Sei sulla pagina 1di 76
S APIENZA   U NIVERSITÀ L A S EZIONE A UREA NELL ’A RCHITETTURA DI

S

APIENZA

 

U

NIVERSITÀ

L

A S EZIONE AUREA NELL ’ARCHITETTURA

DI R OMA

 
A UREA NELL ’A RCHITETTURA DI R OMA   Appunti per il corso di Teorie e

Appunti per il corso di Teorie e tecniche c o struttive nel loro sv iluppo sto rico Alessa ndra Simi

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Questi appunti sono l’elaborazione dei testi pr esentati in bibliografia e sono

Questi appunti sono l’elaborazione dei testi presentati in bibliografia e sono per uso interno alla Facoltà di Architettura Valle Giulia, nell’ambito del corso di Teorie e tecniche costruttive nel loro sviluppo storico del prof. Giorgio Monti

Giulia, nell’ambito del corso di Teorie e tecniche co struttive nel loro sviluppo st orico del
Giulia, nell’ambito del corso di Teorie e tecniche co struttive nel loro sviluppo st orico del

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Indice 1 INTRODUZIONE STORICA 5 1.1 La sezione aurea nella Grecia classica

Indice

La Sezione Aurea nell’Architettura Indice 1 INTRODUZIONE STORICA 5 1.1 La sezione aurea nella Grecia classica

1 INTRODUZIONE STORICA

5

1.1 La sezione aurea nella Grecia classica

6

1.2 La sezione aurea nel Rinascimento

8

1.3 Luca Pacioli e la “Divina Proportione”

10

1.4 Il valore estetico della sezione aurea

11

1.5 Il valore esoterico della sezione aurea

13

2 IL NUMERO AUREO

17

2.1 Definizione

17

2.2 Costruzione geometrica

18

2.3 Fibonacci e il numero aureo

23

2.4 Il rettangolo aureo

28

3 LA SEZIONE AUREA NELLA STORIA DELL’ARCHITETTURA

33

3.1 La Grande Piramide di Cheope

33

3.2 Il Tempio della Concordia

40

3.2.1 La pianta del Tempio della Concordia

40

3.2.2 La facciata del Tempio della Concordia

42

3.3 Il Partenone

43

3.3.1 La facciata del Partenone

43

3.3.2 La pianta del Partenone

46

3.4 Il Pantheon a Roma

47

3.5 La Cattedrale di Notre Dame

50

3.5.1 La facciata di Notre Dame

50

3.5.2 Il fianco di Notre Dame

52

3.6 La Cattedrale di Colonia

53

3.7 Il Duomo di Milano

55

3.8 Il portale di Castel del Monte

56

3.9 L’architettura di Raffaello

57

3.10 Il Modulor di Le Corbusier

67

4 CONCLUSIONE

73

5 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

76

Raffaello 57 3.10 Il Modulor di Le Corbusier 67 4 CONCLUSIONE 73 5 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 76
Raffaello 57 3.10 Il Modulor di Le Corbusier 67 4 CONCLUSIONE 73 5 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 76

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 4
La Sezione Aurea nell’Architettura 4
La Sezione Aurea nell’Architettura 4

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 1 INTRODUZIONE STORICA La storia della sezione aurea è antica di tre

1 INTRODUZIONE STORICA

La storia della sezione aurea è antica di tre millenni: appartiene alla storia dei pensiero greco,

e perciò alle origini del nostro pensiero.

La sezione aurea, in matematica e in arte, è una proporzione geometrica basata su di un rapporto specifico, nel quale la parte maggiore sta alla minore come l’intera sta alla parte maggiore, come ampiamente spiegato al par. 2.1.

Questo numero, o questa proporzione geometrica definita anche “proporzione aurea”, “numero aureo”, “rapporto aureo”, “sezione aurea”, “divina proporzione” sembra possa rappresentare lo standard di riferimento per quanto riguarda la perfezione, la grazia e l’armonia sia in architettura, scultura e pittura, sia nella stessa Natura.

Ha solitamente due significati, uno quantitativo ed uno estetico, perché pur essendo definita matematicamente le viene attribuita la capacità, se applicata ad oggetti che colpiscono i sensi, di renderli piacevolmente belli ed armoniosi.

Alcune delle più grandi menti matematiche di ogni tempo, da Pitagora ad Euclide nella Grecia antica, passando nel Medioevo, per il matematico Leonardo da Pisa e nel Rinascimento per l’astronomo Keplero, fino a protagonisti della scienza contemporanea come Roger Penrose, hanno dedicato tempo e riflessione a questa proporzione ed alle sue proprietà. Ma la proporzione aurea non ha affascinato solo i matematici. Biologi, artisti, musicisti, storici, architetti, psicologi, medici, hanno studiato e discusso la sua inattesa presenza nelle diverse discipline.

La proporzione aurea si può evidenziare in tutti i regni della natura, perciò questa sua polivalenza la fa assurgere all’altezza di “archetipo”.

I greci, riferendosi alla divisione di un segmento in parti che stanno tra loro nel modo indicato dalla proporzione del rapporto aureo, parlarono di sezione del segmento in media ed estrema ragione. Questa terminologia originaria fu nel seguito abbreviata nel solo termine sezione, e più tardi ancora, dopo Keplero, entrò in uso l’espressione sezione aurea. E’ di Keplero la famosa frase: "La geometria ha due grandi tesori: uno è il teorema di Pitagora; l’altro è la sezione aurea di un segmento. Il primo lo possiamo paragonare ad un oggetto d’oro; il secondo lo possiamo definire un prezioso gioiello."

Il primo lo possiamo paragona re ad un oggetto d’oro; il secondo lo possiamo definire un
Il primo lo possiamo paragona re ad un oggetto d’oro; il secondo lo possiamo definire un

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Ma il vero trionfo della sezi one aurea nell’arte si ebbe nel

Ma il vero trionfo della sezione aurea nell’arte si ebbe nel Rinascimento quando rappresentò per tutti gli artisti di quel periodo un canone di bellezza cui ispirasi per ogni composizione artistica dall’architettura alla scultura, alla pittura. Più di tutti contribuì a questa concezione l’opera di Luca Pacioli “La Divina Proportione”, stampata e diffusa in tutta Europa, incentrata proprio sulla proporzione come chiave universale per penetrare i segreti della bellezza ma anche della natura; al centro è collocato l’uomo, misura di ogni cosa, sospeso tra un quadrato ed un cerchio nell’“Uomo Vitruviano”, il celebre disegno di Leonardo. E tra tutte le possibili proporzioni, quella aurea sembra essere la vera ispiratrice della bellezza, quindi del creato, quindi del Suo creatore, quindi Divina.

Riconosciuta come un rapporto esteticamente piacevole, la sezione aurea è stata utilizzata come base per la composizione di elementi pittorici o architettonici. In realtà, vari esperimenti suggeriscono che la percezione umana mostra una naturale preferenza per le proporzioni in accordo con la sezione aurea, come si vedrà al par. 2.4; gli artisti tenderebbero quasi inconsciamente a disporre gli elementi di una composizione in base a tali rapporti.

I Greci la utilizzarono ampiamente nella costruzione di molti templi e numerosi architetti rinascimentali la utilizzarono nella realizzazione di giardini.

1.1 LA SEZIONE AUREA NELLA GRECIA CLASSICA

I resti degli antichi templi classici evocano ancora un senso di equilibrio, armonia e

perfezione, che ci incanta con il ritmo delle loro proporzioni. E’ il risultato di un’organica concezione estetica che ispirò ogni espressione artistica della popolazione ellenica. Purtroppo, nonostante la quantità notevole di opere pervenuteci, molte delle quali anche in ottime condizioni, conosciamo molto poco della teoria estetica che si trova alla loro base, a causa della mancanza di una chiara testimonianza grafica o letteraria.

E’ necessario allargare l’analisi al panorama culturale che si era venuto a creare in Grecia per comprendere più chiaramente la nascita del concetto di ‘proporzione’: esso nacque nel contesto della dottrina matematica, introdotta in Grecia da Pitagora di Samo quando, agli albori della filosofia occidentale, la visione mitologica incontrava l’interpretazione razionale nella ricerca del principio unico e universale all’origine del tutto.

incontra va l’interpreta zione razionale nella ricerca del principio unico e universale all’origine del tutto. 6
incontra va l’interpreta zione razionale nella ricerca del principio unico e universale all’origine del tutto. 6

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura La civiltà greca classica tentò di unificare tutte le arti e le

La civiltà greca classica tentò di unificare tutte le arti e le scienze secondo rapporti armonici inerenti all’universo; in ogni campo di studio ogni individuo aveva un posto unico nella gerarchia di tutti gli individui. I rapporti gerarchici fra gli individui rispecchiavano i principi matematici, e in particolare la proporzione divina.

Dallo studio delle leggi numeriche che regolavano l’armonia musicale la scuola pitagorica scoprì alcuni principi morfologici di carattere generale, che divennero presto i principi compositivi di ogni tipo di arte, sopra tutte quella che si occupava della costruzione degli edifici sacri. E’ quanto ci suggerisce l’analisi proporzionale di opere come il Partenone di Ictino (nel campo dell’architettura, come vedremo al par. 3.3), o il Diadumeno di Policleto (che va ad inserirsi nell’ambito della scultura), correlate da una comune intenzione estetica, di natura matematica.

Mediante l’analisi della tecnica progettuale e del significato estetico dell’edificio sacro, e

mediante la lettura del trattato di Vitruvio in chiave per così dire ‘pitagorica’, siamo in grado

di trovare chiare indicazioni sulla teoria delle proporzioni che caratterizzò l’architettura greca

fino al periodo ellenistico.

Gli antichi architetti dovevano realizzare la Simmetria (“accordo delle misure”) mediante il ripetersi di certi rapporti proporzionali privilegiati, che avrebbero prodotto e caratterizzato l’effetto di Eurytmia (“armonia”) tra le lunghezze, le superfici e i volumi dell’edificio, sia nella sua interezza sia nelle sue singole parti. Le tecnica compositiva era quella dei tracciati regolatori, delle raffinate costruzioni geometriche che partivano da una forma iniziale, il quadrato, per individuare, con semplici proiezioni e ribaltamenti, tutte le linee principali dell’edificio, nella pianta e negli alzati.

Il fine era sempre quello di conferire agli edifici l’idea di equilibrio e perfezione, di

raggiungere l’Armonia universale, intesa come “unificazione della molteplicità frammista e

messa in concordanza del discordante” (Filolao), ossia come perfetto equilibrio tra l’opposizione dei principi.

E proprio in questo contesto viene a collocarsi il grande uso da parte degli antichi della

sezione aurea nei templi e, più in generale, nell’architettura.

il grande uso da part e degli antichi della sezione aurea nei templi e, più in
il grande uso da part e degli antichi della sezione aurea nei templi e, più in

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Servendosi di riga e compasso, i geometri greci erano in grado di

Servendosi di riga e compasso, i geometri greci erano in grado di determinare la sezione aurea

di un segmento.

Nel Timeo Platone sostiene che i tre termini di una proporzione divina - il più grande (la linea intera), quella di mezzo (il segmento più lungo) e la più piccola (il segmento più corto) - sono “tutti di necessità gli stessi, e, poiché sono gli stessi, non sono che uno”.

In

una progressione di divine proporzioni, ogni parte è un microcosmo, o modello minuscolo,

di

tutto l’insieme.

Gli architetti e gli artisti greci facevano grande uso dei rettangoli aurei (v. par. 2.4). Se da un

rettangolo aureo si taglia poi un quadrato, anche il rettangolo che rimane è un rettangolo aureo. Questi rettangoli aurei erano usati per disegnare la pianta del pavimento e della facciata

dei templi: ad esempio il Partenone, sull’Acropoli di Atene (v. par. 3.3).

Quando Vitruvio scrisse il “De Architectura”, un’opera in dieci volumi, tra il 25 e il 23 a.C., Augusto - a cui è dedicata l’opera - intraprendeva un grandioso programma di costruzioni pubbliche a Roma e nell’impero. Essa costituisce una fonte essenziale per la conoscenza delle

tecniche edilizie e dei materiali da costruzione, degli edifici pubblici e privati, dell’urbanistica

e dell’agrimensura dei Romani. Attingendo dai trattati di Ermogene e altri architetti greci, Vitruvio possedeva una concezione umanistica dell’architettura che, a suo parere, doveva unire all’esperienza specialistica un’ampia cultura generale.

1.2 LA SEZIONE AUREA NEL RINASCIMENTO

Il proporzionamento armonico dell’architettura del Rinascimento è tutto orientato sul principio generale dell’uso di piccoli numeri interi con i quali organizzare la distribuzione e la disposizione delle varie parti dell’edificio.

Nella musica, disciplina inserita a pieno nel quadrivium delle arti (insieme a geometria, aritmetica e astronomia) si trova conferma delle leggi che regolano il macrocosmo e il microcosmo rivelate da Pitagora e da Platone.

Di qui nasce la convinzione che l’architetto non sia in nessun modo libero di applicare

all’edificio uno schema casuale di rapporti, ma che tali rapporti debbano conciliarsi con un

sistema di ordine superiore, le proporzioni devono esprimere l’ordine cosmico e la musica

bbano conciliarsi con un sistema di ordine superiore, le proporzioni devono esprimere l’ordine cosmico e la
bbano conciliarsi con un sistema di ordine superiore, le proporzioni devono esprimere l’ordine cosmico e la

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura diviene mezzo privilegiato per innalzare la disciplina architettonica al livello

diviene mezzo privilegiato per innalzare la disciplina architettonica al livello delle arti del quadrivium.

