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IDENTIT CULTURALE, ETNICIT, PROCESSI DI TRASFORMAZIONE A CRETA FRA DARK AGE E ARCAISMO

Per i cento anni dello scavo di Prinis 1906-2006 Convegno di Studi (Atene 9-12 novembre 2006)

a cura di GIOVANNI RIZZA

CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE I.B.A.M. SEDE DI CATANIA

UNIVERSIT DI CATANIA CENTRO DI ARCHEOLOGIA CRETESE

Tra Cnosso e lAntro Ideo: iconograe e rapporti con lOriente*

ELEONORA PAPPALARDO

Questioni riguardanti lidentit culturale, i contatti e gli scambi interculturali, la diffusione e la trasmissione di elementi da una cultura allaltra, sono al centro di vecchi e nuovi dibattiti sullopportunit di impiegare distinti strumenti di analisi, applicando di volta in volta modelli proposti dalla letteratura antropologica e sociologica. Lanalisi della cultura materiale, in particolare dei beni di lusso, come strumento per la determinazione e denizione di contatto culturale o innovazione pu risultare essenzialmente un gioco di confronti e classicazioni: la prima condizione (contatto) richiede coordinate spaziali, la seconda (innovazione) temporali.1 I processi di diffusione, da una parte, e di invenzione e sperimentazione autonoma, dallaltra, sono stati intesi come indipendenti e separati nella letteratura antropologica degli anni 50, nch si realizz che entrambi potevano coesistere in diversi sistemi culturali dinamici.2 Si tratta dunque di denire in che misura e a che livello lo sviluppo interno e il grado di ricettivit verso lesterno si
* Ringrazio il prof. Giovanni Rizza e il prof. Dario Palermo per avermi consentito di collaborare con la Missione Archeologica di Prinis sin dal 1999; ringrazio, inoltre, I. Lemos, H. Matthus, N. Stampolidis per i suggerimenti e le interessanti conversazioni sui rapporti tra lEgeo e lOriente. 1 WINTER 2005, p. 23. A questo concetto si associa quello di tradizione intesa come continuit spazio-temporale nella variabilit stilistica, derivante da una conoscenza acquisita nel way of doing things (BINFORD 1965, pp. 206-209). 2 Lidenticazione dello stile come attiva forma di comunicazione, in archeologia, fu codicato come approccio teoretico tra la ne degli anni 70 e gli anni 80: CONKEY 1978; GAMBLE 1982; WIESSNER 1983.

collochino nellambito delle singole dinamiche sociali. Il punto di partenza nellanalisi dei sistemi di diffusione, contatto e innovazione coinvolgenti due o pi aree presume naturalmente che, a priori, si siano deniti i conni delle aree stesse. Ovvero, il contatto tra due entit pu essere discusso e analizzato solo dopo aver denito e riconosciuto le due entit come diverse luna dallaltra. Lindagine delle interconnessioni culturali e la ricostruzione dei livelli di scambio tra comunit diverse necessitano di unevidenza il pi possibile ampia, riferibile a diversi aspetti della vita di un individuo o di un gruppo. In tale processo di ricostruzione, levidenza costituita dagli oggetti con una valenza estetica pone una serie di problemi riguardanti la funzione che essi avevano allinterno delle comunit che li producevano e il signicato che questi assumevano in contesti estranei e lontani da quelli di origine. In generale, lanalisi di un manufatto si articola sui due livelli principali: tipologico, solitamente collegato alla funzione e alluso che se ne faceva, e stilistico. Rientra in un sistema codicato da qualche anno lindagine della funzione dellelemento visivo come coinvolto attivamente nel processo di analisi e di ricostruzione di determinati comportamenti allinterno di una realt sociale. La conseguenza di tale approccio stata, dunque, quella di attribuire al modo di fare le cose una funzione signicativa nel facilitare lo scambio di informazioni circa lidentit di gruppi o individui, utili allo studioso del passato per ricostruire elementi di natura sociale e religiosa. Alla stregua delliconograa, lo stile assume un signi-

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cato rilevante nella ricerca e nellinterpretazione dellimmagine che unentit vuole dare di s.3 In un recente lavoro, Irene Winter ha sottolineato limportanza del termine/concetto di stile, evidenziando lassenza di conni distinti tra style as it is manifest in a work and subject matter.4 Il lavoro della Winter si colloca al termine di un lungo percorso teoretico che pone i manufatti gurati al centro di questioni miranti a riconoscere, o meno, una funzione nel modo di fare le cose, indipendente dalliconograa. Tale assunto, naturalmente, andrebbe approfondito per chiarire quanto tale fenomeno possa misurarsi in termini di consapevolezza e, dunque, coscienza dello stile. Sono svariati gli oggetti di origine o di ispirazione orientale rinvenuti in Egeo e risalenti al periodo compreso tra il 1100 e il 750 a.C. (TM IIIC-MG). opinione comune che questi manufatti si diffusero in ambiente greco attraverso i porti fenici delle coste orientali del Mediterraneo o, in misura minore, attraverso le rotte interne passanti per lAnatolia. Nel periodo successivo, cio dopo il 750 a.C., dal MG in poi, no al culmine del periodo Orientalizzante, i contatti sembrano intensicarsi e le importazioni di beni di lusso dal Vicino Oriente sono attestate da una presenza considerevole di ceramica, avori, bacini bronzei, calderoni, armi e gioielleria. Gi a partire dalla ne del PG, inoltre, forme e motivi orientali erano copiati e adattati al ne di una produzione coinvolgente una vasta gamma di manufatti, destinata a dar vita, alla ne del Geometrico, ad un fenomeno riguardante diversi aspetti della cultura materiale, noto come Orientalizzante.

3 Secondo alcuni studiosi, lo stile costituisce, dunque, uno dei vari canali attraverso cui lidentit pu essere proiettata verso altri (WIESSNER 1983, pp. 191-192). Esso assume un ruolo simbolico nel mediare relazioni e strategie sociali. 4 WINTER 1998, p. 55. Il concetto di stile stato visto in maniera predominante come un riesso essenzialmente passivo delle normative rules, no alla nascita di una sua differente concettualizzazione in termini di comunicazione attiva e scambio di informazioni.

