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Cultura

Questo libro una delle mie pi grandi scommesse fino ad oggi. Cimentarmi in un lavoro cos complesso, immergermi tra numeri, dati e statistiche, elemosinare carte riservate e poi scriverne nel modo pi semplice, breve ed accessibile possibile stato davvero durissimo.
Nel tuo blog parli di un bellissimo dialogo avuto con tua nonna avente come tema l'incarico ministeriale affidato a Saverio Romano. Cosa ti ha lasciato nel cuore e nell'anima quell'episodio? Tristezza e disprezzo profondo per la figura dell'indagato e imputato Saverio Romano. Penso si possa dire, eventualmente mi contatti pure, gli spiegher ogni parola. Vedere una moglie e una madre, che porta sul corpo e nel cuore i segni di due omicidi, avvilirsi perch la Repubblica Italiana non in grado di impedire ai sospetti mafiosi di rivestire cariche governative, un colpo durissimo. Spero che Romano possa leggere quell'articolo e riflettere. So che, qualora lo facesse, leggere intendo, si fermerebbe l. La riflessione non fa pi parte di lui. Perch certi pseudo-politici del nord si ostinano nel localizzare il fenomeno mafioso soltanto al sud, ignorando la vasta presenza dell'organizzazione nell'Italia settentrionale? Perch poi possono dire "non sapevo chi fosse" la persona con cui sono stati videoregistrati nell'ambito di qualche inchiesta. una battuta ma mica tanto. Molti amministratori e politici del nord hanno paura di affrontare le mafie, quindi fanno meno fatica a negarne l'esistenza. Essi sono pavidi e codardi. Molti altri invece non possono o non vogliono rinunciare alle possibilit che le mafie offrono ai territori e alle aziende del nord: smaltimenti dei rifiuti speciali a prezzi stracciati, "sicurezza" nei cantieri, pacchetti di voti alle elezioni e assunzione degli amici nelle loro imprese. Se non la combatti, ci convivi. Hai scritto: "Amo la mia bandiera che ha tre colori e concepisco la distinzione tra nord, centro e sud solo come aiuto per le previsioni del tempo. A Trieste, a Passo del Tonale e a Canicatt mi sento italiano e vado fiero del mio accento che non quello del Padrino ma quello di Giovanni Falcone". Che significato profondo dai a queste parole? Semplicemente l'opposto di quello che danno ad esse i leghisti. Citi un articolo in cui ho espresso, con ironia, tutte le contraddizioni di questo misto verde con mostarda che la Lega e il suo elettorato. Blaterano di secessione, indipendenza e sovranit e ignorano che i loro dirigenti hanno venduto i loro ideali, la loro banca e addirittura il loro simbolo a Silvio Berlusconi, colui che definivano nella met degli anni 90, "il mafioso di Arcore". Ma di cosa parliamo? Spesso si registra, almeno dalle nostre parti, un abuso dei termini "antimafia", "legalit", "giustizia". Nei fatti, come si promuove la vera cultura antimafia? Essendo profondamente e personalmente antimafiosi. Ricordo che il mafioso Campanella organizzava a Villabate manifestazioni antimafia con il placet di Provenzano in persona, per allontanare ogni alone di mafiosit dall'amministrazione di cui era presidente del Consiglio. E poi essere antimafiosi nei fatti, ogni giorno. Vivendo una vita esemplare, qualunque sia il nostro mestiere. L'Associazione "Giuseppe e Paolo Borsellino", della quale sei presidente, nasce a Verona. Ma, l al "nord" o in altri posti, hai vissuto personalmente l'indecenza popolare dell'uguaglianza: siciliano uguale bandito? Mi capita spesso che durante i convegni, le presentazioni e le conferenze al nord mi chiedano: "come vanno le cose in Sicilia con la mafia?". Io rispondo sempre con la stessa domanda: "e da voi?". Devo dire che irrita molto. Molti ammettono che le mafie sono ovunque, ma lo dicono per stereotipo, come se dicessero che tutti i politici rubano. Poi quando gli elenchi fatti specifici accaduti a poche passi dalle loro "padanissime" case, perdono il sorriso. Pensano che siano i terroni ad esportare la mafia. Quando, infine, racconto loro delle collusioni e degli appoggi in loco, da parte dei settentrionali, allora divento antipatico e arrogante. E parlano di mele marce, cos da tornare a casa tranquilli e sereni. Uscir a breve il tuo libro "Mafia spa. Gli affari della pi grande impresa italiana". Cosa rappresenta per te questo libro e quale messaggio vuoi che comunichi? una delle mie pi grandi scommesse fino ad oggi. Cimentarmi in un lavoro cos complesso, immergermi tra numeri, dati e statistiche, elemosinare carte riservate e poi scriverne nel modo pi semplice, breve ed accessibile possibile stato davvero durissimo. Per sono certo di aver regalato ai miei lettori un lavoro serio e rigoroso. Una sensazione confermata dalle parole del procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Antonio Ingroia, che nella prefazione che ha curato mi ha rincuorato e dato fiducia sulla validit di questo sforzo editoriale. Spero che questo libro giunga a quante pi persone possibili, cos che tutti sappiano come le mafie guadagnano i miliardi e come li investono avvelenando l'economia ed eliminando ogni ostacolo sulla loro strada. Questo libro dedicato a loro, a tutte le vittime innocenti della mafia.

