremento pi alto con una variazione
sul 2007 che sfiora il 20%, probabilmente in corrispondenza dellincremento
delle superfici di vendita. Al secondo posto si colloca il Trentino Alto Adige
con una variazione del 17% sostenuta in questo caso dallincremento delle
superfici ma anche dalla positiva evoluzione della domanda finale. Attorno al
10% si collocano Campania, Emilia-Romagna e Toscana. E rimangono invece
allineati alla media italiana la Lombardia e il Veneto. Tutte le altre regioni fan-
no segnare varizioni pi contenute che rimangono vicine al 2% per Umbria,
Puglie e Sardegna e addirittura negative per Valle dAosta e Calabria.
[ 255 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
CraFico 6.6 L'andamento de||e vendite de||a Cdo ne||e regioni ita|iane
{variazionecumulatazoo)-zoo)
6,7
-2,6
7,5
16,8
7,4
4,1
6,2
9,7 9,9
2,0
2,6
4,0
4,8
6,4
11,4
1,9
5,6
-3,4%
19,9
2,2
7,3
-5,0%
0,0%
5,0%
10,0%
15,0%
20,0%
P
i
e
m
o
n
t
e
V
a
l
l
e

d
'
A
o
s
t
a
L
o
m
b
a
r
d
i
a
T
r
e
n
t
i
n
o

A
.
A
.
V
e
n
e
t
o
F
r
i
u
l
i

V
.

G
.
L
i
g
u
r
i
a
E
m
i
l
i
a

R
o
m
a
g
n
a
T
o
s
c
a
n
a
U
m
b
r
i
a
M
a
r
c
h
e
L
a
z
i
o
A
b
r
u
z
z
o
M
o
l
i
s
e
C
a
m
p
a
n
i
a
P
u
g
l
i
a
B
a
s
i
l
i
c
a
t
a
C
a
l
a
b
r
i
a
S
i
c
i
l
i
a
S
a
r
d
e
g
n
a
T
o
t
a
l
e

