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CONCETTI-CHIAVE DI GEOPOLITICA 1.

Geopolitica durante la Guerra Fredda Il mondo bipolare pu essere rappresentato dalla citt di Berlino: diviso in due, spaccato a met da un muro, quasi totalmente invalicabile per persone e beni. Il sistema internazionale della Guerra Fredda aveva una natura nuova alla storia e unica nel suo genere. La sua geografia era doppia, fondata su una divisione politica, economica e ideologica irriducibile, ma anche irriducibilmente di carattere globale. Era quindi un mondo diviso in due, ma un mondo solo: entrambe le dottrinesimbolo delle due superpotenze avanzavano pretese universali. In Europa (centro geografico del conflitto) le alleanze erano rigide e immodificabili, chiuse entro i confini della NATO (North Atlantic Treaty Organization) da un lato e del Patto di Varsavia dallaltro. Sebbene si sia tentato di replicare queste macroalleanze in altre zone (tentativi effettuati soprattutto dal blocco occidentale SEATO, CENTO..), fuori dallEuropa il mondo era caratterizzato da una fitta e complessa rete di patti e alleanze bilaterali, rapporti di clientela e dipendenze di vario genere. Era proprio in questo scenario che il conflitto freddo (ossia bloccato, congelato dallarma nucleare, il cui utilizzo da parte di una delle due potenze avrebbe immancabilmente innescato una reazione da parte dellaltra e cos una catastrofe senza pari per lumanit tutta MAD, Mutual Assured Destruction) articolava le sue strategie. Era infatti in atto una corsa agli alleati entro i paesi del Terzo Mondo (espressione coniata proprio in questi anni per indicare il blocco dei paesi non allineati, ossia non parte del Primo Mondo stati capitalisti- n del Secondo Mondo stato comunisti). La dottrina Truman e la teoria del contenimento, la dottrina Breznev erano le basi teoriche chiave di queste geopolitiche (NB nel frattempo, il termine geopolitica era stato per lungo tempo bandito, in quanto collegato dallimmaginario collettivo alle follie hitleriane -tramite gli studi della Geopolitik haushoferiana- e la disciplina bollata come pseudo-scienza nazistoide). In questo sistema disomogeneo, mancava totalmente il riconoscimento della validit dellaltrui ideologia: il comunismo sovietico era lideologia di un folle gruppo di fanatici (Kennan), il capitalismo americano unoppressione del proletariato sistematizzata. Il tradizionale caleidoscopio geopolitico della cartina si trasforma nella scacchiera bianca e nera del bene contro il male, del capitalismo contro il comunismo, dellOvest contro lEst, dellAmerica contro lURSS, del Noi contro di Loro. Tutti i conflitti, in tutte le zone del mondo, dovevano essere interpretati attraverso questa mappa: non cera spazio per il non centra. Tutto il mondo era teatro dello scontro non combattuto e in tutto il mondo le guerre minori venivano patrocinate dalle superpotenze: essendo il gioco bipolare a somma zero, esse erano automaticamente portate a intervenire in ogni controversia, per tentare di ricavarne vantaggi o di impedire allaltra di farlo. La Guerra Fredda finiva per descrivere un sistema geopolitico composto da due diversi ordini geopolitici, ognuno organizzato da un particolare sistema di spazi domestici, alleati e del terzo mondo, in cui gli USA e lURSS erano in competizione tra di loro. 2. Geopolitica dopo la Guerra Fredda La fine della Guerra Fredda era imprevedibile e imprevista da entrambe le superpotenze, e non stata dovuta a una sconfitta vera e propria quanto al collasso interno allURSS. I geopolitici della Guerra Fredda si trovarono spiazzati, tacitati improvvisamente da una realt che non avevano previsto: avevano concentrato i loro sforzi sulla minaccia sovietica, e ora che la minaccia era scomparsa da sola, le loro teorie erano totalmente inutili. Lamministrazione Bush identific nellinstabilit e nel caos le nuove minacce, proclamando la nascita di un new world order con lAmerica al suo centro. America che peraltro avrebbe il compito e la responsabilit di portare la libert e la pace nel resto del mondo. In questo scenario confuso, le principali teorie geopolitiche che si stagliano sono quelle di Francis Fukuyama e Samuel Huntington, rispettivamente proclamanti la fine della storia e lo scontro di civilt. In ogni caso, fuori di dubbio che con la fine della Guerra Fredda il mondo sia cambiato completamente. In primo luogo, linteresse al mantenimento della stabilit da parte dellOccidente si fortemente attenuato: il Terzo Mondo, nonostante limpegno umanitario dei paesi sviluppati, si trova solo a gestire i suoi enormi problemi risultanti

