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Sviluppo Sostenibile, Autonomie Territoriali e Regole.

Un quadro di certezze per sostenere la crescita.

Roma, 24 ottobre 2007


Complesso Monumentale del San Michele a Ripa Grande

Atti del Convegno

Sviluppo Sostenibile, Autonomie Territoriali e Regole

Sviluppo Sostenibile, Autonomie Territoriali e Regole. Un quadro di certezze per sostenere la crescita. INDICE
Premessa Introduzione di Enrico Salza, Presidente del Consiglio di Gestione, Intesa Sanpaolo Finanza pubblica, sviluppo sostenibile e regole Pag. 5

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Carlo Mochi Sismondi, chairman Gregorio De Felice Mario Canzio Mario Ciaccia Oriano Giovanelli Vannino Chiti Edoardo Garrone Carlo Crea Tullio Lazzaro Tito Boeri Tavola Rotonda Quali sinergie fra le istituzioni per sostenere la crescita? Giuliano da Empoli, moderatore Diego Cammarata Romano Colozzi Antonio Catrical Enrico La Loggia Sergio Deorsola Linda Lanzillotta Innocenzo Cipolletta Corrado Passera

12 13 20 28 33 37 42 45 47 53 57

58 59 61 64 66 68 70 74 76

Sviluppo Sostenibile, Autonomie Territoriali e Regole

Premessa
La presente pubblicazione contiene gli atti del Convegno organizzato da Intesa Sanpaolo a Roma lo scorso 24 ottobre, che si proposto di affrontare alcuni dei temi pi significativi del dibattito economico-istituzionale in corso a livello nazionale ed europeo. Come emerso dalla discussione sviluppatasi, non si tratta di argomenti accademici: quelle collegate allindividuazione di un percorso di sviluppo sostenibile e allapprontamento di un quadro di efficiente interazione fra Stato Centrale e Autonomie Territoriali, sono questioni che ogni autorit di governo, forse si potrebbe dire ogni classe dirigente, dovrebbe sentire come prioritarie a fronte delle sfide globali sempre pi incombenti. per questo motivo che la nostra Banca, la cui ambizione quella di contribuire da protagonista alla crescita del Paese, intende favorire momenti in cui il confronto possa svolgersi al di fuori delle polemiche di schieramento, favorendo lelaborazione di proposte in grado di pervenire a soluzioni efficaci e condivise. Ringrazio nuovamente, con loccasione, tutti i relatori che con i loro preziosi contributi hanno fatto s che tale intento potesse concretizzarsi. Enrico Salza Presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo

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Introduzione del Presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo Enrico Salza
Autorit, signore e signori a nome di Intesa Sanpaolo porgo un cordiale saluto a tutti gli intervenuti, che ringrazio per la loro partecipazione allodierna giornata di lavori. Prima di iniziare, un onore per me dare lettura del messaggio che ha inteso rivolgerci il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: Il Presidente della Repubblica esprime vivo apprezzamento per il Convegno promosso da Intesa Sanpaolo, riguardante il tema, di estrema rilevanza e attualit, delle autonomie territoriali e delle connesse problematiche relative alla finanza pubblica. Occorre favorire e promuovere una pi razionale distribuzione di competenze e una leale collaborazione fra i diversi soggetti istituzionali, anche al fine di garantire lequilibrio complessivo della finanza pubblica e uno sviluppo stabile e sostenibile del nostro Paese, nel rispetto dei fondamentali principi di autonomia, responsabilit e solidariet, sanciti dalla Costituzione. Nella certezza che dai lavori del Convegno scaturiranno significativi contributi di riflessione su questo importante tema, il Presidente della Repubblica rivolge agli organizzatori, agli illustri relatori e a tutti i partecipanti un cordiale saluto e un augurio di buon lavoro. Con il convegno di oggi il nostro Gruppo vuole confermare il proprio interesse verso i temi della modernizzazione dellassetto istituzionale dello Stato, della riallocazione di competenze fra amministrazioni centrali ed enti territoriali e verso gli effetti che tali processi stanno determinando sul funzionamento delle istituzioni e delleconomia. La discussione di oggi sar incentrata sul legame tra le dinamiche del decentramento, il quadro di regole che dovrebbero governarle e la possibilit di garantire, anche attraverso lapplicazione di tali regole, lauspicato incremento dei livelli di competitivit e crescita del nostro sistema produttivo. Pi in particolare, si cercher di verificare, anche attraverso le testimonianze di alcuni dei relatori, in che misura il processo di redistribuzione di competenze abbia finora risposto alle attese. Ci sia in termini di recupero di efficienza dei servizi rivolti alle imprese che sul fronte dei servizi per i cittadini, anche questi ultimi importante pre-condizione di crescita economica. In verit, dalle analisi disponibili su dati disaggregati e dai confronti con gli altri Paesi europei, come dimostra anche il lavoro di ricerca che viene presentato dalla Banca in questa occasione, non emergono indicazioni del tutto confortanti. Risulta ancora significativo il divario fra competenze attribuite ed effettiva autonomia finanziaria. Di fatto, a sei anni dallapprovazione del nuovo titolo V della Costituzione le risorse proprie assegnate a Regioni ed Enti Locali sono ancora molto distanti da quelle che occorrerebbero per gestire i numerosi e significativi poteri loro trasferiti. La discussione di oggi, del resto, si svolge mentre in corso il dibattito parlamentare sul disegno di Legge Finanziaria per il 2008, che interviene significativamente sulla materia.

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Peraltro, il pur fondamentale argomento del contenimento della spesa dovrebbe essere sempre pi inquadrato nellambito di una valutazione complessiva della qualit dei servizi stessi. In sostanza, si tratterebbe di sostituire, come va emergendo dagli studi pi innovativi a livello internazionale, al concetto di compatibilit economica e di efficienza della Pubblica Amministrazione quello della sua sostenibilit ed efficacia. In una societ sempre pi complessa, nella quale i livelli decisionali pubblici sono multipli, costituzionalmente equiordinati e sussidiari, va cio stabilito quale tipo di pubblica amministrazione e di offerta di servizi sia adeguato al nuovo quadro dinsieme, individuando correttamente una funzione che colleghi risorse impegnate e risultati attesi. Sicuramente, qualsiasi pur organica iniziativa continui a far leva solo sui tagli necessari a rispettare parametri prefissati, rischia di non avere quel consenso diffuso che invece sarebbe garantito da una oggettiva ed estesa ricognizione di bisogni e risorse, in grado di mettere in relazione dinamicamente il capitale sociale dato dalla qualit della vita di cittadini e imprese con quanto gli stessi beneficiari del sistema sono disposti a spendere per sostenerlo. Probabilmente, affrontare alcuni temi attraverso questa lente contribuirebbe a garantire un approccio diffuso a tali questioni pi consono a un Paese che aspira a conservare il proprio ruolo tra le nazioni pi avanzate. Per quanto riguarda le tecnicalit da prendere in considerazione per la messa a punto di un nuovo sistema coerente e armonico di tributi propri e derivati che risulti funzionale a un meccanismo di tal genere sono ormai disponibili, come buona base di partenza, analisi numerose e qualificate, fra le quali basti citare quelle contenute nella documentazione prodotta dall'Alta Commissione di Studio per la definizione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale e la relazione presentata nel dicembre scorso dal gruppo di lavoro Giarda sul federalismo fiscale. L'iniziativa politico istituzionale ha peraltro segnato un significativo salto di qualit con il disegno di legge delega per l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione (c.d. federalismo fiscale), che stato approvato dopo un lungo dibattito lo scorso agosto dal Consiglio dei Ministri e che attende di iniziare il suo percorso parlamentare. Senza un esito del processo di decentramento in corso che vada nella direzione tratteggiata arduo pensare, per stare al tema del nostro Convegno, a una crescita sostenibile del Paese come risultato di uno sviluppo dal basso e di una adeguata valorizzazione/responsabilizzazione dei territori. Voglio anche ricordare che quello dei sistemi locali un tema che incrocia il percorso di consolidamento della costruzione europea, in questo momento sottoposta alla pressione di due spinte potenti: quella dei territori, che chiedono pi autonomia e responsabilit, e quella data dalla necessit di arrivare a un sempre maggior livello di integrazione europea, con la cessione ulteriore di quote di sovranit da parte dei governi nazionali. Larmonizzazione di queste due spinte, potenzialmente contrastanti, richiede allo stesso tempo la pi attenta considerazione delle diversit territoriali e la capacit di risposte sovranazionali capaci di raccogliere le sfide globali che si impongono allEuropa. Le questioni oggetto di riflessione, voglio ribadirlo, non ci vedono interessati come osservatori esterni, ma come partners pienamente coinvolti nel sostenere il mondo pubblico in questa fase di profondi cambiamenti, che sono di carattere

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istituzionale, organizzativo, di ottimizzazione finanziaria. Su questultimo punto, in particolare, il nostro Gruppo fortemente impegnato al fine di garantire non solo che i servizi e i prodotti offerti risultino costantemente coerenti con le necessit finanziarie dei clienti, pubblici e privati, ma anche che questi ultimi siano sempre pienamente consapevoli dei profili di rischio incorporati nelle operazioni proposte. Peraltro, a breve nascer una nuova Banca focalizzata esclusivamente sulla Pubblica Amministrazione, che rappresenter la risultante di due storie di successo (Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo e Banca OPI) e consolider expertise e risultati ottenuti nel sostegno di progetti nel campo delle Infrastrutture, della Sanit, dellAmbiente, dellUniversit. Il fatto che tale struttura operer allinterno di Intesa Sanpaolo, cio di un gruppo bancario che nasce con lobiettivo strategico di garantire allItalia un asset finanziario di dimensioni europee in grado di assecondarne e favorirne i percorsi di crescita, sicuramente valorizzer ulteriormente la scelta compiuta. Ringrazio ancora tutti i presenti e, nellaugurare buon lavoro, auspico che gli spunti di riflessione che emergeranno da questa giornata possano costituire un utile contributo di idee al confronto politico-istituzionale in corso nel Paese.

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Finanza Pubblica, sviluppo sostenibile e regole

Carlo Mochi Sismondi, Direttore Forum PA, chairman Gregorio De Felice, Responsabile Servizio Studi, Intesa Sanpaolo Mario Canzio, Ragioniere Generale dello Stato Mario Ciaccia, Amministratore Delegato, Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo e Banca OPI Oriano Giovanelli, Presidente Legautonomie Vannino Chiti, Ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme Istituzionali Edoardo Garrone, Presidente Comitato Tecnico per le Riforme Istituzionali e Federalismo, Confindustria Carlo Crea, Segretario Generale Autorit per lEnergia Elettrica e il Gas Tullio Lazzaro, Presidente Corte dei Conti Tito Boeri, Universit Bocconi

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Carlo MOCHI SISMONDI, chairman


Buongiorno, sono Carlo Mochi Sismondi, il direttore generale del Forum della Pubblica Amministrazione, e ho il compito di condurre un filo rosso in questa mattina cos ricca di interventi. I relatori sono troppo noti perch io possa presentarli e la ricchezza degli interventi che Intesa Sanpaolo ci propone tale da costringermi al ruolo antipatico di contingentare i tempi; dovr chiedere quindi necessariamente a ogni relatore di mantenersi intorno ai 15 minuti. Comincer io con lessere breve e sintetico proponendovi solo una piccola riflessione su questo titolo. Nel titolo del convegno sono contenuti gran parte dei temi che sono adesso sul tavolo, quando parliamo di rapporti tra pubbliche amministrazioni locali, Stato e imprese. Quattro parole chiave quali sostenibilit, autonomia, certezze, crescita propongono una visuale forte e definita cui io aggiungerei una quinta parola: responsabilit. Al concetto di autonomia dobbiamo sempre coniugare lidea di responsabilit. Quando parliamo di sostenibilit, e normalmente ne parliamo in ecologia, cosa intendiamo? Che il capitale naturale acqua, aria, terra non pu essere depauperato dallo sviluppo umano, ma anzi lo sviluppo umano deve aiutare a conservarlo e accrescerlo. E quando parliamo di sostenibilit per la pubblica amministrazione? In questo caso lassunto di partenza abbastanza semplice: lefficienza, lefficacia e leconomicit dellazione amministrativa non possono essere n definite n tanto meno controllate in assoluto, ma solo attraverso la determinazione di una funzione che colleghi risorse impegnate e quantit e qualit degli outcome attesi. Ci detto, definiamo pubblica amministrazione sostenibile quella che identifica di volta in volta un equilibrio flessibile e dinamico tra bisogni e risorse sulla base dellobiettivo della crescita del capitale sociale, dato dalla qualit della vita dei cittadini e dalla ricchezza delle loro relazioni. Come uno sviluppo economico sostenibile deve parametrarsi sulla base della conservazione e della crescita del capitale naturale, cos una pubblica amministrazione sostenibile deve garantire lutilit marginale delle risorse impiegate in termini di capitale sociale, ossia di crescita del benessere dei cittadini, della loro qualit della vita, della competitivit dei singoli territori e del sistema Paese. Ecco, questa sostenibilit non si pu raggiungere senza un approccio sistemico e coerente tra le parti. Ma questa visione dinsieme esiste in questo Paese e in questo momento? Purtroppo ho dei dubbi. Leggendo la ricerca non possiamo non constatare un certo strabismo istituzionale. Ad esempio tra il quadro costituzionale, che quello dellarticolo 117 e dellarticolo 119, ed alcuni comportamenti: basti pensare ai decreti taglia spese, ma anche alla instabilit dei patti di stabilit o ai vincoli di liquidit. Si tratta non di opinioni, ma di fatti incontrovertibili. In questo quadro, lo strabismo istituzionale contrasta con la sostenibilit dello sviluppo, con la certezza delle regole, con la correlazione da assicurare fra responsabilit e competenze. Quel che esce dalla ricerca, tuttavia, sicuramente un quadro interessante e certamente non dobbiamo vedere solo il bicchiere mezzo vuoto, ci sono dei grandi mutamenti che vanno governati. In questo senso, con il convegno di oggi, il gruppo Intesa Sanpaolo si pone come protagonista e soggetto attivo per pi motivi. Il primo semplice: ha il coraggio e la sapienza di dare i numeri, e questo gi tanto in un Paese normalmente povero di numeri chiari. E sono numeri abbastanza inequivocabili, tabelle di correlazione che possiamo prendere solo come fatti. Il secondo ha a che fare con lattualit delle criticit individuate, rispetto alle quali si spinge a riflettere in due direzioni: da una parte, sulla qualit dellinterazione, in tema di finanza pubblica, tra i vari livelli di Governo e, su questo, studi cos approfonditi non cerano ancora stati; dallaltra, sul quadro delle regole, cio su come di fatto funziona o dovrebbe funzionare un sistema multilevel per il raggiungimento di obiettivi comuni. Non c bisogno di dirvi quanto la lettura dei giornali di questi giorni ci rende desiderosi che in questa direzione si vada prima possibile. Prima di dare la parola al dottor De Felice, una notazione logistica: come sapete

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il convegno dura tutta la giornata e vedr questa mattina mettere sul tavolo una serie di argomenti suscitati, diciamo cos, dal rapporto di ricerca che avete in cartellina e, nel pomeriggio, svolgersi una tavola rotonda pi politica, incentrata proprio sulla necessit delle sinergie per sostenere la crescita. Spero che la giornata sar interessante quanto il programma promette. Da parte mia, cercher di occupare meno tempo possibile e, ripeto, chieder ai relatori di mantenere i loro interventi entro il quarto dora. La parola al dottor De Felice.

Gregorio DE FELICE
Nel mio intervento intendo sviluppare il tema degli equilibri delle finanze locali fra autonomie e regole. Il processo riformatore, iniziato a met degli anni 90 e rafforzato dalla riforma costituzionale del 2001, ha radicalmente mutato i rapporti tra i vari livelli di governo. Alle Amministrazioni locali sono state conferite nuove competenze ma solo in parte nuove risorse finanziarie. Il passaggio ad un sistema federale inevitabilmente richiede nuove regole di comportamento e di coordinamento ma anche una ridefinizione dei ruoli e delle procedure che possano garantire il funzionamento della pubblica amministrazione nel nuovo assetto. Sotto questo profilo, vorrei esaminare 3 aspetti contenuti nella ricerca Gli equilibri delle finanze locali fra autonomie e regole curata dal nostro Servizio Studi e da Ref.: Quale equilibrio stato raggiunto tra autonomia finanziaria e regole? Quali sono le implicazioni sulla governance degli enti locali derivanti dal mancato funzionamento della principale regola di coordinamento (il Patto di stabilit interno)? Come hanno funzionato, in pratica, le procedure amministrative? Lo sviluppo di un sistema federale presuppone il passaggio da un sistema di finanza derivata, in cui lo Stato acquisisce risorse e le ripartisce tra gli Enti della Pubblica Amministrazione, ad un sistema di finanza decentrata, in cui tutti gli Enti che compongono lamministrazione sono dotati di risorse direttamente prelevate dal sistema economico e solo residualmente fanno uso di trasferimenti. Tuttavia, dallanalisi della dinamica dei trasferimenti interni alla Pubblica Amministrazione negli ultimi anni emerge un risultato paradossale: proprio negli anni post-riforma costituzionale si , infatti, interrotto il trend degli anni Novanta durante il quale aumentava lautonomia finanziaria e si riducevano i trasferimenti. Negli ultimi anni lincidenza dei trasferimenti interni alla Pubblica Amministrazione sul Pil risulta, infatti, in aumento.

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Lincidenza dei trasferimenti interni alla PA


28 Incidenza sul Pil 26 24 22 Incidenza sulle Entrate, scala ds 65 60 55 50 45 40 35 30 25 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 70

in % del Pil

20 18 16 14 12 10

Fonte: Intesa Sanpaolo, Ottobre 2007

Tutto ci non ha mancato di avere conseguenze. La limitata autonomia degli enti decentrati sta infatti implicando minor responsabilit, minor efficienza della spesa e minor controllo sui saldi di bilancio. Il grafico seguente mostra la dinamica dei trasferimenti e del deficit dal 1990 al 2006 per le Amministrazioni comunali. Emerge una correlazione positiva fra peso dei trasferimenti sul totale delle entrate e indebitamento: negli anni in cui i Comuni hanno meno utilizzato risorse proprie (ovvero hanno ricevuto pi trasferimenti e quindi lautonomia stata inferiore) lindebitamento stato maggiore. Ci rappresenta una prova indiretta del fatto che la scarsa autonomia non aumenta certo il senso di responsabilit delle Amministrazioni locali. Quando lo Stato ripiana la spesa, la spinta verso lefficienza pi bassa e le spese evidentemente salgono.
L'incidenza dei trasferimenti e il deficit dei Comuni
98,0 Trasferimenti Decit, scala ds 6,5 7,0

97,6

in % delle Entrate

6,0 97,2 5,5 96,8 5,0 96,4

4,5

96,0 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006

4,0

Fonte: Intesa Sanpaolo, Ottobre 2007

Dallanalisi del comparto sanitario si evince un risultato simile: il deficit cresce di pi proprio negli anni in cui lincidenza dei trasferimenti aumenta. Anche lanalisi territoriale conferma i risultati gi evidenziati. Nelle regioni dove lautonomia finanziaria maggiore, migliori risultano essere i risultati di bilancio delle Amministrazioni comunali. Il grafico evidenzia che per le Amministrazioni comunali localizzate in Regioni dove le entrate proprie rispetto alle entrate totali sono maggiori, migliore il risultato di bilancio tanto che si raggiunge sostanzialmente il pareggio. Viceversa, nelle Regioni in cui ci sono poche entrate proprie, ovvero lautonomia finanziaria bassa, il deficit si attesta sul 3% o addirittura sul 4% o sul 6% del Pil.

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in % del Pil

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Autonomia e saldo di bilancio dei Comuni (2005)


0.02 R =0.6246 0.01 0 -0.01
2

Avanzo/Pil

-0.02 -0.03 -0.04 -0.05 -0.06


0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8

Entrate proprie/Entrate totali

Fonte: Intesa Sanpaolo, Ottobre 2007

A fronte dello stallo dellautonomia finanziaria, lunico ambito in cui lautonomia degli enti territoriali considerevolmente aumentata quello dellaccesso al mercato dei capitali. Il debito delle Amministrazioni locali risulta in progressiva crescita: a partire dal 2001 lammontare complessivo dello stock quasi raddoppiato. Ma pi che per la sua entit, che, in percentuale al PIL grosso modo in linea con quella di altri paesi europei, lattuale crescita del debito locale presenta tre elementi di criticit. La limitata autonomia finanziaria degli enti decentrati sta implicando unaccelerazione del ricorso allindebitamento non solo per obiettivi di investimento ma anche per soddisfare esigenze amministrative ordinarie. Per quanto gli enti territoriali possano indebitarsi esclusivamente per spese di investimento (principio Costituzionale), sembrerebbe emergere che una parte del debito origini dallo stress finanziario cui sono stati sottoposti gli enti nellultimo quinquennio. A conferma di tale ipotesi si consideri che dal 2001 al 2006 si registra un incremento del debito locale di 14,5 miliardi, ma la spesa per gli investimenti aumentata soltanto di 1,8 miliardi. Quindi c qualcosa che non va nel rispetto della regola di indebitarsi sul mercato solo per effettuare investimenti. E questa evidentemente una criticit. Una seconda criticit riguarda i rischi legati al dualismo del sistema economico italiano. Se si guarda allincidenza del debito sul Pil, si pu rilevare come a fronte di un rapporto debito locale/Pil intorno al 6% nel Nord del Paese, si riscontra un valore pari al 9% al Sud e prossimo al 12% al Centro. Infine, bisogna considerare con attenzione i rischi finanziari assunti dagli enti territoriali a seguito dellutilizzo sia di strumenti derivati sia della gestione dei fondi di ammortamento (sinking fund) legati ad emissioni obbligazionarie bullet. E veniamo al secondo punto del mio intervento: come ha funzionato, o meglio come non ha funzionato il Patto di stabilit? Il Patto di stabilit interno la principale regola di coordinamento fra i vari livelli di governo. subito opportuno sottolineare che si chiamano Patti, ma di fatto patti non sono, perch non sono concordati per nulla tra le parti, e anzi sono imposti chiaramente dallalto. Inoltre, i Patti di stabilit interni sono stati spesso dettati dallemergenza della finanza pubblica, mentre raramente sono stati presi in considerazione elementi fondanti dellattivit dei livelli di Governo sottoposti a vincolo. Si partiva dal presupposto che la cattiva gestione o lo spreco di risorse pubbliche si annidassero quasi esclusivamente nei confronti degli enti locali, e quindi bisognasse colpirli per questa ragione. Il bilancio sui PSI, a otto anni dalla loro introduzione, non pu essere positivo. Innanzitutto i Patti di stabilit sono stati modificati ogni anno; snaturandone com-

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pletamente la funzione di regola di coordinamento e la loro stessa credibilit, con ovvie implicazioni sullefficacia; inoltre le modifiche che sono state introdotte, non sempre sono risultate dettate da logiche coerenti con lobiettivo iniziale. A queste criticit se ne aggiungono molte altre che vorrei brevemente elencare. La prima si riferisce alla strutturale carenza informativa, che non ha consentito un accurato monitoraggio delle poste di bilancio a livello decentrato. Fino a qualche anno fa, i dati non erano disponibili e non erano elaborati e raccolti in modo efficace. Ora, in parte, tali difficolt sono state superate ma permane un problema di disponibilit pubblica dei numeri, di aggiornamento e di frammentazione degli interlocutori. Le grandezze monitorate sono una parte piccola delle voci di spesa e entrate. Dal 2000 si esclude lintera spesa sanitaria che rappresenta circa il 70% delle spese delle Regioni e a tale componente di spesa principalmente attribuibile il peggioramento dei conti pubblici locali. La terza criticit che ci sembra importante mettere in evidenza riguarda la mancanza di una logica punitiva o premiante: la regola dei tetti uniformi sulla spesa penalizza gli enti che hanno mantenuto comportamenti virtuosi tali da portare a una riduzione della spesa pro-capite, mentre premia chi fino a quella data ha lasciato fuori controllo la spesa. Solo con la Finanziaria 2006 si in parte iniziato a porre rimedio a questo paradosso: per la prima volta, si differenziano i tetti (solo per i Comuni) in base ai comportamenti passati. Quarto aspetto. Gli obiettivi di contenimento finanziario si sono associati a reiterate pressioni sullautonomia degli enti locali che, pur non migliorandone i saldi, ne hanno comunque inficiato le decisioni ottimali di policy: posta la rigidit dei bilanci locali, gli enti hanno tagliato ci che era possibile tagliare, in tempi rapidi. Lultimo aspetto su cui intendo soffermarmi riguarda il fatto che anche il rispetto al 100% dei vari PSI (essendo sulla spesa) non avrebbe mai garantito un miglioramento del saldo. Nessun legame , infatti, rintracciabile tra le variabili sottoposte a vincolo dal PSI e la formazione dellindebitamento netto della PA monitorato a livello europeo. Nel grafico si mostra una stima del deficit della PA conseguibile attraverso il completo rispetto dei vincoli previsti dal PSI; evidente come nel 2005 e nel 2006 il deficit conseguibile era comunque superiore al limite del 3% di Maastricht. vero che erano due anni particolarmente difficili per la finanza pubblica, per non si capisce qual era la ratio del Patto.
L'incoerenza del Patto con i vincoli europei
-3.4 Decit teorico della Pubblica Amministrazione (*) -3.2 Limite Maastricht

-3.0

in % del Pil

-2.8

-2.6

-2.4 2002 2003 2004 (*) Applicando il PSI 2005 2006

Fonte: Intesa Sanpaolo, Ottobre 2007

Dallanalisi degli effetti del Patto a livello territoriale emergono significative differenze nella capacit degli enti nel rispettare i vincoli imposti. Le Amministrazioni del Mezzogiorno registrano un tasso di violazione del Patto di quasi il 30%, contro valori inferiori al 20% nei Comuni del Centro-Nord. Tale risultato , almeno

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in parte, attribuibile alla struttura del Patto che sempre stato disegnato in modo uniforme a livello territoriale. Pertanto enti molto eterogenei fra loro hanno dovuto rispettare vincoli uguali, esponendo i Comuni con minore capacit fiscale a maggiori difficolt finanziarie.
Distribuzione territoriale del rispetto del PSI (*)
Rapporto % tra Comuni inadempienti sul totale
60,0%

50,0%

40,0%

30,0%

20,0%

10,0%

Emilia Romagna

Calabria

Lombardia

Campania

Sardegna

Lazio

Basilicata

Marche

Liguria

Sicilia

Piemonte

Puglia

Italia

Toscana

Nord

Veneto

Umbria

(*) Comuni, valori cumulati 2001-2006

Fonte: Intesa Sanpaolo, Ottobre 2007

Quali sono state le conseguenze per gli enti che non hanno rispettato il Patto? Purtroppo questo un ulteriore elemento che ha indebolito i vari Patti di stabilit, perch il sistema sanzionatorio si mostrato molto debole: per diversi anni non ci sono state sanzioni per gli Enti inadempienti, e solo dal 2005 si sono introdotte sanzioni in termini di limiti alle assunzioni, che non poi una regola fortissima; quindi qualche dubbio sulla severit, ma soprattutto sulladeguatezza di questo tipo di sanzione, credo sia lecito porselo. Per provare ad essere costruttivi, che cosa si potrebbe fare? Che cosa potrebbe far funzione meglio il Patto di stabilit? Posto che il ruolo degli Enti territoriali nellofferta di servizi e nella realizzazione di investimenti preponderante, credo che il Patto dovrebbe essere disegnato con il chiaro e semplice obiettivo di garantire la funzionalit degli enti. Questo il primo obiettivo: far s che gli enti decentrati funzionano. Su questo credo si debba essere molto chiari. Se questo principio non viene sancito in maniera esplicita, a rischio la qualit dellintervento pubblico, la qualit dei servizi, la realizzazione di opere e investimenti cruciali per la crescita e lo sviluppo del Paese. Con riferimento agli investimenti, opportuno evidenziare che la spesa in conto capitale, sostenuta dalle Amministrazioni locali, dal 2004 registra una continua flessione. Cosa fare? Vorrei lanciare due proposte. Per garantire la funzionalit e la programmazione potrebbe essere utile stabilire obiettivi di finanza pubblica locale su base pluriennale (in Austria esiste un modello simile), concedendo in ciascun anno scarti, monitorati trimestralmente, anche ampi. Questa ipotesi favorirebbe la ripresa degli investimenti, che per loro natura richiedono un orizzonte di programmazione pi ampio di quello annuale. Se abbiamo in mente una spesa degli enti locali, finalizzata alla crescita, e agli investimenti, avere obiettivi fissati di anno in anno non mi sembra molto efficace. Potrebbe essere utile la costituzione di ununica datahouse su cui far confluire i flussi informativi degli enti territoriali e di un unico luogo, di ununica istituzione ove regolare i rapporti centro-periferia. Questo agevolerebbe, e di molto, il monitoraggio e il coordinamento delle autonomie locali. E veniamo al terzo e ultimo punto, le procedure amministrative e i vincoli di liquidit. La modalit di funzionamento dei rapporti fra livelli di governo , infatti, legata non solo agli assetti normativi e strutturali. Cruciali risultano anche le prassi applicative.

Abruzzo

Centro

Molise

Sud

0,0%

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Nella realt italiana almeno due elementi vanno esaminati. Il primo riguarda i vincoli posti allautonomia finanziaria dalle procedure di gestione, accertamento e erogazione di alcune risorse proprie. Lautonomia finanziaria dei governi locali si realizza solo in parte in una maggiore discrezionalit degli enti decentrati. Infatti, buona parte delle risorse proprie delle Amministrazioni locali continua a essere gestita, accertata, riscossa e successivamente erogata (spesso con ritardo) dallAmministrazione centrale, con ripercussioni negative sulla capacit di programmazione degli enti. Lo scarto fra autonomia formale e reale in alcuni casi considerevole. Le entrate proprie delle Regioni rappresentano il 53,4% ma lautonomia effettiva si esercita solo sul 16,3% delle risorse complessive. I Comuni mostrano una minore discrasia fra risorse formalmente proprie e effettivamente utilizzate come tali: lautonomia formale pari al 57,5%; quella reale al 53,8%. Tale risultato legato allICI che fino ad ora stata realmente regolata dai Comuni. Tuttavia proprio su tale imposta sono programmati interventi tali da intaccare lautonomia dei Comuni. Mi riferisco allipotesi in discussione di ridurre lICI sulla prima casa. E questo se ha certamente degli obiettivi politici a livello generale, nella pratica potrebbe creare notevoli problemi agli enti locali, considerando che ha unimplicazione di gettito di 2,8 miliardi pari a circa un quarto del gettito ICI complessivo. Quindi evidente come ancora una volta emergano problemi di sovrapposizione tra i vari livelli di Governo: lautonomia effettiva degli enti decentrati viene intaccata, a seconda delle esigenze dellesecutivo. Leffetto che gli enti non possono agire sulla leva fiscale e, oltre tutto non sanno quando esattamente riceveranno le erogazioni da parte dellAmministrazione centrale. Il livello di governo su cui maggiormente hanno pesato i vincoli di liquidit senza dubbio quello sanitario. Tra il 2003 e il 2006 il gap fra risorse di competenza e di cassa ammonta a oltre 30 miliardi di euro. Con quali conseguenze? A livello centrale, i rallentamenti nellerogazione dei fondi hanno determinato una riduzione del fabbisogno statale mentre a livello locale, le strozzature di cassa si riflettono in maggiori oneri finanziari, maggior ricorso al mercato, lievitazione delle spese imputabile alle peggiori condizioni offerte dai fornitori, in risposta ai ritardi cumulatisi nellevasione delle fatture. E veniamo al secondo punto che mina, nella prassi procedurale, lautonomia finanziaria degli enti territoriali: i provvedimenti amministrativi straordinari di controllo delle spese (decreti taglia spese) e gli interventi sulle entrate proprie (ovvero il blocco delle aliquote Irap, Irpef per il quadriennio 2003-2006). Il decreto taglia spese stato un intervento straordinario adottato nel 2002 con lobiettivo di riportare i conti pubblici allinterno degli obiettivi europei. Il decreto ha rappresentato una grave lesione dellautonomia amministrativa degli Enti territoriali riconosciuta, peraltro dalla Corte Costituzionale che ne ha sancito lillegittimit (Sentenza n.417 del 14 novembre 2005). Leffetto del decreto stato una decelerazione della spesa nel corso del 2002 ma la spesa poi riaccelerata nei primi mesi del 2003 quando non erano ancora disponibili le risorse proprie degli enti locali. Si sono pertanto generate significative tensioni sulla liquidit degli enti legate al disallineamento nella velocit con cui entrate e uscite di cassa si sono materializzate. Le assegnazioni delle risorse hanno seguito, infatti, una tempistica autonoma non legata alle nuove esigenze di cassa. Tale effetto risulta rafforzato dal blocco delle aliquote che ha limitato la reattivit degli enti che non hanno potuto agire sulla leva fiscale.

