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La coscienza infelice Lessenza o Assoluto sono avvertite lontane dalla coscienza: Separazione radicale tra Dio e uomo rapporto

rto servo-signore ebraismo Dio come realt effettuale Dio irraggiungibile cristianesimo - sottofigure (devozione e mortificazione): 1. devozione = pensiero a sfondo sentimentale/religioso non ancora elevato a concetto (nasce la coscienza pia: cerca di esprimersi tramite il lavoro, il cui frutto e capacit sono date dallalto) 2. mortificazione = completa negazione dellio a favore di Dio La coscienza si rende conto che lei stessa lUniversale (Dio) = Rinascimento e et moderna La ragione La coscienza si resa conto che Universale ed diventata ragione = naturalismo e empirismo: la coscienza crede di cercare lessenza delle cose, ma cerca se stessa: 1. osservazione della natura 2. ricerca delle leggi mondo organico 3. esperimento 4. psicologia mondo della coscienza

Fisiognomica (Lavater) = determina il carattere dai tratti della fisionomia Frenologia (Gall) = determina il carattere dalla forma del cranio La ragione osservativi comprende alla fine che in realt cerca s stessa, cerca di riconoscersi nella realt oggettiva Ragione osservativa -> ragione attiva quando: si comprende che lunit dellio non data ma deve essere realizzata: se sforzo individuale, destinata a fallire, come dimostrano le tre figure della ragione attiva: 1. Il piacere e la necessit lindividuo deluso dalla scienza e si getta nella vita alla ricerca del piacere 2. La legge del cuore e il delirio della presunzione lautocoscienza cerca di opporsi al corso ostile del mondo, ma entra in conflitto con altri portatori di progetti di miglioramento della realt 3. La virt ed il corso del mondo il contrasto tra le virt (astratte e universali) e la realt si conclude con una sconfitta dellindividuo In una terza sezione: lindividualit che a se stessa reale in se stessa e per se stessa: lindividualit rimane astratta e inadeguata: 1. Il regno animale dello spirito e linganno alle ambizioni universali della virt succede latteggiamento di dedizione a compiti particolari. Vi un inganno perch questi compiti vengono avvertiti come il dovere morale stesso, mentre esprimono solo un proprio interesse. 2. La ragione legislatrice avvertendo linganno, lautocoscienza cerca in se valori universali, leggi. essendo per singolari non possono essere universali -> contraddizione. 3. Ragione esaminatrice delle leggi lautocoscienza cerca leggi assolutamente valide.

Spirito oggettivo o eticit = luniversalit si trova in questa fase, quella dello spirito: ragione realizzata nelle istituzioni storico-politiche di un popolo e dello Stato: per Hegel sono sostanza intesa come sostrato che regge e rende possibile ogni atto della vita quotidiana. (Seconda parte della Fenomenologia) 1. spirito 2. religione 3. sapere assoluto Spirito = lindividuo rapportato ad una comunit sociale: 1. Leticit (spirito vero) etica classica individuo immerso nella vita della comunit 2. La cultura (spirito reso estraneo a s) mondo moderno - frattura fra io/societ (Rivoluzione francese) 3. La moralit (spirito certo di s stesso) riconquista dellarmonia spirito che si riconosce nello Stato Religione = acquisizione completa della coscienza di s come spirito __________________________________________________________________________ LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO Il principio della risoluzione del finito nellinfinito o dellidentit di razionale e reale stato illustrato da Hegel in due forme diverse. Dapprima Hegel ha illustrato la via che la coscienza umana ha dovuto percorrere per giungere ad esso. In secondo luogo, egli ha illustrato quel principio quale appare in atto in tutte le determinazioni fondamentali della realt. La prima illustrazione ci stata da Hegel data nella Fenomenologia dello spirito, la seconda nella Enciclopedia delle scienze filosofiche. La fenomenologia la storia romanzata della scienza che, attraverso erramenti, contrasti, scissioni, infelicit e dolore, esce dalla sua individualit, raggiunge luniversalit e si riconosce come ragione che realt e