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08/05/2011

IL MADRIGALE NEL XVI SECOLO

Fino al XV secolo, nella musica vocale non si era avvertita l'esigenza di instaurare un rapporto espressivo con il testo intonato: la musica era generalmente soggetta a leggi proprie, indifferenti al significato della singola parola. Ma con i compositori fiamminghi si fece lentamente strada l'idea che l'evento sonoro potesse rendere in qualche modo ci che era contenuto nelle parole: immagini motorie, ad esempio, o atmosfere espressive particolari. La sonorit delle parole Bembo punt l'attenzione sul fatto che, in poesia, la sonorit e il ritmo delle parole hanno una diretta ripercussione sul significato stesso: una parola non intercambiabile con un suo sinonimo, perch esso determinerebbe una mutazione di suono e quindi (questa la novit) un cambiamento nel senso stesso della frase.

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Limiti della forma strofica Aver considerato la parola pi sotto l'aspetto fonetico che sotto quello semantico portava con s un'altra conseguenza: per sfruttare le propriet sonore della parola, il poeta doveva servirsene con la pi grande libert, senza soggiacere a schemi troppo rigidi di rime, metri, accenti e strofe; in questo, Bembo contrapponeva la variet delle soluzioni adottate da Petrarca alla fissit di struttura delle terzine dantesche. Allora, il legame con la musica non poteva pi incanalarsi con naturalezza in forme fisse quale, ad esempio, la frottola: questa era infatti una forma strofica, in cui pi di un verso era sottoposto alla stessa frase musicale; le parole non potevano avere quindi un rapporto univoco ed esclusivo con la propria musica. Il nuovo tipo di poesia aveva bisogno di una veste musicale duttile, senza schemi ripetitivi, che assecondasse la musicalit di ogni singola parola accogliendola ed esaltandola; niente strofe e ritornelli, dunque, ma una forma non prefissata, che con un termine tedesco moderno si definisce durchkomponiert (composta interamente da capo a fondo, senza ripetizioni).

Vantaggi della polifonia Non solo: mentre la frottola era quasi sempre eseguita da una voce solista, con un liuto o altri strumenti che realizzavano le altre voci, si giudic pi adatta al nuovo gusto letterario un'intonazione polifonica interamente vocale, in cui la flessibilit ritmica di ogni voce potesse essere quasi illimitata, e potesse contrastare, pur fondamentalmente rispettandolo, con il fluire uniforme del tempo misurato dal tactus. Questa forma 'informale' di cui si sentiva il bisogno esisteva gi, pur senza aver ancora assunto il nome con cui divenne celebre dal 1530 in poi: era il madrigale . Dunque, rispetto al madrigale italiano del Trecento, quello cinquecentesco rinuncia alle strutture strofiche (sia da un punto di vista musicale, cio di ripetizioni di medesime strutture melodiche per parole diverse, sia da un punto di vista poetico), al punto che i testi poetici organizzati comunque in strofe davano origine a madrigali differenti, ossia a composizioni autonome e fra loro indipendenti.

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Firenze, Roma e Venezia Philippe Verdelot (1470/80-prima del 1552), maestro di cappella del Duomo e del Battistero di Firenze. Il suo stile musicale aveva molto in comune con quello di un tipo di chanson francese molto semplice (pi simile a quella di Claudin che a quella di Janequin) che andava molto di moda nella Firenze di quel periodo: tutte le parti del madrigale erano eseguite da voci umane, alternando sezioni in contrappunto non troppo elaborato, ma aderente all'esatta declamazione del testo, con sezioni omoritmiche. La caratteristica. di maggiore importanza era per l'assoluta omogeneit e parificazione tra le voci. Da Firenze, questo nuovo tipo di composizione - che una volta diffuso dalle edizioni a stampa prender il nome di madrigale - si estese anche a Roma, citt ad essa collegata per la presenza di due papi medicei: Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico (regnante dal 1513 al 1521) e Clemente VII (1523-34); e tra Roma e Firenze orbitavano due altri compositori della prima fase del madrigale, Costanzo e Sebastiano Festa. A Roma proprio in quegli anni (1513-20) lavorava anche Pietro Bembo, come segretario di Leone X: ipotizzabile, allora, una sua influenza sul nascente mondo madrigalistico ancor prima che egli si trasferisse in area veneziana, dove ebbe invece diretti e dimostrabili contatti con altri musicisti che adottarono la forma del madrigale: Adrian Willaert e Cipriano de Rore.