dai fallimenti della decolonizzazione e delle politiche di aiuti allo sviluppo e democratizzazione. Inoltre, in molti paesi si stanno sviluppando tendenze culturali ed economiche in funzione antioccidentale, in special modo nel sud-est asiatico. Lo stato sembra poi star perdendo la centralit del suo ruolo esclusivo, eroso dallalto dallo sviluppo di forme di potere intergovernativo, sovranazionale e transnazionale, dal basso da spinte substatuali e dallinterno dallemergere di una societ civile globale. Nonostante ci, lo stato resta comunque lattore fondamentale del sistema internazionale e il perno del nostro modo di pensare e rappresentare il mondo e sembra inoltre che esso stia trovando il modo di riacquistare la sua importanza per nuove vie. Un altro fattore di novit del mondo post-bipolare una rinnovata importanza delle culture e delle religioni, che sembrano stare assurgendo a motivi fondamentali di contrapposizione e scontro. Anche la geopolitica cambiata: a una geopolitica basata su fattori geografici e fisici e sulla tecnologia militare, subentrata una geopolitica soft, che tiene conto di economie, culture, religioni, organizzazioni sociali e politiche e dellimpatto dei media sul processo politico. La fine della Guerra Fredda ha quindi prodotto notevoli sconvolgimenti, ma ha anche riportato lattenzione su (e accelerato) un processo gi in atto ben prima di essa: la disgregazione territoriale. Il collasso dellUnione Sovietica ha portato alla nascita di ben 15 nuovi stati e quello della Jugoslavia altri 5: contando anche la separazione di Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca (prima unite nella Cecoslovacchia), nel giro di pochi anni si vista la nascita di 22 nuovi stati. Il processo di frammentazione proseguito quindi nel corso di centocinquantanni, portando ogni regione attuale ad avere al suo interno stati di recente o recentissima formazione, molti dei quali sono ancora alle prese con la costruzione di un assetto istituzionale stabile e di unidentit nazionale riconoscibile. Terzo ed ultimo processo fondamentale per la comprensione del mondo odierno, la fine della centralit europea e il collasso del sistema di valori che essa aveva esportato nel mondo. Sebbene il processo di affrancamento fosse gi iniziato prima e durante la Guerra Fredda, i concetti europei erano duri a morire (primo fra tutti, il concetto di stato): insomma, lEuropa era ancora lEuropa. Da quando il mondo diventato uno solo, solo oggi che lEuropa diventata una regione qualunque del sistema internazionale e non il suo centro. 3. Fukuyama e Huntington La teoria di Fukuyama volgarizza Hegel, affermando che la vittoria del capitalismo nella Guerra Fredda ha segnato il compimento del processo storico: non vi sarebbero quindi alternative credibili al liberalismo vincitore e allavvento della democrazia di tipo occidentale. Questa teoria pretende presuntuosamente di predire la storia, ed stata a buon titolo definita un autocompiacimento elevato al rango di teoria (Hitchens). In effetti, i dati degli ultimi anni smentiscono ampiamente la teoria: la democrazia viene continuamente contestata, il modello occidentale contestato e modelli di sviluppo alternativi stanno emergendo come vincenti. Inoltre, esaminati sotto lottica della geopolitica, il liberismo, la democrazia di tipo occidentale e il rispetto dei diritti umani non sono valori di portata universale, bens ideologie funzionali al mantenimento della subordinazione economica, politica e culturale del mondo rispetto allOccidente. Huntington, le cui tesi sono viste generalmente come molto pi corrispondenti allo stato delle cose, afferma invece che le conflittualit geopolitiche attuali vadano interpretate come uno scontro di civilt. Questo scontro avrebbe cinque motivazioni: - lirriducibilit delle culture: nessuna intende rinunciare alla propria identit e specificit - la tecnologia ha ridotto il valore della distanza come elemento di separazione - rivincita di dio - il fascino occidentale scemato tentativo di recuperare le radici - le differenze religiose e culturali sono pi profonde e radicate di quanto siano quelle politiche e economiche

4. Geopolitica/Geostrategia Tra geopolitica e geostrategia c un rapporto assai stretto. Sono entrambe discipline esistenti solo in letteratura (e non in natura) che presentano diverse intersezioni e affinit (specialmente quando si fa riferimento alla grande strategia o strategia globale). La geostrategia pu comunque essere, in generale, denominata geografia militare ed essere considerata la sorella minore della geopolitica. Essa dovrebbe infatti riguardare la geografia degli stati e la loro situazione storica e politica in relazione ai loro vicini, ma il suo ambito di ricerca dovrebbe restringersi agli aspetti militari e alle loro conseguenze sulla posta in gioco rappresentata dalle risorse naturali (frequente oggetto di conflitto). In alcuni casi sono per state date definizioni alternative per quanto riguarda queste due discipline, che, modificando lapproccio tradizionale di classificazione, riescono a distinguerle nettamente (ad esempio, la tesi di Cohen per cui il mondo sarebbe diviso in due grandi aree geostrategiche disomogenee al loro interno, a leadership americana e sovietica, tra cui esisterebbero delle shatterbelts, a loro volta suddivise in regioni geopolitiche, integrate invece sotto diversi aspetti o la tesi di Lacoste che assegna alla geopolitica il compito di definire gli interessi nazionali e la politica estera, mentre alla geostrategia lanalisi dei rapporti tra stati e delle loro relazioni competitive o cooperative in materia di politica estera, sicurezza ed economia). 