Proprio in questo contesto va sottolineata limportanza del fattore interpretativo. Si pone, infatti, un doppio problema: la prima difcolt distinguere tra oggetti importati dal Vicino Oriente e quelli prodotti localmente, ma ispirati agli originali orientali; la seconda consiste nello stabilire, qualora un oggetto sia di origine orientale, da quale parte del Vicino Oriente esso provenga. Nel primo caso, la questione riguarda principalmente i bronzi gurati. Creta ha restituito una mole considerevole di manufatti quali patere, bacini, coppe, brocche, tripodi e quantaltro testimoniando, gi a partire dalla seconda met del IX sec., la presenza di una classe di artigiani specializzati non solo nella lavorazione a sbalzo e incisione, ma anche nella riproduzione di idee e motivi attinti al contemporaneo bagaglio stilistico-iconograco levantino.5 Per quanto riguarda il secondo punto, un dato basilare, ma spesso sottovalutato dagli studiosi di ambito classico, che le culture coinvolte sono molteplici e differenti, e che non sempre (a dire il vero quasi mai) possibile attribuire ad un manufatto o ad un qualsiasi elemento di cultura materiale, unispirazione genericamente orientale. Le culture babilonese e mesopotamica camminano parallelamente a quella siriana, fenicia, neo-ittita, frigia, urartea, iraniana, caucasica ed egiziana, a volte contaminandosi luna con laltra, ma sempre mantenendo intatta la propria matrice, tipologica, iconograca o stilistica, originaria. Spesso difcile distinguere tra i prodotti di queste culture, anche quando i materiali vengono rinvenuti nel Vicino Oriente dove, specialmente in questo periodo, linterscambio di beni era particolarmente intenso; ed ancor pi difcile operare in termini di interpretazione quando i ritrovamenti riguardano la Grecia. Tuttavia, lo studio combinato di caratteristiche chiaramente locali, pi facilmente riconoscibili nei modi di resa di iconograe comunemente attinte a bagagli artistici allogeni, e di elementi originari delle culture orientali, comuni in

PAPPALARDO 2001 con bibliograa.

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quelle aree gi nellEt del Bronzo, insieme al costante riferimento a studi e a studiosi che da anni annoverano questi oggetti nel loro primario ambito di ricerca, possono contribuire a fare maggior luce sulla natura e sullentit di tale presenza. Linteresse specico per le relazioni tra Creta e il Vicino Oriente allalba dellEt del Ferro si intensicato ultimamente nellambito di uno studio pi generale sulla reazione della grecit alla venuta dei nuovi stimoli artistico-culturali dal Levante e sui contributi che questa riusc a dare apportando o meno elementi di originalit.6 La ricerca di tracce delle culture levantine, oltre che nella produzione di oggetti,7 nellarchitettura8 e nei costumi funerari9 si mossa, in particolare, verso lo studio della reale natura dei suddetti scambi culturali.10 Al centro del Mediterraneo, Creta ha restituito oggetti iconogracamente, tecnologicamente e stilisticamente ispirati alle culture levantine, in misura superiore rispetto agli altri centri della Grecia, anche quelli la cui cultura maggiormente ha lasciato testimonianze archeologiche in Oriente.11 Signicativo nel caso di Creta il passaggio, fortunatamente spesso rilevabile archeologicamente, dal manufatto di importazione al prodotto locale. Nel momento in cui sistemi rappresentativi stranieri vengono impiegati insieme coi rispettivi

6 BURKERT 1992; MORRIS 1992; HOFFMAN 1997; STAMPOLIDIS - KARETSOU 1998; STAMPOLIDIS - KARAGEORGHIS 2003. 7 ORSI 1888; DUNBABIN 1957, pp. 40-41; SAKELLARAKIS 1992, pp. 113-140; BOARDMAN 1961, p. 60, tav. 21; HAMPE 1969, p. 13; STAMPOLIDIS 1996; 1998; MATTHUS

1985; 1996; 1998; 2001; 2001b. 8 SHAW 1980, pp. 207-250; ID. 1981, pp. 211-251; ID. 1982, pp. 164-195; ID. 1984, pp. 251-287; ID. 1986, pp. 219-269; ID. 1989, pp. 165-183; BOARDMAN 1980, pp. 169-190; MERSEREAU 1991, pp. 296-297; MORRIS 1992, pp. 155-156. 9 BOARDMAN 1970, pp. 14-25; ID. 1980, p. 60; BOARDMAN - KURTZ 1971, p. 173, g. 29; HOFFMAN 1997, pp. 169-172, tav. 136. 10 Per gli studi sulla religione e i culti si veda: MILANI 1899-1901, pp. 5-10; BARNETT 1960, pp. 143-153; SAKELLARAKIS 1988a, pp. 207-214.; ID. 1988, pp. 173-193; BLOEDOW 1991, pp. 139-177; VERBRUGGEN 1981; KOKOLAKIS 1995; CUCUZZA 1993; WILLETTS 1991. 11 PAPPALARDO c.d.s.

schemi compositivi nellambito della produzione locale possibile parlare di stile o forma in termini di scelte consapevoli. Ovvero, esiste un momento, caratterizzato da speciche congiunture politiche, economiche e sociali, in cui una cultura si impossessa di codici comunicativi (visuali) non autoctoni; e riteniamo non errato ritenere che nel farlo si sia voluto dare un signicato a tale processo. Il passo successivo, pi complesso, consiste nel ricostruire il signicato di questo passaggio. Se possibile affermare che determinati attributi derivino da precisi contesti storici e geograci, propri della cultura che li ha prodotti, dove essi represent not-necessarily-conscious reections of worldview and experience held by at least some members of that culture,12 sarebbe opportuno indagare su cosa avviene quando gli stessi attributi sono impiegati nellambito di culture lontane da quella che li ha originati. Si prospetta, a questo punto, un secondo caso che coinvolge un altro aspetto signicativo del concetto di stile: sorge la questione importante della misura in cui la forma possa essere coscientemente impiegata come attivo agente nelledicare un preciso immaginario per un particolare ne di tipo retorico-ideologico. The key to style as meaning lies, I would argue, in cultural context and in the emotional response invoked/provoked by the work.13 Vericare la presenza di gruppi etnicamente e culturalmente deniti nellambito di un centro ospite richiede uno studio particolarmente accurato, che passi al vaglio diversi aspetti della cultura materiale e dellevidenza archeologica non limitati alla produzione artigianale.14 Tuttavia, crediamo che sia di un certo interesse nellambito dei temi trattati in questo incontro ribadire che Creta offre senzaltro due dei tre elementi indispensabili per la comprensione dei fenomeni di diffusione artistica e tecnologica, ossia la presenza in loco delle importa-

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WINTER 1998, p. 66. WINTER 1998, p. 68. 14 WINTER 1998; HODDER 1982; BINFORD 1965.