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Uso dei derivati e rigidit di bilancio degli Enti locali (2003)


R2=0,4065 1 0,9

Incidenza degli swap sul debito totale

0,8 0,7 0,6 0,5 0,4 0,3 0,2 0,1 0 0,6 0,7 0,8 0,9 1 1,1 Rigidit di bilancio

Fonte: Intesa Sanpaolo, Ottobre 2007

Tutto ci ha favorito un maggior ricorso ai derivati da parte degli enti territoriali. Nel grafico si evidenzia la relazione positiva fra ricorso a derivati e rigidit di bilancio (spese per personale + debito/entrate proprie) nel 2003. La severit con cui le strozzature di cassa hanno agito sugli enti dipende sia dal diverso impatto provocato dallintervento centrale, sia dal grado di risorse di riserva cui essi possono attingere e dagli obblighi di spesa cui devono far fronte. In generale, risultano essere le Amministrazioni meridionali a sopportare lonere maggiore in quanto, generalmente, sono caratterizzate da: una bassa dotazione di risorse attivabili; una maggiore incidenza delle spese obbligatorie tra quelle correnti; un maggiore costo nel ricorrere al mercato. A tali condizioni avverse, si contrappone solo la maggiore incidenza di trasferimenti, che in genere sono caratterizzati da una maggiore regolarit. Vengo alle conclusioni. Il titolo del Convegno richiama il tema delle certezze. Io vorrei chiudere, ponendo qualche certezza, dopo essermi soffermato a lungo sulle incertezze che hanno governato i rapporti fra livelli di governo negli ultimi anni. Come prima certezza credo che possiamo dire che bisogna uscire dallincertezza; bisogna definire, in modo compiuto, i rapporti tra i livelli di governo, bisogna definire gli ambiti di intervento, i ruoli, le modalit di interazione. necessario normare e prevedere gli ambiti di sovrapposizione e cercare quanto pi di circoscriverli. necessario definire le regole e quindi adeguare le prassi amministrative, senza dimenticarsi di adeguare le strutture di controllo allevoluzione federale del Paese.Seconda certezza. Bisogna innescare dei meccanismi virtuosi attraverso la logica della responsabilizzazione e della trasparenza, nella certezza che non pu esserci responsabilit senza trasparenza. Terza certezza. In assenza del realizzarsi dei due punti precedenti, una maggiore autonomia non pu che riflettersi in un maggior potere contrattuale, in un crescente contenzioso fra i livelli di Governo, con effetti dirompenti sulla sostenibilit e sulla crescita. E infine, direi ultima certezza su cui penso ci possa essere una piena condivisione da parte di tutti. Qualsiasi intervento deve tener conto del forte dualismo che ancora caratterizza il nostro Paese. Lobiettivo globale deve essere quello di attenuare e di smorzare le differenze, piuttosto che acuirle con provvedimenti di finanza pubblica.

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Chairman
Grazie dottor De Felice. La ricerca lavete in cartellina. Io, se fossi in voi, impiegherei due ore per leggerla tutta, non solo il summary: si tratta di un lavoro veramente prezioso. Il secondo relatore che chiamer a parlare Mario Canzio, il Ragioniere Generale dello Stato; quindi, luomo dei numeri, luomo che in questo momento ha il compito non facile di dire cosa si pu fare e cosa non si pu fare, non sulla base di un giudizio politico ma a fronte di un giudizio strettamente tecnico di compatibilit finanziaria. Prego dottor Canzio.

Mario CANZIO
Desidero innanzitutto ringraziare Intesa Sanpaolo per il cortese invito a partecipare a questo incontro, entrato ormai stabilmente nel panorama dei tradizionali appuntamenti annuali dedicati ai temi dellattualit politica ed economica. Il tema di questanno si inserisce in un quadro di profondi cambiamenti dei processi di programmazione finanziaria e dei meccanismi istituzionali, alcuni gi avvenuti, altri in corso, che vanno tutti nel senso di una maggiore sostenibilit delle politiche di bilancio, intesa a favorire lo sviluppo armonico delle scelte economiche nazionali e territoriali, nellambito e nel rispetto delle regole che derivano dallappartenenza allUnione europea. Per una migliore comprensione delle condizioni evolutive dello scenario di finanza pubblica che pu determinarsi a seguito di questi mutamenti, utile una breve ricapitolazione di queste regole e di come esse hanno condizionato la storia recente del nostro Paese. Lavvio, nel 1999, dellUnione monetaria Europea ha posto le premesse di un processo volto a creare, in prospettiva, una vera comunit economica europea nella quale le politiche nazionali siano sempre pi interdipendenti e vincolate al rispetto di regole finanziarie comuni, tese ad evitare comportamenti pregiudizievoli rispetto allinteresse generale della comunit. Lintegrazione delle economie comporta la necessit che le politiche economiche e sociali dei singoli Paesi siano sufficientemente omogenee e coerenti con il comune obiettivo di una stabilit monetaria, quale presupposto di un adeguato sviluppo economico fondato sulla concorrenza e sulla trasparenza dei mercati. Per realizzare tale obiettivo lUnione europea si data fin da subito delle regole di comportamento confluite, nel 1997, nellaccordo conosciuto come Patto di stabilit e crescita. Le pi importanti, in tema di finanza pubblica, sono quelle che prevedono il conseguimento di un indebitamento netto inferiore al 3 per cento del Prodotto Interno Lordo e di un rapporto debito/PIL non superiore al 60 per cento. Per questultimo parametro, tuttavia consentito il superamento del limite, a condizione di una permanente tendenza alla sua riduzione. Il raggiungimento dei predetti requisiti ha richiesto per tutti i Paesi, e in particolare per lItalia, considerata la situazione della finanza pubblica allinizio degli anni 90, un significativo risanamento finanziario attraverso ladozione di politiche di bilancio rigorose che necessariamente hanno privilegiato gli obiettivi di riduzione dei fabbisogni e della consistenza del debito rispetto a quelli di sostegno alleconomia. La rilevanza del risanamento trova chiara evidenza nelle variazioni dellincidenza sul PIL dellindebitamento netto e del saldo primario del conto delle Pubbliche Amministrazioni nel periodo che ha preceduto lingresso nellunione: il primo fu ridotto dall11,8 del 1990 al 2,7 per cento del 1997, il secondo pass da una situazione di disavanzo dell1,3 per cento nel 1990 a una situazione di avanzo del 6,7 per cento nel 1997.

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Il decennio intercorso dal conseguimento di quel primo traguardo ha visto fasi alterne nella tendenza evolutiva dei saldi di finanza pubblica, a causa di molteplici, disparati e complessi fattori. Fino allanno 2000 proseguita la tendenza alla riduzione dellindebitamento netto, salvo una marginale risalita al 2,8 nel 1998, per una minore incidenza di misure una tantum. Nellanno 2001, in presenza di una repentina inversione di tendenza del quadro macroeconomico, legata anche alla crisi innescata dagli attentati dell11 settembre, si invece registrato un forte aumento del rapporto indebitamento/PIL salito al 3,1 per cento. Negli anni successivi, dopo un temporaneo contenimento al 2,9 per cento nellanno 2002, lindebitamento netto si attestato, fino al 2006, sopra il livello massimo consentito. Va osservato, peraltro, che il livello del 4,4 per cento, certificato per lanno 2006, include oneri straordinari connessi ai rimborsi IVA sulle auto aziendali, per effetto della sentenza della Corte di giustizia europea che ha dichiarato illegittima la normativa italiana in materia di detraibilit IVA e la cancellazione del credito per alcune anticipazioni effettuate alle Ferrovie per il finanziamento dellAlta velocit. Prescindendo da tali circostanze, lindebitamento netto si sarebbe collocato al 2,4 per cento, quindi sensibilmente al di sotto della soglia del 3 per cento. Le prospettive per lanno in corso appaiono senza dubbio positive, anche grazie ad una pi favorevole dinamica dellevoluzione tendenziale del gettito fiscale e ai risultati degli interventi contenuti nella manovra finanziaria approvata lo scorso anno. Si discute da tempo, se il Patto di stabilit imponga o meno vincoli eccessivamente stringenti alle politiche fiscali nazionali. Alcuni ritengono che i rigidi vincoli imposti alle politiche di bilancio, per assicurare la stabilit dellEURO, non consentono di svolgere, in assenza di altri strumenti di aggiustamento e di adeguata flessibilit dei mercati del lavoro e dei beni, unazione di assorbimento di possibili shock asimmetrici e di stabilizzazione macroeconomica. Per il contesto italiano, poi, caratterizzato da una pressione fiscale e un debito pubblico sensibilmente pi elevati rispetto agli altri partners europei, oltre a un superiore tasso di disoccupazione, i vincoli del Patto sembrano rivelarsi ancora pi pressanti. In realt, sia riguardo allapplicazione delle sanzioni, che non automatica e interviene solo dopo una fase abbastanza lunga di negoziazione, sia riguardo alle restrizioni temporali, i cui termini lasciano ampi spazi alla valutazione politica, le regole del Patto, tutto sommato, non appaiono poi cos rigide. Tuttavia, nel corso degli anni, sono state prospettate diverse ipotesi di attenuazione di alcuni vincoli. Una di queste, per esempio, per consentire una maggiore autonomia della politica degli investimenti, propone lapplicazione delle regole del Patto sul solo saldo strutturale, ossia il saldo depurato degli effetti del ciclo economico, con lesclusione della spesa per investimenti dal saldo del conto economico. Unaltra ipotesi prevede lesclusione dal computo dellindebitamento netto delle quote di finanziamento relative a iniziative congiunte quali i progetti cofinanziati, i programmi di difesa comune, i programmi di cancellazione dei debiti di paesi in difficolt. In attesa che si possa pervenire a un progetto condiviso di revisione delle regole, la politica di bilancio, pur nelle sue accennate difficolt, dovr continuare a rispettare gli attuali parametri di finanza pubblica previsti dal Trattato di Maastricht. Alle medesime difficolt si ricollega il problema di contemperare il perseguimento degli obiettivi nazionali con le scelte programmatiche delle entit Istituzionali territoriali. Non sufficiente che Governo e Parlamento adottino le linee generali di politica finanziaria: occorre che le stesse siano concretamente sostenute anche dalle decisioni di programmazione e gestione attuate ai vari livelli.

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Questo traguardo pu essere perseguito attraverso lintroduzione di nuove regole metodologiche ed una costante attivit di monitoraggio dei flussi nel corso dellanno. In tale direzione, sembra gi essersi mosso il Governo che, in sede di preparazione del disegno di legge finanziaria per il triennio 2008-2010, ha ritenuto utile avviare una serie di incontri con le autonomie locali per concordare le misure regolatrici dellevoluzione tendenziale della spesa nei settori di competenza. Lopportunit di una concertazione preventiva sugli obiettivi settoriali comporta per, come corollario, la necessit che siano riconosciuti al Governo e al Parlamento un potere di sintesi e di complessiva valutazione di compatibilit delle proposte emerse. Tale iter procedurale potrebbe essere sanzionato normativamente attraverso una nuova strutturale riforma della legge 468/78, la legge di contabilit generale dello Stato, per adeguarla alle esigenze operative e conoscitive emerse negli ultimi anni. In assenza di tale riforma, gli interventi consentiti in via amministrativa appaiono limitati. Ciononostante, non va sottaciuto il notevole impegno che le Amministrazioni statali, ed in particolare il Dipartimento della Ragioneria Generale, hanno profuso per presentare il bilancio a legislazione vigente per il triennio 2008-2010 e il disegno di legge finanziaria per il medesimo periodo, con una articolazione per missioni e programmi che ne dovrebbe facilitare la valutazione da parte delle assemblee parlamentari chiamate ad approvare tali fondamentali documenti. Prendendo spunto anche dal rapporto finale del Fondo monetario internazionale, stata operata una riclassificazione funzionale del bilancio dello Stato, il cui obiettivo primario quello di rendere pi diretto il legame tra le risorse stanziate e le azioni perseguite dal Governo. Come ricordato in pi occasioni anche in altre sedi, Il bilancio dello Stato deve rispondere a tre funzioni principali: alla funzione informativa, in quanto documento di rappresentazione delle risorse pubbliche disponibili; alla funzione allocativa, in quanto oggetto di decisione politica; alla funzione esecutiva, quale strumento per la gestione delle risorse stanziate. La maggiore trasparenza dei conti e delle informazioni relative allimpiego delle risorse pubbliche, nei confronti tanto del Governo e del Parlamento quanto dei cittadini, sono dunque condizioni necessarie per migliorare la qualit e lefficienza della spesa pubblica. La nuova struttura utilizza lo schema giuridico della richiamata legge 468 del 1978 e, nel rispetto della legislazione vigente, riprende, con uguale spirito, il processo di riforma avviato negli anni 90, rendendo il Parlamento pi informato sul complesso delle risorse disponibili per perseguire le specifiche finalit pubbliche. In sostanza, il Disegno di legge di bilancio 2008 si fonda sulle previsioni di spesa articolate per Missioni e Programmi, definiti con le Amministrazioni centrali dello Stato; innovando cos la precedente struttura basata principalmente sullimpianto organizzativo suddiviso per Centri di responsabilit amministrativa e aprendo la strada a una sistematica revisione dei documenti di Bilancio e programmazione. Mi sia consentito ricordare in proposito che si tratta di un risultato ottenuto in un tempo brevissimo, da febbraio a giugno di questo anno, grazie alla proficua collaborazione stabilitasi fra tutti i Ministeri con la Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica e la Ragioneria generale dello Stato, in sintonia con il Ministro per il Programma di Governo e gli Uffici Bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. La nuova classificazione vede al primo livello le Missioni che rappresentano le funzioni principali e gli obiettivi strategici che si intendono perseguire, conferendo alle stesse una lettura politico-istituzionale pi trasparente e funzionale, anche in

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relazione alla necessit di rendere evidenti, le direttrici principali delle sottostanti azioni amministrative. Le Missioni individuate per il 2008 sono 34. Esse rappresentano un numero limitato di grandi finalit che vengono perseguite indipendentemente dallazione politica contingente, con un respiro di lungo periodo. Riconducibili sostanzialmente ad un concetto di risorse di settore, offrono una visione dello Stato che svolge non solo le funzioni fondamentali quali, ad esempio, la raccolta dei tributi, lordine pubblico, e cos via, ma esplica anche una funzione allocativa e di redistribuzione delle risorse. Ogni Missione si realizza attraverso pi Programmi che rappresentano aggregati omogenei di attivit svolte allinterno di ogni singolo Ministero, per perseguire obiettivi ben definiti nellambito delle finalit istituzionali attribuite allamministrazione stessa. I Programmi, eccetto taluni limitati casi, sono specifici di ciascuna Amministrazione e ognuno di essi viene affidato ad un responsabile che ne cura la realizzazione. In questa prima pianificazione, per lanno 2008 sono stati individuati 168 Programmi. Essi sono esposti con un livello di dettaglio tale da consentire al decisore politico una scelta pienamente consapevole sullimpiego delle risorse tra scopi alternativi, conseguendo, in tal modo, i risultati in precedenza accennati di una maggiore trasparenza dei dati del bilancio e di una superiore consapevolezza nelle decisioni politiche. chiaro che ulteriori ed auspicabili sviluppi nella direzione intrapresa richiedono lintroduzione di modifiche normative delle vigenti disposizioni contabili, modifiche ai regolamentari parlamentari, nonch la revisione dellassetto organizzativo delle Amministrazioni, ispirandosi a una concezione del tutto ribaltata rispetto alle prassi consolidate, che abbia come base di riferimento le attivit effettivamente svolte, anzich le strutture che operano al proprio interno. Il modello, utilizzato per la definizione di ogni singolo programma, consente limmediata identificazione delle eventuali duplicazioni o sovrapposizioni di attivit tra Ministeri differenti e tra i diversi Centri di responsabilit amministrativa presenti in ognuno di essi. Desidero richiamare la vostra attenzione su un aspetto altrettanto importante, ossia che tale impostazione esprime il compimento dei princpi ispiratori dellazione della pubblica amministrazione: lefficienza, lefficacia e leconomicit. I Programmi indicano in modo quanto pi possibile dettagliato i risultati da raggiungere, in termini di impatto dellazione pubblica sulla collettivit e sul territorio. Alcuni hanno carattere puramente strumentale in quanto forniscono i necessari input dellAmministrazione che persegue le proprie finalit. Ciascun programma si estrinseca in un insieme di sottostanti attivit che conferiscono allazione amministrativa prontezza e dinamicit di intervento, grazie ad una costante azione di monitoraggio e aggiornamento che ciascuna amministrazione sviluppa per il raggiungimento delle proprie finalit. Questa classificazione sar ovviamente suscettibile di miglioramenti e perfezionamenti. In particolare, sar importante da un lato operare una semplificazione della parte gestionale del bilancio, rivedendo il numero dei capitoli di spesa e semplificando lapparato legislativo di autorizzazione dei programmi; dallaltro, sar necessario far s che la revisione dei programmi di spesa diventi parte integrante di un sistema di bilancio che ponga al centro del processo di allocazione delle risorse merito e risultati. Unanalisi sistematica delle priorit, dellefficacia e dellefficienza dei programmi di spesa, la cosiddetta spending review, consentir, inoltre, di identificare le aree di inefficienza, i programmi da sostenere e quelli da abbandonare, di programmare le iniziative e le risorse per il futuro su obiettivi concretamente verificabili, attraverso il controllo di gestione e la valutazione dei risultati. Parallelamente al bilancio, sono state introdotte innovazioni anche sul versante della legge finanziaria. La Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 luglio 2007, infatti, ha stabilito le linee guida per la preparazione della Legge finanziaria per il 2008, razionalizzando il processo di acquisizione delle proposte e di elaborazione delle

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misure da adottare e responsabilizzando le Amministrazioni in merito alla necessit di contenere e riqualificare la spesa. La Direttiva si fonda sul principio in base al quale le risorse necessarie per finanziare gli interventi ritenuti prioritari, devono essere individuate dalle Amministrazioni in primo luogo nellambito del proprio bilancio, utilizzando le dotazioni esistenti: ad ogni richiesta di aumento delle risorse ordinate secondo una scala di priorit, devono corrispondere proposte di risparmi compensativi. Una metodologia che induce alla sistematica revisione delle politiche poste in essere, al fine di recuperare, attraverso la riduzione di programmi non pi prioritari, risorse da riassegnare ad altre finalit. Si tratta, quindi, di unaltra sostanziale innovazione rispetto alle prassi del passato; un passaggio importante per superare la pratica dellapproccio puramente incrementale ed inerziale della spesa. Occorrer, nel tempo, potenziare e rendere strutturale la capacit di spendere meglio, estendendo il metodo della spending review che, per ora, ha interessato cinque Ministeri, Giustizia, Infrastrutture, Interno, Istruzione e Trasporti, a tutte le Amministrazioni pubbliche, per integrarlo pienamente nel processo decisionale del bilancio. Le analisi elaborate in tale ambito dovranno fornire la base per una programmazione pluriennale che definisca gli obiettivi in termini di produttivit, di livello di servizio e di efficacia; individuando, per ciascun programma, le risorse da impiegare o da riallocare, i piani dettagliati di attuazione, le metodologie e gli specifici indicatori per la verifica sistematica dei risultati. Tutto questo, per quanto riguarda il versante delle Amministrazioni centrali. Diverso, ed in parte anche pi complesso, invece quello relativo agli enti di spesa decentrati. Per questi ultimi, in attesa di poter definire un nuovo iter programmatorio e decisorio per affrontare il problema del perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, sono stati finora utilizzati due distinti strumenti di intervento. Per lANAS, le Universit, gli Enti di ricerca, viene programmato un tetto massimo di fabbisogno a livello di settore statale, che comporta, anche su base mensile, la limitazione del prelievo netto di fondi dalla Tesoreria di Stato, salvo particolari deroghe autorizzate. Per gli enti di governo territoriali invece, le Regioni, le Province e i Comuni, a decorrere dal 1999, in sede di legge finanziaria, vengono annualmente adottate specifiche norme, note come Patto di stabilit interno. Tale differente impostazione si ricollega alla loro diversa configurazione giuridica e amministrativa, e alla considerazione della pi ampia autonomia posseduta da questi ultimi e tutelata anche costituzionalmente, in fase di progressivo sviluppo nel senso di un compiuto federalismo. Occorre aggiungere al riguardo che, pur se ispirate ai medesimi principi informatori, le azioni correttive adottate per far fronte ai riflessi negativi di eventuali inadempimenti, hanno subito negli anni modifiche spesso diversificate per Regioni, Province e Comuni. Un esempio eloquente che, ai fini della determinazione degli obiettivi di saldo per lanno corrente, mentre per le Regioni rileva il sistema dei tetti di spesa, per Province e Comuni, stato adottato quello dei saldi. La differenza tra entrate e spese finali (ivi comprese le spese di investimento) determina che il saldo possa considerarsi una approssimazione pi significativa allindebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche. Inoltre, il vincolo del saldo pi rispettoso dellautonomia gestionale degli Enti, e lampliamento dellambito di manovra per la realizzazione degli obiettivi, ne facilita il conseguimento. Va tuttavia evidenziata la possibilit di un eventuale eccessivo ricorso alla leva fiscale o parafiscale, per finanziare levoluzione di una spesa troppo dinamica, che potrebbe risultare in contrasto con lesigenza di una politica tributaria nazionale tendente alla riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese, per accrescerne rispettivamente il livello di consumi e competitivit. Con riferimento ai possibili modi per superare tale eventualit, da rimarcare

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lAccordo sottoscritto il 26 settembre 2007 tra il Governo e gli enti locali, con il quale sono state definite congiuntamente le linee di intervento nel settore locale, in coerenza con gli obiettivi nazionali prefissati nel quadro delladesione al Patto di stabilit e crescita. La novit procedurale che peraltro anticipa soluzioni istituzionali gi delineate nel disegno di legge sul federalismo fiscale ha permesso di concordare alcune modifiche da apportare al Patto, prima di predisporre la manovra di bilancio per il 2008. Tra le pi rilevanti, segnalo ladozione del criterio della competenza mista. Si tratta di un criterio contabile secondo il quale, ai fini della contabilizzazione del saldo obiettivo, i pagamenti di parte corrente sono computati in termini di competenza, mentre quelli di parte capitale seguono un criterio esclusivamente di cassa. Questa soluzione presenta il vantaggio di avvicinare maggiormente il saldo di riferimento a quello che, a consuntivo, viene calcolato dallIstat ai fini della procedura sui deficit eccessivi, prevista dal Trattato di Maastricht. In tal modo, si rende lobiettivo del patto di stabilit interno pi coerente con le regole europee. Anche questo metodo per potrebbe comportare dei risvolti negativi; pi esattamente, il rischio di dar luogo ad una dinamica di pagamenti incompatibile con gli obiettivi di fabbisogno e di debito. Per evitare questa evenienza importante avere sempre sotto controllo gli andamenti di spesa, attraverso un continuo monitoraggio, per intervenire, ove occorra, con tempestive misure di contenimento dei prelevamenti dalla tesoreria statale. Si tratterebbe di misure ex-post, da attivare solo in caso di necessit, che si inquadrano bene nel principio della leale collaborazione tra Stato ed Autonomie locali. Ad ogni modo, al di l degli aspetti applicativi, il profilo importante che emerge dallimpiego della competenza mista quello di consentire lintroduzione di elementi di uniformit con i sistemi contabili validi a livello europeo, in modo da ottenere rilevazioni degli andamenti generali di finanza pubblica, con sufficiente grado di affidabilit. In questa prospettiva, il coordinamento dei sistemi contabili diventa un obiettivo fondamentale per il consolidamento dei dati finanziari dellintera amministrazione pubblica. necessario quindi che, al pi presto venga assunto limpegno di adeguare i Bilanci degli enti pubblici alle norme nazionali e sopranazionali, con lesposizione di dati contabili omogenei a tutti i vari livelli di spesa. Un significativo sforzo in tale direzione avvenuto con la realizzazione del SIOPE (acronimo di Sistema Informativo delle Operazioni degli Enti pubblici), attraverso il quale viene effettuata in tempo reale la rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti eseguiti dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche. Si tratta di un sistema innovativo che ha richiesto un impegno notevole, specie nella sua fase di avvio e che risponde all'esigenza di migliorare la conoscenza dell'andamento dei conti pubblici, sia sotto il profilo della quantit delle informazioni disponibili che quello della tempestivit, cos neutralizzando, attraverso ladozione di una codifica uniforme, le difficolt connesse allesistenza dei differenti sistemi contabili attualmente adottati dai vari comparti delle amministrazioni pubbliche. Con il 2008 i dati SIOPE dovrebbero essere definitivamente utilizzati per il monitoraggio della finanza pubblica, dal momento che in esso confluiranno quelli di tutte le amministrazioni pubbliche, comprese quelle appartenenti al sistema sanitario. In aggiunta a ci, nellottica di una sempre maggiore e pi rapida conoscenza degli andamenti della finanza locale, con il disegno di legge finanziaria 2008 stata prevista, con il contributo delle associazioni degli enti locali, listituzione di un nuovo sistema di acquisizione dei dati della competenza finanziaria, vale a dire degli accertamenti e degli impegni. Il sistema dovrebbe consentire, con cadenze infra-annuali, il monitoraggio delle effettive poste di bilancio degli enti locali nella considerazione che detti bilanci prevedono la sola gestione di competenza. Sempre in coerenza con i comuni obiettivi di finanza pubblica necessario condividere le regole evolutive del debito degli enti locali. Dopo anni di interventi ad hoc, la legge finanziaria per il 2007 ha segnato il riav-

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vio del processo di decentralizzazione fiscale, ma alcune importanti problematiche restano ancora da affrontare: il finanziamento delle spese di investimento; lutilizzo degli avanzi di amministrazione degli enti locali; il controllo delle dinamiche del debito delle Amministrazioni locali; lintroduzione dei vincoli di saldo per le Regioni. Per risolvere alcune specifiche criticit che le regole del Patto di stabilit interno determinano, sia in termini di programmazione finanziaria che in termini gestionali, necessario affrontare una sua messa a punto nellambito di una revisione generale della finanza degli enti locali, attuando le disposizioni dellarticolo 119 della Costituzione. A mero titolo esemplificativo, le nuove linee potrebbero prevedere il raggiungimento dellobiettivo annuale del pareggio, tra entrate finali e spese finali, abbandonando lobiettivo costruito sui risultati relativi ad anni precedenti che ha creato non pochi problemi di confronto tra situazioni disomogenee. Si pensi in proposito, allandamento non sempre costante di alcune voci di bilancio, spese di investimento, alienazione di beni patrimoniali, ecc., fenomeno ancor pi accentuato negli enti di piccola dimensione; Potrebbero prevedere altres lincentivazione degli investimenti attraverso uno scostamento dal pareggio, da coprire con lutilizzo dellavanzo di amministrazione e con il ricorso al debito, in misura coerente con gli obiettivi programmatici che di volta in volta vengono delineati. Ancora, in materia di debito, potrebbero essere introdotti eventuali correttivi basati su un meccanismo di compensazione tra enti locali in virt del quale, gli enti che non utilizzano interamente i livelli di crescita predeterminati possono mettere a disposizione le proprie economie a favore di altri enti che nello stesso anno necessitano di ricorrere a un debito in eccedenza rispetto al limite previsto. Tale stanza di compensazione potrebbe essere gestita a livello regionale oppure da un apposito Organismo istituito presso la Conferenza Stato-Citt. Lesigenza di una compiuta attuazione alla riforma dello Stato in senso federalista, avviata con la riforma del Titolo V della Costituzione, ha riproposto con maggiore enfasi la necessit di valorizzare, ancor pi che nel passato, il ruolo della concertazione nella condivisione degli obiettivi di finanza pubblica, nel rispetto di un principio di parit di poteri dei soggetti istituzionali. Questa esigenza trova riscontro nel disegno di legge delega sul federalismo fiscale che, sotto laspetto tecnico-procedurale, innova anche il processo di formazione del bilancio. In primo luogo, prevista ladozione di un provvedimento collegato al disegno di legge finanziaria, in cui devono trovare collocazione tutte le norme della manovra di bilancio aventi ricadute sulla finanza degli enti territoriali. Ci darebbe luogo ad una fase di confronto e di valutazione congiunta tra Stato ed Autonomie territoriali, in grado di fornire alle medesime maggiori certezze in ordine allentit delle risorse finanziarie disponibili, per favorire una programmazione locale in sintonia con gli obiettivi programmatici del Governo. Lo schema di legge delega, inoltre, delinea tre modalit attraverso cui realizzare lattivit di coordinamento tra i vari livelli di governo. La prima prescrizione prevede la necessit che Regioni, Comuni, Province e Citt metropolitane adottino regole per la propria politica di bilancio coerenti con quelle del Patto di stabilit e crescita. La seconda, riguarda la standardizzazione dei bilanci in base a criteri coerenti con quelli del bilancio dello Stato da ottenere anche in via extra contabile e nel rispetto dellautonomia di bilancio dei singoli enti. Tale procedimento dovr essere conforme ai criteri rilevanti per il Patto di stabilit e crescita adottato dallUnione Europea. La terza prescrizione costituisce una assoluta novit per quanto concerne il pro-

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cesso di formazione del Bilancio statale. Essa prevede che il coordinamento dinamico delle fonti di copertura, necessarie per finanziare le funzioni attribuite a Regioni, Province, Comuni e Citt metropolitane, venga assicurato da un disegno di legge governativo, da presentare alle Camere congiuntamente al Documento di programmazione economica e finanziaria. Il disegno di legge, che prende le mosse dalle risultanze della fase di concertazione in sede di Conferenza Unificata, deve concludere il suo iter parlamentare entro il 31 ottobre e, in ogni caso, prima dellapprovazione della legge finanziaria. Inoltre, nellintento di incentivare maggiormente la responsabilizzazione dei vari livelli di governo, sono previsti incentivi per gli enti virtuosi e meccanismi sanzionatori per quelli i cui risultati si discostano dagli obiettivi programmati, oppure che non hanno proceduto alla standardizzazione dei bilanci. contemplata, infine, sulla base di criteri concordati preventivamente in Conferenza Unificata e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica determinati, la potest per le Regioni di adattare le regole ed i vincoli posti dal legislatore nazionale, nei confronti degli enti locali appartenenti allambito territoriale di competenza. Detta potest va esercitata per il superamento di particolari, momentanee, situazioni di svantaggio esistenti nel territorio regionale. Ad ogni modo, indipendentemente dalliter procedurale per la definizione degli obiettivi di finanza pubblica o dalla loro articolazione tra i diversi comparti delle Amministrazioni pubbliche, la prima esigenza che si pone quella di un puntuale monitoraggio, per verificarne la concreta realizzazione nel corso dellanno, adottando tempestivamente, in caso di eventuali criticit, i necessari interventi correttivi. Tale esigenza riguarda tanto le Amministrazioni centrali quanto quelle decentrate, che nella prospettiva federalista, sono destinate a gestire una quota via via crescente dei livelli di entrata e di spesa della Amministrazione pubblica nel suo complesso. Le problematiche correlate allattivit di monitoraggio e ad una sua pi efficace implementazione, assumono una diversa configurazione a seconda che riguardino Amministrazioni centrali, statali ovvero decentrate. Riguardo alle prime non si ravvisano particolari problemi di adeguatezza quantitativa dei flussi informativi. Andrebbe invece introdotta la possibilit di effettuare un esercizio di valutazione della spesa soprattutto sotto il profilo qualitativo della stessa, in rapporto alle sua finalit e, pi specificatamente, agli obiettivi di finanza pubblica. Detta nuova funzione potrebbe essere strutturata ed efficacemente svolta dagli Uffici centrali di bilancio presso i Ministeri, nellambito della loro ordinaria operativit. In prospettiva, i medesimi Uffici dovrebbero costituire un elemento centrale di una sistematica attivit di spending review necessaria per ottimizzare in termini di quantit e qualit lutilizzo delle risorse finanziarie assegnate. Nel caso specifico, ritengo che si possa procedere contestualmente, e con efficacia, in due direzioni: da un lato, preparare le attuali strutture amministrative ad un cambiamento sostanziale di prospettiva operativa, reperendo risorse umane adeguate ai nuovi compiti e riconvertendo quelle esistenti; dallaltro prevedendo appositi interventi normativi che definiscano puntualmente lattribuzione di tali nuovi compiti. Per quanto concerne, invece, le altre Amministrazioni centrali ma dotate di propria autonomia, e quelle locali, la problematica del monitoraggio risulta, indubbiamente pi complessa. Ci in quanto, per questa tipologia di Enti, il giudizio sulladeguatezza dei flussi informativi si costruisce sulla capacit dei medesimi di offrire indicatori idonei a valutare la coerenza delle scelte gestionali degli Enti medesimi. Molto comunque resta da fare sotto laspetto qualitativo, inteso in termini di omogeneit dei dati, ai fini del consolidamento dei conti e del raccordo con la normativa contabile europea. Effetti negativi sulla qualit dei dati, derivano anche dalla disuguaglianza delle regole di bilancio e degli schemi contabili secondo i quali gli atti gestionali sono rappresentati. Le normative contabili, in materia di bilancio, sono andate sempre pi diversificandosi, negli ultimi anni.