5. Geopolitica/Geografia politica La geografia politica una disciplina scientifica che fa riferimento pi in generale alla geografia. Questultima comprende, oltre alla rappresentazione, anche lo studio dei vari aspetti geografici fisici e umani, le loro classificazioni statistiche, il loro raggruppamento in aree omogenee o regioni, lillustrazione e la spiegazione delle loro correlazioni e la previsione delle loro possibili variazioni ed evoluzioni naturali. La geografia politica si interessa dunque della distribuzione spaziale dei fenomeni politici e della loro influenza sui fattori geografici. La geopolitica studia invece la relazione inversa, ossia linfluenza dei fattori geografici, sia fisici che umani, sulle analisi, scelte e azioni politiche in relazione a quelle degli altri soggetti politici operanti sul medesimo territorio. Il ragionamento geopolitico si fonda sulla geografia per darsi delle basi scientifiche, e da esso articola una sorta di metafisica per la competizione per il dominio dello spazio (Jean). Ciononostante, le ipotesi geopolitiche non sono neutrali n oggettive, ma sono piuttosto raffigurabili come gli scenari dei futuri possibili e delle vie alternative per plasmare lavvenire secondo i propri scopi, principi e valori. pertanto fondamentale per chiunque formuli ipotesi geopolitiche tenere conto della loro natura artificiosa, senza auto ingannarsi considerando reale ci che si desidera. 6. Karl von Clausewitz Karl von Clausewitz, vissuto a cavallo dell800, un generale e teorico militare prussiano, considerato il principale pensatore moderno della guerra. Egli studia approfonditamente lazione napoleonica, rimanendone affascinato. Nella sua opera, pubblicata postuma (Della Guerra) d un preciso inquadramento di ci che sar la guerra moderna, quel combattimento mortale che raduna enormi masse di uomini, esige da essi enormi sacrifici, consuma immani quantit di risorse in armamenti, materie prime e tecniche. Quel che manca alla sua visione, la dimensione spaziale: Clausewitz mette infatti in rilievo la natura politica della guerra (La guerra la continuazione della politica attraverso altri mezzi) e ne analizza quindi non gli scopi, ma i metodi e gli strumenti. Il suo sguardo inoltre limitato dallorizzonte del mondo della sua epoca, ossia lEuropa: pienamente appartenente alla realt pre-industriale in cui vive. 7. Alfred Mahan Vissuto a cavallo tra 800 e 900, considerato il Clausewitz del mare. Si tratta di un ammiraglio americano che ha sistematicamente analizzato la strategia navale come Clausewitz ha fatto con la

strategia terrestre. A differenza di questultimo, per, Mahan tiene ben conto della dimensione spaziale: innanzitutto, da buon marinaio, sa che la chiave del successo di una potenza navale il possesso dei punti di appoggio sulla terraferma. Inoltre, egli americano: a differenza di Clausewitz, vissuto un secolo prima, inserito pienamente nellera industriale attraverso la partecipazione alla Guerra di Secessione (prima guerra che, per mezzi e metodi di combattimento, fa parte delle guerre della nuova era). Mahan costruisce il suo pensiero sullo studio degli antagonismi marittimi e coloniali, principalmente tra la Francia e la Gran Bretagna imperiali; egli nota quindi una fondamentale differenza tra le due geopolitiche (sebbene non usi il termine, nato solo nel 1904 ad opera di Kjelln): tanto la politica francese incostante e divisa tra ambizioni coloniali e continentali, tanto quella inglese mostra perseveranza e continuit nel suo essere incentrata sul dominio dei mari (controllando tutti i fondamentali punti marittimi di passaggio). Da buon americano, Mahan vede questo impero come un modello da imitare e superare, forte anche della consapevolezza che gli Stati Uniti sono in piena fase di sviluppo industriale. 8. Halford Mackinder Inglese, cresce nel periodo in cui lInghilterra al culmine della sua potenza e splendore: let vittoriana. Il suo discorso sul perno geografico della storia (geographical pivot of history), pronunciato nel 1904, lo colloca come fondatore del pensiero geopolitico del XX secolo. Mackinder affascinato dalleterno ripetersi degli scontri fra nomadi e sedentari e dalla permanenza delle vie di invasione e circolazione e degli obiettivi strategici. Ritiene che lepoca in cui vive renda per la prima volta possibile lindividuazione del rapporto reale tra gli avvenimenti politici e le caratteristiche geografiche su scala mondiale. Differentemente dalla visione britannica classica (rappresentata perfettamente da Raleigh che afferma che chi possiede il mare, possiede il commercio del mondo, possiede la ricchezza del mondo; chi possiede la ricchezza del mondo, possiede il mondo stesso), Mackinder convinto che nel nuovo secolo la potenza sia un bene di natura terrestre. Egli suddivide quindi il globo in una serie di grandi spazi geografici, ognuno con precise caratteristiche geopolitiche. Oltre alle immense masse acquatiche (i nove dodicesimi del globo), egli ndividua innanzi tutto uno spazio perno, il cuore del mondo (heartland) nel nord e interno dellEurasia, privo di una delimitazione cartografica fissa in quanto dipendente da diversi fattori. Intorno a questo cuore del mondo, egli immagina una serie di semicerchi concentrici delimitanti i diversi tipi di spazi: linner crescent, cintura protettrice dello heartland e delimitata dai coastlands, penisole su cui si raggruppa la maggior parte della popolazione globale. Al di fuori di esse, si ergono le altre zone, via via pi periferiche, denominate outer crescent (in cui si trovano le offshore islands) e insular crescent (composto dalle outlying islands). Mackinder sostiene infatti che le logiche di potere stiano cambiando in maniera incontrastabile a