I
t
a
l
i
a
Fonte:Nielsen
Un altro modo per comprendere larticolazione territoriale della dinamica
delle vendite della Gdo quella di fare riferimento al contributo alla crescita
che fornisce ciascun territorio.
A questo proposito la tabella 6.11 riassume per ciascuna provincia italia-
na la quota delle vendite incrementali nel periodo 2007-2010 (contributo alla
crescita) e lincidenza delle vendite sul totale del mercato nazionale (quota di
mercato). facile notare come laumento delle vendite si concentri in un nu-
mero ridotto di territori.
Oltre il 10% delle vendite aggiuntive del triennio realizzato in provincia di
Milano, un quarto del valore totale realizzato nelle prime 4 province. Ancora,
nelle prime 15 province si realizza quasi la met dellintero incremento del
fatturato del triennio.
Le vendite crescono, com ovvio, nelle aree con le minori dotazioni di gran-
de distribuzione. questo il caso, ad esempio, di Palermo, Napoli, Messina,
Salerno e Trapani, solo per citare le prime province in classifica. Ma fanno
segnare variazioni significative anche in contesti territoriali che presentano gi
una articolazione completa delle diverse forme distributive della Gdo. cer-
tamente il caso di Milano e Bergamo ma anche di Torino, Bologna, Padova e
dello stesso Trentino Alto Adige.
il caso di notare, al contrario, che ben 16 province presentano variazioni
delle vendite negative e si collocano indifferentemente sia al Nord che al Sud
del Paese.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 256 ]
1abe||a 6. L'andamento de||e de||a Cdo ne||e province ita|iane
{zoo)-zoo)
rank
Incremento
vendite zoo-
zoo (m|n `j
Contributo a||a
crescita (%j
rank
vendite zoo
(m|n `j
Quota di
mercato
(%j
MI 66 o,% 8.q ,%
PA z z q,6% 8 .z6o ,q%
BG z86 q,6% ) z.ozo z,z%
NA q z6z q,z% z.z z,%
1O zz6 ,6% .8q6 q,z%
RM 6 zzq ,6% z 6.z6o 6,8%
BO ) ) z,8% .)8 ,%
PD 8 6o z,6% .qz ,%
BZ z) z,o% )qo o,8%
1N o z z,o% z .oq ,%
MF zo ,% q 6o o,)%
MO z zo ,% q . ,%
SA ,8% o 8)z o,%
vF q ,8% .q6 ,6%
1P z ,8% 6 q o,%
vR 6 ,8% z .qqo ,6%
PR ) o) ,)% ) ) o,%
BS 8 o ,6% q z.oz z,%
LU oz ,6% 8 ) o,%
CO zo ,6% z . ,z%
RF z 6 ,% 8q o,%
CL zz ,% ) z6 o,%
PI z z ,% 8z8 o,%
AG zq z ,% )) qzo o,%
P1 z ,% z 6oo o,6%
RN 6 6 ,% q ) o,6%
GR ) 66 ,o% )6 qz o,%
RA 8 6 ,o% qz 68) o,)%
FF 6o ,o% z 86 o,%
AQ qo o,% ) qo o,%
1S q o,% 86 )8 o,q%
SR qz o,8% 6 q8 o,%
LI q o,8% q 66q o,)%
AR qq o,8% qq 66 o,)%
CR q o,8% q 68 o,)%
1v z6 ,q% . ,q%
C1 z) 8) ,q% .zz ,%
Pv z8 8 ,q% zz .o)z ,z%
vA z 8q ,% 8 .8o z,o%
BI o 8q ,% 8 8 o,q%
segue>>
[ 257 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
rank
Incremento
vendite zoo-
zoo (m|n `j
Contributo a||a
crescita (%j
rank
vendite zoo
(m|n `j
Quota di
mercato
(%j
FI 8 ,% 6 z.o6 z,z%
NO z ) ,% 6 86 o,%
CF ) ,z% q6 6z o,)%
Sv q ) ,z% ) o,6%
PO ) ,% )q q o,%
LC q6 q8 o,8% q8 6qq o,)%
LF q) q o,)% 86) o,%
L1 q8 q o,)% q 8z o,%
AL q qz o,)% z 88z ,o%
FN o q o,)% oq z o,z%
SI q o,6% 6q q o,%
GF z qo o,6% 6 .oz ,q%
RO o,6% 68 q6 o,%
PN q ) o,6% 6o z6 o,6%
FC ) o,6% qo ) o,8%
v1 6 o,6% 66 q8 o,%
CH ) o,6% 8 z o,6%
AP 8 q o,% o,6%
vB z o,% 8 8 o,q%
O1 6o o,% 8q 8 o,q%
SP 6 o o,% )8 qoq o,q%
BL 6z z8 o,q% 8) )) o,q%
CN 6 z6 o,q% z) z8 ,o%
1R 6q z o,q% 8z 8 o,q%
MS 6 z o,% 6 q) o,%
RI 66 zo o,% o o,z%
PZ 6) o,% 88 68 o,q%
CB 68 o,% 6 z o,%
BA 6 8 o,% o .6z ,)%
CA )o 8 o,% zq .oq ,%
vS ) 8 o,% oz 8 o,z%
CI )z ) o,% q z) o,%
IM ) 6 o,% )o q o,%
A1 )q q o,z% q o,q%
1A ) o,z% 6 o,6%
AN )6 z o,z% z6 6z ,o%
M1 )) o,z% oo zoz o,z%
MC )8 o o,z% 6z oz o,%
PU ) o o,z% 6 o,)%
Av 8o o,% o z o,q%
OR 8 8 o,% z) o,%
IR 8z 8 o,% o ) o,z%
segue>>
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 258 ]
rank
Incremento
vendite zoo-
zoo (m|n `j
Contributo a||a
crescita (%j
rank
vendite zoo
(m|n `j
Quota di
mercato
(%j
SO 8 ) o,% 8 o,q%
GO 8q ) o,% z z6 o,%
RG 8 ) o,% ) qo o,q%
OG 86 6 o,% o6 o o,%
PG 8) o,% zo .8 ,%
PC 88 q o,% 6 o,6%
BR 8 z o,o% )z qqq o,%
IS o z o,o% o) 8o o,%
FR o,o% q 68z o,)%
CZ z - o,o% 8o ) o,q%
vI -z o,o% ) .zo ,q%
BN q - o,o% z8 o,%
FG - -o,% z o,6%
1F 6 -q -o,% ) qqo o,%
vC ) -6 -o,% 8 6 o,q%
PF 8 -6 -o,% ) qq8 o,%
AO -6 -o,% zz) o,z%
SS oo -) -o,% o 6z8 o,)%
UD o -o -o,z% z .o6 ,%
LO oz -z -o,z% 6) q)o o,%
RC o - -o,z% 6 6 o,6%
NU oq -zz -o,q% 8 zq6 o,%
vv o -zq -o,q% o z o,%
MN o6 -8 -o,6% q) 6q8 o,)%
CS o) -q -o,)% z8 8 ,o%
Fonte:Nielsen
Riquadro 6.z La Cdo ne||e province metropo|itane ita|iane
ComeegistatosottolineatounaparteimportantedellevenditedellaGdoitalia-
nasiconcentranelleareemetropolitanedelpaese,chediventanoquindiarene
competitiveincuilesingoleinsegneconcentranoilorosForziimprenditoriali.
ApparequindiinteressanteapproFondirelecaratteristichestrutturaliecompe-
titivedelleprincipaliareemetropolitanedelpaesepercogliernealmegliotratti
comuniediFFerenzesigniFcative.
innanzituttoevidentelapresenzadimodelliinsediatividellaGdomoltodiver-
sisiaquantitativamentechequalitativamente.
Fsiste un evidente divario nella dotazione complessiva di superFci che passa
dalvalorepiualtodiverona{q6mqognimilleabitanti)aquellopiubassodi
Napoli{appena8mq),moltomenodellametdelvalorescaligero.Nonsem-
braperaltrosussistereunadirettacorrelazionediappartenenzageograFca.Se
[ 259 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
inFattimediamentelecittdelNordpresentanovaloripiualtioccorreperno-
tarecheBaripresentaunadensitdistributivapiuelevatadiMilanoePalermo
diquelladiGenovaeFirenze.Imodellidistributivisonoperaltromoltodiversi
anchenellaloroarticolazioneinterna.
A1orino,Milano,FirenzeedinparteaBolognasembranoprevalgonolesuper-
Fcidigrandedimensione,mentreisupermercatisonolargamentemaggioritari
nellaaltreprovinceconsiderateecostituisconoadesempiolastrutturaportante
delsistemadistributivodellacapitale.
Il libero servizio, al contrario, e particolarmente sviluppato a Bari e a Napoli
matrovaunospazioimportanteanchenell'articolazionedistributivadiGenova.
InFneindiscountcaratterizzamaggiormenteleareemetropolitanediverona,
Genovae1orino.
La diFFusione de||a Cdo ne||e principa|i province metropo|itane ita|iane
92
94
56
42
111
80
32
16
79
30
149
83
94
138
89
102
111
80
69
64
69
43
37
39
23
29
30
47
21
12
36
44
70
31
23
30
54
58 25
52
0
50
100
150
200
250
300
350
Verona Torino Bari Roma Milano Bologna Palermo Genova Firenze Napoli
Iper
Super
Discount
Libero servizio
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAnnc-CoopsudatiNielsen
Appare allo stesso modo diversa l'articolazione degli stessi canali di vendita
nell'ambitodellediFFerentiesperienzeterritoriali.Cos,gliiperpresentanouna
superFciemediaperpuntodivenditapiuestesaaBari,GenovaeNapolidove
sicollocanocomunquealdisopradel6.)oomqdisuperFciementrenelleal-
trecittnonsuperanodimoltoicinquemilamqenelcasodiRomasicollocano
ancorapiuinbasso.
Isupermercativedonoinvecespiccareilcasodiverona,unicoterritorioincui
questoFormatodivenditasuperaimillemqdisuperFciemedia.
DiFFerenze allo stesso modo signiFcative riguardano le superFci di minori di-
mensioni e il discount. InFne, e interessante notare anche il livello di produt-
tivit che esprime la distribuzione nelle singole realt territoriali e nei singoli
Formati.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 260 ]
La produttivit de||a rete moderna ne||e principa|i province metropo|itane ita|iane
{europermetroquadrodiareadivendita,zoo)
3.752
7.507
10.616
7.348
8.700
4.701
4.461
6.033
6.348
4.549
BA BO FI GE MI NA PA RM TO VR
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAnnc-CoopsudatiNielsen
La produttivit de||a rete moderna ne||e principa|i province metropo|itane ita|iane
{europermetroquadrodiareadivendita,zoo)
DISCOUNT
535
608
561
381
599
527
511 513
589
672
300
700
BA BO FI GE MI NA PA RM TO VR
IPERMERCATI
7.784
5.651
5.230
7.000
5.498
6.700
5.629
4.829
5.286
4.678
4500
6500
BA BO FI GE MI NA PA RM TO VR
LIBERO SERVIZIO
225
195
201
216
219
193
190
213
219
194
180
BA BO FI GE MI NA PA RM TO VR
SUPERMERCATI
677
922
936
813
962
681
761
968
849
1.168
650
1.150
BA BO FI GE MI NA PA RM TO VR
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAnnc-CoopsudatiNielsen
Inquestocasosembraesserciunapiudirettacorrelazioneconlapenetrazione
dellaGdonellaprovinciaesoprattuttoconillivellodisvilupposocio-economico
deiterritoriconsiderati.NoneuncasoinFattichetutteleprovincemetropoli-
tanedelSudpurinpresenzadiunapiubassadotazionedisuperFcimoderne
presentinodigranlungaleproduttivitpiubasse,addiritturainFeriorialo%dei
valoridellecittdelNord.Ancheinquestocasol'articolazionedellaproduttivit
neidiFFerenticanalidivenditapermettediveriFcarelapoliedricitdellediverse
situazioniterritoriali.NegliipermercatiilvalorepiualtoequellodiGenova,che
Fasegnareilmigliorrisultatoanchenelliberoservizio,alcontrarioildatodigran
lunga piu elevato dei super e quello di Firenze, dove la produttivit di questo
canalesuperaaddiritturaquelladegliipermercati.
NeidiscountilmigliorrisultatoequellodiRoma,ancheinquestocasoconuna
produttivit per metro quadrato che supera in questo caso anche quella delle
altresuperFcidipiccolaemediadimensionedellacittesiapprossimaaddirit-
turaaquelladegliipermercati.
[ 261 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
La produttivit de||a rete moderna ne||e principa|i province metropo|itane ita|iane
DISCOUNT
3.773
4.717
5.224
5.725
5.218
4.478
3.469
6.381
4.985
3.826
BA BO FI GE MI NA PA RM TO VR
IPER
4.847
10.054
11.409
12.454
10.201
5.658 5.641
6.811
8.434
5.767
BA BO FI GE MI NA PA RM TO VR
LIBERO SERVIZIO
3.158
5.388
5.695
7.224
6.062
4.029
3.538
4.757 4.797
3.369
BA BO FI GE MI NA PA RM TO VR
SUPER
3.540
6.920
1.3097
7.380
8.419
4.834 4.844
5.985
5.496
4.415
BA BO FI GE MI NA PA RM TO VR
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAnnc-CoopsudatiNielsen
Riquadro 6. La Cdo in Lombardia
LaLombardiaelaregionedelpaesepiuevolutadalpuntodivistaeconomico,
quella dove la distribuzione commerciale si e sviluppata prima e dove ancora
oggisiaFFermanoletendenzechenegliannisuccessivipossonointeressarean-
chelealtreareedelpaese.LaGdolombardacostituiscequindiunosservatorio
privilegiatopercogliereitrendFuturianchedeglialtricontestiterritoriali.
Aquestoproposito,ilgraFcoillustral'andamentodecennaledeipuntivenditadi
medio-grandedimensionedellaGdolombarda.
I punti vendita di medio-grande dimensione de||a Cdo de||a Lombardia
147 176 187 202 205 216 224 230
961 1.075
1.125 1.120 1.118
1.123 1.110
1.090
380
430
452 484
497
522
551
555
0
200
400
600
800
1.000
1.200
1.400
1.600
1.800
2.000
2001 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Lug. '11
Iper
Super
Discount
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
immediatamente evidente l'elevato numero di strutture di vendita superiori
a z.oo mq, passate dalle q) dell'inizio del decennio alle zo unit di luglio
zo.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 262 ]
I

p
u
n
t
i

v
e
n
d
i
t
a

d
e
|
|
a

L
o
m
b
a
r
d
i
a

{
z
o
o
)
-
z
o

o
)
P
u
n
t
i

d
i

v
e
n
d
i
t
a

(
n
.
j
z
o
o

z
o
o
8
z
o
o
g
z
o

o
L
u
g
.