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Il riconoscimento dellautonomia contabile a un sempre maggior numero di enti e il ricorso a schemi organizzativi diversificati, con strutture sempre pi assimilabili al privato, nellottica di una maggiore efficienza gestionale, ha condotto a questa diversificazione, a volte anche nellambito dello stesso comparto. Da qui, la frequente difficolt di individuare la esatta natura dei flussi rappresentati. Vi stato, negli ultimi anni, un grosso impulso alladozione da parte delle Amministrazioni pubbliche della cosiddetta contabilit economica di natura civilistica, in sostituzione della contabilit finanziaria ritenuta non pi idonea a rappresentare correttamente la realt contabile di unAmministrazione o di un Ente pubblico. Tale scelta, netta e alternativa, si rivelata non del tutto felice, dal momento che le risultanze in termini di cassa restano pur sempre essenziali per il computo e il monitoraggio, oltre che degli aggregati del conto delle Amministrazioni pubbliche, anche e soprattutto del fabbisogno e del correlato debito, la cui consistenza, in termini di rapporto percentuale sul PIL, un parametro-obiettivo di importanza pari, se non superiore, nel caso dellItalia, a quello pi frequentemente considerato dellindebitamento netto. In ogni caso, anche la contabilit economica delineata dal Codice civile presenta delle diversit rispetto ai principi contabili europei, sia con riferimento alla soggettivit privata o pubblica, sia alla rilevanza sui conti di alcuni fatti gestionali. In conclusione, lesigenza che emerge dalle considerazioni fin qui espresse, di assicurare compatibilit e comparabilit nelle politiche di bilancio, di adottare regole contabili comuni ai fini della programmazione e monitoraggio nazionale e settoriale degli obiettivi di finanza pubblica, di rispettare regole e vincoli europei, non va assolutamente intesa come una limitazione o un condizionamento dellautonomia riconosciuta ai diversi livelli istituzionali. Tale autonomia rimane, in ogni caso, pienamente libera di esplicarsi nel rispetto delle norme e delle regole contabili alla base degli obiettivi da perseguire.

Chairman
Grazie dottor Canzio, per risparmiare tempo mi trattengo dalla tentazione di chiosare sul tema dellaccountability, che fondamentale, ma ne riparleremo sicuramente pi volte. Diamo la parola adesso a Mario Ciaccia, che un po il padrone di casa, perch lAmministratore delegato di Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo e di Banca OPI, ed stato in questi anni un po il promotore di questi nostri incontri. Prego dottor Ciaccia.

Mario CIACCIA
Prima di affrontare il tema relativo allo stato dellarte del partenariato nel nostro Paese e al ruolo delle banche, mi sia consentito di ripartire da una considerazione di carattere generale, ovvia solo in apparenza. Per parlare di sistema Paese, di fare sistema, occorre che vi siano tutti gli elementi per un vivere collettivo ordinato: e, cio, un corpo sociale coeso ed unorganizzazione sul territorio idonea a porre e a far rispettare le regole per il conseguimento del bene comune. il concetto stesso di organizzazione che implica lo svolgimento di un'attivit coordinata secondo precise regole. Da un canto, le regole sono diventate a volte lacunose, a volte contraddittorie, a volte figlie di esasperazioni ideologiche. Cambiando poi in continuazione, sono

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note solo ad alcuni esperti e talvolta sono ignorate dagli stessi soggetti che le pongono, prestandosi quindi facilmente a manipolazioni interpretative. Dallaltro, nellintero corpo sociale affiora un deterioramento dei valori che dal microcosmo delle citt, dei piccoli comuni, dei condomini e degli stadi si estende implacabilmente al macrocosmo della vita pubblica e della politica, per compiere poi il processo inverso, con effetti devastanti. E non si tratta solo del noto fenomeno che accompagna tipicamente le forme di sviluppo tecnologico. Per un altro verso ancora, se guardiamo allorganizzazione, leggiamo in continuazione sui giornali come la burocrazia e la scarsa qualit dei servizi pubblici appesantiscano ancora in modo troppo sensibile la vita dei cittadini e le stesse attivit imprenditoriali mirate ad un maggior valore aggiunto per la collettivit. Per di pi, con il paradossale effetto di ritardare la realizzazione di quelle infrastrutture che potrebbero sbloccare il circolo vizioso in cui ci troviamo. necessario invece che il corpo sociale trovi nell'ordinamento norme, anche organizzative, adeguate ai suoi valori, cos che sia spinto a favorirne e non a bloccarne lattuazione. E ci non per timore, ma per convinzione. Con queste premesse possibile ritrovare un filo conduttore con i miei interventi nei tre precedenti Convegni nei quali, tra laltro, richiamavo lattenzione sulla necessit di un serio recupero della capacit politica di assumere decisioni strategiche; sulla necessit di una politica che abbia il coraggio anche di rivedere scelte gi fatte e di riproporre forme di federalismo pi funzionali; sulla necessit di un quadro di adeguate regole di giustizia civile non dissuasivo dalloperare nel nostro Paese; sulla necessit di rafforzare i servizi pubblici sul territorio intensificando la concorrenza e riportando lamministratore pubblico al suo ruolo di regolatore e non di gestore. Sulla stessa rotta, quindi, trovo che ha senso ricercare e ritrovare le regole che siano rivolte verso lo sviluppo e la crescita; ha senso assicurare coerenza tra il bilancio dello Stato e quello degli Enti territoriali; ha senso attuare un efficace e sostenibile federalismo fiscale. Ci auguriamo che la conclusione della manovra finanziaria per il 2008 porti risultati positivi in tal senso, attraverso la realizzazione di un disegno che vuole una sensibile semplificazione dei rapporti fra imprese e pubblica amministrazione sia sul piano fiscale che su quello degli incentivi ed una riduzione fiscale, sia pur limitata a Ires ed Irap, con luci ed ombre considerato che a fronte di una diminuzione della aliquota impositiva previsto un aumento della base imponibile, tra laltro limitando la detraibilit degli interessi passivi e proponendo la soppressione degli ammortamenti accelerati e anticipati. Tutto ci dovrebbe favorire la competitivit e anche una ripresa degli investimenti che dovrebbero per essere pi incisivi nel Mezzogiorno, che da decenni con pervicace ottusit continua ad essere visto come un problema anzich come risorsa per i suoi beni ambientali e culturali e per le potenzialit connesse con il turismo. La manovra complessiva per il 2008, relativamente alle infrastrutture per il sud, si incrementa invece di soli 525 milioni. Mi preme sottolineare, inoltre, che le regole debbono non solo richiedere rispetto, ma fornire risposte efficaci alle esigenze della collettivit. Non mancano, purtroppo, casi di norme che, malgrado le aspettative di chi le pone, possono risolversi in danni anche rilevanti per leconomia. Un esempio costituito dalla disposizione che ha cancellato i vecchi contratti per la realizzazione del sistema ferroviario ad alta velocit. Tale norma, pur essendo improntata a garantire maggiore trasparenza ed a ridurre i costi, ha generato un contenzioso che sta producendo leffetto opposto, aumentando la spesa e ritardando, forse per pi di una decina di anni, i lavori. Ma tra le regole che stanno producendo un pregiudizio incalcolabile al Paese, senza parlare della incongrua disciplina delle procedure di valutazione dimpatto ambientale, che ha bloccato investimenti valutabili in almeno 4 miliardi per lassenza dei VIA, primeggia purtroppo lattuale riparto delle competenze che ha demandato, tra laltro, alle regioni ampi poteri nel delicatissimo settore del-

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lenergia, ponendo nel nulla la capacit di governo dellautorit centrale. Il problema principe quello del gas, che trascina nella nostra economia anche il settore elettrico e che pure dovrebbe avere nella considerazione di tutti i Paesi del mondo una dimensione ultranazionale. L'incapacit di governo in materia trova conferma, ove ve ne fosse bisogno, nella completa inefficacia della cabina di regia creata nellagosto del 2006, che avrebbe dovuto sbloccare la costruzione di almeno tre terminali di importazione del gas. I rigassificatori, infatti, costituiscono infrastrutture di vitale importanza, non tanto per parare la crescita tendenziale del prezzo del gas, quanto per metterci al riparo da molto probabili crisi energetiche ed al tempo stesso assicurarci una conveniente posizione di hub nel transito verso altri Paesi. Di questo ombrello hanno forte bisogno non solo i cittadini, ma anche le aziende di un grande Paese industriale, come dovrebbe essere il nostro. Basti pensare che per il breve termine vi sostanziale accordo nel ritenere che la domanda di gas passi dagli 86 Gmc miliardi di metri cubi del 2005 a circa 100 Gmc nel 2010, di cui oltre il 90% importati in relazione alla persistente flessione della produzione nazionale. E che dire di quelle regole solo annunciate e di quelle riforme ritardate o bloccate che creano incertezze e confusione negli operatori economici? Esempi? La riorganizzazione dei servizi pubblici locali, che sconta i costi elevati del permanere della giungla normativa, ed alcune disposizioni correttive del Codice appalti, come quella che ha rinviato per la terza volta il nuovo appalto integrato. I danni? Ad esempio, le imprese che gestiscono i servizi ambientali e di trasporto pubblico locale presentano perdite di esercizio, forti difficolt nel contenere i costi ed una minore capacit di produrre utili. Certamente non ha loro giovato lincertezza del quadro normativo e lannuncio, ogni volta rientrato, della decadenza degli affidamenti effettuati senza gara. In questo contesto il pur apprezzabile studio sugli equilibri delle finanze locali fra autonomie e regole potrebbe assumere toni irreali. Se non ritroviamo il senso delle regole, il riconoscimento dei rispettivi ruoli, il rispetto delle competenze, la missione della nostra vita collettiva nella condivisione dei valori, non potremo fare sistema e tanto meno sistema Paese. Ho detto e ripeto che tutti devono fare la propria parte. Debbono fare la propria parte, naturalmente e prima di tutto, gli organi preposti ai vari livelli di governo del Paese, proseguendo nello sforzo per definire chiaramente le linee guida su cui agire per il rilancio del Paese: senza pretendere di dettare lagenda alla politica, queste dovrebbero mirare soprattutto alla competitivit, aumentando la libert economica, incentivando le imprese e programmando adeguati investimenti nelle infrastrutture. Ma non mi sembra che da tutti sia colta appieno la drammaticit di una situazione in cui passare il tempo nel non decidere rende sempre pi impegnativa la sfida da affrontare. E ci proprio nel momento in cui lo sviluppo del commercio internazionale e la nostra posizione geografica ci offrono una grande e irripetibile opportunit per lo sviluppo economico e civile del Paese. significativo il fatto che recentemente il Sottosegretario Letta abbia affermato nel corso di una tavola rotonda che un terzo della legge finanziaria apre discrete finestre sul tema delle infrastrutture, della logistica e della portualit. Il problema vero che non c un centro che decide. Passando alla competitivit, secondo il canadese Fraser Institute, che ha pubblicato in questi giorni ledizione 2007 dellannuale Rapporto sulla libert economica nel mondo, lItalia nel 2005 (anno di riferimento del rapporto) ha fatto modestissimi progressi, scivolando per dal 45 al 52 posto per effetto dei pi consistenti miglioramenti fatti da altri Paesi, tra i quali figurano lUngheria, lUganda ed il Ghana. Daltro canto, il nostro Paese, secondo la Banca Mondiale, recupererebbe posi-

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zioni nella classifica degli Stati nei quali pi facile svolgere attivit dimpresa. I progressi fatti da noi riguarderebbero per una sola area: quella della facilit di chiudere unattivit dimpresa, in ragione della possibilit oggi peraltro ridotta dal decreto correttivo della riforma fallimentare pubblicato in questi giorni di utilizzare strumenti alterativi alle procedure concorsuali del fallimento per la soluzione delle crisi dimpresa. Per avviare, invece, unattivit imprenditoriale, restano le note pastoie. Abbiamo troppo Stato nelleconomia. Dovremmo avere il coraggio di trasformare gli interventi invasivi in settori dove attraverso blocchi e veti incrociati si crea solo danno, in interventi utili ai cittadini ed alle imprese, potenziando e migliorando servizi e infrastrutture, grandi e piccole. Come sciogliere allora il nodo tagli della spesa potenziamento delle infrastrutture? Mentre in Italia si continua a discutere di opere pubbliche, in altri Paesi, con grande tempismo e senza troppo parlare, si stanno compiendo passi da gigante. Nel mondo, secondo stime dellOCSE per i prossimi 23 anni per realizzare e sviluppare infrastrutture occorreranno in media circa 1.800 miliardi di dollari lanno. Progetti che per dimensione richiedono necessariamente un duraturo patto sociale che si traduca in un efficiente partenariato pubblico privato in cui il sistema finanziario deve mettere in giuoco accanto alle sue competenze la propria responsabilit sociale. Daltra parte il consolidamento delleconomia del Paese fondamentale non solo per riacquistare maggiore competitivit, ma anche perch la naturale conseguenza un maggior prestigio ed ascolto in Europa, dove si dettano le regole comuni. In tal modo sar possibile accompagnare le direttive non solo nella fase discendente, ma anche in quella ascendente. Losservatorio diretto dal Prof. Gilardoni rilevava nel 2006 che non realizzare le infrastrutture strategiche per il Paese costa pi che farle: il costo stimato era di circa 200 Mld ? al 2020. I nuovi dati ci saranno presentati dallo stesso osservatorio dei costi del non fare il prossimo 15 novembre. Posso anticipare, al riguardo, che tenuto conto di quanto fatto nellelettricit (soprattutto nella generazione) e tuttavia in modo squilibrato nel gas, del poco realizzato nei rifiuti salvo che alcuni impianti si possano avviare a breve, e delle modeste realizzazioni nelle autostrade, nel triennio 2005/2007 non aver fatto ci che occorre costato circa 16 miliardi di euro. Il sistema finanziario cresciuto. Le grandi banche hanno assunto ormai un ruolo indispensabile nel funzionamento di qualsiasi modello economico, specialmente nelle forme di partenariato e per lo sviluppo delle piccole e medie imprese nel territorio. Il sistema deve tener conto, per del contesto in cui opera e, cio, di un quadro normativo ed organizzativo in via di razionalizzazione e semplificazione, fatto anche di riforme da completare disegnando un punto di equilibrio tra Autonomie e rispetto delle regole nei rapporti fra livelli di governo. In tale contesto, il ruolo delle banche si fa estremamente delicato ed assume unimportanza decisiva per sostenere la capacit di risposta alla domanda del Paese di infrastrutture e servizi di qualit, assicurando nel contempo il rispetto degli equilibri finanziari del sistema nonch dei principi nazionali e comunitari sullindebitamento. Si deve registrare, comunque, che mentre le Regioni del Nord confermano una capacit di investimenti superiore alla media nazionale, come evidenziato nelle precedenti analisi poste a base di questo Convegno di Ottobre, le Regioni del Mezzogiorno segnano pesanti ritardi ed alcune di esse riescono ad impegnare solo la minima parte dei fondi stanziati. E infatti, la politica di contenimento della spesa pubblica, traducendosi in tagli che non gravano tanto sulla spesa corrente, sostanzialmente rigida, quanto sugli investimenti e, in particolare, su quelli in opere pubbliche, sta accentuando il distacco tra alcune aree del Nord, maggiormente integrate con leconomia internazionale, ed il Mezzogiorno, il cui tasso di crescita prossimo allo zero. Il tutto in un quadro di difficolt recate dalla modifica del Patto di Stabilit, che,

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a partire dal 2007, impedendo a gran parte dei Comuni non muniti di risorse proprie la stipulazione di mutui per realizzare investimenti, ha fatto registrare nel primo semestre dellanno un sensibile rallentamento degli appalti. In attesa di un quadro normativo meglio definito, a livello nazionale e locale, quale allora limpegno richiesto ad una banca che senta la responsabilit sociale del Paese e del territorio? La scelta obbligata una sola e consiste, a fronte delle crescenti recriminazioni sul non fare, in una politica propositiva e propulsiva del fare in concreto, soprattutto attraverso strumenti innovativi pronti a finanziare i progetti in grado di volare e volta ad evitare, nel pieno rispetto della normativa e dei principi interni e comunitari, che il gap esistente crei un distacco incolmabile nei confronti degli altri Paesi industrializzati. Il Gruppo Intesa Sanpaolo, il pi grande gruppo domestico, rappresenta la banca del fare e con il proprio Piano di Impresa, si assunta un forte impegno nei confronti degli azionisti e del Sistema Paese: innanzi tutto, esercitando con forza la leva del credito, a titolo esemplificativo con un incremento nel triennio 2007-2009 di finanziamenti al settore pubblico allargato, ai privati, alle piccole, medie e grandi imprese per circa 100 miliardi di euro; creando, inoltre, una Business Unit Public Finance, che io qui rappresento, dedicata alle infrastrutture, allo sviluppo del territorio ed alla collaborazione tra pubblico e privato; testimonianza importante di tale impegno, daltra parte, costituita dal rilevantissimo contributo all'erario derivante dal reddito del Gruppo (circa 10 miliardi di tasse). In particolare per quanto concerne la finanza pubblica, Intesa Sanpaolo ha erogato, al 31.12.2006, finanziamenti a favore del Paese per decine di miliardi di euro, con interventi che spaziano dal finanziamento delle spese di investimento degli enti sul territorio, dei Ministeri e delle societ pubbliche coinvolte nella realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, al sostegno all'equilibrio finanziario del servizio sanitario, alle anticipazioni di tesoreria e del gettito dell'Agenzia delle Entrate. Solo nel 2006, per citare un esempio tra molti, in risposta alla gravosa e talvolta insostenibile pressione finanziaria che grava sui fornitori del servizio sanitario, causata dagli strutturali ritardi di pagamento da parte di ASL e Regioni, siamo intervenuti con oltre 2 miliardi di liquidit, immessa attraverso operazioni di finanza strutturata nel tessuto di imprese sanitarie dei territori maggiormente in crisi. Inoltre, attraverso lo strumento della finanza di progetto, senza gravare sui conti pubblici, Intesa Sanpaolo ha guidato e sta guidando attraverso le proprie unit dedicate al Public Finance la strutturazione di progetti infrastrutturali per investimenti complessivi pari a circa 30 miliardi, che in larga parte guardano al futuro. Ma Intesa Sanpaolo si anche impegnata, attraverso un uso responsabile e diretto del credito, per sostenere le iniziative di imprese e privati che possono accrescere la competitivit del Paese: basta ricordare i programmi per finanziare gli investimenti delle piccole e medie imprese destinati allinnovazione tecnologica e di processo ("Intesa Nova" lato Intesa 254 milioni erogati cumulativamente a fine 2006 e "Ricerca Applicata" lato Sanpaolo stanziati oltre 130 milioni nel 2006), ed i programmi di sostegno finanziario agli studi universitari ("Intesa Bridge" lato Intesa concessi cumulativamente a fine 2006 2.300 prestiti, per un importo pari a 17 milioni). N ci si dimenticati delle fasce pi deboli e meno tutelate della societ: un ultimo significativo esempio l'accordo che Intesa Sanpaolo ha recentemente stipulato con INPS, prima tra le banche italiane, per la cessione del quinto della pensione, accordo che migliora concretamente le possibilit dei circa 8 milioni di pensionati di accedere al credito in tempi rapidi e a condizioni estremamente favorevoli. Posso concludere affermando che le due Banche che rappresento ed il Gruppo al quale esse appartengono abbiano ampiamente dimostrato la disponibilit a compiere uno sforzo continuo per divenire partecipi del motore di crescita, non solo economica, del Paese. Sforzo che devessere fatto tenendo nella massima considerazione i valori che il Paese possiede, in termini di capacit, tradizione giuridica ed economica, e che troppo spesso vengono dimenticati. La nostra storia e la nostra cultura testimoniano la presenza di questi valori, che non sono una variabile indipendente rispet-

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to alleconomia. Lo stesso welfare che una conquista e un valore che deve esser tutelato e conservato, ha bisogno di essere sostenuto da uneconomia forte, strutturata e in grado, quindi, di guardare ad un futuro di crescita. Si deve per trovare il collante per rimettere insieme i pezzi. Ed in questo s che ognuno pu fare la sua parte e pu fare anche di pi. Le istituzioni bancarie che operano con una rete capillare sul territorio possono, dal canto loro, porsi in grado di svolgere unimportante funzione di coesione e di coerenza del sistema. Daltra parte, questa la vera sfida per il futuro: in un contesto cos definito, competitivit e sistema Paese divengono un imprescindibile tuttuno. Non erano in tanti a crederci. La Ferrari, per, ha vinto il campionato del mondo. Ha vinto facendo squadra e rispettando le regole. Sono convinto che lItalia sapr fare squadra nel rispetto delle regole a presidio della crescita e che torner a vincere.

Chairman
Questo accenno alle possibilit di successo mi sembra di buon augurio, e ringrazio Mario Ciaccia. Diamo la parola adesso a Oriano Giovanelli. Oriano Giovanelli presidente di Legautonomie, stato per due mandati sindaco di Pesaro, attualmente deputato al Parlamento, nella Commissione Affari Costituzionali. Solo una parola: stato una delle vittime del federalismo applicato si parlava prima con De Felice del fatto che gli enti virtuosi fossero stati spesso penalizzati in quanto il comune di Pesaro stato un Comune normalmente virtuoso e normalmente penalizzato. Se ti ricordi, Giovanelli, abbiamo scritto anche sul Sole 24 Ore pi volte su questo argomento. Prego.

Oriano GIOVANELLI
Intanto grazie per linvito e grazie anche per il contributo fornito dalla ricerca, che a me sembra di grande valore e, letta con i miei occhi, rincuora, nel senso che ci conferma in alcune convinzioni che, in questi ultimi anni, abbiamo costantemente cercato di portare avanti. Io credo che senza dubbio noi, per uscire da una situazione di transizione gi troppo lunga, abbiamo bisogno di quella leale collaborazione fra i diversi livelli istituzionali che puntualmente si invoca. Per questa leale collaborazione deve essere accompagnata da una premessa: bisogna percorrere fino in fondo il percorso federalista, non si pu rimanere in mezzo al guado e soprattutto non si pu tornare indietro. Questo concetto bisogna averlo assolutamente chiaro e deve essere condiviso. E, per quanto mi riguarda, sintetizzerei questa necessit con una affermazione, che non un giudizio etico morale, ma una constatazione che dopo questa ricerca trovo ulteriormente confermata: lItalia danneggiata da un insopportabile centralismo. Insopportabile, ripeto, non in termini di giudizio etico morale, ma in termini di sostenibilit, poich questo centralismo non pi sostenibile. come se noi, avendo deciso di giocare una determinata partita, quella scritta nel titolo quinto della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana, avessimo un attore sicuramente non secondario, un giocatore sicuramente fondamentale, lo Stato centrale, che continua a giocare unaltra partita, che continua a giocare

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la partita precedente, e questo di una pesantezza, ai fini della tenuta del sistema, che appunto rende questa situazione assolutamente insopportabile. Di questo occorre avere piena coscienza e, mentre capisco ma non giustifico un sistema politico come il nostro, frammentato, molto auto referenziale, con partiti che si guardano lombelico e che quindi nella loro autoreferenzialit e nel loro verticismo tendenzialmente sono portati ad avvalorare una visione centralista, oggettivamente non capisco perch sul tema del percorrere fino in fondo la strada del federalismo abbiamo perso per strada alcuni attori, che erano stati protagonisti della prima fase di questa riforma, e in particolare Confindustria. Eppure questa ricerca ci dice che l84% degli investimenti si fa oggi grazie al sistema locale, Regioni e Autonomie. L84%! E questa ricerca dimostra il fallimento totale, adesso uso termini forse un po troppo secchi, della legge obiettivo, viziata, fin dalla sua origine, da un centralismo fuori dal tempo. E credo che la mancanza di attori sociali importanti che stimolino il sistema politico a portare fino in fondo il percorso federalista sia una cosa che si avverte negativamente e che vada rilevata in questa sede. Io trovo che, come dimostra lo studio, abbiamo passato degli anni direi terribili, dal punto di vista della coerenza del sistema. Nel 2001 si approva, il 7 ottobre con il referendum, il nuovo titolo quinto della seconda parte della Costituzione, della Costituzione ribadisco, non di una leggina di spesa. E invece di muoverci nel senso della attuazione di quella previsione cominciano cinque anni in cui, come dimostra la ricerca, addirittura facciamo dei passi indietro rispetto allautonomia reale, finanziaria, degli enti locali. come aver deciso di collocare responsabilit, competenze importanti per la vita e lo sviluppo del paese, in capo a Regioni, autonomie locali, e non fidandosi fino in fondo, anzi sentendosi minacciati, perch questo in fondo il ragionamento, in poteri e prassi consolidati di tipo politico, burocratico, di gestione delle risorse economiche, si sia nel contempo deciso di condizionare, di limitare e svuotare questa scelta, non solo tenendo le briglie strette che pu essere comprensibile ma chiudendo i rubinetti dellautonomia finanziaria rispetto alla situazione antecedente. In verit la ricerca dimostra che con questo atteggiamento abbiamo rischiato di abbassare la soglia non solo dellautonomia ma anche della responsabilit, che quel disegno costituzionale doveva produrre; e quindi abbiamo avuto effetti di bilancio qualche volta perversi. I decreti taglia spese sono stati emblematici, sono state delle vere e proprie invasioni di campo. Cosa hanno prodotto? Hanno prodotto occultamento e dilazione dellaccertamento della spesa fino al ricorso, da parte di tanti comuni e altri enti locali, a quei poco sani derivati, che rischiano concretamente di produrre un fenomeno per il quale ad una boccata immediata di ossigeno, a una liquidit immediata, corrisponde lindebitamento dei pronipoti, quando non anche il dissesto finanziario. Ma questo fenomeno figlio in gran parte dalle scelte centrali, del mancato rispetto dellautonomia, del non averla voluta fondare su dei capisaldi certi, forti, in modo tale che un ente, come si dice dalle mie parti, pochi maledetti e subito, possa programmare con sue risorse certe il proprio lavoro, e non dipendere continuamente dagli umori di un esecutivo, dalle sue necessit, dalle sue urgenze. Il sistema federale, se lo vogliamo portare fino in fondo, comporta che non ci sia pi la possibilit di queste invasioni di campo, e che lautonomia venga rispettata, come costituzionalmente dovrebbe essere. Non stato cos con i decreti taglia spese, e non cos, io e il signor Ministro Chiti ci siamo confrontati su questo anche recentemente, neanche oggi a partire da questa vicenda dellIci, lo dico senza accentuare i toni. del tutto evidente che, nel momento in cui si vuole intervenire con una manovra centrale sullIci, che il caposaldo di quel po di autonomia che abbiamo, si va in controtendenza rispetto alla Costituzione e al disegno di legge sul federalismo fiscale approvato dal Governo. Ma non soltanto una questione di principio. Si aumenta la dipendenza, perch quelle mancate entrate dellIci saranno, se va bene, ripianate con dei trasferimenti; quindi aumenta la dipendenza e aumentando la dipendenza diminuisce lautonomia e se diminuisce lautonomia diminuisce anche la responsabilit. Ormai evidente che ci troviamo davanti alla alternativa di attivare un per-