causa dellinnovazione tecnica: la zona dello heartland, a lungo emarginata a causa della sua immensit durante il periodo marittimo, sta riacquistando e riacquister la sua centralit grazie alle ferrovie transcontinentali. Va notato che Mackinder in realt non fa altro che riformulare in termini geopolitici la pi grande ossessione della Gran Bretagna dellepoca: essere tagliata fuori dallisola del mondo, unita e governata da una sola potenza ostile (NB lotta allultimo sangue di Pitt contro la Francia napoleonica). Con le guerre mondiali, Mackinder costretto a rivedere e correggere la sua teoria, includendo in essa un elemento periferico: gli Stati Uniti, che si impongono come nuovo heartland. Al tempo stesso, lUnione Sovietica sta concretizzando ci che egli temeva: il possesso unitario dello heartland, la pi grande fortezza naturale della Terra. Mackinder si chiede quindi come le potenze marittime potranno equilibrare una tale situazione e suggerisce una cooperazione efficace e durevole tra America, Gran Bretagna e Francia, che garantiscano rispettivamente una difesa in profondit, una fortezza avanzata e una testa di ponte difendibile sul continente. Le sue parole si rivelarono profetiche. Al sorgere della Guerra Fredda lo heartland era un blocco impenetrabile e ostile e lAlleanza Atlantica stava nascendo per controbilanciarlo.

9. Nicholas Spykman Di origini olandesi, viaggia molto e si stabilisce in America. Come Mackinder era ossessionato dallemergere delle potenze continentali di fronte alle potenze marittime, anche il pensiero di Spykman radicato storicamente: per esattezza, nella seconda guerra mondiale, momento in cui necessario e impellente definire il ruolo necessario ed eventuale degli Stati Uniti nel dopoguerra. Spykman si definisce un realista, in opposizione con la tradizione idealista personificata dal Wilson dei quattordici punti del 1918. Le sue tesi richiameranno molto quella napoleonica per cui la politica di uno stato nella sua geografia, pur rifiutando il determinismo geografico di Ratzel. Egli sostiene piuttosto che la geografia crei una predisposizione ad agire in un modo piuttosto che in un altro, dando ai suoi abitanti un diverso modo di percepire il mondo esterno. Diversamente da Mackinder, che articola il suo ragionamento attorno alla centralit dello heartland, Spykman considera il rimland (una regione intermedia tra lo heartland e i mari rivareschi) come zona perno. Esso rappresenta una vasta zona di conflitti tra la potenza marittima e quella continentale ed caratterizzato dalla necessit di essere anfibio, ossia di essere in grado di difendersi tanto sulla terra quanto sul mare. Si tratta di uno spazio-cerniera, fondamentale per le potenze siano esse di terra o del mare. importante notare che, se Mackinder considerava il rimland come una cintura continua attorno allo heartland, Spykman insiste proprio sulla grande eterogeneit di questa zona. Il dominio del mondo sar quindi nelle mani di chi sar in grado di controllare la cerniera del mondo, zona capace di dominare tanto il mare quanto la terra. Egli sostiene che ci che importa non sia affatto il carattere ideologico, quanto lunificazione di rimland e heartland sotto una stessa bandiera: per lui, uno stato russo dagli Urali al Mare del Nord non gran che da preferire a uno stato tedesco dal Mare del Nord agli Urali. Infine, Spykman prende in considerazione il cosiddetto rimland asiatico. Secondo lui, la Cina emerger come stato pi potente della regione e ci che resta da valutare se essa sarebbe diventata un satellite dello heartland o se si sarebbe affermata come potenza indipendente. Nel suo discorso Spykman prescinde dalle alleanze del conflitto in corso, andando oltre le variazioni umane: i ministri vanno e vengono, anche i dittatori muoiono, ma le catene montuose restano intatte (Cina, Giappone). I limiti alle teorie di Spykman sono fondamentalmente tre: - considera la potenza un dato che si basa sulla quantit - si interessa alle masse senza tenere in considerazione che esse sono mutevoli e soggette a frammentazione - ignora bomba atomica, missili e bomba h, innovazioni che sconvolgeranno i rapporti tra uomo, spazio e guerra: peccato non indifferente 10. La Geopolitik La scuola geopolitica tedesca nasce dalle basi poste da Friedrich Ratzel. Ratzel vive nella seconda met dell800 e fa parte delle lite convinte della superiorit della loro nazione e dellEuropa di razza bianca, pur prendendo coscienza della terra come spazio unico. Il suo pensiero influenzato dalla vittoria incompiuta del 1870-71 ed iscritto nella Germania bismarkiana ossia: - in piena crescita - die versptete Nation (raggiunge lunificazione in un mondo gi largamente occupato e diviso): ossessionata da questa mancanza di spazio nella sua corsa per un posto al sole - nazione della scienza: i fallimenti in politica estera, dovuti allarcaismo politico, portano la Germania a cercare rifugio nelle certezze dimostrate (tendenza a spacciare per oggettivo anche ci che oggettivo non ) Ratzel instaura un legame stretto tra stato e suolo, che visto come la base fisica e ideologica fondamentale per lentit statale. Si origina quindi un determinismo, tentativo di individuare leggi generali di carattere scientifico, che porteranno ad unossessione per la rivendicazione dello spazio vitale (Kampf um Raum, Lebensraum).