Le proporzioni corrispondenti agli intervalli musicali vengono così trasposte nella progettazione degli edifici divenendo la base di veri e propri reticoli modulari, così come un’orchestra accorda gli strumenti sulla nota “la” per poi intonare, attraverso intervalli armonici, accordi che suonano bene all’orecchio.

La sezione aurea suscitò grande interesse tra gli artisti e i matematici del rinascimento, tra cui Leonardo da Vinci (1452-1519), Piero della Francesca (1416-1492) e Leon Battista Alberti (1404-1472); era allora nota come “Divina Proporzione” e veniva considerata quasi la chiave mistica dell’armonia nelle arti e nelle scienze. De divina proportione è anche il titolo del trattato redatto dal matematico rinascimentale Luca Pacioli (1445-1517) e illustrato da sessanta disegni di Leonardo da Vinci. Il trattato fu pubblicato nel 1509 ed ebbe notevole influsso sugli artisti e sugli architetti del tempo, ma anche delle epoche successive.

architetti del tempo, ma anche delle epoche successive. Figura 1-1. Tracciati proporzionali del temp io Malatestiano

Figura 1-1. Tracciati proporzionali del tempio Malatestiano a Rimini dell’Alberti.

Leon Battista Alberti fu il primo importante teorico dell’arte rinascimentale, nonché uno dei primi a progettare edifici secondo i canoni di uno stile classico puro, fondato sullo studio dell’antica architettura romana. Per quanto riguarda le sue opere, è bene sottolineare come

fondato sullo studio dell’antica architettura romana. Per quanto riguarda le sue ope re, è bene sottolineare
fondato sullo studio dell’antica architettura romana. Per quanto riguarda le sue ope re, è bene sottolineare

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura egli non parli mai nei suoi trattati del tipo di proporzionamento ut

egli non parli mai nei suoi trattati del tipo di proporzionamento utilizzato, quasi volesse tenere segreto il metodo con cui riusciva ad ottenere quell’aspetto di armonioso equilibrio. Tuttavia indagini effettuate con diagrammi e rigorose riproduzioni hanno messo in evidenza che questa sia la regola che domina la connessione di tutte le parti di molte sue costruzioni (es. il tempio Malatestiano a Rimini, Figura 1-1).

1.3 LUCA PACIOLI E LA “DIVINA PROPORTIONE

Luca Pacioli (Figura 1-2) nacque nel 1445 in Toscana a Sansepolcro, città commerciale posta al centro, nello spazio e nel tempo, del Rinascimento. Dal 1477 Fra Luca Pacioli cominciò a viaggiare insegnando matematica in quasi tutte le Università italiane. Nel 1496 cominciò a lavorare al secondo dei suoi più famosi lavori, la “Divina Proporzione”, e Leonardo in persona gliene fornì le illustrazioni; penso che nessun altro matematico abbia più potuto vantare una collaborazione più eccellente. Chiaramente l’interesse prevalente di Leonardo era l’estetica e la sezione aurea soddisfaceva entrambi i punti di vista, matematico ed artistico.

entram bi i punti di vista, ma tematico ed artistico. Figura 1-2. Ritratto di Fra Luca

Figura 1-2. Ritratto di Fra Luca Pacioli [Napoli – Museo di Capodimonte].

La divina proporzione era proprio il rapporto aureo senza il quale “…moltissime cose de admiratione dignissime in philosophia, nè in alcun altra scientia mai a luce poteriono pervenire.”. L’ammirazione che il Pacioli aveva per questa costruzione era tale da indurlo a

a luce poteriono pervenire. ”. L’ammirazione che il Pacioli aveva per questa costruzione era tale da
a luce poteriono pervenire. ”. L’ammirazione che il Pacioli aveva per questa costruzione era tale da

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura metterla in relazione con la Divinità come la quale è una e

metterla in relazione con la Divinità come la quale è una e trina: “Commo Idio propriamente non se po diffinire ne per parolle a noi intendere, così questa nostra proportione non se po mai per numero intendibile asegnare, nè per quantità alcuna rationale exprimere, ma sempre fia occulta e secreta e da li mathematici chiamata irrationale”.

Al contrario di Leonardo che ottenne fama solo dopo la morte, Pacioli ebbe fama in vita, come testimonia la sua carriera, forse meno dopo la morte.

Nel 1550 Giorgio Vasari scrisse una biografia di Piero della Francesca in cui accusava il Pacioli di plagio per aver fatto propri lavori dell’artista sulla prospettiva sull’aritmetica e sulla geometria. Quest’accusa appare però ingiustificata, sebbene il Pacioli facesse ampio uso del lavoro degli altri nelle sue pubblicazioni, ma mai si accreditò alcun merito, specialmente nei confronti del Maestro Piero, riconoscendo e specificando sempre le fonti di quanto scriveva.

A dispetto però dell’originalità, le opere del Pacioli contribuirono moltissimo allo sviluppo

della Matematica per la particolare influenza che ebbero per lungo tempo.

1.4 IL VALORE ESTETICO DELLA SEZIONE AUREA

Nel 1875 lo psicologo tedesco Fechner sottopose al giudizio di preferenza di più persone un insieme di rettangoli (Figura 1-3), differenti per il diverso rapporto tra i lati, chiedendo poi di indicare quale rettangolo avesse destato in loro una maggiore sensazione di armonia. Egli osservò che le scelte degli interpellati si distribuivano attorno ad un particolare rettangolo, in corrispondenza del quale emergeva un evidente massimo delle loro frequenze. Quel particolare rettangolo era il cosiddetto rettangolo aureo (vd. par. 2.4).

Nella Figura 1-4 è riportato il grafico della distribuzione percentuale delle preferenze registrate da Fechner.

I rettangoli del campione vi sono ordinati al crescere del rapporto tra i lati: dal rapporto 1 a 1,

al rapporto 2 a 1, cioè dal rettangolo con i lati uguali (quadrato) ai rettangolo con un lato

doppio dell’altro.

1, al rapporto 2 a 1, cioè dal rettangolo con i la ti uguali (quadrato) ai
1, al rapporto 2 a 1, cioè dal rettangolo con i la ti uguali (quadrato) ai

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 1-3. Insieme di rettangoli dell’esperimento di Fechner, con tre rettangoli
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 1-3. Insieme di rettangoli dell’esperimento di Fechner, con tre rettangoli

Figura 1-3. Insieme di rettangoli dell’esperimento di Fechner, con tre rettangoli aurei (qui evidenziati a tratto più grosso).

rettangoli aurei (qui evid enziati a tratto più grosso). Figura 1-4. Distribuzione delle preferenze estetiche sulle

Figura 1-4. Distribuzione delle preferenze estetiche sulle proporzioni di vari rettangoli, secondo Fechner. Il maggior numero di preferenze si concentra attorno ai rettangoli aurei.

Si osserva che il rettangolo aureo, che occupa una posizione intermedia tra i rettangoli del campione, presenta la più alta frequenza di scelte secondo un canone estetico.

L’esperienza di Fechner intendeva esaminare (e di fatto sanzionava) la credibilità di un’opinione largamente diffusa tra pittori ed architetti (ed anche tra matematici) secondo cui dall’osservazione del rettangolo aureo si traesse un senso di equilibrata armonia. Numerose sono infatti le opere d’arte nelle quali si riscontrano le proporzioni del rettangolo aureo. La facciata del Partenone è inscrivibile in un rettangolo aureo (Figura 1-5), e, almeno molto prossime ad un rettangolo aureo, sono le facce dell’ottagonale battistero di Firenze (Figura

1-6).

e, almeno molto prossime ad un rettangolo aureo, sono le facce dell’ottagonale batt istero di Firenze
e, almeno molto prossime ad un rettangolo aureo, sono le facce dell’ottagonale batt istero di Firenze

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 1-5. Il rettangolo aureo che inscrive la facciata del Partenone. Figura
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 1-5. Il rettangolo aureo che inscrive la facciata del Partenone. Figura

Figura 1-5. Il rettangolo aureo che inscrive la facciata del Partenone.

Il rettangolo aureo che inscrive la facciata del Partenone. Figura 1-6. I rettangoli aurei delle facce

Figura 1-6. I rettangoli aurei delle facce del battistero di Firenze.

Peraltro, Fechner studiò anche le proporzioni dei bracci delle croci nei cimiteri tedeschi e rilevò la maggioranza di esse presentavano un rapporto in ragione del numero aureo (Figura

1-7). Figura 1-7. Figure geometriche costruite con dimensioni in ragione del numero aureo. 1.5 IL
1-7).
Figura 1-7. Figure geometriche costruite con dimensioni in ragione del numero aureo.
1.5
IL VALORE ESOTERICO DELLA SEZIONE AUREA

I primi che ebbero occasione di riscontrare tra due segmenti quello stato di cose nel seguito indicato con il termine “rapporto aureo” furono i Pitagorici: e ciò accadde in modi e in circostanze che divennero subito leggenda. Questa leggenda ci è raccontata da Giamblico (IV sec. d.C.) nella sua “De vita Pythagorica”. Giamblico narra del pitagorico Ippaso da

raccontata da Giamblico (IV sec. d.C.) nella sua “De vita Pythagorica”. Giamblico narra del pitagorico Ippaso
raccontata da Giamblico (IV sec. d.C.) nella sua “De vita Pythagorica”. Giamblico narra del pitagorico Ippaso

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Metaponto, morto in mare come empio perché colpevole di aver rivelato agli

Metaponto, morto in mare come empio perché colpevole di aver rivelato agli indegni il segreto della costruzione della sfera di dodici pentagoni. Ippaso provocò l’ira degli dei, e meritò la sua sorte, anche per aver divulgato la dottrina degli irrazionali e degli incommensurabili. Il racconto di Giamblico, accostando i due fatti (costruzione della sfera di dodici pentagoni e dottrina degli irrazionali) allude ad un nesso tra essi. La sfera di dodici pentagoni è il dodecaedro, cioè uno dei cinque poliedri regolari (Figura 1-8).

cioè uno dei cinque poliedri regolari ( Figura 1-8 ). Figura 1-8. I cinque poliedri regolari

Figura 1-8. I cinque poliedri regolari dei Pitagorici.

Stando ad una testimonianza di Proclo (V secolo d.C.). tre dei poliedri regolari, e precisamente il tetraedro, l’esaedro e il dodecaedro erano già noti ai Pitagorici. I rimanenti due, l’oettaedro e l’icosaedro, furono scoperti più tardi da Teeteto. Il rinvenimento presso Padova di un dodecaedro di steatite risalente ad epoca anteriore al IV secolo a.C. rende verosimile la testimonianza di Proclo.

un dodecaedro di steatite risalente ad epoca anteriore al IV secolo a.C. rende verosimile la testimonianza
un dodecaedro di steatite risalente ad epoca anteriore al IV secolo a.C. rende verosimile la testimonianza

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Alla faccia pentagonale del dodecaedro era associ ato il pentagramma stellato, o

Alla faccia pentagonale del dodecaedro era associato il pentagramma stellato, o stella a cinque punte (Figura 1-9), già elemento decorativo dell’arte babilonese e simbolo magico della loro cosmologia. Il pentagramma stellato si ricava dal pentagono regolare tracciandone le diagonali. I Pitagorici fecero proprio questo simbolo assieme al significato cosmico ad esso attribuito; e questo non è che un esempio della vasta eredita di rituali, di atteggiamenti e di conoscenze che essi derivarono dalla cultura babilonese.

conoscenze che essi derivarono dalla cultura babilonese. Figura 1-9. Il pentagramma stellato ottenuto dalle diagonali

Figura 1-9. Il pentagramma stellato ottenuto dalle diagonali del pentagono regolare.

La scuola pitagorica fiorisce proprio nel periodo in cui il pensiero magico del vicino oriente prende a confrontarsi con le disponibilità alle argomentazioni razionali della nascente cultura ellenica, e la sapienza sacra con le aspirazioni ad una scienza laica. Anche se la scuola pitagorica non si affrancò mai dai modi degli originali rituali esoterici, né aspirò a dissolvere la trama simbolica con cui la concezione sacra del mondo tesseva i rapporti tra le cose, tuttavia essa diede impronta e vigore al processo evolutivo in atto.

Il pentagramma stellato, pur accettato come simbolo magico, divenne oggetto di analisi geometrica. I Pitagorici presero a studiare quale rapporto ci fosse tra il lato della stella e il lato del pentagono che serviva per costruirla. Loro convinzione era che, comunque fossero scelti due segmenti, esistesse un loro sottomultiplo comune, cioè un segmento capace di dare misure interne per entrambi i segmenti, che risultavano perciò commensurabili. Il rapporto tra i due segmenti era uguale al rapporto delle rispettive misure, ed era perciò sicuramente un numero razionale, perché rapporto di due numeri interi.

delle rispet tive misure, ed era perciò sicuramente un numero razionale, perché rappor to di due
delle rispet tive misure, ed era perciò sicuramente un numero razionale, perché rappor to di due

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Più che una fondazione della geometria ques ta convinzione era pe r

Più che una fondazione della geometria questa convinzione era per loro una teoria

dell’universo che li portava a comparare, in una successione di analogie strutturali organizzate su rapporti numerici, le note emesse da uno strumento musicale e i ciclici moti dei Corpi celesti. Sul loro conto Aristotele commenta (Metafisica: libro I, cap. V): “I cosiddetti Pitagorici, avendo cominciato ad occuparsi di matematica ed essendo grandemente progrediti in essa, furono condotti da questi loro studi ad assumere come principi delle cose esistenti

quelli di cui fanno uso le scienze matematiche

Avendo poi riconosciuto che le proprietà e le

relazioni delle armonie musicali corrispondono a rapporti numerici e che in altri fenomeni naturali si riscontrano analoghe corrispondenze coi numeri, furono tanto più indotti ad ammettere che i numeri siano gli elementi di tutte le cose esistenti e che tutto il cielo sia

proporzione ed armonia.”