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corso virtuoso o di affermarlo salvo poi negarlo nei fatti creando disastri, basta guardare la sanit. Tutte le volte che siamo intervenuti in emergenza a ripianare i debiti della sanit, abbiamo disincentivato percorsi virtuosi di riorganizzazione del sistema sanitario a livello regionale; e quindi abbiamo creato le condizioni perch ci fosse una riproduzione continua di debito. Allora dobbiamo assumerle fino in fondo, le parole chiave di questa situazione caotica: autonomia, responsabilit e trasparenza. Autonomia, responsabilit e trasparenza, da sottolineare con grande forza, ma, con grande coerenza, da portare fino in fondo. In questo senso credo che ci vogliano delle certezze, come dice il titolo di questa conferenza. La prima certezza che noi dobbiamo uscire da questa transizione, lo dice anche De Felice. Io credo che il sistema delle autonomie che qui questa mattina, modestamente, provo a rappresentare, abbia tutto linteresse che ci sia una stabilit, non dico tanto di questo Governo, poich non compito del sistema delle autonomie tutelare la stabilit del Governo, ma di questa legislatura s, perch non possiamo permetterci unaltra legislatura senza avere approvato il federalismo fiscale. Il disegno di legge sul federalismo fiscale che oggi allesame della Commissione bilancio della Camera, un disegno di legge debole, per c, si tratta di discuterlo, di migliorarlo, di confrontarsi su di esso, in modo tale che possa essere pi rappresentativo di una reale autonomia finanziaria delle autonomie locali e delle Regioni, ma intanto c e non possiamo permetterci che si chiuda unaltra legislatura creando un ulteriore stacco tra la certezza di disponibilit di risorse per gli enti locali (dico certezza perch il federalismo fiscale non tanto un moltiplicatore di risorse quanto un fattore di autonomia) e le funzioni che gli enti locali devono svolgere. Quindi approvare il disegno di federalismo fiscale e approvare anche il nuovo codice delle autonomie locali. Si parla tanto della riforma elettorale: certo che va fatta la riforma elettorale prima che si chiuda questa legislatura una necessit anche dal punto di vista del sistema delle autonomie ma soprattutto vanno approvate queste leggi, e se poi facciamo anche il Senato federale, tanto meglio. Laltra certezza di cui abbiamo bisogno che si riveda il patto interno di stabilit e crescita. Sicuramente gi dallanno scorso, tornando ai saldi, per quanto riguarda il sistema delle autonomie il patto di stabilit ha fatto un passo avanti in termini di maggiore flessibilit nella gestione. Per ci sono due aspetti che vorrei segnalare, che secondo me sono determinanti. Il primo: non c niente di pi ingiusto, voi tutti lo sapete, di trattare in modo uguale situazioni disuguali. Il patto di stabilit stupido, nel senso che rifacendosi comunque a saldi puramente finanziari, e non entrando nel merito delle condizioni specifiche di partenza delle realt locali, non contribuisce a governare problemi e potenzialit. La Lega delle autonomie, pur sapendo che questo pu essere un percorso difficile, pensa che unarticolazione regionale del patto di stabilit sarebbe utile; una contrattazione regionale del patto di stabilit in modo tale che non tutte le Regioni siano chiamate nello stesso modo, non tutte le amministrazioni locali delle singole Regioni siano chiamate nello stesso modo, con le stesse modalit, con le stesse regole, a concorrere agli obiettivi del patto stesso, perch il divario che abbiamo, le differenze che abbiamo fra realt e realt le dobbiamo assumere fino in fondo in unidea federalista, altrimenti continuiamo a guardare a una realt differenziata, con gli occhi di uno Stato centrale che, per stare tranquillo, ha bisogno di vedere tutti nello stesso modo. Il secondo elemento di premiare davvero i virtuosi. Si introduce questo concetto questanno nella legge finanziaria, finalmente, per la virtuosit non pu essere misurata dal fatto che io nel 2005 avevo maturato un avanzo di amministrazione, perch quel dato pu essere conseguito anche da un ente assolutamente non virtuoso che ha occasionalmente venduto un immobile e in quellanno, non avendo speso lintroito, ha realizzato un avanzo. Il parametro non pu essere quello, bisogna che ragioniamo su un paniere, bisogna che ragioniamo sul rapporto tra indebitamento e quantit degli investimenti, bisogna che ragioniamo sulla spesa corrente rapportata al numero dei dipen-

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denti e quindi sulla rigidit del bilancio legata alla spesa per il personale, bisogna che ragioniamo sulla quantit e qualit dei servizi che si erogano a parit di indebitamento di un ente locale. Dobbiamo ragionare su un paniere, in modo tale che individuiamo davvero alcuni criteri condivisi, sui quali misurare una virtuosit un po pi intelligente. La svolta, la svolta dellautonomia nella responsabilit, davvero nel premiare i virtuosi e nel penalizzare coloro che virtuosi non sono. Se non c questo passaggio, noi ci portiamo dietro solo una parvenza di autonomia reale, di responsabilit reale. Terza certezza. Dobbiamo fondare il federalismo su una solidit dei tributi che oggi non c. Abbiamo passato mesi a discutere dellIci, giusto? Come se fosse unimposta che non so quale fiume di denaro mette in moto. vero che per un Comune importante, spesso intorno al 40-50% delle entrate correnti, ma lIci ha un gettito nazionale di 10 miliardi di euro circa, credo meno del Lotto. Quindi di cosa parliamo?! Su un bilancio dello Stato che, se non ricordo male, di 700 miliardi di euro. Come succede negli altri paesi europei, lautonomia finanziaria degli enti locali deve misurarsi sulla compartecipazione reale ai grandi gettiti fiscali, allIrpef, allIva, allora s noi la misuriamo davvero. Lanno scorso si introdotta in finanziaria questa idea della compartecipazione dinamica, ma solo una parvenza, percentuali ridicole rispetto a quello che sarebbe necessario. Dobbiamo avere certezza che non possiamo fondare lautonomia soltanto sui tributi che attualmente vengono riferiti a Comuni,province e regioni: Ici, accise, Irap. Non sono gettiti sufficienti come entit, e non sono progressivi; non possono essere spremuti ulteriormente oltre quanto abbiamo gi fatto. Per fondarci sopra unautonomia reale, bisogna che ci sia una compartecipazione forte e significativa ai grandi tributi progressivi che ci sono nel paese, lIrpef e lIva, e questo oggi non c e non c scritto neanche nella legge in modo sufficientemente chiaro e forte. Laltro elemento quello della perequazione. Un sistema federale ha bisogno di regioni forti, qui c una responsabilit a mio parere dei comuni molto alta: il federalismo passa per nuove e forti regioni, ostacolare questo processo controproducente anche per i comuni. Per questo il sistema perequativo che la legge prevede in diversi fondi va gestito attraverso una vera e propria governance regionale, che scongiuri larbitrariet delle singole regioni, ma nel contempo tolga allo stato centrale in materia di finanza degli enti locali quel ruolo di terminale unico cui si rivolgono volta a volta gli altri livelli di governo. Capisco certe preoccupazioni dei comuni ma non possiamo ricadere nel centralismo statale sotto altre spoglie. Non ci deve essere nessun Comune, tranne Roma, che ricordata in Costituzione come Roma capitale, che tratta direttamente i fondi perequativi con lo Stato centrale, un errore indebolire le Regioni, se vogliamo costruire il federalismo. Ancora un elemento rispetto alla questione della perequazione: la perequazione non pu essere la garanzia per gli inefficienti di continuare ad esserlo. Va detto questo con chiarezza, in particolare nei confronti delle amministrazioni del sud, dove la bassa capacit fiscale anche aggravata da una tendenza generalizzata, piuttosto ampia, a non usarla quella capacit fiscale. Dobbiamo assolutamente mettere in condizioni le amministrazioni del sud di assumersi le loro responsabilit e di essere valutate, aiutate, attraverso fondi di perequazione reali, che non possono essere, lo sappiamo, della durata di qualche anno, ma non possono neanche avere una prospettiva a babbo morto. Devono attivare una progressiva responsabilizzazione delle amministrazioni, e mi riferisco ripeto in particolare a quelle del sud. Esiste un problema sanit, che legato allaccumulo dellindebitamento che le Regioni ormai hanno maturato. Secondo me questo capitolo va trattato a parte. La sottostima del finanziamento e i ritardi con i quali lo Stato centrale eroga i trasferimenti alle Regioni per la sanit, ha creato una tendenza allindebitamento molto alta, ma anche lalibi per evitare politiche di razionalizzazione molto forti. Quindi bisogna arrivare a definire fattori stringenti sulla sanit, che per comportano anche un aggiornamento di quanto lo Stato deve mettere sul piatto ade-

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guandolo alla realt. Ci vuole unoperazione verit che consenta di superare la sottostima iniziale che si verificata quando la responsabilit della sanit stata trasferita alle Regioni. Concludo, perch penso di avere gi esaurito i miei 15 minuti, richiamando ancora una volta la questione degli investimenti. Vedete, non soltanto l84% degli investimenti si fa in sede locale, ma anche le esperienze pi importanti di finanza innovativa, project financing e simili, si fanno ormai a livello locale. Il punto , e concludo su questo, che ovviamente queste modalit di finanza innovativa, che sono quelle che hanno consentito anche agli enti locali di maturare un rapporto nuovo tra pubblico e privato e di misurare anche le proprie strutture amministrative con le esigenze del privato in termini di tempistica e sostenibilit economica, sono esperienze che maturano l dove hanno una redditivit, e questo aggrava ulteriormente il divario con il sud. Ho ripreso questo concetto, perch se noi mettiamo in fila la debolezza del sistema politico, la questione della sicurezza, gli effetti che una politica fiscale e finanziaria centralista ha prodotto sulle realt meridionali piuttosto che in quelle del centro nord, e la questione del ritardo anche negli investimenti fatti attraverso la finanza di progetto o comunque con finanza alternativa, mettiamo insieme un pacchetto che evidenzia che il sud rischia di allontanarsi ancora di pi, che c un rischio allontanamento del sud ancora pi grave, dalle Regioni del centro nord. Paradossalmente questo si ritiene che debba essere limitato da uno Stato centrale forte, invece assistiamo a questo processo a mio avviso proprio a causa dellassenza di un federalismo vero. E lidea che il federalismo premi soltanto le Regioni pi forti sbagliata. Noi abbiamo bisogno di percorrere fino in fondo il tema del federalismo, lautonomia, la responsabilit e la trasparenza, proprio per cercare di dare al sud le condizioni per recuperare il proprio ritardo. Grazie per lattenzione.

Chairman
Grazie a Oriano Giovanelli, che ci ha proposto la sua relazione con la consueta chiarezza, alzando ovviamente la palla sia al Governo che a Confindustria. Che quindi saranno i nostri due prossimi relatori. Do la parola a Vannino Chiti.

Vannino CHITI
S, grazie, io dovr appunto fare un intervento abbastanza schematico per molti aspetti. Ringrazio per questo invito e per questa iniziativa di Intesa Sanpaolo e per quelle precedenti che si sono svolte; come prima considerazione vorrei dire che queste iniziative, tra cui la stessa ricerca che ha presentato stamani il dottor De Felice, mi fanno venire in mente come sia molto importante, anche necessario, che queste tematiche siano, in questo modo, discusse e approfondite anche in altre sedi, che non siano soltanto quelle istituzionali o quelle, diciamo, degli addetti ai lavori, di chi impegnato in questo momento nelle attivit politiche; questo confronto molto importante, da questo punto di vista. Oriano Giovanelli faceva appello a Confindustria. Io faccio appello ai Sindacati, allUniversit, a tutti, perch quando si discute di leggi elettorali, di riforme, di federalismo, di regole, si tratta di temi che non riguardano solo chi in quel momento esercita una determinata funzione, ma tutte le componenti della societ, nei suoi vari aspetti e nelle sue diverse manifestazioni. Al tempo stesso mi

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veniva in mente il problema di come si possa fare, anche quando si svolgono queste iniziative positive, come stamani, che ho molto apprezzato, come si possa poi riuscire a mettere in relazione certe riflessioni con le sedi decisionali, come si possa riuscire a far s che queste riflessioni possano poi realmente incidere sulla decisionalit della politica, almeno come punto di riferimento su cui misurarsi, di cui il decisore politico possa e debba tenere conto e fare tesoro, il che costituisce un problema altrettanto rilevante; si rischia, altrimenti, di cadere nella settorializzazione della societ, si rischia la settorializzazione anche in ogni altro tema, se non si favoriscono meccanismi di scambio proficuo ed efficace dei diversi punti di vista, provenienti dai diversi settori in cui la societ articolata. Seconda considerazione. Allinizio il dottor Mochi Sismondi dava una definizione dello sviluppo sostenibile che io condivido, rispetto al tema: sviluppo sostenibile, autonomie territoriali e regole. In alcuni paesi europei si parla di sviluppo sostenibile e duraturo, perch si intende appunto uno sviluppo che abbia al tempo stesso caratteri di coesione, che assicuri una buona occupazione, uno sviluppo equilibrato, temi che sono legati sempre di pi anche alle questioni ambientali. Da questo punto di vista si avuta una progressiva evoluzione, gi a livello di riferimenti nei Trattati dellUnione Europea. Non li ripercorro, anche perch sono ormai in qualche modo incorporati nel nuovo trattato di Lisbona, che fa ripartire, come ci auguriamo tutti (tutti siamo infatti impegnati in questa direzione) la costruzione politica dellUnione Europea; ma, voglio anche dire, la fonte comunitaria cui si deve in buona sostanza lingresso nel nostro ordinamento della nozione di sviluppo sostenibile (anche nella sua accezione di impegno giuridico) non costituisce lunica origine e lunica base di sostegno di questo importante valore nel nostro ordinamento giuridico: questo concetto in realt gi in nuce contenuto nella nostra Costituzione. E poich lanno prossimo ricorrer il 60 Anniversario della Costituzione italiana, mi piace dire, in questa sede, che ancora oggi si presentano continue occasioni per rilevare ed apprezzare la grande modernit e attualit dei valori contenuti nella nostra Carta fondamentale. Mi piace, dunque, ribadire che io penso che la Costituzione, nella sua architrave di fondo, per i suoi principi fondamentali, sia tuttora valida e vada apprezzata nella sua ancora attuale modernit. Ci anche se sotto altri profili, riguardo, ad esempio, a una parte del nuovo Titolo quinto, dove stata cambiata, nonch per altre cose, come dir, che riguardano la forma di Governo, sembra richiedere taluni aggiornamenti: io penso per, contrariamente ad alcuni che sostengono la sua non rispondenza alla situazione attuale (in realt una minoranza, perch a questo proposito c stato anche un referendum), che dobbiamo fare uno sforzo perch la Costituzione sia, come si direbbe in Francia, lidea repubblicana dellItalia. Il dottor Ciaccia faceva riferimento prima e io condivido questo richiamo al fatto che ci sono dei valori che stanno illanguidendo, mentre abbiamo bisogno di valori che siano di riferimento comune, prima di dividerci in forze politiche, sindacali, ognuno per quello che deve fare. E io penso che la Costituzione possa costituire uno di quei valori forti che possano fungere da denominatore comune, poich la Costituzione contiene numerosi, importanti valori di riferimento che richiedono di essere ribaditi e difesi. Ad esempio, e mi ricollego al tema dello sviluppo sostenibile, larticolo 41 della nostra Costituzione, scritta prima dei trattati europei, dice, da questo punto di vista, che liniziativa economica privata libera, non pu svolgersi in contrasto con lutilit sociale, in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert, alla dignit umana. Secondo me qui c lo spirito che deve ispirare la visione dei compiti di uno Stato moderno e che possiamo intendere per sviluppo sostenibile in senso pi ampio. La Costituzione contiene gi, dunque, unefficace espressione di sintesi del valore racchiudibile nella formula sviluppo sostenibile. Laltra considerazione che voglio fare a questo proposito, anche questa in modo assai schematico, che uno sviluppo sostenibile e duraturo ha bisogno, per affermarsi, di una efficace organizzazione della democrazia, poi dir a quali condizioni. Non esiste la possibilit di avere uno sviluppo sostenibile e duraturo, di raggiungere questo obiettivo nel mondo moderno, con regimi che siano regimi non demo-

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cratici. Anche se, poi, le forme con cui vive la democrazia sono le pi diverse. E aggiungo, perch ne sono convinto e non solo perch il tema di stamani, che uno sviluppo sostenibile e duraturo ha anche bisogno di un autogoverno dei territori in un quadro generale di coesione del Paese e di visione europea. C un nesso virtuoso tra questi momenti, a condizione che ci siano regole che siano condivise, che siano certe, che definiscano il funzionamento delle istituzioni, non soltanto il riferimento che si faceva allimmagine della Ferrari, che io accolgo in questo senso, non soltanto della precisazione delle competenze principali di ognuno, che certo deve essere fatto, ma nel senso che sempre di pi ci saranno competenze la cui gestione richiede, oltre alle responsabilit definite, laltro elemento che si chiama cooperazione; e noi, nel nostro Paese, dobbiamo imparare, a tutti i livelli, tra Stato centrale, Regioni e autonomie, ma anche allinterno delle Regioni tra Regioni, Province e Comuni, e poi tra istituzioni, organizzazioni della societ civile, questo tema che si chiama cooperazione e che incrocia fortemente i concetti di responsabilit e autonomia, anche finanziaria, di cui discutiamo stamani. Spesso, quasi sempre, rispetto a grandi scelte su come modernizzare le infrastrutture o come realizzare le condizioni che consentono lo sviluppo, la domanda non il se, la domanda il come. Io penso, da questo punto di vista, che vero che esistono problemi di riparto delle competenze, che ad oggi soltanto la Corte Costituzionale, rispetto al nuovo articolo 117 del nuovo Titolo quinto della seconda Parte della Costituzione, ha in parte risolto; sarebbe bene, potendo, che a questo sforzo di razionalizzazione della Consulta corrispondesse anche la risistemazione normativa dellattribuzione delle competenze, almeno per quanto riguarda appunto le grandi infrastrutture, lenergia e per alcuni aspetti anche i temi del mercato del lavoro. Ma diciamo, in questo quadro, senza alterazioni sostanziali dellimpianto di fondo del nuovo Titolo V. Seconda considerazione, altrettanto schematica. Sono daccordo con una affermazione che faceva, al termine del suo intervento, Giovanelli, e cio che dobbiamo avere presente, pi di quanto abbiamo fatto sinora, che il percorso del nostro federalismo deve porsi dentro un quadro europeo. La necessit di collocare il nostro federalismo nella giusta dimensione europea nasce da quello che un carattere tipico e ineliminabile dei nostri tempi, nasce da quel fenomeno di sempre pi ampia e intensa integrazione sopranazionale che chiamiamo globalizzazione; nasce, per un altro verso, dal fatto che lItalia convintamente impegnata sin dalla sua rinascita democratica del secondo dopoguerra a costruire una democrazia a livello soprannazionale, la costruzione dellUnione Europea, dellUnione politica dellEuropa. In tutta Europa, peraltro, al processo di costruzione dellUnione corrisponde, allinterno dei singoli Stati, sia pur con diverse gradazioni e con diverse modalit, un forte processo di ampliamento delle autonomie territoriali. Ci sar dunque un motivo se, per vie diverse, tutti gli Stati nazionali europei sono impegnati a riformarsi e il senso di queste riforme nella direzione di una maggiore, per quanto diversa da paese a paese, responsabilit e autonomia. Lo diceva allinizio, mi pare, il dottor Mochi Sismondi: anchio sono per tenere sempre unito il binomio diritti-doveri; uno dei primi patti che dovremmo fare che, quando diciamo diritti, dobbiamo dire anche doveri, e quando diciamo autonomia dobbiamo dire anche responsabilit. Tutti i paesi europei per si sono posti questi problemi, la Germania per tempo, ma anche Spagna, la stessa Francia, la Gran Bretagna; e quindi non ci pu essere alternativa; non si pu tornare indietro; per noi il federalismo non come altrove la risposta al bisogno di tenere oggi unito un paese che ha diverse etnie o diversi popoli, non questa la nostra realt. Il problema per noi diverso, ed il seguente: il federalismo deve servire a promuovere i territori in un quadro di coesione nazionale e costruire un ambiente democratico, di coesione sociale, di sviluppo nel senso pi ampio. Per dirla in una parola che a me piace molto del resto nei testi che hanno affrontato il problema delle diversit regionali noi abbiamo bisogno di senso civico; il senso civico non un residuo del passato, una virt del presente che pu aiutare, che pu servire a fare squadra, a fare funzionare al meglio le rego-

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le, le istituzioni e a far progredire le realt. Ultima considerazione, un pochino meno schematica, forse, quella sulla situazione del nostro Paese, nella fase in cui ci troviamo. A questo proposito, la ricerca ci ha dato alcuni elementi che colpiscono, ad esempio il fatto che negli ultimi cinque anni, da quando abbiamo messo in Costituzione competenze rafforzate per i Comuni e per le Province, e abbiamo dato un pi forte potere legislativo alle Regioni, non aumentato il volume delle risorse messe a disposizione delle Regioni e delle Autonomie locali. Non tutti i paesi europei hanno dato alle Regioni una competenza legislativa, ci sono anche quelli in cui c stata una riduzione dellautonomia finanziaria, insomma dellautonomia nellutilizzo delle risorse disponibili; questo la dice lunga su una divaricazione che complica la vita. Ho gi detto di alcuni altri aspetti delle regole e delle competenze. Da questo punto di vista, molto interessante il tema dellincidenza dei trasferimenti, cui corrisponde anche un aumento del deficit; questo ci rimanda al duplice aspetto autonomia-responsabilit e allaltro tema, che stato affrontato in termini che condivido dal dottor Ciaccia, del dualismo del sistema italiano, che dobbiamo per riuscire, anche con una diversa organizzazione istituzionale, a far diventare non una palla al piede, ma una opportunit di sviluppo dellintero paese. Il federalismo in Italia non ha allora n compiutezza di cornice istituzionale, n di autonomia e di responsabilit finanziaria. Ho gi detto di alcune sovrapposizioni che ci sono, e cos di alcune complicazioni decisionali. La nostra democrazia una democrazia (limmagine consunta, ma non me ne viene unaltra) che davvero un po a met del guado. Restando in questa situazione il sistema istituzionale italiano in questo momento indefinibile: da un lato un centralismo, che da noi ha sempre funzionato in modo approssimativo, che non c pi; dallaltro lato le Regioni e le autonomie, che sono in parte dotate di nuove e maggiori competenze, senza che a queste nuove e maggiori competenze corrispondano per le conseguenti responsabilit e le connesse risorse certe; per altro verso, in questo quadro di insufficiente definizione delle risorse e delle responsabilit, le autonomie territoriali non sono sollecitate ad avere presente, anche dal loro punto di vista, di decisione e di responsabilit, il quadro di riferimento generale del paese. Aggiungerei anche unaltra cosa (questa proprio tra parentesi), con riferimento alla mia esperienza pi lunga, che quella di Sindaco e di Presidente di Regione (unesperienza, quindi, che certo non posso dimenticare): posso assicurare al dottor Ciaccia che tra le questioni che ritardano la modernizzazione delle infrastrutture o di altri interventi ci sono certamente quelle citate (risorse non certe, tempistica, veti, eccetera) ma c anche il fatto che in Italia nessuno vuole perdere, nessuno accetta di avere torto o di non poter essere favorito, in una determinata vicenda. Se c un appalto il secondo classificato che contesta e ricorre al TAR, anche se poi per fortuna il TAR uno dei settori della giustizia amministrativa che funziona meglio e con grande efficacia; c troppa litigiosit, c una sistematica propensione alla contestazione, e mai che qualcuno sappia ammettere di non aver ragione o sappia accettare serenamente che la scelta nellinteresse pubblico pu comportare alle volte un inevitabile e ragionevole sacrificio dei propri interessi. Ecco, bisognerebbe anche riconoscere che a volte si pu perdere, insomma, che si pu vincere la volta dopo. Anche la Ferrari ha vinto allultima corsa il titolo, ma insomma stata seconda fino allultimo. Allora, c un problema di sistemazione della governance istituzionale, che tenga conto e porti a compimento il federalismo, e questo riguarda, secondo me, la riforma del Parlamento e un forte Governo parlamentare che vi sia collegato. Noi non ci possiamo permettere, se vogliamo essere una democrazia che abbia capacit di decidere, due Camere che hanno le stesse competenze e le stesse funzioni. Ciaccia giustamente si riferiva ai servizi pubblici locali, il cui disegno di legge di riforma al tredicesimo mese di gestazione nellaula del Senato (poi si dice: perch fate i decreti? e a volte anche: perch mettete la fiducia sui decreti?); ma io potrei dire che le uniche liberalizzazioni che sono state approvate sono proprio quelle che abbiamo messo in un decreto su cui abbiamo dovuto poi chiedere anche la fiducia, perch quella che il mio amico Bersani chiama lenzuolata un disegno di legge approvato a marzo alla Camera, ma che ora ancora al

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Senato, e sarebbe stato lo stesso se fosse accaduto linverso (non che il Senato lavora a rilento, non questo), perch il problema proprio quello del dualismo, del sistema di bicameralismo paritario; non cos negli altri paesi europei e bisogna che non sia cos nemmeno in Italia; bisogna e io mi auguro che vada avanti quel progetto di riforma che ha costruito la Commissione Affari Costituzionali, che in discussione alla Camera in questo momento che si arrivi a una Camera politica eletta direttamente dai cittadini, in cui ci sono parlamentari eletti da cittadini con unaltra legge elettorale, non con 38 candidati in liste bloccate, che controlli e dia la fiducia ai Governi, e una seconda Camera questo il punto collegato al disegno federale che sia la Camera delle autonomie; e che quindi non abbia competenze paritarie, o meglio le abbia solo su alcuni temi: cambiamenti della Costituzione, leggi elettorali, ratifiche internazionali, attuazione dei temi concernenti il rapporto Stato centrale, Regioni, autonomie; sugli altri temi, invece, non abbia lultima parola; e non sia formata da parlamentari elettivi, ma sia costituita da rappresentanti di Regioni e di autonomie. Con questa riforma noi solleciteremo, nel futuro, i Sindaci, i Presidenti di Province e di Regioni, ad avere la virt non soltanto di amministrare i loro territori, ma di non scadere nel localismo, che una cosa diversa, di saper promuovere i territori in un quadro di visione nazionale, senza di che non c squadra, senza di che non si prendono le decisioni. Ultima considerazione: per quanto riguarda il Governo, noi abbiamo mandato in Parlamento la proposta che attua integralmente il Titolo quinto, il nuovo codice delle autonomie locali, che attribuisce a comuni e province un consistente nucleo di competenze sulla base del dettato costituzionale, ma che dice anche che c un criterio di adeguatezza con in quale queste competenze devono essere svolte. In ragione di ci, o si raggiunge questo livello di adeguatezza o quelle competenze non le si possono avere, le si attribuisce a qualcun altro. In questottica il progetto di legge delega sul federalismo fiscale a me pare abbastanza coerente. Io mi auguro che il Parlamento possa discuterne quanto prima e varare questa riforma al pi presto, perch a quel punto saremo un p meno in mezzo al guado. Infine, su alcune delle questioni cui faceva riferimento Giovanelli sullavanzo di bilancio, sul paniere dei criteri, io sono daccordo, ma voglio terminare davvero con due sottolineature. La prima: nessuno pu leggere il federalismo fiscale, appunto, solo come autonomia, ma non anche come responsabilit, come se non ci fosse quello che per lItalia il debito strutturale pi alto tra i paesi delleuro. Io penso che bisogna dire agli italiani con grande chiarezza e coraggio che noi abbiamo bisogno, chiunque governi (e sarebbe bene che ci si sfidasse su questo tema tra le parti politiche), di anni in cui questo paese non esca dai binari di un risanamento rigoroso, perch se con una finanziaria pesante (non voglio ridiscuterla ora, mi riferisco a quella dello scorso anno) si sono risolti i problemi del rapporto annuale tra deficit e Pil, resta il problema che il nostro debito strutturale pari al 105%, mentre quello della Grecia poco pi del 100%, e quello della Francia, della Gran Bretagna e della Spagna, alle quali dobbiamo guardare, non una criticit, perch sono poco sopra al 60%, che appunto il limite posto dallUnione Europea. dunque questa la strada che dobbiamo seguire, e il federalismo fiscale deve servire a perseguire questo obiettivo. Mi conforta il dato che pi trasferimenti vogliono dire pi deficit e che pi assunzioni di responsabilit vogliono dire meno deficit. Lultima considerazione che io, al di l della politica, provo sconcerto quando sento dire che non il tempo delle riforme, o che il tempo delle riforme scaduto. Questo un tempo urgente di riforme, se c un minimo di saggezza, questo il tempo in cui si debbono trovare intese, non solo accordi di maggioranza, per discutere e approvare il codice delle autonomie e il federalismo fiscale, la riforma del Parlamento e quella del Governo parlamentare. Ma vi pare normale che lunico in Italia che formalmente non pu modificare, cambiare i membri di un Governo, il Presidente del Consiglio? Mentre il Sindaco del pi piccolo Comune, il Presidente di una provincia o di una Regione lo pu fare? Funziona cos? normale o no che in un sistema di governo parlamentare, come in Spagna, come in Germania, sia la Camera che elegge il Presidente del Consiglio e poi

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sia il Presidente del Consiglio che fa il Governo? Allora vogliamo muoverci in questa direzione? Ecco, io penso che questo il tempo delle riforme, che rischia invece di essere il tempo che scade, al di l del fatto se si collocati nella maggioranza o allopposizione, per le intere classi dirigenti che questo lassurdo italiano hanno una convergenza di merito sulle scelte che si dovrebbero fare, ma non sono coerenti e conseguenti nellassumersi la responsabilit per portare avanti le convergenze, perch prevalgono le ragioni contingenti della contrapposizione politica. Io credo che sia questo che lItalia non si pu permettere, e che i cittadini italiani non condividono. Grazie.

Chairman
Grazie al Ministro Chiti. Ha sollevato il tema del tempo, tema a cui lindustria sempre stata particolarmente attenta. La necessit di un quadro di certezze e la consapevolezza del fatto che non c tempo da perdere sono temi sui quali Confindustria ha recentemente intensificato i richiami. Darei la parola quindi a Edoardo Garrone, che di Confindustria vicepresidente, oltre che essere il presidente del comitato tecnico per le riforme istituzionali e il federalismo. Prego.