Il pi grande ed effettivo rappresentante della Geopolitik Karl Haushofer. Rappresentante della borghesia intellettuale tedesca ed ufficiale di professione, egli sar nazionalista e conservatore. Pur rimanendo in un primo tempo affascinato da quellHitler che sembra personificare una Germania ordinata, rispettata e unita, capace di porre rimedio alle ingiustizie di Versailles, egli ne rimarr in seguito profondamente destabilizzato, in quanto non condivide la determinazione a utilizzare qualsiasi mezzo per perseguire i propri scopi. La geopolitica tedesca si radica nel senso di ingiustizia del diktat di Versailles e si articola su tre principali fonti di preoccupazione: - la nozione di spazio vitale - unattenzione particolare alle dinamiche costitutive dei grandi insiemi pan-idee (NB terzomondismo ratzeliano) - ispirazione mackinderiana: potenze marittime vs. potenza continentale nello heartland (patto Molotov-Ribbentrop) La Geopolitik fu la causa del declino della geopolitica nel secondo dopoguerra. Infatti, il pensiero di Haushofer viene ritenuto funzionale alla politica estera della Germania nazista: la geopolitica viene vista come una pseudo-scienza nazistoide, un complesso di concetti serviti a giustificare le ambizioni hitleriane. In realt, da un lato Hitler assorbiva della geopolitica solo ed esclusivamente ci che andava nella sua direzione e dallaltro Haushofer afferm apertamente che non aveva mai accettato di recensire Mein Kampf, in quanto non aveva nulla a che fare con la geopolitica. Nonostante ci fosse emerso gi durante il processo di Norimberga, lopinione pubblica e intellettuale del dopoguerra era rimasta talmente sconvolta dalla follia nazista che il concetto di geopolitica, insieme a tanti altri, sfruttati strumentalmente dal Regime, cadde in disgrazia.

11. I fondamenti della comunit etnica Le etnie (comunit etniche) possono essere definite come popolazioni umane designate da un nome che hanno in comune miti di discendenza, storia e cultura, sono associate con un territorio specifico e hanno un senso di solidariet. Quindi, le dimensioni fondamentali che permettono di definire una comunit etnica sono sei: 1. Un nome collettivo. Dare un nome a qualcosa significa considerarla esistente, rilevante, unitaria e distinta da tutto il resto. Si tratta di un eredit dellantichit, in cui nominare una persona o una divinit era considerato equivalente a identificare la sua essenza. 2. Un mito di discendenza comune. D risposte alle inevitabili domande sulla somiglianza e lappartenenza, spiega in maniera indiscutibile le origini del legame comunitario. Ogni gruppo etnico si riconosce infatti in ci che viene chiamato mythomoteur, ossia una fusione complessa di una serie di miti, memorie, valori e simboli condivisi dalla comunit e su cui essa si basa e fonda i suoi identity boundaries. Il mythomoteur crea una struttura complessiva si significato e in quanto tale estremamente refrattario al cambiamento e i suoi confini sono capaci di resistere agli eventi storici o addirittura inglobarli. 3. Una storia condivisa. Le sequenze storiche sono forme, canali e modelli attraverso cui interpretare le esperienze successive: le comunit etniche in fin dei conti non sono altro che comunit storiche costruite su memorie condivise. (NB non necessario che le vicende storiche inglobate dalla comunit siano autentici e oggettivi, ma il complesso di intenti poetici, educativi e integrativi che essi veicolano) 4. Una cultura distintiva condivisa. necessario anche che ci siano elementi culturali distintivi, che permettano di identificare un ingroup in opposizione con loutgroup. In pratica, i membri di unetnia devono essere simili proprio in quelle caratteristiche in cui sono dissimili dagli altri. Questi tratti particolari, condivisi e distintivi, sono generalmente riconosciuti nel linguaggio o nella religione, ma anche altri dati (leggi, folklore, architettura, cibo, musica, vestiario, colore, caratteri fisici, ) possono contribuire allaumento o formazione delle differenze. In ogni caso, quanto pi

