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ECONOMICA POLITICA (I corso)

Economia aperta

Paola Naddeo

Anno accademico 2007-2008

Corso di laurea Interfacoltà in Scienze Organizzative e Gestionali


Università degli Studi della Tuscia – Viterbo

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IL COMMERCIO INTERNAZIONALE

Un sistema economico in passato poteva, in alcuni casi, essere considerato chiuso,


ovvero privo di rapporti economici con gli altri sistemi; oggi, a parte alcuni casi
isolati, un sistema economico è, in misura più o meno accentuata, aperto al
commercio internazionale.
Il commercio fra sistemi economici avviene sia in beni e servizi che in attività
finanziarie (ad esempio gli europei acquistano azioni giapponesi e gli arabi
acquistano beni immobili europei).
Con il termine importazioni si indica il flusso di beni e servizi prodotti nel resto del
mondo che entrano nel paese considerato.
Con il termine esportazioni si indica il flusso di beni e servizi prodotti nel paese
considerato che sono venduti al resto del mondo.

Il grado di apertura al commercio internazionale, generalmente misurato dal


rapporto fra importazioni e PIL, è molto variabile tra le diverse economie.

Il commercio internazionale viene in genere considerato un vantaggio per un paese,


in quanto da un lato, tramite le esportazioni, permette di aumentare la domanda
aggregata e quindi la produzione, l’occupazione, ecc; dall’altro, grazie alle
importazioni, rende disponibili ai cittadini di un paese una quantità e qualità di beni e
servizi che probabilmente non sarebbero ottenibili ricorrendo soltanto alla produzione
interna.
I diversi paesi tendono a specializzarsi in alcune produzioni, rispetto alle quali
riescono ad essere più competitivi sui mercati internazionali in termini di prezzo e/o
qualità.

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Il commercio internazionale completamene liberalizzato può in alcuni casi creare dei
disagi nei confronti di alcuni paesi o di alcuni particolari gruppi di individui nei
diversi paesi. Per tale ragione c’è chi è favorevole a misure restrittive del commercio
internazionale.
Ad esempio negli ultimi anni le imprese del settore tessile della vecchia Europa
(ovvero quella composta dai 15 Stati membri ed escludendo i 12 nuovo entrati) si
sentono fortemente minacciate dalle importazioni di prodotto tessili a basso costo
provenienti dai paesi asiatici (in particolare dalla Cina).

LA BILANCIA DEI PAGAMENTI

La bilancia dei pagamenti (d’ora in poi BP) registra le transazioni che avvengono, in
un determinato periodo, tra residenti in un paese e non residenti (ovvero tra un
sistema economico e il resto del mondo).
Per convenzione contabile nella BP:
 Le transazioni che implicano un pagamento da parte di soggetti che risiedono
all’estero (quando, ad es. un residente esporta beni o servizi o percepisce
redditi dall’estero, o quando la transazione determina un aumento delle sue
passività o una riduzione delle sue attività finanziarie verso l’estero) vengono
registrate nella BP come crediti (quindi con segno positivo)  e
rappresentano offerta di valuta estera e domanda di valuta nazionale (gli
stranieri devono disporre infatti di valuta nazionale per pagare beni/servizi o
attività finanziarie acquistate);
 le transazioni che implicano pagamenti a favore di soggetti che risiedono
all’estero (importazione di un bene/servizio o acquisto di attività finanziaria
estera) vengono registrate nella BP come debiti (quindi con segno negativo)
 rappresenta domanda di valuta estera e offerta di valuta nazionale;
 I saldi sono dati dalla differenza tra crediti e debiti.

In sostanza la BP si fonda sul principio contabile della partita doppia: ogni


transazione dà origine a due registrazioni di uguale importo ma di segno opposto; la
somma algebrica delle registrazioni risulta per definizione, quindi, sempre uguale a
zero.

La BP si articola nelle seguenti sezioni:


1. CONTO CORRENTE  comprende tutte le transazioni tra residenti e non
residenti che riguardano voci diverse da quelle finanziarie; in particolare si
distingue tra merci, servizi, redditi e trasferimenti unilaterali correnti.
Si compone di 2 sezioni:
 Bilancia commerciale o bilancia delle partite visibili  pagamenti e
introiti derivanti dall’importazione e dall’esportazione di beni tangibili;
 Bilancia delle partite invisibili  registra i pagamenti relativi al
commercio di servizi (assicurativi, bancari, di spedizione, ecc.),
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all’utilizzo del capitale (pagamento di interessi, dividendi e profitti che
remunerano il capitale utilizzato in un paese ma posseduto da residenti
di un altro paese) e i trasferimenti a favore di persone.