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zioni e la produzione locale inuenzata dalle importazioni stesse.15 Collocata strategicamente nel bacino del Mediterraneo, al centro di un sistema di reciproche e spontanee inuenze tra le culle delle pi antiche civilt della storia, Creta ha assorbito e fatto propri gli stimoli culturali provenienti dallesterno ltrandoli, elaborandoli ed arricchendoli con la propria vivacit artistica e con lenorme bagaglio culturale creatosi nel corso dei millenni in cui si form la sua civilt, dando cos vita ad una serie di esperienze artistiche e culturali uniche nellarea del Mediterraneo. Proprio la complessit del sostrato in cui radicata la tradizione artistica minoica e la vetust del suo repertorio iconograco rendono spesso tanto difcile lattribuzione di determinati motivi iconograci a singole e ben distinguibili correnti artistico-gurative. Le rappresentazioni sui bronzi dellIda, come quelle visibili sul materiale ad essi associabile, testimoniano in pieno larticolata realt storico-culturale dellisola nellEt del Ferro.16 La tangibile presenza di elementi orientali, spesso contaminati dalla rigidit attica, ma pur sempre dinamici e fortemente espressivi, non impedisce allo spirito cretese di trapelare da ogni singolo manufatto: nella riproposta di motivi attinti allantico repertorio minoico applicati a forme nuove, prive di precedenti tipologici, come pure nellimpiego di una tecnica stilistica inconfondibile, individuabile nella sottile silhouette o nelle decorazioni frangiate, utilizzate nella resa di nuove iconograe. Il repertorio gurativo estremamente vasto e articolato impiegato sui bronzi dellAntro Ideo, si ritrova in svariate espressioni della produzione artistica locale. Sngi e gri al passo si alternano, lungo bande orizzontali, a signori degli animali sulla lamina da Kavousi17 (g. 1); lo stesso avviene sulla nota faretra da Fortetsa18 (gg. 2-3); mentre sulla lamina doro lavorata a giorno da Cnosso19
Si veda HOFFMANN 1997. PAPPALARDO 2001 con bibliograa. 17 BOYD 1901, p. 148, g. 11; BLOME 1982, p. 11, g. 3; BOARDMAN 1961, p. 135, g. A. 18 BROCK 1957, 1569, tavv. 116, 169; BOARDMAN 1961, p. 135, g. B. 19 COLDSTREAM - CATLING 1996, p. 221, g. 154, tav. 264, n. 91.
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(g. 4), su una lamina aurea da Khaniale Tekke20 (g. 5), e su unaltra dallAntro Ideo21 sono rappresentati due guerrieri, singolarmente o in coppia spalla a spalla, in lotta con leoni rampanti (tema assai caro al repertorio gurativo siro-mesopotamico). Con estrema naturalezza, a Creta, i motivi passano dal metallo alla ceramica (sia dipinta che impressa) ed al rilievo in pietra. Cos leroe che fronteggia i leoni compare su un piatto su piede da Cnosso22 (g. 6), testimoniando la mobilit di determinati elementi che, come detto, indifferentemente, vengono impiegati per la decorazione di oggetti di diversa natura. Carri o guerrieri a cavallo si rincorrono tanto sullo scudo delle cacce dallAntro Ideo,23 quanto sul cinturone in bronzo da Fortetsa (g. 7) e sul rilievo in calcare da Chani. Un rilievo ttile da Lat,24 apparentemente, costituisce la traduzione in ceramica del motivo delle processioni femminili verso un personaggio seduto, comune nellambito della produzione in bronzo contemporanea.25 ormai concordemente accettato che le caratteristiche di alcuni manufatti siano sintomatiche della circolazione in territorio cretese di modelli o di veri e propri cartoni. Nella fascia superiore della faretra da Fortetsa (g. 3) e sul piatto ttile da Cnosso (g. 6) le rappresentazioni delleroe tra due leoni sono assolutamente identiche, nella resa e nello stile. Il guerriero, volto verso destra, inla la mano sinistra tra le fauci del felino mentre col braccio destro, leggermente esso lungo il torso, tiene un pugnale. Lelmo conico, sormontato da un cimiero sporgente; la pianta del piede sinistro fortemente arcuata, ricordando, peraltro, molto da vicino le rappresentazioni sui rilievi in pietra di area siriana nord-occidentale e ittita. I due leoni hanno, rispettivamente, la zampa anteriore sinistra e destra protese verso il volto delleroe, mentre laltra
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HUTCHINSON - BOARDMAN 1954, p. 217, g. 2, tav.

28. SAKELLARAKIS 1988, p. 177. Lo si pu osservare in STAMPOLIDIS - KARETSOU 1998, p. 207, n. 39. 23 KUNZE 1931, pp. 8-12, tavv. 10-20. 24 DEMARGNE 1928, p. 419, n. 94, tav. XXIX. 25 PAPPALARDO 2001; EAD. c.d.s.
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Fig. 1. - Particolare della lamina da Kavousi (da BOARDMAN 1961).

Fig. 2. - Particolare della faretra in bronzo da Fortetsa (fascia inferiore) (da HOFFMAN 2005).

Fig. 3. - Particolare della faretra in bronzo da Fortetsa (fascia superiore) (da HOFFMAN 2005).

