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ANNO XVI NUMERO 255 - PAG III

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

LORIGLIATORE DEL VENTENNIO


I rapporti riservati di prefetti e questori sugli insulti al Duce. Un catalogo di stupidit sbirresca
di Stefano Di Michele

uce Annoi. Cera indubbiamente del genio petroliniano, in Marsiliani Valzanica Eugenio fu Alessandro. Antifascista come in oggetto. Recita il rapporto del Prefetto del Carnaro, dicembre 1934, XII E. F., che al sunnominato stato inflitto il provvedimento della diffida a norma dellart. 164 del Tu delle Leggi di Ps per avere nella sua qualit di muratore della Impresa Compensum tracciato sulla facciata della fabbrica stessa la seguente iscrizione Duce Annoi con evidente scopo di denaturare, denigrandolo, il motto fascista Duce, A noi cos che, invece del romano e maschio avanzare, tutto si mutava in un deprecabile sbadigliare. E un vero enigma si trov invece ad affrontare la Regia Questura di Viterbo, settembre 1942, XX E. F. (agli sgoccioli siamo). Dal rapporto di S. E. il Prefetto avendo in oggetto Mattioli Valentina di Giuseppe e di Egidi Giuseppina, nata a Viterbo il 28 marzo 1911, interpretazione antifascista alla parola Corelli. E qui lenigma alla cui soluzione collabora (e viene da evocare la canzone della Tosca di Luigi Magni, tremate lo stesso, cagatevi addosso) un funzionario della IX Zona dellOvra. I fatti essendo il rapporto di S. E. piuttosto lungo e non meno ingarbugliato. Scena del crimine, la scuola del quartiere Porta della Verit, dove era stato notato ripetutamente scritto sui muri il nome Corelli. Non immediatamente le volpi questurine avevano inteso il sovversivo progetto legato alla scritta vergata con gesso bianco

mano seppur col braccio teso, romanamente salutando. Si pregia di significare il Sig. Questore, appunto, di aver dato pronta disposizione affinch sia perlustrata tutta la Via Cassia fino a Roma, a cercar scritte disfattiste come quella rinvenuta a 50 metri circa dal bivio pel quale si entra in Acquapendente venendo da S. Lorenzo Nuovo: nientemeno Mussolini capo birbaccione, che fa quasi tenerezza, rispetto a molte altre. Comunque, manipoli di appuntati lungo tutta la statale, a ravanare tra fratte e svincoli alla ricerca di proclami disfattisti. Era tutto un correre, uno spiare, un riferire. Al cinema Moderno, a Lecce, mentre dal Film LUCE veniva riprodotto un discorso di S. E. il Capo del Governo, si udiva un rumore sconcio, emesso dalla bocca. La sacrale pernacchia, per capirsi a tutto schermo, a tutto scherno. A Nuoro nellabitato di Lotzorai, frazione di Tortol, fu imbrattata con un unico lancio di una manata di sterco di bue la linea facciale sinistra della testa del Duce stampigliata sul muro esterno. A Via Nazionale, a Roma, sputano su un manifesto dello stesso se ne accorse un passante, percep il rumore caratteristico prodotto dal getto di uno sputo per! che orecchio intervenne la Guardia di Ps Pistrin Armando, addetto al Reparto Ciclisti e Motociclisti, che ebbe a constatare che il manifesto in corrispondenza del mento e fin sul risvolto della giacca della immagine era imbrattato da detta sostanza. A Bolzano i locali Carabinieri reali indagano su uno sconcio: a una foto apparsa sul Corriere della Sera, erano stati oscurati con matita bleu gli

