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Roma, 25 novembre 2010 Premio Vincenzo Dona 2010.

Etica delle imprese e dei consumatori Intervento di Corrado Passera Moderatore: Insomma, il TAR ed il Consiglio di Stato hanno deciso che da un punto di vista giuridico hanno ragione le banche, per da un punto di vista etico no, e di fatto poi i consumatori ci rimettono perch insomma, alla fine, questa trasportabilit del mutuo, queste condizioni pi favorevoli non gli sono state illustrate e non gli vengono tuttora illustrate dalle banche. Obiezioni? Corrado Passera: Su questo tema noi (e anche lAntitrust ce lo ha riconosciuto) cerchiamo di fare il massimo: ci sono state tante occasioni in cui si andati ben oltre ci che ci richiedevano le norme. Se pensiamo a come abbiamo affrontato insieme alle imprese, ma anche alle famiglie, la crisi, ad esempio con la moratoria e altre operazioni che certamente andavano ben oltre ci che veniva richiesto alla banca, si deve riconoscere che abbiamo fatto un grande sforzo e tutti insieme siamo passati attraverso la crisi meglio di altri Paesi. Sul caso specifico noi dobbiamo assolutamente rispettare al meglio la lettera e lo spirito della legge. Lasciatemi dire una cosa politically incorrect: la legge sulla portabilit dei mutui contiene un elemento non etico, un meccanismo che pu rendere quasi impossibile concedere i mutui. I mutui ci vogliono perch attraverso di essi che le persone realizzano il progetto di acquistare la casa; ma, pur rispettando questo principio, siamo arrivati a rendere i mutui un prodotto finanziario di difficilissima gestione in taluni casi da parte delle banche. Infatti una banca, che si indebita a lungo termine a tasso fisso per poter assicurare un finanziamento altrettanto a lungo termine, pu trovarsi da un momento allaltro di fronte allinterruzione di quel prestito, perch il tasso sceso, pur continuando a sostenere il medesimo costo della raccolta. Intendo dire che certe volte regole e leggi che appaiono giuste finiscono per essere lesive dellinteresse fondamentale, che in questo caso quello di promuovere nel modo giusto il finanziamento di operazioni giuste come lacquisto della casa. La legge c e va rispettata, sia nella lettera sia nella sostanza; tuttavia credo che talvolta dobbiamo stare attenti a non fare leggi apparentemente giuste, ma che vanno contro lobiettivo che invece proprio con esse si intende perseguire. Dal punto di vista del fare banca in questo momento, come in questi ultimi anni (ovvero da quando faccio questo mestiere), effettivamente lo sforzo nel fare attivit che superino, come accennavo prima, le richieste poste dalle regole, notevole, perch sono tempi molto difficili per far quadrare i conti delle banche. Moderatore: Pur nella posizione complessa di una banca che cerca di mettere

daccordo mercato e bene comune, come reagisce a quanto ha detto prima il prof. Di Taranto, cio che, sostanzialmente, le imprese sono andate dritte per la loro strada, e legittimamente (se lo scopo dellimpresa il profitto, capitata loccasione e hanno fatto dei profitti anche molto alti), mentre per i consumatori venivano spiazzati e impoveriti dal cambio del passaggio dalla lira alleuro? Corrado Passera: Dir subito che non esistono le imprese in generale, come non esistono le banche, come non esistono i professori. Ci sono categorie e diversit di comportamenti molto marcate. Non c dubbio che taluni presupposti che sembravano dogmatici del nostro funzionamento delleconomia, come quello secondo cui il profitto lunico obiettivo (fermo restando il rispetto delle leggi), hanno rivelato tutti i loro limiti. E credo che se non lo abbiamo capito questa volta, non so quando lo capiremo. Questo non vuole dire che il mercato non sia uno strumento formidabile da utilizzare in molti comparti; ma non in tutti, perch non tutto mercato, non tutto domanda e offerta. Infatti molti presupposti su cui erano basati ideologie, meccanismi di ragionamento, regole, controlli (e cio che il mercato perfetto, che il prezzo si forma sempre ed sempre corretto, che la societ si forma dalla contrapposizione di interessi individuali e da qui cui nasce il bene comune), hanno mostrato tutti i loro lati deboli. Ribadisco che il mercato non deve essere messo da parte: il mercato serve perch, come diceva Monti, alla fine dei conti la migliore tutela del cittadino consumatore la concorrenza di mercato opportunamente regolata. Ma dobbiamo renderci conto che anche lultima crisi ha dimostrato la fragilit di taluni assunti che lo stesso Monti del resto criticava: e su questo penso si possa tutti convenire (mentre non sono necessariamente daccordo su altri punti da lui sollevati). Dicevamo dunque: banca, etica, bene comune. Secondo me si possono coniugare molto concretamente. Ci sono banche che io chiamo delleconomia reale che lo fanno, ma qui parlo soprattutto di come cerchiamo di farlo noi, anche con laiuto dei consumatori. Nella mia esperienza personale, alle Poste e poi in banca da tanti anni, coi consumatori ci confrontiamo molto e bene, visto che affrontiamo insieme problemi anche difficilissimi. Permettetemi una parentesi che anche un esempio. Quando sono arrivato in banca cera il problema dei corporate bonds: un certo numero di persone si sono trovate in mano dei titoli che non valevano pi e che erano stati venduti secondo regole solo formalmente rispettate. Allora che cosa abbiamo fatto? Insieme alle 14 o 15 associazioni dei consumatori (molti di voi lo sanno) abbiamo deciso di andare a chiedere a tutti i singoli nostri clienti che avevano comprato quei titoli, se avevano qualche cosa da imputare alla banca nel modo in cui lacquisto si era svolto. Io non sapevo che cosa sarebbe venuto fuori, perch si trattava di fatti precedenti al mio