Edoardo GARRONE
Alla domanda se vi sia o meno coerenza tra nuove regole e funzionamento complessivo del sistema paese vorrei rispondere subito, per poi sviluppare le mie considerazioni. Da imprenditore, cos come da cittadino, credo che la risposta non possa che essere, purtroppo, negativa. LItalia, nonostante qualche progresso recente, continua ad essere in fondo alle graduatorie che valutano le condizioni del fare impresa: siamo al 53 posto secondo lultima classifica della Banca mondiale. E siamo caduti al 107 posto per la capacit di attrarre investimenti dallestero. Riusciamo a intercettare solo una piccola percentuale dei flussi di investimento, che nel mondo sono diventati enormi grazie alla globalizzazione. Si ha la sensazione che lItalia, insomma, stenti nella corsa alla modernizzazione, appesantita da sistema burocratico lento e macchinoso e da un sistema politico che sembra sempre pi incapace di dare risposte, imbrigliato in un gioco di veti incrociati. Come Confindustria, abbiamo seguito e seguiamo con attenzione i provvedimenti di riforma che il Governo, cos come le Camere, hanno presentato dallinizio della legislatura ad oggi, convinti che un sistema istituzionale che funziona consente tempi rapidi per decidere e scelte basate non solo sul consenso di breve periodo. Per tali ragioni, abbiamo partecipato, con seriet e interesse, allindagine conoscitiva svolta dalle Camere in relazione allattuazione del titolo V, chiedendo, in primo luogo, lattuazione delle disposizioni vigenti, e solo in seconda istanza la revisione, chirurgica, di alcune norme costituzionali; abbiamo plaudito al DdL sui servizi pubblici locali, sul quale abbiamo espresso, sin dallinizio, un giudizio sostanzialmente positivo, soprattutto in termini di principi, perch ribalta completamente il ruolo del ricorso al mercato nella gestione del servizio pubblico; abbiamo seguito con interesse la decisione del Governo di riscrivere lattuale Testo Unico degli Enti Locali attraverso il c.d. Codice delle Autonomie, condividendone gli obiettivi di fondo, di semplificazione e responsabilizzazione. Abbiamo visto nel testo loccasione per ridefinire i rapporti tra i

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diversi livelli di governo, stabilendo, finalmente, chi fa cosa, in ossequio ai principi di sussidiariet, razionalizzazione ed adeguatezza e guardiamo con interesse lintroduzione del principio di sussidiariet orizzontale, importante strumento di collaborazione tra pubblico e privato; stato apprezzato il provvedimento teso a ridurre i costi della politica, in parte confluito in Finanziaria, nei passaggi in cui viene ridotto il numero di consiglieri comunali e provinciali, o vengono ridefinite le circoscrizioni comunali; abbiamo, infine, chiesto con forza la revisione dellattuale legge elettorale che si rivelata evidentemente inadeguata nel garantire stabilit e risposte efficaci e abbiamo sostenuto il referendum, perch ci parsa lunica via per spingere la classe politica ad affrontare una questione tanto importante. Si tratta di provvedimenti, tutti, che al di l delle puntuali osservazioni, sono stati in larga parte condivisi da Confindustria. Provvedimenti ritenuti essenziali per rilanciare leconomia del nostro paese. E tuttavia, stiamo constatando, con grande dispiacere, che la gran parte di questi provvedimenti bloccata nelle aule del nostro Parlamento. Ostacolata dalle controversie tra i diversi livelli di governo, bloccata dai veti incrociati di maggioranza ed opposizione. Vorrei portare alla vostra attenzione alcuni esempi. Il disegno di legge del Ministro Lanzillotta sui servizi pubblici locali era stato salutato con vero interesse, perch poteva intaccare il neostatalismo municipale mettendo un freno alla crescita, esponenziale, di societ gestite dal pubblico (passate da 30 a 800 in meno di dieci anni). Il compromesso che stato raggiunto nel corso del suo esame parlamentare (in relazione allaffidamento in house e alla questione delle risorse idriche), per, rischia di essere insufficiente e non capiamo perch sia stata accettata una revisione al ribasso di tale provvedimento. In materia di semplificazione, qualche passo avanti stato fatto sul piano dei principi e dei meccanismi, ma i risultati concreti sono stati finora decisamente modesti. Si pensi che, ancora oggi, lammontare degli oneri per adempimenti burocratici stato valutato in circa 13,7 miliardi di euro, con costo medio per addetto di quasi 1.400? lanno. La legge elettorale, pietra angolare per una nuova stagione della nostra politica, sembra seguire un percorso non dissimile. Il pilastro per ricostruire un meccanismo di partecipazione responsabile dei cittadini sembra sempre pi, infatti, una riserva di caccia dei partiti. Un discorso pi approfondito merita, in questo momento, la questione del federalismo fiscale. Da molti anni si parla di federalismo, a livello amministrativo, prima, legislativo, poi e fiscale, pi di recente. Elementi federali sono stati introdotti con la revisione costituzionale del 2001, che ha affidato la competenza legislativa residuale alle Regioni, mentre ha assegnato lo svolgimento delle funzioni amministrative agli enti locali. La riforma era stata da poco approvata quando si avvi il dibattito sulla necessit della sua attuazione. Siamo qua, oggi, e ancora discutiamo di come attuare il federalismo italiano, scritto sulla carta, ma inesistente a livello pratico. Il DdL che dovrebbe attuare larticolo 119 Cost., a quasi un anno dalla sua prima stesura, ancora in attesa di essere esaminato dalle Camere. E nel frattempo, una legge finanziaria che dovrebbe anticiparne alcuni aspetti, opera come se nulla fosse cambiato dal 2001 ad oggi. Mancano, in sostanza, le norme che concretamente realizzino quanto fissato nei principi. Nonostante costituzionalmente ciascun livello di Governo abbia definiti compiti da svolgere, le risorse affidate per lo svolgimento di questi, o non si rivelano sufficienti, o la loro consistenza non dipende direttamente dalla gestione dellente ma da un livello di governo differente. La gestione decentrata, per tale motivo, molto meno autonoma di quanto potrebbe apparire, perch il processo di decentramento non stato accompagnato dalla acquisizione effettiva di autonomia ed il centro ancora determina gli spazi di autonomia della periferia. In questo sistema, lente non viene spinto allefficienza. Come Confindustria, abbiamo sempre sostenuto che il federalismo uno stru-

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mento di trasparenza, perch rende visibili e quindi politicamente giudicabili dai cittadini elettori i flussi redistributivi tra i territori di una nazione, flussi che prima erano impliciti nellazione dello Stato centrale. Lattuazione del federalismo fiscale unopportunit, tuttavia, solo se realizzata secondo criteri di semplicit, efficacia ed efficienza. Ci richiede la pi stretta corrispondenza possibile tra il livello di governo che decide sulle spese e sui modi di finanziarle, da un parte, e dallaltra la comunit territoriale che ne beneficia. La connessione tra costi e benefici delle scelte politiche riguardanti la tassazione e la spesa, la sua visibilit agli occhi degli elettori, infatti uno degli snodi cruciali affinch il processo decisionale politico porti ad un efficiente utilizzo delle risorse e ad un livello ottimale di quali e quanti servizi pubblici offrire. Come emerge dal Rapporto, invece, lequilibrio fra autonomia e coordinamento nei rapporti fra livelli di governo, di fatto, stato affidato a strumenti transitori o comunque parziali, basati in larga parte sulladattamento delle strutture esistenti alla nuova forma assunta dal settore pubblico. Dallanalisi emerge che, nonostante il Paese abbia optato dal 2001 per un assetto federale, ancora nel 2006, pur limitandosi ad unanalisi delle grandezze formali, poco pi del 60% delle risorse incorporate nel circuito della Pubblica Amministrazione vengono utilizzate dallente titolare della risorsa. La previsione contenuta nel DdL Finanziaria 2008 che attribuisce alle Regioni la totalit del gettito Irap va certamente nella direzione di un sistema di federalismo fiscale. Tuttavia si tratta ancora di un federalismo dal lato della spesa, e non dal lato del prelievo. La mancanza di un sistema di tesoreria a livello regionale obbliga, inoltre, la Regione ad affidarsi ancora alla Tesoreria unica. Se nelle dichiarazioni del legislatore la manovra per il 2008 doveva anticipare elementi chiave, nei fatti la finanziaria sembra mancare tale obiettivo. Le conseguenze di questo stato di cose sono facilmente individuabili: mancanza di efficienza, lievitazione dei costi della PA, ricorso non sempre efficiente al mercato. A ci si aggiunga lassenza, nella manovra, di qualsiasi taglio della spesa pubblica improduttiva, che continua a correre agli stessi ritmi del Prodotto Interno Lordo. Gli interventi di riduzione della spessa della PA, previsti dalla Legge Finanziaria per il 2008 sono scarsamente di natura strutturale e riguardano in misura limitata, per circa 1,6 miliardi deuro, la spesa corrente; mentre ammontano a circa 3 miliardi i tagli alla spesa in conto capitale, dei quali la met circa riguarda misure di natura contabile. Continuiamo a non tagliare sprechi e privilegi e cos la pressione fiscale continua a crescere. Ed recente la notizia secondo cui i tanto pubblicizzati tagli al numero dei consiglieri regionali e provinciali potrebbero venir eliminati dal testo della Finanziaria approvato il 28 settembre. Questo non va bene. Per liberare risorse utili alla crescita occorre che la pubblica amministrazione spenda meno e meglio. Cosa chiedono le Imprese Le esigenze delle imprese italiane non sono cambiate, ma non hanno ricevuto ancora sufficienti risposte. Le imprese hanno bisogno di certezze su cosa si pu fare e in che tempi: la certezza del diritto ed il tempo sono elementi molto importanti per le imprese. I costi, infatti, non si riferiscono solamente a quelli della pubblica amministrazione, ma, anche, ai costi che derivano dellincertezza del diritto. Le imprese continuano a chiedere semplificazione, trasparenza e responsabilit chiare, ma in entrambi gli schieramenti sembra mancare la forza per dar vita ad un grande progetto paese. un compito che certamente spetta soprattutto a chi governa, senza alibi o giustificazioni, ma ci aspettiamo anche unopposizione che esprima un progetto politico e culturale pi che propaganda e denuncia, come si vede fare ormai troppo spesso. Le imprese, in sintesi, chiedono: Semplificazione degli apparati burocratici;

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Riduzione complessiva dei costi; Individuazione della dimensione ottimale per lerogazione dei servizi in relazione allefficienza economica ed alla prossimit con fruitori dei servizi stessi; Raccordo nella definizione delle funzioni con quanto si definisce in tema di federalismo fiscale: allattribuzione dei compiti va commisurata la possibilit di spesa e di imposizione. LItalia non pu continuare ad essere il paese dei veti dai rifiuti alla TAV, dai rigassificatori alle autostrade ma deve diventare il paese delle decisioni. Fare oggi scelte coraggiose, i cui risultati si vedranno fra otto o dieci anni, significa avere senso dello Stato.

Chairman
Grazie Edoardo Garrone. stato evocato pi volte il tema dellenergia come una delle principali criticit da superare in questo momento. Sentiamo a questo riguardo Carlo Crea, che il Segretario Generale dellAutorit per lEnergia Elettrica e del Gas. Prego, Dottor Crea.

Carlo CREA
Ringrazio Intesa Sanpaolo per linvito rivolto allAutorit a partecipare a questo convegno, centrato su tematiche particolarmente rilevanti per lo sviluppo del sistema energetico. In questo contesto, lo Studio di Intesa Sanpaolo, bench non mirato specificamente a temi dellenergia ma, piuttosto, ad altri sistemi infrastrutturali a rete (strade, ferrovie, risorse idriche), offre una serie di spunti che vale la pena considerare anche a fini energetici. Mi riferisco in particolare a temi relativi a: carenza di risorse pubbliche; finanziamento degli investimenti; carattere pluriennale degli investimenti; certezza delle regole. Carenza delle risorse pubbliche. Il sistema energetico del tutto peculiare, in quanto, pur essendo composto da infrastrutture indispensabili per lo sviluppo del Paese, le forme di finanziamento non sono basate direttamente sulle finanze dello Stato. Gi lAutorit per l'energia elettrica e il gas finanziata attraverso un prelievo sui ricavi degli operatori energetici, con un tetto massimo per legge dell1/000 ed attualmente fissato dalla stessa Autorit allo 0,3/000; condizione questa a garanzia della piena autonomia ed indipendenza, ripresa a modello di finanziamento delle Autorit di regolazione dal disegno di legge di riforma delle Authority allesame del Senato. Diversa anche la modalit di finanziamento degli investimenti che, insieme alla certezza delle regole, sono le pre-condizioni necessarie per la realizzazione delle opere:

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per il settore elettrico, nel secondo periodo regolatorio che scade il 31 dicembre, la regolazione tariffaria stata volta ad incentivare gli interventi di sviluppo della rete (approvati dal Ministero dello Sviluppo Economico) con una maggiorazione del 2% rispetto al rendimento del capitale investito riconosciuto (immobilizzazioni nette + capitale circolante) per un totale dell8,7%. per la rete di distribuzione si prevede una remunerazione del 6,8% oltre ai meccanismi di incentivi/penalit per migliorare la qualit del servizio. per il terzo periodo regolatorio 2008/2011 attualmente nella fase di consultazione finale una nuova regolazione incentivante con livelli di extraremunerazione crescenti fino al 3%, in funzione di un indice di efficacia per progetto (trasparente e verificabile), inteso come misura del rapporto tra il valore atteso dai benefici apportati al sistema elettrico e gli investimenti necessari per lopera. Si intende cos premiare gli interventi per il mercato, ad esempio eliminando congestioni e, quindi, differenziali dei prezzi zonali, e continuare nellazione per il miglioramento della qualit del servizio, che sta vedendo un sostanziale recupero del Sud nei confronti del Nord almeno in termini di riduzione delle interruzioni del servizio (peraltro, come ricordato nellintervento del dott. Ciaccia, il tasso di investimenti al Sud continua ad essere pi basso rispetto al Nord con alcune zone critiche, aggiungo io, come la Sicilia, come dimostrato dai black-out estivi del 2006 e 2007). Circa i costi ambientali e compensativi, con la regolazione si intende responsabilizzare il gestore della rete nazionale, riducendone lincentivazione laddove i costi ambientali e compensativi superano una certa soglia (5% - 10% sotto consultazione) del costo complessivo del progetto. Il settore del gas pi problematico (e non ripeto qui i numeri e le considerazioni esposte dal relatore Ciaccia che condivido in larghissima parte). problematico nonostante fin dal primo periodo regolatorio siano stati riconosciuti tassi di remunerazione elevati. Pesa la mancata separazione della rete di trasporto e degli stoccaggi dallENI che influenza le scelte degli investitori. Peraltro, gli investimenti in stoccaggio sono remunerati fino ad un 4% in pi per 16 anni, oltre al 7,1% della remunerazione del capitale investito netto, quelli per trasporto e rigassificatori fino al 3% in pi per 15 anni. Per le interconnessioni dallestero + GNL + stoccaggi sotterranei anche prevista unesenzione dal diritto di accesso alla rete, consentendo lo sfruttamento commerciale dellinfrastruttura da parte dellinvestitore fino a 20 anni per l80% della capacit (esenzione accordata dal Ministero dello Sviluppo Economico su criteri dellUnione Europea e previo parere dellAutorit per l'energia per lenergia elettrica e il gas). Qualche preoccupazione in merito ai possibili rischi di regolazione a livello locale di funzioni di valenza nazionale, nasce dal regime concessorio dei comuni nel settore del gas, che non premia n gli investimenti n la qualit del servizio nella distribuzione, tema questo che ha formato oggetto di segnalazione dellAutorit nel corso di unaudizione al Senato; sembra che ci sar corretto da un emendamento alla Finanziaria che intende riportare lattenzione sulla necessit di inserire i corretti parametri nelle gare comunali. La durata dei benefici incentivanti che ho citato, copre dunque una delle preoccupazioni dello Studio di Intesa Sanpaolo circa il carattere pluriennale degli investimenti. La difficolt nella realizzazione dei rigassificatori, non superata dalla nascita della cabina di regia che avrebbe dovuto contribuire alla individuazione dellAmministrazione competente, in contrasto con quello che successo nella generazione elettrica laddove, sia pure con impatto ambientale non inferiore, laccettabilit sociale stata ampia consentendo un programma di investimenti nel territorio nazionale per circa 20.000 MW dal 2000 al 2010, ed in particolare a seguito dei provvedimenti post black-out 2003, inclusa la separazione proprietaria di TERNA dallENEL e il decreto sblocca centrali. In questo senso, il tema critico della certezza delle regole, citato dallo Studio di Intesa Sanpaolo, ha trovato

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una risposta con la definizione di un sistema di prezzi marginali per le borse dellenergia elettrica che ha favorito lingresso di nuovi operatori e il conseguente aumento di concorrenza. La ripresa di investimenti nel settore elettrico molto significativa e lattivit regolatoria mira a tenere conto delle tematiche ambientali, anche riguardo alle concessioni degli impianti rinnovabili, luso razionale dellenergia (attraverso il meccanismo dei certificati bianchi) e la generazione distribuita che pure avr un peso nella definizione degli assetti del sistema energetico nel lungo termine. Nel settore energetico, peraltro, le scelte dovranno prevedere la partecipazione degli enti territoriali, senza lasciare al livello locale le scelte mirate allapprovvigionamento del Paese che sono evidentemente di interesse nazionale, se non europeo, come pure messo in luce dal terzo pacchetto Energia della Commissione Europea. Nellenergy package oltre alla separazione proprietaria delle reti, previsto un ruolo primario dei regolatori nazionali rafforzandone ed armonizzandone i poteri a livello europeo. In coerenza con alcune delle necessit emerse dallo Studio di Intesa Sanpaolo, resta elevato il nostro impegno, che, anzi, si rafforza nel quadro europeo e vedr la nostra azione mirata non solo allattivit regolatoria incentivante ex ante ma anche al monitoraggio ed alla vigilanza del rispetto delle regole. Condizione necessaria non solo per il funzionamento del settore energetico ma anche per lo sviluppo delle infrastrutture interne e di import, per colmare quel gap, citato anche dallo Studio di Intesa Sanpaolo, nei confronti di altri paesi industrializzati, e quindi contribuire allo sviluppo del nostro Paese a beneficio dei consumatori. Grazie per lattenzione.

Chairman
Grazie Dottor Crea per aver toccato un tema di cos grande importanza per il Paese. E diamo adesso la parola, ringraziandolo particolarmente di essere qui con noi, a Tullio Lazzaro, Presidente della Corte dei Conti. Avendo inserito come tema forte del convegno quello delle regole in un quadro di certezze, certamente la Corte dei Conti listituzione alla quale tutti noi guardiamo per avere conferme. La Corte ha dovuto compiere negli anni passaggi importanti per essere percepita non come un vincolo ma come uno stimolo per la crescita equilibrata del Paese e quindi siamo in attesa di sentire la sua parola.

Tullio LAZZARO
Gi il titolo del convegno evidenzia la necessit di trovare un raccordo tra il principio di valorizzazione delle Autonomie Territoriali e lesigenza di rintracciare e rispettare regole comuni nella pi articolata e policentrica realt istituzionale disegnata con la riforma del titolo V della Costituzione. Regole che affondano le loro radici nel contesto di integrazione sopranazionale (gi fondato sullart. 11 Cost ), e che trovano oggi ulteriore esplicito fondamento costituzionale (art. 117, primo comma Cost), quale vincolo per il legislatore nazionale e regionale. Mi riferisco qui, in particolare, alla disciplina relativa al patto di stabilit e di crescita, con il quale gli Stati membri simpegnano a rispettare obiettivi di bilancio coerenti con i programmi comuni e che coinvolgono la responsabilit dello Stato nella sua interezza e nella globalit delle sue componenti. Non , forse, a tutti noto che un espresso richiamo al patto di stabilit ed ai vincoli comunitari si rinviene a fondamento del controllo della Corte dei conti, come disegnato dalla legge n. 131 del

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2003, recante disposizioni di adeguamento alla Costituzione, a conferma delle sempre pi strette interazioni tra finanza comunitaria e finanza nazionale, che richiedono il concorso e la corresponsabilizzazione dei diversi livelli di governo, a garanzia degli equilibri sia degli Enti territoriali che complessivi. In ragione dellarticolato ruolo di controllo che a tutti i livelli chiamata a svolgere, la Corte dei conti ha pi volte avuto modo di intervenire sul tema di come garantire, attraverso unefficace attivit di monitoraggio e coordinamento, la salvaguardia ed il perseguimento degli equilibri di finanza pubblica mentre si porta avanti un progetto dinamico di ridisegno federalista dello Stato. Delle principali considerazioni formulate e di quelle che comunque emergono dal lavoro da noi complessivamente svolto cercher di dare rapidamente conto. Credo innanzi tutto che le opinioni convergano nel riconoscere che lattuazione del disegno federalista pu risultare fattibile solo se equo. Con tutte le conseguenze che ci implica ai fini della messa a punto di efficaci meccanismi di perequazione. Dubito, invece, che ci sia un altrettanto diffusa e piena consapevolezza della necessit che perch ci sia possibile lo stesso disegno deve essere finanziariamente sostenibile e fondato su un trasparente rapporto tra amministrazioni e tra queste e i cittadini. , infatti, ovvio che al trasferimento di competenze amministrative si debba accompagnare lattribuzione ai livelli decentrati di governo di risorse e di capacit finanziarie, che consentano di fare adeguatamente fronte ai costi connessi al trasferimento delle funzioni (in primo luogo, del personale). Ma anche evidente che il sentiero da percorrere a tal fine molto stretto ed accidentato e che i rischi di percorso sono molti. La stessa sostenibilit del disegno complessivo poi strettamente legata ad una trasparente valutazione dei costi sostenuti per le diverse funzioni. Sia che si tratti di quelli relativi alle prestazioni ritenute essenziali sia di quelli riconducibili alle funzioni assistite dalloperare dei meccanismi perequativi. La conoscenza tra amministrazioni della destinazione e dellutilizzo delle risorse e un meccanismo trasparente di valutazione dei costi per i servizi resi ai cittadini sono condizioni per leffettivo funzionamento del nuovo sistema. Sono esigenze dunque connesse con quei valori, che oggi godono di nuova ed espressa protezione costituzionale. Penso, ad esempio, alla perequazione delle risorse finanziarie, legata alla concreta tutela dei diritti civili e sociali. Compito della Corte dei conti al riguardo , quindi, contribuire a garantire la unitaria responsabilit delle diverse componenti della Repubblica nei confronti dellUnione europea, ma anche offrire neutrale ausilio per lesplicazione degli interventi perequativi, di sviluppo e di coesione, che lordinamento richiede. Sviluppo finanziariamente sostenibile volto insieme al rispetto delle regole comuni ed alla crescita. 2. Decisioni, procedure e regole di bilancio Come realizzare allora un federalismo che sia, s, solidale e cooperativo, ma anche efficiente? Per risultare finanziariamente ed economicamente sostenibile, lattuazione del federalismo deve innanzitutto rispettare un duplice vincolo: quello dei parametri dettati dallappartenenza allUnione europea e quello della neutralit finanziaria nella riallocazione delle funzioni fra i diversi livelli di governo. Il rispetto del patto di stabilit e di crescita va garantito anche attraverso un efficace coordinamento della finanza pubblica che assicuri il controllo della dinamica delle spesa e dei saldi a livello decentrato. Si potranno cos evitare costi aggiuntivi e non si rischier di compromettere il processo di risanamento della finanza pubblica, con le conseguenze dirompenti che ci potrebbe avere per le prospettive di tenuta del nostro sistema economico e degli stessi assetti istituzionali. poi necessario accennare alla ben nota e mi sembra ampiamente condivisa necessit di rivisitazione della normativa sulle decisioni e sulle procedure e regole di bilancio al fine di adeguarla alle nuove esigenze di corresponsabilizzazione degli enti di autonomia nella gestione degli equilibri di finanza pubblica. Su questo punto il disegno di legge delega da poco presentato in Parlamento

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interviene prevedendo che ad un apposito disegno di legge presentato dal Governo, di concerto tra i diversi livelli istituzionali, al Parlamento con il DPEF sia attribuito il compito di stabilire gli obiettivi delle autonomie territoriali in relazione allandamento della finanza pubblica e al rispetto degli obiettivi europei. Il fatto che il rispetto di questi vincoli deve essere, a sua volta, assicurato non solo ex ante, in sede di disegno del modello di federalismo fiscale, ma anche e soprattutto ex post, una volta che tale modello dovr essere applicato. sicuramente necessario apprestare meditati e condivisi strumenti legislativi, ma sono altrettanto indispensabili meccanismi affidabili di monitoraggio dei conti in tempo reale e di procedure di bilancio e di coordinamento della finanza pubblica, insieme con un efficace sistema di controlli strategici e di gestione, interni ed esterni alle Amministrazioni, in grado di rendere possibile lattivazione di immediate azioni correttive. Da questo punto di vista, pur salvaguardando lautonomia decisionale e la responsabilizzazione delle amministrazioni locali, sarebbe certo utile (come fa il disegno di legge) prevedere un ruolo di coordinamento delle amministrazioni regionali che consenta di trovare in un ambito territoriale pi ristretto una adeguata compensazione. Il passaggio al federalismo fiscale non tuttavia solo condizionato al rispetto degli equilibri di finanza pubblica. Il disegno prevede infatti una complessa analisi dei fabbisogni finanziari alla base del meccanismo di finanziamento. Nel caso delle funzioni esercitate dalle regioni il disegno di attuazione del federalismo fiscale prevede poi che per lassistenza sociale oltre che allassistenza sanitaria siano garantiti finanziamenti coerenti con livelli delle prestazioni uniformi sul territorio nazionale. Per esse il finanziamento valutato in base ai costi standard associati ai livelli essenziali delle prestazioni fissati dalla legge statale. Per le somme destinate ad alcuni settori che soddisfano bisogni primari (ad esempio i trasporti pubblici locali) il finanziamento dovr tener conto di indicatori di fabbisogno. Per tutte le restanti attivit previsto invece possano esserci caratteristiche differenziate volte a rispondere ad esigenze locali e per il loro finanziamento il riferimento alla capacit fiscale temperata da una solidariet garantita attraverso il fondo perequativo. Per le funzioni esercitate dagli enti locali, data la complessit di pervenire a valutazioni di spesa standard, il riferimento a una quota uniforme per abitante, corretta per tenere conto della diversit della spesa in relazione alla popolazione residente, delle caratteristiche territoriali, demografiche, sociali e produttive dei diversi enti, mentre per le spese dinvestimento previsto il riferimento a indicatori di fabbisogno per infrastrutture nei principali settori di intervento degli enti locali. Anche in questo caso il meccanismo perequativo previsto compensare quanto non coperto con le capacit fiscali. Ne discende un fabbisogno informativo estremamente delicato su cui dovr fondarsi lintero sistema. Una valutazione delle condizioni indispensabile per la sua definizione ex ante ma che richieder una rilevante attivit di monitoraggio expost in grado garantire la tenuta del sistema perequativo e permettere da parte dei cittadini una effettiva valutazione di costi e servizi resi. Per assicurare un efficace e sistematico monitoraggio della dinamica dei conti pubblici ed un effettivo coordinamento delle politiche di bilancio la riflessione deve partire dallindividuazione dei relativi presupposti. Ne ricorder i principali. Il primo attiene al miglioramento della qualit, della tempestivit e della trasparenza delle fonti statistiche di base, in particolare esplicitando i raccordi necessari per superare la persistente oscurit del nesso di coerenza esistente tra decisioni di bilancio, e relative contabilizzazioni (in termini di contabilit pubblica), ed effetti che si producono in termini di contabilit per lEuropa (contabilit nazionale). Indicherei subito dopo il compiuto utilizzo delle possibilit offerte dallavviata funzionalit del SIOPE di monitorare gli effetti delle politiche economiche e delle funzioni decentrate e di superare la disomogeneit tra i dati rilevati dai differenti sistemi contabili delle amministrazioni, intervenendo per il momento a valle, direttamente sullinformazione, attraverso ladozione di una codifica uniforme di tutte le operazioni di riscossione e di pagamento (anche se solo di queste, e non

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dei sistemi contabili nelle loro complesse articolazioni). Ci vale per la prima fase. Perch la soluzione a regime sta nellaccelerazione del passaggio dalla soluzione ponte rappresentata dal SIOPE a quella ben pi impegnativa che deve operare non pi a valle, ma a monte, della produzione dei dati delladeguamento di tutti i sistemi contabili della pubblica amministrazione ai criteri della contabilit economica del SEC 95. Il che potr avvenire attraverso la standardizzazione delle classificazioni nelle contabilit degli enti pubblici e larmonizzazione dei bilanci pubblici, riguardo sia allaspetto economico, sia a quello funzionale, partendo dallindividuazione e dalla sistematizzazione dei principi fondamentali di armonizzazione ricavabili dalla legislazione vigente. solo larmonizzazione dei bilanci pubblici, infatti, che pu consentire la corretta e completa conoscenza della situazione generale dei conti pubblici e dare la possibilit di una valutazione della allocazione delle risorse tra funzioni e quindi di una pur generale valutazione di costo dei servizi resi ai cittadini. Nella passata legislatura vi stato sul tema un limitato intervento e la Corte ha avuto modo di osservare al riguardo (con parere SS.RR. n. 2 del 5 luglio 2004) che la materia della armonizzazione dei bilanci pubblici, assieme al coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, in stretta connessione con il coordinamento informativo, statistico ed informatico dei dati dellamministrazione statale, regionale e locale previsto dallart. 117, comma 2, lettera e) della Costituzione. Ma non si tratta solo di governare un processo di armonizzazione contabile. Negli ultimi anni la significativit dei bilanci degli enti decentrati nel rappresentare la effettiva gestione dei servizi resi ai cittadini venuta via via riducendosi. Sulla significativit dei dati pesa leccessiva dilatazione della gestione extra bilancio degli enti decentrati. Fenomeno a cui non stato estraneo anche il ricorso a tetti di spesa. Ci ha finito per spingere gli enti ad adottare politiche dirette ad ottimizzare la propria capacit di spesa ricorrendo a modifiche nelle modalit di effettuazione della spesa stessa. A tale andamento si sono accompagnati poi processi di esternalizzazione nella gestione di servizi. Laffidamento direttamente ad un soggetto esterno sia sul versante della gestione, e quindi delle risorse umane e finanziarie, che su quello delle relative entrate, consente di ottenere un consistente risparmio sul volume della spesa corrente, con vantaggi non solo per il rispetto del Patto, ma anche per il vincolo di riduzione del costo del personale. La costituzione di societ alle quali conferire in-house attivit un tempo gestite dallente ha rappresentato poi una possibilit in pi di ricorso a risorse esterne di indebitamento con evidenti problemi di valutazione della posizione debitoria complessiva delle amministrazioni, quando non anche di comportamenti che rischiano di nuocere alla stabilit della finanza locale. Le esternalizzazioni di servizi ma, pi in generale, le scelte di governance degli enti sono alla base di una solo apparente riduzione della spesa di competenza locale. Mi sembra che sia per il coordinamento della finanza pubblica sia per una effettiva valutazione della spesa delle amministrazioni territoriali sarebbe opportuno prevedere almeno per gli enti di maggiori dimensioni la predisposizione di bilanci consolidati. Importante poi la ricognizione e la rivisitazione dei sistemi esistenti o programmati di interscambio informativo Stato/Autonomie e di monitoraggio e controllo della dinamica della finanza regionale e locale, e, pi in particolare, di controllo sui costi di attuazione del federalismo. E ci, anche al fine di poter utilizzare al meglio la tecnologia informatica, con la creazione di sistemi che parlino la stessa lingua usino una sintassi comune per dirla in gergo informatico e rendano disponibili le informazioni in modo integrato, anche quando le stesse dovessero risultare ancora fortemente differenziate nei contenuti. In questo quadro, da porre specificamente laccento sulla necessit di dare una risposta pi compiuta in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici che rappresenta una necessit sempre pi avvertita, per due ragioni che si intersecano: da un lato infatti i vincoli europei richiedono sempre pi una considerazione unitaria della realt finanziaria, dallaltro una siffatta esigenza viene anche dallevoluzione in senso autonomistico dellordinamento.