Fig. 4. - Lamina a giorno da Cnosso (da STAMPOLIDIS KARETSOU 1998).

Fig. 5. - Particolare della lamina da Kaniale Tekke (da HOFFMAN 2005).

Fig. 6. - Piatto ttile da Cnosso (da STAMPOLIDIS KARETSOU 1998).

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zampa resta tesa, sospesa nel vuoto, verso il basso. Le code formano una S molto sinuosa, cos come la linea del dorso. Nella fascia inferiore della stessa faretra (g. 2), invece, lo schema leggermente diverso e, cosa interessante, richiama esattamente quello osservabile sulla lamina aurea da Cnosso (g. 4). In entrambi i casi, infatti, leroe non inla la mano tra le fauci del felino, ma gli afferra la zampa protesa in alto. interessante notare che entrambi gli schemi compositivi sono presenti sul noto bacino in argento da Nimrud26 (g. 8) in cui il motivo in questione viene adattato al supporto circolare dove si sviluppa senza soluzione di continuit. Lautore della faretra da Fortetsa coincide probabilmente col creatore del cinturone dal medesimo sito. Qui personaggi su carri attaccano un edicio protetto da arcieri, allinterno del quale si rifugia una triade divina. Identica scena rappresentata sul rilievo in pietra da Chani,27 con la sola differenza che qui, allinterno delledicio, rappresentata solo una divinit femminile. Limpostazione degli arcieri a difesa del tempio identica. La maggiore ingenuit con cui sono rese le gure del rilievo induce a pensare, tuttavia, ad una dipendenza di questo dalloggetto in bronzo. Sembra, in questo caso, vericarsi il contrario di quanto avviene nel Vicino Oriente, soprattutto in Siria ed in Mesopotamia, dove il rilievo in pietra costituisce, nella maggior parte dei casi, larte dominante da cui dipende, tanto iconogracamente quanto stilisticamente, lartigianato minore.28 Da unanalisi degli elementi orientali a Creta allinizio dellEt del Ferro volta a chiarire la funzione, qualora ve ne sia, di determinati motivi iconograci e/o stilistici, emerge la necessit di distinguere diversi livelli o fasi nellambito dei processi di acquisizione e, quindi, trasmissione di determinati messaggi.

Posto che allinterno delle societ cretesi di ne IX e di VIII sec. a.C. il possesso di un oggetto esotico, nel nostro caso unimportazione orientale, poteva essere di per se stesso indicatore di status (o, in ogni caso, come detto, dellimmagine che un gruppo o un individuo voleva dare di s), restano da interpretare le altre due fasi cruciali nello studio dei meccanismi di diffusione, ossia la riproduzione in loco di alcuni, apparentemente selezionati, oggetti di importazione e, in ne, il loro adattamento cosciente e intenzionale alle esigenze rappresentative e comunicative locali. un dato che gli artisti greci nelladottare forme straniere le modicavano o, meglio, adattavano, regolarmente.29 Questo atteggiamento determina alcuni interrogativi circa i processi di ricezione di precisi modelli. Posto che lAntro Ideo, ad esempio, fornisce unevidenza tanto ampia quanto ormai nota circa lalterazione degli schemi compositivi originari, lecito chiedersi: erano queste modiche dovute allimperizia degli artigiani locali nel riprodurre modelli stranieri, oppure esse erano il risultato di un rimaneggiamento cosciente e consapevole, dettato da intenti rappresentativi e comunicativi stabiliti?30 Nellottica della denizione di unidentit, sia essa artistica, sociale e via dicendo, termini come coscienza, consapevolezza, intenzionalit sono ricorrenti e necessari. Se cos era, la seconda domanda da porsi : perch? E, soprattutto, in che modo? Che uso si faceva a Creta a partire dalla ne del IX sec. di oggetti tipologicamente, iconogracamente e stilisticamente ispirati alla produzione orientale? Creta offre la possibilit di condurre questo tipo di indagine e, cosa particolarmente signicativa, lo fa diacronicamente, nel corso dellarco di tempo in questione. Un esempio dei primi due livelli di diffusione e contatto, ossia la presenza di un oggetto di importazione e la sua riproduzione locale, fornito, ad esempio, dalle patere in bronzo con rappresentazione di sngi al passo lungo il perimetro.

MARKOE 1985, p. 37. BOARDMAN 1961, g. A. 28 Sul problema delle reciproche inuenze tra piccolo artigianato e scultura in pietra si veda WINTER 1981.
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HOFFMAN 2005. HOFFMAN 2005.

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Due noti esemplari provengono dagli scavi dellAntro Ideo.31 Sul primo le sngi si alternano a gruppi di colonne culminanti in boccioli di ori di loto e papiro (g. 9). Indossano una doppia corona egizia caratterizzata dalla resa sproporzionata della voluta posta sulla fronte della corona stessa. Questo tipo di snge caratterizza manufatti in avorio appartenenti allo sharply curved collar group,32 rinvenuti numerosi allinterno di Forte Salmanassar a Nimrud e di marcata origine fenicia. Sulla seconda patera (g. 10) proveniente dallo stesso sito le sngi si alternano a buoi posti su altari. Interpretato come importazione da Glen Markoe,33 questo manufatto sembra essere un prodotto di ofcine intermedie o sud-siriane caratterizzate dalladattamento di iconograe egittizzanti, proprie del patrimonio gurativo fenicio, ad uno stile massiccio e poco equilibrato tipico della tradizione siriana. Naturalmente, la compresenza di questi elementi potrebbe anche deporre in favore di una produzione locale del manufatto. Al PGB Coldstream data un coperchio di urna funeraria proveniente dal Cimitero Nord di Cnosso34 sul quale sono impresse sngi indossanti alto polos. La distribuzione quasi metopale delle gure sembra essere la proposta cretese, questa volta in ceramica, dello stesso motivo. Volendo mantenere una certa cautela, dunque, nellattribuzione ad ofcine locali della