Ventanni di surreali indagini, dalla Regia Questura di Viterbo che indaga sulla parola Corelli ai maiali del convento di Bolzano
cos che nessuno aveva fermata la propria attenzione su di essa, avendo tutti ragione di ritenere che si trattasse del nome di un alunno sul cui conto i compagni avessero motivo di scherzo. E invece, colpo di scena: Il 10 corrente mese, per, il Federale riferiva al Questore che detta parola aveva un carattere politico perch scandita nelle lettere che la compongono, veniva a significare crepi-ormai-repentinamentee-liberi-l-Italia, con evidente allusione al Duce. A Bolzano, invece, dieci anni prima. Un frate del locale convento dei Cappuccini, certo Garcoff Paolino, poco cristianamente va a fare la spia ai fasci, ha riferito confidenzialmente allUfficio Politico presso il Comando della 45a Legione Mvsn, denunciando che il domestico del convento, Augscholl Luigi di Giuseppe e di Urthaler (in oggetto), per esprimere i suoi sentimenti di irriducibile avversione allItalia e alle Personalit dello Stato, aveva assegnato ai quattro maiali da lui allevati nel convento i nomi seguenti: 1) Vittorio Emanuele; 2) Principe Ereditario; 3) Mussolini; 4) Prefetto. E dunque, proposta di assegnazione al confino, avanza il Prefetto giustamente offeso per laccostamento suino. Il poveretto si difende, affermando tra laltro di governare due maiali, anzich quattro. Smentito dal frate spione, nel convento si trovano quattro maiali, non due, col concorso degli sbirri locali, circostanza questultima accertata da agenti della locale R. Questura e bisogna solo immaginarli, i poco volenterosi graduati, bussare al convento per verificare tanto lesatta contabilit, quanto la precisa identit delle povere bestie. C del tragico e c del comico e il comico persino a volte sul tragico prevale in Duce truce, un intrigante libro appena uscito di Alberto Vacca (Castelvecchi, 18 euro). Quasi un catalogo della stupidit, verrebbe da dire. Il fenomeno della delazione, nel Ventennio fascista, pervase a fondo la societ italiana e permise al Regime di controllare e reprimere ogni manifestazione di dissenso politico, tramite lapparato poliziesco dello Stato, costituito dalle questure, dallArma dei Carabinieri e dallOvra, scrive Vacca nella prefazione. E tutto un ribollire, in quei cinquemila rapporti, di pregiomi informare, pregiomi comunicare, pregiomi significare (cos, quale involontaria evocazione di Tot: Lei mi significa?), un vorticare di capimanipoli, caporali (memorabile uno scontro riportato da S. E. il Prefetto di Reggio Emilia, ove uno ebbe a dire che il grado di caporale era riservato ai coglioni, un secondo che faceva rilevare che anche S. E. il Capo del Governo rivestiva il grado di caporale, laltro che a rigor di logica conclusione replic dunque che ANCHE MUSSOLINI ERA COGLIONE, in maiuscolo nel prefettizio rapporto: meglio che in un film di Mario Monicelli), militi, commissari, agenti, regi carabinieri, questori, centurioni della Riserva della Milizia di