grande il numero di legami culturali unici che differenziano, tanto pi intenso il senso di essere unetnia distinta e pi alte le possibilit che essa abbia successo nella storia. 5. Lassociazione con un territorio specifico. Le etnie hanno sempre legami particolari con un territorio che considerano proprio, siano essi legati al possesso fisico del territorio in questione o a una memoria di antica derivazione. Ci che conta che esista un centro geografico, una patria reale o immaginata a cui fare riferimento, che abbia al suo interno dei centri sacri, si ritrovi nelle tradizioni e nei sogni collettivi e che sia riconosciuta dalloutgroup. 6. Un senso di solidariet. Una comunit si distingue da una societ in quanto in una comunit gli uomini sono essenzialmente legati nonostante tutte le separazioni, in una societ essi sono essenzialmente separati nonostante tutti i legami (F. Tnnies). Oltre a tutte le precedenti caratteristiche, un gruppo per definirsi comunit etnica deve possedere anche un senso definito di identit e solidariet, che possono anche sparire per alcuni periodi in particolari condizioni, ma riaffiorando per sempre, specialmente nei momenti di crisi. Questi criteri sono chiaramente variabili in termini di prospettiva e intensit, ed anche possibile che uno o pi di essi risultino sfocati. Infatti, se un gruppo di persone prova un forte senso di comunit, non sar impossibile che creino o espandano artificialmente gli elementi esistenti. Mancano inoltre allappello due di quelli che sono solitamente due delle dimensioni centrali dellanalisi storico-culturale: economia e diritti e sistema politico. Queste dimensioni per non presentano una effettiva partecipazione nella definizione di unetnia, in quanto non sono mai uniformi e stabili, com facile notare dallanalisi storica. E LETNOSIMBOLISMO 12. Europa, Mediterraneo, Partenariato Euro-Mediterraneo e allargamento ad est LEuropa e il Mediterraneo costituiscono le regioni sud-occidentali della massa continentale eurasiatica. Sono politicamente dotate di confini mobili, composte ciascuna da sub-regioni che, a seconda delle circostanze storiche, sono appartenute a una piuttosto che allaltra, o addirittura a entrambe. Dopo il crollo dellUnione Sovietica i confini (nonch i concetti che rappresentano) sono stati ampiamente ridefiniti e si vista una nuova ondata di tensioni e conflitti, che andata a innestarsi su quelli gi esistenti. Nel frattempo sembrano essersi rafforzati anche gli elementi culturali e identitari (i.e. fondamentalismo islamico NB dal 2001 trova la sua espressione pi violenta nel terrorismo). I fondamentalismi si originano in un profondo squilibrio socio-economico di alcune aree, sottosviluppate e arretrate, e si pone in contrasto netto con lopulenza occidentale tramite il rifiuto dei principi e dei valori che lOccidente stesso incarna. Per cercare di fronteggiare questa instabilit, Europa e USA si sono impegnati nella promozione di una serie di iniziative politiche regionali che stanno ridisegnando la mappa geopolitica europea. Nel 1994 la NATO ha istituito la Partnership for Peace, estesa a tutti i paesi del Patto di Varsavia, e sta inoltre avvenendo un vero e proprio processo di allargamento ad Est dellEuropa, tramite lallargamento delle principali organizzazioni politiche e di sicurezza regionali (NATO, UE). Infatti, negli ultimi dieci anni queste due istituzioni hanno guadagnato molti membri, tutti appartenenti ai Paesi dellEuropa dellEst (cronologicamente ultimi passi di questo processo di allargamento, lentrata nellUnione di Romania e Bulgaria nel 2007 e lammissione di Albania e Croazia nella NATO nel 2009). Questi processi hanno consentito il superamento delle divisioni lasciate in eredit dalla Guerra Fredda, ma non sono stati facili. Per evitare il rischio di creare divisioni allinterno dellUnione stessa, lUE ha posto come condizione per lentrata di nuovi membri la soddisfazione di alcuni criteri (criteri di Copenaghen) che sottolineano in particolar modo la cooperazione regionale. Al tempo stesso sono state create diverse strutture di cooperazione politica, economica e di sicurezza verso sud, con i Paesi del Mediterraneo non europeo. Inoltre, nel 2004 lUnione Europea ha proposto una nuova partnership strategica con i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, per tentare di adeguarsi ai mutamenti dello scenario internazionale. Infatti, da una prospettiva

geopolitica e strategica risulta evidente che le dinamiche di Paesi come Iran e Iraq hanno una rilevante incidenza nellarea mediterranea, ed per questo motivo che si tende a parlare di Mediterraneo allargato. Il PEM (Partenariato Euro-Mediterraneo) nato nel 1995, tra i paesi dellUE (15, allepoca), 11 paesi della sponda sud-est del Mediterraneo e dallANP (Autorit Nazionale Palestinese). La dichiarazione di Barcellona (atto costitutivo del PEM) delinea una politica comune, che ridefinisce le relazioni euro-mediterranee per creare una zona di stabilit, pace e prosperit nel bacino del Mediterraneo. Ci si propone di giungere a questo risultato attraverso - una parziale integrazione economica - una cooperazione in materia di sicurezza - uno sviluppo sociale, politico e culturale A quasi quindici anni dal suo avvio, il bilancio del PEM modesto. La cooperazione politica si rivelata difficile, quella di sicurezza per il momento inattuabile (a causa della frammentazione del sud e del conflitto arabo-israeliano), mentre la cooperazione economica riuscita a portare dei progressi. Nel tentativo di rilanciare il PEM, lUE ha incluso i paesi della sponda sud-occidentale nella PEV (Politica Europea di Vicinato). Nel 2003, alla prima conferenza PEM dopo questo processo, sono stati compiuti importanti passi, come la creazione di un foro di dialogo, lAssemblea parlamentare euro-mediterranea. 