Un gravissimo avvenimento, tuttavia, squass il mondo romano nel 1527: il cosiddetto 'sacco di Roma'. Il saccheggio, le stragi e le susseguenti epidemie dispersero completamente quel mondo culturale (ed editoriale) che sotto il pontificato di Leone X era stato prospero e vivace; molti intellettuali e musicisti si trasferirono a Venezia, citt che in quell'epoca era assai florida e che cerc deliberatamente di attirare a s i fuoriusciti romani. Una della ricchezze dell'economia veneziana era proprio l'editoria: vi erano circa 150 stamperie, che producevano il doppio dei libri pubblicati in una grande capitale come Parigi. Anche l'editoria musicale, appropriatasi del sistema ad impressione unica, rese Venezia per tutto il Cinquecento la citt dominante in questo settore. Nel 1539 furono pubblicati a Venezia quattro libri di madrigali di un autore di origine fiamminga o francese, Jacques Arcadelt (1505-1568), i quali si guadagnarono subito la predilezione degli acquirenti: negli anni '40 si assistette ad una serie martellante di stampe e ristampe di madrigali di Verdelot e di Arcadelt.

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Una volta approdato a Venezia, il madrigale sub una notevole evoluzione: la sua appropriazione da parte di Willaert e soprattutto di Cipriano de Rore si tradusse in una massiccia infusione di contrappunto fiammingo, che rese ancora pi completa la tavolozza tecnica di cui potevano servirsi i compositori. In linea con queste tendenze, il Primo libro de madrigali cromatici di Cipriano de Rore (Venezia 1544) inaugur un termine che verr usato in una duplice accezione: i madrigali di Rore erano cromatici perch usavano le crome, ossia note nere (e per questo cromatiche) di valore molto veloce che infittivano il movimento delle voci; ma ben presto il termine 'cromatico' pass ad indicare un nuovo stile armonico, che faceva largo uso di note alterate e di brusche modulazioni che 'colorivano' ('cromatizzavano') il percorso armonico.

I madrigalisti italiani Tra i maggiori autori troviamo, a fianco dei fiamminghi della cosiddetta quinta generazione, come Orlando di Lasso, Philippe de Monte e Giaches de Wert, anche numerosi compositori italiani, interessati di nuovo alla musica scritta, dopo la parentesi quattrocentesca in cui si erano dedicati prevalentemente ai repertori di tradizione orale. I principali autori italiani di madrigali furono Giovanni Pierluigi da Palestrina (di cui si gi parlato nel capitolo precedente), Luzzasco Luzzaschi (1545-1607), al servizio della corte di Ferrara anche come organista; ma, soprattutto, Luca Marenzio (1554-1599), vissuto quasi sempre a Roma sebbene mantenesse solidi legami con Ferrara, Mantova e Firenze, e Carlo Gesualdo principe di Venosa (1560 ca.-l6l3), napoletano, che nel 1594 si trasfer a Ferrara, avendo sposato in seconde nozze Eleonora d'Este, nipote del duca Alfonso II. Infine, troviamo Claudio Monteverdi che traghetter definitivamente il madrigale rinascimentale fin sulle sponde dell'epoca barocca.

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La fortuna del madrigale attraverso le edizioni

1550 (inizio) * 1551-60 1561-70 1571-80 1581-90 1591-1600 1601-10 1611-20 1621-30 1631-50

128 fra prime e successive edizioni Madrigale classico 131 Compositori fiamminghi 224 177 367 Periodo del Madrigale Maturo 261 264 175 45 13

Il termine madrigale fa la sua comparsa per la prima volta nel 1530 quali titolo nella raccolta Madrigali novi de diversi excellentissimi autori stampata a Roma.

Il madrigale nel XVI secolo

IL RAPPORTO COL TESTO I MADRIGALISMI

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I Madrigalismi (soggetto cavato)

F.Corteccia

F.Corteccia

Ottava di F.Bruni

A.Striggio

O.Lasso

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Palestrina

A.Gabrieli

L.Marenzio

L.Marenzio

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Luca Marenzio (1553-99) Fra tutti i madrigalisti la preminenza spetta a Luca Marenzio uno dei massimi compositori italiani e d'Europa. Prest servizio a Firenze, Roma e Venezia presso le famiglie pi importanti. Adott tutti gli artifici del simbolismo sonoro e della "musica visiva". L'invenzione melodica, la ritmica attenta a non soffocare mai il significato delle sillabe del testo, la fluidit delle funzioni armoniche pongono Marenzio al centro dello sviluppo del madrigale. Magistrale in lui la variet ritmica con uso della sincope e di una fitta mescolanza di figure di piccolo e grande valore. Sull'esempio dei veneziani spesso ricorrono la tecnica del dialogo policorale e la disposizione "a eco" delle voci. Gli ultimi libri tendono verso uno stile declamatorio del testo. Nella vasta produzione madrigalesca spiccano: 9 libri di madrigali a cinque voci 6 libri a 6 voci 2 libri a 4 e a 4-6 voci 1 libro di madrigali spirituali a cinque voci