realt che ragione. Perci, lintero ciclo della fenomenologia si pu riassumere nella nota figura della coscienza infelice. La coscienza infelice quella coscienza che, non sapendo di essere tutta la realt, si ritrova scissa in differenze, opposizioni o conflitti dai quali interamente dilaniata e dai quali esce solo arrivando alla consapevolezza di essere tutto. In altri termini, la fenomenologia lintroduzione hegeliana alla filosofia: essa deve mostrare le tappe attraverso le quali il singolo raggiunge la sua perfezione come uomo, cio deve ripercorrere il lungo e faticoso cammino conoscitivo della storia, prendendo coscienza delle varie figure di essa. Il compito della filosofia consiste, dunque, in questo cammino del singolo uomo attraverso le figure depositate dallo spirito dei popoli nella memoria collettiva della storia. Come si pu capire, si tratta di una funzione pedagogica che la fenomenologia viene ad assumere nei confronti non dei bambini, ma delluomo maturo. La prima parte della Fenomenologia dello spirito, su cui ci soffermeremo ora, si divide in tre momenti: coscienza, autocoscienza e ragione. COSCIENZA Il punto di partenza della coscienza la certezza sensibile. Questa appare a prima vista come la certezza pi ricca e pi sicura; in realt la pi povera. Ci implica che la certezza sensibile non certezza della cosa particolare, ma del questo, al quale la particolarit della cosa indifferente e che perci un universale. Ora, il questo non dipende dalla cosa ma dallio che la considera. Perci in fondo la certezza sensibile non che la certezza di un io ancheesso universale, giacch anchesso non che questo o quellio, un io generale. Se dalla certezza sensibile si passa alla percezione si ha lo stesso rinvio allio universale: un oggetto non pu essere percepito come uno, nella molteplicit delle sue qualit, se lio non prende su di s laffermata unit, se cio non riconosce che lunit delloggetto da

lui stesso stabilita. Se infine si passa dalla percezione allintelletto, questo riconosce nelloggetto solo una forza che agisce secondo una legge determinata. condotto perci a vedere nelloggetto stesso un semplice fenomeno, a cui si contrappone lessenza vera delloggetto, che ultrasensibile. Poich il fenomeno soltanto nella coscienza e ci che al di l del fenomeno o e un nulla o qualcosa per la coscienza, la coscienza a questo punto ha risolto lintero oggetto in se stessa ed diventata coscienza di s, autocoscienza. AUTOCOSCIENZA Con la sezione dellautocoscienza, che contiene le figure pi celebri della Fenomenologia, il centro dellattenzione si sposta dalloggetto al soggetto, ovvero allattivit concreta dellio, considerato nei suoi rapporti con gli altri. 5. signoria e servit Lautocoscienza postula la presenza di altre autocoscienze in grado di darle la certezza di essere tale. In altri termini, luomo, autocoscienza solo se riesce a farsi << riconoscere >> da unaltra autocoscienza. Infatti, in quanto appetito o desiderio, lautocoscienza non pu limitarsi a cercare il proprio appagamento negli oggetti sensibili, ma ha costitutivamente bisogno degli altri. Nella fenomenologia il filosofo sceglie invece unaltra strada, in quanto lamore rappresenta ancora ununit attinta a buon mercato. Infatti lamore, non insistendo abbastanza sul carattere drammatico della separazione fra le autocoscienze e sulle peripezie per giungere al loro reciproco riconoscimento, pur sempre qualcosa cui mancano, per usare le parole Hegel. Quindi, il riconoscimento non pu che passare attraverso un momento di lotta e di sfida, ossia attraverso il conflitto fra le autocoscienze. Tale conflitto, nel quale ogni autocoscienza, pur di affermare la propria indipendenza, deve essere pronta a tutto, anche a rischiare la vita, non si conclude con la morte delle autocoscienze contendenti, ma con il subordinarsi delluna allaltra nel rapporto servo-signore. Il signore colui che, pur di affermare la propria indipendenza, ha messo valorosamente a repentaglio la propria vita, sino alla vittoria, mentre il servo colui che, ad un certo punto, ha preferito la perdita della propria indipendenza, cio la schiavit, pur di avere