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Fisica Sistema internazionale

Grandezza fisica

Simbolo della grandezza Nome dell'unit SI Simbolo dell'unit SI fisica l m t I, i metro chilogrammo secondo ampere kelvin mole candela m kg s A K mol cd

lunghezza massa intervallo di tempo Intensit di corrente

temperatura termodinamica T quantit di sostanza intensit luminosa n Iv

Vettori

Si definisce vettore quell'ente matematico che nello spazio ordinario caratterizzato da un numero reale, detto modulo, una direzione ed un verso o senso.I vettori vengono utilizzati per la rappresentazione di grandezze fisiche, dette appunto vettoriali perch caratterizzate dai tre elementi sopracitati; sono esempi di grandezze vettoriali la forza, la velocit, l'accelerazione.I vettori vengono rappresentati graficamente (fig. 2) attraverso segmenti orientati, la cui lunghezza risulta proporzionale al valore della grandezza (secondo una determinata scala); la direzione la retta su cui giace il segmento ed il verso indicato dalla freccia terminale.

Figura 2 Considerando uno spazio R3 un vettore pu essere determinato conoscendone modulo, direzione e verso, oppure essendo note le sue componenti (proiezioni) lungo tre assi distinti e non complanari (ad esempio i tre assi cartesiani mutuamente ortogonali).Se si considerano i vettori in uno spazio R2, cio su un piano, possibile definirli completamente conoscendone il loro modulo e l'angolo che

esso forma con una data retta, oppure essendo note le loro componenti lungo due rette non coincidenti appartenenti al piano . I vettori si distinguono in:

liberi, o vettori propriamente detti, individuati da tre elementi nello spazio e da due sul piano; applicati, cio quei vettori di cui si deve considerare anche il punto di applicazione; essi vengono individuati da sei elementi nello spazio (tre per il vettore e tre coordinate del punto di applicazione) e da quattro sul piano (due per il vettore e due coordinate del punto di applicazione).

Un vettore di lunghezza unitaria, cio un vettore il cui modulo assunto come unit di misura dei moduli dei vettori con esso omogenei (cio rappresentanti grandezze vettoriali aventi le stesse dimensioni fisiche) detto versore. Esso individuato nello spazio dai due angoli formati con due direzioni di riferimento (non coincidenti) e nel piano dall'angolo formato con una retta di riferimento. Il rapporto tra un vettore qualsiasi col proprio modulo individua sempre un versore.Si definisce cursore un vettore applicato ad una retta ad esso parallela, cio libero di scorrere lungo tale retta e di assumere qualsiasi punto come punto di applicazione. Un cursore individuato da cinque elementi nello spazio (due angoli per determinarne la direzione, due coordinate della sua traccia in un piano qualsiasi ad essa trasversale, per individuare quella retta tra tutte quelle ad essa parallele, ed uno per determinarne il modulo) e tre nel piano (uno per la direzione, uno per la coordinata della sua intersezione con una retta ad essa complanare e trasversale, che la individui tra tutte quelle ad essa parallele, ed uno per il modulo.Si definisce campo vettoriale una regione dello spazio, ad ogni punto della quale pu essere associato un vettore; campo vettoriale anche l'insieme di tali vettori.I campi, in ogni punto dei quali i vettori sono uguali, si dicono campi uniformi; quelli in cui i vettori (pur diversi) si mantengono inalterati nel tempo si dicono campi stazionari.Esempi di campi vettoriali sono il campo gravitazionale, il campo elettrico ed il campo magnetico.L'insieme delle operazioni che possono essere eseguite con i vettori costituisce il calcolo vettoriale.

2.1 Somma di vettori Per comodit possibile definire con origine l'estremo del vettore non munito di freccia e con estremo superiore quello che reca la freccia. Occorre notare che l'origine non il punto di applicazione perch si parla ora di vettori liberi.Per sommare due vettori sufficiente far coincidere l'origine di uno con l'estremo superiore dell'altro: la somma data dal vetture che ha origine coincidente con l'origine rimasta libera ed estremo superiore coincidente con quello rimasto libero (fig. 3).

Figura 3

Se la somma riguarda pi di due vettori, la regola non cambia ricordando la validit delle propriet commutativa e associativa della somma (fig. 4).

Figura 4

2.2 Differenza di due vettori Come tutte le differenze definita come somma di minuendo con l'opposto del sottraendo (in pratica: a-b=a+(-b)). Il vettore differenza ottenibile facendo coincidere i due estremi superiori dei vettori di cui si vuole la differenza ed rappresentato da quel vettore che ha origine coincidente con l'origine del minuendo (fig. 5).

Figura 5

2.3 Prodotto di uno scalare per un vettore Il prodotto di un numero reale m per un vettore v individua un nuovo vettore che ha per modulo il prodotto del modulo di v per il valore assoluto di m e per direzione la stessa di v. Il verso conforme a quello di v se m positivo, opposto a quello di v se m negativo.

2.4 Quoziente di un vettore per uno scalare

Il quoziente di un vettore v per uno scalare m il prodotto, definito come sopra, tra il vettore v ed il reciproco dello scalare m.Particolare il caso del rapporto fra un vettore non nullo ed il suo modulo: esso individua sempre il versore caratteristico della direzione e del verso del vettore dato.

2.5 Prodotto scalare o interno Il prodotto scalare di due vettori, indicato con v1 v2 il prodotto dei moduli dei due vettori moltiplicato per il coseno dell'angolo da essi formato.Geometricamente il prodotto scalare di due vettori il prodotto dal modulo del primo moltiplicato per il modulo della proiezione del secondo sul primo (fig. 6).

Poich un vettore pu essere individuato anche dalle sue componenti secondo tre assi x, y e z, il prodotto scalare dei due vettori a e b dato dalla somma dei prodotti delle rispettive componenti (ab=axbx+ayby+azbz).Il piano inclinato un semplice sistema fisico studiato sin dall'epoca degli egizi che
lo usavano per sovrapporre i pesanti blocchi di pietra uno sull'altro. I contributi pi importanti alla sua comprensione sono venuti da Giordano Nemorario e Galileo Galilei.