seconda patera in bronzo dellAntro Ideo, riteniamo che il coperchio ttile cnossio possa essere un esempio del suddetto secondo livello di diffusione, ossia una riproduzione locale, sulla base delle personali competenze, di un motivo e di uno schema compositivo stranieri.35 Lo stesso si pu dire per una serie di manufatti locali che tipologicamente richiamano prototipi levantini, come, ad esempio, i vasi congurati. Unguentari nella forma di leone accovacciato con le zampe protese in avanti a reggere una bassa ciotola fanno la loro comparsa a Creta in periodo geometrico.36 Riteniamo non casuale la contemporanea presenza tra le deposizioni allinterno dellAntro Ideo di oggetti analoghi in avorio, probabilmente importazioni dallarea siriana. Anche in questo caso il prodotto locale altro non che la riproduzione in materiale differente di un prototipo tipologicamente e funzionalmente afne ampiamente diffuso nel Vicino Oriente gi a partire dal IX sec. a.C.37 Un caso diverso, invece, quello offerto dal noto scudo delle cacce, il num. 6 del catalogo Kunze, e dal cinturone di Fortetsa dove lo sche-

KUNZE 1931, p. 36. Un terzo esemplare proviene dai pi recenti scavi presso la necropoli di Orthi Petra, ad Eleutherna (STAMPOLIDIS - KARETSOU 1998, p. 249, num. 309). Questo ripropone il motivo delle sngi al passo alternate a pilastrini culminanti in boccioli di ori di loto ed in grandi scarabei rappresentati di prospetto con le ali aperte. Lesemplare da Eleutherna, assieme a quello con simile decorazione proveniente dallAntro, ci sembrano oggetti di importazione dallarea fenicia. Qualche riserva, invece, va espressa per il secondo esemplare ideo, in cui le sngi si alternano a buoi al passo, dove lo stile e la resa meno equilibrati e proporzionati, inducono a pensare ad un prodotto di ofcine intermedie o transizionali. 32 HERRMANN 1986. 33 MARKOE 1985, pp. 113-114, 116, 163-164, 234 CR2, 235 CR2. 34 CATLING 1982-1983, p. 52, g. 93; COLDSTREAM CATLING 1986, p. 134, g. 103, tav. 135, n. 27.

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35 Naturalmente lassociazione tra il coperchio cnossio e le ale in bronzo dallAntro Ideo puramente teorica ed esemplicativa, essendo, probabilmente, il manufatto ttile cronologicamente pi recente rispetto ai bronzi gurati in questione. 36 LEVI 1927-1929, pp. 239-240; ID., 1945, p. 28, tav. XXV; KUNZE 1931, p. 187; Creta Antica. Cento anni di archeologia italiana (1884-1984), Roma 1984, p. 263, g. 507. 37 Un unguentario congurato databile alla ne del VII sec. a.C. proviene da Prinis. Esso stato studiato da D. Palermo (PALERMO 1983). Si tratta di una asca di circa 13 cm di lunghezza, anchessa caratterizzata da una forte plasticit, proprio come il leone di Heidelberg. Di questo, peraltro, sembra avere tutte le caratteristiche strutturali, articolandosi anchessa in diverse sezioni alle quali sono attribuibili le medesime funzioni. Il vaso priniota, tuttavia, presenta, sporgente verso lalto dal corpo circolare del vaso, laddove nella asca di Heidelberg si colloca la protome leonina, una testina dedalica, precisamente medio-dedalica, in base alla datazione delleditore. Le analogie tra i due vasi sono sorprendenti. In questo panorama la aschetta priniota con testina umana assume un signicato del tutto particolare: se il vaso di Heidelberg con contenitore circolare e protome leonina ricorda, nella sua forma chiusa, il leone accovacciato da Arkades e, conseguentemente, latteggiamento delle sngi egizie, il vaso antropomorfo priniota sembra

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Fig. 7. - Cintura in bronzo da Fortetsa (da BOARDMAN 1980).

Fig. 8. - Bacino in bronzo da Nimrud (da MARKOE 1985).

Fig. 9. - Patera in bronzo dallAntro Ideo Fig. 10. - Patera in bronzo dallAntro Ideo (da STAMPOLIDIS - KARETSOU 1998). (da STAMPOLIDIS - KARETSOU 1998).

Fig. 11. - Ciondolo in oro dallAntro Ideo (da STAMPOLIDIS - KARETSOU 1998).

Fig. 12. - Ciondolo in oro da Cnosso (da STAMPOLIDIS - KARETSOU 1998).

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ma compositivo generale attinto dal bagaglio iconograco-gurativo levantino ma coscientemente adattato ad esigenze rappresentative e, probabilmente, comunicative locali. Sul bronzo ideo, infatti, alcuni guerrieri sono armati di scudo Dipylon,38 mentre sul cinturone da Fortetsa allinterno delledico protetto da arcieri collocata una triade divina dal gusto rappresentativo squisitamente locale. Tali elementi sono certamente sintomatici di una pre-

