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[La xxxxxxxxxxxxx risulta mancante]


Sento piovere dentro di me. Apro la porta dei pensieri. Attraverso corridoi di speranze. La paura che urla nel mio cervello e mi fa svegliare nel cuore della notte. Mi chiamo A. P. e sono un uomo morto che continua a vivere. Disperso nella terra desolata chiamata mondo, continuo a nutrire sentimenti di speranza. Vorrei poter chiudere gli occhi e finalmente ascoltare le dolci acque del mio spirito sussurrarmi frasi spensierate, destinate ad una fine letale, scaricate nella vita quotidiana. questione di un attimo, un tasto che viene pigiato, la speranza che si nasconde dietro una porta e osserva, con fare curioso, quello che sta succedendo l fuori. L, dove tutto appare possibile, il mondo nasconde un segreto che vuole tenere caro a s. E allora sale la rabbia dentro di me. Scendo scale immaginarie dove posso trovare uomini senza testa avvolti in una tunica sporca di sangue. Vedo gambe correre alla ricerca dei propri corpi, donne strillare per aver perso i denti. Rido, rido di questo mondo astratto, assurdo, surreale. Scendo scale che mi portano al piano superiore. I pensieri che si confondono su un foglio, le direzione che spariscono. Vuoto. Mi ritrovo in una stanza vuota a fissare una parete morta. Vivo. Sono vivo, respiro, sento il cuore battere. Sono A. P. e forse non sono del tutto morto. Qualcuno sta bussando alla porta della mia anima. Chi ? chiedo. Un rumore, un frastuono, sussurri nel cuore del mio cervello che spaventano la mia persona. Dio, cosa mi sta accadendo? Dov questa porta e chi sta bussando come un ossesso su quel legno ormai marcio? Lancio grida di disperazione. Una mano accarezza la mia ansia, cerca di farmi sentire protetto. Ascolto il mio corpo, il tremolio costante di ogni singola parte di questa carcassa umana spossata dalla disperazione interiore. Oh, toh... e tutto cos... cos come? Lontano, s, tutto decisamente lontano. Che bella sensazione. Il corpo che si rilassa, il respiro che assapora una boccata di felicit. Oh, il mondo cos lontano, distante. Sento come se dovessi dormire su un letto di speranze. Chiudo gli occhi. Mi sveglio in una camera con degli occhi nelle pareti che osservano la mia persona. Sono spaventato, sono divertito, sono sciocco a pensare tutto ci. Chiudo gli occhi e lascio che la parete indaghi la mia anima. Mi sveglio che sto scendendo delle scale che mi stan- no conducendo in un mondo dove anche gli animali possono parlare che indicarti sensazioni che credevi aver dimenticato, di non aver mai provato. E allora eccolo l, quel gatto che se ne sta disteso al sole, a godersi la vita. Mi avvicino. Sono A. P. gli dico. Lui mi guarda. Miagola. Ciao mi dice. S, sono proprio convito che quei suoi baffi mi abbiano appena salutato. C una panchina mi siedo. In lontananza vedo una figura che corre verso la mia direzione. sempre pi vicina... pi vicina, vicina, vicina... eccola l, qui con me ora. un signore. Un signore anziano che ha qualcosa tra le mani. un grosso cappello, un lungo cilindro nero. Me lo consegna. Gira i tacchi, sbatte i piedi e torna nel suo mondo dove tutto continuo, nulla fermo. Prendo il cappello e lo indosso. Che bello mi dice il gatto. Grazie gli rispondo e poi svengo. Sono morto. Sento il silenzio intorno a me. Cerco frasi, trovo... cosa importa alla fin fine di cosa io trovi? Sono avvolto nelle fasce del nulla, cullato dalla sensazione della depravazione interiore. Sono A. P. e tutto ha perso senso, la logica appena andata a farsi fottere e io me ne sto qui, in questo universo, che mi lascio morire. Saluto la mia fantasia, abbandono il mio corpo. Coltellate che colpiscono e fanno sanguinare la mia anima qui, qui dove tutto possibile. Vorrei tanto poter ancora una volta aprire gli occhi, osservare il mondo che mi circonda, invece sono costretto a rantolarmi nella disperazione, nel dolore, nel cuore della notte cercando una stella che mi possa svegliare da questo incubo, da questa fine che pensavo... Una mattina mi sono svegliato in una bara. Avevo un cappello con me. Un lungo cilindro nero. Mi hanno seppellito vivo, eppure potevo respirare, riuscivo a vedere dovero, cosero: parole umide di terra1. xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx xxxx
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Sergei Bonret

2011