salva la vita. Tuttavia la dinamica del rapporto servo-signore destinata a mettere capo ad una paradossale inversione di ruoli, ossia ad una situazione per cui il signore diviene servo del servo e il servosignore del signore. Infatti, il signore, che inizialmente appariva indipendente, nella misura in cui si limita a godere passivamente del lavoro altrui, finisce per rendersi dipendente dal sevo. Invece questultimo, che inizialmente appariva dipendente, nella misura in cui padroneggia e trasforma le cose da cui il signore riceve il proprio sostegno, finisce per rendersi indipendente. Pi in particolare, questo processo di progressiva acquisizione di indipendenza da parte del servo avviene attraverso i tre momenti della paura della morte, del servizio e del lavoro. Infatti, lo schiavo tale perch ha << tremato >> dinanzi alla morte. Ma proprio in virt di siffatta paura, che non paura di questo o di quello, ma della perdita assoluta della propria essenza, lo schiavo ha potuto sperimentare il proprio essere come qualcosa di distinto o di indipendente da quel mondo in realt e di certezze naturali che prima gli apparivano come qualcosa di fisso e con le quali, in qualche modo, si identifica. Nel servizio in generale la coscienza si auto-disciplina e impara a vincere, in tutti i singoli momenti, i suoi impulsi naturali. Infine, nel lavoro, il servo, trattenendo il proprio appetito e non usufruendo delloggetto, imprime nelle cose una forma, dando luogo ad unopera che permane e che ha una sua indipendenza o autonomia, la quale rappresenta il riflesso, nelle cose, della raggiunta indipendenza o autonomia del servo rispetto agli oggetti. La figura hegeliana del servo-signore, che senzaltro << tra le cose pi belle della Fenomenologia >>, presenta una notevole ricchezza tematica, che stata apprezzata soprattutto dai Marxisti, i quali hanno visto in essa unintuizione dellimportanza del lavoro e della configurazione dialettica della storia, nella quale, grazie allesperienza della sottomissione, si generano le condizioni per la liberazione. Ci non significa che si possa leggere Hegel pensando di fatto a Marx. Infatti, la figura hegeliana non si conclude con una rivoluzione sociale o politica, ma con la coscienza dellindipendenza del servo nei confronti delle

cose e della dipendenza del signore nei confronti del lavoro servile. La figura in questione contiene anche taluni spunti di tipo esistenzialistico. b) Il raggiungimento dellindipendenza dellio nei confronti delle cose, che il risultato della dialettica fra servo e signore, trova la sua manifestazione filosofica nello stoicismo, ossia in un tipo di visione del mondo che celebra lautosufficienza e la libert del saggio nei confronti di ci che lo circonda. Ma nello stoicismo lautocoscienza, la quale pretende di svincolarsi dai condizionamenti della realt, ritenendo di essere libera << sul trono o in catene >>, raggiunge soltanto una << astratta >> libert interiore, giacch quei condizionamenti permangono e la realt esterna non affatto negata. Chi pretende di mettere completamente tra parentesi quel mondo esterno da cui lo Stoico si sente indipendente lo scetticismo, ossia un tipo di visione del mondo che sospende lassenso su tutto ci che comunemente ritenuto per vero e reale. Tuttavia, in virt del suo esasperato << atteggiamento negativo verso lalterit >>, lo scetticismo d luogo ad una situazione contraddittoria e insostenibile, che si manifesta nella scissione fra una coscienza che vorrebbe innalzarsi sullaccidentalit e non-verit della vita. In altri termini, contro lo scetticismo, largomento tradizionale: quello secondo cui lo Scettico si auto-contraddice poich da un lato dichiara che tutto vano e non-vero, mentre dallaltro pretende di dire qualcosa di reale e di vero. 6. la coscienza infelice la scissione, presente nello scetticismo, fra una coscienza immutabile e una mutevole diviene esplicita nella figura della coscienza infelice e assume la forma di una separazione radicale fra luomo e Dio. questa la situazione propria dellebraismo, nel quale lessenza, lAssoluto, la realt vera sentita come lontana dalla coscienza