'

v
a
r
.

%


'
o
g
]
'
o
8
v
a
r
.

%

'

o
]
'
o
g
v
a
r
.

%

L
u
g
.
'

]
'

o
L
i
b
e
r
o

S
e
r
v
i
z
i
o

q
)

-
z
,
6
%
-

%
-
z
,

%
S
u
p
e
r

z
o

o
8

o
,
q
%
-

,
z
%
-

q
o
o
-
)

m
q

6
)

q
8
q
-
z
,
z
%
-
)
,
q
%
-

,
8
%

8
o
o
-

m
q

8
8

q
o
6

q
o
8

,
8
%
z
,
8
%
o
,

o
o
-
z
q

6
o

z
o

,
)
%
8
,
6
%
-
z
,
o
%
I
p
e
r

z
o
z

z
o

z
z
q

,
q
%

,
)
%

,
6
%

o
o
-
q
q

o
8

z
z

,
)
%

,
q
%

,
q
%

o
o
-
)

6
q

6
8

,
o
%
q
,

%
6
,

8
o
o
o

q
o

q
z

q
z
o
,
o
%
-
z
,

%
o
,
o
%
D
i
s
c
o
u
n
t

q
8
q

z
z

,
o
%

,
6
%
o
,
)
%
1
o
t
a
l
e

L
o
m
b
a
r
d
i
a

8
o

8
8

q
)
o
,
o
%
o
,
z
%
-

,
z
%
A
r
e
a

d
i

v
e
n
d
i
t
a

(
m
q
j
z
o
o

z
o
o
8
z
o
o
g
z
o

o
L
u
g
.

'

v
a
r
.

%

'

o
g
]
'
o
8
v
a
r
.

%

'

o
]
'
o
g
v
a
r
.

%

L
u
g
.
'

]
'

o
L
i
b
e
r
o

S
e
r
v
i
z
i
o

.
o

o
6
.

8
.
6
8
)

q
.

o
.
6
)

-
z
,
q
%
-

%
-

,
z
%
S
u
p
e
r

.
o

)
.
)

.
o

.
8

.
o
6
)
.
z
6

.
o

.
q
8
8

.
o
8
o
.

z
,
6
%
z
,

%
-

,
o
%

q
o
o
-
)

m
q

o
8
.
6
q

o
z
.
z
z

.
8
q
)

z
)
8
.

)
8

z
)

.
8
z

-
o
,
8
%
-
)
,
o
%
-
z
,
6
%

8
o
o
-

m
q

8
.

8
8

6
.
)

q
z
6
.
8
q
o

.
8

q
q
q
.

z
,
q
%

,
o
%

,
z
%

o
o
-
z
q

o
.

z
8

z
o
.

o
8

q
o
.

)
8

)
z
.
6

6
,

,
q
%
-
z
,

%
I
p
e
r

.
o
8

.
z

.
o

.
q

.
z

.
z

o
.
)
o
q

,
o
%

,
q
%

,
o
%

o
o
-
q
q

.
o
6

q
6
.
z
q
)

)
.
)
q
o

)
8
.
o

8
8
.

,
)
%
z
,
)
%

o
o
-
)

.
z

6
.
z
z
o

)
.
o
)
z

)
8
.
6
8
z

q
o

.
8
)
6

z
,

%
6
,

%
6
,

8
o
o
o

.
o
z

)
.
q
6
8

q
q
o
.
6
z
o

8
.

q
q
o
.
6

o
,
)
%
-
o
,

%
o
,

%
D
i
s
c
o
u
n
t

z
6
)
.
o

z
8
q
.

.
o

6
.
8
6

.
q
)

o
,

%
6
,

,
)
%
1
o
t
a
l
e

L
o
m
b
a
r
d
i
a

z
.
6
)

.
z
o

z
.
)

o
.
8
8
q

z
.
8

6
.
q

z
.

)
.
)

z
.

o
.

)
6

%
z
,

%
F
o
n
t
e
:

G
u
i
d
a

N
i
e
l
s
e
n

L
a
r
g
o

C
o
n
s
u
m
o
[ 263 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
Comeegistatosottolineatocircaunquartodegliipermercatiitalianiecollo-
catonell'arealombarda,peraltroincrescitadiseinuovipuntivenditanelprimo
semestrediquest'anno.
allo stesso modo evidente come lo sviluppo del discount abbia avuto una
crescitaimpetuosanellaprimapartedeldecenniogiungendoprobabilmentea
saturareglispazicommercialidisponibilinegliultimianni.Lenuoveaperture
di discount sono passate, inFatti, dalle z del zoo ai soli quattro nuovi punti
venditadelprimosemestrezo.
Colpisceinvecelariduzionedelnumerodisupermercatichesembraaverinver-
titonelzooiltrenddicrescitachelaavevasemprecaratterizzata.Gliinsedia-
mentidiquestocanaledistributivosonodiminuitidiunitnelzooedialtre
zonelprimosemestrediquest'anno,addiritturatornandoailivellidelzoo.
Sembra utile a questo proposito veriFcare le dinamiche piu recenti con riFeri-
mentoaisingoliFormatidivendita e non solo al numero di negozi ma anche
allesuperFciinteressate.
importante notare come il Formato piu in diFFcolt appaia quello dei picco-
li supermercati di prossimit con area di vendita compresa tra i qoomq e gli
8oomq.
IlcalosiadelnumerodipuntidivenditachedellesuperFciestatonelsolozoo
superioreal)%eanchenelprimosemestrediquest'annolatendenzasembra
consolidarsi.
Le superFci inFeriori ai qoo metri quadri che nella media nazionale sembrano
esserequelleinmaggiorediFFcoltevidenzianoinLombardiaunadiminuzione
piucontenuta,probabilmenteaFrontediunprocessodirazionalizzazioneche
sieragiandatocompiendodaalcunianni.
Cresconoinvece,ancorainmanierasostenuta,lesuperFcidivenditadeigrandi
supermercati,deisuperstoreedeidiscount.Ilmaggiorincrementodelzooe
FattosegnaredalFormat.o-z.oolacuisuperFciedivenditaecresciutainun
soloannodel,q%,ripiegandolievementesolonelprimosemestrezo.
OttimeperFormanceanchepergliipermercaticonareadivenditacompresatra
q.o e 8.ooo metri quadrati che hanno messo a segno un incremento di su-
perFciedel%nelzoo,del6%nelzooediunulteriore6%ancheneiprimi
mesidiquest'anno.
Sulivellidicrescitanondissimilisicollocaancheilcanalediscount,chevede
crescereperinmisuramaggiorelesuperFcidelnumerodipuntivenditaate-
stimonianzadiunpossibilecambiamentonellatipologiadiFormatodivendita.
Percoglierealmeglioilrisultatodell'evoluzionerecenteeutilecommisurarela
dotazionestrutturaledellaGdoalladomandaFnalechedevonosoddisFare.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 264 ]
Latabellaseguentepermette,aquestoproposito,diapprezzarel'attualediFFu-
sionedeisingoliFormatidistributivi{interminidimqpermilleabitanti)elaloro
produttivit misurata in ragione delle vendite per metro quadro di superFcie
installata.
Facilecoglierelaparticolaritdelmodellodistributivolombardocheconcentra
lesuperFcidivenditaneipuntivenditadimaggioridimensioni{zmqdiiper-
mercatiognimilleabitanti)ecomprimeinveceglispaziperisupermercati{z
mq) e il libero servizio {o mq) che costituiscono invece la struttura portante
delleGdodellagrandepartedellealtreregioniitaliane.
Lastessaproduttivitdellaretedivenditasembradescrivereunacurvachecre-
sce al crescere della dimensione del punto vendita Fno al Formato del super-
store, {quasi triplicando dai q.zoo euro al metro quadrato del libero servizio
agli oltre .oo del superstore) per poi decrescere nei Formati piu grandi che
rimangonoperpiuperFormantideisupermercati.
Densit e produttivit de||a Cdo |ombarda
{zoo)