Piano inclinato

Il piano inclinato

la macchina pi semplice: un piano ben levigato, per far s che l'attrito (la forza che attrae un corpo al suolo o verso la terra) sia trascurabile, che forma con l'orizzontale un angolo . Lungo tale piano si fa quindi scivolare un corpo, generalmente sferico, anch'esso ben levigato, e quindi effettuando misurazioni a vari angoli e con varie masse, si riesce a determinare il valore dell'accelerazione di gravit, ovvero quella grandezza che regola il moto dei corpi verso il centro della Terra. Il valore trovato da Galileo risulta di poco

inferiore a quello oggi noto (9,80665 m/s ), a causa di errori sistematici dovuti all'attrito, che non poteva essere completamente eliminato. Altra importante scoperta fatta da Galilei con gli esperimenti sul piano inclinato la legge di conservazione dell'energia: not infatti che il moto (in particolare la velocit) della sfera lungo il piano indipendente dalla massa della sfera stessa. Questo risultato stato ripetuto con l'esperimento della caduta dei gravi, che ha verificato come tutti i corpi cadano con la stessa velocit, laddove trascurabile la resistenza opposta dal mezzo (l'aria). Gi nel XIII secolo Giordano Nemorario, nel suo De ratione ponderis, stabil che l'accelerazione con cui il corpo percorre il piano inclinato aumenta all'aumentare dell'angolo di inclinazione. Con linguaggio moderno, essa proporzionale al seno dell'angolo di inclinazione, essendo dovuta alla componente del peso parallela al piano stesso:

a = gsin
Ora, detto v il valore della velocit della sfera lungo il piano inclinato, la velocit parallela al piano orizzontale sar data da

vcos
mentre quella perpendicolare, che poi quella utile alla determinazione della gravit, risulta

vsin

Ora, volendo calcolare la velocit in fondo al piano inclinato, per la conservazione dell'energia meccanica, l'energia posseduta dal corpo in fondo al piano sar tutta energia cinetica, da cui si ricava che la velocit in fondo :

Dove Ek l'energia cinetica e m la massa

Per il teorema dell'energia cinetica sappiamo che il lavoro compiuto da un corpo, uguale alla variazione dell'energia cinetica, pertanto, per qualsiasi valore di Ek, possiamo attribuire un lavoro compiuto che, per definizione :

Essendo quindi la massa: Otteniamo:

dove l la lunghezza del piano e g il valore dell'accelerazione gravitazionale.

In presenza di attrito
Nel caso in cui l'attrito non sia trascurabile, l'accelerazione pu essere calcolata tenendo conto della componente perpendicolare al piano inclinato. Essa, infatti, responsabile della presenza dell'attrito, quindi:

aa = gcos
dove il coefficiente d'attrito statico. Se ora si sommano tutte le accelerazioni, ovvero quella dovuta al peso del corpo e quella dovuta all'attrito, si ottiene l'accelerazione risultante:

a = g(sin cos )
In condizioni di equilibrio, l'accelerazione risultante nulla, pertanto:

cos possibile sfruttare un piano inclinato per determinare il coefficiente d'attrito tra corpo e piano, semplicemente misurando l'angolo oltre il quale il corpo inizia a scendere lungo di esso.

Leggi della dinamica 1. I principi della dinamica sono la base concettuale di quella branca della fisica che studia e

"Le tre leggi di Newton sul moto" (o "Principi della dinamica") costituiscono il fondamento della teoria del moto, per esempio, dei pianeti e dei razzi. In assenza di forze, un
descrive le relazioni tra il movimento di un corpo e gli enti che lo modificano.

"corpo" in quiete resta in quiete, e un corpo che si muova a velocit rettilinea e uniforme continua cos indefinitamente. 2. Quando una forza applicata a un oggetto, esso accelera. L'accelerazione a nella direzione della forza ed proporzionale alla sua grandezza, ed inversamente proporzionale alla massa dell'oggetto. Con le opportune unit: a = F/m o, come si trova in genere nei libri di testo F=ma Pi accuratamente, bisognerebbe scrivere F = ma dove sia F che a sono vettori con la stessa direzione (indicati qui in grassetto). Tuttavia, quando si considera una singola direzione, si pu anche usare la forma pi semplice. 3. "Il principio di azione e reazione", talvolta viene espresso come: "Per ogni azione esiste una reazione uguale e contraria". In modo pi esplicito:

Le forze sono sempre prodotte a coppie, con uguale grandezza e verso opposto. Se il corpo n.1 esercita una forza F sul corpo n.2, allora il corpo n.2 eserciter sul corpo n.1 una forza di uguale grandezza e di verso opposto.

Principio della conservazione dellenergia


La legge di conservazione dell'energia la pi importante delle leggi di conservazione note in fisica. Nella sua forma pi intuitiva questa legge afferma che, sebbene possa essere trasformata e convertita da una forma all'altra, la quantit totale di energia di un sistema isolato una costante, ovvero il suo valore si mantiene immutato al passare del tempo.

Energia cinetica e potenziale Lenergia cinetica lenergia posseduta da un corpo per esempio una macchina in movimento.Lenergia potenziale quellenergia che potenzialmente pu avere unoggetto a causa della posizione in cui si trova,per esempio una campana legata al soffitto. (energia)E=Ecin+Epot (lavoro)L=Epota-Epotb oppure L=Ecina-Ecinb Ecinb-Ecina=Epota-Epotb Ecinb+Epotb=Ecina+Epoa

Lenergia termica In fisica, in particolare in termodinamica, il calore il trasferimento di energia termica tra un sistema e il suo ambiente in virt di una differenza di temperatura o di un cambiamento di fase.Quando il calore associato ad una variazione di temperatura prende il nome di calore sensibile, quando invece determina un cambiamento di fase prende il nome di calore latente.Il calore una forma di energia degradata perch non pu essere convertita al 100% in energia meccanica.