Luca Marenzio Madrigale testo: G. Battista Guarini da: VII libro di Madrigali a 5 voci A. Gardano 1595. Quellaugellin, che canta s dolcemente e lascivetto vola or da labete al faggio ed or dal faggio al mirto, savesse umano spirto, direbbe: - Ardo damore, ardo damore. Ma ben arde nel core e parla in sua favella, s che lintende il suo dolce desio. Ed odi a punto, Tirsi, il suo dolce desio che gli risponde: - Ardo damore anchio. Audio Partitura

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Carlo Gesualdo principe di Venosa (1560-1613) Si rese celebre per due fatti, entrambi legati alla sua vita sentimentale. Sposatosi con Maria d'Avalos e sorpresala mentre lo tradiva con Fabrizio Carafa, uccise i due amanti (1590); allontanatosi da Napoli per evitare la vendetta dei parenti degli uccisi spos in seconde nozze Eleonora d'Este. A Ferrara si leg in amicizia col Tasso. La maggior parte delle sue opere fu pubblicata dai musicisti della sua corte. Ci dimostra che l'attivit di Gesualdo non fu mai legata a ragioni professionali, ma dilettantistiche e personali. Ha lasciato una produzione che comprende 110 madrigali divisi in 6 libri (15941611).

1594: Madrigali libro primo (a 4 voci) 1594: Madrigali libro secundo (a 5 voci) 1595: Madrigali libro terzo (a 5 voci) 1596: Madrigali libro quarto (a 5 voci) 1603: Sacrarum cantionum liber primus, 21 Motetti (a 5 voci) 1603: Sacrarum cantionum liber secundus, 20 Motetti (a 6-7 voci) 1611: Madrigali libro quinto (a 5 voci) 1611: Madrigali libro sesto (a 5 voci) 1611: Responsoria et alia ad Officium Hebdomadae Sanctae spectantia (a 6 voci) 1626: Madrigali libro settimo (a 6 voci, scomparso)

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Carlo Gesualdo da: Libro quinto a cinque voci uso degli ossimori O dolorosa gioia O soave dolore Per cui quest'alma mesta e lieta more! O miei cari sospiri, Miei graditi martiri Del vostro duol non mi lasciate privo, Poich s dolce mi fa morto e vivo.
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Itene o miei sospiri (Quinto libro): articolazione stilistica

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Gesualdo, VI libro di Madrigali, Belt poi che tassenti (audio) (partitura)

Claudio Monteverdi (Cremona, 15 maggio 1567 Venezia, 29 novembre 1643)

Nel 1589 Monteverdi fu assunto alla corte di Mantova in qualit di corista e violinista e nel 1603 fu nominato dal duca Vincenzo Gonzaga maestro di cappella. Assillato dalle pressanti e poco remunerative commissioni del duca Vincenzo Gonzaga Monteverdi si reca a Roma nel 1610 col proposito di donare al Papa Paolo V il Vespro della Beata Vergine (la pi importante composizione sacra italiana del Seicento). La speranza che lo anima, espressa in uno scambio epistolare con il cardinale Ferdinando Gonzaga, di ottenere un posto gratuito al Seminario Romano per il figlio e per s una nuova sistemazione. Deluse tali aspettative, l'occasione si sarebbe presentata nel 1613. Nel 1613 Monteverdi, infatti, fu nominato, dai Procuratori della Serenissima Repubblica Veneta, direttore a San Marco, Venezia, dove ben presto fece rinascere il coro, che era in declino sotto il suo predecessore. Qui egli complet il sesto, settimo ed ottavo libro di madrigali. Durante gli ultimi anni di esistenza Monteverdi si ammal, ma ci non lo tenne lontano dalla composizione dei suoi due ultimi capolavori, entrambi opere: Il ritorno di Ulisse in patria (1641), e l'opera storica L'incoronazione di Poppea (1642).

