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Lapnea

Cosa spinge una persona a praticare lattivit subacquea? Le motivazioni che ci spingono a praticare l'attivit subacquea prescindono da fattori esibizionistici, affiliativi o competitivi, per cui assumono particolare importanza le motivazioni inconsce. Pi di qualsiasi altra disciplina sportiva, la subacquea, offre l'opportunit di staccarsi dalla vita usuale per entrare in un mondo ignoto che concede sensazioni del tutto nuove e sconosciute. Il sub fondamentalmente un ricercatore, un penetratore dell'ignoto, un individuo che cerca dietro lo scoglio, nell'azzurro del profondo, il senso del nuovo e del diverso. Egli sogna ad occhi aperti, distratto ed assorbito da un mondo libero dai limiti quotidiani e attratto da una dimensione esistenziale insolita che sperimenta con legittima curiosit e vive con innocuo spirito di avventura.

1. Generalit sullapnea
Mari ed oceani coprono il 65% della superficie terrestre ed quindi naturale che luomo abbia sempre cercato di vedere cosa si celasse in quella parte del mondo. Purtroppo lorganismo umano non quanto di pi adatto a vivere in acqua per vari aspetti; i 2 problemi principali risiedono nella costituzione stessa dellapparato respiratorio e dellapparato visivo; vediamone brevemente i motivi :

lapparato respiratorio umano non in grado di sfruttare lossigeno che si trova disciolto nellacqua e perci la permanenza in immersione limitata, se non si usano sistemi ausiliari, ad un massimo di alcuni minuti. lapparato visivo delluomo non in grado di mettere a fuoco le immagini sottacqua a causa della rifrazione dei raggi luminosi che non riescono a convergere sulla retina; senza una maschera che mantenga i nostri occhi immersi nellaria riusciamo solo a vedere immagini confuse nei contorni e prive di dettaglio. Con il passare degli anni luomo ha ideato dei mezzi ausiliari per riuscire a risolvere, almeno parzialmente, questi problemi; sono nate cos le maschere per avere una visione nitida, le pinne per ottimizzare la capacit di muoversi agevolmente, ed infine gli auto respiratori per portarsi sottacqua una congrua riserva di aria o ossigeno. Immergersi in apnea, che letteralmente significa senza aria, indica lo scendere sotto la superficie dellacqua senza avvalersi di alcun mezzo che ci possa fornire una quantit supplementare di aria oltre a quella che riusciamo ad immagazzinare nei nostri polmoni. Naturalmente possiamo utilizzare quegli oggetti che ci rendono pi comoda e confortevole la permanenza in acqua come maschera, pinne , muta e zavorra. Per la sua estrema naturalezza e per la possibilit di immergersi senza sovraccaricarsi di attrezzature come succede con gli autorespiratori, lapnea appare come il metodo pi naturale e pi sicuro di immersione; ci vero solo parzialmente e nelle prossime righe vedremo di chiarire alcuni concetti teorici e dare alcuni consigli pratici su come comportarsi, prima e durante lapnea, che sono fondamentali per affrontare con maggiore sicurezza questa bellissima disciplina.

2. La regola fondamentale
Di fondamentale importanza al fine di ridurre al minimo il rischio derivante, conoscere il perfetto comportamento che si deve tenere durante un apnea: La prima cosa da ricordare di portare in acqua quando si voglia fare dellapnea ....un compagno! Come del resto tutte le attivit subacquee, lapnea va effettuata sempre in coppia, se possibile con un'imbarcazione d'appoggio. A turno, un subacqueo si immerge e l'altro lo controlla dalla superficie, pronto ad intervenire in caso di necessit. Il primo elemento attivo per la sicurezza in acqua il poter contare su un compagno che possa intervenire nel malaugurato caso di un qualsiasi tipo

di infortunio. La coppia di compagni che si immergono in apnea dovrebbe essere quanto pi possibile omogenea come livello di esperienza e come capacit di profondit raggiungibile affinch non succeda che il compagno meno bravo non sia in grado di recuperare laltro senza correre, a sua volta, gravi rischi.

