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CAPITOLO 1: IL PROCESSO INFERENZIALE

CAPITOLO 1

IL PROCESSO INFERENZIALE La cosa pi caratteristica della vita mentale, oltre al fatto di apprendere gli eventi del mondo circostante, che costantemente va oltre linformazione data (Bruner, 1957). Il soggetto che percepisce, come sottolinea Bruner, non semplicemente un impiegato che registra passivamente gli eventi e le informazioni. Egli , piuttosto, colui che interpreta attivamente, colui che risolve ambiguit, suppone gli eventi che non pu osservare direttamente e forma inferenze circa le associazioni e le relazioni causali. Il soggetto che percepisce, dunque, applica determinate strutture di conoscenza che gli permettono di andare oltre linformazione data: esse vanno da ampie teorie proposizionali riguardo le persone in generale, a rappresentazioni pi schematiche di oggetti, eventi e attori. Queste strutture guidano la conoscenza generica delle persone ed i loro preconcetti circa il mondo, fornendo le basi per una veloce, coerente, ma occasionalmente sbagliata interpretazione della nuova esperienza (Nisbett & Ross, 1980). Ci che permette di interpretare e di attribuire un senso al mondo circostante lindividuo linferenza.

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1.1 Linferenza sociale In un articolo di Hastie (1983), viene formulata una definizione di inferenza sociale: processo mediante il quale da un insieme di proposizioni (premesse), possibile giungere ad unaltra proposizione (conclusione). Linferenza ritenuta accettabile quando le premesse offrono delle ragioni logiche per sostenere la conclusione. Linferenza, quindi, consta di tre componenti: a) un insieme di premesse; b) una conclusione; c) delle regole o principi che connettono le premesse alla conclusione in un modo che risulti ragionevole. Questa definizione evidenzia lampiezza del campo delle inferenze sociali. Beike e Sherman (1994) distinguono tre livelli dellinferenza: il livello pi basso riguarda le inferenze relative a comportamenti specifici; il livello intermedio ha a che fare con le inferenze circa i tratti, visti come caratteristiche di personalit degli individui; il livello pi alto in relazione con le inferenze riguardanti qualit e caratteristiche dei gruppi sociali. Questi tre livelli corrispondono, rispettivamente, alla predisposizione comportamentale, alla formazione delle impressioni e allo sviluppo di stereotipi. Relativamente a questi tre livelli, Beike e Sherman (1994) individuano tre possibili direzioni dellinferenza: da un livello inferiore ad uno superiore (induzione), da uno superiore ad uno inferiore (deduzione), oppure allinterno dello stesso livello (analogia).

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1.2 Come funziona linferenza Quando ci si relaziona con altre persone importante che linformazione riguardo ad esse sia organizzata in modo efficiente. I tratti di personalit, siano essi concetti stabili o temporanei, servono per questa organizzazione (Chaplin, John & Goldberg, 1988). Il soggetto che percepisce, assume che ci sia unit nella personalit degli altri, quindi le persone sono viste come entit coerenti: dunque, limpressione che ci si forma circa unaltra persona dovrebbe riflettere quella unit e coerenza (Hamilton & Sherman, 1996). Si pu dire che i tratti guidano profondamente la percezione sociale, per essere raggruppati insieme entro un sistema organizzato e chiuso (Asch, 1946). Appena due o pi tratti sono visti come caratteristici di una persona, essi cessano di esistere come tratti isolati e si pongono in relazione dinamica lun con laltro (Asch, 1946). Assumendo che i tratti rappresentino costrutti generali, mentre i comportamenti esempi pi specifici, si pu parlare di inferenze deduttive per descrivere le inferenze da un tratto generale ad un comportamento specifico (ad es. onesto e ci ha restituito i soldi) e di inferenze induttive quando si inferiscono i tratti sulla base dellinformazione comportamentale (ad es. ha degli ottimi voti e studioso) (Boni, 1998). Il fatto di trasformare i comportamenti nei tratti corrispondenti permette di capire pi facilmente le tendenze stabili dei nostri simili e di fare previsioni su futuri comportamenti.