La pernacchia al cinema, le corna di cervo sul manifesto. Lopposizione delle meretrici e il quadro di S. E. nel bordello
occhi e la bocca del DUCE; con forbice, poi, era stata tagliata a forma romboidale la parte corrispondente agli organi genitali e sotto la vignetta era stata scritta, pure con matita bleu a carattere stampatello, la parola porco. Ad Aosta, addirittura, alcuni genieri non potuti ancora identificare, appartenenti al X Reparto misto Genio di stanza a S. Desiderio Terme, dipendenti dal I Reggimento Genio di Torino e in forza al X Settore di Copertura G. a F. di Aosta (guarda tu le complicazioni lessicali, ndr), staccarono dalla parete del predetto albergo e infransero una targa in gesso raffigurante lEccellenza il Capo del Governo. Ben pi misterioso laccadimento in una trattoria di Savignano, vicino Cuneo, come lArma informa e riservomi. Dunque, da comitiva otto giovani che stava nel locale veniva lanciato tozzo pane quadro Duce, frantumandone vetro e viene da chiedersi (e verrebbe da indagare) piuttosto a quanto risaliva il pane che smerciavano l alla trattoria Italia. Molto meglio i baffi e le corna fatti col carbone ai ritratti del Duce, che con diverso materiale come accadde a Tricesimo, vicino Udine, dove unoppositore di forte tempra e fortissimo stomaco, munito di un barattolo che aveva riempito di sterco ed orina e di un pennello () imbratt con quella materia immonda, tutti gli stampi a colore nero impressi sui muri, sulle colonne e portici che vedeva durante il suo cammino, riproducenti leffigie di S. E. il Capo del Governo. LArma di Catania segnala invece che il giovane fascista Parrinello Francesco Antonino, pur di salda fede, sfregiava, per spavalderia, lEffige di S. E. Starace e del Capo del Governo apparse su una rivista. Perci, rapporto sul disdicevole episodio ai danni delle due prefate Eccellenze. C molto da ridere capolavori di comicit, questi resoconti di piccola sbirreria: cos ossessionatamente dettagliati, da far involontariamente trapelare sempre il comico che incartava il dramma nazionale. A Firenze, negli uffici della Direzione dei Tramways Fiorentini, commentava limpiegato Cappelli Ugo il discorso tenuto da S. E. il Capo del Governo allAssemblea Quinquennale del Regime, e riferendosi specialmente alla parte riguardante il progresso demografico, traeva motivo per richiamare i colleghi scapoli da che mondo mondo, in qualunque ufficio si aggirano scassacazzi del genere. Il Cappelli si rivolge a Berretti Ubaldo, nel chiedergli se aveva rilevato come erano stati definiti nel discorso stesso coloro che non vogliono figli. Non lo aveva rilevato pare. Se ne era bellamente fregato. Il Cappelli: Legga e veda che sono chiamati idioti. Il Berretti: Idiota sar lui. Poi, interrogato dagli sbirri lestamente avvisati, prover a spiegare di aver detto Idiota sar lei, riferendosi al collega dufficio. Comunque sia lo scapolo Berretti avrebbe avuto ragione in entrambi i casi.

