Sei sulla pagina 1di 249

La Divina Commedia - Purgatorio Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE

- NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO nel libero commento di Giovanna Viva PRESENTAZIONE Proseguendo il viaggio lungo l'ascesa della Vita disseminata nell'intero Creato che testimonia la Onnipotenza e la Giustizia dell'Architetto-Uno, Virgilio e Dante giungono sul Piano Spirituale, dove l'uomo, divenuto pi idoneo per identificarsi in Dio Creatore, cerca di fondare il suo umano esistere sui giusti sentieri dell'Equilibrio e dell'Armonia, i quali gradatamente, in virt dell'Amore e del Perdono, lo condurranno verso la infinita dimensione della Coscienza Universale. Qui l'uomo potr alzare lo sguardo alla V E R I T A`, questo meraviglioso faro di Luce vivificante, al quale la tenebra dell'ignoranza e del materialismo impedisce di illuminare la ottenebrata Coscienza delle creature del pianeta Terra. Oggi, tempo in cui l'Era dell'Acquario spunta all'orizzonte, la parte migliore dell'Umanit, la Coscienza Purgatoriale del pianeta, si appresta a raggiungere un livello spirituale che la render capace di penetrare i segreti arcani della sostanza Biblica ed Evangelica. Inoltre, ogni singola anima si avvede del cumulo delle astruserie dogmatiche, causa della falsa sapienza teologica, che ha velato la Verit, a confusione dei semplici e dei puri di cuore, e si predispone ad assorbire il nuovo influsso energetico che la render degna di guardare pi lontano, altre la misera barriera umana, verso i PARADISIACI MONDI FELICI. Se guardi pi lontano / tu vedrai / luci d'incanto, lievi / nella sera, / e il vento sussurrare / sentirai / da stella a stella, dolce / una preghiera. / Da stella a stella, s, / l dove i sogni / si avvereranno nella / Vita Vera. / Se guardi pi lontano / tu vedrai / che il giorno non si spegne / a prima sera; / non pi cipigli torvi / di violenza, / sol Dio, Natura, Amor, / la Sua Potenza / Se guardi pi lontano, / sentirai / un bacio dolce che / ti sfiora il viso, / mentre una voce, come / una carezza, / ti dice: Amore, questo / il Paradiso. / Allor venirti incontro / tu vedrai / persone care, tanto / tanto amate, / che mai credevi avresti / pi incontrate, / e allora di sognare / crederai / il giardino pi bello / delle fate. / Tante cose tu sai, / altre ne ignori; / che tu mortal non sei / ora lo intendi / ed il perch di ieri / sbianca il viso, / sol quel ricordo smorza / il tuo sorriso; / ma il giorno immenso se / guardi lontano, / l'istante Celestiale / non ha fine, / nulla che segni il tempo / e il suo confine. ILLUSTRAZIONE INTRODUTTIVA

Cos come l'Inferno, anche il Purgatorio sparso sulla Terra. Percorrendo le strade del vivere terreno, Virgilio e Dante giungono al Piano di Coscienza purgatoriale, le cui minori sofferenze consentono all'Umanit di camminare sulle vie della Vita pi speditamente, per completare le esperienze necessarie alla maturazione della Coscienza. Come gi altre volte affermato, il tempo e i cicli, attraverso i quali il nostro pianeta passa sotto l'influenza della PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI, hanno un ruolo determinante e condizionano il cammino dell'uomo, elargendogli influssi e forze che agiscono sulle sue strutture biologiche, mentali e spirituali. Duemila anni fa, sotto l'influsso energetico dell'Era dei Pesci, l'umanit fu INIZIATA alla Rivelazione dell'Amore, dispensato come un seme prezioso dall'Uomo-Ges, corredato di Coscienza Universale, che conosceva i Disegni del Padre. Egli sapeva per, che il seme da Lui portato nella ancora dura zolla della umana Coscienza abbisognava di tempo e di cure per sbocciare e fruttificare e sapeva, altres, che il tempo sarebbe stato quello posto sotto il Segno dell'Acquario. OVE VUOI CHE APPARECCHIAMO LA PASQUA? dissero i Discepoli. QUANDO VOI SARETE ENTRATI IN CITTA`, INCONTRERETE UN UOMO CHE PORTA UNA BROCCA COLMA D'ACQUA. Ecco: il tempo giunto e, in verit, dopo duemila anni di esperienze, che hanno impresso una spinta evolutiva alla Coscienza e alla Intelligenza dell'umanit, noi siamo infine pervenuti nella CASA DI COLUI CHE PORTA UNA BROCCA COLMA D'ACQUA, antico simbolo dell'Era dell'Acquario. Oggi, il passaggio del nostro Sole dal Segno dei Pesci in quello dell'Acquario un fatto astronomico, rilevabile da un qualsiasi Osservatorio. Il passaggio da una Costellazione a quella successiva chiaramente riconosciuto dalla Bibbia. Cinquemila anni fa, al tempo dell'Esodo, gli Ebrei, malgrado la Terra fosse passata dall'influsso dell'Era del Toro a quello dell'Era dell'Ariete, dimentichi del nuovo insegnamento messo in atto ad opera delle Intelligenze che operavano a bordo della NUVOLA, (quella che noi, oggi, chiamiamo DISCO VOLANTE), si prostrarono in adorazione dinanzi al VITELLO D'ORO, che simboleggiava il ciclo in cui il Sole era stato nel precedente Segno del Toro. Era bastato che Mos si assentasse dal campo per 40 giorni, durante i quali dimor nella NUVOLA che stazionava sul monte Sinai, per ricevere le famose Tavole della Testimonianza, perch gli Ebrei si costruissero un Vitello d'Oro da adorare e ringraziare, per averli tratti dalla schiavit d'Egitto. In seguito alla venuta di Cristo, gli Ebrei caddero nello stesso errore, rifiutando di accettare il Suo insegnamento, che si sviluppava sotto l'influsso dell'Era dei Pesci; ci accadde perch essi erano ancora sotto l'influsso energetico del precedente Segno dell'Ariete o Caprio, come risulta dall'insegnamento del Caprio Espiatorio, contenuto nel Vecchio Testamento. Accadde che essi non vollero riconoscere che il Cristo era venuto a porre fine alla Disperazione Ebraica, la quale, col passaggio del Sole dall'Ariete nei Pesci, era giunta al suo apice e doveva, come religione, scomparire. Il Cristo, perci si present agli Ebrei quale loro Messia, scaturito dalla razza ebraica. ...E TU BETLEHEM EFRATA, SEI PICCOLA TRA LE MIGLIAIA DI GIUDA, MA DA TE USCIRA` COLUI CHE SARA` DOMINATORE IN ISRAELE..., come scrisse nella sua profezia il Profeta Michea, al capitolo V, versetto 2. Col rifiuto di accettare il Cristo quale Messia gli Ebrei, come

razza, sono rimasti simbolicamente e praticamente nel Segno dell'Ariete, il Capro Espiatorio. In senso simbolico, essi devono passare ancora nel Segno dell'Acquario; se non lo riconosceranno, rinnoveranno il loro antico errore, che consiste nel non aver voluto seguire il processo evolutivo della razza umana. Quando, XX secoli fa, lungo le vie della Palestina, il Cristo disse: NESSUNO VIENE AL PADRE SE NON PER MEZZO MIO ... (Giovanni 14:6), Egli intese avvertire il popolo ebreo della necessit evolutiva della umana Coscienza di "raddrizzare i sentieri", per poter pervenire ai Piani Evolutivi Superiori. Non solo, ma con tali parole Egli predisse l'Opera che sarebbe stato chiamato a compiere nella successiva Era dell'Acquario, nell'Era, cio, della RIUNIONE DELLA COSCIENZA degli uomini, in virt del Disegno architettato dalla Creativa Mente di Dio. IO SONO LA VIA, LA VERITA`, LA VITA - Egli disse. E, in verit, Cristo fu Colui che oper con incondizionato Amore e devota Coscienza per il collegamento, durante l'Era dei Pesci, fra l'umanit e le gerarchie Spirituali che presiedono all'ordine evolutivo della Coscienza del Pianeta. Tempo verr, quindi, che l'umanit, divenuta pi intelligente, preferir ricercare il Regno di Dio per via mistica, scientifica, in tal modo, la vita teologica, edificatrice di molti dogmi limitativi che hanno condotto l'umanit su falsi sentieri, propinando ad essa molte fallaci interpretazioni del Disegno Divino, gradatamente scomparir. Il Cristo, dunque, ritorner; che il Suo tempo gi bussa impetuosamente alla nostra porta ed vero, infine, che Egli sta venendo non soltanto per i Cristiani, bens per l'Oriente e per l'Occidente. SICCOME IL LAMPO ESCE DI LEVANTE E APPARE FINO A PONENTE, TALE SARA` LA VENUTA DEL FIGLIUOL DELL'UOMO (Matteo 24:27). E` questo il tempo del ritorno del Cristo, il tempo della Luce del vero Amore, che non ha mai fine. La comprensione dell'Amore infinito non ha niente a che fare con l'istruzione terrestre. Un professore, che pensa di poter disconoscere Dio nei fatti materiali della vita, non ha alcuna possibilit di inserirsi positivamente nell'esistenza del Nuovo Millennio; ma, se un semplice contadino analfabeta opera nel rispetto della Legge d'Amore, egli sar salvato; per questo i Fratelli del Cielo ci dicono: NON VENIAMO DAI NOSTRI MONDI PER PARLARE ALLA INTELLIGENZA DEL FRATELLO DELLA TERRA, MA PER PARLARE ALLA SUA COSCIENZA. ORA NON E` PIU` TEMPO DI FILOSOFIE, MA E` TEMPO DI REALTA`. E LA REALTA` E` DESOLAZIONE; E` L'AGONIA DELLA TERRA. Affratellatevi, unitevi gli uni agli altri, in Amore e Carit nella Luce della Verit, che si rivela alfine ai vostri cuori anelanti di Cristica pace. Noi, i vostri fratelli di altri mondi, siamo al vostro fianco con tutto il nostro universale amore e tutta la nostra fraterna dedizione. Sia pace nei vostri cuori. Il Loro messaggio di Amore e di Conoscenza quello del Cristo. Dice il Signore: Avverr, negli ultimi giorni, che io spander del mio Spirito su ogni uomo. Io far apparire prodigi su in cielo e segni gi in Terra... allora chi avr invocato il nome del Signore sar salvo (Atto degli Apostoli 2:17-21). Cristo disse: CHI HA OCCHI PER VEDERE VEDA - CHI HA ORECCHI PER UDIRE ODA. Ed oggi, dopo migliaia d'anni di cammino evolutivo, l'uomo corredato di un sufficiente quoziente d'intelligenza idonea a consentirgli la necessaria apertura mentale per l'assimilazione di determinati concetti di natura universale. Rileggendo ci che stato detto duemila anni fa da Ges Cristo circa gli "ultimi giorni" e la "Fine dei Tempi", noi troviamo chiaramente una descrizione del mondo ai nostri giorni e di una terribile guerra distruttiva, seguita dall'atterraggio massiccio di

Esseri provenienti dallo Spazio, nonch dell'evoluzione di una parte dell'Umanit. In tutto il mondo, migliaia di uomini hanno interpretato i segni del Cielo e sono stati oggetto di sondaggio animico ad opera delle Creature Celesti, dotate di qualit sensoriali derivanti loro dai poteri dello Spirito; essi sono stati scelti, perch costituissero un anello di collegamento tra i fratelli della Terra e i Fratelli del Cielo. Nel mondo intero, pertanto, sono sorti dei Centri per la ricezione e la divulgazione dei messaggi dei Fratelli dello Spazio, annunzianti l'operazione di soccorso futura. Questa operazione, iniziata ormai da decenni, va sotto il nome di Legame Universale, o La Seconda Venuta del Cristo. E` questo, sulla Terra, il superiore Grado di Coscienza che, tra il Bene e il Male, ci consente di elevarci lungo l'ascesa dirupata, che porta a Dio. Cristo, dunque, duemila anni fa, prevede l'attuale TEMPO DELLA FINE, con le sue catastrofi planetarie, i suoi disastri e la disperazione dell'umanit, che sempre pi invoca un Ordine Nuovo, sotto il Segno della GIUSTIZIA, dell'AMORE e della FRATELLANZA. Il Cristo sapeva che, al tempo della Grande Crisi e della Tensione Finale, l'umanit stessa avrebbe invocato il Suo ritorno; questa umanit, che percorre le vie dell'autodistruzione, giunta oggi all'Era dell'Acquario, nell'attesa dell'imminente gran giorno del Risveglio. IL GRAN GIORNO Un Messaggio proveniente dalla Voce dell'Araldo del Sole ci insegna che il Mondo, nel quale abbiamo oggi la vita, in crescita e, come gi altre volte affermato, si propone, sul piano cosmo-fisico e cosmo-energetico, un salto evoluzionale qualitativo. Ci avviene in sintonia con tutti i corpi celesti contenuti nell'Organismo Galattico, e per le esigenze legate ad una ben precisa e periodica rielaborazione energetico-dimensionale, che la medesima Entit Reggitrice l'Organismo-Galattico sul punto di intraprendere, per autodotarsi del necessario potenziale energetico atto a consentirle, nella successiva tappa sperimentativa, la nuova funzione creativa e rigenerativa che chiamata a svolgere, secondo il Programma di Ordine Cosmico. Le implicazioni inerenti le Metamorfosi Cosmicje non sono, certo, di competenza umana. Difatti, si avvertono assai distanti da quelle che sulla Terra sono considerate normali come le esigenze e problematiche della vita quotidiana, se non addirittura si negano semplicisticamente, solo perch se ne ignora il significato. I tempi e le relative scadenze della scenografia universale esigono che, al tempo opportuno, cali il sipario e si proponga una nuova scena. E` pur vero che l'uomo non sa distinguere tali EVENTI, poich il tempo umano non il tempo universale, pur essendo in questo contenuto. Ma anche vero che per le menti pi attente e scrupolose non difficile intuire e, quindi, dedurre e comprendere la portata e il significato dell'EVENTO che si vuol significare. Se gli uomini osservassero attentamente le fasi biologiche che intervengono nello sviluppo del micro-universo uomo, riscontrerebbero che analoghe rielaborazioni del potenziale energetico avvengono, secondo i tempi di maturazione ben programmati, a livello dei vari organi e dei sistemi vitali da essi dipendenti. L'uomo, a differenza di altri Regni della Natura, una realt "autocosciente" e ci fa di lui l'unico elemento capace di elaborare la Superiore Coscienza, tramite un discernimento sperimentale,

condotto in prima persona, e quindi personale e arbitrario. Da ci consegue che ogni gradino verso la Meta il risultato di errori sperimentati, corroborati da una saggia ed obiettiva autocritica della realt dove si chiamati ad operare, e ci concesso all'uomo solo tramite effettive e dirette esperienze di vita. Nota: Su richiesta dei nostri lettori pubblichiamo il testo dantesco dei Canti del Purgatorio per i quali non ancora pronto il commento. Purgatorio - Canto I Proposizione e invocazione; Antipurgatorio - le quattro stelle - apparizione di Catone e suo colloquio con Virgilio Virgilio cinge Dante di energia benefica Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, 3 che lascia dietro a s mar s crudele; Purgatorio - Canto II Antipurgatorio: sulla spiaggia dell'isola - arrivo dell'angelo nocchiero - sbarco di nuove anime che cantano il salmo In exitu Israel de Aegypto - Casella - nuova apparizione di Catone Gi era 'l sole a l'orizzonte giunto lo cui meridian cerchio coverchia 3 Ierusalm col suo pi alto punto; Purgatorio - Canto III Antipurgatorio: sulla spiaggia dell'isola - Dante e Virgilio riprendono il cammino - paura di Dante di essere stato abbandonato da Virgilio - Manfredi Avvegna che la subitana fuga dispergesse color per la campagna, 3 rivolti al monte ove ragion ne fruga, Purgatorio - Canto IV Antipurgatorio: primo balzo - salita faticosa per Dante sosta sul primo balzo - natura del Purgatorio - le anime dei negligenti Quando per dilettanze o ver per doglie, che alcuna virt nostra comprenda 3 l'anima bene ad essa si raccoglie, Purgatorio - Canto V Antipurgatorio: secondo balzo - ripresa della salita - le anime dei negligenti "per forza morti" - Jacopo del Cassero Buonconte da Montefeltro - Pia de' Tolomei Io era gi da quell'ombre partito, e seguitava l'orme del mio duca, 3 quando di retro a me, drizzando 'l dito,

Purgatorio - Canto VI Antipurgatorio: secondo balzo - altri negligenti "per forza morti" - dubbio di Dante circa l'efficacia dei suffragi dei vivi - Sordello - apostrofe di Dante all'Italia e a Firenze Quando si parte il gioco de la zara, colui che perde si riman dolente, 3 repetendo le volte, e tristo impara; Purgatorio - Canto VII new! Antipurgatorio: Sordello e la valletta dei principi Sordello addita ai poeti le anime di vari monarchi Poscia che l'accoglienze oneste e liete furo iterate tre e quattro volte, 3 Sordel si trasse, e disse: Voi, chi siete? Purgatorio - Canto VIII new! Antipurgatorio: la valletta dei principi - due angeli guardiani della valletta - i tre poeti scendono nella valletta - Nino Visconti - la biscia messa in fuga dagli angeli Era gi l'ora che volge il disio ai navicanti e 'ntenerisce il core 3 lo d c'han detto ai dolci amici addio; Purgatorio - Canto IX new! Davanti alla porta del Purgatorio: sogno di Dante e suo risveglio - Virgilio spiega a Dante il suo sogno - l'angelo portiere incide con la punta della spada sette P sulla fronte di Dante - l'angelo apre la porta del Purgatorio - entrata dei due poeti La concubina di Titone antico gi s'imbiancava al balco d'orente, 3 fuor de le braccia del suo dolce amico; Purgatorio - Canto X new! Prima cornice: superbi (la loro pena di dover stare rannicchiati, sotto gravi pesi) - esempi d'umilt - le anime dei superbi Poi fummo dentro al soglio de la porta che 'l mal amor de l'anime disusa, 3 perch fa parer dritta la via torta, Purgatorio - Canto XI new! Prima cornice: superbi - le anime dei superbi recitano il Pater - Omberto Aldobrandeschi - Oderisi da Gubbio - Provenzan

Salvani O Padre nostro, che ne' cieli stai, non circunscritto, ma per pi amore 3 ch'ai primi effetti di l s tu hai, Purgatorio - Canto XII new! Prima cornice: superbi - esempi di superbia punita l'angelo dell'umilt, guardiano della prima cornice, cancella una P dalla fronte di Dante - salita alla seconda cornice degli invidiosi Di pari, come buoi che vanno a giogo, m'andava io con quell'anima carca, 3 fin che 'l sofferse il dolce pedagogo. Purgatorio - Canto XIII new! Seconda cornice: gli invidiosi sono coperti da ruvido cilicio ed hanno gli occhi serrati, come cuciti da fil di ferro - Sapia da Siena Noi eravamo al sommo de la scala, dove secondamente si risega 3 lo monte che salendo altrui dismala. Purgatorio - Canto XIV new! Seconda cornice: invidiosi - Guido del Duca e Rinieri da Calboli - corruzione generale della Valle dell'Arno decadenza morale dei Romagnoli - esempi d'invidia punita Chi costui che 'l nostro monte cerchia prima che morte li abbia dato il volo, 3 e apre li occhi a sua voglia e coverchia? Purgatorio - Canto XV new! Seconda cornice: invidiosi - l'angelo della carit Virgilio chiarisce a Dante un dubbio circa la possibilit o l'impossibilit della comunanza dei beni tra gli uomini arrivo alla terza cornice degli iracondi Quanto tra l'ultimar de l'ora terza e 'l principio del d par de la spera 3 che sempre a guisa di fanciullo scherza, Purgatorio - Canto XVI new! Terza cornice: iracondi - Marco Lombardo: sua spiegazione delle cause della corruzione del mondo Buio d'inferno e di notte privata d'ogne pianeto, sotto pover cielo, 3 quant'esser pu di nuvol tenebrata,

Purgatorio - Canto XVII new! Terza cornice: iracondi - esempi d'ira punita - l'angelo della mansuetudine - arrivo alla quarta cornice degli accidiosi Quarta cornice: sosta forzata dei poeti per il sopraggiungere della notte - Virgilio spiega a Dante la teoria dell'amore e l'ordinamento morale del Purgatorio Ricorditi, lettor, se mai ne l'alpe ti colse nebbia per la qual vedessi 3 non altrimenti che per pelle talpe, Purgatorio - Canto XVIII new! Quarta cornice: accidiosi (devono correre continuamente per la cornice) - Virgilio spiega a Dante la natura dell'amore e cosa sia il libero arbitrio - gli accidiosi - esempi di sollecitudine - l'abate di San Zeno - esempi di accidia punita - Dante si addormenta Posto avea fine al suo ragionamento l'alto dottore, e attento guardava 3 ne la mia vista s'io parea contento; Purgatorio - Canto XIX new! Quarta cornice: accidiosi - sogno di Dante - la femmina balba - risveglio e ripresa del cammino - l'angelo della sollecitudine - Virgilio spiega a Dante il significiato del sogno - arrivo alla quinta cornice degli avari e prodighi Quinta cornice: avari e prodighi stanno bocconi per terra, in dimensione animale - papa Adriano V Ne l'ora che non pu 'l calor diurno intepidar pi 'l freddo de la luna, 3 vinto da terra, e talor da Saturno Purgatorio - Canto XX new! Quinta cornice: avari e prodighi - esempi di povert e di liberalit - Ugo Capeto - esempi di avarizia punita - il terremoto e il Gloria intonato da tutte le anime del Purgatorio Contra miglior voler voler mal pugna; onde contra 'l piacer mio, per piacerli, 3 trassi de l'acqua non sazia la spugna. Purgatorio - Canto XXI new! Quinta cornice: avari e prodighi - apparizione di Stazio, che spiega ai poeti la causa del terremoto - Stazio e Virgilio La sete natural che mai non sazia se non con l'acqua onde la femminetta 3 samaritana domand la grazia,

Purgatorio - Canto XXII new! Quinta cornice: avari e prodighi - l'angelo della giustizia - nuovo colloquio di Stazio e Virgilio - arrivo alla sesta cornice dei golosi Sesta cornice: golosi - l'albero della vita - esempi di temperanza Gi era l'angel dietro a noi rimaso, l'angel che n'avea vlti al sesto giro, 3 avendomi dal viso un colpo raso; Purgatorio - Canto XXIII new! Sesta cornice: golosi (soffrono la fame e la sete e sono paurosamente dimagriti) - Forese Donati e suo colloquio con Dante Mentre che li occhi per la fronda verde ficcava o s come far suole 3 chi dietro a li uccellin sua vita perde, Purgatorio - Canto XXIV new! Sesta cornice: golosi - Forese - Bonagiunta Orbicciani: Dante gli spiega la poetica del dolce stil novo - predizione di Forese - l'albero della scienza del bene e del male esempi di golosit punita - l'angelo della temperanza - salita verso la settima cornice dei lussuriosi N 'l dir l'andar, n l'andar lui pi lento facea, ma ragionando andavam forte, 3 s come nave pinta da buon vento; Purgatorio - Canto XXV new! Tra la sesta e la settima cornice - Stazio spiega la generazione del corpo umano, la creazione dell'anima, la sua infusione nel corpo, la sua vitalit dopo la morte del corpo e la formazione delle ombre Settima cornice: lussuriosi - esempi di castit Ora era onde 'l salir non volea storpio; ch 'l sole ava il cerchio di merigge 3 lasciato al Tauro e la notte a lo Scorpio: Purgatorio - Canto XXVI new! Settima cornice: lussuriosi - esempi di lussuria punita Guido Guinizzelli - Arnaldo Daniello Mentre che s per l'orlo, uno innanzi altro, ce n'andavamo, e spesso il buon maestro 3 diceami: Guarda: giovi ch'io ti scaltro; Purgatorio - Canto XXVII new! Settima cornice: lussuriosi - l'angelo della castit -

Dante deve passare attraverso le fiamme - un angelo li invita a salire prima che annotti per la scala che conduce al Paradiso terrestre - Dante, Virgilio e Stazio si coricano sui gradini della scala - sogno di Dante, suo risveglio e ripresa della salita - Virgilio si congeda da Dante S come quando i primi raggi vibra l dove il suo fattor lo sangue sparse, 3 cadendo Ibero sotto l'alta Libra, Purgatorio - Canto XXVIII new! La foresta e il fiume Lete - Matelda spiega a Dante l'origine del vento, la virt generativa e la natura dei due fiumi, il Lete e l'Euno Vago gi di cercar dentro e dintorno la divina foresta spessa e viva, 3 ch'a li occhi temperava il novo giorno, Purgatorio - Canto XXIX new! Lungo le rive del Lete - la luce e il canto - la mirabile processione, i sette candelabri e seniori i quattro animali, il carro e il grifone, i sette personaggi - tuono e fermata del corteo Cantando come donna innamorata, contin col fin di sue parole: 3 'Beati quorum tecta sunt peccata!' Purgatorio - Canto XXX new! Paradiso terrestre - apparizione di Beatrice e scomparsa di Virgilio - rimprovero di Beatrice a Dante - gli angeli cantano parole di compassione per Dante - altri rimproveri di Beatrice Quando il settentron del primo cielo, che n occaso mai seppe n orto 3 n d'altra nebbia che di colpa velo, Purgatorio - Canto XXXI new! Paradiso terrestre - rimproveri di Beatrice a Dante pentimento e confusione di Dante - immersione nel Lete per opera di Matelda - Beatrice si toglie il velo dal volto O tu che se' di l dal fiume sacro, volgendo suo parlare a me per punta, 3 che pur per taglio m'era paruto acro, Purgatorio - Canto XXXII new! Paradiso terrestre - la processione torna indietro con Dante, Stazio e Matelda - l'albero della Scienza dove il grifone lega il carro - rifiorire dell'albero - sonno e risveglio di Dante e sua meraviglia per la scomparsa del

grifone e della processione - vicende simboliche del carro: l'aquila, la volpe, il drago, la trasformazione del carro in mostro, la meretrice e il gigante Tant'eran li occhi miei fissi e attenti a disbramarsi la decenne sete, 3 che li altri sensi m'eran tutti spenti. Purgatorio - Canto XXXIII new! Paradiso terrestre - salmodia - spiegazioni di Beatrice su ci che Dante ha visto e sua profezia - Dante si purifica bevendo l'acqua del fiume Euno - Dante puro e disposto a salire alle stelle 'Deus, venerunt gentes', alternando or tre or quattro dolce salmodia, 3 le donne incominciaro, e lagrimando; CHIARIFICAZIONI Spostandosi con le frecce che troverete all'interno dei Canti e che significano: Chiarificazioni Purgatorio Chiarificazione precedente Chiarificazione seguente possibile una lettura alternativa della Commedia attraverso le seguenti chiarificazioni e quelle riportate nell' Inferno e nel Paradiso Ma qui la morta poes resurga - Canto I - v. 7 e vidi quattro stelle non viste mai fuor ch'a la prima gente Canto I - v. 23-24 non si converria, l'occhio sorpriso d'alcuna nebbia, andar dinanzi al primo ministro - Canto I - v. 97-99 Questa isoletta... ...porta di giunchi sovra 'l molle limo Canto I - v. 100-102 uscia di Gange fuor con le bilance - Canto II - v. 5 Che non si mutan come mortal pelo - Canto II - v. 36 contra quello error che crede ch'un'anima sovr'altra in noi s'accenda - Canto IV - v. 5-6 se non uscisse fuor del cammin vecchio - Canto IV - v. 66 Il trapianto degli organi - Canto IV l'angel di Dio mi prese, e quel d'inferno gridava - Canto V - v. 104-105 senza colpa, conobbero altre esperienze (il delitto dell'aborto) - Canto VII - v. 35-36 new! che la notturna tenebra, ad ir suso; quella col nonpoder la voglia intriga - Canto VII - v. 56-57 new! che 'l sol non si ricorca sette volte nel letto - Canto VIII - v. 133-134 new! Tre gradini, tre tempi della Vita - Canto IX - v. 76 new! Sette P, sette piaghe, sette peccati - Canto IX - v. 112 new! chi 'n dietro si guata - Canto IX - v. 132 new! L'Arca Santa - Canto X - v. 56 new! La disintegrazione dell'Atomo - Canto XII new! La forza della Preghiera - Canto XIII new! E i raggi ne ferien per mezzo 'l naso - Canto XV - v. 7-12 new! Cosa vedeva Dante? - Canto XV new! Se tu avessi cento larve sovra la faccia - Canto XV - v. 127-128 new! in voi la cagione - Canto XVI - v. 83 new! lei che mut forma - Canto XVII - v. 19 new! La Legge Cosmica del Libero Arbitrio - Canto XVIII - v. 61-75

new! Le Colonne d'Ercole e il triangolo di energie sotterranee (Piramidi) - Canto XIX new! batti a terra le calcagne; li occhi rivolgi al logoro che gira Canto XIX - v. 61-62 new! Adhaesit pavimento anima mea - Canto XIX - v. 73 new! Nessuno ci punisce dall'alto - Canto XIX new! L'uomo crede che Dio esista al di fuori di lui - Canto XIX new! L'attesa discesa del Regno di Dio sulla Terra: quando verr per cui questa disceda? - Canto XX - v. 15 new! La nascita di Ges: dove sponesti il tuo portato santo - Canto XX - v. 24 new! L'Isola di Delo - Canto XX new! La samaritana al pozzo - Canto XXI new! L'influenza sul Creato del Bene e del Male - Canto XXI new! Il ritorno del Cristo in Terra - Canto XXII new! chi dietro a li uccellin sua vita perde - Canto XXIII - v. 3 new! per la profonda notte menato m'ha d'i veri morti - Canto XXIII v. 122-123 new! Chi Ashim? - Canto XXIV new! natural vasello - Canto XXIV - v. 45 new! non potea rivedere ond'io mi 'ntrassi - Canto XXVIII - v. 24 new! ventiquattro seniori - Canto XXIX - v. 83 new! e li occhi d'Argo - Canto XXIX - v. 95 new! in abito dispari, ma pari in atto - Canto XXIX - v. 134-135 new! un tuon s'ud - Canto XXIX - v. 152 new! Tiemmi, tiemmi! - Canto XXXI - v. 93 new! Concetti di Filosofia Cosmica - Canto XXXI - v. 97-108 new! Sette teste e dieci corna - Canto XXXII - v. 142-144 new! Scala dei Valori Spirituali - Canto XXXII new! un cinquecento diece e cinque - Canto XXXIII - v. 43 new! La conquista dello Spazio - Canto XXXIII new! Dopo l'epopea funesta del terrestre esilio, il Paradiso ci attende... Il Paradiso ci attende ... L'uomo, quale signolo e quale collettivit sovente si trovato di fronte a un bivio: ANNIENTAMENTO o SUPERIORE COSCIENZA? in ci sta la quintessenza dell'amletico interrogativo: ESSERE O NON ESSERE?, intuita da un esimio filosofo e iniziato. Tutto ci particolarmente evidente oggi, poich L'ORA PRESENTE propone alla Vita, corredata da intelligenza e da coscienza, un Bilancio CONSUNTIVO GLOBALE, in vista dell'imminente Grande Salto Dimensionale. E` evidente che una simile rifenerazione nelle strutture portanti della Vita, impone una selezione qualitativa interagente in tutte le specie viventi di ogni Regno, ivi compreso l'Uomo. Tale selezione ora in atto. Nel contesto umano, appaiono gi da un certo tempo alcuni personaggi, che sono pervenuti ad una chiara visione di quanto si va maturando nel Mondo e, pi consapevolmente o meno, essi uniformano la loro opera, elaborando le loro idee e conoscenze, necessarie a forgiare l'Uomo Nuovo con la sua Nuova Civilt e Cultura. In questo caso, essi attingono direttamente dai GENI SUPERVISORI e divengono, cos, dei veri e propri "strumenti-CATALIZZATORI" del nuovo Piano di conoscenza e coscienza umana. Questi strumenti-catalizzatori, sparsi un po' dovunque nel mondo, non sono facilmente compresi da chi ancora complessato da elucubrazioni mentali, rese stante dai pregiudizi stessi che le alimentano e che frenano ogni genere di progresso inteso in senso

universale. Sovente vengono segnati a dito ed emarginati da chi si ritiene detentore e depositario di ogni genere di verit e di conoscenza. Ma inevitabile che la loro opera sia destinata a segnare il passo dell'Evoluzione nelle strutture dell'umano Sapere, affinch questo non solo sia di ausilio all'uomo, ma lo proietti verso nuove frontiere che riveleranno l'arcano ruolo che egli riveste nell'universo. Tuttavia, verso il Gran Giorno ci ha sospinti la nostra storia, ma dobbiamo essere noi a costruirne le premesse, in qualit di protagonisti attivi, e non pi di spettatori inerti. Cos che anche noi, dalla santa onda rifatti s come piante novelle rinnovellate da novella fronda, sarem disposti a salire alle stelle. Inferno | Paradiso

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto I nel libero commento di Giovanna Viva Proposizione e invocazione; Antipurgatorio - le quattro stelle apparizione di Catone e suo colloquio con Virgilio - Virgilio cinge Dante di energia benefica Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, 3 che lascia dietro a s mar s crudele; La navicella del mio ingegno, per correre migliori acque, si eleva verso nuove frontiere, lasciando dietro di s l'infernale mare crudele, dove onde malefiche s'intersecano burrascose; e canter di quel secondo regno dove l'umano spirito si purga

6 e di salire al ciel diventa degno. e canter di quel secondo regno, dove l'umano spirito si purifica e si predispone ad assorbire un migliore influsso energetico, che lo renda degno di accedere nei pianeti paradisiaci. Ma qui la morta poes resurga, o sante Muse, poi che vostro sono; 9 e qui Calop alquanto surga, seguitando il mio canto con quel suono di cui le Piche misere sentiro 12 lo colpo tal, che disperar perdono. E qui dove la foschia si sperde nella luce della Conoscenza, io che son dei vostri, divulgatore di Verit, vi prego, o sante Muse, di illuminare la mia mente, e prego Calliope che si levi in mio aiuto con quel suono di veritiera parola, di cui le misere Piche avvertirono dalla Giustizia Divina un colpo tale, che fece disperar loro di ottenere il Celeste Perdono. Le Piche, nella Mitologia, furono le Pieridi, figlie del re tassalo Pierio, le quali, abili nel canto, osarono sfidare le Muse, ma furono vinte dalla dea Calliope che le trasform in gazze dalla vice chioccia. Questo il commento letterale, ma ben altro offre al lettore attento il significato di queste parole. Ma qui la morta poes resurga - v. 7 In questi versi si esprime l'opera nefanda delle religioni errate, che distorsero la "melodia" della Divina Verit, che le muse, ovvero "le Sante", nella loro vita terrena, portarono al mondo. Ed ecco il canto gracchiante delle "piche" le gazze, il canto della negazione, che condusse gli uomini a rinnegare, lungo i sentieri errati, la vera melodia del Verbo Divino: il "Divin Suono". Non da escludere che, nel concetto dantesco, possa intendersi come espiazione di tale peccato anche quello di rinascere in corpo di gazze. Dolce color d'orental zaffiro, che s'accoglieva nel sereno aspetto 15 del mezzo, puro infino al primo giro, Il dolce color zaffiro del ciel d'oriente, che s'accoglieva nel sereno aspetto del nascente sole dell'Acquario, nel centro di quello spazio puro fino al primo giro, che segna il confine della letale atmosfera infernale, a li occhi miei ricominci diletto, tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta 18 che m'avea contristati li occhi e 'l petto. cominci a palesarsi gradito agli occhi miei, appena uscii dall'aria fosca che mi aveva contristato il corpo e l'anima. Lo bel pianeto che d'amar conforta faceva tutto rider l'orente, 21 velando i Pesci ch'erano in sua scorta. Il sole, bel pianeta che invita all'Equilibrio d'Amore, faceva rifulgere l'Oriente della sua luce assorbita alla divina Sorgente della Vita e col suo splendore velava la costellazione dei Pesci che erano in sua scorta nell'armonico scibile stellare. La vibrazione dell'Era dei Pesci cominciava a velarsi cedendo il posto ad una frequenza di maggiore intensit della nuova Era dell'Acquario.

I' mi volsi a man destra, e puosi mente a l'altro polo, e vidi quattro stelle 24 non viste mai fuor ch'a la prima gente. Io mi volsi a destra e posi attenzione a quest'altro polo, lungi dal negativo che avevo lasciato e vidi "quattro stelle" non viste mai fuor che alla gente antica. e vidi quattro stelle non viste mai fuor ch'a la prima gente - v. 23-24 La gente antica le "vedeva" e riconosceva per quello che realmente sono: grandi piccole Divine navi dello spazio. Dall'astronave-madre che, per evitare di nuocere alle strutture energetiche terrestri di minore potenziale, resta "ancorata" nello spazio, usano spesso uscire i dischi volanti in numero di quattro. A tale proposito, a pag. 72 del volume "ANGELI IN ASTRONAVE" Ediz. Mediterrane, riportato un che mostra un'astronave e quattro dischi, cos come li ha visti il testimone. Sono come quelle raffigurate le "quattro stelle" di cui parla Dante. Il passato della nostra storia ricco di avvenimenti sorprendenti; ma se vogliamo dare un quadro veritiero di quello che stato il nostro passato, dobbiamo accingerci a squarciare i veli che i secoli e i millenni hanno steso sopra i passi dei nostri avi. Ecco alcuni episodi antichi scelti tra i numerosi tramandatici dalla Bibbia: 2 Libro dei Re (Capitolo 2:1-18): Stando Jahve per sollevare in cielo Elia in un turbine, (Cap.2 vers.1) - ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra di loro ed Elia sal in cielo nel turbine. (Cap.2 vers.11) Numeri (Capitolo 9:15-23): la nube copr la Dimora, la Tenda della Testimonianza, e rest dalla sera fino al mattino sulla Dimora sotto forma di fuoco. (Cap.9 vers.15) Matteo (Capitolo 17:1-9): quando una nube luminosa li ricopr, ed ecco una voce dalla nube che disse... (Cap.17 vers.5) Volendo continuare ancora questa carrellata a ritroso nel tempo, si pu ricordare ci che riportano le sacre scritture dell'India, della Cina, delle Americhe, il SERPENTE PIUMATO del Popul Vuh, l'UCCELLO DI FUOCO degli indiani Hopi, le SFERE TRASPARENTI e le PERLE NEL CIELO dei libri Kaniur e Taniur, i testi sacri del Lamaismo nel Tibet; le NUVOLE e i TURBI, i WIMANAS, i MEZZI POTENTI degli dei di Omero, i GLOBI e gli SCUDI IN CIELO di Cicerone, Ossequiente, Plinio il Vecchio, Valerio Massimo e Senofonte, LE SFERE e i TURBI di Lycostene. Oggi si parla di "Dischi Volanti" e di "Astronavi", ma nessuna delle due realt esclude l'altra; anzi, ne fornisce una sintesi rapportata in chiave religioso-scientifica e scientifico-religiosa. E mentre i nostri Fratelli del Cielo sono dappertutto e in vari modi sulla Terra e vicinissimi a contattisti e veggenti, gli scienziati stanno impiegando enormi capitali per mettersi in contatto con Loro nello spazio e molti si domandano ancora se questi esseri esistono. Ma quelle "STELLE", quelle "NUVOLE ARDENTI", quelle splendenti "UOVA D'ORO" del passato avevano a bordo i nostri padri, i nostri antenati, le Creature Celesti e non il Signore Iddio, puro Spirito Creatore, senza corpo, senza spazio, senza tempo, bens le Creature che noi adoriamo perch le riteniamo in Cielo. E cos viene facile rispondere ad Isaia, il quale, vedendo i dischi volanti entrare ed uscire dall'astronave-madre si chiedeva: Chi son costoro che volano come nuvole, come colombe al loro colombario? (Isaia 60:8). Vale ricordare a tal punto un eccezionale documento storico

egiziano: il Papyrus Tulli. Il documento fu individuato nel negozio di un antiquario, dal professor Alberto Tulli (allora direttore del Pontificio Museo Egizio Vaticano). Suo fratello, Monsignor Gustavo, ha permesso che venisse tradotto e pubblicato. Il frammento fece parte, degli annali di Thuthmosis III (1504 1450 a.C.). Eccone la traduzione testuale: ... il ventiduesimo giorno del terzo mese d'inverno, alla sesta ora del giorno, gli Scribi, gli Archivisti e gli Annalisti della Casa della Vita si accorsero che un cerchio di fuoco (...). Dalla bocca emetteva un soffio pestifero, ma non aveva "testa" ed era silenzioso. Ed i cuori degli Scribi, degli Archivisti tutti furono atterriti e confusi ed essi si gettarono nella polvere col ventre a terra (...) essi riferirono allora la cosa al Faraone. Sua Maest ordin di (...) stato esaminato (...) ed egli stava meditando su ci che era accaduto, che era registrato dai papiri della Casa della Vita. Ora, dopo che fu trascorso qualche giorno, ecco che queste cose divennero sempre pi numerose nei cieli d'Egitto. ll loro splendore superava quello del sole ed essi andavano e venivano liberamente per i quattro angoli del cielo (...). Alta e sovrastante nel cielo era la stazione da cui andavano e venivano questi cerchi di fuoco. L'esercito del Faraone la osserv a lungo con lo stesso Re. Ci accadde dopo cena. Di poi questi cerchi di fuoco salirono pi che mai alti nel cielo e si diressero verso il Sud. Pesci ed uccelli caddero allora dal cielo. Grande fenomeno che mai a memoria d'uomo fu in questa terra osservato (...) ed il Faraone fece portare dell'incenso per rimettersi in pace con la Terra (...) e quanto accadde il Faraone diede ordine di scriverlo e di conservarlo negli Annali della Casa della Vita, affinch fosse ricordato per sempre dai posteri..... Il Papyrus Tulli stupefacente: l'autenticit del frammento, la provenienza, la seriet con cui sono stati condotti gli studi e la traduzione sono elementi inconfutabili, che dimostrano la presenza di Extraterrestri sul nostro pianeta sin dall'inizio della sua formazione. I mezzi di trasporto extraterrestri sono quindi le "stelle non viste mai fuor ch'a la prima gente", non le quattro virt teologali che, secondo i precedenti commenti, furono viste da Adamo ed Eva. Le quattro virt "Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza" non furono mai "viste", cio mai rispettate in questo mondo, n dalla "prima gente", n dalla odierna stirpe umana. Goder pareva 'l ciel di lor fiammelle: oh settentronal vedovo sito, 27 poi che privato se' di mirar quelle! Pareva che il cielo godesse della luce divina delle "quattro stelle", rivelanti l'amore che spinge i Fratelli del Cielo a manifestarsi ai fratelli della Terra. O povero mondo terreno, lontano dalla Verit, incapace di riconoscere quelle "Luci Sante", che fanno testimonianza dell'amore immenso dei Fratelli del Cielo che vibra nel Creato. Com'io da loro sguardo fui partito, un poco me volgendo a l 'altro polo, 30 l onde 'l Carro gi era sparito, Distolsi da loro lo sguardo, volgendomi all'altro polo, l dove il Carro era gi sparito, vidi presso di me un veglio solo,

degno di tanta reverenza in vista, 33 che pi non dee a padre alcun figliuolo. vidi accanto a me un vecchio giunto solo (senza mezzo di volo), egli appariva degno di tanta reverenza che di pi non potrebbe averne per un padre alcun figliuolo. Lunga la barba e di pel bianco mista portava, a' suoi capelli simigliante, 36 de' quai cadeva al petto doppia lista. Aveva lunga barba e capelli brizzolati, che gli scendevano in due bande fino al petto. Li raggi de le quattro luci sante fregiavan s la sua faccia di lume, 39 ch'i' 'l vedea come 'l sol fosse davante. I raggi dei "dischi volanti" (che, usciti dall'astronave-madre, lo avevano accompagnato fino ad una certa distanza da noi), illuminavano il suo viso, cos che io lo vedevo come fosse stato illuminato dal sole. Chi siete voi che contro al cieco fiume fuggita avete la pregione etterna?, 42 diss'el, movendo quelle oneste piume. Chi siete voi che, in contrasto alla fiumana cieca di Conoscenza, siete fuggiti dalla prigione infernale?, (domand il vecchio illuminato dalle quattro luci sante). Chi v'ha guidati, o che vi fu lucerna, uscendo fuor de la profonda notte 45 che sempre nera fa la valle inferna? Chi vi ha guidati, chi vi illumina la mente cos tanto da farvi uscire dalla profonda notte che eternamente offusca la valle del pianto? Son le leggi d'abisso cos rotte? o mutato in ciel novo consiglio, 48 che, dannati, venite a le mie grotte? Sono cos disarmonizzate le Leggi espiative? o mutato nel cielo, in un nuovo Consiglio, il processo della Divina Programmazione, fino al punto che voi dannati possiate giungere al riparo della mia dimensione? Lo duca mio allor mi di di piglio, e con parole e con mani e con cenni 51 reverenti mi f le gambe e 'l ciglio. Il mio Duca allora si affrett, con parole, con mani e con cenni, a farmi inginocchiare e chinare il capo in segno di reverenza. Poscia rispuose lui: Da me non venni: donna scese del ciel, per li cui prieghi 54 de la mia compagnia costui sovvenni. Poi gli rispose: Non venni qui di mia iniziativa; fu una donna scesa dal Cielo che mi preg di accompagnare costui e di guidarlo sul Cammino della Conoscenza. Ma da ch' tuo voler che pi si spieghi di nostra condizion com'ell' vera, 57 esser non puote il mio che a te si nieghi. Ma dal momento che tu vuoi sapere pi chiaramente la nostra condizione, non posso che ubbidire inchinandomi al tuo volere. Questi non vide mai l'ultima sera; ma per la sua follia le fu s presso, 60 che molto poco tempo a volger era. Questi non vice mai la sua ultima ora nell'annullamento del "Gran Rifiuto", per Celeste aiuto, anche se l'ultima sera, per la sua follia, gli fu molto vicina. S com'io dissi, fui mandato ad esso per lui campare; e non l era altra via 63 che questa per la quale i' mi son messo.

Come gi detto, fui mandato a lui, perch poco tempo aveva per salvarsi ed altra via non c'era oltre che questa. Mostrata ho lui tutta la gente ria; e ora intendo mostrar quelli spirti 66 che purgan s sotto la tua bala. Ho mostrato a lui i peccatori e le loro colpe ed ora intendo mostrargli le anime che espiano affidate al tuo potere. Com'io l'ho tratto, saria lungo a dirti; de l'alto scende virt che m'aiuta 69 conducerlo a vederti e a udirti. Sarebbe lungo dirti come l'ho condotto fino qui. La forza che mi guida a condurlo da te scende dal Cielo. Ho sintonizzato la sua umana lunghezza d'onda visiva e uditiva sulla tua dimensione affinch lui possa vederti e udirti. Or ti piaccia gradir la sua venuta: libert va cercando, ch' s cara, 72 come sa chi per lei vita rifiuta. Ora ti piaccia gradir la sua venuta: libert va cercando, che s cara a chi, consapevole della felicit di Lass, la vita umana coscientemente rifiuta, accettando le pene espiative, che portano al felice ritorno. Tu 'l sai, ch non ti fu per lei amara in Utica la morte, ove lasciasti 75 la vesta ch'al gran d sar s chiara. Tu questo ben sai e pertanto non ti fu amara la morte in Utica, dove lasciasti il tuo corpo mortale, che allora rivestiva la tua anima, la quale nel Gran Giorno sar pi risplendente. Non son li editti etterni per noi guasti, ch questi vive, e Mins me non lega; 78 ma son del cerchio ove son li occhi casti Non son gli editti eterni per noi guasti, poich costui gi risvegliato ed io non son legato ai regni inferiori, ma appartengo al "cerchio" dove sono gli occhi puri di Marzia tua, che 'n vista ancor ti priega, o santo petto, che per tua la tegni: 81 per lo suo amore adunque a noi ti piega. della tua Marzia, che con il suo aspetto, ancora ti prega, o santa Coscienza, di considerarla sempre nell'abbraccio del tuo cuore: il suo amore, dunque, a noi ti pieghi. Il vecchio era Catone. Lasciane andar per li tuoi sette regni; grazie riporter di te a lei, 84 se d'esser mentovato l gi degni. Lasciaci proseguire per i sette regni, alle cui karmiche funzioni sei stato preposto ed io ringrazier lei per ci che tu farai per amor suo, se a te gradito che nel mondo umano ancor ti si ricordi. Marza piacque tanto a li occhi miei mentre ch'i' fu' di l, diss'elli allora, 87 che quante grazie volse da me, fei. Marzia piacque tanto agli occhi miei, quando io fui sulla Terra, disse egli allora, che tutto ci che mi chiese, le accordai. Or che di l dal mal fiume dimora, pi muover non mi pu, per quella legge 90 che fatta fu quando me n'usci' fora. Ma ora che oltre al mal fiume ella dimora, pi non pu muovermi per quella legge evolutiva che fin con la mia dipartita. Ma se donna del ciel ti muove e regge, come tu di', non c' mestier lusinghe:

93 bastisi ben che per lei mi richegge. Ma se una donna del cielo ti guida, come tu dici, non occorrono lusinghe, basta che tu in suo nome chieda il mio aiuto. Va dunque, e fa che tu costui ricinghe d'un giunco schietto e che li lavi 'l viso, 96 s ch'ogne sucidume quindi stinghe; Prosegui pure il tuo cammino, affinch costui venga cinto "d'un giunco schietto", da un alone di purezza e sia la sua mente ripulita dalle deleterie e sciocche credenze umane; ch non si converria, l'occhio sorpriso d'alcuna nebbia, andar dinanzi al primo 99 ministro, ch' di quei di paradiso. poich la vista intellettiva offuscata dall'ignoranza non potrebbe presentarsi al cospetto "ch' di quei di paradiso", del Primo Ministro della Cosmica Dimensione. non si converria, l'occhio sorpriso d'alcuna nebbia, andar dinanzi al primo ministro - v. 97-99 Da qui si pu intuire quanto sia indispensabile il pervenire alla Conoscenza della Divina Verit per poter proseguire verso il Celeste Traguardo. Ed ecco il criterio di "separazione" dell'erba buona dalla gramigna, dell'Umanit spiritualmente sana da quella malata, che sta avendo luogo sulla Terra, era che per l'Umanit si approssima un certo profetizzato tempo. Colui che sar pervaso dallo Spirito di Conoscenza avr la forza necessaria per presentarsi al "primo ministro, ch' di quei di paradiso". La Conoscenza dar la forza bastante, affinch il potere dell'energia, che viene per legge evolutiva rinnovata dall'esterno, non disintegri la molecola e la proteina della cellula-uomo, ci perch il suo proprio campo di forza si trover ad un livello spirituale, dove questo aumento dell'energia potr essere accumulata senza che la "cellula" e la proteina siano notevolmente disturbate da essa. La sopravvivenza assicurata quindi a coloro che per evoluzione spirituale hanno raggiunto una struttura fisica e una frequenza psichica che si armonizzano col superiore campo di forza. Costoro diventano dei "portatori di Luce" per i loro simili, sotto forma di energia mentale e di luce intensificatrice. Vi da dire, tra l'altro, che il potere dell'energia che viene dall'esterno produrr un certo effetto nei campi mentali umani; ci che negativo diventer ancor pi negativo e ci che positivo acquister una maggiore sintonia, poich il potere dell'aumento dell'energia agir per mezzo dell'energia che nell'uomo stesso. Quando questa energia - che spirituale - in disordine con il mentale, si produce un "cortocircuito" ed allora certi "fusibili" saltano. Ecco che, gi assistiamo ad una esasperazione della violenza e del male in generale, nonch ad un progressivo sfaldamento dei residui valori morali, etici, sociali, religiosi, spirituali, sui quali si struttura ancora la societ umana. Quei pochi, in cui il campo di forza in sintonia coi superiori valori del Campo di Forza Universale, dovranno faticare non poco per restare alieni alle sollecitazioni negative espresse dalla massa umana, presa nel possente vortice di un delirio distruttivo incontrollabile e inarrestabile. Ed ecco che, a tale proposito, nel seguente Canto II - v. 7-9: si dir: "che le bianche e le vermiglie guance... ...de la bella Aurora per troppa etate divenivan rance". Da questa necessit scaturisce la fraterna opera di aiuto degli Extraterrestri che, attraverso i messaggi di Amore e Saggezza, cercano di illuminare la mente dell'umanit incosciente, affinch

essa possa raggiungere quella Forza Dimensionale che aiuta a proseguire verso il Regno di Dio. Questa isoletta intorno ad imo ad imo, l gi col dove la batte l'onda, 102 porta di giunchi sovra 'l molle limo; Questa isoletta che "ad imo ad imo", intorno all'estremo limite, l dove battuta dall'onda, porta dei giunchi sopra il molle limo; null'altra pianta che facesse fronda o indurasse, vi puote aver vita, 105 per ch'a le percosse non seconda. e dove nessuna pianta che germogliasse in fronda o che indurisse in tronco, potrebbe aver vita, "non seconda" non adatta alle percosse della coltivazione. Questa isoletta... ...porta di giunchi sovra 'l molle limo - v. 100-102 Viene da chiedersi: quale materia compone l'isoletta che, pur non "secondando" alle percosse della piantagione e della coltivazione, porta, sull'estremo limite, del limo con dei giunchi sopra? Il limo che nasce dal fango del letto del fiume o del torrente, come potrebbe trovarsi su di un'isoletta dove nessuna pianta o albero potrebbe avere vita? E dove, in seguito, troveremo l'erbetta e la rugiada? Di fronte a simili descrizioni dall'apparenza irreale, nel groviglio delle solite supposizioni ed ipotesi, potremmo aggiungere quella che "l'isoletta" potrebbe essere un mezzo spaziale con propriet subacquee, il quale, affiorando alla superficie del mare, avesse trasportato "ad imo ad imo", sull'estremo bordo, il limo e i giunchi raccolti dal fondo marino. Solo accettando questa ipotesi, si potrebbe trovare spiegazione alla seguente raccomandazione di Catone. Poscia non sia di qua vostra reddita; lo sol vi mosterr, che surge omai, 108 prendere il monte a pi lieve salita. Dopo non sia di qua (attraverso cio un mezzo extraterrestre) il vostro ritorno nei superiori mondi felici; ma il sole della Nuova Era, che sorge per voi pi luminoso, (in virt delle cognizioni acquisite), per pi lieve salita attraverso meritata evoluzione (vi mostrer la via evolutiva, in corpo pi spiritualizzato). Cos spar; e io s mi levai sanza parlare, e tutto mi ritrassi 111 al duca mio, e li occhi a lui drizzai. Cos dicendo, egli spar ed io su nello spazio mi levai senza parlare, stringendomi al duca mio e, richiedendo protezione ed aiuto, a lui rivolsi gli occhi. El cominci: Figliuol, segui i miei passi: volgianci in dietro, ch di qua dichina 114 questa pianura a' suoi termini bassi. Virgilio m'incoraggi dicendo: Figliuolo, seguimi con fiducia: volgiamoci indietro, poich questo Piano di Coscienza da qui declina verso gli infimi valori del male terreno. L'alba vinceva l'ora mattutina che fuggia innanzi, s che di lontano 117 conobbi il tremolar de la marina. L'alba vinceva l'ultima ora della notte, tanto splendeva per noi il cielo all'orizzonte, cos che io, da sopra e da lontano, di una superiore dimensione, ravvisai "il tremolar de

la marina", il luccichio tremolante e inconsistente del mare terreno nella sua pochezza. Noi andavam per lo solingo piano com'om che torna a la perduta strada, 120 che 'nfino ad essa li pare ire in vano. Noi andavamo per il solitario Piano di Coscienza, come colui che torna sulla strada dimenticata e finch non ripercorre il cammino giusto, gli sembra di proseguire invano, con l'ansia e l'angoscia di chi si sente perduto. Quando noi fummo l 've la rugiada pugna col sole, per essere in parte 123 dove, ad orezza, poco si dirada, Quando noi fummo l dove la rugiada resiste maggiormente al calore del sole, in quella frescura dove, per grazia evolutiva, l'energia radiante consente minor pena anche ai vegetali, ambo le mani in su l'erbetta sparte soavemente 'l mio maestro pose: 126 ond'io, che fui accorto di sua arte, il mio maestro distese le mani sull'erbetta, soavemente irrorandola della sua benefica energia: ed io compresi dal suo gesto la grande arte d'amare tutte le anime bisognevoli d'aiuto, porsi ver' lui le guance lagrimose: ivi mi fece tutto discoverto 129 quel color che l'inferno mi nascose. commosso e riconoscente porsi verso di lui le guancie lacrimose: consapevole pi che mai dell' "Universale Amore" che unisce Loro a noi in un'unica famiglia e al mio animo apparve perfetto l'Amore nel suo vero "colore", che l'aura fosca dell'inferno mi aveva nascosto. Secondo i precedenti commenti, Virgilio e Dante, camminando l'uno dietro l'altro, giunsero in un punto di quella strana isoletta, dove nessuna pianta e nessun albero avrebbe potuto aver vita e dove, ancor pi stranamente, invece, trovarono l'erbetta che aveva germogliato e che era coperta di brina. E` vero quindi che non si pu respingere l'ipotesi che i due, dopo aver proseguito il viaggio sul mezzo spaziale galleggiante, approdarono sulla terraferma e vi trovarono, normalmente, l'erbetta e la rugiada. Venimmo poi in sul lito diserto, che mai non vide navicar sue acque 132 omo, che di tornar sia poscia esperto. Venimmo poi sul lido deserto, che mai non vide uomo passar pi volte e che, pertanto, sia divenuto esperto di tale strada evolutiva. Ci significa che un uomo, reso idoneo di quei superiori lidi, puirtroppo "deserti" poich l'uomo ci giunge di rado, non potrebbe pi ricadere nel peccato, per poi tornare a raggiungerli pi volte e di tale passaggio divenire esperto. Quivi mi cinse s com'altrui piacque: oh maraviglia! ch qual elli scelse l'umile pianta, cotal si rinacque 136 subitamente l onde l'avelse. Qui Virgilio mi soffuse di Divina Energia ("giunco schietto") come al Cielo piacque: oh meraviglia! allorch compresi il grande Amore extraterrestre, che attraverso il mio maestro aveva fatto si che io, quale umile piantina della Creazione, venissi aiutato, similmente alla tenera erbetta carezzata da lui e, cos rigenerato, mi trovai nel mio piano dimensionale precedente dal quale Virgilio mi aveva divelto con grande

amore.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto II nel libero commento di Giovanna Viva Antipurgatorio: sulla spiaggia dell'isola - arrivo dell'angelo nocchiero - sbarco di nuove anime che cantano il salmo In exitu Israel de Aegypto - Casella - nuova apparizione di Catone Gi era 'l sole a l'orizzonte giunto lo cui merdian cerchio coverchia 3 Ierusalm col suo pi alto punto; Il sole che, nel contesto galattico, un accumulatore e trasformatore dell'energia-luce che struttura l'Universo, era giunto all'orizzonte di un pi alto grado di Coscienza, il cui cerchio meridiano, emanante energia migliore, sovrasta Gerusalemme col suo pi alto punto; e la notte, che opposita a lui cerchia, uscia di Gange fuor con le Bilance, 6 che le caggion di man quando soverchia; e la notte che opposta al sole "cerchia" racchiude la mente nelle vibrazioni di un campo di forza negativo, usciva dalla parte del Gange fuori, con la costellazione delle Bilance, che pare che cada di mano alla stessa notte dell'involuzione quando questa eccede nel peso delle colpe; uscia di Gange fuor con le Bilance - v. 5 Come gi affermato nell'Inferno, l'Equilibrio Cosmico sconvolto fa girare la terra paurosamente inclinata intorno al suo asse ed ogni giorno di pi tale peso soverchia. Lo scienziato biocosmologo extraterrestre Hoara torna a comunicare alla Nasa ci che a suo tempo gi comunic per mezzo del contattista

degli Extraterrestri Eugenio Siragusa; cio che l'asse magnetico del nostro pianeta oscilla paurosamente inclinato e che gli esperimenti nucleari sotterranei comportano una serie di anomalie abbastanza deleterie nell'anello magnetosferico e per conseguenza nella stabilit dell'asse su cui il geoide ruota. Hoara comunica tra l'altro: "Abbiamo registrato temporanee fughe, anche se lievi, nell'asse magnetico in direzione est sud-est provocanti rapide espansioni verso sud sud-ovest della calotta polare." Hoara, dunque, parla di "fughe" in direzione EST e di "espansioni" a SUD-OVEST dell'asse magnetico. Dante dice "uscia di Gange fuor con le Bilance". Si tratta di "uscite", di "fughe" verso la stessa direzione. In entrambi i messaggi troviamo lo stesso significato profetico ammonitore. s che le bianche e le vermiglie guance, l dov'i' era, de la bella Aurora 9 per troppa etate divenivan rance. tanto che le guance bianche e vermiglie della bella Aurora del Purgatorio, pur se esistenti in un livello superiore, "per troppa etate" cio nell'avanzar del tempo del terrestre olocausto, rischiano di diventare anch'esse arrossate dall'infernale riverbero infuocato. Ci significa che in tanto imperversare diabolico, anche le anime migliori, giunte alle lievi pene purgatoriali, rischiano di retrocedere nell'involuzione. Noi eravam lunghesso mare ancora, come gente che pensa a suo cammino, 12 che va col cuore e col corpo dimora. Noi eravamo ancora in quel doloroso mare di pianto, come gente che pensa al suo cammino futuro e col pensiero si stacca da quel luogo dolente, avanzando spiritualmente verso il Divino Amore, ma ancora dimorando col corpo nell'Inferno. Come gi affermato, Inferno e Purgatorio sono sparsi sulla Terra. In coloro che vivono sul Piano Purgatoriale si manifesta il Seme lasciato sulla Terra dal Genio Solare Cristo, seme che d i suoi frutti, manifesti nella Progenie Solare, disseminata in ogni angolo del mondo, che ogni giorno del suo tempo si va distinguendo dalla moltitudine anonima con l'unico vessillo: " LIBERTA` - GIUSTIZIA - FRATELLANZA". E` questo un segno di riconoscimento degli "uomini nuovi", che incarnano le visrt dello Spirito Solare e, per loro tramite, Egli si manifesta e apparecchia la strada al gi programmato "mondo nuovo". Ed ecco a tale proposito, la Voce dell'Araldo del Sole: "O UOMO CHE NEL FINITO SEI RELEGATO, RINASCI! IL TEMPO E` GIUNTO; UNA VITA NUOVA TI ATTENDE, POICHE' ASCENDERE E` IL TUO FINE. SOLO NASCENDO DI NUOVO NIENTE PER TE AVRA` CONFINE E POTRAI VARCARE LE NUOVE METE CHE T'ATTENDONO LAGGIU` OLTRE LO SPAZIO E IL TEMPO". Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor Marte rosseggia 15 gi nel ponente sovra 'l suol marino, Come il pianeta Marte di primo mattino appare rosseggiante per i densi vapori sulla superficie marina, cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia, un lume per lo mar venir s ratto, 18 che 'l muover suo nessun volar pareggia. cos m'apparve, quasi ancor lo vedessi, un lume venire veloce sul mare, tanto che neppure il volare potrebbe eguagliare il suo movimento.

Dal qual com'io un poco ebbi ritratto l'occhio per domandar lo duca mio, 21 rividil pi lucente e maggior fatto. Come io ebbi da esso distolto lo sguardo, per domandare di ci il duca mio, lo rividi pi lucente e pi grande. Poi d'ogne lato ad esso m'appario un non sapeva che bianco, e di sotto 24 a poco a poco un altro a lui uscio. Poi da ogni lato mi apparve uno strano color bianco, che fluorescente pareva, mentre di sotto, a poco a poco ne venne fuori un altro. Lo mio maestro ancor non facea motto, mentre che i primi bianchi apparver ali; 27 allor che ben conobbe il galeotto, Il mio maestro taceva e tacque fino a quando apparvero delle ali; quando egli ben conobbe quel nocchiero, grid: Fa, fa che le ginocchia cali. Ecco l'angel di Dio: piega le mani; 30 omai vedrai di s fatti officiali. grid: Inginocchiati. Ecco l'angelo di Dio: piegati mani a terra, prostrati al suo cospetto; ora assisterai all'opera divina di s fatti messaggeri. Vedi che sdegna li argomenti umani, s che remo non vuol, n altro velo 33 che l'ali sue, tra liti s lontani. Vedi che sdegna gli argomenti umani, che a lui non occorre n remo, n vela ma solo le sue ali, per volare tra mondi lontani. Vedi come l'ha dritte verso 'l cielo, trattando l'aere con l'etterne penne, 36 che non si mutan come mortal pelo. Vedi come le ha dritte verso il cielo (in tal modo egli attrae e trasforma l'energia solare in una forza motrice), trattando l'aria (nel movimento direzionale) con le eterne penne, che non si mutano come mortali coperture (ma possono essere fatte e disfatte come furono create). che non si mutan come mortal pelo - v. 36 Le creature superiori possono cambiarsi il corpo come noi ci cambiamo il vestito, "manipolare" l'energia creativa irradiata dal Sole, essendo le forze cosmogoniche tutte a loro disposizione; cos possono formare la materia, prelevando direttamente quelle determinate dosi di elementi creativi che il grembo materno assorbe per la vita del figlio. Ed ecco le opere scientifiche divine che noi chiamiamo "Miracoli". In tal modo Ges oper il miracolo dei pani e dei pesci, ai quali Egli non immise l'energia animica, in quanto tali corpi furono esclusivamente creati per cibo. Fra i molteplici "miracoli" del genere, possiamo ricordare la creazione degli occhi nuovi di Santa Lucia. QUANDO LA SCIENZA SARA` RELIGIOSA E LA RELIGIONE DIVENTERA` SCIENTIFICA ALLORA SORGERA` UN MONDO NUOVO. EINSTAIN Poi, come pi e pi verso noi venne l'uccel divino, pi chiaro appariva: 39 per che l'occhio da presso nol sostenne, L'Essere Divino appariva sempre pi splendente, quanto pi a noi si avvicinava: tanto che io non sostenni pi il suo fulgore,

ma chinail giuso; e quei sen venne a riva con un vasello snelletto e leggero, 42 tanto che l'acqua nulla ne 'nghiottiva. mi inchinai; ed egli si avvicin alla riva con un vascello snello e leggero, cos che scivolava al di sopra della superficie marina. Da poppa stava il celestial nocchiero, tal che faria beato pur descripto; 45 e pi di cento spirti entro sediero. Il celestiale nocchiero si ergeva a poppa, splendente di luce, in modo tale che, soltanto descritto, renderebbe beato chiunque ne ascoltasse la descrizione; e molte anime conduceva nel suo vascello. Come Caronte accompagnava gli Spiriti a rinascere nelle Sfere infernali, cos l'angelo splendente aiutava questi a rinascere nelle migliori esperienze di vita purgatoriale. 'In exitu Isrel de Aegypto' cantavan tutti insieme ad una voce 48 con quanto di quel salmo poscia scripto. 'In exitu Israel de Aegypto' cantavano tutti assieme e continuavano il canto con le stesse parole del Salmo 114, che canta la liberazione d'Israele dalla schiavit d'Egitto. Analogamente, queste anime cantavano la loro liberazione dalla condizione paccaminosa, entrando nello stato di grazia. Esse uscivano alla luce dell'Amore e della Saggezza, che il Purgatorio consentiva loro. Poi fece il segno lor di santa croce; ond'ei si gittar tutti in su la piaggia; 51 ed el sen g, come venne, veloce. L'angelo le bened col segno della Croce; tutte si gettarono sulla spiaggia del mondo terreno ed egli ripart veloce. La turba che rimase l, selvaggia parea del loco, rimirando intorno 54 come colui che nove cose assaggia. La turba che rimase, nel ricordo ormai spento del proprio passato, pareva ignara del luogo, guardando intorno come colui che vede cose nuove. Tutte le anime tornate in Terra, per il completamento dei cicli di esperienze reincarnative, credono di essere venute quaggi per la prima volta. Da tutte parti saettava il giorno lo sol, ch'avea con le saette conte 57 di mezzo 'l ciel cacciato Capricorno, Il sole saettava la luce dappertutto, ed aveva cacciata la costellazione del Capricorno dalla volta stellata, quando la nova gente alz la fronte ver' noi, dicendo a noi: Se voi sapete, 60 mostratene la via di gire al monte. quando i nuovi arrivati si rivolsero a noi, dicendo: Se voi sapete, mostrateci la via per salire al Monte. E Virgilio rispuose: Voi credete forse che siamo esperti d'esto loco; 63 ma noi siam peregrin come voi siete. Virgilio rispose loro: Credete forse che noi siamo esperti di questo luogo; ma noi siam come voi, viandanti sul Cammino della Vita. Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco, per altra via, che fu s aspra e forte, 66 che lo salire omai ne parr gioco. Prima di voi venimmo, innanzi un poco per altra via, che fu

disagevole tanto, che ormai il proseguire ci parr un gioco. L'anime, che si fuor di me accorte, per lo spirare, ch'i' era ancor vivo, 69 maravigliando diventaro smorte. Le anime, accortesi che io respiravo in corpo di materia densa, per meraviglia divennero ancor pi diafane. E come a messagger che porta ulivo tragge la gente per udir novelle, 72 e di calcar nessun si mostra schivo, E come attorno al messaggero che reca l'ulivo annunziatore di pace, si accoglie la gente a far calca, cos al viso mio s'affisar quelle anime fortunate tutte quante, 75 quasi oblando d'ire a farsi belle. cos il mio viso mosse la curiosit di tutte quelle anime, fortunate di trovarsi oltre l'Inferno sul cammino della Luce, ed a me fissarono i loro sguardi, quasi dimenticando di dover proseguire per purificarsi. Io vidi una di lor trarresi avante per abbracciarmi con s grande affetto, 78 che mosse me a far lo somigliante. Io vidi una di loro avanzare per abbracciarmi con s grande affetto, che spinse me a far lo stesso. Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto! tre volte dietro a lei le mani avvinsi, 81 e tante mi tornai con esse al petto. O ombre dall'apparenza vana! per tre volte cinsi il suo corpo e per tre volte le mie braccia mi tornarono al petto. La terrestre pesante materia di Dante attravers quel corpo astrale esistente in una velocit vibratoria di molecole pi spiritualizzate, pi distanziate tra esse e per Dante impalpabili. Di maraviglia, credo, mi dipinsi; per che l'ombra sorrise e si ritrasse, 84 e io, seguendo lei, oltre mi pinsi. Di meraviglia mi sbiancai in viso, tanto che la creatura guardandomi sorrise e si ritrasse, e anch'io indietreggiai. Soavemente disse ch'io posasse; allor conobbi chi era, e pregai 87 che, per parlarmi, un poco s'arrestasse. Dolcemente essa mi preg di fermarmi; io riconobbi quell'anima e la pregai di parlarmi. Rispuosemi: Cos com'io t'amai nel mortal corpo, cos t'amo sciolta: 90 per m'arresto; ma tu perch vai? Rispose: Come ti amai nel mio corpo mortale, cos ti amo ora libero dalla pesante materia dolente, destinata a morte; perci mi arresto; ma tu perch vai per questa via? Casella mio, per tornar altra volta l dov'io son, fo io questo viaggio, 93 diss'io; ma a te com' tanta ora tolta? Casella, amico mio, faccio questo viaggio per poi ritornare dove son partito, dissi io; ma a te come mai ti stato tolto tanto tempo utile per venire qui ad emendarti? Ed elli a me: Nessun m' fatto oltraggio, se quei che leva quando e cui li piace, 96 pi volte m'ha negato esto passaggio; Ed egli a me: Non mi stato fatto alcun oltraggio, ma l'angelo che prende quando e chi vuole, pi volte mi ha negato questo passaggio; ch di giusto voler lo suo si face: veramente da tre mesi elli ha tolto

99 chi ha voluto intrar, con tutta pace. il suo giusto volere proviene dalla Volont Divina: in Verit da tre mesi egli ha accolto nel suo vascelo chi ha potuto entrarvi senza difficolt. Ond'io, ch'era ora a la marina vlto dove l'acqua di Tevero s'insala, 102 benignamente fu' da lui ricolto. Allorch io ero rivolto alla riva (del Celeste Traguardo), dove la dolce acqua del Tevere s'insala al contatto del mare (e il Seggio di Pietro s'insala al contatto della Roma ecclesiastica corrotta) l'angelo pietoso, per salvarmi da quegli errori, benignamente mi raccolse. A quella foce ha elli or dritta l'ala, per che sempre quivi si ricoglie 105 qual verso Acheronte non si cala. A quella foce (della Pace del Divino Amore) ha egli ora diritta l'ala, poich sempre l che si raccolgono le anime che non scendono nell'Acheronte. E io: Se nuova legge non ti toglie memoria o uso a l'amoroso canto 108 che mi solea quetar tutte mie doglie, E io: Se nuova legge non ti toglie la memoria e l'uso del canto d'amore che soleva acquietare tutti i miei affanni, di ci ti piaccia consolare alquanto l'anima mia, che, con la sua persona 111 venendo qui, affannata tanto! ti piaccia di ci consolare un po' l'anima mia, che, venendo qui col pesante involucro fisico, affannata tanto! 'Amor che ne la mente mi ragiona' cominci elli allor s dolcemente, 114 che la dolcezza ancor dentro mi suona. 'L'Amor che nella mente mi ragiona' rispose egli dolcemente, che la dolcezza ancora risuona dentro di me. Lo mio maestro e io e quella gente ch'eran con lui parevan s contenti, 117 come a nessun toccasse altro la mente. Noi e tutta la gente che era l eravamo cos contenti, che pareva nessun altro pensiero ci toccasse la mente. Noi eravam tutti fissi e attenti a le sue note; ed ecco il veglio onesto 120 gridando: Che ci, spiriti lenti? Stavamo fissi ed attenti alle sue parole; quando il vecchio saggio, nello scrupoloso svolgimento della sua missione, incitando le anime grid Che ci spiriti lenti? qual negligenza, quale stare questo? Correte al monte a spogliarvi lo scoglio 123 ch'esser non lascia a voi Dio manifesto. quale negligenza, quale stare questo? Correte al monte, alleggeritevi del duro scoglio del peccato che ancora vi riveste e che non vi lascia vedere la grazia della manifestazione Divina. Come quando, cogliendo biado o loglio, li colombi adunati a la pastura, 126 queti, sanza mostrar l'usato orgoglio, Come quando, durante la raccolta, i colombi radunati per il pasto, quieti, senza avanzare con l'usato incedere a petto in fuori, se cosa appare ond'elli abbian paura, subitamente lasciano star l'esca, 129 perch'assaliti son da maggior cura; e se qualcosa appare che faccia loro paura, subito lasciano l'esca perch assaliti da maggiore preoccupazione, cos vid'io quella masnada fresca

lasciar lo canto, e fuggir ver' la costa, com'om che va, n sa dove riesca: 133 n la nostra partita fu men tosta. cos io vidi quella nuova schiera lasciare la dolce sosta e fuggire verso l'ascesa, come uomo che va senza conoscere la meta: la nostra partenza non fu meno rapida. Tutte le anime si separarono per reincarnarsi in diverse direzioni come le scintille di uno stesso ceppo ardente, sospinto dal vento.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto III nel libero commento di Giovanna Viva Antipurgatorio: sulla spiaggia dell'isola - Dante e Virgilio riprendono il cammino - paura di Dante di essere stato abbandonato da Virgilio - Manfredi Avvegna che la subitana fuga dispergesse color per la campagna, 3 rivolti al monte ove ragion ne fruga, Avvenne che (al rimprovero di Catone) le anime fuggirono improvvisamente, disperdendosi per la sconfinata prateria della vita, in direzione del monte, dove la giustizia fruga nei reconditi meandri della Coscienza, i' mi ristrinsi a la fida compagna: e come sare' io sanza lui corso? 6 chi m'avria tratto su per la montagna? allora mi strinsi alla fida compagnia del mio maestro: e come sarei andato io senza di lui per il sentiero della salvezza? chi mi avrebbe condotto verso la vetta suprema? El mi parea da s stesso rimorso:

o dignitosa coscenza e netta, 9 come t' picciol fallo amaro morso! Virgilio mi pareva per se stesso turbato: o Coscienza nobile e pura, come anche una piccola grinza pu procurarti amaro rimorso! Quando li piedi suoi lasciar la fretta, che l'onestade ad ogn'atto dismaga, 12 la mente mia, che prima era ristretta, Quando il maestro ebbe rallentato il passo, lasciando quella fretta che altera ogni atto, la mente mia che prima era concentrata al pensiero di quanto era accaduto, lo 'ntento rallarg, s come vaga, e diedi 'l viso mio incontr'al poggio 15 che 'nverso 'l ciel pi alto si dislaga. rivolse l'attenzione ad altre cose, ed io alzai lo sguardo al monte, che pi in alto nel cielo si espande. Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio, rotto m'era dinanzi a la figura, 18 ch'ava in me de' suoi raggi l'appoggio. Il sole, che dietro di noi fiammeggiava infuocato, disegnava l'appoggio dei suoi raggi, che si interrompevano sul mio corpo fisico, nell'ombra che si stagliava davanti a me. Io mi volsi dallato con paura d'essere abbandonato, quand'io vidi 21 solo dinanzi a me la terra oscura; Allora che io vidi soltanto la mia ombra riflessa mi volsi di lato per paura di essere stato abbandonato dal mio maestro; e 'l mio conforto: Perch pur diffidi?, a dir mi cominci tutto rivolto; 24 non credi tu me teco e ch'io ti guidi? e Virgilio: Perch diffidi di me?, e piantandosi davanti a me con tutta la sua persona, cominci, a dire: non credi che io sia sempre qui con te e che ti guidi? Vespero gi col dov' sepolto lo corpo dentro al quale io facea ombra: 27 Napoli l'ha, e da Brandizio tolto. E` ormai vespro, nel tempo che avanza verso l'alba della nuova era; vespro nel mondo dove fu sepolto il mio corpo col quale anch'io facevo ombra. Il mio corpo a Napoli e vi fu portato da Brindisi. Com' noto, Virgilio mor il 22 settembre del 19 a.C. a Brindisi e poi fu trasportato a Napoli. Ora, se innanzi a me nulla s'aombra, non ti maravigliar pi che d'i cieli 30 che l'uno a l'altro raggio non ingombra. Ora, se innanzi a me non scorgi ombra, non meravigliarti, poich "d'i cieli" delle diverse dimensioni una forma di luce non urta l'altra, vibrante di energia diversa. Tutto luce, anche la materia forma di luce condensata da velocit vibratoria, che rende le cellule compatte. A sofferir tormenti, caldi e geli simili corpi la Virt dispone 33 che, come fa, non vuol ch'a noi si sveli. La Perfezione Divina crea simili corpi pesanti di dolorosa materia densa, con la predisposizione a patire varie forme di tormento fisico, e, come fa non vuole che sia a noi svelato. I tormenti serviranno a cancellare le colpe e a ristabilire nell'anima l'equilibrio perduto nel male operare. L'Equilibrio non permette che all'uomo si svelino tutte le correlazioni provenienti da questi rapporti, poich non vi

sono parole ed espressioni comprensibili alla mente umana, non idonea a guardare oltre la dimensione racchiusa nello Spazio e nel Tempo. Matto chi spera che nostra ragione possa trascorrer la infinita via 36 che tiene una sustanza in tre persone. E` stoltezza sperare che la limitata ragione umana possa facilmente percorrere l'infinita via (della Conoscenza e penetrare la Realt Vitale della Mente Divina) che tiene una sostanza in tre persone (nella perfezione dei propri attributi, distinta in tre persone: "Una e Trina"). Anche l'uomo una Trinit formata da anima, corpo e Spirito. Nelle scritture sacre si legge che il corpo fisico e il corpo animico sono collegati allo Spirito, il quale pu attarversare all'infinito la Barriera Celeste, ma resta il mistero primo ed ultimo del Suo operare. State contenti, umana gente, al quia; ch se potuto aveste veder tutto, 39 mestier non era parturir Maria; Siate contente, umane genti, di conoscere la verit come fornita e riferita, senza pretendere di poterla razionalizzare, misurare con il limitato metro del vostro intelletto, poich se foste stati capaci di intendere tutto, "mestier non era parturir Maria" non avreste avuto bisogno di un Cristo redentore del peccato; e disar vedeste sanza frutto tai che sarebbe lor disio quetato, 42 ch'etternalmente dato lor per lutto: e vedeste gli uomini desiderare la pace, senza speranza, e nella sconoscenza che il frutto del dolore, che eternamente dato loro veder per lutto, "tai che sarebbe lor disio quetato" altro non che la spinta che conduce verso il Traguardo di una nuova Luce: io dico d'Aristotile e di Plato e di molt'altri; e qui chin la fronte, 45 e pi non disse, e rimase turbato. mi riferisco ad Aristotile e Platone e a molti altri; e qui chin la testa, pi non disse e rimase turbato. Noi divenimmo intanto a pi del monte; quivi trovammo la roccia s erta, 48 che 'ndarno vi sarien le gambe pronte. Giungemmo intanto ai piedi del "monte" (l dove la vetta maggiormente si eleva nella Conoscenza consentita alle anime del Purgatorio); ma vi trovammo la roccia cos alta che ogni agilit delle gambe sarebbe stata cosa inutile (in contrasto alla ragione umana che s'illude di poter da sola proseguire sulla via che porta al "Monte"). La ragione umana disconosce la realt della ineluttabile eterna Intelligenza Cosmica, che ha composto il veicolo fisico umano equipaggiandolo di tutti quegli elementi necessari per intraprendere nella legge limitata del tempo, il viaggio pi o meno lungo e a mettere in moto gli ingranaggi intellettivi pi o meno sviluppati, a seconda del numero delle vite gi vissute; e pertanto "'ndarno vi sarien le gambe pronte". Tra Lerice e Turba la pi diserta, la pi rotta ruina una scala, 51 verso di quella, agevole e aperta. Il pi accessibile dirupo roccioso esistente tra Lerici, nel golfo di La Spezia, e Turbia, nella impervia riviera ligure , in confronto, una scala agevole e aperta. Or chi sa da qual man la costa cala,

disse 'l maestro mio fermando 'l passo, 54 s che possa salir chi va sanz'ala? Ora chiss da quale parte la costa s'abbassa, disse Virgilio fermandosi, cos che possa salire chi va sanza ali? E mentre ch'e' tenendo 'l viso basso essaminava del cammin la mente, 57 e io mirava suso intorno al sasso, E mentre egli a capo chino esaminava il cammino, che avrebbe consentito l'ascesa di un cos impervio dirupo, ed io guardavo s intorno al sasso, da man sinistra m'appar una gente d'anime, che movieno i pi ver' noi, 60 e non pareva, s venan lente. dalla sinistra mi apparve una schiera di anime, le quali proseguivano verso di noi, ma tanto lentamente, che pareva non camminassero. Leva, diss'io, maestro, li occhi tuoi: ecco di qua chi ne dar consiglio, 63 se tu da te medesmo aver nol puoi. Alza, dissi io, gli occhi tuoi, Maestro: ecco di qua chi ci dar consiglio, se non riesci da solo a prendere una decisione. Guard allora, e con libero piglio rispuose: Andiamo in l, ch'ei vegnon piano; 66 e tu ferma la spene, dolce figlio. Egli allora guard e con sereno aspetto mi rispose: Andiamo loro incontro, che essi vengono piano (la insufficiente evoluzione non consente loro un passo pi spedito sul camino evolutivo), e tu rinsalda la speranza, dolce figlio. Ancora era quel popol di lontano, i' dico dopo i nostri mille passi, 69 quanto un buon gittator trarria con mano, Dopo aver noi fatto un migliaio di passi, la turba era ancora lontana, quanto un valente tiratore riuscirebbe a scagliare un sasso con la mano, quando si strinser tutti ai duri massi de l'alta ripa, e stetter fermi e stretti 72 com'a guardar, chi va dubbiando, stassi. quando vedendoci si strinsero tutti ai duri massi dell'altra ripa e stettero fermi e stretti come stanno a guardare quelli pieni di dubbio (che si arrestano per paura di fronte alle divine rivelazioni e si stringono alle roccie delle ottuse errate interpretazioni, rallentando cos il loro passo evolutivo). O ben finiti, o gi spiriti eletti, Virgilio incominci, per quella pace 75 ch'i' credo che per voi tutti s'aspetti, Ben arrivati sul cammino della vita, o spiriti eletti, Virgilio incominci, per quella pace che, io credo, da voi tutti attesa, ditene dove la montagna giace, s che possibil sia l'andare in suso; 78 ch perder tempo a chi pi sa pi spiace. diteci dove la "montagna" giace meno ripida, cos che pi facile sia per noi l'ascesa, poich il procedere lentamente, a chi pi conosce il Vero, pi spiace. Chi pi conosce il vero sa cosa significa il perder tempo nelle esperienze di vita necessarie all'evoluzione. Come le cellule del corpo umano, le quali nel lento pulsare vanno predisponendosi a disordinate vibrazioni e vanno incontro a malattie, cos anche le "cellule-uomo", nel lento ritmo vitale, scivolano in vibrazioni negative, in un modo errato di

pensare e di agire, nuocendo al prossimo e a se stessi. Come le pecorelle escon del chiuso a una, a due, a tre, e l'altre stanno 81 timidette atterrando l'occhio e 'l muso; Come le pecorelle escono dal recinto a una, a due, a tre e le altre stanno timidette, atterrando l'occhio e il muso; e ci che fa la prima, e l'altre fanno, addossandosi a lei, s'ella s'arresta, 84 semplici e quete, e lo 'mperch non sanno; e ci che fa la prima fanno le altre, addossandosi ad essa se essa si arresta, semplici e quiete senza conoscerne il motivo; s vid'io muovere a venir la testa di quella mandra fortunata allotta, 87 pudica in faccia e ne l'andare onesta. cos io vidi muovere e venire i primi di quella schiera fortunata di trovarsi sul cammino purgatoriale, umile e dignitosa nell'aspetto e nel portamento. Come color dinanzi vider rotta la luce in terra dal mio destro canto, 90 s che l'ombra era da me a la grotta, Appena i primi della schiera videro la luce del sole interrotta dal mio corpo denso, che proiettava la sua ombra dai miei piedi fino alla roccia, restaro, e trasser s in dietro alquanto, e tutti li altri che venino appresso, 93 non sappiendo 'l perch, fenno altrettanto. si fermarono e ritrassero un poco indietro e tutti gli altri che li seguivano, non sapendo perch, fecero lo stesso. Sanza vostra domanda io vi confesso che questo corpo uman che voi vedete; 96 per che 'l lume del sole in terra fesso. Senza vostra domanda io vi chiarisco che questo corpo che voi vedete in dimensione umana ed per questo che la sua materia densa e pesante interrompe la luce. Non vi maravigliate, ma credete che non sanza virt che da ciel vegna 99 cerchi di soverchiar questa parete. Non vi meravigliate, ma credete che per Volont Divina egli cerca di oltrepassare i confini della sua dimensione. Cos 'l maestro; e quella gente degna Tornate, disse, intrate innanzi dunque, 102 coi dossi de le man faccendo insegna. Cos disse il maestro e quelle anime degne Tornate sui vostri passi, dissero, e andate sempre avanti, facendo cenno coi dorsi delle mani. E un di loro incominci: Chiunque tu se', cos andando, volgi 'l viso: 105 pon mente se di l mi vedesti unque. E uno di loro, mi disse: Chiunque tu sia, che vai oltre il tuo piano di luce (se vero che il tuo cammino voluto dal Cielo, ed i tuoi sensi pertanto sono in sintonia con la nostra frequenza energetica), volgi il viso: e poni mente se, di l della tua dimensione, vedessi il mio (di pi lieve materia). Qui conviene ricordare che l'occhio umano percepisce nella gamma energetrica racchiusa fra 0,38 e 0,75 micron e che i valori energetici dell'uomo del pianeta Terra si manifestano attraverso l'energia esistente nel "Raggio di Luce Bianca" che, urtando contro i vari strati dell'atmosfera, produce una gamma di colori circoscritta, oltre la quale l'uomo terrestre non sintonizzato. Io mi volsi ver lui e guardail fiso:

biondo era e bello e di gentile aspetto, 108 ma l'un de' cigli un colpo avea diviso. Io mi volsi verso di lui e lo fissai: era biondo, bello e di gentile aspetto, ma aveva un sopracciglio spaccato da un colpo. Quand'io mi fui umilmente disdetto d'averlo visto mai, el disse: Or vedi; 111 e mostrommi una piaga a sommo 'l petto. Quando io ebbi umilmente affermato di non averlo mai veduto, egli mi disse: Or vedi; e mi mostr una piaga che aveva nella parte superiore del petto. Poi sorridendo disse: Io son Manfredi, nepote di Costanza imperadrice; 114 ond'io ti priego che, quando tu riedi, Poi (dopo che ebbe fugato ogni dubbio sulla mia persona) sorridendo mi disse: Io son Manfredi, nipote di Costanza imperatrice; perci ti prego che, quando ritorni nel tuo mondo, vadi a mia bella figlia, genitrice de l'onor di Cicilia e d'Aragona, 117 e dichi 'l vero a lei, s'altro si dice. vada dalla mia bella figlia che gener l'onore di Sicilia e d'Aragona e dica il vero a lei (del mio stato di grazia e che la "scomunica", maledizione dei sacerdoti, che mi condannava alla disperazione eterna, nulla mi ha tolto della Misericordia del Divino Amore, e dille il Vero sulle Leggi Universali, tu che hai conosciuto), se pur altro si dice (nel mondo cieco, che ignora le grandi Verit). Poscia ch'io ebbi rotta la persona di due punte mortali, io mi rendei, 120 piangendo, a quei che volontier perdona. Dopo che io ebbi il corpo trafitto da due ferite mortali, che mi resero meritevole di grazia, mi affidai, piangendo, a Colui che volentieri perdona. Orribil furon li peccati miei; ma la bont infinita ha s gran braccia, 123 che prende ci che si rivolge a lei. I miei peccati furono orribili, ma la Bont di Dio infinita ed ha cos gran braccia, che salva chiunque ad essa si affidi. Se 'l pastor di Cosenza, che a la caccia di me fu messo per Clemente allora, 126 avesse in Dio ben letta questa faccia, Se il cardinale, vescovo di Cosenza, che fu mandato alla mia caccia dal papa Clemente IV, avesse "in Dio ben letta questa faccia" conosciuto questo misericordioso aspetto della Suprema Bont, l'ossa del corpo mio sarieno ancora in co del ponte presso a Benevento, 129 sotto la guardia de la grave mora. le ossa del mio corpo sarebbero ancora sul ponte del fiume Calore, presso Benevento, seppellite sotto "la guardia de la grave mora" il cumulo di pietre (eretto dai soldati di Carlo d'Angi, ognuno dei quali gett un sasso sul mio corpo). Or le bagna la pioggia e move il vento di fuor dal regno, quasi lungo 'l Verde, 132 dov'e' le trasmut a lume spento. Ora le bagna la pioggia e le muove il vento fuori della mia terra di Napoli, quasi sulla riva del fiume Verde, dove "le trasmut a lume spento" il vescovo le trasport a ceri spenti. Secondo il decreto ecclesiastico, che non permetteva agli scomunicati di venire seppelliti nella terra consacrata dei

cimiteri e, quale altro oltraggio ad essi riservato, ordinava di trasportarli fuori da queste terre a ceri spenti e capovolti. Il pastore di Cosenza, oltre a non avere in Dio ben letta la faccia dell'Amore, non aveva letta neanche quella della Saggezza; fu per questo che, nel suo malanimo, dette grande importanza a quella sostanza fittizia che il corpo umano. Per lor maladizion s non si perde, che non possa tornar, l'etterno amore, 135 mentre che la speranza ha fior del verde. Per le scomuniche, maledizioni dei sacerdoti, non si perde l'eterno Amore Divino, cos che l'anima non possa tornare a Dio nell'atteso Gran Giorno, mentre questa la sola speranza che "fior del verde" fiore della verdeggiante energia vitale della terrena esistenza. Vero che quale in contumacia more di Santa Chiesa, ancor ch'al fin si penta, 138 star li convien da questa ripa in fore, Vero invece che quel sacerdote che si sottrae alle regole "more in contumacia" di Santa Chiesa, cos come concepita dal misericordioso Pensiero Divino, anche se alla fine si pente, gli conviene stare "da questa ripa in fore" al di fuori, cio lontano, dalla Chiesa e dall'abito sacerdotale. per ognun tempo ch'elli stato, trenta, in sua presunzon, se tal decreto 141 pi corto per buon prieghi non diventa. per ogni vita vissuta, nella umana dimensione del tempo, con la sua presunzione (di potersi sostituire a Dio, vituperando, uccidendo e perseguitando in nome Suo), dovr espiare, nel corso di lunghi cicli di reincarnazione questa pesante colpa, a meno che tale decreto non venga mitigato per intercessione di "buone preghiere" (provenienti da creature degne di tale missione). Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto, revelando a la mia buona Costanza come m'hai visto, e anco esto divieto; 145 ch qui per quei di l molto s'avanza. Vedi, ormai, se puoi farmi lieto, rivelando alla mia buona Costanza lo stato di pace in cui mi hai visto, spiegandole anche che la scomunica e il suo divieto (quale maledizione dei sacerdoti), non ha attinenza alcuna con il Divino Amore (che Ges ci port, a prezzo del Suo Sacrificio sulla Croce).