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Tale esigenza appare sicuramente funzionale e per certi versi prodromica alla pi ampia definizione dei principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, che oggi risulta avviata. Pre-condizione necessaria alla trasparenza e sincerit dei bilanci che la Corte dei conti abbia accesso diretto, senza riserve e senza filtri a tutti i sistemi informativi di monitoraggio dei conti pubblici. Finalit dei controlli interni ed esterni Lordinamento richiede un nuovo atteggiarsi dei controlli fondati su analisi tecnico-finanziarie, svolte in veste neutrale circa il rispetto da parte dei diversi soggetti alle regole di funzionamento dellassetto finanziario complessivo, per consentire agli Organi decisionali di adottare le misure correttive eventualmente necessarie; controlli, perci, orientati al coordinamento della finanza pubblica fra i diversi livelli di governo, ed, insieme, alla tenuta ed alla coesione del sistema. Per quanto riguarda in specie la realt delle Autonomie territoriali, desidero sottolineare che la recente legislazione assegna un ruolo particolare sia agli organi di controllo interno, che alla Corte dei conti, richiedendo, anche in questo campo un rapporto virtuoso pur nella evidente alterit organica e funzionale. La diversit tra i controlli demandati ad organi interni alle Amministrazioni ed il controllo esterno, generale, della Corte dei conti, stata ribadita dalla Corte Costituzionale, che ha affermato di recente che la possibilit per Regioni a statuto speciale, di istituire propri organi di controllo non pone in nessun caso in discussione la finalit di uno strumento, quale il controllo sulla gestione delle risorse collettive, affidato alla Corte dei conti in veste di organi terzo a servizio dello Stato-comunit che garantisca il rispetto dellequilibrio unitario della finanza pubblica complessiva. Aggiungendo ancora che trattandosi di un controllo ovviamente limitato alle gestioni di carattere regionale e locale esso non in grado di invadere lambito del controllo che, a fini di coordinamento dellintera finanza pubblica, soltanto le Sezioni regionali della Corte dei conti, in quanto componenti dellunitario sistema di controlli esercitati dalla stessa Corte nel suo complesso, possono perseguire. La stessa Consulta ha evidenziato il fondamento costituzionale della stretta collaborazione con gli organi di controllo interno. A riscontro normativo di tale linea giurisprudenziale si pone anche lart. 1, c.5 del D.L. 12/7/2004 n. 168 che impone alle strutture operative che esercitano la funzione del controllo di gestione sugli enti locali di fornire la conclusione del predetto controllo, oltre che agli amministratori, anche alla Corte dei conti: ne deriva un quadro complessivo in cui la Corte dei conti posta al centro di un composito sistema di controlli gestionali e finanziari volti a presidiare in particolare il patto di stabilit interno che a sua volta in base alle norme del Trattato CE strettamente collegato al patto di stabilit e crescita comunitario. In particolare poi, in tema di controllo finanziario su bilanci e rendiconti, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 179 del 2007 ha respinto talune censure di illegittimit costituzionale sollevate dalla Regione Friuli-Venezia Giulia su numerose norme della legge finanziaria n. 266 del 2005, ed ha affermato che tali norme introducono un nuovo tipo di controllo affidato alla Corte dei conti, dichiaratamente finalizzato ad assicurare, in vista della tutela dellunit economica della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica, la sana gestione finanziaria degli enti locali nonch il rispetto, da parte di questi ultimi, del patto di stabilit interno e del vincolo in materia di indebitamento posto dallultimo comma dellart. 119 della Costituzione. Nella sua configurazione, questa nuova forma di controllo sviluppa il quadro delle misure necessarie per garantire la stabilit dei bilanci ed il rispetto del patto di stabilit interno, ed finalizzata, con funzione collaborativa, alla tempestiva segnalazione agli enti interessati di situazioni inerenti agli equilibri di bilancio, per l'adozione delle necessarie misure correttive. Le norme che presidiano la stabilit dei bilanci, i divieti allelargizione di aiuti di Stato, i vincoli posti allindebitamento e per il rispetto del patto di stabilit costituiscono ormai principi fondamentali dellordinamento giuridico della Comunit Europea sempre pi fortemente posti allattenzione degli organi comunitari e della stessa Corte di giustizia che accorda a questi principi una tutela tale da farli

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prevalere anche su diritti soggettivi costituzionalmente garantiti. N pu ignorarsi, sul piano del diritto interno, la norma di cui allart. 30, comma 18, della legge 27 dicembre 2001 n. 289 che nel dettare disposizioni in tema di indebitamento degli enti locali d ingresso nellordinamento ad una nuova figura di illegittimit finanziaria. Ove sullo sfondo delle linee cos disegnate dalla normativa e dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria si tenga ben presente anche laffermazione contenuta gi nella sentenza della Corte Costituzionale n. 29 del 1995 secondo cui funzione della Corte dei conti il garantire che ogni settore della Pubblica Amministrazione risponda effettivamente al modello ideale tracciato dallart. 97 della Costituzione, quello di un apparato realmente operante sulla base dei principi di legalit, imparzialit ed efficacia ci si rende conto che la Corte ha, nellimmediato, la responsabilit di garantire, attraverso laccertamento e la valutazione dei risultati, che vi sia conformit a legge dellagire dellAmministrazione, che ogni singola spesa produca il miglior risultato possibile, che siano rispettati i vincoli di bilancio anche, indirettamente, nei confronti della CE. unopera di controllo successivo e, per ci stesso, di indirizzo per le successive attivit dellAmministrazione che indispensabile per contribuire a definire quel quadro di certezze giuridiche e finanziarie che , a sua volta, condizione necessaria (anche se non sufficiente) per lo sviluppo del Paese. , come facilmente intuibile, un compito estremamente gravoso a cui la Corte dei conti non intende minimamente sottrarsi, chiedendo solo, per assolverlo al meglio, maggiori strumenti, esclusivamente giuridici, che con innovativi istituti si pongano nel solco delle pi recenti innovazioni e delle autorevoli decisioni della Corte Costituzionale. Potrebbe cos pensarsi anche a modelli di rafforzamento degli esiti del controllo successivo, anche con effetto sul bilancio come, in parte, gi previsto dallart. 1, comma 171, della legge finanziaria per il 2006 (L. 23 dicembre 2005 n. 266). In definitiva, nella pi articolata e complessa realt istituzionale, i diversi attori devono concorrere tutti, ciascuno per le sue competenze, alla ricomposizione di un quadro di condivisione, di certezza e di rispetto delle regole, che sappia corrispondere alle nuove esigenze che pone lordinamento, assicurando responsabile autonomia delle decisioni ed insieme coerenza complessiva del sistema.

Chairman
Grazie Presidente. Diamo adesso la parola per un ultimo intervento a Tito Boeri, che tutti conosciamo perch leggiamo le sue opinioni attraverso vari canali. stato in questi anni ed un importante commentatore, oltre che studioso, della vita economica del Paese. Il professor Boeri ci ha raggiunto solo nellultima parte del convegno, per cui vale forse la pena di ricordare che i temi chiave affrontati dai vari relatori sono stati quelli della inefficienza e dellinefficacia di una finanza che continua ad essere poco autonomista, nel senso che continua a privilegiare i trasferimenti rispetto alla finanza autonoma degli enti locali. Il sistema inefficiente, labbiamo visto, perch c una correlazione chiara tra lincremento della finanza derivata, spesso malata, e lincremento dei deficit di bilancio ed inefficace perch impedisce alle amministrazioni di fare programmazioni di lungo periodo e quindi frena gli investimenti. Ciaccia ci ha detto che sta sparendo la cultura del fare, alla quale dovremmo tornare. Questo uno dei temi fondamentali. Giovanelli ci ha ricordato che esiste un centralismo ancora durissimo a morire e che quindi il quadro in cui ci muoviamo dal punto di vista dellassetto costituzionale completamente diverso dalla realt fattuale, il che configura un certo strabismo istituzionale. Insomma, questa Costituzione in realt presuppone un quadro cui in realt non corrisponde, non coerente con molti dei comportamenti praticati. Forse non c biso-

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gno di citare altro. Boeri, vorremmo la sua opinione su questo stato di cose. So che lei ha letto la ricerca di Intesa Sanpaolo, molto critica nel descrivere la situazione. Prego.

Tito BOERI
Grazie per linvito e per questa sintesi iniziale. Vorrei partire dal sottolineare limportanza dei temi che noi oggi discutiamo. La loro grande rilevanza stata recentemente messa in risalto da una tabella, che forse passata un po in secondo piano, ma che stata utilizzata dai tecnici del Tesoro a corredo del Disegno di Legge Finanziaria per il 2008. frutto di un lavoro certosino, complesso, di riclassificazione del bilancio dello Stato per funzioni. Bene, questa tabella ci dice che oggi circa il 23% del Bilancio dello Stato, quindi circa un quarto, viene destinato a relazioni finanziarie con gli enti territoriali. Questo numero ci d la dimensione del fenomeno e dei problemi che noi oggi discutiamo. Tra laltro forse sottostima lentit di questi trasferimenti perch esistono anche altre elargizioni che vengono fatte alle cosiddette autonomie territoriali e che non appaiono in questa tabella. Si pensi, ad esempio, che la Finanziaria 2008 prevede un prestito a trentanni s, proprio trentanni! di 9,1 miliardi di euro alle Regioni Campania, Lazio e Sicilia, che non sono riuscite a tenere sotto controllo landamento della spesa sanitaria e quindi cerca in qualche modo di ripianare il deficit di queste Regioni. Nel 2008 questo capitolo di spesa quello che, una volta di pi, crescer maggiormente: 7 miliardi in pi. Il rapporto oggi qui discusso documenta in modo molto chiaro e convincente il fatto che noi abbiamo attuato in realt un federalismo alla rovescia, in cui abbiamo decentrato la spesa, accentrando la capacit impositiva. Il decentramento di spesa c stato, di fatto e anche a parole: dato che abbiamo varato riforme istituzionali che hanno concesso alle Regioni e agli enti locali potest su di una serie molto estesa di materie, il che porr dei problemi molto seri in futuro. Al tempo stesso abbiamo accentrato la capacit impositiva. Col risultato di dover poi mettere in atto una serie di trasferimenti, spesso assai poco trasparenti, tra centro e periferia. Il fatto che questi trasferimenti siano opachi, poco visibili da parte dellelettore, non permette che ci sia responsabilizzazione delle autorit locali di fronte agli elettori nella gestione delle risorse pubbliche. Ci evita che coloro che non rispettano i vincoli di bilancio ne paghino le conseguenze sul piano del consenso politico-elettorale, lunica vera sanzione che noi possiamo avere nei confronti di coloro che dimostrano di non saper amministrare la cosa pubblica. Questo federalismo alla rovescia impedisce perci che ci sia una vera accountability nella gestione delle risorse pubbliche a livello decentrato. Purtroppo questo federalismo alla rovescia sembra essere un modello cui ci si ispira anche nelle scelte future. Anzich porre riparo a questa situazione, mi sembra che gli orizzonti temporali della nostra classe politica diventino sempre pi brevi. Siamo ormai in una campagna elettorale permanente. Questo ha portato anche nella Finanziaria 2008 alla continuazione di questa strategia di federalismo alla rovescia. Mi riferisco in particolare alla scelta compiuta circa gli sgravi ICI decisi dal Governo. Quando lICI , per definizione, una tassa comunale, che giusto che rimanga comunale per limmobilit del bene che viene tassato e che quindi non si pu spostare tra giurisdizioni. LICI gi oggi, come documentato nel Rapporto, elemento centrale, spesso primario, delle entrate dei nostri Comuni. Tra laltro quella sugli sgravi ICI una scelta sbagliata anche sul piano della tassazione ottimale perch si tratta di beni con offerta rigida in cui la tassazione particolarmente efficiente. infine una scelta sbagliata anche pensando alla struttura della tassazione oggi in Italia che, come sappiamo, fortemente squilibrata ai danni del lavoro e del capitale direttamente produttivo. Lunica spiegazione che si pu dare a una scelta di questo tipo quella di rispondere ad una campagna elettorale permanen-

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te, in cui le promesse fatte da altri devono essere in parte realizzate per togliere loro argomenti. Manca qualsiasi visione di lungo periodo, attenta alle esigenze di controllo della spesa pubblica e una concezione nuova del federalismo allinterno del nostro Paese. Come sottolinea il Rapporto, si cercato sin qui di porre in qualche modo riparo a queste storture del federalismo allitaliana, si cercato di rimediare al federalismo alla rovescia, con dei patti (i patti di stabilit interni), che hanno cercato di contenere gli effetti perversi di questo federalismo alla rovescia. Purtroppo per le regole di questi patti sono state riscritte molte volte col risultato inevitabile di indebolirle, di renderle poco cogenti. Ci vorrebbe un segnale di discontinuit. Ad esempio, coerentemente con il patto per la salute sottoscritto lanno scorso, la Regione Lazio, che non ha ottemperato agli adempimenti previsti dal patto, dovrebbe essere a tutti gli effetti commissariata dal Governo. Sarebbe un segnale di rilievo. Farebbe capire che le Regioni che sono irresponsabili nella gestione della spesa sanitaria ne perdono davvero la potest. Vedremo allora se c davvero la volont politica di fare questo passo, di nominare un commissario ad acta, esautorando di fatto il Governatore della Regione Lazio. Il Rapporto mette in luce gli effetti perversi dei controlli sulla spesa decentrata che sono stati messi in atto in modo spesso molto rozzo e uniforme nelle passate finanziarie. Tra questi effetti vi stata la rincorsa degli enti decentrati al finanziamento attraverso emissioni obbligazionarie e lutilizzo di nuovi strumenti finanziari, come documenta molto bene il Rapporto. Questo ha fatto lievitare il debito locale, che raddoppiato nel giro di pochi anni. Inoltre, come da tempo sottolineato sul sito LaVoce (si veda lintervento di Bigelli e Rossini su www.lavoce.info del luglio 2006), lutilizzo di strumenti derivati a livello locale senza avere la competenza per gestirli e, in presenza di politici affetti da miopia acuta, ha portato al trasferimento di oneri molto forti sugli esercizi futuri. A questo riguardo, alcuni correttivi andrebbero apportati fin da subito, per esempio bisognerebbe pensare di adottare degli strumenti, delle agenzie di controllo sul modello CONSIP, che assistano gli enti locali nella gestione di questi strumenti. Una centrale degli acquisti di risorse finanziarie da parte degli enti locali potrebbe porre freno allutilizzo di strumenti troppo rischiosi e rimedierebbe al fatto che mancano a livello locale spesso le competenze necessarie per avere unattenta e oculata gestione del debito. Se c un terreno su cui c bisogno di centralizzare, in qualche modo, e di avere dei controlli pi serrati, proprio questo. Sia i patti di stabilit interni che queste agenzie di cui opportuno a mio giudizio dotarsi, non possono comunque che essere dei sostituti imperfetti di un riordino vero e proprio del federalismo. E in questo senso le conclusioni del Rapporto mi sembrano in larga misura condivisibili. auspicabile che lo spirito di questo Rapporto possa permeare anche lattuale dibattito politico sulla riforma della Legge Elettorale. Se c unimplicazione prioritaria di questo Rapporto, che nel progettare una nuova legge elettorale bisogna al tempo stesso pensare anche a riforme istituzionali che contemplino il superamento del bicameralismo perfetto, con una maggiore responsabilizzazione agli occhi degli elettori degli enti locali e delle Regioni. In Italia si parla spesso di modello tedesco, in riferimento alla Legge Elettorale e al cosiddetto Senato delle Regioni; in Germania ci sono state recentemente delle riforme importanti che hanno rivisto le competenze del Bundesrat in modo tale da limitarne la possibilit di intervenire su di una serie di materie che invece sono di competenza esclusiva del Governo Federale. Se noi andiamo verso quel modello, e ci sono delle ragioni per farlo perch permette una maggiore trasparenza e una maggiore accountability della nostra classe politica, bisogna definire in modo molto pi rigoroso di quanto fatto sinora quali sono le materie di competenza del Senato delle Regioni e quali invece rimarrebbero allaltra Camera, sottraendosi al potere di veto del Senato delle Regioni. Questo molto importante perch altrimenti c il rischio che si riproducano quegli stessi meccanismi perversi che hanno portato alla situazione attuale. La concorrenza fra le due Camere non deve permettere lo scaricabarile, ed evitare che chi fa aumentare il debito poi non ne risponda di fronte allopinione pubblica. Una definizione molto precisa delle competenze permetterebbe invece di inne-

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stare dei processi virtuosi in cui c concorrenza tra le due Camere nel contribuire al processo di contenimento della spesa pubblica. Oggi tutto ci sembra un miraggio e molto probabilmente lo . Ma ci che conta che non bisogna limitarsi semplicemente alla Legge Elettorale, ma anche a rivedere il nostro bicameralismo. In conclusione, i temi trattati oggi sono davvero fondamentali. Un Governo che dice di voler contenere la spesa pubblica non pu essere credibile se non in grado di affrontare il riordino del nostro federalismo. Questa conclusione ispirata dal Rapporto che abbiamo oggi discusso, deve diventare un criterio in base al quale guardare alle proposte che verranno formulate nelle prossime settimane e di cui presumibilmente si discuter in occasione delle prossime scadenze elettorali in Italia. Se dobbiamo rassegnarci ad essere in una campagna elettorale permanente possiamo almeno attrezzarci per capire quali impegni, quali promesse, siano davvero credibili.

Chairman
Grazie Professor Boeri. E siamo arrivati alla fine di questa mattina. Riprenderemo nel pomeriggio, alle 15:30 precise. Cosa lasciamo della mattina al pomeriggio? La discussione si sviluppata su alcune parole chiave: crescita, sviluppo, cultura del fare. Mi sembrano temi fondamentali, su questo siamo almeno a parole tutti daccordo. Se mi permettete io aggiungo due binomi di parole. Certo, possono essere un po retoriche, come diceva Boeri, c il rischio di vivere nel mondo dei sogni; per almeno nei convegni forse ci si deve sforzare di inquadrare le cose per come dovrebbero essere. Non partiamo anche in queste sedi al ribasso, se no alla fine i risultati in termini di decisione politica saranno inevitabilmente modesti. Autonomia e responsabilit, questo il primo binomio. Lautonomia stata gi indicata nel titolo del nostro convegno, ma la responsabilit non pu essere che parte stessa dellautonomia. Come non si pu dare responsabilit senza autonomia, non si pu dare autonomia senza responsabilit. Per per questo necessaria certezza non solo delle regole e anche questo era gi nel titolo ma anche certezza della permanenza, della continuit dello sforzo. Finch stiamo, come diceva Boeri, in un clima da campagna elettorale permanente, e quindi non siamo sicuri della permanenza dello sforzo in una qualsiasi direzione, molto difficile avere fiducia in programmi che non possono che essere pluriennali, perch non si possono garantire autonomia e responsabilit in unottica di settimane o mesi. Lautonomia e la responsabilit si costruiscono in anni di lavoro coerente e costante: se non siamo certi della permanenza dello sforzo di un qualsiasi potere esecutivo verso alcuni obiettivi condivisi, autonomia e responsabilit rimangono parole vuote. Laltro binomio quello formato da trasparenza e accountability: sono due termini molto citati oggi. In un Paese democratico ad autonomia e responsabilit deve far fronte labbattimento della asimmetria informativa: qualcuno sa, molti non sanno. Ci pu realizzarsi solo attraverso la certezza dei numeri, diceva molto bene il Presidente della Corte dei Conti: fateci accedere ai sistemi informativi, perch altrimenti molto difficile non solo fare controlli, ma anche renderne conto. Quindi accountability vuol dire certezza di numeri e nello stesso tempo trasparenza effettiva nei riguardi di quelli che dovrebbero essere i padroni del vapore in una moderna democrazia: pi che gli stakeholder, i cittadini. Grazie.

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Tavola Rotonda

Quali sinergie fra le istituzioni per sostenere la crescita?

Giuliano da Empoli, Saggista, moderatore Diego Cammarata, Sindaco di Palermo Romano Colozzi , Assessore, Regione Lombardia Antonio Catrical, Presidente Autorit Garante della Concorrenza e del Mercato Enrico La Loggia, Deputato Sergio Deorsola, Assessore, Regione Piemonte Linda Lanzillotta, Ministro per gli Affari Regionali e Autonomie Locali Innocenzo Cipolletta, Presidente Ferrovie dello Stato Corrado Passera, Consigliere Delegato e CEO Intesa Sanpaolo

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Giuliano da EMPOLI, moderatore


Vorrei iniziare allinsegna di speranza e ottimismo, ma prima richiamo un tema, in qualche modo collegato alla nostra discussione, che ha una connotazione negativa. Sul Corriere della Sera di oggi si fa riferimento al fatto che ai vertici delle istituzioni nessuno parla pi con nessuno, il che mi sembra un ottimo punto di partenza per il nostro dibattito. Tuttavia, trovandoci fra gente fattiva e ottimista, come sono le persone di Intesa Sanpaolo, spero che non ci faremo prendere dal pessimismo cosmico che in genere avvolge questo genere di occasioni e quindi parto da uno spunto lanciato ieri su Il Foglio da Antonio Polito, che in sostanza dice: ma insomma, gli italiani sono sempre presentati come incapaci di fare gioco di squadra, per se si guardano i risultati sportivi, guarda caso siamo campioni in tutte le discipline di sport organizzati, nel senso che siamo campioni del mondo di calcio, siamo campioni del mondo di formula 1, di motociclismo, di ciclismo a squadre, di pallavolo, eccetera. E aggiunge: invece negli sport individuali questo succede molto meno. Allora forse la nostra incapacit di sviluppare delle sinergie non una questione genetica e il problema quello di trovare le formule organizzative, le procedure, gli incentivi giusti. Io, oggi, in realt devo complimentarmi con Intesa Sanpaolo, perch non soltanto pone sul tappeto il tema spinoso delle sinergie, ma in qualche modo, costruendo questo panel, ha creato una vera e propria metafora di tale problema. Si dice spesso che uno dei problemi pi grandi del nostro Paese che il soggetto che dovrebbe coordinare e imporre le regole pi debole di quelli che invece dovrebbero essere coordinati. Ecco, questa tavola rotonda, da questo punto di vista, perfetta, perch lidea che sia io a coordinare non soltanto un Ministro che arriver tra pochissimo, Linda Lanzillotta, ma anche due rappresentanti delle regioni: per il Piemonte lAssessore Deorsola, con delega al Federalismo, e per la Lombardia lAssessore Romano Colozzi, che non solo Assessore al Bilancio della Regione Lombardia, ma anche coordinatore, in sede di Conferenza dei Presidenti delle Regioni, di tutti gli Assessori al Bilancio. Ci sono poi Antonio Catrical, Presidente dellAutorit Garante della Concorrenza e del Mercato, Enrico La Loggia, Deputato di Forza Italia ed ex Ministro degli Affari Regionali ed Innocenzo Cipolletta, Presidente delle Ferrovie dello Stato. Per io purtroppo devo iniziare da Diego Cammarata, Sindaco di Palermo, che a causa di un imprevisto personale deve lasciarci subito dopo il suo intervento. Gli lancio quindi la palla con la considerazione che circa quindici anni fa c stata unaltra fase di antipolitica molto violenta, durante la quale quello che veniva invocato molto spesso come una via duscita, come una possibile via di salvezza, era proprio lavvicinare il governo ai cittadini, obiettivo da raggiungere attraverso il decentramento, il federalismo: tutto quel processo che poi nel corso degli anni successivi, in parte, si realizzato. Oggi siamo in presenza di una nuova ondata di antipolitica, ma il libro testo sacro dellantipolitica, La Casta di Rizzo e Stella, gli ultimi quattro capitoli li dedica proprio agli Enti territoriali. Ecco, volevo chiedere a Cammarata, e poi lo chieder anche ai rappresentanti delle Regioni: che cosa successo in questi quindici anni?

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Diego CAMMARATA
Ringrazio Intesa Sanpaolo per linvito a partecipare a questa tavola rotonda. Alla provocazione del moderatore, che riferisce di questi capitoli sugli Enti territoriali e associa questa riflessione ad una pseudo-appartenenza ad una casta, risponderei con unaltra provocazione, perch da Sindaco di Palermo, da Sindaco di una citt complicata e complessa, pensare che qualcuno possa ritenere che si appartiene ad una casta mi d un po di disagio. Partirei subito con alcune considerazioni che riguardano i temi affrontati stamattina, cercando di fare degli accostamenti che dimostrano che, tutto sommato, in questi quindici anni non cambiato nulla rispetto a quelle che sono le negativit che sono state evidenziate e che invece ci sono comuni, e mi riferisco alla mia esperienza, cercando di ragionare secondo quelle che sono le regole del buon governo. Abbiamo terminato stamattina le riflessioni con due considerazioni, che si riferivano ad autonomia e responsabilit e a trasparenza e accountability. Bene, inizio dicendo che il mio Comune ha un bilancio in equilibrio, dove la spesa corrente viene finanziata con entrate certe. Questa sembrerebbe forse una banalit, perch cos che deve essere. Io lo affermo, per, come principio, perch noi in questi anni abbiamo cercato di dare al nostro bilancio una credibilit che viene poi suffragata da alcuni elementi, che sono elementi certi. In questi otto anni abbiamo sempre rispettato il patto di stabilit. Non abbiamo utilizzato i famosi derivati, il nostro indebitamento molto basso: abbiamo qualcosa come 300 milioni di euro di indebitamento, che pari al 3 per cento della potenzialit che ha un Comune come Palermo, rispetto alla spesa corrente, che di circa il 15 per cento; non abbiamo naturalmente la capacit finanziaria per estendere questo 3 per cento al 15, per lindebitamento basso. Abbiamo un rating di AA3 e stiamo trattando in questi giorni con Fitch la conferma di questo rating. Se qualcuno volesse, comunque, sarebbe molto semplice trovare qualcosa che non va nella mia citt. Palermo una citt complicata, complessa: basta andare in alcuni dei quartieri pi disagiati per trovare qualcosa che possa essere riferito come una negativit. Dobbiamo, per, capire dove stanno le responsabilit su queste negativit e cercare di ragionare per rimuoverle. Condivido in buona parte i contenuti della ricerca. Ho sentito stamattina i commenti e condivido perfettamente che questo patto di stabilit interno, cos com congegnato, non funziona, anzi, mette in grave difficolt i Comuni, specialmente un Comune come il mio, dove il core business del suo piano di sviluppo sono proprio le infrastrutture e gli investimenti. E non c dubbio che un patto di stabilit cos come congegnato pone delle regole, ma le pone per delle realt che sono disomogenee: certo, lo fa per aggregati, per non pu non tenere conto di una citt dove lobiettivo fondamentale quello di recuperare il gap infrastrutturale. E in base ad unosservazione fatta dal Ragioniere Generale questo tipo di patto di stabilit comporta una riduzione della potenzialit per la crescita degli investimenti. Questo quello che successo al Comune di Palermo: noi abbiamo puntato quasi interamente, per la nostra crescita, su un piano infrastrutturale per la maggior parte fondato sulle infrastrutture per la mobilit, per abbiamo incontrato una serie di difficolt. Il tema di questa tavola rotonda la sinergia tra le Istituzioni, ma proprio l che mancato il legame. Abbiamo un piano integrato del trasporto pubblico di massa, che abbiamo approvato sei mesi dopo che si insediata la mia Giunta, nel primo mandato: su quattro vettori previsti, tre sono ancora al palo e uno soltanto ha un cantiere aperto. Sapete qual la differenza? Che il cantiere aperto quello dei tram, ed lunico che dipeso dalla nostra personale responsabilit. Mi dispiace che non ci sia il Presidente Cipolletta, perch avrei voluto volentieri condividere con lui un ragionamento, perch non possibile che in una citt come Palermo, dove il problema fondamentale quello del traffico veicolare ma anche quello dello sviluppo, e noi investiamo quasi interamente sulle infrastrutture della mobilit, le tre opere pi importanti si blocchino. successo per il raddoppio di un passante ferroviario, con laggiudicazione dei

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lavori di ca. 800 milioni di euro: non si trovano pi le risorse e le Ferrovie dello Stato ci dicono che non c la liquidit. Dopo che abbiamo preteso una variante, ci stato detto che per questa variante occorrevano delle risorse e le abbiamo trovate attraverso laiuto della Regione, adesso ci siamo fermati perch non ci sono le risorse per lopera principale. La chiusura dellanello ferroviario, unaltra opera strategica, che aumenterebbe la connessione della metro-ferrovia in citt, ferma da un anno e mezzo, stata bandita la gara e non si aggiudicano i lavori. Per quanto riguarda la metropolitana leggera automatica, va realizzata la prima linea. Mi trovo parecchio a disagio quando, ai dibattiti con i colleghi Sindaci delle grandi citt italiane, si discute della realizzazione della terza, della quarta, della quinta linea di metropolitana. Io sto faticosamente cercando di fare la prima linea sullasse centrale della citt e devo constatare che nella Finanziaria di questanno ci sono risorse per la metropolitana di Napoli, per la metropolitana di Torino e non ci sono risorse per la metropolitana di Palermo Noi siamo pronti, abbiamo un progetto che pu andare avanti immediatamente, solo se si aggiungono delle risorse a quelle gi disponibili da parte della Regione. Bene, io credo, quindi, che sulla sinergia bisogner capirsi, perch non possibile che gli Enti Locali, che i Comuni debbano essere considerati soltanto i responsabili dellaumento della spesa e poi non abbiano neanche la possibilit di poter programmare la loro spesa. Come avete sentito stamattina, il federalismo non assolutamente partito, per cui non siamo in condizione di governare una finanza derivata, ma siamo ancora in piena finanza decentrata, non abbiamo la possibilit di programmare, perch la cassa ci viene data soltanto quando si ritiene che possa essere ripartita, quando, a sei mesi dellinizio dellanno, ci arriva una circolare, che ci dice: sui trasferimenti ordinari vi diamo soltanto l82 per cento. Ma noi abbiamo assunto degli impegni, abbiamo programmato il nostro piano degli investimenti, non possiamo ad un certo punto dellanno, subire un dictat di questo genere, che ci sconvolge tutta la pianificazione. Credo che su questo bisogner fare una riflessione. Mi dispiace che non ci sia il Ministro Lanzillotta, che una autorevole esponente di questo Governo, con cui avrei voluto ragionare su queste questioni. Ho visto, invece, arrivare il Presidente Cipolletta: non so se ha ascoltato, la mia non era una lamentazione sterile, vorrei chiudere questo intervento sottolineando soltanto che Palermo sta cercando di fare la sua parte. Palermo una citt difficile, complessa, ma una citt dove si acquisita una consapevolezza, che la consapevolezza di chi ritiene che per raggiungere gli obiettivi deve essere protagonista del proprio sviluppo. Noi ci stiamo provando e lo faremo con grande determinazione, per puntiamo proprio su questa sinergia, che loggetto della rotonda. Questa sinergia, che deve vedere il Governo nazionale impegnato in prima linea, a prescindere dalle appartenenze, sugli investimenti nel Meridione dItalia. Palermo nel 2010 si prepara ad una sfida importante, con lapertura dei mercati, si prepara ad una sfida che pu far diventare questa citt centrale, anche come collocazione fisica, nei rapporti euro-mediterranei. Per Palermo questa marginalit fisica era un handicap fino a qualche anno fa, perch la teneva lontana dai traffici dellEuropa, oggi invece diventata un asset. Credo che la responsabilit e la determinazione dellAmministrazione Comunale non sono sufficienti per far diventare Palermo una citt sulla quale investire per il futuro, credo che occorra la concorrenza dellazione forte del Governo nazionale e dei bracci operativi del Governo nazionale, come le Ferrovie. Abbiamo un grande problema rappresentato dalle infrastrutture per la mobilit e le Ferrovie dello Stato possono giocare un importante ruolo. Grazie.

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Moderatore
Ringraziamo il Sindaco Cammarata. Io a questo punto volevo tirare in ballo una prospettiva geograficamente distinta, che quella della Regione Lombardia, perch il Sindaco Cammarata ha parlato di un federalismo che non partito e questo in parte emerge anche dal rapporto che stato presentato stamattina per, di fronte a questa situazione, alcune Regioni si stanno organizzando autonomamente. Credo che si insedi proprio il 26 di questo mese il gruppo di lavoro tra la Regione Lombardia e il Governo per lavvio di quello che viene definito federalismo differenziato. Da quanto mi risulta, la Lombardia la prima Regione italiana a sperimentare questa possibilit. Assessore Colozzi, qual il suo punto di vista in proposito?