Intorno a Pitagora ed alla sua confraternita di iniziati esisteva un velo di segretezza, comunque si tende ad attribuire all’uno ed all’altra alcune importanti scoperte matematiche che includono il rapporto aureo e l’incommensurabilità.

Secondo il filosofo e storico Giamblico (Silloge delle dottrine pitagoriche, 300 d.C.) la scoperta che il rapporto aureo è un numero irrazionale fu, nel contempo, la scoperta dell’incommensurabilità. Tale scoperta fu fatta dal matematico greco Ippaso di Metaponto nel V secolo a.C.

Non vi sono dubbi che sia stato Pitagora con i suoi discepoli a mescolare teoria dei numeri, filosofia della vita e misticismo in una misura forse senza eguali. Pitagora sottolineò l’importanza dell’acquisizione della conoscenza rispetto ad ogni altra attività, perché, come avrebbe detto, “alla maggior parte degli uomini e delle donne non è data, né per nascita né coi propri sforzi, la possibilità di diventare ricchi e potenti, mentre il sapere è alla portata di chiunque”.

coi propri sforzi, la possibilità di di ventare ricchi e potenti, mentre il sapere è alla
coi propri sforzi, la possibilità di di ventare ricchi e potenti, mentre il sapere è alla

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 2 IL NUMERO AUREO 2.1 D EFINIZIONE Il rapporto tra la diagonale

2 IL NUMERO AUREO

2.1

DEFINIZIONE

Il rapporto tra la diagonale ed il lato di un pentagono regolare (Figura 2-1) è il numero irrazionale:

ϕ =

5 + 1
5
+
1

2

cui è dato per tradizione il nome di numero aureo.

+ 1 2 cui è dato per tradizione il nome di numero aureo . Figura 2-1.

Figura 2-1. Determinazione del numero aureo sul pentagono.

Esso deriva anche dal seguente problema (Figura 2-1): dividere un dato segmento AD in due parti a e b, tali che l’intero segmento stia alla maggiore delle due parti come questa sta alla minore. I segmenti a e b in cui la diagonale AD del pentagono è divisa dalla diagonale EC stanno infatti nella relazione richiesta dal problema:

(a + b): a = ab:

Per verificarlo basta osservare che i triangoli CAD e HCD sono isosceli e simili, e il triangolo AHC è isoscele. La proporzione scritta si ricava dai triangoli simili CAD e HCD.

isosceli e simili, e il triangolo AHC è isoscele. La proporzione scritta si ricava dai triangoli
isosceli e simili, e il triangolo AHC è isoscele. La proporzione scritta si ricava dai triangoli

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Il valore numerico di proporzione precedente, scrivendola come: ϕ , comune ai

Il valore numerico di

proporzione precedente, scrivendola come:

ϕ , comune ai due rapporti (a+b)/a e a/b, si ricava appunto dalla

(ab)

+

a

=

a

b

cioè:

aba +

aab

=

ovvero:

1+

1

ϕ

ϕ

2 −ϕ−1=

0

da cui si calcola ϕ . Un valore approssimato di ϕ è 1.618034.

Esistono due bellissime formule che forniscono esattamente il numero aureo, utilizzando solo

il più semplice dei numeri, l’1. Una è basata su una frazione continua infinita:

ϕ=

1

+

1

1 +

1

1 +

1

1 +

1

1 +

1

1 + mentre l’altra usa una serie infinita di radici: ϕ= 1+ 1+ 1+ 1+
1
+
mentre l’altra usa una serie infinita di radici:
ϕ=
1+
1+
1+
1+
1+

2.2 COSTRUZIONE GEOMETRICA

Il primo incontro con la Divina Proporzione in genere avviene in Geometria. La proposizione

11 del libro II degli Elementi di Euclide recita così: “Come dividere un segmento in modo che

il rettangolo che ha per lati l’intero segmento e la parte minore sia equivalente al quadrato

che ha per lato la parte maggiore”, ovvero come trovare la Sezione Aurea di un segmento,

sia equivalente al quadrato che ha per lato la parte maggiore” , ovvero come trovare la
sia equivalente al quadrato che ha per lato la parte maggiore” , ovvero come trovare la

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura cioè la parte media proporzionale tra l’intero segmento e la parte rimanente.

cioè la parte media proporzionale tra l’intero segmento e la parte rimanente. La costruzione è tra le più classiche della Geometria (Figura 2-2): dato il segmento AB tracciare il cerchio di pari diametro e tangente ad esso in B, quindi la secante per A passante per il centro C del cerchio. La parte esterna della secante (AE) è la sezione aurea del segmento, essendo la tangente (AB) media proporzionale tra l’intera secante (AD) e la sua parte esterna (AE) [Euclide L. III – P. 36], essendo ED = AB e per alcune proprietà delle proporzioni:

AD : AB = AB : AE ( AD − AB ) : AB =−
AD
: AB
= AB
:
AE
(
AD
AB
)
:
AB
=−
(
AB
AE
)
AS
:
AB
=
SB
:
AS
AB
:
AS
=
AS
:
SB
D
C
E
A
S
B

:

AE

Figura 2-2. Determinazione geometrica della sezione aurea AS di un segmento AB.

Volendo invece trovare quel segmento di cui un dato segmento AB sia la Sezione Aurea, si procede nel modo seguente (Figura 2-3):

trovare il punto medio M del segmento dato;

costruire il quadrato sul segmento dato; siano C e D gli altri due vetrici;

centrato in M tracciare il cerchio con raggio MC (= MD), che interseca in S il prolun- gamento di AB.

AS è il segmento cercato, di cui AB è la Sezione Aurea.

Infatti i triangoli CAS e SBD sono simili perché rettangoli e con gli angoli α ed αuguali

(essendo uguali i loro complementari β e β, angoli alla circonferenza che sottendono lo stesso arco DS); quindi i cateti sono in proporzione:

β e β ’ , angoli alla circonfer enza che sottendono lo stesso arco DS); quindi
β e β ’ , angoli alla circonfer enza che sottendono lo stesso arco DS); quindi

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura AS : DB = CA : BS AS : AB = AB

AS

: DB = CA : BS AS : AB = AB : ( AS −
:
DB
=
CA
: BS
AS
:
AB
=
AB
: ( AS − AB)
C
D
E
β
α
β’
α’
S
A
M B

Figura 2-3. Determinazione del segmento AS di cui AB è la sezione aurea.

Ma cos’ha di così importante questa sezione per meritarsi l’aggettivo “Aureo”? Lo scopriremo attraverso le sue proprietà. Restando nella Geometria ne ricaviamo immediatamente una: “Ogni segmento è sezione aurea della sua somma con la sua sezione aurea”; ed in effetti questo è quanto sopra si è dimostrato. Ne segue che: “Tolta la sezione aurea, la parte rimanente di un segmento è la sezione aurea della sezione aurea del segmento”. E’ come se la sezione aurea si autorigenerasse per sottrazione o addizione.

Ma scopriamone altre caratteristiche. Sempre in Geometria una delle più importanti caratteristiche della Sezione Aurea è la seguente: “Se in un triangolo isoscele la base è la sezione aurea del lato allora l’angolo al vertice è un quinto dell’angolo piatto, ovvero la base è il lato del decagono regolare inscritto nel cerchio che ha per raggio il lato”.

La dimostrazione è relativamente semplice (Figura 2-4): nel triangolo CAB isoscele sulla base

a, sezione aurea del lato b, si individui per costruzione il punto M sul lato AC tale che MB =

CB; il triangolo MBC è isoscele e simile al triangolo originario, quindi con i lati in

proporzione:

b : a = a : CM. Ma essendo a la sezione aurea di b sarà: b : a = a : (b-a), da cui per l’unicità

del quarto proporzionale sarà: CM = (b-a), da cui AM = a; quindi anche il triangolo AMB è isoscele avendo AM = BM = a; gli angoli alla sua base sono pertanto uguali e l’angolo in M è uguale a π− 2 ⋅θ . Ne segue che γ = 2 ⋅ θ; quindi, essendo θ + 2 ⋅ γ = π, sarà θ + 4 ⋅ θ = π, cioè

2 ⋅θ . Ne segue che γ = 2 ⋅ θ ; quindi, essendo θ +
2 ⋅θ . Ne segue che γ = 2 ⋅ θ ; quindi, essendo θ +

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 5 ⋅ θ = π quindi θ = π / 5; ma

5 ⋅ θ = π quindi θ = π / 5; ma essendo π / 5 un decimo dell’angolo giro, ne discende che la base del triangolo è il lato del decagono regolare inscritto nel cerchio che ha per raggio il lato.

regolare in scritto nel cerchio che ha per raggio il lato. Figura 2-4. Il decagono regolare

Figura 2-4. Il decagono regolare ha il lato che è la sezione aurea del raggio del cerchio in cui è inscritto.

E’ vero anche l’inverso, cioè: “Se in un triangolo isoscele l’angolo al vertice è di π/5, allora la base è la sezione aurea del lato”. Se infatti nel triangolo CAB isoscele sulla base a (Figura

, essendo la somma degli angoli interni pari a π ed essendo

gli angoli alla base uguali, questi saranno di 2

sul lato AC tale che MB = CB, ne segue che il triangolo MBC è isoscele e simile al triangolo originario quindi con i lati in proporzione:

π / 5 . Individuando per costruzione il punto M

2-5) l’angolo al vertice è di

π/5

AC : CB = CB : MC

Anche il triangolo BMA sarà isoscele avendo gli angoli alla base AB uguali; sarà quindi: MA = MB = CB, e quindi: MC = (AC – MA) = (AC – CB), che sostituita nella proporzione precedente verifica che la base CB è la sezione aurea del lato AC.

= (AC – CB), che sostituita nella proporzione precedente verifica che la base CB è la
= (AC – CB), che sostituita nella proporzione precedente verifica che la base CB è la

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura A b b M a C a B Figura 2-5. Il triangolo
A b b M a C a B Figura 2-5. Il triangolo aureo.
A
b
b
M
a
C a
B
Figura 2-5. Il triangolo aureo.

Collegando alternativamente i vertici del decagono si ottiene il pentagono regolare inscritto nel cerchio (Figura 2-6); tracciatone due diagonali dallo stesso vertice, essendo l’angolo alla circonferenza metà di quello al centro di 2π/5, si ripropone con il lato opposto al vertice il

triangolo isoscele con angolo al vertice di π/5; ne segue che in un pentagono regolare il lato è la sezione aurea della diagonale.

π / 5 2π / 5
π / 5
2π / 5

Figura 2-6. Le proprietà del pentagono inscritto nel cerchio.

Si può altresì dimostrare che le diagonali si intersecano secondo le loro sezioni auree. Per questi motivi alla stella a cinque punte disegnata dalle diagonali di un pentagono venivano riconosciuti poteri magici. Ricordiamo il Faust di Goethe: quando il dottor Faust volendosi liberare del diavolo Mefistofele lo invita ad uscire, questi si rifiuta, poiché sulla porta è appesa una stella a cinque punte, dicendo: “Non posso uscire; me lo impedisce un piccolo ostacolo: il piede della strega sulla soglia”.

punt e, dicendo: “Non posso uscire; me lo impedisce un piccolo ostacolo: il piede della strega
punt e, dicendo: “Non posso uscire; me lo impedisce un piccolo ostacolo: il piede della strega

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Ancora: in un diagramma cartesia no un retta di equazione: y =

Ancora: in un diagramma cartesiano un retta di equazione: y = x + 1 rappresenta una crescita lineare, cioè una crescita nella quale l’incremento si ottiene “sommando” a quanto raggiunto sempre la stessa quantità.

Una crescita invece in cui l’incremento si ottiene moltiplicando quanto raggiunto per una quantità a questo proporzionale si dice quadratica ed è rappre-sentato da una parabola di equazione: y = x 2 .

I due diagrammi si incontrano in un punto P che determina con gli assi cartesiani un rettangolo aureo, quasi a significare l’equilibrio tra una crescita lineare ed una crescita quadratica.

4 3 2 Φ 2 1 -3 -2 -1 0 1 Φ 2 3 Figura
4
3
2
Φ
2
1
-3
-2
-1
0
1
Φ
2 3
Figura 2-7. Il rettangolo aureo come soluzione di un sistema di equazioni.