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto IV nel libero commento di Giovanna Viva Antipurgatorio: primo balzo - salita faticosa per Dante - sosta sul primo balzo - natura del Purgatorio - le anime dei negligenti Quando per dilettanze o ver per doglie, che alcuna virt nostra comprenda 3 l'anima bene ad essa si raccoglie, Quando l'anima, che abbia la virt di comprendere, accetta con gradimento, cio coscientemente, il suo evolversi attraverso il dolore, si concentra intensamente in questo processo, par ch'a nulla potenza pi intenda; e questo contra quello error che crede 6 ch'un'anima sovr'altra in noi s'accenda. pare che non badi pi a nessuna altra potenza (diversa da quella evolutiva, che accusa nel contempo "dilettanze" e "doglie"); e questo contro quella errata dottrina, che afferma che in noi si formano pi anime. contra quello error che crede ch'un'anima sovr'altra in noi s'accenda - v. 5-6 L'uomo formato di corpo, anima e Spirito, ma l'anima unica "individuale". Essa pervade per intero il corpo fisico, ne fuoriesce a mo' di aureola, ed HA SEDE PRINCIPALMENTE NEGLI ORGANI, dei quali, pertanto, la Legge Divina, vieta drasticamente il trapianto. In seguito al trapianto degli organi, le immagini di vita, che vengono impresse nel campo animico prima e poi trasferite sui Piani Astrali, dove risiedono tutte le altre esperienze vissute, non potranno pi, trasformandosi in luce, restare collegate, quale bagaglio spirituale, all'individuo a cui appartengono ma, come in un colpo di spugna, saranno cancellate dalla grande lavagna della Vita. L'uomo, nascendo e morendo alternativamente, si arricchir delle esperienze attinte nel Regno della Materia densa, percorrer la "Scala dell'Evoluzione" e si proietter verso l'infinito Piano della Coscienza Universale. L'anima, unica e individuale, ogni qualvolta il corpo morir, relazioner allo Spirito le esperienze acquisite e lo Spirito sar il programmatore del successivo cammino dell'uomo nella materia. E per, quando s'ode cosa o vede che tegna forte a s l'anima volta, 9 vassene 'l tempo e l'uom non se n'avvede; Perci, quando si ode o si vede qualcosa, che tenga fortemenete a s l'anima rivolta, il tempo passa e l'uomo non s'avvede; ch'altra potenza quella che l'ascolta, e altra quella c'ha l'anima intera: 12 questa quasi legata, e quella sciolta. poich una la facolt che avverte il passar del tempo nella dimensione limitata, e altra la facolt che possiede tutta

l'anima per intero: la prima quasi legata (nel relativo-terrestre "spazio-tempo"), mentre la seconda sciolta, (libera nella sua potenza eterna spirituale). Durante un contatto ravvicinato con un Fratello dello Spazio, l'uomo spesso perde completamente la cognizione del tempo terrestre, che pare affretti, oppure addirittura fermi il suo corso. Di ci ebb'io esperenza vera, udendo quello spirto e ammirando; 15 ch ben cinquanta gradi salito era Di ci io ebbi esperienza piena, quando, ascoltando ed ammirando il discorso di Manfredi; poich era salito di ben cinquanta gradi sull'orizzonte purgatoriale lo sole, e io non m'era accorto, quando venimmo ove quell'anime ad una 18 gridaro a noi: Qui vostro dimando. il sole, ed io non mi ero accorto del passare del tempo, quando giungemmo dove quelle anime ad una voce gridarono: Questo il luogo che cercavate, questa la risposta alla vostra domanda. Maggiore aperta molte volte impruna con una forcatella di sue spine 21 l'uom de la villa quando l'uva imbruna, Molte volte maggiore la stretta apertura che il contadino chiude con un fascetto di rovi per preservare l'uva in maturazione (dagli animali roditori, che si aggirano per la campagna), che non era la calla onde salne lo duca mio, e io appresso, soli, 24 come da noi la schiera si partne. di quanto non fosse lo stretto cunicolo per il quale salimmo Virgilio ed io, allorch la schiera delle anime si allontan da noi. Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, montasi su in Bismantova 'n Cacume 27 con esso i pi; ma qui convien ch'om voli; Si sale e si discende in localit molto ripide come la Rocca di San Leo, nell'Appennino, tra Rimini e Urbino, la citt di Noli, nella riviera ligure e la Rupe di Bismantova a Cacume, nell'Emilia, con il solo aiuto dei peidi; ma, per poter ascendere la montagna del Purgatorio, l'uomo dovrebbe volare; dico con l'ale snelle e con le piume del gran disio, di retro a quel condotto 30 che speranza mi dava e facea lume. "volare" dico con le ali snelle e con le piume, secondo l'eterno desiderio umano, seguendo la guida extraterrestre che a me infonde coraggio e lume di Conoscenza. L'animo umano, se pure vivente nell'oblio della terrena legge del tempo, ha sempre serbato, racchiuso nel suo profondo, il ricordo di aver volato in altre dimensioni e la Conoscenza dell'approssimarsi di un migliore domani, in cui egli potr rivedere, dopo l'attuale "notte di terrore", l'antico sole risplendere in una futura alba radiosa. Allora l'uomo potr crearsi, prelevando dal sole l'energia psichico-creativa, quelle ali snelle, di cui parla Dante, e muoversi anche senza pi l'appoggio di queste, libero e felice negli spazi del Cosmo. Noi salavam per entro 'l sasso rotto, e d'ogne lato ne stringea lo stremo, 33 e piedi e man volea il suol di sotto. Noi salivamo lungo l'impervia ascesa del "sasso rotto", come

all'estremo spreme il dolore terreno, mentre l'uomo si arrampica con piedi e con mani sull'ascesa evolutiva, sia a due che a quattro zampe, nella dimensione "Animale-Umana". L'ascesa del"sasso rotto" era simile all'ascesa evolutiva del pianeta Terra, "sasso" anch'esso nello spazio cosmico e anch'esso purtroppo "rotto" per via dell'energia velenosa da esso assorbita, emanata dall'umanit in tanti secoli di errori ed orrori. Poi che noi fummo in su l'orlo suppremo de l'alta ripa, a la scoperta piaggia, 36 Maestro mio, diss'io, che via faremo? Dopo che giungemmo all'estremit della parete rocciosa, sulla piana e libera spiaggia, Maestro mio, domandai, quale via seguiremo? Ed elli a me: Nessun tuo passo caggia; pur su al monte dietro a me acquista, 39 fin che n'appaia alcuna scorta saggia. E lui a me: Non mutare nessun tuo passo; prosegui dietro di me (sempre sulla "diritta via"), fino all'apparire di una scorta saggia a cui chiedere consiglio. Lo sommo er'alto che vincea la vista, e la costa superba pi assai 42 che da mezzo quadrante a centro lista. La sommit del monte era tanto alta che superava la facolt visiva umana, e il pendio era molto pi ripido di una linea tracciata dalla met di un quadrante, al centro del cerchio. Io era lasso, quando cominciai: O dolce padre, volgiti, e rimira 45 com'io rimango sol, se non restai. Io ero gi stanco, quando dissi: O dolce padre, volgiti a guardare come io rimango solo se tu non ti fermi. Figliuol mio, disse, infin quivi ti tira, additandomi un balzo poco in se 48 che da quel lato il poggio tutto gira. Figliolo mio, rispose, tirati fin qui, (dove sono io, in questa superiore dimensione, se vuoi proseguire verso l'ascesa, vicino a me), indicandomi un balzo poco pi s, poich da quel lato il "poggio" (degli errori) gira tutto intorno. S mi spronaron le parole sue, ch'i' mi sforzai carpando appresso lui, 51 tanto che 'l cinghio sotto i pi mi fue. Cos spronato dalle sue parole, mi arrampicai carponi, ovvero con mani e con piedi, fino a quando giunsi al bordo del recinto. "carpando" con le mani e con i piedi, potrebbe intendersi anche un ritorno alla dimensione animale, per poter giungere purificato, quindi pi "appresso lui" al suo Piano di Luce. A seder ci ponemmo ivi ambedui vlti a levante ond'eravam saliti, 54 che suole a riguardar giovare altrui. A sedere ci ponemmo qui, ambedue rivolti a levante, verso la strada imboccata, la nostra strada, poich a ciascuno giova guardare quale delle strade evolutive stata intrapresa, accettarla e percorrerla fino in fondo, senza inciampi o titubanze. Questo discorso non da intendersi, come dicono i commentatori, che i due poeti si volsero a guardare il monte, come sua posizione geografica, poich ad ogni alpinista giova conoscere la strada, per una migliore scalata, prima di

avventurarsi sulla montagna. Dante descrive invece la fatica, particolarmente la propria, nell'ascendere il faticoso cammino della Vita, mentre l'aiuto Celeste ci sprona ad elevarci sempre pi s. Li occhi prima drizzai ai bassi liti; poscia li alzai al sole, e ammirava 57 che da sinistra n'eravam feriti. Gli occhi drizzai prima ai bassi lidi, poi li alzai al sole, e mi meravigliavo del fatto che, essendo rivolto ad est, vedevo il sole a sinistra invece che a destra. Viene da chiedersi ancora: Dante si sarebbe rivolto a guardare in basso? oppure a reincarnarsi ancora, "carpando con mani e con piedi", in dimensione inferiore, per poi giungere pi maturo sul Piano di Luce pi elevato, accanto a Virgilio? Ben s'avvide il poeta ch'o stava stupido tutto al carro de la luce, 60 ove tra noi e Aquilone intrava. Ben s'avvide il poeta che io stavo tutto intento a guardare, in preda a profondo stupore il mitologico "carro del sole", che si avvicinava a noi con "Aquilone" (vento del nord che si levava dal Settentrione). Qui ricordiamo la descrizione di Ezechiele all'apparire del mezzo di volo extraterrestre, da cui sbarcarono i tre Cherubini, con i quali Ezechiele ebbe un "contatto ravvicinato". Anche Ezechiele (1:4-14) descrive tale arrivo con queste parole: "Un gran vento si lev da Settentrione" (vento del Nord-Aquilone). Ond'elli a me: Se Castore e Poluce fossero in compagnia di quello specchio 63 che s e gi del suo lume conduce, Allora Virgilio mi disse: Se "Castore e Polluce" la costellazione dei Gemelli fosse ancora in compagnia del Sole (cio con quello specchio che riflette la luce del Grande Sole Manassico, il quale alimenta tutti i soli del Cosmo) che porta la sua energia vitale su e gi (nel suo movimento perenne attorno all'asse universale), Dante non doveva stupirsi alla vista del Carro della Luce, di cui prima non aveva riconosciuto la natura. Ognuno intende secondo la propria evoluzione, acquisita durante il Cammino sulla via della Vita. tu vedresti il Zodaco rubecchio ancora a l'Orse pi stretto rotare, 66 se non uscisse fuor del cammin vecchio. tu vedresti lo Zodiaco rosseggiante ruotare ancora in un giro pi stretto vicino alle costellazioni delle Orse, a meno che non uscisse fuori dal suo vecchio cammino stellare. se non uscisse fuor del cammin vecchio - v. 66 Il sole percorre, sul piano dell'Eclittica, l'intero periplo delle 12 Costellazioni dello Zodiaco e, durante il fenomeno conosciuto sotto il nome di "Precessione degli Equinozi", lo percorre in senso inverso rispetto a quello annuale cui siamo abituati. Il tempo richiesto per compiere l'intero giro di Precessione, riconosciuto dalla Scienza, di 25.920 anni terrestri. Ne consegue che la Precessione di ogni singolo Segno richiede 2.160 anni circa (25.920 : 12 = 2.160). A conferma della perfetta analogia e sincronicit tra il Microcosmo (l'uomo) e il Macrocosmo, si noti che questo esattamente il numero

delle respirazioni compiute da un uomo nel tempo di una Rotazione Terrestre, cio un giorno. Numero respirazioni medie: (in un minuto: 18; in un'ora: 18 x 60 = 1.080; in 24 ore: 1.080 24 = 25.920). Come gi detto, i cicli, attraverso i quali il nostro pianeta passa sotto l'influsso della Precessione degli Equinozi, determinano condizionamenti nell'Evoluzione dell'uomo, elargendogli energie e forze che stimolano le sue strutture biologiche, mentali e spirituali. L'Eclittica, definita la "STRADA DI FETONTE", traccia sulla via evolutiva EMISFERI DIVERSI: Il punto ALFA (il Sole) effettu la Precessione nel Segno del Toro dal 4.560 a.C. al 2.400 a.C.; nel segno dell'Ariete dal 2.400 a.C. al 240 a.C.; nel segno dei Pesci dal 240 a.C. al 1.920 d. C.; l'indirizzo religioso e storico di quei tre periodi legato analogicamente alle caratteristiche di quei tre segni Zodiacali. Come noto, ogni SEGNO occupa nel Grafico Celeste 30 di ampiezza (360 : 12 = 30 ). Una suddivisione dei SEGNI in 12 ZONE di 2,5 (30 : 12 = 2,5 ) che ripete l'ordine dei 12 Segni ZODIACALI, ci permette lo sviluppo delle 12 SOTTOGAMME ASTRO-ENERGETICHE, che ci consentono di seguire nei particolari il lungo cammino attraverso l'ultimo Segno dei PESCI. Infatti, se il punto Equinoziale, nel percorrere questo SEGNO in 2.160 anni circa, ha dato al corso degli avvenimenti di questa epoca un giro di danza particolare, analogo alle sue caratteristiche (dolore, sensitivit misticismo, tradizione, ignoranza, fanatismo, ipocrisia), evidente che, percorrendo ciascuna di queste ZONE, ognuna di 180 anni (2.160 : 12 = 180), la storia di questi periodi DEVE aver seguito una certa direzione corrispondente analogicamente, alla natura di ogni ZONA. Cos il Sole va "s e gi", riflettendo agli astri e agli uomini il "lume" della Divina Intelligenza del Cosmo. Come ci sia, se 'l vuoi poter pensare, dentro raccolto, imagina Sin 69 con questo monte in su la terra stare Se vuoi poter pensare, come ci sia, tutto raccolto in te stesso, immagina che Gerusalemme (nella sua struttura terrestre) e il "monte del Purgatorio" (nella sua struttura energetico-dimensionale), si trovino insieme sulla Terra s, ch'amendue hanno un solo orizzn e diversi emisperi; onde la strada 72 che mal non seppe carreggiar Fetn, cos, che abbiano un solo orizzonte che fonda in un tutt'uno Cielo e Terra e, nell'eterno evolversi della Vita, i Fratelli del Cielo e quelli della Terra, nella stessa infinita Armonia d'amore. Uno stesso orizzonte che, per entrambe le strutture, pi vasto appare, quanto pi alto il punto di osservazione; pi in alto l'uomo salir, sempre pi egli sar in grado di apprezzare e godere la bellezza e la grandisosit dell'Edificio Cosmico che lo contiene e di penetrare, strumentalizzandoli con Giustizia e Amore, i segreti delle Eterne Leggi che lo regolano. Pi egli salir e pi si allontaner dal Polo Negativo materiale, pi s'immerger nei valori dell'Assoluto Sostanziale. Inoltre, persino il valore atomico del suo corpo si sintonizzer gradatamente su valori meno densi e pi eterei. Un solo orizzonte, emisferi diversi, poich gli emisferi del "Monte dell'Evoluzione" sono di struttura spirituale e determinati da meridiani diversi. Per la qual cosa, vedrai come l'eclittica (definita la "strada

che Fetonte non seppe seguire col carro del sole, affidatogli dal Padre Apollo") percorse il cammino sbagliato; egli con suo danno e con danno del mondo intero, non seppe reggere le redini nel dovuto equilibrio. Ecco Fetonte: l'Umanit incosciente del mondo odierno nell'apocalittica profezia raffigurante l'autodistruzione. La Scienza umana, in contrasto con Dio Padre, fuori dall'Eclittica della Vita, port il carro del sole per la strada sbagliata. Cos i cavalli del carro di Fetonte, precipitati dal cielo, pare si siano sollevati in diabolica natura, trasformati nei cavalli dell'Apocalisse: Guerra, Fame, Pestilenza e Morte, che oggi pi che mai impazzano, percorrendo il mondo in lungo e in largo, per le vie che, per tale galoppata, pare siano state spianate gi dall'Umanit blasfema. vedrai come a costui convien che vada da l'un, quando a colui da l'altro fianco, 75 se lo 'ntelletto tuo ben chiaro bada. capirai come ad ognuno spetta il proprio percorso evolutivo, nel Bene e nel Male, se l'intelletto tuo ben chiaro bada. Certo, maestro mio, diss'io, unquanco non vid'io chiaro s com'io discerno 78 l dove mio ingegno parea manco, Certo, maestro mio, dissi io, giammai compresi cos chiaramente una questione, rispetto alla quale il mio ingegno appariva insufficiente, che 'l mezzo cerchio del moto superno, che si chiama Equatore in alcun'arte, 81 e che sempre riman tra 'l sole e 'l verno, come ora intendo che il mezzo cerchio del moto celeste, che si chiama Equatore, "in alcun'arte" in ogni concetto scientifico, rimane sempre tra il sole e l'inverno, per la ragion che di' , quinci si parte verso settentron, quanto li Ebrei 84 vedevan lui verso la calda parte. per la ragione che tu m'induci a capire, mentre il sole era al Nord, gli Ebrei, non riconoscendo il bagliore proveniente dal "carro di luce" vedevano questo come fosse il sole dall'opposta parte. Gli Ebrei, infatti, furono guidati da un mezzo di volo extraterrestre, per ben quarant'anni nel deserto. Essi lo chiamavano "carro infuocato" o "nuvola", non conoscendo altra cosa oltre la nuvola, che potesse restare ferma, sospesa nello spazio; lo vedevano come il sole che "di notte prendeva aspetto di fuoco". Ma se a te piace, volontier saprei quanto avemo ad andar; ch 'l poggio sale 87 pi che salir non posson li occhi miei. Ma se a te piace, io volentieri saprei quanto avremo ancora da camminare, poich, se il poggio ancora sale nella sua struttura energetico-dimensionale, la mia lunghezza d'onda visiva non pu nulla percepire. Ed elli a me: Questa montagna tale, che sempre al cominciar di sotto grave; 90 e quant'om pi va s, e men fa male. Ed egli a me: Questa montagna evolutiva tale che presenta all'inizio difficile l'ascesa, ma, quanto pi l'uomo sale, pi facile l'intendimento e pi lieve il proseguire. Per, quand'ella ti parr soave tanto, che s andar ti fia leggero 93 com'a seconda gi andar per nave, Per, quando il salire ti parr facile cos come andar per

nave, allor sarai al fin d'esto sentiero; quivi di riposar l'affanno aspetta. 96 Pi non rispondo, e questo so per vero. e tu sarai alla fine di questo aspro senrtiero; attenzione, non fermarti, attendi per riposare il tuo affanno. Pi io non ti dico, ma sii pur certo che questo vero. E com'elli ebbe sua parola detta, una voce di presso son: Forse 99 che di sedere in pria avrai distretta! Alla fine di queste parole, una voce subito disse: Forse avrai tu fretta di sedere! Al suon di lei ciascun di noi si torse, e vedemmo a mancina un gran petrone, 102 del qual n io n ei prima s'accorse. A quella voce ci volgemmo a guardare, sul lato sinistro (il negativo) vi era un gran masso, di cui prima non ci eravamo accorti. L ci traemmo; e ivi eran persone che si stavano a l'ombra dietro al sasso 105 come l'uom per negghienza a star si pone. La arrivammo; e qui vi erano persone che riposavano all'ombra del sasso come a riposare si pone l'uomo negligente. E un di lor, che mi sembiava lasso, sedeva e abbracciava le ginocchia, 108 tenendo 'l viso gi tra esse basso. Tra costoro io vidi un tale che, stringendo le ginocchia tra le braccia, sedeva con gli altri e aveva il viso basso. O dolce segnor mio, diss'io, adocchia colui che mostra s pi negligente 111 che se pigrizia fosse sua serocchia. O dolce signor mio, io dissi al maestro, guarda questo che si dimostra pi negligente degli altri e pare che la pigrizia sia sua sorella. Allor si volse a noi e puose mente, movendo 'l viso pur su per la coscia, 114 e disse: Or va tu s, che se' valente! Alle mie parole, costui si volse e muovendo il viso rasente la coscia, con sarcasmo mi disse: Or va tu s, che sei valente! Conobbi allor chi era, e quella angoscia che m'avacciava un poco ancor la lena, 117 non m'imped l'andare a lui; e poscia Riconobbi chi era e nonostante l'angoscia che mi impediva la lena, andai da lui; e poi Da tutti i difetti, compresi quelli del fumo e dell'alcool, dalle cattive abitudini, indispensabile liberarsi in tempo, al fine di non portare il pesante strascico in vite successive. ch'a lui fu' giunto, alz la testa a pena, dicendo: Hai ben veduto come 'l sole 120 da l'omero sinistro il carro mena? quando gli fui vicino, egli alz appena la testa e (prendendomi in giro per i miei precedenti discorsi) disse: Hai ben veduto come dall'omero sinistro il carro mena il sole? Li atti suoi pigri e le corte parole mosser le labbra mie un poco a riso; 123 poi cominciai: Belacqua, a me non dole I suoi brevi gesti e le sue parole mossero le mie labbra un poco al riso; poi dissi: Belacqua, a me fa piacere di te omai; ma dimmi: perch assiso

quiritto se'? attendi tu iscorta, 126 o pur lo modo usato t'ha' ripriso? saperti in salvo sulla via evolutiva; ma dimmi: perch sei qui? sei in attesa di una scorta, oppure la tua pigrizia, di cui allora non fosti capace di guarire, ti ha riagganciato? Ed elli: O frate, andar in s che porta? ch non mi lascerebbe ire a' martri 129 l'angel di Dio che siede in su la porta. Ed egli: O fratello, andare in s che vale? se l'angelo di Dio che siede sulla porta non mi permetterebbe di entrare. Prima convien che tanto il ciel m'aggiri di fuor da essa, quanto fece in vita, 132 perch'io 'ndugiai al fine i buon sospiri, Prima conviene perci che nell'Universo io vaghi, fuori dalla porta del Purgatorio, poich nelle trascorse vite indugiai nei buoni sospiri al Cielo, La ineluttabile Legge di Causa-Effetto mi ha messo in una situazione differente da quella in cui uno sviluppo positivo mi avrebbe condotto. Ora "conviene perci che il cielo mi aggiri", nel temporaneo ritorno in dimensioni inferiori. se orazone in prima non m'aita che surga s di cuor che in grazia viva; 135 l'altra che val, che 'n ciel non udita? se non mi aiuta una orazione che sorga da un'anima evoluta vivente nella grazia (la cui forza-pensiero abbia la potenza di irradiarsi nelle alte Sfere Celesti); cosa vale l'altra preghiera, che in Cielo non udita? E gi il poeta innanzi mi saliva, e dicea: Vienne omai; vedi ch' tocco meridian dal sole e a la riva 139 cuopre la notte gi col pi Morrocco. E gi il poeta mi precedeva e mi diceva: Vedi che ormai il meridiano dell'energia purgatoriale gi toccato dal sole e la notte dell'involuzione che avanza giunta ormai sulla riva del limite estremo. Il trapianto degli organi Il pi grave errore dell'uomo del ventesimo secolo Ammonimento Divino Ogni organo ha una individuale lunghezza d'onda energetica e non pu essere confuso con un altro, appartenente a corpo vibrante di frequenza diversa. Ogni creatura vivente di vita biofisica ha una lunghezza d'onda prettamente individuale, che si forma in base alle individuali esperienze, al loro genere, alla loro durata e al tempo astrologico in cui si sono verificate. E` pertanto impossibile trovare due creature viventi aventi uguale lunghezza d'onda. A tale formazione contribuiscono inoltre il numero delle vite vissute, la lunghezza d'onda dell'energia dei nomi e tutto quanto di concreto o astratto ha partecipato alla sua esistenza. Le vibrazioni di frequenza sono individuali, cos come lo sono le impronte digitali ed esattamente come queste "irripetibili"; il cosiddetto fenomeno del rigetto lo dimostra ampiamente. La cosa pi grave che il lato occulto, di carattere spirituale, stato oggi completamente scordato. L'uomo non soltanto formato di corpo fisico, ma ha in s lo Spirito, che fa di lui "una scintilla del Tutto Dio", al Quale esso appartiene ed ha in s la sua anima, che vive oltre la morte del fisico. L'anima, ormai fotografata con la macchina del dott. Rodriguez e con le apparecchiature Kirlian, compenetra per intero il corpo fisico ed

ha sede principalmente negli organi e, come gi dimostrato, ne esce per un certo spessore, formando un'aureola pi o meno luminosa a seconda del grado di evoluzione dell'individuo. Le immagini o esperienze di vita restano impresse, essendo energia, nell'energia del campo animico e da questo vengono trasferite sui piani astrali, dove risiedono tutte le altre immagini esistenti nel Cosmo che, quali "bagaglio spirituale", restano sempre collegate con lo spirito dell'individuo a cui appartengono. La vecchia regola di attendere tre giorni prima di effettuare i funerali o la cremazione aveva le sue buone ragioni. L'uomo, per la durata approssimativa di tre giorni, pur se il cuore ha cessato di battere ed ogni atto motorio spento, ancora vivo sul piano umano ed ogni dolore, sensazione, ferita ecc., viene perfettamente percepita dal "defunto". La sapienza dei Cavalieri di Rosa Croce ci ha comunicato che per tre giorni un sottile filo di energia ("filo d'Argento" definito sin dal tempo antico), collega il cuore con i corpi eterici meno densi ed esattamente fino a quando l'anima non abbia trasmesso tutte le immagini di vita al corpo astrale; ci avviene in sequenza inversa, come un film proiettato all'inverso e perfettamente percepito dal "defunto". Si tratta dello stesso fenomeno spesso raccontato da persone che stavano per trapassare e che poi "furono salvate" continuando a vivere sul piano umano. Ci viene insegnato anche che in quei tre giorni conviene lasciare il morto indisturbato dai pianti di dolore di coloro che erroneamente credono di aver perduto per sempre la persona cara. Naturalmente, passati i tre giorni, nessun medico opererebbe il trapianto, poich (questo il medico ben lo sa) soltanto dopo tre giorni l'individuo morto e trapassato. Il medico sa perfettamente che l'operazione viene praticata su organi ancora vivi, su un corpo ancora VIVO, PULSANTE, SENSIBILE DI UNA POVERA CREATURA, LA CUI ANIMA, DOPO IL TRAPIANTO, NON AVRA` PIU` NESSUNA POSSIBILITA` DI RITORNO, perch il trapianto ha cancellato, come un colpo di spugna sulla grande lavagna dell'Esistenza, le esperienze della vita recentemente conclusa, esperienze che dopo il trapianto sono state sofferte inutilmente. A tal punto lo scettico dir che non possono restare impresse nel Cosmo delle immagini, senza chiedersi cosa imprimiamo noi sulla carta per fotografie e sui nastri magnetici, n cosa trasmettiamo sul teleschermo se non onde sonore o visive. Ebbene, se queste non fossero onde-luce, se queste si spegnessero intorno alle immagini, potremmo noi captare, imprimere, trasmettere una cosa inesistente? Se si sempre affermato che "non esiste materia senza energia n energia senza materia", non siamo forse noi stessi, come tutto ci che esiste, energia condensata da un particolare potere vibratorio dimensionale? Accettiamo dunque liberamente l'idea che per LEGGE FISICA tutti gli atti e tutti i detti, QUALI ENERGIA NELL'ENERGIA IN CUI VIVIAMO, in base alla Legge Cosmica del "NULLA SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE, TUTTO SI TRASFORMA", OGNI ESSERE CREATO, UNO CON IL PADRE, vibrante della stessa vibrazione Sua, resti nell'eterno presente, dentro a quel TUTTO, DAL QUALE NON E` MAI USCITO. Per dare una prova di questa grande verit, ecco qui un'intervista del monaco Benedettino, P. Pellegrino Ernetti. (L'estrema importanza del messaggio mi costringe a dilungarmi sull'argomento). Padre Pellegrino Ernetti non un uomo qualunque. Egli stato nominato dallo Stato Italiano docente di Prepolifonia (cio della musica prima dell'anno mille) al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. La fondazione Cini, di Venezia, gli ha affidato incarichi di

rilievo, come l'organizzazione di un centro liturgico musicale con corsi di perfezionamento di musica prepolifonica. L'Associazione Nazionale Santa Cecilia lo ha nominato Direttore Nazionale del Segretario degli Studi Maschili d'Italia per la Musica Sacra. Egli, assieme ad un gruppo di dodici fisici, riuscito ad ottenere un complesso di apparecchiature di altissima precisione, che consentono di ricostruire immagini, suoni e avvenimenti accaduti centinaia e centinaia di ani or sono. Il gruppo, dopo anni di lavoro condotto con lo stesso sistema con cui gli astronomi, calcolando gli anni-luce riescono a ricostruire l'aspetto di una stella spenta da migliaia di anni, ha ottenuto risultati strabilianti: sono stati "captati" personaggi storici e una intera tragedia, scritta nel 169 a.C. e andata poi dispersa, stata ricostruita. L'intera vita di Cristo stata fotografata. Ma ascoltiamo Padre Pellegrino Ernetti, che stato intervistato dal giornalista Vincenzo Maddaloni ("Domenica del Corriere" n.18 del 2 maggio 1972 a pag. 26). DOMANDA: La "macchina", prof. Pellegrino, l'avete inventata voi: lei e i dodici fisici della sua quipe? Siete riusciti a ricostruire le voci e le vicende del passato. Grazie a voi, premendo un bottone gli antichi possono ritornare tra noi con le parole, pensieri e immagini. Una scoperta sensazionale per la scienza e la stessa vita. Come siete arrivati a tutto questo? Che cosa precisamente ha fatto Lei? RISPOSTA: Ho il merito di aver dato il principio a tutta l'elaborazione, che si basa su un principio di fisica accettato da tutti, secondo il quale le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono, ma si trasformano e restano presenti e onnipresenti, quindi possono essere ricostruite come ogni energia, in quanto esse sono energia... Tengo a precisare che i miei studi non hanno nulla a che vedere con la Parapsicologia o con la Metapsichica, con le quali si cerca di dare una spiegazione a tutto ci che voce dell'aldil, suoni o figure dell'aldil. No, qui si tratta di una questione prettamente scientifica e cio, dato il principio che le onde sonore e visive sono energia, ne deriva che sono captabili e quindi ricostruibili. DOMANDA: Questo, secondo voi, l'unico modo per captare le voci dallo spazio? Un sistema che si base su leggi di fisica? Ma per quanto riguarda l'immagine come riuscite a catturarla? RISPOSTA: Anche l'onda visiva, come l'onda sonora, energia e come ogni altro elemento materiale formata di luce e si dissolve in luce. Da questo possiamo dedurre, ed scientificamente accertato, che l'energia soltanto luce, che forma tutti i vari elementi che noi chiamiamo materia. E se la luce l'elemento primoridiale che forma tutte le altre energie insite nella materia, significa che come sono eterne e ricostruibili altre energie, cos molto di pi ricostruibile l'onda visiva che la madre di tutte le altre energie. Il suono, per esempio, oggi scientificamente accertato, genera luce, convertibile in luce e viceversa. Ne segue quindi che anche l'onda sonora non si distugge perch anch'essa, assieme all'onda luminosa, concorre alla formazione di tutti gli altri aggregati che perci possono essere ricostruiti, quindi captati. DOMANDA: CAPTATI, MA COME? RISPOSTA: Con l'uso di apparecchiature adatte. La nostra quipe

stata la prima al mondo a costruirle. L'attrezzatura formata da una serie di antenne per permettere la sintonizzazione delle singole voci ed immagini. Si sa che ciascun essere umano, da quando nasce a quando muore, lascia dietro di s come una doppia scia, una sonora ed una visiva, una specie di carta d'identit diversa per ogni persona. E` in base a questa carta d'identit che si pu ricostruire la singola persona in tutti i suoi fatti e i suoi detti. Per questo motivo si in grado oggi di risentire e di rivedere i personaggi pi grandi della storia... Miei commenti sulle parole di Padre Pellegrino Arnetti: ...le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono, ma si trasformano e restano presenti e onnipresenti... Possiamo dedurre che una civilt distante da noi decine di anni-luce e in possesso di una avanzata scienza tecnologica, avr potuto captare e ricostruire l'energia sonora e visiva emessa dalla razza terrestre in migliaia di anni di cammino evolutivo ed essere pervenuta ad una conoscenza esatta del suo sviluppo storico, morale e filosofico. ...si pu ricostruire la singola persona in tutti i suoi fatti e i suoi detti... Se le cose stanno effettivamente cos, possiamo essere sicuri che una civilt superiore, senza spostarsi dal proprio pianeta, in grado schiacciando un bottone, di ricostruire i fatti e i detti di ogni creatura della Terra, sia essa defunta che vivente. In tal modo, detta civilt in grado di conoscere nei minimi dettagli la storia passata e presente della evoluzione della nostra razza e di verificarla, ogni qualvolta lo ritenga necessario. Dice, infatti, Padre Pellegrino Arnetti: "Verifiche sono state fatte con personaggi pi facili da captare perch scomparsi da poco tempo e sui quali esiste una vasta documentazione storica come, per esempio, Pio XII e Mussolini. Le loro immagini sono state confrontate con i filmati e le incisioni dell'epoca; i risultati sono stati pi che soddisfacenti..." Viene fatto di domandarci a questo punto: che opinione si sar fatta di noi terrestri la civilt di altri mondi, dal momento che l'ipocrisia quel sottile veleno che ci possiede e ci fa dire cose che non pensiamo e fare cose che intimamente non accettiamo? Ci perch, dato il postulato espresso da Padre Pellegrino Ernetti, anche il pensiero una emissione di energia e, quindi, captabile e ricostruibile. Infatti, durante l'intervista il Padre ha detto: Questa macchina pu provocare una tragedia universale, perch toglie la libert di parola, di azione e di pensiero. Infatti, anche il pensiero una emissione di energia: quindi captabile... Ecco perch necessario che questi apparecchi non diventino alla portata di tutti... fino a quando l'uomo imparer ad agire bene per il bene... Sar forse perch non giunto ancora sulla Terra il momento della Verit che Padre Arnetti rimasto nella impossibilit di dimostrare la veridicit delle sue affermazioni, non essendo riuscito a rintracciare i principali uomini della sua quipe, con i quali egli ha operato sulla mirabile macchina del tempo. Queste opere, per noi, ancora oggi, sono definite "miracoli", quantunque, ai nostri giorni, parallelamente alle diverse apparizioni dei mezzi di volo Celesti, che nella Bibbia sono chiamati "Carri di Fuoco" (come quello che port "al cielo" il

profeta Elia e tanti altri personaggi del passato), "Nuvole Ardenti", "Clipeius Ardens" dagli antichi Egizi, Sumeri e Caldei e da Ezechiele "Ruote infuocate" ecc. e oggi, da noi, "Dischi Volanti", si verificato nel mondo un numero crescente di avvenimenti stupefacenti, aventi una somiglianza convincente con racconti biblici concernenti, tra l'altro, gli esseri chiamati "Angeli" dai nostri antichi padri, nonch le loro gesta. Cos pure quando guardiamo le cose alla luce della situazione mondiale attuale e le colleghiamo ai racconti e alle profezie bibliche riguardanti la "Fine dei Tempi". Rileggendo ci che stato detto duemila anni fa da GESU` CRISTO, noi troviamo una descrizione del mondo ai nostri giorni di una terribile guerra distruttiva seguita dall'atterraggio massiccio di esseri provenienti dallo spazio, nonch dell'evoluzione di una parte dell'umanit. A tal punto bene ricordare che Cristo disse: " Chi ha occhi per vedere, veda e chi ha orecchi per udire, oda". Ebbene, per costoro evidente che i dischi volanti sono uno dei "SEGNI" annunciati dal Cristo per la "Fine dei Tempi". Allo stesso tempo, detti segni, fanno parte di una gigantesca opera di soccorso per la Terra. Soggiungo ancora che "l'uomo non pu dividere ci che DIO ha unito". L'uomo non padrone dei suoi organi, n tanto meno di quelli di un altro. Un'invenzione umana lo sciocco pretesto di far rivivere un morto nel corpo di un altro. Ognuno se stesso, ognuno ha bisogno delle sue individuali esperienze vissute, indispensabili alla propria evoluzione, indispensabili per proseguire sul camino della Vita nell'Universo. Ogni anima bloccata dal trapianto, sia del donatore che del ricevente dell'organo trapiantato, sar costretta dal "Cammino del Tutto in Evoluzione", a rifare le esperienze che fino al momento del trapianto, sono state sofferte per Nulla. Tutte le esperienze vissute saranno annullate, cancellate come da un colpo di spugna sulla grande lavagna della vita. Ma c' dell'altro: l'uomo non padrone di se stesso, poich non esiste per se stesso, ma in funzione del Tutto che lo contiene, cos come le cellule del corpo umano non esistono per se stesse, ma in funzione dell'universo-uomo che le contiene. La cellula uomo sar sconvolta nel cammino evolutivo, una parte del Tutto-Dio ne soffrir. Per tale motivo, anche il chirurgo che ha operato il trapianto, e tutti coloro che ne sono stati consenzienti subiranno le medesime conseguenze del retrocedere evolutivo da essi stessi causato ad altri. IDDIO, EQUILIBRIO del Cosmo, potr cancellare questa macchia di peccato, dopo una karmica sofferenza prolungata nei secoli. "Come in alto, cos in basso", tutte le dimensioni sono collegate in un'unica "Scala dell'Evoluzione" che collega il Regno Minerale al Cosmico-Divino: possiamo dare oggi un nuovo significato ai versi di Francis Thompson, che affermava la magnetica catena della continuit e della interconnessione di tutte le cose con queste parole: "NON PUOI SCUOTERE UN FIORE SENZA AGITARE UNA STELLA".

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto V nel libero commento di Giovanna Viva Antipurgatorio: secondo balzo - ripresa della salita - le anime dei negligenti "per forza morti" - Jacopo del Cassero - Buonconte da Montefeltro - Pia de' Tolomei Io era gi da quell'ombre partito, e seguitava l'orme del mio duca, 3 quando di retro a me, drizzando 'l dito, Allontanatomi dalle ombre dei pigri, ripresi a salire seguendo Virgilio, quando uno di loro, vedendo me (che, se pure in corpo denso, grazie alla leggerezza cellulare raggiunta, pareva sfiorassi anch'io terra con i piedi), indicandomi col dito, una grid: Ve' che non par che luca lo raggio da sinistra a quel di sotto, 6 e come vivo par che si conduca! grid: Guardate come la luce del sole si arresta di colpo sul corpo di quello che sale per ultimo, pur se come vivo in questa dimensione par si comporti! Li occhi rivolsi al suon di questo motto, e vidile guardar per maraviglia 9 pur me, pur me, e 'l lume ch'era rotto. Mi volsi al suo di quella voce, e vidi tutti guardare con meraviglia sia me che la luce arrestata sul mio corpo. Il corpo di Dante proiettava ombra e lo distingueva da tutte quelle anime. Perch l'animo tuo tanto s'impiglia, disse 'l maestro, che l'andare allenti? 12 che ti fa ci che quivi si pispiglia? Perch l'animo tuo tanto divaga, disse Virgilio, che l'andare allenti? impigliandosi in ci che si bisbiglia? Virgilio temeva che quelle manifestazioni di meravigia attardassero il cammino di Dante. Vien dietro a me, e lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla 15 gi mai la cima per soffiar di venti; Vieni dietro a me, e non ti curar dell'altrui giudizio: stai come torre ferma che non crolla, come cima che giammai si

muove al soffiar dei venti; ch sempre l'omo in cui pensier rampolla sovra pensier, da s dilunga il segno, 18 perch la foga l'un de l'altro insolla. poich l'uomo, il cui pensiero tentenna, facilmente viene distratto e s'attarda nell'ascesa, quando la foga del pensiero dell'altro lo coinvolge e gli arresta il cammino. Che potea io ridir, se non Io vegno? Dissilo, alquanto del color consperso 21 che fa l'uom di perdon talvolta degno. Come potevo rispondergli, se non Io vengo? Lo dissi accettando il suo saggio consiglio e le sue esortazioni, con quella vergogna che arrossa il viso e rende l'uomo degno di perdono. E 'ntanto per la costa di traverso venivan genti innanzi a noi un poco, 24 cantando 'Miserere' a verso a verso. E intanto in direzione trasversale, lungo la costa del monte, venivano persone un po' pi avanti di noi, cantando 'Miserere' "a verso a verso" da espiazione a espiazione. Quando s'accorser ch'i' non dava loco per lo mio corpo al trapassar d'i raggi, 27 mutar lor canto in un oh! lungo e roco; Quando quelle anime si accorsero che il mio corpo non dava spazio al trapassare dei raggi, mutarono il canto in un prolungato oh! di meraviglia, lungo e roco; e due di loro, in forma di messaggi, corsero incontr'a noi e dimandarne: 30 Di vostra condizion fatene saggi. e due di loro ci corsero incontro come messaggeri per domandarci: Dateci notizia delle vostre condizioni di vita. E 'l mio maestro: Voi potete andarne e ritrarre a color che vi mandaro 33 che 'l corpo di costui vera carne. E il mio maestro: Voi potete riferire a coloro che vi mandarono che il corpo di costui " vera carne" di materia vibrante in dimensione umana. Se per veder la sua ombra restaro, com'io avviso, assai lor risposto: 36 fccianli onore, ed esser pu lor caro. (Le Forze Cosmiche vivificano e ristabiliscono l'Equilibrio del Cammino Evolutivo, attraverso la Conoscenza). Se per vedere la sua ombra arrestarono il cammino, come io penso, li ho soddisfatti con la mia risposta. Il desiderio di Conoscenza, tanto gradito al Cielo, " fccianli onore" faccia loro onore e pu essere loro cara la mia chiarificazione (che costituisce, quale spinta evolutiva, un tassello del mosaico della Grande Verit). Vapori accesi non vid'io s tosto di prima notte mai fender sereno, 39 n, sol calando, nuvole d'agosto, Non vidi mai vapori accesi di prima notte, n al tramonto tra nuvole d'agosto, fendere cos rapidamente il sereno del cielo, che color non tornasser suso in meno; e, giunti l, con li altri a noi dier volta 42 come schiera che scorre sanza freno. come vidi tornare su con le altre le due anime a riferire il messaggio, poi tutte si allontanarono veloci come schiera che scorre senza freno. Questa gente che preme a noi molta, e vegnonti a pregar, disse 'l poeta: 45 per pur va, e in andando ascolta.

Molti sono gli uomini desiderosi di Conoscenza, e questi vegono a chiedere il tuo aiuto, disse il poeta: per tu non fermarti e nel proseguire ascolta. O anima che vai per esser lieta con quelle membra con le quai nascesti, 48 venian gridando, un poco il passo queta. O anima che vai per esser lieta con quelle membra con le quali nascesti, mi raggiungevano voci diverse, rallenta un poco il passo. Guarda s'alcun di noi unqua vedesti, s che di lui di l novella porti: 51 deh, perch vai? deh, perch non t'arresti? Guarda se alcuno di noi conosci, affinch tu possa portare di lui notizie al mondo umano: deh, perch vai? deh perch non ti fermi? Noi fummo tutti gi per forza morti, e peccatori infino a l'ultima ora; 54 quivi lume del ciel ne fece accorti, Noi fummo uccisi e peccatori fino all'ultima ora; qui, in questo momento la Luce Divina ci illumina il pensiero (la dolorosa morte ci purific e ci rese consapevoli dei nostri trascorsi errori, la Grazia ci pervase), s che, pentendo e perdonando, fora di vita uscimmo a Dio pacificati, 57 che del disio di s veder n'accora. cos che pentendoci e perdonando chi ci dette la morte, uscimmo dalla sfera espiativa nella pace di Dio, ed ora ci accora il desiderio di giungere alla Vetta Suprema. E io: Perch ne' vostri visi guati, non riconosco alcun; ma s'a voi piace 60 cosa ch'io possa, spiriti ben nati, E io: Non riconosco di voi nessuno che mi sia noto, ma se volete cos che io possa, spiriti ben nati, voi dite, e io far per quella pace che, dietro a' piedi di s fatta guida 63 di mondo in mondo cercar mi si face. ditemi i vostri nomi, ed io vi aiuter per quella pace che cerco andando di mondo in mondo, seguendo i passi di s alta guida che la Grazia mi concede. E uno incominci: Ciascun si fida del beneficio tuo sanza giurarlo, 66 pur che 'l voler nonpossa non ricida. Ed uno di loro disse: Ciascuno di noi si fida della tua promessa, pur che alcuna Legge Divina non impedisca l'aiuto. Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo, ti priego, se mai vedi quel paese 69 che siede tra Romagna e quel di Carlo, perci io, che ti parlo prima degli altri, ti prego, se mai vedessi il paese di Fano, che risiede tra la Romagna e la terra di Carlo d'Angi, il regno di Napoli, che tu mi sie di tuoi prieghi cortese in Fano, s che ben per me s'adori 72 pur ch'i' possa purgar le gravi offese. che tu mi usi la cortesia di dire ai congiunti e agli amici di Fano, di pregare per me affinch la preghiera (proveniente da persone in grazia di Dio), mi aiuti ad iniziare l'espiazione nel Purgatorio delle mie gravi colpe. Quindi fu' io; ma li profondi fri ond'usc 'l sangue in sul quale io sedea, 75 fatti mi fuoro in grembo a li Antenori, Io nacqui in Fano, ma le ferite mortali sul corpo nel quale aveva sede la mia anima, mi furono inflitte "in grembo a li Antenori" nei pressi di Padova, fondata dal principe troiano

Antenore, l dov'io pi sicuro esser credea: quel da Esti il f far, che m'avea in ira 78 assai pi l che dritto non volea. l dove io pi sicuro mi credevo: Azzolino d'Este mi fece uccidere; egli mi odiava pi di quanto fosse guisto. Ma s'io fosse fuggito inver' la Mira, quando fu' sovragiunto ad Oraco, 81 ancor sarei di l dove si spira. Se fossi fuggito verso Mira, quando fui raggiunto ad Oriaco, mi sarei salvato. Corsi al palude, e le cannucce e 'l braco m'impigliar s ch'i' caddi; e l vid'io 84 de le mie vene farsi in terra laco. Corsi a nascondermi nella palude, e l tra le piante palustri m'impigliai, caddi; e l vidi formarsi per terra un lago del mio sangue. Poi disse un altro: Deh, se quel disio si compia che ti tragge a l'alto monte, 87 con buona petate aiuta il mio! Poi un altro disse: Possa esaudirsi il tuo desiderio di salire rapido il monte, con spirito di carit aiutami a realizzare la stessa aspirazione! Io fui di Montefeltro, io son Bonconte; Giovanna o altri non ha di me cura; 90 per ch'io vo tra costor con bassa fronte. Io fui Bonconte di Montefeltro; n mia moglie Giovanna n altri hanno cura di pregare per me; perci io vado con costoro umiliato e triste. E io a lui: Qual forza o qual ventura ti trav s fuor di Campaldino, 93 che non si seppe mai tua sepultura? E io a lui: Quale destino o sventura ti port fuori da Campaldino, tanto che mai si seppe il luogo di tua sepoltura? Oh!, rispuos'elli, a pi del Casentino traversa un'acqua c'ha nome l'Archiano, 96 che sovra l'Ermo nasce in Apennino. Oh!, egli rispose, ai piedi del Casentino traversa un fiume che ha nome Archiano, che nasce sopra l'Ermo in Appennino. L 've 'l vocabol suo diventa vano, arriva' io forato ne la gola, 99 fuggendo a piede e sanguinando il piano. L dove si spegne il suo nome (allor che l'acqua si riversa nell'Arno), io arrivai ferito nella gola, fuggendo a piedi e insanguinando il piano. Quivi perdei la vista e la parola; nel nome di Maria fini', e quivi 102 caddi, e rimase la mia carne sola. Qui perdetti la vista e la parola; fin col nome di Maria e qui caddi e rimase solo il mio corpo fisico. Io dir vero e tu 'l rid tra ' vivi: l'angel di Dio mi prese, e quel d'inferno 105 gridava: "O tu del ciel, perch mi privi? Io ti dir il vero e tu lo ripeterai tra i vivi, in dimensione umana: l'angelo di Dio mi prese con s, mentre l'angelo dell'Inferno gridava: "O tu del ciel, perch mi privi? Tu te ne porti di costui l'etterno per una lagrimetta che 'l mi toglie; 108 ma io far de l'altro altro governo!" Tu porti con te la sua animica parte eterna, per una lacrimetta che ti versa; ma io far dell'altra parte altro governo (ristabilir in lui l'equilibrio perduto, con la mia

opera purificatrice)!" Ben sai come ne l'aere si raccoglie quell'umido vapor che in acqua riede, 111 tosto che sale dove 'l freddo il coglie. Tu sai certamente (continu Bonconte) come nell'aria si raccoglie il vapore che ricade in pioggia, dopo essersi condensato nel piano freddo dell'aria. Giunse quel mal voler che pur mal chiede con lo 'ntelletto, e mosse il fummo e 'l vento 114 per la virt che sua natura diede. Cos giunse quel mal volere che, se pur mal chiede con l'intelletto, tramuta il Male in Bene (come "quell'umido vapor che in acqua riede" ritorna) e mosse il fumo e il vento per mezzo della potenza purificatrice che la sua natura diede. l'angel di Dio mi prese, e quel d'inferno gridava - v. 104-105 Questa disputa tra l'Angelo bianco e l'Angelo nero, entrambi Angeli al servizio di Dio, se pur in differente missione, viene raccontata da Bonconte, affinch Dante la ripeta tra i vivi, che non conoscono le Leggi Divine della Vita e della Morte. L'Angelo punitore voleva riportare all'anima l'Equilibrio che era stato disarmonizzato col peccato, essendo il corpo fisico il terminale dell'anima, si prefiggeva di ristabilirlo, attraverso il dolore fisico. (Sia il dispiacere dell'anima che il dolore fisico raggiungono entrambi la stessa purificazione). A tal punto il lettore, al buio delle Leggi Divine, si domander: "Come potrebbe ristabilirsi l'equilibrio perduto, se la parte mortale, il corpo, morto e insensibile, poich privo di anima?" Come gi affermato nel Canto I - v. 25-27 dell'Inferno, per un tempo approssimativo ai tre giorni, dopo che il cuore ha cessato di battere, l'anima resta ancora collegata al suo involucro fisico attraverso un filo di energia che rende il corpo perfettamente sensibile, come nella vita cos per tre giorni dopo la "morte" e pertanto Bonconte dice: "Cos sul Pratomagno giunse quel male proveniente da ferrea volont che lo richiede e che la forza evolutiva concede, e mosse il fumo e il vento". Indi la valle, come 'l d fu spento, da Pratomagno al gran giogo coperse 117 di nebbia; e 'l ciel di sopra fece intento, Poi quando il di' fu spento nelle tenebre della notte, il gran giogo della disarmonia delle forze naturali coperse il Pratomagno e una densa nebbia offusc la Terra e il cielo, s che 'l pregno aere in acqua si converse; la pioggia cadde e a' fossati venne 120 di lei ci che la terra non sofferse; cos il pregno aere si convert in acqua; la pioggia cadde sferzante e copiosa nei fossati in una tempesta che mai prima di allora quella terra aveva sofferto; e come ai rivi grandi si convenne, ver' lo fiume real tanto veloce 123 si ruin, che nulla la ritenne. e come avviene nelle grandi cascate, che si gettano verso il fiume cos veloce, si rovesci quell'acqua che nulla la ritenne. Lo corpo mio gelato in su la foce trov l'Archian rubesto; e quel sospinse 126 ne l'Arno, e sciolse al mio petto la croce Il mio corpo gelato si rivolt nella ghiaia e l'Archiano, nelle forze della natura disastrata, lo sospinse nel fondo

dell'Arno, e si sciolse cos dal mio petto la croce del peccato ch'i' fe' di me quando 'l dolor mi vinse; voltmmi per le ripe e per lo fondo, 129 poi di sua preda mi coperse e cinse. nella Grazia, quando il dolore mi vinse e la tempesta mi rivolt contro gli scogli e nel fondo del fiume, il mio corpo gonfio di rena e di melma rimase sepolto sotto la ghiaia. Cos Bonconte svel la sua fine, il suo sconosciuto luogo di sepoltura e lo svolgersi della eterna Legge di Giustizia, che Dante avrebbe portato alla conoscenza umana. Deh, quando tu sarai tornato al mondo, e riposato de la lunga via, 132 seguit 'l terzo spirito al secondo, Deh, quando tu sarai tornato nel tuo mondo e riposato dalla lunga via, intervenne un terzo, dopo il secondo spirito, ricorditi di me, che son la Pia: Siena mi f, disfecemi Maremma: salsi colui che 'nnanellata pria 136 disposando m'avea con la sua gemma. ricordati di me, che son la Pia: nacqui a Siena, morii in Maremma: si svegli dalla lunga morte umana colui che prima di uccidermi mi aveva inanellata con la sua gemma. Di fronte a Dante, Pia de' Tolomei non dice n perch, n come era stata uccisa. Ella ha perdonato il suo assassino, che non nomina neppure.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto VI nel libero commento di Giovanna Viva

Antipurgatorio: secondo balzo - altri negligenti "per forza morti" dubbio di Dante circa l'efficacia dei suffragi dei vivi - Sordello apostrofe di Dante all'Italia e a Firenze Quando si parte il gioco de la zara, colui che perde si riman dolente, 3 repetendo le volte, e tristo impara; Quando si conclude la partita della zara, colui che perde resta a ripetere le gettate dei dadi per essere pi addestrato le prossime volte, e tristemente impara; Dante viene attorniato dalle anime morte violentemente, le quali cercano di parlargli e si paragona, perci al vincitore del gioco della zara. Un tempo, il gioco dei dadi era chiamato cos per il fatto che la partita veniva annullata quando sulla faccia principale dei dadi appariva un numero convenzionale che corrispondeva allo zero e veniva definito "zara" dall'arabo "zehr". con l'altro se ne va tutta la gente; qual va dinanzi, e qual di dietro il prende, 6 e qual dallato li si reca a mente; il vincitore se ne va seguito ed attorniato da tutta la gente, ognuno cerca di ottenere in regalo una parte della vincita; el non s'arresta, e questo e quello intende; a cui porge la man, pi non fa pressa; 9 e cos da la calca si difende. ma egli non si ferma, ascolta or questo, or quello, porge la mano, e fra una promessa e l'altra, si difende dalla calca. Tal era io in quella turba spessa, volgendo a loro, e qua e l, la faccia, 12 e promettendo mi sciogliea da essa. Cos in quella turba spessa ero io, volgevo la faccia un po' qua e un po' l e promettendo mi allontanavo da essa. Quiv'era l'Aretin che da le braccia fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte, 15 e l'altro ch'anneg correndo in caccia. Qui vi era l'Aretino, che ebbe la morte dalle feroci braccia di Ghino di Tacco, e vi era anche l'altro che si anneg correndo in caccia. Ghino di Tacco era conosciuto per la sua ferocia nelle ruberie, nelle aggressioni e per le feroci burle di cui parla anche il Boccaccio. Nei riguardi di Benincasa, chiamato "l'Aretino", perch nato presso Arezzo, Ghino di Tacco era stato di una tale ferocia che fece allibire tutti e andare sulle furie papa Bonifacio VIII. Benincasa, famoso giurista, era stato nominato podest di Bologna e aveva decretato varie condanne a morte. Dal suo castello dominante tutta la Maremma, Ghino aveva meditato contro l'Aretino un feroce delitto; avendo saputo che costui era stato convocato come giudice a Roma, si rec in tribunale in veste di spettatore. Ad un certo momento, Ghino gli salt addosso soffocandolo con le braccia e senza che nessuno intervenisse a fermarlo, lo decapit e port la sua testa come trofeo al castello di Radicofani. Nell'altro "ch'anneg correndo in caccia", molti commentatori riconoscono Guccio dei Tarlati, signore di Pietramala, il quale, durante una partita di caccia, fu inseguito e costretto dagli inseguitori a gettarsi in Arno. Quivi pregava con le mani sporte Federigo Novello, e quel da Pisa 18 che f parer lo buon Marzucco forte.

In questo posto, con le mani tese in avanti, pregava anche Federico Novello, e quello di Pisa che fece apparire forte il buon Marzucco. Federico Novello era figlio di Guido Novello, che aveva governato Firenze per sette anni, durante il predominio dei Ghibellini e fu ucciso dai propri parenti. Quello di Pisa, secondo vari commentatori, Gano degli Scornigiani, il cui padre, Marzucco, era stato prima uomo politico e poi frate francescano. Marzucco, nell'occasione dell'assassinio del figlio Gano, rivel la sua tempra morale; non pens di vendicarsi, ma riuniti tutti i consorti, tenne loro un discorso ispirato alle parole di Ges, sul perdono per i propri nemici, definito "il grande precetto di Cristo", affermando che ognuno doveva vivere in pace, senza mai vendicarsi, per porre fine, cos ai delitti del mondo. Tutte queste anime avevano subito penose morti attraverso il delitto ed erano, pertanto, giunte alle porte del Purgatorio. Vidi conte Orso e l'anima divisa dal corpo suo per astio e per inveggia, 21 com'e' dicea, non per colpa commisa; Vidi il conte Orso e l'anima divisa dal suo corpo, come egli stesso affermava, "per astio e per invidia", non per colpa commessa; Pier da la Broccia dico; e qui proveggia, mentr' di qua, la donna di Brabante, 24 s che per non sia di peggior greggia. era l'anima di Pierre de la Brosse; e provveda costei a riparare alla sua colpa fino a che in quella vita, in modo che non vada incontro a "peggior greggia" sofferenze peggiori in vite successive. Pierre de la Brosse fu chirurgo di Luigi IX e poi di Filippo III, "l'Ardito". Tale chirurgo fu nominato Gran Ciambellano da Filippo l'Ardito, ma quando nel 1275, Luigi, primogenito del re, mor, egli accus la regina Maria di Brabante, seconda moglie di Filippo, di avere assassinato il figliastro Luigi, per assicurare la successione al trono al proprio figlio Filippo. Due anni dopo, durante la guerra tra Filippo III e Alfonso X di Castiglia, il rancore della regina Maria di Brabante si abbatt su Pierre, travolgendolo; venne infatti accusato di tradimento ed anche di aver tentato di sedurla. Questo avvenne per odio e per invidia, come egli stesso diceva, e non per colpa commessa, ma gli impulsi emanati dalle parole che promuovono il delitto tornano sempre a colpire di ritorno, similmente agli impulsi provenienti dal delitto stesso. Egli fu ucciso a sua volta dalle accuse che per astio e per invidia promosse la Regina Maria di Brabante. Come libero fui da tutte quante quell'ombre che pregar pur ch'altri prieghi, 27 s che s'avacci lor divenir sante, Quando fui libero da quelle anime che volevano che tutti noi per loro si pregasse, cos che venisse affrettata la loro salvezza, io cominciai: El par che tu mi nieghi, o luce mia, espresso in alcun testo 30 che decreto del cielo orazion pieghi; io dissi: Mi sembra che tu neghi, o Virgilio, esplicitamente in un passo del tuo poema che una preghiera possa piegare un decreto del Cielo; e questa gente prega pur di questo: sarebbe dunque loro speme vana,

33 o non m' 'l detto tuo ben manifesto? queste anime, invece, pregano per questo: dunque vana la loro speranza, oppure non mi ben manifesto quanto affermi? Ed elli a me: La mia scrittura piana; e la speranza di costor non falla, 36 se ben si guarda con la mente sana; Ed egli a me: Il mio testo chiaro; e la loro speranza non sbagliata, se si guarda attentamente con la mente libera da pregiudizi; ch cima di giudicio non s'avvalla perch foco d'amor compia in un punto 39 ci che de' sodisfar chi qui s'astalla; perch l'altezza del Giudizio Divino non si abbassa per l'ardore di carit di coloro che pregano), "un punto" un istante di preghiera (di fronte alla realt del tempo di Reincarnazione) non riesce a mitigare quella espizione necessaria all'anima che "qui s'astalla" qui dimora; e l dov'io fermai cotesto punto, non s'ammendava, per pregar, difetto, 42 perch 'l priego da Dio era disgiunto. e l (nell'Eneide), dove io chiarisco questo concetto, non si emendava con le preghiere, perch il perdono diviso dalla Giustizia di Dio. Veramente a cos alto sospetto non ti fermar, se quella nol ti dice 45 che lume fia tra 'l vero e lo 'ntelletto. Tuttavia non fermare il tuo pensiero in un dubbio cos profondo, prima che "quella" illumini la tua mente di Verit assoluta. Non so se 'ntendi: io dico di Beatrice; tu la vedrai di sopra, in su la vetta 48 di questo monte, ridere e felice. Non so se intendi: mi riferisco a Beatrice (che potr spiegarti questo concetto); tu la vedrai sulla vetta di questo monte ridere felice. La purificazione non pu avvenire se non attraverso il dolore. E` soltanto il dolore che libera l'anima dal negativo, assorbito nel male operare. Se l'amore, che accomuna nella pace e nella fratellanza, si eleva nelle alte Sfere Celesti in un'accorata preghiera, fatta di benefica energia, pu irrorare l'anima in pena, che dal positivo verr raggiunta ovunque essa sia, mediante la Forza-Pensiero. Questa la vera "comunione dei Santi, che libera l'anima dal peccato"... Senza questa comunanza affettiva, fatta di Amore fraterno, la Santa Particola non avrebbe alcun senso e resterebbe alla Terra con tutte le cose che non hanno un'anima. E io: Segnore, andiamo a maggior fretta, ch gi non m'affatico come dianzi, 51 e vedi omai che 'l poggio l'ombra getta. Ed io: Signore, andiamo pi in fretta, poich non mi affatico come prima, e vedi ormai come il monte proietta la sua ombra su di noi (l'ora avanza). Al nome di Beatrice, Dante prende fretta. Noi anderem con questo giorno innanzi, rispuose, quanto pi potremo omai; 54 ma 'l fatto d'altra forma che non stanzi. Noi finch dura il giorno andremo avanti, rispose, quanto pi potremo; ma le cose stanno in modo diverso da come tu pensi (riguardo a Beatrice).

Prima che sie l s, tornar vedrai colui che gi si cuopre de la costa, 57 s che ' suoi raggi tu romper non fai. Prima che tu giunga alla vetta del monte (reincarnandoti ancora), vedrai rinascere il sole, in modo tale che tu non romperai pi i suoi raggi col tuo corpo. La materia del corpo di Dante sar pi spiritualizzata e la luce del sole non produrr di lui ombra alcuna. Ma vedi l un'anima che, posta sola soletta, inverso noi riguarda: 60 quella ne 'nsegner la via pi tosta. Ma vedi l un'anima che stata posta sola e che guarda verso di noi: ella ti insegner la via pi breve. Venimmo a lei: o anima lombarda, come ti stavi altera e disdegnosa 63 e nel mover de li occhi onesta e tarda! Ci avvicinammo a lei: o anima lombarda, come stavi altera e disdegnosa nel tuo guardare lento! Ella non ci dicea alcuna cosa, ma lasciavane gir, solo sguardando 66 a guisa di leon quando si posa. Ella non ci parlava, ci lasciava proseguire, seguendoci con lo sguardo a guisa di leone che riposa. Pur Virgilio si trasse a lei, pregando che ne mostrasse la miglior salita; 69 e quella non rispuose al suo dimando, Anche Virgilio le si avvicin, pregandola di indicarci la migliore salita; e quella non rispose alla sua domanda, ma di nostro paese e de la vita ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava 72 Manta..., e l'ombra, tutta in s romita, ma ci chiese del nostro paese e della nostra vita, e il maestro cominci (pronunciando il nome della citt natale) Mantova..., e l'ombra, chiusa in se stessa fino a quel momento, surse ver' lui del loco ove pria stava, dicendo: O Mantoano, io son Sordello 75 de la tua terra!; e l'un l'altro abbracciava. si alz verso di lui dal luogo dove prima stava, dicendo: O Mantovano, io son Sordello della tua terra!; e si abbracciarono. Sordello da Goito, nato da famiglia nobile verso il 1200, fu giullare prima e poi uomo d'armi alla corte di Azzo VII d'Este; peregrin prima nelle corti di Provenza e poi lasci l'Italia, viaggiando nel mondo, sempre come uomo di corte. Al seguito di Carlo d'Angi nella spedizione in Italia, cade prigioniero prima di giungere nel Regno di Napoli, dove Carlo d'Angi sconfisse re Manfredi. Trovatore, uomo d'armi, signore di parecchi castelli, Sordello da Goito compose canzoni d'amore. Tra le sue poesie rest famoso "Il Pianto". Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, 78 non donna di province, ma bordello! Ahi serva Italia, albergo di dolore, nave senza nocchiero in gran tempesta, non pi Signora, esemplare di intere nazioni, ma bordello! Quell'anima gentil fu cos presta, sol per lo dolce suon de la sua terra, 81 di fare al cittadin suo quivi festa; Quell'anima gentile fu cos pronta a far festa al suo

concittadino, solo al nome della sua terra; e ora in te non stanno sanza guerra li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode 84 di quei ch'un muro e una fossa serra. e in te, Italia, si dilaniano fra loro i cittadini di una stessa citt, chiusa da fossi e da muri, con i suoi abitanti sempre rissosi e discordi. Qui il riferimento va anche agli uomini della Terra, "cittadini di una stessa citt" divisi in nazioni da confini e barriere, e che da fratelli sono divenuti nemici. Cerca, misera, intorno da le prode le tue marine, e poi ti guarda in seno, 87 s'alcuna parte in te di pace gode. Cerca, o sventurata, le tue regioni marittime lungo le coste e considera lo stato delle regioni continentali, per vedere se in una qualunque parte vi sia pace. Che val perch ti racconciasse il freno Iustinano, se la sella vota? 90 Sanz'esso fora la vergogna meno. A che vale, o Iustiniano, riaccomodare il freno, se il trono vacante? Senza le leggi romane, la vergogna sarebbe minore. Ahi gente che dovresti esser devota, e lasciar seder Cesare in la sella, 93 se bene intendi ci che Dio ti nota, Ahi gente che dovresti esser devota, e lasciar sedere un Cesare sulla tua sella, se bene intendi ci che Dio ti indica, guarda come esta fiera fatta fella per non esser corretta da li sproni, 96 poi che ponesti mano a la predella. guarda come la fiera Italia divenuta riottosa, perch non corretta dagli sproni, da quando ponesti mano tu alla briglia, o gente incapace. O Alberto tedesco ch'abbandoni costei ch' fatta indomita e selvaggia, 99 e dovresti inforcar li suoi arcioni, O tedesco Alberto d'Asburgo, che abbandonasti l'Italia, ora divenuta indomita e selvaggia, mentre tu avresti dovuto inforcare gli arcioni, giusto giudicio da le stelle caggia sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto, 102 tal che 'l tuo successor temenza n'aggia! giusto giudizio venga dalle stelle per la tua trascuratezza e cada sul tuo sangue, talmente che il tuo successore ne abbia timore e insegnamento! Ch'avete tu e 'l tuo padre sofferto, per cupidigia di cost distretti, 105 che 'l giardin de lo 'mperio sia diserto. Tu e tuo padre avete permesso che l'Italia, "il bel giardino dell'Impero" rimanga privo di ogni bene, bellezza e virt. Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: 108 color gi tristi, e questi con sospetti! Vieni a veder l'Italia, la famiglia dei Montecchi, dei Cappelletti, dei Monaldi, dei Filippeschi, uomo senza cura (vieni a visitare l'inselvatichito giardino dell'Impero): alcune di queste famiglie sono gi scomparse nelle guerre civili ed altre temono di subire la stessa sorte! Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura d'i tuoi gentili, e cura lor magagne; 111 e vedrai Santafior com' oscura! Vieni, o crudele, a vedere l'oppressione prodotta dai nobili

feudatari e cura le loro magagne; vedrai la contea di Santafiora com' decaduta! Vieni a veder la tua Roma che piagne vedova e sola, e d e notte chiama: 114 Cesare mio, perch non m'accompagne? Vieni (Imperatore senza corona) a vedere la tua Roma che piange per la tua trascuratezza, e che vedova sola, giorno e notte ti chiama: Cesare mio, perch non mi accompagni? Vieni a veder la gente quanto s'ama! e se nulla di noi piet ti move, 117 a vergognar ti vien de la tua fama. Vieni a vedere la gente quanto si ama! e se nulla di noi piet ti muove, vieni a vergognarti della cattiva fama che ti sei acquistato presso gli italiani. E se licito m', o sommo Giove che fosti in terra per noi crucifisso, 120 son li giusti occhi tuoi rivolti altrove? E se lecito mi , o sommo Giove che fosti in terra per noi crocifisso, son forse gli occhi tuoi rivolti altrove? O preparazion che ne l'abisso del tuo consiglio fai per alcun bene 123 in tutto de l'accorger nostro scisso? Oppure Tu permetti tanto male, in previsione di un bene concepito negli abissi dei Cieli e che l'intelligenza umana, col suo misero intuito, non raggiunge? Ch le citt d'Italia tutte piene son di tiranni, e un Marcel diventa 126 ogne villan che parteggiando viene. Poich le citt d'Italia son tutte piene di tiranni, e un Marcello diventa ogni villano che parteggiando per un partito sale (su un seggio di capo senza esserne degno). Fiorenza mia, ben puoi esser contenta di questa digression che non ti tocca, 129 merc del popol tuo che si argomenta. Firenze mia, puoi essere ben contenta (dice sarcasticamente) perch tutti questi mali non ti toccano, grazie al popolo tuo che a far bene s'ingegna. Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca per non venir sanza consiglio a l'arco; 132 ma il popol tuo l'ha in sommo de la bocca. Molti uomini hanno giustizia in cuore e tardi scocca per non giungere all'arco senza consiglio, ma il popolo tuo l'ha al sommo della bocca. Molti rifiutan lo comune incarco; ma il popol tuo solicito risponde 135 sanza chiamare, e grida: I' mi sobbarco! Molti uomini rifiutano il comune incarico; ma il popolo tuo risponde sollecito senza essere chiamato, e grida: Io mi sobbarco! Or ti fa lieta, ch tu hai ben onde: tu ricca, tu con pace, e tu con senno! 138 S'io dico 'l ver, l'effetto nol nasconde. Or ti fa lieta, perch ne hai motivo: tu ricca, tu con pace, tu con senno! Se dico il vero, l'apparenza non lo nasconde. Atene e Lacedemona, che fenno l'antiche leggi e furon s civili, 141 fecero al viver bene un picciol cenno Atene e Sparta, che pure ebbero savie leggi, fecero ben poco verso di te, che fai tanto sottili provedimenti, ch'a mezzo novembre 144 non giugne quel che tu d'ottobre fili. in confronto a te, o Firenze, che fai tanto sottili provvedimenti, che a met novembre non giunge quello che tu

inizi in ottobre. Quante volte, del tempo che rimembre, legge, moneta, officio e costume 147 hai tu mutato e rinovate membre! Quante volte, nel tempo che rimembra legge, moneta, ufficio e costume tu hai mutato e rinnovate le tue membra! E se ben ti ricordi e vedi lume, vedrai te somigliante a quella inferma che non pu trovar posa in su le piume, 151 ma con dar volta suo dolore scherma. Se tu ricordi e vedi bene, vedrai te somigliante a quell'inferma, che non pu trovare posa in su le piume, ma si volta e rivolta, volgendosi ora su l'uno, ora su l'altro fianco, per fare schermo al dolore. E` qui presente il riferimento al genere umano costretto al dolore.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto VII nel libero commento di Giovanna Viva Antipurgatorio: Sordello e la valletta dei principi - Sordello addita ai poeti le anime di vari monarchi Poscia che l'accoglienze oneste e liete furo iterate tre e quattro volte, 3 Sordel si trasse, e disse: Voi, chi siete? Dopo lunghe e accorate effusioni, Sordello, ritraendosi leggermente, domand: Voi, chi siete? Anzi che a questo monte fosser volte l'anime degne di salire a Dio, 6 fur l'ossa mie per Ottavian sepolte.

Prima che queste anime, ora degne di salire a Dio, fossero rivolte verso il cammino evolutivo, il mio corpo fu sepolto per opera di Ottaviano. Io son Virgilio; e per null'altro rio lo ciel perdei che per non aver f. 9 Cos rispuose allora il duca mio. Io sono Virgilio; perdetti il Cielo, pur se non colpevole, sia di peccato, che di mancanza di fede. Cos rispose il mio maestro. Qual colui che cosa innanzi s sbita vede ond'e' si maraviglia, 12 che crede e non, dicendo Ella ... non ..., Come colui che vede all'improvviso dinanzi a s una cosa che lo meravigli e lo renda ansioso, dicendo E`... non ..., tal parve quelli; e poi chin le ciglia, e umilmente ritorn ver' lui, 15 e abbraccil l 've 'l minor s'appiglia. cos parve Sordello; e con lo sguardo rivolto verso il basso, riavvicinatosi a Virgilio, lo abbracci ai ginocchi. O gloria di Latin, disse, per cui mostr ci che potea la lingua nostra, 18 o pregio etterno del loco ond'io fui, O gloria eterna degli italiani, esclam: per merito del quale la nostra lingua evidenzi tutta la sua pi elevata espressione, o pregio eterno della patria mia, qual merito o qual grazia mi ti mostra? S'io son d'udir le tue parole degno, 21 dimmi se vien d'inferno, e di qual chiostra. qual merito o qual grazia mi ti mostra? Se io son degno di udir le tue parole, dimmi se vieni dall'inferno e da quale cerchio. Per tutt'i cerchi del dolente regno, rispuose lui, son io di qua venuto; 24 virt del ciel mi mosse, e con lei vegno. Passando per tutti i cerchi espiativi, rispose Virgilio, son giunto fin qui; sorretto dalla Forza Divina, che mi accompagna ancora. Non per far, ma per non fare ho perduto a veder l'alto Sol che tu disiri 27 e che fu tardi per me conosciuto. Non per aver peccato, ma per non aver potuto proseguire sul cammino evolutivo ho perso il tempo per vedere l'Alto Sole che tu desideri e che io mi attardo a conoscere. "E CHE FU TARDI PER ME, CONOSCIUTO". Questo non significa: "fu da me conosciuto tardi, dopo la morte", come i commentatori affermano, anche perch, nella stessa terzina, Virgilio dice che PER NON FARE HA PERDUTO DI VEDERE L'ALTO SOLE. Non si pu, pertanto, pensare che egli sia gi pervenuto alla Massima Dimensione Cosmica - Solare ("Alto Sole"). Infatti: in Inferno Canto I - v. 123, 126, "Se tu vorrai salire alle beate genti, io ti affider ad un anima, che a far ci, PIU` DEGNA DI ME, poich quell'Imperatore che l su regna, non vuole che vi si acceda per mio mezzo, perch io FUI RIBELLANTE ALLA SUA LEGGE" (che stabilisce un veloce procedere evolutivo). In Inferno Canto I - v. 132, Dante dice a Virgilio: "Poeta, io ti richeggio per quello Dio che TU NON CONOSCESTI...". Pertanto, il verso 27 si pu intendere nel modo seguente: "E CHE FU TARDI" (ritardo nel tempo che pass nella sosta) "PER ME CONOSCIUTO": (tardi sar per me quando l'avr conosciuto). Luogo l gi non tristo di martri, ma di tenebre solo, ove i lamenti 30 non suonan come guai, ma son sospiri.

Laggi c' un luogo non rattristato da tormenti fisici, di tenebre solo (dove le anime son prive di corpo e quindi di occhi e di corde vocali), ove i lamenti non suonan come guaiti, ma son sospiri (di aria - di vento). Quivi sto io coi pargoli innocenti dai denti morsi de la morte avante 33 che fosser da l'umana colpa essenti; In tal cerchio (in tal situazione) son io, assieme ai pargoli "innocenti", non perch meritevoli di tale sofferenza, ma perch respinti dall'opera dell'aborto, "morsi dai denti della Morte", prima che fossero liberati dalle colpe che in quella esperienza di vita avrebbero dovuto espiare, ("avante che fosser da l'umana colpa essenti"); Virgilio si considera nello "stesso cerchio" dei pargoli respinti nel procedere evolutivo, arrestato anche lui, pur se non dall'opera delittuosa dell'aborto, dalle dolci suppliche di Beatrice. Ogni anima, prima di tornare a rinascere in dimensione umana, per il proseguimento del proprio ciclo evolutivo, sceglie da Lass la futura madre fra le sorelle di umano cammino, gi conosciute e amate in precedenti vite, affinch possa ella farle da guida ed esserle d'aiuto nel doloroso proseguimento dell'ascesa verso la Luce. quivi sto io con quei che le tre sante virt non si vestiro, e sanza vizio 36 conobber l'altre e seguir tutte quante. qui son io, con coloro che non potettero adornarsi delle tre sante virt e che senza colpa, conobbero altre esperienze e dovettero seguirle alla perfezione ("e seguir tutte quante"). senza colpa, conobbero altre esperienze (il delitto dell'aborto) v. 35-36 Dalla "Scuola Cristica dei Misteri" apprendiamo che la creatura che torna alla vita espiativa sceglie dall'aldil, prima di incarnarsi, i genitori e la famiglia in cui avere asilo in questa umana scuola correttiva. Ogni creatura, inoltre, sceglie di nascere sotto l'influsso di una determinata costellazione, che non altro che un fascio di determinati raggi energetici, i quali influiscono su di essa fino a quando non sar talmente sviluppata spiritualmente da sottrarsi all'influsso dei pianeti. Ogni uomo, secondo le sue opere pu raggiungere un grado di coscienza superiore o inferiore a quello che aveva alla nascita. Queste tendenze sono manifeste nell'irradiazione dell'anima e nella costellazione. La "Scuola Cristica dei Misteri" c'insegna ancora che nei mondi dell'aldil ci sono delle scuole come su questa Terra. L le anime vengono istruite su queste circostanze cosmiche e sulle loro ripercussioni. Ci sono degli Esseri superiori, o Angeli Istruttori, che si prendono cura particolare di quelle anime che vanno a reincarnarsi. E` importante che coloro che si incarnano sappiano quello che li aspetta sulla Terra. Se un'anima segue le istruzioni del suo insegnante, le permesso di guardare il campo di radiazione della costellazione che l'attende, per conoscere le varie possibilit di sviluppo della sua vita terrena. Questa visione della costellazione si manifesta all'anima e le mostra le varie disgrazie che la possono colpire. Spesso, succede che l'anima riconosca le sue eccessive tendenze negative e veda quali difficili situazioni e quali disgrazie possono succederle nella vita umana. In questo caso, le viene sconsigliato dalla scuola spirituale di reincarnarsi. L'insegnante spirituale le consiglia di rimanere ancora lass per migliorarsi, finch l'irradiazione dell'anima presenti aspetti pi positivi.