Romano COLOZZI
Grazie. Il tema del federalismo,per la verit, in questi ultimi anni, perlomeno da quando stata approvata la riforma del Titolo V, ha riempito pagine e pagine di giornali, di libri, di verbali di riunioni, e anche i federalisti pi convinti non possono affermare sicuramente di non avere avuto almeno dei momenti in cui si sono posti la domanda: ma ne valeva la pena? Perch questa prima fase dia attuazione del cosiddetto federalismo anticipo che secondo me il federalismo in Italia ancora deve partire: fino adesso abbiamo visto un faticoso tentativo di accentuazione di alcuni poteri delle Regioni e dei Comuni che in gran parte non hanno cambiato la situazione precedente, se non, ripeto, sullaspetto formale e cartaceo. Perch questo? Perch, finch non si collega alla riforma federalista delle istituzioni anche la riforma federalista fiscale, io credo che tutto rimanga esattamente come prima. Anzi, direi che lapprovazione della riforma forse ha consentito a tutti una via di fuga, perch oggi voi potete constatare che di fronte ad ogni problema ogni livello istituzionale ha buoni motivi per incolpare un altro livello istituzionale, ma non perch giusto che ognuno cerchi di cavarsela, ma perch effettivamente per come stata attuata questa riforma, nessuno veramente responsabile di s steso. Questo il vero problema. Noi, ad esempio, che sicuramente siamo stati credo fra i primi a spingere per una riforma federalista, eravamo consapevoli che usare la parola federalismo voleva dire usare contemporaneamente la parola assunzione di responsabilit, perch senza di questo il federalismo una turlupinatura dei cittadini. Quando si dice, avviciniamo il potere reale a chi vicino a cittadini, imprese, alla societ insomma, vogliamo dire sicuramente a qualcuno che forse ha gli strumenti per leggere con pi precisione e attenzione il mutare dei bisogni, ma vuol dire anche avvicinare chi devessere giudicato al giudicante. Perch, non dimentichiamo che il fondamento della politica il principio della sovranit del cittadino, che delega la sua sovranit a qualcuno per gestirla per suo conto, ma non come dire, per espropriarlo della sovranit. Questo, io credo, sia il punto fondamentale di tutta la questione. Non a caso, ad esempio, noi uniamo sempre al concetto di federalismo quello di sussidiariet, cio il compito dello Stato, delle Regioni, diciamo del livello istituzionale, di arretrare rispetto a degli spazi che ha per motivi storici, che adesso non abbiamo tempo qui di indagare, che ha impropriamente occupato. Ecco, questa la sfida del federalismo. Se volete, riducendolo a slogan, fra un centralismo statalista e un federalismo statalista non c alla fine una grande differenza. La vera sfida cambiare questo concetto di statalismo, quando con questo termine intendiamo quello che ho appena espresso. Voi pensate che su questo terreno, di strada nel nostro Paese ne dobbiamo fare molta, a livello di cultura, e su questo sarebbe importante una prima sinergia,

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non solo a livello istituzionale, ma anche di chi crea il senso comune, di chi crea lopinione pubblica. Voi pensate che noi abbiamo approvato una legge, in Regione Lombardia, sui servizi pubblici locali e in particolare sui servizi idrici, partendo da una semplice constatazione: essendo il servizio dellacqua, il servizio idrico, un diritto fondamentale di primaria importanza, non si pu scaricare sulla tariffa, quindi sul consumatore, tutti i costi della manutenzione e in qualche modo di ammodernamento della rete di distribuzione, perch non c nessun modello economico che stia in piedi. Perch significherebbe scaricare sullutente un costo insostenibile. Per questo, noi abbiamo tentato di fare una legge che separava la propriet della rete, quindi del bene acqua, che doveva rimanere in mano assolutamente a dei soggetti pubblici, integralmente pubblici, per evidenti motivi, dallaltra parte, invece, la gestione del servizio, metterla totalmente in mano a delle logiche di mercato. Voi sapete che, tra laltro, sono logiche di mercato in cui anche il costo del servizio in qualche modo regolamentato e quindi non c il rischio di cadere nella fattispecie che descrivevo prima. Ebbene, di fronte a questa legge che noi abbiamo faticosamente approvato e che anche il Governo attualmente aveva cercato di approvare, ma adesso quando arriver il Ministro Lanzillotta, potr testimoniarlo, ha dovuto fare dietro marcia di fronte allattacco di alcuni gruppi parlamentari bene, noi siamo riusciti ad approvarla, ma in questo momento si sta facendo una raccolta di firme nei Consigli comunali, eccetera, per poter attivare un referendum che porti allabrogazione della norma. Questo per dire come ancora una logica diversa, in cui il pubblico non occupa tutti gli spazi, fa molta fatica ad attecchire nel nostro Paese. Allora, questa prima constatazione di un federalismo ancora in progress, e che fino ad oggi io raccolgo linvito che faceva Passera di essere positivi, di guardare positivi, ed infatti stiamo lottando, stiamo lavorando per arrivare alla fine di questa lunga fase di passaggio. Ma fino ad oggi, io credo, dobbiamo constatare che forse sono stati pi i problemi che si sono creati che non le soluzioni che abbiamo costruito. Quando uno Stato arriva ad una situazione che prevede che sui temi pi qualificanti della vita sociale, economica, lultima parola spetti solo ad un organo di livello giurisdizionale, chiaro che c qualcosa che non funziona. Oggi, la riforma costituzionale vera la sta scrivendo la Corte Costituzionale: questo un dato di fatto. Qui abbiamo, tra laltro, la fortuna di avere allo stesso tavolo ben arrivata signor Ministro lex Ministro ai rapporti con le Regioni e lattuale Ministro, espressioni di due coalizioni diverse, ma i problemi sono molto simili, e loro lo sanno bene. Il fatto che questo articolo 117 non ha delineato esattamente i confini dei poteri fra Stato e Regioni, dei poteri legislativi foriero di grande confusione istituzionale. E voi sapete, anzi, qui siamo in un ambiente in cui dobbiamo solo imparare, non possiamo insegnare noi, che se c un aspetto che pu creare problemi allimpresa, alleconomia, esattamente la confusione. Meglio una notizia brutta certa che una nebbia in cui nessuno sa che cosa lo aspetta a breve, a medio o a lungo termine. Ecco, quindi io credo, il mio primo auspicio una sinergia non voglio anticipare qui, ognuno di noi probabilmente ha delle soluzioni diverse al problema che sto ponendo, ma dovremmo essere accomunati da uno spirito unanime. Dobbiamo uscire da questo guado, dobbiamo uscire in qualche modo da questo guado. Ecco, la seconda osservazione che farei questa, ed quella con cui concludo almeno questo primo intervento: quando si fatta una riforma federalista, non si poteva non sapere che federalismo sinonimo di differenziazione. Cio, noi partiamo da una situazione in cui c un sistema identico su tutti i servizi, su tutto il territorio nazionale. Passiamo ad uno in cui, su una enorme mole di materie, si d competenza legislativa alle Regioni. evidente che questo significa aprire la strada ad una differenziazione, perch se tutto doveva rimanere identico, tanto valeva mantenerla accentrata, per i motivi che ho detto prima. Ecco, la mia impressione che di fronte a questo poi ci sia stata immediatamente la paura di raccogliere fino in fondo la sfida della diversit, che, badate bene, non centra nulla con la solidariet, perch qui il titolo del convegno di oggi sviluppo sostenibile, aggiungiamoci anche sviluppo sostenibile e solidale, se volete.

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Noi siamo profondamente convinti di questo, ma stiamo attenti a non confondere solidariet con un concetto di egualitarismo ideologico che storicamente diventata la zavorra di ogni sviluppo economico e di ogni forma di libert. Luguaglianza dellopportunit, luguaglianza delle condizioni, delle potenzialit, non pu significare unuguaglianza legislativamente garantita di arrivare tutti alla stessa meta nello stesso istante con le stesse risorse, perch non cos. Spero di non offendere nessuno dicendo che chi ha avuto lillusione di poter dare questa garanzia, credo abbia creato uno dei drammi pi giganteschi della storia contemporanea e di sempre del nostro pianeta. Allora, perch io insisto su questo punto? Perch a volte limpressione e anche questa una forma di mancata sinergia che lo Stato, invece di garantire delle regole certe, dei costi anche accettabili dal sistema, e penso alla sanit, ma penso anche a tante altre materie, lasciando poi alle Regioni o ai Comuni, o ai soggetti istituzionalmente deputati di dar libero sfogo alle proprie potenzialit, spesso ha cercato di porre dei paletti per cercare di evitare che qualcuno andasse troppo forte rispetto ad altri. Questo, io credo, sia un concetto di solidariet che solo ideologica, ma che contro natura. Qui parliamo in un ambiente di addetti alleconomia, come se qualcuno dicesse: dato che la Germania va troppo forte rispetto allItalia, fermiamo anche la Germania o fermiamo io ho sempre sentito ragionare diversamente. Cerchiamo di agganciare la locomotiva americana, la locomotiva tedesca o la locomotiva di turno. Questo io credo sia il modo giusto di ragionare. Ecco, su questo terreno io credo che siamo ancora ai primi balbettii e la sfida del federalismo fiscale sia determinante da questo punto di vista. Voi pensate e chiudo una regione come la Regione Lombardia, che voi sapete contribuisce al gettito fiscale nazionale per una quota attorno al 21 per cento, anzi, forse un po superiore, sapete quali sono le entrate proprie della nostra Regione, per il bilancio che io sto scrivendo, che dovr essere approvato il prossimo mese? Bene, noi abbiamo 210 euro pro capite a disposizione, per tutte esclusa la sanit ovviamente, che per garantita uguale in tutta Italia 210 euro pro capite, con cui bisogna garantire il trasporto pubblico locale, con cui bisogna garantire lassistenza agli anziani e ai non autosufficienti. Quindi, voi capite che anche certe leggende metropolitane, in cui si fa dogni erba un fascio e si mette insieme la critica giusta o a degli sprechi o a delle inefficienze con dei luoghi comuni, per cui, a livello regionale, ci sono quantit di risorse incredibili che si stanno scialacquando, ecco, io credo che dobbiamo avere il coraggio di entrare nel merito. Anche questa una forma di sinergia, perch oggi ancora troppo, a livello anche istituzionale, c un po un gioco a rimpiattino, di fronte a dei problemi di finanza pubblica, diamo sempre la colpa ad un altro, o ai Comuni, o alle Regioni, alle Province o allo Stato: in questo gioco a rimpiattino, che alla fine credo sia disdicevole per la democrazia e soprattutto fallimentare. In questo senso noi, da anni, abbiamo proposto una cabina di regia unitaria, in cui siano presenti tutti i livelli istituzionali, in cui si condividano i conti, in cui si condividano finalmente delle cifre, perch non pu andare avanti un Paese, in cui non siamo neppure daccordo su quante sono le entrate dei diversi livelli istituzionali, di qual il debito dei diversi livelli istituzionali, perch a seconda di come si fanno le statistiche, cambiano continuamente. Perch questo un ulteriore e ultimo livello di sinergia che, io credo, dobbiamo assolutamente perseguire. Pensate che io ho la ventura, nel mio ruolo, di essere il presidente del comparto che gestisce i contratti pubblici della sanit, fino a questa finanziaria, in cui finalmente su nostra sollecitazione si risolto, forse, il problema, fino a questa tornata contrattuale, quando ci si sedeva per stipulare un contratto di parte pubblica, ci trovavamo di fronte a cinque basi di partenza. Io credo che nessuno di voi, quando va a fare un contratto con la controparte deve perdere un anno per stabilire qual il monte salari da cui partire, perch in questo Stato ancora diversa la fonte Istat da quella del Ministero dellEconomia, dallAran, dai sindacati, dalle Regioni e dai Comuni. Ecco, questa lultima e molto importante sinergia che io credo potrebbe essere facilmente messa a disposizione di tutti e i costi dello Stato, o meglio della Repubblica, ne avrebbero un grande beneficio. Grazie.

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Moderatore
Bene, ringrazio lAssessore Colozzi. Vorrei esercitare i miei deboli poteri di coordinamento per invitarvi a tenere leggermente pi stringati i tempi. A proposito di quanto emerso dallultimo intervento, volevo fare una domanda di tipo esistenziale al Presidente Catrical. Osservandolo nellesercizio delle sue funzioni, a volte mi chiedo come ci si senta ad incarnare istituzionalmente il valore della concorrenza in un Paese come il nostro, nel quale tutti i saggisti ci spiegano che non che il liberismo sia di destra o di sinistra, che il valore della concorrenza molto poco condiviso. Con riferimento specifico al nostro dibattito e a quello che si detto finora, gli chiedo: questo abbozzo di riforma o forse meglio questa successione di tentativi di federalismo che si registrata negli ultimi quindici anni rispetto alla necessit di stimolare la concorrenza, aiuta o rende pi difficile la sua vita?

Antonio CATRICAL
Intanto, la prima domanda come ci si sente. Un po come in questaula: da questo banco, non si pu parlare di cattedra, con tutte le luci accese su di noi, io vedo le prime file, le seconde, riconosco il profilo di qualche amico in terza e quarta fila, ma in fondo non riesco a vedere chi c. Ed come quando apro unistruttoria. Ho minime evidenze di una situazione, ma solo alla fine capir chi sono tutti gli attori: a chi ho pestato i piedi e chi ho favorito. Il nostro mercato non cos chiaro come ci immaginiamo. Anche i mercati pi semplici, quelli che potrebbero sembrare lineari, ad esempio quelli del pane e della pasta, comportano una serie di ricadute che conosceremo solo alla fine. Ci sentiamo quindi un po pionieri, anche e soprattutto perch siamo arrivati tardi ai principi della concorrenza. In America c stata una campagna di liberalizzazione bipartisan, con un patto che durato sette anni, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, che ha consentito tante liberalizzazioni che hanno creato una crescita insperata nelleconomia americana, perch per realizzare la concorrenza ci vuole un accordo forte, un accordo di almeno un paio di legislature. Chi oggi ha il coraggio di esprimere riforme anche di settore, riforme che non hanno la pretesa di risolvere tutto, ha un grande merito: lo fa sapendo che non c un accordo su questo e sa che la strada sar irta di difficolt in Parlamento e poi nellattuazione. Non dico che mi sento un po di frontiera, per, insomma, siamo agli inizi di una vicenda che alla fine dovr avere una soluzione positiva, perch non possibile che i principi di meritocrazia, di libert e di mercato non si affermino. Mi preoccupa sentire che si discute di clausola di reciprocit nellOPA, di golden share, come se fossimo un Paese che teme le aggressioni degli stranieri. La verit che lHeritage Foundation ci mette tra i 160 Stati che ha monitorato al settantaquattresimo posto come appeal per i capitali stranieri, il che significa che agli imprenditori stranieri non conviene venire in Italia, dove un processo per riscuotere un credito costa soldi e tempo: 1.400 giorni solo per il primo grado, dove i costi della burocrazia sono enormi, considerando che la burocrazia pesa sul mondo produttivo per 61 miliardi di euro allanno. Se solo riducessimo del 25% questi costi impropri, noi avremmo una crescita del PIL dell1,7%. Queste sono le sinergie che dovremmo ottenere, sinergie tra uffici, tra aziende, tra uffici e aziende, tra aziende e consumatori. Non unoperazione semplice, perch laddove non c una strategia comune o quanto meno largamente condivisa, ognuno si preoccupa esclusivamente del proprio interesse, lattivit dei cosiddetti garanti diventa estremamente difficile, ma lo anche quella della parte politica realmente riformatrice che tenta di risolvere i problemi. Molto spesso ne parlavo tempo fa con il Ministro Lanzillotta il meglio nemi-

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co del bene: facciamo intanto il poco bene che c, approviamo le leggi che sono in Parlamento, almeno avremmo per i servizi pubblici locali una nuova legge. Certo, si potrebbe fare di meglio ma intanto realizziamo quello che non malissimo. Volevo rispondere anche al discorso del federalismo: in realt potrei cavarmela pilatescamente e sinteticamente dicendo: Giuliano, dipende da cosa sintende per federalismo. Perch Giolitti, nel 1903, fece approvare una legge che ha funzionato per un certo periodo, una legge che avocava tutti i servizi pubblici locali allo Stato. Lo facevano con le loro aziende, Stato e Comuni. Per che succedeva? Erano tutti controlli di tipo statale, certamente burocratici, appesantiti, ma la fiscalit era corretta, i principi di contabilit erano rispettati e, per di pi, se cera un buco di bilancio il Comune doveva ripianarlo con i propri soldi. Questo federalismo. Poi, naturalmente, sono cominciati a entrare i privati, ma soprattutto non c stata quella liberalizzazione che ci si aspettava, perch il buco di bilancio veniva ripianato sulla fiscalit generale. questo il grave problema. Abbiamo appena sentito un bellissimo intervento dellAssessore Colozzi, mi congratulo perch ha detto cose giuste, per si deve tenere conto del fatto che chi paga non esattamente il Comune che ha sbagliato, chi paga sono i cittadini e gli altri Comuni i cui cittadini non hanno votato per quella compagine, e questo probabilmente non un bene. Assistiamo a questa strana dicotomia: la concorrenza rimane unattivit dello Stato, la Corte costituzionale lha anche dichiarata un valore costituzionale, ma le attivit economiche sono di competenza delle Regioni e le Regioni tendono a favorire le proprie imprese, tendono a favorire persino le municipalizzate che gi godono di moltissimi favori. Molto spesso ci si sente impotenti. Noi abbiamo aperto una procedura contro Enel che oggi abbiamo chiuso accettando impegni virtuosi perch non attaccavano la luce a utenti che erano successori di utenti morosi. Poi abbiamo visto che nel Comune di Reggio Calabria esiste un regolamento per cui il servizio idrico non viene concesso a chi lo chiede se non paga la morosit del precedente utente, il che francamente un abuso contro il quale anche lAutorit completamente impotente: come facciamo a intervenire su un regolamento comunale? Non una questione da articoli 81 e 82 del Trattato. Quindi federalismo e come ci si sente? Io darei una stessa risposta sintetica e cio: se ci fosse una situazione di maggiore accordo su alcuni punti, un business plan di liberalizzazioni e di cose da fare, studiate a tavolino, fatti i conti dei costi e dei benefici, anche in termini politici, perch chiaro che se chi governa fa una liberalizzazione paga un costo politico nellimmediato leggermente superiore, se lopposizione desse una mano, anzich mettersi di traverso, allora mi sentirei pi tranquillo, sentirei che, anche se non vedo fino in fondo alla sala, tutto sommato non mi pu capitare niente di male.

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Moderatore
Molto bene. Allora, a proposito di strategia condivisa e di temi bipartisan, oggi i giornali riportavano che Berlusconi ha ricevuto i rappresentanti per la scelta dellExpo 2015 e li ha rassicurati circa il fatto che quando lui sar nuovamente al governo non soltanto sosterr ancora la candidatura allExpo 2015, ma far anche pi di quanto finora fatto dal Governo in carica. Sul tema della continuit, oggettivamente, si ha un po limpressione che la norma non sia questa, che in Italia soffriamo non tanto di assenza di riforme quanto di riformite in molti campi, nel senso che appunto sembra prevalere una questione, secondo me, non soltanto istituzionale, ma banalmente narcisistica: arriva il Ministro nuovo e vuole mettere il suo nome sulla legge, sulla riforma della scuola, piuttosto che sul federalismo. In definitiva, c un continuo mutare di direzione. Tra laltro, sempre dalla ricerca di Intesa Sanpaolo abbiamo appreso per esempio di sette modifiche in otto anni del patto di stabilit interna. Allora, mi chiedo, anche se nellambito di uno scontro politico che segue il suo percorso e i suoi tempi, si pu trovare un qualche tipo di accordo o di moratoria sulle riforme pi importanti? E dire: noi, su questi temi, ci impegniamo a non toccare quanto fatto finora. Che ne pensa, Onorevole La Loggia?

Enrico LA LOGGIA
Innanzi tutto grazie, e il ringraziamento sincero e anche i complimenti, che voglio rinnovare pubblicamente al dottor Passera e a tutti gli organizzatori, anche agli autori dell' eccellente rapporto qui allegato, con un piccolo rammarico: magari ci fossero questi incontri pi spesso. Anzi, io auspicherei che il dottor Passera e i suoi collaboratori ci vogliano chiamare pi frequentemente, noi o altri, a dibattere di questi temi e, se possibile, far diventare questo il luogo dell'incontro con la I maiuscola e magari messo tra virgolette e sottolineato tre volte perch i problemi anche qui evidenziati sono moltissimi. Io voglio dare, cos come siamo stati invitati a fare, un contributo di ottimismo, perch qui, se si continua a fare l'elenco di tutte le cose che non vanno, ed io ne potrei aggiungere ancora moltissime, non si riuscir a venire fuori da questa specie di depressione per la quale poi ciascuno di noi viene frenato, nel proprio entusiasmo, nella propria passione, nella voglia di far politica. Ed entro immediatamente nel tema, non c' dubbio: il cosiddetto federalismo non ancora partito. Quella che dovrebbe essere la collaborazione fra le istituzioni, a partire dal Consiglio di circoscrizione della grande citt, per passare al Comune, alla Provincia, alla Regione, allo Stato e all'Unione Europea, questo insieme di meccanismi che dovrebbero regolare i rapporti tra queste istituzioni nei diversi livelli, o non c' o, peggio ancora, sbagliato. La riforma del Titolo V della Costituzione non stata una grande riforma, ha aggravato i problemi, li ha accresciuti, non li ha risolti. Nonostante questo, e il Ministro Lanzillotta spero me ne potr dare atto, io fui tra coloro che lavor nel precedente governo per dare attuazione a quella riforma cercando di attenuarne una molteplicit di effetti negativi, e da l nacque la legge 131 del 2003 che aveva questo scopo principalmente, cercare di mettere i paletti in una sbalorditiva confusione di competenze tra lo Stato e le Regioni. Ve ne cito soltanto alcune perch forse qualche volta bisogner anche ricordarle: tra le materie in legislazione concorrente, che Dio li perdoni, veramente, quelli che hanno immaginato questa cosa, ci sono ad esempio e cito a caso le professioni. Che Vuol dire? Vuol dire che lo Stato pu scrivere solo princpi e le Regioni possono scrivere le leggi di dettaglio rispetto all'esercizio di un'attivit professionale, come se fosse possibile fare l'avvocato in un modo in Lombardia e

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in un altro modo in Calabria, in Piemonte o in Sicilia? E lo stesso l'architetto, il medico, l'ingegnere, e via di seguito? Ma ancora, un argomento che ha un impatto enorme sul piano della crescita economica del nostro Paese: la produzione e la distribuzione nazionale della energia. Mi limito a questi due esempi, ma ce n' una ventina, e tutti di rilevante importanza. la Costituzione attuale, vigente, lart. 117 dellattuale Costituzione. Quella nata nel 2001 a seguito della riforma operata nella legislatura 1996-2001. E questo non indifferente rispetto allargomento che stiamo trattando, perch si sviluppato non un confronto e un incontro e quindi una ricerca di sinergie o di collaborazione sinergica tra i diversi livelli istituzionali. Si creato sostanzialmente uno scontro. Quante volte abbiamo ascoltato Comuni, avete appena sentito il Sindaco Cammarata, Regioni, avete sentito lAssessore Colozzi, ma penso che le stesse cose le potr dire lAssessore Deorsola del Piemonte, che interverr tra un p, e non c, non solo non c sinergia, spesso non c neanche dialogo, c un vero e proprio conflitto di interessi istituzionalizzato. Il Ministro Lanzillotta, penso potr confermare. Allora, non basta la buona volont. Io sono convinto che se Linda Lanzillotta ed io ci mettessimo seduti attorno ad un tavolo per risolvere un bel p di questi problemi, non ci metteremmo moltissimo tempo a trovare una soluzione di buon senso, fatta con ragionevolezza. Il problema che non c continuit nellazione di Governo, che la cosa pi grave che possa accadere allinterno di un Paese. Ora, io non voglio dire che tutte le riforme del governo Brlusconi siano state perfette, probabilmente le avremmo dovute anche realizzare pi rapidamente e probabilmente avremmo dovuto fare altre cose che non siamo riusciti a fare, cos come sta capitando adesso al governo in carica perch non sempre e non su tutto i singoli partiti della coalizione hanno uneguale sensibilit, un eguale senso di responsabilit. Ma non neanche possibile che si faccia lelenco delle riforme fatte dal governo precedente e si comincino a spuntare, questa labroghiamo, questa la trasformiamo praticamente annullandola, questaltra facciamo finta che non c e nel frattempo ne studiamo unaltra.... un modo di intendere la politica sbagliato. Questo crea il distacco tra i cittadini e la politica, perch non c certezza. E qualunque affermazione appare falsa, qualunque considerazione appare di parte, qualunque presa di posizione appare faziosa, anche quando si cerca di costruire. Allora basta con la parte negativa, ed esaminiamo due possibili sinergie: la prima, nasce da una domanda: da quanto tempo sentiamo parlare di termovalorizzatori, di rigassificatori, di problema legato allo smaltimento di rifiuti? Allora, vogliamo provare a creare una sinergia su un argomento cos delicato che riguarda tutti indistintamente, i cittadini del nostro Paese? possibile mettere finalmente tutti intorno a un tavolo e decidere qual la priorit delle esigenze, anche nella scelta delle parti di territorio dove opportuno, necessario, utile collocare queste strutture? E finalmente fare il salto di qualit per dire che i rifiuti possono diventare ricchezza? Possono diventare energia? Possono accrescere la competitivit di una zona territoriale rispetto ad unaltra? cos difficile? E unaltro argomento, che so particolarmente caro a Linda Lanzillotta: ma su i servizi pubblici locali, possibile creare finalmente una sinergia? Una concreta e reale liberalizzazione? Mettere insieme Comuni, Province, Regioni e Stato e vedere se si riesce finalmente a creare un sistema attraverso il quale i cittadini sappiano con certezza su che cosa possono fare affidamento a minor costo possibile e per ricevere quali vantaggi. cos difficile? Allora, mi limito solo a questi due argomenti, ma come sapete la lista potrebbe essere ben pi lunga, ma mi fermo solo a questi perch sono due argomenti facilmente comprensibili. E allora, in che modo si crea la sinergia? Qualche volta spoliticizzando o depoliticizzando i problemi. Rarissimo che questo accada. Altre volte mettendo attorno a un tavolo coloro i quali hanno lincarico di risolvere i problemi. Io ci ho provato, e qualche volta ci siamo anche riusciti, qui c Romano Colozzi che potr farmi da buon testimone nellesperienza precedente di governo,

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anche attraverso lart. 8 sesto comma della legge 131 quando prevede che, anche su argomenti in cui non ci sia una specifica competenza definita tra Stato e Regioni, lo Stato e le Regioni si possono mettere insieme attorno a un tavolo e trovare unintesa. Dottor Passera, concludo il mio intervento su questo. Lo strumento c, me lero inventato, lho fatto funzionare per qualche tempo, con risultati alterni lo riconosco ma almeno vale la pena di provarci. Proviamoci almeno, sui termovalorizzatori, sui rigassificatori e sui servizi pubblici locali, perch questo sarebbe concretamente un enorme passo avanti e forse anche sarebbe un utilissimo contributo a riavvicinare la politica come la intendo io, cio al servizio dei cittadini nei confronti dei cittadini stessi. Grazie tante.

Moderatore
Va bene, allora la transizione verso il Ministro Lanzillotta a questo punto quasi naturale. Io per vorrei in qualche modo riunire le lagnanze in modo che il Ministro possa tirare le conclusioni, dando la parola allAssessore Deorsola, al quale chiederei davvero brevit.

Sergio DEORSOLA
Grazie di questa opportunit. Ma io voglio guardare la parte del bicchiere che piena, anche per venire incontro alla richiesta del nostro moderatore allinizio e, se mi consentite, vorrei riprendere le parole del gi Ministro La Loggia. vero, noi in Italia abbiamo pi di 8.000 comuni, e di questi oltre 1.200 sono in Piemonte; il fenomeno dei Comuni-polvere, come noi li chiamiamo, una definizione che non piace molto agli interessati, ma cos. Per se guardiamo lerba del vicino che sempre pi verde, in Francia, e la Francia un po pi estesa dellItalia, ebbene in Francia ci sono 36mila Comuni. Allora, riguardo a quello che noi pensiamo e cerchiamo di attuare, noi abbiamo realizzato in Piemonte una legge sui piccoli Comuni di cui brevemente dir dopo, che prevede che bisognerebbe lasciare alle comunit locali la scelta di trasferire questa o quella comunit nel dato istituzionale dellente locale. Cosa diversa invece lofferta dei servizi, la capacit di offrire ai cittadini dei servizi. So che enuncio in qualche modo una sfida che non ancora stata vinta, ma credo che noi potremmo pensare di vincerla di qui, il momento associativo. Il momento associativo basilare per evitare sprechi e cercar di offrire dei servizi con le risorse che abbiamo, cio con la compatibilit delle risorse dei servizi adeguati ai cittadini. Perci noi avremmo bisogno anche in Italia di un momento di aggregazione, non tanto laggregazione obbligatoria, la fusione dei Comuni da noi non ha mai avuto successo, quando si cerc di imporla nel 1929 vi erano esigenze in un regime diverso, con una sensibilit diversa, ma quando ci fu la possibilit nel dopoguerra di scegliere, cio quando i consigli comunali e i cittadini ebbero la possibilit di scegliere, ritornarono quasi tutti nella configurazione preesistente, tranne quelle realt che non cerano pi per via dellemigrazione non cera pi cio un numero di cittadini sufficiente per poter realizzare una comunit. Allora, se vogliamo vedere le sinergie possibili, dobbiamo introdurre nel nostro ordinamento la possibilit, anche solo attraverso lazione dei contributi, di favorire laggregazione tramite le forma associative, non le fusioni, che lasciamo alla libera scelta delle singole comunit; dobbiamo cio porre dei bandi per lassociazionismo che siano vieppi significativi da un punto di vista economico, in quan-

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to in relazione alle funzioni che vengono messe assieme. Noi ci auguriamo ovviamente che il lavoro del Ministro Lanzillotta possa vedere una conclusione, che vengano definite con legge nazionale le funzioni essenziali. Noi abbiamo cercato a buon senso di individuare quelle che sono funzioni secondo noi essenziali per i Comuni, funzioni basilari, e se ci sono queste funzioni in quelle forme associative c un significativo aumento di contribuzione. Perci quella la strada. Aggiustando per un po le cose, perch in Francia, dicevo, i 36mila Comuni interagiscono, con la forma associativa suggerita dal Prefetto francese che una cosa assolutamente diversa, come ben sappiamo, rispetto al Prefetto italiano, unautorit che non c nel nostro sistema . La sfida dunque di riuscire a realizzare alcuni princpi, sullo stesso territorio sono princpi che il Ministro ha suggerito ; sullo stesso territorio non ci possono essere pi forme associative e un altro principio, per cui il Consigliere o il Sindaco che partecipa a queste forme associative, non deve percepire una alternativa un aggiuntivo compenso per questa partecipazione; cio il Consigliere, il Sindaco che nellesplicare la sua attivit partecipa a queste forme associative. Ecco, noi vogliamo vedere, dicevo, la legge sui piccoli Comuni, una legge che ha dimostrato in qualche modo sinergia fra le forze, perch una delle poche leggi che passata nel nostro Consiglio che in genere ha momenti di battaglia allunanimit. Abbiamo introdotto dei princpi di semplificazione, e colgo ancora loccasione per evidenziare, per offrire al nostro Ministro questo, ovvero un principio semplice che noi abbiamo introdotto, quello della semplificazione, cio, nei Comuni fino a cinquemila abitanti, che sono per noi piccoli Comuni, la rendicontazione avviene con una dichiarazione del Sindaco o un suo delegato e del Segretario Comunale. Ovviamente noi possiamo farlo per i contributi regionali, e non per altro, ma mi pare una di quella scelte che non costano e qualche beneficio lo portano ai cittadini. Voglio ancora, nellavviarmi alla conclusione di questa prima tornata di interventi, citare alcuni esempi di sinergie che siamo riusciti a realizzare in Piemonte: i giochi olimpici. I giochi olimpici hanno visto una sinergia poi si pu sempre dire, si poteva fare meglio, eccetera tra Governo centrale, Enti locali, Comune di Torino, la Regione, la Provincia, una significativa contribuzione e partecipazione a questa sinergia di Intesa Sanpaolo che ha significativamente contribuito, perci noi qualche iniziativa di sinergia labbiamo realizzata, la vogliamo vedere In conclusione voglio per avanzare una richiesta: noi abbiamo finora non siamo riusciti a vincere la sfida n della sussidiariet, n del federalismo fiscale perch siamo appena agli inizi, per alcune cose per fare sinergia occorrono, ed il rispetto dei tempi. Il rispetto dei tempi perch noi abbiamo dei ritardi importanti, dei ritardi direi clamorosi nel trasferimento delle risorse dallo Stato centrale alle Regioni e di conseguenza dei ritardi clamorosi nel finanziamento, nel passaggio di queste somme alle ASL, ai Comuni, alle Province. Questo comporta una programmazione che salta spesso, che non pu essere realizzata nei tempi che sono stati previsti, comporta una perdita dal 5 al 10 per cento a seconda delle capacit dei singoli enti delle somme, perch queste vanno perse sia in burocrazia e sia in doverosi interessi al sistema bancario. Io mi fermerei qui, ho rispettato i tempi credo.

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Moderatore
Ministro Lanzillotta, allora, le passo volentieri la parola per le conclusioni.