Termodinamica
La termodinamica quella branca della fisica e della chimica (chimica fisica) che descrive le trasformazioni subite da un sistema in seguito a processi che coinvolgono la trasformazione di materia ed energia.Principi della termodinamica:Principio 0 quando due sistemi interagenti sono in equilibrio termico, condividono alcune propriet, che possono essere misurate dando loro un preciso valore numerico. In conseguenza, quando due sistemi sono in equilibrio termico con un terzo, sono in equilibrio tra loro e la propriet condivisa la temperatura.Il principio zero della termodinamica dice semplicemente che, se un corpo "A" in equilibrio termico con un corpo "B" e "B" in equilibrio termico con un corpo "C", "A" e "C" sono in equilibrio tra loro.Principio 1 quando un corpo viene posto a contatto con un altro corpo relativamente pi freddo, avviene una trasformazione che porta a uno stato di equilibrio, in cui sono uguali le temperature dei due corpi.,dal copo pi caldo il calore passa a quello pi freddo per raggiungere un equilibrio. Il primo principio viene tradizionalmente enunciato come "In un sistema chiuso si ha che:

U = Q - L dove U l'energia interna del sistema. Per energia interna si intende la somma delle energie cinetiche e di interazione delle diverse particelle di un sistema. Q il calore scambiato tra ambiente e sistema (positivo se fornito al sistema, negativo se invece ceduto dal sistema) e L il lavoro compiuto (positivo se compiuto dal sistema sull'ambiente, negativo invece se compiuto dall'ambiente sul sistema). La convenzione dei segni risente del legame con lo studio dei motori termici, nei quali il calore viene trasformato (parzialmente) in lavoro.Principio 2 afferma che impossibile realizzare una macchina ciclica che abbia come unico risultato il trasferimento di calore da un corpo freddo a uno caldo (enunciato di Clausius) o, equivalentemente, che impossibile realizzare una trasformazione il cui risultato sia solamente quello di convertire in lavoro meccanico il calore prelevato da un'unica sorgente (enunciato di Kelvin). Quest'ultima limitazione nega la possibilit di realizzare il cosiddetto moto perpetuo di seconda specie. L'entropia totale di un sistema isolato rimane invariata quando si svolge una trasformazione reversibile ed aumenta quando si svolge una trasformazione irreversibile.Principio 3 strettamente legato al secondo, e in alcuni casi considerato come una conseguenza di quest'ultimo. Pu essere enunciato dicendo che impossibile raggiungere lo zero assolutocon un numero finito di trasformazioni e fornisce una precisa definizione della grandezza chiamata entropia. Esso afferma inoltre che l'entropia per un solido perfettamente cristallino, alla temperatura di 0 kelvin pari a 0. facile spiegare questo enunciato tramite la termodinamica molecolare: un solido perfettamente cristallino composto da un solo complessioma(sono tutti i modi di disporre le molecole, se le molecole sono tutte uguali indipendentemente da come sono disposte, macroscopicamente il cristallo sempre uguale) e, trovandosi a 0 kelvin, l'energia vibrazionale, traslazionale e rotazionale delle particelle che lo compongono nulla, per cui, dalla legge di Boltzmann S = k ln(1) = 0 dove 1 sono i complessiomi (in questo caso uno solo).

Calore specifico Il calore specifico di una sostanza definito come la quantit di calore necessaria per innalzare la temperatura di una unit di massa di 1 K (o equivalentemente di 1 C).Nel Sistema internazionale l'unit di misura del calore specifico il J / (kg K); nel Sistema tecnico kcal / (kg C).Una grandezza analoga il calore molare, definito come la quantit di calore necessaria per aumentare di 1 kelvin (K) la temperatura di una mole di sostanza, l'unit di misura SI il J / (mol K).Si dice che un sistema in equilibrio termodinamico se le sue variabili come pressione,volume e temperatura sono ben definite e non cambiano nel tempo.Secondo il teorema di Casius nel processo fisico vale la seguente relazione:Q/T<o=0 dove Q il calore scambiato dal sistema,T la temperatura assoluta delle sorgenti.Luguaglianza vale solo nelle trasformazioni reversibili (in quelle irreversibili vale solo il segno <).

Celsius e Kelvin Il grado Celsius (C) l'unit di una scala di misura per la temperatura, cos chiamata dal nome dell'astronomo svedese Anders Celsius (1701-1744), che la propose per la prima volta nel 1742. La scala Celsius oggi utilizzata fissa il punto di congelamento dell'acqua a 0 C e il punto di ebollizione a 100 C in condizioni standard di pressione. Il sistema di misurazione kelvin (simbolo K, a volte erroneamente indicato con K) della temperatura, una delle sette unit base del Sistema internazionale di unit di misura.Per passare da C a K bisogna sommare 273,mentre per passare da K a C bisogna sottrarre 273 alla temperatura che si ha.

Gas reale,ideale e perfetto Si definisce gas reale un gas il cui comportamento termodinamico si discosta da quello di gas ideale, ovvero che non segue l'equazione di stato dei gas perfetti.Un gas pu essere considerato reale per pressioni elevate e basse temperature, cio per valori della densit del gas abbastanza grandi. Sulla base della Teoria cinetica dei gas gli scostamenti dal comportamento ideale sono dovuti soprattutto a due delle ipotesi assunte nel modello della teoria:le molecole del gas non sono puntiformi,l'energia di interazione non trascurabile. Un gas ideale un modello ideale di gas per cui varrebbero anche a basse temperature ed alte densit le tre leggi fisiche dei gas perfetti (legge di Boyle-Mariotte, prima legge di Gay-Lussac o legge di Charles, seconda legge di Gay-Lussac), ovvero che rispetta la legge dei gas perfetti:

in cui p la pressione, V il volume, n il numero di moli, R la costante dei gas perfetti (circa 8,314 J/Kmol) e T la temperatura. Si definisce gas perfetto un ipotetico gas infinitamente diluito che soddisfa esattamente le leggi di Guy Lussac : 1) in una trasformazione a p cost (detta trasformazione isobara) da uno stato iniziale di volume V0 (V0 indica il volume del gas alla stessa pressione ma a temperatura T0 = 273.15 K) a uno stato generico di volume V e temperatura T vale la relazione

V = V0T

con = 1/273,15 (K o C) ;

segue che per due stati V1, T1 e V2, T2 appartenenti alla stessa isobara (ovvero aventi la stessa pressione) si possono scrivere V1 = V0T1 e V2 = V0T2 da cui V2/T2 =V1/T1 ( se p1=p2)

2) in una trasformazione a V cost (detta trasformazione isocora) da uno stato con pressione p0 (p0 indica la pressione del gas allo stesso volume e a temperatura T0

= 273,15) a uno stato generico alla pressione p e temperatura T vale la relazione p = p0T con = 1/273,15 (K o C) ;

segue che per due stati p1, T1 e p2, T2 appartenenti alla stessa isocora (ovvero aventi lo stesso volume) si possono scrivere p1 = p0T1 e p2 = p0T2 da cui p2/T2 = p1/T1 e la legge di Boyle: 3) in una trasformazione a temperatura costante (trasformazione isoterma) il volume del gas varia in proporzione inversa alla pressione, ovvero vale la relazione p1V1 = p2V2 (se T1 = T2) (se V1 = V2)

Equazione dei gas perfetti L'equazione di stato dei gas perfetti, nota anche come legge dei gas perfetti, descrive le condizioni fisiche di un "gas perfetto" o di un gas "ideale", correlandone le funzioni di stato: quantit di sostanza, pressione, volume e temperatura.