2.3 FIBONACCI E IL NUMERO AUREO

Leonardo Pisano, noto anche con il nome di Fibonacci, visse tra il XII il XIII secolo e fu uno dei più grandi matematici del Medioevo (Figura 2-8). Dopo avere assimilato, durante numerosi viaggi, le conoscenze matematiche del mondo arabo, pubblicò intorno al 1202 la sua opera fondamentale, il Liber abaci, con cui si propose di diffondere nel mondo scientifico occidentale le regole di calcolo note agli Arabi, ovvero il sistema decimale ad oggi in uso in Europa. Nato in Italia e vissuto in Nord Africa, con i suoi numerosi viaggi a fianco del padre ha avuto occasione di riconoscere i vantaggi offerti dai sistemi matematici localmente in uso.

a fianco del padre ha avuto occasione di riconoscere i vantaggi offerti dai sistemi matematici localmente
a fianco del padre ha avuto occasione di riconoscere i vantaggi offerti dai sistemi matematici localmente

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 2-8. Fibonacci e la sua statua a Pisa. Nel Liber Abaci
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 2-8. Fibonacci e la sua statua a Pisa. Nel Liber Abaci
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 2-8. Fibonacci e la sua statua a Pisa. Nel Liber Abaci

Figura 2-8. Fibonacci e la sua statua a Pisa.

Nel Liber Abaci ("Il Libro dell’Abaco"), in cui Fibonacci espone i fondamenti di algebra e matematica usati nei paesi arabi, un problema fornisce l’occasione per l’introduzione della serie numerica che oggi porta il nome del matematico pisano e che si riscontra in numerosi esempi in natura. Tra questi, l’approssimazione del Rapporto Aureo

Egli propose infatti il seguente problema.

Un contadino chiuse nella sua conigliera una coppia di conigli per avviare un allevamento. La coppia prese a prolificare il secondo mese una nuova coppia di conigli. Nei mesi che seguirono la coppia capostipite continuò a generare regolarmente una coppia al mese, e altrettanto fece ciascuna delle coppie generate, ciascuna però a partire dal secondo mese dopo la propria nascita.

Quante coppie di conigli popolarono la conigliera dopo il decimo mese se nel frattempo non morì nessun coniglio?

Quante coppie di conigli popolarono la conig liera dopo il decimo mese se nel frattempo non
Quante coppie di conigli popolarono la conig liera dopo il decimo mese se nel frattempo non

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Il popolamento della conigliera può essere descritto più chiaramente con un

Il popolamento della conigliera può essere descritto più chiaramente con un grafico (Figura 2-9). Ciascuna coppia di dischetti del grafo rappresenta una coppia di conigli. Le coppie comprese nella striscia di un mese sono le coppie nate in quel mese.

Si capisce che durante il primo mese nella conigliera c’è una sola coppia, e così nel secondo mese. Ma allo scadere del secondo mese nasce una nuova coppia, e le coppie sono così due.

mese nas ce una nuova coppia, e le coppie sono così due. Figura 2-9. Esemplificazione grafica

Figura 2-9. Esemplificazione grafica del problema di Fibonacci, che conduce alla definizione dell’omonima serie.

In ciascuno dei mesi successivi nella conigliera vi sono tante coppie quante quelle del mese precedente, più le coppie nate in quello stesso mese, che sono tante quante le coppie già in grado di prolificare, cioè con almeno due mesi di anzianità. Pertanto il numero delle coppie in ciascun mese (successivo al secondo) è uguale alla somma dei numeri delle coppie dei due mesi che lo precedono:

C

n

+

2

=

C

n

+

1

+ C

n

Possiamo proseguire il calcolo della successione numerica fino al mese che si vuole:

1 ; l ; 2 ; 3 ; 5 ; 8 ; 13 ; 21 ; 34 ; 55 ; 89 ; 144 ; 233 ; 377 ; …

Questa successione numerica è chiamata successione di Fibonacci.

Questa successione ha molte curiose proprietà; ne riportiamo alcune:

numerica è chiamata successione di Fibonacci. Questa successione ha molte curios e proprietà; ne ri portiamo
numerica è chiamata successione di Fibonacci. Questa successione ha molte curios e proprietà; ne ri portiamo

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 1. Ogni due numeri ve n’è uno divisibile per due , ogni

1. Ogni due numeri ve n’è uno divisibile per due, ogni tre numeri ve n’è uno divisibile per tre, ogni quattro numeri ve n’è uno divisibile per cinque, …, ogni n numeri vi è o un numero primo o un numero divisibile per lo stesso numero primo.

2. Comunque si prendano due elementi, in posizione n-esima ed m-esima, il loro Massimo Comune Divisore è un elemento della successione di posizione p, M.C.D. tra n ed m.

3. Il quadrato di ogni elemento differisce di uno (alternativamente in più o in meno) dal prodotto del precedente per il successivo.

4. Sommando alternativamente gli elementi della successione (uno sì ed uno no) il risultato è sempre l’elemento successivo all’ultimo sommato.

ed altre ancora per le quali si rimanda alle numerose trattazioni specifiche sull’argomento.

Ma sopra tutte ha rilevanza la proprietà che segue, che mette in relazione la successione con il Numero Aureo.

Quale relazione c’è tra la successione di Fibonacci e il Numero Aureo?

Osserviamo quest’altra successione di potenze di ϕ .

1 ; ϕ

; ϕ 2 ; ϕ 3 ; ϕ 4 ; ϕ 5 ; …

Il primo termine della successione è 1. Ciascuno degli altri termini si ottiene da quello che lo precede moltiplicandolo per ϕ .

Se poi ricordiamo che, da una precedente equazione che:

ϕ

2

−ϕ−1= 0

possiamo allora scrivere l’uguaglianza:

ϕ

2

=ϕ+1

che può essere resa più generale moltiplicando ambo i membri per

ϕ

n

, ottenendo:

l’uguaglianza: ϕ 2 =ϕ+ 1 che può essere resa più generale moltiplicando ambo i membri per
l’uguaglianza: ϕ 2 =ϕ+ 1 che può essere resa più generale moltiplicando ambo i membri per

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura ϕ n + 2 =ϕ n + 1 +ϕ n Come nella

ϕ

n+2

n+1

n

Come nella successione di Fibonacci, anche nella successione delle potenze di

termine (successivo al secondo) si ricava sommando due termini che lo precedono.

Ma c’è un’analogia più sconcertante.

ϕ , ciascun

Il rapporto tra un termine della successione delle potenze di ϕ e il termine che lo precede è

sempre lo stesso: è ϕ .

ϕ n

+ 1

ϕ

n

= ϕ

Il rapporto tra un termine della successione di Fibonacci e il termine che lo precede, cioè il

rapporto

C n

+ 1

C n

, non è ϕ , ma si avvicina progressivamente a ϕ , al crescere del valore di n:

lim

n

→∞

C n + 1

C

n

= ϕ

Questa proprietà si può verificare dalla seguente tabella, da cui si vede che il rapporto converge molto rapidamente e dopo alcuni elementi approssima già ottimamente ϕ :

C

n

+

1

C

n

C

+

n

1

 

1

 

-

 

1

1,00000000

 

2

2,00000000

 

3

1,50000000

 

5

1,66666667

 

8

1,60000000

13

 

1,62500000

21

 

1,61538462

34

 

1,61904762

55

 

1,61764706

89

 

1,61818182

144

 

1,61797753

34   1,61904762 55   1,61764706 89   1,61818182 144   1,61797753 27
34   1,61904762 55   1,61764706 89   1,61818182 144   1,61797753 27

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 233 1,61805556 377 1,61802575 610 1,61803714 987 1,61803279

233

1,61805556

377

1,61802575

610

1,61803714

987

1,61803279

1597

1,61803445

2584

1,61803381

4181

1,61803406

6765

1,61803396

2.4 IL RETTANGOLO AUREO

Un rettangolo aureo è un qualsiasi rettangolo i cui lati stanno nel rapporto aureo.

Un rettangolo aureo può essere facilmente costruito a partire da un quadrato, come mostrato in Figura 2-10.

a partire da un qua drato, come mostrato in Figura 2-10 . Figura 2-10. Costruzione di

Figura 2-10. Costruzione di un rettangolo aureo a partire da un quadrato

Sia AEFD questo quadrato. Dal punto A’, medio del lato DF, riportiamo sulla retta di DF il segmento A’C, uguale ad AE. Si completa poi il rettangolo ABCD, che è il rettangolo aureo avente il lato minore uguale al lato del quadrato. Il rettangolo EBCF è invece il rettangolo aureo avente il suo lato maggiore uguale al lato del quadrato. Altri rettangoli aurei possono ottenersi da quelli già costruiti, ingrandendoli o rimpicciolendoli con omotetie.

Ma il rettangolo aureo ha anche singolari proprietà generatrici di altri rettangoli aurei e di altre figure. Eccone alcune:

1. Sottraendo da un rettangolo aureo il quadrato costruito sul suo lato minore, si ottiene un altro rettangolo aureo (Figura 2-11).

un rettangolo aureo il quadrato costruito sul s uo lato minore, si ottiene un altro rettangolo
un rettangolo aureo il quadrato costruito sul s uo lato minore, si ottiene un altro rettangolo

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 2. Sommando ad un rettangolo aureo il quadrat o costruito sul suo

2. Sommando ad un rettangolo aureo il quadrato costruito sul suo lato maggiore si ottiene un altro rettangolo aureo. Le due operazioni possono essere reiterate ottenendo una successione di quadrati e di rettangoli aurei che circoscrivono una spirale (Figura 2-12, sinistra).

3. ABCD è un rettangolo aureo e AC è una sua diagonale (Figura 2-12, destra). Per il punto C si conduca CA 1 perpendicolare a CA (dalla parte del lato minore) sino ad incontrare in A 1 il prolungamento del lato AB. Il rettangolo CBA 1 D 1 è anch’esso un rettangolo aureo. L’operazione può essere reiterata: le diagonali dei rettangoli aurei costruiti compongono una spirale quadrata; conducendo la perpendicolare CA 1 dalla parte del lato maggiore, si ottiene una spirale divergente.

parte del lato maggiore, si ottiene una spirale divergente. Figura 2-11. Costruzione sequenziale di rettangoli aurei.

Figura 2-11. Costruzione sequenziale di rettangoli aurei. Sottraendo ad un rettangolo aureo il quadrato costruito sul lato minore, si ottiene un altro rettangolo aureo.

sul lato minore, si ot tiene un altro rettangolo aureo. Figura 2-12. Spirali logaritmiche costruite sulla

Figura 2-12. Spirali logaritmiche costruite sulla base di rettangoli aurei.

Si osservi che la proprietà 1 ha anche come conseguenza che le diagonali DB e EC dei due rettangoli, tracciate come nella Figura 2-13, sono perpendicolari.

conseguenza che le dia gonali DB e EC dei due rettangoli, tracciate come nella Figura 2-13
conseguenza che le dia gonali DB e EC dei due rettangoli, tracciate come nella Figura 2-13

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 2-13. Proprietà delle diagonali di un rettangolo aureo. Dalle proprietà
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 2-13. Proprietà delle diagonali di un rettangolo aureo. Dalle proprietà

Figura 2-13. Proprietà delle diagonali di un rettangolo aureo.

Dalle proprietà enunciate si ricava quindi un procedimento costruttivo per rettangoli aurei, a condizione però che sia già noto uno di essi. Le operazioni da farsi per costruire altri rettangoli aurei sono quelle indicate nelle proprietà a cui si è fatto riferimento, e cioè sottrarre dai rettangolo già noto il quadrato del suo lato minore, o sommare ad esso il quadrato del lato maggiore. Le due operazioni possono essere reiterate quante volte si vuole, in una procedura ricorsiva, e, da un nucleo germinativo iniziale (il rettangolo aureo originario) viene a svilupparsi una successione di rettangoli aurei. Se si ha cura di sommare i quadrati seguendo sempre uno stesso verso di rotazione attorno ai primo rettangolo, e di sottrarli seguendo invece il verso opposto (Figura 2-14), la successione fiorirà, inesauribile nei due sensi, sia dilatandosi (in rettangoli aurei arbitrariamente grandi) in modo da invadere l’intero piano esterno al rettangolo originario, sia contraendosi (in rettangoli aurei arbitrariamente piccoli) verso un ben determinato centro locale: il punto (unico) comune a tutti i rettangoli della successione.

piccoli) verso un ben determinato centro locale: il punto (unico) comune a tutti i rettangoli della
piccoli) verso un ben determinato centro locale: il punto (unico) comune a tutti i rettangoli della

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 2-14. Successione di rettangoli aurei, a formare una spirale aurea, o
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 2-14. Successione di rettangoli aurei, a formare una spirale aurea, o

Figura 2-14. Successione di rettangoli aurei, a formare una spirale aurea, o logaritmica.

Figura 2-14. Successione di rettangoli aurei, a formare una spirale aurea, o logaritmica. Figura 2-15. Un

Figura 2-15. Un nautilus.

Figura 2-14. Successione di rettangoli aurei, a formare una spirale aurea, o logaritmica. Figura 2-15. Un
Figura 2-14. Successione di rettangoli aurei, a formare una spirale aurea, o logaritmica. Figura 2-15. Un

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 2-16. La scala a volute a spirale aurea dell’abbazia benedettina di
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 2-16. La scala a volute a spirale aurea dell’abbazia benedettina di

Figura 2-16. La scala a volute a spirale aurea dell’abbazia benedettina di Melk (Austria).

Nella Figura 2-14 i centri dei quadrati, via via sommati o sottratti. sono stati congiunti, nell’ordine in cui si sono succeduti, da una linea spirale che ci rimanda all’elegante voluta della chiocciola dei nautilus, un mollusco dei mari tropicali (Figura 2-15). La spirale, detta logaritmica, si ritrova anche in architettura, ad esempio nell’abbazia benedettina di Melk (Austria), iniziata nell’XI secolo (Figura 2-16).