3. La ventilazione per lapnea


In questo paragrafo ci occuperemo della respirazione da effettuare per prepararci ad unapnea. Innanzi tutto conviene ricordare alcuni dati relativi agli scambi gassosi ed alla loro influenza sul nostro organismo. In condizioni normali lossigeno presente nella misura del 21% nellaria e del 17% negli alveoli e nel sangue arterioso; nel sangue venoso la percentuale di O2 scende al 15%. Gli scambi gassosi possono avvenire a patto che la percentuale di ossigeno negli alveoli sia superiore al 10%; se la ppO2 scende al di sotto del 10% si instaura la sincope ipossica con perdita di coscienza ma senza arresto cardiaco. Sempre considerando le condizioni normali di una persona, si pu ricordare che la CO2 , presente solo in tracce nellaria libera, raggiunge il valore del 5,1% negli alveoli e nel sangue arterioso, ed arriva al 5,8% nel sangue venoso. Se la ppCO2 raggiunge nel sangue il valore del 7 8 %, inizia quel certo stato di disagio fisico detto fame daria; se poi la ppCO2 sale al 10% si ha la contrazione di vari muscoli ed in particolare dei muscoli della fascia addominale che provocano le cosiddette contrazioni diaframmatiche. Queste si possono considerare come veri e propri atti respiratori repressi. Se la ppCO2 continua ad aumentare, si ha una diminuizione dellattenzione mentale ed un calo del tono muscolare che porta alla cessazione delle contrazioni del diaframma; intorno a valori del 12% si ha arresto cardiaco con conseguente ipossia cerebrale che porta rapidamente alla morte. Considerando quanto sopra ricordato, il primo concetto da ribadire che una maggiore ventilazione non serve ad aumentare il contenuto di O2 nel sangue ma solo ad abbassare la percentuale di CO2 ; in effetti il sangue arterioso gi praticamente saturo di O2 e nessun tipo di ventilazione effettuata con normale aria pu fare salire oltre il 21% la ppO2 ; una ventilazione forzata, o iperventilazione, pu servire solo ad abbassare la percentuale della CO2 nel sangue a valori che possono scendere anche sotto l1%. Prima di immergersi in apnea effettuare quindi non pi di 4 o 5 atti respiratori formati da espirazione profonda seguita da inspirazione non massima ; lultima inspirazione pu essere di tipo massimale per avere una scorta maggiore di aria. Evitare quindi la respirazione profonda

effettuata velocemente e per lungo tempo che pu risultare pericolosa in base a quanto precedentemente esposto. Il sintomo che ci avvisa di una ventilazione eccessiva una sensazione di capogiro e di leggera vertigine; in tal caso interrompere la ventilazione forzata e tornare a respirare in maniera normale fin quando tale sensazione non cessata.

4. Limiti dellapnea
Liperventilazione potrebbe sembrare una condizione vantaggiosa per chi si accinge ad immergersi in apnea, per poter prolungare la permanenza in profondit. Con laiuto del grafico di figura 1, cerchiamo di capire cosa succede in realt nei due casi di apnea preceduta da ventilazione normale e da iperventilazione.
ppO2
variazione pp O2 variazione pp CO2 senza ipervent. variazione pp CO2 con ipervent.

ppCO2

21%

1
10%

soglia ipercapnia

soglia ipossia

7% 5%

2
2%

A1

A2

Figura1 Innanzi tutto una breve descrizione per la lettura della figura1 : -lasse delle ordinate sulla sinistra (azzurro) indica la percentuale di O2 nel sangue. -lasse delle ordinate sulla destra (rosso) indica la percentuale di CO2 nel sangue. -la retta inclinata blu indica la percentuale di O2 che parte dal 21% e diminuisce con il progredire dellapnea. -le rette 1 e 2 inclinate di colore rosso indicano la percentuale di CO2 che parte rispettivamente dal 5% o dal 2% a seconda della ventilazione, ed aumenta con la durata dellapnea.