e assume le sembianze di un Dio trascendente padrone assoluto della vita e della morte, ovvero di un Signore inaccessibile di fronte a cui luomo si trova in uno stato di dipendenza. Nel secondo momento lintrasmutabile assume la figura di un Dio incarnato. questa la situazione propria del cristianesimo medioevale, il quale, anzich considerare Dio come un Padre o un Giudice lontano, lo prospetta sotto forma di una realt << effettuate >>. Tuttavia, la pretesa di cogliere lAssoluto in una presenza particolare e sensibile destinata al fallimento, fallimento di cui sono simbolo eloquente le Crociate, nelle quali linquieta ricerca di Dio si conclude con la scoperta di un sepolcro vuoto. Manifestazioni di questa infelicit cristiano-medioevale sono le sotto-figure della devozione, del fare e della mortificazione di se. La devozione quel pensiero a fondo sentimentale e religioso che non si ancora elevato a concetto. In altri termini, il pensare della devozione << resta un vago brusio di campane o una calda nebulosit, un pensare musicale che non arriva al concetto >>. Il fare o loperare della coscienza pia il momento in cui la coscienza, rinunciando ad un contatto immediato con Dio, cerca di esprimersi nellappetito e nel lavoro. Tuttavia la coscienza cristiana non pu fare a meno di avvertire il frutto del proprio lavoro con un dono di Dio. Tale vicenda prosegue e si esaspera con la mortificazione di se, in cui si ha la pi completa negazione dellio a favore di Dio. Infatti, ci troviamo di fronte a un personalit tanto misera quanto infelice e << limitata a se e al suo fare meschino >>, ovvero, come aggiunge caratteristicamente Hegel, ad una personalit << che non riesce se non a covare se stessa >>. Ma il punto pi basso toccato dal singolo destinato a trapassare dialetticamente nel punto pi alto allorquando la coscienza nel suo vano sforzo di unificarsi con Dio, si rende conto di essere, lei stessa, Dio, ovvero lUniversale o il Soggetto assoluto. RAGIONE Come soggetto assoluto lautocoscienza diventata Ragione e ha assunto in se ogni realt. Mentre nei momenti anteriori la realt del mondo le appariva come alcunch di diverso e di opposto, ora invece pu sopportarla: perch sa che nessuna realt qualcosa di diverso da essa. << La ragione la certezza di essere ogni realt >>. Questa certezza per divenire verit

deve giustificarsi; e il primo tentativo di giustificarsi << un inquieto cercare >>, che si rivolge da principio al mondo della natura. questa la fase del naturalismo del Rinascimento e dellempirismo. Qui la coscienza crede bens, di cercare lessenza delle cose, ma in realt non cerca che se stessa; e quella credenza deriva da non aver fatto ancora della ragione loggetto della propria ricerca. Si determina cos losservazione della natura che, partendo dalla semplice descrizione, si approfondisce con la ricerca della legge e con lesperimento; e che si trasferisce poi nel dominio del mondo organico, per passare infine a quello stesso della coscienza con la psicologia. Ma in questa ricerca esasperata di se che, nella fenomenologia, arriva al punto di proclamare che << lessere dello spirito un osso >>, la ragione osservativa sperimenta, alla fine, la propria crisi, riconoscendosi di nuovo come qualcosa di distinto dal mondo. Ma a questo punto si passa a ci che Hegel chiama << lattuazione dellautocoscienza razionale mediante se stessa >>, ossia ad una ragione attiva, in virt della quale << non pi la coscienza si vuole immediatamente trovare, anzi vuole produrre se stessa mediante la sua attivit >>. In altri termini, dalla ragione osservativa si passa a quella attiva allorquando ci si rende conto che lunit di io mondo non qualcosa di dato e di contemplabile, ma qualcosa che deve venir realizzato. Tuttavia tale progetto, finch assume la forma di uno sforzo individuale, cio di uniniziativa scaturente dalla singola coscienza, destinato anchesso a fallire - come testimoniano le tre figure della ragione attiva. La prima, che Hegel denomina << Il piacere e la necessit >>, quella in cui lindividuo, faustianamente deluso dalla scienza e dalla ricerca naturalistica, si getta nella vita