L'anima pu svilupparsi (in parte) anche nel regno superiore, dove pi facile migliorare l'irradiazione che in un corpo umano. Non appena l'anima entrata nel corpo, il suo passato viene coperto dal velo della dimenticanza. Questa piccolissima parte di nozioni cosmiche ci dice quanto squilibrio animico comporti l'aborto e quanto pesi la colpa di tale nefandezza. Con l'aborto "si uccide" una vita in sul nascere e si arresta il processo evolutivo della creatura stessa, nonch la Evoluzione Cosmica di cui ogni anima scintilla, poich l'uomo non vive per se stesso, ma in funzione del Tutto che lo contiene, come ogni cellula del corpo umano non vive per se stessa, ma in funzione dell'uomo a cui appartiene, Come gi detto, l'anima respinta dall'aborto sar costretta ad errare penosamente nel Cosmo, fino a quando si reincarner tramite altra madre; neanche le esperienze che l'attenderanno saranno esattamente quelle adatte ad essa. Ma se tu sai e puoi, alcuno indizio d noi per che venir possiam pi tosto 39 l dove purgatorio ha dritto inizio. Se tu sai e non ti impedito indicarci la via, perch possiamo arrivare pi presto - continua Virgilio - dicci il punto esatto in cui inizia il Purgatorio. Rispuose: Loco certo non c' posto; licito m' andar suso e intorno; 42 per quanto ir posso, a guida mi t'accosto. Rispose Sordello: Non segnato un posto fisso per tale accesso, ma per quel che posso, ti far da guida. Ma vedi gi come dichina il giorno, e andar s di notte non si puote; 45 per buon pensar di bel soggiorno. Vedi gi come declina il giorno. Quando manca la "Luce" non si pu ascendere sul sacro monte lungo la via della purificazione; cos la salita impedita dall'oscurit, pertanto opportuno trovare un luogo dove passare gradevolmente la notte. Anime sono a destra qua remote: se mi consenti, io ti merr ad esse, 48 e non sanza diletto ti fier note. Sul lato destro del monte vi sono appartate delle anime che saranno di certo liete di conoscervi e anche a voi ci sar gradito poich vi sono gi note. Com' ci?, fu risposto. Chi volesse salir di notte, fora elli impedito 51 d'altrui, o non sarria ch non potesse? Perch questo divieto?, domand Virgilio. Chi volesse salire di notte sarebbe impedito da qualcuno, oppure non ne avrebbe la forza? E 'l buon Sordello in terra freg 'l dito, dicendo: Vedi? sola questa riga 54 non varcheresti dopo 'l sol partito: Sordello tracci una linea per terra dicendo: Vedi? Neanche questa riga soltanto tu potresti varcare dopo il tramonto: non per ch'altra cosa desse briga, che la notturna tenebra, ad ir suso; 57 quella col nonpoder la voglia intriga. non perch a salire ci sia altro ostacolo oltre l'oscurit, ma la volont che nella notte dell'involuzione tale impotenza produce. che la notturna tenebra, ad ir suso; quella col nonpoder la voglia intriga - v. 56-57

La luce appartiene al polo positivo, il buio il negativo; cos come il giorno e la notte, anche il Bene e il Male, il Perdono e la Vendetta, l'Amore e l'Odio, ecc, formano i due poli opposti che accendono la Vita come positivo e negativo accendono la lampada elettrica. Il giorno succede alla notte e la notte al giorno. I processi evolutivi e involutivi si succedono senza posa; fase attiva e fase passiva si alternano per l'eternit. Durante la fase attiva della Creazione eterna ed infinita ("Giorno") gli universi e gli esseri emergono, si condensano, evolvono e si trasformano. Durante la fase passiva ("Notte") la Vita in gestazione e, dal punto di vista oggettivo, esiste solo l'oscurit. Cos nel libro della Genesi, i vari esseri vengono all'esistenza all'apparire della luce (al "mattino evolutivo"), ma ogni atto creativo separato dal successivo, dalla "sera", cio dal buio: "...e chiam la luce "giorno", e le tenebre "notte". Cos fu sera, poi fu mattina: primo giorno... e chiam il firmamento "cielo". Di nuovo fu sera, poi fu mattina: secondo giorno..." (Genesi 1:5-6). Ogni "Giorno" della Creazione si compone, quindi, di una "sera" e di una "mattina", cio, di un occultamento e di una manifestazione. Secondo l'antica dottrina induista, i sistemi solari si dissolvono nell'oscurit (in Sanscrito Pralaia) e riemergono (energeticamente) nella manifestazione (Manvantara). Perennemente in obbedienza a questa legge ciclica: il respiro di Brahma: la Vita, il tutto, Dio. Durante l'occultamento, quindi, il buio avanza, viene meno l'energia evolutiva del positivo risveglio, che si verifica, invece, nel giorno della Vita. Ed ecco l'impossibilit di ascendere sul monte evolutivo del Purgatorio, la cui cima giunge alle "porte" del Regno di Dio. La circolazione dell'energia attraverso la struttura dell'Universo, concepito come un organismo vivente inserito in una corrente creativa discendente e in una corrente evolutiva ascendente, simbolicamente rappresentata nella Bibbia dalla visione di Giacobbe al quale "...apparve una scala appoggiata sopra la Terra, con la cima arrivava al cielo; e per essa ecco gli angeli di Dio che salivano e scendevano. Al di sopra invece stava il Signore..." (Genesi 28:12).

Ben si poria con lei tornare in giuso e passeggiar la costa intorno errando, 60 mentre che l'orizzonte il d tien chiuso. Ben si potrebbe scendere lungo le pendici (nella notte della mente) e camminare intorno, ma non si pu proseguire nell'evoluzione finch, l'"orizzonte" intellettivo tiene nascosto il "giorno". Allora il mio segnor, quasi ammirando, Menane, disse, dunque l 've dici 63 ch'aver si pu diletto dimorando. Allora il mio signore acconsent, Conduci noi, disse, dunque l dove dici che si pu provare diletto. Poco allungati c'eravam di lici, quand'io m'accorsi che 'l monte era scemo, 66 a guisa che i vallon li sceman quici. Ci eravamo da poco allontanati da l, quando mi accorsi che il monte era scosceso e incavato come sono le valli qui sulla

Terra. Col, disse quell'ombra, n'anderemo dove la costa face di s grembo; 69 e l il novo giorno attenderemo. L, disse Sordello, ci avvieremo dove la costa maggiormente accogliente; e l attenderemo il nuovo giorno. Tra erto e piano era un sentiero schembo, che ne condusse in fianco de la lacca, 72 l dove pi ch'a mezzo muore il lembo. Quel sentiero, ora ripido e ora piano (come quello della vita), ci condusse alla cavit del monte, l dove l'avvallamento giungeva a pi della met tra l'alto e il piano. Nella "Scala dell'Evoluzione", pi gi della met, subito dopo del "mezzo del cammino", dove si trova la dimensione animale-umana, vi il Regno vegetale. In appresso, si riscontrer una certa attinenza fra la vita vegetale e quella delle anime che popolano la valletta. Oro e argento fine, cocco e biacca, indaco, legno lucido e sereno, 75 fresco smeraldo in l'ora che si fiacca, Quella valle era formata da tutti i colori pi belli della Terra. Oro e argento fine, cocco e biacca, indaco, legno lucido e sereno (come i gioielli ed i ricchi mobili che abbellivano la vita dei re e dei principi) splendevano fulgidi per tutta la valle, Vari e tanti sono stati i significati attribuiti a tale descrizione. Alcuni commentatori hanno creduto identificare la jychnite, sostanza legnosa detta in latino "lignis", secondo altri del legno indiano, "indaco", secondo altri ancora del color nero lucido e pertanto "sereno". Per altri "sereno" varrebbe l'azzurro dell'aria, venendo a mancare l'indaco quale colore. Il Chimenz osserva che questo sarebbe meno probabile, giacch il nero dell'ebano, per quanto lucido, non pare possa dirsi "sereno" e inserirsi tra i vivaci colori. A mio avviso, pi giusto ritenere che la valletta riproduca lo sfarzo di cui ebbero a fregiarsi in vita umana quelle anime di re e di principi, che ora espiavano immesse nelle piante. La storia c'insegna attraverso quali contorte vie i potenti della Terra giunsero a sentenziare che i loro sudditi e i loro schiavi non dovevano usufruire dell'eguaglianza di quei diritti umani che per loro erano leciti. Le anime della valletta vivevano, cos, nelle varie privazioni che la vita vegetale comporta e ci riscattava in esse l'equilibrio perduto nella colpa. da l'erba e da li fior, dentr'a quel seno posti, ciascun saria di color vinto, 78 come dal suo maggiore vinto il meno. della bellezza dell'erba e dei fiori, posti in seno alla valletta, ognuno sarebbe vinto, come dal maggiore vinto il minore. Non avea pur natura ivi dipinto, ma di soavit di mille odori 81 vi facea uno incognito e indistinto. La Natura non aveva in quel luogo dipinto soltanto i colori delle piante, ma, dalla soavit di tanti odori, produceva un aroma dolcissimo e indefinibile. Di tanta bellezza, per, le anime in espiazione non avvertivano nulla, cos come nel passato nessun bene avevano

agli altri procurato; le loro ricchezze erano ora per gli altri e non per loro. 'Salve, Regina' in sul verde e 'n su' fiori quindi seder cantando anime vidi, 84 che per la valle non parean di fuori. Il dolce canto di un 'Salve Regina' si spandeva nel vento dal fruscio delle piante e dell'erba. Ed io vidi anime che pregavano, "ma che, per la valle, non parean di fuori", perch erano nelle piante, dentro un corpo vegetale, perci "assise", radicate per terra. Prima che 'l poco sole omai s'annidi, cominci 'l Mantoan che ci avea vlti, 87 tra color non vogliate ch'io vi guidi. Prima che s'annidi l'ultimo sole, cominci Sordello, che ci aveva accompagnati, non vogliate che io vi guidi fra coloro che sono nella valletta! Di questo balzo meglio li atti e ' volti conoscerete voi di tutti quanti, 90 che ne la lama gi tra essi accolti. Di questo "balzo" (salto evolutivo) conoscerete voi persone e loro gesta, meglio di quanto potreste fare, se foste mescolati nella valle con essi. Colui che pi siede alto e fa sembianti d'aver negletto ci che far dovea, 93 e che non move bocca a li altrui canti, Colui che "siede" pi in alto di tutti (potrebbe trattarsi di un albero a lungo fusto) dimostra di aver trascurato il suo dovere dall'alto del suo trono, costui non canta con gli altri (un albero a lungo fusto privo di foglie che possano stormire al vento), Rodolfo imperador fu, che potea sanar le piaghe c'hanno Italia morta, 96 s che tardi per altri si ricrea. egli fu l'imperatore Rodolfo d'Asburgo (padre di Alberto tedesco), che non si cur di sanar le piaghe dell'Italia morente e, pertanto, lunga espiazione l'attende ("tardi per altri si ricrea"). L'altro che ne la vista lui conforta, resse la terra dove l'acqua nasce 99 che Molta in Albia, e Albia in mar ne porta: L'altro che gli accanto e che dal suo atteggiamento pare sia teso verso di lui per confortarlo, govern la Boemia, la terra dove nasce l'acqua che la Moldava ("Molta") porta nell'Elba ("Albia") di cui affluente, e che l'Elba porta nel mare: Ottacchero ebbe nome, e ne le fasce fu meglio assai che Vincislao suo figlio 102 barbuto, cui lussuria e ozio pasce. costui ebbe nome Ottacaro, fu nemico di Rodolfo (contro il quale combatt e mor in battaglia; i due erano stati nemici nel mondo umano, ma seggono ora insieme, a confortarsi l'un l'altro, nell'espiazione in dimensione diversa, nel regno della purificazione e del perdono). Ottacaro fu saggio e, ancora in fasce, fu migliore di Vincislao suo figlio, adulto e barbuto, che visse tra ozio e lussuria. E quel nasetto che stretto a consiglio par con colui c'ha s benigno aspetto, 105 mor fuggendo e disfiorando il giglio: Quel nasetto che siede vicino a Enrico il grasso, re di Navarra (colui che ha "benigno aspetto") e che pare siano l'un l'altro a consiglio, Filippo III, l'Ardito. Egli regn sulla Francia, ma fugg in battaglia disonorando il giglio (cio la bandiera di Francia, il cui stemma aveva tre gigli d'oro in campo azzurro):

guardate l come si batte il petto! L'altro vedete c'ha fatto a la guancia 108 de la sua palma, sospirando, letto. Guardate l come si batte il petto! Vedete l'altro che gli accanto e che "sospirando" (nel muovere del vento) ha fatto della sua palma, letto alla sua guancia. Anche qui pare ci venga descritta la posizione di un albero che posa una parte di s ("la guancia") sulla parte pi forte ("la sua palma", potrebbe anche essere un palmizio). L'uno Filippo III, padre di Filippo il Bello: "mal di Francia". L'altro Enrico di Navarra "Enrico il Grasso", la cui unica figlia Giovanna, erede al trono di Francia, spos il "mal di Francia". Padre e suocero son del mal di Francia: sanno la vita sua viziata e lorda, 111 e quindi viene il duol che s li lancia. Filippo III ed Enrico di Navarra, detto "il grasso", sono rispettivamente padre e suocero di Filippo il Bello, definito "il mal di Francia", per la sua vita viziosa e turpe. L'uno, come padre di lui, l'altro, come padre di lei, che ebbe a soffrire per colpa del marito, soffrono entrambi quel dolore che li spinge ("li lancia") verso il Divino Traguardo. Quel che par s membruto e che s'accorda, cantando, con colui dal maschio naso, 114 d'ogne valor port cinta la corda; Quello che pare cosi nerboruto (Pietro III d'Aragona, marito di Costanza, figlia di Manfredi), si accorda cantando con Carlo I d'Angi, figlio di Luigi VIII, re di Francia. Egli si adorn d'ogni virt di cui si cinge un cavaliere; e se re dopo lui fosse rimaso lo giovanetto che retro a lui siede, 117 ben andava il valor di vaso in vaso, e se re dopo lui fosse rimasto il giovanetto che dietro a lui siede, ben sarebbe passato il valore da erede a successore ("di vaso in vaso"), Ma il giovanetto che sedeva dietro (pare come alberello nato l accanto), ultimogenito di Pietro III, era morto in giovanissima et. che non si puote dir de l'altre rede; Iacomo e Federigo hanno i reami; 120 del retaggio miglior nessun possiede. che non si pu dir cos degli altri eredi Giacomo e Federico; essi hanno i reami, ma l'eredit migliore, la virt paterna, nessuno di loro possiede. Rade volte risurge per li rami l'umana probitate; e questo vole 123 quei che la d, perch da lui si chiami. La virt umana rare volte esiste nelle anime che espiano in dimensione vegetale ("per li rami"); e cos vuole Colui che tale espiazione permette, affinch al Suo Regno si acceda ("perch da lui si chiami"). Anche al nasuto vanno mie parole non men ch'a l'altro, Pier, che con lui canta, 126 onde Puglia e Proenza gi si dole. Anche al nasuto vanno le mie parole, non meno che a Pietro, che con lui espia, e per loro colpa il regno di Puglia e la contea di Provenza si dolgono ancora. Puglia e Provenza, lasciate in mano a Carlo II, lo zoppo, soffrirono molto. Tant' del seme suo minor la pianta,

quanto, pi che Beatrice e Margherita, 129 Costanza di marito ancor si vanta. Carlo II, ("la pianta"), tanto inferiore al suo seme (Carlo I), quanto Costanza ha motivo di vantarsi di suo marito (Pietro III), pi che non possano farlo Beatrice di Provenza e Margherita di Borgogna (mogli di Carlo I). Vedete il re de la semplice vita seder l solo, Arrigo d'Inghilterra: 132 questi ha ne' rami suoi migliore uscita. Vedete il re dalla semplice vita (Arrigo d'Inghilterra); costui, per essere stato semplice e onesto, ora siede solo, lontano dalla calca delle altre anime in espiazione, ed ha pertanto maggior respiro, poich "ne' rami suoi" ha migliore uscita verso l'aria e il sole. Quel che pi basso tra costor s'atterra, guardando in suso, Guiglielmo marchese, per cui e Alessandria e la sua guerra 136 fa pianger Monferrato e Canavese. Quello che pi basso tra tutti "s'atterra", (si noti ancora un'altra allusione al regno vegetale, dove le piante "atterrano" le radici) Guglielmo Marchese di Monferrato (spadalunga), per il quale e per la guerra di Alessandria piangono Monferrato e Canavese. Guglielmo, superbo vicario imperiale e capo ghibellino, cadde prigioniero e fu messo in una gabbia di ferro, dove fu tenuto per due anni, fino al 1292, anno in cui mor. Il figlio Giovanni I, per vendicarlo, mosse guerra contro Alessandria, ma l'esito della lotta non fu per lui felice, giacch ebbe invase le due regioni costituenti il Marchesato: Monferrato e Canavese, che ancor oggi piangono gli effetti di tale guerra. Possiamo, ora dedurre senza dubbio che la valletta dei principi ospitava i regnanti che tennero i sudditi nella privazione di ogni "colore" e di ogni respiro della vita. Inoltre, la loro posizione, "sempre assise" fra l'erba e i fiori, il battersi il petto in permanenza, lo stare in consiglio, la guancia posata sulla palma, che in permanenza faceva da letto, non pu di certo identificarsi al movimento di vita umana; noi non restiamo seduti a vivere fra l'erba e i fiori, cantando al vento, non ci battiamo continuamente il petto (neanche per dire "mea culpa") n atterriamo tanto nel pavimento da parere pi bassi degli altri... come Guglielmo marchese.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto VIII nel libero commento di Giovanna Viva Antipurgatorio: la valletta dei principi - due angeli guardiani della valletta - i tre poeti scendono nella valletta - Nino Visconti - la biscia messa in fuga dagli angeli Era gi l'ora che volge il disio ai navicanti e 'ntenerisce il core 3 lo d c'han detto ai dolci amici addio; Era gi l'ora che desta la nostalgia agli uomini, "naviganti" sperduti nei marosi del mondo terreno; l'ora in cui il primo biancheggiar delle stelle fa riaffiorare, nell'inconscio, il ricordo di mondi lontani e del d che ai dolci amici essi dissero addio; e che lo novo peregrin d'amore punge, se ode squilla di lontano 6 che paia il giorno pianger che si more; e che l'uomo nuovo pellegrino, lontano dalla sua Patria Celeste, in mondo nuovo, si strugge di nostalgia se ode una campana lontana, che pare piangere il giorno, nel tempo che muore (nella dimensione del tempo finito e dello spazio limitato "il giorno che si more"); quand'io incominciai a render vano l'udire e a mirare una de l'alme 9 surta, che l'ascoltar chiedea con mano. Fu allora che io, risvegliato nei ricordi del lontano felice passato, incominciai a "render vano", ad annullare il mio senso uditivo umano ed a vedere in dimensione vegetale, nel vero intendere sensitivo fra l'erba e i fiori, lo svolgersi della vita nella valletta. Vidi una delle anime "surta" che, come a staccarsi completamente dalle cose della Terra, sorgeva nella pace e la serenit che si tempra nella penitenza e si raffina nella preghiera, "che l'ascoltar chiedea con mano" (che a mani giunte chiedeva di essere ascoltata). Ella giunse e lev ambo le palme, ficcando li occhi verso l'orente, 12 come dicesse a Dio: 'D'altro non calme'. Ella congiunse e lev al cielo ambo le palme, protesa verso l'oriente, come dicesse a Dio: "Altro non chiedo che il vostro aiuto". 'Te lucis ante' s devotamente le usco di bocca e con s dolci note, 15 che fece me a me uscir di mente; Ed inizi il canto con cos dolci note che "fece me a me uscir di mente" (uscire dalla mia concezione umana); e l'altre poi dolcemente e devote seguitar lei per tutto l'inno intero, 18 avendo li occhi a le superne rote. mentre le altre anime, dolcemente devote, accompagnavano il

canto, anch'esse protese verso le "superne note" (verso le celesti sfere dei superiori mondi). Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero, ch 'l velo ora ben tanto sottile, 21 certo che 'l trapassar dentro leggero. Protendi qui, lettore, il tuo acume al vero (senza dubbio il riferimento va alle anime dei principi che espiavano in dimensione vegetale), poich il velo dell'incomprensione ora, dopo tante delucidazioni, ben sottile che certo il trapassarlo facile ormai. Io vidi quello essercito gentile tacito poscia riguardare in se 24 quasi aspettando, palido e umle; Io vidi quell'esercito gentile guardare verso il cielo, quasi in attesa del Celeste intervento; e vidi uscir de l'alto e scender gie due angeli con due spade affocate, 27 tronche e private de le punte sue. e vidi scendere dal cielo due angeli con due spade fiammeggianti di energia luminosa, che avevano le punte Arrotondate, "non fatte per ferire". Le Creature di altri mondi viventi, nel perdono e nella fratellanza, non usano armi, ma verghette energetiche, atte a fermare eventuali attacchi provenienti da esseri ancora involuti di inferiori pianeti. Gli Extraterrestri, se pur animati dalle pi pacifiche intenzioni, si sono spesso trovati costretti a dover fronteggiare reazioni irrazionali e violente. Verdi come fogliette pur mo nate erano in veste, che da verdi penne 30 percosse traean dietro e ventilate. I due angeli erano vestiti di verdi fogIioline (come le anime che in dimensione vegetale popolavano la valletta) che, mosse dal vento, ondeggiavano a tratti. L'un poco sovra noi a star si venne, e l'altro scese in l'opposita sponda, 33 s che la gente in mezzo si contenne. L'uno si ferm a poca distanza al di sopra di noi, l'altro discese al punto opposto, cos che le anime furono racchiuse in mezzo, protette dal male che l'energia notturna avrebbe apportato. Ben discerna in lor la testa bionda; ma ne la faccia l'occhio si smarria, 36 come virt ch'a troppo si confonda. Riconoscevo la loro testa bionda, ma nel fulgore del viso il mio occhio si smarriva. Ambo vegnon del grembo di Maria, disse Sordello, a guardia de la valle, 39 per lo serpente che verr vie via. Vengono inviati dall'amor di Maria, disse Sordello, a guardia del serpente che verr, via via che l'ombra avanza. Questo avviene anche nel corso della nostra vita, dove il serpente, quale ombra malefica, verr via via che la notte annera nel male operare terrestre, non essendo l'umanit sorretta da un sufficiente bagaglio di natura spirituale. La notte annera e la sua forza negativa, contraria ad ogni umano anelito evolutivo, concorrer a condurre quella parte dell'Umanit non predisposta all'Amore e alla Conoscenza delle Leggi del Cosmo verso effetti deleteri. Sar allora che l'Amor di Maria invier gli Angeli Suoi in soccorso dei "ciechi" e dei "sordi", incapaci di seguire gl'insegnamenti che ci port

Ges a prezzo del Suo Sacrificio sulla Croce. Ricordiamo, a tal proposito, la frase pronunciata dai discepoli di Emmaus: "Resta con noi, Signore, perch si fa sera e il giorno gi sta per finire" (Marco 16:12-13 e Luca 24:13). Se la Luce di Dio presente, le tenebre non perverranno! Ond'io, che non sapeva per qual calle, mi volsi intorno, e stretto m'accostai, 42 tutto gelato, a le fidate spalle. Onde io, non sapendo da quale parte sarebbe venuto il serpente, mi accostai spaventato al mio maestro. E Sordello anco: Or avvalliamo omai tra le grandi ombre, e parleremo ad esse; 45 grazoso fia lor vedervi assai. E Sordello disse: Scendiamo fra coloro che furono grandi personaggi nella storia umana e parleremo loro, che di ci saranno lieti. Solo tre passi credo ch'i' scendesse, e fui di sotto, e vidi un che mirava 48 pur me, come conoscer mi volesse. Dopo tre passi di discesa io fui di sotto e vidi un tale che mi guardava insistentemente come se volesse conoscermi. Temp'era gi che l'aere s'annerava, ma non s che tra li occhi suoi e' miei 51 non dichiarisse ci che pria serrava. Gi l'aria imbruniva, ma non tanto che fra noi lo spazio non mostrasse ci che prima la lontananza nascondeva. Ver' me si fece, e io ver' lui mi fei: giudice Nin gentil, quanto mi piacque 54 quando ti vidi non esser tra' rei! Ci avvicinammo l'un l'altro ed io, riconoscendolo, esclamai: "Giudice Nino, anima nobile, come son lieto di saperti qui in salvo e non tra i rei!". Nullo bel salutar tra noi si tacque; poi dimand: Quant' che tu venisti 57 a pi del monte per le lontane acque? Non ci astenemmo dal rivolgerci le pi affettuose espressioni di saluto, poi egli mi domand: Da quanto sei giunto qui per le lontane acque? Nino, come Sordello, non si accorse subito che Dante era in dimensione umana. Oh!, diss'io lui, per entro i luoghi tristi venni stamane, e sono in prima vita, 60 ancor che l'altra, s andando, acquisti. Oh, gli risposi, venni stamani attraverso luoghi tristi e sono nella mia dimensione precedente e, cos andando, acquisto l'altra successiva. E come fu la mia risposta udita, Sordello ed elli in dietro si raccolse 63 come gente di sbito smarrita. Udita la mia risposta, Sordello e Nino si raccolsero in s stessi all'improvviso, increduli e stupiti. L'uno a Virgilio e l'altro a un si volse che sedea l, gridando: S, Currado! 66 vieni a veder che Dio per grazia volse. Sordello si volse a Virgilio, mentre Nino, rivolgendosi ad uno che gli era accanto, grid: Su, Corrado, vedi quale cosa Iddio concesse per grazia! Poi, vlto a me: Per quel singular grado che tu dei a colui che s nasconde 69 lo suo primo perch, che non l guado, Ed a me disse: Per qual merito ti stata concessa tanta

misericordia, quando sarai di l da le larghe onde, d a Giovanna mia che per me chiami 72 l dove a li 'nnocenti si risponde. quando sarai fuori da queste sfere, di' a mia figlia Giovanna che per me invochi dal Cielo la grazia, poich a lei, anima pura, verr la risposta. Non credo che la sua madre pi m'ami, poscia che trasmut le bianche bende, 75 le quai convien che, misera!, ancor brami. Non credo che sua madre pi mi ami, da quando tolse dal capo le bianche bende di lutto, che (secondo l'uso fiorentino) dovrebbe indossare ancora. Per lei assai di lieve si comprende quanto in femmina foco d'amor dura, 78 se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende. Per lei facile comprendere che, quando si lontani dagli occhi lo si anche dal cuore. Non le far s bella sepultura la vipera che Melanesi accampa, 81 com'avria fatto il gallo di Gallura. Non credo che (nel suo secondo matrimonio) sar felice pi di quanto lo sarebbe stata se fosse rimasta sotto l'emblema del Gallo dei Visconti sardi, invece di finire la sua vita sotto la Vipera dello stemma dei Visconti di Milano. Cos dicea, segnato de la stampa, nel suo aspetto, di quel dritto zelo 84 che misuratamente in core avvampa. Cos egli diceva, mentre l'aspetto evidenziava in lui il sentimento di quel "diritto zelo", che misuratamente il cuore avvampa. Il sentimento, che avvampa il cuore di Nino Visconti verso la moglie dimentica, non era gelosia, ma un sentimento a cui pi appropriato sarebbe il nome di "zelosia". Noi abbiamo perduto il sentimento di "zelosia", ovvero di "diritto-zelo", che misuratamente avvampa i cuori d'amore vero, verso la persona amata e abbiamo attribuito il nome di gelosia ad una passione egoistica ed esclusivistica, capace di farci diventare ingiusti e crudeli. Questo sentimento di Nino era invece "diritto-zelo", nella interpretazione del vero amore che, nella sua pi elevata concezione, significa altruismo nel senso pi completo della parola, significa essere pronti a rinunciare a tutto ci che connesso al proprio io con la persona amata, pur di consentire a questa la gioia desiderata e poi gioire nel saperla felice. Beatrice d'Este, vedova del Visconti, si rispos con un altro Visconti, Galeazzo, allora duca di Milano, col quale ella fu infelice; era questo che rammaricava Nino. Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo, pur l dove le stelle son pi tarde, 87 s come rota pi presso a lo stelo. Mentre Visconti parlava, i miei occhi, avidi di vedere nuovi segni in cielo, scrutavano lass e, "pur" (precisamente) dove le stelle lentamente si muovono "come rota pi presso a lo stelo" (come fa la parte interna della ruota che gira intorno al suo asse). E 'l duca mio: Figliuol, che l s guarde? E io a lui: A quelle tre facelle 90 di che 'l polo di qua tutto quanto arde. Virgilio mi domand: Figliuolo, perch scruti lass? E io a lui: Guardo a quelle tre faville, della cui luce questo polo tutto s'illumina.

Ond'elli a me: Le quattro chiare stelle che vedevi staman, son di l basse, 93 e queste son salite ov'eran quelle. Ed egli a me: Le quattro stelle che vedesti dianzi son le pi basse, mentre queste sono salite al posto di quelle. E` evidente che anche queste tre stelle, che ora illuminavano il cielo, erano l'astronave e i dischi volanti, che avevano accompagnato gli angeli in corpo fisico pesante, fio alla valletta dei principi, come quelle "quattro luci sante" che accompagnarono Catone. Com'ei parlava, e Sordello a s il trasse dicendo: Vedi l 'l nostro avversaro; 96 e drizz il dito perch 'n l guardasse. Mentre Virgilio parlava, Sordello lo chiam, alz il dito perch guardasse in quella direzione e disse: Vedi di l il nostro avversario. Da quella parte onde non ha riparo la picciola vallea, era una biscia, 99 forse qual diede ad Eva il cibo amaro. Dalla parte in cui la piccola valle non aveva riparo, vi era una biscia (la forza che spinge al Male), forse la stessa che porse "ad Eva" (intesa come "umanit") l'amaro pomo della Scienza perversa. Tra l'erba e' fior vena la mala striscia, volgendo ad ora ad or la testa, e 'l dosso 102 leccando come bestia che si liscia. Tra l'erba e i fiori (simboleggianti gli agi della vita), avanzava la mala striscia volgendosi qua e l e leccandosi il dorso come bestia sicura di s, (che accarezza la sua potenza, che tanto ha presa sull'animo umano). Io non vidi, e per dicer non posso, come mosser li astor celestali; 105 ma vidi bene e l'uno e l'altro mosso. Io non vidi e non posso dire, perci, in che modo gli angeli respinsero quel rettile tentatore, ma ben li vidi muoversi l'uno e l'altro. Sentendo fender l'aere a le verdi ali, fugg 'l serpente, e li angeli dier volta, 108 suso a le poste rivolando iguali. Sentendo le verdi ali fendere l'aria, il serpente malefico fugg e li angeli ritornarono su, insieme, come erano venuti. L'ombra che s'era al giudice raccolta quando chiam, per tutto quello assalto 111 punto non fu da me guardare sciolta. L'anima, che si era accostata a noi, non aveva mai cessato di guardarmi (era stata quella di Corrado Malaspina, uno dei feudatari pi potenti della Lunigiana): Se la lucerna che ti mena in alto truovi nel tuo arbitrio tanta cera 114 quant' mestiere infino al sommo smalto, Se la lucerna che t'illumina la via trova tanta forza nel tuo libero arbitrio che ti accompagna fino al pi alto stadio dell'evoluzione terrestre, cominci ella, se novella vera di Val di Magra o di parte vicina 117 sai, dillo a me, che gi grande l era. cominci l'anima: ti prego, se sai, di darmi notizie di Valdimagra e dei dintorni, poich io in quella terra fui molto potente. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; 120 a' miei portai l'amor che qui raffina.

Fui chiamato Corrado Malaspina, non son l'antico, ma da lui provengo e portai alla mia gente il vero amore che qui ci spiritualizza. Oh!, diss'io lui, per li vostri paesi gi mai non fui; ma dove si dimora 123 per tutta Europa ch'ei non sien palesi? Oh!, io gli risposi, Non conosco i vostri paesi, ma quale luogo in Europa dove non siano conosciuti? La fama che la vostra casa onora, grida i segnori e grida la contrada, 126 s che ne sa chi non vi fu ancora; La fama che onora il vostro casato conosciuta in ogni contrada, cos che ne a conoscenza anche chi non vi e ancora stato; e io vi giuro, s'io di sopra vada, che vostra gente onrata non si sfregia 129 del pregio de la borsa e de la spada. Ed io vi giuro che la vostra famiglia non ha mai perduto la sua generosit; n il suo amore per il prossimo. Uso e natura s la privilegia, che, perch il capo reo il mondo torca, 132 sola va dritta e 'l mal cammin dispregia. Il suo buon vivere la privilegia tanto, che pur se la gente malvive, ella procede sola lungo la diritta via e disprezza il malefico cammino del mondo. Ed elli: Or va; che 'l sol non si ricorca sette volte nel letto che 'l Montone 135 con tutti e quattro i pi cuopre e inforca, che cotesta cortese oppinone ti fia chiavata in mezzo de la testa con maggior chiovi che d'altrui sermone, 139 se corso di giudicio non s'arresta. E Malaspina: Ora va, affrettati, prima che il sole si "ricorchi" sette volte non sostare mai, perch il Montone (energia negativa) afferra e travolge nella sua malefica spirale, ed io ti auguro che il sentimento che riponi in te e che dimostri con codesta gentile opinione che hai per la mia gente, ti sia ben confitto nella mente pi di ogni altro insegnamento e ti sia di sprone, se il corso del Supremo Giudizio non s'arresta. che 'l sol non si ricorca sette volte nel letto - v. 133-134 Il riferimento va ai sette tramonti dimensionali, che conducono lo Spirito dalla Coscienza Minerale alla Coscienza Cosmica: DIO. E poich lo Spirito corredato da valori eterni e vive fuori dal Tempo-Spazio, mentre l'uomo vivente nel negativo dell'entit fisica soggetto a ricadere sotto le influenze del "montone", significa che ogni creatura deve rifuggire dalle soste. L'uomo veicolo dello Spirito e come tale un "trasformatore" evolutivo dell'anima offuscata dalla colpa. L'energia quindi, che vitalizza l'uomo si trasforma gradatamente mediante le sette dimensioni, man mano che, per legge di evoluzione, l'uomo attinge esperienze nella dimensione materiale del Polo Negativo e gradatamente, attraverso le "ricorcate" del sole, si allontana dalle sue influenze per ricadere progressivamente nel campo delle influenze esercitate dal Polo Positivo. Questa trasformazione attraverso i sempre progredienti influssi solari possibile unicamente in virt della Reincarnazione, grazie alla quale l'uomo strumentalizzato quale veicolo materiale dello Spirito. Le esperienze fatte dall'uomo sono altrettanti impulsi energetici solari, che spingono la Coscienza dell'individuo verso la

progressiva sintonizzazione sul Polo Positivo. cio Dio. "Non sostare, ora vai". raccomanda Malaspina, "che il sol non si ricorca sette volte nel letto". Non compia, cio, il percorso evolutivo prima che tu ne sia dentro.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto IX nel libero commento di Giovanna Viva Davanti alla porta del Purgatorio: sogno di Dante e suo risveglio Virgilio spiega a Dante il suo sogno - l'angelo portiere incide con la punta della spada sette P sulla fronte di Dante - l'angelo apre la porta del Purgatorio - entrata dei due poeti La concubina di Titone antico gi s'imbiancava al balco d'orente, 3 fuor de le braccia del suo dolce amico; L'Aurora, concubina dell'antico mitologico Titone, gi s'imbiancava all'orizzonte, fuori dalle braccia del suo dolce amico; di gemme la sua fronte era lucente, poste in figura del freddo animale 6 che con la coda percuote la gente; la sua fronte riluceva di stelle formanti la costellazione dello Scorpione, il freddo animale che percuote la gente con la coda a pungiglione (cio con l'energia degli astri del tempo apocalittico); e la notte, de' passi con che sale, fatti avea due nel loco ov'eravamo, 9 e 'l terzo gi chinava in giuso l'ale; e la notte aveva gi fatto due primi passi, due ore, nel tempo

del luogo in cui eravamo e la terza ora stava ormai per trascorrere; quand'io, che meco avea di quel d'Adamo, vinto dal sonno, in su l'erba inchinai 12 l 've gi tutti e cinque sedavamo. quando io, che portavo il peso del mio Adamitico corpo con le sue fisiologiche difficolt, vinto dal sonno, mi chinai sull'erba fra i miei compagni, Virgilio, Sordello, Nino Visconti e Malaspina. Ne l'ora che comincia i tristi lai la rondinella presso a la mattina, 15 forse a memoria de' suo' primi guai, In quell'ora prossima al mattino, in cui la rondinella comincia i suoi tristi garriti e la nostra mente pellegrina spazia fuori dal tempo, e che la mente nostra, peregrina pi da la carne e men da' pensier presa, 18 a le sue vison quasi divina, nello Spirito cosciente, libera dei pensieri della materia e nelle sue percezioni quasi divina, in sogno mi parea veder sospesa un'aguglia nel ciel con penne d'oro, 21 con l'ali aperte e a calare intesa; in sogno mi pareva di vedere sospesa nel cielo un'aquila dalle penne d'oro, con le ali aperte, intenta a calarsi gi; ed esser mi parea l dove fuoro abbandonati i suoi da Ganimede, 24 quando fu ratto al sommo consistoro. e mi pareva di essere sul monte Ida nella Frigia, dove Ganimede (figlio del re di Troia), mentre si trovava a caccia con i suoi amici, fu prelevato (dai Fratelli del Cielo) e condotto al sommo consiglio (a contattare con gli Extraterrestri). Ganimede fu prescelto, per le sue doti spirituali, a divenire loro portavoce, per portare agli uomini il Divino Messaggio d'Amore. Fra me pensava: 'Forse questa fiede pur qui per uso, e forse d'altro loco 27 disdegna di portarne suso in piede'. Nel mio sogno, formulavo l'idea: 'Forse il compito di quest'aquila d'oro (disco volante), quello di condurre le anime della valletta su nelle Celesti Sfere'. Poi mi parea che, poi rotata un poco, terribil come folgor discendesse, 30 e me rapisse suso infino al foco. Poi mi pareva che, ruotando, discendesse veloce come folgore e portasse me in alto fino al "suo fulgore". Ivi parea che ella e io ardesse; e s lo 'ncendio imaginato cosse, 33 che convenne che 'l sonno si rompesse. Ebbi la sensazione che l'aquila d'oro mi portasse pi in alto, verso una grande sfera infuocata e che quell'incendio da me immaginato mi bruciasse tanto, che convenne che dal sonno io mi destassi. Non altrimenti Achille si riscosse, li occhi svegliati rivolgendo in giro 36 e non sappiendo l dove si fosse, quando la madre da Chirn a Schiro trafugg lui dormendo in le sue braccia, 39 l onde poi li Greci il dipartiro; Non altrimenti avvenne ad Achille, che, svegliatosi

improvvisamente a Sciro, non riconobbe pi la Tessaglia, da dove era stato prelevato (da un disco volante), per desiderio della madre Teti (che voleva sottrarlo alla guerra); che mi scoss'io, s come da la faccia mi fugg 'l sonno, e diventa' ismorto, 42 come fa l'uom che, spaventato, agghiaccia. come Achille, mi svegliai anch'io e divenni agghiacciato di paura. Dallato m'era solo il mio conforto, e 'l sole er'alto gi pi che due ore, 45 e 'l viso m'era a la marina torto. Trovai con me soltanto il mio maestro, il sole era alto da pi di due ore ed io ero rivolto verso la marina. Non aver tema, disse il mio segnore; fatti sicur, ch noi semo a buon punto; 48 non stringer, ma rallarga ogne vigore. Non aver paura, mi disse Virgilio, non scoraggiarti, perch siamo gi a buon punto. Tu se' omai al purgatorio giunto: vedi l il balzo che 'l chiude dintorno; 51 vedi l'entrata l 've par digiunto. Sei stato trasportato fino al Purgatorio: vedi di l, vi il "balzo" (salto evolutivo), che lo chiude d'intorno e permette l'entrata a chi il balzo ha compiuto. Dianzi, ne l'alba che procede al giorno, quando l'anima tua dentro dormia, 54 sovra li fiori ond' l gi addorno Prima del giorno, mentre dormivi, sui fiori del prato venne una donna, e disse: "I' son Lucia; lasciatemi pigliar costui che dorme; 57 s l'agevoler per la sua via". scese dall'alto una donna e disse: "Io sono Lucia; lasciatemi portare costui che dorme, cos gli abbrevier la via". Qui potrebbe anche riferirsi all'abbreviazione del tempo del Karma, con una morte ed una rinascita. Sordel rimase e l'altre genti forme; ella ti tolse, e come 'l d fu chiaro, 60 sen venne suso; e io per le sue orme. Sordello rimase l con gli altri; lei ti port su ed io la seguii. Qui ti pos, ma pria mi dimostraro li occhi suoi belli quella intrata aperta; 63 poi ella e 'l sonno ad una se n'andaro. Qui ti pos, ma prima con i suoi begli occhi mi indic l'entrata aperta; ella ripart col tuo sogno al tuo risveglio. A guisa d'uom che 'n dubbio si raccerta e che muta in conforto sua paura, 66 poi che la verit li discoperta, Come colui che smorza i suoi dubbi e muta in conforto la sua paura, alla conoscenza della Verit, mi cambia' io; e come sanza cura vide me 'l duca mio, su per lo balzo 69 si mosse, e io di rietro inver' l'altura. io mi rinfrancai; e Virgilio riprese su per il balzo, e io dietro (seguitai il Cammino evolutivo) verso l'altura. Lettor, tu vedi ben com'io innalzo la mia matera, e per con pi arte 72 non ti maravigliar s'io la rincalzo. Vedi bene, o lettore, come io rendo pi alta la materia del mio poema, non meravigliarti, perci, se anche nell'intendere essa sar pi complicata e difficile.

Noi ci appressammo, ed eravamo in parte, che l dove pareami prima rotto, 75 pur come un fesso che muro diparte, Ci avvicinammo al vano del muro che prima mi era parso rotto, diviso da una fessura, vidi una porta, e tre gradi di sotto per gire ad essa, di color diversi, 78 e un portier ch'ancor non facea motto. vidi una porta con tre gradini di diverso colore, dove l'angelo portiere stava silenzioso. E come l'occhio pi e pi v'apersi, vidil seder sovra 'l grado sovrano, 81 tal ne la faccia ch'io non lo soffersi; Guardando ancora, io vidi nel volto dell'angelo un tale splendore, che non mi permise di guardarlo; e una spada nuda ava in mano, che refletta i raggi s ver' noi, 84 ch'io drizzava spesso il viso in vano. egli aveva nella mano una spada sguainata, che verso di noi rifletteva i suoi raggi, tanto che io invano cercavo di sollevare il mio sguardo verso di lui. Dite costinci: che volete voi?, cominci elli a dire, ov' la scorta? 87 Guardate che 'l venir s non vi ni. Cosa volete voi? ci domand e soggiunse, Dov' la scorta? Badate che il salire non vi riesca sgradito. Donna del ciel, di queste cose accorta, rispuose 'l mio maestro a lui, pur dianzi 90 ne disse: "Andate l: quivi la porta". Una donna discesa dal cielo, gli rispose Virgilio, ci disse: "Andate l: questa la porta". Ed ella i passi vostri in bene avanzi, ricominci il cortese portinaio: 93 Venite dunque a' nostri gradi innanzi. Andate, dunque, ed ella che vi indic la via guidi i vostri passi, riprese l'angelo; Venite avanti presso i nostri gradini. L ne venimmo; e lo scaglion primaio bianco marmo era s pulito e terso, 96 ch'io mi specchiai in esso qual io paio. Ci avvicinammo; dei tre gradini, il primo era pulito e terso tanto, che io mi specchiai e apparsi esattamente cos come sono. Era il secondo tinto pi che perso, d'una petrina ruvida e arsiccia, 99 crepata per lo lungo e per traverso. Il secondo gradino era ruvido e arsiccio, spaccato a croce per lungo e per traverso. Lo terzo, che di sopra s'ammassiccia, porfido mi parea, s fiammeggiante, 102 come sangue che fuor di vena spiccia. Il terzo, che in superficie presentava una massa compatta, pareva di porfido, fiammeggiante come sangue che sprizzi fuori dalle vene. Sovra questo tena ambo le piante l'angel di Dio, sedendo in su la soglia, 105 che mi sembiava pietra di diamante. Su quest'ultimo gradino, l'angelo di Dio, in simbolo di Giustizia, posava entrambe le piante. Tre gradini, tre tempi della Vita - v. 76 Il primo gradino pulito e terso, sul quale Dante si specchiava, simboleggiava la Coscienza in sul nascere, appena forgiata dalle

mani perfette del suo onnipotente Creatore. Il secondo, brutto, ruvido, nero e arsiccio, dove per lungo e per traverso un segno di croce lo spaccava, simboleggiava la sporca Coscienza arida e macchiata dagli errori sacrileghi del mondo, dove su tutto e su tutti grava il peso della Crocifissione del Cristo, tanto da spaccare in pieno la Coscienza come quel gradino col segno della Croce. Il terzo, ammassato sul suo piano di color sanguigno, il simbolo dall'espiazione che tanto inonda di sangue il mondo, da formare, in un ammasso, un lavacro per la stessa umanit che lo ha versato. E l'Angelo sedeva sulla soglia che pareva di diamante, che accoglier il passo della Coscienza purificata. I tre gradini, quindi, sono il simbolo delle tre et della vita.

Per li tre gradi s di buona voglia mi trasse il duca mio, dicendo: Chiedi 108 umilemente che 'l serrame scioglia. Il mio duca, traendomi su per i gradini, mi disse: Chiedi umilmente che ti apra la porta. Divoto mi gittai a' santi piedi; misericordia chiesi e ch'el m'aprisse, 111 ma tre volte nel petto pria mi diedi. Devotamente mi gettai ai suoi piedi, chiesi misericordia, lo pregai di farmi entrare e innanzi a quei tre gradini, per tre volte, mi battei il petto. Sette P ne la fronte mi descrisse col punton de la spada, e Fa che lavi, 114 quando se' dentro, queste piaghe, disse. Egli mi impresse sulla fronte sette P con la punta della spada e disse: Fai in modo che ti lavi queste piaghe, quando sarai nell'espiazione. Sette P, sette piaghe, sette peccati - v. 112 I sette P rappresentano le "SETTE" piaghe di Ges, che tutti gli uomini hanno nella Coscienza, poich ogni uomo fa parte di quel nucleo umano che crocifisse il Cristo. Per rimarginare queste sette piaghe, il Purgatorio diviso in sette balze, il mondo umano schiacciato da sette pesi che lo soffocano e che soltanto la divina spada della sofferenza potr cancellare, come con la spada della sofferenza furono impresse le piaghe, per volont umana, sulla Divina Sostanza di cui era formato il Corpo di Ges. Le piaghe di Ges non furono cinque, ma sette; un'altra sulla fronte fu scavata da una lunga spina della corona dell'ingiuria, ed un'altra ancora sulla spalla dal peso della croce, che tagli la carne penetrando fino all'osso. Su "IL VANGELO DALLA SINDONE" di Ildebrando A. Sant'Angelo si leggono alcune chiarificazioni in merito alle piaghe che si riscontrano sulla Sacra Sindone, in perfetta corrispondenza con quelle dei Vangeli. Luca narra come Ges, nell'orto di Getsemani, cominci a sudare sangue e come le gocce cadevano a terra (Luca 27:44). L'elaborazione elettronica fa apparire misteriosamente in rilievo i rivoli e i grumi di sangue. La Sindone mostra che Ges non fu schiaffeggiato, come stato inteso, ma colpito in tutta la faccia; l'originale greco dice: "Lo percosse"; infatti, fu percosso col bastone; la Sindone mostra un colpo sulla faccia, che gli tumefece la guancia e gli ruppe il setto nasale, facendo uscire molto sangue dal naso. La tortura di Ges fu un caso probabilmente unico nel suo genere. La Sindone ci mostra ancora che i flagelli terminavano con coppie di piccoli pesi di piombo a forma di manubrio; inoltre, i colpi che si contano sulla Sindone sono 121 e non 39 o 40, quanti sarebbero stati

per la legge ebraica. La Sindone ci mostra, infine, che Ges, durante la flagellazione, fu legato a un basso ceppo, secondo l'uso romano, per presentare col dorso una superficie piana ai flagellatori. Nessun condannato fu, oltre Ges, incoronato di spine. La Sindone mostra chiaramente la corona di spine e le molte percosse in tutto il corpo, nonch la piaga profonda sulla spalla e una contusione sulla scapola, fatta evidentemente durante le cadute, sotto il peso della Croce. Luca narra (23:26) come i soldati costrinsero un uomo di Cirene ad aiutare Ges nel portare la croce. La spiegazione di questo gesto, completamente inusitato per i condannati a morte, si trova nel fatto che Ges, esausto per il tremendo supplizio dei 121 colpi della flagellazione, andava cadendo ripetutamente e non ce la faceva neanche a rialzarsi. Queste ripetute cadute spiegano le sue contusioni ai ginocchi, nella guancia destra e sulla fronte, per lo sbattimento nel pietrisco della strada. Gli evangelisti narrano come Ges, giunto al Calvario, fu crocifisso. Le ferite dei chiodi, nelle mani e nei piedi, sono le pi evidenti nella Sindone, insieme a quella del colpo di lancia al "Cuore di Cristo gi morto", di cui parla Giovanni (19:34).

Cenere, o terra che secca si cavi, d'un color fora col suo vestimento; 117 e di sotto da quel trasse due chiavi. Cenere, o terra che dal profondo si cavi, sarebbe stata tutt'una col suo vestimento; dal quale l'angelo portiere trasse due chiavi. L'una era d'oro e l'altra era d'argento; pria con la bianca e poscia con la gialla 120 fece a la porta s, ch'i' fu' contento. L'una era d'oro e l'altra era d'argento; ed egli apr la porta, prima girando nella toppa la chiave bianca e poi la gialla (la chiave d'argento fu uguale alla richiesta di misericordia, quella d'oro funzion dopo la concessione misericordiosa), cos che io fui contento. Quandunque l'una d'este chiavi falla, che non si volga dritta per la toppa, 123 diss'elli a noi, non s'apre questa calla. Se l'una o l'altra chiave non funziona (sia per causa di una richiesta non proveniente da un cuore che con amore chiede, e sia per mancata accettazione Divina), ci disse l'angelo, la porta non s'apre. Pi cara l'una; ma l'altra vuol troppa d'arte e d'ingegno avanti che diserri, 126 perch'ella quella che 'l nodo digroppa. Molto cara a Dio la sincera richiesta di perdono, ma l'altra chiave richiede una maggiore forza di fervido pentimento, per poter funzionare nella serratura, poich quella che scioglie il nodo del peccato. Da Pier le tegno; e dissemi ch'i' erri anzi ad aprir ch'a tenerla serrata, 129 pur che la gente a' piedi mi s'atterri. Queste chiavi le ricevetti da Pietro, il quale mi disse che era meglio errare per facile perdono, che per troppo errore. Qui il riferimento va all'errore di quei sacerdoti, che si sentono arbitri di giudicare o di scomunicare, in base al misero intuito umano incapace di sapere dove finisce il Bene e dove inizia il Male. Facilmente si nega la Comunione ad una persona divorziata o ad una donna che non abbastanza

coperta, o si scaccia dalla chiesa una prostituta, ecc. L'essere umano non conosce quale sia il vero peccato contro il Divino Amore ed incapace di un vero giudizio. Poi pinse l'uscio a la porta sacrata, dicendo: Intrate; ma facciovi accorti 132 che di fuor torna chi 'n dietro si guata. L'Angelo portiere spinse l'uscio della sacra porta, dicendo: Entrate; ma fate attenzione che fuori torna "chi 'n dietro si guata". chi 'n dietro si guata - v. 132 Non significa "volgere il capo e guardarsi indietro", ma "si guada: guadare". Si guada un corso d'acqua e si guada, esplorando l'anima nel suo profondo. Ci significa che, quando un uomo idoneo a varcare la porta di diamante, giunto a buon punto del suo risveglio di Coscienza e, quindi, alle percezioni o ai ricordi delle vite passate. La certezza che la morte non esiste come un addio per sempre; che ognuno s stesso nell'eterno esistere e mai energia sperduta in altra energia senza pi nome, n ricordi, che c'incontriamo di vita in vita, fino a riconoscerci l'un l'altro e che, al raggiungimento del Divino Traguardo ci attende la Felicit, che ci unir tutti, per non dividerci pi, avvince talmente l'anima, che il guardare da uno spiraglio che si apre al nostro intendere sulla cortina del tempo, non ci soddisfa in pieno. Allora, errare facile: si tenta di scrutare sempre pi, "guadando" nel proprio passato, oltre quello che ci viene consentito pi o meno, a secondo della propria evoluzione del momento. "Ma facciovi accorti che di fuori torna chi indietro si guata". La potente forza dell'energia-pensiero ci spinge ad esplorare, a tornare "a guato" sulla scia di quelle dolorose, negative esperienze che pi non sono necessarie. Questo pu bloccare l'anima, nel proseguire oltre la meravigliosa porta di diamante, nel luminoso futuro. In altre parole: Tutto ci che esiste energia operante nell'energia, pertanto, l'anima (che energia), spinta dall'energia del pensiero che "guada" nel passato pi del consentito al proprio grado evolutivo del momento, rischia di retrocedere, tornando a rinascere in piani meno evoluti e rischia di risoffrire esperienze dolorose, sebbene queste non siano pi necessarie. In tal modo, giunti alla porta del Purgatorio, "di fuori torna chi 'ndietro si guata".

E quando fuor ne' cardini distorti li spigoli di quella regge sacra, 135 che di metallo son sonanti e forti, Quella porta non si apre dolcemente, ma cigola e rugge sui cardini distorti, che malamente reggono la "grande porta" del mondo umano, la grande porta dove gli spigoli arrugginiti ruotano in direzione l'uno all'altro opposta, distorcendo cos la Sacra Reggenza ("regge sacra") fatta d'amore e di sacrificio per l'altrui bene, non rugghi s n si mostr s acra Tarpea, come tolto le fu il buono 138 Metello, per che poi rimase macra. non rugghi tanto, n si mostro cos acra (nella depredazione della Fratellanza), neanche la porta della rupe Tarpea, dove si custodiva il pubblico Erario, tesoro pubblico alimentante il bilancio dello Stato, che Cesare manomise, per quanto difeso dall'onesto tribuno romano Cecilio Metello. Similmente a Cesare, i capi della Terra hanno sempre manomesso la Legge del Cristico Amore, che gli umili, come Metello hanno

cercato di difendere invano. Io mi rivolsi attento al primo tuono, e 'Te Deum laudamus' mi parea 141 udire in voce mista al dolce suono. Tale imagine a punto mi rendea ci ch'io udiva, qual prender si suole quando a cantar con organi si stea; 145 ch'or s or no s'intendon le parole. Io mi volsi attento al primo tuono di voci che al mio orecchio giungeva, unito alla melodia di un dolce suono. (Tuono e melodia, Male e Bene frammisti). Quello che udivo mi risvegliava il ricordo di quando si stava a cantare nelle chiese, accompagnati dal suono degli organi. "Sia lode a Dio" dicevano le parole del canto, che or s'intendevano e ora no, poich frammisti i suoni del "tuono" di dottrine errate e del dolce "suono" della sentita preghiera a Dio.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto X nel libero commento di Giovanna Viva Prima cornice: superbi (la loro pena di dover stare rannicchiati, sotto gravi pesi) - esempi d'umilt - le anime dei superbi Poi fummo dentro al soglio de la porta che 'l mal amor de l'anime disusa, 3 perch fa parer dritta la via torta, Giungemmo oltre la soglia di quella porta, della quale poco uso si feceva, per via dell'errato intendere umano, che fa sembrare giusta la strada sbagliata,

sonando la senti' esser richiusa; e s'io avesse li occhi vlti ad essa, 6 qual fora stata al fallo degna scusa? dallo stridore, mi accorsi che la porta veniva richiusa alle mie spalle (sul passato vissuto nella dolorosa espiazione), ma se io a quel passato avessi rivolti gli occhi (dopo il divino insegnamento), come avrei potuto attendermi il perdono? Noi salavam per una pietra fessa, che si moveva e d'una e d'altra parte, 9 s come l'onda che fugge e s'appressa. Noi salivamo per una pietra rotta, che si muoveva or dall'una e or dall'altra parte. Similmente procede la vita umana. Come l'ondeggiar della pietra rotta, le Forze Cosmiche vivificano e ristabiliscono l'equilibrio nel cammino evolutivo, fino a quando le Forze Contrarie dell'umana volont, con le loro vibrazioni negative, impediscono alla Luce Spirituale di penetrare nella Coscienza. Cos, via via, come il sasso spaccato che simile all'onda fugge e s'appressa, il circuito energetico si piega oscurandosi e poi s'illumina di nuovo, mentre lo Spirito, che scorre perennemente, desidera compenetrare tutto l'uomo e dominare la materia. Qui si conviene usare un poco d'arte, cominci 'l duca mio, in accostarsi 12 or quinci, or quindi al lato che si parte. Qui bisogna usare un poco d'arte, disse Virgilio, accostarsi necessariamente un po' qua e un po' l (per mantenerci in bilico fra il Bene e il Male), seguendo l'andatura della pietra. E questo fece i nostri passi scarsi, tanto che pria lo scemo de la luna 15 rigiunse al letto suo per ricorcarsi, che noi fossimo fuor di quella cruna; ma quando fummo liberi e aperti 18 s dove il monte in dietro si rauna, Nella instabilit di quel sasso spaccato fummo costretti a rallentare il passo, tanto che, prima del calar della luna, noi fummo appena fuori da quel passaggio; ma quando giungemmo nell'aperto spazio pianeggiante, dove il monte restava dietro, io stancato e amendue incerti di nostra via, restammo in su un piano 21 solingo pi che strade per diserti. io stanco ed ambedue incerti, restammo su quel piano che era isolato pi di un sentiero nel deserto. Da la sua sponda, ove confina il vano, al pi de l'alta ripa che pur sale, 24 misurrebbe in tre volte un corpo umano; Il tratto che va dalla sponda del piano, che confina con il vuoto, ai piedi dell'alta ripa (che anche un'ascesa evolutiva) misurerebbe tre volte la statura di un corpo umano (quindi all'incirca cinque metri); e quanto l'occhio mio potea trar d'ale, or dal sinistro e or dal destro fianco, 27 questa cornice mi parea cotale. e quando il mio sguardo poteva spaziare ora a destra ed ora a sinistra questa cornice mi pareva di tale larghezza. Tre volte un corpo umano raggiungerebbe l'altezza di circa cinque metri. Cinquecento anni comporta, approssimativamente, il tempo di un ciclo evolutivo di sette vite. La Fenice,

simbolo della Vita, campa cinquecento anni e, dopo la morte, risorge dalle sue stesse ceneri senza aver mai fine. Pertanto, la misura "de l'alta ripa che pur sale" (sale sul monte dell'evoluzione), potrebbe avere attinenza col tempo che comporta lo svolgersi della espiazione su quella, cornice. L s non eran mossi i pi nostri anco, quand'io conobbi quella ripa intorno 30 che dritto di salita aveva manco, Non avevamo ancora mossi i piedi sopra quel ripiano, quando mi accorsi che quella ripa non aveva intorno alcuna salita, esser di marmo candido e addorno d'intagli s, che non pur Policleto, 33 ma la natura l avrebbe scorno. ed era soltanto adorna di intagliato candido marmo, tale che non soltanto Policleto (il celeberrimo scultore del V secolo a.C.) ma la natura stessa, vinta da tanta perfezione, avrebbe vergogna. L'angel che venne in terra col decreto de la molt'anni lagrimata pace, 36 ch'aperse il ciel del suo lungo divieto, L'Arcangelo Gabriele che venne in Terra col decreto dell'Annunciazione a Maria per la redenzione del mondo, dinanzi a noi pareva s verace quivi intagliato in un atto soave, 39 che non sembiava imagine che tace. dinanzi a noi pareva cos vero, intagliato in atto soave, che non sembrava immagine muta. Giurato si saria ch'el dicesse 'Ave!'; perch iv'era imaginata quella 42 ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave; Si sarebbe giurato che dicesse: "Ave o Maria"!, anche perch l vi era scolpita l'immagine di Colei che apr agli uomini la porta del Cristico Amore; e avea in atto impressa esta favella 'Ecce ancilla Dei', propriamente 45 come figura in cera si suggella. ed Ella aveva nell'atteggiamento delle labbra impresse queste parole: "Ecce AncilIa Dei". perfettamente come si imprime una figura nella cera. Non tener pur ad un loco la mente, disse 'l dolce maestro, che m'avea 48 da quella parte onde 'l cuore ha la gente. Non fermare il tuo pensiero cos a Iungo, disse Virgilio, che mi aveva alla sua sinistra. Per ch'i' mi mossi col viso, e vedea di retro da Maria, da quella costa 51 onde m'era colui che mi movea, Ed io, per meglio osservare, passai alla sua destra. Nell'accettazione del grande esempio di umilt che vedremo in appresso, anche Virgilio, creatura extraterrestre, aveva ceduto la destra al fratello che, in dimensione umana, era inferiore a lui, un'altra storia ne la roccia imposta; per ch'io varcai Virgilio, e fe' mi presso, 54 acci che fosse a li occhi miei disposta. la seconda storia impressa nella roccia, per la quale avevo cambiato posto ("per ch'io varcai Virgilio"), e mi avvicinai, per vederla bene, era quella gi narrata nel Vecchio Testamento, sul "Libro dei Re". Era intagliato l nel marmo stesso lo carro e ' buoi, traendo l'arca santa, 57 per che si teme officio non commesso.

Nello stesso marmo del precedente bassorilievo era scolpito il carro con i buoi che trascinavano l'Arca Santa, contenente le Tavole della Legge ricevute da Mos sul Monte Sinai. L'Arca Santa - v. 56 Il trasferimento ordinato dal re David, da Gabaa a Geth lasci un po' tutti perplessi. Si temette di aver agito contro la Volont Divina ("per che si teme officio non commesso"). A rafforzare questo dubbio, fu la morte del levita Oza, il quale accorse per sostenere l'arca che stava per cadere. Come dall'Esodo 25-10, "l'arca era spesso circondata da scintille", perch caricata elettricamente, e Oza, non appena pos la mano sul metallo dell'arca, "come colpito da fulmine cadde morto". Dinanzi parea gente; e tutta quanta, partita in sette cori, a' due mie' sensi 60 faceva dir l'un No, l'altro S, canta. Nella scultura, il canto della gente che seguiva l'arca era talmente ben riprodotto sui volti e sulle bocche di quella moltitudine, che si sarebbe detto: "diviso in sette cori". Secondo il mio udito la gente non cantava, ma alla mia vista pareva sentirsi la voce. Similemente al fummo de li 'ncensi che v'era imaginato, li occhi e 'l naso 63 e al s e al no discordi fensi. In egual modo divennero discordanti, riguardo il fumo degli incensi ivi scolpito, la mia vista e il mio olfatto, in quanto agli occhi pareva ci fosse il profumo e al naso non giungeva. L precedeva al benedetto vaso, trescando alzato, l'umile salmista, 66 e pi e men che re era in quel caso. Un umile cantore precedeva il corteo: era il re David, privo di insegne reali, in veste succinta, danzava e cantava, dando cos al popolo esempio di grande umilt in presenza li quell'arca santa, "costruita per volere di Dio" e "con l'aiuto degli Dei". Di contra, effigata ad una vista d'un gran palazzo, Micl ammirava 69 s come donna dispettosa e trista. Di fronte a questa meravigliosa figura grandemente umile di Davide che danzava nel corteo, si vedeva Micol, raffigurata sullo sfondo di un grande palazzo, la superba moglie del re Davide. Si narra che ella avesse rimproverato il marito per l'atteggiamento assunto di fronte a tutto il popolo e che lui avesse risposto che dinanzi al Signore non c'era da vergognarsi che per il peccato e che il suo contegno di uomo religioso lo avrebbe innalzato agli occhi di tutti i sudditi. Era una lezione da riproporre ai superbi, specie a quelli che credono che l'umilt avvilisca e che l'orgoglio edifichi, mentre vero il contrario, perch l'umilt il grande merito che accompagna tutti gli uomini pi grandi. I' mossi i pi del loco dov'io stava, per avvisar da presso un'altra istoria, 72 che di dietro a Micl mi biancheggiava. Io mi mossi dal luogo dove stavo, per vedere da vicino un'altra storia, che dietro a Micol mi biancheggiava. Quiv'era storata l'alta gloria del roman principato, il cui valore 75 mosse Gregorio a la sua gran vittoria;

i' dico di Traiano imperadore; e una vedovella li era al freno, 78 di lagrime atteggiata e di dolore. Qui viene narrata l'alta storia del principato romano, il cui valore lo si deve all'aiuto di San Gregorio. Egli vinse le forze negative di cui era vittima l'imperatore Traiano. Ecco il racconto, come si legge nel "Novellino": "Non molto tempo dopo la morte di Traiano, venne lo beato Gregorio papa e, trovando la sua giustizia, and alla statua sua e con lacrime la onor di gran lode e fecelo disseppellire. Trovarono che tutto era tornato alla terra, tranne che l'osse e la lingua, ci dimostrava che era stato giustissimo uomo e aveva giustissimamente parlato. Allora beato Gregorio papa or per lui a Dio e dicesi per evidente miracolo che, alli preghi di questo santo papa, l'anima di questo imperatore fu deliberata dalle pene dell'inferno e andonne in vita eterna et era stato pagano. Nella storia del passato, tutti coloro che riuscivano a guardare alla Verit Divina oltre al paraocchi che imponeva la Chiesa, venivano erroneamente definiti "pagani" e i pagani, come Santi e Profeti, venivano perseguitati e uccisi. Intorno a lui parea calcato e pieno di cavalieri, e l'aguglie ne l'oro 81 sovr'essi in vista al vento si movieno. Intorno a Traiano la scultura riproduceva una grande calca di cavalieri e le aquile nell'oro parevano muoversi al vento. La miserella intra tutti costoro pareva dir: Segnor, fammi vendetta 84 di mio figliuol ch' morto, ond'io m'accoro; Una miserella fra tutta la gente pareva che a Traiano dicesse: Signore fammi vendetta per mio fiolio che morto e perci io tanto mi dispero; ed elli a lei rispondere: Or aspetta tanto ch'i' torni; e quella: Segnor mio, 87 come persona in cui dolor s'affretta, E Traiano pareva risponderle: Ora aspetta il mio ritorno; e quella pareva dicesse: Signor mio come persona alla quale il dolore non lascia spazio, se tu non torni?; ed ei: Chi fia dov'io, la ti far; ed ella: L'altrui bene 90 a te che fia, se 'l tuo metti in oblio?; se tu non torni?; ed egli: Chi sar al mio posto ti soddisfer; e l'altra rispondeva: Ma se un altro avr il merito della vendetta che ne avrai tu, se il tuo merito sar dimenticato?; ond'elli: Or ti conforta; ch'ei convene ch'i' solva il mio dovere anzi ch'i' mova: 93 giustizia vuole e piet mi ritene. egli rispose: Or ti conforti sapere; che a me conviene scendere da cavallo e solvere il mio dovere, mantenendo la promessa. Ma Dio non vuole che il debito si paghi in questo modo; per, l'uomo ostinatamente rifiuta il perdono e l'amore e non resta che l'odio. Quando si rifiuta la luce, non resta che la tenebra e la sofferenza. La moneta del riscatto consiste in ben altro. Colui che mai non vide cosa nova produsse esto visibile parlare, 96 novello a noi perch qui non si trova. Iddio, che mai, nella sua eternit, vide cosa nuova, produsse

la perfezione di questo visibile parlare non percepibile con l'udito, "nuovo" per gli uomini, perch sulla Terra non reperibile. Mentr'io mi dilettava di guardare l'imagini di tante umilitadi, 99 e per lo fabbro loro a veder care, Mentre io guardavo con diletto le immagini di tanti atti di umilt, al loro artefice molto graditi, Ecco di qua, ma fanno i passi radi, mormorava il poeta, molte genti: 102 questi ne 'nveranno a li alti gradi. In questo marmo, le anime (qui immesse) fanno i passi radi, diceva Virgilio, ma tale espiazione dolorosa molta gente innalzer agli alti stadi evolutivi. La vita nella dimensione minerale si svolge in una frequenza energetica "spazio-temporale" molto Ienta, il cui processo vitale a "passi radi", si pu constatare in montuosit, consolidamento e avvallamento della pietra, nella formazione del muschio, nei crepacci, ecc., in un lasso di tempo che si svolge molto pi lento ("passi radi") di quello degli altri regni della Natura, essendo il Minerale sottomesso ad un iniziale campo di forza, ad una iniziale frequenza energetica. Li occhi miei ch'a mirare eran contenti per veder novitadi ond'e' son vaghi, 105 volgendosi ver' lui non furon lenti. Io, bramoso di vedere tante cose nuove, mi rivolsi contento al mio maestro. Non vo' per, lettor, che tu ti smaghi di buon proponimento per udire 108 come Dio vuol che 'l debito si paghi. Non voglio, per, lettore, che le mie affermazioni incredibili ti distolgano dal buon proposito di accettare come Iddio vuole che il debito si paghi. Non attender la forma del martre: pensa la succession; pensa ch'al peggio, 111 oltre la gran sentenza non pu ire. Non badare alla forza di questo martirio, che tanto costringe le anime al dolore, pensa alla grande felicit che attende ogni creatura che in questo marmo espia, la pena non pu protrarsi oltre lo stretto indispensabile che la Divina Sentenza predispone: "oltre la gran sentenza non pu ire". Io cominciai: Maestro, quel ch'io veggio muovere a noi, non mi sembian persone, 114 e non so che, s nel veder vaneggio. Io cominciai: Maestro, quello che io vedo avvicinarsi al nostro sguardo (durante il nostro procedere), non mi sembrano figure fisiche, non so cosa siano tanto mi smarrisco, in quel che vedo. Ed elli a me: La grave condizione di lor tormento a terra li rannicchia, 117 s che ' miei occhi pria n'ebber tencione. Egli mi rispose: La grave condizione del loro tormento li costringe a stare rannicchiati nella pietra ("a terra") in dimensione minerale, cos che, dapprima, anche i miei occhi stentarono a riconoscerli come persone. Ma guarda fiso l, e disviticchia col viso quel che vien sotto a quei sassi: 120 gi scorger puoi come ciascun si picchia. Ma guarda fisso e distingui le figure di coloro che procedono all'evoluzione sotto a quei sassi: gi puoi scorgere come ognuno tormentato, "si picchia" (viene picchiato dalla Forza

della Giustizia). O superbi cristian, miseri lassi, che, de la vista de la mente infermi, 123 fidanza avete ne' retrosi passi, O superbi cristiani, miseri e infelici, ciechi di mente, che riponete la vostra fiducia nel camminare a ritroso, non v'accorgete voi che noi siam vermi nati a formar l'angelica farfalla, 126 che vola a la giustizia sanza schermi? non vi accorgete che noi siamo vermi striscianti sulla Terra, ma nati a formare l'angelica farfalla, che vola senza gli umani ripari della gIoria, potenza e ricchezza, verso la Giustizia? Di che l'animo vostro in alto galla, poi siete quasi antomata in difetto, 129 s come vermo in cui formazion falla? E che se l'animo in alto galleggia, il processo di formazione spirituale l'interrompe e l'uomo resta paralizzato dal peso della sua presunzione ("antomata in difetto") quale insetto imperfetto, come quei bruchi che non possono trasformarsi in farfalla? Come per sostentar solaio o tetto, per mensola talvolta una figura 132 si vede giugner le ginocchia al petto, Come, per sostenere solaio o tetto in luogo di mensole, talvolta si vede che una figura umana congiungere le ginocchia al petto, la qual fa del non ver vera rancura nascere 'n chi la vede; cos fatti 135 vid'io color, quando puosi ben cura. la quale, se pur non vera, fa nascere in chi la vede una reale compassione ("vera rancura"); cos io vidi i superbi, quando, fissando la pietra, potetti osservarli. Vero che pi e meno eran contratti secondo ch'avien pi e meno a dosso; e qual pi pazenza avea ne li atti, 139 piangendo parea dicer: 'Pi non posso'. Vero che costoro erano, chi pi e chi meno, a secondo del peso dei peccati, schiacciati e contratti dalla costrizione della pietra; e chi dimostrava maggiore rassegnazione nell'atteggiamento pareva dicesse: 'Non ne posso pi'.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map

Cerca Edicola Home

NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XI nel libero commento di Giovanna Viva Prima cornice: superbi - le anime dei superbi recitano il Pater Omberto Aldobrandeschi - Oderisi da Gubbio - Provenzan Salvani O Padre nostro, che ne' cieli stai, non circunscritto, ma per pi amore 3 ch'ai primi effetti di l s tu hai, O Padre nostro che sei nei cieli, non circoscritto nello spazio e nel tempo, ma vivente nell'infinito Equilibrio d'Amore, laudato sia 'l tuo nome e 'l tuo valore da ogne creatura, com' degno 6 di render grazie al tuo dolce vapore. lodato sia il Tuo Nome e la Tua Potenza da ogni creatura, secondo la sua capacit di rendere grazie al Tuo Fiato Creativo. Vegna ver' noi la pace del tuo regno, ch noi ad essa non potem da noi, 9 s'ella non vien, con tutto nostro ingegno. Venga a noi quella Pace che avvolge e governa i mondi superiori, illuminati dalla Tua Luce d'Amore, ch noi ad essa non possiamo pervenire col nostro vivere peccaminoso - "non potem da noi", se ella non viene accompagnata da tutto il potere intellettivo consentito al genere umano - "con tutto nostro ingegno", - che ci renda idonei a mutare l'odio in amore, la vendetta in perdono in un equilibrio morale apportatore di pace. Come del suo voler li angeli tuoi fan sacrificio a te, cantando osanna, 12 cos facciano li uomini de' suoi. Come volontariamente gli Angeli Tuoi, osannando al Tuo universale amore si sacrificano per aiutare tutte le creature sparse nel Creato, cos facciano gli uomini per loro spontanea volont. D oggi a noi la cotidiana manna, sanza la qual per questo aspro diserto 15 a retro va chi pi di gir s'affanna. Dai a noi il Tuo quotidiano aiuto spirituale, senza il quale retrocede chi pi si affanna ad avanzare. E come noi lo mal ch'avem sofferto perdoniamo a ciascuno, e tu perdona 18 benigno, e non guardar lo nostro merto. Come noi perdoniamo coloro che ci causarono il male, tu perdona pietoso noi, senza guardare il nostro merito. Nostra virt che di legger s'adona, non spermentar con l'antico avversaro, 21 ma libera da lui che s la sprona. La nostra forza spirituale cos inconsistente non mettere alla prova con l'antico avversario del Bene, ma liberala dal suo diabolico potere, che tanto al malfare la sprona. Quest'ultima preghiera, segnor caro,

gi non si fa per noi, ch non bisogna, 24 ma per color che dietro a noi restaro. Quest'ultima preghiera, o Signore caro, non la facciamo per noi, ma per coloro che pi di noi restarono indietro sul cammino della Vita. Cos a s e noi buona ramogna quell'ombre orando, andavan sotto 'l pondo, 27 simile a quel che talvolta si sogna, Cos le anime che vissero nella superbia vanno pregando, schiacciate sotto il peso della colpa, simile a quello che talvolta si avverte negli incubi, durante il sonno, disparmente angosciate tutte a tondo e lasse su per la prima cornice, 30 purgando la caligine del mondo. esse procedono cos liberandosi nel dolore, dalla superbia, nera caligine del mondo. Se di l sempre ben per noi si dice, di qua che dire e far per lor si puote 33 da quei ch'hanno al voler buona radice? Se le anime di l pregano per noi con tanto amore, considerandoci "morti", che fare e dire possiamo noi per loro, da questo nostro piano di Luce che ci rende predisposti, alla buona radice della Pace, del Perdono e dell'Amore? Ben si de' loro atar lavar le note che portar quinci, s che, mondi e lievi, 36 possano uscire a le stellate ruote. Si dovrebbe noi pregare per togliere loro le macchie del peccato, cos che, alleggerite dal peso del Karma, possano uscire verso il Bene ed elevarsi sugli alti Piani stellari. Deh, se giustizia e piet vi disgrievi tosto, s che possiate muover l'ala, 39 che secondo il disio vostro vi lievi, Virgilio si rivolse a quelle anime in preghiera: Deh, con l'augurio che giustizia e misericordia vi alleggeriscano la pena, cos che possiate subito volare verso ali alti Piani di Luce, mostrate da qual mano inver' la scala si va pi corto; e se c' pi d'un varco, 42 quel ne 'nsegnate che men erto cala; mostrateci da quale parte si ascende e da dove meno ripida l'ascesa; ch questi che vien meco, per lo 'ncarco de la carne d'Adamo onde si veste, 45 al montar s, contra sua voglia, parco. perch questo che viene con me, impedito dal peso del suo umano corpo pesante, che ancora lo riveste, ed spiacente di non potersi sollevare leggero. Le lor parole, che rendero a queste che dette avea colui cu' io seguiva, 48 non fur da cui venisser manifeste; Non apparve manifesto da chi venissero le parole della risposta; ma fu detto: A man destra per la riva con noi venite, e troverete il passo 51 possibile a salir persona viva. ma dal gruppo di quelle anime contratte sotto il peso della pietra che le rivestiva, usc una voce e disse: A mano destra, lungo la riva della pietra dentro la quale noi formiamo il muro ("con noi venite") seguite, il muro che ci riveste e troverete il passaggio possibile a persona che vive, libera nei suoi movimenti. E s'io non fossi impedito dal sasso che la cervice mia superba doma,

54 onde portar convienmi il viso basso, E se io non fossi impedito dal sasso che doma la mia cervice superba, per cui devo tenere il viso basso, cotesti, ch'ancor vive e non si noma, guardere' io, per veder s'i' 'l conosco, 57 e per farlo pietoso a questa soma. costui che con te, e che non stato nominato, io guarderei, per vedere se lo conosco, e per impietosirlo a questo mio peso corporeo ("e per farlo pietoso a questa soma"). E` assolutamente da escludere che questa espressione sia, come pensa il Sapegno, "un modo di designare s stesso sprezzantemente, quasi dicesse: "...a questa bestia da soma". "Soma" in greco significa "corpo", da intendersi, perci: "a questo mio tormentato corpo di pietra". Io fui latino e nato d'un gran Tosco: Guiglielmo Aldobrandesco fu mio padre; 60 non so se 'l nome suo gi mai fu vosco. Io fui italiano, figlio di un gran toscano: Guglielmo Aldobrandeschi, di illustre casato; (qui evidente lo strascico dell'antica superbia). L'antico sangue e l'opere leggiadre d'i miei maggior mi fer s arrogante, 63 che, non pensando a la comune madre, ogn'uomo ebbi in despetto tanto avante, ch'io ne mori', come i Sanesi sanno 66 e sallo in Campagnatico ogne fante. Il sangue nobile e le prestigiose imprese dei miei antenati mi fecero cos arrogante che ebbi tutti nemici, per questo io ne mor, come i Senesi sanno e lo sanno in Campagnatico tutti quanti. Umberto Aldobrandeschi, superbo e altezzoso, fu ucciso dai sicari mandati dal comune di Siena, mentre, di notte, si trovava nel suo letto al castello di Campagnatico, perci, egli dice: "come i Sanesi sanno". Io sono Omberto; e non pur a me danno superbia fa, ch tutti miei consorti 69 ha ella tratti seco nel malanno. Io sono Umberto, ma non a me soltanto la superbia caus il male, poich da tal sentimento tutti i miei congiunti furono travolti. E qui convien ch'io questo peso porti per lei, tanto che a Dio si sodisfaccia, 72 poi ch'io nol fe' tra' vivi, qui tra' morti. Ed ora bene che io porti tal peso e, poich non espiai abbastanza in corpo umano, ora in questa dimensione minerale espio tra i morti. Ascoltando chinai in gi la faccia; e un di lor, non questi che parlava, 75 si torse sotto il peso che li 'mpaccia, Ascoltando questa voce, chinai in gi la faccia all'altezza del muro, da cui la voce usciva; e un di loro (delle anime immesse nella pietra) non questo che parlava, ma un altro, si fece attento ("si torse"), sotto il peso del muro in curva, e videmi e conobbemi e chiamava, tenendo li occhi con fatica fisi 78 a me che tutto chin con loro andava. costui mi riconobbe e mi chiamava, tenendo gli occhi con fatica fissi verso di me, che tutto chino seguivo col pensiero

("con loro andavo") la loro via espiativa nel tempo che evolve. Oh!, diss'io lui, non se' tu Oderisi, l'onor d'Agobbio e l'onor di quell'arte 81 ch'alluminar chiamata in Parisi? Oh!, io dissi a lui, non sei tu Oderisi, l'onor di Gubbio, l'onor di quell'arte delle miniature con le quali miniasti i codici sacri e che "illuminiatura" fu chiamata a Parigi? Frate, diss'elli, pi ridon le carte che pennelleggia Franco Bolognese; 84 l'onore tutto or suo, e mio in parte. Fratello, egli disse, ridono di scherno quelle carte che pennelleggi pi Franco Bolognese di me, e per la cui arte il merito fu mio, soltanto in parte. Ben non sare' io stato s cortese mentre ch'io vissi, per lo gran disio 87 de l'eccellenza ove mio core intese. Non sarei stato tanto propenso a far questo (se non per assecondare il mio orgoglio) nella mia vita, fu per il desiderio di apparire eccelso che lasciai credere fossi io il solo autore di tanta bellezza. Di tal superbia qui si paga il fio; e ancor non sarei qui, se non fosse 90 che, possendo peccar, mi volsi a Dio. Qui si paga il fio della superbia, ma io non sarei ora qui, se non avessi compreso il mio peccato e pregato Iddio, per ottenere la Sua Clemenza. Oh vana gloria de l'umane posse! com'poco verde in su la cima dura, 93 se non giunta da l'etati grosse! Oh... vana gloria dell'umano potere! come per poco tempo verdeggia la tua cima, se non vi il risveglio della intelligenza nella umana et grossolana! Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, 96 s che la fama di colui scura. Cos (secondo l'ambizione mondana), Cimabue credette di ave raggiunto l'apice della gloria nella sua pittura ed ora ha Giotto il primo grido, cos che la fama di Cimabue fu offuscata. Cos ha tolto l'uno a l'altro Guido la gloria de la lingua; e forse nato 99 chi l'uno e l'altro caccer del nido. Ci avvenne al dolce stile di Guido Guinizzelli, che fu spento dal dolce esprimersi di Guido Cavalcanti, ed gi giunto, forse un altro che caccer l'uno e l'altro dalla gloria. Non il mondan romore altro ch'un fiato di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi, 102 e muta nome perch muta lato. Il mondano rumore della gloria non altro che un soffio di vento, che ora viene ora va, e cambia nome perch muta il lato dalla cui direzione spira. Che voce avrai tu pi, se vecchia scindi da te la carne, che se fossi morto 105 anzi che tu lasciassi il 'pappo' e 'l 'dindi', Che risonanza avrai tu nel mondo, allorquando scinderai da te, la tua vecchia carcassa, pi che se fossi morto gi da bambino, prima che abbandonassi il linguaggio infantile del 'pappo' e del 'dindi' (cibo e denari), pria che passin mill'anni? ch' pi corto spazio a l'etterno, ch'un muover di ciglia 108 al cerchio che pi tardi in cielo torto. prima che sia trascorso un millennio? il quale millennio un

lasso di tempo pi breve, rispetto all'eternit, di quello che pu essere un batter di ciglia a paragone della pi lenta rivoluzione stellare. Colui che del cammin s poco piglia dinanzi a me, Toscana son tutta; 111 e ora a pena in Siena sen pispiglia, Colui che a breve distanza mi precede, fece risonare del suo nome tutta la Toscana; ed ora appena di sfuggita se ne parla solo in Siena, ond'era sire quando fu distrutta la rabbia fiorentina, che superba 114 fu a quel tempo s com'ora putta. della quale Siena era signore, allor che fu distrutta la rabbia fiorentina, che fu a quel tempo superba ed ora meretrice, pronta cedersi a chiunque. La vostra nominanza color d'erba, che viene e va, e quei la discolora 117 per cui ella esce de la terra acerba. La vostra risonanza color d'erba, che nasce ed appassisce e il sole la scolora lo stesso, per cui essa spunta tenera dalla terra. E io a lui: Tuo vero dir m'incora bona umilt, e gran tumor m'appiani; 120 ma chi quei di cui tu parlavi ora? Io gli risposi: La tua veritiera parola mi rincuora, mi infonde grande umilt e placa il mio timore; ma chi colui del quale tu ora parlavi? Quelli , rispuose, Provenzan Salvani; ed qui perch fu presuntoso 123 a recar Siena tutta a le sue mani. Quello fu, rispose, Provenzano Salvani; ed qui per la presunzione avuta di poter diventare l'assoluto signore di Siena. Ito cos e va, sanza riposo, poi che mor; cotal moneta rende 126 a sodisfar chi di l troppo oso. Egli giunto fin qui e va senza riposo, dopo la morte; di tal moneta viene retribuito colui che in vita umana pretese troppo. E io: Se quello spirito ch'attende, pria che si penta, l'orlo de la vita, 129 qua gi dimora e qua s non ascende, Ed io a lui: Se uno spirito cos superbo che attende, prima che si penta, l'estremo tempo della vita e che quaggi non dimora e Lass non ascende, se buona orazon lui non aita, prima che passi tempo quanto visse, 132 come fu la venuta lui largita? se buone preghiere non l'aiutano, come mai giunto salvo fin qui? Quando vivea pi gloroso, disse, liberamente nel Campo di Siena, 135 ogne vergogna diposta, s'affisse; e l, per trar l'amico suo di pena, ch'e' sostenea ne la prigion di Carlo, 138 si condusse a tremar per ogne vena. Quando egli visse tanto glorioso lui mi rispose, un suo amico cadde prigioniero di Carlo d'Angi nella battaglia di Tagliacozzo, e su di lui, a riscatto, venne posta una taglia di diecimila fiorini d'oro; egli non aveva quella somma, allora pose un tappeto nella piazza di Campo di Siena e chiese umilmente l'elemosina per salvare il suo amico prigioniero,

per il quale, dolente, egli tremava in ogni vena. Pi non dir, e scuro so che parlo; ma poco tempo andr, che' tuoi vicini faranno s che tu potrai chiosarlo. 142 Quest'opera li tolse quei confini. Pi non dir e so che ci che ho detto poco chiaro; ma non molto tempo passer, che i tuoi concittadini faranno in modo che tu potrai parlar di lui nel tuo messaggio e di questa opera buona che liber Salvani degli infernali confini.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XII nel libero commento di Giovanna Viva Prima cornice: superbi - esempi di superbia punita - l'angelo dell'umilt, guardiano della prima cornice, cancella una P dalla fronte di Dante - salita alla seconda cornice degli invidiosi Di pari, come buoi che vanno a giogo, m'andava io con quell'anima carca, 3 fin che 'l sofferse il dolce pedagogo. Curvo, alla stessa altezza del muro di pietra, in cui quelle anime bruciavano il loro Karma, come i buoi sotto il gioco, seguivo il lento procedere di Oderisi, finch lo permise Virgilio. Ma quando disse: Lascia lui e varca; ch qui buono con l'ali e coi remi, 6 quantunque pu, ciascun pinger sua barca; Ma quando egli disse: Allontanati dal muro, poich qui bene che ciascuno si adoperi a procedere con i propri mezzi, spingendo la propria barca, sia che disponga di ali oppur di remi; dritto s come andar vuolsi rife'mi

con la persona, avvegna che i pensieri 9 mi rimanessero e chinati e scemi. mi rimisi in posizione eretta e mi allontanai dal muro di pietra (che col suo duro carico pesava sulle anime espianti), sebbene i miei pensieri restassero chini e umili accanto alla persona amica. Io m'era mosso, e seguia volontieri del mio maestro i passi, e amendue 12 gi mostravam com'eravam leggeri; Seguivo volentieri il mio maestro, mentre i nostri passi svelti ci dimostravano la leggerezza corporea da noi raggiunta; ed el mi disse: Volgi li occhi in gie: buon ti sar, per tranquillar la via, 15 veder lo letto de le piante tue. Virgilio mi disse: Volgi gli occhi in gi: il guardare il letto delle tue piante ti render meno aspro il cammino. Come, perch di lor memoria sia, sovra i sepolti le tombe terragne 18 portan segnato quel ch'elli eran pria, Come, sui sepolti le tombe poste a livello del suolo ("terragne") portano scolpita la loro immagine da vivi ("quel ch'elli eran pria"), affinch resti il ricordo di essi, onde l molte volte si ripiagne per la puntura de la rimembranza, 21 che solo a' pi d de le calcagne; per la qual cosa sulle tombe spesso si torna a piangere per il dolore causato dal ricordo, che soltanto le anime pietose punge di sofferenza ("d de le calcagne"); s vid'io l, ma di miglior sembianza secondo l'artificio, figurato 24 quanto per via di fuor del monte avanza. cos vidi io l, tutto il ripiano che sporge dal monte ("fuor del monte avanza") e che fa da via (alle anime dei superbi) adorno di sculture ("figurato"), ma di aspetto pi bello riguardo all'arte ("secondo l'artificio"), perch queste opere sono state scolpite da mano Divina. Vedea colui che fu nobil creato pi ch'altra creatura, gi dal cielo 27 folgoreggiando scender, da l'un lato. Vedevo Lucifero, Colui che fu la nobile Creazione, cio la DIVINA LUCE CREATIVA - LUCE EMANATA DAL PADRE, in tutta la sua perfezione, cadere folgorato, tramutato dall'opera umana in demoniaca energia. Vedea Brareo, fitto dal telo celestial giacer, da l'altra parte, 30 grave a la terra per lo mortal gelo. Vedevo Briareo: "briaco" di orgoglio e presunzione, "reo" di morte e distruzione, simbolo della Scienza senza Coscienza, trafitto dal "telo Celestial" (Giustizia Celeste) Gigante dalle cento braccia, che partecip alla battaglia dei Titani (gli scienziati) contro Giove (contro l'Equilibrio Divino: DIO). Raffigurazioni create da Mano Divina, come gi detto, figure esistenti nell'eterno presente, senza passato n futuro. Vedea Timbreo, vedea Pallade e Marte, armati ancora, intorno al padre loro, 33 mirar le membra d'i Giganti sparte. Vedevo Timbreo (Apollo, adorato nella citt di Timbra) e Pallade e Marte, armati ancora in difesa dell'Equilibrio Creativo, guardare le misere membra dei "giganti" (della Scienza inconsulta, periti nell'autodistruzione, di cui furono

principali fautori). Vedea Nembrt a pi del gran lavoro quasi smarrito, e riguardar le genti 36 che 'n Sennar con lui superbi fuoro. Vedevo Nembrotto (fosco nembo, preannunziante la catastrofe apocalittica e fautore della Torre di Babele), nel "gran lavoro" di semina mortale, seminatore di discordie nell'incomprensione, babelica confusione dell'intendere (lingue diverse). Lo vedevo "quasi smarrito" dalla potenza del suo stesso male, a riguardare la moltitudine umana, perita nella superbia e nell'incomprensione. Come le tombe terragne pungevano di dolore solo le anime pie, cos queste opere pungevano di dolore soltanto le anime coscienti degli errori umani. O Nob, con che occhi dolenti vedea io te segnata in su la strada, 39 tra sette e sette tuoi figliuoli spenti! O Niobe, con che occhi dolenti io ti vedevo raffigurata suI pavimento, mentre piangevi la morte dei tuoi sette figliuoli maschi e delle tue sette femmine! Due categorie, pervase entrambe dai 7 peccati. Niobe era figlia di Tantalo e moglie di Anfione, re di Tebe. Ella, superba della sua numerosa figliolanza, pretese che i Tebani onorassero lei, sacrificandole creature in suo onore, e non Latona, che aveva soltanto due figli: Apollo e Diana. Latona, invece, fece uccidere tutti i figli di Niobe. La disintegrazione dell'Atomo Anche qui troviamo un possibile riferimento ai figli della madre Terra, madre di superbia, l'Umanit tutta, punita dalle sue stesse opere nefande, principalmente dall'opera scientifica, la quale, pi d'ogni altra, spinge l'Umanit verso l'autodistruzione. Il pi grande errore che l'uomo ha commesso di avere disintegrato l'atomo per asservirne la immensa energia distruttiva ai suoi scopi egoistici e guerrafondai. Questo , come e pi del delitto che separa l'anima dal corpo, una violazione della Legge Cosmica di Equilibrio: "CIO' CHE DIO HA UNITO L'UOMO NON SEPARI". Ci che Dio ha unito nella nascita, deve morire unito. Ma l'uomo, in virt delle cognizioni acquisite, si servito di una cosa creata da Dio per scopi di armonia e di equilibrio, usandola per fini egoistici e distruttivi. In tal caso, la inflessibile Legge Cosmica di "Causa ed Effetti", che si svolge nell'energia del Creato, s'incaricher di ridimensionare le orgogliose sue pretese, facendo ricadere su lui stesso i deleteri effetti delle negative cause edificate specie negli esperimenti atomici. A tal punto, credo necessario dilungarmi in questa gi lunga parentesi: LA DISINTEGRAZIONE DELL'ATOMO. Gli esperimenti nucleari sotterranei hanno impoverito lo strato intercapedinale della cellula astrofisica Terra, strato intercapedine che forma lo spessore ostruttivo al "magma-igneo" che lo strato di materia incandescente vulcanica eruttiva, che si trova nelle profondit del globo terracqueo, provocando, cos, un cedimento della struttura superiore, alterando l'intravatura naturale, che sostiene la crosta soprastante. La ionosfera (sfera degli ioni elettrizzanti), per cause direttamente proporzionali al "progresso" della nostra Scienza, esercita una pressione asimmetrica e lo strato isolante (ch' come camera d'aria) esistente nel sottosuolo, ora estremamente precario,

cede nello spazio rimasto vuoto, provocando la spinta verso l'alto di quel settore che, fino a quel momento, era consistentemente poggiato su basi solide. Questa spinta provoca l'oscillazione superiore, causando crepe, sia sulla superficie che nello strato immediatamente sottostante, per cui si sviluppa una fuoriuscita di gas, i quali, oltre a produrre movimenti tellurici di media come di elevatissima portata, liberano dal sottosuolo energie deleterie per tutti i regni della Natura: Minerale, Vegetale, Animale, Umano. Oggigiorno, in cui tutto AVVELENATO, tutte le strutture fisico-energetiche ne subiscono l'effetto, compreso il cervello umano, avvelenato anch'esso con conseguente aumento della criminalit, poich, come l'aria, la terra, il mare, anche l'uomo e tutta la rete enzimatica, formata dalle creature viventi sulla Terra, sono costituiti dagli stessi elementi di cui strutturato il pianeta.