Un manifesto, affisso a Como durante il regime fascista, con le regole che i pedoni devono osservare per la strada (foto Archivi Alinari)
incursioni in trattorie, bettole, case private, bordelli, officine, uffici. Strade, vicoli, piazze. E pure scuole e conventi, come si visto. E salumerie. La signora Barbieri Natalina fu Angelo e di Fabiani Angela ebbe deprecabili tentazioni. Dal rapporto di S. E. il Prefetto di Siena: La donna in oggetto giorni fa trovandosi in una salumeria mentre la proprietaria del negozio affettava del salame si permise di fare delle odiose e sboccate allusioni. Queste, in sostanza: Vorrei affettare la fava a Mussolini. Non meno odiosa e sboccata, diciamo, lallusione che a Bologna nel 1932 e sempre lEccellenza prefettizia declama e comunica il Brusa Angelo di Sebastiano e Baroncini Antonia, come segnalato dal Commissario Capo di Ps di Imola, e in relazione alla preannunciata visita di S. E. il Capo del Governo al Sommo Pontefice. Disse il Brusa, nellosteria di sua propriet a Imola: Domani Mussolini va a tirare una sega al Papa ma la faccenda molto singarbugli, avendo a testimoniare il camerata Sig. Falconi Francesco, Segretario Politico del Fascio di S. Patrizio di aver inteso dire invece: Mussolini in divisa domani va a fare un bocchino al Papa, mentre il diretto interessato ebbe a significare, fornendo testimonianza di avventori e cameriera, di aver pi patriotticamente commentato: Il Papa non fa nemmeno un pompino al Duce. E insomma, tra un tira o molla (quasi in senso letterale), linciavere il suo bel da fare, uno scolaro di undici anni, mentre trovavasi nella scuola elementare di Borgomarina fu sorpreso a disegnare un teschio umano con sotto le iniziali M. B.. Si allude? Certo che s, secondo S. E., dato che il bimbo e i suoi fratelli vivono in ambienti politicamente malsani, trattandosi di famiglia allogena di sentimenti slavofili. E deplorevole episodio accadde pure presso la scuola elementare nella frazione di Ospedalicchio, del Comune di Basta Umbra. La maestra ha la bella pensata di chiedere da chi era stata istituita lOpera Nazionale Balilla. Lalunno Asciutto Gustavo di Aureli, anni 12, rispose: STO BECCAMORTO DI BENITO MUSSOLINI (tutto in maiuscolo sar per meraviglia, sar per ostentata indignazione nel rapporto di S. E. il Prefetto di Perugia). Pur se il babbo del pargolo, come accerta lArma dei Ccrr (Carabinieri reali), di sicura fede, iscritto al Pnf dal novembre 1921, praticamente unantemarcia, una la soluzione: QuestUfficio riterrebbe opportuno proporlo per il ricovero in un Istituto di correzione. Comunque, di padre in figlio, una famiglia in decisa evoluzione. Parecchio operative e piuttosto arzille, a quanto pare, risultavano le puttane. Segnala S. E. il Prefetto di Genova che una di esse, entr nellosteria di Via A. Volta 38 di Genova-Sestri, gestita da Sannazzaro Luigia, e di chiacchiera in chiacchiera si lament della sua condizione, perch (disse testualmente in dialetto genovese) U l quel gundun (preservativo) di Mussolini () Trattasi di prostituta di infimo rango, per la quale, come tante altre del suo livello, il turpiloquio forma abituale di espressione. S. E. il collega di Firenze pregiosi (diciamo cos, magari cos avr detto) significare che: Il I corrente il Prof. S* A* di Giovanni, nato a C* (Trapani) e qui residente, insegnante di educazione fisica presso lOnb, presentatosi alla locale R. Questura, denunzi che poco prima recatosi nella casa di tolleranza sita in questa Via delle Carrozze n. 3 si era trattenuto con la prostituta meglio in oggetto generalizzata, la quale con parole e frasi volgari, aveva manifestato la sua avversione al Duce e al Fascismo lamentando le forti tasse che era costretta a pagare () ed inveendo contro S. E. il Capo del Governo con le parole farabutto, mascalzone, ladro e defraudatore dellesistenza della povera gente. Ammanettata fu, la povera bocca-di-rosa antimussoliniana di suo, invece, risulta esemplare puttaniere e pure spia, lillustre Prof. dellOnb. Ci provavano le prostitute a volte a comportarsi da buone fasciste, ma lesito non risult smagliante. S. E. il Prefetto di Venezia segnal, nel marzo del 1933: La sera del corrente verso le ore 22:45 il suindicato individuo si present nella casa di tolleranza situata in S. Marco n. 1615, condotta da T* A* fu T* di anni 39 da G* (Pavia). Dato lo stato evidente di ubbriachezza in cui versava, la T* invit il F* ad uscire dalla casa, ma egli invece si assise su di una sedia e alle insistenze della donna rispose con le seguenti parole: And alla malora voialtre e Mussolini e el quadro che gav appiccato al muro. E in effetti, il capoccione del Duce sul muro abbordellato figurava. Sopraggiunse in quel momento un pattuglione di Agenti di Ps e va a sapere quale accurata inchiesta (o quale impellente esigenza) li aveva condotti in massa al bordello: insomma, al solito, manette per il poveretto. Ma non finisce qui: poteva mai stare il Duce in mezzo al casino (quello)?, si impensierirono gli sbirri. Sia mai: Duce era, mica tenutario. Non essendo decoroso che il quadro di S. E. il Capo del Governo fosse esposto nella casa di meretricio suindicata si provveduto che fosse immediatamente tolto. A volte, era lindole poetica a far scattare lallarme, alcuni versi satirici offensivi per le Alte Gerarchie del Regime come con gran spreco di maiuscole nota S. E. il Prefetto di Napoli proponendo il confino, in attesa delle Superiori determinazioni, per tale Cacace Ignazio, impiegato, e tale Pernice Carlo, avvocato, persino tesserato al Pnf, sorpresi con alcuni versi che il verso appunto facevano a un immaginario discorso di Achille Starace: Con profonda emozione e con animo lieto / Vi annunzio, o camerati, che il Duce ha fatto un peto / Un peto formidabile, unico, ultrapossente / Quanto di pi assordante, quanto di pi fetente. E avanti cos, in lode al ducesco rimbombare, fino alla determinazione finale: Questo del nuovo Impero il nuovo inno sar / E pel peto del Duce eia eia alal. Soltanto diffidata da S. E. il Prefetto di Roma del resto, poteva vantare due fratelli maggiori iscritti al Partito, e cinque minori alla Gil una donna trovata con unardita poesiola nel portafoglio, onestamente ben pi feroce del fatal peto. Ecco il testo, in rapporto allegato: Se allorch fu concepito il Duce / Rosa illuminata da divina luce / avesse dato al fabbro predappiano / anzich la fica, il deretano, / lavrebbe avuto in culo solo lei / e non tutto il popolo italiano. E fu denunciata da un suo coinquilino e il Sig. Questore di Roma ne d informazione Gattegna Anita, in Astrologo, di Israele e Emilia Di Porto, la quale non solo faceva riunire nella propria abitazione quindici o venti persone di razza ebraica, per banchettare fino a tarda ora e per ascoltare la radio di Londra, ma con unefficace battuta regolava tutti i conti aperti con i vari dittatori vaganti per lEuropa: Ci vorrebbe che la vedova di Franco scrivesse a Donna Rachele Mussolini che suo marito morto al funerale di Hitler. Il problema di quelli addetti alla protezione sociale del Duce, era che il Duce stava appunto dappertutto. Sui manifesti, sulle cartoline, sui giornali, sui calendari, santini vari, cinegiornali tutti, muri delle case in buona parte e busti, bassorilievi, capocce di diverso formato. Gesso, marmo e travertino. Carta e metallo e legname autarchico. Praticamente indifendibile, pur con larga disposizione di sbirri e spie, tanta grazia cos largamente diffusa. La grandezza di rapporti e relazioni e telegrammi, e tutta nella scrittura degli autori a volte quasi una gaddiana invenzione, a non saper con esattezza come trattare la questione. Illuminante il telegramma dei Carabinieri di Termini Imerese, aprile 1943, a offesa arrecata al Dux aviatore. 19 corrente Termini Imerese (Palermo) locali Dopolavoro G. Lo Faso Via Mazzini, veniva rinvenuto calendario recante effigie DUCE tenuta volo deturpata da baffi et barba nonch da corna tipo cervo fatti ma-