GLI AFFARI DELLA PI GRANDE IMPRESA ITALIANA


ggi, nel nostro Bel Paese, il sentimento vigente la rassegnazione. E' triste ammetterlo, ma cos. Gli italiani, quelli attenti alla dimensione spesso surreale che li avvolge, hanno ormai maturato un'ampia presa di coscienza del sistema che li governa, che sistema politico, economico, sociale. A questa visione cognitiva si reagisce, generalmente, in due modi nettamente antitetici: con la rassegnazione, appunto, o con la lotta. Una lotta che, per essere efficace, deve essere necessariamente assai lontana da ogni analogia bellica. Serve una lotta fatta di idee, valori, pensieri di crescita, di rinascita. Una lotta ispirata dal rifiuto verso tutto ci che palesemente amorale, tristemente lontano dai pi comuni parametri etici e giuridici negati in continuazione e con facile ed eccessiva gratuit. Benny Calasanzio, giovane giornalista e scrittore siciliano trapiantato a Verona, tra coloro che hanno deciso di lottare. Per la dignit di chi non accetta il servilismo, la mala politica ed il malaffare. Da dove nasce la tua vocazione fortemente legata a quei valori (legalit, alto senso della giustizia, morale) che oggi, nel nostro Paese, hanno perso gran parte della loro validit etica e storica? Quando cresci in una famiglia come la mia, sconvolta dagli omicidi di mio zio e mio nonno, Paolo e Giuseppe Borsellino, piccoli imprenditori uccisi nel 1992 a Lucca Sicula, questi valori sono le uniche cose che ti rimangono al mondo. Non vieni educato al senso di giustizia, all'etica, al rispetto, semplicemente ti scorrono nelle vene.

di Domenico Russello

Mafia spa: la scommessa editoriale ed esistenziale di Benny Calasanzio

Quando i miei parenti sono stati uccisi, avevo sette anni. Sono cresciuto in una famiglia che ha saputo reagire ai colpi di cosa nostra con la fiducia, talvolta tradita, nella Giustizia, e con la passione per la democrazia e per la giustizia sociale. La parola vendetta, per esempio, non l'ho mai sentita pronunciare. Il fatto che oggi siano concetti e valori in decadenza molto triste. Mio nonno e mio zio hanno preferito morire che unirsi ai "piegati" e ai "nonvedo-nonsento-nonparlo". Sono fiero di quello che hanno fatto. Come vivi, da cronista e intellettuale, il tuo rapporto con la Sicilia? un rapporto molto complesso che forse non si risolver mai. Sono andato via a 19 anni per studiare fuori, sono tornato lo scorso anno chiamato dal parlamentare europeo Sonia Alfano come responsabile della sua segreteria politica ma sono scappato da Palermo dopo 365 giorni esatti. Sono tornato nella mia seconda citt, Verona, di cui amo l'ordine e un non eccessivo individualismo. Chiss se questa volta la Sicilia mi lascer andare per sempre. Non tollero e non mi adatter mai al pressappochismo e all'abitudine al compromesso che vige in Sicilia. Molte volte la mafia, primo cancro sociopolitico della regione, diviene quasi un alibi per essere mediocri e vigliacchi. Sogno che un giorno possa cambiare tutto, ma al risveglio so che mai nulla potr cambiare. Lo so, scrivo con rabbia, ma spero di essere compreso. Quando scrivo di mafia, di politica collusa, dunque di Sicilia, lo faccio sempre con la penna intrisa di rabbia. Lo so, sono un pessimo esempio ma non amo i buonisti e i politicamente corretti.

Sono cresciuto in una famiglia che ha saputo reagire ai colpi di cosa nostra con la fiducia, talvolta tradita, nella Giustizia, e con la passione per la democrazia e per la giustizia sociale. La parola vendetta, per esempio, non l'ho mai sentita pronunciare.

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