O Sal, come in su la propria spada quivi parevi morto in Gelbo, 42 che poi non sent pioggia n rugiada! O Saul, come, gettatoti sulla tua spada, parevi morto in Gelbo, che poi visse nella maledizione e quel monte non ebbe pi frescura di pioggia n rugiada! Saul, primo re ebraico, abbandonato da Dio per la sua superbia, si uccise gettandosi sulla propria spada sul monte Gelbo, in Palestina. E Davide, racconta la Bibbia, scagIi su quel monte la maledizione: "Montes Gelbo, nec ros nec pluvia veniant super vos". O folle Aragne, s vedea io te gi mezza ragna, trista in su li stracci 45 de l'opera che mal per te si f. O folle Aragne, io ti vedevo a met della tua trasformazione in ragno, povera sugli stracci da te miserevolmente tessuti, da te che la mirabile divina tela della Vita trasformasti in orridi brandelli. Araene (Aragne) simboleggia la Scienza medica terrestre creatrice di orribili corpi mostruosi, operante con sottili inconsistenti zampe, da ragno e con minuscolo cervello, creatrice di uno sporco tessuto fatto di polvere e di bava, teso a provocare la morte, pervasa dalla diabolica pretesa di sostituirsi a Dio. (Inferno Canto XXV - v. 46-78) Aragne, in Mitologia, rappresentata come la superba tessitrice della Lidia, trasformata in ragno dalla dea Minerva, per avere osato sfidarla in una gara di ricamo. (Ovidio, Metamorfosi VI 5-145). O Robom, gi non par che minacci quivi 'l tuo segno; ma pien di spavento 48 nel porta un carro, sanza ch'altri il cacci. O Roboamo, qui non par che minacci, il tuo sembiante ti mostra pieno di spavento, mentre fuggi sul carro. Roboamo, superbo figlio di Salomone, avendogli gli Ebrei chiesto che mitigasse la durezza del governo paterno, rispose minacciando peggiori inasprinienti, ma il popolo insorse, costringendolo alla fuga su un carro. Mostrava ancor lo duro pavimento come Almeon a sua madre f caro 51 parer lo sventurato addornamento. Mostrava ancora il duro pavimento come Almeone fece parer caro lo sventurato adornamento.

Erifile, per impossessarsi di una collana fabbricata da Vulcano e promessale in dono da Polinice, svel a costui il nascondiglio del marito, l'indovino, Anfiarao (Inferno Canto XX - v. 31-36), che si era nascosto per non partecipare alla guerra di Tebe, dove sapeva che sarebbe perito. Il figlio Almeone, per vendicare il padre, la uccise, facendole cos costar caro l'infauso monile. Mostrava come i figli si gittaro sovra Sennacherb dentro dal tempio, 54 e come, morto lui, quivi il lasciaro. Mostrava ancora come i figli si gettarono sopra il padre Sennacherib, superbo re degli Assiri, mentre era nel tempio e l lo lasciarono, dopo averlo ucciso. Mostrava la ruina e 'l crudo scempio che f Tamiri, quando disse a Ciro: 57 Sangue sitisti, e io di sangue t'empio. Mostrava il crudele scempio che fece Tamiri, regina degli Sciti, quando, infuriata contro Ciro re di Persia, presolo prigioniero, lo fece decapitare, gettandone il capo in un otre pieno di sangue umano; nel quadro vibrano le parole di Tamiri: Satia te sanguine, quem sitisti = Saziati di sangue, come assetato ne fosti. Mostrava come in rotta si fuggiro li Assiri, poi che fu morto Oloferne, 60 e anche le reliquie del martiro. Mostrava ancora quel tristo pavimento come fuggirono gli Assiri dopo l'uccisione di Oloferne, generale di Nabucodonosor re di Assiria. Oloferne stava assediando Betulia di Giudea, ma la citt fu salvata da Giuditta, una bella e giovane donna, la quale, recatasi da Oloferne e fattolo invaghire, lo uccise decapitandolo. Mostrava anche i resti del martirio, ("le reliquie"), cio il cadavere decapitato e il capo mozzo. Vedeva Troia in cenere e in caverne; o Iln, come te basso e vile 63 mostrava il segno che l si discerne! Vedevo Troia, la superba e potente Troia, trasformata in cenere e in cavernose rovine; o Ilio, alta e potente rocca di Troia, come rasa al suolo e di miserando aspetto ti mostrava la raffigurazione ("il segno") che l si vede! Qual di pennel fu maestro o di stile che ritraesse l'ombre e' tratti ch'ivi 66 mirar farieno uno ingegno sottile? Quale maestro di pittura o di intaglio vi fu mai, che fosse capace di ritrarre le immagini e i contorni di quei bassorilievi che avrebbero fatto meravigliare un artista di sottile ingegno? Morti li morti e i vivi parean vivi: non vide mei di me chi vide il vero, 69 quant'io calcai, fin che chinato givi. Morti i morti e i vivi "parevano" vivi (ma erano morti anch'essi nella vita della "umana morte"): non vide meglio di me chi vide il Vero, tutto ci che io calcai coi piedi, finch umilmente chinato andai. Or superbite, e via col viso altero, figliuoli d'Eva, e non chinate il volto 72 s che veggiate il vostro mal sentero! Ora insuperbite, e andate col viso altero, figli di Eva (figli della Terra, madre di superbia), e non abbassate il volto cos che vediate la vostra cattiva strada! Pi era gi per noi del monte vlto e del cammin del sole assai pi speso

75 che non stimava l'animo non sciolto, Molto tempo era passato per noi dalla svolta del monte e dal cammino del sole, assai pi di quello che stimava il mio animo non libero dalla umana materia costretta nel tempo e nello spazio, quando colui che sempre innanzi atteso andava, cominci: Drizza la testa; 78 non pi tempo di gir s sospeso. quando Virgilio, che sempre proteso e attento andava innanzi, mi disse: Drizza la testa; non pi il tempo di andare cos assorto. Vedi col un angel che s'appresta per venir verso noi; vedi che torna 81 dal servigio del d l'ancella sesta. Vedi l un angelo che s'appresta a venirci incontro; vedi che torna dal servizio del giorno, "l'ancella sesta" (la sesta ora). Di reverenza il viso e li atti addorna, s che i diletti lo 'nvarci in suso; 84 pensa che questo d mai non raggiorna! Mostrati riverente verso l'angelo, cos che gli si renda gradito favorirci l'ascesa; pensa che questo d mai pi ritorna! Io era ben del suo ammonir uso pur di non perder tempo, s che 'n quella 87 materia non potea parlarmi chiuso. Io ero cos bene abituato ai suoi ammonimenti, che riguardavano insistentemente la necessit di non perder tenipo, che su quell'argornento non poteva parlarmi pi in modo incomprensibile. A noi vena la creatura bella, biancovestito e ne la faccia quale 90 par tremolando mattutina stella. Verso di noi veniva quella bella creatura, biancovestita e nella sua faccia pareva tremolasse la luce della stella mattutina. Le braccia aperse, e indi aperse l'ale; disse: Venite: qui son presso i gradi, 93 e agevolemente omai si sale. Le braccia aperse, quindi apr le ali; e disse: Venite: qui sono i gradini, per i quali si sale agevolmente. A questo invito vegnon molto radi: o gente umana, per volar s nata, 96 perch a poco vento cos cadi? A quest'invito aderiscono pochi: o gente umana, nata per volare in Cielo, perch ti lasci vincere cos dal debole fiato di vento delle misere mondane cose? Menocci ove la roccia era tagliata; quivi mi batt l'ali per la fronte; 99 poi mi promise sicura l'andata. Egli ci condusse dove la roccia era tagliata; mi batt le ali sulla fronte (per togliere il primo P, il primo segno delle piaghe di Ges, il primo segno dei peccati del mondo); poi mi promise sicura l'andata. Come a man destra, per salire al monte dove siede la chiesa che soggioga 102 la ben guidata sopra Rubaconte, Come per salire alla chiesa di San Miniato al Monte che domina Firenze (Dante dice sarcasticamente "la ben guidata" citt, ma in realt vuole intendere "la citt del mal governo") sul lato destro, si rompe del montar l'ardita foga per le scalee che si fero ad etade

105 ch'era sicuro il quaderno e la doga; si rompe la ripidezza della salita, costruita in un'epoca in cui erano sicuri, cio non venivano falsati ("il quaderno e la doga") gli atti pubblici; cos s'allenta la ripa che cade quivi ben ratta da l'altro girone; 108 ma quinci e quindi l'alta pietra rade. cos diventa meno ripido il pendio che rapidissimo scende dall'altro girone; ma ugualmente, sia l'una che l'altra parete pietrosa ("rade") purifica, dall'una parte e dall'altra. Noi volgendo ivi le nostre persone, 'Beati pauperes spiritu!' voci 111 cantaron s, che nol diria sermone. Mentre noi ci volgevano verso la scala, sentimmo cantare la prima delle beatitudini evangeliche: 'Beati i poveri di spirito!', il canto era cos dolce che nessuna voce umana potrebbe adeguarlo. Ahi quanto son diverse quelle foci da l'infernali! ch quivi per canti 114 s'entra, e l gi per lamenti feroci. Ahi quanto son diverse queste voci da quelle infernali! qui si entra fra i canti e laggi tra i lamenti feroci. Gi montavam su per li scaglion santi, ed esser mi parea troppo pi lieve 117 che per lo pian non mi parea davanti. Gi salivamo per gli scaloni santi, ed a me pareva di essere molto pi leggero di quanto non lo fossi stato prima, camminando lungo la via pianeggiante. Ond'io: Maestro, d, qual cosa greve levata s' da me, che nulla quasi 120 per me fatica, andando, si riceve? Domandai a Virgilio: Maestro, dimmi, quale peso mi stato tolto da dosso, dal momento che il procedere non mi costa pi alcuna fatica? Rispuose: Quando i P che son rimasi ancor nel volto tuo presso che stinti, 123 saranno, com' l'un, del tutto rasi, Egli mi rispose: Quando le P rimaste ancora sul tuo volto saranno state del tutto cancellate, come la prima, fier li tuoi pi dal buon voler s vinti, che non pur non fatica sentiranno, 126 ma fia diletto loro esser s pinti. i tuoi piedi saranno stati dominati dalla buona volont, tanto che non solo non avvertiranno alcuna fatica, rna sar loro gradito essere spinti ad andare pi s. Allor fec'io come color che vanno con cosa in capo non da lor saputa, 129 se non che' cenni altrui sospecciar fanno; Allora io feci come coloro che hanno qualcosa in capo senza saperlo, mentre i cenni degli altri li mettono in sospetto; per che la mano ad accertar s'aiuta, e cerca e truova e quello officio adempie 132 che non si pu fornir per la veduta; per la qualcosa la mano s'ingegna ad accertarsi, e cerca e trova e fa quella funzione che non pu essere adempiuta dalla vista; e con le dita de la destra scempie trovai pur sei le lettere che 'ncise quel da le chiavi a me sovra le tempie: 136 a che guardando, il mio duca sorrise. e con le dita allargate della mano destra io trovai diminuite in sei, le sette lettere che l'angelo mi aveva incise sopra le tempie con la punta della spada: al che, guardando, la mia

guida sorrise.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XIII nel libero commento di Giovanna Viva Seconda cornice: gli invidiosi sono coperti da ruvido cilicio ed hanno gli occhi serrati, come cuciti da fil di ferro - Sapia da Siena Noi eravamo al sommo de la scala, dove secondamente si risega 3 lo monte che salendo altrui dismala. Eravamo giunti al sommo della scala, dove per la seconda insenatura si taglia il monte che libera dal male chi vi giunge. Ivi cos una cornice lega dintorno il poggio, come la primaia; 6 se non che l'arco suo pi tosto piega. Qui una cornice circonda il monte come la prima; ma la sua curva pi stretta (perch pervasa da maggior dolore). Il monte conico e le cornici, come i cerchi prodotti da un sasso gettato nell'acqua o da un tocco di campana nell'aria, si susseguono in giri concentrici, esattamente come i giri karmici di cui si gi parlato. Essi si allargano fino a scomparire di cerchio in cerchio, come di vita in vita. Qui i cerchi primi sono pi densi di sofferenza e, come quelli prodotti nell'acqua e nell'aria, sono pi densi di energia non ancora dileguata. Ombra non l n segno che si paia: parsi la ripa e parsi la via schietta 9 col livido color de la petraia.

In questa cornice non si scorgeva nessuno (le anime espiavano nella pietra), le pareti livide e lisce come l'impiantito, non presentavano alcuna ombra, nessun segno di vita. Se qui per dimandar gente s'aspetta, ragionava il poeta, io temo forse 12 che troppo avr d'indugio nostra eletta. Se qui aspettiamo delle anime per interrogarle sul cammino da prendere, ragionava Virgilio, ho paura che la nostra scelta ("eletta") tarder fin troppo. Poi fisamente al sole li occhi porse; fece del destro lato a muover centro, 15 e la sinistra parte di s torse. Poi il maestro, guardando fisso al sole; fece dal lato destro il centro del suo corpo (presentando al sole la parte dove alberga il polo positivo) e ruot all'indietro la sinistra parte di s. Il Sole, glandola endocrina nell'astrofisico, che secerne energia psichico-creativa, il pianeta dove risiedono le Creature che hanno raggiunto il massimo grado di Coscienza. Virgilio, pertanto, intendeva rivolgersi ai Grandi Maestri Solari. O dolce lume a cui fidanza i' entro per lo novo cammin, tu ne conduci, 18 dicea, come condur si vuol quinc'entro. O dolce Lume di Divina Sapienza, fidando nel quale io entro nel nuovo cammino, egli preg, conducici come qui dentro condurre si vuole. Tu scaldi il mondo, tu sovr'esso luci; s'altra ragione in contrario non ponta, 21 esser dien sempre li tuoi raggi duci. Tu dai al mondo Luce, Vita e calore; se altra ragione non v' che lo vieti, possano sempre essere i tuoi raggi dolci e carezzevoli (come lo sono per gli altri mondi viventi nella Pace e nel dolce Equilibrio d'Amore!). Qui bene ricordare che i calori intensi ed i freddi eccessivi, noi uomini della Terra li dobbiamo soltanto al nostro malvivere, perch il sole non emana calore, bens energia psichico-creativa sui mondi in formazione e in evoluzione. E questa forza vitale, trovando i piani distonici della nostra atmosfera, giunge a noi sotto forma di calore eccessivo. Tutte le depressioni e gli sconvolgimenti atmosferici sono dovuti alla distonia energetica causata dall'energia emanata dall'uomo. E pertanto Virgilio dice: "...esser dien sempre li tuoi raggi duci". Quanto di qua per un migliaio si conta, tanto di l eravam noi gi iti, 24 con poco tempo, per la voglia pronta; Gi il sole c'infondeva l'energia bastante, perch noi giungessimo in poco tempo a percorrere un miglio di strada; e verso noi volar furon sentiti, non per visti, spiriti parlando 27 a la mensa d'amor cortesi inviti. quando sentimmo volare delle voci che invitavano amorevolmente alla divina Mensa della Fratellanza e del Perdono. La prima voce che pass volando 'Vinum non habent' altamente disse, 30 e dietro a noi l'and reterando. La prima voce, che pass volando, grid: 'Vinum non habent', e dietro a noi lo and ripetendo.

Erano queste le parole della Madonna, captate dalle scie sonore rimaste nel Cosmo, da quando Ges trasform in vino l'acqua dei boccali, durante le nozze di Canaan. E prima che del tutto non si udisse per allungarsi, un'altra 'I' sono Oreste' 33 pass gridando, e anco non s'affisse. Ancor prima che questa voce si spegnesse, un'altra, volando, segu la precedente scia: 'lo sono Oreste' grid, e anche questa voce pass oltre. Si racconta che Pilade, figlio di Strofio, re della Focide, per salvare Oreste, figlio di Agamennone, condannato a morte, avrebbe gridato, con generoso altruismo, di essere lui Oreste, mentre era Pilade. Egli offr la sua vita, per salvare l'amico. Questa voce, per, non era positiva. Tale gesto, pur se spinto da altruismo, fu un grave errore simile al suicidio, poich nessun'uomo pu disporre della sua vita che appartiene soltanto a Dio, al Quale spetta il decreto dell'attimo della morte e dell'attimo della vita. Oh!, diss'io, padre, che voci son queste? E com'io domandai, ecco la terza 36 dicendo: 'Amate da cui male aveste'. Oh!, dissi io, padre, cosa sono queste voci?; E come domandai ecco udii una terza che diceva: 'Amate da cui male aveste'. L'amore verso i propri nemici definito da san Paolo "il grande precetto di Cristo" - Matteo, 5,44; Luca, 6,27-28). E 'l buon maestro: Questo cinghio sferza la colpa de la invidia, e per sono 39 tratte d'amor le corde de la ferza. E il mio maestro disse: Questo recinto sferza la colpa dell'invidia, ma le corde della sferza sono spinte da amore. Lo fren vuol esser del contrario suono; credo che l'udirai, per mio avviso, 42 prima che giunghi al passo del perdono. Il freno, per non cadere in tale peccato, suoner apparentamente contrario all'amore; anche tu lo udirai, io credo, prima, di giungere al passo del perdono. Ma ficca li occhi per l'aere ben fiso, e vedrai gente innanzi a noi sedersi, 45 e ciascuno lungo la grotta assiso. Ma penetra fissamente gli occhi nell'aria a te d'avanti, vedrai gente che risiede, col corpo animico, nell'aria e, col fisico, in dimensione diafana, nella livida pietra di questa cornice. L'anima, energia-astrale, non pu restare racchiusa nella pietra: pertanto, Virgilio invita Dante a guardare "per l'aere ben fiso". Allora pi che prima li occhi apersi; guarda'mi innanzi, e vidi ombre con manti 48 al color de la pietra non diversi. Pi che mai apersi gli occhi; guardai innanzi e vidi ombre coperte da manti color della pietra. (Erano, quindi, corpi diafani in espiazione nel Regno Minerale). E poi che fummo un poco pi avanti, udia gridar: 'Maria, ra per noi': 51 gridar 'Michele' e 'Pietro', e 'Tutti santi'. Un p pi avanti, ud gridare: 'Maria prega per noi', ed altre voci ancora: 'Michele', 'Pietro' e 'tutti i Santi'.

Non credo che per terra vada ancoi omo s duro, che non fosse punto 54 per compassion di quel ch'i' vidi poi; Non credo che per la Terra vada ancora uomo cos crudele, che non fosse ferito da compassione nel vedere ci che io vidi poi; ch, quando fui s presso di lor giunto, che li atti loro a me venivan certi, 57 per li occhi fui di grave dolor munto. perch, quando io fui vicino a loro, e potetti meglio guardarli, i miei occhi si riempirono di lacrime. Di vil ciliccio mi parean coperti, e l'un sofferia l'altro con la spalla, 60 e tutti da la ripa eran sofferti. Di pietroso cilicio mi parevano coperti, ognuno era sulla spalla dell'altro (nella pietra alla rinfusa), tutti assieme erano immessi nel muro che li sorreggeva ("e tutti da la ripa eran sofferti"). Cos li ciechi a cui la roba falla stanno a' perdoni a chieder lor bisogna, 63 e l'uno il capo sopra l'altro avvalla, perch 'n altrui piet tosto si pogna, non pur per lo sonar de le parole, 66 ma per la vista che non meno agogna. Cos stanno i ciechi mendicanti a chiedere l'elemosina, allorch per smuovere la piet dei passanti, oltre che con la parola, si pongono in pietosa posizione, l'uno sorretto dall'altro. E come a li orbi non approda il sole, cos a l'ombre quivi, ond'io parlo ora, 69 luce del ciel di s largir non vole; E come negli occhi dei ciechi non penetra il sole, cos in questi esseri, di cui io parlo, la luce del sole non si vuole elargire; ch a tutti un fil di ferro i cigli fra e cusce s, come a sparvier selvaggio 72 si fa per che queto non dimora. La dimensione minerale costringeva la gente espiante all'impossibilit di aprire gli occhi; la pietra non consente movimento alcuno e pareva che a tutti un fil di ferro forasse le palpebre, similmente agli sparvieri selvaggi, ai quali i falconieri cucivano gli occhi crudelmente, per ammansirli durante il periodo di addestramento. Anche nella sofferenza inflitta ai falchi, come in tutte le altre che Dante ci porta ad esempio, troviamo la descrizione di una delle varie forme di espiazione. A me pareva, andando, fare oltraggio, veggendo altrui, non essendo veduto: 75 per ch'io mi volsi al mio consiglio saggio. A me pareva fare oltraggio a quelle anime nel passar loro davanti senza esser veduto: mi rivolsi perci al mio saggio maestro. Ben sapev'ei che volea dir lo muto; e per non attese mia dimanda, 78 ma disse: Parla, e sie breve e arguto. Non attese la mia domanda, avendo egli gi letto il mio pensiero, e disse: Parla loro e sii breve e preciso. Virgilio mi vena da quella banda de la cornice onde cader si puote, 81 perch da nulla sponda s'inghirlanda; Virgilio mi veniva accanto dalla parte esterna della cornice,

dove cadere facile, non essendo essa recinta da alcun parapetto; In altri termini, il mio maestro stava bene attento ch io non cadessi in errori. da l'altra parte m'eran le divote ombre, che per l'orribile costura 84 premevan s, che bagnavan le gote. dall'altra parte avevo le anime penitenti nell'orribile espiazione, dove tanto opprime il dolore procurato dalla pietra. Volsimi a loro e O gente sicura, incominciai, di veder l'alto lume 87 che 'l disio vostro solo ha in sua cura, lo parlai loro: O gente sicura, iniziai, di giungere a vedere l'alto Lume che il solo vostro desiderio, se tosto grazia resolva le schiume di vostra coscenza s che chiaro 90 per essa scenda de la mente il fiume, possa la Grazia Divina liberare l'anima, sciogliere le impurit della vostra coscienza, in modo che il fiume della memoria scenda limpido attraverso di essa, ditemi, ch mi fia grazioso e caro, s'anima qui tra voi che sia latina; 93 e forse lei sar buon s'i' l'apparo. vi prego di dirmi se qualcuno vi sia fra voi italiano; poich sar vantaggioso per lui se io lo sapr. O frate mio, ciascuna cittadina d'una vera citt; ma tu vuo' dire 96 che vivesse in Italia peregrina. Fratello mio, ogni anima cittadina di una vera unica citt; tu vuoi dire se qualcuno vi sia che abbia vissuto in Italia, durante il suo peregrinare terreno. Questo mi parve per risposta udire pi innanzi alquanto che l dov'io stava, 99 ond'io mi feci ancor pi l sentire. Questa risposta mi parve giungesse da un'anima pi innanzi di me sul cammino evolutivo, ed io mi feci pi avanti, per meglio udire. Tra l'altre vidi un'ombra ch'aspettava in vista; e se volesse alcun dir 'Come?', 102 lo mento a guisa d'orbo in s levava. Fra tutte, io vidi un'ombra che aspettava e, se qualcuno mi domandasse della sua posizione, io direi che appariva nel cavo di una sporgenza della pietra, come se levasse il mento in su, a guisa di cieco che tenta di vedere. Spirto, diss'io, che per salir ti dome, se tu se' quelli che mi rispondesti, 105 fammiti conto o per luogo o per nome. Spirito, io dissi, che per elevarti ti domi in questa pena, se tu sei quello che mi rispondesti, fammi partecipe del luogo di tua provenienza e del tuo nome, affinch io ti aiuti. Io fui sanese, rispuose, e con questi altri rimendo qui la vita ria, 108 lagrimando a colui che s ne presti. lo fui senese, egli rispose, e con questi miei compagni, qui rammendo la mia colpa e lacrimando io chiedo aiuto a colui che voglia prestarmelo. Savia non fui, avvegna che Sapa fossi chiamata, e fui de li altrui danni 111 pi lieta assai che di ventura mia. Savia non fui, sebbene Sapia fu il mio nome e fui del male altrui pi lieta assai che della mia stessa fortuna.

E perch tu non creda ch'io t'inganni, odi s'i' fui, com'io ti dico, folle, 114 gi discendendo l'arco d'i miei anni. Affinch tu non creda ch'io t'inganni, ascolta se io, come ti dico, fui folle, giunta agli ultimi anni della mia vita. Eran li cittadin miei presso a Colle in campo giunti co' loro avversari, 117 e io pregava Iddio di quel ch'e' volle. I miei concittadini erano in battaglia a Colle VaI D'EIsa ed io pregavo per la loro sconfitta. Rotti fuor quivi e vlti ne li amari passi di fuga; e veggendo la caccia, 120 letizia presi a tutte altre dispari, Fui contenta nel vederli inseguiti dalle truppe nemiche, tanto ch'io volsi in s l'ardita faccia, gridando a Dio: "Omai pi non ti temo!", 123 come f 'l merlo per poca bonaccia. tanta felicit mi pervase allora, che io, volgendo al Cielo la mia ardita faccia, gridai a Dio: "Pi non ti temo!", come fa il merlo per un po' di bel tempo. Pace volli con Dio in su lo stremo de la mia vita; e ancor non sarebbe 126 lo mio dover per penitenza scemo, Negli ultimi momenti di mia vita, io mi pent, e non sarei in Purgatorio, se ci non fosse, ch'a memoria m'ebbe Pier Pettinaio in sue sante orazioni, 129 a cui di me per caritate increbbe. se Pier pettinaio, venditore di pettini del mio paese, non avesse, con le sue sante orazioni, pregato per la mia salvezza. La forza della Fede di quella umile creatura lo aiut ad uscire dalle pene infernali. La forza della Preghiera Da qualunque fonte provenga una preghiera amorosamente espressa, mediante la "forza-pensiero", si irradia nell'Infinito. La parola energia, una manifestazione dell'idea creativa, e la preghiera del credente prende forza dalla Fede. Essa si eleva verso il proprio Spirito e verso le Grandi Forze Cosmiche che irradiano Amore. Quando spinta dall'Amore e dall'Altruismo, la Forza-Pensiero che si irradia nei mondi materiali e iperfisici ugualmente presente in noi, quale Energia del Tutto-Dio, del Quale noi siamo energetiche scintille. Tale forza radiante stata fotografata; pertanto, una manifestazione dell'Idea Creativa fatta Luce e Parola. Ed bene sapere che la preghiera elevata in gruppo aumenta la potenza radiante verso la grande Forza Benefica-DIO.

Ma tu chi se', che nostre condizioni vai dimandando, e porti li occhi sciolti, 132 s com'io credo, e spirando ragioni? Ma tu chi sei che domandi di noi, e porti gli occhi liberi, cos come io credo, e respirando ragioni? Li occhi, diss'io, mi fieno ancor qui tolti, ma picciol tempo, ch poca l'offesa 135 fatta per esser con invidia vlti. Il bene della vista risposi, anche a me sar qui tolto, ma per poco tempo, poich di poco offesi col sentimento dell'invidia l'Equilibrio d'Amore. Troppa pi la paura ond' sospesa

l'anima mia del tormento di sotto, 138 che gi lo 'ncarco di l gi mi pesa. Maggiore, invece, la paura che grava sulla mia anima per il tormento che tocca ai superbi, perch di superbia io credo di aver peccato. Ed ella a me: Chi t'ha dunque condotto qua s tra noi, se gi ritornar credi? 141 E io: Costui ch' meco e non fa motto. Quell'anima mi domand: Chi ti ha condotto fin qua, dal momento che pensavi di dovervi tornare per espiare? Ed io le risposi: Mi ha condotto costui che con me e che tace. E vivo sono; e per mi richiedi, spirito eletto, se tu vuo' ch'i' mova 144 di l per te ancor li mortai piedi. Ed io son vivo nel corpo della vita precedente; ed perci che ti chiedo se tu vuoi che io muova di l per te i miei passi mortali. Oh, questa a udir s cosa nuova, rispuose, che gran segno che Dio t'ami; 147 per col priego tuo talor mi giova. Oh, questa ch'io odo cosa nuova, rispose, ed ci un gran segno che Dio ti ama; sicuramente, dunque, giover la tua preghiera. E cheggioti, per quel che tu pi brami, se mai calchi la terra di Toscana, 150 che a' miei propinqui tu ben mi rinfami. Ed io ti chiedo, per quello che tu pi brami, se mai calcassi la terra di Toscana, di parlare bene di me ai miei parenti. Tu li vedrai tra quella gente vana che spera in Talamone, e perderagli pi di speranza ch'a trovar la Diana; 154 ma pi vi perderanno li ammiragli. Tu li vedrai fra quella gente sciocca, che spera di ricavare l'acqua necessaria per Firenze e Siena nel porto di Talomone dove credevano di trovare un fiume sotterraneo di nome Diana, che secondo la loro immaginazione sarebbe passato sotto la chiesa di S. Niccol, dove esiste un pozzo chiamato Diana. E tu li vedrai ancora sperare nel fiume della Maremma Toscana. Ti prego di dir loro di riporre ogni speranza. Ma vedrai che quando questo loro dirai, continueranno fermamente a cercare ancora con tutti i loro impresari. Sapia rivive l'acre sapore della passione terrena, accompagnato da profonda commiserazione.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XIV nel libero commento di Giovanna Viva Seconda cornice: invidiosi - Guido del Duca e Rinieri da Calboli corruzione generale della Valle dell'Arno - decadenza morale dei Romagnoli - esempi d'invidia punita Chi costui che 'l nostro monte cerchia prima che morte li abbia dato il volo, 3 e apre li occhi a sua voglia e coverchia? Chi costui che va liberamente in giro per il nostro monte, prima che morte lo abbia involato, che pu aprire e chiudere gli occhi e far tutto a sua volont? Non so chi sia, ma so ch'e' non solo: domandal tu che pi li t'avvicini, 6 e dolcemente, s che parli, acco'lo. Non so chi sia, ma so che non solo: interrogalo tu che gli sei pi vicino (nella pietra pi esterna) e parlagli dolcemente, in modo da indurlo a conversare con noi. Cos due spirti, l'uno a l'altro chini, ragionavan di me ivi a man dritta; 9 poi fer li visi, per dirmi, supini; Cos dicevano due spiriti, chini in una pietra ricurva, poi, per parlarmi, si fecero attenti dalla parte in cui la pietra era supina; e disse l'uno: O anima che fitta nel corpo ancora inver' lo ciel ten vai, 12 per carit ne consola e ne ditta ed uno di loro mi disse: O anima che, ancora racchiusa nel tuo corpo, verso il Cielo prosegui il cammino, per carit confortaci e dicci onde vieni e chi se'; ch tu ne fai tanto maravigliar de la tua grazia, 15 quanto vuol cosa che non fu pi mai. da dove vieni e chi sei, tu che tanto susciti meraviglia per la grazia concessati, quanto esige una cosa che non fu mai vista. E io: Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona, 18 e cento miglia di corso nol sazia. Ed io: Attraverso la Toscana si stende un fiumicello, che nasce dal monte Falterona e cento miglia di corso non gli bastano. Di sovr'esso rech'io questa persona: dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno, 21 ch 'l nome mio ancor molto non suona. Sono nato in un luogo situato su questo fiume ed io vengo da l: dirvi chi io sia, sarebbe inutile, perch il mio nome non conosciuto nel mondo. Se ben lo 'ntendimento tuo accarno

con lo 'ntelletto, allora mi rispuose 24 quei che diceva pria, tu parli d'Arno. Se bene afferro ci che intendi dire, allora mi rispose quello che parlava prima, tu parli dell'Arno. E l'altro disse lui: Perch nascose questi il vocabol di quella riviera, 27 pur com'om fa de l'orribili cose? E l'altro a lui domand: Perch questo nasconde, tacendo, il nome di quella riviera, come fa l'uomo che intende tacere orribili cose? E l'ombra che di ci domandata era, si sdebit cos: Non so; ma degno 30 ben che 'l nome di tal valle pra; Colui che ricevette la domanda, cos rispose: Non so; ma sarebbe bene che il nome di tal valle perisca, cancellato per sempre; ch dal principio suo, ov' s pregno l'alpestro monte ond' tronco Peloro, 33 che 'n pochi luoghi passa oltra quel segno, poich dalla sorgente dell'Arno, dove cos ricca d'acqua la catena dell'Appennino, da cui in Sicilia si stacca il monte Peloro, che in pochi altri luoghi supera quell'altezza, infin l 've si rende per ristoro di quel che 'l ciel de la marina asciuga, 36 ond'hanno i fiumi ci che va con loro, fino alla foce, dove per compenso il cielo restituisce l'acqua che il sole prosciuga dal mare e che costituisce il corso dei fiumi che di essa si alimentano, vert cos per nimica si fuga da tutti come biscia, o per sventura 39 del luogo, o per mal uso che li fruga: la virt come biscia viene sfuggita dagli abitanti, o per sventura del luogo, o per malanimo che li pervade: ond'hanno s mutata lor natura li abitator de la misera valle, 42 che par che Circe li avesse in pastura. gli uomini di quella misera valle hanno cos mutato la loro natura, che pi non paiono esseri umani, ma pare che Circe li tenga in pastura. Tra brutti porci, pi degni di galle che d'altro cibo fatto in uman uso, 45 dirizza prima il suo povero calle. Tra brutti porci, pi degni di ghiande che di cibo in uso agli umani, drizza prima il suo misero percorso. Botoli trova poi, venendo giuso, ringhiosi pi che non chiede lor possa, 48 e da lor disdegnosa torce il muso. Poi, proseguendo il suo cammino, si appressa ad Arezzo. Qui trova cani ringhiosi pi che non consenta la loro forza, e da loro disdegnosa torce il muso, invertendo il suo corso. Vassi caggendo; e quant'ella pi 'ngrossa, tanto pi trova di can farsi lupi 51 la maladetta e sventurata fossa. Prosegue poi in discesa; e quanto pi la maledetta e sventurata fossa (il corso del fiume) ingrossa, tanto di pi trova i cani farsi lupi. Discesa poi per pi pelaghi cupi, trova le volpi s piene di froda, 54 che non temono ingegno che le occpi. Discesa per tortuosi sentieri, trova le volpi cos piene di frode, che non temono congegno che le catturi. N lascer di dir perch'altri m'oda; e buon sar costui, s'ancor s'ammenta

57 di ci che vero spirto mi disnoda. Non lascer di parlare per il fatto che altri mi ascolti; oda costui le mie parole, poich giover udire ci che un verace Spirito profetico mi svela. Io veggio tuo nepote che diventa cacciator di quei lupi in su la riva 60 del fiero fiume, e tutti li sgomenta. lo vedo tuo nipote (Fulcieri) che diventa persecutore di quei lupi sulla riva di quel fiume feroce, e li sgomenta e terrorizza. Fulcieri da Calboli, nipote di Rinieri, podest di Firenze nel 1303, uomo senza scrupoli, che favor in vari modi le rappresaglie dei Neri contro i Fiorentini di parte bianca e ghibellina. Vende la carne loro essendo viva; poscia li ancide come antica belva; 63 molti di vita e s di pregio priva. Vende la carne delle sue vittime ancora vive (pattuendo il prezzo del riscatto); poi le uccide come belva inveterata nella sua ferocia; egli priva molti della vita, ma priva di Bene anche s stesso. Sanguinoso esce de la trista selva; lasciala tal, che di qui a mille anni 66 ne lo stato primaio non si rinselva. Lordo di tanto sangue, Fulcieri se ne va da Firenze ("trista selva"); e la lascia in tale condizione, che non rifiorir come prima, neanche dopo mille anni. Com'a l'annunzio di dogliosi danni si turba il viso di colui ch'ascolta, 69 da qual che parte il periglio l'assanni, Come nelle dolorose previsioni si turba il viso di colui che ascolta, quasi che da qualche parte il pericolo lo travolga, cos vid'io l'altr'anima, che volta stava a udir, turbarsi e farsi trista, 72 poi ch'ebbe la parola a s raccolta. cos io vidi l'altra anima che stava ascoltando, turbarsi e farsi triste, dopo aver sentito tali parole. Lo dir de l'una e de l'altra la vista mi fer voglioso di saper lor nomi, 75 e dimanda ne fei con prieghi mista; Le parole dell'uno e l'aspetto dell'altro m'indussero a domandare i loro nomi; per che lo spirto che di pria parlmi ricominci: Tu vuo' ch'io mi deduca 78 nel fare a te ci che tu far non vuo'mi. perci, lo spirito che per primo aveva parlato mi rispose: Tu vuoi che io m'induca a fare ci che tu non vuoi farmi. Ma da che Dio in te vuol che traluca tanto sua grazia, non ti sar scarso; 81 per sappi ch'io fui Guido del Duca. Ma dal momento che Dio vuole che in te rifulga tanta Sua grazia, ti dir che io fui Guido del Duca. Fu il sangue mio d'invidia s rarso, che se veduto avesse uom farsi lieto, 84 visto m'avresti di livore sparso. Il mio sangue fu cos assetato d'invidia, che se tu mi avessi veduto mentre guardavo un uomo farsi lieto, mi avresti visto pervaso da livore. Di mia semente cotal paglia mieto; o gente umana, perch poni 'l core 87 l 'v' mestier di consorte divieto? Si raccoglie il frutto di ci che si seminato ed io della

mia semina tal paglia mieto; o gente umana, perch poni il cuore in quelle cose il cui possesso allontana l'anima dal fraterno bene? Questi Rinier; questi 'l pregio e l'onore de la casa da Calboli, ove nullo 90 fatto s' reda poi del suo valore. Questo Rinieri, il pregio e l'onore della casa dei Calboli, nella sua famiglia nessuno in seguito ne ha ereditato il valore. E non pur lo suo sangue fatto brullo, tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno, 93 del ben richiesto al vero e al trastullo; Non soltanto il suo sangue divenuto spoglio di ogni virt necessaria alla vita civile e agli svaghi cortesi, ma nella terra di Romagna, tra il Po e il monte e la marina e il Reno; ch dentro a questi termini ripieno di venenosi sterpi, s che tardi 96 per coltivare omai verrebber meno. il territorio tutto ricolmo dei velenosi sterpi delle famiglie degenerate e, per coltivarlo, ormai ogni buon proponimento verrebbe meno. Ov' 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi? Pier Traversaro e Guido di Carpigna? 99 Oh Romagnuoli tornati in bastardi! Dov' ora il buon Lizio di Valbona e Arrigo Mainardi delle passate generazioni? E Piero Traversaro e Guido di Carpigna? Oh Romagnoli trasformati in bastardi! Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? quando in Faenza un Bernardin di Fosco, 102 verga gentil di picciola gramigna? Quando in Bologna nascer di nuovo un uomo come Fabbro de Lambertazzi? ed in Faenza un uomo come Bernardino di Fosco, anima nobile, grande fusto nato da umile erba? Non ti maravigliar s'io piango, Tosco, quando rimembro con Guido da Prata, 105 Ugolin d'Azzo che vivette nosco, Non meravigliarti, Toscano, se io piango quando ricordo con Guido da Prato, Ugolino d'Azzo che, pur toscano, visse tra noi romagnoIi, Federigo Tignoso e sua brigata, la casa Traversara e li Anastagi 108 (e l'una gente e l'altra diretata), Federico Tignoso e sua brigata, la casa Traversara e gli Anastagi (tutta la gente che non ha eredi maschi, ed in via d'estinzione), le donne e ' cavalier, li affanni e li agi che ne 'nvogliava amore e cortesia 111 l dove i cuor son fatti s malvagi. le gentildonne e i cavalieri, le imprese guerresche e i nobili svaghi che invogliavano all'amore e alla cortesia non vi sono pi; ora l gli animi sono diventati malvagi. O Bretinoro, ch non fuggi via, poi che gita se n' la tua famiglia 114 e molta gente per non esser ria? O Bretinoro, perch non fuggi via anche tu, ora che le tue famiglie sono fuggite assieme a tanta gente che non voleva restare in un luogo cos perverso? Bretinoro era aIlora un castello, l'unico cinto da muri ed era in quel tempo quanto un piccolo paese, dove non vi erano n trattorie, n alberghi. Sulla piazza vi era una colonna con tante piccole campane, ognuna delle quali corrispondeva ad una delle famiglie che vivevano nel castello. Quando un forestiero

giungeva a Bretinoro, veniva accompagnato da coloro che erano alle porte nei pressi della colonna e gentilmente invitato a legare il proprio cavallo ad una di quelle campane; se il cavallo lasciava il posto, per mangiare o riposare, il forestiero vi appendeva il proprio cappello, Da quel momento, egli diventava ospite della famiglia alla quale la campana corrispondeva. Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia; e mal fa Castrocaro, e peggio Conio, 117 che di figliar tai conti pi s'impiglia. Fa bene la famiglia Bagnacavallo, a non far figli; e fanno male i conti di Castrocaro, e peggio quelli di Conio, a mettere al mondo eredi cos degeneri. Ben faranno i Pagan, da che 'l demonio lor sen gir; ma non per che puro 120 gi mai rimagna d'essi testimonio. Bene faranno i Pagani, signori di Faenza, a non far figli, poich dopo che sar morto Maghinardo, il demonio della famiglia, non rimarr testimonianza del loro malvivere. O Ugolin de' Fantolin, sicuro il nome tuo, da che pi non s'aspetta 123 chi far lo possa, tralignando, scuro. O Ugolino dei Fantolini, sicuro il nome tuo, dal momento che non ci sar chi, tralignando, potr oscurarlo. Ma va via, Tosco, omai; ch'or mi diletta troppo di pianger pi che di parlare, 126 s m'ha nostra ragion la mente stretta. Ma ora vai, Toscano, mi piacerebbe star solo, il nostro ragionamento mi ha tanto stretto la mente di dolore, che desidero piangere. Noi sapavam che quell'anime care ci sentivano andar; per, tacendo, 129 facean noi del cammin confidare. Noi sapevamo che quelle anime care, pur non vedendoci, ci sentivano allontanare e, pertanto, tacendo, ci rendevano sicuri del cammino. Poi fummo fatti soli procedendo, folgore parve quando l'aere fende, 132 voce che giunse di contra dicendo: Quando fummo soli, una voce, improvvisa come folgore, parve fendere l'aria giungendo a noi; essa grid: 'Anciderammi qualunque m'apprende'; e fugg come tuon che si dilegua, 135 se sbito la nuvola scoscende. 'Mi uccider chiunque mi trover'; e (la voce di Caino) fugg via come tuono che si dilegua allo sprigionarsi della saetta. Caino, dopo avere ucciso per invidia il fratello Abele, fugg dicendo: "Sar ramingo e fuggiasco nel mondo, chiunque mi trover mi uccider". Ma la Voce di Jahve disse allora: "Non cos! Chiunque uccider Caino subir una vendetta sette volte maggiore!" Jahve pose su Caino un segno, cos che chiunque lo incontrasse non lo uccidesse. (Genesi 4:15) "Sette volte": si riferisce al ciclo di sette vite, successivo ad un omicidio. Chiunque uccide, verr ucciso per sette vite. Solo cos l'Anima riacquister l'equilibrio perduto e dalla Divina Intelligenza del Cosmo giunger il perdono. Come da lei l'udir nostro ebbe triegua, ed ecco l'altra con s gran fracasso, 138 che somigli tonar che tosto segua: Come il nostro udito ebbe tregua da quella voce, eccone un'altra, con s gran fragore da somigliare al tuono che segue

la folgore. Questa grid: Io sono Aglauro che divenni sasso; e allor, per ristrignermi al poeta, 141 in destro feci e non innanzi il passo. lo sono Aglauro che divenni sasso; allora, per stringermi a Virgilio, indietreggiai alla mia destra. Nella Mitologia, Aglauro, figlia di Cecrope, re di Atene, ostacol per invidia l'amore fra sua sorella Erse e Mercurio; questo la pun mutandola in sasso, ovvero: per Equilibrio karmico, ritorn in dimensione minerale, come le anime di questa cornice. Gi era l'aura d'ogne parte queta; ed el mi disse: Quel fu 'l duro camo 145 che dovria l'uom tener dentro a sua meta. L'aria era appena tornata quieta, e Virgilio mi disse: I duri richiami dovrebbero frenaIe gli uomini dal sentimento d'invidia. Ma voi prendete l'esca, s che l'amo de l'antico avversaro a s vi tira; 148 e per poco val freno o richiamo. Invece, poco vale per loro questo ammonimento; voi prendete l'esca che vi tende l'antico avversario che a s vi tira. Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira, mostrandovi le sue bellezze etterne, e l'occhio vostro pur a terra mira; 152 onde vi batte chi tutto discerne. Vi chiama il Cielo che intorno vi si gira, mostrandovi le sue bellezze eterne, eppure, l'occhio vostro sempre in Terra mira; ma vi percuote Chi tutto discerne.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XV

nel libero commento di Giovanna Viva Seconda cornice: invidiosi - l'angelo della carit - Virgilio chiarisce a Dante un dubbio circa la possibilit o l'impossibilit della comunanza dei beni tra gli uomini - arrivo alla terza cornice degli iracondi Quanto tra l'ultimar de l'ora terza e 'l principio del d par de la spera 3 che sempre a guisa di fanciullo scherza, Come alle ore tre lo sferico alternarsi planetario del giorno e della notte, simile ad un fanciullo che scherza, l dove il cielo ancora buio par che ci mostri le tre della notte trascorsa, mentre dove il cielo comincia ad illuminarsi par che ci mostri le tre del giorno che avanza, tanto pareva gi inver' la sera essere al sol del suo corso rimaso; 6 vespero l, e qui mezza notte era. cos pareva, quasi che il sole avesse fermato il suo corso; vespero l e qu mezzanotte. Questo quello che avviene durante l'avvistamento ravvicinato di un disco volante. Dante vede, pertanto, una palla di luce come il sole calante ("vespero l"), mentre d'intorno pareva notte ancora ("e qui mezza notte era"). E i raggi ne ferien per mezzo 'l naso, perch per noi girato era s 'l monte, 9 che gi dritti andavamo inver' l'occaso, E i raggi ci ferivano al centro della fronte ("per mezzo 'l naso"); perci, quel sole a noi appariva fuori posto, tanto che il monte pa reva girato all'inverso e che noi andassimo verso occidente, mentre eravamo incamminati ad oriente, quand'io senti' a me gravar la fronte a lo splendore assai pi che di prima, 12 e stupor m'eran le cose non conte; ed io mi sentivo gravar la fronte da quello splendore e le cose intorno mi stupivano come da me mai conosciute ("e stupor m'eran le cose non conte"); ond'io levai le mani inver' la cima de le mie ciglia, e fecimi 'l solecchio, 15 che del soverchio visibile lima. al fine di rendermi conto di quello strano splendore, portai le mani alle ciglia per farmi solecchio. E i raggi ne ferien per mezzo 'l naso - v. 7-12 Questa descrizione trova riscontro nell'episodio riferito dal contattista Eugenio Siragusa di Catania, il quale, durante un'intervista riportata dalla "Domenica del Corriere" del 28 ottobre 1962, dice tra l'altro che, mentre stava appoggiato alla ringhiera di Via del Lungomare di Catania, in attesa dell'arrivo del pullman, con lo sguardo rivolto verso il mare, vide in lontananza una stella luminosissima avvicinarsi rapidamente e che assumeva, man mano che si avvicinava, una dimensione circa quattro volte pi grande di quella della luna ("a lo splendore assai pi che di prima"). La lunga esperienza militare del sig. Siragusa gli fece dedurre che non si trattava di un normale aereo. A tal punto, credette che si volesse sganciare una bomba nucleare sulla stazione di Catania; si rannicchi sotto un pilastro di pietra lavica, temendo il peggio, ma la luce che si muoveva misteriosamente in sistole e diastole, e assumeva la forma classica di un tracciatore magnetico, fece partire dal lato inferiore un raggio che lo colp al centro della fronte ("e i raggi ne ferien per mezzo 'l naso"). Da quel momento, Siragusa cominci a notare che tutte le cose che lo

circondavano, persino le forme geometriche delle case, non erano conformi al suo nuovo stato di adattamento ("e stupor m'eran le cose non conte").

Come quando da l'acqua o da lo specchio salta lo raggio a l'opposita parte, 18 salendo su per lo modo parecchio a quel che scende, e tanto si diparte dal cader de la pietra in igual tratta, 21 s come mostra esperenza e arte; Come quando dall'acqua o dallo specchio un raggio luminoso rimbalza alla parte opposta, salendo e si allontana tanto dalla perpendicolare per un tratto eguale, come mostrano l'esperienza e la fisica; cos mi parve da luce rifratta quivi dinanzi a me esser percosso; 24 per che a fuggir la mia vista fu ratta. cos mi sembr di essere colpito da una luce riflessa; che non veniva riparata dalla mia mano, ma attraversava la materia del mio corpo. Che quel, dolce padre, a che non posso schermar lo viso tanto che mi vaglia, 27 diss'io, e pare inver' noi esser mosso? Che quella luce, dolce padre, che non riesco a proteggere il viso tanto mi percuote nel profondo del mio essere, dissi io, che pare tanto mi scruti e che venga sospinta verso di noi? Non ti maravigliar s'ancor t'abbaglia la famiglia del cielo, a me rispuose: 30 messo che viene ad invitar ch'om saglia. Non meravigliarti se ti abbaglia la luce proveniente dalla tua grande, vera famiglia del Cielo e che tu non riesci a riconoscere ancora, egli rispose: E` un messaggero divino che viene per invitare gli uomini ad elevarsi su per l'erta faticosa del Cammino Evolutivo. Tosto sar ch'a veder queste cose non ti fia grave, ma fieti diletto 33 quanto natura a sentir ti dispuose. Fra breve, avverr che non ti riuscir gravoso vedere cose siffatte, ma sar per te una gioia sapere tutto ci che la Natura evolutiva per te predispose. Poi giunti fummo a l'angel benedetto, con lieta voce disse: Intrate quinci 36 ad un scaleo vie men che li altri eretto. Poi che fummo giunti all'angelo benedetto, egli con dolcissima voce disse: Entrate, qui vi una scalinata pi agevole, che vi favorir il passaggio. Noi montavam, gi partiti di linci, e 'Beati misericordes!' fue 39 cantato retro, e 'Godi tu che vinci!' Noi salivamo gi per la nuova scala, quando ci giunse un canto: 'Beati i misericordiosi!', e poi ancora sentimmo: 'Godi tu che vinci!' (sono parole di un Salmo). Lo mio maestro e io soli amendue suso andavamo; e io pensai, andando, 42 prode acquistar ne le parole sue; Noi andavamo su, mentre io pensavo che dalle parole d'insegnamento del mio maestro avrei acquistato forza per proseguire; e dirizza'mi a lui s dimandando:

Che volse dir lo spirto di Romagna, 45 e 'divieto' e 'consorte' menzionando? gli domandai, perci: Cosa aveva voluto significare lo Spirito romagnolo parlando di 'divieto' e di 'consorte'? Per ch'elli a me: Di sua maggior magagna conosce il danno; e per non s'ammiri 48 se ne riprende perch men si piagna. Egli mi rispose: Riconosce ormai bene il suo peccato d'invidia, e l'espiazione che questo comporta; perci, toornato a parlarne, invitando gli altri a non cadere in quell'errore. Perch s'appuntano i vostri disiri dove per compagnia parte si scema, 51 invidia move il mantaco a' sospiri. L'invidia nasce perch gli uomini desiderano i beni materiali che sono limitati e non possono perci essere goduti da tutti. Ma se l'amor de la spera supprema torcesse in suso il disiderio vostro, 54 non vi sarebbe al petto quella tema; Ma se invece delle cose materiali l'uomo avesse desiderio dei beni spirituali, non vi sarebbe alcun sentimento d'invidia fra loro; ch, per quanti si dice pi l 'nostro', tanto possiede pi di ben ciascuno, 57 e pi di caritate arde in quel chiostro. poich, per quanto sulla terra si dice pi la parola 'nostro', tanti pi beni Celesti possiede ciascuno, e pi il sentimento della carit presente tra gli uomini. Io son d'esser contento pi digiuno, diss'io, che se mi fosse pria taciuto, 60 e pi di dubbio ne la mente aduno. lo riesco a comprendere ancora meno, dissi io, che se mi fosse stato taciuto il concetto, ed ora ancor pi dubbio accumulo nella mente. Com'esser puote ch'un ben, distributo in pi posseditor, faccia pi ricchi 63 di s, che se da pochi posseduto? Come pu che un bene, posseduto in molti, possa arricchire di pi di un bene posseduto in pochi? Ed elli a me: Per che tu rificchi la mente pur a le cose terrene, 66 di vera luce tenebre dispicchi. Ed egli a me: Non comprendi perch tu fissi il pensiero alle cose terrene, che, essendo limitate, perdono di valore nella suddivisione. Quello infinito e ineffabil bene che l s , cos corre ad amore 69 com'a lucido corpo raggio vene. Tanto si d quanto trova d'ardore; s che, quantunque carit si stende, 72 cresce sovr'essa l'etterno valore. E quanta gente pi l s s'intende, pi v' da bene amare, e pi vi s'ama, 75 e come specchio l'uno a l'altro rende. Ma l'infinito ineffabile Bene corre all'amore come in un corpo lucido corre a specchiarsi la luce. Quanto pi la luce si specchia, tanto pi trova l'ardore, cos come quanto pi la carit estende la sua luce radiosa, ancora di pi la luce d'amore si rispecchia; perci pi la gente s'innamora del Bene Divino, pi il bene divino s'arricchisce d'amore e i due

amori, uno di carit umana e l'altro di carit divina, sono come due specchi che a vicenda si riflettono. E se la mia ragion non ti disfama, vedrai Beatrice, ed ella pienamente 78 ti torr questa e ciascun'altra brama. E se il mio ragionamento non ti soddisfa, tu vedrai Beatrice, ed ella ti toglier l'uno e l'altro dubbio. Procaccia pur che tosto sieno spente, come son gi le due, le cinque piaghe, 81 che si richiudon per esser dolente. Protenditi al Bene, affinch presto ti siano spente le altre cinque piaghe che schiacciano il genere umano, come ti furono spente dall'angelo le prime due. Le altre cinque ti si richiudono ancora, perch con l'espiazione tu le possa guarire. Com'io voleva dicer 'Tu m'appaghe', vidimi giunto in su l'altro girone, 84 s che tacer mi fer le luci vaghe. lo volevo dirgli 'Tu mi appaghi con le tue spiegazioni', ma, giunto sull'altro girone, la vista di nuove cose mi fece tacere. Ivi mi parve in una visone estatica di sbito esser tratto, 87 e vedere in un tempio pi persone; Fui attratto da una visione, che mi port stranamente in un tempio dove vi erano pi persone; e una donna, in su l'entrar, con atto dolce di madre dicer: Figliuol mio 90 perch hai tu cos verso noi fatto? vidi entrare nel tempio una donna, che con atto di dolcissima madre, diceva: Figlio mio, perch tu hai fatto cos verso di noi? Ecco, dolenti, lo tuo padre e io ti cercavamo. E come qui si tacque, 93 ci che pareva prima, dispario. Ecco, vedi, dolenti tuo padre ed io ti cercavamo. E come la donna tacque, cos ad un tratto tutto spar. In quel tempio, era apparsa la sacra Famiglia e la Madonna, col suo atteggiamento, aveva mostrato un esempio di carit e di perdono. Indi m'apparve un'altra con quell'acque gi per le gote che 'l dolor distilla 96 quando di gran dispetto in altrui nacque, A tal punto mi apparve una donna cos piena d'ira, che le si bagnavano di lacrime le gote, e dir: Se tu se' sire de la villa del cui nome ne' di fu tanta lite, 99 e onde ogni scenza disfavilla, questa diceva al marito: Tu che sei il signore di Atene, per il cui nome, da scegliere tra quello degli Dei, vi fu tra gli uomini grande lite, e dalla quale s'irradia nel mondo la luce di ogni scienza, vendica te di quelle braccia ardite ch'abbracciar nostra figlia, o Pisistrto. 102 E 'l segnor mi parea, benigno e mite, vendicati da quelle braccia ardite che osarono abbracciare nostra figlia, o Pisistrato. Ed il signore, che pareva benigno e mite, risponder lei con viso temperato: Che farem noi a chi mal ne disira, 105 se quei che ci ama per noi condannato? le rispose con volto tranquillo: Cosa faremo noi a quello che

ci odia, se quello che ci ama per noi da condannare? Per il nome della citt di Atene gareggiarono aspramente i cittadini, spargendo inutile sangue, nel nome di uno o dell'altro "dio", nel nome, cio degli Extraterrestri che, discesi in Terra per missione, venivano adorati come divinit. Poi vidi genti accese in foco d'ira con pietre un giovinetto ancider, forte 108 gridando a s pur: Martira, martira! Poi vidi gente accesa d'ira uccidere con le pietre un giovinetto, gridando: Uccidi, uccidi!. E lui vedea chinarsi, per la morte che l'aggravava gi, inver' la terra, 111 ma de li occhi facea sempre al ciel porte, Ed io lo vedevo chinarsi, per la morte che gi lo appesantiva e con gli occhi rivolti al cielo, orando a l'alto Sire, in tanta guerra, che perdonasse a' suoi persecutori, 114 con quello aspetto che piet diserra. pregando Dio che perdonasse i suoi assassini, con quell'aspetto che apre alla piet. Questa visione mostrava Santo Stefano, che viene raffigurato dalla storia come uomo adulto, ma era soltanto un giovinetto. Egli fu condannato dai sacerdoti alla lapidazione, perch affermava di parlare con gli Angeli e con le Creature del Cielo. Queste grandi cose non erano accettate ed egli fu il primo della lunga odissea dei martiri Cristiani; fu definito pertanto, "protomartire". Cosa vedeva Dante? Ma cosa vedeva Dante in questi quadri viventi che gli si presentavano come esempi dei peccati che si espiavano in quella cornice e del perdono che ogni uomo dovrebbe avere per i propri nemici? Noi sappiamo che le Creature Celesti possono apparire sottoforma di luce e poi mutare la loro energia luminosa in corpo fisico, nella dimensione umana, per rendersi agli uomini visibili e tangibili, e che, per far questo, mutano il movimento molecolare della loro materia, molto pi spiritualizzata della nostra, nella velocit vibratoria della dimensione umana. Ma ci che Dante vedeva erano delle scene che apparivano, come trasmissioni televisive, nello spazio al di sopra di lui e le immagini riproducevano episodi realmente accaduti nella storia del passato. Ma come potevano giungere tali immagini agli occhi di Dante? La risposta potrebbe darcela il famoso monaco Benedettino: Padre Pellegrino Ernetti. Qui, necessariamente, si ripete ci che stato affermato al canto IV, in merito alla registrazione di scene riprese nello spazio da Padre Pellegrino Ernetti, con la collaborazione di un gruppo di dodici fisici. Con l'uso di apparecchiature adatte, tale equipe riuscita a ricostruire immagini e suoni rimasti nel Cosmo, poich ogni essere umano, da quando nasce a quando muore, lascia dietro di s una doppia scia, una sonora e una visiva, una specie di carta d'identit, diversa per ogni persona. E` in base a questa carta d'identit che si pu ricostruire la singola persona in tutti i suoi atti e in tutti i suoi detti. Le onde di vita, dunque, non si distruggono, ma rimangono impresse nell'energia del Cosmo sottoforma di luce, secondo il principio filosofico del "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma", con l'aiuto di macchinari adatti, questa luce pu essere captata e ricostruita. E se la luce

l'elemento primordiale che forma tutte le energie insite nella materia, significa che, come sono eterne ricostruibili le altre energie, cos, e molto di pi, ricostruibile l'onda visiva che la madre di tutte le altre forme di energia. Anche noi, oggigiorno, riusciamo a captare dall'energia luce ed a ricostruire immagini dalle onde visive e sonore ed anche a trasmetterle sui teleschermi e ad inciderle su nastri magnetici, nonch sulla carta per fotografie. Se le immagini non restassero onnipresenti intorno a noi e si spegnessero nell'etere, non sarebbe possibile fare tutto questo. Secondo quanto afferma padre Pellegrino, queste macchine potrebbero provocare una tragedia universale, perch tolgono ogni libert di parola, di azione e di pensiero. Infatti, anche il pensiero una emissione di energia; quindi, captabile. Ecco perch necessario che questi apparecchi non diventino alla portata di tutti, fino a quando l'uomo non imparer ad agire bene per il Bene. Anche noi possiamo addivenire appieno a quanto affermato, dal momento che ben sappiamo che l'ipocrisia quel sottile veleno che ci possiede e che ci fa dire cose che non pensiamo e che intimamente non accettiamo. E` da ricordare, inoltre, che queste immagini di esperienze vissute, impresse nella luce del Tutto Cosmico, sono quelle immagini collegate con la individuale parte animica di ogni creatura, che ha sede principalmente negli organi, quella Forza Divina, che ci collega al Tutto Uno e TRINO, di cui si gi parlato nel corso del commento e che col trapianto degli organi viene annullata, come cancellata per sempre dalla grande "Lavagna della Vita". E` evidente, quindi, che Creature del Cielo possono effettuare le trasmissioni di cui paria Dante, riprodurle in uno spazio X dell 'atmosfera, cos come si possono trasmettere immagini di Creature Divine che comunicano, in una Missione di Bene, con i "Veggenti" di ogni luogo e di ogni tempo. Dante si riferisce, senza alcun dubbio, a queste opere che, per noi, ancora oggi, sono "incredibili miracoli".

Quando l'anima mia torn di fori a le cose che son fuor di lei vere, 117 io riconobbi i miei non falsi errori. Quando la mia anima rientr nel chiuso delle mie misere conoscenze umane, mi resi conto che tutte le cose che io avevo prima definite "falsi errori" non erano tali, bens divine realt cosmiche, che io avevo ormai viste e udite. Lo duca mio, che mi potea vedere far s com'om che dal sonno si slega, 120 disse: Che hai che non ti puoi tenere, Il mio maestro, vedendomi muovere come uomo appena desto, mi domand: Che hai che non ti reggi ritto, ma se' venuto pi che mezza lega velando li occhi e con le gambe avvolte, 123 a guisa di cui vino o sonno piega? come mai sei giunto fino a pi di un miglio di distanza con gli occhi chiusi e con le gambe impacciate, come se fossi infiacchito dal vino o dal sonno? O dolce padre mio, se tu m'ascolte, io ti dir, diss'io, ci che m'apparve 126 quando le gambe mi furon s tolte. O dolce padre mio, se tu mi ascolti, io ti dir, gli dissi, ci che mi apparve e che mi tolse l'uso delle gambe. Ed ei: Se tu avessi cento larve sovra la faccia, non mi sarian chiuse 129 le tue cogitazion, quantunque parve.

Egli mi rispose: Neanche se tu avessi cento "larve" sopra la faccia, mi sarebbero nascosti i tuoi pensieri. Se tu avessi cento larve sovra la faccia - v. 127-128 Virgilio non intende parlare di maschere, come erroneamente affermano i commenti. Il pensiero, captato attraverso gli impulsi emanati dal cervello, non visibile come uno scritto sulla faccia, il quale possa venire nascosto da una o da cento maschere. Le "LARVE" sono energie ancora informi, che si sprigionano dai regni inferiori della Natura. Esse tendono ad elevarsi, assorbendo, per legge evolutiva, energie superiori alla loro. Tali forze energetiche, nella loro forma ancora indecisa e confusa, sono state evidenziate dalla apparecchiature Kirlian e fotografate; le fotografie sono state pubblicate, qualche tempo addietro, dal "Giornale dei Misteri". Nelle foto sono evidenti, se pur di forma incerta, attaccate all'orecchio di un cane e alla gola di un bambino. E` bene sapere che alcune forme di pertosse "tosse convulsa", molte volte resistenti ai farmaci, sono date da attacchi larvali. Le larve attaccano all'improvviso per cui, i bimbi colpiti, contemporaneamente agli attacchi di tosse, vengono presi da debolezza alle gambe, per via dell'energia assorbita dalle larve e, perdendo energia, cadono per terra. Pu avvenire che le larve passino da un bimbo all'altro; per cui, a volte, si verifica la guarigione del primo e "l'ammalarsi" di un secondo. Molte forme di tosse convulsa risultano passate dopo un viaggio in aereo o col cambio di clima. Ci avviene perch tali energie, pur restando intorno al corpo dal quale, or s e or no, assorbono forza vitale, rimangono legate, fino ad una certa distanza, al clima, alle piante da cui provengono. E` necessario sapere che efficace rimedio per tali forme di pertosse quello di far dormire, il ragazzo che presenta tali disturbi, al chiaro di una lampada da notte a luce rossa e all'odore dell'incenso; sia l'una che l'altra cosa rendono l'ambiente saturo di energia benefica e creano alla negativit delle larve un ambiente assai scomodo. Questa cura notturna da ripetersi almeno per tre notti. Sono queste le larve di cui parla Virgilio, il quale dice che neanche se Dante avesse cento larve sulla faccia, che assorbissero tutti i suoi "impulsi-pensiero", potrebbero restare a lui nascoste le sue cogitazioni.

Ci che vedesti fu perch non scuse d'aprir lo core a l'acque de la pace 132 che da l'etterno fonte son diffuse. Ci che vedesti ti era necessario, affinch tu non ricusassi di aprire il tuo Cuore alle acque della pace, che son diffuse dalla Divina eterna Fonte. Non dimandai "Che hai?" per quel che face chi guarda pur con l'occhio che non vede, 135 quando disanimato il corpo giace; Non domandai "Come ti senti?" come domanda colui che vede soltanto con l'occhio mortale, al quale interessa solo la salute del corpo, salute questa che si spegne quando il corpo giace inanimato; ma dimandai per darti forza al piede: cos frugar conviensi i pigri, lenti 138 ad usar lor vigilia quando riede. ma domandai per spronarti a camminare: come si suoI fare con i pigri, che appaiono lenti ad usar bene il tempo della veglia, quando esso ritorna dopo la smarrimento subto. Noi andavam per lo vespero, attenti oltre quanto potean li occhi allungarsi

141 contra i raggi serotini e lucenti. Noi andavamo nell'aria vespertina, prestando attenzione per quanto ci consentivano le nostre possibilit, allungando lo sguardo verso i raggi serotini lucenti. Ed ecco a poco a poco un fummo farsi verso di noi come la notte oscuro; n da quello era loco da cansarsi. 145 Questo ne tolse li occhi e l'aere puro. Ma ecco, a poco a poco, un denso fumo farsi strada verso di noi; era un fumo dal quale non era possibile ripararsi. Questo ci tolse la visibilit e l'aria limpida di prima.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XVI nel libero commento di Giovanna Viva Terza cornice: iracondi - Marco Lombardo: sua spiegazione delle cause della corruzione del mondo Buio d'inferno e di notte privata d'ogne pianeto, sotto pover cielo, 3 quant'esser pu di nuvol tenebrata, Buio d'inferno di una notte priva di ogni chiaror di stelle sotto un povero cielo tenebroso e cupo, non fece al viso mio s grosso velo come quel fummo ch'ivi ci coperse, 6 n a sentir di cos aspro pelo, non si pose mai sul mio viso un velo cos denso come quel fumo che qui ci avvolse, n tanta pungente asprezza, che l'occhio stare aperto non sofferse; onde la scorta mia saputa e fida 9 mi s'accost e l'omero m'offerse. da non potere reggere lo sguardo; onde Virgilio mi si avvicin

e mi offerse il suo omero, perch mi appoggiassi. S come cieco va dietro a sua guida per non smarrirsi e per non dar di cozzo 12 in cosa che 'l molesti, o forse ancida, Con la stessa fiducia di un cieco che segue la sua guida, come chi vuoI preservarsi da pericolo o da morte, m'andava io per l'aere amaro e sozzo, ascoltando il mio duca che diceva 15 pur: Guarda che da me tu non sia mozzo. cos andavo per quell'aere sporco e amaro, ascoltando il mio maestro che mi diceva: Bada che da me tu non sia mai diviso. Ogni creatura che vive nel denso fumo della dimensione terrena, dovrebbe recepire e serbare in s tale ammonimento: mai separarsi dal Bene Divino, se si vuoI liberare dalla caligine del mondo che mozza il respiro della vita. Io sentia voci, e ciascuna pareva pregar per pace e per misericordia 18 l'Agnel di Dio che le peccata leva. lo sentivo voci che pregavano l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Se l'ira acceca gli uomini e spezza i fraterni legami d'amore, si rivela conforme alla Legge del Contrappasso di tale colpa il fatto che coloro che, in vite passate, caddero in questo errore espiino, in vite future, avvolti dal denso vapore fumogeno che mozza il respiro. Cos come l'ira mozza il respiro della pace altrui. Anche il Karma delle malattie respiratorie appartiene a quel cerchio denso di sofferenza della "terza cornice". Pur 'Agnus Dei' eran le loro essordia; una parola in tutte era e un modo, 21 s che parea tra esse ogne concordia. Quelle anime, nel solo canto 'Agnus Dei', concordavano la melodia della fratellanza e della pace, di cui furono carenti. Quei sono spirti, maestro, ch'i' odo?, diss'io. Ed elli a me: Tu vero apprendi, 24 e d'iracundia van solvendo il nodo. Che spiriti, Maestro, son quelli che odo?, domandai. Ed elli a me: Apprendi il vero, essi vanno espiando il peccato dell'ira che li rese nemici. Or tu chi se' che 'l nostro fummo fendi, e di noi parli pur come se tue 27 partissi ancor lo tempo per calendi? Chi sei tu che, col passaggio del tuo corpo, tagli il nostro fumo, che a te non preclude il respiro, e parli di noi come se dividessi ancora il tempo per calende? Cos per una voce detto fue; onde 'l maestro mio disse: Rispondi, 30 e domanda se quinci si va se. Cos fu detto da una voce; e Virgilio mi disse: Rispondile, e domanda se questa la via per andare su. E io: O creatura che ti mondi per tornar bella a colui che ti fece, 33 maraviglia udirai, se mi secondi. Ed io: O creatura che ti mondi per tornare pura a Colui che ti cre, se mi segui, udirai da me una cosa meravigliosa. Io ti seguiter quanto mi lece, rispuose; e se veder fummo non lascia, 36 l'udir ci terr giunti in quella vece. lo ti seguir per quanto potr, egli rispose, e se il fumo dell'ira impedir la reciproca vista, l'udito ci terr

ugualmente vicini. Allora incominciai: Con quella fascia che la morte dissolve men vo suso, 39 e venni qui per l'infernale ambascia. lo cominciai: Con l'involucro del mio corpo denso che la morte della materia dissolve, venni qui attraverso l'infernale dolore. E se Dio m'ha in sua grazia rinchiuso, tanto che vuol ch'i' veggia la sua corte 42 per modo tutto fuor del moderno uso, E poich Dio, nell'abbraccio della Sua Grazia, mi concede di vedere la Sua Corte Angelica in maniera tutta nuova, non mi celar chi fosti anzi la morte, ma dilmi, e dimmi s'i' vo bene al varco; 45 e tue parole fier le nostre scorte. non celarmi chi fosti, e dimmi se procedo bene per la quarta cornice; con l'augurio che le tue parole siano la nostra guida. Dante si riferisce al suo viaggio, unico per quel tempo. Infatti, non era stato ancora compiuto da nessuno dopo San Paolo (Inferno Canto II v. 28-30). Lombardo fui, e fu' chiamato Marco; del mondo seppi, e quel valore amai 48 al quale ha or ciascun disteso l'arco. lo fui lombardo e fui chiamato Marco; ebbi esperienza del mondo e amai il valore della retta via, alla quale oggi nessuno pi mira. Marco Lombardo fu uomo di corte e di legge, diplomatico famoso per la sua rettitudine, alla quale, per, univa l'ira per i disonesti. Ed era questo peccato che aveva portato Marco nella stessa pena degli iracondi. Ci insegna che chi fa giustizia per suo conto non ottiene la palma della pace, n la ghirlanda della gloria e neanche quella della Divina Giustizia. Per montar s dirittamente vai. Cos rispuose, e soggiunse: I' ti prego 51 che per me prieghi quando s sarai. Per salire su vai diritto. Cos rispose, e soggiunse: Io ti prego di pregare per me quando sarai arrivato s. Marco Lombardo, anima retta, aveva indicato loro la via della rettitudine per andare in Cielo. E io a lui: Per fede mi ti lego di far ci che mi chiedi; ma io scoppio 54 dentro ad un dubbio, s'io non me ne spiego. Ed io risposi: Mi obbligo a te con la mia parola; ma io sono stretto da un dubbio, in modo tale che quasi mi sento scoppiare se non me ne libero. Prima era scempio, e ora fatto doppio ne la sentenza tua, che mi fa certo 57 qui, e altrove, quello ov'io l'accoppio. La tua affermazione ha rafforzato il mio dubbio circa la causa di tanta decadenza di virt. Lo mondo ben cos tutto diserto d'ogne virtute, come tu mi sone, 60 e di malizia gravido e coverto; Il mondo dunque deserto di ogni bene, come tu mi dici, cos pregno di malizia; ma priego che m'addite la cagione, s ch'i' la veggia e ch'i' la mostri altrui; 63 ch nel cielo uno, e un qua gi la pone. ti prego di dirmi la ragione di tanto male, cos che io possa

indicarla agli altri; poich c' chi l'attribuisce alla Volont Divina e chi all'umano volere. Alto sospir, che duolo strinse in uhi!, mise fuor prima; e poi cominci: Frate, 66 lo mondo cieco, e tu vien ben da lui. Un alto sospiro, che il dolore di quella espiazione strinse in uhi!, Marco mand fuori prima di parlare; e poi cominci: Fratello, dai tuoi dubbi si vede che tu provieni da quel mondo cieco, ottenebrato dall'errore. Voi che vivete ogne cagion recate pur suso al cielo, pur come se tutto 69 movesse seco di necessitate. Voi terrestri attribuite la causa di tutto soltanto al Cielo, come se il cielo, col suo movimento, fosse il motore necessario di ci che accade sulla Terra. Se cos fosse, in voi fora distrutto libero arbitrio, e non fora giustizia 72 per ben letizia, e per male aver lutto. Se la causa del vostro procedere risiedesse negli influssi celesti, in voi uomini sarebbe annullata la Cosmica Legge del Libero Arbitrio, e non sarebbe giusto ricevere il premio o la condanna per il Bene e per il Male da voi commesso. Lo cielo i vostri movimenti inizia; non dico tutti, ma, posto ch'i' 'l dica, 75 lume v' dato a bene e a malizia, Il Cielo d il primo influsso agli istinti umani; e neanche a tutti (dal momento che ognuno porta con s il bagaglio delle proprie colpe non ancora smaltite in precedenti vite), ma vi stata data la ragione per discernere il male dal bene, e libero voler; che, se fatica ne le prime battaglie col ciel dura, 78 poi vince tutto, se ben si notrica. vi stato dato anche il libero volere; che incontra dura fatica nelle prime battaglie, ma dopo, con l'aiuto del Cielo (se questo in virt del "Libero Arbitrio" viene accettato), si regge e si vince la dura lotta della vita. A maggior forza e a miglior natura liberi soggiacete; e quella cria 81 la mente in voi, che 'l ciel non ha in sua cura. A maggior forza ed a miglior natura liberi soggiacete; e questo crea la capacit intellettiva in voi, sulla quale gli influssi celesti non hanno potere. Per, se 'l mondo presente disvia, in voi la cagione, in voi si cheggia; 84 e io te ne sar or vera spia. Perci, se il mondo disvia l'uomo dal bene, in voi la causa (che v'induce a scegliere il male che d il dolore, dal quale scaturir un giorno la scintilla pura del divenire eterno); ed io, di ci, vi sar verace dimostratore ("vera spia"). in voi la cagione - v. 83 Ogni anima, in virt del Libero Arbitrio, quale scintilla di Dio, da s stessa condanna s stessa. Non il "Demonio" a torturarla, ma la Giustizia che in essa ha vita. Iddio, Misericordia Infinita, non condanna nessuno alla dannazione eterna. Ci dimostrato dal Divino Concetto nelle parole trasmesse al mondo dal profeta Isaia: "POICHE` IO NON CONTENDERO` IN ETERNO E NON SARO` ADIRATO PER SEMPRE; ALTRIMENTI VERREBBE MENO AL MIO COSPETTO LO SPIRITO E L'ALITO VITALE CHE HO CREATO. PER LA SUA INIQUITA` MI SONO ADIRATO PER POCO, L'HO PERCOSSO, MI SONO NASCOSTO E SDEGNATO; EPPURE EGLI E` RITORNATO ALLE VIE DEL SUO CUORE. HO VISTO LE SUE VIE; LO CURO, LO GUIDO, GLI OFFRO CONSOLAZIONI".

(Isaia 57:16-18).