La spirale logaritmica è una delle curve più famose e fu probabilmente considerata già dagli antichi egizi; lo fu certamente dagli antichi greci, ma occorre attendere il 17° secolo per una prima rigorosa definizione ed un approfondito studio delle sue proprietà. La definizione più ricca di fantasia è quella che la vuole “traiettoria di un punto che si muove su una semiretta con velocità proporzionale alla distanza dall’origine, mentre la semiretta ruota uniformemente intorno alla sua origine”; ricorda un po’ la definizione del logaritmo data dal suo inventore Neper, e forse anche per questo è riferita come spirale logaritmica.

one del logaritmo data dal suo inventore Neper, e forse anche per quest o è riferita
one del logaritmo data dal suo inventore Neper, e forse anche per quest o è riferita

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 3 LA SEZIONE AUREA NELLA ST ORIA DELL’ARCHITETTURA La sezione aurea aveva

3 LA SEZIONE AUREA NELLA STORIA DELL’ARCHITETTURA

La sezione aurea aveva un ruolo preponderante nelle linee architettoniche egiziane greche e

gotiche; ciò è la conseguenza non solo della presenza in questi schemi di decagoni e di pentagoni inscritti nella circonferenza di orientamento, o dell’impiego cosciente di volumi e

di proporzioni risultanti dall’iscrizione dell’icosaedro e del dodecaedro nella sfera. ma anche

del fatto che, durante l’epoca aurea dell’architettura greca, il corpo umano fu considerato

come il più perfetto esempio vivente di simmetria e di eurytmia, dovendo servire all’architetto

di ispirazione se non addirittura come modello per la composizione delle linee.

Lo stesso Vitruvio fa consistere la bellezza nella eurytmia e nella simmetria; egli insiste a lungo a proposito, e quando tratterà delle colonne, comparerà le proporzioni della colonna dorica (modulo di 6/1, fra l’altezza e il diametro medio) a quello del corpo maschile, quelle delle colonne ioniche (modulo 8/1) evocheranno invece il corpo grazioso della donna. e quello delle colonne corinzie i corpi slanciati delle vergini.

Questo punto di vista non è del resto che la trasposizione nel campo della forma geometrica del concetto di corrispondenza fra il Macrocosmo (Universo) e il Microcosmo (l’uomo), del quale il “Timeo” ci offre una versione metafisica (con anche un triplo gioco di corrispondenze fra il corpo umano, l’anima umana e l’Anima del Mondo); la corrispondenza fra la forma del tempio e l’universo si trova già menzionata in Egitto, ma l’idea di realizzarla, non prendendo alla lettera quale modello intermedio il corpo umano, bensì il gioco sottilissimo di proporzioni e di armonie che vi si svelano, sembra specificamente greco.

3.1 LA GRANDE PIRAMIDE DI CHEOPE

Storicamente le prime applicazioni del Rapporto Aureo risalgono agli antichi Egizi. Nella stele del re Get, proveniente da Abido (antica capitale dell’Egitto nel periodo predinastico) ed oggi al Louvre, si osserva al centro un rettangolo aureo, nella cui parte bassa il quadrato costruito sul lato più corto, sezione aurea di quello più lungo, contiene la città mentre nella parte rimanente, che per quanto visto sopra è ancora un rettangolo aureo, è riportato il serpente simbolo del re. Il reperto risalirebbe alla prima dinastia, quindi a quasi 5000 anni fa.

è riportato il serpente simbolo del re. Il repe rto risalirebbe alla prima dina stia, quindi
è riportato il serpente simbolo del re. Il repe rto risalirebbe alla prima dina stia, quindi

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-1. La stele del Re Get. La proporzione aurea vi svolge
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-1. La stele del Re Get. La proporzione aurea vi svolge

Figura 3-1. La stele del Re Get. La proporzione aurea vi svolge un ruolo non secondario: sia nell’assetto di Horus che nel rettangolo del Palazzo; il rettangolo in cui ondeggia il serpente è in rapporto aureo col quadrato costituito dal palazzo: il re è la parte ‘aurea’ della terra regale.

Un esempio evidente di purissimo stile geometrico sono le piramidi egiziane. Gli architetti di quel periodo riescono a costruire mediante blocchi uguali che assumono il valore di modulo.

La piramide di Cheope è la più grande del complesso di Gizah (XVII–XVI sec. a.C.) ed è alta 137 metri (Figura 3-2).

di Cheope è la più grande del complesso di Gizah (XVII–XVI sec. a.C.) ed è alta
di Cheope è la più grande del complesso di Gizah (XVII–XVI sec. a.C.) ed è alta

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-2. La Grande Piramide di Cheope. L’imponenza e la bellezza della
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-2. La Grande Piramide di Cheope. L’imponenza e la bellezza della

Figura 3-2. La Grande Piramide di Cheope.

L’imponenza e la bellezza della Grande Piramide rendono questo antico monumento uno dei luoghi più insoliti di tutto il pianeta. Essa era costituita in origine da quasi due milioni e mezzo di blocchi di pietra. Il peso medio di ogni blocco è di circa due tonnellate e mezzo. I suoi lati sono perfettamente allineati in direzione nord-sud e est-ovest (l’errore dell’allineamento è di solo 3’ e 6"). Il piano di appoggio è perfettamente orizzontale: l’angolo sud-orientale è appena dodici millimetri più alto di quello nord-occidentale. Se a questi dati si unisce il fatto che essa fu costruita verso il 2500 a.C., non si può che rimanere pieni di meraviglia.

Nella Grande Piramide le proporzioni tra le dimensioni non sono casuali; oltre che rispondere a canoni estetici, richiamano alcune tra le più importanti costanti della matematica.

Partiamo dalle misure (Figura 3-3):

il lato di base: b = 232 m.

l’altezza della faccia laterale: h’= 187 m.

lo spigolo: h” = 220 m.

• il lato di base: b = 232 m. • l’altezza della faccia laterale: h’= 187
• il lato di base: b = 232 m. • l’altezza della faccia laterale: h’= 187

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura che supponiamo note con un errore minore di +/- .5 m. Le

che supponiamo note con un errore minore di +/- .5 m. Le incertezze sono d’obbligo in considerazione della indisponibilità del rivestimento esterno che solo potrebbe fornire le esatte dimensioni finali.

h” h’ b
h”
h’
b
h’ α h b d h”
h’
α
h
b
d
h”

Figura 3-3. Le dimensioni della Grande Piramide.

Si possono quindi dedurre la diagonale di base d:

d =

Si possono quindi dedurre la diagonale di base d: d = 2 ⋅= b 1, 4142

2 ⋅=b

1, 4142

232 = 328 m

e l’altezza h, deducibile da h’o da h”:

o:

2 2 hh=−′ (b 2) 2 2 hh=−′′ ( d 2)
2
2
hh=−′
(b 2)
2
2
hh=−′′
( d
2)

=

=

34969 −13456 =
34969 −13456 =

21513 = 146,7 m

48400 − 26896 =
48400 − 26896 =

21504 = 146,6 m

(b 2) 2 2 hh=−′′ ( d 2) = = 34969 −13456 = 21513 = 146,7
(b 2) 2 2 hh=−′′ ( d 2) = = 34969 −13456 = 21513 = 146,7

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Con l’imprecisione che deriva dai dati di parten za. Inoltre ogni faccia

Con l’imprecisione che deriva dai dati di partenza. Inoltre ogni faccia laterale forma con il

piano di base (orizzontale) un angolo α di circa 51° 50’; questo indicherebbe un valore

dell’altezza h di:

h = (b 2) tan(51°=⋅50')

h di: h = ( b 2) ⋅ tan(51 °=⋅ 50') 116 1, 272 = 147,5

116 1, 272

= 147,5 m

Una prima ipotesi è che il progettista, fissata la base b, abbia scelto l’altezza h tale che il

perimetro di base fosse uguale alla circonferenza che ha per raggio h (c = 2·h).

In questo modo l’altezza avrebbe un valore dato da:

4

b =π⇒hh 2 =

2

b

=

4

b

=

1, 273

116

=

147,7

 

π

π 2

 

molto prossimo al valore stimato con le misure. Per spiegare la differenza spesso si porta a

giustificazione l’assunto secondo il quale gli antichi egizi assegnassero a

Questa convinzione deriva dal fatto che nei pochissimi testi pervenutici in cui si trattava di

matematica, si indicava tale valore per

probabilmente era o didattico (diretto ad allievi che oggi possiamo assimilare a studenti di

π , senza considerare lo scopo di tali testi, che

π il valore 3,16.

scuola media) o pratico, diretto ad esempio ad agrimensori. In entrambi i casi non era

conveniente per lo scopo del testo dare indicazioni molto precise sul valore della costante. E’

come se lo sviluppo della nostra civiltà venisse giudicata da un libro di scuola media. Molto

π con molte cifre

significative; né altrimenti potrebbe essere per una tecnologia che ha prodotto capolavori che

ancora oggi stupiscono per la loro perfezione sia estetica che tecnica. Forse non era nota la

natura irrazionale della costante o qualche metodo per dedurne il valore teoricamente con la

precisione voluta, ma certamente tale valore poteva facilmente essere ricavato con almeno 4 o

5 cifre significative con accurate misurazioni di raggi e circonferenze.

più probabilmente gli esperti egizi conoscevano molto bene il valore di

Si ritiene pertanto che le differenze siano piuttosto dovute all’incertezza sui dati di partenza.

Una seconda ipotesi (Figura 3-4) vorrebbe che la metà del lato di base b/2 sia la sezione aurea

dell’altezza della faccia laterale h’. In questo modo l’altezza avrebbe un valore dato da:

sia la sezione aurea dell’altezza della faccia laterale h’. In questo modo l’altezza avrebbe un valore
sia la sezione aurea dell’altezza della faccia laterale h’. In questo modo l’altezza avrebbe un valore

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura h ′ =ϕ 2 bb ⇒ ⎛ 22 ⎝ ⎞ 2 h

h

′ =ϕ

2 bb ⇒ ⎛ 22 ⎝ ⎞ 2 h = ⋅ ( ϕ − 1)
2
bb ⇒ ⎛
22 ⎝
2
h
=
(
ϕ
1)
⎟ ⎠

=

b ϕ= 2
b
ϕ=
2

1, 272

116

=

147,5

anch’esso molto prossimo al valore stimato con le misure e praticamente coincidente con il

valore ottenuto nella prima ipotesi. Questa seconda ipotesi appare la più plausibile per il

fascino che la sezione aurea ha sempre esercitato in architettura.

che la sezione aurea ha sempre esercitato in architettura. Figura 3-4. La piramide di Cheope. La
che la sezione aurea ha sempre esercitato in architettura. Figura 3-4. La piramide di Cheope. La

Figura 3-4. La piramide di Cheope. La lunghezza dello spigolo è ottenuta dalla semibase moltiplicata per il numero aureo, mentre l’altezza è la radice quadrata di questo.

Ma balena una affascinante terza ipotesi, che cioè gli antichi egizi conoscessero entrambe le

costanti ed avessero scoperto la straordinaria coincidenza per la quale:

4 ≈ ϕ
4 ≈
ϕ

π

con una differenza minore dello 0.1% ed abbiano voluto immortalare nel monumento questa

scoperta.

Con riferimento alla Figura 3-5, si riporta di seguito una citazione da Ghyka riguardante

un’altra ipotesi di individuazione della sezione aurea nella geometria della Piramide.

“Sembra che le approssimazioni intere (in cubiti egiziani o multipli o semplici del cubito)

siano spesso state impiegate di preferenza alla sezione aurea rigorosamente. Queste

approssimazioni sono invariabilmente improntate ai termini della serie di Fibonacci. Il semi-

triangolo meridiano della Grande Piramide (triangolo rettangolo dove l’ipotenusa e il piccolo

lato sono a prima vista nel rapporto rigoroso della sezione aurea) sembra risultare, se lo si

e il piccolo lato sono a prima vista nel rapporto rigoroso della sezione aurea) sembra risulta
e il piccolo lato sono a prima vista nel rapporto rigoroso della sezione aurea) sembra risulta

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura chiama r (m 0,524) il cubito reale egiziano di una costruzione molto

chiama r (m 0,524) il cubito reale egiziano di una costruzione molto ingegnosa che parte da

144× 4r , allora C = 89× 4r e A = 55× 4r (55, 89 e 144 sono esattamente tre termini

consecutivi della serie di Fibonacci, e 144 è anche il quadrato di 12).

A +=C

L’altezza h di questo triangolo rettangolo e della piramide (m 146,6) è approssimativamente

uguale a 70× 4r , a causa della curiosa coincidenza

55

2

+ 70

2

= 7925

e

89

2

= 7921

.

La lunghezza dei lati di base della piramide in seguito a questo sistema sarà teoricamente

2A 2

55××4

0,524 = 230,560 m .

Dunque le ultime misure precise effettuate sul luogo nel 1925 danno per la media dei quattro lati di base (con uno scarto di 20 centimetri tra il più grande ed il più piccolo) il valore di m 230,634 (tavola XLIV, altra media data da Borcherolt: m 230,36).”

(tavola XLIV, altra media da ta da Borcherolt: m 230,36).” Figura 3-5. Individuazione della sezione aurea

Figura 3-5. Individuazione della sezione aurea nella geometria della piramide, secondo Ghyka.