Densit distributiva Produttivit Av
(mq-ooo abitantij (vendite-mqj
LiberoServizio o,z q.8z
Super z,o .8)q
qoo-)mq z .o6
8oo-qmq q 6.o8
oo-zq 8 6.zq)
Iper zz,) 8.)o
zoo-qq 8,8 .o8
qoo-) 8, 6.q
8oooe+ q,o ).qqz
Discount q,6 .oq
1otaleIper+Super zq,) ).z8
1otaleIper+Super+Lis z6q, 6.qo
1otaleLombardia z, 6.)o8
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
Anche nel caso lombardo, come per ogni aggregato territoriale i valori totali
riFeritiallaregionetrovanodeclinazionespeciFcaneisingolimodellidistributivi
territoriali.Aquestopropositosiriportanointabellaidatiriassuntividiciascu-
naprovincialombarda.
NelgraFcoeinvecepossibileapprezzareinmanierasinteticalediversemorFo-
logiechelaGdoassumeneidiFFerenticontestiterritoriali.
[ 265 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
Q
u
a
d
r
o

r
i
e
p
i
|
o
g
a
t
i
v
o

d
e
|
|
a

C
d
o

i
n

|
o
m
b
a
r
d
i
a

{
a
l

z
.
z
o

o
)
P
R
O
v
A
b
i
t
a
n
t
i
L
i
b
e
r
o

S
e
r
v
i
z
i
o
S
u
p
e
r
I
p
e
r

D
i
s
c
o
u
n
t
1
o
t
a
|
e
A
r
e
a

v
e
n
d
i
t
a

(
m
q
j
D
e
n
s
i
t


(
m
q
]

o
o
o
a
b
j
A
r
e
a

v
e
n
d
i
t
a

(
m
q
j
D
e
n
s
i
t


(
m
q
]

o
o
o
a
b
j
A
r
e
a

v
e
n
d
i
t
a

(
m
q
j
D
e
n
s
i
t


(
m
q
]

o
o
o
a
b
j
A
r
e
a

v
e
n
d
i
t
a

(
m
q
j
D
e
n
s
i
t


(
m
q
]

o
o
o
a
b
j
A
r
e
a

v
e
n
d
i
t
a

(
m
q
j
D
e
n
s
i
t


(
m
q
]

o
o
o
a
b
j
B
e
r
g
a
m
o

.
o
8
)
.
z
o
q

q
o
.

)
,
)

.
o
6
q

,
z

)
.
q
)

,
)

q
)
q

q
.
8
q
o
z
8

,
6
B
r
e
s
c
i
a

.
z
q
z
.

.
z
o

,
z

.
6

6
o
,
)

6
8
.
8
z
z

,
8
6
o
.
)
z
8
q
8
,

q
)
o
.
q

)
8
,

C
o
m
o

o
.
o

6
.

z
8
,
)
q

8
q
,
o
)

.
o
)
z

q
,
o

)
.
8
z
o

o
,
z

8
z
)
6
,
8
C
r
e
m
o
n
a

6
z
.
o
6

o
.
6

)
z

,
q
q
z
.
z
z

6
,
6
q

.
z

,
q

q
.

,
6

o
.
q
o
6

o
q
,

L
e
c
c
o

)
.

.
8
6

,
z
z
8
.

,
8
q

.
6
6
6

.
o
)

8
,
)

.
6
o

z
)
)
,
o
L
o
d
i

z
z

.
8
z

)
.

z
,
6

)
.
q
)

)
)
,
q

o
.

)
o
z
z

)
.
8
o
o

q
,

6
8
,
q
M
o
n
z
a
-
B
r
i
a
n
z
a

8
q
o
.
)

z
o
.
q
o

z
q
,

)
)
.
q

z
,
z

)
.
)

q
o
,
o

)
.

z
z
o
,
q
z

z
.
)
q

z
)
6
,
8
M
i
l
a
n
o

.
z
o

)
z
.
6

6
z

z
)
)
.

6
8

,
o

q
6
.

o
,

.
8

q
z

,
o
)
6
8
.

z
z
z
q
6
,
z
M
a
n
t
o
v
a

z
.
6
o
6

6
.
8

z
q
o
,

)
o
.
z

)
o
,
z
q
q
.

8
o

,
o
z

)
6

)
.
z
8
q

,
z
P
a
v
i
a

q
q
.
z

q
.

z
6
,
)
6
o
.
z
6

o
,
)
8
o
.
q

q
)
,
8
z
o
.
6
8

8
,
o

z
6

S
o
n
d
r
i
o

8
z
.
)
o

z
z
.

z
z
,

8
.

,
q
z
)
.
8

z
,
q
)
.
q

q
o
,
)
)
6
.

z
o
q

6
,
6
v
a
r
e
s
e

8
)
6
.
)
o

z
o
.
q
)
)
z

,
q

z
6
.
o
o

,
)

)
.
o

o
,
)
z
)
.
q
z

z
)
o
.

6
q

L
o
m
b
a
r
d
i
a

.
8
z
6
.

q
.

o
z

.
o

.
q
8
8

.
z

,
6

6
.
8
6

q
,

z
.

)
.
)

6
,

F
o
n
t
e
:

