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Unificarea Italiei

Unificarea Italiei, conform termenului originar din italian, Risorgimento, a fost procesul social, politic i administrativ care a avut ca rezultat final unificarea statelor din peninsula italian ntr-o singur naiune, Italia. Este relativ dificil de a preciza limitele exacte n timp ale acestui proces, dar majoritatea istoricilor sunt de acord c extensia maxim temporal a epocii Risorgimento se situeaz ntre Congresul de la Viena din 1815 i rzboiul franco-prusac din 1871, dei finalizarea efectiv a procesului de unificare s-a produs dup victoria Italiei din Primul rzboi mondial Il Risorgimento fu il periodo della storia d'Italia durante il quale la nazione italiana - stanziata in gran parte nella penisola italiana (o, pi esattamente, a sud dello spartiacque alpino), nelle isole di Sardegna, Sicilia e negli arcipelaghi minori - consegu la propria unit nazionale. Il termine richiama l'idea di una resurrezione della nazione italiana attraverso la conquista dell'unit nazionale per lungo tempo perduta. Tuttavia, per quanto questa visione idealizzata del periodo sia, da talune interpretazioni moderne, riveduta in un concetto pi ampio della situazione italiana ed internazionale e la stessa unificazione venga vista a volte pi come un processo di espansione del regno di Sardegna che come un processo collettivo, il termine ormai accettato ed ha assunto valenza storica per questo periodo della storia d'Italia.

Il problema della datazione


La datazione convenzionale sui limiti cronologici del Risorgimento risente evidentemente dell'interpretazione storiografica riguardo a tale periodo e perci non esiste accordo fra gli storici sulla sua determinazione temporale, formale ed ideale. Esiste inoltre un collegamento tra un "Risorgimento letterario" e uno politico per il quale si scrisse di Risorgimento italiano in senso esclusivamente culturale fin dalla fine del XVIII secolo. La prima estensione dell'ideale letterario a fatto politico e sociale della rinascita dell'Italia si ebbe con Vittorio Alfieri (1749-1803), non a caso definito da Walter Maturi il primo intellettuale uomo libero del Risorgimento,[1] vero e proprio storico dell'et risorgimentale, che diede inizio a quel filone letterario e politico risorgimentale che si svilupp nei primi decenni del XIX secolo.

Premesse
Il Risorgimento italiano trae origine idealmente da diverse tradizioni storiche. In epoca romana l'Italia, unita politicamente, fu privilegiata da Augusto e dai suoi successori che costruirono una fitta rete stradale e abbellirono le citt dotandole di numerose strutture pubbliche (evergetismo augusteo). Tuttavia, il carattere imperiale delle conquiste effettuate da Roma e dai socii italici, finirono per snaturare il carattere nazionale che la penisola stava acquisendo sul finire del I secolo a.C. L'Italia fu la parte pi privilegiata dell'impero: tutti i suoi abitanti liberi venivano considerati cittadini romani, venendo esentati della tassa diretta, eccetto la nuova tassa sulle eredit creata per finanziare i bisogni militari (pensione dei veterani).

Le idee e gli uomini


Le idee liberali, le speranze suscitate dall'illuminismo e i valori della Rivoluzione francese furono portate in Italia da Napoleone sulla punta delle baionette dell'Arme d'Italie. Rovesciati gli stati

preesistenti, i francesi, deludendo le speranze dei patrioti "giacobini" italiani, si erano stabilmente insediati nella Pianura Padana, creando repubbliche su modello francese (Repubblica Cispadana), rivoluzionando la vita del tempo, portando s idee nuove, ma facendone anche ricadere il costo sulla economia locale. Era nato cos un crogiolo di aspettative e di ideali, alcuni incompatibili tra loro: vi erano in campo quelli romantico-nazionalisti, repubblicani, socialisti o anticlericali, liberali, i monarchici filo Savoia o papalini, laici eclericali, vi era l'ambizione espansionista di Casa Savoia tendente a raggiungere l'unit della Pianura Padana, vi era il bisogno di liberarsi daldominio austriaco nel Regno del Lombardo-Veneto, unitamente al generale desiderio di migliorare la situazione socio-economica approfittando delle opportunit offerte dalla rivoluzione tecnicoindustriale, superando al contempo la frammentazione della penisola laddove sussistevano stati in parte liberali, che spinsero i vari rivoluzionari della penisola a elaborare e a sviluppare un'idea di patria pi ampia e ad auspicare la nascita di uno stato nazionale analogamente a quanto avvenuto in altre realt europee come Francia, Spagna e Gran Bretagna.

Le rivoluzioni
Dopo il Congresso di Vienna, l'influenza francese nella vita politica italiana lasci i suoi segni attraverso la circolazione delle idee e la diffusione di gazzette letterarie; fiorirono infatti salotti borghesi che, sotto il pretesto letterario, crearono veri e propri club di tipo anglosassone, che si prestarono a coprire societ segrete; in tale quadro gli esuli italiani, come Antonio Panizzi, s'impegnavano a stabilire contatti con le potenze straniere interessate a risolvere il problema italiano. In tale panorama patriottico rivoluzionario, una delle prime associazioni segrete fu quella dei Carbonari. Nel 1814 questa societ segreta organizz dei moti rivoluzionari a Napoli, che culminarono con la presa della citt nel 1820, poi persa ad opera dell'Austria, intervenuta con la Santa Alleanza - una sorta di polizia internazionale tra Austria, Prussia e Russia - per tutelare i propri interessi egemonici in nome dei principi dell'ordine internazionale e dell'equilibrio. Occorre per dire che il primo reale moto carbonaro avrebbe dovuto effettuarsi a Macerata, nello stato pontificio, nella notte tra il 24 e il25 giugno 1817.