Borcherolt: m 230,36).” Figura 3-5. Individuazione della sezione aurea nella geometria della piramide, secondo Ghyka. 39
Borcherolt: m 230,36).” Figura 3-5. Individuazione della sezione aurea nella geometria della piramide, secondo Ghyka. 39

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 3.2 I L T EMPIO DELLA C ONCORDIA 3.2.1 La pianta del

3.2

IL TEMPIO DELLA CONCORDIA

3.2.1

La pianta del Tempio della Concordia

Il Tempio della Concordia ad Agrigento (Figura 3-6) è un altro esempio interessante di tale sistema, poiché la sua lunghezza è rigorosamente uguale a quattro volte il lato del decagono regolare inscritto in un circolo, il cui raggio fosse uguale alla larghezza della facciata. Questo è affermato dal matematico Jules Tonnery, al cui giudizio l’archeologo e l’architetto Chipiez avevano sottoposto i risultati della loro misurazione sul posto.

Con riferimento alla Figura 3-7, si riporta di seguito una citazione di Severini.

“L’analisi di questa pianta ci mostra che il punto di partenza è il quadrato. Si traccia quindi una circonferenza il cui raggio sia uguale alla larghezza della facciata principale, che è la metà del suddetto quadrato, e cioè a b. La ϕ di questo raggio (e cioè la maggiore) è la

distanza FA, uguale al lato del decagono inscritto nella circonferenza, il quale lato, portato quattro volte sul lato del quadrato dà la lunghezza totale del tempio.

sul lato del quadrato dà la lunghezza tota le del tempio. Figura 3-6. Il Tempio della

Figura 3-6. Il Tempio della Concordia nella Valle dei Templi di Agrigento.

dà la lunghezza tota le del tempio. Figura 3-6. Il Tempio della Concordia nella Valle dei
dà la lunghezza tota le del tempio. Figura 3-6. Il Tempio della Concordia nella Valle dei

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura E’ così costruito un rettangolo irrazionale (a b c d) al qua

E’ così costruito un rettangolo irrazionale (a b c d) al quale contribuirono il quadrato, il circolo, il decagono, e la sezione aurea. Questa si trova ad ogni passo della costruzione. Infatti intorno al punto A ci sono quattro quadrati, i cui lati in h, in L, e in F sono divisi secondo il nostro rapporto. Se si volesse enunciare in cifre la lunghezza del tempio, si avrebbe una progressione ascendente e discendente di 3:5:8 e 8:5:3.

La pianta del tempio consiste dunque in rettangoli della famiglia Sectio Aurea: 3×13 , 5×13 , 8×13 e 8×13 , 5×13 m 3×13 .

. E le

diagonali di questi rettangoli sono uguali al lato del pentagono inscritto nella circonferenza. E’ da notare inoltre che, se si traccia la diagonale dei quadrato (g e), e quella del pentagono

ϕ della diagonale e del lato intero del

quadrato.”

(m v), le due diagonali si tagliano in un punto che è la

La lunghezza del tempio consiste dunque in quattro rettangoli di uguale grandezza 8

×

1

3

dunque in quattro rettangoli di uguale grandezza 8 × 1 3 Figura 3-7. Individuazione della sezione

Figura 3-7. Individuazione della sezione aurea nella geometria della pianta del Tempio della Concordia.

Da questa breve analisi dei tracciati risulta che il Tempio della Concordia obbedisce ad un sistema di simmetria relativo al quadrato e al pentagono, e che, secondo il metodo greco, altre

obbedisce ad un sistema di simmetria relativo al quadrato e al pentagono, e che, secondo il
obbedisce ad un sistema di simmetria relativo al quadrato e al pentagono, e che, secondo il

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura forme della geometria (come il triangolo la cu i altezza è uguale

forme della geometria (come il triangolo la cui altezza è uguale alla base, il triangolo

equilatero, l’esagono, il decagono ecc costruttiva.

entrano nel gioco di un’ammirevole poesia

),

3.2.2 La facciata del Tempio della Concordia

Con riferimento alla Figura 3-8, si riporta di seguito una citazione di Severini.

“Questa facciata è in intima corrispondenza armonica col piano; la sua larghezza è compresa fra i lati paralleli di un esagono inscritto nel circolo, lui stesso inscritto nel quadrato, il cui lato è A’C’, costruito sulla larghezza totale del tempio. Se si costruisce un secondo quadrato, la cui distanza fra i lati sia compresa fra i lati dell’esagono di cui abbiamo parlato, la metà della diagonale di questo secondo quadrato interno, sarà ancora uguale all’altezza del tempio. La distanza fra le assi delle colonne situate ai due estremi della facciata, è uguale è uguale alla congiungente i punti medi dei lati opposti del pentagono inscritto, che passa inoltre dalla base dei capitelli.

Quindi l’altezza dal suolo alla sommità del timpano è data dall’altezza di un triangolo equilatero, costruito fra le due assi suddette delle colonne d’angolo. L’altezza totale, poi, dal suolo alla cima della cornice, o cimasa, è data da uno spostamento verso l’alto del primo quadrato, portando cioè la sua base dalla linea di terra, a quella che marca la base delle colonne. Tutte le suddivisioni relative al fregio, all’architrave e al timpano sono determinate dalla ϕ e indicate in Figura 3-8 dai numeri 6, 7, 8, 9. Quanto alle colonne, la loro altezza

totale dalla linea di terra all’abaco (compreso il capitello), è determinata dalla metà del lato del secondo quadrato costruito, come abbiamo visto, fra i lati dell’esagono. Mentre la loro altezza, dalla base, sopra i gradini, all’abaco (compreso il capitello) è data dalla minore presa sulla larghezza della facciata, da una colonna all’altra (larghezza uguale cioè al lato del secondo quadrato interno).”

della facciata, da una colonna all’altra (larghezza uguale cioè al lato del secondo quadrato interno).” 42
della facciata, da una colonna all’altra (larghezza uguale cioè al lato del secondo quadrato interno).” 42

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-8. Individuazione della sezione aurea nella geometria della facciata del
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-8. Individuazione della sezione aurea nella geometria della facciata del

Figura 3-8. Individuazione della sezione aurea nella geometria della facciata del Tempio della Concordia.

3.3

IL PARTENONE

3.3.1

La facciata del Partenone

Il Partenone era un tempio dedicato alla dea Atena, protettrice della città, e fu costruito tra il 447 e il 438 a.C. (Figura 3-9) su progetto di Ictinio e Callicrate ed adornato dalle sculture di Fidia. In omaggio a quest’ultimo, all’inizio del XX secolo il matematico americano Mark

Barr ha introdotto, per indicare il rapporto aureo, l’uso della lettera greca

dall’iniziale del grande scultore.

ϕ , proprio

Le fronti, con otto colonne, misurano più di trenta metri; i lati, con diciassette, circa settanta; le colonne superano i dieci metri di altezza e ne hanno quasi due di diametro alla base. Alle stesse leggi del Tempio della Concordia, ma applicate in modo diverso, obbedisce la costruzione del Partenone.

Dall’esame metrico-dimensionale si sono fatte interessanti scoperte in merito alle proporzioni:

l’altezza complessiva è la sezione aurea della larghezza della parte frontale; quindi la facciata ha le dimensioni di un rettangolo aureo. Tale rapporto aureo si ripete più volte tra diversi elementi del frontale, ad esempio, tra l’altezza complessiva e l’altezza cui si trova la trabeazione (Figura 3-10).

del frontale, ad esempio, tra l’alte zza complessiva e l’altezza cui si trova la trabeazione (
del frontale, ad esempio, tra l’alte zza complessiva e l’altezza cui si trova la trabeazione (

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-9. Il Partenone con l’individuazione dei rettangoli aurei sulla facciata.
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-9. Il Partenone con l’individuazione dei rettangoli aurei sulla facciata.

Figura 3-9. Il Partenone con l’individuazione dei rettangoli aurei sulla facciata.

con l’individuazione dei rettangoli aurei sulla facciata. Figura 3-10. Individuazione di rapporti aurei sulla facciata

Figura 3-10. Individuazione di rapporti aurei sulla facciata del Partenone.

dei rettangoli aurei sulla facciata. Figura 3-10. Individuazione di rapporti aurei sulla facciata del Partenone. 44
dei rettangoli aurei sulla facciata. Figura 3-10. Individuazione di rapporti aurei sulla facciata del Partenone. 44

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-11. Individuazione della sezione aurea nella geometria della facciata del
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-11. Individuazione della sezione aurea nella geometria della facciata del

Figura 3-11. Individuazione della sezione aurea nella geometria della facciata del Partenone.

Con riferimento alla Figura 3-11, si riporta di seguito una citazione di Severini.

“La facciata del Tempio era costruita su due quadrati, uno stabilito sulla larghezza totale della facciata, e l’altro sulla larghezza del colonnato. Nel Partenone, invece, un solo quadrato regola la facciata, e questo è costruito sulla larghezza del colonnato.

Ritroviamo qui la

basso dei gradini) alla cima dei frontone, non compresa la “cimasa”, è la maggiore della

trovata sul lato interno del quadrato.

ϕ come sistema d’armonia, ed infatti la distanza che passa dalla base (in

ϕ

Se si divide questa maggiore secondo la ϕ , la minore ci dà la distanza fra la cima del frontone

(come sopra) e la base dell’architrave, dove tocca l’abaco delle colonne; l’altezza delle colonne, da questo punto alla linea di terra, è data dalla maggiore della stessa ϕ . Se si divide

ancora la minore della stessa ϕ , secondo lo stesso rapporto, ancora questa seconda minore ci

darà l’altezza del fregio e dell’architrave insieme, mentre un’altra ϕ ci dà il punto di

separazione fra il fregio e l’architrave. E’ questa una progressione geometrica regolata da ϕ .

Se ora si inscrive un cerchio nel quadrato e se nel cerchio si inscrive un pentagono, si vede che il lato di questo misura l’altezza totale della facciata, da terra alla cima della cimasa. Se si

si vede che il lato di questo misura l’altezza totale della f acciata, da terra alla
si vede che il lato di questo misura l’altezza totale della f acciata, da terra alla

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura inscrive un triangolo equilatero nel cerchio suddetto, si vede che la sua

inscrive un triangolo equilatero nel cerchio suddetto, si vede che la sua base marca la distanza fra gli assi delle due estreme colonne della facciata. Questa stessa distanza la ritroveremo sul piano orizzontale.”

Un rettangolo aureo lo si può anche riconoscere sull’architrave, fra due capitelli consecutivi, come osservato in Figura 3-12.

due capitelli consecutivi, come osservato in Figura 3-12 . Figura 3-12. Il rettangolo aureo sull’architrave fra

Figura 3-12. Il rettangolo aureo sull’architrave fra due capitelli consecutivi.

3.3.2 La pianta del Partenone

Anche la pianta del Partenone (Figura 3-13) presenta numerosi rettangoli aurei, che sono stati usati in maniera estesa nella suddivisione degli ambienti. La pianta del Partenone mostra che

degli ambienti. La pianta del Partenone mostra che il tempio fu costruito su un rettangolo 5
degli ambienti. La pianta del Partenone mostra che il tempio fu costruito su un rettangolo 5

il tempio fu costruito su un rettangolo 5 , ossia la cui lunghezza è 5 volte la larghezza.

del Partenone mostra che il tempio fu costruito su un rettangolo 5 , ossia la cui
del Partenone mostra che il tempio fu costruito su un rettangolo 5 , ossia la cui

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-13. La pianta del Partenone. 3.4 I L P ANTHEON A
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-13. La pianta del Partenone. 3.4 I L P ANTHEON A

Figura 3-13. La pianta del Partenone.

3.4 IL PANTHEON A ROMA

Il Pantheon, di tutti gli edifici antichi esistenti a Roma, costituisce forse quello che ci è pervenuto nelle migliori condizioni, proprio grazie alla sua fortunata trasformazione da tempio pagano in chiesa cristiana.

La grandiosità delle dimensioni del Pantheon e l’armonia delle sue proporzioni architettoniche hanno suscitato da sempre, sia tra gli studiosi, sia tra i profani, attenzioni del tutto particolari (Figura 3-14).

È bene ricordare che la genialità costruttiva espressa dalla grande cupola emisferica del Pantheon rappresenta un unico, nel suo genere, attraverso le diverse epoche storiche: anche oggi, infatti, difficilmente saremmo in grado di realizzare, con i medesimi materiali e le stesse dimensioni, una simile calotta sferica perfettamente iscritta in un corpo cilindrico.

Il Pantheon è un monumento singolare in quanto combina tipologicamente la cella rotonda a cupola di tipo termale con il tradizionale pronao a timpano. L’altezza del tempio è uguale al diametro, secondo la norma data da Vitruvio per gli ambienti delle terme simili; la volta è la più grande fra quelle dell’antichità.

norma data da Vitruvio per gli ambienti delle terme simili; la volta è la più grande
norma data da Vitruvio per gli ambienti delle terme simili; la volta è la più grande

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-14. Pantheon . Sezione longitudinale. 1. pronao, 2. blocco intermedio; 3.
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-14. Pantheon . Sezione longitudinale. 1. pronao, 2. blocco intermedio; 3.