e va alla ricerca del proprio godimento: << Le ombre della scienza, delle leggi, dei principi scompaiono come inerte nebbia lautocoscienza prende la vita a quel modo che viene colto un frutto maturo >>. Ma nella ricerca del piacere lautocoscienza incontra la necessit del destino, che, incurante delle sue personali esigenze di felicit, lo travolge inesorabilmente. << Egli prendeva la vita, ma con ci afferrava piuttosto la morte >>, scrive Hegel, evidenziando il limite e la finitudine dellindividuo. Nasce in tal modo la seconda figura della ragione attiva che Hegel denomina << la legge del cuore e il delirio della presunzione >>, nella quale lindividuo, dopo aver cercato di individuare e di abbattere i responsabili dei mali nel mondo, entra in conflitto con altri presunti portatori del vero progetto di miglioramento della realt: << La coscienza che propone la legge del suo cuore avverte dunque la resistenza da parte di altri, perch essa contraddice alle leggi altrettanto singole del cuore loro >>. Ai vari fantasmi di parte, lindividuo contrappone allora la virt, ossia unagire in grado di procedere oltre limmediatezza del sentimento e delle inclinazioni soggettive. Nasce in tal modo la terza figura della ragione attiva, che Hegel denomina << La virt e il corso del mondo >>. Alle sezioni della ragione osservativa e della ragione attiva Hegel fa seguire una terza sezione, che denomina << Lindividualit che a se stessa reale in se stessa e per se stessa >>. In essa egli mostra come lindividualit, pur potendo raggiungere la propria realizzazione, rimane, in quanto tale, astratta e inadeguata. Tre sono le figure di questa individualit in se e per se. La prima quella che Hegel chiama << il regno animale dello spirito >>, in cui la vita spirituale viene del tutto assorbita dalla cura dei propri affari, spacciati, per, come doveri morali. La seconda figura quella della << ragione legislatrice >>, in cui lindividuo cerca in se stesso delle leggi che siano universali, che valgono per tutti. Ma tali leggi universali, in virt della loro origine individuale, si rivelano contraddittorie. Tali contraddizioni spingono la ragione a farsi << esaminatrice delle leggi >>, cio a cercare delle leggi assolutamente valide. Tuttavia, nella misura in cui la ragione sottomette le leggi al proprio esame, essa si pone al di sopra delle leggi come coscienza incondizionata e assoluta. Con tutte queste figure Hegel intende quindi farci capire che se ci si pone dal punto di vista dellindividuo si inevitabilmente condannati a non raggiungere mai luniversalit. Questultima si trova soltanto nella fase dello << spirito >>, nella fase sistematica del suo pensiero, denominer << spirito oggettivo >> ed << eticit >>, intendendo, con queste espressioni la ragione che si realizzata concretamente nelle istituzioni storico-politiche di un popolo e soprattutto dello stato. In altri termini la ragione << reale >> non quella dellindividuo, ma quella dello spirito o dello stato, che per Hegel sono << sostanza >> proprio nel senso etimologico di substantia, cio di << sostrato che regge e rende possibile ogni atto della vita individuale >>. Infatti, proclamare che noi siamo sempre << dentro la

sostanza etica >> equivale a sostenere che lindividuo risulta fondato dalla realt storicosociale e non viceversa. A questo punto, dopo aver trovato la pace nello stato e la verit nella filosofia idealistica, le romanzesche vicende dellautocoscienza sono concluse e il ciclo della Fenomenologia appare esaurito. Tuttavia, prima di procedere, bene offrire uno schema riepilogativo delle figure esaminate finora. LUOMO PER HEGEL Luomo autocoscienza. cosciente di s, della sua realt e dignit umane, e in questo si differenzia essenzialmente dallanimale. Luomo prende coscienza di s nel momento in cui, per la prima volta, dice Io. Quando luomo contempla ci che gli esterno e che lo circonda assorbito da esso, in altre parole il soggetto conoscente si perde nelloggetto conosciuto. La contemplazione rivela loggetto, non il soggetto. Che cosa quindi fa in modo che luomo prenda coscienza di s? Secondo Hegel luomo assorbito dalloggetto