Formulazione
La sua espressione pi comune :

in cui p il valore della pressione del gas; V il volume occupato dal gas; n sono le moli del gas; R la costante universale dei gas, il cui valore varia in funzione delle unit di misura adottate per esprimere le altre grandezze nell'equazione; T la temperatura assoluta del gas, espressa in kelvin. Il valore di R nel Sistema internazionale :

a volte nei calcoli, specialmente in chimica, si utilizza il valore di:

Questa equazione rappresenta una generalizzazione delle leggi empiriche osservate da Boyle (in un gas, in condizioni di temperatura costante, il volume inversamente proporzionale alla pressione), Gay-Lussac (in un gas a volume costante, la pressione proporzionale alla temperatura assoluta) e Charles (in un gas a pressione costante, il volume proporzionale alla temperatura assoluta), ottenibili rispettivamente per T costante, V costante e P costante. L'equazione di stato dei gas perfetti descrive bene il comportamento dei gas reali per pressioni non troppo elevate e per temperature non troppo vicine alla temperatura di liquefazione del gas. In questi casi, una migliore descrizione del comportamento del gas dato dall'equazione di stato di van der Waals

Formulazione alternativa (microscopica)


Spesso in meccanica statistica si preferisce utilizzare una forma alternativa per la legge che contenga il numero di molecole di gas piuttosto che le moli. Definita la costante di Boltzmann

dove Na il numero di Avogadro; e osservato che N gas si ricava:

= Nan il numero di molecole del

Ulteriore formulazione
Siccome la quantit di una sostanza pu essere data in termini di massa anzich di moli, spesso usata questa ulteriore formulazione. Il numero di moli n pari alla massa m divisa per la massa molare M:

Sostituendo

, otteniamo:

da cui

Quest'ultima formulazione della legge dei gas ideali molto utile perch collega pressione, densit = m/V e temperatura in un'unica formula indipendente dalla quantit del gas considerato.

Dimostrazione
L'equazione di stato dei gas perfetti dimostrabile a partire dalle leggi empiriche di Boyle, Charles e Gay-Lussac. Si consideri una mole di gas di volume v0 ad uno stato iniziale caratterizzato da:

Si consideri una trasformazione isobara (a pressione costante) applicata a questo volume di gas: il volume alla fine dalla trasformazione sar, secondo la legge di Charles:

e la temperatura sar t (in gradi centigradi). Se poi si fa andare il volume cos ottenuto incontro ad una trasformazione isoterma otterremo, secondo la legge di Boyle-Mariotte:

Quindi:

Dove ha carattere di universalit ed la costante R. Adottando questa notazione abbiamo che:

Moltiplicando ambo i membri per n (moli):

Dove nv il volume di n moli, indicato con V. Utilizzando questa notazione otteniamo infine:

Legge di Boyle

Introduzione: Chiunque abbia usato una pompa da bicicletta sa che se si tiene chiusa l'estremita' della pompa e si cerca di comprimere l'aria, questa fa sempre piu' "resistenza". Secondo la legge di Boyle la pressione e' inversamente proporzionale al volume. Cioe'

premendo un gas con uno stantuffo in un recipiente stagno, la pressione aumenta. Se la temperatura rimane costante allora queste due quantita' cambiano in modo che Pressione*Volume=costante.. Questo applet vi permette non solo di vedere come la cosa funziona ma anche di verificare la legge. Cose da fare: Provate a "premere" lo stantuffo usando il cursore subito sotto il cilindro. Aumentate la pressione P di un'unita' alla volta e notate come le particelle di gas picchiano molto di piu' sulle pareti. Guardate il valore del volume V mentre fate questo. Potete anche fare un grafico su carta millimetrata o con un foglio elettronico riportando diverse coppie di valori. Che tipo di andamento avete? Cosa succede: Il modello di gas "ideale" come una serie di molecole dotate di una certa velocita' (corrispondente alla temperatura) che urtano le pareti producendo una pressione e' in grado di spiegare questa legge empirica. Anche con una o pochissime molecole come in questo applet.Nella realta' un solo centimetro quadrato contiene 1019 molecole! La formulazione matematica della legge di Boyle e' la seguente: PV = kT dove k e' una costante, ovvero Pressione * Volume = Costante * Temperatura

Legge di Gay-Lussac
La prima legge di Gay-Lussac, nota anche come legge di Volta Gay-Lussac, afferma che in condizioni di pressione costante il volumedi un gas aumenta linearmente con la temperatura.La legge prende il nome dal chimico-fisico francese Joseph Louis Gay-Lussac (1778-1850), che la formul nel 1802. Il nome di legge di Charles deriva invece dallo scienziato francese Jacques Charles che scopr la legge una quindicina d'anni prima, senza tuttavia pubblicare i risultati delle sue ricerche. Nel 1791 il fisico italiano Alessandro Volta comp analoghe ricerche sulla dilatazione dei gas anticipando i risultati di Gay-Lussac. Per questo la legge sull'espansione dei gas anche detta legge di Volta Gay-Lussac.