Vorrei affettare la fava a Mussolini, lo scontro a Imola tra sega e pompino, i genitali del Duce ritagliati dal Corriere
dente non ebbe seguito e i presenti finorono col bere in comune una bottiglia pur se il Brusa in cella fin lo stesso, in attesa delle determinazioni di codesto On.le Ministero. Ora, a parte le pi ovvie considerazioni genere: a Mussolini lo prenderei a schiaffi, non sarebbe meglio che tagliaste le palle al Duce?, gli caverei gli occhi con la punta del coltello, quel bischero che non capisce una sega (sempre Quello), sono due teste di cazzo (Quello pi il Fhrer), un burattino che si trucca con uninfinit di vestiti, mi mangerei la coratella di Mussolini sono registrate storie che sfiorano a volte il dramma, ma pi spesso il surreale. Molto mise in sospetto il Prefetto del Carnaro, che doveva

Con profonda emozione e con animo lieto / vi annunzio, o camerati, che il Duce ha fatto un peto.... Duce, annoi!
tita. Il viso presenta inoltre taglio senso verticale. Indagasi per scoprire autore. E i colleghi Ccrr di Viterbo, sempre su un dopolavoro: Il 5 corrente, verso le ore 14, in contrada Montecalvello, territorio della popolosa frazione di Grotte S. Stefano, comune di Viterbo, il manovale ferroviario Cerci Luigi, di anni 17, trovandosi in quel Dopolavoro, asportava, con una lametta di rasoio Gilett (Gilette), gli occhi da una effige del Duce (cm. 98x70), a stampa, portante in basso la dicitura: Saluto al Duce, appesa a una parete del ritrovo () Il responsabile, associato alle locali Carceri Giudiziarie, stato messo a disposizione della Regia Questura di Viterbo. La quale Questura, a sua volta, mica stava con le mani in