risalire direttamente al repertorio iconograco egiziano, attraverso lespediente della testa umana, legato alla tendenza cretese allantropomorzzazione. Lidenticazione della gura da Prinis con una snge di tipo egizio sarebbe avallata sia dalla presenza, sulla testina plastica, di un foro che probabilmente assicurava il ssaggio di un piccolo ornamento da applicare sopra il polos, che dalle mani umane e non leonine, caratteristiche anchesse delliconograa riferibile al mitico essere in Egitto. Il manufatto, datato al VII sec., potrebbe dunque rappresentare un forte richiamo tipologico allEgitto, rielaborato forse sullesempio di materiali orientali, assorbito e reso proprio in maniera da creare qualcosa di inconfondibilmente cretese (PALERMO 1983, p. 108). In questo contesto assume particolare interesse linquadramento cronologico del manufatto priniota, ossia la seconda met del VII sec., periodo in cui a Creta le importazioni siriane e fenicie sembrano cedere il posto proprio a quelle di origine egizia. Si veda a questo proposito PAPPALARDO c.d.s. 38 Tra le diverse teorie riguardanti lorigine dello scudo del Dipylon merita senzaltro menzione quella della Lorimer (LORIMER 1950, pp. 156-158) secondo la quale esso non altro che unulteriore evoluzione del grande scudo bilobato minoico-miceneo, del quale si sarebbero notevolmente ridotte le dimensioni. La teoria che vede lo scudo suddetto non come creazione greca, bens come importazione dallOriente stata sostenuta da Higgins (HIGGINS 1957, p. 52). Non inoltre anacronistica lassociazione dello scudo Dipylon con il prototipo bilobato minoico-miceneo, soprattutto in un contesto artistico-culturale in cui la generale impressione quella di una grande e stimolante ondata di motivi iconograci provenienti dallOriente che, oltre ad apportare grandi novit in campo decorativo, produce leffetto di un vero e proprio revival di motivi tradizionali, come abbiamo visto nel caso della dea della natura, degli alberi della vita, della treccia, dei volatili e, come vedremo in seguito, della snge e del grifone. A questo proposito interessante la tesi del Webster (WEBSTER 1958, pp. 169-173; 1955, p. 41) che riconosce nello scudo del Dipylon una convenzione gurativa priva di qualunque riscontro nella vita reale, uneco stilizzata dello scudo bilobato miceneo con lidealizzata funzione di elevare coloro che lo portano ad una dimensione eroica. certamente un dato

cisa volont da parte della committenza; sul sostrato iconograco levantino, infatti, si collocano elementi puramente e volutamente greci.39 Lintenzionale adozione di sistemi rappresentativi orientali adattati ad esigenze comunicative locali stata recentemente analizzata da G. Hoffman.40 Accanto ai preziosi manufatti bronzei, lAntro Ideo ha restituito reperti di origine o ispirazione vicino orientale di varia natura riferibili agli inizi del I millennio. Oltre ad avori gurati, oggetti in faience e pasta vitrea, manufatti litici e importanti manufatti in oro arricchiscono i depositi del grande santuario in grotta.41 Gli ultimi sono costituiti tanto da articoli di gioielleria quanto da elementi decorativi in genere, come, ad esempio, le note lamine lavorate a giorno. In entrambi i casi, ancora una volta, levidenza collega lAntro Ideo a Cnosso. Con la ne del IX sec., a Creta si assiste ad una sorta di rinascita orientaleggiante che, tanto

concreto il fatto che non siano stati rinvenuti scudi appartenenti a questa categoria in dimensioni reali, ed anche vero che, specialmente nellVIII sec., lo scudo deve avere avuto unimportanza ed un signicato fortemente religiosi. 39 Irene Winter ha gi distinto tra il narrativismo proprio delle scene di caccia al leone, frequente sui rilievi dei palazzi assiri, e liconicit dellastratta coppia uomo-leone rampante, frequente sui sigilli. Se le scene di caccia, infatti, esaltano la personalit, intesa come individualit, del sovrano, i sigilli, anche per la loro stessa funzione, costituiscono un marchio e servono come un segno dellautorit reale. Essi infatti erano impiegati dagli ufciali nellambito dellamministrazione palaziale. Il cosiddetto Lion slayer compare su rilievi scolpiti nella roccia in Siria settentrionale e sugli avori (WINTER 2005). 40 HOFFMANN 2005. La studiosa, non solo ha riconosciuto nel motivo delleroe contro il o i leoni e nel cembalo dellAntro Ideo una precisa volont comunicativa, riguardo alla quale peraltro concordiamo assolutamente, ma ha attribuito agli interpreti cretesi dei ben noti motivi orientali, un livello di consapevolezza ed unabilit nel destreggiarsi allinterno delle singole minute rappresentazioni levantine che a nostro parere andrebbe ridimensionata. La Hoffmann esegue una minuziosa e attenta analisi di tutti gli elementi decorativi che compongono lo schema gurativo del cembalo in bronzo dallAntro Ideo, proponendo, dunque, una sorta di modello di analisi degli elementi orientali adottati dagli artisti cretesi. 41 SAKELLARAKIS 1988b.

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dal punto di vista degli oggetti di importazione quanto da quello delle tangibili modiche registrabili nellambito della produzione locale, sembra segnare un colpo dali rispetto al precedente periodo Protogeometrico e che, dopo circa un secolo e mezzo, aprir le porte allOrientalizzante.42 Come nellEt del Bronzo, dunque, anche nellEt del Ferro, tanto per la sua posizione al centro del Mediterraneo, quanto per il forte e glorioso passato artistico minoico, Creta destinata ad assumere ancora una volta un ruolo predominante nellelaborazione della civilt artistica mediterranea. I caratteri particolari dello stile protogeometrico e geometrico cretese rivelati anche dalla ceramica dipinta, in un periodo, la ne del IX sec., in cui ancora nella Grecia continentale regnava un geometrico standardizzato e relativamente ripetitivo, insieme con la ricca e impareggiabile produzione di bronzi, attestano la vitalit dellisola di Minosse e coinvolgono il campo delloreceria. Loro, che probabilmente afuiva tramite il commercio fenicio, determina una produzione di gioielli pi vasta e varia rispetto al periodo immediatamente precedente. La produzione cretese sembra in parte liberarsi dallo stereotipo minoico-miceneo, del quale erano sopravvissuti alcuni sprazzi nel corso dellXI e del X sec., specialmente in contesti funerari. Il gusto ornamentale, ora, sembra pi esuberante. Al sostrato minoico si uniscono inuenze orientali, dando vita ad una produzione unica in tutto lEgeo, coinvolgente in eguale misura i diversi campi della produzione locale, dalla ceramica, ai bronzi, alla pietra no, appunto, alloreceria. Naturalmente il rinnovato estro artistico supportato da nuova consapevolezza tecnica, e dal quasi disinibito impiego di tecniche che, seppur gi appartenute alla tradizione minoica, furono probabilmente reintrodotte dai nuovi ospiti levantini. Identicare le importazioni orientali e risalire alla loro precisa area di origine, cos come rico42