Formulazione matematica e conseguenze fisiche

Rappresentazione grafica della Legge di Volta Gay-Lussac

Indicando con V0 il volume del gas alla temperatura di 0 C e con V(T) il volume ad una temperatura T > 0, questa legge espressamatematicamente dalla relazione:

con T in C. Il parametro detto coefficiente di espansione dei gas e vale per tutti i gas circa 3,663 10 1 1 pari a circa 1/273 C (le dimensioni di sono C perch il prodotto T deve essere adimensionale).
3

rappresenta quindi l'aumento di volume subito da un volume unitario di gas quando la sua temperatura aumenta di 1 C. Ad esempio, se la temperatura del gas aumenta da 0 a 100 C, il volume del gas a 100 C V(100) = V0(1 + 0,3663) = 1,3663 V0; il volume del gas aumenta cio del 36% circa.Se la temperatura viene ridotta a valori inferiori a 0 C, allora il volume V(T) viene proporzionalmente ridotto; l'equazione prevede che il volume Vsi annulli in corrispondenza di una temperatura T=-1/= 273,15 C. Tale temperatura detta zero assoluto. In realt la maggior parte dei gas si liquefa prima di giungere a tale temperatura: l'azoto a 196 C, l'idrogeno a 253 C.L'elio tuttavia liquefa solo a 269 C e segue la legge di Gay-Lussac pi o meno fino a quella temperatura. Se si utilizza la scala assoluta di temperatura (scala kelvin), allora la prima legge di Gay Lussac prende la forma pi semplice

con T in K. La prima legge di Gay Lussac sperimentalmente verificata per pressioni non troppo elevate e per temperature non troppo prossime alla temperatura di liquefazione del gas, ovvero quando il gas si comporta come un gas ideale.

Diagramma di Andrews

Rappresentazione nel piano p-V di un gas reale

Il diagramma di Andrews la rappresentazione nel piano p-V (detto anche piano di Clapeyron) del comportamento di un sistema gas-liquido (della stessa sostanza).Consideriamo un gas racchiuso in un cilindro chiuso tramite un pistone mobile. Se il gas considerato ideale, mantenendo la temperatura costante, sul piano di Clapeyron p-V si ottengono delle isoterme, cio delle iperboli equilatere di equazione pV

= cost.Se invece

consideriamo un gas reale, notiamo che solo per temperature abbastanza alte e pressioni abbastanza basse le isoterme si avvicinano a delle iperboli, in accordo con l'equazione di stato dei gas perfetti.

Ciclo di Carnot
In termodinamica il ciclo di Carnot il ciclo termodinamico pi semplice ottenibile dal minor numero di sorgenti di un gas generico (teoricamente un gas perfetto). Il ciclo costituito da 4 trasformazioni reversibili.Il suo nome deriva da quello del fisico francese Sadi Carnot.Il ciclo di Carnot ha la propriet di essere il ciclo termodinamico che evolve tra le due sorgenti con il rendimento termodinamico maggiore. Non esiste nessun altro ciclo, che abbia come temperature estreme le stesse isoterme del ciclo di Carnot, tale da avere un rendimento superiore a quello di Carnot.

La macchina di Carnot [
Il ciclo di Carnot un ciclo puramente teorico e la sua realizzazione richiede lo studio di una macchina termica teorica in cui un gas altrettanto teorico effettua un ciclo termodinamico. Questa affermazione lascia intendere che impossibile realizzare una macchina termica reale a cui si pu applicare il ciclo di Carnot.La macchina teorica in oggetto che esegue il ciclo si dice macchina di Carnot. Essa necessita di due sorgenti, cio di due fonti di calore a temperature differenti e si schematizza generalmente come un cilindro chiuso con un pistone con le pareti isolate adiabaticamente contenente del gas che pu scambiare calore solo attraverso il fondo del cilindro.

Le quattro trasformazioni

Grafico della pressione in funzione del volume delle quattro trasformazioni del ciclo di Carnot

Il ciclo di Carnot di un gas perfetto composto da due isoterme (1-2) e (3-4) a temperature rispettivamente T1

> T2 e dueadiabatiche (2-3) e (4-1):

Espansione isoterma (1-2): il gas preleva la quantit di calore Q1 dalla sorgente pi calda T1 e questo provoca l'aumento di volume del gas e la diminuzione della pressione. La tendenza della temperatura del gas ad abbassarsi viene contrastata, limitatamente alla prima parte della corsa, dalleffetto del riscaldatore (sorgente termica). Ne risulta che essa rimane costante.

Espansione adiabatica (2-3): quando il gas finisce di prelevare energia termica, esso viene mantenuto in modo che non scambi energia con l'esterno tramite un'adiabatica, pur continuando ad espandersi: ne consegue un abbassamento della temperatura.

Compressione isoterma (3-4): il gas viene compresso mantenendo costante la temperatura ed il calore generato dal lavoro compiuto in questa fase, rimosso dal contatto con la sorgente a temperatura pi bassa T2 < T1. Viene ceduta dal gas alla sorgente la quantit di calore Q2.

Compressione adiabatica (4-1): quando il gas finisce di cedere calore al refrigeratore continua a comprimersi, ma viene mantenuto in modo che non scambi energia con l'esterno.

Il risultato di questo ciclo dimostrare che, avendo a disposizione una macchina di Carnot ideale, un fluido perfetto e due sorgenti a differenti temperature, possibile ottenere lavororiportando il sistema nelle condizioni iniziali.

Rendimento di un ciclo di Carnot


La caratteristica fondamentale della macchina di Carnot che il suo rendimento non dipende dal fluido impiegato nel ciclo, ma dalle sole temperature delle sorgenti con le quali scambia il calore (anzi, pi precisamente, dal rapporto delle due temperature).Questo importantissimo risultato di termodinamica teorica va sotto il nome di Teorema di Carnot.Il rendimento di una macchina termica , in generale, il rapporto tra il lavoro utile che la macchina riesce compiere e il calore totale assorbito dal sistema. Se un ciclo viene eseguito nvolte, il rendimento della macchina sar allora:

dove L il lavoro totale compiuto dalla macchina, e Q1 il calore totale assorbito da questa. Nel caso del ciclo di Carnot, il rendimento sar pari a

Da quest'ultima espressione possibile far discendere che il rendimento dipende solo dalle temperature T1 e T2 poich lo scambio di calore avviene solo durante le isoterme (rendimento di Carnot):[1]

. Si vede subito che il rendimento massimo (100%) solo per T2

= 0 K (Zero assoluto),

temperatura irraggiungibile per qualunque corpo. Ne consegue che, indipendentemente da ogni dettaglio il rendimento teoricamente realizzabile con un ciclo di Carnot, sar sempre inferiore all'unit.Questo risultato in accordo con il secondo principio della termodinamica che vieta la possibilit di produrre il moto perpetuo di seconda specie.Dunque possibile riassumere l'enunciato di Carnot in due importanti parti: 1. Nessuna macchina termica che sfrutti il ciclo di Carnot in grado di trasformare completamente calore in lavoro, poich una parte (Q2) del calore fornito inizialmente al sistema (Q1) viene ceduta al mezzo a temperatura pi bassa rispetto alla T alla quale esso stato somministrato e di conseguenza tale calore non pu essere pi utilizzato. Da ci si deduce che il rendimento di una macchina termica non pu mai essere pari all'unit poich Q2 non pu mai essere nullo. 2. Il rendimento di una macchina termica non dipende dalla natura del fluido utilizzato ma solo dall'intervallo di temperatura nel quale la macchina opera. Importante conseguenza dell'enunciato di Carnot: il calore una forma di energia di seconda specie poich non si pu trasformare interamente in altre forme di energia.