L'assenza delle masse contadine al movimento unitario risorgimentale [modifica]


Un filone di critica storiografica, elaborando le analisi che fece Antonio Gramsci nei suoi quaderni del carcere[9], che parti' dalle considerazioni del meridionalista Gaetano Salvemini sulla non soluzione della questione contadina legata alla non soluzione della questione meridionale[10], ha sottolineato una interpretazione che sostiene come nel Risorgimento italiano fosse stata assai limitata la partecipazione della masse popolari, soprattutto contadine, agli eventi che hanno caratterizzato l'unit nazionale italiana e come il Risorgimento possa essere considerato come una rivoluzione mancata. Quanto alla partecipazione contadina delle masse subalterne alle vicende della unificazione essa continu ad essere assai modesta.[11]

Le cinque giornate di Milano (18 - 22 marzo 1848)


Uno degli avvenimenti che vengono abitualmente indicati da una parte della storiografia come un esempio della partecipazione popolare al fenomeno risorgimentale quello della rivolta milanese del 1848. Non si pu negare che in effetti i cittadini milanesi combatterono in massa gli austriaci innalzando il vessillo tricolore ed addirittura, quando gi Carlo Alberto aveva firmato la resa con gli austriaci e si disponeva ad abbandonare Milano, avevano incendiato le loro case vicine alle mura per difendere meglio la citt dal ritorno delle truppe di Radetzky [12] Un esempio

questo di grande dedizione patriottica alla causa nazionale. C' per da considerare che si trattava dei patrioti cittadini milanesi e non del "popolo" dei contadini che viveva nella campagna milanese, al di fuori della citt. Ci furono s episodi di partecipazione contadina alla lotta antiaustriaca ma su costrizioni operate dai parroci e dai proprietari terrieri: ma quanto queste manifestazioni "patriottiche" fossero cos poco autonome e coscienti lo si vide quando, ritiratisi i piemontesi al di l del Ticino si alz nelle campagne il grido di " Abbasso i signori, abbasso i cittadini, viva Radetzky ".[13] Vanno inoltre ricordate le Dieci Giornate di Brescia, dove gli insorti resistettero contro gli austriaci cinque giorni in pi rispetto alla citt di Milano.

Il nuovo corso del Risorgimento


La prima guerra di indipendenza, la guerra della concordia nazionale che sembrava realizzare il progetto neoguelfo era cosa molto diversa per gli stessi soldati contadini piemontesi che dovevano combatterla. Vincenzo Gioberti e Angelo Brofferio sentirono perci la necessit di doverli motivare al valore risorgimentale della guerra ma " le mille imprecazioni dei nostri soldati li fecero desistere dalla loro impresa. [Brofferio] si fece accompagnare in vettura da tre ufficiali per paura che per strada lo ammazzassero. A Gioberti tocc la stessa sorte e un soldato fini per tirargli addosso un torsolo di cavolo " (in Giacomo Brachet Contol, "La formazione di Francesco Fa di Bruno" citato da F.Pappalardo, "il mito di Garibaldi"

l "popolarismo" risorgimentale

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Il popolo assente dalla storia che si faceva era invece ben presente nella storia che si scriveva. Si pu dire che il Risorgimento sia nato in tipografia. Giornali quotidiani, manifesti, volantini, non fanno che appellarsi al popolo. Non solo scrittori ma l'avvocato, lo studente, il professore chiamano il popolo ad attivarsi e a condividere gli ideali nazionali. Ma il popolo, nelle aree pi depresse della penisola, ove il sistema scolastico non era sviluppato, nella maggioranza non sa leggere. E quando trova incollati su i muri i proclami e gli appelli ha bisogno della mediazione di intellettuali, il farmacista, il prete che gli tradurr il messaggio a suo modo.[24] Non si tratta poi semplicemente di ignoranza e analfabetismo che fanno s che la classe dirigente alla fine parli a se stessa, ma anche il fatto che la circolazione delle idee ancora difficile nell'Italia divisa dell'Ottocento priva quasi di strutture di comunicazione e dove le polizie sono state addestrate a impedire che tra le masse e gli intellettuali si realizzi il contagio politico.

Il Risorgimento come moto nazional-popolare

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Una storiografia sviluppatasi gi all'indomani della raggiunta unit d'Italia con gli storici N.Bianchi e C.Tivaroni [25] volle presentare il movimento risorgimentale come il perfetto risultato realizzatosi quasi in modoprovvidenziale tramite l'incontro tra democratici, il popolo, e moderati, i politici liberali, avvenuto con la mediazione della monarchia sabauda. In contrasto con questa visione provvidenzialistica gi l'Oriani nel 1892 [26] con Croce [27] mettevano in rilievo come in effetti l'unit d'Italia si era raggiunta con una conquista regia risultato di un compromesso tra una monarchia sabauda troppo debole per unificare il paese da sola e un movimento democratico, altrettanto debole per poter fare una rivoluzione popolare cosicch l'Italia postunitaria difettava ora nelle sue strutture democratiche e non avrebbe mai potuto assolvere al ruolo che pretendeva di grande potenza europea.