struire sulla base del record archeologico la presenza di immigranti sono operazioni non sempre possibili. Il principale equivoco nato dalla corrente di studi orita a met del secolo scorso consiste nellidenticazione della sede di produzione di uno o pi oggetti con il gruppo o i gruppi culturali che dovrebbero essere in diretto contatto con il centro ricettore. Nel caso di Creta si tratterebbe principalmente della Fenicia e della Siria del Nord. Tuttavia, se riteniamo assolutamente lecita la cautela nellassociare oggetti di importazione alla presenza di gruppi etnici o culturali ad essi collegati in situ, vorremmo ricordare che il caso di Creta mostra unevidenza particolarmente complessa. Resta, infatti, da spiegare il mutamento occorso nella cultura materiale, anchesso, come le importazioni, ben rilevabile nel record archeologico, che coinvolse a partire dalla ne del IX sec. diversi aspetti della produzione artigianale cretese. metodologicamente condivisibile la posizione della Hoffman: un oggetto non indica la presenza di un gruppo etnico. Non vanno, tuttavia, dimenticate le sostanziali modiche della cultura materiale e, nel caso specico, del sistema generale di produzione che coinvolsero lisola di Creta a partire dal PGB. Se, infatti, un mutamento nei costumi (produzione artigianale, rituali religiosi e funerari, gusto estetico) pu non essere sintomatico della presenza di gruppi etnici nuovi, tuttavia esso senzaltro esito di un contatto, pi o meno prolungato, ma senzaltro diretto con culture diverse. Lultimo passo del nostro breve e riassuntivo excursus attraverso la produzione orientaleggiante cretese tra i due importanti centri di Cnosso e lAntro Ideo si ferma su un manufatto di eccezionale interesse, gi a lungo studiato da illustri archeologi, il cui collegamento concettuale con gli scudi bronzei dellAntro Ideo stato pi volte sottolineato, anche in relazione con le culture orientali. A partire dal IX sec. in poi, a Creta i coperchi (o clipei) erano sostanzialmente nalizzati alla chiusura delle urne cinerarie, delle quali riproponevano la decorazione riadattandola alla propria forma.

PAPPALARDO 2004 con bibliograa.

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Nel 1994, nel descrivere i costumi funerari pi comuni allinterno del Cimitero Nord di Cnosso, John Coldstream immaginava che le urne cinerarie e, in particolar modo, i coperchi impiegati nella loro chiusura,43 dovessero costituire lelemento di maggiore impatto visivo per quelli che progressivamente riaprivano le grandi camere funerarie per introdurvi i nuovi cremati.44 In questo modo, il repertorio iconograco e stilistico impiegato per la decorazione della ceramica, soprattutto, ripetiamo, dei coperchi costituiva il principale elemento distintivo del defunto. Attraverso il coperchio dellurna, dunque, gli individui marcavano e trasmettevano un messaggio di identit. A partire dalla seconda met del IX sec. a.C., a Cnosso e non solo, il coarse necked pithos viene sostituito da una forma pi elegante, a pareti diritte e spalla distinta che cammina parallelamente con un coperchio, come detto sopra creato appositamente per la sua chiusura e ad esso associato tanto nella decorazione quanto nel diametro. La principale caratteristica del nuovo tipo di urna cineraria consiste nella ricca decorazione composta da archi, trecce, spirali e altri motivi riprodotti a mano libera, in parte mutuati dal precedente repertorio minoico, che nulla hanno a che vedere con le tecniche decorative in uso durante il Protogeometrico.45 Un pittore, in particolare, organizza gli elementi a spirale per comporre singolari alberi schematici, sui quali spesso si posano volatili. Lopera pi ambiziosa di tale pittore, denito tree painter senzaltro costituita da un pithos a pareti diritte sotto le cui anse rappresentata una dea della natura.46

La contemporanea deposizione, nel PGB, degli scudi in bronzo allinterno della grotta sul monte Ida e degli scudi-coperchio ttili, con o senza protome plastica, allinterno dei complessi funerari testimonia, probabilmente, una nuova esigenza ideologica promotrice di unabitudine cultuale sicuramente connessa con il complesso votivo ideo ma non necessariamente dipendente da esso. 44 COLDSTREAM 1993. 45 COLDSTREAM - CATLING 1996; BROCK 1957. 46 COLDSTREAM - CATLING 1996, p. 155, tav. 155, g. 109, n. 114.

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Coldstream afferma: These straight-sided urns with their towering lids, which must have been most conspicuous in their tombs, were clearly made for an elite; e aggiunge: Domed lids thus perform a dual function, of protective care combined with ostentatious display.47 Sebbene allinterno di tombe multiple non sia facile rilevare a quali sepolture facessero riferimento i singoli elementi di corredo, un dato che allinterno delle sepolture ospitanti urne del tipo sopra descritto, beni in metallo abbondavano tra le deposizioni, testimoniando dunque lappartenenza dei defunti ad un gruppo agiato nellambito della comunit cnossia. Un altro elemento di particolare importanza consiste nel fatto che la maggior parte delle tombe ospitanti pithoi PGB conteneva le cremazioni cronologicamente pi antiche, e la loro architettura in generale ricorda molto da vicino quella delle tombe a camera di TM III. Esiste dunque una sorta di dualismo nellevidenza fornita da alcune, dieci in particolare, tombe del Cimitero Nord di Cnosso: la convivenza di un chiaro riferimento al passato minoico, rilevabile nellutilizzo di monumentali tombe a camera architettonicamente vicine ai prototipi TM III e nellimpiego di urne cinerarie decorate attraverso motivi attinti al bagaglio gurativo che gi aveva ispirato la decorazione delle larnakes della ne dellEt del Bronzo, insieme con elementi che tanto tipologicamente quanto iconogracamente si affacciano verso lOriente mediterraneo. Tale dicotomia, com noto, veniva spiegata da Boardman, prima, da Coldstream, poi, attraverso la possibilit che a Creta, cos come in altri centri del Mediterraneo, potessero avere avuto luogo matrimoni misti, tra donne appartenenti alle aristocrazie locali e uomini immigrati dal Levante, possibilmente artigiani del metallo che, in questo modo, venivano naturalizzati nellambito del territorio ospite, e la cui presenza allinterno delle tombe sarebbe testimoniata proprio dagli oggetti orientali o orientaleggianti.