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Il soggetto che osserva, viene a conoscenza di un comportamento altrui e cerca di fare inferenze circa le caratteristiche disposizionali costituenti il nucleo della personalit di un individuo (Hamilton & Sherman, 1996). Molte delle informazioni specifiche (comportamenti) che vengono apprese circa una persona, sono viste come una manifestazione superficiale di disposizioni pi fondamentali. Si assume che i comportamenti di una determinata persona implichino delle propriet sottostanti pi generali, riflettano qualit pi fondamentali. Dunque, linformazione immediatamente disponibile usata come base per fare corrispondenti inferenze di tratto e giudizi valutativi riguardo le caratteristiche disposizionali pi generali di un individuo (Hamilton & Sherman, 1996). Inferire i tratti non rende la vita pi predicibile, tranne nel momento in cui il tratto stesso pu permettere la derivazione di comportamenti successivi (Maass, Sherman, Colombo & Colombo, 2001). Ci suggerisce che entrambi i processi di induzione e deduzione sono essenziali per un agevole funzionamento cognitivo e sociale (Colombo, 1999). Nonostante ci, viene dato un peso diverso ai due processi: infatti, mentre si trova una cospicua letteratura che riguarda le inferenze da comportamento a tratto, relativamente scarse sono le ricerche che indagano linferenza opposta, da tratto a comportamento (Boni, 1998).

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1.3 Le inferenze da comportamento a tratto Questo tipo di inferenza stata studiata a lungo dai ricercatori. Gi il lavoro di Asch (1946) si basava sul processo inferenziale, assumendo implicitamente come esso fosse una tendenza allespansione partendo dallinformazione disponibile per giungere ad un livello pi generale di conoscenza, ad una pi completa e unica concezione delle persone. Egli aveva suggerito due modelli per la formazione delle impressioni: a) un modello configurale (si veda Fig. 1.1) e b) un modello degli elementi.

Fig. 1.1 Il modello configurale di Asch (1946)

IMPRESSIONE =

a b d e

A,b,c,d,e = tratti

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Il primo assumeva che limpressione era olistica (cio strettamente legata al contesto) e che la specifica configurazione degli attributi e le loro reciproche relazioni determinavano limpressione globale. Quindi, una persona non sarebbe costituita da questo o da quel tratto visti come indipendenti, ma come un insieme di tratti in relazione tra loro formanti un certo tipo di personalit. Il secondo modello sosteneva, invece, che ogni attributo entrava separatamente nellimpressione di una persona indipendentemente dagli altri tratti ed ogni elemento si legava agli altri in modo additivo; ogni tratto era, dunque, in grado di produrre una particolare impressione. In modo simile il lavoro di Anderson sullintegrazione dellinformazione (cf. Anderson, 1974, 1981) enfatizzava la tendenza spontanea delle persone ad esprimere giudizi valutativi che sintetizzassero la loro reazione complessiva verso gli altri. Egli, infatti, prendendo spunto dal modello degli elementi proposto da Asch, aveva formulato la teoria dellintegrazione dellinformazione in cui linformazione riguardo le persone era calcolata e combinata algebricamente in unimpressione generale. Specificatamente, la teoria dellintegrazione dellinformazione comprendeva unanalisi riguardante la selezione e la valutazione degli stimoli, unanalisi algebrica dellintera informazione raccolta ed unanalisi della generazione delle risposte. Attraverso le regole delladdizione e della moltiplicazione, si riusciva ad ottenere uneconomica, precisa e generale analisi della formazione delle impressioni e di altre inferenze sociali. Il modello psicologico di base per questa teoria, con la sua enfasi verso la rappresentazione numerica degli stimoli e la sua applicazione di regole, potrebbe essere la sistematica e

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funzionale teoria della misurazione (Anderson, 1968, 1981, in Beike & Sherman, 1984). Unaltra teoria da prendere in considerazione quella dellinferenza corrispondente proposta da Jones e Davis (1965): essa riguardava, specificatamente, come le persone vanno dagli atti alle disposizioni, inferendo tratti, attitudini, motivi e altre caratteristiche disposizionali che sottostanno alla specifica informazione su cui limpressione basata (Hamilton & Sherman, 1996). Uninferenza corrispondente suggerisce in che misura il comportamento degli individui corrisponde o riflette disposizioni interne di tipo stabile. Ad esempio, davanti ad un comportamento aggressivo, l'inferenza corrispondente dice in che misura chi si comporta in quella maniera lo fa perch una persona che, per disposizione, portata ad essere aggressiva. Ossia, il comportamento di una persona risulta informativo agli occhi di chi produce uninferenza, quando esso frutto di unintenzione e quando tale intenzione si mantiene stabile nel tempo, non modificandosi da situazione a situazione. Dunque, nelle situazioni di giudizio quotidiane, i soggetti, sulla base delle caratteristiche del comportamento messo in atto dagli attori e considerando il contesto in cui esso si manifestato, producono delle inferenze sul grado di intenzionalit che lo precedeva e sulle disposizioni personali stabili che lo hanno determinato (Arcuri, 1995).