Determinazione del rendimento teorico


Il rendimento di Carnot pu essere ricavato sia mediante l'applicazione della legge dei gas perfetti, sia mediante il bilancio complessivo dell'entropia.

Dalla legge dei gas perfetti


Oltre a dimostrare la correttezza del rendimento di Carnot, si pu verificare come il rapporto di compressione delle due trasformazioni isoterme che costituiscono il ciclo coincidano (ovviamente occorre considerare entrambe le trasformazioni isoterme come se fossero trasformazioni di espansione, oppure di compressione. In caso contrario i due rapporti di compressione saranno l'uno l'inverso dell'altro). Se la trasformazione parte dal punto 1 (in figura), la prima trasformazione una espansione isoterma. Per la legge dei gas perfetti, i volumi nei quattro punti sono dati da:

Per una trasformazione adiabatica vale pV

= k, dove k una costante. Essendo due le trasformazioni adiabatiche, si avranno due valori diversi di k. Quindi si avr

Sostituendo quest'ultimo sistema di equazioni al precedente, si possono calcolare i rapporti V1

/ V2 e V4 / V3, che risultano

Il rendimento pu ora essere calcolato come

il lavoro di una isoterma dato dall'integrale risultato W =

, che ha come

nRTln Vf / Vi. Pertanto il rendimento diventa

i logaritmi naturali, come visto in precedenza, hanno come argomento il medesimo numero (rapporto di compressione) che pertanto esso pu essere messo in evidenza al numeratore, e semplificato con il termine al denominatore, ottenendo, in definitiva

ovvero il rendimento di Carnot.

Dall'entropia

Ciclo di Carnot rappresentato nel grafico T-S (o diagramma entropico)

Le trasformazioni adiabatiche non comportano scambi di calore. Tracciare il loro grafico su un piano T-S produrrebbe una isoentropica, ovvero una retta verticale, che indica una variazione nulla dell'entropia. Per una trasformazione isoterma, la variazione di entropia semplicemente il rapporto tra il lavoro compiuto e la temperatura, costante. Pertanto:

e il calore sar dato da (per una isoterma la variazione di energia interna nulla, pertanto il calore equivale al lavoro):

Il rendimento diventa allora

che coincide con quella calcolata in precedenza con l'applicazione della legge dei gas perfetti.

Indici di prestazione
Per il ciclo di Carnot inverso il coefficiente di effetto utile e il coefficiente di prestazione COP dipendono dalle sole temperature delle isoterme tra cui evolve il ciclo, in quanto il rapporto tra il calore scambiato con una sorgente e la relativa temperatura costante:

Potenza mtabolica basale Potenza metabolica basale: la potenza metabolica in stato di riposo, e corrisponde alla potenza richiesta per svolgere funzioni necessarie (respirazione e circolazione del sangue) ad un livello di attivit esterna pari a zero.

Legge di Stevino
La legge di Stevino uno dei principi fondamentali della statica dei fluidi (idrostatica). Venne enunciata da Simon Stevin (1548-1620) nel suo trattato del 1586 De Beghinselen des Waterwichts dedicato all'idrostatica.

La legge
La legge afferma che dato un fluido di densit costante , la pressione esercitata da una colonna di fluido in un suo punto di profondit h (distanza dal pelo libero del fluido, ossia affondamento di un punto dalla superficie in alto del liquido a contatto con l'ambiente esterno) direttamente proporzionale a h,[1]

essendo l'accelerazione di gravit g = 9,81 m/s. Il prodotto per g (accelerazione di gravit) pari al peso specifico

del fluido, pertanto la legge di Stevino

pu intendersi anche come legame fra la pressione in un punto del fluido e il suo affondamento dalla superficie libera, dove il coefficiente dei proporzionalit (costante):

Se la superficie della colonna di liquido esposta alla pressione atmosferica PA allora la legge di Stevino pu essere scritta anzich in termini di pressione relativa, in quella di pressione assoluta:

chiamando PA = 101325 Pa la pressione atmosferica standard. La legge di Stevino deriva direttamente dall'equazione del moto di un fluido ideale:

dove

rappresenta la forza di volume agente sul fluido, p la pressione e la , quindi:

densit. Nel caso di un fluido fermo, la condizione di equilibrio tradotta in

Questa equazione significa che nel caso statico le forze di volume devono uguagliare le forze di superficie. Se le forze cui soggetto il fluido sono conservative allora la precedente equazione diventa:

dove U = gz + cost l'energia potenziale dovuta alla forza di volume. L'equazione indica tra l'altro, che le superfici equipotenzali nel caso di fluido ideale sono anche superfici isobare. Supponendo che il fluido sia incomprimibile (come nel caso dei liquidi):

che integrata tra due quote e :

che appunto la legge di Stevino. Supposto il liquido omogeneo, la pressione idrostatica in ogni suo punto interno direttamente proporzionale alla distanza dalla superficie libera, alla densit del liquido e all'accelerazione di gravit. A questa va sommata la pressione atmosferica alla superficie del liquido, che si trasmette in tutto il fluido per il principio di Pascal. In forma differenziale, la legge diventa

Se la densit costante si ha

, dove z

l'altezza geodetica da un piano di riferimento, il peso specifico del liquido e la quota piezometrica, costante. Si deduce quindi che la differenza di pressione tra due punti di uno stesso liquido ad altezze diverse dato semplicemente dal prodotto del peso specifico per la loro distanza:

. Se la densit e la gravit variano con l'altezza, la legge diventa , dove Po la

pressione ad altezza y=0 in un sistema di riferimento con asse y rivolto verso il basso. La legge di Stevino alla base dei cosiddetti paradossi idrostatici.