Esce di mano a lui che la vagheggia prima che sia, a guisa di fanciulla 87 che piangendo e ridendo pargoleggia, L'anima, al suo ritorno in Terra, esce dalle Mani di Dio, dimentica del proprio passato, a guisa di fanciulla senza esperienza, la quale ridendo e piangendo pargoleggia, l'anima semplicetta che sa nulla, salvo che, mossa da lieto fattore, 90 volontier torna a ci che la trastulla. essa, priva di discernimento, poich delle passate esperienze pi nulla ricorda, volentieri ritorna a ci che le piace. Di picciol bene in pria sente sapore; quivi s'inganna, e dietro ad esso corre, 93 se guida o fren non torce suo amore. Dei piccoli beni mondani ella sente il sapore; e s'inganna (credendo che nulla vi sia al di fuori delle effimere gioie terrene, le sole che essa riesca a pecepire), e ad esse corre, se una guida non cambia direzione al suo amore. Onde convenne legge per fren porre; convenne rege aver che discernesse 96 de la vera cittade almen la torre. Pertanto, fu necessaria una legge ed un reggente che ponesse un freno e che discernesse delle Divine Leggi del Cosmo ("de la vera cittade") almeno la torre. Le leggi son, ma chi pon mano ad esse? Nullo, per che 'l pastor che procede, 99 rugumar pu, ma non ha l'unghie fesse; Le Leggi vi sono, ma chi pu porre mano ad esse (in questo buio mentale della specie umana)? Nulla pu il pastore che procede (sia o non sia, questo, all'altezza), ruminare egli pu, ma non ha le unghie spaccate (affinch l'umanit, con lo stesso errato procedere di un tempo, possa seguire e ascoltare i suoi insegnamenti); Marco si riferisce al Celeste divieto, trasmesso al mondo per mezzo di Mos, avente lo scopo di preservare gli uomini dalle sostanze nocive contenute nel sangue degli animali che avevano le unghie spaccate, i quali non ruminavano l'erba pura, ma si cibavano di ogni immonda sostanza, come il maiale. A tal uopo, il divieto diceva: "L'uomo non si ciber degli animali con l'unghia fessa". Il divieto di mangiare tali animali port gli uomini a credere di doverli adorare e furono, infatti, adorati come divinit. per che la gente, che sua guida vede pur a quel ben fedire ond'ella ghiotta, 102 di quel si pasce, e pi oltre non chiede. con lo stesso intendere errato d'un tempo, oggi la gente, che vede nei sacerdoti la loro guida indirizzata ai beni mondani, di cui essa ghiotta, tende unicamente a questo, ed altro non chiede. Ben puoi veder che la mala condotta la cagion che 'l mondo ha fatto reo, 105 e non natura che 'n voi sia corrotta. Ben puoi vedere che la umana condotta materialistica (di cui si sono ammantate varie religioni, che ha indotto l'uomo a percorrere falsi sentieri lastricati di dogmi, i quali hanno immiserito nell'uomo il concetto di Dio) la cagione che il mondo ha fatto reo, e non natura che in voi sia corrotta. Soleva Roma, che 'l buon mondo feo,

due soli aver, che l'una e l'altra strada 108 facean vedere, e del mondo e di Deo. Roma, che il buon mondo costru, soleva avere due supreme autorit (l'imperatore e il papa), che guidavano gli uomini, il primo verso la via temporale, il secondo verso la via spirituale. L'un l'altro ha spento; ed giunta la spada col pasturale, e l'un con l'altro insieme 111 per viva forza mal convien che vada; Il Divino con l'umano mal s'accoppiano di fronte alla spada grondante sangue, pertanto, l'uno e l'altro insieme, contro la Forza del Superiore Volere (che ci non consente), non convien che vadano; Roma era illuminata da due soli: Iddio nei cieli e la Chiesa in Terra (sole divino e sole umano). Ma il sole umano ha spento nel cuore degli uomini quello divino, perch la reggenza ecclesiastica non si dedicata alla missione apostolica affidatale dal Cristo per mezzo di Pietro, bens alla politica e all'alta finanza; stato spento cos negli uomini il Divino Concetto fatto di UMILTA', PACE, AMORE. In egual modo, il Sole che nei Cieli ha disconosciuto il "pasturale", la reggenza del pastore di Cristo in Terra, che ha imbracciato la spada nell'odio e nella guerra. per che, giunti, l'un l'altro non teme: se non mi credi, pon mente a la spiga, 114 ch'ogn'erba si conosce per lo seme. se non mi credi, poni mente alla spiga (la spada semina sangue e sangue raccoglie, il Sole Divino semina Amore e Amore si raccoglier dalla Sua Luce), come la spiga mostra ci che stato seminato ("ch'ogn'erba si conosce per lo seme"). In sul paese ch'Adice e Po riga, solea valore e cortesia trovarsi, 117 prima che Federigo avesse briga; Cos anche in Lombardia, mia terra nativa, prima che Federico di Svevia regnasse, soleva trovarsi amore e cortesia; or pu sicuramente indi passarsi per qualunque lasciasse, per vergogna 120 di ragionar coi buoni o d'appressarsi. e chi un tempo non osava fermarsi a conversare con i galantuomini di quel posto, ora pu farlo liberamente pur se sia un furfante, poich non ci trover che gente della sua risma. Ben v'n tre vecchi ancora in cui rampogna l'antica et la nova, e par lor tardo 123 che Dio a miglior vita li ripogna: In verit, tre vecchi soltanto son rimasti dell'antica stirpe degli onesti e, per colpa della nuova corrotta generazione, non chiedono altro che Iddio li riponga a miglior vita: Currado da Palazzo e 'l buon Gherardo e Guido da Castel, che mei si noma 126 francescamente, il semplice Lombardo. Corrado da Palazzo, Gherardo da Camino e Guido da Castello, che ora conosciuto semplicemente come "il Lombardo". D oggimai che la Chiesa di Roma, per confondere in s due reggimenti, 129 cade nel fango, e s brutta e la soma. Puoi ormai concludere che la Chiesa di Roma, racchiudendo in s la reggenza materialistica e quella spirituale, cade nella vergogna, insozza se stessa e il potere temporale materialistico che usurpa. O Marco mio, diss'io, bene argomenti;

e or discerno perch dal retaggio 132 li figli di Lev furono essenti. O Marco mio, risposi, dalle tue sagge parole comprendo perch i Leviti (ai quali presso gli Ebrei era stato affidato il compito sacerdotale), furono esclusi dalla distribuzione delle terre del Canaan. Ma qual Gherardo quel che tu per saggio di' ch' rimaso de la gente spenta, 135 in rimprovro del secol selvaggio? Ma chi quel Gherardo che tu porti ad esempio, a rimprovero della nuova generazione incivile? O tuo parlar m'inganna, o el mi tenta, rispuose a me; ch, parlandomi tosco, 138 par che del buon Gherardo nulla senta. O io non capisco bene le tue parole, oppure esse mi spingono a parlare ancora, mi rispose Marco; poich tu, pur parlando in sua lingua toscana, par che non conosca nulla del buon Gherardo. Per altro sopranome io nol conosco, s'io nol togliessi da sua figlia Gaia. 141 Dio sia con voi, ch pi non vegno vosco. Con altro nome non lo conosco, se non come il padre di Gaia. Dio sia con voi, io pi non vi seguo. Vedi l'albor che per lo fummo raia gi biancheggiare, e me convien partirmi (l'angelo ivi) prima ch'io li paia. 145 Cos torn, e pi non volle udirmi. Vedi gi biancheggiare la luce che attraverso il fumo s'irradia, ed necessario che io me ne vada, prima che appaia l'Angelo della Pace, che gi l prima che io vi giunga. Cos Marco ci lasci senza pi nulla ascoltare.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto XVII nel libero commento di Giovanna Viva Terza cornice: iracondi - esempi d'ira punita - l'angelo della mansuetudine - arrivo alla quarta cornice degli accidiosi Quarta cornice: sosta forzata dei poeti per il sopraggiungere della notte - Virgilio spiega a Dante la teoria dell'amore e l'ordinamento morale del Purgatorio Ricorditi, lettor, se mai ne l'alpe ti colse nebbia per la qual vedessi 3 non altrimenti che per pelle talpe, Ricorda, lettore, se mai in montagna ti colse una nebbia attraverso la quale tu vedessi al modo delle talpe che hanno una membrana per ricoprire gli occhi a riparo della luce, come, quando i vapori umidi e spessi a diradar cominciansi, la spera 6 del sol debilemente entra per essi; oppure come quando i vapori umidi e densi cominciano a diradarsi, e la luce solare li attraversa debolmente; e fia la tua imagine leggera in giugnere a veder com'io rividi 9 lo sole in pria, che gi nel corcar era. e la tua mente riuscir ad immaginare come io da principio rividi il sole, gi prossimo al tramonto. S, pareggiando i miei co' passi fidi del mio maestro, usci' fuor di tal nube 12 ai raggi morti gi ne' bassi lidi. Cos (in quella fioca luce), procedendo di pari passo col mio maestro, usc fuori dalla nube verso i raggi del sole, gi morti nei bassi lidi. Anche su questa cornice l'Angelo offre a Dante una frequenza di brani di vite impresse nello spazio sotto forma di luce simili a TRASMISSIONI AUDIOVISIVE DI ESPERIENZE VISSUTE, CHE RESTANO IMPRESSE NEL COSMO SUI PIANI SPIRITUALI E IN PERFETTO COLLEGAMENTO CON LE CREATURE ALLE QUALI APPARTENGONO E DELLE QUALI SONO "BAGAGLI EVOLUTIVI" (Canto XV). BAGAGLI EVOLUTIVI, QUESTI, CHE CON L'OPERA DIABOLICA DEL TRAPIANTO DEGLI ORGANI, VENGONO, COME GIA' DETTO, SCONVOLTI E CANCELLATI DALLA GRANDE LAVAGNA DELLA VITA. O imaginativa che ne rube talvolta s di fuor, ch'om non s'accorge 15 perch dintorno suonin mille tube, O scienza delle immagini, che tanto ci conduci al di fuori (delle nostre conoscenze umane), dove l'uomo non s'accorge (di ci che accade nel Cosmo), anche se d'intorno a lui suonino mille trombe, chi move te, se 'l senso non ti porge? Moveti lume che nel ciel s'informa, 18 per s o per voler che gi lo scorge. chi ti muove (o immaginativa), se il senso umano non ti porge? Ti muove un lume vitale, che si genera in cielo, per Equilibrio Creativo, e per Divina Volont che consente lo si scorga quaggi. Per "immaginativa" non s'intende immaginazione di qualcosa di inesistente, ma Scienza delle Immagini, che fa parte di quella Scienza Divina, le cui opere sono sulla Terra definite "miracoli". De l'empiezza di lei che mut forma

ne l'uccel ch'a cantar pi si diletta, 21 ne l'imagine mia apparve l'orma; e qui fu la mia mente s ristretta dentro da s, che di fuor non vena 24 cosa che fosse allor da lei ricetta. Dell'atto empio di Progne che (per avere ucciso e dato da mangiare il figlioletto Iti al marito Tereo), fu trasformata in usignolo, nell'immagine presentatami apparve l'impronta; e qui la mia mente fu incapace di capire il significato di quella immagine ricevuta (dal momento che la mia mente non percepiva la possibilit di mutare il corpo umano in quello da bestia, poich tali opere sono sconosciute all'uomo terrestre). lei che mut forma - v. 19 La trasformazione di un corpo, quale creazione di un complesso cellulare, non possibile sulla Terra, dove nella immatura e sconvolta energia non pu esistere vibrazione positiva e creativa, n gli umani possono assorbire direttamente dall'energia psichico-creativa, irradiata dalla ghiandola endocrina "Sole", gli elementi per la formazione di un corpo. Mentre in superiori dimensioni questo possibile. Per superiori poteri avviene che: fissando intensamente nel pensiero una forma corporea si attrae, con la "forza di volont", attorno a tale forma, la prima energia sottile, che inizialmente scaturisce dalla "Forza-Pensiero". L'energia sottile si raddensa in energia pi pesante, la quale va a rivestire il modello dell'immagine effettuata, in modo visibile. Anche sulla Terra (nel nostro piccolo), prima di iniziare un'opera d'arte, sentiamo il bisogno di creare nella mente una forma, un'idea, uno schizzo. Si tratta in realt di un'operazione da noi compiuta per istinto, ignorando l'intimo meccanismo d'azione. Anche a noi dato di creare nella mente entit di pensiero, incoscientemente, ma delle quali abbiamo la paternit e la responsabilit. Badiamo bene, perci, a non emanare pensieri cattivi. Ogni impulso negativo o positivo, che dal nostro campo animico si sprigiona, prima o poi colpir di ritorno il campo animico che lo gener. Anche con le parole, che sono energia, avviene il medesimo processo. Cerchiamo, quindi, di creare entit fatte di parole e di pensieri e di forme positive, che portino nelle anime altrui soltanto il bene. Il pensiero la pi potente forza creativa esistente. E in tale mondo etereo di materia sottile, a noi invisibile e sconosciuta, dove operiamo incoscientemente, gettiamo le fondamenta del nostro prossimo domani. Questo un insegnamento che ci offre, fraternamente, Carlo Splendore sul bollettino: "IN CAMMINO VERSO LA LUCE".

Poi piovve dentro a l'alta fantasia un crucifisso dispettoso e fero 27 ne la sua vista, e cotal si mora; Poi piovve dall'alto (dall'alta fantasia divina, captato cio dalle alte immagini del Cosmo) un uomo crocifisso che moriva mentre la sua espressione era di dispetto e di ferocia; Era Aman, ministro di Assuero, re di Persia. Costui era irato contro l'ebreo Mardoceo, zio della regina Ester, il quale rifiutava di genuflettersi davanti a lui, affermando che la sua religione non permetteva di genufiettersi che di fronte a

Dio. Perci Aman decise di crocifiggere il buon Mardoceo e di sterminare gli ebrei che erano nel regno. Ma il sovrano Assuero, saputo dalla regina Ester il malvagio proposito del suo ministro, lo fece crocifiggere sulla stessa impalcatura che costui aveva fatta erigere per Mardoceo. intorno ad esso era il grande Assero, Estr sua sposa e 'l giusto Mardoceo, 30 che fu al dire e al far cos intero. intorno al crocifisso vi era il grande Assuero, Ester sua sposa e il giusto Mardoceo, che fu nel suo operare molto leale. E come questa imagine rompeo s per s stessa, a guisa d'una bulla 33 cui manca l'acqua sotto qual si feo, E come questa immagine (che era talmente irrorata da energia negativa che non scomparve come le altre) si ruppe da s (nel positivo del Cosmo), come bolla d'aria a cui viene a mancare l'acqua sotto la quale si formata, surse in mia visone una fanciulla piangendo forte, e dicea: O regina, 36 perch per ira hai voluto esser nulla? La seguente scena rifletteva un avvenimento che anche Virgilio ha riportato nell'Eneide: Temendo che Enea, vincitore di Turno, potesse sposare la figlia Lavinia, la madre, di nome Amanda, colta da disperata ira, si uccise ed in quella immagine trasmessa, la figlia piangeva per la madre morta e diceva: O Regina, perch per ira hai voluto esser nulla? Ancisa t'hai per non perder Lavina; or m'hai perduta! Io son essa che lutto, 39 madre, a la tua pria ch'a l'altrui ruina. Ti sei uccisa per non perdere Lavinia, ed ora l'hai persa! lo son Lavinia in lutto, o madre, prima per la rovina della tua anima suicida e poi per quella degli altri. Queste parole ricordano anche che il suicida provoca il male soprattutto a s stesso per il conseguirsi di un duro Karma, che lentamente si spegne nel tempo, di vita in vita, e tende a portare l'anima del suicida a ripetere lo stesso errore, prolungando cos la sofferenza espiativa, che prevede anche il nascere ciechi per lunghi cicli, ma nessuno ci punisce, la nostra Forza-Pensiero, che rifiuta la luce, noi siamo energia operante nell'energia. Come si frange il sonno ove di butto nova luce percuote il viso chiuso, 42 che fratto guizza pria che muoia tutto; Come s'interrompe il sonno quando una luce improvvisa sorge ad un tratto percuotendo gli occhi chiusi del dormiente; cos l'imaginar mio cadde giuso tosto che lume il volto mi percosse, 45 maggior assai che quel ch' in nostro uso. cos l'immagine da me veduta cadde gi non appena mi colp il volto una luce molto pi intensa di quella che conosciamo. I' mi volgea per veder ov'io fosse, quando una voce disse Qui si monta, 48 che da ogne altro intento mi rimosse; e fece la mia voglia tanto pronta di riguardar chi era che parlava, 51 che mai non posa, se non si raffronta. lo mi volgevo per vedere dove fossi, quando una voce disse: Qui si sale, e quella voce mi distolse da ogni altro pensiero; e m'infuse una gran voglia di guardare chi parlava. Ma come al sol che nostra vista grava

e per soverchio sua figura vela, 54 cos la mia virt quivi mancava. Ma come davanti al sole che abbaglia e soverchia la sua figura, cos (dinanzi a quel fulgore che proveniva dall'Angelo), la mia facolt visiva veniva meno. Questo divino spirito, che ne la via da ir s ne drizza sanza prego, 57 e col suo lume s medesmo cela. Questo lo Spirito divino, che sulla via giusta c'indirizza senza bisogno di essere pregato, e con la sua grande luce d'amore per gli altri, offusca la sua figura. S fa con noi, come l'uom si fa sego; ch quale aspetta prego e l'uopo vede, 60 malignamente gi si mette al nego. Quest'angelo, animato da vero spirito di carit, opera, rispetto a noi, con quell'amore spontaneo che l'uomo pratica verso s stesso. Or accordiamo a tanto invito il piede; procacciam di salir pria che s'abbui, 63 ch poi non si poria, se 'l d non riede. Ora assecondiamo il suo invito amoroso, cerchiamo di affrettarci a salire prima di notte, poich (l'energia negativa del buio notturno) non ci permetter di salire prima del nuovo giorno. Cos disse il mio duca, e io con lui volgemmo i nostri passi ad una scala; 66 e tosto ch'io al primo grado fui, Cos disse il maestro, e entrambi volgemmo i passi verso la scala, e appena io fui sul primo gradino, senti'mi presso quasi un muover d'ala e ventarmi nel viso e dir: 'Beati 69 pacifici, che son sanz'ira mala!' sent un muover d'ala che mi soffiava il vento sul viso e una voce mi diceva: 'Beati i pacifici, che son senza ira!' L'ala dell'angelo aveva liberato Dante da un'altra P, altra piaga di Ges, il cui peso incombe sull'intera umanit. Gi eran sovra noi tanto levati li ultimi raggi che la notte segue, 72 che le stelle apparivan da pi lati. Gli ultimi raggi del sole erano alti nel cielo, tanto che le stelle arrivano da pi lati. 'O virt mia, perch s ti dilegue?', fra me stesso dicea, ch mi sentiva 75 la possa de le gambe posta in triegue. 'O mia energia, perch cos ti dilegui col buio che avanza?', questo io dicevo mentre avvertivo la mancanza di forza nelle gambe. Noi eravam dove pi non saliva la scala s, ed eravamo affissi, 78 pur come nave ch'a la piaggia arriva. Noi eravamo sulla sommit della scala, e puntellati, nella impossibilit assoluta di procedere che incontra una nave, la quale, giunta sull'asciutto della spiaggia, costretta a fermarsi. E io attesi un poco, s'io udissi alcuna cosa nel novo girone; 81 poi mi volsi al maestro mio, e dissi: lo attesi un poco, per udire se qualcosa di nuovo ci fosse su quel girone; poi rivolto al mio maestro, dissi: Dolce mio padre, d, quale offensione si purga qui nel giro dove semo? 84 Se i pi si stanno, non stea tuo sermone.

Dolce padre mio, quale peccato qui si espia? Se i piedi son fermi non lo sia il tuo insegnamento. Ed elli a me: L'amor del bene, scemo del suo dover, quiritta si ristora; 87 qui si ribatte il mal tardato remo. Egli rispose: Qui si purifica l'amore per il bene, che fu tardo nel suo volere; battendo pi forte il remo (della "barca") si riacquista la distanza perduta (nella lentezza del sentimento). Qui le anime cercano di compensare la loro pigrizia col fervore della Carit. Ma perch pi aperto intendi ancora, volgi la mente a me, e prenderai 90 alcun buon frutto di nostra dimora. Ma per meglio intendere, volgi a me il tuo pensiero e raccoglierai il miglior frutto d'insegnamento di questo girone. N creator n creatura mai, cominci el, figliuol, fu sanza amore, 93 o naturale o d'animo; e tu 'l sai. Tutti gli esseri da Dio creati cominci egli, non furono mai senza amore, sia esso innato o d'elezione (quest'ultimo nasce dalla conoscenza o dalla volont nella libera decisione), e tu lo sai. Lo naturale sempre sanza errore, ma l'altro puote errar per malo obietto 96 o per troppo o per poco di vigore. L'amore innato naturale e non pu mai errare, mentre l'altro se rivolto ai beni mateliali pu errare e inoltre eccedere o per troppo, o per poco vigore. Mentre ch'elli nel primo ben diretto, e ne' secondi s stesso misura, 99 esser non pu cagion di mal diletto; Se il primo impulso rivolto all'amor fraterno per l'altrui bene, non pu essere cagione di male; ma quando al mal si torce, o con pi cura o con men che non dee corre nel bene, 102 contra 'l fattore adovra sua fattura. ma quando esso tende ai beni terreni con eccessiva sollecitudine, trascurando il Bene di Dio, che vive in noi, contro il Creatore volge la sua vita. Quinci comprender puoi ch'esser convene amor sementa in voi d'ogne virtute 105 e d'ogne operazion che merta pene. Quindi puoi comprendere che seminando virt, si raccoglie il premio e che seminando il male, si raccoglie il dolore. Or, perch mai non pu da la salute amor del suo subietto volger viso, 108 da l'odio proprio son le cose tute; Ora, poich l'amore non pu allontanarsi dal bene del soggetto che lo prova (poich ogni anima non pu volere che il proprio bene), tutti gli esseri sono immuni dall'odiare s stessi; e perch intender non si pu diviso, e per s stante, alcuno esser dal primo, 111 da quello odiare ogne effetto deciso. e poich nessun essere si pu concepire diviso da Dio (essendo scintilla della Sua Luce), nessuno pu odiare Dio che in s. Resta, se dividendo bene stimo, che 'l mal che s'ama del prossimo; ed esso 114 amor nasce in tre modi in vostro limo. Resta il male del prossimo (il male che noi possiamo amare

vivendo nell'egoismo e nella violenza); questo amore per il male nasce in tre modi sulla Terra. co chi, per esser suo vicin soppresso, spera eccellenza, e sol per questo brama 117 ch'el sia di sua grandezza in basso messo; c' chi ardentemente spera di vedere oppresso il suo vicino, e agogna l'eccellenza propria, mediante lo schiacciamento degli altri; chi podere, grazia, onore e fama teme di perder perch'altri sormonti, 120 onde s'attrista s che 'l contrario ama; c' chi teme di perdere la potenza e la fama, per il fatto che altri s'innalzi e lo superi, a tal punto che ama veder l'altro cadere in basso; ed chi per ingiuria par ch'aonti, s che si fa de la vendetta ghiotto, 123 e tal convien che 'l male altrui impronti. c' chi, per ingiuria ricevuta, si adira a tal punto, da divenire arido di vendetta, e prepara il male per chi lo offese. Questo triforme amor qua gi di sotto si piange; or vo' che tu de l'altro intende, 126 che corre al ben con ordine corrotto. Questo triforme amore si piange quaggi; ed ora voglio che tu intenda quell'altro amore, che si rivolge al bene in maniera corrotta, sconsideratamente. Ciascun confusamente un bene apprende nel qual si queti l'animo, e disira; 129 per che di giugner lui ciascun contende. Ognuno conosce confusamente un supremo Bene, in cui l'animo si appaghi; e tutti cercano di raggiungerlo. Se lento amore a lui veder vi tira o a lui acquistar, questa cornice, 132 dopo giusto penter, ve ne martira. Se ad acquistare tale bene supremo vi spinge un amore tiepido, questa cornice, dopo il giusto pentimento, vi castiga per questo modo di essere. Altro ben che non fa l'uom felice; non felicit, non la buona 135 essenza, d'ogne ben frutto e radice. Altro bene c' che non d all'uomo la felicit; Dio, perfetta essenza e origine d'ogni bene, d la giusta ricompensa. L'amor ch'ad esso troppo s'abbandona, di sovr'a noi si piange per tre cerchi; ma come tripartito si ragiona, 139 tacciolo, acci che tu per te ne cerchi. L'amore che ai beni mondani troppo s'abbandona, sopra di noi si piange per tre cerchi; ma come si triparte io non ti dico, poich bene che da solo lo ricerchi. Il vero amore un sentimento che va al di l delle umane interpretazioni. Oggi l'uomo nella notte e vive nella oscurit spirituale. Il suo spirito si oscurato ed per questo che anche il suo cielo e il suo orizzonte sono cupi. Ma molto presto una Luce briller cos bella, che l'uomo non ne ha vista l'eguale.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map

| Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XVIII nel libero commento di Giovanna Viva Quarta cornice: accidiosi (devono correre continuamente per la cornice) - Virgilio spiega a Dante la natura dell'amore e cosa sia il libero arbitrio - gli accidiosi esempi di sollecitudine - l'abate di San Zeno - esempi di accidia punita - Dante si addormenta Posto avea fine al suo ragionamento l'alto dottore, e attento guardava 3 ne la mia vista s'io parea contento; Virgilio, maestro di alta dottrina, dopo la sua spiegazione mi scrut, per leggere in me se io fossi pago delle sue parole; e io, cui nova sete ancor frugava, di fuor tacea, e dentro dicea: 'Forse 6 lo troppo dimandar ch'io fo li grava'. ma io, pur avendo ancora sete di conoscenza, tacevo, e dentro di me pensavo: 'Forse le mie troppe domande lo stancano'. Ma quel padre verace, che s'accorse del timido voler che non s'apriva, 9 parlando, di parlare ardir mi porse. Virgilio, che guardava nella mia mente, lesse in me il desiderio che a lui non palesavo e, parlando, m'incoraggi a parlare. Ond'io: Maestro, il mio veder s'avviva s nel tuo lume, ch'io discerno chiaro 12 quanto la tua ragion parta o descriva. Ed io: Maestro, la mia conoscenza prende vita dalle tue parole, tanto che intendo chiaramente tutto ci che il tuo ragionamento proponga o analizzi. Per ti prego, dolce padre caro, che mi dimostri amore, a cui reduci 15 ogne buono operare e 'l suo contraro. Perci ti prego, dolce padre caro, che tu mi descriva la natura di questo amore, che pur essendo all'origine del buon operare, lo anche del suo contrario. Drizza, disse, ver' me l'agute luci de lo 'ntelletto, e fieti manifesto

18 l'error de' ciechi che si fanno duci. Tendi, disse, verso di me il tuo intelletto, e ti sia ben chiaro l'errore dei ciechi di mente, che pretendono insegnare una dottrina ad essi sconosciuta; (l'errore delle "guide cieche", di cui parlava Ges). L'animo, ch' creato ad amar presto, ad ogne cosa mobile che piace, 21 tosto che dal piacere in atto desto. L'animo umano, creato nella disposizione all'amore, si protende a tutto ci che piace, non appena questa sua disposizione potenziale spinta a tradursi in atto dal piacere. Vostra apprensiva da esser verace tragge intenzione, e dentro a voi la spiega, 24 s che l'animo ad essa volger face; La vostra volont tende verso l'immagine di una cosa amabile e, con moto naturale, a tutto ci che proviene da amore; e se, rivolto, inver' di lei si piega, quel piegare amor, quell' natura 27 che per piacer di novo in voi si lega. e se, proteso verso una tal cosa, l'animo si piega, quel piegarsi amore, quello natura e a causa del piacere si riconsolida nel vostro animo, congiungendosi alla prima natura, che la potenziale disposizione ad amare. Poi, come 'l foco movesi in altura per la sua forma ch' nata a salire 30 l dove pi in sua matera dura, Poi, come la fiamma tende a salire, a causa della sua natura intrinseca, fin dove spera di incontrar qualcosa su cui fermarsi, cos l'animo preso entra in disire, ch' moto spiritale, e mai non posa 33 fin che la cosa amata il fa gioire. cos l'animo, attratto da amore, entra in desiderio che un movimento dello spirito, e non si acquieta se non gioisce per il possesso della cosa amata. Or ti puote apparer quant' nascosa la veritate a la gente ch'avvera 36 ciascun amore in s laudabil cosa; per che forse appar la sua matera sempre esser buona, ma non ciascun segno 39 buono, ancor che buona sia la cera. Ora ti pu esser chiaro il concetto di quanto sia lontana la verit da coloro che tengono per vero che ogni amore sia in s, comunque, lodabile cosa, non detto, per, che ogni sigillo sia buono per quanto bella sia la cera. Le tue parole e 'l mio seguace ingegno, rispuos'io lui, m'hanno amor discoverto, 42 ma ci m'ha fatto di dubbiar pi pregno; Le tue parole e il mio ingegno che le ha seguite con attenzione, gli risposi, mi hanno chiarito l'amore, ma rimango ancora pieno di dubbio; ch, s'amore di fuori a noi offerto, e l'anima non va con altro piede, 45 se dritta o torta va, non suo merto. perch, se l'amore deriva dall'attrazione dell'oggetto a noi esterno (che suscita desiderio), che colpa e che merito abbiamo nel seguire la tendenza al piacere Ed elli a me: Quanto ragion qui vede, dir ti poss'io; da indi in l t'aspetta 48 pur a Beatrice, ch' opra di fede. Ed egli a me: lo posso darti soltanto una risposta filosofica

di ragione; ma la vera spiegazione sull'amore potr dartela Beatrice, che opera di Fede. Ogne forma sustanzal, che setta da matera ed con lei unita, 51 specifica vertute ha in s colletta, Ogni anima distinta dalla materia del corpo fisico pur essendo ad essa unita, e la sua individuale virt d'intendere racchiude in s, la qual sanza operar non sentita, n si dimostra mai che per effetto, 54 come per verdi fronde in pianta vita. ma tale virt non avvertita, se non opera manifestandosi attraverso i suoi effetti (quale facolt di comprendere e di volere), cos come, nel verdeggiare delle foglie, la pianta dimostra la vita. Per, l onde vegna lo 'ntelletto de le prime notizie, omo non sape, 57 e de' primi appetibili l'affetto, Pertanto, l'uomo non sa, da dove proviene la comprensione delle prime nozioni, e di come insorgono i primi desideri affettivi, che sono in voi s come studio in ape di far lo mele; e questa prima voglia 60 merto di lode o di biasmo non cape. che sono innati nell'uomo come innato nell'ape il saper produrre il miele; e questi primi desideri non hanno in s merito alcuno o demerito. La Legge Cosmica del Libero Arbitrio - v. 61-75 Or perch a questa ogn'altra si raccoglia, innata v' la virt che consiglia, 63 e de l'assenso de' tener la soglia. Ma nell'uomo anche innata la ragione, capace di distinguere il Bene dal Male. Quest' 'l principio l onde si piglia ragion di meritare in voi, secondo 66 che buoni e rei amori accoglie e viglia. Questo il principio ed ha in s stesso la volont, capace di seguire il Bene e di rifiutare il Male. Color che ragionando andaro al fondo, s'accorser d'esta innata libertate; 69 per moralit lasciaro al mondo. Gli antichi filosofi, i quali, approfondendo la loro ragione, si accorsero di questa innata libert; e dedussero che la scelta doveva lasciarsi all'uomo. Onde, poniam che di necessitate surga ogne amor che dentro a voi s'accende, 72 di ritenerlo in voi la podestate. Poich, se nell'uomo deliberatamente nasce un impulso amorale, la ragione, in lui innata, deve giudicare se questo impulso sia buono o cattivo ed nel "Libero Arbitrio" di ogni uomo ritenerlo. La nobile virt Beatrice intende per lo libero arbitrio, e per guarda 75 che l'abbi a mente, s'a parlar ten prende. Questa nobile forza naturale, che Beatrice intende come Legge Cosmica del "Libero Arbitrio", ella soltanto ti sapr spiegare e tu dovrai apprenderla bene.

La luna, quasi a mezza notte tarda,

facea le stelle a noi parer pi rade, 78 fatta com'un secchion che tuttor arda; La luna, levatasi quasi in ritardo verso la mezzanotte, faceva a noi apparire le stelle pi rade, e sembrava fatta come un secchione ardente; e correa contro 'l ciel per quelle strade che 'l sole infiamma allor che quel da Roma 81 tra' Sardi e' Corsi il vede quando cade. e correva per il cielo, lungo quelle negative strade contrarie al sole (alle quali appartiene la notte) che, col suo splendore, irradia il cielo di Roma e cade, poi, tra Corsica e Sardegna. E quell'ombra gentil per cui si noma Pietola pi che villa mantoana, 84 del mio carcar diposta avea la soma; E Virgilio, anima gentile, che chiama Pietole la sua citt anzich Mantova (il cui nome ricorda le opere malefiche di Manto, maga di Tebe, dalla quale la citt prese il nome), verso quella terra nativa, aveva gi predisposto i miei passi; per ch'io, che la ragione aperta e piana sovra le mie quistioni avea ricolta, 87 stava com'om che sonnolento vana. ed io, che avevo accolto nella mente il ragionamento chiaro e agevole del mio maestro, stavo come uno che sonnolento vaneggia. Ma questa sonnolenza mi fu tolta subitamente da gente che dopo 90 le nostre spalle a noi era gi volta. Ma questa sonnolenza mi fu tolta improvvisamente da una turba di gente, che correva veloce, verso di noi, alle nostre spalle. Gli accidiosi, giunti al pi elevato grado di coscienza che il Piano spirituale del Purgatorio comporta, consapevoli ormai del loro peccato di accidia, corrono, spronati al ben fare dall'amore di carit, che, nelle precedenti vite ebbero, invece, fiacco e lento. E quale Ismeno gi vide e Asopo lungo di s di notte furia e calca, 93 pur che i Teban di Bacco avesser uopo, Come i Tebani celebravano ogni anno i riti in onore di Bacco, (correndo lungo i fiumi della Beozia) l'Ismeno e l'Asopo, di notte, con fiaccole accese, cotal per quel giron suo passo falca, per quel ch'io vidi di color, venendo, 96 cui buon volere e giusto amor cavalca. cos, quelle anime correvano per quel girone, come cavalcate e spronate dal giusto spirito di carit. Tosto fur sovr'a noi, perch correndo si movea tutta quella turba magna; 99 e due dinanzi gridavan piangendo: Correndo si muovevano in grande turba e andavano al di sopra di noi; mentre due di quelle anime, precedendole, gridavano piangendo: Maria corse con fretta a la montagna; e Cesare, per soggiogare Ilerda, 102 punse Marsilia e poi corse in Ispagna. Maria corse in fretta alla montagna; e Cesare, per soggiogare Ilerda, fer Marsiglia e poi corse in Spagna. Qui sono citati due esempi di sollecitudine, ma pur se entrambi sono spinti da amore, l'uno contrario all'altro.

Nel Vangelo di Luca scritto che Maria, avendo saputo che la sua vecchia parente Elisabetta, nonostante la sua tarda et, avrebbe dato alla luce un figlio, corse a lei da Nazareth fino ad Aim-Karim, per porgerle il suo aiuto e attravers la montagna; mentre l'altro esempio riguarda la storia di Cesare, il quale lasci l'assedio di Marsiglia ai seguaci di Pompeo e corse ad Ilerda, l'odierna Lerida, per espugnarla. E` questo l'amore che tende a salire, se pure per strade diverse e fra loro contrarie. Ratto, ratto, che 'l tempo non si perda per poco amor, gridavan li altri appresso, 105 che studio di ben far grazia rinverda. Presto, presto, che il tempo non si perda per poco amore gridavano gli altri della turba, cos che l'ingegno del ben fare rinverdisca la Grazia. O gente in cui fervore aguto adesso ricompie forse negligenza e indugio 108 da voi per tepidezza in ben far messo, O gente, il cui fervore ripara il negligente indugio del passato, questi che vive, e certo i' non vi bugio, vuole andar s, pur che 'l sol ne riluca; 111 per ne dite ond' presso il pertugio. questo che io accompagno e che "vivo", (risvegliato nella Coscienza), ed io certo non mento, vuole andar su, perch il sole del Bene lo illumini; perci io vi prego di dirci dov' la via per salire. Parole furon queste del mio duca; e un di quelli spirti disse: Vieni 114 di retro a noi, e troverai la buca. Queste furono le parole di Virgilio; e uno di quegli spiriti rispose: Vieni dietro di noi e troverai l'ingresso. Noi siam di voglia a muoverci s pieni, che restar non potem; per perdona, 117 se villania nostra giustizia tieni. Noi andiamo veloci, non possiamo fermarci (su questa strada evolutiva), e tu perdona, se la nostra fretta ritieni scortesia. Io fui abate in San Zeno a Verona sotto lo 'mperio del buon Barbarossa, 120 di cui dolente ancor Milan ragiona. lo fui abate in San Zeno a Verona, sotto l'impero del buon Barbarossa, del quale, ancor dolente, Milano serba il ricordo. E tale ha gi l'un pi dentro la fossa, che tosto pianger quel monastero, 123 e tristo fia d'avere avuta possa; E un tale, che ha gi un piede nella fossa, presto pianger quel monastero, perch trista fu per lui la sua potenza; perch suo figlio, mal del corpo intero, e de la mente peggio, e che mal nacque, 126 ha posto in loco di suo pastor vero. poich egli pose, in quel monastero, suo figlio, nato malformato nel corpo e nella mente, al posto di un abate legittimo. Costui fu l'abate Giuseppe, figlio naturale del conte Alberto della Scala; perci egli dice che il conte della Scala avrebbe pianto quel monastero di San Zeno, nel quale egli, per potere conferitogli dal papa, aveva imposto suo figlio in luogo di un abate vero, degno del Pastorale. Io non so se pi disse o s'ei si tacque,

tant'era gi di l da noi trascorso; 129 ma questo intesi, e ritener mi piacque. lo non so se egli parl ancora o tacque, tanto si era allontanato da noi, ma questo soltanto intesi, e mi bast sapere. E quei che m'era ad ogne uopo soccorso disse: Volgiti qua: vedine due 132 venir dando a l'accida di morso. Il mio maestro e mio soccorritore mi disse: Volgiti in qua: vedrai venire due, che detestano l'accidia. Di retro a tutti dicean: Prima fue morta la gente a cui il mar s'aperse, 135 che vedesse Iordan le rede sue. Dietro a tutti gli altri della turba, loro gridavano: Prima che il mare si aprisse, quegli uomini (di Mos) furono morti gi (nei loro cuori, per mancanza di Fede) e con loro gli eredi che seguirono le orme dei loro padri, di fronte al passaggio apertosi nel mar Rosso. E quella che l'affanno non sofferse fino a la fine col figlio d'Anchise, 138 s stessa a vita sanza gloria offerse. Ed anche quella gente che (per mancanza di Fede) ebbe paura di seguire Enea (quando ebbe l'aiuto dei Fratelli del Cielo), senza gloria vi trov la morte. Poi quando fuor da noi tanto divise quell'ombre, che veder pi non potiersi, 141 novo pensiero dentro a me si mise, Poi quando quella turba si allontan da noi, tanto che pi non si scorgeva, un nuovo pensiero mi prese la mente, del qual pi altri nacquero e diversi; e tanto d'uno in altro vaneggiai, che li occhi per vaghezza ricopersi, 145 e 'l pensamento in sogno trasmutai. da quel pensiero ne nacquero altri; e cos, dall'uno all'altro pensiero, io, tanto vaneggiai, che gli occhi mi si chiusero dal sonno, e quel pensiero (sulla cornice degli accidiosi) si tramut in un sogno.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XIX nel libero commento di Giovanna Viva Quarta cornice: accidiosi - sogno di Dante - la femmina balba risveglio e ripresa del cammino - l'angelo della sollecitudine Virgilio spiega a Dante il significiato del sogno - arrivo alla quinta cornice degli avari e prodighi Quinta cornice: avari e prodighi stanno bocconi per terra, in dimensione animale - papa Adriano V Ne l'ora che non pu 'l calor diurno intepidar pi 'l freddo de la luna, 3 vinto da terra, e talor da Saturno Prima dell'alba, nell'ora in cui il calore solare rimasto non riesce a mitigare il freddo della luna, e viene vinto dalla freddezza naturale della Terra, e dal freddo irradiato da Satumo, giunto all'orizzonte - quando i geomanti lor Maggior Fortuna veggiono in orente, innanzi a l'alba, 6 surger per via che poco le sta bruna -, - gli 'indovini vedevano in oriente i segni della fortuna (attraverso le figure geometriche tracciate sulla sabbia, messe in rapporto con le figure della costellazione di quella parte dell'orizzonte), che nell'attesa del sole, ancor per poco resta oscuro -, mi venne in sogno una femmina balba, ne li occhi guercia, e sovra i pi distorta, 9 con le man monche, e di colore scialba. mi venne in sogno una femmina pallida, deforme, guercia, bulbuziente, con i piedi storti e le mani monche (essa raffigurava il vizio in tutta la sua bruttura). Io la mirava; e come 'l sol conforta le fredde membra che la notte aggrava, 12 cos lo sguardo mio le facea scorta lo la guardavo; e come si guarda il sole che conforta le membra intirizzite dal freddo della notte, continuavo a seguirla con gli occhi la lingua, e poscia tutta la drizzava in poco d'ora, e lo smarrito volto, 15 com' amor vuol, cos le colorava. il suo linguaggio, e poi tutto in lei in poco tempo, la raddrizz al mio sguardo, e il suo volto smarrito, acquist ai miei occhi un armonioso colore. Poi ch'ell' avea 'l parlar cos disciolto, cominciava a cantar s, che con pena 18 da lei avrei mio intento rivolto. Poich aveva il parlare cos disciolto, cominci a cantare, che fui preso dalla sua malia. La donna brutta e deforme si trasform in una sirena. Il merito del canto la rese affascinante agli occhi di Dante. Io son, cantava, io son dolce serena, che' marinari in mezzo mar dismago; 21 tanto son di piacere a sentir piena! Io sono, cantava, lo son dolce sirena, che in mezzo al mare i marinai attraggo; tanto son io di piaceri piena! Io volsi Ulisse del suo cammin vago

al canto mio; e qual meco s'ausa, 24 rado sen parte; s tutto l'appago!. Col mio canto soggiogai Ulisse (e lo resi assetato della gloria); chi si abitua a me, raramente se ne allontana; poich io l'appago completamente!. Ulisse cadde nell'errore e vi trov la morte. Egli volle attraversare i confini di divieto segnati dalle famose "Colonne d'Ercole", che, secondo le antiche credenze, erano state innalzate da Ercole, inondato da forza divina. Le Colonne d'Ercole e il triangolo di energie sotterranee (Piramidi) Le colonne d'Ercole, costituite dai monti Abila da un lato e dai Calpi dall'altro, si diceva fossero sorte in breve tempo per volere degli Dei, i quali non consentivano agli umani di inoltrarsi oltre quel versante marino e che pertanto uccidevano tutti gli uomini che disubbidivano al loro volere. Questa antica errata credenza dava la spiegazione alla sparizione degli equipaggi che, in tal posto, venivano disintegrati. In realt esiste nell'interno del pianeta, un gigantesco triangolo di energia il cui vertice costituito dal complesso delle tre grandi Piramidi d'Egitto, mentre la sua base attraversa la zona del Polo Nord, all'altezza dello stesso parallelo delle Piramidi, del Triangolo delle Bermude e del Triangolo delle Filippine. Si tratta del 30 parallelo Nord, connesso appunto da un lato alle Bermude e dall'altro alle Filippine. In questo triangolo sotterraneo, una perfetta simmetria costituisce forti correnti di energia che vengono dirette dalle Piramidi, in particolare dalla piramide troncata, detta "di Cheope", in tutta la Terra e soprattutto nelle zone maggiormente positive e sugli Esseri pi positivi, predisposti a riceverla, al fine di abituare queste strutture terrestri a sopportare pi facilmente la nuova energia che sar quella del futuro sul pianeta Terra rinnovato, dopo l'apocalittica "ripulita". Queste piramidi non furono costruite dai Faraoni come le piccole d'intorno, ma dagli Extraterrestri, migliaia di anni or sono. Tale energia resta ancora oggi sconosciuta al carente pensiero umano e oggi mette in allarme gli scienziati, specie quella della grande piramide troncata, chiamata di Cheope, ma che troncata pi non , per via della Scienza umana, la quale, non conoscendo il perch di quella apertura superiore, ha deciso di restaurarla. Sta di fatto, per, che mentre tale restauro deve essere rinnovato spesso, la struttura delle tre Grandi Piramidi rimane intatta nei secoli. Per una maggiore spiegazione riporto qui una piccola parte di un documento del "Centro operativo contatti interplanetari" di Milano: "Ogni struttura fisica delle tre grandi piramidi si appoggia su un corrispondente volume di sostanza "wrillica", ad alto potenziale d'intensit, sostenuta da una serie di macroonde che costituiscono una piramide di "Cristallo Solare" con la punta orientata verso il basso (nell'interno del sottosuolo) e direttamente corrispondente alla struttura piramidale stessa. La sostanza wrillica: il wrilli una terza polarit umanamente sconosciuta, che ha il potere di aumentare o diminuire una delle polarit oppure di annullarle entrambi. Tale sostanza wrillica, che forma la struttura interna di ognuna delle tre grandi piramidi, permise di elaborare le gigantesche costruzioni dei famosi macroliti egiziani, partendo da una preesistente struttura energetico-cristallina, vuota interiormente, che poi stata proiettata all'esterno della superficie, catalizzando la disposizione delle pietre secondo linee

predeterminate. Ecco, quindi, come la pavimentazione di ognuna delle tre grandi piramidi del Nilo in contatto diretto con un vasto tempio sotterraneo a forma piramidale, orientata verso il basso". Gli antichi egiziani affermavano che gli dei, che di quando in quando scendevano sulla Terra con i "Clipeus Ardens", scudi ardenti (ora da noi chiamati dischi volanti), avevano messo di guardia nell'interno delle piramidi i loro guerrieri, che uccidevano tutti gli uomini che vi si addentravano, poich nelle piramidi si trovavano le porte attraverso le quali gli dei scendevano sulla Terra. "Esiste in realt una potente energia cosmorigeneratrice solare posta dagli Extraterrestri, allo scopo di effettuare, nel momento opportuno, una importante opera di soccorso per l'umanit, che avanza a passi da gigante verso la disintegrazione del suo pianeta". Tale aiuto non pu giungerci se non nel momento in cui cesser la "legge del Libero Arbitrio", che consente ampia libert di agire nel bene e nel male ad ogni umanit sul proprio mondo. Questa Legge Cosmica cesser di esistere, per il pianeta Terra, quando i macchinari extraterrestri, posti gi da tempo sulle astronavi, in attesa nei nostri cieli, cominceranno a registrare l'avvicinarsi dei primi movimenti apocalittici globali. DA MESSAGGIO EXTRATERRESTRE (L'EVOLUZIONE PLANETARIA DEL VOSTRO MONDO E` ATTUALMENTE SUL PUNTO DI TRASPOLARIZZARE LE STRUTTURE BIO-VITALI DAL PIANO DELLA 3a DIMENSIONE A QUELLO DELLA 4a DIMENSIONE. E` IN CORSO UN GRADUALE PROCESSO DI ACCELERAZIONE DEL LIVELLO DI ESPRESSIONE DELLA MATERIA. L'EVOLUZIONE GENETICA DEL PIANETA "SARAS" (Terra) E` SUL PUNTO DI RAGGIUNGERE IL MASSIMO LIVELLO DI SATURAZIONE WRILLICA-ENZIMATICA PER PRODURRE LA. NECESSARIA SELEZIONE BIOLOGICA-ETICA, NECESSARIA AD INTRODURRE NEL NUOVO RITMO GLI ELEMENTI QUALITATIVI DELLA RAZZA UMANA E AD ELIMINARE PER MANCANZA DI INTERAZIONE LA CONFUSA MASSA QUANTITATIVA INCAPACE DI UNO SVILUPPO PIU' AMPIO". Dalla cima della Piramide Troncata sul pianeta rinnovato risplender l'energia interna e dar vita e benessere a tutta l'umanit. El Dorado non avr pi motivo di rimanere nascosta agli occhi degli uomini, che allora capiranno finalmente di far parte della Grande Famiglia Universale; e quando i Fratelli del Cielo verranno a visitare la Terra non saranno pi considerati invasori, bens Fratelli che ci hanno sempre amati, perdonati, compresi, aiutati. Esiste un perfetto equilibrio nella Legge del Cosmo, a cui ogni pianeta strettamente condizionato ed alla violazione di questa Legge suprema che si deve lo squilibrio terrestre. Molti messaggi ammonitori sono, da tempo, stati inviati a scienziati, a capi di Governo della Terra con i quali, fra l'altro, si avvertiva che le strutture terrestri, sia navali che aeree, trovandosi in vicinanza delle Bermude, a breve distanza dai luoghi indicati, rischiavano di venire disintegrati dalla potente forza energetica superiore. Ma gli uomini di Scienza e di Governo sono rimasti stoltamente sordi a tali avvertimenti ed ancora oggi avvengono "inspiegablli" sparizioni di mezzi navali e aerei.

Ancor non era sua bocca richiusa, quand' una donna apparve santa e presta

27 lunghesso me per far colei confusa. La brutta donna del sogno, trasformata in sirena, non aveva ancora finito di parlare, quando apparve un'altra donna confusa dal canto della prima. O Virgilio, Virgilio, chi questa?, fieramente dicea; ed el vena 30 con li occhi fitti pur in quella onesta. O Virgilio, Virgilio, chi questa?, ella esclam con tono di rimprovero, per non avere egli impedito il malefico canto. L'altra prendea, e dinanzi l'apria fendendo i drappi, e mostravami 'l ventre; 33 quel mi svegli col puzzo che n'uscia. Poi, afferrata la donna brutta (simbolo del seducente vizio), le sbrandell la veste, mettendole a nudo il ventre; io fui svegliato dal gran puzzo che da quel ventre usciva. Io mossi li occhi, e 'l buon maestro: Almen tre voci t'ho messe!, dicea, Surgi e vieni; 36 troviam l'aperta per la qual tu entre. Io girai gli occhi verso il mio buon maestro: T'ho chiamato per ben tre volte!, diceva, Alzati e vieni, troveremo la via per la quale passare. S mi levai, e tutti eran gi pieni de l'alto d i giron del sacro monte, 39 e andavam col sol novo a le reni. Su mi levai, e vidi che i gironi del sacro monte erano tutti illuminati dal sole, sorto da poco alle nostre spalle. Seguendo lui, portava la mia fronte come colui che l'ha di pensier carca, 42 che fa di s un mezzo arco di ponte; Seguivo Virgilio, a fronte bassa, come colui che cammina con la testa carica di pensieri ed ero curvo tanto, da formare col mio corpo un mezzo arco di ponte; quand' io udi' Venite; qui si varca parlare in modo soave e benigno, 45 qual non si sente in questa mortal marca. quando udii una voce dolcissima che diceva: Venite; qui si varca. Con l'ali aperte, che parean di cigno, volseci in s colui che s parlonne 48 tra due pareti del duro macigno. Con le ali candide, che parevano di cigno, ci fece vogere in su colui che aveva parlato fra quei grigi muri (del dolore espiativo). Mosse le penne poi e ventilonne, 'Qui lugent' affermando esser beati, 51 ch'avran di consolar l'anime donne. Egli mosse le penne e ci fece vento, affermando che 'Qui lugent' quelli che soffrono sono beati, e avranno l'anima consolata. Egli, ventilando le ali, fece cadere il quarto P dalla fronte di Dante; dal quarto peccato, della quarta piaga di Ges, che grava sull'umanit, Dante fu liberato. Che hai che pur inver' la terra guati?, la guida mia incominci a dirmi, 54 poco amendue da l'angel sormontati. Perch continui a guardare in terra?, domand Virgilio allorch superammo di poco il punto dov'era l'angelo. E io: Con tanta sospeccion fa irmi novella vison ch'a s mi piega, 57 s ch'io non posso dal pensar partirmi. Ed io: Il sogno mi tiene ancora nella riflessione, cos che mi riesce difficile distogliere la mente da quel pensiero.

Vedesti, disse, quell'antica strega che sola sovr' a noi omai si piagne; 60 vedesti come l'uom da lei si slega. Hai visto, disse, come l'uomo si libera dalla cupidigia dei beni terreni, e come la ragione dimostra la imperfezione della falsa felicit. Bastiti, e batti a terra le calcagne; li occhi rivolgi al logoro che gira 63 lo rege etterno con le rote magne. Ti basti ormai quello che hai veduto, batti in terra le calcagne e rivolgi il tuo pensiero al "Logos" che gira e sostiene, il Tutto eterno con le Ruote Magne. batti a terra le calcagne; li occhi rivolgi al logoro che gira - v. 61-62 Il battere in terra i piedi e il rivolgersi al "Logos Eterno", dal quale proviene l'energia benefica vitale, ricorda i due movimenti usati dopo un'imposizione fluidica, per liberarsi dall'energia negativa assorbita dal guaritore durante l'imposizione. Virgilio consiglia Dante di scaricare in terra la forza negativa, assorbita in sogno alla vista del male. Ci non significa che una qualcosa vista in sogno possa dare negativi impulsi, ma significa che l'uomo pu, se anche dormiente, assorbire con la forza-pensiero e spinto da suggestione, l'energia negativa che, assieme alla positiva, alita sempre e comunque intorno a noi. Questo spesso avviene nell'errata credenza che uno pseudo iettatore porti la famosa "iella", la disgrazia. Ma, in realt, la stessa persona suggestionata dal sopraggiungere del "Malocchio" immaginario, che involontariamente assorbe il negativo esistente intorno.

Quale 'l falcon, che prima a' pi si mira, indi si volge al grido e si protende 66 per lo disio del pasto che l il tira, Come il falco che prima si guarda i piedi e poi si protende verso il pasto desiderato, tal mi fec' io; e tal, quanto si fende la roccia per dar via a chi va suso, 69 n'andai infin dove 'l cerchiar si prende. cos feci io, superando rapidamente la costa rocciosa (di quel peccato) e corsi dove l'altro cerchio porta alla salita. Ci potrebbe intendersi come l'accettazione di una espiazione, che porti alla via per andare su "infin dove 'l cerchiar si prende". Com'io nel quinto giro fui dischiuso, vidi gente per esso che piangea, 72 giacendo a terra tutta volta in giuso. Quando fui fuori dal quinto girone, vidi una moltitudine di anime che piangeva, giacendo a terra tutta rivolta in gi. Gli avari e i prodighi sono puniti in egual maniera, perch colpevoli di un comune errore, come gli avari, legati ai beni terreni, cos i prodighi, i quali dispensano i loro averi per emergere sugli altri, fanno cattivo uso della ricchezza. 'Adhaesit pavimento anima mea' sentia dir lor con s alti sospiri, 75 che la parola a pena s'intendea. 'Adhaesit pavimento anima mea' sentivo dir loro con cos alti sospiri, che la parola a stento s'intendeva.

Adhaesit pavimento anima mea - v. 73 "L'anima mia sta attaccata al suolo": questa confessione ben si conf a quelle anime che volsero il loro pensiero alle ricchezze terrene e le spalle ai beni Celesti. Ma nessuno ci giudica quando siamo sull'altra sponda; siamo noi stessi, quali scintille del Tutto-Dio e quali energia operante nell'energia, ad operare in tal senso. La nostra "forza-pensiero", la pi grande potenza creativa, predispone il nostro futuro, che costituisce la nostra espiazione. E quale forma corporea pu creare il pensiero che rivolge in gi la propria energia pensante ed al Bene Divino volge le spalle, se non quella da bestia? Le anime di questa cornice "volti hanno i dossi al suso" e sono "a giacere a terra, tutti rivolti in giuso". O eletti di Dio, li cui soffriri e giustizia e speranza fa men duri, 78 drizzate noi verso li alti saliri. O eletti da Dio, le cui sofferenze sono mitigate dal pensiero che esse sono giustamente inflitte, e dalla speranza della prossima beatitudine, indirizzateci verso la scala per salire in alto. Se voi venite dal giacer sicuri, e volete trovar la via pi tosto, 81 le vostre destre sien sempre di fori. Se voi siete esenti dalla pena di giacere bocconi, e volete trovar la via, procedete in modo che le vostre destre (polo positivo, che ha sede nel corpo fisico) sian sempre lontane da questo peccato. Cos preg 'l poeta, e s risposto poco dinanzi a noi ne fu; per ch'io 84 nel parlare avvisai l'altro nascosto, Cos preg Virgilio, e cos gli fu risposto poco avanti a noi; mentre io, udita la voce, individuavo il corpo di chi parlava che mi era nascosto (dal suo involucro fisico inferiore, onde anche la parola mi fu nascosta da qualcosa di inespresso, consentita alle bestie), e volsi li occhi a li occhi al segnor mio: ond' elli m'assent con lieto cenno 87 ci che chiedea la vista del disio. e mi volsi a guardare Virgilio negli occhi: egli, avendo letto in me il desiderio, acconsent di buon grado alla mia richiesta. Poi ch'io potei di me fare a mio senno, trassimi sovra quella creatura 90 le cui parole pria notar mi fenno, Poich potetti fare a mio modo, mi rivolsi a quella creatura che aveva parlato, dicendo: Spirto in cui pianger matura quel sanza 'l quale a Dio tornar non pssi, 93 sosta un poco per me tua maggior cura. dicendo: Spirito, in cui il pianto matura la purificazione senza la quale non si ritorna a DIO, sospendi un po' per me la tua principale cura guaritrice. Chi fosti e perch vlti avete i dossi al s, mi d, e se vuo' ch'io t'impetri 96 cosa di l ond' io vivendo mossi. Dimmi chi fosti e perch siete tutti curvi verso terra e avete la schiena rivolta in su, affinch ti porga il mio aiuto nel chiedere qualcosa per te di l, donde, ancor vivo, mi son partito. Ed elli a me: Perch i nostri diretri

rivolga il cielo a s, saprai; ma prima 99 scias quod ego fui successor Petri. Ed eglia me: Il perch noi il dorso rivolgiamo al cielo, tu (dopo) saprai, ma prima lascia ch'io ti dica che fui successore dell'apostolo Pietro. Quelle anime espiavano in corpo da bestia oppure costrette a restare carponi e, pertanto, avevano tutte il dorso rivolto in su ed il corpo prostrato verso terra. Intra Sestri e Chiaveri s'adima una fiumana bella, e del suo nome 102 lo titol del mio sangue fa sua cima. Tra Sestri e Chiavari scende il torrente Lavagna, dal quale ha preso il nome il titolo nobiliare della mia famiglia. Un mese poco pi prova' io come pesa il gran manto a chi dal fango il guarda, 105 che piuma sembran tutte l'altre some. Io provai, per poco pi di un mese, (trentotto giorni), quanto gravoso il compito (di chi volesse conservare l'onest) papale, (lottando contro gl'interessi dell'entourage ecclesiastico), per salvarsi dal fango degli interessi terreni, tanto che, in confronto, ogni altra fatica sembra lievissima. La mia conversone, om!, fu tarda; ma, come fatto fui roman pastore, 108 cos scopersi la vita bugiarda. La mia conversione, ohim!, fu tarda; ma quando divenni papa, subito scopersi quanto bugiarda la vita terrena (vidi che nemmeno in quella suprema carica esisteva l'amore di Dio). Vidi che l non s'acquetava il core, n pi salir potiesi in quella vita; 111 per che di questa in me s'accese amore. Vidi che neanche l si poteva elevare il pensiero in quella vita (al Cielo); perch si accese in me l'amore di questa (per i beni terreni). Fino a quel punto misera e partita da Dio anima fui, del tutto avara; 114 or, come vedi, qui ne son punita. Perfino in quel luogo fu divisa da Dio l'anima mia, totalmente cupida di ricchezze e onori; ora, come vedi, sono qui punita. Quel ch'avarizia fa, qui si dichiara in purgazion de l'anime converse; 117 e nulla pena il monte ha pi amara. Gli effetti di quegli errori appaiono chiari qui nell'espiazione delle anime "converse" (in forma di bestia e "converse" in gi, capovolte), tanto che nessuna altra pena del monte pi amara di questa. Qui ricordiamo il riferimento di Ciacco alla sua espiazione: "s'altra maggio, nulla s spiacente" (Inferno Canto VI v. 48). S come l'occhio nostro non s'aderse in alto, fisso a le cose terrene, 120 cos giustizia qui a terra il merse. Cos come l'occhio nostro non s'alz in alto verso il Ciel, e rest fisso in gi alle cose terrene, cos Giustizia Divina in terra ci pose. Come avarizia spense a ciascun bene lo nostro amore, onde operar perdsi, 123 cos giustizia qui stretti ne tene, Come l'avarizia ci spense nell'animo l'amore per il Bene, e ci perdemmo nel male operare, cos Giustizia qui ci tiene stretti,

Nessuno ci punisce dall'alto Siamo energia operante nell'energia, e la forza pensiero la Divina forza pi potente della vita. Possiamo pertanto accettare queste verit dall'apparenza assurda, come tutte le cose di grande potere Celeste che regolano l'Equilibrio vitale. Gli avari, la cui forza mentale li port ad intendere maggiormente le terrene gioie ed essere ad esse legati, spinti dal loro stesso potere mentale, rinascono legati in forme di bestie, oppure prone per terra e col pensiero rivolto in gi. Quella giustizia da temere in noi stessi, nel nostro stesso pensiero che parte di Dio, nella Sua Forza Divina operante in eterno. ne' piedi e ne le man legati e presi; e quanto fia piacer del giusto Sire, 126 tanto staremo immobili e distesi. legati e impegnati ("e presi") a reggere con mani e piedi (il nostro corpo); per tutto il tempo occorrente a smaltire la colpa ("e quanto fia piacer del giusto Sire"), tanto staremo immobili e distesi. Io m'era inginocchiato e volea dire; ma com' io cominciai ed el s'accorse, 129 solo ascoltando, del mio reverire, Io mi ero prostrato e volevo parlare; ma come cominciai egli si accorse, solo ascoltando, della mia riverenza, L'anima del papa Adriano V stava prona a terra, con mani e piedi legati a sorreggere il suo corpo da bestia. Qual cagion, disse, in gi cos ti torse? E io a lui: Per vostra dignitate 132 mia coscenza dritto mi rimorse. Quale ragione, egli mi domand, in gi cos ti piegasti? E io a lui: Per vostra dignit, la mia coscienza non mi permise di star ritto di fronte ad un papa. Drizza le gambe, lvati s, frate!, rispuose; non errar: conservo sono 135 teco e con li altri ad una podestate. Drizza le gambe, alzati, fratello!, egli rispose; non errare: siam tutti uguali, siam tutti figli dello stesso Padre. Se mai quel santo evangelico suono che dice 'Neque nubent' intendesti, 138 ben puoi veder perch'io cos ragiono. Se mai tu intendesti quell'angelica voce che dice 'Neque nubent', ben puoi capire perch io (papa Ottobono Fieschi), ragiono cos. Vattene omai: non vo' che pi t'arresti; ch la tua stanza mio pianger disagia, 141 col qual maturo ci che tu dicesti. Vattene ormai: non voglio che pi qui tu rimanga; perch la tua presenza m'impedisce di piangere, ed col pianto che maturo l'anima mia. Nepote ho io di l c'ha nome Alagia, buona da s, pur che la nostra casa non faccia lei per essempro malvagia; 145 e questa sola di l m' rimasa. Ho una nipote di nome Alagia, che ha la bont innata in s, ed io spero che l'esempio della famiglia Fieschi non renda anche la sua anima malvagia; questa sola creatura mi rimasta. L'uomo crede che Dio esista al di fuori di lui E` da notare che quest'anima, che Dante ci presenta nella triste

espiazione in corpo di bestia, non dice "avevo", ma "ho" una nipote, nel significato che, in qualsiasi forma noi ci si trovi durante il cammino nell'Universo, si ha sempre un "Io" individuale. Non si diventa mai energia sperduta in altra energia, senza pi nome n ricordi, ma una personalit propria, ben distinta dalle altre, ci accompagna sempre sul cammino della Vita nel Tutto. L'uomo crede che Dio esista al di fuori di lui; Gli ha dato l'aspetto di un vecchio severo, che troneggia sopra le nuvole, che abita a distanze incommensurabili, lontano dai Suoi figli e che guarda gi, corrucciato, per punirli a seconda delle loro colpe. L'uomo ignora che Dio Spirito e che lo Spirito abita in lui, in ogni cellula del suo corpo e che le cellule reagiscono, come l'anima, ad ogni impulso, sia esso negativo o positivo. Il potere del pensiero non viene ancora studiato dall'uomo, che non conosce quale risonanza abbiano i pensieri, sia nell'anima che nel corpo fisico. Ed per questo che l'umanit, male informata sulla Legge Karmica di Causa-Effetti, crede che Dio, col dito puntato, minaccioso, gli mandi dall'alto or questa, or quell'altra pena. "Ma il giusto Sire" nell'uomo stesso, il quale, come ogni cosa esistente, deve essere, a sua volta, una trinit. La S.S. Trinit: Padre - Figlio - Spirito Santo anche nell'essere umano che, come ogni cellula vivente, ha in s: il "Padre", ovvero, l'energia creante, il "Figlio", energia creata (e creante a sua volta), lo "Spirito Santo" lo Spirito Divino, che tutto afflatta, unifica, armonizza. L'uomo, quindi, crea, con la sua " forma-pensiero" (la pi potente forza creativa), il suo stesso domani. L'energia pensante dell'uomo, che rifiuta di elevare al Cielo le sue vibrazioni e al Cielo volge le spalle, protendendosi in gi verso l'energia terrena, rinasce in corpo fisico da bestia, protesa verso terra, con le spalle rivolte al Cielo. Tutto ci all'uomo ignaro appare, n pi n meno, come un'assurda tavoletta. In altre parole, l'uomo quell'agglomerato bio-fisico-molecolare, strutturato da un'energia polimagnetica, il cui campo di forza in stretto rapporto con il campo di forza creativa del sole, che svolge, su scala macrocosmica, la medesima funzione di equilibrio creativo, al quale sono strettamente legati tutti gli altri campi di forza delle ghiandole contenute in ogni organismo vivente, pensante, creante. Ci significa che, in virt dell'attivit enzimatica, un determinato campo magnetico, che opera sul piano astro-fisico, bene in grado di esprimere la forma materiale strutturata dal potere dell'energia, sia essa espressa in valori pi elevati, sia in valori pi infimi. Tutti i valori, per, sono destinati, presto o tardi, a manifestare un giorno la grande e sconfinata Potenza dell'Intelligenza Suprema. Anche la "forza-pensiero" del drogato, nella sua inibizione delle facolt intellettive, pu portare l'anima a retrocedere verso la struttura animale, poich l'equilibrio bio-fisico alterato, pervenuto alla perdita della coscienza, grava sulla intelligenza. Questa retrocessione porta l'anima umana a reincarnarsi in forma di uomo-bestia, in quei corpi fisici che noi terrestri definiamo "scimmie". Che la scimmia sia la risultante dell'uomo drogato, ci viene affermato da un messaggio extraterrestre. A questo punto, allargando il discorso a livello galattico, possiamo

intuire come ogni nucleo planetario (Sole), in virt della propria specifica funzione, alimenta le Cellule Pianeti, ne nutre la popolazione enzimatica (Regno Minerale, Vegetale, Animale, Umano) ne attinge energia potenziata, elaborata, concorrendo in tal modo al potenziamento del campo di forza del Nucleo Galattico, che, a sua volta, equilibrato e armonizzato da una miriade di onde di energia polimagnetica (emanata da altrettanti Nuclei Galattici), si inserisce attivamente nel possente coro della sinfonia della Vita, scaturita dalla energia primaria emessa dal Nucleo Cosmico. Anche a livello galattico l'equilibrio si autodota della adeguata energia vitale; tutto ci, in un perenne processo dinamico bivalente, nel quale l'energia fluisce e rifluisce: - fra il polo positivo e il polo negativo, con l'interrelazione dell'elettromagnetismo; - fra l'energia e la materia, con l'interrelazione dei fenomeni fisico-chimici; - fra lo Spirito e il corpo, con l'interrelazione dell'anima; - fra la nascita e la morte, con l'interrelazione della Vita; - fra l'enzima e il substrato, con l'interrelazione della reazione elettrochimica; e cos via. Questa la funzione dell'inesauribile Generatore Cosmico, autoalimentantesi e autopotenziantesi, che noi, nella nostra limitatezza e semplicit, chiamiamo umilmente: Dio Padre.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XX nel libero commento di Giovanna Viva

Quinta cornice: avari e prodighi - esempi di povert e di liberalit - Ugo Capeto - esempi di avarizia punita - il terremoto e il Gloria intonato da tutte le anime del Purgatorio Contra miglior voler voler mal pugna; onde contra 'l piacer mio, per piacerli, 3 trassi de l'acqua non sazia la spugna. Contro una volont superiore mal resiste un'altra inferiore; onde per fargli piacere, contro il mio desiderio (interruppi il colloquio con Adriano V), ritrassi dall'acqua la spugna (della mia mente), non ancora imbevuta (dalle notizie desiderate). Mossimi; e 'l duca mio si mosse per li luoghi spediti pur lungo la roccia, 6 come si va per muro stretto a' merli; M'incamminai con Virgilio rasentando la roccia, come si cammina sullo stretto muro delle torri rasentandone i merli, ch la gente che fonde a goccia a goccia per li occhi il mal che tutto 'l mondo occpa, 9 da l'altra parte in fuor troppo s'approccia. poich le anime degli avari, che lacrimando fondono a goccia a goccia il male che domina il mondo, sono tante che invadono tutta la cornice, avvicinandosi all'orlo esterno. Maladetta sie tu, antica lupa, che pi che tutte l'altre bestie hai preda 12 per la tua fame sanza fine cupa! Maledetta sei tu sin dall'antico, famelica lupa, che pi degli altri mali pervadi l'animo umano, sempre proteso verso la tua cupidigia! O ciel, nel cui girar par che si creda le condizion di qua gi trasmutarsi, 15 quando verr per cui questa disceda? O Cielo, dal cui cosmico evolversi si attende il tramutarsi delle tristi condizioni di qua gi, quando avverr la profetizzata divina discesa? Qui troviamo il riferimento all'ormai giunta "FINE DEI TEMPI", di cui parlano tutti i messaggi Celesti, compreso quello di Fatima, del quale si riporta qui la terza parte definita "segreto" a causa del divieto di divulgarla. L'ATTESA DISCESA DEL REGNO DI DIO SULLA TERRA quando verr per cui questa disceda? - v.15 Il nostro il tempo in cui la profezia del Cristo si compir: SUBITO DOPO LA TRIBOLAZIONE DI QUEI GIORNI IL SOLE SI OSCURERA`, LA LUNA NON DARA` PIU` IL SUO CHIARORE, LE STELLE CADRANNO DAL CIELO E LE POTENZE DEI CIELI SARANNO SQUASSATE. ALLORA APPARIRA` IN CIELO IL SEGNO DEL FIGLIO DELL'UOMO E TUTTE LE GENTI DELLA TERRA SI LAMENTERANNO E VEDRANNO IL FIGLIO DELL'UOMO VENIRE SULLE NUBI DEL CIELO CON GRAN POTENZA E GLORIA. (Matteo: 24:29-30). Per concedere all'uomo maggior lume di Conoscenza riguardo agIi imminenti eventi codificati dall'unica immutabile Legge tutelatrice dell'armonico evolversi di ogni fenomeno vitale, si dir che: la nostra Scienza stata incapace di appurare l'importanza ed il valore delle correnti magnetico-virtuali geocentriche procedenti da tutto l'Universo e convergenti verso un punto "X" qualsiasi dello spazio, considerato quale centro ricettivo passivo. La nostra Scienza avrebbe dovuto abbandonare l'ostilit e la diffidenza che tutt'ora riserva a quell' Arte Regale che, nello spazio e nel tempo, tutto geometrizza alla perfezione.

Non certo casuale il fatto che, avvicinandosi il tempo designato, le Grandi Menti stiano intensificando in frequenza i punti di contatto, sul piano informativo-ispirativo, instaurate da alcune menti-ricettive terrestri. Migliaia di cosmo-navi extraterrestri vigilano continuamente sui vari depositi di materiale offensivo atomico disseminati sui vari territori del nostro pianeta, sulle rotte di tutti i nostri aerei strategici impiegati nel trasporto di congegni nucleari pronti per un immediato impiego. Tali cosmonavi sono particolarmente predisposte per ottenere (nel caso ricevessero l'ordine di impedire un attacco), un rapidissimo annullamento del potenziale offensivo atomico trasportato. Negli avvertimenti extraterrestri, come sempre cestinati e derisi dalla Scienza e dai Capi di Governo terrestre, si legge fra l'altro: "Alcune delle nostre grandi navi spaziali si trovano costantemente negli strati superiori dell'atmosfera terrestre ed altre negli hangar sotterranei che possediamo nel sottosuolo della Luna. Queste navi sono in continuo stato di allarme e pronte ad effettuare, sempre in caso di un'aperto conflitto fra le potenze nucleari, l'assorbimento totale o parziale di ogni sorta di energia prodotta sulla terra, al fine di neutralizzarla, in modo da provocare il completo oscuramento operativo, oscuramento globale del pianeta per un periodo di tempo gi prestabilito". AVVERTIMENTO In altri messaggi ci viene comunicato che l'oscuramento e la mancanza di energia non permetter una guerra atomica che disintegrerebbe il pianeta e sonvolgerebbe il sistema solare. Vari messaggi ricevuti dai Veggenti ci comunicano che la mancanza di energia si avr per tre giorni e tre notti, che la luce artificiale sar impossibile e che "Arderanno soltanto le candele benedette. Durante tali giorni di sgomento, i fedeli dovranno rimanere nelle loro case". Naturalmente, ci comporta che nessuno potr cercare di raggiungere i familiari che si trovassero lontani in quel momento, n i bambini andare in cerca dei genitori. "Ognuno sar salvato nel luogo in cui si trover - n potrebbe essere salvato alcuno che corresse per le strade - altrimenti si troveranno alla totale merc degli elementi della natura disarmonizzati dalla nostra nefanda opera distruttiva". Questo il significato di "Il sole si oscurer e la luna perder il suo splendore": Elio e idrogeno, fra gli elementi della natura disarmonizzati dalla Scienza, si fonderanno in pezzi di materia incandescente e si riverseranno sulla Terra come "pioggia di fuoco". A questo si riferisce la profezia: "E le stelle cadranno". Anche Pietro (IIa Lettera 3:12) parla del "diluvio di fuoco". Ma in che modo: "Le potenze dei cieli saranno scrollate?". La Forza di Equilibrio permetter uno scuotimento globale del pianeta Terra, allo scopo di liberarlo da tutta la forza negativa che in tanti secoli l'umanit vi aveva apportato. E sul pianeta purificato il Regno di Dio scender, secondo quanto Ges c'insegn a chiedere nella preghiera "Venga il tuo regno, come in cielo cos in terra". La Cosmica Legge del "Libero Arbitrio", che consente ampia libert di agire ad ogni umanit sul proprio pianeta, non consentir tale intervento d'aiuto, se non quando questo si render estremamente necessario.

Noi andavam con passi lenti e scarsi,

e io attento a l'ombre, ch'i' sentia 18 pietosamente piangere e lagnarsi; Noi andavamo lentamente lungo la quinta cornice, mentre io ero intento ad ascoltare il piangere e il lagnarsi di quelle anime in pena; e per ventura udi' Dolce Maria! dinanzi a noi chiamar cos nel pianto 21 come fa donna che in parturir sia; e mi accadde di udire: Dolce Maria! invocare accoratamente, cos come fa la donna che d alla luce un figlio. Potrebbe ci riferirsi alla espiazione sofferta durante il parto. e seguitar: Povera fosti tanto, quanto veder si pu per quello ospizio 24 dove sponesti il tuo portato santo. E il pianto continuava: Povera fosti tanto, quanto si pu immaginare dalla misera stalla dove ponesti il Tuo Fardello Santo. La nascita di Ges dove sponesti il tuo portato santo - v. 24 Troppo poco si conosce ancor oggi di quel Fardello Santo. Oggi, epoca dell'elettronica e di tante nuove scoperte, s'ignora ancora la sostanza del "Corpus Jesus", di cui l'apostolo Giovanni ebbe a dire che posando la testa sul petto di Ges, sent battere un cuore, anche se sotto quella misera tunica non batteva nulla. Il suo Corpo, "Raggio di Eterna Luce", era un corpo semifluido, composto di pure energie condensate. Misteriosamente il Corpo di Ges non proiettava ombra ed i Suoi piedi non producevano impronte. Ecco qui una parte di un messaggio medianico pubblicato da Rio Spada sul Periodico "IN CAMMINO VERSO LA LUCE": "Quando sui Piani di Luce si ritenne giunto il momento, il Corpo di Ges fu trasmesso sottoforma di vibrazione, ricevuto e reso manifesto e visibile dalla pura e potente medianit di Maria, incarnatasi appositamente con la missione di "Madre-Spirito". Fu un apporto supernormale, che proveniva da un corpo vivente in altre dimensioni, il quale, oltre a spiegare la natura del Corpus Jesus, il cui nome significa Sapienza e Potenza, spiega anche il perch della Resurrezione, in quanto non potevano essere seppellite in terra delle energie condensate e fatturate in una dimensione non prettamente fisica. Ed eccoci all'ultima cena, ultimo convito: "Avendo Egli sei discepoli a destra e sei a sinistra, comp un atto rimasto oscuro, sconvolgente, significativo: Tremando di un tremore che mai stato compreso, don sottoforma del pane e del vino, a tutti gli uomini, le energie che componevano il Suo Corpo e il Suo Sangue, invitando i presenti e gli assenti a cibarsi di questo cibo sostanziale per l'anima". Ci significa che non basta avvicinarsi di tanto in tanto alla Santa Particola, ma che soltanto comunicando, sentendo ed assorbendo le Sue Energie con l'interiore, si pu arrivare alla fusione in Spirito fra Creatura e Creatore... Dio tese una mano sulla Terra / e da Maria una luce scatur / che si pos per terra sulla paglia. / Il Redentor quaggi / venne cos.

Lentamente la luce prese forma. / Tutti i pastori caddero in ginocchio / nel vedere formarsi un bimbo biondo / il Bimbo Dio / il Redentor del mondo. Nacque cos, / in una fredda stalla / sotto un grande palazzo signorile. / C'era una mucca l sopra la paglia / la mucca per il latte alla famiglia. Cos fra quella mucca e il Suo asinello / sogn il bel sogno, / il primo del Suo Cuore: / portare al mondo umano tanta pace, / ma quel bel sogno / Gli rimase in cuore. Luce da Luce, / il Re dell'Universo / nato da Maria, Vergine e Madre, / sarebbe stato il solo, il vero Re, / la notizia vol per le contrade. Sarebbe stato il Re dal Ciel voluto, / Qui dove re volevano esser tanti; / crebbe, port perdono, amore, Pace, / ma fu scacciato, / trafitto sulla croce. E ancora oggi / dei mali del mondo / porta la croce / fra rovi e sassi va, / cerca l'amor del bue e l'asinello, / ma invano, ancora invano cercher. Vuole trovar Veronica e Cirene, / ma trova i lupi, in questa selva oscura, / trova l'inferno dei demoni violenti, / la tigre, l'uomo / e un digrignar di denti. E va, e va, ed ha in braccio una croce, / nelle prigioni, nei campi di sterminio, / e va nel sangue dei campi di battaglia / dove son rose rosse nei cespugli. Solo tra i rovi e i sassi sale e sale, / l'umanit lo guarda indifferente, / trafitto ha il Cuor / Gli sanguina la fronte, / ma nessuno ha piet del Suo soffrire. Or che la "barca di Pietro" frantumata, / Stirpe di traditori, Addio, addio, / a te che condannasti tanti Giusti / e sulla croce inchiodasti il tuo Dio. Ventata di bufera / le tue vigne saranno pasto dei rossi leoni / ed il tuo mare / pi alto del monte / circondato sar di nuvoloni. Sar il tuo mare a lavare la Terra / dalla tua sanguinaria opera infame / sar il fuoco di Dio a purificare / il mondo che respinse Cristo e Amore.

Seguentemente intesi: O buon Fabrizio, con povert volesti anzi virtute 27 che gran ricchezza posseder con vizio. Dopo (la preghiera di coloro che espiavano rivolta alla Santa Vergine) intesi: O buon Fabrizio, che preferisti conservare la povert con la virt, che posseder gran ricchezza con vizio. Si tratta del console romano Caio Fabrizio Luscinio, che nel 282 a.C. fu inviato da Pirro per trattare per conto di Roma. Egli resistette prima ad un tentativo di corruzione mediante l'oro, poi a quello dell'intimidazione mediante gli elefanti. Respinse anche una proposta di veneficio avanzata dal medico di Pirro, il quale avrebbe detto: "E`: pi facile deviare il sole dalla sua orbita che Fabrizio dalla via dell'onest". Queste parole m'eran s piaciute, ch'io mi trassi oltre per aver contezza 30 di quello spirto onde parean venute. Queste parole mi erano tanto piaciute, che io mi avvicinai a quello Spirito dal quale pareva fossero venute. Esso parlava ancor de la larghezza che fece Niccol a le pulcelle, 33 per condurre ad onor lor giovinezza. Lo spirito parlava ancora del dono che fece Niccol alle fanciulle, per condurre in onore la loro giovent.