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1.4 Le inferenze da tratto a comportamento Un tipo di inferenza comportamentale particolarmente critico nel funzionamento quotidiano: la predizione di comportamenti futuri sia propri che di altri. Il processo deduttivo coinvolge luso di impressioni generali riguardo un individuo per trarre predizioni circa le caratteristiche specifiche od i comportamenti di quello stesso individuo. Rispetto al processo inverso, quello che riguarda le inferenze da tratti generali a comportamenti specifici (ad es. da socievole ad ama organizzare feste), sembra meno comune. Ci sono alcune ragioni per le quali difficile trarre inferenze deduttive (Beike & Sherman, 1994): 1. generalmente molto pi facile trarre inferenze da comportamenti specifici a caratteristiche generali che viceversa (Carlston, 1992). Questa differenza potrebbe essere dovuta al fatto che le inferenze da comportamento a tratto sono molto pi comuni e molto pi utilizzate delle inferenze da tratto a comportamento. 2. Come hanno puntualizzato Epstein (1979), Sherman e Fazio (1983), difficile predire ogni singolo comportamento da attitudini o tratti globali. Si ottengono inferenze deduttive migliori quando si predice un insieme di comportamenti; tuttavia anche vero che spesso pi utile laccurata predizione di un singolo comportamento. 3. I comportamenti specifici sono in funzione delle qualit disposizionali dellindividuo, come pure dei vincoli situazionali in cui si manifestano. Dunque, le inferenze deduttive circa comportamenti specifici, possono essere tratte solo con grande incertezza.

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Considerata la difficolt nel predire comportamenti specifici a partire da tratti globali, vengono intrapresi altri cammini dalle inferenze comportamento - tratto (Beike & Sherman, 1994): 1. un comportamento precedente di una persona da usarsi, ovviamente, come predizione di uno futuro. Un comportamento passato , infatti, lindicatore migliore di ci che lindividuo far probabilmente in futuro. 2. Alternativamente, se non sono disponibili comportamenti passati di un certo individuo, si utilizzeranno quelli di altre persone simili a lui. Reeder, Pryor e Wojciszke (1993) hanno evidenziato quattro principi che sottostanno alla relazione tratto-comportamento: il primo ha a che fare con il principio delleconomia secondo il quale i tratti sono considerati un modo parsimonioso per rappresentare i comportamenti osservati. In accordo con Heider (1958), le caratteristiche disposizionali servono ad integrare un insieme confuso di dati in un termine pi economico. Il secondo il principio di adattamento allambiente sociale, il quale suggerisce che i giudizi di tratto vengono compiuti per favorire la sopravvivenza di colui che percepisce (Anderson, 1990; Swann, 1984; Wright & Dawson, 1988). Ladattamento potrebbe essere utile se il soggetto adotta strategie che gli permettono di identificare quelle persone che mettono in pratica atteggiamenti minacciosi. Per esempio, unazione aggressiva di una persona pu avere particolari implicazioni per la sopravvivenza degli altri. Un individuo, anche solo in parte fisicamente aggressivo pu essere una minaccia; pu essere adattivo, dunque, basare i giudizi nel momento in cui si verifica la condotta aggressiva. Il terzo principio quello dellindice di base secondo cui gli individui si aspettano che determinati comportamenti varino in modo probabilistico.