Applicazioni
Tramite la legge di Stevino applicata ad una colonna di mercurio liquido, pu essere dedotto il valore della pressione atmosferica misurata col barometro di Torricelli.Nel caso dell'acqua (=1000 kg/m), la pressione aumenta di 9800 pascal per ogni metro di profondit, ovvero di circa 1 atmosfera ogni 10 metri di profondit. Nel caso dell'acqua, la pressione del liquido eguaglia quella atmosferica ad una profondit critica di circa 10 metri (cio a 10 m di profondit di un bacino idrico la pressione il doppio di quella atmosferica) poich:

Imponendo che la pressione atmosferica sia uguale alla pressione esercitata da una colonna d'acqua di altezza h si ha:

da cui si ricava l'altezza della colonna:

. Il principio utilizzato nei comuni pozzi artesiani nei quali l'acqua affiora spontaneamente e sgorga in superficie, se la pressione maggiore.

IL PRINCIPIO DI PASCAL

Se applichiamo una forza di intensit F ad un pistone che comprime il liquido contenuto in un recipiente di forma sferica, vedremo che quest'ultimo zampiller dai fori con getti di lunghezza pressappoco uguale e direzione iniziale perpendicolare a quella della parete sferica. La velocit di fuoriuscita del liquido, inoltre, sar tanto pi elevata quanto maggiore l'intensit della forza applicata. Tale fenomeno si spiega ammettendo che la pressione applicata dal pistone si trasmetta invariata a tutto il liquido e la formalizzazione di ci va sotto il nome di principio di Pascal : una pressione esercitata in un punto di una massa fluida si trasmette in ogni altro punto e in tutte le direzioni con la stessa intensit (su superfici uguali). Spieghiamo questo fenomeno utilizzando la legge di Stevino che ci dice che la pressione p in un punto P a profondit h dalla superficie libera del liquido :

Poich i liquidi sono praticamente incomprimibili, aumentando la pressione po di una quantit , la densit nella precedente equazione rimarr costante e di conseguenza in P avremo un nuovo valore di pressione p' :

la variazione di pressione avvenuta nel punto P dopo il cambiamento di quella alla quota di riferimento :

Quindi anche nel punto P la pressione aumentata di un valore pari a e da ci deduciamo che la variazione di pressione si trasmessa ad ogni porzione del fluido

ed in ogni direzione ( quindi anche alle pareti del recipiente), confermando quanto enunciato dal principio.

LA LEGGE DI ARCHIMEDE
INTRODUZIONE
E' una delle leggi fisiche pi "popolari" e l'immagine diArchimede che, uscendo dal bagno, esclama "eureka !!" fa parte del "bagaglio aneddotico" comune. Il principio di Archimede riguarda l'interazione dei fluidi con i corpi che vi sono immersi. cos detto in onore di Archimede di Siracusa, matematico e fisico greco, vissuto nel III secolo a.C. che lo formul nella sua opera Sui corpi galleggianti. La legge di Archimede la seguente : un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l'alto pari al peso del liquido spostato. Il peso del liquido spostato uguale al peso del liquido che occupa un volume uguale a quello immerso: perci posso esprimere la legge di Archimede anche cos: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l'alto pari al peso del liquido che occupa un volume uguale a quello immerso. La spinta di Archimede anche detta spinta idrostatica. IMPORTANTE!! La spinta di Archimede dipende solo dal volume immerso nel liquido! La forma del corpo, la sua composizione chimica, il suo peso, ecc... non hanno alcuna influenza su tale spinta, come abbiamo verificato in classe.

FORMULE ESSENZIALI

Da un punto di vista matematico, la forza di Archimede direttamente proporzionale al volume immerso: FARC = K.Vimm K la costante di proporzionalita: abbiamo affermato in classe che K il peso specifico del liquido (liq). Posso perci scrivere: FARC = liqVimm

Poich liqgliq, con liq la densit del liquido e g=9,81 N/kg), posso scrivere anche: FARC = gliqVimm Se il liquido che d la spinta l'acqua, FARC facilmente calcolabile in quantoACQUA=9,8N/dm e dunque: FARC = 9,8N/dmVimm Se invece la spinta data da un altro liquido, bisogna conoscere la sua densit o il suo peso specifico.

GALLEGGIAMENTO DI UN CORPO

Cosa accade ad un oggetto che viene immerso in un liquido? Se FPESO > FARC : Il peso maggiore della spinta ed il corpo affonda.

Tre corpi dentro un liquido: per calcolare FARC necessario usare il volume immerso (color marrone). Solo per A (del tutto immerso)Vimm = Vogg, per gli altri Vimm < Vogg.

Se FPESO < FARC : Il peso minore della spinta ed il corpo risale in superficie. Se FPESO = FARC : Il peso uguale alla spinta ed il corpo galleggia.

Facciamo adesso alcuni esempi. Immergiamo completamente un cubo di 2 dm di ferro. Esso pesa circa 156 N (FERRO=78 N/dm; FPESO=78N/dm.2dm=156N). La spinta di Archimede su di un volume di 2 dm pari al peso di 2dm di acqua e dunque FARC=9,8N/dm.2dm = 19,6N. Poich in questo caso FPESO > FARC il corpo affonda.
Cubo di ferro (A) e di pioppo (B). Ugual volume ma diverso . La spinta di Archimede la stessa (freccia gialla) ma il peso diverso (freccia nera). Uno affonda, l'altro risale a galla.

Adesso immergiamo completamente un cubo di volume pari anch'esso a 2 dm costituito da legno di pioppo. PIOPPO=5 N/dm; perci questo cubo di legno ha un peso FPESO = 5 N/dm.2dm = 10 N.

Immergiamolo nell'acqua. Secondo la legge di Archimede il cubo, se venisse totalmente immerso nel liquido, riceverebbe una

spinta FARC dal basso sempre uguale a 19,6 N in quanto il volume di acqua spostato sempre 2dm Essendo tale spinta maggiore del peso del cubo, esso in effetti tende a galleggiare e lo fa posizionandosi a met del pelo dell'acqua (in questa posizione, infatti, solo 1,02 dm di legno sono immersi per cui ricevono una spinta pari a circa met della precedente, ovvero 5 N , che "neutralizza" la forza peso) .