13. Africa (mediterranea e sub-sahariana) La massa continentale africana si divide in due macro-regioni, appartenenti a due mondi diversi, seppur entrambi problematici: lAfrica mediterranea e lAfrica sub-sahariana. I Paesi dellAfrica mediterranea sono da occidente a oriente Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto, ossia gli stati direttamente affacciati sul Mediterraneo. Questo gruppo di stati condivide la fede musulmana sunnita e letnia araba (in Marocco, Libia, Algeria e Tunisia esiste per una forte minoranza berbera) e sono tutti stati di indipendenza recente o recentissima (lultima ondata di decolonizzazione si avuta con lindipendenza dellAlgeria dalla Francia nel 62). Marocco, Algeria, Tunisia e Libia costituiscono il Maghrib, mentre lEgitto fa parte del Mashriq. Tutti questi paesi hanno un basso (Marocco) o nullo grado di liberalizzazione politica. Sono tutti membri della Lega Araba (unorganizzazione politica internazionale fondata nel 1945 con scopi simili a quelli dellUE, ma che al contrario di essa non ha ancora compiuto passi significativi). LAfrica sub-sahariana comprende invece tutti gli stati del continente a sud del tropico del Cancro, ossia la stragrande maggioranza degli stati africani. Si tratta di una regione molto problematica, una delle pi disagiate del pianeta, fortemente instabile dal punto di vista politico ed estremamente fragile da quello economico, i cui stati continuano a scontrarsi con problemi di proporzioni gigantesche quali la diffusione della povert, le crisi umanitarie, gli effetti devastanti delle pandemie (in special modo quella dellAids) e linsicurezza alimentare. A partire dal 2000 si vista una fragile inversione di tendenza nel numero di conflitti nel continente, che per la prima volta sono diminuiti invece di aumentare come avevano fatto fino a quel momento. Non si pu escludere per n che questa tendenza si consolidi fino a portare a una pacificazione del continente, n che si verifichi una nuova inversione di tendenza. Va inoltre tenuta presente la cosiddetta conflict trap: un paese uscito da un conflitto non necessariamente avviato alla pace, ma anzi in esso la probabilit che un nuovo conflitto scoppi assai elevata. I paesi sviluppati intraprendono spesso iniziative a favore dello sviluppo e della pacificazione del continente, ma senza un vero e proprio progetto continuo e unitario. Ci non toglie che il loro interessamento abbia spesso contribuito a fornire forti spinte. Nel 2002 nata lUnione Africana, un nuovo tentativo di superamento della frammentazione che caratterizza il continente. LUnione ha come progetto quello di creare il terreno comune per

ununit economica e politica nel continente, sulla falsariga dellUE ed uniniziativa parallela a quella della New Partnership for Africas Development (promossa da Sudafrica e Nigeria, una sorta di piano Marshall per lAfrica). LAfrica sub-sahariana caratterizzata per la sua frammentazione etno-linguistica e culturale: infatti un vero e proprio mosaico di storie, culture, lingue e religioni differenti. 14. Rinascita della geopolitica Sulla geopolitica di era abbattuto un profondo discredito, a seguito delle vicende della seconda guerra mondiale (in particolare il patto Molotov-Ribbentrop), ispirate alla Geopolitik hausoferiana (a sua volta di ispirazione mackinderiana), che concretizzava lidea di creare un unico blocco eurasiatico (ossia il prodotto geopolitico per eccellenza). Stalin era tanto sedotto dallidea, da essere colto alla sprovvista dallattacco di Hitler del 1941 e, al termine della guerra, band ogni riferimento alla geopolitica. Linizio della Guerra Fredda, con ci che essa comportava, poteva fornire le basi per un recupero della geopolitica, ma le due superpotenze erano tanto interessate a mantenere il controllo delle rispettive aree di influenza da essere daccordo nellevitare qualsiasi riferimento a qualsiasi dottrina potesse far sorgere rivendicazioni geopolitiche al loro interno. La posta in gioco della Guerra Fredda era lestensione del territorio dinfluenza (ossia finalit prettamente geopolitiche) il che comport la continuazione del bando della parola. Si ritorna timidamente a parlare di geopolitica, con la guerra tra Cambogia e Vietnam, in cui per la prima volta dallinizio del conflitto freddo due paesi interni allo stesso blocco (comunista) ricorrevano alla guerra come metodo per la soluzione di controversie territoriali (controllo del delta del Mekong). A partire da questo momento si assiste quindi a un recupero del termine per descrivere controversie e antagonismi di carattere ormai pi territoriale che ideologico, ed esso si affermer definitivamente in occasione del conflitto tra Iran e Iraq (1980-81) e dellinvasione del Kuwait da parte di questultimo. La disciplina riprese quindi piede e venne inserita (come ancora oggi ) nei programmi universitari. 