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I misteri della grotta

di James Tirabassi
Archeologo

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ARCHEOLOGIA

La Tana della Mussina di Borzano, scoperta nel 1871, svela importanti enigmi sui riti di sepoltura collettiva

el novembre del 1871, nel corso di unescursione naturalistica, il parroco di San Ruffino di Scandiano, don Antonio Ferretti, rinvenne unaccettina di pietra allinterno della Tana della Mussina di Borzano, una delle tante grotte che bucano la vena del gesso (una formazione geologica che si form sul fondo del bacino mediterraneo quandesso, circa 5 milioni di anni fa, chiuso alle Colonne dErcole, si prosciug come una pozza). Il Ferretti, entusiasta per la scoperta, inizi, con scavi poco ortodossi, il recupero dei resti umani e dei reperti in essa conservati (prevalentemente accettine di pietra), ma don Gaetano Chierici, a quel tempo gi paletnologo di fama pi che

nazionale (dal 1864 intratteneva corrispondenza con Gabriel De Mortillet, del Museo di St. Germain en Laye a Parigi e, di l a poco, un suo intervento, proprio sulla caverna di Borzano, sarebbe stato presentato al Convegno di Antropologia e Archeologia Preistorica di Bruxelles),

Ingresso della grotta

Rilievo di Gaetano Chierici e Pio Mantovani

Mandibola umana
grazie a una ineccepibile formazione scientifica, intervenne, con tutto il peso della sua autorit, per impedire che il Ferretti, benemerito s della scoperta, ma inesperto di preistoria e un tantino esaltato, distruggesse lintero deposito. Dopo una breve querelle, che dur meno di un mese, portata a termine con laiuto del fido Pio Mantovani, il Chierici avoc a s il prosieguo dellesplorazione archeologica ed inoltre convinse Paolo Veneri, allora proprietario della grotta, a confiscare i reperti scavati dal prelato scandianese. Ovviamente la reazione del Ferretti non tard a farsi sentire tramite stampa: in un suo opuscolo scrisse per invidia, che verme il quale rode le viscere a una gran parte dei figli di Eva, occupatamisi la tana, e sequestratimi a mezzo dellUsciere della Pretura di Scandiano le asce, le ossa, i cocci da chi vorrebbe far della scienza nella Provincia di Reggio crudo monopolio, ho dovuto dar termine e desistere da qualsivoglia altra investigazione e studio e ancora, in una nota, disse in modo sarcastico: Corre voce in paese che tre contadini da soli furono messi a lavorare entro la tana, ed il geologo, lantropologo, il paleoetnologo (con i tre termini volle indicare il Chierici, visto come uno e trino n.d.r.) per timore della terzana le fece due visite di mezzora in quindici giorni; e non ostante che in si breve tempo abbia trovato mirabilia, s talmente incaponito dietro le mie Ascie, che per fas o per nefas (in modo lecito o illecito n.d.r.) le vuole lui La Tana della Mussina caratterizzata da una grande sala iniziale, fenomeno piuttosto raro nelle altre grotte dellEmilia Romagna; qui Mantovani e Chierici, con tre operai, nellarco di un mese di lavoro, fra 1871 e 1872, ebbero modo di indagare la parte di deposito archeologico non distrutta dalle precedenti operazioni di scavo. Effettuarono inoltre rilievi di piante e sezioni che, a distanza di oltre un secolo, ci consentono di capire funzioni e caratteristiche strutturali di questo antro. Sul fondo della sala, sul lato destro, il Chierici rinvenne sei massi di gesso che gli sembrarono appositamente sistemati per realizzare un altare o unara sacrificale. Sul suo piano riconobbe cospicue tracce di roghi e i resti di due crani umani combusti, mentre, ai suoi piedi, scivolati verso lopposta parete della grotta, raccolse i resti di almeno 18 corpi umani ( secondo le determinazioni antropologiche fatte allepoca: 6 fanciulli, 4 adolescenti, 7 adulti, 1 vecchio) che, in alcuni casi, recavano tracce di bruciature; recuper inoltre altre accettine e reperti che andarono ad ampliare la raccolta sequestrata al Ferretti. Nonostante le attente indagini, per il Chierici, cos come per il Ferretti, la Tana della Mussina sembr essere una grotta in cui si svolgevano riti legati a sacrifici umani e a pratiche cannibalesche. Oggi, dopo le numerose scoperte avvenute nelle grotticelle delle Prealpi e della Romagna, sappiamo che tale interpretazione errata.