Linda LANZILLOTTA
Vorrei fare qualche riflessione partendo dalle cose che ho sentito oggi e anche dagli stimoli che si ricavano dal rapporto di Intesa Sanpaolo che segue con attenzione levoluzione del nostro cosiddetto federalismo. Segnalo che questa parola nella nostra Costituzione ancora non entrata, e quindi abbiamo battezzato federalismo il fenomeno di articolare su pi livelli territoriali di governo la gestione di processi decisionali e le politiche pubbliche. un fenomeno europeo e non solo italiano, che corrisponde a esigenze oggettive, cio quelle di governare processi e decisioni molto complesse. Ma non solo. Io vedo che la dimensione locale quella in cui si ricostituiscono le sicurezze collettive in una fase in cui c un grandissimo disorientamento e i presidi nazionali non sono pi capaci di essere percepiti come una protezione efficace e sufficiente da rischi nuovi, che sono quelli indotti dalla globalizzazione: quindi, la flessibilit del mercato del lavoro, i processi innescati dalle immigrazioni e la sicurezza sul territorio. Non un caso che i Sindaci chiedano pi poteri su questo fronte. La dimensione del territorio, infatti, una dimensione reale e necessaria per affrontare problemi che si pongono, sebbene con le fisiologiche differenze, in tutti i paesi europei. E anche i paesi non europei che si trovano a fronteggiare gli stessi fenomeni sociali ed economici si pongono il problema di rafforzare la dimensione territoriale della gestione di questi nuovi rischi fornendo nuove risposte e nuove protezioni. In Europa ci avviene sia nei paesi a tradizione federalista, ma anche laddove questa tradizione era meno intensa come in Italia, dove cera un regionalismo e una Repubblica fondata sulle autonomie, ma abbastanza moderata. Qual era la missione originaria del disegno del cosiddetto federalismo italiano? Io credo che fosse duplice: da una parte, a livello locale, di realizzare una struttura di servizi di prossimit che costituiscono questa nuova rete di protezione; dallaltra promuovere lo sviluppo locale concepito come una dimensione ormai rilevante di confronto e competizione tra sistemi. Anche in Francia dove, come noto, c un sistema amministrativo e politico ben pi centralizzato del nostro, gi Chirac, e quindi non il solito Sarkozy che fa sempre tutto, aveva identificato i poli di competitivit fondati su sistemi economici territoriali, come quelli pi capaci di interconnettere i pezzi di un sistema. Credo che in Italia siamo andati oltre questa idea, perch il Titolo V ha interpretato in modo avanzato direi quasi estremo questo modello, costruendo un sistema di poteri legislativi regionali che sono forse tra i pi moderni in Europa. Abbiamo peraltro una realt caratterizzata da alcuni profili che per esempio in Germania non cerano, sono emersi dopo, e che hanno infatti condotto in una fase di criticit il sistema federalista: penso al dualismo economico tra nord e sud e alla criticit della finanza pubblica. Infatti, uno dei problemi che noi ci troviamo ad affrontare nellattuazione del federalismo fiscale quello di dover gestire un processo di perequazione e di ridistribuzione delle risorse in una fase in cui occorre anche portare avanti una politica di risanamento finanziario. Allora, un conto modificare la ridistribuzione, seguendo diversi parametri ma in presenza di margini di manovra, mentre altro conto ridistribuire zero, perch chiaro che in questo secondo caso le operazioni sono assai pi dolorose, e nello stesso tempo pi incisive rispetto ad assetti costituiti. Quindi, prima di discutere delle possibili soluzioni, bisogna capire a quali pro-

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blemi si voleva far fronte con un modello di maggiore decentramento, e quali sono le attuali criticit. Il Titolo V ha avuto degli approcci non sempre felici e credo che, in una fase in cui si discute molto di riforme costituzionali, e questo il governo lo ha sottolineato quando ha approvato il documento di sostegno e di impegno sulle riforme in corso in Parlamento, accanto al Senato federale, che sicuramente un completamento dellarchitettura istituzionale del federalismo, bisognerebbe anche riprendere la riflessione su alcune correzioni al Titolo V che almeno ne temperino alcune asperit, alcune delle quali venivano ricordate da La Loggia. Mi riferisco in particolare al tema delle competenze concorrenti in alcuni settori che hanno sicuramente valenza strategica nazionale. Penso prima di tutto alle reti energetiche: so che il presidente della Regione Lombardia su questo punto non molto daccordo, altre Regioni s, tuttavia ritengo che nelle grandi infrastrutture, in particolare energetiche, debba esserci una competenza esclusiva dello Stato. Inoltre, va inserita una clausola di supremazia che consenta in ogni caso di far prevalere linteressa nazionale. Su questo, almeno in linea di principio, c stato un vasto accordo tra le forze politiche e anche tra i costituzionalisti di diverso orientamento. Un intervento di questo tipo consentirebbe di mantenere limpianto del Titolo V, rendendolo per pi governabile, pi coerente con un sistema di gerarchia di interessi e con alcune leve che consentano di realizzare una chiusura del sistema, cio di rendere lapparato efficiente e capace di decidere, di perseguire gli obiettivi di interesse comune per tutto il Paese. Credo, infatti, che almeno in parte linsofferenza verso la politica derivi dalla percezione diffusa che la politica non sappia decidere. E questo anche a causa della presenza di troppi livelli di governo che esercitano luno verso laltro poteri di interdizione. In questi anni abbiamo anche assistito alla proliferazione di nuovi livelli di governo, ben oltre quelli istituzionali identificati in Costituzione (Stato, Regione, Provincia, Citt metropolitana e Comune) che peraltro non necessariamente devono sempre coesistere tutti. Tant che per evitare sovrapposizioni, la riforma della Carta delle Autonomie prevede che la citt metropolitana si sostituisca a una o pi Province. Nel frattempo per si sono creati una serie di altri soggetti, di varia natura, conformazione e finalit, che vanno sotto il nome di ATO idrici, ATO rifiuti, Comunit montane, Enti parco, Consorzi di bonifica, Consorzi di opere pubbliche, ognuno dotato di personalit giuridica, poteri propri, strutture e personale, che ha fatto proliferare i costi, ma soprattutto ha prodotto inefficienze, perch qualsiasi costo deve avere un corrispettivo, cio deve produrre un valore. Il problema il value for money nel costo delle istituzioni, e io credo che questo si sia perso non tanto e non solo per il costo diretto degli apparati, quanto per linefficienza che genera nel sistema la proliferazione di livelli pubblici. Quindi io credo che la priorit debba essere quella di apportare alcuni correttivi al Titolo V per renderlo pi coerente e pi rispondente al perseguimento dei diversi interessi a ciascun livello istituzionale; rendere autonomo lo Stato nel perseguire gli obiettivi di carattere strategico nazionale; consentire allo Stato, con la clausola di supremazia, di far prevalere con determinate garanzie e procedure linteresse nazionale laddove emerge anche in talune aree di competenza regionale; responsabilizzare il sistema locale nelle decisioni di rilievo nazionale attraverso listituzione del Senato federale, perch questo molto importante associare Regioni ed Enti locali alle decisioni nazionali significa corresponsabilizzare il livello territoriale in una visione unitaria e quindi sottrarlo a unottica di tipo localistico. Non quindi solo una questione di poteri, ma di condivisione di una visione nazionale anche dei problemi locali. Il Senato federale molto importante perch, anche se oggi abbiamo una sede organizzata in modo molto appropriato dalla legge La Loggia, che la Conferenza Unificata, riscontriamo ogni giorno dei limiti che stiamo cercando di attenuare proponendo una riforma della Conferenza che per non ha ancora avuto un esito positivo. I limiti che vedo sono due: il primo lassenza di reciprocit. Perch la Conferenza

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una sede in cui Comuni, Province, Regioni dicono la loro su quello che fa lo Stato, ma lo Stato non pu mai dire la sua su quello che fanno Regioni, Province e Comuni. Ci sono delle decisioni o delle non decisioni che sono certo di interesse locale e di competenza di Regioni ed Enti locali, ma che hanno una valenza nazionale su cui non c una sede di confronto e di conciliazione reciproca. E quindi ci si limita alla risoluzione conflittuale delle questioni. Laltro punto critico che va corretto che nella Conferenza le decisioni vanno prese allunanimit. Questo un limite, perch si tratta di un meccanismo che talvolta porta alla paralisi o alla definizione di soluzioni che non sono soluzioni innovative e avanzate, perch, chiaro che se bisogna trovare il minimo comun denominatore sempre, le soluzioni sono spesso soluzioni molto conservative e prudenziali, e quindi viene depotenziato lindirizzo politico del governo. Questo un punto che secondo me merita una riflessione. Il sistema complesso e io credo il tema debba essere affrontato in modo realistico, sapendo che ormai il Titolo V un dato costituzionale che ha fornito una risposta a esigenze reali ed quindi inutile rimpiangere i bei tempi andati, anche perch non erano poi cos belli visto che abbiamo deciso di introdurre una riforma costituzionale cos significativa. Ma dobbiamo essere consapevoli che la riforma va perfezionata per rendere efficiente tutto il sistema della governance multi-livello, semplificandolo radicalmente e introducendo sempre meccanismi di chiusura, che consentono a ogni livello di assumere le proprie decisioni, eliminando e smontando tutti i meccanismi di interdizione. Questo deve essere vero per le infrastrutture ma anche per tutti gli altri aspetti. Passando al tema dei servizi pubblici locali, sono molto daccordo e ringrazio il Presidente Catrical nel rifiutare la logica del benaltrismo. C un testo allesame del Senato, con limpegno ad approvarlo subito dopo il varo della finanziaria. Mi adoperer perch quel testo sia riformulato in modo da essere direttamente operativo e rinvii il meno possibile a normative delegate, sia perch cos il Parlamento ancora pi sovrano potendo decidere direttamente sia perch cos si accelerano i tempi dellentrata in vigore della normativa. Il testo allesame dellAula del Senato rappresenta un buon compromesso rispetto alla proposta originale del governo perch afferma un principio fondamentale che ritengo rappresenti un enorme passo avanti rispetto alla situazione attuale: ogni volta che un servizio pubblico locale sia affidato in gestione a unimpresa, a un soggetto imprenditoriale sia pubblico, privato o misto, questo deve essere fatto sulla base di un confronto competitivo che compari il rapporto qualit-prezzo. Ci introduce un elemento di trasparenza, di qualit, di competizione, di spinta allinnovazione, di spinta agli investimenti e rompe la rendita monopolista di una serie di soggetti pubblici che ridistribuiscono tale rendita in modo variegato tra i diversi stakeholders, in relazione ai pesi e alla forza di ciascuno di essi. In genere il consumatore, il cittadino, sempre il pi debole, quello che ne fa le spese in questa distribuzione della rendita monopolistica. Quindi ritengo che se riusciamo ad approvare questo disegno di legge, come io confido, si far un notevole passo in avanti in un settore che pu rappresentare tra laltro un traino fortissimo, in termini di crescita economica per le economie territoriali. Infine, il federalismo fiscale. Non voglio fare polemiche perch La Loggia sempre una persona squisita ricordo tuttavia che il Titolo V esiste da sei anni e su tutti questi pezzetti che ho citato, non era stato fatto nulla. Noi abbiamo riaperto questo cantiere, il cantiere della riforma costituzionale. Mi auguro che il Parlamento lo apra con una grande e ampia maggioranza; ma la vera sfida quella sullapprovazione del federalismo fiscale, che abbiamo presentato in Parlamento. Per capire se davvero tutti vogliamo un sistema in cui ci sia un rapporto stretto tra potere e responsabilit o se invece questa una posizione che tutti sembriamo sostenere ma che invece non vogliamo fino in fondo. Potere e responsabilit significa associare alla perequazione e alla solidariet il parametro dellefficienza, superando cos il concetto di spesa storica; ci che la solidariet garantisce, il finanziamento di uno standard di costo per i servizi che devono essere prodotti a livello regionale e locale.

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Uno standard che deve rispondere a criteri di efficienza e, quindi, sfida le amministrazioni a una profonda trasformazione. E qui io voglio fare unaltra annotazione, che riguarda credo tutti noi, e cio lapproccio alle riforme. Noi siamo un popolo di giuristi che d troppo valore alla legge e pensiamo che una volta che la legge stata scritta, il giorno dopo si pu realizzare. Non cos, come evidente. In Italia ci sono ventidue regioni e quindi, in teoria, ventidue classi dirigenti. Ma le classi dirigenti non si formano con la bacchetta magica, occorre investirci, lavorarci, formare, diffondere cultura della legalit e dellamministrazione. Perch, diversamente, se diamo a tutti da un giorno allaltro il complesso di questi poteri, come se, implicitamente, fossimo convinti che questa classe dirigente diffusa esista gi. Io credo, invece, che occorra ancora lavorarci. Per quanto mi riguarda mi sono battuta e ho ottenuto che una parte del fondo sociale europeo dellagenda 2007-2013 sia destinato proprio a questo, nelle regioni svantaggiate, cio a investimenti sul capitale umano degli amministratori e delle amministrazioni, perch gestire il Titolo V significa dare compiti enormi allamministrazione e al sistema politico locale. Questo lo dobbiamo sapere, perch altrimenti si corre il rischio che, il vero gap tra nord e sud introdotto dal federalismo non sia tanto nella parte finanziaria, quanto in quella del capitale umano. Se noi non investiamo in questo settore, il Mezzogiorno rischia di avere un grande problema di progressiva marginalizzazione ed esclusione. Se invece noi investiamo sul capitale umano, che ha una grande ricchezza nel Mezzogiorno lo dico anche perch io sono meridionale al 100 per cento e quindi ci credo allora s, c una grandissima opportunit. Il federalismo concludendo un processo che richiede moltissimo lavoro e non possiamo darlo per acquisito, solo perch scritto nella Costituzione, che questo grande cambiamento, profondo e diffuso del Paese, si possa generare in un colpo solo. Bisogna quindi, con un approccio molto pragmatico e riformista, lavorare per la sua attuazione senza farsi travolgere dal pessimismo cosmico, che sbagliato, ma con la consapevolezza che si tratta di un progetto molto moderno e capace di farci fare un salto verso la crescita, verso lo sviluppo, che richiede per moltissimi investimenti di risorse finanziarie e umane. Ma richiede anche una grande capacit politica.

Moderatore
Mi spiace molto di deludere le aspettative dellAssessore Deorsola, ma temo che non ci sia la possibilit di un secondo giro di interventi. Invece chiederei quanto segue al Professor Cipolletta, non solo dal suo punto di vista di manager, ma anche come accademico e studioso: insomma, qui si parlato di federalismo come del risultato di un processo ancora non concluso che ha prodotto, pi che la moltiplicazione dei livelli di decisione, quella dei veti. Il potere di veto, che poi anche unantichissima tradizione italiana, visto che loperato dei tribuni romani ancora studiato dai costituzionalisti proprio per questa loro facolt, continua a caratterizzare il nostro Paese. Ecco, come se ne esce? Ci fornisce delle indicazioni cos raccogliamo anche linvito del dottor Passera a un minimo di ottimismo?

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Innocenzo CIPOLLETTA
Grazie innanzitutto. Anchio volevo fare i complimenti a Intesa Sanpaolo, non solo per questo convegno, ma per aver promosso uno studio su questioni di carattere istituzionale. Io credo che, quando unazienda devolve parte del tempo e di risorse per un contributo istituzionale, sia un fatto positivo, perch questa la sinergia che si pu determinare tra istituzioni e aziende. Dico questo perch azienda ed istituzione sono due cose separate, ma che possono e devono collaborare, mentre spesso c confusione in alcuni settori. Ed io sono, attualmente, a capo di una azienda che spesso considerata come una istituzione, essendo Presidente di Ferrovie dello Stato, che una societ per azioni e non pi unistituzione, malgrado si continui a pensare a noi come unistituzione. So di parlare vicino a Corrado Passera che guida una banca, ossia una azienda che dieci o quindici anni fa era considerata come una istituzione, ossia come lo sportello che doveva sostenere lo sviluppo locale e le famiglie perch questa era supposta essere la sua funzione. Poi ha guidato le Poste che era anchessa unistituzione e lha trasformata in azienda. Ecco, io mi trovo in una analoga situazione, FS unazienda, con forte interconnessione a livello territoriale, ma non unistituzione: siamo una SpA e vorrei partire da questo spunto per rispondere un po alla sua domanda. Siamo una SpA che fornisce servizi a livello territoriale e a livello nazionale. Riprendendo quanto detto dal Ministro Lanzillotta, credo che non basti scrivere su carta ladozione di un nuovo stato giuridico, perch questo stato giuridico si affermi. Questo vale sia per lesterno che per linterno delle strutture stesse. Quando dico che Ferrovie dello Stato non unistituzione, ho la consapevolezza che molti dei miei colleghi, allinterno delle Ferrovie, invece continuino a ragionare come se fossimo unistituzione, perch sono fortemente affezionati a questa importante funzione, ed un po la loro natura dessere. E quindi il passaggio ad un nuovo sistema un passaggio che impone tutta una serie di fasi, anche di formazione, per convincersi che si sta vivendo una realt nuova. Credo che per il federalismo, in Italia, avvenga la stessa cosa: lo abbiamo scritto sulla carta ma non lo viviamo veramente. E faccio un esempio che riguarda le ferrovie per illustrare questo concetto. Ferrovie dello Stato oggi fa tre distinti servizi, fra i tanti, e lantitrust di Catrical, qui presente, lo sa bene perch poi ci bastona pure come azienda, con delicatezza e sempre con garbo certo, se non rispettiamo le regole della concorrenza. Questi tre mestieri sono uno come operatore del mercato, tant vero che c gi la liberalizzazione dei servizi, in particolare nel trasporto merci; poi operiamo con un contratto di servizio nazionale in cui forniamo dei servizi di trasporto su lunga percorrenza ai cittadini per conto dello Stato; e poi operiamo con un contratto di servizio regionale perch forniamo dei servizi alle Regioni, ossia organizziamo i trasporti allinterno delle regioni su base della richiesta delle regioni stesse. Pochi sanno o accettano questa divisione. Per molti noi siamo Ferrovie dello Stato e facciamo camminare tutti i treni, indistintamente. Punto e basta. Che importanza ha che i treni in qualche misura siano regionali, nazionali, di mercato o non di mercato? Ma noi stessi non avevamo chiara la distinzione, al punto che, quando siamo entrati in FS, avevamo tariffe interregionali diverse dalle tariffe regionali, ossia inferiori alla somma delle tratte tra due regioni. E cos succedeva che la gente per andare, che so io, da Brescia a Milano faceva labbonamento a Verona, che in Veneto, pur abitando a Brescia, pagando il biglietto Verona-Milano che gli costava di meno di quello Brescia-Milano, malgrado questo tragitto fosse pi breve, salendo su un treno regionale Brescia-Milano. I motivi di questa differenza erano molti: le regioni avevano tariffe diverse e, a loro volta, la tariffa nazionale era ancora diversa; le regioni curavano pi i treni verso il capoluogo che quelli tra regioni, e cos via. Da pochi giorni abbiamo istituito il principio che chi prende treni regionali prende appunto treni regionali, paga il treno regionale, e non vale pi lo stesso bigliet-

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to per salire su un treno nazionale o interregionale. Sembra normale tutto questo. Eppure abbiamo avuto una quantit di proteste; la gente dice, ma come, ho comprato un biglietto, ho preso un altro treno invece che quello che era stato stabilito, perch non mi fanno entrare? Non la stessa cosa? No. come se uno sale su un aereo e dice, prendo il Roma-Bari perch ho perso il Roma-Brindisi, tanto lo stesso, pur se sono compagnie diverse. Non la stessa cosa. Abbiamo avuto delle difficolt molto grandi, ma siamo determinati a marcare la differenza fra i diversi servizi perch nel settore di mercato tra poco entreranno dei concorrenti nel trasporto dei passeggeri, e i concorrenti faranno s che il prezzo di quel servizio sar il pi basso possibile, corrispondente a quello che la concorrenza. Quindi noi non potremo pi avere sussidi incrociati per finanziare tratte che non vanno bene, con quelle che sono le tratte di mercato, perch non avremo pi gli stessi profitti su quelle di mercato. Ecco allora la necessit di distinguere bene la tipologia di servizio e di avere contratti di servizio per operare nel mercato sovvenzionato, dove sia specificato il servizio richiesto e il compenso relativo. Tutto questo sembra normale; appena entrato nelle Ferrovie dello Stato alla fine del 2006, ho dovuto firmare il bilancio del 2006, con 2 miliardi e 115 milioni di disavanzo. Questo disavanzo derivava in larga misura dal fatto che cerano i contratti di servizio con lo Stato e con le Regioni, per non venivano rispettati perch in fondo al contratto di servizio cera scritto che FS erano tenute a fornire certi servizi a fronte di certo corrispettivo da parte dello Stato e da parte delle Regioni, per i soldi effettivi erano quelli che ogni anno lo Stato avrebbe meno in finanziaria. Cio un contratto non vero, perch non un contratto reale. FS costretta a fare dei servizi ma non ha il diritto ad avere il contributo pattuito. Cos avvenne che nel 2006 i contributi sono stati fortemente ridotti dalla Legge Finanziaria emanata nel 2005 e FS ha accumulato un ingente disavanzo. Di fronte a una situazione di questo genere, stiamo portando avanti il concetto che, se lo Stato ha pochi soldi, noi daremo pochi servizi, e questo vale per il contratto di servizio nazionale e per le Regioni, con le quali dovremo decidere quali e quanti servizi fornire. La conclusione del mio intervento che, se vogliamo andare verso una forma di federalismo, bisogna che i rapporti tra tutti quanti i soggetti abbiano una loro logica e non siano pi soltanto concepiti come se fossero delle istituzioni indistinte costrette a fornire servizi gratuitamente ai cittadini. Anche la solidariet va stabilita, circoscritta e finanziata. Il Sindaco di Palermo mi ha rivolto qui un appello alla fine del suo discorso, ed io conosco il senso del suo appello: consiste nel dire, abbiamo bisogno degli investimenti per migliorare la mobilit a Palermo. Io sarei felicissimo di fare questi investimenti e di dare questi nuovi servizi, salvo che, evidentemente, ci deve essere qualcuno che paga, che investa in questo servizio e questo qualcuno in parte lo Stato ma in parte la Regione stessa. Allora, ristabilire dei rapporti contrattuali corretti fra gli enti e le aziende, io credo che sia, nel campo mio evidentemente, la via attraverso la quale si possono stabilire le sinergie tra pubblico e privato per il rilancio delle infrastrutture e per la corretta definizione del federalismo. E se questo modo di procedere ci dovesse portare anche a ridurre alcuni servizi, forse alla fine sar la via migliore, perch potremo selezionare i servizi che effettivamente servono. Oggi, alle Ferrovie dello Stato, a livello nazionale e al livello regionale, si chiede di tutto, perch tanto non c un corrispettivo a fronte di quanto produciamo. Domani, quando noi prezzeremo ogni servizio, e quindi potremo arrivare solo fino a un certo punto e non oltre, credo che la Regione avr la possibilit di stabilire qual la quantit e la qualit di servizio che pu e vuole avere, quali sono le risorse eventualmente da convogliare per quel tipo di servizio e credo che, anche per il cittadino, sar la cosa migliore. Questo il principio della responsabilit che deve valere per le imposte, ma anche quando si comprano alcuni servizi presso le aziende. Grazie.

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Moderatore
Bene. Io ringrazio il Presidente Cipolletta, ringrazio tutti gli intervenuti a questa tavola rotonda, che sono stati, mi sembra, abbastanza sinergici anche nel rispetto dei tempi, e cedo la parola, per le conclusioni, al dottor Passera.

Corrado PASSERA Consigliere Delegato e CEO Intesa Sanpaolo


Conclusioni estremamente sintetiche per esprimere la nostra grande soddisfazione perch anche questanno abbiamo avuto il piacere di poter riunire intorno a questo tavolo, in questa sala, personaggi cos esperti e cos impegnati. Anche questanno il nostro convegno si concentrato su alcune tematiche che consideriamo di grandissima importanza per il futuro del nostro Paese. Innanzi tutto la crescita, lo sviluppo sostenibile che la priorit numero uno: se c quello, i nostri tanti problemi vanno pi facilmente a risolversi, mentre se non c quello i nostri tanti problemi non potranno che acuirsi. Poi, il ruolo fondamentale delle autonomie locali, il federalismo che stiamo costruendo e le sue molte criticit. Infine, la rilevanza delle regole per assicurare comportamenti che portino agli obiettivi che il Paese si pone. Credo che anche questanno siamo riusciti a fare di questo un luogo di incontro, un luogo dove lamministrazione locale e quella centrale si sono confrontate rappresentandosi davanti al pubblico, insieme a qualificati esponenti delle istituzioni, della politica e delleconomia: quindi luogo di incontro, luogo dove, come le volte precedenti, sono venuti fuori problemi e denunce documentate, per soprattutto un luogo dove si cercano soluzioni, dove ci si confronta sapendo che, alla fine, siamo comunque tutti classe dirigente e tutti insieme abbiamo la responsabilit di risolvere i problemi del nostro Paese e di assicurarne quello sviluppo sostenibile citato nel titolo del convegno di oggi. chiaro che quando si parla di sviluppo, di autonomie, di regole, immediatamente si finisce a parlare di infrastrutture sulle quali tutte queste dimensioni si incontrano e inevitabilmente vengono fuori le tante criticit di cui soffre questo settore. venuto fuori il gran bisogno di nuove infrastrutture per rimetterci in linea con i risultati gi raggiunti da altri paesi nel campo delle strade, delle ferrovie, dellenergia, dellacqua, dello smaltimento dei rifiuti. Si tratta di investimenti importanti, ma emerso chiaramente che il costo del non fare ancora pi alto del costo del fare. Lha citato stamattina Mario Ciaccia: per gli ultimi tre anni questo costo ammonta a circa 16 miliardi. Il costo del non fare nelle infrastrutture, in quei settori chiave che ho menzionato prima, nei ventanni davanti a noi potrebbe arrivare a 200 miliardi, pagato, alla fine, dai cittadini e dalle imprese, pagato in termini di prezzi pi alti di quelli che avrebbero potuto essere, o di costi maggiori, o di tempo perso, che la risorsa pi preziosa e non rinnovabile che la carenza di infrastrutture tante volte ci fa disperdere. Il costo del non fare deve essere evitato attraverso il fare, perch comunque stiamo parlando di investimenti che il nostro Paese pu permettersi e anzi anche attraverso una migliore composizione della spesa pubblica accelerare. Infrastrutture che sono indispensabili per la crescita, perch sono elemento fondamentale della competitivit, infrastrutture che sono componente fondamentale della qualit della vita, nella nostra societ. Lo diceva Antonio Catrical: se noi abbiamo cos pochi investimenti dallestero, anche a causa di questo elemento di debolezza, e gli investimenti dallestero sono una componente fondamentale della crescita e non ci sarebbe ragione al mondo che in Italia ne arrivino cos pochi rispetto a quelli che vanno in altri paesi, molto simili a noi anche in termini di costo dei fattori.

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La debolezza delle infrastrutture non lunico elemento che spiega il fenomeno, ma sicuramente uno dei pi importanti, che ci differenzia negativamente dai Paesi che competono con noi nellattirare gli investimenti di tutto il mondo. Quindi ne parleremo ancora, non ci stancheremo di parlarne, non ci stancheremo di mettere intorno al tavolo tutti coloro che possono contribuire a risolvere questi problemi. Come banca, nel campo della pubblica amministrazione, della finanza pubblica, delle infrastrutture, della collaborazione tra pubblico e privato siamo particolarmente impegnati, tanto da avere sia San Paolo che Banca Intesa gi puntato su due banche dedicate, Banca OPI e Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo, che oggi si stanno unendo in ununica grande realt. Mario Ciaccia ha appunto il compito di metterle insieme e farne uno strumento ancora pi efficace, ancora pi capace di fornire risorse al mondo del pubblico e del partenariato pubblico-privato. Si tratter di una banca che insieme ad altre strutture del Gruppo Intesa Sanpaolo contribuir ai processi di privatizzazione e consolidamento di settori importantissimi come quelli dei servizi pubblici. Abbiamo toccato con mano nel nostro stesso settore bancario quanto la concorrenza e la privatizzazione possano produrre di positivo in termini di nuovi servizi, di maggiore crescita, in termini anche di migliori risultati aziendali. Liniezione formidabile di concorrenza che stata immessa nel settore bancario il fattore fondamentale che ha portato al cos forte miglioramento dei risultati, oltre che dei servizi. Ci sono ancora mille cose da fare e da migliorare, ma certamente quello bancario un settore che da ogni punto di vista non sfigura pi in qualsiasi graduatoria europea. Nel parlare di infrastrutture e di autonomie ci siamo imbattuti ovviamente nel problema forse numero uno oggi del Paese: quello del processo decisionale. Un processo decisionale sempre pi difficile e, in casi sempre pi frequenti quasi bloccato. Sono state individuate molte delle ragioni, a iniziare dal proliferare di enti con poteri decisionali tra loro non coordinati, tutti con diritto di veto e nessuno con la responsabilit finale delle conseguenze delle proprie decisioni e nondecisioni! A questo riguardo, certamente dobbiamo porci il problema di una riforma costituzionale in parte non realizzata, sicuramente in parte da rivedere. emerso con forza il problema di un federalismo in parte da completare nel senso di collegare compiutamente responsabilit e risorse per far fronte alle responsabilit. C una evidente dicotomia tra le grandi responsabilit affidate alle autonomie locali e le non sufficienti risorse per far fronte a queste responsabilit. C sicuramente un numero eccessivo di livelli istituzionali, dove non neanche tanto il problema del numero di livelli decisionali, ma il fatto che non chiaro chi fa che cosa, non chiaro chi pu dirimere le impasse, non chiaro cio chi alla fine deve rispondere di che cosa. Tutti oggi possono occuparsi di tutto, tutti possono mettere veto su tutto e nessuno alla fine risponde veramente a quei cittadini per i quali il federalismo e il decentramento erano stati pensati. Questi temi sono stati illustrati molto meglio e molto pi approfonditamente da chi ha parlato prima di me. Certamente su questi temi torneremo, come torneremo per esempio sul tema del premiare i comportamenti virtuosi di quelle amministrazioni locali e ce ne sono molte che dimostrano in tanti campi grande rigore e grande capacit di raggiungere i risultati promessi. Paradossalmente taluni meccanismi portano talvolta addirittura a penalizzare chi stato previdente, chi stato risparmioso in passato e, in alcuni casi, a punire nei fatti chi ha tenuto i comportamenti pi seri e non invece chi non lha saputo fare. Sar, anche questo un tema di approfondimento per i convegni dei prossimi anni. Iniziavo il mio intervento ribadendo che quello della crescita, dello sviluppo sostenibile, il nostro problema principale, perch, anche se negli ultimi anni abbiamo finalmente visto numeri leggermente pi positivi, noi sappiamo che lItalia non sta crescendo abbastanza, che cresciamo meno degli altri Paesi europei pi simili a noi. Senza crescita sostenibile non si avviano a soluzione tutti i problemi pi pressanti e gravi, prima di tutto quello del debito pubblico. Solo attraverso la crescita sostenibile andremo strutturalmente a risolverlo nel tempo.

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Labbiamo detto in tutte le sedi che il declino del nostro Paese non inevitabile, che lItalia non soffre di nessuna pecca dorigine che ci costringe a performances inferiori ad altri. Dobbiamo per sapere che con gli attuali livelli di crescita molti dei nostri problemi non li risolveremo e il declino diventer una realt. Anche oggi sono emerse tante idee su dove investire per evitare il declino. Dobbiamo per responsabilmente ricordarci che il rischio di declino un rischio reale e che un migliore funzionamento delle istituzioni e del nostro apparato amministrativo un fattore fondamentale per evitarlo. La crescita sostenibile ha bisogno di tutti. Ha bisogno del privato, ha bisogno del pubblico, ha bisogno del terzo settore. Le banche possono svolgere un ruolo molto importante e possono fare da ponte tra i diversi settori. Far bene il nostro mestiere anche contribuire alla crescita sostenibile del nostro Paese. Grazie per la vostra partecipazione a questa giornata.

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