G
u
i
d
a

N
i
e
l
s
e
n

L
a
r
g
o

C
o
n
s
u
m
o
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 266 ]
La densit distributiva de||e province |ombarde
{mqpermilleabitanti,zoo)
38 33 29 29 29 33 24 23 41 27 122 23 30
113
161
84
117
86 77 92 89
170
111
101
144
111
90
136
134
119
123
224
140
111
109
148
152
111
122
49
49
30
40
39
35
20
23
61
38
41
31
34
0
50
100
150
200
250
300
350
400
450
BG BS CO CR LC LO MB MI MN PV SO VA Lombardia
Libero servizio
Supermercati
Ipermercati
Discount
Fonte:GuidaNielsenLargoConsumo
innanzituttosorprendentecomepropriolaprovinciametropolitanadellare-
gionepresentiinassolutolaminoredotazionedisuperFcidivendita,inFeriore
diomqdidensitdistributivarispettoallamediaregionale.Rimangonoinvece
ampiamentesopralamediaregionaleleprovincediSondrio{q)mqpermille
abitanti),Mantova{8mq),Brescia{)8mq)eLodi{68mq).Sondrio,inpar-
ticolare,sicaratterizzadalcontestoregionaleperlanotevolepresenzadipiccole
superFcichesiaccompagnanoadunintensosviluppodiipermercati.
RimaneallostessomodoelevataladotazionedigrandisuperFcidiLodi{zzq
mq),Brescia{6mq)eMonza{qomq).varesesicaratterizzaperl'elevatosvi-
luppodisupermercati{qqmq),superatoperdaMantova{)omq)eancora
daBrescia{6mq).
Da ultimo e interessante veriFcare l'andamento aggregato della Gdo nei di-
versi contesti provinciali lombardi prendendo in considerazione la variazione
dell'areadivenditaedeiFatturatinell'ultimotriennio{zoo8-zoo).
Facile notare come solo due delle province lombarde hanno avuto un incre-
mento delle vendite superiore a quello delle superFci. A Bergamo, a Fronte di
unincrementodellesuperFcidel%l'aumentodellevenditeestatodiquasiil
)%mentreaMilano,checomeegistatodettorappresentalaprimaprovincia
italiana per vendite Gdo, a Fronte di un aumento delle superFci del 6,q%, le
venditesonocresciutedell'8,%.
CriticaapparelasituazionediMantovadoveconunacrescitadell'areadiven-
ditadipocomenodel%sieveriFcataunacontrazionedellevenditedioltreil
%.InFne,CremonaestatalaprovinciaconlamaggiorecrescitadellesuperFci
divendita{6%neltriennio)malevenditehannoFattosegnareunincremento
inFerioreal%.
[ 267 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
variazione de||e vendite e de||e superFici insta||ate ne| triennio zoo-zoo ne||e province
|ombarde
var mq var vendite
Bergamo ,o% 6,6%
Milano 6,q% 8,%
Pavia 8,% 8,)%
Sondrio z,z% z,o%
Lecco 8,6% 8,%
Lodi -o,z% -z,q%
Como q,% ,6%
varese ,q% q,8%
Cremona 6,o% 8,)%
Brescia z,z% q,)%
Mantova z,8% -,%
Fonte:Nielsen
6.)LaGdo:unconFrontoItaliaFuropa
Le difficolt vissute dalleconomia nazionale e dalla distribuzione commer-
ciale non hanno riguardato, com noto, soltanto lItalia ma la crisi ha avuto
effetti pesanti anche negli altri paesi europei.
Cos, per comprendere meglio levoluzione della Gdo italiana, di estremo
interesse distinguere le tendenze evolutive che interessano anche gli altri paesi
dagli elementi caratterizzanti il mercato nazionale.
Un primo necessario confronto riguarda landamento delle vendite. Il grafi-
co 6.17 riassume, a questo proposito, le variazioni percentuali annue dei primi
cinque paesi europei.
immediatamente evidente come il rallentamento delle vendite abbia ri-
guardato tutti i mercati europei nel 2009, probabilmente in corrispondenza
con lesaurirsi della spinta inflattiva delle materie prime alimentari del biennio
precedente.
Landamento delle vendite nel 2010 e nel primo trimestre presenta anda-
menti pi differenziati con una ripresa delle vendite in alcuno mercati come
quello francese e quello del Regno Unito.
La Germania mantiene invece un trend decisamente negativo facendo se-
gnare, unico tra i grandi mercati europei, una variazione negativa delle vendite
sia nel 2010 che nel primo trimestre di questanno. Dopo quello tedesco
comunque quello italiano il mercato che sembra mantenere i tassi di crescita
pi contenuti.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 268 ]
CraFico 6. L'andamento de||e vendite in Europa e nei principa|i mercati continenta|i
{var.%annue)
-3,5
-1,5
0,5
2,5
4,5
6,5
2008 2009 2010 1 trim. 2011
Europa (*)
Italia
Francia
Germania
Spagna
Regno Unito
{`)Austria,Belgio,RepCeca,Danimarca,Finlandia,Francia,Germania,Grecia,Ungheria,Irlanda,Italia,PaesiBassi,Norve-
gia,Polonia,Portogallo,Slovacchia,Spagna,Svezia,Svizzera,1urchia,RegnoUnito
Fonte:elaborazioneUFFcioStudiAncc-CoopsudatiNielsen
In questo senso, la distinzione dellandamento delle vendite nelle due com-
ponenti di prezzi e quantit permettere di comprendere meglio i caratteri evo-
lutivi dei singoli mercati nel periodo 2007-2010.
In questo caso, appare pi marcata la peculiarit del mercato italiano.
Infatti, le quantit vendute presentano un trend di crescita nel triennio del
4,5%, superiore sia alla media continentale (3,8%) che a quello degli altri gran-
di mercati europei (con lunica eccezione della Spagna). Anzi le differenze sono
molto marcate nei confronti della Francia che cresce solo dello 0,4% e della
Germania che fa segnare un arretramento delle quantit vendute del 2,9%
CraFico 6.8 L'andamento de||e vendite in Europa e nei principa|i mercati continenta|i
{variazioni%zoo-zoo))
3,8
4,5
0,4
-2,9%
6,1
1,5
8,4
2,3
6,3 6,3
2,7
9,6
-4,0%
-2,0%
0,0%
2,0%
4,0%
6,0%
8,0%
10,0%
12,0%
Europa(*) Italia Francia Germania Spagna Regno Unito
Quantit
Prezzi
{`)Austria,Belgio,RepCeca,Danimarca,Finlandia,Francia,Germania,Grecia,Ungheria,Irlanda,Italia,PaesiBassi,Norve-
gia,Polonia,Portogallo,Slovacchia,Spagna,Svezia,Svizzera,1urchia,RegnoUnito
Fonte:elaborazioneUFFcioStudiAncc-CoopsudatiNielsen
Al contrario, sul fronte dei prezzi la Gdo italiana fa segnare il valore pi bas-
so di tutti gli altri paesi considerati.
[ 269 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
Lincremento cumulato dei prezzi nel triennio considerato stato, infatti,
per lItalia pari ad appena il 2,3% mentre nella media europea i prezzi sono
cresciuti di quasi quattro volte (+8,4%). Incrementi rilevanti hanno riguardato
soprattutto il Regno Unito (+9,6%), la Francia e la Germania (entrambe con il
+6,3%). La Spagna lunico paese che condivide una maggiore moderazione
dei prezzi con valori comunque di quasi mezzo punto superiori a quelli italiani.
Tali peculiarit trovano certamente motivazione nelle particolari difficolt che
vive la domanda finale nel nostro paese e che sono state illustrate nei capitoli
precedenti.
Alcune ragioni possono per, essere riscontrate, allo stesso tempo, nelle as-
setti specifici della grande distribuzione italiana.
innanzitutto utile notare come la Gdo italiana presenti livelli di sviluppo
inferiori a quelli degli altri paesi europei. E questo potrebbe effettivamente
motivare una crescita delle quantit vendute dovuta alle maggiori potenzialit
di crescita della distribuzione nazionale nei confronti del dettaglio tradiziona-
le. I confronti sulla dotazione di superfici di vendita dei singoli paesi non sono
sempre agevoli a causa delle differenze nelle differenze di classificazione tra i
diversi paesi e della difficolt di reperimento dei dati. Ad ogni modo i valori di
densit distributiva per abitante illustrati nel grafico 6.19 permettono comun-
que di comprendere come esista ancora una significativa distanza tra lItalia e
gli altri mercati europei, soprattutto nellarea centro-meridionale del Paese.
CraFico 6.g Lo svi|uppo de||a distribuzione in a|cuni paesi europei e ne||e ripartizioni ita|iane
{mq`oooabitanti,zoo)
275
287
205
401
280,8
238,6
254,3
264,0
235,2
212,4
200
250
300
350
400
450
Spagna
(incluso
discount)
Francia Germania Germania
(incluso
discount)
ITALIA
(incluso
discount)
ITALIA AREA 1 AREA 2 AREA 3 AREA 4
Fonte:NielsenFuropeanUniverse
Il nostro paese pu godere (includendo il discount) di 281 metri quadrati di
area di vendita ogni mille abitanti, un valore prossimo a quello della Spagna
ma lontanissimo da quello della Germania che arriva a superare i 400 mq di
dotazione ogni mille consumatori.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 270 ]
Se si confronta il dato al netto della superficie dei discount, rimane una di-
stanza altrettanto vasta con la Francia che presenta un indice di 287 mq a fron-
te di un dato italiano che si ferma a 239 mq. Peraltro, anche le aree del paese
che evidenziano un livello di sviluppo pi pronunciato, come ad esempio il
Nordest, rimangono ancora distanti dallesperienza francese.
La peculiarit del caso italiano non riguarda, per, solo la quantit di superfi-
cie commerciale complessivamente a disposizione del consumatore ma anche
la dimensione media dei punti vendita e dunque la differente capacit attratti-
va dei diversi formati. A questo proposito, infatti, il grafico 6.20 evidenzia come
lItalia veda una prevalenza delle superfici medio-piccole rispetto a quanto ac-
cade negli altri paesi europei. Resta peculiare solo il caso della Germania dove
oltre la met del mercato appannaggio delle superfici comprese tra i 400 mq
e i 1000 mq di area di vendita. Formato questo, per, che nel caso tedesco com-
prende il canale discount tradizionalmente leader di quel mercato.
La Francia si caratterizza al contrario per un modello distributivo incentrato
sugli ipermercati che coprono infatti il 55% delle vendite complessive.
Negli altri due mercati, Regno Unito e Spagna la presenza di una quota di
piccoli punti vendita simile a quella italiana coincide per con una pi alta
incidenza delle superfici di grande e medio-grande dimensione.
CraFico 6.zo I cana|i di vendita de||a Cdo nei principa|i paesi europei
{in%sullevendite,zoo)
55
51
29 28 28
21
15
23
15
33
19
10
25
53
19
4
24 23
4
20
0%
20%
40%
60%
80%
100%
Francia Regno Unito Italia Germania Spagna
Iper
(>2500mq)
Grandi Super
(1000-2500mq)
Piccoli Super
(400-1000mq)
Libero Servizio
(<400mq)
Fonte:NielsenFuropeanUniverse1otalStore
Ma se la maggiore crescita delle quantit vendute della distribuzione italiana
rispetto alle altre esperienze europee probabilmente riconducibile agli ampi