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COLDSTREAM 1993, p. 101.

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La presenza di elementi di origine o ispirazione straniera in contesti dalle forti connotazioni simboliche, quali il santuario sullIda e le tombe cnossie, messa in relazione da Boardman e Coldstream con lidentit etnica del loro o dei loro frequentatori, potrebbe, forse, essere spiegata in modo pi cauto, non ricorrendo ad elementi di matrice etnica. Come accennato sopra, il possesso e lostentazione di beni di lusso (o esotici) si presta ad essere un indicatore di status e, dunque, un simbolo nalizzato alla manifestazione di una determinata identit; l esoticit di specici oggetti, data dal fatto che questi erano importazioni orientali o prodotti locali imitanti i prototipi levanti, poteva essere impiegata come marcatore di natura, non tanto etnica, come supposto dai due studiosi, quanto sociale (These groups might signal their existence in part by stressing their ability to obtain foreign goods,48 e noi, aggiungeremmo, nella possibilit di imitarli). Ci sembra verosimile che ladozione di schemi rappresentativi orientali, tipologici, iconograci e stilistici, si prestasse alla trasmissione di determinati messaggi circa lidentit di gruppi o di individui che, mediante ladesione a schemi e modelli di rappresentazione attinti al bagaglio culturale levantino, miravano a distinguersi dal resto della o delle comunit.49 Acquista, in questo contesto, particolare valore lanalogia, tanto tipologica quanto iconograca, dei rinvenimenti a Cnosso e presso il pi importante santuario pan-cretese dellEt del Ferro.

Lidentit tecnica dei due ciondoli doro, quello ideo e quello cnossio50 (gg. 11-12), cos come la percepibile analogia delle mani che crearono alcuni degli oggetti in bronzo provenienti dai due centri, lanalogia tipologica degli avori gurati rinvenuti allinterno del Cimitero Nord e della grotta sullIda, potrebbe essere associabile alla volont di alcuni membri residenti a Cnosso di marcare la propria partecipazione alla vita del santuario attraverso oggetti unici e preziosi, recanti simboli quali, ad esempio, il guerriero tra i leoni rampanti, attinti ad un repertorio in parte nuovo, mutuato dallOriente, in parte gi noto, ancestralmente tramandato dal mai estinto passato minoico. Il concetto di diffusione e ricezione di elementi culturalmente e/o artisticamente nuovi rispetto al back-ground di una data comunit si fonde con quello di rielaborazione e, quindi, autonoma e indipendente sperimentazione da parte della comunit stessa. La comprensione dei livelli di originalit allinterno di una precisa produzione gurativa diviene un processo arduo e, allo stesso tempo, un passo obbligato per la comprensione delle dinamiche e dei meccanismi alla base del processo di formazione di uno specico e codicato sistema di rappresentazione e, dunque, di trasmissione di informazioni circa la propria identit. Nella ricerca delle variazioni espressive, dunque, elementi cruciali divengono la conoscenza di ci che era prima e di ci che stato poi. Creta tra il IX e il VII secolo fornisce tali informazioni e consente di analizzare in modo diacronico, tanto orizzontale (distribu50 BOARDMAN

HOFFMAN 2005, p. 381. SHENNAN 1989, Introduzione; BENTLEY 1987; HODDER 1979; SACKETT 1990. Gruppi sociali e culturali deniscono se stessi attraverso riferimenti enfatici a particolari codici simbolici o un altrettanto esplicito riuto di altri. Espressi in parole e immagini, azioni e comportamenti, valori e credenze, i codici simbolici deniscono di volta in volta i centri dalle periferie, siano essi sociali, culturali ed economici, e forniscono le basi per lidenticazione, o meglio lauto denizione, di comunit come locali contro straniere, lite contro masse, noi contro gli altri. Dunque, nel caso della Grecia di prima Et del Ferro, Est contro Ovest (UEHLINGER 2005, Introduzione).
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1967, pp. 57-75. Nella revisione alla datazione del materiale rinvenuto nella tholos di Khaniale Tekke, Boardman prende in considerazione la gioielleria proveniente sia dal dromos della tomba che dai vasi posti accanto allingresso di questa, correggendo sensibilmente le conclusioni cronologiche cui era giunto nel 1962 (BOARDMAN 1962), in seguito ad una pi attenta analisi del materiale proveniente dalla necropoli di Fortetsa. Cos il ciondolo con treccia a forma di crescente, prima collocato intorno al 700, viene datato al PGB, in base, oltre che al contesto di rinvenimento, a confronti con la divinit femminile rappresentata sui pithoi da Fortetsa. La lamina doro con i due guerrieri-domatori di leoni posti spalla-a-spalla, prima attribuita alla met dellVIII sec., viene da lui datata alla ne del IX sec., soprattutto in seguito al confronto tra le onde correnti che ne caratterizzano la cornice e lanalogo motivo presente sulla ceramica di PGB.

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zione), quanto verticale (mutamento nel tempo) i fenomeni correlati a tali variazioni. Il problema dello studioso che si cimenta nellanalisi dellevidenza di culture materiali del passato, consiste nel valutare una parte estremamente limitata di un comportamento. Ci che resta nel record archeologico , infatti, spesso, ci che rimane di azioni complesse, di cui si riesce a cogliere solo lultimo atto. Si ricorre, dunque, allo exercise in comparison and classication di cui parla la Winter.51
51 WINTER

2005.

Lo sforzo, in termini economici, richiesto dal circondarsi di beni di lusso, latto di deporli presso grandi santuari e, contestualmente, allinterno delle proprie tombe pu essere valutato in termini di volont di auto-affermazione e, dunque, distinzione nellambito di un preciso contesto culturale. Stabilire la natura di tale esigenza (economica, ideologica, sociale) resta un tentativo, che si muta in proposta interpretativa, nellambito un processo di ricostruzione che parte dalloggetto per risalire, attraverso la sua componente visiva, al comportamento alla base della sua produzione e/o della sua ostentazione.

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