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Libro 1, 1587: Madrigali a cinque voci Libro 2, 1590: Il secondo libro de madrigali a cinque voci Libro 3, 1592: Il terzo libro de madrigali a cinque voci Libro 4, 1603: Il quatro libro de madrigali a cinque voci Libro 5, 1605: Il quinto libro de madrigali a cinque voci (vi
compaiono gli strumenti per il basso continuo)

Libro 6, 1614: Il sesto libro de madrigali a cinque voci Libro 7, 1619: Concerto. Settimo libro di madrigali Libro 8, 1638: Madrigali guerrieri, et amorosi con alcuni opuscoli in genere rappresentativo, che saranno per brevi Episodij fra i canti senza gesto. Libro 9, 1651: Madrigali e canzonette a due e tre voci

Tasso e Marino: due poeti a confronto


TASSO L dove sono i pargoletti Amori, ed altri ha teso larco, altri saetta al varco altri polisce le quadrella doro, Voi parete un di Ioro scherzando in verde colle o n riva ombrosa fra la turba vezzosa; e se voi non avete auree saette, Ie dolci paroIette e i dolci sguardi son facelle e strali e i bei pensieri in voi son piume ed ali. MARINO Pargoletta colei chaccende i desir miei, e pargoletto Amore che mi saetta il core. Ma ne lanima io sento e gran foco e gran piaga e gran tormento.

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Non si levavancor lalba novella n spiegavan le piume glaugelli al novo lume, ma fiammeggiava lamorosa stella, quandi duo vaghi e leggiadrettamanti, chuna felice notte aggiunsinsieme, comacanto si volgin vari giri, divise il novo raggio e i dolci pianti nellaccoglienzestreme mescolavan con baci e con sospiri mille ardenti pensier, mille desiri. Mille voglie non paghe in quelle luci vaghe, scopria questalma innamorata e quella. E dicea luna sospirandallora: anima, a dio, con languide parole. E laltra: vita, a dio, le rispondea, a dio, rimanti. E non partiansi ancora inanzi al novo sole, e inanzi a lalba che nel ciel sorgea, e questa e quella impallidir vedea

le bellissime rose ne le labramorose, e glocchi scintillar come facella e come dalma che si parte svella, fu la partenza loro: a dio che parte moro, dolce languir, dolce partita e fella.
Torquato Tasso

(Monteverdi Secondo libro di Madrigali)


Audio 1 parte partitura Audio 2 parte

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Claudio Monteverdi (1567-1643) testo: T. Tasso da: Secondo Libro de Madrigali a Cinque voci, Venezia 1590 Ecco mormorar londe E tremolar le fronde A laura matutina E glarborscelli, E sovra i verdi rami i vag augelli Cantar soavemente, E rider loriente. Ecco gi lalba appare E si specchia nel mare, E rasserena il cielo, E imperla il dolce gielo, E glalti monti indora. O, bella e vagaurora, laura tua messaggiera, E tu de Laura, Chognarso cor ristaura!

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II libro Non sono in queste rive Fiori cos vermigli Come le labra de la donna mia. N il suon de l'aure estive Tra fonti e rose e gigli Fan del suo canto pi dolce armonia. Canto che m'ardi e piaci, T'interrompano solo i nostri baci! Torquato Tasso

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II libro Mentre io miravo fiso De la mia donna Gl'occhi ardenti e belli, Due vaghi spiritelli Fiammeggiando n'uscir a l'improviso, E, leggiadretti e snelli, Facendo mille scherzi E mille giri, Mille fughe d'intorno, E mille aguati Dentr'al seno adorno, Mi trassero dal cor mille sospiri; Onde con dolci ed amorosi lai "Piet, piet!" gridai. T. Tasso Audio

II libro Se tu mi lassi, perfida, Tuo danno! Non ti pensar che sia Misera senza te la vita mia. Misero ben sarei, Se miseria stimassi E non ventura Perder chi non mi cura, E ricovrar quel che di me perdei. Misera e tu, Che per novello amore Perdi quel fido core Ch'era pi tuo che tu di te non sei! Ma il tuo gi non perd'io, Perch non fu mai mio. T. Tasso Audio

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S chio vorrei morire ora chio bacio, Amore, la bella bocca del mio amato core. Ahi cara e dolce lingua, datemi tantumore che di dolcezzin questo sen mestingua! Ahi, vita mia, a questo bianco seno, deh, stringetemi fin chio venga meno! Ahi bocca, ahi baci, ahi lingua, torna dire: S chio vorrei morire. Moro (Monteverdi, IV libro di Madrigali)
vedi dia successiva

audio

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Claudio Monteverdi Madrigale testo: G. Battista Guarini da: IV libro di Madrigali Quellaugellin, che canta s dolcemente e lascivetto vola or da labete al faggio ed or dal faggio al mirto, savesse umano spirto, direbbe: - Ardo damore, ardo damore. Ma ben arde nel core e parla in sua favella, s che lintende il suo dolce desio. Ed odi a punto, Tirsi, il suo dolce desio che gli risponde: - Ardo damore anchio. Audio