spazi di crescita ancora disponibili in Italia per il commercio moderno, il diffe-
rente andamento dei prezzi pu trovare correlazione, oltre che con le difficolt
della domanda finale, anche con il minore grado di concentrazione dellofferta.
Come possibile notare dai dati esposti nel grafico 6.21, infatti, il mercato ita-
liano tra i grandi mercati europei quello che presenta di gran lunga il maggior
[ 271 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
numero di competitor. La quota di mercato dei primi tre operatori distributivi
infatti in Germania e nel Regno Unito vicina al 60% e in Spagna e Francia
prossima al 55%. I primi tre operatori italiani, invece, rappresentano poco pi
di un terzo del mercato (34% di quota cumulata).
CraFico 6.z La concentrazione de||a Cdo nei principa|i mercati europei
{quotadimercatocumulatadeiprimitreoperatori,zoo)
60%
58%
55% 55%
34%
30%
35%
40%
45%
50%
55%
60%
65%
Regno Unito Germania Francia Spagna Italia
Fonte:NielsenFuropeanUniverse
Peraltro, lItalia presenta una morfologia competitiva dove anche le imprese
di maggiori dimensioni sono presenti solo in alcune aree del paese e pochissi-
mi operatori hanno una reale presenza sovra regionale.
Inoltre, anche gli operatori pi grandi, si presentano come soggetti collettivi
che condividono linsegna e le politiche di marketing e in taluni casi le strut-
ture logistiche senza per esprimere sempre un univoco indirizzo strategico
e imprenditoriale.
Linsieme di questi fenomeni qui solo sinteticamente descritti proba-
bilmente uno dei fattori che intensifica di molto la tensione competitiva nel
mercato interno e determina una dinamica dei prezzi finali di gran lunga pi
contenuta di quelli degli altri grandi mercati europei.
Sugli effetti che tali circostanze determinano sui margini delle imprese si
torna, peraltro, nel prossimo paragrafo.
6.8CompetizioneverticaleerapportidiFiliera
Con la drammatica riduzione dei consumi e la contemporanea saturazione
del mercato oramai noto come sia cresciuta a dismisura la pressione compe-
titiva interna a tutti gli stadi della filiera agroalimentare.
Nel corso degli anni, per, alla confronto competitivo orizzontale si an-
dato sovrapponendo una dimensione verticale della competizione che sembra
contrapporre non pi e non solo i produttori con i produttori e i distributori
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 272 ]
con i distributori ma in maniera sempre pi diretta i distributori con i produt-
tori.
Gli effetti della crisi hanno ulteriormente acuito le tensioni competitive ed
hanno condotto allinnanzamento di tale competizione verticale per la conqui-
sta del valore complessivamente prodotto nellambito della filiera.
Da alcuni anni il Rapporto tenta di monitorare come evolva tale competizio-
ne verticale e come quindi si suddivida il valore finale pagato dal consumatore
tra le differenti componenti della filiera. Confrontando dove possibile, la situa-
zione italiana con quella degli altri mercati europei.
In questo senso, anche questanno utile fare riferimento ai Conti Economici
delle imprese pubblicati periodicamente da Eurostat e concentrarsi sugli indi-
catori riferiti ai diversi operatori coinvolti nella filiera alimentare.
possibile in questo modo ottenere utili informazioni circa la quota di va-
lore trattenuta dai diversi interlocutori della filiera alimentare e, confrontando
quanto accade nei principali mercati europei, ottenere dei benchmark signifi-
cativi per valutare la realt italiana.
Dai dati dellEurostat possibile calcolare per tutte le imprese che compon-
gono la filiera alimentare numerosi indicatori di dettaglio delle performance
economico-finanziarie. Tra questi appare utile fare riferimento per semplicit
al Risultato Lordo di Gestione rapportato al Fatturato
15
.
Tale rapporto (denominato Ebitda nella terminologia finanziaria di matrice
anglosassone) rappresenta un indicatore di sintesi della marginalit trattenuta
da unimpresa rapportando il surplus di gestione (prima di ammortamenti,
svalutazioni e gestione finanziaria) al livello delle vendite.
Calcolando questo indicatore sullaggregato delle imprese appartenenti allo
stesso settore come fa lindagine dellEurostat possibile avere indicazioni
anche sulla quota di valore che quel settore assorbe rispetto al valore comples-
sivo prodotto dalla filiera e pagato dal consumatore.
La tabella 6.12 riassume quindi lEbitda delle imprese dellindustria e del
commercio alimentare italiani e li confronta con il dato medio dei primi cinque
paesi europei (Germania, Spagna, Francia, Italia e Regno Unito).
Nellambito della filiera commerciale emergono con netta evidenza le forti
differenze che caratterizzano gli operatori italiani rispetto a quelli degli altri
paesi europei.
15 Per approfondire il significato e i contenuti degli aggregati e degli indici utlilizzati si ri-
manda al Regolamento CE n.2700/98 del 17 dicembre 1998 relativo alle definizioni delle
caratteristiche per le statistiche strutturali delle imprese
[ 273 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
1ab 6.z Risu|tato Lordo di Cestione de||a Fi|iera a|imentare: un conFronto europeo
{in%sulFatturato,media'o6-'o8)
Cermania Spagna Francia Ita|ia
Regno
Unito
Media y
Paesi
diFF.
Ita|ia-
Media
Industriaalimentari
Bevandee1abacco{DA)
6,6% ,% 6,% ),% ,% 8,z% -o,)%
IngrossoMateriePrime
Agricole{G.z)
,q% ,% z,% ,8% 6,% ,o% o,8%
IngrossoAlimentarie
Bevande{G.)
q,% ,6% z,6% z,% ,6% ,6% -o,)%
GdoAlimentare{Gz.) q,% ,q% ,z% z,z% q,o% ,6% -,q%
DettaglioAlimentare
Specializzato{Gz.z)
),)% o,% ),8% ),q% ,% ,)% ,)%
Fonte:elaborazioneUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurostat
I margini appaiono sostanzialmente simili a quelli degli altri paesi europei
per le attivit di ingrosso di prodotti alimentari e bevande. Lingrosso delle
materie prime agricole, invece, si differenzia significativamente dalla media
europea e si colloca al primo posto tra i paesi considerati con una performance
di un terzo migliore rispetto alla media degli altri paesi.
il comparto del commercio al dettaglio che fa segnare per le differenze
maggiori. Il dettaglio specializzato italiano evidenzia infatti una marginalit
del 17% pi che doppia rispetto a quella di Germania e Francia e ampiamente
superiore a quella media europea che si colloca al di sotto del 12%.
La grande distribuzione alimentare italiana evidenzia allopposto il valore
pi basso in assoluto (1,5%) pari a meno della met della media europea e
inferiore ad un terzo rispetto ai mercati pi profittevoli come quello spagnolo
e quello inglese.
Sul fronte produttivo, invece, lindustria alimentare italiana vanta margina-
lit del tutto simili a quella degli altri paesi europei inferiori a quelle di Regno
Unito e Spagna ma superiori a quelle di Germania e Francia, il paese forse a
noi pi vicino per vocazione produttiva.
Se, infine, mettiamo a confronto il settore distributivo con quello produttivo
facile notare che, a parte il dettaglio specializzato che rimane, per, oramai
largamente minoritario, i margini dellindustria sono ampiamente superiori a
quelli della distribuzione e segnatamente a quelli della Gdo.
Il grafico 6.22 riassume lEbidta dellindustria e della grande distribuzione
alimentare in Italia e nella media dei cinque pi importanti paesi europei.
facile notare come, nel periodo considerato, la marginalit operativa lorda
(e dunque la quota di valore trattenuta) detenuta dalla componente industriale
della filiera strutturalmente superiore a quella della distribuzione.
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 274 ]
CraFico 6.zz Risu|tato Lordo di Cestione de||a Fi|iera a|imentare: un conFronto industria-distri-
buzione
{in%sulFatturato,media'o6-'o8)
7,50%
8,20%
2,20%
3,60%
1,00%
2,00%
3,00%
4,00%
5,00%
6,00%
7,00%
8,00%
9,00%
Italia Media 5 Paesi (DE,F,Es,I, Uk)
Industria alimentari
Bevande e Tabacco (DA)
Gdo Alimentare (G52.11)
Fonte:elaborazioniUFFcioStudiAncc-CoopsudatiFurostat
Nella media dei cinque pi grandi paesi europei il margine dellindustria
pi che doppio rispetto alla distribuzione mentre in Italia tale gap ancora pi
ampio. Il risultato di gestione messo a segno dalla distribuzione infatti pari a
poco meno di un sesto di quello dellindustria alimentare.
Lanalisi dei conti economici delle imprese proposta dallEurostat permette
di leggere con grande affidabilit gli assetti strutturali della filiera alimentare a
livello italiano ed europeo; infatti realizzata con metodologie simili dagli isti-
tuti di statistica dei singoli paesi su dati di bilancio delle imprese e con carattere
censuario per le imprese di dimensioni maggiori.
Tali dati hanno lunico difetto di non permettere analisi tempestive di ca-
rattere congiunturale in grado di raffigurare prontamente quali siano state le
evoluzioni economiche della filiera nellultimo anno.
In particolare, non permettono ancora di comprendere se la gobba inflattiva
abbia determinato delle alterazioni in tale ripartizione del valore e chi tra pro-
duttori e distributori si sia giovato maggiormente della dinamica dei prezzi che
ha caratterizzato il comaprto dalla fine del 2007.
Per trovare una risposta a questi quesiti utile fare riferimento purtroppo
solo in riferimento al contesto italiano e alle imprese di maggiore dimensione
alla indagine sui conti economici delle imprese italiane redatta annualmente
dallUfficio Studi di Mediobanca.
La banca daffari milanese approfondisce ogni anno lanalisi dei bilanci di
oltre duemila gruppi imprenditoriali italiani e rilascia tali dati in opportune
aggregazioni di carattere settoriale.
Nelle tabelle seguenti si data evidenza ad alcuni indicatori sintetici di bi-
lancio delle imprese della distribuzione al dettaglio e dellindustria alimentare
con riferimento agli ultimi quattro esercizi (2007-2010).
[ 275 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
1
a
b
e
|
|
a