arrivo. Era dunque unautentica dimostrazione di disponibilit, come dire: sentite, siccome non lo abbiamo fatto in cattiva fede, andiamo a vedere. Abbiamo costituito delle commissioni paritetiche consumatori-banca, abbiamo affrontato 37.000 casi e abbiamo deciso al 99,9% insieme come risolverli. Ho fatto questo esempio per mostrare come la dimensione etica possa essere concretamente realizzata. Che cosa vuole dire per una grande banca come la nostra, che compete con tante altre banche molto meno orientate alla economia reale e molto pi, invece, propense alla finanza, sentirsi impegnati nel bene comune? Cominciamo col dire che il rispetto delle regole e della legge il minimo, il sine qua non. Se non c questo inutile che parliamo di etica, termine invece spesso impropriamente evocato di fronte al mancato rispetto delle regole. Le regole e le leggi vanno sempre e comunque rispettate. Ma da l in avanti si apre unaltra dimensione; e per una banca che cosa pu essere? Fare il bene comune - ci siamo detti - vuole dire fare bene il proprio mestiere anche in quelle cose che sono utili oltre linteresse dellazienda, e noi come banca possiamo fare tanto in questo senso. Siccome la cosa pi importante di tutte creare lavoro attraverso la crescita sostenuta e sostenibile, abbiamo cercato di individuare tutti quei filoni di attivit in cui, con un po pi di quello che la banca farebbe per suo dovere dimpresa, si pu creare crescita ed occupazione. Dunque, per quanto riguarda ad esempio il mondo delle imprese, finanziare linnovazione anche in assenza di garanzie reali, ma guardando alle idee e ai progetti, e supportare linternazionalizzazione e la crescita dimensionale. Poi, su un altro versante, sostenere la realizzazione di infrastrutture, perch la competitivit delle imprese da sola non basta per creare crescita: ci vuole la competitivit di sistema, che passa anche attraverso le dotazioni infrastrutturali. Abbiamo cos costituito una banca specializzata nel finanziamento delle infrastrutture. Ma per una crescita sostenuta e sostenibile non basta ancora: ci vuole anche la coesione sociale. E qui molto importante il ruolo del Terzo Settore, che spesso, nel tempo, ha incontrato molte difficolt e limitazioni nella possibilit di accesso al credito. Ecco che abbiamo creato una banca dedicata, che si impegna a versare i propri utili in un fondo per lo sviluppo delle imprese sociali e del Terzo Settore che fa da volano per lespansione del credito a questo settore. Nella nostra visione di bene comune rientra anche la determinazione ad affrontare la crisi tutti insieme. Cos abbiamo ad esempio inventato la moratoria, che poi diventata patrimonio dellintero sistema, o il finanziamento degli insoluti: soluzioni quasi blasfeme nel linguaggio della banca tradizionale, che per servivano in quel momento per affrontare insieme una fase particolarmente difficile. E potrei andare ancora avanti: abbiamo ad esempio partecipato a progetti imprenditoriali che richiedevano un po pi di coraggio del normale mettendoci anche