2. CONTO CAPITALE  include le attività intangibili (come i brevetti e le


licenze) e i trasferimenti unilaterali in conto capitale.

− I trasferimenti unilaterali in conto capitale comprendono i trasferimenti di


proprietà di beni capitali o di fondi collegati all’acquisto o alla dismissione di
beni capitali; si distinguono tra trasferimenti pubblici e privati.
− L’altra voce del conto capitale fa riferimento alle transazioni nella proprietà
(non nell’uso) di attività intangibili quali i brevetti e l’avviamento
commerciale.

3. CONTO FINANZIARIO  comprende gli investimenti diretti, gli


investimenti di portafoglio, gli altri investimenti, i derivati e le riserve ufficiali.

Flussi di capitale a breve e a lungo termine


 Capitale a breve termine: moneta detenuta sotto forma di attività
finanziarie con alta liquidità come conti correnti bancari o titoli del
Tesoro a breve termine;
 Capitale a lungo termine: fondi che entrano o che escono dal paese per
essere investiti in attività finanziarie caratterizzate da una liquidità più
bassa, come titoli a lunga scadenza.
Si suddivide in:
- Investimenti diretti: si riferiscono a variazioni della proprietà di
imprese nazionali da parte di non residenti e della proprietà di
imprese estere da parte di residenti;
- Investimenti di portafoglio: investimenti in titoli o in una
partecipazione azionaria di minoranza.

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BILANCIA DEI PAGAMENTI DELL’ITALIA (saldi in miliardi di euro)

Voci 2005 2006

CONTO CORRENTE -23,4 -37,9


Merci 0,5 -9,5
Servizi -0,5 -1,5
Redditi -13,6 -13,6
Trasferimenti unilaterali in conto corrente -9,8 -13,3

CONTO CAPITALE 1,0 1,9


Attività intangibili 0,1 -0,1
Trasferimenti unilaterali in conto capitale 0,9 2,0

CONTO FINANZIARIO 20,8 35,5


Investimenti diretti -17,6 -2,3
Investimenti di portafoglio 43,4 54,8
Derivati 2,3 -0,4
Altri investimenti -8,2 -17,0
Variazioni riserve ufficiali 0,8 0,4

ERRORI ED OMISSIONI 1,6 0,5

Fonte: Banca d’Italia, Relazione annuale 2006, maggio 2007

 Investimenti italiani all’estero = deflusso di capitali = attività


 Investimenti esteri in Italia = afflusso di capitali = passività

Se BP è complessivamente in pareggio i saldi del conto corrente sono di pari importo


e di segno opposto alla somma dei saldi del conto capitale e del conto finanziario.
Tuttavia ciò è valido solo in teoria; in pratica, non tutte le transazioni fra residenti in
Italia e residenti all’estero vengono registrate; pertanto nella BP viene inclusa la voce
“errori ed omissioni”.

Interpretazione dei saldi della BP


Un disavanzo di conto corrente si ha quando si registra un’eccedenza delle
importazioni sulle esportazioni, ovvero quando la domanda complessiva di beni e
servizi in un paese eccede l’offerta complessiva di beni e servizi di quel paese, in altri
termini una parte della ricchezza di quel paese defluisce all’estero.
Tale situazione di disavanzo è compatibile sia con economie floride e in espansione
sia con economie affette da gravi inefficienze.
Ad esempio, consideriamo un sistema economico caratterizzato da settori in rapida
espansione, con un tasso di rendimento elevato sugli investimenti interni. Tale
economia attrae investimenti dall’estero con conseguente avanzo di conto capitale e
disavanzo di conto corrente. In tal caso il disavanzo in conto corrente indica una
situazione economicamente florida. Al contrario un’economia che dispone di
un’industria inefficiente e poco produttiva potrebbe trovarsi nella situazione di una

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spesa nazionale che eccede la produzione interna, presentando quindi un disavanzo
corrente.
Le importazioni in termini di volume sono funzione del reddito interno e della
competitività, mentre le esportazioni in termini di volume sono funzione del reddito
del resto del mondo e della competitività. A parità di competitività un aumento del
disavanzo può significare che il paese sta crescendo ad un ritmo più elevato del resto
del mondo; a parità di crescita economica una perdita di competitività produce un
disavanzo. La BP espressa in termini di valori deve ovviamente tener conto anche
delle variazioni dei prezzi relativi dei beni/servizi importati ed esportati (ragioni di
scambio), che influenzano la competitività tra paesi.