6
.


L
e

p
e
r
F
o
r
m
a
n
c
e

d
i

b
i
|
a
n
c
i
o

d
e
|
|
e

g
r
a
n
d
i

i
m
p
r
e
s
e

a
|
i
m
e
n
t
a
r
i

i
t
a
|
i
a
n
e
A
L
I
M
E
N
1
A
R
I

E

8
E
v
A
N
D
E
z
o
o

z
o
o
8
z
o
o
g
z
o

o
(
m
|
n
.

`
j
(
i
n
c
.

%
j
(
m
|
n
.

`
j
(
i
n
c
.

%
j
(
m
|
n
.

`
j
(
i
n
c
.

%
j
(
m
|
n
.

`
j
(
i
n
c
.

%
j
F
A
1
1
U
R
A
1
O

N
F
1
1
O
q
o
.

z
)

o
o
,
o
%
q

.
)

o
o
,
o
%
q
z
.

z
8

o
o
,
o
%
q

o
o
,
o
%
C
o
s
t
o

d
e
l

v
e
n
d
u
t
o

s
e
r
v
i
z
i
-

.
6

6
-
8

,
q
%
-

6
.
)

-
8
q
,
o
%
-

q
.
8

q
-
8
z
,
z
%
-

6
.
q
8

-
8

,
o
%
v
A
L
O
R
F

A
G
G
I
U
N
1
O
6
.
)

6
,
6
%
)
.
o

6
,
o
%
)
.

)
,
8
%
)
.
q

)
,
o
%
C
o
s
t
o

d
e
l

l
a
v
o
r
o
-

q
z
-
8
,
8
%
-

.
6

-
8
,

%
-

.
)

-
8
,
8
%
-

.
8
6
o
-
8
,
8
%
M
A
R
G
I
N
F

O
P
F
R
A
1
I
v
O

L
O
R
D
O

)
,

)
z
)
,
)
%

.
)
)

8
,

.
6

6
8
,

%
A
m
m
o
r
t
a
m
e
n
t
i
-

)
-

%
-

.
q
o
q
-

,
z
%
-

.
q
z

,
q
%
-

.
q
z
6
-

,
z
%
M
A
R
G
I
N
F

O
P
F
R
A
1
I
v
O

N
F
1
1
O

.
)
)
z
q
,
q
%

q
,

%
z
.

,
6
%
z
.
z

,
o
%
G
e
s
t
i
o
n
e

F
i
n
a
n
z
i
a
r
i
a
-
z

8
-
o
,
6
%
-
z

z
-
o
,
6
%
-

o
-
o
,

)
o
,
o
%
R
I
S
U
L
1
A
1
O

C
O
R
R
F
N
1
F

P
R
F
1
A
X

,
8
%

.
)

%
z
.
z
q

%
z
.
z
z
)

%
C
o
m
p
o
n
e
n
t
i

s
t
r
a
o
r
d
i
n
a
r
i
e
q

o
,

%
-

o
)
-
o
,
)
%
z

o
,

%
-
z
q

-
o
,

%
R
I
S
U
L
1
A
1
O

D
'
F
S
F
R
C
I
Z
I
O

P
R
F
1
A
X

.
q

,
z
%
z
.
z
6
q

8
6
q
,

%
I
m
p
o
s
t
e
-
6
q
6
-

,
6
%
-
6
z
q
-

,
q
%
-
)

8
-

,
)
%
-
)
q

,
)
%
R
I
S
U
L
1
A
1
O

D
'
F
S
F
R
C
I
Z
I
O

z
,

%
)
8
6

,
8
%

q
)

,
)
%

.
z
q

z
,
8
%
F
o
n
t
e
:

e
l
a
b
o
r
a
z
i
o
n
i

U
F
F
c
i
o

S
t
u
d
i

A
n
c
c
-
C
o
o
p

s
u

d
a
t
i

M
e
d
i
o
b
a
n
c
a
Consumi e distribuzione. Rapporto Coop 2011
[ 276 ]
1
a
b
e
|
|
a

6
.


L
e

p
e
r
F
o
r
m
a
n
c
e

d
i

b
i
|
a
n
c
i
o

d
e
|
|
e

g
r
a
n
d
i

i
m
p
r
e
s
e

d
e
|
|
a

g
r
a
n
d
e

d
i
s
t
r
i
b
u
z
i
o
n
e

i
t
a
|
i
a
n
a
D
I
S
1
R
I
8
U
Z
I
O
N
E

A
L

D
E
1
1
A
C
L
I
O

z
o
o

z
o
o
8
z
o
o
g
z
o

o
(
m
|
n
.