Figura 3-14. Pantheon. Sezione longitudinale. 1. pronao, 2. blocco intermedio; 3. rotonda.

longitudinale. 1. pronao, 2. blocco intermedio; 3. rotonda. Figura 3-15. Pantheon e basilica Neptuni . 1

Figura 3-15. Pantheon e basilica Neptuni. 1. Pantheon; 2. basilica Neptuni; 3. piazza.

intermedio; 3. rotonda. Figura 3-15. Pantheon e basilica Neptuni . 1 . Pantheon ; 2. basilica
intermedio; 3. rotonda. Figura 3-15. Pantheon e basilica Neptuni . 1 . Pantheon ; 2. basilica

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Moltissime sono le valenze simboliche ricostruit e dagli studiosi nel Pantheon: fra

Moltissime sono le valenze simboliche ricostruite dagli studiosi nel Pantheon: fra queste le più singolari individuano nel tempio un’immagine complicata del cosmo pitagorico, dove le leggi della geometria, dell’astronomia e della musica si mescolano tra di loro. La simbologia era accentuata dalle proporzioni dell’aula circolare, nella quale altezza e diametro coincidono come se al suo interno fosse inserita una sfera.

Nell’analisi di Wiener relativa al Pantheon (Figura 3-15), la base armonica direttiva è costituita da un quadrato diviso secondo il rapporto ϕ , e un cerchio inscritto in esso (come

anche in Santo Stefano Rotondo). Dopo il quadrato e il pentagono qui ci appare l’importanza del cerchio, che spesso fornì la chiave per ritrovare i segreti delle costruzioni antiche e della loro unità.

Con riferimento alla Figura 3-16, si riporta di seguito una citazione di Ghyka.

“La distanza tra il cerchio inscritto e quello esterno è data dalla piccola ϕ trovata sulla minore

ϕ dell’intero lato del quadrato; tutto il resto è regolato secondo lo stesso rapporto”.

del quadrato ; tutto il resto è regolato secondo lo stesso rapporto”. Figura 3-16. La pianta

Figura 3-16. La pianta del Pantheon di Roma.

del quadrato ; tutto il resto è regolato secondo lo stesso rapporto”. Figura 3-16. La pianta
del quadrato ; tutto il resto è regolato secondo lo stesso rapporto”. Figura 3-16. La pianta

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 3.5 L A C ATTEDRALE DI N OTRE D AME Giova ora

3.5 LA CATTEDRALE DI NOTRE DAME

Giova ora gettare uno sguardo sulla architettura del Medio Evo. Poiché come è provato da numerosi documenti, dall’architettura egiziana a quella del Medioevo e del Rinascimento, le basi geometriche e numeriche sono, con svariate applicazione e pochissime varianti, sempre le stesse.

In tutte le cattedrali gotiche sparse nel mondo vedremo sempre basare le costruzioni sul quadrato, sul cerchio e sul pentagono, coniugando l’una con l’altra, la simmetria razionale con quella irrazionale. E’ impossibile non dedurre dunque che esiste una diretta connessione fra i sistemi greci e romani e quelli gotici; del resto, la presenza della Sectio Aurea ne è una indiscutibile prova.

La Cattedrale di Parigi (Figura 3-17), dagli studi di Jean Viollet Le Duc, il grande architetto, archeologo, storico francese dell’architettura, restauratore di Notre Dame di Parigi e di altre importanti chiese, mostra delle sorprendenti presenze di geometrie improntate alla sezione aurea, sia sulla facciata sia sul fianco.

alla sezione aurea, sia sulla facciata sia sul fianco. Figura 3-17. La Cattedral e Notre Dame

Figura 3-17. La Cattedrale Notre Dame di Parigi.

3.5.1 La facciata di Notre Dame

Sulla facciata di Notre Dame è possibile individuare la posizione di alcuni elementi costitutivi in relazione alle proporzioni della sezione aurea (Figura 3-18).

duare la posizione di alcuni elementi costitutivi in relazione alle proporzi oni della sezione aurea (
duare la posizione di alcuni elementi costitutivi in relazione alle proporzi oni della sezione aurea (

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-18. Segmenti aurei individuati sulla facciata di Notre Dame. Con riferimento
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-18. Segmenti aurei individuati sulla facciata di Notre Dame. Con riferimento

Figura 3-18. Segmenti aurei individuati sulla facciata di Notre Dame.

Con riferimento alla Figura 3-19, si riporta di seguito una citazione tratta da Viollet Le Duc.

“Un sommario esame della costruzione di Notre Dame ci rivela subito che il punto di partenza

è, come sempre, il quadrato, le diagonali e le divisioni del quadrato che conducono, come

abbiamo visto parlando della costruzione dei rettangoli armonici, al famoso triangolo isoscele,

il cui angolo alla base è di 63° e 26’, e la base è uguale all’altezza, triangolo della famiglia

della Sectio Aurea.

Secondo le misure prese sul posto, il piano orizzontale della cattedrale si misura, nella sua larghezza interna, in m 36, mentre la sua lunghezza, anche interna, è di m 108, il che

corrisponde a tre quadrati di 36 m di lato. La larghezza della facciata principale è di 42 metri. Se si prende come lato di un quadrato questa larghezza e si riporta sulla lunghezza del piano, abbiamo ancora tre quadrati e cioè 126 metri. Un’analisi del taglio trasversale rivela che anch’esso si inscrive in un quadrato, e che le divisioni principali sono determinate dall’angolo

di

63° e 26’ relativo al noto triangolo la cui base è uguale all’altezza e che ritroveremo in tutta

la

costruzione.”

relativo al noto triangolo la cui ba se è uguale all’altezza e che ritroveremo in tutta
relativo al noto triangolo la cui ba se è uguale all’altezza e che ritroveremo in tutta

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-19. La facciata della Cattedrale di Notre Dame. 3.5.2 Il fianco
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-19. La facciata della Cattedrale di Notre Dame. 3.5.2 Il fianco

Figura 3-19. La facciata della Cattedrale di Notre Dame.

3.5.2 Il fianco di Notre Dame

Con riferimento alla Figura 3-20, si riporta di seguito una citazione tratta da Viollet Le Duc.

“Quanto alla facciata principale, il tracciato esaminato ne dà chiaramente il principio.

Stabilita su A B la linea di base, al di sopra dello zoccolo stabilite in H I le assi delle torri (linee D E e F G) la sommità di un triangolo equilatero, la cui base è H I, ci dà il centro della circonferenza che determina il quadrato K L M N. Tracciando le diagonali delle due metà di questo quadrato, diagonali a 63° e 26’, partendo dai centro sulla base della facciata, queste diagonali vanno ai punti N e M. da cui, riflesse verso l’altezza, e prolungate al di sopra del secondo quadrato, taglieranno in G e in E le assi delle torri, e daranno l’intero rettangolo K L Q R nel quale s’inscrive l’intera facciata.

Questo rettangolo è composto di due quadrati e mezzo, le cui diagonali a 63° e 26’, determinano i diversi triangoli della famiglia ϕ che regolano tutta la costruzione.

cui diagonali a 63° e 26’, determinano i diversi triangoli della famiglia ϕ che regolano tutta
cui diagonali a 63° e 26’, determinano i diversi triangoli della famiglia ϕ che regolano tutta

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-20. Il fianco della Cattedrale di Notre Dame. Se però si
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-20. Il fianco della Cattedrale di Notre Dame. Se però si

Figura 3-20. Il fianco della Cattedrale di Notre Dame.

Se però si prende come raggio la metà della larghezza della facciata principale per tracciare il cerchio interno e il conseguente quadrato, si vede allora che questo secondo quadrato entra tre volte nella altezza totale, esattamente come nel piano orizzontale, che, come vedemmo, misura 42 metri, e così corrispondono esattamente l’altezza e la lunghezza.

Facciamo osservare che il lato superiore di questo secondo quadrato ci dà la balaustrata della chiesa, e, un’altra metà dello stesso quadrato, dà il parapetto delle torri che restarono a questa altezza, e malgrado ciò, a causa del sistema armonico generale, danno un senso di perfetto equilibrio.

Se si divide secondo la ϕ il lato del secondo quadrato, troviamo il centro della finestra

circolare centrale, ed anche le tre porte sono in ogni parte proporzionate secondo lo stesso rapporto.

Infine gettando uno sguardo sulla facciata laterale, troviamo ancora due quadrati e ancora il famoso triangolo la cui base è uguale all’altezza.”

3.6 LA CATTEDRALE DI COLONIA

Con riferimento alla Figura 3-21, si riporta di seguito una citazione tratta da Viollet Le Duc.

DI C OLONIA Con riferimento alla Figura 3-21 , si riporta di seguito una citazi one
DI C OLONIA Con riferimento alla Figura 3-21 , si riporta di seguito una citazi one

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura “Identici principi sono stati ritrovati nella magnifica Cattedrale di Colonia. Da

“Identici principi sono stati ritrovati nella magnifica Cattedrale di Colonia. Da un esame rapidissimo della figura, risulta subito che la facciata è anche composta sul quadrato, sul cerchio e sul noto triangolo la cui base è uguale all’altezza. Interviene in questa costruzione

è uguale all’altezza. Interviene in questa costruzione anche il triangolo isoscele la cui base è costituita

anche il triangolo isoscele la cui base è costituita da 2 , e cioè dalla diagonale del quadrato. Questi due triangoli, insieme al triangolo equilatero, sono di uso frequente nell’architettura romana, bizantina e gotica, soprattutto in questa le cui dominanti sono verticali.”

Nella Cattedrale di Colonia si trova inoltre il rapporto ϕ con tale frequenza, che l’archeologo

Lund la considera, fra tutte le cattedrali del Medio Evo, come la più apparentata al Partenone.

La sua facciata si inscrive in due quadrati e mezzo.

Dall’altra parte, la costruzione di questa cattedrale, pur riposando sugli stessi principi di Notre Dame di Parigi, non è assolutamente una copia; delle innovazioni furono tentate e, sembra, non tutte felici.

delle innovazioni furono tentate e, sembra, non tutte felici. Figura 3-21. La facciata della Cattedrale di

Figura 3-21. La facciata della Cattedrale di Colonia.

delle innovazioni furono tentate e, sembra, non tutte felici. Figura 3-21. La facciata della Cattedrale di
delle innovazioni furono tentate e, sembra, non tutte felici. Figura 3-21. La facciata della Cattedrale di

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura 3.7 I L D UOMO DI M ILANO Una parentela strutturale è

3.7 IL DUOMO DI MILANO

Una parentela strutturale è ormai innegabile in tutta l’architettura, e si dovrebbe comprendere come una tale identità nei mezzi non abbia affatto impedito una diversità negli stili.

Un’ultima prova dello spirito geometrico e matematico che regolava le costruzioni del Medioevo, è nelle discussioni e deliberazioni del Comitato di costruzione del Duomo di Milano. Alla fine del secolo XIV furono convocati vari esperti a Milano perché si esprimessero sulle proporzioni da dare al nuovo Duomo e i pareri si divisero in due correnti: i francesi sostenevano che si dovessero impiegare dei cerchi, i tedeschi preferivano i triangoli.

Con riferimento alla Figura 3-22, si riporta di seguito una citazione di Ghyka.

“La cattedrale fu costruita sui principi “ad quadratum”, la pianta essendo formata da due quadrati e dalle loro suddivisioni; però, al momento di definire l’altezza dell’edificio, sopraggiunse il timore che l’altezza imposta dal quadrato e dal suo noto triangolo, la cui altezza è uguale alla base, fosse troppo grande. La deliberazione del comitato fu per l’adozione di una altezza relativa al triangolo equilatero.”

di una altezza rela tiva al triangolo equilatero.” Figura 3-22. Studi per la fa cciata del

Figura 3-22. Studi per la facciata del Duomo di Milano.

di una altezza rela tiva al triangolo equilatero.” Figura 3-22. Studi per la fa cciata del
di una altezza rela tiva al triangolo equilatero.” Figura 3-22. Studi per la fa cciata del

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Il Vitruvio edito dal Cesariano nel 1521 reca infatti un’incisione del Duomo

Il Vitruvio edito dal Cesariano nel 1521 reca infatti un’incisione del Duomo con la legenda che spiega come il proporzionamento fosse fatto, infine, alla maniera tedesca, mediante rettangoli equilateri.

3.8 IL PORTALE DI CASTEL DEL MONTE

Il disegno del portale di Castel del Monte (Figura 3-23), esempio di architettura gotica in Puglia, fatto costruire da Federico II di Svevia nel 1240, scaturisce dal pentagono stellato e dalla sua scomposizione secondo il numero d’oro, 1.618, le sue potenze e le sue radici.

il numero d’oro, 1.618, le sue potenze e le sue radici. Figura 3-23. Il pentagono e

Figura 3-23. Il pentagono e il pentagramma identificati sul portale di Castel del Monte.

Esso ha dei punti salienti che coincidono con i vertici di un pentagono. Per ottenere ciò è necessario che concorrano più elementi con particolari dimensioni come: la distanza delle due colonne, l’angolo del timpano, l’altezza del vertice del timpano; solo con le condizioni suddette è possibile tracciare un pentagono e dunque si può pensare che questo sia stato voluto. A confermare questa ipotesi concorrono molte altre combinazioni geometriche e planetarie che si trovano nel Castel del Monte. Per es. i solstizi e gli equinozi sono segnalati dall’ombra del tetto sui punti salienti; nel perimetro esterno si possono inscrivere rettangoli il

sono segnalati dall’ombra del tetto sui punti sali enti; nel perimetro esterno si possono inscrivere rettangoli
sono segnalati dall’ombra del tetto sui punti sali enti; nel perimetro esterno si possono inscrivere rettangoli

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura cui rapporto dei lati è “aureo”, i punti dove il sole sorge

cui rapporto dei lati è “aureo”, i punti dove il sole sorge e tramonta ai solstizi formano un rettangolo in proporzione aurea (questo avviene solo alla latitudine dove è situato il castello).