che contempla non pu essere richiamato a s se non da un desiderio. il desiderio che spinge luomo a distogliere lattenzione dalloggetto e a focalizzarla su s stesso, spingendolo a dire io nel desiderio che luomo scopre s stesso e diventa cosciente di s stesso, si rivela a s e agli altri come un Io essenzialmente diverso e opposto al Non-Io. LIo umano lIo del desiderio. Ma questo desiderio, da solo, costituisce unicamente il Sentimento di s. Luomo per quando desidera passa dalla quiete della conoscenza a uno stato di inquietezza che lo spinge allazione. Questa azione, nata dal desiderio, tende a soddisfarlo, cosa che pu fare solo mediante la negazione, la distruzione, la trasformazione delloggetto desiderato. LIo del desiderio trasforma loggetto desiderato, il Non-Io desiderato, tramite la negazione di esso, trasformandolo da realt esterna a realt propria, interiorizzandolo, rendendolo parte di s. Lazione negatrice trasforma la realt oggettiva in realt soggettiva. Ma se il desiderio rivolto semplicemente a un Non-Io naturale ( ad es. la fame che mi spinge a desiderare una mela ), tramite la negazione delloggetto e il soddisfacimento del desiderio si avr soltanto Sentimento di s, non Autocoscienza, perch lazione non far altro che confermare ci che lIo era anche anteriormente allazione avvenuta ( ad es. un gatto mangia lerba, quindi la distrugge, ma rimarr comunque sempre un gatto ). Perch ci sia Autocoscienza, luomo deve spingersi oltre il desiderio cosale, proprio dellanimale, deve arrivare al punto di essere egli stesso oggetto del suo desiderio. Luomo negando s stesso nega di essere solamente un Io statico e determinato, diviene anche un Io indeterminato. Luomo non deve limitarsi a essere ci che , ma deve divenire ci che non . Detto in altri termini, perch luomo possa diventare cosciente di s, perch la sua realt umana possa costituirsi allinterno della realt animale, occorre che questa realt(umana) sia molteplice. Luomo deve quindi vivere assieme ad altri uomini ed entrare in relazione con essi, spinto dal desiderio di possedere laltrui desiderio. Luomo si nutre del desiderio di altri uomini come lanimale si nutre delle cose reali. Ma perch luomo si riveli umano, deve necessariamente differenziarsi dagli animali. Gli animali infatti hanno come desiderio principale la conservazione della vita. Luomo quindi per differenziarsi dallanimale e ottenere il riconoscimento del suo essere umano deve essere pronto a rischiare la sua vita in funzione del suo desiderio umano, cio del desiderio che si dirige verso un altro desiderio. Ogni uomo quindi in competizione con un altro uomo per far riconoscere luno allaltro il suo valore, desidera che laltro lo riconosca come valore autonomo, ha il desiderio che laltro lo desideri come valore autonomo. Ed proprio in funzione del riconoscimento che luomo deve lottare a morte con laltro uomo per far prevalere il suo Io, cio il suo desiderio, sullIo dellaltro, e fare in modo che laltro lo desideri. Questa condizione di riconoscimento necessaria per lAutocoscienza. C da considerare inoltre che luomo dentro di s ha la certezza di essere uomo, ma ha bisogno di un riscontro, di un riconoscimento del suo essere umano. quindi necessario che luomo si ritrovi sempre a lottare contro un altro uomo per ottenere questo riconoscimento, e che la lotta deve essere a morte perch da essa uscir vincitore solo colui che avr avuto il coraggio di superare la paura della morte, dimostrare il distaccamento

dal desiderio della conservazione della vita, che prettamente animale, per soddisfare il suo desiderio umano.

Luomo che perder questa lotta, che avr rinunciato al desiderio umano dimostrando di essere troppo attaccato al desiderio di conservazione della vita, riconoscer lIo del vincitore come assoluto, e lo desiderer, desiderer cio il riconoscimento della sua assolutezza. La certezza di essere assoluto che ha dentro di s rimarr dentro di s, e sar cosciente di questo. Ma non ha avuto il coraggio di rischiare la vita per ottenere il riconoscimento, e anche di questo sar cosciente, e per questo sar infelice. La sua sar una coscienza infelice di s.