`
j
(
i
n
c
.

%
j
(
m
|
n
.

`
j
(
i
n
c
.

%
j
(
m
|
n
.

`
j
(
i
n
c
.

%
j
(
m
|
n
.

`
j
(
i
n
c
.

%
j
F
A
1
1
U
R
A
1
O

N
F
1
1
O
z

.
6
q
o

o
o
,
o
%

o
o
,
o
%

.
6
6

o
o
,
o
%

z
.

o
o
,
o
%
C
o
s
t
o

d
e
l

v
e
n
d
u
t
o

s
e
r
v
i
z
i
-
z
q
.
z
8
8
-
8

%
-
z

.
6

-
8
z
,
q
%
-
z
6
.
o
8

-
8
z
,
q
%
-
z
6
.
z
8

-
8

,
8
%
v
A
L
O
R
F

A
G
G
I
U
N
1
O

8
,

.
q
)

)
,
6
%

)
,
6
%

.
8
q
8

8
,
z
%
C
o
s
t
o

d
e
l

l
a
v
o
r
o
-

.
q
8

,
8
%
-

.
6
z

,
6
%
-

.
)
q

,
8
%
-

.
8
)
8
-

z
,

%
M
A
R
G
I
N
F

O
P
F
R
A
1
I
v
O

L
O
R
D
O

.
8
6

6
,

.
8
q
q

.
8

,
8
%

)
o
6
,

%
A
m
m
o
r
t
a
m
e
n
t
i
-

,
z
%
-

.
o
o
z
-

,
z
%
-

.
o
)
q
-

,
q
%
-

o
6
-

,
q
%
M
A
R
G
I
N
F

O
P
F
R
A
1
I
v
O

N
F
1
1
O

%
8
q
z
z
,
)
%
)

z
,
q
%
8
6
q
z
,
)
%
G
e
s
t
i
o
n
e

F
i
n
a
n
z
i
a
r
i
a
)
o
o
,
z
%
-
z

)
-
o
,
8
%
)

o
,
z
%

6
o
o
,

%
R
I
S
U
L
1
A
1
O

C
O
R
R
F
N
1
F

P
R
F
1
A
X

.
o
o
o

,
q
%
6
o

%
8

z
z
,
6
%

.
o
z

,
z
%
C
o
m
p
o
n
e
n
t
i

s
t
r
a
o
r
d
i
n
a
r
i
e

8
o
,
)
%
-

z
-
o
,
6
%
-

-
o
,
6
%
-

o
)
-
o
,

%
R
I
S
U
L
1
A
1
O

D
'
F
S
F
R
C
I
Z
I
O

P
R
F
1
A
X

8
q
,
o
%
q

%
6

)
z
,

8
z
,

%
I
m
p
o
s
t
e
-
q

)
-

,
q
%
-
z
8

-
o
,

%
-

q
)
-

%
-
q
o

%
R
I
S
U
L
1
A
1
O

D
'
F
S
F
R
C
I
Z
I
O
)
8

z
,
6
%

z
o
,
q
%

,
o
%

o
8

,
6
%
F
o
n
t
e
:

e
l
a
b
o
r
a
z
i
o
n
i

U
F
F
c
i
o

S
t
u
d
i

A
n
c
c
-
C
o
o
p

s
u

d
a
t
i

M
e
d
i
o
b
a
n
c
a
[ 277 ]
Capitolo 6. La distribuzione commerciale in Italia. Evoluzione e competizione
facile notare anche in questo caso come il comparto industriale evidenzi
performance economiche strutturalmente migliori di quelle della distribuzio-
ne commerciale. In particolare, per le imprese produttrici nel 2010 il Margine
Operativo Lordo, pur in lieve flessione sul 2009, rimane comunque superiore
al dato dei due anni precedenti e rimane ampiamente sopra la soglia dell8%
del fatturato.
Un situazione differente quella che possibile dedurre dai numeri relativi
alla distribuzione commerciale. In questo caso, infatti, il Margine Operativo
Lordo del 2010 presenta un piccolo recupero rispetto al 2009 ma rimane pi
contenuto rispetto agli anni precedenti alla crisi e comunque di due punti pi
basso rispetto al dato dellindustria.
A livello di marginalit operativa netta le differenze si fanno ancora pi evi-
denti. In questo caso, infatti, il dato dellindustria alimentare pari al 5% del
fatturato, un valore approssimativamente doppio rispetto a quello della distri-
buzione (2,7%).
LItalia si trova a dover fronteggiare gli squilibri delleconomia avendo beneficia-
to in maniera pressoch nulla della recente ripresa internazionale. Anzi, la crisi
globale del debito coinvolge direttamente il nostro paese, gravato da uno dei
pi grandi debiti pubblici del mondo. Il recente attacco dei mercati riaccende gli
interrogativi su come arrestare lormai percepibile declino ed impone, oggi pi
che mai, ladozione urgente degli interventi sin qui lungamente rimandati.
In questo difficile contesto, il Rapporto Coop 2011 d conto dello stato di salute
delle famiglie italiane. Il reddito disponibile degli italiani ha arrestato la discesa
ma rimane, comunque, di oltre sei punti percentuali pi basso dei valori precri-
si. I quattro quinti degli italiani sono convinti di vivere al di sotto o sul limite di
uno standard di vita appena accettabile. Particolarmente provati sono, inoltre,
gli anelli deboli della societ italiana, il Sud e le nuove generazioni, ignorate dal
mercato del lavoro e impossibilitate ad immaginare un proprio futuro.
Peraltro, i consumi si sono ridotti in misura minore del reddito familiare solo
grazie al ricorso delle famiglie al risparmio. La quota di reddito non spesa di-
fatti diminuita di circa due punti nel corso della recessione e si colloca circa dieci
punti pi in basso rispetto ai valori degli anni 90. Limmagine di un paese di ri-
sparmiatori definitivamente tramontata: il tasso di risparmio del paese oggi
inferiore a quello di Francia e Germania.
La spesa delle famiglie rimane comunque ampiamente inferiore ai livelli pre-
crisi, con una distribuzione abbastanza peculiare. Geograficamente lepicentro
della caduta dei consumi nelle regioni del Mezzogiorno, dove le possibilit di
risparmio e lo stock di ricchezza erano gi inferiori. Dal punto di vista sociale,
penalizza in particolare i pi giovani, dove la disoccupazione arrivata a sfiorare
il 30 per cento, soprattutto se con figli a carico.
Negli ultimi mesi, poi, tornata a salire linflazione sulla spinta dei rincari delle
materie prime nei mercati internazionali. I versanti pi esposti sono quelli del-
lalimentazione e del trasporto ma anche dai servizi pubblici non giungono se-
gnali confortanti: i forti aumenti di molte tariffe e dei servizi di pubblica utilit
(come acqua, rifiuti e trasporti urbani) contribuiscono ad accrescere il peso che
si scarica sui bilanci delle famiglie.
In un siffatto contesto, non un caso se i timidi segnali di recupero della spesa
monetaria delle famiglie siano stati pressoch interamente assorbiti dallau-
mento dei prezzi e dalle spese obbligate come gli affitti, le utenze, i carburanti,
la sanit, i servizi sociali. Restano, invece, ampiamente negativi quei consumi
che caratterizzano il modello di spesa delle famiglie italiane. Arretrano ancora i
consumi di abbigliamento e calzature, gli alimentari, i durevoli lper la casa. Ri-
piegano pesantemente gli acquisti di auto dopo la fiammata del 2009 dovuta
agli incentivi. Eccezion fatta per smartphone e tablet, tornano pesantemente ne-
gativi anche i consumi di prodotti tecnologici che erano stati nel 2010 una delle
poche note positive della spesa delle famiglie italiane.
Purtroppo, in assenza di radicali interventi di rilancio economico, tali trend si
proietteranno, con ogni probabilit, nei prossimi anni, quando le intonazioni
negative sin qui evidenziate si potrebbero ulteriormente aggravare.