-A1 momento di inizio contrazioni diaframma relativo a ventilazione normale. -A2 momento di inizio contrazioni diaframma relativo a iper-ventilazione. -B momento di inizio sincope ipossica. Supponiamo ora di immergerci in apnea dopo una normale ventilazione; lO2 sar al 21% mentre la CO2 partir dal 5%, come indicato rispettivamente dalle rette Blu (3) e Rossa (1); durante lapnea la ppO2 diminuisce mentre aumenta la ppCO2 . Si vede bene che il punto A1 precede il punto B, e quindi le contrazioni diaframmatiche avvisano il sommozzatore che arrivato il momento di risalire prima che subentri la sincope da ipossia. Qualora tale sincope dovesse comunque verificarsi, non si correrebbe il pericolo di atti respiratori involontari, essendo gi terminata la fase delle contrazioni del diaframma. In tal caso il sommozzatore, se ha avuto la accortezza di zavorrarsi nella giusta misura ed ha avuto il buon senso di immergersi in apnea in presenza di un compagno di esperienza equivalente, pu essere recuperato e tratto in superficie dove pu spontaneamente riprendere la respirazione senza danni. Se, invece, ci si immerge dopo una iper-ventilazione, la ppCO2 di partenza vale il 2% e seguir nel tempo landamento della retta rossa tratteggiata (2), mentre lO2 parte ancora dal 21% e il suo andamento ancora quello della retta azzurra (3). Si pu subito vedere che il punto B di ipossia viene raggiunto prima del punto A2 di ipercapnia; il risultato di ci che il sommozzatore entra in sincope da ipossia prima che siano avvenute le contrazioni diaframmatiche. Durante tale stato di incoscienza i processi metabolici comunque continuano e quindi ossigeno ed anidride carbonica varieranno ancora secondo il grafico; nel momento individuato da A2, la ppCO2 raggiunge la soglia dellipercapnia, che stimola le contrazioni del diaframma che per, non potendo essere controllate a causa dello stato di sincope, si trasformano in veri e propri atti respiratori non repressi. Fortunati noi se nel frattempo la spinta idrostatica (grazie Archimede!) ci ha fatti tornare in superficie con la bocca rivolta verso lalto, altrimenti sono guai seri.... Questo anche uno dei motivi per cui si raccomanda fortemente di togliere laeratore di bocca allinizio della discesa; se abbiamo in bocca il boccaglio dellaeratore, infatti, nulla impedisce allacqua di allagare le vie respiratorie qualora insorga lo stato di incoscienza. Quanto sopra ci fa capire il motivo per cui non si deve iperventilare prima di scendere in apnea, ma solo effettuare una buona ventilazione come descritto nel paragrafo 3. Liperventilazione lasciamola utilizzare a coloro che cercano di superare i propri limiti (ed anche i limiti degli altri!) ma in tali casi sono seguiti attimo dopo attimo da altri sommozzatori durante tutta la durata dellapnea.

5. La sincope da risalita
Le considerazioni sopra esposte ci spiegano anche un altro importante fenomeno a cui lapneista deve presentare estrema attenzione. Laumento della pressione che abbiamo in profondit, aumentando la pressione parziale dell O2 nei polmoni, ci facilita gli scambi gassosi negli alveoli e ci permette di sfruttare pi a fondo laria che abbiamo immagazzinato in superficie; il problema serio nasce durante la risalita allorch, man mano che saliamo, la ppO2 cala in funzione del calo della pressione esterna. Questa diminuizione della ppO2 diviene percentualmente sempre maggiore col diminuire della profondit, fino a diventare molto forte negli ultimi metri di risalita; infatti passando da 10 metri a 0 la pressione si dimezza passando da 2 bar ad 1bar. La fig.2 mostra la variazione percentuale di pressione in funzione della variazione della profondit.

fig. 2 Si nota come, ad uguali variazioni di quota, le variazioni percentuali di pressione siano pi ingenti a profondit minori. Salire dai 30 mt. ai 25 mt. comporta un abbassamento di pressione del 12,5% (0,5atm. / 4atm.) mentre la stessa variazione di quota passando dai 5mt. alla superficie comporta una diminuizione di pressione del 33,3% (0,5atm. / 1,5atm.). In pratica tutto il discorso di cui sopra ci fa capire che il momento pi delicato e pericoloso di una sommozzata in apnea quello degli ultimi metri della risalita, in quanto il brusco calare della ppO2 pu indurre una sincope da ipossia.

Per ridurre il pericolo di tale evenienza non si deve aspettare ad iniziare la risalita che compaiano le contrazioni diaframmatiche, ma staccarsi dal fondo senza indugi ai primi sintomi di fame daria. E anche molto importante determinare con cura il peso della zavorra, in modo tale da risultare in assetto positivo per le profondit comprese fra 0 e 10 mt.; questo far si che, anche nel malaugurato caso di sincope, il sommozzatore tender automaticamente a risalire in superficie dove il compagno potr prestargli soccorso tenendogli il viso fuori dallacqua in attesa della spontanea ripresa della respirazione causata dalle contrazioni del diaframma (raccomandiamo ancora una volta di non tenere laeratore in bocca!).