capitale di rischio; abbiamo contribuito a fondare aziende; abbiamo preso parte a grandi operazioni di ristrutturazione e rilancio aziendale. Questo il nostro modo di fare il bene comune. Insomma, il bene comune non una cosa generica e vaga, ma qualcosa di molto concreto che ogni azienda, nel suo settore, pu ricercare, se quello spirito ce lha, individuando le aree in cui facendo bene il proprio mestiere e senza mancare alla propria missione di creare valore per gli azionisti, pu aggiungere valore anche alla societ che ha intorno. Moderatore: Posso chiedere a Raffaele Guariniello di replicare ? Raffaele Guariniello: Il problema non fare profitto, cosa utilissima per tutti i Paesi. Semmai, il problema di come farlo: per esempio non abbiamo parlato dei derivati a proposito delle banche. Quando prima si faceva sottoscrivere, a chi doveva appunto scommettere sui derivati, una dichiarazione che era esperto di finanza strutturata, questo mi pare qualcosa che - mi corregga il prof. Catrical - poi stata abolita. E mi pare che adesso ci siano centinaia e centinaia di giudizi sui derivati. Quindi, non questione di non fare profitti: i profitti bisogna farli, necessario, cos come necessario delocalizzare, altrimenti usciamo fuori mercato, lo sappiamo tutti. Per allora bisogna stare pi attenti quando si parla di etica. Sono due cose diverse, tutto qui. Corrado Passera: Guardi che io concordo. Lunica cosa che dobbiamo cercare di non fare di tutta lerba un fascio, non distinguendo i diversi gradi di responsabilit. Se prendiamo il sistema bancario mondiale che ha contribuito, insieme a cattive regole e a cattivi controlli, alla crisi, vediamo subito che i gradi di responsabilit nei vari Paesi e nei vari comportamenti sono stati diversissimi. Il livello di indebitamento che hanno creato e lasciato crescere le banche anglosassoni, luso speculativo e smisurato dei derivati in taluni Paesi, la mancanza di controlli, la speculazione sul mismatch delle scadenze fra attivo e passivo, la creazione di rischi allinterno delle banche: sono tutti fattori che hanno pesato per cento in taluni Paesi che hanno contribuito allo scoppio della crisi, e per uno invece in altri. Se poi mi si chiede: se ci sono alcuni derivati venduti in modo scorretto in Italia, rispondo che ce ne saranno senzaltro, su 50 milioni di clienti e un miliardo di transazioni. Per guardiamo bene le differenze: ci sono Paesi lo vediamo in questi giorni che rischiano di andare a gambe allaria per coprire i buchi dovuti a sconsiderati comportamenti finanziari. In altri, come il nostro, non c stata una lira da dover immettere nel sistema a questo scopo. In certi Paesi il credito si fermato a causa di quei comportamenti, da noi non si fermato neanche per un minuto. Questo non vuole dire (e i consumatori lo sanno bene perch ci confrontiamo continuamente) che

non ci sia un milione di cose da migliorare anche da noi: ma la realt che ci sono stati comportamenti veramente assai diversi, e noi naturalmente dobbiamo imparare da quelli che si sono dimostrati validi. Se tutti avessero avuto le regole, le pratiche, i controlli ed i comportamenti bancari che hanno avuto gli attori del Sistema Italia, non ci sarebbe stata la crisi nel mondo. bene che ce lo diciamo. Quanto alla questione del concedere credito solo quando c certezza, se adottassimo questa prassi non ne concederemmo mai. Tenga conto che la nostra banca fa affidamenti al sistema Italia per 500 miliardi di euro, una cifra che assomiglia ad un terzo del PIL. Noi di Intesa Sanpaolo siamo accusati di credere troppo in questo Paese, soprattutto da parte di quei tanti analisti e osservatori, giustamente indicati da lei, che hanno aspettative negative sullItalia. Io invece sono convinto che in Italia ci sia un amplissimo spazio per cogliere grandi opportunit. Come banca cresciamo anche allestero (abbiamo 30.000 persone che lavorano fuori dItalia) e siamo molto presenti in Paesi che sono collegati allItalia e sono importanti per i nostri imprenditori. Per, ribadisco, noi allItalia crediamo molto. C talvolta la percezione che non facciamo abbastanza per rimettere in moto la crescita del Paese. Ma i 3,7 miliardi di perdite su crediti che la nostra banca ha registrato lanno scorso sono l a dimostrare che non solo siamo attivamente al lavoro anche in presenza di un certo livello di rischio, ma che ci prendiamo in carico una percentuale importante del costo della ristrutturazione del nostro sistema economico. Sul tema Imprenditori senza una lira, dico solo che bisogna stare attenti a non fare affermazioni troppo generiche perch ci sono, fortunatamente, tantissimi imprenditori che hanno continuato ad investire, a fare e ad andare bene. Ci sono un sacco di aziende in Italia che vanno bene. LItalia uno dei Paesi che ha perso meno quote di mercato nel commercio internazionale, anche grazie alla globalizzazione: molti fra i settori della nostra economia che vanno meglio sono infatti quelli che hanno da guadagnare dalla crescita di nuove classi agiate in altri Paesi del mondo emergente. Lagri-business, il sistema moda, il sistema casa, il turismo, sono i primissimi beneficiari del grande sviluppo di quei Paesi in cui si fortemente ridotta la povert e anzi si creata molta ricchezza. Ma anche altri settori possono avvantaggiarsi: la crescita della Cina un grande acceleratore di opportunit, ad esempio, per lautomazione industriale, in cui siamo secondi soltanto alla Germania. Ci sono imprenditori buoni, solidi, ricchi, che stanno andando bene e stanno crescendo. Ci sono poi situazioni molto delicate, ma che hanno dentro di s i semi del successo: in quei casi ci deve essere il coraggio, certe volte, di finanziare anche se non

ci sono tutti gli elementi. Faccio un esempio. Negli ultimi tempi abbiamo messo un miliardo a disposizione di progetti di innovazione per i quali non cerano le effettive garanzie che dovrebbero essere necessarie per erogare un finanziamento a lungo termine. Ma queste iniziative le abbiamo ritenute garantite sulla base di una valutazione tecnico-scientifica dei progetti. Ci abbiamo creduto. Anche questo contribuire allo sviluppo. E ci sono infine situazioni nelle quali bisogna avere il coraggio di saper dire dei no. Perch il credito non automatico: anzi, la grande crisi degli ultimi anni deriva proprio dallavere fatto credito anche a chi, in realt, non doveva riceverne.