HEGEL Lilluminismo aveva esaltato una visione dualistica consistente nella contrapposizione tra le facolt razionali e sensibili, anima e corpo, individuo e societ. Hegel si pone il problema si superare tali scissioni, assegnando alla filosofia il compito di interpretare la realt in modo completo, totale (la realt la totalit). Hegel mostra come la verit sia da riporre ad un unico aspetto, bens nella realt intera e totale. Hegel considera frutto di pigrizia chi in nome del buon senso si ferma alla superficie delle cose, senza rendersi conto che la verit non parziale, ma interezza. Laffermazione il vero lintiero contenuta nella Fenomenologia dello Spirito sottolinea il significato che acquista in Hegel la verit. La verit si deve ricondurre alla realt che per Hegel complessa, stratificata, contraddittoria, cio contrappone un evento allaltro, un pensiero allaltro, (dottrina dei contrari di Eraclito), in una parola dialettica, che diviene la chiave di lettura della realt. I CONCETTI FONDAMENTALI DELLHEGELISMO 1. La filosofia come interpretazione del presente Il progetto filosofico hegeliano non concepisce la filosofia come amore per la sapienza ma come un sistema scientifico teso ad interpretare la realt nel suo divinire storico (dialettica). La funzione della filosofia consiste nella comprensione dalla realt (della storia) in particolare del presente (che dato dal susseguirsi degli eventi storici). Esso non la ricerca di qualcosa di diverso da ci che reale. Quando la filosofia riesce a cogliere il presente in tutti i suoi aspetti diviene scienza. Per Hegel la verit figlia del tempo come per Bacone. Il presente (ogni presente) in quanto punto di arrivo in ogni epoca dello spirito del mondo rappresenta il culmine della verit che comprende e supera le epoche precedenti. Lunico punto di riferimento del sapere la storia, quindi la conoscenza non pu affidarsi ad un altro fondamento atemporale (fuori dal tempo). La storia, del resto, come un fiume che scorre e cambia in continuazione la proprie acque (oggi la schiavit ci appare irrazionale mentre gli antichi romani la consideravano giusta e razionale). La storia, quindi un continuo divenire come la verit e la realt il cui fine la realizzazione della Ragione. La storia un grandioso ma tragico alternarsi di vicende umane, ognuna delle quali ha in s la propria Ragione.

Per Ragione Hegel non intende la ragione finita dei singoli uomini ma la realt stessa che si configura come totalit di finito ed infinito, soggettivo e oggettivo. La Ragione per Hegel sidentifica con lAssoluto. Da ci consegue il noto aforisma contenuto nei Lineamenti di filosofia del diritto Ci che razionale reale, e ci che reale razionale. Con questa formula Hegel intende dire che: 7. la Ragione non astrazione ma concretezza vivente del reale, poich la Ragione governa il mondo. 8. la realt non materia caotica ma il dispiegarsi razionale dello Spirito o Idea che si manifesta in modo inconsapevole nella natura e in modo consapevole nelluomo. Tutto ci che si realizza razionale. La Ragione per Hegel il massimo della concretezza mentre per Kant era una facolt produttrice di idee metafisiche (anima, mondo, Dio) 2. La dialettica La dialettica la contrapposizione di un evento allaltro, di un pensiero allaltro (da cui nasce la storia [che d vita alla realt presente] e la Ragione [unidea si sviluppa in relazione ad unidea opposta]). La dialettica hegeliana ha un andamento triadico (proprio come la Santa Trinit [padre, figlio e spirito santo]) frutto dei suoi studi teleologici. TESI Affermazione di un concetto affermato concetto (padre) ANTITESI negazione nella tesi (figlio) Momenti irrazionali e astratti SINTESI lunit della tesi e dellantitesi che ci consente di comprendere la verit nella sua interezza e concretezza.(spirito santo = cristo risorto) Momento razionale e concreto
Il processo storico nonch ricco di tragedie non puramente negativo in quanto dalla fine di una civilt , ne consegue la nascita di unaltra.

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