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ANNO VII N. 9
DICEMBRE 2011
Per i 40 anni della
Caritas Italiana
il Santo Padre incontra
i rappresentanti delle
Caritas parrocchiali e
diocesane.
caritaspsr.blogspot.com
diocesiportosantarufina.it




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DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALLA CARITAS ITALIANA NEL 40 DI FONDAZIONE
Basilica Vaticana, 24 novembre 2011
Cari fratelli e sorelle, siete
venuti presso la tomba di Pie-
tro per confermare la vostra
fede e riprendere slancio nella
vostra missione. A voi affida-
to un importante compito edu-
cativo nei confronti delle co-
munit, delle famiglie, della
societ civile: assumere la re-
sponsabilit delleducare alla
vita buona del Vangelo, che
tale solo se comprende in ma-
niera organica la testimonian-
za della carit.
Nei 40 anni trascorsi avete
potuto approfondire, sperimentare e attuare un metodo di lavoro basato su tre attenzioni
correlate e sinergiche:
ASCOLTARE
,
OSSERVARE
,
DISCERNERE
, mettendolo al servizio della vo-
stra missione: lanimazione ca-
ritativa dentro le comunit e
nei territori. Ascoltare per co-
noscere ma insieme per farsi
prossimo, per sostenere le co-
munit cristiane nel prendersi
cura di chi necessita di sentire
il calore di Dio attraverso le
mani aperte e disponibili dei
discepoli di Ges. Questo
importante: che le persone sof-
ferenti possano sentire il calo-
re di Dio tramite le nostre ma-
ni e i nostri cuori aperti. Le
Caritas devono essere come
sentinelle capaci di accorgersi e di far accorgere, di anticipare e di prevenire, di sostenere e
di proporre vie di soluzione nel solco sicuro del Vangelo e della dottrina sociale della Chie-
sa. Lindividualismo dei nostri giorni, la presunta sufficienza della tecnica, il relativismo
che influenza tutti, chiedono di provocare persone e comunit verso forme alte di ascolto,
verso capacit di apertura dello sguardo e del cuore sulle necessit e sulle risorse, verso
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forme comunitarie di discer-
nimento sul modo di essere e
di porsi in un mondo in pro-
fondo cambiamento. Scorrendo
le pagine del Vangelo, restiamo
colpiti dai gesti di Ges: quella
dei gesti, dei segni, una mo-
dalit connaturata alla funzio-
ne pedagogica della Caritas. At-
traverso i segni concreti, infatti,
voi parlate, evangelizzate, e-
ducate.
Unopera di carit parla di
Dio, annuncia una speranza,
induce a porsi domande. Sono
opere che nascono dalla fede. Sono opere di Chiesa, espressione dellattenzione verso chi fa
pi fatica. Sono azioni pedagogiche, perch aiutano i pi poveri a crescere nella loro di-
gnit, le comunit cristiane a camminare nella sequela di Cristo, la societ civile ad as-
sumersi coscientemente i propri obblighi: Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giu-
stizia, perch non avvenga che si offra come dono di carit ci che gi dovuto a titolo di
giustizia. Fin dallinizio del vostro cammino pastorale, vi stato consegnato, come impe-
gno prioritario, lo sforzo di rea-
lizzare una presenza capillare
sul territorio. La carit richiede
apertura della mente, sguardo
ampio, intuizione e previsio-
ne, un cuore che vede. Ri-
spondere ai bisogni significa
non solo dare il pane a chi af-
famato, ma anche lasciarsi in-
terpellare dalle cause per cui
affamato. Il pensiero non pu
non andare anche al vasto
mondo della migrazione. La
crisi economica globale un
segno dei tempi che chiede il
coraggio della fraternit, una carit che sappia allargarsi a cerchi concentrici dai piccoli ai
grandi sistemi economici. Il crescente disagio, lindebolimento delle famiglie, lincertezza
della condizione giovanile indicano il rischio di un calo di speranza. Lumanit non neces-
sita solo di benefattori, ma anche di persone umili e concrete che sappiano mettersi al
fianco dei fratelli condividendo un po della loro fatica. per questo motivo che c biso-
gno della Caritas; non per delegarle il servizio di carit, ma perch sia un segno della carit
di Cristo, un segno che porti speranza.