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28/11/11

DOSTOEVSKIJ, SULLA RIVOLUZIONE FRANCESE

DOSTOEVSKIJ, SULLA RIVOLUZIONE FRANCESE In questa lettura, tratta da unopera minore, Dostoevskij manifesta la sua opinione sulla Rivoluzione francese ed in particolare su Fraternit, Libert, Uguaglianza. F. M. Dostoevskij, Note invernali su impressioni estive Di chi aver dunque paura? Degli operai? Ma adesso anche gli operai son diventati tutti dei proprietari nellanima: tutto il loro ideale sta nel divenire proprietari e nellaccumulare la maggior quantit di cose possibili: cos la loro natura. E la natura degli uomini non vien data loro cos, per niente. Tutto ci stato coltivato nei secoli, e dai secoli stato plasmato. Non facile cambiare il carattere nazionale, non facile staccarsi da abitudini secolari, ormai penetrate nella carne e nel sangue. Allora, dei contadini? Ma i contadini francesi sono i proprietari pi ottusi, ovvero il migliore e il pi completo ideale di proprietario che ci si possa immaginare. Dei comunisti, allora? O, infine, dei socialisti? Ma questa gente s duramente screditata, a suo tempo, e il borghese, nella sua anima, nutre per essi un profondo disprezzo; la disprezza, s, e intanto, comunque, ne ha paura. S, ecco, questa gente che egli ancora teme. Ma ci si potrebbe chiedere che cosa mai abbia da temere. Laveva in fondo gi predetto labate Siys nel suo celebre pamphlet che il borghese tutto, Che cos il tiers tat? Nulla. Cosa devessere? Tutto. Ed proprio successo come lui aveva affermato. Di tutte le parole proferite a quel tempo, solo queste si sono realizzate; loro soltanto son rimaste. Ma il borghese continua ancora in qualche modo a non credere a ci, bench tutto ci che stato detto dopo le parole dellabate Siys sia stato soltanto uno sproposito, e sia scoppiato come una bolla di sapone. E infatti: poco dopo di lui han proclamato: Libert, galit, fraternit. Molto bene. Che cos la libert? La libert. Quale libert? La libert, per tutti uguale, di fare quello che si vuole, nei limiti della legge. Quando possibile fare tutto quello che si vuole? Quando si possiede un milione. La libert d un milione a testa? No. Che cos un uomo senza un milione? Un uomo senza un milione colui che non fa tutto quello che vuole, bens colui del quale si fa tutto quello che si vuole. Cosa dunque ne consegue? Ne consegue che, oltre alla libert, c ancora luguaglianza, e precisamente luguaglianza davanti alla legge. Di questuguaglianza davanti alla legge si pu dire soltanto che nelle forme in cui essa viene adesso applicata, ogni francese pu e deve prenderla per unoffesa fatta a lui personalmente. Che cos dunque rimasto della formula? La fratellanza. Bene, questarticolo il pi curioso e, occorre riconoscerlo, ha costituito fino ad oggi la principale pietra dinciampo delloccidente. Luomo occidentale discorre infatti di questa fratellanza come duna grande forza motrice dellumanit, e non saccorge che la fratellanza non la si potr trovare da nessuna parte, fino a che essa non esister nella realt. Che fare dunque? Bisogna realizzare la fratellanza a qualsiasi costo. Fatto sta tuttavia che realizzare la fratellanza non affatto possibile, in quanto che lei stessa a farsi di per s, ed data, la si trova in natura. Ma nella natura francese, e in genere in quella occidentale, di fratellanza non se n riscontrata; s riscontrato invece il principio personale, il principio dello starsene per conto proprio, dellautoconservazione intensiva, dellautosufficienza, dellautodeterminazione del proprio Io personale, della contrapposizione di questo Io alla natura tutta e a tutta la restante umanit in quanto singolo principio autonomo, e di per s solo assolutamente uguale e equivalente a tutto quello che esiste al di fuori di esso. Bene, da una tale contrapposizione non poteva certo derivare la fratellanza. Perch mai? Perch nella fratellanza, nella fratellanza vera non la singola personalit, non lIo che deve arrabattarsi per affermare il proprio diritto allaver egual peso ed egual valore di tutto il rimanente, ma proprio questo rimanente dovrebbe esso stesso andare da tale singola personalit che rivendica il proprio diritto, da questo io singolo, e, senza che glielo si chieda in alcun modo, ammetterne lequivalenza in peso e valore con se stesso, cio con tutto quel che esiste al mondo. Non solo, ma questa stessa personalit ribelle ed esigente dovrebbe, dal canto suo, in primo luogo sacrificare tutto il suo Io, tutta se stessa per la societ, e non solo non dovrebbe esistere un diritto suo personale, ma, al contrario, dovrebbe cederlo alla societ senza condizione alcuna. Ma la personalit occidentale non abituata a un tale andamento delle cose: essa rivendica con la lotta, esige questo preciso diritto, vuole che tutto venga ben spartito: e non ne viene certo fuori la fratellanza. F. M. Dostoevskij, Note invernali su impressioni estive, Editori Riuniti, Roma, 1984, pagg. 71-73

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