Niccol da Bari, santo e taumaturgo. Egli per salvare tre ragazze dalla prostituzione, gett attraverso la finestra della loro camera tre palle d'oro che avevano il valore bastante per la loro dote. Esse potettero cos convolare a giuste nozze. O anima che tanto ben favelle, dimmi chi fosti, dissi, e perch sola 36 tu queste degne lode rinovelle. O anima che tanto bene ricordi queste azioni meritevoli di lode, dimmi chi fosti, dissi, e perch soltanto tu (tra tanti avari), richiami alla memoria queste benefiche azioni. Non fia sanza merc la tua parola, s'io ritorno a compir lo cammin corto 39 di quella vita ch'al termine vola. Non ti sia sgradito rispondermi, dal momento che io ritorno nel mio mondo a compiere il corso della vita che vola verso il suo termine. Ed elli: Io ti dir, non per conforto ch'io attenda di l, ma perch tanta 42 grazia in te luce prima che sie morto. Ed egli: lo ti risponder, non perch attenda il conforto che di l mi giunga, ma perch io vedo tanta grazia che in te riluce, prima che tu sia morto. Io fui radice de la mala pianta che la terra cristiana tutta aduggia, 45 s che buon frutto rado se ne schianta. lo fui il capostipite della malapianta della famiglia (dei Capetingi, che era dedita alla politica) che copre con la sua ombra tutta la Terra Cristiana, corrompendola a tal punto che buon frutto vi si coglie di rado. Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggia potesser, tosto ne saria vendetta; 48 e io la cheggio a lui che tutto giuggia. Ma se le citt di Douai, Lille, Gand e Bruges potessero vendicarsi, si vendicherebbero; ed io Giustizia chiedo a Colui che tutto equlibra. Chiamato fui di l Ugo Ciappetta; di me son nati i Filippi e i Luigi 51 per cui novellamente Francia retta. lo fui chiamato di l Ugo Capeto; da me provengono tutti i Luigi e i Filippi (della stirpe dei Capetingi) che ressero la Francia recentemente. Figliuol fu' io d'un beccaio di Parigi: quando li regi antichi venner meno 54 tutti, fuor ch'un renduto in panni bigi, Fui figliuolo di un mercante di buoi di Parigi: allorquando gli antichi reggenti (i Carolingi), vennero meno con la morte, all'infuori di uno di loro, che si salv perch era chiuso in convento (frate "in panni bigi", che fu l'ultimo dei Carolingi ed esattamente Carlo di Lorena), trova'mi stretto ne le mani il freno del governo del regno, e tanta possa 57 di nuovo acquisto, e s d'amici pieno, mi trovai stretto nelle mani il Governo del regno di Francia, con la mia nuova potenza e con tanti amici (come sempre avviene a chi diventa potente), ch'a la corona vedova promossa la testa di mio figlio fu, dal quale 60 cominciar di costor le sacrate ossa. la corona del regno di Francia, vedova di regnanti, io potetti traslare sul capo di mio figlio, e fu da lui che cominci la stirpe delle sacrate ossa (dei Capetingi, i quali venivano

consacrati, come tutti i re precedenti, nella cattedrale di Reims). Mentre che la gran dota provenzale al sangue mio non tolse la vergogna, 63 poco valea, ma pur non facea male. I miei discendenti (sangue mio) non si distinsero per particolari meriti, ma non si segnalarono neanche per malvagit. L cominci con forza e con menzogna la sua rapina; e poscia, per ammenda, 66 Pont e Normandia prese e Guascogna. Da allora i miei discendenti cominciarono le rapine con la violenza e con la frode; e poi, per compensazione, furono prese la contea di Ponthieu in Piccardia e la Guascogna. La contea di Ponthieu e la Guascogna furono tolte al re Edorado I d'Inghilterra da Filippo il Bello. Il ducato di Normandia era gi stato tolto agli Inglesi da Filippo II. Carlo venne in Italia e, per ammenda, vittima f di Curradino; e poi 69 ripinse al ciel Tommaso, per ammenda. Anche Carlo I d'Angi venne in Italia e, per ammenda, fece decapitare Corradino di Svevia (nella Piazza del Mercato di Napoli), e fece anche uccidere S. Tommaso d'Aquino. Tempo vegg'io, non molto dopo ancoi, che tragge un altro Carlo fuor di Francia, 72 per far conoscer meglio e s e' suoi. lo vedo un tempo non molto lontano, in cui un altro Carlo uscir fuori dalla Francia, per meglio far conoscere la malvagia natura sua e della sua stirpe. Si tratta di Carlo di Valois, figlio di Filippo l'Ardito e fratello di Filippo il Bello, che, in combutta con Bonifacio VIII, fingendo di volere la pacificazione di Firenze, fece trionfare i Neri, perseguitando i Bianchi. Sanz'arme n'esce e solo con la lancia con la qual giostr Giuda, e quella ponta 75 s ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia. Egli, esperto per giostrare con la lancia di Giuda, quella del tradimento, riusci a far crepare Firenze e avvelenare la citt. Carlo di Valois entr in Firenze come paciere di papa Bonifacio VIII, ma, ottenuto il governo della citt, lo affid a Corso Donati, che fece le sue vendette, uccidendo gli avversari e bruciando le loro case. Quindi non terra, ma peccato e onta guadagner, per s tanto pi grave, 78 quanto pi lieve simil danno conta. Quindi non guadagner, onore, ma peccato e vergogna. Carlo di Valois pertanto fu chiamato: "Carlo senza terra". L'altro, che gi usc preso di nave, veggio vender sua figlia e patteggiarne 81 come fanno i corsar de l'altre schiave. Poi venne l'altro (Carlo d'Angi, detto "il ciotto" lo zoppo), il quale dette sua figlia Beatrice in moglie ad Azzo d'Este, mercanteggiando il prezzo come se si fosse trattato di una schiava. Ugo Capeto anticipa la visione del tristo patteggiamento, perci dice: "veggio". Vede infatti anche una cosa pi oltraggiosa, cio il famoso

episodio di Anagni, dovuto alla cupidigia di Filippo il Bello. Papa Bonifacio VIII, che era in un primo momento favorevole ai francesi, quando s'accorse delle mire egemoniche di Filippo, seguendo la politica dell'equilibrio europeo, gli si volse contro, preparando una bolla di scomunica. Per prevenire quest'atto, che avrebbe sciolto i sudditi dal giuramento di fedelt, Filippo il Bello decise di catturare Bonifacio, per piegarlo ai suoi voleri. Ugo Capeto diceva di preannunciare quell'episodio che egli vedeva nel futuro, perch il passato non apparisse peggiore, per dimostrare che l'animo umano sempre malvagio. O avarizia, che puoi tu pi farne, poscia c'ha' il mio sangue a te s tratto, 84 che non si cura de la propria carne? Perch men paia il mal futuro e 'l fatto, veggio in Alagna intrar lo fiordaliso, 87 e nel vicario suo Cristo esser catto. O cupidigia (dei beni terreni), quali peggiori danni tu puoi far commettere alla nostra stirpe, dopo che hai trascinato i miei discendenti a tal punto, che non si ha pi rispetto per i propri figli? Perch il passato non appaia peggiore del futuro, io vedo un'altra volta deriso il Vicario di Cristo. Sciarra Colonna, a capo degli armati grida: "Viva il re di Francia, muoia Bonifacio", mentre il popolo lo segue feroce ed esultante. Veggiolo un'altra volta esser deriso; veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele, 90 e tra vivi ladroni esser anciso. E vedo rinnovellar l'aceto e il fiele e, come Cristo fra i ladroni, ucciso anche il Suo Vicario (dalla malvagit umana). In quel tempo il papa non perse la calma, ma si present per essere ucciso ricoperto dalle vesti papali, con la corona sul capo e nelle mani le chiavi di San Pietro. Agli insulti di Sciarra Colonna egli rispose: "Giacch per tradimento come Cristo sono stato preso, come Cristo sono pronto a morire". Si disse che Bonifacio fu colpito da un ceffone di una mano ricoperta da un guanto di ferro, ma pare che mor dopo un mese. Veggio il novo Pilato s crudele, che ci nol sazia, ma sanza decreto 93 portar nel Tempio le cupide vele. Vedo "novello Pilato" (Filippo il Bello non si ritenne responsabile di quell'oltraggio e ipocritamente consegn il papa nelle mani dei suoi nemici) tanto crudele, che non si content di questa cattiva azione, ma illegalmente ("sanza decreto") esercit la sua cupidigia contro l'ordine dei Templari (i cui membri furono arrestati e condannati al rogo). O Segnor mio, quando sar io lieto a veder la vendetta che, nascosa, 96 fa dolce l'ira tua nel tuo secreto? O Signore Iddio, quando sar io lieto di vedere la giusta punizione che, nascosta all'umano intendere, fa giusta l'ira Tua nel tuo segreto? Ci ch'io dicea di quell'unica sposa de lo Spirito Santo e che ti fece 99 verso me volger per alcuna chiosa, Ci che io dicevo di Maria, che fu l'unica sposa dello Spirito

Santo e che ti fece volgere verso di me per qualche spiegazione, tanto risposto a tutte nostre prece quanto 'l d dura; ma com'el s'annotta, 102 contrario suon prendemo in quella vece. cos abbiamo risposto a tutte le nostre preci fino a quando il giorno irradia (nel polo positivo dell'energia solare, i suoi benefici influssi captati delle esperienze che risiedono sui Piani Spirituali del Cosmo); ma avrebbe altro suono se venisse pronunciato di notte (nell'energia negativa; suono contrario al grande valore irradiato sul monte del Purgatorio, disposto a questo esempio Divino). Con tale energia tutto il Purgatorio si arrichisce di Bene spirituale che le onde uditive, in tali proclami di esempi, riportano nell'animo umano sulla scia del tempo. Noi repetiam Pigmalon allotta, cui traditore e ladro e paricida 105 fece la voglia sua de l'oro ghiotta; Ma ora che annotta (nel buio negativo, ricordiamo i negativi esempi che l'uomo deve fuggire) parliamo di Pigmalione, traditore, ladro e parricida desideroso solo di ricchezze; Pigmalione, re di Tiro e fratello di Didone, alla quale uccise il marito per impossessarsi delle sue ricchezze. e la miseria de l'avaro Mida, che segu a la sua dimanda gorda, 108 per la qual sempre convien che si rida. e il misero esempio dell'avaro Mida, che chiese la revoca alla sua domanda di grazia, (quando si accorse di morire, perch il cibo giunto alla sua bocca si mutava in oro), per la qual cosa convien che si rida. Mida, re della Frigia, aveva ottenuto da Bacco il potere di trasformare in oro tutto ci che avrebbe toccato. Del folle Acn ciascun poi si ricorda, come fur le spoglie, s che l'ira 111 di Ios qui par ch'ancor lo morda. Ci si ricorda ancora del folle Acn (che non ubbidi all'ordine di Giosu), cos che sul monte pare ancor s'aggiri l'ira di Giosu. Giosu, dopo la presa di Gerico, volle che il bottino non fosse toccato da alcuno, ma venisse bruciato. Acn, ne rub una parte e, scoperto, fu lapidato e arso ("come fur le spoglie") insieme alla sua famiglia. Indi accusiam col marito Saffira; lodiam i calci ch'ebbe Elodoro; 114 e in infamia tutto 'l monte gira Quindi accusiamo Safira col marito; lodiamo invece i calci che ebbe Eliodoro, che gira il monte infamato. Safira e il marito Anania amministravano i beni della Comurnit Apostolica diretta da San Pietro. Nascostamente s'impadronirono di una parte e perirono fulminati. Eliodoro, ministro di Seleuco IV, re di Siria, su ordine di questo, si rec a Gerusalemme per depredare il tempio, ma un misterioso cavallo apparso all'improvviso lo colp a suon di calci. Polinestr ch'ancise Polidoro; ultimamente ci si grida: "Crasso, 117 dilci, che 'l sai: di che sapore l'oro?" Parliamo di Polinestore (re di Tracia), che uccise il giovane

Polidoro (per impadronirsi delle sue ricchezze); e per ultimo si grida: "Crasso, che sapore ha l'oro?" Il triunviro romano Licinio Grasso, famoso per la sua avarizia, fu ucciso in battaglia, combattendo contro i Parti; Orade, re dei Parti, essendogli stata portata la testa di costui, volle che gli fosse colato nella bocca dell'oro liquefatto e disse: "Avesti sete d'oro, bevine dunque". Talor parla l'uno alto e l'altro basso, secondo l'affezion ch'ad ir ci sprona 120 ora a maggiore e ora a minor passo: Talvolta si ricordano questi esempi a bassa voce e tal'altra ad alta voce, secondo l'intensit del sentimento che ci sprona (a procedere nella purificazione): L'energia emanata nel ricordo di questi esempi porta sul monte purgatoriale benefici o malefici influssi, secondo la necessaria opera evolutiva a cui le anime espianti sono sottoposte. per al ben che 'l d ci si ragiona, dianzi non era io sol; ma qui da presso 123 non alzava la voce altra persona. perci rievocando gli esempi virtuosi, non ero da solo; ma in quel luogo non alzava la voce altra persona. Noi eravam partiti gi da esso, e brigavam di soverchiar la strada 126 tanto quanto al poder n'era permesso, Noi eravamo gi partiti; e ci affrettavamo a superare la strada, come ci era permesso, quand'io senti', come cosa che cada, tremar lo monte; onde mi prese un gelo 129 qual prender suol colui ch'a morte vada. quando sentii un gran tonfo, che pareva prodotto da terremoto, che scuoteva tutto il monte; fui colto da enorme spavento come colui che viene condotto a morire. Certo non si scoteo s forte Delo, pria che Latona in lei facesse 'l nido 132 a parturir li due occhi del cielo. Di certo non si scosse cos neanche l'isola di Delo, che galleggiava sul mare, prima che Latona l vi facesse il nido per partorire i due occhi del cielo. L'Isola di Delo Nella Mitologia Delo era un'isola galleggiante, che errava nell'Egeo. Probabilmente ci che galleggiava nell'Egeo non era un'isola, ma un'astronave-madre con propriet subacque. Delo sarebbe stata fatta scaturire dal mare da Nettuno, perch la dea Latona, fuggendo l'ira di Giunone, potesse partorirvi Apollo e Diana, i due gemelli dei quali Giove l'avrebbe resa madre, detti "i due occhi del cielo", in quanto una notte due luci da quell'isola errante furono viste salire nello spazio, probabilmente due dischi volanti fuoriusciti dall'astronave subacquea. Questi "due gemelli" partoriti da Latona e saliti nello spazio, parvero fermarsi sulla volta stellata nel fantasioso pensiero degli uomini di quel tempo, furono il Sole e la Luna: "i due occhi del cielo".

Poi cominci da tutte parti un grido tal, che 'l maestro inverso me si feo, 135 dicendo: Non dubbiar, mentr'io ti guido. Da tutte le parti del monte purgatoriale cominci a sentirsi

un grido cos forte, che il mio maestro mi si avvicin dicendo: Non temere, mentre io ti guido. 'Gloria in excelsis' tutti 'Deo' dicean, per quel ch'io da' vicin compresi, 138 onde intender lo grido si poteo. 'Gloria a Dio nel pi alto dei Cieli' dicevano tutti gli Spiriti di quella cornice, per quanto io potetti udire da coloro che mi erano vicini. No' istavamo immobili e sospesi come i pastor che prima udir quel canto, 141 fin che 'l tremar cess ed el compisi. Noi stavamo immobili con l'animo sospeso come i pastori di Betlemme, che per primi sentirono cantare 'Gloria in excelsis' (Luca 2:14) finch il terremoto cess e l'evento fu compiuto. Poi ripigliammo nostro cammin santo, guardando l'ombre che giacean per terra, 144 tornate gi in su l'usato pianto. Riprendemmo il nostro santo cammino, guardando le anime espianti che erano tornate con la faccia in gi nella loro precedente pena. Nulla ignoranza mai con tanta guerra mi f desideroso di sapere, 147 se la memoria mia in ci non erra, Nessuna ignoranza mi fece mai desideroso di sapere con tanta ansiet, se la memoria mia non m'inganna, quanta pareami allor, pensando, avere; n per la fretta dimandare er'oso, n per me l potea cosa vedere: 151 cos m'andava timido e pensoso. quanta allora mi parve di aveme; per la fretta, non osai domandare a Virgilio, n potevo io da solo intendere alcuna cosa riguardo all'accaduto: proseguii cos, timido e pensoso.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto XXI nel libero commento di Giovanna Viva Quinta cornice: avari e prodighi - apparizione di Stazio, che spiega ai poeti la causa del terremoto - Stazio e Virgilio La sete natural che mai non sazia se non con l'acqua onde la femminetta 3 samaritana domand la grazia, La sete di sapere che innata negli uomini e che non si sazia se non con l'acqua (della Conoscenza), di cui la donna samaritana domand la grazia, mi travagliava, e pungeami la fretta per la 'mpacciata via dietro al mio duca, 6 e condoleami a la giusta vendetta. mi tormentava, e mi spronava la fretta di seguire il mio maestro lungo la strada ingombrata dalle anime, e mi addolorava la loro espiazione. La sete della Conoscenza non riguarda le anime dormienti in una vita senza vita, ma quelle che si scuotono dal perenne letargo e che sempre pi desiderano addentrarsi in conoscenze nuove, come la donna samaritana che domand a Ges la grazia della Conoscenza. La samaritana al pozzo Nel Vangelo di Giovanni (4:5-14) si narra che avendo un giorno Ges chiesto da bere ad una donna di Samaria, che attingeva l'acqua dal pozzo di Giacobbe, questa si meravigli che un giudeo si fermasse a parlare con una samaritana. Ges le rispose che se ella lo avesse riconosciuto, sarebbe stata lei a chiedere l'acqua a Lui ed Egli le avrebbe dato da bere. Alle sue domande in proposito, Ges rispose che chiunque avesse bevuto quell'acqua che lei poteva offrire e che saziava la sete del corpo, avrebbe avuto sete di nuovo, ma che chiunque avesse bevuto l'acqua viva della Conoscenza, che lui poteva offrire, non avrebbe avuto pi sete e che pertanto quell'acqua presa da Lui sarebbe stata come una fonte che nella Verit sarebbe salita in vita eterna. Ges allora, per dimostrare alla donna che esistevano delle cose al di sopra delle conoscenze umane, le porse una ciotola di legno vuota, che sotto agli occhi di lei si riemp di acqua. Per far questo, Ges oper come fece per la moltiplicazione dei pani e dei pesci; assorb, cio, dalla glandola astrofisica endocrina Sole gli elementi necessari e in giuste dosi per la formazione dell'acqua; poi all'orecchio della donna stupefatta sussurr dei consigli coi quali risolvere alcuni problemi della sua vita, problemi che nessuno, e tanto meno un viandante, quale Ges era in quel momento, avrebbe potuto conoscere.

Ed ecco, s come ne scrive Luca che Cristo apparve a' due ch'erano in via, 9 gi surto fuor de la sepulcral buca, Ed ecco, cos come si legge nel vangelo di Luca (24:13-15) in riferimento all'apparizione di Ges, nel giorno della Sua Resurrezione a due discepoli che erano in viaggio, ci apparve un'ombra, e dietro a noi vena, dal pi guardando la turba che giace; 12 n ci addemmo di lei, s parl pria, ci apparve un'ombra che ci seguiva mentre noi, in cammino su quella cornice, eravamo intenti a non disturbare le anime

prone nella polvere, n ci accorgemmo di lei, sinch non cominci a parlare, dicendo: O frati miei, Dio vi dea pace. Noi ci volgemmo sbiti, e Virgilio 15 rendli 'l cenno ch'a ci si conface. dicendo: O fratelli miei, Dio vi dia pace. Noi ci volgemmo subito e Virgilio rispose con confacente saluto. Come Ges risuscitato salut i discepoli: "Pax vobis" (Luca 24:36), cos li salut quell'ombra. Era evidente che quell'anima, non prona sulla roccia ma eretta su due piedi, aveva finito la sua espiazione e si predisponeva a salire in superiori sfere. Poi cominci: Nel beato concilio ti ponga in pace la verace corte 18 che me rilega ne l'etterno essilio. Virgilio cominci: Che il Beato Concilio ti ponga nella pace e nella gioia delle anime gloriose, che a me ci non concesso (perch relegato ancora nell'eterno esilio della dimensione terrena). Come!, diss'elli, e parte andavam forte: se voi siete ombre che Dio s non degni, 21 chi v'ha per la sua scala tanto scorte? Come!, disse egli, e intanto andavamo in fretta: come possibile che senza il Divino Volere, voi saliate queste scale che portano al cielo? E 'l dottor mio: Se tu riguardi a' segni che questi porta e che l'angel profila, 24 ben vedrai che coi buon convien ch'e' regni. E Virgilio: Se tu osservi gli tre ultimi P che costui reca sulla fronte e che l'angelo portinaio profila, ti renderai conto che egli destinato a salire fra i beati. Ma perch lei che d e notte fila non li avea tratta ancora la conocchia 27 che Cloto impone a ciascuno e compila, Ma poich lei (la Parca Lachesi) che giorno e notte fila la conocchia del filo della vita ("non li avea tratta ancora"), che Cloto pone e avvolge per ciascuno, l'anima sua, ch' tua e mia serocchia, venendo s, non potea venir sola, 30 per ch'al nostro modo non adocchia. l'anima sua, che nostra sorella, non poteva venire da sola, perch non vede ancora il vero come lo vediamo noi (non pi impediti dalla dimensione umana). Ond'io fui tratto fuor de l'ampia gola d'inferno per mostrarli, e mosterrolli 33 oltre, quanto 'l potr menar mia scola. Per tal motivo, io fui tratto fuori dall'ampia gola della sfera dolorante ed ora mostro a lui questo cammino, e ci far, fino a quando tale opera sar di mia competenza. Ma dimmi, se tu sai, perch tai crolli di dianzi 'l monte, e perch tutto ad una 36 parve gridare infino a' suoi pi molli. Ma dirmi, tu che sai, perch il monte stato cos scosso da tanto sussulto, e dall'unanime grido delle ombre prone nella polvere (le quali, dalla gioia, pareva lo scuotessero tutto fino alla marina). S mi di, dimandando, per la cruna del mio disio, che pur con la speranza 39 si fece la mia sete men digiuna. Cos domand il mio duca seguendo il mio desiderio (con la precisione di chi mette il filo nella cruna di un ago), tanto che la speranza (della pronta e sicura risposta) quasi

soddisfece la mia sete di sapere. Quei cominci: Cosa non che sanza ordine senta la religione 42 de la montagna, o che sia fuor d'usanza. L'altro rispose: Tutto ci che succede nel Purgatorio non casuale n inconsueto. L'influenza sul Creato del Bene e del Male Tutte le anime giunte al Piano di Coscienza purgatoriale avvertono in esse tutto il buono e il cattivo procedere del mondo. Perci, ogni anima che sale al superiore Piano Paradisiaco - dei pianeti migliori - realizza una generosa e splendida azione a beneficio di tutti gli Esseri, che fanno parte di un unico agglomerato cellulare terreno: "complesso enzimatico - uno", che vitalizza la cellula Terra.

Libero qui da ogne alterazione: di quel che 'l ciel da s in s riceve 45 esser ci puote, e non d'altro, cagione. Questo luogo immune da ogni alterazione atmosferica: qui ci pu essere una causa di mutazione solo ad opera di ci che il cielo riceve per s stesso, e non da ci che proviene dal di fuori (come pioggia, grandine, neve, prodotti, questi, dai vapori sorgenti dalla Terra). Per che non pioggia, non grando, non neve, non rugiada, non brina pi s cade 48 che la scaletta di tre gradi breve; Perci, non pioggia, non grandine, non neve, non rugiada, non brina cadono pi su della breve scaletta dei tre gradini; nuvole spesse non paion n rade, n coruscar, n figlia di Taumante, 51 che di l cangia sovente contrade; non vi appaiono nubi, n dense, n rade, n il corruscar delle saette, n l'arcobaleno (Iride, figlia di Taumante ed Elettra) che di l cambia sovente contrade; secco vapor non surge pi avante ch'al sommo d'i tre gradi ch'io parlai, 54 dov'ha 'l vicario di Pietro le piante. il secco vapore che emana la Terra (avvelenata dalle opere umane, causa di terremoti, incendi, sconvolgimenti della Natura tutta) non si forma pi s della scaletta, dove l'Angelo posa le piante. Trema forse pi gi poco o assai; ma per vento che 'n terra si nasconda, 57 non so come, qua s non trem mai. La Terra trema forse pi gi, ma pi s (oltre le scalette del monte del Purgatorio), non so come e perch, non ha mai tremato. Tremaci quando alcuna anima monda sentesi, s che surga o che si mova 60 per salir s; e tal grido seconda. Trema quando un'anima purificata si eleva nelle alte Sfere (dopo aver terminato il tempo di pena che la teneva "legata mani e piedi", cio nella dimensione animale in cui gli arti sono impegnati a reggere il peso del corpo), allorch pu finalmente sollevarsi in forma umana e guardare su verso il Cielo (dove un tempo rifiut di alzare lo sguardo); ed esulta lo Spirito del Monte. Pertanto le anime gridano di giubilo, avvertendo il pi elevato potere vibratorio, che esse sono ormai idonee ad

assorbire, in un processo di sintonia fatto da altruistico amore. De la mondizia sol voler fa prova, che, tutto libero a mutar convento, 63 l'alma sorprende, e di voler le giova. Libera e purificata l'anima, colta di sorpresa, gioisce di poter cambiar dimora e il suo voler le giova (nello svolgersi della Cosmica Legge del "Libero Arbitrio"). Prima vuol ben, ma non lascia il talento che divina giustizia, contra voglia, 66 come fu al peccar, pone al tormento. Ella vorrebbe salire ancor prima, ma viene fermata dalla volont di espiare la colpa, la quale, come si contrappose al volere assoluto del Bene, cos ora viene fermata dalla Giustizia, che si contrappone, inclinando l'anima al tormento liberatore. E io, che son giaciuto a questa doglia cinquecent'anni e pi, pur mo sentii 69 libera volont di miglior soglia: Ed anch'io, dopo essere stato a giacere in questa purificazione per cinquecento anni e pi, sentii la ferrea volont di varcare una migliore soglia: Cinquecento anni, la vita della Fenice, mitologico uccello, simbolo di un ciclo reincarnativo, composto da sette vite all'incirca. La Fenice risorge dalle sue stesse ceneri, come l'uomo, "decaduto angelo di un tempo remoto", riacquista, dalle ceneri delle sofferenze terrene, la perduta grandezza. per sentisti il tremoto e li pii spiriti per lo monte render lode 72 a quel Segnor, che tosto s li 'nvii. pertanto sentisti echeggiare il monte del grido di "Osanna" e l'esultanza degli spiriti migliori che (giunti al superiore grado di coscienza purgatoriale, sono pi vicini al Cielo) rendono lode a Dio, nella preghiera che presto li faccia salire (in paradisiaci pianeti). Cos ne disse; e per ch'el si gode tanto del ber quant' grande la sete, 75 non saprei dir quant'el mi fece prode. Cos egli disse; e poich pi grande la sete e pi si gode nel bere, non so quanto siano state benefiche al mio Spirito le sue parole. E 'l savio duca: Omai veggio la rete che qui v'impiglia e come si scalappia, 78 perch ci trema e di che congaudete. Virgilio rispose: Vedo ormai la rete che qui v'impiglia nell'espiazione e come l'anima si slega, e di che cosa vi rallegrate insieme. Ora chi fosti, piacciati ch'io sappia, e perch tanti secoli giaciuto 81 qui se', ne le parole tue mi cappia. Ora ti piaccia dire chi fosti, e perch per tanti secoli sei stato qui a giacere. Nel tempo che 'l buon Tito, con l'aiuto del sommo rege, vendic le fra 84 ond'usc 'l sangue per Giuda venduto, Nel tempo in cui l'imperatore Tito, con l'aiuto della somma Reggenza (l'aiuto divino) vendic le piaghe di Cristo, dalle quali usci il sangue venduto da Giuda (e fu distrutta Gerusalemme: 70 d.C.), col nome che pi dura e pi onora era io di l, rispuose quello spirto, 87 famoso assai, ma non con fede ancora.

col nome di poeta che il pi durevole e onorato dagli uomini, rispuose quello spirto, fui famoso, ma non con fede ancora. Tanto fu dolce mio vocale spirto, che, tolosano, a s mi trasse Roma, 90 dove mertai le tempie ornar di mirto. Sebbene nato a Tolosa, fui attratto da Roma, dove fui incoronato poeta. Stazio la gente ancor di l mi noma: cantai di Tebe, e poi del grande Achille; 93 ma caddi in via con la seconda soma. Sono ricordato ancora col nome di Stazio: scrissi la Tebaide e l'Achilleide; (quest'ultima opera rimase incompiuta) perch caddi nella morte per una seconda espiazione. Al mio ardor fuor seme le faville, che mi scaldar, de la divina fiamma 96 onde sono allumati pi di mille; Fui anch'io illuminato dalla stessa fiamma di cui furono irradiati tutti i poeti di quel tempo; de l'Eneda dico, la qual mamma fummi e fummi nutrice poetando: 99 sanz'essa non fermai peso di dramma. dell'Eneide dico, la cui guida mi fu nutrice poetando: senza di essa non riuscii a scrivere cosa che avesse importanza alcuna. Infatti, alla fine della Tebaide, Stazio scriveva: "Vive, precor, nec tu divinum Aeneidam tempta, Sed longe sequere, et vestigia semper adora" (XII 816-817). E per esser vivuto di l quando visse Virgilio, assentirei un sole 102 pi che non deggio al mio uscir di bando. Ed avrei acconsentito di restare pi tempo in purgatorio, purch fossi vissuto nel tempo di Virgilio. Volser Virgilio a me queste parole con viso che, tacendo, disse 'Taci'; 105 ma non pu tutto la virt che vuole; Virgilio, a tal punto, volse gli occhi a me, come a dirmi di tacere; ma la facolt volitiva non pu essere sempre potente; ch riso e pianto son tanto seguaci a la passion di che ciascun si spicca, 108 che men seguon voler ne' pi veraci. poich riso e pianto seguono con tanta prontezza il sentimento e la volont non riesce a dominarlo. Io pur sorrisi come l'uom ch'ammicca; per che l'ombra si tacque, e riguardommi 111 ne li occhi ove 'l sembiante pi si ficca; Io non riusc a celare un sorriso; per cui l'ombra smise di parlare, e mi guard negli occhi, dove pi palesemente si concentra la volont espressiva; e Se tanto labore in bene assommi, disse, perch la tua faccia testeso 114 un lampeggiar di riso dimostrommi? e Possa tu felicemente portare a termine tanta fatica, disse, perch io ho visto sul tuo volto lampeggiare un sorriso? Ricordare che per "ombra" deve intendersi l'anima reincarnata in nuovo corpo fisico, poich, come l'ombra, essa segue la scia delle precedenti esperienze di vita. Or son io d'una parte e d'altra preso: l'una mi fa tacer, l'altra scongiura 117 ch'io dica; ond'io sospiro, e sono inteso Ero preso da due volont contrarie: Virgilio mi imponeva di

tacere, Stazio mi spingeva di parlare; per cui sospiro, e sono capito dal mio maestro, e Non aver paura, mi dice, di parlar; ma parla e digli 120 quel ch'e' dimanda con cotanta cura. dal mio maestro, e Non aver paura, mi dice, di parlare; ma parla e digli quel che chiede con tanta cura. Ond'io: Forse che tu ti maravigli, antico spirto, del rider ch'io fei; 123 ma pi d'ammirazion vo' che ti pigli. Ed io: Forse ti meravigli, antico spirito, del mio sorriso; ma voglio che tu sia preso da una meraviglia ancora maggiore. Questi che guida in alto li occhi miei, quel Virgilio dal qual tu togliesti 126 forza a cantar de li uomini e d'i di. Costui che mi conduce sempre pi in alto verso la sua levatura spirituale, quel Virgilio dal quale tu apprendesti la virt di cantare di uomini e di dei. Se cagion altra al mio rider credesti, lasciala per non vera, ed esser credi 129 quelle parole che di lui dicesti. Se hai creduto che il mio sorriso fosse derivato da un'altra ragione, non pensarla vera, ma credi vera l'ammirazione per lui, di cui pocanzi parlasti. Gi s'inchinava ad abbracciar li piedi al mio dottor, ma el li disse: Frate, 132 non far, ch tu se' ombra e ombra vedi. Gi Stazio s'inchinava ad abbracciare i piedi del mio maestro, ma egli gli disse: Fratello, non lo fare, poich tu sei ombra di Stazio ed ombra vedi in me, di colui che fu Virgilio. Ed ei surgendo: Or puoi la quantitate comprender de l'amor ch'a te mi scalda, quand'io dismento nostra vanitate, 136 trattando l'ombre come cosa salda. Ed egli alzandosi: Ora puoi valutare quanto sia grande l'amor fraterno che mi lega a te, anch'io rifiuto la nostra vanit (che vorrebbe farci apparire grandi, allorch grandi fummo in precedenti vite), non si pu trattare un'ombra similmente al corpo saldo (che la produce, cos come non si pu trattare un reincarnato in nuovo corpo fisico come colui che fu in precedenza e da cui provengono le successive esperienze di vita). Prima del risveglio di Coscienza, un'anima non pu ricordare il suo passato. A tal proposito ricordiamo le parole di Heinrich Heine: "Chi pu sapere in quale sarto vive oggi l'anima di un Platone? E di un Cesare? In quale maestro di scuola? Chiss! Forse l'anima di Pitagora alloggiata in un povero candidato che fu bocciato all'esame per la sua incapacit di provare la teoria pitagorea".

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXII nel libero commento di Giovanna Viva Quinta cornice: avari e prodighi - l'angelo della giustizia - nuovo colloquio di Stazio e Virgilio - arrivo alla sesta cornice dei golosi Sesta cornice: golosi - l'albero della vita - esempi di temperanza Gi era l'angel dietro a noi rimaso, l'angel che n'avea vlti al sesto giro, 3 avendomi dal viso un colpo raso; L'angelo che ci aveva avviati verso il sesto giro era rimasto dietro di noi, dopo avermi tolto il quinto P con la sua candida ala; e quei c'hanno a giustizia lor disiro detto n'avea beati, e le sue voci 6 con 'sitiunt', sanz'altro, ci forniro. e dopo aveva intonato l'angelico canto "Beati gli assetati di giustizia, i quali saranno dissetati", terminado il canto con 'sitiunt', senza aggiungere altro. E io pi lieve che per l'altre foci m'andava, s che sanz'alcun labore 9 seguiva in s li spiriti veloci; lo mi sentivo ancora pi lieve di quando avevo valicato i precedenti passaggi (poich libero di un altro P, ovvero di un altro peso di peccato), seguivo senza fatica, gli spiriti veloci di Virgilio e di Stazio; quando Virgilio incominci: Amore, acceso di virt, sempre altro accese, 12 pur che la fiamma sua paresse fore; Virgilio incominci: Un amore virtuoso ne genera sempre un secondo, perch porta la persona amata a corrispondere con la stessa intensit il sentimento, allorquando questo manifestato; onde da l'ora che tra noi discese nel limbo de lo 'nferno Giovenale, 15 che la tua affezion mi f palese, e ci avvenne fra noi, dal momento che Giovenale nel limbo, mi parl del tuo affetto per me, mia benvoglienza inverso te fu quale pi strinse mai di non vista persona, 18 s ch'or mi parran corte queste scale. e la mia benevolenza per te, che fu quale mai leg qualcuno ad

un ignoto, mi far parere pi corte queste scale. Ma dimmi, e come amico mi perdona se troppa sicurt m'allarga il freno, 21 e come amico omai meco ragiona: Ma dimmi e, come amico, perdonami se troppa sicurezza mi allarga il freno del discorso, e come amico ti prego di dirmi: come pot trovar dentro al tuo seno loco avarizia, tra cotanto senno 24 di quanto per tua cura fosti pieno? come pot trovare luogo dentro di te tanta avarizia, fra tutta la saggezza di cui, per studio, eri colmo? Queste parole Stazio mover fenno un poco a riso pria; poscia rispuose: 27 Ogne tuo dir d'amor m' caro cenno. Queste parole fecero sorridere Stazio; poi rispose: Ogni tua parola per me cenno d'affetto. Veramente pi volte appaion cose che danno a dubitar falsa matera 30 per le vere ragion che son nascose. Veramente, a volte, appaiono delle cose che sono facilmente male interpretate perch sono nascoste le vere ragioni. La tua dimanda tuo creder m'avvera esser ch'i' fossi avaro in l'altra vita, 33 forse per quella cerchia dov'io era. La tua domanda mi accerta essere tua opinione che io sia stato avaro in precedenti vite, forse per essere in questo luogo. Or sappi ch'avarizia fu partita troppo da me, e questa dismisura 36 migliaia di lunari hanno punita. Ora sappi che l'avarizia fu fin troppo lungi da me, e questo eccesso (che giusto non , mi fece cadere in opposto peccato: la prodigalit), fu punito per parecchie migliaia di mesi. E se non fosse ch'io drizzai mia cura, quand'io intesi l dove tu chiame, 39 crucciato quasi a l'umana natura: E se non avessi diretto la mia comprensione verso i tuoi insegnamenti, quasi crucciato verso la umana natura: 'Per che non reggi tu, o sacra fame de l'oro, l'appetito de' mortali?', 42 voltando sentirei le giostre grame. 'Perch non contieni tu, o sacra fame dell'oro, l'appetito dei mortali?', (sarei nel quarto cerchio) a voltar pesi e udire aspri scontri. Allor m'accorsi che troppo aprir l'ali potean le mani a spendere, e pente'mi 45 cos di quel come de li altri mali. Allora mi accorsi che le mani potevano allargarsi troppo a spendere, e mi pentii di quello come di altri mali. Ci smuove le energie in distonia e, nel riacquistare il perduto equilibrio energetico, tali forze colpiscono di rimando il campo animico individuale, che cre lo scompenso. Quanti risurgeran coi crini scemi per ignoranza, che di questa pecca 48 toglie 'l penter vivendo e ne li stremi! Quanti risorgeranno in nuove incarnazioni con le chiome consunte per non aver compreso, credendo che il loro gesto altruistico che li fece poveri, avrebbe all'anima procurato il Bene! E sappie che la colpa che rimbecca per dritta opposizione alcun peccato, 51 con esso insieme qui suo verde secca;

E si deve sapere che la colpa contraria un peccato, come l'albero che perde il verde che natura gli diede e secca; per, s'io son tra quella gente stato che piange l'avarizia, per purgarmi, 54 per lo contrario suo m' incontrato. perci tu mi hai incontrato fra gli espianti il peccato di avarizia, ma avevo esattamente operato al contrario. La giusta forza di equilibrio non consente di eccedere n in un verso, n nell'altro. Or quando tu cantasti le crude armi de la doppia trestizia di Giocasta, 57 disse 'l cantor de' buccolici carmi, Or quando tu scrivesti la Tebaide, narrando la crudele guerra sorta fra i figli di Giocasta, disse Virgilio, cantore delle Bucoliche, Eteocle e Polinice, figli di Giocasta, detti "doppia trestizia", in quanto furono cagione, per Giocasta, di duplice dolore; infatti, costei, dopo la loro morte, si uccise. per quello che Cli teco l tasta, non par che ti facesse ancor fedele 60 la fede, sanza qual ben far non basta. per quello che si pu constatare da ci che canti (nella Tebaide), ispirato da Clio, non appare che tu fin d'allora fossi seguace della fede, senza la quale il ben far non basta. Se cos , qual sole o quai candele ti stenebraron s, che tu drizzasti 63 poscia di retro al pescator le vele? Se cos, quale sole o quali candele ti liberarono cos (dalle tenebre, portandoti sulla via giusta), che bene drizzasti le vele del tuo intendere? Ed elli a lui: Tu prima m'inviasti verso Parnaso a ber ne le sue grotte, 66 e prima appresso Dio m'alluminasti. Ed egli a lui: Tu per primo mi hai indirizzato alla poesia nel Vero, che scaturisce dalle grotte del monte Parnaso (sede di Apollo e delle Muse), e bevvi (a quelle fonti di Conoscenza) dove tu, dopo di Dio, m'illuminasti. Facesti come quei che va di notte, che porta il lume dietro e s non giova, 69 ma dopo s fa le persone dotte, Facesti come colui che di notte cammina, portando il lume dietro di s, che non giova a lui, ma a coloro che lo seguono, quando dicesti: 'Secol si rinova; torna giustizia e primo tempo umano, 72 e progene scende da ciel nova'. quando tu insegnavi: 'Il secolo si rinnova; torna la Giustizia al primo tempo umano, poich una nuova progenie scende dal Cielo'. Qui troviamo ancora il riferimento alla nuova progenie extraterrestre, che porter Giustizia sul pianeta Terra rinnovato, ed istituir una nuova vita terrestre nella gioia e nell'amore. Per te poeta fui, per te cristiano: ma perch veggi mei ci ch'io disegno, 75 a colorare stender la mano: Per tuo merito io fui poeta, e divenni Cristiano: ma perch tu comprenda meglio quanto accenno, ne colorer i particolari:

Il ritorno del Cristo in Terra Come noto, Virgilio scrisse della rinnovata "Et dell'oro", della quale son pieni gli echi Messianici che, sin dal Medio Evo, cominciarono ad essere finalmente interpretati come "il Ritorno del Cristo in Terra". (Cfr. D. Comparetti, "Virgilio nel Medioevo" Firenze, 1937-41, I, pp. 13 sgg.). Infatti, molti sermoni profetici tratti dal Vangelo confermano il certo ritorno del Cristo. A tal proposito, bene citare i versi pi importanti tramandatici dagli Apostoli Matteo, Marco e Luca, che con molta chiarezza riportano le risposte alle domande da loro rivolte a Ges: Quando fu seduto sul Monte degli Ulivi, i discepoli lo avvicinarono in disparte e gli domandarono: "Dicci, quando avverr questo e quale sar il segno della tua venuta e della fine del mondo? (Fine dei Tempi, fine del tempo malvagio)". E Ges, rispose loro: "Badate che nessuno vi inganni; molti, infatti, verranno in nome mio dicendo: 'lo sono il Messia' e inganneranno molta gente. Ma quando sentirete di guerre e di rumori di guerre non vi allarmate; necessario che ci avvenga, ma non ancora la fine. Insorger, infatti, popolo contro popolo e regno contro regno. In ogni luogo ci saranno carestia, pestilenze e terremoti; ma tutto questo soltanto l'inizio dei dolori. Allora vi consegneranno ai supplizi e alla morte e sarete odiati da tutte le genti a causa del mio nome. Allora molti soccomberanno e si tradiranno a vicenda e a vicenda si odieranno. E sorgeranno molti falsi profeti che sedurranno molta gente e, moltiplicandosi la iniquit, si raffredder la carit dei pi. Ma chi avr resistito fino alla fine, quello sar salvo. E questa buona novella del regno sar proclamata per tutta la terra, in testimonianza in tutto il mondo. Allora verr la fine". (Matteo 24:3-14) "Allora il fratello consegner a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire". (Marco 13:12) L'Apostolo Luca conferma le stesse cose di Matteo e soggiunge: "Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli smarriti a causa del fragore del mare e dei flutti; gli uomini morranno di spavento e nell'attesa di ci che minaccer la terra, perch le potenze dei cieli saranno squassate. Allora si vedr il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando tali cose cominceranno a venire, alzatevi e levatela testa perch la vostra liberazione vicina". E disse loro una parabola: "Vedete il fico e gli altri alberi: quando gi rimettono le foglie vi rendete conto che l'estate ormai vicina. Cos anche voi: quando vedrete accadere tutto questo sappiate che il regno di Dio vicino. In verit vi dico: non passer questa generazione prima che tutto sia accaduto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno". (Luca 21:25-33).

Gi era 'l mondo tutto quanto pregno de la vera credenza, seminata 78 per li messaggi de l'etterno regno; Tutta la terra era gi colma della vera fede, seminata dai messaggeri del Regno Eterno; e la parola tua sopra toccata si consonava a' nuovi predicanti; 81 ond'io a visitarli presi usata.

e le tue parole appena citate erano consone a quelle dei nuovi predicatori; perci io presi l'abitudine di frequentarli. Vennermi poi parendo tanto santi, che, quando Domizian li perseguette, 84 sanza mio lagrimar non fur lor pianti; Costoro mi parvero santi, tanto che sotto la persecuzione di Domiziano, furono non senza mie lacrime pianti; e mentre che di l per me si stette, io li sovvenni, e i lor dritti costumi 87 fer dispregiare a me tutte altre sette. e finch io vissi, li aiutai, e la loro dirittura morale mi port a disprezzare tutte le altre sette. E pria ch'io conducessi i Greci a' fiumi di Tebe poetando, ebb'io battesmo; 90 ma per paura chiuso cristian fu'mi, Nel tempo che precedette la narrazione dell'arrivo dei Greci ai fiumi di Tebe, nel mio poema, ricevetti il battesimo Cristiano; ma, per paura, non lo dissi, lungamente mostrando paganesmo; e questa tepidezza il quarto cerchio 93 cerchiar mi f pi che 'l quarto centesmo. per lungo tempo mi mostrai pagano; ebbi colpa cos di tiepidezza e vissi nella pena del quarto cerchio per oltre quattrocento anni. Tu dunque, che levato hai il coperchio che m'ascondeva quanto bene io dico, 96 mentre che del salire avem soverchio, Tu dunque, che hai avuto svelato il mio segreto, che celava ci che io ho fatto bene a dire, prima che arriviamo alla sommit del monte, dimmi dov' Terrenzio nostro antico, Cecilio e Plauto e Varro, se lo sai: 99 dimmi se son dannati, e in qual vico. dimmi dov' Terenzio, nostro antico amico, e Cecilio e Plauto e Varrone, se tu sai: dimmi se sono dannati e in quale cerchio. Terenzio: celebre commediografo della letteratura latina; Cecilio Stazio: poeta drammatico anteriore a Terenzio; Plauto: famoso poeta comico di Sarsina, del quale Dante non conobbe l'opera, scoperta solo nel XV secolo; Vario Rufo, poeta amico di Orazio e Virgilio. Costoro e Persio e io e altri assai, rispuose il duca mio, siam con quel Greco 102 che le Muse lattar pi ch'altri mai, Costoro e Persio e io e molti altri, rispose il mio maestro, siamo nelle stesse esperienze, assieme al greco Omero, che maggiormente fu illuminato dalle Muse, Le Muse sono Coscienze superiori "extra-terrestri", che hanno assunto la missione di venire in aiuto agli uomini per tutto ci che arte. nel primo cinghio del carcere cieco: spesse fate ragioniam del monte 105 che sempre ha le nutrice nostre seco. nel primo girone del cieco carcere, pianeta Terra: spesse volte constatiamo che il "monte purgatoriale" (che l'intendere spiritualmente pi evoluto), ha sempre vicine le nostre care nutrici (sorelle superiori extraterrestri, che ci guidano costantemente nelle esperienze tristi del vivere terreno). Euripide v' nosco e Antifonte, Simonide, Agatone e altri pie

108 Greci che gi di lauro ornar la fronte. Anche Euripide con noi, e Antifonte, Simonide e Agatone ed altri, che gi di gloria ornarono la fronte. Euripide: grande tragico greco, vissuto intorno al 400 a.C.; Antifonte: tragico ateniese; Simonide di Ceo: celebre per i suoi versi sulle guerre persiane, vissuto intorno al 500 a.C.; Agatone: poeta minore ateniese. Quivi si veggion de le genti tue Antigone, Defile e Argia, 111 e Ismene s trista come fue. Qui dei tuoi compagni di vita trascorsa si trovano Antfone, Deifile, Argia ed Ismene, quest'ultima ancora triste come fu in precedenza. Vdeisi quella che mostr Langia; vvi la figlia di Tiresia, e Teti 114 e con le suore sue Dedamia. Si vede Isifile, che indic la Fonte Langia (dove era nascosto suo marito Anfiarao, che venne ucciso); vi anche la figlia di Tresia (Manto), Teti e Deidamia con le sue sorelle. Tacevansi ambedue gi li poeti, di novo attenti a riguardar dintorno, 117 liberi da saliri e da pareti; Tacevano gi entrambi i poeti, di nuovo intenti a guardare intorno, liberi dalla fatica (dell'ascesa evolutiva) e dalle rocciose pareti (espiative), Erano gi arrivati alla sommit della scala, molto vicini, cio, ai superiori Piani di Coscienza. e gi le quattro ancelle eran del giorno rimase a dietro, e la quinta era al temo, 120 drizzando pur in s l'ardente corno, le prime ancelle del giorno (prime quattro ore del mattino) erano rimaste indietro, mentre la quinta era gi al timone (del carro solare nel giorno che avanzava), e lo drizzava verso lo Zenit, quando il mio duca: Io credo ch'a lo stremo le destre spalle volger ne convegna, 123 girando il monte come far solemo. quando Virgilio: Io credo che ci convenga di proseguire come sempre, tenendo la destra (che il lato positivo). Cos l'usanza fu l nostra insegna, e prendemmo la via con men sospetto 126 per l'assentir di quell'anima degna. Ci fece dunque da guida la nostra abitudine, e con maggior sicurezza proseguimmo la via con l'assenso di Stazio. Elli givan dinanzi, e io soletto di retro, e ascoltava i lor sermoni, 129 ch'a poetar mi davano intelletto. Essi andavano innanzi, ed io soletto li seguivo, ascoltando i loro discorsi, che elevavano il mio intelletto al loro alto livello. Ma tosto ruppe le dolci ragioni un alber che trovammo in mezza strada, 132 con pomi a odorar soavi e buoni; Ma fummo interrotti nelle nostre meditazioni da un albero che sorgeva in mezzo alla strada, con dei frutti che dall'odore apparivano dolci e buoni; e come abete in alto si digrada di ramo in ramo, cos quello in giuso, 135 cred'io, perch persona s non vada. e come l'abete in alto si restringe, questo al contrario (si restringeva in basso; era capovolto), io credo (fosse stato

creato in tal modo), affinch l'uomo non andasse verso l'alto. Dal lato onde 'l cammin nostro era chiuso, cadea de l'alta roccia un liquor chiaro 138 e si spandeva per le foglie suso. Dal lato che chiudeva il nostro cammino, cadevano dall'alta roccia delle gocce di liquore chiaro che si spandevano sopra tutte le foglie Idell'albero. Li due poeti a l'alber s'appressaro; e una voce per entro le fronde 141 grid: Di questo cibo avrete caro. I due poeti si avvicinarono a quei frutti; quando una voce tra i rami grid: Di questo cibo avrete carestia. Poi disse: Pi pensava Maria onde fosser le nozze orrevoli e intere, 144 ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde. Poi disse: La Vergine Maria, che ora intercede per voi (presso Dio), si preoccupava di pi che le nozze (di Cana) fossero decorose e colme di tutto, che della sua bocca. E le Romane antiche, per lor bere, contente furon d'acqua; e Danello 147 dispregi cibo e acquist savere. E le romane antiche, per dissetarsi, contente furono dell'acqua; e Daniele disprezz il cibo ed acquist sapere. Nabucodonosor, re di Babilonia, aveva ammesso nella sua corte vari giovani per allevarli come paggi. Fra costoro, vi erano degli Israeliti, i quali, capeggiati dal giovane Daniele, chiesero di non mangiare cibi impuri, quali carne e pesce, e di non bere vino. Ma i ministri temettero che quel regime avrebbe indebolito i giovani. Allora Daniele propose di fare la prova. Dopo alcuni giorni, i giovani Israeliti furono pi forti e robusti. Daniele, dopo, acquist sapere e divenne uno dei pi famosi profeti d'Israele. Lo secol primo, quant'oro fu bello, f savorose con fame le ghiande, 150 e nettare con sete ogne ruscello. Lo secol primo, finch l'oro fu bello, dette alle ghiande il sapore squisito e fu nettare l'acqua di tutti i ruscelli. La voce dell'albero continuava ricordando come, nell'Et dell'Oro, gli uomini si cibavano di ghiande e si dissetavano all'acqua dei ruscelli. Mele e locuste furon le vivande che nodriro il Batista nel diserto; per ch'elli gloroso e tanto grande 154 quanto per lo Vangelio v' aperto. Mele e locuste furono le vivande che nutrirono Giovanni Battista nel deserto; ed egli glorioso e tanto grande per quanto viene descritto nel Vangelo. "Fra i nati di donna - scritto - Giovanni, detto il Battista, il pi glorioso". Sono parole di Ges, che riconosce in Giovanni Battista il Suo ardente battistrada.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it

Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXIII nel libero commento di Giovanna Viva Sesta cornice: golosi (soffrono la fame e la sete e sono paurosamente dimagriti) - Forese Donati e suo colloquio con Dante Mentre che li occhi per la fronda verde ficcava o s come far suole 3 chi dietro a li uccellin sua vita perde, Mentre io ficcavo gli occhi tra le foglie (per scrutare nell'interno di quell'albero retroverso), come fa (il cacciatore) chi dietro agli uccellini perde il bene della propria vita (nel male che l'uccidere comporta), chi dietro a li uccellin sua vita perde - v. 3 Tutto, fino alla pi piccola cosa creata, in perfetta sintonia col Superiore Campo di Forza Universale ed meravigliosamente equilibrato nella perfetta vibrazione dell'Unico-Tutto-Dio. Anche una piccola gola palpitante, un cinguettio alla libert, al sole, alla luce, appartiene al complesso delle Forze che mantengono la Vita nell'Universo. Anche la morte di un uccellino distorce notevolmente l'equilibrio di frequenza energetica creativa. Questo nuoce al cacciatore, nel suo proseguimento della vita nell'Universo, ed in riferimento alle parole di Francis Thomps, che dice: "Non puoi scuotere un fiore senza agitare una stella".

lo pi che padre mi dicea: Figliuole, vienne oramai, ch 'l tempo che n' imposto 6 pi utilmente compartir si vuole. il mio pi che padre (in quanto coscienza Extra-terrestre) mi diceva: Figliuolo, vieni oramai, che il tempo concessoci bene distribuire pi utilmente. Io volsi 'l viso, e 'l passo non men tosto, appresso i savi, che parlavan se, 9 che l'andar mi facean di nullo costo. lo volsi subito il viso, e il passo, verso i miei savi, che parlavano assieme, e che (con i loro alti discorsi) mi

rendevano pi agevole il cammino. Ed ecco piangere e cantar s'ude 'Laba ma, Domine' per modo 12 tal, che diletto e doglia parture. Ed ecco che s'udiva piangere e cantare 'Labia mea, Domine' in modo tale, che questa preghiera provocava gioia e dolore. O dolce padre, che quel ch'i' odo?, comincia' io; ed elli: Ombre che vanno 15 forse di lor dover solvendo il nodo. O dolce padre, che quello che odo?, domandai a Virgilio; e lui: Ombre che vanno sciogliendo il nodo del loro peccato. S come i peregrin pensosi fanno, giugnendo per cammin gente non nota, 18 che si volgono ad essa e non restanno, Cos come sogliono fare i pellegrini assorti nei loro pensieri, che raggiungendo lungo il cammino degli sconosciuti, si voltano a guardarli senza tuttavia fermarsi, cos di retro a noi, pi tosto mota, venendo e trapassando ci ammirava 21 d'anime turba tacita e devota. allo stesso modo dietro di noi, pi svelta, avvicinandosi e sorpassandoci, una turba di anime ci apparve silenziosa e assorta. Ne li occhi era ciascuna oscura e cava, palida ne la faccia, e tanto scema, 24 che da l'ossa la pelle s'informava. Ognuna aveva gli occhi incavati e scuri, il volto pallido e magro, ridotto quasi ad un involucro di pelle modellato sulle ossa. Non credo che cos a buccia strema Erisittone fosse fatto secco, 27 per digiunar, quando pi n'ebbe tema. Credo che neanche Erisittone si ridusse cos a buccia secca per digiuno, allorquando ebbe tanta paura. Erisittone, figlio del re della Tessaglia, aveva violato il divieto di accesso in un bosco sacro. Allora Cerere, dea di quelle piante col cresciute, che da Cerere presero il nome di "cereali", condann Erisittone ad una terribile fame, che nulla poteva saziare, tanto che egli fu spinto a divorare le sue stesse carni. Io dicea fra me stesso pensando: 'Ecco la gente che perd Ierusalemme, 30 quando Maria nel figlio di di becco!' lo tra me pensavo: 'Ecco la gente che durante l'assedio di Gerusalemme espiava morendo di fame, allora che Maria (di Eleazaro), per fame, divor il proprio figlio!' Parean l'occhiaie anella sanza gemme: chi nel viso de li uomini legge 'omo' 33 ben avria quivi conosciuta l'emme. Le loro occhiaie parevano anelli senza gemme: coloro che nel viso degli uomini leggono 'omo' (fra i due O formati da quelle occhiaie vuote), avrebbero in questo caso riconosciuto la M (formata dal naso e dai due cerchi sopraccigliari). Chi crederebbe che l'odor d'un pomo s governasse, generando brama, 36 e quel d'un'acqua, non sappiendo como? Chi crederebbe che l'odore di un pomo e la vista dell'acqua avesse una tale potenza, da generare tanta brama? Gi era in ammirar che s li affama, per la cagione ancor non manifesta 39 di lor magrezza e di lor trista squama, Ero ancora a guardare, cercando di capire cosa affamava cos

quella gente, ma la ragione di tanta magrezza era per me inspiegabile, ed ecco del profondo de la testa volse a me li occhi un'ombra e guard fiso; 42 poi grid forte: Qual grazia m' questa? ed ecco che dal profondo della testa volse a me gli occhi un'ombra, che mi guard fisso; poi (riconoscendomi) grid forte: Qual grazia questa ora concessami? Mai non l'avrei riconosciuto al viso; ma ne la voce sua mi fu palese 45 ci che l'aspetto in s avea conquiso. Mai avrei potuto riconoscere quell'ombra dal viso; ma nella voce sua mi fu palese ci che l'aspetto in s aveva celato. Questa favilla tutta mi raccese mia conoscenza a la cangiata labbia, 48 e ravvisai la faccia di Forese. La scintilla (della voce) mi riaccese la conoscenza dinanzi al cambiato aspetto, e riconobbi il viso di Forese (Donati). E` ormai superfluo ricordare che "ombra" non si riferisce all'inconsistente immagine proiettata da luce infranta, ma al reincarnato, quale "riverbero" di una personalit gi preesistita. Deh, non contendere a l'asciutta scabbia che mi scolora, pregava, la pelle, 51 n a difetto di carne ch'io abbia; Deh, non badare alla mia pelle secca che muta, pregava, le mie sembianze, n alla mia magrezza; ma dimmi il ver di te, di' chi son quelle due anime che l ti fanno scorta; 54 non rimaner che tu non mi favelle! ma parlami di te, dimmi chi sono quelle due anime che ti fanno scorta; non tacermi ci che ti domando! La faccia tua, ch'io lagrimai gi morta, mi d di pianger mo non minor doglia, 57 rispuos'io lui, veggendola s torta. Il tuo volto lo avevo gi pianto morto, e mi vien da piangere con ugual dolore, gli risposi, vedendolo cos trasformato. Per mi d, per Dio, che s vi sfoglia; non mi far dir mentr'io mi maraviglio, 60 ch mal pu dir chi pien d'altra voglia. Per dimmi, per Dio, perch siete cos spogli di carne; non mi far parlare mentre mi meraviglio, perch parla male chi preso da una diversa curiosit. Ed elli a me: De l'etterno consiglio cade vert ne l'acqua e ne la pianta 63 rimasa dietro ond'io s m'assottiglio. Ed egli a me: L'eterno Consiglio conferisce un particolare potere all'acqua della fonte ed alla pianta retroversa per cui io cos dimagrisco. Tutta esta gente che piangendo canta per seguitar la gola oltra misura, 66 in fame e 'n sete qui si rif santa. Tutta questa gente, che piangendo prega (si purifica in vite di miseria, riparando cos ai passati errori, tristemente guardando la ricchezza altrui, rappresentata dall'albero retroverso, che mai consentirebbe di giungere alla cima per gustare i frutti dell'agiatezza) per aver assecondato il vizio della gola oltre misura, nel soffrire fame e sete, ritorna pura ("si rif santa"). Di bere e di mangiar n'accende cura l'odor ch'esce del pomo e de lo sprazzo 69 che si distende su per sua verdura.

Acuisce il desiderio di mangiare e di bere l'odore che esce dal pomo per lo spandersi del liquore sulle foglie. E non pur una volta, questo spazzo girando, si rinfresca nostra pena: 72 io dico pena, e dovra dir sollazzo, E non una volta (di vita in vita, ovvero di giro in giro), su questa cornice si rinnova la nostra pena (poich una vita non basta per bruciare un Karma, poich una vita un nulla nell'eternit): io dico pena, e dovrei dir diletto, ch quella voglia a li alberi ci mena che men Cristo lieto a dire 'El', 75 quando ne liber con la sua vena. poich quella voglia (il rinnovarsi di quel tormento espiativo) che ci mena agli alberi, la stessa volont di soffrire che condusse Cristo ad affrontare il martirio, quando ci liber dal peccato con il Suo Sangue Qui vi il riferimento alle parole di Ges sulla croce: "Eli, Eli, lem sabactani?" cio "Eli, Eli, perch mi hai abbandonato?" (Matteo 27:46). E io a lui: Forese, da quel d nel qual mutasti mondo a miglior vita, 78 cinq'anni non son vlti infino a qui. Ed io a lui: Forese, da quel giorno in cui mutasti mondo, cinque anni non sono passati ancora. Se prima fu la possa in te finita di peccar pi, che sovvenisse l'ora 81 del buon dolor ch'a Dio ne rimarita, Se la forza di non peccare venne meno in te, prima dell'ora del pentimento che a Dio ci ricongiunge, come se' tu qua s venuto ancora? Io ti credea trovar l gi di sotto 84 dove tempo per tempo si ristora. come hai potuto giungere fin qui? lo credevo che ti trovassi ancora nelle pesanti pene infernali dove tempo per tempo (vita per vita) si affievolisce il soffrire. Ond'elli a me: S tosto m'ha condotto a ber lo dolce assenzo d'i martri 87 la Nella mia con suo pianger dirotto. Lui mi rispose: Cos presto a queste pene del Purgatorio, amare e purificatrici, mi ha condotto il dolce pregare doloroso della mia Nella. Con suoi prieghi devoti e con sospiri tratto m'ha de la costa ove s'aspetta, 90 e liberato m'ha de li altri giri. Con preghiere e sospiri mi ha tolto dal costone dove si aspetta, e liberato dagli altri giri del monte (dalle altre vite espiative che mi attendevano, alleggerendo cos il mio Karma con il suo amore). Tanto a Dio pi cara e pi diletta la vedovella mia, che molto amai, 93 quanto in bene operare pi soletta; Tanto pi cara a Dio, ed a me pi diletta la vedovella mia, che molto amai, quanto pi sola nel suo buon operare; ch la Barbagia di Sardigna assai ne le femmine sue pi pudica 96 che la Barbagia dov'io la lasciai. poich la Barbagia di Sardegna nelle sue donne pi saggia della Barbagia (Firenze) dove io la lasciai. O dolce frate, che vuo' tu ch'io dica? Tempo futuro m' gi nel cospetto, 99 cui non sar quest'ora molto antica, O dolce fratello, che vuoi che pi ti dica? Gi mi sta davanti

agli occhi un tempo futuro, rispetto al quale l'ora presente non sar molto remota, nel qual sar in pergamo interdetto a le sfacciate donne fiorentine 102 l'andar mostrando con le poppe il petto. in cui, dal pulpito delle chiese, sar vietato alle sfacciate donne fiorentine l'andar mostrando il seno scoperto. Quai barbare fuor mai, quai saracine, cui bisognasse, per farle ir coperte, 105 o spiritali o altre discipline? Quali barbare furono mai (queste fiorentine), qual saracene, cui per costringerle ad andar coperte furono necessarie severe pene o altre discipline? Immaginando quello che delle donne fiorentine si sarebbe detto, qualora l'intendere umano avesse conservato nel futuro l'antico senso delle costrizioni e dei tab. Ma se le svergognate fosser certe di quel che 'l ciel veloce loro ammanna, 108 gi per urlare avrian le bocche aperte; Ma se le svergognate fossero a conoscenza di quel che il Cielo loro predispose nel futuro che veloce s'appressa, gi d'ora per urlare felici avrebbero le bocche aperte; E ancora, scherzosamente, nell'immaginare la meraviglia gioiosa delle fiorentine, se avessero appreso che nel loro futuro (come nei superiori pianeti) vi si trova ad attenderle una vita tutta nuova, sulla Terra rinnovata. ch se l'antiveder qui non m'inganna, prima fien triste che le guance impeli 111 colui che mo si consola con nanna. poich se la mia previsione non m'inganna, giunger prima che le guance impeli colui (il tempo umano, il triste tempo della notte apocalittica, alla quale succeder il "Giorno Radioso") che ora (nella sua congenita eterna incoscienza) si consola nell'umano dormire. Deh, frate, or fa che pi non mi ti celi! vedi che non pur io, ma questa gente 114 tutta rimira l dove 'l sol veli. Deh, fratello, non nascondermi il mistero della tua venuta (in corpo denso)! vedi che non solo io, ma tutta questa gente guarda stupita l dove tu fai ombra. Per ch'io a lui: Se tu riduci a mente qual fosti meco, e qual io teco fui, 117 ancor fia grave il memorar presente. lo gli risposi: Se tu ricordi cosa fosti tu per me, ed io per te, ci riuscir ancora pi grave il ricordo presente. Di quella vita mi volse costui che mi va innanzi, l'altr'ier, quando tonda 120 vi si mostr la suora di colui, Da quella vita mi allontan costui che mi precede, l'altro ieri (prima, cio, del recente passato), quando la luna, sorella del sole, mi si mostr tonda (quando il negativo plenilunio della mia vita stava per travolgermi), e 'l sol mostrai; costui per la profonda notte menato m'ha d'i veri morti 123 con questa vera carne che 'l seconda. e il sole (della Verit) mostrai; costui lungo le vie della profonda notte infernale dei "VERI MORTI", mi ha condotto con questo mio corpo fisico che egli asseconda (nelle sue fisiologiche stanchezze ed inquietudini). per la profonda notte menato m'ha d'i veri morti - v. 122-123

Il mondo dei veri morti il mondo umano, degli uomini "morti nella Coscienza" ad ogni anelito di Verit Divina. Gli altri, definiti "morti", sono coloro che, non manifestando pi nessuna attivit motoria, escono dalla platea del mondo e la terra li seppellisce, ma non sono i veri morti. Infatti, la corrente della vita solamente nel continuo alternarsi del nascere e morire e tutte le anime percorreranno il sentiero dell'evoluzione e perverranno ai valori assoluti dello Spirito. Ed soltanto nella progressiva frequenza alle classi successive che lo scolaro percorrer le vie del sapere, fino alla maturit della "Coscienza Universitaria". Ugualmente l'anima dovr ripetere le classi della scuola della Vita, dovr rinascere nuovamente nella materia, per cominciare un nuovo ciclo di "lezioni", che non fu ad essa possibile assimilare nella vita precedente, affinch, nella dualistica manifestazione del Bene e del Male, essa possa gradatamente sensibilizzarsi e giungere a quella sublimazione indispensabile per poter godere della vita eterna. Questa la Legge della Reincarnazione delle anime, che fino al Concilio di Costantinopoli, nel 553 d.C., ben figurava sui sentieri degli uomini ed era, per loro, norma di vita e verit; quella reincarnazione delle anime, che sta alla base del "perch della Vita", del "perch del dolore" e del "perch della morte". Ed ecco che Ges disse a Nicodemo: "In verit, in verit ti dico: nessuno pu vedere il regno di Dio se non nasce di nuovo". Gli dice Nicodemo: "Come un uomo pu nascere quando gi vecchio? Pu forse entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere?". Rispose Ges: "In verit, in verit ti dico: nessuno, se non nasce da acqua e Spirito, pu entrare nel regno di Dio. Ci che nato dalla carne carne, ci che nato dallo Spirito spirito. Non meravigliarti perch ti ho detto: "Dovete nascere di nuovo". (Giovanni 3:3-7). E` evidente che alI'Anima, perch possa "vedere il Regno di Dio", non sufficiente venire una sola volta nella relativit della vita fisica, similmente allo scolaro il quale, perch possa pervenire all'Universit, non sufficiente che frequenti solo la prima classe elementare.

Indi m'han tratto s li suoi conforti, salendo e rigirando la montagna 126 che drizza voi che 'l mondo fece torti. Poi, confortandomi, mi ha tratto s, salendo e rigirando la montagna evolutiva, che drizza voi, che il male del mondo travicon le sue storture. Tanto dice di farmi sua compagna, che io sar l dove fia Beatrice; 129 quivi convien che sanza lui rimagna. Ora mi dice che mi far compagnia, finch sar alla presenza di Beatrice; a quel punto sar necessario che io rimanga senza di lui. Virgilio questi che cos mi dice, e addita'lo; e quest'altro quell'ombra per cui scosse dianzi ogne pendice 133 lo vostro regno, che da s lo sgombra. Questi che cos mi parla Virgilio, e lo additai; E quest'altro (Stazio) quell'ombra per la quale fu scossa ogni pendice del monte del Purgatorio, che da s lo libera (per inviarlo al Cielo).

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXIV nel libero commento di Giovanna Viva Sesta cornice: golosi - Forese - Bonagiunta Orbicciani: Dante gli spiega la poetica del dolce stil novo - predizione di Forese l'albero della scienza del bene e del male - esempi di golosit punita - l'angelo della temperanza - salita verso la settima cornice N 'l dir l'andar, n l'andar lui pi lento facea, ma ragionando andavam forte, 3 s come nave pinta da buon vento; Il dire non rendeva pi lento l'andare n l'andare il dire, ma ragionando, andavamo veloci, come nave sospinta da favorevole vento; e l'ombre, che parean cose rimorte, per le fosse de li occhi ammirazione 6 traean di me, di mio vivere accorte. e le ombre, consunte dalla magrezza, osservavano attente il mio corpo vibrante in dimensione diversa. E io, continando al mio sermone, dissi: Ella sen va s forse pi tarda 9 che non farebbe, per altrui cagione. Ed io, continuando il discorso (con Forese), soggiunsi: Stazio sarebbe gi andato via (libero di accedere in paradisiaci pianeti), se non per la compagnia di Virgilio. Ma dimmi, se tu sai, dov' Piccarda; dimmi s'io veggio da notar persona 12 tra questa gente che s mi riguarda. Ma dimmi, se tu sai, dov' Piccarda; se fra questa gente che cos mi guarda, si trova qualcuno che possa a me esser noto. La mia sorella, che tra bella e buona non so qual fosse pi, triunfa lieta

15 ne l'alto Olimpo gi di sua corona. Mia sorella, ch'era bella e buona non so dove sia, ma non c' dubbio che si trovi nell'alto Olimpo, coronata di santit. S disse prima; e poi: Qui non si vieta di nominar ciascun, da ch' s munta 18 nostra sembianza via per la deta. Cos disse prima; e poi: Qui non si vieta di nominar le anime consunte dal digiuno. Queste anime son liete che si parli di loro, contrariamente a quanto avviene nell'inferno. Questi, e mostr col dito, Bonagiunta, Bonagiunta da Lucca; e quella faccia 21 di l da lui pi che l'altre trapunta Questi, e mostr col dito, Bonagiunta (notaio, giudice e poeta) lucchese, e quella faccia dietro di lui, che pi delle altre trapunta da magrezza ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno 24 l'anguille di Bolsena e la vernaccia. ebbe la Santa Chiesa fra le braccia: egli fu tesoriere della cattedrale della citt di Tours, ed espia attraverso il digiuno le anguille di Bolsena e la Vernaccia. Martino IV, papa era cos goloso, che faceva morire le anguille del lago di Bolsena nel buon vino della Vernaccia, affinch fossero pi saporite". Molti altri mi nom ad uno ad uno; e del nomar parean tutti contenti, 27 s ch'io per non vidi un atto bruno. Molti altri mi nomin ad uno ad uno; e di essere nominati parevano tutti contenti, tanto che io non vidi nessuno che (come fra le anime dell'inferno), si oscurasse in volto. Vidi per fame a vto usar li denti Ubaldin da la Pila e Bonifazio 30 che pastur col rocco molte genti. Vidi masticare a vuoto un cibo inesistente Ubaldino dalla Pila e Bonifacio. Si trattava di Ubaldino degli Ubaldini, castellano del Mugello, fratello del cardinale Ottaviano e di Ugolino d'Azzo e padre dell'arcivescovo Ruggeri. Il secondo era Bonifacio, arcivescovo di Ravenna; il suo bastone pastorale aveva in cima una piccola torre, simile al "rocco" del gioco degli scacchi. Vidi messer Marchese, ch'ebbe spazio gi di bere a Forl con men secchezza, 33 e s fu tal, che non si sent sazio. Vidi messer Marchese (podest di Faenza), famoso bevitore in vita, che non riusc mai ad esser sazio. Ma come fa chi guarda e poi s'apprezza pi d'un che d'altro, fei a quel da Lucca, 36 che pi parea di me aver contezza. Ma come fa colui che guarda l'uno pi dell'altro, cos feci io nel vedere il lucchese (Bonagiunta), che dimostrava grande desiderio di avvicinarmi. El mormorava; e non so che Gentucca sentiv'io l, ov'el sentia la piaga 39 de la giustizia che s li pilucca. Egli mormorava; e io sentivo tra le labbra sue Gentucca, l dove giustizia lo colpisce e lo riduce. O anima, diss'io, che par s vaga di parlar meco, fa s ch'io t'intenda,

42 e te e me col tuo parlare appaga. O anima, dissi io, che sembri desiderosa di parlar con me, fai che io intenda le tue parole, cos che il nostro parlare ci appaghi entrambi. Femmina nata, e non porta ancor benda, cominci el, che ti far piacere 45 la mia citt, come ch'om la riprenda. Femmina nata, e non porta ancor benda (di donna sposata, come d'uso in Firenze), cominci egli, che ti far riuscire gradita la mia citt (Lucca) sebbene sia malfamata. Tu te n'andrai con questo antivedere: se nel mio mormorar prendesti errore, 48 dichiareranti ancor le cose vere. Tu te ne andrai con questa profezia: se alle mie parole non credi, i fatti futuri ti chiariranno il vero. Ma d s'i' veggio qui colui che fore trasse le nove rime, cominciando 51 'Donne ch'avete intelletto d'amore'. Ora dimmi se io vedo qui l'autore di Rime Nuove, che comincia con le parole 'Donne ch'avete intelletto d'amore'. E io a lui: I' mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo 54 ch'e' ditta dentro vo significando. Io gli risposi: Io sono uno che, scrive soltanto quando ispirato dall'Amore, e che esterna i sentimenti cos come vengono dettati dal cuore. O frate, issa vegg'io, diss'elli, il nodo che 'l Notaro e Guittone e me ritenne 57 di qua dal dolce stil novo ch'i' odo! O fratello ora vedo, egli disse, il nodo dell'errore che ha trattenuto il poetare del Notaro e di Guittone d'Arezzo fuori dello stil nuovo! Io veggio ben come le vostre penne di retro al dittator sen vanno strette, 60 che de le nostre certo non avvenne; Io vedo bene come le vostre penne disegnarono pi profondamente il sentimento d'Amore, mentre dalle nostre penne non venne tale sentimento; e qual pi a gradire oltre si mette, non vede pi da l'uno a l'altro stilo; 63 e, quasi contentato, si tacette. e quale affronti il problema, non vede la differenza tra una poesia vera scaturita dal cuore ed una falsa perch fatta di retoriche; e, quasi contento, tacque. Come li augei che vernan lungo 'l Nilo, alcuna volta in aere fanno schiera, 66 poi volan pi a fretta e vanno in filo, Come gli uccelli che svernano lungo il Nilo, e volando, a volte fanno lunga schiera e, affrettandosi, formano un solo filo alto nel cielo, cos tutta la gente che l era, volgendo 'l viso, raffrett suo passo, 69 e per magrezza e per voler leggera. cos tutta la gente che era l, volgendo il viso, affrett il passo, o per magrezza o per buona voglia, E come l'uom che di trottare lasso, lascia andar li compagni, e s passeggia 72 fin che si sfoghi l'affollar del casso, E come l'uomo che stanco di correre, lascia andare avanti i compagni, e rallenta il passo, per sfogare l'affanno del petto, s lasci trapassar la santa greggia Forese, e dietro meco sen veniva,

75 dicendo: Quando fia ch'io ti riveggia? cos si lasci sorpassare da quella santa turba Forese, e mi seguiva dicendo: Quando ti rivedr? Non so, rispuos'io lui, quant'io mi viva; ma gi non fia il tornar mio tantosto, 78 ch'io non sia col voler prima a la riva; Non so, gli risposi, quanto ancora io vivr in questa vita; non credo per di tornar tanto presto quass, a meno che (il desiderio di affrettare il tempo di mia pena non aumenti il mio soffrire) non ritorni pi presto del previsto; per che 'l loco u' fui a viver posto, di giorno in giorno pi di ben si spolpa, 81 e a trista ruina par disposto. poich il luogo in cui sono stato posto a vivere in questa vita, si spoglia di bene peggiorando di giorno in giorno, cos che (Firenze) sembra destinata ad una trista rovina. Or va, diss'el; che quei che pi n'ha colpa, vegg'o a coda d'una bestia tratto 84 inver' la valle ove mai non si scolpa. Or va, disse Forese; e colui che ha maggior colpa del male (che sulla Terra infierisce), io gi vedo legato alla sua coda e trascinato verso la valle dell'annullamento (che non consente neanche il discolparsi attraverso espiazione dalla bestia malefica, ma mena in "morte seconda", dove ogni espiazione vissuta viene inesorabilmente cancellata: "Annientamento" e "Trapianto degli organi"). La bestia ad ogne passo va pi ratto, crescendo sempre, fin ch'ella il percuote, 87 e lascia il corpo vilmente disfatto. La bestia dell'autodistruzione apocalittica ad ogni passo va pi veloce, crescendo sempre a dismisura, finch essa percuoter il pianeta intero, e vi lascier il suo corpo vilmente disfatto. Non hanno molto a volger quelle ruote, e drizz li ochi al ciel, che ti fia chiaro 90 ci che 'l mio dir pi dichiarar non puote. Non passeranno molti anni a cambiare le ruote (della divina Giustizia che riporteranno la Terra, attraverso l'espiazione dell'intero pianeta, a ritrovare l'equilibrio perduto), e alz gli occhi al cielo, che ti sar chiaro ci che le mie parole non possono, ora, pi apertamente dichiarare. Tu ti rimani omai; ch 'l tempo caro in questo regno, s ch'io perdo troppo 93 venendo teco s a paro a paro. Tu rimani ormai, poich in questo luogo il tempo prezioso ed io ne perdo troppo, cos venendo con te a pari passo. Qual esce alcuna volta di gualoppo lo cavalier di schiera che cavalchi, 96 e va per farsi onor del primo intoppo, Come fa il cavaliere di galoppo, quando esce di schiera per farsi onore come primo arrivato e presentarsi al primo scontro, tal si part da noi con maggior valchi; e io rimasi in via con esso i due 99 che fuor del mondo s gran marescalchi. cos egli si part da noi ad ampie falcate; ed io rimasi con Virgilio e Stazio, che furono nel mondo due grandi maestri. E quando innanzi a noi intrato fue, che li occhi miei si fero a lui seguaci, 102 come la mente a le parole sue, E quando Forese si fu inoltrato dinanzi a noi, tanto che il mio sguardo gli teneva dietro a stento, cos come la mia mente non riusciva a penetrare le parole sue,

parvermi i rami gravidi e vivaci d'un altro pomo, e non molto lontani 105 per esser pur allora vlto in laci. mi apparvero, carichi di frutti e rigogliosi, i rami di un altro albero, non molto lontano, perch solo allora avevo girato la curva del monte (che m'impediva la vista nel punto in cui era possibile vederlo). Vidi gente sott'esso alzar le mani e gridar non so che verso le fronde, 108 quasi bramosi fantolini e vani, Vidi anime alzar le mani verso le fronde e fra confuse grida di desiderio, cercare invano di arrivare ai frutti, come i bambini bramosi, che pregano, e 'l pregato non risponde, ma, per fare esser ben la voglia acuta, 111 tien alto lor disio e nol nasconde. che pregano, di raggiungere qualcosa che gli si tiene alta e lontana da loro, per acuire il desiderio. Poi si part s come ricreduta; e noi venimmo al grande arbore adesso, 114 che tanti prieghi e lagrime rifiuta. Poi la gente ripart disillusa; e noi ci avvicinammo al grande albero, che tante preghiere e lacrime rifiutava. Trapassate oltre sanza farvi presso: legno pi s che fu morso da Eva, 117 e questa pianta si lev da esso. Trapassate oltre senza avvicinarvi: un altro albero pi su che fu morso da Eva, e questa pianta deriva da quello. S tra le frasche non so chi diceva; per che Virgilio e Stazio e io, ristretti, 120 oltre andavam dal lato che si leva. Cos, tra le fronde, una voce diceva; pertanto Virgilio, Stazio ed io, stretti assieme, andavamo oltre, dalla parte dove s'innalza la parete della montagna. Ricordivi, dicea, d'i maladetti nei nuvoli formati, che, satolli, 123 Teso combatter co' doppi petti; Ricordatevi, diceva la voce, dei (Centauri) maledetti partoriti dalle nuvole, che ubriachi, furono combattuti da Teseo; Il primo esempio di gola punita quello dei centauri. Un gruppo di centauri, met uomini e met cavalli ("doppi petti"), erano scesi da una nuvola, ovvero da un oggetto volante; pertanto si credette che fossero stati formati e partoriti da quella nuvola, alla quale avesse dato Giove la facolt di partorire, trasformandola nella dea Giunone. I centauri, scesi sulla Terra e conosciuto il buon vino, si ubriacarono; perci, furono puniti da Teseo, che in lotta li sconfisse. e de li Ebrei ch'al ber si mostrar molli, per che no i volle Gedeon compagni, 126 quando inver' Madan discese i colli. e degli Ebrei, che si mostrarono ingordi nel bere, per questo Gedeone non li volle per compagni quando combatt contro gli abitanti di Madian. Il secondo esempio quello degli Ebrei, che si mostrarono ingordi ("molli") nel bere, inginocchiandosi per accostare la bocca all'acqua della fonte di Arad, invece di fare come trecento loro compagni, che si limitarono ad attingere l'acqua con le mani. Su consiglio di Dio, Gedeone escluse dal combattimento, contro gli abitanti di Madian, gli ingordi,

scegliendo i trecento parchi, con i quali riusc a scacciare i nemici. S accostati a l'un d'i due vivagni passammo, udendo colpe de la gola 129 seguite gi da miseri guadagni. Accostatici all'uno dei due lati, percorremmo la cornice, sentendo esempi di golosit e di relative punizioni. Poi, rallargati per la strada sola, ben mille passi e pi ci portar oltre, 132 contemplando ciascun sanza parola. Poi, dopo pi di mille passi, continuammo cos a camminare, meditando ciascuno in silenzio. Che andate pensando s voi sol tre?, sbita voce disse; ond'io mi scossi 135 come fan bestie spaventate e poltre. Che andate pensando cos soli voi tre?, una voce improvvisa ci dest&ogave; per cui, io mi scossi di spavento. Drizzai la testa per veder chi fossi; e gi mai non si videro in fornace 138 vetri o metalli s lucenti e rossi, Drizzai la testa per vedere chi aveva parlato; e vidi una luce cos isplendente e rossa, come mai si videro in fornace bruciare n vetri n metalli, che tramandassero fiamme cos rilucenti e rosseggianti. L'Immagine qui presentata fa pensare all'apparire di un Fratello superiore, appartenente al massimo Piano della Dimensione Cosmica, "ASHIM", la cui descrizione si trover alla fine del presente canto, in un messaggio del 6-10-1982). Chi Ashim? Intelligenza del sistema di Sirio, Genio della Biologia applicata alle condizioni spaziali mutanti. Ispiratore dei principi conoscenziali dell'uomo dell'Et Cosmica. Ashtm si manifesta sovente tele-visionalmente. Inizialmente, la sua apparizione d la sensazione del "terrificante"; probabilmente, a causa della nostra impreparazione nel contattare una Realt vivente in una Dimensione cos "fluida" e "plastica" come la Sua, irrorante una energia intensissima ed anche perch cos fuori dai contorni "fisici" ai quali siamo abituati. Il rosso volto che di Lui appare sembra non avere contorni ben definiti, poich questi si sfumano nelle estremit del campo visivo, anche perch il campo visivo occupato quasi interamente dai Suoi profondissimi, stupendi occhi "rossi come il fuoco e pi", nei quali presto ti perdi, ricavandone la chiara sensazione che questi ti trapassino da parte a parte. La sua consistenza, pur essendo vividamente concreta, non d percezione di compattezza come noi l'intendiamo; infatti, Egli visibile in "trasparenza"; per cui, si ha la sensazione d'esser quasi immersi in Lui. Per essere pi chiari, come s'Egli fosse vicino al tuo viso (a qualche centimetro di distanza) e, allo stesso tempo, si trovasse ad una distanza considerevole, ma non valutabile; dimodoch oltre a percepirne i lineamenti tridimensionali, vedi anche, in un turbinio di luminose energie dalle variabili sfumature, la natura igneo-astrale interiore che si snoda in profondit all'interno del Suo essere. Quest'ultimo aspetto particolarmente interessante e sarebbe notevole riuscire a riprodurlo in una immagine illustrativa. La forma degli occhi lanceolata, a mandorla, con posizione molto obliqua dall'attaccatura centrale verso l'esterno e dietro. E questi non solo ti compenetrano, ma si lasciano da te sondare, come se in questi potessi entrare e spaziare, fluttuando attorno all'iride,

verso il fondo luminoso, rosso-rosato, senza fine. Lo sguardo aristocraticamente austero e fiammeggiante, ma, dopo il primo disappunto, riesci a scorgere la natura straordinariamente mite che questa Intelligenza esprime; allora, il contatto energetico avviene, e il libero scambio s'instaura, rivelandosi in tutto il suo fulgore la sapienza cosmica ch'Egli irradia ovunque attorno. Lo spazio ed il tempo si dilatano alla Sua presenza, ogni vincolo dimensionale pi non tale, ed ogni cosa attorno ferma, immobile, muta. Come rapito in altro lido, contempli cos il gioco di luci e colori (conoscenza cosmica-intuitiva) che fluiscono, orbitando in concentriche spirali da ASHIM a te... Questo personaggio gi da qualche anno inizi a contattare numerosi sensitivi sparsi sulla Terra. Egli opera all'unisono con altri SUPERVISORI GALATTICI, per una graduale "erudizione" intuitiva, e non scolastica o deduttiva, di determinati soggetti gi al caso predisposti ed idonei ad elaborare quello scibile "universale" che potr essere ereditabile solo dall'uomo dell'Et Cosmica. Questa delicata fase dell'"Operazione SARAS", condotta dalla Milizia dei FIGLI DELLA FIAMMA con la massima dedizione e con la precisa determinazione a non voler "gettare perle ai porci!". Per tale motivo, gli sviluppi conseguenziali di tale "erudizione", attualmente in corso, sono e resteranno, fino al tempo necessario, "segretissimi". In attesa che "tempi migliori" vengano a trasmutare questa "civilt della giungla" in una civilt a carattere Superiore, le Intelligenze Tutelari che vegliano su di noi e sugli atti che andiamo edificando, sono tuttora costrette, come in un remoto passato, a trasferire quanto debbono ai Loro terminali viventi qui in mezzo a noi, operando "dalle alte sfere alle radici del tessuto sociale umano". La posta in gioco troppo alta per concedersi il bench minimo rischio; nulla, quindi, lasciato al caso. Al Potere costituito, ufficiale od "occulto", che controlla il "sistema" di vita attuale e che detiene in propria mano il dominio sui popoli della Terra, farebbe assai comodo conoscere i contenuti ed il proposito di questo Programma. Ma se qualche parziale e secondario assunto di esso pur sar loro dato "carpire", nulla potr ostacolarne gli inarrestabili e ben avviati sviluppi, che vedranno il volto dell'umana societ trasformarsi qualitativamente "dal suo interno". Una civilt guerrafondaia, capace oggi di distruggere il proprio Pianeta, ed ogni forma di vita in esso contenuta, per 40 volte consecutive, non pu avere il beneplacito delle Coscienze Siderali che ci osservano e silenziosamente ci sorvegliano senza che noi ce ne accorgiamo. Le conoscenze, che sappiamo essere in trasferimento di elaborazione teorica e sperimentale presso alcune menti sparse sulla Terra, sono elementi di Scienza Pura aventi quale matrice-guida e quale comun denominatore la cognizione del meccanismo dell'Universo. Gli sviluppi pratici possibili saranno i pi disparati, ed agevoleranno, in un modo ora inimmaginabile, i rapporti umani promuovendo il fluire armonico della vita e delle esperienze evolutive che questa sempre propone, in qualsiasi dimensione. Importeremo, dunque, tecniche per l'impiego dell'energia libera, quell'energia che muove tanto i pianeti quanto le particelle subatomiche che strutturano il mondo fisico. Un'energia assolutamente pulita che consente ad essere manipolata ed utilizzata dall'intelligenza evoIuta per utilit temporanee, a patto d'essere restituita, a funzione ultimata, alla fonte d'origine da cui eman. Una medicina spaziale, cosciente della "fucina-energetica" che l'uomo essenzialmente, prolungher la vita umana, allietandola di nuove informazioni derivanti dalla graduale acquisizione del Gene Cosmico. L'impiego di certi cristalli e di particolari Prismi bio-energetici,

elaborati in base al movimento delle correnti magnetico-virtuali geocentriche, ci consentiranno progressi mai immaginati in tutti i campi dello scibile, ed ovunque sar dimostrata la loro utilit. Molte cose, dunque, ci attendono; alcune superano la nostra pi fervida fantasia. Ne beneficeremo? Ci vien detto e ripetuto: questo "sciblle universale" sar ereditablle SOLO dall'uomo dell'ETA' COSMICA! Adoperiamoci, dunque, giorno dopo giorno, coi nostri sforzi, singoli e collettivi, affinch l'Alba di questo giorno spunti all'orizzonte di questa tormentata umanit. per ASHIM: L. A. (6-10-1982)

com'io vidi un che dicea: S'a voi piace montare in s, qui si convien dar volta; 141 quinci si va chi vuole andar per pace. cos vidi uno che diceva: Se volete salire, qui necessario svoltare; da qui deve andare chi vuole acquistare la pace. L'aspetto suo m'avea la vista tolta; per ch'io mi volsi dietro a' miei dottori, 144 com'om che va secondo ch'elli ascolta. Come chi cammina seguendo il suono della voce che ha udito, poich, abbagliato dal fulgore, non pu servirsi della vista, cos io mi volsi ai miei maestri. E quale, annunziatrice de li albori, l'aura di maggio movesi e olezza, 147 tutta impregnata da l'erba e da' fiori; E come, annunziatrice dell'alba, l'aria di maggio si muove ed olezza, tutta impregnata dal profumo dell'erba e dei fiori; tal mi senti' un vento dar per mezza la fronte, e ben senti' mover la piuma, 150 che f sentir d'ambrosa l'orezza. tale io sentii un vento carezzarmi in mezzo alla fronte, e sent la piuma dell'angelo muoversi in un olezzo di fior d'ambrosia. E senti' dir: Beati cui alluma tanto di grazia, che l'amor del gusto nel petto lor troppo disir non fuma, 154 esuriendo sempre quanto giusto! E sentii dire: Beati coloro che, illuminati dalla Grazia, non pretendono il superfluo, ma desiderano soltanto il necessario! L'ala dell' Angelo rilucente aveva cancellata un'altra P dalla fronte di Dante.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXV nel libero commento di Giovanna Viva Tra la sesta e la settima cornice - Stazio spiega la generazione del corpo umano, la creazione dell'anima, la sua infusione nel corpo, la sua vitalit dopo la morte del corpo e la formazione delle ombre Settima cornice: lussuriosi - esempi di castit Ora era onde 'l salir non volea storpio; ch 'l sole ava il cerchio di merigge 3 lasciato al Tauro e la notte a lo Scorpio: Era ora in cui il salire non tollerava impedimento; poich il sole aveva lasciato il meridiano del meriggio alla costellazione del Toro e la notte a quella dello Scorpione: per che, come fa l'uom che non s'affigge ma vassi a la via sua, che che li appaia, 6 se di bisogno stimolo il trafigge, perch come l'uomo procede sul cammino, qualunque cosa gli appaia, se la fretta lo sprona, cos intrammo noi per la callaia, uno innanzi altro prendendo la scala 9 che per artezza i salitor dispaia. cos noi entrammo per quel calle impervio, uno dietro l'altro lungo quell'ascesa che (secondo il grado di evoluzione raggiunto) i salitori separa gli uni dagli altri. E quale il cicognin che leva l'ala per voglia di volare, e non s'attenta 12 d'abbandonar lo nido, e gi la cala; E come il cicognino che si appresta a volare sollevando l'ala, e non osando abbandonare il nido, torna ad abbassarla; tal era io con voglia accesa e spenta di dimandar, venendo infino a l'atto 15 che fa colui ch'a dicer s'argomenta. tale ero io nella voglia accesa e spenta di rivolgere alla mia guida una domanda, arrivando ad aprire la bocca come fa chi si dispone a parlare. Non lasci, per l'andar che fosse ratto, lo dolce padre mio, ma disse: Scocca 18 l'arco del dir, che 'nfino al ferro hai tratto. Non evitando di parlare, nonostante l'andatura veloce, Virgilio disse: Scocca l'arco del dire, che fino al ferro lo hai gi tratto. Allor sicuramente apri' la bocca e cominciai: Come si pu far magro 21 l dove l'uopo di nodrir non tocca? Allora gli domandai: Come pu dimagrire un uomo che per nutrirsi non abbisogna di sostanze terrene?