15. Jihadismo Il jihaad , per i musulmani, lo sforzo, limpegno sulla via di Dio. Nel momento in cui essi parlano di jihaad, per, fanno spesso riferimento a una distinzione tra due tipi di jihad, distinzione che entrata a far parte di un hadiith (il cui isnaad per classificato come debole e come tale non riconosciuto da tutti) che distingue tra jihaad maggiore (interiore, ossia lo sforzo per autoemendarsi, contrastando le pulsioni passionali dell'io) e jihaad minore (esteriore, uno sforzo militare, cio una guerra legale). In ogni caso, il grande jihaad (lo jihaad dellanimo, della parola e della mano) il jihaad standard, quello che ogni individuo deve compiere; al contrario, il piccolo jihaad (jihaad della spada) praticabile solo dalla umma tutta, non dal singolo individuo, e andrebbe combattuto contro i kaafiruun, ossia i politeisti e gli idolatri, gli apostati e i ribelli in generale e deve in ogni caso risparmiare coloro che non sono in grado di difendersi (donne,vecchi, bambini e infermi). Per, a causa dei fallimenti subiti dai partiti islamisti a livello nazionale, lideologia pan-islamista ha subito un forte rilancio e un tentativo di tradurre questidea in un progetto politico concreto. Questo si tradotto in unesasperazione dei concetti e del pensiero, che ha portato alla nascita di quello che conosciuto come jihadismo violento a livello globale. Si tratta di un vero e proprio scontro globale, ovunque ve ne sia la possibilit (dentro e fuori dal dar al-islaam, ossia anche dallinterno stesso delle societ occidentali), ad ogni costo e contro qualsiasi nemico per portare alla ricostruzione di un grande stato a-nazionale che abbracci tutta la umma e in cui si restauri lislaam delle origini (tensione al passato tipica dellislaam, che guarda con nostalgia al periodo maomettano e dei quattro califfi ben guidati, epoca doro dellislaam). Il termine jihadismo globale legato al termine qaidismo, in quanto entrambi indicano nuove tendenze di movimenti islamisti iper-radicali ed estremamente aggressivi, impegnati in una lotta contro lOccidente e contro ogni suo alleato (ossia contro chiunque rifiuti la logica della violenza estrema di cui sono rappresentanti).

16. Dinamiche comuni a tutto lo scenario internazionale contemporaneo FATTORI DI UNIT - Globalizzazione (economica, della produzione, dellinformazione) - Migrazioni - Criminalit internazionale - Questione ambientale FATTORI DI DIVISIONE - Guerra: scomparsa del nemico comune = minor grado di coesione e nascita di aree ad elevato rischio di conflitti a causa della loro instabilit interna - Fine della non-proliferazione nucleare (nonostante NPT e CNTBT e ipotesi di FMCT, IAEA) - Geopolitica delle risorse - Frattura nord-sud

17. La Russia e la CSI Larea ex-sovietica fondamentale dal punto di vista geopolitico per un buon numero di motivi. Innanzitutto si tratta di un ex-nemico, anzi DELLex-nemico per eccellenza, che si trasforma in una potenza tutto sommato amichevole. Al tempo stesso, per, anche una ex-superpotenza, che decaduta al rango di media potenza, ma possiede ancora larsenale e il bagaglio militare della superpotenza. inoltre uno stato sconfinato dal punto di vista territoriale, che al suo interno (sebbene la popolazione sia all80% russa) ospita ancora numerose minoranze etniche. Il problema si fa sentire soprattutto sui confini (e ancor pi in particolare nel Caucaso), dove le minoranze non russe in Russia e le minoranze russe in altri stati lottano per ricongiungersi a quella che ritengono essere la loro patria o per ottenere lindipendenza. La Federazione Russa membro della CSI (Comunit degli stati indipendenti), lorganizzazione internazionale nata al termine della Guerra Fredda e che raggruppa tutti gli stati ex-sovietici (eccetto le tre Repubbliche baltiche). Limpegno originario della CSI era la creazione di uno spazio economico e monetario comune, ma ci non si verificato, e anche il coordinamento delle politiche estere e di difesa non ha dato grandi risultati. La Russia anche il principale territorio di passaggio delle risorse energetiche (gas, petrolio, ..), principalmente verso la (energeticamente povera) Comunit Europea e la Turchia, e ci permette alla Russia di sfruttare questa sua posizione come importante strumento di politica estera.