LA EQUAZIONE DI BERNOULLI

Consideriamo ora un fluido ideale che scorra in un tubo di sezione e quota variabile :

Lo spostamento del fluido nel condotto porter la massa che si trova tra i punti 1 e 2 a trovarsi dopo un intervallo di tempo tra i punti 1' e 2'. La variazione tra le figure (a) e (b) riguarda le porzioni di massa fluida ombreggiate nella figura sotto (in figura sono indicati i moduli dei vettori disegnati: in tutta questa sezione tratteremo direttamente con i moduli delle grandezze vettoriali in questione):

Il volume entrante sar uguale a quello uscente (per l'incomprimibilit):

e la massa di questo fluido sar:

Per effetto del movimento del fluido la massa nel tempo stata spostata dalla quota y1 alla quota y2 e la sua velocit variata da v1 a v2. Per trovare una legge che regola il moto in questo tipo di condotto necessario applicare il teorema dell'energia cinetica al fluido contenuto inizialmente tra i punti 1 e 1' ovvero alla massa di fluido . La variazione di energia cinetica di questa massa

La variazione di energia potenziale :

Il fluido a sinistra dell'imboccatura del tubo che precede la massa essa una forza di modulo forza compir un lavoro :

eserciter su

, dove p1 la pressione nel punto 1. Questa

Con un ragionamento analogo, alla fine del tubo, a destra della massa il fluido che segue compir su di essa un lavoro negativo:

considerata,

dove p2 la pressione nel punto 2 esercitata in verso contrario al moto del fluido. Il lavoro totale compiuto da queste forze :

e quindi dal teorema dell'energia cinetica

dividendo per e raccogliendo al primo membro le grandezze relative al punto 1 ed al secondo quelle relative al punto 2 :

Poich i due punti sono stati presi a caso nel condotto possibile ripetere questo ragionamento per qualsiasi coppia di punti e quindi concludere che

detta equazione di Bernoulli. L'equazione di Bernoulli rigorosamente applicabile solo a moti stazionari poich le grandezze che intervengono devono venir valutate lungo una stessa linea di flusso : la costante che compare nell'equazione non in generale la stessa per tutte le linee di flusso. Se il flusso irrotazionale si pu dimostrare che la costante la stessa per tutte le linee di flusso. da notare inoltre che, come per le particelle materiali, le leggi della statica sono un caso particolare di quelle della dinamica : considerando infatti il caso in cui la penultima equazione si pu anche scrivere come

che una delle forme in cui possiamo scrivere la legge di Stevino.

La pressione

che sarebbe presente anche se non vi fosse moto si si chiama pressione dinamica.

chiama pressione statica; il temine

LA LEGGE DI POISEUILLE

Il moto a velocit costante di un fluido viscoso ed incomprimibile in una tubatura di sezione costante laminare: consiste cio nello scivolamento relativo di un numero infinito di cilindri coassiali all'asse del tubo. La variazione di pressione tra due punti situati rispettivamente all'ingresso ed all'uscita del tubo data da:

detta legge di Poiseuille, dove L la lunghezza del tubo, r il suo raggio, il coefficiente di viscosit del fluido e Qv la portata del tubo. possibile convincersi della ragionevolezza di questa relazione attraverso un'analisi dimensionale. Riscrivendola come:

si pu verificare che le grandezze devono comparire nella formula con le potenze indicate ipotizzando ragionevolmente che la portata del condotto (volume di fluido che attraversa la sezione nell'unit di tempo) sia direttamente proporzionale ad una qualche potenza da determinarsi della propria viscosit, del raggio della tubatura e del gradiente di pressione (variazione di pressione in rapporto alla lunghezza del tubo):

secondo una costante di proporzionalit k da determinarsi sperimentalmente. Riducendo le quantit elencate alle dimensioni fondamentali si ha:

L T-1= (M L-1 T-1)a Lb (M L-2 T-2)c


Imponendo la coerenza dimensionale dei fattori corrispondenti nei due membri si ottiene:
per L 3 = - a + b -2c

per T -1 = -a - 2c per M 0 = a + c

sistema che risolto d a = -1, b = 4 e c = 1, proprio come nell'equazione sopra, posto il coefficiente . Ricordando che si era detto:

dall'equazione di Poiseuille possiamo definire il fattore

detto resistenza idraulica. La legge di Poiseuille pu essere interpretata come legge di proporzionalit tra la "causa" che provoca il flusso e l'effetto Qv che ne segue secondo una costante di proporzionalit R che dipende dalle caratteristiche geometriche del condotto e dalla viscosit del fluido. Si noti che la legge di Poiseuille analoga alla legge di Ohm per la conduzione elettrica, alla legge di Fick per la diffusione di un soluto e al postulato di Fourier per la conduzione del calore.

Teorema di Leonardo Se il fluido incomprimibile e il moto stazionario sussiste la seguente legge di conservazione della portata, o legge di Leonardo: la portata la stessa in tutte le sezioni di un tubo di flusso. Infatti sotto le ipotesi fatte il tubo di flusso si comporta come un condotto rigido, privo di buchi, allinterno del quale non si pu accumulare materia e quindi la massa che entra nel condotto in un certo tempo deve essere uguale a quella che esce nello stesso tempo (vedi fig. 15).

Pertanto: m1 = m2 ovvero: 1 V1 = 2 V2 Dividendo per il tempo: 1 V1/t = 2 V2/t da cui: 1 Q1 = 2 Q2 Se il fluido incomprimibile la densit non cambia (1 = 2) e quindi: Q1 = Q2 Poich Q = S v ne segue che se la sezione del condotto non cambia anche la velocit del fluido costante. Se invece il condotto presenta variazioni di sezione allora a sezione maggiore corrisponde velocit minore e viceversa. Infatti considerando due sezioni S1 e S2, come indicato in fig. 16, si pu scrivere: S1 v1 = S2 v2 da cui: v1/v2 = S2/S1

In altre parole la velocit del fluido risulta inversamente proporzionale allarea della sezione. Questultima relazione chiamata equazione di continuit.