IL MERCATO VALUTARIO
In generale un mercato è il luogo in cui le merci vengono scambiate con denaro; in un
mercato valutario la moneta di un paese viene scambiata con quella di un altro paese.
Il commercio tra nazioni richiede in genere la conversione della valuta di una nazione
in quella di un’altra nazione.
Lo scambio di una valuta con un’altra rappresenta una transazione di cambio.
Il tasso di cambio  esprime il valore di una valuta nazionale in termini di una
valuta estera (ovvero è l’ammontare di valuta estera che può ottenersi in cambio di
una unità di valuta nazionale).

Quotazione certo per incerto  quantità di valuta estera necessaria per acquistare
una unità di valuta nazionale. (ad esempio 1 Euro = 1,55 Dollari).
Quotazione incerto per certo  quantità di valuta nazionale per acquistare una unità
di valuta estera (ad esempio 1 Dollaro = 0,65 Euro)

In Italia prima dell’euro la quotazione era incerto per certo (quante lire per
acquistare un dollaro), ora con l’Euro il cambio è diventato certo per incerto (quanti
dollari acquista un euro).
Con il sistema incerto per certo:
- se la lira si deprezza  aumenta il tasso di cambio (sono necessarie più
lire per acquistare 1 unità di valuta straniera);
- se la lira si apprezza  diminuisce il tasso di cambio (meno lire per 1
unità di valuta straniera).
quindi:
• Un deprezzamento è associato ad un aumento del tasso di cambio;
• Un apprezzamento è associato ad una diminuzione del tasso di cambio.

Dal 1° gennaio 1999  11 paesi (ora 15) hanno aderito all’Unione Economica e
Monetaria (UEM) accettando, in sostituzione della propria moneta nazionale, di far
circolare una moneta unica: l’Euro. Rispetto alle valute esterne all’UEM l’Euro è
quotato certo per incerto.

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Se l’Euro si deprezza (ovvero diminuisce il tasso di cambio):
- Sono necessari meno dollari per 1 Euro;
- Le merci europee diventano relativamente meno costose;
- Aumentano le esportazioni di beni europei;
- Aumenta la domanda di Euro

Se l’Euro si apprezza (ovvero aumenta il tasso di cambio):


- Sono necessari più dollari per 1 Euro;
- Le esportazioni diminuiscono perché relativamente più costose;
- Diminuisce la domanda di Euro.

Un aumento delle esportazioni determina (poiché gli acquirenti devono pagare in


Euro, ovvero nella moneta del paese che esporta) un aumento della domanda di Euro
nei mercati internazionali.
Analogamente un afflusso di capitali determina un aumento della domanda di valuta
nazionale. Ciò produce, a parità di altre circostanze, un’eccedenza di domanda di
Euro rispetto all’offerta e quindi un apprezzamento del tasso di cambio.
Un apprezzamento del tasso di cambio fa sì che i beni venduti in Euro diventino
relativamente più cari rispetto agli altri beni in valuta diversa dall’Euro (in termini
tecnici per i residenti dei paesi dell’area Euro migliorano le ragioni di scambio, ma
diminuisce la competitività).

Se le esportazioni e le importazioni (e i movimenti dei capitali) non reagiscono alla


variazione del tasso di cambio, il saldo della bilancia dei pagamenti continua a
migliorare e vi saranno spinte per ulteriori apprezzamenti del tasso di cambio.
In realtà la riduzione della competitività dovrebbe favorire una riduzione delle
esportazioni ed un aumento delle importazioni.
Anche gli afflussi di capitale dall’estero dovrebbero ridursi, specie quelli di natura
speculativa, perché gli investitori, anticipando un peggioramento della bilancia
commerciale potrebbero temere una riduzione del tasso di cambio e quindi una
perdita in conto capitale; pertanto tenderanno a riportare all’estero i capitali
precedentemente importati.

In alcuni casi le autorità monetarie intervengono attivamente per influenzare i tassi di


cambio (ad esempio per evitare effetti indesiderati sui prezzi o per migliorare la
competitività dei propri beni tenendo artificialmente basso il tasso di cambio).
Ciò può essere fatto in vari modi:
a) stabilendo un tasso di cambio fisso con una moneta più forte (ad es. in
passato molti paesi – sistema cosiddetto di Bretton Woods - avevano un
tasso di cambio fisso con il dollaro);
b) immettendo (o ritirando) moneta per contrastare un eccesso di domanda di
moneta (o viceversa);
c) diminuendo (o aumentando) i tassi di interesse al fine di creare una
svalutazione competitiva. Una diminuzione dei tassi di interesse favorisce
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un deflusso netto di capitali, perché i titoli interni diventano meno
convenienti. Ciò aumenta le aspettative di svalutazione del tasso di cambio,
favorendo un ulteriore riduzione della domanda speculativa di moneta
nazionale e aumentando in tal modo le probabilità di svalutazione del
cambio.

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