Se t'ammentassi come Meleagro si consum al consumar d'un stizzo, 24 non fora, disse, a te questo s agro; Se ricordassi come Meleagro si consum al consumarsi di un tizzone acceso, non sarebbe, disse, per te difficile comprenderlo; La Mitologia racconta che le Parche avevano predetto che la vita di Meleagro sarebbe durata quanto quella di un tizzo che era stato messo al fuoco. La madre, per allungargli la vita, prese il tizzo dal fuoco e lo nascose. Meleagro crebbe e divenne cacciatore. In una lite, durante una partita di caccia egli uccise i due fratelli della madre, la quale, colta da furore, rimise il tizzo nel fuoco. Il giovane mor rapidamente al consumarsi del tizzo. Questo dimostra che la Vita nell'Universo alimentata soprattutto dalla glandola endocrina "sole". Perci il tizzo, che al contatto del fuoco aveva mutato la vibrazione cellulare del legno nel movimento molecolare della cenere, non assorbendo pi dal sole quella lunghezza d'onda energetica idonea a mantenere unite le cellule legnose, fin di esistere come legno; e, avendo le Parche collegato la vibrazione del corpo di Meleagro a quella del tizzo legnoso, anche Meleagro perdette la vita. e se pensassi come, al vostro guizzo, guizza dentro a lo specchio vostra image, 27 ci che par duro ti parrebbe vizzo. e se pensassi come, ad ogni movimento, guizza nello specchio la vostra immagine riflessa (cos bene da sembrare l'originale), comprenderesti meglio, e ci che ora ti appare incomprensibile, ti apparirebbe gi da lungo tempo conosciuto. Questo nell'antico concetto che, ogni vita riflette, come immagine allo specchio, gli effetti di ogni precedente causa di figure in movimento, secondo il comportamento assunto gi prima in precedenti vite. Ma perch dentro a tuo voler t'adage, ecco qui Stazio; e io lui chiamo e prego 30 che sia or sanator de le tue piage. Ma, affinch tu sia pago del chiarimento, ecco qui Stazio; io lo chiamo e lo prego che sia risolvitore dei tuoi dubbi. Se la veduta etterna li dislego, rispuose Stazio, l dove tu sie, 33 discolpi me non potert'io far nego. Se io gli spiego lo svolgersi dell'azione divina, rispose Stazio, in presenza di un gran maestro qual tu sei, mi discolpi il fatto di non potere rifiutare di ubbidirti. Poi cominci: Se le parole mie, figlio, la mente tua guarda e riceve, 36 lume ti fiero al come che tu die. Poi cominci: Se le mie parole, figlio, sono accettate dalla tua mente, ti siano lume riguardo alla tua domanda. Sangue perfetto, che poi non si beve da l'assetate vene, e si rimane 39 quasi alimento che di mensa leve, Il sangue perfetto, che non viene assorbito dalle assetate vene (poich esistente in natura, per influsso solare), resta come alimento che si leva da mensa terrena (ma che, in realt, da mensa celeste proviene), prende nel core a tutte membra umane virtute informativa, come quello 42 ch'a farsi quelle per le vene vane.

acquista nel cuore e in tutte le membra umane facolt formativa, similmente a quello che va a trasformarsi in quelle membra imperfette predisposte a malattia ("le vene vane"). Ancor digesto, scende ov' pi bello tacer che dire; e quindi poscia geme 45 sovr'altrui sangue in natural vasello. Ancora predisposto al Bene ("digesto", appena scaturito dall'energia del perfetto generatore Sole), scende (nel Mondo Umano), dove per la umana incomprensione pi bello tacer che dire (di verit creative); Questo luogo non l'utero, n i genitali, di cui " sconveniente parlare", come affermato in altri commenti. e quindi stilla ("geme") la vita nel sangue materno altrui (poich vibrante di diversa individuale lunghezza d'onda energetica) "in natural vasello": il corpo della madre. Ivi s'accoglie l'uno e l'altro insieme, l'un disposto a patire, e l'altro a fare 48 per lo perfetto loco onde si preme; Ivi s'accoglie l'uno e l'altro (non insieme, frammisti, bens: in modo uguale) in egual modo (due tipi di sangue diverso in corpi diversi), l'uno disposto a patire (per esigenza evolutiva, in corpo predisposto ad ospitare un'anima meno evoluta), e l'altro al ben fare (in altro corpo migliore, predisposto ad ospitare un'anima maggiormente evoIuta) dove imprime la giusta circolazione in vita sana ("per lo perfetto loco onde si preme"; e, giunto lui, comincia ad operare coagulando prima, e poi avviva 51 ci che per sua matera f constare. e, giunto lui (l'influsso solare), apportatore di elementi formativi, coagolando prima (le strutture energetiche pi dense, quali ossa, cartilagini, ecc.), dona vitalit (al nuovo agglomerato cellulare in formazione), ci che in sua materia fa constare (stare in sintonia con la stessa frequenza energetica del corpo materno, fino a quando sar giunto a maturazione e verr espulso dal grembo della madre, mediante il cos detto: "Fenomeno del rigetto", allorquando le due differenti frequenze d'onda, prettamente individuali della madre e del figlio, non potranno pi pulsare della stessa frequenza). natural vasello - v. 45 Negli scritti sacri, il corpo fisico, contenitore dell'anima, viene definito "natural vasello", cos l'apostolo Paolo viene definito "il vasello dello Spirito Santo", e ci perch lo Spirito di una Creatura Divina si serviva del corpo di Paolo per scendere fra i fratelli della Terra; si serviva del video e dell'audio dell'apostolo e, per suo mezzo, parlava all'Umanit. Questo dimostra che il "natural vasello" da intendersi il corpo materno e non l'utero, la cui funzione coagulante non sarebbe tale da costituire un "tanto approfondito" studio in questo messaggio dantesco. E`, quindi, il corpo materno il contenitore delle nuove vibrazioni del dinamismo vitale che, in esso, si sviluppa; man mano le vibrazioni vengono modificate dall'influsso solare, nel tempo e nel processo evolutivo del corpo in formazione e in preparazione, per ricevere l'anima soltanto nel momento dell'espulsione, cio, del parto, allorch, come gi detto, le due frequenze energetiche non saranno pi le stesse. E` cos che l'individuo si sviluppa e diventa normalmente costituito. Quando un essere comincia la sua vita allo stato fetale, si

producono certi fenomeni fisici elettronici, i quaIi seguono una legge particolare, ed soltanto nel momento della nascita che la "vita", propriamente detta, ovvero l'anima, vi entra. Le manifestazioni di vita allo stato prenatale vengono dirette esclusivamente dalla Coscienza della madre; la coscienza materna che dirige il feto e il suo sviluppo. Noi uomini consideriamo un solo momento di concezione; le Creature del Cielo ci dicono, invece, che al momento stesso in cui una donna diviene incinta, un'anima, una coscienza , per cos dire, portata sulla lista d'attesa per essere pronta ad entrare al momento della nascita. Loro ci comunicano inoltre che, se anche non vi niente da uccidere in un feto, quando qualcuno interrompe una maternit, si oppone alla evoluzione di un'anima, che era gi in lista d'attesa per ritornare al mondo ad acquisire esperienze. E questo esattamente simile al delitto, una violazione della Legge creativa. E` pertanto indispensabile discernere chiaramente il riferimento di Stazio, in tutta la sua enorme ampiezza, che illustra la procreazione dell'Essere nell'Universo, attraverso il Sole, quale ricevitore e trasmettitore di vita, collegato agli impulsi che gli giungono dalla glandola astrofisica endocrina dell'eterno trasmettitore Cosmico: DIO.

Anima fatta la virtute attiva qual d'una pianta, in tanto differente, 54 che questa in via e quella gi a riva, L'anima, fatta di potere attivo, come quella di una pianta, in tanto differente, in quanto questa ancora in via (evolutiva) e quella umana gi sulla riva (per approdare al Piano Planetario, in superiore Coscienza), tanto ovra poi, che gi si move e sente, come spungo marino; e indi imprende 57 ad organar le posse ond' semente. tanto opera, poi, che gi si muove e sente (nella sua individuale frequenza di una lunghezza d'onda che discosta dal materno sangue), come vegetazione marina; che (pur vivente nell'ambiente mare) acquista interdipendenza per organizzare le sue forze nuove, di cui diviene, a sua volta semente. Or si spiega, figliuolo, or si distende la virt ch' dal cor del generante, 60 dove natura a tutte membra intende. Or si svolge ("si spiega") e si esplica ("si distende") la forza che deriva dal Logos Eterno ("cor del generante"), dove Natura opera alla formazione di tutte le membra. Ma come d'animal divegna fante, non vedi tu ancor: quest' tal punto, 63 che pi savio di te f gi errante, Ma come dal regno animale si passi al regno umano, ("d'animaI divegna fante") non intendi tu ancora: questo quel punto, che un filosofo ("che pi savio di te") lasci gi perplesso, s che per sua dottrina f disgiunto da l'anima il possibile intelletto, 66 perch da lui non vide organo assunto. poich, per sua errata dottrina, credette disgiunto dall'anima (che eternamente vive) il possibile intelletto, per il fatto che non vide mai un organo corporeo assunto da esso. L'intelletto la pi grande forza creativa, la forza-pensiero, che accoglie ed elabora le forme universali. Apri a la verit che viene il petto; e sappi che, s tosto come al feto 69 l'articular del cerebro perfetto,

Protendi il tuo acume alla verit; e sappi che, come il cervello organizzatore del feto, il suo articolare cerebrale per tutto il corpo perfetto, lo motor primo a lui si volge lieto sovra tant'arte di natura, e spira 72 spirito novo, di vert repleto, Il potere vibratorio dell'energia creativa ("motor primo"), che ci tramanda il sole, si rivolge al cervello e, lieto, sopra tanta arte di natura, soffia spirito nuovo, ripieno della sua forza, che ci che trova attivo quivi, tira in sua sustanzia, e fassi un'alma sola, 75 che vive e sente e s in s rigira. poich, ci che qui trova attiva assorbe nella sua sostanza, si forma, cos, una entit completa ("un'alma sola") (costituita da corpo fisico e corpo astrale, la quale vive nell'interdipendenza, unita al Tutto-Dio, quale sua scintilla), che vive e sente, evolvendosi nel suo stesso potere energetico vitale ("e s in s rigira") (una potenza nella potenza del Tutto, un dio in Dio). E perch meno ammiri la parola, guarda il calor del sole che si fa vino, 78 giunto a l'omor che de la vite cola. E affinch non ti fermi alla parola, guarda il calore del sole che diventa vino, allorquando arriva all'umore che scende dalla vite. Quando Lchesis non ha pi del lino, solvesi da la carne, e in virtute 81 ne porta seco e l'umano e 'l divino: Quando Lachesi (la Parca che fila lo stame della vita) non ha pi lino da filare (quando l'uomo muore), l'anima si scioglie dal corpo e porta con s sia l'umano ("energia condensata"), che il divino ("energia astrale"): l'altre potenze tutte quante mute; memoria, intelligenza e volontade 84 in atto molto pi che prima agute. le altre potenze restano tutte inerti ("mute"); mentre la potenza intellettiva, nella sua triplice manifestazione, "memoria, intelligenza e volont", diviene (sciolta dal corpo fisico), acuta pi di prima. Sanza restarsi per s stessa cade mirabilmente a l'una de le rive; 87 quivi conosce prima le sue strade. Senza arrestarsi (tale forza vitale), per sua libera scelta, mirabilmente cade in una delle due rive (nel positivo o nel negativo) dove gi conosce (sin da prima del suo ritorno nel mondo espiativo), le sue strade da percorrere (secondo la evoluzione del momento). Questa anche la spiegazione dello svolgersi dell'opera divina, che struttura innumerevoli forme di vita nell'infinito creato. Tosto che loco l la circunscrive, la virt formativa raggia intorno 90 cos e quanto ne le membra vive. Quando il corpo viene pervaso e circoscritto dall'anima, la forza fomativa (che struttura le forme corporee e le guida nella crescita) esercita la sua potenza intorno, nello stesso modo in cui vive nelle membra. E come l'aere, quand' ben porno, per l'altrui raggio che 'n s si reflette, 93 di diversi color diventa addorno; E come l'aria nelle goccie di pioggia, per effetto dei raggi

solari che in essa si rifrangono, si adorna di diversi colori; cos l'aere vicin quivi si mette in quella forma ch' in lui suggella 96 virtualmente l'alma che ristette; cos l'aere intorno si dispone (a mo' di aureola) e imprime la forma corporea che (il campo animico, quale strutturatore di forme) circoscrive e suggella (riflettendo, attraverso i colori, il grado evolutivo dell'individuo) intorno all'anima; e simigliante poi a la fiammella che segue il foco l 'vunque si muta, 99 segue lo spirto sua forma novella. e, come la fiammella segue il fuoco ovunque esso si muova, lo Spirito segue il corpo nella nuova forma. Per che quindi ha poscia sua paruta, chiamata ombra; e quindi organa poi 102 ciascun sentire infino a la veduta. Perci, avendo, il corpo acquistato una parvenza fisica, chiamata ombra; come ombra riflette la precedente vita, e organizza ogni sentimento, fino a palesarlo ("infino a la veduta"). Quindi parliamo e quindi ridiam noi; quindi facciam le lagrime e ' sospiri 105 che per lo monte aver sentiti puoi. Quindi parliamo ridiamo, facciamo le lacrime e i sospiri, che lungo il monte espiativo hai potuto ascoltare. Secondo che ci affiggono i disiri e li altri affetti, l'ombra si figura; 108 e quest' la cagion di che tu miri. L'ombra (quale essere che torna a vivere), assume il suo esteriore comportamento, secondo i sentimenti e i desideri che la colpiscono (in base alle necessarie esperienze che essa stessa sceglie, prima di rinascere, e indispensabili alla sua maturazione spirituale); ed questo ci che vuoi sapere e che ti meraviglia. E gi venuto a l'ultima tortura s'era per noi, e vlto a la man destra, 111 ed eravamo attenti ad altra cura. Giunti all'ultima curva, volgemmo alla nostra destra, ed eravamo gi intenti ad altra veduta. Quivi la ripa fiamma in fuor balestra, e la cornice spira fiato in suso 114 che la reflette e via da lei sequestra; La nostra attenzione era rivolta alle fiamme che la ripa del monte sprigionava, ma che il vento, soffiando verso l'alto, ripiegava all'indentro; ond'ir ne convenia dal lato schiuso ad uno ad uno; e io temea 'l foco 117 quinci, e quindi temeva cader giuso. pertanto, ci conveniva andare dal lato dischiuso ad uno ad uno in fila, ed io da un lato temevo il fuoco e dall'altro temevo di cadere nel vuoto (temevo l'espiazione e pur l'annullamento). Lo duca mio dicea: Per questo loco si vuol tenere a li occhi stretto il freno, 120 per ch'errar potrebbesi per poco. Virgilio ci raccomandava: In questo luogo si deve tenere lo sguardo a freno, poich (in questa cornice dei lussuriosi) facile cadere in errore. 'Summae Deus clementiae' nel seno al grande ardore allora udi' cantando, 123 che di volger mi f caler non meno; 'Summae Deus clementiae' in seno al grande ardore udii

cantare, e questo canto mi port a guardare, non meno che a badare ("caler") di non cadere; e vidi spirti per la fiamma andando; per ch'io guardava a loro e a' miei passi 126 compartendo la vista a quando a quando. e vidi spiriti andar tra le fiamme; ed io guardavo a loro ed ai miei passi dividendo la vista or qu e or l (nell'intento di non incappare in cotanto male). Appresso il fine ch'a quell'inno fassi, gridavano alto: 'Virum non cognosco'; 129 indi ricominciavan l'inno bassi. Dopo la fine del canto di quell'inno, 'Virum non cognosco' udimmo forte gridare (erano le parole pronunciate dalla Vergine Maria, meravigliata dell'annuncio dell'Angelo, che le disse che avrebbe avuto un figlio); subito dopo, sentimmo cantare l'inno a voce pi bassa. Finitolo, anco gridavano: Al bosco si tenne Diana, ed Elice caccionne 132 che di Venere avea sentito il tsco. Finito l'inno nuovamente, ancora gridavano: Diana rimase nelle selve, e ne cacci Elice, perch sedotta da Giove. Indi al cantar tornavano; indi donne gridavano e mariti che fuor casti 135 come virtute e matrimonio imponne. Quindi le anime tornavano a ripetere gli esempi che dicevano di donne e mariti esemplari, che furono casti secondo quanto virt e matrimonio impone. E questo modo credo che lor basti per tutto il tempo che 'l foco li abbruscia: con tal cura conviene e con tai pasti 139 che la piaga da sezzo si ricuscia. E questa sofferenza io credo che basti loro per tutto il tempo che il fuoco li brucia: con tal cura e con tal dieta di canti (ed esempi) la piaga della colpa sar rimarginata.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXVI nel libero commento di Giovanna Viva Settima cornice: lussuriosi - esempi di lussuria punita - Guido Guinizzelli - Arnaldo Daniello Mentre che s per l'orlo, uno innanzi altro, ce n'andavamo, e spesso il buon maestro 3 diceami: Guarda: giovi ch'io ti scaltro; Mentre procedevamo l'uno dietro l'altro, lungo il margine esterno della cornice, e di quando in quando Virgilio mi avvertiva: Guarda: opportuno che (in quel luogo dei lussuriosi) io ti renda scaltro; feriami il sole in su l'omero destro, che gi, raggiando, tutto l'occidente 6 mutava in bianco aspetto di cilestro; il sole m'illuminava l'omero destro, mentre l'oro del tramonto faceva impallidire l'azzurro del cielo, cos da renderlo quasi bianco; e io facea con l'ombra pi rovente parer la fiamma; e pur a tanto indizio 9 vidi molt'ombre, andando, poner mente. ed io, con la mia ombra (in dimensione inferiore), facevo apparire maggiormente roventi quelle fiamme espiative; tanto che ci attir l'attenzione di molte di quelle ombre in cammino. Questa fu la cagion che diede inizio loro a parlar di me; e cominciarsi 12 a dir: Colui non par corpo fittizio; Questo fu il motivo per cui incominciarono a parlare di me, dicendo: Colui non pare avere un corpo fittizio; poi verso me, quanto potan farsi, certi si fero, sempre con riguardo 15 di non uscir dove non fosser arsi. poi mi si avvicinarono per quanto potevano, stando bene attente di non uscire dalle fiamme, per non interrompere il loro corso di pena. O tu che vai, non per esser pi tardo, ma forse reverente, a li altri dopo, 18 rispondi a me che 'n sete e 'n foco ardo. O tu che vai abbreviando il tuo tempo espiativo, e che forse reverente, vai seguendo gli altri, rispondi a me che ardo in fuoco e in sete. Qui potrebbe riferirsi anche alla sete di conoscere le supreme Leggi creative, le quali, come l' Amore, equilibrano lo Spirito e aiutano, di molto, a percorrere le dolorose vie dell'evoluzione. N solo a me la tua risposta uopo; ch tutti questi n'hanno maggior sete 21 che d'acqua fredda Indo o Etopo. Non solo a me necessaria la tua risposta; perch tutti questi miei compagni hanno maggior sete (di Conoscenza), di quanto ne abbiano, dell'acqua Indi o Etiopi (abitanti di regioni torride). Dinne com' che fai di te parete al sol, pur come tu non fossi ancora 24 di morte intrato dentro da la rete. Dicci come mai il tuo corpo impedisce il passaggio dei raggi solari, proprio come se tu non fossi entrato ancora nella rete

della espiazione. S mi parlava un d'essi; e io mi fora gi manifesto, s'io non fossi atteso 27 ad altra novit ch'apparve allora; Cos mi parlava una di quelle anime; ed io avrei subito risposto, se una cosa nuova non avesse attratto la mia attenzione; ch per lo mezzo del cammino acceso venne gente col viso incontro a questa, 30 la qual mi fece a rimirar sospeso. perch in mezzo alle fiamme venivano altre anime in direzione opposta, che destarono in me gran meraviglia. L veggio d'ogne parte farsi presta ciascun'ombra e basciarsi una con una 33 sanza restar, contente a brieve festa; L vedevo le ombre d'ogni parte venire in fretta e baciarsi l'un l'altra senza sostare, in breve festa; Quasi a riparare, cos, al mancato amor fraterno della precedente vita. cos per entro loro schiera bruna s'ammusa l'una con l'altra formica, 36 forse a spar lor via e lor fortuna. come fanno le formiche in lunghe schiere, quando, incontrandosi, si sfiorano col muso l'un l'altra, quasi ad indagare la loro via e la loro fortuna. Tosto che parton l'accoglienza amica, prima che 'l primo passo l trascorra, 39 sopragridar ciascuna s'affatica: Subito dopo la lieta accoglienza, prima d'allontanarsi ancora d'un passo, ciascuna di loro si affatica (a gridare esempi riguardanti il peccato di lussuria, che, in quella cornice, si espiava): la nova gente: Soddoma e Gomorra; e l'altra: Ne la vacca entra Pasife, 42 perch 'l torello a sua lussuria corra. la gente nuova (sopraggiunta): Sodoma e Gomorra; e l'altra rispondeva: Nella vacca entra Pasife, perch il torello a sua lussuria corra. Come gi si detto, Sodoma e Gomorra furono distrutte dagli Extraterrestri. Ci si rese indispensabile, perch, malgrado gli avvertimenti extraterrestri, ricevuti per mezzo dei profeti di quel tempo, i Sodomiti, oltre al loro peccato di lussuria, procreavano mostri, sia attraverso contatti sessuali fra uomini e bestie, sia tramite esperimenti scientifici in provetta. Ma ogni forma corporea, stabilita da Dio, per l'evoluzione dell'Essere non pu essere mostrificata. Cos gli Extraterrestri, contenitori della Divina Sapienza, furono costretti a distruggere le due citt del peccato. In riferimento allo scoppio atomico, nelle sacre scritture si legge: "E Dio fece piovere dal cielo fumo e fiamme". Pasife entr in una forma di vacca dove concep con un toro il "Mino-Tauro", cio l'uomo toro. Poi, come grue ch'a le montagne Rife volasser parte, e parte inver' l'arene, 45 queste del gel, quelle del sole schife, Poi, come le gru che volano verso le montagne Rifee, mentre altre verso il mare, queste per evitare il gelo, quelle il sole, l'una gente sen va, l'altra sen vene; e tornan, lagrimando, a' primi canti

48 e al gridar che pi lor si convene; l'una gente andava e l'altra veniva dalle due opposte vie; e sia l'una che l'altra gente, lacrimando tornava al punto di partenza e gridava ripetendo il grido precedente; e raccostansi a me, come davanti, essi medesmi che m'avean pregato, 51 attenti ad ascoltar ne' lor sembianti. come prima, si avvicinarono a me, gli stessi che mi avevano gi rivolta la domanda, attenti ad ascoltare. Io, che due volte avea visto lor grato, incominciai: O anime sicure 54 d'aver, quando che sia, di pace stato, Io, che per due volte avevo notato il loro gradimento, risposi: O anime sicure di trovar la pace quando sar giunto il tempo, non son rimase acerbe n mature le membra mie di l, ma son qui meco 57 col sangue suo e con le sue giunture. le mie membra non sono rimaste sulla Terra, n acerbe (per morte immatura), n mature (per morte sopravvenuta per vecchiaia), ma sono qui con il loro sangue e con le loro articolazioni. Quinci s vo per non esser pi cieco; donna di sopra che m'acquista grazia, 60 per che 'l mortal per vostro mondo reco. lo vado s per uscire dal mondo cieco (alle conoscenze del Divino e giungere a vedere la luce della Verit); una donna, da Lass, mi dona la grazia di usare il mio corpo denso, andando per il vostro mondo. Ma se la vostra maggior voglia sazia tosto divegna, s che 'l ciel v'alberghi 63 ch' pien d'amore e pi ampio si spazia, Il vostro maggior desiderio possa realizzarsi presto, cos che il Cielo vi accolga, nella sua ospitale vastit d'amore, ditemi, acci ch'ancor carte ne verghi, chi siete voi, e chi quella turba 66 che se ne va di retro a' vostri terghi. ditemi chi siete, perch io possa scrivere di voi, e chi son quelli della schiera che procede in senso inverso al vostro. Non altrimenti stupido si turba lo montanaro, e rimirando ammuta, 69 quando rozzo e salvatico s'inurba, Come il montanaro che, stupito si turba e rimane muto, per le cose, a lui nuove, che vede in citt, che ciascun'ombra fece in sua paruta; ma poi che furon di stupore scarche, 72 lo qual ne li alti cuor tosto s'attuta, non diversamente, stando all'aspetto ("in sua paruta") fece ogni ombra; ma quando, in loro, si spense ogni stupore, come si usa tra anime nobili, Beato te, che de le nostre marche, ricominci colei che pria m'inchiese, 75 per morir meglio, esperenza imbarche! Beato te, che in queste nostre contrade, ricominci quell'anima che aveva prima parlato, acquisti esperienza, prima di giungere alla grazia del Padre! La gente che non vien con noi, offese di ci per che gi Cesar, trunfando, 78 "Regina" contra s chiamar s'intese: Coloro che non vengono con noi (e che vanno in senso contrario: i Sodomiti), ha offeso Dio in ci per cui gi Cesare, durante un trionfo pubblico, si sent chiamare "regina":

per si parton 'Soddoma' gridando, rimproverando a s, com'hai udito, 81 e aiutan l'arsura vergognando. perci, si partono gridando 'Sodoma', rimproverandosi e vergognandosi accrescono cos la loro arsura, che condizione del riscatto. Nostro peccato fu ermafrodito; ma perch non servammo umana legge, 84 seguendo come bestie l'appetito, Il nostro peccato fu ermafrodito; ma, poich non osservammo la umana legge, seguendo come bestie l'appetito (dei sensi), in obbrobrio di noi, per noi si legge, quando partinci, il nome di colei 87 che s'imbesti ne le 'mbestiate schegge. per nostra vergogna gridiamo il nome (Pasife), di colei che si fece bestia, entrando nella vacca di schegge (di legno). Or sai nostri atti e di che fummo rei: se forse a nome vuo' saper chi semo, 90 tempo non di dire, e non saprei. Ora sai di noi e del nostro peccato: forse tu vuoi sapere i nostri nomi, ma tempo non di dirli e non saprei. Farotti ben di me volere scemo: son Guido Guinizzelli; e gi mi purgo 93 per ben dolermi prima ch'a lo stremo. Soddisfer il tuo desiderio: son Guido Guinizzelli e gi mi purifico per essermi pentito a tempo, prima di giungere all'estremo della vita. Quali ne la tristizia di Ligurgo si fer due figli a riveder la madre, 96 tal mi fec'io, ma non a tanto insurgo, Come nella malvagit di Ligurgo fecero i due figli (di Issifile), per salvare la loro madre, cos avrei voluto (al nome di Guido Guinizzelli), lanciarmi anch'io fra le fiamme, ma non mi spinsi a tanto (per paura del fuoco), I figli di Isifile, Roante ed Enneo, si lanciarono fra le fiamme per salvare la loro madre, condannata a morire per avere abbandonato il figlio di Ligurgo. quand'io odo nomar s stesso il padre mio e de li altri miei miglior che mai 99 rime d'amore usar dolci e leggiadre; sentendo fare il suo nome a colui che io considero padre mio e di tutti i migliori che mai abbiano usato dolci e fascinose rime d'amore; e sanza udire e dir pensoso andai lunga fata rimirando lui, 102 n, per lo foco, in l pi m'appressai. e senza nulla udire e parlare, andai pensoso, a lungo rimirando lui, n, per paura del fuoco pi mi appressai. Poi che di riguardar pasciuto fui, tutto m'offersi pronto al suo servigio 105 con l'affermar che fa credere altrui. Poi che mi saziai di guardarlo, tutto mi offersi per servire a lui, con il giuramento che fa credere alle nostre parole. Ed elli a me: Tu lasci tal vestigio, per quel ch'i' odo, in me, e tanto chiaro, 108 che Let nol pu trre n far bigio. Ed elli a me: Tu lasci nella mia memoria una tale impronta per quel che io odo, tanto chiara che l'acqua del Let non pu cancellarla n sbiadirla. Ma se le tue parole or ver giuraro, dimmi che cagion per che dimostri 111 nel dire e nel guardar d'avermi caro.

Ma se ora le tue parole giurarono il vero, dimmi per quale ragione, nel parlarmi e nel guardarmi dimostri di avermi caro. E io a lui: Li dolci detti vostri, che, quanto durer l'uso moderno, 114 faranno cari ancora i loro incostri. Ed io a lui: I dolci scritti vostri, finch durer l'uso della lingua volgare, faranno cari gl'inchiostri con i quali furono scritti O frate, disse, questi ch'io ti cerno col dito, e addit un spirto innanzi, 117 fu miglior fabbro del parlar materno. O fratello, rispose, costui che io ti indico col dito, ed indic uno spirito davanti, fu il migliore poeta del nostro parlare. Versi d'amore e prose di romanzi soverchi tutti; e lascia dir li stolti 120 che quel di Lemos credon ch'avanzi. Egli super tutti in versi d'amore e in prose di romanzi; e lascia dire gli stolti, che a lui preferiscono un poeta del Limosino (Giraut de Bornelh). A voce pi ch'al ver drizzan li volti, e cos ferman sua oppinone 123 prima ch'arte o ragion per lor s'ascolti. Credono pi alla fama che alla realt e cos formano la loro opinione, prima di dare ascolto agli argomenti e alla ragione. Cos fer molti antichi di Guittone, di grido in grido pur lui dando pregio, 126 fin che l'ha vinto il ver con pi persone. Cos avvenne per Guittone d'Arezzo, stimato molto nel passato, la cui fama andata di grido in grido, fino a quando la verit non ha vinto il pregio a lui dato. Or se tu hai s ampio privilegio, che licito ti sia l'andare al chiostro 129 nel quale Cristo abate del collegio, Or, se tu hai cos ampio privilegio, di salire (prima della morte) nelle alte sfere, che sono il Chiostro di cui Cristo l'Abate del Collegio, falli per me un dir d'un paternostro, quanto bisogna a noi di questo mondo, 132 dove poter peccar non pi nostro. recita dinanzi a Lui un Pater noster in mio conto, soltanto quella parte che si addice a noi di questo mondo, dove il peccato, ormai non pi nostro. Ci significa che le anime pervenute ormai alle ultime pene del Purgatorio, sanno soltanto amare e perdonare, e pertanto non possono pi cadere nel peccato contro il primo ed ultimo comandamento divino: "Ama il prossimo tuo come te stesso". Poi, forse per dar luogo altrui secondo che presso avea, disparve per lo foco, 135 come per l'acqua il pesce andando al fondo. Poi, forse per lasciare libero il posto a colui che veniva dietro di lui, spar in fondo al fuoco (immergendosi nel dolore espiativo), come pesce che affondi nel mare. Io mi fei al mostrato innanzi un poco, e dissi ch'al suo nome il mio disire 138 apparecchiava grazoso loco. lo allora mi rivolsi all'anima indicata (da Guinizzelli), e dissi che il mio desiderio di conoscerlo preparava un'accoglienza cortese al suo nome. El cominci liberamente a dire:

Tan m'abellis vostre cortes deman, 141 qu'ieu no me puesc ni voill a vos cobrire. Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan; consiros vei la passada folor, 144 e vei jausen lo joi qu'esper, denan. Ara vos prec, per aquella valor que vos guida al som de l'escalina, sovenha vos a temps de ma dolor! 148 Poi s'ascose nel foco che li affina. Egli cominci, liberamente a parlare: Tanto mi diletta la vostra cortese domanda, che non mi posso, n voglio celarmi. lo sono Arnaldo, che piango e vo' cantando; addolorato vedo la mia passata follia, e vedo con gioia il giorno che spero, davanti. Ora vi prego, per quella virt che vi conduce al sommo della Scala, vi sovvenga a tempo della mia pena! E poi si tuff e spari nel fuoco che li purifica. Era Armaut Daniel, italianamente Arnaldo Daniello ed era stato poeta provenzale alla corte di Riccardo Cuor di Leone; costui rispose in versi.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXVII nel libero commento di Giovanna Viva Settima cornice: lussuriosi - l'angelo della castit - Dante deve

passare attraverso le fiamme - un angelo li invita a salire prima che annotti per la scala che conduce al Paradiso terrestre - Dante, Virgilio e Stazio si coricano sui gradini della scala - sogno di Dante, suo risveglio e ripresa della salita - Virgilio si congeda da Dante S come quando i primi raggi vibra l dove il suo fattor lo sangue sparse, 3 cadendo Ibero sotto l'alta Libra, Come quando vibrano i primi raggi del giorno (all'alba della rinascita), l dove il Creatore sparse l'energia della Vita, dove il fiume Ebro sotto la Libra (all'estremo Occidente), e l'onde in Gange da nona rarse, s stava il sole; onde 'l giorno sen giva, 6 come l'angel di Dio lieto ci apparse. e sul Gange arde col suo calore del mezzogiorno, cos stava il sole mentre andava il giorno, allorch l'Angelo di Dio lieto ci apparve. Fuor de la fiamma stava in su la riva, e cantava 'Beati mundo corde!' 9 in voce assai pi che la nostra viva. Fuor dalle fiamme in sulla riva del monte, Egli cantava: 'Beati i puri di cuore!' con voce assai pi viva della nostra (che in stato inferiore priva di bene). Poscia Pi non si va, se pria non morde, anime sante, il foco: intrate in esso, 12 e al cantar di l non siate sorde, Dopo diceva: Pi oltre non si va, o anime sante, senza prima il dolore del fuoco (che purifichi l'anima dal peccato): entrate in esso, e prestare orecchio al canto che udrete al di l di esso (alla voce dell'angelo, che vi guider per uscirne), ci disse come noi li fummo presso; per ch'io divenni tal, quando lo 'ntesi, 15 qual colui che ne la fossa messo. questo ci disse, quando gli fummo vicini; ed io quando lo intesi, ebbi paura come il condannato messo alla fossa. In su le man commesse mi protesi, guardando il foco e imaginando forte 18 umani corpi gi veduti accesi. Protesi le mani in alto, per accettar quel fuoco, ma chiaramente ricordai altri corpi gi veduti accesi. Volsersi verso me le buone scorte; e Virgilio mi disse: Figliuol mio, 21 qui pu esser tormento, ma non morte. Le mie buone scorte si volsero verso di me; e Virgilio disse: Figliol mio, qui puoi trovar tormento, ma non morte. Il "fuoco eterno" non eternamente brucia, detto "eterno", perch eterno esiste sulla Scala Evolutiva della vita universale, dove anime entrano ed escono purificate. Con le sue parole, Virgilio incoraggiava Dante a non ritrarsi, ma a ritornare a nascere nel "fuoco" delle umane esperienze. Ricorditi, ricorditi! E se io sovresso Geron ti guidai salvo, 24 che far ora presso pi a Dio? Ricordati, ricordati! E come io entrai per te nel fuoco (della tua vita) e per salvarti mi servii di Gerione, cosa pensi che farei io ora che pi vicini siamo a Dio? Credi per certo che se dentro a l'alvo di questa fiamma stessi ben mille anni, 27 non ti potrebbe far d'un capel calvo. Stai pur certo che, se nel cuore di queste fiamme tu restassi

pi di mille anni, neanche un capello ti verrebbe bruciato. E se tu forse credi ch'io t'inganni, fatti ver lei, e fatti far credenza 30 con le tue mani al lembo d'i tuoi panni. E se credi ch'io t'inganni, avvicinati ad esse e per credere, prendi con le mani un lembo dei tuoi panni (e mettilo in quel fuoco). Virgilio invitava Dante a rinascere in nuova esperienza di vita umana, ad andare incontro alla morte e incontro ad altra nascita, poich ci lo avrebbe aiutato a procedere pi in fretta verso il Divino Traguardo, ma egli aveva paura di quel fuoco di fronte al quale aveva gi ritirato le mani. Pon gi omai, pon gi ogni temenza; volgiti in qua e vieni: entra sicuro! 33 E io pur fermo e contra coscenza. Poni gi ogni paura; volgiti in qua: entra sicuro! E io restavo immobile contro la stessa voce della mia coscienza (che mi diceva di seguire il saggio consiglio del mio maestro). Quando mi vide star pur fermo e duro, turbato un poco disse: Or vedi, figlio: 36 tra Batrice e te questo muro. Quando mi vide restare fermo e duramente immobile (di fronte alle alte fiamme), un p turbato egli soggiunse:Or vedi, figliolo: tra te e Beatrice sta questo muro di fuoco. Come al nome di Tisbe aperse il ciglio Piramo in su la morte, e riguardolla, 39 allor che 'l gelso divent vermiglio; Come Priamo, nel suicidarsi, al nome di Tisbe apr gli occhi, e la guard, allorch il gelso (sotto cui per lei si uccise), si color del suo sangue vermiglio; cos, la mia durezza fatta solla, mi volsi al savio duca, udendo il nome 42 che ne la mente sempre mi rampolla. cos, la mia fermezza divenne accondiscendenza, mi volsi a Virgilio udendo il nome che mi ritorna sempre alla memoria. Ond'ei croll la fronte e disse: Come! volenci star di qua?; indi sorrise 45 come al fanciul si fa ch' vinto al pome. Egli scroll la fronte e disse: Come! potevi ancor voler restare qui?; quindi mi sorrise, come si sorride ad un bimbo che tende le manine per cogliere un frutto. Poi dentro al foco innanzi mi si mise, pregando Stazio che venisse retro, 48 che pria per lunga strada ci divise. Poi egli entr davanti a me nel fuoco (di quella vita), pregando Stazio di seguirci, poich per tanto tempo ci aveva divisi (essendo egli stato ammesso a far parte della Suprema Corte del Paradiso). S com' fui dentro, in un bogliente vetro gittato mi sarei per rinfrescarmi, 51 tant'era ivi lo 'ncendio sanza metro. Quando fui nel fuoco (del tumulto doloroso di quella vita), fu tanto intenso l'ardore che, per rinfrescarmi, mi sarei gettato in una sfera ardente. Lo dolce padre mio, per confortarmi, pur di Beatrice ragionando andava, 54 dicendo: Li occhi suoi gi veder parmi. Il dolce padre, per farmi coraggio, mi parlava di Beatrice, dicendo: Mi pare gi di vedere i suoi occhi lucenti. Guidavaci una voce che cantava di l; e noi, attenti pur a lei,

57 venimmo fuor l ove si montava. Una divina voce ci guidava e cantava dolcemente (in quel dolore), e poich noi eravamo intenti ad ascoltarla (quale richiesta d'aiuto proveniente dal Cielo), potemmo pi presto giungere alla fine di quel fuoco, verso l'ascesa. 'Venite, benedicti Patris mei', son dentro a un lume che l era, 60 tal che mi vinse e guardar nol potei. 'Venite, Benedetti dal Padre mio', disse, ed era cos splendente, che non potetti alzare verso di lui il mio sguardo e non lo vidi. Quella triste esperienza di vita era stata superata, il passaggio per quel "muro di fuoco" era stato rapido quanto doloroso e, ormai purificati, furono chiamati dall'Angelo con le parole di Ges: "Benedetti da Dio". Lo sol sen va, soggiunse, e vien la sera; non v'arrestate, ma studiate il passo, 63 mentre che l'occidente non si annera. Il sole se ne va, soggiunse l'Angelo, e viene la sera; non vi arrestate, badate al passo, finch l'occidente non si annera. La vita si svolge in un alternarsi di positivo e negativo, albe e tramonti, fra onde di Bene e onde di Male. Nell'alternarsi continuo, quando l'onda negativa avanza, non c' posto per il positivo e sul monte dell'esistenza, quando regna il negativo dell'energia notturna, quasi impossibile procedere verso l'ascesa evolutiva. Dritta salia la via per entro 'l sasso verso tal parte ch'io toglieva i raggi 66 dinanzi a me del sol ch'era gi basso. La via della vita (che porta dalla Terra al Cielo), saliva dritta per il pianeta Terra ("per dentro il sasso", che simile ad un sasso nell'energia del Cosmo) verso tal parte io annullavo, proiettando l'ombra davanti a me, i raggi del sole, che era ormai basso sull'orizzonte. E di pochi scaglion levammo i saggi, che 'l sol corcar, per l'ombra che si spense, 69 sentimmo dietro e io e li miei saggi. Facemmo appena in tempo a salire pochi gradini, che io e i miei poeti ci accorgemmo che il sole era tramontato, la mia ombra si era spenta. E pria che 'n tutte le sue parti immense fosse orizzonte fatto d'uno aspetto, 72 e notte avesse tutte sue dispense, E prima che la notte col suo immenso aspetto fosse tutta color bruno, e avesse tutte le concessioni datele dalla natura, ciascun di noi d'un grado fece letto; ch la natura del monte ci affranse 75 la possa del salir pi e 'l diletto. ciascuno di noi si distese su un gradino; anche perch le forze negative dell'energia della notte ci tolsero il piacere di salire. Quali si stanno ruminando manse le capre, state rapide e proterve 78 sovra le cime avante che sien pranse, Cos come le capre stanno a ruminare tranquille, protese sulle cime prima che siano sazie, tacite a l'ombra, mentre che 'l sol ferve, guardate dal pastor, che 'n su la verga 81 poggiato s' e lor di posa serve; e tacite all'ombra, mentre brucia il sole, sono guardate dal

pastore che poggiato sul bastone e garantisce il loro riposo; e quale il mandran che fori alberga, lungo il pecuglio suo queto pernotta, 84 guardando perch fiera non lo sperga; e come il mandriano che riposa fuori all'aperto, vicino al proprio gregge, badando che una fiera non lo disperda; tali eravamo tutti e tre allotta, io come capra, ed ei come pastori, 87 fasciati quinci e quindi d'alta grotta. cos eravamo allora tutti tre, io come capra e loro come pastori, al riparo delle due pareti. Poco parer potea l del di fori; ma, per quel poco, vedea io le stelle 90 di lor solere e pi chiare e maggiori. Poco io potevo guardare di fuori (da dentro la roccia); ma, per quel poco che vedevo, notavo che le stelle parevano pi grandi e pi lucenti del solito. S ruminando e s mirando in quelle, mi prese il sonno; il sonno che sovente, 93 anzi che 'l fatto sia, sa le novelle. Cos guardando e ruminando nella mente, mi prese il sonno; sonno che sovente premonitore. Ne l'ora, credo, che de l'orente, prima raggi nel monte Citerea, 96 che di foco d'amor par sempre ardente, Nell'ora in cui si leva dalla parte d'Oriente Citerea (il pianeta Venere) e che appare sempre di fuoco ardente come la dea dell'Amore, giovane e bella in sogno mi parea donna vedere andar per una landa 99 cogliendo fiori; e cantando dicea: vidi in sogno una giovane e bella donna che andava per una distesa di prati cogliendo dei fiori e che cantando diceva: Sappia qualunque il mio nome dimanda ch'i' mi son Lia, e vo movendo intorno 102 le belle mani a farmi una ghirlanda. Se qualcuno volesse sapere il mio nome io sono Lia, e vado muovendo intorno le belle mani per farmi una ghirlanda. Lia opera solo per s. Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno; ma mia suora Rachel mai non si smaga 105 dal suo miraglio, e siede tutto giorno. Per piacermi allo specchio, qui mi adorno, ma mia sorella Rachele mai non si scuote dal suo specchio, e siede tutto il giorno. Anche Rachele vive per s stessa. Ell' d'i suoi belli occhi veder vaga com'io de l'addornarmi con le mani; 108 lei lo vedere, e me l'ovrare appaga. Ella desiderosa soltanto di guardare i suoi begli occhi come sono io desiderosa soltanto di adornarmi con le mie belle mani; a lei il vedere a me l'operare appaga. E` evidente che entrambe rappresentano l'esaltazione dell'io nel mondo umano. Infatti, delle due sorelle, l'una si muove solo per s stessa, e l'altra, allo specchio, ammira solo s stessa. E` questo il mondo dell'Ego; per cui "al di fuori di me non c' nessuno". E` questa la corta vista dell'intelletto umano nelle opere: "io, soltanto io". E gi per li splendori antelucani,

che tanto a' pellegrin surgon pi grati, 111 quanto, tornando, albergan men lontani, E gi, per gli splendori che precedono l'alba, e che ai pellegrini sorgono graditi, quanto pi, tornando, si avvicinano alla patria, le tenebre fuggan da tutti lati, e 'l sonno mio con esse; ond'io leva'mi, 114 veggendo i gran maestri gi levati. le tenebre fuggivano da tutti i lati, e il sogno mio con esse; onde io mi alzai, vedendo i miei maestri gi levati. Il sogno che fugge col negativo delle tenebre, alle prime luci dell'alba, rafforza il concetto che le due sorelle rappresentino la matrice degli errori umani: "io e soltanto io". Quel dolce pome che per tanti rami cercando va la cura de' mortali, 117 oggi porr in pace le tue fami. Quel dolce frutto che per tante strade del mondo viene ricordato dai mortali, oggi potr soddisfare i tuoi desideri. Virgilio inverso me queste cotali parole us; e mai non furo strenne 120 che fosser di piacere a queste iguali. Virgilio disse a me queste parole; ed io non ebbi mai gioie cos grandi che fossero uguali a queste. Tanto voler sopra voler mi venne de l'esser s, ch'ad ogne passo poi 123 al volo mi sentia crescer le penne. Al mio volere (di superare gli ultimi gradini dopo il sogno all'aperto e al bagno nel fuoco) si aggiunse altro volere (ancor pi grande) mi sentivo leggero sempre pi, che ad ogni passo mi sembrava che mi stessero per crescere le penne per volare. Come la scala tutta sotto noi fu corsa e fummo in su 'l grado superno, 126 in me ficc Virgilio li occhi suoi, Come la scala fu tutta percorsa e giungemmo all'ultimo ripiano, Virgilio mi guard profondamente, e disse: Il temporal foco e l'etterno veduto hai, figlio; e se' venuto in parte 129 dov'io per me pi oltre non discerno. e disse: Il fuoco temporale e l'eterno esistere hai veduto, figlio, e sei venuto in parte dove io pi oltre non posso guidarti ("non discerno"). Tratto t'ho qui con ingegno e con arte; lo tuo piacere omai prendi per duce; 132 fuor se' de l'erte vie, fuor se' de l'arte. Ti ho tratto fin qui con ingegno e con arte (per non farti cader nell'altrui male); prendi ora per guida ci che ti piace; fuori sei dai pericoli, fuori dall'arte (di doverti preservare dal peccato, poich gi sei maturo). Vedi lo sol che 'n fronte ti riluce; vedi l'erbette, i fiori e li arbuscelli 135 che qui la terra sol da s produce. Vedi il sole che in fronte ti riluce; vedi l'erbetta, i fiori e gli arboscelli, che qui la terra sol da s produce. Mentre che vegnan lieti li occhi belli che, lagrimando, a te venir mi fenno, 138 seder ti puoi e puoi andar tra elli. Incontro ti verranno gli occhi belli, che, lacrimando, mi spinsero da te, sedere ti puoi (tra i fiori) e puoi andar tra quelli.

Non aspettar mio dir pi n mio cenno; libero, dritto e sano tuo arbitrio, e fallo fora non fare a suo senno: 142 per ch'io te sovra te corono e mitrio. Non aspettar n il dire, n il cenno mio; libero e sano il tuo arbitrio, e sarebbe errore non operare secondo volont: ed il mio amore gi ti corona a Dio. Virgilio dice Il Dante che la sua volont ormai libera dal peccato, volta verso la rettitudine e purificata, che sarebbe errore non assecondarla ("fare a suo senno"). "Per la qual cosa, io ti costituisco signore e maestro di te stesso", gli dice Virgilio nel commiato definitivo. Egli lo lascer, quando apparir Beatrice. Dante lo cercher tre volte con lo sguardo; la prima, lo vedr sorridere; la seconda, vedr in lui l'amico, non pi il maestro; la terza volta, quando pi che mai di lui avr bisogno, i suoi occhi non lo troveranno. Questo pu accadere sul cammino della vita. Quando pi impervio appare il cammino, pi si sentir la mancanza dell'aiuto divino. Questo forse bene che accada, poich necessario che l'uomo, seguendo i saggi insegnamenti, sia in grado di operare da solo.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXVIII nel libero commento di Giovanna Viva La foresta e il fiume Lete - Matelda spiega a Dante l'origine del vento, la virt generativa e la natura dei due fiumi, il Lete e l'Euno Vago gi di cercar dentro e dintorno la divina foresta spessa e viva,

3 ch'a li occhi temperava il novo giorno, Desideroso di scoprire dentro e d'intorno la divina foresta viva di anime vegetali, che di bei colori agli occhi raddolcivano il nuovo giorno, sanza pi aspettar, lasciai la riva, prendendo la campagna lento lento 6 su per lo suol che d'ogne parte auliva. senza attendere oltre, lasciai la riva (che confinava col nuovo stato evolutivo fin dove il mio saggio e buon maestro mi aveva accompagnato), e mi inoltrai lento per la campagna lungo quel suolo che olezzava da ogni parte. Un'aura dolce, sanza mutamento avere in s, mi feria per la fronte 9 non di pi colpo che soave vento; Un'aura dolce, senza mutamento, dove anche un colpo di vento distoglieva la serenit, mi carezzava la fronte; per cui le fronde, tremolando, pronte tutte quante piegavano a la parte 12 u' la prim'ombra gitta il santo monte; per cui le foglie di quella foresta (immersa in un'atmosfera che pareva incantata), tremolavano pronte, tutte protendendosi dove il santo monte purgatoriale distendeva la prima ombra; non per dal loro esser dritto sparte tanto, che li augelletti per le cime 15 lasciasser d'operare ogne lor arte; pur se leggermente piegate, offrivano riposo agli uccelli, che in quella pace non erano disturbati dal vento; ma con piena letizia l'ore prime, cantando, ricevieno intra le foglie, 18 che tenevan bordone a le sue rime, il quale, al contrario, col suo soave stormire accompagnava l'amonia dei loro canti, tal qual di ramo in ramo si raccoglie per la pineta in su 'l lito di Chiassi, 21 quand'Eolo scilocco fuor discioglie. tale quale di ramo in ramo si raccoglie la melodia dell'ondeggiare della pineta sul litorale di Classe, quando il vento di scirocco carezza le fronde dei pini. Gi m'avean trasportato i lenti passi dentro a la selva antica tanto, ch'io 24 non potea rivedere ond'io mi 'ntrassi; I miei lenti passi mi avevano portato nell'interno della "antica selva" tanto, che io non potevo pi riconoscere il punto per il quale ero entrato; Come nell'aura morta della selva infernale tre malefiche fiere impedirono il passo di Dante, cos, in quest'aura viva, palpitante di paradisiaco preludio, un benefico fiume gli sbarrava il passaggio. non potea rivedere ond'io mi 'ntrassi - v. 24 Gli uomini della Terra, passo per passo, secolo dopo secolo, si sono tanto allontanati dalla Verit, che non riconoscono pi il punto da cui entrarono nel mondo del pianto. La dimenticanza, proveniente dalla negativit della vita umana, ha spento, negli uomini, il ricordo del dolce antico "Paradiso Terrestre", che la Potenza Divina aveva inizialmente creato affinch gli uomini vi vivessero in pace. Ma del Paradiso terrestre essi hanno fatto un inferno, dove ogni uomo, simile a tizzone ardente, alimenta il fuoco in cui esso stesso brucia.

ed ecco pi andar mi tolse un rio, che 'nver' sinistra con sue picciole onde 27 piegava l'erba che 'n sua ripa usco. ed ecco che un rio mi viet il passo, le sue piccole onde, scorrendo verso il lato sinistro, piegavano l'erba che usciva dalla riva. Tutte l'acque che son di qua pi monde, parrieno avere in s mistura alcuna, 30 verso di quella, che nulla nasconde, Tutte le acque terrestri pi pure, in confronto alla sua purezza, sarebbero apparse tinte da misture, avvegna che si mova bruna bruna sotto l'ombra perpeta, che mai 33 raggiar non lascia sole ivi n luna. essa ondeggiava e pareva bruna sotto quell'ombra che la copriva, e non faceva passare n il positivo dei raggi del sole, n il negativo del chiarore lunare. Coi pi ristretti e con li occhi passai di l dal fiumicello, per mirare 36 la gran varazion d'i freschi mai; Pertanto, io mi fermai su quella riva e volli guardare oltre il fiumicello, per ammirare la grande varietdi rami fioriti nel mese di maggio ("freschi mai". e l m'apparve, s com'elli appare subitamente cosa che disvia 39 per maraviglia tutto altro pensare, e l m'apparve, come appare all'improvviso una cosa che disvia per meraviglia ogni altro pensiero, una donna soletta che si gia e cantando e scegliendo fior da fiore 42 ond'era pinta tutta la sua via. una donna soletta che andava cantando e scegliendo dei fiori di cui la sua via era tutta variopinta. Deh, bella donna, che a' raggi d'amore ti scaldi, s'i' vo' credere a' sembianti 45 che soglion esser testimon del core, Deh, bella donna, che ai raggi del sole ti scaldi, se io voglio credere alle tue sembianze che sogliono essere testimoni del cuore, vegnati in voglia di trarreti avanti, diss'io a lei, verso questa rivera, 48 tanto ch'io possa intender che tu canti. vogliti trarti pi avanti, dissi io a lei, verso questa riva, tanto che io possa intendere le tue parole. Tu mi fai rimembrar dove e qual era Proserpina nel tempo che perdette 51 la madre lei, ed ella primavera. Tu mi fai ricordare Proserpina, quando (rapita da Plutone) perdette il canto della primavera di sua vita, e sua madre perdette lei. Come si volge, con le piante strette a terra e intra s, donna che balli, 54 e piede innanzi piede a pena mette, Come si gira, donna che balli, e si muove a passi leggeri, volsesi in su i vermigli e in su i gialli fioretti verso me, non altrimenti 57 che vergine che li occhi onesti avvalli; rivolse in su i fiori rossi e i fiori gialli (simbolo del positivo nell'energia dei colori) verso di me, come fa una giovane pura che timidamente gli occhi abbassi; e fece i prieghi miei esser contenti, s appressando s, che 'l dolce suono 60 veniva a me co' suoi intendimenti.

e assecondando la mia preghiera, mi si avvicin, cos che io potessi comprendere il significato del suo canto. Tosto che fu l dove l'erbe sono bagnate gi da l'onde del bel fiume, 63 di levar li occhi suoi mi fece dono. Quando ella fu dove I'erba bagnata dalle acque del fiume, alz gli occhi verso di me. Non credo che splendesse tanto lume sotto le ciglia a Venere, trafitta 66 dal figlio fuor di tutto suo costume. Non credo che splendesse tanta luce sotto le ciglia di Venere, quando venne colpita dagli strali di Cupido (e s'innamor di Adone) senza volerlo. Ella ridea da l'altra riva dritta, trattando pi color con le sue mani, 69 che l'alta terra sanza seme gitta. Ella rideva ritta sul fiumicello, recando nelle mani i fiori che la terra del Paradiso Terrestre produce spontaneamente. La donna stringeva nelle mani quei fiori, che in quel luogo benefico crescevano, al pari della vegetazione tutta, che rigogliosamente prolifica nei superiori pianeti con l'aiuto del sole, e non dell'opera umana. Lo stesso avveniva sulla Terra, quando la pena del lavoro dei campi non era ancora conosciuta dall'uomo terrestre. Tre passi ci facea il fiume lontani; ma Elesponto, l 've pass Serse, 72 ancora freno a tutti orgogli umani, Il fiume ci separava di soli tre passi; ma (a me sembrava distante) pi del mare Ellesponto, l dove pass Serse, che non ebbe alcun freno all'orgoglio umano (che spinge alla battaglia), Serse, re di Persia, fece costruire un ponte di barche per la famosa spedizione contro la Grecia. pi odio da Leandro non sofferse per mareggiare intra Sesto e Abido, 75 che quel da me perch'allor non s'aperse. di pi non dovette odiare l'Ellesponto Leandro per il forte ondeggiare tra Sesto e Abido (neanche quando, per attraversarlo continuamente, per raggiungere Ero, alla fine vi anneg), di quanto odio sofferse da me quel rio che mi separava da Matelda. Voi siete nuovi, e forse perch'io rido, cominci ella, in questo luogo eletto 78 a l'umana natura per suo nido, maravigliando tienvi alcun sospetto; ma luce rende il salmo Delectasti, 81 che puote disnebbiar vostro intelletto. E tu che se' dinanzi e mi pregasti, d s'altro vuoli udir; ch'i' venni presta 84 ad ogne tua question tanto che basti. Voi siete nuovi, e forse e forse vi meraviglierete del mio riso, disse ella, in questo luogo eletto, un giorno, a nido della natura umana, ma luce vi far il salmo Delectasti, che potr togliere dal dubbio il vostro intelletto. E tu che mi sei d'avanti e mi pregasti, dimmi se vuoi sapere altro; poich io venni subito al tuo invito e posso delucidarti finch a te basti. Il salmo Delectasti esalta l'Opera Divina: "Loder il Signore

con tutto il cuore, nel Consiglio dei retti e nelle adunanze. Grandi sono le opere del Signore, da studiarsi da quanti se ne compiacciono. Splendore e maest la Sua Opera e la Sua Giustizia rimane in eterno". Se la Giustizia di Dio rimane in eterno, il luogo infernale ritorner ad essere il Paradiso Terrestre di un tempo felice. L'acqua, diss'io, e 'l suon de la foresta impugnan dentro a me novella fede 87 di cosa ch'io udi' contraria a questa. L'acqua, dissi io, e il vento ("suon de la foresta") contraddicono la recente credenza ("novella fede") di cosa che io udii contraria a questa (Stazio, nel Canto XXI - v. 43, gli aveva detto che oltre le porte del Purgatorio non si hanno alterazioni atmosferiche). Ond'ella: Io dicer come procede per sua cagion ci ch'ammirar ti face, 90 e purgher la nebbia che ti fiede. E lei: Io ti dir come qui nasce la vita spontaneamente e come questo succede, e liberer la tua mente dalla nebbia che la offusca. Lo sommo Ben, che solo esso a s piace, f l'uom buono e a bene, e questo loco 93 diede per arr'a lui d'etterna pace. Il sommo Bene, che in s stesso perfetto, cre l'uomo buono e rivolto al bene, e gli don questo pianeta, dove egli avrebbe vissuto nell'eterna pace. Per sua difalta qui dimor poco; per sua difalta in pianto e in affanno 96 cambi onesto riso e dolce gioco. Per i suoi errori l'uomo qui dimor poco; e mut in sofferenza e in pianto la tranquillit della sua vita. L'energia malefica, emanata dall'uomo nel suo male operare, venne assorbita dal suo pianeta, il quale una cellula nell'astrofisico dell'immenso Macrocosmo, e pertanto assorbe per sua natura l'energia vitale emanata dai suoi "enzimi" uomini. Perch 'l turbar che sotto da s fanno l'essalazion de l'acqua e de la terra, 99 che quanto posson dietro al calor vanno, Le perturbazioni interne, assorbite dalla Terra durante il tristo vivere umano, vengono esaltate dall'acqua e dalla terra, e pertanto assorbite dal calore del sole, a l'uomo non facesse alcuna guerra, questo monte salo verso 'l ciel tanto, 102 e libero n' d'indi ove si serra. se l'uomo non facesse alcuna guerra (vivendo in amor fraterno), questo monte purgatoriale (di energia benefica) salirebbe verso il cielo, libero oltre i confini nei quali il suo male lo racchiude. Or perch in circuito tutto quanto l'aere si volge con la prima volta, 105 se non li rotto il cerchio d'alcun canto, Ora poich in circuito il Tutto gira in eterno come nel principio della Creazione, se non gli viene rotto dalla disarmonia nessun canto, in questa altezza ch' tutta disciolta ne l'aere vivo, tal moto percuote, 108 e fa sonar la selva perch' folta; in questo aere puro del Paradiso Terrestre, equilibrato da Amore, tale circuito percuote e fa risuonare tutta la selva folta (di anime in evoluzione);

e la percossa pianta tanto puote, che de la sua virtute l'aura impregna, 111 e quella poi, girando, intorno scuote; cos la pianta, percossa da benefica forza vitalizzante, tanta forza acquista che della sua potenza impregna l'aria, poi, alitando intorno, scuote sopra la vicina vegetazione la sua forza energetica vitalizzante; e l'altra terra, secondo ch' degna per s e per suo ciel, concepe e figlia 114 di diverse virt diverse legna. e l'altra terra vicina, secondo la forza vitale che in s racchiude, e secondo la forza che racchiude il suo ambiente vicino (e che dall'energia solare assorbe la specie qualitativa), concepisce spontaneamente e, spontaneamente, produce, diverse piante di diverse qualit. Non parrebbe di l poi maraviglia, udito questo, quando alcuna pianta 117 sanza seme palese vi s'appiglia. Non parrebbe di l gran meraviglia, udito questo, quando ciascuna pianta, senza seme palese, attecchisce. E saper dei che la campagna santa dove tu se', d'ogne semenza piena, 120 e frutto ha in s che di l non si schianta. Devi sapere che la campagna santa dove tu sei ora, piena (nell'aria) di ogni sementa, e frutto ha in s che di l (nel mondo del male), non si trova. L'acqua che vedi non surge di vena che ristori vapor che gel converta, 123 come fiume ch'acquista e perde lena; L'acqua, che vedi, non sorge da vapori condensati dal freddo, n come quella dei fiumi, che ora acquista ed ora perde la forza; ma esce di fontana salda e certa, che tanto dal voler di Dio riprende, 126 quant'ella versa da due parti aperta. ma scaturisce da fonte (solare) eterna ed immutabile, che dal volere di Dio acquista tanta acqua quanta ne riversa da due parti. Scaturisce da fonte solare come quella offerta da Ges alla samaritana che attingeva l'acqua dal pozzo. Egli porse alla donna una ciotola vuota, che sotto agli occhi attoniti di lei, si riempi e trabocc di acqua. Da questa parte con virt discende che toglie altrui memoria del peccato; 129 da l'altra d'ogne ben fatto la rende. Quinci Let; cos da l'altro lato Eno si chiama, e non adopra 132 se quinci e quindi pria non gustato: Da una parte, la fonte solare discende con il potere di togliere all'uomo ogni ricordo del peccato; dall'altra ha il potere di ricordare il bene. Questa fonte si chiama Let (dal greco "Lthe=dimenticanza"); dall'altro lato, si chiama Euno (dal greco: "Eunos=memoria"), e non produce il suo effetto se non gustata da entrambe le parti: La prima fonte toglie all'uomo ogni ricordo del peccato delle vite passate, affinch l'uomo liberamente viva le sue esperienze evolutive, come fossero nuove, come se egli fosse nato sulla Terra per la prima volta. La seconda fonte di energia (qui presentata come acqua) inonda l'uomo del suo

scorrere benefico, quando, giunto alla riva del Celeste Traguardo, potr liberamente ricordare, consapevole ormai di essere eterna scintilla divina, nell'eternit della Vita. a tutti altri sapori esto di sopra. E avvegna ch'assai possa esser sazia 135 la sete tua perch'io pi non ti scuopra, a tutti gli altri sapori, quest'acqua al di sopra. E avviene che essa sazi la tua sete di sapere al punto che io non debba pi svelarti altre verit, darotti un corollario ancor per grazia; n credo che 'l mio dir ti sia men caro, 138 se oltre promession teco si spazia. ti offrir un corollario per grazia; e non credo che il mio dire ti sia meno gradito, per il fatto che si spazia oltre la tua richiesta. Quelli ch'anticamente poetaro l'et de l'oro e suo stato felice, 141 forse in Parnaso esto loco sognaro. Coloro che anticamente poetarono, profetizzando l'et dell'oro, forse la sperarono nel Parnaso (per l'impossibilit della sua residenza in Terra). Qui fu innocente l'umana radice; qui primavera sempre e ogne frutto; 144 nettare questo di che ciascun dice. Qui fu innocente l'umana radice; qui sempre primavera e ogni frutto il nettare degli dei (la felicit) di cui ciascuno parla. Io mi rivolsi 'n dietro allora tutto a' miei poeti, e vidi che con riso udito avean l'ultimo costrutto; 148 poi a la bella donna torna' il viso. lo allora mi rivolsi indietro ai miei poeti, e vidi che con un sorriso avevano udito l'ultima parte del discorso; poi, alla bella donna mi rivolsi ancora.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXIX nel libero commento di Giovanna Viva Lungo le rive del Lete - la luce e il canto - la mirabile processione, i sette candelabri e seniori i quattro animali, il carro e il grifone, i sette personaggi - tuono e fermata del corteo Cantando come donna innamorata, contin col fin di sue parole: 3 'Beati quorum tecta sunt peccata!' Cantando come fosse innamorata, la bella donna chiuse il suo canto con le parole: 'Beati coloro che sono senza peccato!' (Salmo 32:1). E come ninfe che si givan sole per le salvatiche ombre, disando 6 qual di veder, qual di fuggir lo sole, E come le ninfe, che vagano sole per le selvatiche ombre dei boschi, desiderando or di vedere, or di fuggire il sole, allor si mosse contra 'l fiume, andando su per la riva; e io pari di lei, 9 picciol passo con picciol seguitando. cos ella si volse verso il fiume, proseguendo lungo la riva; dove io come lei, a piccoli passi presi a seguirla. Non eran cento tra' suoi passi e' miei, quando le ripe igualmente dier volta, 12 per modo ch'a levante mi rendei. Ciascuno di noi non aveva fatto ancora cinquanta passi, quando le rive del ruscello svoltarono, in modo tale che io mi ritrovai di nuovo rivolto a levante (verso il nostro punto di partenza). N ancor fu cos nostra via molta, quando la donna tutta a me si torse, 15 dicendo: Frate mio, guarda e ascolta. Non procedemmo molto in questa direzione, quando la donna mi si rivolse, dicendo: Fratello mio, guarda e ascolta. Ed ecco un lustro sbito trascorse da tutte parti per la gran foresta, 18 tal che di balenar mi mise in forse. Ed ecco un bagliore improvviso da tutte le parti attraversar la foresta, in modo tale che mi fece dubitare che lampeggiasse. Ma perch 'l balenar, come vien, resta, e quel, durando, pi e pi splendeva, 21 nel mio pensier dicea: 'Che cosa questa?' Quello splendore, restava fermo nel cielo (al contrario del lampo), e sempre pi risplendeva, mentre io mi chiedevo: 'Che cosa questa?' E una melodia dolce correva per l'aere luminoso; onde buon zelo 24 mi f riprender l'ardimento d'Eva, E una melodia si spandeva nell'aere luminoso; per cui fui indotto al giusto sdegno di biasimare l'ardire di Eva, che l dove ubidia la terra e 'l cielo, femmina, sola e pur test formata, 27 non sofferse di star sotto alcun velo; poich l, dove la Terra e il Cielo ubbidivano (al Divino Equilibrio), ella, femmina sola, creata da poco, (e nella perfezione, quindi, dei superiori valori della vita), non sopport di stare sotto alcuna legge limitativa ("alcun velo");

sotto 'l qual se divota fosse stata, avrei quelle ineffabili delizie 30 sentite prima e pi lunga fata. sotto la quale, se (Eva, come umanit) fosse rimasta (non avesse errato nel cogliere dall'albero della Scienza il malefico frutto distruttivo), io (come ogni uomo della Terra), avrei goduto della felicit (consentita nei paradisiaci pianeti superiori) prima e per pi lungo tempo. Mentr'io m'andava tra tante primizie de l'etterno piacer tutto sospeso, 33 e disioso ancora a pi letizie, Mentre io procedevo tutto incantato da tanti anticipi ("primizie") dell'eterna beatitudine, e desideroso di maggiori gioie, dinanzi a noi, tal quale un foco acceso, ci si f l'aere sotto i verdi rami; 36 e 'l dolce suon per canti era gi inteso. vidi l'aria dinanzi a noi, sotto i verdi rami, rosseggiante come fuoco acceso, mentre la melodia di una dolce canzone si spandeva d'intorno. O sacrosante Vergini, se fami, freddi o vigilie mai per voi soffersi, 39 cagion mi sprona ch'io merc vi chiami. O sacrosante Vergini del Cielo, il ricordo della ispirazione da voi elargitami, allora che io soffersi freddi, fami e vigilie, mi sprona a chiedere ancora il vostro aiuto. Or convien che Elicona per me versi, e Urane m'aiuti col suo coro 42 forti cose a pensar mettere in versi. Ora, necessario che il monte Elicona (sede delle Muse) inondi la mia mente (della limpidezza delle sue sorgenti), e che Urania (dea del cielo stellato), mi aiuti con le compagne a pensare e a mettere in versi grandi cose. Poco pi oltre, sette alberi d'oro falsava nel parere il lungo tratto 45 del mezzo ch'era ancor tra noi e loro; Poco pi avanti del punto in cui eravamo, il lungo tratto intermedio tra noi e gli oggetti visibili mi fece erroneamente vedere sette alberi d'oro; ma quand'i' fui s presso di lor fatto, che l'obietto comun, che 'l senso inganna, 48 non perdea per distanza alcun suo atto, ma quando mi fui avvicinato, tanto che la loro figura che pu ingannare i sensi, non perdeva a causa della distanza alcuno dei suoi modi reali di essere, la virt ch'a ragion discorso ammanna, s com'elli eran candelabri apprese, 51 e ne le voci del cantare 'Osanna'. la facolt che fornisce alla ragione elementi di giudizio percep che non erano alberi, ma candelabri e che le voci cantavano 'Osanna'. Le sette fiamme che, precedendo il corteo, illuminavano la via, simboleggiano le sette Coscienze, illuminanti la via della Vita (Scala dell'Evoluzione). Di sopra fiammeggiava il bello arnese pi chiaro assai che luna per sereno 54 di mezza notte nel suo mezzo mese. Di sopra fiammeggiava, alto e immenso, un carro di luce, pi chiaro assai della luna nella mezzanotte del plenilunio. Io mi rivolsi d'ammirazion pieno al buon Virgilio, ed esso mi rispuose 57 con vista carca di stupor non meno.

lo mi rivolsi estasiato al buon Virgilio, e anch'egli mi apparve ammirato e sorpreso. Indi rendei l'aspetto a l'alte cose che si movieno incontr'a noi s tardi, 60 che foran vinte da novelle spose. Quindi, rivolsi nuovamente lo sguardo a quelle cose straordinarie che avanzavano verso di noi cos lentamente, che sarebbero state vinte da novelle spose (che sogliono avanzare a lento passo, nel corteo nuziale). La donna mi sgrid: Perch pur ardi s ne l'affetto de le vive luci, 63 e ci che vien di retro a lor non guardi? La donna mi grid (dall'altra riva): Perch t'interessi tanto dell'aspetto delle luci, e non guardi cosa viene dietro a loro? Genti vid'io allor, come a lor duci, venire appresso, vestite di bianco; 66 e tal candor di qua gi mai non fuci. Vidi allora, come a guida dei candelabri, venire dietro una schiera di vestiti di bianco, di una bianchezza tale che mai quaggi si vide l'eguale. L'acqua imprendea dal sinistro fianco, e rendea me la mia sinistra costa, 69 s'io riguardava in lei, come specchio anco. L'acqua (del Let) si accendeva di quelle luci alla mia sinistra, e mi rimandava l'immagine del mio fianco, come fosse stato uno specchio. Quand'io da la mia riva ebbi tal posta, che solo il fiume mi facea distante, 72 per veder meglio ai passi diedi sosta, Quando dal posto da me occupato, solo il fiume mi separava dalla processione extra-terrestre, per meglio vedere mi fermai, e vidi le fiammelle andar davante, lasciando dietro a s l'aere dipinto, 75 e di tratti pennelli avean sembiante; e vidi le fiamme procedere oltre, simili a stendardi, che lasciavano l'aria dipinta dalla loro scia, al par di pennellate tracciate da un pittore; s che l sopra rimanea distinto di sette liste, tutte in quei colori 78 onde fa l'arco il Sole e Delia il cinto. cos che l'aria, al di sopra del corteo, rimaneva dipinta da sette colori, con i quali il Sole forma l'arcobaleno e la Luna il suo alone di luce. Questi ostendali in dietro eran maggiori che la mia vista; e, quanto a mio avviso, 81 diece passi distavan quei di fori. Questi stendardi si elevavano tanto che io non riuscivo a vederne la fine; e, per quanto a me pareva, le due liste esterne distavano dieci passi dalle altre. Di "diece passi" del tempo extra-Terra, la Coscienza umana non percepisce la fine. Sotto cos bel ciel com'io diviso, ventiquattro seniori, a due a due, 84 coronati venien di fiordaliso. Sotto cos bel cielo come io descrivo, ventiquattro signori procedevano a due a due coronati di fiordaliso. ventiquattro seniori - v. 83 Thoth, il rivelatore della Sapienza Antica Iniziatica Egiziana, che gi nel 500 a.C. fu chiamato "il Signore del Cuore", affermava che,

dopo la morte, il cuore veniva portato al "Tribunale dei Morti" e l, in presenza di Anubis e di "Ventiquattro giudici tutelari", veniva pesato e vagliato, poich nel cuore che si palesa la Coscienza di ogni uomo. Oggi, il grande Thoth si fa risentire con espressioni pi adatte all'accresciuto quoziente mentale dell'uomo del XX secolo. Thoth ritorna a parlare, attraverso i messaggi extraterrestri, contro il grave errore del trapianto degli organi. I ventiquattro Seniori vestiti di bianco simboleggiavano i Giudici Tutelari di cui parla Thoth, gli stessi "ventiquattro" Spiriti Superiori, dei quali parlano a profusione le antiche scritture sacre, gli stessi operanti nell'Equilibrio Cosmico, che, nella Sua Perfezione, l'uomo della Terra chiama "Dio"; essi precedevano il Carro.

Tutti cantavan: Benedicta tue ne le figlie d'Adamo, e benedette 87 sieno in etterno le bellezze tue! Tutti cantavano: Benedicta tu sia fra le figlie d'Adamo, benedette siano in eterno le bellezze tue! Anche S. Giovanni Evangelista aveva veduto, come riportato in Apocalisse, ventiquattro Seniori coronati di gigli vicino ad un carro disceso dal cielo, che egli definisce "il Trono di Dio". Era questo, dunque, un corteo proveniente dall'Extra Terra, che portava sulla Terra l'amore Divino. Poscia che i fiori e l'altre fresche erbette a rimpetto di me da l'altra sponda 90 libere fuor da quelle genti elette, Dopo che l'erbetta e i fiori della riva di fronte a me furono liberi da quelle gente eletta, s come luce luce in ciel seconda, vennero appresso lor quattro animali, 93 coronati ciascun di verde fronda. cos come una luce nel cielo segue ad un'altra, venivano dietro il corteo "quattro animali", coronati di verde fronda. Erano questi quattro extraterrestri, i quali, per le tute che li coprivano, apparivano, all'intendere umano, simili ad animali in forma umana, come appaiono i nostri astronauti in volo nello spazio. Di costoro Ezechiele dice: "Vidi quattro animali in forma umana, poi vidi che erano Cherubini". Ognuno era pennuto di sei ali; le penne piene d'occhi; e li occhi d'Argo, 96 se fosser vivi, sarebber cotali. "Ognuno era pennuto di sei ali": le loro tute erano provviste di pinne direzionali simili ad ali e piene di occhi; e gli occhi di Argo se veramente esistessero, sarebbero simili a quelli. In Ezechiele 1:4 e 10:20 viene descritta una identica processione. e li occhi d'Argo - v. 95 "E gli occhi erano d'Argo", cio numerosissimi anche questi come quelli di Argo che, nella Mitologia, ne ha cento. Il mito di Argo dai cento occhi nato, appunto, dagli avvistamenti dei dischi volanti, che avevano numerosi obl, che circondavano il disco ("la immensa testa di Argo"). Ed ecco, a tal proposito, come Ovidio descrive un simile "Carro", da

lui veduto: "Sono occhi cos vigili, che tali sarebbero i cento occhi d'Argo. Aveva d'oro il timone, l'asse e il cerchio delle ruote, d'argento i raggi e tutto gemmato il giogo". (Meth. I 678-747; II - 107 sgg).

A descriver lor forme pi non spargo rime, lettor; ch'altra spesa mi strigne, 99 tanto ch'a questa non posso esser largo; A descrivere le lor forme pi non spargo rime, o lettore, che altra descrizione mi aspetta, tanto che a questa, non posso prolungarmi; ma leggi Ezechel, che li dipigne come li vide da la fredda parte 102 venir con vento e con nube e con igne; ma leggi Ezechiele che li dipinge come li vide nella fredda parte del mondo, venire con vento, con nube e con fuoco. "Col vento", della saettante volocit, "con nube", fluttuante dell'alone elettromagnetico che avvolgeva l'oggetto, e "con fuoco", energia solare di cui il mezzo extraterrestre era compenetrato. e quali i troverai ne le sue carte, tali eran quivi, salvo ch'a le penne 105 Giovanni meco e da lui si diparte. cos tu li troverai nelle descrizioni di Ezechiele, esattamente come io li ho descritti, salvo che alle penne. Giovanni con me, e da lui l'argomento si diparte (si dipartir nel nuovo messaggio "della Fine dei Tempi" nell'Apocalisse). Lo spazio dentro a lor quattro contenne un carro, in su due rote, trunfale, 108 ch'al collo d'un grifon tirato venne. Nel mezzo a loro quattro veniva un carro trionfale su due ruote, che era legato al collo d'un grifone. Vari mezzi extraterrestri venivano costruiti a somiglianza dei lussuosi carri romani, per essere pi graditi ed accettati dalla piccola mente umana, e sempre nella speranza che gli uomini capissero che gli Extraterrestri ci sono amici e che vengono sul nostro pianeta da fratelli e non pervasi, come noi, dall'eterno desiderio di conquista. Essi hanno sempre scelto, come emblemi-distintivi, teste di animali; anche i romani, sia negli elmi che nelle navi, sfoggiavano ornamenti forgiati in oro e in legno raffiguranti teste di animali. Esso tendeva in s l'una e l'altra ale tra la mezzana e le tre e tre liste, 111 s ch'a nulla, fendendo, facea male. Il grifone (che apparentemente tirava il carro, era un contenitore di energia solare, che noi chiameremmo "motore") aveva le grandi ali fra le liste luminose, l'una al di qu e l'altra al di l della lista di mezzo, in modo che restavano, delle sei liste, tre a destra e tre a sinistra. Le ali erano, forse, pinne direzionali, che si alternavano ai razzi propulsori, i quali apparivano, evidentemente, come liste di fuoco o di luce, in quanto la forza propulsiva che muove i mezzi di volo extraterrestri costituita da energia solare in collaborazione con l'energia luce ("s ch'a nulla, fendendo, facea male"). Tanto salivan che non eran viste;

le membra d'oro avea quant'era uccello, 114 e bianche l'altre, di vermiglio miste. Le ali erano cos alte che non se ne vedevano le estremit (la loro altezza, quale forza propulsiva, si perdeva nell'infinito, per cui "non se ne vedeva l'estremit"). Non che Roma di carro cos bello rallegrasse Affricano, o vero Augusto, 117 ma quel del Sol saria pover con ello; Neanche Roma ebbe un carro cos bello che rallegrasse Scipione l'Africano, oppure Augusto. Lo stesso "carro del sole" sarebbe apparso povero di fronte a quello. Ecco che si evidenzia il fatto che venivano usati mezzi di volo in modo tale da riuscire graditi al piccolo intendere umano, capaci di "rallegrare" Scipione l'Africano o il grande Augusto. quel del Sol che, sviando, fu combusto per l'orazion de la Terra devota, 120 quando fu Giove arcanamente giusto. Il carro del sole era guidato da Fetonte, il quale pretese di guidarlo, ma, da inesperto guidatore, si avvicin troppo alla Terra, fu fulminato da Giove. Fetonte cadde nell'Eridano; le sorelle lo piansero a lungo, secondo mitologia, e furono tramutate in salici piangenti. Tre donne in giro da la destra rota venian danzando; l'una tanto rossa 123 ch'a pena fora dentro al foco nota; Tre donne intorno alla ruota destra (lato positivo) venivano danzando nel corteo; l'una era tanto rossa, che nel fuoco appena si sarebbe distinta; l'altr'era come se le carni e l'ossa fossero state di smeraldo fatte; 126 la terza parea neve test mossa; l'altra era come se le carni e le ossa fossero state fatte di smeraldo; la terza era tanto bianca che pareva di neve; e or parean da la bianca tratte, or da la rossa; e dal canto di questa 129 l'altre toglien l'andare e tarde e ratte. e or parevano attratte dalla bianca, or dalla rossa; e al canto di questa le altre parevano rallentare la danza. Queste tre ninfe si muovevano come una bandiera che ondeggia al vento, in un saluto fraterno proveniente dalle tre Coscienze Extraterrestri, ovvero dalle tre superiori dimensioni oltre la umana, Coscienza Planetaria, Universale e Cosmica, di cui le tre ninfe erano il simbolo. Da la sinistra quattro facean festa, in porpore vestite, dietro al modo 132 d'una di lor ch'avea tre occhi in testa. Le donne della sinistra erano quattro e tutte vestite di rosso ed una di loro aveva tre occhi sulla testa. La Coscienza umana raffigurata nel corteo fra le quattro ninfe vestite di rosso, simboleggianti il "Quaternario Inferiore" (Scala dell'Evoluzione) e pertanto, al contrario delle tre Superiori Coscienze, queste danzavano intorno alla "sinistra" ruota del carro. Una delle quattro ninfe aveva tre occhi sulla testa; era questa il simbolo della Coscienza Umana, la quale racchiude in s le tre Coscienze inferiori: Minerale, Vegetale, Animale. Le quattro ninfe, raffiguranti il "Quaternario Inferiore", sono vestite di rosso, poich viventi nel terrestre Piano

Evolutivo e pertanto, nel fuoco dell'umano dolore e nel rosso del Flegetonte che, di sangue copioso, scorre sugli inferiori pianeti. Appresso tutto il pertrattato nodo vidi due vecchi in abito dispari, 135 ma pari in atto e onesto e sodo. Appresso al gi descritto gruppo, vidi due vecchi "in abito dispari", simbolo delle due potenze opposte (polo positivo e polo negativo, che equilibrano la vita nel Bene e nel Male) in atteggiamento, entrambi, dignitoso e grave. L'un si mostrava alcun de' famigliari di quel sommo Ipocrte che natura 138 a li animali f ch'ell'ha pi cari; L'uno, nel positivo abito da guaritore, appariva uno dei seguaci (famigliari) di quel sommo Ippocrate (nato a Coo, nel 460 a.C. e morto nel 356 a.C.) che scopr il potere delle erbe, a beneficio degli uomini ("li animali ch'ell'ha pi cari"). mostrava l'altro la contraria cura con una spada lucida e aguta, 141 tal che di qua dal rio mi f paura. mostrava l'altro la contraria cura (non di guarire, ma di ferire) con una spada in mano lucente e acuta, cos che, sebbene fossi al di qua del fiume, mi fece paura. Costui, simbolo della "contraria cura", dimostrava, con la spada in mano, i malefici sentimenti che procurano la malattia. in abito dispari, ma pari in atto - v. 134-135 L'Amore, il Perdono, la Comprensione, la Pace sono i sentimenti che regolarizzano la vita nei benefici influssi richiamati dall'esterno superiore Campo di Energia Vitalizzante, che regola la buona respirazione, lo scorrere del sangue puro nell'irrorare gli organi. La pace e la concordia, anche per Ippocrate, rappresentavano la vita sana: Se l'organismo in perfetto subordinamento agli stimoli leali che gli giungono dallo Spirito Cosmico, allora esso perfettamente sintonizzato con l'energia del Superiore Campo di Forza Universale e ci costituisce la buona qualit del Campo di Forza dell'uomo. Ma se l'organismo un vibratore caotico di effetti scaturiti dalla eccessiva emotivit umana: Odio, Rancore, Ipocrisia, Egoismo, Invidia, ecc., allora la sintonia con i valori del Superiore Campo di Forza Universale notevolmente distorto e subentra la malattia. I due vecchi avevano entrambi un compito eguale: "in abito dispari, ma pari in atto". L'altro con la spada in mano il simbolo della violenza, del sangue, del disamore, di quel caotico pulsare delle cellule, che non permette l'assorbimento dell'ossigeno e degli altri elementi vitalizzanti, provenienti dal Superiore Campo Universale, che costituisce la Vita.