Premessa al V libro di madrigali

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Monteverdi V libro (1605) (1a parte) (Audio) Ch'io t'ami e tami pi de la mia vita, se tu noi sai, crudele, chiedilo a queste selve, che tel diranno... e tel diran con esse le fere lor' e i duri sterpi e i sassi di quest'alpestri monti, ch'i' ho s spesse volte intenerito al suon de' miei lamenti... G. Guarini (2 parte) (Audio vedi dia successiva) Tamo, mia vita! la mia cara vita Mi dice e in questa sola Dolcissima parola Par che trasformi lietamente il core Per farsene signore O voce di dolcezza e di diletto,

Prendila tosto, Amore, Stampala nel mio core! Spiri solo per te l'anima mia T'amo, mia vita, la mia vita sia. G. Guarini

Audio

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LAMENTO DARIANNA (LArianna 1608) Lasciatemi morire, e chi volete voi che mi conforte in cos cruda sorte, in cos gran martire? Lasciatemi morire.

(versione monodica) Audio Lasciatemi morire / lasciatemi morire / e chi volete voi che mi conforte in cos cruda sorte, in cos gran martire? Lasciatemi morire / lasciatemi morire.

LAMENTO DARIANNA (LArianna 1608) Lasciatemi morire, e chi volete voi che mi conforte in cos cruda sorte, in cos gran martire? Lasciatemi morire. (versione polifonica a 5 voci, Sesto libro, 1614) (Audio) Lasciatemi morire / Lasciatemi morire / e chi volete voi che mi conforte in cos dura sorte, in cos gran martire? Lasciatemi morire / e chi volete voi che mi conforte in cos dura sorte, in cos gran martire? Lasciatemi morire / lasciatemi morire. testo con ripetizioni nella versione polifonica Lasciatemi / Lasciatemi morire / Lasciatemi / Lasciatemi / Lasciatemi / Lasciatemi / Lasciatemi morire / morire! E chi volete voi / E chi volete voi che mi conforte / che mi conforte / in cos dura / in cos dura sorte / in cos gran / in cos gran martire / Lasciatemi morire / E chi volete voi / E chi volete voi che mi conforte / in cos dura / in cos dura sorte / in cos gran / in cos gran martire / Lasciatemi / Lasciatemi morire / Lasciatemi / Lasciatemi / Lasciatemi / Lasciatemi / Lasciatemi morire / morire / morire / morire!

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VII libro (Audio) Al lume delle stelle (Tasso) Audio Al lume delle stelle Tirsi sotto un alloro si dolea lagrimando in questi accenti: O celesti facelle, di lei chamo ed adoro rassomigliate voi gli occhi lucenti. Luci care e serene, sento gli affanni, ohim, sento le pene; luci serene e liete, sento le fiamme lor mentre splendete.

VIII libro (1638) Madrigali guerrieri e amorosi Non schivar, non parar, non ritirarsi voglion costor, n qui destrezza ha parte. Non danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi: toglie l'ombra e 'l furor l'uso de l'arte. Odi le spade orribilmente urtarsi a mezzo il ferro, il pi d'orma non parte; sempre il pi fermo e la man sempre in moto, n scende taglio in van, n punta a vto. L'onta irrita lo sdegno a la vendetta, e la vendetta poi l'onta rinova; onde sempre al ferir, sempre a la fretta stimol novo s'aggiunge e cagion nova. D'or in or pi si mesce e pi ristretta si fa la pugna, e spada oprar non giova: dansi co' pomi, e infelloniti e crudi cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi. Audio

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Claudio Monteverdi testo: O. Rinuccini da: Madrigali e Canzonette a 2 e 3 voci (detto: Libro nono di madrigali) op. post. Zefiro torna Zefiro torna e di soavi accenti laer fa grato e il pi discioglie a londe e, mormorando tra le verdi fronde, fa danzar al bel suon sul prato i fiori. Inghirlandato il crin Fillide e Clori note temprando lor care e gioconde; e da monti e da valli ime e profonde raddoppian larmonia gli antri canori. Sorge pi vaga in ciel laurora, el sole, sparge pi luci dor; pi puro argento fregia di Teti il bel ceruleo manto. Sol io, per selve abbandonate e sole lardor di due begli occhi el mio tormento, come vuol mia ventura, hor piango hor canto. audio

PIANTO DELLA MADONNA (Selva Morale e Spirituale, 1640) Iam moriar mi Fili, quisnam poterit mater consolari in hoc fero dolore, in hoc tam duro tormento? Iam moriar mi Fili audio Lasciami morire, figlio mio Chi mai potr consolare una madre In questo atroce dolore, In un s duro tormento? Lasciami morire, figlio mio.

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