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Dal tardo neolitico e per buona parte dellet del bronzo in tutto il vecchio continente, Italia compresa, la sepoltura collettiva incontra una grande fortuna e numerose sono le culture che ne adottano i suoi caratteri. La frequentazione della Tana della Mussina inizia proprio nellultima fase del neolitico ed infatti i reperti ceramici pi antichi rinvenuti al suo interno appartengono alla Cultura della Lagozza (dal sito eponimo di Lagozza di Besnate-Varese, ove fu riconosciuta per la prima volta). Questi reperti pi antichi potrebbero per riferirsi a frequentazioni non funerarie della grotta, visto che fra i reperti rinvenuti vi sono anche resti di pasto (ossa di animali) e una mezza macina. Materiali che, nella preistoria, a volte, costituiscono il residuo dei banchetti funebri, ma che, solitamente, sono connessi ad aree residenziali. Fu per soprattutto nel corso dellet del rame (3.300- 2.300 a.C.) che la grotta venne adibita a sepolcreto. Le ceramiche dellet del rame, che, come ci insegnano i coevi sepolcreti a inumazione riportati in luce a Spilamberto (MO) e a Remedello Sotto (BS), solitamente fanno parte dei corredi femminili, alla Tana della Mussina possono essere assegnate alla fase piena e tarda di questa et (ceramiche con decorazioni metopali e a squame). Gli elementi di corredo maschile, asce in pietra verde e pugnali in selce, sono invece di pi difficile datazione, ma i litotipi (tipi di roccia) che caratterizzano le asce contemplano solo in parte leclogite, una roccia caratteristica delle Alpi Occidentali di cui fu fatto largo, se non esclusivo, uso nel neolitico. Possiamo
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Vaso Lagozza (tazza grande)

pertanto presumere che esse siano da riferire prevalentemente allet del rame: sempre di rocce verdi si tratta, ma alternative a quelle che troviamo appunto in siti e tombe neolitiche. Sappiamo infatti che, nellet del rame, la ricerca di materie prime fu intensificata per cui queste dinamiche popolazioni furono in grado di sfruttare risorse mai prima considerate. In conclusione possiamo dire che nella Tana della Mussina si svolgevano rituali di morte relativi alla collocazione di salme allinterno di questa naturale tomba monumentale comune, tipo di tomba che, in altre parti dEuropa, da diverse culture fra et del rame ed et del bronzo, fu invece artificialmente costruito (vedi: dolmen della costa atlantica, long barrow dellInghilterra, domus de janas e tombe dei giganti della Sardegna, specchie della Puglia, ecc.). I rituali, qui come l, ricorrevano spesso al fuoco che serviva, probabilmente, sia per scacciare gli spiriti maligni ogni volta che si entrava nel regno dei morti, che per disperdere i miasmi della putrefazione, pratica, questa, che potrebbe aver innescato gradualmente il rito crematorio, il quale caratterizzer le successive culture del Bronzo Medio e Recente di buona parte dEuropa (Campi durne) Fatto sta che, allinterno della grotta, gli eventi naturali (ruscellamento interno, colluvi, presenza di animali) si accanirono sui resti umani e sui loro corredi, che, nel corso di oltre cinque millenni, finirono sparsi sul suolo della grotta, scivolando in prevalenza verso la zona pi bassa, dove, al Chierici, apparvero caoticamente disposti. Fra i reperti, oltre alle poco accat-

Vaso Lagozza (tazza piccola)

Vaso con nitura a squame

tivanti, ma significative ceramiche, il cui restauro stato recentemente eseguito dalle bravissime restauratrici milanesi Lori Nistri e Liliana Morlacchi, spiccano, appunto, numerose accettine in pietra verde, uno splendido pugnale in selce di tipo remedelliano, un pugnale e una punta ricavati da ossa lunghe di animali, alcuni tubuli, sempre in osso, forse facenti parte di monili (collane e bracciali), e una fusaiola. Quasi inesistente invece il metallo che caratterizza questa et: il rame. I soli reperti di rame sono infatti costituiti da una lesina (punteruolo) completa e da un frammento di un altro esemplare simile

Pugnale in osso

Accettine

Pugnale in selce

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