Poi vidi quattro in umile paruta; e di retro da tutti un vecchio solo 144 venir, dormendo, con la faccia arguta. Poi vidi quattro in umile parvenza; e dietro un vecchio solo, venir dormendo, ma con faccia arguta. I quattro simboleggianti il pianeta Terra, ovvero i quattro continenti, umiliati dal tristo vivere terreno ("in umile paruta"), erano seguiti dalla vecchia terrestre Coscienza, che

tale vivere costituiva. Questo vecchio, dormiente nella pi completa incoscienza e sconoscenza, aveva la faccia arguta, poich, la Coscienza terrestre fu creata originariamente con i perfetti attributi provenienti dal suo Creatore. E questi sette col primaio stuolo erano abitati, ma di gigli 147 dintorno al capo non facean brolo, E questi sette erano vestiti della stessa foggia ("abitati") dei ventiquattro che li precedevano, ma non avevano una ghirlanda ("brolo") di gigli in testa, anzi di rose e d'altri fior vermigli; giurato avria poco lontano aspetto 150 che tutti ardesser di sopra da' cigli. anzi di rose e di altri fiori vermigli; chi avesse guardato da molto lontano avrebbe giurato che tutti ardessero dalla fronte. Qualcosa di vermiglio era l'aspetto del sangue che dilaga nel mondo. E quando il carro a me fu a rimpetto, un tuon s'ud, e quelle genti degne parvero aver l'andar pi interdetto, 154 fermandosi ivi con le prime insegne. E quando il carro a me fu dirimpetto, si ud un tuono improvviso, e quelle genti parvero avere il divieto di andare avanti, fermandosi l con le loro insegne. Fermate (evidentemente) dal rifiuto terrestre per le manifestazioni Celesti. un tuon s'ud - v. 152 La Divina Legge Cosmica del "Libero Arbitrio" consente ampia libert di scelta sulla via da seguire, ad ogni umanit sul proprio pianeta, pertanto, quelle genti degne si arrestarono tutte in quel punto, dalle ultime alle prime insegne. In verit, tutte le manifestazioni inneggianti al Divino, quali canti, preghiere in processione per le strade, ecc., che da epoca antica sono rispettate dalla Chiesa, provengono da insegnamenti lasciati sulla Terra dai profeti d'ogni tempo. Tuttavia, lo scettico, piccolo uomo terrestre, ignora che il pensiero d'amore per l'Iddio vivente in tutto, risveglia nel nostro "io" la Divina forza della Vita. Queste manifestazioni vengono definite sciocche e puerili da chi nulla conosce della forza eterea che Spirito benefico, che tutto inonda e compenetra. Da questo Santo Spirito l'uomo avrebbe potuto ottenere tutto il Bene dell'esistenza, se non avesse, con il suo comportamento, prettamente materialistico, instaurato una impronta negativa in tutto il suo ambiente compresi gli alimenti, che vibrano delle stesse umane vibrazioni, ed egli, pur se appare incredibile, mangia e beve le vibrazioni da lui edificate e si contamina con esse. Ed ecco il "tuono", il rifiuto del Bene Divino.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it

Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXX nel libero commento di Giovanna Viva Paradiso terrestre - apparizione di Beatrice e scomparsa di Virgilio - rimprovero di Beatrice a Dante - gli angeli cantano parole di compassione per Dante - altri rimproveri di Beatrice Quando il settentron del primo cielo, che n occaso mai seppe n orto 3 n d'altra nebbia che di colpa velo, Quando il corteo (paragonato al settimo grado di Coscienza primo Cielo: Scala dell'Evoluzione), che mai conobbe il tempo finito e lo spazio limitato ("n occaso, n orto") e mai fu velato da altra nebbia (nella sua divina esistenza fuori dal tempo-spazio), e che faceva l ciascun accorto di suo dover, come 'l pi basso face 6 qual temon gira per venire a porto, dimensione, questa che in quel corteo ("l"), faceva ciascuno accorto del suo dovere (nel rispetto, cio, della Legge Cosmica del "Libero Arbitrio", che consente ampia libert di scelta nella via da seguire, ad ogni umanit nel proprio pianeta), come fa il mozzo della nave, quando gira il timone per giungere al porto, fermo s'affisse: la gente verace, venuta prima tra 'l grifone ed esso, 9 al carro volse s come a sua pace; cos, (a quel tuonante rifiuto), si arrest d'un colpo la gente verace, venuta gi prima (sulla Terra), tramite ("tra") il mezzo di comunicazione ed esso ("il settentron del primo cielo") fra Terra e Cielo, e si rivolse al Celeste Carro come alla sua pace (di fronte al frastuono del terrestre rifiuto); e un di loro, quasi da ciel messo, 'Veni, sponsa, de Libano' cantando 12 grid tre volte, e tutti li altri appresso. e uno di loro, quale Messaggero Celeste, grid tre volte cantando 'Vieni dal Libano, o Divina Sapienza' ("sponsa"), e tutti gli altri lo seguirono nel canto. Quali i beati al novissimo bando surgeran presti ognun di sua caverna,

15 la revestita voce alleluiando, Come gli uomini (predisposti al risveglio di Coscienza) al nuovo richiamo apocalittico risorgeranno dalle loro sepolcrali caverne (della ignoranza umana), cantando la Divina Gloria ("alleluiando"), cotali in su la divina basterna si levar cento, ad vocem tanti senis, 18 ministri e messaggier di vita etterna. cos sul Divino Bastione, si levarono centinaia, 'alla voce di tanto signore', Ministri e Messaggeri di Vita eterna. Tutti dicean: 'Benedictus qui venis!', e fior gittando e di sopra e dintorno, 21 'Manibus, oh, date lilia plenis!'. Tutti dicevano: 'Benedictus qui venis!', e gettando fiori da tutte le parti, 'Manibus, oh, date lilia plenis!'. "Benedetto tu che vieni nel nome del Signore" (forse, anche in questo caso, rivolte a qualcuno che sarebbe giunto a portare la parola di Verit) sono le parole con cui gli Ebrei salutarono Ges al suo ingresso in Gerusalemme. "Manibus, spargete gigli da tutte le parti" furono le parole di Anchise in onore di Marcello (Virgilio Aen VI, 883). Io vidi gi nel cominciar del giorno la parte orental tutta rosata, 24 e l'altro ciel di bel sereno addorno; Al cominciar del nuovo giorno, io vidi l'alba tutta rosata, e "l'altro cielo" (in migliore dimensione), soffuso di sereno; e la faccia del sol nascere ombrata, s che per temperanza di vapori 27 l'occhio la sostenea lunga fiata: una distonica energia velava il sole (nel nostro cielo, a causa del tuonante rifiuto verso il Celeste Messaggio), cos che io, verso quel sole ombrato da tale temperanza di vapori, potevo a lungo sostenere lo sguardo: cos dentro una nuvola di fiori che da le mani angeliche saliva 30 e ricadeva in gi dentro e di fori, cos dentro una nuvola di fiori che dalle mani degli angeli saliva e ricadeva dentro e di fuori dal carro, sovra candido vel cinta d'uliva donna m'apparve, sotto verde manto 33 vestita di color di fiamma viva. mi apparve una donna (Beatrice) sopra un candido velo cinta d'olivo, con indosso un verde manto e vestita di rosso vivo. Come erano venute sulla Terra le tre ninfe, anche questa donna veniva dall'extra Terra. E lo spirito mio, che gi cotanto tempo era stato ch'a la sua presenza 36 non era di stupor, tremando, affranto, E lo Spirito mio, che da tanto tempo da lei lontano non provava stupore, tremava affranto, E` da notare che non lui, ma il suo Spirito, il suo "io" interiore, come spesso anche a noi succede, sentiva una emozione, proveniente dalla presenza di Beatrice, che il suo "io" terreno non aveva ancora avuto il tempo di riconoscere. sanza de li occhi aver pi conoscenza, per occulta virt che da lei mosse, 39 d'antico amor sent la gran potenza. senza ancora riconoscerla fisicamente, per un potere misterioso che veniva da lei, sent la gran potenza dell'antico amore.

Tosto che ne la vista mi percosse l'alta virt che gi m'avea trafitto 42 prima ch'io fuor di perizia fosse, Quando (alla vista di Beatrice) fui sconvolto dalla forza d'amore, che gi mi aveva avvinto da giovanissimo, volsimi a la sinistra col respitto col quale il fantolin corre a la mamma 45 quando ha paura o quando elli afflitto, mi volsi con rispetto come un bambino spaventato corre alla mamma in cerca di conforto, per dicere a Virgilio: 'Men che dramma di sangue m' rimaso che non tremi: 48 conosco i segni de l'antica fiamma'. per dire a Virgilio: 'Nemmeno una goccia ("dramma") di sangue mi rimasta che non tremi: riconosco i segni dell'antico amore'. Ma Virgilio n'avea lasciati scemi di s, Virgilio dolcissimo patre, 51 Virgilio a cui per mia salute die'mi; Ma Virgilio ci aveva lasciati privi della sua presenza, Virgilio dolcissimo padre, Virgilio nel quale avevo riposto tutto me stesso; n quantunque perdeo l'antica matre, valse a le guance nette di rugiada, 54 che, lagrimando, non tornasser atre. n tutto quello che Eva ("l'antica matre") aveva perduto (le gioie del Paradiso terrestre ora in possesso di Dante) valse perch le guancie (di Dante lavate da Virgilio) con la rugiada (Canto I - v. 123-129) non tornassero a imbrattarsi ("atre") lacrimando. Dante, perch Virgilio se ne vada, non pianger anco, non pianger ancora; 57 ch pianger ti conven per altra spada. Dante, non piangere per Virgilio, non pianger anco, non piangere ancora; ch piangere dovrai per altro dolore. Cos aveva detto Beatrice, nel significato che gli errori della vita trascorsa, nella titubanza di abbracciare in pieno il Celeste Messaggio da lei rivelato, lo avrebbe costretto ad altre lacrime in vita successiva. Quasi ammiraglio che in poppa e in prora viene a veder la gente che ministra 60 per li altri legni, e a ben far l'incora; Come un ammiraglio si presenta sulla nave a guardare dall'alto la gente che lui guida e che si trova su altri mezzi, e a ben fare l'incoraggia; in su la sponda del carro sinistra, quando mi volsi al suon del nome mio, 63 che di necessit qui si registra, sulla sponda sinistra del carro, quando io mi volsi al suono del mio nome, che qui per necessit si registra, vidi la donna che pria m'appario velata sotto l'angelica festa, 66 drizzar li occhi ver' me di qua dal rio. io vidi la donna che prima mi era apparsa velata sotto l'angelica festa (della pioggia dei fiori), che mi guardava dal di l della sponda del fiume. Tutto che 'l vel che le scendea di testa, cerchiato de le fronde di Minerva, 69 non la lasciasse parer manifesta, Quantunque il velo, che le scendeva dalla testa incoronata d'ulivo, non la facesse apparire limpida alla mia vista, regalmente ne l'atto ancor proterva

contin come colui che dice 72 e 'l pi caldo parlar dietro reserva: la vidi muoversi e mi disse come colui che ha in serbo altre cose da svelare: Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice. Come degnasti d'accedere al monte? 75 non sapei tu che qui l'uom felice? Guarda e ben vedi chi sono; ben son, ben son Beatrice. Come ardisti accedere al monte? non sapevi tu che questo luogo per l'uomo felice? Li occhi mi cadder gi nel chiaro fonte; ma veggendomi in esso, i trassi a l'erba, 78 tanta vergogna mi grav la fronte. Lo sguardo mi cadde gi nel chiaro della fonte; ma specchiandomi in esso, mi ritrassi sull'erba, tanto fu profonda la vergogna, che mi appesant la fronte. Cos la madre al figlio par superba, com'ella parve a me; perch d'amaro 81 sente il sapor de la pietade acerba. Come appare superba la madre al figlio (quando nella dolcezza del grande amore si avverte maggiormente l'amarezza del rimprovero), cos apparve a me Beatrice; nel severo tono della sua voce dura e senza piet. Ella si tacque; e li angeli cantaro di subito 'In te, Domine, speravi'; 84 ma oltre 'pedes meos' non passaro. Ella tacque e gli angeli cantarono 'In te, o Signore, ho confidato'; ma oltre 'pedes meos' non proseguirono il canto. Si tratta dei primi versi del Salmo 31:1-9, e gli angeli ne cantano nove, fino alle parole 'hai posto in spazioso campo i piedi miei'. Gli angeli non proseguono il canto, lasciando evidentemente intendere che Dante non aveva usufruito di quello "spazioso campo" sul quale avrebbe dovuto, sicuro e spedito, proseguire nella Conoscenza della Verit. S come neve tra le vive travi per lo dosso d'Italia si congela, 87 soffiata e stretta da li venti schiavi, Cos come la neve che gela fra i verdi alberi degli Appennini, sotto ai venti spiranti dalla Schiavonia, poi, liquefatta, in s stessa trapela, pur che la terra che perde ombra spiri, 90 s che par foco fonder la candela; e poi, liquefatta, gocciola allo spirare dei venti africani, come il fuoco fonde la candela; cos fui sanza lagrime e sospiri anzi 'l cantar di quei che notan sempre 93 dietro a le note de li etterni giri; cos restai io senza lacrime e sospiri davanti al canto degli angeli (ai quali nulla sfugge dell'umano sentire) che essi intonano ("notan") assecondando il suono delle sfere celesti; ma poi che 'ntesi ne le dolci tempre lor compatire a me, par che se detto 96 avesser: 'Donna, perch s lo stempre?', ma quando li sentii compassionevoli per me, dire a Beatrice: 'Donna, perch lo mortifichi?', lo gel che m'era intorno al cor ristretto, spirito e acqua fessi, e con angoscia 99 de la bocca e de li occhi usc del petto. quel gelo che prima mi aveva stretto il cuore, divenne Spirito e acqua, e con un'angoscia mi uscirono dal petto lacrime e sospiri.

Ella, pur ferma in su la detta coscia del carro stando, a le sustanze pie 102 volse le sue parole cos poscia: Ella, restando ferma sul carro, rivolse le sue parole a quegli angeli pietosi cos disse: Voi vigilate ne l'etterno die, s che notte n sonno a voi non fura 105 passo che faccia il secol per sue vie; Voi vigilate nel tempo eterno, cos che a voi n notte n giorno possano incidere (come nell'umano) poich il vostro sentire va oltre i secoli; onde la mia risposta con pi cura che m'intenda colui che di l piagne, 108 perch sia colpa e duol d'una misura. perci la mia risposta con pi consapevolezza pu essere intesa da colui, che di l (dalla sua dimensione umana) piange, affinch il dolore sia commisurato con la sua colpa. Non pur per ovra de le rote magne, che drizzan ciascun seme ad alcun fine 111 secondo che le stelle son compagne, Non solo per influssi stellari, che dispongano ciascun essere a un determinato effetto, ma per larghezza di grazie divine, che s alti vapori hanno a lor piova, 114 che nostre viste l non van vicine, ma per larghezza di grazie divine, la cui origine, il nostro intendere non pu scrutare, questi fu tal ne la sua vita nova virtalmente, ch'ogne abito destro 117 fatto averebbe in lui mirabil prova. costui fu tale che, per influssi benefici (elargitigli dal Cielo), ogni abitudine virtuosa gli sarebbe calzata a perfezione. Ma tanto pi maligno e pi silvestro si fa 'l terren col mal seme e non clto, 120 quant'elli ha pi di buon vigor terrestro. Ma il vivere terrestre, si fa tanto pi maligno e selvaggio, se il seme gettato non viene curato, quanto pi egli un terreo fertile. Alcun tempo il sostenni col mio volto: mostrando li occhi giovanetti a lui, 123 meco il menava in dritta parte vlto. Per qualche tempo io lo guidai e lo sostenni con la mia bellezza: mostrando a lui la purezza della vit, che nei miei occhi giovanetti splendeva e lo attraevo verso di me sulla diritta via. S tosto come in su la soglia fui di mia seconda etade e mutai vita, 126 questi si tolse a me, e diessi altrui. Subito dopo che io giunsi alla soglia di quella vita terrena ed in seconda vita mutai la mia et evolutiva, questo si allontan da me (dal ricordo dei miei avvertimenti) e si dette altrui. Quando di carne a spirto era salita e bellezza e virt cresciuta m'era, 129 fu' io a lui men cara e men gradita; Quando in carne e spirito ero salita in superiori sfere e bellezza e virt mi si era accresciuta, fui a lui meno cara e meno gradita; e volse i passi suoi per via non vera, imagini di ben seguendo false, 132 che nulla promession rendono intera. e volse i passi suoi per via non vera, seguendo false immagini

di bene, che non mantengono mai le loro promesse. N l'impetrare ispirazion mi valse, con le quali e in sogno e altrimenti 135 lo rivocai; s poco a lui ne calse! N valsero le ispirazioni che io gli profusi sia attraverso i sogni premonitori e sia per altre vie; cos poco lui se ne cur! Tanto gi cadde, che tutti argomenti a la salute sua eran gi corti, 138 fuor che mostrarli le perdute genti. Tanto gi cadde, che tutti gli argomenti per la sua spirituale salute non furono bastanti, e fu come offrirli alle perdute genti. Per questo visitai l'uscio d'i morti e a colui che l'ha qua s condotto, 141 li prieghi miei, piangendo, furon porti. Perci io visitai l'uscio dei morti (in vita terrestre) e a colui che fin qui lo ha condotto io chiesi, piangendo, aiuto. Alto fato di Dio sarebbe rotto, se Let si passasse e tal vivanda fosse gustata sanza alcuno scotto 145 di pentimento che lagrime spanda. L'alto Fato di Dio sarebbe violato (e lui perduto), se in mancata evoluzione oltrepassasse il Let (che fanno dimenticare il peccato), continuando cos, inutilmente, una strada che ancor non gli compete. Quando soffriamo, non dobbiamo credere di essere i soli a soffrire. Dio non estraneo alla nostra sofferenza, perch, essendo in noi, soffre con noi.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXXI

nel libero commento di Giovanna Viva Paradiso terrestre - rimproveri di Beatrice a Dante - pentimento e confusione di Dante - immersione nel Lete per opera di Matelda Beatrice si toglie il velo dal volto O tu che se' di l dal fiume sacro, volgendo suo parlare a me per punta, 3 che pur per taglio m'era paruto acro, O tu che sei di l dal fiume sacro, volgendo direttamente ("per punta") a me il suo severo rimprovero, come per via indiretta ("per taglio") parlando con gli angeli (aveva gi fatto, ferendomi ugualmente), ricominci, seguendo sanza cunta, d, d se questo vero: a tanta accusa 6 tua confession conviene esser congiunta. continu Beatrice, senza indugio, dci, dci se questo vero: il riconoscerlo bene sia congiunto a tanta accusa. Era la mia virt tanto confusa, che la voce si mosse, e pria si spense 9 che da li organi suoi fosse dischiusa. Era il mio animo tanto confuso, che la mia voce si mosse, e subito si spense quasi ancor prima di uscirmi dalla bocca. Poco sofferse; poi disse: Che pense? Rispondi a me; ch le memorie triste 12 in te non sono ancor da l'acqua offense. Dopo una breve pausa, ella disse: Cosa pensi? Rispondimi; perch il ricordo delle colpe non stato ancora in te cancellato dall'acqua (del Let). Confusione e paura insieme miste mi pinsero un tal s fuor de la bocca, 15 al quale intender fuor mestier le viste. Confusione e paura frammiste mi spinsero una specie di s fuor dalla bocca, che per capirlo furono necessari ("fuor mestier") gli occhi. Come balestro frange, quando scocca da troppa tesa la sua corda e l'arco, 18 e con men foga l'asta il segno tocca, Come la balestra si rompe, quando la sua corda e l'arco scoccano dopo essere stati tesi troppo fortemente, e la freccia arriva al bersaglio con poca forza, s scoppia' io sottesso grave carco, fuori sgorgando lagrime e sospiri, 21 e la voce allent per lo suo varco. cos scoppiai in pianto sotto il grave peso del suo rimprovero, e tra lacrime e sospiri la voce mi si affievol. Ond'ella a me: Per entro i mie' disiri, che ti menavano ad amar lo bene 24 di l dal qual non a che s'aspiri, Ella mi disse: Fra i desideri che ti spronarono all'amor del Bene, quali ostacoli ti sbarrarono il passo, quai fossi attraversati o quai catene trovasti, per che del passare innanzi 27 dovessiti cos spogliar la spene? quali fossi ti impedirono di privarti della speranza di proseguire sulla via retta? E quali agevolezze o quali avanzi ne la fronte de li altri si mostraro, 30 per che dovessi lor passeggiare anzi? E quali vantaggi ti si mostrarono nell'aspetto degli altri, per passeggiar loro davanti (in ammirazione e seguire il loro esempio)? Dopo la tratta d'un sospiro amaro,

a pena ebbi la voce che rispuose, 33 e le labbra a fatica la formaro. Dopo aver tratto un sospiro amaro, quando ebbi un po' di voce e le labbra mi si mossero a fatica. Piangendo dissi: Le presenti cose col falso lor piacer volser miei passi, 36 tosto che 'l vostro viso si nascose. Piangendo dissi: I beni mondani con il loro falso allettamento mossero i miei passi appena voi passaste a miglior vita. Ed ella: Se tacessi o se negassi ci che confessi, non fora men nota 39 la colpa tua: da tal giudice sassi! Ed ella: Se tu tacessi, oppure se negassi ci che confessi, non sarebbe la colpa tua meno riconosciuta: si sa ("sassi") dal Giudice Supremo! Ma quando scoppia de la propria gota l'accusa del peccato, in nostra corte 42 rivolge s contra 'l taglio la rota. Ma se dalla propria voce viene l'accusa nel riconoscimento dell'errore, nella sfera celeste la ruota (della Giustizia) toglie (all'arma della punizione) la punta e volge all'inverso il taglio. Tuttavia, perch mo vergogna porte del tuo errore, e perch altra volta, 45 udendo le serene, sie pi forte, Tuttavia, affinch tu abbia il pentimento del tuo errore e al canto ammaliatore delle lusinghe (quali "sirene" della vita), altra volta non ricada, pon gi il seme del piangere e ascolta: s udirai come in contraria parte 48 mover dovieti mia carne sepolta. poni gi il seme del tuo pianto e ascolta: cos udrai come la mia avvenuta morte avrebbe dovuto spingerti in direzone opposta (a quella da te intrapresa, donando al mio cuore triste per le tue colpe, la grande gioia di una nuova svolta). Mai non t'appresent natura o arte piacer, quanto le belle membra in ch'io 51 rinchiusa fui, e che so' 'n terra sparte; Mai bellezza rappresent natura e arte, quanto le belle membra nelle quali la mia anima fu rinchiusa, e che ora sono sparse (nelle varie tombe) sulla Terra; e se 'l sommo piacer s ti fallio per la mia morte, qual cosa mortale 54 dovea poi trarre te nel suo disio? e se il sommo piacere cos ti manc per la mia morte, quale cosa mortale poteva poi attrarre te nella sua brama? Ben ti dovevi, per lo primo strale de le cose fallaci, levar suso 57 di retro a me che non era pi tale. Ben dovevi, in seguito alla prima delusione a te procurata dai beni fallaci, innalzarti verso l'intendere Celeste, verso di me (seguendo i miei insegnamenti, protetto dal mio amore), poich io non ero pi tale (come ero in precedente mia vita terrena). Non ti dovea gravar le penne in giuso, ad aspettar pi colpo, o pargoletta 60 o altra vanit con s breve uso. Non dovevi appesantire le tue possibilit spirituali ("penne"), verso il basso (ali atte al libero volo nelle celesti conoscenze) per ricevere qualche altra delusione, ad aspettare un maggior colpo punitivo (dalle cose fallaci), o

una giovinetta (che ti desse l'amore passeggero) o qualche altra vanit di cos breve durata. Novo augelletto due o tre aspetta; ma dinanzi da li occhi d'i pennuti 63 rete si spiega indarno o si saetta. Un giovane uccellino si lascia pi volte sorprendere dal cacciator, ma di fronte agli uccelli adulti e scaltri si tendono invano le reti e si lanciano frecce. Dante, come amatore, era stato sempre un ingenuo; perci, Beatrice lo paragona ad un giovane uccellino inesperto di fronte alle armi dei cacciatori. Quali fanciulli, vergognando, muti con li occhi a terra stannosi, ascoltando 66 e s riconoscendo e ripentuti, Come i fanciulli, vergognosi e muti, ad occhi bassi ascoltano i rimproveri, riconoscendo pentiti i loro errori, tal mi stav'io; ed ella disse: Quando per udir se' dolente, alza la barba, 69 e prenderai pi doglia riguardando. cos stavo io, e Beatrice disse: Quando per udire sei dolente, alza la barba (che potrebbe proteggerti la gola e attutire il castigo), affinch tu prenda pi dolore, ripensando al tuo errore. A tal punto, molti commenti affermano che Dante portava la barba e che stato sempre raffigurato senza, perch in Firenze la barba in quel tempo non era di moda. Ma Dante non usava portare la barba. Beatrice parla di barba nel significato che un uomo adulto, cio con barba, deve affrontare senza titubanza tutte le difficolt della vita, senza ripararsi, a viso libero. Con men di resistenza si dibarba robusto cerro, o vero al nostral vento 72 o vero a quel de la terra di Iarba, Con minore resistenza della mia (nel rifiuto di accettare il dolore) si spoglia della sua copertura un robusto albero di cerro, o al vento di tramontana o al libeccio che spira dall'Africa (intesa come la terra del re africano Jarba), ch'io non levai al suo comando il mento; e quando per la barba il viso chiese, 75 ben conobbi il velen de l'argomento. perci, io levai al suo comando il mento; e quando per barba ella intendeva "viso", intesi tutta l'ironia del discorso (che mirava a lasciarmi capire che il mio comportamento non era adatto ad un adulto uomo barbuto). E come la mia faccia si distese, posarsi quelle prime creature 78 da loro asperson l'occhio comprese; Quando il mio viso fu rivolto verso l'alto, gli angeli ("quelle prime creature") si erano fermati e non spagevano pi fiori come prima ("posarsi da loro asperson") vidi nitida la sua figura; e le mie luci, ancor poco sicure, vider Beatrice volta in su la fiera 81 ch' sola una persona in due nature. e i miei occhi, ancor poco sicuri, videro Beatrice rivolta verso il feroce animale, che soltanto una simbolica espressione che "impersona" due nature (le due nature esistenti nella platea del mondo umano: le due nature selvagge di aquila e leone). L'analisi critica dei commenti pu soltanto guastare pi che

spiegare le due nature del feroce animale. Si ricordi che una tale fiera che racchiude in s l'esasperante rapacit dell'aquila, che alberga nell'animo umano e la superba ferocia del leone, che imperversa sempre pi crescente nella "foresta selvaggia pianeta Terra", non potrebbe mai simboleggiare, come affermano tutti i commenti, il Maestro di tutti i maestri: il Cristo-Ges. Sotto 'l suo velo e oltre la rivera vincer pariemi pi s stessa antica, 84 vincer che l'altre qui, quand'ella c'era. Sotto il suo velo e oltre il fiume Beatrice mi piaceva pi che s stessa antica, pi di quando vinceva tutte le altre donne con la sua bellezza. Di penter s mi punse ivi l'ortica che di tutte altre cose qual mi torse 87 pi nel suo amor, pi mi si f nemica. Il pentimento mi punse e mi fece apparire brutte tutte le altre cose, che mi avevano allettato e mi avevano allontanato dal ricordo del suo amore. Tanta riconoscenza il cor mi morse, ch'io caddi vinto; e quale allora femmi, 90 salsi colei che la cagion mi porse. Tanto riconoscimento (della colpa) mi strinse il cuore, cos che io caddi vinto; e cosa allora io divenni, s'alzi a dirlo colei che mi offr la possibilit che ci accadesse. Dante dice "cosa io divenni" ("quale allora femmi"), forse divenne una bestia o una pianta, dovendosi evolvere in fretta, poich, secondo il rimprovero di Beatrice (Canto XXX - v. 75), egli si trovava ora in una dimensione che il suo livello evolutivo non gli consentiva ancora. E a tal punto, si evidenzia che pass del tempo e, nel linguaggio usato in questo messaggio, Dante direbbe: "Mi allontanai di qualche passo". Infatti, dopo la morte e dopo altre esperienze evolutive vissute, egli ritorn ("quando il cor virt rendemmi") in altra vita ("di fuor"), che gli rese nuova, necessaria forza spirituale. Poi, quando il cor virt di fuor rendemmi, la donna ch'io avea trovata sola 93 sopra me vidi, e dicea: Tiemmi, tiemmi! Poi, quando la Coscienza che ha sede nel cuore, mi rese la forza evolutiva (in seguito a nuova morte e a rinascita, tornai pi idoneo per tale Piano di Cocienza, che prima non mi competeva), io vidi sopra di me (sull'acqua del fiume dove io ero immerso) la donna (Metelda, quale Angelo tutelare protettrice dell'umanit), e diceva: Tiemmi, tiemmi!. Tiemmi, tiemmi! - v. 93 E` evidente che l'evoluzione spirituale non pu realizzarsi sulla base di castighi e ricompense acquisiti in una sola vita, che un nulla nell'eternit dell'Esistenza-Una. L'evoluzione, invece, si realizza gradatamente, attraverso individuali esperienze, che sono costituite da numerose reincarnazioni. Ma per tale protezione, cos come occorre la preghiera, affinch non venisse violato l'Equilibrio Cosmico della Legge del Libero Arbitrio, che consente ampia libert di scelta sulla via da seguire, Matelda dice: "Tiemmi! Tiemmi!", cio: "Sii tu a chiedere il mio intervento, sii tu a volere il mio aiuto".

Tratto m'avea nel fiume infin la gola, e tirandosi me dietro sen giva 96 sovresso l'acqua lieve come scola. Ella mi aveva tratto fuori dall'acqua fino alla gola, e tirandomi dietro di s andava camminando sul fiume, sfiorando l'acqua come una barca. Quando fui presso a la beata riva, 'Asperges me' s dolcemente udissi, 99 che nol so rimembrar, non ch'io lo scriva. La bella donna ne le braccia aprissi; abbracciommi la testa e mi sommerse 102 ove convenne ch'io l'acqua inghiottissi. Indi mi tolse, e bagnato m'offerse dentro a la danza de le quattro belle; 105 e ciascuna del braccio mi coperse. Noi siam qui ninfe e nel ciel siamo stelle: pria che Beatrice discendesse al mondo, 108 fummo ordinate a lei per sue ancelle. Quando fui giunto fin sulla beata riva (l dove prima non mi era stato concesso entrare e dove era Beatrice col Celeste corteo), 'Asperges me' (erano le parole del Salmo 51:8-9, che dice: "Astergimi con issopo e sar puro, lavami e sar pi candido della neve") cos dolcemente udii pregare, pi di questo non ricordo, affinch lo scriva (nella dimenticanza che coglie l'uomo di vita in vita. Era un rinascere a nuova vita con le parole del Battesimo). La bella donna mi abbracci la testa e mi sommerse fino a quando fu necessario che io l'acqua inghiottissi (Come sofferenza espiativa che la vita riservava ancora). Quindi mi tolse (dall'acqua) e bagnato mi offerse "nella danza della Vita" delle quattro belle (che si svolge lungo la "Scala dell'Evoluzione", in cui le quattro ninfe del "Quaternario Inferiore" costituiscono l'inizio). Ed ecco che le quattro ninfe (Coscienze appartenenti al Piano Terreno) dicono: "Noi qui siamo ninfe, ma nel Ciel siamo stelle: prima che Beatrice discendesse al mondo, fummo a lei ordinate come ancelle" (ancelle della vita sul Piano umano). Beatrice simboleggia, infatti, la Verit rivelata, che inizia dalle quattro Coscienze inferiori, di cui le quattro belle sono il simbolo. Concetti di Filosofia Cosmica - v. 97-108 In altre parole: "ancor bagnato" (subito dopo la benedizione mediante l'acqua del fiume sacro), "asperges me", Matelda mi offr la possibilit di evolvermi, rinascendo in dimensioni inferiori, "dentro la danza" delle quattro Coscienze inferiori, nel regno Minerale, Vegetale, Animale e Umano. Ritornai a nascere in ciascuna di queste dimensioni: "e ciascuna col braccio mi coperse". "Noi qui siamo Ninfe, ma nel Ciel siamo stelle" (nel fulgido evolversi della Vita nel tempo, che consente, da Coscienze Inferiori, trasmutarsi in Coscienze Extra-terrestri): "prima che Beatrice discendesse al mondo umano", pass, come ogni anima in evoluzione, nel nostro abbraccio, nelle esperienze di vite inferiori; fummo ordinate a lei come "ancelle-accompagnatrici" lungo la "Scala dell'Evoluzione". "E poi al petto del grifon seco menarmi": ritornai al petto del grifone, nel selvaggio mondo umano, dove Beatrice, quale portatrice

di Verit, "era rivolta a noi", rivolta, cio, alla dimensione umana, poich idonea all'accettazione del messaggio, al contrario nelle creature ancora viventi nel Vegetale, nell'Animale e, naturalmente, nel Minerale. Questi concetti di Filosofia Cosmica sono accettati anche da scienziati terrestri. A tutti accade spesso di vivere una situazione e di avere la sensazione di averla gi vissuta, nitida, precisa, che subito scompare. Anche secondo lo scienziato Besat Bayer, presidente della Societ di Parapsicologia Turca, le sensazioni del "gi visto", del "gi vissuto" sono collegate con una nostra vita precedente. "Il presidente Bayer dichiara che la teoria della Reincarnazione o Palingenesi (dal greco: "tornare a vivere"), antichissima e risale a parecchi millenni prima di Cristo; se ne trovano ampie tracce nelle antiche civilt, ma non ha potuto mettere radici specialmente per la dura opposizione della Chiesa, la quale afferma essere tale teoria in netto contrasto con la Fede, che ci impone di credere che l'uomo vive una sola volta su questa Terra ed ha, quindi, una sola possibilit di meritarsi il premio o il castigo eterno. Anche il dottor Bayer sostiene, invece, che non c' assolutamente alcun contrasto tra Fede e Reincarnazione, poich questa non una teoria, ma una regolare Legge della natura.

Merrenti a li occhi suoi; ma nel giocondo lume ch' dentro aguzzeranno i tuoi 111 le tre di l, che miran pi profondo. Ti condurremo davanti agli occhi di Beatrice; ma nella gioiosa luce che dentro di essi, le tre donne (simbolo delle tre Superiori Coscienze extra-terrestri "Scala dell'Evoluzione") che hanno una vista pi profonda (che penetra nella Verit Divina), aguzzeranno i tuoi occhi. Cos cantando cominciaro; e poi al petto del grifon seco menarmi, 114 ove Beatrice stava volta a noi. Cos mi condussero al cospetto del grifone (quale coscienza umana nelle sue due nature), dove Beatrice stava rivolta a noi. Disser: Fa che le viste non risparmi; posto t'avem dinanzi a li smeraldi 117 ond'Amor gi ti trasse le sue armi. Dissero: Non risparmiare gli sguardi ora che ti abbiamo posto di fronte agli occhi fuIgenti di smeraldo di Beatrice, dai quali Cupido un tempo ti lanci gli strali. Mille disiri pi che fiamma caldi strinsermi li occhi a li occhi rilucenti, 120 che pur sopra 'l grifone stavan saldi. Mille desideri caldi pi della fiamma strinsero i miei occhi a quelli di Beatrice, che pur sopra al grifone (dalle due nature umane temibili e selvagge) restavano saldi. Come in lo specchio il sol, non altrimenti la doppia fiera dentro vi raggiava, 123 or con altri, or con altri reggimenti. Come nello specchio raggia il sole, cos negli occhi di Beatrice raggiava l'immagine della doppia fiera, or con gli uni reggimenti di rapacit umana, or con gli altri dell'umana superbia feroce (che tanto malamente reggono il mondo). Pensa, lettor, s'io mi maravigliava, quando vedea la cosa in s star queta, 126 e ne l'idolo suo si trasmutava. Pensa, o lettore, se io mi meravigliavo, nel vedere quella

fiera restare ferma e quieta (con tutta la sua ferocia), mentre si trasmutava nell'immagine specchiata ("ne l'idolo suo") negli occhi di Beatrice (ora nell'una ed ora nell'altra bestiale natura). Mentre che piena di stupore e lieta l'anima mia gustava di quel cibo 129 che, saziando di s, di s asseta, Mentre guardavo Beatrice, io gustavo quel cibo (di Verit soprannaturale) che, mentre appaga, suscita sempre pi vivo desiderio di sapere. s dimostrando di pi alto tribo ne li atti, l'altre tre si fero avanti, 132 danzando al loro angelico caribo. presentandosi di pi alto grado, la trib Celeste (le tre Coscienze extraterrestri: "Planetaria, Universale e Cosmica"), si fece avanti, danzando al ritmo della sua angelica canzone. Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi, era la sua canzone, al tuo fedele 135 che, per vederti, ha mossi passi tanti! Volgi, o Beatrice, volgi li occhi santi, questo era quel canto meraviglioso, al tuo fedele che, per vederti, ha mosso passi tanti! Questo era ed il Celeste canto dei Fratelli Extraterrestri, i quali, vedendo le angherie del mondo umano, scendono in missione amorosa e pietosa su questo pianeta infernale. Per grazia fa noi grazia che disvele a lui la bocca tua, s che discerna 138 la seconda bellezza che tu cele. Per grazia, fai a noi la grazia che la bocca tua disveli la seconda tua bellezza (nella parola di Verit eterna, essendo, la bellezza-prima, quella del discernerla). O isplendor di viva luce etterna, chi palido si fece sotto l'ombra 141 s di Parnaso, o bevve in sua cisterna, O splendore di viva luce eterna, quale poeta non si fece pallido nei boschi del Parnaso, e bevve alla fonte della sua cisterna, che non paresse aver la mente ingombra, tentando a render te qual tu paresti l dove armonizzando il ciel t'adombra, 145 quando ne l'aere aperto ti solvesti? che non paresse aver la mente ingombra, nel tentare di rappresentarti nella tua dottrina, tentando di renderti qual tu paresti erroneamente a lui e ti adombr nell'aspetto, l dove il Cielo armonizza il Vero? O splendore di viva luce eterna, quando uscirai dal velo di ipocrisia che fino ad ora ti ha adombrata? Quando finalmente a tutto il mondo, nell'aere aperto ti svelerai? Qui si riferisce al profetizzato Giudizio, e alla discesa in Terra dei Fratelli del Cielo, che accompagneranno la Coscienza Cristica alla luce di un Divino ordine provvidenziale, che esige la salvezza di gran parte dell'Umanit, ma anche l'attuazione del Divino Disegno, di separare il "grano" dalla "gramigna".

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXXII nel libero commento di Giovanna Viva Paradiso terrestre - la processione torna indietro con Dante, Stazio e Matelda - l'albero della Scienza dove il grifone lega il carro rifiorire dell'albero - sonno e risveglio di Dante e sua meraviglia per la scomparsa del grifone e della processione - vicende simboliche del carro: l'aquila, la volpe, il drago, la trasformazione del carro in mostro, la meretrice e il gigante Tant'eran li occhi miei fissi e attenti a disbramarsi la decenne sete, 3 che li altri sensi m'eran tutti spenti. I miei occhi erano tanto intenti a saziarsi della visione di Beatrice, che gli altri sensi mi erano spenti. Ed essi quinci e quindi avien parete di non caler - cos lo santo riso 6 a s trali con l'antica rete! -; Ed essi erano impediti a vedere ed avevano noncuranza per le une e per le altre cose, - cos che il dolce sorriso di Beatrice li attirava a s con l'antica attrazione amorosa! -; quando per forza mi fu vlto il viso ver' la sinistra mia da quelle dee, 9 perch'io udi' da loro un Troppo fiso!; quando per forza mi fu fatto voltare il viso sulla mia sinistra, da quelle ninfe (simboleggianti le tre Coscienze Extraterrestri: "Planetaria, Universale, Cosmica"), e ud dir loro: Tu guardi troppo fissamente!; e la disposizion ch'a veder e ne li occhi pur test dal sol percossi, 12 sanza la vista alquanto esser mi fe. e la disposizione, con gli occhi abbagliati dal sole (che prestabilisce il divieto di valicare confini dimensionali superiori ai propri), mi fece restare senza la vista. A tal punto, viene alla mente l'episodio di Mos, il quale, ospitato in un'astronave che sostava al di sopra del monte

Sinai, dove ricevette le tavole della Legge, al suo ritorno rimase per un certo tempo senza la vista. Ma poi ch'al poco il viso riformossi (e dico 'al poco' per rispetto al molto 15 sensibile onde a forza mi rimossi), Ma poi, quando al poco si riformarono i miei occhi (e dico al 'poco' riferendomi agli oggetti meno luminosi, rispetto alla sensazione soverchiante di luminosit, che io avevo della immagine di Beatrice, da cui, forzatamente, mi rimossi), vidi 'n sul braccio destro esser rivolto lo gloroso essercito, e tornarsi 18 col sole e con le sette fiamme al volto. vidi che il glorioso esercito si volgeva a destra (lato positivo), e ritornava indietro avendo di fronte a s il sole e le sette fiamme (simboleggianti le sette Coscienze, dell'Esistenza-una che la "Scala dell'Evoluzione" divide in due gruppi: Quaternario Inferiore e Triade Superiore, cio Triade Extraterrestre). Come sotto li scudi per salvarsi volgesi schiera, e s gira col segno, 21 prima che possa tutta in s mutarsi; Come sotto la protezione degli scudi tesi a parare i colpi, si volge la schiera al segnale del pericolo, prima che il male la coinvolga (e possa mutarla nella sua missione); quella milizia del celeste regno che procedeva, tutta trapassonne 24 pria che piegasse il carro il primo legno. cos si volse indietro quella Milizia del Celeste Regno, prima che il carro piegasse il timone (venisse colpita e sconvolta nel suo primo incedere). Indi a le rote si tornar le donne, e 'l grifon mosse il benedetto carco 27 s, che per nulla penna crollonne. Quindi alle ruote tornarono accanto le donne, e il grifone mosse il benedetto carico cos, che nessuna penna (del suo messaggio) venisse distorta (contaminata dalla deleteria opera umana). Nel grifone e nel timone vi erano accumulatori di energia solare, la quale aveva proiettato prima il carro "come saetta", ed ora lo faceva avanzare dolcemente "senza un cigolio, senza una scossa". La bella donna che mi trasse al varco e Stazio e io seguitavam la rota 30 che f l'orbita sua con minore arco. La bella donna che mi trasse al varco, Stazio ed io seguivamo la ruota del carro, che nel curvare (sul lato positivo destro), descriveva un minore arco. La strada destra, nel positivo della vita, quella del Bene, che, con minore travaglio, conduce al Regno Supremo, mentre la sinistra, pi lunga e pi aspra, dopo un maggior periodo di Reincarnazioni, in un pi penoso e lungo alternarsi di nascite e di morti, giunge molto pi tardi al Divino Traguardo. S passeggiando l'alta selva vta, colpa di quella ch'al serpente crese, 33 temprava i passi un'angelica nota. Cos il carro s'inoltr nella selva folta (rimasta vuota) per colpa dell'Umanit che credette al serpente, mentre una dolce melodia armonizzava i passi del Celeste equipaggio. Forse in tre voli tanto spazio prese disfrenata saetta, quanto eramo 36 rimossi, quando Batrice scese.

Forse in tre voli tanto spazio (nel tempo) impieg una disfrenata saetta (in misura forse di tre vite) dal momento in cui eravamo partiti, quando Beatrice scese. Beatrice scese, evidentemente anch'essa, in esperienze umane; infatti Dante, come in appresso si vedr, trover, al suo ritorno, la scena totalmente cambiata. Fin'anche Beatrice non pi la stessa donna austera e severa, ma una semplice creatura terrena, che addirittura siede per terra, se pur sotto l'albero della Scienza, sempre come portatrice del divino messaggio, ammonitore dell'umanit traviata. Io senti' mormorare a tutti Adamo; poi cerchiaro una pianta dispogliata 39 di foglie e d'altra fronda in ciascun ramo. Io sentivo mormorare a tutti Adamo (in biasimo dell'antico errore dell'uomo, che colse il pomo dell'albero della Scienza, per scopo distruttivo); e tutti circondavano un albero spoglio in ciascun ramo. * La coma sua, che tanto si dilata pi quanto pi s, fora da l'Indi 42 ne' boschi lor per altezza ammirata. L'albero si dilatava verso l'alto (esattamente come fa oggi la Scienza umana, apportatrice di morte e distruzione; essa diffonde energia terrestre distonica e inquinante nei piani superiori dello spazio appartenenti ai pianeti maggiormente evoluti), che per la sua altezza sarebbe ammirato anche nei boschi dell'India dove crescono alberi giganteschi. Beato se', grifon, che non discindi col becco d'esto legno dolce al gusto, 45 poscia che mal si torce il ventre quindi. Beato tu, grifone, che col becco non distingui il sapore di questa pianta dai frutti dolci al gusto (ma che veleno nella sostanza), che non potrebbe mai torcerti il ventre. Cos dintorno a l'albero robusto gridaron li altri; e l'animal binato: 48 S si conserva il seme d'ogne giusto. Cos gridavano gli altri (gli uomini coscienti) intorno all'albero robusto; ed il grifone, doppio animale (composto da un'aquila e un leone), disse: Cos, (non cogliendo il frutto), si conserva il seme di ogni uomo giusto. E vlto al temo ch'elli avea tirato, trasselo al pi de la vedova frasca, 51 e quel di lei a lei lasci legato. E rivolto al timone che esso aveva tirato (mediante energia solare), lo trasse al piede della misera pianta e a lei lo leg. Come le nostre piante, quando casca gi la gran luce mischiata con quella 54 che raggia dietro a la celeste lasca, Come le nostre piante (in primavera), quando sulla Terra si riversa la gran luce del sole, mischiata con l'energia dell'Ariete, che splende dietro alla costellazione dei Pesci, turgide fansi, e poi si rinovella di suo color ciascuna, pria che 'l sole 57 giunga li suoi corsier sotto altra stella; si fanno turgide, e poi ciascuna rinnova il suo colore, prima che giungano gli altri corsieri sotto costellazione diversa; men che di rose e pi che di vole colore aprendo, s'innov la pianta, 60 che prima avea le ramora s sole. rivestendosi pi di color viola (negativo), che di rosa (positivo), si rinnov la pianta che prima aveva i rami senza foglie.

Il viola appartiene al negativo sulla gamma dell'energia dei colori. Ci significa che quel rifiorire non proveniva da perdono verso l'umanit incosciente, ma dall'innovarsi della Giustizia, per offrire all'uomo la possibilit dell'opera del riscatto. Se l'umanit avesse smesso la sua corsa sfrenata verso l'autodistruzione e avesse agito coscientemente, usando le sue scoperte scientifiche a scopo benefico, avrebbe captato l'energia positiva dell'Equilibrio d'Amore, che avrebbe ridonato al mondo umano il perduto Paradiso Terrestre. Io non lo 'ntesi, n qui non si canta l'inno che quella gente allor cantaro, 63 n la nota soffersi tutta quanta. lo non intesi l'inno che quella gente allora cant, n lo ascoltai per intero. S'io potessi ritrar come assonnaro li occhi spietati udendo di Siringa, 66 li occhi a cui pur vegghiar cost s caro; Se io potessi ritrarre come si chiusero al sonno gli occhi di Argo, udendo di Siringa, gli occhi che vegliando si inimicarono Giove; come pintor che con essempro pinga, disegnerei com'io m'addormentai; 69 ma qual vuol sia che l'assonnar ben finga. disegnerei come io mi addormentai, come pittore che mascheri la morte ma sotto la parvenza del sonno. Nella Mitologia, Argo, dai cento occhi, fu posto da Giunone a guardia di Io amata da Giove. Cos che questi pens di mandare a lui Mercurio, il quale, cantando gli amori di Siringa col dio Pan, riusc ad addormentarlo e, nel sonno, lo uccise. E` evidente, quindi, che il sonno di Dante fu, come quello di Argo, una morte. Per trascorro a quando mi svegliai, e dico ch'un splendor mi squarci 'l velo 72 del sonno e un chiamar: Surgi: che fai? Per, arrivo a quando mi svegliai, e dico che ebbi squarciato il velo (che prima mi annebbiava la vista intellettiva) e ud, una voce chiamarmi: Surgi: che fai?. Quali a veder de' fioretti del melo che del suo pome li angeli fa ghiotti 75 e perpete nozze fa nel cielo, Come quando, a vedere i fioretti del melo (Cristico Amore), che dei suoi pomi gli Angeli son ghiotti e fanno festa nei Cieli, come in un perpetuo banchetto nuziale, Pietro e Giovanni e Iacopo condotti e vinti, ritornaro a la parola 78 da la qual furon maggior sonni rotti, Pietro, Giovanni e Jacopo sopraffatti e vinti (dalla Luce Cristica, che illumin loro pi che mai la mente), ritornati alla divulgazione della Parola Evangelica, che cost loro tanta pena, e videro scemata loro scuola cos di Mos come d'Elia, 81 e al maestro suo cangiata stola; videro diminuire l'importanza di Mos e di Elia (nella distorsione del loro messaggio d'Amore), e videro che anche a Ges era stata mutata veste; tal torna' io, e vidi quella pia sovra me starsi che conducitrice 84 fu de' miei passi lungo 'l fiume pria. cos, al mio ritorno, io vidi tutto cambiato, e vidi quella

pia soccorritrice a proteggermi, cos come aveva guidato prima i miei passi lungo il fiume. E tutto in dubbio dissi: Ov' Beatrice? Ond'ella: Vedi lei sotto la fronda 87 nova sedere in su la sua radice. E molto in dubbio (su ci che era avvenuto) domandai: Dov' Beatrice? Ed ella mi rispose: Vedi, Beatrice sotto la nuova fioritura (dell'albero della Scienza) e siede per terra, alla radice. Vedi la compagnia che la circonda: li altri dopo 'l grifon sen vanno suso 90 con pi dolce canzone e pi profonda. Vedi la compagnia che la circonda: gli altri dopo il grifone se ne vanno su nelle alte Sfere, con pi Divina e profonda canzone. E se pi fu lo suo parlar diffuso, non so, per che gi ne li occhi m'era 93 quella ch'ad altro intender m'avea chiuso. E se ella pi disse, io non ud, perch ero preso dalla figura di colei che mi aveva attratto che ogni altro intendere mi aveva sopito. Sola sedeasi in su la terra vera, come guardia lasciata l del plaustro 96 che legar vidi a la biforme fera. Sola ella sedeva sulla nuda terra, come lasciata a guardia del carro che io vidi legare all'albero dalla biforme fiera. In cerchio le facean di s claustro le sette ninfe, con quei lumi in mano 99 che son sicuri d'Aquilone e d'Austro. In cerchio le facevano corona le sette ninfe, coi sette lumi in mano che non temono vento n da Oriente, n da Occidente (poich quei lumi sono fiamme di vita). Qui sarai tu poco tempo silvano; e sarai meco sanza fine cive 102 di quella Roma onde Cristo romano. Tu qui (su questa terra selvaggia) sarai selvaggio ancor per poco; dopo sarai con me nel tempo eterno (fuori dal tempo e dallo spazio) lontano da quella Roma, onde Cristo romano. Roma, che nel cambiare stola a Cristo, disconoscendo cio la Sua Divina Natura, lo aveva punito con la crocifissione, come un normale cittadino romano, ribelle alle imposizioni ecclesiastiche, allorquando Egli aveva cercato di trasmutare questa terrestre "civilt della giungla" in una civilt a carattere superiore, vivente nella luce d'Amore e di Pace. Per, in pro del mondo che mal vive, al carro tieni or li occhi, e quel che vedi, 105 ritornato di l, fa che tu scrive. Per, a vantaggio del mondo che mal vive, tieni rivolti gli occhi a quel che vedrai e che, tornato di l, potrai descrivere. Cos Beatrice; e io, che tutto ai piedi d'i suoi comandamenti era divoto, 108 la mente e li occhi ov'ella volle diedi. Cos disse Beatrice; ed io, che tutto ero prostrato ai suoi comandi, rivolsi la mente e gli occhi dove lei m'indicava. Non scese mai con s veloce moto foco di spessa nube, quando piove 111 da quel confine che pi va remoto, Non scese mai cos veloce un fuoco di spessa nube (spessa nube di energie condensate: oggetto volante), quando piove da quel confine del cielo, che pi a noi lontano, com'io vidi calar l'uccel di Giove

per l'alber gi, rompendo de la scorza, 114 non che d'i fiori e de le foglie nove; come io vidi calare l'uccello di Giove (l'aquila, simbolo delle pi elevate altezze) ruppe (con impeto tale che simile all'impero, persecutore del Cristianesimo) dell'albero, la corteccia, e fiori e foglie nuove (di vita nascente); e fer 'l carro di tutta sua forza; ond'el pieg come nave in fortuna, 117 vinta da l'onda, or da poggia, or da orza. e colp il carro con tutta la sua forza; per la qual cosa, questo si pieg come una nave in mezzo alla tempesta, che oscilla fra la fune di destra (che regge l'antenna per la manovra) e la fune sinistra. Poscia vidi avventarsi ne la cuna del trunfal veiculo una volpe 120 che d'ogne pasto buon parea digiuna; Dopo vidi avventarsi nel fondo del carro trionfale una volpe (simbolo delle eresie che turbarono il cristico insegnamento) che pareva digiuna (come fu la Chiesa, lontana da ogni buona dottrina, e come la volpe, cos affamata fu anch'essa di potere e di ricchezza). ma, riprendendo lei di laide colpe, la donna mia la volse in tanta futa 123 quanto sofferser l'ossa sanza polpe. ma, rimproverandola per le gravi colpe, la voce di Beatrice si lev (contro la volpe affamata) mettendola in fuga, pi smagrita di prima. Poscia per indi ond'era pria venuta, l'aguglia vidi scender gi ne l'arca 126 del carro e lasciar lei di s pennuta; Dopo, per dove era venuta, io vidi ridiscendere la stessa aquila nell'arca e lasciarci le penne di cui era rivestita; Cos nella Chiesa, casa di Dio, sono entrati a sbranarsi i predatori e nella Chiesa sono rimaste "le penne": i segni dei loro misfatti. Questo potrebbe anche intendersi come la profezia concernente l'ormai prossimo futuro. E ricorda le parole di Ges: "Della Casa del Padre mio ne avete fatto una spelonca di ladroni". e qual esce di cuor che si rammarca, tal voce usc del cielo e cotal disse: 129 O navicella mia, com' mal se' carca! e come una voce esce dal cuore che si rammarica, una voce usc dal Cielo e disse: O navicella mia, come sei caricata male! Poi parve a me che la terra s'aprisse tr'ambo le ruote, e vidi uscirne un drago 132 che per lo carro s la coda fisse; Poi mi parve che la terra si aprisse fra le due ruote, e che ne uscisse un drago, il quale con la coda ferisse il fondo del carro; e come vespa che ritragge l'ago, a s traendo la coda maligna, 135 trasse del fondo, e gissen vago vago. e come una vespa che poi ritragga l'ago (dopo aver bevuto il succo), cos si ritrasse la bestia maligna e se ne and (vagando e dispargendo il suo male per le strade del mondo, similmente al male operare terrestre, che mut in delitti e terrore il Cristico Messaggio di Pace e d' Amore). Quel che rimase, come da gramigna vivace terra, da la piuma, offerta 138 forse con intenzion sana e benigna,

si ricoperse, e funne ricoperta e l'una e l'altra rota e 'l temo, in tanto 141 che pi tiene un sospir la bocca aperta. Quel che rimase del carro, come una terra fertile ripiena di gramigna, si riemp di penne offerte da molti con intenzione benigna, e venne ricoperta l'una e l'altra ruota ed il timone, in meno tempo di quanto rimane aperta la bocca in un sospiro. Come Costantino furono essi tratti da errore. Ges insegn che l'amore divino non si paga, si offre e fraternamente si accetta. Il segno di croce che Costantino vide nel cielo significava: "Con l'Amore e col Perdono che io vi portai, a prezzo del mio sacrificio sulla croce, s vincono tutte le battaglie della vita". Ma il carro della Chiesa si era riempito di ricchezza, lungi dal Cristico insegnamento di umilt e di pace. E delle "ricche penne" non sue furono riempite l'una e l'altra ruota ed il timone e sulle ricche penne posava il carro, cos come nella ricchezza aveva viaggiato la Chiesa nel tempo e il tempo della sua trasformazione non era stato pi lungo di un sospiro. Trasformato cos 'l dificio santo mise fuor teste per le parti sue, 144 tre sovra 'l temo e una in ciascun canto. Trasformato cos, l'edificio santo mise fuori sette teste e dieci coma; tre sul timone e una per ciascuno dei quattro angoli. Le prime eran cornute come bue, ma le quattro un sol corno avean per fronte: 147 simile mostro visto ancor non fue. Le tre teste sul timone erano cornute come bue, ma le quattro un sol corno aveano per fronte: simile mostro non fu mai visto. Sette teste e dieci corna - v. 142-144 Qui vi il riferimento all'Apocalisse (17:3): "Vidi una donna seduta sopra una fiera scarlatta piena di nomi di bestemmia, con sette teste e dieci corna". La donna con sette teste rappresenta la Chiesa gi dominatrice di molti popoli e nazioni, rappresentati dalle acque su cui "la meretrice" siede. Le sette teste, con le quali essa nacque, sono i sette colli romani, e le dieci corna, dalle quali trasse vigore, rappresentano i dieci re, che, in principio, governavano Roma e con i quali la Chiesa "fornicava". Ed ecco lo scritto sacro: "Vieni, ti mostrer il giudizio della grande prostituta che seduta su molte acque, con la quale fornicarono i re della terra". (Apocalisse 17:1-2). "Le acque che vedesti, su cui siede la prostituta, sono popoli, folle, genti e lingue". (Apocalisse.17:15). "E la donna era ravvolta d'una veste purpurea e scarlatta, era sontuosamente ornata d'oro, di pietre preziose e perle, aveva nella sua mano un calice d'oro pieno delle abominazioni e delle impurit della sua prostituzione". (Apocalisse 17:4). Sicura, quasi rocca in alto monte, seder sovresso una puttana sciolta 150 m'apparve con le ciglia intorno pronte; Ed ecco la meretrice, sicura di s come rocca in alto monte (la Chiesa di Roma, che dominava il mondo) occhieggiante intorno;

e come perch non li fosse tolta, vidi di costa a lei dritto un gigante; 153 e baciavansi insieme alcuna volta. e affinch tale dominio non venisse a mancare, al suo fianco vi era ritto un gigante (la gigantesca struttura del potere ecclesiastico corrotto); e insieme baciavansi alcuna volta. Ma perch l'occhio cupido e vagante a me rivolse, quel feroce drudo 156 la flagell dal capo infin le piante; Ma poich l'occhio cupido e vagante a me rivolse (come alla rettitudine, in un attimo di esitazione), quel crudele drudo la flagell dal capo alle piante; Qui troviamo il riferimento alla profezia concernente il tempo della resa dei conti, in cui si predice la distruzione della Chiesa, per opera del suo stesso mastodontico potere. poi, di sospetto pieno e d'ira crudo, disciolse il mostro, e trassel per la selva, tanto che sol di lei mi fece scudo 160 a la puttana e a la nova belva. poi, pieno di sospetto e di ira (quel feroce drudo) disciolse il carro della Chiesa, divenuto mostruoso, e lo trascin per la selva, tanto che solo di questa mi feci un riparo contro la meretrice e contro il mostro orrendo. Scala dei Valori Spirituali Le considerazioni di Dante sono sempre rivolte alle grandi correlazioni della storia dell'umanit. La meretrice amoreggia col gigante: il Messaggio Divino non viene percepito. L'uomo, stoltamente sordo ad ogni Celeste esortazione, continua ancora a distruggere il suo mondo, marcia verso l'autodistruzione, senza neanche cercare di porre un valido argine al dilagare dei molti mali, che avvelenano la vita. L'orrore dell'equilibrio ecologico sovvertito, il dilagare della violenza, l'inquietante instabilit della crosta terrestre non appaiono ancora bastanti avvisi del pauroso traguardo verso il quale il decantato umano progresso fatalmente avviato. Tutto questo perch l'umano egoismo estraneo allo scopo dell'esistenza, che non l'assurda esaltazione del proprio io, bens la ricerca e la effettiva identificazione in quella Energia Creativa, che tutti vivifica. E` necessario, ancora una volta, tracciare uno schema della Scala dei Valori Spirituali che l'uomo, in quanto coscienza, costretto a percorrere. L'arco di questa "scala" comprende sette Coscienze suddivise in due gruppi: l'uno detto del "Quaternario inferiore" e l'altro della "Triade Superiore". Nel gruppo del "Quaternario inferiore" sono compresi i seguenti valori che soggiacciono al cumulo delle influenze esercitate dal Polo Negativo: Valore Minerale, che ha una propria coscienza che si evolve in Valore Vegetale, che ha una propria coscienza che si evolve in Valore Animale, che ha una propria coscienza che si evolve in Valore Umano, corredato da una propria Coscienza. L'Uomo, in quanto Coscienza, la sintesi evolutiva delle Tre Coscienze Inferiori, e in quanto veicolo materiale, un Assimilatore e trasformatore dei valori energetici dei Tre Regni succitati.

Nella descrizione del Carro Extraterrestre vi una donna con "tre occhi sulla testa" evidentemente simboleggia la sintesi evolutiva nelle tre Coscienze inferiori nella specie umana. Ricordiamo che le Creature appartenenti alla costellazione del Cane Minore, del pianeta Procione, avrebbero i "tre occhi sulla testa" in quanto il cos detto "terzo occhio telepatico" (spirituale), che anche noi abbiamo, in queste Creature cos sviluppato da essere visibile nel corpo fisico al centro della fronte. Nel gruppo della "Triade Superiore" sono compresi i valori che soggiacciono al cumulo delle influenze esercitate dal Polo Positivo: Valore Planetario, che ha una propria Coscienza che beneficia dell'influsso del Valore Universale, che ha una propria Coscienza procedente dal Valore Cosmico, che la Coscienza Assoluta. La Coscienza Primigenia, dalla quale procedono tutte le altre Coscienze. Qual' dunque, il destino dell'uomo della Terra? Per legge di Evoluzione e in virt della Legge della Reincamazione delle Anime, deve pervenire gradatamente ai Valori della Coscienza Planetaria prima, Universale poi e, infine Cosmica. Man mano che l'uomo, nascendo e morendo alternativamente, si arricchir delle esperienze attinte nel regno della Materia, percorrer Ia "Scala dell'Evoluzione" e cos, in quanto intelligenza, si proietter gradatamente verso l'infinito piano della Scienza Universale e, in quanto coscienza, progredir sempre pi in quella volumetrica Sapienza e saggezza grazie alle quali gli sar possibile penetrare i segreti della intima Natura Vivente di Dio, di comprenderne sempre pi la Funzione Creativa e di assimilarne meglio gli scopi e le finalit intrinseche del Suo Divenire Eterno. Pi in "Alto" l'uomo salir, sempre pi egl sar in grado di apprezzare e godere la bellezza e la grandiosit dell'Edificio Cosmico che lo contiene e di penetrare, strumentalizzandoli con Giustizia e Amore, i segreti delle Eterne Leggi che Lo regolano. Pi egli si allontaner dall'influsso esercitato dal Polo Negativo materiale, pi si immerger nella Sapienza dei Valori dell'Assoluto Sostanziale. Infine, sempre pi la sua coscienza sar pervasa dai Valori Positivi dell'amore, della giustizia e della fratellanza, cos che egli da un punto su una retta, qual'era prima, diverr un punto su un volume. E non finita: persino il valore atomico del suo corpo materiale si sintonizzer gradatamente su valori atomici meno densi e pi eterei, fino a che, lo Spirito, un giorno, non avr pi bisogno della materia che Gli serv per attingere le necessarie esperienze nel Polo Negativo. Tempo verr, allora, che l'uomo non sar pi "un uomo parte del tutto", ma uno spirito ritornato nel tutto"; uno Spirito, cio, ritornato alla Purezza della Sintonia Primigenia, corredato di un Valore che all'Origine non aveva: La coscienza; coscienza di essere nell'eterno bene, nell'eterno assoluto, nell'eterno infinito: coscienza di essere una nota vitale del possente complesso armonico creativo! e non energia sperduta in altra energia senza pi nome n ricordi, poich ognuno s stesso, sempre quale scintilla individuale del Complesso Creativo.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate

Chi siamo Contatti Site map Cerca Edicola Home NOTIZIE SULLA REALTA` EXTRATERRESTRE - NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY

La Commedia di Dante Alighieri alla luce della Filosofia Cosmica in chiave parapsicologica PURGATORIO - Canto XXXIII nel libero commento di Giovanna Viva Paradiso terrestre - salmodia - spiegazioni di Beatrice su ci che Dante ha visto e sua profezia - Dante si purifica bevendo l'acqua del fiume Euno - Dante puro e disposto a salire alle stelle 'Deus, venerunt gentes', alternando or tre or quattro dolce salmodia, 3 le donne incominciaro, e lagrimando; 'Deus, venerunt gentes', alternando or nelle tre donne (simbolo della Triade Superiore Extra-terrestre) ed or nelle quattro (simbolo del Quaternario Inferiore terrestre, come dal Cielo alla Terra), lacrimando si spandeva intorno la dolce salmodia; e Batrice sospirosa e pia, quelle ascoltava s fatta, che poco 6 pi a la croce si cambi Maria. e Beatrice sospirosa e pia, ascoltava il canto con tanto dolore, che pareva la Madre di Ges sotto la croce. Ma poi che l'altre vergini dier loco a lei di dir, levata dritta in p, 9 rispuose, colorata come foco: Ma poi le altre donne le dettero luogo di rispondere al canto, ritta in piedi, rispose, colorata come il fuoco (dalle "sette fiamme della Vita", che le sette "Coscienze" reggevano e che in lei si rispecchiavano): 'Modicum, et non videbitis me; et iterum, sorelle mie dilette, 12 modicum, et vos videbitis me'. 'Ancora un po' e non mi vedrete, sorelle mie dilette, ancora un po' e mi vedrete'. Ripetendo le parole che Ges disse ai discepoli. Poi le si mise innanzi tutte e sette, e dopo s, solo accennando, mosse 15 me e la donna e 'l savio che ristette.

Poi fattasi precedere dalle sette ninfe, e accennando a noi di seguirla, continu la via insieme a me, Metelda e Stazio (che rimase dopo la partenza di Virgilio). Cos sen giva; e non credo che fosse lo decimo suo passo in terra posto, 18 quando con li occhi li occhi mi percosse; Cos proseguiva; e non credo che avesse fatto dieci passi, quando mi folgor con lo sguardo; Sul possibile significato allegorico di questi dieci o nove passi di Beatrice, sono state fatte molte ipotesi; e alcuni vi hanno visto un'indicazione cronologica, in rapporto con le parole profetiche dette prima da Beatrice: "Ancora un po' e non mi vedrete, ancora un po' e mi rivedrete", potrebbe quindi riferirsi al fatto che non sarebbero trascorsi dieci secoli prima della seconda venuta di Ges in Terra, prima, cio, che la Luce di Verit folgorasse la terrestre cecit mentale. e con tranquillo aspetto Vien pi tosto, mi disse, tanto che, s'io parlo teco, 21 ad ascoltarmi tu sie ben disposto. e con tranquillo aspetto Vienimi pi vicino, mi disse, tanto che, se io ti parlo, tu sia ben disposto ad ascoltarmi. S com'io fui, com'io dova, seco, dissemi: Frate, perch non t'attenti 24 a domandarmi omai venendo meco? Cos come io fui, vicino a lei, mi disse: Fratello, perch non mi domandi quello che vuoi sapere, or che mi sei vicino? Come a color che troppo reverenti dinanzi a suo maggior parlando sono, 27 che non traggon la voce viva ai denti, Come a coloro che, troppo reverenti dinanzi ai superiori, non riescono a trarre la voce per pronunziar parola, avvenne a me, che sanza intero suono incominciai: Madonna, mia bisogna 30 voi conoscete, e ci ch'ad essa buono. capit a me, che sommessamente incominciai: Madonna, mia voi gi sapete, ci che necessario a me conoscere. Ed ella a me: Da tema e da vergogna voglio che tu omai ti disviluppe, 33 s che non parli pi com'om che sogna. E lei a me: Da paura o da vergogna io voglio che ti liberi, cos che pi non parli come uomo che sogna. Sappi che 'l vaso che 'l serpente ruppe fu e non ; ma chi n'ha colpa, creda 36 che vendetta di Dio non teme suppe. Sappi che il "vaso" che il serpente ruppe (il contenitore del Celeste Messaggio, distrutto dal male terrestre), fu, ed ora non pi; ma coloro che distrussero il Divino Insegnamento (tramutando l'Amore in Odio ed il Perdono in Vendetta), siano pur certi che non sfuggiranno alla Suprema Giustizia. Nei Vangeli di Luca, Matteo, Giovanni: "Il fratello dar alla morte il fratello e il padre, il figlio; il mondo sar sconvolto dal terrore". "Cos a precipizio sar gettata Babilonia, la grande citt, e non sar trovata mai pi. (Apocalisse 18:21). Chi ha colpa sappia che la Giustizia Divina irremovibile. "Chi n'ha colpa" il gigantesco potere ecclesiastico, che con lei delinque; la mastodontica struttura, dedica agli affari e alla politica, anzicch al Messaggio Apostolico, affidatole dal Cristo.

Non sar tutto tempo sanza reda l'aguglia che lasci le penne al carro, 39 per che divenne mostro e poscia preda; Non rimarr tanto tempo senza erede l'aquila che lasci le sue penne nel carro, per cui si trasform in mostro e poi divenne preda; Lo strumento della loro perdizione sar lo stesso che li dannegger; come rapinarono, saranno rapinati, similmente all'aquila, da rapinatori, diverranno preda. ch'io veggio certamente, e per il narro, a darne tempo gi stelle propinque, 42 secure d'ogn'intoppo e d'ogni sbarro, io vedo con certezza tutto questo, e perci lo preannunzio, si approssima un tempo, al mutar delle stelle gi propinque (nell'entrata del pianeta Terra alla costellazione dell'Acquario), libere da ogni contrasto o intoppo, nel quale un cinquecento diece e cinque, messo di Dio, ancider la fuia 45 con quel gigante che con lei delinque. nel quale un cinquecento diece e cinque, stabilito da Dio (Divino Equilibrio), uccider la furia, con quel gigante che con lei delinque. un cinquecento diece e cinque - v. 43 E` questa la Cristica profezia del tempo dei "MILLE E NON PIU' MILLE": mille anni, cio, e non pi altri mille, tempo del 2000, che segner la fine apocalittica di questa diabolica Era, il momento del Veltro che l'Equilibrio Divino invier sulla Terra quale elemento purificatore. In riferimento a questo tempo del risveglio, Luca scrisse: "Quando vedrete Gerusalemme circondata da armate... ...Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli smarriti a causa del fragore del mare e dei flutti; gli uomini morranno di spavento e nell'attesa di ci che minaccer la terra, perch le potenze dei cieli saranno squassate. Allora si vedr il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria." (Luca 21:21-25-27). Ed ecco la spiegazione, che possibile, solo ora, all'uomo del XX secolo: "IL SOLE SI OSCURERA`": Una gigantesca astronave extraterrestre sar posta fra il Sole e la Terra. L'astronave, corredata da apparecchiature scientifiche molto avanzate, devier l'energia solare, convogliandola in direzione opposta alla Terra, la quale, privata dall'energia del suo generatore Sole, non potr disintegrarsi, cos come non potrebbe scoppiare una lampada elettrica che fosse privata dal suo generatore di corrente. La Terra rimarr immobile negli spazi del Cosmo, per tre giorni e tre notti: (tre albe e tre tramonti - "tre soli", come profetizza Ciacco). In quei giorni non funzioneranno n ordigni di guerra, n motori, (nulla il cui funzionamento sia legato ad energia. (Nessuno morir, "batteranno solo i vostri cuori" - cos scritto). "E LE STELLE CADRANNO": Oggi noi sappiamo che le stelle non sono fiammelle e che una sola stella che cadesse distruggerebbe la Terra, ma la gente antica non avrebbe compreso la seguente spiegazione scientifica: fra gli elementi sconvolti dalla nostra Scienza inconsulta, elio e idrogeno, fondendosi in pezzi di materia

incandescente, attratti dalla forza di gravit terrestre, si riverseranno sulla Terra, la cui forza di attrazione, sprigionandosi dalle fenditure che si apriranno sul pianeta, aumenter il suo potenziale energetico. Sar questa la profetizzata "pioggia di fuoco". Vedi anche la IIa Epistola di Pietro: "...i cieli incendiati si dissolveranno e gli elementi si fonderanno nel calore ardente!" (3:12). "LE POTENZE DEI CIELI SARANNO SCROLLATE": La Terra sar scrollata dall'Equilibrio del Cosmo, ovvero dalla Energia Vitalizzante, che sar, comunque, sorretta dagli Extraterrestri. Sar scrollata la Terra, cos come si scrolla un tappeto, per liberarlo dalle impurit e dare il respiro al tessuto. "Allora gli uomini vedranno il Figliuol dell'uomo venire sulle "NUVOLE" con gran potenza e gran gloria": Tutti i popoli del passato considerarono "DEI" gli Extraterrestri, perch discesi dall'alto. l popoli Sumeri, Caldei, Maia, Egizi, a causa della loro scarsa conoscenza scientifica, definivano i mezzi spaziali: "NUVOLE - TURBI - CARRI ALATI - CARRI DI FUOCO. - Nel Medio Evo: "CLIPEUS ARDENS" e ancora dopo, "GLOBI". Oggi, da noi, "DISCHI VOLANTI". I nostri Fratelli Extraterrestri sono venuti in altre babeliche epoche remote per aiutare l'umanit della Terra, come nei nostri giorni.

E forse che la mia narrazion buia, qual Temi e Sfinge, men ti persuade, 48 perch'a lor modo lo 'ntelletto attuia; E forse questa mia narrazione dall'oscuro significato, come Temide (nei suoi oracoli) e Sfinge (nei suoi enigmi), offuscher il tuo intelletto; ma tosto fier li fatti le Naiade, che solveranno questo enigma forte 51 sanza danno di pecore o di biade. ma presto ti spiegheranno i fatti le Naidi (ninfe dei boschi), che risolveranno questo difficile enigma, quando vedranno le verdi piante e l'acqua pura delle sorgenti avvelenate dall'inquinamento mortale, il quale non causer danno soltanto a pecore e biade (come al tempo di Edipo), ma danno peggiore all'intero pianeta. Tu nota; e s come da me son porte, cos queste parole segna a' vivi 54 del viver ch' un correre a la morte. Tu annota le mie parole, come io te le porgo e trasmettile agli uomini (colpevoli di autodistruzione), la cui vita (a causa della loro "Scienza senza Coscienza") un correre verso la morte. E aggi a mente, quando tu le scrivi, di non celar qual hai vista la pianta 57 ch' or due volte dirubata quivi. E ricorda, quando le scrivi, di non tacere come hai visto la pianta, derubata per ben due volte (all'inizio e alla "Fine dei Tempi"). Ancora oggi non capiamo che Spirito, Coscienza, Scienza e Religione, fanno parte dell'Unica Fonte di Vita che Dio, Architetto ed Equilibrio di tutte le cose create. Dante accenna, dunque, al tempo presente. Qualunque ruba quella o quella schianta, con bestemmia di fatto offende a Dio,

60 che solo a l'uso suo la cre santa. Chiunque ruba la pianta e chi la schianta, con siffatta bestemmia offende Dio, che la cre inviolabile, a suo uso esclusivo. La conquista dello Spazio L'uomo tende ad operare in una metodologia che si adopera pi per la morte che per la vita, ed oggi trasforma la "conquista" dello spazio in una conquista di morte e distruzione, mentre dallo spazio avrebbe potuto ricavare enormi benefici per un progresso sano e salutare. I presupposti per una conoscenza dello spazio animata da alti valori morali, sociali, scientifici dello spirito umano sono venuti a mancare, ed ecco che, come molti affermano, "Lo spazio ha chiuso le porte ai terrestri". Messaggi sono stati ricevuti da scienziati e capi di governo della Terra, tramite coloro che affermano, di essere in contatto con Extraterrestri: "Saremmo costretti a bloccare ogni vostra esplorazione nello spazio che recasse in s le premesse catastrofiche per il vostro pianeta".

Per morder quella, in pena e in disio cinquemilia anni e pi l'anima prima 63 bram colui che 'l morso in s punio. Per aver morso quella pianta, Adamo, ovvero la prima umanit ("l'anima prima"), in pena e in desiderio, bram per pi di cinquemila anni. Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima per singular cagione esser eccelsa 66 lei tanto e s travolta ne la cima. Dorme l'ingegno tuo, restando torbido, se non comprende il motivo per cui la pianta cos alta e dilatata in alto. Essa stravolta all'inverso, cos come la Scienza fu, dagli umani, stravolta nell'uso. Essa fu apportatrice di morte, anzich di vita e la sua cima, costituita da energia mortale, viene riversata nell'Universo, contro la pace e la purezza del Cosmo, appartenente alla vita dei pianeti migliori; perci, la sua cima si protende riversa; cos anche il suo male, per la Cosmica Legge Divina di "Causa ed Effetto", sar riversato sopra la Terra, che tali impulsi distonici e mortali cre ed eman. E se stati non fossero acqua d'Elsa li pensier vani intorno a la tua mente, 69 e 'l piacer loro un Piramo a la gelsa, Se i vani pensieri non avessero incrostato la tua mente, come l'acqua del fiume Elsa (che incrosta con uno strato calcareo gli oggetti che vi sono immersi), e il piacere (che in essi trovavi) non l'avesse macchiata come il sangue di Priamo macchi il frutto del gelso presso il quale si uccise, per tante circostanze solamente la giustizia di Dio, ne l'interdetto, 72 conosceresti a l'arbor moralmente. anche solo per queste circostanze comprenderesti lo svolgersi della Giustizia Divina, nella priobizione, nel significato morale dell'albero. Ma perch'io veggio te ne lo 'ntelletto fatto di pietra e, impetrato, tinto, 75 s che t'abbaglia il lume del mio detto, Ma, poich io vedo te divenuto di pietra nell'intelletto e, oltre che pietrificato, anche oscurato ("tinto"), cos che la

Luce di verit del mio discorso ti abbaglia, voglio anco, e se non scritto, almen dipinto, che 'l te ne porti dentro a te per quello 78 che si reca il bordon di palma cinto. voglio anche, se non scritto, almeno dipinto, che porti dentro di te, come quello che si porta il bastone cinto di palma benedetta. Far, cio, come il pellegrino che, al compimento felice del suo viaggio, cinse di rami di palma - simbolo di vittoria - il bastone che lo accompagn. E io: S come cera da suggello, che la figura impressa non trasmuta, 81 segnato or da voi lo mio cervello. Ed io: Come dal suggello resta impressa la cera, che non trasmuta la figura impressa, cos il mio cervello segnato ora dalla vostra parola. Ma perch tanto sovra mia veduta vostra parola disata vola, 84 che pi la perde quanto pi s'aiuta? Ma perch la vostra parola, da me tanto desiderata, vola cos al di sopra delle mie capacit intellettive, tanto che pi la perdo quanto pi mi sforzo di afferrarla? Perch conoschi, disse, quella scuola c'hai seguitata, e veggi sua dottrina 87 come pu seguitar la mia parola; Affinch tu conosca, rispose, quella scuola che hai gi seguita, e veda bene come la realt della sua dottrina possa seguire la mia parola; e veggi vostra via da la divina distar cotanto, quanto si discorda 90 da terra il ciel che pi alto festina. e guarda come lontana la vostra conoscenza umana da quella divina, dista quanto lontano dalla Terra il Cielo, che pi alto sconfina. Ond'io rispuosi lei: Non mi ricorda ch'i' stranasse me gi mai da voi, 93 n honne coscenza che rimorda. Per cui io le risposi: Non ricordo di essermi allontanato mai da voi, n di tale colpa la coscienza mi rimorde. E se tu ricordar non te ne puoi, sorridendo rispuose, or ti rammenta 96 come bevesti di Let ancoi; E se tu ricordar non puoi, rispose sorridendo, ricorda ora con quanto animo bevesti l'acqua del Let; Il ricordo delle vite passate facilita la Conoscenza del Divino. Evidentemente Dante viene immerso nell'acqua del Let, che nel contempo simbolo di espiazione e simbolo di dimenticanza di vite passate. La dimenticanza necessaria a coloro che, essendo ancora costretti alla pesante Legge dell'espiazione, non sono spiritualmente ancora maturi. La immaturit comporta la dimenticanza, poich l'anima, libera dal ricordo, dovr necessariamente ricadere negli stessi errori delle passate vite, secondo quanto l'Equilibrio richiede. Nessuno ha il merito o la colpa del proprio operato, che scaturisce soltanto da minore o maggiore stato evolutivo raggiunto. Ognuno perverr ai ricordi del passato, quando giunger il momento. E` facile immaginare come reagirebbe un uomo immaturo, qualora riconoscesse un altro che, in precedenti vite, lo avesse

ucciso. e se dal fummo foco s'argomenta, cotesta oblivon chiaro conchiude 99 colpa ne la tua voglia altrove attenta. e se dalla vista del fumo si deduce la presenza del fuoco, questa tua dimenticanza chiaramente dimostra che c'era una colpa, nella tua volont, intenta ad altro. Veramente oramai saranno nude le mie parole, quanto converrassi 102 quelle scovrire a la tua vista rude. Veramente le mie parole saranno chiare d'ora in poi, quando sar necessario renderle accessibili al tuo rude intelletto. E pi corusco e con pi lenti passi teneva il sole il cerchio di merigge, 105 che qua e l, come li aspetti, fassi, E pi rilucente e con pi lento andare teneva il sole il cerchio del meriggio e pareva volesse trattenere il suo corso, per restar fermo nel centro della volta celeste, Come Dante afferma in "Convivio", la vita fatta ad immagine d'arco. E nel flusso e riflusso del perfetto collegamento della Vita nel Tutto, il sole riceve i deleteri influssi della Dimensione umana. Cos oggi, per l'inquinamento, esso emana energia distonica, la quale, dalla Terra soprattutto, per via della Divina Legge Cosmica di "Causa-Effetto", viene inesorabilmente assorbita di rimando. (L'albero della Scienza, con la sua chioma riversa, rimanda la velenosa energia al suo punto di partenza). quando s'affisser, s come s'affigge chi va dinanzi a gente per iscorta 108 se trova novitate o sue vestigge, cos si fermarono, come fa la scorta, quando incontra qualcosa di nuovo o vestigia di novt, le sette donne al fin d'un'ombra smorta, qual sotto foglie verdi e rami nigri 111 sovra suoi freddi rivi l'alpe porta. le sette donne (che simboleggiavano la Vita, "il Tutto della Creazione", e che pertanto precedevano il carro) giunte ai limiti dell'ombra smorta (della umana cattiveria che respingeva il Celeste Messaggio d'Amore), come quell'ombra che le Alpi distendono sotto i rami neri e le verdi foglie, lungo i freddi fiumi. Dinanzi ad esse fufrats e Tigri veder mi parve uscir d'una fontana, 114 e, quasi amici, dipartirsi pigri. Dinanzi alle sette ninfe (che precedevano il Carro, con le sette fiamme di vita), mi parve vedere usicre da una fontana l'Eufrate e il Tigri, e, quasi fossero due amici, andavano lenti per il dispiacere di doversi dividere, Come dalla Genesi, i due fiumi erano, nel tempo antico, considerati sacri. L'Eufrate segnava i confini della Terra Promessa, mentre il Tigri, con la sua abbondanza di acqua, che si diceva proveniente dalla costellazione del Tauro e che discendeva dalle sorgenti del Tauro, simboleggiava la Sapienza di Dio. O luce, o gloria de la gente umana, che acqua questa che qui si dispiega 117 da un principio e s da s lontana? O luce, o gloria delle genti umane, che acqua questa che qui si distende, da dove nasce, vien da lontano? Per cotal priego detto mi fu: Priega Matelda che 'l ti dica. E qui rispuose,

120 come fa chi da colpa si dislega, A tale domanda mi fu risposto: Prega Matelda che te lo dica. E qui rispose, come a discolparsi, la bella donna: Questo e altre cose dette li son per me; e son sicura 123 che l'acqua di Let non gliel nascose. la bella donna (Metelda): Questo e altre cose gli ho dette; e sono sicura che l'acqua del Let non le ha cancellate dalla sua mente. E Batrice: Forse maggior cura, che spesse volte la memoria priva, 126 fatt'ha la mente sua ne li occhi oscura. E Beatrice: Forse se n' dimenticato, avendo avuto maggior cura, per altre cose che ha vedute e udite. Ma vedi Eno che l diriva: menalo ad esso, e come tu se' usa, 129 la tramortita sua virt ravviva. Ma vedi l'Euno che scorre laggi: menalo ad esso, come tu usi fare con gli altri, affinch la sua tramortita forza prenda vigore. Come anima gentil, che non fa scusa, ma fa sua voglia de la voglia altrui 132 tosto che per segno fuor dischiusa; Matelda (Angelo Custode dell'Umanit), anima gentile che fa suo il desiderio altui, obbed subito al cenno di Beatrice; cos, poi che da essa preso fui, la bella donna mossesi, e a Stazio 135 donnescamente disse: Vien con lui. cos, dopo che fui preso da lei, la bella donna invit con grazia anche Stazio: Vieni con lui. S'io avessi, lettor, pi lungo spazio da scrivere, i' pur cantere' in parte 138 lo dolce ber che mai non m'avra sazio; Se io avessi, lettore, tempo e spazio da scrivere, tenterei di cantare almeno in parte la dolcezza che provai nel bere quell'acqua di cui mai sarei stato sazio; ma perch piene son tutte le carte ordite a questa cantica seconda, 141 non mi lascia pi ir lo fren de l'arte. ma le carte, destinate alla seconda cantica del Purgatorio, sono gi tutte piene e il freno dell'Arte non mi lascia pi continuare. Io ritornai da la santissima onda rifatto s come piante novelle rinnovellate di novella fronda, 145 puro e disposto a salire a le stelle. lo ritornai dalla "Santa Onda" rifatto come le piante novelle rinnovellate da novella fronda, purificato e pronto a salire al cielo. Cos Dante voler alle stelle.

Nonsoloufo Home | Perch Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cercacmdt@nonsoloufo.it Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle societ proprietarie delle riviste pubblicate