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Se una persona ha compiuto pi azioni disoneste rispetto ad unaltra, sar etichettata come disonesta; non bisogna, per, pensare che la persona in questione si comporti in modo pi disonesto che onesto, quanto piuttosto che quella persona pi disonesta rispetto ad unaltra. Lultimo principio, infine, considera le nozioni di causa ed effetto: in accordo con il principio di causalit gli individui si accorgono che i risultati di alcuni comportamenti richiedono un certo grado di abilit da parte del soggetto. Per esempio, eccezionali performance atletiche, esperimenti scientifici o capolavori artistici sono ottenuti solo da coloro che possiedono requisiti fisici come coordinazione, intelligenza e creativit e che, di conseguenza, sono in grado di produrre o causare certi risultati. Da tali considerazioni si notato, quindi, come sia difficile parlare in termini di comportamenti e, quanto, daltro canto, sia estremamente semplice parlare in termini di tratti. La figura 1.2 mostra uno schema molto generale che illustra la posizione delle inferenze di tratto nella percezione delle persone.

Fig. 1.2 Determinanti della percezione delle persone e predizioni (da Reeder, Pryor e Wojciszke, 1993, pag.38) Comportamento Situazione nuova Situazione Informazione Precedente Tratto inferito Aspettative circa il comportam.

PERCEZIONE DELLE PERSONE PREDIZIONE DI UN COMPORTAMENTO

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1.5 Quale tipo di informazione? Nel trarre inferenze circa gli altri, un ruolo importante giocato dalle informazioni in entrata. Una di queste, ad esempio, potrebbe essere linformazione trasmessa dalla semplice apparenza fisica; il fatto, cio, che caratteristiche facciali diverse sono associate a diversi tratti (Secord, 1958; Secord & Muthard, 1955). Unaltra caratteristica legata allapparenza lattrattivit (Dion, Berscheid & Walster, 1972): anchessa pu servire come stimolo per generare inferenze verso le persone. I tratti di personalit rappresentano una seconda categoria di informazione che importante nella formazione di unimpressione globale (Beike & Sherman, 1994). Questo tipo di informazione pu essere fornita direttamente sotto forma di etichetta verbale (come stato fatto nella maggior parte dei precedenti studi sulla formazione delle impressioni: N.H. Anderson, 1968; Kaplan, 1971; Wyer, 1974) o estratta durante linterazione o ricavata sulla base dellosservazione di un individuo. Anche il contenuto di certi comportamenti ed i vincoli situazionali hanno un importante ruolo nelle inferenze (Jones & Davis, 1965; A.G. Miller, Ashton & Mishal, 1990; Quattrone, 1982). Di tutti i vari tipi di informazione disponibile riguardo le persone, ce ne sono alcuni pi importanti di altri? In generale, vero che linformazione pi saliente, vivida e distintiva, gioca un ruolo pi forte nellimpressione globale (Nisbett & Ross, 1980).

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Un altro aspetto della disponibilit dellinformazione il suo valore diagnostico (Beike & Sherman, 1994). Per esempio, Carlston e Skowronski (1987) hanno evidenziato che i comportamenti negativi sono considerati pi diagnostici di quelli positivi in relazione alle inferenze riguardanti laspetto morale, mentre accade il contrario per le inferenze circa le abilit. In aggiunta a ci, i comportamenti estremi sono giudicati pi diagnostici di quelli moderati per le inferenze che coinvolgono sia la moralit che le abilit. Nel loro insieme, questi studi dimostrano che limportanza relativa delle informazioni in entrata per le inferenze induttive circa gli individui , in parte, in funzione delle propriet di quegli stimoli come la salienza, la primacy e la positivit / negativit. Ricerche recenti hanno cercato di stabilire i tipi di informazioni che guidano le impressioni delle persone circa gli altri. Per esempio, le procedure di priming possono rendere determinati tipi di informazioni pi accessibili le quali, a loro volta, incanaleranno lattenzione verso altra informazione (Sherman, Mackie & Driscoll, 1990) e verso la sua interpretazione in modo da ottenere unimpressione complessiva (Higgins, Rholes & Jones, 1977; Srull & Wyer, 1979). Le procedure di priming possono favorire linterpretazione dei comportamenti sia aumentando laccessibilit di una rappresentazione generale astratta che rilevante per il comportamento stesso (Wyer & Srull, 1986), sia aggiungendo nuovi esempi sotto forma di registrazioni episodiche (Smith, 1990). Cio, la praticit nel fare specifici tipi di inferenze, pu predire quelle successive, generate dallosservazione di nuovi comportamenti.