Il rapporto tra gli elementi, sempre di 1.6, fa sì che ci sia una giusta proporzione, per esempio,

tra la larghezza e l’altezza delle aperture o tra un cerchio di pietre e l’altro. Questo fa sì che

stando dentro al monumento ci si senta a proprio agio e non si avverta minimamente l’incombenza della struttura, come ci si potrebbe aspettare, data la mole delle pietre che lo compongono.

3.9 L’ARCHITETTURA DI RAFFAELLO

Con il Rinascimento la teoria delle proporzioni cessò di essere una prassi costruttiva propria degli architetti. Si tornò a stabilire un diretto rapporto fra tecnica e natura, fra uomo (microcosmo) e universo (macrocosmo), e soprattutto si tornò a fondare sulle proporzioni il concetto stesso di bello.

In architettura l’Alberti raccomanda nove figure geometriche per le chiese, tutte a pianta centrale, cioè inscrivibili in un cerchio, considerato la forma più perfetta: una preferenza che caratterizza l’architettura del Rinascimento fino a Bramante e Raffaello.

La ricerca delle proporzioni auree nell’opera di Raffaello riesce ancora più puntuale e stringente in campo architettonico. Malgrado l’esiguo numero delle opere sicure, l’indagine apre il discorso a significative considerazioni e si configura come univoca e producente.

I risultati appaiono addirittura esemplari per quanto riguarda i prospetti che hanno rivelato

studiate e chiare intelaiature proporzionali, leggibili nei rapporti generali dell’opera, nelle altezze dei diversi piani ed infine nella spaziatura e forma delle aperture.

In sostanza, in Raffaello l’espressione architettonica lascia scoprire in ogni prospetto l’esistenza di una intelaiatura di supporto costituita da un ordito – determinato dagli assi verticali – e da una trama – precisata nelle linee architettoniche orizzontali – scelti in modo da fissare uno schema compositivo che è spesso possibile evidenziare tracciando linee oblique di collegamento nei modi essenziali, il cui parallelismo assicura la scelta di una particolare intelaiatura su cui si innestarono le qualificazioni architettoniche fornite dalle diverse membrature e gli episodi formali.

su cui si innestarono le qualifi cazioni architettoniche fornite dalle diverse membrature e gli episodi formali.
su cui si innestarono le qualifi cazioni architettoniche fornite dalle diverse membrature e gli episodi formali.

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Il Palazzo Pandolfini di Firenze ( Figura 3-24 ) – iniziato intorno

Il Palazzo Pandolfini di Firenze (Figura 3-24) – iniziato intorno al 1515 – prospetta su via San Gallo con due volumi di altezza diversa. La parte più corposa dell’edificio ha una propria unità esteriore attestata dai bugnati angolari: il rapporto tra la lunghezza e l’altezza di tutta la

il rapporto tra la l unghezza e l’altezza di tutta la facciata – misurata sotto lo

facciata – misurata sotto lo sporgente cornicione – si trova uguale a 2 .

sotto lo sporgent e cornicione – si trova uguale a 2 . Figura 3-24. Composte sequenze

Figura 3-24. Composte sequenze proporzionate imprimono pacati ritmi di serena bellezza ai Palazzo Pandolfini di Firenze. (Sulla base del Rilievo della Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Firenze).

Due sono i piani dell’edificio esibiti con identica altezza e divisi da una fascia di marcapiano che lega anche il corpo di fabbrica più basso.

Le finestre furono spaziate con una misura modulare che regola pure l’altezza del loro tipico collegamento al piano superiore. Qui il vano delle finestre fu proporzionato nel rapporto di 3 a 2 e le diagonali così tracciate incontrano la trama orizzontale in punti coincidenti con i tracciati degli assi verticali.

Le riposate proporzioni ora emerse convengono al solenne aspetto dell’edificio: sono valori semplici, consoni alla tradizione fiorentina e poggiati sull’essenzialità delle superfici, come aveva insegnato il Brunelleschi.

In questo pacato prospetto potrebbero essere riscontrate altre connessioni proporzionali nelle finestre terrene, nel portone bugnato e nei riquadri del finestrato superiore, ma non si ritiene scendere a dettagli ulteriori, anche perché l’edificio – realizzato molto lentamente – presenta

non si ritiene scendere a dettagli ulteriori, anche perché l’edificio – realizzato molto lentamente – presenta
non si ritiene scendere a dettagli ulteriori, anche perché l’edificio – realizzato molto lentamente – presenta

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura qualche leggera inesattezza metrica, spiegabile con esigenze prospettiche nel corpo

qualche leggera inesattezza metrica, spiegabile con esigenze prospettiche nel corpo basso. Le proporzioni riscontrate hanno tuttavia chiarito che il progetto fu redatto in braccia fiorentine.

Assai diverso e soprattutto ricco di fecondi spunti, è lo schema proporzionale rintracciato nel distrutto Palazzo Branconio in Borgo (Figura 3-25), architettato da Raffaello negli ultimissimi anni di vita. Lì per la prima volta furono abbandonate le classiche norme sulla sovrapposizione dei piani digradanti in altezza ed anche le isolate soluzioni con l’ultimo piano più alto degli altri, che piaceranno invece a Michelangelo.

alto degli altri, che pi aceranno invece a Michelangelo. Figura 3-25. Schema proporzionale nella facciata del

Figura 3-25. Schema proporzionale nella facciata del distrutto Palazzo Branconio in Borgo.

Sulla scorta dei già raccolti documenti grafici sul palazzo – e specialmente della sezione conservata alla Biblioteca Nazionale di Firenze – si è potuto giungere ad una sicura ricostruzione grafica del singolarissimo prospetto raffaellesco. Era diviso da sporgenti cornici in tre fasce orizzontali: quella mediana, più alta delle altre, comprendeva due piani. Le proporzioni erano studiate in modo che l’altezza del pian terreno era la media delle due zone

due piani. Le proporzioni erano studiate in modo che l’altezza del pian terreno era la media
due piani. Le proporzioni erano studiate in modo che l’altezza del pian terreno era la media

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura sovrapposte, le quali a loro volta erano ripartite come 2 a 1.

sovrapposte, le quali a loro volta erano ripartite come 2 a 1. Tutta la facciata rispondeva al rapporto di 1,2 tra lunghezza ed altezza.

Uno spartito rivoluzionario che in pari tempo risponde, se non alle regole tradizionali, ai valori elementari che abbiamo già constatato prediletti da Raffaello: e lascia ampio campo per lo svolgersi della nuova decorazione a stucco che avrà tanto successo in seguito.

E’ meraviglioso notare come Raffaello abbia qui inteso, più che a Palazzo Pandolfini, imbrigliare la fantasia decorativa con un ardito proporzionamento, disciplinato però con logica coerenza, come è attestato dalle linee diagonali che offrono la visione di un riassuntivo collegamento fra gli elementi architettonici, offrendo così la migliore conferma alla ricostruzione grafica finalmente operata.

Raggiunto l’esatto schema organico della perduta opera, dobbiamo compiacerci del suo equilibrato avvincente aspetto. Una suprema eleganza – che vediamo esser stata anche procedurale – dove l’incrementata zona mediana non ha riverberato sul prospetto problemi compositivi che non siano stati risolti con i consueti rapporti proporzionali: anche il cortile ha la pianta rapportata come 3 a 2. Riconosciamo le stesse chiavi usate per il Pandolfini, ma ora il supporto proporzionale è divenuto veramente nuovo ed originale ed è servito a fini del tutto diversi.

Raffaello ha consegnato al Manierismo le proporzioni musicali di esito brunelleschiano, in una gamma meno ampia e rinnovandone lo spirito con un inedito accostamento. Pur non uscendo dal repertorio della tradizione proporzionale, ha comunque indicato la geniale possibilità di una trasgressione che devierà subito su altri binari le ricerche architettoniche dei suoi allievi.

possibilità di una trasgressione ch e devierà subito su altri binari le ricerche architettoniche dei suoi
possibilità di una trasgressione ch e devierà subito su altri binari le ricerche architettoniche dei suoi

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-26. Raffronto fra gli schemi proporzionali formali dell’edificio di fondo
La Sezione Aurea nell’Architettura Figura 3-26. Raffronto fra gli schemi proporzionali formali dell’edificio di fondo

Figura 3-26. Raffronto fra gli schemi proporzionali formali dell’edificio di fondo dello “Sposalizio della Vergine” e della Chiesa di Sant’Eligio degli Orefici.

Dall’analisi dei prospetti passiamo ad indagare la spazialità interna delle sue preziose architetture, mettendo anzitutto a confronto la Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo con il Sant’Eligio degli Orefici (Figura 3-26): a pianta ottagona l’una e cruciforme l’altro. A parte la diversità dei due tradizionali impianti, appare del tutto differenziata la loro espressione architettonica, anche perché il progetto per la Cappella Chigi deve risalire all’età di Giulio II, mentre il Sant’Eligio esprime il rinnovato clima culturale del tempo di Leone X.

La ricerca proporzionale deve investire i volumi aerei definiti nella terza dimensione. Data la specularità dei due edifici rispetto ai piani ortogonali, si deve far affidamento alle linee diagonali determinanti campi murari o congiungenti punti significativi, come cornici e paraste; riportate sui piani settori verticali, tali diagonali vengono a chiarire la prassi compositiva interna dei due edifici sacri. Per il Sant’Eligio è stato appositamente predisposto ed utilizzato un grafico di sezione che, per la prima volta, ricostruisce il progetto raffaellesco ne!la formulazione originaria dei pilastri e della cupola; e si è potuto inoltre appurare che l’impianto fu stranamente progettato in braccia fiorentine.

Dal paragone risulta con sorpresa l’apparente similitudine dei proporzionamenti, discendenti da una prassi stabilita da tempo e che verrà rinnovata solo da Michelangelo; ma i fondamentali rapporti sono ricercati nel Sant’Eligio con altri valori, oppure e più spesso, si

Michelangelo; ma i fondamentali rapporti sono ricerca ti nel Sant’Eligio con altri va lori, oppure e
Michelangelo; ma i fondamentali rapporti sono ricerca ti nel Sant’Eligio con altri va lori, oppure e

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura attribuirono gli stessi valori a situazioni e punti diversi, però sempre

attribuirono gli stessi valori a situazioni e punti diversi, però sempre perseguendo l’intento sostanziale di imprimere maggiore snellezza all’opera più tarda.

Così la cornice d’imposta del tamburo della cupola – che nella Cappella Chigi si trova alta

rispetto al piancito nel rapporto 1,3 – in Sant’Eligio sale a 3 , cioè circa 1,73, con il

conseguente incremento nell’altezza degli arconi (Figura 3-27). Ma sono soprattutto le svelte proporzioni delle paraste a caratterizzare, in modo del tutto nuovo, l’interno del Sant’Eligio:

anche per l’assenza delle basi e per la tanto contratta trabeazione risultano lunghe ben undici volte la loro larghezza.

risultano lunghe ben undici volte la loro larghezza. Figura 3-27. Spaccato del Sant’Eligio – riportato
risultano lunghe ben undici volte la loro larghezza. Figura 3-27. Spaccato del Sant’Eligio – riportato

Figura 3-27. Spaccato del Sant’Eligio – riportato all’architettura del Sanzio, secondo i rilievi quotati del Cinquecento (Uffizi A 635 e A 1888 v ) – con l’indicazione degli schemi proporzionali che imprimono snellezza solo alla metà inferiore della chiesa.

Fu così raggiunta l’accentuata verticalità della chiesa, paradossalmente ottenuta malgrado il notevole abbassamento del tamburo originale rispetto a quello della Cappella chigiana. Lo slancio proporzionale si perde però nella zona della cupola, senza determinare raccorciati effetti visivi, perché fu lasciata senza decorazioni come un bianco cielo. Con tali opposti accorgimenti si conclude la volumetria dell’insieme e rientra nei tradizionali rapporti globali dell’intera fabbrica: nella visione interna il rapporto fondamentale vien difatti riportato all’equazione illusiva tra altezza e larghezza totale dell’invaso mentre i volumi emergenti meglio concordano nel panorama urbano. Tuttavia la partizione orizzontale del prospetto

mentre i volumi emergenti meglio concordano nel panorama urbano. Tuttavi a la partizione orizzontale del prospetto
mentre i volumi emergenti meglio concordano nel panorama urbano. Tuttavi a la partizione orizzontale del prospetto

La Sezione Aurea nell’Architettura

La Sezione Aurea nell’Architettura doveva anticipare il divario nei proporzionamen ti interni con modalità certo

doveva anticipare il divario nei proporzionamenti interni con modalità certo originali ed oggi difficili a precisarsi.

L’evidenziato contrappunto proporzionale si rivela genialmente ricco di spunti per il futuro, ma privo di contraddizioni verso il passato.

All’importante novità di un incremento localizzato delle proporzioni che fu assai producente

in seguito, fa riscontro un’altra curiosità. mentre nella Cappella Chigi non sono individuabili i

rapporti regolati dal numero d’oro, questi si possono invece riconoscere nel Sant’Eligio come determinanti le proporzioni fra i piedritti dei quattro arconi ed in quelli dell’abside, tutta impreziosita da affreschi.

Tra le due differenziate architetture a pianta centrale che oltre al mutato clima artistico, danno la misura della prodigiosa evoluzione raffaellesca verso nuove proporzionate soluzioni formali, va collocata la Loggia di Villa Madama (Figura 3-28